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Un contesto socio-economico in evoluzione                                        • Le iniziative riformatrici del         ...
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L’avventura coloniale in Libia
I progetti imperialistici dell’Italia              e lo spirito di rivincita nazionale• Nel 1902, l’Italia giunse a un acc...
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La fine del giolittismo
La radicalizzazione politica                        • L’effetto più duraturo del conflitto libico fu                      ...
I clerico -moderati              • Il papa Pio X e le gerarchie ecclesiastiche                sostennero le correnti cleri...
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La crisi del sistema giolittiano• L’azione politica di Giolitti era in crisi: la “settimana  rossa” dimostrava che l’uomo ...
Bibliografia• Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna,  Milano, Feltrinelli, vol.VII, “La crisi di fine  secolo e l’...
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Giovanni Giolitti was the most important Italan Prime Minister in the period 1900-1914. From his name is designed the modern evolution of Italy, who became a modern industrial country

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L'età giolittiana

  1. 1. L’età giolittianaGiolitti e i suoi simpatizzanti a Dronero, il collegio elettoraledell’uomo politico piemontese “La politica è larte di governare il paese quale è e con le leggi che ci sono“ (discorso alla Camera, 21 giugno 1901)
  2. 2. Il contesto politico europeo:le due Internazionali socialiste
  3. 3. La I internazionale (Londra, 1864) • Il movimento internazionalista nacque a Londra nel 1864, in conseguenza dell’esigenza sentita in diversi paesi dal movimento operaio di stabilire un collegamento tra i lavoratori a livello internazionale • Delegazioni provenienti da diversi paesi europei si riunirono nella capitale inglese per far nascere questa organizzazione che assunse il nome di Associazione internazionale dei lavoratori • In realtà, solo le Trade Unions inglesi e le organizzazioni francesi mandarono all’incontro delegazioni rappresentative • Per l’Italia partecipò un emissario di Mazzini • Egli fu però estromesso dall’Associazione quando non accettò lo Statuto elaborato da Karl Marx, presente a titolo personale, che aveva insistito perché l’organizzazione assumesse un carattere classista
  4. 4. La proposta politica di Marx • In realtà durante il congresso si delinearono chiaramente due diverse interpretazioni del ruolo politico del movimento operaio e della sue azioni • Marx sosteneva che il movimento operaio avrebbe dovuto diventare un’organizzazione politica per preparare le condizioni necessarie al verificarsi della rivoluzione socialista • Le organizzazioni politiche operaie che sarebbero nate in ogni nazione avevano come obiettivo intermedio l’imposizione di una dittatura del proletariato, un periodo durante il quale i leader rivoluzionari avrebbero creato insieme ai lavoratori le basi per una nuova economia socializzata e una nuova società di lavoratoriKarl Marx uguali • L’obiettivo finale sarebbe stato la costruzione di una nuova società di “liberi e eguali” sia sul piano giuridico, sia sul piano economico
  5. 5. La posizione di Bakunin • Bakunin riteneva che l’ostacolo principale per la conquista della libertà da parte dell’uomo fosse lo Stato in unione con la religione • Lo Stato era lo strumento con il quale le classi dominanti mantenevano le classi subordinate in una posizione di inferiorità economica e intellettuale • Le masse dovevano essere liberate dalla loro condizione di inferiorità per mezzo di un’azione rivoluzionaria che portasse all’abbattimento prima della religione, poi dello Stato • Caduto lo Stato, il sistema della proprietà privata sarebbe a sua volta caduto e le naturali esigenzeMikhail Bakunin delle masse avrebbero portato necessariamente al comunismo, in quanto esso era il sistema economico e sociale più adatto a soddisfare quelle esigenze • I lavoratori,dotati di un istinto naturale a collaborare reciprocamente, si sarebbero organizzati in gruppi, senza più bisogno dello Stato a guidarli
  6. 6. La separazione tra marxisti e anarchici• Nel 1872 avviene la frattura decisiva, quando la maggioranza dei delegati presenti al V congresso dell’Associazione internazionale (a l’Aja) approvarono una risoluzione che assumeva la prospettiva marxiana e rifiutava il progetto bakuniano• La maggioranza dei votanti concorda che il proletariato deve costituirsi come partito politico per “combattere contro il potere delle classi possidenti”.Questo partito “è indispensabile per assicurare il trionfo della rivoluzione sociale e il suo obiettivo ultimo, l’abolizione delle classi”• Le strade politiche di socialisti e anarchici si separano definitivamente
  7. 7. La Spd, modello per i partiti socialisti • Nel decennio successivo si ebbero ulteriori evoluzioni • In Germania nel 1875 fu fondato da August Bebel il Partito socialdemocratico (Spd), ispirato dalle idee di Marx (che lo criticò per la sua impostazione troppo moderata) e capace di ottenere importanti successi elettorali (maggioranza relativa alle elezioni del 1890)I fondatori della • Fu un partito fortementeSpd organizzato, che raccolse decina diin una stampa migliaia di iscritti, e fece da modellodell’epoca per gli altri partiti socialisti europei
  8. 8. La II Internazionale • I rappresentanti di molti partiti socialisti europei si riunirono a Parigi nel 1889 e decisero di darsi un programma comune, il cui obiettivo principale fu l’ottenimento di una giornata lavorativa di otto ore. • Per ottenerla veniva proclamata una giornata di mobilitazione estesa a tutti i lavoratori, che si sarebbe tenuta il primo maggio di ogni anno • Nel 1891 i medesimi rappresentanti costituirono a Bruxelles la Seconda Internazionale, basata sulle idee di Marx • La Seconda Internazionale era una federazione di partiti nazionali, che svolse il ruolo di coordinamento tra i diversi partiti socialistiProclama di istituzionedel I maggio da parte • I congressi dell’Internazionale, a loro volta, furonodi un’associazione operaia momenti di discussione sui grandi problemisiciliana dell’economia e del lavoro comuni a tutte le nazioni: sciopero generale, lotta contro la guerra e anticolonialismo
  9. 9. Teorici del marxismo: Engels e Kautsky • Nell’ultimo decennio dell’800 la dottrina marxista fu diffusa soprattutto da F. Engels e K. Kautsky • Essi insistettero molto sulla necessitàFriederich Engels che i partiti socialisti si impegnassero a fondo nella lotta politica, partecipando alle elezioni e sostenendo la democratizzazione dei diversi stati e le riforme che potevano venire dai parlamenti nazionali Karl Kautsky
  10. 10. Riformisti e rivoluzionari Si crearono due indirizzi politici diversi dentro il socialismo • A. accettare i mutamenti verificatisi nella E. Bernstein politica e nella società grazie alle lotte operaie e attuare una politica di riforme sociali e economiche, senza forzare la mano con iniziative immediatamente rivoluzionarie; suo esponente più in vista fu Eduard Bernstein, tedescoK.Liebknecht e R. Luxemburg • B. far tornare il socialismo alle origini, attuando una politica di lotte rivoluzionarie e rifiutando le azioni riformatrici limitate alla sola attività parlamentare; i leader principali di questa corrente furono Karl Liebknecht e Rosa Luxemburg,tedeschi, e Vladimir Il’ič Ulianov, detto Lenin, di origine russa Lenin
  11. 11. Socialisti e cattolici in Italia nell’ultima parte dell’800
  12. 12. Le società di mutuo soccorso • Tra gli anni ‘60 e ‘70 dell’800, le Società di mutuo soccorso furono l’unica organizzazione degli operai in Italia • Tali società, legate ai seguaci e alle idee di Mazzini, non avevano obiettivi rivendicativi • Il loro obiettivo era di educare i lavoratoriLa Società di Mutuo • Per questo erano orientate sullaSoccorso di Bergamofu fondata nel 1862 solidarietà tra i membri • Rifiutavano sia la lotta tra le classi sociali, sia l’idea dello sciopero come strumento rivendicativo
  13. 13. La diffusione delle idee socialiste e anarchiche in Italia• Quando le tensioni sociali si acuirono e cominciarono a diffondersi le idee di Marx e Bakunin, le Sms persero terreno• I moti insurrezionali organizzati dagli aderenti alle idee internazionaliste ebbero però esiti fallimentari• Il leader socialista Andrea Costa comprese che la giusta strategia era di elaborare un programma d’azione• Era necessario partecipare alle lotte giorno per giorno e fondare un partito, che fissasse gli obiettivi da perseguire e organizzasse gli aderenti per realizzarli
  14. 14. I primi partiti di ispirazione socialista• Costa fondò il Partito socialista rivoluzionario di Romagna, che però rimase legato solo a quella zona d’Italia (1881)• A Milano, nel 1882 associazioni di operai milanesi fondarono il Partito operaio italiano, che ammise come iscritti solo i lavoratori manuali• Tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio dei ‘90 nacquero le prime federazioni di mestiere e le prime Camere del lavoro (organizzazioni sindacali provinciali), ispirate alle idee socialiste• Le idee socialiste si diffusero anche nelle campagne, specie in Val Padana, tra braccianti e i coloni
  15. 15. La creazione di un partito socialista• La questione che gli agitatori politici sentivano come necessaria era di creare un’organizzazione politica unitaria che guidasse e coordinasse le lotte a livello nazionale• Un problema che si sarebbe potuto risolvere solo unendo i diversi movimenti di lavoratori che erano assai frazionati e chiarendo i presupposti politici della lotta
  16. 16. Il ruolo di Filippo Turati • Fu decisiva l’azione di Filippo Turati, intellettuale milanese ex radicale • Egli aveva maturato il suo socialismo grazie all’incontro conFilippo Turati l’esule russa Anna Kuliscioff, che aveva contatti con gli ambienti socialisti europei • e grazie alla frequentazione con gli ambienti operai di Milano, dove esistevano le associazioni di mestiere più ampie e agguerriteAnna Kuliscioff
  17. 17. La proposta politica di Turati• Turati portò avanti insieme a altri socialisti, Bonomi, Labriola, Costa un programma d’azione preciso basato su queste idee• 1. il movimento operaio era autonomo dalla democrazia borghese• 2. l’insurrezionalismo degli anarchici era da rifiutare• 3. le lotte economiche erano prioritarie• 4. lotte politiche e lotte economiche dovevano essere collegate e finalizzate all’obiettivo finale della socializzazione dei mezzi di produzione
  18. 18. La nascita del Partito socialista italiano (1892) • Ad agosto del 1892 rappresentanti di società operaie, leghe contadine, circoli politici e altre associazioni si riunirono per dar vita a un movimento unitario • Si verificò una frattura tra una minoranza anarchica e la maggioranza guidata da Turati e dai socialisti • Questi abbandonarono il congresso per riunirsi a parte e dar vita al Partito dei lavoratori italiani, il cui programma coincideva in gran parte con la piattaforma elaborata da Turati e dagli altri socialisti • Nel 1895 il Partito dei lavoratori italiani cambiò definitivamente il suo nome in Partito socialista italiano
  19. 19. I cattolici• I cattolici costituivano per la classe dirigente della politica italiana un problema aperto tanto quanto lo erano i socialisti• I cattolici militanti erano fedeli al papa e rifiutavano l’assetto politico e istituzionale dell’Italia conseguente al Risorgimento• Il “pericolo cattolico” nasceva dal fatto che i movimenti cattolici e comunque la fede cattolica erano fortemente presenti e radicati nella società italiana, soprattutto nelle campagne
  20. 20. I cattolici si organizzano • Nel 1874 a Venezia i leader cattolici, laici e ecclesiastici, decisero la costituzione dell’Opera dei congressi, così chiamata perché il suo compito sarebbe stato di convocare periodicamente congressi di tutte le associazioni cattoliche operanti in Italia per coordinare la loro azione • Quando nel 1878 diventò papa Leone XIII l’atteggiamento della Chiesa rimase intransigente sul piano politico, ma il nuovo pontefice agì perché la presenza di associazioni e movimenti cattolici tra i lavoratori si facesse sempre più capillare • Aumentò il numero di società di mutuo soccorso eGioacchino Pecci,papa Leone XIII cooperative agricole e artigiane controllate e(1878 - 1903) guidate dal clero e ispirate alla dottrina sociale della chiesa, anche e soprattutto per ispirazione del papa stesso, che se ne occupò nell’enciclica “Rerum novarum”
  21. 21. L’enciclica “Rerum novarum” di Leone XIII (1891)• Leone XIII emanò nel 1891 la lettera enciclica “Rerum novarum”, incentrata sulla questione del lavoro e in particolare di quello operaio• Essa condannava il socialismo e affermava la necessità della concordia sociale• La base della concordia tra le classi era il rispetto dei reciproci doveri• Operosità, laboriosità e rispetto delle gerarchie erano i presupposti del buon comportamento del lavoratore• L’imprenditore doveva retribuire con giustezza il lavoratore, rispettare la sua dignità umana e la fatica, che non era una semplice merce da pagare il meno possibile
  22. 22. La novità della “Rerum novarum” • La novità dell’enciclica stava soprattutto nell’indicazione dell’opportunità di creare società di operai e di artigiani ispirate ai principi cristiani • I cattolici erano sollecitati dal pontefice a impegnarsi in questo senso • Per quanto società di questo tipo esistessero da tempo, il fatto che un papa prendesse posizione ufficialmente in questo ambito e lo facesse in un documento rilevante come un’enciclica fu una novità di rilievoDistintivo di una societàcattolica di mutuo soccorso
  23. 23. L’Italia da Crispi a Giolitti La disfatta di Adua (1896)
  24. 24. La politica repressiva del secondo governo Crispi• Socialisti e cattolici furono tra gli obiettivi della repressione portata avanti da Crispi, tornato al governo alla fine del 1893• Nel luglio 1894, il Parlamento approvò un insieme di leggi “antianarchiche”, che limitavano la libertà di stampa, riunione e associazione, per rendere inoffensivo il Partito socialista• Il Partito fu proclamato fuori-legge nell’ottobre 1894• L’effetto fu il contrario di quanto voluto da Crispi: il Partito non si sbandò, perché aveva un’organizzazione solida• La sinistra radicale e diversi intellettuali come De Amicis, Pascoli, Lombroso manifestarono simpatia per le battaglie socialiste• I socialisti decisero di collaborare, limitatamente, con radicali e repubblicani, e grazie ad alcune alleanze elettorali nel 1895 riuscirono a eleggere in Parlamento dodici deputati
  25. 25. Politica economica e questione morale• Il governo di Crispi intervenne sull’economia per rimettere in sesto il bilancio dello Stato, che era in grave perdita• Impose tasse più pesanti e istituì la Banca d’Italia• Tuttavia era in difficoltà a causa della questione morale, perché una campagna politica della sinistra radicale aveva messo in luce il pesante coinvolgimento del Presidente del consiglio nello scandalo della Banca Romana
  26. 26. Disavventure africane e caduta del governo Crispi • Il colpo definitivo al governo Crispi venne dalla questione coloniale • Un trattato firmato nel 1889, il trattato di Uccialli, aveva posto teoricamente le basi del rapporto Etiopia – Italia • Era però un documento ambiguo, interpretato dagli italiani come via libera alla penetrazione in Etiopia, e dagli etiopi come accordo di amicizia e collaborazione • Quando l’ambiguità venne allo scoperto, i rapporti tra i due paesi si guastarono e portarono a nuove conflittualità • Gli italiani tentarono una nuova penetrazione dall’Eritrea verso l’Etiopia, ma nel dicembre del 1895 sull’altipiano dell’Amba Alagi un distaccamento italiano fu circondato e sconfitto tra massacri da truppe etiopi • Crispi organizzò allora un’azione di vendetta, sostenuta con convinzione dall’esercito, ma a marzo 1896 un esercito di 16.000 uomini mandato in EtiopiaLa disfatta di Adua riprodotta subì una sconfitta rovinosa a Adua, dove morironoIn un giornale dell’epoca praticamente la metà dei soldati italiani • La conseguenza furono violente manifestazioni di piazza contro la guerra africana e le dimissioni di Crispi
  27. 27. L’Italia in Etiopia tra fine ‘800 e inizio ‘900 Fonte: Ortoleva-Revelli, Storia dell’età contemporanea, Milano, Bruno Mondadori
  28. 28. Il governo Rudinì e “Torniamo allo statuto” • Il successore di Crispi fu Rudinì • Egli unì e rappresentò le forze conservatrici, le quali ritenevano che bisognava mettere sotto controllo i nemici delle istituzioni: socialisti, repubblicani, clericaliAntonio • Da una parte, emerse e prese forza la posizionedi Rudinì del deputato liberal-conservatore Sidney Sonnino , che proponeva di rendere il governo responsabile solo verso il re, lasciando alle camere solo il potere legislativo (in un articolo intitolato “Torniamo allo Statuto”) • In sostanza si trattava di abbandonare il regime parlamentare e di dare al re i pieni poteri • Dall’altra l’idea delle forze conservatrici era di utilizzare i metodi repressivi di Crispi contro ogniSidney protesta socialeSonnino
  29. 29. Il significato della crisi di fine secolo• “Fu questa l’essenza della crisi di fine secolo: l’incapacità della classe politica liberale o di assumere come interlocutore privilegiato il nascente movimento operaio al fine di legarlo più strettamente alle istituzioni per farne un canale di integrazione delle masse nello stato• oppure di costruire un’alleanza conservatrice con i cattolici “ (Ortoleva-Revelli) su cui basare una politica conseguente• La classe politica liberale invece si contrappose sia ai socialisti, sia ai cattolici e provocò un moto violento di reazione
  30. 30. I tumulti del 1897-1898 contro il carovita• Nel 1897, alle elezioni il Psi fece eleggere quindici deputati, aumentando notevolmente i suoi voti e suscitando allarme a livello governativo• Nel 1898 si verificarono durissimi moti popolari di protesta e reazione causati dall’aumento dei prezzi, in particolare del prezzo del pane, determinato dai cattivi raccolti del 1897• I moti cominciarono dalle campagne del centro sud, dove i contadini erano ridotti alla miseria, e si diffusero nelle città, dove i lavoratori urbani si trovarono in analoghe difficoltà• Dappertutto si verificarono assalti ai forni, ai mulini, ai magazzini del grano, e proteste contro le sedi comunali, l’esattoria fondiaria, il tribunale e le case dei notabili• Parole d’ordine: abolire il dazio sul grano e la gestione municipale dei forni• Si trattò di moti spontanei, in cui la partecipazione socialista e sindacale rimase esterna e non determinante
  31. 31. La repressione del governo Rudinì • Il governo attuò un’iniziativa di repressione violenta contro le organizzazioni socialiste e operaie • Quando il 6 maggio 1898 si verificò un’ insurrezione a Milano, le forze conservatrici: re, corte, alti ufficiali dell’esercito, forze politiche rappresentative di proprietari terrieri e imprenditori, decisero l’uso della forza contro Il generale ogni forma di opposizione organizzata Bava Beccaris • A Milano, l’8 e 9 maggio il generale Bava Beccaris decise di impiegare i cannoni contro la folla di chi protestava, provocando 80 morti e 450 feriti. Nel resto d’Italia si verificarono altre 51 morti • Le province di Milano, Firenze, Livorno e Napoli furono poste sotto stato d’assedio • Furono arrestati e processati in migliaia dai tribunali militari, tra cui leader socialisti, radicali e repubblicani, accusati, falsamente, di avere organizzato e guidato le proteste. Foto di Milano durante larepressione di Bava Beccaris
  32. 32. Il governo Pelloux • Si aprì una fase caotica e difficile per l’Italia • Rudinì cercò di rendere leggi i provvedimenti eccezionali impiegati in quei mesi, ma nel suo stesso governo vi erano posizioni differenti • Si dimise e fu sostituito alla Presidenza del consiglio da Luigi Pelloux, generale piemonteseIl generale • Egli cercò di far approvare leggi che avrebberoPelloux limitato il diritto di sciopero, di stampa e di associazione • Per contrastarle, i deputati dell’estrema sinistra attuarono l’ostruzionismo, per paralizzare le discussioni parlamentari in modo da impedire l’approvazione delle leggi in esame
  33. 33. Divisioni nella maggioranza e caduta del governo Pelloux• La maggioranza era divisa perché al suo interno il gruppo guidato da Zanardelli (ministro della giustizia dimissionario) e Giolitti era contrario alle leggi di Pelloux e quest’ultimo decise di forzare la mano• Fece sciogliere la Camera, perché si aspettava di ottenere da nuove elezioni una vittoria che fermasse tutte le resistenze politiche e lo rafforzasse• In realtà nelle elezioni del 1900, la maggioranza di Pelloux perse parecchi seggi, mentre le opposizioni guadagnarono voti, specie i socialisti (35 deputati)• Pelloux prese atto della sconfitta, anche se aveva conservato una risicata maggioranza, e si dimise• Il re capì che la politica repressiva era esaurita, e scelse Giuseppe Saracco, un moderato, come nuovo Presidente
  34. 34. La morte di Umberto I • Il 29 luglio 1900, Umberto I a Monza fu ucciso da Gaetano Bresci, un anarchico che era rientrato appositamente dagli Usa per vendicare i morti del ‘98
  35. 35. Il governo Zanardelli-Giolitti • Il nuovo re, Vittorio Emanuele III, preferì una strategia governativa non improntata alla repressione, e lasciò che il governo di Saracco attuasse una politica meno conflittuale di quanto fosse stato fatto dai suoi predecessori Vittorio Emanuele III • Quando Saracco fu costretto a dimettersi per le difficoltà creategli da uno sciopero generale a Genova, il re incaricò di formare il governo Zanardelli, capo della sinistra liberale, che volle con sé al governo Giolitti nel ruolo-chiave diGiuseppe ministro dell’internoZanardelli Giovanni Giolitti • Questo governo ottenne il sostegno anche dai socialisti
  36. 36. L’Italia di Giolitti
  37. 37. La politica conciliatrice di Giolitti• Giolitti durante il dibattito parlamentare sui fatti di Genova aveva espresso l’idea che non esistessero pericoli per lo Stato liberale da parte delle organizzazioni operaie e che non avrebbero dovuto esserne represse le iniziative, in quanto si trattava di “espressioni di malcontento”.• Il libero svolgimento di queste ultime era nell’interesse dello Stato• Questa posizione di Giolitti, che improntò anche il suo operato politico e ministeriale negli anni successivi, determinò un modo nuovo di gestire il rapporto tra istituzioni statali (governo, parlamento) e lavoratori
  38. 38. La linea politica di Giolitti• La linea politica di Giolitti era imperniata sull’idea che le agitazioni popolari potessero essere un “fattore di stabilizzazione e rafforzamento dello stato, attraverso la cooptazione dei dirigenti dei movimenti emergenti ed il coinvolgimento istituzionali delle loro organizzazioni”• “Il suo obiettivo era di contemperare i fattori di modernità indotti dallo sviluppo con gli equilibri sociali consolidati”, evitando uno scontro che portasse a una crisi sociale e istituzionale forse irreversibile (Ortoleva-Revelli)
  39. 39. Le riforme di Zanardelli-GiolittiIl governo Zanardelli - Giolitti attuò una serie di importanti riforme sociali e economiche• 1. estensione delle norme relative al controllo e alla limitazione del lavoro femminile e minorile nell’industria (orari, trattamento economico)• 2. miglioramento della legislazione su assicurazioni obbligatorie contro gli infortuni e volontarie per la vecchiaia (→pensioni)• 3. istituzione dell’ Ufficio Nazionale del Lavoro, che si occupava di formulare proposte in merito alla legislazione sociale: esso comprendeva funzionari governativi e rappresentanti delle categorie economiche, tra cui le organizzazioni sindacali• 4. autorizzazione ai comuni per la municipalizzazione di servizi: elettricità, gas, trasporti Per quanto riguarda gli scioperi, Giolitti, da ministro dell’interno, invitò i prefetti a lasciare libero lo svolgimento di quelli a carattere economico, mentre furono repressi sia quelli di tipo politico, sia le agitazioni nei servizi pubblici
  40. 40. Un contesto socio-economico in evoluzione • Le iniziative riformatrici del governo di Zanardelli-Giolitti e la politica di tolleranza verso i moti sociali caldeggiata da quest’ultimo si inserirono in un contesto generale di crescitaBallo Excelsior è un balletto economica e di evoluzionemimico la cui prima avvenne alTeatro alla Scala di Milano l11 sociale in Italiagennaio1881Realizzato secondo la formula del • Tale contesto fornì all’azione"ballo grande italiano" e politica riformatrice la cornicedenominato "azione coreografica,storica, allegorica in 6 parti e 11 ideale per dispiegarsi in modoquadri", lo spettacolo è basatosullidea, dominante nella società positivodi fine Ottocento, del trionfo dellascienza. Allallegoria della vittoriadi Luce e Civiltà controOscurantismo, nemico delProgresso
  41. 41. Riforme nella crescita• Le riforme del governo Zanardelli – Giolitti nacquero in un periodo in cui vi erano le migliori condizioni per una convergenza di interessi tra imprenditori industriali del Nord, riformisti socialisti (Turati, Bonomi, Bissolati) e intellettuali radicali• L’economia soprattutto era in una fase di congiuntura favorevole e i prezzi erano sotto controllo
  42. 42. Precondizioni del take-off industriale italiano Alla fine del 1800 anche per l’Italia cominciò il take-off industriale Precondizioni per questo decollo furono • 1. una rete ferroviaria discretamente estesa utile ai commerci Acciaierie di Terni • 2. la creazione di una industria siderurgica moderna, grazie alla tariffa protezionistica del 1887 e agli investimenti • 3. la risistemazione del sistema bancario (a causa dello scandalo della Banca Romana): furono create due banche miste Banca Commerciale Italiana e Credito Italiano, sostenute dallo stato e da capitali tedeschi • Queste banche ebbero un ruolo decisivo nel far confluire verso l’industria iLa sede del Credito Italianoa Milano, Piazza Cordusio risparmi privati
  43. 43. Tessile,siderurgia, zucchero• L’industria tessile era il settore principale soprattutto nella produzione di cotone• Il settore siderurgico era controllato da poche aziende grandi (Terni, Ansaldo), che erano sostenute dalle banche e lavoravano soprattutto grazie alle commesse statali• L’industria dello zucchero crebbe grazie alla protezione della tariffa governativa
  44. 44. Chimica, elettricità, meccanica,automobile • Come in altri paesi durante la II rivoluzione industriale l’industria chimica, specie quella della gomma (Pirelli) assunse un ruolo molto importante • A sua volta, l’industria elettrica feceFabbrica della Pirelli Bicocca notevoli progressi, centuplicando la suaa Milano produzione nel periodo 1898-1914 • L’industria meccanica, per quanto non protetta, lavorò soprattutto per le commesse statali di materiale ferroviario e cantieristica e per la richiesta di macchinari da parte degli altri settori industriali • Cominciarono a sorgere le prime industrie automobilistiche, tra cui si affermò la Fabbrica Italiana di Automobili Torino, fondata nel 1899 dall’ex imprenditore tessile Giovanni Agnelli Fiat 3, 5 cavalli, 1899
  45. 45. Le cifre dello sviluppo italiano • L’Italia ebbe uno sviluppo molto forte, pari al 6,7% l’anno tra fine 800 e inizio ‘900 • Il volume della produzione industriale raddoppiò e la quota dell’industria nella formazione del PNL crebbe al 25% (contro il 43% del settore primario e il 22% del terziario) • Tra 1860 e 1890 il reddito pro- capite rimase fermo, tra 1900 e 1915 crebbe del 30%
  46. 46. Ricchezza e consumi • Maggiore ricchezza in circolazione significò che molti italiani ebbero maggiori possibilità di spesa per casa, istruzione, trasporti • Si impennarono i consumi di beni durevoli: utensili domestici, biciclette, macchine da cucire
  47. 47. I progressi nella Val Padana• L’agricoltura dell’Italia settentrionale, specie nella Pianura Padana, fece notevoli progressi• Essa, incentrata sulla coltivazione di grano e riso, crebbe grazie alla protezione doganale• I proprietari introdussero però anche notevoli migliorie: fertilizzanti, macchine, selezione di bestiame e sementi• La produttività si alzò notevolmente, nonostante la concorrenza americana
  48. 48. Scioperi agrari nel Nord Italia Sciopero agrario nel vercellese• Le innovazioni agricole portarono a un minore fabbisogno di manodopera bracciantile• La situazione di disoccupazione o sottoccupazione dei lavoratori agricoli determinò da parte loro un’ondata di scioperi agrari particolarmente lunghi e duri, i più intensi in Europa.Tali scioperi furono favoriti anche dall’atteggiamento non repressivo della politica di Giolitti.• Spesso questi scioperi si verificarono nei periodi di mietitura e raccolta, determinando perdite notevoli alle grandi proprietà agricole
  49. 49. L’arretratezza meridionale• Diversa fu la situazione dell’Italia meridionale, la cui crescita agraria era ostacolata dalle condizioni climatiche, dalla scarsezza e irregolarità dei corsi d’acqua, dalla povertà dei terreni (spesso montuosi)• Altri limiti allo sviluppo erano di carattere sociale: rapporti sociali e lavorativi ormai sclerotizzati e una mentalità incapace di favorire il cambiamento
  50. 50. I mali della società meridionale• Il risultato di questa situazione erano i mali della società meridionale:• 1. analfabetismo al 60% nelle città del Sud nel 1911 (nel Nord era al 15%)• 2. una classe dirigente arretrata• 3. piccola e media borghesia subordinate agli interessi dei grandi proprietari terrieri e incapaci di svolgere un ruolo trainante nell’economia• 4. una vita politica caratterizzata da clientelismo e personalizzazione esasperati
  51. 51. Il “ministro della malavita” • Gli oppositori di Giolitti lo accusarono di non avere fatto niente di serio per contrastare i fenomeni criminali diffusi nel Mezzogiorno • Giolitti, anzi, tollerò che politici del suoGaetano Salvemini schieramento politico approfittassero dei malviventi per spaventare i gli elettori, così che questi votassero per i candidati giolittiani • L’uomo politico e intellettuale Gaetano Salvemini, per questo, definì l’uomo politico piemontese “il ministro della malavita”
  52. 52. La forte presenza della malavita organizzata• Nel Mezzogiorno esistevano gruppi criminali organizzati, mafia e camorra• si erano formati dopo l’abolizione delle istituzioni feudali (inizio ‘800), in cui erano presenti molti “uomini d’onore”• Armati e prepotenti, questi, senza più essere dipendenti dai feudi, cominciarono a operare in proprio: estorsioni, furti di bestiame, imposizione di protezione a proprietari e commercianti• Né i Borboni, né i governi postunitari agirono decisamente per fermarli• Dopo l’Unificazione, questi “uomini d’onore” accrebbero il loro potere, mettendosi al servizio dei notabili locali in modo da intimidire gli elettori e spingerli a votare “nel modo giusto”.• Da queste azioni, ebbero importanti guadagni sia in termini di denaro, sia in termini di potere effettivo sugli individui• Gli “uomini d’onore” condizionavano fortemente la società e l’economia meridionale, contribuendo al suo impoverimento
  53. 53. Governo di Giolitti (1903)• Giolitti diventò presidente del Consiglio nel 1903, quando Zanardelli si dimise per una grave malattia• Per allargare la base di appoggio del suo esecutivo offrì al leader socialista Turati un posto di ministro• Turati rifiutò, temendo che il Psi non l’avrebbe seguito• Infatti, in quel periodo la corrente riformista dentro al Psi, guidata da Turati, era in difficoltà rispetto al gruppo dei “rivoluzionari”, contrari alla “collaborazione di classe”• Il governo Giolitti fu così un esecutivo centrista e aperto al sostegno dei conservatori
  54. 54. I limiti della politica riformista di Giolitti• La formazione del governo Giolitti “dà la misura dei limiti entro cui si muoveva il riformismo giolittiano, sempre condizionato dal peso delle forze moderate e sempre attento alla conservazione degli equilibri parlamentari, al punto da sacrificare progetti anche importanti quando si rivelassero incompatibili con la solidità della maggioranza” (Sabbatucci-Vidotto)
  55. 55. La filosofia politica di Giolitti• "Mettiti in capo questo che gli uomini sono quello che sono, in tutti i tempi e in tutti i luoghi con i loro vizi, i loro difetti, le loro passioni, le loro debolezze; e il governo deve essere adatto agli uomini come sono; certo il governo deve mirare a correggere, a migliorare, ma anchesso è composto di uomini, e luomo perfetto non esiste. Un governo è il portatore di secoli di storia e la peggiore di tutte le costituzioni sarebbe quella che venisse studiata in base a principi astratti e non fosse adatta in tutto e per tutto alle condizioni attuali del paese. Il sarto che ha da vestire un gobbo se non tiene conto della gobba non riesce *…+. Io non sono conservatore, tuttaltro, vedo troppo chiaro quanto vi è di brutto e di spregevole nellandamento attuale della politica italiana, ma non voglio aiutare chi ci porterebbe a cose peggiori. Pur troppo non vi è ora la scelta fra il bene e il male, ma fra mali diversi, e questo è il lato più triste della vita politica *…+ ricorda che per dare un giudizio bisogna considerare le cose come sono, non come dovrebbero essere“ (Giovanni Giolitti, lettera alla figlia, 15 marzo 1896)
  56. 56. Leggi speciali per il Mezzogiorno • Nel 1904 il governo Giolitti approvò le prime “leggi speciali” a favore dell’Italia meridionale, per favorire la modernizzazione agricola e lo sviluppo del Mezzogiorno • Tali leggi erano deboli e non incisero in profondità sulle debolezze del Sud perché non erano pensate per cambiare il vero male, la struttura sociale del Mezzogiorno • L’effetto più immediato eInaugurazione delle acciaierie importante fu la fondazione delleIlva di Bagnoli (1910) acciaierie di Bagnoli, alla periferia di Napoli
  57. 57. Primo sciopero generale e nascita della CGL • Lo strappo politico tra Giolitti e il Psi fu certificato dal primo sciopero generale organizzato in Italia nel 1904 • Nelle elezioni politiche successive, i socialisti non ottennero il successo che si auguravano • Questo determinò un ritorno della maggioranza del Psi all’ala riformista, che, pur senza votare per il governo di Giolitti, decise di appoggiare singole leggiIl congresso costitutivo della e proposte che introducessero riformeCGL , alla Camera del Lavoro significativedi Milano, 18096 • Nel 1906 fu costituita la Confederazione Generale del Lavoro, che ebbe il compito di coordinare le organizzazioni sindacali socialiste
  58. 58. Statizzazione mancata delle ferrovie e dimissioni di Giolitti• Giolitti tentò anche di far passare la legge con la quale la gestione delle ferrovie sarebbe passata dai privati allo Stato (1904-5)• Il progetto, però, fu ostacolato sia dai liberali, legati all’idea di non ingerenza dello Stato negli affari privati, sia dai socialisti,contrari non alla statizzazione, ma al divieto di sciopero previsto dalla legge• Giolitti si dimise• Questa fu una tattica che il politico piemontese adottò spesso: lasciare la Presidenza del consiglio in momenti difficili per poi riacquistarla, col consenso del re, in situazione a lui più favorevole, grazie alla capacità che aveva di controllare le maggioranze parlamentari.
  59. 59. La “conversione della rendita”• Giolitti, dopo due governi di transizione non presieduti da lui , tornò al potere nel 1906, e governò per più di tre anni senza interruzione• Il suo primo provvedimento fu la “conversione della rendita”, che consistette nella riduzione del tasso di interesse versato dallo Stato a chi possedesse titoli pubblici• Questo provvedimento nacque dall’esigenza di ridurre il deficit economico del bilancio statale• Pochi risparmiatori vollero il rimborso immediato delle somme prestate: era il segno che la fiducia verso lo Stato in quel momento era notevole
  60. 60. La strategia politica di GiolittiL’azione politica di Giolitti seguì tre strade• 1. sostegno ai settori più avanzati della società italiana: grande industria e lavoratori organizzati in partiti e sindacati• 2. far entrare nell’ambito delle istituzioni liberali partiti e gruppi che ne erano fuori, sia a causa della politica delle classi dirigenti verso di loro, sia per convinzione ideologica• 3. maggiore intervento dello Stato nell’economia per controllare e ridurre gli squilibri sociali
  61. 61. Il controllo del Parlamento Giolitti attuò questa politica attraverso il controllo del Parlamento che riuscì a realizzare • 1. sia grazie ai sistemi trasformistici già messi in atto della sinistra storica • 2. sia attraverso l’ingerenza pesante nelle elezioni e nella vita politica locale
  62. 62. Congiuntura economica sfavorevole e nascita della Confindustria (1910) • Il 1907 fu un anno difficile in cui si verificò una crisi internazionale che mise in difficoltà sia le banche italiane, sia le imprese a queste legate • Tale difficoltà fu superata grazie all’azione della Banca d’Italia • Le lotte sociali, tuttavia, diventarono più intense • Conseguenza di ciò fu la decisione degli imprenditori di riunirsi in associazioni e poi di costituire la Confederazione italiana dell’Industria (1910) • Essa assunse un atteggiamento decisamente duro verso le organizzazioni operaie e diffidente verso la politica sociali dei governi
  63. 63. Suffragio universale maschile e monopolio statale delle assicurazioni sulla vita• Dopo le solite dimissioni strategiche (1909), Giolitti tornò alla Presidenza nel 1911• Il terzo governo del piemontese in 8 anni realizzò due riforme di grande importanza• a. estensione del diritto di voto a tutti i cittadini maschi che avessero trent’anni e a tutti i maggiorenni che sapessero leggere e scrivere o avessero prestato servizio militare: in pratica si trattava del suffragio universale maschile (1912): gli elettori salirono al 23,2% della popolazione italiana (8.700.000 circa)• b. istituzione del monopolio statale delle assicurazioni sulla vita: i proventi di questa centralizzazione avrebbero finanziato il fondo per le pensioni di invalidità e vecchiaia per i lavoratori
  64. 64. Avversari politici di Giolitti • Avversari “di sinistra” della politica di Giolitti furono i socialisti rivoluzionari e i cattolici democratici • Egli infatti cercò di dividere i due Enrico Ferri (Psi) movimenti, attuando una politica trasformista con la quale attirare tra i suoi alleati sia i riformisti (Psi), sia i cattolici moderati • I liberali conservatori, tra cui Sonnino e il direttore del Corriere Il primo numero del Corriere della SeraCostantino Lazzari (Psi) della Sera Luigi Albertini, erano (5-6 marzo 1876) invece i suoi oppositori da destra • Essi accusavano Giolitti di avere indebolito l’autorità dello Stato, perché cercava i suoi alleati tra forze politiche e sociali nemiche Romolo Murri delle istituzioni Luigi Albertini
  65. 65. L’avventura coloniale in Libia
  66. 66. I progetti imperialistici dell’Italia e lo spirito di rivincita nazionale• Nel 1902, l’Italia giunse a un accordo con la Francia, con la quale si era riconciliata dopo la guerra commerciale, per la spartizione delle reciproche sfere di influenza sull’Africa settentrionale: l’Italia poteva espandersi in Libia, parte dell’impero ottomano, e in cambio i francesi avrebbero avuto via libera per conquistare il Marocco• Tale accordo inquietò la Germania, a cui l’Italia era legata dalla Triplice Alleanza, mentre l’Italia si sentì danneggiata dall’espansione, concessa dalla Germania, dell’Austria in Bosnia e Erzegovina (1908), senza compensazioni per l’Italia• Tale espansione dimostrava che nella Triplice la penisola era l’alleato più debole, e determinò nell’opinione pubblica italiana un desiderio di rivincita nazionale• Verso l’Austria si risvegliarono i sentimenti irredentisti relativi a Friuli-Venezia Giulia e Trentino, mentre sembrava urgente a molta parte dell’opinione pubblica che l’Italia si affermasse anche in campo coloniale
  67. 67. Il nazionalismo di Corradini • Si affermarono e suscitarono grande seguito in questo clima le idee dello scrittore Enrico Corradini , seguace di D’Annunzio , il quale affermava che la lotta di classe era stata superata da una lotta a livello superiore, tra nazioni “capitalistiche” (cioè ricche) e nazioni “proletarie” (cioè povere), tra cui l’Italia, che avevano una popolazione eccedente rispetto alle risorse e quindi avevano il diritto di espandersi fuori dai loro confini • L’Italia era quindi in contrapposizioneEnrico Corradini alle democrazie occidentali e doveva superare la lotta tra le classi sociale al proprio interno in nome di uno sforzo di tutta la popolazione italiana verso obiettivi imperiali
  68. 68. Associazione nazionalista italiana e “L’idea nazionale” • Su impulso di Corradini , nacque l’Associazione nazionalista italiana (1910), che riuniva uomini di idee politiche diverse (irredentisti, democratici, colonialisti), ma che fu controllata da una dirigenzaLuigi Federzoni imperialista e conservatrice • Corradini, Luigi Federzoni e Alfredo Rocco fondarono il periodico “L’Idea nazionale”, che cominciòAlfredo Rocco una violenta campagna di stampa a favore della conquista della Libia
  69. 69. Carta della Libia
  70. 70. Guerra coloniale per la Libia contro gli ottomani • Il movimento nazionalista era fiancheggiato e sostenuto economicamente dai gruppi economici moderati legati alla finanza vaticana e soprattutto dal Banco di Roma, che puntava a investimenti cospicui in Libia • Le pressioni della stampa legata alla banca e dei nazionalisti si intrecciarono con un fatto decisivo: la Francia era pronta a imporre il suo protettorato sul Marocco • Il governo di Giolitti, fino a quel momento esitante sul da farsi si convinse a organizzare una spedizione composta da più di trentamila uomini, che partì nel settembre 1911 • Il corpo di spedizione italiano dovette fare i conti con la resistenza ottomana • L’esercito italiano fu costretto dall’emergenza strategica a estendere il controllo anche sull’isolaIn Libia, l’Italia impiegò di Rodi e sull’arcipelago del Dodecaneso, sul mareanche l’arma aerea per Egeovincere il conflitto
  71. 71. Una vittoria di Pirro ? • Dopo un anno di guerra, i turchi furono costretti a cedere e firmare la pace di Losanna, con la quale rinunciarono alla sovranità politica sulla Libia (1912) • Gli italiani decisero anche di mantenere il controllo di Rodi e delEccidi e massacrisegnarono la DodecanesoconquistaItaliana della Libia • Gli esiti economici della guerra furono negativi: le tanto decantate risorse libiche erano ben poca cosa, la manodopera italiana non poté essere adeguatamente assorbita dalla Libia e i Caricamento costi della guerra furono molto pesanti di bombe su un biplano
  72. 72. Il sostegno dell’opinione pubblica • Il consenso alla spedizione libica fu sicuramente molto più ampio rispetto al conflitto con l’Etiopia, grazie alla capacità di orientamento dell’opinione pubblica dimostrata dai giornali più diffusi • Spirito nazionalistico e manifestazioni patriottiche sostennero l’impegno coloniale, sentito come rivincita del disastro di Adua • Oppositori perdenti furono solo i socialisti e alcuni intellettuali “fuori dal coro” come Gaetano Salvemini
  73. 73. Le colonie italiane nel 1911 Fonte: Ortoleva-Revelli, Storia dell’età contemporanea, Milano, Bruno Mondadori
  74. 74. La fine del giolittismo
  75. 75. La radicalizzazione politica • L’effetto più duraturo del conflitto libico fu la radicalizzazione dello scontro politico • A causa dell’esito positivo della guerra coloniale, lo schieramento di destra: nazionalisti, liberali conservatori e clerico - moderati si sentì il vincitore del conflitto, sostenuto con forza • Nel Partito socialista la corrente rivoluzionaria, in cui emerse Benito Mussolini, diventato direttore del quotidiano Avanti! si rafforzò ai danni della componente riformista, indebolita dall’atteggiamento non ostile alla lineaBenito Mussolini, politica di Giolittiall’epoca direttoredell’Avanti ! • In definitiva, gli equilibri politici costruiti da Giolitti in circa dieci anni cominciarono a sfaldarsi
  76. 76. I clerico -moderati • Il papa Pio X e le gerarchie ecclesiastiche sostennero le correnti clerico-moderate che volevano costruire un fronte comune con lo schieramento conservatore in funzione anti-socialista • Giolitti in una prospettiva cavouriana (“libera Chiesa in libero Stato”), elaborò a proposito dei cattolici la formula delle “due parallele”, schieramenti che non devono mai incontrarsi, • Tuttavia sia nelle elezioni del 1904 sia in quelle del 1909 il non expedit fu sospesoPapa Pio X in alcuni collegi elettorali, mentre alcuni(1903-1914) cattolici si presentarono alle elezioni a titolo personale (“non deputati cattolici, ma cattolici deputati”)
  77. 77. Il “patto Gentiloni” (1913) • Nelle elezioni del 1913, le prime a suffragio universale maschile, l’Unione elettorale - cattolica presieduta dal conte Gentiloni, fece accordi con diversi deputati giolittiani • I numerosi membri dell’Uec avrebbero appoggiato localmente i candidati liberali che si fossero impegnati a: difendere la scuola cattolica, opporsi al divorzio, agire per il riconoscimento delle organizzazioni sindacali “bianche” • Molti liberali, tra cui noti anticlericali, sottoscrissero (spesso segretamente) questiIn questa caricatura, impegni per ottenere il voto cattolicoviene dileggiata ladoppia faccia di Giolitti, • I cattolici ottennero così una grossa forza dibravo capitalista con gli pressione politica: il non expedit fu revocatooperai (voto socialista) ebravo padrone con i in oltre trecento collegi elettorali in Italiacontadini (voto cattolico) • Più di duecento deputati furono eletti con il voto determinante dei cattolici
  78. 78. Le elezioni del 1913• Le elezioni del ’13 furono le prime a suffragio allargato, 8.762.000 votanti• Apparentemente non si verificarono grosse novità• I liberali mantennero la maggioranza parlamentare• Il problema fu che le divisioni tra i liberali erano più forti rispetto al passato, quindi la tradizionale opera di mediazione per Giolitti era nettamente più difficile
  79. 79. La polarizzazione della politica • Nel ‘13 l’economia era in peggioramento, e la lotta politica tendeva a polarizzarsi tra due estremi: la sinistra rivoluzionaria e la destra conservatrice (sostenuta anche dai clerico -moderati e dai nazionalisti) • Giolitti si dimise nel maggio del ’14, perAntonio Salandra far decantare la situazione politica a suo vantaggio • Il re scelse come Presidente del consiglio il liberale conservatore Antonio Salandra
  80. 80. La “settimana rossa” • Nel giugno del 1914 tre dimostranti morirono a Ancona durante una manifestazione antimilitarista, a causa di scontri con le forze dell’ordine • Questo evento determinò agitazioni in tutta Italia, che furono ricordate come “settimana rossa” • In particolare Marche e Romagna furono coinvolte in vere e proprie insurrezioni, spinte da anarchici, repubblicani e parte dei socialisti, in prima fila c’era Mussolini • La settimana rossa si concluse senza effetti perché non aveva un obiettivo preciso, mancava di un sostegno sindacale forte (la CGL non l’appoggiò) e fu arginata con successo dal governo • Gli effetti che essa produsse furono decisamente negativi: i liberali conservatori si rafforzarono perPrima pagina della il timore di una rinascita dei vecchi movimenti“Domenica del Corriere” sovversivi; i socialisti si divisero ulteriormente,dedicata alla “settimana proprio nel momento in cui la I guerra mondialerossa” era imminente
  81. 81. La crisi del sistema giolittiano• L’azione politica di Giolitti era in crisi: la “settimana rossa” dimostrava che l’uomo politico piemontese era sempre meno capace di controllare la radicalizzazione dello scontro politico• L’entrata dell’Italia in guerra pose termine all’esperienza del giolittismo• “Aveva avuto il merito innegabile di favorire la democratizzazione della società, incoraggiando al tempo stesso lo sviluppo economico, ma la sua strategia politica, tutta fondata sulla mediazione parlamentare, si rivelava inadeguata a fronteggiare le tensioni sprigionate dalla nascente società di massa “(Sabbatucci-Vidotto)
  82. 82. Bibliografia• Giorgio Candeloro, Storia dell’Italia moderna, Milano, Feltrinelli, vol.VII, “La crisi di fine secolo e l’età giolittiana”• Peppino Ortoleva – Marco Revelli, Storia dell’età contemporanea, Milano, Bruno Mondadori• Giovanni Sabbatucci – Vittorio Vidotto, Storia contemporanea, “L’Ottocento”, Roma – Bari, Laterza
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