La controriforma

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The reaction of Catholic Church against the Reformation

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La controriforma

  1. 1.  Nell’Italia del primo Cinquecento le idee di Erasmo circolarono ampiamente, sentite come alternativa all’insieme di dogmi e istituzioni in cui la religione cattolica sembrava essersi bloccata.  Oltre alle idee erasmiane, vi furono altre iniziative dal basso per avviare una riforma della Chiesa  Ad esempio gli “Oratori del divino amore”, in cui si riunivano persone impegnate nella preghiera e nelleGasparo Contarini, opere di carità.patrizio veneziano, fu  Questi gruppi di laici e ecclesiastici, e alcuni vescovidiplomatico, quindi zelanti mettevano in discussione l’eccessivacardinale e vescovo diBelluno, in prima mondanità della Chiesa e la pratiche esteriori dilinea tra i riformatori culto e devozioneecclesiastici, e  Essi chiedevano con forza che la religioneinterlocutore diMelantone a recuperasse la purezza e la semplicità del primoRatisbona cristianesimo e che fosse imperniata sulla fede e sull’amore per Dio e il prossimo
  2. 2.  I “riformatori” non potevano sperare di attuare un vero progetto di rinnovamento senza coinvolgere direttamente il papato, e facendo in modo che esso assumesse la guida del movimento.  Solo la riforma luterana e le sue conseguenze spinsero finalmente il papato a occuparsi dell’azione riformatrice dentro la Chiesa, soprattutto con Paolo III, eletto nel 1534  Egli scelse come cardinali alcuni esponenti dellePapa Paolo III, correnti riformatrici e si disse disposto a convocaredella famiglia un Concilio ecumenicoFarnese, 1534-1549  Inoltre nominò una commissione per discutere i mali della Chiesa e proporre rimedi  La commissione produsse un documento, Consilium de emendanda Ecclesia (progetto di riforma della Chiesa), che però non fu applicato
  3. 3.  Nuove congregazioni e ordini nacquero nel periodo post- riforma, avendo come caratteristica la scelta della vita attiva  I cappuccini erano un dei francescani, nato intorno al 1528: essi accentuavano della regola francescana l’aspetto dell’assistenza morale e materiale ai poveri. Si staccarono dai francescani all’inizio del ‘600 avendo già più di 500 case.Girolamo Miani fondatore  Nel 1524 sorsero i teatini, fondati da s.Gaetano di Thiene edei somaschi G.P. Carafa (poi ispiratore dell’Inquisizione)  Negli anni Trenta fu la volta dei barnabiti (chierici regolari di s.Paolo), che presero nome dalla chiesa di S. Barnaba a Milano  e dei somaschi, così chiamati dal centro di Somasca, nel territorio di Bergamo  Barnabiti e somaschi intendevano formare il clero, evangelizzare le plebi, assistere malati e orfani, ma soprattutto dedicarsi all’insegnamento, che divenne il vero centro della loro attivitàAngela Merici fondò  Infine nel 1535 la bresciana Angela Merici fondò lale suore orsoline congregazione delle suore orsoline
  4. 4.  L’ordine più importante fu fondato dallo spagnolo Ignazio di Loyola, un hidalgo che dopo una grave ferita ricevuta nel 1521 durante un assedio, trascorse un lungo periodo leggendo numerose vite di santi e decise di convertirsi a una vita di penitenza e preghiera  Egli prima visse da eremita in un monastero catalano, poi soggiornò in Palestina, infine studiò nelle università spagnole e a Parigi  A Parigi nel 1534, Ignazio e alcuni suoiIgnazio di Loyola compagni pronunciarono i voti di povertà e castità e si impegnarono di fronte a Dio a consacrare la propria esistenza per la liberazione della Terra Santa, e, se ciò non fosse stato possibile, a servire la Chiesa e il papa
  5. 5.  A partire dal 1535 Ignazio e i suoi seguaci rimasero in Italia, tra Venezia, dove più volte cercarono di raggiungere Gerusalemme, e Roma A Roma l’ordine di Ignazio, la Compagnia di Gesù riuscì a far approvare la sua regola dal papa Paolo III, 1540. I gesuiti aggiunsero ai voti di povertà, castità e obbedienza, propri di ogni ordine, anche l’impegno solenne di essere fedeli alle direttive del papa, costituendo la sua milizia scelta
  6. 6.  Coloro che intendevano entrare nell’ordine gesuita dovevano seguire un lungo processo di formazione e sperimentare la propria vocazione anche attraverso gli “esercizi spirituali” stabiliti da Ignazio stesso Un gesuita doveva avere doti di disciplina, energia, tenacia e abnegazione assolute per diventare un vero “soldato di Cristo” I gesuiti diventarono uno degli ordini più ricchi e potenti sia in Europa, sia nell’America spagnola Fondarono case professe e collegi. Nei collegi, sostenuti economicamente da benefattori ricchi, venivano educati i giovani aristocratici e ricchi La formazione delle classi dirigenti diventò una delle missioni dei gesuiti, che spesso erano presenti nelle corti come confessori e consiglieri dei sovrani I gesuiti costruirono un proprio programma di studi, imperniato sulla conoscenza del latino e delle opere classiche, sull’emulazione tra studenti e sul rispetto di una disciplina rigida. Tale programma fu chiamato Ratio studiorum
  7. 7.  Tre avvenimenti durante il pontificato di Paolo III indicarono l’inizio dell’età della Controriforma I. l’approvazione della regola della Compagnia di Gesù, 1540 II. il fallimento della Dieta di Ratisbona come ultima possibilità di conciliazione tra riformati e cattolici, 1541 III. la costituzione della Congregazione del Sant’Uffizio o dell’Inquisizione, 1542
  8. 8.  Il tribunale dell’Inquisizione era stato istituito nel XII secolo, ma fu riorganizzato nel 1542 Esso fu posto sotto il controllo di una struttura centralizzata, la Congregazione dei cardinali del Sant’Uffizio, detta anche Inquisizione romana Essi erano commissari e inquisitori generali per lottare contro l’eresia in tutta la cristianità. A capo della congregazione vi era il papa Essa è composta di una rete di tribunali che dovevano reprimere le eresie e controllare le coscienze e i comportamenti in tutta Italia, a parte Sicilia e Sardegna (di competenza dell’Inquisizione spagnola)
  9. 9.  L’Inquisizione romana combatteva le eresie, ma controllava da vicino anche i cattolici che avevano operato per cercare una mediazione con i riformati Erano sospetti anche coloro che cercavano una via alla salvezza di tipo più personale e meno legato alle cerimonie alle pratiche tradizionali di culto,in quanto queste persone erano considerate non in linea con la posizione ufficiale della Chiesa Anche Ignazio di Loyola fu ritenuto sospetto, prima che l’Ordine gesuita diventasse uno dei più potenti della Chiesa
  10. 10.  L’Inquisizione raccoglieva anche le denunce anonime e conduceva le sue indagini nel più completo silenzio L’imputato non conosceva, dopo essere stato fermato, né le imputazioni contro di lui, né chi lo aveva denunciato Il tribunale aveva ufficialmente lo scopo il pentimento dell’eretico e l’abiura delle sue convinzioni sbagliate L’inchiesta si svolgeva attraverso torture psicologiche e, talvolta,fisiche nei confronti dell’accusato Se l’eretico che aveva abiurato fosse stato nuovamente fermato e fosse stato riconosciuto colpevole di eresia, era affidato al tribunale secolare per essere condannato a morte
  11. 11.  Come integrazione all’azione dell’Inquisizione fu anche compilato, dal 1559, per volontà di papa Paolo IV l’Indice dei libri proibiti  Era un elenco di opere a stampa che non dovevano essere diffuse sia nei centri di insegnamento, sia in generale nel mercatoPapa Paolo IV librario  Anche il solo possesso di questi libri era vietato ai fedeli, perché indicava l’inclinazione ereticale del cristiano che aveva l’opera con sé  Fu creata anche una apposita Congregazione dell’Indice, che aveva il compito di rinnovare periodicamente l’elenco  L’Indice fu abolito da papa Paolo VI nel 1965.
  12. 12.  Il concilio è la riunione straordinaria di tutti i vescovi  Esso nella chiesa cristiana delle origini era la massima autorità ecclesiastica  I concili persero importanza quando si impose l’autorità assoluta del papa  I papi li convocarono tra il Medioevo e la prima Età moderna solo quando era necessario discutere di questioniIl concilio di Ferrara,1438/39 teologiche particolarmente significative  Nel corso del 1400 si erano diffuse dentro la Chiesa le dottrine conciliariste, secondo le quali l’autorità del concilio, in quanto espressione dei vescovi, era superiore a quella del papa
  13. 13.  L’idea che le questioni fondamentali della Chiesa non potessero essere discusse e risolte se non con la partecipazione di tutti i vescovi si rafforzò quando la Riforma determinò la divisione della cristianità L’imperatore Carlo V insistette sulla necessità di convocare un concilio per tornare all’unità della Chiesa, ma i papi Leone X e Clemente VII rifiutarono questa ipotesi,temendo che la loro autorità fosse messa in discussione Anche gli ambienti della curia romana erano contrari al concilio perché i loro ruoli e privilegi sarebbero stati messi in discussione
  14. 14.  Le pressioni di Carlo V spinsero infine il papa Paolo III a convocare il concilio, prima a Mantova, senza esito, quindi a Trento, dove si aprì nel 1545. Trento era stata scelta come sede per tre motivi I. era una città italiana, geograficamente, ma era parte di un territorio che apparteneva al Sacro romano impero II.era capitale di un principato a guida del quale c’era un principe vescovo III. Trento era vicina a territori di lingua e cultura tedesca, dove la Riforma era assai diffusa.La scelta di questa sede era un segnale di apertura verso gli ambienti riformati più aperti al dialogo con i cattolici.
  15. 15. Trento all’epoca del Concilio
  16. 16.  Carlo V e Paolo III ebbero prospettive diverse sul Concilio di Trento Carlo V e molti vescovi e cardinali tedeschi consideravano il concilio come l’occasione per trovare un compromesso con i riformati, grazie al quale l’autorità dell’imperatore in Germania sarebbe stata rafforzata Paolo III, e insieme a lui vescovi e cardinali più legati agli interessi della Curia romana, vedevano il Concilio come la sede per ripristinare l’autorità della Chiesa e cominciare la lotta contro tutte le eresie
  17. 17.  Vi erano anche prelati e intellettuali che speravano nel Concilio come la via per affrontare i problemi di corruzione spirituale e politica della Chiesa,in modo da avviare una riforma di essa che avrebbe ripristinato l’unità dei cristiani In realtà il Concilio fu molto condizionato dalla situazione politica e diplomatica internazionale, e si svolse tra lunghe interruzioni, in tre fasi: 1545-47; 1551-52; 1562-63, per una durata di soli quattro anni effettivi
  18. 18. L’apertura del Concilio a TrentoAll’apertura del Concilioerano presenti solo quattrocardinali, di cui tre legatipapali (cioè incaricati disorvegliare i lavori), quattroarcivescovi e ventunovescovi, e qualche decina diteologi (che non avevanodiritto di votare i documentielaborati dal concilio) e igenerali degli ordini regolari.La maggioranza dei presentiera italiana.I vescovi cattolici erano incomplesso circa cinquecentonel mondo in quel momento.
  19. 19.  La prima fase del Concilio fu caratterizzata dallo scontro tra papa e imperatore, che avrebbe voluto trattare prima le questioni di disciplina del clero, in modo da raggiungere un compromesso religioso con i principi protestanti Il papa voleva invece trattare subito le questioni teologiche, e riuscì a farlo perché i lavori del concilio erano diretti da suoi incaricati, che orientavano le discussioni secondo la volontà del pontefice
  20. 20. Il concilio si occupò in questa prima sessione di peccato originale, fede, Sacre Scritture e loro interpretazione, giustificazione e sacramenti, e approvò i decreti su questi argomenti cioè tutti quelli su cui si era imperniata la Riforma luterana. Su questi temi il Concilio ribadì la posizione della Chiesa,senza sostanziali mutamentiInoltre Paolo III volle far approvare il trasferimento del concilio in una sua città, Bologna per controllarlo,ma con questa decisione si aprì un conflitto tra il pontefice e Carlo V, che portò alla sospensione dei lavori.
  21. 21.  La seconda fase del concilio si svolse negli anni 1551-1552, quando era papa Giulio III, che invitò i rappresentanti riformati, ma ottenendo però un netto rifiuto  In questa sessione del concilio siPapa Giulio III discusse della questione dell’eucarestia  Il concilio fu di nuovo interrotto a causa della guerra in cui Carlo V si scontrò con Enrico II, re di Francia, e la Lega di Smalcalda, alleati
  22. 22.  L’ultima fase del concilio durò circa due anni, gennaio 1562-dicembre 1563,quando era papa Giulio IV La discussione si concentrò soprattutto sulla questione dell’obbligo per i vescovi di risiedere nella diocesi di appartenenza I vescovi francesi e spagnoli affermarono che l’obbligo di residenza fosse “diritto divino”,mentre i vescovi italiani sostennero che il papa aveva la facoltà di concedere deroghe e dispense ai vescovi su questo obbligo
  23. 23.  La questione della residenza dei vescovi implicava una visione diversa tra prelati italiani e non italiani a proposito dell’autorità dei vescovi e del papa I vescovi italiani, in maggioranza, non volevano rinunciare ai loro privilegi, per dedicarsi con maggiore attenzione alla cura delle anime I privilegi erano: la possibilità di accumulare benefici e entrate e di avere brillanti carriere sia nella politica, sia nella curia Il papa, a sua volta, temeva che i vescovi grazie all’obbligo di residenza avrebbero rafforzato il loro ruolo dentro le proprie diocesi, perché questo ruolo sarebbe derivato direttamente da Dio, e non sarebbe più stato legato alla supremazia papale sulla Chiesa
  24. 24.  Il Concilio riaffermò che la Chiesa e il clero avevano un ruolo insostituibile perché erano gli unici che avessero la facoltà di leggere e interpretare la parola di Dio nell’unica versione universalmente valida, quella in lingua latina (la cosiddetta Vulgata) La salvezza era possibile grazie alle opere di bene, amministrate e garantite dalla Chiesa terrena e dai santi I sacramenti erano tutti validi, in particolare la riconciliazione (confessione), l’eucaristia (intesa come transustanziazione, presenza reale di Cristo) e l’ordine La verginità di Maria fu ribadita Il Purgatorio esisteva Il culto dei santi e delle loro reliquie era valido La Chiesa poteva ridurre le pene ultraterrene attraverso le indulgenze
  25. 25.  Il Concilio istituì i seminari, cioè appositi luoghi di formazione collettiva dei futuri sacerdoti Ribadì che i benefici non potevano essere cumulati Affermò che i vescovi dovevano risiedere nella propria diocesi, visitarla tutta ogni due anni e poi mandare a Roma un rapporto sulla situazione di essa Impose ai parroci regole per un culto decoroso e perché curassero attentamente l’insegnamento religioso ai fedeli Riaffermò che i sacerdoti erano tenuti al celibato ecclesiastico e a indossare sempre l’abito talare
  26. 26.  Le regole stabilite a Trento non furono applicate immediatamente nelle diverse nazioni fuori d’Italia, perché riaffermavano una forte volontà di controllo papale sulle diverse Chiese I sovrani della Spagna, del Portogallo e soprattutto della Francia pubblicarono i documenti di Trento con l’indicazione esplicita che le prerogative regie sulle rispettive Chiese non erano modificate In Francia i decreti di Trento furono riconosciuti ufficialmente dal sovrano solo nel secolo successivo, il 1600

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