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  • 1. Sessa Aurunca: società e consenso politico Ricerca sulle visioni politiche del mondo di Pasquale StanzialeSessa Aurunca: società e consenso politico1- PremessaL’analisi dei flussi elettorali in un territorio è operazione complessa che richiama molte variabili ecorrelazioni. In particolare: analisi delle caratteristiche sociodemografiche del territorio,elaborazioni statistiche generali, estrapolazione dei coefficienti di correlazione delle statistiche deivoti, correlazioni tra tendenze politiche e fattori sociali, economici, storici, religiosi ecc. . Si trattaquindi di un ambito analitico abbastanza articolato che potrebbe essere oggetto di studio per unostaff in grado di applicare un vasto ambito di conoscenze nel campo delle scienze umane,dell’informatica e della statistica. Per quanto riguarda le note che seguono ci si è avvalsi di alcuniparametri che riteniamo significativi quali il modello socioantropologico territoriale nella suaprocessualità (da cui non è possibile prescindere per un corretto approccio all’analisi dei flussielettorali), gli schemi statistici dei flussi elettorali ed alcune ricerche sociologiche. Tuttofinalizzato a delineare, con sufficiente approssimazione, un quadro del rapporto tra società locale estrutturazione del consenso politico nell’ambito elettorale.2- Definizioni, modelli e paradigmi 2.1- Sessa Aurunca e le sue frazioni fanno parte e sono omologate (P. Stanziale 1999), dal puntodi vista delle problematiche sociali, economiche e politiche all’area casertana e quindi campana,nel contesto di un Mezzogiorno che si presenta con una vasta serie di contraddizioni rispetto aduno sviluppo possibile e ad una modernizzazione effettiva, visibile ed operante. In tale ambito siinserisce Sessa Aurunca con la sua storia che può anche essere studiata, in una certa fase, inmodo circoscritto ma deve essere pur sempre rapportata alla storia generale del MezzogiornodItalia e facendone, quindi, risaltare i tratti specifici... E subito alcuni interrogativi a questo punto:come lessere stata Sessa una cittadella della fede (M.Volante 1993) abbia influito sulla suaevoluzione sociopolitica; secondo quali modalità si è venuta delineando nel 500-600 una qualcheclasse borghese nel territorio sessano; come viene ad emergere in modo specifico ilfiloborbonismo locale; come prende forma in modo specifico (e con una certa costanza)lestraneità di grandissima parte del tessuto socioculturale della zona sessana, e non solo, ad idee efatti storici orientati verso innovati assetti socio-politici... Certo sono domande già caratterizzateideologicamente ma che indicano - in un certo qual modo - produttive possibilità di approccio alProblema. In ogni caso vorrei concludere questa linea di considerazioni cominciando a dare alcunerisposte riferendomi a quanto sostiene Giuseppe Galasso (1965- 1982) a proposito della storia delMezzogiorno dItalia. Mi sembra che tre siano i punti interessanti che pone in evidenza Galassonell’ambito dei suoi fondamentali itinerari di ricerca e su cui, anche attraverso percorsi diversi,vengono a convergere altri storici. Il primo riguarda la specificità culturale di origine contadinadelle zone come quella di Sessa Aurunca che, pur avendo come confine il mare non hanno maimostrato uno sviluppo di elementi culturali di civilizzazione legati alla pesca ed alla navigazione;la mancanza, storicamente puntuale, di una capacità locale autonoma di elaborazionepolitica; il fatto che innovazioni sociali e politiche nella zona sessana, come nel Mezzogiornoin generale, sono state originate, nella gran parte dei casi, dallesterno. Le suddetteconclusioni- che di fatto finiscono per rappresentare delle costanti, facilmente inverabili a livellolocale- possono ben costituire un paradigma interpretativo.2.2- Un altro paradigma interpretativo, quindi, può essere quello basato sulla tecnicadell’osservazione e dell’analisi partecipante (T. Tentori 1960) e su una serie di indagini, diinterviste, di storie di vita, di colloqui e, se volete, di intuizioni verificate come modello culturale(cultural pattern), antropologicamente significativo (P. Stanziale: L’illusione e la maschera, 1977e Civiltà Aurunca 2/85) per la nostra zona; in altre parole l’evidenza di valori, comportamenti,attitudini e tutto ciò attraverso cui una comunità si rappresenta il mondo e come si rapporta con iproblemi dellesistenza (si trattava di indagini da intendersi come ricerche d’ambiente di taglio
  • 2. socio-antropologico- P. Guidicini 1991- giocate tra i classici E. C. Banfield- 1961- e R. Benedict-1934). In grande sintesi il risultato di queste nostre ricerche nel sessano vede collegate lecontraddizioni sociali e politiche, ed un certo livello di non-progresso generalizzato, ad un nonconsequenziale processo evolutivo tra Cultura Contadina, Cultura Umanistico-Idealistica,Cultura DellEtà Industriale (naturalmente in tale ambito cultura vuol dire kultur,civilizzazione, un ambito che comprende anche situazioni quali la scelta del tipo di scuola per unfiglio o il grado di sindacalizzazione di gruppi sociali ecc.). In base a questi assunti è possibile,quindi, spiegare situazioni quali leccesso di familismo, il qualunquismo, forme di ribellismo fine ase stesso, la mancanza di senso dello Stato, il ruolo frenante della cultura contadina dal punto divista del progresso socio-politico e tanto altro ancora: tutto ciò che, in effetti, può condurre ad unapproccio esplicativo al tema della costante storica del disagio (indicando, sostanzialmente, contale termine la consapevolezza sofferta di talune costanti sociali frenanti rispetto a reali risorse ea prospettive di razionale modernizzazione sociale possibile). E ciò, naturalmente riguarda nonsolo Sessa ma gran parte del Mezzogiorno e del Meridione ed è una analisi che può correttamentevenire, per molti aspetti, come vedremo, a riguardare anche l’attualità e costituisce un riferimentoineludibile rispetto alla strutturazione del consenso elettorale nelle sue dinamiche del voto.2.3- In ogni caso, nello sviluppo di queste note, non è possibile prescindere dal substrato dellacultura contadina (altrimenti detta agraria o rurale)- per quanto delineato nelle analisi suddette-nel cui contesto riscontriamo che, parallelamente e successivamente, vi è stata l’egemoniaumanistico-idealistica (quella incentrata sulla figura e sul ruolo sociale del Professore edell’Avvocato, ma anche su quella del Medico) a cui poi si sono sostituiti altri valori ecomportamenti generalizzati legati ad altre figure di riferimento del successo sociale emergentinell’ambito di un processo dai tempi piuttosto lenti e quasi sempre caratterizzati da una certasfasatura rispetto alle dinamiche sociopolitiche pertinenti alla modernizzazione della societànazionale. I modelli di riferimento hanno orientato di volta in volta scelte sociali e valori maquello che emerge in modo piuttosto palese- e che è utile puntualizzare ulteriormente- è quantosegue.-La cultura contadina tende a permanere per vari aspetti come substrato caratterizzante il modellosocio-culturale generale e non è solo pertinente a quelle che erano le classi subalterne. Questacultura, definita da Percy A. Allum (1975) Gemeinschaft rurale si articola principalmente suiseguenti orientamenti:utilitarismo -valore fondamentale della tradizione e della religione -diffidenza nei confrontidell’altro -accettazione di consuetudini e regole dominanti -concezione gerarchica della società -impossibilità di cambiare la struttura sociale -atteggiamenti di rivolta o di rinuncia -ruolodecisionale della donna-madre.Questo tipo di cultura per fortuna ha perso negli studi sociali, a partire dagli anni ‘60, un certoalone di esaltazione e di privilegio di derivazione ottocentesca per essere riportata nei termini diuna critica storico-sociale che ne ha posto in luce gli aspetti di utilitarismo, di inconsistenzaemancipativa e di anarchismo. Stiamo parlando di studiosi quali De Martino, Galasso, Tullio-Altan e Amalia Signorelli (1984).-Il modello umanistico-idealistico, quindi, è stato il modello della classe egemone e riferimento diavanzamento sociale per le classi subalterne. Per vari aspetti, ha costituito l’ideologia di un ceto dipotere che nell’area politica e nel campo amministrativo in generale ha trovato il suo sbocconaturale fino ai giorni nostri attraversando una fase di generale affermazione nel ventenniofascista. E qui il riferimento è alla figura del funzionario statale (A. Gramsci 1971) provenienteda una famiglia contadina che, attraverso una formazione umanistico-giuridica, accede ai quadristatali. Questo pattern, (articolato quasi sempre tra conservazione e idealismo) che meriterebbeuno specifico studio, molto più circostanziato rispetto a quanto accennato in precedenza da noi (P.Stanziale 1977- 1985), ha sempre privilegiato lo Stato inteso come ambito di sicurezzaoccupazionale e di esercizio del potere. Ciò anche per il ruolo di importanza assegnato ad uncerto tipo di intellettuale nel quadro di una concezione idealistica dello Stato stesso, concezioneche nella variante crociana dell’ utopia moderata ha caratterizzato l’egemonia culturale napoletanadalla quale però si sono distaccati vari intellettuali perché sganciata da una praxis avente pure nelMezzogiono connotazioni nuove (B. De Giovanni 1978). Vengono a completare questo modelloalcuni indicatori (indicatore qui va inteso in senso generale) - cui è utile accennare in modosintetico- quali:-l’emarginazione della cultura scientifica – l’osservanza religiosa per vari aspetti di tipo formale-l’esaltazione dell’eloquenza e di una armonia di derivazione letteraria - una certa xenofobia
  • 3. verso elaborazioni culturali altre - privilegio del monumento rispetto alla struttura -armonizzazione idealistica della prassi (P. Stanziale 1999).Successivamente il processo di modernizzazione sociale ha portato un ovvio aumento dellacomplessità del quadro sociale con l’affermarsi di valori e comportamenti legati alla culturadell’età industriale o, se si vuole, post-industriale. Anche qui è possibile individuare qualcheorientamento :-partecipazione maggiore ad attività associative - competizione sociale -forme di conformismolegate a modelli veicolati dai mass-media -consumismo ed esibizione sociale dei consumi -edonismo.Come già delineato in precedenza l’attualità del modello- che definiamo tradizionale o anche didominio- ovvero il proponibile quadro di un ethos locale (anche con le sue strategie disopravvivenza e di perpetuazione) vede la coesistenza, la convivenza, a volte contraddittoria, dielementi e situazioni relativi ai tre modelli precedenti, con le opportune scansioni rispetto agliscarti generazionali (e localistici), con tutto ciò che ne consegue in termini di immobilismo,produzione culturale, atteggiamenti politici, sviluppo economico, attitudini sociali.... E va quisottolineato e non dimenticato il fatto che la dinamica sociale e il comportamento socialenascono da una visione del mondo originata proprio da un modello culturale che ne orientacomportamenti, atteggiamenti e attitudini.Per quanto ci riguarda il cultural pattern sopra-esposto- come anche quello relativo alla dicotomiagemeinschaft/gesellschaft di cui al punto- possono, tali modelli, essere ritenuti validi per la letturasocio/antropologico-culturale di gran parte del territorio sessano e non solo. Tale validità puòessere confermata localmente attraverso l’individuazione di talune componenti significative ascapito di altre, trattandosi di un modello componenziale aperto alle stratificazioni ed allepreminenze.3- Processi e modulazioniNon si può considerare come dato di partenza l’egemonia della Democrazia Cristiana, partito sortonel dopoguerra ad opera di esponenti dell’azione cattolica e di persone provenienti da esperienzepolitiche diverse. L’ampio consenso assicurato a questo partito era basato fondamentalmente suquello che Allum (1975) definisce boss politico (coincidente nel territorio sessano col capo-elettore) avente capacità di organizzazione e di mediazione rispetto alla canalizzazione delconsenso politico. Questi, secondo l’identikit che ne fa Allum è un professionista minore cheorganizza intorno a sé una clientela... prospera in una società poco industrializzata e si muove inuna realtà economica poco florida per cui l’unica ricchezza è data dal favore, inscrivibile nella suacapacità di mediazione e di relazioni con la burocrazia statale in generale e ministeriale. Per quanto riguarda la nostra zona il boss aveva l’appoggio incondizionato della Chiesa, almenofino agli anni ‘70, epoca in cui comincia a delinearsi una certa autonomia dell’episcopato rispettoal potere politico (Quaderni del Sinodo n.1- 1990). In ogni caso era decisiva la sua strutturaorganizzativa nel momento delle elezioni che ponendo Sessa come centro aveva propri referenti intutte le frazioni del Comune assicurando, attraverso un controllo capillare, un pacchetto di voti daspendere- con una certa disinvolta autonomia- al fine di aumentare il proprio peso politico rispettoall’ambito parlamentare e rispetto alla burocrazia statale. Era questo un sistema di clientelaabbastanza consolidato che, per vari aspetti, esulava pure da un circoscritto rapporto di tipopolitico per essere strutturato secondo un familismo tipico per cui ci si rivolgeva al boss non soloper il favore ma anche per altri motivi connessi all’ambito familiare (malattie, matrimoni ecc.).Questo tipo di boss rientra, in senso generale nella tipologia di Whyte (1955) e Weber (1966) enegli studi di Kirchenheimer (La Palombara e Weiner 1966), ma se ne discosta per il fatto diessere calato in una realtà sociale di transizione, come ben mostra Allum (1975). Transizione traun tipo di società agraria ed un tipo di società industriale secondo lo schema seguente.Società di transizione e caratteristiche predominantiRapporti di classe: frammentari.Forme di organizzazione politica: boss/apparati politici.Sfera di attività: locale /nazionale.Richiamo ideologico: populista.Natura dei legami politici: ristretti/verticali.
  • 4. Metodi di controllo politico: manipolazione/coercizione.Rapporti con l’apparato statale: dipendenza totale.Questo tipo di boss è stato sostituito, successivamente negli anni, orientando un certo successo diconsensi elettorali- sia nelle elezioni amministrative che in quelle politiche- da altri tipi di boss piùlegati all’ambito industriale, più legati ad un dominio organizzativo e tecnocratico, con unaparziale autonomia rispetto all’apparato statale ed alla Chiesa locale e collegati con lobbyes dipotere economico e talvolta con aree di interessi diversi..... Si tratta di boss che sono anch’essifigure di transizione dato che presentano sia caratteristiche legate ad un tipo di società agrariasemplice sia caratteristiche legate ad tipo di società più moderna. In ogni caso permane un tipo didominio personale in un ambito localistico e con richiami ideologici di tipo populistico. Quelloche ci interessa sottolineare qui è che la tipologia del boss politico rappresenta un indicatorerispetto ad una modernizzazione della politica come tale nella zona sessana, pure presente, anchecon modalità diverse, in altri ambiti del Mezzogiorno.4- Qualche confronto di analisiE siamo così arrivati a tempi recenti i quali, prima di essere presi in esame, richiedono riflessionisu almeno due spunti analitici. Il primo riguarda lo studio di P. A. Allum (1975)- cui ci siamofrequentemente richiamati- che riguarda anche la nostra zona delineando sociologicamente ciò cheera emerso per via antropologica, successivamente (1977), nelle ricerche suddette e che può esserecosì descritto in via di grossa semplificazione: gran parte della società civile dell’area Napoli-Caserta viveva tendenzialmente con continuità una propria situazione conflittuale dovuta al fattoche essa (società civile) non era ormai più una Comunità (gemeinschaft) e non andava neanche adiventare una Società (gesellschaft- F. Tönnies 1963) in senso moderno. Ovvero modellicomunitari e modelli societari convivevano, si sovrapponevano e collidevano. Vale a dire checonservazione di valori strumentali (utilitarismo, anarchismo ecc.) -propri di un comunitarismo ditipo rurale - tendevano a convivere con valori e comportamenti tipici della civiltà industriale(consumismo, crisi di valori morali, omologazione di massa, tipologie di acculturazione di tipoconformistico, l’uso di droghe ecc.), ovvero come sostiene D. De Masi (1969) c’era un assettocomunitario che andava disgregandosi rispetto ad una struttura societaria che appena siannunciava...(E’ necessario, a questo punto, puntualizzare che il nostro modello antropologico-culturale,rispetto a quello di Allum era più specifico per la nostra zona. Allum non prendeva inconsiderazione l’ambito culturale umanistico-idealistico dato che l’impianto della sua analisi eradi tipo sociologico centrato sul rapporto comunità- società - sulla linea Marx- Weber- Gramsci-Tönnies - e riguardava i rapporti tra potere e società nel collegio Napoli- Caserta). Questi erano ipunti d’arrivo delle analisi le quali oggi si presentano con una validità inficiata solomarginalmente, permanendo come quadro analitico anche dell’attuale situazione socialedell’area locale e non solo. Una conferma di ciò può essere lo studio CENSIS del 1998 sulMezzogiorno.Il secondo spunto nasce da un esame della società sessana dal dopoguerra ad oggi: rapporti trapolitica e società, il tipo di cultura politica, rapporti tra politica ed economia... Uno spaziosterminato di ricerca e di analisi ma in cui è possibile individuare qualche situazioneparticolarmente indicativa come la convergenza - allinizio degli anni sessanta - tra il poterepolitico consolidato della borghesia medio-alta (che altrove abbiamo ritenuto definibile comeparassitaria- P. Stanziale 1985) e gruppi economici locali e/o nazionali: e ciò come in moltissimealtre realtà nazionali nellepoca del boom economico. Nella zona sessana questo tipo di sviluppo -il quale ha originato grosse iniziative imprenditoriali, con i tradizionali risvolti clientelari (pur senella zona sessana non è esistita né esiste una tradizione imprenditoriale vera e propria)- non èavvenuto, purtroppo, secondo metodi non estranei ad iniziative varie della magistratura: ciò chenei fatti, costringe a non identificare lo sviluppo di queste iniziative con un progresso democraticoreale e generalizzato del tessuto sociale. Del resto alcune di queste iniziative, nel tempo hannomostrato i loro limiti imprenditoriali attraverso cessioni, ricomposizioni, riduzione delle attività oscomparendo. (Va annotato, a tale proposito che una storia degli insediamenti industriali nelComune di Sessa Aurunca deve essere opportunamente delineata sia per ciò che riguarda lecattedrali nel deserto del boom degli anni ‘70 che per l’effettiva possibilità insediativa di tipologieindustriali rispetto alla vocazione economico-produttiva del territorio).
  • 5. 5- Dal paternalismo clientelare al contrattualismo clientelare In ambito di analisi generale la cultura politica- in generale della zona sessana- e la storia dellaDemocrazia Cristiana nel territorio comunale prima e dopo la secessione cellolese sono temiabbastanza importanti. In realtà, per vari aspetti, i due temi tendono a coincidere e andrebberostudiati parallelamente al lavoro di ricerca che avevano cominciato a portare avanti G. Capobianco(1987) e G. Ciriello (1987) per ciò che riguarda la storia della sinistra del nostro territorio. Nonmi sembra tanto scontato rilevare nella cultura politica locale anzitutto la storica dimensioneclientelare - frutto della mediazione politica- secondo i meccanismi che già aveva evidenziatoGramsci- ma anche come derivazione del familismo rurale da intendersi come modalità culturalesistemica (meriterebbe questo tema uno studio specifico a livello locale, come pure i rapporti trafamiglie e politica, là dove la partecipazione all’attività politica del capofamiglia/notabile vieneintesa come passaggio obbligato in vista della sistemazione opportuna dei familiari), clientelismoche, d’altra parte, ha storicamente prodotto l’estraniazione della gente dallo Stato, comeopportunamente sottolinea L. Graziano (1980): "...Il Clientelismo ha effetti disfunzionali per dueprocessi cardine della società: la legittimazione del potere e la creazione di opposizioniorganizzate. Mina l’autorità in almeno due modi: comportando un uso privato delle risorsepubbliche, come modo di gestione del consenso; impedendo, per ciò stesso, quella dissociazionetra i ruoli di autorità istituzionalizzata... i metodi clientelari lungi dall’avvicinare cittadini eautorità, hanno rafforzato l’estraneità delle masse allo Stato. Di più hanno creato una situazioneche non esiterei a definire illegittimità morale della politica ..." (vedi anche J. La Palombara 1964e L. Graziano 1974) E poi: le costanti dimensioni filoministeriali e trasformistico-clientelarisecondo quanto già accennato in precedenza; il correntismo come variante del trasformismostorico; le difficoltà, per il modello culturale dominante, di progettare e perseguire uno sviluppodemocratico del territorio (S. Bertocci 1977) a fronte di un consenso politico ampio e consolidatononché la formazione di una classe politica dirigente di ricambio come successione ad un poterepolitico- amministrativo sempre più accentrato (S. Franco 1996). E quindi: il modello per lacattura del consenso della Democrazia Cristiana nel periodo di Giacinto Bosco e successivamente.Vari studiosi oggi sono d’accordo nel ritenere, pur nel quadro e nei limiti del modellosocioculturale operante (P. Allum 1975 e S. Bertocci 1977), l’epoca di Bosco come uno deiperiodi positivi per lo sviluppo dell’area sessana a fronte di tutta una serie di motivi, da quellioccupazionali a quelli delle relazioni politiche tra la base e il vertice parlamentare. Comeabbiamo già accennato altrove (P. Stanziale 1991) il modello boschiano poteva essere definito ditipo paternalistico-clientelare (la concezione paternalistica della politica è elementofondamentale della tradizione cattolica meridionale- P. Allum 1975 1978) in cui la struttura dipartito (segreteria di sezione ecc.) aveva un proprio ruolo ed in cui il rapporto tra elettore eparlamentare aveva non rilevanti sbarramenti. G. Bosco in realtà ha rappresentato un argine- per ilperiodo dell’egemonia fanfaniana- allespansione della DC napoletana la quale ha prevalso, inseguito, imponendo un modello per la cattura del consenso di tipo contrattualistico-clientelare: èil modello della political machine ovvero ciò che Allum riscontra e definisce già negli anni 70 neltipo di organizzazione messo su da Silvio Gava padre e perfezionato poi dal figlio Antonio eanalogo a tante strutture organizzative che sono alle spalle di molti parlamentari dagli anni ‘70 aigiorni nostri. E’ questo, certamente, un modello di cattura del consenso più moderno perché tienein maggior conto la pluralità dei gruppi di interesse e di pressione, nonché dei vari intrecci trapolitica ed economia - con una tendenza spesso a subordinare la prima alla seconda.C’è poi, nell’analisi di Allum (1975) un punto particolarmente rilevante rispetto alla politicademocristiana nel Mezzogiorno e nel Meridione. Si tratta di un atteggiamento di tipo politico benpreciso basato su tre punti: 1- il fatto che il Sud ha bisogno d’aiuto data la sua inferiorità; 2- lanecessità quindi di una forma di mediazione rispetto ai governi; 3- ogni aiuto al Sud, quindi, è daapprezzare ed ogni critica ai costi ed ai metodi usati per avere questo aiuto è irrilevante e ingratae ingiusta rispetto a tale provvidenzialità. Questo tipo di atteggiamento, derivante dalla culturarurale comunitaria, tende a permanere, per vari aspetti, nella cultura politica generale locale ed è,a ben guardare, alla base di svariate iniziative, indicando rappresentazioni abbastanza limitate diun sistema di amministrazione democratica, oltre ad un persistere pericolosamente regressivo dielementi pertinenti al modello di cui abbiamo parlato nei punti precedenti.Rispetto poi ad un altro indicatore quale il fatto che Sessa Aurunca non esprime propriparlamentari si può rilevare che, da una parte, il consenso politico locale è ormai colonizzato (sidecide a Napoli, e a Caserta come sappiamo) da unaltra parte si nota come questa stessa societàlocale è portata a vivere una accettata cultura della delega in bianco, delle necessitàstrumentalizzate, e tutto ciò con la conseguente tendenza alla immobilizzazione orientata della
  • 6. maggioranza dei consensi. A tutto questo va aggiunto quanto dice A. Lamberti (1991) sullafunzione addirittura stabilizzante ed occupazionale del riciclo di denaro derivante da attivitàillegali. D’altra parte alla perdita della dimensione comunitaria non viene - come abbiamo detto - acorrispondere un insieme di valori e orientamenti relativi ad un modello di società nazionale inpositivo: una democrazia non proprio compiuta e alla ricerca di valide formule rappresentative- unMezzogiorno che annega nella disoccupazione (ma in cui faticosamente attraverso varieesperienze, ma soprattutto, ci sembra, attraverso il fenomeno Bassolino e attraverso nuovefigurazioni dello sviluppo emerse negli ultimi anni, sembrano prendere forma i parametri possibilidi una modernizzazione razionale del governo politico di un territorio)- un capitalismo che nelmomento in cui è vincente assume su di sé nuovi costi di libertà ed origina conflitti relativi avecchie e nuove subalternità....6- Gli anni ’80: una svolta?In ogni caso bisogna tenere presente che negli anni 80 qualcosa si è mosso nella società sessana inmodo non conforme al modello culturale dominante, articolando una certa dinamica emancipativadall’interno del modello culturale tradizionale stesso, sotto la spinta di quelli che si potrebberodefinire isolati focolai di cultura progressista (a cui andrebbe dedicato una ricerca appositasoprattutto per individuare e distinguere situazioni e motivazioni, inscrivibili in una effettiva presadi coscienza sociale, da forme reattive, da ribellismi e da particolarismi minacciati e da altriatteggiamenti di origine trasformistica- piccolo-borghesi- derivanti dal modello culturaletradizionale). In ogni caso emerge un certo fermento sociale. Si avvertono spinte verso lafigurazione di una nuova coscienza sociale basata sulla salvaguardia dellambiente e della salutecollettiva; il sorgere di timide forme di elaborazione culturale più moderne; la presenza di dueVescovi che, il primo- V. M. Costantini con il recupero del patrimonio monumentale-religioso e ilsecondo- R. Nogaro con una forte opera di sollecitazione sia della coscienza sociale popolare chedelle energie intellettuali progressiste- hanno cercato di incidere, in qualche modo, sulladirezione del mutamento sociale. E ancora: lemergenza di possibilità di sviluppo del territorioattraverso progetti possibili- penso al notevole lavoro di promozione e di sensibilizzazione socialesvolto da un politico meridionalista come Franco Compasso (1963-1997; il profilarsi di unastruttura di piccola impresa; una agricoltura che presenta qualche sforzo di razionalizzazionestrutturale; il timido emergere di iniziative spontanee nel campo del turismo e del terziarioavanzato. Tutti indicatori, questi, di una dinamica progressista trasversale venuta ad affioraredifficoltosamente... E da unaltra visuale, invece: la presenza di una massiccia disoccupazione,incombenze ecologiche, mancanza di servizi efficienti, una cultura politica che affondanellordinaria amministrazione o nella radicalizzazione personalistica, illecito e violenza affiorantispesso, una embrionale cultura imprenditoriale statica o troppo speculativa, scelte culturaliqualunquistiche o di fuga, masaniellismi intellettuali... Aspetti negativi presenti- e verificabili- conuna certa costanza. Come pure il fatto che alcune delle iniziative messe in campo negli anni ‘80,più che collegarsi ad una autentica capacità di razionalità e di emancipazione sociale, hannomostrato, alla fine delle spinte propulsive anti-involutive poste in atto, ad esempio, dal VescovoNogaro (R. Sardo 1997), il loro ritorno nel solco dell’andamento processuale del modelloculturale tradizionale di cui ai punti precedenti. Tutto ciò che era risultato movimento- inopposizione e talvolta in collaborazione con i partiti politici -relativo a tematiche specifiche(nucleare- ospedale- discarica) e che era riuscito a mobilitare faticosamente la popolazioneraggiungendo risultati positivi, ha solo in parte proseguito la sua opera, convergendo nei partiti orestando nella forma-movimento, ma senza il consenso e la vitalità riscontrati nella faserivendicativa.7- Gli anni ’90: un difficile progresso 7.1- La situazione del territorio del Comune di Sessa Aurunca, nella specificità dei suoi assettistrutturali e socioculturali, relativamente al processo di modernizzazione in atto, si inscrive senzadifferenze rilevanti nell’ampia crisi del Mezzogiorno e nello specificità di quella casertana che sipresenta, nel Mezzogiorno, stesso con un quadro aperto di contraddizioni e di varie negatività. Ciòrelativamente anche agli ultimi anni che hanno visto tutta una serie di mutamenti a partire daTangentopoli, con il crollo della prima Repubblica, l’emergere del fenomeno leghista, oltre allarivoluzione tecnocomunicativa, alla nuova legge elettorale nel ‘93 e all’avvicinarsi di Maastricht.Ma, come scrive F. Barbagallo (1997) all’inizio degli anni ‘90 non si avverte nel Mezzogiorno
  • 7. alcun mutamento... ciò anche perché è abbastanza operante l’egemonia meridionale della DC e delPSI basata sul volume di affari intercorrente tra politici ed imprenditori rispetto al pubblicodenaro. Sarà la tangentopoli napoletana che coinvolgerà quasi tutti i partiti nel 1993 ad incidereancor di più in senso strutturale e morale sulla storica crisi del Mezzogiorno. Successivamente eparallelamente le inchieste della magistratura denominate TAV, Spartacus, Phoney Money eChèque to Chèque hanno avuto come passaggio quasi obbligato la Campania e l’area Caserta-Aversa per ciò che riguarda il rapporto tra politica e criminalità organizzata, seguendo unatradizione tardo-ottocentesca, con il pesante coinvolgimento di boss politici della primaRepubblica e presenti sulla scena politica nella metà degli anni ‘90, referenti provinciali anchedell’area politica sessana. R. Sardo (1996) descrive con parole dure la situazione della provincia diCaserta : "...Le fabbriche sono diventate sempre più rare. ... I piani regolatori? Sono ancoraoggetti non identificati. La Pubblica Amministrazione? Uno sfascio completo.... Il Litorale? Unmare che è diventato una fogna, una speculazione edilizia che ha arricchito i soliti noti.... Eppurei flussi di denaro sono stati enormi soprattutto dopo il terremoto del 23 novembre 1980..... E’ ilfallimento di una classe politica, di una generazione intera di politici che hanno prodotto ildisastro ambientale nel senso più largo del termine. Oggi nei confronti della politica c’èdisaffezione. E come non potrebbe esserci dopo questa devastazione... Parole che sembrano venatedi estremismo ma che riportano a quanto è possibile riscontrare in gran parte nella realtà socialedel Mezzogiorno con i soliti indicatori: estraneità agli interessi collettivi e dello Stato, la mancanzadella coscienza di classe in larghi settori sociali (C. Tullio-Altan 1986), il pubblico denaro e ilpatrimonio collettivo come ciò di cui si può abusare, un privatismo trasgressivo legato a quelloche Banfield (1961) chiamava familismo amorale, strettamente connesso con l’ambito clientelarepolitico e con altre aree non chiaramente delimitate.Il riscontro a tale quadro sociale viene pienamente dato dal recente Rapporto CENSIS (1998) che,disegna un quadro di situazioni e di tendenze abbastanza vicino alle conclusioni sopra esposte.7.2- La visione gramsciana del Mezzogiorno come disgregazione sociale (1945) ha costituito ecostituisce un paradigma fondamentale per comprendere ciò che accade ancora oggi in talune areedi Terra di Lavoro ed a Sessa Aurunca, con riferimento a quanto abbiamo già scritto ma anche perciò che riguarda la sfasature socioculturali di detti territori rispetto alle sollecitazioni del ciclomodernizzante in atto. Nel territorio sessano, ad una osservazione coerente dei fatti sociali, risultaabbastanza evidente un quadro di disgregazione che riguarda fermenti che non si traducono inconsensi o dissensi organizzati, velleitarismi ed anarchismi ribellistici di derivazione contadina,tentativi di secessione amministrativa, osmosi strumentali tra pubblico e privato, particolarismi difatto istituzionalizzati, il tradizionale clientelismo, indifferenza ed estraneità di aree sociali alledinamiche politiche ecc.. Questa disgregazione, che delinea, come marcante paradigma sociale,quanto è stato già abbozzato come ethos locale- sessano e non- ben si richiama a quella cheGalasso (1982), con ricorso all’ambito hegeliano, chiama coscienza infelice e a ciò che facevascrivere al Vescovo Nogaro: ".... la gente di qui mi piace. Ma si deve liberare dalle catene che haalla coscienza" (in R. Sardo 1997). Questa coscienza sociale, che risulta tendenzialmentecompiaciuta di circoscritti risultati utilitaristici, sembra situarsi lontano da una consapevolezzadella propria inadeguatezza rispetto alle sfide ed alle prospettive di un effettivo svilupposocioeconomico di respiro europeo. A tal proposito certamente grosse responsabilità riguardanoquella che oltre mezzo secolo fa Gaetano Salvemini (1955) chiamava piccola borghesiaintellettuale. Una borghesia che è parte della più ampia borghesia delle aree del Mezzogiornostesso e che, in modo più accentuato di quella nazionale, trova difficoltà ad essere protagonistaattiva dello sviluppo capitalistico progressivo non avendo come background proprio un tradizioneculturale (libertà, individualità, razionalità ecc.) atta a trasfondersi in modo positivo nel processomodernizzante (E. Galli della Loggia 1976 e quindi C. Tullio-Altan 1986). A questa borghesialocale, portata a vivere con maggiori conseguenze sociali le contraddizioni della borghesiaitaliana, non è estranea quella componente di anarchismo che secondo Galli della Loggia (cit.)tende a svilupparsi proprio là dove esistono sconnessioni culturali tra aree locali ed i processi delsistema sociale globale, anarchismo che nasce dalla non comprensione dei processi e/o dal subireprocessi di cui non si posseggono le coordinate culturali: ecco quindi l’individualismo fazioso eribellistico (C. Tullio Altan 1986), il non riconoscersi in alcuna aggregazione sociale o lapartecipazione conflittuale... e quindi il disprezzo per il lavoro manuale da parte della piccolaborghesia, la prevalenza dello stato d’animo e del pregiudizio sociale, la preferenza per unaroutine impiegatizia ecc. (C. Morandi 1944) e ancora "...la rivolta morale ed istintiva del singoloche insorge contro qualcosa o contro qualcuno, accanto ad altri singoli , contro un mondo che losoffoca intellettualmente e psicologicamente..(G. M. Bravo 1977).
  • 8. In tale universo la borghesia intellettuale locale si presenta come una classe caratterizzatafondamentalmente da un fazionismo esasperato e da una costitutiva povertà di effettivaelaborazione politica. Fazioni, dunque, personalismi, velleitarismi che rivelano spesso unretroterra politico-culturale non proprio consistente e con il conseguente e frequente svilimentodella funzione dei meccanismi rappresentativi e di delega, producendo ulteriore complessità(rumore di fondo) nella struttura dei rapporti socio-politici. E allora il quadro che emerge dalfondamentale studio di Salvemini sulla borghesia meridionale ben spiegava e spiega le dinamichepolitiche locali caratterizzanti gran parte dei partiti dell’area (e a cui va aggiunta come ulterioretensione la logica costrittiva che tende a piegare ad accordi politici fatti a nei capoluoghi, comeNapoli e/o Caserta, le aree periferiche come quella sessanaUn punto conclusivo sembra essere comunque il fatto che la situazione locale riflette gli aspettipropri di quella nazionale: quella identità italiana di cui parla Galli della Loggia (1998) basatasulle oligarchie corporative, sul familismo e sul trasformismo. E quindi una tradizione statuale ecivica in cui il valore delle istituzioni rimane non storicamente partecipato, lasciando ognidecisione ad una politica, operante dall’alto che, per questo, si ipertrofizza lasciando spazio aquell’eterogenesi dei fini (Galli della Loggia cit.) ed a quel trasformismo qualunquistico mirato alpiccolo beneficio, alla costruzione del notabilato, al patronage, alla riproduzione di oligarchie cheperò non si sono, nei fatti, trasformate in una forza-classe-dirigente in grado di rappresentare egestire gli effettivi interessi generali in una nazione moderna.La recente legge elettorale nel suo impatto sulle aree politiche locali è argomento interessante,ancora da studiare nelle sue articolazioni. Essa non sembra essere stata, in una fase iniziale,effettivamente incisiva, tranne che in alcuni casi, pure eclatanti nei risultati, rispetto ai tradizionaliparametri della cultura politica della generalità del Mezzogiorno e nel casertano.Ma il fatto che a nostro avviso è importante rilevare è che il consenso politico permanefondamentalmente assestato secondo un modello tradizionale, pur se sotto sigle partitichediverse e con embrionali elementi di modernizzazione di tipo organizzativo e programmatico,mantenendo la centralità dell’ambito familistico e malgrado qualche anomalia.Il Mercato, ritenuto da Galasso (1982) uno dei possibili ambiti di spinta alla modernizzazione,sembra aver avuto una certa incidenza significativa sia rispetto agli assetti produttivi- in cuiemerge qualche sporadica iniziativa- sia per ciò che riguarda il modello culturale dominante.8- Il ruolo della sinistraPer quanto riguarda il ruolo della sinistra, nel contesto dei riferimenti che abbiamo delineato,Galasso (1982) parla della crescita del tessuto comunista come fattore di modernizzazione e diinnovazioni nel comportamento politico nel Mezzogiorno. E sottolinea come l’osmosi difunzionari di partito, riguardo anche questa area, abbia costituito, come serie di interventi esternial sistema, fattore di modernizzazione. Tale fatto però, relativamente all’area casertana, non pareabbia prodotto situazioni concretamente rilevabili come spazio di riorientamento dei consensielettorali e/o convincenti fenomeni emancipativi.Del resto Galasso stesso (1982) scrive, successivamente, di un periodo del dopoguerra nelMezzogiorno, in cui comunisti e socialisti, che si richiamavano ad una cultura della razionalità edell’universalismo, restano un corpo estraneo rispetto al tradizione del Mezzogiorno. Per idecenni successivi pensiamo che tale giudizio sia valido per zone come quella del casertano e diSessa Aurunca dato che, per quanto abbiamo esposto in precedenza, l’apporto culturale dellasinistra è rilevabile solo entro ambiti circoscritti rispetto al modello culturale tradizionale.D’altra parte però va anche considerato il fatto che è stata la struttura organizzativa del PCI nellesue proiezioni e nella sua coesione, a far si che, anche in relazione alla crisi della primaRepubblica, sia stata proprio tale struttura a far diventare il PDS punto di riferimento importanterispetto alla frantumazione del sistema di potere tradizionale, che pure ha coinvolto l’area del PCI-PDS stesso come a Napoli.Va altresì considerato come il passaggio dall’opposizione al potere abbia costituito per i socialisti,ad esempio, un passaggio da una ideologia di progresso verso un rapido adeguamento agli schemiaffaristici del blocco di potere politico-imprenditoriale, attenuando nel concreto le spintemodernizzanti della sinistra in generale (Galasso 1982).Riteniamo che sia ancora tutta da completare la storia del PCI-PDS nel casertano. In ogni casoquello che sembra risultare con una certa evidenza dagli scritti di G. Amendola (1957), C.Graziadei (1979) e G. Capobianco (1981- 1987) è il difficile lavoro di organizzazione svolto nelCasertano dopo la guerra, nell’area contadina- principalmente- e operaia, di articolazionedell’opposizione politica a livello amministrativo e di sostegno alle rivendicazioni rispetto asituazioni specifiche: ciò secondo gli schemi del partito nuovo. Tale direttiva fu quella che ispirò
  • 9. l’azione di molti dirigenti, da C. Graziadei a G. Capobianco, a Gori Lombardi nell’area sessana.Ma due riflessioni vanno opportunamente sviluppate a questo punto. La prima riflessione riguardail faticoso lavoro politico ed i risultati ottenuti dal PCI-PDS dal dopoguerra ai giorni nostri nelcasertano e a Sessa Aurunca. A tale proposito ci si chiede se il consenso politico guadagnato siastato l’effettiva espressione di un impianto di cultura politica generalizzata specificatamenterichiamabile a Lenin, Gramsci, Togliatti (P. Bufalini 1947) e al pensiero socialista italiano. Laseconda riflessione richiama il fatto che il modello culturale tradizionale è sempre stato ed èoperante secondo le linee di cui abbiamo parlato in precedenza come background solidotrasversalmente orientante la generalità del tessuto sociale. Riflessioni, queste che costituisconouna ipotesi di lavoro mirante a definire in senso antropologico-culturale l’ordine dei rapporti, delleincidenze, dei trasformismi e degli adattamenti tra il modello culturale tradizionale e la cultura disinistra nelle sue elaborazioni, nelle sue rappresentazioni e nella sua politica. Alcuni dati possonoaiutarci per l’ambito locale:-1920- si contano n. 26 socialisti a Sessa Aurunca;-1945- Caserta: C. Graziadei nella sua relazione al primo Congresso provinciale del PCInota che il Partito ha solo un sindaco in provincia su 79 Comuni-1946- Sessa Aurunca: popol. 25.387, elettori 15.805, n. 460 voti al PCI;-1946- Referendum: in Sessa Aurunca al PCI il 4,20 % dei voti e alla Repubblica solo il 22,46% dei voti: una delle percentuali più basse della Campania. Caserta con il 16,88 % dei votialla Repubblica è al penultimo posto nella graduatoria delle province italiane (dati in G.Capobianco 1981);-1947- Caserta: crisi del PCI a Caserta con espulsioni, rimpasti e commissariamenti e con ladenuncia di varie deficienze ( G. Capobianco 1981).- Sessa Aurunca, elezioni amministrative 1946: Liberali, Monarchici e Qualunquisti 4942voti, Repubblicani, Comunisti e socialisti 1794 voti, DC 885 voti.E quindi l’andamento che segue.Voti elezioni politiche (camera - prop.) Comune di Sessa Aurunca (Caserta)…………….1948…. 1976… 1992DC-----------5466---- 8621--- 8872PCI PDS----1901---- 3643--- 1609MSI AN------528---- 1484--- 1043PSI PSU SI—417----- 677--- 1473PRC-------------------------------466(G. Monarca 1994 e Il Mensile Suessano Ann. Varie.)Questi dati convergono a definire lo spazio conquistato con difficoltà dal PCI dal dopoguerrarispetto ad un modello culturale e ad un consenso politico piuttosto irrigidito nei suoi poli diriferimento e su cui poi verrà a strutturarsi l’egemonia democristiana, negli anni successivi, coiboss politici di cui abbiamo accennato la tipologia e quindi successivamente il crescente successo,dopo il 1993, del centro-destra.Campania: % voti Camera dei Deputati Elezioni Politiche 1996 (s. prop.)------------------------PDS-------F. It.--------------- A. N.Caserta-------------15,70 %-- 24,50 % -----------20,70 %Benevento----------17,00 %--14,80 %----------- 16,00 %Avellino------------20,30 %-- 14,80 %----------- 16,00 %Napoli--------------22,90 %-- 24,70 %----------- 18,10 %Salerno-------------15,90 %-- 24,70 %----------- 20,50 %Campania - Senato 1996-------------------------------------Ulivo------- PoloCaserta-Maddaloni----------41,20 %---- 48,60 %Aversa--------------------------46,00 %---- 45,80 %Capua---------------------------41,50 %---- 46,70 %Napoli-Centro-----------------46,70 %---- 46,50 %
  • 10. (Annuario Statistico Campano 1997)9- ExcursusL’orientamento elettorale della circoscrizione Napoli-Caserta emerge con chiarezza sia nelReferendum del 1946, con il riconoscimento alla Monarchia della percentuale più alta di voti(79,8 %), che nelle elezioni politiche del 1946- 1948:ISTAT—M.I.- %--------1946-----------1948-----------1953----------1958----------1963--------1968PCI---------------------- ---8,4-----(+PSI)20,5----(+PSI)20,4-----------24,2----------24,6---------27,2PSI------------------------------------------------------------------------------8,0----------11,6---------3,3 aDC-------------------------35,3------------50,9------------35,3------------40,1----------38,1---------37,3PLI------------------------20,4--------------5,0--------------3,2-------------2.4------------2,0---------4,2MSI-----------------------12,6--------------4,7--------------7,4-------------3,2------------6,1----------7,1PSDI-----------------------1,7--------------3,2--------------2,2-------------2,5------------5,0---------12,1ba PSIUPb PSI PSDIA questi dati è possibile affiancare per, una lettura integrata dei flussi il seguente quadro dicorrelazioni.Correlazioni significative tra tendenze politiche e fattori socioecon. demogr. rel. storiciSettori---------------comuni agricoli--------comuni impiegatizi----------------------Sin.---DC----Destra—--Sin.—DC---Destraagricoltura……… -……+……..+…………+…………..-industria…………+……-……...-………….+…….-urbanesimo……...+…....-………-…………-…………...+propr. Case……...-…....+………………….-……..+pop. attiva……..............+pop > 55 anni……-…….+…………………..-……+impiegati………...+…….-…….+………………………..+(Allum 75)Si tratta di correlazioni riferibili al quadro dei risultati elettorali della circoscrizione Napoli-Caserta validi fino alla fine degli anni 60. Non abbiamo studi relativi al periodo successivo studiche potrebbero riguardare gli incroci dei dati ISTAT degli ultimi censimenti e i dati delle ultimeelezioni politiche in modo da verificare quali variazioni ha subito nellultimo cinquantennio ilrapporto tra tendenze politiche e quadro socioeconomico. È ipotizzabile comunque che lepossibili variazioni siano riscontabili nell’ambito dell’impiego e della popolazione attiva rispettoai nuovi assetti dovuti al maggioritario, dal 1993.Il quadro dei flussi elettorali nella nostra zona fino al 1992 è il seguente (P. Stanziale 1995).ALCUNI DATI ELEZIONI POLITICHE (Casera) Comune di SESSA AURUNCASESSA AURUNCA………………..1948..1953…1958…1963…1968…1972…1976…1979…1983…1987…1992 -------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------------- BLOCCO LIBERALE (P. L.I.) …………………………...1528…963….883….1549….653…..952…..174……105…..244…..110…..602
  • 11. MONARC.(P.N.M.)…………………………. 2635..2911 M. S. I…………………………….. 528….1583..1222.. 1993…1350…2235…1484…1081….1438….1015…1043REPUBBL. (P.R.I.)……………….692….369…143…………………….236…..145…...225……232…..256…300FRONTE COMUNISTA(P.C.I.) (P.D.S.) ………………….1901…2197…2733..2390…3314…2600….3643…3047…..2719….2469…1609P.S.I.(P.S. U.)S. I………………………………….417…..506…869…..914…..938…..582……677…..724……895…1019…..1473D. C………………………………..5466..5316…8174…8281….8634.. 9311…. 8621… 9102….8705.. .9979….8872Andrebbero poi ben esplicitate, per definire meglio alcune dinamiche di flussi elettorali,correlazioni socioeconomiche e spostamenti relativi ai raggruppamenti che, dopo il 1993, hannoorientato i loro consensi elettorali su Alleanza Nazionale e Forza Italia costruendone il successoelettorale. In tale ambito è possibile disegnare un quadro empirico delle dinamiche che vedrebberoindicatori quali: aspettative di liberalizzazione economica, la necessità di un certo pragmatismo,una semplificazione della politica come tale, la reazione ad una certa tradizione, un bisogno disicurezza, forme più o meno consapevoli di xenofobia... ma si tratta di un quadro ipotetico cheandrebbe verificato da una apposita e corretta ricerca .Per quanto riguarda il quadro delle elezioni politiche successive al 1993 vediamo che il consensopolitico si concentra sul centro-destra in un andamento proprio di tutta la Campania fino alleelezioni del 2001 in cui su 22 collegi uninominali n. 16 collegi sono appannaggio del centrodestra con n. 8 per Alleanza Nazionale, mentre solo Aversa e Atripalda sono dell’area PDS en. 4 (Irpinia) al P.S.U.P.Elez. Proporz.----voti------------1996 (liste amm. riparto seggi) Coll. 6 Sessa A.F. I.-------------------------------334.873P.D.S.----------------------------254.284C.C.D. C.D.U.-----------------172.599R. C.-----------------------------115.414Elezioni politiche Camera Collegio 6 Sessa Aurunca-%---------------------------1996---------------2001POLO L.------------------45,8-----------------51,4(Casa L.)ULIVO--------------------42,5-----------------36,8Elezioni senato Collegio 15 Sessa AuruncaCASA L.------------42,63 %ULIVO--------------41,24 %DI PIETRO---------2,92 %R. C.------------------3,55 %
  • 12. FIAMMA T---------2,28 %E quindi il quadro si presenta abbastanza significativo per le elezioni politiche per quantoriguarda Sessa Aurunca, ma anche per le aree limitrofe. La tendenza generalizzata a rifiutareforme di cambiamento istituzionali ed a perpetuare assetti consolidati emerge chiaramente dalcontesto dei flussi elettorali. E ciò in relazione ai processi socioculturali di cui abbiamo parlatodei punti precedenti.L’assegnazione decisa del consenso politico alla DC dal 48 al 92 indica una caratterizzazionemoderata in cui si riconosce una grandissima parte dell’elettorato locale e che ha visto spessopolitici sessani. nei quadri dirigenti provinciali. Questa situazione ha accompagnato pure uncostante pur se non discriminante trend di consensi alla destra mentre la sinistra giunge ad unmassimo di ca. il 30 % dei consensi attribuiti alla sola DC nel 1992.Successivamente, dopo il 1993, abbiamo una netta assegnazione del consenso politico alcentro-destra in generale con una marcata preferenza per la nuova destra. Nel quadrogenerale il centro-sinistra rimane distanziato da scarti che giungono al 15% nell’attuale fasenazionale con al governo il centro-destra, mentre nel governo di centro-sinistra precedente loscarto si attestava sul 3%. Completa il quadro generale elettorale l’ambito regionale in cui ilcentro-sinistra è in testa con uno scarto del 10% rispetto al centro-destra, a livello provinciale siconferma il trend positivo per il centro-destra mentre nell’ambito amministrativo locale siconferma invece il trend positivo del centro-sinistra.Riferimenti bibliograficiP. Stanziale, 1999, Omologazioni e anomalie in una realtà sociale del Mezzogiorno alle sogliedel Duemila europeo: Sessa Aurunca in provincia di Caserta, C. Zano Editore, Sessa A.(Caserta), 1999W.F. White, 1955, Street Corner Society ecc. Chicago University PressM. Weber, 1966, La politica come professione, in Il lavoro intellettuale come professione,Einaudi, TorinoJ. La Palombara, M. Weiner, 1966, Political parties and Political Development, PrincetonUniversity PressJ. La Palombara, 1964, Interest Groups in Italian Politics, Princeton University PressF. Tönnies, 1963, Comunità e Società, Comunità, MilanoG. Guadagno- D. De Masi, 1969, Trasformazioni socio-economiche e criminalità nell’areaurbana di Napoli, ciclostilato, NapoliG. Capobianco, 1987, In ricordo di Gori Lombardi, in Civiltà Aurunca n. 5, Marina di Minturno(Latina)G. Ciriello, 1987, Socialismo, ideologia e cultura del movimento operaio nel territorio aurunco,in Civiltà Aurunca n. 5, Caramanica Editore, Marina di Minturno (Latina)S. Franco, 1996, Sessa: maledizione o paradosso, Il Mensile Suessano, Sessa A. (Caserta) n. 147dicembreL. Graziano, 1974, Clientelismo e mutamenti politici, Comunità, MilanoL. Graziano, 1980, Clientelismo e sistema politico. Il caso dell’Italia, F. Angeli, MilanoH.D. Lasswell, 1975, Potere, politica e società, UTET, TorinoA. Lamberti, 25/11/1991, Repubblica,F. Compasso, 1963- 1997 - La bibliografia degli scritti di F. Compasso consta di ca. 54 volumi.Tra questi citiamo: 1971, Strategia di sviluppo della Campania, Fond. Einaudi, Roma- 1979,Mezzogiorno europeo, Lacaita, Manduria (Bari)- 1990, Territorio e cultura, progetto di sviluppointegrato dell’area minturnese nell’area aurunca, Caramanica, Marina di Minturno (Latina)-1990, Cultura e società in terra di lavoro, Sudeuropeo, CasertaN. Borrelli, 1937, Tradizione aurunche, S. T. L. Proja, RomaA. Marchegiano, 1989, Tesi Laurea Univ. Napoli e 1994, Peppuccio Romano e il suo tempo,Caramanica Editore, Marina di Minturno (Latina)A. Pannone, 1995, Sessa Aurunca prima e dopo la 2a guerra mondiale, Pubbliscoop, Sessa A.(Caserta)F. Barbagallo, 1997, Napoli fine Novecento, Einaudi, Torino
  • 13. R. Sardo, 1996, Spartacus e TAV, Lo Spettro Magazine, Aversa (Caserta)A. Gramsci, 1945, Alcuni temi della questione meridionale, Rinascita, RomaG. Salvemini, 1955, La questione meridionale (1896-1955), La Voce, TorinoE. Galli della Loggia, 1976, in L’Italia contemporanea 1945- 1975, a cura di V. Castronovo,Einaudi, TorinoE. Galli della Loggia, 1998, L’identità italiana, Il Mulino, BolognaC. Morandi, 1944, La sinistra al potere e altri saggi, Barbera, FirenzeC.M. Bravo, 1977, Critica dell’estremismo, Il Saggiatore, MilanoG. Capobianco, 1981, La costruzione del Partito Nuovo in una provincia del Sud, Coop. Ed.Sintesi, CasertaG. Monarca, 1997, Sessa dalla A alla Z, Pubbliscoop, Sessa Aurunca (Caserta)Il Mensile Suessano, Annata 1985, Sessa Aurunca (Caserta)C. Graziadei, 1945, Relazione al primo Congresso Provinciale del PCI, Caserta in 1981 G.CapobiancoG. Amendola, 1957, La democrazia nel Mezzogiorno, Ed. Riuniti, RomaP. Bufalini, 1947, Relazione al 2° Congresso provinciale del PCI, S. Maria C. V. (Caserta) in1981 G. CapobiancoP. Stanziale, 1991, Art. in Il Mensile Suessano n. 99, Sessa A. (Caserta)Critica Meridionale, 1974, (Dir. Silvio Bertocci) RomaMondo Oggi, 1980, (Dir. Antonio Tagliacozzi) Baia Domizia (Caserta)P. Stanziale, 1985, Zona aurunca/sud-pontino: l’impronta Nucleare, Gr. R.75, Sessa A. ( Caserta)P.Stanziale, A. Calenzo, E.M. Coppa, 1977, Lillusione e la Maschera, Cineforum Aurunco,Marina di Minturno (Latina)P. Guidicini, 1991, Nuovo Manuale della ricerca sociologica, F. Angeli, MilanoE. C. Banfield, 1961, Una comunità del mezzogiorno, Il Mulino, BolognaR. Benedict, 1934, Patterns of Culture, New YorkQuaderni del Sinodo 1, 1990, Sessa A. (Caserta)P. Stanziale, 1993, Giovani: valori e attitudini nell’alto casertano, in Civiltà Aurunca n. 24,Marina di Minturno (Latina)M. Volante, 1993, Brevi note storico-artistiche sulla Chiesa di Sessa Aurunca tra XI e XIXsecolo, in Lungo le tracce dell’Appia, Caramanica Editore, Marina di Minturno (Latina)G. Galasso, 1965, Mezzogiorno medievale e moderno, Einaudi, Torino.G. Galasso, 1977, Il Mezzogiorno nella storia d’Italia, Le Monnier, FirenzeG. Galasso, 1978, Passato e presente del meridionalismo, Guida, NapoliG. Galasso, 1982, L’altra Europa, Mondadori, MilanoP. Falco, 1998, Tesi Laurea, Univ. Cassino (Frosinone)F. Bevellino, 1990, Salvatore Morelli, Quad. di Civiltà Aurunca, Caramanica Editore, Marina diMinturno (Latina)R. Sardo, 1997, Nogaro, un Vescovo di frontiera, A. Guida, NapoliT. Tentori, 1960, Antropologia culturale, Universale Studium, Roma ma ancheJ. Madge, 1966, Lo sviluppo dei metodi di ricerca empirica in sociologia, Il Mulino, BolognaP.A. Allum, 1975, Potere e società a Napoli nel dopoguerra, Einaudi, TorinoP.A. Allum, 1978, La Campania: politica e potere 1945/1975, in Storia della Campania a cura diF.Barbagallo, Guida, NapoliA. Signorelli, 1984, Mezzogiorno e contadini, trent’anni di studi, Quad. I. R. S.dal Fasc. alla Res. RomaA. Gramsci, 1974, La questione meridionale, Editori Riuniti, RomaA. Gramsci, 1971, Gli intellettuali, Ed. Riuniti, RomaC. Tullio-Altan, 1986, La nostra Italia, Feltrinelli, MilanoP. Stanziale, 1985, Il mutamento sociale in una parte del territorio aurunco dagli anni ‘20 adoggi, in Civiltà Aurunca n. 2, Caramanica Editore, Marina di Minturno (Latina)B. De Giovanni, 1978, in Storia della Campania, a cura di F. Barbagallo, Guida NapoliG. Di Marco, 1995, Sessa e il suo territorio, Caramanica, Marina di Minturno (Latina)P. Giusti, 1928, Cronistoria sessana 1348-1868, A.G. La Sociale, CasertaP. Stanziale, 1998, La complessa "significanza" della Settimana Santa a Sessa Aurunca, IlMensile Suessano, Sessa A. (Caserta) n. 163, agosto.
  • 14. RICERCA SULLE VISIONE POLITICHE DEL MONDO (Sessa Aurunca) di Pasquale Stanziale (1991)Nel 1991, presso l’I. M. S. "T. Da Sessa" di Sessa Aurunca (Caserta), nel contesto delle attivitàdel Corso Integrativo organizzammo una ricerca piuttosto complessa sulle Visioni politiche delmondo nel Comune di Sessa Aurunca partendo dalla parte seconda del libro di P.A. Allum(1975). Il tema che stavamo allora trattando con gli studenti era quello di verificare se, ad oltre15 anni dalle ricerche di Allum, c’erano stati dei cambiamenti nella società sessana in quello cheGramsci definiva senso comune (Gramsci 1949 e Allum 1975)- ovvero la concezione del mondoquale si è venuta costituendo attraverso gli eventi storici, che riflette le problematiche della gentenella sua esistenza e il modo di porsi di fronte ai suoi problemi e di risolverli. Nel ‘91 ci sembravaestremamente interessante riprendere il tema suddetto in chiave, certo meno professionale,rispetto all’ampio lavoro di documentazione di Allum (che oltretutto, attraverso Verba, avevaanche intervistato persone di Sessa Aurunca tra cui Pietro L. impiegato comunale). Così partendoda una serie di indicatori quali:- l’acculturazione- la socializzazione- il rapporto con i candidati alle elezioni- le rappresentazioni dello Stato- il rapporto tra lo Stato e il territorio- le rappresentazioni della situazione politica localestrutturammo un questionario attraverso cui sarebbe stato possibile avere alcuni parametri diriferimento rispetto all’ipotesi che dagli anni ‘70 agli ‘90 non si erano verificati significativicambiamenti nelle visioni politiche del mondo nella zona in esame. La ricerca sarebbe stata utileanche per un confronto con il modello culturale che avevamo formulato a suo tempo (1977-1985)e che abbiamo delineato in precedenza.Per il campione avevamo già in mano gli elementi metodologici che ci erano serviti per l’altraricerca sul mondo giovanile (P. Stanziale 1993) ed a cui si rimanda per la parte metodologica. Sipuò comunque accennare al fatto che l’universo in questione riguardava una popolazione di ca.18000 persone (ca. 23000 persone meno ca. 5000 giovani fino a 24 anni). Le fasce di età prescelteerano quelle 25-45 e 46-65 anni. Maschi 49 % - femmine 51%. Classi sociali: 9 % borghesiamedio alta- 50 % classe media ( cl. media impiegatizia, piccola borgh. urbana, piccola borghesiaagricola)- 41 % classe operaia ( cl. operaia agricola, classe operaia). Si cercò anche di tenerconto della distribuzione sul territorio comunale degli insediamenti umani). Furono quindisomministrati ca. 700 questionari al campione in varie riprese (la gran parte prima della nuovalegge elettorale), in anni successivi ed anche attraverso volontari al di fuori della istituzionescolastica fino a che non si arrivò ad una elaborazione ed alle tabulazioni nel 1997 presso ilLiceo Scientifico Statale "E. Majorana" (attività extracurriculari relative al Laboratorio diAntropologia Culturale). Il risultato della ricerca confermò, per vari aspetti, pur in un quadro dicontraddizioni e di complessità, le ipotesi di partenza e le analisi degli anni precedenti:-un tendenziale immobilismo-un non apprezzabile indice di acculturazione- passività sociale-forme di socializzazione riportabili ancora, per vari aspetti, ad un ambito comunitario di tiporurale-svalutazione della politica come tale-fatalismo ed ineluttabilità del particolarismo-sostanziale e rassegnata accettazione dei valori dominanti.
  • 15. Ma anche la necessità di una maggiore presenza dello Stato nel territorio e di una effettiva tuteladegli interessi della gente. Con ciò indicando pure la vischiosità di un modello culturalecaratterizzato da una non precisamente delineata processualità emancipativa e la naturaletendenza generale ad adeguare alle proprie rappresentazioni le sollecitazioni del generaleprocesso di modernizzazione della società .Sessa Aurunca, marzo 2003 © by Pasquale Stanziale OMOLOGAZIONI E ANOMALIE IN UNA REALTÀ SOCIALE DEL MEZZOGIORNO ALLE SOGLIE DEL DUEMILA EUROPEO: SESSA AURUNCA IN PROVINCIA DI CASERTA C. Zano Editore Aprile 1999

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