Introduzione al situazionismo

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  • 1. Introduzione al SITUAZIONISMOAttualità e profezie ne La società dello spettacolo di Guy Deborddi Pasquale Stanziale Il 68: LA VITTORIA SARÀ DI CHI AVRA SAPUTO PROVOCARE IL DISORDINE SENZA AMARLO1 Una lucida critica del capitalismo degli anni 60 e la profezia di una alienazione totalizzante e pervasiva sonodistintamente articolate nelle analisi dei SITUAZIONISTI, movimento nato verso la metà degli anni cinquanta,sviluppatosi tra alterne vicende in Europa- ma avente come centro Parigi- nel periodo 1958- 1969, e dissoltosi nelpopolo successivamente. Le tesi dei situazionisti, dopo rimozioni, translazioni strumentali e banalizzazioni, sono state, negli ultimi tempi,opportunamente e giustamente richiamate (1) nella necessaria possibilità di ri-dare loro il riscontro filosofico esociologico che le spetta, unitamente allaffermazione della loro attualità profetica ed esplicativa in un panoramasocio-politico quale e quello europeo- e italiano, in particolare, degli anni novanta- di capitalismo integrato in via diulteriore consolidamento. I situazionisti hanno dato un notevole contributo alla critica del capitalismo contemporaneo attraverso analisiarticolate e puntuali sulle pagine di quella rivista dalla copertina metallica colorata che si titolavaINTERNAZIONALE SITUATIONNISTE, una rivista parigina che autorizzava a tradurre, adattare e divulgare isuoi testi liberamente e senza alcun copyright. Allalienazione nella società contemporanea, alla vita quotidiana, alle forme contemporanee dellurbanismo, a questi ead altri temi sono dedicate molte tesi che prendono in esame gli aspetti concreti di queste realtà di dominio. Dallacomunicazione colonizzata, al ruolo di Godard, allimballaggio del tempo libero, alle forme di separazione sociale:tutto ciò viene denunciato con sistematicità e con una notevole violenza critica . In particolare il concetto di alienazioneviene trasversalmente ad emergere come categoria centrale pertinente, nelle sue varie forme, allaffermato dominiospettacolare e reificante in cui si colloca il soggetto. Vi è - nel n. 10 dellI.S. (2)- un richiamo proprio al concetto dialienazione in occasione di un articolo di J. M. Domenach, uscito nella rivista Esprit, nel 65, in cui si cercava diliquidare il concetto di alienazione. Domenach imputava al concetto di alienazione di essere "confuso, di essereutilizzato abusivamente, di essere svalutato storicamente, di dar luogo a formule sorpassate e vaghe." (3).Isituazionisti, con il loro stile di scrittura veemente e brillante, mettono, prima, criticamente in discussione ilbackground cristiano-gauchiste di Domenach e poi fanno notare che in una società materialmente divisa labolizionedi concetti e di parole è funzionale solo al rafforzamento del dominio di determinate forze. I situazionisti, controDomenach, fanno rilevare che linvito di questi a "sy re-signer", a rassegnarsi, a dimenticare lalienazione- ed asostituire questo concetto con quello preciso di exploitation, sfruttamento- nasce dal fatto che lalienazione-concetto dorigine filosofica- in relazione allevoluzione capitalistica, È NELLA REALTÀ DI TUTTE LE OREDELLA VITA QUOTIDIANA e quindi, come una realtà garantita da unordine superiore, va accettata "nel nouveaudecor de lepoque." (4). E la requisitoria situazionista contro Domenach si conclude con queste parole : "Certo, in unasocietà che ha bisogno di produrre una sotto-cultura di massa e di far capire i suoi pseudo-intellettualispettacolarizzati, molti termini debbono essere volgarizzati velocemente. Ma per la stessa ragione le paroleperfettamente semplici e chiarificatrici hanno tendenza a sparire... I Domenach, essendo essi stessi dei servitoridello spettacolo culturale del potere, che vuole usare velocemente e recuperare a suo modo i termini, i più bruciantidel pensiero critico moderno, non vogliono mai ammettere che i concetti più importanti e più veri dellepoca sonoprecisamente misurati sulla più grande confusione e sui peggiori controsensi: alienazione, dialettica o comunismo. Iconcetti vitali DI VOLTA IN VOLTA vengono usati nel modo più vero come nel modo più falso, con unamoltitudine di confusioni intermedie, perché la lotta della realtà critica e dello spettacolo apologetico conduce aduna lotta sulle parole, lotta tanto più aspra quanto più di centrale importanza. Non è la purga autoritaria, ÈLA COERENZA DEL SUO IMPIEGO, NELLA TEORIA E NELLA VITA PRATICA, CHE RIVELA LA VERITÀ DIUN CONCETTO. LALIENAZIONE PORTA A TUTTO A CONDIZIONE DI USCIRNE." (5). Affermazioni queste abbastanza condivisibili e attuali, come abbastanza attuali, del resto rimangono , comevedremo, le altre analisi situazioniste.2 Il retroterra filosofico dei situazionisti è stato oggetto di varie individuazioni (6), in ogni caso si può dire chelesperienza situazionista viene ad una originale maturazione storica in un crocevia ove si intersecano il giovane Marx
  • 2. (di là da ogni sua burocratizzazione allEst come allOvest, tiene a precisare R. Vaneigem) (7), Lukacs di Storia ecoscienza di classe, indirettamente la psicanalisi freudiana, Lenin, ma soprattutto la fenomenologia hegeliana eFeuerbach. Tutto su uno sfondo di analisi politiche giocato da Marx ad Abendroth a Sweezy. E non menoimportanti sono le ascendenze lettriste. I testi dei situazionisti sono articolati per tesi in uno stile "ispirato a modelli barocchi" (8) ed abbastanzaincisivo, come è possibile rilevare da alcuni passi che estrapoliamo qui di seguito. "Il linguaggio resta ancora la mediazione necessaria per la presa di coscienza dellalienazione (Hegeldirebbe: lalienazione necessaria), lo strumento della teoria radicale... E primordiale dunque che noiforgiamo un nostro proprio linguaggio, il linguaggio della vita reale, contro il linguaggio ideologico del potere,luogo di giustificazione di tutte le categorie del vecchio mondo. .. Il nostro dizionario sarà una sorta di griglia conla quale si potrà decrittare le informazioni e lacerare il velo ideologico che copre la realtà." (9) "La decomposizione dei valori e dellantica comunicazione unilaterale artistica (nelle arti plastiche come neivari aspetti del linguaggio) accompagna ciò che viene chiamata vagamente "crisi della comunicazione" nellasocietà e che rappresenta, nello stesso tempo, la concentrazione monopolistica della comunicazione unilaterale(di cui i mass- media non sono che unespressione tecnica) e la dissoluzione di tutti i valori comuni e comunicabili,dissoluzione che è prodotta dalla vittoria (annichilatrice) che ha riportato sul terreno delleconomia il valore discambio contro il valore duso." (10). "E impossibile sbarazzarsi di un mondo senza sbarazzarsi del linguaggio che lo garantisce e lo nasconde, senzamettere a nudo la sua verità." (11) "Le banalità, per ciò che nascondono, lavorano per lorganizzazione dominante della vita." (12) "Il potere vive della nostra impotenza a vivere mantenendo scissioni e separazioni moltiplicate indefinitamente."(13) "Il declino del pensiero radicale accresce considerevolmente il potere delle parole, le parole del potere. ILPOTERE NON CREA NIENTE, RECUPERA. Le parole forgiate dalla critica rivoluzionaria sono come le armi deipartigiani, abbandonate su un campo di battaglia: esse passano alla controrivoluzione; e come iprigionieri di guerra, esse sono sottomesse al regime dei lavori forzati... Gli ideologi, cani da guardia dellospettacolo dominante.. fanno si che i concetti più corrosivi siano svuotati dei loro contenuti, rimessi incircolazione al servizio dellalienazione.. essi diventano slogans pubblicitari." (14). "La società che ha realizzato loptimum della separazione tra gli uomini e le loro attività, e tra gli uomini e lorostessi, distribuisce loro unilateralmente le immagini del loro proprio mondo come informazioni monopolizzate delpotere economico statale... Si tratta di sperimentare la costruzione positiva della realtà dellesistenza individualecome esecuzione dellinformazione esistente. Gli individui debbono accettare di "riconoscersi" in loro stessi, e nelleloro relazioni con gli altri, secondo la fatalità di un codice presentato come libero ed obiettivo. Ma iprogrammatori debbono essere loro stessi programmati. I criteri che ispirano i loro questionari sono gli stessiche hanno creato dappertutto le separazioni. Se ognuno cerca laltro per scoprire in questo rapportolesteriorizzazione della sua realtà propria, il preservativo del calcolo elettronico garantisce la scopertareciproca DELLA STESSA MENZOGNA" (15).3 E in effetti quasi tutte le tesi situazioniste rappresentano una serrata critica dellesistente attraverso una tessiturastringente, principalmente, del concetto di alienazione. Rendere conto del lavoro dei situazionisti in senso generale,per il loro peso nella filosofia e nella politica contemporanee è impresa ardua ed è auspicabile che qualcuno prendaliniziativa in proposito in modo organico e non frammentario. Per quanto ci riguarda ci occuperemo delle analisi di GUY E DEBORD (molto abusate e banalizzate), anche se nonè possibile, nellambito del situazionismo, prescindere da scritti abbastanza rilevanti quali quelli, citiamo tra gli altri, diVaneigem, Rothe, di Frey, di Khayati, di Viénet, di Kotànyi. Il motivo di fondo del lavoro critico di Debord e quello dello smascheramento duna strategia di potere diffusoche, mentre da una parte, ha bisogno di una umanità alienata e divisa per la propria perpetuazione, dallaltra trovauna forma di consolidamento e di autoreferenzialità nelladombrare una unita fittizia dellessere nelloSPETTACOLO, attuando limmaginario nello spettacolo. La società dello spettacolo di Debord (Parigi, 1967), con i relativi Commentari del 1988, è senza alcuna ombradi dubbio, un classico della filosofia contemporanea, di capitale valore pedagogico, regolarmente ignorato, o amalapena accennato, nella manualistica filosofica italiana.
  • 3. Articolato in nove sezioni consta di 221 tesi attraverso le quali si sostanzia un percorso critico che, partendo dallariduzione del vissuto a rappresentazione, ad una spettacolarità totalizzante, apre ad una visione divirtualità generalizzata in cui è ben riscontrabile LA MORTE DELLA REALTÁ come compimento di unaalienazione che, certo rappresenta il portato dello stadio attuale del capitalismo egemone. Va pure sottolineato che taleesito tende anche a coincidere con analisi presenti , nello stesso periodo, in ambito lacaniano e foucaultiano. Ma cerchiamo di seguire le tesi di Debord ponendone in evidenza alcuni punti fondamentali. -La vita sociale è divenuta un immenso accumulo di spettacoli. Il vissuto è diventato rappresentazione.Lo spettacolo è rapporto sociale per immagini. Lo spettacolo è un MODELLO della vita sociale, di cuiforma e contenuto giustificano i fini del sistema esistente. Lo spettacolo unifica ciò che e divisione sociale. Si instaura una doppia alienazione: LO SPETTACOLO DIVIENE REALE E LA REALTA SI INSTAURA NELLOSPETTACOLO. In questa alienazione generalizzata IL VERO E UN MOMENTO DEL FALSO. E la vittoriadellAPPARENZA che nega la vita quando questa si visualizza. Lo spettacolo ha un carattere tautologico e positivo. Lo spettacolo non ha altro scopo che la propria affermazione.Lo spettacolo mostra la subordinazione degli uomini alleconomia.LA PRIMA DEGRADAZIONE : DALLESSERE ALLAVERE . Ciò in corrispondenza della PRIMA FASE DELDOMINIO DELLECONOMIA SULLA VITA SOCIALE.LA DEGRADAZIONE ATTUALE: DALLAVERE AL SEMBRARE. Ciò per loccupazione della vita sociale da partedellaccumulazione economica (viene a configurarsi, cosi, una processualità storica dellalienazione).Sembrare è, in effetti, NON-ESSERE. Più non-si-è più è accettabile lapparire. Lo spettacolo è la scissione prodotta DEFINITIVAMENTE allinterno delluomo. Lo spettacolo è il cattivo sognodella società moderna. Nello spettacolo si esprime il PERMESSO, non il POSSIBILE. Lalienazione nella società spettacolarizzata comporta una sclerotizzazione del vissuto a vantaggio dellacontemplazione delloggetto. La crescita delleconomia è la crescita dellalienazione nello spettacolo. (Tesi 1, 34) (16) Il principio del feticismo della merce produce il dominio della società per mezzo di "cose sovrasensibili comeanche sensibili". Lo spettacolo è il momento in cui la merce ha OCCUPATO TOTALMENTE la vita sociale . Cè unUMANESIMO DELLA MERCE che prende in carico " il tempo libero e lumanità". Il valore di scambio ha vinto la sua guerra rispetto al valore duso, e divenuto il condottiero del valore duso. Il consumatore reale è consumatore dillusioni in quanto consumatore di merci che ha la sua propriamanifestazione nello spettacolo. Lo spettacolo corrisponde allaltra faccia del denaro ed equivale, in astratto, a tutte le merci. La coscienza del desiderio e il desiderio della coscienza sono ciò che negano la società dello spettacolo dove lamerce contempla se stessa in un mondo creato da essa stessa. (Tesi 35, 53) (17) Hegel, interpretando la trasformazione del mondo, diviene il più alto punto filosofico della filosofia: vuolecomprendere il mondo che si fa da sé. La società burocratica totalitaria vive in un presente perpetuo, dove tutto quello che è avvenuto esiste soltantoper essa... Non è possibile combattere lalienazione sotto forme alienate. (Tesi 54, 124) (18) Il tempo ciclico è in se stesso tempo senza conflitto. La vittoria della borghesia è la vittoria del tempo "profondamente storico" dato che è il tempo dellaproduzione economica che trasforma permanentemente la società. Il trionfo del tempo irreversibile è anche la sua metamorfosi in "tempi di cose" perché ciò che ha vinto è laproduzione in serie degli oggetti secondo le leggi del mercato. Il tempo irreversibile produttivo è anzitutto la misura di tutte le merci. (Tesi 125, 147) (19) Il tempo pseudo-ciclico non è che il "travestimento consumabile" del tempo merce della produzione. Il capitalismo concentrato si orienta verso la vendita di blocchi di tempo organizzati, ognuno di essi costituendouna sola merce unificata che ha integrato altre merci. Questepoca che si presenta come offerta di varie festività è, al contrario, unepoca senza festa. Il momentopartecipativo comunitario è impensabile in una società senza comunità e senza partecipazione. Lo spettacolo è la falsa coscienza del tempo come paralisi della storia e della memoria. Il tempo, come necessaria alienazione hegeliana è la dimensione in cui il soggetto diventa altro per diventarela verità di se stesso. Lalienazione dominante, invece è quella che impone al soggetto un "presente estraneo". Cè poi
  • 4. un alienazione spaziale che riguarda il soggetto e la sua attività, con un tempo sottrattogli. Cè unaalienazione "vivente" che viene sormontata da quella sociale. (Tesi 147, 164) (20) Questa società ha soppresso la distanza geografica ma ha raccolto la distanza interiormente, comedivisione spettacolare. La circolazione umana come sottoprodotto della circolazione mercantile si realizza principalmente come accessoal banale. La geografia umana rispecchia la geografia delle espropriazioni sociali. (Tesi 165, 179) (21) Linnovazione nella cultura non può essere portata che dal movimento storico totale che, attraverso la coscienzadella propria totalità, tende al superamento dei propri presupposti culturali, e va verso la soppressione di ognidivisione. La cultura proviene dalla storia, essa è lintelligenza e la comunicazione sensibile, rimaste parziali in unasocietà parzialmente storica. Il teatro e la festa, la festa teatrale, sono i momenti dominanti della realizzazione barocca, in cui ogniespressione non acquista il suo senso se non nel suo riferirsi alla decorazione di un luogo costruito, ad unacostruzione che deve essere per se stessa il centro dellunificazione, questo centro è il "passaggio", che èiscritto come un equilibrio minacciato nel disordine dinamico del tutto. La teoria critica deve "comunicarsi" nel suo proprio linguaggio che deve essere dialettico nella forma enel contenuto. Esso non è un "grado zero" della scrittura ma il suo rovesciamento. Non una negazione dello stile malo stile della negazione. Le idee migliorano. Il senso delle parole vi partecipa. Il plagio è necessario. Il progresso lo implica.Elogio e necessita del "détournement" ( storno di elementi estetici prefabbricati, inserimenti, ricombinatoriasignificante) come strumento anti-ideologico. (Tesi 180, 211) (22) Lideologia è la base del pensiero di una società di classi, nel corso conflittuale della storia. Lo spettacolo è lideologia per eccellenza perché in esso si manifesta lessenza di tutto il sistema ideologico,lasservimento e la negazione della vita reale. Ecco ciò che è imposto ad ogni ora della vita quotidiana sottomessa allo spettacolo: unorganizzazionesistematica della "mancanza della facolta di incontro" e la sua sostituzione con un "fatto allucinatorio sociale";ciò che costituisce la falsa coscienza dellincontro, "lillusione dellincontro". "Nei quadri clinici della schizofrenia- dice Gabel- decadenza della dialettica della totalità (assieme, qualeforma estrema, alla dissociazione) e decadenza della dialettica del divenire (assieme, quale forma estrema, allacatatonia) sembrano ben solidali." Colui che subisce passivamente la sua sorte quotidianamente estranea viene dunque spinto verso la follia.. Ilbisogno di imitazione che prova il consumatore e precisamente il bisogno infantile, condizionato da tutti gliaspetti del suo spossessamento fondamentale. Emanciparsi dalle basi materiali della verità rovesciata, ecco in checosa consiste lautoemancipazione del nostro tempo. (Tesi 212, 221) (23) Scritto nel 1967, il libro di Debord pur ponendosi in parallelo, per alcuni accenni, al lavoro di Deleuze eGuattari, sembra non tener molto in conto le analisi lacaniane relativamente al soggetto, ciò che viene ad imporsicon una chiara radicalità nelle tesi debordiane. Il fatto è che, in effetti, i situazionisti non vedono di buon occhio lescienze delluomo, considerate come persecutorie rispetto al soggetto. Inoltre lalienazione viene intesa come dimensione di massa e la sua denuncia si articola avendo tra i punti dipartenza lalienazione hegeliana. E il punto darrivo di Debord è una teoria critica che, come fatto osservare, non e molto lontano dallorizzonteadorniano (24)- e che cerca di strutturare una rinnovata dialettica tra informazione e comunicazione (25) in ununiverso di mercificazione spettacolarizzata in cui la SIMULAZIONE tende a decretare la fine della realtà. Non e possibile trascurare il valore profetico delle tesi debordiane per quanto riguarda IL DOMINIOTELEVISIVO e per quanto riguarda LE TECNOLOGIE INFORMATICHE DELLA SIMULAZIONE A taleproposito i Commentari di Debord del 1988 ci forniscono ulteriori chiavi di lettura della realtà contemporanea (26). Anche i Commentari si articolano in Tesi (I, XXXIII) e, partendo dalla Società dello spettacolo riprendonole analisi dellalienazione di massa per arrivare a far emergere gli aspetti più inquietanti della "DEMOCRAZIASPETTACOLARE"; molti sono i riferimenti allItalia per ciò che riguarda i Servizi Segreti, la Mafia e la P2. Cerchiamo di seguire, ancora una volta schematicamente, il discorso dei Commentari.-Esiste un ben preciso rapporto tra lessenza dello spettacolo moderno, leconomia mercantile autocratica e lenuove tecniche di governo.
  • 5. Lo spettacolo consolida la sua potenza, influenza ed intensifica i cambiamenti dei modi di vivere. Icambiamenti avvengono e sono accolti come "naturali". Di ciò che esiste non bisogna parlarne. Si assiste alla spettacolarizzazione di molteplici aspetti della vita sociale: politica-spettacolo, giustizia-spettacoloscienza-spettacolo, cultura ridotta a spettacolo, filosofia-spettacolo.. Lo spettacolo e ormai leggibile a tre livelli: SPETTACOLO CONCENTRATO ( per i suoi aspetti come potere di strutturazione), SPETTACOLO DIFFUSO (globalizzazione mass-mediale), SPETTACOLO INTEGRATO (integrato nella realtà verso una indistinguibilità saturata). Ciò che caratterizza la DEMOCRAZIA SPETTACOLARE è: IL RINNOVAMENTO TECNOLOGICO, LA FUSIONE ECONOMICO/STATALE (concentrazioni ed alleanze di potere economico/politico/mediale), IL SEGRETO GENERALIZZATO (invisibilità strutturale dei sistemi di controllo ecc.), IL FALSO INDISCUTIBILE ( è una fase successiva al fatto che IL VERO È UN MOMENTO DEL FALSO, laccettazione strumentalmente consapevolizzata, la scomparsa dellopinionepubblica), UN ETERNO PRESENTE (affermazione di una temporalità artificiale). Viene ad emergere dunque un disegno di controllo totale anche avvalorato da alcuni fatti: non si può discutere laLOGICA DELLA MERCE, la scomparsa della dialettica storica e della storia come riferimento, lo scandalo cherientra in una logica di integrazione, il sistema che, creando da sé i propri nemici, tende a spostare i giudizi suquesti e non sui risultati della sua azione. Ipostatizzazione dellimmagine ed unidimensionalità dei messaggi. Impoverimento costretto ad integrarsi in unordine di discorso e ad un linguaggio che nasce dallo spettacolo, lunico che gli è ormai familiare. La droga aiutaquesto ordine di cose, la pazzia aiuta a fuggirlo. Ecco il villaggio globale spettacolare in una omologazione uniforme di valori, di fatti, di segni. Il predominio delleconomia si esercita anche rispetto alla scienza a cui viene assegnato un compito giustificatorio.La scienza tende a diventare scienza della giustificazione perché diretta in modo spettacolare. E il dominio della disinformazione. Il segreto, è parte importante e strategica della democrazia spettacolare, ciòvale per la "sicurezza", per le manovre di potere, per le informazioni importanti. Segreto e segreto del dominio. Si afferma il regno della sorveglianza-disinformazione, ma non contro il potere ma a suo favore. Larte e morta perché soppiantata dal dominio di una diffusa artisticità banalizzante ed essenzialmente inautentica. (Tesi I, XXXIII) (27) I Commentari si chiudono con accenti pessimistici non dissimili da quelli dei francofortesi. Agamben notacome " ..il fatto più inquietante dei libri di Debord è la puntualità con cui la storia sembra essersi impegnata averificarne le analisi.." (28). Ed in effetti al capitalismo vincente corrisponde il consolidamento in atto della democrazia spettacolaredebordiana con forme di alienazione di massa sempre più compiute. Di contro il rifiuto delle identificazioni,delle aggregazioni di uomini che non si presentano con una identità ben definita- e caratterizzante- sembra ciò che, inuna forma di disalienazione, può costringere la democrazia spettacolare a tradire la sua vocazione autoritaria difondo (29).BIBLIOGRAFIA(1) AA VV, I Situazionisti, manifestolibri, Roma 1993(2) INTERNATIONALE SITUATIONNISTE, 10, 1966(3) J.M.DOMENACH, Pour finir avec lalienation, Esprit,12,1965(4) INTERNATIONALE S. cit.(5) INTERNATIONALE S. cit. Domenach contre lalienation(6) LESPRESSO, 24.3.1968(7) R. VANEIGEM, Banalità di base, tr. it. De Donato, Bari 1969(8) A. ILLUMINATI, Cospirazioni irriverenti, il manifesto, 30.5.94(9) M. KHAYATI, Les mots captifs, INT.SIT. n.8(10) INTERNATIONALE S. cit. De lalienation, decomposition et recuperation(11) M. KHAYATI, Les mots cit.(12) M. KHAYATY, Les mot cit.(13) T. FREY, Perspectives pour une generation. INT. SIT. cit.(14) M. KHAYATI, Les mots cit. e(15) INTERNATIONALE S. cit. De lalienation cit.(16) G. E. DEBORD, La divisione perfetta, in La société du spectacle,Gallimard, Paris 1992 tr. it. De Donato, Bari 1968G. E. DEBORD, Commentari sulla Società dello spettacolo,
  • 6. in La società dello spettacolo, tr. it. Sugarco, Milano 1990(17) G. E. DEBORD, La merce come spettacolo, in La société cit.(18) G. E. DEBORD, Il proletariato come soggetto e comerappresentazione, in La société cit.(19) G. E. DEBORD, Tempo e storia, in La société cit.(20) G. E. DEBORD, Il tempo spettacolare, in La société cit.(21) G. E. DEBORD, La disposizione del territorio, in La société cit.(22) G. E. DEBORD, La negazione e il consumo della cultura,in La société cit.(23) G. E. DEBORD, Lideologia materializzata, in La société cit.(24) A. JAPPE, Debord, tr. it. Tracce, Pescara 1993(25) A. ILLUMINATI, art cit.(26) G. E. DEBORD, Commentari cit.(27) G. E. DEBORD, Commentari cit.(28) G. AGAMBEN, Glosse in margine ai Commentari cit.(29) G. AGAMBEN, Glosse cit. G. AGAMBEN, Violenza e speranza dellultimo spettacolo, ne I Situazionisti, manifestolibri, Roma 1991© by Pasquale Stanzialeda SITUAZIONISMO- Massari Editore Bolsena (VT) 1995