Linee Guida 2009 Candidatura Carlo Dominici

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    Linee Guida 2009 Candidatura Carlo Dominici - Presentation Transcript

    1. LINEE GUIDA PER IL GOVERNO DELLA FACOLTA’ NEL TRIENIO 2009/2012 Proporsi per un ulteriore mandato comporta presentare una, anche breve, disamina dei fatti, degli eventi e delle realizzazioni che hanno caratterizzato il triennio di mandato. Devo, innanzitutto, rivolgere un sentito ringraziamento al collega prof. Salvatore Piraino, da me voluto come direttore del centro servizi; senza la sua collaborazione assidua, solerte e qualificata non sarebbe stato possibile attingere i livelli di servizio ed i risultati organizzativi attuali. La sua opera si è rilevata indispensabile in un momento di profondo cambiamento della università avvenuto in presenza di drastiche limitazioni delle risorse. Al collega Piraino la mia gratitudine ed il mio affetto. Il progetto di un centro servizi con gestione autonoma è di chi mi ha preceduto, io lo ho attuato e ne ho difeso con determinazione e tenacia l’autonomia. Nelle “linee guida per il governo della Facoltà nel triennio 2006/2009” dicevo: “questo evento elettorale può essere il banco di prova della condivisione di idee, di progetti e l’occasione per correggere errori, modificare tendenze che si muovono in direzioni, nella sostanza poco condivise o percepite come negative. Abbiamo le capacità per confrontare, con passione: analisi, valutazioni, progetti ed aspettative, e le competenze per disegnare un modello di sviluppo in cui convergano la condivisione più ampia possibile, ed il rigore di scelte coerenti con il nostro desiderio di appartenere ad un sistema di alta formazione e di ricerca.” 1
    2. Questo affermavo e questo ribadisco deve essere attuato. Dobbiamo saper cogliere l’opportunità di una riforma che è un’occasione per elevare la formazione e la ricerca della Facoltà. La nostra Facoltà ha una struttura estremamente complessa, le cui diverse articolazioni richiedono attenzioni specifiche e strategie particolari. Bisognerà condividere obiettivi generali per poter attuare interventi specifici che possano far emergere tutte le nostre potenzialità in un contesto socio-economico che ci attende. Con il consenso del Consiglio di Facoltà ho guidato l’attuazione della riforma ed il cambiamento in senso non supino rispetto allo spirito delle riforme in atto e degli indirizzi che l’ateneo avrebbe voluto dare. In conformità a quanto indicato nelle linee guida per lo scorso triennio, ho proposto al Consiglio di Facoltà, che ha approvato, il numero programmato per i corsi di laurea e ciò allo scopo di ostacolare la prospettiva di trasformare la facoltà in istituzione che svolge esclusivamente didattica. Vorrei fosse ridato ai ricercatori lo stimolo, l’ambizione ed il tempo di impegnarsi nella ricerca. I concorsi universitari necessitano di elevata qualificazione delle pubblicazioni; il sistema intero delle risorse ruota attorno alla qualificazione della ricerca. Anche per questo si è provveduto a trasformare gli Annali della Facoltà in rivista sottoposta a referee anonimo, consentendo così ai lavori dei ricercatori di assumere il necessario titolo per essere valutati nei concorsi e per attrarre risorse per la ricerca. La politica dei numeri programmati è talvolta imposta dalle risorse disponibili perché possano germogliare nuove idee, accendersi nuove attenzioni, attivarsi nuove linee di 2
    3. ricerca che ci tengano al passo con l’evolversi dell’universo scientifico e con le esigenze della società e del lavoro. E’ grave offrire prospettive, senza avere la possibilità di corrispondere alle aspettative ed alimentare aspettative irraggiungibili. In questo senso, si è proposto di ricondurre, l’offerta didattica, nei limiti di accesso massimi consentiti per legge per i singoli corsi di laurea, al di là dei quali è necessario il raddoppio dei corsi di laurea e, quindi, il possesso delle necessarie risorse di docenza. Queste sono le effettive possibilità della Facoltà in un momento di carenza di risorse. Dall’interno e dall’esterno, si tende a caricare di responsabilità didattiche la nostra Facoltà comprimendo le possibilità di sviluppo della ricerca. L’impegno medio annuo effettivo del docente, nei nostri corsi di laurea, raggiunge gli 11,5 CFU; la percentuale annua di laureati nei tempi previsti oscilla dallo 0% all’1,5% con un massimo del 2,30%. Nelle “specialistiche” il numero medio annuo di CFU per studente, varia dall’11,2% della gran parte dei corsi al 42,8% per il corso di Statistica. La percentuale annua di laureati, nei tempi previsti, varia dallo 0% di Statistica al 33,3% di Economia e Amministrazione Aziendale. Questo quadro pone la Facoltà agli ultimi posti negli indici di efficacia della didattica, penalizzando anche l’Ateneo nell’acquisizione delle risorse (FFO). E’ certo che su di un numero più contenuto di studenti potrà essere profuso un maggior impegno e una migliore organizzazione ed efficacia della didattica allo scopo di modificare profondamente la situazione in atto. Sono convinto che gli studenti universitari, soggetti attivi, non passivi assorbitori di nozioni e schemi, siano portatori di ricchezza intellettuale e insieme ad essi si potrà 3
    4. progredire culturalmente e scientificamente, ma ciò sarà possibile se la qualità della offerta e della ricerca scientifica siano adeguate alle esigenze. Questo significa fare ogni sforzo per proiettare gli studenti verso una dimensione europea sottraendoli alle dimensioni provinciali, periferiche chiuse ed estraniate dal contesto evolutivo della cultura europea e mondiale. L’urgenza delle riforme ha impedito di realizzare ciò che ci eravamo proposti: “rafforzare il sistema di relazioni esterne con la stipula di accordi ed elaborando programmi in comune con le istituzioni, programmando percorsi didattici in collaborazione con le organizzazioni di rappresentanza delle imprese e delle istituzioni”. Non avendo definito la propria offerta era assai difficile prospettare attività comuni che si sarebbe potuto non onorare. La collaborazione con le istituzioni potrebbe peraltro rendere attivabili contratti per ricercatori a tempo determinato che, in assenza di altre risorse appaiono essere utile obiettivo. Rinnovo la convinzione che l’utopia sia quella di costruire un modello di facoltà capace di riflettere su se stessa, di rivedere criticamente i suoi obiettivi in funzione delle sue analisi e delle sue verifiche e dare a tutti condizioni tali da consentire il lavoro, lo studio, l’insegnamento e la ricerca assecondando le potenzialità di ciascuno le inclinazioni, le attitudini e le curiosità. La nostra facoltà deve mantenere il suo carattere interdisciplinare e deve porre in essere le azioni e mettere a disposizione le risorse perché tutti i settori possano svilupparsi. 4
    5. Ancora una volta affermo che la nostra facoltà possiede ataviche e radicate caratteristiche generalistiche e vede al suo interno coltivate aree scientifiche assai diverse tra loro, estese a vasti ambiti della conoscenza. Abbiamo il dovere quello di non sprecare l’occasione di una vera radicale riforma della facoltà. Questo dovere abbiamo nei confronti degli studenti e dei giovani ricercatori. Non possiamo difendere vecchi modelli culturali e di insegnamento per pigrizia o per paura dei cambiamenti inevitabilmente più faticosi della gestione dell’esistente. E’ immanente la cultura gattopardesca che coltiva la speranza che si possa assorbire la novità delle riforme e ripartire dai vecchi valori con le stesse regole di prima. Non ci si vuole accorgere che la società sta cambiando gli interessi ed i valori; l’università è la struttura elettiva per cogliere e orientare il cambiamento delle nuove generazioni. Verso i giovani ricercatori e studenti che, stanno preparando il loro futuro, abbiamo il dovere di non sprecare l’occasione della riforma non assecondando il cambiamento. L’università non sarà più la stessa; non potremo sbagliare nell’interpretare i nuovi contenuti ed i nuovi equilibri. E’ necessario richiedere a tutti gli operatori di tener conto, nelle rispettive aree di interesse, della necessità di indirizzare l’attività didattica e scientifica verso settori applicativi specifici, allo scopo di misurarsi con i problemi concreti. Il corretto equilibrio fra le tendenze generalistiche e quelle applicate potrebbe costituire l’approccio scientifico e metodologico vincente in un momento di profonda trasformazione dell’università. 5
    6. E’ indispensabile che ciascuno di noi senta la responsabilità di favorire il rapporto con il “mondo esterno”, che ciascuno di noi cerchi di inserire la propria attività in contesti più ampi ed esamini con ottiche aggiornate e approfondite il proprio operare. Sono certamente convinto che abbiamo ancora molto da sviluppare, da esplorare per quanto riguarda il rapporto con l’ambiente esterno e nel contatto con gli studenti. Il DM 270/04 introduce significative innovazioni alla preesistente riforma; innovazioni tendenti ad elevare il livello della didattica ed impone una separazione del percorso biennale della laurea magistrale da quello della laurea triennale. Primi nell’Ateno, abbiamo progettato la riforma già per l’anno accademico 2008-2009. L’assenza di un regolamento generale di Ateneo, previsto dalla legge, ma anche il comprensibile imbarazzo delle altre Facoltà, hanno indotto il Senato Accademico a suggerirci, pur approvando il nostro operato, di rinviarne di un anno l’attuazione. La riforma è ormai compiutamente in vigore. In questa occasione, si è iniziata una profonda revisione dei corsi di laurea che dovrà continuare ad essere approfondita anche il prossimo anno. L’attuazione della riforma ha costituito un momento importante per porre rimedio ad alcune gravi incongruenze delle lauree triennali. E’ stato così possibile risolvere l’annosa questione del numero eccessivamente elevato di esami previsti. Si sono rivisitati i corsi di laurea adottando requisiti severi per l’attivazione degli stessi. Si impone, quindi, l’adozione di misure che mettano i corsi di laurea attivati in grado di far fronte alle esigenze di numeri e tipologie di competenze, imposte dalla natura specifica dei corsi. 6
    7. I corsi di laurea attivati dalla Facoltà presentano squilibri sia interni al corso, che relativi rispetto ad altri corsi di laurea. Bisognerà, quindi, attuare un processo di perequazione delle risorse tra le aree didattiche e di ricerca. E’ necessario che le aree scoperte, alle quali si riconosca, nell’ambito del corso di laurea o del dipartimento, la centralità culturale o l’indispensabilità didattica, ricevano specifica attenzione e possano beneficiare di adeguate risorse ed interventi aggiuntivi e perequativi. Questo è anche l’indirizzo dell’Ateneo più volte affermato dal Magnifico Rettore. Alla maggiore attenzione, da dedicare alle aree dove maggiore è la carenza di docenza, bisognerà associare una politica che indirizzi le risorse, che si vanno rendendo disponibili, verso l’adeguamento del numero di docenti afferenti alle diverse fasce ed altresì attuare interventi mirati a risolvere, ove possibile, situazioni di particolare carenza della docenza. In questa prospettiva, ho proposto al Consiglio di Facoltà, che ha approvato, il bando per la copertura di un posto di seconda fascia in Diritto Tributario e di un posto di ricercatore in Diritto Pubblico Comparato, attivando la procedura di mobilità interfacoltà di cui all’art. 9 del regolamento di Ateneo. Rimane ancora da rivisitare ed adattare il contenuto dei programmi che, talvolta, appare non in linea con il contenuto della riforma. L’Università deve dare competenze e non titoli di studio “vuoti”. Il rapporto con il contesto istituzionale e produttivo, impone un rapporto con le parti sociali nel percorso di progettazione dei curricula delle lauree triennali e magistrali e nello svolgimento delle attività di tirocinio. 7
    8. Bisognerà promuovere l’attenzione verso l’offerta formativa della Facoltà e verso le attese legittime che ciò genera, sopratutto negli studenti, in ordine al miglioramento delle condizioni di accesso dei laureati nel mercato del lavoro. E’ ancora da attuare, insomma, una trasformazione radicale del ruolo della Facoltà nei rapporti con il cotesto produttivo istituzionale esterno. La nostra Facoltà, per la natura delle competenze che produce e trasmette, per le aree di ricerca applicata che le sono proprie, è chiamata a svolgere un ruolo cruciale nello sviluppo del territorio in cui opera. Non si tratta semplicemente di raccogliere e poi assecondare richieste prima disattese, né al contrario d’imporre modelli formativi e strategie non verificate puntualmente sul campo. Si tratta, piuttosto, d’interagire con una realtà che richiede un forte sostegno da parte delle strutture universitarie. Per perseguire questo obiettivo non esistono altre strade che quella di migliorare l’impegno didattico e di ricerca di tutti. Per quanto discutibili, a causa di alcuni criteri di valutazione impiegati, le graduatorie nazionali delle facoltà di economia hanno, a più riprese, segnalato la nostra nei gradini più bassi. Ci sarebbero soluzioni rapide ed agevoli per accrescere agli occhi degli utenti l’attrattiva della nostra Facoltà. La tentazione di applicarle, potrebbe essere forte e per la verità altre sedi universitarie, anche con graduatorie migliori della nostra, non hanno disdegnato di applicarle con cadute di qualità volte a catturare la domanda di formazione meno qualificata. Per la nostra Facoltà, questa strada determinerebbe la definitiva emarginazione dal circuito delle maggiori sedi universitarie nazionali al quale, invece, dobbiamo fermamente ambire di appartenere. 8
    9. L’offerta di curricula di studi e più in generale di servizi didattici, allineati a quelli delle sedi nazionali più qualificate, deve, pertanto, rappresentare la leva per accrescere la capacità della nostra Facoltà di attirare la domanda formativa più esigente. Vincoli esterni e disponibilità di risorse rendono questa scelta tutt’altro che facile ma, per quanto ci compete, occorre fare immediatamente quanto possibile agendo sulle variabili che già sono sotto il nostro controllo a cominciare dal contenuto dei programmi, dalla loro finalizzazione, dai presidi formativi e dal tutoraggio negli insegnamenti di base. Per questo è necessario liberare risorse restringendo il numero degli iscritti. Un miglioramento in questo ambito ritengo sia possibile e può essere raggiungibile prima ancora di disporre di ulteriori risorse i cui tempi di reperimento appaiono, nel contesto attuale assai lunghi. A tal proposito, bisognerà proporre in termini chiari, in sede di Ateneo, la necessità, per la nostra Facoltà, di disporre di maggiori risorse che tengano conto del suo peso all’interno dell’Ateneo sia in termini di studenti iscritti che di numero di docenti: a fronte del 12% di studenti iscritti la nostra dotazione di docenti non supera il 5%. Bisognerà combattere affinchè vengano colmate le asimmetrie che ci vedono svantaggiati rispetto ad altre Facoltà dell’Ateneo. Tra le risorse, fondamentale è la disponibilità di adeguate strutture. A tal proposito, rilevanza assume l’ampliamento della sede. Il progetto è già stato redatto ma ha subito un freno per la carenza di cubatura utile del Parco d’Orleans. La situazione sembra evolversi positivamente; l’Ateneo ha, infatti, di recente acquisito l’area parcheggio a monte del Parco, ottenendo un rilevante incremento di cubatura utile. 9
    10. Spero di poter dare a breve al Consiglio notizia conclusiva sulla vicenda. Se si vuole attuare tutto quanto detto ed instaurare rapporti sinergici con il mondo delle imprese e delle istituzioni, occorre saper cogliere ed interpretare le dinamiche in atto e farne oggetto di una progettualità che investa l’offerta didattica e anche la ricerca. In conlusione: la conduzione della nostra Facoltà, in questo momento, non può essere limitata alla “gestione ordinaria” ma, ha bisogno di una significativa strategia per gestire l’evoluzione e il cambiamento. Per far questo, è necessario che sulle linee progettuali esposte vi sia un consenso generalizzato che coinvolga tutte le componenti della Facoltà a prescindere dai ruoli, dalle funzioni e dalle appartenenze scientifico-disciplinari; senza questo sarebbe impossibile perseguire l’utopia del cambiamento. Per coinvolgere tutti gli attori della Facoltà e farli partecipare all’elezione del Preside, ho voluto anticipare, rispetto ai tempi previsti, l’ingresso nel Consiglio e nell’elettorato di tutti i ricercatori, che sono oggi la componente più numerosa del Consiglio di Facoltà e dell’elettorato, che annovera n. 53 ricercatori ed assistenti ordinari, n. 30 ordinari, n. 26 associati, n. 22 studenti, n. 3 rappresentanti del personale. Il consenso dei ricercatori, che rappresentano la Facoltà del domani, sarà determinante nella scelta della guida della Facoltà per il prossimo triennio. Palermo 11 giugno 2009 Carlo Dominici 10
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