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Promuovere il territorio per promuovere l'innovazione
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Promuovere il territorio per promuovere l'innovazione

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Presentazione dei risultati del progetto "Content" nella provincia di Agrigento finalizzato a promuovere un sistema dell'innovazione locale

Presentazione dei risultati del progetto "Content" nella provincia di Agrigento finalizzato a promuovere un sistema dell'innovazione locale

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  • 1. Le iniziative di collaborazione per sostenere lo sviluppo Valentina Piersanti – Agrigento 21 Giugno 2005 2° seminario di approfondimento Progetto Content
  • 2. L’obiettivo generale condiviso Definire attraverso un processo di confronto le linee guida per una strategia locale per l’occupazione
    • Un documento da porre all’attenzione degli organi provinciali e della comunità locale che intende:
    • individuare le priorità di intervento sui temi dello sviluppo locale dell’occupazione;
    • - dare indicazioni concrete sugli obiettivi da raggiungere e sugli strumenti .
  • 3. La Strategia europea
    • La Strategia europea si propone tre obiettivi principali:
    • piena occupazione
    • qualità e produttività sul lavoro e
    • coesione sociale ed inclusione
  • 4. Declinare gli obiettivi europei Essa comprende inoltre alcuni obiettivi specifici per l’occupazione in Europa entro il 2010: ………………… Tasso di occupazione 30-64 del 48,9% tasso di occupazione del 50% per i lavoratori più anziani (55-64 anni) ………………… tasso di occupazione femminile del 24,9% tasso di occupazione femminile del 60% ………………… tasso di occupazione generale al 39,9% tasso di occupazione generale del 70% Agrigento 2010 ? Agrigento 2004 Europa 2010
  • 5. Le 10 priorità individuate dall’ EU 1. misure attive e preventive per le persone disoccupate e inattive 2. creazione di posti di lavoro e imprenditorialità 3. affrontare il cambiamento e promuovere l'adattabilità e la mobilità nel mercato del lavoro 4. promuovere lo sviluppo del capitale umano e l'apprendimento lungo l'arco della vita 5. aumentare la disponibilità di manodopera e promuovere l'invecchiamento attivo 6. parità uomo-donna 7. promuovere l'integrazione delle persone svantaggiate sul mercato del lavoro e combattere la discriminazione nei loro confronti 8. far sì che il lavoro paghi attraverso incentivi finanziari per aumentare l'attrattività del lavoro 9. trasformare il lavoro nero in occupazione regolare 10. affrontare le disparità regionali in materia di occupazione
  • 6. Il Documento
  • 7. Lo schema del documento/1 I – l’analisi del contesto II – le precondizioni per la definizione di una strategia per l’occupazione locale 2.1 Alcune indicazioni per una governance locale per l’occupazione III- le linee guida per la strategia per l’occupazione locale 3.1 gli obiettivi 3.2 le priorità d’intervento
  • 8. Lo schema del documento/2 IV – Le principali linee d’intervento individuate 4.1 Sostegno allo sviluppo locale e promozione dello spirito d’impresa Obiettivi specifici e strategie Linee di attività proposte Possibili integrazioni con iniziative e politiche esistenti 4.2 promozione del capitale umano e l'apprendimento lungo l'arco della vita 4.3 Adeguamento e qualificazione della forza lavoro e del sistema produttivo locale 4.x…..
  • 9. governance locale Le indicazioni per la
  • 10. La Governance come precondizione
    • partnership di attori locali appartenenti al settore pubblico, privato e terziario;
    • dialogo significativo tra i partner;
    • coordinamento con le politiche regionali, nazionali e comunitarie;
    • comprensione approfondita delle esigenze e del potenziale locale;
    • responsabilizzazione di tutti gli attori dello sviluppo .
  • 11. La vostra diagnosi
    • E’ un limite enorme che si ripercuote sui meccanismi di sviluppo
    • Riguarda tanto le imprese, quanto PA e rappresentanze
    • La mancanza di raccordo tra le iniziative viene aggravato dalla disaffezione pubblico/privato
    • La mancanza di collaborazione e di coordinamento blocca la programmazione
    • Vi è consapevolezza dei benefici, ma non si riesce ad avviare strumenti di concertazione
    • La P.A. e la politica locale soffre di una mancanza di risorse e di immobilismo
    • Confusioni dei ruoli politico - amministrativi
    • Condizionamento illecito delle istituzioni per sviluppare attività economiche
  • 12. Il network che volete
  • 13. Le azioni proposte
    • Creazione di un solo tavolo di programmazione negoziata
    • Facendo dei piani attuativi per macro-aree condivisi da tutti gli attori dell’economia e non solo dalla politica, soprattutto dalla base delle categorie coinvolte.
    • Concertazione e programmazione per lo sviluppo;
    • Cambiamento della cultura
    • Nuovi metodi di confronto
    • Accordi fra parti; da individualismo a collaborazione; creazione di sistema
  • 14. 4.1 Sostegno allo sviluppo locale e promozione dello spirito d’impresa
    • rafforzamento collaborazione tra aziende
    • promozione della località presso gli investitori
    • incoraggiamento alla creazione di nuove aziende
    • incoraggiamento della cultura imprenditoriale locale
    • valorizzazione dei settori vocazionali
  • 15. La collaborazione tra aziende
  • 16. possibili forme di collaborazione Acquisti Progettazione e industrializ Produzione Logistica IT Legale Finanza Risorse Umane Amministrazione Modello3 Coop. su funzioni “strategiche” Progetto ind. di medio-lungo termine e di un posizionamento strategico comune
      • Le aziende operano come unica azienda integrata, riuscendo a catturare a pieno il potenziale connesso alle economie di scala e scopo
      • I vantaggi si associano ad un diverso e più efficace posizionamento competitivo e non sono semplicemente connessi a migliori posizioni di costo.
      • I vantaggi sono per lo più limitati ad una migliore posizione di costo
    Benefici attesi Modello 1: Cooperazione sulle funzioni di supporto Nessuna condivisione di un progetto industriale Modello 2: Coop. su funzioni “operative” Progetto industriale comune Ricerca e sviluppo (innovazione) Marketing Vendita e post-vendita + -
  • 17.
    • Acquisti
    Modelli di Cooperazione (networking) proposti Progettazione e industrializzazione Produzione Logistica Ricerca e sviluppo Marketing Vendita e post-vendita IT Legale Finanza Risorse Umane Amministrazione
    • Modello 1:
      • Cooperazione sulle funzioni di supporto
      • Nessuna condivisione di un progetto industriale
    • Modello 2:
      • Cooperazione sulle funzioni “operative”
      • Condivisione di progetto industriale comune
    • Modello 3:
      • Cooperazione sulle funzioni “strategiche”
      • Condivisione di un progetto industriale di medio-lungo termine e di un posizionamento strategico comune
    La cooperazione tra PMI può riferirsi a differenti elementi della catena del valore… … a cui corrispondono diversi Modelli di Cooperazione … Benefici su competitività crescenti
      • Figure “Pivot” per creare consenso su condivisione di un posiziona-mento strategico comune
      • Forte interazione con centri di ricerca ed enti fornitori di competenze specialistiche
      • Disponibilità di infrastruttura di base per creazione contesto abilitante
    … con diversi fattori chiave di successo Le cooperazioni interessano PMI non necessariamente appartenenti allo stesso distretto
  • 18. Possibili tipologie di Rete Tipo Descrizione
      • Distretti caratterizzati dalla presenza di una diffusa platea di piccole imprese e di aziende artigianali di dimensioni simili, dove non emerge nessuna realtà produttiva e commercialmente dominante
      • Operano alcune imprese di medie dimensioni con poteri di mercato e capacità industriali fra loro equivalenti
    Concorrenziale
      • Esistono solamente una o poche imprese di grandi dimensioni che emergono sulle altre per potere di mercato e leadership commerciale
    Caratteristiche Esempi Esigenze
      • Natuzzi; Etna Valley,…
      • Montebelluna, Castelgoffredo
      • Riviera del Brenta, Prato, Bassa Veronese, Verona, Valpollicella
      • Investimenti in infrastrutture e sistemi informatici tipici delle catene di natura fordista o neofordista
    Caratteristiche
      • Legami stabili, e organizzazione gerarchica
      • Trust interface, centri servizi, investimenti comuni in formazione, marketing, cultura distrettuale
      • Legami stabili all’interno di filiere in concorrenza, individualismo imprenditoriale
      • Legami deboli, mercato molto frammentato e poco organizzato
      • Bisogno di integra-
      • zione, strategie comuni, massa critica, investimenti in servizi e infrastrutture distret.
    Indotto Polverizzato
  • 19. Esempi di programmi di cooperazione in fase sperimentale
    • Esempi di programmi
    Benefici Cooperazioni di Modello 3 Cooperazioni di Modello 2 Cooperazioni di Modello 1
      • Ricerca applicativa e cooperativa di settore
      • Lancio nuovi “Brand” di distretto/made in Italy ( es. Belluno e Biella )
      • Progettazione condivisa di filiera ( es. Fermo )
      • Centrale acquisti ( es. Prato e Biella )
      • Spostamento della produzione in mercati esteri ( es. Vicenza )
      • Ingresso in nuovi mercati esteri ( es. Prato )
      • Gestione integrata dei canali di distribuzione ( es. Arezzo )
      • Razionalizzazione e “tracciabilità” della catena logistica/produttiva ( es. Prato, Como, Belluno, Fermo, Verona )
      • Servizi di gestione/assistenza clientela
      • Lancio nuovi prodotti
      • Differenziazione da concorrenti esteri
      • Aumento quota mercato
      • Riduzione costi
      • Variabilizzazione dei costi
      • Aumento flessibilità del sistema
      • Riduzione time to market
      • Riduzione circolante/scorte
      • Miglioramento qualità/affidabilità
      • Fidelizzazione clientela
      • Riduzione costi
      • Variabilizzazione dei costi
      • Condivisione piattaforme di servizi comuni/IT di base ( es. Lumezzane )
      • Bond di distretto ( es. Vicenza )
      • Servizi tipicamente offerti da associazioni locali
  • 20. Fattori critici di successo: “ruoli pivotali” per i modelli di cooperazione più avanzati (2 e 3)
    • Esigenza
    • Supportare la diffusione di “attori” che assumano leadership nei progetti di cooperazione:
      • Superando limitata capacità progettuale delle PMI e difficoltà nell’accesso a infrastrutture / competenze necessarie
      • Favorendo il superamento di barriere culturali all’aggregazione
        • Limitata ambizione alla crescita
        • Paura di perdere controllo
        • Timore della “trasparenza”
    Ruoli pivotali necessari Sponsor Coinvolge le PMI e crea consenso su uno o più progetti di cooperazione Unità di implementazione Assicura gestione operativa dei progetti e fornitura di servizi/ infrastrutture (proprie o in outsourcing) Può coincidere con lo sponsor se in possesso delle necessarie competenze/risorse
  • 21. Soggetti potenzialmente deputati a ricoprire i ruoli pivot
    • Forte innovazione rispetto a modelli esistenti
      • Owner naturali:
        • PMI leader di filiera o gruppo di PMI leader (es. Safilo-Luxottica per sistema di interscambio documentale Opto-IDX a Belluno)
        • Associazioni di imprese* (es. Unione industriale di Prato per il progetto “standardizzazione di interscambio documentale”)
      • Altre possibilità:
        • Istituti di credito (es. Banca Etruria per il portale comune ad Arezzo; Deutsche Bank, SDA Bocconi con Unione Industriali di Lecco)
        • Enti locali/regionali (o anche statali)
        • Università/Centri di ricerca
        • Fondazioni
      • Gruppi di professionisti, dotati di:
        • Approfondite competenze di settore, anche internazionali
        • Forti legami relazionali (e di credibilità) con il tessuto imprenditoriale e con università/centri di ricerca
        • Capacità di fare leva su rapporti con sponsor
        • Competenze manageriali per poter gestire e guidare i programmi di aggregazione e capitale “umano”
        • Struttura di incentivi mirata ai risultati, non all’implementazione
      • Imprenditore (o gruppo di imprenditori) che lanci e gestisca l’iniziativa di aggregazione, sostenendo il rischio imprenditoriale e i potenziali benefici
      • Centri servizi e/o società consortili esistenti
      • Forme associative d’impresa (es. consorzi, assoc. di categoria …)
      • Sponsor, qualora in possesso delle necessarie competenze
    Sponsor Unità di Implementazione >
  • 22. Come nasce il pivot nelle iniziative di cooperazione supportate da ICT
    • Bottom up Consorzio di imprese
    Top down Iniziative di uno o più leader riconosciuti Tipologie di pivot Esempi iniziative
      • Associazioni Industriali (locali o di categoria)
      • Consorzi nati ad hoc
      • Prato, Progetto Standardizzazione
      • Consorzi nati in seguito a bando Quick Response (Legge 388/2000)
      • Imprese con potere elevato di influenza
      • Amministrazioni locali
      • Belluno, Progetto Opto IDX
      • Fermo, Progetto eBusiness ASP
    Pivot
      • Unione Industriali Prato
      • (Imprese coinvolte)
      • Safilo-Luxottica (con supporto Assindustria Belluno e ANFAO)
      • Regione Marche – Università (consorzio Scam S.r.l.)
  • 23. La collaborazione esistente
  • 24. Le forme giuridiche Fonte: indagine Censis, 2005
  • 25. La partecipazione a strutture associative Fonte: indagine Censis, 2005
  • 26. Le collaborazioni con altre aziende o enti Fonte: indagini Censis, 2003-2005
  • 27. I motivi delle collaborazioni Fonte: indagine Censis, 2005
  • 28. I vantaggi della collaborazione Fonte: indagine Censis, 2005
  • 29. I motivi della non collaborazione Fonte: indagine Censis, 2005
  • 30. Alcune delle vostre proposte
    • Incentivare la politica dei consorzi e dei marchi attraverso il sostegno economico alla creazione delle aggregazioni ed il supporto e la promozione delle produzioni tipiche e di qualità. ;
    • Stimolare e promuovere la capacità di aggregazione dei produttori (per superare la diffidenza);
    • Elaborare d’intesa con i consorzi progetti promozionali e di difesa del prodotto;
    • Creazione marchio della Provincia e sub. territoriali
  • 31. Le parole chiave per una strategia per l’occupazione locale Occupabilità Formazione Innovazione Pari opportunità Nuove tecnologie Snellimento burocratico Emersione Imprenditorialità Capacità di attrazione Capitale intellettuale Collaborazione
  • 32. Informazioni e chiarimenti [email_address] www. censis .it