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I Distretti Della Conoscenza

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  • 1. Dinamiche di innovazione del sistema produttivo : i distretti della conoscenza
  • 2. Il problema Perdita di competitività delle piccole e medie imprese nei settori tradizionali; mancanza di investimenti, progetti e modelli per l’innovazione
  • 3. Nel decennio 1991-2001 le aziende con un solo addetto sono cresciute del 48% e hanno determinato un aumento della occupazione pari al 49% Il 58,3% delle imprese italiane ha un solo addetto. Il 95% non supera i 10 Il nanismo aziendale
  • 4. Le conseguenze
    • Individualismo imprenditoriale e capitale sociale debole
    • Cultura imprenditoriale chiusa
    • Eccessiva molecolarizzazione delle realtà aziendali
    • Difficoltà a condividere le conoscenze
    • Incapacità di progettare strategie innovative di lungo periodo
  • 5. In crisi non è solo un mercato, ma i modelli , le idee e i progetti che dovrebbero alimentarlo.
  • 6. Caratteristiche
      • Operano alcune imprese di medie dimensioni con poteri di mercato e capacità industriali fra loro equivalenti
      • Esistono solamente una o poche imprese di grandi dimensioni che emergono sulle altre per potere di mercato e leadership commerciale
      • Distretti caratterizzati dalla presenza di una diffusa platea di piccole imprese e di aziende artigianali di dimensioni simili, dove non emerge nessuna realtà produttiva e commercialmente dominante
      • Natuzzi; Etna Valley,…
      • Montebelluna, Castelgoffredo
      • Riviera del Brenta, Prato, Bassa Veronese, Verona, Valpollicella
      • Investimenti in infrastrutture e sistemi informatici di base
      • Trust interface, centri servizi, investimenti comuni in formazione, marketing, cultura distrettuale
      • Bisogno di integra-
      • zione, strategie comuni, massa critica, investimenti in servizi e infrastrutture distrettuale
      • Legami stabili, e organizzazione gerarchica
      • Legami stabili all’interno di filiere in concorrenza, individualismo imprenditoriale
      • Legami deboli, mercato molto frammentato e poco organizzato
    Descrizione Tipo Esempi Esigenze Caratteristiche Possibili tipologie di Rete Indotto Polverizzato Concorrenziale
  • 7. Evoluzione delle esportazioni a confronto Fonte: elaborazioni Banca Intesa su dati Istat
  • 8. Evoluzione delle esportazioni delle aree distrettuali a confronto
  • 9. Le componenti dello sviluppo T alento C ollaborazione T ecnologia Richard Florida, "L'Ascesa della classe creativa“, 2004
  • 10. Il problema Situazione “attendista” dei piccoli imprenditori. Le imprese dimostrano una scarsa propensione alla cooperazione e i processi di innovazione a livello locale sono spesso ostacolati dall’incapacità a condividere obiettivi e progetti di lungo periodo
  • 11. T ecnologia
  • 12. Gli operatori nei settori innovativi (v. per 100.000 abitanti) Fonte: Fonte: elaborazione Censis su dati Istat, Seat, 2003
  • 13. Le reti interaziendali all’interno dei distretti Livello di interattività
  • 14. B ilancia T ecnologica dei P agamenti 2004 – migliaia di euro
  • 15. C ollaborazione
  • 16. Le collaborazioni Fonte: indagini Censis, 2003-2005
  • 17. Un confronto europeo Quota di PMI che innovano in forma cooperativa rispetto al totale delle PMI, ( val .%) Fonte: EIS, 2002
  • 18. Gli ostacoli all’uso di Ict per le PMI, in azienda
  • 19. T alento
  • 20. Fonte: elaborazione Censis su dati Istat Popolazione con almeno 15 anni di età per sesso e titolo di studio (val. %), 2003 Occupati per sesso e titolo di studio (val. %), 2003 10,0 34,6 7,6 35,0 12,9 Totale 8,6 28,1 9,1 38,4 15,8 Femmine 10,8 38,5 6,7 32,9 11,1 Maschi Ness. /elemen. Lic. media Qualifica Diploma Laurea 27,9 33,0 5,1 26,3 7,7 Totale 32,5 30,0 5,2 24,9 7,3 Femmine 22,8 36,3 5,0 27,8 8,1 Maschi Ness. /elemen. Lic. media Qualifica Diploma Laurea
  • 21. Addetti in R&S Fonte:elaborazione Isfort su dati Istat, 2003
  • 22. Che fare ?
  • 23. Individuare modelli , idee e progetti in grado di riavviare un mercato in crisi
  • 24. Capire le dinamiche in atto
  • 25. Caratteristiche
      • Operano alcune imprese di medie dimensioni con poteri di mercato e capacità industriali fra loro equivalenti
      • Esistono solamente una o poche imprese di grandi dimensioni che emergono sulle altre per potere di mercato e leadership commerciale
      • Distretti caratterizzati dalla presenza di una diffusa platea di piccole imprese e di aziende artigianali di dimensioni simili, dove non emerge nessuna realtà produttiva e commercialmente dominante
      • Natuzzi; Etna Valley,…
      • Montebelluna, Castelgoffredo
      • Riviera del Brenta, Prato, Bassa Veronese, Verona, Valpollicella
      • Investimenti in infrastrutture e sistemi informatici di base
      • Trust interface, centri servizi, investimenti comuni in formazione, marketing, cultura distrettuale
      • Bisogno di integra-
      • zione, strategie comuni, massa critica, investimenti in servizi e infrastrutture distrettuale
      • Legami stabili, e organizzazione gerarchica
      • Legami stabili all’interno di filiere in concorrenza, individualismo imprenditoriale
      • Legami deboli, mercato molto frammentato e poco organizzato
    Descrizione Tipo Esempi Esigenze Caratteristiche Possibili tipologie di Rete Indotto Polverizzato Concorrenziale
  • 26. La network analysis, permette
    • Di individuare e misurare :
    • dinamiche socioeconomiche territoriali
    • relazionalità e propensione alla collaborazione
    • la leadership dell’innovazione
    • natura dei legami interni al territorio
  • 27. Sostenere e facilitare i cambiamenti
  • 28. Fattori critici di successo: “ruoli pivotali” per i modelli di cooperazione
    • Esigenza
    • Supportare la diffusione di “attori” che assumano leadership nei progetti di cooperazione:
      • Superando limitata capacità progettuale delle PMI e difficoltà nell’accesso a infrastrutture / competenze necessarie
      • Favorendo il superamento di barriere culturali all’aggregazione
        • Limitata ambizione alla crescita
        • Paura di perdere controllo
        • Timore della “trasparenza”
    Ruoli pivotali necessari Sponsor Coinvolge le PMI e crea consenso su uno o più progetti di cooperazione Unità di implementazione Assicura gestione operativa dei progetti e fornitura di servizi/ infrastrutture (proprie o in outsourcing) Può coincidere con lo sponsor se in possesso delle necessarie competenze/risorse
  • 29. Quali soggetti?
  • 30. Il grande ente: nodo di connessione, polo culturale e scientifico e soggetto attivo nel processo di innovazione La media e grande impresa: in grado di contagiare il sistema circostante Le imprese a rete: le uniche in grado di fare da software di connessione tra le diverse soggettualità I poli universitari e tecnologici: knowledge hub territoriali
  • 31. Informazioni e chiarimenti [email_address] www. censis .it Disegni di Massimo Nota Foto Creactive

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