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A P P E L L O P E R L A F O N D A Z I O N E D I U N N U O V O U M A N E S I M O S C I E N T I F I C A M E N T E C O N S A P E V O L E

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A P P E L L O P E R L A F O N D A Z I O N E D I U N N U O V O U M A N E S I M O S C I E N T I F I C A M E N T E C O N S A P E V O L E

  1. 1. "APPELLO PER LA FONDAZIONE DI UN NUOVO UMANESIMOSCIENTIFICAMENTE CONSAPEVOLE"- Perché continuiamo a dividere la sapienzadalla conoscenza, lEssere dal Divenire e quindi, in definitiva, il cosiddetto spiritodalla cosiddetta materia? - Quale approccio alla Sapienza, anche frutto delle miglioriintuizioni, è possibile se non è continuamente risolto il nostro rapporto con le coseche appaiono ai nostri sensi che, per quanto fallaci, sono gli unici strumenti chepossediamo per indagarle?- Dopo quindici giorni di digiuno alimentare, cosa rimanedelle capacità del nostro strumento cerebrale che è poi quello che ci consente dipensare e di intuire?- E dopo una vita di digiuno dalle nozioni scientifiche su tutto ciòche è in divenire, da cosa potranno scaturire le nostre intuizioni su ciò che élEssere?Io penso che per la ricerca della verità, siamo costretti a partire dalluomo,anche perché così come è, è già il paradigma della realtà in toto, poiché è dotatodei sensi per entrare in rapporto con il Divenire, e così può alimentare di dati la suastruttura neuronale che gli consente di indagare lEssere.Infatti, solo analizzando ciòche ci appare, siamo arrivati a conoscere i comportamenti fino al livello quantistico,di quella che ancora chiamiamo materia, e vi abbiamo trovato principi diindeterminazione e di non località che abbiamo sempre attribuito allEssere.E soloanalizzando le radici bio-chimiche neuronali di quello che ancora chiamiamo Spirito,abbiamo trovato principi di determinazione causale che sono propri del Divenire.Arrivati a questo punto, non ci resta che accettare che la realtà sia biunivoca, e sirivela come risultato sempre raggiunto e mai consolidato del continuo confronto diquelle due forze primeve contrapposte, che sono alla base della costituzione dellanostra dimensione e che determinano lesistenza di quella unica cosa che da oggipotremo chiamare "spiriteria". Infatti la constatazione di una sorta di "spiritualità"della materia a livello quantistico e di una sorta di "materialità" biochimica degli attidello spirito, ci portano a questo approdo che ci obbliga ad indagare tutto ilcomportamento umano con tutte le sue proposizioni di tutti i tempi e di tutte le civiltàcon occhi nuovi, che non consentono più apprezzamenti morali e giudizi sui nostri attispirituali e materiali, se non avvengono alla luce della necessità di sopravvivenzadettate dal libero arbitrio, che a loro volta sono frutto delle necessità della Spiriteria.Perché tutto ciò che pensiamo e facciamo è sempre il risultato di una sola regola: lacontinua ricerca dellequilibrio da parte di ogni individuo, sia tra i suoi stati fisici epsichici interni che nel suo rapporto con lambiente naturale e sociale che loaccoglie. E, forse per questo che, anche se in modo inconsapevole, un certo gradodi sapienza mi sembra sia stata sempre continuamente raggiunta e difesa, edconsistita nella capacità di continuare ad esistere come specie, utilizzando senzadistruggerlo totalmente e definitivamente, il substrato che ci determina, cioè laBiosfera del nostro Pianeta. Questo, in varia misura (e magari nel caso della civiltàoccidentale degli ultimi tre secoli nel peggiore dei modi) la maggioranza degli uominilo ha sempre fatto, altrimenti non saremmo ancora qui, e sono convinto che con laattuale maggiore consapevolezza del baratro ambientale e umano su cui ci troviamo,lo faremo ancora in avvenire a patto che noi, con la nostra cultura umanistica, lasmettiamo di annaspare nella spiegazione delle spiegazioni passate, cercando laverità nella somma delle ipotesi sulla verità che furono formulate da pensatori, chenel migliore dei casi erano fondate sui dati scientifici disponibili nel loro tempo.Perché è così facendo che oggi ci tocca di assistere impotenti alla formulazione diipotesi sulla realtà in toto, da parte di scienziati e tecnocrati che indagano il Divenireper come appare nei loro esperimenti e non curano o addirittura deridono le nostreindagini sullEssere.Quindi noi che aspiriamo alla Sapienza, dobbiamo avere lumiltàdi sforzarci di conoscere i dati disponibili sui fatti del Divenire, magari finendo percontribuire ad ampliarli con le nostre intuizioni, perché solo così potremo tentare diformulare e divulgare ipotesi nuove sulla reale posizione delluomo nelluniverso.Questo è quello che intendo per UMANESIMO SCIENTIFICAMENTECONSAPEVOLE.Per capire lutilità e la necessità di tutto questo sforzo intellettuale,proviamo ad immaginare quali risultati avrebbero ottenuto uomini come Kant oFreud, se per indagare la realtà fisica e psichica avessero avuto a portata di mano idati scientifici e gli strumenti di indagine tecnologici che oggi sono a nostradisposizione, ma che molti di noi ignorano con la supponenza di chi non vuole uscire
  2. 2. dai propri schemi culturali e si guarda bene dallesplorare nuove realtà che lipotrebbero mettere in discussione.Quindi dobbiamo attuare un programma diunificazione della cultura umanistica e scientifica partendo dallunificazione dellevarie posizioni che vi sono allinterno di ognuna di essePer tutto questo molto restada fare, perché solo dopo la correlazione in parallelo di tutti i dati umanistici escientifici in nostro possesso (magari utilizzando quelle stesse tecnologieinformatiche che tanto ci angustiano), si potrà tentare di sviluppare e divulgare unaTeoria del Tutto che serva a farci passare dalla conoscenza umanistico-scientificaalla Sapienza. Condizione indispensabile per lo sviluppo armonico dei rapporti umanie del rapporto dellumanità con lUniverso.Questo, secondo me, è il mandato chedobbiamo assolvere se vogliamo che il ruolo degli umanisti abbia ancora unaqualche utilità per lo sviluppo dellumanità futura. francesco.pelillo@tin.it

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