Alluvioni

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La pianificazione dell'emergenza idrogeologica

Alluvioni

  1. 1. FRANCESCO SANTOIANNI www.disastermanagement.it RISCHIO IDRO-GEO-METEOROLOGICO
  2. 2. <ul><li>I L RISCHIO IDROGEOLOGICO </li></ul><ul><li>GLI SCENARI DI UNA EMERGENZA IDROGEOLOGICA </li></ul><ul><li>PIANI DI PROTEZIONE CIVILE </li></ul><ul><li>EVENTI ATMOSFERICI AVVERSI: I TORNADO </li></ul><ul><li>NORME DI COMPORTAMENTO </li></ul>Come sarà organizzata la giornata Oltre alle dispense, se vi servono ulteriori documentazioni… www.disastermanagement.it
  3. 3. In Italia, (dove sono 1173 i comuni a “rischio idrogeologico molto elevato”, e 2498 quelli a “rischio idrogeologico elevato”) si sono verificate nel decennio 1991-2001 circa 12.000 frane e oltre 1.000 piene e, a causa di eventi idrogeologici, nell’ultimo trentennio, si sono avuti circa 3.500 morti e oltre 100.000 miliardi di lire in danni. I primati negativi di rischio assoluti sono detenuti dai comuni delle regioni Lombardia (687 comuni a rischio, di cui 279 con livello di attenzione “Molto elevato”), Piemonte (651 comuni a rischio, di cui 119 “Molto elevato”), Campania (291 comuni a rischio, di cui 144 “Molto elevato”) e Abruzzo (208 comuni a rischio, di cui 75 “Molto elevato”). RISCHIO IDROGEOLOGICO IN ITALIA Un elenco parziale delle vittime provocate negli ultimi anni da disastri idrogeologici può così essere definito: Piemonte,1994, 69 morti; Campania (Sarno), 1998, 160 morti; Versilia, 1996, 13 morti; Campania (Cervinara), 1999, 5 morti; Calabria (Soverato), 2000, 12 morti; Nord Italia, 2000, 25 morti. Una recente ricerca ha calcolato che dall’ottobre 2000 al luglio 2001 per riparare danni determinati da alcuni disastri idrogeologici sono stati stanziati 3.270 miliardi di lire (1.689.072.288 euro).
  4. 4. Perché il rischio: Cause naturali Dal punto di vista morfologico il nostro Paese presenta una situazione particolarmente problematica: Su una superficie complessiva di 301.000 chilometri quadrati, ben 106.000 sono occupati da montagne e altri 125.000 chilometri quadrati sono occupati da colline; le aree di pianura sono, quindi, poco più di 70.000 chilometri quadrati, appena il 23 per cento del territorio nazionale. Buona parte del territorio italiano conosce, inoltre, un progressivo e notevole corrugamento e sollevamento, soprattutto nella dorsale appenninica. Questo fa si che i rilievi siano particolarmente &quot;giovani&quot;, non del tutto &quot;plasmati&quot; dagli agenti atmosferici e quindi particolarmente soggetti ad un'opera di erosione e demolizione intensa per effetto dell'azione combinata di piogge, venti, gelo, corsi d'acqua, ghiacciai... A questo va aggiunto che buona parte dei suoli italiani sono in genere molto fragili per cui anche i &quot;normali&quot; processi erosivi incontrano una debole resistenza. Per completare il quadro bisogna accennare alle particolari condizioni meteorologiche che caratterizzano il nostro Paese. Se all'Italia sono risparmiati disastri meteorologici come i colossali uragani che si abbattono in Asia o nel golfo caraibico, il regime delle piogge nel nostro Paese non può certo dirsi tranquillo. Grazie alla particolare posizione geografica della penisola e soprattutto alla sua conformazione montuosa, piogge intense e concentrate in brevi periodi creano le premesse per rovinose alluvioni e frane, soprattutto nelle Alpi Orientali e lungo il versante tirrenico.
  5. 5. <ul><li>Disboscamento </li></ul><ul><li>Il disboscamento provoca una radicale trasformazione dell'ambiente. Privando il suolo di una copertura arborea che ha fra l'altro una funzione protettiva, innanzitutto meccanica. </li></ul><ul><li>Questo comporta: </li></ul><ul><li>· rapido disseccamento degli strati superficiali; </li></ul><ul><li>· azione erosiva delle gocce di pioggia per impatto diretto sul terreno; </li></ul><ul><li>· incremento dell'erosione superficiale con conseguente aumento del trasporto solido nei corsi d'acqua. </li></ul><ul><li>· riempimento dei laghi-serbatoio con depositi alluvionali </li></ul>Perché il rischio: cause antropiche
  6. 6. <ul><li>Rettifica dei corsi d'acqua </li></ul><ul><li>Talora si è cercato di modificare il tracciato originario dei corsi d'acqua rettificandoli ed eliminando i meandri. In questo caso il fiume tende a cercare un nuovo equilibrio. In alcuni casi si verificano i seguenti fenomeni: </li></ul><ul><li>aumento artificiale delle pendenze, che determina una maggiore capacità di trasporto rispetto al tratto superiore non rettificato. </li></ul><ul><li>questo comporta una progressiva erosione a monte ed un aumento del deposito a valle in quanto la minore pendenza non permette il trasporto di tutto il materiale. </li></ul><ul><li>sul tratto rettificato la forza di trascinamento è più alta e la velocità dell'acqua può provocare dei danni alle sponde: </li></ul><ul><li>necessità di effettuare ulteriori opere di difesa spondale. </li></ul><ul><li>l'erosione del letto produce un approfondimento del livello della falda freatica. </li></ul><ul><li>gli effetti delle modifiche si risentono anche sulla fauna ittica in quanto variano le condizioni ambientali. </li></ul>Perché il rischio: cause antropiche
  7. 7. Utilizzo delle risorse idriche. Gli eccessivi prelievi di ingenti quantità di acqua per uso agricolo inducono un grave squilibrio nei corsi d'acqua in quanto le portate diminuiscono enormemente e non consentono il mantenimento di un sufficiente equilibrio fisico-biologico di un corso d'acqua. Perché il rischio: cause antropiche
  8. 8. <ul><li>Effetti idrologici connessi all’urbanizzazione </li></ul><ul><li>Le caratteristiche idrologiche vengono modificate in due modi dall'urbanizzazione: </li></ul><ul><li>una percentuale sempre maggiore di superficie è resa impermeabile per la costruzione dei tetti delle case, delle strade, dei parcheggi. Ciò provoca una diminuzione dell'infiltrazione e un aumento dello scorrimento superficiale. Quindi vi è un incremento dei massimi di piena durante gli acquazzoni violenti e una diminuzione della ricarica delle falde. Vi è quindi una accentuazione dei livelli bassi delle portate nei periodi di siccità e dei livelli alti nei periodi di forti precipitazioni. </li></ul><ul><li>l'introduzione di canali artificiali di drenaggio delle precipitazioni riduce il tempo di trasferimento delle acque di ruscellamento fino all'alveo in quanto le stesse vengono trasportate direttamente agli alvei. Questi due effetti, insieme, incrementano molto la frequenza delle piene. </li></ul>Perché il rischio: cause antropiche
  9. 9. Gli invasi artificiali e le dighe Le dighe rappresentano una delle opere di maggiore valore e imponenza che l'uomo può costruire e hanno lo scopo di sbarrare il corso d'acqua, creando a monte un invaso artificiale. I motivi che inducono a costruire una diga sono soprattutto legati alla produzione di energia elettrica ed all'irrigazione. In casi particolari, le dighe ed il relativo serbatoio a monte, hanno lo scopo di attenuare le piene immagazzinando parte dell'acqua eccedente per restituirla poi gradualmente. La costruzione di una diga sottraendo e accumulando l'acqua artificialmente, altera l'equilibrio naturale degli alvei fluviali. Le principali azioni che queste hanno sull'ambiente sono due: - a valle si ha una alterazione profonda del regime idraulico del corso d'acqua, il cui letto viene ad essere spesso in secca e non è più in equilibrio; - a monte si verifica il cambiamento completo del paesaggio, ma soprattutto si ha la creazione di un livello di base locale che influisce su tutto il corso fluviale a monte dell'opera. Perché il rischio: cause antropiche
  10. 10. <ul><li>Per superare questa situazione il nostro Paese negli ultimi anni si è dotato di un complesso apparato legislativo che ha introdotto nuovi soggetti nella politica del territorio come le Autorità di Bacino preposte, tra l’altro, al coordinamento degli enti istituzionali presenti nel loro ambito e alla definizione delle aree di rischio, (suddivise in: </li></ul><ul><li>aree a rischio idrogeologico molto elevato , </li></ul><ul><li>aree ad elevato rischio idrogeologico , </li></ul><ul><li>aree a rischio frana molto elevato, </li></ul><ul><li>aree ad elevato rischio frana ). </li></ul>AUTORITA’ DI BACINO Bacini di rilievo interregionale: Saccione (Molise, Puglia); Fortore (Campania, Molise, Puglia); Ofanto (Campania, Basilicata, Puglia); Bradano (Puglia, Basilicata);
  11. 11. Gli scenari di una emergenza idrogeologica <ul><li>Lo scenario è la descrizione della dinamica dell'evento e si realizza attraverso l'analisi, sia di tipo storico che fisico, delle fenomenologie. Per quanto riguarda il rischio idrogeologico vengono identificate tre classi di fenomenologie: </li></ul><ul><li>fenomeni noti e quantificabili (quindi, con una casistica di riferimento ed una modellistica di simulazione e previsione sufficientemente attendibili), </li></ul><ul><li>fenomeni noti non quantificabili o scarsamente quantificabili (per i quali si riesce a raggiungere esclusivamente una descrizione qualitativa), </li></ul><ul><li>fenomeni non noti o scarsamente noti (che per intensità e dimensioni sono riconducibili a fenomeni rari e, pertanto, difficilmente descrivibili anche a livello qualitativo). </li></ul>Le “Linee guida” della pianificazione dell’emergenza sono rivolte a due ambienti di riferimento, assai comuni nel nostro paese: il ligure (intendendo con questo termine un ambiente fortemente urbanizzato di media ed alta valle): il padano , caratterizzato da una ininterrotta pianura urbanizzata.
  12. 12. <ul><li>Richiamandosi ad un documento del Dipartimento della protezione civile , le “Linee guida” individuano cinque principali tipologie di scenario di riferimento: </li></ul><ul><li>fenomeni di inondazione ed allagamento connessi a fognature, scoli di drenaggio ed a rii con bacini di dimensioni fino a 10 chilometri quadrati; </li></ul><ul><li>fenomeni di inondazione nell’ambito di bacini di dimensioni comprese tra qualche decina di chilometri quadrati fino a qualche centinaia; </li></ul><ul><li>fenomeni di inondazione nell’ambito di bacini di dimensioni comprese tra qualche centinaia di chilometri quadrati fino a qualche migliaia; </li></ul><ul><li>fenomeni di inondazione conseguenti a rotte di argini maestri nei tratti terminali arginati di grandi fiumi; </li></ul><ul><li>fenomeni di allagamento conseguenti all’innalzamento del livello dei laghi o della falda in zone depresse. </li></ul>Cinque tipologie di una emergenza idrogeologica
  13. 13. Per definire uno scenario di evento è essenziale effettuare: un’analisi di comportamento dell’alveo e la conseguente mappatura delle aree inondabili; un’analisi di fatti accidentali che influenzano il comportamento e le modalità dell’inondazione; un’analisi di comportamento di versanti instabili interagenti con l’inondazione stessa e/o con elementi a rischio. La definizione di un esatto scenario, per calibrare il piano di emergenza deve essere demandata ad un attenta indagine del territorio da affidare ad esperti del settore (geologi, idrogeologi, ingegneri ambientali....); il documento del Dipartimento della protezione civile, comunque, individua alcune situazioni, (caratterizzate da diverse situazioni antropiche ), che possono permettere al Disaster Manager di prefigurare uno scenario di massima e il coinvolgimento in questo della popolazione (in particolare residenti anziani di età superiore ai 70 anni, residenti al piano terra, disabili residenti al piano terra ), di attività commerciali e/o artigianali, delle infrastrutture, delle stesse strutture di soccorso che possono perdere funzionalità... Lo scenario di una emergenza idrogeologica
  14. 14. Per la definizione di un più verosimile scenario sarebbe, comunque, opportuno l’utilizzo di un GIS (e cioè un database cartografico digitale, di tipo relazionale, strutturato in modo da agevolare ogni possibile elaborazione, ricerca e aggiornamento) sul quale immettere tutta una serie di dati quali: edifici e attività (poste in fregio al corso d’acqua, in zone caratterizzate da correnti veloci, che presentano locali interrati di utilizzo abituale...), strutture interessate da allagamenti con tiranti superiori ad un metro, consistenza dei volumi interrati per i quali sono ipotizzabili ristagni di acqua, situazioni suscettibili di danno grave per accumulo di materiale, rischi indotti (inquinamento, esplosioni, ecc.), danni alle reti telefoniche, del gas, elettriche... Da un GIS così realizzato è possibile inoltre: valutare la perdita di funzionalità delle infrastrutture di trasporto (ed individuare i relativi percorsi alternativi); individuare il numero dei potenziali senzatetto; valutare le esigenze sanitarie; razionalizzare l’utilizzo dei mezzi pubblici e delle attrezzature necessari per il superamento delle situazioni di emergenza; predisporre schede per il rilevamento delle criticità e dei danni prodotti ai diversi settori funzionali... GIS e definizione dello scenario
  15. 15. Il GIS e la Protezione Civile Il GIS (acronimo inglese di Geographical Information System, traducibile nella nostra lingua come S.I.T., Sistema Informativo Territoriale) è un database che comprende le posizioni degli &quot;elementi&quot; sul territorio (centri abitati, residenti, industrie, strade, fiumi, orografia, usi del suolo) ed è costituito da un insieme di programmi software tra loro integrati per aggiornare, archiviare, analizzare, interrogare ed elaborare le informazioni. In sostanza, il GIS consente di trattare le informazioni contenute tradizionalmente in varie cartografie, mettendo in relazione tra di loro dati altrimenti disparati, sulla base del loro comune riferimento geografico, creando così nuove informazioni a partire dai dati esistenti. L’utilizzo del GIS nella protezione civile permette di conoscere in tempi brevissimi tutte le informazioni relative ad una particolare zona geografica soggetta ad una calamità per organizzare l’emergenza.
  16. 16. Il GIS e la Sicurezza
  17. 17. L ’ evoluzione del GPS Creato e inizialmente gestito dal Ministero della Difesa USA, il GPS (Global Position System), un sistema basato su una costellazione di satelliti artificiali che consente di individuare la propria posizione sul pianeta, con la cessazione dei disturbi intenzionalmente immessi dai militari (Selective Availability) ha conosciuto negli ultimi anni una straordinaria espansione e oggi apparecchi GPS, del costo di poche centinaia di euro, fanno parte del corredo di molti escursionisti e vengono montati di serie su autovetture e fuoristrada. Il completamento della rete differenziale GPS realizzato dalla Guardia Costiera italiana (che permetterà di ottenere una precisione dell’ordine di qualche metro) e l’interfacciamento dei dati ricavati dal satellite con mappe digitali, certamente nei prossimi anni garanti-rà una ulteriore diffusione del GPS.
  18. 18. Nel settore della protezione civile l’utilizzo del GPS delinea enormi possibilità. Innanzitutto la possibilità di comunicare alle strutture di soccorso o alla sala operativa l’esatta localizzazione del luogo dell’emergenza: una informazione questa di estrema importanza sopratutto considerando che il luogo dell’emergenza potrebbe non essere altrimenti localizzato, come è il caso degli incendi boschivi, riferendosi ad una strada o a un numero civico. Un’altra importante applicazione del GPS è il suo interfacciarsi con cartografie tematiche digitali che presenti su un palmare a disposizione dell’operatore di protezione civile permette a questi di disporre immediatamente di informazioni di vitale importanza. Il GPS nella gestione dell ’ emergenza
  19. 19. L’interfacciamento poi del sistema GPS-palmare con una rete di comunicazione (radio o telefonica) collegata alla sala operativa permette un’ulteriore articolazione della gestione dell’emergenza. In tal senso, in alcune aree del nostro paese, le ambulanze dei servizi di emergenza sanitaria 118 già utilizzano questo sistema che permette, tra l’altro, di conoscere la localizzazione della ambulanza più vicina alla persona da soccorrere. Comunque, l’applicazione più interessante dell’utilizzo del GPS viene dalla gestione dell’emergenza che può essere ottimizzata nella sala operativa dall’utilizzo di un GIS. L ’ interfaccia GPS trasmittente-telefono Banche dati Controllo remoto Videosorveglianza
  20. 20. Pianificazione dell’emergenza idrogeologica In Italia, a livello statale, per fronteggiare emergenze idrogeologiche sono previste una serie di procedure scandite in differenti fasi: Esiste un primo modello di pianificazione che individua due fasi dettate alle condizioni atmosferiche: all’approssimarsi di eventi atmosferici che lasciano presagire situazioni di allarme; al verificarsi di gravi eventi di natura idrogeologica; Il secondo modello di pianificazioni individua tre fasi definite dal gestore dell’emergenza: fase di preallerta; fase di allerta; fase di allarme. Vi sono poi direttive regionali
  21. 21. Il Dipartimento della protezione civile - ricevuto preavviso dal CNMCA (Centro Nazionale di Meteorologia e Climatologia Aeronautica) - attua la cosiddetta “ veglia meteo”; contatta eventuali servizi meteo regionali per l’acquisizione di informazioni integrative; effettua la valutazione e la comparazione delle informazioni del CNMCA e dei servizi meteo regionali; provvede alla diffusione del relativo messaggio meteo ai responsabili protezione civile delle regioni interessate, delle prefetture e del Ministero dell’interno. L’ente Regione - ricevuto il preavviso o l’avviso, oppure d’iniziativa – valuta, anche sulla base delle informazioni avute dai servizi meteo eventualmente operanti nell’ambito regionale, l’impatto delle previste condizioni meteorologiche sul proprio territorio; individua le zone a rischio; dirama tramite i mass-media locali avvisi meteo particolareggiati; informa i prefetti; provvede a preavvisare e/o allertare le proprie strutture. La Prefettura- ricevuto il preavviso o l’avviso dal Dipartimento della protezione civile e/o dalle regioni, oppure d’iniziativa - attiva le varie fasi del piano di emergenza provinciale; dirama, se è il caso, avvertimenti e/o istruzioni alle province, ai comuni, alle comunità montane e alla popolazione. L’ente Provincia - ricevuto il preavviso o l’avviso dalla Prefettura o dall’ente Regione - attiva le proprie strutture di intervento, in particolare quelle preposte alla viabilità; dispone il presidio e/o l’interdizione al traffico dei tratti di viabilità a rischio; attua ogni altra disposizione prevista nell’ambito delle competenze provinciali, con particolare riferimento alla salvaguardia della incolumità delle persone su ponti, strade e altri manufatti di propria competenza. All’approssimarsi di eventi atmosferici che lasciano presagire situazioni di allarme
  22. 22. La Prefettura dovrà: attivare il Centro Coordinamento Soccorsi (CCS), se è il caso, uno o più COM e una sala stampa (o almeno un punto di informazione); ricercare un contatto telefonico con tutti i sindaci dell’area interessata dall’evento, (o realizzando collegamenti alternativi con l’invio di un nucleo di radioamatori); disporre l’attivazione di un servizio di emergenza, di osservazione e allarme lungo i corsi d’acqua, predisposto anche con l’impiego di organizzazioni di volontariato, in condizione di trasmettere da monte a valle, di comune in comune, notizie tempestive sulla possibile ondata di piena; individuare le esigenze di intervento, mantenendosi costantemente il contatto con i sindacie con le strutture operative di protezione civile; coordinare gli interventi di Vigili del fuoco, FF.AA, volontari e strutture di servizio (Enel, Telecom, acquedotto, Anas, ecc.); tenere disponibili le aree di emergenza già note sul territorio e utilizzabili per l’afflusso dei soccorsi e/o lo sgombero degli abitanti; impiegare le forze dell’ordine, oltre che per i previsti compiti di istituto, anche per il controllo delle colonne di forze istituzionali (FF.AA. in particolare) istituendo appositi posti di controllo; tenere periodicamente informati il Dipartimento della protezione civile e il Ministero dell’interno. L’ente Comune o la Comunità montana dovrà: predisporre un servizio di osservazione e allarme nei punti a rischio del territorio comunale; ricercare immediatamente il contatto con la prefettura e assicurare un servizio di reperibilità; attivare una sala operativa con i propri funzionari, tecnici, volontari e associazioni comunali; inviare un proprio rappresentante presso l'eventuale COM istituito in zona dalla prefettura; attivare i responsabili nel comune dei servizi essenziali (energia elettrica, gas, acqua, ecc.) e delle strutture a propria disposizione; accertare le esigenze di intervento; disporre l'impiego del personale e dei mezzi a disposizione, richiedendo al COM o al CCS interventi non assolvibili in proprio; valutare la gradualità degli interventi, coordinando gli stessi, (in particolare per quanto riguarda: interdizione del traffico stradale in zone/punti a rischio; evacuazione di aree abitate; interventi di soccorso e/o ripristino di servizi essenziali); organizzare aree di ammassamento e smistamento per eventuali soccorsi esterni. Al verificarsi di gravi eventi di natura idrogeologica
  23. 23. <ul><li>Il Sindaco convoca il Comitato Operativo Comunale </li></ul><ul><li>Il Sindaco predispone un’immediata ricognizione da parte dei Vigili urbani e del persona-le tecnico del Comune, delle zone potenzialmente inondabili per localizzare tutte le situazioni che potrebbero determinare danno (in particolare: cantieri in alveo ed in zone prospicienti; scavi in area urbana; qualunque situazione di impedimento al libero deflusso delle acque). </li></ul><ul><li>Il Sindaco provvede, se possibile, a fare eliminare gli ostacoli presenti negli alvei. </li></ul><ul><li>Il Sindaco predispone una verifica finalizzata all’identificazione di manifestazioni che comportino concentrazione straordinaria di popolazione nelle 48 ore successive (mercati ambulanti, feste di piazza, manifestazioni sportive...). </li></ul><ul><li>Il Sindaco predispone una verifica dei sistemi di comunicazione sia interni al Comune stesso che di interfaccia con strutture ed enti esterni. </li></ul><ul><li>Il Sindaco predispone una verifica delle attività che potrebbero essere svolte fasi successive a quella di allerta. </li></ul><ul><li>Il Sindaco informa l’Ufficio protezione civile della Regione e della Prefettura delle sopraindicate attività e mantiene in situazione di attesa il Comitato Operativo Comunale organizzando una veglia continua della sala operativa comunale. </li></ul>Fase di preallerta
  24. 24. <ul><li>Il Sindaco comunica la situazione di allerta alla popolazione. </li></ul><ul><li>Il Sindaco predispone la messa in sicurezza delle persone disabili. </li></ul><ul><li>Il Sindaco predispone, eventualmente, la limitazione dei parcheggi per le auto private lungo le strade principali del centro abitato. </li></ul><ul><li>Il Sindaco emette, eventualmente, ordinanza di chiusura delle scuole. </li></ul><ul><li>Il Sindaco notifica ai direttori dei lavori, o chi per essi, la situazione di allerta richiamandoli ad eseguire la messa in sicurezza dei relativi cantieri individuati come a rischio nella fase precedente. </li></ul><ul><li>Il Sindaco notifica alle principali industrie e stabilimenti del territorio comunale la situazione di allerta. </li></ul><ul><li>Il Sindaco notifica al responsabile di strutture sensibili (quali ospedali o case di cura) la proclamazione dello stato di allerta invitandolo ad attivare procedure di autocomportamento e di sicurezza interna proprie della struttura stessa. </li></ul><ul><li>Il Sindaco ordina, eventualmente, l’annullamento di tutte le manifestazioni a carattere pubblico individuate in fase di allerta. </li></ul><ul><li>Il Sindaco dispone ricognizioni nelle aree a rischio e attiva i presidi di vigilanza e monitoraggio dei corsi d’acqua. </li></ul>Fase di allerta
  25. 25. <ul><li>Il Sindaco, proseguendo le attività della fase precedente, rimane in stretto e continuo contatto con la Prefettura per acquisire elementi sull’evoluzione della situazione meteo-idrologica. </li></ul><ul><li>Il Sindaco rimane in continuo contatto con i presidii sul campo per acquisire elementi sull’evoluzione della situazione dei corsi d’acqua. </li></ul><ul><li>Il Sindaco verifica condizioni di imminente pericolo grave. </li></ul><ul><li>Il Sindaco ordina, se è il caso, agli osservatori dislocati nei punti strategici di attuare la chiusura al transito delle strade ed impedire l’accesso ai ponti nelle zone del territorio individuate dal Piano comunale. </li></ul>Fase di allarme
  26. 26. Quanto definito dalle predette norme per l’ente Comune dovrebbe essere calibrato con l’elevato numero di fax proclamanti “situazioni di allerta” e “di preallarme” che da un po’ di tempo inondano i comuni (in alcune regioni, quasi settimanalmente) all’approssimarsi di non meglio precisate “avversità atmosferiche”; una situazione questa che rischia di ingenerare una situazione nel &quot;disaster management&quot; viene etichettata come WWS (Wolf Warning Syndrome) o &quot;al lupo, al lupo&quot; e che ci auguriamo possa essere superata con un affinamento delle indagine meteorologiche e idrogeologiche e, quindi, con una più ponderata proclamazione dello “stato di allerta” o dello “stato di allarme”. Oltre a ciò, vi è da considerare un particolare aspetto del rischio idrogeologico: l’inesistenza, quasi dovunque, di una soglia di piovosità superata la quale un “normale” nubifragio si trasforma in un disastro; un aspetto questo che ha delle grandi implicazioni nella gestione dell’emergenza, ad esempio nella diramazione alla popolazione dell’ordine di evacuazione. In altre parole, è opportuno in una situazione di indeterminatezza idrogeologica affidarsi ad un sistema di allarme (ad esempio, sirene o altoparlanti montati su autovetture) per ordinare alle popolazioni residenti in aree a rischio di abbandonare le loro abitazioni? A nostro parere la riposta deve essere negativa in quanto un sistema così strutturato rischia o di generare una lunga serie di falsi allarmi (con tutto quello che ne consegue) o di istituzionalizzare nella popolazione un senso di pericolosa sicurezza in caso di mancato allarme. Meglio, quindi, laddove non è possibile organizzare un valido sistema di allarme, strutturare una campagna di informazione per addestrare le popolazioni, che risiedono in aree ad elevato rischio idrogeologico, a raggiungere (se esse lo ritengono opportuno, in caso di particolari avversità atmosferiche) determinate aree (ad esempio, edifici scolastici) sicure. Compito dell’ente Comune sarà organizzare in queste aree delle strutture di accoglienza per le popolazioni. Alcune considerazioni ?
  27. 27. Il rischio meteorologico: i tornado (o “trombe d’aria”) <ul><li>Sempre di più il nostro Paese è interessato da tornado (dette anche “trombe d’aria”) che in passato hanno già provocato numerose vittime: </li></ul><ul><li>Sicilia occidentale, dicembre 1851 (due tornado): 500 vittime </li></ul><ul><li>Brianza, 23 luglio 1910: 60 vittime </li></ul><ul><li>Area Treviso-Udine (tromba del Montello), 24 luglio 1930: 23 vittime. </li></ul><ul><li>Oltrepò pavese, 16 giugno 1957: 6 vittime </li></ul><ul><li>Province di Piacenza e Parma, 4 luglio 1965: 9 vittime. </li></ul><ul><li>Padovano e Laguna di Venezia, 11 settembre 1970: 36 vittime, circa 500 feriti </li></ul>
  28. 28. Le trombe d'aria (comunissime sopratutto negli Stati Uniti e in Australia) si formano nel cuore di grosse nuvole temporalesche dove una colonna d'aria molto calda sale velocemente e viene fatta ruotare dalle correnti più fredde che si trovano in alta quota. Ogni tromba d'aria è caratterizzata nella sua parte centrale da una profonda depressione, associata a eventi turbino (superiori in alcuni casi ai 300¸400 Km/h) ed a intense correnti ascensionali e quindi ad un risucchio che può provocare lo sventramento di edifici ed il sollevamento di oggetti anche di notevoli dimensioni come autocarri o automobili. La depressione centrale della tromba d'aria, provocando una violenta espansione dell'aria, determina la condensazione del vapore acqueo: le goccioline d'acqua si mescolano con polveri e detriti, formando la caratteristica proboscide. Essa si muove in maniera irregolare, ad una velocità media di circa 40 Km/h, preceduta da un rumore assordante. La vita di una tromba d'aria, in media di circa 8 minuti, può anche raggiungere i 60 minuti. Un tornado medio ha un diametro di 100¸200 m. La pioggia intensissima e la grandine, che spesso precedono il tornado, tendono ad indebolire il suolo per cui gli alberi vengono facilmente sradicati dal vento e trascinati lungo il percorso del tornado causando molti dei danni maggiori. Che cosa è un tornado
  29. 29. Violenti tornado sono frequenti su tutta la Pianura Padana, lungo il Versante Tirrenico e sull'Appennino Centrale; sono scarsi o assenti lungo il medio Versante Adriatico e sulla Sardegna. Su questo fenomeno, che appare e scompare repentinamente, non esistono ancora statistiche attendibili; pare comunque vi sia una certa distribuzione stagionale Distribuzione stagionale nelle varie aree: -Liguria e alta Toscana: da giugno a dicembre con picco a settembre. -Lombardia e Piemonte: da giugno a ottobre con picco ad agosto. -Friuli e Veneto: da giugno a novembre con picco a settembre (in Veneto sono molto probabili anche nel periodo giugno-agosto con un episodio anche ad aprile, in Friuli sono improbabili fino a giugno). -Emilia: spesso primaverili; da aprile a agosto ma con picco ad agosto. -Umbria e Toscana centrale: picco a settembre. -Medio e Basso Tirreno (Lazio, Campania e Calabria): rare in giugno e luglio, picco a ottobre ma probabili fino a dicembre e gennaio. -Abruzzo: registrate solo in agosto. -Puglia: picco a ottobre. -Sicilia: picco a novembre. Dove e quando i tornado in Italia
  30. 30. Scala Fujita Grado Danni Velocità vento in miglia/h Velocità vento in Km/h Tipo tornado F-0 leggeri Fino a 72 Fino a 116 debole F-1 moderati 73-112 116-180 debole F-2 considerevoli 113-157 181-253 forte F-3 forti 158-206 254-332 forte F-4 devastanti 207-260 333-418 violento F-5 incredibili Oltre 261 Oltre 418 violento
  31. 31. <ul><li>L'U.S. Weather Bureau lancia segnali di pericolo nel caso ci siano possibilità che si producano tornado; questi segnali sono riferiti ad aree molto estese per evitare sorprese poco piacevoli. Particolarmente efficace nel salvare molte vite umane, si è rivelato il radar Doppler, che consente di rilevare e seguire i tornado. A differenza dei normali radar, che sono in grado di misurare soltanto la distanza e la direzione di un bersaglio, il radar Doppler è in grado di misurare anche la velocità dei venti. </li></ul><ul><li>Nelle zone particolarmente colpite vengono generalmente date delle istruzioni per fronteggiare alla meglio tali fenomeni, come, ad esempio, </li></ul><ul><li>correre negli appositi rifugi antitornado che sono stanze sotterranee in cemento armato o cantine puntellate con travi. In mancanza di tali rifugi si suggeriscono le stanze più interne al piano terreno. </li></ul><ul><li>Non stare vicini alle finestre ed aprirle sul lato della casa sotto vento per evitare le esplosioni causate dallo sbalzo di pressione. La sola cosa possibile per sperare di salvarsi è quella di appiattirsi il più possibile nel punto più basso che si trova riparandosi la testa. </li></ul><ul><li>Uscire dalle automobili o dai camper e cercare un rifugio più sicuro. In genere viene sconsigliato di cercare di aggirare un tornado in auto a causa dell'imprevedibilità della sua traiettoria, tuttavia se non è disponibile un rifugio la fuga in auto può essere l'unica possibilità. </li></ul><ul><li>Se sei in autostrada mettetevi sotto un cavalcavia </li></ul><ul><li>Attenti a bambini e cani </li></ul>Previsione e norme di emergenza
  32. 32. Alluvione: norme di comportamento Prima dell'alluvione... In caso di allarme, le indicazioni ti saranno impartite dalla Protezione Civile attraverso una radio o televisione. Stabilisci un posto dove in caso di emergenza concentrarsi con la famiglia Fornite i vostri bambini di “documenti di identità” fatti da voi riportanti il vostro numero di cellulare Tieniti pronto e prepara uno zainetto di emergenza che ti sarà utile nel caso dovessi abbandonare la tua abitazione.   Lo zainetto conterrà: (tutto avvolto in buste di plastica) Zaino pronto con le etichette dei proprietari e i numeri di cellulari della famiglia (confusione) cordicella per legare tra di loro le borse Cosa portare dipende dai componenti della famiglia: ad esempio latte in polvere e biberon bambini; Medicinali specifici se qualche membro della famiglia è in terapia; oltre a vestiti e cibo (protezione civile); torcia elettrica con batterie di scorta; cellulari con caricabatterie ed, eventualmente, tessere ricaricabili Dispositivo da inserire nell’accendisigari; occhiali di riserva; radio transistor (buone quelle che si vendono sulle bancarelle); borsa contenente oggetti per la pulizia personale; soldi; carta di credito; bancomat; documenti di identità, tessera sanitaria; agenda con numeri di telefono                                                                                
  33. 33. Se durante l'alluvione ti trovi in casa... Al piano terra, copri le fessure sotto le porte utilizzando sacchetti di sabbia, stracci, vecchie coperte. Stacca la corrente e chiudi l'interruttore del gas. Metti in salvo eventuali animali (domestici o di allevamento). Metti le cose che ti premono di più (computer, compact disc, ecc.) ai piani superiori o sopra un armadio. Chiudi ermeticamente e riponi in alto le sostanze corrosive o quelle pericolose. Sigillare sotto le porte con stracci Non rifugiarti mai nel sottoscala, in cantina o nel garage Se necessario trasferisciti nei piani alti o sul tetto Alluvione: norme di comportamento Se devi usare l’automobile Accertati che abbia il pieno di benzina Porta nella macchina: candele con chiave per svitare le candele; stracci per asciugare; pinze per batteria; cavo per traino; torcia elettrica; una radiolina. Il rischio è che l'automobile venga trascinata dalla corrente: per questo abbandona subito la vettura appena si configura una situazione di pericolo
  34. 34. Se devi abbandonare casa... Affiggi un foglio o scrivi con un pennarello sulla porta di casa il numero di telefono dei cellulari dei componenti della famiglia e, se lo hai, l’indirizzo di posta elettronica   Stare all'aperto durante un alluvione è molto pericoloso. Se non hai alternative: Indossa abiti e calzature pesanti per proteggerti dagli urti e dal freddo. Porta con te un bastone (o il manico di una scopa)o una corda, per aiutarti durante il guado e qualcosa che possa servirti per segnalare una richiesta di aiuto: una torcia elettrica, lenzuola dai colori vivaci, un fischietto, uno specchio...   Se non puoi abbandonare casa e l'alluvione ti circonda... Se la tua casa viene circondata da acque sempre più alte, raggiungi i piani superiori dell'edificio. Dalle finestre o dal tetto attira l'attenzione dei soccorritori agitando un panno colorato o le braccia. Alluvione: norme di comportamento
  35. 35. Esperienze e riflessioni personali <ul><li>Conoscete le disposizioni del vostro ente da attuare in caso di alluvione? </li></ul><ul><li>Come li giudicate? </li></ul><ul><li>Sono mai state fatte esercitazioni per alluvione? </li></ul><ul><li>Ritenete che la popolazione sia sufficientemente informata su cosa fare in caso di alluvione? </li></ul>

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