Francesco Barbaro
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Utopia Taranto
Creativiviaggi
Cibus Cura & Cultura
Legno & Intarsio
Portarti il mondo
Essere liberi per....
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relatore prof. N. Perrone, co-relatore prof. M. Colonna
Laboratorio di prog...
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La tesi è stata strutturata in due fasi: una fase di ricerca e
una seguente fase di elaborazione visiva.
La ricerca si è...
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Evemero di Messina, mitografo greco del IV secolo
a. C., avanzò l’ipotesi che i miti non fossero altro che il
risultato ...
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In questa pagina, alcuni
degli schizzi e degli
appunti che hanno
preceduto e accompagnato
il percorso di tesi.
partenza iniziazione ritorno
appello
all’avventura
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dell’appello
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sovrannaturale
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prima soglia
strad...
#mitografie #bellezza#mitografie #libertà
#lavoro
Questi alcuni dei poster realizzati nella
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#mitografie #bellezza #mitografie #fortuna
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2012 • identità visiva
Utopia Taranto
laboratorio di cittadinanza ...
Domenica 16 dicembre, ore 17:00
Istituto Salesiani, Viale Virgilio 97
PROGRAMMA
presentazione associazione
Giuseppe Barbar...
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Utopia Taranto Utopia Taranto
U t o p i a Ta r a n t o
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Creativi Viaggi
Turismo sociale ed esperienziale
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Cibus Cura & Cultura
centro polispecialistico
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Cura & Cultura
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biologo nutrizionista PhD
consulenze nutrizionali
bioimpedenziometria
piani alimentari personalizzati
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2011 • identità visiva
Legno & Intarsio di Raffaella Campana...
RAFFAELLACAMPANALE
legnoeintarsio
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2011 • locandina e inviti per evento pubblico
presentazione e convegno
Portarti
il mondo
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2012 • locandina per evento pubblico
convegno e dialogo con gli studenti
Essere
liberi per...
Locandina 50x70 realizzat...
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2009 - 2011 • selezione di elaborati realizzati
negli anni di corso presso la Facoltà di Architettura di Bari
docenti p...
ingredienti: quattro due o tre una mezzo bicchiere un cucchiaio un mestolo di due cucchiai
melanzane sedani cipolla di ace...
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Il percorso da casa all’aula viene raccontato, in modo
soggettivo, per mezzo di un semplice riferimento
cartesiano e di...
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A destra, un’elaborato realizzato nel secondo anno di
corso (2011). Si tratta di una mappa che tenta una sintesi
della ...
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G.P.Day|YaleUniversityPress|1908
J.Gutenberg|Invenzionedellastampa|1450
J.Moxon|MechanickExercises|1684
S.Truche...
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2012 • elaborati realizzati durante il corso di
Tecnologia del design presso la Facoltà di Architettura di Bari
docente...
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BRUNO MUNARI
Designer, grafico, pedagogo, artista-progettista
totale, Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907
– 30 settem...
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PROF.ARCH.S.PARIS
Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012
FacoltàdiArchitettura
PolitecnicodiBari
Cdlindisegnoindustriale
FRA...
2011 • progetto di illuminazione
laboratorio di disegno industriale 2
docenti prof. M. Reina, prof. R. Carullo
Be-hold
Be-...
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2010 • arredo urbano
laboratorio di disegno industriale 1
docenti prof.ssa arch. A. Di Roma, prof.ssa arch. A. Scarcell...
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2010 • progettazione di prodotti d’arredo
laboratorio di arredamento 1
docenti prof.ssa M. Marrone, prof.ssa M. Lisco
S...
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Curriculum
Vitae
informazioni
personali
nome e cognome
indirizzo
telefono
cellulare
e-mail
cittadinanza
data di nascita...
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capacità
e competenze
personali
madrelingua
altra lingua
capacità di lettura
capacità di scrittura
capacità di espressi...
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capacità e competenze
informatiche
altre capacità e competenze
patente
Conoscenza di software
su piattaforme Windows e ...
49
partecipazione (con attestato) alla Summer School di Economia Civile
organizzata dal Centro di Cultura “G. Lazzati” di ...
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  1. 1. Francesco Barbaro portfolio 2013
  2. 2. Indice Mitografie Utopia Taranto Creativiviaggi Cibus Cura & Cultura Legno & Intarsio Portarti il mondo Essere liberi per... Laboratorio di progettazione grafica Le superfici del design Be-hold Proposte di arredo urbano Solace Curriculum Vitae 4 14 18 22 24 26 27 28 34 38 40 44 46
  3. 3. 4 2013 • tesi di laurea in disegno industriale relatore prof. N. Perrone, co-relatore prof. M. Colonna Laboratorio di progettazione grafica Il tema d’anno scelto è stato quello della progettazione grafica editoriale. Il lavoro indaga lo status e il ruolo della comunicazione visiva oggi attraverso lo studio di quella che, sin dall’antichità, è una delle più importanti e pervasive forme di comunicazione impiegate dall’uomo: il mito. Come scrive Marino Niola, il mito non è una fuga dalla realtà, una dimensione estranea alla nostra cultura contemporanea, tecnicizzata e razionale; anzi, nessuna cultura, ancora oggi, riesce a farne a meno. Esistono infatti ai nostri giorni, come scrive anche Roland Barthes, vere e proprie industrie del mito: internet, il cinema, la televisione, la moda e, non ultimo, il design. Se da un lato il mito è un racconto favoloso di dei, eroi e creature fantastiche, dall’altra è, ancora oggi, un dispositivo di orientamento sociale che fornisce dei modelli identitari, valoriali e di comportamento, spesso veicolati proprio attraverso il lavoro dei progettisti e degli artisti, corrispettivi moderni, forse, degli antichi sciamani e rapsodi. #Mitografie
  4. 4. 5 La tesi è stata strutturata in due fasi: una fase di ricerca e una seguente fase di elaborazione visiva. La ricerca si è soffermata sulla collocazione del mito nella società di oggi, sul suo stretto rapporto con le immagini e sul ruolo non solo narrativo ma anche di orientamento sociale che detiene ancora oggi nella “società delle immagini”. La fase di elaborazione propone un possibile ordinamento secondo tematiche mitologiche (mitemi) di diverse immagini e icone; le immagini vengono quindi raccolte e inseriti in delle griglie 6x6 (“tassonomie”), una per ogni mitema, in funzione degli assi oppositivi iconico-astratto (scala di Moles) e evocativo-descrittivo. Gli elementi ordinati nelle tassonomie vengono quindi combinati, in base ad associazioni visive e concettuali, per realizzare dei poster nei quali il linguaggio del mito antico incontra quello del mito contemporaneo e della “cultura pop”.
  5. 5. 7 Evemero di Messina, mitografo greco del IV secolo a. C., avanzò l’ipotesi che i miti non fossero altro che il risultato della rielaborazione e amplificazione di vicende, circostanze e personaggi storici. I “mitografi”, quali Omero, Esiodo e Ovidio, furono coloro che si occuparono non solo di compilare e dare un ordine ai miti, ma anche di “ri-raccontarli”, attingendo più o meno consapevolmente agli strumenti e alla sensibilità del proprio tempo. Le ipotesi di Evemero si rispecchiano nelle affermazioni di Roland Barthes, semiologo francese che, in Miti d’Oggi (1957), definisce il mito come una modalità di significazione che opera rivestendo oggetti, persone ed eventi di valenze simboliche ed evocative.
  6. 6. 8
  7. 7. 9 In questa pagina, alcuni degli schizzi e degli appunti che hanno preceduto e accompagnato il percorso di tesi.
  8. 8. partenza iniziazione ritorno appello all’avventura rifiuto dell’appello aiuto sovrannaturale varco della prima soglia strada delle prove incontro con la Dea donna quale tentatrice ventre della balena riconciliazione con il padre apoteosi ultimo dono rifiuto del ritornare fuga magica aiuto dall’esterno varco della soglia del ritorno signore dei due mondi libero di vivere Partenza Iniziazione Ritorno mondo conosciuto mondo sconosciuto 10 Nell’illustrare la teoria del monomito di Joseph Campbell, una ricerca affine a quella svolta da Vladimir Propp sulla fiaba, è stato realizzato un set di pittogrammi, impiegato anche nella realizzazione della sovracoperta. La teoria del monomito afferma che tutte le storie dell’umanità possono essere ricondotte ad un’unica narrazione il cui schema è illustrato in alto. Ciascun pittogramma rappresenta perciò una delle unità costituenti delle tante storie dell’umanità e costituisce, insieme agli altri pittogrammi, una sorta di alfabeto, di codice del mito.
  9. 9. #mitografie #bellezza#mitografie #libertà #lavoro Questi alcuni dei poster realizzati nella fase di elaborazione accostando gli elementi contenuti nelle tassonomie. Stampati nel formato 50x70, sono stati esposti presso la facoltà di Architettura nel giorno della seduta di laurea. Una delle finalità dei poster era quella di proporre una riflessione sull’uso delle immagini e sul modo in cui tale uso modifica i significati trasmessi. Non è un caso che si sia voluto operare proprio sulle immagini del mito: esse sono già di per sé stesse cariche di significati. Ogni poster riporta un’etichetta in basso a destra che indica il mitema e la posizione degli elementi nella corrispondente tassonomia. Uno dei principali punti di riferimento nella realizzazione dei poster è stata la pop-art che aveva già, a suo tempo, indagato i miti e le icone moderne. Dalla ricerca e dalle elaborazioni è emerso non solo che a miti e icone provenienti da culture anche lontane nel tempo e nello spazio sono sottese idee ed esigenze comuni, ma anche che le immagini veicolate dai media si caricano oggi, forse ancora più che in passato, di significati simbolici, evocativi e, quindi, mitologici. #mitografie #immortalità
  10. 10. #mitografie #bellezza #mitografie #fortuna #mitografie #fortuna #mitografie #immortalità #mitografie #immortalità per sempre in punto di vita #mitografie #tempo
  11. 11. 13 #mitografie #intelligenza #mitografie #tempo #mitografie #pericolo#mitografie #libertà Ritengo che fare design significhi anche operare su immaginari culturali e collettivi, attingendo da simbologie e narrazioni preesistenti per rielaborarle, ridefinirle e veicolare nuovi significati. Si comprende allora quanto quello dei progettisti sia un ruolo di responsabilità nei confronti della società per la potenziale facoltà loro affidata di orientarne le scelte e di incidere sull’immaginario individuale e collettivo.
  12. 12. c60 m0 y10 k0 r0 g200 b240 c0 m95 y65 k0 r255 g0 b60 14 2012 • identità visiva Utopia Taranto laboratorio di cittadinanza attiva Utopia Taranto Nel progettare l’identità visiva dell’associazione Utopia Taranto si è voluta comunicare l’idea del cambiamento e del risveglio della coscienza civile in un momento critico per la città di Taranto. Essendo Taranto anche una località di mare dal clima ventilato, si è scelta, come metafora, quella del cambiamento del vento. Da qui l’adozione, come elementi identitari, della girandola e della banderuola, in associazione con i colori istituzionali del comune. Logo a colori e in scala di grigi. Dimensione minima del logo in larghezza: 2,5 cm, corrispondente al logotipo in corpo 8. I margini di rispetto in altezza e larghezza sono definiti da un quarto del simbolo. A destra, versione compatta del logo il cui uso è preferibile in condizioni di spazio ridotto.
  13. 13. Domenica 16 dicembre, ore 17:00 Istituto Salesiani, Viale Virgilio 97 PROGRAMMA presentazione associazione Giuseppe Barbaro Taranto: tra passato e futuro Alessandro Leogrande, giornalista dialogo conclusioni Guido Limongelli coordina: Pierpaolo D’Auria, giornalista Il futuro della città di Taranto dipende dalla capacità di sviluppare processi partecipativi e decisionali capaci di interpretare i bisogni autentici del territorio, della sua popolazione e delle future generazioni Partner accreditato MIUR per il rilascio di crediti formativi Desidero aderire all’associazione Desidero tenermi in contatto ed essere invitato ad altri incontri Desidero l’attribuzione dei crediti formativi Nome Cognome E-mail Tel. Indirizzo autorizzo il trattamento dei dati ai sensi della normativa vigente Presentazione dell’associazione “Utopia Taranto” 16 dicembre ore 17:00 Istituto Salesiani Il futuro della città di Taranto dipende dalla capacità di sviluppare processi partecipativi e decisionali capaci di interpretare i bisogni autentici del territorio, della sua popolazione e delle future generazioni Utopia Taranto Presentazione dell’associazione Domenica 16 dicembre, 0re 17, Istituto Salesiani, Viale Virgilio 97 Presentazione dell’associazione “Utopia Taranto” Domenica 16 dicembre, ore 17:00 Istituto Salesiani, Viale Virgilio 97 PER TARANTO QUALE UTOPIA? Utopia non e’ soltanto “ou-topos” un luogo che non c’e’, ma anche, secondo un’altra traduzione, “eu-topos” un “luogo buono”, cioè del bene comune. Utopia è la Taranto che, anche se oggi non c’e’, potra’ esserci domani, se sapremo come costruirla. PROGRAMMA presentazione associazione dibattito breve storia di Taranto: con Alessandro Leogrande dialogo conclusione coordina: Pierpaolo D’Auria, giornalista Materiali realizzati per la presentazione ufficiale dell’associazione. La locandina dell’evento è stata stampata nel formato 50x70, gli inviti e i moduli misurano 21x10 cm.
  14. 14. 17 Utopia Taranto Utopia Taranto U t o p i a Ta r a n t o U t o p i a Ta r a n t o Aller light abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Aller light italic abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Aller abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Aller italic abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Aller bold abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Aller bold italic abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Aller Il fu della città Taranto dalla ca di svil proc part e d ca Il carattere istituzionale scelto è l’Aller della fonderia Dalton Maag, carattere realizzato nel 2008 per la Danish School of Media and Journalism e disponibile anche in versione ottimizzata per la visualizzazione a schermo (Aller Display). In basso, alcune proposte alternative per il logo.
  15. 15. 18 c0 m91 y51 k0 r255 g34 b82 c0 m64 y84 k0 r255 g119 b41 c0 m38 y86 k0 r255 g173 b41 c73 m0 y57 k0 r26 g181 b139 creati aggi creati aggi creati aggi creati aggi creati aggi 2013 • identità visiva Creativi Viaggi turismo sociale e sostenibile Creativiviaggi Creativiviaggi vuole occuparsi di turismo sociale e sostenibile, promuovendo il territorio di Puglia e Basilicata, comunicando un modo diverso di viaggiare nel quale i turisti siano coinvolti non in quanto fruitori passivi ma come partecipanti attivi. Al logo era richiesto di restituire la gerarchia delle tre parole che compongono il nome del progetto: “viaggi”, “creativi” e, soprattutto, “vivi”, parole atte a comunicare l’idea di un viaggio esperienziale. La palette di colori privilegia colori caldi e vivaci. Schizzi e appunti di progetto. Dimensione minima del logo in larghezza: 2 cm, corrispondente al testo in corpo 8. I margini di rispetto in altezza e larghezza sono definiti dal doppio della larghezza della “v”.
  16. 16. creati aggi
  17. 17. Creativi Viaggi Turismo sociale ed esperienziale Lorem ipsum dolor sit amet, consectetuer adipiscing elit, sed diam nonummy nibh euismod tincidunt ut laoreet dolore magna aliquam erat volutpat. Ut wisi enim ad minim veniam, quis nostrud exerci tation ullamcorper suscipit lobortis nisl ut aliquip ex ea commodo consequat. Duis autem vel eum iriure dolor in hendrerit in vulputate velit esse molestie consequat, vel illum dolore eu feugiat nulla facilisis at vero eros et accumsan et iusto odio dignissim qui blandit praesent luptatum zzril delenit augue duis dolore te feugait nulla facilisi. Nam liber tempor cum soluta nobis eleifend option congue nihil imperdiet doming id quod mazim placerat facer possim assum. Typi non habent claritatem insitam; est usus legentis in iis qui facit eorum claritatem. Investi- gationes demonstraverunt lectores legere me lius quod ii legunt saepius. Claritas est etiam processus dynamicus, qui sequitur mutationem consuetudium lectorum. Mirum est notare quam littera gothica, quam nunc putamus parum claram, anteposuerit litterarum formas humanitatis per seacula quarta decima et quinta decima. Eodem modo typi, qui nunc nobis videntur parum clari, fiant sollemnes in futurum. In fede, firma creati aggi Creativi Viaggi di STREAM soc. coop. P. IVA 02906040734 Nome Cognome info@creativiviaggi.com www.creativiviaggi.com tel. 099 400 17 49 fax. 099 987 14 71 via Terni, 10 | 74121 Taranto (TA) Soc. Coop. STREAM a r.l. via Terni, 10/B 74121 Taranto (Italy) P. I. 02906040734 tel +39 099 400 17 49 fax +39 099 987 14 71 info@creativiviaggi.com www.creativiviaggi.com Soc. Coop. STREAM a r.l. via Terni, 10/B 74121 Taranto (Italy) P. I. 02906040734 tel +39 099 400 17 49 fax +39 099 987 14 71 info@creativiviaggi.com www.creativiviaggi.com Fronte cartellina B4, carta intestata, busta DL e biglietti da visita di 55x85 mm. creati aggi tel. 099 1234567 via Terni 10 creativiviaggi@creativiviaggi.it www.creativiviaggi.it creati aggi creati aggi
  18. 18. C R E AT I V I V I A G G I 21 PT Sans Regular abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) PT Serif Regular abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;)PT I caratteri istituzionali scelti sono PT Sans e PT Serif disegnati da Alexandra Korolkova, Olga Umpeleva e Vladimir Yefimov. Si tratta di font per la libera circolazione pubblicate nel 2009 da ParaType e realizzate nell’ambito del progetto “Public Types of Russian Federation” avviato nel 300° anniversario dei tipi civili ideati da Pietro il Grande fra il 1708 e il 1710. PT Sans è basato su caratteri russi bastone della seconda parte del XX secolo ma possiede anche tratti umanistici contemporanei. PT Serif è invece un carattere transizionale dotato di terminazioni umanistiche. Sotto, alcune proposte alternative per il logo che impiegavano la font Lato. PT Sans Italic abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) PT Serif Italic abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) PT Sans Bold abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) PT Serif Bold abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) PT Sans Bold Italic abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) PT Serif Bold Italic abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOPQRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Creat un’idea viaggio esperie Pugli Basi son pr v
  19. 19. 2012 • identità visiva Cibus Cura & Cultura centro polispecialistico Cibus Cura & Cultura Cibus è un centro polispecialistico che si occupa di nutrizione ma anche di cultura dell’alimentazione. All’identità visiva di Cibus si chiede di comunicare l’approccio multidisciplinare del progetto, la professionalità ma anche l’entusiasmo del giovane team, formato da diverse figure professionali. Alla comunicazione di Cibus è anche chiesto di distanziarsi da un’immagine asettica di tipo sanitario e di esprimere la qualità umana del lavoro svolto che pone al centro la persona e non il business. La parola latina cibus, e quindi “cibo”, deriva dalla radice greca kap e quindi dal latino capio, -ere, che significa “captare”. Il simbolo contenuto nel logo si pone come traduzione visiva del concetto: un elemento composito avvolge e capta un singolo elemento circolare. Esso vuole anche rappresentare il coinvolgimento a tutto tondo della persona, dalle attività di cura (associate all’arancio) a quelle culturali (associate all’azzurro). Calluna abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOP QRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) Calluna Sans abcdefghijklmnopqrstuvwxyz ABCDEFGHIJKLMNOP QRSTUVWXYZ (!@#$%&.,?:;) CallunaA destra, schizzi, e appunti di progetto. Il carattere istituzionale scelto è il Calluna della fonderia Exljbris, disegnato da Jos Buivenga nel 2009. Logo a colori e B/N. Dimensione minima del logo in larghezza: 2,5. A queste dimensioni il testo “cibus” è a corpo 27 e il testo “cura & cultura” a corpo 7.
  20. 20. Dott. Lorem Ipsum biologo nutrizionista PhD consulenze nutrizionali bioimpedenziometria piani alimentari personalizzati cibus.curaecultura@gmail.com www.cibuscuraecultura.it via Plateja 55/13 A, Taranto tel. 388 77 077 44 prova.prova@gmail.com www.loremipsum.it cell. 444 555 8888 cibuscura & cultura Via Plateja 55/13 A,Taranto cibus.curaecultura@gmail.com segreteria (+39) 388 7707744 www.cibuscuraecultura.it centro polispecialistico nutrizione e cultura dell’alimentazione A sinistra, carta intestata, segnalibro e biglietti da visita. Sopra, copertine per pagina Facebook; illustrazioni, pittogrammi e logo del pacchetto per uso nei materiali pubblicitari e informativi. cibuspacchetto 3+
  21. 21. c60 m50 y45 k40 r88 g88 b91 c20 m40 y60 k10 r195 g150 b104 24 2011 • identità visiva Legno & Intarsio di Raffaella Campanale produzione artigianale Legno & Intarsio Realizzazione di catalogo, targhette e biglietti da visita per la promozione dell’attività artigianale.. A destra, alcune pagine tratte dal catalogo. Nella pagina successiva, biglietto da visita e diverse varianti per le targhette dei prodotti. Le parole chiave fissate in fase di preparazione sono state: “legno”, “pianta”, “cuore” e “intarsio”, concetti che si sono poi restituiti nell’elaborato finale, in particolare nel motivo del germoglio. legno e RAFFAELLACAMPANALE intarsio “ Creo con il legno… il legno è elegante, eleganza significa “bellezza”, amore per le cose che ci circondano, gioia di sentirsi incastonati in un paesaggio di tenerezza che tutti amiamo…” “ Il legno è colore… i colori della vita che stiamo via via dimenticando ritornando al “bianco e nero”. Il legno è profumo… quello che dà “sapore e gusto”. Questo vorrei per ogni singola persona che si ferma ad osservare le mie opere: momenti di eleganza, colore, profumo in uno spazio d’amore che è il tempo.” QUADRI IN RILIEVO da € 50 Intarsi e rilievi in legno interamente realizzati a mano raflegno@libero.it | raflegno@gmail.it www.legnoeintarsio.blogspot.com tel. 3471060783 SEGNALIBRI da € 4
  22. 22. RAFFAELLACAMPANALE legnoeintarsio RAFFAELLACAMPANALE legnoeintarsio RAFFAELLACAMPANALE legnoeintarsio RAFFAELLACAMPANALE legnoeintarsio RAFFAELLACAMPANALE legnoeintarsio RAFFAELLACAMPANALE legnoeintarsio legnoeintarsio Intarsi e rilievi in legno interamente realizzati a mano tel. 3471060783 raflegno@libero.it www.legnoeintarsio.blogspot.com quadri, orologi, complementi di arredo RAFFAELLACAMPANALE
  23. 23. 26 2011 • locandina e inviti per evento pubblico presentazione e convegno Portarti il mondo Locandina 50x50 cm e Inviti 29,7x15 cm realizzati per la presentazione del libro omonimo del giornalista Armando Torno (Corriere della Sera, Radio 24) e tenutosi nel Palazzo della Provincia di Taranto il 19 maggio 2012, con la partecipazione della sociologa brasiliana Vera Araujo. Comunità del Movimento dei Focolari • Taranto Città Nuova Editrice • Roma dal carisma di Chiara Lubich, una via per il rinnovamento della città intervengono Armando Torno • giornalista Vera Araujo • sociologa La Comunità dei Focolari a Taranto ha una storia di circa 40 anni. Nel corso della serata verranno presentate alcune esperienze significative di vita personale, familiare e sociale. interventi musicali di Gabriella Russo • arpa Tonia Martucci • violino conduce Michele Durante il mio il mio dal carisma di Chiara Lubich, una via per il rinnovamento della città 19 maggio • Via Anfiteatro 4, Taranto, ore 18:00 Salone di Rappresentanza della Provincia Videointervista all’autore Armando Torno Vera Araujo Relazioni sociali e fraternità
  24. 24. 27 2012 • locandina per evento pubblico convegno e dialogo con gli studenti Essere liberi per... Locandina 50x70 realizzata per l’incontro-dialogo con Ezio Aceti, psicologo e consulente psicopedagogico del comune di Milano, tenutosi il 15 febbraio 2013 nell’Aula Magna “F. Orabona” della Facoltà di Ingegneria di Bari e rivolto principalmente agli studenti. La richiesta è stata quella di richiamare, in modo giovanile, il concetto di libertà, tema centrale dell’evento, e di associare ad esso delle parole chiave cruciali per il momento storico in atto quali “progetto”, “felicità”, “crisi” e “futuro”.
  25. 25. 28 2009 - 2011 • selezione di elaborati realizzati negli anni di corso presso la Facoltà di Architettura di Bari docenti prof. N. Perrone, prof. M. Colonna Laboratorio di progettazione grafica Vengono qui presentate alcune delle esercitazioni e degli elaborati prodotti durante i laboratori di progettazione grafica 1 e 2 del CdL in disegno industriale, mirati ad accrescere consapevolezza e competenze riguardo ai temi della progettazione grafica, in particolare quelli della tipografia dell’infografica. A destra, esercitazione svolta nel primo anno di corso (2009). Agli studenti era chiesto di rielaborare alcune ricette contenute nel ricettario Il Talismano della Felicità di Ada Boni trasponendole in forma non lineare e, nel contempo, rendendole più accessibili, anche considerato il linguaggio non più attuale dello storico ricettario. La ricetta della caponata con salsa S. Bernardo è stata qui scomposta in due procedimenti: quello per la preparazione della pietanza principale e quello per la realizzazione della salsa. I due procedimenti, resi qui indipendenti, convergono, anche visivamente, nel piatto finale. Agli ingredienti, in ordine di impiego, sono associate le relative procedure: questa trasposizione non lineare vuole anche restituire un riferimento temporale non presente nella forma originale della ricetta, suggerendo a che punto della preparazione della caponata iniziare a preparare la salsa.
  26. 26. ingredienti: quattro due o tre una mezzo bicchiere un cucchiaio un mestolo di due cucchiai melanzane sedani cipolla di aceto di zucchero salsa di pomodoro di capperi preparazione: sbucciare, tagliare a dadini, friggere, togliere quando dorate, sciacquare, staccare costole e foglie, tagliare in asticciole, friggere, togliere quando dorati, tritare, soffriggere in una casseruola con olio, togliere quando imbiondisce, versare nella casseruola, versare nella casseruola, versare nella casseruola, mescolare insieme alla cipolla, l’aceto e lo zucchero; lasciar cuocere sino alla cottura della salsa, versare nella casseruola, versare nel mortaio, far abbrustolire in forno, togliere quando tostate, versare con le mandorle nel mortaio, preparazione: friggere con olio nella padellina, togliere quando tostate, versare in un mortaio, ingredienti: cento grammi due o tre qualche filetto di mandorle fette di pane di acciuga caponata alla siciliana con salsa san bernardo salsa san bernardo un pugno cento grammi un cucchiaio qualche una di olive di uova di tonno di prezzemolo polpo piccolo aragosta piccola versare nella casseruola, affettare, versare nella casseruola, versare nella casseruola insieme alle melanzane e ai sedani, tagliare, infarinare leggermente, friggere, lessare, estrarre la carne della coda, affettarla, versare nella casseruola insieme ai polpi, mescolare, cuocere a fuoco leggero, quando cotta lasciar raffreddare la caponata, darle una forma di cupola con una spatolina, spalmare la salsa san bernardo sulla caponata con la lama di un coltello, servire e gustare fredda. sciogliere il contenuto della casseruolina su fuoco moderato, una volta addensata passare al setaccio la salsa san bernardo, versare nella casseruolina, versare nella casseruolina, versare nella casseruolina, versare nella casseruolina, versare nel mortaio, pestare insieme alle mandorle, il pane e le acciughe; versare in una casseruolina, un pò un cucchiaio un cucchiaio due dita un dito di succo d’arancia di zucchero di cioccolato d’aceto d’acqua
  27. 27. 30 Il percorso da casa all’aula viene raccontato, in modo soggettivo, per mezzo di un semplice riferimento cartesiano e di curve che descrivono, con le loro variazioni, le“fluttuazioni” di tre parametri: la linea continua sta per “sonno”, la linea bianca per“nervosismo” e la linea tratteggiata per“stupore”. I simboli raffigurati a destra rimandano ai luoghi fisici attraversati e, in modo ancora soggettivo, agli stati d’animo provati nell’attraversarli. Camera da letto Via Pasubio Ingresso di casa Chiesa russa Via Toma Via Re David Scale aula DI Atrio Politecnico Aula DI Viale della Repubblica In queste pagine, il racconto, in forma di infografica, del percorso compiuto da casa all’aula del politecnico un qualsiasi venerdì mattina. Sopra, pagine tratte dal libretto A6, sotto, il racconto in forma continua. Agli studenti del primo anno (2010) era richiesto di rappresentare il tragitto in chiave soggettiva, senza impiegare tipografia, in bianco e nero. Non sono stati posti vincoli sui segni (non tipografici) e sulle tecniche utilizzabili. Il percorso da casa all’aula viene raccontato, in modo soggettivo, per mezzo di un semplice riferimento cartesiano e di curve che descrivono, con le loro variazioni, le “fluttuazioni” di tre parametri nel tempo: la linea continua sta per “sonno”, la linea bianca per “nervosismo” e la linea tratteggiata per “stupore”. I simboli raffigurati a destra, distanziati in base ai tempi di percorrenza, rimandano ai luoghi fisici attraversati ma si riferiscono soprautto alla sfera soggettiva, agli stati d’animo provati nell’attraversarli.
  28. 28. 31
  29. 29. 32 A destra, un’elaborato realizzato nel secondo anno di corso (2011). Si tratta di una mappa che tenta una sintesi della trattazione compiuta da Robin Kinross in Tipografia Moderna (Stampa Alternativa & Graffiti - Nuovi Equilibri). Secondo la mia interpretazione, l’opera si impernia sulla dialettica fra modernità e tradizione. Pubblicazioni, caratteri, istituzioni, fondazioni ed eventi si succedono in ordine temporale (dall’alto in basso). A ciascuno di questi elementi è stata data, sempre in base a un’interpretazione personale, una classificazione in funzione del “peso” che tale avvenimento o carattere ha avuto rispetto alla tradizione o alla modernità, in altri termini, in funzione di quanto abbia condotto la tipografia a conservare o, piuttosto, a innovare.
  30. 30. 1|2|3|4|5 G.P.Day|YaleUniversityPress|1908 J.Gutenberg|Invenzionedellastampa|1450 J.Moxon|MechanickExercises|1684 S.Truchet|CalibreDeToutesLeSortesEtGrandeurDeLettres|1694 J.Jaugeon|RomainDuRoi|1699 M.D.Fertel|LaSciencePratiqueDeL’imprimerie|1723 P.S.Fournier|ModelesDesCharacteresDeL’imprimerie|1742 P.S.Fournier|ManuelTypographique|1766 L.Luce|Essaid’uneNouvelleTypographie|1771 A.Didot|Didot|1784 G.Bodoni|Bodoni|1798 Macchinaperlaproduzionedellacarta|1799 A.Senefelder|Litografia|1796 F.Koenig|Stampantecilindricaavapore|1814 W.Caslon|Caslon|1816 R.Besley|Clarendon|1848 Fotografia:ClicheAMezziToni|1881 O.Mergenthaler|Linotype|1881 UsTypeFounders’Association|AdozionepuntoDiFourier|1886 T.Lanston|Monotype|1887 T.DeVinne|ThePracticeofTipography|1904 L.A.Legros,J.C.Grant|TypographicalPrintingSurfaces|1916 R.L.Pyke|ReportonTheLegibilityofPrint|1926 ElLisitskij|TopographiederTypographie|1923 W.Morris|KelmscottPress|1890 H.Mifflin|RiversidePress|1852 C.R.Ashbee|EssexHousePress|1890 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DeutscherNormenausschuss|StandardDin198perlacarta|1923 H.N.Werkman|TheNextCall|1923 J.Tschichold|ElementareTypographie|1925 L.Moholy-Nagy|InsegnamentopressolaBauhaus|1923 H.Bayer|VersuchEinerNeuenSchrift|1926 J.Erbar|Erbar|1926 P.Renner|Futura|1927 RingNeuerWerbegestalter|1927 G.Trump|InsegnamentopressolaMeisterschulefurDeutschlandsBuchdrucker|1929 P.Renner|MechanisierterGrafik|1930 B.Wolpe|MonotypeAlbertus|1932 J.Tschichold|TypographischeGestaltung|1935 B.Wolpe|CollaborazioneConFaber&Faber|1941 IlPartitoNazistaImponel’AntiquaComeFontUfficialeDiRegime|1941 ScoppioDellaIiGuerraMondiale,ascesadeitotalitarismi|1939 W.Sandberg|ExperimentaTypographica|1945 W.Sandberg|DirettoredelloStaedelijkMuseumdiAmsterdam|1945 H.Schmoller|DirettoreTipografiaPenguinPress|1949 D.C.Mcmurtrie|ModernTypographyAndLayout|1929 F.Ehrlich|TheNewTypographyandModernLayout|1934 ShenvalPress|Typography|1936 N.Gray|NineteenthCenturyOrnamentedTypesandTitlePages|1938 ShenvalPress|AlphabetAndImage|1946 A.Froshaug|LaboratorioFroshaug|1949 H.Spencer|CollaborazioneconLundHumphries,Typographica|1949 FestivalofBritain|1951 A.Froshaug|InsegnamentopressolaHochschuleDiUlm|1959 C.Burt|APsychologicalStudyofTypography|1959 Graphis|1944 NeueGrafik|1958 K.Gerstner,M.Kutter|DieNeueGrafik|1959 DiffusaadozionedellaFotocomposizione|1960 H.Spencer|DirezionedelPenroseAnnual|1964 H.Spencer|TheVisibleWord|1968 E.Ruder|InsegnamentopressolaAllgemeineGewerbeschulediBasilea|1942 M.Bill|Form|1952 E.Ruder|TheTypographyofOrder|1959 TypographieMontablatterdiR.Hostettler|IntegraleTypographie|1959 R.VonLarish|UberZierschriftenImDiensteDerKunst|1899 R.VonLarish|BeispieleKunstierischerSchrift|1900 E.Johnston|Writing&Illuminating&lettering|1917 F.H.ErnstSchneidler|DirezionedipartimentograficoKunstgewerbeschulediWurtthenberg|1920 J.Tschichold|Sabon|1967 F.H.Ehmcke|InsegnamentopressoKunstgewerbeschuleDusseldorf|1903 W.Tiemann|DirezionedellaAkademiediLipsia|1920 FratelliKlingspor|FonderiaKlingspor|1906 R.Koch|Kabel|1927 J.F.VanRoyen|KuneraPress|1922 P.Renner|MeisterschulefurDeutschlandsBuchdrucker|1927 M.Bill|UberTypographie|1946 I.Tschichold|GlaubeundWirklichkeit|1946 A.Lane,V.K.K.Menon|PenguinBooks|1935 AmericanInstituteofGraphicArt,M.Lee|BooksforOurTime|1951 J.VanKrimpen|Spectrum|1943 G.Mardersteig|Dante|1954 I.Aicher-scholl,A.Scholl,M.Bill|HochschulefurGestaltungdiUlm|1953 H.Spencer|PioneersofModernTypography|1969 W.Gropius|Bauhaus|1919 E.Ruder|DirettoredellaGewerbeschulediBasilea|1970 E.Ruder|Typographie|1967 J.Muller-brockmann|GestaltungsproblemedesGrafikerse|1961 H.BertholdAg|AkzidenzGrotesk|1898 A.Frutiger|Univers|1954 M.Miedinger|Helvetica|1957 K.Gerstner|ProgrammeEntwerfen|1954 W.Weingart|InsegnamentopressolaScuoladiBasilea|1968 K.Gerstner|KompendiumfurAlphabeten|1974 AlliedChemicalacquistaLinotype|1979 AgfaacquistaMonotype|1997 AppleInc.|Macintosh|1984 R.Vanderlans,Z.Licko|Emigre|1984 N.Brody|MostraPersonaleAlVictoria&AlbertMuseum|1988 E.Spiekermann,J.Spiekermann,N.Brody|Fontshop|1989 Letraset|1959 G.Noordzij|InsegnamentoallaKoninklijkeAcademiedell’aja|1960 Ibm|CompositriceIbm|1961 W.GarthJr.|Compugraphic|1960 F.Braun|Tuboaraggicatodici|1897 G.Noordzij|Lescritturespezzateelaclassificazionedeicaratteri|1970 A.Burns,H.Lubalin,E.Rondthaler|InternationalTypefaceCorp.|1970 C.Alexander|APatternLanguage|1977 D.Knuth|Tex|1978 M.Carter|ItcGalliard|1978 M.Carter|BellCentennial|1978 D.Knuth|Metafont|1979 AdobeSystems|Postscript|1983 E.Tufte|TheVisualDisplayofQuantitativeInformation|1983 M.Carter|BitstreamCharter|1987 AppleInc.|StampanteLaserwriter|1985 AldusCorp.|Pagemaker|1985 AltsysCorp.|Fontographer|1986 E.Spiekermann|Metadesign|1983 SoftunionLtd.|Fontlab|1990 AppleInc.,MicrosoftCorp.|TrueType|1991 R.Bringhurst|TheElementsofTypographicStyle|1992 AdobeSystems,MicrosoftCorp.|OpenType|1996 RobinKinrossTipografiamoderna Unamappa:fratradizioneemodernità tradizionemodernità timeline pubblicazioni istituzioniecollaborazioni tecnologie caratterirelazioni
  31. 31. 34 2012 • elaborati realizzati durante il corso di Tecnologia del design presso la Facoltà di Architettura di Bari docente Prof. Arch. Spartaco Paris Le superfici del design Il corso è stato incentrato sugli aspetti sensoriali e comunicativi degli oggetti di design e, in particolare, delle superfici. Come elaborazioni finali del corso sono state realizzate delle tavole materiche e due book. A destra, copertina e pagine interne dal book da me curato e dedicato alla lampada Falkland di Bruno Munari, alle sue caratteristiche sensoriali e ai suoi riferimenti culturali. Nelle pagine successive, copertina e pagine interne tratte dal book che documenta la realizzazione delle tavole sensoriali. TECNOLOGIE DEL DESIGN Prof. Arch. Spartaco Paris Cdl in Disegno Industriale Francesco Barbaro 548370 FALKLANDA.A. 2011/2012 Furono riscontrati problemi nell'apllicazione degli anelli sucessivi al primo: se questo poteva essere semplicemente ancorato al diffusore in alluminio, garantendo la sua orizzontalità, questo era più difficle da ottenere per i successivi per i quali era necessario praticare con precisione i fori sulla maglia affinchè risultassero esattamete orizzontali. Munari scelse allora di effettuare delle cuciture orizzontali che racchiudessero gli anelli, in maniera analoga a quanto avveniva per le nasse da pesca. Scelse poi di operare una scansione che andava di 15 cm in 15 cm verticalmente e di 5 in 5 cm orizzontalmente, una griglia-base che poi nel prodotto finale avrebbe dato luogo ad un ritmo meno rigido e più vario, anche tenendo conto del diverso peso degli anelli e della forza di gravità. Inizialmente Munari immaginava di inserire nella maglia oggetti dalle fogge svariate, ma alla fine limitò la scelta ad anelli disposti orizzontalmente per evitare di produrre lacerazioni nella maglia e per creare un insieme più armonico. Munari ha anche ricordato come avesse inizialmente immaginato di vendere la lampada "al metro", a lunghezze ed ampiezze personalizzabili dall'utente, permettendogli di scegliere, oltre alla lungheza della maglia, anche il numero e la posizione degli anelli; tuttavia, alla fine, si scelse di definire la scansione delle ampiezze della maglia secondo una modulazione predeterminata. Danese, recuperando più tardi l'idea inziale di Munari, ne rese disponibili due versioni più corte oltre che una versione da terra. Falkland non impiega collanti ma solo forature, cuciture ed incastri, come avviene nell'architettura giapponese. Alcuni degli schizzi di progetto di Bruno Munari per la lampada Falkland. Munari paragonava Falkland al bambù, in quanto forma naturale. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 IDEAZIONE 6 Scala 1:20 Il peso degli anelli tendeva il nylon, per questo motivo il modello definitivo non si atteneva esattamente alle misure descritte nella griglia stabilita a priori da Munari. MATERIALI | Filanca (Nylon, anche ignifugo), acciaio inossidabile, alluminio naturale. COLORE | Bianco MISURE | Diametro cm 40 x 165 h EMISSIONE | Luce diffusa Max 1 x 23W (E27) FB, Max 1 x 75W (E27) IAA, Max 1 x 100W (E27) HSGS, Max 1 x 52W (E27) HSGS. LUNGHEZZA CAVO | 200 cm PREZZO | € 261,15 3 103 82 49121810719 30 35 40 PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 SCHEDATECNICA 7 LE LAVORAZIONI Il nylon è largamente il filato più utilizzato nella produzione attuale di calze e collant. Il nylon viene sintetizzato dal petrolio. Le molecole di petrolio vengono spezzettate e poi ricostruite in catene molecolari, attraverso una serie di processi: si ottiene cosi il polimero di nylon. II polimero viene fuso a alta pressione e elevata temperatura (300°C); questa sostanza fluida viene filtrata ed estrusa ad alta velocità. II processo di estrusione serve a ottenere un allineamento delle molecole, formando cosi la bava. Un filo di nylon è costituito da un certo numero di bave (anche una sola nel nylon monobava). Le bave vengono raffreddate a aria umida e lubrificate; un getto d'aria le interlaccia prima che vengano spolate sulla bobina ad una velocità di circa 300 chilometri all'ora (nel 1940 le macchine per filatura raggiungevano la velocità massima di 1 chilometro all'ora). Si ottiene cosi il filato greggio di nylon, tanto più morbido e confortevole quanto più numerose e fini saranno le bave. Così com'è, però, il filato non è elastico: per essere utilizzato in calzetteria deve essere sottoposto a ulteriori lavorazioni. Nella stiratura il filo greggio di nylon viene teso sulle bobine. Si ottiene cosi un filo piatto parallelo, dall'aspetto sottile, ma ancora privo di elasticità: il filo è ancora molto sensibile ed è facile smagliare la calza. Segue la testurizzazione che serve a dare volume ed elasticità al filo: il filo teso si allunga e recupera la forma originale quando la tensione scompare. Per la calzetteria, vengono utilizzati due metodi di testurizzazione: falsa torsione (air jet) o torsione completa. Con la falsa torsione si ottiene un prodotto di elevato volume ed elasticità, ma dalla scarsa trasparenza: viene utilizzata perciò nei collant tipo filanca. Viceversa avviene con la torsione completa. II filato viene lavorato su macchine circolari per calzetteria dalle quali escono delle maglie tubolari di nylon. La tecnologia attuale permette di combinare vari tipi di filato, anche di denarature diverse; inoltre è possibile inserire disegni, cinturini, rinforzi. Ogni operazione - dalla progettazione del disegno al movimento degli aghi sulla macchina - è gestita attraverso un computer. Le macchine cilindriche ad alta velocità, generalmente a 400 aghi, producono da due a sei ranghi di maglie e riescono a realizzare fino a 1,6 milioni di punti al minuto. Inoltre, le macchine più attuali consentono di memorizzare tre articoli differenti con otto taglie ciascuno. A snistra, macchina circolare per calzetteria. In basso, macchine per la filatura. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 ILMATERIALE 12 Un diffusore in alluminio natuale, con un portalmapda E27 Una maglia tubolare in filanca (nylon) forata con asole per l'inserimento di anelli. Anelli in acciaio inossidabile di diverse dimensioni, inizialmente aperti, poi chisi per mezzo di un'applicazione in metallo: 2 anelli di diametro 40 cm 1 anello di diametro 35 cm 3 anelli di diametro 30 cm LE COMPONENTI PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 COMPONENTI 13
  32. 32. 35 BRUNO MUNARI Designer, grafico, pedagogo, artista-progettista totale, Bruno Munari (Milano, 24 ottobre 1907 – 30 settembre 1998) fu costantemente mosso dalla curiosità, dalla ricerca della semplicità ma soprattutto dalla volontà di consegnare all'infanzia strumenti per lo sviluppo della progettualità e della cultura visiva quale investimento per il futuro della società. Avendo spesso lavorato con i bambini non in quanto allievi ma in quanto quali suoi ideali "colleghi" (si ricordino i laboratori istituiti dal 1977), si è distinto quale progettista poliedrico, esploratore della dimensione ludica, umoristica ma innovativa del progetto. Particolarmente partecipe della realtà culturale ed artistica del tempo, egli aderì inizialmente al futurismo (distaccandosene con leggerezza e ironia) e successivamente al "movimento per l'arte concreta" a supporto dell'astrattismo e a quello di "arte programmata" teorizzato da Giulio Carlo Argan, il cui linguaggio si concreta cioè mediante materiali, tecniche e procedimenti industriali volti a determinare specifici effetti e riflessi condizionati. Bruno Munari fu considerato fra gli ultimi avanguardisti (al limitare della cosiddetta "scomparsa dell'arte"). Le numerose realizzazioni testimoniano un'esplorazione eclettica: fra l'arte astratta e sperimentazioni plastiche e visive; pubblicazioni (saggi e narrativa) e ancora, fra svariati progetti grafici e di prodotto, Bruno Munari si è adoperato per risolvere la tensione dialettica fra fantasia e razionalità come fra natura, astrattismo e industria, ricercando la fonte di un flusso creativo ininterrotto. Menzione a parte meritano i laboratori per bambini nei quali diviene chiaro quanto per Munari i bambini rappresentino, e non in termini banali, il futuro, e quanto l'artista sia difatti come un bambino, così come il bambino è l'artista per eccellenza: un individuo che si rapporta alla realtà in modo semplice e creativo, spontaneo e razionale. Munari è stato un eclettico (e divertito) esploratore del mondo dell'arte e della creatività, una figura "leonardesca": autore di macchine inutili, sculture da viaggio, libri leggibili e illeggibili, musei immaginiari, forchette parlanti, di progetti grafici come quelli per Bompiani ed Einaudi con Max Huber oltre che di prodotto, come con il posacenere Cubo, l'Abitacolo, la scimmietta Zizì e la lampada Falkland nata dal lungo sodalizio con il "produttore -editore" Danese di Milano. Accanto, dall'alto verso il basso: lampade Falkland, opere dalla serie "negativo- positivo, libro illeggibile e posacenere cubo. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 BRUNOMUNARI 2 FRUIBILITÀ Disponibile in 3 differenti lunghezze, Falkland è stata originariamente concepita da Bruno Munari lunga 165 cm. Essendo tuttavia un'oggetto prevalentemente morbido ed elastico può essere riposto e stoccato in pochi centimentri. Dall'originale sono state ricavate due versioni più corte, in accordo alla provocatoria idea iniziale di Munari di vendere il diffusore "al metro". La lampada è costituita di pochi elementi essenziali: un supporto in alluminio naturale, un diffusore in maglia tubolare in filanca (nylon) cucito attorno ad anelli in acciaio inossidabile che ne scandiscono l'andamento. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 ANALISIESIGENZIALE 3 MANUTENZIONE La forma di Falkland è determinata unicamente dalla tensione delle forze interne esercitate dagli anelli, è cioè un oggetto "automontante". Viene spedita in un imballaggio di dimensioni esigue e una volta rimossa da esso è sufficiente appenderla come una regolare lampada da sospensione: non richiede montaggio essendo il peso degli anelli a disegnarne la forma. Può essere riposta e lavata facilmente. Impiega lampade a fluorescenza con attacco E27. SICUREZZA Falkland è uno scheletro leggero rivestito di elastica filanca, per cui i rischi legati agli urti sono minimi. Il rivestimento è disponibile anche in variante ignifuga. AMBIENTE Il poliammide che fornisce la base per la sintetizzazione del nylon è riciclabile presso impianti predisposti. L'oggetto è realizzato secondo criteri di parsimonia e per mezzo di materiali dal prezzo accessibile ma non è un'oggetto economico. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 ANALISIESIGENZIALE 4 FORMA "SPONTANEA" L'ottenimento della semplicità e di una forma "spontanea", o "naturale" come anche la definisce Munari, ha richiesto una notevole quantità di studi e sperimentazioni. Falkland, oltre ad essere un oggetto elegante ma essenziale e con grandi qualità di smaterializzazione, è anche una soluzione nuova, una risposta ai problemi dell'ingombro, soprattutto in fase di stoccaggio, trasporto e montaggio. Munari ebbe l'intuizione di coinvolgere un'insospettabile fabbrica di calze da donna nella progettazione, commissionando nella fattispecie una maglia elastica che offrisse il massimo di elasticità con il minimo diametro. Nella maglia si sono voluti inserire degli anelli aperti (originariamente in ferro zincato) attraverso asole realizzate nella maglia stessa. La maglia poi sarebbe stata cucita attorno agli anelli, successivamente bloccati attraverso piccole applicazioni in metallo. Gli anelli avrebbero dettato le variazioni di diametro della maglia, scandendo un ritmo sia in verticale che in orizzontale. "LESS IS MORE" Bruno Munari accetta la sfida per la semplicità. Essa è difatti più difficile da ottenere che non la complicatezza. E' la semplcità a detenere un valore aggiunto. La lampada da sospensione Falkland è stata disegnata da Bruno Munari nel 1964 per Danese. Si tratta proprio di un esercizio di semplicità ed economia costruttiva, essenzialità e poeticità. E' un omaggio al Giappone e alla natura,poichè è proprio nella natura che Munari riconosce il proprio mentore, quella natura parsimoniosa che genera forme dotate di efficacia e bellezza con grande economia costruttiva. Lunga 165 cm ma non vistosa, può essere riposta e stoccata in uno spazio esiguo poichè principalmente costituita da una maglia elastica. Essa è costituita di un'essenziale endoscheletro che determina unicamente per inerzia la forma esteriore dell'oggetto, una forma spontanea e naturale che si "rigenera" per la forza di gravità anche dopo essere stata riposta. Falkland può essere compattata in uno spazio esiguo. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 IDEAZIONE 5ARTE, GIOCO, PEDAGOGIA, PROGETTO E' forse il dato giocoso e creativo del progetto, testimoniato dalla dedizione di Munari alla pedagogia, uno dei dati più significativi del lavoro di Munari. Razionalità e ludicità non trovano contraddizione in Munari, la collaborazione con Danese ha infatti significato un'esplorazione della dimensione ludica del progetto. L'arte è, come già suggeriva Schiller, gioco. Dal momento che il gioco è, per Munari e Danese, pedagogia, l'arte è anche pedagogia. E' per questo che l'arte non dovrebbe essere relegata a un iperuranio irragiungibile ma dovrebbe essere parte della vita di tutti i giorni. IL PRODUTTORE COME EDITORE Danese, nata dalla scissione della Danese & Meneguzzo fondata nel 1955, vanta l'apporto di raffinati artigiani. Non si affida infatti alle tecnologie di un'officina propria: la vocazione della'azienda era ed è per le tirature limitate di oggetti sperimentali dal design raffinato ma semplice. Alla base di progetti votati all'universalità e alla lunga durata erano la sostenibilità, la responsabilità e la concretezza. Danese non volle chiudersi in una definizione stilistica della propria produzione, preferendo agire in maniera analoga ad una casa editrice che investe su autori di generi diversi. Per Danese l'oggetto è familiare e giocoso, fantasioso e amichevole. Inevitabile dunque il sodalizio con Bruno Munari come anche con Enzo Mari. Munari e Mari condividevano con Danese lo spirito di sperimentazione e la volontà di rivolgersi al mondo dell'infanzia (ne sono esempio il Progetto Scuola, le edizioni per bambini e i giochi progettati dai due designer per Danese). FALKLAND 53 CM 30 40 36 32 3814203624198 165 206 FALKLAND 85 CM FALKLAND 165 CM ORIGINALE FALKLAND DA TERRA "Non esiste il disegno della lampada fatto prima, la lampada viene fuori dalla sperimentazione di questo tubo di filanca nel quale volevo mettere dentro, come nelle nasse, quegli anelli per allargarlo e per creare delle forme [...] a mano" Falkland è disponibile presso Danese in tre misure: 165 cm (originale), 85 cm e 53 cm. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 SCHEDATECNICA 8 IL MATERIALE La filanca è una tipologia di nylon, cioè un filato di poliammide. La poliammide è un polimero contenente monomeri di amidi uniti da legami peptidici. La poliammide è caratterizzata dal gruppo ammidico CO-NH ed è sintetizzata tramite polimerizzazione per condensazione di un acido dicarbossilico e di una diammina oppure tramite polimerizzazione per apertura d'anello di un lattame. Ne esistono diverse tipologie dalle varie denominazioni a seconda della composizione della catena principale, in generale vengono classificate secondo tre famiglie: le aramidi o poliammidi aromatiche (tra cui il Kevlar prodotto da DuPont), le poliftalamidi o poliammidi semiaromatiche e le poliammidi alifatiche. Fra queste ultime le poliammidi più diffuse sono PA 6 e PA 6,6 prodotte dalla DuPont le quali prendono propriamente il nome di "nylon", sebbene esso non sia mai stato registrato e sia comunemente utilizzato per indicare per estensione molte tipologie di poliammidi. Il nylon 6,6 (poliesametilenadipamide) fu il primo nylon ad essere sintetizzato da W. H. Carothers nei laboratori DuPont di Wilmington (Delaware) negli Stati Uniti nel 1937 e commercializzato l'anno successivo. Il nylon 6 fu prodotto successivamente da P. Schlack nei laboratori IG Farben l'anno successivo. Esso divenne economica e valida alternativa alla seta. Trova applicazione nel settore tessile e dei trasporti per le sue doti di durabilità e resistenza. È difatti un filato molto resistente agli strappi e all’usura, può essere prodotto in fili anche molto sottili e possiede una struttura molto elastica che gli permette di deformarsi in maniera complessa. Per queste caratteristiche, è impiegato in tutti i capi che devono aderire alla pelle e seguirne i movimenti: calze, collant, busti, guaine, costumi da bagno, indumenti sportivi e rivestimenti di giacche a vento. Tali proprietà hanno reso il nylon, fino ad allora impiegato per la produzione di calze, la scelta ideale (per quanto atipica) per realizzare la lampada Falkland. Secondo la definizione ISO, "la fibra poliammidica (o nylon) è una fibra formata da macromolecole lineari che presentano nella catena la ricorrenza di legami ammidici, di cui almeno l'85% sono uniti a gruppi alifatici o ciclo alifatici". L'operazione di filatura è condotta a temperatura di 30-40 °C, superiori al punto di fusione del polimero; per evitare fenomeni di depolimerizzazione e di degradazione è importante che la massa abbia un contenuto di umidità non superiore allo 0,1%. Le caratteristiche principali di questa fibra sono: -ottima resistenza all'usura; -elevato recupero elastico; -facilità di tintura; -buona solidità al colore; -facilità di manutenzione. Nonostante ciò va segnalato la sensibilità a diversi reagenti chimici (candeggianti e acidi minerali), la scarsa resistenza alle alte temperature (>100 °C) e a particolari condizioni ambientali quali luce e atmosfere ricche di ossidi di azoto. Nelle poliammidi i numerosi legami a idrogeno intramolecolari e intermolecolari dovuti alla presenza di gruppi CONH danno origine ad intense forze di coesione che, unitamente alla regolarità delle catene, portano ad avere notevoli percentuali di cristallinità. Ciò conferisce al materiale ottime caratteristiche meccaniche: elevato modulo elastico, durezza e resistenza all'abrasione. Il punto di fusione è generalmente elevato: 220 °C per il Ny-6, 262/264 °C per il 6,6 e 174 °C per il Ny-12. La transizione vetrosa si osserva attorno ai 50 °C per il Ny-6 e a 37 °C per il Ny-12. I gruppi ammidici polari, oltre a rendere le poliammidi piuttosto igroscopiche, migliorano notevolmente anche la resistenza all'urto del materiale. Questo è possibile poiché le molecole d'acqua assorbite agiscono da plastificante, aumentando la tenacità. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 ILMATERIALE 9 Munari ha tributato un'attenzione particolare ai materiali e ai loro possibili impieghi, anche innovativi: celebri sono il gatto Meo e la scimmieta Zizì in gommapiuma, Compasso d'Oro 1954, capaci di assumere diverse posizioni. OCCIDENTE E ORIENTE Rispetto alle fibre naturali normalmente impiegate nell'industria, quali la seta di cui il nylon ha preso diffusamente il posto, esso presenta diversi vantaggi: -maggiore resistenza all'usura -non viene attaccato dalle tarme -leggerezza -non si restringe durante il lavaggio; -asciuga in fretta e non ha bisogno di stiratura -costo sensibilmente inferiore rispetto alla seta Il nylon è uno dei cosiddetti tecnopolimeri cioè polimeri dotati di caratteristiche tecnologiche e strutturali che li rendono particolarmente versatili ed efficaci anche in applicazioni di alto livello ingegneristico dove spesso oggi sostiuitiscono persino i metalli. Il nylon è l'alternativa occidentale alla seta, materiale che per generazioni è stato sinonimo del rapporto fra occidente e oriente. La scelta del nylon per Falkland è dunque significativa non solo dal punto di vista tecnico e sperimentale, ma anche dal punto di vista culturale. Falkland guarda alla natura e all'oriente, che a sua volta è rivolto alla natura in modo del tutto differente rispetto all'occidente. In occidente il rapporto con la natura è "idealistico-mimetico", tale cioè che la natura è oggetto di imitazione o quantomeno di ammirazione in quanto realtà ideale e distinta e separata dall'uomo. Ma, stando al pensiero occidentale, la natura è anche, al tempo stesso, nemica dell'uomo, natura "matrigna" e forte che l'uomo ha il compito di domare per mezzo della ragione. Diversamente, in Giappone, dove si è sviluppata una cultura e una filosofia difficilmente comparabile con quella occidentale, non si fa distinzione fra uomo e natura: la natura è si sacra ma non è qualcosa da imitare, non è distinta dall'uomo. L'uomo (e il designer) è parte di questa natura e di conseguenza si immedesima nei materiali, li studia, li conosce profondamente, animato dalla stessa forza vitale dei materiali che la natura gli mette a disposizione. La visione della natura in Giappone è tradizionalmente connotata dalla spiritualità shintoista: essa è mutevole, viva, in costante divenire, e i manufatti del Giappone lo testimoniano. A differenza di quelli che in occidente si vogliono solidi e stabili, i prodotti tradizionali del Giappone sono spesso fragili, costituiti di materiali deperibili e umili come carta e bambù, quest'ultimo simbolo per eccellenza di materia che si piega, non si oppone alle forze naturali come il vento, ma anzi, le asseconda. E al bambù guarda anche Munari per Falkland. Gli oggetti giapponesi tra cui proprio gli strumenti di illuminazione possono essere "trasformati", ripiegati, riposti, come gli origami. Non è casuale che proprio gli origami ci rimandino alle sculture da viaggio di Munari, cioè sculture non nobili poichè realizzate in fragile cartonicino, chiudibili e trasportabili dove si vuole in modo da poter "arredare" anche luoghi nei quali si alloggia solo temporanemante. La sperimentazione di Falkland è stata preceduta da quella delle tensostrutture dello stesso Munari: la concezione di materiali quali il nylon che si deformano elasticamente e tornano alla condizione iniziale (concezione ideale della natura) si contrappone a quella invece plastica giapponese, di oggetti che si deformano plasticamente (natura mutevole) nel tempo e attraverso l'interazione con l'uomo. Ne sono un esempio i progetti di J. Ishigami come Table, tavolo esilissimo e perciò instabile, oggetto "in vibrazione", precario e perciò "vivo". PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 ILMATERIALE 10 IL TRASFERIMENTO TECNOLOGICO “Un giorno sono andato in una fabbrica di calze per vedere se mi potevano fare una lampada. - Noi non facciamo lampade, signore. - Vedrete che le farete. E così fu.” Falkland rappresenta un esempio di trasferimento tecnologico cioè di trasposizione di un processo tecnologico da un ambito produttivo ad un altro, in questo caso dall'ambito delle calzature, altamente sviluppato nel contesto del sistema Moda lombardo, a quello dell'illuminazione. Le stesse macchine circolari per calzifici impiegate per prdourre collant e calze vennero impiegati per fornire l'elemento principale, la malia di nylon, a uno dei capisaldi del design italiano (non a caso noto anche come "la calza di Munari"). Castel Goffredo (Mantova) in Lombardia è considerata la capitale dell'industria italiana della calzetteria: vi operano circa 340 aziende. Nata negli anni Trenta, la modesta industria della calzetteria nel nostro Paese ha avuto uno sviluppo eccezionale dopo i primi anni post- bellici, tanto da raggiungere in trenta anni la soglia produttiva di due miliardi di paia. II fatturato dell'industria di calze e collant, che si attesta su 2.200 miliardi di lire, è realizzato al 67% dalle prime dieci imprese. La struttura produttiva è caratterizzata da un gran numero di piccole imprese e laboratori a gestione familiare, in genere specializzate solo in alcune fasi del ciclo produttivo: quasi la metà delle aziende ha meno di 10 addetti, la stessa proporzione fattura meno di 1 miliardo, e I'80% non supera 10 miliardi. L'esportazione si è orientata negli ultimi anni verso i paesi extra comunitari, est europei, nord americani e del sud-est asiatico: per molte ragioni, i consumi della vecchia Europa da tempo non attraversano più fasi d'espansione. Il modello economico-produttivo di Castel Goffredo, parte del sistema Moda italiano, caso unico nel mondo, ha interessato anche studiosi di altre discipline per i risvolti e le implicazioni sociali che ne hanno caratterizzato la nascita e lo sviluppo. La struttura produttiva del distretto di Castel Goffredo s'identifica prevalentemente nell'integrazione orizzontale o territoriale, dove una rete fitta e minuta di piccole imprese, specializzate per fasi di lavorazione, contribuisce alla realizzazione del prodotto finito. Il segno dell'evoluzione del distretto trova una conferma nell'aumento del numero di imprese che accedono direttamente al mercato finale con marchio proprio (circa 70 rispetto alle 250 del distretto), che, dunque,devono dotarsi di strutture commerciali proprie. Questa decisiva scelta è stata adottata dal 26% delle aziende. Gli investimenti tecnologici hanno sensibilmente influenzato l'evoluzione delle imprese, accentuando la flessibilità e qualità delle imprese,il che ha tanto contribuito alla crescita dell'intero distretto. Le macchine circolari, per fare un esempio, in pochi anni sono aumentate del 40%, e oggi quasi la metà degli impianti è di tipo evoluto. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 ILMATERIALE 11 Falkland è il culmine di una sperimentazione già intrapresa da Munari con le lampade Capri, Cipro e la lampada esagonale, tutte ricerche di una forma "spontanea" che si desse da sè a partire da un esoscheletro costituito di pochi essenziali componenti. Le quattro lampade presentano tutte degli elementi modulari e hanno fra loro in comune (e con le tradizionali lanterne giapponesi) la possibilità di essere richiuse e riposte in uno spazio esiguo. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 COMPONENTI 14 GLI STRUMENTI D'ILLUMINAZIONE TRADIZIONALI GIAPPONESI Falkland non aveva nè veri precursori nè termini di paragone all'epoca, almeno nei mercati d'occidente. Infatti poteva solo essere ricondotta ai tradizionali strumenti di illuminazione giapponesi. Munari cita difatti quale ispirazione, oltre alla natura, il Giappone e la sua cultura. D'altra parte il Giappone ha sempre rivelato uno speciale modo di rapportarsi alla natura. Le lanterne giapponesi condividevano molte delle qualità che si volevano fossero di Falkland: economiche, semplici, leggere, discrete ed eleganti. Ma d'altra parte esse si rivelavano anche fragili, tendenti all'ingiallimento ed eccessivamente fotoassorbenti. Munari affornta la problematica di Falkland a partire dalle lanterne giapponesi e dalle loro forme naturali, dalla loro essenziale funzionalità, ponendosi il problema di come migliorarle. L'andon, il chochin e il toro sono tre importanti esmpi di strumenti di illuminazione tradizionale in Giappone. L'ANDON L'andon è una lampada costituita da un telaio di bambù, legno o metallo su cui viene teso un foglio di carta di riso per proteggere la fiamma dal vento. Il combustibile, conservato in un recipiente di pietra o ceramica con uno stoppino di cotone, è solitamente costituito da olio di colza o dal più economico olio di sarde. In certi casi sono usate anche candele ma il loro prezzo elevato ne ha ridotto la diffusione. Particolarmente diffuso durante il Periodo Edo, ne esistevano varie versioni, spesso differenziate l'una dall'altra esclusivamente per l'utilizzo che se ne faceva. L'okiandon era la comune versione da interni e solitamente presentava un piccolo piedistallo per la luce e in alcuni casi un cassettino alla base, per facilitare il rabbocco di olio combustibile e l'accensione della fiamma. Inoltre, sul lato superiore presentava una maniglia che consentiva di trasportarlo comodamente. Un'altra versione, l'Enshu andon, probabilmente risalente al tardo Periodo Azuchi-Momoyama, aveva forma di tubo con un'apertura al posto del cassettino. Ariake andon era invece la versione "da comodino", mentre il kakeandon era la versione da esterno usata sotto le tettoie dei negozi e recante il nome del proprietario e quindi molto comune nelle città. Infine, il bonbori è una versione di andon piccola a sezione esagonale. L'espressione popolare hiru andon ("lanterna da giorno") è comunamente usata per indicare qualcuno o qualcosa che sembra non avere alcuna utilità. IL CHŌCHIN Il chochin è la tipica "lanterna di carta". Si tratta di una lampada costituita da un telaio di bambù spezzato, su cui viene teso un foglio di carta di riso o della seta per proteggere la fiamma dal vento. La struttura a spirale del telaio le permette di ripiegarsi, così da occupare meno spazio quando non utilizzata. In cima la lampada presenta un gancio che gli permette di essere appeso al soffitto o ad una tettoia. Le prime notizie di un suo uso risalgono al 1085 mentre la più antica illustrazione che lo raffigura è datata 1536. L'akachochin ("lanterna rossa") è il segno distintivo di un izakaya, il tipico bar o ristorante giapponese. I chochin del tipo kongming utilizzano lo stesso principio della mongolfiera e vengono realizzati con un corpo di carta appoggiato su una struttura rigida al cui interno viene posta una fonte di calore in cera combustibile. Quando viene accesa la fiamma, il calore scalda l'aria all'interno della laterna, diminuendone la densità. Di conseguenza l'oggetto si solleva in volo. Dall'alto: Munari con le sue sculture da viaggio, lanterna andon, lanterne chochin. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 L'ILLUMINAZIONEGIAPPONESE 15 La lanterna rimane in volo finché la fiamma rimaneaccesa, dopo di che plana lentamente al suolo. IL TŌRŌ Originariamente usato per indicare ogni genere di lampada, il termine "toro" è, nel suo uso tardo, comunemente associato alle sole lampade in pietra, bronzo, ferro, legno o qualsiasi altro materiale pesante. Il loro tipico utilizzo è quello di illuminare le aree all'aperto dei templi buddisti, dei Jinja (i santuari shintoisti) e dei giardini giapponesi in stile tradizionale. Originariamente alimentati ad olio o con candele, i toro moderni forniscono illuminazione tramite comuni lampade moderne. Sopra a destra: una variante del chochin sono le lanterne Kongming, sospinte dal calore di una fiamma verso l'alto. Sotto: lanterne del tipo "toro". PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 L'ILLUMINAZIONEGIAPPONESE 16 BIBLIOGRAFIA Di Bruno Munari: Arte come mestiere Editrice Laterza, 2006, Roma e Bari Artista e designer Editrice Laterza, 2005, Roma e Bari Da cosa nasce cosa Editori Laterza, 2007, Roma e Bari Design e comunicazione visiva Editori Laterza, 2007, Roma e Bari Far vedere l'aria, Lars Muller, 2001, Zurigo Di altri autori: Renato De Fusco | Made In Italy, storia del design italiano Editori Laterza, 2007, Roma e Bari Alberto Bassi | La luce italiana, design delle lampade 1945-2000 Electa, 2003, Roma Andrea Branzi | Introduzione al design italiano, una modernità incompleta, Baldini Castoldi Dalai, 2008, Milano L'Europeo | Numero speciale per Triennale Design Museum, n.6 anno VI RCS Periodici, 2007, Milano Raffaella Fagnoni | Design e... primo approccio al mondo degli oggetti Alinea, 2001, Firenze VIDEOGRAFIA Lezione di Bruno Munari allo IUAV di Venezia | 1992 Lampada Falkland: http://www.youtube.com/watch?v=fXKipzc7z2g Lezioni di Design | RAI Educational | puntata n. 20 Tra arte e design: il caso Munari SITOGRAFIA http://www.munart.org/ http://www.educational.rai.it/LEZIONIDIDESIGN/ http://www.danesemilano.com/ Per l'impaginazione è stato impiegato il font Fedra e Fedra Serif A disegnato da Peter Bilak nel 2001 per Typotheque PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale 1964 FALKLANDFRANCESCO BARBARO 548370 BIBLIOGRAFIA 17
  33. 33. 36
  34. 34. 37 PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 Sono state realizzate diverse tavole di prova per“conoscere”il materiale e studiare come agire su di esso. Queste hanno portato alla“bozza (in alto) che racchiude le operazioni che sarebbero poi state svolte su due tavole distinte. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 Le due tavole tattili/visive in polistirolo cartonato (polipan), materiale scelto in quanto isotropo, misurano 50x35 cm e sono state realizzate sulla base di una maglia di triangoli equilateri lungo la quale è stata simulata una punzonatura. Si sono studiate la deformazione plastica del materiale, l’aumento progressivo della rugosità e l’effetto che la luce determina in rapporto a quest’ultima. Come“punzone” è stata impiegata una biglia di 15 mm di diametro con la quale si sono ottenute delle concavità di 5 mm circa di diametro. La tavola è suddivisa in 4 aree: le misure dei lati dei triangoli vengono dimezzate e la maglia triangolare si infittisce progressivamente. La maglia triangolare si infittisce. il diametro del punzone rimane costante. Si è studiata la trasparenza del materiale forandolo con strumenti di crescente diametro (2mm, 3mm, 4mm, 7mm e 12mm) lungo la maglia, questa volta mantenuta costante, di triangoli. La tavola è stata suddivisa in 5 aree di ampiezza decrescente. La maglia triangolare rimane costante. Il diametro del punzone è crescente. tav. 1 tav. 2 50 cmscala 1:5 PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 scala 1:2 50 cm 0,5 cm 8 cm 60° 60° PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 Realizzazione della tavola 1. E’ stata realizzata anche una variante della tavola 1 in cui anche il diametro del punzone varia, decrescendo all’infittirsi della maglia triangolare. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 Realizzazione della tavola 1. La maglia triangolare si infittisce, il diametro del“punzone” rimane costante. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 scala 1:2 50 cm 2 cm diametri fori 2 mm 3 mm 4 mm 7 mm 12 mm PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 Realizzazione della tavola 2. La maglia triangolare rimane costante, il diametro del“punzone” è crescente. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 Realizzazione della tavola 2. La maglia triangolare rimane costante, il diametro del“punzone” è crescente. PROF.ARCH.S.PARIS Tecnologiedeldesign|A.A.2011/2012 FacoltàdiArchitettura PolitecnicodiBari Cdlindisegnoindustriale FRANCESCO BARBARO 548370 Realizzazione della tavola 2. La maglia triangolare rimane costante, il diametro del“punzone” è crescente.
  35. 35. 2011 • progetto di illuminazione laboratorio di disegno industriale 2 docenti prof. M. Reina, prof. R. Carullo Be-hold Be-hold è una lampada da tavolo che può essere posta su di una superficie in diversi modi. Questo oggetto che non presenta una posizione di equilibrio univoca vede la sua genesi geometrica nella sfera e in uno dei cinque solidi platonici: l’icosaedro. Affinché il corpo sferico della lampada sia stabile esso deve sempre poggiare su tre punti di appoggio posti in corrispondenza dei vertici di un triangolo equilatero. Per porre l’utente nella condizione di poter poggiare la lampada in vari modi e in modo sempre stabile, è necessario che abbia a disposizione più terne di punti posti a formare triangoli equilateri. La geometria caratterizzante del progetto è perciò rintracciata nell’icosaedro, uno dei cinque solidi platonici e l’unica figura le cui facce sono tutte triangoli equilateri. I piedini d’appoggio, posti quindi in corrispondenza dei vertici dell’icosaedro, sono realizzati in gomma trasparente. Il corpo centrale della lampada è in un poliuretano, facilmente smaltibile come rifiuto inerte non pericoloso. La sorgente luminosa è a fluorescenza, garantendo longevità ed efficacia con ridotti consumi. Sul retro, un taglio a croce permette un agevole posizionamento del cavo con interruttore rompitratta.
  36. 36. 40 2010 • arredo urbano laboratorio di disegno industriale 1 docenti prof.ssa arch. A. Di Roma, prof.ssa arch. A. Scarcelli Proposte di arredo urbano Render di arredi urbani elaborati durante il laboratorio di Disegno Industriale nel primo anno di corso. Il progetto di arredo urbano in pietra ha preso le mosse da uno studio sulla tassellazione del piano e dello spazio. Primo oggetto di progettazione è stata una piastrella che, per ripetizione, genera una pavimentazione. Successivamente sono state realizzate una panchina e un concio che funge da modulo base per la realizzazione di una parete in pietra. Il materiale ipotizzato è il Biancone di Apricena, opportunamente fresato. Il progetto di arredo urbano in legno è invece originato da uno studio sulla modularità: in luogo di un gazebo sono stati ideati un modulo seduta e un modulo frangisole/frangivento combinabili, per semplice accostamento, secondo diverse possibili configurazioni. Si vanno così a definire degli spazi pubblici nei quali non sussiste un confine netto fra esterno ed esterno. Il materiale ipotizzato è una scocca lignea opportunamente piegata.
  37. 37. 44 2010 • progettazione di prodotti d’arredo laboratorio di arredamento 1 docenti prof.ssa M. Marrone, prof.ssa M. Lisco Solace Progetto realizzato durante il laboratorio di Arredamento nel primo anno di corso presso il CdL in Disegno Industriale a Bari. Si tratta della progettazione di un tavolo in compensato multistrato curvato.
  38. 38. 45
  39. 39. 46 Curriculum Vitae informazioni personali nome e cognome indirizzo telefono cellulare e-mail cittadinanza data di nascita da aprile 2011 - attuale luglio 2013 ottobre 2009 - luglio 2013 tematiche e competenze nome e tipo d’organizzazione votazione settembre 2005 - luglio 2009 nome e tipo d’organizzazione votazione Francesco Barbaro via Brindisi 22, 74100 Taranto (TA), Italia 099 739 01 47 340 381 39 59 f.m.barbaro@gmail.com italiana 21 giugno 1990 esperienza lavorativa in proprio progettazione e realizzazione su commissione di elaborati grafici ed editoriali, comunicazione dell’immagine per pubblico e privati. tirocinio presso Studio Perrone Visual assistenza alla progettazione e realizzazione di elaborati editoriali in supporto al percorso di tesi. Laurea di I livello in Disegno Industriale Cultura e metodi del progetto: prodotto, arredamento, grafica. Politecnico di Bari - Facoltà di Architettura 110/110 con lode Maturità Scientifica Liceo Scientifico G. Battaglini, Taranto 96/100 esperienza professionale istruzione e formazione
  40. 40. 47 capacità e competenze personali madrelingua altra lingua capacità di lettura capacità di scrittura capacità di espressione orale capacità e competenze sociali/organizzative italiano inglese certificazione FCE - grade A rilasciata dall’Università di Cambridge equivalente al livello B2 del Common European Framework eccellente eccellente eccellente nell’ambito della Summer School 2012 di Economia Civile, organizzata dal Centro di Cultura “G. Lazzati di Taranto”, ho svolto un’indagine sulla percezione della qualità della vita a Taranto da parte dei ragazzi. Ho quindi partecipato alla realizzazione e alla somministrazione di un questionario nelle scuole superiori, svolgendo interviste e stendendo articoli di commento ai risultati dell’indagine. partecipo attivamente alle iniziative del movimento GMU (Giovani per un Mondo Unito): volontariato, organizzazione ed animazione di eventi finalizzati al dialogo e allo scambio interculturale. ho svolto attività di volontariato in Taranto (assistenza presso centro di accoglienza notturno, animazione eventi presso casa di riposo Beato Nunzio Sulprizio), Capurso (animazione eventi presso la biblioteca comunale e la casa di riposo Casa Serena) e Bari (volontariato presso la mensa pubblica serale in piazza Aldo Moro a Bari).
  41. 41. 48 capacità e competenze informatiche altre capacità e competenze patente Conoscenza di software su piattaforme Windows e Mac OS: progettazione grafica e illustrazione Adobe Photoshop, Illustrator e InDesign, Gimp e Inkscape disegno, progetto e modellazione software CAD Autocad, Rhinoceros, V-Ray e SketchUp elementi di audio editing Adobe Audition e Audacity Pacchetto Office scrittura, illustrazione, coreografia, pianoforte, nuoto. B
  42. 42. 49 partecipazione (con attestato) alla Summer School di Economia Civile organizzata dal Centro di Cultura “G. Lazzati” di Taranto. Presentazioni, interviste e somministrazione di questionari nelle scuole, elaborazione dei dati e stesura di articoli illustrativi dei risultati. esposizione di render di progetto presso Salone Satellite (stand del CdL in Disegno Industriale della Facoltà di Architettura di Bari) del Salone del Mobile di Milano sul tema: “Interni tra architettura e design”. pubblicazione e presentazione presso Palazzo Galeota a Taranto di silloge poetica intitolata “9 poesie e un poemetto”, contenuta in: Retrobottega: i Poeti di Poiein 2010. A cura di Vincenzo Lisciani Petrini e Gianmario Lucini. Sondrio, Edizioni CFR, 2011. partecipazione a “Chiacchierata sulla tipografia con Giovanni Lussu” presso la sala conferenze ABMC di Altamura, nell’ambito del workshop Retype svoltosi presso la Tipografia Portoghese di Altamura. Workshop su wayfinding e orientamento con Luigi Farrauto: realizzazione di una mappa per la città di Bari. 1° posto in graduatoria nel concorso d’ammissione al Corso di Laurea in Disegno Industriale presso la Facoltà di Architettura del Politecnico di Bari finalista al 4° Premio di Scrittura Zanichelli “Pennellate di Parole” con il racconto “Le Età della Vita”, pubblicato online all’indirizzo: <online.scuola.zanichelli.it/alt/premiodiscrittura/ pennellate07_08/scritti.html> ulteriori informazioni luglio 2012 - luglio 2013 12- 17 aprile 2011 aprile 2011 giugno 2010 febbraio 2010 settembre 2009 gennaio 2008 Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi del D. Lgs. 196/2003. Dichiaro che quanto riportato nel presente Curriculum Vitae corrisponde a verità ai sensi del D.P.R. 445/2000.

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