Lancillotto e ginevra testo

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  • 1. Il romanzo cortese di Chrétien de Troyes da Lancelot , “La notte d’amore tra Lancillotto e Ginevra” Lancelot , 4460-4721Quand’egli vede la reginache dalla finestra s’inclina, che di grossi ferri è ferrata,dolcemente l’ha salutata.Ella il saluto ha presto reso,ché grande desiderio presolei di lui e lui di lei ha.Di villania né di viltàdiscorso alcuno o accordo fanno.L’uno vicino all’altra vanno,e le loro mani congiungono.Che ad essere insieme non giungonodispiace loro a dismisura,
  • 2. e ne incolpan la ferratura.Ma Lancillotto si fa vanto,se piace alla regina tanto,che andrà dentro e insieme staranno:i ferri non lo tratterranno.«Ma non vedete», ella a lui fa,«come son questi ferri quaforti a infrangerli, duri a fletterli?Non potrete tanto sconnetterliné tirarli a voi né strapparliabbastanza da sradicarli».«Dama», fa lui, «non ve ne importi!Non conta se i ferri son forti;niente oltre voi mi può impedireche io possa da voi venire.Se concesso da voi mi sia,tutta libera m’è la via;ma se la cosa non v’è grata,allora m’è così sbarratache per niente vi passerei».«Certo che lo voglio», fa lei,«dalla mia volontà non sietetrattenuto, però attendeteche a coricarmi me ne vada,che far rumore non v’accada;non sarebbe un gioco o un dilettose il siniscalco ch’è qui a lettosi svegliasse per il trambusto.
  • 3. Che me ne vada è perciò giusto;nessuno potrebbe pensarebene, vedendomi qui stare».«Dama», egli fa, «dunque ora andate,ma per nulla vi preoccupatech’io debba fare del baccano.Leverò i ferri piano piano,credo, e impaccio non troverò,e nessuno risveglierò».La regina se ne va allora,e lui si prepara e lavoraa sconficcare l’inferriata.Prende i ferri, dà una scrollata,tira e tutti li piega, e fuorili estrae dal muro via dai fori.Ma poiché il ferro era affilato,s’è al dito mignolo tagliatofino al nervo la prima giunta,e all’altro dito dalla puntatutta la prima giunta; madel sangue che gocciando vané di quelle ferite sente,poiché a tutt’altro intende, niente.La finestra non era bassa;pure, Lancillotto ci passapresto, senza essere impedito.Vede nel letto Keu assopito,e va alletto della regina,
  • 4. e l’adora, ed a lei s’inchina,perché non c’è reliquia a cuicreda più. E la regina a luile braccia distende, e l’abbraccia,e stretto al petto se l’allaccia;se l’è a fianco nel letto tratto,ed il più bel viso gli ha fattoche possa fargli, che da Amorele viene ispirato e dal cuore.Questa gioia Amore vieneche gli mostra, e se l’ama benelei, centomila volte piùlui, perché nei cuori altrui fuAmore niente, al suo rispetto;ma rifiorì tutto nel pettodi lui, e fu tanto intero Amore,che fu vile in ogni altro cuore.Lancilotto ora ha ciò che brama:la regina lo accoglie, ed amache stia con lei e che le facciapiacere: tiene fra le braccialui lei, e lei lui tra le sue.È così dolce il gioco ai duee del baciare e del sentire,che n’ebbero, senza mentire,una gioia meravigliosatanto che mai una tale cosanon fu udita né conosciuta;
  • 5. ma da me resterà taciuta:nel racconto non può esser detta.Delle gioie fu la più elettaquella, la gioia che più piace,che il racconto ci cela e tace.Gran piacere ebbe, e gioia veraLancillotto la notte intera.Ma viene il giorno, e gran doloreha, perché s’alza dal suo amore.Vero martire fu ad alzarsene,tanto penoso fu di andarsene;martirio è il dolore che ha.Il cuore tira sempre làdove la regina si trova.A richiamarlo invano prova,tanto la regina gli piace,che di lasciarla non ha pace:va il corpo, il cuore lì soggiorna.