Tesi Triennale - Ferioli Francesca

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Movimenti Oculari nella lettura

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Tesi Triennale - Ferioli Francesca

  1. 1. UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO-BICOCCA Facoltà di Psicologia Corso di Laurea in Scienze e Tecniche Psicologiche MOVIMENTI OCULARI NELLA LETTURA Relatore: Prof. ssa Emanuela Bricolo Tesi di Laurea di: Francesca FERIOLI Matricola N° 710493 Anno accademico 2010-2011 1  
  2. 2. INDICE:INTRODUZIONE p. 3PRIMO CAPITOLOMOVIMENTI OCULARI NELLA LETTURA p. 41.1 Fisiologia dei movimenti oculari p. 41.2 Metodologia della ricerca p. 7SECONDO CAPITOLOPARADIGMI DEI MOVIMENTI OCULARI p. 92.1 Finestra mobile p. 92.2 Paradigma di confine p. 142.3 Maschera mobile p. 16TERZO CAPITOLOSVILUPPI DEI PARADIGMI p. 18CONCLUSIONI p. 24BIBLIOGRAFIA p. 26 2  
  3. 3. INTRODUZIONELa lettura è un’attività ormai diventata fondamentale nella società contemporanea enonostante sia considerata quasi automatica e priva di sforzi dalla maggior parte degliadulti, in realtà è un’abilità che nasconde numerosi processi ed elaborazioni siafisiologiche che cognitive, che da anni vengono esaminate dagli studiosi.Partendo dalle prime scoperte sull’anatomia dell’occhio umano e passando dagli studipionieristici del diciannovesimo secolo, le ricerche e l’interesse per i movimenti ocularinella lettura hanno cominciato ad evolversi e a perfezionarsi. Lo sviluppo maggiore si èavuto nella metà degli anni settanta, grazie al progresso tecnologico e all’uso incrociato deicomputer con i sistemi oculometrici, che, attraverso la crescita dei sistemi di elaborazioneelettronica di dati, permettevano l’analisi di enormi quantità di informazioni. Questo hareso possibile la creazione di svariati modelli, esperimenti e teorie che continuano ancoraoggi ad essere espansi e sviluppati.Uno dei più importanti e illustri studiosi che si è occupato di questo argomento è KeithRayner, sui cui numerosi e importanti paradigmi ci soffermeremo durante questatrattazione, che fin dall’inizio della sua carriera (primi anni settanta) si è interessato aiprocessi percettivi e cognitivi della lettura. 3  
  4. 4. CAPITOLO 1MOVIMENTI OCULARI NELLA LETTURA1.1 Fisiologia dei movimenti oculariDurante la lettura abbiamo l’impressione che i nostri occhi si muovano uniformementelungo la pagina, ma in realtà essi procedono con una serie di rapidissimi salti da unaposizione all’altra chiamati saccadi. Queste sono dei rapidi movimenti degli occhi utilizzatiper spostare la zona d’interesse e farla coincidere con la fovea, la regione centrale dellaretina in cui l’acuità visiva è massima. I movimenti oculari hanno in genere una durata di10-20 millisecondi e un’estensione di circa otto lettere o spazi. Circa il 10 % di questimovimenti sono regressioni, per il fatto che comportano lo spostamento all’indietro degliocchi lungo il testo. Tra una saccade e l’altra il nostro occhio è relativamente fermo perintervalli di circa 200-250 millisecondi, chiamati fissazioni, durante i quali si ritiene vengaestrapolata e registrata l’informazione testuale (Eysenck & Keane, 2006).La quantità d’informazione che un lettore è in grado di elaborare ad ogni fissazione,chiamata span percettivo, viene influenzata dalla difficoltà del testo e dalla dimensione deicaratteri stampati. In genere esso ha un’estensione di 3 o 4 lettere a sinistra della fissazionee di 15 lettere a destra (Eysenck & Keane, 2006). Questa asimmetria si verificaprobabilmente perché la maggior parte del testo informativo si trova a destra rispetto alpunto di fissazione. La forma dell’asimmetria è chiaramente appresa, basti pensare al fattoche chi legge l’ebraico, che viene letto da destra verso sinistra, presenta l’asimmetriaopposta (Pollatsek, Bolozky, Well e Rayner, 1981). 4  
  5. 5. I movimenti degli occhi sono necessari a causa dell’anatomia della retina e dellelimitazioni date dall’acuità all’esterno della fovea. Nella lettura, la linea del testo che illettore sta guardando può essere divisa in tre regioni: la regione foveale (2 gradi di angolovisivi attorno al centro della fissazione), la regione parafoveale (5 gradi attorno alla fovea)e la regione periferica (tutto ciò che sta al di là della zona parafoveale). Benché l’acuitàvisiva sia molto buona nella fovea, non lo è altrettanto nella zona parafoveale ed è scarsanella periferia. Le persone muovono i loro occhi per far sì che la fovea si posizioni sullaparte dello stimolo che vogliono vedere chiaramente, visto che tipicamente la maggiorparte delle informazioni vengono processate attorno al punto di fissazione.E’ stato dimostrato che la durata della fissazione e la lunghezza delle saccadi nella letturanon sono correlate con le stesse misure nella percezione e nella ricerca visiva, nonostante icircuiti neurali che controllano il movimento oculare siano gli stessi (Rayner, Li, Williams,Cave & Well, 2007). Presumibilmente esistono delle differenze all’interno dei meccanismicognitivi coinvolti nei diversi compiti e il modo in cui questi interagiscono con il sistemaoculomotore. Nella tabella 1 (Rayner, 2009) vengono presentate le medie dei range delladurata della fissazione e le medie della lunghezza della saccade tipicamente associati conla lettura silenziosa, la lettura ad alta voce, la percezione e la ricerca visiva.Tabella 1. SL FD (ms) Gradi Lettere Lettura silenziosa 225-250 2 7-9 Lettura ad alta voce 275-325 1.5 6-7 Percezione 260-330 4-5 Ricerca visiva 180-275 3Note: FD durata media della fissazione; SL lunghezza della saccade. 5  
  6. 6. I dati mostrano che la durata della fissazione nella lettura silenziosa ha un intervallo di225–250 ms e la lunghezza della saccade va da 7 a 9 lettere per spazio per tutti i sistemi discrittura alfabetici. Nella lettura ad alta voce quest’ultima risulta maggiore perché il lettoredeve riprodurre oralmente ogni parola letta; è maggiore nella percezione rispetto allalettura perché gli occhi (che si muovono più velocemente di quanto il lettore possa fareproducendo le parole) rimangono spesso su uno spazio più a lungo di quanto servirebbe, inmodo da non trovarsi troppo lontano dalla voce. Infine, l’intervallo della durata dellafissazione della ricerca visiva è più esteso di tutti gli altri.I movimenti oculari nella lettura possono anche venire influenzati da variabili di tipotestuale. Quando il testo che si sta leggendo diventa concettualmente più complesso, causaun aumento della durata della fissazione, una diminuzione della lunghezza della saccade eun aumento della frequenza delle regressioni (Jacobson & Dod-well, 1979; Rayner &Pollatsek, 1989). Nonostante ciò, sappiamo che lo sguardo non si posa su tutte le parole.Questo dipende sia dalla loro funzione, sia dalla loro lunghezza. Per esempio, le paroledotate di contenuto (nomi comuni, verbi, ecc.) sono fissate per l’85% del tempo, mentrequelle funzionali (preposizioni e congiunzioni) lo sono solo per il 35%. Queste ultime,sono anche influenzate dal fatto di essere le più corte, quindi quelle con molte piùpossibilità di essere saltate: le parole di 2 o 3 lettere vengono fissate solo per circa il 25%del tempo, mentre quelle da 8 o più caratteri sono sempre fissate, in certi casi anche più diuna volta (Rayner & McConkie, 1976). 6  
  7. 7. 1.2 Metodologia della ricercaPer lo studio della lettura sono disponibili svariati metodi, ma quello probabilmente piùutilizzato consiste nella registrazione dei movimenti oculari mediante il paradigma dellosguardo-contingenza (gaze-contingency paradigm). Questo consiste nell’utilizzo di uncomputer interfacciato con un sistema di tracciamento del movimento dell’occhio e con undisplay dello stimolo visivo. In questo tipo di paradigmi, il display stimolo vienecontinuamente aggiornato in base alla posizione dello sguardo degli osservatori. Questatecnica porta a risultati affidabili e ha dato ai ricercatori la possibilità di osservare moltopiù nel dettaglio le caratteristiche temporali dell’input visivo, la durata della percezione ele differenze tra processamento centrale e periferico nella lettura. Il fatto che questometodo non sia invasivo e che anche fornisca una dettagliata registrazione in tempo realedei processi collegati all’attenzione, risultano due importanti vantaggi. Resta difficilestabilire con precisione quale tipo di elaborazione abbia luogo durante ogni singolafissazione e l’unica difficoltà per i soggetti che si sottopongono alla registrazione èl’obbligo di mantenere la testa ferma.La tecnica dello sguardo-contingenza è la base di diversi paradigmi sperimentali, ciascunodei quali permette di indagare specifici processi cognitivi. Tra questi possiamo citare ilparadigma della finestra mobile (McConkie & Rayner, 1975), il paradigma della mascheramobile (Rayner & Bertera, 1979) e il paradigma di confine (Rayner, 1975; Balota,Pollatsek & Rayner, 1985; Miellet & Sparrow, 2004), che vedremo nel dettagliosuccessivamente.E’ possibile misurare i movimenti oculari in tempo reale, anche senza utilizzare ilparadigma sguardo-contingenza. Attuando una registrazione della lettura ad alta voce, sipossono analizzare il tipo di errori commessi nel corso della lettura e i modi in cui isoggetti reagiscono a imprecisioni inserite volutamente nel testo. Da questo tipo dimisurazione però, derivano tre tipi di problemi. Innanzi tutto sembra poco naturale a quasitutti i soggetti adulti; in secondo luogo, come abbiamo visto precedentemente nella tabella1, vi sono notevoli differenze tra la lettura ad alta voce e quella silenziosa; infine, gli erroricommessi non sempre rispecchiano autentici errori di lettura, ma possono essere di tipomnemonico, in quanto l’occhio durante la lettura supera la voce di circa due parole. 7  
  8. 8. Nel 1989, Rayner e Pollatsek presentano un ulteriore metodo, composto da una varietàconsiderevole di tecniche, definite tecniche di identificazione, perché valutano il temponecessario a identificare le singole parole. Tra queste possiamo trovare il compito didecisione lessicale (che consiste nel decidere se una serie di lettere formi o meno unaparola) e il compito di denominazione (dire una parola il più velocemente possibile). Lapossibilità di garantire che un certo tipo di elaborazione sia stato eseguito su unadeterminata parola in un determinato lasso di tempo, è uno dei vantaggi principali di questetecniche. Il fatto però che i normali processi di lettura vengano disturbati dal compitoaggiuntivo e che non sia perfettamente chiaro quali siano i processi alla base delladecisione lessicale o dei tempi di denominazione, risultano importanti limiti all’utilizzo diquesto metodo. 8  
  9. 9. CAPITOLO 2PARADIGMI DEI MOVIMENTI OCULARINel seguente capitolo verranno trattati tre dei più importanti paradigmi utilizzati peranalizzare la quantità d’informazioni che è possibile ricavare durante la lettura, attraversol’uso della tecnica sguardo-contingenza.2.1 Finestra mobile (moving-window)I lettori spesso hanno l’impressione di poter vedere chiaramente l’intera riga del testo oaddirittura l’intera pagina; questa però è solo un’illusione, dimostrata dal paradigma dellafinestra mobile (McConkie & Rayner, 1975; Rayner & Bertera, 1979), uno dei primiutilizzati per studiare lo span della visione effettiva durante la lettura. La maggior parte deltesto viene “mutilata”, eccetto che per un’area, o finestra, definita dallo sperimentatore, checirconda il punto di fissazione del lettore. Ad ogni movimento degli occhi, parti differentidel testo vengono eliminate, facendo sì che ci sia una lettura normale solo nell’ambito dellaregione della finestra.E’ possibile che una comprensione generale dell’essenza della scena possa essere estrattada una singola fissazione, ma che l’identificazione dell’oggetto sia limitata dall’abilità diestrarre dettagli nell’area parafoveale e nella periferia.Negli esperimenti che usano il paradigma della finestra mobile diviene possibileconfrontare gli effetti di finestre di dimensioni diverse sulla prestazione della lettura. Lalogica sottostante è quella di variare la quantità di informazioni a disposizione e poideterminare quanto deve essere grande la finestra di testo, prima che i lettori legganonormalmente. Viceversa, bisogna anche determinare quanto piccola debba essere lafinestra prima che ci sia un’interruzione della lettura. Negli esperimenti all’interno deltesto, l’area della finestra viene normalmente misurata, ma, al di fuori, le lettere vengonosostituite (con altre lettere o con delle X o con un modello omogeneo di mascheramento). 9  
  10. 10. Le ricerche che hanno utilizzato questo paradigma hanno dimostrato che lettorispecializzati in lingua inglese e negli altri sistemi di scrittura alfabetica, ottengonoinformazioni utili da una regione che si estende circa da 3-4 spazi di carattere alla sinistradel punto di fissazione (McConkie & Rayner, 1976a; Rayner, Well, & Pollatsek, 1980b;Underwood & McConkie, 1985) a circa 14–15 spazi di carattere alla destra del punto difissazione (DenBuurman, Boersma, & Gerrissen, 1981; McConkie & Rayner, 1975;Rayner & Bertera, 1979; Rayner, Well, Pollatsek, & Bertera, 1982; Underwood &McConkie, 1985; Underwood & Zola, 1986). Questa forma di asimmetria si verifica, comeabbiamo già detto, poiché la maggior parte del testo con contenuto informativo si trova alladestra del punto di fissazione.La finestra appare un po’ più piccola in altre lingue (ebraico, cinese e giapponese), intermini del numero dei caratteri che possono essere processati; per le persone che leggonoil cinese (che è letto da sinistra verso destra), lo span percettivo si estende da un carattere asinistra del punto di fissazione a 2-3 caratteri alla sua destra (Chen & Tang, 1998; Inhoff &Liu, 1998); per gli ebrei è asimmetrico e risulta più largo a sinistra della fissazione(Pollatsek et al., 1981), visto che il testo viene letto da destra verso sinistra. Non è chiarose questa differenza sia dovuta alle caratteristiche visive di queste ortografie o a fattori piùcentrali come il fatto che l’informazione dello stesso morfema è rappresentata in modo piùcompatto in queste lingue.Unaltra questione interessante è capire se i lettori siano in grado di acquisire informazioniutili dalla linea al di sotto di quella che si sta leggendo. Inhoff e Briihl nel 1991 esuccessivamente Inhoff e Topolski nel 1992, hanno affrontato questo tema in unesperimento, che prevedeva di chiedere ai lettori di leggere una riga di testo presa cometarget, ignorandone un’altra di distrazione, mentre venivano registrati i loro movimentioculari; quando i lettori completavano una linea, dovevano premere un pulsante. Cosìfacendo, veniva presentata la riga successiva, con al di sotto la relativa linea di distrazione.Le risposte date dai lettori alle domande a scelta multipla, poste alla fine del test,suggerivano una raccolta di informazioni da entrambe le linee. L’esame dettagliato deimovimenti oculari ha dimostrato che, a volte, lo sguardo si fissa anche sulla parte di testodi cui il lettore non avrebbe dovuto occuparsi; tuttavia, non è stata trovata alcuna prova chei lettori avessero ottenuto informazioni semantiche utili da questo testo. 10  
  11. 11. Questo suggerisce che anche i fattori dell’attenzione giochino un ruolo importante nellospan della visione effettiva. Il limite orizzontale risulta determinante per le considerazionisull’abilità visiva, dato che le informazioni utili non sono estratte oltre i 5 gradi, anche se èpresente solo una singola parola nella zona parafoveale (Rayner, McConkie & Ehrlich,1978), o se non sono presenti informazioni utili nella fovea (Rayner & Bertera, 1979).Nella figura 1 (Rayner, 2009) possiamo osservare sette diversi esempi della tecnica dellafinestra mobile, sempre utilizzando due fissazioni. La riga superiore mostra una normalelinea di testo. Le diverse tipologie di finestra mobile sono composti dai seguenti esempi:una finestra di 15 caratteri (7 caratteri a sinistra e a destra della fissazione), una finestra di29 caratteri (14 caratteri a sinistra e a destra della fissazione), una finestra asimmetrica chesi estende per 3 caratteri a sinistra della fissazione e 7 a destra (con la compilazione deglispazi tra una parola e l’altra), una finestra di una sola parola, una finestra di due parole, unadi tre parole, e infine una finestra di due parole in cui le lettere al di fuori della finestrasono sostituite con lettere visivamente simili (prima linea) o con lettere casuali (secondalinea). 11  
  12. 12. Figura 1. Esempi di paradigma di finestra mobile 12  
  13. 13. I dati dimostrano che, generalmente, la lettura è più facile quando gli spazi tra le parolenon vengono compilati; se la parola fissata e la parola alla sua destra si presentanodisponibili su una singola fissazione (e le altre lettere sono sostituite con letterevisivamente simili), i lettori non sono consapevoli del fatto che le parole al di fuori dellafinestra non siano “normali” e la loro velocità di lettura diminuisce solo del 10% circa.Tuttavia, quando la finestra è piccola, le prestazioni di lettura sono generalmente migliorinel caso in cui al di fuori della finestra vi siano delle X rispetto a quando vi si trovano dellelettere. 13  
  14. 14. 2.2 Paradigma di confine (boundary paradigm)La dimensione dello span percettivo indica che l’informazione parafoveale, cioè quellaproveniente dalla regione esterna a quella foveale o centrale, viene utilizzata nel corsodella lettura. Alcune delle evidenze sperimentali più convincenti derivano dall’uso delparadigma di confine (Rayner, 1975).Questo consiste nel presentare una frase con le seguenti caratteristiche: appena alla sinistradella parola presa come target, si trova un limite, un confine invisibile, mentre alla suadestra si pone inizialmente un’anteprima, che verrà sostituita dalla parola target appena illettore compirà un movimento saccadico verso questa parola. L’anteprima presentata hauna durata di circa 20 -30 ms; può essere valida (la stessa parola) o meno, cioè può essereunaltra parola, una non-parola o una stringa casuale di lettere. Quando gli occhi del lettoreattraversano il confine, l’anteprima è rimpiazzata dalla parola target.Visto che il cambiamento avviene nel corso di una saccade, quindi durante la soppressionesaccadica della visione, i lettori non si rendono conto dell’identità delle anteprime e delcambiamento nella visualizzazione. Tuttavia, dai risultati si evince che la lunghezza dellafissazione sulla parola bersaglio risulta inferiore quando questa è uguale alla paroladell’anteprima e maggiore quando l’anteprima non è valida (Reichle et al., 1998).La fonte del beneficio dell’anteprima non è rappresentata dalle informazioni semantiche,ma da quelle relative alle lettere iniziali e finali delle parole e dallinformazione fonologica.Tutte queste informazioni vengono integrate attraverso le saccadi.La figura 2 (Rayner & Castelhano, 2010) mostra un esempio di paradigma di confine.Nella riga in alto, lanteprima non valida (ohbcnor) viene visualizzata inizialmente. Quandogli occhi del lettore attraversano il confine invisibile (|), lanteprima è sostituita dalla parolatarget (addome). Gli asterischi rappresentano le posizioni delle fissazioni di una ipoteticalettera per ogni parola. 14  
  15. 15. Figura 2. Esempio di paradigma di confineMargarets tender| ohbcnor impaired her ability * * *Margarets tender| abdomen impaired her ability * * * *Il paradigma di confine ci mostra gli effetti benefici dell’anteprima.Dodge, nel 1907, fu il primo a dimostrare che, se a un lettore viene presentataun’anteprima dello stimolo, prima di spostare gli occhi su di esso, il soggetto riuscirà arispondervi molto più velocemente. Come abbiamo visto, nel 1975 Rayner, attraverso latecnica dello sguardo contingente, utilizzata nel paradigma di confine, è riuscito a misurarel’importo del beneficio dell’anteprima, sottraendo il tempo di fissazione sulla parola targetcon una anteprima valida da quello con un’anteprima non valida. Questi effetti beneficisono importanti non solo per il risparmio di tempo, ma anche perché influisconosull’integrazione di informazioni tra la fissazione attuale e quelle successive. 15  
  16. 16. 2.3 Maschera mobile (moving-mask)Negli esperimenti della maschera mobile (Rayner & Bertera, 1979; Rayner, Inhoff,Morrison, Slowiaczek, & Bertera, 1981; Fine & Rubin, 1999a, 1999b, 1999c), unamaschera visiva si muove in sintonia con ogni fissazione degli occhi, coprendo così lelettere al centro della visione. L’abilità di identificare una parola o una lettera diminuisceprogressivamente se viene presentata fuori dalla fovea e man mano che ci si allontana dalpunto di fissazione. Leggere, quindi, è molto difficile, se non impossibile, visto che alcentro della zona foveale la visione è mascherata e solo le lettere nella zona parafovealesono disponibili alla lettura.In sostanza, la tecnica della maschera mobile (o maschera foveale), che può essereconsiderato il contrario del paradigma della finestra mobile, crea uno scotoma centraleartificiale che imita i pazienti con danni al cervello, che effettivamente elimina il loro usodella visione foveale.Le dimensioni della maschera possono essere variate. Quando si presenta una maschera dipiccole dimensioni i soggetti sono in grado di leggere la frase, senza difficoltà; conl’aumentare della dimensione della maschera però, la percentuale delle parole della frasetrasmesse correttamente, diminuisce drasticamente. Nel 18% dei casi (Rayner & Bertera,1979), in cui la maschera foveale andava da 13 a 17 caratteri, i soggetti non riescononeanche ad indovinare la parte di testo nascosta al loro sguardo; sono consapevoli delleparole nella zona parafoveale e nella periferia, ma non sono in grado di identificarle. Conuna maschera di dimensioni maggiori, le uniche parole che si riescono a comprendere sonoquelle più corte di quattro lettere, in particolare quando queste si trovano all’inizio o allafine della frase 16  
  17. 17. Nella figura 3 (Rayner, 1998), possiamo vedere un esempio di due fissazioni successiveper ogni tecnica fin qui analizzata: finestra mobile, maschera mobile (o foveale) eparadigma di confine. Il punto di fissazione è contrassegnato da un asterisco. La prima rigamostra una normale linea di testo. Per la finestra mobile si è utilizzata una finestra di 17lettere (con le altre lettere sostituite da X e la conservazione degli spazi tra le parole). Ledue righe seguenti mostrano la tecnica della maschera mobile con un oscuramento di 7lettere. Le due righe finali mostrano un esempio del paradigma confine.Figura 3. 17  
  18. 18. CAPITOLO 3SVILUPPI DEI PARADIGMII tre importanti paradigmi analizzati nel precedente capitolo, sono risultati esserefondamentali per lo sviluppo di altri studi e per le recenti scoperte riguardanti i movimentioculari nella lettura. Questi sono stati variati, integrati fra di loro o ad altri, osemplicemente ripresi, per cercare di arrivare a risultati sempre migliori. Andremo ora adesaminarne alcuni delle più rilevanti.Finestra mobileNel corso degli anni si è cercato di misurare in vari modi la dimensione del campopercettivo nella lettura, non sapendo però se fosse meglio ragionare in termini di lettere odi parole, visto che si riscontrano differenze a sinistra e a destra del punto di fissazione.Rayner e Pollatsek nel 1980, hanno rilevato che il limite sinistro del campo percettivo sicolloca all’inizio della parola che si sta fissando; Rayner et al. nel 1982, invece, hannorilevato che il suo limite destro è definito in termini di lettere.Gli autori, utilizzando il paradigma della finestra mobile, hanno fatto un confronto tra leprestazioni di lettura nella situazione in cui la finestra è stata definita in termini di numerodi lettere a disposizione alla destra della fissazione, e quelle in cui la finestra viene definitain base al numero di parole alla destra della fissazione. I risultati dimostrano come non visia alcuna differenza tra i due tipi di finestra, quando queste erano più o meno simili nelformato. Un’analisi dettagliata ha rivelato che le prestazioni in condizioni di finestra-parola, potrebbero essere previste con estrema precisione conoscendo il numero di letteredisponibili per ogni fissazione; le prestazioni in condizioni di finestra-lettera,contrariamente, non possono essere previste, anche se si conosce il numero di paroledisponibili su ogni fissazione. Quindi, sarebbe meglio definire la dimensione dello spanpercettivo come numero di lettere a disposizione alla destra di fissazione.Il paradigma della finestra mobile viene ripreso da Rayner e Fisher (1987a, 1987b). Gliautori danno agli osservatori il compito di ricercare una specifica lettera target in mezzo astringhe di lettere disposte in orizzontale. La dimensione dello span percettivo varia in 18  
  19. 19. funzione della difficoltà delle lettere usate come distrattori; quando queste erano simili allalettera target, lo span percettivo era più piccolo rispetto a quando differivano di molto dallalettera target.Integrazioni tra paradigmi della finestra e della maschera mobilePer comprendere appieno la questione del controllo dei movimenti oculari, bisognaesaminare cosa comportino due sue componenti essenziali: il “dove” e il “quando”. E’necessario, cioè, capire cosa determini la posizione e il momento in cui si spostano gliocchi, analizzando anche se vi sia una correlazione tra queste due caratteristiche.Per fare ciò, Rayner e Pollatsek, in un esperimento del 1981, hanno utilizzato il paradigmadella finestra mobile, integrato a quello della maschera mobile. Per prima cosa gli autorihanno variato la dimensione della finestra da fissazione a fissazione, scoprendo che lagrandezza della saccade variava in funzione della dimensione della finestraimmediatamente precedente. Così, presentando una finestra piccola, la dimensione dellasaccade era minore rispetto a quella di una finestra grande. In secondo luogo, il testo èstato ritardato attraverso l’uso di una maschera, presentata al momento della comparsa diuna fissazione (con il tempo del ritardo variabile in modo casuale da fissazione afissazione). Rayner e Pollatsek constatano che una grande percentuale della durata dellafissazione varia a seconda del ritardo. Da questo deriva il fatto che la maggior parte dellefissazioni nella lettura sono sotto il diretto controllo cognitivo, nonostante vi fosse ancheun sottoinsieme delle fissazioni che sembrava essere pre-programmato (Morrison, 1984).E’ importante sottolineare che le manipolazioni interessano la grandezza della saccade e ladurata della fissazione in modo indipendente, rafforzando lopinione che il “dove” e il“quando” siano in qualche modo indipendenti.In generale, la decisione di dove attuare lo spostamento successivo è dovuta in gran partealle proprietà di basso livello del testo, mentre la decisione di quando muovere gli occhi èdovuto in gran parte a proprietà lessicali della parola fissata (Rayner 1998). 19  
  20. 20. Anche Bertera e Rayner (2000) hanno svolto ricerche che utilizzavano sia la tecnica dellafinestra mobile, sia quella della maschera mobile. In questi esperimenti si presentano seriecasuali di lettere in cui il soggetto deve riconoscerne una presa come target. Ledimensioni delle serie vengono variate (queste erano di 13 per 10 gradi, 6 per 6 gradi, o 5per 3.5 gradi), ma il numero degli elementi rimane costante, quindi la serie più piccolapresenta un maggior addensamento delle informazioni. La dimensione della maschera eradi 0.3, 1, 1.7, 2.3, o 3 gradi; la dimensione della finestra era di 1, 2.3, 3.7, 5 e 5.7 gradi.Viene effettuata anche una condizione di controllo, in cui non sono presenti né lamaschera, né la finestra. Non sorprende il fatto che la maschera mobile abbia un effettodeleterio sul tempo e sull’accuratezza: più larga è la maschera, maggiore sarà il tempo, piùfissazioni vengono eseguite, maggiore sarà il tempo impiegato per le fissazioni. Ledimensioni della serie influenzano quelle della saccade, mentre hanno solo un piccoloeffetto sulla grandezza della maschera. Nella condizione della finestra mobile, la miglioreprestazione della ricerca è stata ottenuta quando la finestra era di 5 gradi (tutte le lettereche stavano entro i 2.5 gradi dal punto di fissazione erano visibili con questa dimensionedella finestra, mentre tutte le altre erano mascherate).Prendendo spunto da questo esperimento di Bertera e Rayner e da altri studi in cui siutilizzava la tecnica dello sguardo contingente (Greene, 2006; Greene & Rayner, 2001b;Pomplun, Reingold, & Shen, 2001), Cornelissen, Bruin, e Kooijman (2005), chiedono ailettori di cercare una lettera target “O” tra i distrattori. La ricerca consisteva nellapresentazione di una matrice esagonale 7_5 (tre file di sette e due file di sei oggetticiascuno) contenente 32 “C” (distrattori) e una sola “O” (il target). La dimensione dellamatrice globale è stata di 38_28 gradi; la maschera e la finestra possono essere di 5, 10 o15 gradi. Gli autori hanno rilevato che i tempi di ricerca, la durata e il numero dellefissazioni aumentano e che la dimensione della finestra diminuisce. Tuttavia in questistudi, la lunghezza della saccade sembra essere maggiormente colpita dalle manipolazionieffettuate sulle dimensioni della finestra e della maschera, rispetto allo studio iniziale diBertera e Rayner. E’ difficile generalizzare e far un confronto tra i risultati dei due studi,visto che in quest’ultimo la matrice delle variabili aveva un’estensione maggiore erisultava più strutturata. Quel che è certo è il fatto che le dimensioni della matrice e lamaschera foveale, che crea un finto scotoma centrale, forniscono una più grandeinterruzione nella ricerca visiva, creando una visione a tunnel. 20  
  21. 21. Paradigma di confineAnche il paradigma di confine viene riutilizzato, per esempio in un esperimento diMcConkie e Hogaboam (1985). In questa variante, i soggetti leggono silenziosamente untesto mentre i loro movimenti oculari vengono monitorati; ad un certo punto alcuni spazidello schermo vengono mascherati, o semplicemente rimossi, dallo sperimentatore e alsoggetto viene chiesto di riportare l’ultima parola che è riuscito a leggere. E’ consideratoun problema il fatto che il soggetto possa essere in grado di riconoscere una parola anchese non l’ha propriamente vista, indovinandola in base al contesto precedente. Nonostanteciò, i risultati sono coerenti con gli studi di Rayner. Nella figura 4 (Rayner & Pollatsek,1989), si può trovare un esempio della distribuzione di frequenza della posizionedellultima parola letta. Viene rappresentata sia la condizione con mascheramento, siaquella in cui il testo viene rimosso.Figura 4. 21  
  22. 22. La posizione 0 rappresenta l’ultima parola letta, l’1 quella alla sua destra e così via. Ladistanza viene misurata prendendo come unità una parola, senza differenze in base allalunghezza. I due autori trovano che la parola che i lettori riportano più frequentemente èl’ultima su cui si erano fissati, anche se la parola alla destra della fissazione era riportataabbastanza spesso. Tuttavia le parole alla sinistra della parola fissata e anche due o piùparole alla sua destra vengono raramente riportate.Benefici dell’anteprima Come abbiamo visto nel paradigma di confine, non è da mettere in dubbio il fatto che gliosservatori, durante la ricerca, possano trarre benefici dall’anteprima. Questi dipendono dalgrado di difficoltà della parola fissata: se risulta troppo difficile da processare, il lettoreavrà solo uno scarso, o addirittura, nessun beneficio dalla parola alla destra della fissazione(Henderson & Ferreira, 1990; Kennison & Clifton, 1995; White, Rayner & Liversedge,2005a); quando invece si riesce a processare senza fatica la parola, il lettore ha un migliorbeneficio (Balota et al. 1985; Drieghe et al, 2005b).Tipicamente negli studi che la utilizzano, si può presentare una visione con unanteprimadella matrice di ricerca o parte della matrice, per un periodo di tempo limitato (ad esempio500 ms), oppure nessuna anteprima in una condizione di controllo. In generale, si trova(Watson & Inglis, 2007) che ci siano meno fissazioni sugli stimoli previsti e che, se sonofissati, lo sono per durate più brevi, nella condizione di anteprima rispetto a quella dicontrollo.In una variante del paradigma di presentazione dell’anteprima, Van Zoest, Lleras,Kingstone e Enns (2007), attraverso l’utilizzo di tre diversi esperimenti, hanno esaminatole relazioni possibili tra il centro spaziale di attenzione e una ripresa della ricerca visiva,dopo una breve interruzione effettuata dallo sperimentatore. Gli autori hanno dimostratoche quando un display di ricerca è stato nascosto per 900 ms ed è stato ripresentato durantela ricerca, gli osservatori sono stati rapidi a rispondere ai target che erano vicini al punto difissazione, appena prima dellinterruzione. Quando invece, in condizioni simili, è statoutilizzato un paradigma dello sguardo contingente per presentare il bersaglio al punto difissazione attuale dopo una piccola interruzione, che provoca lintervallo vuoto, glispettatori non sono stati rapidi a rispondere. In effetti, questi si dimostrano più bravi a 22  
  23. 23. rispondere al bersaglio se autonomamente trovato, presumibilmente grazie a qualcheanteprima derivata dalla fissazione precedente.Paradigma dell’ ingrandimento parafovealeMiellet, ODonnell e Sereno nel 2009 vogliono riuscire ad indagare i meccanismidell’attenzione eliminando l’effetto dell’acuità visiva. Per farlo hanno implementato unnuovo paradigma di lettura, chiamato ingrandimento parafoveale (parafovealmagnification). Questo implica l’ingrandimento del testo parafoveale in tempo reale,fissazione per fissazione, in modo da far pareggiare il suo impatto visivo con quello deltesto foveale, in cui l’acuità visiva è massima.La figura 5 (Miellet, ODonnell & Sereno, 2009), mostra una rappresentazione di una partedi testo, letta mediante il paradigma dell’ingrandimento parafoveale, in cui il punto difissazione del lettore è indicato da una freccia, che si sposta consecutivamente, linea perlinea, in modo cronologico.Figura 5. 23  
  24. 24. Gli esperimenti svolti dagli autori confermano la base attenzionale dei movimenti ocularinella lettura, visto che riescono a dimostrare come l’utilizzo di questo paradigma nonfaccia aumentare la quantità di testo che viene elaborata e che anche quando vieneaumentata la dimensione dell’informazione parafoveale, l’attenzione visiva è posizionatain modo seriale da parola a parola.CONCLUSIONIDa oltre 70 anni (Buswell, 1922), anche se i movimenti oculari sono stati misuratiattraverso svariati metodi diversi tra loro, le tendenze dei dati riscontrati sono moltocoerenti. In una visione generale, quando l’abilità di lettura aumenta, diminuiscono lafrequenza delle regressioni, il numero e la durata delle fissazioni, mentre aumenta lalunghezza della saccade. Le misure effettuate sui movimenti oculari possono essere usate per comprendere iprocessi cognitivi nella lettura (Just & Carpenter, 1980; McConkie, Hogaboam, Wolverton,Zola & Lucas, 1979; Rayner, 1978b; Rayner, Sereno, Morris, Schmauder & Clifton, 1989).Per esempio, vi sono abbondanti prove riguardo il fatto che la frequenza di una parolafissata, influenzi il tempo speso dai lettori per guardarla (Inhoff & Rayner, 1986; Rayner &Duffy, 1986). Le proprietà di questa determinata parola modulano il tempo di fissazione edi conseguenza della loro variabilità. E’ anche presente una componente puramentemotoria (Kowler & Anton, 1987), visto che quando viene eliminata lincertezza siaspaziale, sia temporale riguardo il punto dove muovere gli occhi e il momento in cuimuoverli, la variabilità nella latenza dei movimenti oculari viene ancora riscontrata(Rayner, Slowiaczek, et al, 1983; Salthouse & Ellis, 1980). A causa di ciò, il segnalecognitivo del movimento degli occhi risulta difficile da registrare, ma, come abbiamovisto, nel corso degli ultimi 20 anni sono stati fatti dei grandi passi avanti per riuscire acomprendere il rapporto tra movimenti oculari e lettura. 24  
  25. 25. I movimenti oculari nella lettura sono stati, infatti, ampiamente esaminati e trattati,permettendo di raccogliere una grande quantità di informazioni soprattutto dagli annisettanta in poi. Gli esperimenti e le ricerche sono riusciti a raggiungere un alto livello diconoscenze grazie al paradigma sguardo-contingenza, che è risultato essere fondamentaleper studiare specifici processi cognitivi. Il suo utilizzo nelle tecniche della finestra mobile,della maschera mobile e del paradigma di confine, ha permesso uno sviluppo semprecrescente in questo campo, in particolare per le nuove scoperte riguardanti il campopercettivo, i benefici dell’anteprima, l’estrapolazione delle informazioni dalla zonaparafoveale e i contributi ai concetti di fissazione e saccadi.Negli sviluppi più recenti il paradigma dello sguardo-contingenza è stato utilizzato nonsolo negli studi sui movimenti oculari nella lettura, ma anche nei settori di percezione dellascena e di ricerca visiva. Possiamo citare, per esempio, gli esperimenti di Caldara, Zhou eMiellet (2010), che si sono occupati dei movimenti oculari nel riconoscimento dei volti,avendo come soggetti persone di culture diverse.Lo studio dei movimenti oculari nella lettura è un argomento in continua espansione, che,grazie alla costante crescita tecnologica, può trovare sempre nuovi scopi e utilizzi. Bastipensare alle recenti nuove applicazioni in campi ancora in via di sviluppo, comel’ergonomia, la scienza che si occupa dell’interazione tra l’utente e il mezzo utilizzato, conlo scopo di arrivare alla soddisfazione del primo e al miglioramento del secondo. Questanuova branca della psicologia è risultata essere utile, per esempio, nello studio deicomportamenti del consumatore, nella navigazione in internet e nella creazione di siti web.Un altro ambito in cui viene già usato, come ausilio a persone disabili, è quello clinico,permettendo loro di comunicare solamente grazie al controllo dei propri movimentioculari. 25  
  26. 26. BIBLIOGRAFIARayner K. (2009), Eye movements and attention in reading, scene perception, and visualSearch, The Quarterly Journal of Experimental Psychology, 62:8, 1457-1506Rayner K. and Pollatsek A. (1992), Eye Movements and Scene Perception, CanadianJournal of Psychology, 46:3, 342-376Rayner K., Reichle E. D., Stroud M. J., Williams C.C. and Pollatsek A. (2006), The Effectof Word Frequency, Word Predictability, and Font Difficulty on the Eye Movements ofYoung and Older Readers, Psychology and Aging Vol. 21, No. 3, 448–465Rayner K., Castelhano M. S and Yang J. (2009), Eye Movements and the Perceptual Spanin Older and Younger Readers, Psychology and Aging Vol. 24, No. 3, 755–760Rayner K. (1998), Eye Movements in Reading and Information Processing: 20 Years ofResearch, Psychological Bulletin Vol. 124, No. 3, 372-422Rayner K., M.S. Castelhano and J. Yang (2010), Preview Benefit During Eye Fixations inReading for Older and Younger Readers, Psychology and Aging Vol. 25, No. 3, 714–718Underwood N.R. and McConkie G.W. (1985), Perceptual span for letter distinctionsduring reading, Reading Research Quarterly, Vol. 20, No. 2, 153-162Rayner K., Slattery T.J. and Bélanger N.N. (2010), Eye movements, the perceptual span,and reading speed, Psychonomic Bulletin & Review, 17 (6), 834-839Rayner K. and J.H. Bertera (1979), Reading Without a Fovea, Science, Vol. 206, 468-469McConkie G.W. and Rayner K. (1975), The span of the effective stimulus during a fixationin reading, Perception & Psychophysics, 17, 578–86McConkie G.W. and Rayner K. (1976), Asymmetry of the perceptual span in reading,Bulletin of the Psychonomic Society, 8, 365–68Rayner K. (1975), The perceptual span and peripheral cues in reading, CognitivePsychology, 7, 65–81 26  
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