La convocazione della famiglia d’origine

5,528 views

Published on

1 Comment
3 Likes
Statistics
Notes
  • Ben fatte ed interessanti !
       Reply 
    Are you sure you want to  Yes  No
    Your message goes here
No Downloads
Views
Total views
5,528
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
5
Actions
Shares
0
Downloads
100
Comments
1
Likes
3
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

La convocazione della famiglia d’origine

  1. 1. LA CONVOCAZIONE DELLA FAMIGLIA D’ORIGINE<br />
  2. 2. La convocazione della famiglia d’origine<br />Bowen invitava i pazienti a ritornare con la propria valigetta all’interno delle famiglie d’origine<br />Andolfi ritiene fondamentale,<br /> nella pratica clinica, <br /> “far arrivare la valigetta in terapia”<br /> Convocare in seduta <br /> le famiglie d’origine<br />È importante comunicare alla coppia il motivo per cui è utile vedere le famiglie d’origine<br />
  3. 3. Perché convocare la famiglia d’origine<br />Per conoscere meglio <br /> il membro della coppia <br /> e la sua evoluzione<br />Per capire le modalità<br /> attraverso cui ciascun <br /> membro ha costruito<br /> le proprie appartenenze<br />
  4. 4. TERAPEUTA può chiedere di far venire come consulenti le famiglie d’origine o anche un singolo sottosistema, come quello dei fratelli<br />Mi serve il vostro aiuto come consulenti… credo che i fratelli siano esperti nel dare informazioni molto importanti <br />
  5. 5. Le famiglie d’origine come consulenti del terapeuta<br />Al terapeuta non interessa tanto sentire i racconti della famiglia d’origine, ma soprattutto vedere come le persone possono essere diverse in presenza dei propri familiari<br />È fondamentale, durante la seduta, <br /> far capire alla coppia e alle rispettive <br /> famiglie d’origine che l’utilità della <br /> loro presenza è quella di ricercare <br /> insieme le risorse, non l’origine <br /> del problema, né tanto meno <br /> le colpe delle generazioni in alto<br />Non andiamo a caccia di problemi… anche se sembra! adesso andiamo a caccia di informazioni… e basta<br />
  6. 6. La richiesta di convocare i genitori in seduta si scontra quasi sempre con il rifiuto e i “no” dei due membri della coppia, che adducono diverse motivazioni:<br /><ul><li>Lontananza
  7. 7. Rapporti interrotti o difficili
  8. 8. Vecchiaia o malattie</li></ul>Le reazioni dei partner a questa richiesta <br />sono spesso connotate da un <br />sentimento misto di paura e rifiuto<br />
  9. 9. Quali paure rendono difficile chiedere alle proprie famiglie di partecipare alla terapia di coppia?<br />Paura di essere esposti di nuovo, da grandi, ad una delusione nelle aspettative infantili di accudimento e di riconoscimento dei propri bisogni<br />Paura di ammettere un fallimento o un problema di coppia di fronte ai propri genitori<br />FALSO PROBLEMA:<br /><ul><li>I genitori seppur anziani e/o malati non sono proprio “fessi”, spesso sono testimoni silenziosi dei conflitti e </li></ul>delle difficoltà della coppia<br />3) Paura di essere giudicati per aver deluso le aspettative dei genitori<br />
  10. 10. “Il NO non è mai un NO”<br />Il rifiuto è la difesa più estrema al timore di non ricevere aiuto nel momento di difficoltà<br /><ul><li>il NO assume un valore anticipatorio:</li></ul>lo si dice per primi per non ricevere un rifiuto<br /><ul><li>In realtà più il NO è forte, </li></ul>più c’è il desiderio che si trasformi in un si<br />
  11. 11. La paura e il rifiuto di chiedere alle proprie famiglie d’origine di partecipare alla terapia di coppia<br />Corrispondono a due posizioni relazionali distorte a livello intergenerazionale:<br />
  12. 12. INVERSIONE DELL’ACCUDIMENTO“Chi accudisce chi?”<br />Se, ad esempio, da figlio <br /> si ricopre il ruolo <br /> di figlio genitoriale<br /><ul><li>Si è abituati a rinunciare </li></ul> sia al bisogno di essere accuditi, <br /> che al soddisfacimento dei propri bisogni di protezione<br /><ul><li>Difficilmente, quindi, ci si può permettere di chiedere aiuto ai genitori per la terapia</li></li></ul><li>Con la presenza <br /> delle famiglie d’origine <br /> in seduta è possibile:<br /><ul><li>Verificare la rappresentazione di queste </li></ul>modalità di inversione dell’accudimento e <br />capire come sono state costruite <br /><ul><li>Successivamente si possono legare queste modalità a ciò che avviene nella dinamica di coppia </li></li></ul><li>II. IPERDIPENDENZA E SOTTOMISSIONE NEI CONFRONTI DELLA FAMIGLIA D’ORIGINE<br />CONDIZIONE <br />DI FIGLIO CRONICO: <br />si manifesta quando un adulto <br /> non riesce a fare il salto generazionale <br /> e resta bloccato nella posizione di figlio <br /> anche durante l’età matura (Andolfi, 2003)<br />
  13. 13. …<br />B. INTIMIDAZIONE INTERGENERAZIONALE: <br />la mancata acquisizione di <br /> una posizione adulta <br /> dipende da una intimidazione <br /> che arriva dai piani alti <br />e arresta la conquista<br /> dell’autorevolezza personale<br /> (Williamson, 1982)<br />
  14. 14. …<br />MATRIMONIO ADOTTATO: <br />situazioni in cui una persona (taglio emotivo)<br />si trova un compagno che ha <br />un’eccessiva dipendenza<br />dalla propria famiglia d’origine<br />
  15. 15. I tempi della convocazione della famiglia d’origine<br />All’inizio della terapia di coppia <br /> (tra la terza e la quinta seduta)<br />Nel corso della terapia<br />Nella parte avanzata <br /> della terapia e/o nel follow-up<br />
  16. 16. All’inizio della terapia di coppia<br />Questa convocazione è utile quando si è costruita una motivazione congiunta tra i partner, altrimenti si può arrivare ad una interruzione della terapia<br />Gli effetti della convocazione sono molteplici:<br /><ul><li>La terapia “entra in casa” quando il terapeuta avverte la sensazione che non c’è </li></ul> più una cellula dipendente <br /> da lui e da ciò che<br /> si costruisce in terapia<br />
  17. 17. <ul><li>È possibile affrontare in modo costruttivo i problemi veri del sottosistema coppia </li></ul>si passa al vero “noi” di coppia <br />eliminando la “spazzatura”<br /><ul><li>Ci si può aspettare un esito positivo della terapia</li></li></ul><li>Nel corso della terapia<br />Una volta costruita la motivazione congiunta, <br /> si può discutere sulla resistenza <br /> a portare la famiglia d’origine<br />Per affrontare le difficoltà di ognuno <br /> nel convocare la propria famiglia,<br /> il terapeuta può usare <br /> il gioco e la provocazione <br /><ul><li>A patto che si sia costruita la fiducia </li></ul> nei suoi confronti, <br /> fiducia che permette alla persona <br /> di sentirsi accolta e sostenuta <br />ES: “Gioco del chiamare senza chiamare”<br />Chiami suo padre ora che la spina è staccata<br />
  18. 18. Nella parte avanzata della terapia e/o follow-up<br />Si può riconvocare di nuovo la famiglia di origine per testimoniare i progressi conseguiti nella terapia di coppia, sia durante la terapia che dopo la fine<br />FOLLOW-UP: <br />permette di valutare i cambiamenti <br />che le famiglie fanno dal momento <br />che la terapia finisce<br />
  19. 19. La seduta con la famiglia di origineLa regressione<br />Fenomeno quasi automatico che si verifica quando gli adulti si trovano in presenza della famiglia d’origine<br />In tale contesto gli adulti si sentono come se tornassero indietro nel tempo ridiventando i bambini che sono stati<br />
  20. 20. …<br />Il terapeuta deve incoraggiare e favorire tale fenomeno attraverso domande adeguate<br />Permette di abbandonare “l’ipocrisia dell’adulto” alla riscoperta di aspetti infantili inespressi<br />Possono venire alla luce eventuali richieste inespresse che esplicitate rendono possibile la cessazione di quei tentativi di venire risarciti (“sindrome da indennizzo”)<br />
  21. 21. Il ricordo collettivo<br />Il ricordo in presenza di più generazioni ha un enorme potenziale “curativo”<br />Rituale utile per costruire l’esperienza terapeutica che permette al terapeuta di entrare a “far parte” della storia della famiglia<br />Permette di rivivere in seduta alcuni passaggi importanti della vita di relazione della famiglia<br />
  22. 22. Vantaggi:<br /><ul><li>Promuovere vicinanza (APPARTENENZA)
  23. 23. Far sperimentare il confronto (SEPARAZIONE)
  24. 24. Costruisce l’esperienza terapeutica come modello di relazione esportabile a casa </li></li></ul><li>Il focus della seduta<br />Il lavoro con la famiglia mette a fuoco con grande chiarezza il grado di differenziazione raggiunto dal membro della coppia appartenente a quella famiglia (Bowen, 1979)<br />In particolare si evidenziano:<br /><ul><li>Il taglio emotivo
  25. 25. L’intimidazione generazionale
  26. 26. Le lealtà invisibili</li></li></ul><li>Il taglio emotivo<br />Forma di pseudoindividuazione<br />Presa di distanza reale e/o mentale dalla propria famiglia d’origine ritenuta necessaria per garantire a se stessi la propria autonomia<br />Si traduce in un continuo evitamento di rapporti che, nell’illusione di non essere vissuti e <br /> proprio perché devono essere <br /> tenuti a distanza, hanno un <br /> potere altamente condizionante<br />Autonomia è illusoria<br />
  27. 27. L’intimidazione generazionale<br />La conquista dell’autorità personale passa attraverso il superamento di tale processo<br />Marcata forma di dipendenza che non permette all’individuo adulto di vivere i rapporti con i genitori sullo stesso piano generazionale rimanendo nella posizione di figlio<br />I genitori rimangono idealizzati come perfetti ed onnipotenti<br />Persona con scarsa autostima che non è in grado di contrapporsi né in maniera reattiva né in termini di confronto alla pari<br />
  28. 28. Le lealtà invisibili (Boszormenyi-Nagy, Spark, 1988)<br />Condizionamento “invisibile” da parte della famiglia sulle scelte del figlio in linea con il MITO FAMILIARE e in particolare con i progetti e le aspettative dei genitori relativi allo sviluppo dei figli<br />Nel ripercorrere la storia di <br /> sviluppo della famiglia è<br /> importante rilevare gli<br /> eventi attraverso i quali<br /> tali lealtà si sono <br /> formate e/o rafforzate<br />
  29. 29. I fratelli<br />
  30. 30. “La prima cosa bella” (2010)<br />
  31. 31. I FRATELLI<br />Se non si sono risolti i problemi di dipendenza o di separazione dalla propria famiglia d’origine , i fratelli non si pongono sullo stesso piano generazionale la loro relazione viene distorta dal triangolo tensivo esistente con i genitori.<br />Tra di loro i figli si comporteranno sempre come figli di quei genitori e mai come fratelli che hanno potuto porre un confine con la funzione di figlio<br />
  32. 32. Effetti della seduta con la famiglia di origine<br />Primo effetto immediato: distanza tra i membri della coppia: il prendersi un rischio così importante, acconsentendo di tornare bambino di fronte alla propria famiglia e al coniuge, fa sì che il partner si avvicini di più, come a soccorrerlo in un momento di bisogno.<br /> Il lavoro con la famiglia di origine unisce la coppia e crea delle intese.<br />
  33. 33. La coppia come spazzatura universale<br />La coppia porta inconsapevolmente nel proprio territorio tutta una serie di problematiche che non hanno nulla a che fare con la propria relazione coniugale.<br />Obiettivo: svuotare il territorio <br /> di coppia da conflitti e rabbie <br /> antiche con la famiglia di origine, <br /> permettendo la ri/costruzione <br /> del noi.<br />Aiuto importante con le coppie <br /> altamente conflittuali.<br />
  34. 34. Cosa succede al terapeuta?<br />Anche la famiglia fa un test al terapeuta,<br /> se il terapeuta non funziona <br /> la famiglia lo fa capire<br />La famiglia non cerca un “guru”, <br /> ma un terapeuta che dia risultati <br /> far emergere una <br /> motivazione congiunta.<br />L’incontro con la famiglia di origine dà la possibilità al terapeuta di liberarsi da tanti pregiudizi e dall’intolleranza per determinate caratteristiche della coppia o del singolo.<br />L’antipatia scompare se si fanno salti temporali, aumenta se si rimane nel qui ed ora della coppia. <br />
  35. 35. La funzione di mediatore intergenerazionale <br />E’ la capacita di essere equidistanti tra le generazioni che si incontrano in terapia <br />Le risonanze del terapeuta sono importanti se utilizzate secondo una modalità “generation free”: non devono indurre il terapeuta ad allearsi con la generazione più vicina a lui.<br />Di fronte alle famiglie di origine, più si cresce e più si diventa benevoli verso i danni prodotti da essa: maggiore equidistanza. <br />
  36. 36. Il costruttore di nessi<br />C’è sempre una continuità storica tra quello che è avvenuto e quello che avverrà in futuro. <br />Funzione del terapeuta: <br /> aiutare le persone a fare “nuovi nodi tra vecchi fili”.<br /><ul><li>Obiettivo: condivisione nel nucleo familiare della percezione della continuità di senso degli eventi.</li></ul>Terapia come “occasione di apprendimento di un metodo”: riattivazione delle risorse della famiglia<br /><ul><li>Trasferimento della terapia a casa minore dipendenza dalla presenza assidua del terapeuta.</li></li></ul><li>Il dopo-seduta: gli effetti sulla coppia<br />Acquisizione di una “posizione Io” (Bowen, 1979): l’uno non si sente più la metà dell’altro la prova migliore per verificare se una persona è cresciuta è il poter pensare di separarsi dal partner, anche se realmente ciò non avviene.<br />Maggiore intesa di coppia: prendersi un rischio ciascuno, unisce se si creano intese di coppia si litiga meno e si ragiona meglio.<br />Aumento della curiosità e dell’apprendimento della coppia: la coppia in crisi è spesso una coppia annoiata. Se si riesce a restituire valore alla curiosità la coppia si rivitalizza concentrando tutte le risorse al suo interno per trovare un nuovo equilibrio.<br />
  37. 37. “S.O.S. Tata” (Famiglia Altai)<br />

×