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Il nucleare in Italia. Una partita tutta da giocare
 

Il nucleare in Italia. Una partita tutta da giocare

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La rivista dei gesuiti di Milano, <em>Aggiornamenti Sociali</em>, ha offerto ai suoi lettori alcune riflessioni in merito al nucleare, a partire dalla lettura parallela di tre libri:...

La rivista dei gesuiti di Milano, <em>Aggiornamenti Sociali</em>, ha offerto ai suoi lettori alcune riflessioni in merito al nucleare, a partire dalla lettura parallela di tre libri:
Testa C., Tornare al nucleare? L’Italia, l’energia, l’ambiente, Einaudi, Torino 2008; Clô A., Il rebus energetico, il Mulino, Bologna 2008;
Baracca A., L’Italia torna al nucleare? I costi, i rischi, le bugie, Jaca Book, Milano 2008.
Di seguito l’articolo uscito nel numero di maggio 2009.

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    Il nucleare in Italia. Una partita tutta da giocare Il nucleare in Italia. Una partita tutta da giocare Document Transcript

    • AS 05 [2009] 353-363 Fatti e commenti 353Chiara Tintori * Il nucleare in Italia Una partita tutta da giocare E ra il novembre del 1987, un anno e mezzo dopo l’incidente alla centrale nucleare di Chernobyl (Bielorussia), quando i cittadiniitaliani si espressero sul nucleare con un referendum. La partecipazione al votofu di poco più del 65% degli aventi diritto e tutti e tre i quesiti registrarono unalarga maggioranza contro l’uso dell’energia nucleare 1. Poco più di vent’annidopo, la coalizione di centro-destra vince le elezioni politiche (13-14 aprile 2008)con un esplicito riferimento, nel programma elettorale, alla «partecipazioneai progetti europei di energia nucleare di ultima generazione» 2. Sulla scia di questo impegno preso con gli elettori, non sono mancati in que-sto primo anno del IV Governo Berlusconi interventi nella direzione di un ritor-no dell’Italia all’energia nucleare: dal Piano triennale per lo sviluppo 3 del 2008,dove sono contenute le prime norme per la definizione della strategia energeticanazionale, al disegno di legge — già approvato dalla Camera dei Deputati e at-tualmente in discussione presso la X Commissione (Industria, commercio, turismo)del Senato — che dovrebbe fissare il quadro normativo in materia 4. In particola- * di «Aggiornamenti Sociali». 1 Il primo quesito riguardava l’abrogazione della norma che consentiva al CIPE (Comitato interministe-riale per la programmazione economica) di decidere la localizzazione delle centrali nucleari nel caso in cui glienti locali non lo avessero fatto nei tempi stabiliti (sì dell’80,6% dei voti validi); il secondo l’abrogazione dellanorma che stabiliva i compensi monetari ai Comuni che ospitavano centrali nucleari (vinse il sì con il 79,7%);il terzo l’abrogazione della norma che consentiva all’ENEL (Ente nazionale per l’energia elettrica) di partecipa-re ad accordi internazionali per la costruzione e la gestione di centrali nucleari all’estero (vittoria del sì con il71,9%); cfr <http://referendum.interno.it/dati/tutti%20i%20ref-solo%20tot%20nazionale.zip>. 2 Sette missioni per il futuro del Paese. Il programma del PDL, n. 1, <www.alleanzanazionale.it/Notizie.aspx?p=&key=&id=591>. 3 Cfr ministero Per lo sviluPPo economico, Piano triennale per lo sviluppo, <www.sviluppoeconomico.gov.it/pdf_upload/pacchetto_cdm_18_6_08r_2_.pdf>. Il piano, varato nel giugno 2008 dal Governo, è statoassorbito dalla Legge 6 agosto 2008, n. 133, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 25giugno 2008, n. 112, recante disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competi-tività, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria. 4 Cfr Disegno di legge n. 1195, Disposizioni per lo sviluppo e l’internalizzazione delle imprese, nonchéin materia di energia, in <www.senato.it>. L’iter procede a rilento, con incertezze sui tempi di approvazione.Cfr renDina F., «Slitta il piano per il nucleare», in Il Sole 24 Ore, 3 aprile 2009.© fcsf - Aggiornamenti Sociali
    • 354 Chiara Tintorire, l’art. 14 prevede di conferire delega al Governo per stabilire i «criteri per ladisciplina della localizzazione di impianti di produzione di energia elettrica nu-cleare nonché dei sistemi di stoccaggio dei rifiuti radioattivi e del materiale nu-cleare nel territorio nazionale e per la definizione delle misure compensative dacorrispondere alle popolazioni interessate». L’ultimo atto, in ordine di tempo, èstata la stipula del «Protocollo di accordo sulla materia di cooperazione nel set-tore dell’energia nucleare» 5, firmato dal Presidente del Consiglio italiano e dalpresidente francese Nicolas Sarkozy, il 24 febbraio 2009, nel quale, tra l’altro,viene riconosciuto che l’energia nucleare contribuisce alla lotta contro il cambia-mento climatico, riduce la dipendenza dei due Paesi in materia di importazionidi combustibili fossili e assicura energia elettrica a un prezzo competitivo e sta-bile nel tempo 6. Contestualmente al Protocollo, sono stati stipulati due memoran-dum d’intesa tra enel e edf (Electricité de France, l’equivalente francese di enel)per sviluppare e ampliare l’attuale partnership tra le due aziende nel settoredell’energia nucleare; in uno di questi accordi è previsto che, quando sarà com-pletato positivamente l’iter legislativo per il ritorno del nucleare in Italia, le duesocietà collaboreranno per sviluppare, costruire e far entrare in esercizio inItalia almeno quattro centrali nucleari, operative dal 2020. La questione è molto complessa e non è banalmente riconducibile a «nu-cleare sì» o «nucleare no», ma, più in generale, andrebbe orientata verso alcunedomande di fondo: quali opportunità energetiche vogliamo cogliere, a partiredalle condizioni e potenzialità dell’Italia? Sarà la battaglia contro i cambiamen-ti climatici a ridare lustro all’atomo, in virtù del fatto che l’utilizzo di quest’ulti-mo ha emissioni di anidride carbonica molto vicine allo zero? Quali saranno icosti economici, sociali e ambientali? Ancora: il momento attuale di crisi eco-nomica offre condizioni di credito opportune per iniziare la costruzione di nuovecentrali? Ma, soprattutto, con quale metodo si intende affrontare il problema?1. Tre letture sul e del nucleare Per abbozzare alcune risposte a queste domande, ci lasciamo guidare dallalettura parallela di tre testi recenti sull’opzione nucleare 7. Si tratta di volumipensati e scritti con finalità e approcci metodologici differenti: biografico-ambientalista quello di Chicco Testa, tra i fondatori di Legambiente e poi presi-dente di enel dal 1996 al 2002; economico-politico quello di Alberto Clô, già 5 Per il testo del Protocollo cfr <www.archivionucleare.com/files/protocollo-cooperazione-nucleare-italia-francia.pdf>. 6 Sui contenuti del Protocollo si veda l’audizione del ministro Scajola (seduta congiunta delle X Commis-sioni di Camera e Senato) dell’11 marzo 2009. Resoconto sommario in <www.senato.it>; testo integraledell’intervento in <www.claudioscajola.it>. 7 I volumi analizzati nel presente lavoro sono i seguenti: testa C., Tornare al nucleare? L’Italia, l’energia,l’ambiente, Einaudi, Torino 2008; clô A., Il rebus energetico, il Mulino, Bologna 2008; baracca A., L’Italiatorna al nucleare? I costi, i rischi, le bugie, Jaca Book, Milano 2008.
    • Il nucleare in Italia - Una partita tutta da giocare 355ministro dell’Industria; «apertamente e volutamente di parte» 8 (antinucleare)quello di Angelo Baracca, professore di Fisica nell’Università di Firenze.a) Chicco Testa: la conversione di un ambientalista Sin dalla prima pagina del libro, Testa viene allo scoperto affermando chesulla questione del nucleare ha cambiato idea. Rispetto agli anni ’80, in cuil’autore stesso era in prima fila a manifestare contro il nucleare, sono cambiatealmeno quattro cose: il mondo ha bisogno di tanta energia per «crescereeconomicamente, per continuare a svilupparsi, per uscire dalla povertà cheancora colpisce miliardi di persone» 9. Inoltre, poiché le fonti rinnovabili nonsono divenute veramente alternative, «non ci sono modi nuovi per produrreenergia in quantità rilevanti e in modo continuo» (p. 10). Terza ragione, molto«ambientalista»: i gas a effetto serra, responsabili del riscaldamento globale.«Va allora onestamente riconosciuto che la conseguenza delle battaglie antinu-cleari è stata anche quella di avere lasciato ulteriore spazio ai combustibilifossili. Con il risultato paradossale di avere contribuito a generare un problemasicuramente maggiore di quello che si riteneva di risolvere» (p. 11). Questa«confessione» sostiene l’intera impalcatura della conversione di Testa al nuclea-re: «Possiamo [...] permetterci di fare a meno dell’unica “grande” fonte di ener-gia praticamente priva di emissioni di gas serra?» (ivi). Infine, la quarta ragione,sul versante della salute pubblica: gli altri gas inquinanti, prodotti non solodall’utilizzo di combustibili fossili, ma anche dal traffico e dagli impianti indu-striali, sono responsabili di moltissimi decessi (cfr ivi). Testa affronta la possibilità di scenari alternativi al nucleare: né il rispar-mio o l’efficienza energetica derivanti dalle innovazioni tecnologiche, né losviluppo delle fonti rinnovabili potrebbero limitare il ricorso ai combustibilifossili. L’«energia nucleare non è e non sarà l’unica soluzione ai problemi ener-getici e ambientali del pianeta. [...] Solo la cooperazione fra varie fonti di energia— fossili, nucleare, rinnovabili — è in grado di sostenere la crescita economicae dare una mano all’ambiente» (p. 51). Due capitoli sono dedicati alla percezione del rischio del nucleare negliitaliani: «Non vi è dubbio che, fra il parcheggiare il proprio figlio all’interno di unacentrale nucleare e regalargli un motorino, la seconda cosa comporti rischi infini-tamente superiori. Eppure regaliamo motorini ai nostri figli e scendiamo in piazzacontro le centrali nucleari» (p. 74). Se una certa dose di rischio fa parte della nostravita quotidiana, perché il nucleare genera tanti timori? L’A. fornisce tre ragioni:l’«impressione prodotta sull’opinione pubblica dall’incidente nella centrale nucle-are di Chernobyl (1986)», le «preoccupazioni relative allo smaltimento delle scorieradioattive prodotte dal normale funzionamento delle centrali» e l’«opposizione 8 baracca A., L’Italia torna al nucleare?, cit., 22. 9 testa C., Tornare al nucleare?, cit., 9 (dal volume sono tratte tutte le citazioni di questo paragrafo, conl’indicazione del numero di pagina nel testo tra parentesi).
    • 356 Chiara Tintori“politica” nei confronti di questa energia [...] in nome di una via alternativa basatasul risparmio energetico e sullo sviluppo delle fonti rinnovabili» (p. 75). In merito alla questione dei rifiuti radioattivi, Testa non ha remore a defi-nirlo il problema più serio (cfr p. 83), almeno per quanto riguarda i rifiuti adalta attività 10, in quanto si tratta di individuare un sito, geologicamente stabilee impermeabile alle acque sotterranee, nel quale seppellirli in modo definitivo.È la parola «seppellire» a creare preoccupazioni, perché «i rifiuti nucleari [...]rimangono attivi e pericolosi per migliaia di anni» (p. 84). Di fronte a tale sfidasi tratta di «avere o non avere fiducia nella nostra capacità di trovare soluzionianche a problemi complessi, di cui questo è certamente un esempio. [...] I bene-fici che potremmo ottenere, in termini ambientali e sanitari, dall’uso dell’energianucleare, comparati ai danni che ci derivano dall’impiego dei combustibili fos-sili, sono tali da spingerci a trovare soluzioni sempre migliori, piuttosto che adarrenderci e a dichiararci impotenti» (pp. 85 s.). Il problema del legame tra l’utilizzo pacifico e quello per scopi bellicidell’energia nucleare è liquidato con due considerazioni: la prima è che «la granparte dello sviluppo nucleare avviene in Stati che possiedono da tempo la bombaatomica» (p. 89); la seconda è che esistono altre minacce, come la guerra chimi-ca e biologica, in grado di produrre danni ugualmente gravi e non controllabili. Compiuto tale percorso, Testa stupisce con conclusioni inattese: non ritiene«né giusto né sbagliato proporre al nostro Paese di ritornare “al nucleare”», ma«scarsamente utile» (p. 113), in quanto mancano le condizioni politiche eistituzionali. Diverse le ragioni: la scarsissima autorevolezza della comunitàscientifica italiana, l’opinione pubblica in preda alla sindrome nimby 11 e la«complicità che ogni potenziale protesta trova a livello istituzionale e politico»(p. 110). Una conclusione amara che rasenta il pessimismo, non solo per il de-stino dell’energia nucleare, ma per l’intera società italiana. Siamo certi che «ladestrutturazione dei meccanismi decisionali e della coesione in Italia, rendonodi fatto impossibile qualsiasi grande progetto che venga percepito dall’opinionepubblica come potenzialmente rischioso»? (p. 109).b) Il nucleare di Clô tra passato e presente Alberto Clô non esita a definire «scellerata» 12 la scelta italiana di uscire dalnucleare, dedicando a questo tema due capitoli di un volume più ampio, che trattadella questione energetica secondo una prospettiva economico-politica. Nel primodi questi — «Il nucleare tra aspettative e realtà» — il professore di Economia 10 Non esiste un metodo di definizione e classificazione dei rifiuti radioattivi universalmente accettato.In Italia l’ISPRA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale; già ANPA e poi APAT) suddivide lescorie nucleari in tre categorie: a tossicità relativamente bassa, media e alta. Solitamente le prime due cate-gorie vengono accorpate ai fini della destinazione finale, mentre la terza necessita di trattamento differente. 11 Cfr tintori C., «NIMBY (Not In My BackYard)», in Aggiornamenti Sociali, 9-10 (2008) 625-628. 12 clô A., Il rebus energetico, cit., 128 (dal volume sono tratte tutte le citazioni del paragrafo, conl’indicazione del numero di pagina nel testo tra parentesi).
    • Il nucleare in Italia - Una partita tutta da giocare 357nell’Università di Bologna focalizza l’attenzione sulle vicende storiche ed econo-miche dell’atomo nel panorama mondiale, contrassegnate da fortune ben lon-tane dalle attese. Dagli anni ’50, «l’uso civile del nucleare si diffonderà in un nu-mero crescente ma comunque molto ristretto di Stati — 31 sui 193 che si contanonel mondo — e sostanzialmente circoscritto a quelli industrializzati» (p. 97). Il massimo contributo fornito dall’energia nucleare si è avuto nel 1996, conil 18% della produzione elettrica mondiale, molto meno di quanto si era profe-tizzato dopo le crisi petrolifere degli anni ’70. Dopodiché un costante ma ine-sorabile declino: «Tra il 1970 e il 1990 entrano in esercizio 338 centrali, circa17 ogni anno; dal 1990 al 2005 appena 25, pari a 1,7 centrali all’anno. Dal 1978negli Stati Uniti e dal 1993 in Europa non se ne è ordinata nessuna» (pp. 98 s.).Alla fine del 2007 nessuna centrale risultava in costruzione in Nord America esolo due in Europa (Finlandia e Francia). Emblematico il caso della Gran Bre-tagna, che nel 2006 non è riuscita a trovare investitori nazionali o stranieri perfinanziare la sostituzione del parco di centrali nucleari che le garantiscono unquinto della produzione elettrica complessiva. Ma quali sono i motivi dell’impasse del nucleare? Ieri come oggi, secondo Clô,ad avviare la crisi del nucleare sono state ragioni di carattere politico-sociale— «lo scetticismo se non l’ostilità della più parte dei Governi e delle opinionipubbliche all’installazione di nuovi reattori o all’esercizio di quelli esistenti, spe-cie per quanto riguarda, giusto o sbagliato che sia, il loro grado di sicurezza» (p.103) —, associate a prevalenti ragioni economiche, prima ancora che socioam-bientali. Infatti, in passato erano esistite condizioni che avevano favorito la costru-zione delle centrali, come il sostegno pubblico alle imprese elettriche o «politichetariffarie che garantivano alle imprese un pieno recupero dei costi sostenuti e [...]un’equa remunerazione degli ingenti capitali investiti» (p. 104). Dunque, l’opzio-ne nucleare non è più economicamente competitiva e non riesce ad attirareinvestitori: «In un contesto di mercato concorrenziale, di incertezza sull’andamen-to dei costi di costruzione e dei prezzi delle fonti concorrenti, di rischio di doman-da, il nucleare soccombe di fronte ad altre opzioni, in primis al metano» (pp. 105s.). Le condizioni per un suo rilancio risiedono nella capacità da parte dellepolitiche pubbliche di affrontare tre questioni irrisolte: lo smaltimento dellescorie radioattive, il rischio di proliferazione degli armamenti nucleari e la conci-liazione tra «mercato e interessi generali, quando, come assodato nel nucleare, ilprimo non sia in grado di dare loro piena soddisfazione» (p. 110). Il secondo capitolo dedicato al nucleare — «Il caso italiano tra vecchi op-portunismi e nuove illusioni» — è interamente orientato alle vicende italiane,narrate con la lucidità e la competenza di chi le ha vissute da protagonista, pri-ma come esperto nella Commissione Baffi 13, poi come ministro dell’Industria nelGoverno Dini (17 gennaio 1995-17 maggio 1996). 13 Presieduta dal governatore onorario della Banca d’Italia, Paolo Baffi, fu una delle tre commissioni (lealtre due, sugli aspetti ambientali e sanitari e su quelli istituzionali, furono guidate rispettivamente da Umberto
    • 358 Chiara Tintori Agli inizi degli anni ’60 l’Italia realizza le prime tre centrali nucleari:Latina (1963), Garigliano e Trino Vercellese (1964). In seguito a vicende legateall’«affaire Ippolito» 14, passano dieci anni (dicembre 1973) prima che il Parla-mento approvi una legge sulle procedure di localizzazione di nuove centrali nu-cleari; nel 1975 il cipe licenzia «il primo (di una lunga serie) Piano energeticonazionale che prevedeva la realizzazione in un decennio di ben 20 centrali nu-cleari per una potenza di 20mila MWe [megawatt elettrici], a cui avrebbero do-vuto seguirne altre per una potenza massima di 62mila MWe. Obiettivo: soddi-sfare in tal modo oltre il 70% dei nostri fabbisogni elettrici, più di quantoandavano decidendo i cugini francesi» (p. 116). Attorno alle modalità di realiz-zazione di quel Piano energetico scoppiò un «estenuante “scontro politico” [...]tra (e all’interno dei) Governi — se ne conteranno ben 14 tra 1973 e 1987 —partiti e loro correnti, sindacati e sindacalisti, Regioni e Comuni, enel, eni,lobby d’ogni sorta» (ivi). In tale «nefasto e biunivoco intreccio tra industriae politica morì il “nucleare all’italiana”»: un violento scontro di interessi perspartirsi una torta «stimabile sino a 100 miliardi di euro attuali» (p. 117). Già nel1985, dalle 20 centrali inizialmente previste si era scesi a 6, di cui una sola rea-lizzata all’80% (Montalto di Castro) e un’altra (Trino Vercellese 2) appena appal-tata. Paradossalmente, nel 1986, l’anno di Chernobyl, il nucleare raggiunge il suomassimo storico, pari al 4,5% dell’intera produzione elettrica nazionale. Ma l’«uscita dal nucleare fu [...] una decisione tutta politica» presa primadel referendum del novembre 1987, per la precisione «in occasione delle elezio-ni politiche anticipate del 14 giugno 1987: quando il Partito socialista pose comecondizione di ogni futura collaborazione governativa, l’immediato blocco dellecentrali nucleari in costruzione [...]. Una decisione ipocrita: perché, da un lato,proibiva la produzione nucleare, ma, dall’altro, ne ammetteva l’impiego tramiteimportazioni che, da allora, sarebbero più che raddoppiate!» (pp. 118 s.). La battaglia referendaria, condotta, secondo Clô, sulla base di false argo-mentazioni — prima fra tutte quella che la domanda elettrica nazionale si sareb-be dovuta inevitabilmente ridurre nel tempo — comportò almeno due graviconseguenze. Innanzitutto, «le grandi competenze, il sapere accumulato nellescuole universitarie, nelle imprese, nelle risorse umane, in posizione spesso diavanguardia, sarebbe andato irrimediabilmente disperso» (p. 126). In secondoluogo, «un’enorme quantità di denaro che si andava a gettar via per quanto giàrealizzato, nell’ordine di grandezza di 4 miliardi di euro attuali da rimborsare aenel e una cifra ancor più elevata, ancorché difficile da stimare, per i generosiindennizzi riconosciuti alle aziende fornitrici» (p. 125); a ciò si aggiunga unmaggior costo sia delle importazioni di petrolio sia dell’elettricità.Veronesi e Leopoldo Elia) che preparò il materiale per i lavori della «Conferenza nazionale dell’energia» del24-27 febbraio 1987, richiesta all’unanimità dal Parlamento all’indomani dell’incidente nucleare di Chernobyl. 14 Felice Ippolito, scienziato e segretario generale del CNEN (Comitato nazionale per l’energia nucleare),fu condannato nel 1963 per malversazione; scontò in carcere 2 anni dei 12 previsti.
    • Il nucleare in Italia - Una partita tutta da giocare 359 Nonostante questa vicenda, sarebbe «errato ritenere (o auspicare) che l’eradel nucleare abbia esaurito le sue potenzialità tecnologico/produttive [...]. Ilnucleare è, insieme, opportunità e rischio della società contemporanea. Ne rap-presenta una contraddizione interna più che un impedimento al suo progresso.Rinunciarvi è ancor più erroneo che credervi acriticamente» (p. 98). Tuttavia, leconclusioni per la realtà italiana sono differenti: «È mia opinione che — allostato delle cose — l’opzione nucleare per il nostro Paese non sia né realistica néconveniente» (p. 129). Come nel volume di Testa, sembrano prevalere l’ama-rezza e il pessimismo.c) I rischi e le bugie: il j’accuse di Baracca Un libro «apertamente e volutamente di parte» è quello di Angelo Baracca,attivista del movimento antinucleare ed ecopacifista. Proprio questa matricepervade l’intera trattazione, declinandosi in due assunti di fondo: 1) il nucleare«è una tecnologia intrinsecamente “a doppio uso” (dual-use), nel senso che leapplicazioni civili non possono essere separate in modo netto da quelle militari» 15;2) i programmi di rilancio del nucleare alimentano «ancora l’illusione che siapossibile continuare a consumare energia e risorse e a crescere impunemente:tanto ci penserà il nucleare, quando è invece ormai chiaro che il Pianeta nonsarà in grado di reggere ritmi di crescita e di consumi di questo genere» (p. 21). Circa le vicende italiane, si precisa che «dopo il referendum del 1987 (qua-lunque sia il giudizio che se ne dia) tutte le strutture e le competenze che co-munque si erano accumulate in Italia sul nucleare sono state frettolosamente(con stile italiano) smantellate, o dirottate verso altri settori» (p. 31). Basta ciò aritenere altamente improbabile un rilancio del nucleare nel breve periodo,visto l’elevato grado di complessità di un simile percorso. Nonostante ciò leprospettive sono delle più inquietanti, poiché «questo Governo sembra pronto alanciarsi nei progetti più folli» (p. 37). Riguardo alla stagnazione del nucleare civile nel mondo, dal 1990 i pro-grammi non danno segni di ripresa. La costruzione di nuovi reattori è attualmen-te concentrata in Asia, con 29 unità secondo l’iaea (International Atomic EnergyAgency, <www.iaea.org>) al 31 dicembre 2007; in Europa, difficilmente si riescea programmare la sostituzione dei reattori «vecchi» (con 30-40 anni di vita). Le riflessioni sui disastri sanitari e ambientali costituiscono una sorta diintermezzo del volume, con l’obiettivo prioritario di «sfatare tutta una serie dimiti e portare all’attenzione della gente le gravi conseguenze sanitarie e ambien-tali che si sono accumulate durante l’era nucleare» (p. 73). In primo luogo, se-condo Baracca, si è rimosso Chernobyl: a più di vent’anni dal disastro è statacompiuta un’«operazione di minimizzazione e di rimozione» (p. 75). Più in ge- 15 baracca A., L’Italia torna al nucleare?, cit., 12 (dal volume sono tratte tutte le citazioni di questo pa-ragrafo, con l’indicazione del numero di pagina nel testo tra parentesi).
    • 360 Chiara Tintorinerale «l’opinione pubblica viene tenuta all’oscuro degli incidenti che si verifi-cano nei reattori nucleari, molti sono coperti da segreto militare; quando avven-gono si cerca di solito di nasconderli (come l’incidente alla centrale Asco-Iavvenuto in Spagna il 7 novembre 2007 e rivelato solo l’8 aprile 2008, e per gliincidenti nelle centrali giapponesi), poi vengono sistematicamente minimizzatidicendo che non vi è stata nessuna conseguenza all’esterno della centrale (comein occasione dell’incidente alla centrale in Slovenia del 4 giugno 2008), e rapi-damente vengono dimenticati: solo così è possibile sbandierare la sicurezzadegli impianti nucleari, su cui la lobby nucleare giura!» (pp. 77 s.). A ciò si ag-giunga che la «tecnologia nucleare, in tutte le sue forme, ha [...] provocato undrammatico inquinamento radioattivo dell’atmosfera terrestre, con conseguenzegravissime sulla salute e sull’ambiente» (p. 86). L’affondo di Baracca è impetuoso e sostenuto da documentati studi: in se-guito a test nucleari in atmosfera (come ammesso dalle autorità governativestatunitensi nel 2002) e al crescente numero di reattori nucleari attivi, oggi lapopolazione americana «soffre di un’epidemia di malattie legate alle radiazioni:mortalità infantile, sottopeso alla nascita, cancri, leucemie, disturbi cardiaci,autismo, diabete, Parkinson, asma, sindrome da affaticamento cronico, ipotiroi-dismo in neonati, obesità, danni al sistema immunitario» (p. 88). Baracca dedica ampio spazio alle proposte di rilancio dei programminucleari, soffermandosi sui «mitici reattori di 4a generazione, che secondo glialfieri del nucleare risolveranno tutti i problemi» (p. 95). È previsto che essidebbano rispettare i requisiti di: sostenibilità, ovvero massimo utilizzo del com-bustibile e minimizzazione dei rifiuti radioattivi; economicità, cioè basso costodel ciclo di vita e livello di rischio finanziario equivalente a quello di altri im-pianti energetici; sicurezza e affidabilità, anche nel caso di eventuali gravi erro-ri umani; resistenza alla proliferazione e protezione fisica contro gli attacchiterroristici (cfr pp. 155 s.). Al di là del fatto che non saranno disponibili primadel 2030, essi non risolveranno il problema delle scorie nucleari, né quellodella sicurezza dei siti: «Un grave incidente nucleare avrebbe conseguenze digravità incalcolabile, anche sulle generazioni future, per cui deve essere asso-lutamente escluso!» (p. 127). Nel definirsi parte di «quelli del no», Baracca conclude il suo libro denun-ciando «questo modello insensato e iniquo di sviluppo, di consumi e di vita» (p.193) che viene posto sul banco degli imputati: «I nostri “no” agli inceneritori ealle discariche altro non sono che la logica, inevitabile conseguenza dei “no” cheil potere pervicacemente oppone a tutte le proposte di riduzione dei rifiuti, dieliminazione degli sprechi, di elementare razionalizzazione della produzione edella distribuzione» (p. 194). L’A. propone tre alternative al nucleare: valoriz-zare il risparmio energetico, anche come occasione per rimettere in discussioneil modo in cui produciamo e consumiamo; eliminare uno degli sprechi più insen-sati e ignobili, le guerre; «spingere il più possibile sulle fonti energetiche rinno-vabili» (p. 200), che consentono una produzione decentrata.
    • Il nucleare in Italia - Una partita tutta da giocare 3612. Quando non basta prendere posizione La lettura di questi tre testi ci ha consentito di situare la questione del nuclea-re nella sua complessità. È molto interessante sottolineare che, a parte Baracca, inpartenza già contrario al nucleare, Testa e Clô — il primo ambientalista «conver-tito», il secondo favorevole al nucleare sin dalle origini — pervengono a conclu-sioni simili: pur cogliendo i benefici potenziali dell’opzione nucleare, mostrano lasua irrealizzabilità nell’attuale contesto italiano. Come precisato in apertura,riteniamo banale e fuorviante ridurre la questione del nucleare a una presa di po-sizione a favore o contro; ci pare più proficuo approfondire tre nodi problematici.a) Nucleare e clima Non vi è dubbio che l’energia nucleare abbia basse emissioni di anidridecarbonica e che un suo impiego comporterebbe in qualche misura benefici nelcontrastare i cambiamenti climatici. Tuttavia, far passare il nucleare come lapanacea nella lotta agli stessi o la soluzione ai problemi energetici appare inavve-duto, se non altro per le problematiche ancora irrisolte che l’atomo porta con sé. All’interno del «pacchetto 20-20-20» su energia e cambiamenti climatici 16, ilGoverno italiano ha preso con l’ue l’impegno di coprire il 20% di consumo di ener-gia da fonti rinnovabili e di portare al 20% il risparmio energetico entro il 2020.Ma lo stesso Governo ritiene che il nucleare possa coprire, nel 2020, il 25% dellaproduzione di energia elettrica. Non è difficile comprendere, date le quantità ingioco, che si tratta di obiettivi nella pratica tra loro incompatibili, anche solodal punto di vista delle risorse tecnologiche, gestionali e finanziarie da mettere incampo. Certamente, una politica energetica che ostacoli efficacemente i cambia-menti climatici ha bisogno di essere integrata, deve cioè comprendere una combi-nazione di alternative (risparmio energetico, tecnologie per il sequestro del carbo-nio, fonti rinnovabili, ecc.); molti ritengono che vi sia posto anche per il nucleare 17.Esperienze già in atto in Spagna, Germania e Danimarca mostrano come un impe-gno deciso nella direzione delle energie rinnovabili rappresenti già una straordina-ria opportunità per lo sviluppo delle imprese, dell’occupazione e dell’economia.b) Benefici, costi e rischi Nel Protocollo firmato con la Francia nel febbraio 2009 si afferma chel’energia nucleare concorre a ridurre la dipendenza in materia di importazionedi combustibili fossili. Tuttavia lo stesso ministro Scajola ammette: «È vero poiche dovremmo continuare a importare petrolio per riscaldarci e muoverci, mal’elettricità pesa molto sui bilanci delle imprese» 18. Anche la Francia importa 16Cfr tintori C., «Energia e clima: il compromesso europeo», in Aggiornamenti Sociali, 2 (2009) 123-132. 17Cfr aggiornamenti sociali, «Energia, una questione sovranazionale. Intervista a Corrado Clini», inAggiornamenti Sociali, 6 (2008) 451-458. 18 scaJola C., «Il nucleare», in Corriere della Sera, 13 marzo 2009.
    • 362 Chiara Tintoripetrolio e noi, se anche riuscissimo a costruire centrali nucleari in grado di co-prire il 25% dei consumi elettrici attesi nel 2020, dovremmo continuare a im-portare non solo petrolio, ma anche uranio. Verosimilmente l’opzione nuclearenon costituisce un beneficio in termini di sicurezza energetica, cioè nonrenderà l’Italia più autonoma dalle importazioni; al massimo cambierà la pro-spettiva geopolitica e dunque i Paesi da cui l’Italia dipende 19. Lo stallo del nucleare civile nel mondo fa sorgere qualche dubbio sulla suasostenibilità economica. Quanto costa costruire una centrale nucleare? Lestime oscillano da 2 a 5 miliardi di euro per 1.000 megawatt: si tratta di investi-menti imponenti, con tempi incerti e con scarse probabilità di ripagarsi, se nonin un mercato con prezzi stabili, quale non è quello energetico. Ne è coscienteil ministro Scajola: «Si afferma poi che le centrali nucleari sarebbero troppocostose, valutazione che credo vada lasciata al mercato. Saranno le impreseenergetiche a decidere in autonomia se investire nel nucleare» 20. In merito ai rischi, il fatto che l’art. 14 del disegno di legge in discussioneal Senato preveda che alle popolazioni interessate dalla localizzazione di unacentrale nucleare debbano essere corrisposte misure compensative mani-festa l’elevato grado di rischio a cui verrebbero sottoposte. Dunque ci si puòseriamente chiedere se si tratta realmente di un problema di percezione del rischio— vi sarebbe ragione di predisporre meccanismi «indennizzanti»? —, o di unrischio reale, di fronte al quale sarebbe più responsabile attivare percorsi infor-mativi e decisionali all’altezza della complessità del problema. La percezionedel nucleare resta comunque problematica, dato che la percentuale di italianifavorevoli a centrali nucleari sul nostro territorio si attesta attorno al 50%, mascende al 15% se la centrale è situata entro 40 km dalla propria abitazione 21. Di fatto non esistono centrali nucleari che diano totali garanzie di sicurezza,e il concetto di sicurezza usato per il nucleare non è lo stesso che si applica,ad esempio, ad altri impianti energetici. Se un incidente in una centrale nuclea-re ha probabilità molto basse di verificarsi, è pur vero che potrebbe avere effet-ti devastanti senza paragone. Questa è la posta in gioco: trovarsi di fronte a unrischio con una dimensione qualitativa e quantitativa incomparabile con quelladi qualunque alternativa energetica rischiosa 22.c) Uno sguardo sulle generazioni future Un fardello non indifferente che il nucleare porta con sé, come affermanoconcordemente Testa, Clô e Baracca, è il problema dello stoccaggio delle sco- 19 Le miniere di uranio si trovano principalmente in Australia, Canada e Kazachstan. Seguono Niger,Russia, Namibia, Uzbekistan, USA, Sudafrica e Cina. 20 scaJola C., «Il nucleare», cit. 21 Cfr ferraguto L. – sileo A., «Per il nucleare un consenso mutante», 25 febbraio 2009, in <www.lavoce.info>; agnoli S., «Il nucleare? Sì per il 55%. Ma solo se lontano da casa», in Corriere della Sera, 21marzo 2009. 22 Cfr beck U., «La retorica delle eco-centrali», in la Repubblica, 24 luglio 2008.
    • Il nucleare in Italia - Una partita tutta da giocare 363rie. A oggi nel mondo esistono solo siti provvisori, che lasciano in eredità allegenerazioni future un problema di portata immensa, mettendo in discussione losviluppo sostenibile, cioè la possibilità che, soddisfacendo i nostri bisogni, con-sentiamo ai posteri di fare altrettanto, consegnando loro un ambiente che non siairrimediabilmente distrutto dagli scarti e dai rifiuti delle nostre attività 23. La responsabilità per le generazioni future, anche e soprattutto di fronteall’opzione nucleare, implica una riflessione sul nostro modello di sviluppo,così difficile da orientare al risparmio e alla riduzione dei consumi. Non va di-menticato che «l’energia ha valore di mezzo, e non di fine, in quanto essa deveavere come obiettivo la soddisfazione dei bisogni vitali e il miglioramento dellaqualità della vita» 24. Il risparmio energetico, o meglio la «sobrietà energetica» 25,la diffusione di fonti rinnovabili, la produzione di energia decentrata, a caratte-re territoriale, governabile molto di più dal lato della domanda che non da quel-lo dell’offerta, saranno strumenti per far crescere un sistema di valori orientatoal domani. *** Se desta stupore la rapidità con cui l’Italia si è rimessa in gioco sul nuclea-re, resta tuttavia da capire se stiamo assistendo a una grida manzoniana: la ri-presa del nucleare sarà una nuova tav e l’Esecutivo si troverà a duellare ritar-dando la partenza dei lavori o rinviandola all’infinito? Con la lettura parallela dei tre volumi abbiamo esplorato la complessitàdella questione; il fatto che manchi un dibattito all’altezza delle difficoltà, unconfronto serio tra tutti gli attori in gioco, non solo è miope, ma costituisceun errore di metodo, una carenza democratica. Affinché la costruzionedelle centrali nucleari in Italia — ammesso che il mercato risponda con l’entu-siasmo atteso — non si riduca all’ennesima questione di ordine pubblico (comegià i rifiuti a Napoli, l’immigrazione, la prostituzione, la riforma scolastica, ecc.) 26,sarebbe opportuno avviare un processo di coinvolgimento e di partecipazione deicittadini: è «fondamentale fornire informazioni documentate, che diano obietti-vamente conto dei problemi, senza mascherarli, ma anche senza maggiorarliindebitamente, promovendo un interfaccia tra scienza e società basato su unareciproca disponibilità alla comunicazione. [...] Il consenso sociale è la sola viaper scongiurare la tentazione del pragmatismo, che conduce alla deeticizzazionedelle scelte» 27. 23 Cfr tintori C., «Sviluppo sostenibile», in Aggiornamenti Sociali, 12 (2004) 817-820. 24 Piana G., «La questione del “nucleare”: orientamenti etici», in Aggiornamenti Sociali, 2 (1988) 107-123. 25 Cfr tintori C., «Energia e clima», cit., 131. 26 Cfr sorge B., «“Tolleranza zero” o cittadinanza attiva?», in Aggiornamenti Sociali, 12 (2008) 725-730. 27 Piana G., Efficienza e solidarietà. L’etica economica nel contesto della globalizzazione, Effatà editrice,Cantalupa (TO) 2009, 170.