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CUOA CLUB Finance: Risultati survey su accesso al credito e private equity

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La survey, promossa dal CLUB Finance della Fondazione CUOA, ha voluto rilevare il punto di vista delle imprese rispetto sia all’accesso al credito presso il sistema bancario, sia a canali e strumenti …

La survey, promossa dal CLUB Finance della Fondazione CUOA, ha voluto rilevare il punto di vista delle imprese rispetto sia all’accesso al credito presso il sistema bancario, sia a canali e strumenti alternativi di finanziamento, con particolare riferimento all’opzione del private equity.

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  • 1. : il punto di vista delle SURVEY “Credito e private equity: il punto di vista delle imprese e le tendenze in atto” 17 Luglio 2014
  • 2. Il CLUB FINANCE La mission Il Club rappresenta a livello nazionale un centro di riferimento, di informazione e discussione, analisi tendenze, confronto e networking, elaborazioni idee e proposte sui temi della finanza con il coinvolgimento dei diversi attori del mondo economico (imprese, banche, private equity, professionisti). L’ottica di riferimento è una visione allargata della finanza: una finanza che deve creare valore aggiunto ampliando il proprio ruolo consultivo in azienda, orientando i processi decisionali delle imprese e supportandoli nel modo adeguato. I valori distintivi Entrare a far parte di un’élite professionale della finanza Potersi confrontare con operatori del mondo imprenditoriale e finanziario e con professionisti esperti nelle diverse aree della finanza d’impresa Promuovere la reciproca conoscenza, l’interazione, lo scambio di informazioni e l’introduzione a circoli e gruppi interessanti per lo sviluppo nelle posizioni aziendali e sul mercato. www.clubfinance.it
  • 3. Obiettivo dell’indagine L’indagine ha inteso rilevare il punto di vista delle imprese rispetto sia all’accesso al credito presso il sistema bancario, sia a canali e strumenti alternativi di finanziamento, con particolare riferimento all’opzione del private equity. Il target coinvolto è esclusivamente il target delle imprese.
  • 4. Il campione delle aziende aderenti all’indagine 110 aziende aderenti Compilazione a cura di direttori amministrativi e finanziari d’impresa Periodo di svolgimento dell’indagine: marzo – giugno 2014 Area di riferimento della rilevazione: Triveneto (in prevalenza)
  • 5. Il campione delle aziende aderenti all’indagine
  • 6. Il campione delle aziende aderenti all’indagine
  • 7. Il campione delle aziende aderenti all’indagine Regioni di provenienza del campione Nordest (incluso Emilia): 82%
  • 8. Gli esiti dell’indagine 1^ Parte: Le imprese e il credito
  • 9. Gli esiti dell’indagine Il costo del credito è nella maggior parte dei casi cresciuto (40,6% delle risposte), ma non in un modo generalizzato; per il 33,3%, infatti, il costo del credito è rimasto sostanzialmente identico. Nella valutazione del costo del credito occorre tener presente il trend discendente della curva dei tasi, nonché le presumibili differenze, in termini di pricing del credito tra piccole imprese e grandi aziende
  • 10. Gli esiti dell’indagine Dall’indagine non emerge un fenomeno diffuso di razionamento del credito. Per il 37,7% del campione, il totale dell’affidamento è rimasto invariato. Il dato è riferito all’intero campione, senza distinzioni di classi di fatturato. Occorre quindi leggere il dato con due avvertenze: la probabile differenza tra piccole e grandi aziende la probabile differenza tra imprese sane e in crescita e imprese con qualche difficoltà e tensione
  • 11. Gli esiti dell’indagine La dimensione (volumi di fatturato) appare una delle variabili che determina l’entità dei fenomeni di razionamento del credito. Analizzando il dato relativo all’andamento degli affidamenti emerge una differenza tra imprese sotto i 100 mln di euro di fatturato e imprese oltre i 100 mln di euro di fatturato. Andamento dei volumi di affidamento in funzione della classe dimensionale (fatturato)
  • 12. Gli esiti dell’indagine I fattori di scelta vanno in due precise direzioni: verifica delle condizioni economiche applicate dalla banca (57,7% delle risposte) profilo di competenza, professionalità (59,6% delle risposte) e conseguente capacità di analizzare il piano strategico e di business (53,9% delle risposte) Emerge una volontà delle imprese nel fondare la relazione con la banca su aspetti di tipo professionale- culturale (competenze) che possano favorire un dialogo improntato alla capacità di valutare il profilo strategico e di business.
  • 13. Gli esiti dell’indagine La valutazione della banca, in base al punto di vista delle imprese, sembra privilegiare aspetti di strettamente contabile – analisi del bilancio, aspetti di tipo finanziario per verificare la sostenibilità del debito oppure il profilo della patrimonializzazione Le imprese ritengono di non percepire, da parte della banca, un’attenzione forte rispetto agli aspetti più strettamente qualitativi d’impresa (strategia e mercato, governance, management, ecc…). Al contrario, le imprese percepiscono un profilo di valutazione decisamente quantitativo, numerico e «bilancistico».
  • 14. Gli esiti dell’indagine Le imprese auspicherebbero, da parte della banca, un contatto diretto più frequente (52,9% delle risposte) per mettere in condizione la banca di comprendere pienamente il business ed una comunicazione chiara ed esplicita dei parametri di valutazione del merito creditizio (76,5% delle risposte). Le banche dovrebbero «entrare» sempre di più nelle imprese, «vivere» l’impresa più da vicino e non solo attraverso i numeri del bilancio e dovrebbero poi esplicitare chiaramente i parametri di valutazione del credito. In tale ottica, è opportuno che banche comunichino il relativo punteggio di rating alle imprese?
  • 15. Gli esiti dell’indagine Dal punto di vista delle banche un processo del credito fortemente orientato ad una capacità di analisi del profilo strategico e di business implicherebbe: Investimenti in termini di strategia e policy del credito investimenti in termini di modello organizzativo di rete investimenti in termini di competenze e di formazione Quanto l’attuale cornice normativa e di vigilanza del sistema bancario frena le banche verso modelli e paradigmi del credito più evoluti? Le imprese auspicherebbero, da parte della banca, in modo coerente con le precedenti rilevazioni, un incremento di competenza orientato soprattutto verso la capacità di analizzare il modello strategico e di business (86,5% delle risposte).
  • 16. Gli esiti dell’indagine Le imprese ritengono di dover incrementare le proprie capacità e competenze soprattutto nella direzione dell’elaborazione di un piano industriale corretto e credibile (73,6% delle risposte). Quindi, le imprese ritengono di dover investire nelle competenze legate alla definizione e attuazione della strategia e dell’analisi di mercato. Il tema della strategia e del mercato (sia dal punto di vista dell’impresa che deve avere una propria vision e saper elaborare un piano industriale credibile, sia dal punto di vista della banca che deve saper analizzare interpretare correttamente un piano industriale) rappresenta l’elemento di snodo per impostare una relazione proficua e costruttiva tra imprese e banche
  • 17. Gli esiti dell’indagine La tendenza è molto chiara: concentrazione dei rapporti con il sistema bancario (79,3% delle risposte) con l’obiettivo di lavorare progressivamente con un numero ridotto di banche. La concentrazione dei rapporti con le banche dovrebbe necessariamente implicare una crescente qualità dei rapporti. Quindi, meno rapporti, ma rapporti più solidi, più intensi e qualitativamente più significativi.
  • 18. Gli esiti dell’indagine 2^ Parte: Le imprese e l’apertura del capitale di rischio
  • 19. Gli esiti dell’indagine Emerge una potenziale apertura delle imprese nei confronti dell’opzione del private equity. Il 55% del campione afferma che l’opzione del private equity può rappresentare un’opzione concreta per tutte le tipologie di imprese
  • 20. Gli esiti dell’indagine Il freno più rilevante all’apertura del private equity sembra essere rappresentato dal timore dell’imprenditore di perdere il controllo totale dell’impresa (49% delle risposte). I fenomeni di ricambio generazionale potrebbero progressivamente attenuare tale freno «psicologico»? Oppure, si tratta di un freno irrimediabilmente legato alla connotazione culturale del capitalismo familiare italiano?
  • 21. Gli esiti dell’indagine Le imprese del campione ritengono che una maggiore diffusione del private equity potrebbe essere collegato ad un nuovo modus operandi degli attori del private equity attraverso disponibilità ad effettuare investimenti di minoranza (42% delle risposte), con tassi di rendimento attesi più ragionevoli (38% delle risposte), e con una maggiore conoscenza delle specificità del settore (36% delle risposte). La diffusione del private equity passa attraverso un’evoluzione nell’approccio strategico ed operativo: un private equity leggermente «meno invasivo», più flessibile rispetto alle attese di rendimento, con una forte competenza industriale.
  • 22. Gli esiti dell’indagine Le Banche e le società di consulenza sembrano essere i canali di segnalazione più efficaci. Viene ritenuto meno efficace il canale del professionista, malgrado i professionisti siano tradizionalmente i consiglieri di fiducia dell’imprenditore.
  • 23. Gli esiti dell’indagine Il private equity viene opportunamente visto come un possibile strumento per supportare progetti di sviluppo ed espansione (54% delle risposte). Il tema della crescita dimensionale verso una dimensione «adeguata» costituisce per molte PMI una necessità vitale per rimanere competitive in ambito mondiale. In questo senso il private equity può supportare e favorire i processi strategici di crescita che richiedono risorse finanziarie, ma anche forti competenze manageriali.
  • 24. Gli esiti dell’indagine L’opzione della Borsa viene ritenuta un’opportunità utile soprattutto per le aziende che hanno già aperto il capitale ad un fondo di private equity (38,3& delle risposte). Quindi l’ingresso del private equity può essere considerato propedeutico ad un progetto di quotazione L’apertura al private equity può essere considerata come una tappa fondamentale di un processo di evoluzione dimensionale, culturale, organizzativa delle imprese, che potrà poi culminare con la decisione di avviare un progetto di quotazione.
  • 25. Gli esiti dell’indagine Il grado di conoscenza sulle attuali opportunità di quotazione è ancora nullo (36,2% del campione) o scarso (57,4% del campione). Il grado di conoscenza delle imprese rispetto alle attuali opportunità di quotazione è decisamente ridotto. Quali possono essere i motivi? capacità informativa dei media? capacità di comunicazione di Borsa Italiana? chiusura psicologica delle imprese verso la Borsa? ecc…
  • 26. Gli esiti dell’indagine: le conclusioni Conclusioni
  • 27. Gli esiti dell’indagine: le conclusioni (1) Il costo del credito è nella maggior parte dei casi cresciuto (40,6% delle risposte), ma non in un modo generalizzato; per il 33,3%, infatti, il costo del credito è rimasto sostanzialmente identico. Dall’indagine non emerge un fenomeno diffuso di razionamento del credito. Per il 37,5% del campione, il totale dell’affidamento è rimasto invariato. Nella definizione del costo del credito occorre tener presente il trend discendente della curva dei tassi (che ha favorito una leggera riduzione del costo complessivo), nonché le presumibili differenze, in termini di pricing del credito tra piccole imprese e grandi aziende (con queste ultime presumibilmente avvantaggiate). Nella valutazione del dato relativo all’andamento globale degli affidamenti, occorre tener presente una distinzione tra: piccole e grandi aziende (con queste ultime presumibilmente con una capacità di acquisizione di affidamenti superiore alla capacità delle piccole aziende) imprese sane e in crescita (quindi potenzialmente in grado di acquisire crescenti affidamenti) e le imprese con qualche difficoltà e tensione (potenzialmente in situazioni di rientro dei fidi o comunque di razionamento del credito). Quali interpretazioni?
  • 28. Gli esiti dell’indagine: le conclusioni (2) Il tema della strategia e del mercato (sia dal punto di vista dell’impresa che deve avere una propria vision e saper elaborare un piano industriale credibile, sia dal punto di vista della banca che deve saper analizzare interpretare correttamente un piano industriale) rappresenta l’elemento di snodo per impostare una relazione proficua e costruttiva tra imprese e banche Tra i fattori di scelta delle banche con cui lavorare, le imprese attribuiscono grande rilevanza al profilo di competenza, professionalità dei manager di banca (59,6% delle risposte) e alla conseguente capacità di analizzare il piano strategico e di business (53,9% delle risposte) Le imprese auspicherebbero, da parte della banca, un contatto diretto più frequente (52,9% delle risposte) per mettere in condizione la banca di comprendere pienamente il business ed una comunicazione chiara ed esplicita dei parametri di valutazione del merito creditizio (76,5% delle risposte). Quindi le banche dovrebbero entrare in modo più incisivo nella vita delle imprese, conoscendolo direttamente e più da vicino e non solo attraverso i bilanci o la conoscenza della storia passata. I fattori di scelta delle banche Nuovi approcci da parte delle banche L’investimento in competenze Le imprese auspicherebbero, da parte della banca un incremento di competenza orientato soprattutto verso la capacità di analizzare il modello strategico e di business (86,5% delle risposte). Le imprese ritengono di dover investire nelle competenze legate alla definizione e attuazione della strategia e dell’analisi di mercato (73,6% delle risposte).
  • 29. Gli esiti dell’indagine: le conclusioni (3) Il private equity viene considerato come un’opzione concreta per lo sviluppo delle imprese: il 53% del campione afferma che l’opzione del private equity può rappresentare un’opzione concreta per tutte le tipologie di imprese, Il private equity viene visto come un possibile strumento per supportare progetti di sviluppo ed espansione (54% delle risposte), che possono richiedere non solo risorse finanziarie in misura maggiore rispetto a quelle di cui l’imprenditore può disporre, ma anche risorse manageriali qualificate e competenti. Il freno può essere costituito dal timore dell’imprenditore nel perdere il controllo totale dell’azienda (49% delle risposte). Le imprese ritengono che una maggiore diffusione del private equity potrebbe essere collegato ad un nuovo modus operandi degli attori del private equity attraverso una crescente disponibilità ad effettuare investimenti di minoranza (42% delle risposte), con tassi di rendimento attesi più ragionevoli (38% delle risposte), e con una maggiore conoscenza delle specificità del settore (36% delle risposte). In definitiva, le imprese auspicano un private equity maggiormente declinato rispetto alle peculiarità del tessuto imprenditoriale delle PMI. L’utilizzo del private equity Lo sviluppo del private equity Il private equity e la Borsa Il grado di conoscenza sulle attuali opportunità di quotazione è ancora nullo (36,2% del campione) o scarso (57,4% del campione). L’opzione della Borsa viene ritenuta un’opportunità utile soprattutto per le aziende che hanno già aperto il capitale ad un fondo di private equity. Quindi l’ingresso del private equity può essere considerato propedeutico ad un progetto di quotazione
  • 30. Il CLUB Finance opera presso: CUOA Finance Fondazione CUOA Villa Valmarana Morosini 36077 Altavilla Vicentina (VI) Tel. 0444 333741 Fax. 0444 333995 E-mail: cuoafinance@cuoa.it www.clubfinance.it

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