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    1 i network nelle organizzazioni knowledge intensiv la conoscenza e le organizzazioni 1 i network nelle organizzazioni knowledge intensiv la conoscenza e le organizzazioni Document Transcript

    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioni I NETWORK NELLE ORGANIZZAZIONI KNOWLEDGE INTENSIVE. IL CASO MILK CAPITOLO 1LA CONOSCENZA E LE ORGANIZZAZIONI
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioni1 LA CONOSCENZA E LE ORGANIZZAZIONI"La prosperità delle regioni, delle imprese e degli individui dipende dallaloro capacità di navigare nello spazio del sapere. La potenza ormai derivadalla gestione ottimale delle conoscenze, siano esse tecniche, scientificheo appartengano allambito della comunicazione o ancora abbiano a chefare con la relazione "etica" con laltro [...] il sapere è diventato la nuovainfrastruttura".La frase di Pierre Levy (1992) ben evidenzia limportanza strategica ditutte le attività aziendali rivolte alla gestione della conoscenza.Questultima, nel corso del tempo, ha assunto un ruolo centrale nelleorganizzazioni e oggi è universalmente riconosciuta come una delleprincipali risorse - spesso la più importante - che possono determinare ilsuccesso competitivo delle aziende.Si è verificato un ribaltamento che ha modificato il tradizionale modo diintendere i fattori critici di successo: elementi come la prossimità allematerie prime o la disponibilità di capitali, che in passato hanno fatto lafortuna di molte aziende, hanno perso gradualmente importanza. Al loroposto emerge, come nuovo fattore critico di successo, la gestione integratadi tutti quei saperi utili per amministrare le attività di tutti i soggetti cheoperano allinterno delle organizzazioni.Negroponte, direttore del Media Lab del MIT di Boston, con una metaforaassai ardita afferma che stiamo per entrare nella “società dei bit”; unasocietà in cui le principali risorse scambiate avranno forma digitale(saranno, cioè, rappresentate da bit), a differenza della società preesistentein cui le risorse avevano una consistenza fisica, per cui si poteva parlare 1
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionidella “società degli atomi”. Mentre l’economia della società degli atomi èbasata essenzialmente sulla produzione di beni fisici, quella della societàdei bit è fondata sulla produzione di informazione e di conoscenza(Camussone, 2000).Oggi le economie industrializzate sono quindi guidate dal sapere,knowledge based economics, come sottolinea l’OCSE nel suo rapporto del1998, con implicazioni notevoli per le politiche industriali. La conoscenzacostituisce, infatti, il maggior input del processo produttivo ed una dellevariabili fondamentali nel sentiero di espansione di un’impresa. Pertanto,la carenza di adeguate informazioni ostacola il processo innovativo edunque la crescita delle imprese.Tuttavia, esistono molte organizzazioni che non utilizzano direttamentetutto il loro potenziale basato sulla conoscenza per affrontare giorno dopogiorno le dinamiche competitive del mercato, dato che generalmente nonsono supportati i processi di generazione e diffusione della conoscenza, ela cultura instaurata non aiuta l’uso di questa conoscenza. Perciò risultamolto probabile che esistono vantaggi competitivi potenziali che non sonostati considerati direttamente dalla strategia implementata.E’ in questo punto dove un nuovo focus della cultura organizzativa,accanto alla tecnologia dell’informazione, può aiutare i processi associatialla gestione della conoscenza, potenziando la generazione di nuovivantaggi competitivi.Dunque, gestire la conoscenza è diventato un bisogno strategico e leimprese che sviluppano, acquisiscono e utilizzano la conoscenza, hanno unvantaggio competitivo indiscutibile: da una parte realizzano benefici perl’organizzazione, dall’altra ottengono benefici per gli individui. 2
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniLe organizzazioni possono attingere alla propria memoria, accorciando itempi e migliorando la qualità delle attività di business; le personesviluppano nuove capacità e competenze attraverso continui processi diknowing: knowledge acquisition, knowledge creation, knowledge sharing,knowledge utilization ed apprendimento (Mesenzani e Ottaiano, 2000).Edvinsson afferma che tutti sanno come contare le mele una voltacresciute, ma il problema è elaborare un sistema di conoscenze delle radiciper determinare come i frutti si svilupperanno (Vigorelli, 2000).Per comprendere il ruolo della conoscenza all’interno del processo divalutazione di un’impresa è molto importante considerare le sue strutturedi valore.1.1 IL VALORE DELLE ORGANIZZAZIONIPrima di definire il valore di un’organizzazione si deve comprendere ilsignificato della parola “valore”. Da un punto di vista concreto (edell’azionista) si può definire come il valore monetario delle azionidell’impresa. Questa definizione può essere rappresentata come segue: VALORE DI NUMERO VALORE SINGOLA MERCATO = AZIONI X AZIONE 3
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniE’ possibile rilevare che il valore di mercato non coincide con il valorecontabile, dovuto alla volatilità dei prezzi, però è interessante notare come,nonostante questa volatilità, il valore di mercato di queste imprese ègeneralmente superiore al loro valore contabile.In un articolo pubblicato sul Financial Times (24 maggio 2000) sianalizzano il crescente gap tra il valore contabile e il valore di mercatodelle imprese. Il rapporto tra questi due valori è passato da uno a uno deitardi anni settanta al sei a uno di oggi.Secondo Baruch Lev, professore di Accounting and Finance alla SternSchool of Business della New York University, in media il 40% del valoredi mercato di un’azienda non trova riscontro nel bilancio contabile.Per intendere il concetto di “valore” utilizzato attraverso il valore dimercato è opportuno analizzare alcuni tra i più rilevanti modelli divalutazione attualmente esistenti, come il Navigator di Skandia, DowChemical, Intellectual Assets Monitor. Questi modelli, nonostante le lorodifferenze, presentano similitudini che possono essere rappresentateattraverso il modello utilizzato da PricewaterhouseCoopers che definisce ilvalore dell’organizzazione nella seguente maniera: VALORE DI TANGIBLE INTANGIBLE MERCATO = ASSETS X ASSETS Fonte: PricewaterhouseCoopers 4
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionidove ilValore di mercato: rappresenta il numero di azioni per il valore di ognisingola azione.Tangibile assets: sono gli assets misurati secondo i principi contabiligeneralmente accettati. Quindi, sono rappresentati direttamente especificamente nei bilanci annuali e coincidono con il capitale contabile, intermini di capitale fisico e finanziario.Intangibile assets: sono gli assets associati al capitale intellettuale.Con questo schema di valutazione possiamo analizzare in maniera globaleed integrata il concetto di “valore” di un’organizzazione.1.2 IL CAPITALE INTELLETTUALENegli ultimi anni, ha riscosso particolare interesse la teoria basata sullerisorse, la quale pone la sua attenzione sulle risorse che l’impresa possiede.Partendo da questa teoria, è ogni giorno sempre più evidente che il valoredi un’organizzazione è relazionato maggiormente con gli aspetti intangibiliche con quelli tangibili, attraverso i quali tradizionalmente si effettua lavalutazione.Gli aspetti intangibili, in termini di conoscenza, di capitale intellettuale,sono considerati i fattori critici di successo o le risorse strategiche per lacreazione di valore dell’impresa (Grant, 1996), e ciò comporta la necessitàper l’impresa di sapere quale sia la sua conoscenza disponibile e 5
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionicomprendere come acquistarla, applicarla, immagazzinarla e classificarla(Grant, 1996; Tsoukas, 1996; Spender, 1996), con particolare attenzionealla creazione di nuova conoscenza applicabile per impresa (Nonaka,1991, 1994; Nonaka e Takeuchi, 1995; Hedlund e Nonaka, 1993;Hedlund, 1994)In tale contesto si giunge alla necessità di dover studiare gli intangibleassets e, a tal proposito, convergono due filoni di pensiero: uno, piùteorico, rappresentato dagli autori della teoria delle risorse e competenzecome Penrose (1959), Wernerfelt (1984), Barney (1986, 1991), Hall(1992, 1993) e Grant (1991, 1996); l’altro, più pratico, individuabile nelfocus del knowledge management e dell’intellectual capital da autoricome Nonaka (1991, 1994), Nonaka e Takeuchi (1995), Brooking (1997),Edvinsson e Dragonetti (1997), Sveiby (1997) e Edvinsson e Malone(1999).Il concetto di capitale intellettuale è fortemente personalizzato erelazionato al contesto economico di riferimento ed alla particolare realtàorganizzativa analizzata.Definire il concetto di capitale intellettuale non è un’operazione semplice,in virtù del fatto che vuole rappresentare elementi intangibili dal capitaleaziendale. Una considerazione risulta però chiara in merito: il capitaleintellettuale si lega all’insieme delle conoscenze e delle relazioni chepossono essere trasformate in valore (Cravera, Maglione e Ruggieri 2001).Questa considerazione fonda la sua ragion d’essere sul concetto diknowledge e su quello di relazioni, sottolineando la peculiarità di estremadinamicità dell’intellectual capital. 6
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniL’azione dell’individuo in ambito organizzativo consente di costruire duetipologie di valore: interno ed esterno (Cravera, Maglione e Ruggieri2001). Il valore interno è generato quando le decisioni e le azioni dellepersone consentono di costruire beni tangibili, quali macchinari, impianti,strumenti tecnologici, e di contro beni intangibili, come know-how, ideeper l’innovazione, la cultura aziendale. Quando le azioni individuali sonorivolti all’esterno, si crea la seconda tipologia di valore, che può essererappresentata dalle forme tangibili dei prodotti offerti al mercato e daquelle intangibili relazionate all’immagine aziendale, alle relazioni con ilcliente. Fonte: Cravera, Maglione e Ruggeri, 2001 7
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioni1.2.1 ElementiIl capitale intellettuale è, quindi, l’insieme di risorse non finanziarie chepermette all’impresa di generare valore e risposte alle necessità delmercato aiutandola a sfruttarle le opportunità di business. Queste risorsepossono essere scomposte idealmente in tre macro componenti: umana,strutturale e relazionale.Il capitale umano comprende il patrimonio di competenze e capacitàindividuali e collettive, la leadership, l’esperienza, la conoscenza e leabilità dei soggetti che partecipano alla vita dell’organizzazione. Ilcapitale umano è la base della generazione degli altri due tipi di capitaleintellettuale; inoltre, non è di proprietà dell’azienda, essa lo possiede mapuò solo, per così dire, “affittarlo” per un determinato periodo di tempo.Il capitale strutturale è rappresentato dalla conoscenza chel’organizzazione riesce ad esplicitare, sistematizzare e internalizzare. Essoinclude tutte quelle conoscenze strutturali dalle quali dipende l’efficacia el’efficienza dell’impresa e può essere dimensionato attraverso quattro lineeguida. Nel primo si parla di capitale organizzativo in relazione ai processiorganizzativi: la strategia, le dinamiche organizzative, i processi di lavoro;nel secondo caso ci si riferisce al capitale tecnologico, avendomaggiormente riferimento ai sistemi organizzativi: i sistemid’informazione e comunicazione, i sistemi di pianificazione e controllo, digestione, di produzione, la struttura organizzativa, la tecnologiadisponibile; nel terzo caso si parla di capitale codificato, sottolineando ilcarattere esplicito di questi elementi organizzativi: documenti, manuali,database, le proprietà intellettuali quali brevetti; nel quarto si ha riguardoal capitale innovativo ponendo l’attenzione su fattori di particolare 8
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniimmaterialità organizzativa: la vision, la cultura, lo stile aziendale, il know-how organizzativo, l’immagine interna. Il capitale strutturale è possedutodall’impresa, anche qualora i suoi membri la abbandonino, e facilita unmiglioramento del flusso conoscitivo.Il capitale relazionale è l’espressione del valore del rapporto che sussistetra l’azienda e i propri clienti (brand, reputazione, fiducia), dellaconoscenza che si può ottenere dalle relazioni con altri agenti dell’intorno(alleanze, fornitori), nonché dell’inserimento dell’azienda nell’ambienteeconomico cha la circonda (mercato, regole, norme). Questo aspetto delcapitale intellettuale non può essere completamente controllato, perché inparte dipende da relazioni con terzi soggetti esterni all’organizzazione. Adattato da: Edvinsson e Malone, 1997 9
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniL’importanza critica del capitale intellettuale risiede nelle suecaratteristiche di unicità ed originalità che ne fanno una concreta fonte divantaggio competitivo per tutte le imprese. Se, infatti, da un lato, èdifficile estrarre e sistematizzare il patrimonio conoscitivo dellepersonalità che costituiscono l’impresa (capitale umano), dall’altro, unavolta che l’azienda è riuscita a farne un proprio patrimonio (capitalestrutturale), questo costituisce un prezioso elemento di unicità e divantaggio competitivo estremamente difficile da imitare, capace di crearevalore in termini di relazioni con l’esterno (capitale relazionale). Pertanto,la vera sfida per le aziende consiste nel migliorare i processi diacquisizione, di integrazione e di utilizzo della conoscenza, perciò risultastrategico indagare sugli attuali percorsi della gestione del capitaleintellettuale, della gestione delle conoscenze, del knowledge managementall’interno dell’organizzazione.1.3 COSA SI INTENDE PER DATO E INFORMAZIONEPrima di entrare nel vivo del knowledge management è necessario chiariretre concetti di base.Il primo è quello di dati, definibile come registri iconici, simbolici(fonemici o numerici), per mezzo dei quali si rappresentano fatti, concettio istruzioni. Un dato non dice nulla circa il significato di un aspetto delreale e non ha valore in quanto tale. I dati descrivono unicamente una partedi ciò che accade nella realtà e non forniscono giudizi di valore ointerpretazioni e, perciò, non sono direttamente rilevanti per l’azione e lagestione. Nonostante ciò, i dati sono importanti per l’organizzazione 10
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniperché rappresentano la base della creazione dell’informazione. Questarappresenta il secondo concetto chiave.Un aggregato di dati rappresenta un messaggio ma non necessariamentepuò essere considerato informazione. Un messaggio, in quanto tale,necessita di un emittente e di un recettore. Solo se il recettore è informato,riceve cioè una forma in merito a qualcosa, riceve discernimento,differenze, allora il messaggio può essere considerato informazione.Quindi, l’informazione è un insieme di dati, fra di loro relazionati cheassume un significato, contestuale ai dati stessi, capace di informare.Volendo estremizzare è il recettore, e non l’emittente, che decide se ilmessaggio che ha ricevuto è realmente informazione, cioè se realmentel’ha informato.In questo contesto l’informazione è considerata esclusivamente dal puntodi vista semantico, in ordine di significati, e non sintattico, in terminiquantitativi, di volume. L’informazione sintattica è qui intesa come dato.Il terzo concetto di fondo è la conoscenza.1.4 COSA SI INTENDE PER CONOSCENZACi sono due dimensioni da considerare all’interno del termine conoscenza:la tacita e l’esplicita. La prima, la tacit knowledge, è legata all’esperienza,al fisico, alle percezioni cognitive, che non possono essere formalizzateattraverso codici e strutture comunicative. La seconda, l’explicitknowledge, è rappresentata da quella componete della conoscenza tacitache viene ad essere esplicitata attraverso forme di comunicazionicodificabili. Se l’explicit knowledge è separata dalle stesse persone chel’hanno codificata, e quindi prodotta, o dall’ambiente nel quale era 11
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionicontestualizzata, allora è chiamata informazione semantica (Noboru,2000). Quindi, l’informazione è conoscenza esplicita decontestualizzatacapace di informare, altrimenti essa può giungere fino al grado di semplicedato, di informazione sintattica. Fonte: Konno, 2000Polanyi (1966) considera la conoscenza tacita attraverso due visioni: unastatica e l’altra dinamica. La prima descrive le proprietà funzionali dellaconoscenza tacita, intesa come oggetto, e come questa può essere utilizzatain vari contesti; rappresenta gli strumenti intellettuali attraverso i qualil’uomo può agire. Volendo dare un’applicazione più pratica, la conoscenzatacita, come oggetto, include elementi cognitivi e tecnici. I primi sonorappresentabili come modelli mentali, quali metodi, regole, credenze,teorie, che gli esseri umani creano costruendo e manipolando analogienella loro mente al fine di percepire e definire il mondo circostante. Gli 12
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionielementi tecnici, invece, riguardano il know-how, le arti e le abilitàconcrete.La seconda visione, quella dinamica, si riferisce al modo attraverso ilquale nuova conoscenza è acquisita, creata o resa obsoleta, e considera laconoscenza tacita come processo. Nuove esperienze sono sempreassimilate attraverso i concetti che l’individuo dispone ed è possibile avereun senso della realtà che ci circonda solo categorizzandola. Gli schemi dicategorizzazione sono gli strumenti intellettuali, precedentementeevidenziati, e ci permettono di miscelare la vecchia e possedutaconoscenza con quella nuova e inattesa. Se l’uomo non avesse questacapacità, non sarebbe capace di vivere nel mondo, perché non riuscirebbeminimamente a comprenderlo. Questo atto d’integrazione è un attoinformale della mente e non può essere ripetuto da un’operazione formale(Sveiby, 1997). In questa accezione la conoscenza diventa qualcosa diintimamente connesso all’azione umana (Nonaka e Takeuchi, 1995).1.4.1 La natura della conoscenzaSulla natura della conoscenza, attualmente, prevalgono due visioni.La cognitivist perspective considera la conoscenza come universale: duesistemi cogniti dovrebbero raggiungere la stessa rappresentazione dellostesso oggetto o evento. Quindi, la conoscenza è essenzialmente esplicita,soggetta a codifica e ad immagazzinamento, facile da trasmettere. Inquesto caso si ha riguardo all’ explicit knowledge.La constructionist perspective considera la dimensione cognitiva noncome un atto di rappresentazione, ma come un atto di costruzione. Datoche la conoscenza risiede nella mente delle persone ed è legata ai sensi ealle esperienze, ogni individuo costruirà una visione unica del mondo che 13
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionilo circonda. In tal senso la conoscenza non è universale: in parte risultaesplicita ed in parte tacita, nel senso di altamente personale, non facile daesprimere e, quindi, difficilmente trasferibile. In quest’ultimo caso si hariguardo alla tacit knowlegde. La parte interessante della constructionistperspective risiede nell’attenzione data tanto agli aspetti espliciti come aquelli taciti della conoscenza. In questa visione knowledge management èqualcosa in più di data warehousing, installazione di Intranet, sviluppo disistemi esperti o ridefinizione delle routine organizzative. E’ in questocontesto che si inseriscono i lavori di Nonaka e Takeuchi (1995), i qualiindividuano nella conoscenza tacita la risorsa chiave dell’innovazionedelle imprese giapponesi. La lezione che si può apprendere da questeknowlegde creating companies è che l’innovazione è il risultato di unprocesso organizzativo all’interno del quale i suoi membri condividonoconoscenza tacita, la convertono in conoscenza esplicita in forma di unconcetto di prodotto o servizio, usano la vision o la strategia dell’impresa,studi di mercato oppure opinioni sociali per giustificare questo concetto e,finalmente, realizzano il prototipo di un nuovo sistema d’offerta. Ilconcetto chiave nella loro teoria è la conoscenza, non comerappresentazione, ma come credenza giustificata, come processo umanodinamico di giustificazione delle credenze personali diretto verso la verità.Da questo punto di vista l’intero processo di knowledge creation, secondoNonaka e Takeuchi (1995), è un processo sociale e la giustificazionediventa pubblica. E’ opportuno sottolineare che la dimensione sociale nonsi riscontra in tutte le fasi del processo di creazione, ma solo in quelle doveha rilevanza la natura tacita della conoscenza, essendo questa presente solonelle persone. Trovandosi in un contesto sociale ogni individuo deveimbattersi nella sfida di giustificare le sue credenze alla presenza di altri 14
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionisoggetti, e questo processo di giustificazione rende la creazione diconoscenza un processo fragile.1.4.2 La fragilità del processo di giustificazione pubblicaVon Krogh (1998) sostiene che ci siano quattro barriere al processo digiustificazione pubblica. La prima è la necessita di un linguaggiolegittimo. La conoscenza tacita, quando esplicitata, richiede uno strumentoche veicoli la comunicazione, richiede un codice, un linguaggio,comunemente conosciuto e accettato da tutti i membri del contesto socialedi riferimento, quali il team di lavoro o l’intera organizzazione.Comunque, alcune conoscenze tacite possono essere espresse soloattraverso l’utilizzo di parole nuove, non comunemente conosciute oaccettate. Questo è evidente se si riflette sul fatto che l’explicit knowledgeè di per se statica, mentre la tacit knowledge è dinamica ed è questa cherealmente ci permette di comprendere il mondo. Dato che la realtà in cuiviviamo è in continua evoluzione, la conoscenza codificata non puòcostantemente rappresentare le nuove relazioni ambientali. Così soloattraverso nuovi codici è possibile “aggiornare” i nostri strumenti dicodifica, è possibile continuare a favorire il processo di esternalizzazionedella conoscenza tacita; ma ciò richiede che i soggetti, successivamente atale fase, riconoscano e accettino questi nuovi termini, questi nuovi codici,e ciò richiede tempo e sforzi cognitivi, ostacolando il processo digiustificazione pubblica delle credenze individuali. La seconda barriera èrappresentata dalle storie e abitudini. Le storie potrebbero essere legate alsuccesso o al fallimento d’azioni quali l’implementazione di nuove 15
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionistrategie, tecnologie, sviluppo di nuovi prodotti o l’inserimento in nuovimercati; le abitudini sono rappresentate dalle routine, dal continuoreiterarsi di azioni che condizionano il comportamento umano. Tutto ciò siscontra con i tentativi di giustificare le credenze personali, qualora gliindividui siano stati particolarmente influenzati dalle storie e le abitudinidell’organizzazione. La terza barriera è quella delle procedure formali. Daun lato rappresentano le esperienze e le soluzioni di successo per problemicomplessi, ma dall’altro lato sono lo strumento attraverso il quale sidefiniscono i vari livelli di un processo di pianificazione, stabiliscono irisultati e le misure per il controllo e, così, possono di fatto influenzare ilprocesso di giustificazione pubblica delle credenze individuali. La quartabarriera è definita dai paradigmi dell’organizzazione. Essi si rivelanoattraverso l’intento strategico, la vision, la mission, le strategie, la cultura.Per motivi di natura politica e culturale le persone troveranno difficoltà agiustificare le proprie credenze se non sono allineate con questi paradigmi.Per la constructionist perspective, la fragilità del processo di knowledgecreation rappresenta una della maggiori sfide manageriali. È necessarioricercare elementi, condizioni che facilitino, “enablers” che permettano alprocesso di creazione della conoscenza di realizzarsi facilmente.1.5 IL CONCETTO DI “BA”La conoscenza, di per sé, riveste un limitato interesse per l’azienda:l’interesse si concretizza se la conoscenza è affiancata dalle capacità perintegrarla e per utilizzarla in modo finalizzato. Il concetto di knowledgevalue non è assoluto, esso dipende dal luogo, dal momento, e dagliindividui o gruppi che stanno utilizzando quella conoscenza. Quindi, il 16
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionifattore critico di successo risiede nel knowledge management: gestioneintegrale della conoscenza organizzativa. La logica di fondo èrappresentata dalla necessità per l’organizzazione aziendale di affiancareall’elaborazione della conoscenza la creazione della conoscenza.Per creazione di conoscenza organizzativa bisogna intendere la capacitàdell’intera organizzazione di generare nuova conoscenza, di diffonderlaall’interno di tutta l’organizzazione, di incorporarla nel sistema d’offerta intermini di prodotti e servizi, oppure nel sistema delle attività aziendali.La conoscenza è necessario intenderla come unicamente il prodotto disingoli individui. Un’organizzazione, in quanto tale, non può creareconoscenza senza gli individui. L’organizzazione può sostenere i suoimembri e offrire loro un contesto, una realtà collaborativa, in cui creareconoscenza. Nonaka e Takeuchi (1995) ritengono che la creazione diconoscenza organizzativa dovrebbe essere intesa, lungo questadimensione, come un processo di diffusione a livello organizzativo dellaconoscenza creata dagli individui e di sistematizzazione della stessa entrola rete di conoscenza dell’organizzazione. Questo processo di diffusione edi sistematizzazione avrebbe luogo entro quelle che vengono definitecomunità di interazione. (Nonaka e Takeuchi, 1995)Per indirizzare la comprensione di questa argomentazione è opportunointrodurre il concetto giapponese di “ba”, traducibile nell’inglese “place”oppure nell’italiano “luogo”.Il ba può essere considerato come uno spazio, un ambiente, appunto unluogo condiviso in cui si manifestano determinate interazioni. Questospazio può essere fisico (es. l’ufficio), virtuale (es. e-mail, chatting,teleconferenze), mentale (es. esperienza condivise, idee, valori), o unaqualsiasi combinazione di questi. 17
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniLa creazione di valore, in termini di conoscenza, emerge proprio dalleinterazioni fra tutti i componenti che costituiscono il contesto condiviso.Esistono differenti livelli di ba e tutti questi livelli, connessi fra di loro,risultano costituire un più grande ba, definito basho. Quando un individuoentra in un gruppo di lavoro questo team rappresenta il suo ba, così comel’organizzazione rappresenta il ba per il team. A sua volta è il mercato arappresentare il ba per l’organizzazione.Il concetto di ba è di fondamentale importanza per il processo di creazionedi conoscenza perché risulta essere la sua struttura portante; questoprocesso si amplifica quando tutti i ba congiunti costituiscono il basho(Nonaka e Konno, 1998).1.6 UN PROCESSO DI KNOWLEDGE CREATIONAll’interno del ba, dove ha luogo il processo di knowledge creation,Nonaka e Takeuchi (1995) identificano due dimensioni chiave, chepermettono di analizzare il fenomeno: la prima è quella epistemologica,basata sulla distinzione tra conoscenza tacita e conoscenza esplicita; laseconda è quella ontologica, in ordine cioè ai soggetti che creanoconoscenza, rappresentata dagli individui, dal gruppo, dall’organizzazionee dal livello interorganizzativo. 18
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioni Fonte: Nonaka e Takeuchi, 19951.6.1 Il piano epistemologicoPer quanto riguarda il piano epistemologico la conoscenza tacita e quellaesplicita non costituiscono entità assolutamente separate, ma dimensionimutuamente complementari che interagiscono fra loro in un continuointerscambio nelle attività degli esseri umani. La conoscenza umana si creae si diffonde attraverso l’interazione fra conoscenza tacita ed esplicita.Questa interazione può essere chiamata conversione di conoscenza(Nonaka, Takeuchi, 1995) e prende la forma di una spirale, quando siintroduce l’elemento tempo, che ciclicamente permette il ripeteredell’interazione.Quindi, il processo di knowledge creation è, in sostanza, un processo diknowledge convertion.L’interazione tra la tacit e l’explicit knowledge da vita a quattro modalitàdi knowledge convertion. 19
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioni Fonte: Nonaka e Konno, 1998La socializzazione (da tacit a tacit) è un processo all’interno del quale gliindividui condividono esperienze, emozioni, valori, modelli mentali eabilità tecniche. Un individuo può acquisire conoscenza tacita dallarelazione diretta con altri senza l’intervento del linguaggio ma attraversol’osservazione, l’imitazione e la pratica. Il semplice trasferimento diinformazione tenderà ad avere poco senso se slegato dalle emozioni che visi associano e dai contesti definiti nei quali le esperienze condivise siradicano. La modalità di socializzazione produce conoscenza simpatetica:modelli mentali e abilità tecniche condivise, ed è generalmente originatada un campo d’interazione, che facilita la condivisione delle esperienze edelle strutture logiche mentali di chi vi partecipa.L’esteriorizzazione (da tacit a explicit) è la fase di espressione, di codifica,della conoscenza tacita attraverso concetti espliciti, che assumono la formadi metafora, analogia, concetto, ipotesi o modello. L’esteriorizzazionecostituisce la chiave alla creazione di conoscenza, perché crea concetti 20
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioninuovi ed espliciti a partire dalla conoscenza tacita. La modalità diesteriorizzazione produce conoscenza concettuale ed è innescata da undialogo o da una riflessione collettiva, in cui l’utilizzo di metafore oanalogie idonee aiuta i soggetti del team a formulare conoscenze tacite.La combinazione (da explicit a explicit) è un processo mediante il quale èpossibile sistematizzare i concetti in un dato sistema di conoscenza,mediante la riconfigurazione delle informazioni esistenti attraverso varieazioni, quali lo smistamento, l’aggiunta, la combinazione o lacategorizzazione di conoscenze esplicite. L’impiego delle reti informatichedi comunicazione e dei database facilita questo processo. La modalità dicombinazione produce conoscenza sistemica e si realizza attraverso lamessa in rete di conoscenze consolidate provenienti dall’esterno odall’interno dell’organizzazione.L’interiorizzazione (da explicit a tacit) corrisponde alla fase di traduzioneconcreta della conoscenza esplicita in conoscenza tacita. Questaconversione è facilitata quando la prima è verbalizzata o rappresentatagraficamente in documenti o manuali. La modalità d’interiorizzazioneproduce conoscenza operativa ed è innescata dall’apprendimentoattraverso l’esperienza. 21
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioni Fonte: Nonaka e Takeuchi, 1995Nonaka e Konno (1998) individuano quattro tipi di ba, ognuno dei qualinon solo è relazionato alle quattro modalità di conversione dellaconoscenza, ma al tempo stesso sostiene un particolare processo.L’originating ba è il primario ba dal quale il processo di knowlegdecreation ha inizio e rappresenta la fase della socializzazione; prevale ladimensione esistenziale (existential): gli elementi fisici e l’esperienza,l’interazione è face to face. Dall’originating ba emerge l’attenzione,l’interesse e la fiducia.L’interacting ba è una struttura più consapevole, rispetto all’originatingba, e rappresenta la fase dell’esteriorizzazione; prevale la dimensioneriflessiva (reflective): i soggetti possono riflettere non solo sui modellimentali condivisi ma, e soprattutto, sui propri schemi logici; l’interazioneè peer to peer. 22
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniIl cyber ba è il luogo di interazione virtuale anziché di spazio e temporeale, e rappresenta la fase della combinazione; prevale la dimensionesistemica (systemic): la conoscenza esplicita è sistematizzata nella strutturaorganizzativa, l’interazione è group to group.L’exercising ba rappresenta la fase dell’interiorizzazione; prevale ladimensione sintetica (syntetic): la conoscenza esplicita è sintetizzata inconoscenza tacita, l’interazione è on the site. Fonte: Nonaka e Konno, 1998La consapevolezza delle differenti caratteristiche di ciascun ba puòfacilitare il processo di knowledge convertion e, quindi, di knowlegdecreation. La conoscenza generata all’interno di ogni ba tramite ogniprocesso di conversione non deve essere considerata una sempliceaccumulazione di differenti elementi che fra di loro interagiscono, mapiuttosto come un prodotto dinamico che ciclicamente attraversa ogni ba 23
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniper convertirsi da conoscenza tacita a esplicita e successivamente perriconvertirsi in tacita.Pertanto il ba può essere considerato il luogo all’interno del qualel’informazione è contestualizzata e, quindi, si salda il legame tra questa el’explicit knowledge, attraverso la condivisione di circostanze e relazioni. Fonte: Konno, 20001.6.2 Il piano ontologicoPer quanto riguarda il piano ontologico, è opportuno ricordare cheall’interno del processo di knowledge creation gli individui e i gruppicondividendo explicit e tacit knowledge possono creare nuova conoscenza,per incorporarla, in via diretta o mediatica, nel sistema d’offerta, in terminidi prodotti e servizi. 24
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniIl processo in analisi consta di cinque fasi. Fonte: Nonaka-Takeuchi 1995; von Krogh/Nonaka/Ichijo 1998Nella prima fase la conoscenza tacita degli individui è condivisa. Per poterrealizzare questa condivisione è necessario costituire una micro comunità,un campo d’interazione composto da individui con backgrounds, punti divista e motivazioni diverse, che abbiano una visione condivisa dei compitida svolgere e dei valori che permettono di guidare l’operare dei singoli.Deve instaurarsi un clima di fiducia reciproca affinché ci possa essere unareale condivisione della componente tacita della conoscenza, vivendoemozioni ed esperienze simili, condividendo sentimenti e modelli mentali.Per costituire queste micro comunità bisogna individuare le fonti dellatacit knowledge, non solo in termini di individui appartenentiall’organizzazione, ma anche di fornitori, clienti, partner e qualsiasistakeholder che potenzialmente può favorire il processo di creazione diconoscenza. 25
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioniLa seconda fase è rappresentata dalla creazione di concetti. Quando nelcampo d’interazione si è formato un modello mentale condiviso, la microcomunità incomincia ad articolarlo, attraverso un continuo confronto e unariflessione collettiva, utilizzando varie forme di linguaggio. Si avvia ilprocesso di codifica della tacit knowledge, dando vita a una sorte di socialexplicit knowledge. Utilizzando e mescolando questi elementi si da vita adun nuovo concetto.Nella terza fase si giustificano i concetti creati. Poiché si considera in talecontesto la conoscenza come una credenza giustificata, è opportuno che cisia la giustificazione delle credenze della micro comunità, rappresentatadalla formulazione del nuovo concetto. Attraverso una serie di criteri èpossibile valutare il valore potenziale del concetto, non solo per ilconsumatore e per l’organizzazione, ma per tutto il sistema di relazione nelquale l’impresa è inserita. Poiché il concetto di valore non è misurabilesolo attraverso elementi quantitativi, ma anche con elementi qualitativi, èopportuno utilizzare criteri che soddisfino entrambe le dimensioni. Quindi,essi non devono essere strettamente obiettivi e quantificabili, ma anchesoggettivi e qualificabili in termini di valore.La quarta fase è rappresentata dalla costruzione di un archetipo. Il concettogiustificato viene successivamente convertito in un archetipo, cioè inun’espressione tangibile e concreta del frutto della micro comunità. Essopuò essere concepito come un prototipo nel caso di sviluppo di un nuovoprodotto, o come un nuovo schema operativo nel caso di innovazioniorganizzative.Nella quinta fase, la conoscenza creata è applicata ad un’altra microcomunità. Il nuovo concetto, creato, giustificato e modellizzato, passa a unnuovo ciclo di creazione di conoscenza con un livello ontologico 26
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionisuperiore, attraverso un processo chiamato di interlivellamento dellaconoscenza. Questo processo iterativo ha luogo sia su un pianoorganizzativo che interorganizzativo. In quest’ultimo, la conoscenza creatadall’organizzazione può rendere disponibile la conoscenza maturata daiclienti, dai fornitori, dai concorrenti e da altri soggetti esterni.E’ possibile quindi ridurre il gap temporale tra il processod’apprendimento e quello d’insegnamento attraverso il trasferimento deirisultati ottenuti dalle varie fasi del processo di knowledge creation.1.6.3 Il valore del “care”Precedentemente è stato sottolineato che il processo di knowledge creationè costituito da una serie di fasi che nel loro complesso risultano fragili. E’opportuno quindi identificare degli elementi, delle condizioni chefacilitino, degli enablers, che favoriscano appunto il verificarsi di questoprocesso. Von Krogh (1998) sostiene, attraverso le sue ricerche, di avertrovato una delle condizioni guida per incrementare il valore dellerelazioni all’interno delle organizzazioni e, quindi, per facilitare l’interoprocesso di knowlegde creation. Egli ritiene che il concetto di “care” sia diparticolare rilevanza e comprendere il suo valore per le relazioniorganizzative può essere fondamentale.Il processo di creazione della conoscenza rappresenta, in fondo, unprocesso di comunicazione, che si avvale di differenti strumenticomunicativi. Questo processo si intensifica quando esistono relazionicostruttive ed utili, che consentono ai membri dell’organizzazione dicondividere liberamente il loro bagaglio cognitivo confrontandosi su idee econcetti. Una volta che queste relazioni si sono instaurate si realizza una 27
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionistruttura tale da consentire l’esplorazione di territori conoscitivi nonfamiliari, quali nuovi mercati, nuovi clienti, nuovi prodotti o nuovetecnologie.Relazionarsi con care nei confronti di un altro individuo significa poterloaiutare ad apprendere, a renderlo consapevole delle relazioni di causa edeffetto fra gli eventi e contribuire al suo personale processo di knowledgecreation mentre condivide la sua stessa conoscenza tacita.Le relazioni organizzative possono essere dimensionate attraverso dueelementi, il primo dei quali è l’intensità del care: l’alto care, ècaratterizzato da fiducia reciproca, empatia, aiuto, giudizi indulgenti ecoraggio; il basso care, sottolinea la sfiducia, l’assenza di empatia e diaiuto, giudizi autoritari e codardia. Il secondo elemento è il tipo diconoscenza: individuale o sociale. In relazione al grado di care presentenelle relazioni, il processo di creazione della conoscenza saràdifferentemente considerato. Ci sono due processi rispettivamente a livelloindividuale e sociale: capturing e transacting, quando il care è basso, ebestowing e indwelling quando è alto. 28
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazioni Fonte: von Krog, 1998Quando il livello di care è basso tra i membri dell’organizzazione, ogniindividuo sarà spinto, quasi naturalmente, a capturing all’interno della suamente la conoscenza tacita, piuttosto che a condividerla. Egli sarà costrettoad imparare nuove competenze solo attraverso se stesso. Lavorando in uncontesto lavorativo isolato, dove i feedbacks con le altre persone sonolimitati, sarà necessario utilizzare solo i propri metodi nell’esecuzionedelle attività da svolgere. Le prove e gli errori coinvolti in questa fasefanno parte esclusivamente di un processo personale. In questo contesto ilcercare di presentare nuove idee o concetti si scontrerà con i bruschi e durigiudizi degli altri soggetti coinvolti nel processo di knowledge creation,rendendo difficile la fase di giustificazione pubblica delle propriecredenze. Il comportamento organizzativo sarà valutato soloesclusivamente in relazione alla capacità di dimostrare le proprie 29
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionicompetenze e non alla capacità di aiutare gli altri, facilitando lacostruzione di schemi mentali che difendono la conoscenza personalecome una sorta di ricchezza non condivisibile. Un siffatto ambientecompetitivo vede il condividere più conoscenza del necessario unapossibile fonte di riduzione personale di potere ed influenza. Quindi, isoggetti non saranno motivati ad avviare processi di esternalizzazionedella propria conoscenza tacita.In tale contesto, all’interno del processo di creazione di social knowledgegli individui tenderanno a transacting la loro conoscenza con quella deglialtri, quasi in un clima di baratto. Per poter effettuare questo scambio latacit knowledge deve essere prima esplicitata affinché possa esserevalutata. Devono essere utilizzati linguaggi, analogie o metafore giàdefinite e accettate dai membri dell’organizzazione, dato il basso livello dicare e, quindi, la bassa propensione dei soggetti a giustificare le credenzedegli altri individui attraverso nuovi paradigmi logici. Ciò crea deiprofondi limiti alla condivisione, dato che alcuni concetti necessitano distrutture comunicative non convenzionali. La codifica non rivela tutto ilprocesso d’apprendimento del soggetto, nascondendo le sue prove, i suoierrori e gli ostacoli affrontati per giungere a quel determinato grado diconoscenza, impedendo agli utenti di condividere un’importantissima fasedel processo di knowledge creation. Quindi, un’elevata quantità diconoscenza individuale sviluppata durante la fase del capturing non saràtrasferita.Quando all’interno delle relazioni organizzative il livello di care è alto, alivello individuale il soggetto tende a bestowing la propria conoscenza congli altri. L’ambiente di lavoro è tale che il processo d’apprendimento non èesclusivamente individuale, come nel caso del capturing, ma supportatodall’attivo aiuto degli altri individui, i quali tendono ad aiutarsi 30
    • Florindo Russo I network nelle organizzazioni knowledge intensive. Il caso M.I.L.K. – 2002 1. La conoscenza e le organizzazionireciprocamente, mostrando un mutuo interesse circa le attività di ognisingolo. Ogni soggetto può liberamente sviluppare soluzioni e concettianche attraverso linguaggi, analogie o metafore non convenzionali, datoche non ci sono particolari limiti al processo di giustificazione delleproprie credenze, in relazione all’alto livello di care. Il singolo puòbeneficiare delle difficoltà e degli errori degli altri membridell’organizzazione, contribuendo egli stesso al processo d’apprendimentoindividuale degli altri attraverso il suo personale aiuto.Questo particolare processo di apprendimento individuale rappresenta labase per l’attività dell’indwelling. Quando ci si riferisce all’aspetto socialedel processo di creazione della conoscenza, in un contesto dove il grado dicare è alto, i soggetti hanno la possibilità di condividere conoscenza tacitacambiando la prospettiva, mutando la percezione, modificando la visionedel problema oggetto d’analisi. È possibile cambiare il proprio punto diriferimento, partendo da quello di un altro membro dell’organizzazione,sfruttando a pieno il processo di condivisione e il bagaglio cognitivo deglialtri. Gli individui si aiutano a vicenda nel ricercare e trovare nuovilinguaggi, analogie o metafore per poter codificare un nuovo concetto,giustificando con serenità le credenze personali. In questa fase è possibilediminuire notevolmente gli aspetti di fragilità del processo di knowledgecreation, grazie alla possibilità di utilizzare un linguaggio non legittimo eprocedure informali, modificare i paradigmi o svincolarsi delle storie eabitudini dell’organizzazione. 31