Il rosso n6

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Il rosso n6

  1. 1. PERIODICO A CURA DEI DELEGATI FIOM G.D FONDATO NEL 2009 PERIODICO A CURA DEI DELEGATI FIOM G.D FONDATO NEL 2009 6° NUMERO NOVEMBRE 2010 3° NUMERO SETTEMBRE NUMERI UTILI Sede territoriale FIOM-CGIL Santa Viola, via del Giglio7 Bologna Tel. 051-3145211 Fax 051-3145222 Uff. Segreteria FIOM-CGIL Via Marconi 69 Tel. 051-248210 Fax 051-251564 La posta de IlRosso Rosso SOMMARIO Per ricevere Rosso La posta de Il risposte e condividere notizie Rosso:Per la posta de IlRosso: Pag.2 Pag.2 sul mondo G.D e non. Per ricevere risposte ePer la posta de IlRosso: Rosso: Pag.2 Pag.2Privatizzazione dell’acqua: storiaArticolo di Mario Monari, delegato condividere a: Scrivete notiziedi ordinaria disinformazione sul mondo G.D e non.KPL Packaging. ilrosso_fiomgd@libero.itHugo Liberi Scrivete a:“Quelli che ben pensano” Pag.7“La verità Frascari Valeria derogata” Pag.4 ilrosso_fiomgd@libero.it Fabrizio Torri IL ROSSO lo trovi anche su internet,“..................................” Pag.8 sul NUOVO sito dei delegati FIOM-G.D“Breve storia della FIAT.....” Pag.8 ILhttp://fiomgd.altervista.org ROSSO lo trovi anche su internet, Sandra Sandrolini Andrea Felisatti sul sito dei delegati FIOM-G.D“Nel bel Paese.....” Pag.10“Manifestazione 16 Ottobre 2010 Pag.12 Andrea Felisatti http://digilander.libero.it/fiomgd e considerazioni personali (!) ” I DELEGATI FIOM SONO SU Valeria Frascari“..........................” Pag.10 FACEBOOK: Fabrizio Torri I DELEGATI FIOM SONO SUVolantino: Detassazione lavoro Pag.19 FIOMGD enotturno e straordinari FACEBOOK RSU GD BOLOGNA http://digilander.libero.it/fiomgd Pag.1
  2. 2. Privatizzazione dell’acqua: storia di ordinaria disinformazioneIl recente decreto Ronchi (Dl. n. 135 del 25/09/2009), recante l’ obbligo di assegnare la gestionedelle società di distribuzione dell’ acqua a società private, offre lo s punto per dimostrarematerialmente il sistema di disinformazione che caratterizza la quasi totalità dei mezzi diinformazione in Italia.Secondo la versione ufficiale propagandata, il suddetto decreto governativo avrebbe semplicementerecepito la direttiva europea sulla liberalizzazione dei s ervizi nel me rcato interno (direttiva2006/123/CE del 12/12/2006, meglio nota come “ex Bolkenstein”), la quale obbliga gli Statimembri a liberalizzare i servizi di pubblica utilità gestiti da enti pubblici di qualunque natura. Difatto si tratta di una privatizzazione in regime di monopolio in quanto l’ utente del servizio nondispone di una platea di operatori commerciali tra cui scegliere ma di un unico soggetto economicoche eroga il servizio a causa della natura dello st esso (“monopolio naturale”).Tutto ciò, tradotto in pratica, indica che l’ utente non può scegliere tra più acquedotti quello che puòsoddisfare meglio le sue richieste (ad es. in termini di preminenza della qualità o del prezzo delservizio) come teorizzato dalla dottrina del libero mercato nella sua versione classica, al contrarioegli si trova di fronte ad un monopolio privato della più importante risorsa naturale.La verità è ben diversa: la direttiva europea indica in maniera evidente che la libera prestazione diservizi non si applica ai servizi di interesse economico generale forniti in un altro Stato membro,fra cui i servizi di distribuzione e fornitura idriche, i servizi di gestione delle acque reflue (art. 17comma 1 punto D) ed il trattamento dei rifiuti (punto E). La stessa direttiva lascia inoltre ai singolistati membri la possibilità di definire quali siano i servizi ad interesse economico e quali sianointrinsecamente quelli non a scopo di lucro, consentendo per questi ultimi il divieto totale diapertura al mercato (art. 1 comma 2 e 3). LItalia, dopo 3 anni, non ha ancora stabilito unadistinzione di questo tipo e si avvia anche verso la privatizzazione di tutti i gli altri servizi.In ultima analisi, il decreto accoglie un grossolano emendamento del PD (n. 15.504) in cui sidistingue, con un sofisma degno del miglior Azzeccagarbugli, tra la proprietà della risorsa idrica(che rimane pubblica) e la “gestione” (che va in mano privata), come se il proprietario di fatto dellarisorsa in questione non fosse lo stesso soggetto che ne re alizza la distribuzione! Il decreto è statodunque approvato da tutte le formazioni politiche ad eccezione dell’ IDV e di tre isolati senatori delPD. La “necessità” di privatizzare l’ acqua per ottemperare la diret tiva europea come se fosse unobbligo è quindi una palese falsità diffusa dai telegiornali di regime. Il motivo della mancatasmentita da parte della quasi totalità dei giornali d’opposizione parlamentare risiede nel contributoapportato dall’ opposizione parlamentare stessa alla stesura del decreto. Pag.2
  3. 3. C’è da chiedersi se sia politicamente accettabile che un settore vitale come l’ acqua (potremmoaggiungere, poiché viviamo nel 21° sec., energia, telecomunicazioni, infrastrutture per il trasportodi cose e persone, sanità, istruzione) sia affidato alla “gestione privata” (leggi “lucro”). La risposta ènegativa: è proprio l’ inconciliabilità tra l’ interesse privato e l’ interesse vitale della cittadinanzaalla buona e comunitaria gestione delle risorse essenz iali e/o strategiche per la Nazione checostituisce la “ratio legis” (la motivazione alla base di una legge) degli art. 41 e 43 dellaCostituzione, palesemente violati anch’ essi. Infatti nell’ art. 41 si indica che la iniziativaeconomica privata è libera ma non può svolgersi in contrasto con l’ utilità sociale e nell’ art. 43(alla cui lettura diretta rimandiamo il lettore) si indica la possibilità ai fini di ut ilità generale diriservare originariamente o trasferire […]imprese […] che si riferiscano a servizi pubbliciessenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminenteinteresse generale. Non vi è traccia invece nella Costituzione di un articolo o comma che preveda lapossibilità di percorrere a ritroso la strada tracciata dall’ art. 43, ovvero la “privatizzazione” deiservizi pubblici etc.: anche questo elemento deve essere sfuggito alla politica ed alla stampanostrane, impegnate su questioni certamente di non maggiore rilevanza.Alla doverosa difesa della parte “politica” della nostra Costituzione, che contempla il diritto allalibertà d’ informazione, si deve aggiungere la difesa della parte “economica”, poiché quest’ ultimanon è meno importante di quella “politica”. Ne è invece il complemento, come ogni pilastro lo ènella struttura di un palazzo. Il presidente Pertini ci ha ricordato, con la saggezza che gli era propria,che “non c’ è giustizia senza libertà, e non c’è libertà senza giustizia”.Noi siamo d’ accordo. Hugo Liberi Pag3
  4. 4. LA VERITA’ DEROGATAIl 29/9/2010 FIM-CISL, UILM-UIL e FEDERMECCANICA, hanno siglato un accordo cheapre “l’autostrada” per le deroghe al Contratto Nazionale separato, quello da loro firmatonel 2009. Quel CCNL era stato votato solo dagli iscritti di FIM e UILM, quindi escludendola maggioranza dei lavoratori metalmeccanici; l’accordo sulle deroghe, invece, non l’havotato proprio nessuno. Ambedue però ricadono sulla testa di tutti i metalmeccanici.Questo scritto potrebbe tranquillamente finire qui, i significati nel merito e nel metodo diquello che è avvenuto e la totale mancanza di rispetto di quello che pensano i lavoratorimetalmeccanici nel loro insieme, sono di per se più che evidenti. Però forse vale la pena diesplicitare meglio qualche considerazione. Quando si deroga un contratto, si riduce il suoambito di applicazione, il che in soldoni significa che uno o più temi in cuiprecedentemente si è trovato un accordo, non vengono più applicati; si parte da qui e c’èpoco da fare o da giustificare. Da un pò di tempo a questa parte, FIM e UILM non sirisparmiano davvero in giustificazioni sul loro operato. Ma la cosa vera è un’altra, ed èqualcosa che sta tra il ridicolo ed il grottesco, cioè le deroghe le esigono i padroni e larincorsa a tranquillizzare i lavoratori la fanno i sindacati complici di quegli accordi. D’altraparte i padroni fanno il loro mestiere e, da sempre, non è che provino particolari simpatieper il sindacato, in particolar modo un per un sindacato come la FIOM che ha la pretesa -ma che parolone inaccettabile per il padrone! - di fare almeno delle mediazioni ragionevoliquando si tratta di stipulare un’accordo. Allora è evidente che quando mal si sopporta lamediazione, la prima cosa che si fa, quando le condizioni generali te lo consentono, èquella di cominciare a togliere attraverso lo strumento della deroga, quantoprecedentemente concordato. Ad onor del vero le hanno chiamate “intese modificative delCCNL”, termine “politicamente corretto” creato per ... non indurre apprensione nellavoratore ... ma sempre di deroghe si tratta, ovviamente. I padroni hanno per lo piùgiustificato questa necessità, appellandosi alla crisi in atto; di fatto affermando che unacrisi la si affronta riducendo i diritti dei lavoratori e che le quote di produttività e redditivitàda recuperare, sono strettamente correlate a quel peggioramento e non ad investimenti ininnovazione del prodotto, da tradursi principalmente - come pensa invece la FIOM - ininvestimenti sulla progettazione, sui macchinari e sulla professionalità dei lavoratori. Qualeè stata invece la pensata di FIM e UILM ? “ I padroni hanno ragione!”. Poi magari ungiorno ci spiegheranno come mai, ad esempio, l’accordo alla FIAT di Pomigliano, non staproducendo gli effetti desiderati: gli investimenti promessi da Marchionne non sono ancorastati sbloccati, gli ultimi dati sul settore auto parlano di una FIAT in calo delle vendite di Pag.4
  5. 5. circa il 40% contro un calo medio del settore, a livello internazionale, di circa il 23%. Manon sarà che la produttività la recuperi facendo investimenti su un prodotto vendibile e nontogliendo diritti? Banale ma vero! Premesso che ciascuno di noi ha il diritto di “vederlacome vuole”, bisognerebbe però almeno capire che condividere coi padroni questopercorso di riduzione dei diritti, come stanno facendo FIM e UILM, significa accettare ilconcetto di “redistribuzione della miseria”, cioè di una rincorsa - in un paese come l’Italiacon un costo del lavoro principalmente costruito su decenni di lotte sindacali per migliorarediritti e salario per tutti - verso condizioni di lavoro tipiche di quei paesi con poche onessuna regola o tutela. Paesi dove i lavoratori, sono obbligati ad accettare salari chevalgono magari un terzo o anche meno di quelli spesso già insufficienti erogati in Italia.Significa disincentivare ulteriormente gli investimenti nel lavoro e lasciare che il padronatosposti sempre più le sue risorse in investimenti finanziari. Significa incentivare unarretramento culturale generale e di cultura industriale in particolare; non dimentichiamomai che solo la difesa dei diritti e del salario attraverso le lotte sindacali cioè il “mettere deipaletti” su questi temi, ha obbligato negli anni il padronato a porre l’asticella degliinvestimenti produttivi più i n alto. Ed ancora, significa allargare le sacche di disagiosociale, fatte di lavoratori e di famiglie a cui si chiede di farsi carico in tutto e per tutto dellacrisi in atto. Significa alimentare una rabbia che purtroppo c’è e che solo gli stolti sirifiutano di vedere. Significa, estremizzando il concetto, contribuire a minare allefondamenta il sistema industriale e sociale italiano. E’ questa l’idea di lavoro, di società,che si vuole trasmettere alle generazioni future? Invece di creare un fronte comunesindacale e politico che cominci a porre delle questioni concrete rispetto al ricatto tipico dimolti padroni: “o mi date quello che voglio o vado a progettare e produrre fuori dall’Italia”,cosa hanno pensato di fare FIM e UILM ? Hanno scelto la strada degli accordi separati edelle deroghe a quegli accordi. La solerzia con cui hanno voluto essere più “realisti del Re”è provata dal fatto che la loro disdetta del CCNL 2008, l’ultimo firmato unitariamente ed inscadenza alla fine del 2011, è d atata estate 2009. Nemmeno i padroni hanno avuto unapproccio così estremista, infatti la loro disdetta - pardon...recesso - a quel CCNL è stataformalizzata nel Settembre del 2010. Per inciso una delle motivazioni di questa presa diposizione , così come evidenziato nel comunicato di FEDERMECCANICA del 7/9/2010, èquella tesa ad ostacolare il più possibile le azioni legali che la FIOM ha messo e metterà incampo per garantire l’applicazione del CCNL 2008. Non mi sembra che questo attaccofrontale alla FIOM da part e di F EDERMECCANICA, che e segue un ordi ne diCONFINDUSTRIA, che esegue un ordine della Marcegaglia, che esegue un ordine di Pag.5
  6. 6. Marchionne, abbia scandalizzato più di tanto FIM e UILM. Scusate, ma a me lo schemadella “Fabbrica Italia Delle Nuove Relazioni Sindacali” (chiamiamola così.....) sembraabbastanza chiaro. All’interno di quel perimetro c’è la FIAT che con i suoi diktat ha presoin ostaggio perfino Confindustria, l’attuale Governo con le sue idee sul mondo del lavoro econ uno “Statuto Dei Lavori” destinato nelle sue intenzioni a sostituire in toto lo “StatutoDei Lavoratori”, dove fin dal titolo è abbastanza chiaro che la centralità del lavoratore deveessere sostituita con la centralità dell’impresa, e ci sono dei sindacati più o meno piccoli,complessivamente poco rappresentativi anche se molto ben visti da Confindustria eGoverno, che si affannano a dire ai lavoratori di stare tranquilli che si derogano i contratti,ma in “ambiente controllato”. Almeno fino a quando qualcuno gli imporrà di firm are unaccordo che deroga “l’ambiente controllato“ stesso.“Ma in G.D tutto questo....” qualcuno si domanderà. Beh, intanto G.D non si è, ad oggi ,ancora dissociata dalle decisioni di FEDERMECCANICA (e non sto a rifare la filiera di chidecide per chi ...). Avremo anche un padrone progressista...però...boh...al momento non èche su questo tema la cosa emerga particolarmente, anzi...il silenzio è preoccupante. C’ècomunque una vertenza per il rinnovo del Contratto Aziendale G.D alle porte che, credo,chiarirà la situazione. Nel senso che in quell’ambito, come abbiamo già detto in svariateassemblee, chiederemo la riconferma di quanto concordato nel CCNL 2008. Ricordo chequesta è la linea assunta dalla FIOM a livello nazionale e che quindi vale per tutte leaziende metalmeccaniche italiane. Fronte ampissimo, da conquistare metro dopo metro,dagli esiti incerti, ma che potevamo fare? Abbandonare i lavoratori alla barbarie di unalogica di contrattazione sempre più al ribasso, come ho cercato di spiegare prima? Senzaneanche tentare? Non credo proprio! Non appartiene alla nostra storia!All’interno della vicenda G.D, in q uest’ultimo periodo sono poi accadute delle cose omeglio sono apparsi dei volantini della FIM-CISL che affermano che in G.D la FIOM ha giàcondiviso con loro e con la UILM, alcune deroghe al CCNL. Si fa riferimento esplicitoall’Accordo sui nuovi orari di lavoro per le Officine siglato unitariamente nel 2005 eaggiornato con miglioramenti di natura principalmente salariale nel 2010. In particolare laFIM-CISL afferma che i sabati programmati, che ogni anno vengono concordati tra RSU eAzienda, sono di per se una deroga al suddetto CCNL. Davvero, lungi da me l’idea dioffendere qualcuno, però...davanti ad un’affermazione del genere non si sa se ridere opiangere. Io ero assolutamente convinto che i Delegati della FIM-CISL avessero capito Pag.6
  7. 7. che in quell’ambito sono stati contrattati elementi flessibilità così come previsto dal CCNL,almeno fino all’ultimo firmato unitariamente: mi sbagliavo nel mio giudizio?. Ripeto, i sabatiprogrammati sono, annualmente, “oggetto di confronto preventivo con la RSU”, che ailavoratori eventualmente inseriti nel piano annuale è “lasciata libertà diautoregolamentazione” rispetto all a pres enza (i vir golettati s ono frasi del s uddettoaccordo). Le deroghe producono imposizioni, in G.D non si deroga, si fa un confronto e siricerca un accordo. Ed ancora, sono sabati che la RSU ha sempre bl occato durante iperiodi di lotta con blocco d elle flessibilità. Son o sab ati i n cui se av viene un amanifestazione Sindacale, - come è successo a quella organizzata dalla FIOM il 16ottobre a Roma - il lavoratore che ha il sabato programmato, vi può parteciparetranquillamente. Insomma...dirò sicuramente una banalità (e fanno due!), ma credo che gliAccordi non vadano solo letti, ma vadano soprattutto capiti, a maggior ragione se capitapoi di doverli firmare. Perchè se no, si rischia di scrivere, come segnalavo prima, volantinipieni di sciocchezze c ome quello, appunto, della FIM -CISL. A meno che non sia tutta unacosa fatta in piena malafede, frutto locale del pesante fardello nazionale che Bonanni havoluto caricare sulle spalle della sua organizzazione. Segni di malcelatonervosismo?...chissà...Certo è che in mezzo a tutto questo, dove si potrà mai collocare la credibilità di FIM -CISLe UILM-UIL rispetto alle loro pressanti richieste di un percorso unitario nella ContrattazioneAziendale G.D ?Chiedo scusa, ma non l’ho mica capito.................................................................................Fabrizio Torri Pag.7
  8. 8. Breve storia della FIAT La FIAT potrebbe riuscire benissimo in qualsiasi regime economico, perchè in Italia lindustria meccanica in generale e quella automobilista in particolare, se pure hanno deficienza di materie possono contare su un mercato basso della manodopera più che altrove e per de cenni. Era il 6 aprile 1946 quando Vittorio Valletta spiegò così, alla Commissione economica per la Costituente, il segreto della strategia FIAT: salari bassi e di conseguenza comando incontrastato sulla forza lavoro. In quellinizio di aprile, alba della ricostruzione post-bellica, il professore era tranquillo. Sapeva diessere uscito indenne dal processo di epurazione che, nel marzo dell anno precedente, loaveva costretto a lasciare la direzione della FIAT. Il senatore Giovanni Agnelli , presiden tedella FIAT, era morto in dicembre e la sua scomparsa rese più facile larchiviazione delprocedimento per compromissione con il regime. Gli americani premevano per il ritorno delprofessore al comando e il PCI, pragmatico, era concorde. La priorità era ricostruire glistabilimenti, riavviare a pieno ritmo il processo produttivo ed a tal scopo chi meglio diVittorio Valletta, classe 1883, direttore centrale dellazienda nel 1921, direttore generalenel 28, amministratore delegato dal 39, luomo che conosceva la FIAT come le proprietasche, tanto che nei mesi di epurazione era stato necessario chiedergli continuamenteconsiglio. Del resto, il senatore e il professore, si erano preparati per tempo e già nel 44avevano spedito il vicepresidente della FIAT in missione segreta presso gli americani persegnalare i vantaggi che avrebbe offerto la solita carta vincente dellazienda torinese,manodopera a basso costo. In quello stesso aprile Valletta f u reintegrato nel ruolo diamministratore delegato e poche settimane dopo mise il giovane Gianni Agnelli di fronte alsecco aut aut, "Qui il presidente o lo fa lei o lo faccio io" e lavvocato non es itò arispondere: "Professore, lo faccia lei". Alla morte, nel 67, il quotidiano la stampa avrebbedefinito Valletta "il primo o peraio della FIAT". In ventanni il professore avrebbe esercitato Pag.8
  9. 9. in FIAT un potere assoluto, tale da consentirgli di trattare alla pari con i vari governirepubblicani e di intrecciare autonome e redditizie relazioni diplomatiche con gli Stati Uniti.La frase del suo vero erede, Cesare Romiti, è fra le più celebri: " La FIAT è sempre statagovernativa ", prendere il più possibile, dare il meno possibile. Il professore, come nuovore insediato sul trono, iniziò subito a prendere a piene mani. Nel 47, per c ontrastare larecessione, fu creato il Fondo per lassistenza meccanica, e finì per la massima parte nellecasse della FIAT. Nel 48 lazienda si assicuro da sola il12% dei fondi americani stanziaticol piano Marshall. Il 18 aprile dello stesso anno, la vi ttoria elettorale della DC permise aValletta di ripristinare la disciplina operaia col pugno durissimo. Migliaia di licenziamentiper motivi disciplinari, spostamento dei militanti operai nei reparti confino a partiredallofficina sussidiaria ricambi creata nel 52 e immediatamente riba ttezzata dagli operai liconfinati, Officina Stella Rossa. La repressione serviva a garantire il mantenimentodellasso nella manica, i salari bassi, ma era necessario anche per accontentare gliamericani, il cui appoggio era utile per esercitare le debite pressioni sul governo italiano.Ricostruzione significava infatti operare scelte strategiche che per la FIAT er anodeterminanti. Si trattava di scegliere tra il puntare solo sullindustria leggera dellauto o sedifendere anche il peso dellindustria pesante, incarnata dalle Reggiane e dallAnsaldo. Sitrattava di scegliere tra il potenziamento del trasporto pubblico e il suo abbandono, a tuttovantaggio dellindustria dellauto. Si trattava infine di costruire una rete autostradalefinalizzata proprio a sopportare la strategia di Valletta, centrata sul consumo di massa. Ilprofessore vinse su tutti i fronti: i suoi viaggi nella capitale sempre più frequenti, dettavalegge, disegnava i percorsi delle autostrade in costruzione, indirizzava la politica a tuttovantaggio dellindustria pesante, chiedeva e prontamente otteneva qualsiasi supporto gliapparisse di volta in volta necessario, condizionava a piacimento il governo in virtù dellostato nello stato rappresentato dalla FIAT. Ma anc he del d eterminante a ppoggiodellambasciatore americano a Roma, il quale, appena nominato, incontrò Valletta aRoma, lamentando che nonostante i cospicui aiuti americani, i comunisti continuavano adaumentare in Italia ed in particolare in FIAT. Valletta non si fece pregare ed inviò agliamericani un corposo rapporto segreto in cui vantava i numerosi licenziamenti politici,sottolineava la creazione dei reparti confino per quegli operai militanti contro i quali nonera stato possibile trovare appigli per il licenziamento, illustrava il prossimo passo:lintroduzione, ogni anno, di trecento nuovi operai bene educati attraverso le scuoleprofessionali FIAT e des tinati a diventare in seguito capisquadra. Ci fù poi, da partedellazienda, la fondazione del s indacato giallo (Sida), che nel 58 arrivò addirittura a Pag.9
  10. 10. vincere le elezioni per la Commissione interna. La mattanza sociale diede i suoi frutti. Nel55 la Fiom perse per la prima volta le elezioni in FIAT. Per ricostruire una presenza fortein fabbrica il sindacato dei metalmeccanici CGIL ci mise dieci anni e passa. Per la FIat diValletta furono gli anni del trionfo: fatturato aumentato dal 52 al 68 di oltre il 500%,volume produttivo decuplicato, capacità degli impianti passata dalla produzione di 500auto al giorno del 52 alle 7mila del 68. Nel 66 Valletta fu messo alla porta e lannoseguente morì, proprio alla vigilia di una ripresa del conflitto operaio. Gli anni delcontropotere operaio in fabbrica videro un secco peggioramento negli armoniosi rapportitra la nuova FIAT di Gianni Agnelli ed i l potere politico. La firma del contratto deimetalmeccanici nel dicembre del 69, a termine dellautunno caldo e poi il varo dellostatuto dei lavoratori, furono bocconi amari per la FIAT, e d inaugurarono un decenniopieno di dispiaceri. Quando nel 1980, pianificò la sua battaglia frontale con quella che erastata la classe operaia più agguerrita, Cesare Romiti, sapeva di non potere contare su diun governo che era contrarissimo allaffondo. Romiti andò alla guerra con le spalle coperteda Mediobanca e prevedendo sgambetti da parte del governo. Previsione confermata: allavigilia delloffensiva, l intero stato maggiore di Corso Marconi, si recò dal capodellesecutivo il quale chiese di evitare i previsti licenziamenti. Poco più di due settimanedopo, a battaglia oramai ingaggiata il ministro del lavoro presentò alle parti un pianoultimativo. Prevedeva il ritiro dei licenziamenti e 12mila prepensionamenti, ma il cuore delprogetto era nella proposta di 24mila casse integrazioni a rotazione, lopposto di quelloche voleva la FIAT che puntava invece su c asse integrazioni senza nessunissimarotazione. Due giorni dopo a Mirafiori arrivò Enrico Berlinguer. Il segretario del PCI sapevache esisteva una concreta ipotesi di occupazione della FIAT. Nel governo, c’era chichiedeva un atto di imperio per costringere la FIAT ad acc ettare il piano presentato dalministro del lavoro, senza escludere neppure il decreto. Non si arrivò a tanto, ma unapressione fortissima era imminente e difficilmente la FIAT avrebbe potuto tenervi testa. Senon fosse che proprio a quel punto, per un voto, il governo venne abbattuto su undecretone economico che aumentò il prezzo della benzina. Chissà se in quel votonegativo al governo, c’era lo zampino di Corso Marconi come in molti sospettavano. O peruna volta era davvero solo il destino che aveva messo al tappeto, non solo la classeoperaia della Fiat, ma lintera sinistra italiana? Certo è che Romiti non si lasciò sfuggireloccasione. Tre giorni dopo, nel vuoto del potere politico, comunicò i nomi dei futuricassaintegrati, ovviamente senza rotazione, ed una volta indicati i sommersi ed i salvati,molto, se non il più fù fatto. Il resto: la marcia dei 40mila, la storica sconfitta operaia, lavvio Pag.10
  11. 11. degli anni 80 sotto il segno della restaurazione del comando mai più tramontata, sonostoria. Nella seconda repubblica le cose sono cambiate, in peggio!!! Gli eredi hanno dato,e dato, e dato, senza nemmeno provare a farsi restituire dai sovrani del Li ngottoqualcosina. Destinata a passare alla storia la dichiarazione di Montezemolo del 2009,secondo cui, la sua FIAT, non aveva ricevuto un soldo dallo Stato. Una bugia smentitadall Amministratore Delegato Marchionne, che valutava gli aiuti incassati sottoforma diecoincentivi, in 600milioni di euro e altrettanti quelli incamerati dal 2004 sottoforma di aiutialla ricerca e altre agevolazioni. Senza contare la cassa integrazione, ma soprattutto,senza mai dare nulla in cambio. Andrea Felisatti Pag.11
  12. 12. 16 Ottobre 2010: Diario di bordo e considerazioni personaliSabato 16 ottobre 2010, ore 06.45Noi che siamo appena arrivati alla Stazione Centrale di Bologna, ancora non sappiamo che questamanifestazione entrerà nella storia come una delle più imponenti d’Italia degli ultimi anni.Ci troviamo nel piazzale esterno alla stazione. Ho una lista di lavoratori G.D della qual e vadoassolutamente fiera, un gruppo numeroso di persone che vogliono esserci, non solo con lo spirito,ma fisicamente. Alla nostra lista si sono aggiunti anche lavoratori della Datalogic. Siamo tuttipuntuali e alle 07.15 ci dirigiamo verso il treno speciale che ci porterà a Roma. La nostra carrozza èla 7 e direi che per l’80% è tutta occupata dalla G.D.Ci dicono che la FIOM di BOLOGNA aprirà uno dei due cortei, quello che parte da Ostiense.Inoltre, alla FIOM Emilia Romagna sarà affidato il servizio d’ordine sotto il palco e nell’areaantistante. Partiamo in orario, che per un treno speciale è già una conquista. Sul treno scambiamoqualche chiacchiera con il controllore che ci dice essere di sin istra e comunista, inoltre ci fa notareche alla guida del treno abbiamo un macchinista che si vanta di essere il migliore del mondo. E’sicuramente vero perché arriviamo a Roma alle 12.30 spaccate, orario perfetto. Scendiamo carichi eaffrettiamo il passo perché dobbiamo arrivare alla testa del corteo. Ci perdiamo un pò inchiacchiere, chi a mangiare qualcosa, chi a salutare amici di altre aziende e non ci accorgiamo chela testa del corteo è già partita. Partiamo di corsa, inseguendo la FIOM di Bologna che è avanti anoi di troppi chilometri. E’ lunghissimo, un fiume di bandiere e felpe rosse, fischietti, cori, famiglieintere dal papà al figlio, chi segue il corteo sui pattini, chi in bicicletta. Non riesco a vedere la testadel corteo, mi giro e la stess a cosa vale per la coda. Arriviamo in piazza S.Giovanni, è già piena, ilsecondo corteo deve ancora arrivare. Troviamo posto sul prato per ascoltare gli interventi dal palco.I ringraziamenti vanno soprattutto all’ANPI che ha partecipato in gran numero, ad EMERGENCY Pag.12
  13. 13. che poco dopo entra in piazza con il suo corteo e viene accolta con l’applauso spontaneo dellepersone. Sul palco si alternano per gli interventi anche degli studenti, ce ne sono molti in piazza conla FIOM. Scuola e lavoro sono unite contro un disegno che li accomuna, perché la Gelmini fasapere che il disegno Marchionne lo vuole importare anche all’interno della scuola. Il futuro diquesti ragazzi è sempre più cupo. Non vedono prospettive e non vedono sbocchi professionali in unposto di lavoro sicuro. Ma ci sono: determinati, pieni di carica positiva, pieni di speranze, siriconoscono nella FIOM e sono con lei. Alcuni di loro erano a Pomigliano e hanno spalleggiato lescelte della FIOM e dei lavoratori.Non solo lavoratori, sindacalisti o studenti si sono espressi dal palco, ma anche esponenti di altreorganizzazioni, come la figlia di Teresa Sarti e Gino Strada, Cecilia Strada, che alla fine del suointervento dice “la FIOM sta con Emergency ed Emergency sta con la FIOM”. Anche molti artisti,scrittori, intellettuali, giornalisti, esponenti del mondo della cultura, hanno voluto rimarcare la loroadesione alla manifestazione della FIOM, schierandosi apertamente, come: Sabina Guzzanti, PaoloFlores d’Arcais, don Andrea Gallo, Margherita Hack, Dario Fo, Moni Ovadia, Andrea Camilleri,Gino Strada, Luigi De Magistris, Valerio Mastandrea e Andrea Rivera che ha fatto un interventobellissimo, poi tanti altri, tantissimi. Partecipano anche alcuni esponenti politici, da Di Pietro aNichi Vendola, quest’ultimo accolto da applausi e strette di mano, segnale importante per un centrosinistra che esita a farlo emergere (sbagliando!) . E’ il momento di Maurizio Landini, appena salesul palco la folla si anima e sale dalla piazza il coro “MAURIZIO MAURIZIO”. La voce rottadall’emozione da il via ad un intervento impeccabile, pieno di contenuti e forza, le sue frasirimbombano per la piazza e si lascia andare anche a qualche frase ironica del tipo “il ministroBrunetta ci accusa di difendere i fannulloni e i nullafacenti, NON E’ VERO, noi lui non lo abbiamomai difeso!!!”, ne ha anche per le affermazioni di Maroni e dice “E sbagliato e pericolosoalimentare un clima mediatico che cerca di modificare il senso e le ragioni della manifestazione”.Ricorda ancora il perché del NO a Fedrmeccanica con questa frase “Se vogliono cancellare i diritti ei contratti diremo sempre no”. Pag.13
  14. 14. Il suo intervento si conclude con un’ovazione di tutto il popolo presente. Sale ora sul palcoGuglielmo Epifani: non fa in tempo ad iniziare il suo intervento, che dalla folla si alza il grido di“SCIOPERO GENERALE” a ricordare alla CGIL che la FIOM, non v a lasciata sola, che v asostenuta e i numeri dei partecipanti, obbligano la risposta del segretario generale della CGIL, chedice: “La Cgil non lascerà sola la Fiom in queste battaglie, se non arriveranno risposte positive,dopo la manifestazione del 27 novembre a Roma, si andrà allo sciopero generale”. Lamanifestazione chiude gli interventi con Epifani, Landini e Cremaschi che applaudono questa mareadi lavoratori, di precari, di disoccupati, di studenti, di lavoratori di altre categorie che si sentono disostenere la FIOM e sono tutti, ma proprio tutti, uniti per la rinascita da quella piazza, di una nuovaItalia che ricorda a tutti che “LItalia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranitàappartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione”.La manifestazione si scioglie, ognuno torna verso i treni e i pullman che li riporteranno a casa.Stanchi, ma felici, pieni di una speranza che si stava quasi affievolendo. Ritrovarsi così in tanti,assieme, uniti in un unico pensiero, ci ha ricordato che questa Italia non è ancora persa. Questo erail mio resoconto della manifestazione, ora però vorrei esprimere qualche parere personale per tuttociò che è circolato attorno alla giornata del 16 ottobre, lo farò toccando il lato umano e non tantoquello sindacale e politico. La manifestazione del 16 faceva parecchia paura al Governo, il fattostesso che dei ministri si permettano di cercare di modificare il senso della manifestazionefacendola passare per una massa di delinquenti che scendono in piazza per distruggere e creareincidenti, la dice lunga. Che addirittura si arrivi ad invocare il morto per far si che vada tutto a rotoliè da pazzi malati. Pag.14
  15. 15. Sacconi dice che in piazza quel sabato è scesa la minoranza, verrebbe da dire che per Natale un belpallottoliere, sarebbe il regalo giusto da fargli. A dare una mano al Governo, come se ce ne fossebisogno, interviene Bonanni il quale ha usato e spressioni come “ Rossi in stile fascista” o“Squadracce che si muovono con uno stile da fascisti”, non sa nemmeno di cosa parla esicuramente gli brucia sentire che viene considerato il galoppino di Confindustria e Governo, maquesto è. L’unica spiegazione per il quale ha venduto i lavoratori e anche i suoi iscritti è solo uno,per un attimo di vanità e visibilità, non certo perché mosso da valori o ideali. Come se non bastasse,Emma Marcegaglia, ha rincarato la dose sulla manifestazi one dicendo “isolate i violenti… perchè iltimore che il Paese vada in una direzione di spirale di violenza è un fatto molto negativo”. Io lainviterei a partecipare ad una manifestazione come quella del 16 ottobre. Io inviterei tutti gliimprenditori a scendere in piazza una volta sola nella loro vita, in incognito, fra la folla. Perché iopenso che quando si ricoprono ruoli del genere, ci si dimentica che i numeri dei quali parlano, sonopersone. I violenti che ho visto sabato avevano dai 3 ai 90 anni, le armi che avevano a disposizioneerano bandiere, fischietti e cappellini, qualche palloncino e …. ah si, c’era anche una banda, ineffetti, quei tromboni e quei sassofoni potevano essere delle armi contundenti. La risata di unbambino, la carezza ad un cane con una bandiera della FIOM legata al collo, gli scherzi fra amici, lenuove amicizie strette, tutte queste cose sono il massimo della violenza vista sabato.E poi, cara Emma, ad ognuno il suo lavoro ed è vero. Ma allora penso, il lavoratore che non fa ilsuo dovere viene richiamato e paga lo sbaglio fatto, ma fino qui, tutto giusto. Ma se ci sonoimprenditori o dirigenti che fanno scelte manageriali sbagliate, perché devono comunque far pagareai lavoratori le loro inadempienze?! Il lavoratore non si sveglia la mattina e decide cosa farà o cosanon farà, non decide come dovrà essere l’organizzazione del proprio lavoro e non farà scelteimprenditoriali! Si sveglierà, andrà al lavoro e farà ciò che il datore di lavoro o il dirigente prepostogli dirà di fare. L’azienda andrà male? Ma perché devono essere i lavoratori a pagare??!!! Non civuole una scala, non è fantascienza, è la verità e basta. Pag.15
  16. 16. Accipicchia, sai cosa faccio io imprenditore? Voglio avere minima spesa e massima resa, spostol’azienda e tutte le lavorazioni all’est o in Cina, ma sì, così avrò manodopera sottopagata e non avròtutte quelle seccature dei lavoratori italiani che vogliono stipendio adeguato e diritti. E allora via,via tutti, lasciamola marcire questa Italia, che di Italiano, lavor ativamente parlando, ha ormai benpoco. E i lavoratori italiani lasciati a c asa? Pazienza, si arrangeranno. Cara Emma, ormai unagrande parte di imprenditori dei quali sei a capo, di Italiano hanno solo il nome. Dove sta quindi lavostra forza? Perché non lottate anche voi per qualcosa di più alto che non sia un facile profitto?!Dici che bisogna riformare ed essere competitivi. E come, uscendo dall’Italia? Dici che la causa deidieci punti di competitività che avete perso, sono da attribuire anche alle relazioni sindacali, ne seisicura? O queste sono solo scuse per mascherare che il vero problema parte dalle vostre sceltesbagliate e dal Governo?! Confindustria è alla mercè di Marchionne che ha minacciato di uscirne senon aveva il tuo appoggio. A Pomigli ano, prender e o lasciare è quello che ave te imposto a ilavoratori, sancendo assieme a CISL e UIL, un accordo che è solo un ricatto. Basterebbe solo capireche i diritti sono il fondamentale elemento che fa si che un lavoratore sia considerato un essereumano. Dire al Governo che le cose così non vanno, non basta, lo avete visto anche voi,riconoscendo che siete in imbarazzo anche voi imprenditori. Voi che viaggiate il mondo in giro perclienti e che dovete giustificare la scelta di un Governo che molti d i voi hanno appoggiato. Alloraperché non provare a cambiare le cose assieme, perché non riprenderci tutti la n ostra Italiamantenendo il lavoro qui e cercando di arrivare tutti allo stesso scopo, avere un lavoro, diritti e unostipendio che permetta a t utti di vivere degnamente. Non si svegliano i lavoratori e decidono di farfallire una fabbrica, un’azienda, sanno bene che hanno bisogno tutti di lavorare e di fare andarebene le cose e allora, perché non provarci tutti! Pag.16
  17. 17. Ciò che sabato 16 ottobre è successo in quella piazza, nessuno lo può negare, è stata ladimostrazione che ormai la maggior parte degli italiani sono stanchi. Sfiniti di vergognarsi delproprio paese perchè governato da ignoranti senza cultura, amareggiati perché si sentono solo mercedi scambio o pedine senza un’anima, indignati perché non è possibile che ad oggi, non venga tenutoconto del loro parere quando è grazie a loro che tutti questi politici ed imprenditori campano.Questo Governo che pensa che gli Italiani siano ciechi, questo Governo che pensa di potergovernare con la repressione mediatica, togliendo il potere di informazione e propinando bugie subugie, negando anche l’evidenza. Questo Governo che non tiene conto del parere del popolo e checontinua con il suo gioco forza al Parlamento. Le teste pensanti non sono un optional e non sonocerto le loro. Accozzaglia colorita quella di questi politici pronti a vendere al miglior offerente leteste della propria gente. E ora capisco perché c’è sempre più gente che si candida per ilParlamento, voglio dire, si sbaglia se si dice che il Parlamento italiano è tutto un bordello? Dicoqualcosa di così trascendentale? No, ora io non ho niente contro queste signorine Escort chelavorano con questi politici, bellissime ragazze sicuramente, lo dico io che mi sento un “Doblò” eche quindi apprezzo la loro bellezza. Ma con tutti gli ENORMI problemi che abbiamo in Italia cosame ne frega di chi si porta a letto chi! Giusto una cosa, con che soldi le pagano?? Soprattutto, voglioqualcuno che si meriti i profumati e scandalosi stipendi che percepisce per un lavoro che non faminimamente! ITALIANI !!!! SMETTETE DI VOTARE ANTONIO LA TRIPPA!!!! Pag.17
  18. 18. Nel mondo, nel corso dei secoli, siamo stati etichettati come “Italiani = mafia e mangia spaghetti…italiani brava gente”, cosa vogliamo aggiungere anche pu….. ?! Non lo scrivo ma avete capito.Cresciamo tutti intellettualmente, culturalmente, nonché politicamente e convinciamoci che nonsono le belle parole di un buffo nano o dei giullari che gli stanno attorno (compresi quelli che “si tido la fiducia…no aspetta ci ho ripensato….però forse sto comunque con te….no non ci sto più), checi risolvono i problemi, ma i fatti concreti. Arriverà, speriamo (ma ci sarebbe già per quello che miriguarda), qualcuno che sappia che governare un paese è ben altro che pensare ai proprio interessi. Il16 ottobre ha segnato una svolta, l’Italia forse si sta svegliando: le persone vedono, sentono efinalmente si confrontano, sta rifiorendo una cultura sociale e sono orgogliosa che la sveglia siastata la FIOM!Tutte le bellissime foto della manifestazione sono state scattate dai lavoratori e dai delegati presenti alla manifestazione. Grazie a tutti voi! Pag.18
  19. 19. DETASSAZIONE LAVORO NOTTURNO E STRAORDINARIFinalmente l’ Agenzia delle Entrate ha formaliz zato la de cisione diposticipare al 2011 le richieste di rimborso per l’errata applicazione delladetassazione (imposta sostitutiva del 10% anziché tassazione ordinaria) sunotturno, straordinari e salario produttività negli anni 2008 e 2009.Il datore di lavoro dovrà quindi indicare nel CUD/2011 le somme erogate neglianni 2008 e 2009 soggette a detassazione e il dipendente potrà recuperare ilproprio credito mediante la dichiarazione dei redditi da presentare nel 2011.ATTENZIONE, però: le circolari 47/E e 48/E del 27/9/2010 della Agenziadelle Entrate indicano una serie di altri aspetti legati a questo tema e piùesattamente :• Sugli straordinari è opportuno sapere che: 1. sono stati agevolati senza ulteriori condizioni solo nel 2008 (Art.2 D.L. 93/2008) 2. nel 2009 / 2010 le di sposizioni che ne prev edevano la detassazione, non sono state prorogate, pertanto l’imposta sostitutiva del 10% può essere applicata solo a straordinario riconducibile a incrementi di produttività (quindi legato a parametri di produttività) 3. il nesso tra lavoro straordinario e incrementi di produttività, deve trovare riscontro in una documentazione fornita dall’Azienda• Lavoro notturno e lavoro organizzato su t urni: l’agevolazione delle retribuzioni è subordinata anch’essa al perseguimento di un incremento di produttività che trovi riscontro in una dichiarazione dell’Azienda.Come si vede non esiste nessun automatismo che determini l’esigibilitàdell’imposta sostitutiva del 10% da parte del Lavoratore.I Delegati FIOM della RSU-G.D, si ritengono quindi impegnati a ricercareelementi chiarificatori su questi temi, attraverso un confronto conl’Azienda.In tal senso invitiamo i Lavoratori ad attendere l’esito di questa discussione.Bologna 25/10/2010 I Delegati FIOM della RSU-G.D Pag.19
  20. 20. 16 OTTOBRE 2010GRAZIE A TUTTI!!!!

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