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Settimana SRI 2013 - Rassegna stampa
 

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La rassegna stampa completa della seconda edizione della Settimana SRI in Italia.

La rassegna stampa completa della seconda edizione della Settimana SRI in Italia.
Web: www.settimanasri.it

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    Settimana SRI 2013 - Rassegna stampa Settimana SRI 2013 - Rassegna stampa Document Transcript

    • Seconda Edizione 5- 12 Novembre 2013 RASSEGNA STAMPA Milano, 10 Dicembre 2013
    • Sommario La Settimana SRI 2013 – Rassegna stampa iniziativa...................................................................................3 Quotidiani e settimanali...............................................................................................................................3 Quotidiani e testate online...........................................................................................................................6 Siti web.......................................................................................................................................................12 La Settimana SRI 2013 – Rassegna stampa eventi.....................................................................................17 5 Novembre – Crescita, sostenibilità e coesione: il ruolo del risparmiatore...............................................17 6 Novembre – La Staffetta SRI delle Università italiane..............................................................................27 6 Novembre – Comunicazione SRI, frontiera sostenibile?..........................................................................33 7 Novembre – Regolare i mercati finanziari: il ruolo dei policy maker.......................................................38 7 Novembre – Social Venture Investing: coniugare efficacia ed efficienza.................................................39 7 Novembre – La Carta SRI un anno dopo..................................................................................................40 8 Novembre – Investire responsabilmente in commodity: si può?.............................................................45 8 Novembre – Social Impact Bond: la finanza al servizio dell’innovazione sociale?....................................48 9 Novembre – L’economia a misura d’uomo..............................................................................................53 11 Novembre – Climate Change Assicurazione, Finanza e Impresa: le vie del cambiamento.....................56 11 Novembre – La sostenibilità delle aziende italiane................................................................................59 12 Novembre – L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali.........................................63 13,14,15 Novembre – Corso Impact Investing............................................................................................75 2
    • La Settimana SRI 2013 – Rassegna stampa iniziativa Quotidiani e settimanali SETTIMANA DELLA FINANZA SOSTENIBILE A ROMA DAL 5 AL 12 NOVEMBRE di Andrea Di Turi 07.09.2013 MILANO. Si terrà dal 5 al 12 novembre la seconda edizione della Settimana dell’Investimento sostenibile e responsabile (Sri), il principale appuntamento in Italia dedicato alla finanza etica. Già confermati 14 eventi su tutto il territorio nazionale, mentre quello finale si svolgerà a Roma (il calendario completo è consultabile al sito www.settimanasri.it). Fra i temi caldi, si parlerà di cambiamenti climatici e dell’azionariato attivo. La Settimana Sri, promossa dal Forum per la finanza sostenibile, ha il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. (A.D.T.) COSÍ LA FINANZA È SOSTENIBILE 26.10.2013 3
    • LA FINANZA ETICA DEVE FARSI CONOSCERE DI PIÙ. DA OGGI A MILANO, BOLOGNA E ROMA IL FORUM SULL’INVESTIMENTO RESPONSABILE di Lucilla Incorvati 05.11.2013 4
    • IL GIRO D’ITALIA DELLA FINANZA SOSTENIBILE di Mattia Schieppati 11.11.2013 5
    • Quotidiani e testate online SETTIMANA SRI, RITORNO COL RADDOPPIO 05.09.2013 La seconda edizione della Settimana Sri si annuncia col raddoppio. La principale iniziativa dedicata alla finanza Sri (Sustainable and Responsible Investment), promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, si svolgerà quest’anno in autunno, dal 5 al 12 novembre, allineandosi con le principali Sri Week in Europa. E ha già ottenuto un evidente incremento di protagonisti rispetto alla prima edizione 2012. Sono quattordici gli eventi già confermati, oltre trenta i promotori e gli sponsor coinvolti, con un deciso incremento dei soci del Forum che animeranno e di quelli che agiranno da sponsor. Per questi ultimi, c’è stato un raddoppio rispetto al 2012: si riconfermano Axa Im, Etica Sgr, Generali Investments Europe e Vigeo a cui vanno ad aggiungersi Dexia Am, Natixis, Société Générale Securities Services, Ubs, Unipol e Vontobel. La Settimana Sri prevede lo svolgimento di una serie di convegni, tavole rotonde e dibattiti distribuiti tra le principali città italiane nell’arco di sette giorni, e capaci di affrontare un ampio spettro di tematiche. È il principale evento nazionale dedicato alla finanza sostenibile e responsabile, nonché un appuntamento che si coordina con le “settimane” organizzate, sempre in autunno, in altri Paesi europei. È significativo l’incremento di interesse registrato da questa seconda edizione da parte dei gruppi finanziari operanti in Italia. Anche se i margini di sviluppo sono ancora enormi, rispetto alle potenzialità italiane (mancano ancora all’appello nomi non certo secondari). Ed è anche un segnale interessante che come media partner ci siano Plus del Sole-24Ore e Rai Economia. In qualità di media partner ci sarà anche ETicaNews che seguirà in diretta twitter i principali appuntamenti della settimana. Il programma della Settimana Sri è in corso di definizione (il progress dei lavori dei singoli eventi è consultabile sul sito) ma «un’attenzione particolare – spiega il Forum – sarà dedicata al tema dell’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali. Tra gli altri argomenti oggetto di dibattito evidenziamo: il cambiamento climatico e i rischi per il settore assicurativo, le nuove frontiere dell’impact e del responsible property investing, la possibile “svolta sostenibile” del mercato retail, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia». Tra gli eventi ci sarà anche un convegno sulla “Comunicazione Sri” organizzato da ETicaNews. L’obiettivo è quello di coinvolgere, da un lato, chi si occupa di comunicare le tematiche di finanza responsabile (gli uffici Crs e di comunicazione di aziende e banche), e, dall’altro lato, chi si occupa di gestire le notizie (il mondo giornalistico). Il gap tra le due parti è ancora estremamente profondo. Prevedibilmente, c’è un concorso di responsabilità in termini di mancata comprensione dei nuovi paradigmi socio-economici. I dettagli saranno annunciati nelle prossime settimane. Ma l’obiettivo è quello di analizzare l’attuale livello di consapevolezza del sistema, di evidenziare errori e opportunità di comunicazione e posizionamento per l’industria della finanza, a fronte della necessità di recuperare posizioni da parte dei media. L’edizione 2013 della Settimana Sri è realizzata con il patrocinio del ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare. FINANZA SOSTENIBILE: DAL 5 AL 12 NOVEMBRE TORNA LA SETTIMANA SRI 27.09.2013 6
    • Dopo il successo della prima edizione, torna la Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile: il più importante appuntamento in Italia sul tema della finanza sostenibile. L’iniziativa, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, si svolgerà quest’anno in autunno, dal 5 al 12 Novembre, allineandosi con le principali SRI Week in Europa. Sono già quattordici gli appuntamenti confermati – anche quest’anno tutti ad ingresso gratuito – e più di trenta i promotori e gli sponsor coinvolti. Anche il mondo accademico contribuirà all’iniziativa con un evento che collegherà virtualmente le principali università italiane. Wise Society è Media Partner dell’evento. L’edizione 2013 si presenta più ricca anche dal punto di vista dei contenuti: sono molti gli argomenti che verranno approfonditi nel corso della manifestazione, con l’obiettivo di tracciare una panoramica completa e trasversale su un fenomeno complesso e differenziato come l’SRI. Un’attenzione particolare sarà dedicata al tema dell’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali. Tra gli altri argomenti oggetto di dibattito evidenziamo: il cambiamento climatico ed i rischi per il settore assicurativo, le nuove frontiere dell’impact investing e del responsible property investing, la possibile “svolta sostenibile” del mercato retail, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia. “Siamo particolarmente soddisfatti della qualità del calendario di questa edizione” afferma il Segretario Generale del Forum per la Finanza Sostenibile, Davide Dal Maso “Sarà una grande occasione di confronto, di riflessione e di promozione della teoria e della pratica dell’investimento responsabile. Sono certo che la parte della comunità finanziaria più attenta ai cambiamenti in atto saprà coglierla e valorizzarla”. NATIONAL ETHICAL INVESTMENT WEEK AROUND THE WORLD di Ilaria Bertini 15.10.2013 National Ethical Investment Week is not the only event to discuss, debate and celebrate ethical and sustainable investment. A range of other countriesacross Europe and in North America are hosting similar ones during October and November. The UK version was preceded in Europe by Sustainable and Responsible Investment (SRI) Week in the Netherlands (October 7-13). The event, organised by sustainable investment association VBDO, aims to “give private and professional investors more understanding of sustainable and responsible investment and to show why it is more profitable”. National Ethical Investment Week (NEIW) began on Sunday in the UK, bringing together charities, NGOs, financial advisers and religious groups to discuss ways to make sustainable investment go mainstream. There are various events in different cities, some open to all, others for investors only. NEIW wants to ensure that everyone “knows that they have green and ethical options when it comes to their financial decisions”. Read Blue & Green Tomorrow’s Guide to National Ethical Investment Week 2013 to find out more. Meanwhile, across the Channel in France, La Semaine Pour L’Investissement Responsable (Responsible Investment Week) began on Monday and runs until Sunday October 20, with various events taking place across the country. In Italy, the country’s sustainable investment forum has set its SRI Week event to run from November 5-12, promoting conferences in seminars in different cities about sustainable finance practices, impact investing , climate change and the impact of various social and environmental challenges on insurers. Elsewhere, the Spanish Social Investment Forum (SpainSIF)has scheduled an annual event for October 15, and in the US, the Conference on Sustainable, Responsible, Impact Investing will take place in Colorado from October 28-30. The US will focus on impact and community investment, ESG integration, shareholder engagement and environmental and energy investment. LA FINANZA PUÓ ESSERE SOSTENIBILE? di Beatrice Salvemini 7
    • 30.10.2013 Anche la cosiddetta finanza sostenibile ha i suoi fermi oppositori, i suoi seguaci convinti e chi sta nel mezzo; un po’ come le scelte alimentari e quelle sulla mobilità. Gli investimenti finanziari, di per sé, implicano rendite e tali rendite non sempre hanno origine dal lavoro né si limitano, una volta investite, a fornire guadagna derivanti dal lavoro del singolo. Quindi non si potrebbero effettivamente definire etiche né eque in un’ottica di corretta redistribuzione delle ricchezze. Eppure finanza e investimenti non si fermano di fronte a queste considerazioni. Ma almeno c’è chi si pone il problema di affrontare questi temi con un certo margine di sostenibilità e con meno iniquità possibile. Teoria del male minore? Sicuramente. E qui si può essere o meno d’accordo. Ma per chi fosse interessato, ecco le informazioni sulla settimana dell’investimento sostenibile e responsabile. Sono quattordici gli appuntamenti confermati – tutti a ingresso gratuito – e più di trenta i promotori e gli sponsor coinvolti. Anche il mondo accademico contribuirà all’iniziativa con un evento che collegherà virtualmente le principali università italiane. Verrà trattato anche il tema dell’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali. Tra gli altri argomenti oggetto di dibattito: il cambiamento climatico ed i rischi per il settore assicurativo, le nuove frontiere dell’impact investing e del responsible property investing, la possibile “svolta sostenibile” del mercato retail, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia. “L'Investimento Sostenibile Responsabile – spiegano i promotori - è la pratica in base alla quale considerazioni di ordine ambientale e/o sociale integrano le valutazioni di carattere finanziario che vengono svolte nel momento delle scelte di acquisto o vendita di un titolo o nell'esercizio dei diritti collegati alla sua proprietà. L'SRI si esplica attraverso la selezione di titoli di società, per lo più quotate, che soddisfano alcuni criteri di responsabilità sociale, cioè svolgono la propria attività secondo principi di trasparenza e di correttezza nei confronti dei propri stakeholder tra i quali, per esempio, i dipendenti, gli azionisti, i clienti ed i fornitori, le comunità in cui sono inserite e l'ambiente. Investitori sostenibili e responsabili possono essere sia i singoli individui (che operano direttamente o attraverso la mediazione dei gestori), che le istituzioni: fondazioni, fondi pensione, enti religiosi, imprese o organizzazioni non-profit”. RIFLETTORI PUNTATI SULL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE 01.11.2013 Si parte il 5 novembre, a Milano, con un importante convegno dedicato al ruolo dei risparmiatori. E si chiude a Roma, una settimana dopo: si parlerà di engagement e si conoscerà il vincitore della prima edizione del premio per l’investitore sostenibile. In mezzo eventi e convegni un po’ in tutta Italia. È le seconda volta che il nostro paese ospita la Settimana dell'Sri, dedicata all’investimento sostenibile e responsabile, sull’esempio delle “Sri Week” del resto d’Europa. Organizzata dal Forum per la finanza sostenibile, la settimana sarà un’occasione di confronto, di riflessione, ma anche di promozione della teoria e della pratica dell'investimento responsabile. Saranno 16 gli appuntamenti, tutti a ingresso gratuito, con 30 fra promotori e sponsor. Molti sono in programma a Milano e a Roma, ma le iniziative coinvolgeranno anche Bologna, Venezia e Napoli, e molte università italiane. Lamiafinanza Green è media partner della Settimana Sri. Ecco una panoramica degli appuntamenti in programma. Martedì 5 novembre Dalle 9 alle 16, a Milano, si svolge il convegno di apertura dal titolo Crescita, sostenibilità e coesione: il ruolo del risparmiatore. La sede è la sala Colonne del palazzo Giureconsulti, in piazza Mercanti 2. Il convegno è organizzato dal Forum per la finanza sostenibile, in collaborazione con: Camera di commercio di Milano e con il contributo di: Natixis Global Asset Management, Unipol Gf, Ubs Global Asset Management ed Etica Sgr. Nel corso della giornata sarà presentata la ricerca Gli italiani e la responsabilità sociale degli investimenti, realizzata da Doxametrics. Gli asset manager discuteranno delle opportunità offerte dal mercato Sri, e dopo un intervento del presidente del Censis Giuseppe de Rita, si parlerà di trasparenza, come elemento chiave per la credibilità dell’Sri. Nel pomeriggio sarà illustrata un’altra ricerca, a cura di Vigeo, dedicata a I fondi retail di investimento sostenibili e responsabili in Europa. Il Forum per la finanza sostenibile presenterà poi la risorsa multimediale Investi 8
    • Responsabilmente e l’Osservatorio permanente sull’Sri in Italia. A chiudere la prima giornata sarà a tavola rotonda Promuovere il mercato attraverso regole e incentivi. Mercoledì 6 novembre La Staffetta Sri delle università italiane coinvolgerà Ca’ Foscari a Venezia, l’università Aldo Moro di Bari, la Bocconi e il Politecnico di Milano, e le università di Roma Tor Vergata, di Parma e di Padova. In streaming web (http://streaming.cineca.it/finanzasostenibile/), dalle 9 alle 13,30, si susseguiranno interventi su temi che vanno dagli indici di sostenibilità alle performance degli investimenti Sri, dalla sostenibilità nel mondo della moda italiana alla responsabilità aziendale delle banche. Ancora a Milano (via De Castillia 28), dalle 11 alle 13, la fondazione Riccardo Catella organizza un seminario dedicato al Responsible property investing, rivolto agli investitori istituzionali. Nel pomeriggio, dalle 14,30 alle 18,30 il Circolo della stampa di corso Venezia 48 a Milano ospita un dibattito su Comunicazione Sri, frontiera sostenibile? Giovedì 7 novembre Dalle 9 alle 12, Make a Cube3 organizza un workshop dedicato al Social Venture Investing. Dedicato agli investitori professionali, l’evento si svolge a Milano in via Ampère 61/a. Dalle 10,30 alle 13,15 ci si sposta a Roma (sala Aldo Moro di Montecitorio) per discutere de Il ruolo dei policy maker nella regolamentazione dei mercati finanziari.Nel pomeriggio, dalle 14 alle 15 Febaf, la federazione delle associazioni finanziarie italiane (Abi, Ania, Assogestioni e Aifi) invita gli operatori a fare il punto su La Carta Sri un anno dopo. L’incontro si svolge alla sede del Cnel in viale Lubin 2, Roma. Stessa sede per l’altro evento che Febaf dedica agli investitori istituzionali: dalle 15 alle 18 si discute de L’investimento responsabile dei fondi pensione come strumento di democrazia economica. L’evento è realizzato in collaborazione con le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl e Uil. Venerdì 8 novembre A Bologna, dalle 9,45 alle 13, il Forum per la finanza sostenibile, in collaborazione con Sulla fame non si specula, organizza il dibattito: Investire responsabilmente in commodities: si può? L’incontro è ospitato dal Centro Unipol Bologna, Piazza Vieira De Mello, 3-5. Di nuovo a Milano (Hotel Four Seasons - Via Gesù 6/8): nell’ambito della Morningstar Etf Invest Conference Europe si parla di Investimenti responsabili nelle strategie di gestione passive. Dalle 11,30 alle 12,15. Nel pomeriggio, a Milano, la fondazione Cariplo organizza un convegno e una tavola rotonda dedicati a Social impact bond: la finanza al servizio dell’innovazione sociale? Si svolgerà dalle 14,30 alle 17,30, alla sala convegni Intesa Sapaolo in piazza Belgioioso 1. Sabato 9 novembre Giornata dedicata a L’economia a misura d’uomo. Approcci ed esperienze di economie in sintonia con lo sviluppo dell’uomo. Dalle 9 alle 17,30 il Centro congressi della fondazione Cariplo (via Romagnosi 8, Milano) ospita una ricca serie di interventi di esponenti di spicco del mondo dell'economia, della cooperazione, delle scienze psicologiche e sociali attorno ad una possibile human economy basata sulla consapevolezza, sulla comprensione e sul coraggio di includere la dimensione della solidarietà e della condivisione. L’evento è promosso dall’associazione Sat Italia, in collaborazione con Terra Institute. Lunedì 11 novembre A Venezia per parlare di cambiamento climatico. L’incontro promosso da Assicurazioni Generali è dedicato a Climate Change - Assicurazione, Finanza e Impresa: le vie del cambiamento. Si terrà dalle 9,30 alle 13 all’Università Ca’ Foscari. Finanza sostenibile, trasparenza e key performance indicator è invece il titolo dell’incontro promosso a Napoli dall’Ordine dei dottori commercialisti napoletani. Si svolgerà dalle 15 alle 19 alla sala conferenze dell’Ordine in piazza dei Martiri 30. A Milano si discute invece de La sostenibilità delle aziende italiane, dalle 15 alle 17,30 alla Sala Blu di Borsa italiana (piazza Affari 6). Nel corso dell’incontro verranno presentati i risultati dell’analisi realizzata da Ecpi, promotore dell’evento. Martedì 12 novembre Si svolge a Roma, dalle 9 alle 17,30, l’evento conclusivo, intitolato L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali. Nel corso della giornata saranno presentate le Linee guida sull’engagement per le forme di previdenza complementare. Due tavole rotonde saranno dedicate al racconto di case history sui temi dell’engagment, e nel pomeriggio si saprà chi è il vincitore della prima edizione dell’Investitore sostenibile. La giornata, ospitata dal Palazzo Altieri (piazza del Gesù 49), è promossa dal Forum per la finanza sostenibile, con il contributo di Axa investment managers, Dexia asset management, Generali investments Europe, Vontobel, e di Vigeo, Société Générale securities services. Dal 13 al 16 novembre A seguire la Settimana Sri, la Fondazione Lang e il Forum per la finanza sostenibile organizzano infine, a Milano, il corso Impact investing, la nuova asset class per una finanza sostenibile. Per ulteriori informazioni e per registrarsi agli eventi: www.settimanasri.it/. SETTIMANA SRI, DOMANI SI PARTE di Fausta Chiesa 04.11.2013 9
    • È ormai terminato il conto alla rovescia per la Settimana Sri. Partirà domani 5 novembre, a Milano, il più importante appuntamento italiano sulla finanza responsabile e sostenibile, organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile, una grande occasione di confronto, di riflessione e di promozione della teoria e della pratica dell’investimento responsabile. Su tutto il territorio nazionale si terranno eventi gratuiti per far conoscere e diffondere lo Sri (Sustainable and Responsible Investment). Ad aprire la “Settimana” sarà la conferenza “Crescita, sostenibilità e coesione: il ruolo del risparmiatore”, che si terrà, appunto, domani 5 novembre dalle 9 alle 16,30 a Palazzo Giureconsulti a Milano, dove sarà presentata la ricerca “Gli italiani e la responsabilità sociale degli investimenti”, cui seguirà una tavola rotonda con gli operatori, uno speech del presidente del Censis Giuseppe De Rita e, nel pomeriggio, una seconda tavola rotonda intitolata “Promuovere il mercato attraverso regole e incentivi”. Un’attenzione particolare sarà dedicata al tema dell’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali. Non a caso, infatti, a chiudere la Settimana sarà, il 12 novembre a Roma, la conferenza di profilo internazionale “L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali”. ETicaNews, media partner dell’iniziativa, seguirà entrambi gli eventi, quello di apertura e quello di chiusura, con una twittercronaca in diretta (hashtag #SettimanaSri). Molti gli argomenti che saranno approfonditi nel corso della manifestazione, con l’obiettivo di tracciare una panoramica completa e trasversale su un fenomeno complesso e differenziato come l’SRI. Tra questi, il cambiamento climatico e i rischi per il settore assicurativo, le nuove frontiere dell’impact investing e del responsible property investing, la possibile “svolta sostenibile” del mercato retail e il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia. A differenza della prima edizione che si è svolta l’anno scorso, quest’anno la settimana è stata programmata in concomitanza con le altre edizioni europee: si sono appena svolti il National Ethical Investment Week nel Regno Unito e la Semaine de l’Isr in Francia. In Italia la diffusione della finanza Sri è in ritardo rispetto ad altri Paesi europei. Per quale motivo? Lo spiega Davide Dal Maso, segretario generale del Forum. «Bisogna distinguere tra il ritardo del mercato istituzionale e quello del retail. In Italia i fondi pensione sono più giovani e più piccoli degli omologhi nel resto d’Europa, sono meno strutturati, hanno masse più piccole e di conseguenza sono meno pronti a investire in innovazione. Inoltre, hanno subìto cambi di regolamentazione molto frequenti negli ultimi anni. Nel mercato retail la dinamica è diversa. Qui è l’offerta che crea la domanda e c’è una responsabilità legata non tanto alle caratteristiche del risparmiatore, che sono analoghe a quelle degli altri Paesi europei, quanto al fatto che l’industria finanziaria italiana ha ancora un modello bancocentrico in cui contano le politiche commerciali delle banche e delle reti. Se non c’è un motivo particolare per innovare il prodotto, è difficile che sia la domanda a trainare l’innovazione». Ma è anche “colpa” dei media che danno pochissimo spazio alla finanza Sri? «Anche questo ha un peso – ammette Dal Maso – . Se fosse più dibattuto a livello pubblico ci sarebbe più attenzione da parte degli operatori finanziari. Dai risultati dalla ricerca che presenteremo durante la conferenza del 5 novembre, il profilo che emerge non è quello di un risparmiatore cinico, ma di un risparmiatore che chiede trasparenza e lealtà da parte dell’istituzione finanziaria». Per Dal Maso la finanza del futuro sarà sicuramente più Sri. «Oggi non ci sono più grandi alibi od ostacoli per non agire in tal senso: credo che si tratti solo di spingere una porta che è già aperta. Prima partiranno il mercato istituzionale dei fondi pensione e delle fondazioni, per fare massa critica. Poi sarà più facile proporsi anche al retail». AL VIA LA SETTIMANA ITALIANA DELLA FINANZA SOSTENIBILE 05.11.2013 Da oggi fino al 12 novembre si tiene la Settimana SRI, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Sono sedici gli appuntamenti confermati per l'edizione 2013 - anche quest'anno tutti a ingresso gratuito - e più di trenta i promotori coinvolti. Tra i temi che saranno approfonditi: l'engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali, il cambiamento climatico e i rischi per il settore assicurativo, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia, la "svolta sostenibile" del mercato retail. La Settimana SRI è promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. AL VIA LA SETTIMANA ITALIANA DELLA FINANZA SOSTENIBILE 10
    • 05.11.2013 Roma, 5 nov. Da oggi fino al 12 novembre si tiene la Settimana SRI, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. Sono sedici gli appuntamenti confermati per l'edizione 2013 - anche quest'anno tutti a ingresso gratuito - e più di trenta i promotori coinvolti. Tra i temi che saranno approfonditi: l'engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali, il cambiamento climatico e i rischi per il settore assicurativo, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia, la "svolta sostenibile" del mercato retail. La Settimana SRI è promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell'Ambiente e del Ministero dell'Economia e delle Finanze. AFP DAVIDE DAL MASO: “LA FINANZA SOSTENIBILE È PRONTA A SPICCARE IL VOLO” di Vincenzo Petraglia 13.11.2013 La Settimana SRI è stata l’occasione per incontrare Davide Dal Maso, segretario del Forum per la Finanza Sostenibile (www.finanzasostenibile.it), che ci aiuta a capire meglio il mondo della finanza collegata agli investimenti socialmente responsabili (Sri, acronimo di Sustainable and responsible investment). Siamo finalmente pronti per una finanza sostenibile? Potremo parlare un giorno veramente di finanza sostenibile? Diciamo che oggi molte più persone, anche tra gli addetti ai lavori, sono consapevoli del fatto che le vecchie ricette non funzionano più. La crisi ha messo in discussione modelli e convinzioni che sembravano granitici e le forme di finanza che venivano etichettate con un po’ di sufficienza come “alternative” vengono ora guardate con l’interesse che meritano. Insomma, credo che quegli elementi di cambiamento che nei decenni più recenti sono cresciuti in silenzio adesso siano nelle condizioni per esprimere tutto il proprio potenziale. Ad oggi, che posto occupano i fondi sostenibili e responsabili rispetto a quelli tradizionali? Si tratta ancora di una nicchia. In alcuni Paesi le percentuali sono più alte che in altri, ma complessivamente parliamo di quote minoritarie. Ma va detto che il grosso degli investimenti sostenibili e responsabili non è gestito in fondi, ma è nelle mani dei grandi investitori istituzionali, quindi fondi pensione, fondazioni, assicurazioni, casse previdenziali, e così via. In questo segmento, le cifre sono molto più importanti. In Europa le cose vanno meglio rispetto all’Italia? L’Italia ha una struttura di mercato diversa rispetto ai paesi del Nord Europa. In particolare, ha investitori previdenziali più giovani e con dimensioni mediamente più piccole. È naturale che in mercati più maturi queste pratiche siano più diffuse. Ci spieghi esattamente cosa sono questi fondi L’idea è che, quando si selezionano i titoli in cui investire, oltre a considerare gli aspetti strettamente economici, si guardino anche quelli ambientali, sociali e di governance. Se devo investire in un’impresa del settore dell’abbigliamento, per esempio, mi preoccuperò anche delle politiche e delle pratiche che applica nella scelta delle materie prime, nei processi produttivi, lungo la catena di fornitura, per essere sicuro che non venga danneggiato l’ambiente e vengano rispettati i lavoratori. Questo non solo per soddisfare un principio di giustizia, ma anche perché all’azienda, e quindi, indirettamente, all’investitore, un comportamento ambientalmente e socialmente proattivo alla fine conviene: evita rischi – di mercato, legali, reputazionali – e, se valorizza i propri comportamenti virtuosi, può ottenere un premio di prezzo presso i consumatori più attenti a questi temi. Chi può accedere a questi fondi? Ci possono accedere anche i privati? 11
    • Certo. Ormai l’offerta è ampia e soddisfa tutte le esigenze finanziarie in termini di rischio/rendimento e orizzonte temporale. C’è un investimento minimo per potervi accedere? Dipende dal prodotto, ma, in generale, quelli destinati al mercato retail hanno soglie molto basse. Dove sono nati questi fondi? La finanza etica ha storicamente una matrice religiosa. Nelle forme moderne, i primi strumenti di finanza responsabile sono nati negli Stati Uniti negli anni ’70. Poi, questa pratica si è estesa ad altri paesi ed è evoluta nelle forme. Oggi è l’Europa la regione più all’avanguardia. Quali sono i prodotti Sri più comuni? Se parliamo del mercato retail, sono i fondi comuni. E i settori in cui si trova una maggior concentrazione di fondi Sri? Parlando di asset class, i fondi Sri sono per lo più azionari, e gli ambiti di mercato in cui si investe sono un po’ tutti, in quanto la pratica delle esclusioni settoriali, fatta eccezione per settori quali, per esempio, le armi, il tabacco, il gioco d’azzardo, è minoritaria. In generale, si cercano, infatti, le imprese più sostenibili e responsabili in tutti i settori economici. Quali i settori più promettenti e con maggiori potenzialità? Se si parla di mercati, quello a maggior potenziale di crescita è indubbiamente quello previdenziale. I fondi pensione sono gli investitori sostenibili e responsabili per eccellenza. Quali sono le maggiori resistenze da parte dei risparmiatori/potenziali investitori rispetto a questo tipo di prodotti? Le nostre ricerche dimostrano chiaramente che c’è disponibilità, ma manca la conoscenza. Nel dubbio, si preferisce continuare a fare quello che si è sempre fatto, anche quando gli esiti non sono stati sempre felici. È verosimile che alcune aziende possano utilizzare il loro impegno in sostenibilità come uno strumento di maquillage e green washing? C’è ancora questo rischio? E se sì, come correre ai ripari? È un rischio inevitabile, anche se ormai i clienti, gli investitori, gli altri stakeholder sono sempre più informati e preparati. La rete permette un accesso alle informazioni facile e rapido. È molto più difficile di un tempo, per un’impresa, dichiarare una cosa e farne un’altra, perché il rischio di essere scoperti è alto e, se accade, le conseguenze possono essere molto serie. Chi controlla questi fondi? Chi ne garantisce la bontà? Quali sono insomma le garanzie per il risparmiatore? I fondi Sri hanno un livello di trasparenza che è ancora maggiore di quello dei fondi tradizionali, di per sé già alto. Devono dichiarare i principi cui si ispirano, le regole che si danno e i processi che adottano e rendicontare i risultati che ottengono. Non esiste una vera certificazione, ma, francamente, non se ne sente l’esigenza perché alla lunga è il mercato che giudica: premia quelli bravi, onesti e coerenti e viceversa. Esiste un sistema di rating? Quali sono i parametri di massima utilizzati? Esistono diversi sistemi di rating sulle società oggetto di investimento, non sui fondi. Registriamo un processo di lenta convergenza degli standard di valutazione, ma ogni agenzia di rating ESG (Environment, Social and Governance, ovvero appunto le politiche ambientali, sociali e di governance societarie, ndr) ha la propria metodologia. Quindi può accadere che la stessa società abbia rating ESG diversi a seconda dei criteri utilizzati da chi la valuta. Quanto stanno rendendo i prodotti Sri? I loro rendimenti sono equiparabili a quelli tradizionali? È difficile rispondere, perché Sri non è un asset class, è uno stile di investimento. E può essere applicato in modi diversi. I risultati variano molto a seconda delle definizioni che si utilizzano e dei periodo temporali che si considerano. Alla fine, tutto dipende dalla qualità della gestione. Così come non è vero che l’investimento Sri è meno remunerativo di un investimento tradizionale, non si può dire che sia sempre vero il contrario. Perché bisognerebbe preferire i prodotti Sri a quelli tradizionali? Quali i maggiori vantaggi e opportunità? I prodotti Sri sono meno volatili e meno rischiosi. In generale, infatti, l’Sri è un approccio non speculativo, che guarda alla creazione di valore nel medio-lungo periodo. È, quindi, particolarmente adatto a un investitore prudente e paziente, non certo al classico investitore che “gioca in borsa”! Siti web STA PER INIZIARE LA SETTIMANA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE E RESPONSABILE 06.10.2013 12
    • Dopo il successo della prima edizione, torna la Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile: il più importante appuntamento in Italia sul tema della finanza sostenibile. L’iniziativa, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, si svolgerà dal 5 al 12 Novembre, allineandosi con le principali SRI Week in Europa. Sono sedici in totale gli appuntamenti confermati in tutta Italia – anche quest’anno tutti ad ingresso gratuito – e più di trenta i promotori e gli sponsor coinvolti. Potete trovare il calendario completo qui: http://www.settimanasri.it/calendario-2013/?cid=all&month=11&yr=2013/ SETTIMANA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE 06.10.2013 Si svolgerà dal 5 al 12 Novembre la seconda edizione della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile: 17 appuntamenti in tutta Italia per parlare di finanza sostenibile.Tra i temi che verranno approfonditi nell’ambito della seconda edizione: l’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali, il cambiamento climatico ed i rischi per il settore assicurativo, le nuove frontiere dell’impact investing e del responsible property investing e dei social impact bond, la possibile “svolta sostenibile” del mercato retail, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia. La Settimana SRI è promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. DAL 5 AL 12 NOVEMBRE SI SVOLGERÁ LA SECONDA EDIZIONE DELLA SETTIMANA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE E RESPONSABILE 16.10.2013 L’iniziativa, organizzata e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile con il patrocinio del Ministero dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, si sostanzia in una serie di eventi, che interessano tutto il territorio nazionale, aventi lo scopo promuovere e diffondere la pratica dell’SRI (Sustainable and Responsible Investment). La settimana dell’SRI si basa su un format già consolidato in altri Paesi europei come Francia ed Inghilterra, e si svolgerà allineamento con le altre SRI Week europee. A chiudere la Settimana, una conferenza di profilo internazionale sul tema dell’engagement che coinvolgerà ospiti di eccellenza e terminerà con la cerimonia di premiazione dell’Investitore Istituzionale Sostenibile dell’Anno. Per maggiori informazioni vai al sito della Settimana SRI. VIA IL 5 NOVEMBRE ALLA SETTIMANA SRI 21.10.2013 Partirà il 5 novembre, per concludersi il 12 novembre, la Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile: 17 appuntamenti in tutta Italia per parlare di finanza sostenibile. 13
    • Tra i temi che verranno approfonditi nell’ambito della seconda edizione: l’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali, il cambiamento climatico e i rischi per il settore assicurativo, le nuove frontiere dell’impact investing e del responsible property investing e dei social impact bond, la possibile “svolta sostenibile” del mercato retail, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia. La Settimana SRI è promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. La partecipazione agli eventi è gratuita, previa registrazione all’indirizzo mail eventi@finanzasostenibile.it SETTIMANA PER LA FINANZA SOSTENIBILE 30.10.2013 Dopo il successo della prima edizione torna la Settimana SRI: la principale iniziativa in Italia per parlare di finanza sostenibile. Sono sedici gli appuntamenti confermati per l’edizione 2013 - anche quest’anno tutti a ingresso gratuito e più di trenta i promotori coinvolti. Tra i temi che saranno approfonditi: l’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali, il cambiamento climatico e i rischi per il settore assicurativo, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia, la “svolta sostenibile” del mercato retail. La Settimana SRI è promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, di cui il WWF è socio, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. SETTIMANA SRI 31.10.2013 La Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile (5-12 novembre 2013) rappresenta il culmine dell’attività del Forum per la Finanza Sostenibile (FFS) e si sostanzia in una serie di eventi, che interessano tutto il territorio nazionale, aventi lo scopo promuovere e diffondere la pratica dell’SRI (Sustainable and Responsible Investment). L’iniziativa, che si basa su un format già consolidato in altri Paesi europei come Francia ed Inghilterra, è organizzata e coordinata dal FFS e beneficia della collaborazione di altri soggetti promotori, soci del Forum o che ne condividono la missione. SETTIMANA DELLA FINANZA RESPONSABILE 04.11.2013 CSSPD.it L’iniziativa, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, si svolgerà dal 5 al 12 Novembre, allineandosi con le principali SRI Week in Europa. Diciassette gli appuntamenti confermati per l’edizione 2013 con più di trenta promotori coinvolti. Dopo il successo della prima edizione, torna la Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile: il più importante appuntamento in Italia sul tema della finanza sostenibile. 14
    • L’edizione 2013 si presenta più ricca anche dal punto di vista dei contenuti: sono molti gli argomenti che verranno approfonditi nel corso della manifestazione, con l’obiettivo di tracciare una panoramica completa e trasversale su un fenomeno complesso e differenziato come l’SRI. Sono diciassette gli appuntamenti confermati per l’edizione 2013 - anche quest’anno tutti a ingresso gratuito - e più di trenta i promotori coinvolti. L’iniziativa, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, si svolgerà dal 5 al 12 Novembre, allineandosi con le principali SRI Week in Europa. Aumentano i promotori dell’iniziativa - Soci del Forum o che ne condividono la mission - che animeranno la Settimana con incontri e seminari su tutto il territorio nazionale. Risulta già confermato ad oggi l’impegno di Avanzi, BCC Credito Cooperativo, ETica News, FeBAF, Fondazione Cariplo, Fondazione Lang Italia, Fondazione Riccardo Catella, Hines Italia SGR, l’Ordine dei Dottori Commercialisti di Napoli, Morningstar e delle principali confederazioni sindacali. Anche il mondo accademico contribuirà all’iniziativa con un evento che collegherà virtualmente le principali università italiane. Un’attenzione particolare sarà dedicata al tema dell’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali. Tra gli altri argomenti oggetto di dibattito evidenziamo: il cambiamento climatico ed i rischi per il settore assicurativo, le nuove frontiere dell’impact investing e del responsible property investing, la possibile “svolta sostenibile” del mercato retail, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia. SETTIMANA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE E RESPONSABILE 05.11.2013 II edizione Dal 5 al 12 novembre 2013 Apertura: Camera di Commercio, Milano Chiusura: Scuderie di Palazzo Altieri, Roma Forum per la Finanza Sostenibile Il più importante evento in Italia sul tema dell’investimento sostenibile e responsabile La seconda edizione della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile si svolgerà nella prima metà di Novembre 2013, in allineamento con le altre SRI Week europee. A chiudere la Settimana, una conferenza di profilo internazionale sul tema dell’engagement che coinvolgerà ospiti di eccellenza e terminerà con la cerimonia di premiazione dell’Investitore Istituzionale Sostenibile dell’Anno. 14 eventi su tutto il territorio italiano. Più di 30 partner e sponsor coinvolti. Relatori italiani ed internazionali di alto profilo. Martedì 5 Novembre 2013 Evento di apertura Camera di Commercio, Milano Rilanciare il mercato retail con una svolta sostenibile Un confronto con gli operatori del settore introdotto da Giuseppe De Rita, Presidente CENSIS. Martedì 12 Novembre 2013 Evento conclusivo Scuderie di Palazzo Altieri, Roma L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali L’evento si chiuderà con la cerimonia di premiazione dell’Investitore Sostenibile dell’Anno. Seguirà calendario e programma dettagliato degli eventi. Tutti gli aggiornamenti su: www.settimanasri.it Si prega di confermare la propria presenza a: eventi@finanzasostenibile.it Per maggiori informazioni: +39 02 30516028 – info@finanzasostenibile.it COMINCIA LA SETTIMANA ITALIANA DELLA FINANZA SOSTENIBILE 05.11.2013 15
    • Da oggi fino al 12 novembre si tiene la Settimana SRI, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Dopo il successo della prima edizione torna la Settimana SRI: la principale iniziativa in Italia per parlare di finanza sostenibile. Sono sedici gli appuntamenti confermati per l’edizione 2013 - anche quest’anno tutti a ingresso gratuito e più di trenta i promotori coinvolti. Tra i temi che saranno approfonditi: l’engagement come nuova opportunità per gli investitori istituzionali, il cambiamento climatico e i rischi per il settore assicurativo, il ruolo dei decisori politici nella promozione di una cultura della sostenibilità in Italia, la “svolta sostenibile” del mercato retail. La Settimana SRI è promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. SETTIMANA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE E RESPONSABILE: IL PIÙ IMPORTANTE APPUNTAMENTO IN ITALIA SUL TEMA DELLA FINANZA SOSTENIBILE 12.11.2013 Dopo il successo della prima edizione, torna la Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile: il più importante appuntamento in Italia sul tema della finanza sostenibile. L’iniziativa, promossa e coordinata dal Forum per la Finanza Sostenibile, si svolgerà quest’anno in autunno, dal 5 al 12 Novembre, allineandosi con le principali SRI Week in Europa. Sono sedici in totale gli appuntamenti confermati su tutto il territorio nazionale – anche quest’anno tutti a ingresso gratuito – e più di trenta i promotori e gli sponsor coinvolti. Tra i temi caldi: engagement e azionariato attivo, impact investing, cambiamento climatico. Il Premio per l’investitore sostenibile dell’anno, lanciato dal Forum per la Finanza Sostenibile nell’ambito della prima Giornata Italiana dell’SRI, nasce con l’obiettivo di stimolare il mercato istituzionale italiano a compiere ulteriori passi avanti nell’adozione di politiche di investimento responsabili, creando un’occasione di visibilità per quegli investitori che già hanno scelto di integrare strategie SRI (Sustainable and Responsible Investment) nella gestione delle risorse finanziarie. Sei sono le categorie di investitori ammesse a concorrere: forme di previdenza complementare, casse di previdenza professionali, fondazioni (di qualunque emanazione), compagnie di assicurazione, enti religiosi e non profit ed imprese (ma solo nell’ambito dell’attività di gestione del patrimonio mobiliare di competenza). A valutare le iniziative sarà una Giuria indipendente di esperti del settore, che considererà in particolar modo l’impatto generato e l’innovatività delle proposte. La cerimonia di premiazione dell’Investitore sostenibile dell’anno si terrà a Roma martedì 12 Novembre 2013, al termine della conferenza conclusiva della Settimana SRI. Consulta il calendario dell’evento. 16
    • La Settimana SRI 2013 – Rassegna stampa eventi 5 Novembre 2013 “Crescita, sostenibilità e coesione: il ruolo del risparmiatore” Agenzie IL 45% DEGLI INVESTITORI DIREBBE SÍ A INVESTIMENTI RESPONSABILI 06.11.2013 Roma, 6 nov. - (Adnkronos) - Il 45% degli investitori sarebbe disposto ad investire parte dei suoi risparmi in investimenti sostenibili e responsabili e il 18% dichiara di averte investito in aziende che hanno politiche di sostenibilità sociale e ambientale. E' quanto emerge dalla ricerca 'Il risparmiatore responsabile' curata da Doxametrics presentata in occasione della Settimana dell'investimento sostenibile e responsabile promossa dal Forum per la finanza sostenibile in programma fino al 12 novembre. L'indagine ha preso in considerazione un campione di oltre 1000 investitori privati, tra i 30 e 50 anni. Sul livello di conoscenza della materia, dalla ricerca emerge che il 48% del campione ha sentito parlare di investimenti sostenibili e responsabili ma non sa esattamente di cosa si tratta: il 29% non ne ha mai sentito parlare, e solo il 23% sa di cosa si tratta. Il 43% degli intervistati ritiene che i temi ambientali, sociali e di buon governo di impresa impattano 'abbastanza' nel mondo della finanza e delle banche; poco per il 27%. I concetti che si associano quando si parla di investimenti responsabili sono: tutela dell'ambiente (46%); rispettare i diritti sociali e umani (42%); trasparenza negli investimenti (40%) e rispetto e tutela del cliente (40%). Quanto all'approccio agli investimenti, il 43% considera 'abbastanza' importante essere messo al corrente della sostenibilità ambientale e sociale dei suoi investimenti; 'molto' per il 23%; poco per il 27% e 'per niente' per il 7%. Il 36% per poter effettuare questo tipo di investimento si rivolgerebbe ad una banca . IMPRESE/RESPONSABILITÀ SOCIALE: 61% AZIENDE INVESTE NONOSTANTE CRISI 07.11.2013 (OM NIM ILANO) Milano, 07 NOV - Responsabilità sociale in azienda: gli imprenditori milanesi continuano a crederci e mantengono i propri investimenti in CSR nonostante la crisi nel 61,4% dei casi, solo uno su tre li riduce. Lo fanno principalmente per motivazioni etiche e solo secondariamente per promuovere l’immagine aziendale. Rispetto dell’ambiente (33%) e tutela dei lavoratori (29,1%) le aeree di intervento più significative. Vantaggi fiscali, finanziamenti agevolati e formazione ad hoc: sarebbero secondo gli imprenditori gli strumenti più utili per promuovere tali prassi “virtuose”. Emerge da un’indagine della Camera di commercio di Milano su 400 imprese di Milano e provincia con metodo CATI realizzata a giugno 2013 attraverso DigiCamere Scarl. 17
    • Sì è tenuta a Palazzo Giureconsulti la giornata di apertura della Settimana SRI (5-12 novembre), organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile in collaborazione con la Camera di Commercio di Milano. Presentata la prima ricerca in Italia sul risparmiatore responsabile. Trasparenza, fiducia ed efficacia nella comunicazione le parole chiave. Per maggiori informazioni e materiali, sito web della Settimana SRI ( www.settimanasri.it). “La Camera di commercio - ha dichiarato Federica Ortalli, membro di giunta della Camera di commercio di Milano - è da tempo attiva nel promuovere e sostenere, anche attraverso uno sportello dedicato, le azioni di responsabilità sociale messe in atto dalle imprese che possono rappresentare un concreto fattore di competitività, credibilità e attrattività, soprattutto se il mercato finanziario diventa sempre più attento a premiare tali prassi. Per questo la Camera di commercio ha partecipato a questa iniziativa volta a sensibilizzare operatori e risparmiatori sul tema dell'investimento e della finanza sostenibile" Quotidiani e settimanali IL 54% DEI FONDI ETICI È AZIONARIO 02.11.2013 18
    • GLI INVESTIMENTI RESPONSABILI PIACCIONO. MA AGLI OPERATORI SERVE PIÙ CHIAREZZA. di Andrea Di Turi 06.11.2013 19
    • INVESTIMENTI: IL 45% DEI RISPARMIATORI DIREBBE SÍ A QUELLI RESPONSABILI 09.11.2013 COSA NASCONDE LA CORSA AL RISPARMIO di Marco Lo Conte 23.11.2013 20
    • Quotidiani e testate online UNA PIATTAFORMA PER SCEGLIERE IN MODO CONSAPEVOLE di Rosaria Barrile 05.11.2013 Investire in modo responsabile, scegliendo il prodotto più adatto alle proprie esigenze tra quelle proposti sul mercato finanziario, d’ora in poi sarà più semplice. Grazie al Forum della finanza sostenibile le informazioni relative agli strumenti e agli emittenti saranno finalmente più accessibili anche al piccolo risparmiatore. In occasione della prima giornata di apertura della Settimana Sri, è stato presentato ufficialmente un progetto che intende non solo raccogliere tutti i dati sul settore degli investimenti sostenibili in un’unica piattaforma web ma anche renderli rapidamente consultabili da tutti, risparmiatori privati e addetti ai lavori. Il progetto prevede lo sviluppo di due strumenti informativi: la piattaforma multimediale “Investi-re-sponsabilmente” e l’Osservatorio permanente sugli investimenti sostenibili e responsabili. La piattaforma, la cui idea originaria risale al 2008, con il programma Investire con i piedi per terra, comprende diverse sezioni: una mini guida aiuta a comprendere cosa si intende per investimento responsabile e illustra le strategie 21
    • prevalenti sul mercato italiano, ognuna contraddistinta da specifici obiettivi e metodologia; completano il tutto un glossario e un blog, in cui individuare i temi chiave del settore. A breve verrà lanciato all’interno della piattaforma un test che consentirà a ciascun potenziale risparmiatore di misurare la propria conoscenza e la propensione o meno all’investimento socialmente responsabile. Ma la parte più ricca del sito è quella relativa ai prodotti. Il Forum della finanza sostenibile, che ogni hanno divulga un rapporto in grado di fotografare lo stato della finanza Sri, compie infatti un balzo in avanti nel monitoraggio del fenomeno con la pubblicazione aggiornata delle schede relative ai singoli prodotti di investimento o di previdenza che investono secondo criteri Sri. In una prima fase saranno riportati soltanto i prodotti resi disponibili dagli operatori italiani; presto seguiranno i prodotti collocati in Italia da gestori esteri. Realizzato grazie alla collaborazione con Mefop per i fondi pensione e con Morningstar per i fondi di investimento, il database dei prodotti, in forma semplificata, può essere consultato facendo ricorso a vari filtri: per tipologie di investimento o per strategie di sostenibilità scelta dalla società emittente. Quest’ultimo parametro, più sofisticato, comprende i sei criteri prevalenti sul mercato italiano: esclusioni, convenzioni internazionali, best in class, investimenti tematici, engagement, impact investing. Una volta individuato il prodotto è possibile tramite un link consultare la scheda tecnica elaborata da Morningstar e Che fornisce informazioni relative alle performance, al grado di rischio e ai costi del prodotto. Il progetto più ampio che ha portato allo sviluppo della piattaforma è quello dell’Osservatorio permanente sugli investimenti sostenibili e responsabili. Per la prima volta in Italia verrà messo a disposizione anche dei non addetti ai lavori un monitoraggio organico e permanente del mercato italiano dei prodotti di investimento Sri. Le informazioni, che verranno aggiornate al primo semestre di ogni anno, saranno alimentate tramite la raccolta di dati pubblici, l’invio di schede alle società emittenti e la consueta indagine annuale condotta dal Forum. INVESTIMENTI SRI, TANTO INTERESSE MA POCA CONOSCENZA 05.11.2013 Il potenziale degli investimenti Sri (Sustainable and responsible investment) è elevato. Nel 47% dei casi gli investitori privati si dichiarano disposti a modificare le proprie scelte di investimento a favore di prodotti Sri: il 45% del campione li prenderebbe, infatti, in considerazione in caso di proposta. Lo ha messo in luce la ricerca sul “risparmiatore responsabile” realizzata da Doxametrics e presentata oggi in apertura della settimana Sri 2013. C'è quindi una predisposizione positiva da parte dei risparmiatori, e anche gli investitori privati si dimostrano aperti verso gli aspetti di sostenibilità e responsabilità, ma ritengono centrali la chiarezza e la trasparenza nella gestione degli investimenti e nella comunicazione con il mercato. Il driver più forte continua a essere la fiducia verso il proprio gestore. Il problema è che l'offerta di prodotti sostenibili e responsabili oggi non è adeguatamente supportata a livello informativo. C'è infatti ancora una conoscenza moto limitata di questi prodotti di investimento. Dalla ricerca di Doxametrics infatti risulta che solo il 23% degli investitori sa esattamente di cosa si tratta. C'è quindi molto spazio di miglioramento e di crescita in questo settore. Lo studio mette infatti in luce come gli strumenti di comunicazione e la mediazione offerta attualmente dagli intermediari (banche, assicurazioni, promotori) “non sono adeguati e sufficienti per generare consapevolezza su questi temi”. Il valore aggiunto dei prodotti Sri “dovrà essere trasferito dall'intermediario al risparmiatore con una comunicazione efficace che sia in grado di informare ed educare”, conclude la ricerca. GLI ITALIANI CI SONO, ORA TOCCA AGLI SRI di Fausta Chiesa 06.11.2013 22
    • Trasparenza, formazione e informazione. Sono i temi che hanno caratterizzato gli interventi e le presentazioni del convegno “Crescita, sostenibilità e coesione: il ruolo del risparmiatore” che ha aperto ieri a Milano la Settimana Sri, promossa e organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile. ETicaNews, in qualità di media partner, ha seguito l’evento in twittercronaca (vedi una ampia sintesi dei tweet). Dal punto di vista del risparmiatore, ma anche da quello degli addetti ai lavori come i promotori finanziari, la finanza etica ha un compito: farsi conoscere di più. L’interesse c’è e lo ha dimostrato l’indagine di DoxaMetrics “Gli italiani e la responsabilità sociale degli investimenti” condotta su un campione di oltre mille investitori privati tra i 30 e i 50 anni che hanno investito almeno 1.000 euro nell’ultimo anno. Soltanto il 23% del campione dichiara di sapere esattamente che cos’è lo Sri (sustainable and responsabile investment) e il 48% ne ha sentito parlare. Sri per gli intervistati significa prevalentemente ambiente e diritti umani, ma anche trasparenza degli investimenti e rispetto e tutela del cliente. Il 45% si è dichiarato disposto a investire nello Sri e il 47% a modificare le proprie scelte di investimento a favore di aziende che si differenziano positivamente per lo Sri. C’è, quindi, una predisposizione positiva da parte dei risparmiatori. Ma allora perché la finanza Sri rappresenta in Italia soltanto poco più di 2 miliardi di euro e lo 0,2% del totale degli investimenti? Il problema è che l’offerta di prodotti sostenibili e responsabili oggi non è divulgata e questo forse per “colpa” delle banche e delle assicurazioni, che ancora continuano a essere il punto di riferimento dei risparmiatori, rimanendo l’intermediario di elezione. Dalla ricerca emerge, infatti, che nei confronti degli intermediari non c’è nessuna fiducia in generale (50%), ma che nei confronti della propria banca il discorso cambia e l’italiano continua a fare affidamento al proprio gestore. Per Manuela Mazzoleni di Assogestioni l’investimento Sri è ancora di nicchia ma c’è una domanda latente. Il problema è la conoscenza anche da parte degli addetti ai lavori, come è emerso anche dalle tavole rotonde “Gli operatori di fronte all’offerta del mercato Sri” e “Promuovere il mercato attraverso regole e incentivi”. «Il livello di conoscenza dello Sri oggi è scarso anche tra addetti ai lavori - ha ammesso Joe Capobianco, direttore generale dell’Organismo per la tenuta dell’albo dei promotori finanziari - e si studia solo se il cliente interessato lo chiede». La Francia è diventata leader europea della finanza Sri (pesa per il 35% e il fondo etico più grandi in Europa è di Bnp Paribas, secondo i dati presentati da Vigeo) perché – ha detto Jens Peers di Natixis – è stata fatta molta educazione finanziaria. Per Gian Franco Guazzugli di Anasf bisogna formare gli operatori. Per Simone Rosti di Ubs la finanza Sri deve uscire dal recinto dell’autoreferenzialità e arrivare al retail. Per Simone Matteucci di Unipol è necessario fare un salto di qualità ed enfatizzare i risultati concreti ottenuti, un passaggio di mentalità importante se si vuole conquistare la fiducia degli investitori. Di trasparenza dell’intera offerta e non soltanto del singolo prodotto e di correttezza individuale ha parlato anche il presidente del Censis Giuseppe De Rita, che ha fatto notare come oggi gli italiani vivano un ritorno alla sobrietà e a valori diversi da quelli passati che la crisi sta facendo riscoprire. Se di trasparenza c’è bisogno, in Europa Eurosif ha contribuito alla sua diffusione e oggi circa 600 sui 900 fondi Sri retail esistenti hanno adottato il Transparency Code. Per Alessandra Viscovi, direttore generale di Etica sgr e presidente del Forum per la Finanza Sostenibile, esiste un problema di conoscenza per cui è cruciale utilizzare una definizione che si dà della finanza etica e un linguaggio comprensibili ed è per questo che il Forum ha validato una definizione dell’investimento Sri. Anche per Carlo Piarulli, presidente di Adiconsum Lombardia, c’è un problema di informazione e di conoscenza dei prodotti Sri, che deve essere colmata anche perché, ha ammesso, «bisogna prevenire con l’informazione, perché tutte le carte che mi arrivano sul tavolo sono già a danno avvenuto». Per colmare la lacuna, il Forum per la Finanza Sostenibile ha creato una piattaforma web (www.investiresponsabilmente.it) dove è possibile capire che cosa è lo Sri, con un osservatorio permanente sui prodotti. RISPARMIATORI RESPONSABILI, MA POCO INFORMATI di Rosaria Barrile 06.11.2013 Cresce presso i risparmiatori la consapevolezza circa l’esistenza di prodotti di investimento alternativi a quelli tradizionali, definiti secondo logiche responsabili e sostenibili. Ma non cresce di pari passo la conoscenza delle opportunità attualmente già esistenti sul mercato. A pesare anche una relazione con gli intermediari finanziari spesso poco soddisfacente. Il potenziale dei prodotti Sri, elevato in termini commerciali, viene infatti a scontrarsi con una comunicazione inefficiente allo sportello. In pratica, per far sì che tale tipologia di investimento possa finalmente affermarsi e trovare il suo spazio nei portafogli degli italiani, banche, assicurazioni e promotori devono fare la loro parte e cambiare il modo in cui tale proposta viene formulata al momento della consulenza. 23
    • E’ la conclusione a cui giunge una ricerca condotta da Doxametrics e realizzata nel mese di settembre per il Forum per la finanza sostenibile e presentata nel corso della Settimana Sri. L’indagine ha preso come panel di riferimento un campione di risparmiatori – tra i trenta e i cinquant’anni - con un profilo culturale e patrimoniale più evoluto rispetto alla popolazione italiana e all’investitore “medio”. Tra i requisiti fondamentali per rispondere al questionario vi era infatti l’aver investito almeno mille euro nell’ultimo anno. Il dato più significativo, e di sicuro interesse per chi tali prodotti di investimenti li mette a punto o li propone tramite le reti distributive, è il potenziale commerciale dei prodotti Sri: nel 47% dei casi gli investitori privati si sono dichiarati disposti a modificare le proprie scelte di investimento a favore di prodotti Sri e ben il 45% li prenderebbe in considerazioni in caso di una proposta specifica da parte del proprio consulente finanziario. I risparmiatori rivelano infatti un’apertura verso gli aspetti di sostenibilità ma richiedono chiarezza e trasparenza sia nella fase di proposta sia nella gestione degli investimenti. Ed è proprio nella mancanza di trasparenza che l’industria dei prodotti Sri finisce con l’arenarsi: l’offerta non è adeguatamente supportata a livello informativo e la conoscenza di tale alternativa all’investimento tradizionale si ferma al 23% del campione. Tale conoscenza risulta inoltre superficiale: manca una caratterizzazione specifica dei diversi strumenti finanziari – fondi comuni, fondi pensioni, e altro - in senso Sri. I concetti associati al termine “investimento responsabile” sono infatti molto eterogenei: il 46% del campione totale fa riferimento alla tutela ambientale, il 42% al rispetto dei diritti sociali e umani, il 40% alla trasparenza negli investimenti e alla tutela del cliente, il 34% a rendimenti sicuri, il 31% all’esclusione delle imprese dei settori quali armi e pornografia, il 30% al finanziamento di progetti sociali e ambientali. A dimostrare quanto la strada sia ancora lunga è quel 48% che dichiara di aver sentito parlare di prodotti Sri, ma non è in grado di dare una definizione precisa di tale tipologia di investimento. SRI, IN EUROPA I FONDI ARRIVANO A QUOTA 922 06.11.2013 Sebbene inizialmente colpito dalla crisi, l’investimento Sri ha saputo mantenere costanti le masse gestite e riprendere velocemente la crescita degli asset. Secondo la ricerca Green, Social and Ethical Funds in Europe 2013, realizzata da Vigeo in collaborazione con Mornigstar e presentata in occasione della seconda Settimana Sri in Italia, a giugno 2013 i fondi socialmente responsabili in Europa sono aumentati del 4%, arrivando a quota 922, in crescita rispetto agli 884 dello scorso anno, con un patrimonio gestito che si è portato a 108 miliardi, il 14% in più rispetto al 30 giugno 2012. La ricerca, ormai nella sua tredicesima edizione, ha confermato quindi il trend in atto nell’industria dei fondi socialmente responsabili in Europa: una crescita iniziata nel ’99 e interrotta solo nel 2008 da una pausa di consolidamento per la crisi dei mercati finanziari. Per la prima volta, però, dopo anni di crescita ininterrotta, la Francia è scesa del 7% in termini di patrimonio, rimanendo comunque il mercato principale in Europa, davanti all’Inghilterra. Al terzo posto si sono collocati a pari merito Olanda e Svizzera. Anche in Italia però qualcosa si sta muovendo. “In un contesto fortemente differenziato per paese, l’Italia cresce nel panorama del fondi Sri retail europei – spiega Federico Pezzolato, responsabile della ricerca per Vigeo, che poi aggiunge che “le masse gestite al 30 giugno 2013 hanno superato i 2,3 miliardi di euro, in aumento del 24% rispetto all’anno scorso, contribuendo al trend positivo riscontrato a livello continentale”. Tuttavia il nostro Paese è ancora molto lontano dagli altri colossi europei. “Sul totale degli asset gestiti, l’Sri in Italia pesa l’1,2%, ancora lontano dalla media europea”, conferma infatti Pezzolato. Dalla ricerca, risulta infatti che in Italia ci sono solo 12 fondi Sri retail, un numero molto basso rispetto ai 238 della Francia, e che i tre fondi più grandi sono Pioneer Fds Global Ecology (926 milioni di euro), Pioneer Obbl EurCorp Etico (264 milioni) e Etica Obbligazionario Misto (235 milioni). “Quello Sri è senz’altro un mercato in espansione, l’interesse c’è ma va stimolato. Per questo è necessario informare in modo chiaro e dettagliato gli investitori, non solo esplicitando criteri e politiche ma anche enfatizzando gli elementi concreti e misurabili di maggior valore aggiunto, che le imprese selezionate attraverso criteri di sostenibilità possono fornire alla società nel suo complesso”, ha detto Simone Matteucci di Unipol, partecipando alla seconda Settimana Sri 24
    • in Italia, mentre Simone Rosti di Ubs ha aggiunto che “è necessario fare un salto di qualità” e che “il compito degli operatori è proporre prodotti di investimento sostenibili in grado di interessare il mercato mainstream e quindi di uscire dall’auto referenzialità”. CONIUGARE PROFITTO E CODICE ETICO È LA SFIDA DELLA FINANZA SOSTENIBILE di Vincenzo Petraglia 11.11.2013 La profonda crisi economica che stiamo attraversando ci pone in maniera sempre più pressante di fronte alla necessità di ripensare il mondo della finanza, abbandonandone l’aspetto più prettamente speculativo e recuperandone invece il legame con l’economia reale. Una finanza sostenibile, basata sul rispetto di un codice etico, capace di coniugare il profitto per gli investitori e la salvaguardia degli interessi altrui e del mondo in cui viviamo, rappresenta senz’altro una delle possibili risposte al problema. Di questo e degli strumenti pratici per attuare un nuovo modello finanziario si è parlato nel corso della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile (Sri) con eventi, dibattiti e tavole rotonde in diverse città italiane, promossa dal Forum per la Finanza Sostenibile (www.finanzasostenibile.it). «Uno degli scopi fondamentali della finanza sostenibile – ha sottolineato a Milano, nel corso della giornata di apertura, Alessandra Viscovi, presidente del consiglio di amministrazione del Forum – è creare valore per l’investitore attraverso una strategia orientata al lungo periodo, tale da ridurre al minimo il rischio d’investimento grazie a una governance guidata da considerazioni di natura etica, ambientale e di salvaguardia dei diritti umani. Scandali ed errori del passato hanno d’altronde ampiamente dimostrato che la non attenzione da parte delle aziende a tutto ciò conduce a una perdita di reputazione nei confronti degli stakeholder, con conseguenze devastanti sui propri titoli. Ecco perché investire in fondi sostenibili e responsabili conviene, sia perché si contribuisce al bene comune sia perché si rende più sicuri e affidabili nel tempo i propri investimenti». Uno degli elementi di fondo emersi nella Settimana dell’Sri è proprio la necessità di superare la vecchia logica della beneficenza legata ai fondi etici. «Nell’immaginario collettivo italiano – ha spiegato sempre nel corso della giornata di apertura milanese Tiziana Togna, condirettore centrale della Consob – i prodotti di investimento socialmente responsabile sono spessissimo ancora ricondotti alla semplice vecchia logica del fare del bene attraverso onlus e quant’altro, ma in realtà oggi i fondi Sri non sono più soltanto questo. Investire in fondi etici può voler dire anche questo, certo, ma significa pure contribuire allo sviluppo di un Paese perché fanno capo ad aziende che nel loro modus operandi salvaguardano il bene comune attraverso, per esempio, la salvaguardia dell’ambiente, dei diritti dei lavoratori e quant’altro. Come pure – ha concluso – bisogna sfatare il mito che l’etico non renda, che cioè investire in fondi etici comporti costi maggiori per il cliente e significhi rinunciare alla profittabilità, mentre invece ampi studi hanno dimostrato che la redditività dei fondi Sri è perfettamente in linea con quelli tradizionali». Quello che emerge è, dunque, un problema di informazione nel nostro Paese che va indubbiamente colmato, anche attraverso una maggiore trasparenza della comunicazione, se si vuole consentire a un mercato dal potenziale altissimo (ad oggi in Italia, sul totale degli asset gestiti l’Sri pesa soltanto per l’1.2%, come emerso dalla ricerca “Green, Social and Ethical Funds in Europe 2013”, realizzata da Vigeo in collaborazione con Mornigstar e presentata proprio in occasione della Settimana della Sri) di attecchire in maniera sempre più decisa anche da noi, allineandolo a paesi in tal senso più evoluti, in primis Francia e paesi nordici. A dimostrarlo anche i dati emersi dalla ricerca “Gli italiani e l’investimento sostenibile e responsabile”, condotta da Doxa Metrics e presentata per la Settimana della Sri, che registra come solo il 23% degli italiani affermi di conoscere i prodotti di investimento socialmente responsabile, mentre ben il 77% ne abbia solo sentito parlare e il 47% si dichiari disposto a modificare le proprie scelte di investimento a favore di prodotti Sri. Cartina al tornasole di una tendenza ormai in atto anche nel nostro Paese, quella della «riscoperta – come l’ha definita nella giornata di apertura della Settimana dell’Sri il professor Giuseppe De Rita, presidente del Censis – del cosiddetto scheletro contadino». Vale a dire, ha spiegato, «la tendenza alla riscoperta di vecchi valori e all’interrogarci di più su 25
    • quanto ci circonda, oltre al ritorno, dettato dalla crisi che stiamo vivendo, dell’italiano medio alla sobrietà e al controllo rigoroso dei propri consumi. Un atteggiamento che comporta di conseguenza il desiderio di una maggiore comprensione della realtà, che in ambito finanziario si traduce nel porsi maggiori domande sulla natura dei propri investimenti e sull’impatto che essi hanno sulla propria vita e su quella della società». L’SRI RITORNA SULL’EQUITY, MA L’ITALIA È IN CONTROTENDENZA 19.11.2013 Da un asset allocation principalmente monetaria o obbligazionaria, oggi anche per l'investimento sostenibile e responsabile (Sri) stiamo assistendo a un ribilanciamento sull’esposizione azionaria, lasciando ben sperare in una nuova fase di attivismo dei gestori. Ma l'Italia si muove in controtendenza. Per approfondire questa tendenza in atto, ProfessioneFinanza ha intervistato Federico Pezzolato, senior Csr auditor & consultant di Vigeo. Dott. Pezzolato, come si è modificato il comportamento dei gestori Sri nel corso degli anni e questo quali ripercussioni ha avuto sulla rotazione nell'asset allocation? Il track record di dati a nostra disposizione ci permette di notare che il comportamento dei gestori Sri non differisce molto da quello degli asset manager tradizionali, in termini di aspettative verso il mercato. Negli anni in cui l’investimento azionario, caratterizzato da un’alta volatilità, sembrava indicato solo per gli amanti delle montagne russe e delle emozioni forti, anche i fondi Sri si dirigevano verso lidi più tranquilli e dal comportamento meno imprevedibile. Peraltro, si trattava dello stesso periodo (seconda metà del primo decennio degli anni 2000), in cui la legislazione di alcuni paesi europei (Francia, Belgio e Olanda, principalmente) era in corso di aggiornamento e introduceva nuovi obblighi in materia di criteri d’esclusione oppure di trasparenza sulla politica d’investimento. Cogliendo questa nouvelle vague, diversi fondi money market sono diventati Sri – diciamo con poco sforzo – e hanno così contribuito alla crescita delle masse gestite con un asset allocation principalmente monetaria o obbligazionaria. Oggi assistiamo a un ribilanciamento sull’esposizione azionaria, frutto sia delle mutate prospettive economiche, come si diceva sopra, sia della crescente integrazione delle considerazioni Esg (environmental, social e governance ossia considerazioni di ordine ambientale, sociale e etico, ndr) all’interno dei processi di analisi finanziaria mainstream, in virtù della quale sempre più analisti e gestori sono chiamati a interessarsi non solo dei fondamentali delle aziende in cui decidono di investire, ma anche della gestione oculata di eventuali rischi reputazionali, operativi, legali, che trovano una descrizione efficace nell’analisi Esg. Proprio sotto il profilo Esg, considerando che l’investimento azionario è storicamente il terreno elettivo su cui si è maggiormente esercitato l’investimento sostenibile e responsabile, la crescita delle masse equity lascia sperare in una nuova fase di attivismo dei gestori e, auspicabilmente, degli asset owner, in termini di dialogo con le imprese, profondità e visibilità delle loro iniziative. E come si sta muovendo l'Italia? Rispetto al trend generale, l’Italia tuttavia si muove in controtendenza: a fronte di masse aumentate di circa 440 milioni di euro, infatti, l’investimento azionario oggi pesa il 51%, meno del 56% di un anno fa e a favore di fondi obbligazionari e bilanciati, che hanno proporzionalmente aumentato il loro peso. Di fronte a un numero di fondi essenzialmente stabile (12 contro i 13 del 2012), sembra quindi che le strategie di investimento siano ancora piuttosto prudenti, rispetto a paesi come Francia (primo mercato retail Sri europeo), Germania e Belgio, dove le azioni hanno accresciuto il loro peso del 10%, 7% e 5%, rispettivamente. Ovviamente non tutto l’investimento obbligazionario è uguale: ci sono paesi in cui è marcata la scelta monetaria (in Francia il 73% degli asset money market è gestito in cash), mentre altri – la maggioranza, tra cui l’Italia – in cui sono i titoli di Stato a farla da padrone. Solo nel Regno Unito e in Danimarca, le obbligazioni corporate riescono a raccogliere il 73% e l’86% rispettivamente, delle masse dei fondi fixed income. Nella classifica europea, chi si colloca ai primi posti e dove si posiziona l'Italia? A conferma di quanto già detto, come si può osservare dalla tabella, ai primi posti troviamo dei fondi monetari francesi investiti in maniera rilevante in liquidità, seguiti da altri veicoli di matrice azionaria. Dai circa 4 miliardi gestiti dal primo in classifica, tuttavia, si scende rapidamente di taglia e troviamo il primo italiano, Pioneer Global Ecology (926 milioni di euro), solo al 17° posto, in posizione sensibilmente più arretrata rispetto alla 14° dell’anno scorso. Quindi nel corso dell'ultimo anno abbiamo perso posizioni? 26
    • Se scaviamo nel passato, vediamo che le posizioni perse dall’Italia sul palcoscenico europeo dell’Sri sono molte: nel 2004, il fondo obbligazionario Pioneer Euro Corporate era addirittura secondo per masse gestite a livello continentale. Questo dato è indicativo del ruolo via via più marginale assunto dagli asset manager del nostro Paese dopo i primi anni 2000, in cui l’interesse per i fondi Sri, la vivacità della ricerca e di alcuni gestori e la crisi finanziaria ancora assenti dalle nostre conversazioni quotidiane, sembravano presagire un futuro più felice per l’industria nostrana dell’investimento sostenibile. Cosa pensa succederà nel prossimo futuro? Oggi è estremamente complesso tentare ogni stima per il futuro. Si possono osservare e commentare i trend e il principale è che l’Sri retail non scomparirà, ma non potrà mai decollare a livello continentale (come in Olanda, per esempio) finché non ci sarà un serio interessamento da parte di gestori e reti di distribuzione. Le imposizioni legislative aiuterebbero, certo, ma le sensibilità nazionali al riguardo sono molto diverse. Una situazione in cui soggetti differenti, tra cui in particolare gli asset owner, dessero il loro contributo in termini di esempio e testimonianza, scatenassero l’emulazione e diffondessero la consapevolezza, sarebbe senz’altro auspicabile. Siti web RICERCA DOXAMETRICS SUI RISPARMIATORI RESPONSABILI 07.11.2013 In occasione della Settimana SRI (Sustainable and Responsible Investment) 2013, il Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con Natixis, UBS, Unipol ed Etica SGR ha realizzato una ricerca dal titolo “Il risparmiatore responsabile“. L’obiettivo della ricerca è quello di indagare le caratteristiche dei risparmiatori e degli investitori privati italiani per quanto riguarda la loro propensione ad investire in prodotti sostenibili e responsabili: qual è la conoscenza dei prodotti SRI, quali sono gli aspetti rilevanti nel processo decisionale, quali sono le aspettative degli investitori rispetto a tali temi, ma soprattutto quanto pesano i valori intrinseci che spingono a tale tipo di investimento piuttosto che il rendimento e la profittabilità effettiva. La ricerca cerca, inoltre, di indagare il possibile tipo di comunicazione necessaria per informare, educare e accrescere la conoscenza di questa tipologia di prodotti di investimento, nonché il ruolo degli intermediari finanziari che, secondo quanto emerge dalla ricerca, risultano essere la chiave essenziale per la diffusione della conoscenza sulle tematiche SRI. SOSTENIBILE E DA CONOSCERE di Paolo Piacenza 07.11.2013 In Italia gli investitori responsabili esistono. E sono addirittura il 47% gli italiani che hanno effettuato investimenti dell'ultimo anno e si dicono disposti a modificare almeno in parte le proprie scelte di investimento verso aziende attente a sostenibilità e responsabilità sociale. Il problema è che degli investimenti responsabili e sostenibili gli italiani ne sanno poco. Davvero troppo poco. I dati emergono dalla ricerca elaborata da Doxametrics per il Forum per la Finanza Sostenibile e sono stati presentati lunedì 5 novembre all'avvio della seconda edizione della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile, principale appuntamento sul tema della finanza sostenibile: diciassette incontri gratuiti tra Milano, Roma e Bologna con trenta tra promotori e sponsor tra cui Ministeri dell'Economia e dell'Ambiente. Promossa e coordinata dal Forum quest'anno la Settimana SRI si chiude il 12 novembre, in parallelo alle principali SRI Week in Europa. L'indagine di Doxametrics (basata su campione di 1005 interiviste a individui che abbiano investito almeno un migliaio di euro nel corso dell'ultimo anno) indica nel 23% la percentuale degli investitori che afferma di sapere cosa siano i prodotti di investimento socialmente responsabile (Sri), mentre il 77% ne ha solo sentito parlare. E poi scarsa conoscenza, crisi e interesse prevalente per le performance fanno dubitare gli investitori circa la profittabilità degli 27
    • investimenti in Sri. Eppure in Europa il panorama è in evoluzione e i prodotti Sri sono ormai 1,7% del mercato. Lo dice lo studio di Vigeo "Green, social and ethical funds in Europe", che registra come il nostro Paese sia ancora indietro rispetto agli altri partner europei. Il problema però non riguarda solo la finanza responsabile e sostenibile, a sentire le organizzazioni del settore, bensì anche gli investimenti tradizionali. Ad aprile l'Organismo per la Tenuta dell’Albo dei Promotori Finanziari aveva lanciato una campagna di informazione, mentre il Consorzio Patti Chiari lavora da tempo su questo tema. Ma il mare è vasto e l'opera è lunga. La Settimana Sri, anche per questo, è un'opportunità. L'evento conclusivo, il 12 novembre, è incentrato sulle forme previdenza complementare responsabile (altro argomento poco conosciuto nel nostro Paese) e vede anche, per la prima volta, la consegna del premio per l'investitore sostenibile dell'anno. ITALIANI SRI? L’IDENTIKIT DEL RISPARMIATORE RESPONSABILE 26.11.2013 I risparmiatori italiani sono propensi agli investimenti sostenibili e responsabili? Che aspettative hanno? Cosa va cambiato o potenziato nel processo informativo di questa tipologia di prodotti? Prova a rispondere a queste domande l'indagine ‘Il risparmiatore responsabile' condotta da Doxametrics in collaborazione con Natixis, UBS, Unipol, Etica SGR e realizzata in occasione della Settimana SRI 2013. Sui 1500 intervistati - distribuiti sul territorio nazionale, di età compresi tra i 30 e i 50 anni e con un profilo culturale e patrimoniale evoluto - il 18% sostiene di aver investito in aziende che attuano politiche di sostenibilità, a fronte di un portafoglio prodotti ampio (ne possiedono almeno 3), un livello di istruzione elevato (il 59% è laureato) e una buona autonomia nelle proprie decisioni (il 57% sceglie da solo i propri investimenti). Solo il 23% degli intervistati, tuttavia, dichiara di conoscere i prodotti di investimento SRI, mentre il 77% ne ha sentito parlare o non li conosce. Interrogato su quali siano gli investimenti sostenibili e responsabili, la maggioranza cita aspetti relativi al rispetto dell'ambiente (46%) e ai diritti sociali e umani (42%), ma per 4 risparmiatori su 10, è responsabile anche un investimento trasparente e che tutela i propri clienti. Gli aspetti sociali e di governance hanno un elevato impatto sulle scelte di investimento per 1 risparmiatore su 4: la scarsa conoscenza del tema, la situazione economica attuale e l'elevata sensibilità verso la performance finanziaria - sottolinea la ricerca - genera incertezza sulla profittabilità degli investimenti SRI (per il 36% di intervistati i temi ambientali, sociali e di governance potrebbero mettere a rischio i profitti). Nonostante le decisioni di investimento ‘responsabile' si formino in autonomia o nella cerchia familiare ristretta quasi la totalità del campione (93%) sceglie da solo o con il partner – la ricerca evidenzia il ruolo importante degli intermediari finanziari. Il 36% degli intervistati, infatti, individua la Banca come ente cui affidarsi per effettuare un investimento sostenibile e responsabile. Interrogati su ‘quanto dei loro risparmi impiegherebbero in investimenti SRI', la tendenza attuale è quella di una positiva apertura, con il 57% degli intervistati disposti a investire oltre il 10% del proprio patrimonio. Il potenziale dei prodotti SRI appare quindi elevato a fronte di un supporto a livello informativo non del tutto adeguato: il ruolo degli intermediari e delle persone che sono in contatto con gli investitori privati, una comunicazione più efficace ed esaustiva sui concetti di trasparenza, chiarezza e tutela - conclude la ricerca - fanno la differenza e sono la chiave per la diffusione della conoscenza sulle tematiche SRI e la creazione di un rapporto fiduciario. 6 Novembre 2013 La Staffetta SRI delle Università Italiane Quotidiani FINANZA SOSTENIBILE 06.11.2013 28
    • Quotidiani e testate online LA STAFFETTA SRI DELLE UNIVERSITÁ ITALIANE 15.11.2013 Nell’ambito della Settimana SRI 2013, il 6 Novembre si è svolta la Maratona SRI per il Forum della Finanza Sostenibile, trasmessa in diretta streaming da Cineca. Sette università italiane si sono passate virtualmente il testimone per presentare le ultime e più innovative ricerche in tema di finanza sostenibile e responsabile. Hanno aderito all’iniziativa: Università Ca’ Foscari di Venezia, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Università Bocconi di Milano, Politecnico di Milano, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Università degli Studi di Parma, Università degli Studi di Padova. Di seguito “l’intervista staffetta” che abbiamo proposto ai relatori. Prof. Angeloantonio Russo (Università Bocconi, Milano) Le imprese, per creare valore economico, devono ragionare sia in ottica di necessità aziendali che di bisogni di tipo sociale e ambientale, in una logica win-win. In questi termini, esiste concretamente un legame positivo tra l’andamento delle performance aziendali e gli indici etici? Non è un mistero che l’attività, la struttura, il funzionamento e soprattutto l’utilità degli indici etici sia spesso sotto accusa. Non è sicuramente la prima, e non sarà l’ultima se il sistema economico globale non prenderà delle decisioni. Bisogna ovviamente fare un distinguo. A essere sul banco degli imputati sono nella fattispecie gli indici etici ogni qual volta non siano in grado di identificare in anteprima un determinato scandalo. Si pensi al caso di BP repentinamente rimossa dal Dow Jones Sustainability Index (DJSI) solo dopo il verificarsi del disastro ambientale nel Golfo del Messico. Il problema di fondo è probabilmente da ricercare nelle modalità di analisi spesso utilizzate. I fondi etici analizzano dei dati che saranno successivamente sottoposti a giudizio. Per quanto l’analisi possa essere scrupolosa, è un’analisi storica e quindi scarsamente prospettica. Il problema sarebbe fine a se stesso se, su quella valutazione, non si basassero le decisioni di investimento di altri operatori. Chi più chi meno, gli investitori spesso dichiarano di basare le proprie decisioni proprio a partire dal giudizio espresso all’interno di un determinato indice (c.d. politiche di investimento orientate all’indexing). 29
    • Ancora una volta, però, è l’etica delle decisioni a presentarsi tra i principali testimoni dell’accusa lanciata ai fondi etici dal sistema economico. Il tema aperto non è tanto la capacità predittiva etica o non etica di un indice. Il modello nel suo complesso è da ripensare, andando a modificare i parametri su cui si costruiscono oggi le valutazioni che, è bene ricordarlo, sono fatte per aiutare gli investitori a valutare titoli relativamente oscuri e altrimenti difficili da decifrare. In tale ampio dibattito, mai si sente parlare di etica delle decisioni strategiche o di competenze che rendano meno rigidi i modelli econometrici alla base delle valutazioni degli indici. Non è un’eresia, infatti, affermare che i rating etici stiano sempre più dimostrando migliori e più affidabili capacità predittive rispetto a rating c.d. tradizionali. Certamente non sono la soluzione perfetta; non è da escludere, infatti, che gli attuali valutatori siano semplicemente sostituiti da altri. Adeguatamente regolamentato a livello di mercato, lo strumento etico consente di andare più in profondità nell’analisi, facendo emergere aspetti per esempio di competenza, governance e sostenibilità tanto delle imprese quanto di interi sistemi-paese che oggi non sembrano essere parte della valutazione. L’economia e i mercati internazionali stanno lanciando un segnale: oggi più che mai si ha necessità di etica professionale nelle decisioni, competenza e merito delle persone, trasparenza e rigore nelle procedure e negli strumenti. Prof. Stefano Herzel (Università degli Studi Tor Vergata, Roma) Lo scenario finanziario dell’ultimo decennio ha comportato per molte aziende perdita di legittimità e credibilità. In che modo la Responsabilità Sociale d’Impresa può essere considerata una risposta alla crisi e uno stimolo alla crescita? La perdita di credibilità è il risultato ultimo della perdita di fiducia dei consumatori nel mercato come istituzione preposta agli scambi. Questa perdita di fiducia è stata accelerata dalla asimmetria informativa tra consumatori e imprese che è aumentata sempre di più nel tempo. La responsabilità sociale d’impresa con la sua peculiarità di non obbligo ma di scelta libera può far diminuire e auspicabilmente eliminare del tutto questa asimmetria. Prof. Giorgio Bertinetti, Prof. Giovanni Vaia e Prof.ssa Chiara Mio (Università Ca’ Foscari, Venezia) Il tema della Responsabilità Sociale dell’Impresa ha preso piede nel mondo nella moda. Numerosi brand globali hanno adottato codici etici, protocolli di selezione dei fornitori, modelli di contratto di fornitura che hanno come fine ultimo l’eticità della produzione. Etica della moda: si tratta di un paradosso sostenibile? Quali i vincoli e le opportunità che la dimensione etica della moda solleva? La sostenibilità nel mondo della moda non rappresenta un paradosso, come potrebbe sembrare ad una primissima analisi. Durante un recente evento organizzato dall’Università Ca’ Foscari sul tema “Fashion e sostenibilità – Perché la sostenibilità è di moda?”, è emerso un grande interesse da parte delle aziende operanti nel settore verso il tema della sostenibilità. Le aziende sembrano essere sempre più consapevoli che la sostenibilità non è soltanto un “fronzolo” ma è piuttosto un elemento fondamentale in una strategia di successo. Numerose sono le evidenze di un cambiamento di approccio, da parte sia delle aziende sia degli standard setter. Ad esempio, la Camera della Moda ha proposto un Decalogo della Sostenibilità ed è impegnata in altre iniziative affini. Alcune ricerche mostrano come i consumatori, nonostante il periodo di crisi, prendano in considerazione nelle loro scelte d’acquisto la sostenibilità ambientale e sociale dei prodotti del fashion. Il prezzo per chilogrammo dei capi di vestiario è molto elevato, se confrontato con quello di altre tipologie di prodotti. Questo impone una maggiore e costante attenzione al tema della qualità fisica del prodotto, a partire dalle materie prime utilizzate. Sul versante delle NGO, Greenpeace ha recentemente lanciato una nuova campagna (“The Fashion Duel – Let’s clean up fashion”), che denuncia la mancanza di sostenibilità ambientale delle aziende più prestigiose operanti nel settore, pubblicando anche i risultati di un’indagine condotta in merito. A prescindere da questo tipo di iniziative, il mancato rispetto di standard ambientali e ed etici potrebbe causare problemi gravissimi da un punto di vista della reputazione aziendale. Ciò avrebbe un impatto molto negativo sulle performance finanziarie, ed è tanto più probabile che ciò si produca quanto meno monitorata è la supply chain. Queste sono alcune delle riflessioni che inducono a considerare gli approcci di sostenibilità nel mondo della moda come fondamentali per lo sviluppo di una strategia vincente nel lungo termine da parte delle aziende. Tale processo, che può avere indubbi effetti benefici nel medio periodo, presenta anche dei vincoli. Le aziende del settore che intendono proporsi come “sostenibili” debbono infatti guardarsi bene dal cosidetto “greenwashing”, che potrebbe causare la perdita di fiducia da parte del mercato nel caso in cui l’ottica della sostenibilità sia abbracciata solamente a fini comunicativi. In un mondo globale e connesso come quello attuale, vi sono elevatissime probabilità che tali comportamenti vengano individuati e comunicati al mercato. Prof.ssa Maria Antonietta Intonti (Università degli Studi di Bari "Aldo Moro") A partire dagli anni Settanta, la logica dominante ha imposto anche ai grandi manager bancari il compito di perseguire traguardi sempre più ambiziosi di bilancio e di redditività. La crisi in atto ha sottolineato le criticità e i rischi impliciti nell'affermarsi di una logica di business improntata alla sola massimizzazione dell'efficienza e del profitto. Oggigiorno, quanto nell’esercizio della propria attività d’impresa i gruppi bancari promuovono la cultura della sostenibilità? Quali i driver da potenziare? Nel nostro lavoro dal titolo On the drivers of corporate social responsibility in banks: evidence from an ethical rating model” (di G. Birindelli, P. Ferretti, M. Intonti, A.P. Iannuzzi), pubblicato ad aprile 2013 sul Journal of Management and Governance, ci siamo poste l’obiettivo di valutare il livello di responsabilità sociale di un campione composto dalle 30
    • prime 30 banche europee per capitalizzazione di mercato (in base all’ultima classifica realizzata dall’European Banking Report, osservatorio promosso dall’Associazione Bancaria Italiana). A questo scopo, abbiamo predisposto un modello di analisi multidimensionale, che contempla numerosi profili del comportamento etico e socialmente responsabile delle imprese bancarie e abbiamo calcolato per ciascuna banca del campione un rating di eticità. Il modello è suddiviso in quattro aree: disclosure delle attività di responsabilità sociale, organizzazione e gestione delle stesse attività, strumenti finanziari sostenibili e responsabili, international agreements, certification and indexes in materia di sostenibilità. L’analisi mostra come le banche del campione presentino un rating etico medio pari al 60,89%. Ciò significa che, se consideriamo pari al 100% il rating etico di una banca ideale dal punto di vista del comportamento socialmente responsabile, le banche del campione possono senz’altro migliorare la loro performance sociale, sebbene mostrino un discreto orientamento verso le pratiche sostenibili e responsabili. In particolare, dallo studio emerge come le banche possano potenziare il loro approccio alla sostenibilità agendo sui seguenti drivers: Riguardo alla disclosure, sarebbe opportuno migliorare il livello di conformità allo standard GRI per la redazione del bilancio di sostenibilità e rendere omogenee le metriche di misurazione del valore sociale, evidenziando a quali stakeholders esso viene distribuito; allo stesso tempo sarebbe auspicabile una maggiore diffusione del bilancio integrato, basato sull’approccio contabile della triple bottom line, secondo il quale la performance d’impresa deve essere valutata sotto l’aspetto economico, sociale e ambientale; Riguardo all’organizzazione e gestione delle attività socialmente responsabili, a fronte di una buona presenza della funzione CSR e della apprezzabile diffusione delle prassi di misurazione della customer and employee satisfaction, appaiono migliorabili le attività di stakehoder engagement e la diffusione dell’analisi extrafinanziaria (ESG) sia nella valutazione del merito creditizio che nella predisposizione delle politiche di remunerazione; Nell’ambito degli SRI, appare sicuramente da migliorare la diffusione delle attività di migrant banking, destinate all’inclusione finanziaria del segmento dei migranti, ad oggi particolarmente trascurate; Infine, riguardo agli international agreements, certification and indexes, è auspicabile una maggiore adesione agli accordi internazionali (in particolare in materia di gender equality e climate), così come una maggiore inclusione in indici e rating etici e reputazionali. Prof. Marco Giorgino (Politecnico di Milano) SRI: espressione con cui si fa riferimento a quella tipologia di investimento che tiene conto, oltre che dei parametri economico/finanziari, anche dei principi etici. La logica alla base degli “Investimenti Socialmente Responsabili” può essere applicata ad altre tipologie finanziarie, anche al di fuori dell’ambito tradizionalmente di competenza della finanza etica? Se sì, quali i benefici? È un'importante sfida per il futuro. La crisi ha fatto emergere una serie di interrogativi nuovi rispetto alle scelte allocative e di investimento degli investitori istituzionali e privati. Come prima risposta, c'è stata una forte attenzione a progetti e veicoli di finanza etica. In realtà, quello che potrebbe risultare di maggiore interesse non è lo sviluppo della finanza etica, bensì un'interpretazione più etica della finanza. Inserire parametri SRI come elementi per la definizione dell'universo investibile e delle conseguenti scelte allocative può essere una strada interessante, peraltro già percorsa da molti investitori istituzionali 'tradizionali' in giro per il mondo. Certo non è facile, ma il punto è di integrare nel mainstream dei processi di investimento logiche SRI. I benefici possono essere significativi, come anche alcuni lavori in letteratura dimostrano. In particolare l'uso di logiche SRI può offrire vantaggi sulla stabilizzazione della performance e sull'orientamento al lungo periodo, elementi senz'altro coerenti con una prospettiva da investitore istituzionale, ossia in definitiva sul controllo del rischio. Prof. Giulio Tagliavini (Università di Parma) Scelte finanziarie ed obiettivi familiari: come creare uno “stakeholder engagement” da parte del mercato bancario e stimolare la domanda dei piccoli investitori? La crisi finanziaria ha reso alcuni difficili termini tecnici ora noti al pubblico. Anche l'espressione "too big to fail" è ora nota al di fuori della cerchia degli specialisti ed è stata addirittura usata come titolo di un film. il nostro lavoro si è occupato di un problema che potremo indicare con l'espressione "too small to fail" e vorremmo portare l'attenzione su questa dimensione del problema. I piccoli investitori non sono affatto interessati a concentrarsi sulla massimizzazione del rendimento del proprio investimento, ma a rendere coerenti i risultati finanziari con i vincoli corrispondenti al proprio punto di vista su un ampia gamma di problemi. Occorre aiutare il piccolo investitore a districarsi tra i pericoli e le opportunità offerte dalle banche e c'è tanto da fare in questa direzione. L'investitore coglie volentieri le occasioni per testimoniare la sua attenzione ai problemi che in qualche modo sono legati all'uso finale che viene fatto del suo risparmio. Per stimolare la domanda da parte dei piccoli investitori è utile capire quali sono le loro esigenze e le loro sensibilità. Organizzare una gamma di offerta coerente con questa sensibilità consente di rafforzare gli elementi di appetibilità di prodotti finanziari evoluti. 31
    • Dott.ssa Stefania Arrigoni (Università degli Studi di Padova) La ricerca da voi condotta si è focalizzata sull’analisi della differenza tra i costi dei fondi SRI e non SRI e, parallelamente, sulla relazione tra il livello di sostenibilità del fondo ed i costi dello stesso. Può illustrarci i risultati emersi? Il nostro studio si è focalizzato sull’analizzare se esiste o meno una differenza tra i costi dei fondi SRI e non SRI, a parità di condizioni. Abbiamo voluto inoltre studiare la presenza di relazioni tra il livello di sostenibilità del fondo e i costi dello stesso. I risultati dello studio mostrano una sostanziale indifferenza di costi tra fondi SRI e non SRI. Abbiamo inoltre riscontrato relazioni significative tra il livello di costo dei fondi con la loro asset allocation, dove i fondi equity risultano più costosi dei fondi balance e obbligazionari. Inoltre, con riferimento all'universo di investimento, i fondi che investono in mercati emergenti risultano più costosi. Per quanto riguarda la relazione tra livello di sostenibilità e costo si è individuata una relazione negativa, dove i fondi SRI maggiormente sostenibili, secondo una scala di valutazione specifica, risultano costare meno rispetto a fondi SRI con un minore livello di sostenibilità. Siti web LA SETTIMANA DELL’SRI FA “DOPPIA TAPPA” A CÁ FOSCARI 16.10.2013 L'Ateneo partecipa alla staffetta delle università e presenta il convegno su cambiamento climatico, assicurazione, finanza e impresa in collaborazione con Generali. Per il secondo anno torna la Settimana dell’SRI (Sustainable and Responsible Investment), iniziativa organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile per informare i risparmiatori italiani sull’investimento sostenibile e responsabile. Dal 5 al 12 novembre si susseguiranno una serie di eventi di diversa tipologia: dalla presentazione degli risultati di ricerche di mercato sul tema al coinvolgimento degli operatori del mercato e delle reti di distribuzione e promozione, con l'obiettivo di fornire una panoramica completa e trasversale sugli attori del mercato finanziario italiano e di evidenziare i risultati delle attività condotte dall’Associazione Forum per la Finanza Sostenibile e dai relativi Soci. Per mercoledì 6 novembre è stata organizzata la prima Staffetta SRI delle Università Italiane: una maratona in live streaming tra sette tra le principali università italiane, che si passeranno virtualmente il testimone per presentare le ultime e più innovative ricerche in tema di finanza sostenibile e responsabile. Anche Ca' Foscari ha aderito all'iniziativa con l'intervento previsto alle ore 10:30 del prof. Giorgio Bertinetti, del prof. Giovanni Vaia e della prof.ssa Chiara Mio che presenteranno la ricerca “Fashion e sostenibilità”, in cui approfondiranno le tendenze nel mondo della moda italiana verso un modello di business sostenibile. L'evento sarà in diretta streaming sul sito streaming.cineca.it/finanzasostenibile, sarà inoltre possibile inviare domande durante la diretta scrivendo a eventi@finanzasostenibile.it e partecipare alla diretta twitter attraverso l'hashtag #settimanasri Inoltre lunedì 11 novembre in aula Baratto dalle 9:30 si terrà il convegno "Climate Change - Assicurazione, Finanza e Impresa: le vie del cambiamento" organizzata dall'Università Ca' Foscari in collaborazione con Assicurazioni Generali in cui interverranno tra gli altri Davide dal Maso, del Forum per la Finanza Sostenibile,Gabriele Galateri di Genola, presidente di Assicurazioni Generali, Carlo Carraro, rettore di Ca' Foscari, Diana Guzman, del CDP Europe, Maria Grazia Midulla del WWF e Franca Perin, di Generali Investments Europe. Maggiori informazioni sulla Settimana dell'Investimento Sostenibile e Responsabile sono disponibili sul sito www.settimanasri.it SETTIMANA SRI 2013 04.10.2013 32
    • Dal 5 al 12 novembre si svolgerà la Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile: il più importante appuntamento in Italia sul tema della finanza sostenibile, promosso e coordinato dal Forum per la Finanza Sostenibile. Consulta qui il calendario. Segnalo in particolare mercoledì 6 novembre, dalle ore 9.00 alle 13.00, la Staffetta SRI delle Università Italiane: professori e ricercatori di 7 Università presentano i loro lavori in diretta streaming. Giulio Tagliavini, presenta la nuova edizione del Manuale di Finanza Popolare. Stefania Arrigoni ed il sottoscritto presenteranno i risultati della ricerca sui costi di gestione dei fondi etici europei, già anticipata in queste pagine SETTE UNIVERSITÁ PER UNA FINANZA SOSTENIBILE: DIRETTA STREAMING DA PADOVA 04.11.2013 Nel giugno 2012, al termine della prima Settimana italiana dell’Investimento Socialmente Responsabile, Abi, Ania, Assogestioni e FeBAF firmano la Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile alla presenza del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini. La Carta ha come principi base gli investimenti socialmente responsabili, la trasparenza e un’ottica di medio lungo periodo. A distanza di un anno, all’interno del programma della seconda edizione della Settimana italiana dell’Investimento Socialmente Responsabile, sette università italiane si passeranno virtualmente il testimone per presentare le ultime e più innovative ricerche in tema di finanza sostenibile e responsabile. Mercoledì 6 novembre anche Padova sarà presente con la ricerca di Stefania Arrigoni e Alberto Lanzavecchia dal titolo “Does Social Responsible Investing Charge Costs Fairly? Evidences from European Financial Markets” che alle 12.30 chiuderà il Forum per la Finanza Sostenibile diretta streaming dal sito Cineca finanza sostenibile. La ricerca di Arrigoni e Lanzavecchia, basata sullo studio di 309 fondi abbinati e di 558 fondi SRI, indaga sulla reale possibilità che i fondi SRI siano più o meno convenienti in termini di costo di quelli convenzionali. Il programma di mercoledì 6 novembre prevede dalle ore 9.00 i contributi di Gianluca Manca, Eurizon Capital / UNEPFI, Angeloantonio Russo, Università Bocconi, Milano, Stefano Herzel, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Giorgio Bertinetti e Giovanni Vaia, Università Ca’ Foscari di Venezia, Maria Antonietta Intonti, Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, Marco Giorgino, Politecnico di Milano, e Giulio Tagliavini, Università degli Studi di Parma. SETTIMANA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE E RESPONSABILE: INTERVENTO DEL PROF. TAGLIAVINI 05.11.2013 Da oggi e fino al 12 novembre si svolgerà la Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile, realizzata con il patrocinio del Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e del Ministero dell’Economia e delle Finanze. Tale settimana è l’apice dell’Attività del Forum per la Finanza Sostenibile e prevede una serie di eventi che interesseranno tutto il territorio nazionale, allo scopo promuovere e diffondere la pratica dell’SRI (Sustainable and Responsible Investment). Tra gli eventi della settimana, mercoledì 6 novembre si terrà una Staffetta SRI delle Università italiane, cui parteciperà anche il prof. Giulio Tagliavini (docente presso il Dipartimento di Economia dell’Università di Parma) che, dalle 12 alle 12.30, presenterà il volume Manuale di Finanza Popolare, un’iniziativa di educazione finanziaria per l’investimento familiare responsabile. L’evento, visibile grazie alla diretta streaming realizzata da CINECA, partirà alle ore 9 e vedrà coinvolti relatori anche dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”, dell’Università Bocconi di Milano, del Politecnico di Milano, dell’Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” e dell’Università degli Studi di Padova. 33
    • Comunicazione SRI, frontiera sostenibile? Quotidiani e testate online FINANZA SRI “OSCURATA SUI MASS MEDIA” di Paolo Ballanti 06.11.2013 Per varcare le frontiere della comunicazione “tradizionale”, le tematiche Sri hanno bisogno di un solo concetto: condividere nuove strade. Si può sintetizzare così l’esito del sondaggio qualitativo lanciato da ETicaNews la settimana scorsa. Un sondaggio coraggioso per tempi e modalità, che è riuscito a “scaldare” i social network in vista del convegno targato ET. di scena oggi al Circolo della Stampa in Corso Venezia a Milano. L’iniziativa è cominciata in punta di piedi lunedì 28 ottobre, quando nei tre profili di ET. su Twitter, Facebook e LinkedIn, abbiamo invitato utenti comuni, giornalisti e professionisti del settore a dare la propria opinione sul rapporto tra media nazionali e finanza Sri. Alla fine della settimana, i numeri ci hanno dato ragione: l’esperienza del sondaggio, nato social e social cresciuto (non è stato pubblicizzato né rilanciato dal sito), si può definire positiva. Su Facebook le visualizzazioni del post contenente il sondaggio sono cresciute del 150% rispetto alla media. Sono raddoppiati il numero di “commenti”, “mi piace” e “condivisioni”. Anche Twitter ha registrato cifre importanti: abbiamo individuato una trentina di nuovi follower “dedicati” ai quesiti firmati dall’hashtag #InformareSri. Il popolo della rete ha risposto bene pure in termini di retweet dei quesiti: una decina al giorno. Non dimentichiamoci di LinkedIn: il suo apporto è stato fondamentale per amplificare la portata del sondaggio, tanto da spingere una decina di utenti a transitare su Twitter, ambiente non sempre contiguo ai Linkedisti. Insomma, un sondaggio nato solo sulla forza dei propri contenuti, ha comunque “bucato” la rete. L’obiettivo era connesso a quello del convegno di oggi, “Comunicazione Sri, frontiera sostenibile?”, dunque lanciare una riflessione sulla possibilità di diffondere le tematiche della finanza responsabile oltre i canali tradizionali. POCO SPAZIO SUI MASS MEDIA Su Facebook, il dibattito si è acceso sulla domanda: “Ritenete che ci sia ancora un muro di gomma sui media nazionali nei confronti della finanza Sri?” Un unico filo conduttore ha animato le risposte: la quasi totalità dei partecipanti al sondaggio ritiene che le tematiche etiche siano ancora poco trattate dai mass media. C’è chi si ha sintetizzato: «Allo stato attuale – scrive l’utente Nicola – i media sono ancora troppo concentrati sulla finanza “tradizionale”». Gli scandali economici oscurano l’etica? Non solo, perché al commento di Nicola segue quello di Pino: «Nell’immaginario progressista il termine “finanza” continua ad avere delle connotazioni negative». Leggi finanza e subito pensi a Lehman, Monte dei Paschi, Parmalat. Forse è proprio qui che deve entrare in gioco il giornalismo: comunicare alle persone che «un’alternativa è possibile» come scrive Elena, sempre su Facebook. Infatti, prosegue James, «i giornali e altri media hanno anche loro una responsabilità di fronte alle sfide della sostenibilità del pianeta». I giornalisti come megafono dell’etica, ma di quale “etica”? Stiamo parlando di un termine ampio, spesso non compreso correttamente dai cittadini comuni. Lo pensa anche “Sulla fame non si specula”, pagina Facebook della campagna partita nel 2011 contro la speculazione sulle materie prime agricole, quando afferma che la finanza etica «è vista come relativa al non profit/terzo settore e alle loro istanze». Se così fosse verrebbe esclusa un’ampia fetta di tematiche sostenibili penalizzando la possibilità di far conoscere ciò che di buono fa la finanza. Dal sondaggio di Facebook emerge la necessità di un giornalismo che faccia conoscere le tematiche sostenibili, dando però al tempo stesso un’informazione completa sull’intero universo etico. QUELLI CHE … TWITTER Sbarcato anche su Twitter, il dibattito ha coinvolto numerosi giornalisti oltre a una nutrita rappresentanza della Scuola di Giornalismo Walter Tobagi, con il vicedirettore Raffaella Calandra ad aprire le danze con un tweet che sottolinea come la crescente attenzione verso i temi etici ha aspetti comuni «con ciò che è successo sull’ambiente». Una rivoluzione simile a quella “verde”, magari con l’ausilio di Twitter? A questo risponde Eliano Rossi, tutor in Tobagi: «Twitter accelera la comunicazione. Ben venga su temi auspicabili come la finanza etica». Gli fa eco la studentessa Susanna Combusti sottolineando che il social dei cinguettii «dà spazio allo Sri». Lo pensa anche Rosy Battaglia, blogger e giornalista freelance quando afferma che per promuovere lo Sri «bisogna usare ogni canale possibile per parlarne di più anche su Twitter». Certo, Twitter permette di aprire nuovi canali di comunicazione con gli stakeholder attraverso interazioni dirette, ma proprio per questo pericolose, perché nell’epoca dei social le notizie viaggiano veloci e una volta entrate in rete non si 34
    • possono “cancellare”. Ne è consapevole Eric Sylvers corrispondente dall’Italia per il Financial Times: «Bisogna prendere tutte e due con le pinze. Utili ma pericolose quando usate male». E ritorna lo spettro degli scandali finanziari, della sfiducia delle persone verso tutto ciò che è “banca”. Ha ragione Marco Giovannelli direttore di Varesenews quando afferma che quella attuale è «una fase complessa e servirebbe trasparenza». Trasparenza: già questo è un buon punto di partenza. Poi? L’altro step lo suggerisce Giuliana Gambuzza anche lei della Tobagi: «La prima sfida è trasmettere il messaggio che la finanza può essere sostenibile». Il giornalismo dovrebbe aiutare a tracciare un solco tra la finanza “etica” e quella tradizionale, puntando sulla trasparenza delle informazioni. Lo stesso vale per gli attori dell’investimento socialmente responsabile. Certo, sono sfide importanti ma un barlume di speranza c’è ed è contenuto in un tweet ancora di Susanna: «Ormai non si può non parlare di finanza etica. La crisi purtroppo insegna». Un’economia sostenibile è ormai imprescindibile complici i travagli dal 2008 ad oggi, che hanno lasciato in eredità l’insofferenza verso un capitalismo ambiguo. La frase di Susanna è la dimostrazione che in giro, più che voglia, c’è necessità di finanza etica. Il giornalismo sarà in grado di comunicarla? Speriamo che il convegno di oggi possa confermare questo: comunicazione #Sri, siamo sulla buona strada. COMUNICAZIONE SRI, OLTRE LA FRONTIERA 08.11.2013 C’è ancora molto da lavorare per far incontrare aziende e giornali nella comunicazione dei temi Sri. Da un lato le aziende, spesso, fanno di più di quello che comunicano o riescono a comunicare. Dall’altro i giornalisti che, investiti dal difficile compito della neutralità e della denuncia, sono spesso diffidenti nel raccontare esempi positivi di storie di Csr e Sri, dietro i quali il timore è che si celi sempre un tentativo di greenwashing. È quanto è emerso dal convegno “Comunicazione Sri, frontiera sostenibile?”, che ETicaNews ha organizzato mercoledì 6 novembre al Circolo della Stampa di Milano nell’ambito della Settimana Sri (qui la sintesi della twittercronaca). Un momento di incontro e dibattito che ha riunito comunicatori e giornalisti in due tavole rotonde per provare a delineare punti di vista, gli elementi propositivi e quelli conflittuali che accompagnano la sfida della comunicazione Sri. Partendo dall’assunto, come ha sottolineato in apertura di dibattito la relazione del sociologo Francesco Morace (Future Concept Lab), che il futuro si sta spostando in modo deciso verso nuovi valori: dai paradigmi del passato privatistici, familisti, narcisisti si passa alla condivisione e alla fiducia, alla qualità dell’esperienza, alla sostenibilità. «Siamo in una fase di cambiamento d’epoca – ha detto Morace – che riguarda il mondo intero. Le condizioni esterne oggi sono oggettivamente cambiate: o si cambia oggi o non ci sarà più tempo per farlo». Morace ha dipinto il futuro che verrà, e che necessariamente condizionerà anche la finanza e il mondo delle banche, delineando quattro paradigmi: trust & share; quick & deep; crucial & sustainable; unique & universal. Su questi spunti hanno portato le loro esperienze: Patrizia Rutigliano di Ferpi, Roberto Grossi di Etica Sgr; Maria Luisa Parmigiani di Unipol; Stefano Montobbio di Bsi; Dario Bolis di Fondazione Cariplo; Michele Seghizzi di Banca Generali. E dal fronte giornalistico sono intervenuti: Fabrizio Guidoni di ETicaNews, Vitaliano D’Angerio di Plus24, Eliano Rossi in rappresentanza della scuola di giornalismo Walter Tobagi, Luca Piana de l’Espresso, Elisabetta Tramonto di Valori. SUL FRONTE DELLA FINANZA L’importanza della fiducia è stata ribadita in avvio di tavola rotonda da Patrizia Rutigliano, presidente di Ferpi, che ha messo in luce l’uso sempre più ampio che anche la pubblica amministrazione sta facendo del bilancio sociale, soprattutto nel caso di comuni piccoli e disagiati. Rutigliano ha voluto anche portare l’attenzione su alcune cifre significative del mondo della finanza responsabile statunitense rilevando che le risorse investite ai gestori che tengono in considerazione la Csr sono aumentate in modo significativo negli ultimi anni e che oggi l’investimento Sri pesa 1 dollaro ogni 8-9 investiti nel mercato dei capitali. Difficoltà nel comunicare la dimensione Sri appaiono certo piuttosto evidenti in realtà come Bsi, per la quale il confronto obbligato è con un trascorso elvetico non certo improntato alla trasparenza, per quanto Berna «stia facendo sforzi per imporsi oggi come sistema bancario trasparente – ha commentato Stefano Montobbio, responsabile Sri per Bsi – e le singole banche abbiano avviato iniziative di ‘formazione’ interna». Ma le difficoltà non mancano anche per realtà che hanno una storia radicata nei territori locali di riferimento dove in primo piano ci sono da sempre i valori di condivisione e cooperazione. Come Unipol, che pure, secondo quanto emerge dal bilancio sociale, ha una ventina di miliardi investiti secondo principi Esg. Un’indagine commissionata a Doxa dal Forum della finanza sostenibile, in collaborazione anche con la stessa Unipol, ha riportato in primo piano l’importanza del promotore finanziario. «L’indagine ha fatto emergere un punto chiaro – ha spiegato Maria Luisa Parmigiani, responsabile Sostenibilità del Gruppo Unipol – che c’è ancora un profondo elemento di scarsa consapevolezza da 35
    • parte di chi acquista prodotti finanziari, e allo stesso tempo è emerso il ruolo fondamentale dell’intermediario», non solo in termine fiduciario (mi fido di lui), ma anche per il suo ruolo di collegamento reale, il fatto che dietro il marchio Unipol c’è l’agente dell’agenzia. La sfida però è ardua perché i promotori finanziari sono di fatto soggetti terzi e le leve da muovere sono minori. Negli ultimi tempi Unipol ha così scelto di lavorato molto anche su scelte strutturali di business: per primo ha lanciato nel 2001* il primo fondo pensione aperto etico, per poi portare nel 2012 i criteri di questo fondo agli altri comparti. Allo stesso tempo ha scelto di provare a mutuare l’esperienza del mondo della produzione nel mondo degli investimenti: così come i prodotti hanno disciplinari che dicono come sono fatti dalla culla alla tomba con qualcuno che ne verifica le informazioni, Unipol ha scelto di fare un analogo test pilota sui prodotti di investimento, seguendo un prodotto Vita dalla culla alla gestione post vendita e costruendo un disciplinare per garantire l’equità (ricarico, costi), la trasparenza e la tracciabilità. Una sorta di prodotti vita in stile Coop, insomma. Anche l’iniziativa messa in campo da Etica Sgr punta ad aumentare la trasparenza e lancia una sfida verso una sempre maggiore condivisione con gli investitori. «Nelle assemblee degli azionisti – ha detto Roberto Grossi, responsabile Marketing e comunicazione di Etica Sgr – tutto ciò che accade viene sempre un po’ mediato, noi abbiamo provato grazie a Twitter a entrare nelle assemblee e a raccontare cosa succedeva (vedi l’ebook Una stagione tra i soci)». L’obiettivo di Etica Sgr è portare le imprese a riflettere sugli aspetti sociali, ambientali e di governance della loro attività e il prossimo passo, annunciato proprio da Grossi al convegno, sarà di «coinvolgere i clienti nel decidere quali saranno le tematiche da portare in assemblea». In questo quadro è significativo che, come ha sottolineato Michele Seghizzi di Banca Generali, i fondi etici abbiano raccolto meno dell’1% delle masse in gestione. Per contro, appare significativo che Fondazione Cariplo, come ha sottolineato Dario Bolis, non sia solo un ente erogatore («o azionista di Intesa Sanpaolo») bensì sposti oggi centinaia di milioni in mission connected investment ovvero qualcosa di assai simile alla finanza Sri (non a caso, proprio oggi, Cariplo presenta un progetto di Social impact bond) SUL FRONTE DEI GIORNALI Agli interrogativi delle aziende fa da contraltare la scarsa presenza delle tematiche Sri nella stampa, come ha fatto notare James Osborne, partner di Lundquist nella sua presentazione di apertura della seconda tavola rotonda dedicata ai giornalisti (l’intervento è stato oggetto di un articolo dello stesso Osborne sul blog di Lundquist). «Le notizie Sri – ha detto – pesano per meno dell’1% di tutte le notizie pubblicate». All’estero ci sono comunque recenti esempi di società editoriali che hanno incominciano a parlare apertamente di sostenibilità come Bloomberg e il Guardian, entrambi sulla base di motivazioni di business: ci sono persone che chiedono queste informazioni. In Italia, ha rilevato Osborne, sono molto poche le aziende editoriali che pubblicano il bilancio di sostenibilità e che lo comunicano nel modo in cui gestiscono l’azienda. Osborne ha messo in evidenza i due ruoli che i media possono avere nei confronti della sostenibilità: da un lato c’è certamente l’aspetto del conflitto e della denuncia, dall’altro c’è la parte di collaborazione, il tentativo di capire il ruolo dei giornalisti per promuovere modelli positivi, per dare più visibilità a quello che va bene. Ed è questo il punto particolarmente difficile e discusso. Dietro l’angolo c’è sempre il rischio greenwashing, ossia di cadere in notizie che sono state preparate ad hoc e diffuse solo per costruire un’immagine ma che non si basano su elementi di concretezza. Tant’è che anche una testata specializzata sulla sensibilità come Valori mostra una grandissima attenzione nel selezionare le notizie. «Noi che facciamo della sostenibilità il cuore dell’informazione – ha raccontato Elisabetta Tramonto, caporedattrice di Valori – in realtà dobbiamo avere una soglia molto alta prima di far passare le informazioni. Comunicati ce ne arrivano a valanga da parte delle aziende, che pensano di sfondare una porta aperta. Pensano: “Questo è un giornale che parla di sostenibilità e ovviamente parleranno anche di noi”. Ecco, è l’esatto contrario: noi parliamo meno di tutto quello che ci arriva in modo spontaneo e paradossalmente andiamo a guardare molto di più cosa di marcio nel mondo della finanza non etica e quanto di buono si può eventualmente trovare». E se la Sri fa fatica ad approdare sui grandi giornali generalisti, il modello vincente del futuro sembra andare verso un giornalismo fatto di comunità di lettori. Per Vitaliano D’Angerio è ancora difficile «credere al giornalismo di comunità, per me wikigiornalismo è ampliare le fonti, anche con Twitter». Le sfide, in ogni caso, sono di formazione («i social media sono una frontiera su cui gli studenti di giornalismo oggi iniziano a interrogarsi seriamente», ha commentato Eliano Rossi, della Tobagi). Ma, soprattutto, per il wikigiornalismo si pone una chiara sfida di sostenibilità. «Mi interrogo sulla sostenibilità del giornalismo di questo tipo», ha detto Luca Piana, giornalista de l’Espresso, «fare informazione significa dare fastidio ai potenti, senza un’azienda editoriale che supporta è difficile». Un nodo, quello della sostenibilità del giornalismo di inchiesta, che pare irrisolvibile con l’attuale modello. COMUNICAZIONE SRI, FRONTIERA SOSTENIBILE? 08.11.2013 36
    • Si terrà mercoledì 6 novembre dalle 14.30 alle 18.30, al Circolo della stampa di Milano (Corso Venezia 48) il convegno "Comunicazione SRI, frontiera sostenibile?". A organizzarlo è ETicaNews in collaborazione con Forum per la Finanza Sostenibile. L'evento si inserisce nell'ambito della Settimana SRI 2013, la Settimana dell'investimento sostenibile e responsabile, che a Milano conterà 16 eventi dal 5 al 12 novembre, in corrispondenza con le principali SRI Week in Europa. Di seguito il programma dell'incontro. L'ingresso è gratuito. I posti sono limitati: per confermare la propria presenza si può scrivere a elena.bonanni@eticanews.it Il calendario completo della Settimana SRI è a questo link: www.settimanasri.it Siti web COMUNICAZIONE SRI, FRONTIERA SOSTENIBILE? 31.10.2013 Due tavole rotonde che metteranno a confronto i protagonisti aziendali della con i giornalisti. Il convegno dal titolo Comunicazione SRI, frontiera sostenibile?, in programma a Milano mercoledì 6 novembre dalle ore 14.30 presso il Circolo della Stampa di Milano, è organizzato da ETicaNews, con il patrocino di Ferpi e dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. L’ambizione dichiarata del convegno è quella di accendere un riflettore sulla distanza che oggi intercorre tra ciò che il mondo del business, nello specifico la finanza, realizza (o tenta di realizzare) in termini di sostenibilità, e quanto di questi sforzi è percepito all’esterno. L’Italia sconta un grave ritardo rispetto ad altri Paesi, probabilmente causato dagli errori di strategia compiuti nei primi anni di questo secolo, quando le tematiche di Csr erano trattate unicamente come strumenti di marketing, rendendone sgradevolmente chiaro l’obiettivo greenwashing. Il paradosso è che, se allora si comunicava assai più di quanto ci fosse di concreto, oggi si combina assai di più di quanto si riesca a comunicare. La riflessione del 6 novembre, tuttavia, porta con sé implicazioni assai più profonde, che vanno a toccare – potenzialmente, a ripensare – sia il sistema finanziario sia il sistema giornalistico. La tavola rotonda dedicata alle aziende bancarie sarà introdotta da un’analisi di Francesco Morace, sociologo da sempre in prima linea nella ricerca delle proiezioni future. La sua analisi andrà a indagare quanto è cambiato il mondo e quanto è destinato a cambiare. Ma porterà in evidenza anche quanto questo cambiamento è ormai “avanti” rispetto al modello di funzionamento del business finanziario. Pianterà nelle coscienze della finanza idee quali “progettualità condivisa, tutorship quotidiana, network integrato”. Insomma, tasselli che spingeranno, grazie alla forza scardinante della tecnologia, a riformulare il “comunicare” in chiave Sri. Comunicare, nella sostanza, non è più il semplice “diffondere” un dato o una notizia. Il concetto si allarga, e diventa qualcosa di più simile a “condividere”, ad “attivare il network” di riferimento. Cambiano clamorosamente le priorità: fino a oggi, si puntava a comunicare per creare consenso. Viceversa, l’accorciamento della catena comunicativa (via social media) ribalta l’ordine: si può partire dal creare consenso e con quello si attiva la più potente delle comunicazioni. In prospettiva, diventerà più importante un’iniziativa di “nuova comunicazione” capace di attivare un preciso nucleo di destinatari, piuttosto che un’uscita su un quotidiano da 100mila lettori (o click). È assai più di un marketing targettizzato. È un engagement targettizzato. La seconda tavola rotonda sarà introdotta da una relazione di Joakim Lundquist e James Osborne, esperti di comunicazione web e Csr, che tenterà di evidenziare come il giornalista può porsi oggi di fronte alla necessità di creare consapevolezza Sri. Può da un lato sostenere e diffondere i percorsi di “condivisione” che ritiene più meritevoli e veritieri. Per contro,può assumere un ruolo di verifica e denuncia degli atteggiamenti di facciata, o di comportamenti contrastanti con l’interesse degli stakeholder. Anche nel giornalismo, dunque, occorrerà riflettere sul riequilibrio delle utilità in gioco, in cui assume un peso crescente il concetto di stakeholder. Stakeholder della banca, ma anche stakeholder del territorio. E non solo. Attenzione,anche qui si può intravvedere un ribaltamento di priorità. Fino a oggi, estremizzando, un articolo puntava a diffondere massimamente un fatto o un’analisi, e portava l’eventuale denuncia a livello pubblico (indirettamente sollecitando l’autority). In prospettiva, cosa accadrà a questo pubblico? L’ipotesi sul tavolo è che, accanto alle notizie generali e generaliste, si debba entrare nell’ottica che il soggetto dell’articolo (azienda o banca, o qualsivoglia ente) 37
    • non sarà più terzo (o così terzo come oggi) rispetto a un territorio o una comunità. Bensì, sia un qualcosa di integrato (o di più integrato) con interessi, valori, obiettivi di una comunità (non necessariamente delimitata geograficamente). Ed ecco chel’attività del giornalista diventa, anche, spostarsi in queste dimensioni “condivise” e cercare di svelare a esse ciò che in esse, e per esse, diventa davvero “notizia”. In questa sfida, forse eccessivamente futurista, si incastra l’ultimo tassello. Quello per cui, immaginando un giornalismo a dimensione di un pubblico “attivo”, la comunità di stakeholder che legge un articolo, diventi una comunità di stakeholder dell’articolo stesso. AL VIA LA SETTIMANA SRI: TUTTI CONVOCATI ALL’ET.EVENTO #INFORMARESRI 31.10.2013 Finalmente ci siamo! Dopo tanta attesa, animata in questi giorni di vigilia su Twitter (e Linkedin) da spunti di discussione sotto l’hashtag #InformareSri, arriva l’evento, all’interno della Settimana Sri targata Forum della Finanza Sostenibile, immaginato e costruito direttamente da ETicaNews. L’appuntamento è al Circolo della Stampa a Milano per il 6 novembre dalle ore 14.30 in poi (scarica programma). Il tema è di quelli caldissimi perché rappresenta un terreno inesplorato dell’informazione economica-finanziaria: “Comunicazione Sri, frontiera sostenibile?”. Prevede la partecipazione, nella prima tavola rotonda, dei protagonisti aziendali della sostenibilità (i responsabili della comunicazione e della Csr), mentre nella seconda tavola rotonda sono state invitate le ideali “controparti” delle aziende, ossia i giornalisti. Per questa duplice presenza, il convegno ha ottenuto il patrocinio di Ferpi (Federazione relazioni pubbliche italiana) e dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia. La tavola rotonda dedicata alle aziende bancarie sarà introdotta da un’analisi di Francesco Morace, sociologo da sempre in prima linea nella ricerca delle proiezioni future (non a caso, ha fondato il Future Concept Lab). La seconda tavola rotonda sarà introdotta da una relazione di Joakim Lundquist e James Osborne, esperti di comunicazione web e Csr, che tenterà di evidenziare come il giornalista può porsi oggi di fronte alla necessità di creare consapevolezza Sri. COMUNICAZIONE SRI, FRONTIERA SOSTENIBILE? 05.11.2013 EticaNews in collaborazione con il Forum per la Finanza Sostenibile, nell’ambito della “settimana SRI 2013” organizza un convegno dal titolo “Comunicazione SRI, frontiera sostenibile?”. L’appuntamento è a Milano, al Circolo della Stampa di corso Venezia 48, mercoledì 6 novembre 2013 dalle h. 14,30 alle h. 18,30. Il programma dell’incontro. h. 14,30: comunicazione aziende-stakeholder. Introduzion, analisi sociologica di Franceso Morace (Future Concept Lab). Tavola rotonda moderata da Luca Testoni (direttore ETicaNews). Intervengono: Patrizia Rutigliano (Ferpi), Roberto Grossi (Etica Sgr), Maria Luisa Parmigiani (Unipol), Stefano Montobbio (Bsi), Dario Bolis (Fondazione Cariplo), Fulvio Rossi (Csr management network), Michele Seghizzi (Banda Generali). Alle h. 17: Comunicazione azienda-giornali. Introduzione. Ricerca/analisi sui media e criteri Sri a cura di Lundquist. Tavola rotonda moderata da Luca Testoni (direttore Etica News). Intervengono: Fabrizio Guidoni (Etica News), Vitaliano D’Angerio (Plus24, Sole24Ore), Raffaella Calandra (in rappresentanza della Scuola Walter Tobagi), Luca Piana (l’Espresso), Elisabetta Tramonto (Valori). Il convegno è gratuito, i posti sono limitati. L’iniziativa ha il patrocinio dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia e della Ferpi, Federazione relazioni pubbliche italiana. Il calendario completo della settimana Sri è su www.settimanasri.it 38
    • 7 Novembre 2013 Regolare i mercati finanziari: il ruolo dei policy maker Agenzie CAMERA: GIOVEDÍ CONVEGNO SUI MERCATI FINANZIARI 05.11.2013 (ASCA) - Roma, 5 nov - Giovedi' 7 novembre, alle 10,30, presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, si terra' il Convegno ''Regolare i mercati finanziari: il ruolo dei policy maker''. E' quanto si legge in una nota della Camera. Il programma prevede: 10:30 Saluti di benvenuto Luigi Bobba (coordinatore Intergruppo parlamentare per la finanza sostenibile) Davide Dal Maso (segretario generale, Forum per la Finanza Sostenibile), 10:45 La buona politica di fronte alla sfida della complessita' del sistema finanziario globale Marina Sereni (vice presidente Camera), 11 Le istituzioni finanziarie e la crisi Marco Onado (Ordinario di Economia dei Mercati Finanziari, Universita' Bocconi), 11:30 Tavola rotonda introdotta e moderata da Giuseppe Zadra (segretario generale Fondazione Istituto Einaudi). Intervengono: Carlo Cimbri (Amministratore delegato, Unipol GF) Marcello Messori (Ordinario di Economia, LUISS Guido Carli, Roberto Rinaldi (Capo del Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza, Banca d'Italia), alle 12:45 conclusioni diPierpaolo Baretta (Sottosegretario di Stato, Ministero dell'Economia e delle Finanze) e Giancarlo Giorgetti (deputato, copromotore dell'Intergruppo parlamentare per la finanza sostenibile). L'appuntamento, organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile, sara' trasmesso in diretta sulla webtv della Camera. CAMERA: GIOVEDÍ CONVEGNO SU RUOLO POLICY MAKER 05.11.2013 Giovedì 7 novembre, alle ore 10.30, presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, si terrà il Convegno “Regolare i mercati finanziari: il ruolo dei policy maker”. Il programma prevede: 10.30 Saluti di benvenuto Luigi Bobba (coordinatore Intergruppo parlamentare per la finanza sostenibile), Davide Dal Maso (Segretario generale, Forum per la Finanza Sostenibile), 10.45 La buona politica di fronte alla sfida della complessità del sistema finanziario globale, Marina Sereni (vicepresidente Camera dei deputati), 11 ‘Le istituzioni finanziarie e la crisi’ con Marco Onado (Ordinario di Economia dei Mercati Finanziari, Università Bocconi), 11.30 tavola rotonda introdotta e moderata da Giuseppe Zadra (Segretario generale Fondazione Istituto Einaudi). Intervengono: Carlo Cimbri (Amministratore delegato, Unipol GF) Marcello Messori (Ordinario di Economia, Luiss Guido Carli) Roberto Rinaldi (Capo del Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza, Banca d’Italia), 12.45 conclusioni di Pierpaolo Baretta (sottosegretario di Stato, Ministero dell’Economia e delle Finanze), Giancarlo Giorgetti (deputato, co-promotore dell’Intergruppo parlamentare per la finanza sostenibile). L’appuntamento, organizzato dal Forum per la Finanza sostenibile, sarà trasmesso in diretta sulla webtv della Camera. CAMERA: 07/11 'REGOLARE I MERCATI FINANZIARI: IL RUOLO DEI POLICY MAKER' 07.11.2013 39
    • (AGENPARL) - Roma, 05 nov - Giovedì 7 novembre, alle ore 10,30, presso la Sala Aldo Moro di Palazzo Montecitorio, si terrà il Convegno “Regolare i mercati finanziari: il ruolo dei policy maker”. Il programma prevede: - 10:30 Saluti di benvenuto Luigi Bobba (Coordinatore Intergruppo parlamentare per la finanza sostenibile) Davide Dal Maso (Segretario generale, Forum per la Finanza Sostenibile) - 10:45 La buona politica di fronte alla sfida della complessità del sistema finanziario globale Marina Sereni (Vice Presidente Camera dei Deputati) - 11:00 Le istituzioni finanziarie e la crisi Marco Onado (Ordinario di Economia dei Mercati Finanziari, Università Bocconi) - 11:30 Tavola rotonda introdotta e moderata da Giuseppe Zadra (Segretario generale Fondazione Istituto Einaudi). Intervengono: Carlo Cimbri (Amministratore delegato, Unipol GF) Marcello Messori (Ordinario di Economia, LUISS Guido Carli) Roberto Rinaldi (Capo del Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza, Banca d’Italia) - 12:45 Conclusioni Pierpaolo Baretta (Sottosegretario di Stato, Ministero dell’Economia e delle Finanze) Giancarlo Giorgetti (Deputato, Co-promotore dell’Intergruppo parlamentare per la finanza sostenibile). L’appuntamento, organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile, sarà trasmesso in diretta sulla webtv della Camera. Social Venture Investing: coniugare efficacia ed efficienza Quotidiani e testate online IMPACT INVESTING, GLI OBIETTIVI E IL PIANO DI LAVORO DELLA TASK FORCE di Rosaria Barrile 08.11.2013 Cresce la consapevolezza all’interno dei paesi del G8 del potenziale degli investimenti a impatto social. Ma come portare questa tipologia di investimento verso una scala globale e garantirne la sostenibilità? Questa e altre sfide, tra cui la misurazione degli impatti sociali degli investimenti, saranno affrontate all’interno dei gruppi di lavoro allestiti dalla task force sul social impact investment nominata dal G8 e composta da rappresentanti di tutti i paesi che fanno parte del G8, più rappresentanti della Commissione Europea. A descrivere quali saranno le prossime iniziative e gli ambiti d’azione della task force a è Mario Calderini del Politecnico di Milano che incontriamo in occasione dell’evento “Social Venture Investing: coniugare efficacia ed efficienza” promosso da Make a Cube3 nell’ambito della settimana Sri. Lei parteciperà ai lavori in rappresentanza del nostro paese insieme a Mario La Torre dell’università La Sapienza di Roma e a Giovanna Melandri, presidente di Uman Foundation. Quali sono gli obiettivi della task force? Le priorità della task force sono tre e comprendono lo sviluppo del mercato degli investimenti ad impatto sociale, sia in ambito domestico, sia nell’ambito delle azioni di cooperazione allo sviluppo, e la creazione di un network di operatori impegnati negli investimenti ad impatto sociale. L’obiettivo finale più ampio è quello di favorire politiche governative in grado di creare un ambiente adatto allo sviluppo del mercato dei social impact investments e a renderlo funzionale alle politiche di welfare in linea con le esigenze dei bilanci pubblici. Qual è la struttura della task force e come lavorerà sui vari temi ? Si è concordato di assegnare alla task force un ruolo di coordinamento di specifiche strutture operative - in staff alla task force stessa - identificate negli advisory board nazionali e nei working groups tematici. Attualmente sono previsti quattro gruppi di lavoro che avranno compiti ben precisi. L’Impact Measurement Working Group avrà il compito di individuare processi idonei a stimolare una maggiore uniformità e trasparenza delle tecniche e degli strumenti di misurazione dell’impatto sociale degli investimenti; al Development Finance Institution Working Group spetterà invece l’individuazione delle azioni necessarie allo sviluppo del mercato in ambito di cooperazione internazionale. La definizione delle azioni e degli strumenti per stimolare il flusso di fondi verso i social impact investments è affidato all’Asset Allocation Working Group mentre il Mission-Lock dovrà individuare i modelli di governance più funzionali per assicurare gli investitori sulla continuità delle azioni ad impatto sociale delle istituzioni che finanziano. 40
    • I gruppi di lavoro dovranno successivamente interfacciarsi con l’Ocse per supportare la stesura di un rapporto sui social impact investments che conterrà, tra l’altro, un’analisi comparata dei mercati nei vari paesi membri. Questi sono gli obiettivi che il gruppo di lavoro si è dato. Ma a quali risultati potrà ragionevolmente pervenire entro la fine del 2014? All’interno della task force vi sono ovviamente sensibilità nei confronti del tema ed esperienze non omogenee. Ciò è legato non solo alle inevitabili differenze culturali - basti pensare ad esempio alla lunga tradizione dei paesi anglosassoni sul tema delle charity in generale - ma anche ai diversi modelli di sviluppo economico che caratterizzano oggi i paesi che lo compongono. E’ evidente che le priorità per un paese in forte crescita come la Russia, sono molto diverse da quelle di alcuni paesi europei tra cui il nostro, dove l’uscita dalla crisi e la tenuta del sistema di welfare sono priorità assolute. All’interno della task force quindi si ritroveranno fianco a fianco sensibilità diverse rispetto al tema del social impact investment. In Italia l’avvio dei lavori della task force contribuirà sicuramente a stimolare una maggiore consapevolezza sul tema a tutti i livelli istituzionali. Si tratta in ogni caso di un percorso di sviluppo che richiede periodi lunghi e un notevole sforzo anche culturale da parte di tutti i soggetti coinvolti. L’iniziativa del G8 potrebbe tuttavia costituire una leva importante per la creazione di un network nazionale in grado di facilitare la promozione di specifici progetti pilota sul territorio e l’incontro tra potenziali investitori, operatori del sociale e istituzioni pubbliche. Quali sono i prossimi step previsti dall’agenda? In Italia purtroppo il tema è ancora considerato di “nicchia”. Come verrà coinvolta l’opinione pubblica? Il prossimo appuntamento si terrà ai primi di dicembre ed è rappresentato dalla costituzione degli advisory board per ciascun paese. All’interno di questi consigli non vi saranno esponenti del mondo accademico o politico ma personalità provenienti dal settore, in grado di portare anche la propria esperienza diretta sul campo. Per condividere tutto il processo che ci condurrà al rilascio del report finale, stiamo già pensando ad una piattaforma che andremo ad alimentare di contenuti facilmente accessibili da tutti i potenziali attori interessati. La Carta SRI un anno dopo Agenzie ABI: AL VIA CARTA INVESTIMENTO SOSTENIBILE E RESPONSABILE 07.11.2013 (ASCA) - Roma, 7 nov - Ottica di lungo periodo; investimenti sostenibili e responsabili; trasparenza. Sono questi i tre principi base della ''Carta dell'Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana'' cui aderiscono da oggi Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare. La Carta era gia' stata sottoscritta da Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza cui aderiscono e che l'aveva promossa d'intesa con il Forum della Finanza Sostenibile. Le associazioni della finanza e del risparmio italiane rafforzano dunque l'impegno comune a diffondere la cultura della sostenibilita' e della responsabilita' sociale. Una diffusione tra i propri associati che intendono adottare strategie di investimento socialmente responsabile, e all'interno della business community con la promozione di pratiche di finanza sostenibile e responsabile. La Carta riconosce l'importanza per l'industria finanziaria dell'integrazione delle logiche che indirizzano le scelte delle istituzioni finanziarie con una prospettiva di sviluppo sostenibile, intesa come ricerca di un equilibrio tra le dimensioni sociali, economiche ed ambientali nelle scelte di investimento. La Carta confida che gli investitori istituzionali guardino con crescente attenzione alle variabili extrafinanziarie ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social, Governance - ESG) cosi' da assumerle come parte qualificante dell'analisi e dei processi di investimento per conto proprio e di terzi. Cio' e' in linea con la nuova strategia della Commissione Europea, secondo cui gli investitori possono contribuire ad una piu' efficiente allocazione del capitale e ad un migliore raggiungimento degli obiettivi di investimento di lungo periodo prendendo adeguatamente in considerazione le informazioni extrafinanziarie e integrandole nelle loro decisioni di investimento. Le informazioni extrafinanziarie costituiscono un elemento di accountability che puo' contribuire ad incrementare la fiducia negli operatori. Nella Carta si confida pertanto che la disclosure di queste informazioni sia sempre piu' efficace e diffusa. L'obiettivo strategico della sostenibilita' dello sviluppo - che non e' solo necessario per il dopo crisi - impone un cambiamento culturale, che guardi anche agli effetti di medio-lungo termine delle scelte di investimento. Nella 41
    • Carta si confida pertanto in una adeguata valorizzazione di questa prospettiva da parte degli intermediari, sia nella fase di allocazione dei propri patrimoni e dell'offerta di investimenti, sia in quella di definizione dei sistemi di incentivazione dei manager. L'adesione alla Carta da parte di Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim, oltre a Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare, e' avvenuta oggi in una conferenza promossa da FeBAF a Roma durante la seconda Settimana Italiana dell'Investimento Sostenibile e Responsabile - SRI, organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile. All'incontro hanno partecipato anche i rappresentanti di Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, che hanno presentato le iniziative di diffusione realizzate nel primo anno di vita della Carta. Quotidiani FINANZA SOSTENIBILE, ORA C’É LA CARTA 08.11.2013 Quotidiani e testate online INVESTIMENTI: SETTE NUOVE ADESIONI ALLA CARTA DELLA SOSTENIBILITÁ 08.11.2013 Anche Assoimmobiliare e Federimmobiliare Milano, 07 nov - Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare, hanno aderito alla Carta dell'investimento sostenibile e responsabile della finanza italiana. La Carta era gia' stata sottoscritta da Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e Febaf, la Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza cui aderiscono e che l'aveva promossa d'intesa con il forum della Finanza sostenibile. "Le associazioni della finanza e del risparmio italiane - spiega una nota - rafforzano dunque l'impegno comune a diffondere la cultura della sostenibilita' e della responsabilita' sociale. Una diffusione tra i propri associati che intendono adottare strategie di investimento socialmente responsabile, e all'interno della business community con la promozione di pratiche di finanza sostenibile e responsabile". I principi di base sono sostanzialmente tre: ottica di lungo periodo investimenti sostenibili e 42
    • responsabili, trasparenza. "E' importante - ha sottolineato Paolo Crisafi dg di Assoimmobiliare - alimentare un dibattito sui temi della responsabilita' sociale delle istituzioni finanziarie; va in questa direzione la partecipazione di Assoimmobiliare alla Federazione delle banche, delle assicurazioni e della finanza nell'accezione piu' ampia, poiche' proprio attraverso una coerente collaborazione tra queste leve e' possibile una migliore ripresa del Paese. In tale ottica e' positiva la partecipazione a questa iniziativa anche da parte di Federimmobiliare che ha come mission la promozione della cultura immobiliare'. CARTA SRI, CRESCONO LE ADESIONI 08.11.2013 Abi, Ania, Assogestioni e Febaf hanno fatto da apripista, oltre un anno fa, firmando per prime la Carta dell'investimento sostenibile e responsabile. E ora, in occasione della seconda Settimana dell'Sri, il numero degli aderenti si moltiplica. Hanno annunciato la loro firma ben sette associazioni, rappresentative di altrettante realtà della finanza italiana: Ascosim (società di consulenza), Assofiduciaria (sicietà fiduciarie) Assoimmobiliare e Federimmobiliare (industria immobiliare), Assoprevidenza (fondi pensione), Assoreti (reti di promozione finanziaria) e Assosim (società di intermediazione mobiliare). Investimenti sostenibili e responsabili, trasparenza e ottica di medio lungo periodo sono i tre principi ai quali si ispira la Carta che coinvolge ormai la quasi totalità dell'industria italiana della finanza e del risparmio, impegnata a diffondere la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale. EN PLEIN PER LA CARTA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE E RESPONSABILE 11.11.2013 La Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana fa l'en plein. Lo scorso 7 novembre, Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Federimmobiliare hanno firmato la Carta sulla Sostenibilità, carta che era già stata sottoscritta in precedenza da Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza che l’aveva promossa d’intesa con il Forum della Finanza Sostenibile. I principi base di questo documento sono: investimenti socialmente responsabili, trasparenza e ottica di medio-lungo periodo. In particolare, quanto al primo punto, la Carta confida “che gli investitori istituzionali guardino con crescente attenzione alle variabili extrafinanziarie ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social, Governance - ESG) così da assumerle come parte qualificante dell’analisi e dei processi di investimento per conto proprio e di terzi”, si legge in una nota congiunta delle diverse associazioni. Ciò è in linea con “la nuova strategia della Commissione Europea – prosegue il comunicato - secondo cui gli investitori possono contribuire a una più efficiente allocazione del capitale e a un migliore raggiungimento degli obiettivi di investimento di lungo periodo prendendo adeguatamente in considerazione le informazioni extrafinanziarie e integrandole nelle loro decisioni di investimento”. Circa la trasparenza, invece, le informazioni extrafinanziarie costituiscono un elemento di accountability che può contribuire a incrementare la fiducia negli operatori. Nella Carta si confida pertanto che la disclosure di queste informazioni sia sempre più efficace e diffusa. Infine, l'obiettivo strategico della sostenibilità dello sviluppo impone un cambiamento culturale, che guardi anche agli effetti di medio-lungo termine delle scelte di investimento. “Nella Carta si confida pertanto in una adeguata valorizzazione di questa prospettiva da parte degli intermediari, sia nella fase di allocazione dei propri patrimoni e dell’offerta di investimenti, sia in quella di definizione dei sistemi di incentivazione dei manager”, conclude la nota. Siti web 43
    • FINANZA: ASCOSIM, ASSOFIDUCIARIA, ASSOIMMOBILIARE, ASSOPREVIDENZA, ASSORETI, ASSOSIM E FEDERIMMOBILIARE FIRMANO LA CARTA SULLA SOSTENIBILITÁ 07.11.2013 Ottica di lungo periodo; investimenti sostenibili e responsabili; trasparenza. Sono questi i tre principi base della “Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana” cui aderiscono da oggi Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare. La Carta era già stata sottoscritta da Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza cui aderiscono e che l’aveva promossa d’intesa con il Forum della Finanza Sostenibile. Le associazioni della finanza e del risparmio italiane rafforzano dunque l’impegno comune a diffondere la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale. Una diffusione tra i propri associati che intendono adottare strategie di investimento socialmente responsabile, e all’interno della business community con la promozione di pratiche di finanza sostenibile e responsabile. La Carta riconosce l’importanza per l’industria finanziaria dell’integrazione delle logiche che indirizzano le scelte delle istituzioni finanziarie con una prospettiva di sviluppo sostenibile, intesa come ricerca di un equilibrio tra le dimensioni sociali, economiche ed ambientali nelle scelte di investimento. Nel dettaglio, i tre principi contenuti nella Carta sono: 1. Investimenti sostenibili e responsabili. La Carta confida che gli investitori istituzionali guardino con crescente attenzione alle variabili extrafinanziarie ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social, Governance - ESG) così da assumerle come parte qualificante dell’analisi e dei processi di investimento per conto proprio e di terzi. Ciò è in linea con la nuova strategia della Commissione Europea, secondo cui gli investitori possono contribuire ad una più efficiente allocazione del capitale e ad un migliore raggiungimento degli obiettivi di investimento di lungo periodo prendendo adeguatamente in considerazione le informazioni extrafinanziarie e integrandole nelle loro decisioni di investimento. 2. Trasparenza. Le informazioni extrafinanziarie costituiscono un elemento di accountability che può contribuire ad incrementare la fiducia negli operatori. Nella Carta si confida pertanto che la disclosure di queste informazioni sia sempre più efficace e diffusa. 3. Ottica di medio-lungo periodo. L’obiettivo strategico della sostenibilità dello sviluppo – che non è solo necessario per il dopo crisi - impone un cambiamento culturale, che guardi anche agli effetti di medio-lungo termine delle scelte di investimento. Nella Carta si confida pertanto in una adeguata valorizzazione di questa prospettiva da parte degli intermediari, sia nella fase di allocazione dei propri patrimoni e dell’offerta di investimenti, sia in quella di definizione dei sistemi di incentivazione dei manager. L’adesione alla Carta da parte di Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim, oltre a Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare, è avvenuta oggi in una conferenza promossa da FeBAF a Roma durante la seconda Settimana Italiana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile - SRI, organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile. All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti di Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, che hanno presentato le iniziative di diffusione realizzate nel primo anno di vita della Carta. SOSTENIBILITÁ, PEZZI DI FINANZA FIRMANO LA CARTA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE 07.11.2013 Si allarga la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale: da oggi aderiscono alla “Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana” Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare. Sono tre i principi base della Carta: ottica di lungo periodo; investimenti sostenibili e responsabili; trasparenza. La Carta era già stata sottoscritta da Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza cui aderiscono e che l’aveva promossa d’intesa con il Forum della Finanza Sostenibile. 44
    • Nel dettaglio, i tre principi contenuti nella Carta sono: Investimenti sostenibili e responsabili. La Carta confida che gli investitori istituzionali guardino con crescente attenzione alle variabili extrafinanziarie ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social, Governance – ESG) così da assumerle come parte qualificante dell’analisi e dei processi di investimento per conto proprio e di terzi. Ciò è in linea con la nuova strategia della Commissione Europea, secondo cui gli investitori possono contribuire ad una più efficiente allocazione del capitale e ad un migliore raggiungimento degli obiettivi di investimento di lungo periodo prendendo adeguatamente in considerazione le informazioni extrafinanziarie e integrandole nelle loro decisioni di investimento. Trasparenza. Le informazioni extrafinanziarie costituiscono un elemento di accountability che può contribuire ad incrementare la fiducia negli operatori. Nella Carta si confida pertanto che la disclosure di queste informazioni sia sempre più efficace e diffusa. Ottica di medio-lungo periodo. L’obiettivo strategico della sostenibilità dello sviluppo – che non è solo necessario per il dopo crisi - impone un cambiamento culturale, che guardi anche agli effetti di medio-lungo termine delle scelte di investimento. Nella Carta si confida pertanto in una adeguata valorizzazione di questa prospettiva da parte degli intermediari, sia nella fase di allocazione dei propri patrimoni e dell’offerta di investimenti, sia in quella di definizione dei sistemi di incentivazione dei manager. BANCHE E FINANZA – CARTA INVESTIMENTO SOSTENIBILE 07.11.2013 Ottica di lungo periodo; investimenti sostenibili e responsabili; trasparenza. Sono questi i tre principi base della “Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana” cui aderiscono da oggi Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare. La Carta era già stata sottoscritta da Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza cui aderiscono e che l’aveva promossa d’intesa con il Forum della Finanza Sostenibile. Le associazioni della finanza e del risparmio italiane rafforzano dunque l’impegno comune a diffondere la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale. Una diffusione tra i propri associati che intendono adottare strategie di investimento socialmente responsabile, e all’interno della business community con la promozione di pratiche di finanza sostenibile e responsabile. La Carta riconosce l’importanza per l’industria finanziaria dell’integrazione delle logiche che indirizzano le scelte delle istituzioni finanziarie con una prospettiva di sviluppo sostenibile, intesa come ricerca di un equilibrio tra le dimensioni sociali, economiche ed ambientali nelle scelte di investimento. Nel dettaglio, i tre principi contenuti nella Carta sono: 1. Investimenti sostenibili e responsabili. La Carta confida che gli investitori istituzionali guardino con crescente attenzione alle variabili extrafinanziarie ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social, Governance - ESG) così da assumerle come parte qualificante dell’analisi e dei processi di investimento per conto proprio e di terzi. Ciò è in linea con la nuova strategia della Commissione Europea, secondo cui gli investitori possono contribuire ad una più efficiente allocazione del capitale e ad un migliore raggiungimento degli obiettivi di investimento di lungo periodo prendendo adeguatamente in considerazione le informazioni extrafinanziarie e integrandole nelle loro decisioni di investimento. 2. Trasparenza. Le informazioni extrafinanziarie costituiscono un elemento di accountability che può contribuire ad incrementare la fiducia negli operatori. Nella Carta si confida pertanto che la disclosure di queste informazioni sia sempre più efficace e diffusa. 3. Ottica di medio-lungo periodo. L’obiettivo strategico della sostenibilità dello sviluppo – che non è solo necessario per il dopo crisi - impone un cambiamento culturale, che guardi anche agli effetti di medio-lungo termine delle scelte di investimento. Nella Carta si confida pertanto in una adeguata valorizzazione di questa prospettiva da parte degli intermediari, sia nella fase di allocazione dei propri patrimoni e dell’offerta di investimenti, sia in quella di definizione dei sistemi di incentivazione dei manager. L’adesione alla Carta da parte di Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim, oltre a Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare, è avvenuta oggi in una conferenza promossa da FeBAF a Roma durante la seconda Settimana Italiana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile - SRI, organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile. All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti di Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, che hanno presentato le iniziative di diffusione realizzate nel primo anno di vita della Carta. 45
    • CARTA DELL’INVESTIMENTO SOSTENIBILE – RESPONSABILITÁ NEL LUNGO PERIODO 08.11.2013 Ottica di lungo periodo; investimenti sostenibili e responsabili; trasparenza. Sono questi i tre principi base della “Carta dell’Investimento Sostenibile e Responsabile della finanza italiana” cui aderiscono da oggi Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare. La Carta era già stata sottoscritta da Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, la Federazione delle Banche, delle Assicurazioni e della Finanza cui aderiscono e che l’aveva promossa d’intesa con il Forum della Finanza Sostenibile. Le associazioni della finanza e del risparmio italiane rafforzano dunque l’impegno comune a diffondere la cultura della sostenibilità e della responsabilità sociale. Una diffusione tra i propri associati che intendono adottare strategie di investimento socialmente responsabile, e all’interno della business community con la promozione di pratiche di finanza sostenibile e responsabile. La Carta riconosce l’importanza per l’industria finanziaria dell’integrazione delle logiche che indirizzano le scelte delle istituzioni finanziarie con una prospettiva di sviluppo sostenibile, intesa come ricerca di un equilibrio tra le dimensioni sociali, economiche ed ambientali nelle scelte di investimento. Nel dettaglio, i tre principi contenuti nella Carta sono: 1. Investimenti sostenibili e responsabili. La Carta confida che gli investitori istituzionali guardino con crescente attenzione alle variabili extrafinanziarie ambientali, sociali e di governance (Environmental, Social, Governance - ESG) così da assumerle come parte qualificante dell’analisi e dei processi di investimento per conto proprio e di terzi. Ciò è in linea con la nuova strategia della Commissione Europea, secondo cui gli investitori possono contribuire ad una più efficiente allocazione del capitale e ad un migliore raggiungimento degli obiettivi di investimento di lungo periodo prendendo adeguatamente in considerazione le informazioni extrafinanziarie e integrandole nelle loro decisioni di investimento. 2. Trasparenza. Le informazioni extrafinanziarie costituiscono un elemento di accountability che può contribuire ad incrementare la fiducia negli operatori. Nella Carta si confida pertanto che la disclosure di queste informazioni sia sempre più efficace e diffusa. 3. Ottica di medio-lungo periodo. L’obiettivo strategico della sostenibilità dello sviluppo – che non è solo necessario per il dopo crisi - impone un cambiamento culturale, che guardi anche agli effetti di medio-lungo termine delle scelte di investimento. Nella Carta si confida pertanto in una adeguata valorizzazione di questa prospettiva da parte degli intermediari, sia nella fase di allocazione dei propri patrimoni e dell’offerta di investimenti, sia in quella di definizione dei sistemi di incentivazione dei manager. L’adesione alla Carta da parte di Ascosim, Assofiduciaria, Assoimmobiliare, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim, oltre a Federimmobiliare, la federazione per la cultura immobiliare, è avvenuta oggi in una conferenza promossa da FeBAF a Roma durante la seconda Settimana Italiana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile - SRI, organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile. All’incontro hanno partecipato anche i rappresentanti di Abi, Ania, Assogestioni, Aifi e FeBAF, che hanno presentato le iniziative di diffusione realizzate nel primo anno di vita della Carta. 8 Novembre Investire responsabilmente in commodity: si può? Siti web CONVEGNO: “INVESTIRE RESPONSABILMENTE IN COMMODITY: SI PUÓ?” 05.11.2013 Il Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con il Coordinamento della campagna “Sulla fame non si specula” e nell’ambito della Settimana SRI 2013, organizza un convegno dal titolo “Investire responsabilmente in 46
    • commodity: si può?“. Il convegno si terrà venerdì 8 novembre alle ore 9,45 a Bologna, presso CUBO Centro Unipol Bologna, Piazza Vieira de Mello 3-5. Poiché i posti sono limitati, si prega di confermare la propria presenza a eventi@finanzasostenibile.it CONVEGNO: “INVESTIRE RESPONSABILMENTE IN COMMODITY: SI PUÓ?” 05.11.2013 Stefano Piziali, Responsabile Dipartimento Advocacy di Intervita, interverrà al convegno "Investire responsabilmente in commodity: si può?", organizzato dal Forum per la Finanza Sostenibile nell'ambito della campagna "Sulla fame non si specula", che si terrà venerdì 8 novembre a Bologna, presso il CUBO (Centro Unipol Bologna). L'intervento di Stefano Piziali si inserisce all'interno del confronto tra gli operatori del settore finanziario e le Ong che, come Intervita, sono impegnate nel promuovere una cultura di responsabilità alimentare, lavorando in Italia e nel Sud del Mondo per garantire a tutti il diritto al cibo e alla sovranità alimentare. L'appuntamento è organizzato nell'ambito della Settimana dell'Investimento Sostenibile e Responsabile (SRI), che si svolgerà dal 5 al 12 novembre con eventi su tutto il territorio nazionale. La Settimana SRI è promossa dal Forum per la Finanza Sostenibile, un'associazione senza scopo di lucro impegnata a diffondere una cultura di responsabilità sociale nella pratica degli investimenti finanziari in Italia. FINANZA SOSTENIBILE: LA CRISI PRODUCE GLI ANTICORPI? di Emanuela Citterio 05.11.2013 La società civile che si confronta con Borsa Italiana, banche e assicurazioni sulla speculazione finanziaria sui beni alimentari, la nascita di un intergruppo in Parlamento che sta elaborando proposte per rendere la finanza più sostenibile, una settimana sull’investimento responsabile che conta eventi in tutta Italia. In questo autunno denso di novità e appuntamenti, la finanza non è più per addetti ai lavori. Si parla sempre più spesso, a vari livelli, di possibili soluzioni per riportare l’economia dal virtuale della speculazione-casinò al reale della vita di tutti i giorni. Saranno gli anticorpi alla crisi? “La crisi economica del 2008-2013 (chiamata anche grande recessione) ha avuto avvio nel 2008 in tutto il mondo in seguito a una crisi di natura finanziaria (originatasi negli Stati Uniti con la crisi dei subprime)”. Ce lo ricorda Wikipedia, che prosegue: “Tra i principali fattori della crisi figurano gli alti prezzi delle materie prime (petrolio in primis), una crisi alimentare mondiale, un'elevata inflazione globale, la minaccia di una recessione in tutto il mondo e per finire una crisi creditizia con conseguente crollo di fiducia dei mercati borsistici. Viene considerata da molti economisti come una delle peggiori crisi economiche della storia, seconda solo alla Grande depressione iniziata nel 1929”. Finanza, cibo e materie prime sono gli assi attorno ai quali sta ruotando la crisi. La finanziarizzazione dell’economia, ha scritto Oxfam Francia in un rapporto uscito quest’anno, ha colpito “in modo spettacolare” i mercati agricoli alimentari. “Gli speculatori finanziari occupano ormai il 65% di questo mercato, mentre i commercianti e i produttori solo il 35%”. Su questo rapporto fra cibo e finanza l’8 novembre a Bologna giornalisti ed esponenti della società civile che hanno dato origine alla campagna Sulla fame non si specula si confronteranno con Borsa Italiana, Unipol e ING IM. Quanto la speculazione finanziaria incide sull’aumento dei prezzi dei beni alimentari? È possibile adottare comportamenti responsabili? I fondi pensione che investono in commodities assicurano informazioni trasparenti ai loro sottoscrittori oppure il piccolo investitore si ritrova, suo malgrado, ad essere uno speculatore inconsapevole? Il dibattito di Bologna fa parte della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile, che si terrà dal 5 al 12 Novembre in diverse città italiane. Un appuntamento giunto alla seconda edizione organizzato dal Forum per lo sviluppo sostenibile, associazione senza scopo di lucro che conta una quarantina di soci fra cui istituzioni finanziarie, un sindacato, istituti di ricerca, associazioni di consumatori e non profit. Il Forum è uno dei membri fondatori di Eurosif (European Sustainable Investment Forum), un network pan-europeo la missione è sostenere la crescita degli 47
    • investimenti socialmente responsabili nei mercati finanziari europei. Tanto che la settimana per l’investimento responsabile si svolgerà in contemporanea in Inghilterra, Francia e altri Paesi europei. In Italia qualcosa si muove anche in Parlamento. “Riformare la finanza per contrastare gli effetti della crisi e dare ossigeno all'economia reale e sostenibile” è l’obiettivo dell’intergruppo per la finanza sostenibile promosso da parlamentari di diversi schieramenti, che in occasione della sua prima uscita pubblica il 10 ottobre ha presentato una proposta di legge per la modifica della legge sulla Tobin Tax. Fra le modifiche proposte c’è un’aliquota unica dello 0,05% da applicare su tutti i derivati e l’esenzione dell'imposta di bollo sugli investimenti al di sotto dei 1000 euro che, secondo Banca Etica, penalizzava i piccoli azionisti delle realtà cooperative. RSI:SULLA FAME NON SI SPECULA di Sabina Porcelluzzi 18.11.2013 Il Forum per la Finanza Sostenibile, nell’ambito della settimana SRI (Sustainable and Responsible Investment), ha fatto tappa nella città nota in tutto il mondo per il cibo con un evento davvero unico rispetto agli altri workshop. Unico il tema, i relatori, il contesto. Il 6 novembre presso il CUBO Centro Unipol Bologna, in collaborazione con il Coordinamento della campagna Sulla Fame non si specula, si é tenuto il convegno ” Investire responsabilmente in commodity: si puó?” I lavori sono stati introdotti da Giorgio Bernardelli che ci ha svelato i motivi che hanno portato tantissime persone ad aderire alla campagna contro la speculazione sul cibo. Nel maledetto 2008 quasi contemporaneamente all’esplosione del crac finanziario, fu convocato un vertice straordinario della FAO per l’esplosione della crisi alimentare. La speculazione sul cibo aveva raggiunto dei livelli tali da pensare alla creazione di riserve speciali di cibo perché il numero di affamati nel mondo aveva superato il miliardo di persone. In quelle settimane i record registrati negli scambi dei contratti future sulle materie prime, hanno indotto molti addetti ai lavori a riflettere sulle dinamiche della speculazione che tende ancora ad aumentare e a trasformare tragedie come carestie o alluvioni in occasioni di guadagno. Sono nati così una serie di movimenti, tra cui ” sulla fame non si specula” , che attraverso la pressione sui Governi sollecitano una regolamentazione dei mercati finanziari e chiedono la salvaguardia delle commodities legate al cibo dalle mire speculative. Per combattere la speculazione, il prossimo passo da muovere è il sostegno all’emendamento della Direttiva europea sugli strumenti finanziari (il cosiddetto pacchetto MiFID) e la Direttiva sugli abusi del mercato finanziario (il MAD). Queste iniziative della Commissione europea, potrebbero dare l’opportunità di riformare il mercato dei derivati e mettere dei limiti di posizione agli investitori, nell’ottica di prevenire l’eccessiva speculazione sulle materie prime. Bisogna fare in modo che i mercati tornino a funzionare in modo sano secondo gli interessi dei produttori e dei consumatori, non dei fondi speculativi e delle banche. Elisa Bacciotti di Oxfam Italia, ci ha illustrato le normative in atto nelle altre nazioni europee, dettate da un unico principio: limitare l’utilizzo degli strumenti derivati sui mercati delle commodities. Il rapporto che Oxfam ha elaborato quest’anno evidenzia fortemente come la finanziarizzazione ha colpito in modo spettacolare i mercati agricoli alimentari. Gli speculatori finanziari occupano ormai il 65% di questo mercato, mentre i commercianti e i produttori solo il 35%. OXFAM ha promosso una campagna contro il land grabbing che causa notevoli problemi sul cibo. Si parla di land grabbing (accaparramento delle terre) quando una larga porzione di terra considerata “inutilizzata” è venduta a terzi, aziende o governi di altri paesi senza il consenso delle comunità che ci abitano o che la utilizzano per coltivare e produrre il loro cibo. Quei terreni spesso vengono scippati e destinati alla produzione di agrocombustibili che consumano materie prime che potrebbero essere invece utilizzate per sfamare. A seguito della crisi del 2008 si é assistito ad uno spostamento di capitali verso il mercato delle commodities. Per arginare questo fenomeno in Francia OXFAM ha esercitato una forte pressione sul presidente Holland per la riduzione e l’eliminazione di tale fenomeno e per la separazione tra banche commerciali e banche d’affari. La proposta é stata raccolta da BNP PARIPAS, SOCIETÉ GENERALE e CREDIT AGRICOLE che si sono impegnate ad agire con piú TRASPARENZA e Più ACCOUNTABILITY. Per generare benessere e sviluppo nelle comunità ancora oggi affamate, il cambiamento non può essere imputato solo agli attori privati ma é necessario che i Governi e le Banche, considerate affidabili sotto questo profilo, agiscano per un cambiamento sistemico. 48
    • Marco Zuppiroli, professore dell’Università degli studi di Parma, rispetto al “gambling on hunger” ha esordito dichiarando che é molto difficile separare la speculazione buona da quella cattiva. Per analizzare meglio il fenomeno ha tracciato la storia dei contratti future che sin dall’Ottocento regolamentavano nel Mid West il mercato dei cereali. Con il passare del tempo l’aumento delle transazioni sui mercati OTC ha generato una perdita di controllo nella dinamica della domanda e dell’offerta. La speculazione si é insinuata in queste dinamiche non determinandole ma esasperandole perché nel periodo delle tempeste finanziarie, il ricorso al mercato dei future é sempre più consueto. L’instabilità dei prezzi alimentari é caratterizzata però da una serie di variabili più ampie che prescindono dai future: le politiche ambientali, gli incentivi per alcune coltivazioni, le diversificazioni del segmento agricolo… Questo ragionamento ci propone una riflessione non solo sulle regole finanziarie ma anche sui modelli e sugli stili alimentari nei paesi emergenti e in quelli sviluppati. Non si può più sostenere il modello di alimentazione di prodotti della zootecnica perché questo presuppone un enorme utilizzo di cereali che disperdiamo alimentando l’animale. Alla stessa stregua non sono più tollerabili le colture destinate ai biocarburanti di prima generazione perché oltre a consumare la terra, la espropriano dalle colture destinate all’alimentazione. Oggi é improrogabile l’utilizzo di risorse finanziarie per incentivare i bio carburanti che derivano dai rifiuti e per riportare la terra ad essere l’elemento prezioso per la nutrizione dell’umanità. Dopo la lezione sui future enunciata dal professore, si é aperta la tavola rotonda con l’intervento di Ennio Arlandi, una grande mente matematica prestata alla finanza. Arlandi interviene in qualità di responsabile del comparto delle commodities della Borsa Italiana evidenziando come una delle principali cause della speculazione nasce da una scarsa cultura economica generalizzata. Spesso nel colpevolizzare i derivati non ci si rende conto che trattandosi di contratti future, potrebbero essere invece utili all’economia agricola per generare coperture sui rischi dei raccolti. La degenerazione del sistema impone oggi più che mai dei correttivi che passano dal rafforzamento dell’autorità della CONSOB alle nuove disposizioni della MIFID2, dal limite delle posizioni per operatore alla regolamentazione e trasparenza del mercato OCT. Il dibattito si é svolto in una struttura circondata da vetri attraverso i quali potevamo sbirciare il cielo o il giardino ma al tempo stesso trasferire ai passanti e nel mio immaginario alla città, il valore dei temi affrontati. Non ci poteva essere posto migliore per parlare di trasparenza. Laura Frascaroli è colei che ha fatto gli onori di casa. Gestore del fondo pensione Unipol e esperta di SRI, ha dichiarato la netta scelta politica di non investire né come trading proprietario né come mediatore di interessi della clientela in un mercato così controverso. Riguardo alla regolamentazione dei fondi assicurativi, per la maggior parte del portafoglio la normativa italiana non consente di investire in questo tipo di derivati. É possibile farlo solo se c’è il sottostante. É in corso di approvazione uno schema di regolazione ministeriale che ha introdotto tra varie novità la possibilità di investire in merci nei fondi pensione. I comparti previsti sono le soft comodities o le hard: metalli e petrolio. Emanuela Citterio, componente del coordinamento della campagna “sulla fame non si specula”, ha moderato gli interventi evidenziando che é raro trovare parità di genere nelle tavole rotonde. Questo é il segno di un agire responsabile. Un altro intervento operativo é stato quello di Simona Merzagora, gestore di ING IM. ING è la seconda società finanziari a livello globale in termini di sostenibilità. Infatti sono presenti nel listino Ftse for Good nel DOW JONES SUSTAINABILITY. Lavorare in maniera responsabile si fa operando direttamente con l’acquisto di quote dalle aziende e non comprando sugli indici. In questa maniera é possibile anche esercitare un’azione di engagement nelle assemblee votando pro e contro azioni controverse. La giornata si è conclusa con le parole magiche della SOSTENIBILITÁ pronunciate da Simona Merzagora: ” il mercato deve essere libero di agire ma bisogna andare oltre le opportunità di mercato per valutare gli effetti che le scelte operate hanno sulla realtà”. 8 Novembre Social Impact Bond: la finanza al servizio dell’innovazione sociale? Quotidiani I NUOVI BOND PER SOSTENERE IL NON PROFIT di Andrea Di Turi 49
    • 10.11.2013 Quotidiani e testate online SOCIAL IMPACT BOND: BELLI E POSSIBILI? di Cristina Conti 08.11.2013 Una realtà da 36 miliardi di dollari che, secondo alcune previsioni, potrebbe arrivare ad almeno 400 miliardi entro il 2020. Uno strumento capace di mobilitare risorse da destinare al sociale, con programmi che vanno dal reinserimento degli ex detenuti al contrasto della dispersione scolastica, realizzando anche rendimenti - in alcuni casi a doppia cifra per i finanziatori. E' il Social impact bond, o Sib, già affermato nel mondo anglosassone (ma esperienze sono in corso o in via di definizioni in molte parti del mondo, compresa la Germania, Israele, il Sud America e alcuni paesi africani), e ancora sconosciuto ai più in Italia. A colmare la lacuna ha iniziato la Fondazione Cariplo, con un "Quaderno", curato da Avanzi, e intitolato "I social impact bond - La finanza al servizio dell'innovazione sociale", che è stato presentato oggi a Milano con un convegno realizzato nell'ambito della Settimana Sri. I Sib sono uno strumento finanziario piuttosto complesso, paragonabile per molti versi ai "derivati": prodotti che legano il risultato finanziario all'andamento di un "sottostante". Nella finanza tradizionale il sottostante può essere un indice finanziario, un titolo, una valuta; nei Sib il sottostante è un intervento nel sociale. Il punto di partenza è dunque un problema sociale, che comporta un costo per la pubblica amministrazione. Un soggetto, una organizzazione del terzo settore, elabora una soluzione, e chiede finanziamenti per realizzarla. Un intermediario finanziario si occupa di mettere a punto il bond, lo strumento che raccoglie i capitali dagli investitori. Un ente di valutazione "certifica" il raggiungimento del risultato promesso: solo in questo caso la pubblica amministrazione paga il servizio di cui beneficia, restituendo agli investitori quanto versato, e remunerando il capitale con gli interessi. 50
    • Al di là della complessità, del numero di attori coinvolti, e dei costi che tutto ciò comporta, le criticità sono numerose. Le ha sottolineate anche Davide Dal Maso, curatore del "Quaderno". Ci sono quelli tipici dello strumento: per esempio le difficoltà di misurare i benefici di un intervento nel sociale (quanto vale uno studente recuperato all'obbligo scolastico? quanto costa un detenuto?). O il trasferimento del rischio sugli investitori, che potrebbero non soltanto non essere remunerati, ma perdere anche l'intero capitale. E ci sono le specificità italiane. Due in primo luogo: le pubbliche amministrazioni dovrebbero accantonare fondi per i pagamenti futuri, in caso di successo del Sib, e questo è impossibile, dal punto di vista legislativo, e per i vincoli imposti dalla spending review. E poi i Sib si configurano come derivati, e oggi è vietato alle pubbliche amministrazioni investire in derivati. Tuttavia anche i vantaggi dei social impact bond sono importanti. C'è un effetto leva, che con un dato capitale consente di moltiplicare gli interventi. C'è la possibilità per comuni e regioni, ma anche per lo Stato, di effettuare interventi che altrimenti non avrebbero spazio, e di trasferire i rischi ad altri soggetti. E c'è un forte stimolo, per gli operatori del terzo settore, ad agire in maniera più efficiente, accogliendo l'idea della misurazione dei risultati nel loro bagaglio culturale. E così è emersa la volontà di non abbandonare l'ipotesi di sviluppare una via italiana al social bond. Il presidente della Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti ha invitato a fare un esperimento, per vedere se è possibile disporre di uno strumento in più, preziosissimo in un periodo in cui cresce la domanda di interventi e di welfare, mentre diminuiscono le risorse. E Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima, la controllata di Intesa Sanpaolo interamente dedicata al terzo settore, non si è tirato indietro: il suo istituto è pronto a sperimentare su un progetto concreto. Rispetto al modello originale occorrono importanti modifiche, innazitutto perché il risparmiatore che impiega il suo denaro in uno strumento del genere, da un lato non può rischiare il suo capitale, dall'altro non deve puntare a un guadagno a due cifre. Ma lo spazio c'è. E anche l'interesse del mercato, se è vero, ha aggiunto Morganti che la prima obbligazione speciale che Intesa Sanpaolo ha dedicato a finanziare proprio i progetti nel non profit di Banca Prossima, in 24 ore ha raccolto 4 milioni di euro. PRESTITI AGEVOLATI AL NON PROFIT. LA NUOVA RICETTA DI BANCA INTESA di Stefano Arduini 10.11.2013 Si chiama “Serie speciale Banca Prossima” ed è un titolo obbligazionario molto particolare: da una parte assicura agli investitori un ritorno sicuro, dall’altra va a costituire un fondo che l’istituto emittente – Intesa San Paolo – metterà interamente a disposizione di Banca Prossima (la sua controllata che si occupa di Terzo settore) per sostenere le organizzazioni non profit nell’accesso a finanziamenti a tassi inferiori a quelli di mercato. I dettagli dell’operazione (il collocamento terminerà il 6 dicembre) li spiega l’amministrazione delegato di Banca Prossima Marco Morganti in questa intervista, che anticipa i temi del convegno “I Social Impact Bond: La Finanza al Servizio dell'Innovazione Sociale?” organizzato da Fondazione Cariplo (venerdì 8 novembre dalle 14.30 alle 17.30 presso la Sala Convegni, in Piazza Belgioioso 1, a Milano, nell’ambito della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile). Perché un risparmiatore dovrebbe essere interessato a questo prodotto? All’obbligazionista noi proproniamo un rendimento del 2% lordo che è circa un punto percentuale più basso della media di mercato, ma più o meno sui livelli di investimenti che possono vantare una sicurezza pari a quella che garantiscono bond emessi da una realtà come Banca Intesa. Poi c’è il secondo aspetto: il sottoscrittore ha la certezza che il prestito che ci concede verrà interamente investito in realtà non profit. L’istituto non trattiene nemmeno un centesimo a copertura dei costi gestionali. A fronte di una raccolta a così basso costo, a quali tassi concederete prestiti alle non profit? Da uno a due punti in meno rispetto ai prezzi che pagherebbe sul mercato. L’entità esatta dipenderà dal rating del richiedente e dalla durata del finanziamento: minore sarà la durata, maggiore sarà il vantaggio finanziario per l’organizzazione. In ogni caso rimane il principio in base al quale tutto quello a cui rinuncia il sottoscrittore del bond in termini di interessi va a vantaggio del Terzo settore. E questa è la novità di un modello assolutamente innovativo ben diverso da quelli che alla sottoscrizione di un’obbligazione tradizionale ancorano una donazione alle onlus. Banca Prossima fa prestiti, non donazioni. Che aspettative avete su questo prodotto? La capogruppo ci ha concesso un “budget” importante che può arrivare a 300 milioni di euro nell’arco del prossimi 12 mesi. Molto però naturalmente dipenderà dalla risposta che darà il mercato. 51
    • Pensate in qualche modo di legare il via libera al prestito alla misurazione dell’impatto sociale delle attività dei beneficiari? Ci piacerebbe farlo, ma in Italia non esiste ancora uno strumento del genere. Quando lo avremo a disposizione certamente lo utilizzeremo. Visto che su 1,7 miliardi di euro impegnati da Banca Prossima, il 70% lo è senza garanzie, possiamo dire che già oggi per noi la fiducia sull’impatto che le associazioni sostenute hanno sui territori è un indicatore fondamentale. Certo, è ancora empirico. E non vi è dubbio che il meccanismo dei social impact bond anglosassoni è molto interessante e anche “furbo”. Il garante, lo Stato in questo caso, infatti non solo riconosce al sottoscrittore solo una quota del risparmio che gli proviene dall’intervento sociale, ma lo fa esclusivamente sui risparmi diretti (per esempio il costo del mantenimento di un carcerato) e non su quelli indiretti (per esempio il fatto che un detenuto che non torna a delinquere aumenta il tasso di sicurezza del quartiere). SOCIAL IMPACT BOND, SI APRE LA SFIDA di Fausta Chiesa 11.11.2013 All’interno della Settimana Sri, Fondazione Cariplo l’8 novembre ha spinto nel futuro la finanza responsabile italiana. Ha presentato il Quaderno n.11 intitolato “I social impact bond. La finanza al servizio dell’innovazione sociale?”, redatto da Davide Dal Maso, Davide Zanoni e Matteo Boccia di Avanzi, nell’ambito delle ricerche sviluppate dell’Osservatorio della Fondazione di cui è responsabile il professor Gian Paolo Barbetta. Il fatto che un soggetto erogatore nonché ente istituzionale come la Fondazione Cariplo, che pur da qualche tempo ha dimostrato una particolare attenzione verso la finanza impact, abbia dedicato uno studio a uno strumento così innovativo e complesso come i Social impact bond (di fatto si tratta di una cartolarizzazione, uno dei prodotti più complicati della finanza strutturata dei derivati), rappresenta un messaggio molto forte. Il presidente di Fondazione Cariplo Giuseppe Guzzetti ha lanciato il sasso, dichiarandosi disponibile a fare un esperimento: «Siamo qui a studiare e ad approfondire, per cercare soluzioni, se vi sono, che aiutino il nostro Paese a ridisegnare un nuovo welfare, anche attraverso una finanza responsabile. Le Fondazioni hanno cominciato a utilizzare strumenti finanziari che non sono solo l’attività erogativa a fondo perduto, che rischia di diventare uno strumento largamente insufficiente. I Sib sono strumenti innovativi complessi da seguire con attenzione, siamo qui per recepire. Bisognerebbe sperimentarne un esempio con una platea di finanziatori più ampia». CHE COSA SONO I SIB A spiegare che cosa sono e come funzionano i Social impact bond è intervenuto Maximilian Martin dell’istituto di ricerca Impact Economy, con un discorso che ha tratto spunto dal paper “Making impact investible”. «I Sib – ha detto – sono uno strumento per raccogliere capitale privato allo scopo di finanziare la fornitura di servizi sociali. Un pool di investitori stipula un contratto con un ente pubblico, che si impegna a restituire il capitale investito se il servizio sociale finanziato dai privati ha dato i risultati sperati e quindi ha portato a risparmi della spesa pubblica. In tal modo, qualcun altro e non lo Stato, si prende il rischio di finanziare esperimenti sociali. Si tratta di investitori motivati sul sociale che vogliono investire in linea con i loro valori. Affinché un Sib funzioni è necessario poter dimostrare i benefici ottenuti». Il primo studio pilota dei Sib è stato condotto nel Regno Unito, dove si ipotizzano rendimenti in doppia cifra, fino a un massimo per 13% (il che fa pensare che non necessariamente debbano essere investitori social ad accettare la sfida; negli Usa, infatti, il finanziatore di un social impact bond è Goldman Sachs). L’interesse nei confronti dei social impact bond deriva dal fatto che rappresenterebbero una possibile fonte alternativa di finanziamento delle politiche sociali, in un periodo storico in cui crescono i bisogni della popolazione (si pensi per esempio all’invecchiamento demografico) e calano i budget pubblici. Inoltre, potrebbero finanziare politiche di prevenzione che gli Stati – sia per problemi di costi sia di lentezza - non adottano. L’enorme sfida di oggi è trovare altre fondi per il finanziamento del welfare futuro. Dal dibattito organizzato allo scopo di verificare reali possibilità di sviluppo dei Sib in Italia (cui ha partecipato anche il direttore di ETicaNews Luca Testoni), si è capito quanto sarà difficile che i Sib possano essere adottati a breve: questo sia per problemi normativi, ma soprattutto per la distanza culturale da parte dei soggetti istituzionali e da parte dello stesso mondo “social” che, spesso, mal digerisce di avere a che fare con strumenti riconducibili alla finanza strutturata. IL CALCOLO DELL’IMPATTO 52
    • Ci sono, inoltre, evidenti problemi tecnici. Innanzi tutto, si pone la questione di misurare i risultati, fattore su cui si basa la remunerazione dell’investitore che si accolla l’intero rischio dell’operazione. «Il meccanismo non funziona se non siamo in grado di misurare i risultati ex ante ed ex post – ha spiegato Dal Maso che ha parlato di opportunità e limiti per la trasferibilità dei Sib in Italia -. E per quantificare i risultati bisogna avere accesso a informazioni chiare qualificate e affidabili». Per Dal Maso i punti deboli sono i tempi lunghi per la progettazione e il problema della misurazione su temi non ancora investigati (temi come: la recidiva dei detenuti; l’abbandono scolastico; gli effetti della prevenzione sanitaria). Ulteriore elemento di criticità è legato al fatto che il rischio è trasferito interamente sui privati. Sul calcolo dell’impatto è intervenuto il professor Daniele Checchi dell’Università degli Studi di Milano. «La misurazione di benefici è complicata, perché molti sono benefici molteplici che si manifestano nel lungo periodo e che hanno anche esternalità - ha spiegato -. Quanto vale un recuperato all’obbligo scolastico? Supponiamo di riuscire a misurare il beneficio produttivo, ma ce ne sono altri: ci si ammala di meno, si vive più a lungo, si divorzia meno. Supponiamo di aver quantificato i benefici, possiamo convertirli in risparmio della Pa?» Nonostante la difficoltà di calcolare esattamente il ritorno, per Checchi i Sib produrrebbero comunque il beneficio di far dichiarare alle Pa gli obiettivi che intende perseguire, con un effetto disciplinante sui policy maker. TROPPO ALL’AVANGUARDIA E qui – detto con parole semplici – casca l’asino, cioè la Pubblica amministrazione, che sembra ancora molto lontana dal capire gli strumenti innovativi della finanza sociale, come ha onestamente ammesso Giovanni Daverio, direttore generale della direzione Famiglia, Solidarietà sociale e Volontariato della Regione Lombardia: «Mi sembra una cosa che con la mia operatività quotidiana non ha analogie. Non so se si può fare. Quali condizioni generali e della nostra cultura servono per renderlo realizzabile? Non basta parlare di sperimentazioni perché rischiano di produrre poco, bisogna definire bene criteri e questione su cui fare un investimento certo. Queste forme possono trovare una loro connotazione nel campo della prevenzione, ora siamo impegnati a gestire le emergenze». Lo stesso Daverio, però, ha sottolineato come la Lombardia possa essere una delle aree migliori per lanciare un simile modello, proprio per la forza dimostrata dal territorio in materia social. IL PROBLEMA DEL RISCHIO Secondo Elena Casolari i Sib sono un’opportunità per intervenire sulla qualità del terzo settore, per offrire nuovi linguaggi e capacità. Ma il presidente esecutivo di Fondazione Opes – Opes impact fund auspica una riflessione sul rischio. «Se guardiamo al modello, l’aspetto che mi mette più a disagio è la dimensione del rischio che sta sulle spalle dell’investitore sociale, il quale, peraltro, non interviene nella filiera e non ha la possibilità di cambiare l’erogatore del servizio». Ha proposto con una formula diversa, un Sib “all’italiana”, Marco Morganti amministratore delegato di Banca Prossima, del tutto contrario al fatto che il rischio cada interamente sulle spalle dei privati. «Il Sib così com’è non lo vedo trasferibile all’Italia per due fattori. Primo: il cittadino si prende il rischio di perdere il capitale, questa impostazione va bene per il sociale? Secondo: si parla di rendimenti a due cifre, ma ci piace l’idea che un mondo che paga stipendi da mille euro al mese paghi interessi così alti? Io voglio fare la sperimentazione, ma il finanziatore deve essere la banca, che ha i capitali e la capacità per valutare il rischio. Il cittadino non deve rischiare il capitale. Nel mio schema chi seleziona i progetti è lo stesso soggetto che si prende i rischi», cioè la banca. Morganti, insomma, scettico sulla complessità dei Sib, ha rivendicato i successi del proprio modello di finanza responsabile, un modello che già funziona in realtà come Banca Prossima. Ma la sfida del Sib, invece, è quella di coinvolgere nel sociale anche la finanza tradizionale. Cercando di integrare in modo ampio e profondo due mondi che, per larga parte, restano in ombra uno all’altro. Siti web LA FINANZA AL SERVIZIO DELL’INNOVAZIONE SOCIALE? 05.11.2013 Fondazione Cariplo, in collaborazione con il Forum per la Finanza Sostenibile, all’interno della Settimana SRI 2013 organizza il convegno “I Social Impact Bond: la finanza al servizio dell’innovazione sociale?”, che si terrà venerdì 8 novembre 2013 alle 14.30 (Milano, Sala Convegni Intesa Sanpaolo, pizza Belgioioso). I SIB sono dei meccanismi di finanziamento all’interno della galassia del cosiddetto impact investing. Il meccanismo è il seguente: attraverso il SIB, un prestatore di fondi mette a disposizione di un’amministrazione pubblica le risorse necessarie a finanziare una nuova modalità di affrontare un problema sociale. Con questa somma, l’amministrazione 53
    • sostiene le organizzazioni (spesso del terzo settore) che erogano materialmente i servizi. Un valutatore terzo rispetto alle parti misura i risultati raggiunti e, qualora essi siano almeno pari a quelli stabiliti in partenza, la pubblica amministrazione restituisce ai prestatori il capitale ricevuto, riconoscendo loro l’interesse pattuito. Spesso l’intera operazione è intermediata da un operatore finanziario che rappresenta la controparte di tutti i soggetti coinvolti. Se l’intervento ha successo, l’amministrazione pubblica risparmia risorse ed è quindi in grado di rimborsare il prestito. In caso contrario, il rischio di fallimento è totalmente a carico dei prestatori. Nel corso del convegno verrà presentato il Quaderno dell’Osservatorio di Fondazione Cariplo dedicato a questo tema. La tavola rotonda SIB e Sistemi di Payment by Results in Italia: si può fare? sarà occasione per discutere di questo strumento finanziario, con la moderazione di Gian Paolo Barbetta (Fondazione Cariplo) e gli interventi di: Elena Casolari (Fondazione Opes – Opes impact fund), Daniele Checchi (Università di Milano, Giovanni Daverio (Regione Lombardia), Pierfrancesco Majorino (Assessore alle Politiche sociali e Cultura della salute), Marco Morganti (Banca Prossima), Francesco Profumo (Politecnico di Torino), Luca Testoni (ETicaNews). Il convegno è gratuito, su prenotazione (posti limitati). Per iscriversi: sito della Fondazione Cariplo. 9 Novembre L’economia a misura d’uomo Quotidiani e testate online CRESCITA SOSTENIBILE , PER UN’ECONOMIA A MISURA D’UOMO 04.11.2013 Il 9 novembre, presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano, dalle ore 9 alle 18 si discuterà di crescita sostenibile e di una Economia a misura d’uomo: della disumanizzazione delle pratiche economiche e finanziare della nostra società e dei modelli emergenti alternativi, dal Bene Comune ai sistemi cooperativi, passando per le nuove Benefit Corporation e i modelli di finanza post-capitalisti. L’economia è a servizio dell’uomo o l’uomo è a servizio dell’economia? Lo sviluppo riguarda le cose o l’uomo? Sono queste alcune delle domande al centro dei lavori del convegno L’Economia a misura d’uomo, organizzato da Associazione SAT Italia in collaborazione con Terra Institute. Un incontro che è stato pensato per affrontare la crisi civile e sociale di un sistema che ha fondato il proprio sviluppo sul paradigma della crescita, dello sfruttamento delle risorse e del consumo. Superati i limiti sopportabili dalla sfera ambientale e sociale, quali sono i criteri fondativi di un nuovo modello di evoluzione economica e sociale? Il movimento della green economy ha tentato un percorso di armonizzazione tra economia e natura, tuttavia non si è ancora avviato un reale processo di umanizzazione dell’economia. Indagare oggi su tali criteri diventa una questione pressante per tutti: non solo economisti, sociologi, filosofi, ma per ogni singolo cittadino. La giornata, parte del programma della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile, vedrà sul palco una decina di esperti per discutere il fenomeno emergente della human economy, un paradigma di sviluppo che ricostituisca l’uomo come valore centrale. “Economia civile, mista, colorata, sostenibile, umana, sociale, del bene comune, di condivisione, di comunità, del dono, cooperativa: sono moltissimi ormai i movimenti alla ricerca di nuovi paradigmi capaci di coniugare la dimensione economica con quella umana” spiega Thomas Miorin, uno dei coordinatori dell’evento “Il convegno ha l’intento di presentare e far incontrare alcuni di questi approcci, andando alle radici delle condizioni e patologie personali e sociali che allontanano l’agire economico dal bene comune”. Interverranno al convegno il catalano Aguilera Klink, autore del saggio Para la rehumanización de la economía y la sociedad, parlerà sul tema della riumanizzazione dell’economia e della società. Primo ad aver incorporato la variabile ambientale nel calcolo economico spagnolo, inquadrerà i lavori rimettendo in prospettiva alcuni elementi di storia economica che più hanno influenzato il nostro presente. Claudio Naranjo, psichiatra, psicoterapeuta e antropologo cileno, autore tra l’altro di L’Ego Patriarcale. Trasformare l’educazione per rinascere dalla crisi costruendo una società sana, affronterà la crisi dei modelli economici occidentali analizzando le degenerazioni derivate dall’approccio patriarcale dell’economia attuale. Spiega Naranjo, anticipando il suo intervento “partendo da un’economia che non serve alla vita ma la sacrifica, è fondamentale analizzare alcuni aspetti della realtà economica che in genere non vengono presi in considerazione dalla scienza economica, come la volontà predatoria, l’inganno, la violenza, l’autoritarismo, il conformismo. Solo così 54
    • potremo trovare una possibile alternativa all’attuale economia patriarcale e patologica”. L’economista austriaco Christian Felber, autore di L’economia del bene comune. Un modello economico che ha futuro, mostrerà come la gestione autoritaria-centralizzata dai beni comuni e la loro privatizzazione, benché utilizzabili in determinate situazioni, non costituiscano la soluzione né siano immuni da contraddizioni. Felber, che in Spagna è diventato un punto di riferimento sia per gli indignados che per molte imprese, ripercorrerà le tappe che hanno portato all’emergere del modello dell’Economia del bene comune presentandone gli sviluppi futuri. Sul tema dell’economia cooperativa interverrà Felice Scalvini, punto di riferimento della cooperazione sociale negli anni ’80 e ’90 in Italia, che parlerà di come la cooperazione abbia declinato la dimensione economica con quella umana e territoriale e di quali siano oggi le nuove sfide nel settore. Nella seconda parte delle giornata Hanspeter Dejakum racconterà l’esperienza imprenditoriale dei Loacker, che da generazioni hanno incentrato lo sviluppo su territorio e famiglia e che superando l’approccio gerarchico-patriarcale hanno cercato in un modello organizzativo circolare nuove soluzioni alle problematiche delle famiglie-azienda che caratterizzano molte imprese italiane. Michil Costa presenterà il businesscase dell’Hotel La Perla, albergo di lusso delle Dolomiti completamente orientato al bene comune, che nel suo percorso di cambiamento ha innovato radicalmente il tradizionale rapporto con i lavoratori e fornitori. Davide dal Maso, ideatore della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile e presidente del Forum italiano della Finanza Sostenibile discuterà di nuovi approcci alla finanza con esponenti di Banca Etica e Banca Prossima, stimolati da un intervento-video di Cecilia Hecht di BioEcon che racconterà l’esperienza argentina della demonetizzazione dell’economia. Chiuderà l’incontro un confronto tra Günther Reifer, creatore di Terra Institute, consulenti di strategie sostenibili d’impresa ed Eric Ezechieli di Nativa, società di consulenza e prima Benefit Corporation italiana, per mettere a fuoco i percorsi, gli ostacoli, le resistenze e i fattori chiave che permettono a un’organizzazione di approcciare un modello di economia a misura d’uomo. Un confronto aperto al pubblico, e di grande interesse per le imprese che abbracciano questa nuova, umana, direzione economica. ECONOMIA A MISURA D’UOMO 05.11.2013 Il 9 novembre, presso il Centro Congressi della Fondazione Cariplo a Milano, dalle ore 9 alle 18 si discuterà di una “Economia a misura d'uomo”: della disumanizzazione delle pratiche economiche e finanziare della nostra società e dei modelli emergenti alternativi, dal Bene Comune ai sistemi cooperativi, passando per le nuove Benefit Corporation e i modelli di finanza post-capitalisti.. L'economia è a servizio dell'uomo o l'uomo è a servizio dell'economia? Lo sviluppo riguarda le cose o l'uomo? Sono queste alcune delle domande al centro dei lavori del convegno “L’Economia a misura d’uomo”, organizzato da Associazione SAT Italia in collaborazione con Terra Institute, che si svolgerà sabato 9 novembre, dalle ore 9 alle 18, al Centro Congressi Fondazione Cariplo di Milano. Un incontro che è stato pensato per affrontare la crisi civile e sociale di un sistema che ha fondato il proprio sviluppo sul paradigma della crescita, dello sfruttamento delle risorse e del consumo. Superati i limiti sopportabili dalla sfera ambientale e sociale, quali sono i criteri fondativi di un nuovo modello di evoluzione economica e sociale? Il movimento della green economy ha tentato un percorso di armonizzazione tra economia e natura, tuttavia non si è ancora avviato un reale processo di umanizzazione dell’economia. Indagare oggi su tali criteri diventa una questione pressante per tutti: non solo economisti, sociologi, filosofi, ma per ogni singolo cittadino. La giornata, parte del programma della Settimana dell'Investimento Sostenibile e Responsabile, vedrà sul palco una decina di esperti per discutere il fenomeno emergente della human economy, un paradigma di sviluppo che ricostituisca l’uomo come valore centrale. "Economia civile, mista, colorata, sostenibile, umana, sociale, del bene comune, di condivisione, di comunità, del dono, cooperativa: sono moltissimi ormai i movimenti alla ricerca di nuovi paradigmi capaci di coniugare la dimensione economica con quella umana" spiega Thomas Miorin, uno dei coordinatori dell'evento. "Il convegno ha l'intento di presentare e far incontrare alcuni di questi approcci, andando alle radici delle condizioni e patologie personali e sociali che allontanano l'agire economico dal bene comune". Interverranno al convegno: - il catalano Aguilera Klink , autore del saggio Para la rehumanización de la economía y la sociedad, parlerà sul tema della “riumanizzazione” dell'economia e della società. Primo ad aver incorporato la variabile ambientale nel calcolo 55
    • economico spagnolo, inquadrerà i lavori rimettendo in prospettiva alcuni elementi di storia economica che più hanno influenzato il nostro presente. - Claudio Naranjo, psichiatra, psicoterapeuta e antropologo cileno, autore tra l'altro di L'Ego Patriarcale. Trasformare l'educazione per rinascere dalla crisi costruendo una società sana, affronterà la crisi dei modelli economici occidentali analizzando le degenerazioni derivate dall'approccio patriarcale dell’economia attuale. Spiega Naranjo, anticipando il suo intervento: «partendo da un'economia che non serve alla vita ma la sacrifica, è fondamentale analizzare alcuni aspetti della realtà economica che in genere non vengono presi in considerazione dalla scienza economica, come la volontà predatoria, l'inganno, la violenza, l'autoritarismo, il conformismo. Solo così potremo trovare una possibile alternativa all'attuale economia patriarcale e “patologica”». - L’economista austriaco Christian Felber, autore di L’economia del bene comune. Un modello economico che ha futuro, mostrerà come la gestione autoritaria-centralizzata dai beni comuni e la loro privatizzazione, benché utilizzabili in determinate situazioni, non costituiscano la soluzione né siano immuni da contraddizioni. Felber, che in Spagna è diventato un punto di riferimento sia per gli indignados che per molte imprese, ripercorrerà le tappe che hanno portato all'emergere del modello dell'Economia del bene comune presentandone gli sviluppi futuri. - Sul tema dell’economia cooperativa interverrà Felice Scalvini, punto di riferimento della cooperazione sociale negli anni ’80 e ’90 in Italia, che parlerà di come la cooperazione abbia declinato la dimensione economica con quella umana e territoriale e di quali siano oggi le nuove sfide nel settore. Nella seconda parte delle giornata Hanspeter Dejakum racconterà l’esperienza imprenditoriale dei Loacker, che da generazioni hanno incentrato lo sviluppo su territorio e famiglia e che superando l’approccio gerarchico-patriarcale hanno cercato in un modello organizzativo circolare nuove soluzioni alle problematiche delle famiglie-azienda che caratterizzano molte imprese italiane. Michil Costa presenterà il business-case dell’Hotel La Perla, albergo di lusso delle Dolomiti completamente orientato al bene comune, che nel suo percorso di cambiamento ha innovato radicalmente il tradizionale rapporto con i lavoratori e fornitori. Davide dal Maso, ideatore della Settimana dell'Investimento Sostenibile e Responsabile e presidente del Forum italiano della Finanza Sostenibile discuterà di nuovi approcci alla finanza con esponenti di Banca Etica e Banca Prossima, stimolati da un intervento-video di Cecilia Hecht di BioEcon che racconterà l'esperienza argentina della demonetizzazione dell'economia. Chiuderà l'incontro un confronto tra Günther Reifer, creatore di Terra Institute, consulenti di strategie sostenibili d'impresa e Eric Ezechieli di Nativa, società di consulenza e prima Benefit Corporation italiana, per mettere a fuoco i percorsi, gli ostacoli, le resistenze e i fattori chiave che permettono a un'organizzazione di approcciare un modello di economia a misura d'uomo. Un confronto aperto al pubblico, e di grande interesse per le imprese che abbracciano questa nuova, umana, direzione economica. QUANTO C’É DI UMANO NELL’ECONOMIA di Paolo Stefanato 21.11.2013 “In un sistema che ha fondato il proprio sviluppo sulla crescita, sullo sfruttamento delle risorse e sul consumo, sono molti i movimenti alla ricerca di nuovi paradigmi capaci di unire la dimensione economica con quella umana, e oggi le imprese europee che hanno per oggetto scambi di utilità sociale sono circa il 10 per cento. Indagare dunque i criteri che consentano di “umanizzare l’economia” diventa una questione pressante per tutti: non solo economisti, sociologi, filosofi, ma per ogni singolo cittadino”. Thomas Miorin, direttore di Habitech (distretto tecnologico per l'economia e l'ambiente), ha introdotto così il convegno “L'economia a misura d'uomo” organizzato dall'associazione Sat Italia in collaborazione con Terra Institute, svoltosi a Milano alla Fondazione Cariplo, incontro parte del programma dedicato alla Settimana dall'investimento sostenibile e responsabile. Lo spagnolo Federico Aguilera Klink , autore del saggio Para la rehumanización de la economía y la sociedad, ripercorrendo alcuni elementi di storia economica ha messo in evidenza come anche un autore come Adam Smith (1723-1790), considerato il padre dell’economia classica e del liberismo, sia stato interpretato in modo riduttivo dimenticando il suo invito a tener conto dei “sentimenti morali”, ovvero, per esempio, della compassione a fronte dell’egoismo. L’austriaco Christian Felber, autore di L’economia del bene comune, sostiene come né la gestione autoritaria-centralizzata dai beni comuni né la loro privatizzazione costituiscano la soluzione. Il pensiero di Felber è legato al modello dell'economia del bene comune, nato tre anni fa e già diffuso in tutto il mondo (oggi ne fanno già parte 1.414 imprese in 27 Paesi) per il quale l’obiettivo è di non ragionare in termini di prodotto interno lordo ma di “felicità interna lorda”, “ponendo un limite alla diseguaglianza dei guadagni e arrivando a far sì, per esempio, che i consumatori possano trovare nei prodotti acquistabili una sorta di “codice” che indichi loro in che misura quei prodotto contribuiscono, in concreto, al bene comune”. 56
    • Claudio Naranjo, psichiatra, psicoterapeuta e antropologo cileno, nell'affrontare la crisi dei modelli economici occidentali ha analizzato le degenerazioni derivate dall'approccio “patriarcale” dell’economia attuale, un'economia che “non serve alla vita ma la sacrifica”. E ha invitato ad «analizzare alcuni aspetti della realtà economica che in genere non vengono presi in considerazione dalla scienza economica: la volontà predatoria, l'inganno, la violenza, l'autoritarismo, il conformismo. Solo partendo da tale analisi - è il suo pensiero - potremo trovare una possibile alternativa all'attuale economia patriarcale e patologica». Una chiave dell'economia a misura d'uomo che già appartiene al nostro sistema è la cooperazione. Felice Scalvini, protagonista in Italia della cooperazione sociale negli anni ’80 e ’90, ha sottolineando come le cooperative - il cui prototipo storico risale al 1844 a Manchester e il cui esempio attuale più importante è oggi la Mondragón, quarto gruppo industriale spagnolo - abbiano declinato la dimensione economica con quella umana e territoriale e rappresentino “un esempio concreto di impresa a misura d’uomo, fondata sulla volontà di cooperare e sulla fiducia reciproca, in cui si conta in quanto persone (ogni testa un voto), chiunque ha diritto di entrare come socio, e c’è un diverso meccanismo di accumulazione”. Sono stati presentati anche alcuni casi aziendali. Hanspeter Dejakum, responsabile marketing di Loacker (industria alimentare con fatturato 2012 di 269,4 milioni di euro, 35 per cento dei quali in Italia, 65 esportato in 100 Paesi del mondo), ha raccontato l’esperienza di una azienda nata nel 1925, che da generazioni ha incentrato lo sviluppo su territorio e famiglia e che superando l’approccio gerarchico-patriarcale ha cercato in un modello organizzativo “circolare” anziché piramidale. Michil Costa, proprietario dell’Hotel La Perla di Corvara, nelle Dolomiti altoatesine che sono patrimonio Unesco, ha presentato invece il business-case di un albergo di lusso, di proprietà familiare (5,8 milioni di euro di fatturato, 725.000 euro di utile), completamente orientato al bene comune, in cui “il lusso è e si fonda su tempo, spazio e tranquillità, reali caratteristiche del lusso di oggi, in un mondo che va di fretta, che è sovraffollato e non conosce più il silenzio”. A confronto anche il mondo bancario, tra i più criticati dell'attuale momento storico, con Marco Morganti, amministratore delegato di Banca Prossima (gruppo Intesa Sanpaolo, rivolta alle imprese sociali e alle comunità), e Alberto Lanzavecchia di Banca popolare Etica (che ne proprio statuto proclama l'”attenzione alle conseguenze non economiche delle azioni economiche”). La prima è un esempio di banca, ha detto Morganti, «se non etica, quanto meno specializzata in un sistema etico dell’economia: prende e presta soldi solo con il terzo settore (un mondo che riguarda 5,5 milioni di italiani e 300.000 realtà del Paese), offrendo un servizio mirato a interlocutori che la finanza tradizionale non considerava». Lanzavecchia ha sottolineato invece come Banca Etica, «che raccoglie oggi 600 milioni di euro che impiega finalizzandoli a progetti etici, e che si avvale del contributo di volontari, sia l’espressione di un sogno divenuto realtà, quello di raccogliere le energie di chi è disposto a rinunciare a un profitto per contribuire a un progetto sociale». 11 Novembre Climate Change. Assicurazione, Finanza e Impresa: le vie del cambiamento. Agenzie GALATERI, CITYLIFE SARÁ AD EMISSIONI ZERO 11.11.2013 (ASCA) - Venezia, 11 nov - ''L'area della ex fiera di Milano dove sta sorgendo Citylife sara' il terzo parco cittadino e uno spazio a zero emissioni, grazie allo spostamento del traffico veicolare nel sottosuolo, con beneficio per l'intera comunita'''. Lo ha detto Gabriele Galateri di Genola, presidente di Assicurazioni Generali, al convegno di stamani a Venezia su ''Climate change: Assicurazioni, finanza, impresa: le vie del cambiamento''. Fdm ASSICURAZIONI: BALBINOT, INCENTIVI DFISCALI PER POLIZZE ANTI-CATASTROFI 11.11.2013 57
    • (Il Sole 24 Ore Radiocor) - Venezia, 11 nov - Un intervento normativo sulle polizze per rischio catastrofale che introduca meccanismi per ampliarne la diffusione tra i privati e le agevoli dal punto di vista fiscale. E' l'auspicio espresso da Sergio Balbinot, chief insurance officer di Generali, al convegno 'Climate Change. Assicurazione, Finanza e Impresa. Le vie del cambiamento', che si e' tenuto a Ca' Foscari a Venezia. In un Paese come l'Italia molto esposto sia al rischio sismico sia a quello meteo-idrogeologico, gli eventi estremi sono sempre piu' frequenti, ma per la scarsa cultura assicurativa in materia, e' sempre lo Stato ad intervenire ex-post per far fronte ai danni, ha rilevato Balbinot. Con il risultato che l'intervento delle casse pubbliche e' stato spesso seguito dall'imposizione straordinaria di oneri fiscali che, in origine temporanei, sono diventati permanenti. Sul prezzo di un litro di carburante - ha ricordato il 'cio' gravano tuttora "10 lire per il disastro del Vajont del 1963, 10 lire per l'alluvione di Firenze del 1966, 10 lire per il terremoto del Belice del 1968, 90 lire per il terremoto del Friuli e 75 lire per il terremoto dell'Irpinia". In Paesi come Francia e Spagna e' invece in vigore un meccanismo di assicurazione semi-obbligatorio, in cui lo Stato si limita a svolgere un ruolo di riassicuratore di ultima istanza. Ed e' sulla scorta di queste esperienze che l'auspicio del gruppo Generali - esposto da Balbinot - e' quello che "nell'ambito dell'eventuale predisposizione di strumenti legislativi e regolamentari per la disciplina del rischio catastrofale in Italia, si attuino meccanismi che evitino la selezione del rischio attraverso la maggiore diffusione possibile della copertura, che dovrebbe basarsi - pur nella differenziazione del premio in base all'ubicazione e all'esposizione al rischio - su meccanismi obbligatori o semi obbligatori (obbligatori solo per chi sottoscrive polizze anti-incendio)". Lo scopo, ovviamente, e' quello di evitare che le polizze siano sottoscritte solo in aree palesemente a rischio, il che creerebbe uno squilibrio per le compagnie. Ma vanno anche previsti "interventi fiscali che rendano economicamente conveniente la sottoscrizione delle polizze". Ad esempio, si puo' ridurre l'aliquota che grava sui premi versati su tali polizze, ora al 22,5%, mentre sull'Rc auto e' al 12,5% e sul settore 'navigazione -corpi di nave' allo 0,05%. Si potrebbe anche pensare anche alla deducibilita' o la detraibilita' del premio pagato ai fini dell'Irpef, oppure riconoscere un credito di imposta. Anche in Italia, comunque, lo Stato spetterebbe un ruolo di 'risk carrier' aggiuntivo, ma solo di ultima istanza", considerando la possibile magnitudo dei rischi catastrofali. Per dare un ordine di grandezza, il patrimonio abitativo italiano e' valutato in termini di costi di ricostruzione intorno ai 3.900 miliardi di euro. Quotidiani PROPOSTA CONTRO CALAMITÁ NATURALI di Vettor Maria Corsetti 12.11.2013 58
    • Siti web ASSICURAZIONI: BALBINOT, INCENTIVI DFISCALI PER POLIZZE ANTI-CATASTROFI 11.11.2013 Un intervento normativo sulle polizze per rischio catastrofale che introduca meccanismi per ampliarne la diffusione tra i privati e le agevoli dal punto di vista fiscale. E’ l’auspicio espresso da Sergio Balbinot (nella foto), chief insurance officer di Generali, al convegno ‘Climate Change. Assicurazione, Finanza e Impresa. Le vie del cambiamento‘, che si è tenuto a Ca’ Foscari a Venezia. In un Paese come l’Italia molto esposto sia al rischio sismico sia a quello meteo-idrogeologico, gli eventi estremi sono sempre più frequenti, ma per la scarsa cultura assicurativa in materia, è sempre lo Stato ad intervenire ex-post per far fronte ai danni, ha rilevato Balbinot. Con il risultato che l’intervento delle casse pubbliche è stato spesso seguito dall’imposizione straordinaria di oneri fiscali che, in origine temporanei, sono diventati permanenti. Sul prezzo di un litro di carburante – ha ricordato il ‘Cio’ – gravano tuttora “10 lire per il disastro del Vajont del 1963, 10 lire per l’alluvione di Firenze del 1966, 10 lire per il terremoto del Belice del 1968, 90 lire per il terremoto del Friuli e 75 lire per il terremoto dell’Irpinia“. In Paesi come Francia e Spagna è invece in vigore un meccanismo di assicurazione semi-obbligatorio, in cui lo Stato si limita a svolgere un ruolo di riassicuratore di ultima istanza. Ed è sulla scorta di queste esperienze che l’auspicio del gruppo Generali – esposto da Balbinot – è quello che “nell’ambito dell’eventuale predisposizione di strumenti legislativi e regolamentari per la disciplina del rischio catastrofale in Italia, si attuino meccanismi che evitino la selezione del rischio attraverso la maggiore diffusione possibile della copertura, che dovrebbe basarsi – pur nella differenziazione del premio in base all’ubicazione e all’esposizione al rischio – su meccanismi obbligatori o semi obbligatori (obbligatori solo per chi sottoscrive polizze anti-incendio)“. Lo scopo, ovviamente, è quello di evitare che le polizze siano sottoscritte solo in aree palesemente a rischio, il che creerebbe uno squilibrio per le compagnie. Ma vanno anche previsti “interventi fiscali che rendano economicamente conveniente la sottoscrizione delle polizze“. Ad esempio, si può ridurre l’aliquota che grava sui premi versati su tali polizze, ora al 22,5%, mentre sull’Rc auto è al 12,5% e sul settore ‘navigazione -corpi di nave‘ allo 0,05%. Si potrebbe anche pensare anche alla deducibilità o la detraibilità del premio pagato ai fini dell’Irpef, oppure riconoscere un credito di imposta. Anche in Italia, comunque, allo Stato spetterebbe “un ruolo di ‘risk carrier’ aggiuntivo, ma solo di ultima istanza“, considerando la possibile magnitudo dei rischi catastrofali. Per dare un ordine di grandezza, il patrimonio abitativo italiano è valutato in termini di costi di ricostruzione intorno ai 3.900 miliardi di euro. RISCHI DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI: IL RUOLO DELLE ASSICURAZIONI di Carlo Carraro 14.11.2013 Ogni anno, il World Economic Forum pubblica un rapporto che analizza la percezione della popolazione rispetto alla probabilità e agli impatti di 50 rischi globali, guardando ad un orizzonte temporale di un decennio. Come emerge dall’ultimo rapporto (2013), i rischi di carattere ambientale si sono guadagnati di recente un rilevante spazio tra le preoccupazioni dell’opinione pubblica mondiale: negli ultimi tre anni, la percezione dei rischi legati alle catastrofi meteorologiche, idrogeologiche e climatologiche, la perdita di biodiversità, le crisi idriche e la crescita delle emissioni di gas climalteranti sono arrivati tra i primi posti della classifica. La scienza prova con sempre maggiore accuratezza la correlazione tra l’aumento delle emissioni antropogeniche e l’innalzamento delle temperature medie globali, oltre alle forti interdipendenze che rendono collegati tra loro tutti gli aspetti ambientali sopra citati, che sono oggetto di preoccupazione per la popolazione. I cambiamenti climatici sono una delle concause dell’intensificarsi degli eventi estremi in termini di frequenza e di intensità : eventi tragici come 59
    • l’abbattimento del tifone Haiyan sulle Filippine ci ricordano quanto sia urgente agire per limitare il nostro impatto sul clima e per adattarci ai cambiamenti in atto, sviluppando stili di vita più resilienti. Nonostante le certezze scientifiche, le consapevolezze e le preoccupazioni, le emissioni globali di gas serra proseguono nella loro crescita, e continua ad essere difficile trovare un accordo internazionale per la loro riduzione. E’ quello che si sta cercando di fare in questi giorni alla COP19 di Varsavia, la diciannovesima Conferenza delle Parti dell’UNFCCC, che sta preparando il terreno per raggiungere, da parte dei governi di tutto il mondo, un nuovo accordo globalmente vincolante nel 2015, in occasione della COP21 di Parigi. La speranza è ancora quella di riuscire a mantenere le concentrazioni di gas serra entro la soglia che comporterebbe un aumento della temperatura media globale di 2°C. Oltre tale soglia, gli impatti dei cambiamenti climatici avranno effetti importanti e irreversibili sull’ambiente e sulla vita degli individui, oltre che sull’economia: è stimato che un aumento della temperatura di 3°C comporterebbe una riduzione del PIL del 4% a livello globale. Se non interveniamo con significative azioni di mitigazione, che richiedono adeguati investimenti, la traiettoria delle emissioni attuali ci porterà ad un aumento della temperatura di 4-5°C. In questo contesto, il settore assicurativo svolge un ruolo importante: adattandosi all’evoluzione del concetto di rischio, le compagnie assicurative stanno agendo in tutto il mondo per integrare le loro offerte con nuovi prodotti destinati a fornire coperture su misura per il rischio catastrofale. E’ stato questo il tema del convegno “Climate Change. Assicurazione, Finanza e Impresa. Le vie del cambiamento”, tenutosi all’Università Ca’ Foscari Venezia in collaborazione con Assicurazioni Generali l’11 novembre scorso, nell’ambito della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile organizzata dal Forum per la Finanza Sostenibile. La nuova frontiera che si apre nel campo delle assicurazioni non solo costituisce un tassello della resilienza e della capacità di preparazione agli impatti dei cambiamenti climatici (nell’ottica che “prevenire è meglio che curare”), ma può giocare un ruolo nella sensibilizzazione del pubblico sul tema e costituire un driver della crescita “verde”. Questa direzione apre infatti alle assicurazioni un’opportunità, e non solo il problema del necessario innalzamento del costo delle polizze, che si rende necessario a causa della crescita dei sinistri per eventi estremi e dei loro costi. La sfida per le assicurazioni è quella di trasformare l’aumento del rischio in aumento della domanda di coperture assicurative , e di fare questo con la partnership del settore pubblico. In alcuni Paesi, tra cui Francia e Spagna, è ad esempio in vigore un meccanismo di assicurazione semi-obbligatorio, in cui lo Stato svolge il ruolo di riassicuratore. Segnali da parte della Commissione Europea sono arrivati con i due documenti: “La Strategia UE di adattamento ai cambiamenti climatici“ e il “Libro verde sulle assicurazioni nell’ambito delle catastrofi naturali e di origine umana”. L’evoluzione del settore assicurativo, se diffusa, comporterebbe diversi effetti positivi e circoli virtuosi, come l’incentivazione di comportamenti di riduzione del rischio (attori virtuosi e meno impattanti sull’ambiente potrebbero godere di premi agevolati) e di una cultura di prevenzione piuttosto che di un atteggiamento ex-post: gli eventi risultano meno catastrofici se si migliora la loro prevedibilità e si sviluppano azioni di prevenzione adeguate. La sostenibilità delle aziende italiane Quotidiani e testate online AZIENDE ITALIANE: BOCCIATE IN SOSTENIBILITÁ 11.11.2013 Le aziende italiane hanno un profilo di sostenibilità nettamente inferiore a quello delle concorrenti europee. L’analisi realizzata da Ecpi, società impegnata nella ricerca e nella costruzione di indici di sostenibilità, e presentata in occasione della Settimana Sri, è nettissima: l’approccio italiano ai fattori Esg, ambientali, sociali e di governance è insufficiente, e il divario rispetto al resto del continente va aumentando. Ecpi ha esaminato le tre aree Esg attraverso una serie di parametri che hanno prodotto come risultato un punteggio. Ebbene, le società italiane ottengono una media di 28,8 contro il 44 delle europee. Il voto delle italiane deriva dal 28,7 ottenuto sul fronte ambientale e dal 28,9 nel campo delle attività sociali e di governance. Per le europee i punteggi sono rispettivamente 47,7e 40,8. Va detto peraltro che, in generale, le eccellenze sembrano essere ben poche, visto che il punteggio massimo è 100. Molto ampio è il campione analizzato: oltre 100 aziende quotate in piazza Affari (tutte con sede in Italia o con sede all’estero ma quotate in Borsa italiana), e poco meno di 400 aziende quotate nelle borse europee. Tra i settori, i risultati peggiori sono per il finanziario (con un punteggio medio di 21,5 contro il 41,4 delle europee) e le 60
    • comunicazioni (23,3 contro 50,3). Mentre ne esce meglio il comparto energetico che ottiene un 27,6 contro il 25,9 delle concorrenti europee. Ma il dato forse più scoraggiante riguarda il trend, l’andamento dei valori nel corso degli anni: nel 2013, rivela il report di Ecpi, il punteggio medio del campione di aziende italiane è inferiore del 35% rispetto alla media europea, con una crescita sia rispetto al 2011, quando il divario era del 29%, sia al 2012 quando si era ridotto al 26%. Come si spiegano questi risultati? Secondo gli autori, pesa la minore trasparenza delle aziende italiane: l’analisi di Ecpi si basa su informazioni pubbliche e, in media, le aziende italiane pubblicano meno informazioni rispetto alle europee. Se le aziende italiane comunicano meno, d'altra parte, il motivo sta anche o soprattutto nelle diverse dimensioni: la capitalizzazione media, per il campione delle società italiane è di meno di 4 miliardi di euro, contro quasi 22 miliardi delle europee. Dimensioni a parte, c’è “l’impressione di un ritardo italiano nel considerare la sostenibilità un elemento importante del business. È ancora alto il numero di aziende che non pubblicano un bilancio di sostenibilità o un bilancio integrato ed è ragionevole pensare che, se le informazioni non sono pubblicate, l’attuazione di politiche di sostenibilità sia limitata o residuale". I temi più delicati che il sistema industriale italiano deve affrontare per recuperare competitività rispetto al mercato europeo, in termini di sostenibilità, sono: la creazione di strategie ambientali strutturate, che puntino a minimizzare gli sprechi e a realizzare prodotti con minore impatto ambientale; la capacità di costruire legami solidi e duraturi con le aree in cui l’azienda opera; l’attenzione nel curare le relazioni con i dipendenti, puntando sul coinvolgimento, la formazione e l’utilizzo di tecnologie innovative. La ricerca di Ecpi si è poi soffermata sulla performance finanziaria degli investimenti sostenibili. Gli indici di sostenibilità delle società quotate alla borsa milanese vengono calcolati dall'ottobre 2010. Si tratta del Ftse Ecpi Sri Italia Leaders e del Ftse Ecpi Sri Italia Benchmark, che in questi tre anni hanno mostrato di performare meglio del mercato. In particolare l’indice Sri Italia Leaders, che punta sul valore del profilo di sostenibilità delle aziende, durante il periodo è andato molto meglio degli indici Ftse Mib e Ftse Italia All-Share, come mostra la tabella qui sotto. ET.INTERVISTA A ALDO BONATI “PIÙ TRASPARENZA DALLE AZIENDE” di Andrea Di Turi 28.11.2013 «Mi sembra un buon punto di partenza»: sulla proposta di rendicontazione obbligatoria di informazioni non finanziarie avanzata dall’Unione europea, è questo il pensiero, in estrema sintesi, di Aldo Bonati, head of research presso la società di analisi e ricerca sulla sostenibilità Ecpi. Con lui proseguiamo l’approfondimento della proposta comunitaria, per capire come l’hanno accolta coloro che, come Ecpi, utilizzano questo genere di informazioni per valutare le performance e comporre il profilo di sostenibilità di un’azienda quotata. Cosa apprezza, in particolare, della proposta? Sono tre gli elementi di questa iniziativa che ritengo più interessanti, anche se il suo effetto potrebbe essere limitato dal fatto che si richiede un’obbligatorietà solo alle aziende più grandi. Innanzitutto valuto positivamente che non si proponga un nuovo, ennesimo standard, ma che si fissino dei principi. E che si chieda di dare specifiche informazioni su: le politiche, i risultati, i rischi. In secondo luogo, è un’iniziativa che stimola da aumentare la trasparenza. E poi c’è la questione della misurazione, che è fondamentale per far passare il messaggio, nel mondo aziendale ma non solo… Vale a dire? Voglio dire che è importante che si spingano le società a misurare gli aspetti legati alla sostenibilità, a misurare le proprie performance per poi poter offrire le informazioni richieste: questo, infatti, è il primo passo per potersi poi dotare di strumenti che permettano di gestire questi temi. Misurando si riesce a capirne l’impatto quantitativo, anche in termini monetari. E così diventa più facile parlarne con il management. Che impatto avrà la disponibilità di queste informazioni sul lavoro di valutazione del profilo di sostenibilità di una società? Penso che potrà migliorare. Per le società che già sono trasparenti su questi aspetti, non cambierà molto quanto comunicano, proprio perché non vengono imposti nuovi standard. Però si darà un incentivo, e piuttosto forte, a pubblicare queste informazioni alle aziende che ancora non lo fanno: posto che anche non pubblicarle sarà lecito, si dovrà spiegare perché non lo si fa. Cosa pensa degli ambiti su cui si chiede di dare informazioni: sono quelli più rilevanti? 61
    • Sono ambiti di alto livello, dunque piuttosto inclusivi. Mi piace che si dia particolare rilevanza alla diversità, che evidentemente non è solo quella di genere ma anche, ad esempio, quella legate all’età, al background culturale e così via. Forse non si mette abbastanza l’accento sulla catena di fornitura. Trova affinità tra la proposta Ue e lo spettro di dimensioni su cui insiste l’analisi che avete appena presentato sulla sostenibilità delle aziende italiane? Mi pare che gli ambiti che abbiamo evidenziato nella nostra ricerca per le aziende italiane, vale a dire l’ambiente, il capitale umano, le relazioni con la comunità locale, siano abbastanza coperti anche dalla proposta europea. In riferimento ad ambiti e indicatori, segnalo il bel lavoro che sta facendo il Network Italiano per il Business Reporting, che avrà un prossimo incontro il 5 dicembre, proprio il giorno in cui l’International Integrated Reporting Council dovrebbe approvare il primo framework del report integrato. E anche quello portato avanti da Istat con Altis-Cattolica e il Csr Manager Network Italia sugli indicatori di sostenibilità. Dopo questa proposta, a suo avviso la strada per imporre a livello comunitario l’obbligatorietà del bilancio sociale, o di sostenibilità, può dirsi ormai segnata? Penso la direzione sia quella. Ma, obbligatorio o meno, credo che sia importante soprattutto che venga preso in considerazione il fatto che si deve comunicare anche su questi temi. Magari anche non su tutti, però spiegando, come dicevo prima. Al momento che impressione ha di come le aziende stanno vivendo la proposta Ue: la considerano un appesantimento burocratico o vi vedono un’opportunità? Finora non ho avuto particolari feedback in un senso o nell’altro. Per chi sta facendo qualcosina di meno, ci potrà essere qualche problema, perché ci sarà del lavoro in più o nuovo da fare. Ma possiamo anche vederla come un’opportunità: se da un lato, voglio dire, ci sarà del lavoro in più da fare, potrebbe essere un’occasione per creare delle nuove posizioni in azienda. Siti web SETTIMANA SRI/1: ECPI, LA SOSTENIBILITÁ DELLE AZIENDE ITALIANE 30.10.2013 L’11 novembre, Ecpi – società attiva nella ricerca, assegnazione di rating e costruzione di indici di sostenibilità – presenta la seconda edizione del “Rapporto sulla sostenibilità delle aziende italiane”. La presentazione, in collaborazione con il Forum per la Finanza Sostenibile, sarà tenuta nell’ambito della Settimana SRI 2013. Appuntamento lunedì 11 Novembre 2013, dalle ore 15:00 alle 17:30, presso Borsa Italiana – Sala Blu 60, piazza degli Affari, 6, Milano. L’introduzione sarà di Francesca Ussani del Forum per la Finanza Sostenibile; Valentina Daresta e Aldo Bonati – di Ecpi – presenteranno i risultati dell’analisi sul profilo di sostenibilità delle aziende italiane. Segue la tavola rotonda “La sostenibilità per gli investitori e le aziende” moderata da Cristina Conti, di La Mia Finanza Green. Partecipano: Michele Calcaterra, Ecpi; Fulvio Rossi, Csr manager network, Terna SpA; Luca Filippa, Ftse; Gianni Ferrante, consigliere Fondapi; Simona Merzagora, Ing Im. SRI: ECPI E LA “CITTADINANZA DEBOLE” DELLE IMPRESE ITALIANE di Valentina Daresta 26.11.2013 L’11 novembre 2013 Ecpi ha presentato a Milano, presso la sede della Borsa Italiana, la seconda edizione della ricerca dal titolo “La sostenibilità delle aziende italiane”, in cui è stato analizzato il profilo di sostenibilità delle aziende italiane, facendo un confronto con quelle europee ed approfondendo le specificità in ambito settoriale. La prima edizione della ricerca di Ecpi è stata pubblicata nel 2011, in occasione del lancio degli indici Ftse Ecpi Italia Sri, la prima famiglia di indici di sostenibilità di borsa italiana. Gli indici, nelle versioni Benchmark e Leaders, dalla data di lancio del 27 ottobre 2010 hanno performato meglio del mercato di riferimento (indice Ftse-Mib). 62
    • In particolare, l’indice Sri Italia Leaders, un prodotto best-in-class che punta sulla sostenibilità delle aziende come fattore differenziante in grado di aggiungere valore, durante il periodo 2010-2012 è andato meglio degli indici Ftse Mib e Ftse Italia All-Share: da gennaio 2013 a fine settembre 2013 investire nell’indice Sri Italia Leaders avrebbe fruttato una performance del 17%, contro il 7% degli indici Ftse Mib e Ftse Italia All-Share, a dimostrazione di come ad un miglior profilo di sostenibilità nel periodo si siano associate performance complessive migliori. Il rapporto di Ecpi, utilizzando ed analizzando informazioni ambientali, sociali e di corporate governance (da cui l’acronimo inglese Esg: Environmental, Social & Governance) relative ad un campione di 101 società italiane e di 254 società europee, mostra come le aziende italiane abbiano, in media, performance di sostenibilità più basse rispetto alla controparte europea, e registrino un trend della performance Esg in diminuzione, lieve ma costante, negli ultimi tre anni a causa di punteggi negativi nella governance aziendale. Oltre alla capitalizzazione – solo il 6% delle società europee considerate nella ricerca ha una capitalizzazione minore del dato medio italiano – e quindi alla diversa esposizione a rischi reputazionali e legali delle aziende che compongono i due campioni, anche differenze di tipo regolamentare (in Francia le aziende quotate sono obbligate a pubblicare un bilancio di sostenibilità) e la minore trasparenza delle società italiane nel pubblicare informazioni Esg hanno contribuito a creare la differenza con il resto d’Europa (l’analisi di Ecpi si basa su informazioni pubbliche e, in media, le aziende italiane pubblicano meno informazioni di quelle europee). Nel 2013 il punteggio medio del campione italiano registra un gap negativo del 35% rispetto a quello europeo, in aumento rispetto al 2011 (-29%) e al 2012 (-26%): in particolare, questo risultato è determinato da un punteggio inferiore del 40% nell’area ambientale e del 29% in quella sociale e di governance. Dall’analisi emerge come il settore italiano con più ampi margini di miglioramento sia quello Communications, mentre quello con punteggio Esg medio più elevato è quello Utilities. L’unico settore italiano che ha ottenuto un punteggio Esg medio più elevato rispetto alla controparte europea è quello Energy; tuttavia, in questo caso il dato europeo è fortemente penalizzato dall’esposizione di numerose società in contenziosi legali di natura ambientale che hanno comportato pesanti ripercussioni in termini sia economici che reputazionali. La ricerca di Ecpi sottolinea tre aspetti rilevanti in cui le società italiane sono chiamate a intervenire: creare una strategia ambientale coerente e articolata, costruire un solido legame con il territorio di riferimento e porre attenzione nei confronti del capitale umano. Le società europee analizzate, infatti, sono più propense a strutturare ed implementare politiche ambientali che si riflettano nell’adozione di sistemi produttivi a minor impatto ambientale e nell’incorporazione di aspetti environmental friendly nei prodotti finali. In Italia la dimensione ambientale è più curata, in media, da quelle società la cui attività caratteristica ha un impatto diretto sull’ambiente (per esempio, settore Energy e Utilities), mentre si mostra ancora debole laddove l’impatto è di tipo indiretto o meno chiaramente identificabile. Inoltre, le società appartenenti al campione europeo mostrano maggiore cura allo sviluppo di politiche solide di cittadinanza d’impresa, intercettando le esigenze dei propri stakeholder e costruendo con loro relazioni forti e durature, al fine di legittimare il proprio ruolo nel territorio di riferimento. In Italia i settori più attenti alla dimensione sociale si dimostrano essere quelli la cui tipologia di business ha una maggiore connotazione retail (Consumer Cyclical e Consumer Non Cyclical) e, anche in questo ambito, quelli che hanno impatto diretto sull’ambiente (Energy ed Utilities) poiché spinti, in ottica strategica, a creare delle relazioni solide con le comunità locali di riferimento per prevenire possibili attriti e legittimare il proprio intervento nel territorio. Infine, le società europee mostrano più attenzione di quelle italiane alla cura e alla valorizzazione del capitale umano, indipendentemente dal settore di appartenenza e sotto più punti di vista: formazione continua del personale, condivisione dei valori aziendali, coinvolgimento nella realizzazione delle strategie Esg, tutela e valorizzazione della diversity (di genere, culturale e in relazione alle categorie protette). Nel complesso, dalla seconda ricerca di Ecpi emerge come le aziende italiane abbiano ancora una lunga la strada da percorrere per allinearsi alle best-practice dell’Europa in ambito Esg, dove il continuo aumento delle masse gestite da Fondi che incorporano criteri di sostenibilità conferma la crescente attenzione degli investitori verso aspetti extrafinanziari, costituendo un ulteriore potente incentivo verso pratiche di responsabilità sociale d’impresa. In questo senso, una maggiore attenzione da parte degli investitori, in particolare gli istituzionali e i Fondi pensione, verso la sostenibilità d’impresa, declinata concretamente nelle pratiche d’investimento, può essere un potente incentivo per spronare le aziende a rafforzare la propria strategia. “Gli investitori devono superare il concetto che associa la sostenibilità a iniziative di charity e beneficenza – commenta Aldo Bonati, responsabile dell’area ricerca di Ecpi Srl – in quanto la sostenibilità non è altro che un sinonimo di solidità aziendale. Solidità che coniuga alla capacità di fare business altri fattori altrettanto rilevanti per la sopravvivenza e la valorizzazione dell’azienda sul mercato attuale: la capacità di utilizzare in modo efficiente le risorse naturali e di relazionarsi con l’ambiente circostante e con gli azionisti in modo trasparente e partecipativo”. 63
    • L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali Quotidiani e settimanali ARRIVA LA GUIDA SULL’AZIONARIATO ATTIVO di Andrea Curiat 02.11.2013 AZIONARIATO ATTIVO: PREVALE L’ENGAGEMENT di Antonio Criscione 23.11.2013 64
    • CHI HA 10 IN CONDOTTA di Roberta Castellarin 23.11.2013 65
    • SCELTE DI INVESTIMENTO VERSO UN MODELLO DI SVILUPPO SOSTENIBILE di Marco Degrada Novembre 2013 66
    • 67
    • Quotidiani e testate online ENGAGEMENT: LE CREPE NELLA GOMMA 01.10.2013 È la partita su cui si giocano le credenziali della finanza Sri. E, più in generale, in cui si gioca la credibilità di un nuovo modello finanziario globale. Non è un caso, insomma, che il tema dell’azionariato attivo sia stato, lo scorso 24 settembre a Bruxelles, l’oggetto del primo European Sri Sympsium di Eurosif, il network delle organizzazioni nazionali per la finanza Sri (in Italia è il Forum per la finanza sostenibile). «L’attuale crisi economico-finanziaria – ha chiosato François Passant, executive director di Eurosif – ha messo in evidenza la pericolosità di strategie di investimento passive da parte di quegli azionisti istituzionali che, viceversa, avrebbero il potere di indirizzare le grandi corporation». Insomma, gli investitori che detengono quote delle grandi società devono impegnarsi per farsi ascoltare e così condividere le scelte dei manager. In questo modo, si potranno trasferire in modo diretto le strategie sostenibili alle grandi corporation. Nel corso del symposium, è stato presentato il report Shareholder Stewardship: European ESG Engagement Practice 2013. L’analisi, realizzata con il sostegno di Etica Sgr, cerca di individuare i passaggi chiave per mettere in atto efficienti ed efficaci strategie di engagement, e porta una serie di dodici esempi concreti (oltre alla sgr italiana, ci sono un gruppo di protagonisti tra banche, gestori, fondi pensione, società di rating: Mirova, Raboban, Ethical Council, Novethic, Ges, RobecoSam, Asn Bank, Pggm, Doughty Hanson, Hermes Eos, Rwc). Soprattutto, il report fa riferimento alle statistiche relative all’azionariato attivo. «Gli asset soggetti a politiche di Esg engagement – si legge nella nota – sono cresciuti decisamente negli scorsi dieci anni, raggiungendo quota 2mila miliardi di euro nel 2011». Emerge come circa un terzo (il 27%) di chi fa engagement lo faccia in collaborazione con altre entità. Infine, l’analisi evidenzia come nel 35% dei casi di azionariato attivo, sia codificata una policy, e come nel 24% dei casi questa policy sia pubblica. I numeri, insomma, parlano chiaro. Eppure, a livello italiano permane una sorta di nebbia sui media e, soprattutto, una sorta di timore da parte delle stesse associazioni di categoria. Lo scorso anno, per esempio, si racconta di dissidi non leggeri, dietro le quinte, quando il Comitato governance di Borsa si prefisse di analizzare una sorta di stewardship code all’italiana (vedi articolo In Borsa obbligo d’azionariato attivo). Il tema per gli investitori istituzionali rimaneva assai delicato: l’adozione (o l’imposizione) di criteri di engagement comporta infatti oneri e impegni aggiuntivi non secondari anche per i gestori. Per chi guida i fondi significa, tra le altre cose: presentarsi in assemblea, studiare i bilanci in chiave migliorativa, avanzare osservazioni e, soprattutto, rendere conto del proprio operato in maniera trasparente ai sottoscrittori delle quote del fondo. Eppure, qualcosa sembra iniziare a scalfire il muro di gomma. L’ariete sembrano essere i fondi pensione. Per questi, la prospettiva futura è quella di poter ampliare il raggio dei propri investimenti, subordinando la maggiore libertà a maggiori vincoli. E questi vincoli potrebbero essere, appunto, i criteri di investimento Esg, compatibili con le necessità pensionistiche di più elevate garanzie di lungo periodo e di allocazione sostenibile delle risorse. Ebbene, il punto è che ai criteri Esg si accompagna l’adozione di iniziative di engagement. Di nuovo, non è un caso, dunque, che l’evento conclusivo della prossima Settimana Sri sia dedicato all’azionariato attivo. E che il convegno “L’engagement, una nuova sfida per gli investitori istituzionali”, pur richiamando dal titolo una denuncia dei ritardi italiani (il termine “nuova”, infatti, vale unicamente a livello nazionale), punti direttamente sui fondi pensione. Nel corso dell’incontro, infatti, saranno presentate “Linee Guida sull’engagement per le forme di previdenza complementare”. Certo, l’impressione è che ci sia molta strada da percorrere. Ci sono ritardi da denunciare. A cominciare, appunto, dall’inerzia dimostrata sin qui dagli stessi fondi pensione in termine di azionariato attivo. E ci sono obiettivi raggiunti da divulgare. Uno di questi ci fa particolarmente piacere: è in arrivo l’ebook sull’azionariato attivo nelle assemblee italiane realizzato da Etica Sgr assieme a ETicaNews. Si chiama “Una stagione tra i soci – 2”. Il fatto che sia il secondo, già conferma che si tratta di un percorso. SE IL FONDO PENSIONE SPOSA L’ENGAGEMENT 12.11.2013 68
    • Un gestore, una fondazione, un’impresa assicuratrice, una società di venture capital e due fondi pensione: il panorama italiano dell’engagement, l’azionariato attivo, si limita per ora a questi soggetti. Molto poco, soprattutto se raffrontato a un panorama mondiale in cui questa strategia, una delle principali nell’investimento socialmente responsabile, coinvolge circa 4.700 miliardi di dollari di patrimoni gestiti. A portarla avanti potrebbero essere, in un futuro non troppo lontano, i fondi pensione. Proprio a loro sono dedicate le “Linee guida sull’engagement per le forme di previdenza complementare”, promosse e coordinate dal Forum per la finanza sostenibile con la partnership di Assofondipensione e Mefop. Il documento, che fa seguito alle Linee guida pubblicate nel 2012 e dedicate all’integrazione dei fattori Esg (ambientali, sociali e di governance) nella previdenza complementare, è stato presentato nella giornata conclusiva della Settimana Sri. Attraverso un percorso dettagliato e ricco di esempi, le Linee guida sull’engagement illustrano le modalità di esercizio dell’azionariato attivo, vale a dire sul potere degli investitori che possono stimolare un comportamento più sostenibile e responsabile da parte delle società di cui sono azionisti. Il dialogo con il management dell’impresa e l’esercizio dei diritti di voto sono le principali forme in cui si manifesta l’engagement. Ed è evidente che queste richiedono competenze, un’analisi approfondita delle attività delle imprese e un impegno oneroso in termini di tempo e di risorse da parte dei gestori. È vero d’altra parte che proprio i fondi pensione, per il loro ruolo sociale, e per l’orizzonte di lungo periodo che caratterizza il loro investimento, sono i candidati più naturali a svolgere questo compito. Certo, la strada da fare è molta, visto che finora, in Italia, come sottolineato nelle Linee guida, nessun fondo pensione ha esercitato i suoi diritti di voto su questioni Esg, e solo due stanno sperimentando iniziative di dialogo con le imprese in cui investono. E mentre le esclusioni basate su considerazioni di carattere etico e normativo hanno iniziato a diffondersi tra gli investitori, l’approccio dell’engagement “fatica ad affermarsi nel contesto culturale e socioeconomico italiano”. Le Linee guida potrebbero contribuire in maniera decisiva a colmare le lacune culturali. E magari a dare attuazione alle richieste della Covip, l’authority di vigilanza sulla previdenza integrativa che nel marzo 2012 imponeva ai fondi pensione di adottare un documento sulla politica di investimento, nel quale fossero riportati anche "i criteri per l’esercizio dei diritti di voto spettanti al fondo" e "gli indirizzi da seguire per assicurare una partecipazione attiva alla conduzione delle società emittenti i titoli detenuti". FONDI ALLA CHIAMATA DELL’ENGAGEMENT di Elena Bonanni 13.11.2013 Sei azionista di una società? Allora hai il dovere di interessarti, instaurare un dialogo di lungo periodo con l’azienda e far sentire la tua voce in modo costruttivo. Un approccio che vale per tutti, ma soprattutto per i fondi pensione, che gestiscono ingenti patrimoni e sono tra i più importanti investitori internazionali di Sri. Se in Europa ci sono Paesi come Regno Unito ed Olanda (e più in generale i Paesi del Nord) in cui l’engagement è una strategia ormai abbastanza diffusa (1.950 miliardi di asset gestiti con questa strategia), in Italia non risulta alcun fondo pensione che abbia esercitato diritti di voto su questioni Esg, (vedi articolo di ETicaNews “Pensioni, l’azionariato attivo è già legge“), mentre solo due stanno sperimentando iniziative di dialogo con le imprese oggetto di investimento. Su questa riflessione, che spinge la finanza responsabile oltre l’approccio inclusivo o esclusivo degli investimenti, si è concentrato l’ultimo evento della Settimana Sri dedicato al tema dell’engagement. L’incontro “L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali” ha riunito, in una giornata di tavole rotonde ed interventi, una serie di testimonianze e case histories che hanno delineato le sfide e i percorsi possibili per la pratica dell’engagement (vedi la sintesi della twittercronaca di ETicaNews, media partner della #SettimanaSri). «Un diritto è anche un dovere. Per noi l’engagement è finalizzato alla creazione di valore ampio che comprenda interessi vasti della società nel suo complesso», ha detto Davide Dal Maso, segretario generale del Forum per la Finanza sostenibile, che ha illustrato le linee guida per le Forme pensionistiche complementari in tema di engagement (raccolte nella pubblicazione “L’engagement. Una strategia di investimento sostenibile e responsabile orientata al cambiamento”). 69
    • «L’engagement è complementare alle altre strategie di investimento sostenibile», ha continuato Dal Maso che si è soffermato su alcune opportunità e criticità della strategia: l’engagement, ha fatto notare, richiede che ci sia coesione interna nella governance dei fondi pensione, è necessaria una divisione chiara nel fondo su chi fa che cosa, inoltre è importante instaurare un rapporto non conflittuale, ma una situazione win-win, dove la controparte non è il problema ma la soluzione. Infine, una delle difficoltà che i fondi pensioni italiani possono incontrare rispetto a quelli europei è che non sono sempre in grado di mobilitare le risorse necessarie, l’engagement richiede tempo e competenze. Tanto più, come ha aggiunto Stefania Luzi di Mefop, che il 70% degli investimenti sono all’estero e questo pone un problema geografico di partecipazione alle assemblee che si deve risolvere tramite le agenzie. Su questo fronte, ha sottolineato successivamente Valeria Piani di Pri (head of Investor Engagements), ci sono piattaforme, iniziative e cordate internazionali (come la stessa Pri o Iccr o Ceres) che permettono la riduzione dei costi. Anche all’estero, nei Paesi più virtuosi, non mancano le criticità di governance e costi. «Nel Regno Unito – ha detto Shade Duffy, head of Corporate governance di Axa Im – è vivace il dibattito sulla capacità degli investitori istituzionali di monitorare e fare engagement perché richiede molte risorse. L’attività dei fondi dipende anche dalla tipologia: per esempio i fondi pensione pubblici da noi sono più attivi. In ogni caso, la cosa importante è che i differenti investment team parlino con una sola voce, l’engagement non deve avere il vuoto attorno». PERCHÉ FARLO La domanda quindi è lecita: perché i fondi pensione devono fare engagement visto che costa soldi e tempo? La risposta arriva da Giuseppe Van Der Helm, direttore della Vbdo, l’associazione olandese degli investitori per lo sviluppo sostenibile. «La prima risposta – ha detto – è che chi è proprietario ha dei doveri da proprietario, la seconda è che questo approccio permette di comprendere maggiormente i rischi che affronta la società e di monitorare che le rilevanti risorse societarie vengano usate in modo giusto. Ogni società ha bisogno delle domande di tutti gli azionisti, anche quelli che pensano di non avere abbastanza peso azionario». Ma quali sono le strategie perché un’azione di engagement sia efficace? Per Van Der Helm sono quattro: 1) il board deve sapere che tu sarai lì anche l’anno successivo; 2) è importante la conoscenza e il contatto personale con il management e la società; 3) ci si deve basare solo sui fatti, no alle emozioni; 4) fondamentale il sorriso e l’attitudine costruttiva. Occorre anche mettere in conto qualche effetto collaterale inatteso, come ha raccontato nel suo keynote speech Kris Douma, ex parlamentare olandese, un passato nei sindacati e oggi a capo della Responsible Investment & Governance di Mn Services: «Non è sempre vero - ha detto – che fare bene dal punto di vista ambientale e sociale vada sempre nella stessa direzione del maggiore valore finanziario». Come nel caso dello strano rapporto tra una società che gestisce aeroporti in Cina e lo smog, problema sotto gli occhi di tutti, ma che per la società, incontrata da Douma in passato, rappresentava in qualche modo un fattore di sostegno ai ricavi ed era considerato “buono”. PER PICCOLI, GRANDI E PENSIONI L’engagement è una strategia utile che può essere interessante per tutti gli investitori, anche per i piccoli azionisti che riescono a mettere in campo forti competenze e un buon posizionamento reputazionale tramite i quali possono riuscire a ottenere risultati che vadano al di là di quanto il loro peso azionario lascerebbe immaginare. Ma i riflettori sono puntati necessariamente sui fondi pensione. Le ragioni sono evidenti. Da un lato ci sono i grandi patrimoni che detengono, dall’altro caratteristiche che li mettono in primo piano per opportunità ed efficacia: in primo luogo, le finalità statutarie, e l’orientamento di lungo periodo, ben si conciliano con le finalità dell’investitore responsabile; inoltre sono i soggetti con maggiore potere e legittimazione, due dei tre fattori determinanti per l’efficacia dell’attività di engagement (il terzo è l’urgenza con cui gli investitori portano all’attenzione dell’impresa la questione oggetto del dibattito). D’altra parte, come ha sottolineato Salvatore Cardillo di Assofondipensione, la richiesta che i fondi pensione si occupino di Sri arriva dal basso, dai clienti, e i fondi si tanno adeguando. Per Maurizio Agazzi del Fondo Pensione Cometa, uno dei due investitori italiani (l’altro è il Fondo pensione di Intesa Sanpaolo) che risultano al momento coinvolti nelle attività Pri, «l’engagement è un passo in avanti notevole da proporre anche ad altri fondi pensione. Certo, per arrivare a usare il diritto di voto è necessaria una struttura organizzativa adeguata. Il punto di svolta arriverà quando i fondi pensione affronteranno la discussione sull’investimento diretto su tematiche che hanno ricadute sul Paese, allora non potranno esimersi dal riflettere sulle tematiche Esg». Il prossimo step per Agazzi è fare sistema sul gruppo, prendendo i principi Pri senza farne una graduatoria in base alle diverse sensibilità. PREMIO SOSTENIBILE ’13 A PENSIONI ISP 13.11.2013 70
    • È il fondo pensione di Intesa Sanpaolo il vincitore del premio Investitore Sostenibile 2013 ideato dal Forum per la Finanza Sostenibile e consegnato ieri durante l’evento conclusivo della settimana Sri, “L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali” (vedi articolo precedente). La decisione è stata presa perché il fondo «ha coinvolto tutti gli attori della filiera in un processo strutturato e robusto, con pratiche innovative, un approccio attivo, e dimostra come sia una scelta realizzabile e concreta nella previdenza complementare». Nicola Illengo, direttore generale e responsabile del Fondo pensione gruppo Intesa Sanpaolo, intervenendo prima della premiazione durante l’ultima tavola rotonda della giornata (“L’esercizio dell’engagement per le forme di previdenza complementare: una rappresentazione”), ha spiegato che il fondo ha visto l’engagement come un percorso in linea con le principali tendenze europee e che il processo, dall’istituzione del codice etico in poi, si è alimentato da sé con naturalezza e un approccio positivo. Il fondo pensione di Intesa Sanpaolo è uno dei due investitori istituzionali che risulta coinvolto in attività Pri (l’altro è il Fondo Cometa). Il premio Investitore Sostenibile 2013, che è alla sua prima edizione, ha suscitato interesse tra gli investitori e il Forum per la Finanza Sostenibile ha così deciso di assegnare anche due menzioni speciali: al Gruppo Generali, che con un approccio integrato che si basa su un metodo avanzato manda un segnale forte all’intero settore; a Etica Sgr, che ha dimostrato come una proposta di valore dichiarata e coerente possa trovare il favore del mercato con successo. «Stiamo modernizzando il sistema finanziario, siamo in una transizione caratterizzata da forte innovazione e cambiamento – ha detto a conclusione della premiazione Paolo Garonna, segretario generale di Febaf e tra i membri della giuria del premio (insieme ad Alessandra Franzosi, Marco Lo Conte, Mauro Marè, Francois Passant) – sono contento che il premio sia andato a un fondo pensione, i fondi pensione sono giovani nella finanza e portano una sensibilità nuova, hanno una grande prospettiva di sviluppo che andrà a beneficio di tutti». SRI, VINCE IL FONDO PENSIONE DI INTESA SANPAOLO 14.11.2013 Su 14 candidature, alla fine è stato premiato il fondo pensione del gruppo Intesa Sanpaolo per il suo approccio attivo nella gestione delle questioni ambientali, sociali e di governance. La cerimonia di premiazione è avvenuta il 12 novembre a Roma, nell’ambito della conferenza conclusiva della settimana Sri, con una giuria composta da Alessandra Franzosi (Borsa Italiana/Lse Group), Paolo Garonna (FeBAF), Marco Lo Conte (Il Sole 24 Ore), Mauro Maré (Mefop) e Francois Passant (Eurosif) . In particolare, delle 14 candidature, sette sono state proposte dagli stessi candidati e altrettante sono state selezionate dalla segreteria del Forum per la Finanza Sostenibile sulla base della mappatura dell’Osservatorio permanente sull’Sri. “Il fondo pensione del gruppo Intesa Sanpaolo è la dimostrazione di come l’investimento sostenibile e responsabile nella previdenza complementare possa essere una scelta realizzabile anche per un investitore di piccole dimensioni, grazie al forte coinvolgimento degli organi di governo”, ha spiegato la giuria, che poi ha aggiunto che il fondo pensione di Ca' de Sass ha coinvolto tutti gli attori della filiera (consiglio di amministrazione, direzione, gestori e consulenti) in un processo strutturato e robusto, prediligendo un approccio attivo basato sull’engagement. Ma i premi non sono terminati. La giuria ha infatti assegnato anche due menzioni speciali a Etica Sgr e al gruppo Generali. In particolare, a Etica Sgr è stata assegnata la menzione per la trasparenza e la coerenza che caratterizza la sua strategia, mentre al Leone quella per l’impatto in termini di asset e per il suo approccio integrato all’Sri. FONDI PENSIONE VERSO L’ENGAGEMENT 15.11.2013 L'engagement, strategia quasi sconosciuta in Italia, potrebbe rappresentare una scelta vantaggiosa per i fondi pensione che scelgono di intraprendere un percorso di investimento sostenibile e responsabile. Basandosi sul potere di influenza degli investitori che, attraverso la partecipazione al capitale azionario di una società, possono stimolare un 71
    • comportamento sostenibile e responsabile, nel medio-lungo periodo, l’engagement è certamente una delle pratiche più evolute di investimento sostenibile e responsabile (Sri). Esso può essere attuato attraverso il dialogo con il management dell’impresa e/o l’esercizio dei diritti di voto. Il tema è stato oggetto di approfondimento durante la giornata conclusiva della Settimana Sri in Italia. In quell'occasione, il Forum per la Finanza Sostenibile ha presentato le Linee Guida per le Forme pensionistiche complementari dedicate all’engagement, uno studio completo nel quale si è appreso che a livello europeo, gli investitori che adottano tale strategia rappresentano 1.950 miliardi di euro di asset under management con un peso preponderante del Regno Unito, dell’Olanda e, più in generale, dei paesi del Nord Europa. “In Italia, allo stato attuale – si legge - non risulta che alcun fondo pensione abbia esercitato diritti di voto su questioni Esg, mentre solo due stanno sperimentando iniziative di dialogo con le imprese oggetto di investimento”. E il riferimento va alle due esperienze più evolute riconducibili al gruppo Banca Etica e, in particolare, a Etica Sgr e alla Fondazione Culturale Responsabilità Etica. Come si diceva, grazie alla sua autonomia e versatilità rispetto ai processi amministrativi e gestionali in essere, l’engagement può rappresentare una scelta vantaggiosa per i fondi pensione che scelgono di intraprendere un percorso di investimento sostenibile e responsabile. I fondi pensione sono, infatti, tra i più importanti attori nel panorama internazionale dell’investimento sostenibile e responsabile. L’orientamento alle prestazioni nel lungo periodo nell’interesse dei lavoratori aderenti, stimola infatti i fondi pensione, più che gli altri investitori istituzionali, a considerare l’adozione di una politica di investimento che faccia proprio il concetto di sviluppo sostenibile. In particolare, il fine dell’attività di engagement è di creare valore per l’economia e la società nel suo insieme, attraverso lo stimolo/sostegno di buone pratiche di corporate governance e di responsabilità sociale nelle imprese oggetto di investimento. “L’engagement è una strategia win-win - ha detto Maria Specogna di Vontobel - è un’opportunità sia per gli investitori che per le imprese: attraverso l’engagement gli investitori hanno la possibilità di stimolare le società a migliorare le loro performance”. Shade Duffy di Axa Im ha poi aggiunto che l'engagement “è un modo per orientare l’impegno delle imprese verso la creazione di valore a lungo termine nell’interesse degli aderenti ai fondi pensione e del sistema economico”, mentre Franca Perin, di Generali Investments Europe, ha spiegato che l'engagement “permette agli investitori di scendere sul campo e dialogare con il management sulle questioni ambientali, sociali e di governance più rilevanti per gli azionisti e gli stakeholder”. Infine, Lucia Meloni, di Dexia Asset Management , ha concluso dicendo cbe “l’engagement va realizzato con l’obiettivo di dare valore aggiunto al rapporto rischio/rendimento di portafoglio”. GENERALI INVESTMENTS: RICONOSCIMENTO COME INVESTITORE SOCIALMENTE RESPONSABILE 15.11.2013 Il Gruppo Generali ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del Forum per la Finanza Sostenibile per "l’approccio integrato all’attività di investimento responsabile, SRI (Socially Responsible Investment)”, basato sulle linee guida etiche del Gruppo per gli investimenti e sulla metodologia di analisi e di selezione sviluppata da Generali Investments Europe. La Cerimonia di premiazione si è tenuta il 12 novembre a Roma, nell’ambito della conferenza conclusiva della Seconda edizione della Settimana dell’Investimento sostenibile e responsabile, dal titolo: L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali”. Il premio, che è stato ritirato da Franca Perin, responsabile SRI di Generali Investments Europe, è stato assegnato per la seguente motivazione: "Il Gruppo Generali ha attuato un approccio integrato nella gestione della strategia di investimento sostenibile e responsabile, intervenendo sia sui propri asset proprietari sia su alcuni prodotti destinati alla clientela d’investimento, per i quali viene utilizzata una metodologia avanzata di analisi ambientale, sociale e di governance. Essendo uno tra i maggiori player dell’industria finanziaria, il cui ruolo esprime un valore anche simbolico nel mercato italiano ed europeo, attraverso il suo impegno manda un segnale forte all’intero settore.” "Questo riconoscimento è molto importante perché testimonia la qualità e l’innovazione della nostra ricerca SRI", ha affermato Santo Borsellino, CEO di Generali Investments Europe. "Un approccio integrato che ci consente di formulare soluzioni di investimento specifiche in materia SRI, sempre più richieste dagli investitori istituzionali”. Generali Investments Europe ha sviluppato una metodologia proprietaria di analisi e di selezione degli investimenti basata su criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). L’attività di analisi è svolta dal team di analisti specializzati guidati da Franca Perin che, attraverso il database proprietario S.A.R.A. (Sustainable Analysis of Responsible Asset), 72
    • esaminano più di 540 titoli ed emittenti tra le società large cap europee, parte dell’indice Stoxx Europe Sustainability Index e altri titoli regolamentati, ed effettuano una valutazione sulla base dell’analisi di rischi ESG in 26 settori. Il team di analisti, inoltre, incontra periodicamente le società analizzate, seleziona i ‘best effort’ di ogni settore e definisce le politiche di voto per le varie società. Degli oltre 330 miliardi di euro di asset gestiti da Generali Investments Europe, 22 miliardi rispettano i criteri di selezione ESG su ambiente, governance e responsabilità sociale. Tra le soluzioni di investimento SRI di Generali Investments Europe, il fondo GIS European S.R.I Equity, selezionato sulla base della ricerca proprietaria S.A.R.A, ha ottenuto lo scorso ottobre la certificazione "Novethic SRI Label”, che viene assegnata ai fondi che applicano i criteri ESG nel processo di investimento. Siti web PREMIO PER L’INVESTITORE SOSTENIBILE 2013 06.11.2013 Il Premio per l’investitore sostenibile dell’anno, lanciato dal Forum per la Finanza Sostenibile nell’ambito della prima Giornata Italiana dell’SRI, nasce con l’obiettivo di stimolare il mercato istituzionale italiano a compiere ulteriori passi avanti nell’adozione di politiche di investimento responsabili, creando un’occasione di visibilità per quegli investitori che già hanno scelto di integrare strategie SRI (Sustainable and Responsible Investment) nella gestione delle risorse finanziarie. Sei sono le categorie di investitori ammesse a concorrere: forme di previdenza complementare, casse di previdenza professionali, fondazioni (di qualunque emanazione), compagnie di assicurazione, enti religiosi e non profit ed imprese (ma solo nell’ambito dell’attività di gestione del patrimonio mobiliare di competenza). A valutare le iniziative sarà una Giuria indipendente di esperti del settore, che considererà in particolar modo l’impatto generato e l’innovatività delle proposte. La cerimonia di premiazione dell’Investitore sostenibile dell’anno si terrà a Roma martedì 12 Novembre 2013, al termine della conferenza conclusiva della Settimana SRI. Consulta qui il programma dell’evento. (http://www.settimanasri.it/) PRIMA EDIZIONE DEL RICONOSCIMENTO AGLI INVESTITORI SRI – PREMIO SOSTENIBILE ’13 A PENSIONI ISP 13.11.2013 È il fondo pensione di Intesa Sanpaolo il vincitore del premio Investitore Sostenibile 2013 ideato dal Forum per la Finanza Sostenibile e consegnato ieri durante l’evento conclusivo della settimana Sri, “L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali” (vedi articolo precedente). La decisione è stata presa perché il fondo «ha coinvolto tutti gli attori della filiera in un processo strutturato e robusto, con pratiche innovative, un approccio attivo, e dimostra come sia una scelta realizzabile e concreta nella previdenza complementare». Nicola Illengo, direttore generale e responsabile del Fondo pensione gruppo Intesa Sanpaolo, intervenendo prima della premiazione durante l’ultima tavola rotonda della giornata (“L’esercizio dell’engagement per le forme di previdenza complementare: una rappresentazione”), ha spiegato che il fondo ha visto l’engagement come un percorso in linea con le principali tendenze europee e che il processo, dall’istituzione del codice etico in poi, si è alimentato da sé con naturalezza e un approccio positivo. Il fondo pensione di Intesa Sanpaolo è uno dei due investitori istituzionali che risulta coinvolto in attività Pri (l’altro è il Fondo Cometa). Il premio Investitore Sostenibile 2013, che è alla sua prima edizione, ha suscitato interesse tra gli investitori e il Forum per la Finanza Sostenibile ha così deciso di assegnare anche due menzioni speciali: al Gruppo Generali, che con un 73
    • approccio integrato che si basa su un metodo avanzato manda un segnale forte all’intero settore; a Etica Sgr, che ha dimostrato come una proposta di valore dichiarata e coerente possa trovare il favore del mercato con successo. «Stiamo modernizzando il sistema finanziario, siamo in una transizione caratterizzata da forte innovazione e cambiamento – ha detto a conclusione della premiazione Paolo Garonna, segretario generale di Febaf e tra i membri della giuria del premio (insieme ad Alessandra Franzosi, Marco Lo Conte, Mauro Marè, Francois Passant) – sono contento che il premio sia andato a un fondo pensione, i fondi pensione sono giovani nella finanza e portano una sensibilità nuova, hanno una grande prospettiva di sviluppo che andrà a beneficio di tutti». SI CHIUDE LA SECONDA EDIZIONE DELLA SETTIMANA SRI 14.11.2013 Il Fondo Pensione del Gruppo Intesa Sanpaolo premiato per il suo approccio attivo nella gestione delle questioni ambientali, sociali e di governance. La Cerimonia di premiazione si è tenuta martedì 12 novembre 2013 a Roma, nell’ambito della conferenza conclusiva della Settimana SRI “L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali”. La Giuria del Premio – composta da Alessandra Franzosi (Borsa Italiana/LSE Group), Paolo Garonna (FeBAF), Marco Lo Conte (Il Sole 24 Ore), Mauro Maré (MEFOP) e Francois Passant (Eurosif) – ha visto nell’esperienza del Fondo Pensione del Gruppo Intesa Sanpaolo la dimostrazione di come l’investimento sostenibile e responsabile nella previdenza complementare possa essere una scelta realizzabile anche per un investitore di piccole dimensioni, grazie al forte coinvolgimento degli organi di governo. Il Fondo Pensione ha coinvolto tutti gli attori della filiera (Consiglio di Amministrazione, Direzione, gestori e consulenti) in un processo strutturato e robusto, prediligendo un approccio attivo basato sull’engagement. “Una volta formalizzato il processo, l’attività si è sviluppata con estrema naturalezza; l’intervento su tematiche come il rispetto dei diritti umani nella catena di fornitura hanno trovato un consenso unanime all’interno del Fondo Pensione” ha aggiunto il Presidente Roberto Conte. La Giuria ha inoltre assegnato due menzioni speciali: la prima ad Etica SGR, per la trasparenza e la coerenza che caratterizza la sua strategia, ed al Gruppo Generali, per l’impatto in termini di asset e per il suo approccio integrato all’SRI. Le tre esperienze premiate sono state selezionate tra 14 candidature, delle quali sette proposte dagli stessi candidati e altrettante selezionate dalla Segreteria del Forum per la Finanza Sostenibile sulla base della mappatura dell’Osservatorio permanente sull’SRI. Pur comprendendo il carattere sperimentale di alcuni percorsi avviati, la Giuria auspica, per il futuro, un atteggiamento più coraggioso e strutturato da parte degli investitori, fondato sull’impegno e riconoscimento da parte degli organi di governo societario dei singoli investitori, nonché sulla trasparenza delle scelte e risultati ottenuti, sulla base di un processo di miglioramento continuo.La relazione della Giuria è disponibile per il download qui: http://www.finanzasostenibile.it/images/stories/docs/131112_relazione_giuria.pdf Durante la giornata conclusiva della Settimana, il Forum per la Finanza Sostenibile ha presentato le Linee Guida per le Forme Pensionistiche Complementari dedicate all’engagement. I fondi pensione sono tra i più importanti attori nel panorama internazionale dell’investimento sostenibile e responsabile. L’orientamento alle prestazioni nel lungo periodo nell’interesse dei lavoratori aderenti, stimola infatti i fondi pensione, più che gli altri investitori istituzionali, a considerare l’adozione di una politica di investimento che faccia proprio il concetto di sviluppo sostenibile. In particolare, il fine dell’attività di engagement è di creare valore per l’economia e la società nel suo insieme, attraverso lo stimolo/sostegno di buone pratiche di corporate governance e di responsabilità sociale nelle imprese oggetto di investimento. L’engagement è una strategia win-win: come ha affermato Maria Specogna di Vontobel, “è un’opportunità sia per gli investitori che per le imprese: attraverso l’engagement gli investitori hanno la possibilità di stimolare le società a migliorare le loro performance.” “È un modo per orientare l’impegno delle imprese verso la creazione di valore a lungo termine” ha aggiunto Shade Duffy di AXA IM “nell’interesse degli aderenti ai fondi pensione e del sistema economico”. Inoltre “l’engagement permette agli investitori di scendere sul campo e dialogare con il management sulle questioni ambientali, sociali e di governance più rilevanti per gli azionisti e gli stakeholder” dichiara Franca Perin di Generali Investments Europe. Conclude Lucia Meloni di Dexia Asset Management “L’engagement va realizzato con l’obiettivo di dare valore aggiunto al rapporto rischio/rendimento di portafoglio”. Le Linee Guida sono disponibili per il download qui:http://www.finanzasostenibile.it/images/stories/docs/Linee_guida_2013_link.pdf 74
    • UN PREMIO PER LA FINANZA SOSTENIBILE 18.11.2013 Si è chiusa, la settimana scorsa la seconda edizione del Forum per la Finanza Sostenibile, in programma a Roma dal 5 al 12 novembre, con l'assegnazione del Premio per l'Investitore Sostenibile 2013. La giuria ha evidenziato che tutti i partecipanti si sono rivelati di alto livello, ma il vincitore in particolare ha affrontato il tema dell’investimento sostenibile e responsabile con serietà e competenza. Il Fondo Pensione del Gruppo Intesa Sanpaolo ha infatti ricevuto il premio con tale motivazione. La giuria ha poi sottolineato che «L’adozione di iniziative di engagement verso le imprese oggetto di investimento, evidenzia la predilezione di un approccio attivo nella gestione delle questioni ambientali, sociali e di governance. Da questo quadro, emerge in modo netto il forte coinvolgimento degli organi di governo e l’orientamento ai risultati di un investitore, seppur di piccole dimensioni. L’esperienza del Fondo Pensione del Gruppo Intesa Sanpaolo dimostra come l’investimento sostenibile e responsabile nella previdenza complementare sia una scelta realizzabile e concreta». Menzioni speciali sono state fatte ad alcune aziende, come Etica Sgr, che ha avuto il merito di avanzare una proposta di valore trasparente e coerente, dimostrando grande successo concreto, e Gruppo Generali, che diventa così un faro per le altre aziende, grazie al suo ruolo predominante del settore, per l'approccio integrato della gestione della strategia di investimento sostenibile e responsabile. PER LE GENERALI ARRIVA IL RICONOSCIMENTO COME INVESTITORE SOCIALMENTE RESPONSABILE 19.11.2013 Il Gruppo Generali ha ricevuto una menzione speciale dalla giuria del Forum per la Finanza Sostenibile per “l’approccio integrato all’attività di investimento responsabile, SRI (Socially Responsible Investment)”, basato sulle linee guida etiche del Gruppo per gli investimenti e sulla metodologia di analisi e di selezione sviluppata da Generali Investments Europe. La Cerimonia di premiazione si è tenuta il 12 novembre a Roma, nell’ambito della conferenza conclusiva della Seconda edizione della Settimana dell’Investimento sostenibile e responsabile, dal titolo: “L’engagement: una nuova sfida per gli investitori istituzionali”. Il premio, che è stato ritirato da Franca Perin, responsabile SRI di Generali Investments Europe, è stato assegnato per la seguente motivazione: “Il Gruppo Generali ha attuato un approccio integrato nella gestione della strategia di investimento sostenibile e responsabile, intervenendo sia sui propri asset proprietari sia su alcuni prodotti destinati alla clientela d’investimento, per i quali viene utilizzata una metodologia avanzata di analisi ambientale, sociale e di governance. Essendo uno tra i maggiori player dell’industria finanziaria, il cui ruolo esprime un valore anche simbolico nel mercato italiano ed europeo, attraverso il suo impegno manda un segnale forte all’intero settore”. “Questo riconoscimento è molto importante perché testimonia la qualità e l’innovazione della nostra ricerca SRI“, ha affermato Santo Borsellino, CEO di Generali Investments Europe. “Un approccio integrato che ci consente di formulare soluzioni di investimento specifiche in materia SRI, sempre più richieste dagli investitori istituzionali”. Generali Investments Europe ha sviluppato una metodologia proprietaria di analisi e di selezione degli investimenti basata su criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). L’attività di analisi è svolta dal team di analisti specializzati guidati da Franca Perin che, attraverso il database proprietario S.A.R.A. (Sustainable Analysis of Responsible Asset), esaminano più di 540 titoli ed emittenti tra le società large cap europee, parte dell’indice Stoxx Europe Sustainability Index e altri titoli regolamentati, ed effettuano una valutazione sulla base dell’analisi di rischi ESG in 26 settori. Il team di analisti, inoltre, incontra periodicamente le società analizzate, seleziona i ‘best effort’ di ogni settore e definisce le politiche di voto per le varie società. Degli oltre 330 miliardi di euro di asset gestiti da Generali Investments Europe, € 22 miliardi 75
    • rispettano i criteri di selezione ESG su ambiente, governance e responsabilità sociale. Tra le soluzioni di investimento SRI di Generali Investments Europe, il fondo GIS European S.R.I Equity, selezionato sulla base della ricerca proprietaria S.A.R.A, ha ottenuto lo scorso ottobre la certificazione “Novethic SRI Label”, che viene assegnata ai fondi che applicano i criteri ESG nel processo di investimento. SETTIMANA SRI, MENZIONI E PREMI PER LE ASSOCIATE ASSOGESTIONI 26.11.2013 La seconda edizione della Settimana SRI si è conclusa con la presentazione delle Linee Guida per le Forme Pensionistiche Complementari dedicate all'engagement e con la consegna del Premio per l'Investitore Sostenibile 2013. In particolare, come comunicato dal Forum per la Finanza Sostenibile, il premio è stato assegnato al Fondo Pensione del Gruppo Intesa Sanpaolo che, secondo la giuria composta da Alessandra Franzosi (Borsa Italiana/LSE Group), Paolo Garonna (FeBAF), Marco Lo Conte (Il Sole 24 Ore), Mauro Maré (MEFOP) e François Passant (Eurosif), ha dimostrato come l'investimento sostenibile e responsabile nella previdenza complementare possa essere una scelta realizzabile anche per un investitore di piccole dimensioni, grazie al forte coinvolgimento degli organi di governo. Il Fondo Pensione ha, infatti, coinvolto tutti gli attori della filiera (Consiglio di Amministrazione, Direzione, gestori e consulenti) in un processo strutturato e robusto, prediligendo un approccio attivo basato sull'engagement, attività che ha come obiettivo quello di creare valore per l'economia e la società nel suo insieme, attraverso lo stimolo/sostegno di buone pratiche di corporate governance e di responsabilità sociale nelle imprese oggetto di investimento. "L'esperienza del Fondo Pensione del Gruppo Intesa Sanpaolo dimostra come l'investimento sostenibile e responsabile nella previdenza complementare sia una scelta realizzabile e concreta", si legge nel rapporto della Giuria del Premio Investitore Sostenibile 2013. Giuria che ha assegnato due menzioni speciali anche ad altre due realtà associate ad Assogestioni: Etica SGR e Gruppo Generali. Etica SGR "ha dimostrato che una proposta di valore chiara, dichiarata in totale trasparenza e declinata con grande coerenza, può incontrare il favore del mercato e diventare un caso di successo" ha spiegato la Giuria, che ha sottolineato nel suo rapporto come, partendo da un posizionamento di nicchia, Etica sia stata in grado di guadagnare "un ruolo di leadership a livello italiano". Per questo oggi la SGR "rappresenta un caso di grande interesse, cui anche altri investitori possono ispirarsi per adottare una strategia di investimento sostenibile e responsabile". Per quanto riguarda, invece, Generali, la Giuria del Premio Investitore Sostenibile 2013 ha sottolineato la capacità del Gruppo di attuare "un approccio integrato nella gestione della strategia di investimento sostenibile e responsabile, intervenendo sia sui propri asset proprietari sia su alcuni prodotti destinati alla clientela d'investimento, per i quali viene utilizzata una metodologia avanzata di analisi ambientale, sociale e di governance" si legge nel report. "La politica SRI rappresenta un elemento di discontinuità rispetto al passato e, al contempo, un modello di riferimento per il sistema" spiega ancora la Giuria nel motivare la menzione speciale assegnata al Gruppo Generali, un gruppo che, essendo uno tra i "maggiori player dell'industria finanziaria", "esprime un valore anche simbolico nel mercato italiano ed europeo, attraverso il suo impegno manda un segnale forte all'intero settore" ha concluso la Giuria. Corso “Impact Investing: la nuova asset class per una finanza sostenibile” Quotidiani e settimanali IMPRESE A IMPATTO DIFFUSO di Alessia Maccaferri 29.09.2013 76
    • SIAMO UTILI (E FACCIAMO UTILI) di Chiara Brusini 22.11.2013 77
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    • Quotidiani e testate online TUTTI A SCUOLA DI IMPACT INVESTING 12.09.2013 Si parla sempre di più di Impact investing, una classe di investimenti destinata a svilupparsi con tassi di crescita enormi. Basti pensare che secondo JPMorgan l’impact investing è già una vera e propria asset class emergente che sarà capace di rappresentare un mercato globale di oltre 500 miliardi di dollari nei prossimi cinque-dieci anni. Il che vuol dire che da qui a 10 anni l’allocazione di prodotti di questa natura nei portafogli di investitori istituzionali e privati sarà costituito rispettivamente dal 5% e 10%. Ma cos’è l’impact investment? Per rispondere a questa domanda Fondazione Lang, Forum per La Finanza Sostenibile e MainStreet Partners di Londra organizzano il primo programma italiano di studio e approfondimento sull’impact investing, che si terrà a Milano il 13, 14 e 15 novembre, dal titolo «IMPACT INVESTING, LA NUOVA ASSET CLASS per una finanza sostenibile: come cambia il mondo dei Sustainable and Responsible Investments (SRI)». Il curriculum è progettato per tutti coloro che vogliono approcciare il mondo dei servizi legati alla filantropia strategica e, in particolare, all’offerta di nuovi prodotti finanziari ad alto impatto sociale. A cominciare dai professionisti del settore come cfo di Fondazioni Bancarie, filantropi e investitori sociali, professionisti della finanza impegnati nel fundraising, fino ad arrivare a investment manager, dirigenti di Private Bank e gestori di fondi di investimento responsabili (Sri). Senza dimenticare, ovvio, i Csr manager che vogliono conoscere nuove opportunità della sostenibilità in finanza. Il programma di studi è presentato come un’occasione per sviluppare una conoscenza ampia e profonda del settore. I partecipanti lavoreranno con i docenti e professionisti esperti in investimenti sociali, impresa sociale e finanza e conosceranno le strategie di impact investing. Il programma avrà inizio con una panoramica delle tendenze e delle ragioni macroeconomiche della crescita del settore, e il rapido progredire della teoria e della pratica. L’accento sarà posto sullo sviluppo di competenze utili ed essenziali per avere successo negli investimenti ad alto impatto, tra cui la costruzione di organizzazioni efficaci (Venture Capital Sociale) in grado di affrontare il rigore di una due diligence e sostenere progetti efficaci per la Comunità. Il Corso fa parte del Programma Executive in Filantropia Strategica e Impact Finance di Fondazione Lang Italia che si avvale anche del contributo di realtà come Politecnico Milano e Università Bocconi e di professionisti tra cui McKinsey & Co., Weissman &Cie., Acumen Fund (New York), Oltre Venture (Milano), importanti istituti finanziari come LGT Venture Philanthropy, UBS, Credit Suisse (Zurigo) e consulenti come Sherpa Advisor (Amsterdam). A partire da novembre l’azione di Fondazione Lang sarà arricchita dalla presenza di JP Morgan (Londra), Impact Finance (Geneva) e Main Street Partners (Londra), Etica Sgr e Credit Cooperativ (Parigi). IMPACT INVESTING, IN ARRIVO IN ITALIA IL PRIMO CORSO 03.10.2013 Anche in Italia, a Milano, arriva il primo corso sul tema dell’impact investing. Il corso, realizzato dal Centro Studi Lang e dal Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con Main Street Partners di Londra, è una tre giorni di alta qualità formativa che si svolgerà il 13-14-15 novembre e seguirà la seconda edizione della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile in Italia (www.settimanasri.it). “Non è un convegno, ma un corso accademico a numero chiuso ad alto profilo di interlocutori e partecipanti”, spiega Lorenzo Piovanello, responsabile Centro Studi Lang della Fondazione Lang Italia, che poi aggiunge che si tratta di “un corso executive riservato prettamente per professionisti”. 80
    • Al corso, rivolto a investment manager, private banker, leader di fondazioni bancarie e private, aziende, organizzazioni non profit e imprese sociali, parteciperanno, infatti, in qualità di docenti, gli attori della finanza internazionale, i massimi esperti di impact investing e investment manager specializzati. Il corso si articola in tre moduli. “Il primo giorno verranno affrontati i mega trend in corso nella finanza sostenibile, con un focus sull'impact investing (gli investimenti che hanno oltre a un ritorno finanziario anche un alto impatto sociale, ndr), il secondo si entrerà più nel dettaglio, cercando di capire come strutturare i deal e come avviene la gestione dei portafogli, infine il terzo giorno si parlerà dei mercati di sbocco, del futuro dell'impact investing con un focus sulla figura emergente del philanthropy advisor”, conclude Piovanello. Il corso fa infatti parte del programma executive in Filantropia Strategica e Impact Finance della Fondazione Lang Italia. La presentazione ufficiale del programma e dei docenti si terrà il 22 Ottobre a Milano al Philanthropy Day, che vedrà la partecipazione di Mario Morino, Chairman di VP-Partners di Washington. Ulteriori informazioni sul corso e sul programma si trovano sul sito web della Fondazione Lang Italia www.fondazionelangitalia.it. Siti web IMPACT INVESTING: LA NUOVA ASSET CLASS PER UNA FINANZA SOSTENIBILE 17.09.2013 La domanda di “impact investing”, in grado di generare un ritorno finanziario insieme a un positivo impatto sociale per chi sta alla base della piramide, sta crescendo in modo esplosivo. Secondo una recente stima di JP Morgan, questo tipo di investimento rappresenterà di qui a dieci anni un mercato globale di oltre 500 miliardi di dollari e l’allocazione di prodotti “impact investing” nei portafogli di Investitori Istituzionali e HNWI corrisponderà rispettivamente al 5% ed al 10%. E’ in questo contesto che Fondazione Lang Italia ed il Forum per la Finanza Sostenibile, in collaborazione con Main Street Partners di Londra, hanno deciso di lanciare un corso di formazione sul tema dell’impact investing.. Il corso, primo in Italia nel suo genere, si terrà a Milano il 13-14 e 15 Novembre presso gli spazi di via Ampere 61/a: una tre giorni di alta qualità formativa – parte del Programma Executive in Filantropia Strategica e Impact Finance di Fondazione Lang Italia – che seguirà ed andrà ad arricchire la seconda edizione della Settimana dell’Investimento Sostenibile e Responsabile (www.settimanasri.it) Il Corso è rivolto a tutti coloro che sono interessati, o già impegnati, nella emergente industria dell’Impact Investing: Investment Manager, Private Banker, leader di Fondazioni Bancarie e Private, Aziende, Organizzazioni Non profit e Imprese Sociali. l programma di studi sarà l’occasione per sviluppare una conoscenza più ampia ed approfondita del settore, insieme a docenti ed esperti italiani ed internazionali. Hanno già confermato la loro partecipazione Cyrille Lagendorf (Credit Cooperatif – Parigi), Rodolfo Fracassi e Fabrizio Mazzucato (Main Street Partners – Londra), Fabio Malanchini (Impact Finance), Luciano Balbo (OltreVenture), Davide Dal Maso (Forum per la Finanza Sostenibile), Paola Pierri (Philanthophy Advisor), Nicola Redi (Fondamenta SGR) ed Alessandra Viscovi (Etica SGR). Il programma completo della tre giorni è online sul sito web di Fondazione Lang Italia https://fondazionelangitalia.it/index.php/it/corso-impact-investing/la-nuova-assetclass Grazie al sostegno di Fondazione Lang Italia, chi si iscriverà entro la fine del mese di Settembre potrà usufruire delle speciali fee Early Bird. 81