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La politica IV F 2009/2010
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La politica IV F 2009/2010

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libertà, democrazia e uguaglianza

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La politica IV F 2009/2010 La politica IV F 2009/2010 Presentation Transcript

  • “Spetta agli uomini onesti illuminare il governo.”
    Napoleone Bonaparte
  • che cos’è la politica?
    La prima definizione di "politica" (dal greco πολιτικος, politikós) risale ad Aristotele ed è legata al termine "polis" (πόλις ), che in greco significa la città, la comunità dei cittadini. Politica, secondo il filosofo ateniese, significava l'amministrazione della "polis" per il bene di tutti, la determinazione di uno spazio pubblico al quale tutti i cittadini partecipano.
    La politica è una scienza che comprende l’etica,l’economia,la storia delle idee. Per poter chiarire l’argomento “politica” bisogna,però, puntualizzare prima i concetti di uguaglianza,libertà e democrazia.
  • “La libertà … l’uguaglianza e … la fraternità … questi sublimi ideali … che siano per sempre le solide fondamenta dell’umanità .“
    Oscar Wilde
  • L’uguaglianza
    L’uguaglianza è un ideale che dà ad ognuno, indipendentemente dalla sua posizione sociale e dalla sua provenienza, la possibilità di essere considerato alla pari di tutti gli altri uomini in ogni contesto.
    Ha una radice morale,un convincimento che nasce nell’uomo: “Tutti gli uomini sono uguali”.
    Essa può essere fondata su tre giustificazioni morali:
    Credenza cristiana: Siamo tutti uguali agli occhi di Dio.
    Credenza Kantiana: davanti alla ragione siamo tutti uguali dal punto di vista umanistico .
    Credenza utilitaristica: se ogni individuo all’interno della società è felice perché è rispettato e perché è uguale all’ altro,tutte le felicità sommate formano il sommo bene:la felicità assoluta. E’ utile massimizzare l’uguaglianza e quindi anche la felicità.
  • Gli egualitaristi ritengono che l’uguaglianza sia un obiettivo politico ed un ideale degno di essere rispettato. Portano avanti una concezione politico-sociale tendente a realizzare un’uguaglianza di fatto fondata sull’equa ripartizione tra tutti i membri della collettività dei beni e delle ricchezze, quali: il denaro, la possibilità di lavoro e il potere politico.
    Essi furono attaccati da oppositori che reputavano ridicola la loro tesi, in quanto non è ragionevole pensare che tutti gli uomini fossero uguali in ogni loro aspetto, formando quindi un mondo di cloni! Gli egualitaristi si difendono dicendo che l’uguaglianza è limitata in certi aspetti (es. colore, sesso, religione) e se viene usata in un contesto politico deve essere specificato cosa bisogna dare per uguale e a chi si deve dare.
  • Costituzione italiana articolo 3
    “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizione personali e sociali. E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.”
    Nell’articolo si possono distinguere due tipi di uguaglianza:formale (teorica) nella prima parte; sostanziale (pratica) nella seconda parte.
  • “ È stato detto che la democrazia è la peggior forma di governo, eccezion fatta per tutte quelle altre forme che si sono sperimentate finora.”
    Winston Churchill
  • John locke
    Nel secondo trattato Locke formula la propria teoria liberale dello stato affrontando quattro grandi temi:
    Lo stato di natura e i diritti umani fondamentali;
    Le origini e i fini dello stato civile;
    Il modello di stato liberale;
    Le degenerazioni alle quali le istituzioni sono esposte e le garanzie e le difese che i cittadini hanno diritto di prendere.
    Nello stato di natura, luogo della libertà e dell’uguaglianza originarie dell’uomo, nessuno ha più potere o autorità di altri, nessuno è politicamente inferiore o sottoposto ad altri. Nei limiti della legge naturale ognuno è libero di regolare le proprie azioni e di disporre di se e dei propri beni come meglio crede. L’uguaglianza naturale non implica però una completa parità di status: età, virtù, capacità differenziano gli uomini, ma non generano disuguaglianza politica.
  • I diritti naturali.
    Vita, sicurezza, libertà e proprietà sono i quattro grandi diritti naturali, i quali si fondano sull’inclinazione umana all’autoconservazione e alla felicità. Per Locke libertà e felicità sono inscindibili. La politica deve garantire le tre premesse della felicità: pace, armonia, sicurezza. Nello stato di natura tuttavia, mancando un potere politico che renda attuabile la felicità, la legge naturale si limita a prescrivere un divieto di ordine generale: essendo gli uomini tutti uguali, nessuno può ledere la vita, la libertà, i beni degli altri. Sono ammesse solo due eccezioni: la legittima difesa e la punizione del trasgressore. Chi viola la legge naturale lede i diritti altrui, colpisce la pace e la sicurezza dell’intera specie, minaccia l’intera società.
  • Pace e guerra nello stato di natura
    Hobbes: ha una concezione pessimistica dell’uomo, che tuttavia non è malvagio in assoluto ma lo diventa se lo stato non riesce a incanalarlo e indirizzarlo produttivamente. Nello stato di natura ciascun individuo viene sottomesso ai suoi istinti di essere asociale, egoista e violento, dominato dall’esclusivo interesse per la propria autoconservazione. Lo stato di natura è caratterizzato da Hobbes come “bellum omnium contra omnes”, ossia da uno stato di perenne belligeranza.
    Locke: riconosce possibile uno “status belli” nella condizione naturale, che la vita umana associata, veda prevalere il più forte. Stato di guerra o stato di pace dunque non sono mai assoluti e generalizzati. Nello stato di guerra, il diritto alla sopravvivenza implica il diritto di distruzione reciproca. Nello stato civile, invece, l’esistenza di un giudice dotato di autorità può circoscrivere a limitare il conflitto.
  • La tolleranza religiosa
    In materia religiosa, Locke dedica numerosi scritti al problema della tolleranza, uno dei problemi più significativi che caratterizzano il dibattito politico e religioso in Europa e nell’età moderna. Nel Saggio sulla tolleranza, del 1667, egli pone la tolleranza come il fondamento della religiosità e dell’amministrazione dello stato. Ambito religioso e ambito politico devono rimanere distinti:i diritti individuali della coscienza sono infatti inalienabili; lo stato può intervenire solo là dove le credenze religiose investono l’ordinamento della società umana. Locke sancisce così due capisaldi del pensiero liberale: la separazione tra pubblico e privato e la laicità dello stato. Il culto e la fede rientrano nell’ambito interiore della sola coscienza, che è insindacabile affare privato; la religione non riguarda il politico o il magistrato, ma unicamente l’uomo. Autorità religiosa e autorità civile risultano nettamente separate.
  • Realizzato da:
    Armato Floriana
    Mannone Ambra
    Norrito Federica
    “Liceo Scientifico G. P. Ballatore”
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