Team, Persone, Comunicazione
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Raccolta di macro progettuali relative ai processi di comunicazione delle persone nei team aziendali

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Team, Persone, Comunicazione Team, Persone, Comunicazione Presentation Transcript

    • THE MANHATTAN CLUB
    • E’ una ben magra consolazione sentirsi dire che l’uomo che ci ha offerto
    • un cattivo pranzo, o un vino scadente, ha una vita privata irreprensibile.
    • Nemmeno le virtù cardinali bastano a fare ammenda
    • di un primo piatto diventato freddo.
    • Premessa >
    • L’arte del gusto…semplicemente.
    • Un’esperienza magica in grado di dare vita al menù perfetto….ma soprattutto ad una sfida contro il tempo…e
    • densa di ostacoli.
    • Un viaggio privilegiato tra i sapori e tra le severe regole della cucina.
    • Un team irripetibile dovrà fronteggiare le richieste illimitate degli inflessibili membri del Manhattan Club , pronti a
    • tutto pur di mettere alla prova i loro talentuosi e papabili nuovi membri.
    • Il Manhattan Club , il più importante e prestigioso club di cucina, famoso per la
    • crudele selezione del suo personale, invita i giovani e potenziali nuovi protagonisti del
    • proprio club ad organizzare una grandiosa cena di rappresentanza.
    • Una cena memorabile, che possa dimostrare il loro talento e in grado di farli accedere nell’importante
    • organizzazione. Una serata unica, in cui gusto ed eleganza dovranno coniugarsi perfettamente con un
    • allestimento esemplare e un servizio ineccepibile.
    • Nessun dettaglio potrà essere trascurato.
    • L’intero staff dovrà osservare severe regole di budget, sulle quali costruire il menù perfetto, gestire e addestrare il
    • personale di sala, piuttosto assenteista e inappropriato e creare infine, “ Il Dessert dei Cinque Valori ”, servendosi
    • di soli cinque alimenti, rappresentati, secondo l’intero team di chef, il gusto dei valori fondamentali…tenersi pronti
    • con le decorazioni.
    • I giovani chef dovranno dimostrare un vero gioco di squadra e soprattutto dovranno essere in grado di gestire al
    • meglio il loro campo di gioco: la cucina. Luogo sacro e insidioso.
    • Ma se qualcosa non dovesse andare secondo le previsioni? Se gli invitati dovessero raddoppiare all’improvviso?
    • Se le provviste dovessero sparire dalla dispensa? Se…..
    • Beh…accendete i fornelli… e buon appetito!
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    • Programma >
    • Il gruppo viene inserito in un contesto di ristorazione.
    • Avrà l’obiettivo di soddisfare la Direzione di Manhattan Club …autentica impresa, considerata la nota
    • severità che la contraddistingue…preparando e servendo la cena prevista per la serata del secondo giorno.
    • Le fasi dell’attività prevedranno lo sviluppo di tutto il processo tipico della ristorazione:
    • approvvigionamento degli ingredienti (negoziazione e gestione budget con i fornitori)
    • preparazione dei cibi (team building, gestione risorse e tempi)
    • allestimento della sala (coordinamento)
    • relazione con i clienti e servizio al tavolo (relazione e comunicazione).
    • E la Direzione di Manhattan Club si esprimerà sulla base dell’abilità di relazione dimostrata, qualità del servizio,
    • qualità del prodotto proposto e tempi di servizio…
    • L’efficace fruibilità dell’attività prevedrà l’utilizzo della videocamera, al fine di catturare le immagini più significative
    • che saranno utilizzate in fase di razionalizzazione finale in ottica di riflessione, sviluppo spunti di miglioramento
    • e…possibilità di rivivere le emozioni di un’esperienza suggestiva ed unica!
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    • IL PRANZO DI BABETTE
    • Cogliere la bellezza di una cosa è il punto più alto cui si può arrivare.
    • Persino il senso del colore è più importante,
    • nello sviluppo dell’individuo, del senso del bene e del male.
    • Premessa >
    • Ricordate la mitica pellicola?
    • In un mondo di moralismi e di regole controllate, dove i desideri e gli istinti vengono controllati e compressi al
    • minimo necessario, Babette introduce passione emozioni e gusto per il bello attraverso un pranzo che ha
    • cambiato poi il destino delle cose….
    • Cinema e cucina …un connubio consolidato in tante opere di successo, per una ragione tanto semplice quanto
    • profonda: qualsiasi forma di narrazione della vita non può prescindere da un elemento indispensabile alla vita
    • stessa quale appunto il cibo…
    • Entrambi veicoli di comunicazione privilegiata per le tradizioni più autentiche di un popolo, forme di arte nelle quali
    • l'identità culturale prende vita: cinema quindi come arte culinaria, cibo come realismo e specchio della vita
    • quotidiana, come icona della nostra identità nazionale, come elemento di relazione.
    • Il cinema come struttura…e la metafora del cibo…in cui mettere alla prova le abilità comunicative e di relazione
    • fra i partecipanti: cucina come luogo di produzione, soddisfazione, creatività, trasformazione.
    • Un’esperienza sensoriale sul lavoro di squadra.
    • Il cinema come filo conduttore formativo dell’evento,
    • La cucina come momento conviviale di comunicazione.
    • Quali i valori dell’evento?
    • AMBIENTE
    • Ricerca di un ambiente informale , con lo scopo di scollegare emozionalmente il processo formativo da contesti
    • tradizionali di lavoro dove solitamente vengono rievocati a livello inconscio meccanismi negativi quali la noia, il
    • giudizio, la rivalità, ecc.
    • EMOZIONI
    • Far percepire ad ogni partecipante una serie di “ vantaggi personali ” che vanno oltre la sfera lavorativa,
    • spingendoli a mettersi in gioco nell’affrontare le sfide.
    • DIVERTIMENTO
    • Attraverso il divertimento l’apprendimento subisce un’accelerazione, poiché coinvolge sia le risorse consce sia
    • inconsce, creando esperienze memorabili di scoperta reciproca.
    • ESPERIENZA
    • L’unico modo veramente efficace è coniugare i processi cognitivi a quelli comportamentali,
    • attraverso il vivere esperienze sensoriali , che permettano di lavorare sull’intensità delle
    • emozioni e delle relazioni.
    • Movies & Cooking è una metodologia innovativa che introduce, mediante il learning by action , una “nuova”
    • metafora organizzativa: per cucinare occorre utilizzare risorse, conoscenze, organizzazione e metodi…come in
    • azienda.
    • Molti gli spunti forniti da questa metafora: la gestione dei tempi di cottura, degli imprevisti, delle risorse disponibili;
    • l'esigenza di collaborare per il raggiungimento di un obiettivo comune; la necessità di coordinamento e
    • comunicazione; lo sviluppo della sensibilità e della creatività…
    • Il cinema e la cucina diventano laboratorio di apprendimento, dove vengono attivati nei partecipanti stimoli e
    • reazioni, che aiutano a rendere esplicito ciò che prima era implicito o dato per scontato.
    • Grazie alla elaborazione cognitiva che ne deriva, si ottengono quelli che si possono definire cortocircuiti sinaptici
    • cioè considerazioni che avvengono senza mediazioni, efficaci e durature nel tempo. Tali cortocircuiti rendono più
    • semplice l'interpretazione della complessità ambientale e consentono di indirizzare al meglio le energie
    • manageriali.
    • Programma >
    • Movies & cooking è un’attività di gruppo contraddistinta da una serie di esercitazioni ognuna delle quali suddivisa
    • in tre fasi: briefing, action, debriefing, con lo scopo di realizzare un “girato” a tema cooking e trasmettere il
    • concetto di valori e competenze all’interno di una produzione cinematografica.
    • Si tratta di un evento che presenta una grande flessibilità e quindi permette di poter effettuare differenti
    • ragionamenti anche a priori; a seconda della dinamica gruppale che si intende osservare infatti, è possibile
    • strutturare l’attività in differenti modalità:
    • un unico team di lavoro diventa una vera e propria troupe di produzione e sviluppa un solo tema
    • cinematografico
    • due team di lavoro, in competizione tra loro, si affrontano sullo stesso tema cinematografico (o su due temi
    • differenti).
    • Tutte le attività saranno infatti filmate da cameraman professionisti, montate in un trailer di bakstage e proiettate a
    • fine lavori.
    • MA CHE MUSICA…MAESTRO!
    • I musicisti sono così assurdamente irragionevoli.
    • Ti vorrebbero sempre assolutamente muto
    • proprio quando brameresti essere completamente sordo.
    • Premessa >
    • La musica …autentico veicolo emozionale e di comunicazione…da sempre ispirazione dell’immaginario
    • collettivo…a far da sfondo ad un evento suggestivo…
    • E poi la Direzione d’Orchestra …sublime espressione della sontuosità della musica…manifesta esplicitazione di
    • condivisione ed armonia di gruppo…
    • Proprio questi sono gli ingredienti principali mediante i quali si svilupperà l’evento ideato.
    • Il Direttore d’Orchestra è come il Regista all’interno di una troupe cinematografica: è l’unico a conoscere il
    • progetto finale. Così come l’attore conosce solo la sua parte e non certo quella di tutti gli altri, lo strumentista in
    • orchestra legge solo il suo spartito e non conosce quasi gli altri. L’attore non decide come verrà inquadrato, se
    • avrà un primo piano o meno, così lo strumentista non sa la sua parte che rilievo deve ricevere.
    • Insomma, come il Regista, il Direttore decide le inquadrature, i tagli, il montaggio, il ritmo narrativo, il colore, le
    • luci. E’ l’unico a conoscere il progetto finale, a tenere tutti i parametri sotto controllo, e deve motivare tutti i suoi
    • collaboratori per portarli dalla sua parte e unificarli stilisticamente.
    • La figura del Direttore è cambiata storicamente negli ultimi 70, 80 anni: da Toscanini, vero dittatore del podio, si è
    • passati a Karajan, Direttore dalla immensa autorità anche lui ma esercitata in maniera meno smaccata e plateale;
    • da Bernstein (proveniente dalla Democrazia americana) fino ad esempio al nostro Claudio Abbado, che si pone in
    • una posizione democratica e paritaria di collaborazione coi suoi musicisti.
    • Oggi il Direttore non impone con autorità la sua posizione, ma ottiene di realizzare il suo progetto attraverso un
    • confronto più morbido.
    • E’ affascinante capire cosa studia un Direttore d’orchestra, e quali analogie ha la sua formazione con quella
    • aziendale.
    • Ai fini di un discorso sulla Leadership è curioso notare proprio la terminologia delle competenze sulle
    • quali un Direttore si forma: Direzione d’orchestra, appunto, dunque Dirigere (qualcosa, qualcuno) come base di
    • apprendimento, che è ben di più dello studio di un singolo strumento; poi si studia Composizione, dunque una
    • disciplina che spiega come “Comporre” qualcosa che prima era smembrato, scomposto; poi si danno esami di
    • Armonia, cioè come armonizzare fra loro gli elementi sapendoli scegliere, e come risolvere le Dissonanze; poi si
    • esercita la Lettura della Partitura, dunque come avere una lettura d’assieme, con un colpo d’occhio, di tutta
    • l’orchestra, che volendo diventa tutta l’Azienda nei suoi numerosi componenti.
    • “ Dunque, io per anni ho riflettuto sulla Direzione, la Composizione, l’Armonia, la Lettura complessiva. Solo che
    • l’ho fatto prima attraverso il tramite delle note, e ho compreso poi in un successivo momento come traslare tutto
    • questo sugli uomini, sui gruppi di lavoro, sulle orchestre” ( Aurelio Canonici )
    • E dal Direttore d’Orchestra, il passo verso l’Orchestra stessa è spontaneo…naturale…automatico…necessario…il
    • team è necessario al suo mentore…
    • Prima giornata
    • Il percorso prevede una serie d’attività sapientemente miscelate dalla combinazione di metodologie diverse che
    • ben si integrano tra loro, che infonderanno nei partecipanti un’importante carica motivazionale e svilupperanno
    • una forte consapevolezza nella forza del lavoro di squadra: strumenti innovativi per lo sviluppo e il potenziamento
    • di un team di successo.
    • INTERACTIVE WARM UP
    • Allo scopo di presentare le attività, in modo che tutti si sentano liberi e aperti nel partecipare in modo attivo e
    • coinvolgente all’inizio d’ogni sessione di lavoro è dedicato un tempo ( il tempo giusto del team specifico ) per
    • preparare nel miglior modo possibile i partecipanti all’esperienza della giornata di team building e alle metodologie
    • inusuali che saranno impiegate. Si tratta di una serie d’attività pensate in modo
    • graduale che hanno come scopo la cosiddetta rottura del ghiaccio tra i partecipanti.
    • Il fuoco dell’attenzione in questa fase è rivolto all’accoglienza, all’incontro, alla
    • presentazione in diversi modi di sé e dei gruppi di lavoro presenti, inoltre s’incentiva
    • la relazione e la prima conoscenza. Da un punto di vista psicofisico le attività
    • accentuano gli aspetti ludico aggregativi, il divertimento, il movimento e l’interazione.
    • WARM UP alias giochi formativi legati a creare condivisione e vicinanza fisica per diminuire le barriere
    • psicologiche.
    • ACTOR TRAINING + SMALL TECNIQUES
    • Actor Training : esercizi scelti dal repertorio della preparazione degli attori teatrali per un utente inesperto, in un
    • tempo limitato di somministrazione.
    • Il fine? Facilitare in modo progressivo e rispettoso la conoscenza reciproca fra le persone, la diminuzione delle
    • distanze psicologiche, l’utilizzo di canali percettivi e comunicazionali diversi da quello
    • verbale, fiducia, ascolto, attenzione all’altro, clima.
    • Questa serie di esercizi sono propedeutici al lavoro successivo, alla creazione di quella
    • base relazionale – emozionale che favorirà la messa in gioco dei partecipanti e
    • l’attivazione del processo d’apprendimento.
    • Attività conoscitive: per approfondire la conoscenza reciproca attraverso modalità inconsuete, originali e
    • coinvolgenti.
    • Attività espressive : attività che consentono di aprirsi al gruppo e rapportarsi ad esso nel modo più efficace, di
    • imparare a comunicare con gli altri, utilizzando non solo il linguaggio verbale.
    • Acquisizione di nuovi modelli relazionali, sviluppo delle componenti empatiche fra i
    • partecipanti.
    • Attività relazionali: attività che vanno a saldare ulteriormente il legame tra i
    • partecipanti attraverso un coinvolgimento fisico, andando a stimolare la collaborazione
    • e la fiducia in se stessi e soprattutto negli altri.
    • Small Techniques di outdoortraining: esercizi provenienti dall’esperienza dell’outdoortraining, molto
    • coinvolgenti che vanno a lavorare sui temi più cari “dell’essere gruppo”, del lavorare in sintonia ed
    • interdipendenza.
    • Il fine? Interdipendenza, energia, ritmo, comunicazione, empatia.
    • Questi esercizi rappresentano un ulteriore livello nel lavoro sul gruppo, da una
    • componente emozionale, di riconoscimento… con l’actor training, si passa ora ad una
    • componente più operativa, preparatoria dei problem solving, dove molte tematiche
    • individuali e di gruppo emergeranno chiaramente.
    • PROBLEM SOLVING
    • Come penultima fase dell’intervento, dopo il momento della fiducia, nella quale si sono abbassati un po’ i toni ed
    • elevata l’emozionalità, ora si riattiva in modo energico il gruppo con i problem solving dinamici . I partecipanti
    • sono divisi in sottogruppi, i quali hanno come consegna il raggiungimento di diversi obiettivi sfidanti. Questa è la
    • fase dove l’individuo è portato naturalmente a tirare fuori le proprie risorse, la creatività e la vivacità intellettuale,
    • fisica e relazionale, al servizio dell’obiettivo del gruppo. E’ un momento importante dove l’individuo realmente è
    • parte di un gruppo, in cui è attivo costruttore e dal quale trae nuove e ricche risorse.
    • Si sperimentano nuove strategie interne per affrontare e risolvere problemi e imprevisti.
    • Si stimola il singolo ad espandere la sua visione dell’insieme.
    • Si allarga la percezione degli elementi che compongono un problema e si impara insieme a valutarli e a
    • sfruttarli.
    • OUTDOORTRAINING
    • Elevatissimo coinvolgimento emozionale ed esperienziale.
    • L’ Outdoortraining è una metodologia di formazione esperienziale sui gruppi, che sfrutta la componente
    • naturalistica dell’ambientazione dove si svolgono le attività allo scopo di rinforzare i vissuti emozionali, relazioni e
    • comportamentali.
    • L’outdoortraining sfrutta ormai l’esperienza accumulata da 60 anni, proponendo diverse esercitazioni per lavorare
    • su temi diversi e centrali per il gruppo. Oltre a tutte le metodiche che andranno a migliorare la relazione e la
    • diminuzione della distanza psicologica fra i partecipanti, si affronteranno diversi problem solving e vere e proprie
    • sfide emozionali che saranno da spunto fondamentale per sviscerare i temi sopra citati.
    • Il fine? Interdipendenza, competenze , conoscenza più approfondita fra le persone, fiducia, collaborazione,
    • comunicazione, “visione allargata”, creatività, supporto reciproco, sperimentazione e discussione diversi tipi di
    • leadership, gestione dei collaboratori, definizione precisa dei ruoli, gestione del tempo, dell’incertezza,
    • motivazione.
    • Seconda giornata
    • … finalmente Musica! Team Music Activation
    • Il fine? Creare una vera e propria orchestra musicale
    • La capacità di collaborazione, l’ascolto reciproco (e l’attenzione e l’accettazione di “ritmi” diversi), l’energia
    • necessaria alla realizzazione del progetto, l’attenzione e la capacità di mettersi in gioco sono presupposti
    • fondamentali che il team è chiamato a mettere in pratica.
    • Utilizzare la musica, partendo da competenze specifiche pressoché inesistenti, esalta la
    • capacità di un team orientato a produrre risultati eccezionali, facilitando l’integrazione tra le
    • persone e generando una fortissima carica energetica ed emozionale.
    • Lavorare sul Team attraverso uno strumento/metafora: la Musica.
    • Ciascun partecipante potrà scegliere uno strumento a suo piacimento e si unirà ai compagni con lo stesso
    • strumento. Insieme ai musicisti ogni sezione cercherà di trovare un proprio ritmo, una propria sintonia. Nel finale
    • le sezioni si amalgamano, affluendo in una vera e propria orchestra dando vita a una vera e propria performance
    • musicale.
    • Un vero concerto diretto dal Maestro d’Orchestra
    • Speech del Maestro d’Orchestra: le analogie tra organizzazione e Direzione d’Orchestra
    • Debriefing finale e chiusura
    • SUN BALLOONS
    • La libertà al singolare esiste soltanto nelle libertà al plurale.
    • Premessa >
    • La formazione esperienziale pone al centro del momento formativo la persona nella sua ”globalità”, quale
    • protagonista assoluta dell’apprendimento.
    • Pertanto, l’apprendimento diviene la risultante di un processo che - passando anche attraverso la consapevolezza
    • - porta all’obiettivo i singoli componenti il team.
    • Le persone raggiungono un grado di responsabilizzazione tale da permettere loro di affrontare e, ancor più
    • importante, concretamente realizzare il cambiamento delineato.
    • Ciò è reso possibile dall’”esperienza strutturata” che, in un ambiente sicuro e al di fuori dell’usuale contesto,
    • coinvolge ciascun partecipante in veste di protagonista-artefice delle proprie azioni.
    • L’esperienza strutturata che, al contempo, tocca la sfera cognitiva, fisica ed emotiva, facilita la persona a mettersi
    • effettivamente in gioco.
    • We shall not cease from exploration And the end of all our exploring Will be to arrive where we started And know the place for the first time
    • (Thomas Sterne Eliot)
    • E dunque…viviamo un ‘esperienza unica…grazie ad un programma di grande fascino e coinvolgimento, che dà
    • l’opportunità di sperimentare in prima persona le emozioni dei…primi leggendari pionieri del volo!
    • Un’attività emozionante, coinvolgente, originale, di grande impatto emotivo, strutturata in modo da fare emergere i
    • comportamenti target coerenti con gli obiettivi formativi individuati.
    • Programma >
    • Con materiali improbabili, i partecipanti devono progettare e costruire delle vere e proprie macchine volanti:
    • aerostati (dimensioni minime: 2,5 mt di altezza) che siano in grado di librarsi in volo, grazie alla spinta termica
    • dell’aria scaldata dal bruciatore.
    • Il lancio finale delle mongolfiere costruite dai singoli gruppi è di grande effetto scenografico ed impatto emotivo e
    • può essere effettuato anche in notturna.
    • La fase di costruzione e lancio degli aerostati diviene funzionale anche per introdurre concetti chiave di fisica del
    • volo aerostatico, fondamentali per la sfida finale: Orienteering in Mongolfiera .
    • I gruppi dovranno ingegnarsi, prendendo spunto da alcune linee guida che verranno fornite dall’organizzazione
    • per realizzare il progetto tecnicamente ed esteticamente più valido.
    • Fase 1 >
    • La progettazione
    • Fase 2 >
    • La preparazione
    • Fase 3 >
    • Il lancio
    • Ed ora che…la sfida del volo abbia inizio!
    • Dopo la costruzione ed il lancio dei palloni di carta, il gruppo sperimenterà l’emozione del vero volo aerostatico.
    • Sotto la guida di esperti professionisti, suddivisi in piccoli gruppi di 4 / 5 persone, i partecipanti si avvicineranno
    • all’affascinante mondo delle mongolfiere, sperimentando un volo prova in tutte le sue fasi:
    • dal gonfiaggio del pallone, al lancio, alla fase di volo ed atterraggio.
    • Preparazione tecnica >
    • Una sessione approfondita verrà dedicata anche all’illustrazione delle tecniche di orientamento e spiegazione del
    • funzionamento degli strumenti:
    • 1. Lettura e interpretazione mappa
    • 2. Rilevamento con bussola ed altimetro
    • 3. Rilevamento della posizione con satellitare GPS
    • 4. Cartografia e trascrizione del percorso su carta millimetrata
    • 5. Rilevamento dell’andamento delle correnti con anemometri e sonde
    • Obiettivo: acquisire il know how necessario per condurre la mongolfiera lungo i percorsi stabiliti dell’Orienteering
    • Orienteering in Mongolfiera >
    • I partecipanti sono suddivisi in equipaggi di 7 / 8 persone ciascuno.
    • Obiettivo di ciascun equipaggio è di far innalzare in volo la mongolfiera e farle compiere un volo lungo un itinerario
    • predefinito.
    • Lungo il percorso saranno disseminati dei “bersagli a terra” che dovranno essere colpiti dall’equipaggio in volo con
    • sacchetti di sabbia e bandierine.
    • Obiettivo del gruppo è di colpire il maggior numero di bersagli disseminati sul territorio, coordinando al meglio tutte
    • le risorse disponibili.
    • Per poter raggiungere l’obiettivo e centrare i bersagli non è sufficiente l’equipaggio in volo.
    • Ci vuole una squadra a terra che, dotata di bussole, carte e mezzi di spostamento (bici o auto) preceda la
    • mongolfiera e con sonde ed anemometri verifichi le condizioni di vento e correnti e sappia con radio e segnali
    • guidare l’equipaggio in volo lungo la traiettoria migliore.
    • L’attività verrà riproposta in più sessioni in modo da permettere a tutti di sperimentarsi nei diversi ruoli.
    • Il tutto sarà intervallato da costanti fasi di debriefing e razionalizzazione in chiave aziendale
    • APOLLO XIII
    • Questo è solo un piccolo passo per un uomo,
    • ma un balzo gigantesco per l'umanità.
    • (…dopo aver appoggiato il primo piede sulla Luna…)
    • Premessa >
    • Apollo XIII fu una missione spaziale americana facente parte del programma Apollo, divenuta celebre per
    • il guasto che impedì l'allunaggio e rese difficoltoso il rientro sulla Terra e per come tutto questo fu reso possibile.
    • Infatti da terra si dovette pensare su come fare le stesse cose (rientro sulla terra, ricambio dell’ossigeno, etc.)
    • utilizzando materiali e modalità diverse rispetto a quelli utilizzati al secolo secondo le procedure NASA.
    • Chi ha seguito l’equipaggio da terra e chi ha fornito modalità alternative ha dovuto
    • necessariamente osare ed assumersi delle responsabilità sia nei confronti dei piloti
    • che di tutta la Nazione (l’evento fu seguito interamente dalla televisione).
    • Gli astronauti di Apollo XIII rinunciarono all'indicazione dei loro nomi sull'emblema della missione volendo in tal
    • modo sottolineare che una missione spaziale è sempre merito di un gran gruppo di persone e non di tre soli
    • astronauti.
    • Programma >
    • I partecipanti divisi in gruppi affrontano un percorso di prove che li impegna sia a livello pratico/fisico che a
    • livello mentale/creativo .
    • Ogni prova ruota attorno ai temi chiave segnalati dalla committenza.
    • I gruppi si troveranno in un contesto metaforico: a differenza di Apollo XIII, sono riusciti ad arrivare sulla
    • Luna, ma il problema lo incontrano dopo l’allunaggio.
    • Infatti non hanno la possibilità di tornare sulla terra.
    • Le 7 prove che ogni gruppo affronterà sono necessarie alla sopravvivenza sulla Luna.
    • Le prove
    • Ogni gruppo dovrà costruire con gli elementi trovati sul posto…
    • un alloggio per la sopravvivenza,
    • un mezzo di trasporto ,
    • un ponte che permetta di raggiungere gli altri alloggi
    • si dovrà stabilire una comunicazione con degli alieni decifrando il loro linguaggio
    • una volta decriptato il linguaggio alieno dovranno dedicare un manufatto alla cultura aliena .
    • per ristabilire i contatti con “Houston” affronteranno prima una prova di logica (nella quale ogni componente dovrà assumersi la responsabilità di fare una scelta in nome del gruppo)
    • una prova fisica (il coinvolgimento avverrà anche a livello mentale) attraverso la quale, osando in nome del bene comune, dovranno superare un luogo impervio per recuperare materiale importante per ristabilire i contatti con la “Base terrestre”
    • I GIOCHI DEI GRANDI
    • La vera grandezza non è nell'aspettare grandi cause per muoversi,
    • ma nel trovare degno motivo di contesa in un fuscello quando è in gioco l´onore.
    • Premessa >
    • I partecipanti, divisi in sottogruppi, ruotano su differenti prove… cimentandosi in ognuna …sperimentandosi
    • con il corpo (attività fisiche)…e con la mente (indovinelli e rompicapo).
    • Ad ogni cambio di attività i partecipanti vedranno cambiare lo scenario di riferimento.
    • Al termine di ogni prova i gruppi riceveranno le tessere di un puzzle che verrà composto durante le ore
    • dell’evento.
    • In ogni singola prova sarà richiesto al gruppo di nominare dei delegati che dovranno assumersi la responsabilità
    • di superare la prova.
    • Ogni componente del gruppo verrà quindi valorizzato ed il contributo che fornirà alla propria squadra (risolvendo
    • gli indovinelli, i rompicapo e superando le prove) sarà fondamentale per l’esito finale.
    • Inoltre le prove richiederanno di procedere in maniera creativa , utilizzando il lateral thinking .
    • Programma >
    • Di seguito le prove che vedranno protagonisti i partecipanti coinvolti:
    • TASTING –
    • Il gruppo sceglie i delegati che si cimentano nella degustazione di bevande comuni. La prova vede i delegati bendati che sorseggiano 7 bevande differenti (acqua, succhi di frutta di vari gusti, vino), a loro l’ultima parola sulla natura contenuta nei bicchieri.
    • CENTRO –
    • Il gruppo ha a disposizione 5 minuti per allenarsi a fare canestro con una biglia in un
    • bersaglio. La distanza del bersaglio è scelta dal partecipante che va al tiro. Terminato
    • l’allenamento, il gruppo elegge i suoi 3 tiratori scelti. Ogni tiratore ha a disposizione 2 tiri, più allontana il bicchiere e più vale il suo possibile centro (1 punto ogni 20 cm). L’errore costa al gruppo un punteggio negativo (-1 punto ogni 20 cm).
    • PITAGORA –
    • Tutti i componenti del gruppo vengono bendati e divisi in due sottogruppi. Ad ogni sottogruppo viene data una corda. Entro un limite di tempo i due sottogruppi devono formare due triangoli. Dopo questo primo step i due sottogruppi devono trovare il modo, unendosi, di formare un quadrato. Il punteggio è vincolato al numeri di lati uguali (con un margine di approssimazione) che i due gruppi uniti riescono a costituire nel tempo limite.
    • PERCORSO ATLETICO –
    • Il gruppo è chiamato ad affrontare un percorso atletico con ostacoli, serpentine e prove di
    • abilità. Tutto questo deve essere fatto a volte singolarmente, in altri casi con l’aiuto di altri
    • componenti del gruppo. Il punteggio finale dipende dai partecipanti che sono riusciti a
    • terminare in modo netto la prova
    • NUCLEAR INCIDENT –
    • Un reattore nucleare ha avuto una fuga radioattiva. Ad isolare il nocciolo ed eliminare le scorie radioattive sono stati chiamati i nostri gruppi. Le squadre di emergenza devono riuscire nelle operazioni utilizzando il materiale a disposizione sul posto. Dalla buona riuscita nella prova dipende il punteggio finale dei gruppi.
    • DIPINTO UMANO –
    • Ad ogni gruppo viene assegnato un titolo di un’opera famosa…ma ancora non realizzata. Lo
    • scopo della prova è quello di realizzare un quadro che può essere rappresentato dal titolo
    • assegnato. Una giuria valuterà l’aderenza del quadro al titolo e assegnerà un punteggio
    • THE ENTRAPMENT –
    • Ogni gruppo si trova di fronte un intricato labirinto di fili, collegati a materiali preziosi e fragili. Per il superamento della prova viene richiesto alla metà dei componenti del gruppo di passare, bendati, da una parte all’altra del labirinto. L’altra metà del gruppo coordina i movimenti dei compagni bendati. Per il superamento della prova ci sono vincoli temporali che contano ai fini del punteggio. Quest’ultimo è condizionato anche dai materiali mantenuti integri nel corso della prova.
    • LA TAVERNA DEI SETTE PECCATI
    • C'è una sola cosa orribile al mondo, un solo peccato imperdonabile: la noia.
    • Premessa >
    • Fin dalla notte dei tempi il peccato ha fatto parte della storia dell’uomo e con esso i vizi, le tentazioni e la
    • dissolutezza.
    • Sette sono i vizi capitali:
    • Gola
    • Accidia
    • Lussuria
    • Avarizia
    • Superbia
    • Invidia
    • Ira.
    • Sette immagini oscure e temibili dell’animo umano, che oggi ritroviamo unite in una misteriosa Taverna , luogo
    • magico ed immaginario. Un spazio unico in cui dare sfogo alla creatività e a quella capacità, troppe volte
    • nascosta, di saper esprimere se stessi fino in fondo…fin dove l’ironia e l’insaziabile gusto per il peccato
    • riusciranno a spingerci.
    • I nuovi gestori dovranno dimostrare un attento gioco di squadra , notevoli capacità di immedesimazione ma, soprattutto, un abile orientamento al cliente .
    • Ai partecipanti verrà delegata l’intera gestione della taverna: scelta del menù (l’acquisto e la selezione del cibo
    • verrà effettuata prima dell’inizio dell’evento), allestimento del locale (verranno forniti loro tutti materiali necessari),
    • accoglienza degli ospiti, e molto altro.
    • Programma >
    • Un misterioso invito, personalmente scritto dal demonio, giunge tra le mani di alcuni sfortunatissimi ospiti e li
    • costringe a gestire (pena la dannazione eterna), per un solo, lunghissimo giorno, una nuova Taverna, oscura e
    • agghiacciante.
    • Sette squadre, ad ognuna delle quali verrà assegnato uno dei sette vizi, si avvicenderanno in diverse momenti
    • focali, tipici della ristorazione, per creare un unico, grande scenario, in cui i peccati capitali dell’uomo saranno in
    • grado di esprimersi. Ogni squadra accoglierà i propri ospiti, dei semplici avventori (accuratamente e segretamente
    • selezionati), in base al senso del peccato assegnato, creando per loro:
    • Un menù completo, dall’antipasto al dessert, che interpreti pienamente il gusto, la forma e il senso del proprio peccato. Tre abili chef si alterneranno nella grande cucina della taverna, luogo anch’esso di vizio e perdizione, per creare piatti unici…e dannati.
    • Sette tavoli, per un massimo di dieci ospiti a team, da allestire secondo un vizio specifico. Nulla potrà essere lasciato al caso: tovaglie, tovaglioli, posate, bicchieri, centri tavola, ogni singolo elemento dell’area di gioco dovrà ricreare l’atmosfera il più vicina possibile al peccato attribuito alla propria squadra.
    • Un breve show, massimo cinque minuti, che avrà come tema il peccato in dotazione. Un piccolo saggio di creatività, durante il quale i partecipanti dovranno dimostrare grandi doti di intrattenitori. Ma si sa, il demonio è uno spettatore esigente…e una cena infernale non ammette tempi morti…
    • Un impeccabile servizio ai tavoli, per il quale i partecipanti dovranno vestire gli abiti e gli atteggiamenti del vizio capitale che andranno ad esibire. Bisognerà affrettarsi, gli ospiti sono affamati.
    • E ricordate: il direttore di sala non ammette imprecisioni!
    • Una dura prova per i diabolici e infernali gestori della Taverna, una prova che dovranno superare ad ogni
    • costo…sempre che non vogliano assaporare il gusto della dannazione eterna.
    • MARE DENTRO
    • E adesso so che bisogna alzare le vele e prendere i venti del destino, ovunque spingono la barca.
    • Dare un senso alla vita può condurre alla follia ma una vita senza senso è la tortura
    • dell’irrequietudine e del vano desiderio.
    • Premessa >
    • Il Sailing Training è stato concepito e progettato per dare la possibilità ai partecipanti di sperimentare diverse
    • modalità di coordinamento e di lavoro in squadra .
    • La barca infatti produce uno scenario in cui diventano necessarie l’efficacia e la condivisione della comunicazione
    • in situazioni di elevato stress.
    • A questo si affiancano i vincoli di tempo , la necessità di agire e l’aspetto relazionale .
    • La commistione fra obiettivo, relazione e comunicazione permette ai partecipanti di sperimentarsi
    • consapevolmente nelle dinamiche che riguardano la gestione dei compiti e le relazioni umane.
    • Obiettivi >
    • Aumentare la coesione , l’integrazione e la fiducia nel team
    • Facilitare la creazione di un linguaggio comune e lo scambio efficace di informazioni
    • Comunicare in modo chiaro le proprie esigenze considerando sempre l’impatto sull’organizzazione, gruppo
    • Individuare modalità innovative per la gestione delle risorse , la risoluzione dei problemi e la gestione degli imprevisti .
    • Sperimentare diversi stili di relazione interpersonale.
    • Interpretare i momenti di stasi e agire proattivamente
    • Gestire situazioni stressanti
    • Metodologia >
    • Sailing Training ha una durata di 2 giorni e viene realizzato utilizzando 2 barche a vela da regata da 5/6 posti .
    • L’equipaggio di ogni barca è composto da 4/5 partecipanti, un trainer ed uno skipper .
    • I partecipanti sono immersi nell’ esperienza di gestione dell’imbarcazione (uscire dal porto, armare le vele, navigare
    • con le varie andature, rientrare in porto) con lo specifico obiettivo di individuare la strategia migliore in un contesto
    • complesso da interpretare.
    • Le fasi esperienziali si alternano alle fasi di confronto e razionalizzazione guidate dal trainer su quanto
    • accaduto in termini di dinamiche relazionali, di comportamenti e di competenze utilizzate
    • Tutte le attività vengono videoriprese e le immagini più significative sono proiettate il secondo giorno per attivare
    • momenti di riflessione e proporre spunti di miglioramento
    • Programma >
    • Prima giornata
    • Apertura del corso e presentazioni
    • Presentazione delle principali componenti dell’imbarcazione
    • Allenamento esperienziale in mare in campo di regata corto con due boe (partenze, virate e strambate, rotazione
    • dei ruoli a bordo)
    • Debriefing con collegamento delle dinamiche alla vita aziendale
    • Chiusura della giornata
    • Seconda giornata
    • Strategie veliche e concetto di copertura
    • Allenamento esperienziale in mare in campo di regata lungo con due boe (partenze, andature, cambi di direzione)
    • Regata di tipo match race con due giri di boa
    • Debriefing e considerazioni finali
    • Proiezione dei filmati e chiusura del corso
    • Le imbarcazioni >
    • Il Beneteau FIrst 31.7 si vede spesso ormeggiato nei porti di tutta Italia.
    • La sua caratteristica principale è l’ottimo mix fra l’efficacia nella navigazione ed il comfort offerto dalla cabina.
    • Caratteristiche tecniche:
    • L’equipaggio ideale è formato da 5 membri.
    • A bordo i ruoli fondamentali sono: 1 timoniere, 1 randista, 2 fiocchisti e 1 tattico
    Lunghezza: Larghezza: Pescaggio: Stazza: Superficie velica: 9,50 mt 3,23 mt 1,90 mt 3.750 kg 52,50 mq
    • L’alternativa >
    • Il J24 è un’imbarcazione tra le più diffuse al mondo. Dal J24 sono passati i più grandi timonieri olimpici come
    • Francesco De Angelis, skipper di Luna Rossa e campione europeo sul J24.
    • Caratteristiche tecniche:
    • Facile iniziare a regatare sul J24: a bordo si va in 4-5 persone.
    • L’equipaggio ideale è formato da 5 membri.
    • A bordo i ruoli fondamentali sono: 1 timoniere, 1 randista, 2 fiocchisti e 1 tattico
    • Il J24 è una delle classi con la maggior presenza femminile.
    Lunghezza: Larghezza: Pescaggio: Stazza: Superficie velica: 7,32 mt 2,71 mt 1,22 mt 1.406 kg 24,25 mq