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Daniel Quinn - Le nostre religioni: sono le religioni dell'umanità stessa? (saggio)
 

Daniel Quinn - Le nostre religioni: sono le religioni dell'umanità stessa? (saggio)

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Al sito http://NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com si possono trovare le altre opere di Quinn e quasi 100 FAQ sulle sue idee.

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    Daniel Quinn - Le nostre religioni: sono le religioni dell'umanità stessa? (saggio) Daniel Quinn - Le nostre religioni: sono le religioni dell'umanità stessa? (saggio) Document Transcript

    • Daniel Quinn Le nostre religioni: sono le religioni dellumanità stessa? Traduzione di Dr-Jackal (nrt_ita@libero.it) Originale tratto da: www.ishmael.org Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili in italiano nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com Lezione Fleming in Religione tenuta alla SouthwesternUniversity, Georgetown, Texas, 18 ottobre 2000 Contrariamente a quanto si creda, Charles Darwin non hainventato lidea dellevoluzione. Nella metà del diciannovesimosecolo, lesistenza dellevoluzione era nota da molto tempo, e lamaggior parte dei pensatori dellepoca era perfettamentesoddisfatta di lasciare la situazione comera. Lassenza di unateoria che spiegasse il cambiamento evolutivo non li turbava, nonveniva sentita come una pressione, come lo era per Darwin. Luisapeva che doveva esserci un qualche meccanismo o una qualchedinamica intelligibile che potesse spiegarlo, e questo è ciò checercò – con ben noti risultati. Nel suo Lorigine delle specie, nonstava annunciando lesistenza dellevoluzione; stava cercando dicomprenderla. A circa venticinque anni, cominciai a sentire una pressionesimile. La moderna Era dellAnsia stava appena cominciando anascere sotto lombra della rampante crescita demografica, delladistruzione ambientale globale e della costante possibilità di unolocausto nucleare. Ero sorpreso di come la maggior parte dellepersone sembrasse perfettamente a proprio agio con queste cose,come a dire: “Be, cosaltro ti vuoi aspettare?”
    • Ted Kaczynski, lUnabomber, sembrava convinto di direqualcosa di terribilmente originale nel suo manifesto del 1995 incui incolpava di tutto la Rivoluzione Industriale, ma questa eralopinione comune nel 1962. Per me, incolpare di tutti i nostriproblemi la Rivoluzione Industriale è come incolpare della cadutadi Amleto il suo duello con Laerte. Per capire perché Amleto èfinito male, non ci si può limitare ad analizzare gli ultimi dieciminuti della sua storia, bisogna cominciare dallinizio, e io sentivouna pressione simile a fare lo stesso con noi. Linizio della nostra storia non è difficile da trovare. Ogniscolaretto impara che la nostra storia cominciò circa diecimilaanni fa con la Rivoluzione Agricola. Questo non è linizio dellastoria umana, ma è sicuramente linizio della nostra storia, datoche fu da questo inizio che ebbero origine tutte le meraviglie e gliorrori della nostra civiltà. Tutti sono vagamente consapevoli del fatto che sono sempreesistiti due modi di considerare la Rivoluzione Agricola nellanostra cultura, due storie contraddittorie sul suo significato.Secondo la versione standard – la versione insegnata nelle nostrescuole – gli umani sono esistiti per molto tempo, tre o quattromilioni di anni, vivendo una vita miserabile e inconcludente per lamaggior parte di quel periodo, senza realizzare nulla e senzaarrivare da nessuna parte. Ma poi, circa diecimila anni fa,finalmente la gente che viveva nella Mezzaluna Fertile capì chenon era costretta a vivere come castori o poiane, arrangiandosi conqualunque cibo le capitasse di trovare; poteva coltivare il propriocibo, e in questo modo controllare il proprio destino e benessere.Lagricoltura le rese possibile scambiare la vita nomade per la vitaagricola stanziale. La vita in villaggi incoraggiò laspecializzazione del lavoro e lavanzamento della tecnologia sututti i fronti. In breve, i villaggi diventarono cittadine, le cittadinecittà, regni e imperi. Scambi commerciali, sistemi sociali edeconomici complessi e letteratura arrivarono poco dopo, ed eccociqui. Tutti questi progressi erano basati su – e impossibili senza –lagricoltura, evidentemente la più grande benedizione
    • dellumanità. Laltra storia, molto più antica, è nascosta in un diverso angolodella nostra eredità culturale. Anche questa si svolge nellaMezzaluna Fertile e racconta la storia della nascita dellagricoltura,ma in questa narrazione, lagricoltura non viene considerata unabenedizione ma piuttosto una punizione terribile per un crimine lacui esatta natura ci ha sempre profondamente perplessi. Mi storiferendo, naturalmente, alla storia raccontata nel terzo capitolodella Genesi, la Caduta di Adamo. Entrambe queste storie sono conosciute da virtualmentechiunque sia cresciuto nella nostra cultura, incluso ogni storico,filosofo, teologo e antropologo. Ma come la maggior parte deipensatori della metà del diciannovesimo secolo, che eranosoddisfatti semplicemente di sapere che levoluzione esisteva enon sentivano alcun bisogno di spiegarla, i nostri storici, filosofi,teologi e antropologi sembrano perfettamente soddisfatti di viverecon queste due storie contraddittorie. Il conflitto è evidente, maper loro non richiede alcuna spiegazione. Per me, lo richiedeva. Come levoluzione richiedeva a Darwinuna teoria che potesse spiegarla, la storia della Genesi richiedeva ame una teoria che potesse renderla comprensibile. Tradizionalmente, ci sono sempre stati due approcci al criminee alla punizione di Adamo. Le Scritture ci dicono che Adamovenne invitato ad approfittare di ogni albero nel giardino dellEdeneccetto uno, misteriosamente chiamato lAlbero della Conoscenzadel Bene e del Male. Come sappiamo, Adamo cedette allatentazione di assaggiare questo frutto. Secondo un approccio, ilcrimine viene visto come semplice disobbedienza, nel qual caso laproibizione della conoscenza del bene e del male sembracompletamente arbitraria. Dio avrebbe potuto tranquillamenteproibire la conoscenza della guerra e della pace o la conoscenzadellorgoglio e del pregiudizio. Il punto era semplicemente diproibire qualcosa ad Adamo, allo scopo di mettere alla prova lasua lealtà. Secondo questo approccio, la punizione di Adamo –lesilio dallEden per vivere col sudore della fronte come un
    • agricoltore – era solo una sculacciata; non corrisponde al criminein nessun modo particolare. Avrebbe ricevuto questa punizione aprescindere dalla prova che avesse fallito. Il secondo approccio cerca di stabilire una connessione tra ilcrimine di Adamo e la sua punizione. Secondo questo approccio,lEden viene visto come una metafora per uno stato di innocenza,che viene perduto quando Adamo ottiene la conoscenza del bene edel male. Questo ha senso, ma solo se la conoscenza del bene e delmale viene considerata una metafora per una conoscenza chedistrugge linnocenza. Quindi, con metafore perlopiù equivalentiin entrambi i casi, la storia si riduce a una banale tautologia:Adamo ha perso la sua innocenza ottenendo la conoscenza che hadistrutto la sua innocenza. La storia della Caduta è associata a unaltra altrettanto famosa esconcertante, quella di Caino e Abele. Si ritiene comunemente chequesti due fratelli fossero individui letterali: il più vecchio, Caino,un dissodatore del suolo, e il più giovane, Abele, un pastore.Limprobabilità che due membri della stessa famiglia adottino stilidi vita antitetici dovrebbe farci capire che non si trattava di dueindividui ma di figure emblematiche, proprio come Adamo (che inebraico significa semplicemente “uomo”). Se le consideriamo figure emblematiche, allora la storiacomincia ad avere senso. Il primogenito dellagricoltura fu infattiil dissodatore del suolo, come Caino era il primogenito di Adamo.Questo è un fatto indiscutibile. La domesticazione delle piante èun processo che comincia il giorno in cui pianti il primo seme, mala domesticazione degli animali richiede generazioni. Quindi ilpastore Abele era in effetti il secondogenito – di secoli, se nonmillenni (unaltra ragione per essere scettici della credenza cheCaino e Abele fossero davvero fratelli di seconda generazione). Un ulteriore motivo di scetticismo su questo punto è il fatto chegli antichi agricoltori e pastori del Vicino Oriente occupavanoregioni adiacenti ma distintamente diverse. Lagricoltura eraloccupazione degli abitanti caucasici della Mezzaluna Fertile. Lapastorizia era loccupazione degli abitanti semiti della penisola
    • arabica a sud. Unaltra cosa da precisare è che in tempi molto antichi,agricoltori e pastori avevano stili di vita radicalmente differenti.Gli agricoltori erano, a causa della natura del loro lavoro, abitantidi villaggi stanziali; ma i pastori (a causa della natura del lorolavoro) erano nomadi, proprio come molti popoli di pastori ancoraesistenti. Lo stile di vita dei pastori era in effetti più vicino allostile di vita dei cacciatori-raccoglitori che a quello degliagricoltori. Man mano che i popoli agricoli del nord si espandevano, erainevitabile che finissero con laffrontare i loro vicini pastorinomadi del sud, forse sotto quello che ora è lIraq – con risultatiprevedibili. Come è sempre avvenuto fin dallinizio, i coltivatoridel suolo avevano bisogno di più terreno da coltivare e, come èsempre avvenuto fin dallinizio, se la presero. Per come la videro i semiti (e naturalmente è la loro versionedella storia che è arrivata fino a noi), il coltivatore del suolo Cainostava irrigando i suoi campi con il sangue di Abele il pastore. Il fatto che la versione che abbiamo sia la versione semitaspiega il mistero centrale della storia, ossia perché Dio respinse ildono di Caino ma accettò quello di Abele. Naturalmente, questo èil modo in cui i semiti lavrebbero vista. In sostanza, la storia dice:“Dio è dalla nostra parte. Dio ama noi e il modo in cui viviamo,ma odia i coltivatori del suolo e il modo in cui vivono loro.” Raggiunta questa provvisoria comprensione, ero pronto aoffrire una teoria sulla prima parte della storia, la Caduta diAdamo. Ciò che gli autori semiti sapevano era solo che in quelmomento i loro fratelli del nord li stavano invadendo in manieraomicida. Non erano stati fisicamente presenti nella MezzalunaFertile per osservare la nascita dellagricoltura, e in effetti questoera un evento che era avvenuto centinaia di anni prima. Nella lorostoria della Caduta, stavano ricostruendo un evento antico, nonraccontandone uno recente. Tutto ciò che era chiaro per loro erache un qualche strano avvenimento aveva afflitto i loro fratelli delnord con uno stile di vita laborioso e li aveva trasformati in
    • assassini, e questo doveva essere una catastrofe morale o spiritualedi qualche tipo. Ciò che osservarono dei loro fratelli del nord fu questapeculiarità: sembravano avere la strana idea di sapere comegovernare il mondo bene quanto Dio. Questo è ciò che li rendenostri antenati culturali. Mentre svolgiamo il nostro lavoro digovernare il mondo, non abbiamo dubbi di stare facendo un lavorobuono quanto quello di Dio, se non migliore. Ovviamente Dio hacreato molte creature che sono superflue o perfino nocive, e noiabbiamo tutto il diritto di liberarcene. Sappiamo dove i fiumidovrebbero scorrere, dove le paludi dovrebbero venireprosciugate, dove le foreste dovrebbero essere rase al suolo, dovele montagne dovrebbero venire livellate, dove le pianuredovrebbero venire dissodate, dove la pioggia dovrebbe cadere. Cisembra perfettamente evidente che abbiamo questa conoscenza. In effetti, agli autori delle storie della Genesi sembrava che iloro fratelli del nord avessero la bizzarra convinzione di avermangiato dellalbero della conoscenza del bene e del male di Dioe di aver ottenuto la conoscenza che Dio usa per governare ilmondo. E di che conoscenza si tratta? E la conoscenza che soloDio ha la competenza di usare, la cnsapevolezza che ogni singolaazione che Dio potrebbe compiere – non importa quale sia oquando grande o piccola – è bene per qualcuno ma male perqualcun altro. Se una volpe dà la caccia a un fagiano, dipende daDio se lo catturerà o se il fagiano riuscirà a sfuggirle. Se Dio dà ilfagiano alla volpe, questo è bene per la volpe ma male per ilfagiano. Se Dio permette al fagiano di scappare, questo è bene peril fagiano ma male per la volpe. Non esiste una conclusione chesia buona per entrambi. Lo stesso vale per qualunque areadellamministrazione di Dio. Se Dio permette che la valle vengainondata, questo è bene per qualcuno ma male per altri. Se Diotrattiene lalluvione, anche questo sarà bene per qualcuno e maleper qualcun altro. Decisioni simili sono chiaramente alla radice stessa di ciò chesignifica governare il mondo, e la saggezza per prenderle non può
    • appartenere a una qualunque creatura, perché ogni creatura cheprendesse queste decisioni direbbe inevitabilmente: “Prenderòogni decisione in modo che sia bene per me e male per chiunquealtro”. E naturalmente questo è esattamente il modo in cui gliagricoltori operano, dicendo: “Se disbosco e dissodo questapianura per piantare cibo per me stesso, questo sarà male per tuttele creature che vivono nella pianura, ma sarà bene per me. Se radoal suolo questa foresta per piantare cibo per me stesso, questo saràmale per tutte le creature che vivono nella foresta, ma sarà beneper me.” Ciò che gli autori delle storie della Genesi videro fu che i lorofratelli del nord avevano preso nelle loro mani il governo delmondo; avevano usurpato il ruolo di Dio. Quelli che lasciano cheDio governi il mondo e prendono il cibo che Lui pianta hanno unavita facile. Ma quelli che vogliono governare il mondo loro stessidevono necessariamente piantare il proprio cibo, devononecessariamente guadagnarsi da vivere con il sudore della fronte.Questo rende evidente che lagricoltura non era il crimine mapiuttosto il risultato del crimine, la punizione che deveinevitabilmente seguire un crimine simile. Era stato brandire laconoscenza del bene e del male a trasformare i loro fratelli delnord in agricoltori – e in assassini. Ma non furono queste le uniche conseguenze delle azioni diAdamo. Il frutto dellAlbero della Conoscenza del Bene e del Maleè innocuo per Dio ma velenoso per lUomo. A questi autorisembrava che usurpare il ruolo di Dio nel mondo sarebbe stato lamorte stessa dellUomo. E così sembrò a me quando finalmente capii tutto questo allafine degli anni Settanta. Questa investigazione delle storie dellaGenesi non era, per me, un esercizio di esegesi biblica. Ero partitoalla ricerca di un modo per capire come fossimo riusciti a portarcifaccia a faccia con la morte in un tempo così relativamente breve –diecimila anni, un battito di palpebre in confronto alla durata dellavita della nostra specie – e lavevo trovato in unantica storia chemolto tempo fa adottammo come nostra e che era rimasta
    • testardamente misteriosa per noi fin quando avevamo insistito aleggerla come se fosse stata davvero nostra. Quando venivaesaminata da un punto di vista diverso dal nostro, comunque,cessava di essere misteriosa e assumeva un significato che nonsolo avrebbe avuto senso per un popolo di pastori assediati diottomila anni fa, ma anche per un popolo assediato delventunesimo secolo. Per quanto mi riguardava, gli autori di questa storia avevanocentrato il punto. A dispetto del disastro in cui lo abbiamotrasformato, noi pensiamo davvero di poter governare il mondo, ese continueremo a pensare in questo modo, sarà la morte per noi. In caso non sia evidente, dovrei aggiungere che la miainterpretazione della Genesi è naturalmente solo una teoria.Questo è ciò che i creazionisti dicono dellevoluzione, che è “solouna teoria, non è stata dimostrata” – come se questo bastasse aliquidarla. Questo fraintende lo scopo del formulare una teoria,ossia spiegare dei fatti. Fino a ora, la teoria di Darwin rimane ilmodo migliore che abbiamo trovato per spiegare i fatti, e la miateoria devessere valutata nello stesso modo. Riesce a renderecomprensibili i fatti – le storie stesse – e riesce a farlo meglio diqualunque altra teoria? Ma risolvere questo particolare enigma cominciò a malapena adalleviare la pressione che sentivo per trovare delle risposte che nonstavano venendo cercate in nessun livello della nostra cultura. Ifondamenti filosofici e teologici della nostra cultura erano statigettati da persone fermamente convinte che lUomo fosse natoagricoltore e costruttore di civiltà. Che queste cose fossero tantoistintive per lui quanto la caccia per i leoni o il costruire alveariper le api. Questo significava che per trovare e datare la nascitadellUomo, dovevano solo cercare linizio dellagricoltura e dellaciviltà, che ovviamente non risalivano poi a tanto tempo prima. Quando nel 1650 il teologo irlandese James Ussher annunciòche la data della creazione era stata il 23 ottobre del 4004 avanti
    • Cristo, nessuno rise, o se qualcuno lo fece fu per lassurdaprecisione della datazione, non perché la data fosse assurdamenterecente. In effetti, il 4004 avanti Cristo è una data abbastanzaaccettabile per linizio di quello che noi considereremmo civiltà.Stando così le cose, difficilmente sorprende che a delle personeche davano per scontato che lUomo avesse cominciato a costruireciviltà non appena venne creato, il 4004 avanti Cristo sembrasseuna data perfettamente ragionevole per la sua creazione. Ma tutto questo cambiò in breve tempo. Per la metà deldiciannovesimo secolo, le prove accumulate da molte nuovescienze aveva retrodatato quasi tutte le datazioni di diversi ordinidi grandezza. Luniverso e la Terra non erano vecchi di migliaia dianni ma di miliardi. Il passato umano si estendeva per milioni dianni prima della comparsa dellagricoltura e della civiltà (solocoloro che si attaccavano a una interpretazione della Bibbia moltoletterale respinsero queste prove; loro le videro come un ingannoperpetrato o da Satana – per confonderci – o da Dio – per metterealla prova la nostra fede. Fate la vostra scelta). La nozione chelUomo fosse nato agricoltore e costruttore di civiltà era stata resacompletamente insostenibile. Era evidentemente nato comenessuna delle due cose. Questo significava che i fondamenti filosofici e teologici dellanostra cultura erano stati gettati da persone con una comprensioneprofondamente errata delle nostre origini e della nostra storia. Eraquindi urgentemente importante riesaminare questi fondamenti e,se necessario, ricostruirli completamente. Se non fosse che, naturalmente, nessuno pensava che fosseurgentemente importante – o anche solo leggermente importante.Quindi la vita umana era cominciata milioni di anni prima dellanascita dellagricoltura. Che importava? Niente di importante eraavvenuto in quei milioni di anni. Erano semplicemente un fatto,qualcosa da accettare, come lesistenza dellevoluzione era stataaccettata dai naturalisti ben prima di Darwin. Nellultimo secolo avevamo ottenuto una comprensione dellastoria umana che rendeva insensato tutto ciò che ci eravamo
    • raccontati per tremila anni, ma le convinzioni che avevamosviluppato rimanevano perfettamente solide. Che importava chelUomo non fosse nato agricoltore e costruttore di civiltà? Erasicuramente nato per diventare agricoltore e costruttore di civiltà.Era fuori discussione che questo fosse stato il nostro destinoprestabilito. Il modo in cui viviamo è il modo in cui gli umanierano destinati a vivere fin dallinizio dei tempi. E noi dobbiamocontinuare a vivere in questo modo – anche se ci uccide. Fatti che erano indiscutibili per tutti tranne che per i letteralistibiblici ci avevano radicalmente riposizionato non solonelluniverso fisico ma nella storia della nostra stessa specie. Ilfatto che eravamo stati riposizionati era tuttaltro cheuniversalmente accettato, ma nessuno sentiva il minimo bisognodi sviluppare una teoria per spiegarlo, come Darwin avevaspiegato levoluzione. A parte me, e devo dirvi che questo non mi dava la minimagioia. Dovevo trovare delle risposte, e andai a cercarle non perchéun giorno volessi scrivere un libro ma perché io personalmentenon potevo vivere senza di esse. In Ishmael ho precisato che il conflitto tra le figureemblematiche di Caino e di Abele non si era esaurito sei oottomila anni fa nel Vicino Oriente. Caino, il coltivatore del suolo,aveva portato il suo coltello con sé in ogni angolo del mondo,irrigando i suoi campi con il sangue dei popoli tribali ovunque litrovasse. E arrivato qui nel 1492, e nei successivi tre secoli hairrigato i suoi campi con il sangue di milioni di nativi americani.Oggi è in Brasile, con il coltello puntato verso i pochi aborigenirimasti nel cuore di quella nazione. La tribù tra i popoli aborigeni è universale quanto lo stormonelle oche, e nessun antropologo dubita seriamente che fulorganizzazione sociale originaria dellumanità. Non ci siamoevoluti in branchi, sciami o banchi. Invece, ci siamo evoluti inunorganizzazione sociale che era peculiarmente umana, che eraincomparabilmente efficace per dei portatori di cultura. La tribù siè dimostrata efficace per gli umani, ed è questo il motivo per cui
    • era ancora universalmente attuata in tutto il mondo tre milioni dianni dopo. Lorganizzazione tribale è stata il dono della selezionenaturale allumanità nello stesso modo in cui lo stormo è stato ildono della selezione naturale alle oche. Il collante fondamentale che tiene insieme ogni tribù è la leggetribale. Questo è facile da dire ma meno facile da capire, perché ilmodo in cui la legge tribale agisce è completamente diverso dalmodo in cui agisce la nostra legge. Lessenza della nostra legge èla proibizione, ma lessenza della legge tribale è la riparazione. Ilcomportamento inappropriato non è illegale in nessuna tribù.Invece, la legge tribale dice cosa fare per minimizzare gli effettidei comportamenti riprovevoli e per creare una situazione in cuitutti sentano di essere stati resi nuovamente il più possibile unacosa sola. In The Story of B ho descritto come viene gestito ladulterio tragli Alawa australiani. Se si ha la sfortuna di innamorarsi dellamoglie di un altro uomo o del marito di unaltra donna, la leggenon dice: “Questo è proibito e non deve avvenire”. Dice: “Sevolete andare avanti con il vostro amore, ecco cosa dovete fare perrendere la situazione equa per tutte le parti in causa e assicurarviche il matrimonio non venga svilito agli occhi dei nostri bambini”.E un procedimento notevolmente efficace. A renderlo ancora piùnotevole è il fatto che non è stato ideato da nessuna assemblea eda nessun comitato. E un altro dono della selezione naturale. Nelcorso di innumerevoli generazioni di tentativi, non è stato trovatoalcun modo migliore di gestire ladulterio, né potrebberagionevolmente venire trovato perché – ammirate! – funziona! Faproprio quello che gli Alawa vogliono che faccia, e assolutamentenessuno cerca di evitarlo. Nemmeno gli adùlteri cercano dievitarlo – ecco quanto funziona bene. Ma questa è solo la legge degli Alawa, e a loro non verrebbemai in mente di dire: “Tutti nel mondo dovrebbero comportarsicosì”. Sanno perfettamente che le leggi dei loro vicini tribalifunzionano altrettanto bene per loro – e per lo stesso motivo: sonostate messe alla prova dallinizio dei tempi.
    • Una delle virtù della legge tribale è che presuppone che lepersone siano proprio come sappiamo che sono: generalmenteassennate, gentili, generose e benintenzionate, ma perfettamentecapaci di essere irrazionali, ribelli, lunatiche, irascibili, egoiste,avide, violente, stupide, litigiose, infide, lascive, sleali, disattente,vendicative, negligenti, meschine e ogni genere di altra cosasgradevole. La legge tribale non punisce le persone per i lorodifetti, come fa la nostra legge. Invece, rende la gestione dei lorodifetti una parte semplice e normale della vita quotidiana. Ma durante il periodo di sviluppo della nostra cultura, tuttoquesto cambiò radicalmente. I popoli tribali cominciarono a unirsiin gruppi sempre più larghi, e una delle vittime di questo processofu la legge tribale. Se prendete gli Alawa australiani e li metteteinsieme ai Gebusi della Nuova Guinea, ai Boscimani del Kalaharie agli Yanomami brasiliani, non sapranno letteralmente comevivere. Nessuna di queste tribù adotterà le leggi delle altre, chepotrebbero essere non solo sconosciute ma anche incomprensibiliper loro. Come gestiranno allora i comportamenti riprovevoli cheavverranno tra loro? Nel modo Gebusi o nel modo Yanomami?Nel modo Alawa o nel modo Boscimani? Moltiplicate tutto questoper cento, e avrete unapprossimazione accettabile della situazionein cui si trovava la gente nei primi millenni del nostro sviluppoculturale nel Vicino Oriente. Quando si radunano un centinaio di tribù e le si spinge alavorare e vivere insieme, la legge tribale diventa inapplicabile einutile. Ma naturalmente le persone che compongono questoamalgama sono come sono sempre state: capaci di essereirrazionali, lunatiche, irascibili, egoiste, avide, violente, stupide,litigiose e tutto il resto. Nella situazione tribale, questo non era unproblema, perché la legge tribale era progettata per persone così.Ma tutte le maniere tribali di gestire queste normali tendenzeumane erano state cancellate dalla nostra civiltà in germoglio.Bisognava inventare un nuovo modo di gestirle – e sottolineo laparola inventare. Non esisteva alcun modo ricevuto e verificato digestire i guai di cui le persone erano capaci. I nostri antenati
    • culturali dovevano inventarsi qualcosa, e quello che si inventaronofurono liste di comportamenti proibiti. Comprensibilmente, cominciarono con quelli più gravi. Nonavrebbero proibito lirascibilità o legoismo. Proibirono cose comeomicidio, aggressione e furto. Naturalmente non sappiamo qualifossero le liste prima dellavvento della scrittura, ma potete esseresicuri che esistessero, perché difficilmente è plausibile cheabbiamo ucciso, rapinato e rubato impunemente per cinque oseimila anni finché Hammurabi finalmente non ha notato che sitrattava di attività piuttosto distruttive. Quando gli Israeliti fuggirono dallEgitto nel tredicesimo secoloavanti Cristo, erano letteralmente unorda senza legge, perché sierano lasciati la lista di proibizioni degli egizi alle spalle. Avevanobisogno di una propria lista di proibizioni, che Dio fornì loro – lecelebri dieci. Ma naturalmente, dieci non bastarono. Altrecentinaia le seguirono, ma neanche loro bastarono. Nessun numero è mai bastato, per noi. Non mille, nondiecimila, non centomila. Neanche milioni bastano, e allora ognisingolo anno paghiamo i nostri legislatori affinché ne creino altre.Ma non importa quanti divieti ci inventiamo, non bastano mai,perché nessun comportamento vietato è mai stato eliminatovenendo reso illegale. Ogni volta che qualcuno viene messo inprigione o giustiziato, si dice che questo “mandi un messaggio” aimalviventi, ma per qualche strano motivo questo messaggio nonarriva mai, anno dopo anno, generazione dopo generazione, secolodopo secolo. Naturalmente, noi questo lo consideriamo un sistema moltoavanzato. Non è mai stato trovato nessun popolo tribale che affermasse dinon sapere come vivere. Al contrario, sono tutti assolutamentesicuri di sapere come vivere. Ma con la scomparsa della leggetribale tra di noi, la gente cominciò a essere acutamenteconsapevole di non sapere come vivere. Una nuova categoria di
    • specialisti cominciò a venire richiesta, la cui specialità eraenunciare come le persone dovrebbero vivere. Questi specialisti lichiamiamo profeti. Naturalmente, essere dei profeti richiede dei requisitiparticolari. Per definizione, si deve sapere qualcosa che il resto dinoi non sa, qualcosa che il resto di noi è chiaramente incapace discoprire. Questo significa che si deve avere accesso a una fonte diinformazioni normalmente fuori portata – altrimenti a cheservirebbe? Una visione trascendente andrà bene, come nel caso diSiddharta Gautama. Un sogno andrà bene, ammesso che provengada Dio. Ma la cosa migliore di tutte, naturalmente, è lacomunicazione diretta, personale e immediata con Dio. I profetipiù persuasivi e preziosi, quelli per cui vale la pena morire euccidere, parlano direttamente con Dio. Lapparizione di religioni basate sulle rivelazioni profetiche èuna peculiarità della nostra cultura. Solo noi nella storiadellumanità abbiamo avuto bisogno di queste religioni. Neabbiamo ancora bisogno (e ne vengono create di nuove ognigiorno), perché sentiamo ancora profondamente di non saperecome vivere. Le nostre religioni sono la peculiare creazione di unpopolo deprivato. Eppure, non dubitiamo mai neanche per unistante che siano le religioni dellumanità stessa. Questa credenza non era irragionevole quando apparve per laprima volta tra di noi. Avendo dimenticato da molto tempo chelumanità esisteva da molto prima della nostra comparsa, demmoper scontato di essere lumanità stessa e che la nostra storia fossela storia umana stessa. Immaginammo che lumanità fosse esistitasolo per poche migliaia di anni – e che Dio ci avesse parlato findallinizio. Quindi perché le nostre religioni non avrebbero potutoessere definite le religioni dellumanità stessa? Quando divenne noto che lumanità era milioni di anni piùvecchia di noi, nessuno trovò strano che Dio fosse rimasto distanteper le migliaia di generazioni che erano esistite prima di noi.Perché Dio si sarebbe dovuto disturbare a parlare con lHomohabilis o con lHomo erectus? Perché avrebbe dovuto disturbarsi a
    • parlare anche con lHomo sapiens – finché non siamo arrivati noi?Dio voleva parlare a gente civilizzata, non a dei selvaggi, quindinon cè da meravigliarsi che sia rimasto sdegnosamente silenzioso. I filosofi e i teologi del diciannovesimo e del ventesimo secolonon erano turbati dal lungo silenzio di Dio. Conoscere quel fattoera abbastanza per loro, non sentivano il bisogno di sviluppare unateoria che lo spiegasse. Per i cristiani, era assodato da tempo che ilCristianesimo fosse la religione dellintera umanità (e questo era ilmotivo per cui tutta lumanità doveva esservi convertita,naturalmente). Fu un passo facile per pensatori come Teilhard deChardin e Matthew Fox promuovere Cristo dal Cristo dellumanitàal Cristo di tutto il cosmo. Stranamente, stette a me riconoscere che un tempo era davveroesistita una religione che si potrebbe plausibilmente definire lareligione dellintera umanità. Fu la prima religione dellumanità ela sua unica religione universale, trovata ovunque siano statitrovati degli umani, esistente da decine di migliaia di anni. Imissionari cristiani la incontrarono ovunque andarono, e deciseropiamente di distruggerla. Ormai è stata quasi spazzata via daglisforzi dei missionari o dal semplice sterminio dei suoi aderenti.Non mi sento certamente orgoglioso di averla scoperta, visto che èrimasta in piena vista per centinaia di anni. Naturalmente, non viene considerata una “vera” religione, vistoche non è una delle nostre. E solo una sorta di rozza “pre-religione”. Come potrebbe essere qualcosa di diverso, dato cheemerse molto prima che Dio decidesse che noi umani eravamodegni di ascoltare la Sua parola? Non è stata rivelata da nessunprofeta accreditato, non ha dogmi, non ha una teologia o unadottrina evidente, non ha alcuna liturgia e non produce eresie oscismi interessanti. Peggio ancora, per quanto ne so, nessuno hamai ucciso o è mai morto per essa – e che tipo di religione è unacosì? Tutto considerato, è già tanto che abbiamo un nome perdefinirla. La religione di cui sto parlando è, naturalmente, lanimismo.Questo nome venne scelto per riflettere limpressione generale
    • missionaria che questi selvaggi infantili fossero convinti che cosecome pietre, alberi e fiumi possedessero uno spirito, e non haperso la sua accezione dalla metà del diciannovesimo secolo. Non cè bisogno di dirlo, ma non ero disposto ad accontentarmidi questa banalizzazione di una religione che aveva prosperato perdecine di migliaia di anni tra persone intelligenti esattamentequanto noi. Dopo aver cercato di capire per decenni cosa questepersone ci stessero dicendo sulle loro vite e sulla loro visione delposto dellumanità nel mondo, conclusi che alla base di ciò chestavano dicendo cera una semplicissima (ma tuttaltro chetrascurabile) visione del mondo: il mondo è un luogo sacro, elumanità vi appartiene. E semplice, ma anche in modo ingannevole. Questo può esserecompreso meglio se vi contrapponiamo la visione del mondo allabase delle nostre religioni. Nella visione del mondo delle nostrereligioni, il mondo è tuttaltro che un luogo sacro. Per i cristiani, èsolo un luogo in cui veniamo messi alla prova e non ha valoreintrinseco. Per i buddisti, è un luogo dove la sofferenza èinevitabile. Se sto ipersemplificando, il mio scopo non è didistorcere ma solo di chiarire le differenze generali tra le duevisioni del mondo nei pochi minuti che mi sono rimasti. Per i cristiani, gli umani non appartengono al mondo; non è lanostra vera casa, è solo una sorta di sala daspetto dovetrascorriamo il tempo prima di trasferirci nella nostra vera casa,ossia il paradiso. Per i buddisti, il mondo è un altro tipo di saladaspetto, che visitiamo ancora e ancora in un ripetuto ciclo dimorte e resurrezione finché finalmente non otteniamo laliberazione nel nirvana. Per i cristiani, se il mondo fosse un luogo sacro, noi non viapparterremmo, perché siamo tutti peccatori; Dio non ha mandatoil suo unigenito figlio per renderci degni di vivere in un mondosacro ma per renderci degni di vivere con Lui in paradiso. Per ibuddisti, se il mondo fosse un luogo sacro, allora perchédovremmo sforzarci di uscirne? Se il mondo fosse un luogo sacro,allora non accoglieremmo volentieri il ripetuto ciclo di morte e
    • rinascita? Dal punto di vista animista, gli umani appartengono a un luogosacro perché loro stessi sono sacri. Non sacri in modo speciale,non più sacri di qualunque altra cosa, ma semplicemente tantosacri quanto qualunque altra cosa – sacri quanto bisonti, salmoni,corvi, grilli, orsi o girasoli. Questo non è assolutamente tutto ciò che cè da diresullanimismo. Viene esplorato più comprensivamente in TheStory of B, ma anche quello è solo un inizio. Non sono unautoritàsullanimismo. Dubito che possa anche solo esistere qualcosacome unautorità sullanimismo. Le idee semplici non sono sempre facili da comprendere.Lidea più semplice che abbia mai articolato nel mio lavoro èprobabilmente quella meno compresa: Non esiste un unico modogiusto di vivere per le persone – non è mai esistito e non esisteràmai. Questidea era alla base della vita tribale ovunque. I Navajonon pensarono mai di possedere lunico modo giusto di vivere (eche tutti gli altri fossero sbagliati). Tutto ciò che avevano era unmodo che funzionava per loro. Con popoli tribali che vivevanotutto intorno a loro – tutti in modo diverso – sarebbe stato ridicoloper loro immaginare che il loro stile di vita fosse lunico giusto perle persone. Sarebbe come se noi immaginassimo che esiste ununico modo giusto di orchestrare una canzone di Cole Porter o ununico modo giusto di fabbricare una bicicletta. Dato che nel mondo tribale cera completo consenso chenessuno possedesse lunico modo giusto di vivere, cera unosconvolgente tripudio di diversità culturale, che i membri dellanostra cultura hanno continuato a sradicare instancabilmente perdiecimila anni. Per noi, sarà il paradiso solo quando tutti sullaTerra vivranno esattamente nello stesso modo. Quasi nessuno batte le palpebre allaffermazione che non esisteun unico modo giusto di vivere per le persone. In una delle suedenunce di scribi e farisei, Gesù disse: “Vi strozzate con il
    • moscerino ma ingoiate il cammello”. Le persone trovano moltimoscerini nei miei libri con cui strozzarsi, ma questo grandecammello peloso va giù facilmente quanto un cucchiaino di miele. Possano le foreste essere con voi e con i vostri figli. Traduzione di Dr-Jackal (nrt_ita@libero.it) Originale tratto da: www.ishmael.org Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili in italiano nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com