Daniel Quinn                       The Story of B    Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (nrt_ita@libero.it). ...
punto del proprio percorso di risveglio della coscienza, aggiunto nelproprio indirizzo “Il mondo” e “LUniverso”. Avendolo ...
un altro gioiello nella corona... Ma, arrivato al dottorato, si era ormaicapito che ero tutto fumo e niente arrosto. Fui u...
è un peso massimo.    Quando studiavo alla St. Jerome, avevo scritto una tesi proponendoche, per quanto la credenza in una...
sulla questione, più diventava intrigante.   Nellufficio di Padre Lulfre.    Nulla era cambiato nellufficio di Padre Lulfr...
Studiando la storia dei Laurenziani, ogni novizio impara che lo statutooriginale del nostro Ordine include un mandato spec...
dove eventi nella vita di Gesù sono descritti come la realizzazione diantiche profezie che non erano state necessariamente...
Includeva giovani, vecchi e chiunque nel mezzo, entrambi i sessi innumero più o meno uguale, cristiani ed ebrei, chierici ...
“Perché non se ne occupa qualcuno in Europa di questa faccenda?”chiesi.    “Perché Atterley è americano.”    “Ma si sta ri...
questioni di viaggio e aggiornando questo diario. Ho qualcosaltro in menteche dovrebbe andare qui (forse parecchio), ma no...
unidea che mi piaccia.    Fino a ora mi sono comportato in modo piuttosto compulsivo (anche seforse non è la parola che st...
su di un uomo che pare stia guidando un nuovo movimento religioso.    “Una nuova religione?”, indagò Herr Reichmann con di...
suolo e rimpiazzato da una struttura commerciale. Il sotterraneo vennepreservato come Der Bau, un locale di cabaret di tip...
prese posto dietro il pulpito e si dedicò alla tastiera. Mentre lavorava consilenziosa concentrazione, ignorando il pubbli...
mie mani continuarono a lavorare. Le parole di Atterley comparvero sullapagina come per magia, come se fossero state scrit...
campione, ma quando si arriva al sodo non riesco nemmeno a distingueretra la Regina dInghilterra e uno stalliere.    Aveva...
Charles Atterley.   “Il nome non mi è familiare, mi dispiace”, disse Harry.   “Luomo che ha parlato qui la notte scorsa”, ...
frignare.    Ho letto abbastanza storie di detective da sapere che dovrei andare aestrarre informazioni da qualcuno, ma da...
“La ragazza è malata”, mi disse come se non fosse successo nulla. “Laragazza sta morendo.”   “Cosa?”, per un secondo pensa...
Il telefono divenne muto.   Lavoro da detective.    Tirai fuori la mia mappa, e questo mi aiutò parecchio. Intorno aRadena...
Sabato, 18 maggio.   Radenau.    Partii dopo una tarda e lussuosa colazione, e arrivai ad Amburgo a metàpomeriggio. La Ger...
avventurosità), udii un leggero chiasso provenire da un punto più avanti.Se mi fossi trovato a Beirut mi sarei limitato a ...
riconoscimento passò tra noi, o così mi parve.    Era di profilo verso il pubblico, appoggiato al podio e chinato in avant...
segni di riconoscimento. Senza fare una pausa tra le parole, osservò tutta lafolla senza fare distinzioni (per quanto pote...
contro laria notturna e si avviò alla propria sinistra, tagliando la folla esparendo nelloscurità. Sarebbe stato facilment...
Sabato, 18 maggio.   Little Bohemia!    Quando aprii la porta ed entrai, mi sfuggì una risata. Little Bohemia erauna taver...
volto da gargoyle.    “Be, cosa gliene è parso della mia lezione?”, mi chiese.    “Non so”, risposi. Poi aggiunsi: “Non st...
“Va bene. Perché mi ha segnalato di seguirla?”    Sorrise in modo diverso, come per piacere autentico. “Conosce lanticorom...
B annuì pensierosamente. “Una risposta molto buona e molto moderna.La risposta di un cinico.”    “Non penso a me stesso co...
“Mi dispiace. Pensavo di saperlo anchio.”    “Ogni volta che Gesù parlava a un gruppo, stava parlando a un migliaiodi anni...
Sorseggiammo il nostro scotch resuscitante. Ascoltammo Piaf e altricantanti della sua epoca, tutti francesi e tedeschi. In...
Anche allora mi ci volle un minuto per capire cosera successo. Mi avevainvitato per una passeggiata attraverso Radenau cos...
Ma non lo fu.   Mentre superavo la reception, limpiegato mi fermò per consegnarmi unmessaggio, ermeticamente sigillato in ...
“Capisco. Ha assistito a due delle sue lezioni, e...”    “E ho passato unora parlando con lui.”    “Davvero? Come un ammir...
Il fax in questo hotel fa orario continuato, ma il pranzo è servito solofino alle due, e io riuscii a malapena a sedermi a...
dice potrebbe essere lAnticristo? Sicuro, perché no? Dovè il mio bigliettoaereo? Qual è il limite della mia carta di credi...
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che il mondo non verrà salvato da persone con dei programmi. Se verràsalvato, lo sarà perché le persone che lo abitano avr...
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Al sito http://NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com potete trovare gli altri libri di Quinn e quasi 100 FAQ sulle sue idee.

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Daniel Quinn - The Story of B (libro in italiano)

  1. 1. Daniel Quinn The Story of B Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (nrt_ita@libero.it). Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com Per Goody Cable e ovviamente per Rennie, sempre Quando uno non vede ciò che non vede, non vede nemmeno che è cieco. Paul Veyne. Parte Uno Venerdì, 10 maggio. Un diario. Oggi sono sgattaiolato in uno spaccio e ho comprato un quaderno –questo quaderno in cui sto scrivendo proprio ora. Chiaramente unmomento pregnante. Non ho mai tenuto (né sono mai stato tentato di tenere) un diario dialcun tipo, e non sono nemmeno sicuro che continuerò a tenere questo, maho pensato che avrei fatto meglio a provare. Trovo che sia una faccendabizzarra perché, nonostante in teoria io stia scrivendo solo per me stesso,mi sento fortemente spinto a spiegare chi sono e che cosa sto facendo qui.Mi fa sospettare che tutti coloro che tengono un diario stiano in realtàscrivendo non per se stessi, ma per i posteri. Mi domando se ci sia un bambino nel mondo che non abbia, a qualche 1
  2. 2. punto del proprio percorso di risveglio della coscienza, aggiunto nelproprio indirizzo “Il mondo” e “LUniverso”. Avendolo già fatto (quasi tredecadi fa), comincio questo diario scrivendo: Sono Jared Osborne, un prete, assistente pastore, parroco della Chiesadi St. Edward, appartenente allOrdine di St. Lawrence, Chiesa CattolicaRomana. E, avendo scritto ciò, mi sento obbligato ad aggiungere: non sonoun granché come prete. (Wow, questa faccenda del diario è roba forte!Queste sono parole che non ho mai osato nemmeno sussurrare, neanche ame stesso!) Senza esaminare la logica di questo troppo approfonditamente,posso dire che è proprio perché non sono un granché come prete che sentoil bisogno di cominciare questo diario a questo punto della mia vita. Questo è perfetto. È esattamente il punto da cui devo cominciare. Primache parli di qualunque altra cosa, devo mettere chiaro e tondo nero subianco chi sono e come sono arrivato qui, benché, grazie a Dio, non debbaandare indietro fino alla mia infanzia o cose del genere. Devo solo andareindietro abbastanza da capire come sono finito coinvolto in una delle storiepiù bizzarre dellepoca moderna. Poster di reclutamento: perché sono un Laurenziano. Per lungo tempo, noi Laurenziani siamo stati definiti dalle nostredifferenze dai Gesuiti. Alcuni storici dicono che non siamo altrettantomalvagi, altri sostengono che siamo ancora peggiori, e altri ancora diconoche lunica differenza tra noi e loro è che loro hanno un istinto migliore perle pubbliche relazioni. Entrambi gli ordini vennero fondati più o menonello stesso periodo per combattere la Riforma, e quando quella battagliafu persa (o almeno finita), entrambi si ridefinirono come educatori délite.E da dove vengono i piccoli Gesuiti e Laurenziani? Le reclute gesuitevengono dalle scuole gesuite, e quelle laurenziane dalle scuolelaurenziane. Io sono arrivato ai Laurenziani dallUniversità di St. Jerome, il cuoreintellettuale dellordine negli Stati Uniti. Questo potrebbe spiegare perchésono diventato un Laurenziano, ma ovviamente non spiega perché sonodiventato un prete. Tutto ciò che posso dire al riguardo è che lemotivazioni che diedi a me stesso quando avevo ventanni ora non misembrano più tanto buone. La cosa importante da notare, qui, è che ero considerato una verapromessa quando ancora dovevo laurearmi. Ci si aspettava che divenissi 2
  3. 3. un altro gioiello nella corona... Ma, arrivato al dottorato, si era ormaicapito che ero tutto fumo e niente arrosto. Fui una grossa delusione pertutti, soprattutto per me stesso, ovviamente. I miei superiori furono il piùgentili possibile al riguardo. Non sarei mai stato invitato a unirmi allafacoltà della St. Jerome o a nessunaltra delle università dellOrdine, ma sioffrirono di trovarmi un posto in una delle loro scuole preparatorie. O, senon mi importava di venire umiliato fino a quel punto, di farmi lavorare inuna diocesi, nelle trincee parrocchiali. Scelsi questultima opzione, il che ècome sono arrivato alla Chiesa di St. Edward. Ho detto di non essere un granché come prete. Immagino che sia comese un cavallo da lavoro dicesse di non essere un granché come cavalloperché ci si aspettava che diventasse un cavallo da corsa ma non ci èriuscito. La cruda verità è che non cè bisogno di essere un granché perdiventare un parroco. Questa osservazione non è poi cinica quanto sembra:dopotutto il prete è solo un mediatore della Grazia, non una fonte. Certo,devi avere un temperamento equilibrato, paziente e tollerante delledebolezze umane (il che dice molto), ma nessuno si aspetta che tu sia unSan Paolo o un San Francesco, e un sacramento che ti viene impartito dallemani di un completo balordo è efficace proprio quanto uno che ti arrivadalle mani di un modello di virtù. Per come stanno le cose oggi, seiconsiderato un maledetto tesoro nazionale se non sei un pedofilo o unalcolizzato. Padre Lulfre. Sei giorni fa, mi è arrivato un messaggio dalla segretaria del presideche mi chiedeva se potessi essere così gentile da presentarmi il mercoledìsuccessivo (laltroieri) nellufficio di Padre Bernard Lulfre alle tre delpomeriggio. Be, ora, questo era interessante. Caro Diario, sono abbastanza sicuro che tu non sappia chi è questoBernard Lulfre, quindi devo illuminarti. In una parola, Pierre Teilhard deChardin era la superstar dei Gesuiti, e Bernard Lulfre è la nostra. Teilhardde Chardin era un geologo e paleontologo, e Bernard Lulfre è unarcheologo e uno psichiatra. La differenza è che Teilhard de Chardin èfamoso in tutto il mondo, mentre Bernard Lulfre è conosciuto da circadieci persone (con nomi come Karl Popper, Marshall McLuhan, RolandBarthes, Noam Chomsky e Jacques Derrida). Non importa. Per quelli cherespirano laria rarefatta della cima del mondo accademico, Bernard Lulfre 3
  4. 4. è un peso massimo. Quando studiavo alla St. Jerome, avevo scritto una tesi proponendoche, per quanto la credenza in una vita dopo la morte possa aver causato lanascita della pratica di seppellire i morti con le proprie cose, è altrettantoplausibile che questa pratica abbia causato la credenza in una vita dopo lamorte. Listruttore passò la tesi a Bernard Lulfre, pensando che avrebbepotuto venire pubblicata in una delle riviste a cui era associato. Non lo fu,ma questo mi portò allattenzione del granduomo, e per una stagione vennipresentato come una giovane promessa alle feste di facoltà. Quandocominciai il noviziato, un anno dopo, alcuni pensarono che fossi una sortadi protetto, un equivoco che io stupidamente non scoraggiai affatto. PadreLulfre potrebbe aver seguito i miei progressi negli anni che seguirono, mase è così lha fatto da grande distanza, e quando la mia carriera accademicacominciò a vacillare, la sua distanza venne interpretata (conimmaginazione altrettanto grande) come una rinuncia. Nei cinque anni che hanno seguito la mia ordinazione, fino a quelmessaggio dal preside, non ho avuto alcuna notizia da Lulfre (né mi eroaspettato di averne). Naturalmente ero curioso, ma non stavo esattamentetrattenendo il fiato. Non stava per chiedermi di andare al ballo con lui inuna carrozza. Probabilmente voleva chiedermi un piccolo favore diqualche tipo. Forse qualcuno alla St. Jerome voleva sapere qualcosa diqualcuno alla St. Edward, e ha detto: “Ehi, perché non chiediamo a PadreLulfre di contattare quel giovane Padre Osborne che lavora lì?”. Nessunoavrebbe esitato a chiedermi di effettuare un po di spionaggio per lOrdine,se fosse stato necessario. Abbiamo avuto il nostro servizio segreto privatoper secoli e lo consideriamo non meno valido dellMI16 o della CIA.(Siamo piuttosto orgogliosi dei nostri intrighi... In un modo moltotranquillo, ovviamente. Durante le ultime decadi del regno di Elisabetta,per esempio, il nostro “College Inglese” a Rheims infiltrò vari preti-spia inInghilterra per tenere vivo lo spirito di insurrezione tra i cattolici inglesi. Ilnostro colpo meglio riuscito risale al 1773, quando Papa Clemente XIV sistava facendo degli scrupoli riguardo il distruggere i nostri vecchi amiciGesuiti. Fu uno di noi a mostrargli come gestire la sua tenera coscienza esvolgere il lavoro.) LOrdine è la nostra madrepatria, dopotutto, e vienedato per scontato che perfino in esilio non permetterei mai a qualchemeschina preoccupazione parrocchiale o diocesana di superare la mialealtà verso di esso. Daltro canto, se si fosse trattato di qualcosa di cosìsemplice, allora una telefonata sarebbe stata sufficiente. Più ragionavo 4
  5. 5. sulla questione, più diventava intrigante. Nellufficio di Padre Lulfre. Nulla era cambiato nellufficio di Padre Lulfre rispetto a quando lavevovisitato lultima volta, dieci anni prima: era nello stesso angolo dello stessopiano dello stesso edificio. Neanche Padre Lulfre era cambiato: ancora altoun metro e ottanta, ampio come una porta, con una massiccia testa chesembrava rozzamente intagliata nel legno e avrebbe potuto appartenere aun camionista o a uno stivatore. Gli uomini come lui in qualche modo noncambiano un granché fino ai settanta od ottantanni, per poi appassire nelgiro di una notte. Sono stato attorno ad abbastanza uomini brillanti da sapere che sonoraramente brillanti di persona, e Padre Lulfre non fa eccezione. Mi salutòcon calore poco convincente, chiacchierò con fare imbarazzato del più edel meno per un po, e sembrava deciso a girare intorno alla questione perore. Sfortunatamente, io non ero dellumore adatto, e dopo cinque minutiscese un silenzio micidiale tra noi. Con laria di uno che si prepara a un compito ingrato, disse: “Voglio chetu sappia, Jared, che ci sono molti uomini nellOrdine che sanno che sei ingrado di fare più di quello che ti è stato chiesto.” Be, caspita, avrei voluto dire, ma mi trattenni. Mormorai qualcosa suquanto mi sentivo onorato, ma immagino di non essere riuscito a tenere deltutto lironia fuori dalla mia voce. Padre Lulfre sospirò, evidentemente capendo che il compito sarebbestato più ingrato del previsto. Decisi di aiutarlo e gli dissi: “Se ha unincarico diverso da propormi, Padre, non deve di certo essere timido. Haun uomo con le orecchie ben aperte qui.” “Grazie, Jared, lo apprezzo”, rispose, ma sembrava ancora riluttante acontinuare. Alla fine disse, in modo piuttosto rigido, come se si aspettassedi non venire creduto: “Ti ricorderai dello speciale mandato del nostroordine.” Per un momento mi limitai a fissarlo senza espressione. Poinaturalmente mi ricordai. Il mandato riguardo lAnticristo. Il “Mandato Speciale”. 5
  6. 6. Studiando la storia dei Laurenziani, ogni novizio impara che lo statutooriginale del nostro Ordine include un mandato speciale riguardolAnticristo, spronandoci a essere costantemente vigili. Noi dobbiamosapere prima di chiunque altro se lAnticristo è tra noi e, se possibile,dobbiamo distruggerlo. Nellepoca in cui il mandato fu scritto, naturalmente, veniva dato perscontato che lidentità dellAnticristo fosse una questione chiusa: si trattavadi Lutero e della sua compagnia infernale. Mentre questa conclusionediveniva sempre meno sicura, i Laurenziani cominciarono a discutere tradi loro riguardo le modalità con cui il mandato doveva essere svolto. Sedovevamo essere vigili, per che cosa dovevamo esserlo? Per la metà deldiciassettesimo secolo, chiunque in Europa aveva sentito così tantepersone accusate di essere lAnticristo da essere esasperato dallinterafaccenda, e le speculazioni sulla sua identità divennero ciò che sono ancoraoggi: roba per fanatici religiosi... Eccetto che tra i Laurenziani, chesilenziosamente svilupparono una propria peculiare (e non sanzionata)teologia dellAnticristo. LAnticristo ci è noto da una profezia di Giovanni, che scrisse nella suaprima lettera: “Bambini, è lora finale. Vi è stato detto che lAnticristo staarrivando, e ora non uno ma una moltitudine di Anticristi sono comparsi,cosicché non cè più dubbio che lora finale sia giunta.” Quando questorafinale non arrivò durante la vita dei contemporanei di Giovanni, i cristianidi ogni generazione successiva cercarono segni dellAnticristo nellapropria epoca. Allinizio guardarono a persecutori della Chiesa,principalmente Nerone, che ci si aspettava sarebbe tornato dai morti percontinuare la sua guerra contro Cristo. Quando la persecuzione romanafinì, lAnticristo degenerò in una sorta di mostro da fiaba popolare, unenorme uomo nero con occhi iniettati di sangue, zanne di ferro e orecchiedasino. Mentre il Medioevo terminava e sempre più persone divenivano semprepiù disgustate dalla corruzione della Chiesa, il papato stesso cominciò avenire identificato con lAnticristo. Alla fine, papi e riformisti passaronoun secolo etichettandosi a vicenda con questo titolo. Quando i Laurenziani,con il loro mandato speciale, cominciarono a riconsiderare la faccenda neisecoli che seguirono, tornarono indietro fino ai fondamenti e presero notadel fatto che le profezie raramente sono predizioni letterali di eventi futuri.Spesso non sono nemmeno riconosciute come profezie finché non siverificano. Numerosi esempi di questo avvengono nel Nuovo Testamento, 6
  7. 7. dove eventi nella vita di Gesù sono descritti come la realizzazione diantiche profezie che non erano state necessariamente considerate profezieda coloro che le avevano pronunciate. I teologi Laurenziani ragionarono in questo modo: se le profezieriguardo Cristo hanno dovuto attendere di venire realizzate per esserecomprese, perché non potrebbe essere lo stesso con le profeziesullAnticristo? In altre parole, non possiamo sapere di cosa Giovannistesse parlando finché non si verificherà davvero, quindi lAnticristo saràsicuramente differente da qualunque cosa immaginiamo che possa essere. Se qualcuno vi dice che Saddam Hussein è lAnticristo (ed è stato ineffetti nominato per questo onore), avete assolutamente ragione a ridere.LAnticristo non sarà una sorta di Hitler o Stalin peggiorato, perchésarebbe la stessa cosa portata a un livello più alto: sessanta milioni di mortianziché sei milioni. Se decidete di essere vigili verso lAnticristo e nonsolo verso un cattivo ordinario, dovete attendervi qualcosa appartenente aun ordine di pericolosità completamente diverso. E qui è dove le cose sono arrivate oggigiorno, alla fine del secondomillennio. Ma non esattamente. Questa è solo la versione ufficiale, elimpressione che si riceve durante il noviziato tra i Laurenziani è che lafaccenda dellAnticristo sia morta e sepolta, e che lo sia stata per quasi duesecoli. Quello che avevo appena saputo da Padre Lulfre era chequestimpressione era falsa, incoraggiata come parte di una precisa politicaverso i novizi, principalmente per scoraggiare chiacchiere che avrebberopotuto diventare una storia imbarazzante per la stampa sensazionalista. Lapolitica funziona. Tra i ranghi inferiori dellOrdine, largomentodellAnticristo non viene quasi mai fuori. Ai livelli più alti, comunque,viene ancora mantenuta una discreta sorveglianza. Molto raramente, forseuna volta ogni cinquantanni, spunta un individuo preoccupante, equalcuno dellOrdine viene mandato a dare unocchiata. Qualcuno come me. Qualcuno esattamente come me. Il candidato. Il candidato era un certo Charles Atterley, un americano quarantenne,una sorta di predicatore itinerante che aveva girato gli stati centrali europeiper un decennio, raccogliendo un seguito piuttosto ampio madisorganizzato che sembrava ignorare ogni differenza demografica. 7
  8. 8. Includeva giovani, vecchi e chiunque nel mezzo, entrambi i sessi innumero più o meno uguale, cristiani ed ebrei, chierici di una dozzina direligioni diverse (inclusa la Chiesa Cattolica Romana), atei, umanisti,rabbini, buddisti, ambientalisti radicali, capitalisti e socialisti, avvocati edanarchici, liberali e conservatori. Gli unici gruppi notevolmentesottorappresentati erano gli skinheads, i fanatici religiosi e i marxistiimpenitenti. Il messaggio di Atterley sembrava difficile da riassumere ed eratipicamente definito “sconvolgente” da chi ne rimaneva favorevolmenteimpressionato, e “incomprensibile” da chi non lo era. Dissi a Padre Lulfreche non capivo cosa lo rendesse pericoloso. “A renderlo pericoloso”, disse, “è il fatto che nessuno riesce acatalogare lui o il suo prodotto. Non sta vendendo meditazione, osatanismo, o venerazione di una dea, o guarigioni miracolose, ospiritualismo, o Umbanda, o parlare in lingue sconosciute o qualunquealtra stupidaggine New Age. Apparentemente, non sta proprio vendendonulla, e questo è inquietante. Sai sempre dove un uomo vuole arrivarequando sta accumulando milioni. Atterley non è un altro esempio di unmodello già familiare, come David Koresh, il Reverendo Moon, MadameBlavatsky o Uri Geller. In effetti, il modo in cui si presenta e il suo stile divita ricordano più Gesù di Nazareth che chiunque altro, e anche questo èinquietante.” “Capisco che sia inquietante”, dissi. “Ma non pericoloso.” “La gente sta ascoltando, Jared... Forse qualcosa di decisamente nuovo.Questo lo rende pericoloso.” Questo lo capivo. Chiunque pensi che la Chiesa sia aperta a nuove idee, vive nel mondodei sogni. Lincarico. Atterley al momento si trovava a Salisburgo, disse Padre Lulfre. Ioavrei dovuto andare lì, ascoltare, osservare e fare rapporto. Quando chiesichi sarebbe stato il mio contatto europeo, mi venne risposto che non ce nesarebbe stato nessuno. Non avrei dovuto contattare nessuno dellOrdine innessuna circostanza. Avrei viaggiato sotto mio nome, senza tenere segretoil fatto che ero un prete ma neanche gridandolo ai quattro venti. Avreiindossato vestiti civili, come se fossi stato in vacanza. 8
  9. 9. “Perché non se ne occupa qualcuno in Europa di questa faccenda?”chiesi. “Perché Atterley è americano.” “Ma si sta rivolgendo agli europei.” “Non essere sciocco, Jared. LEuropa è soltanto una prova. Per quantogli Stati Uniti abbiano perso parecchio del proprio smalto negli scorsidecenni, sono comunque ancora loro a decidere cosa va di moda. Nienteprenderà davvero piede da nessuna parte finché non lo farà qui. Atterley losa, se è brillante solo la metà di quanto la gente pensa che sia, e quandosarà pronto per noi verrà qui, puoi esserne certo. E questo è il motivo percui andrai in Europa: vogliamo essere pronti per lui prima che lui siapronto per noi.” “Sembra che lei prenda questa faccenda molto sul serio.” Padre Lulfre scrollò le spalle. “Se non la prendessimo sul serio, tantovarrebbe non occuparcene proprio.” Dopo aver discusso di alcune questioni pratiche, come agenzie diviaggi e carte di credito, mi alzai per andarmene, ma in mente avevo unapesante domanda che mi fece trascinare i piedi. Arrivato alla porta,finalmente la lasciai uscire. “E che succede dopo? A me, intendo.” Ci rifletté per un minuto, poi mi chiese cosa io avrei voluto chesuccedesse. “Non lo so”, dissi. “Se pensa che sia sprecato alla St. Edward, alloraqual è il piano? Stava pensando di rimandarmi indietro e sprecarmi unaltro po?” “Hai ragione a farmi questa domanda”, disse, come se non lo sapessigià, “Non cè nessun piano del genere, ma credo che sia ovvio senzabisogno di dirlo che questo segnerà linizio di qualcosa di nuovo per te.” “Preferirei sentirlo dire chiaramente lo stesso, Padre Lulfre.” “Lo hai già sentito da me, Jared. Non basta?” Non mi sarebbe dispiaciuto sentirlo dire anche da qualcun altro, ma luinon si offrì di renderlo possibile e io non volli essere pedante al riguardo,così gli dissi che certo, bastava. La fine dellinizio. Tutto questo è avvenuto laltroieri. Ieri e oggi li ho passati cancellandoappuntamenti, distribuendo i miei compiti alla parrocchia, sistemando 9
  10. 10. questioni di viaggio e aggiornando questo diario. Ho qualcosaltro in menteche dovrebbe andare qui (forse parecchio), ma non so esattamente di che sitratta e non avrò il tempo di capirlo finché non sarò sullaereo che mi faràattraversare lAtlantico. Martedì, 14 maggio. Salisburgo. Se foste una spia professionista in un libro di Len Deighton o John LeCarré e veniste mandati a dare unocchiata a un uomo a Salisburgo, moltoprobabilmente lo trovereste a Salisburgo. La vita reale è meno affidabile.Charles Atterley non è a Salisburgo. Da quello che ho potuto scoprire indue giorni, non è mai stato qui e non ci si aspetta che arrivi. In effetti,nessuno lo ha mai sentito nominare. Salisburgo, comunque, è molto graziosa e piena di fascino del vecchiomondo, e i locali continuano a ripetermi: “Il suo amico probabilmente lasta aspettando a Monaco.” Lo fanno suonare come se Monaco sia pienazeppa di amici americani che sono stati dirottati lì per sbaglio daSalisburgo, e uno di loro debba essere il mio. Tanto vale che vada a dare unocchiata. Giovedì, 16 maggio. Monaco. Non ho trovato traccia di Atterley qui, e comincio a sentirmi piuttostostupido. Non sono venuto in Europa preparato a giocare al detective, e nonho indizi né contatti da nessuna parte. Sono però riuscito a trovare una bibliotecaria amichevole con uncomputer che ha dedicato una mezzora al problema, ma non puoi arrivaremolto lontano quando non hai nulla da cui partire. Che puoi fare dopo avercontrollato tutti i giornali in archivio fino a risalire al Putsch di Monaco?Chiedi al concierge, immagino. Il concierge sa tutto. Ma che fai dopo cheil concierge ti restituisce unocchiata vacua? Immagino che dovrei chiamare e conferire con Padre Lulfre, ma non è 10
  11. 11. unidea che mi piaccia. Fino a ora mi sono comportato in modo piuttosto compulsivo (anche seforse non è la parola che sto cercando). Ho agito come se avessi potutotrovare Charles Atterley tramite pura e semplice determinazione. Questatattica di sicuro non ha funzionato, e provarla mi ha fatto sentire inetto edridicolo. Questi che seguono sono fatti: non mi è stata data una scadenza,nessuna particolare urgenza connessa alla mia missione, e non ho idea dicosa fare. Ergo (ergo!) tanto vale che mi rilassi e segua la corrente per unpo. Adieu. Un invito. Uscii a farmi una passeggiata. Non sono, in realtà, un viaggiatore avventuroso. Come ho detto, uscii afarmi una passeggiata nelle vicinanze del mio hotel e guardai le vetrine deinegozi. Mi fermai qua e là per studiare un menu nella finestra di unristorante, come se sapessi cosa significassero quelle scritte. Così passòunora, come un vagabondo spensierato. Tornai allhotel e gironzolaiintorno alla reception nellassurda speranza che qualcuno mi dicesse cheera arrivato un messaggio durante la mia assenza. Alla fine, scoraggiato,mi diressi al bar, mi sedetti a un tavolo e ordinai una birra. Dopo alcuniminuti, il barista mi portò una ciotola di noccioline salate e disse che ilgentiluomo al bancone si stava chiedendo se fossi americano e, in quelcaso, se mi avesse dato fastidio che si unisse a me. Il gentiluomo al bancone era un esile sessantenne con gli occhi vivaci,europeo, a giudicare dal suo datato ma rispettabile completo. Mi chiesiperché avrebbe voluto unirsi a me se fossi stato un americano ma,presumibilmente, non in caso contrario, ma gli feci un cenno e un sorriso elui portò il suo bicchiere al mio tavolo, presentandosi con teutonicaformalità, e si sedette. Ero pronto per un po di comprensione e di suggerimenti, e HerrReichmann non dovette strapparmi le unghie per farmi parlare della miaricerca di un individuo chiamato Charles Atterley (benché, ovviamente,non una sillaba della parola Anticristo mi attraversò le labbra). Avevo giàinventato una fragile ma apparentemente efficace storia per spiegarequesto mio interesse: sono uno scrittore freelance che sta facendo ricerche 11
  12. 12. su di un uomo che pare stia guidando un nuovo movimento religioso. “Una nuova religione?”, indagò Herr Reichmann con divertitaincredulità. “Sa, noi europei non siamo creduloni come voi americani, coni vostri angeli e cristalli magici.” “Esatto”, replicai. “Ecco perché Atterley è così significativo.” Continuammo a chiacchierare educatamente del più e del meno perqualche minuto, poi Reichmann tacque e fissò con aria pensierosa unlontano angolo della stanza. “Posso metterla in contatto con qualcunomolto più significativo di questo Atterley”, disse, “ed è possibile che unmembro della sua cerchia potrà consigliarla.” “Gliene sarei davvero molto grato”, gli dissi con sincerità. Scrisse un nome su un sottobicchiere e me lo passò dicendo: “Der Bau,alle nove di stasera. Il concierge potrà darvi indicazioni.” Si alzò e cominciò ad allontanarsi, poi improvvisamente si voltò e feceun inchino. “Si faccia disegnare una mappa”, disse. Alcuni minuti dopo porsi obbedientemente il sottobicchiere alconcierge e gli chiesi indicazioni e una mappa. Lui considerò la mappa nonnecessaria, ma ne disegnò una controvoglia quando insistetti. Gli chiesicosa fosse un Bau. “Un Bau è un tunnel”, rispose. Poi, dopo averci riflettuto un attimo:“No, mi sono sbagliato. Un Bau è come... Come un nascondigliosotterraneo.” “Una catacomba?” “No, il nascondiglio di un animale.” “Una tana?” “Ecco, sì. Una tana.” Nella tana. Non posso immaginare che un posto come Der Bau esista in nessunaparte del Nuovo Mondo, benché possano esserci posti creati appositamenteper assomigliargli. Quando venne costruito, non lontano dal Karlstor, nel1330, era la cantina del palazzo di un nobile. Il livello delle strade intornoal palazzo salì gradualmente nei secoli seguenti, trasformando il pianoterra in una cantina e la cantina in un sotterraneo. Durante la SecondaGuerra Mondiale, il sotterraneo ospitò le cose di valore di chiese e museivicini. In seguito il palazzo andò in rovina fino al 1958, quando fu raso al 12
  13. 13. suolo e rimpiazzato da una struttura commerciale. Il sotterraneo vennepreservato come Der Bau, un locale di cabaret di tipo classico, ossia unlaboratorio alcolico di esperimenti artistici e intellettuali, piuttosto che unluogo di intrattenimento popolare. Era accessibile dallatrio del nuovoedificio attraverso una serpeggiante scalinata che sembrava scendere nelleviscere della Terra. Allentrata, una piacevole giovane donna cercò di persuadermi che eroarrivato nel posto sbagliato e che mi sarei divertito molto di più daqualunque altra parte a Monaco. Insistetti che sapevo dove mi trovavo edero stato specificamente invitato allevento di quella sera. Il nomeReichmann la lasciò impassibile, ma quando vide che non mi sarei fattodissuadere mi accompagnò allegramente allinterno. La stanza era, naturalmente, scura come il fondo di un abisso, mafortunatamente senza i soliti tavoli bohémien con candelabri accesi. Ilsoffitto, sorprendentemente alto cinque o sei metri, brulicava di luci almomento quasi spente ma capaci di produrre lilluminazione di unmezzogiorno. Le dimensioni della stanza erano difficili da giudicare, datoche i suoi confini scomparivano nella penombra, ma non doveva essere piùampia di trenta metri quadrati. Un palco basso e rotondo girava lentamente al centro della stanza sottoun padiglione fisso formato da schermi televisivi. Al centro del palco sitrovava un incrocio tra un pulpito e una tastiera di computer. Mi feci stradaverso il palco finché non trovai un posto libero a un tavolo non molto piùgrande del mio blocco per gli appunti. Uno dei segreti del mio passatosuccesso come studente era labilità di ascoltare una lezione mentre lascrivevo parola per parola in stenografia. Avevo perfezionato questo truccoal punto da riuscire a eseguirlo al buio (come avrei dovuto fare stanotte) esenza nemmeno doverci pensare. Dopo aver ultimato i preparativi,comunque, mi chiesi se non stessi facendo una fatica inutile. HerrReichmann non aveva lasciato in alcun modo supporre che la lezione distanotte sarebbe stata in inglese. E, in effetti, perché avrebbe dovuto? Miguardai intorno per cercare qualcuno a cui chiederlo, ma decisirapidamente che preferivo non rivelare di essere tanto stupido da assisterea un discorso in una lingua sconosciuta. Non conoscevo nemmeno il nomedelloratore, santo Dio. Questi pensieri irritanti si interruppero quando le luci sotto il padiglionesi intensificarono, segnalando larrivo delluomo in questione. Larrivo diun uomo e di una donna, per la precisione. Salirono sul palco e luomo 13
  14. 14. prese posto dietro il pulpito e si dedicò alla tastiera. Mentre lavorava consilenziosa concentrazione, ignorando il pubblico, mi ricordò un grandeuccello da preda, con il suo vestito nero, occhi penetranti e naso aquilino.Mi ricordò anche un gargoyle, con i suoi ampi zigomi e la bocca larga, eun gangster parigino che avevo incontrato una volta a una festa e checitava Augustine e Schopenhauer e portava sul volto i segni di un passatoterribile. Pensai che sembrava essere allinizio o a metà dei suoiquarantanni. La donna – alta, fisico atletico, sui trentanni – prese posizione al latoopposto del palco, rivolta verso il pubblico. Indossava jeans infilati dentrostivali, una maglietta nera di seta e una giacca di cuoio fulvo cherimandava al colore dei suoi capelli, legati in una coda di cavallo. Osservòsolennemente la folla. Mentre il palco girevole la portava lentamente sulmio lato della stanza, vidi che aveva uno straordinario tatuaggio in mezzoal viso – una farfalla rossa. A giudicare dalla sua carnagione e dalle suecaratteristiche esotiche, qualcuno dei suoi genitori o nonni doveva averledato del sangue africano, asiatico o sudamericano. Improvvisamente lo schermo prese vita, mostrando le parole: LA GRANDE AMNESIA Luomo concesse al pubblico un momento per leggerle, poi cominciò aparlare.1 Sentii gli occhi della donna su di me mentre anche lei cominciavaa parlare... Con il linguaggio dei segni. Quasi dalla prima parola che pronunciò, seppi che ero stato ingannato –misteriosamente e gratuitamente. Questuomo non poteva essere altri cheCharles Atterley. Lo sapevo non per qualche motivo logico, anche se lalogica fece sicuramente la sua parte. Che fosse americano era fuor didubbio. Questo era sufficiente. Non era possibile che due diversipredicatori americani stessero diffondendo idee rivoluzionarie in Europacentrale nello stesso momento. Mi sembra strano adesso, dopo gli eventi, che questa rivelazione miirritasse tanto. Non riuscivo semplicemente a immaginare perché HerrReichmann si fosse preso il disturbo di ingannarmi. Mi sembrava del tuttoinsensato, ed era stata quellinsensatezza a sconcertarmi. Fortunatamente, ilmio addestramento non mi tradì. Anche se il mio cervello era in stallo, le1 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 206. 14
  15. 15. mie mani continuarono a lavorare. Le parole di Atterley comparvero sullapagina come per magia, come se fossero state scritte in inchiostrosimpatico e il movimento della mia penna le stesse rendendo visibili. Miaccorsi che stavo guardando la mia mano quando si fermòimprovvisamente, perché Atterley si era fermato. Guardai in alto e vidi unanuova frase sullo schermo: IN VERITA VI DICO... ANCORA, E ANCORA, E ANCORA Per qualche motivo, questo riuscì a scuotermi dalla mia trance. Avevoperso i primi quattro o cinque minuti del discorso di Atterley, manaturalmente non li avevo persi completamente. I minuti erano lì, comeuna sorta di eco che potevo ascoltare allindietro per ottenere il sensogenerale del suo discorso. Atterley stava parlando di questioni importanti per la mia vita e ancoradi più per il mio lavoro... E non mi piaceva cosa stavo sentendo. Questonon perché fossero cose non vere, ma per la ragione opposta: perché eranovere e io non le avevo capite. Stava facendo acute osservazioni sufenomeni a cui avevo assistito migliaia di volte ma su cui non avevo maipensato di riflettere. Avevo vissuto come un cavallo da corsaallippodromo di Ascot: il cavallo non è per nulla impressionato se riceveuna visita da parte della Regina, ma questo non perché è un repubblicano,ma perché è un idiota. Tutto ciò che Atterley stava dicendo era ovvio e allo stesso tempo deltutto nuovo. Questo lo rendeva esasperante, perché ciò che è ovviodovrebbe essere vecchio, ben noto, noioso e scontato. Guardai le personeintorno a me e vidi che erano rapite dalle parole di Atterley. Avrei volutoprenderli a calci, agguantarli per i capelli, scuoterli e urlare: “Perché staiascoltando con tanta attenzione queste cose? Le conosci! Avresti potutocapirle da solo!” Ma non lavevano fatto... E non lavevo fatto neanchio. Il palco ruotò, portandomi davanti prima Atterley e poi la donna, cheparlava a gesti. In breve arrivai a odiare vederli andare e venire... Loro dueinsieme erano molto peggio che ognuno di loro preso singolarmente. Odiai vederli andare e venire, ma odiai anche loro, per quello chestavano facendo. Mi stavano dimostrando che ero esattamente come quelcavallo allippodromo. Posso anche scuotere la testa e atteggiarmi a 15
  16. 16. campione, ma quando si arriva al sodo non riesco nemmeno a distingueretra la Regina dInghilterra e uno stalliere. Avevano trovato un punto dolente in me che non sapevo nemmenoesistesse, e li detestai per questo. Andarono avanti per altri quaranta minuticirca. Ascoltai tutto e mi rifiutai di comprendere una singola parola,nonostante la mia mano continuasse a mettere tutto per iscritto. Poiimprovvisamente lo schermo si oscurò, le luci sul palco si affievolirono eAtterley e la sua amica scesero nelloscurità. Uscii di lì come un ubriaco che si era appena ricordato dove avevanascosto una bottiglia. In effetti mi serviva proprio un goccio, ma nonvolevo prenderlo al mio hotel, dove avrei potuto incappare nuovamente inHerr Reichmann. Nessun problema. Monaco è una città molto grande, piena di alcool. Venerdì, 17 maggio. Conseguenze. Probabilmente ho rovinato tutto, anche se forse non in modoirrevocabile. Sono venuto, ho visto e sono scappato. Ovviamente nonmuoio dalla voglia di riferirlo a Padre Lulfre. E, altrettanto ovviamente, devo tornare sulle tracce di Atterley. Più tardi. Herr Reichmann non è registrato allhotel, e il barista che ci avevapresentato disse che non lo aveva mai visto prima. Non mi aspettavodavvero che sarebbe stato semplice. Il concierge cercò informazioni su DerBau e scoprì che apre alle tre del pomeriggio, informazione che sidimostrò falsa o superata. Aprì – riluttantemente, mi sembrò – intorno allecinque e mezzo. Lo staff di questo evento non conosceva abbastanzainglese per essermi di aiuto, ma riuscirono a comunicarmi che miavrebbero mandato un tale di nome Harry se mi fossi seduto e avessiaspettato per unoretta. Mi sedetti e aspettai per unoretta e, abbastanza sorprendentemente, mimandarono qualcuno di nome Harry, che si rivelò essere un inglese o forseun tedesco che aveva studiato in Inghilterra. Gli dissi che stavo cercando 16
  17. 17. Charles Atterley. “Il nome non mi è familiare, mi dispiace”, disse Harry. “Luomo che ha parlato qui la notte scorsa”, precisai io. “Ah. È così che si chiama?” Lo guardai incredulo. “Non conosce il suo nome?” “Non conoscevo quel nome.” “Che intende dire?” Harry scrollò le spalle. “Il nome che conosco io potrebbe non essereproprio un nome. È conosciuto come B.” “B? B come bambino?” “Esatto.” “Perché si fa chiamare così?” Harry mi fece il tipo di sorriso che si riserva a un bambino che fadomande sugli elfi di Babbo Natale. Gli chiesi dove avrei potuto trovarlo. “Non ne ho proprio idea”, disse Harry. “Sa dove potrebbe parlare la prossima volta?” “No.” Riflettei per un momento. “Come ha fatto a prenotare qui a Der Bau?” Harry aggrottò la fronte come se stessi oltrepassando il confine tracuriosità e arroganza. “Questo non è il Caesar Palace, amico mio. Gliaccordi vengono presi in ogni modo, solitamente molto informale. Nonfacciamo vere e proprie prenotazioni o ingaggi.” “Ma dovete aver avuto un modo per contattarlo...” “Potremmo, e se mi puntasse una pistola alla testa potrei anche riuscirea scoprirlo, ma altrimenti non credo che ci riuscirei”, scrollò di nuovo lespalle. “Le cose stanno così. Questo non è un istituto di ricerca per personescomparse, e io ho altre cose da fare.” Gli dissi che capivo, lo ringraziai comunque e mi alzai per andarmene. “Torni più tardi”, disse Harry. “Si trovano sempre persone desiderose diparlare se gli si offre da bere, e qualcuno nella folla potrebbe sapere più dime su questo tizio.” Lo ringraziai nuovamente e tornai allhotel. Stando seduto qui nella mia stanza – e camminando avanti e indietro eguardando fuori dalla finestra – mi è improvvisamente venuto in menteche quando gli eroi delle favole non sanno cosa fare, si limitano a sedersi epiangere. Nelle stesse circostanze, un eroe moderno malmenerebbequalcuno o si ubriacherebbe, ma non si limiterebbe mai a starsene seduto a 17
  18. 18. frignare. Ho letto abbastanza storie di detective da sapere che dovrei andare aestrarre informazioni da qualcuno, ma da chi? Seduto qui fissando il mio blocco per gli appunti, alla fine mi sonoaccorto che cè una cosa che ho finora accuratamente evitato di fare:leggere la lezione che ho scritto laltra notte al Der Bau. Ammetto di avereuna forte riluttanza al riguardo. Fatto interessante: mi ricordo il titolo del discorso (La GrandeAmnesia), ma mi sono scordato cosè questa Grande Amnesia. Non lhodavvero dimenticato, ovviamente, ho solo chiuso la mia memoria suquesto argomento, e questo significa che... Salvato dal telefono. Come si supponeva che avvenisse. Quando leroesta seduto a piangere perché non sa cosa fare, luniverso delle favolemanda degli aiutanti magici. Il mio non era stato di sicuro magico, mamisterioso certamente. Credo di poter trascrivere tutto parola per parola. IO: “Pronto.” LUI: “Padre Osborne?” IO: “Sì. Chi è?” LUI: “Che accidenti crede di fare?” IO: “Cosa?” LUI: “Capisce cosa dovrebbe fare qui?” IO: “Ma chi è?” LUI: “Mi era stato fatto credere che avrei avuto a che fare con qualcunoalmeno marginalmente competente.” Era impossibile non cogliere il tono della conversazione, e io stavosicuramente avendo la peggio. Cercai di arrangiare una linea di difesa. IO: “Non so chi lei sia o chi labbia nominata mia baby-sitter, ma io sochi sono. Sono un prete di campagna. Se si aspettava James Bond, o è statoingannato o si è ingannato da solo.” LUI: “Essere un prete di campagna significa essere in coma?” IO: “Mi dispiace di averla delusa.” Così dicendo gli attaccai in faccia, qualcosa che non credo di aver fattofin dalle scuole medie. Non esiste mossa migliore quando hai le spalle almuro. Come previsto, richiamò immediatamente. 18
  19. 19. “La ragazza è malata”, mi disse come se non fosse successo nulla. “Laragazza sta morendo.” “Cosa?”, per un secondo pensai che mi stesse dando una paroladordine di qualche tipo. Forse avrei dovuto rispondere con: “Ma le rondinitorneranno a Capistrano comunque.” Fortunatamente mi ripresi e dissi:“Intende quella che stava parlando a gesti?” “Certo. Non lha vista in faccia?” “Lho vista. Non avevo capito che fosse... Cosè, Lupus? Il Lupus non èmortale, vero?” “È scleroderma, o forse una malattia degenerativa mista. Sono tuttenella stessa famiglia del Lupus. È una malattia autoimmune, degenerativa,incurabile.” “Va bene. E che cosa dovrei fare con questa informazione?” “Radenau ha un centro di ricerca dedicato allo studio e al trattamentodelle malattie degenerative. Ecco cosa stanno facendo in Europa centrale.Radenau è il centro del cerchio, novanta chilometri a sud di Amburgo.” “Quindi cosa sta dicendo? Quando non so cosa fare dovrei andare aRadenau?” “Quando non sa cosa fare, si ricordi che Radenau è il centro delcerchio.” “Qualcuno avrebbe anche potuto dirmelo dallinizio.” Il mio interlocutore sospirò. Lo fece sembrare quasi umano. “Qualcunoavrebbe potuto dirlo anche a me, ma nessuno lha fatto. Lho scoperto dasolo.” Questo non mi fece piacere, ma riuscii a tenermelo per me. “Tuttoquesto mi riporta alla mia domanda iniziale: chi diavolo è lei? E se ha ilcompito di occuparsi di questa faccenda, che ci faccio io qui?” “Lei dovrebbe aprire la strada e io dovrei seguirla. Non dovrebbenemmeno sapere che sono qui.” “Perché non dovrei saperlo?” “Non lo so. Forse lidea è di non mettere troppo alla prova le suecapacità di dissimulazione. O forse lidea è di spingerla a mostrareunombra di iniziativa.” “Vaffanculo, Charlie”, dissi. Alcune persone rimangono sconcertatequando sentono un prete parlare volgarmente come un ragazzino, maquesta si limitò ad aspettare. “Ascolti”, gli dissi, “non sono un detective.Lo ammetto. Un po di aiuto non mi dispiacerebbe.” “Non da me. Esca di lì e faccia qualcosa.” 19
  20. 20. Il telefono divenne muto. Lavoro da detective. Tirai fuori la mia mappa, e questo mi aiutò parecchio. Intorno aRadenau cerano cinquanta grandi città dove B avrebbe potuto parlare:Norimberga, Dresda, Berlino, Kiel, Amburgo, Brema, Essen, Koln,Francoforte, Heidelberg e Stuttgart. Per nominarne solo alcune. Sarebbestato facile trovarlo se si fosse trattato di Billy Graham, ma come diavoloavrei potuto rintracciare un predicatore virtualmente sconosciuto chiamatoB? Non trovando aiuto nella geografia, passai un po di tempo a chiedermichi fosse Charlie. Un civile, di sicuro. Come si fa spesso, mi immaginaiuna figura da associare alla voce. Lo piazzai intorno ai trentacinque anni,snello, di altezza e peso medi, un militare o paramilitare di qualche tipo,con un volto da ratto e vestiti scadenti risalenti agli anni Cinquanta. Comedovrebbe essere evidente da tutto ciò, Charlie non era riuscito a diventarmisimpatico. Mi baloccai brevemente con lidea di chiamare Padre Lulfre echiedergli come stavano le cose, ma non riuscii a trovare lombra di unamotivazione a sostegno delle mie lamentele. Se Charlie sapeva dovera B, cosa ci aveva guadagnato dal dirmelo? Sevoleva farmi apparire incapace, perché chiamarmi e darmi indicazioni? Altelefono aveva cercato di darmi a bere una spiegazione per questocomportamento: aveva a che fare con uno scolaro pigro. Stavo facendomale i miei compiti, e lui non era venuto per darmi le risposte giuste, maper farmi assaggiare il bastone. Ha senso se è davvero il tipo militare. Statrattando questa faccenda come un campo di addestramento reclute. Vabene. Per quanto possa vedere, cè solo una cosa in tutto ciò che mi ha dettoche è davvero rilevante: dovunque B e la ragazza vadano, alla finefiniscono per tornare a Radenau. Devo assumere che questa sia la migliorinformazione in possesso di Charlie. Se avesse saputo con certezza che Bpasserà le vacanze a Spitzbergen, per esempio, di sicuro non mi avrebberifilato questa storia di Radenau. Se ho ragione, allora Charlie stesso si stadirigendo a Radenau. E questo, devo supporre, è ciò che ha voluto farmicapire chiamandomi. Non è grandioso essere istruiti? 20
  21. 21. Sabato, 18 maggio. Radenau. Partii dopo una tarda e lussuosa colazione, e arrivai ad Amburgo a metàpomeriggio. La Germania è più piccola del Montana, e attraversarla da unlato allaltro a bordo dellintercity ad alta velocità la fa sembrare ancora piùpiccola. Avendo un paio dore da far passare prima di prendere lacoincidenza per Radenau, visitai lufficio di informazioni turistiche nelHauptbahnhof e mi fu sinceramente consigliato di non perdere iljungfernstieg, a cinque minuti a piedi, che mi avrebbe permesso diammirare il bellissimo lago artificiale della città da una parte e i suoinegozi più eleganti dallaltra. Accettai il consiglio ed eccolo lì, perdiana,esattamente come mi era stato descritto. Non molto di Radenau risale a prima degli anni Quaranta. Albert Speer,larchitetto e tecnocrate-capo di Hitler, aveva in mente qualcosa per la cittàdurante le ultime fasi della guerra, ma di sicuro non un centro di belle arti.Penso che avrebbe dovuto essere un posto dove le fabbriche si potesserosentire a casa propria durante il Reich di Mille Anni. Ora è un complessoindustriale punteggiato di appartamenti indistinguibili da caserme. Lunicacosa positiva che la mia guida turistica aveva da dire sul mio hotel era chesi trattava di un edificio moderno e scrupolosamente pulito, e in effetti eraentrambe le cose. Era anche in pieno centro, ossia nella parte più anticadella città. La vecchia Radenau non prova nemmeno a essere pittoresca. Avevo passato il mio tempo sul treno scrivendo una versione leggibilede “La Grande Amnesia” da mandare a Padre Lulfre. Quando mi registraiin hotel chiesi alla reception se avessero un fax, e mi fu risposto di sì conun tono oltraggiato come se avessi chiesto se avessero acqua corrente. Fuicontento di avere un fax con cui placarli. Ho intenzione di farmi un bagno, una lunga, riflessiva cena (pensando ameno cose possibili), e magari una passeggiata prima di andare a letto.Niente di più. Niente lavoro fino a domani. Comincia una lunga notte. Come avevo detto che avrei potuto fare, uscii a fare una passeggiatadopo cena. La notte era piacevole, le strade tranquille. Non sono un grandeesploratore. A circa tre isolati dallhotel (in altre parole, ai limiti della mia 21
  22. 22. avventurosità), udii un leggero chiasso provenire da un punto più avanti.Se mi fossi trovato a Beirut mi sarei limitato a girare i tacchi e tornare inhotel, ma dato che ero a Radenau lasciai che la mia curiosità mi guidasse auna stradina vicina, dove un piccolo teatro stava venendo picchettato daquaranta o cinquanta cittadini che sembravano piuttosto sorpresi di esserecoinvolti in una tale volgare manifestazione di maleducazione. Stavanobrulicando indisciplinatamente, mostrando rozzi cartelli a un pubblicoinesistente e cantando in maniera incerta degli slogan sul cui testo stavanoevidentemente ancora lavorando. Mi ci vollero circa tre secondi per capire che avevo trovato B, o almenoil luogo del suo prossimo spettacolo. Una delle attività preferite deifabbricatori di cartelli era, a quanto pare, immaginare il significato delnome “B”. Veniva infatti chiamato il Blasfemo, il Bastardo, il Boccalarga,le Badaud, la Bete, le Bobard, le Boucher, le Bruit, die Beerdigung, derBettler, e die Blattern, insieme ad altri che non mi ricordo più. Altri ancoralo identificavano con Belzebù, la Bestia, Belial e Barabba, e due o tre,ignorando il problema delliniziale, lo definivano con sicurezzalAnticristo, il che, devo ammettere, mi sorprese basandomi su quello cheavevo visto fino a quel momento. Mi sorprese davvero. Lentrata del teatro era difesa da una guardia in uniforme che apparivamolto più feroce e molto più preoccupata di quanto mi sembrassenecessario, date le circostanze. Lunica limitazione allentrata sembravaessere che i cartelli di protesta dovevano essere lasciati fuori. Osservandoil traffico allingresso, mi accorsi rapidamente che la procedura consistevanel picchettare per un po, poi entrare a disturbare loratore per qualcheminuto, poi tornare fuori e picchettare un altro po. Mi feci stradaallinterno. Per prima cosa notai che la sala non era molto grande, contava trecentoo quattrocento posti al massimo. Poi notai il fatto, molto più importante,che i disturbatori non si stavano impegnando granché. Forse è vero che itedeschi non sono a proprio agio nello sfidare lautorità. Le prime venti fileospitavano evidentemente i sostenitori di B, che avevano unaria cupa enervosa, mentre nel resto della sala erano sparsi i suoi minacciosi (maperlopiù silenziosi) antagonisti. Cera un posto libero vicino al palco, e mici diressi dopo aver afferrato una pila di volantini da usare come bloccoper gli appunti. Fui deluso dal vedere che, a eccezione di B, il palco eravuoto. B incrociò il mio sguardo mentre mi sedevo, e un lampo di 22
  23. 23. riconoscimento passò tra noi, o così mi parve. Era di profilo verso il pubblico, appoggiato al podio e chinato in avantiin modo da avere le labbra a un millimetro dal microfono. Mi prendo labriga di descrivere questi dettagli per cercare di ricreare limpressione chedava di essere del tutto indifferente a cose che avrebbero potuto zittire altrioratori. Nonostante i disturbatori non fossero molto rumorosi, infatti, laloro ostilità era palpabile. Le sue mani erano ferme e rilassate, e sembravainteramente concentrato sui propri pensieri, che stava condividendo con ilpubblico intimamente e spontaneamente come in una conversazioneprivata. Non sapevo da quanto stesse parlando, ma mentre ascoltavo cominciaia riconoscere il terreno familiare della Grande Amnesia. Ma benché ildiscorso fosse familiare, era meno dettagliato. In altre parole, questo erasolo un riassunto della lezione passata. Alla fine tacque e lasciò vagaredeliberatamente lo sguardo sulla folla. “Stanotte”, disse, “vorrei parlarvi della bollitura di una rana.” Tolsi il cappuccio alla penna e cominciai a trascrivere.2 Un invito viene spedito. Fino a ora non avevo mai avuto ragione di rifletterci (o di notarlo), maentro in una sorta di trance quando trascrivo un discorso. Provo lapiacevole sensazione (ora che ci faccio caso) che le parole che esconodalla penna siano le mie. Ho lillusione che la mia mano anticipi ciò che lemie orecchie sentono, mi sembra di conoscere le parole prima che venganopronunciate e che potrei trascrivere il discorso anche se loratore sifermasse. Sperimento una strana sensazione di intimità con il relatore.Posso non capire perfettamente cosa dice, ma mi sembra di avere unaprofonda percezione del suo significato. Quando smette di parlare, possoessere incapace di rispondere anche alla più semplice delle domande sulsuo discorso, ma questo non mi preoccupa perché so che è tutto al sicuronella mia trascrizione. Dato che in questa occasione B non stava usando schermi televisivi,chiusi gli occhi, cosa che di solito mi aiuta a concentrarmi. Dopo unamezzora, comunque, si riaprirono involontariamente. Guardai B, luiguardò me e i nostri occhi si incontrarono brevemente, senza particolari2 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 224. 23
  24. 24. segni di riconoscimento. Senza fare una pausa tra le parole, osservò tutta lafolla senza fare distinzioni (per quanto potei vedere) tra amici e nemici.Poi, in un gesto che non aveva evidenti correlazioni con nulla di quantostesse dicendo, sollevò il suo indice sinistro in aria, lo tenne lì per unattimo, poi lo puntò con decisione alla propria destra. Era senza dubbio unsegno di qualche tipo, ma non riuscii a notare nessuno che lavesse colto oche avesse reagito in qualunque modo. Considerai lidea che il segnalefosse stato visto solo da me perché era stato indirizzato a me. Continuò a parlare. Chiusi gli occhi per tagliare fuori il continuorumore della folla e continuai a trascrivere. Passarono i minuti.Improvvisamente notai che la mia mano si era fermata e mi chiesi perché.Aprendo gli occhi, vidi che B aveva finito. Tuttavia, il pubblico nonsembrò rendersene conto finché non ebbe raccolto i suoi fogli e non fusceso dal palco. A quel punto, i disturbatori esultarono come perautocongratularsi per un lavoro ben fatto, e i sostenitori di B si affrettaronoad applaudire. Uscendo, B fece a tutti un cenno indifferente e sparì dietrole quinte. Pellegrinaggio. Per quando fui uscito, la protesta si era trasformata in una festa, conabbracci, baci e bicchieri di carta pieni di vino per chiunque avessepartecipato allepica impresa. I sostenitori di B si dispersero nella notteindisturbati eccetto che per sporadiche prese in giro. Mentre guardavodallaltra parte della strada, realizzai rapidamente che i disturbatori stavanofacendo ciò che stavo facendo anchio: tenendo docchio il vicolo sul latodel teatro, aspettando che B si facesse vedere. Dopo alcuni minuti,unautomobile si accostò alla stradina – non una limousine, solo unavecchia Mercedes Sedan. Un secondo dopo, una guardia attraversò la folla,spinse i passeggeri nel sedile posteriore e fece la guardia mentre la Sedanaccelerava verso destra. Avendo perso la propria occasione per unultima manifestazione didisprezzo, la folla perse rapidamente il proprio buon umore e cominciò adisperdersi. Bottiglie vennero tappate, bicchieri raccolti, e naturalmentetutti dovettero stringere la mano a tutti prima di andarsene. Mentre questoavveniva, la guardia in uniforme riapparve allingresso del teatro per faruscire uno degli ultimi spettatori e chiudere dietro di lui. Lo spettatoreringraziò la guardia con un cenno del capo, alzò il colletto della giacca 24
  25. 25. contro laria notturna e si avviò alla propria sinistra, tagliando la folla esparendo nelloscurità. Sarebbe stato facilmente riconosciuto da chiunquesi fosse dato la briga di guardarlo. Aspettai finché non fu una cinquantinadi metri avanti a me, poi lo seguii. Ovviamente non avevo idea di dove mi stesse conducendo, ammessoche mi stesse davvero conducendo da qualche parte. Un po menoovviamente, non sapevo perché lo stessi seguendo, eccetto per il fatto checredevo di essere stato invitato. Allinizio pensai che la Mercedes avrebbefatto il giro dellisolato per raccoglierlo, ma mi sbagliavo. Poi pensai chefosse diretto a una vicina taverna o bar, ma mi sbagliai di nuovo. Continuòa camminare fino a lasciarsi il centro della città alle spalle. Cominciai ad avere delle esitazioni riguardo questa avventura. Se miavesse piantato in asso a quel punto, mi sarebbe stato molto difficiletornare allhotel. Gli autobus non circolavano più – almeno non qui – edera passata mezzora dallultima volta che avevo visto un taxi. Peggioancora, eravamo entrati in una zona che avrei definito industriale: noncerano case o appartamenti, né negozi, né bar, né minimarket aperti tuttala notte con un telefono e magari dei commessi desiderosi di aiutare. Quicerano solo fabbriche, magazzini e cantieri, che a questora di notteospitavano solo guardie notturne e cani da guardia. Potreste ragionevolmente chiedermi perché non lo raggiunsi e non glichiesi dove stesse andando. Ci pensai su. Sarebbe stata la cosa ordinaria dafare, o quella straordinaria? La cosa normale o quella strana? Pensarci su non mi aiutò, naturalmente. La cosa naturale da fare èsempre quella non premeditata e non ragionata, quella istintiva. Questacosa in particolare era una di quelle che avrebbe dovuto essere fattaimmediatamente oppure mai più. Che senso avrebbe avuto seguirlo allacieca per unora per poi raggiungerlo e chiedergli dove mi stesse portando?Era una situazione assurda, che io – essendo adulto, competente, ecc. –avrei dovuto gestire molto meglio (anche se a tuttoggi non so in che modoavrei potuto farlo). Riemergendo dai miei pensieri deprimenti, vidi che B stava entrando inun piccolo edificio privo di segni particolari poco più avanti. Sembrava uncapanno di qualche tipo, schiacciato tra un magazzino e un depositoferroviario. Mi affrettai, sperando che fosse la destinazione di B. Rimasisconcertato e divertito quando raggiunsi la porta e vidi un artisticamenterozzo cartello lì accanto che diceva: “LITTLE BOHEMIA”. 25
  26. 26. Sabato, 18 maggio. Little Bohemia! Quando aprii la porta ed entrai, mi sfuggì una risata. Little Bohemia erauna taverna, ma una taverna diversa da qualunque altra avessi mai visto, aparte forse nei sogni o nellimmaginazione. Avrebbe potuto far parte del setcinematografico per un film sulla vita di Amedeo Modigliani. Avevasoffitti bassi, pieni di ragnatele e fumo, e sarebbe stata completamente buiase non fosse stato per delle candele incastrate in alcune bottiglie di vino. Imuri erano fitti di disegni, caricature e dipinti, la maggior parte dei qualicosì anneriti dal fumo da sembrare post-impressionisti. Incongruamente –eppure in qualche modo perfettamente – un jukebox decorato con unarcobaleno vicino alla porta stava suonando un vecchio disco di Piafgraffiato che doveva essere, poteva solo essere – e infatti era – La vie enRose. Spendendo un milione di dollari, la Disney non avrebbe potutoricrearla più archetipica, anche se la polvere e le ragnatele sarebbero statecreate con plastica antisettica e la canzone sarebbe stata cantata da unclone di Piaf stessa, con indosso una perfetta riproduzione della suafamosa vecchia maglia. La clientela, comunque, non interpretava il ruolo adatto, almeno non diproposito. Non cerano berretti, baschi o pullover da pescatori, e nientepizzetti artistici. Queste persone, mormoranti ai loro tavoli o chinate sulleloro scacchiere, avrebbero potuto essere qualunque cosa – poeti,romanzieri, sceneggiatori, attori, artisti, modelli – ma chi poteva dirlo?Oggigiorno, gli addetti alle pubbliche relazioni sembrano artisti, gli artistisembrano camionisti e i camionisti come campioni di calcio nel giornolibero. B era seduto a un tavolo in fondo e capii che doveva essere un clienteabituale, perché una cameriera lo stava già servendo dopo appena sessantasecondi dal suo arrivo. Vedendo che ero entrato, mi invitò al tavolo con uncenno alla sedia alla sua destra. Mentre mi avvicinavo, lo sentii dire allacameriera: “Theda, porta uno di questi anche per il mio amico, vuoi? Hacamminato a lungo.” E poi a me: “È uno scotch al malto Lagavulinvecchio di sedici anni e riporterebbe in vita i morti, se somministrato entroun tempo ragionevole.” Mi sedetti e guardai, probabilmente in modo piuttosto vacuo, il suo 26
  27. 27. volto da gargoyle. “Be, cosa gliene è parso della mia lezione?”, mi chiese. “Non so”, risposi. Poi aggiunsi: “Non sto facendo il vago, sto ancoracercando di capirlo.” “Era a Der Bau.” “Infatti.” “Ma non a Stuttgart o prima?” “No.” “Ottimo. Per caso o destino, ha cominciato allinizio del ciclo.” “È stato per caso”, gli dissi, e lui sorrise educatamente come se nonfacesse una gran differenza. “Qual è il suo nome, a proposito?” Glielo dissi, e Theda scelse quel momento per arrivare con il mio drink,un liquido scuro e ambrato in un bicchiere sovradimensionato. Bevvi unsorso e battei le palpebre, sconcertato dalla sua pesante, ricca fumosità. “Fantastico, non è vero?” Annuii, improvvisamente sentendomi stranamente distaccato, come unapagina strappata da un libro e inserita in un altro. “E B?”, chiesi. “Perché si fa chiamare B?” Mi fece un sorriso storto. “Sa, non ne sono del tutto sicuro. Questo è unnome che la folla ha scelto per me in risposta a una percezione profonda einconscia. Quando il nome mi è rimasto appiccicato, ho fatto qualchericerca al riguardo, per quello che era possibile su un argomento comequesto. Se in tempi antichi le fosse capitato di incontrare un uomo o unadonna marchiati con la lettera A, avrebbe saputo che la loro colpa erastata...?” “Adulterio.” “Naturalmente. Non è stata uninvenzione di Hawtorne ne La LetteraScarlatta, sa. E se avesse incontrato qualcuno marchiato con la lettera B,avrebbe saputo che il suo peccato era stato la blasfemia.” “Ed è questo il suo peccato?” “Oh, sì. Ma non posso credere che la folla abbia scelto questa letteraper questo motivo – o almeno, non deliberatamente.” “Allora perché?” Scrollò le spalle. “Semplicemente, non lo so.” “Posso chiederle il suo vero nome?” “Preferirei che non lo facesse. Ormai non lo uso più, a parte per iregistri degli alberghi.” 27
  28. 28. “Va bene. Perché mi ha segnalato di seguirla?” Sorrise in modo diverso, come per piacere autentico. “Conosce lanticoromanzo cinese Viaggio in Occidente? È la storia di una birbante scimmiadi pietra nata per via di un incidente divino da un uovo di pietra sulla cimadi una montagna. Dopo aver vissuto una vita spensierata per molti anni,improvvisamente diviene consapevole dellesistenza di unenorme mole dicose da imparare di cui non aveva la minima idea, e comincia un viaggiointorno al mondo per trovare un maestro. Alla fine arriva in un monasterogestito da un famoso saggio, che gli lascia assistere alle lezioni insiemeagli altri novizi mentre svolge le faccende come una sorta di domestico.Un giorno, dopo vari anni, il maestro chiese alla scimmia che tipo diconoscenza stesse cercando. La scimmia allora chiese quali eranodisponibili, e poi li respinse uno dopo laltro. Il maestro allora si infuriò, locolpì tre volte in testa con il suo bastone e se ne andò. Gli altri allievierano costernati, ma la scimmia no, perché conosceva il linguaggio deisegnali segreti e aveva capito che il maestro gli aveva ordinato di andareda lui alle tre di notte. Quando arrivò, il saggio si complimentò con lascimmia per aver insistito per avere una saggezza che andasse oltre ciò chealtri avrebbero accettato, e gli fece una rivelazione così potente che lascimmia raggiunse lilluminazione sul posto.” Insegnamenti: pubblici e segreti. Diedi a B un minuto per continuare, e quando non lo fece gli chiesi sefossi una scimmia che aveva scelto per unistruzione speciale. “È possibile”, rispose, “ma non è questo il motivo per cui le horaccontato la storia.” “Continui.” “Perché il saggio aveva due tipi di insegnamenti, pubblici e segreti?” “Non lo so.” B abbassò il mento sul petto e mi diede uno sguardo ironico dal bassoverso lalto. “Ci rifletta per un po”, mi disse. “Stia al gioco.” “Perché il saggio aveva due tipi di insegnamenti? Direi perché nonsarebbe stato un granché come saggio altrimenti. Gli insegnamentipubblici sono quelli che tutti ascoltano perché sono quelli che possonovenire articolati. Gli insegnamenti segreti sono quelli che non possonovenire espressi perché non esistono.” 28
  29. 29. B annuì pensierosamente. “Una risposta molto buona e molto moderna.La risposta di un cinico.” “Non penso a me stesso come a un cinico.” “Ma è sicuro che non esistano insegnamenti segreti.” “Assolutamente sicuro.” “Gesù non aveva nessuna gemma speciale per i suoi discepoli.” “No.” “E nemmeno Gautama Budda o Maometto per i loro.” “No.” “Potrebbe avere ragione, naturalmente, ma questo mancacompletamente il punto della mia storia.” “Va bene. Perché il saggio aveva due tipi di insegnamenti diversi?” “Uno era un gruppo di insegnamenti facili da comprendere, un altroinvece un gruppo di insegnamenti molto difficili. Il primo gruppo eraquello pubblico, naturalmente, il tipo a cui tutti i novizi erano esposti. Ilsecondo era il tipo segreto, quello che solo studenti eccezionali possonoaspirare a comprendere – o accettare.” “In altre parole...?” “In altre parole: gli insegnamenti segreti non sono quelli che gliinsegnanti si tengono per loro, sono quelli che sono molto difficili daimpartire.” Scossi la testa. Dovevo proprio scuoterla. Non lho mai visto scrittoesplicitamente, ma è implicito in ogni testo che – a parte cose proibite eprobabilmente illusorie come stregoneria o negromanzia – non esistonosegreti rilevanti. Ci sono molte cose che non sappiamo e non sapremo mai,naturalmente, ma tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere è stato rivelato.Se non fosse così, se Mosé, Budda, Gesù o Maometto avessero conservatoqualcosa solo per una ristretta élite, allora le rivelazioni sarebberoincomplete e, quindi, inutili. “Non sono sicuro che questo risponda alla mia domanda originale”,dissi. “Perché mi ha invitato qui?” “Lho invitata qui per la stessa ragione per cui il saggio ha invitato lascimmia. Spero di poterle impartire alcuni degli insegnamenti che nonposso esprimere dal podio.” “Non capisco. Perché non può impartirli dal podio?” La mia domanda sembrò sconfiggerlo. Sospirò, collassò su se stesso esi guardò attorno in una sorta di pantomima di disperazione pedagogica. “Pensavo che sapesse che cosa sta succedendo qui.” 29
  30. 30. “Mi dispiace. Pensavo di saperlo anchio.” “Ogni volta che Gesù parlava a un gruppo, stava parlando a un migliaiodi anni di storia condivisa, visione condivisa e comprensione condivisa. Lepersone che lo ascoltavano erano ebrei, dopotutto. Non parlavano solo lastessa lingua. I loro pensieri erano stati plasmati dalle stesse scritture, lestesse leggende, la stessa visione del mondo. Non doveva insegnare lorochi fosse Dio, chi fosse Abramo o chi fosse Mosé. Non doveva spiegareloro concetti come profeta, diavolo, pentimento, battesimo, scrittura,Sabbath, comandamento, paradiso, inferno o messia. Queste erano tuttenozioni comunemente note nella loro cultura. Ogni volta che parlava loro,sapeva con certezza assoluta che i suoi ascoltatori erano venuti preparatiper capire cosa aveva da dire. “Sì, lo capisco.” “Gesù non doveva gettare le fondamenta ogni volta che teneva undiscorso. Altri avevano fatto il lavoro per lui nel corso di centinaia digenerazioni, letteralmente dal tempo di Abramo. Ma io devo farlo, conogni singolo pubblico a cui mi rivolgo. Mi ha ascoltato a Monaco e qui aRadenau, ma non ha ascoltato cosho da insegnare. Tutto ciò che haascoltato finora erano le fondamenta, e sono lontane dallessere complete.” “Ma prima o poi...” “Sì, prima o poi ci arrivo, e questo è il motivo per cui la gente michiama Blasfemo, Bestia e Anticristo. Ma non arrivo mai alla fine di ciòche ho da dire... Non in pubblico.” “Perché no?” “Perché non cè continuità nei miei ascoltatori tra un pubblico e laltro.Questo significa che, in ogni pubblico, sempre meno persone sono statecon me fin dallinizio e sempre più sono andate perse. Dopo cinque o seilezioni è inutile continuare. La fine è ancora lì, ma non ho speranza diraggiungerla con questo pubblico, e perfino meno speranze di raggiungerlacon il prossimo. Devo tornare indietro e ricominciare da capo, il che è ciòche ho fatto a Monaco.” Poi B annuì verso di me e disse: “E devo aspettare larrivo di qualcunocome lei.” Provai una fitta di paura a quelle parole, la stessa sensazione che provoquando immagino di cadere da un palazzo altissimo. Lo smascheramento. 30
  31. 31. Sorseggiammo il nostro scotch resuscitante. Ascoltammo Piaf e altricantanti della sua epoca, tutti francesi e tedeschi. Inalammo grandi quantitàdi fumo passivo. Dopo alcuni minuti, dissi: “Questo ancora non spiegaperché ha scelto me in particolare.” B aggrottò la fronte e si strofinò langolo dellocchio destro, un gestoche mi sarei presto abituato a vedergli fare. “Questo chiaramente la preoccupa”, disse infine, “e sto cercando dicapire perché.” Aprii la bocca per negarlo, ma lui mi fermò con un cennodella testa. “Non è un bravo bugiardo, sa?” Lo fissai intontito. “Non abbastanza pratica, direi.” “Cosa le fa pensare che stia mentendo?” Scosse la testa di nuovo. “Non lo faccia, Jared, è davvero negato. Omente con convinzione o dice la verità.” “Ha ragione”, confessai. “Non sono un bravo bugiardo e non faccioabbastanza esercizio. Ma cosa lha fatta decidere che stavo mentendo?” “Le domande sempre dello stesso tipo, la sua insistenza che il mioinvito avesse bisogno di essere spiegato. Si sta ovviamente chiedendocome è riuscito a ingannarmi.” Non ero sicuro che avesse ragione a questo riguardo, ma ero troppoconfuso da fumo e alcool per pensare chiaramente. Improvvisamente cera una terza persona seduta al nostro tavolo. Miaccorsi innanzitutto che si trattava di una persona, poi che era una donna,poi che era una donna che avevo già visto. Era la donna di Der Bau, ladonna che aveva tradotto il discorso di B nel linguaggio dei segni, la donnacon la giacca di cuoio e la strana farfalla in mezzo al viso. La donna(realizzai improvvisamente) che aveva esercitato una potente attrazione sudi me dal momento in cui lavevo vista, con le sue ampie spalle atletiche, isuoi vestiti da ranch e i capelli fulvi selvaggi. Stava parlando a B con le sue mani. E lui stava “ascoltando” conattenzione. Improvvisamente un largo sorriso gli attraversò il volto. Miguardò e rise: “Un prete!” “Cosa?”, dissi io. “Lei è un prete?” Guardai la donna e lei mi restituì lo sguardo senza espressione, come sefossi una lucertola o un pesce. B disse: “Ha trovato il suo breviario.” Lo fissai senza capire finché aggiunse: “Nella sua stanza, in hotel.” 31
  32. 32. Anche allora mi ci volle un minuto per capire cosera successo. Mi avevainvitato per una passeggiata attraverso Radenau cosicché la sua assistenteavesse il tempo di trovare il mio hotel, scoprire quale fosse la mia stanzaed entrare. Ero contento che non avesse trovato il mio diario: quelloviaggia con me. Non sapevo cosa dire. Mi sentivo profondamente stupido eincompetente, come un ragazzino che avesse scelto Tiffanys per il suodebutto da taccheggiatore. “È un assassino”, chiese B, “o solo una spia?” La donna rise. Non in maniera sarcastica, mi sembrò, ma con genuinodivertimento. Fui sorpreso quando parlò – che potesse parlare. “Non un assassino”, disse, guardandomi come se fossi un cockerspaniel che qualcuno aveva appena scambiato per un pitbull. “No, sono sicuro che hai ragione”, disse B. “Non un assassino. Cosa,allora?” Era quasi divertente. In quel preciso istante, Piaf cominciò a cantare“Non, Je Ne Regrette Rien” – no, non rimpiango nulla! Non riuscii apensare a nulla da dire. I minuti successivi passarono come in un sogno. Theda venne pagata. Be la donna si alzarono per andarsene e sembrarono sorpresi quando nonseguii il loro esempio. “Passerà la notte qui?”, chiese B. “No.” “Allora venga, le daremo un passaggio fino al suo hotel.” Sentendomi perfino più idiota di prima, viaggiai nel sedile posterioredella Mercedes che avevo visto prima fuori dal teatro. La donna guidò. “Questa è Shirin, a proposito”, mi disse B. Annuii senza parlare. Quindici minuti dopo, accostammo fuori dallhotel. Uscii dal sedileposteriore e li ringraziai per il passaggio. Shirin mi riservò un cenno del capo e un sorriso di commiserazione, poiguidò via. Mi trascinai cupamente nellhotel. Sabato, 18 maggio. La notte avrebbe dovuto essere conclusa a quel punto... 32
  33. 33. Ma non lo fu. Mentre superavo la reception, limpiegato mi fermò per consegnarmi unmessaggio, ermeticamente sigillato in una busta. Qualcuno con piùesperienza avrebbe potuto ficcarsela in tasca e scordarsene, ma io non sonoabituato a ricevere messaggi in hotel. Lo aprii e lessi: Jared, Mi chiami immediatamente appena riceverà questo messaggio, giorno onotte. Immediatamente. Bernard Lufre. Lo appallottolai e lo infilai in tasca. Mentre riprendevo il mio viaggioverso gli ascensori, limpiegato disse: “Era molto insistente, signore.” Mi girai e vidi che era lo stesso che si era offeso per la mia domandasul fax. Forse era un cyborg, instancabile ed efficiente. “Molto insistente, eh?” “Molto insistente, signore.” “Vorrei una bottiglia di whiskey nella mia camera.” Una sottile ruga apparve sulla sua fronte. “Ho paura che il bar sia chiuso, signore.” “Non voglio un bar, voglio un po di whiskey in camera mia. Mezzolitro, o comunque lo imbottigliate qui.” Gli passai cento marchi e me neandai. Avrei chiamato Bernard Lulfre in queste condizioni? Non aveva alcunsenso, ma volevo farmi un drink, andare a dormire e svegliarmi senzaquesto impegno a gravarmi sulla testa, quindi lo chiamai. Padre Lulfrestesso rispose al telefono. “Jared!”, disse. “Devessere notte fonda lì.” “Lo è, sì.” “Che sta succedendo? Mi aggiorni.” “Ho assistito a due delle lezioni di B, e ho...” “Due lezioni di chi?” “B. Non si fa chiamare Atterley qui. È conosciuto come B.” “B come in bambino?” “B come blasfemo.” 33
  34. 34. “Capisco. Ha assistito a due delle sue lezioni, e...” “E ho passato unora parlando con lui.” “Davvero? Come un ammiratore? Un seguace?” “Sì, è possibile”, replicai vago. “E che impressione ne ha avuto?” “È davvero brillante. Completamente sincero.” “Non di lui, di quello che sta insegnando.” Ero troppo stanco per pensarci. “Non saprei, sembra abbastanzainnocuo.” “Innocuo? Non può essere.” Scrollai le spalle attraverso seimila chilometri di cavi telefonici. “Lo ha registrato?” “Non è efficiente. A meno che non parlasse direttamente nel miomicrofono, avrei ottenuto solo rumore di folla.” “Ha almeno preso appunti?” “Meglio”, scattai. “lho trascritto parola per parola, in stenografia. Nonle è arrivato il mio fax?” “Non sono stato nel mio ufficio oggi. È tutto lì?” “Solo la prima lezione. Dovrò scrivere una versione leggibile dellaseconda. Ci vorranno alcune ore.” “Non è qualche esotica stenografia personale, vero?” “No, solo normale scrittura veloce.” “Allora la mia segretaria può leggermela. Me la faxi.” Cominciai a obiettare che il blocco per gli appunti avrebbe dovutoessere fotocopiato prima, dato che non potevo fotocopiarlo direttamente,ma realizzai in fretta che mi stavo comportando in modo infantile.Rassegnandomi allinevitabile, scesi al piano di sotto e feci quello chedovevo. Una bottiglia di Cutty Sark mi stava aspettando in camera quandotornai. Cominciai a bere e a scrivere. Non so cosa stia succedendo, ma so chequesto diario si rivelerà inutile se non lo terrò aggiornato. Ho finito giustoin tempo per chiudere le tende contro il sole che sta sorgendo. Spero diricordarmi di mettere fuori dalla porta il cartello “Disturben Verboten”prima di crollare. Domande pericolose. 34
  35. 35. Il fax in questo hotel fa orario continuato, ma il pranzo è servito solofino alle due, e io riuscii a malapena a sedermi al tavolo. Ora sono le due etre quarti. Immagino di starmi annotando il tempo per procrastinare. Nonvoglio pensare, non voglio scrivere, così mi annoto scrupolosamente lora. Sono le 14:50 e mi chiedo cosa cè di sbagliato in me. Sono le 14:52 e penso che la mia vita sta cadendo a pezzi. Cadendo a pezzi sotto quale forza? Non riesco a capirlo bene. O nonvoglio farlo. Di sicuro per la maggior parte si tratta di B, ma non riesco acapire perché. Sono estremamente riluttante a rileggere le sue lezioni. Ilsuo messaggio è come unombra sulle mie spalle. Posso coglierlo con lacoda dellocchio e mi preoccupa, perché non riesco a vederlo chiaramente.So che potrei girarmi e vederlo meglio ma, come ho detto, sono riluttante afarlo. Ho detto a Padre Lulfre che gli insegnamenti di B sono innocui. Cosaintendevo? Penso che fosse qualcosa del genere: B è innocuo perché stasolo mettendo in discussione i fondamenti stessi del Cristianesimo – pernon parlare del Giudaismo, dellIslam e del Buddismo. Nessun pericolo in questo, vero? Nessun pericolo, Padre Lulfre, perché lei mi ha insegnato che nessunadomanda è pericolosa, per noi. Noi abbiamo tutte le risposte, quindichiedete pure. Possiamo rispondere a tutto. Assolutamente tutto. Per noi, ledomande non sono un pericolo, sono unopportunità. Non è così, Padre Lulfre? Quindi qual è il suo problema, Padre Lulfre? Al telefono le ho detto: “Gli insegnamenti di B sono innocui”, e lei miha risposto: “Non può essere.” Cosa? Cosa significa, Padre Lulfre? Significa che alcune domande sonopericolose, dopotutto? Il bravo soldato Jared. Il fatto che trovi qualcosa in tutto questo che mi disturba... Mi disturba.Non dovrei essere disturbato da nulla di tutto ciò. Voglio dire, sono unbravo soldato, no? Intelligente e acuto ma fondamentalmente un tipo dipersona semplice. Come si chiama il predicatore tormentato ne La LetteraScarlatta? Dimmesdale? Non sono un Arthur Dimmesdale, neanchevagamente. Non sono tormentato da nulla. Volete che spii qualcuno che si 35
  36. 36. dice potrebbe essere lAnticristo? Sicuro, perché no? Dovè il mio bigliettoaereo? Qual è il limite della mia carta di credito? Ehi, è per questo che le grandi menti dei Laurenziani hanno scelto me,non è così? Volevano qualcuno intelligente, controllabile e leale – nonnecessariamente con una grande fede, ma forse con unimmaginazione untantino debole. La cosa divertente, comunque (ed è davvero spassosa), è che, proprioperché sono un così bravo soldato, semplice e lineare, io ascolto il tizioche dovrei spiare. E, avendo ascoltato, dico: “Sì, capisco cosa sta dicendo.Questo è qualcosa di nuovo. Questo è qualcosa davvero nuovo. Questotizio ha ragione. Ha più ragione di chiunque altro abbia mai sentito in vitamia. Qual è il problema?” Poi il tizio mi prende in disparte e dice: Poi il tizio mi fa attraversare mezza città a piedi e dice: Poi il tizio mi offre dello scotch vecchio di sedici anni e dice: “Ci sono alcuni insegnamenti che solo studenti eccezionali possonoaccettare. Spero di impartirne qualcuno a lei.” Forse le grandi menti dei Laurenziani avrebbero dovuto scegliersi unsoldato non così bravo... O magari molto migliore. Ovviamente, non so in che rapporti sono con B a questo punto.Ripensandoci, mi accorgo che ero molto più sconvolto io dalla rivelazionedi Shirin di quanto lo fosse lui. La verità è che stavo solo proiettando.Essendo stato scoperto, avevo dato per scontato che avrebbe reagito inmodo disgustato o deluso. Invece non era nessuna delle due. Era divertito. Va bene, non sono ancora sicuro del rapporto in cui sono con lui, manon credo di essere esattamente nel cestino della spazzatura. Non ne sonouscito sembrando brillante, ma sono abbastanza sicuro di non esseresembrato nemmeno feccia. Domenica, 19 maggio. Radenau: seconda notte. Quando arrivai al Schauspielhaus Wahnfried alle nove, credetti quasi diessere venuto nella notte o nel posto sbagliato, perché i disturbatori eranospariti. Forse questa seconda notte non era nel loro programma, oppurepensavano che una notte in trincea fosse sufficiente. Forse cera carenza di 36
  37. 37. manifestanti da qualche altra parte. Ciononostante, la porta era presidiatadalle vestigia del gruppo di protesta: una donna dallaspetto infuriato chedistribuiva volantini dallaspetto rabbioso. Ne presi uno, ma era in tedesco. La notte precedente le luci erano state accese come per unevacuazionedi emergenza. Stanotte erano affievolite come per una lettura tranquilla. Ilpalco era blandamente illuminato e vuoto, eccetto che per il podiodelloratore. Cerano forse cento persone nella sala. Non volendo esserericonosciuto dal palco, scelsi un posto molto indietro. Era una follatranquilla, paziente, sottomessa. Un pubblico di estranei e per la maggiorparte, pensai, solitari. Dopo alcuni minuti, B salì sul palco, si mise dietro il podio e cominciòa mettere in ordine dei fogli. Per un oratore professionista, questa è unatecnica precisa. Dopo alcuni secondi il pubblico registrò la sua presenza efece silenzio. B cominciò, come immaginavo che avrebbe fatto, dallinizio,riassumendo non solo la precedente lezione ma anche quella che avevapronunciato a Monaco, continuando il processo che aveva descritto a LittleBohemia. A ogni lezione, questo riassunto sarebbe diventato piùcomplesso e, proporzionalmente, meno efficace. Quando fu finalmente pronto per avventurarsi in territorio inesplorato,tacque e si guardò intorno, raccogliendo lattenzione di tutti i presenti, e iotirai fuori la penna.3 Credo che realizzai la mia vera situazione nei quaranta minutisuccessivi, mentre scrivevo, ferocemente concentrato nellascoltare e nelcapire le parole (non puoi davvero ascoltare se non capisci le parole, sitrasforma tutto in un blaterare incomprensibile). Anime pie spessoimmaginano che essere un prete ti ponga automaticamente chilometridavanti alle persone normali per quanto riguarda la saggezza. AscoltandoB, mi resi conto di non essere un centimetro avanti a nessuno. Brancolonel buio. Sono appena allinizio. Per tutto quello che conta, ho ancoradiciannove anni. A un certo punto, la mia mano esitò e mi dissi: “Non miserve scrivere tutto questo, mi basta ascoltare”, ma ero abbastanzadubbioso da continuare. Ora sono contento di averlo fatto, naturalmente. Inquel momento mi sentivo come un uomo al timone di una nave cheaffonda: privo di senso, visto che qualunque nave può trovare da sola lastrada per il fondo delloceano. Dopo mezzora invece mi sentii come un pugile allottavo o nono round3 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 241. 37
  38. 38. – un pugile che stava perdendo. Ero stato colpito ovunque fosse permessocolpirmi, ogni singolo centimetro quadrato. Le frasi mi arrivavano addossocome pugni, e io le leggevo e incassavo come pugni. “Ah, sì, eccone unaltro ai reni. Mi ricordo uno come quello nel terzo round. Ed eccone uno albicipite... Questo non dovrebbe farmi male ma accidenti se lo fa! E ora unoche pensavo mi arrivasse sulla spalla e invece mi ha colpito in pienosullorecchio.” Quando finì, barcollai fuori con tutti gli altri e mi piazzai in mezzo allastrada, assumendo che B avrebbe fatto la sua apparizione in pochi minuti.Questo mi diede del tempo per pensare, ed ecco cosa pensai: Finora ho vissuto in una specie di capsula temporale, o forse in unalaspeciale dellospedale che non è cambiata dagli anni Cinquanta. Era unalain cui i miei genitori e i loro amici sarebbero stati felici. Non sono sicurodi cosa intendo con questo, sto solo procedendo a tentoni. In questala,Glenn Miller è ancora di moda. Non una figura nostalgica, ma come eraquando i miei genitori andavano al college. In questala, i ragazzini hannomatrimoni in pompa magna e passano la luna di miele a cercare di capireche significa essere sposati. In questala, si usa il metodo del calendario esi hanno figli quando fallisce. In questala, non ci sono bambini chenascono già dipendenti dal crack, non ci sono sette, non ci sono terroristi.In questala, se qualcuno avesse sintonizzato la radio su una stazione chetrasmetteva le parole di B, avrebbe sbagliato mentre cercava diraggiungere unaltra stazione, una rilevante per la vita nellospedale. Non credo di aver avuto davvero questi pensieri precisi mentre me nestavo fuori dal teatro. Non sono sicuro che una singola idea coerente mi siapassata per la testa, mi limitavo a stare lì in piedi sentendomi condannato.A un certo punto, senza che me ne accorgessi, qualcuno accese le luci delpadiglione e dellingresso. Forse passarono dieci minuti. Finalmente tornaiin me e mi resi conto che la procedura della notte precedente non sarebbestata ripetuta. B era ancora dentro, e se avessi voluto parlargli avrei dovutoandare a cercarlo lì. Sgattaiolai fino alla debolmente illuminata porta delpalco e la trovai preparata come il rifugio di un fumatore, una bustina difiammiferi a tenerla socchiusa. Entrai e lasciai che la porta si chiudessedietro di me. Molto, molto lontano si udivano delle voci. Non avevano nulla distrano, non suonavano particolarmente tristi o felici, eccitate o calme.Avrebbero potuto appartenere egualmente a delle persone che discutesserodellarredamento di una casa o della fine del mondo. Non cera modo di 38
  39. 39. dirlo, nonostante fossi rimasto lì ad ascoltare per un intero minuto mentre imiei occhi cercavano di trovare uno spiraglio di luce attraverso cui vedere. Il palco ovviamente si sarebbe trovato più o meno davanti a me, oltrecorridoi, camerini, sale daspetto e, infine, le quinte sul palco stesso. Datoche nessun angelo sarebbe venuto a guidarmi cominciai a procedere atentoni e, dopo un paio di minuti, fui ricompensato da una pallida luce allamia sinistra. Era una nuda lampadina pendente dal soffitto sopra il palcovuoto che illuminava debolmente la sala deserta. Nel mondo sotterraneo. Il mormorio di voci era più distante che mai. Lo seguii dietro le quintefino alla ringhiera di una scala a chiocciola di ferro che scendevanelloscurità. Non mi servivano gli occhi: i gradini erano regolari e laringhiera solida. Una volta avevo visto il progetto di un teatro chemostrava un primo piano sotto il palco, poi un secondo, un terzo e unquarto, e mi ricordo di essermi chiesto che cosa avrebbero potutoconservare così in profondità. In breve il klink-klunk dei miei passi fu uditodi sotto, e il mormorio si fermò. Il quarto piano sotterraneo, dove le scalefinivano, era ampio e con un alto soffitto. Alla fine della stanza, sopra piledi scatoloni, tavoli e scaffali, un centinaio di candele illuminava unareache somigliava a un soggiorno ricavato nel bel mezzo di un negozio diantiquariato. B era seduto in una poltrona con i braccioli rivolta verso di me. Misalutò con la mano e mi chiamò. “Non si preoccupi, non ci sono ratti!” Improvvisamente, una dozzina di facce spuntarono dalle cianfrusaglie emi guardarono da dietro antichi mobili danneggiati, tappeti arrotolati,manichini ammuffiti, esempi di tassidermia in putrefazione, enormiguardaroba, pile di libri e riviste e attaccapanni pieni di costumi. B sembròpercepire il mio imbarazzo e rese il mio avvicinamento meno difficilespiegando lassenza di ratti. “La direzione ha cura di approntare una rappresentazione del Re Learalmeno una volta ogni due anni”, disse. Quando ebbe gli occhi di tuttipuntati addosso, proseguì: “Topi, ratti e piccoli cervi sono stati il cibo diTom per sette lunghi anni. Lear, Atto III, Scena 4”... Come se questospiegasse tutto. Gesticolò verso una poltrona alla sua destra, una meravigliosa vecchiaBiedermeier fauteuil con cuscini di velluto verde pallido e scolorito. Lui 39
  40. 40. stesso occupava unancora più bella Regency bergère debano dorato conpiedi scolpiti come artigli e braccioli modellati come teste di leone. Misedetti e mi guardai intorno. Cera uno stravagante ottomano imbottito alla mia destra, e Shirin erarannicchiata su metà di esso, vestita come sempre con jeans, stivali e unamaglietta di seta (stavolta verde scuro anziché nera). Mi stava guardandocon educato interesse, e non ero del tutto sicuro che mi avessericonosciuto. Il resto dellottomano era occupato da una ragazzina dallariaintensa in jeans e maglietta grigia. “Questo è Jared Osborne”, disse B agli altri, che (mi parve) annuironosenza alcun segno di entusiasmo. “Lascerò che tutti si presentino piùtardi.” Si girò verso di me e disse: “Stavamo ancora discutendo delladomanda che è stata sollevata alla fine della lezione di stasera, riguardo ilbisogno di un programma. Come risponderebbe a questa domanda?” “Ho paura di non ricordarla.” “In sostanza, la domanda era: cosa dovremmo fare, ora che sappiamoche i membri della nostra cultura stanno procedendo versolautodistruzione?” “E mi sta chiedendo come risponderei?” “Dovrei premettere”, disse B agli altri, “che Jared Osborne è un pretedella Chiesa Cattolica Romana.” “Non sono qui in quella veste”, gli dissi. B scrollò le spalle. “Sarei portato a credere che un punto di vistarimanga anche quando la veste ufficiale viene messa da parte.” “Sì, infatti, ma sono venuto qui per ascoltare, non per parlare, seposso.” “Ma certo... Proprio prima che arrivasse, avevo detto qualcosa riguardoil salvare il mondo, e Michael qui”, fece un cenno verso un uomo alto,“aveva obiettato che il mondo non ha bisogno di essere salvato, ha solobisogno che lo lasciamo in pace. Stavo spiegando che non avevo usato laparola mondo in un senso biologico, ma piuttosto in sensotradizionalmente biblico e letterario, che non si riferisce alla biosfera chechiamiamo mondo, ma piuttosto alla sfera delle attività materiali umane.Questo è il mondo a cui si riferiva Wordsworth quando scrisse: Il mondo ètroppo per noi. Questo è il mondo che Byron intendeva quando scrisse:Non ho amato il mondo, né il mondo ha amato me. Questo è il mondo acui si riferiva Giovanni quando scrisse: Chiunque ami il mondo è estraneoallamore del Signore. Non è daccordo, Padre Osborne?” 40
  41. 41. “Sì. Giovanni non si riferiva certo alla biosfera.” “Ciò che ho detto è: se il mondo verrà salvato, lo sarà da persone conmenti cambiate, persone con una nuova visione. Non verrà salvato dapersone con vecchie menti e nuovi programmi. Non verrà salvato dapersone con vecchie visioni e nuovi programmi.” Tutti nella stanza sembrarono guardarmi e aspettare la mia risposta.Non riuscivo a immaginare perché, ma non cera modo di sbagliarsi. Dissi:“Non sono sicuro di capire la differenza tra un programma e una visione.” “Riciclare è un programma”, disse B. “Sostenere legislazioniambientaliste è un programma. Non serve avere una nuova visione delmondo per praticare queste attività.” “Sta dicendo che programmi del genere sono una perdita di tempo?” “Niente affatto, per quanto tendano a dare alla gente un falso senso diprogresso e speranza. I programmi sono avviati per contrapporsi e/osconfiggere una visione.” “Mi dia un esempio di cosa intende per visione.” “La visione della nostra cultura, per esempio, sostiene lisolamento.Sostiene una casa diversa per ogni famiglia. Sostiene serrature alle porte.Sostiene vigorosamente rimanere isolati dietro le proprie porte e vedere ilmondo elettronicamente. Stando così le cose, nessun programma ènecessario per spingere le persone a starsene in casa a guardare latelevisione. Invece serve un programma per spingerli a spegnere latelevisione e uscire di casa. Per quello sì che hai bisogno di unprogramma.” “Capisco... Credo.” “Lisolamento è sostenuto da una visione, quindi si prende cura di sestesso. Ma gli edifici comunitari non lo sono, quindi devono esseresupportati da un programma. I programmi inevitabilmente sicontrappongono a una visione, e quindi devono essere imposti allepersone... Devono essere venduti alle persone. Per esempio, se vuoi che lepersone vivano semplicemente, riducano i consumi, riutilizzino e riciclino,devi creare programmi che incoraggino tali comportamenti. Ma se vuoiche consumino e sprechino molto, non hai bisogno di creare programmi diincoraggiamento, perché questi comportamenti sono supportati dalla nostravisione.” “Sì, capisco.” “La visione è un fiume. I programmi sono dei bastoncini conficcati nelletto del fiume per cercare di impedirne il flusso. Quello che sto dicendo è 41
  42. 42. che il mondo non verrà salvato da persone con dei programmi. Se verràsalvato, lo sarà perché le persone che lo abitano avranno una nuovavisione.” “In altre parole, persone con una nuova visione avranno nuoviprogrammi.” “No, non è questo che intendevo. Ripeto: a una visione non servonoprogrammi. Una visione è un fiume. La Rivoluzione Industriale era unfiume. Non aveva bisogno di programmi che la facessero partire o che latenessero in movimento.” “Ma non è sempre stata un fiume.” “Esatto. Non lo era nel secondo secolo, o nellottavo, o nel tredicesimo.Non cera segno di quel fiume in quei secoli. Ma, uno dopo laltro,minuscole sorgenti comparvero e cominciarono a unirsi, decennio dopodecennio. Nel quindicesimo secolo, era un filo dacqua. Nel sedicesimodivenne un rivolo. Nel diciassettesimo diventò un ruscello. Neldiciottesimo, un torrente. Nel diciannovesimo, divenne un fiume. Nelventesimo, diventò un fiume in piena che travolse il mondo. E durantetutto questo tempo, non un solo programma fu necessario per farlaprogredire. È stata generata, sostenuta e ingigantita interamente da unavisione.” “Capisco.” “È un sintomo del nostro collasso culturale il fatto che sostenere lanostra visione ora venga visto come un atto perverso, e ostacolarla vengainvece considerato nobile. Ad esempio, i bambini a scuola non vengonomai incoraggiati a volere le ricompense materiali del successo. Il successodovrebbe essere fine a se stesso, non dovrebbe essere inseguito perottenere un qualche beneficio materiale. Gli uomini daffari possono venireproposti come modelli di comportamento per la loro creatività e i lorocontributi alla società, ma nessuno li proporrebbe mai come modelli dicomportamento perché hanno case lussuose, automobili esotiche eservitori che si occupano di ogni loro bisogno. Nel mondo dei libriscolastici dei nostri figli, una persona ammirevole non farebbe mai nullasolo per soldi.” “Sì, immagino che sia vero.” “I membri della nostra cultura sono bravissimi morditori di proiettili.Per coloro che hanno poca familiarità con questo modo di dire, mordere ilproiettile in teoria dovrebbe aiutare a tollerare il dolore. Uno prima cercadi evitare il dolore, ma se il dolore deve proprio essere sopportato, allora si 42

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