Daniel Quinn - The Story of B (libro in italiano)
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Al sito http://NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com potete trovare gli altri libri di Quinn e quasi 100 FAQ sulle sue idee.

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    Daniel Quinn - The Story of B (libro in italiano) Daniel Quinn - The Story of B (libro in italiano) Document Transcript

    • Daniel Quinn The Story of B Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (nrt_ita@libero.it). Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com Per Goody Cable e ovviamente per Rennie, sempre Quando uno non vede ciò che non vede, non vede nemmeno che è cieco. Paul Veyne. Parte Uno Venerdì, 10 maggio. Un diario. Oggi sono sgattaiolato in uno spaccio e ho comprato un quaderno –questo quaderno in cui sto scrivendo proprio ora. Chiaramente unmomento pregnante. Non ho mai tenuto (né sono mai stato tentato di tenere) un diario dialcun tipo, e non sono nemmeno sicuro che continuerò a tenere questo, maho pensato che avrei fatto meglio a provare. Trovo che sia una faccendabizzarra perché, nonostante in teoria io stia scrivendo solo per me stesso,mi sento fortemente spinto a spiegare chi sono e che cosa sto facendo qui.Mi fa sospettare che tutti coloro che tengono un diario stiano in realtàscrivendo non per se stessi, ma per i posteri. Mi domando se ci sia un bambino nel mondo che non abbia, a qualche 1
    • punto del proprio percorso di risveglio della coscienza, aggiunto nelproprio indirizzo “Il mondo” e “LUniverso”. Avendolo già fatto (quasi tredecadi fa), comincio questo diario scrivendo: Sono Jared Osborne, un prete, assistente pastore, parroco della Chiesadi St. Edward, appartenente allOrdine di St. Lawrence, Chiesa CattolicaRomana. E, avendo scritto ciò, mi sento obbligato ad aggiungere: non sonoun granché come prete. (Wow, questa faccenda del diario è roba forte!Queste sono parole che non ho mai osato nemmeno sussurrare, neanche ame stesso!) Senza esaminare la logica di questo troppo approfonditamente,posso dire che è proprio perché non sono un granché come prete che sentoil bisogno di cominciare questo diario a questo punto della mia vita. Questo è perfetto. È esattamente il punto da cui devo cominciare. Primache parli di qualunque altra cosa, devo mettere chiaro e tondo nero subianco chi sono e come sono arrivato qui, benché, grazie a Dio, non debbaandare indietro fino alla mia infanzia o cose del genere. Devo solo andareindietro abbastanza da capire come sono finito coinvolto in una delle storiepiù bizzarre dellepoca moderna. Poster di reclutamento: perché sono un Laurenziano. Per lungo tempo, noi Laurenziani siamo stati definiti dalle nostredifferenze dai Gesuiti. Alcuni storici dicono che non siamo altrettantomalvagi, altri sostengono che siamo ancora peggiori, e altri ancora diconoche lunica differenza tra noi e loro è che loro hanno un istinto migliore perle pubbliche relazioni. Entrambi gli ordini vennero fondati più o menonello stesso periodo per combattere la Riforma, e quando quella battagliafu persa (o almeno finita), entrambi si ridefinirono come educatori délite.E da dove vengono i piccoli Gesuiti e Laurenziani? Le reclute gesuitevengono dalle scuole gesuite, e quelle laurenziane dalle scuolelaurenziane. Io sono arrivato ai Laurenziani dallUniversità di St. Jerome, il cuoreintellettuale dellordine negli Stati Uniti. Questo potrebbe spiegare perchésono diventato un Laurenziano, ma ovviamente non spiega perché sonodiventato un prete. Tutto ciò che posso dire al riguardo è che lemotivazioni che diedi a me stesso quando avevo ventanni ora non misembrano più tanto buone. La cosa importante da notare, qui, è che ero considerato una verapromessa quando ancora dovevo laurearmi. Ci si aspettava che divenissi 2
    • un altro gioiello nella corona... Ma, arrivato al dottorato, si era ormaicapito che ero tutto fumo e niente arrosto. Fui una grossa delusione pertutti, soprattutto per me stesso, ovviamente. I miei superiori furono il piùgentili possibile al riguardo. Non sarei mai stato invitato a unirmi allafacoltà della St. Jerome o a nessunaltra delle università dellOrdine, ma sioffrirono di trovarmi un posto in una delle loro scuole preparatorie. O, senon mi importava di venire umiliato fino a quel punto, di farmi lavorare inuna diocesi, nelle trincee parrocchiali. Scelsi questultima opzione, il che ècome sono arrivato alla Chiesa di St. Edward. Ho detto di non essere un granché come prete. Immagino che sia comese un cavallo da lavoro dicesse di non essere un granché come cavalloperché ci si aspettava che diventasse un cavallo da corsa ma non ci èriuscito. La cruda verità è che non cè bisogno di essere un granché perdiventare un parroco. Questa osservazione non è poi cinica quanto sembra:dopotutto il prete è solo un mediatore della Grazia, non una fonte. Certo,devi avere un temperamento equilibrato, paziente e tollerante delledebolezze umane (il che dice molto), ma nessuno si aspetta che tu sia unSan Paolo o un San Francesco, e un sacramento che ti viene impartito dallemani di un completo balordo è efficace proprio quanto uno che ti arrivadalle mani di un modello di virtù. Per come stanno le cose oggi, seiconsiderato un maledetto tesoro nazionale se non sei un pedofilo o unalcolizzato. Padre Lulfre. Sei giorni fa, mi è arrivato un messaggio dalla segretaria del presideche mi chiedeva se potessi essere così gentile da presentarmi il mercoledìsuccessivo (laltroieri) nellufficio di Padre Bernard Lulfre alle tre delpomeriggio. Be, ora, questo era interessante. Caro Diario, sono abbastanza sicuro che tu non sappia chi è questoBernard Lulfre, quindi devo illuminarti. In una parola, Pierre Teilhard deChardin era la superstar dei Gesuiti, e Bernard Lulfre è la nostra. Teilhardde Chardin era un geologo e paleontologo, e Bernard Lulfre è unarcheologo e uno psichiatra. La differenza è che Teilhard de Chardin èfamoso in tutto il mondo, mentre Bernard Lulfre è conosciuto da circadieci persone (con nomi come Karl Popper, Marshall McLuhan, RolandBarthes, Noam Chomsky e Jacques Derrida). Non importa. Per quelli cherespirano laria rarefatta della cima del mondo accademico, Bernard Lulfre 3
    • è un peso massimo. Quando studiavo alla St. Jerome, avevo scritto una tesi proponendoche, per quanto la credenza in una vita dopo la morte possa aver causato lanascita della pratica di seppellire i morti con le proprie cose, è altrettantoplausibile che questa pratica abbia causato la credenza in una vita dopo lamorte. Listruttore passò la tesi a Bernard Lulfre, pensando che avrebbepotuto venire pubblicata in una delle riviste a cui era associato. Non lo fu,ma questo mi portò allattenzione del granduomo, e per una stagione vennipresentato come una giovane promessa alle feste di facoltà. Quandocominciai il noviziato, un anno dopo, alcuni pensarono che fossi una sortadi protetto, un equivoco che io stupidamente non scoraggiai affatto. PadreLulfre potrebbe aver seguito i miei progressi negli anni che seguirono, mase è così lha fatto da grande distanza, e quando la mia carriera accademicacominciò a vacillare, la sua distanza venne interpretata (conimmaginazione altrettanto grande) come una rinuncia. Nei cinque anni che hanno seguito la mia ordinazione, fino a quelmessaggio dal preside, non ho avuto alcuna notizia da Lulfre (né mi eroaspettato di averne). Naturalmente ero curioso, ma non stavo esattamentetrattenendo il fiato. Non stava per chiedermi di andare al ballo con lui inuna carrozza. Probabilmente voleva chiedermi un piccolo favore diqualche tipo. Forse qualcuno alla St. Jerome voleva sapere qualcosa diqualcuno alla St. Edward, e ha detto: “Ehi, perché non chiediamo a PadreLulfre di contattare quel giovane Padre Osborne che lavora lì?”. Nessunoavrebbe esitato a chiedermi di effettuare un po di spionaggio per lOrdine,se fosse stato necessario. Abbiamo avuto il nostro servizio segreto privatoper secoli e lo consideriamo non meno valido dellMI16 o della CIA.(Siamo piuttosto orgogliosi dei nostri intrighi... In un modo moltotranquillo, ovviamente. Durante le ultime decadi del regno di Elisabetta,per esempio, il nostro “College Inglese” a Rheims infiltrò vari preti-spia inInghilterra per tenere vivo lo spirito di insurrezione tra i cattolici inglesi. Ilnostro colpo meglio riuscito risale al 1773, quando Papa Clemente XIV sistava facendo degli scrupoli riguardo il distruggere i nostri vecchi amiciGesuiti. Fu uno di noi a mostrargli come gestire la sua tenera coscienza esvolgere il lavoro.) LOrdine è la nostra madrepatria, dopotutto, e vienedato per scontato che perfino in esilio non permetterei mai a qualchemeschina preoccupazione parrocchiale o diocesana di superare la mialealtà verso di esso. Daltro canto, se si fosse trattato di qualcosa di cosìsemplice, allora una telefonata sarebbe stata sufficiente. Più ragionavo 4
    • sulla questione, più diventava intrigante. Nellufficio di Padre Lulfre. Nulla era cambiato nellufficio di Padre Lulfre rispetto a quando lavevovisitato lultima volta, dieci anni prima: era nello stesso angolo dello stessopiano dello stesso edificio. Neanche Padre Lulfre era cambiato: ancora altoun metro e ottanta, ampio come una porta, con una massiccia testa chesembrava rozzamente intagliata nel legno e avrebbe potuto appartenere aun camionista o a uno stivatore. Gli uomini come lui in qualche modo noncambiano un granché fino ai settanta od ottantanni, per poi appassire nelgiro di una notte. Sono stato attorno ad abbastanza uomini brillanti da sapere che sonoraramente brillanti di persona, e Padre Lulfre non fa eccezione. Mi salutòcon calore poco convincente, chiacchierò con fare imbarazzato del più edel meno per un po, e sembrava deciso a girare intorno alla questione perore. Sfortunatamente, io non ero dellumore adatto, e dopo cinque minutiscese un silenzio micidiale tra noi. Con laria di uno che si prepara a un compito ingrato, disse: “Voglio chetu sappia, Jared, che ci sono molti uomini nellOrdine che sanno che sei ingrado di fare più di quello che ti è stato chiesto.” Be, caspita, avrei voluto dire, ma mi trattenni. Mormorai qualcosa suquanto mi sentivo onorato, ma immagino di non essere riuscito a tenere deltutto lironia fuori dalla mia voce. Padre Lulfre sospirò, evidentemente capendo che il compito sarebbestato più ingrato del previsto. Decisi di aiutarlo e gli dissi: “Se ha unincarico diverso da propormi, Padre, non deve di certo essere timido. Haun uomo con le orecchie ben aperte qui.” “Grazie, Jared, lo apprezzo”, rispose, ma sembrava ancora riluttante acontinuare. Alla fine disse, in modo piuttosto rigido, come se si aspettassedi non venire creduto: “Ti ricorderai dello speciale mandato del nostroordine.” Per un momento mi limitai a fissarlo senza espressione. Poinaturalmente mi ricordai. Il mandato riguardo lAnticristo. Il “Mandato Speciale”. 5
    • Studiando la storia dei Laurenziani, ogni novizio impara che lo statutooriginale del nostro Ordine include un mandato speciale riguardolAnticristo, spronandoci a essere costantemente vigili. Noi dobbiamosapere prima di chiunque altro se lAnticristo è tra noi e, se possibile,dobbiamo distruggerlo. Nellepoca in cui il mandato fu scritto, naturalmente, veniva dato perscontato che lidentità dellAnticristo fosse una questione chiusa: si trattavadi Lutero e della sua compagnia infernale. Mentre questa conclusionediveniva sempre meno sicura, i Laurenziani cominciarono a discutere tradi loro riguardo le modalità con cui il mandato doveva essere svolto. Sedovevamo essere vigili, per che cosa dovevamo esserlo? Per la metà deldiciassettesimo secolo, chiunque in Europa aveva sentito così tantepersone accusate di essere lAnticristo da essere esasperato dallinterafaccenda, e le speculazioni sulla sua identità divennero ciò che sono ancoraoggi: roba per fanatici religiosi... Eccetto che tra i Laurenziani, chesilenziosamente svilupparono una propria peculiare (e non sanzionata)teologia dellAnticristo. LAnticristo ci è noto da una profezia di Giovanni, che scrisse nella suaprima lettera: “Bambini, è lora finale. Vi è stato detto che lAnticristo staarrivando, e ora non uno ma una moltitudine di Anticristi sono comparsi,cosicché non cè più dubbio che lora finale sia giunta.” Quando questorafinale non arrivò durante la vita dei contemporanei di Giovanni, i cristianidi ogni generazione successiva cercarono segni dellAnticristo nellapropria epoca. Allinizio guardarono a persecutori della Chiesa,principalmente Nerone, che ci si aspettava sarebbe tornato dai morti percontinuare la sua guerra contro Cristo. Quando la persecuzione romanafinì, lAnticristo degenerò in una sorta di mostro da fiaba popolare, unenorme uomo nero con occhi iniettati di sangue, zanne di ferro e orecchiedasino. Mentre il Medioevo terminava e sempre più persone divenivano semprepiù disgustate dalla corruzione della Chiesa, il papato stesso cominciò avenire identificato con lAnticristo. Alla fine, papi e riformisti passaronoun secolo etichettandosi a vicenda con questo titolo. Quando i Laurenziani,con il loro mandato speciale, cominciarono a riconsiderare la faccenda neisecoli che seguirono, tornarono indietro fino ai fondamenti e presero notadel fatto che le profezie raramente sono predizioni letterali di eventi futuri.Spesso non sono nemmeno riconosciute come profezie finché non siverificano. Numerosi esempi di questo avvengono nel Nuovo Testamento, 6
    • dove eventi nella vita di Gesù sono descritti come la realizzazione diantiche profezie che non erano state necessariamente considerate profezieda coloro che le avevano pronunciate. I teologi Laurenziani ragionarono in questo modo: se le profezieriguardo Cristo hanno dovuto attendere di venire realizzate per esserecomprese, perché non potrebbe essere lo stesso con le profeziesullAnticristo? In altre parole, non possiamo sapere di cosa Giovannistesse parlando finché non si verificherà davvero, quindi lAnticristo saràsicuramente differente da qualunque cosa immaginiamo che possa essere. Se qualcuno vi dice che Saddam Hussein è lAnticristo (ed è stato ineffetti nominato per questo onore), avete assolutamente ragione a ridere.LAnticristo non sarà una sorta di Hitler o Stalin peggiorato, perchésarebbe la stessa cosa portata a un livello più alto: sessanta milioni di mortianziché sei milioni. Se decidete di essere vigili verso lAnticristo e nonsolo verso un cattivo ordinario, dovete attendervi qualcosa appartenente aun ordine di pericolosità completamente diverso. E qui è dove le cose sono arrivate oggigiorno, alla fine del secondomillennio. Ma non esattamente. Questa è solo la versione ufficiale, elimpressione che si riceve durante il noviziato tra i Laurenziani è che lafaccenda dellAnticristo sia morta e sepolta, e che lo sia stata per quasi duesecoli. Quello che avevo appena saputo da Padre Lulfre era chequestimpressione era falsa, incoraggiata come parte di una precisa politicaverso i novizi, principalmente per scoraggiare chiacchiere che avrebberopotuto diventare una storia imbarazzante per la stampa sensazionalista. Lapolitica funziona. Tra i ranghi inferiori dellOrdine, largomentodellAnticristo non viene quasi mai fuori. Ai livelli più alti, comunque,viene ancora mantenuta una discreta sorveglianza. Molto raramente, forseuna volta ogni cinquantanni, spunta un individuo preoccupante, equalcuno dellOrdine viene mandato a dare unocchiata. Qualcuno come me. Qualcuno esattamente come me. Il candidato. Il candidato era un certo Charles Atterley, un americano quarantenne,una sorta di predicatore itinerante che aveva girato gli stati centrali europeiper un decennio, raccogliendo un seguito piuttosto ampio madisorganizzato che sembrava ignorare ogni differenza demografica. 7
    • Includeva giovani, vecchi e chiunque nel mezzo, entrambi i sessi innumero più o meno uguale, cristiani ed ebrei, chierici di una dozzina direligioni diverse (inclusa la Chiesa Cattolica Romana), atei, umanisti,rabbini, buddisti, ambientalisti radicali, capitalisti e socialisti, avvocati edanarchici, liberali e conservatori. Gli unici gruppi notevolmentesottorappresentati erano gli skinheads, i fanatici religiosi e i marxistiimpenitenti. Il messaggio di Atterley sembrava difficile da riassumere ed eratipicamente definito “sconvolgente” da chi ne rimaneva favorevolmenteimpressionato, e “incomprensibile” da chi non lo era. Dissi a Padre Lulfreche non capivo cosa lo rendesse pericoloso. “A renderlo pericoloso”, disse, “è il fatto che nessuno riesce acatalogare lui o il suo prodotto. Non sta vendendo meditazione, osatanismo, o venerazione di una dea, o guarigioni miracolose, ospiritualismo, o Umbanda, o parlare in lingue sconosciute o qualunquealtra stupidaggine New Age. Apparentemente, non sta proprio vendendonulla, e questo è inquietante. Sai sempre dove un uomo vuole arrivarequando sta accumulando milioni. Atterley non è un altro esempio di unmodello già familiare, come David Koresh, il Reverendo Moon, MadameBlavatsky o Uri Geller. In effetti, il modo in cui si presenta e il suo stile divita ricordano più Gesù di Nazareth che chiunque altro, e anche questo èinquietante.” “Capisco che sia inquietante”, dissi. “Ma non pericoloso.” “La gente sta ascoltando, Jared... Forse qualcosa di decisamente nuovo.Questo lo rende pericoloso.” Questo lo capivo. Chiunque pensi che la Chiesa sia aperta a nuove idee, vive nel mondodei sogni. Lincarico. Atterley al momento si trovava a Salisburgo, disse Padre Lulfre. Ioavrei dovuto andare lì, ascoltare, osservare e fare rapporto. Quando chiesichi sarebbe stato il mio contatto europeo, mi venne risposto che non ce nesarebbe stato nessuno. Non avrei dovuto contattare nessuno dellOrdine innessuna circostanza. Avrei viaggiato sotto mio nome, senza tenere segretoil fatto che ero un prete ma neanche gridandolo ai quattro venti. Avreiindossato vestiti civili, come se fossi stato in vacanza. 8
    • “Perché non se ne occupa qualcuno in Europa di questa faccenda?”chiesi. “Perché Atterley è americano.” “Ma si sta rivolgendo agli europei.” “Non essere sciocco, Jared. LEuropa è soltanto una prova. Per quantogli Stati Uniti abbiano perso parecchio del proprio smalto negli scorsidecenni, sono comunque ancora loro a decidere cosa va di moda. Nienteprenderà davvero piede da nessuna parte finché non lo farà qui. Atterley losa, se è brillante solo la metà di quanto la gente pensa che sia, e quandosarà pronto per noi verrà qui, puoi esserne certo. E questo è il motivo percui andrai in Europa: vogliamo essere pronti per lui prima che lui siapronto per noi.” “Sembra che lei prenda questa faccenda molto sul serio.” Padre Lulfre scrollò le spalle. “Se non la prendessimo sul serio, tantovarrebbe non occuparcene proprio.” Dopo aver discusso di alcune questioni pratiche, come agenzie diviaggi e carte di credito, mi alzai per andarmene, ma in mente avevo unapesante domanda che mi fece trascinare i piedi. Arrivato alla porta,finalmente la lasciai uscire. “E che succede dopo? A me, intendo.” Ci rifletté per un minuto, poi mi chiese cosa io avrei voluto chesuccedesse. “Non lo so”, dissi. “Se pensa che sia sprecato alla St. Edward, alloraqual è il piano? Stava pensando di rimandarmi indietro e sprecarmi unaltro po?” “Hai ragione a farmi questa domanda”, disse, come se non lo sapessigià, “Non cè nessun piano del genere, ma credo che sia ovvio senzabisogno di dirlo che questo segnerà linizio di qualcosa di nuovo per te.” “Preferirei sentirlo dire chiaramente lo stesso, Padre Lulfre.” “Lo hai già sentito da me, Jared. Non basta?” Non mi sarebbe dispiaciuto sentirlo dire anche da qualcun altro, ma luinon si offrì di renderlo possibile e io non volli essere pedante al riguardo,così gli dissi che certo, bastava. La fine dellinizio. Tutto questo è avvenuto laltroieri. Ieri e oggi li ho passati cancellandoappuntamenti, distribuendo i miei compiti alla parrocchia, sistemando 9
    • questioni di viaggio e aggiornando questo diario. Ho qualcosaltro in menteche dovrebbe andare qui (forse parecchio), ma non so esattamente di che sitratta e non avrò il tempo di capirlo finché non sarò sullaereo che mi faràattraversare lAtlantico. Martedì, 14 maggio. Salisburgo. Se foste una spia professionista in un libro di Len Deighton o John LeCarré e veniste mandati a dare unocchiata a un uomo a Salisburgo, moltoprobabilmente lo trovereste a Salisburgo. La vita reale è meno affidabile.Charles Atterley non è a Salisburgo. Da quello che ho potuto scoprire indue giorni, non è mai stato qui e non ci si aspetta che arrivi. In effetti,nessuno lo ha mai sentito nominare. Salisburgo, comunque, è molto graziosa e piena di fascino del vecchiomondo, e i locali continuano a ripetermi: “Il suo amico probabilmente lasta aspettando a Monaco.” Lo fanno suonare come se Monaco sia pienazeppa di amici americani che sono stati dirottati lì per sbaglio daSalisburgo, e uno di loro debba essere il mio. Tanto vale che vada a dare unocchiata. Giovedì, 16 maggio. Monaco. Non ho trovato traccia di Atterley qui, e comincio a sentirmi piuttostostupido. Non sono venuto in Europa preparato a giocare al detective, e nonho indizi né contatti da nessuna parte. Sono però riuscito a trovare una bibliotecaria amichevole con uncomputer che ha dedicato una mezzora al problema, ma non puoi arrivaremolto lontano quando non hai nulla da cui partire. Che puoi fare dopo avercontrollato tutti i giornali in archivio fino a risalire al Putsch di Monaco?Chiedi al concierge, immagino. Il concierge sa tutto. Ma che fai dopo cheil concierge ti restituisce unocchiata vacua? Immagino che dovrei chiamare e conferire con Padre Lulfre, ma non è 10
    • unidea che mi piaccia. Fino a ora mi sono comportato in modo piuttosto compulsivo (anche seforse non è la parola che sto cercando). Ho agito come se avessi potutotrovare Charles Atterley tramite pura e semplice determinazione. Questatattica di sicuro non ha funzionato, e provarla mi ha fatto sentire inetto edridicolo. Questi che seguono sono fatti: non mi è stata data una scadenza,nessuna particolare urgenza connessa alla mia missione, e non ho idea dicosa fare. Ergo (ergo!) tanto vale che mi rilassi e segua la corrente per unpo. Adieu. Un invito. Uscii a farmi una passeggiata. Non sono, in realtà, un viaggiatore avventuroso. Come ho detto, uscii afarmi una passeggiata nelle vicinanze del mio hotel e guardai le vetrine deinegozi. Mi fermai qua e là per studiare un menu nella finestra di unristorante, come se sapessi cosa significassero quelle scritte. Così passòunora, come un vagabondo spensierato. Tornai allhotel e gironzolaiintorno alla reception nellassurda speranza che qualcuno mi dicesse cheera arrivato un messaggio durante la mia assenza. Alla fine, scoraggiato,mi diressi al bar, mi sedetti a un tavolo e ordinai una birra. Dopo alcuniminuti, il barista mi portò una ciotola di noccioline salate e disse che ilgentiluomo al bancone si stava chiedendo se fossi americano e, in quelcaso, se mi avesse dato fastidio che si unisse a me. Il gentiluomo al bancone era un esile sessantenne con gli occhi vivaci,europeo, a giudicare dal suo datato ma rispettabile completo. Mi chiesiperché avrebbe voluto unirsi a me se fossi stato un americano ma,presumibilmente, non in caso contrario, ma gli feci un cenno e un sorriso elui portò il suo bicchiere al mio tavolo, presentandosi con teutonicaformalità, e si sedette. Ero pronto per un po di comprensione e di suggerimenti, e HerrReichmann non dovette strapparmi le unghie per farmi parlare della miaricerca di un individuo chiamato Charles Atterley (benché, ovviamente,non una sillaba della parola Anticristo mi attraversò le labbra). Avevo giàinventato una fragile ma apparentemente efficace storia per spiegarequesto mio interesse: sono uno scrittore freelance che sta facendo ricerche 11
    • su di un uomo che pare stia guidando un nuovo movimento religioso. “Una nuova religione?”, indagò Herr Reichmann con divertitaincredulità. “Sa, noi europei non siamo creduloni come voi americani, coni vostri angeli e cristalli magici.” “Esatto”, replicai. “Ecco perché Atterley è così significativo.” Continuammo a chiacchierare educatamente del più e del meno perqualche minuto, poi Reichmann tacque e fissò con aria pensierosa unlontano angolo della stanza. “Posso metterla in contatto con qualcunomolto più significativo di questo Atterley”, disse, “ed è possibile che unmembro della sua cerchia potrà consigliarla.” “Gliene sarei davvero molto grato”, gli dissi con sincerità. Scrisse un nome su un sottobicchiere e me lo passò dicendo: “Der Bau,alle nove di stasera. Il concierge potrà darvi indicazioni.” Si alzò e cominciò ad allontanarsi, poi improvvisamente si voltò e feceun inchino. “Si faccia disegnare una mappa”, disse. Alcuni minuti dopo porsi obbedientemente il sottobicchiere alconcierge e gli chiesi indicazioni e una mappa. Lui considerò la mappa nonnecessaria, ma ne disegnò una controvoglia quando insistetti. Gli chiesicosa fosse un Bau. “Un Bau è un tunnel”, rispose. Poi, dopo averci riflettuto un attimo:“No, mi sono sbagliato. Un Bau è come... Come un nascondigliosotterraneo.” “Una catacomba?” “No, il nascondiglio di un animale.” “Una tana?” “Ecco, sì. Una tana.” Nella tana. Non posso immaginare che un posto come Der Bau esista in nessunaparte del Nuovo Mondo, benché possano esserci posti creati appositamenteper assomigliargli. Quando venne costruito, non lontano dal Karlstor, nel1330, era la cantina del palazzo di un nobile. Il livello delle strade intornoal palazzo salì gradualmente nei secoli seguenti, trasformando il pianoterra in una cantina e la cantina in un sotterraneo. Durante la SecondaGuerra Mondiale, il sotterraneo ospitò le cose di valore di chiese e museivicini. In seguito il palazzo andò in rovina fino al 1958, quando fu raso al 12
    • suolo e rimpiazzato da una struttura commerciale. Il sotterraneo vennepreservato come Der Bau, un locale di cabaret di tipo classico, ossia unlaboratorio alcolico di esperimenti artistici e intellettuali, piuttosto che unluogo di intrattenimento popolare. Era accessibile dallatrio del nuovoedificio attraverso una serpeggiante scalinata che sembrava scendere nelleviscere della Terra. Allentrata, una piacevole giovane donna cercò di persuadermi che eroarrivato nel posto sbagliato e che mi sarei divertito molto di più daqualunque altra parte a Monaco. Insistetti che sapevo dove mi trovavo edero stato specificamente invitato allevento di quella sera. Il nomeReichmann la lasciò impassibile, ma quando vide che non mi sarei fattodissuadere mi accompagnò allegramente allinterno. La stanza era, naturalmente, scura come il fondo di un abisso, mafortunatamente senza i soliti tavoli bohémien con candelabri accesi. Ilsoffitto, sorprendentemente alto cinque o sei metri, brulicava di luci almomento quasi spente ma capaci di produrre lilluminazione di unmezzogiorno. Le dimensioni della stanza erano difficili da giudicare, datoche i suoi confini scomparivano nella penombra, ma non doveva essere piùampia di trenta metri quadrati. Un palco basso e rotondo girava lentamente al centro della stanza sottoun padiglione fisso formato da schermi televisivi. Al centro del palco sitrovava un incrocio tra un pulpito e una tastiera di computer. Mi feci stradaverso il palco finché non trovai un posto libero a un tavolo non molto piùgrande del mio blocco per gli appunti. Uno dei segreti del mio passatosuccesso come studente era labilità di ascoltare una lezione mentre lascrivevo parola per parola in stenografia. Avevo perfezionato questo truccoal punto da riuscire a eseguirlo al buio (come avrei dovuto fare stanotte) esenza nemmeno doverci pensare. Dopo aver ultimato i preparativi,comunque, mi chiesi se non stessi facendo una fatica inutile. HerrReichmann non aveva lasciato in alcun modo supporre che la lezione distanotte sarebbe stata in inglese. E, in effetti, perché avrebbe dovuto? Miguardai intorno per cercare qualcuno a cui chiederlo, ma decisirapidamente che preferivo non rivelare di essere tanto stupido da assisterea un discorso in una lingua sconosciuta. Non conoscevo nemmeno il nomedelloratore, santo Dio. Questi pensieri irritanti si interruppero quando le luci sotto il padiglionesi intensificarono, segnalando larrivo delluomo in questione. Larrivo diun uomo e di una donna, per la precisione. Salirono sul palco e luomo 13
    • prese posto dietro il pulpito e si dedicò alla tastiera. Mentre lavorava consilenziosa concentrazione, ignorando il pubblico, mi ricordò un grandeuccello da preda, con il suo vestito nero, occhi penetranti e naso aquilino.Mi ricordò anche un gargoyle, con i suoi ampi zigomi e la bocca larga, eun gangster parigino che avevo incontrato una volta a una festa e checitava Augustine e Schopenhauer e portava sul volto i segni di un passatoterribile. Pensai che sembrava essere allinizio o a metà dei suoiquarantanni. La donna – alta, fisico atletico, sui trentanni – prese posizione al latoopposto del palco, rivolta verso il pubblico. Indossava jeans infilati dentrostivali, una maglietta nera di seta e una giacca di cuoio fulvo cherimandava al colore dei suoi capelli, legati in una coda di cavallo. Osservòsolennemente la folla. Mentre il palco girevole la portava lentamente sulmio lato della stanza, vidi che aveva uno straordinario tatuaggio in mezzoal viso – una farfalla rossa. A giudicare dalla sua carnagione e dalle suecaratteristiche esotiche, qualcuno dei suoi genitori o nonni doveva averledato del sangue africano, asiatico o sudamericano. Improvvisamente lo schermo prese vita, mostrando le parole: LA GRANDE AMNESIA Luomo concesse al pubblico un momento per leggerle, poi cominciò aparlare.1 Sentii gli occhi della donna su di me mentre anche lei cominciavaa parlare... Con il linguaggio dei segni. Quasi dalla prima parola che pronunciò, seppi che ero stato ingannato –misteriosamente e gratuitamente. Questuomo non poteva essere altri cheCharles Atterley. Lo sapevo non per qualche motivo logico, anche se lalogica fece sicuramente la sua parte. Che fosse americano era fuor didubbio. Questo era sufficiente. Non era possibile che due diversipredicatori americani stessero diffondendo idee rivoluzionarie in Europacentrale nello stesso momento. Mi sembra strano adesso, dopo gli eventi, che questa rivelazione miirritasse tanto. Non riuscivo semplicemente a immaginare perché HerrReichmann si fosse preso il disturbo di ingannarmi. Mi sembrava del tuttoinsensato, ed era stata quellinsensatezza a sconcertarmi. Fortunatamente, ilmio addestramento non mi tradì. Anche se il mio cervello era in stallo, le1 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 206. 14
    • mie mani continuarono a lavorare. Le parole di Atterley comparvero sullapagina come per magia, come se fossero state scritte in inchiostrosimpatico e il movimento della mia penna le stesse rendendo visibili. Miaccorsi che stavo guardando la mia mano quando si fermòimprovvisamente, perché Atterley si era fermato. Guardai in alto e vidi unanuova frase sullo schermo: IN VERITA VI DICO... ANCORA, E ANCORA, E ANCORA Per qualche motivo, questo riuscì a scuotermi dalla mia trance. Avevoperso i primi quattro o cinque minuti del discorso di Atterley, manaturalmente non li avevo persi completamente. I minuti erano lì, comeuna sorta di eco che potevo ascoltare allindietro per ottenere il sensogenerale del suo discorso. Atterley stava parlando di questioni importanti per la mia vita e ancoradi più per il mio lavoro... E non mi piaceva cosa stavo sentendo. Questonon perché fossero cose non vere, ma per la ragione opposta: perché eranovere e io non le avevo capite. Stava facendo acute osservazioni sufenomeni a cui avevo assistito migliaia di volte ma su cui non avevo maipensato di riflettere. Avevo vissuto come un cavallo da corsaallippodromo di Ascot: il cavallo non è per nulla impressionato se riceveuna visita da parte della Regina, ma questo non perché è un repubblicano,ma perché è un idiota. Tutto ciò che Atterley stava dicendo era ovvio e allo stesso tempo deltutto nuovo. Questo lo rendeva esasperante, perché ciò che è ovviodovrebbe essere vecchio, ben noto, noioso e scontato. Guardai le personeintorno a me e vidi che erano rapite dalle parole di Atterley. Avrei volutoprenderli a calci, agguantarli per i capelli, scuoterli e urlare: “Perché staiascoltando con tanta attenzione queste cose? Le conosci! Avresti potutocapirle da solo!” Ma non lavevano fatto... E non lavevo fatto neanchio. Il palco ruotò, portandomi davanti prima Atterley e poi la donna, cheparlava a gesti. In breve arrivai a odiare vederli andare e venire... Loro dueinsieme erano molto peggio che ognuno di loro preso singolarmente. Odiai vederli andare e venire, ma odiai anche loro, per quello chestavano facendo. Mi stavano dimostrando che ero esattamente come quelcavallo allippodromo. Posso anche scuotere la testa e atteggiarmi a 15
    • campione, ma quando si arriva al sodo non riesco nemmeno a distingueretra la Regina dInghilterra e uno stalliere. Avevano trovato un punto dolente in me che non sapevo nemmenoesistesse, e li detestai per questo. Andarono avanti per altri quaranta minuticirca. Ascoltai tutto e mi rifiutai di comprendere una singola parola,nonostante la mia mano continuasse a mettere tutto per iscritto. Poiimprovvisamente lo schermo si oscurò, le luci sul palco si affievolirono eAtterley e la sua amica scesero nelloscurità. Uscii di lì come un ubriaco che si era appena ricordato dove avevanascosto una bottiglia. In effetti mi serviva proprio un goccio, ma nonvolevo prenderlo al mio hotel, dove avrei potuto incappare nuovamente inHerr Reichmann. Nessun problema. Monaco è una città molto grande, piena di alcool. Venerdì, 17 maggio. Conseguenze. Probabilmente ho rovinato tutto, anche se forse non in modoirrevocabile. Sono venuto, ho visto e sono scappato. Ovviamente nonmuoio dalla voglia di riferirlo a Padre Lulfre. E, altrettanto ovviamente, devo tornare sulle tracce di Atterley. Più tardi. Herr Reichmann non è registrato allhotel, e il barista che ci avevapresentato disse che non lo aveva mai visto prima. Non mi aspettavodavvero che sarebbe stato semplice. Il concierge cercò informazioni su DerBau e scoprì che apre alle tre del pomeriggio, informazione che sidimostrò falsa o superata. Aprì – riluttantemente, mi sembrò – intorno allecinque e mezzo. Lo staff di questo evento non conosceva abbastanzainglese per essermi di aiuto, ma riuscirono a comunicarmi che miavrebbero mandato un tale di nome Harry se mi fossi seduto e avessiaspettato per unoretta. Mi sedetti e aspettai per unoretta e, abbastanza sorprendentemente, mimandarono qualcuno di nome Harry, che si rivelò essere un inglese o forseun tedesco che aveva studiato in Inghilterra. Gli dissi che stavo cercando 16
    • Charles Atterley. “Il nome non mi è familiare, mi dispiace”, disse Harry. “Luomo che ha parlato qui la notte scorsa”, precisai io. “Ah. È così che si chiama?” Lo guardai incredulo. “Non conosce il suo nome?” “Non conoscevo quel nome.” “Che intende dire?” Harry scrollò le spalle. “Il nome che conosco io potrebbe non essereproprio un nome. È conosciuto come B.” “B? B come bambino?” “Esatto.” “Perché si fa chiamare così?” Harry mi fece il tipo di sorriso che si riserva a un bambino che fadomande sugli elfi di Babbo Natale. Gli chiesi dove avrei potuto trovarlo. “Non ne ho proprio idea”, disse Harry. “Sa dove potrebbe parlare la prossima volta?” “No.” Riflettei per un momento. “Come ha fatto a prenotare qui a Der Bau?” Harry aggrottò la fronte come se stessi oltrepassando il confine tracuriosità e arroganza. “Questo non è il Caesar Palace, amico mio. Gliaccordi vengono presi in ogni modo, solitamente molto informale. Nonfacciamo vere e proprie prenotazioni o ingaggi.” “Ma dovete aver avuto un modo per contattarlo...” “Potremmo, e se mi puntasse una pistola alla testa potrei anche riuscirea scoprirlo, ma altrimenti non credo che ci riuscirei”, scrollò di nuovo lespalle. “Le cose stanno così. Questo non è un istituto di ricerca per personescomparse, e io ho altre cose da fare.” Gli dissi che capivo, lo ringraziai comunque e mi alzai per andarmene. “Torni più tardi”, disse Harry. “Si trovano sempre persone desiderose diparlare se gli si offre da bere, e qualcuno nella folla potrebbe sapere più dime su questo tizio.” Lo ringraziai nuovamente e tornai allhotel. Stando seduto qui nella mia stanza – e camminando avanti e indietro eguardando fuori dalla finestra – mi è improvvisamente venuto in menteche quando gli eroi delle favole non sanno cosa fare, si limitano a sedersi epiangere. Nelle stesse circostanze, un eroe moderno malmenerebbequalcuno o si ubriacherebbe, ma non si limiterebbe mai a starsene seduto a 17
    • frignare. Ho letto abbastanza storie di detective da sapere che dovrei andare aestrarre informazioni da qualcuno, ma da chi? Seduto qui fissando il mio blocco per gli appunti, alla fine mi sonoaccorto che cè una cosa che ho finora accuratamente evitato di fare:leggere la lezione che ho scritto laltra notte al Der Bau. Ammetto di avereuna forte riluttanza al riguardo. Fatto interessante: mi ricordo il titolo del discorso (La GrandeAmnesia), ma mi sono scordato cosè questa Grande Amnesia. Non lhodavvero dimenticato, ovviamente, ho solo chiuso la mia memoria suquesto argomento, e questo significa che... Salvato dal telefono. Come si supponeva che avvenisse. Quando leroesta seduto a piangere perché non sa cosa fare, luniverso delle favolemanda degli aiutanti magici. Il mio non era stato di sicuro magico, mamisterioso certamente. Credo di poter trascrivere tutto parola per parola. IO: “Pronto.” LUI: “Padre Osborne?” IO: “Sì. Chi è?” LUI: “Che accidenti crede di fare?” IO: “Cosa?” LUI: “Capisce cosa dovrebbe fare qui?” IO: “Ma chi è?” LUI: “Mi era stato fatto credere che avrei avuto a che fare con qualcunoalmeno marginalmente competente.” Era impossibile non cogliere il tono della conversazione, e io stavosicuramente avendo la peggio. Cercai di arrangiare una linea di difesa. IO: “Non so chi lei sia o chi labbia nominata mia baby-sitter, ma io sochi sono. Sono un prete di campagna. Se si aspettava James Bond, o è statoingannato o si è ingannato da solo.” LUI: “Essere un prete di campagna significa essere in coma?” IO: “Mi dispiace di averla delusa.” Così dicendo gli attaccai in faccia, qualcosa che non credo di aver fattofin dalle scuole medie. Non esiste mossa migliore quando hai le spalle almuro. Come previsto, richiamò immediatamente. 18
    • “La ragazza è malata”, mi disse come se non fosse successo nulla. “Laragazza sta morendo.” “Cosa?”, per un secondo pensai che mi stesse dando una paroladordine di qualche tipo. Forse avrei dovuto rispondere con: “Ma le rondinitorneranno a Capistrano comunque.” Fortunatamente mi ripresi e dissi:“Intende quella che stava parlando a gesti?” “Certo. Non lha vista in faccia?” “Lho vista. Non avevo capito che fosse... Cosè, Lupus? Il Lupus non èmortale, vero?” “È scleroderma, o forse una malattia degenerativa mista. Sono tuttenella stessa famiglia del Lupus. È una malattia autoimmune, degenerativa,incurabile.” “Va bene. E che cosa dovrei fare con questa informazione?” “Radenau ha un centro di ricerca dedicato allo studio e al trattamentodelle malattie degenerative. Ecco cosa stanno facendo in Europa centrale.Radenau è il centro del cerchio, novanta chilometri a sud di Amburgo.” “Quindi cosa sta dicendo? Quando non so cosa fare dovrei andare aRadenau?” “Quando non sa cosa fare, si ricordi che Radenau è il centro delcerchio.” “Qualcuno avrebbe anche potuto dirmelo dallinizio.” Il mio interlocutore sospirò. Lo fece sembrare quasi umano. “Qualcunoavrebbe potuto dirlo anche a me, ma nessuno lha fatto. Lho scoperto dasolo.” Questo non mi fece piacere, ma riuscii a tenermelo per me. “Tuttoquesto mi riporta alla mia domanda iniziale: chi diavolo è lei? E se ha ilcompito di occuparsi di questa faccenda, che ci faccio io qui?” “Lei dovrebbe aprire la strada e io dovrei seguirla. Non dovrebbenemmeno sapere che sono qui.” “Perché non dovrei saperlo?” “Non lo so. Forse lidea è di non mettere troppo alla prova le suecapacità di dissimulazione. O forse lidea è di spingerla a mostrareunombra di iniziativa.” “Vaffanculo, Charlie”, dissi. Alcune persone rimangono sconcertatequando sentono un prete parlare volgarmente come un ragazzino, maquesta si limitò ad aspettare. “Ascolti”, gli dissi, “non sono un detective.Lo ammetto. Un po di aiuto non mi dispiacerebbe.” “Non da me. Esca di lì e faccia qualcosa.” 19
    • Il telefono divenne muto. Lavoro da detective. Tirai fuori la mia mappa, e questo mi aiutò parecchio. Intorno aRadenau cerano cinquanta grandi città dove B avrebbe potuto parlare:Norimberga, Dresda, Berlino, Kiel, Amburgo, Brema, Essen, Koln,Francoforte, Heidelberg e Stuttgart. Per nominarne solo alcune. Sarebbestato facile trovarlo se si fosse trattato di Billy Graham, ma come diavoloavrei potuto rintracciare un predicatore virtualmente sconosciuto chiamatoB? Non trovando aiuto nella geografia, passai un po di tempo a chiedermichi fosse Charlie. Un civile, di sicuro. Come si fa spesso, mi immaginaiuna figura da associare alla voce. Lo piazzai intorno ai trentacinque anni,snello, di altezza e peso medi, un militare o paramilitare di qualche tipo,con un volto da ratto e vestiti scadenti risalenti agli anni Cinquanta. Comedovrebbe essere evidente da tutto ciò, Charlie non era riuscito a diventarmisimpatico. Mi baloccai brevemente con lidea di chiamare Padre Lulfre echiedergli come stavano le cose, ma non riuscii a trovare lombra di unamotivazione a sostegno delle mie lamentele. Se Charlie sapeva dovera B, cosa ci aveva guadagnato dal dirmelo? Sevoleva farmi apparire incapace, perché chiamarmi e darmi indicazioni? Altelefono aveva cercato di darmi a bere una spiegazione per questocomportamento: aveva a che fare con uno scolaro pigro. Stavo facendomale i miei compiti, e lui non era venuto per darmi le risposte giuste, maper farmi assaggiare il bastone. Ha senso se è davvero il tipo militare. Statrattando questa faccenda come un campo di addestramento reclute. Vabene. Per quanto possa vedere, cè solo una cosa in tutto ciò che mi ha dettoche è davvero rilevante: dovunque B e la ragazza vadano, alla finefiniscono per tornare a Radenau. Devo assumere che questa sia la migliorinformazione in possesso di Charlie. Se avesse saputo con certezza che Bpasserà le vacanze a Spitzbergen, per esempio, di sicuro non mi avrebberifilato questa storia di Radenau. Se ho ragione, allora Charlie stesso si stadirigendo a Radenau. E questo, devo supporre, è ciò che ha voluto farmicapire chiamandomi. Non è grandioso essere istruiti? 20
    • Sabato, 18 maggio. Radenau. Partii dopo una tarda e lussuosa colazione, e arrivai ad Amburgo a metàpomeriggio. La Germania è più piccola del Montana, e attraversarla da unlato allaltro a bordo dellintercity ad alta velocità la fa sembrare ancora piùpiccola. Avendo un paio dore da far passare prima di prendere lacoincidenza per Radenau, visitai lufficio di informazioni turistiche nelHauptbahnhof e mi fu sinceramente consigliato di non perdere iljungfernstieg, a cinque minuti a piedi, che mi avrebbe permesso diammirare il bellissimo lago artificiale della città da una parte e i suoinegozi più eleganti dallaltra. Accettai il consiglio ed eccolo lì, perdiana,esattamente come mi era stato descritto. Non molto di Radenau risale a prima degli anni Quaranta. Albert Speer,larchitetto e tecnocrate-capo di Hitler, aveva in mente qualcosa per la cittàdurante le ultime fasi della guerra, ma di sicuro non un centro di belle arti.Penso che avrebbe dovuto essere un posto dove le fabbriche si potesserosentire a casa propria durante il Reich di Mille Anni. Ora è un complessoindustriale punteggiato di appartamenti indistinguibili da caserme. Lunicacosa positiva che la mia guida turistica aveva da dire sul mio hotel era chesi trattava di un edificio moderno e scrupolosamente pulito, e in effetti eraentrambe le cose. Era anche in pieno centro, ossia nella parte più anticadella città. La vecchia Radenau non prova nemmeno a essere pittoresca. Avevo passato il mio tempo sul treno scrivendo una versione leggibilede “La Grande Amnesia” da mandare a Padre Lulfre. Quando mi registraiin hotel chiesi alla reception se avessero un fax, e mi fu risposto di sì conun tono oltraggiato come se avessi chiesto se avessero acqua corrente. Fuicontento di avere un fax con cui placarli. Ho intenzione di farmi un bagno, una lunga, riflessiva cena (pensando ameno cose possibili), e magari una passeggiata prima di andare a letto.Niente di più. Niente lavoro fino a domani. Comincia una lunga notte. Come avevo detto che avrei potuto fare, uscii a fare una passeggiatadopo cena. La notte era piacevole, le strade tranquille. Non sono un grandeesploratore. A circa tre isolati dallhotel (in altre parole, ai limiti della mia 21
    • avventurosità), udii un leggero chiasso provenire da un punto più avanti.Se mi fossi trovato a Beirut mi sarei limitato a girare i tacchi e tornare inhotel, ma dato che ero a Radenau lasciai che la mia curiosità mi guidasse auna stradina vicina, dove un piccolo teatro stava venendo picchettato daquaranta o cinquanta cittadini che sembravano piuttosto sorpresi di esserecoinvolti in una tale volgare manifestazione di maleducazione. Stavanobrulicando indisciplinatamente, mostrando rozzi cartelli a un pubblicoinesistente e cantando in maniera incerta degli slogan sul cui testo stavanoevidentemente ancora lavorando. Mi ci vollero circa tre secondi per capire che avevo trovato B, o almenoil luogo del suo prossimo spettacolo. Una delle attività preferite deifabbricatori di cartelli era, a quanto pare, immaginare il significato delnome “B”. Veniva infatti chiamato il Blasfemo, il Bastardo, il Boccalarga,le Badaud, la Bete, le Bobard, le Boucher, le Bruit, die Beerdigung, derBettler, e die Blattern, insieme ad altri che non mi ricordo più. Altri ancoralo identificavano con Belzebù, la Bestia, Belial e Barabba, e due o tre,ignorando il problema delliniziale, lo definivano con sicurezzalAnticristo, il che, devo ammettere, mi sorprese basandomi su quello cheavevo visto fino a quel momento. Mi sorprese davvero. Lentrata del teatro era difesa da una guardia in uniforme che apparivamolto più feroce e molto più preoccupata di quanto mi sembrassenecessario, date le circostanze. Lunica limitazione allentrata sembravaessere che i cartelli di protesta dovevano essere lasciati fuori. Osservandoil traffico allingresso, mi accorsi rapidamente che la procedura consistevanel picchettare per un po, poi entrare a disturbare loratore per qualcheminuto, poi tornare fuori e picchettare un altro po. Mi feci stradaallinterno. Per prima cosa notai che la sala non era molto grande, contava trecentoo quattrocento posti al massimo. Poi notai il fatto, molto più importante,che i disturbatori non si stavano impegnando granché. Forse è vero che itedeschi non sono a proprio agio nello sfidare lautorità. Le prime venti fileospitavano evidentemente i sostenitori di B, che avevano unaria cupa enervosa, mentre nel resto della sala erano sparsi i suoi minacciosi (maperlopiù silenziosi) antagonisti. Cera un posto libero vicino al palco, e mici diressi dopo aver afferrato una pila di volantini da usare come bloccoper gli appunti. Fui deluso dal vedere che, a eccezione di B, il palco eravuoto. B incrociò il mio sguardo mentre mi sedevo, e un lampo di 22
    • riconoscimento passò tra noi, o così mi parve. Era di profilo verso il pubblico, appoggiato al podio e chinato in avantiin modo da avere le labbra a un millimetro dal microfono. Mi prendo labriga di descrivere questi dettagli per cercare di ricreare limpressione chedava di essere del tutto indifferente a cose che avrebbero potuto zittire altrioratori. Nonostante i disturbatori non fossero molto rumorosi, infatti, laloro ostilità era palpabile. Le sue mani erano ferme e rilassate, e sembravainteramente concentrato sui propri pensieri, che stava condividendo con ilpubblico intimamente e spontaneamente come in una conversazioneprivata. Non sapevo da quanto stesse parlando, ma mentre ascoltavo cominciaia riconoscere il terreno familiare della Grande Amnesia. Ma benché ildiscorso fosse familiare, era meno dettagliato. In altre parole, questo erasolo un riassunto della lezione passata. Alla fine tacque e lasciò vagaredeliberatamente lo sguardo sulla folla. “Stanotte”, disse, “vorrei parlarvi della bollitura di una rana.” Tolsi il cappuccio alla penna e cominciai a trascrivere.2 Un invito viene spedito. Fino a ora non avevo mai avuto ragione di rifletterci (o di notarlo), maentro in una sorta di trance quando trascrivo un discorso. Provo lapiacevole sensazione (ora che ci faccio caso) che le parole che esconodalla penna siano le mie. Ho lillusione che la mia mano anticipi ciò che lemie orecchie sentono, mi sembra di conoscere le parole prima che venganopronunciate e che potrei trascrivere il discorso anche se loratore sifermasse. Sperimento una strana sensazione di intimità con il relatore.Posso non capire perfettamente cosa dice, ma mi sembra di avere unaprofonda percezione del suo significato. Quando smette di parlare, possoessere incapace di rispondere anche alla più semplice delle domande sulsuo discorso, ma questo non mi preoccupa perché so che è tutto al sicuronella mia trascrizione. Dato che in questa occasione B non stava usando schermi televisivi,chiusi gli occhi, cosa che di solito mi aiuta a concentrarmi. Dopo unamezzora, comunque, si riaprirono involontariamente. Guardai B, luiguardò me e i nostri occhi si incontrarono brevemente, senza particolari2 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 224. 23
    • segni di riconoscimento. Senza fare una pausa tra le parole, osservò tutta lafolla senza fare distinzioni (per quanto potei vedere) tra amici e nemici.Poi, in un gesto che non aveva evidenti correlazioni con nulla di quantostesse dicendo, sollevò il suo indice sinistro in aria, lo tenne lì per unattimo, poi lo puntò con decisione alla propria destra. Era senza dubbio unsegno di qualche tipo, ma non riuscii a notare nessuno che lavesse colto oche avesse reagito in qualunque modo. Considerai lidea che il segnalefosse stato visto solo da me perché era stato indirizzato a me. Continuò a parlare. Chiusi gli occhi per tagliare fuori il continuorumore della folla e continuai a trascrivere. Passarono i minuti.Improvvisamente notai che la mia mano si era fermata e mi chiesi perché.Aprendo gli occhi, vidi che B aveva finito. Tuttavia, il pubblico nonsembrò rendersene conto finché non ebbe raccolto i suoi fogli e non fusceso dal palco. A quel punto, i disturbatori esultarono come perautocongratularsi per un lavoro ben fatto, e i sostenitori di B si affrettaronoad applaudire. Uscendo, B fece a tutti un cenno indifferente e sparì dietrole quinte. Pellegrinaggio. Per quando fui uscito, la protesta si era trasformata in una festa, conabbracci, baci e bicchieri di carta pieni di vino per chiunque avessepartecipato allepica impresa. I sostenitori di B si dispersero nella notteindisturbati eccetto che per sporadiche prese in giro. Mentre guardavodallaltra parte della strada, realizzai rapidamente che i disturbatori stavanofacendo ciò che stavo facendo anchio: tenendo docchio il vicolo sul latodel teatro, aspettando che B si facesse vedere. Dopo alcuni minuti,unautomobile si accostò alla stradina – non una limousine, solo unavecchia Mercedes Sedan. Un secondo dopo, una guardia attraversò la folla,spinse i passeggeri nel sedile posteriore e fece la guardia mentre la Sedanaccelerava verso destra. Avendo perso la propria occasione per unultima manifestazione didisprezzo, la folla perse rapidamente il proprio buon umore e cominciò adisperdersi. Bottiglie vennero tappate, bicchieri raccolti, e naturalmentetutti dovettero stringere la mano a tutti prima di andarsene. Mentre questoavveniva, la guardia in uniforme riapparve allingresso del teatro per faruscire uno degli ultimi spettatori e chiudere dietro di lui. Lo spettatoreringraziò la guardia con un cenno del capo, alzò il colletto della giacca 24
    • contro laria notturna e si avviò alla propria sinistra, tagliando la folla esparendo nelloscurità. Sarebbe stato facilmente riconosciuto da chiunquesi fosse dato la briga di guardarlo. Aspettai finché non fu una cinquantinadi metri avanti a me, poi lo seguii. Ovviamente non avevo idea di dove mi stesse conducendo, ammessoche mi stesse davvero conducendo da qualche parte. Un po menoovviamente, non sapevo perché lo stessi seguendo, eccetto per il fatto checredevo di essere stato invitato. Allinizio pensai che la Mercedes avrebbefatto il giro dellisolato per raccoglierlo, ma mi sbagliavo. Poi pensai chefosse diretto a una vicina taverna o bar, ma mi sbagliai di nuovo. Continuòa camminare fino a lasciarsi il centro della città alle spalle. Cominciai ad avere delle esitazioni riguardo questa avventura. Se miavesse piantato in asso a quel punto, mi sarebbe stato molto difficiletornare allhotel. Gli autobus non circolavano più – almeno non qui – edera passata mezzora dallultima volta che avevo visto un taxi. Peggioancora, eravamo entrati in una zona che avrei definito industriale: noncerano case o appartamenti, né negozi, né bar, né minimarket aperti tuttala notte con un telefono e magari dei commessi desiderosi di aiutare. Quicerano solo fabbriche, magazzini e cantieri, che a questora di notteospitavano solo guardie notturne e cani da guardia. Potreste ragionevolmente chiedermi perché non lo raggiunsi e non glichiesi dove stesse andando. Ci pensai su. Sarebbe stata la cosa ordinaria dafare, o quella straordinaria? La cosa normale o quella strana? Pensarci su non mi aiutò, naturalmente. La cosa naturale da fare èsempre quella non premeditata e non ragionata, quella istintiva. Questacosa in particolare era una di quelle che avrebbe dovuto essere fattaimmediatamente oppure mai più. Che senso avrebbe avuto seguirlo allacieca per unora per poi raggiungerlo e chiedergli dove mi stesse portando?Era una situazione assurda, che io – essendo adulto, competente, ecc. –avrei dovuto gestire molto meglio (anche se a tuttoggi non so in che modoavrei potuto farlo). Riemergendo dai miei pensieri deprimenti, vidi che B stava entrando inun piccolo edificio privo di segni particolari poco più avanti. Sembrava uncapanno di qualche tipo, schiacciato tra un magazzino e un depositoferroviario. Mi affrettai, sperando che fosse la destinazione di B. Rimasisconcertato e divertito quando raggiunsi la porta e vidi un artisticamenterozzo cartello lì accanto che diceva: “LITTLE BOHEMIA”. 25
    • Sabato, 18 maggio. Little Bohemia! Quando aprii la porta ed entrai, mi sfuggì una risata. Little Bohemia erauna taverna, ma una taverna diversa da qualunque altra avessi mai visto, aparte forse nei sogni o nellimmaginazione. Avrebbe potuto far parte del setcinematografico per un film sulla vita di Amedeo Modigliani. Avevasoffitti bassi, pieni di ragnatele e fumo, e sarebbe stata completamente buiase non fosse stato per delle candele incastrate in alcune bottiglie di vino. Imuri erano fitti di disegni, caricature e dipinti, la maggior parte dei qualicosì anneriti dal fumo da sembrare post-impressionisti. Incongruamente –eppure in qualche modo perfettamente – un jukebox decorato con unarcobaleno vicino alla porta stava suonando un vecchio disco di Piafgraffiato che doveva essere, poteva solo essere – e infatti era – La vie enRose. Spendendo un milione di dollari, la Disney non avrebbe potutoricrearla più archetipica, anche se la polvere e le ragnatele sarebbero statecreate con plastica antisettica e la canzone sarebbe stata cantata da unclone di Piaf stessa, con indosso una perfetta riproduzione della suafamosa vecchia maglia. La clientela, comunque, non interpretava il ruolo adatto, almeno non diproposito. Non cerano berretti, baschi o pullover da pescatori, e nientepizzetti artistici. Queste persone, mormoranti ai loro tavoli o chinate sulleloro scacchiere, avrebbero potuto essere qualunque cosa – poeti,romanzieri, sceneggiatori, attori, artisti, modelli – ma chi poteva dirlo?Oggigiorno, gli addetti alle pubbliche relazioni sembrano artisti, gli artistisembrano camionisti e i camionisti come campioni di calcio nel giornolibero. B era seduto a un tavolo in fondo e capii che doveva essere un clienteabituale, perché una cameriera lo stava già servendo dopo appena sessantasecondi dal suo arrivo. Vedendo che ero entrato, mi invitò al tavolo con uncenno alla sedia alla sua destra. Mentre mi avvicinavo, lo sentii dire allacameriera: “Theda, porta uno di questi anche per il mio amico, vuoi? Hacamminato a lungo.” E poi a me: “È uno scotch al malto Lagavulinvecchio di sedici anni e riporterebbe in vita i morti, se somministrato entroun tempo ragionevole.” Mi sedetti e guardai, probabilmente in modo piuttosto vacuo, il suo 26
    • volto da gargoyle. “Be, cosa gliene è parso della mia lezione?”, mi chiese. “Non so”, risposi. Poi aggiunsi: “Non sto facendo il vago, sto ancoracercando di capirlo.” “Era a Der Bau.” “Infatti.” “Ma non a Stuttgart o prima?” “No.” “Ottimo. Per caso o destino, ha cominciato allinizio del ciclo.” “È stato per caso”, gli dissi, e lui sorrise educatamente come se nonfacesse una gran differenza. “Qual è il suo nome, a proposito?” Glielo dissi, e Theda scelse quel momento per arrivare con il mio drink,un liquido scuro e ambrato in un bicchiere sovradimensionato. Bevvi unsorso e battei le palpebre, sconcertato dalla sua pesante, ricca fumosità. “Fantastico, non è vero?” Annuii, improvvisamente sentendomi stranamente distaccato, come unapagina strappata da un libro e inserita in un altro. “E B?”, chiesi. “Perché si fa chiamare B?” Mi fece un sorriso storto. “Sa, non ne sono del tutto sicuro. Questo è unnome che la folla ha scelto per me in risposta a una percezione profonda einconscia. Quando il nome mi è rimasto appiccicato, ho fatto qualchericerca al riguardo, per quello che era possibile su un argomento comequesto. Se in tempi antichi le fosse capitato di incontrare un uomo o unadonna marchiati con la lettera A, avrebbe saputo che la loro colpa erastata...?” “Adulterio.” “Naturalmente. Non è stata uninvenzione di Hawtorne ne La LetteraScarlatta, sa. E se avesse incontrato qualcuno marchiato con la lettera B,avrebbe saputo che il suo peccato era stato la blasfemia.” “Ed è questo il suo peccato?” “Oh, sì. Ma non posso credere che la folla abbia scelto questa letteraper questo motivo – o almeno, non deliberatamente.” “Allora perché?” Scrollò le spalle. “Semplicemente, non lo so.” “Posso chiederle il suo vero nome?” “Preferirei che non lo facesse. Ormai non lo uso più, a parte per iregistri degli alberghi.” 27
    • “Va bene. Perché mi ha segnalato di seguirla?” Sorrise in modo diverso, come per piacere autentico. “Conosce lanticoromanzo cinese Viaggio in Occidente? È la storia di una birbante scimmiadi pietra nata per via di un incidente divino da un uovo di pietra sulla cimadi una montagna. Dopo aver vissuto una vita spensierata per molti anni,improvvisamente diviene consapevole dellesistenza di unenorme mole dicose da imparare di cui non aveva la minima idea, e comincia un viaggiointorno al mondo per trovare un maestro. Alla fine arriva in un monasterogestito da un famoso saggio, che gli lascia assistere alle lezioni insiemeagli altri novizi mentre svolge le faccende come una sorta di domestico.Un giorno, dopo vari anni, il maestro chiese alla scimmia che tipo diconoscenza stesse cercando. La scimmia allora chiese quali eranodisponibili, e poi li respinse uno dopo laltro. Il maestro allora si infuriò, locolpì tre volte in testa con il suo bastone e se ne andò. Gli altri allievierano costernati, ma la scimmia no, perché conosceva il linguaggio deisegnali segreti e aveva capito che il maestro gli aveva ordinato di andareda lui alle tre di notte. Quando arrivò, il saggio si complimentò con lascimmia per aver insistito per avere una saggezza che andasse oltre ciò chealtri avrebbero accettato, e gli fece una rivelazione così potente che lascimmia raggiunse lilluminazione sul posto.” Insegnamenti: pubblici e segreti. Diedi a B un minuto per continuare, e quando non lo fece gli chiesi sefossi una scimmia che aveva scelto per unistruzione speciale. “È possibile”, rispose, “ma non è questo il motivo per cui le horaccontato la storia.” “Continui.” “Perché il saggio aveva due tipi di insegnamenti, pubblici e segreti?” “Non lo so.” B abbassò il mento sul petto e mi diede uno sguardo ironico dal bassoverso lalto. “Ci rifletta per un po”, mi disse. “Stia al gioco.” “Perché il saggio aveva due tipi di insegnamenti? Direi perché nonsarebbe stato un granché come saggio altrimenti. Gli insegnamentipubblici sono quelli che tutti ascoltano perché sono quelli che possonovenire articolati. Gli insegnamenti segreti sono quelli che non possonovenire espressi perché non esistono.” 28
    • B annuì pensierosamente. “Una risposta molto buona e molto moderna.La risposta di un cinico.” “Non penso a me stesso come a un cinico.” “Ma è sicuro che non esistano insegnamenti segreti.” “Assolutamente sicuro.” “Gesù non aveva nessuna gemma speciale per i suoi discepoli.” “No.” “E nemmeno Gautama Budda o Maometto per i loro.” “No.” “Potrebbe avere ragione, naturalmente, ma questo mancacompletamente il punto della mia storia.” “Va bene. Perché il saggio aveva due tipi di insegnamenti diversi?” “Uno era un gruppo di insegnamenti facili da comprendere, un altroinvece un gruppo di insegnamenti molto difficili. Il primo gruppo eraquello pubblico, naturalmente, il tipo a cui tutti i novizi erano esposti. Ilsecondo era il tipo segreto, quello che solo studenti eccezionali possonoaspirare a comprendere – o accettare.” “In altre parole...?” “In altre parole: gli insegnamenti segreti non sono quelli che gliinsegnanti si tengono per loro, sono quelli che sono molto difficili daimpartire.” Scossi la testa. Dovevo proprio scuoterla. Non lho mai visto scrittoesplicitamente, ma è implicito in ogni testo che – a parte cose proibite eprobabilmente illusorie come stregoneria o negromanzia – non esistonosegreti rilevanti. Ci sono molte cose che non sappiamo e non sapremo mai,naturalmente, ma tutto ciò che abbiamo bisogno di sapere è stato rivelato.Se non fosse così, se Mosé, Budda, Gesù o Maometto avessero conservatoqualcosa solo per una ristretta élite, allora le rivelazioni sarebberoincomplete e, quindi, inutili. “Non sono sicuro che questo risponda alla mia domanda originale”,dissi. “Perché mi ha invitato qui?” “Lho invitata qui per la stessa ragione per cui il saggio ha invitato lascimmia. Spero di poterle impartire alcuni degli insegnamenti che nonposso esprimere dal podio.” “Non capisco. Perché non può impartirli dal podio?” La mia domanda sembrò sconfiggerlo. Sospirò, collassò su se stesso esi guardò attorno in una sorta di pantomima di disperazione pedagogica. “Pensavo che sapesse che cosa sta succedendo qui.” 29
    • “Mi dispiace. Pensavo di saperlo anchio.” “Ogni volta che Gesù parlava a un gruppo, stava parlando a un migliaiodi anni di storia condivisa, visione condivisa e comprensione condivisa. Lepersone che lo ascoltavano erano ebrei, dopotutto. Non parlavano solo lastessa lingua. I loro pensieri erano stati plasmati dalle stesse scritture, lestesse leggende, la stessa visione del mondo. Non doveva insegnare lorochi fosse Dio, chi fosse Abramo o chi fosse Mosé. Non doveva spiegareloro concetti come profeta, diavolo, pentimento, battesimo, scrittura,Sabbath, comandamento, paradiso, inferno o messia. Queste erano tuttenozioni comunemente note nella loro cultura. Ogni volta che parlava loro,sapeva con certezza assoluta che i suoi ascoltatori erano venuti preparatiper capire cosa aveva da dire. “Sì, lo capisco.” “Gesù non doveva gettare le fondamenta ogni volta che teneva undiscorso. Altri avevano fatto il lavoro per lui nel corso di centinaia digenerazioni, letteralmente dal tempo di Abramo. Ma io devo farlo, conogni singolo pubblico a cui mi rivolgo. Mi ha ascoltato a Monaco e qui aRadenau, ma non ha ascoltato cosho da insegnare. Tutto ciò che haascoltato finora erano le fondamenta, e sono lontane dallessere complete.” “Ma prima o poi...” “Sì, prima o poi ci arrivo, e questo è il motivo per cui la gente michiama Blasfemo, Bestia e Anticristo. Ma non arrivo mai alla fine di ciòche ho da dire... Non in pubblico.” “Perché no?” “Perché non cè continuità nei miei ascoltatori tra un pubblico e laltro.Questo significa che, in ogni pubblico, sempre meno persone sono statecon me fin dallinizio e sempre più sono andate perse. Dopo cinque o seilezioni è inutile continuare. La fine è ancora lì, ma non ho speranza diraggiungerla con questo pubblico, e perfino meno speranze di raggiungerlacon il prossimo. Devo tornare indietro e ricominciare da capo, il che è ciòche ho fatto a Monaco.” Poi B annuì verso di me e disse: “E devo aspettare larrivo di qualcunocome lei.” Provai una fitta di paura a quelle parole, la stessa sensazione che provoquando immagino di cadere da un palazzo altissimo. Lo smascheramento. 30
    • Sorseggiammo il nostro scotch resuscitante. Ascoltammo Piaf e altricantanti della sua epoca, tutti francesi e tedeschi. Inalammo grandi quantitàdi fumo passivo. Dopo alcuni minuti, dissi: “Questo ancora non spiegaperché ha scelto me in particolare.” B aggrottò la fronte e si strofinò langolo dellocchio destro, un gestoche mi sarei presto abituato a vedergli fare. “Questo chiaramente la preoccupa”, disse infine, “e sto cercando dicapire perché.” Aprii la bocca per negarlo, ma lui mi fermò con un cennodella testa. “Non è un bravo bugiardo, sa?” Lo fissai intontito. “Non abbastanza pratica, direi.” “Cosa le fa pensare che stia mentendo?” Scosse la testa di nuovo. “Non lo faccia, Jared, è davvero negato. Omente con convinzione o dice la verità.” “Ha ragione”, confessai. “Non sono un bravo bugiardo e non faccioabbastanza esercizio. Ma cosa lha fatta decidere che stavo mentendo?” “Le domande sempre dello stesso tipo, la sua insistenza che il mioinvito avesse bisogno di essere spiegato. Si sta ovviamente chiedendocome è riuscito a ingannarmi.” Non ero sicuro che avesse ragione a questo riguardo, ma ero troppoconfuso da fumo e alcool per pensare chiaramente. Improvvisamente cera una terza persona seduta al nostro tavolo. Miaccorsi innanzitutto che si trattava di una persona, poi che era una donna,poi che era una donna che avevo già visto. Era la donna di Der Bau, ladonna che aveva tradotto il discorso di B nel linguaggio dei segni, la donnacon la giacca di cuoio e la strana farfalla in mezzo al viso. La donna(realizzai improvvisamente) che aveva esercitato una potente attrazione sudi me dal momento in cui lavevo vista, con le sue ampie spalle atletiche, isuoi vestiti da ranch e i capelli fulvi selvaggi. Stava parlando a B con le sue mani. E lui stava “ascoltando” conattenzione. Improvvisamente un largo sorriso gli attraversò il volto. Miguardò e rise: “Un prete!” “Cosa?”, dissi io. “Lei è un prete?” Guardai la donna e lei mi restituì lo sguardo senza espressione, come sefossi una lucertola o un pesce. B disse: “Ha trovato il suo breviario.” Lo fissai senza capire finché aggiunse: “Nella sua stanza, in hotel.” 31
    • Anche allora mi ci volle un minuto per capire cosera successo. Mi avevainvitato per una passeggiata attraverso Radenau cosicché la sua assistenteavesse il tempo di trovare il mio hotel, scoprire quale fosse la mia stanzaed entrare. Ero contento che non avesse trovato il mio diario: quelloviaggia con me. Non sapevo cosa dire. Mi sentivo profondamente stupido eincompetente, come un ragazzino che avesse scelto Tiffanys per il suodebutto da taccheggiatore. “È un assassino”, chiese B, “o solo una spia?” La donna rise. Non in maniera sarcastica, mi sembrò, ma con genuinodivertimento. Fui sorpreso quando parlò – che potesse parlare. “Non un assassino”, disse, guardandomi come se fossi un cockerspaniel che qualcuno aveva appena scambiato per un pitbull. “No, sono sicuro che hai ragione”, disse B. “Non un assassino. Cosa,allora?” Era quasi divertente. In quel preciso istante, Piaf cominciò a cantare“Non, Je Ne Regrette Rien” – no, non rimpiango nulla! Non riuscii apensare a nulla da dire. I minuti successivi passarono come in un sogno. Theda venne pagata. Be la donna si alzarono per andarsene e sembrarono sorpresi quando nonseguii il loro esempio. “Passerà la notte qui?”, chiese B. “No.” “Allora venga, le daremo un passaggio fino al suo hotel.” Sentendomi perfino più idiota di prima, viaggiai nel sedile posterioredella Mercedes che avevo visto prima fuori dal teatro. La donna guidò. “Questa è Shirin, a proposito”, mi disse B. Annuii senza parlare. Quindici minuti dopo, accostammo fuori dallhotel. Uscii dal sedileposteriore e li ringraziai per il passaggio. Shirin mi riservò un cenno del capo e un sorriso di commiserazione, poiguidò via. Mi trascinai cupamente nellhotel. Sabato, 18 maggio. La notte avrebbe dovuto essere conclusa a quel punto... 32
    • Ma non lo fu. Mentre superavo la reception, limpiegato mi fermò per consegnarmi unmessaggio, ermeticamente sigillato in una busta. Qualcuno con piùesperienza avrebbe potuto ficcarsela in tasca e scordarsene, ma io non sonoabituato a ricevere messaggi in hotel. Lo aprii e lessi: Jared, Mi chiami immediatamente appena riceverà questo messaggio, giorno onotte. Immediatamente. Bernard Lufre. Lo appallottolai e lo infilai in tasca. Mentre riprendevo il mio viaggioverso gli ascensori, limpiegato disse: “Era molto insistente, signore.” Mi girai e vidi che era lo stesso che si era offeso per la mia domandasul fax. Forse era un cyborg, instancabile ed efficiente. “Molto insistente, eh?” “Molto insistente, signore.” “Vorrei una bottiglia di whiskey nella mia camera.” Una sottile ruga apparve sulla sua fronte. “Ho paura che il bar sia chiuso, signore.” “Non voglio un bar, voglio un po di whiskey in camera mia. Mezzolitro, o comunque lo imbottigliate qui.” Gli passai cento marchi e me neandai. Avrei chiamato Bernard Lulfre in queste condizioni? Non aveva alcunsenso, ma volevo farmi un drink, andare a dormire e svegliarmi senzaquesto impegno a gravarmi sulla testa, quindi lo chiamai. Padre Lulfrestesso rispose al telefono. “Jared!”, disse. “Devessere notte fonda lì.” “Lo è, sì.” “Che sta succedendo? Mi aggiorni.” “Ho assistito a due delle lezioni di B, e ho...” “Due lezioni di chi?” “B. Non si fa chiamare Atterley qui. È conosciuto come B.” “B come in bambino?” “B come blasfemo.” 33
    • “Capisco. Ha assistito a due delle sue lezioni, e...” “E ho passato unora parlando con lui.” “Davvero? Come un ammiratore? Un seguace?” “Sì, è possibile”, replicai vago. “E che impressione ne ha avuto?” “È davvero brillante. Completamente sincero.” “Non di lui, di quello che sta insegnando.” Ero troppo stanco per pensarci. “Non saprei, sembra abbastanzainnocuo.” “Innocuo? Non può essere.” Scrollai le spalle attraverso seimila chilometri di cavi telefonici. “Lo ha registrato?” “Non è efficiente. A meno che non parlasse direttamente nel miomicrofono, avrei ottenuto solo rumore di folla.” “Ha almeno preso appunti?” “Meglio”, scattai. “lho trascritto parola per parola, in stenografia. Nonle è arrivato il mio fax?” “Non sono stato nel mio ufficio oggi. È tutto lì?” “Solo la prima lezione. Dovrò scrivere una versione leggibile dellaseconda. Ci vorranno alcune ore.” “Non è qualche esotica stenografia personale, vero?” “No, solo normale scrittura veloce.” “Allora la mia segretaria può leggermela. Me la faxi.” Cominciai a obiettare che il blocco per gli appunti avrebbe dovutoessere fotocopiato prima, dato che non potevo fotocopiarlo direttamente,ma realizzai in fretta che mi stavo comportando in modo infantile.Rassegnandomi allinevitabile, scesi al piano di sotto e feci quello chedovevo. Una bottiglia di Cutty Sark mi stava aspettando in camera quandotornai. Cominciai a bere e a scrivere. Non so cosa stia succedendo, ma so chequesto diario si rivelerà inutile se non lo terrò aggiornato. Ho finito giustoin tempo per chiudere le tende contro il sole che sta sorgendo. Spero diricordarmi di mettere fuori dalla porta il cartello “Disturben Verboten”prima di crollare. Domande pericolose. 34
    • Il fax in questo hotel fa orario continuato, ma il pranzo è servito solofino alle due, e io riuscii a malapena a sedermi al tavolo. Ora sono le due etre quarti. Immagino di starmi annotando il tempo per procrastinare. Nonvoglio pensare, non voglio scrivere, così mi annoto scrupolosamente lora. Sono le 14:50 e mi chiedo cosa cè di sbagliato in me. Sono le 14:52 e penso che la mia vita sta cadendo a pezzi. Cadendo a pezzi sotto quale forza? Non riesco a capirlo bene. O nonvoglio farlo. Di sicuro per la maggior parte si tratta di B, ma non riesco acapire perché. Sono estremamente riluttante a rileggere le sue lezioni. Ilsuo messaggio è come unombra sulle mie spalle. Posso coglierlo con lacoda dellocchio e mi preoccupa, perché non riesco a vederlo chiaramente.So che potrei girarmi e vederlo meglio ma, come ho detto, sono riluttante afarlo. Ho detto a Padre Lulfre che gli insegnamenti di B sono innocui. Cosaintendevo? Penso che fosse qualcosa del genere: B è innocuo perché stasolo mettendo in discussione i fondamenti stessi del Cristianesimo – pernon parlare del Giudaismo, dellIslam e del Buddismo. Nessun pericolo in questo, vero? Nessun pericolo, Padre Lulfre, perché lei mi ha insegnato che nessunadomanda è pericolosa, per noi. Noi abbiamo tutte le risposte, quindichiedete pure. Possiamo rispondere a tutto. Assolutamente tutto. Per noi, ledomande non sono un pericolo, sono unopportunità. Non è così, Padre Lulfre? Quindi qual è il suo problema, Padre Lulfre? Al telefono le ho detto: “Gli insegnamenti di B sono innocui”, e lei miha risposto: “Non può essere.” Cosa? Cosa significa, Padre Lulfre? Significa che alcune domande sonopericolose, dopotutto? Il bravo soldato Jared. Il fatto che trovi qualcosa in tutto questo che mi disturba... Mi disturba.Non dovrei essere disturbato da nulla di tutto ciò. Voglio dire, sono unbravo soldato, no? Intelligente e acuto ma fondamentalmente un tipo dipersona semplice. Come si chiama il predicatore tormentato ne La LetteraScarlatta? Dimmesdale? Non sono un Arthur Dimmesdale, neanchevagamente. Non sono tormentato da nulla. Volete che spii qualcuno che si 35
    • dice potrebbe essere lAnticristo? Sicuro, perché no? Dovè il mio bigliettoaereo? Qual è il limite della mia carta di credito? Ehi, è per questo che le grandi menti dei Laurenziani hanno scelto me,non è così? Volevano qualcuno intelligente, controllabile e leale – nonnecessariamente con una grande fede, ma forse con unimmaginazione untantino debole. La cosa divertente, comunque (ed è davvero spassosa), è che, proprioperché sono un così bravo soldato, semplice e lineare, io ascolto il tizioche dovrei spiare. E, avendo ascoltato, dico: “Sì, capisco cosa sta dicendo.Questo è qualcosa di nuovo. Questo è qualcosa davvero nuovo. Questotizio ha ragione. Ha più ragione di chiunque altro abbia mai sentito in vitamia. Qual è il problema?” Poi il tizio mi prende in disparte e dice: Poi il tizio mi fa attraversare mezza città a piedi e dice: Poi il tizio mi offre dello scotch vecchio di sedici anni e dice: “Ci sono alcuni insegnamenti che solo studenti eccezionali possonoaccettare. Spero di impartirne qualcuno a lei.” Forse le grandi menti dei Laurenziani avrebbero dovuto scegliersi unsoldato non così bravo... O magari molto migliore. Ovviamente, non so in che rapporti sono con B a questo punto.Ripensandoci, mi accorgo che ero molto più sconvolto io dalla rivelazionedi Shirin di quanto lo fosse lui. La verità è che stavo solo proiettando.Essendo stato scoperto, avevo dato per scontato che avrebbe reagito inmodo disgustato o deluso. Invece non era nessuna delle due. Era divertito. Va bene, non sono ancora sicuro del rapporto in cui sono con lui, manon credo di essere esattamente nel cestino della spazzatura. Non ne sonouscito sembrando brillante, ma sono abbastanza sicuro di non esseresembrato nemmeno feccia. Domenica, 19 maggio. Radenau: seconda notte. Quando arrivai al Schauspielhaus Wahnfried alle nove, credetti quasi diessere venuto nella notte o nel posto sbagliato, perché i disturbatori eranospariti. Forse questa seconda notte non era nel loro programma, oppurepensavano che una notte in trincea fosse sufficiente. Forse cera carenza di 36
    • manifestanti da qualche altra parte. Ciononostante, la porta era presidiatadalle vestigia del gruppo di protesta: una donna dallaspetto infuriato chedistribuiva volantini dallaspetto rabbioso. Ne presi uno, ma era in tedesco. La notte precedente le luci erano state accese come per unevacuazionedi emergenza. Stanotte erano affievolite come per una lettura tranquilla. Ilpalco era blandamente illuminato e vuoto, eccetto che per il podiodelloratore. Cerano forse cento persone nella sala. Non volendo esserericonosciuto dal palco, scelsi un posto molto indietro. Era una follatranquilla, paziente, sottomessa. Un pubblico di estranei e per la maggiorparte, pensai, solitari. Dopo alcuni minuti, B salì sul palco, si mise dietro il podio e cominciòa mettere in ordine dei fogli. Per un oratore professionista, questa è unatecnica precisa. Dopo alcuni secondi il pubblico registrò la sua presenza efece silenzio. B cominciò, come immaginavo che avrebbe fatto, dallinizio,riassumendo non solo la precedente lezione ma anche quella che avevapronunciato a Monaco, continuando il processo che aveva descritto a LittleBohemia. A ogni lezione, questo riassunto sarebbe diventato piùcomplesso e, proporzionalmente, meno efficace. Quando fu finalmente pronto per avventurarsi in territorio inesplorato,tacque e si guardò intorno, raccogliendo lattenzione di tutti i presenti, e iotirai fuori la penna.3 Credo che realizzai la mia vera situazione nei quaranta minutisuccessivi, mentre scrivevo, ferocemente concentrato nellascoltare e nelcapire le parole (non puoi davvero ascoltare se non capisci le parole, sitrasforma tutto in un blaterare incomprensibile). Anime pie spessoimmaginano che essere un prete ti ponga automaticamente chilometridavanti alle persone normali per quanto riguarda la saggezza. AscoltandoB, mi resi conto di non essere un centimetro avanti a nessuno. Brancolonel buio. Sono appena allinizio. Per tutto quello che conta, ho ancoradiciannove anni. A un certo punto, la mia mano esitò e mi dissi: “Non miserve scrivere tutto questo, mi basta ascoltare”, ma ero abbastanzadubbioso da continuare. Ora sono contento di averlo fatto, naturalmente. Inquel momento mi sentivo come un uomo al timone di una nave cheaffonda: privo di senso, visto che qualunque nave può trovare da sola lastrada per il fondo delloceano. Dopo mezzora invece mi sentii come un pugile allottavo o nono round3 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 241. 37
    • – un pugile che stava perdendo. Ero stato colpito ovunque fosse permessocolpirmi, ogni singolo centimetro quadrato. Le frasi mi arrivavano addossocome pugni, e io le leggevo e incassavo come pugni. “Ah, sì, eccone unaltro ai reni. Mi ricordo uno come quello nel terzo round. Ed eccone uno albicipite... Questo non dovrebbe farmi male ma accidenti se lo fa! E ora unoche pensavo mi arrivasse sulla spalla e invece mi ha colpito in pienosullorecchio.” Quando finì, barcollai fuori con tutti gli altri e mi piazzai in mezzo allastrada, assumendo che B avrebbe fatto la sua apparizione in pochi minuti.Questo mi diede del tempo per pensare, ed ecco cosa pensai: Finora ho vissuto in una specie di capsula temporale, o forse in unalaspeciale dellospedale che non è cambiata dagli anni Cinquanta. Era unalain cui i miei genitori e i loro amici sarebbero stati felici. Non sono sicurodi cosa intendo con questo, sto solo procedendo a tentoni. In questala,Glenn Miller è ancora di moda. Non una figura nostalgica, ma come eraquando i miei genitori andavano al college. In questala, i ragazzini hannomatrimoni in pompa magna e passano la luna di miele a cercare di capireche significa essere sposati. In questala, si usa il metodo del calendario esi hanno figli quando fallisce. In questala, non ci sono bambini chenascono già dipendenti dal crack, non ci sono sette, non ci sono terroristi.In questala, se qualcuno avesse sintonizzato la radio su una stazione chetrasmetteva le parole di B, avrebbe sbagliato mentre cercava diraggiungere unaltra stazione, una rilevante per la vita nellospedale. Non credo di aver avuto davvero questi pensieri precisi mentre me nestavo fuori dal teatro. Non sono sicuro che una singola idea coerente mi siapassata per la testa, mi limitavo a stare lì in piedi sentendomi condannato.A un certo punto, senza che me ne accorgessi, qualcuno accese le luci delpadiglione e dellingresso. Forse passarono dieci minuti. Finalmente tornaiin me e mi resi conto che la procedura della notte precedente non sarebbestata ripetuta. B era ancora dentro, e se avessi voluto parlargli avrei dovutoandare a cercarlo lì. Sgattaiolai fino alla debolmente illuminata porta delpalco e la trovai preparata come il rifugio di un fumatore, una bustina difiammiferi a tenerla socchiusa. Entrai e lasciai che la porta si chiudessedietro di me. Molto, molto lontano si udivano delle voci. Non avevano nulla distrano, non suonavano particolarmente tristi o felici, eccitate o calme.Avrebbero potuto appartenere egualmente a delle persone che discutesserodellarredamento di una casa o della fine del mondo. Non cera modo di 38
    • dirlo, nonostante fossi rimasto lì ad ascoltare per un intero minuto mentre imiei occhi cercavano di trovare uno spiraglio di luce attraverso cui vedere. Il palco ovviamente si sarebbe trovato più o meno davanti a me, oltrecorridoi, camerini, sale daspetto e, infine, le quinte sul palco stesso. Datoche nessun angelo sarebbe venuto a guidarmi cominciai a procedere atentoni e, dopo un paio di minuti, fui ricompensato da una pallida luce allamia sinistra. Era una nuda lampadina pendente dal soffitto sopra il palcovuoto che illuminava debolmente la sala deserta. Nel mondo sotterraneo. Il mormorio di voci era più distante che mai. Lo seguii dietro le quintefino alla ringhiera di una scala a chiocciola di ferro che scendevanelloscurità. Non mi servivano gli occhi: i gradini erano regolari e laringhiera solida. Una volta avevo visto il progetto di un teatro chemostrava un primo piano sotto il palco, poi un secondo, un terzo e unquarto, e mi ricordo di essermi chiesto che cosa avrebbero potutoconservare così in profondità. In breve il klink-klunk dei miei passi fu uditodi sotto, e il mormorio si fermò. Il quarto piano sotterraneo, dove le scalefinivano, era ampio e con un alto soffitto. Alla fine della stanza, sopra piledi scatoloni, tavoli e scaffali, un centinaio di candele illuminava unareache somigliava a un soggiorno ricavato nel bel mezzo di un negozio diantiquariato. B era seduto in una poltrona con i braccioli rivolta verso di me. Misalutò con la mano e mi chiamò. “Non si preoccupi, non ci sono ratti!” Improvvisamente, una dozzina di facce spuntarono dalle cianfrusaglie emi guardarono da dietro antichi mobili danneggiati, tappeti arrotolati,manichini ammuffiti, esempi di tassidermia in putrefazione, enormiguardaroba, pile di libri e riviste e attaccapanni pieni di costumi. B sembròpercepire il mio imbarazzo e rese il mio avvicinamento meno difficilespiegando lassenza di ratti. “La direzione ha cura di approntare una rappresentazione del Re Learalmeno una volta ogni due anni”, disse. Quando ebbe gli occhi di tuttipuntati addosso, proseguì: “Topi, ratti e piccoli cervi sono stati il cibo diTom per sette lunghi anni. Lear, Atto III, Scena 4”... Come se questospiegasse tutto. Gesticolò verso una poltrona alla sua destra, una meravigliosa vecchiaBiedermeier fauteuil con cuscini di velluto verde pallido e scolorito. Lui 39
    • stesso occupava unancora più bella Regency bergère debano dorato conpiedi scolpiti come artigli e braccioli modellati come teste di leone. Misedetti e mi guardai intorno. Cera uno stravagante ottomano imbottito alla mia destra, e Shirin erarannicchiata su metà di esso, vestita come sempre con jeans, stivali e unamaglietta di seta (stavolta verde scuro anziché nera). Mi stava guardandocon educato interesse, e non ero del tutto sicuro che mi avessericonosciuto. Il resto dellottomano era occupato da una ragazzina dallariaintensa in jeans e maglietta grigia. “Questo è Jared Osborne”, disse B agli altri, che (mi parve) annuironosenza alcun segno di entusiasmo. “Lascerò che tutti si presentino piùtardi.” Si girò verso di me e disse: “Stavamo ancora discutendo delladomanda che è stata sollevata alla fine della lezione di stasera, riguardo ilbisogno di un programma. Come risponderebbe a questa domanda?” “Ho paura di non ricordarla.” “In sostanza, la domanda era: cosa dovremmo fare, ora che sappiamoche i membri della nostra cultura stanno procedendo versolautodistruzione?” “E mi sta chiedendo come risponderei?” “Dovrei premettere”, disse B agli altri, “che Jared Osborne è un pretedella Chiesa Cattolica Romana.” “Non sono qui in quella veste”, gli dissi. B scrollò le spalle. “Sarei portato a credere che un punto di vistarimanga anche quando la veste ufficiale viene messa da parte.” “Sì, infatti, ma sono venuto qui per ascoltare, non per parlare, seposso.” “Ma certo... Proprio prima che arrivasse, avevo detto qualcosa riguardoil salvare il mondo, e Michael qui”, fece un cenno verso un uomo alto,“aveva obiettato che il mondo non ha bisogno di essere salvato, ha solobisogno che lo lasciamo in pace. Stavo spiegando che non avevo usato laparola mondo in un senso biologico, ma piuttosto in sensotradizionalmente biblico e letterario, che non si riferisce alla biosfera chechiamiamo mondo, ma piuttosto alla sfera delle attività materiali umane.Questo è il mondo a cui si riferiva Wordsworth quando scrisse: Il mondo ètroppo per noi. Questo è il mondo che Byron intendeva quando scrisse:Non ho amato il mondo, né il mondo ha amato me. Questo è il mondo acui si riferiva Giovanni quando scrisse: Chiunque ami il mondo è estraneoallamore del Signore. Non è daccordo, Padre Osborne?” 40
    • “Sì. Giovanni non si riferiva certo alla biosfera.” “Ciò che ho detto è: se il mondo verrà salvato, lo sarà da persone conmenti cambiate, persone con una nuova visione. Non verrà salvato dapersone con vecchie menti e nuovi programmi. Non verrà salvato dapersone con vecchie visioni e nuovi programmi.” Tutti nella stanza sembrarono guardarmi e aspettare la mia risposta.Non riuscivo a immaginare perché, ma non cera modo di sbagliarsi. Dissi:“Non sono sicuro di capire la differenza tra un programma e una visione.” “Riciclare è un programma”, disse B. “Sostenere legislazioniambientaliste è un programma. Non serve avere una nuova visione delmondo per praticare queste attività.” “Sta dicendo che programmi del genere sono una perdita di tempo?” “Niente affatto, per quanto tendano a dare alla gente un falso senso diprogresso e speranza. I programmi sono avviati per contrapporsi e/osconfiggere una visione.” “Mi dia un esempio di cosa intende per visione.” “La visione della nostra cultura, per esempio, sostiene lisolamento.Sostiene una casa diversa per ogni famiglia. Sostiene serrature alle porte.Sostiene vigorosamente rimanere isolati dietro le proprie porte e vedere ilmondo elettronicamente. Stando così le cose, nessun programma ènecessario per spingere le persone a starsene in casa a guardare latelevisione. Invece serve un programma per spingerli a spegnere latelevisione e uscire di casa. Per quello sì che hai bisogno di unprogramma.” “Capisco... Credo.” “Lisolamento è sostenuto da una visione, quindi si prende cura di sestesso. Ma gli edifici comunitari non lo sono, quindi devono esseresupportati da un programma. I programmi inevitabilmente sicontrappongono a una visione, e quindi devono essere imposti allepersone... Devono essere venduti alle persone. Per esempio, se vuoi che lepersone vivano semplicemente, riducano i consumi, riutilizzino e riciclino,devi creare programmi che incoraggino tali comportamenti. Ma se vuoiche consumino e sprechino molto, non hai bisogno di creare programmi diincoraggiamento, perché questi comportamenti sono supportati dalla nostravisione.” “Sì, capisco.” “La visione è un fiume. I programmi sono dei bastoncini conficcati nelletto del fiume per cercare di impedirne il flusso. Quello che sto dicendo è 41
    • che il mondo non verrà salvato da persone con dei programmi. Se verràsalvato, lo sarà perché le persone che lo abitano avranno una nuovavisione.” “In altre parole, persone con una nuova visione avranno nuoviprogrammi.” “No, non è questo che intendevo. Ripeto: a una visione non servonoprogrammi. Una visione è un fiume. La Rivoluzione Industriale era unfiume. Non aveva bisogno di programmi che la facessero partire o che latenessero in movimento.” “Ma non è sempre stata un fiume.” “Esatto. Non lo era nel secondo secolo, o nellottavo, o nel tredicesimo.Non cera segno di quel fiume in quei secoli. Ma, uno dopo laltro,minuscole sorgenti comparvero e cominciarono a unirsi, decennio dopodecennio. Nel quindicesimo secolo, era un filo dacqua. Nel sedicesimodivenne un rivolo. Nel diciassettesimo diventò un ruscello. Neldiciottesimo, un torrente. Nel diciannovesimo, divenne un fiume. Nelventesimo, diventò un fiume in piena che travolse il mondo. E durantetutto questo tempo, non un solo programma fu necessario per farlaprogredire. È stata generata, sostenuta e ingigantita interamente da unavisione.” “Capisco.” “È un sintomo del nostro collasso culturale il fatto che sostenere lanostra visione ora venga visto come un atto perverso, e ostacolarla vengainvece considerato nobile. Ad esempio, i bambini a scuola non vengonomai incoraggiati a volere le ricompense materiali del successo. Il successodovrebbe essere fine a se stesso, non dovrebbe essere inseguito perottenere un qualche beneficio materiale. Gli uomini daffari possono venireproposti come modelli di comportamento per la loro creatività e i lorocontributi alla società, ma nessuno li proporrebbe mai come modelli dicomportamento perché hanno case lussuose, automobili esotiche eservitori che si occupano di ogni loro bisogno. Nel mondo dei libriscolastici dei nostri figli, una persona ammirevole non farebbe mai nullasolo per soldi.” “Sì, immagino che sia vero.” “I membri della nostra cultura sono bravissimi morditori di proiettili.Per coloro che hanno poca familiarità con questo modo di dire, mordere ilproiettile in teoria dovrebbe aiutare a tollerare il dolore. Uno prima cercadi evitare il dolore, ma se il dolore deve proprio essere sopportato, allora si 42
    • deve mordere il proiettile. Secondo la maggior parte di coloro chepensano e scrivono riguardo il nostro futuro, è scontato che tutti noidovremo mordere il proiettile molto forte, se vorremo sopravvivere. Anessuno di questi pensatori e scrittori viene da pensare che sarebbe tuttomolto meno doloroso se ricominciassimo da zero. Per come la vedonoloro, il nostro compito è di stringere i denti e aggrapparci fedelmente allavisione che ci sta distruggendo. Per come la vedono, la nostra distruzionecontinuerà a martellarci in testa indefinitamente con una mano mentre conlaltra continuerà a darci aspirine per il dolore.” “È così facile cambiare una visione culturale?”, chiesi. “Il punto non è la facilità o la difficoltà. È lessere pronti o lessereimpreparati. Se i tempi non sono maturi per una nuova idea, nessun poteresulla Terra potrà farle prendere piede. Ma se i tempi sono giusti, spazzerà ilmondo come un incendio indomabile. I Romani erano pronti ad ascoltarecosa San Paolo aveva da dire loro. Se non lo fossero stati, egli sarebbescomparso senza lasciare traccia e il suo nome non sarebbe mai arrivatofino a noi.” “Il Cristianesimo non si è diffuso esattamente come un incendio.” “Considerando il ritmo a cui era possibile diffondere nuove idee aquellepoca, senza presse da stampa, radio o televisioni, si è diffuso comeun incendio.” “Sì, immagino di sì.” “Il punto che vorrei chiarire è che non ho idea di cosa potrebbero faredelle persone con menti cambiate. Paolo era nella stessa situazione mentreviaggiava attraverso lImpero cambiando menti durante il primo secolo.Non avrebbe mai potuto prevedere lo sviluppo istituzionale del papato, o laforma che le società cristiane avrebbero assunto durante il feudalesimo.Invece, lo scrittore di fantascienza Jules Verne ha potuto prevedere inmodo incredibilmente preciso un secolo di innovazioni tecnologicheperché nulla è cambiato tra la sua epoca e la nostra in termini di visione.Se le persone che vivranno tra un secolo avranno una nuova visione,faranno qualcosa di completamente imprevedibile per noi. In effetti, se lecose non stessero così – se le loro azioni fossero per noi prevedibili –allora questo significherebbe che la loro visione non sarebbe davveronuova, ma essenzialmente identica alla nostra.” “Mi sembra che lei comunque abbia un programma. Vuole cambiarementi.” “Direbbe che San Paolo aveva un programma?” 43
    • “No, non proprio. Direi che aveva un obiettivo o unintenzione.” “E io direi lo stesso di me. Programma non è la parola giusta per quelloche sto facendo, anche se è la parola che ho usato stanotte quando horisposto alla domanda di quella donna. Nella nostra cultura, in questomomento, il fiume si sta dirigendo verso la catastrofe, e i programmi sonobastoncini conficcati nel suo letto per impedirne il flusso. Il mio obiettivoè di cambiare la direzione della corrente, di portarla lontano dallacatastrofe. Con il fiume che scorre in una nuova direzione, le persone nondovranno sviluppare programmi per ostacolarne il flusso, e tutti iprogrammi attualmente esistenti rimarrebbero nel fango, non necessari einutili.” “Molto ambizioso”, ribattei, asciutto. “Potrebbe definire le mie illusioni messianiche”, disse B con unsorriso. “Altri lhanno fatto... Quelli che mi chiamano Anticristo.” Queste parole mi causarono un piccolo shock, e passai un momento adigerirle prima di replicare che non vedevo cosa centrasse lAnticristo contutto questo. “Questo perché non ha sentito abbastanza... O non ha portato quelloche ha sentito alle sue logiche conclusioni.” Mi aveva fregato, non cera dubbio. O almeno, così pensai. Domenica, 19 maggio. LInquisizione. “Mi piacerebbe sapere perché Padre Osborne è qui”, disse Shirin. Laguardai, ma il suo sguardo era puntato su B. “Vogliamo vedere se è disposto a dircelo?”, chiese B. Shirin scambiò unocchiata con la ragazza allaltro capo del suoelegante ottomano. Tutti sembrarono scambiare unocchiata con qualcunaltro. B dovette prenderlo per una risposta affermativa, perché si girò versodi me e mi indirizzò la domanda con un cenno del capo. Immaginai di avere un buon istinto da spia, perché vidi in un attimo checerano molte cose vere che avrei potuto dire senza problemi e senzadovermi inventare bugie che avrebbero potuto mettermi nei guai inseguito. La mia discussione con B aveva mantenuto la mia attenzioneconcentrata su di lui fino a quel momento. Ora che toccava a me parlare, 44
    • mi guardai intorno. Shirin lho già descritta. Mi appariva imperscrutabilecome una Sfinge, con il suo viso stranamente marchiato e i suoi occhiintensi. Bonnie, la ragazza allaltro capo dellottomano (che, come seppipiù tardi, era la figlia di un uomo daffari americano), era ancora piùsospettosa e ostile. Il pubblico dietro di loro (al di fuori di quella che presiper una cerchia elitaria), sembrava più neutrale. Luomo che B avevachiamato Michael era qualcuno che mi piacque istintivamente, non soperché. Dava limpressione di essere alto, goffo e dallaspetto leggermentebizzarro, con grandi orecchie carnose, un viso lungo, occhi assonnati elabbra grandi, ma allo stesso tempo molto intelligente e naturalmentemodesto. I suoi vestiti erano così ordinari che non mi ricordoassolutamente come fossero. Cera poi una donna minuta e dallaria astutasui cinquantanni che per qualche motivo immaginai fosse la preside di unascuola. Cera un uomo distinto sui settantanni, forse un medico o unbibliotecario in pensione; più tardi scoprii che era un fornaio. Cera unagiovane coppia che sembrava nervosa e leggermente allarmata; erano iTeitel, Monika e Heinz. Cera un sogghignante ragazzo sui ventanni chesembrava morire dalla voglia di schiacciarmi come un insetto con il suoenorme intelletto; quello era Albrecht. “Lasciate che cominci col dirvi perché non sono qui”, dissi loro. “Nonsono qui come un emissario del Vaticano. Se lo fossi, ne avrei laspetto:avrei una veste nera e un collare clericale. È vero, daltro canto, che sonostato mandato qui dal mio Ordine, ma non come missionario o polemico.Non sono qui per fare proseliti o difendere la Fede. Sono qui per ascoltaree capire.” “Che Ordine?”, chiese Shirin. “I Laurenziani.” Il nome chiaramente non diceva nulla a nessuno. Ledissi che si trattava di un Ordine simile ai Gesuiti. “Perché i Laurenziani vogliono capire B? Perché loro anziché iDomenicani o i Francescani?” “Ho paura di non poter parlare per i Domenicani o i Francescani.” “La domanda è: perché i Laurenziani sono curiosi? Immagino chepossa parlare per loro.” Be, qui aveva ragione, naturalmente. Non ero lontano dallammettereche i Laurenziani volevano assicurarsi che laccusa di essere lAnticristomossa a B fosse infondata, ma lui aveva appena finito di dirmi che noncapivo ancora la questione. “Mi sento come se venissi tirato in due direzioni”, le dissi. “La sua 45
    • domanda è perché qualcuno nella Chiesa dovrebbe essere curioso, oppureperché i Laurenziani in particolare lo sono?” “Le risposte sono diverse?” “Sì, decisamente lo sono.” “Bene, cominci col dirci perché qualcuno nella Chiesa dovrebbe esserecurioso.” “State attirando lattenzione, evidentemente su questioni religiose, eccoperché. Chiunque fosse entrato nel teatro ieri notte lavrebbe capito, esarebbe curioso di sapere di che si tratta.” “Va bene. E perché i Laurenziani sono curiosi?” “Glielo dirò molto chiaramente. Ci piace essere davanti agli altri. Cipiace essere un po più acuti, più vigili, più curiosi, e siamo più avidi diavere la nostra curiosità soddisfatta.” “Tipi allavanguardia.” “È come ci piace vederci. È riprovevole?” Shirin sorrise e scosse la testa. “Ben detto”, disse. Guardai B, che stava annuendo con approvazione. “Ben detto davvero”,disse. “I lupi più furbi sanno che il lupo più sospetto è quello travestito dapecora.” “Quindi cosa sta dicendo? Che i lupi davvero furbi non si prendono labriga di travestirsi?” B si guardò intorno e alla fine fece un cenno a Michael, che mi sorrisegoffamente e disse: “I lupi davvero furbi si travestono da lupi amichevoli.” Tre risposte sarcastiche mi attraversarono la mente, ma sapevo chenulla di quello che avrei potuto dire avrebbe cancellato la verità contenutain quellaccusa implicita. La donna che avevo classificato come una preside intervenne in uninglese pesantemente accentato. “Sempre è stato il mio principio guida perquarantanni di non fidarmi mai di un cristiano. Non una volta un cristianomi ha dato motivo di cambiarlo.” “Posso chiederle perché?”, dissi (grato per la diversione). Mi fissò con sincero disgusto. “Sempre la vostra collaborazione è indubbio, è... Macchiata.” Incapace di trovare le parole che voleva, parlò in tedesco a Michael,che tradusse: “La vostra lealtà è sempre soggetta a cambiamenti, dice FrauHartmann. Costantemente soggetta a revisioni secondo qualche criterionascosto. Oggi lei è mio amico, ma cè una linea invisibile dentro di lei chesegna linizio della sua alleanza con Dio. E se io oltrepasso quella linea 46
    • senza rendermene conto, allora, anche se continua a sorridermi come unamico, potrebbe essersi convinto che sia suo sacro dovere distruggermi.Questa settimana è mio amico, ma la settimana prossima mi accusa diessere una strega e, dato che Dio vuole che le streghe siano bruciate, lei mibrucia viva. Questa settimana è mio amico, ma la settimana prossima diceche sono un Anabattista e, dato che Dio vuole che gli Anabattisti sianoannegati, lei mi annega. Questa settimana è mio amico, ma la settimanaprossima mi accusa di essere un Valdese, e dato che Dio vuole che iValdesi vengano impiccati, lei mi impicca.” Michael mi fece un sorriso di scuse e spiegò che Frau Hartmann erauna storica. Dato che non riuscii a pensare a nessun modo di difendermi nemmenodalla sua accusa, mi voltai verso B e dissi: “Quindi sono un lupo che cercadi spacciarsi per un amico e, essendo un cristiano, ho unalleanza invisibileper chi non lo è. Questo dove ci lascia?” “Non so. Shirin?” “Che cosa fa con gli appunti che prende quando B parla?” “Non sono proprio appunti”, le dissi, “sono trascrizioni stenografiche.” “Daccordo. Cosa ci fa?” Shirin aveva già ispezionato la mia camera dalbergo una volta. Seaveva potuto fare una cosa del genere, non sarebbe stato difficile per leiscoprire che cosa facevo con le mie trascrizioni. (In altre parole, dovevoassumere che già lo sapesse.) “Le faxo al mio superiore negli Stati Uniti.” “Perché le vuole? E per favore, non mi dica che vuole solo essereallavanguardia del pensiero religioso.” Mi girai verso B e dissi: “Cosa viene dopo? Schegge sotto le unghie?La manichetta antincendio?” La faccia gargoylesca di B si contorse in un cipiglio che sembrò seriosolo per metà. “Perché continua a indirizzare i suoi problemi a me? ÈShirin che deve soddisfare. Parli a lei, non a me.” Fui colpito da questo tradimento di genere, ed egualmente colpito dalmio stesso auto-tradimento. Avevo cercato, inconsciamente, di spingere Bad allearsi con me – noi maschi contro il nemico comune. Eroprofondamente deluso da me stesso. Credevo di aver superato questigiochetti da almeno un decennio. Guardai Shirin, e il mio sacerdozio mi scivolò dalle spalle come unmantello con i lacci spezzati. In un attimo divenne una persona ai miei 47
    • occhi e cessò di essere una parrocchiana problematica e irrilevante chedovevo in qualche modo accontentare per togliermela dai piedi. Quello cheaveva negli occhi, vidi ora, non era ostilità o sospetto ma, incredibilmente,paura. Per qualche ragione a me incomprensibile, ero una fonte di terroreper questa donna forte e competente. Il cuore mi si sciolse in compassionee rimorso per linganno calcolato che mi aveva portato faccia a faccia conlei. Volevo davvero rispondere alla sua domanda, ora, e posso perfino avercreduto di prepararmi a farlo mentre cominciavo a parlare. Un po di verità viene fuori. “B mi sta dicendo che il mondo a cui appartengo è estinto”, le dissi. “Èstato estinto per decenni, e non lo abbiamo mai nemmeno sospettato.” Shirin aggrottò profondamente la fronte, sforzandosi di capire il sensodel mio discorso ma non volendomi distrarre, ora che stavo finalmenteesprimendo qualcosa di evidentemente sincero. “Non è del tutto esatto”, continuai. “Noi sospettiamo di essere obsoleti,ma siamo fiduciosi che i nostri sospetti siano infondati. Capite cosaintendo?” Shirin scosse la testa con aria impotente. “Sto parlando di noi guardiani della fede, capite. I professionisti.Sappiamo come gestire i nostri sospetti – dobbiamo saperlo, perché è ilnostro lavoro gestire i sospetti delle altre persone. Siamo, per la maggiorparte, rassicuratori professionisti, placatori professionisti, disperditori didubbi professionisti.” Shirin annuì lievemente, di un millimetro circa, per farmi capire chestava cominciando a seguirmi. “Il nostro messaggio a coloro che dobbiamo rassicurare è: Nonpreoccupatevi, non è successo nulla. Il mondo è esattamente comeraprima. Non siate ansiosi, non siate allarmati. Le fondamenta sono solide. Ipilastri reggono ancora. Nulla è cambiato da... Dallanno mille, dallannoduecento, dallanno trentatré, quando le porte del Paradiso sono state aperteper noi da Qualcuno che ha dato la sua vita per i nostri peccati e il terzogiorno è resuscitato dai morti. Neanche una cosa è cambiata da allora.Anche se andiamo in guerra con bombe intelligenti e gas nervino anzichéspade e pietre, e scriviamo i nostri pensieri su dischetti di plastica anzichésu rotoli di papiro, questi giorni sono ancora quei giorni.” 48
    • Ora fu il turno di Shirin di girarsi verso B in cerca di aiuto. Quando nongliene venne offerto alcuno, si voltò verso la sua amica allaltro capodellottomano, verso Frau Hartmann, verso Michael. Nessuno sembravaavere suggerimenti da darle. Alla fine non le rimase che tornare a girarsiverso di me. “Ho paura di non capire perché mi sta dicendo tutto questo”, disse. “Avevo limpressione che volesse la verità.” “Infatti.” “Non può dire: Tutto quello che intendo con verità è questo pezzo delpuzzle. Se non si tratta di questo pezzo, non voglio sentire nulla.” Shirin batté le palpebre e annuì. “Mi dispiace”, disse. “Non avevocapito cosa stesse facendo.” “Questi giorni sono ancora quei giorni. Capisce cosa significano questeparole?” “A essere onesta, non ne sono sicura.” “Mi ha chiesto perché il mio superiore è interessato a ciò che staavvenendo qui a Radenau. Glielo sto spiegando: è interessato perché questigiorni sono ancora quei giorni. Nulla è cambiato. Le fondamenta sonosolide. I pilastri reggono ancora.” Shirin ci lavorò su per un momento, poi si rivolse a B per aiuto. “Penso che Padre Osborne sia sul punto di chiarire cosa intende”, disseB. “Preferirei che lasciasse perdere il mio titolo”, gli dissi, guardandomiintorno per rivolgermi a tutti nella stanza. “Chiamandomi Padre Osborne,insiste continuamente sulla mia condizione di estraneo, di persona ancoranon fidata.” “Cosa preferirebbe?”, mi chiese blandamente. “Se di solito usate solo i nomi, come sembrate fare, preferirei esserechiamato Jared.” “Jared va benissimo per me”, acconsentì B, “ma gli altri seguiranno leproprie inclinazioni.” “Bene”, replicai, e tornai a rivolgermi a Shirin. “Quattrocento anni fa,quando il nostro Ordine venne fondato per difendere la Chiesa contro leforze della Riforma, si accollò una missione aggiuntiva, di cui si parlòraramente nei secoli successivi. Quella missione prevedeva di mantenereuna speciale vigilanza, un particolare stato di allerta. Noi avremmo dovutoessere i primi a riconoscere lAnticristo.” Un silenzio di tomba scese sulla stanza. Fu rotto da Frau Hartmann, che 49
    • gracchiò: “Certo lei sta scherzando.” “Se la pensa così”, le dissi, “allora non mi ha ascoltato. Questi giornisono ancora quei giorni.” “Intende che la sorveglianza è ancora mantenuta dai Laurenziani?”Questa domanda veniva da Shirin. “Sì, anche se a essere onesto non lo sapevo fino a poco tempo fa.Pensavo fosse stata abbandonata secoli fa. Anchio avevo cominciato adimenticarmi che questi giorni sono ancora quei giorni.” “Ma questo non ha senso”, disse Frau Hartmann. “Questo è ciò di cui imatti vaneggiano per strada.” “Anche per loro questi giorni sono ancora quei giorni.” “Devi negarlo”, disse a B. “La prossima volta che parli, devi negarlo.” “Negarlo come? Dovrei passare in giro il mio certificato di nascita perdimostrare che sono una persona perfettamente normale?” “Devi attaccare lidea stessa.” “Su che basi? Se è accettabile proporre lidea di un Cristo (edovviamente lo è), allora perché non dovrebbe essere accettabile proporre lasua antitesi?” “Ma tu non sei la sua antitesi.” “Così dici tu. Altri dicono che lo sono, come sai.” “Non hanno basi. Nessuna base che sia... fernunftig.” “Razionale”, venne in aiuto Michael. “Forse Jared ci dirà come la vedono i Laurenziani.” “Come Frau Doktor Hartmann”, dissi. “Non vedo motivi razionali perassociarla allAnticristo. Glielho detto anche venti minuti fa, e lei mi harisposto che non avevo ascoltato abbastanza da decidere.” “Questo però non risolve davvero la questione”, disse B. “La domandaoriginale di Shirin sembra più rilevante che mai: perché il suo superiorevuole le trascrizioni?” “Pensavo che quello fosse chiaro, ormai. Vuole sapere cosa sta dicendo,perché la gente la sta chiamando lAnticristo.” “Ma che cosa fa con quello che legge? E, a proposito, questa personaha un nome che può condividere con noi?” “Si chiama Bernard Lulfre.” B sembrò momentaneamente sconcertato. “Intende larcheologo?” “Sì. Lo conosce?” “Conosco il suo lavoro. Non sapevo fosse un Laurenziano.” “Quale suo lavoro conosce?” 50
    • B sorrise come se stesse ricordando qualcosa di piacevole. “Si schieròun tantino troppo inflessibilmente a favore della teoria secondo cui i Rotolidel Mar Morto sarebbero stati prodotti da una comunità essena residente aQumran.” “Non sapevo che la teoria fosse in dubbio.” “Lo è eccome, a dispetto dellintenso sostegno di Padre Lulfre e dialtri.” “Ovviamente non leggo più le riviste giuste.” B scrollò le spalle. “Come ha reagito alle trascrizioni?” “Non lo ha ancora fatto.” “Come reagirà?” “Onestamente non lo so. Certamente non in modo rozzo od ovvio.” “Oh, no”, disse B con un sorrisetto privato. “Sono sicuro che PadreLulfre non reagirebbe in nessun modo rozzo od ovvio. Padre Lulfre non ènulla se non subdolo.” Domenica, 19 maggio. LAnticristo prende il caffè. Heinz e Monika erano spariti senza che me ne accorgessi. Riapparironoora spingendo un carrello di caffè attraverso un corridoio in penombradietro la poltrona di B. Incongruamente pensai che fosse il momento di unpo di kaffeeklatsch. Accettai una tazza, insieme a una piccola pastainsapore cosparsa di zucchero a velo, e mi ritirai sulla mia poltrona mentregli altri iniziavano una bassa, apparentemente irrilevante conversazioneintorno al carrello. Solo Shirin ignorò sia il caffé che la conversazione,rimanendo dovera a riflettere sui propri pensieri. Io chiusi gli occhi e trovai che linterno della mia testa era quasi deltutto deserto. Quando, dopo una decina di minuti, il carrello fu portato via e tutti sirisedettero, B cominciò a parlare nel suo solito modo privo di fretta. “Alla luce di quanto abbiamo appreso qui stanotte”, disse, “ho deciso dimodificare i miei piani per le prossime settimane.” A eccezione di Shirin,che ascoltò quelle parole senza particolari emozioni, come se fosse stata leia pronunciarle, gli altri erano chiaramente attoniti. “Tutti qui, a parte, credo, Albrecht, è stato con me per almeno un ciclo 51
    • completo di lezioni. Questo significa che sapete ciò che Jared non sa.Sapere perché ci sono picchetti lì fuori che mi accusano di essere laProgenie di Satana, Belzebù, la Bestia e anche lAnticristo stesso.” “Picchettano perché non capiscono”, brontolò Frau Hartmann. “Cosa ne pensi, Shirin?” “Picchettano perché capiscono perfettamente”, replicò Shirincupamente. “Ho paura che Shirin abbia ragione, Frau Hartmann”, disse B. “Ma cheabbia ragione lei o meno, non ha importanza. Padre Lulfre e probabilmentealtri del suo rango si sono elevati a nostri giudici, e questi individui nonconsulteranno il popolo per sapere cosa ne pensa. Non è daccordo?” La domanda era rivolta a me, e io risposi che aveva completamenteragione. Heinz Teitel alzò la mano. Questo giovane uomo imbarazzato, insiemea sua moglie Monika, sembrava il meno a proprio agio di tutti in questogruppo stranamente assortito. Scusandosi per il tempo che ci facevaperdere con una domanda che probabilmente non richiedeva nemmeno unarisposta, mi chiese se avrei potuto spiegare rapidamente i termini dellaquestione in esame. “Nessuno di noi è stato cresciuto con uneducazionereligiosa”, disse. “Abbiamo sempre dato per scontato che lAnticristo fosseuna persona simbolica e non una reale, come Mammona o Pandora.” “Non è affatto una domanda semplice o ovvia”, gli dissi, “e non sonoassolutamente un esperto, ma farò del mio meglio. LAnticristo è unafigura centrale della storia mitologica del cosmo come era largamenteintesa in tempi antichi – nella nostra cultura, come direbbe B. La culturadella Grande Amnesia considerava luniverso e lumanità come i prodottidi un unico sforzo creativo che si era verificato solo pochi millenni prima.Considerava gli eventi della storia umana come gli eventi centralidelluniverso stesso. Eventi che si sarebbero svolti nel giro di un lasso ditempo decisamente breve. Solo duecento generazioni di umani eranovissute dallinizio dei tempi, e si credeva che ne sarebbero esistite soloaltre duecento circa prima della fine del mondo – forse anche meno. Èimportante realizzare che le persone di quellepoca non avevano la minimaconcezione di un universo vecchio di miliardi di anni e con ancora miliardidi anni davanti. Per come lo immaginavano, il cosmo aveva solo pochemigliaia di anni e non era lontano dalla fine. Il centro di questo drammacosmico era lo scontro tra il bene e il male che si combatteva su questopianeta. Secondo gli ebrei, che erano probabilmente la religione mitologica 52
    • più potente dellepoca, lo scontro sarebbe stato deciso da due campioni. Ilcampione di Dio, il messia, era atteso a breve, e la sua comparsa avrebbesegnalato linizio dei giorni finali. Sarebbe apparso anche un nemico, ilcampione di Satana, lUomo dei Peccati. I due campioni avrebberocombattuto, le forze del male sarebbero state sconfitte e la storia eluniverso sarebbero giunti alla fine. “I primi autori cristiani avevano la stessa visione della storia, ma perloro, naturalmente, il messia era già venuto, e tutto ciò che rimaneva eralUomo dei Peccati. Ora che il messia aveva un nome, Cristo, il suoavversario poteva essere definito come lAnticristo. Ora che la missionedel messia era nota, lo era anche quella del suo avversario. Dato che Cristoera venuto per condurre lumanità a Dio, lAnticristo sarebbe venuto percondurla a Satana. E lAnticristo non avrebbe fallito, come non avevafallito Cristo. LAnticristo sarebbe stato amato e seguito con lo stessofervore di Cristo, ma solo per poco tempo, naturalmente. Infine, dopo unabattaglia apocalittica, le forze del Signore avrebbero trionfato, portando lastoria alla sua conclusione. “Questa chiara visione dellAnticristo divenne sempre più confusa etrivializzata nei secoli seguenti, con ogni generazione che trovavaqualcuno a cui affibbiare questo titolo. Chiunque ampiamente temuto ododiato poteva aspettarsi di venire chiamato Anticristo, e alla fine entrambii lati della Riforma dovettero sopportare questa nomea. Dopo questoperiodo, dal diciassettesimo secolo in poi, la gente era stufa dellinterafaccenda. Ogni generazione continua a nominare un proprio candidato –Napoleone, Hitler, Saddam Hussein – ma nessuno prende la cosa molto sulserio.” Un silenzio nervoso salutò questo riassunto. Tutti sembrarono lasciarvagare i propri pensieri per un minuto, poi Heinz fu pronto a continuare. “Posso capire perché nessuno lo prenda sul serio”, disse. “Quello chenon capisco è perché voi invece lo facciate. Lei, il suo Ordine e il suoPadre Lulfre.” Ammisi che si trattava di una buona domanda. In effetti, lo ammisi insette modi diversi, mentre cercavo di capire come spiegare perchécontinuavamo a prendere lAnticristo seriamente. Alla fine dissi: “Questasituazione era stata prevista dallantico teologo cristiano Origene. Nonintendo questa esatta situazione. Intendo che ciò che previde è applicabilea questa situazione. Disse, in effetti, che ogni generazione avrebbeprodotto precursori dellAnticristo, e che essi ne avrebbero meritato il 53
    • nome in quanto personificazioni dello spirito dellAnticristo. È da questimolti precursori che alla fine emergerà colui che meriterà il nome diAnticristo nel vero senso della parola. È per questo individuo chemanteniamo la nostra vigilanza.” “Che intende con colui che meriterà il nome di Anticristo nel verosenso della parola?” “Questo è esattamente ciò che non possiamo sapere in anticipo.Potremo scoprirlo solo quando il vero Anticristo apparirà. Allora capiremocosa significa davvero quel titolo. Allora ci diremo: Come abbiamo potutocredere che Nerone fosse lAnticristo? O che lo fosse il Papa, o Lutero, oHitler? Il vero Anticristo ci rivelerà il significato della profezia stessa. Ineffetti, è proprio questo il modo in cui sapremo che si tratta di lui: saràcolui che ci mostrerà cosa significa essere lAnticristo.” Il condannato è sentenziato. Il silenzio che seguì questo discorso fu micidiale. Alla fine il giovaneAlbrecht lo interruppe chiedendo a B perché avrebbe cambiato i piani perme. Fui sorpreso quando parlò non con un accento tedesco, ma con unoinglese. “Per liberarcene prima”, disse semplicemente B. “Se vuoi liberartene, lascia che ci pensiamo noi – Heinz, Michael e me.Potremmo portarlo fuori e buttarlo in un lago o qualcosa del genere.” “Dubito che servirebbe a molto. Cosa ne pensa, Jared?” “Sono daccordo, non servirebbe a molto. Sono infinitamenterimpiazzabile e se scomparissi, i sospetti cadrebbero su di voi quasiimmediatamente.” “Ho paura che Jared abbia ragione”, disse B al ragazzo. “Continuo a non vedere cosa possiamo guadagnare dallaiutarlo.” “Mostrami in che modo intralciarlo ci converrebbe di più, e lo farò.” Albrecht ci pensò seriamente, ma non riuscì a venirsene fuori con nulla. B si alzò e disse: “Penso che ci fermeremo qui. Io o Shirin vicontatteremo.” Poi, girandosi verso di me: “Shirin la accompagnerà al suohotel. Torni domani alle sei o alle sette.” Aprii la bocca per dire che non era affatto necessario fornirmi unascorta per una passeggiata di quattro isolati, poi capii che B lo sapevaquanto me. 54
    • Il prigioniero è rilasciato. Fui sorpreso di vedere che era ancora notte quando uscimmo dal teatro.Benché potessi vedere chiaramente lora sul mio orologio, avevo lasensazione che lalba dovesse essere già passata, dopo quella lunga Sturmund Drang. Camminammo in silenzio per qualche istante, poi dissi che sembravanosentirsi a casa loro allo Schauspielhaus Wahnfried. “Il direttore è un sostenitore”, disse Shirin senza scendere nei dettagli. “Vivete proprio lì dentro, allora?” “È il nostro campo base, sì.” “Ma perché in Radenau?” Appena lo chiesi, mi ricordai che sapevo il motivo. Il misteriosoindividuo che mi aveva telefonato me lo aveva spiegato a Monaco. Per unsecondo provai un panico gelido, poi mi resi conto che si trattava di unadomanda perfettamente naturale. Evitare di chiederlo, anzi, avrebbe potutodare adito a più sospetti. “Qui cè un centro medico dedicato allo studio e al trattamento dellemalattie degenerative del tessuto connettivo”, mi spiegò lei. “B è malato?”, chiesi io. “Io sono malata. Scleroderma, per la precisione.” “Mi dispiace”, dissi. “La mia educazione medica è piuttosto carente. Èconnessa a questo?”, mi agitai una mano davanti al naso e alle guance. “La farfalla del lupus”, disse Shirin. “Lupus. Chiedo scusa, cosè?” “Unaltra malattia degenerativa del tessuto connettivo. Ho sintomi dientrambe.” “Spero che non sia nulla di serio.” “Davvero?” “Sì. Che ci creda o no, i preti sono occasionalmente capaci di normalisintomi umani.” Miravo a un barlume di verità nella mia accozzaglia dibugie. “Dipende”, disse lei, “da come sono coinvolti gli altri organi – cuore,polmoni, reni. Sfortunatamente, il mio caso è molto serio. Nessuno siaspetta che arrivi a vedere il prossimo secolo. In compenso, nel mio casola fine probabilmente arriverà allimprovviso, e dovrei essere piuttostoattiva fino a quel momento. Non è una malattia graziosa con cuisoffermarsi a lungo.” 55
    • I chierici sono addestrati ad avere molte, appropriatissime cose da direin momenti come questi, ma non pronunciai nessuna di esse. Non volevonemmeno dire – per la terza o quarta volta – che mi dispiaceva.Camminammo per un po in silenzio. Alla fine, mi chiese se sapevo perché B le aveva chiesto diaccompagnarmi a casa. Le dissi di no. “Non lo sapevo neanchio, in quel momento”, disse lei. “Ora lo so. Bsapeva che sarei stata in grado di pensare allinconcepibile e di chiederelimpronunciabile. Le persone nella mia posizione sono allenate a farlo.” “Ha una domanda inconcepibile per me?” “Esatto.” “Chieda pure.” “Cosa farà il suo Padre Lulfre se deciderà che B è lAnticristo?” Risi. Più o meno. “Capisco cosa intende. È davvero inconcepibile.” “È inconcepibile che decida che B è lAnticristo?” “Sì.” “Allora perché lha mandata qui?” Mi presi un paio di minuti per rifletterci. Per quanto possa sembrareincredibile, non avevo visto alcuna ragione di pensarci su fino a quelmomento. “Se un giorno una macchia che assomiglia a una Madonna in lacrimecompare sul muro del signor Smith”, dissi infine, “e tutti giurano di potervedere lacrime scorrere dal suo viso ogni venerdì alle tre in punto, emigliaia di pellegrini vanno continuamente a vederla, notte e giorno,settimana dopo settimana, e la gente comincia a dire che i malati stannovenendo miracolosamente guariti, allora alla fine qualcuno verrà mandatodalla Chiesa a dare unocchiata. Si tratterà di qualche prete sfortunato comeme, spedito da lontano, perché sarebbe troppo imbarazzante per il pretelocale far notare ai propri vicini che quella macchia è comparsa subitodopo quella brutta tempesta la scorsa primavera, o che gli Smith hannofatto aggiustare il tetto nella stessa settimana, o che nessuno è autorizzatoad avvicinarsi alla Madonna di venerdì pomeriggio a parte il signor Smith,o che la fiala che usa per raccogliere le lacrime dal muro potrebbe essereusata altrettanto facilmente per mettercele, o che per quanto il signor Smithnon faccia tecnicamente pagare nessuno per visitare la sua casa, cè uncestino per le offerte vicino alla porta che è sempre pieno di soldi, o chesebbene una o due persone affermino di essere state guarite da qualcosa,non si fermano mai abbastanza a lungo per poter essere esaminate da un 56
    • medico.” “Quindi questo prete non viene mandato lì per assicurarsi che ci siastato un miracolo.” “Certo che no. Viene mandato lì per assicurarsi che non ci sia stato.” “Ho paura che sia troppo sottile per me. Se tutti pensano che non ci siastato un miracolo, perché mandare un prete?” “Perché qualcuno deve essere mandato. Non importa quantoimprobabile, non importa quanto assurdo, qualcuno deve essere mandato.” “E qualcuno deve leggere il suo rapporto.” “Assolutamente. Verrà letto, esaminato, analizzato, confermato,notarizzato, si giurerà su di esso e alla fine delle copie verranno mandatealla diocesi e magari perfino al Vaticano, dove rimarranno fino alla fine deitempi.” Camminammo per le strade deserte di Radenau. Mentre il mio hoteldiveniva visibile, sentii che Shirin stava rimuginando unaltra domanda. “Non sono sicura di come chiederlo”, disse. “Lo chieda come vuole.” “È venuto qui pensando a B come a una macchia sul muro?” “No, niente affatto. Quando si viene mandati, bisogna prenderelindagine seriamente.” “Anche se la conclusione è già decisa.” “Virtualmente già decisa. Al novantanove virgola novantanovepercento. Cè sempre la remota possibilità – quasi infinitesimale macomunque esistente – che la macchia sia davvero unapparizionemiracolosa che piange ogni venerdì pomeriggio.” “O che B sia lAnticristo.” “Esatto.” “Allora la domanda ha ancora bisogno di avere risposta: cosa farebbePadre Lulfre se decidesse che B è lAnticristo?” “Direbbe ai suoi superiori di prepararsi per una nuova era della storiaumana.” “Non si prenderebbe mai la briga di farlo.” “No, non lo farebbe di sicuro.” Ci fermammo sotto il padiglione dellhotel e mi girai verso di lei. I suoiocchi incontrarono i miei con unaria di vulnerabile supplica che miaffondò nel cuore come un coltello. Sostenne il mio sguardo per un attimo,poi lo distolse. “Voglio credere che mi stia dicendo la verità”, mormorò incerta. 57
    • “Lo sto facendo”, dissi. Almeno su quello, aggiunsi tra me e me. Lunedì, 20 maggio. Radenau: terzo giorno. Me ne sto qui seduto sbadigliando continuamente e aspettando che lamia mascella si sloghi. Non per il sonno, ma per il nervoso. Le sei, quasiora di andare. Padre Lulfre aveva ricevuto il suo fax quotidiano in silenzio. Avevoeffettuato i soliti atti di manutenzione – dormire, lavarmi, radermi,mangiare e così via – e ho aggiornato questo diario fino al minuto attuale.Ho anche acquistato un sofisticato (e costosissimo) registratore che mipermetterà di registrare due ore per ogni lato di una cassetta senza chedebba perdere tempo a girarla. Le 18:07. Ho la forte sensazione che non dovrei continuare finché nonavrò compreso la fonte di questo terribile nervosismo. È solo il fatto chesto recitando questi due ruoli opposti? Sono come un avvocato che cerca didifendere entrambe le parti in un processo – e che si sforza di convincereentrambe di essere degno di fiducia. Che cerca di convincere se stesso diessere degno di fiducia. Sto galleggiando in un mare di bugie mentre cercodi dare limpressione di trovarmi su un terreno solido e compatto. Per quanto senso abbia tutto questo, comunque, so che non è il veroproblema. Sono nervoso per via di qualcosaltro. Sono nervoso a causa delprogramma che B ha in serbo per me. Un conto è controllare qualcuno chepotrebbe essere luomo più pericoloso sulla faccia della Terra, un altro èdiventare suo discepolo. Mettere tutto questo per iscritto non fa andare via il nervoso, ma fasembrare inutile continuare a rimandare. Di nuovo lì sotto. B era da solo nella stanza sotterranea dello Schauspielhaus Wahnfried,e mentre mi facevo strada tra gli acri di antichità teatrali mi guardò con unsorriso piuttosto triste. Era seduto come la volta precedente, nella suameravigliosa Regency bergère oro ed ebano. Mi sistemai anchio come la 58
    • volta scorsa, nella mia bellissima vecchia Biedermeier fauteuil con cuscinidi velluto verde pallido. “In un paio di occasioni”, disse dopo che ci fummo scambiati deglieducati saluti, “a Monaco e nella mia lezione della notte scorsa, mi hasentito parlare di un collega, Ishmael... Un altro insegnante, ma di un tipodecisamente diverso dal mio. Era un insegnante maieutico, a differenza dime.” “Maieutico?” “Dalla parola greca per...” “Penso di saperlo”, gli dissi. “Dalla radice maia, che significaostetrica.” “Esatto. Un insegnante maieutico è uno che agisce come unostetricaper i discepoli, portando gentilmente alla luce idee che sono cresciute permolto tempo dentro di loro.” Ci riflettei per un attimo, poi gli chiesi se uno potesse scegliere diessere un insegnante maieutico oppure se dipendesse dalla materia chesceglieva di insegnare. “Non tutte le materie si adattano a un insegnamento maieutico. Peresempio, sarebbe stato ridicolo per Isaac Newton cercare di far emergere lesue scoperte dalla testa dei suoi discepoli. Ridicolo perché esse non eranonella loro testa. Daltro canto, avrebbe potuto usare lapproccio maieuticoper mostrare ai suoi discepoli perché i suoi studi alchemici gli sembrasserodegni di essere perseguiti. Socrate, naturalmente, era famoso per il suo usodella maieutica. Gesù lo usò solo occasionalmente, come quando disse: Ese io caccio i demoni per virtù di Belzebù, per opera di chi li cacciano ivostri figli?” Di nuovo, ci riflettei per un po prima di dire: “Immagino che significhiche ciò che ha da insegnarmi è qualcosa che può essere tirato fuori dallamia testa.” “Per la maggior parte, sì.” Gli mostrai il registratore che avevo comprato e gli chiesi se gli sarebbedispiaciuto che registrassi la nostra conversazione. “Sarebbe assurdo che mi dispiacesse”, replicò. “Lo scopo della nostraconversazione è di creare una registrazione per il suo Padre Lulfre.” Un mosaico. “A questo punto, non ho nulla di simile a un piano di studi per lei”, 59
    • disse B. “Sa cosè un piano di studi, immagino.” “Direi che è una sequenza di obiettivi scolastici.” “Una sequenza che procede su quali basi? Presumibilmente, non è unasequenza arbitraria.” “Immagino che idealmente proceda dal familiare allignoto, o dalsemplice al complesso. Un piano di studi è strutturato come una piramide,viene costruito verso lalto partendo dalla base. Devi conoscere A perimparare B. Devi conoscere A e B per imparare C. Devi conoscere A, B eC per imparare D, e così via.” “Esatto. Ma, come ho detto, io non ho un piano di studi. Più che unapiramide, sto costruendo un mosaico. I pezzi possono venire aggiunti inqualunque ordine. Allinizio non cè nulla di simile a unimmagine, mamentre i pezzi vengono aggiunti comincia a emergere una figura. Più pezzivengono aggiunti e più limmagine diventa chiara e definita, finché allafine si può distinguere la forma generale del disegno. Da quel punto in poi,limmagine può solo acquistare in nitidezza e precisione. Alla fine, sembrache non ci siano più pezzi mancanti, e rimane da riempire solo lo spaziotra i frammenti... Con frammenti ancora più piccoli. Mentre le fessure tra ipezzi vengono riempite, limmagine comincia a sembrare sempre più undipinto – un insieme continuo, anziché un assembramento di frammenti.Alla fine, non ricorda nemmeno più un mosaico.” “Capisco.” “Dovrà trasmettere ciò che dirò in frammenti, penso. Non possiamofare altro che vedere cosa succederà. Ho avuto molti allievi, ma hannosempre imparato semplicemente standomi intorno e ascoltando. Lecircostanze ci obbligano a provare un metodo nuovo.” Gli dissi che ero disposto a provarlo. “Ecco un frammento da cui cominciare. Si ricorda dei giovani Heinz eMonika Teitel, che erano qui la notte scorsa?” Dissi che me li ricordavo. “Mi hanno seguito attraverso un ciclo completo di lezioni, quindi hannoascoltato almeno una volta tutto ciò che posso dire in pubblico e che pensosarà comprensibile. Ma non si diventa un cristiano ascoltando un sermone,non si diventa un freudiano ascoltando una lezione, e non si diventa unmarxista leggendo un opuscolo. Se un profano chiede ai Teitel qualcosache va oltre ciò che hanno sentito da me, devono girare la domanda a me.Sanno cosa sto dicendo, ma il messaggio non è ancora loro a un punto taleda poter generare risposte autonomamente. Per loro, il mosaico è ancora 60
    • uno schizzo approssimato. “Frau Doktor Hartmann mi ha seguito due volte attraverso il mio ciclodi lezioni, e ha assistito a molte più lezioni come quella che abbiamo fattola scorsa notte. Se un estraneo le fa una domanda che va oltre qualunquecosa abbia sentito da me potrà cercare di rispondere da sola, ma quando miriferirà la sua risposta scoprirà che la mia risposta sarebbe stata piuttostodiversa dalla sua – a volte perfino contraddittoria. Anche lei sa cosa stodicendo, ma il mio messaggio non è ancora sufficientemente suo dapermetterle di generare risposte con certezza. Può vedere la sagomagenerale abbastanza chiaramente, ma limmagine è ancora piuttostonebulosa. “Michael, invece, mi ha seguito per più tempo di Frau Hartmann, e seun estraneo gli facesse una domanda che andasse oltre qualunque cosaabbia sentito da me, lui non sbaglierebbe quasi mai risposta, anche seprobabilmente la sua mancherebbe della profondità e della sicurezza cheavrebbe detta da me. Il messaggio è quasi suo, e limmagine del mosaico èfondamentalmente completa, anche se ancora un po vaga, come se nonfosse perfettamente a fuoco. “Shirin invece è stata con me per più tempo di chiunque altro, e se unprofano le facesse una domanda che andasse oltre qualunque cosa hasentito da me, lei risponderebbe senza esitazione. La sua risposta nonavrebbe necessariamente la stessa enfasi che avrebbe la mia, né verrebbeespressa nello stesso stile o rifletterebbe un punto di vista identico, maavrà la stessa autenticità e potenza, perché limmagine del mosaico su cuisi basa lei per rispondere è dettagliata e focalizzata quanto la mia. Lei è ilmessaggio, esattamente come lo sono io.” B fece una pausa come per avere una mia reazione, e io gli dissi checapivo cosa stesse dicendo, ma non ero molto sicuro del perché me lostesse dicendo. “Le sto facendo dare una seconda occhiata a qualcosa di cui le hoparlato nel nostro primo incontro”, disse B. “Quando Gesù morì, nonlasciò nessuno dietro di lui che fosse il suo messaggio.” Riuscii a malapena a non farmi sfuggire un “Accidenti!”, ma questo fuciò che mi venne in mente. Era innegabilmente vero. In nessun senso unacritica, ma innegabilmente vero. Gesù non lasciò dietro di lui nessuno chepotesse parlare con la sua autorità, nessuno che potesse dire: “Le cosestanno così”. Cerano questioni molto elementari a cui gli apostoli nonsapevano rispondere con sicurezza, come: fino a che punto gli appartenenti 61
    • al nuovo ordine religioso erano legati dalle norme del vecchio? È difficileriuscire a essere più basilari di così. Eppure, fu San Paolo – un uomo chenon aveva mai nemmeno visto Gesù – che finì per dire: “Le cose stannocosì” con più autorità di quanta chiunque altro potesse avere. Più diGiovanni, Pietro o Giacomo (per quanto ne sappiamo), Paolo era ilmessaggio. Ma anche con gli scritti di Paolo e di tutti gli evangelisti, civollero comunque tre secoli di pensiero cristiano per ricostruire ilmessaggio di Cristo – per rimettere insieme gli indizi, riconciliareapparenti contraddizioni, tagliare via eresie, follie e assurdità, eorganizzare il tutto in un credo coerente e consistente su cui più o menotutti potessero dirsi daccordo. Nonostante ciò, dissi a B che non capivo dove volesse arrivare. “La notte scorsa, ho parlato di cambiare menti. Ho detto che se ilmondo verrà salvato, lo sarà da persone con menti cambiate. Non daprogrammi. Da persone con menti cambiate.” “Mi ricordo.” “Oggi lei è qui per avere la sua mente cambiata.” Lo guardai vacuo. “Al momento, Jared, che messaggio è lei?” “Non la seguo.” “Quando Gesù morì, non lasciò nessuno dietro di lui che fosse ilmessaggio. Nessuno degli apostoli era il suo messaggio. Capisce cosaintendo con questo, vero?” “Sì.” “Ma lei non è nelle stesse condizioni di quegli apostoli, non è vero?” “No, penso di no.” “Lo è o no?” “Non lo sono.” “Il messaggio di Cristo è suo, non è così? Se le chiedessi se il sessoprematrimoniale è giusto o sbagliato, non dovrebbe chiamare Padre Lulfreper rispondere, non è vero?” “No.” “Se le chiedessi se il suicidio è giusto o sbagliato, non dovrebbeconsultare le Scritture per saperlo, vero?” “No.” “Lei ha queste risposte dentro di lei. Queste e altre diecimila simili.” “Esatto.” “Allora glielo chiederò di nuovo: che messaggio è lei?” 62
    • “Sono il messaggio di Cristo.” “Un ministro luterano direbbe lo stesso, così come un ministropresbiteriano o un predicatore battista, anche se alcune delle loro rispostesarebbero diverse dalle sue. Quindi eccola qui, e voglio che capisca cosa cista facendo, qui.” “Daccordo.” “Anche se probabilmente non la vedrebbe in questi termini, PadreLulfre lha mandata qui per diventare il mio messaggio.” Un brivido gelido mi corse per la schiena. Un nuovo orizzonte. “Se forzasse un gruppo di scolari a spiegare perché siamo sullorlo dellacatastrofe, tirerebbero subito fuori tutti i soliti cliché – tutte le teorie chelUnabomber ha espresso così solennemente e dettagliatamente nel suomagnum opus un paio danni fa: avanzamento tecnologico fuori controllo,avidità industriale fuori controllo, espansione governativa fuori controllo, ecosì via. Come pensa che tutte queste spiegazioni comunemente accettatesi siano evolute?” “Non ne ho idea”, dissi. “Mi scusi se rispondo così rapidamente, maquesta è una cosa su cui non ho mai riflettuto.” “Allora riflettiamoci un po adesso. Uno degli ostacoli maggiori allacostruzione del Canale di Panama, negli ultimi decenni del diciannovesimosecolo, era la febbre gialla. Le sue cause erano sconosciute ed eraincurabile per la medicina dellepoca. Forse ne ha sentito parlare.” “Sì. A quellepoca si pensava fosse causata dallaria notturna. La genteche passava la notte in casa si ammalava meno spesso di quelli che lapassavano fuori.” “Ma alcuni che stavano in casa la notte si ammalavano comunque.” “Esatto, perché lasciavano le finestre aperte. Alla fine, la gente capì chedoveva fare attenzione a non lasciar entrare neanche uno spiffero di arianotturna.” “Ma, come scoprì alla fine Walter Reed, il portatore della malattia nonera laria notturna, era la zanzara Aedes aegypti, che caccia di notte.” “Sì.” “Cosa portò le persone a credere che la colpa fosse dellaria notturna?” Scossi la testa, confuso, e dissi a B che non sapevo come rispondere. “Ci provi comunque”, disse lui. “Faccia un tentativo.” 63
    • Scrollai le spalle e feci un tentativo. “Ecco cosa pensò la gente. Noncera nulla di irrazionale nellidea, e in effetti aveva dei meriti.” “Bene. Dovrei aggiungere che il resoconto che ha fatto è più leggendache verità, ma riesce a illustrare il punto. Anche le idee che lUnabomberha articolato sono “ciò che la gente pensa”. Non cè nulla di irrazionale inloro, e in effetti hanno alcuni meriti.” “Va bene, capisco cosa sta dicendo. Vagamente.” “Entrambi questi gruppi di idee soffrono di un handicap, però. Riesce avedere qual è?” “Direi che in entrambi i casi, il loro orizzonte intellettuale è tropporavvicinato. Stanno cercando le cause troppo vicino agli effetti.” “Esatto. Questo è leffetto della Grande Amnesia. Nella nostra cultura –sia a Oriente che a Occidente, gemelli nati dalla stessa madre – la storiaumana è solo ciò che è avvenuto da quando è cominciata la RivoluzioneAgricola. Nella nostra cultura, per via della Grande Amnesia, la gente cheguarda lorizzonte vede solo alcuni millenni nel passato. Nel 1654,lArcivescovo Ussher calcolò che la razza umana era nata solo nel 4004avanti Cristo. Più tardi, gli archeologi calcolarono che quello fu quando leprime città della Mesopotamia cominciarono a essere costruite. Per dellagente che immaginava che lUomo fosse nato agricoltore e costruttore diciviltà, cosa avrebbe potuto avere più senso? La razza umana era apparsain Mesopotamia seimila anni fa, e aveva immediatamente cominciato acostruire città. La Grande Amnesia aveva impresso questimmagine inmodo indelebile nella nostra mente culturale. Non importa che oggi tuttisanno che la razza umana è tre milioni di anni più vecchia delle cittàmesopotamiche. Ogni molecola di pensiero della nostra cultura portaimpressa lidea che non abbiamo bisogno di guardare oltre la Mesopotamiaper capire la nostra storia.” “E lei mi sta dicendo che il suo orizzonte intellettuale, invece, è di tremilioni di anni.” “Sempre. Per me, la Mesopotamia è cancellata come orizzonte. Comepensa che si riesca a fare una cosa del genere?” “Immagino che ci si riesca salendo una scala, ossia vedendo le cose daun punto di vista più alto.” “Esatto. E quando lo si fa, eventi che prima sembravano enormi (perchésono vicini) prendono il loro posto in un panorama più ampio e non sinotano più come prima.” 64
    • Salendo la scala. “Stavamo parlando dei cliché che la gente tira in ballo per spiegareperché siamo sullorlo della catastrofe: avanzamento tecnologico fuoricontrollo, avidità industriale fuori controllo, espansione governativa fuoricontrollo, e così via. Queste sono spiegazioni che sembrano sensate allagente sotto la Grande Amnesia, persone che pensano di guardare liniziodella storia umana quando osservano la Mesopotamia. Secondo le personeafflitte dalla Grande Amnesia, la nostra Rivoluzione Agricola fuletteralmente linizio della storia umana. Quando io osservo lorizzonteumano, io sto guardando tre milioni di anni dopo la Mesopotamia, quindiper me è semplicemente grottesco pensare che la nostra RivoluzioneAgricola segni linizio della storia umana. Segna qualcosa, certo, maneanche remotamente linizio della storia umana.” Sentendo che era il momento di far vedere che ero cosciente, dissi:“Che cosa segna, allora?” “Segna lavvenire di un cambiamento mentale. Lemergere di una nuovavisione del mondo e del nostro posto in esso.” “Come fa a sapere che avvenne un cambiamento mentale?” “Lo so perché avvenne una rivoluzione”, rispose B. “Le rivoluzioni nonavvengono tra persone che pensano nel solito vecchio modo.” “Diverse condizioni sociali o economiche non possono causare unarivoluzione?” “Sicuramente non dice sul serio. Le persone causano rivoluzioni, non lecondizioni in cui vivono.” “Voglio dire, le persone non possono reagire a diverse condizionisociali o economiche con una rivoluzione?” “Certo che possono, ma la domanda è: possono reagire in modorivoluzionario senza prima pensare in modo rivoluzionario?” Dovetti ammettere che non riuscivo a immaginare azioni rivoluzionarieavvenire in assenza di pensieri rivoluzionari. “Ho udito pensatori ingenui”, disse B, “suggerire che la nostraRivoluzione Agricola sia avvenuta in risposta a una carestia.” “Perché sarebbe ingenuo?” “È ingenuo perché la gente che sta morendo di fame non si mette apiantare campi più di quanto la gente che sta affogando si metta a costruirescialuppe di salvataggio. Le uniche persone che possono permettersi diaspettare che i campi crescano e diano frutti sono persone che hanno già 65
    • cibo.” “Sì, ha senso.” “Sentirà anche teorizzare che lagricoltura fosse uno sviluppoinevitabile, perché rende la vita molto più facile e sicura. In realtà, rende lavita più difficile e incerta. Ogni studio sulle calorie spese contrapposte aquelle guadagnate conferma che più cibo ci viene dallagricoltura, piùdobbiamo lavorare per ottenerlo. I primi agricoltori neolitici, cheprobabilmente piantavano pochi campi e dipendevano soprattutto dallaraccolta, dovevano faticare molto di più per sopravvivere dei loro antenatimesolitici. Gli agricoltori successivi, che piantavano più campi edipendevano di meno dalla raccolta, lavoravano ancora di più per restarevivi, e gli agricoltori moderni totalitari, che dipendono interamente daicampi, lavorano più duro di chiunque altro per sopravvivere. E la fame,anziché essere cancellata dallagricoltura, è in realtà un suo prodotto e nonviene mai osservata lontano da essa. Viaggi nei deserti più inospitalidellAustralia durante la più orrenda siccità, e non troverà un singoloaborigeno affamato.” “Daccordo, capisco cosa sta facendo. Sta rispondendo a tutte le mieobiezioni prima che le possa fare.” “Tutte le sue obiezioni a cosa?” “Alle sue teorie.” “Che sarebbero?” “Sarebbero che la nostra Rivoluzione Agricola ha segnato lapparizionedi un cambiamento di mentalità. Non si trattò solo di persone affamate chedecisero di provare un nuovo sistema per ottenere cibo in preda alladisperazione. E non si trattò di persone in cerca di una vita più facile o dimaggiore sicurezza.” “Esatto. Ben lontano dallavere una vita più facile o dallaumentare lapropria sicurezza, in realtà dovevano lavorare più duramente ed eranomeno sicure dei loro antenati cacciatori-raccoglitori. Quindi non èpossibile che lo facessero perché era più comodo.” Mi sembrò che B fosse sul punto di sconfiggersi da solo con i suoistessi ragionamenti. “A sentirla parlare”, dissi, “la nostra Rivoluzione Agricola ci ha portatocosì pochi vantaggi che è incredibile che sia avvenuta.” “Lo è davvero”, disse B enfaticamente. “È esattamente ciò che vogliofarle vedere. E quando lo vedrà, la sua visione della storia umana cambieràper sempre.” 66
    • I pacifici assassini della Nuova Guinea. “Sento, a questo punto, di aver bisogno di un frammento del mosaicoparticolare che mi verrà fornito dai Gebusi della Nuova Guinea.” “Va bene”, dissi. “È diventato popolare, negli ultimi decenni, parlare di demonizzarepersone estremamente temute od odiate, trasformandole in mostri didepravazione. Non ho mai sentito parlare della tendenza opposta, ma ènaturalmente possibile angelizzare persone particolarmente riverite eammirate, trasformandole in creature perfette che personificano tutte lequalità più desiderate. Per esempio, cè una recente tendenza adangelizzare i popoli Lascia ovunque siano trovati, a immaginarli santiambientalisti infinitamente saggi, altruisti e previdenti, che praticanoperfetta equalità sessuale e non parlano mai in contrazioni. Sa di cosa stoparlando?” “Certamente. Non ho vissuto in un frigorifero finora. Ho visto Ballacoi lupi.” “Bene”, disse B. “Dato che gli angeli sono più o meno tutti uguali, ilprocesso di angelizzare questi popoli – li chiami Lascia o aborigeni, nonimporta – tende a renderli tutti più o meno uguali. Il che è tanto lontanodalla verità quanto è possibile arrivare. Qui è dove i Gebusi della NuovaGuinea entrano in gioco. Vorrei spendere alcuni minuti perdescriverglieli.” “Va bene.” “I Gebusi sono uno di quei popoli agricoli il cui stile di agricoltura nondeve nulla alla nostra Rivoluzione. In effetti, sarebbe più appropriatochiamarli cacciatori-giardinieri che agricoltori. Vivono in villaggi eadorano socializzare, celebrare e festeggiare con un sacco di urla, canzonie scherzi. Due terzi di loro muoiono per ciò che chiameremmo causenaturali, e un terzo viene ucciso da amici, vicini o parenti. Lomicidio èuna cosa riservata agli uomini, e in qualunque momento due terzi degliuomini ha assassinato qualcuno.” “Bella gente da conoscere”, intervenni. “Stranamente, lo sono, almeno nellinsieme. Gente molto piacevole –non santi, ovviamente, ma persone piacevoli e ben intenzionate. Sechiedesse loro perché sono così portati alla violenza, non capirebbero diche sta parlando. Non sono particolarmente portati alla violenza, e se 67
    • volesse interrogarli sul loro tasso di criminalità dovrebbe prima spiegareloro che cosè il crimine. Gli capita di infastidirsi a vicenda, naturalmente,e ci sono tanti individui avidi, sgradevoli, sconsiderati ed egoisti quanti cene sono tra di noi, ma il crimine come lo intendiamo noi non esiste. “A parte le statistiche sugli omicidi, la differenza principale tra noi eloro è la loro teoria sulla malattia e la morte. Noi crediamo che le malattieinsorgano quando invisibili creature chiamate microbi, germi o virusinvadono i nostri corpi. Questa teoria sembra del tutto ovvia a noi, ma aipensatori del ventitreesimo secolo (se ce ne saranno) sembreràprobabilmente stravagante e pittoresca quanto la teoria degli umori che erain voga nel Rinascimento lo sembra a noi. Riesce a immaginarlo?” “Che la nostra attuale teoria sulle malattie un giorno sembrerà bizzarra?Oh, sì. Riesco a immaginarlo benissimo.” “Bene. Nella teoria dei Gebusi, non cè nulla che corrisponda allanostra nozione di morte per cause naturali. Tutte le malattie e le mortihanno cause soprannaturali, e ogni malattia e morte è causata da qualcunoche letteralmente ti vuole male. Potrebbe trattarsi di uno stregone o dellospirito di qualcuno vivente o morto, o perfino dello spirito di un animale.Per giungere a una diagnosi in caso di malattia, un medium visita il mondospirituale per scoprire il colpevole, e questa informazione permette didecidere la cura migliore. Se qualcuno muore, il medium conduceunindagine consultandosi con gli spiriti. Non tutte le indagini portanoallaccusa di una persona vivente, ma quando accade, allaccusato vienedata la possibilità di provare la sua innocenza con una divinazione sago,una prova di cucina così difficile che la tecnica da sola non basta adassicurarne il successo. Si potrebbe paragonarne la difficoltà al cucinare unperfetto soufflé delle dimensioni di una vasca da bagno. Un completosuccesso è visto come un segno che lo spirito del morto ha aiutatolaccusato, che viene quindi assolto. Un successo parziale lascia lafaccenda in dubbio, e laccusato viene risparmiato finché altri indizi –come il comportamento del cadavere in sua presenza – non vengonoconsiderati. Più il risultato della divinazione sago si allontana dal successo,più la colpevolezza diventa sicura. In questo caso, dato che negare ilcrimine è inutile alla luce di una prova simile, laccusato generalmenteesprimerà pentimento e rimorso e cercherà di convincere tutti che la rabbiache lha spinto (o spinta) a praticare quellatto di stregoneria si è esaurita.Tutti vogliono crederlo e rassicurano lo stregone che è stato perdonato, maè molto probabile che i suoi giorni siano contati. 68
    • “Tra i Gebusi, gli spiriti dei defunti ritornano rapidamente sotto formadi animali. Quelli che muoiono giovani ritornano come piccoli animali –uccelli o lucertole. Quelli che muoiono a unetà più avanzata ritornanocome animali più grandi – coccodrilli o casuari, per esempio. Ma stregonigiustiziati ritornano invariabilmente sotto forma di maiali selvatici, il che èil motivo per cui (sospetto) gli stregoni giustiziati vengono sempre cucinatie mangiati. La mia teoria è che, essendo stregoni, in un certo senso sonogià maiali selvatici, i quali vengono cacciati non solo perché sono buoni damangiare ma perché ospitano spiriti malvagi.” Lo interruppi per chiedergli se i Gebusi praticassero il cannibalismo inaltre circostanze. “Per quanto ne so”, rispose B, “lunica pietanza umana sul loro menù èstregone arrosto.” “Affascinante.” “Ora, veniamo al punto di questo esercizio antropologico. Voglio cheimmagini che non siano stati i membri della nostra cultura a diffondersiovunque e conquistare il mondo, ma piuttosto i Gebusi. Voglio cheimmagini un mondo dove ogni morte è sempre vendicata uccidendo emangiando uno stregone. Voglio che immagini un mondo dove, se lei fosseun tecnico dei telefoni, un legislatore, un direttore dorchestra o uno stilistaa Berlino, Beijing, Tokyo, Londra o New York – o Box Elder, Montana –le potrebbe capitare di dover compiere con successo una divinazione sagoper salvarsi la vita. Voglio che immagini un mondo dove mangiare unostregone è una cosa perfettamente normale – quanto mandare i suoi figli incampi di concentramento educativi quando compiono cinque o sei anni.Voglio che immagini un mondo dove uccidere un uomo lo trasformeràsicuramente in un maiale selvatico, esattamente come punire un uomo lorenderà sicuramente un bravo cittadino nel nostro.” B a questo punto fece una pausa e mi indirizzò unocchiata speranzosa acui non ero sicuro di sapere come rispondere. “Penso che mi stia dicendo”, provai, “che la follia di ogni culturasembra perfettamente sensata ai membri di quella cultura.” “Questo è sicuramente vero”, disse B. “Se le dicessi che i Gebusicredono che il creatore delluniverso ha parlato solo a un popolo su questopianeta dallinizio dei tempi, e che quel popolo sono i Gebusi, sorriderebbecon condiscendenza, non è vero?” “Sì, credo che lo farei.” “Eppure, questo è esattamente ciò che credono i membri della nostra 69
    • cultura, non è così? Il creatore delluniverso ha parlato a qualcun altro aparte noi?” “No.” “I moderni esseri umani sono esistiti per duecentomila anni ma,secondo le nostre credenze, Dio non ha avuto nulla da dire loro finché nonsiamo arrivati noi. Dio non ha parlato agli Alawa australiani, o ai Gebusidella Nuova Guinea, o ai Boscimani africani, o ai Navajo nordamericani, oagli Ihalmut canadesi. Dio non ha detto una singola parola a nessuno deglialtri centinaia di migliaia di popoli nel mondo, ha parlato solo a noi. Solo anoi ha rivelato il significato e lo scopo della creazione. Solo a noi harivelato le leggi essenziali per la salvezza.” “Esatto. Parlando con Fede totale, è esatto.” “Ma questa non è follia.” “No. Di nuovo, parlando con Fede assoluta, non è follia.” “Sarebbe completamente ridicolo per i Gebusi credere di essere indiretto, esclusivo contatto con il creatore delluniverso, ma è perfettamenteragionevole crederlo per noi.” “Esatto.” “Evidentemente non è solo la storia del mondo che viene scritta daivincitori, ma anche la teologia.” “Sì, direi di sì.” “Ciononostante, in questo momento non le sto chiedendo di capirequalcosa. Le sto chiedendo di fare qualcosa.” “Cosa vuole che faccia?” “Voglio che immagini che il mondo – proprio questo mondo – sia unmondo Gebusi. Lei, in quanto prete cattolico, sarebbe tollerato come lareliquia di una superstizione bizzarra ma innocua. La notte, gli uomini siriunirebbero nei bar non per guardare programmi sportivi, ma perintrattenere conversazioni licenziose con spiriti femminili aggrappati alletravi del tetto. Medium verrebbero sempre tenuti a portata di mano perdiagnosticare piccoli malanni e condurre indagini sulle morti dellacomunità. I suoi amici la inviterebbero al ristorante per festeggiareunuccisione, e le darebbero una fetta di stregone arrosto da portare a casaalla sua famiglia. Che altro posso dirle? I film sarebbero film Gebusi, iromanzi, romanzi Gebusi, la politica, politica Gebusi, lo sport, sportGebusi, il divertimento, divertimento Gebusi.” Gli dissi che riuscivo a immaginarlo, più o meno. “Ma non riesco aimmaginare cosa vuole che le dica.” 70
    • “Come le sembra?” “Come mi sembra? Sembra folle. Osceno.” “Ovviamente. Confinati nelle loro poche centinaia di chilometriquadrati, i Gebusi sono stravaganti e pittoreschi. Ma li faccia esplodere inuna cultura universale a cui ogni essere umano deve appartenere, ediventano unoscenità. Questo vale per tutte le culture. Ogni culturadiventerebbe unoscenità se venisse ingigantita in una cultura universale acui tutti devono appartenere. Confinata nelle poche centinaia di chilometriquadrati in cui è nata, la nostra cultura sarebbe stata semplicementebizzarra. Ma diffusa in tutto il mondo come una cultura universale a cuitutti devono appartenere, è unoscenità orribile.” “Credo di cominciare a capire”, gli dissi. “Credo di cominciare a vederedove vuole arrivare.” B annuì. “Probabilmente non si ricorda perché avevo cominciato aparlare dei Gebusi. Lei aveva detto che era un mistero che avessimoadottato lagricoltura totalitaria considerando che, invece di rendere la vitapiù facile o sicura, ha proprio leffetto opposto.” “Sì, mi ricordo.” “Volevo farle capire che gli stili di vita adottati da una cultura non sononecessariamente logici. Non portano necessariamente benefici alle personein modi evidenti. Non vengono necessariamente adottati perché rendono lavita più semplice – anche se le persone possono usare questarazionalizzazione per spiegarli a bambini ed estranei. Nella nostra cultura,per esempio, ladozione del nostro stile di agricoltura è presentato ai nostrifigli come un passo in avanti inevitabile per la razza umana, perché rendela vita più facile e sicura.” Chiesi a B cosa faceva se non rendeva la vita più facile e sicura. “Questo è esattamente cosa stiamo cercando di capire qui. Ci troviamodi fronte un insieme di comportamenti e stiamo cercando di capire comeagiscono insieme per produrre il risultato che vediamo. Ora, passi inrassegna le caratteristiche dei Gebusi e veda se riesce a trovare unmeccanismo che li porterebbe a espandersi in una cultura universale a cuitutti devono appartenere.” Gli chiesi che tipo di meccanismo intendesse. “Una qualche dinamica della loro cultura. Qualche usanza, qualchecredenza di cui sono profondamente convinti.” Ci riflettei per un paio di minuti ma non trovai alcun meccanismo cheavrebbe potuto provocare quelleffetto. 71
    • “Ne inventi uno, allora”, disse B. “Immagino che delle ambizioni territoriali avrebbero quelleffetto.” “Non da sole”, disse B. “Gli Aztechi avevano ambizioni territoriali, mauna volta che avevano conquistato un popolo, non erano minimamenteinteressati a come preferisse vivere. Non volevano trasformare i loro viciniin Aztechi. Questo è il motivo per cui, per quanto possano essere staticrudeli, non erano noi – non erano ciò che Ishmael chiama Prendi.” “Va bene, capisco cosa intende. Dovrebbe trasformarli in missionariculturali se volesse che si espandessero fino a diventare una culturauniversale.” “E per renderli missionari culturali, dovrebbe dotarli di una credenza. Imissionari non sono altro che credenti. Che tipo di credenti dovrebberoessere i Gebusi?” “Dovrebbero credere fermamente nella giustezza del loro modo divivere.” “Esattamente. Se i Gebusi credessero che il loro modo di vivere fosselunico giusto per gli esseri umani (cosa che non pensano, per inciso),questo li motiverebbe a diventare missionari culturali. Ma la credenza dasola non basterebbe. I membri della nostra cultura hanno sempre avutoquesta convinzione – lo hanno dimostrato per tutta la nostra storia – maavevano bisogno anche di un altro meccanismo. Immagino potrebbechiamarlo un meccanismo di espansione. Un meccanismo che liconducesse per tutto il pianeta mentre diffondevano il loro vangelo diilluminazione culturale.” “Lagricoltura”, dissi. “Un particolare tipo di agricoltura, Jared, perché non tutti i tipi diagricoltura potrebbero far espandere un popolo per tutto il pianeta. Lamodesta agricoltura dei Gebusi semplicemente non potrebbe sostenere unatale espansione.” “Capisco.” “Nella nostra cultura, per sostenere una caratteristica ce ne servivaunaltra, e le due si sono rinforzate a vicenda. Credevamo (e lo crediamoancora) che il nostro modo di vivere fosse lunico giusto per tutti gli esseriumani, ma ci serviva lagricoltura totalitaria per sostenere il nostro sforzomissionario. Lagricoltura totalitaria ci ha donato unenorme eccedenza dicibo, che è il fondamento di ogni espansione militare o economica.Nessuno al mondo era in grado di resisterci, perché nessuno aveva unamacchina produttrice di cibo potente quanto la nostra. Il nostro successo 72
    • economico e militare, naturalmente, confermò la nostra convinzione che ilnostro fosse lunico modo giusto di vivere. Continua a farlo ancora oggi.Per i membri della nostra cultura, il fatto che siamo in grado di sconfiggeree distruggere ogni altro stile di vita è prova della nostra superioritàculturale.” “Sì, ho paura che sia vero. Quando si tratta della sopravvivenzaculturale del più adatto, noi siamo i campioni.” “Intende i campioni del processo di selezione naturale.” “Be... Sì. Immagino sia quello che intendevo.” B scosse la testa. “La situazione non dovrebbe essere vista in questomodo. Le idee evoluzionistiche producono sempre metafore rischiose.Levoluzione biologica tende sempre alla diversità – è sempre stato così esempre lo sarà. Levoluzione non sta avanzando verso lunica speciegiusta. Fin dallinizio, si è allontanata dalla singolarità del brodoprimordiale che ha poi generato tutte le forme di vita. Mi ricordo di averletto, da bambino, una storia di fantascienza su un organismo mutante cheera nato in una fogna, a causa della fortuita confluenza di un po di questoe un po di quello. Questorganismo era mosso da un unico impulso, ossiaquello di trasformare ogni cosa vivente in parte di sé. Lasciato a se stesso,era in grado di cancellare in pochi giorni miliardi di anni di evoluzionenaturale divorando tutte le forme di vita sul pianeta e trasformandole in unsingolo organismo: se stesso. Questorganismo mutante è una perfettametafora della nostra cultura, che in pochi secoli sta cancellando milioni dianni di evoluzione umana divorando tutte le altre culture del pianeta etrasformandole in una singola cultura: la nostra.” “Un pensiero sgradevole.” “È un processo sgradevole.” “La polvere da sparo”, disse B, “è una mistura di nitrato di potassio,carbone e zolfo, e immagino che sappia che se uno di questi ingredientimanca, allora la mistura non è esplosiva.” “Certamente.” “Come una mistura esplosiva, anche la nostra cultura è costituita da treingredienti fondamentali, e se uno di essi fosse mancato non sarebbeavvenuta nessuna esplosione. Abbiamo già identificato due degliingredienti: lagricoltura totalitaria e la credenza che il nostro fosse lunicomodo giusto di vivere per gli esseri umani. Il terzo è, naturalmente, laGrande Amnesia.” 73
    • Ci pensai su per un po, ma alla fine gli dissi che non riuscivo a capirecome la Grande Amnesia avesse contribuito allesplosione. “Ha contribuito allesplosione come il carbone contribuisce alladetonazione della polvere da sparo. Come siamo arrivati ad avere la stranaidea che il nostro modo di vivere sia lunico giusto?” “Non lo so.” “Torniamo indietro ai fondatori del pensiero della nostra cultura –Erodoto, Confucio, Abramo, Anassimandro, Pitagora, Socrate e qualunquealtro a cui riesce a pensare. Li riunisca in una stanza e faccia loro questadomanda: per quanto tempo gli umani hanno vissuto come viviamo noi?Cosa risponderebbero?” “Che gli esseri umani hanno vissuto in questo modo dallinizio.” “In altre parole, che lUomo è nato vivendo in questo modo.” “Esatto.” “E questo che cosa ci dice della natura dellUomo?” “Ci dice che questo è il modo in cui lUomo deve vivere. LUomo devevivere come agricoltore totalitario e costruttore di città, così come le apidevono vivere come raccoglitrici di miele e costruttrici di alveari.” “Quindi mi dica, Jared: cosaltro potrebbe essere questo se non il modogiusto di vivere per gli esseri umani?” “Sì, capisco.” “Cosa mancava nelleducazione di quei pensatori? Cosa era statodimenticato durante la Grande Amnesia?” “Che lUomo non era nato agricoltore totalitario e costruttore di città.Ciò che era stato dimenticato era che il nostro modo di vivere non era statopraticato fin dallinizio. Se questo non fosse stato dimenticato, allora nonavremmo mai potuto convincerci che il nostro fosse lunico modo giusto divivere. Questo è il motivo per cui la Grande Amnesia è stata uningrediente essenziale della nostra espansione culturale.” “Andiamo a fare una passeggiata”, disse B. “Cè qualcosa che devoprenderle.” “Qualcosa per me?” “Qualcosa che le servirà più tardi.” Cominciai ad avviarmi da dove ero venuto, ma B mi indirizzò verso ladirezione opposta, in un corridoio che si aprì dietro la sua poltrona, lostesso attraverso cui Monika e Heinz Teitel erano emersi con il carrello delcaffé la notte precedente. Il corridoio si ampliò presto per ospitarepanchine di cemento su entrambi i lati, e B mi disse che era stato 74
    • progettato per fungere da rifugio antibombardamento sia per il teatro cheper ledificio governativo dallaltra parte della strada. “Ma non credo che sia mai stato utilizzato in quel modo”, aggiunse. Dopo circa duecento metri, il tunnel si curvò e terminò con una pesanteporta antincendio che si aprì sul magazzino di un edificio governativo diqualche tipo. Sorprendentemente (almeno per me), cera una scrivania e unindividuo a presidiarla, evidentemente per monitorare gli accessi allarea.Questuomo, un tipo militare di mezzetà che sembrava sarebbe stato più aproprio agio in ununiforme di qualche tipo, ci fissò con aria didisapprovazione ma non sollevò obiezioni al nostro passaggio attraverso ilsuo territorio. Due rampe di scale ci portarono al livello del suolo e sullastrada. Lunedì, 20 maggio. Una visita nel Cretaceo. Erano a malapena le otto e mezza quando uscimmo – solo pomeriggiotardi in questa città nordica poche settimane prima del solstizio destate.Nonostante lora, i negozi erano perlopiù già chiusi e le strade deserte.Radenau non va visitata per la sua eccitante vita notturna. A B piace camminare, come a me. Non sembrava andare da nessunaparte in particolare, e io ero contento di seguirlo. “Sono sicuro”, disse, “che sta cominciando a capire perché non possocondurre un intero pubblico in questa direzione.” “Sì, lo vedo”, gli dissi. “Ma non sono sicuro di vedere la direzione.” “Si ricordi che stiamo lavorando a un mosaico, non a una narrazione oa un sillogismo. Dopo questa conversazione non avrà ancora unaconclusione, ma dovrebbe avere una comprensione più profonda di tuttociò che mi ha sentito dire finora.” “Sì, è vero. La figura sul mosaico è ancora un po vaga, ma non piùcome due ore fa.” “Poco tempo fa ha detto che, per come ne parlavo, era un mistero che lanostra rivoluzione culturale fosse avvenuta. Lo è davvero. Non era destino,non è stata orchestrata divinamente fin dalla creazione delluniverso, non siè trattato di qualcosa che avrebbe dovuto avvenire inevitabilmente.Duecentomila anni di esseri umani intelligenti quanto noi non lo avevano 75
    • fatto succedere. Avrebbe potuto non avvenire per altri duecentomila anni,o per un milione. È stato un caso, una coincidenza. Combini un elementoculturale mai visto prima con un secondo altrettanto inaudito, ne aggiungaun terzo similmente bizzarro, e il risultato è un mostro culturale che staletteralmente divorando il mondo – e che finirà col divorarsi da solo se nonverrà fermato.” Camminammo in silenzio per un po, poi chiesi a B se limmagine sulmosaico alla fine avrebbe raffigurato la nostra cultura. “Immagino che si potrebbe dire così, anche se non lho mai vista inquesto modo”, disse. “Lo vedo come un graffito composto di molte scenelegate tra loro, come il soffitto della Cappella Sistina. Ciò che chiama lanostra cultura appare in molte delle scene in diversi momenti della suastoria, ma ci sono anche delle scene allinterno di altre scene. Ci sonoscene raffiguranti la storia delluniverso, e tra di esse ci sono scene chemostrano lo sviluppo della vita su questo pianeta. Tra queste, ci sono sceneraffiguranti lemergere della razza umana, e tra queste ci sono scene chemostrano lorigine di centinaia di migliaia di culture, comprese quella deiGebusi e la nostra. Tra le scene raffiguranti lo sviluppo della nostra culturace ne sono altre che mostrano varie altre cose, come la nostra conquista delmondo, la comparsa delle religioni salvazioniste e la RivoluzioneIndustriale. Ci spostiamo da una scena allaltra, indietreggiamo dal graffitoper vedere i collegamenti tra di esse, ci avviciniamo di nuovo perconcentrarci su alcuni dettagli, e così via. Con il tempo, linteracomposizione comincia ad acquistare un senso... Ma non è un processo cheabbia una fine. Non raggiungeremo mai un punto in cui inseriremo ilframmento finale e diremo: Ecco, abbiamo finito. Tutti i pezzi sono al loroposto.” Ci fermammo davanti a un cartello con su scritto MEYER-ÜBERBLEIBSELEN, qualunque cosa fosse. B guardò oltre lenormeserranda di acciaio grigio come se sperasse di trovare un pulsante per farlaalzare. Quando non lo trovò, cominciò a martellarla con il pugno senzatroppe cerimonie. Dopo un minuto si aprì una finestra sopra di noi, e ilFantasma del Natale Passato si sporse e ci chiese in tedesco che accidentistessimo facendo. Lapparizione si chiamava, come avrei scoperto di lì apoco, Gustl Meyer. Lui e B si urlarono a vicenda per un po, in inglese etedesco, poi la finestra venne chiusa. B mi fece un cenno col capo sorridendo, come per rassicurarmi chetutto stava andando alla perfezione, e un paio di minuti dopo la serranda si 76
    • alzò sferragliando e ci fu permesso di entrare nel negozio in penombra, cheera pieno di scarti e avanzi (Überbleibselen) di musei dedicati a ogni sortadi argomento a eccezione dellarte: storia militare, storia politica, storianaturale, scienza, tecnologia e industria. Appena oltrepassammo la soglia,B cominciò a vibrare di una gioia elettrica, come un bambino di cinqueanni in un negozio di giocattoli, e io capii che aveva lanimo di uncollezionista di stranezze completamente folle. Rimase incantato dallaminiatura funzionante di un antico ascensore, da un Neanderthal di cera agrandezza naturale seduto a gambe incrociate sul pavimento assorbito inun lavoro manuale di qualche tipo che non era più tra le sue mani, da unperfetto modellino in scala sezionato di una miniera di rame, da un orrendo(e del tutto improbabile) dodo impagliato che Meyer sostenne fosse statoricavato da vera pelle, da un malconcio sottomarino monoposto dellepocanapoleonica, da una testa parlante trasparente che descriveva (in tedesco)le operazioni compiute dal cervello mentre delle luci si accendevano nellearee coinvolte. Cerano cassette di campioni di minerali, pile di strumenti di ottonemacchiati, scatole di rotoli in via di disgregazione, cesti di esemplarientomologici, vasche di fossili di ogni tipo... E fu davanti a una di questeche B finalmente si fermò a rovistare seriamente. Estrasse ed esaminòtrilobiti, crinoidi e cose che immaginai fossero uova, zanne e artigli didinosauro. Finalmente si fermò con in mano un oggetto grande come unaciambella simile al guscio di un nautilus, a parte il fatto che era ondulatocome il corno di una capra di montagna. “Un ammonite”, disse B, “cefalopode – stessa classe del nautilus.” Melo lasciò cadere in mano dicendo: “È estinto da circa sessantacinquemilioni di anni.” Io dissi qualcosa di brillante, come: “Davvero?”, e feci perrestituirglielo, ma lui si girò verso Meyer e gli chiese quanto costasse.Dopo un po di contrattazioni, B gli passò una somma in contanti chegiudicai sarebbe stata sufficiente a pagare una cena per due in un ristorantedecisamente buono. “Un collezionista lavrebbe pagato molto di più”, mi spiegò B quandofummo fuori, “ma Meyer non si aspetta di ottenere cifre astronomiche, disicuro non da me.” “Cosa dovrei farci?”, gli chiesi. “Se lo metta in tasca. Lo tenga con lei, non sono sicuro di quandoarriveremo a usarlo.” 77
    • La scimmia elettrica. Ci fermammo a unanonima Gasthaus per cena, e B mi disse diordinare birra, non whiskey. “Le è piaciuta Little Bohemia? Andremo lìpiù tardi per bere qualcosa di serio.” Gli dissi che andava bene. Penso che avesse limpressione che tutti ipreti cattolici fossero segugi da alcool. “Devo tornare indietro al primo frammento che ho cercato di sistemarestanotte”, disse B. “So che non è piazzato in modo solido.” “Va bene.” “La scorsa notte, nel teatro, ho parlato di cambiare menti. Ho detto chese il mondo verrà salvato, lo sarà da persone con menti cambiate – non daprogrammi, ma da persone con menti cambiate.” “Mi ricordo.” “La gente di solito trova difficile capire limportanza di questo concetto,perché non vede che tutto ciò che abbiamo qui – tutto il trionfo, la gloria ela catastrofe che abbiamo creato – è il risultato del lavoro di persone conmenti cambiate.” “Non lo vedo neanchio”, gli dissi. “Lo so”, disse B, “Ecco perché ci stiamo ritornando su. Assicuriamocidi concordare sui fatti basilari. Il cambiamento mentale di cui sto parlandoè avvenuto circa diecimila anni fa in ciò che è stata chiamata la MezzalunaFertile – unarea tra i fiumi Tigri ed Eufrate che oggi è parte dellIraq.Furono gli abitanti di questarea che, diecimila anni fa, gettarono lefondamenta di ciò che oggi è la nostra cultura globale. Fin qui ci siamo?” “Sì.” “Bene. Ora, sono sicuro che capisce che la razza umana non ha avutoorigine nella Mezzaluna Fertile. Le prove che abbiamo al momentoindicano in modo abbastanza conclusivo che la razza umana ha avutoorigine in Africa.” “Giusto.” “È nata in Africa, e poi si è diffusa molto lentamente in ogni parte delmondo: il medioriente, loriente, lEuropa, fino a raggiungere le regioni piùremote – posti come le Americhe, lAustralia e la Nuova Guinea – circatrenta o quarantamila anni fa. Il medioriente, essendo vicinissimoallAfrica, è stato abitato dagli umani moderni per un tempoimmensamente lungo, centomila anni o più. Questo include larea della 78
    • Mezzaluna Fertile. Capisce dove voglio arrivare?” “No, non proprio.” “Larea di cui stiamo parlando, la Mezzaluna Fertile, è stata abitatadagli esseri umani moderni per centomila anni prima che la RivoluzioneAgricola avvenisse.” “Va bene. Questo lo sapevo già”. “Sto sottolineando il fatto che la rivoluzione di cui stiamo parlando èavvenuta tra persone che avevano vissuto lì per decine di migliaia di anni.Delle persone stavano vivendo lì, e a un certo punto avvenne unarivoluzione. Non si è trattato di un evento meteorologico, di un terremoto odi uneruzione vulcanica. È stato qualcosa che è successo a delle persone.Circa diecimila anni fa, delle persone che avevano vissuto nella MezzalunaFertile per decine di millenni cominciarono a vivere in un modo nuovo. Ilmodo che io ho chiamato lo stile di vita Prendi.” “Sì, lo capisco.” “Non hanno cominciato a vivere in un nuovo modo perché stavanomorendo di fame, perché, come ho detto, la gente che muore di fame noncrea nuovi stili di vita più di quanto la gente che cade dagli aeroplani noninventi paracadute. E il loro nuovo stile di vita non è stato adottato perchéera così piacevole da essere un passo inevitabile nellevoluzione umana.Ciò che i fondatori della nostra cultura hanno inventato è stato,fondamentalmente, il concetto di lavoro. Hanno creato un modo difficile divivere – il più difficile che sia mai esistito su questo pianeta.” “Ma dette loro altre cose, oltre a una vita difficile.” “Esatto. Ora mi sta seguendo, Jared! Ora sta cominciando a capireperché dico che queste persone rappresentano menti cambiate. Nonpensavano come i Gebusi o i Cheyenne o gli Alawa o gli Ihalmiut o iMicmac o i Boscimani – o come una qualsiasi delle centinaia di migliaia diculture che potrei nominare. Ciò che stavano facendo non aveva alcunsenso per i loro vicini, ma non cera bisogno che lo avesse. Non avrebbeavuto alcun senso per i loro bis-bis-bis-bisnonni, ma, di nuovo, non cerabisogno che lo avesse. Ciò che stavano facendo aveva perfettamente sensoper loro, così come lo stile di vita Gebusi ha perfettamente senso per iGebusi. Per loro aveva perfettamente senso perché vedevano le cose inmaniera diversa. Diversa dai loro antenati e dai loro vicini. Ora capisceperché dico che queste persone rappresentano menti cambiate?” “Penso di sì.” “Dato che noi condividiamo il loro cambiamento di mentalità, 79
    • guardiamo a ciò che hanno fatto e diciamo: Be, certo. È logico. Cosapotrebbe essere più ovvio? Doveva succedere. Gli esseri umani dovevanovivere come i Prendi. Dato che condividiamo la loro mentalità, la lororivoluzione ha perfettamente senso per noi. Ci sembra logica e inevitabile,come mangiare stregoni sembra logico e inevitabile ai Gebusi.” “Sì, capisco.” “Sappiamo a che gruppo etnico appartenevano queste persone – eranoevidentemente caucasici – ma non cè motivo di supporre che ognicaucasico abbia preso parte a questa rivoluzione. I Gebusi e i loro vicini, iKubor, i Bedamini, gli Oybae, gli Honibo e i Samo, appartengono tutti allastessa etnia, ma non hanno affatto una cultura comune. Mi sta seguendo?” “Penso di sì.” “Non sapremo mai come coloro che iniziarono la rivoluzione sifacessero chiamare, ma inventiamoci un nome per loro. Chiamiamoli Pren.Questo li collegherà allo stile di vita che ho definito Prendi.” “Va bene.” “I Pren non sono diventati agricoltori perché erano affamati o perchépreferivano lavorare duramente piuttosto che riposarsi. Da solo, lei hacapito il fatto decisivo che ricavavano qualcosa dalla loro vita difficile cheli ricompensava della fatica che facevano. Perché sono diventatiagricoltori? Cosa potevano ottenere dallagricoltura totalitaria che i loroantenati e vicini non potevano ricavare dalla caccia e raccolta?” “Me lha già mostrato, questo. Lagricoltura totalitaria diede loropotere.” “Esatto. La loro rivoluzione non riguardava il cibo, riguardava il potere.Le cose stanno così ancora oggi.” “Sì, è vero.” “Qualcuno una volta mi ha chiesto come faccio a sostenere che la razzaumana non è difettosa quando è così attirata dal potere. I Prensoccombettero alla loro sete di potere”, mi ha detto. Non è un difettoquesto? Tutti i loro discendenti culturali hanno ceduto alla loro sete dipotere. Non è un difetto questo? “Io gli raccontai di un famoso esperimento psicologico degli anniCinquanta. Un elettrodo venne impiantato nel cervello di una scimmia, nelsuo centro del piacere. Premere un bottone su una scatola di controlloavrebbe inviato un impulso elettrico allelettrodo, dando alla scimmiaunintensissima scossa di piacere. Diedero la scatola con il pulsante allascimmia, che naturalmente non aveva idea di che cosa si trattasse ma che 80
    • in breve finì col premere il bottone per caso, dandosi unenorme scossa dipiacere. Non le ci volle molto per capire la connessione tra il pulsante e ilpiacere e una volta che la afferrò, si limitò a starsene lì seduta, ora dopoora, premendo il pulsante e dandosi scosse di piacere. Cominciò a ignorarecibo e sesso. Se alla fine non le avessero tolto la scatola, la scimmiaavrebbe continuato a starsene lì seduta dandosi piacere fino a uccidersi.Ora, ecco la domanda che feci al mio interlocutore: Cera qualcosa disbagliato in questa scimmia? Era difettosa? Cosa ne pensa, Jared?” “Direi di no, non era difettosa.” “Direi lo stesso anchio. Né lo erano i Pren. Premere il pulsantedellagricoltura totalitaria dava loro unenorme ondata di potere. La davaanche ai popoli cinesi ed europei. La dà anche a noi, ancora oggi. Eproprio come quella scimmia, nessuno di noi vuole smettere di premerequel pulsante, e ormai stiamo seriamente rischiando di darci piacere fino aucciderci.” Annuii. “Immagino sia questo che intende quando dice che se il mondoverrà salvato, lo sarà da persone con menti cambiate. Persone con mentiinalterate diranno: Cerchiamo di limitare i danni causati dal pulsante.Persone con menti cambiate invece diranno: Gettiamo via la scatola!. B annuì. “Non mi sarebbe venuto in mente di dirlo così, manaturalmente ha ragione. Appena i membri della nostra culturadecideranno di gettare via la scatola, le cose cominceranno a cambiaredrasticamente. Il fatto che stia cominciando a esprimere dei concettimeglio di quanto avrei potuto farlo io, è un chiaro segno che è sulla buonastrada per diventare il messaggio.” I Pren. A questo punto arrivò il nostro cibo, ed entrambi tacemmo per dargli lanostra attenzione. Alla fine, B disse: “Cè un collegamento che ho cercatodi non fare per lei, pensando che avrei potuto evitarlo o saltarlo, ma èmeglio che mi faccia forza e mi tolga il pensiero.” Gli chiesi perché aveva voluto evitarlo. “Lho evitato perché sento una certa urgenza di fare in fretta, qui.”Scosse la testa, insoddisfatto di questa dichiarazione. “Non è del tuttoesatto. Voglio liberarmi dellaleggiante spettro di Bernard Lulfre il primapossibile. Voglio soddisfare la sua curiosità e sbarazzarmene.” “Capisco. Qual è il collegamento che ha evitato di fare?” 81
    • “Le ho detto che i Pren sembravano folli ai loro vicini, proprio come iGebusi sembrano folli a noi. Lo trova difficile da credere?” “Sì, ma immagino che per i Gebusi sia altrettanto difficile credere disembrare matti ai membri della nostra cultura.” “Infatti”, disse B. “I Pren ci appaiono perfettamente ragionevoli enormali perché noi siamo i loro discendenti culturali. Abbiamo la lorostessa visione del mondo.” “Lo capisco. Ma anche stando così le cose, non possiamo sapere cosapensassero di loro i loro vicini.” “In questo caso, grazie a un enorme colpo di fortuna, possiamo saperecosa almeno uno dei loro vicini pensasse di loro. Lo sappiamo perchéabbiamo la loro versione di ciò che avvenne. Di nuovo, sappiamo a cheetnia questi vicini appartenessero, ma non come si facessero chiamare.Chiamamoli gli Zeugen – in altre parole, i testimoni. Per quanto riguardalo stile di vita, gli Zeugen erano simili ai Masai dellAfrica orientale.Conosce i Masai?” “Li ho sentiti nominare. Sono pastori nomadi, vero?” “Esatto. Anche gli Zeugen lo erano, e quando osservarono larivoluzione dei Pren, non videro uninnovazione tecnologica o nulla diremotamente simile. Ciò che videro fu un ribaltamento dellordinedelluniverso. Videro, come ha fatto lei, che lagricoltura totalitaria nonriguardava il cibo, ma il potere – il potere di decidere chi può vivere e chideve morire. È chiaro perché la vedessero in questo modo?” “Me ne parli un po.” “Il modo più semplice di capirlo è tramite un esempio. Secondolagricoltura totalitaria, le mucche possono vivere ma i lupi devono morire.Le galline possono vivere ma le volpi devono morire. Il grano può viverema i suoi parassiti devono morire. Tutto ciò che mangiamo può vivere, matutto ciò che mangia ciò che mangiamo deve morire – e non solooccasionalmente. La nostra linea dazione non è: Se un coyote attacca ilmio gregge, allora lo uccido, ma è: Spazziamo via tutti i coyote dallafaccia della Terra. Quando si trattò di lupi e mucche, dicemmo:Distruggiamo tutti i lupi, e i lupi vennero distrutti. Poi dicemmo:Facciamo sì che ci siano miliardi di mucche, e ci furono miliardi dimucche.” “Va bene, ho afferrato.” “Di solito, chi esercita questo potere?” “Che intende dire?” 82
    • “Guardi la situazione dal punto di vista di pastori nomadi di diecimilaanni fa. Chi decide chi vive e chi muore?” “Gli dei.” “Naturalmente. Ora, per come la vedevano gli Zeugen, gli dei avevanouna conoscenza speciale che permetteva loro di governare il mondo.Questa conoscenza includeva la conoscenza di chi doveva vivere e morire,ma non si limitava a questo. È la conoscenza che gli dei applicano in ogniscelta che fanno. Quello che gli Zeugen percepivano è questo: ogni sceltache gli dei fanno è bene per una creatura e male per unaltra. Se ci si pensa,non può essere altrimenti. Se una quaglia va a caccia e gli dei le mandanoun grillo, è bene per la quaglia e male per il grillo. E se una volpe va acaccia e gli dei le mandano una quaglia, è bene per la volpe e male per laquaglia. E viceversa: se una volpe va a caccia e gli dei non le mandano unaquaglia, questo è bene per la quaglia e male per la volpe. Capisce cosaintendo?” “Certo.” “Quando gli Zeugen videro cosa i Pren stavano facendo, si dissero:Queste persone hanno mangiato il frutto dallalbero degli dei, il fruttodella conoscenza del bene e del male.” “Yipes!”, dissi io. Non credo di aver mai pronunciato prima questesillabe in vita mia, ma lo feci allora. “Come è arrivato a questo?” “È uno dei contributi di Ishmael.” “Lo ha mai proposto a uno studioso della bibbia?” B annuì. “Vari studiosi biblici lhanno esaminato, e finora nessuno hatrovato alcuna ragione per metterlo in discussione. Uno ha detto che sitratta dellunica spiegazione che avesse mai sentito che avesse senso.” “È lunica che io abbia mai sentito che abbia senso, e le ho sentitetutte.” Mi ricordo di essere rimasto seduto immobile per due o tre minutimentre cercavo di capire tutte le conseguenze di questa nuovainterpretazione della storia della Caduta. Quando alla fine mi arresi escossi la testa, B proseguì. “Ho sentito che dovevo farle questo discorso per chiarire la cosafondamentale riguardo questa rivoluzione. Perfino gli autori della Genesilhanno descritta come una questione di menti cambiate. Ciò che videronascere tra i loro vicini non fu un nuovo stile di vita, ma una nuovamentalità, una visione del mondo che ci equiparava agli dei in saggezza,che rendeva il mondo una proprietà degli esseri umani, che ci dava potere 83
    • di vita e di morte sul mondo. Pensarono che questa nuova mentalitàsarebbe stata la rovina di Adamo – e gli eventi stanno dimostrando cheavevano ragione.” Abbassai il mio tovagliolo e dissi: “Sono pieno.” B mi lanciò unocchiata perplessa. “Questo è tutto quello che posso gestire per stanotte”, gli dissi. “Ma è ancora presto!” “Lo so e mi dispiace, ma non posso sopportare di più e devo ancoracapire come farò a trasmettere tutto questo a Padre Lulfre. Non possosemplicemente mandargli una trascrizione della registrazione. Se pensasseche sto diventando lapprendista dello stregone, mi tirerebbe fuori di qui inun attimo.” B fece spallucce. “Sono daccordo, non possiamo rischiare chesucceda.” Ci mettemmo daccordo per incontrarci a cena il giorno seguente. Quando tornai nella mia camera, resistetti alla tentazione rappresentatadal letto. Volevo mandare un fax a Padre Lulfre entro le tre o le quattro dimattina per mantenere labitudine che avevo stabilito nei giorni precedenti. Ebbi lidea di tradurre la mia conversazione con B in una serie divignette sulla falsariga dei Vangeli: “Un uomo andò da Gesù e disse...”,oppure: “Gesù incontrò una grande folla, e un uomo gli urlò...” Non sonosicuro di essere riuscito a produrre qualcosa di davvero convincente. Ma,daltro canto, perché Padre Lulfre dovrebbe sospettare che le abbiainventate? (Risposta: perché i suoi schemi di pensiero non sono neancheremotamente simili ai miei.) Sono le cinque di mattina e mi sento teso come una corda diclavicembalo. Spero che un goccio di whiskey mi aiuterà a dormire. Martedì, 21 maggio. Gli stadi della Fede. Il telefono squillò alle nove, e io strisciai fuori da uno stordimentoprofondo chilometri per rispondere. Era Shirin, che cercava di spiegarmiqualcosa di gran lunga troppo complicato perché potessi comprenderlodopo appena quattro ore di sonno. Le chiesi di ripetermelo lentamente efinalmente capii. Cera un discorso in programma che B non era stato in 84
    • grado di annullare, ed era oggi a Stuttgart. Per raggiungerlo in tempoavremmo dovuto prendere un treno alle undici, e io potevo unirmi a loro orestare a Radenau, spettava a me decidere. Le dissi che li avrei incontrati alBahnhof alle dieci e cinquanta. Attaccai e decisi rapidamente che unadoccia e una colazione erano più importanti di unaltra ora di sonno. Avevo una cosa in mente che avevo bisogno di esaminare per iscritto,quindi mi portai il blocco per gli appunti al ristorante e scrissi: Esiste un solo stadio dellavere fede, ma ce ne sono cinquanta del perderla. Sento che dovrei portarmi dietro questa osservazione critica su un foglio separato, in modo da poterlo estrarre e studiare ogni volta che ne sento il bisogno. Solo uno stadio dellavere fede, ma cinquanta del perderla. Penso di conoscere un prete che ha fede a quellunico stadio che si merita davvero di essere chiamato “fede”. Tutti gli altri, me incluso, sono a uno dei cinquanta stadi del perderla. Molti dei miei parrocchiani la considererebbero probabilmente unammissione sconcertante, ma io non la penso così. Ovviamente ci sono molti preti che hanno attraversato tutti i cinquanta stadi della perdita della fede e hanno abbandonato il proprio ministero. Tutti lo sanno, e ne ho conosciuta una mezza dozzina personalmente. Ma il resto di noi sta ancora tenendo duro, con ginocchia, gomiti, falangi, palpebre, denti e unghie. È rassicurante, in realtà, perché significa che nessuno di noi vuole perdere la sua fede o vuole pensare a se stesso come a uno che lha persa. Devo ammettere che in parte è solo codardia; sappiamo che se la nostra fede se ne andasse, la vita religiosa ci diventerebbe intollerabile e dovremmo andare avanti, in un mondo sconosciuto. Ma è anche perché abbiamo abbastanza fede da voler continuare ad avere fede. Quando quella quantità di fede è andata, comunque, allora è finita completamente, e ti ritrovi al cinquantunesimo stadio. Sei fuori, sei finito. Immagino di essere intorno al trentaquattresimo stadio. Quando avevo quindici anni, ero a quellunico stadio che significa fede autentica. Quando sono entrato in seminario, ero al terzo stadio della perdita della fede. Allepoca della mia ordinazione, ero al dodicesimo. Quando sono entrato nellufficio di Padre Lulfre, tre settimane fa, ero al venticinquesimo. Il fatto che ora sono al trentaquattresimo probabilmente suona piuttosto male, ma in realtà 85
    • non lo è. Avevo paura (quando mi sono seduto per questo esame di coscienza) che avrei scoperto di essere a uno stadio davvero spaventoso, come il quarantasettesimo. Voglio dire, quando sei al quarantasettesimo sei sullorlo del precipizio. Altri tre stadi e vai giù! A Stuttgart. Il gruppo di viaggiatori era formato da B, Shirin, Michael e me. Mentreci stringevamo la mano, Michael mi disse per la prima volta il suocognome, anche se posso solo intuire il modo in cui è scritto. Suonò comeDershinsky. Shirin era sbrigativa e impassibile. B sembrava cupo epreoccupato. Nessuno aveva voglia di chiacchierare, eccetto forseMichael, che continuò a indirizzarmi cenni e strizzate docchio amichevolima sembrò trattenere il proprio buon umore per rispetto a Shirin e B. Quando fummo partiti da dieci minuti, mi azzardai a chiedere di cheingaggio si trattasse. Nessuno sembrava aver voglia di dirmelo. Alla fine,B spiegò che era stato organizzato da un uomo e una donna alluniversitàche conoscevano e volevano promuovere la visione di B sulla popolazione. “Non ne sembra terribilmente entusiasta”, dissi. “Le mie idee su questo argomento generano sempre molta rabbia.” “Tra chi? I cattolici?” “No, affatto. I marxisti.” “Perché i marxisti?” Scrollò le spalle e guardò fuori dal finestrino. Michael e Shirin mirivolsero entrambi una leggera scossa del capo per dissuadermidallindagare. In Amburgo cambiammo treno con un altro più veloce e leggermentemeno austero, ma latmosfera rimase desolata e non migliorò neanchequando aprimmo le scatole per il pranzo che Michael aveva comprato pernoi alla stazione di Amburgo. A metà strada per Stuttgart, B disse a Shirin: “Perché non racconti aJared la storia del Brivido Imperiale?” Se ho interpretato correttamente cosa le passò per la testa, non ne avevaparticolarmente voglia ma era annoiata come chiunque altro. Perincoraggiarla, tirai fuori il mio registratore e lo avviai. Sorprendentemente, non lasciò trasparire alcun segno di nervosismo oimbarazzo (io ne avrei sicuramente mostrati). Invece, si prese un minuto 86
    • per riordinare le idee e poi partì come unattrice consumata. Il Brivido Imperiale. “Il Brivido Imperiale era stato una preoccupazione della famigliaimperiale per tanto tempo che tutti avevano perso il conto dei secoli. Chefosse genetico era ovvio, naturalmente, ma questa consapevolezza nonaveva aiutato nessuno – di sicuro non lImperatore rabbrividente. Ognidisciplina accademica e scientifica dellimpero aveva un aspettorabbrividente. Ogni scienziato e studioso stava lavorando al problema aun certo livello e a modo suo, e la teoria comunemente accettata era chefosse un problema con origini metaboliche e alimentari. Non cera nulla digravemente sbagliato nella dieta dellImperatore, naturalmente, ma sicredeva che qualche aggiustamento (magari infinitesimale) avrebbe potutofare il miracolo e dare allImperatore un po di sollievo. Cerano diete dighiande e di mele – e di crescione e di zucchine e di ogni altra letteradellalfabeto. Ogni università dipendeva dai sussidi per studiare gli effettibenefici dei diversi tipi di dieta e cibo. Studi che tutti sapevano avrebberopotuto essere prolungati senza problemi fino alla fine dei tempi. “Un giorno, comunque, il Primo Ministro organizzò una conferenzastampa e annunciò che era stata fatta una scoperta decisiva. Ovviamente,scoperte decisive erano state annunciate varie volte prima e si eranosempre rivelate delle bolle di sapone, quindi nessuno era particolarmentepreoccupato... Finché non videro lespressione del Primo Ministro. Questavolta (diceva quellespressione) si era scoperto qualcosa di sgradevolmentenuovo.” Shirin si fermò e chiese a B se dovesse concludere o aspettare più tardi. “Oh, finisci adesso”, brontolò B. “Ci può riflettere più tardi.” Shirin riprese la storia. “Lannuncio del Primo Ministro (che la causa del Brivido Imperiale erastata trovata) fu sorprendentemente breve, e fu seguito da un silenziosconcertato che divenne rapidamente un mormorio di orrore, incredulità erifiuto. A oltraggiare gli ascoltatori non fu la verità contenuta nelle paroledel Ministro, ma lidea che, dopo aver sconfitto le menti migliori di unadozzina di generazioni, la freddolosità dellImperatore potesse esserespiegata così facilmente. Si aveva la sensazione che problemi gravi come ilBrivido Imperiale dovessero avere cause complesse e impenetrabili, e chedovessero essere difficili (forse perfino impossibili) da risolvere. 87
    • “Mentre vagava senza meta tra la folla, uno scienziato stordito fu uditomormorare senza sosta: Non ci sono risposte semplici, non ci sono rispostesemplici, non ci sono risposte semplici – non con vera convinzione, mapiuttosto come se la ripetizione potesse ridare vita a queste parole familiarie confortanti. “A sconvolgerli tanto non era che la causa del Brivido fosse finalmentenota, ma piuttosto che lo fosse sempre stata, anche se non era mai statariconosciuta come una causa. Era sempre stata in piena vista, ma cercandocause remote e inintelligibili non erano mai riusciti a capirne limportanza.In tutto lImpero, non cera letteralmente nessuno che non sapesse chelImperatore rabbrividente... Non aveva... Vestiti.” Dire che non sapevo come ribattere sarebbe un eufemismo.Fortunatamente, non sembrava che fosse necessaria una risposta. Bcontinuò a fissare svogliatamente fuori dal finestrino. Senza neancheunocchiata al suo pubblico, Shirin riprese il libro che stava leggendo. SoloMichael riconobbe che era avvenuto qualcosa, gratificandomi di alcunedelle sue rassicuranti strizzate docchio. Non era nemmeno stata molto lunga come pausa. Riposi il mioregistratore, sentendomi come Alice di Lewis Carroll, che aveva avutotante esperienze come questa, in cui si era preparata ad attività divertentiche poi si erano rivelate non esserlo affatto. Divertimento con i marxisti e con altri. Venimmo accolti alla stazione dai nostri ospiti, una coppia di mezzetàcon unautomobile in cui avrebbero potuto forse stringersi cinque personema di sicuro non sei, almeno non senza smembramenti. Il problema furisolto facilmente: io e Michael prendemmo un taxi. La corsa mi permisedi capirlo meglio: non era rimasto in silenzio sul treno per rispetto verso Be Shirin, ma per pura, disperata timidezza... Che ora era ancora piùevidente. Cercai un paio di volte di coinvolgerlo in una conversazione, macapii rapidamente che era il tipo che preferisce rimanere in ombra senzamai avanzare sotto i riflettori. Il taxi ci lasciò davanti a una scuola simile a una grande prigione neo-gotica, e fummo guidati su per le scale in una classe che avrebbe depressoun branco di scimmie. Il cuore mi sprofondò quando la guardai. Per lastanza era sparsa una ventina di spettatori silenziosi, la metà dei quali con 88
    • laria di starsi concentrando per interpretare Cassio nel Giulio Cesare. B,Shirin e la nostra coppia di ospiti erano di fronte, chiacchierando – ocercando di darne limpressione. Io e Michael ci sedemmo nelle file posteriori. Alcuni minuti dopo,Shirin prese posto in prima fila, e B venne presentato dettagliatamente (intedesco). Decisi di non registrare il discorso di B, dato che alla fine avreidovuto trascriverlo comunque, ma non avevo previsto che sarebbe stata lalezione più lunga che avesse tenuto fino a quel momento.4 Non ero preparato a quello che ascoltai – non che lo fossi mai statoquando si era trattato di B. Questo materiale era straordinario, diverso daqualunque cosa avessi mai ascoltato o letto sullargomento, e mentreveniva espresso cominciai a capire il significato della storia del BrividoImperiale. B stava mettendo in luce dei fatti cruciali tanto innegabiliquanto la nudità dellImperatore (o così immaginai ingenuamente). Quandofinì applaudirono circa sette persone, cinque delle quali furono i nostri dueospiti, Shirin, Michael e me. Con laria di essere esausto fino allosfinimento, B cominciò a rispondere a delle domande – o piuttosto a delledissertazioni e a dei rifiuti, tutti espressi in tedesco. Michael si chinò versodi me per spiegarmi che rifiutandosi di usare linglese (che ovviamentecapivano), stavano mostrando il loro disprezzo per il punto di vista di B. Prima di rispondere loro, B riassunse le domande in inglese(presumibilmente a mio beneficio). Per quanto potessi comprendere, i suoicontestatori si limitavano a negare tutto ciò che B aveva detto – unapproccio interessante, pensai. Quando ebbe finito (o quando si stancò),concluse con un breve epilogo della storia del Brivido Imperiale, chediresse a me: “Dopo che gli studiosi nella capitale dellImpero ebbero un paio digiorni per riflettere sulla scoperta, cominciarono a riprendersi e capironoche non tutto era perduto, dopotutto. Convocarono una conferenza stampadue volte più solenne di quella del Primo Ministro, con un pubblico trevolte maggiore. Dopo che ai vari rappresentanti dei media fu offerto unbanchetto regale, il Presidente della Commissione Regale per le Ricerchesul Brivido chiese un attimo di attenzione e fece il seguente annuncio: ChelImperatore sia nudo è perfettamente vero, disse. Lo abbiamo sempresaputo e abbiamo deciso di ignorarlo perché è solo uno specchietto per leallodole. Le cause della condizione dellImperatore sono molte, complesse4 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 252. 89
    • e difficili da capire per i profani, e di certo non possono venire ridotte aquesta semplice, infantile spiegazione: che abbia freddo perché non hanulla addosso. Il suggerimento che vestiti caldi potrebbero alleviare iltormento dellImperatore è affascinante e sicuramente ben intenzionato, manon sarà raccomandato per implementazione o studi successivi. In seguito a questo annuncio, il Primo Ministro venne licenziato perincompetenza, i privilegi degli studiosi vennero rinnovati e lImperatorecontinuò a rabbrividire fino a una fredda vecchiaia.” B ringraziò i suoi ascoltatori e si allontanò in un silenzio divertito.Qualche tipo di ricevimento era evidentemente stato preparato per noi, malo saltammo per poter prendere un treno che ci riportasse ad Amburgo. Ilcaso volle che questo treno notturno fosse vecchio stile e accogliente, concompartimenti separati. Tra Stuttgart e Francoforte. “Ricordami di non farlo mai più”, disse B una volta che ci fummosistemati. “Te lho ricordato prima che accettassi”, puntualizzò Shirin, asciutta. “Non lhai fatto con abbastanza energia.” Michael si schiarì la gola e disse: “Non si sa mai quando si potrebbeaver piantato un seme”, poi assunse unincredibile tonalità scarlatta. “È gentile da parte tua dirlo, Michael”, disse B garbatamente, “maquello era terreno straordinariamente duro.” “Lo era davvero.” “Doveravamo rimasti la notte scorsa?”, mi chiese B dopo alcuniminuti. Riflettei per un po e dissi: “Aveva appena detto che quello che gliautori della storia della Caduta videro nella nostra Rivoluzione Agricolanon fu una nuova tecnologia, ma un nuovo modo di vedere il mondo che ciequiparava agli dei in saggezza – tanto da esercitare potere di vita e dimorte sul mondo.” B annuì. “Sono contento che siamo arrivati fino a questo punto, maquesta era la parte facile.” “Davvero? Perché?” “È abbastanza facile immaginare cosa stesse succedendo quandoluniverso è nato, perché vediamo luniverso ogni volta che alziamo gliocchi al cielo. Ma è molto, molto difficile immaginare cosa stesse 90
    • succedendo prima che luniverso nascesse.” “Non stava succedendo niente prima che luniverso nascesse. Perdefinizione.” “Esattamente.” Scossi la testa. “Dovrà collegare tutto questo allargomento di cuistiamo parlando.” “È facile per noi capire cosa stessero pensando quei primi agricoltoriquando decisero di vivere in villaggi stabili. È facile capire cosa icommercianti delletà del bronzo avessero in mente quando trasportavanole loro merci per centinaia di chilometri da Tebe a Eracleopoli, Damasco,Assur e Ur. È facile per noi capire cosavessero in mente i creatoridellimpero sumero o di quello accadico, cosavessero in mente i costruttoridella Grande Muraglia Cinese, cosavessero in mente i costruttori dellecolossali Piramidi egizie. Immagino che capisca cosa intendo – potreicontinuare ad aggiungere esempi per ore.” “Capisco cosa intende.” “Comprendiamo cosavessero in mente perché stavano facendo ciò cheavremmo fatto noi al posto loro. Erano nostri compagni culturali. Eranopersone che vedevano il mondo e il posto dellUomo in esso come lovediamo noi.” “Capisco.” “Ma quando guardiamo oltre la nostra Rivoluzione Agricola, noncapiamo più cosa la gente avesse in mente. Non capiamo perché abbianovissuto per decine di migliaia di anni senza scambi e commerci, senzaimperi, regni o perfino villaggi, senza progressi di alcun tipo.” “È proprio così. Direi che la nostra impressione è che non avesseronulla in mente. Non è che non lo capiamo, è che non cè niente da capire.” “Questo è il parallelismo con la nascita delluniverso, Jared. Nonpossiamo capire cosa stesse succedendo prima della nascita delluniversoperché non stava succedendo nulla, e non possiamo capire cosa la genteavesse in mente prima della nascita della nostra cultura perchéimmaginiamo che non avessero nulla in mente.” “È limpressione che abbiamo, sì.” “Questo è, naturalmente, un altro risultato della Grande Amnesia.Abbiamo dimenticato cosa la gente avesse in mente prima della nostrarivoluzione.” “Immagino di non capire ancora”, dissi. “Perché è importante saperecosa avessero in mente le persone prima della nostra Rivoluzione 91
    • Agricola?” B sospirò. “Ci sono alcune difficoltà di insegnamento che possonovenire risolte solo tramite parabole, e immagino che questa sia una diquelle. Mi lasci pensare per un minuto.” Guardai gli altri, ma stavano tenendo entrambi i propri occhi e i propripensieri per se stessi. In quel momento, stavamo giusto entrando nellastazione di Francoforte. B ed io eravamo seduti faccia a faccia sul lato delfinestrino, e senza niente di meglio da fare ispezionai i volti dei passeggeriche aspettavano di salire a bordo. Fui sorpreso di trovare un viso familiare:il treno lo aveva ormai superato quando mi ricordai di chi fosse. Era HerrReichmann, lanziano gentiluomo che mi aveva consigliato di lasciarperdere Charles Atterley per andare ad ascoltare una persona che aveva inprogramma un discorso a Der Bau – che naturalmente si rivelò essere B.Stavo vagamente pensando alla possibilità di presentarli luno allaltroquando B cominciò la sua storia. I tessitori. “È ben noto”, disse B, “che ogni vestito tessuto a mano ha un po dimagia in sé, ovvero la speciale magia del suo tessitore. Questa magia nonscompare necessariamente insieme al tessitore, ma può essere trasmessa digenerazione in generazione e condivisa tra famiglie e perfino tra interenazioni, cosicché un individuo abbastanza sensibile è in grado di capire inun attimo se un vestito è stato tessuto in Irlanda, Francia, Virginia oBaviera. Questo vale per ogni pianeta delluniverso in cui vengano tessutivestiti, e valeva per il pianeta di cui vorrei parlarle ora. “Un giorno apparve su questo pianeta un tessitore di nome Nixt, unostrano miscuglio di genio e follia, violenza e arte, crudeltà e fascino... Equesta era la magia che infondeva nei suoi vestiti, e coloro che liindossavano diventavano proprio come lui. Questo tessitore divennerapidamente famoso, e tutti cominciarono a volere abiti imbevuti della suamagia. Indossando questi vestiti, gli artisti crearono capolavori, i mercantisi arricchirono, i leaders estesero il proprio potere, i soldati trionfarono inbattaglia e gli amanti lasciarono i loro rivali nella polvere. Quasiimmediatamente, si notò che la magia di Nixt aveva alcuni svantaggi. Eracosì potente che tendeva a distruggere ciò che toccava. Invece di duraresecoli, i capolavori degli artisti si disintegravano nel giro di pochi decenni.Invece di durare per generazioni, le ricchezze dei mercanti si esaurivano 92
    • nel giro di una vita. Invece di durare per decenni, il potere dei leaderssvaniva nel giro di pochi anni. Invece di durare anni, il fascino degliamanti scompariva in pochi mesi. Nessuno se ne preoccupò. Gli artistivolevano capolavori, i mercanti volevano ricchezze, i leaders volevanopotere e gli amanti volevano conquiste. “Naturalmente ogni tessitore voleva tessere con la magia nixtiana, eNixt stesso fu presto così incredibilmente ricco che non gli importò dicondividerla con loro. Nel giro di una generazione, ogni singolo tessitorenel regno stava utilizzando solo questo tipo di magia, e tutti gli altri eranostati dimenticati. Dalle fasce per neonati ai sudari, chiunque nel regnoindossava abiti tessuti con magia nixtiana e, come può facilmenteimmaginare, questa nazione divenne una delle più importanti del mondopraticamente da un giorno allaltro. Nulla avrebbe potuto impedirle diconquistare lintero pianeta, e infatti lo fece nel giro di poche generazioni.In ogni regno che conquistò, i tessitori che praticavano altri tipi di magiadovettero rassegnarsi a imparare quella nixtiana o a cambiare lavoro. “La diffusione della magia nixtiana rivelò un altro svantaggio. La suatendenza alla disgregazione sembrò aggravarsi esponenzialmente. Quandoil doppio dei capolavori vennero creati con la magia nixtiana, presero adisintegrarsi quattro volte più rapidamente. Quando il triplo dei mercanti siarricchirono grazie alla magia nixtiana, le loro fortune cominciarono avenire dissipate nove volte più in fretta. A nessuno piaceva tutto questo,naturalmente, ma gli artisti volevano ancora capolavori, i mercantivolevano ancora ricchezze, i leaders volevano ancora potere e così via. Entro mille anni, ogni tessitore sul pianeta conosceva solo un tipo dimagia, e tutti gli altri erano stati dimenticati. Entro altri mille anni vennedimenticato perfino che altri tipi di magia fossero mai stati usati nellatessitura, e la gente presto cessò perfino di considerarla magia: era soloparte del processo di tessitura e, per quanto ne sapessero, era sempre statocosì. In altre parole, sperimentarono una loro Grande Amnesia. Alla finecominciarono a vedere la magia nixtiana semplicemente come parte dellatessitura – proprio come i membri della nostra cultura a un certo puntocominciarono a considerare lagricoltura totalitaria come una parte naturaledellessere umani. “Il problema era che una volta che ogni uomo, donna e bambino sulpianeta indossò vestiti imbevuti di magia nixtiana, il suo poteredisgregante raggiunse una potenza tale che i capolavori duravano solosettimane, e nessuno li voleva più. Ricchezze venivano accumulate e perse 93
    • nel giro di giorni, e i mercanti vivevano in uno stato di depressionesuicida. Governi e interi sistemi politici andavano e venivano comestagioni, e nessuno si prendeva più nemmeno il disturbo di imparare inomi di presidenti e primi ministri. Tresche e relazioni romanticheraramente duravano più di due o tre ore. “Fu in questa situazione di totale collasso sistemico che alcuniavventurosi paleoantropologi scoprirono per puro caso che la tessitura eraesistita molto prima della nascita di Nixt, e che la gente per centinaia dimigliaia di anni aveva felicemente indossato vestiti creati con altri tipi dimagia. E, sorprendentemente, anche senza la magia nixtiana gli artistiavevano sporadicamente creato capolavori, i mercanti si erano arricchiti, ileaders erano diventati potenti e gli amanti avevano fatto conquiste. Piùimportante ancora: questi risultati erano stati durevoli in modoinconcepibile per gli standard moderni. “Incredibilmente eccitati, questi paleoantropologi portarono le loroscoperte allattenzione del loro capo-dipartimento e chiesero di veniresollevati da qualunque altro incarico in modo da potersi dedicare a tempopieno alle antiche tecniche di tessitura e forse perfino scoprire la magia cheutilizzavano. Credo di non aver ben capito, disse il capo-dipartimentodopo aver ascoltato pazientemente. Perché è importante sapere cosafacessero i tessitori prima della comparsa di Nixt?” Ora la parabola è questa. “Immagino che capisca i parallelismi con ciò di cui stavamo parlando”,disse B. “Credo che le sue parole fossero: Perché è importante saperecosavesse in mente la gente prima della nostra Rivoluzione Agricola? Leserve ancora una risposta a quella domanda?” “Vorrei poter dire di no”, gli dissi, “ma onestamente non posso. Ecco ilmio problema. Posso capire lidea che ha motivato noi, perché possovedere cosabbiamo realizzato. Ma non riesco a capire lidea che hamotivato i nostri antenati, perché non riesco a vedere coshanno realizzatoloro. Per quanto posso vedere, non hanno realizzato nulla. Mi mostricoshanno ottenuto, e forse potrò credere che fossero motivati da unidea.” “Cosavevano realizzato i tessitori pre-nixtiani della mia parabola?” “Intende dire nel periodo compreso tra la comparsa della loro specie ela nascita di Nixt?” “Esatto”, disse B. 94
    • “Immagino che abbiano imparato a tessere.” “Esattamente. E di sicuro non si è trattato di un risultato insignificante.I nostri antenati hanno ottenuto qualcosa di simile nei primi tre milioni dianni della specie umana: impararono come vivere da umani. Come viverebene, come avere una vita eccellente. Svilupparono uno stile di vitaunicamente umano, completamente diverso dagli stili di vita degli altriprimati. Uno stile di vita per creature capaci di poesia, filosofia, musica,danza, mitologia, arte e invenzioni tecnologiche.” “E cè unidea dietro tutto questo?” “Penso che scoprirà che cè. A ogni modo, questa è la sfida che mi sipresenta, Jared: rivelarle questidea. So che al momento le sembra che tuttoquesto – tutta questa nostra bellezza e catastrofe – fosse destinata adavvenire. In qualche modo, limpulso di diventare ciò che siamo oggi eraintrinseco alla specie umana, proprio come limpulso di diventare unafarfalla è intrinseco a un bruco.” “Sì, è proprio così che mi sembra stiano le cose.” “Un giorno, se avrò successo, vedrà che lumanità non era destinata adiventare noi più di quanto fosse destinata a diventare i Gebusi. Gliappartenenti alla nostra cultura non sono lo stadio finale dello sviluppoumano più di quanto non lo siano i Gebusi.” “Spero che avrà successo”, dissi. “Lo spero davvero.” Si alzò in piedi e si aggrappò al portabagagli sopra di lui perstabilizzarsi. “Ora di fare una passeggiata”, disse dirigendosi verso laporta. Mi sedetti e guardai Michael e Shirin per un po, in modo daincoraggiare la conversazione. Dato che non arrivò, tirai fuori il diario e loaggiornai. Mercoledì, 22 maggio. Ultima fermata. Dopo unora, Shirin non si disse daccordo con me che B fosse stato viatroppo tempo – pensava che avesse semplicemente incontrato qualcunoche conosceva – e Michael come al solito non pensava di avere il diritto diavere unopinione al riguardo, quindi andai a cercarlo da solo. Gli scompartimenti erano separati dal corridoio da pareti con delle 95
    • finestre di vetro, quindi era abbastanza facile vedere chi fosse allinterno, eB non era nella parte frontale del treno. Alcuni scompartimenti erano bui evuoti, e non vidi motivo di controllarli finché non esaurii i luoghi in cuicercare. Mi resi conto che aveva tanto sonno arretrato quanto ne avevo io,e dopo il difficile pomeriggio a Stuttgart avrebbe potuto benissimo averdeciso di sdraiarsi su un sedile vuoto per un sonnellino. Quando finalmentelo trovai pensai di aver avuto ragione, ma avevo torto. Era sdraiato su unsedile vuoto, sì, ma non era addormentato: era morto, con gli occhi aperti eun foro di proiettile nella tempia sinistra. Forse un giorno metterò per iscritto ciò che passai in quel momento, manon ora. Credo che andai vicino a sperimentare ciò che il modo di direperdere la testa è nato per descrivere, per quanto oggi sia diventato unbanale sinonimo per impazzire. Sapevo di dover tirare il freno diemergenza e fermare il treno, per quanto non morissi affatto dalla voglia difarlo. Non sembrava che avessi scelta al riguardo, per quanto moltipasseggeri la pensassero diversamente. Fu un disastro, naturalmente, unincubo. Allinizio pensai che sarei stato giustiziato sul posto. Alla fine, ilconducente capì che cera un cadavere. Alla fine, Michael arrivò e fece dainterprete. Alla fine, arrivarono alcuni poliziotti – sembrò che fosseropassate ore – poi ondate di poliziotti, tutti con le stesse domande. Venniammanettato due volte e quasi una terza. Il treno venne spostato adHannover, solo pochi chilometri più in là. La notte continuò. Alla fine,Michael e Shirin convinsero la polizia che ero un assassino moltoimprobabile, e mi lasciarono andare dopo aver confiscato il miopassaporto. A quel punto, era lalba. Michael trovò un tassista disposto aportarci a Radenau e ce ne andammo. Dormii fino alle otto di sera, scesi per mangiare qualcosa e faxai aPadre Lulfre un appunto che gli spiegasse cosera successo. Un ufficiale dipolizia con una buona padronanza dellinglese mi aveva raccomandato dichiamare se mi fossi ricordato di qualcosa che non avessi detto nella miadichiarazione. Lo chiamai e gli raccontai di aver visto Herr Reichmannnella stazione di Francoforte. “Come sa che non era lì semplicemente per incontrare qualcuno che erasul treno?” “Non lo so. Ma la gente che deve incontrarsi con qualcuno non siavvicina al treno come ha fatto lui. Rimane indietro, così può vedere quelliche scendono dal treno per tutta la sua lunghezza.” “Buona osservazione”, concordò il poliziotto. “Diciamo che è salito sul 96
    • treno. Pensa che avesse una ragione per fare del male al suo amico?” “No, non credo.” “Allora qual è il punto?” “Mi ha detto di chiamare se mi fossi ricordato di qualcosa. È quello chesto facendo.” “Bene. Lo apprezzo. A proposito, i test sulle sue mani sono negativi pertracce di polvere da sparo.” “Questa è una novità per lei ma non per me”, gli dissi. “Sapevo già chenon cera polvere da sparo sulle mie mani. Posso riavere il passaporto?” “In un giorno o due. Vogliamo solo poterle parlare se ce ne fossebisogno.” Ci salutammo. Mi sentivo mezzo morto anchio. Non volevo pensare, non volevoricordare, non volevo fare niente. Tirai fuori la bottiglia di scotch e bevviun bicchiere, ma non volevo fare neanche quello. Mi sdraiai sul letto ancora vestito, chiusi gli occhi e dormii per dieciore filate. Giovedì, 23 maggio. Radenau: sesto giorno. Padre Lulfre mi telefonò alle otto di mattina e iniziò la conversazionedicendomi, in tono di leggero rimprovero, che era mezzanotte dove sitrovava. “Non le ho chiesto io di chiamare”, ribattei. Ci fu un lungo silenzio,mentre Padre Lulfre evidentemente decideva che la cosa migliore era nondire nulla. “Quando tornerà a casa?”, chiese infine. “Non lo so. La polizia mi sta trattenendo il passaporto.” “Perché?” “Per tenermi in Germania, ovviamente.” “Non hanno preso lassassino di Atterley?” “Per quanto ne so, non hanno la minima idea di chi sia, tantomeno unsospettato. Mi creda, non mi tengono aggiornato.” “Cosa ha detto loro sulla sua missione lì?” “Proprio niente. Tutto quello che vogliono sapere è: Aveva litigato con 97
    • lui? Portava una pistola? Gli ha sparato? Non hanno il minimo interessenella storia della mia vita. Forse ce lavranno un giorno, ma non ora.” “Dovrei farle avere un avvocato?” “Non a questo punto. A parte il fatto che ho trovato il corpo, non hannoalcuna ragione di pensare che abbia avuto qualcosa a che fare con la suamorte.” Padre Lulfre sembrò riflettere per un minuto, poi disse, con la comodacertezza di qualcuno a seimila chilometri di distanza: “Non la potrannotenere lì allinfinito.” “Glielo dirò. Che fretta cè?” “Nessuna fretta. È solo che non ha altro da fare lì, quindi immaginavoche fosse impaziente di tornare a casa.” Mi chiesi perché pensasse che avessi bisogno di sentirmelo spiegare,ma lascia perdere. “La contatterò quando saprò di più”, dissi. “Le serve qualcosa?” “Ho unAmerican Express e una Visa Gold. Come potrebbe servirmiqualcosa?” “Jared, sta cominciando ad allarmarmi.” “Non mi sono divertito molto, di recente.” “Presto sarà tutto finito”, disse Padre Lulfre, e chiudemmo lì laconversazione. Mi feci una doccia, mi vestii, feci colazione e uscii a fare unapasseggiata – qualcosa che non avevo mai fatto in questa città in pienogiorno. Non era un luogo in cui ci si potesse perdere, era stato progettatocon troppa logica teutonica perché fosse possibile. Per puro caso, a uncerto punto mi ritrovai nella stessa strada del negozio di Gustl Meyer. Ilvecchio mi guardò sorpreso quando entrai. Gli chiesi se sapeva coserasuccesso a B, e lui disse che laveva letto sul giornale. Gli spiegai che nonconoscevo abbastanza il tedesco da leggere il giornale, quindi non sapevose la polizia avesse arrestato qualcuno. “Oh, non troveranno nessuno da arrestare”, mi assicurò. “Perché dice così?” Scrollò le spalle. “Charles era un uomo destinato a venire ucciso.” Sembrava pensare che questo spiegasse tutto. Di nuovo nella tana. 98
    • Dopo pranzo andai al teatro, sperando che Shirin e Michael fossero lì.Cerano. Così come Frau Hartmann, la ragazza americana, Bonnie, e iTeitel. Non mi aspettavo che nessuno fosse particolarmente felice divedermi, e nessuno lo era. A eccezione di Shirin, seduta nella poltrona diB, tutti erano al solito posto. Forse volevano conservare un minimo dicontinuità almeno in quello. Nessuno stava parlando. Mi sedetti e chiesi loro quale fosse la teoria prevalente: chi avevaucciso B e perché? Mi guardarono vacui, a parte Shirin, che disse: “Non la chiamerei unateoria. La sensazione comune sembra essere che B sarebbe ancora vivo selei non fosse arrivato.” “Sono contento che non sia una teoria. Riconoscete la fallacia coinvolta– post hoc, ergo propter hoc – è successo dopo, quindi è successo perquesto. Secondo questo ragionamento, il matrimonio è la causa di ognidivorzio.” “Non provi a darci lezioni, Jared.” “Non lo farò se non mi accuserete della morte di B.” “Perché crede che sia stato ucciso?” Questo era Michael. “Non lo so. Le possibilità sono troppo numerose e non ho modo disfoltirle. Ovviamente molte persone erano infastidite da ciò che stavadicendo.” “Questo non è stato fatto da qualcuno che semplicemente nonapprezzava ciò che B diceva”, disse Shirin. “Questo è stato fatto daqualcuno che sapeva che B sarebbe stato su quel particolare treno.Qualcuno che è salito su quel treno per ucciderlo.” “O qualcuno che è salito su quel treno per uccidere chiunque fossedisponibile.” “Se è salito sul treno per uccidere a casaccio, perché ha ucciso solo B?” “Non lo so. Forse una vittima era sufficiente. Forse nessun altro eravulnerabile come B.” “Come si chiama il suo capo? Il tizio che lha mandata qui?”, chieseBonnie. “Padre Lulfre.” “Forse Padre Lulfre lo ha fatto uccidere.” “Perché avrebbe dovuto?” “Non lha mandata qui per scoprire se B fosse lAnticristo?” “Be, solo per farla semplice, diciamo che lha fatto. Allora?” “Allora, forse ha deciso che B era lAnticristo.” 99
    • Scossi la testa. “Di sicuro non avrebbe potuto deciderlo solo sulla basedi quello che ha sentito da me, e anche se lo avesse fatto, non avrebbereagito facendolo uccidere. Guardi troppa televisione, Bonnie. PadreLulfre è un archeologo e uno psichiatra, non un capomafia.” Bonnie fece un mezzo sorriso, come se mi stessi comportando in modoincredibilmente ingenuo – o deliberatamente stupido. Nessuno sembrava avere altro da aggiungere. Seduto in mezzo a tutte quelle persone silenziose, cominciai achiedermi se non avessi interrotto un incontro di qualche tipo – un incontroal quale non ero stato invitato. Decisi che si trattava di qualcosa chedovevo scoprire, e stavo riflettendo su come chiederlo quando un insiemedi passi risuonò nella scala a chiocciola sopra di noi. Mi guardai attornoper capire se stessero aspettando qualcun altro, ma mi sembrò che nonfosse questo il caso. Tutti rimasero in tensione finché emerse un gruppo diquattro o cinque persone. Andavano dalladolescenza alla mezza età, vestiticon uno stile arrabattato che andava dallo hippie al punk. Si fermaronosulle scale per darci una lunga occhiata, come se fossimo reperti in unmuseo. Poi, dopo essersi guardati tra loro, finirono la discesa e si fecerostrada fino a dove eravamo. “Siamo venuti giusti?”, chiese il capo, un uomo barbuto suiquarantanni. “Veniamo da Svezia, e ci hanno detto di andare nel teatro aRadenau e nei sotterranei perché si incontrano lì.” Mentre continuavamo a fissarli stupidamente, fece un sorrisosperanzoso a ognuno di noi. Alla fine, ancora sorridendo (anche se ora inmodo dubbioso), disse: “Chi è quello che chiamano B?” Dato che nessun altro sembrava disposto a farlo, mi presi la briga dirispondere. “B non cè.” “Oh, sta zitto, stupido”, disse Shirin. Poi, alzandosi in piedi e girandosiverso i nuovi arrivati, pronunciò tre parole che – lo capii istantaneamente –avrebbero ridotto la mia vita a brandelli: “Io sono B.” 100
    • Parte Due Venerdì, 24 maggio (due di notte). Temporeggiando. Una delle cose che sono state decise ieri è che B parlerà pubblicamentedomani notte. Questo viene visto come “risalire in sella al cavallo che ti hadisarcionato”. Nessuno ha chiesto la mia opinione, ossia che programmarela lezione fra una settimana avrebbe avuto lo stesso effetto e avrebbe datoalla voce il tempo di spargersi un po. Ho detto che avrei aiutato asistemare i manifesti, ma dovrò rinunciarci se voglio dormire un po (cosache ho intenzione di fare a qualunque costo). Non mi rimane molto tempo. Il passaporto mi è stato restituito alcuneore fa, e devo dare per scontato che Padre Lulfre lo verrà a sapere quasiimmediatamente, dato che ha le sue fonti. Posso guadagnare un po ditempo (ma non molto) dicendo che la polizia mi ha chiesto di restare neiparaggi in caso trovassero Herr Reichmann, lanziano gentiluomo cheprima mi ha indirizzato verso B e poi è salito sul nostro treno a Francofortela notte del suo omicidio. Se gli fosse venuto in mente, probabilmente miavrebbero chiesto di restare nei paraggi per quel motivo – o per qualunquealtro. Shirin; Jared. Dopo avermi rimesso al mio posto, B parlò per circa unora con glisvedesi. (A essere onesti vorrei disperatamente chiamarla Shirin, ma farlosignificherebbe allinearmi con gli stranieri, come, diciamo, sua madre o isuoi medici; ho la sensazione che negare che Shirin sia B significherebbenegare che lo fosse Charles.) Diede loro una panoramica di base sugliinsegnamenti di B e promise di incontrarli di nuovo lindomani. Poi mandòvia tutti in modo da potermi parlare in privato. Non lo fece subito. Non sapevo cosa volesse dirmi, e lei non sembravaavere voglia di dirmelo. Dopo alcuni minuti fu ovvio che non volesseparlarmi per niente, così le chiesi perché si prendesse la briga di provarci.La domanda le fornì un minimo di concentrazione, perché la fece 101
    • arrabbiare. “Poco fa ti ho chiamato uno stupido, e devo dire che sei davvero unodegli uomini più stupidi che abbia mai conosciuto. Capisci perché?” Ammisi di no. “Ho conosciuto tanti uomini molto meno intelligenti, con nessunacapacità mentale degna di essere menzionata, ma non ho mai incontratouno con tanto potenziale usato così poco.” Risi, una di quelle risate sconsiderate e amare che erano la specialità diBettie Wooster. “Mi sembra di sentir parlare il mio consigliere di facoltà ascuola”, le dissi. “Non hai idea di quanto suoni come lui.” Sospirò, e potei vedere la rabbia scivolarle via. Inaspettatamente, siscusò per aver perso la pazienza. “Devo trovare il modo di adattarmi a te,Jared. Vedi, quello che trovo insopportabile di te è proprio quello cheCharles trovava utile. Tu sei in grado di conservare delle informazioninella tua mente per un tempo incredibilmente lungo senza trarre unaconclusione. A me, questa sembra stupidità. A Charles, sembrava...Qualcosaltro.” “Vuoi dire che mi ci vuole molto tempo per capire le cose.” “Questa è limpressione che ho io. A Charles invece sembrava che tuavessi una straordinaria capacità di non saltare alle conclusioni. Diresistere alla tentazione di capire troppo in fretta. Di dominare limpulso diaggrapparti a qualcosa, anche se non era ciò che stava dicendo.” “Caspita”, dissi. “Che cosa fantastica in cui eccellere.” “Non provocarmi, Jared, e io cercherò di fare altrettanto. Ma dove seiun disastro, è nellavere a che fare con persone come Padre Lulfre. Tupensi che spostare il pedone verso la regina sia unottima mossa, ma neltempo che ti ci vuole per farlo, lui ha portato avanti entrambi i cavalli,entrambi gli alfieri e ha arroccato. È sempre otto mosse avanti a te.” “Cosa centra adesso Padre Lulfre?” “Centra a causa tua, ovviamente. Ti ha fatto entrare in questa storia duesettimane fa e può tirartene fuori quando vuole.” Inclinò la testa da un lato.“A meno che tu non sia pronto ad abbandonare la tua vocazione.” “Non lo sono.” “Allora ecco cosa devi affrontare adesso: Padre Lulfre ti conosce benealmeno quanto me. Questo significa che, consapevolmente o meno, hascelto te perché sa che non arriverai a delle conclusioni che vuole tenersiper sé.” “Ora credo di capire”, dissi, “come si sente un ritardato quando 102
    • finalmente capisce di esserlo.” “Non essere ridicolo.” “Ho una domanda che non ho il diritto di chiedere ma che faròcomunque. Che rapporto avevi esattamente con Charles?” Mi lanciò unocchiata gelida, che le restituii. “Non ti sei azzardato a chiederlo a Charles.” “Infatti.” “Ma ti azzardi a chiederlo a me. Perché?” “Perché tu sei quella da cui voglio sentirlo.” “Perché?”, domandò fissandomi. “Se Padre Lulfre è otto mosse avanti a me, allora tu sei almeno quattromosse avanti, nel qual caso sai già perché. Io sono ancora alla prima mossache cerco di capirlo.” B mi guardò a lungo, cercando di orientarsi in questo caos. Non sonosicuro se fosse troppo complicato per lei o se avesse solo deciso di fingereche lo fosse, ma in ogni caso alla fine disse: “B e io non eravamo amanti.” “Capisco. Niente da aggiungere?” “Eravamo esattamente ciò che hai visto. Cosa hai bisogno che tispieghi?” “Nulla”, dissi. “È solo che non avevo capito di essere testimone di unmiracolo. Amicizie come la vostra sono una su un miliardo. Eravatedannatamente fortunati, tutti e due.” Rimase seduta per un minuto immobile come una roccia, rifiutandosi dilasciarmi vedere le lacrime riempirle gli occhi, e se fossi stato tantostupido da aprire bocca o allungare una mano, probabilmente mi avrebbesteso. Alla fine si strofinò via le lacrime, senza preoccuparsi di farmelovedere perché la faccenda era chiusa. “Tanto per cambiare”, dissi, “non so che sta succedendo. Che stiamofacendo qui?” “Sto riprendendo la tua istruzione da dove Charles lha lasciata.” La fissai per un attimo, poi le chiesi perché volesse farlo. “So perchéCharles lavrebbe fatto, ma non perché lo faresti tu.” “Probabilmente non ti piacerà questa risposta”, disse dopo un momentodi riflessione, “ma è lunica che ho. Tu vedi questistruzione come unfavore che ti stiamo facendo, non come una necessità. Noi la vediamocome una necessità, perché stiamo giocando quattro mosse avanti a te.Puoi accettarlo?” “Immagino di doverlo fare.” 103
    • “Quando ti metterai al passo con noi, ne vedrai la necessità tu stesso.Non avrai alcun dubbio al riguardo.” “Avevi ragione”, dissi. “Non mi è piaciuta come risposta.” Difendere il varco. “Quando Charles ha cominciato, credevamo di avere settimane. Con lasua uccisione, ora credo di avere giorni, forse ore.” Le chiesi cosa la morte di Charles avesse a che fare con il tempo anostra disposizione, ma lei si limitò a scuotere la testa e proseguì. “Charles usava i propri metodi, naturalmente, ma a essere onesti litrovavo troppo cerebrali e indiretti. Io devo cominciare a un livello piùelementare.” “Va bene”, dissi dubbioso. “Vorresti cominciare proprio adesso?” “Hai altri impegni?” “No, certo che no.” “Se ti aspetti che porti il lutto per un mese, ti sbagli. Non puòsuccedere. Non ora. Non in queste circostanze.” “Mi dispiace. Continua.” “Charles non voleva trasportarti attraverso il varco, Jared. Voleva chelo saltassi da solo, ecco perché ha proceduto come ha fatto. Capisci cosasto dicendo?” “Stai parlando del salto che devo fare per arrivare alla conclusione chevoleva farmi raggiungere?” “Esatto. Ogni frase che ha pronunciato era progettata per estendere latua strada di un centimetro. Stava chiudendo il varco un sassolino pervolta, sperando che alla fine facessi il salto da solo.” “Ma non lho mai fatto.” “Non lhai mai fatto. Io non ho la pazienza di seguire quella procedura,Jared – la pazienza o il tempo. Io ti scaraventerò attraverso il varco.Comincerò dalla conclusione.” Attese una mia risposta, e immagino che avrei potuto dire Va bene oSembra grandioso, ma non suonava affatto grandioso. Suonava come lafine... Il che, naturalmente, è proprio ciò che una conclusione è. “Va bene”, dissi, “sembra grandioso.” Mi indirizzò unocchiata dubbiosa, come se non ci credesse più diquanto ci credessi io. Poi continuò: “Ecco qualcosa che voglio che tu midica, Jared. Tu sei un prete della Chiesa Cattolica Romana. Capisci cosa il 104
    • messaggio di Gesù volesse ottenere, non è vero?” “Sì, penso di sì.” “Lo capisci o no?” “Lo capisco.” “Dimmi in due parole qual era lo scopo di Gesù.” “In due parole?” “O me lo dici tu o te lo dirò io. In due parole, cosa voleva fare Gesù?” “Salvare anime.” “Questa non è solo linterpretazione della Chiesa Cattolica, vero?Potresti chiederlo a ogni Ordine cristiano sulla faccia della Terra e sidirebbero tutti daccordo, non è così?” “Sì, penso di sì. Probabilmente è lunica affermazione su cui sarebberotutti daccordo.” “Non è venuto per salvare le balene, vero?” “No.” “Non è venuto per salvare foreste o paludi, vero?” “No.” “Ora dimmi cosa pensi che noi stiamo facendo, Jared. Cosa stiamocercando di ottenere noi?” “Che vuoi dire?” “Te lo chiederò in modo diverso. Sappiamo che cosa volesse fare Gesù.Ma che cosa vuole fare B?” “Non lo so”, dissi allarmato. “Lo sai, Jared. Qual è largomento di questa nostra conversazione?Qual è largomento di tutte le nostre conversazioni?” Scossi la testa. “Salta, Jared. Il varco è ampio solo cinque centimetri. Tre parole te lofaranno attraversare.” La fissai, immobile. “Parla, dannazione! Non farmelo dire al posto tuo. Qual è largomentodi tutte le nostre conversazioni? Di tutti i nostri discorsi?” Riuscii a farmi uscire un gracidio rauco: “Salvare il mondo.” “Salvare il mondo, naturalmente. Ce lhai avuto davanti al naso pertutto il tempo. Ora, Jared, parleremo di questa faccenda dellAnticristo.Proprio adesso. Va bene?” “Va bene.” “È per questo che sei qui, non è vero?” “Sì.” 105
    • “Ora, nella storia dellAnticristo, si è sempre saputo che sarebbe statolopposto di Cristo. Se Cristo era venuto per la salvezza delle anime, alloralAnticristo sarebbe venuto...” “Per la loro dannazione.” “Assolutamente. Se Cristo predicava retta via e bontà, alloralAnticristo avrebbe predicato...” “Peccato e malvagità.” “Questo è il modo in cui lAnticristo è stato inteso tradizionalmente.Ma, per come ho interpretato quello che ci hai detto, teologi più sofisticatihanno superato questinterpretazione tradizionale. Loro si rendono contoche, se le profezie sullAnticristo sono degne di fiducia, non sarannorealizzate da qualcuno che predichi peccato e malvagità – non inquestepoca. Che peccati e malvagità potrebbe tirar fuori un predicatoreche non farebbero sbadigliare di noia un pubblico di moderni spettatoritelevisivi?” “Nessuno”, concordai. “LAnticristo tradizionale predicatore di peccato e malvagità noncauserebbe nemmeno una crepa nel mondo moderno, quindi...” “Quindi?” “Pensa, Jared. Se un predicatore di peccato e malvagità non sarebbeefficace come Anticristo, allora...” “Allora lAnticristo sarà qualcosa di diverso.” “Allora lAnticristo sarà lopposto di Cristo in un senso diverso.” A questo punto voleva chiaramente una reazione, così dissi: “Capisco.LAnticristo sarà lopposto di Cristo in un altro senso.” “In quale senso?” “Non lo so.” Non lo sapevo davvero. “Andiamo, Jared. Il varco è largo cinque centimetri.” Scossi la testa. “Proviamo a rivedere il tutto”, disse lei. “Lo scopo di Cristo è...” “Salvare anime.” “Ma salvare anime non è lo scopo di B, non è vero?” “No”, risposi. “Lo scopo di B è salvare il mondo.” “No”, ripetei, rifiutandomi di vedere la luce. “Vuoi dire sì, Jared. Questa è la contrapposizione che vede PadreLulfre. Non salvare anime contrapposto a dannare anime, ma piuttostosalvare anime contrapposto a salvare il mondo. Questo è il motivo per cui 106
    • sei stato mandato. Questo è ciò che rende B un candidato.” “No!” “Perché dici di no? Charles ti ha detto e ripetuto che alla fine avresticapito perché la gente lo chiamava lAnticristo. È di questo che stavaparlando.” “Dico di no perché se cercare di salvare il mondo ti rende lAnticristo,allora Greenpeace è lAnticristo, Earth First è lAnticristo, NatureConservancy è lAnticristo, il World Wildlife Fund è lAnticristo.” “Jared, queste organizzazioni non stanno affatto cercando di fare ciòche sta cercando di fare B. Neanche lontanamente. Questo lo sai.” “Non lo so.” Le sfuggì una piccola risata esasperata. “Sei un mistero, Jared, lo seidavvero. Per te, un varco di cinque centimetri potrebbe tranquillamenteessere il Grand Canyon.” Una passeggiata pericolosa. “Io sono B”, disse Shirin, “ma non sono uninsegnante esperta. Dopoaver detto che non avrei seguito la pratica di B di spingerti a superare ivarchi, ho immediatamente cominciato a farlo.” Tacque e osservòdubbiosamente la nostra strana, sfarzosamente trasandata caverna teatrale.“Penso che dovremmo uscire di qui, per cominciare. Fare uncambiamento.” Mi dissi daccordo e uscimmo. “Ti dispiace camminare?”, chiese. “Per niente, ammesso che non stiamo andando a Little Bohemia.” Sorrise. “Quello era il punto di ritrovo di Charles, non il mio. Cè unpiccolo parco a un paio di chilometri da qui che potrebbe esserci utile.” Mi chiesi come potesse un parco esserci utile, ma dissi che andavabene. Camminammo attraverso il lungo crepuscolo. A casa, non faccio mai lunghe passeggiate con belle donne durantepiacevoli serate primaverili. Non sarebbe gradito dal resto della comunità,e io non sono completamente pazzo. Ho desiderato spesso che qualcuno scrivesse un libro sulla reale vita deipreti cattolici. Questo non perché un libro simile potrebbe includere coseche già conosco, ma perché potrebbe includerne alcune che non conosco.Ho la netta impressione che i preti abbiano più tresche (e con esiti piùdisastrosi) di qualunque altra categoria sul pianeta, compresi liceali e stelle 107
    • del cinema. E non si tratta di grandiose, drammatiche relazioni proibitealla Uccelli di Rovo. Sono imbarazzanti, maldestri, ridicoli fiaschi perché,per come stanno le cose, i preti non hanno quasi nessuna possibilità diimparare dai propri errori in modo normale. (Una cosa di cui un librosimile dovrebbe assolutamente parlare è la risibile idea che i preti imparinotutto sulla vita nel confessionale.) Fatemi subito precisare che non parlo di tresche disastrose peresperienza personale. Se ho evitato relazioni romantiche non è perché sononobile e devoto alla causa, ma per gli stessi motivi per cui ho evitato ilparacadutismo, il deltaplano e le corse clandestine. Le occasioni sonoabbondanti e vanno da quelle esplicite a quelle a malapena riconoscibili,non solo per me ma per tutti i preti. In parte è che le donne ci ritengonosicuri (sono certe che non diventeremo esigenti e stressanti), in parte è checi vedono come una sfida sessuale, e in parte è che ci confondono con ilruolo che interpretiamo. Siamo addestrati e perfino pagati per esserepremurosi, sensibili, comprensivi, saggi e autoritari, e questo può eccitaremolte donne – che diavolo, anche molti uomini. Unaltra cosa che un libro del genere dovrebbe precisare è che i votisono voti, e quelli clericali sono seri quanto quelli matrimoniali. Lamaggior parte delle persone sposate non crollano in pezzi se gli capita diinfrangere i loro voti e, a dire la cruda verità, lo stesso vale per i preti –tranne che in film e romanzi. Lì avere una relazione fa precipitare il pretein una terribile crisi esistenziale; nella vita reale, avere una tresca di solitogli causa solo un sacco di guai. Di nuovo, parlo per quello che ho vistoosservando i miei colleghi, non per esperienza personale. Finora. Pensai a queste cose mentre passeggiavo in una piacevole serataprimaverile con una bella donna al mio fianco. Molto lontano da casa,dove non mi sarei mai sognato di fare una cosa simile. Mi venne in mentesenza che potessi controllarmi. Non sono fatto di ferro. “Come conosci il linguaggio dei segni”, le chiesi. “I miei genitori erano sordi.” Non era un granché come conversazione da avere in una situazione cosìromantica, pensai. Cautamente, indagai: “È lo stesso sia in America che in Germania?” “No, in realtà è diverso.” Continuai: “Quando stavi parlando a segni sul palco con Charles,sapevi se qualcuno nel pubblico ti avrebbe capito?” “No. E se vuoi chiedermi perché mi sono presa il disturbo di farlo, la 108
    • risposta è che lho fatto per me stessa. È un linguaggio diverso.” “Lo so, ma cosa centra?” “Quando parli con il linguaggio dei segni, devi pensare in mododiverso. Molto, molto diverso.” Avanzammo in silenzio per un po. “Èdifficile da spiegare a qualcuno che non lo conosce”, aggiunse infine.“Tradurre in segni non è come tradurre in un altro linguaggio parlato. Deviripensare i concetti dalle fondamenta.” “Charles sapeva farlo?” “Poteva capire molto, ma non sapeva esprimersi un granché.” Con lacoda dellocchio, vidi un piccolo sorriso passarle sulle labbra. “Ma quandolo faceva aveva uno stile straordinario, molto personale.” Nello stomaco mi si formò un pesante grumo di gelosia. Capii di esserein guai grossi. Confini. Il piccolo parco di Shirin mi sembrò piuttosto grande, nelloscurità. Nonso se si trattasse di un parco che era andato in rovina o se fosse statoprogettato intenzionalmente in quel modo, come una selva con sentieriappena accennati, niente luci e delle occasionali panchine. Non sono unesperto di parchi o di selve. Camminammo per una decina di minuti, poi cifermammo su una panchina. Con gli alberi a bloccare la poca luce che erarimasta in cielo, avrebbe potuto benissimo essere mezzanotte. “I confini sono sempre una cosa complicata e ingannevole”, disse Balla fine. “I bambini cresciuti da soli nella giungla ci affascinano perchésono al limite del mondo animale. Gorilla e delfini ci affascinano perchésono al limite del mondo umano. Anche se sono una semplice conseguenzadel fatto che usiamo un sistema di numerazione decimale, i confini trasecoli e millenni ci affascinano. I folli di Shakespeare ci affascinanoperché vivono al confine tra sanità mentale e pazzia. Gli eroi tragici ciaffascinano perché camminano al limite tra trionfo e sconfitta. I confini trapre-umano e umano, tra infanzia ed età adulta, tra generazioni, tra nazionie popoli, tra paradigmi sociali e politici, sono tutti profondamenteaffascinanti. “Il confine su cui Charles e io abbiamo cercato di farti concentrare, èquello che venne attraversato quando un popolo che viveva nellaMezzaluna Fertile diecimila anni fa divenne noi. Tu sai che varcare quelconfine ci ha portato a un particolare stile di agricoltura che produce 109
    • enormi eccedenze di cibo. Sai che ci ha dato lo stile di vita più faticosomai praticato sul pianeta. Ma queste sono considerazioni superficiali.Charles voleva farti vedere che questo confine ha rappresentato unfondamentale cambiamento mentale e spirituale. Charles ha cercato difartelo vedere portandoti indietro fino a questo confine a partire dal nostrolato, dal momento presente, ma io userò il percorso opposto. Cercherò difarti capire il significato di questo attraversamento portandotici a partiredallaltro lato, dalle nostre origini nella comunità della vita.” La sentii rabbrividire, più che vederla, e lei dovette aver percepito lamia domanda, perché disse: “Non ho freddo, sono terrorizzata.” “Perché?” “Charles avrebbe potuto farlo... Lavrebbe fatto come prossima lezione.Ma sperava di non doverlo fare. Questo è molto più... Difficile.” Le parole Mi dispiace mi uscirono quasi di bocca, ma riuscii atrattenerle. B fissò nel vuoto per alcuni minuti, poi disse: “Lillusionefondamentale dei Prendi è che lumanità fosse progettata – e quindidestinata – a diventare noi. Questa è lidea gemella di quella secondo cuilintero universo è stato creato per ospitare questo pianeta. Sorrideremmocon condiscendenza se i Gebusi ci dicessero che lumanità era destinata adiventare loro, ma siamo perfettamente soddisfatti con il credere che fossedivinamente destinata a diventare noi.” “Penso di cominciare a capirlo, anche se di sicuro non lavevo capitoallinizio quando Charles disse Noi non siamo lumanità.” B annuì distrattamente, come se cercasse di restare aggrappata a unpensiero sfuggente. “Dato che siamo convinti che lumanità fosse destinataa diventare noi, immaginiamo che i nostri antenati preistorici cercassero didiventare noi, ma semplicemente non avessero gli strumenti per riuscirci.Attribuiamo ai nostri antenati le nostre stesse tendenze e preferenze, perquanto in una forma primitiva e non evoluta. Per esempio, dato che diamoper scontato che le nostre religioni rappresentino il più alto risultatospirituale mai raggiunto dallumanità, ci aspettiamo di trovare tra i nostriantenati solamente delle rozze imitazioni di queste religioni. Non ciaspettiamo certo di trovare religioni complete e perfettamente sviluppateche però si esprimono in modi totalmente diversi dalle nostre.” “Verissimo”, dissi. “A quale sviluppo facciamo risalire la nascita del pensiero religioso?” “Direi che la facciamo risalire alla pratica di seppellire i morti, che è 110
    • cominciata trenta o quarantamila anni fa.” B annuì. “Il che è esattamente come far coincidere la nascita dellinguaggio umano con linvenzione della scrittura, che risale a circacinquemila anni fa.” “Capisco cosa intendi... Credo.” “A un linguista non verrebbe mai in mente di cercare le origini dellinguaggio umano in tavolette dargilla mesopotamiche, non è vero?” “Certamente no”, dissi. “Dove cercherebbe un linguista le origini del linguaggio umano?” “Penso che tornerebbe indietro fino alle origini della vita umanastessa.” “Perché essere umani significa avere un linguaggio.” “Direi di sì.” “Se gli Homo habilis non avevano un linguaggio, allora non si meritanoil nome Homo.” “Credo di sì.” “Che metodo userà il nostro ipotetico linguista?” “Direi che userà più la filosofia e la speculazione che la linguistica.Non ha a disposizione un antico esemplare umano il cui linguaggio possaessere studiato.” “Si troverà costretto a vagare in una di quelle affascinanti zone diconfine. Da un lato, creature umanoidi senza strumenti di applicazione dellinguaggio (come anche gli attuali scimpanzé), dallaltro, persone.” “Esatto”, dissi. “Ma non si metterà a studiare nessuna tavoletta dargilla.” “No, nemmeno per un minuto.” “Bene, perché non intendo spendere nemmeno un minuto ad analizzarele pratiche di sepoltura del Paleolitico Superiore. Sono tanto irrilevanti perla nascita delle religioni quanto le tavolette dargilla sono irrilevanti per lanascita del linguaggio.” “Lo capisco.” Bricolage. “Il linguista e io dobbiamo entrambi fare bricolage, che è la pratica dicostruire con qualunque cosa ci capiti sottomano. Viene dal francesebricoler, arrangiarsi con ciò che si ha. Dobbiamo entrambi fare del nostromeglio con quello che abbiamo a disposizione in questa strana zona di 111
    • confine abitata da quasi-umani da un lato e da umani completi dallaltro.” “Quindi dai per scontato che essere umani significhi essere religiosi,proprio come il linguista dà per scontato che essere umani significa avereun linguaggio.” “Essendo una bricoleur, non faccio nulla di così preciso, Jared. Milimito a procedere per tentativi. Mi chiedo se esista una dimensione dipensiero intrinsecamente religiosa. Mi dico che forse il pensiero è come untono musicale, che (in natura) non è mai un tono singolo e puro, ma èsempre composto da varie armoniche e sfumature diverse. E mi dico cheforse quando i processi mentali diventano pensieri umani, cominciano arisuonare con unarmonica che corrisponde a ciò che chiamiamo religioneo, più fondamentalmente, consapevolezza del sacro. In altre parole, michiedo se la consapevolezza del sacro, anziché essere un concetto separato,non sia solo una sfumatura del pensiero umano stesso. Una congettura diquesto tipo può contenere scientia, conoscenza, ma dato che non èfalsificabile non può essere definita scienza nel senso moderno deltermine. Un lavoro di bricolage non è mai scienza, Jared, ma puòcomunque sconcertare, avere significato e stimolare il pensiero. Puòimpressionare con la sua veracità, coerenza e logica.” “Capisco.” Mi sembrò che tutto questo discorso le servisse per farsicoraggio. Non sapevo perché ne avesse bisogno o come aiutarla, quindicontinuai ad annuire e dire: “Capisco, capisco.” Alla fine alzò gli occhi sugli alberi sopra di noi e disse: “La luna èalta.” Come se fosse un segnale, si alzò e mi condusse per un sentieroattraverso il bosco. Nei minuti successivi rallentò varie volte per guardarsiintorno (per cercare cosa non so), poi proseguì. Ogni tanto si fermò araccogliere qualcosa dallerba. Alla fine arrivammo a una radura chesembrò piacerle e ci sedemmo. Mi mostrò le cose che aveva raccolto lungo la strada: un chiodo, unavecchia cartuccia di fucile, il contenitore di un rullino, una graffetta, unpettine di plastica e una ghianda. Dietro sua richiesta, le mostrai cosavevoin tasca e lei scelse una chiave e una penna da aggiungere alla collezione. “Questo è ciò che luniverso mi ha fornito stanotte, Jared. Dovremovedere che cosa riuscirò a farci.” Improvvisamente mi ricordai il fossile di ammonite nella tasca dellamia giacca. Lo guardò con evidente sorpresa quando glielo porsi, e io lespiegai che Charles me laveva dato per conservarlo finché non fossimoarrivati a parlarne (cosa che non avevamo mai fatto). 112
    • “Questo sarà lelemento centrale del nostro lavoro di bricolage”, disse,mettendolo a terra tra di noi. “Charles aveva in mente uno scopo diverso –sono abbastanza sicura di sapere quale fosse, e ci arriveremo a tempodebito – ma nel frattempo ci servirà come il pezzo della composizione acui tutti gli altri dovranno aggrapparsi. È la comunità della vita su questopianeta.” “Va bene.” “Alcuni minuti fa ho detto che forse, quando i processi mentalidivennero pensieri umani, cominciarono a risuonare con larmonica checorrisponde a ciò che chiamiamo religione, o consapevolezza del sacro.” “Mi ricordo.” “Voglio che pensi a questo fossile come alla comunità della vita. Voglioche pensi che se impari ad ascoltarlo, comincerà a risuonare conquellarmonica. Puoi farlo?” “Posso provarci.” Animismo. “Una volta cera una religione universale su questo pianeta, Jared”,disse B. “Lo sapevi?” Risposi di no. “La gente rimane quasi sempre sorpresa da questa notizia. A voltequalcuno pensa che mi stia riferendo a quella che viene chiamata laVecchia Religione – paganesimo, wicca – ma naturalmente non è così.Innanzitutto, il paganesimo non è affatto antico. È una religione diagricoltori in tutto e per tutto, il che significa che ha solo pochi millenni, enon è mai stata una religione universale, per il semplice motivo chelagricoltura non è mai stata universale. Molto spesso – quasi sempre, ineffetti – nessuno riconosce il nome della religione di cui sto parlando, chenaturalmente è lanimismo. Non lhanno mai nemmeno sentita nominare.” “Non fatico a crederci”, dissi. “Tu la conosci?” “Credo sia meglio che tu parta dal presupposto che non la conosca. Lepersone nella mia posizione, con il mio addestramento, sono consapevolidellanimismo come i chimici moderni sono consapevoli dellalchimia.” “Vuoi dire che lo consideri un rozzo e semplicistico preludio allareligione, come i chimici considerano lalchimia un rozzo e semplicisticopreludio alla chimica. Non proprio una religione nel vero senso della 113
    • parola, così come lalchimia non è chimica nel vero senso della parola.” “È vero.” Passò in rassegna la sua collezione di stranezze e scelse il contenitoredi un rullino. “Questo è lanimismo”, disse, mostrandomelo. “Uncontenitore vuoto, per quanto ti riguarda.” Poi rovistò nella borsa edestrasse un kit da cucito, da cui tirò fuori un filo lungo abbastanza dalegare insieme il contenitore del rullino e lammonite. “Ecco, tieni questo”, disse, e io lo presi. “Parlami del fossile.” “Che vuoi dire?” “Che cosè?” “Oh”, dissi. “È la comunità della vita su questo pianeta.” “E che cosa ti ho appena detto su di esso?” “Hai detto che quando i processi mentali sono diventati pensieri umani,forse questa comunità ha cominciato a risuonare con larmonica checorrisponde a ciò che chiamiamo religione o consapevolezza del sacro. Seimparo ad ascoltarlo, risuonerà con quellarmonica.” “Bene. Ma mi accorgo di aver creato un rompicapo. Ho detto chequanto i processi mentali (un fenomeno comune nel regno animale)diventarono pensieri umani, cominciarono a risuonare con larmonica cheho identificato con la consapevolezza del sacro. Ma ora sto dicendo che lacomunità della vita risuona con quellarmonica. Allora cosè che risuona, ilpensiero umano o la comunità della vita?” “Non lo trovo molto complicato”, le dissi. “Penso che la comunità dellavita abbia cominciato a risuonare con quellarmonica quando cominciò afarlo il pensiero umano.” “Sì, è quello che penso anchio. E quando questo fossile comincerà arisuonare con quellarmonica, anche questo contenitore vuoto che hochiamato animismo comincerà a farlo, perché è collegato a esso.” “Va bene”, dissi. “Questo è ciò che intendevi con bricolage?” “Questo è ciò che intendevo con bricolage.” Riguardo il numero degli dei. “Inevitabilmente, qualcuno mi chiede perché parlo di dei anziché diDio, come se non fossi stata informata correttamente sulla questione e mistessi sbagliando, e io chiedo loro come fanno a essere così sicuri diconoscere il numero esatto di dei. A volte mi viene risposto che si tratta diqualcosa che sanno tutti, come tutti sanno che ci sono ventiquattro ore in 114
    • una giornata. A volte mi viene detto che Dio deve essere uno, perché cisembra il numero più adatto a unentità divina. Questo è come dire che laTerra deve essere il centro delluniverso perché nessun altro pianeta cisembra altrettanto importante. Più spesso, naturalmente, mi viene detto chesi tratta di un numero indiscutibile perché è quello contenuto nelleScritture monoteistiche. Non cè bisogno di dire che io vedo la faccenda inmodo diverso. “Il numero degli dei non è scritto da nessuna parte nelluniverso, Jared,quindi non esiste un modo sicuro per decidere se quel numero è zero(come credono gli atei), uno (come credono i monoteisti) o molti (comecredono i politeisti). La questione mi lascia completamente indifferente.Non mi interessa se il numero degli dei è uno, zero o nove miliardi. Se siscoprisse che il numero degli dei è zero, questo non cambierebbe una solasillaba di ciò che ti ho detto.” Sembrava volere una reazione, così dissi: “Va bene.” “Parlare di dei anziché di Dio ha questo vantaggio aggiuntivo: mi vienerisparmiata limbarazzante necessità di giocare a ipotizzarne il sesso. Nondevo mai decidere tra Lui e Lei. Per me, sono solo Loro.” “Un vantaggio non insignificante”, osservai. Raccolse il pettine di plastica e fece scorrere lunghia del pollice suidenti. “È una cosa sola o molte?” “Intendi il pettine? Non lo so. Dipende dalla tua prospettiva.” “Questo pettine è il numero degli dei, Jared. Non qualcosa daaggiungere al nostro lavoro di bricolage, ma qualcosa di cui discutere e dicui liberarsi.” Si gettò il pettine oltre le spalle e fuori vista. Dove gli dei scrivono ciò che scrivono. “Il Dio delle religioni rivelate – e con questo intendo religioni come latua, religioni Prendi – è un Dio profondamente inarticolato. Non importaquante volte ci prova, non riesce mai a farsi capire chiaramente ecompletamente. Perla per secoli agli ebrei ma non riesce a farsi capire.Alla fine manda il suo unico figlio, e neanche lui riesce a fare di meglio.Gesù avrebbe potuto sedersi con uno scriba e dettargli le risposte a ogniconcepibile questione teologica in termini inequivocabili, ma scelse di nonfarlo, lasciando le generazioni successive a decidere che cosa aveva volutodire con insurrezioni, persecuzioni, purghe, guerre, roghi e torture. Avendofallito con Gesù, Dio cercò poi di farsi capire attraverso Maometto, anche 115
    • stavolta con scarsi risultati. Dopo un migliaio di anni di silenzio, ci riprovòcon Joseph Smith, con esiti dello stesso tipo. Tirando le somme, tutto ciòche Dio è stato in grado di dirci con certezza è che dovremmo fare aglialtri quello che vorremmo fosse fatto a noi. Cosa sono, una dozzina diparole? Non molto di cui vantarsi, dopo cinquemila anni di sforzi, eprobabilmente avremmo anche potuto capirlo da soli. A essere onesti, sareiimbarazzata dallessere associata a un dio incompetente come questo.” “I tuoi dei hanno fatto di meglio?” “Oh, sì, Jared. Incomparabilmente meglio, infinitamente meglio!Guarda solo qui intorno!” Agitò la mano al mondo davanti a noi. “Cosavedi?” “Vedo luniverso.” “Esatto, Jared. È lì che i veri dei delluniverso scrivono ciò chescrivono. Il tuo Dio scrive con le parole. Gli dei di cui sto parlando ioscrivono in galassie, sistemi solari, pianeti, oceani, foreste, balene, uccellie zanzare.” “E che cosa scrivono?” “Scrivono fisica, chimica, biologia, astronomia, aerodinamica,meteorologia e geologia – tutto questo, naturalmente, ma non è quello cheti interessa, vero?” “No.” “E cosa ti interessa?” “Mi interessa... Quello che gli dei hanno da scrivere su di noi.” B afferrò la mia penna e la tenne sollevata. “Questo è ciò che tiinteressa. Questa è la Legge della Vita.” Raccolse lammonite e infilò la penna sotto il filo che la univa alcontenitore da rullino. “Cosè questo?”, chiese, indicando il fossile. “La comunità della vita su questo pianeta.” “E questo?”, indicò il contenitore. “Lanimismo.” “Come puoi vedere, la Legge della Vita è incastrata tra queste due cose,toccando sia la comunità della vita che lanimismo.” “Cosè la Legge della Vita?”, le chiesi. “Ci arriveremo. È largomento principale di stasera.” Scienza contro religione. “Le religioni come la tua, religioni rivelate, sono tutte considerate 116
    • contrapposte alla conoscenza scientifica – o irrilevanti per essa. Midomando se capisci perché.” “Credo che si sia arrivati a vedere la religione e la scienza comeintrinsecamente incompatibili.” B annuì. “Il solito modo di ragionare Prendi: Noi siamo lumanità,quindi se le nostre religioni sono intrinsecamente incompatibili con laconoscenza scientifica, allora il concetto stesso di religione deve esserlo.” “Esatto.” “Ma, come vedremo, lanimismo va perfettamente daccordo con laconoscenza scientifica. Va molto più daccordo con la vostra scienza checon la vostra religione.” “Come mai?” “Cosè quello?”, chiese facendo uno dei suoi soliti ampi gesti con lamano. “Il mondo, luniverso.” “Lì è dove i veri dei delluniverso scrivono ciò che scrivono, Jared. Glidei delle vostre religioni rivelate scrivono nei libri.” “Questo cosha a che fare con lanimismo?” “Lanimismo cerca la verità nelluniverso, non in libri, rivelazioni oautorità. La scienza fa lo stesso. Nonostante scienza e animismo legganoluniverso in modi diversi, entrambi hanno totale fiducia nella suaveridicità.” Rovistò tra i suoi blocchi da costruzione, prese la cartuccia di fucile e latenne sollevata per farmela ispezionare. “Questa è scienza”, disse. “Lereligioni come la tua, Jared, la guardano con scetticismo, hanno paura diutilizzarla. Dicono: E se la usassimo e ci si rivoltasse contro? Meglio nonfidarsi. Ma lanimismo non è preoccupato di nulla che possa esserescoperto sulluniverso, quindi la scienza può essere piazzata proprioaccanto a esso.” Infilò la cartuccia sotto il filo che legava il contenitore da rullino alfossile. Poi mi chiese di descrivere cosa vedessi. “Lanimismo è affiancato dalla Legge della Vita da un lato e dallascienza dallaltro. Tutti e tre sono rivolti verso la comunità della vita.” Il confine. “Ora non voglio che perdiamo di vista quello che ci siamo ripromessidi fare qui, Jared. Stiamo analizzando il confine tra quasi-umani da una 117
    • parte e umani completi dallaltra. Lo stiamo facendo perché è miaconvinzione che siamo diventati umani essendo creature religiose.” “Va bene.” “Estendiamo il nostro bricolage in modo da includere un piccolopaesaggio mentale dellarea intorno a noi. Prendi un bastoncino e disegnaun cerchio intorno a noi a una distanza di un paio di passi.” Feci quello che mi aveva chiesto e mi risedetti. “Questo cerchio rappresenta il confine che stiamo investigando,risalente a circa tre milioni di anni fa, quando lAustralopithecus èdiventato Homo. Questo è chiaro?” Dissi che lo era. “Sono sicuro che capisci che questa linea è immaginaria. Non cè maistato un giorno in cui avresti potuto indicare una generazione di genitori edire: Questi sono australopitechi, poi indicare i loro figli e dire: Questisono umani.” “Lo capisco.” “Non possiamo sapere quanto sia ampia la linea stessa. Potrebberappresentare duecento, mille o diecimila anni. Tutto ciò che sappiamo èche dal nostro lato della linea ci sono creature che ci sentiamo sicuri adefinire Homo, e dallaltro lato creature che non ci sentiamo sicuri aclassificare in questo modo.” “Capisco.” “Non so quanto sai al riguardo, quindi preferisco andarci cauta eprecisare che la linea non corrisponde alluso di utensili. Intendo dire chenon abbiamo utilizzatori di utensili da questo lato e non-utilizzatoridallaltro. Abbiamo utilizzatori di utensili da entrambi i lati. Di questopossiamo essere virtualmente certi, visto che è ben noto che perfino gliscimpanzé sono utilizzatori di utensili, e gli immediati precursori degliHomo erano molto superiori agli scimpanzé.” Le dissi che sapevo tutto questo ma che non mi dispiaceva che ciandasse cauta. La Legge della Vita: lologramma. B mi chiese di descrivere lo stato del nostro lavoro di bricolage. Lopresi e lo studiai di nuovo dallinizio. “Questo fossile è la comunità dellavita su questo pianeta. La religione che chiami animismo è legata a questacomunità. Una cosa chiamata la Legge della Vita è scritta nella comunità 118
    • della vita, ed è anchessa legata allanimismo. Forse il compitodellanimismo è leggere la Legge della Vita scritta nella comunità dellavita.” “Questa è unottima congettura, Jared. Continua.” “Lanimismo si percepisce come alleato della scienza, perché entrambicercano la verità nelluniverso stesso.” “Bene. Ora siamo pronti a occuparci della Legge della Vita. La Leggedella Vita è come un ologramma. Sai qualcosa sullolografia?” “Un po. Ero un appassionato di fotografia al liceo, e lolografia èessenzialmente fotografia senza lenti. Nella fotografia ordinaria, una lastrafotografica è esposta alla luce riflessa da un oggetto, e unimmagine apparesulla lastra grazie allazione di una lente. Nellolografia, una lastrafotografica è esposta alla luce riflessa da un oggetto, ma nessuna immagineappare sulla lastra perché non interviene nessuna lente. A essere registratisulla lastra sono percorsi di onde luminose ricevuti da ogni partedelloggetto fotografato. Questo è lologramma. E quando lologramma èsistemato in un raggio di luce, appare unimmagine tridimensionale amezzaria delloggetto fotografato, dove si trovava loggetto originale. Edato che ogni parte dellologramma è impressa con onde di luceprovenienti dallintero oggetto, ogni singolo frammento dellologrammapuò essere usato per rigenerare lintera immagine.” “Ecco in che modo la Legge della Vita è simile a un ologramma, Jared:ogni frammento di essa è impresso con lintera legge.” “La Legge della Vita è ciò che governa la vita?” “No, la Legge della Vita non è ciò che governa la vita, è ciò chefavorisce la vita, e ogni cosa che favorisce la vita appartiene alla legge.” Le dissi che un esempio sarebbe stato daiuto. “Ecco la Legge della Vita per le anatre appena nate: Segui la primacosa che vedi muoversi, a qualunque costo. Dato che di solito la primacosa che le anatre appena nate vedono muoversi è la loro madre, di solitoseguono lei, ma seguiranno qualunque cosa che si muove. Dato che la loromigliore speranza di sopravvivenza è restare con la loro madre, aqualunque costo, si può capire facilmente perché questa è la legge chefavorisce la vita per le anatre.” “Sì, lo vedo.” “Ecco un modo in cui si può generalizzare la Legge della Vita: quelliche la seguono tendono a essere meglio rappresentati nella vasca geneticadella loro specie di quelli che non la seguono.” 119
    • “Quindi non tutti gli individui seguono questa legge?” “Lanatra che per un motivo o per laltro non riceve o non segue ilsegnale genetico che la spinge a seguire la madre, è tagliata fuori. Nonsopravvive abbastanza da riprodursi.” “Capisco.” “Ovviamente la legge varia nei dettagli da una specie allaltra. Nelleanatre, la legge è scritta per gli anatroccoli e dice: Segui la mamma aqualunque costo. Nelle capre, invece, la legge è scritta per la madre e dice:Allatta solo il tuo piccolo.” Ci pensai per un po e poi chiesi come Allatta solo il tuo piccolofavorisse la vita per le capre. “Diciamo che Capra Bianca e Capra Nera hanno entrambe un piccoloda allattare. Capra Nera muore, così il suo piccolo va da Capra Bianca edice: Ehi, ho fame. Che ne dici di farmi mangiare?. Ora, la migliorpossibilità che il cucciolo di Capra Bianca ha di sopravvivere è che suamadre risponda allaltro cucciolo: Sparisci, ragazzino. Non sei mio. SeCapra Bianca invece gli dice: Certo, favorisci pure, ridurrà la probabilitàdi sopravvivenza del proprio cucciolo – e quindi la probabilità disopravvivenza dei propri geni.” “Sì, lo capisco.” “Ecco una versione più generalizzata della Legge della Vita per lecapre: Se le tue risorse forse non sono sufficienti per due cuccioli, allora ticonviene darle tutte a uno solo anziché metà per uno.” “Non la legge della gentilezza.” “Io direi piuttosto: Non la legge della gentilezza inutile. Penso che lamaggior parte delle madri preferirebbe avere un piccolo vivo piuttosto cheun qualunque numero di cuccioli morti. Tuttavia è certamente vero che sele due cose sono in conflitto, la legge favorisce la vita piuttosto che lagentilezza. Quelli che seguono la legge contraria – la legge che favoriscela gentilezza piuttosto che la vita – tendono a perdere la propriarappresentanza nella vasca genetica della loro specie. Questo perché i lorodiscendenti tendono a sopravvivere e riprodursi meno spesso deidiscendenti di quelli che seguono la legge che favorisce la vita.” “Capisco.” “Riguardo la gentilezza... Non so se conosci David Brower – uno degliambientalisti più famosi di questo secolo, il fondatore del John MuirInstitute, di Friends of the Earth e dellEarth Island Institute. Haraccontato questa storia di una delle sue prime avventure da naturalista. A 120
    • undici anni, raccolse alcune uova di farfalla papilio rutulus e le osservòmentre davano alla luce dei bruchi che poi divennero crisalidi. Finalmente,la prima crisalide cominciò ad aprirsi, e ciò che Brower vide fu questo: lafarfalla emergente lottò per uscire, laddome gonfio di un qualche liquidoche veniva pompato sulle ali mentre se ne stava a testa in giù appesa a unrametto. Mezzora dopo fu pronta per volare e decollò. Mentre le altrecrisalidi cominciavano ad aprirsi, comunque, Brower decise di rendersiutile. Allargò gentilmente la crepa nel guscio per facilitare luscita dellefarfalle, e loro prontamente scivolarono fuori, barcollarono un po ecaddero a terra morte una dopo laltra. Brower non aveva realizzato che losforzo che aveva risparmiato alle farfalle era essenziale alla lorosopravvivenza, perché stimolava lo scorrimento del liquido che dovevaraggiungere le loro ali. Questa esperienza gli insegnò una lezione di cuistava ancora parlando settantanni dopo: una cosa che sembra gentile e hatutte le intenzioni di essere gentile, può tuttavia rivelarsi essere lesattoopposto.” “Capisco.” “Tra le capre, è la madre che fa applicare questa legge: Se non haiabbastanza cibo per due, è meglio darlo tutto a un solo cucciolo piuttostoche darne metà a ognuno. Tra le aquile (e molte altre specie di volatili),viene fatta applicare dal cucciolo più grande. La femmina di solitoprodurrà due uova ad alcuni giorni di distanza, il che è normalmente uncomportamento più efficace per la sopravvivenza rispetto al deporre unsolo uovo. Ma se il primo cucciolo sopravvive, finirà quasi invariabilmenteper affamare o beccare a morte il secondo.” “Credevo che linfanticidio venisse spiegato come una reazione allasovrappopolazione”, dissi. “Sì, veniva spiegato in questo modo, ma questo implicava una visionedellevoluzione che alla fine non resse a un esame più attento – una visionesecondo cui levoluzione promuoveva cosera bene per la specie. Oggisembra chiaro che levoluzione promuove ciò che è bene per lindividuo,nel senso che assicura il successo riproduttivo del singolo – ciò che finoraho chiamato la rappresentanza nella vasca genetica.” “Capisco.” “Tra leoni e orsi, le femmine abbandoneranno spesso una cucciolatache ha un solo sopravvissuto – anche se questunico sopravvissuto è inperfetta salute. Questo non è bene per la specie in alcun modo, ma è unbene per il successo riproduttivo del singolo individuo. La sua 121
    • rappresentanza nella vasca genetica migliorerà sicuramente se investe leproprie energie in una cucciolata più numerosa.” “Devo ammettere che tutto questo è nuovo per me.” “Nessuno può sapere tutto”, disse con unalzata di spalle. “Mostrami dove stiamo andando. Mi sento di nuovo smarrito.” “Non posso insegnarti ogni dettaglio della Legge della Vita in unanotte, Jared. Non potrei farlo neanche se venissimo qui ogni notte per diecianni. Quello che posso fare in una notte è presentarti alcuni frammenti diessa, alla maniera di un bricoleur. Ora cerchiamo altri frammenti in unanuova direzione.” La Legge della Vita: la sepoltura di un topo. Si alzò e io mi preparai a fare lo stesso, ma lei mi disse di restareseduto. “Vediamo se sono fortunata stanotte”, disse, chinandosi neicespugli davanti a noi, una cacciatrice in cerca di una traccia. Chiusi gliocchi, grato per la pausa. Quando tornò, dopo dieci o quindici minuti, michiese di seguirla, cosa che feci con un po di apprensione. Non so se è unacosa da maschi o comune a tutti, ma non mi piace fare la figura delnovellino, cosa che sospettavo stesse per avvenire. Dopo una decina dipassi si fermò, si accucciò e mi invitò a ispezionare una zona di terrenogrande quanto una scacchiera. La identificai a prima vista: “Terra.” Scosse la testa in modo impaziente e raccolse un ramo, che usò comeuna bacchetta per indicare una cosa qui, una lì e in generale un poovunque. Guardando con attenzione, notai ciuffi di erba secca, ramispezzati, pezzi di corteccia, foglie strappate e altra terra. “Non farmi questo”, le dissi. “Non sono Natty Bumppo e non lo saròmai.” Non discusse. Invece, allungò il suo ramo per sollevare un cespuglio emi invitò a dare unocchiata sotto di esso. Quello che vidi fu un topo mortoche stava venendo seppellito come un bagnante sulla spiaggia. Solo la testaera visibile, incastonata in una montagnetta di terra. Mentre guardavo, inuna luce che difficilmente avrebbe potuto essere più tenue, le increspaturedi terra intorno al suo collo ribollirono qua e là e il topo affondòvisibilmente di circa un millimetro, letteralmente sprofondando nelterreno. “Nel giro di unora”, spiegò B, “il topo sarà completamente sottoterra einvisibile, grazie allazione degli scarabei che stanno scavando nel terreno 122
    • sotto di lui.” Abbassò il cespuglio, e io le chiesi cosa aveva voluto mostrarmi nelterreno di fronte al cespuglio. Lei usò il ramo per indicarmi i segni. “Gliscarabei – sono piuttosto sicura che siano in due – hanno trovato lacarcassa del topo qui, ma evidentemente non pensavano che fosse un postoadatto come luogo di sepoltura, così lhanno trasportata in un luogo piùriparato sotto quel cespuglio.” “Due scarabei hanno trasportato il topo?” “Quello che fanno è scavare sotto la carcassa, poi rigirarsi sulla schienae spingerla nella direzione in cui vogliono che vada. È un procedimentomolto laborioso. Una volta che hanno sistemato il cadavere sottoterra,induriscono la terra intorno a esso e, mentre si decompone, la femminadeposita le uova nelle vicinanze in modo che le larve ci possano arrivarefacilmente.” “Gnam”, dissi. “Oh, cè molta competizione per questo topo, Jared. Altri insetti,microbi, vari vertebrati mangiatori di carogne. Le mosche sonoparticolarmente fastidiose, perché potrebbero aver già deposto le uovanella pelliccia del topo prima che gli scarabei lo trovassero.Fortunatamente – ma non sorprendentemente – gli scarabei sono dotati diacari che vivono sui loro corpi e si nutrono di uova di mosca. Il topo, gliscarabei, gli acari e le mosche sono tutte incarnazioni della Legge dellaVita.” Riflettei su questultima affermazione mentre tornavamo alla radura.“Temo di non vedere cosa rende queste creature delle incarnazioni dellaLegge della Vita”, le dissi. “La Legge della Vita è, in una sola parola, abbondanza.” Quando nondisse altro, le chiesi di elaborare questo concetto. “Un esercizio utile sarebbe tornare dalla carcassa del topo e prendereuno degli scarabei. Poi ti direi di prelevare un paio di dozzine dei suoiacari in modo da poterli esaminare sotto un microscopio.” “E cosa imparerei da questo?” “Che ogni acaro – una creatura così insignificante! – è unopera di taledelicatezza, perfezione e complessità da far sembrare un computer digitaleun paio di pinze. Poi impareresti qualcosa di perfino più incredibile: che, adispetto di tutta la loro perfezione, non sono fatti con uno stampo. Nonesistono due acari identici, Jared – non due nellintero universo!” “E questa è una dimostrazione di... Abbondanza?” 123
    • “Esatto. Questincredibile abbondanza genetica è il segreto del successodella vita su questo pianeta.” Ci avviammo per uscire dal parco. Dopo alcuni minuti realizzai che cieravamo lasciati la radura molto indietro. In breve fummo di nuovo sulsentiero. “Stanotte non è andata bene quanto avrei sperato, Jared”, disse B. “Nonti ho mostrato neanche un decimo di quello che avrei voluto. Domaniandrà meglio.” Venerdì, 24 maggio. Uno dei cattivi. Il ristorante dellhotel era aperto per quando finii di scrivere lultimafrase, così scesi per fare colazione, tornai in camera e dormii fino a metàpomeriggio. Al teatro erano tutti scoraggiati perché non erano riusciti a farpubblicare lannuncio del discorso di B nel giornale di oggi. Sarebbeapparso domani, ma tutti sapevano che questo significava che laffluenzasarebbe stata perfino inferiore del previsto. Guardare B mi terrorizzò. Era pallida, nervosa e visibilmenterimpicciolita, come se fosse invecchiata di dieci anni. I suoi occhi e i suoicapelli erano privi di vitalità, e mi sembrò di aver visto un tremore nellasua mano sinistra. Fino ad allora, a dire la verità, non avevo mai davverocreduto alla sua malattia. Ora pensai che avrebbe dovuto trovarsi in unletto dospedale – o un letto qualunque, con qualcuno che le portasse tazzedi tè al miele, accendesse un piccolo caminetto confortevole e le leggessead alta voce Il vento tra i salici. Intorno alle cinque, B suggerì che uscissimo e io le chiesi per andaredove. Quando mi rispose che saremmo andati al parco, le chiesi se se nesentiva davvero in grado. Mi lanciò unocchiataccia e metà di una rispostairritata, poi sembrò accorgersi che non me lero meritata. “Ho le mie giornate buone e le mie giornate cattive”, disse con laria difare unammissione sgradevole. “Finora avevi visto solo quelle buone.” Prendemmo la Mercedes invece di camminare. Lungo la strada, B michiese se fossi un teologo. “Io? No.” “È un peccato”, disse senza spiegarsi oltre. “So che Charles te lha già 124
    • detto, ma te lo ripeterò: quando San Paolo portò il CristianesimonellImpero Romano, molte idee fondamentali erano già esistenti in queiluoghi. Lidea degli dei come esseri superiori. Lidea della salvezzapersonale. Lidea di una vita dopo la morte. Lidea che gli dei sonocoinvolti nelle nostre vite, che il loro aiuto può essere invocato, chepossono essere compiaciuti od offesi dalle cose che facciamo, che possonopunirci o ricompensarci. Idee di sacrificio e redenzione. Queste erano tuttecose che San Paolo non ha dovuto spiegare da zero.” Pensai di aver capito dove volesse arrivare. “Invece, lavorando conqualcuno come me, devi fare la fatica di scardinare queste ideefondamentali e rimpiazzarle con altre che non ho mai sentito.” “Esatto. Quando i cristiani cominciarono a mandare missionari nelleterre selvagge, si trovarono di fronte alle stesse difficoltà che io ho con te.Gli aborigeni non avevano la minima idea di che cosa i missionari stesseroparlando.” “È vero.” “Charles e io siamo i primi missionari animisti nel tuo mondo, il mondodei salvazionisti, delle religioni rivelate – Cristianesimo, Islam, Ebraismo,Buddismo, Induismo. Non ci sono progetti per quello che stiamo facendo.Nessun precedente, nessun catechismo, nessun piano di studi. Ecco perchéè così... Improvvisato. Stiamo cercando di disegnare i progetti. Stiamocercando di capire cosa funziona.” “Questa probabilmente suonerà una domanda stupida, ma... Perché?Perché lo state facendo?” B guidò in silenzio per un minuto. Poi disse: “Ti ricordi cosa disse B?La visione è un fiume che scorre.” “Sì...?” “Le religioni che ho nominato – le religioni rivelate – sonofondamentalmente sposate alla nostra visione culturale, e uso la parolasposate per un motivo. Queste religioni sono come un harem di moglibigotte sposate a un marito avido, materialista e lussurioso. Cercanocostantemente di migliorarlo, sperando di riuscire a farlo dedicare a cosepiù elevate, facendogli continue prediche e agitandogli il dito contro, ma ilmarito e lharem sono effettivamente inseparabili. Queste religioni rivelatefungono chiaramente da nostra dolce metà. Sono la più elevataespressione della nostra visione culturale.” “Sì, immagino che si potrebbe dire così.” “Charles ha anche detto: Nella nostra cultura, attualmente, il corso del 125
    • fiume è diretto verso la catastrofe. Ha senso per te?” “Sì.” “Allora metti tutto insieme, Jared. La visione è il fiume che scorre. Lereligioni rivelate della nostra cultura sono lespressione più elevata diquella visione, e il corso del fiume è diretto verso la catastrofe.” La mia mente a questo punto si inceppò. Quando non risposi, Shirin miguardò con la coda dellocchio e disse: “Volevi sapere perché stiamofacendo tutto questo. Charles te lha spiegato laltra notte: il nostroobiettivo è deviare il corso del fiume lontano dalla catastrofe. Nulla dimeno funzionerà, Jared. Assolutamente nulla.” Rabbrividii. “Penso di capire perché la gente lo chiama lAnticristo.” Lei sorrise e scosse la testa. “Sai chi era Baal Shem Tov?” “Ne ho unidea generale. Era un grande santo chassidico, una sorta diFrancesco dAssisi ebreo, circa cinque secoli dopo.” “Abbastanza vicino. Sai cosa significa quel nome?” “No.” “Un baal shem è un maestro dei nomi – in altre parole, un mago. BaalShem Tov significa maestro del buon nome, ossia un mago del rango piùelevato, capace di brandire il nome di Dio.” “Capisco.” “Cera una volta un mercante che aveva paura di viaggiare fino a unacittà vicina, perché lunica strada attraversava una foresta famosa peressere infestata di banditi. Sua moglie gli disse di appellarsi a Baal ShemTov per ottenere aiuto, ma questo non fece che irritare il mercante, che noncredeva alle storie che aveva sentito su questo presunto mago miracoloso.Sua moglie gli disse: Fidati di me. Vai a casa di Baal Shem Tov e daialcune monete al suo portiere. Ti avviserà la prossima volta che il suopadrone farà un viaggio attraverso quella foresta, così potrai andare conlui. Non ti succederà niente se sarai con Baal Shem Tov. Il mercanteaccettò il suo consiglio con riluttanza e nel giro di poco tempo ebbelopportunità di viaggiare con Baal Shem Tov. “Quando raggiunsero la parte più oscura e pericolosa della foresta, BaalShem Tov ordinò una sosta in modo da far riposare e pascolare i cavalli.Questo terrorizzò il mercante, ma Baal Shem Tov estrasse la sua copiadello Zohar e cominciò tranquillamente a leggere. Improvvisamente, lavegetazione ai lati della strada si divise e dei banditi ne uscirono e siavvicinarono, i coltelli in pugno. Ma quando furono solo a due o tre passidi distanza dai carri, cominciarono improvvisamente a tremare 126
    • incontrollabilmente. “Non sapevano cosa pensare, ma non erano in condizioni di attaccarenessuno, quindi tornarono da dove erano venuti. Dopo alcuni minuti, siripresero e fecero un secondo tentativo, con lo stesso risultato: prima chepotessero avvicinarsi abbastanza anche solo da toccare il naso di uno deicavalli, le convulsioni li resero incapaci di proseguire e li costrinsero aritirarsi. Il mercante, nascosto nel suo carro, osservò tutto questo constupore. “Quando Baal Shem Tov finalmente alzò gli occhi dal suo libro e diedeordine di ripartire, il mercante si gettò ai suoi piedi e gli baciò la mano.Ora capisco, disse. Ora capisco perché la gente la chiama Baal ShemTov! “Baal Shem Tov aggrottò la fronte e disse: Quindi pensi di aver capito?Credimi, amico mio, hai solo cominciato a capire.” Le due visioni. Una volta nel parco, la stanchezza di B sembrò scivolarle via di dosso.Lei aprì la strada e io la seguii come un marito trascinato a fare compere inun centro commerciale. Non avevo la minima idea di che cosa stessecercando, ma di sicuro stava cercando qualcosa. Quando finalmente cifermammo eravamo in un posto che, per quanto ne sapevo, avrebbe potutoanche essere quello in cui ci trovavamo la notte prima. Ci sedemmo in unaradura polverosa non più grande di un tavolo da cucina. “Abbiamo molto da fare, Jared”, disse, “un grande viaggio dacompiere. Non sono sicura di essere abbastanza brava come guida dapoterti condurre per lintero tragitto, ma farò del mio meglio.” Volevo mormorare una parola di incoraggiamento, ma decisi ditrattenermi. B frugò nella borsa e tirò fuori il nostro piccolo lavoro dibricolage. Dovette risistemare la penna e la cartuccia perché il filo che lilegava al contenitore da rullino si era allentato. Quando ebbe finito me loporse e chiese se mi ricordavo che cosa significasse. “Il fossile rappresenta la comunità della vita”, le dissi. “Lanimismo ècollegato a questa comunità e risuona con essa. La Legge della Vita,rappresentata dalla penna, è scritta nella comunità della vita, e lanimismolegge questa legge, come fa anche la scienza, a modo suo.” “Eccellente. Ho definito lanimismo una religione, ma in un certo sensosi può dire che sia uninvenzione della cultura Prendi, un suo costrutto 127
    • intellettuale.” “In che senso?” “Ti ho detto che lanimismo un tempo era una religione universale inquesto pianeta. Lo è ancora tra i popoli Lascia – popoli che identifichicome primitivi, dellEtà della Pietra e così via. Ma se andassi da questepersone e chiedessi loro se sono animisti, non avrebbero la più vaga idea dicosa stai parlando. E se suggerissi che hanno le stesse credenze religiosedei loro vicini, probabilmente penserebbero che sei pazzo. Questo perché,come avviene sempre tra vicini, tendono a essere molto più consapevolidelle loro differenze che delle loro somiglianze. È lo stesso con le vostrereligioni rivelate. A voi, Cristianesimo, Ebraismo, Islam, Buddismo eInduismo sembrano molto diversi, ma a me sembrano la stessa cosa. Moltidirebbero che il Buddismo non dovrebbe nemmeno far parte di questalista, dato che non collega la salvazione con la venerazione di una divinità,ma per me questo è solo un dettaglio insignificante. Il Cristianesimo,lEbraismo, lIslam, il Buddismo e lInduismo considerano tutti lessereumano come difettoso, sofferente e in disperato bisogno di essere salvato,e si affidano tutti a delle rivelazioni che spiegano come la salvezza deveessere ottenuta (abbandonando questa vita o trascendendola).” “Vero.” “I seguaci di queste religioni sono terribilmente colpiti e ossessionatidalle differenze tra di loro – al punto da scatenare rivolte, guerre sante egenocidi – ma per quanto mi riguarda, come ho detto, siete tutti uguali. Èlo stesso tra i popoli Lascia. Loro vedono cosa cè di diverso tra di loro e iovedo cosa cè di simile, e le somiglianze non formano tanto una religione(perlomeno non comè intesa da cristiani, ebrei, musulmani, buddisti einduisti), quanto piuttosto una visione religiosa del mondo. In effetti, nonesiste una religione animista – è questo il costrutto intellettuale:lanimismo come religione. Quello che esiste – ed è universale – è unmodo di vedere il mondo. Ed è questo che sto cercando di farti vedere.” “Capisco... Credo.” “Ricordati sempre di cosa ci stiamo occupando, Jared. Ci stiamooccupando di visioni, tu e io. Una visione ci sta spingendo verso lacatastrofe. Si tratta della visione caratteristica di una singola cultura, lanostra, che durante gli ultimi tremila anni è stata sostenuta e portata avantidalle nostre religioni rivelate. Sto cercando di mostrarti unaltra visione,una salutare sia per noi che per il mondo, che è stata adottata da centinaiadi migliaia di culture durante centinaia di migliaia di anni.” 128
    • “Va bene”, dissi, “ma non puoi davvero sapere per quanto tempo è stataadottata.” “Penso di potere, Jared. Considera questo: per quanto tempo le personehanno vissuto rispettando la legge di gravità?” “La legge di gravità? Da sempre, ovviamente.” “Come fai a saperlo?” “Immagino di saperlo perché se le persone non avessero rispettato lalegge di gravità, oggi non esisterebbero persone.” “Ma non è detto che la comprendessero, la legge di gravità, vero?Voglio dire, non avrebbero saputo esprimerla come potrebbe fare unfisico.” “No.” “Ma sapevano comunque che era una legge. Cammina oltre il limite diun precipizio e precipiterai – ogni volta. Fai cadere una roccia e ti finiràsul piede – ogni volta.” “Esatto.” “Ora prova questo: per quanto tempo le persone hanno vissutorispettando la Legge della Vita?” “Non lo so.” “La Legge della Vita è...?” “La Legge della Vita è qualunque cosa favorisca la vita.” “Quindi prova ancora, Jared: per quanto tempo le persone hannovissuto rispettando la Legge della Vita?” “Dallinizio.” “Come fai a saperlo?” “Perché se non avessero rispettato la legge che favorisce la vita, ogginon sarebbero qui.” “Bene. Ma non è detto che comprendessero quella legge, vero?Probabilmente non avrebbero potuto esprimerla come potrebbe fare unbiologo.” “Già.” “Tuttavia, potevano sapere ciò che sapevano riguardo la legge digravità: che esiste. Che cè una legge al lavoro. Potevano sapere, peresempio, che bisogna prendersi cura dei bambini finché non sono in gradodi prendersi cura di se stessi. Potevano sapere che i bambini abbandonatimuoiono – ogni volta. Potevano sapere che un leone difende la preda cheha ucciso – ogni volta. Potevano sapere che non cè bisogno di essereveloci quanto un cervo per catturarne uno. Potevano sapere che se stai 129
    • tendendo un agguato a un animale che corre più veloce di te, ti convienenon stare sottovento. Potrei continuare per tutta la notte. Potrei continuareper giorni o settimane, e non riuscirei a elencare tutte le cose che potevanoconoscere per il solo fatto di aver vissuto nella comunità della vita permigliaia di generazioni.” “Sono sicuro che hai ragione. Quello che ancora non vedo è laconnessione tra tutto questo e lanimismo.” “Cosè lanimismo, Jared?” “Ne sono sempre meno sicuro. Per quel che capisco al momento, è unavisione. Un modo di vedere il mondo, una weltanshauung.” “Sì, ma credo che continuerò a usare il termine visione. Questo è ciòdi cui stiamo parlando: due visioni, una che ci ha permesso di vivere benee in armonia con il pianeta per milioni di anni, e unaltra che ci ha portatosullorlo dellestinzione e ci ha resi i nemici di ogni altra forma di vita sulpianeta in appena diecimila anni.” “Daccordo.” “E qual è la visione animista?” “Non lo so, non ne ho idea.” “Allora dimmi questo: qual è la nostra visione, Jared? La visionePrendi, la visione che ci ha resi i padroni del mondo e i nemici della vita?Puoi esprimerla a parole?” “Posso provare.” “Prova.” “Noi siamo le creature per cui il mondo è stato creato, quindi possiamofare quello che vogliamo con esso. Questo è un inizio.” “Sì, è un buon inizio. Secondo questa visione. Dio sembra avere pocointeresse nel resto del mondo.” “Esatto. A Dio interessano le persone. Le persone sono la cosaimportante. Le persone sono ciò per cui luniverso è stato creato.” “Quindi luniverso è stato creato per lUomo, e lUomo... Cosa dovrebbefarci con il mondo?” “Deve dominarlo. Gli è stato dato perché lo dominasse.” “Ma, stranamente, il mondo non era pronto perché lui potessedominarlo, non è vero? LUomo era pronto fin dalla sua comparsa adominare il mondo (era stato creato per questo), ma il mondo non erapronto fin dallinizio a esserne dominato.” “Sì, è vero. Non lavevo mai notato.” “Quindi cosa doveva fare lUomo per rendere il mondo pronto per 130
    • essere dominato?” “Doveva sottometterlo, conquistarlo.” “Esatto. E lo sta ancora facendo, non è vero? Quindi, questa è lavisione Prendi: il mondo è stato creato per lUomo, e lUomo è stato creatoper conquistarlo e dominarlo.” “Sì.” “Quello che stiamo cercando ora, Jared, è la visione Lascia, o la visioneanimista. Per quando avremo finito oggi, la conoscerai. Te lo prometto.” Strategie: stabili e non. “Voglio che tu capisca che la Legge della Vita non è stata impressanella comunità della vita da unazione divina. Dio o gli dei non hannodonato alle creature viventi quegli utili istinti che sto chiamandocollettivamente Legge della Vita. Non è ciò che è avvenuto. Proporre unateoria simile significherebbe violare il Rasoio di Occam. Capisci cosaintendo, vero?” “Sì. Stai dicendo che la Legge della Vita non ha bisogno di esserespiegata con lintervento divino più di quanto ne abbiano bisogno le leggidella termodinamica.” “Esatto. Un biologo probabilmente direbbe che ciò che sto chiamandoLegge della Vita è solo un insieme di strategie evolutivamente stabili –linsieme totale di queste strategie, in effetti. Sai cosè una strategiauniversalmente stabile?” “Madame”, dissi, “io sono un classicista, non un biologo. A scuola, holetto Omero in greco e Cicerone in latino. Potrei farti un sermone sullaprova platonica dellimmortalità dellanima – e uno dannatamente buono,anche, se accetti le sue premesse. Ma non ho la minima idea di che cosasia una strategia evolutivamente stabile.” “Daccordo. Affrontiamo la questione un pezzo per volta. Una strategiain questo contesto è solo una politica di comportamento. Ad esempio, ieriho parlato di una politica di comportamento che viene seguita dalle caprefemmina: Allatta solo il tuo piccolo e nessun altro. Questa strategia èevolutivamente stabile per le capre perché non può venir migliorata danessuna strategia alternativa. Per esempio, potrebbe succedere che unacapra segua la strategia di rifiutarsi di allattare qualunque cucciolo,compreso il proprio. Ma questo avrà inevitabilmente leffetto di ridurre lasua rappresentanza nella vasca genetica, quindi questa strategia tenderà a 131
    • scomparire. Allo stesso modo, una capra potrebbe seguire la strategia diallattare qualunque cucciolo indiscriminatamente. Ma, a causa dellariduzione del cibo disponibile per i propri cuccioli, anche questa strategiaavrà leffetto di diminuire la rappresentanza nella vasca genetica dellecapre che la applicano. Quindi anche la strategia dellallattamentoindiscriminato tenderà a scomparire. Lunica strategia che non tenderà ascomparire è: allatta solo il tuo cucciolo e nessun altro. Ecco perchéquesta strategia è evolutivamente stabile: il processo di selezione naturalenon la elimina.” “Capisco. Questa è la Legge della Vita per le capre non perché Dio hadeciso che le capre dovrebbero comportarsi in questo modo, ma perché lecapre che allattano solo i propri piccoli finiscono per essere maggiormenterappresentate nella vasca genetica. È un concetto molto elegante.” “La scienza ogni tanto produce un concetto elegante”, disse con unsorriso leggermente ironico. “Sono sicura che capisci che ciò che è stabileo instabile per una specie non è necessariamente stabile o instabile perunaltra. Per esempio, molti uccelli nutrono indiscriminatamente ognipiccolo che si trovano nel nido – perfino piccoli di specie diverse.” “Dando così aiuto e conforto allallegro cuculo”, dissi, rispondendo allasua occhiata sorpresa con un mio sorriso leggermente ironico. “Noiclassicisti non siamo completi ignoranti”, la informai. “Il folle avvisa ReLear: Sapete, zio, il passero ha nutrito il cuculo così a lungo che alla fine icuculetti se lo son mangiato.” “Sono felice di sapere che i classicisti non sono completi ignoranti,Jared”, disse B, facendomi un sorriso così dolcemente benevolo che peruno spaventoso secondo dovetti lottare per trattenermi dallabbracciarla.Senza accorgersi di nulla, proseguì. “So che hai sentito Charles nominare un collega di nome Ishmael. Perquanto non abbia usato questa terminologia, Ishmael ha identificato uninsieme di strategie che sembrano essere evolutivamente stabili per tutte lespecie. Ha chiamato questo insieme di strategie la Legge dellaCompetizione Limitata, che ha espresso in questo modo: Ogni specie puòcompetere con tutte le proprie forze, ma non può sterminare i propricompetitori, distruggere il loro cibo o negare loro laccesso al cibo. Inquella che viene erroneamente chiamata la comunità naturale (intendendola comunità non-umana), troverai dei competitori che si uccideranno avicenda quando si presenterà loccasione, ma non li verrai mai crearelopportunità di uccidersi. Non li troverai darsi la caccia come danno la 132
    • caccia alle prede; farlo non sarebbe evolutivamente stabile. Le ienesemplicemente non hanno lenergia per dare la caccia ai leoni – le calorieche guadagnerebbero eliminando questi competitori non compenserebberoquelle perse per eliminarli – e attaccare leoni non è esattamente unattivitàpriva di rischi. Allo stesso modo, nella comunità naturale non troveraidelle specie che distruggono sistematicamente il cibo dei propricompetitori – la ricompensa semplicemente non è abbastanza grande darenderlo conveniente.” “Quale sarebbe il movente per distruggere il cibo dei loro competitori?” “Se distruggi il cibo dei tuoi competitori, distruggi i tuoi competitori,Jared. Immagina, per esempio, di essere una specie di volatili che si nutredei cibi A, B, C, D, E e F. Unaltra specie di volatili si nutre dei cibi D, E,F, G, H e I. Questo significa che siete in competizione per i cibi D, E e F.Distruggendo i cibi G, H e I (di cui tu non ti nutri), puoi indebolirenotevolmente il tuo avversario.” “Ma questo non inasprirebbe la competizione per i cibi D, E e F?” “Certamente. Ecco perché ti serve la terza strategia. Vuoi negare lorolaccesso ai cibi D, E e F. In questo modo, i tuoi competitori sarebberofiniti. Gli starai negando laccesso a metà del loro cibo mentre distruggilaltra metà.” “Ma, come hai detto, questo non avviene.” “Non avviene nella comunità non-umana, ma questo non significa chenon possa avvenire. Dire che non avviene significa dire che è uncomportamento che non viene osservato in natura, e non viene osservatoperché è autodistruttivo. Capisci cosa intendo? Le capre non si rifiutano diallattare i propri piccoli, ma questo non perché un tale comportamento nonpossa avvenire. Ci sono sicuramente state delle capre che si sono rifiutatedi allattare i propri piccoli, ma capre del genere non si vedono quasi maiperché i loro discendenti muoiono, e quindi loro perdono la lororappresentanza nella vasca genetica.” “Sì, capisco”, dissi. “È successo che una specie abbia cominciato a vivere violando laLegge della Competizione Limitata. È avvenuto una volta, in una culturaumana: la nostra. Ecco che cosa ha fatto la nostra Rivoluzione Agricola.Questo è lo scopo fondamentale dellagricoltura totalitaria: noisterminiamo i nostri competitori, distruggiamo il loro cibo e neghiamo lorolaccesso al cibo. È questo che la rende totalitaria.” La mia mente vacillò, a questo punto. Mi ci volle un po per capire cosa 133
    • mi avesse colpito tanto. Finalmente dissi: “Senti, il punto qui sono lestrategie evolutivamente stabili, giusto?” “Giusto.” “Ci sono tre strategie che hai detto sono evolutivamente instabili:sterminare i tuoi competitori, distruggere il loro cibo, e negare lorolaccesso al cibo. Giusto?” “Giusto.” “Ma ora mi stai dicendo che la nostra intera cultura è fondata su questestrategie evolutivamente instabili.” “Giusto di nuovo.” “Se queste strategie sono evolutivamente instabili, come facciamo adattuarle?” “Attuare una strategia evolutivamente instabile non ti eliminaistantaneamente, Jared. Ci vuole un certo tempo.” “Ma come ci sta eliminando?” B inclinò la testa come a chiedersi perché improvvisamente fossi cosìlento. “Jared, doveri laltra notte a Stuttgart, mentre Charles spiegava laconnessione tra agricoltura totalitaria e sovrappopolazione? Dato che seimiliardi di noi stanno attuando una strategia evolutivamente instabile,stiamo distruggendo il sistema ecologico che ci mantiene in vita. Propriocome quella capra che si rifiuta di allattare i propri piccoli, ci stiamoautoeliminando. Pensa alla linea temporale che Charles ha tracciato nelsuo discorso sulla rana che bolle. Per i primi seimila anni, limpatto dellanostra strategia evolutivamente instabile è rimasto minimo e confinato almedioriente. Nei successivi duemila anni, la strategia si è diffusanellEuropa orientale e nellestremo oriente. In altri millecinquecento anni,si è diffusa in tutto il Vecchio Mondo. In altri trecento anni, è diventataglobale. Per la fine dei duecento anni successivi – ossia ora – così tantepersone stavano seguendo questa strategia che limpatto è diventatocatastrofico. Ormai siamo a un paio di generazioni di distanza dal finire illavoro (ossia rendere estinta questa strategia instabile).” Lottai per alzarmi in piedi e andai a fare una passeggiata. Gli occhi cominciano ad aprirsi. Quanto tornai, quindici minuti dopo, dissi a B su che cosa avevodovuto riflettere con una tale urgenza da aver bisogno di allontanarmi per 134
    • un po. Avevo ascoltato tutto ciò che Charles aveva detto a Stuttgart eavevo creduto di comprenderlo, ma mi ero sbagliato. A dispetto di tutto ciòche aveva detto, ero rimasto convinto che la nostra esplosione demograficafosse un problema sociale, come ad esempio il crimine o il razzismo. Nonavevo capito che invece è un problema biologico, che se attuiamo unastrategia che sarebbe fatale per ogni specie, allora sarà fatale anche per noinello stesso identico modo. Non possiamo cambiare questo fattosemplicemente desiderandolo. Non possiamo dire: Be, sì, la nostra civiltàè fondata su strategie evolutivamente instabili, ma possiamo farlafunzionare lo stesso, perché noi siamo umani. Il mondo non faràuneccezione per noi. Ma, naturalmente, quello che la Chiesa insegna è cheDio farà uneccezione per noi. Dio ci lascerà comportare in un modo cherisulterebbe fatale per ogni altra specie, aggiusterà le cose in modo dapermetterci di vivere in un modo che è effettivamente auto-eliminante.Questo è come aspettarsi che Dio renda i nostri aeroplani capaci di volareanche se sono costruiti in modo da essere aerodinamicamente incapaci difarlo. “Questo suonerà probabilmente molto ingenuo”, dissi, “ma perché è untale segreto? Perché è qualcosa che non ho mai sentito prima? Perché nonviene insegnato a scuola?” “Non è un segreto, naturalmente. È solo che i frammenti del puzzlesono sparsi tra varie discipline che raramente comunicano tra di loro:archeologia, storia, antropologia, biologia, sociologia. E chi esattamente loinsegnerebbe nelle scuole?” “Tutti dovrebbero insegnarlo”, le dissi. “Dovrebbero insegnare questocome prima cosa. Leggere, scrivere e far di conto può aspettare.” “Be, naturalmente sono daccordo con te. Questa è la parola di B: se ilmondo verrà salvato, non lo sarà da persone con la vecchia visione e nuoviprogrammi, ma da persone con una nuova visione e nessun programma.Questo perché una visione si diffonde da sola e non ha bisogno diprogrammi. Nellultima mezzora, i tuoi occhi hanno cominciato ad aprirsia questa nuova visione. Ma al momento ne vedi ancora solo il lato desolato– il lato deprimente.” Dovetti dirmi daccordo su questo. “Quindi torniamo ancora una volta a queste due visioni, Jared: lavisione Prendi e la visione Lascia, o animista. Alcuni minuti fa, haiespresso in modo eccellente la visione Prendi, la visione che ha condotto lanostra cultura attraverso diecimila anni di trionfo e catastrofe. Per come la 135
    • vedono i Prendi, il mondo è stato creato per lUomo, e lUomo è statocreato per conquistarlo e dominarlo. La prossima domanda è: da dove èarrivata questa visione?” “Temo di non capire il significato di questa domanda”, le dissi. “Va tutto bene. Charles avrebbe continuato a spingerti ad attraversare ilvarco, ma io ho promesso di non seguire il suo esempio. Ti dirò da dove èvenuta questa visione, e tu mi potrai dire se la mia spiegazione ti sembraplausibile e convincente. La visione Prendi è nata dal modo in cui i Prendisperimentavano il mondo, dal modo in cui ottenevano ciò di cuinecessitavano per vivere, ossia, in fin dei conti, conquistando e dominandoil mondo. Praticare lagricoltura totalitaria per migliaia di anni aveva datoloro limpressione che il mondo fosse stato creato per lUomo, e chelUomo fosse stato creato per conquistarlo e dominarlo. Ti sembra cheabbia senso?” “Sì, ha perfettamente senso. Immagino che potrebbe essere definito unasorta di rozzo empirismo: Abbiamo sempre vissuto come se il mondofosse stato creato per noi, quindi deve esserlo stato.” “La cosa importante da notare è che è la visione a essere nata dallostile di vita, e non il contrario. È chiaro questo?” “Be... Quasi chiaro.” “Quello che intendo è che undicimila anni fa i cacciatori mesoliticidellIraq non si sono riuniti e hanno detto: Va bene, abbiamo esaminato ilmondo e abbiamo concluso che è stato creato per essere conquistato edominato dallUomo. Quindi dovremmo smetterla di vivere nel modosbagliato e cominciare a conquistarlo e dominarlo. Piuttosto ciò che èavvenuto è che, dopo migliaia di anni passati a vivere da conquistatori edominatori, i membri della nostra cultura cominciarono gradualmente aconcepire la buffa idea che il mondo fosse stato creato appositamenteperché noi potessimo conquistarlo e dominarlo. Cominciarono a credere distar realizzando il destino stesso dellumanità.” “Ho capito. La visione Prendi si è originata dallo stile di vita Prendi, enon il contrario.” “Ora, da cosa pensi si sia originata la visione Lascia?” “Suppongo che sia nata dallo stile di vita Lascia.” “E hai ragione, naturalmente. E che cosa sai di questo stile di vita?” “A essere onesto... Proprio niente.” B annuì. “Questa è la nostra sfida di oggi, Jared. Devo rivelarti lavisione che si è originata da uno stile di vita di cui non conosci nulla.” 136
    • “Suona difficile”, dissi. “Lo è, ma non cè bisogno di insegnarti ogni minima cosa che cè dasapere su questo stile di vita. Per esprimere la visione Prendi, tutto ciò chehai dovuto capire è come i Prendi ottengono ciò di cui hanno bisogno pervivere, e lo ottengono comportandosi come se il mondo appartenesse aloro – e la visione Prendi supporta questo comportamento. Lo stile di vitaPrendi comporta molto più di questo, ma questo era tutto ciò che ti servivacapire per poter esprimere la loro visione.” “Sì, capisco.” “Posso essere altrettanto selettiva con i Lascia – e lo sarò.” Zittendo linquisitore. Dopo aver detto questo, B tacque. Dopo alcuni minuti di silenzio cercaidi capire se avessi dovuto lavorare su una qualche domanda, manaturalmente non dovevo. Non era in trance o nulla del genere, si limitavaa fissare nel vuoto poco distante. Presto cominciai ad agitarmi, e lei milanciò unocchiata. “Non lho mai fatto prima, Jared, e adesso che devo farlo non so dadove cominciare. So tutto ciò che voglio che accada, ma non so come farloaccadere. So dove voglio arrivare, ma non so come arrivarci.” Dato che non capivo esattamente il problema, non avevo idea di comeaiutarla, a parte forse darle una pacca sulla schiena per rassicurarla, il cheprobabilmente non avrebbe aiutato granché né lei né me. Alla fine, disse: “Ho unidea, ma non sono sicura di come la prenderai.Penso che il problema sia che il nostro rapporto è intrinsecamente ostile.Non intendo dire che è completamente ostile, ma che ha un aspetto ostileche non scomparirà mai. Non è colpa tua né mia, è semplicemente così chestanno le cose. Sei stato mandato qui per soddisfare la tua curiosità equella di altri, per fare le domande che farebbero loro, quindi il tuo ruoloqui, che ti piaccia o no, è quello di un inquisitore. Che ti piaccia o no è ilmodo giusto di dirlo, penso, perché per la maggior parte a te non piace, masenti di doverlo fare comunque. Devi indagare per te stesso, e devi farloper coloro che ti hanno mandato qui.” “Sì, è vero.” “Quello che ho fatto finora è andato bene per linquisitore.” Indicò ilnostro lavoro di bricolage. “Questo ha funzionato perfettamente perlinquisitore, non è vero?” 137
    • Annuii. “Il mio problema, adesso, è che non riesco a vedere alcun modo di farcomprendere la visione animista a un inquisitore. Non credo proprio chepossa essere fatto. Questo significa che dovremo adottare due nuovi ruoli.” Annuii nuovamente. “Avevo un figlio una volta, Jared. Non ebbe molta fortuna. Visse soloper alcune ore, non abbastanza perché gli venisse dato un nome, ma nellamia mente lo chiamai Louis, per qualche motivo un nome decisamenteadulto. Non ne avrò altri, per ovvi motivi – e se per te non sono ovvi,potrai comprenderli da solo con calma. Se Louis fosse vivo ora avrebbeotto anni, e gli starei sicuramente insegnando ciò che sto insegnando a te.” “Quindi, cosa mi stai chiedendo?” “Ti sto chiedendo se puoi smettere di essere un inquisitore per unora eascoltarmi come farebbe Louis.” Le dissi che pensavo di poterlo fare. “Non so se ti sto chiedendo qualcosa di semplice o di difficile.Probabilmente molti uomini lo troverebbero impossibile.” “Non lo so neanchio”, dissi. “Ma a essere onesti non mi sembra moltodifficile. Lascia che ti chieda una cosa, però. Mi stai dicendo che non vuoiche ti faccia nessuna domanda? Non mi sembra molto giusto, perché Louisdi sicuro farebbe domande se avesse otto anni.” Sembrò sconcertata da questo, forse anche un po irritata. Non ceramodo di evitarlo, dovevo chiederlo. “Un bambino di otto anni non è un inquisitore”, disse. “Lo so. Dammi un po di fiducia.” Ci rimuginò su per un po, poi disse: “Louis farebbe domande.” Non mipresi la briga di precisare che glielavevo appena detto. “Pensi di poter farele sue domande e non quelle di Padre Lulfre?” “Penso di poterlo fare, Shirin. Dammi il beneficio del dubbio.” Lei fece un cenno dassenso privo di entusiasmo. Dopo aver riflettutoper alcuni secondi, distolse lo sguardo. “Non essere sorpreso se dirò coseche non ti aspettavi di sentire. Ci sono cose che devo dire.” “Lo capisco.” “Vorrei che conoscessi il linguaggio dei segni”, aggiunse in modopiuttosto malinconico. “Gli ostacoli scompaiono con il linguaggio deisegni.” Lavrei voluto anchio. 138
    • La ragnatela. Non so cosa fece nei minuti successivi, non la stavo guardando. Inmomenti come questi è meglio lasciare una persona da sola, concentrarsisu qualcosaltro e darle un po di spazio. Quando fu pronta, cominciò aparlare in un tono basso e fermo, e io accesi discretamente il mioregistratore. “Ti ho detto che sto morendo”, disse. “So che non ti fa piacere sentirlo,Louis, ma prima lo accetterai e meno soffrirai. Per quando avremo finitooggi continuerà a non piacerti, ma sarai in grado di sopportarlo. A ognimodo, questo è il punto da cui devo cominciare. Tu vuoi comprendermi evuoi comprendere cosa sta succedendo, e questo è ciò di cui cioccuperemo ora. Se fossi unaltra persona, cercherei di consolarti con unafavola come quelle che si raccontano su Babbo Natale ogni Natale. Ti direiche la mamma andrà in Paradiso per vivere con Dio e gli angeli, e che da lìcontinuerà a vegliare su di te. Ma la verità è migliore – in parte perché è laverità. “Lascia che cominci dal grande segreto della vita animista, Louis.Quando altre persone cercano Dio, guardano automaticamente il cielo.Loro credono che se cè un Dio, allora si trova molto, molto lontano, ed èremoto e intoccabile. Non so come possano sopportare di vivere con unDio simile, Louis, non lo so davvero. Ma non sono loro il nostro problema.Ti ho detto che, tra gli animisti di tutto il mondo, nessuno conosce ilnumero esatto degli dei. Non conoscono quel numero, e non lo conosconeanchio. Non ne ho mai incontrato uno a cui importasse di conoscerlo, ného mai sentito che esistesse. Ciò che ci interessa non è quanti sono, madove sono. Se andassi dagli Alawa australiani, o dai Boscimani africani, odai Navajo nordamericani, o dai Kreen-Akrore sudamericani, o dagliOnabasulu della Nuova Guinea, o da uno qualunque dei centinaia di altripopoli Lascia che potrei nominare, scopriresti in fretta dove sono gli dei.Gli dei sono qui.” Per la prima volta, B mi guardò direttamente negli occhi mentreparlava. “Non intendo lì, non intendo da qualche altra parte, intendo qui. Tragli Alawa: qui. Tra i Boscimani: qui. Tra i Navajo: qui. Tra i Kreen-Akrore: qui. Tra gli Onabasulu: qui. Capisci?” “Non ne sono sicuro”, risposi onestamente. “Non stanno facendo unaffermazione teologica. Gli Alawa non stanno 139
    • dicendo ai Boscimani: I vostri dei sono falsi, i veri dei sono i nostri. IKreen-Akrore non stanno dicendo agli Onabasulu: Voi non avete dei, solonoi li abbiamo. Niente del genere. Stanno dicendo: Il luogo dove abitiamoè sacro e unico al mondo. Non penserebbero mai di dover guardarealtrove per trovare gli dei. Gli dei si trovano tra di loro, vivono dovevivono loro. Gli dei sono ciò che rendono vivo il luogo che abitano. Questoè ciò che un dio è. Un dio è quella strana forza che rende ogni luogo unluogo – un posto unico al mondo. Un dio è il fuoco che arde in quel luogoe in nessun altro, e nessun luogo in cui quel fuoco arde è privo di un dio.Tutto questo dovrebbe farti capire perché non rifiuto il nome che ci è statodato da un estraneo. Anche se ci è stato imposto fraintendendo la nostravisione, il nome animismo ne coglie comunque un barlume. “A differenza del Dio il cui nome comincia con una lettera maiuscola, inostri dei non sono affatto onnipotenti, Louis. Riesci a crederci? Ognunodi loro potrebbe venire distrutto da un lanciafiamme, da un bulldozer o dauna bomba. Zittito, scacciato, ferito. Siediti nel bel mezzo di un centrocommerciale a mezzanotte, circondato da mezzo miglio di cemento in ognidirezione, e in quel luogo il dio che una volta era forte come un bufalo oun rinoceronte ora è debole come una falena avvelenata. Debole... Ma nonmorto. Non completamente estinto. Radi al suolo il centro commerciale,spazza via il cemento, e nel giro di alcuni giorni quel luogo ricomincerà apulsare di vita. Non cè bisogno di fare altro che estrarre il veleno. Il dio sacome prendersi cura di quel luogo. Non sarà mai più ciò che era prima, manulla è mai ciò che era prima. Non cè bisogno che lo sia. TI capiterà disentir parlare alcune persone del far tornare le pianure del Nord Americacomerano prima che i Prendi arrivassero. Questo non ha alcun senso. Ciòche le pianure erano cinquecento anni fa non era la loro forma finale. Nonera la forma definitiva e sacrosanta che avrebbero dovuto assumeredallinizio dei tempi. Non esiste nessuna forma simile, e mai esisterà. Tuttoqui è un lavoro in corso. “Ecco, ti racconterò una storia. Quando gli dei decisero di creareluniverso, si dissero: Rendiamolo una manifestazione della nostra infinitaabbondanza e un segno che potrà essere compreso da coloro che saranno ingrado di leggerlo. Dispensiamo attenzioni senza limiti su ogni cosa: nonmeno sul più fragile filo derba che sulla più maestosa delle stelle, nonmeno sulla zanzara che vive per unora che sulla montagna che si eleva permillenni, non meno su un fiocco di mica che su un fiume doro. Facciamoin modo che non esistano due foglie uguali da un ramo allaltro, né due 140
    • rami uguali da un albero allaltro, né due alberi uguali da una forestaallaltra, né due foreste uguali da un mondo allaltro, né due mondi ugualida una stella allaltra. In questo modo, la Legge della Vita sarà evidente perchiunque avrà gli occhi per vederla: il coniglio che si nutre furtivamente,la volpe che lo osserva di nascosto, laquila che li sovrasta e luomo chetende larco verso il cielo. E questo fu ciò che venne fatto dallinizio allafine: non due cose uguali in tutto luniverso, non una sola cosa creata conmeno attenzione di ogni altra in innumerevoli generazioni di specie piùnumerose delle stelle. E quelli che avevano occhi per vederli lessero isegni e seguirono la Legge della Vita. “Hai compreso questa storia?”, mi chiese. “No, non credo.” “Non due cose uguali in tutto luniverso, Jared. Questo è il punto.Questo è il motivo per cui tutto qui è un lavoro in corso e non è nella suaforma definitiva. Te lho detto ieri, quando ti ho parlato degli acari chevivono sugli scarabei. Se provassi a osservare questi acari al microscopioper studiare la forma finale della loro specie, non otterresti nulla, perchépiù li guardassi attentamente e più vedresti che non ne esistono due uguali.E se non ne esistono due uguali, come si può prenderne uno e dire: Ecco,questa è la forma definitiva degli acari? “Questo è ciò che intendevo con abbondanza, Jared: perfino tra creatureapparentemente insignificanti come gli acari, non ne esistono due uguali intutto luniverso, e nessuno di essi è stato creato con meno cura di una stelladi neutroni o di una galassia. Il tuo prezioso cervello umano non è piùmeraviglioso di uno di quegli acari.” “Lo so”, mi sentii dire. “Il Dio ebraico, cristiano o musulmano avrebbe mai mandato il suounico figlio a salvare quegli scarabei e i loro acari, Jared?” “No.” “Ma il dio di questo luogo si preoccupa di loro quanto di qualunquealtra creatura al mondo. Ecco perché sapevo che avresti potuto beneficiaredallosservare quegli scarabei, ieri. Quegli scarabei sono unamanifestazione dellinfinita abbondanza degli dei e un segno che puòessere letto da coloro che sanno come fare. Volevo che vedessi come glidei dispensano attenzioni illimitate su ogni cosa: non meno su unoscarabeo il cui più grande risultato è seppellire un topo che sul cervello diEinstein, non meno su un acaro che si nutre di uova di mosca che sugliocchi di Michelangelo.” 141
    • “Lo vedo... O sto cominciando a farlo.” “Dove possiamo trovare questo dio, Louis?” Dato che mi aveva chiamato con il mio nome solo un minuto prima,rimasi momentaneamente perplesso dal fatto che avesse ripreso achiamarmi Louis. Mentre la conversazione proseguiva, mi resi conto chepoteva rivolgersi a me in entrambi i modi senza perdere il filo del discorso.A volte un concetto era indirizzato specificamente a Louis (e soloincidentalmente a me), a volte era indirizzato principalmente a me (e soloincidentalmente a Louis), e a volte, immagino, era per entrambi allo stessomodo. A ogni modo, la mia risposta a questa domanda fu unocchiatainespressiva. “Non ti sto chiedendo di fare un salto, Jared. Ti ho già detto dovepossiamo trovare questo dio... Ma ci tornerò più tardi. Abbiamo molte altrecose di cui parlare. Tu e io, Jared, torniamo sempre alla visione. Louis e iotorniamo sempre al significato della morte. “Ogni creatura nata nella comunità della vita appartiene a quellacomunità. Intendo che le appartiene come la tua pelle o il tuo sistemanervoso appartiene a te. Il topo che abbiamo visto non si limitava a viverenella comunità del parco, come tu potresti vivere in un appartamento aChicago o a Fresno. Ogni molecola del corpo del topo proveniva da questacomunità e alla fine era destinata a ritornarci. Sarebbe lecito dire che queltopo era unespressione di questa comunità nello stesso modo in cuiLeonardo da Vinci era unespressione del Rinascimento italiano. “Lindividuo vive in una tensione dinamica con la comunità, ritirandosiin tane, alveari, nidi o rifugi per stare al sicuro ma senza mai essere deltutto autosufficiente, rimanendo sempre costretto a uscire allo scoperto erendersi disponibile, prima o poi, come è successo a quel topo. Questatensione è unespressione della legge, è ciò che spinge il ragno a sigillare lapropria tana come la cassaforte di una banca e la vespa mangiaragni adiventare una scassinatrice. “Nulla nella comunità vive isolata dal resto, nemmeno le regine degliinsetti sociali. Nulla vive in modo perfettamente autonomo, senza averbisogno di nulla dalla comunità. Nulla vive senza dovere nulla allacomunità. Nulla è intoccabile o intoccato. Ogni vita è un prestito dellacomunità fin dalla nascita e viene sempre ripagato alla morte, senzaeccezioni. La comunità è una ragnatela di vite, e ogni filo conduce a tuttigli altri. Nulla è esentato o escluso. Nulla è speciale. Nulla vive su un filoisolato e disconnesso da tutti gli altri. Come hai visto ieri, nulla va 142
    • sprecato. Non una goccia dacqua, una molecola di proteina o un uovo dimosca. Questa è la dolcezza e il miracolo di tutto questo, Jared. Ogni cosavivente è cibo per qualcunaltra. Ogni cosa che si nutre alla fine fa danutrimento e alla morte ritorna alla comunità.” Fece una pausa e mi diede unocchiata, che le restituii. “Ogni filo della ragnatela conduce a tutti gli altri. Ti sembra che abbiasenso?” “Sì, penso di sì.” “Dove troveremo gli dei di questo posto?” Battei le palpebre e gracchiai debolmente: “Questo posto?” “Questo posto in cui siamo ora, Jared.” Non era una domanda a cui potessi rispondere, quindi mi limitai afissarla a occhi sgranati. “Diecimila anni fa, questo territorio era la casa di un popolo mesoliticoil cui nome non conosceremo mai. Scava nel terreno e troverai le loro ascee le loro punte di lancia. Erano Lascia, naturalmente – animisti – esapevano dove trovare il dio di questo posto. Il dio di questo posto è qui,Jared. Non lavrebbero cercato in cielo o sul Monte Olimpo. Lavrebberocercato qui, dove siamo seduti.” Annuii. Era il massimo che fossi disposto a fare, a questo punto. “Qui”, disse ancora lei, stavolta battendo una mano sul terreno di frontea noi. “Va bene.” “Ora voglio che guardi.” Scossi la testa – solo un po, solo abbastanza da dire: No, no grazie,credo che ne farò a meno. “Forza”, ordinò, e si stese a pancia sotto nella polvere. Tuttaltro chefelice, seguii il suo esempio. Al centro della ragnatela. “Ecco dove imparerai tutto”, disse. “Ecco dove tutto acquista un senso.Questo è il centro della ragnatela, dove passato, presente e futuro sonouniti e dove la mente umana è nata. Voglio che tu guardi. Non dirmi dinuovo che non sei Natty Bumppo. Ti ho sentito la prima volta. Non devinecessariamente capire cosa vedi, ma devi almeno fare lo sforzo di vederequalcosa. “Alcuni decenni fa, quando le teorie lamarckiane venivano ancora 143
    • proposte occasionalmente come vera scienza, cera una popolare teoriasecondo cui quello che aveva stimolato il cervello dei primati araggiungere dimensioni umane era stato il continuo sforzo dei nostriantenati di inventare utensili. Questo è, naturalmente, ciò che ci siaspetterebbe da una cultura come la nostra, che equipara il progressoalluso di utensili.” Grugnii, per farle capire che ero ancora sveglio. “Il fatto è, comunque, che la nascita della specie umana non è dipesadallo sviluppo di utensili. È dipesa da un diverso tipo di progresso, unotanto cruciale allo sviluppo umano quanto la nascita del linguaggio.Qualche idea di che cosa potrebbe trattarsi?” “No, nessuna.” “Non ne sono sorpresa. Questo particolare progresso non è riconosciutodalla versione Prendi della storia umana. Non è nemmeno nominato, datoche non aggiunge nulla alla gloria dei Prendi. Questo è lavanzamento cheha segnato in modo decisivo lacquisizione di uno stile di vita unicamenteumano, uno stile di vita criticamente dipendente dallintelligenza. Questo èlavanzamento che ci ha separato definitivamente dalle scimmie. Ancoranessuna idea?” “No, temo di no.” “Evidentemente non ti ricordi di averne parlato con Charles sul treno diritorno da Stuttgart. Non riuscivi a capire che cosa i nostri antenatiavessero ottenuto nei primi tre milioni di anni di vita umana, e lui hacercato di farti vedere che ciò che ottennero fu di sviluppare uno stile divita specificamente umano.” “Sì, adesso mi ricordo. La conversazione fu piuttosto... Sopraffattadagli eventi.” “Osserva gorilla, scimpanzé o oranghi e sarai – o dovresti essere –colpito da come il loro stile di vita non ricordi neanche vagamente quelloattribuito ai primi esseri umani. I primi esseri umani, a differenza dellecreature da cui discendevano, erano cacciatori-raccoglitori. Tutti gli altritipi di primati sono solamente raccoglitori. Uccideranno per il cibo, se sipresenta la necessità, ma nessuno di loro vive da cacciatore. Tra i primati,solo gli umani sono cacciatori, perché tra i primati solo gli umani hannolequipaggiamento biologico necessario per usare la caccia come principalestrategia di sostentamento – e questequipaggiamento è prettamenteintellettuale. Gli umani avrebbero potuto avere successo come cacciatorisolo in un modo. Non avrebbero potuto farlo nello stesso modo dellaquila, 144
    • o del ghepardo, o del ragno. Quei metodi erano fuori discussione. Quinditrovarono un metodo che potesse funzionare per loro – un metodo fuoriportata per ogni altra specie sul pianeta. Capisci cosa sto cercando di dirti,Jared? Non siamo diventati umani sbattendo rocce tra di loro. Siamodiventati umani leggendo le storie scritte qui – qui, nelle mani degli dei.” Aprì la mano col palmo verso lalto per mostrarmi cosa intendeva. “Non sono una lettrice di tracce esperta, Jared, neanche lontanamente. Inativi di queste regioni – ognuno di quei cacciatori mesolitici che honominato prima – avrebbero potuto raccontarti di cose che sono successequi giorni fa. Letteralmente ogni minimo segno che vedi qui nella polvereè il resoconto di un evento, anche se è solo la traccia lasciata da una fogliaspostata dal vento. Sarebbero stati in grado di identificare ogni creaturache abbia lasciato un segno qui in tempi recenti, e avrebbero potuto dirtiquando è passata di qui e cosa stesse facendo, se andasse di fretta o sestesse indugiando, se stesse cercando per qualcosa da mangiare o se stessetornando a casa. “Ho scelto questo luogo perché avevo visto che qui era successoqualcosa che forse avrei potuto decifrare. Non intendo dire che qui èsuccesso qualche grande melodramma, solo qualcosa. Vedi questa linea ditracce qui? Sembrano ciò che potresti ottenere premendo una grandechiusura lampo contro il terreno.” “Sì, ora che me le fai notare le vedo.” “Questa è la traccia lasciata da un coleottero – non ho la più vaga ideadi che tipo. Ovviamente un tipetto piuttosto massiccio. La pista è ancorafresca, non più vecchia di un paio dore. Si può vedere dove incrociaunaltra linea di tracce, quella di uno scoiattolo.” “Strano a dirsi, ma lo vedo davvero.” “Va bene. Ecco la parte eccitante. Il coleottero si stava facendo gliaffari suoi, quando allimprovviso da lì a sinistra un topo è saltato sullascena per attaccarlo. Puoi vedere da qui, dal modo in cui le tracce sonoraggruppate, che il topo non ha solo camminato, ha proprio saltato. Sefossimo negli Stati Uniti, direi che fosse una tamia, ma non so che cosapotrebbe essere qui, quindi lo definirò un topo. A ogni modo, il topoagguanta il coleottero, e qui puoi vedere i segni della loro lotta.” “Sì, li vedo.” “Ora le tracce del topo proseguono verso destra e quelle del coleotterosono svanite. Quindi quello che cè scritto qui è che il topo si è fatto unospuntino.” 145
    • Ci rimettemmo seduti. La prima cosa: leggere i segni. “Davvero impressionante”, dissi. “Davvero poco, credimi, paragonato a quello che un vero battitorepotrebbe fare, ma abbastanza per i nostri scopi. Ci sono diverse cose chevoglio che tu capisca da tutto questo. La prima è: gli scimpanzé produconoe utilizzano utensili, quindi queste non sono attività esclusivamenteumane, ma la lettura che ho appena effettuato qui lo è. Ovviamente, quelloche ho fatto finora è solo un esempio del processo di caccia. È come unfotogramma preso da un film, che può farcene capire latmosfera e il temama non può comunicarci il processo del film, che è intrinsecamentemovimento. In ogni momento durante una caccia, il cacciatore si stafacendo queste domande: cosa stava facendo lanimale quando ha lasciatoquesta traccia? Quanto tempo fa è passato di qui? Da che parte era diretto?Quanto stava andando veloce? Quanto sarà lontano adesso? E, mentre si faqueste domande, tiene sempre presente la stagione, lora, la temperatura, lecondizioni del terreno, la sua natura e ovviamente il comportamento tipicodellanimale che insegue e degli altri animali della zona. “Ecco un piccolo esempio. Un giorno un antropologo stava seguendoun cacciatore !Kung mentre cacciava nel deserto del Kalahari. Amezzogiorno abbandonarono una pista perché la giudicarono priva disperanze e ne cercarono unaltra più promettente. Presto si imbatterononelle tracce di una gazzella gemsbok che il cacciatore giudicò risalire adappena due ore prima. Dopo mezzora di ricerche, comunque, il cacciatoreabortì la missione. Spiegò che dopotutto le tracce non erano state lasciatequella stessa mattina, indicando come prova unimpronta dello zoccolodella gazzella che era stata attraversata dalla traccia di un topo. Dato che itopi sono animali notturni, le tracce della gemsbok dovevano essere statelasciate durante la notte. In altre parole, questa particolare gemsbok ormaipoteva essere chissà dove.” “Sì, capisco.” “Ora, questa non è una prova di spirito di osservazione e di raziocinioche farà vincere a quel cacciatore !Kung un premio Nobel, ma è statacomunque una cosa anni luce fuori dalla portata del primate più prossimo anoi. Una scimmia con il giusto addestramento potrebbe convincerti diessere in grado di fare ciò che facciamo noi quando parliamo, ma nessuna 146
    • scimmia – a prescindere dal suo addestramento – potrebbe mai convincertidi saper fare ciò che quel cacciatore !Kung stava facendo mentre cercavala gemsbok.” “Sono sicuro che hai ragione.” “Ecco cosa sto proponendo qui, Jared: non abbiamo attraversato ilconfine quando abbiamo cominciato a usare utensili. Labbiamoattraversato quando siamo diventati cacciatori. I nostri antenati non-umanierano fabbricatori e utilizzatori di utensili, ma non erano cacciatori, perchénon avevano lequipaggiamento mentale per esserlo. In altre parole, siamodiventati umani cacciando, e naturalmente siamo diventati cacciatoridiventando umani. E, a proposito: la caccia non è unattivitàesclusivamente maschile tra i popoli aborigeni ancora esistenti, quindi noncè ragione di supporre che lo fosse tra i nostri primi antenati umani.” “Scusami – spero che non ti sembri una domanda inquisitoria – ma misembra che tu stia dicendo che abbiamo cominciato a cacciare prima didiventare cacciatori. Come si può cacciare prima di essere un cacciatore?” “Come puoi volare prima di essere un volatile, Jared?” “Non sono sicuro di capire cosa intendi.” “La stessa domanda ha dovuto trovare risposta per ogni sviluppoevolutivo. Ecco la sfida classica: se locchio si è sviluppato gradualmente,allora è stato inutile finché non è diventato perfettamente completo efunzionale. Essendo inutile, non portava benefici al suo proprietario,quindi come ha fatto a evolversi? La risposta è che anche qualcosa diinferiore a un occhio è utile per il suo proprietario. Ogni tessuto sensoriale,non importa quanto primitivo, è meglio di niente. Non importa comelocchio ha cominciato: dava comunque al suo proprietario un leggerovantaggio. Lo stesso vale per un comportamento, come la caccia. Anchelabilità di lettura delle tracce più primitiva ti darà un leggero vantaggio suquelli che non ce lhanno – e ogni leggero vantaggio tende ad aumentare latua rappresentanza nella vasca genetica. Mentre la rappresentanza deicacciatori nella vasca genetica aumenta, il comportamento si diffonde, e inogni generazione i cacciatori migliori – anche se molto inferiori aglistandard moderni – avranno un vantaggio e tenderanno a essere megliorappresentati nella vasca genetica. In altre parole, labilità nella caccia –che per gli umani non significa velocità o potenza ma piuttosto intelligenza– è stata il vettore per la selezione naturale nel caso dellevoluzione umana.Lintelligenza di livello umano non è stata solo un fortunato incidente. Nonsi è evoluta solo perché potessimo avere dei bei pensieri.” 147
    • “Mi sembra che il linguaggio abbia potuto avere un ruolo in tuttoquesto.” “Ma certo. Ti ho detto che siamo diventati umani quando abbiamosviluppato un nuovo stile di vita. I primati non umani ottengono di chevivere raccogliendo cibo, ma raccogliere cibo non richiede moltacomunicazione. Un gruppo di primati può arrivare in una zona ecominciare a raccogliere cibo senza nessuna preparazione, coordinazione,collaborazione o assegnamento di compiti. Si limitano ad arrivare e acominciare a masticare. Ma questo tipo di comportamento nonfunzionerebbe per dei cacciatori. Non potrebbero semplicemente arrivare ecominciare a cacciare ognuno per conto suo. Il lavoro di squadra è ciò cherende, nella caccia. Ma nei primati non esiste nessun istinto alla cacciacoordinata, come nei lupi o nelle iene. Nei primati, il lavoro di squadra puònascere solo dalla comunicazione.” “Quindi stai dicendo che il linguaggio si è sviluppato come unostrumento per la caccia.” “Il linguaggio si è sviluppato perché conferiva dei vantaggi. Nondoveva necessariamente conferirne solo uno. Labilità nel linguaggio tirendeva prezioso come compagno di caccia, e quindi anche comecompagno per laccoppiamento. Essere abile nel linguaggio ti aiutava sia asopravvivere che a riprodurti.” “Mi sembra che il linguaggio e la capacità di cacciare si sianosviluppati a vicenda, allora. E se è così, allora siamo diventati umani nonsolo cacciando ma cacciando e parlando.” B annuì. “Non mi stai contraddicendo, anche se sembri crederlo. Mistai solo anticipando. Non posso dire tutto in una volta.” Per qualche ragione, questa risposta mi sembrò divertente,specialmente quando immaginai di rispondere con: Be, perché no?. Perun attimo pensai che sarei riuscito a trattenermi, ma il mio sistema nervosola pensava diversamente, e cominciai a ridacchiare, poi a ridere, poi agrugnire, poi a sbellicarmi... E fu a questo punto che B decise di unirsi ame, e continuammo a ridere di gusto per un paio di minuti. Finimmo entrambi per ansimare alla ricerca di ossigeno e per sorriderestupidamente, con le lacrime che ci scorrevano sul viso, e per un attimoebbe qualcosa nello sguardo che mi fece credere che mi considerasse quasiun essere umano. Poi respirammo a fondo, riprendemmo il controllo etornammo al lavoro. 148
    • Il gene della caccia. B batté nuovamente la mano sul terreno davanti a noi. “Ho detto che cerano varie cose che volevo capissi da questadimostrazione. La prima è che siamo diventati umani interpretando deisegni e parlando. Non siamo diventati umani sbattendo rocce o scrivendosonetti. Lintelligenza ci ha invitato a esplorare un nuovo stile di vita,basato sulla caccia e sulla raccolta anziché solo sulla raccolta. Questonuovo stile di vita richiedeva – e premiava – nuove forme dicomunicazione e cooperazione. “Ecco la seconda cosa che voglio che tu capisca da questadimostrazione. Ci saranno inevitabilmente persone che penseranno che iostia razionalizzando la violenza umana. Nulla potrebbe essere più lontanodalle mie intenzioni. Innanzitutto, gli umani non necessitano di alcunagiustificazione particolare, perché non sono affatto violenti in modoinsolito o eccessivo – al di fuori della nostra cultura, che rappresenta unaminuscola frazione dellintera umanità. Al di fuori della nostra cultura, gliumani sono violenti solo nelle stesse circostanze in cui lo sono anche lealtre specie: nello stabilire e difendere il territorio. Questo non ha nulla –letteralmente nulla – a che vedere con dei confini politici. La Germanianon è un territorio nel senso biologico del termine. La connessione traterritorialità politica e territorialità biologica è puramente metaforica.Capisci cosa intendo dire?” “Non ne ho la più vaga idea.” “Forse possiamo tornarci più tardi. Al momento voglio assicurarmi chetu capisca che, a eccezione di questa nostra squilibrata cultura, noi umaninon siamo più violenti delle altre specie, e non è stata la caccia a renderciviolenti quanto lo siamo. I nostri antenati raccoglitori erano altrettantoviolenti. Le specie che non cacciano sono altrettanto violente. Né siamolunica specie i cui membri sono occasionalmente violenti tra di loro. Nullapotrebbe essere più lontano dalla verità. A parte la caccia, praticamentetutta la violenza osservata nella comunità biologica è intraspecie. Nonposso spiegarti tutto in questa occasione, quindi dovrai approfondirelargomento da solo, se ti interessa. “Ci saranno persone che prenderanno ciò che sto dicendo e lomanipoleranno in modo da farlo diventare una giustificazione per la cacciasportiva. Di nuovo, nulla potrebbe essere più lontano dalle mie intenzioni.Esserci evoluti per diventare cacciatori non ci ha dotati di un impulso 149
    • irresistibile di uccidere selvaggina. Il cacciatore che ha più successo non èquello più assetato di sangue. La sete di sangue non è richiesta, èirrilevante. Osserva dei cacciatori allopera e vedrai che non hanno la bavaalla bocca e non uccidono gratuitamente.” “Scusami”, dissi io, “e, di nuovo, spero che non suoni inquisitorio, mami sembra di aver letto di ritrovamenti archeologici di un gran numero dibisonti uccisi che apparentemente sono stati lasciati a marcire da cacciatoriumani. Li hanno uccisi, hanno preso le parti che volevano, e poi hannoabbandonato il resto.” “Per quanto possa sembrare improbabile alla luce dei fatti che haiappena menzionato, non si è trattato di uccisioni inutili. I cacciatori nelVecchio West – intendo cacciatori della nostra cultura – avrebbero potutospiegartelo. Sapevano per esperienza che si può letteralmente morire difame circondati dai bisonti, se si trattava di animali magri come quelli chesi potevano trovare in inverno inoltrato. In assenza di altro cibo, lunicomodo di sopravvivere con dei bisonti magri è di ucciderne un gran numeroper poi prendere quel poco grasso che è disponibile. Non scenderò neidettagli della biochimica di questo, ma se vuoi posso prestarti un libro alriguardo.” Le dissi che lavrei presa in parola. “Dovero arrivata...? Stavo dicendo che la caccia non è violenza. Lasciache te la metta in questo modo: il tratto che stava venendo trasmessomentre ci evolvevamo come cacciatori umani non era linclinazione auccidere, ma un talento per losservazione, la deduzione, la predizione delfuturo e per lessere scaltri e allerta e non farsi notare. Sono queste lequalità che fanno un buon cacciatore – e non sono affatto utilizzabiliesclusivamente per la caccia. Se lo fossero, allora saremmo davveroirresistibilmente spinti a cacciare. Ma ci sono effettivamente alcune coseche siamo irresistibilmente spinti a fare... E puoi vederle qui.” Batté la mano sul terreno davanti a lei. Il gene della narrazione. “Dimmi cosè successo in questo punto alcune ore fa, Jared.” “Be, un coleottero stava passando di qui quando un topo è saltatodallerba e lha afferrato. Hai detto che questi segni sembrano segni dicolluttazione, ma non vedo perché un topo dovrebbe lottare contro untopo.” 150
    • “Forse il coleottero ha reagito.” “Forse... A ogni modo, dopo la colluttazione il topo ha portato ilcoleottero verso destra.” “Tu ti rendi conto che questo – quello che hai appena fatto – ècompletamente al di là delle capacità di qualunque altro animale sulpianeta?” “Sì.” “Coshai fatto, esattamente?” “Be... In realtà non ho fatto niente. Lhai fatto tu.” “È buffo, potrei giurare di aver visto le tue labbra muoversi.” “Sì, ma... Qual è la domanda, esattamente?” “Ti ho chiesto cosa hai fatto.” “Hai detto: Dimmi cosè successo qui, e io te lho detto. Sbaglio?” “No, è esatto. Quello che sto cercando di farti capire è che noi dueabbiamo fatto cose diverse. Io ne ho fatta una, tu unaltra. Voglio che tudefinisca ciò che hai fatto.” Tutto ciò che riuscii a pensare fu che avevo parlato... E non avevointenzione di dire questo. “La ragione per cui non riesci a definirlo, Jared, è che lo sottovaluti. Saichi è Koko?” “Koko? È una gorilla a cui hanno insegnato il linguaggio dei segni,vero?” “Esatto. Se facessi sedere Koko qui, un coleottero camminasse nellapolvere e un topo arrivasse dallerba e lo portasse via, Koko sarebbe ingrado di esprimere a segni qualcosa come: insetto insetto topo insettocorre combatte topo corre insetto. Se poi, dopo una decina di minuti,riuscissi a comunicarle il tuo desiderio di avere una descrizione di ciò cheera successo (il che è piuttosto improbabile), il meglio che potrestiaspettarti sarebbe qualcosa come: Koko topo visto topo insetto Kokovisto. E perfino questo sarebbe notevole. Ma quello che Koko non saràmai in grado di fare è ciò che hai fatto tu, ossia...?” “Mettere tutto insieme in una storia.” “Esatto.” B batté una mano sul terreno davanti a lei. “Qui è dove lattodi raccontare storie è cominciato, Jared. Qui è dove le persone hannocominciato a vedere il mondo come un insieme di storie. Non cè unbambino nel mondo, in ogni cultura del mondo, che non voglia ascoltareuna storia. E in ogni cultura del mondo, una storia è una storia è una storia:inizio, svolgimento e fine. Inizio: Una notte un topo stava attraversando 151
    • lerba tornando a casa quando allimprovviso vide un grosso coleotteronero in una radura lì vicino. Be, pensò il topo, i coleotteri non sono il miocibo preferito, ma le proteine sono sempre proteine!. Svolgimento: Quindiil topo si nascose nellerba finché il coleottero non fu che a un salto didistanza, poi lo attaccò. Il coleottero comunque aveva delle mascellesorprendentemente potenti, che usò per mordere il naso del topo. I duecombatterono avanti e indietro finché il topo riuscì a sconfiggere ilcoleottero. Fine: Sei mio, adesso, disse il topo, usando il naso doloranteper rigirare il coleottero sulla schiena. Stando ben attento a evitare lezampe frementi e le mascelle schioccanti del coleottero, il topo lo inghiottìe trotterellò felice verso casa.” “Molto graziosa, ma... Pensi davvero che abbiamo un gene dellanarrazione?” “Be... Un genetista farebbe una smorfia a unespressione del genere.Non esiste un singolo gene che si possa etichettare come gene dellanarrazione. La teoria che sto proponendo qui è che il raccontare storie siauna caratteristica genetica nel senso che gli antichi cacciatori umani chepotevano organizzare gli eventi in una storia avevano maggior successo diquelli che non sapevano farlo, e questo successo si è tradotto direttamentein successo riproduttivo. In altre parole, i cacciatori capaci di raccontarestorie tendevano a essere meglio rappresentati nella vasca genetica rispettoa quelli che non sapevano farlo, il che (incidentalmente) spiega come maila capacità di raccontare storie non si trova solo qui e là nelle cultureumane, ma è presente universalmente.” Leggendo il futuro. “La gente afflitta dalla Grande Amnesia è più che felice di credere chela storia umana sia cominciata solo pochi millenni fa, quando la gentecominciò a costruire città, ma è qui che siamo diventati davvero umani.Non sto parlando di come abbiamo cominciato a camminare eretti o dicome abbiamo perso la pelliccia. Siamo stati bipedi e glabri per centinaiadi migliaia di anni prima di superare questo confine.” Di nuovo, batté la mano sul terreno di fronte a noi. “Qui è dove la struttura temporale delluniverso ha cominciato a venireimpressa nel cervello umano. Queste tracce davanti a noi naturalmenteesistono nel presente, ma non avranno alcun senso finché non lericonosceremo come tracce di eventi passati. Sarebbero prive di senso per 152
    • ogni altra specie, perché nessunaltra specie sarebbe in grado diinterpretarle come segni del passato.” “Non è ciò che un cane fa con lolfatto?” “Niente affatto. Standocene qui seduti, stiamo rilasciandounemanazione fisica di noi stessi nellaria. Questo odore, questaemanazione fisica, si estende fino allautomobile, e un cane che laincontrasse lì potrebbe facilmente seguirla fino a qui, ma non starebbeleggendo il passato, starebbe leggendo il presente. Starebbe seguendo ilsuo naso fino a noi proprio come tu potresti seguire le tue orecchie fino aun concerto allaperto ad alcuni isolati di distanza.” “Sì, vedo la differenza.” “Tornando alle tracce in questa parte di terreno: per capirne il senso,non è sufficiente capire che si tratta di segni di eventi passati. Bisognaanche riconoscere che hanno una direzione nel tempo: inizio, svolgimentoe fine. La storia del coleottero comincia qui, continua qui e finisce lì, doveincrocia la storia del topo. Possiamo vedere che la storia del topo continua– in un futuro su cui possiamo fare predizioni. A un certo punto della nottescorsa un topo era qui, e ora è andato verso quella direzione. Se seguiamoquelle tracce, sappiamo che alla fine troveremo ciò che le ha lasciate, esarà...?” “Un topo.” “Un topo, Jared, che non avremo mai nemmeno visto fino a quelmomento! Capisci che cosa sto dicendo? Stando seduti qui, abbiamoguadagnato la capacità di predire il futuro. Siamo diventati veggenti!Alcuni minuti fa, ho cercato di chiarire che diventare cacciatori non ci hadato un impulso irresistibile di uccidere altre forme di vita, ma ci ha datoaltri impulsi che sembrano davvero irresistibili. Per esempio, sembriamoessere irresistibilmente attratti dalle storie, sempre e ovunque.” “Sì.” “Ecco un altro impulso che ci è venuto dallessere diventati cacciatori:il bisogno di sapere che cosa incontreremo seguendo delle tracce. Ognunodi noi vuole conoscere il futuro, in qualunque modo, razionale oirrazionale, ragionevole o assurdo. Questo è così profondamente radicatoin noi, così dato per scontato, che non spendiamo neanche un momento ariflettere su quanto sia notevole. Ogni nostra minima azione ci rende inuna certa misura padroni del futuro. Alzandoci dal letto, ci vestiamo in uncerto modo aspettandoci di incontrare una certa persona. Leggiamo ilgiornale non tanto per scoprire cosè successo, ma cosè probabile che 153
    • succeda – in questioni internazionali, politica, affari, sport e così via.Controlliamo le previsioni del tempo per sapere se ci servirà un ombrello.Andando al lavoro, rivediamo i nostri piani per la giornata, checomprenderanno inevitabilmente il fare piani per domani, per la settimanaprossima, forse perfino per lanno prossimo. Una buona giornata verràprobabilmente vista come una giornata che si svolge come da programma,che non ci riserva brutte sorprese. A un certo punto, facciamo piani sucome passare la serata. Passeremo sicuramente del tempo a pensare a coseche dobbiamo fare in previsione di eventi futuri. Ordineremo bigliettiaerei, faremo prenotazioni in albergo, ci organizzeremo in modo che unapersona riceva un regalo di compleanno fra alcuni giorni o alcunesettimane da ora. “Sarebbe difficile per noi anche solo immaginare una specieintelligente che non sia ossessionata con il futuro – e forse una speciesimile non potrebbe mai sembrarci davvero intelligente. Oltre allapianificazione presumibilmente razionale che ho appena descritto, ognunodi noi è un lettore di presagi e auspici, non importa quanto deridiamo cosedel genere. Quando ci alziamo al mattino e il giornale è bagnato, il latte neinostri cereali è aspro, la camicia che volevamo indossare è ancora nellalavatrice e la macchina non si accende, non cè nessuno che possa evitaredi pensare: Questa sarà una giornata schifosa. Nessuno che possaindovinare il cavallo vincente di una corsa senza pensare: Lo sapevo!.Nessuno che possa ricevere una telefonata di qualcuno a cui stavapensando senza sentire un palpito di orgoglio per le sue capacitàpreveggenti. Io non ho assolutamente la minima fiducia nellastrologia, mase qualcuno mi legge loroscopo, una minuscola parte di me ascolta sempree pensa: Sì, sì, potrebbe succedere, ha senso. “Io e te possiamo insistere di non credere nella possibilità di prevedereil futuro, ma altri non sono tanto sdegnosi e daranno piena fiducia ai lorocartomanti, medium, veggenti, lettori della mano, dellaura o dei sogni. Equesto è qualcosa che attraversa ogni confine culturale. La credenza nelladivinazione si trova in ogni cultura umana, ovunque nel mondo. Questonon significa che chiunque cerchi di prevedere il futuro pratichi la magia.Lastronomia si è sviluppata come un modo di predire eventi celesti. Laricerca medica sui farmaci esiste per prevedere i loro effetti futuri, in modoche un medico possa dire: Prenda questa pillola tre volte al giorno, e indue settimane starà meglio. I medici sono associati in ogni cultura –inclusa la nostra – alla divinazione, e ci aspettiamo che siano esperti lettori 154
    • di segni profetici. Non importa se siamo in un villaggio dellEtà dellaPietra o in una moderna struttura medica, ci aspettiamo che dicano:Seguiremo questa procedura oggi e domani starà meglio. Il metodoscientifico è intrinsecamente basato sul fare predizioni. La teoria prevedeche fare A, B e C risulterà in D. La metterò alla prova in questo modo evedo se è in grado di fare predizioni accurate o meno. “Dato che siamo nati cacciatori, abbiamo un bisogno genetico di saperedove portano le tracce e cosa troveremo alla loro fine. Abbiamo una bramadi conoscere il futuro persistente quanto quella di cibo o di sesso. Dire cheè genetica significa naturalmente proporre una teoria, ma non ci vedo nulladi implausibile. Il cacciatore che è non solo affamato ma anche avido diconoscere il futuro avrà sicuramente un vantaggio sul cacciatore che è soloaffamato.” “Sì, si sarebbe portati a pensarla così.” Quando gli dei sono dalla tua parte. “Dimmi, Jared, sei un giocatore dazzardo?” “No, non particolarmente.” “Non particolarmente. Cosa intendi?” “Immagino significhi che sono un giocatore occasionale. Posso passareuna serata a giocare a poker per pochi spiccioli con gli amici, o, sequalcuno vuole andare alle corse, posso puntare qualche dollaro perrenderla interessante. Ma non sono uno di quelli che non si sentono vivi senon hanno qualcosa su cui scommettere.” “Parli come se conoscessi qualcuno così... Un giocatore dazzardocompulsivo.” “Sì, in effetti lo conosco. Mio fratello maggiore.” “Parlami di lui. Come si chiama?” “Harlan. Harlan è molto bizzarro, per quanto mi riguarda. Un enigma,una creatura da un altro pianeta.” “Vai avanti.” Sospirai e mi presi mentalmente a calci per non aver risposto alla suadomanda originaria in modo da evitare queste altre. “Harlan è propriocome lho descritto: non si sente vivo se non ha qualcosa su cuiscommettere. Lunico motivo per cui si alza la mattina è controllare ipunteggi e scoprire se ha vinto qualcosa durante la notte. Scommette suqualunque cosa, ovunque. Sa tutto. Se cè una partita di football a 155
    • Melbourne, può dirti chi sono i giocatori, chi sono gli allenatori, chepunteggi hanno avuto negli ultimi cinque anni... Ma non gli piacciono losport o le squadre. Gli interessano solo le quote e le probabilità. E,ovviamente, vincere.” “Perde molto?” “No, stranamente no. Conosco un sacco di giocatori che si vantanodelle proprie vincite e mentono sulle proprie perdite, ma Harlan è onesto.E se non vincesse in maniera consistente – o non andasse almeno in pari –sarebbe finito in bancarotta molto tempo fa, viste le cifre che scommette.Non esita un attimo a puntare diecimila dollari su una partita. Se nonrischia quel tipo di somma, non è interessato.” “Deve far male quando perde.” “Assolutamente. Muore e risorge cinquanta volte al giorno.” Shirin sorrise. “E davvero non capisci cosa vede in tutto questo?” “Be... Una cosa è sentire di che si tratta, unaltra è sperimentarla inprima persona. È stato sposato una volta – penso che sia durata tresettimane. Non ha amici, ha allibratori.” “Cosa fa per vivere – o è un giocatore professionista?” “No, è un agente immobiliare, specializzato in proprietà commerciali.Passa le giornate al telefono con clienti e allibratori e le notti davanti altelevisore cambiando canale tra le partite su cui ha scommesso. Sedecidessero di cancellare ogni evento sportivo per un mese, dovrebbeessere ricoverato.” “Non gioca nei casinò?” “Ah, sì, me lero dimenticato. I casinò sono per le vacanze. Le passa aLas Vegas o ad Atlantic City. Dovrebbero chiudere anche i casinò per unmese.” “Non cambierebbe nulla. Troverebbe altre cose su cui scommettere.Lancerebbe monete nei bar o per strada, scommetterebbe sul tempo, sulleelezioni, sulla marca della prossima automobile che gira langolo, sulnumero di passeggeri che usciranno dallascensore.” “Hai ragione, naturalmente.” “Davvero non vedi che voi due siete fratelli più che sologeneticamente?” “No. In che altro modo lo saremmo?” “Cosa cè alla radice dellossessione di tuo fratello? Hai detto chemuore e risorge cinquanta volte al giorno. Per scoprire cosa?” “Per scoprire se ha ragione.” 156
    • “No, stai mancando il punto della questione. Se scommetti conqualcuno che il Nilo è più lungo del Rio delle Amazzoni, alloranaturalmente la questione è se hai ragione o no. Ma se scommetti che ilprossimo lancio di una moneta sarà testa, avere ragione non centra nulla. Ilpunto è: luniverso ti aiuterà? Se dici testa ed esce testa, non significa chehai ragione, significa che Dio è dalla tua. Avresti potuto benissimo direcroce, e se Dio avesse voluto farti vincere, avrebbe fatto uscire croce.Questo è ciò che ogni giocatore compulsivo sta davvero cercando dicapire: Sei dalla mia parte, Dio, o sei contro di me? Quando Harlan vincesi sente come un santo, e quando perde per giorni di fila conosce il latooscuro dellanima, e sa che Dio lha abbandonato.” “Va bene”, dissi. “capisco cosa intendi. Mi ricordo che una volta,giocando a poker a cinque carte, mi è arrivata esattamente la carta che miserviva per completare una scala reale. Ricevere quella carta è statasicuramente unesperienza religiosa. È stato trascendentale. Mi aspettavoche tutti rimanessero accecati dal fulgore religioso che emanavo.” “Quando la definisci unesperienza religiosa, stai scherzando?” “Niente affatto. È stata unesperienza indescrivibile. Ero in uno stato ditrascendenza cosmica. Mi sono sentito come se luniverso in quel momentosi fosse accorto di me. Ero in contatto con la fonte del significatodellesistenza.” “Unesperienza religiosa, ma presumibilmente non cristiana.” “No, non cristiana.” “Molti hanno teorizzato che questa sensazione trascendente che haidescritto sia la sorgente dellimpulso religioso, ma solo B la fa risalire aquesto pezzo di terra qui davanti a noi, con le sue tracce di coleotteri etopi. Qui è dove abbiamo cominciato a raggiungere una dimensione oltrela comprensione di ogni altra creatura sul pianeta. Una dimensione che disicuro non è il nostro dominio. Ma se dovessimo immaginare che sia ildominio di qualcuno, allora di chi sarebbe?” “Devessere il dominio degli dei.” “Tirare una moneta e scommettere su testa significa entrare nel dominiodegli dei. Sperare di estrarre la carta che completa una scala reale significaentrare nel dominio degli dei. Leggere i segni su questo fazzoletto di terrae cominciare una caccia, significa entrare nel dominio degli dei. E quandoesce testa, quando estrai la carta che completa la tua scala reale, quando lacaccia ha successo, non importa se credi in un dio, in mille dei o innessuno. Sai comunque che luniverso si è accorto di te, che sei entrato in 157
    • contatto con la fonte del significato dellesistenza.” Larmonica sacra. “Ora capisci – almeno spero – a cosa mi stessi riferendo quando ieri hoparlato di armoniche. Ho detto che quando i processi mentali sonodiventati pensieri umani, forse hanno cominciato a risuonare conunarmonica che corrisponde a ciò che definiamo religione oconsapevolezza del sacro.” “Sì. Al momento non avevo idea di dove volessi arrivare. Pensavofosse molto improbabile che riuscissi a persuadermi di una cosa simile.” “E ora?” “E ora ha senso. Il pensiero umano è rivolto al futuro, e il futuro èinevitabilmente il dominio degli dei. Se si supera il confine, non si può nonincontrarli.” “Ora sei in una posizione adatta per capire luniversalità dellesperienzaanimista. Per capire come un tempo potesse esistere una religioneuniversale sul pianeta. Non importa dove superi il confine e incontri questidei, lesperienza rimane la stessa. Lesperienza africana non è differente daquella asiatica, europea o australiana. Ogni caccia comincia qui”, batté lamano a terra, “e continua nel dominio degli dei.” Far esplodere la natura. B mi chiese di spiegare nuovamente il significato del nostro lavoro dibricolage. Lo raccolsi e lo studiai per un momento. “Il fossile rappresentala comunità della vita”, le dissi. “Lanimismo è collegato a questacomunità e risuona con essa. La Legge della Vita, rappresentata dallapenna, è scritta nella comunità della vita, e lanimismo legge questa legge,come fa anche la scienza, a modo suo.” “Bene. Abbiamo parlato di risonanza in due occasioni, qui, non è vero,Jared? Il pensiero umano risuona con larmonica che corrisponde allaconsapevolezza del sacro, e lanimismo risuona con la comunità della vita.Qual è la connessione? Queste due risonanze in realtà sono la stessa cosa?” “Se dovessi tirare a indovinare, direi di sì.” “Lo sono, e una volta che lo vedrai sarai pronto a esprimere la visioneanimista come hai fatto con quella Prendi.” Detto ciò, B sprofondò in un silenzio pensieroso. Alla fine, dopo un 158
    • paio di minuti, continuò. “A volte devi riempire una buca nella strada perfar andare la gente nella direzione desiderata, e a volte devi far esplodereparte della strada per evitare che vadano nella direzione sbagliata – enaturalmente alcune volte devi fare entrambe le cose, il che è la situazionein cui mi trovo ora con te. Penso che comincerò con lesplosione, anche seso di non avere abbastanza dinamite o abbastanza tempo da distruggerequesta parte della strada completamente come vorrei. “Vedrai la gente imboccare questa parte della strada quando comincia aparlare della Natura, intesa come linsieme dei processi e dei fenomeni delmondo non-umano, o come il potere dietro questi processi e questifenomeni. Per come la vede normalmente la gente, noi Prendi abbiamocercato di controllare la Natura, ci siamo alienati dalla Natura, e viviamocontro la Natura. È quasi impossibile per loro capire di che cosa parla Bfinché restano prigionieri di queste idee inutili e fuorvianti. “La Natura è uno spettro nato dalla Grande Amnesia, che, dopotutto,consiste proprio nellaver dimenticato che siamo parte dei processi e deifenomeni del mondo esattamente quanto ogni altra creatura, e che seesistesse una cosa chiamata Natura saremmo parte di essa quantoscoiattoli, piovre, zanzare o giunchiglie. Siamo incapaci di alienarci dallaNatura o di vivere contro di essa. Non possiamo alienarci dalla Natura piùdi quanto possiamo alienarci dallentropia. Non possiamo vivere contro laNatura più di quanto possiamo vivere contro la gravità. Al contrario,quello che stiamo vedendo ogni giorno più chiaramente è che i processi e ifenomeni del mondo hanno effetto su di noi esattamente come suqualunque altra creatura. Il nostro stile di vita è evolutivamente instabile,quindi si sta autoeliminando come succede a ogni strategia evolutivamenteinstabile. Tutto perfettamente ordinario.” “Penso di capire tutto questo.” “Anche capendolo, te lassicuro, la gente ti dirà: Ma non pensi chedovremmo riavvicinarci lo stesso alla Natura? Per me, questo è privo disenso quanto dire che dobbiamo riavvicinarci al ciclo del carbonio.” “Lo capisco. Daltro canto, ad alcune persone piace stare allariaaperta.” “E va benissimo. Basta che non insistano che stare in una forestasignifica essere più vicini alla Natura che stare seduti in un cinema.” Attraverso gli occhi del cervo. 159
    • “Nessuno penserebbe mai di dire che unanatra o un verme di terra sonovicini alla Natura, e allo stesso modo è vero che i nostri antenati animistinon erano vicini alla Natura. Loro erano la Natura – erano una parte dellacomunità della vita. Appartenevano a quella comunità completamentequanto lucertole, falene e moffette – e altrettanto istintivamente. Intendoche non si congratulavano con se stessi per il fatto di appartenervi, lodavano per scontato. Lo stesso vale per i moderni popoli Lascia. Nonappartengono a questa comunità della vita per una questione di principio, operché pensano che sia nobile o un bene per i bambini o un bene per ilpianeta. Lo preciso per dissociarmi dallattuale tendenza ad angelizzarli –che secondo me è dannosa quanto demonizzarli come facevano i nostribis-bisnonni. Non hanno bisogno di essere angelizzati. Hanno uno stile divita che è più sano per le persone e per il pianeta, è vero, ma non loseguono perché sono nobili. Lo seguono per la miglior ragione del mondo:perché lo preferiscono al nostro e piuttosto che vivere come noipreferirebbero morire.” Annuii per farle sapere che la stavo seguendo. “Vivere nella comunità della vita ha dato loro qualcosa che noiabbiamo perso, ossia la comprensione di dove proveniamo. I bambini nellanostra cultura pensano che la vita ci venga dai nostri genitori umani, e cheil cibo sia solo un altro prodotto che fabbrichiamo, come la vernice, laplastica o il vetro. I bambini nelle culture di cacciatori-raccoglitori sannoche la vita non ci viene solo dai nostri genitori. Ci viene anche da tutte lealtre forme di vita da cui dipendiamo per vivere. Quelle piante e queglianimali non sono prodotti più di quanto lo siamo noi, e se noi viviamonelle mani degli dei, allora lo fanno anche loro nello stesso identicomodo.” Scosse la testa, evidentemente insoddisfatta. “Ci sono cose che la prosanon può comunicare, Jared. Lascia che parli a Louis.” Chiuse gli occhi. “Le persone da cui ho imparato la Legge della Vita,Louis, sono proprio quelle che lhanno chiamata in questo modo: gliEsquimesi Ihalmiut, che vivevano nella parte più desolata del Canada,allinterno del Circolo Polare Artico. La loro era una vita strana per i nostristandard, ma questa stranezza ce la rende molto facile da comprendere. GliIhalmiut erano il Popolo dei Caribù. Questo perché i caribù erano ciò dicui vivevano. Erano completamente dipendenti dai caribù, perché altrianimali erano rari e la vegetazione commestibile dagli umani èpraticamente inesistente nel Circolo Polare Artico. È difficile immaginare 160
    • di vivere solo di carne – mai un pezzo di pane o di cioccolato, mai unabanana, una pesca o una pannocchia di mais – ma loro ci riuscivano ederano perfettamente sani e soddisfatti. “Non avevano mai bisogno di spiegare chi o cosa fossero ai lorobambini, ma se avessero dovuto farlo, avrebbero detto qualcosa di simile:So che ci guardate e ci chiamate uomini e donne, ma questo è solo ilnostro aspetto; in realtà siamo caribù. La carne che cresce sulle nostre ossaè la carne del caribù, perché è fatta della carne di caribù che abbiamomangiato. Gli occhi che si muovono nel nostro cranio sono gli occhi delcaribù, e noi osserviamo il mondo al posto suo e vediamo ciò che avrebbevisto. Il fuoco della vita che una volta ardeva nei caribù ora arde in noi, enoi viviamo le loro vite e percorriamo i loro passi nelle mani degli dei.Ecco perché siamo il Popolo del Caribù. I caribù non sono nostre prede onostre proprietà: sono noi. Sono noi in un punto del ciclo della vita, e noisiamo loro in un altro. I caribù sono due volte vostri genitori, perché vostropadre e vostra madre sono caribù, e il caribù che vi ha dato la vita oggi viera padre e madre anchesso, dato che non sareste qui se non fosse perlui.” Aprì gli occhi e mi guardò – un segnale, pensai, che si stava di nuovorivolgendo a me anziché a suo figlio. “Questa percezione della nostra parentela con il resto della comunitàdella vita è fondamentale per la visione animista, Jared, anche se apparemolto misteriosa e implausibile ai membri della nostra cultura. Tuttidovrebbero passare del tempo a osservare le pitture rupestri del PaleoliticoSuperiore, e non solo per esercitarsi ad apprezzare larte. Definire questepitture arte come la intendiamo noi significa osservarle moltosuperficialmente. Sono magnifici e brillanti, ma non sono stati creati con lestesse motivazioni che attribuiamo a pittori come Giotto, El Greco,Rembrandt, Goya, Picasso o de Kooning. Né abbiamo alcuna ragione disupporre che siano stati dipinti come aiuti magici per la caccia. Daunanalisi, risulta chiaro che si tratta di aiuti visivi per delle istruzioni sucome e cosa cacciare. Di guide per la caccia. Per esempio, anziché veniredipinte di profilo come il resto dellanimale, le zampe sono molto spessovoltate verso lo spettatore in modo da mostrare le tracce che lasciano alsuolo. Altre volte, le orme dellanimale sono disegnate accanto alla suafigura o su di essa, e anche questo si vede molto spesso. Viene prestataattenzione agli escrementi degli animali e allaspetto che essi hannoquando li producono (il che, suppongo, è unattività di cui i cacciatori 161
    • possono approfittare). Viene data attenzione anche a come gli animalirotolano per terra, creano pozzanghere e scavano nel terreno (tutti segniimportanti per un cacciatore). Gli animali sono mostrati accanto alle piantedi cui si nutrono (trova la piante e troverai lanimale), accanto ai loropredatori (trova il predatore e troverai la preda), e con specie simbiotiche(trova la rondine e troverai il bisonte). Viene data attenzione agli animalimentre emettono ruggiti e versi caratteristici, a ciò che è probabile vederequando parte di un animale è nascosta da una roccia o dallerba alta (unpaio di corna, una gobba caratteristica). Vengono anche trattati indizistagionali del loro comportamento (quando i salmoni saltano in questomodo, fai attenzione ai cervi perché dovrebbero essere anchessi inmovimento). Queste caverne non sono gallerie darte o tempi sciamanici,sono scuole di caccia – lequivalente di uno dei nostri musei di scienza etecnologia.” Dopo aver cercato di digerire tutto questo, le dissi che ero confuso.“Avevi cominciato a parlare di queste caverne dicendo che passare deltempo dentro di esse convincerebbe chiunque che i nostri antenaticacciatori sentivano una stretta parentela con il resto della comunità dellavita.” “Esatto. Non sto parlando di magia. Sto parlando di qualcosa come unasensazione. Questi cacciatori ovviamente riverivano gli animali chedipingevano, ne erano in soggezione, li idolizzavano come i membri dellanostra cultura idolizzano stelle del cinema e campioni sportivi. Perdipingerli come hanno fatto, hanno dovuto provare un gioiosocoinvolgimento e una profonda identificazione con le creature checacciavano. Ma posso vedere che non sei ancora molto convinto da tuttoquesto. È difficile essere persuasivi in assenza dei dipinti stessi. Hai maivisto una riproduzione di quello che viene solitamente chiamato LoSciamano (The Sorcerer)?” “Penso di sì, anche se non me lo ricordo.” “È solitamente interpretato come uno sciamano con una mascherarituale, ma bisogna avere una mente decisamente letterale e nessunaconoscenza anatomica per vederlo in questo modo. Ha le corna e il corpodi un cervo, le orecchie di un leone, il volto di un gufo e la coda e i genitalidi un cavallo – e non cè il minimo indizio che stia indossando unamaschera. Credo che sia unico nellarte paleolitica perché non si limita adabitare la superficie in cui è dipinto. Fa qualcosa che nessun altro uomo oanimale fa: guarda fuori dalla parete in cui si trova e ci fissa con i suoi 162
    • strani occhi da gufo. La regola nella cinematografia convenzionale è chelattore non debba mai, mai guardare direttamente nella telecamera, perchése lo fa distrugge lillusione che stia interagendo con gli altri personaggisullo schermo. Se guarda nella telecamera, improvvisamente stainteragendo con noi. Luomo-bestia sulla parete della caverna di Les TroisFrères sta inequivocabilmente interagendo con noi – graficamente, senzaparole. Ecco, sta dicendo, puoi vedere che cosa sono. Non sono solo unuomo. Non sarei neanche lontanamente così straordinario se fossi solo unuomo. Guarda bene e vedrai uomo, cavallo, gufo, leone e cervo. Sonoununione di tutte queste creature, e hai mai visto qualcosa di così bello?” Sorrisi, alzai le spalle e scossi la testa. “Credo che più che il modo incui è stato dipinto, mi piaccia come lhai descritto tu.” Alzò le spalle anche lei. “Lillian Hellman una volta ha detto una cosache mi sorprese: Niente che scriverai verrà mai inteso come avevi sperato.Non le sue esatte parole, ma qualcosa del genere. Mi sorprese perchépensai: Ehi, hai il totale controllo di ciò che scrivi, perché non dovrebbevenire inteso come vuoi? Immagino che la risposta sia che ciò chesperiamo di ottenere è sempre oltre le capacità umane. Vogliamo fartremare la terra, far piangere le rocce e spaccare il cielo. Io volevo farequesto per te qui, proprio adesso, ma so di non esserci riuscita.” Per un attimo pensai quasi che fosse una strana ambizione da avere. Poi 163
    • mi ricordai di me stesso da giovane. Le mie ambizioni non erano statemolto diverse, ma erano cresciute fragili e inconsistenti e il vento e lapioggia del tempo le avevano erose fin quasi a distruggerle. La ragnatela tessuta incessantemente. “Ho detto che sarei stata selettiva riguardo lo stile di vita Lascia, inmodo da renderti in grado di articolare la visione animista facilmentequanto la nostra.” “Mi ricordo.” “Ti ho detto che questo piccolo quadrato di terra qui davanti a noi èdove tutto è cominciato – il pensiero umano, la consapevolezza umana delsacro e la storia umana – ma per quanto ne abbia parlato, non penso diessere mai stata completamente schietta e diretta con te. Sono statadiffidente. Non lho detto chiaramente perché, a dispetto di tutto, ho pauradella sprezzante superiorità di quelli come te.” Non volevo chiedere cosa intendesse con “quelli come me” (eprobabilmente non ne avevo nemmeno bisogno). Invece, feci lerrore dichiederle se mi avesse mai davvero visto essere sprezzante. “Molte volte, temo. So che non ne sei consapevole e che cerchi ditrattenerti, ma so anche che non è facile per qualcuno con il tuoindottrinamento intellettuale e culturale.” “Mi dispiace”, dissi, sentendomi inadeguato. “Profondamente.” “Lo so. Anche Charles lo sapeva. Altrimenti non saresti qui.” Ci riflettei un po e alla fine dissi: “Immagino che, se vuoi che facciaciò che vuoi che faccia, dovrai dire le cose che hai paura di dire.” “Hai ragione, naturalmente”, disse lei, “e lo so.” “Dille a Louis, se ti può aiutare. In un certo senso, aiuta anche me.” “Va bene, farò ciò che devo”, disse. “Nel frattempo... Unora fa – nonso se te lo ricordi – ti ho detto che siamo diventati umani leggendo le storiescritte qui, nelle mani degli dei. E ti ho mostrato la mia mano, in questomodo. Hai capito cosa intendessi con questo?” “Non sono sicuro.” “Vedi questi segni sulla mia mano?” “Certo.” “Li sto paragonando a quei segni.” Indicò le tracce del coleottero e deltopo. “Entrambi i tipi di segni sono stati lasciati dal passare della vita. Èmia convinzione – e naturalmente è solo una teoria personale – che questi 164
    • segni, presenti sulla mia mano e sul terreno, abbiano fatto nascere lacredenza che viviamo nelle mani del dio di questo luogo.” Allungò il braccio e fece scorrere le dita sulle tracce del coleottero. “La traccia di Shirin”, disse. “Come il coleottero e il topo, una voltaanchio sono stata qui. E se qualcun altro verrà a studiare questi segni, dirà:Tutti e tre sono stati qui, in tempi diversi, nelle mani del dio, e sonoancora nelle sue mani anche se non sono più qui. Ogni traccia comincia efinisce nelle mani degli dei, e ogni traccia dura una vita. Cacciatore ecacciato si trovano entrambi nelle proprie tracce, quando si incontrano, enon esistono tracce, per quanto estese, che vadano oltre le mani degli dei.Tutti i sentieri si trovano insieme qui come una ragnatela tessutaincessantemente, e il tuo o il mio non sono più o meno importanti di quellodel coleottero o del topo. Sono tutti collegati. “Queste sono cose che vorrei dire a Louis. Affrontiamo il nostroviaggio in compagnia di altre creature. Il cervo, il coniglio, il bisonte e laquaglia camminano davanti a noi, e il leone, laquila, il lupo, lavvoltoio ela iena viaggiano alle nostre spalle. Tutti i nostri sentieri si trovano insiemenelle mani degli dei, e nessuno è più ampio o favorito rispetto a un altro. Ilverme che striscia sotto il tuo piede sta compiendo il suo viaggio nellemani degli dei esattamente come te. “Ricordati che le tue tracce sono un filo della ragnatela tessutaincessantemente nelle mani degli dei. Sono legate a quelle del topo nelcampo, a quelle dellaquila sulla montagna, a quelle del granchio nel suoguscio, a quelle della lucertola sotto la sua roccia. La foglia che cade alsuolo a mille chilometri da te influenza la tua vita. Limpronta del tuopiede sul terreno risuona attraverso mille generazioni.” Nel mare derba. “Per adesso ho esaurito le forze, Jared, ma voglio fare unultimaescursione prima di concludere la giornata. Questa sarà mentale, quindinon dovrai metterti il cappello da Natty Bumppo. Dove sei cresciuto?” Ledissi in Ohio. “Non ci sono mai stata, ma non può essere molto diverso dadove sono cresciuta io, nelle Grandi Pianure. Non ci sono solo campi digrano, neanche oggi. Voglio che viaggi con me in un luogo che mi ricordodalla mia infanzia, una pianura selvaggia... Una volta quandero piccola miricordo di aver visto un vecchio film western chiamato Il mare derba. Nonmi ricordo di cosa parlasse. Tutto ciò che ricordo era una scena dove 165
    • Spencer Tracy guardava questo sconfinato mare derba che si estendeva daun orizzonte allaltro, mentre il vento lo increspava e creava delle ondeproprio come nelloceano. Il posto di cui parlo non era così enorme, ma eralo stesso tipo di posto. Chiudi gli occhi e vedi se riesci a immaginarti unposto simile. “La cosa importante da ricordare è che non si tratta di erba, Jared. Sitratta di cervi, bisonti, pecore, cicale, talpe e conigli. Allunga la mano eafferrane una manciata. Coraggio, fallo – almeno mentalmente. Ce lhai?Quello è un topo. E il topo, il bue, la gazzella, la capra e il coleotteroardono tutti del fuoco dellerba, Jared. Lerba è la loro madre e il loropadre, e i loro figli sono erba. “Una cosa sola: erba e grillo. Una cosa sola: grillo e passero. Una cosasola: passero e volpe. Una cosa sola: volpe e avvoltoio. Una cosa sola,Jared, e il suo nome è fuoco, che oggi arde come uno stelo nel campo,domani come un coniglio nella sua tana, e il giorno dopo come unabambina di undici anni di nome Shirin. “Lavvoltoio è la volpe. La volpe è il grillo. Il grillo è il coniglio. Ilconiglio è la bambina. La bambina è lerba. Tutti insieme, siamo la vita diquesto luogo, indistinguibili luno dallaltro, fusi nel fuoco, e il fuoco è dio– non Dio con la lettera maiuscola, ma uno degli dei con la minuscola.Non il creatore delluniverso, ma la fonte della vita di un singolo luogo. Aognuno di noi è concesso un istante nel fuoco, Jared, e quando la nostrascintilla si esaurisce dobbiamo lasciare il posto a un altro, in modo che lefiamme possano continuare ad ardere. Nessuno può rifiutarsi di spegnersi evivere per sempre – proprio nessuno. Certamente non io, con tutto il miointelletto. Tutti – tutti – vengono mandati a qualcun altro, un giorno. Voisiete in viaggio, Jared-Louis, tutti e due. Come lo sono anchio. In viaggioverso il lupo, il giaguaro, lavvoltoio, il coleottero o lerba. Sono in viaggioe vi ringrazio, erba, fuoco, passeri, conigli, zanzare, farfalle, salmoni eserpenti, per aver condiviso voi stessi con me per un po. Mi preparo arestituirvi tutto, ogni singolo atomo, e vi ringrazio davvero per il prestito. “La mia morte sarà la vita di un altro, Jared – questo te lo giuro. Eosserva, cercami, perché sarò di nuovo in questerba e mi vedrai guardareattraverso gli occhi della volpe, solcare laria con laquila e correre con ilcervo.” I segreti. 166
    • “Questi sono i nostri insegnamenti segreti, Jared. So che Charles ti hadetto che gli insegnamenti segreti sono quelli che gli insegnanti hannodifficoltà a impartire. Ora capisci perché?” “Sì.” “I popoli Lascia hanno cercato di dirvi queste cose per secoli, marimangono dei segreti. Di sicuro non li abbiamo tenuti segreti noi,tuttaltro. Non siamo membri della Massoneria, dei Templari o del KuKlux Klan, non sussurriamo segreti in stanze sigillate per poi esigerepromesse di silenzio da coloro che li ascoltano. Ogni volta che qualcuno sicomporta in quel modo, puoi star sicuro che sta proteggendo segretiinsignificanti o semplici dati di fatto, come il punto in cui gli Alleatiprogettavano di invadere lEuropa alla fine della Seconda GuerraMondiale. I veri segreti possono venire mantenuti scrivendoli su tabellonipubblicitari.” A quel punto stavamo tornando indietro alla macchina. “Quando abbiamo cominciato questa conversazione”, disse B, “haiespresso la visione Prendi in questo modo: Il mondo è stato creato perlUomo, e lUomo è stato creato per conquistarlo e dominarlo. Ti ho fornitoabbastanza elementi per esprimere anche la visione Lascia, o animista?” “Penso di sì.” Continuammo a camminare, e per fortuna non mi sollecitò arispondere. Alla fine, mentre la strada diventava visibile, tacqui e dissi:“Questo è il meglio che posso fare. Non mi sembra molto elegante.” “Non farà tremare la terra.” “No. E non farà piangere le pietre né spaccherà il cielo.” “Capisco cosa intendi, Jared. Lo capisco davvero.” “Il mondo è un luogo sacro”, le dissi, “e noi ne facciamo parte.” “Eccellente, Jared, semplice e diretto. Questo è ciò che i popoli Lasciahanno sempre saputo – e continuano a sapere. Dovunque andassi nelmondo, avresti trovato persone che davano per scontato che il mondo fosseun luogo sacro e che noi vi appartenessimo esattamente come ogni altracreatura.” Sorridendo, guardò il parco come per dargli un addio silenzioso.Poi incluse anche me nel suo sorriso mentre diceva: “Forse un giornoqualcuno troverà un modo di dirlo che farà tremare la terra.” Il fossile. Circa a metà strada verso lhotel, dissi: “Hai detto che mi avresti detto 167
    • cosaveva in mente Charles quando mi ha dato il fossile di ammonite.” “Ah, sì.” Continuò a guidare per un paio di isolati, poi accostò eparcheggiò. “Charles era molto più bravo di me in queste cose. Lui tiavrebbe fatto vedere come passato, presente e futuro erano intessutiinsieme in quel pezzetto di terreno. Ti avrebbe mostrato come avrestipotuto letteralmente leggere il futuro dai segni lì presenti. Niente dimagico. Come ti ho detto, cerchiamo tutti continuamente di leggere ilfuturo. Gli piaceva precisare che la nostra fascinazione per la caccia non èscomparsa nellera moderna, ha solo trovato un nuovo modo di esprimersi– la risoluzione di misteri, dove tutti i talenti classici entrano in gioco:osservazione, deduzione, capacità di prevedere il futuro, di essere scaltri,invisibili e allerta.” “Cosha a che vedere questo con il fossile?” “Dovè?” Lo tirai fuori e glielo porsi. “Sospetto che avesse in mente di chiederti di prevedere il futuro diquesto fossile, che è almeno sessanta milioni di anni più vecchio dellaspecie umana. Sappiamo molto del suo passato. Cosa sai del suo futuro?” “Assolutamente nulla.” Lei rise e scosse la testa. “Sono sicura che avrebbe potuto prevederequella risposta senza la minima difficoltà.” “Sono sicuro che avrebbe potuto”, dissi, un po seccato. “Andiamo”, disse, uscendo. Girò intorno alla macchina fino albagagliaio, ne estrasse una chiave inglese e me la passò. “Che dovrei fare con questa?” Salì sul marciapiede e si sedette sul bordo. Quando mi unii a lei,posizionò il fossile tra di noi e mi disse di spaccarlo in mille pezzi. “No”, le dissi. “Andiamo, fallo.” “No”, le dissi di nuovo. “Perché vuoi farmi fare una cosa del genere?” “Voglio mostrarti come leggere il futuro”, disse – con un mezzo sorriso,mi sembrò. Raccolsi il fossile, rimisi la chiave inglese nel bagagliaio e rientrai inmacchina. “Charles lavrebbe fatto meglio”, disse, mentre ce ne andavamo. “Loscopo dellesercizio ha bisogno di essere meglio sviluppato.” Sbuffai sprezzante. “Charles ti avrebbe convinto a distruggerlo.” 168
    • “Bah”, dissi, incapace di pensare a qualcosa di meglio. B rise – nel mio stato infatuato, mi sembrò un suono più dolce del cantodi un uccello. Allhotel. Le dissi di non aspettarmi al teatro stasera, il che è perfetto, dato che mici è voluto fino alle undici per finire di scrivere tutto questo. Ora ho intenzione di scendere al bar, bere qualcosa e non pensare adassolutamente nulla per unora. Poi, tanto per cambiare, ho intenzione difarmi una normale notte di sonno. Domani sera Shirin parlerà in pubblicocome B per la prima volta. Sono proprio curioso di vedere come andrà. 169
    • Parte TreData sconosciuta.Mi dicono che sono in un ospedale.Mi dicono che sono qui da tre giorni.Mi dicono che ho una commozione cerebrale.Mi dicono che le costole incrinate fanno più male di quelle rotte.Mi dicono che mi sono trovato coinvolto in unesplosione.Mi dicono che il teatro è esploso.Mi dicono che la causa dellesplosione è ignota.Mi dicono che ora è sepolto sotto uno ziliardo di tonnellate di macerie.Mi dicono che probabilmente è stata una fuga di gas.Mi dicono che è successo circa alle sei del pomeriggio.Mi dicono che il teatro era vuoto in quel momento.Mi dicono che nessuno ha mai vissuto lì.Mi dicono che è unidea ridicola.Mi dicono che non si metteranno a scavare in tutte quelle macerie.Mi dicono che non troverebbero nessun cadavere.Mi dicono che nessuno è stato dichiarato scomparso.Mi dicono che nessuno ha cercato di visitarmi.Mi dicono che nessuno ha chiamato a parte Padre Lulfre.Mi dicono che gli ho parlato il giorno dopo lesplosione.Mi dicono che lho dimenticato perché ho una commozione cerebrale.Mi dicono che gli ho parlato ieri.Mi dicono che lho dimenticato perché ho una commozione cerebrale.Mi dicono che passerà “quasi sicuramente”.Mi dicono che un giorno potrei ricordarmi lesplosione.Mi dicono che potrei non ricordarmela mai.Mi dicono che tornerò a casa appena sarò abbastanza forte.Mi dicono che potrei essere abbastanza forte dopodomani.Mi dicono che tutte le mie cose sono nellarmadio.Mi dicono che le hanno portate qui dalla mia stanza dalbergo.Mi dicono che tutti i miei quaderni sono intatti.Mi dicono che non dovrei leggerli ora.Mi dicono che non dovrei scriverci ora. 170
    • Mi dicono che non dovrei agitarmi ora. Mi dicono che non mi dovrei preoccupare ora. Mi dicono che non dovrei pensare a nulla ora. Mi dicono che dovrei riposarmi ora. Mi dicono che dovrei prendermela comoda ora. Mi dicono che è ora di farmi uniniezione. Io dico loro che devo tenere il mio diario. Mi dicono che non verrà perduto. Io dico loro che devo ricordarmi che cosa ci ho scritto. Mi dicono che sarà ancora qui quando mi sveglierò. Mi fanno liniezione. Comincio a prendermela comoda. Data sconosciuta. Sembra che questo sia stato davvero scritto da me. Data sconosciuta. Io, Jared Osborne, scrivo questo per te, Jared Osborne, per quando tisveglierai nel bel mezzo della notte, come sembri fare spesso, e non sapraidove diavolo ti trovi. Le pagine precedenti, che cominciano con: “Midicono che sono in un ospedale”, sono anchesse state scritte da me perquando ti sveglierai nel bel mezzo della notte – ma non mi ricordo diaverle scritte più di quanto mi ricorderò di aver scritto questo la prossimavolta che mi sveglierò e lo troverò sul tavolo vicino al letto. Data sconosciuta. È colpa della commozione cerebrale. Ecco cosa devi inciderti bene inmente. Hai una commozione cerebrale e al momento la tua memoria alungo termine è fuori a pranzo. Speriamo che sia temporaneo – tutti noiJared che leggiamo e scriviamo in questo quaderno lo speriamo. I dottoriche pazientemente ci ripetono il loro nome ogni giorno, e che cidimentichiamo regolarmente ogni giorno, ci assicurano che moltoprobabilmente si tratta di una situazione temporanea. 31 maggio. 171
    • A quanto pare dormo parecchio. Non ho idea se per ore o giorni.Adesso, quando mi sveglio, cerco immediatamente questo quaderno. Nonmi ricordo cosa cè scritto, ma mi ricordo che contiene le risposte. Penso che il piano sia che, se anche la mia memoria a lungo terminenon dovesse tornare, questo quaderno potrà fare da registro cumulativo.Ho raccolto molte informazioni nelle ultime ore che dovrei mettere periscritto. Per cominciare, sono tornato negli Stati Uniti. (Continuo a volerscrivere “noi”, intendendo gli Jared che scrivono queste cose e quelli chele leggeranno.) Mi trovo in quella che i seminaristi chiamano “la Fattoriadella Compagnia”, il posto in cui vai quando ti serve un po di riposo – ouna vacanza dallalcool – o quando le voci su di te e i chierichetticominciano a diventare troppo rumorose. Tutti i grandi ordini hanno posticome questo, naturalmente, alcuni ne hanno diversi, accuratamentespecializzati. Naturalmente non vengono più chiamati penitenziari, oggisono chiamati centri di ritiro. Questo si trova in campagna, circacentocinquanta chilometri a sud della chiesa di St. Jerome. Ho scoperto tutto questo sollevando il telefono sul tavolo accanto alletto. A quanto pare lo faccio sempre. Tim, il giovane uomo che harisposto (non so se è davvero giovane, ma lo sembra), mi ha detto dileggere cosavevo scritto nel diario, e io gli ho risposto che lavevo giàfatto. Mi ha anche detto dove mi trovavo, che ero lì da due giorni e cheerano le due di notte (a quanto pare, la mia ora preferita per chiamare), del31 maggio. Ciò che chiama “lincidente” è avvenuto “circa una settimana fa”. Se haragione, allora lesplosione devessere avvenuta sabato, il giorno in cuiShirin doveva parlare in pubblico. Ma sabato sembra impossibile alla lucedi ciò che “loro” mi hanno detto allinizio, probabilmente a Radenau. Sefosse successo di venerdì non mi sarei trovato lì, dato che stavoprogettando di farmi una buona notte di sonno dopo aver passato lagiornata nel parco con B. Quindi posso concludere che sia probabilmenteavvenuto di domenica. Tim non sa nulla dellesplosione, eccetto che sono stato tirato fuoridalle macerie e apparentemente dovrei considerarmi fortunato a essereancora vivo. Gli ho chiesto come ottenere una linea esterna e mi ha detto che dovreiparlarne con il Dottor Emerson. Gli ho detto che voglio solo chiamare mia 172
    • madre per farle sapere che sto bene, ma lui mi ha ripetuto che devoparlarne con il Dottor Emerson. Gli ho chiesto che altro tipo di pazienti cisiano in questo reparto, e lui mi ha detto che dovrei chiederlo al DottorEmerson. Gli ho chiesto se avrebbe potuto mandare qualcuno qui a parlarecon me, ma mi ha risposto che era notte fonda. Sarebbe venuto lui stesso,ma doveva restare alla scrivania. Gli ho chiesto se avrei potuto andare ioda lui, ma mi ha risposto che non sarebbe stata una grande idea a questoradi notte, però mi ha detto che sarebbe stato felice di parlare con me altelefono quanto volessi. Gli ho chiesto se questo è un normale ospedale, e mi ha detto di no, nonproprio, perché qui non cè nessuno con, sa, delle malattie, come cancro,polmonite o appendicite. Questa è più una casa di riposo, ha detto. Gli ho chiesto se avrebbe potuto fare una telefonata per me e mi harisposto di sì, ma solo se il Dottor Emerson lavesse autorizzato. Gli hochiesto se avessi avuto dei visitatori e mi ha detto che era abbastanzasicuro che non ne avessi avuti. Gli ho chiesto se dei visitatori fossero attesie mi disse che avrebbero potuto esserlo, ma non lavremmonecessariamente saputo con grande anticipo. Gli ho chiesto se qualcunostesse chiedendo di me e lui mi ha risposto di sì, certo, chiamano ognigiorno per sapere come sto. Gli ho chiesto di chi si trattasse, e mi harisposto che non lo sapeva. Gli ho detto che ero sorpreso che mi avessero spostato dalla Germania. “Be”, mi ha risposto, “lei non ha alcun problema nel funzionare, sidimentica solo che cosa ha fatto. Come ora. Tutto ciò che dice ha senso,ma quando si sveglierà domattina probabilmente non si ricorderà di averlodetto. Non è privo di conoscenza o altro, si dimentica solo le cose. Peresempio, si è dimenticato che abbiamo già avuto questa conversazione trevolte.” “Abbiamo già parlato di questo tre volte prima dora?” “Due volte laltra notte e questa è la terza.” “Non credo che lo dimenticherò stavolta.” “Bene, spero di no. È la stessa cosa che ha detto laltra volta, però.” Gli ho detto che mi sarei legato un fazzoletto intorno al dito, e lui hariso. Ha riso, ma non sa la parte davvero divertente, ossia che cè già unfazzoletto legato attorno al mio dito. 173
    • Sabato, 1° giugno. Mattina. Nonostante tutto, quando mi svegliai mi ricordai la conversazione conTim. Avevo perso quasi esattamente una settimana. Dovetti aspettare fino a mezzogiorno per poter vedere il DottorEmerson, che si rivelò essere perlopiù come lavevo immaginato e comecredo dovesse essere per gestire un posto come questo: abbastanza vecchioda essere autoritario ma non da essere pensionato, imperturbabile,impossibile da impressionare, inamovibile – ma amichevole e disponibilead ascoltarti. Dissi che volevo parlare con Padre Lulfre, e fui sorpreso di sapere cheera atteso lì oggi, in tempo per cena. Come Tim, il Dottor Emerson non sapeva nulla dellincidente. Quandogli chiesi il permesso di chiamare in Germania, mi domandò con chivolessi parlare. Ero preparato per la domanda, e gli mostrai un foglio contre nomi. Lincredibile verità è che non conosco il cognome di Shirin. Nonsiamo mai stati presentati formalmente e non cè mai stato un momento incui fosse appropriato chiederlo. Conosco il cognome di Michael – peraverlo udito – ma avrebbe potuto scriversi Dzerjinski o Dyurzhinskyquanto Dershinsky. Senza un nome proprio, Frau Doktor Hartmann eraintrovabile. Quindi i tre nomi sul foglio erano quelli di Monika e HeinzTeitel e quello di Gustl Meyer, il proprietario del negozio Überbleibselen. Il Dottor Emerson diede unocchiata al foglio e osservò che dovevaessere notte fonda in Germania. “No, in realtà è solo sera, il momento migliore per chiamare.” “Parla abbastanza tedesco da poter comunicare con un operatore?” Quando dissi di no, fece qualcosa che mi impressionò. Senza esitare unattimo, alzò il telefono e cominciò a premere pulsanti. Entro sessantasecondi ebbe il prefisso della Germania, quello di Radenau e avevainsistito abbastanza da riuscire a farsi passare un operatore che parlasseinglese. Quando ebbe i numeri, loperatore gli chiese se volesse esseremesso in comunicazione e lui gli disse di sì e di provare con Gustl Meyer.Quando lì non ottenne risposta, loperatore provò con il numero dei Teitel.Quando qualcuno finalmente rispose, il Dottor Emerson chiese se sitrattasse di Monika Teitel. Evidentemente la risposta fu affermativa, perchémi passò il telefono. 174
    • “Monika”, dissi io, “è lei? Sono Padre Osborne. Ci siamo incontrati nelsotterraneo del teatro...” “Ah, sì”, disse lei. “Cosa vuole?” Fu fredda proprio come sembra. “La sto chiamando dagli Stati Uniti. Sa che mi sono trovatonellesplosione...” “Sì?” “Monika, sto cercando di capire cosè successo.” “Il teatro è stato fatto saltare in aria.” “Lo so, ero lì, ma ho battuto la testa e non mi ricordo niente. Quello chesto cercando di scoprire è se ci fosse qualcuno nel...” Il telefono fu appoggiato da qualche parte con un rumore. Aspettai per un doloroso minuto finché udii il ricevitore venirerisollevato. “Sono tutti morti”, disse Monika. “Cosa? No!” “Ho chiesto a Heinz, e lui dice che sono tutti morti.” “Ma mi è stato detto che il teatro era vuoto!” La sentii dire: “Ecco”, e unaltra voce entrò in linea – quella di Heinz. “Cosa vuole?”, chiese. “Sono tutti morti.” “No! Heinz, mi hanno detto che il teatro era vuoto.” “Chi glielha detto?” “Mi è stato detto in ospedale. Hanno detto che nessuno stava cercandodei cadaveri perché il teatro era vuoto.” “Ja, quindi? Glielhanno detto loro.” “Sa se Shirin era lì?” Li udii scambiarsi delle frasi smorzate. “Adesso attacco”, disse Heinz. “No, aspetti! Può dirmi il cognome di Shirin? Il suo cognome?” Heinz rifletté un momento prima di dire: “Dovrebbe esserci anche lei,là sotto.” Poi attaccò. Pomeriggio. Spesi le tre ore successive a letto, e ciò che pensai non ha bisogno divenire annotato. Intorno alle quattro, qualcuno bussò alla porta, entrò e si presentò 175
    • amichevolmente come Padre Joe. Voleva sapere se avrebbe dovutoprogrammare un posto per me nella cappella. “Cosa?”, dissi io. “Domani è domenica, Padre”, mi disse lui. “Immagino che dirà messa.” “Non dirò nessuna messa”, gli dissi. Padre Joe scomparve come un pupazzo a fili tirato via dal palco. Quindi almeno questa faccenda è chiusa. Ho raggiunto e superato ilcinquantesimo stadio della perdita della fede. Sera. Tim, il mio confidente notturno, è un nativo americano con lacorporatura di un lottatore di sumo. Questo è un lavoro estivo, per lui.Durante lanno scolastico frequenta luniversità di una città vicina. Nonavendo mangiato nulla per tutto il giorno stavo morendo di fame, e lui miindirizzò nella sala da pranzo, in cui decisi di non poter stare dopo una solaocchiata. Troppa luce e troppe conversazioni in cui la gente avrebbe volutoincludermi. Tornai indietro, chiesi a Tim se fosse possibile farmi mandare uncarrello in camera e lui disse certo, niente di più semplice. Gli dissi chestavo aspettando un visitatore dallUniversità di St. Jerome di nome PadreLulfre, e lui mi chiese come sarebbe arrivato. Gli dissi che immaginavosarebbe venuto in macchina. Tim controllò i suoi fogli e mi chiese se avrebbe passato la notte lì. “Immagino di sì.” Scosse la testa. “Non credo proprio”, disse. “Stanno molto attenti afarci sapere cose del genere, e non cè nessun Padre Lulfre qui.” “È atteso per cena.” Tim alzò le spalle e ripeté che non credeva proprio. Tornai nella mia camera e, senza niente di meglio da fare fino allarrivodel carrello, decisi di fare il punto della situazione e di controllare quantedelle mie cose fossero ancora in mio possesso. Incredibilmente, aeccezione del mio portafoglio – con tutti i miei contanti e le mie carte dicredito – tutto il resto sembrava essere lì, passaporto incluso. Chiamai Time lui confermò i miei sospetti che il portafoglio fosse tenuto sotto chiaveper “ragioni di sicurezza”. Loggetto più interessante era il registratore, che aveva un nastromandato avanti per unora circa. Dopo aver mangiato e aver restituito il 176
    • carrello, riavvolsi il nastro e lo avviai, incrociando mentalmente le dita etrattenendo il fiato. Il primo secondo confermò le mie speranze: era unaregistrazione del discorso di Shirin al teatro il 25 maggio. Fermai il nastroper riflettere sul fatto che, se Heinz Teitel aveva ragione, queste sarebberostate le ultime parole che le avrei mai sentito pronunciare. Il pensiero nonmi fece sentire meglio. Avviai il registratore e ascoltai.5 Seguendo la mia abitudine di non registrare il riassunto delle lezioniprecedenti, avevo evidentemente acceso il registratore nel mezzo deldiscorso. Non è facile riassumere ciò che provai nellascoltare ciò cheShirin aveva da dire. Finalmente tirò le somme. Non avevo idea di comequesto discorso fosse chiamato ufficialmente, ma sapevo che avrebbepotuto chiamarsi solo “La Grande Reminiscenza”. Questa era la fine,ladempimento della promessa, e mi lasciò con appena un milione didomande. Ma cera una cosa che avevo finalmente capito senza ombra di dubbio:il motivo per cui Charles e Shirin si erano entrambi rifiutati di difendersidallaccusa di essere lAnticristo. Fui deluso da me stesso per essere statotanto lento a capirlo, per non aver compreso che cosa mi stessero dicendo eche cosa mi stesse dicendo Padre Lulfre. A ogni modo, avevo finalmentecapito perché, quando gli avevo detto che B mi sembrava innocuo, PadreLulfre aveva replicato: “Non può essere vero.” Infatti non era vero. Ho scritto una copia cartacea di questo discorso. In queste circostanzeincerte, nessuna precauzione è eccessiva. Ovviamente Padre Lulfre non èarrivato stasera, o se lha fatto ha dormito per ore. Le tre di notte. Finalmente ho capito perché non riesco a dormire. Devo imparare apensare più come un fuggitivo. Sono troppo abituato a essere passivo efiducioso. Mi ci sono volute due ore di contorsioni nel letto per capire ilpunto della situazione, ossia che queste sono circostanze potenzialmentedisastrose per me. Non so perché Padre Lulfre non si sia fatto vivo stasera, ma sonodannatamente felice che non labbia fatto, perché non può esistere un postopeggiore di questo per affrontarlo. Se volesse, potrebbe rinchiudermi qui e5 Il testo di questo discorso può essere trovato a pagina 273. 177
    • gettare via la chiave. Devo uscire di qui adesso e cercare di affrontarlo suun terreno più favorevole. Fortunatamente, se questo posto ha un repartoad alta sicurezza, non è questo. Credo che potrei riuscire ad andarmene conlessenziale (registratore, quaderni, cassette e passaporto), ma un viaggio dicentocinquanta chilometri con nientaltro che lanugine in tasca non è unaprospettiva allettante. Dovrei cercare di persuadere Tim a darmi almenouna carta di credito dal mio portafoglio. Lunedì, 3 giugno. Il fuggitivo a 12.000 metri. Anche se ci sono volute quasi due ore, Tim si è rivelato persuasibile.Posso essere lento, ma nessuno ha mai detto che non so farmi capire.Avevo suggerito che mi desse le chiavi della sua macchina ma no, nonsarebbe arrivato fino a quel punto. Ci vollero un altro paio dore, ma allafine riuscii a rimediare un passaggio. I preti devono coltivare unariainnocua che si rivela utile per strada (come sa ogni serial killer). Una voltaarrivato a un bancomat, fui libero. Raggiunsi lufficio di Padre Lulfre alle undici di mattina e, per Dio,eccolo lì, proprio dove lavevo lasciato quasi un mese fa. Cosa su cui nonavevo affatto contato, dato che era domenica. Mi guardò dalla sua scrivania, semplicemente sbigottito, e disse: “Noncera bisogno che lo facessi, Jared. Avevo in mente di venire a trovartioggi.” Non ci arrivava davvero. Pensava che mi fossi preso tutto quel disturboper la semplice impazienza di vederlo. “Sono qui per una resa dei conti, Padre Lulfre.” Incappucciò la penna e la appoggiò sulla scrivania – movimentiponderati e precisi. “Una resa dei conti, eh? Sembri il coraggioso eroe di un melodrammadi fine secolo.” “Secolo diverso”, dissi sedendomi, “ma lidea è quella.” “Per cosa vuoi che ti venga reso conto?” “Le dirò cosa mi ricordo, poi lei potrà dirmi il resto.” “Va bene.” “Mi hanno detto che potrei ricordarmi lesplosione, prima o poi, ma 178
    • tutto ciò che ricordo al momento è un piccolo lampo. Per un po pensavofosse qualcosa che avevo sognato, e forse lo è, ma non credo. Sa comeraorganizzato il teatro?” “Sì.” “Il suo uomo a Radenau glielha spiegato.” Padre Lulfre annuì. “Il nostro uomo in Europa, in realtà.” “Si tratta dellanziano individuo che si è presentato come HerrReichmann?” “Esatto.” “Perché non mi ha detto che aveva già un uomo sul posto?” Scrollò le spalle. “È sempre meglio farvi credere che dipenda tutto davoi.” “Allora perché mi ha telefonato per darmi istruzioni?” “È diventato impaziente. I professionisti perdono sempre la pazienzacon i dilettanti, lo sai.” Scossi la testa. “Perché mi ha mandato lì?” “Ti abbiamo mandato esattamente per i motivi che ti ho detto.” Sorrisebrevemente. “Quasi esattamente per gli stessi motivi. Con il suo veronome, Reichmann mantiene uffici perfettamente rispettabili a Berlino,Praga e Parigi, e svolge incarichi per una dozzina di compagnie e individuidiversi, perlopiù negli Stati Uniti. È una persona molto utile e piena dirisorse, e il novantanove percento dei compiti che gli affidiamo sonoinnocue faccende di routine. Ma quando gli abbiamo chiesto di dareunocchiata a Charles Atterley per noi, ci ha mostrato un lato della suapersonalità che non avevamo mai visto prima. Il suo approccio è stato:Non riesco a capire che sta dicendo quel tizio, quindi perché non possosemplicemente sparargli e farla finita? Qualunque cosa tu possa pensare dinoi dopo questa orribile esperienza, Jared, assolutamente nessuno prese inconsiderazione questo consiglio. Dovevamo mandare uno dei nostri aosservare Atterley e credimi, volevamo davvero che ci persuadessi che erainnocuo.” “E io non sono riuscito a farlo.” “Non è dipeso da te, davvero. È stato condannato dalla sua stessabocca, dai discorsi che ci hai faxato.” “E ha davvero autorizzato il suo assassinio?” Scrollò le spalle. “Lhai detto molto bene, Jared: questi giorni sonoancora quei giorni. Nulla è cambiato negli ultimi cinquecento anni, a parteil fatto che gli eretici non possono più venire giustiziati in pubblico. 179
    • Prendo tutto questo seriamente quanto Papa Innocenzo III, che ordinò unacrociata contro gli Albigesi. Lo prendo seriamente quanto Pio V, che,quando era grande inquisitore, istigò personalmente il massacro di migliaiadi Protestanti nel sud Italia. Lo prendo seriamente quanto TommasodAquino, che disse: Se i criminali ordinari possono essere condannati amorte giustamente, allora quanto più giustamente possono essere uccisi glieretici? Perché Tommaso sapeva molto bene che gli assassini si limitanoad accorciare la vita temporale del loro prossimo, mentre gli eretici liprivano della vita eterna. Se ormai non capisci più la differenza – o se nonti interessa più – allora immagino che tu abbia perso la fede.” “Immagina bene, Padre. Ho paura che sia caduta vittima della fallaciamodernista.” “Mi dispiace di sentirlo”, disse, e potevo vedere che lo erasinceramente. “Dato che mi ha citato riguardo questi giorni che ancora sono queigiorni, immagino che lingegnoso Herr Reichmann avesse piazzato dellecimici nel teatro.” “Ma certo. Era una cosa ovvia da fare. Atterley e i suoi subordinatierano semplicemente troppo fiduciosi per sopravvivere a lungo comesovversivi.” “Sì, lo erano. Quindi sapeva che stavano cercando di reclutarmi.” “Sì. È stato un vantaggio inaspettato, e lhai gestito nel modo giusto.” “A parte essermi fatto reclutare davvero.” “Sì, a parte quello.” Corrugò la fronte un attimo, poi alzò lo sguardo.“Dici che adesso ti ricordi lesplosione?” “Ho detto che mi ricordo un piccolo lampo. Sto guardando in alto dalvano delle scale verso Herr Reichmann, che sta guardando in basso versodi me. Penso fosse la scala a chiocciola nel teatro.” “Esatto. È tutto quello che ricordi?” Annuii. “Non sono del tutto sicuro di cosa è successo lì. La versione diReichmann è che sei andato a sbattere contro di lui sulle scale pochi istantiprima che la bomba esplodesse. Evidentemente hai dato per scontato chenon stesse facendo nulla di buono e non ti sei lasciato convincere a usciredal teatro con lui, così, quando hai cominciato a scendere le scale perandare ad avvertire gli altri, Reichmann ti ha tramortito e ti ha lasciato altuo destino. Questo è stato un bene per te, perché quella scala di ferro èstata lunica struttura a resistere sia allesplosione che al crollo del tetto.” 180
    • “Lei non crede che sia davvero ciò che è avvenuto?” “Potrebbe esserlo. Tutto ciò che so per certo è che è quello cheReichmann vuole farci credere, e non siamo in una posizione tale dapoterlo contraddire.” A quel punto, non mi era rimasto che fare la domanda che temevomaggiormente: “Reichmann le ha detto chi era nel teatro quando è statodistrutto?” “Ha detto di aver eliminato tutti.” Lo fissai tetramente. “Le sue parole esatte sono state: La cerchia interna è andata.” “Chiunque altro sembra pensare che il teatro fosse vuoto”, dissi io. Padre Lulfre alzò le spalle. “Be, ne ha mancato uno: me.” Scosse la testa. “Jared, sai che ho unalta opinione di te, ma non sei uncarismatico agitatore di folle.” “Non credo che essere un agitatore centri nulla.” Scrollò nuovamente le spalle. “Sa, non riuscivo a capire perché B insistette tanto a sospendere i suoiprogrammi mentre si occupava di me. Aveva ancora meno senso dopo lamorte di Charles. Capisce cosa intendo?” “No, francamente no. Cosè che aveva meno senso dopo la morte diCharles?” “Perché B insistette a spendere tanto tempo con me.” Padre Lulfre fece per dirmi che non aveva la minima idea di che stessiparlando, poi arrivò lilluminazione. “Stai parlando della donna... Sharon?” “Shirin”, gli dissi. “Shirin è B.” “Pensavo che Charles fosse B.” “Charles era B, ma lo era anche Shirin.” Scosse il cranio massiccio, allontanando una mosca fastidiosa. “B doveva passare quel tempo con me cosicché, se anche fossesuccesso il peggio, avrebbe potuto sentirsi dire che aveva fallito.” “Stai parlando in modo troppo indiretto per questo vecchio cervello,Jared. Se fosse successo il peggio?” “Se fosse riuscito a uccidere sia Charles che Shirin.” “Se fossi riuscito a uccidere sia Charles che Shirin, avrei fallitocomunque?” “Esatto. Perché non ha ucciso me. Non sono un carismatico agitatore difolle, ma questo non importa. Io sono B.” 181
    • “Tu sei B? Lo credi veramente?” “Non è una questione di crederlo o no, Padre. Non sono più ciò che eroquando mi sono seduto qui tre settimane e mezzo fa... E non può farmicitornare.” Padre Lulfre si piegò in avanti, finalmente interessato. “E pensidavvero che abbia importanza, Jared? Pensi che farai qualcosa di diverso,ora che sei B?” “Oh, sì”, gli dissi, alzandomi in piedi. “Non cè dubbio su questo. È unacertezza.” “Non so se ridere o rabbrividire, Jared. Ma se avessi una pistola nellamia scrivania, la tirerei fuori e ti sparerei giusto per essere prudente.” “Lo farebbe davvero?” “Sì, lo farei. Ti ricordi dellultimo discorso della tua amica Shirin alteatro, una settimana fa? O lhai dimenticato con lesplosione?” “Lavevo dimenticato, ma ne ho ascoltato una registrazione ieri.” “Non lo sapevo”, disse pesantemente. “A ogni modo, anche Reichmannne ha fatto una registrazione e me lha fatta ascoltare al telefono. È statoquello...” “A condannarla?”, suggerii. “Sì, esatto. Vedi, mi ha mostrato più chiaramente di qualunquesostenitore dellecumenismo perché noi siamo una confraternita, Jared. Noicristiani, ebrei, musulmani, buddisti e induisti. Noi ci siamo elevati dallamelma in cui lanimismo striscia così orgogliosamente. Noirappresentiamo ciò che di più elevato, trascendentale e sublime esistenellumanità. A separare i membri della confraternita sono solo ruscelliinsignificanti. Ma ciò che separa la confraternita dallanimismo è unoceano ampio quanto labisso che separa lUomo dalla bestia, lo spiritodalla materia.” “Sono daccordo.” “Coshai intenzione di fare ora?” Tirai fuori il registratore dalla mia tasca e gli mostrai che era infunzione. “Per prima cosa, troverò un posto sicuro per questa cassetta,Padre. Ci ha chiamati troppo incredibilmente fiduciosi per esserecospiratori, ma anche lei è piuttosto ingenuo.” “Hai ragione, Jared. Nessuno di noi è stato addestrato a guardare ilmondo con sospetto. Ma non lo consegnerai alla polizia.” “Certo che no. Questo è il mio salvacondotto, almeno finché lei saràvivo. Se la polizia se ne impossessasse, diventerebbe inutile per quello 182
    • scopo.” Annuì. “Sì, sarà meglio che trovi un posto sicuro per quella cassetta.” Me ne andai e, dato che sembrava un buon momento per iniziare aessere meno fiducioso, non gli girai le spalle finché non fui fuori dallastanza con la porta chiusa tra di noi. E questo è ciò che è successo. Tra adesso e Amburgo ho un sacco di oredavanti a me in cui dormire e aggiornare questo diario, e in uno spazioso econfortevole posto in prima classe, dato che nessun altro era disponibile suquesto volo. I Laurenziani non noteranno la differenza, e sicuramente sonofelici di mandar via i propri apostati con una stretta di mano sotto forma diuna Visa Gold. Martedì, giugno. Radenau rivisitata. Sono nella mia vecchia stanza dalbergo, e mi dà una sensazionepiuttosto inquietante. Limpiegato alla reception ha accolto il mio ritornosenza sorpresa, permettendosi la libertà di sperare che mi fossicompletamente ripreso dalla “spiacevole esperienza” di essere quasi saltatoin aria. Sono arrivato abbastanza presto da fare un po di utile lavoro dipreparazione. Ho comprato alcune necessità come biancheria, rasoi eschiuma da barba, e ho passato un po di tempo con lelenco del telefono inbiblioteca. Sono riuscito a piazzare un annuncio pubblicitario nel giornalelocale in cui chiedo a Shirin o Michael di contattarmi. Naturalmente, ilgiornale non accetterà altro che soldi reali, quindi domani dovrò vedere sequesto pezzetto di plastica magica è davvero in grado di produrre soldi verise inserito nellapposita fessura della macchina giusta. Il mio lavoro con la guida del telefono è stato tanto utile che sonoriuscito a rintracciare Frau Doktor Hartmann. Mi ha detto che la mia testadovrebbe essere tagliata e gettata in pasto ai cani, e che la tortura non laconvincerebbe a dirmi dove si troverebbero Michael o Shirin, se anchefossero vivi. Per quanto non condannabile in tribunale, secondo lei sonoresponsabile della loro morte. Stando così le cose, immagino di potercancellare Frau Hartmann dalla lista dei miei sostenitori. Parlai con una mezza dozzina di persone con un nome simile a Michael 183
    • e un cognome simile a Dershinsky e ne ho ancora varie dozzine da provareda Hannover ad Amburgo, fino a Berlino, se voglio. Dovrei potermi tenereoccupato fino al Columbus Day. Ora sono le otto di sera, e mi sento esausto. Lunica cosa che posso farea questo punto è restare sveglio abbastanza a lungo da regolare il mioorologio biologico con lorario locale. A essere sinceri, non sono completamente sicuro di che cosa stofacendo qui. Immagino di star cercando di provare che Herr Reichmann eHeinz Teitel si sbagliano, che la cerchia interna non è stata distrutta, manon so come fare. Non posso aspettarmi di riuscire a convincere le autoritàcittadine a scavare in un milione di tonnellate di macerie per dimostrarequalcosa di cui sono già convinti. Ma cosa, allora? I Teitel non sarebberodi maggiore aiuto di persona di quanto lo siano stati per telefono. Potreiconvincere i medici della clinica di Shirin di essere un amico intimo a cuidovrebbero dare il suo indirizzo e numero di telefono anche se nonconosco nemmeno il suo cognome? No, francamente non credo.Ovviamente, posso semplicemente mettermi davanti alledificio e vederese si fa viva. Al momento non riesco a pensare a nientaltro da fare. Sono troppostordito dal jet-lag per riflettere. Mercoledì, 5 giugno. Morte plastica. Stamattina ho trovato un bancomat, ci ho inserito la mia carta e hoscoperto di aver cessato di esistere. La carta era stata revocata. Miconsiderai fortunato, visto che avrebbero potuto essere un giorno più rapidie in quel caso non sarebbe stata accettata neanche allhotel. Avevo un paio di scelte. Potevo convertire il mio biglietto aereo diritorno in denaro contante, o potevo chiamare a casa e chiedere un prestitoa mia madre. Decisi di convertire il biglietto. Poi dovetti riflettere sullamia posizione rispetto allhotel. Immaginai di essere a posto, a meno dinon provare a utilizzare di nuovo la carta di credito, e che lhotel nonavrebbe avuto lamentele da fare, visto che quando mi sono registrato qui lacarta era ancora valida. Presumibilmente il conto lavrebbero pagato iLaurenziani, cosa che non angosciò minimamente la mia delicata 184
    • coscienza. Dato che la linea aerea non ha uffici a Radenau, dovrò farmi un viaggioad Amburgo, che decisi di togliermi subito dalla mente. Fui di ritorno perle sei, ansioso di cenare, visto che avevo saltato il pranzo. Mentre miavviavo in camera per darmi una lavata, limpiegato alla reception michiamò per informarmi che la carta non era stata accettata, dopotutto. Nonsolo dovevo allhotel i soldi per un giorno, ma per due, dato che avevomancato di diverse ore il limite per lasciare lalbergo... E naturalmente daquel momento in poi avrei dovuto pagare in contanti, se avessi volutorestare oltre lindomani mattina. Gli passai quasi metà delle mie sostanze egli dissi che ci avrei pensato. Già. Sabato, 8 giugno. Gironzolando. Così, alle undici di giovedì mattina mi unii ai ranghi dei senzatetto, imiei beni terreni in una busta di plastica. Mi fermai in un bar per un caffè eun croissant mentre cercavo di decidere cosa fare di me stesso. Pensai dicercare una pensione economica, o magari anche solo una panchinainvitante nel parco. Andai nel luogo dove sorgeva il teatro. Era stranamente in ordine,circondato da una recinzione più alta di due metri. Gli edifici circostantierano perfettamente intatti. Una compagnia di demolizioni avrebbe potutochiedere un sovrapprezzo per un lavoro effettuato così precisamente. Lapunta della scala a chiocciola di ferro spuntava dalle macerie come lalberodi una goletta. Non trovai lintera situazione educativa, di ispirazione oaltro. Rimasi a guardare oltre la recinzione per circa cinque minuti, poi mene andai. Visitai il negozio di scarti esotici di Gustl Meyer. Fu educato, quasicompassionevole, ma non aveva suggerimenti da darmi. Passai il pomeriggio alla biblioteca, cercando nuovi modi di scrivereMichael e Dershinsky. Decisi di portare la mia lista di numeri al negozio diGustl Meyer lindomani per vedere se fosse disposto a lasciarmi usare ilsuo telefono. Tornai in hotel per vedere se qualcuno avesse risposto al mio annuncio. 185
    • Nessuno laveva fatto. Mi soffermai su una pizza e una birra finché non fu notte. Poicominciai a camminare. Stavolta non sapevo dove stavo andando, neavevo solo unidea generica. Ho un senso della direzione piuttosto buono,ma non mi interessava scoprire subito dove fossi diretto. Il tempo era unbene che avevo in abbondanza. Camminai e camminai, su piedi già doloranti, e la vista e lolfattocominciarono a risvegliarmisi. Più latmosfera sociale ed economicadegradava, più il mio umore migliorava. Mi stavo dirigendo nel quartierepeggiore di Radenau, il regno di fabbriche, magazzini e cantieri, che aquestora di notte ospitavano solo guardie notturne e cani da guardia. Inbreve, avvistai un piccolo edificio privo di segni particolari poco piùavanti. Sembrava una sorta di capanno, schiacciato tra un magazzino e undeposito ferroviario. Mi ci diressi sperando che la porta si sarebbe aperta elo fece, investendomi con una zaffata di fumo di sigaretta, alcool e La Vieen Rose. Era Little Bohemia e, per Dio, mi sentii a casa. Albrecht. Mi feci strada fino a un tavolo in fondo, contro un muro fitto di disegnie stampe incorniciati, nessuno dei quali dritti, nessuno con un vetro chefosse stato pulito negli ultimi ventanni. Al livello degli occhi, quando misedetti, cera uno schizzo di Igor Stravinsky che sembrava firmato daPicasso. Nessuno nel locale sembrava essersi mosso da quando io eCharles ce neravamo andati, tre settimane prima. Quando la cameriera arrivò per sapere cosa volessi, le chiesi se sichiamasse davvero Theda. “Sì, davvero”, rispose sorridendo. “Beve Lagavulin stasera?” “Bevo lo sciacquabudella più economico che avete, per favore, Theda”,le dissi gentilmente, ma quando arrivò dopo un paio di minuti aveva lostesso sapore del Lagavulin. Qualcuno parlò al mio gomito, e mi girai verso un volto vagamentefamiliare. Era Albrecht dal gigantesco intelletto, il sogghignante ventenneinglese che si era offerto di scaricarmi in un lago la prima volta che avevovisitato il sotterraneo nel teatro. “Cosa?”, dissi. Lui disse, in tono derisorio: “Sei tu B, adesso?” Ci riflettei per un po. Non ho mai avuto lopportunità di imparare come 186
    • gestire le persone ostili – alcuni preti lo imparano ed altri no – ma sentoche dovrei conoscere almeno le basi. “Perché non ti siedi e non mi dici che hai in mente?”, gli dissi. “È una domanda troppo difficile per te?” “Sì, lo è”. Con una vittoria già in tasca, si sedette davanti a me. “Perché mi fai questa domanda?” “Stavi venendo strigliato, non è così? Non è questa la parola?Strigliato?” “Be, esiste una parola del genere, senza dubbio, ma nessuno mi avevaavvisato che stavo venendo strigliato.” Scrollò le spalle con disprezzo. “Ho abbandonato il sacerdozio”, gli dissi. Questo gli fece battere lepalpebre. “Quando ho parlato con luomo che mi aveva mandato qui laprima volta, Padre Lulfre, gli ho detto che uccidere B era stata faticasprecata, perché B è ancora qui – e sarei io – ma di sicuro non penso diessere pronto a riprendere da dove Shirin ha lasciato. E, a proposito, holasciato una registrazione di quella conversazione con un amico, altrimentiora sarei un uomo braccato, forse persino morto.” Questo causò tre battitidi ciglia in rapida successione. Gli chiesi se questo rispondesse alla suadomanda – probabilmente un errore, visto che sembrò rimetterlo sui binarigiusti. “Chiunque può essere braccato”, disse. “La domanda è: puoi fare ciòche faceva B?” “Che coshai in mente, di preciso?” “Hai assimilato le loro intuizioni, ma ne hai di tue? Sei un pensatore eun insegnante, o solo un ripetitore di Sacre Scritture? Se tutto ciò che puoifare è cantilenare le scritture, allora non sei B più di quanto lo sia io. Seisolo un chierichetto che ha tutte le risposte già pronte.” Bevvi un sorso e desiderai che questo giovane sfrontato fosse molto,molto lontano. Alla fine, gli dissi: “Albrecht, gli ultimi dieci giorni sonostati un po movimentati, per me, quindi è assolutamente vero che non hoaggiunto una singola parola agli insegnamenti di B. Che abbia o meno lecapacità per farlo, però, è un altro discorso. Comunque hai perfettamenteragione: se tutto ciò che posso fare è ripetere le Sacre Scritture come le houdite da Charles e Shirin, allora non sono più di un chierichetto.” Albrecht sogghignò. “Ma non credi di esserlo, giusto?” “Non credo di esserlo, no, ma non ho ancora avuto modo didimostrarlo.” 187
    • “Vuoi lopportunità di farlo?” Cosavrei potuto rispondere a questo? No? La prova. “I membri della nostra cultura”, disse Albrecht, “immaginano cheabbiamo inventato tecnologia, agricoltura, leggi e, naturalmente,civilizzazione, ma ci attribuiamo anche altri risultati meno encomiabili.Puoi pensare ad alcuni di essi?” “Be”, dissi, “Immagino che veniamo incolpati di cose come povertà,crimine e discriminazione per motivi razziali e sociali. Ciò che Shirinchiamava le classi sofferenti sono sicuramente una nostra invenzione.Oppressione politica. Malattie mentali.” “Ti stai dimenticando la peggiore di tutte, Padre.” “Non sono più un prete, chiamami solo Jared.” “Come vuoi.” “La peggiore di tutte sarebbe... La guerra.” “Naturalmente. La guerra è di gran lunga la malattia peggiore cheabbiamo portato nel mondo, non è vero?” “Sì.” Albrecht scosse la testa, disgustato. “Sei davvero patetico, Jared. Nonprovi neanche a dubitare di ciò che Madre Cultura ti sussurra nelleorecchie. Rimani un prigioniero della Grande Amnesia.” “Senti, lasciamo perdere gli epiteti per un po, va bene? Non pretendodi sapere tutto ciò che sapevano Charles e Shirin, e nemmeno tutto ciò chesai tu. Che mi stai dicendo? Che la guerra non è stata una nostrainvenzione?” “È proprio ciò che ti sto dicendo. La guerra non è un difetto esclusivodella nostra bizzarra, squilibrata cultura. Esiste ovunque esistano cultureumane – sia nel passato che nel presente. Il mito del nobile selvaggiopacifico è esattamente questo: un mito.” “Daccordo. Quindi?” Albrecht si alzò. “Sei davvero triste, Jared. Non lasciare che senta che tifai chiamare B in questa città, o verrò a metterti in imbarazzo, te loprometto.” “Siediti. Per favore.” Si sedette. “Per favore, cerca di capire che non hola minima pretesa di essere storicamente o antropologicamente preparato.Lo sarò, spero, ma al momento sinceramente non capisco dove vuoi 188
    • arrivare.” “Allora perché non lo chiedi?” “Te lo sto chiedendo.” “I pensatori più antichi della nostra cultura credevano che la vita umanafosse cominciata quando è nata la nostra cultura, solo pochi millenni fa.Quindi nulla riguardo la vita umana poteva essere imparato prima di allora.Prima di quel momento, non era mai avvenuto nulla degno di nota. Quindiloro guardarono nel passato e videro che lUomo era nato agricoltore ecostruttore di civiltà. Pensarono che questa fosse la sua natura e il suodestino, e questo è ciò che insegniamo ancora oggi ai nostri figli. La razzaumana è nata per diventare noi. Non è questo ciò che insegniamo loro?” “Sì.” “B ha cercato di mostrarti lassurdità di questo insegnamentorimuovendo le lenti offuscanti della Grande Amnesia. Facendoti vedereche ciò che è esistito prima della nascita della nostra cultura non è statoaffatto un vuoto. Mostrandoti che la nostra cultura non è nata in un mondoprivo di religioni e leggi. Religioni e leggi che risalgono a centinaia dimigliaia di anni fa, forse perfino milioni, fino allorigine della vita umanastessa.” “Lo capisco.” “Davvero? Capisci che leggi e religioni risalgono a centinaia dimillenni fa?” “Sì.” “Be, lo stesso vale per la guerra, Jared. Spiegalo.” “Spiegalo?”, ripetei vacuo. “È un sintomo della nostra natura malvagia, Jared? È questa laspiegazione? Abbiamo un innato amore per lomicidio?” “No.” “Quel no è un atto di fede o un dato di fatto?” “Al momento è un atto di fede, ma spero di poterlo trasformare in undato di fatto.” “Bene. Fallo. Togliti le lenti oscuranti della Grande Amnesia e spiegalo– oppure, per lamor di Dio, smettila di chiamarti B. Vai a casa dalla tuaaccogliente parrocchia e scusati per esserti comportato da stupido.” Provai paura. Poi capii che non poteva aspettarsi che facessi una cosadel genere sul momento... E invece era proprio ciò che voleva. “Se preferisci diventare B in un altro momento, Jared”, disse, “allorabasta dirlo. Dimmi che la tua ambizione è di diventare B un giorno. Poi 189
    • torna a casa.” “Ma di sicuro neanche B potrebbe fare una cosa simile seduto in unataverna, senza fare riferimento a un solo libro, senza neanche una normaleenciclopedia.” “Sarò io la tua enciclopedia. Oppure, se vuoi libri sulle tattiche bellichepreistoriche, posso farteli avere nel giro di mezzora.” “Quindi tu conosci già la risposta alla tua domanda.” “No, niente affatto. Quei libri non sono stati scritti da persone chepensano come B. Sono stati scritti da persone che in fondo sono convintiche lUomo fosse divinamente plasmato per conquistare e dominare ilmondo. Sono scandalizzati dalla guerra preistorica. Non la spiegano, se nelamentano. Ne sono imbarazzati, perché la creatura destinata dallalba deitempi a conquistare e dominare il mondo avrebbe dovuto essere più nobile,più angelico, migliore.” “Sì, capisco... Ho ragione ad assumere che la guerra nella preistoriafosse simile al tipo di guerra che viene praticato ancora oggi dai popolitribali moderni?” Scosse la testa, disgustato. “O sai come toglierti le lenti offuscanti onon lo sai, Jared. Non aspettarti che lo faccia io per te. Resterò nei paraggise avrai bisogno di consultare unenciclopedia, ma non chiedermi diragionare al posto tuo.” Si alzò e si spostò a un tavolo dallaltro lato dellastanza. Ne fui sollevato. Aveva ragione: o sapevo come togliermi le lentioffuscanti, o non lo sapevo, e sarebbe stato più facile farlo da solo che incompagnia. Attirai lattenzione di Theda e ordinai un altro drink. La questione che avevo sollevato con Albrecht era una che non avevomai esplorato con Charles o Shirin, nonostante fosse implicita in ogni cosache dicevano. Come possiamo essere sicuri che i popoli tribali modernivivono come vivevano i popoli tribali antichi? La risposta di B è questa: lostile di vita tribale è sopravvissuto fino allepoca attuale perché funziona.Ciò che esiste ancora oggi nel mondo è ciò che ha tenuto duro, ciò che èstabile, ciò che funziona. Gli esperimenti falliti scompaiono, quelli riuscitiinvece vengono ripetuti e ripetuti e ripetuti. È assurdo supporre che illetargo sia uninnovazione recente per gli orsi, per quanto non ci sia mododi dimostrare che non lo sia. Gli orsi vanno in letargo perché funziona. Èaltrettanto assurdo supporre che la migrazione sia uninnovazione recenteper gli uccelli, per quanto, di nuovo, non ci sia modo di dimostrare che nonlo sia. Gli uccelli migrano perché funziona. È assurdo supporre che tessere 190
    • ragnatele sia uninnovazione recente per i ragni, benché non ci sia modo didimostrare che non lo sia. I ragni tessono ragnatele perché funziona. Se potessimo tornare indietro nel tempo di un milione di anni, non ciaspetteremmo di trovare orsi tessere ragnatele, uccelli andare in letargo eragni migrare. Gli orsi vanno in letargo oggi perché molto probabilmenteandare in letargo funzionava per loro anche un milione di anni fa. E i ragnitessono ragnatele oggi perché molto probabilmente tessere ragnatelefunzionava per loro anche un milione di anni fa. Dato che gli esseri umaninon sono il risultato di una creazione speciale, ma si sono evoluti nellacomunità della vita come tutte le altre specie, questo modo di ragionare siapplica anche alle persone proprio come agli orsi, agli uccelli e ai ragni.Sappiamo con certezza che lagricoltura totalitaria è uninvenzione recente,ma non cè alcun motivo di supporre che lo sia anche la vita tribale. Lepersone vivono in modo tribale oggi molto probabilmente perché viveretribalmente funzionava per loro un milione di anni fa. Mi chiesi che cosa sapevo della guerra nella comunità non umana.Quello che sapevo era questo: la cosa più vicina alla guerra nella comunitànon umana avviene solo allinterno di una stessa specie, non tra speciediverse. La caccia non è guerra. Gli uccelli non sono in guerra con i vermi,le rane non sono in guerra con le zanzare, le aquile non sono in guerra coni conigli, i leoni non sono in guerra con le antilopi. I predatori noncombattono con le loro prede, le mangiano soltanto. Quando gli animalicombattono, è sempre con membri della loro stessa specie, per il territorioo per accoppiarsi, e nessuno li disprezza o li considera moralmentedifettosi, o sogna di un giorno felice in cui impareranno a vivere insiemecome Bambi e Tamburino. Quando gli animali non-umani combattono, il vincitore in genere siappropria del territorio o dei partner per laccoppiamento del perdente. Laguerra tribale non funziona così. (Albrecht lo confermò, agendo dabiblioteca.) Le tribù che vivono in una certa area sono più o menocostantemente in uno stato di guerra a bassa intensità tra di loro, maquando la tribù X attacca la tribù Y, non si appropria del suo territorio odei suoi partner sessuali. Invece, dopo aver inflitto una certa quantità didanni, di solito si gira e torna a casa. Presto, di norma, la tribù Y restituisceil favore, attaccando la tribù X, infliggendo una certa quantità di danni etornando a casa. Questo rapporto di ostilità a bassa intensità più o menopermanente tra X e Y non è niente di speciale. Lo stesso rapporto esiste traX e Z, e tra Y e Z – e queste tre hanno rapporti ostili simili con le altre 191
    • tribù vicine. Tipicamente, i membri di queste tribù non pensano di avere “unproblema” con i loro vicini. Tipicamente, nessuno sta “lavorando per lapace”. Tipicamente, nessuno pensa che ci sia nulla di sbagliato o diriprovevole in questo modo di vivere. Inoltre, tipicamente, i membri dellatribù X non pensano che la loro vita sarebbe migliore se un giornosterminassero tutti i loro vicini. Sanno che ci sono vicini oltre i loro vicini,e che quelli lontani non sarebbero più amichevoli di quelli più prossimi. Inrealtà non va così male. Passano anni interi in cui X non attacca Y e Y nonattacca X, e in questi anni i rapporti tra di loro sono generalmente moltocordiali. Il compito di B è di chiedere: “Che cosa sta funzionando qui?”, o:“Perché questo sistema è così efficace da essere ancora in giro dopocentinaia di migliaia di anni?”. A funzionare è che le identità e i limiti culturali stanno venendopreservati. Quando X attacca Y, non la assorbe. Non distrugge lidentità diY e non ne cancella i confini, si limita a infliggere una certa quantità didanni, poi si gira e torna a casa. La stessa cosa avviene quando Y attaccaX. In altre parole, ogni attacco funge da dimostrazione e da affermazionedi identità da entrambe le parti: “Noi siamo X e voi siete Y, e questo è ilconfine tra di noi. Lo attraversiamo a nostro rischio e pericolo, e lo stessovale per voi. Sappiamo che siete forti e pericolosi. Ogni tanto, ciassicureremo che sappiate che lo siamo anche noi. Sappiamo che se viinfastidiremo, ne soffriremo. Vogliamo che sappiate che anche voi nesoffrirete, se infastidirete noi.” Uno penserebbe, naturalmente, che debba esistere un sistema migliore,ma se migliaia di secoli di esperimenti culturali non lhanno trovato, chesignifica “migliore”? Levoluzione è un processo che sceglie ciò chefunziona, e “migliore” viene scartato facilmente quanto “peggiore”, se nonfunziona. Quello che funziona, evidentemente, è la diversità culturale. Questonon dovrebbe essere una sorpresa. Se la cultura viene vista come unfenomeno biologico, allora dovremmo aspettarci di veder favorita ladiversità piuttosto che luniformità. Mille sistemi – uno per ogni luogo esituazione – funzionano sempre meglio di uno solo per tutti i luoghi e lesituazioni. Gli uccelli hanno una maggiore probabilità di sopravvivereusando mille modi di costruire il nido che uno solo. I mammiferi hannomaggiori probabilità di sopravvivere usando diecimila schemi di 192
    • comportamento che usandone uno solo. E gli umani hanno maggioriprobabilità di sopravvivere in diecimila culture piuttosto che in una sola –come stiamo dimostrando proprio ora. Stiamo rendendo il mondoinvivibile per noi stessi, e questo proprio perché tutti stanno venendocostretti a vivere in un modo solo. Non ci sarebbe alcun problema se solouna persona su diecimila vivesse come viviamo noi. Il problema comparequando solo a una persona su diecimila viene permesso di vivere in mododiverso. In un mondo con diecimila culture, una può essere completamentefolle e distruttiva senza provocare grandi danni. In un mondo con una solacultura – e dove quellunica cultura è completamente folle e distruttiva – lacatastrofe è inevitabile. Quindi: la guerra tribale (casuale, intermittente, a bassa intensità efrequente), funzionava per i popoli tribali perché salvaguardava la diversitàculturale. Non era dolce, bella o angelica, ma funzionava... E hafunzionato per centinaia di migliaia di anni, forse persino milioni. Tra le macerie. Standomene seduto a Little Bohemia mentre mi ubriacavo, noncompresi tutto questo facilmente o linearmente come lho proposto qui – edi sicuro non suggerisco che questo rappresenti un parere definitivo sullaquestione. Togliendomi le lenti oscuranti della Grande Amnesia, sono statoin grado di trovare un vago sentiero dove prima cera solo nebbiaimpenetrabile; non ho esplorato completamente il sentiero. Questo, credo,è ciò che fa B. B apre un sentiero per lesplorazione. Albrecht fu costretto a concordare. Non ne era entusiasta, chiaramente,ma dovette ammettere che il mio modo di affrontare il problema aveva lafirma di B. Quando fu tutto finito, ne fui sorpreso e soddisfatto. Come avevopotuto non capire che avevo bisogno di venire messo alla prova? Comeavevo osato pensare di potermi attribuire il titolo di B senza primadimostrare di esserne degno? Ero soddisfatto e sorpreso – e molto, molto ubriaco. Avevo accettato lasfida di Albrecht intorno alle nove, e ora erano quasi le due. La folla aLittle Bohemia si era ridotta e, stranamente, si era riunita intorno al miotavolo per assistere allesaminazione a cui Albrecht mi sottoponeva. Nonavrei potuto dire se capissero cosa stavo dicendo, ma ascoltarono in unmodo vivace e sorridente, applaudendo punti ben dimostrati, scambiandosi 193
    • valutazioni sul mio successo e in generale incoraggiandomi. Ormai lamaggior parte delle candele si era consumata, ed era incredibilmente buio. Qualcuno chiese: “Cosè quello?” Quasi inconsciamente, avevo tirato fuori il fossile di ammonite pertenere le mani occupate mentre facevo la mia esposizione ad Albrecht. Orase ne stava in una pozza di luce tra le candele sul mio tavolo. “Questa è unaltra prova che mi è stata assegnata, una che non sonoancora riuscito a superare. È il fossile di una creatura che potrebbe avervissuto fino a quattrocento milioni di anni fa. Mi è stato assicurato che ilpassato, il presente e il futuro sono scritti in esso. Pensate a esso come auna traccia nella polvere. Una traccia nella polvere non mostra solo dovela creatura è stata, ma anche dovè e dove si troverà.” “Dovresti prevederne il futuro?”, chiese qualcuno dallombra. “Non ne sono sicuro. Me lha dato Charles Atterley, ma è stato uccisoprima di potermi spiegare perché. Shirin voleva che lo sbriciolassi in millepezzi.” “Perché? “Non mi ricordo, a dire la verità.” La memoria non era lunica cosa chestava cominciando a sfuggirmi, a quel punto. “Cè un messaggio di B allinterno”, suggerì qualcuno. “Come unbiscotto della fortuna cinese. Ecco perché devi sbriciolarlo.” “Non cè modo di metterci dentro un messaggio”, spiegai stupidamente.“È roccia solida.” “B avrebbe potuto metterci un messaggio.” Diversi ascoltatori invisibili si dissero daccordo con convinzione. Prima che mi rendessi conto di cosa stesse succedendo, era stataorganizzata una festa spacca-fossile. Fui portato via dal mio tavolo e spintoallesterno del locale, barcollando al centro di una piccola folla di ubriachi.Non riuscivo a immaginare neanche vagamente dove stessimo andando, néperché stessimo andando da qualche parte. Altri stavano aprendo la strada,cercando un posto o una cosa per me inimmaginabile. Ci fermammo improvvisamente come avevamo cominciato e fummosubito urtati e calpestati da quelli che continuarono ad avanzare, a mo difarsa comica. Qualcuno davanti a me si girò, mi passò un mattone e disse:“Ecco!” “Portatelo qui!”, ordinò qualcun altro. Davanti a me si aprì un sentieroe fui condotto fino a un cumulo di mattoni ampio e alto quanto un tavoloda biliardo. 194
    • “Avanti!”, urlò qualcuno. “Vediamo che cè dentro!” “Non cè niente dentro”, protestai. “Dammi qua”, intervenne un altro, “lo farò io!” Mi strinsi il fossile al petto e qualcuno mi spinse da dietro. “Avanti”,disse, con un tono non più tanto amichevole. Con il cumulo di mattoni alle mie spalle, mi girai per affrontarli. “Nonho intenzione di distruggere questo fossile”, dissi. Accolsero questinformazione come un fulmine a ciel sereno. Dopo unmomento, qualcuno nelle retrovie disse con tono perplesso: “Credevo cheShirin gli avesse detto di spaccarlo...” Un uomo alto e imponente di fronte a me disse: “Sei un vigliacco?” “No, non credo.” “Allora perché esiti? Il fossile non ha valore intrinseco.” Una donna dal retro urlò: “Non è un vigliacco in generale, Günter. Èspaventato solo da questo messaggio in particolare.” Due tra la folla parlarono contemporaneamente. Uno disse: “Qual è ilmessaggio?” Laltro disse: “Di cosa ha paura?” Luomo alto di nome Günter fece un passo avanti e mi parlò con tonoquasi confidenziale. “Non è una cosa che puoi semplicemente rifiutarti difare, Jared. Charles ti ha dato il fossile per un motivo, e Shirin ti ha dettoche per scoprire quale fosse avresti dovuto distruggerlo. Quindi devidistruggerlo. Altrimenti questa parte della tua vita rimarrà incompleta einconcludente.” Sapevo che aveva ragione, e sapevo che in un modo o nellaltro nonavrei lasciato quel luogo con il fossile intatto, quindi senza più indugiare loposizionai in cima ai mattoni e lo sbriciolai. Mentre me ne stavo lìconfuso, Günter avanzò, estrasse un pezzetto di carta dalle macerie e loappallottolò nel pugno. “Dammelo!”, urlai. “Non cè modo di metterci dentro un messaggio”, mi disse in tonograve, già allontanandosi. “È roccia solida.” Gli altri risero e qualcuno disse: “Non badargli, ti sta solo prendendo ingiro. È un trucco, un gioco di destrezza. Sta sempre a tirare fuori monetedalle orecchie della gente.” Sentendo queste parole, Günter si gettò la pallina di carta oltre la spallasenza neanche rallentare, e una donna seduta su una catasta di mattoni lìvicino scattò in avanti per raccoglierlo e tenerselo come souvenir.Improvvisamente comera cominciato, lo spettacolo era finito, e la folla 195
    • cominciò a disperdersi. Solo la donna che aveva raccolto la pallina di cartasembrava intenzionata a restare. Ebbi voglia di piangere. “Probabilmente non si ricorda di me”, disse lei. “Ero seduta accanto aShirin la prima notte in cui venne nel sotterraneo. Bonnie?” “Mi ricordo di te, Bonnie, solo che non ti avevo riconosciuta. Sembripiù matura.” “Sono più matura”, mi assicurò con tono serio. Restammo lì in piedi con fare imbarazzato per un lungo istante. “Shirin non aveva molte speranze per lei”, mi disse Bonnie. “Non allinizio, almeno.” Bonnie si scrollò di dosso la mia precisazione. “Pensava che lei fossetroppo fisso.” Considerai i vari significati di quella parola, ed evidentemente così feceanche Bonnie, perché aggiunse un chiarimento: “Troppo rigido nei suoimodi di pensare.” Annuii. “Come, per esempio, eccola qui: ha fracassato il fossile e non haneanche intenzione di guardarlo.” Guardai le macerie sui mattoni. “Bonnie, è solo un mucchio dicarbonato di calcio sbriciolato.” “Ecco cosa intendeva. È proprio il tipo di cosa che si aspettava avrebbedetto.” Be, accidenti. Stanotte era decisamente il mio momento di esseremaltrattato e spronato. Con un sospiro esausto diressi la mia attenzione airesti dietro di me e percepii Bonnie che si faceva indietro per darmi piùspazio. Cosa avrei dovuto vedere qui, ammesso che ci fosse qualcosa davedere? O: in che modo avrei dovuto guardare? Cosaveva detto Shirin alriguardo? Non credevo di ricordarmelo, e invece allimprovviso mi tornòin mente. Aveva detto: “Voglio mostrarti come leggere il futuro.” Poiaveva detto che Charles lavrebbe fatto meglio e che lo scopo delleserciziodoveva essere “meglio sviluppato”. Voleva mostrarmi come leggere il futuro. Chiusi gli occhi e cercai diimmaginare cosavrebbe detto. Quali parole dette da lei su questoargomento non mi avrebbero sorpreso? Improvvisamente la sentii dire: “Luniverso è una cosa sola, Jared.” Fucosì nitido che aprii gli occhi, quasi aspettandomi di vederla di fronte ame, ma cera solo Bonnie, seduta su un vicino cumulo di mattoni e 196
    • guardando le stelle. Chiusi di nuovo gli occhi, pensando: “Quindiluniverso è una cosa sola. Che cosa mi dice questo?” La lasciai parlare: “Ti dice che la traiettoria di volo di unoca sopra laScandinavia ha qualcosa a che vedere con la morte di un uomo in unastanza dospedale nel New Jersey – ma ci vuole un po dimmaginazioneper capire di che si tratta. Ti dice che ciò che è nascosto in un fossilevecchio duecento milioni di anni ha qualcosa a che vedere con JaredOsborne. Anche questo richiede dellimmaginazione. Questo tipo diimmaginazione è la specialità dei veggenti, Jared, anche se chiunque puòimparare a farlo. Il veggente è solo un tipo particolare di battitore, unbattitore di eventi e di rapporti. Pensa a che cosa vuoi ora. Che cosa staicercando?” Questo era facile. “Sto cercando te.” “La tua ricerca comincia con questo fossile, Jared. Avresti potuto dirmifacilmente il suo futuro quando te lho chiesto, ma eri troppo vigliacco perprovarci. Ora conosci il suo futuro, non è vero?” “Sì. Il suo futuro è polvere. Non aveva altro futuro dal momento in cuiCharles me lha dato. Anche se non lavessi distrutto, non aveva altrofuturo. Un giorno, tra una settimana o un milione di anni, sarebbediventato polvere, e nessun altro destino era possibile per esso.” “Luniverso è una cosa sola, Jared. Charles ha comprato questo fossileper te perché sapeva che aveva un messaggio da comunicarti – unmessaggio di qualche tipo, che in quel momento non avrebbe potutoindovinare. Chiedigli quel messaggio, adesso, Jared. Chiedi a quel fossileche cosha a che fare con te. Che cosa sta cercando di mostrarti?” “Non lo so”, dissi prevedibilmente. “Diventa un veggente, ora, Jared. Stai cercando qualcosa. Sventra unuccello ed esaminane le interiora, consulta i tuoi sogni, usa la geomanzia...O guarda i resti di questo fossile. Guardali e fai la tua domanda.” Guardai e chiesi: Dovè Shirin? Mi ci volle mezzo secondo per capireche avevo la risposta, più o meno il tempo che mi ci era voluto una voltaper capire di aver completato una scala reale. Quasi caddi allindietro perlilluminazione, quasi levitai dal terreno mentre entravo in contatto con lafonte del significato dellesistenza. Se Bonnie non fosse stata lì vicino,credo che avrei urlato disperatamente alluniverso che in quel momento siera accorto di me. Gli occhi mi si riempirono di lacrime e bracci e gambecominciarono a tremarmi incontrollabilmente. “Idiota, idiota, idiota, idiota, idiota”, mi dissero i resti del fossile. 197
    • “Guarda bene, guarda dove vuoi! Vedi Shirin da qualche parte? Idiota!Idiota! Shirin non è nelle macerie! Non è lì!” Attesi un tempo molto lungo prima di poter essere sicuro che sarei statoin grado di camminare senza barcollare e di parlare senza singhiozzare.Devono esserci voluti venti o trenta minuti, e pensavo che Bonnie se nefosse andata, ma no, era ancora lì. Dopo aver spazzato via i resti con lamano, andai da lei e le dissi che avevo imparato cosa il fossile aveva dainsegnarmi. Le bastò unocchiata per capire che era la verità, e si astenneeducatamente dal chiedermi dettagli. “Sono contenta”, disse. Poi: “Vuole questa?” Le dissi di sì e allungai la mano, e lei ci lasciò cadere la pallina di cartache Günter il cospiratore si era gettato oltre la spalla. “Devo sbrigarmi”, disse, scivolando dalla sua catasta di mattoni. “Leserve un passaggio per tornare allhotel?” Non mi presi la briga di spiegarle che non alloggiavo più lì, mi limitai adirle di no. “E grazie per avermi fatto affrontare il fossile. Avrei lasciato lafaccenda incompleta, altrimenti.” “Oh, sa cosa diceva sempre Shirin. Luniverso è una cosa sola.” “Non glielho mai sentito dire con le mie orecchie, Bonnie, ma sonocontento di averlo sentito adesso.” Si affrettò nella notte e io la seguii camminando con più calma. Alprimo lampione mi fermai e aprii la pallina di carta, giusto per assicurarmiche fosse davvero bianca come avrebbe dovuto essere. Cerano scritte unadozzina di parole in una calligrafia regolare: Shirin vivrà. Non per sempre, naturalmente, ma abbastanza a lungo per te. Un breve intervallo. Mezzora dopo, cominciai a rimpiangere di aver rifiutato lofferta diBonnie di un passaggio. Avevo voluto restare da solo, ma ora avrei fatto ditutto per avere la possibilità di togliermi le scarpe per dieci minuti. Aquestora non cera altro posto in cui dirigersi se non il parco. Mi eravenuta in mente la remota possibilità che Shirin potesse trovarsi lì, ma erasolo un sogno irrealizzabile nato dallalcool. Per quando arrivai, non avevonulla in mente se non stendermi su una panchina e lasciarmi andare, e senon avessi potuto trovare una panchina isolata avrei cercato una radura e 198
    • avrei visto fino a che punto i coleotteri sarebbero riusciti a seppellirmi. Aconti fatti, trovai una panchina. Fu la mia prima grande lezione nella vita da senzatetto: se haiintenzione di dormire su una panchina, ti conviene essere pronto a dormirecome un morto. Io credevo di esserlo quando mi sdraiai alle quattro, maper le sette mi limitai a desiderare di essere morto. Ora sapevo perché ibarboni scelgono lalcool piuttosto che il cibo ogni volta che ne hanno lapossibilità. Se qualcuno mi avesse messo in mano una bottiglia, avrebbedovuto faticare parecchio per riprendersela. Intorno alle otto mi arresi e zoppicai in cerca di caffè, aspirina ecolazione. Il primo posto che trovai fu una tavola calda, e avevo un aspettocosì disastrato che fecero finta di non vedermi finché non mostrai loro unpo di soldi. Ingollai della caffeina, qualche analgesico e tanti carboidratiquanti riuscii ad assumerne, poi cercai di decidere quale sarebbe stata lamia prossima mossa. Se la mia divinazione era affidabile, sapevo doveShirin non era: non era sepolta sotto tonnellate di macerie nel luogo dovesi era trovato lo Schauspielhaus Wahnfried. Le autorità cittadine affermavano che il teatro fosse stato vuoto quandoera esploso, ma ciò era a dir poco improbabile. Se il teatro era vuoto,perché Herr Reichmann si era preso la briga di farlo saltare? No, Shirin eranel teatro quando era esploso, ma in qualche modo era riuscita a scappare.Ovviamente cera una via duscita lì – il rifugio antibomba che andava daisotterranei del teatro fino al vicino edificio governativo. Non avevotrascurato lesistenza del rifugio, ma non lavevo incluso nella miaricostruzione degli eventi perché non si può correre più velocedellesplosione di una bomba. Quando il tetto ti crolla addosso senzapreavviso, i migliori riflessi del mondo non ti permetteranno neanche dialzarti dalla sedia, tantomeno di arrivare a un rifugio a quattro passi didistanza. Solo nei film queste cose avvengono al rallentatore.Naturalmente, le parole chiave qui erano “senza preavviso”. Se qualcunofosse riuscito ad avvertirla qualche secondo prima, questo avrebbe potutospiegare la sua sopravvivenza. E qualcuno che avrebbe potuto avvisarlacera – io – anche se naturalmente non mi ricordo di averlo fatto, sedavvero è ciò che è avvenuto. Anche se tutte queste supposizioni erano valide, questo mi diceva solodove Shirin non era. Ma almeno mi dava un nuovo punto da cuicominciare. 199
    • Succès fou. Ledificio governativo era lì, era aperto e la gente vi si aggirava nelmodo spento in cui le persone si aggirano negli edifici governativi di tuttoil mondo. Le scale che portavano al rifugio erano anchesse ancora lì, cosìcome il guardiano di mezzetà alla sua scrivania. Mi guardò arrivare con uncipiglio sospettoso appropriato per qualcuno che non riconosceva. Non erointeressato a lui ma alla porta del rifugio antibomba, che ora eraaccuratamente sprangata con un paio di assi inchiodate. Mi avvicinai peresaminarla e il guardiano mi abbaiò contro in tedesco. Lo ignorai. Me ne andai dopo un minuto per riflettere sulla situazione. Volendoavrei potuto rimuovere le assi, ma dubitavo che il cane da guardia miavrebbe permesso di farlo. Il modo più rapido di rimuoverle sarebbe statocon una sega elettrica, ma dubitavo anche che il guardiano mi avrebbeaiutato a trovare una presa elettrica. Un altro modo abbastanza rapido e piùrozzo di rimuoverle sarebbe stato con una spranga, e giudicare di poterfinire il lavoro prima che il guardiano potesse chiamare rinforzi. Aripensarci ora, tutti questi ragionamenti suonano completamente assurdi,ma in quel momento – con i postumi di una sbronza, ancora stordito per iljet-lag e dopo appena tre ore di sonno sulla panchina di un parco – ligiudicai una soluzione perfettamente ragionevole. Ritornai dopo unoracon una sbarra di ferro astutamente celata nella manica della mia giacca.Quando raggiunsi la barricata la tirai fuori, la infilai tra le assi e la porta ein un millisecondo mi resi conto di quanto mi fossi sbagliato. Per leffettoche riuscii a ottenere, tanto sarebbe valso che avessi cercato di scardinareuna trave dalla Torre Eiffel. Il guardiano stava già chiamando aiuto, ma non si limitò a questo.Dopo aver attaccato il telefono, marciò verso di me e mi strinse in unapresa alla gola. Fortunatamente non aveva intenzione di strangolarmi, masolo di immobilizzarmi finché non fosse arrivato aiuto. Questo mi diedeabbastanza tempo da notare ciò che era di fronte al mio naso, ossia unnome e un numero di telefono incisi distintamente nellasse di legno più inalto – ed erano il nome e il numero di telefono che avevo attraversatolAtlantico per trovare. Quando finalmente arrivò la cavalleria, includeva una persona checapiva abbastanza inglese da convincersi che fossi solo un innocuo fuori ditesta che ora se ne sarebbe andato molto lontano per non tornare mai più,lasciandosi alle spalle la spranga. 200
    • Riunione. Quasi non riconobbi Shirin quando uscì dal piccolo chalet nella forestadi Michael, una ventina di chilometri a ovest di Radenau. La farfallascarlatta del lupus era quasi svanita, segnalando una remissione notevole,per quanto temporanea. Fu un momento imbarazzante. Nessuno di noi sapeva esattamente comerisolverlo, né come volessimo farlo. Alla fine, ci scambiammo unabbraccio cameratesco che fingemmo avrebbe potuto bastare e cidedicammo allimportante compito di aggiornarci a vicenda. Portandomi allo chalet in macchina, Michael mi aveva già illustrato lamaggior parte della situazione. La mia ricostruzione degli eventi al teatroera abbastanza accurata da non aver bisogno di essere elaborataulteriormente qui. Grazie alle urla di avvertimento che ero riuscito aemettere, Shirin, Michael e Monika Teitel erano nel bel mezzo del rifugioantibomba quando era avvenuta lesplosione. Avevano causato un certostupore quando erano emersi in una nuvola di polvere nel sotterraneo delvicino edificio governativo, ma cera stata tanta confusione che eranoriusciti a sgattaiolare via senza venire trattenuti sulla scena. Stando aquanto mi aveva detto Michael, Shirin avrebbe voluto tornare a cercarmitra le macerie, ma gli altri erano riusciti a dissuaderla dal fare una simileassurdità. Stando a quanto mi disse Shirin, invece, era stato Michael cheavrebbe voluto tornare a cercarmi. Tutti si erano detti daccordo che era il momento di cercarsi un riparo emantenere un basso profilo per un po. Quando si seppe che erosopravvissuto, il gruppo si spaccò nettamente in due: per alcuni, il fattoche fossi sopravvissuto confermava la mia colpevolezza; per altri(principalmente Shirin e Michael), il fatto che fossi quasi mortoconfermava la mia innocenza. I Teitel, convinti che Shirin avesse bisognodi venire protetta se stessa, avevano tenuto segreto il fatto che avevotelefonato dagli Stati Uniti. Né Bonnie né Albrecht si erano trovati nelteatro al momento dellesplosione, e nessuno dei due sapeva dove fosseShirin – e neanche se fosse ancora viva. Né Shirin né Michael avevano mai sentito parlare di un prestigiatore dinome Günter. Tutto ciò porta questo diario al momento attuale. La casa è governata da una regola bizzarra: non parliamo di cosa 201
    • avverrà in futuro. Michael non è sposato ed è lunico figlio di genitori piùche benestanti; non abbiamo preoccupazioni finanziarie. È troppo presto per dire se Shirin e io ci stiamo muovendo versoqualcosa di più di ciò che abbiamo attualmente. Le sue riserve sonoprofonde, così come il suo bisogno di essere indipendente e di non farsicompatire. Il tempo ce lo dirà. Non ho nessuna fretta. 202
    • Epilogo Senza data. Di nuovo nella tana. Come ho detto, avevo affidato a un amico la registrazione della miarecente conversazione con Padre Lulfre. Ho appena ricevuto notizia daquesto amico che qualcuno ha fatto irruzione nel suo appartamento e lhamesso a soqquadro. La cassetta è sparita. Gli avevo chiesto nel modo piùinsistente possibile di farne una copia e di depositarla al sicuro da qualcheparte, ma naturalmente non lha fatto. Colpa mia per non essere riuscito afargli capire che si trattava di una questione di vita o di morte. Colpa miaper non essermi assicurato che seguisse il mio consiglio. Colpa mia peressere ancora troppo ingenuo. Ora Shirin e io dobbiamo lasciare Michael nel suo rifugio tra i boschi enasconderci veramente. Michael sarà abbastanza al sicuro quando ce nesaremo andati, perché né Padre Lulfre né Herr Reichmann capiscono checosa cè davvero in gioco in questa storia. Quando entri in gioco tu? Finisco come ho cominciato, chiedendomi se ci sia mai stato qualcunoche abbia tenuto un diario senza in realtà scrivere per i posteri, senzasperare segretamente che le sue parole (oh-così-accuratamente-celate)sarebbero state un giorno trovate e considerate preziose. A ogni modo, seanche simili disinteressati esempi di virtù esistono, io non sono tra quelli.Fin dallinizio sapevo che stavo scrivendo con la possibilità di venire lettoda altri – da te, in effetti. Fin dal primo episodio della mia avventura – quella primaconversazione con Padre Lulfre – immaginavo che ci sarebbe statoqualcosa che avrebbe dovuto venire condiviso con un pubblico più ampiodi quello dentro la mia testa. Per dirlo chiaro e tondo: anche se ho cercatodi fingere il contrario, sapevo che qui stavo scrivendo un resoconto, e nonlavrei tenuto così diligentemente se non fosse stato così. Perché sto concludendo a questo punto? È perché gli insegnamenti di B 203
    • sono completi e non è rimasto nulla da aggiungere? Difficile. Lidea èridicola. Come cultura, siamo cresciuti con le lenti oscuranti della GrandeAmnesia incollate sugli occhi. Fin dallinizio, la nostra crescita intellettualeè stata rallentata e storpiata da questa amnesia da polvere dangelo. Non sitratta di una cosa che possa venire cancellata da un solo autore – e neancheda dieci. Né lo sarà da un insegnante solo o da dieci. Se verrà cancellata, losarà da unintera nuova generazione di autori e insegnanti. Uno dei quali sei tu. Non cè nessuno che non possa come minimo passare queste parole aqualcun altro e dirgli: “Leggi un po qui.” Genitori, insegnate ai vostri figli. Figli, insegnate ai vostri genitori.Insegnanti, insegnate ai vostri discepoli. Discepoli, insegnate ai vostriinsegnanti. La visione è il fiume, e noi che siamo stati cambiati siamo la corrente. Immagino che la gente ti chiederà di riassumere brevemente ilsignificato di tutto questo. Ti offro un suggerimento, rendendomi conto cheè comunque inadeguato: Il mondo non verrà cambiato da vecchie menticon nuovi programmi; se verrà salvato, lo sarà solo da nuove menti connessun programma. Questo non gli piacerà, specialmente lultima parte. Se ti sembra chevalga la pena di provarci comunque, ricordati i bastoncini conficcati nelletto del fiume. Ricordati la Rivoluzione Industriale, quellenorme visioneche non ha avuto bisogno di un solo programma per continuare a scorrerefino a sommergere il mondo. Chi è B? Charles Atterley era B. Shirin ha detto di essere B. Io ho detto di essereB. Questo è ciò che ci ha resi dei bersagli. Devo cambiare il modo divedere le cose di Padre Lulfre a questo riguardo. Ecco cosa sto facendoqui. Ho perso la registrazione che era il mio salvacondotto, e possorimpiazzarla solo con te. Perché, credimi, se hai letto queste parole, ildanno è già stato fatto, e Padre Lulfre lo saprà. Non sto scrivendo in modo molto coerente. Il fatto è che mi stannofacendo fretta. Shirin ha fatto le valigie e Michael ci sta aspettando perportarci allaeroporto di Amburgo – e io devo lasciare questo manoscrittocon lui. Questo è sicuro. Ciò che deve essere fatto con esso non può venirecompiuto da qualcuno in fuga, senza indirizzo o numero di telefono. 204
    • Riassumendo: se non siamo qui, Michael sarà al sicuro, perché PadreLulfre pensa che io e Shirin siamo B. Cosa significa dire che sono B? Non significa che posso eguagliare leconoscenze o le capacità di Charles e Shirin. Significa che sono statocambiato, in modo fondamentale e permanente. Significa che non possotornare a essere ciò che ero. Ecco perché sono B: perché non posso tornare ciò che ero. Shirin ha appena infilato la testa nella mia stanza per dirmi che se nonce ne andremo entro tre minuti perderemo il nostro aereo. Quindi, con una fretta terribile... Ho scritto queste parole, e hanno trovato il modo di raggiungerti – nonso come, esattamente. Michael dice che ha delle conoscenze che sarannoin grado di gestire questa parte della faccenda. Non mi preoccuperei diquesto. Le parole sono riuscite a raggiungerti anche se ora che le hai lette leodi. Anche se le nascondi allo sguardo dei tuoi figli e le getti nelle fiamme. Sono riuscite a raggiungerti, quindi è già troppo tardi. Anche se, nelfrattempo, Padre Lulfre ci troverà e ci manderà contro i suoi assassini, nonavrà comunque fatto in tempo, per via di ciò che hai appena letto. Il contagio si è diffuso. Tu sei B. 205
    • GLI INSEGNAMENTI PUBBLICI La Grande Amnesia 16 maggio, Der Bau, Monaco. Mi chiedo se vi siate mai fermati a pensare a quanto sia strano che lestrutture della nostra cultura deputate a educare e a formare il carattere ciespongano solo una volta durante la nostra vita alle idee di Socrate,Platone, Euclide, Aristotele, Erodoto, Machiavelli, Shakespeare, Cartesio,Rousseau, Newton, Racine, Darwin, Kant, Kierkegaard, Tolstoj,Schopenhauer, Goethe, Freud, Marx, Einstein e dozzine di altri pensatorisimili, ma ci espongano annualmente, mensilmente, settimanalmente eperfino quotidianamente alle idee di persone come Gesù, Mosè, Maomettoe Budda. Perché, secondo voi, abbiamo bisogno di lezioni trimestrali sullacarità, mentre una sola lezione sulle leggi della termodinamica devebastarci per tutta la vita? Perché il significato del Natale viene consideratocosì difficile da comprendere che dobbiamo ascoltare una dozzina dispiegazioni al riguardo non solo una volta nella vita, ma ogni anno, annodopo anno dopo anno? Forse ancora più importante: perché le persone pie(che già conoscono ogni parola di qualunque cosa considerino sacra)hanno bisogno di sentirsele ripetere settimana dopo settimana doposettimana, e perfino giorno dopo giorno dopo giorno? Sarei pronto a scommettere che i fisici che mi stanno ascoltando quistanotte non tengono una copia dei Principi di Newton sul comodino.Scommetterei che gli astronomi tra di voi non afferrano una copia del Derevolutionibus orbium coelestium di Copernico ogni mattina appena svegli,che i genetisti tra di voi non passano ore in riverente comunione ognigiorno con La doppia elica, che gli anatomisti tra di voi non si fanno unpunto donore di leggere ogni sera un passaggio dal De humani corporisfabrica, che i sociologi tra di voi non si portano dietro ovunque vadanouna copia de Letica protestante e lo spirito del capitalismo. Ma sapetebenissimo che centinaia di milioni di persone sfogliano ogni giorno testisacri che verranno letti fino allultima riga non una dozzina di volte nel 206
    • corso di una vita, ma una dozzina di dozzine. Vi siete mai chiesti perché al clero di tante religioni viene imposto dileggere le Sacre Scritture quotidianamente? Perché le stesse assunzioni difede vengono ripetute parola per parola in tante comunità religiose intornoal mondo ogni giorno? Ricordare che Allah è Uno o che Cristo è morto peri nostri peccati è così difficile che queste cose devono venire ripetutealmeno una volta al giorno per tutta la vita? Ovviamente sappiamo chequeste cose non sono affatto difficili da ricordare. E sappiamo che lepersone religiose non vanno in Chiesa ogni domenica perché hannodimenticato che Gesù li ama, ma piuttosto perché non lo hannodimenticato. Vogliono ascoltarlo ancora e ancora e ancora e ancora. Perqualche motivo, hanno bisogno di ascoltarlo ancora e ancora e ancora eancora. Possono vivere senza ascoltare le leggi della termodinamicadiecimila volte, ma per qualche motivo non possono vivere senza ascoltarele leggi dei propri dei diecimila volte. In verità vi dico... ancora e ancora e ancora. Alcuni anni fa, quando ho cominciato a parlare in pubblico, avevolingenua convinzione che sarebbe stato sufficiente – interamentesufficiente – esprimere ogni concetto esattamente una volta. Sologradualmente ho capito che dire una cosa una volta sola equivale a nondirla affatto. È in effetti sufficiente per le persone udire le leggi dellatermodinamica una volta sola, e sapere che sono scritte da qualche parte, incaso ne dovessero avere di nuovo bisogno, ma ci sono altre verità, di untipo diverso, che devono venire enunciate ancora e ancora e ancora – conle stesse parole e con parole diverse: ancora e ancora e ancora. Come saprete, non ho mai parlato a Der Bau prima di stanotte. Eppurealcuni di voi che mi hanno sentito parlare altrove potrebbero pensare:“Non lho già sentito dire queste cose a Salisburgo, Dresda, Stuttgart,Praga o Wiesbaden?” La risposta è sì. E quando Gesù parlò in Galilea, cifurono persone che si chiesero: “Non lho già sentito dire queste cose aCapernaum, a Gerusalemme, in Giudea, a Gennesaret o nella Cesarea diFilippo?” Naturalmente lavevano già sentito dire quelle cose in tutti queiluoghi. Tutti i discorsi pubblici attribuiti a Gesù nei Vangeli potrebberovenire pronunciati in meno di tre ore, quindi se non si fosse ripetutoovunque andasse sarebbe rimasto in silenzio per il novantanove percentodella sua vita pubblica. 207
    • Ovunque nel mondo. Ovunque nel mondo, in Oriente o in Occidente, potete andare da unestraneo, dirgli: “Lasci che le mostri come essere salvato”, e saretecompresi. Potrete non essere creduti o ben accolti, ma sarete sicuramentecompresi. Questo dovrebbe sconcertarvi, ma non lo fa, perché siete statieducati fin dallinfanzia da centinaia di migliaia di voci – da milioni di voci– a comprendere queste parole voi stessi. Capite istantaneamente cosasignifichi essere “salvati”, e non importa minimamente se credete nellasalvazione a cui ci si riferisce. Sapete anche, in aggiunta, che essere salvatirichiede un procedimento di qualche tipo. Il procedimento potrebbe essereun battesimo rituale, unestrema unzione, una penitenza, una cerimonia oqualunque altra cosa del genere. O potrebbe essere un atto interiore dipentimento, amore, fede o meditazione. Sapete anche che il procedimentoper ottenere la salvazione che viene proposto è universale: può essereusato da chiunque e funziona per tutti. Ma sapete anche che ilprocedimento non è stato scoperto, sviluppato o testato in laboratorio: oDio lo ha rivelato a qualcuno, o qualcuno lo ha scoperto in uno stato dicoscienza sovrannaturale. Benché inizialmente ricevuto divinamente,questo procedimento è tuttavia trasmissibile con metodi terreni, il chespiega come un individuo perfettamente ordinario possa offrire questoprocedimento o un altro. Ma tutto questo scalfisce a malapena la superficie di ciò che si intendequando qualcuno dice: “Lasci che le mostri come essere salvato”. Conquesta dichiarazione viene implicitamente affermata una visione delmondo complessa e profonda. Secondo questa visione del mondo, lacondizione umana è tale per cui tutti nascono impuri e vi rimangono finchéil rituale o lazione interiore adeguata non vengono compiuti, e quelli chemuoiono mentre sono ancora impuri o perdono la possibilità diraggiungere la felicità eterna con Dio, oppure perdono quella di sfuggireallestenuante ciclo di morte e rinascita in cui siamo intrappolati. Dato che siamo stati educati fin dalla nascita a capire tutto questo, nonrimaniamo affatto perplessi quando sentiamo qualcuno dire: “Lasci che lemostri come essere salvato.” La salvazione per noi è un concetto chiarocome lalba o la pioggia. Ma ora cercate di immaginare come queste paroleverrebbero ricevute in una cultura che non sapesse che le persone nasconoimpure, che non sapesse che gli umani hanno bisogno di essere salvati. 208
    • Unaffermazione come questa, che per noi è ovvia, sarebbe completamenteincomprensibile per loro. Non una sola parola avrebbe senso. Immaginate tutto il lavoro che dovreste fare per preparare i membri diquesta cultura a capire la vostra affermazione. Dovreste convincerli chetutti gli umani (loro inclusi) nascono in uno stato da cui hanno bisogno divenire salvati. Dovreste spiegare loro cosa significa essere impuri e cosavuol dire essere salvati. Dovreste convincerli che ottenere la salvazione èessenziale – in effetti, la cosa più importante del mondo. Dovresteconvincerli di essere a conoscenza di un procedimento che assicura dipoterla ottenere. Dovreste spiegare loro da dove arriva questoprocedimento e perché funziona. Dovreste assicurare loro che possonoarrivare a padroneggiare questo procedimento e che funzionerà per loroproprio come per voi. Se potete immaginare le difficoltà che incontrereste in questa impresa,potete immaginare quelle che incontro io ogni volta che parlo a unpubblico. È raro per me poter semplicemente aprire bocca e dire ciò che hoin mente. Invece, devo sempre cominciare gettando le fondamenta per ideeche a me appaiono ovvie ma che sono essenzialmente inconcepibili per imiei ascoltatori. La Grande Amnesia. Con ogni pubblico e ogni individuo, devo cominciare facendo lorovedere che lautocoscienza culturale che ereditiamo dai nostri genitori etrasmettiamo ai nostri figli è precisamente e saldamente costruita su unaGrande Amnesia che è avvenuta ovunque nella nostra cultura durante imillenni formativi della nostra civiltà. Cosè avvenuto durante questimillenni formativi? È avvenuto che che le comunità agricole sonodiventate villaggi, i villaggi sono diventati città e le città sono state riunitein regni. Contemporaneamente, si è sviluppata la divisione del lavoro invari mestieri, sono nati sistemi di scambi regionali e interregionali, ed èemerso il commercio come una professione separata. Ciò che stavavenendo dimenticato mentre tutto questo avveniva, era il fatto che untempo nulla di tutto ciò era esistito. Il fatto che era esistita unepoca in cuila vita umana veniva sostenuta dalla caccia e dalla raccolta, anzichédallallevamento e dallagricoltura. Unepoca in cui nessuno avrebbe maipotuto nemmeno immaginare villaggi, città o regni. Unepoca in cuinessuno si guadagnava da vivere come vasaio, costruttore di cesti o fabbro. 209
    • Unepoca in cui gli scambi erano una cosa sporadica e informale. Unepocain cui guadagnarsi da vivere con il commercio sarebbe stato impensabile. Non è affatto sorprendente che lAmnesia sia avvenuta. Al contrario, èdifficile immaginare come avrebbe potuto essere evitata. Sarebbe statonecessario mantenere il ricordo del nostro passato da cacciatori-raccoglitori per cinquemila anni prima che qualcuno potesse scriverne unresoconto cartaceo. Per quando fummo in grado di mettere per iscritto la storia umana, glieventi che avevano portato alla nascita della nostra cultura erano molto,molto antichi... Ma questo non li rendeva inimmaginabili. Al contrario,erano piuttosto semplici da estrapolare. Era ovvio che i regni e gli imperidel presente erano più grandi e popolati di quelli del passato. Era ovvio chegli artisti del presente erano più preparati e abili di quelli del passato. Eraovvio che le merci disponibili per gli scambi e la vendita erano piùnumerose nel presente che nel passato. Non cera bisogno di essere ungenio per capire che più si sarebbe tornati indietro nel passato e più lapopolazione sarebbe diventata piccola, le arti primitive e il commerciorudimentale. In effetti, era ovvio che, se si fosse tornati indietro asufficienza, alla fine si sarebbe arrivati a unepoca in cui non esistevanocittà, arti o commercio. In assenza di unaltra teoria, sembrò ragionevole (perfino inevitabile)supporre che la razza umana fosse cominciata con una singola coppia diesseri umani, un uomo e una donna. Non cera nulla di intrinsecamenteirrazionale o improbabile in una supposizione simile. Lesistenza di unacoppia originaria di esseri umani non dimostrava né smentiva la teoria cheil mondo fosse il risultato di un atto di creazione divina. Forse era solo ilmodo in cui le cose erano cominciate. Forse allinizio del mondo ceranosolo un uomo e una donna, un toro e una mucca, un cavallo e unagiumenta, una gallina e un gallo, e così via. Chi poteva saperne di più aquellepoca? I nostri antenati culturali non sapevano nulla di una“rivoluzione” agricola. Per quanto ne sapevano, gli umani erano natiagricoltori proprio come i cervi erano nati mangiatori di vegetazioneselvatica. Per come la vedevano, lagricoltura e la civiltà erano istintive pergli umani quanto il pensiero o il linguaggio. Il nostro passato da cacciatori-raccoglitori non era semplicemente dimenticato: era inimmaginabile. La Grande Amnesia è stata intrecciata nel tessuto della nostra vitaintellettuale fin dal suo inizio. Questa precoce tessitura è stata compiuta dainnumerevoli scribi egizi, sumeri, assiri, babilonesi, indiani e cinesi; poi, in 210
    • seguito, da Mosè, Samuele ed Elia di Israele, da Fabio Pittore e Catone ilVecchio di Roma, da Ssu-ma Tan e suo figlio Ssu-ma Chien in Cina e,ancora più tardi, da Hellanicus, Erodoto, Tucidide e Senofonte in Grecia.(Per quanto Anassimandro avesse teorizzato che tutto si fosse evoluto damateriale informe – che lui aveva definito infinito – e che lUomo avesseavuto origine da antenati acquatici, era inconsapevole della GrandeAmnesia quanto chiunque altro.) Questi antichi individui furono gliinsegnanti di Isaia e Geremia, Confucio e Gautama Budda, Talete edEraclito – e questi furono gli insegnanti di Giovanni Battista e Gesù, Lao-tzu e Socrate, Platone e Aristotele – e questi furono gli insegnanti diMaometto, Tommaso dAquino, Bacone, Galileo, Newton e Cartesio – eognuno di questi uomini ha dato forma e autorevolezza alla GrandeAmnesia nelle proprie opere, cosicché ogni testo storico, filosofico eteologico dalle origini della letteratura fin quasi al momento attuale lhaincorporata come unassunzione indiscutibile. Ora io spero – lo spero davvero – che ci siano molti tra di voi chestiano bruciando dal desiderio di sapere perché non hanno mai sentitoparlare della Grande Amnesia (con questo o qualunque altro nome) innessuno dei corsi che hanno frequentato nelle loro scuole, a nessun livello,dallasilo alluniversità. Se vi state facendo questa domanda, statetranquilli: non è né futile né stupida. È una domanda vitale, e non esiterò adire che il futuro della nostra specie su questo pianeta dipende da essa. La Grande Reminiscenza. Ciò che era stato dimenticato nella Grande Amnesia non era che gliumani si erano evoluti da altre specie. Non cè la minima ragione dicredere che gli umani del Paleolitico o del Mesolitico avessero capito diessersi evoluti. A essere dimenticato fu che, prima delladozionedellagricoltura e della vita in villaggi stanziali, gli umani avevano vissutoin un modo profondamente diverso. Questo spiega perché la Grande Amnesia non venne svelata dallosviluppo della teoria evoluzionistica. Levoluzione in realtà non avevanulla a che vedere con essa. Fu la paleontologia che smascherò la GrandeAmnesia (e lavrebbe fatto anche se non fosse stata proposta alcuna teoriadellevoluzione). Lo fece rendendo innegabilmente chiaro che gli esseriumani erano esistiti per molto, molto tempo prima di piantare il primocampo e di iniziare a costruire la civiltà. 211
    • La paleontologia rese insostenibile lidea che lumanità, lagricoltura ela civiltà fossero cominciate tutte più o meno contemporaneamente. Lastoria e larcheologia avevano stabilito oltre ogni ragionevole dubbio chelagricoltura e la civiltà risalivano solo a pochi millenni prima, ma lapaleontologia stabilì oltre ogni dubbio che lumanità aveva milioni di anni.La paleontologia rese impossibile credere che lUomo fosse natoagricoltore e costruttore di civiltà. La paleontologia ci costrinse aconcludere che lUomo era nato come qualcosa di completamente diverso– un raccoglitore e un nomade – e questo è ciò che era stato dimenticatonella Grande Amnesia. La mente vacilla se cerchiamo di immaginare che cosa avrebberoscritto i pensatori fondamentali della nostra cultura se avessero saputo chegli umani avevano vissuto perfettamente su questo pianeta per milioni dianni senza lagricoltura o la civiltà, se avessero saputo che lagricoltura e laciviltà non sono neanche lontanamente innate negli esseri umani. Possosolo concludere che lintero corso della nostra storia intellettuale sarebbestato inconcepibilmente diverso da ciò che troviamo oggi nelle biblioteche. Ma a quel punto accadde uno degli avvenimenti più sconcertantidellintera storia umana. Quando i pensatori del diciottesimo,diciannovesimo e ventesimo secolo furono finalmente costretti adammettere che lintera struttura del pensiero della nostra cultura era statacostruita su un enorme errore, non successe assolutamente nulla. È difficile notare quando non avviene nulla. Lo sanno tutti. I lettori diSherlock Holmes si ricorderanno che la cosa degna di nota che il cane hafatto la notte del delitto fu... Nulla. E questa fu la cosa degna di nota chefecero questi pensatori: nulla. Non pensarono nemmeno di fare qualcosa.Non presero neanche in considerazione lidea di riesaminare i pensatorifondamentali della nostra cultura e chiedersi come il loro lavoro sarebbecambiato se avessero saputo la verità sulle nostre origini. Temo che laverità sia che volevano lasciare le cose come stavano. Volevano continuarea non ricordare... E fu esattamente ciò che fecero. Ovviamente furono costretti a fare alcune concessioni. Non poteronopiù continuare a insegnare che gli esseri umani erano nati agricoltori.Dovettero affrontare il fatto che lagricoltura era uninvenzione moltorecente. Così si dissero: “Be, chiamiamola una rivoluzione – laRivoluzione Agricola.” Si trattava di un ragionamento piuttosto sciatto, machi avrebbe potuto protestare? Lintera faccenda era fonte di imbarazzo, efurono felici di liquidarla con unetichetta. Così divenne la Rivoluzione 212
    • Agricola, una nuova bugia che potesse venire perpetrata attraverso i secoli. Gli storici si sentirono male quando appresero la vera estensione dellastoria umana. La loro intera disciplina, la loro intera visione del mondo erastata plasmata da persone che pensavano che tutto fosse iniziato solo pochimillenni prima, quando gli esseri umani erano comparsi sul pianeta eavevano cominciato immediatamente a coltivare la terra e a costruireciviltà. Questa era storia, la storia di agricoltori che erano comparsi solopoche migliaia di anni prima e avevano trasformato comunità agricole invillaggi, villaggi in città e città in regni. Queste erano le cose checontavano davvero, si dissero, e i milioni di anni precedenti si meritavanodi venire dimenticati. Gli storici non volevano occuparsi di questaltra materia, ed ecco lascusa che si inventarono per evitarlo: non dovevano occuparsene, perchénon era storia. Era un qualcosa di nuovo chiamato preistoria. Ecco lascappatoia. Lasciamo che se ne occupino degli studiosi inferiori, non deiveri storici. In questo modo, gli storici moderni batterono il proprio timbrodapprovazione sulla Grande Amnesia. Ciò che era stato dimenticato nonera qualcosa di importante, era solo preistoria. Qualcosa indegno di essereconsiderato. Un enorme, immenso periodo privo di avvenimenti. In questo modo, la Grande Amnesia venne trasformata in un non-evento. I guardiani intellettuali della nostra cultura – gli storici, i filosofi, iteologi – non volevano sentirne parlare. Le fondamenta di tutte le lorodiscipline erano state gettate durante la Grande Amnesia, e non volevanoriesaminarle. Erano perfettamente lieti di lasciare che la Grande Amnesiacontinuasse, e questo fu esattamente ciò che fece. La visione del mondoche trasmettiamo ai nostri figli oggi è fondamentalmente identica a quellache veniva trasmessa ai bambini quattrocento anni fa. Le differenze sonosuperficiali. Invece di insegnare ai nostri figli che lumanità è cominciatasolo pochi millenni fa (e che prima non esisteva), insegniamo loro che lastoria umana è cominciata solo pochi millenni fa (e che prima nonesisteva). Invece di insegnare ai nostri figli che la civiltà è la cosa piùimportante per lumanità, gli insegniamo che è la cosa più importante perla storia umana. Ma tutti sanno che si tratta della stessa cosa. In questo modo, la storia umana viene ridotta al periodo esattamentecorrispondente alla storia della nostra cultura, e il restante novantanovevirgola sette percento viene liquidato come un semplice preludio. Il mito della Rivoluzione Agricola. 213
    • Che la Terra fosse limmobile centro delluniverso è stata unidea che lagente ha accettato per migliaia di anni. In se stessa sembra piuttostoinnocua, ma ha dato origine a migliaia di errori e ha posto un limite a ciòche potevamo imparare sulluniverso. Lidea della Rivoluzione Agricolache impariamo a scuola e che insegniamo ai nostri figli sembra similmenteinnocua, ma ha anchessa originato migliaia di errori e ha posto un limite aciò che possiamo capire di noi stessi e di ciò che avvenuto su questopianeta. Riassumendo allosso, lidea centrale della Rivoluzione Agricola è checirca diecimila anni fa la gente cominciò ad abbandonare la raccolta dicibo in favore dellagricoltura. Questaffermazione ci fuorvia in due modiprofondamente importanti: innanzitutto, implica che esista un solo tipo diagricoltura (così come esiste un solo modo di raccogliere di cibo), e poiimplica che venne adottata ovunque perlopiù contemporaneamente. Cècosì poca verità in questaffermazione che non mi prenderò neanche labriga di parlarne. Invece, ne conierò unaltra: Molti differenti tipi di agricoltura erano già in uso nel mondo diecimila anni fa, quando il nostro stile comparve in medioriente. Questo stile, il nostro, è quello che io chiamo agricoltura totalitaria, per sottolineare il modo in cui sottomette tutte le forme di vita allinarrestabile, accanita produzione di cibo per gli umani. Alimentata dallenorme quantità di cibo in eccesso che può venire prodotta unicamente da questo stile di agricoltura, tra i suoi praticanti avvenne una rapida crescita demografica, seguita da unaltrettanto rapida espansione territoriale che obliterò tutti gli altri stili di vita che incontrò sulla sua strada (inclusi quelli basati su un diverso tipo di agricoltura). Questa espansione e questo annientamento di stili di vita continuarono senza tregua nei millenni che seguirono, raggiungendo alla fine il Nuovo Mondo nel quindicesimo secolo e continuando ancora oggi in remote zone dellAfrica, dellAustralia, della Nuova Guinea e del Sud America. I pensatori fondamentali della nostra cultura immaginarono che ciò chefacevamo noi fosse ciò che gli esseri umani avevano fatto ovunque findallalba dei tempi. E quando i pensatori del diciannovesimo secolo furonocostretti a riconoscere che le cose non stavano così, immaginarono che ciò 214
    • che facevamo noi fosse ciò che gli esseri umani avevano fatto ovunquenegli ultimi diecimila anni. Avrebbero potuto facilmente trovare delleinformazioni migliori, ma evidentemente non pensarono che fossenecessario preoccuparsene. Oriente e Occidente. Nella nostra mitologia culturale, cè la convinzione che un profondoabisso separi lOriente dallOccidente, e che “i due non potranno maiincontrarsi”. Questo causa perplessità nelle persone quando mi sentonoparlare di Oriente e Occidente come di ununica cultura. Oriente eOccidente sono gemelli, con una madre e un padre in comune, ma quandoquesti gemelli si guardano sono colpiti solo dalle loro differenze e nondalle loro somiglianze, proprio come avviene sempre con i gemelli reali.Ci vuole un osservatore esterno come me per notare le fondamentalisomiglianze culturali che esistono tra di loro. Nulla potrebbe essere più fondamentale per qualunque popolo delmodo in cui ottiene il necessario per vivere. I membri della nostra cultura,sia a Oriente che a Occidente, lo fanno con lagricoltura totalitaria, elhanno fatto fin dallinizio – lo stesso inizio. Negli ultimi diecimila anni, ipopoli orientali e occidentali hanno entrambi utilizzato costantemente edesclusivamente lagricoltura totalitaria come loro fondamento. Non cè unasola differenza tra loro, in questo ambito. Lagricoltura totalitaria è più di un modo per ottenere di che vivere, è ilfondamento dello stile di vita più faticoso mai sviluppato su questopianeta. Questo sconcerta molti ascoltatori, ma non cè dubbio al riguardo:nessuno fatica di più per sopravvivere dei membri della nostra cultura.Questo è stato documentato così approfonditamente negli ultimiquarantanni che dubito sia possibile trovare un antropologo che non siadaccordo. È mia convinzione che la laboriosità del loro stile di vita abbia datoorigine a unaltra fondamentale somiglianza tra i popoli orientali eoccidentali: quella tra le loro visioni spirituali. Di nuovo, è comuneimmaginare che un abisso enorme separi lOriente dallOccidente in questoambito, ma a me sembrano gemelli anche qui, perché sono entrambiossessionati dalla strana idea che le persone abbiano bisogno di veniresalvate. Negli ultimi decenni, laspetto salvazionista delle religioniorientali è stato attenuato per poterle esportare nei mercati Beat, Hippie e 215
    • New Age, ma se osserviamo le versioni originali di questi culti èimpossibile non vederlo. È sicuramente vero che gli scopi e i mezzi per ottenere la salvazionedifferiscono tra Oriente e Occidente, ma è anche vero che questi aspettidifferiscono tra tutte le religioni salvazioniste del mondo – è proprio ciòche ci permette di distinguerle le une dalle altre. Il punto essenziale rimaneche, ovunque nel mondo, sia a Oriente che a Occidente, potete andare daun estraneo e dirgli: “Lasci che le mostri come essere salvato”, e verretecapiti. Il nulla della preistoria. Quando i pensatori fondamentali della nostra cultura guardavanoindietro nel tempo, prima della comparsa delluomo agricoltore,vedevano... Nulla. Ed era proprio ciò che si aspettavano di vedere datoche, per come la vedevano loro, gli esseri umani non avrebbero potutoesistere prima dellagricoltura più di quanto i pesci avrebbero potutoesistere prima dellacqua. Lo studio delluomo pre-agricoltore gli sarebbesembrato lo studio del niente. Quando lesistenza di esseri umani pre-agricoltori divenne innegabile,nel diciannovesimo secolo, i pensatori della nostra cultura non sipreoccuparono di turbare la saggezza ricevuta dai loro antenati, così lostudio delluomo pre-agricoltore divenne lo studio del nulla. Sapevano chenon avrebbero potuto cavarsela dicendo che gli uomini pre-agricoltorierano vissuti nella non-storia, quindi dissero che erano vissuti in qualcosachiamato preistoria. Sono sicuro che capite che cosè la preistoria. È similealla preacqua, e sapete tutti cosè, non è vero? La preacqua è ciò in cuivivevano i pesci prima della comparsa dellacqua, e la preistoria è ilperiodo in cui vissero le persone prima della comparsa della storia. Come ho detto e ripetuto, i pensatori fondamentali della nostra culturacredevano che lUomo fosse nato agricoltore e costruttore di civiltà.Quando i pensatori del diciannovesimo secolo furono costretti a rivederequesta convinzione, lo fecero in questo modo: lUomo non sarà natoagricoltore e costruttore di civiltà, daccordo, ma è sicuramente nato perdiventarlo. In altre parole, luomo di quella finzione chiamata preistoriavenne considerato dalla nostra cultura una sorta di innovatore molto, moltolento, e la preistoria divenne il resoconto di persone che divennero molto,molto lentamente agricoltori e costruttori di civiltà. Se volete una 216
    • conferma, basta che pensiate allabitudine di definirli popoli “dellEtà dellaPietra”. Questo nome è stato coniato da persone che non dubitavanominimamente che le pietre fossero tanto importanti per i nostri pateticiantenati quanto le presse per la stampa e le locomotive a vapore lo eranoper la gente del diciannovesimo secolo. Se volete farvi unidea di quantofossero davvero importanti le pietre per i popoli preistorici, visitate unamoderna cultura “dellEtà della Pietra” in Nuova Guinea o in Brasile, evedrete che le pietre sono centrali nella loro vita quanto la colla lo è nellanostra. Usano le pietre continuamente, certo, così come noi usiamocontinuamente la colla, ma chiamarli per questo “gente dellEtà dellaPietra” non ha più senso che chiamare noi “gente dellEtà della Colla”. Il mito della Rivoluzione Agricola (cont.) I pensatori fondamentali della nostra cultura vedevano la nascitadellUomo in questo modo: I riluttanti revisionisti del diciannovesimo secolo modificarono lanascita dellUomo in modo che avesse questo aspetto: 217
    • Naturalmente, non esitarono ad assumere che lintera storia umanaavesse puntato fin dallinizio a noi – i membri della nostra cultura – equesto è il modo in cui la faccenda è stata insegnata nelle nostre scuole daallora. Sfortunatamente questa, come la maggior parte delle teoriesviluppate in quellepoca, era così grottescamente contrastante con i fattida far sembrare i sostenitori della terra piatta dei giganti intellettuali. Ecco come appare la situazione se si considera che i membri dellanostra cultura non sono gli unici esseri umani esistenti su questo pianeta: Questo diagramma rivela una spaccatura nella specie umana molto piùprofonda di quella che divide lOriente dallOccidente. Qui possiamovedere la divisione che è avvenuta tra quelli che hanno sperimentato laGrande Amnesia e quelli che non lhanno fatto. La Legge della Competizione Limitata. Durante la Grande Amnesia, la gente della nostra cultura si convinseche la vita “selvaggia” fosse governata da una sola, crudele regolaconosciuta come “la Legge della Giungla”, rozzamente traducibile in“uccidere o essere ucciso”. Negli ultimi decenni, osservando la vitaanimale (anziché limitandosi a fare assunzioni arbitrarie) gli etologi hannoscoperto che questa legge delluccidere o essere ucciso non esiste. In realtàun sistema di leggi – che sono state osservate ovunque – preserva latranquillità della “giungla”, protegge sia intere specie che i singoliindividui e promuove il benessere dellintera comunità. Questo sistema dileggi è stato chiamato, tra le varie cose, la “legge pacificatrice”, la “leggedella competizione limitata” e “letica animale”. In breve, la legge della competizione limitata è questa: si puòcompetere al massimo delle proprie capacità, ma non si possono 218
    • sterminare i propri concorrenti, distruggere il loro cibo o negare lorolaccesso al cibo. In altre parole, si può competere ma non si può dichiarareguerra ai propri competitori. Labilità di riprodursi è chiaramente un prerequisito per il successobiologico, e possiamo essere sicuri che ogni specie compaia avendoereditato questabilità essenziale dalla propria specie originaria. Ancheseguire la legge della competizione limitata è un prerequisito per ilsuccesso biologico, e anche in questo caso possiamo essere sicuri che ognispecie compaia seguendo questa legge come parte delleredità essenzialeche ha ricevuto dalla propria specie originaria. Gli esseri umani sono comparsi seguendo la legge della competizionelimitata. Il che è un altro modo di dire che vivevano come tutte le altrecreature della comunità biologica, competendo al massimo delle lorocapacità ma senza dichiarare guerra ai loro competitori. Sono comparsiseguendo la legge e hanno continuato a seguirla fino a circa diecimila annifa, quando i membri di una cultura in medioriente cominciarono a praticareun tipo di agricoltura contrario alla legge in ogni suo aspetto, un tipo diagricoltura in cui si viene incoraggiati a dichiarare guerra ai propricompetitori – a sterminarli, a distruggere il loro cibo e a negare lorolaccesso al cibo. Questo era ed è il tipo di agricoltura praticato nella nostracultura, tanto in Oriente quanto in Occidente – e in nessunaltra. Lascia e Prendi. Siamo finalmente arrivati al punto in cui possiamo abbandonare questomodo maldestro di riferirci ai “membri della nostra cultura” e ai “membridi tutte le altre culture”. Potremmo usare “Seguaci della Legge” e “Reiettidella Legge”, ma dei nomi più semplici per questi gruppi sono statiinventati da un collega, che li ha chiamati “Lascia” e “Prendi”. Ha spiegatoquesti nomi così: i Lascia, seguendo la legge, lasciano agli dei il compitodi governare il mondo, mentre i Prendi, rigettandola, decidono di svolgereloro stessi questo incarico. Non era soddisfatto di questa terminologia (enon sono neanchio), ma ha un certo seguito e non ho nulla con cuirimpiazzarla. La cosa importante da notare è che esiste una continuità culturale tra ipopoli Lascia che risale a tre milioni di anni fa, allinizio della nostraspecie. LHomo habilis è nato Lascia e seguace della stessa legge che èseguita ancora oggi dagli Yanomami brasiliani e dai Boscimani del 219
    • Kalahari – e da centinaia di altri popoli aborigeni nelle aree menosviluppate del mondo. È proprio questa continuità culturale che è stata spezzata dalla GrandeAmnesia. Per metterla in un altro modo: dopo aver rigettato la legge che ciaveva protetti dallestinzione per tre milioni di anni ed esserci resi nemicidel resto della comunità biologica, abbiamo nascosto il nostro status difuorilegge dimenticandoci che esisteva una legge. Buone e cattive notizie. Se sapete anche solo molto poco di me, sapete che vengo chiamato conmolti brutti nomi. La ragione è che vi porto buone notizie, le migliori cheabbiate avuto da molto tempo. Potreste pensare che portare buone notiziemi renda un eroe, ma vi assicuro che non è affatto questo il caso. La gentedella nostra cultura è abituata alle cattive notizie ed è perfettamentepreparata per esse, e nessuno penserebbe neanche per un attimo dibiasimarmi se mi alzassi e dicessi che siamo tutti condannati. Vengobiasimato proprio perché non lo dico. Prima di provare a esprimere lebuone notizie che porto, lasciatemi prima chiarire le cattive notizie che lagente è sempre preparata ad ascoltare. LUomo è il flagello di questo pianeta ed è NATO così, appena pochi millenni fa. Credetemi, potrei raccogliere applausi ovunque nel mondopronunciando queste parole. Ma le novità che vi porto sono moltodifferenti: LUomo NON è nato pochi millenni fa e NON è nato come unflagello. Ed è per questa notizia che vengo condannato. LUomo è nato MILIONI di anni fa, e non era un flagello più di quanto lo fossero i falchi, i leoni o i calamari. Ha vissuto IN PACE con il mondo... Per MILIONI di anni. Questo non significa che fosse un santo o che camminasse sulla Terra 220
    • come un Budda. Significa che viveva in maniera innocua quanto una iena,uno squalo o un serpente a sonagli. Non è lUOMO a essere il flagello del mondo, è una singola cultura. Una cultura su centinaia di migliaia. La NOSTRA. Ed ecco la notizia migliore che ho da portarvi: Non dobbiamo cambiare lUMANITÀ per sopravvivere. Dobbiamo solo cambiare una singola cultura. Con questo non intendo suggerire che sia un compito facile. Ma almenonon è uno impossibile. Domande dal pubblico. DOMANDA: Sta identificando ciò che i religiosi chiamano “la Caduta” con la nascitadella nostra cultura? RISPOSTA: È esattamente ciò che sto facendo. Le somiglianze tra questi due eventisono state notate da molto tempo, naturalmente – il fatto che sianoentrambi associati alla nascita dellagricoltura e che siano avvenuti nellastessa parte del mondo. Ma la difficoltà nellidentificarli come un singoloevento è sempre stata che la Caduta è percepita come un evento spirituale,mentre la nascita della nostra cultura è vista come un evento tecnologico.Temo che dovrò tornare da voi unaltra volta per esplorare con voi leprofonde ramificazioni spirituali di questo evento tecnologico, comunque. DOMANDA: Lei dice che lUomo ha vissuto in pace con il mondo durante i tremilioni di anni che hanno preceduto la nostra Rivoluzione Agricola. Marecentemente non sono emerse prove che hanno rivelato che gli antichiraccoglitori cacciarono varie specie fino a causarne lestinzione? RISPOSTA: Credo di poter ancora ricordare le parole che ho pronunciato un minutofa, quanto ho detto che lUomo ha vissuto in pace con il mondo: “Questonon significa che camminava sul mondo come un Budda. Significa che 221
    • viveva in maniera innocua quanto una iena, uno squalo o un serpente asonagli. Ogni volta che una nuova specie fa la sua comparsa nel mondoavvengono degli aggiustamenti in tutta la comunità della vita, e alcuni diquesti aggiustamenti sono fatali per alcune specie. Per esempio, quando irapidi, potenti cacciatori della famiglia dei felini apparvero nel tardoEocene, le ripercussioni di questo evento vennero sperimentate in tutta lacomunità – a volte come unestinzione. Le specie che costituivano “predefacili” si estinsero perché non riuscivano a riprodursi abbastanzarapidamente da rimpiazzare gli elementi che venivano uccisi dai felini.Anche alcuni dei competitori dei felini si estinsero, per la semplice ragioneche non potevano competere con loro – non erano abbastanza grandi oveloci. Questa comparsa e scomparsa di specie è esattamente ciò checostituisce levoluzione, dopotutto. I cacciatori umani del periodo mesolitico possono aver cacciato ilMammuth fino a estinguerlo, ma di sicuro non lhanno fatto di proposito,come gli agricoltori della nostra cultura sterminano coyote e lupi perliberarsi di loro. I cacciatori mesolitici possono aver cacciato lalce gigantefino a estinguerlo, ma di sicuro non lhanno fatto con linsensibileindifferenza con cui i cacciatori davorio uccidono gli elefanti. I cacciatoridavorio sanno perfettamente che ogni uccisione porta la specie più vicinaallestinzione, ma i cacciatori mesolitici non avrebbero potuto immaginareuna cosa simile riguardo lalce gigante Il punto da tenere a mente è questo: spazzare via le specie nondesiderate è la politica dellagricoltura totalitaria. Se anche gli antichiraccoglitori cacciarono delle specie fino allestinzione, di sicuro non lofecero perché volevano spazzare via la propria riserva alimentare! DOMANDA: Ma lagricoltura non è stata sviluppata come una soluzione alla fame? RISPOSTA: Lagricoltura è inutile come soluzione alla fame. Non si può risolvere lafame piantando un campo come non si può sopravvivere alla caduta da unaeroplano cominciando a cucire un paracadute. Ma questo manca il puntodella questione. Dire che lagricoltura è stata sviluppata come unasoluzione alla fame è come dire che le sigarette sono state sviluppate comeuna soluzione al cancro ai polmoni. Lagricoltura non risolve la fame, laincentiva – crea le condizioni in cui la fame si verifica. Lagricoltura fa sìche in una certa area possano vivere più persone di quante quellarea possa 222
    • sostentarne – e questo è esattamente ciò che fa comparire la fame. Peresempio, lagricoltura ha permesso a molte popolazioni africane di esaurirele risorse dei propri territori, ed è per questo che adesso stanno morendo difame. (Riprendi la narrazione a pagina 14.) 223
    • La rana che bolle. 18 maggio, Schauspielhaus Wahnfried, Radenau. I pensatori ci hanno fornito unutile metafora per illustrare unparticolare tipo di comportamento umano con il fenomeno della rana chebolle. Il fenomeno è questo. Se gettate una rana in una pentola dacquabollente, essa tenterà ovviamente di uscirne in modo frenetico. Ma se lamettete con gentilezza in una pentola di acqua tiepida e regolate il calore alminimo, essa se ne starà lì a galleggiare placidamente. Man mano chelacqua si scalderà gradualmente, la rana sprofonderà in uno stato ditranquillo torpore, esattamente come farebbe uno di noi in un bagno caldo,e in breve tempo e con il sorriso sulle labbra si lascerà bollire fino a moriresenza opporre la minima resistenza. Conosciamo tutti storie di rane gettate nellacqua bollente — peresempio, una giovane coppia sprofondata di botto in un catastrofico maredi debiti a causa di una imprevista emergenza medica. Un esempioopposto, che corrisponde alla rana che si lascia bollire sorridendo, è quellodi una giovane coppia che usi gradualmente la propria buona capacità dicredito per ottenere prestiti fino a riempirsi di debiti terribili. Esistonoanche esempi culturali. Circa seimila anni fa, le società della VecchiaEuropa adoratrici di divinità femminili finirono nellacqua bollentecostituita dalla nostra cultura che Marija Gimbutas chiamò Prima OndataKurgan. Essi tentarono di uscirne, ma alla fine soccombettero. Gli Indianidelle Pianure del Nord America, che finirono nellacqua bollente costituitadalla nostra cultura negli anni Settanta del diciannovesimo secolo,costituiscono un altro esempio. Anche loro tentarono di uscirne per duedecenni, ma alla fine finirono per soccombere. Un esempio opposto, riguardante il fenomeno della rana che bollesorridendo, è fornito dalla nostra stessa cultura. Quando siamo entrati nelcalderone, lacqua aveva una temperatura perfetta, né troppo calda, nétroppo fredda. Qualcuno mi sa dire quandè successo? Chiunque? Espressioni vacue. Ve lho già detto, ma ve lo chiedo di nuovo in un altro modo. Quandosiamo diventati noi? Dove e quando è cominciato ciò che chiamiamo noi?Ricordate: Oriente e Occidente, gemelli nati da un solo parto. Dove? Equando? Be, ma certo: in medioriente, circa diecimila anni fa. Ecco dovè nata la 224
    • nostra peculiare forma di agricoltura, e dove abbiamo cominciato a esserenoi. Quello è stato il luogo di nascita della nostra cultura. Quelli sono statiil luogo e il momento in cui siamo scivolati in quellacqua cosìdeliziosamente piacevole: il medioriente, diecimila anni fa. Mentre lacqua nel calderone si scalda lentamente, la rana non sentenulla se non un piacevole calore e, in effetti, è tutto quello che cè dasentire. Deve passare parecchio tempo prima che lacqua cominci a esserepericolosamente calda, e la nostra storia lo dimostra. Per metà della nostrastoria, i primi cinquemila anni, i segnali di pericolo sono stati quasiinesistenti. Le innovazioni tecnologiche di questo periodo fornivano unavita tranquilla, incentrata sulla terra e sul villaggio – la cottura al sole deimattoni, la fornace per il vasellame, la tessitura degli abiti, la ruota delvasaio e così via. Ma gradualmente, impercettibilmente, cominciarono acomparire i segnali di pericolo, come minuscole bolle sul fondo di unapentola. Cosa dovremmo cercare, come segnali di pericolo? Suicidi di massa?Rivoluzioni? Terrorismo? No, certo che no. Quelli verranno molto dopo,quando lacqua starà diventando incandescente. Cinquemila anni fa stavaappena cominciando a diventare calda. La gente si asciugava lesopracciglia sorridendosi a vicenda e dicendo: “Non è grandioso?” Saprete dove cercare i segni del pericolo se identificherete il fuoco chebruciava sotto il calderone. Stava già bruciando allinizio, stava ancorabruciando cinquemila anni dopo... E sta bruciando ancora oggi,esattamente allo stesso modo. Era ed è la grande fonte di energia dellanostra rivoluzione. È essenziale. È la condizione sine qua non del nostrosuccesso – se possiamo definirlo successo. Parlate! Qualcuno mi dica di che sto parlando! “LAgricoltura!” Lagricoltura, mi dice questo gentiluomo. No. Non lagricoltura. Un particolare tipo di agricoltura. Un tipoparticolare che è stato il fondamento della nostra cultura fin dal suo inizio,diecimila anni fa, fino al momento attuale – il fondamento della nostracultura e di nessunaltra. È nostro, è ciò che ci rende noi. Per la suacompleta spietatezza nei confronti di tutte le altre forme di vita su questopianeta e per la sua inflessibile determinazione nel convertire ogni metroquadrato di questo pianeta alla produzione di cibo umano, lho chiamataagricoltura totalitaria. Gli etologi (gli studiosi del comportamento animale) e alcuni filosofiche hanno studiato la questione sanno che esiste una forma di etica 225
    • praticata nella comunità della vita su questo pianeta – da tutti tranne che danoi. Si tratta di un tipo di etica molto pragmatico (potreste diredarwiniano), dal momento che serve a salvaguardare e promuovere ladiversità biologica allinterno della comunità. Secondo questa etica, seguitada ogni genere di creatura nella comunità della vita, dagli squali allepecore, dalle api assassine alle farfalle, si può competere al massimo delleproprie capacità, ma non si possono sterminare i propri competitori,distruggere il loro cibo o negare loro laccesso al cibo. In altre parole, sipuò competere ma non si può dichiarare guerra. Questa etica viene violatain ogni suo aspetto dai praticanti dellagricoltura totalitaria. Noisterminiamo i nostri competitori, distruggiamo il loro cibo e neghiamo lorolaccesso al cibo. Questo è, in effetti, il vero scopo e il vero obiettivodellagricoltura totalitaria. Lagricoltura totalitaria è basata sulla premessache tutto il cibo del mondo appartiene a noi, e che non ci sia alcun limite aquanto possiamo prendere per noi stessi e negare a tutti gli altri. Lagricoltura totalitaria non è stata adottata nella nostra cultura per puramalvagità. È stata adottata perché, per sua natura, è più produttiva di ognialtro tipo di agricoltura (e ce ne sono molti altri). Lagricoltura totalitariarappresenta la produttività massima possibile, come piace dire agliamericani. Rappresenta una produttività che letteralmente non può esseresuperata. Molti tipi di agricoltura (non tutti, ma molti) producono eccedenze dicibo. Ma, non sorprendentemente, lagricoltura totalitaria produce maggiorieccedenze di qualunque altro tipo. Produce la massima eccedenzapossibile. Semplicemente, non si può superare un sistema progettato perconvertire tutto il cibo del mondo in cibo umano. Lagricoltura totalitaria è il fuoco sotto il nostro calderone. Lagricolturatotalitaria è ciò che ci ha mantenuto “in via di bollitura” per diecimila anni. Disponibilità di cibo e crescita della popolazione. La gente della nostra cultura considera la disponibilità di cibo una cosacosì scontata da trovare difficile capire che cè necessariamente unaconnessione tra essa e la crescita della popolazione. Per queste persone, horitenuto necessario allestire un piccolo esperimento dimostrativo con deitopi da laboratorio. Immaginate una gabbia con le pareti mobili, così che possa essereingrandita a piacimento. Cominciamo mettendoci dentro dieci topi in 226
    • buona salute, di entrambi i sessi, con acqua e cibo in abbondanza. Nel girodi pochi giorni ci saranno sicuramente venti topi, e noi aumenteremo diconseguenza la quantità di cibo che metteremo nella gabbia. In pochesettimane, man mano che aumentiamo lammontare di cibo disponibile, cisaranno quaranta topi, poi cinquanta, poi sessanta e così via, finchésaranno un centinaio. E diciamo che abbiamo deciso di fermare la crescitadella colonia a questo punto. Sono sicuro che vi renderete conto che nonabbiamo bisogno di fornire loro minuscoli profilattici o pillolecontraccettive per ottenere questo effetto. Tutto ciò che dobbiamo fare èsmettere di aumentare la quantità di cibo che immettiamo nella gabbia.Ogni giorno inseriamo giusto la quantità che sappiamo essere sufficienteper cento topi, e non un grammo di più. Questa è la parte che molti trovanodifficile da accettare ma, credetemi, è la verità: la crescita della comunitàsi ferma. Non nel giro di una notte, ovviamente, ma in un tempo moltobreve. Inserendo cibo per cento topi scopriremo – ogni volta – che lapopolazione allinterno della gabbia si stabilizzerà sul centinaio diindividui. Certo, non saranno precisamente cento individui. Il numerofluttuerà tra novanta e centodieci, ma non andrà mai molto oltre questilimiti. In media, giorno per giorno, anno per anno, decennio per decennio,la popolazione allinterno della gabbia sarà di cento topi. Ora, se dovessimo decidere di avere una popolazione di duecento topianziché di cento, non avremmo bisogno di aggiungere afrodisiaci alla lorodieta o di proiettare film a luci rosse. Dovremo solo aumentare la quantitàdi cibo che inseriamo nella gabbia. Se immetteremo cibo sufficiente perduecento topi, presto ne avremo duecento. Se ne immetteremo abbastanzaper trecento topi, presto ne avremo trecento. Se ne immetteremoabbastanza per quattrocento topi, presto ne avremo quattrocento. Se neimmetteremo abbastanza per cinquecento topi, presto ne avremocinquecento. Questa non è unipotesi, amici miei. Non è una congettura. Èuna certezza. Senza dubbio, comprenderete che non cè nulla di speciale nei topi, aquesto riguardo. Lo stesso accadrebbe con i grilli, con le trote, con i tassi ocon i passeri. Ma temo che molta gente si adombri allidea che gli esseriumani possano essere inclusi in questa lista. Poiché come singoli individuisiamo in grado di controllare le nostre capacità riproduttive, questa genteimmagina che la nostra crescita come specie dovrebbe essere indifferentealla semplice disponibilità di cibo. Fortunatamente, ho a disposizione una considerevole quantità di dati 227
    • che dimostrano che, come specie, noi siamo sensibili quanto qualsiasi altraalla disponibilità di cibo – in effetti, ho tre milioni di anni di dati. Per tuttoquesto periodo, a eccezione degli ultimi diecimila anni, la specie umana èstata un membro in forte minoranza dellecosistema mondiale. Provate aimmaginarlo: tre milioni di anni e la specie umana non ha conquistato laTerra! Cè stata una certa crescita, naturalmente, attraverso semplicimigrazioni da un continente allaltro, ma questa crescita procedeva a unritmo glaciale. Si stima che la popolazione umana allinizio del Neoliticofosse di circa dieci milioni di individui – dieci milioni, se riuscite aimmaginarlo! Dopo tre milioni di anni! Poi, improvvisamente, le cose cominciarono a cambiare. E ilcambiamento è stato che il popolo di una cultura, in un angolo del mondo,sviluppò una particolare forma di agricoltura in grado di produrre quantitàmai viste di cibo. In seguito a ciò, in questo angolo del mondo, lapopolazione raddoppiò in appena tremila anni. E poi raddoppiò di nuovo,questa volta in soli duemila anni. In un battito di ciglia (su scalageologica), la popolazione umana passò da dieci a cinquanta milioni diindividui – lottanta percento dei quali probabilmente praticavalagricoltura totalitaria: erano membri della nostra cultura, sia a Oriente chea Occidente. Lacqua nel calderone si stava scaldando, e cominciavano a compariredei segnali di pericolo. Segnali di pericolo: 5000-3000 avanti Cristo. Il posto stava diventando affollato. Pensateci. La gente è solita pensareche la storia sia inevitabilmente ciclica, ma ciò che sto descrivendo non siera mai verificato prima. Per tre milioni di anni, gli esseri umani nonavevano mai vissuto in un luogo affollato. Ma ora la gente di una singolacultura – la nostra – stava imparando cosa significa vivere in un postoaffollato. Il territorio stava diventando affollato e troppo sfruttato, ilterreno impoverito stava diventando sempre meno produttivo. Cera piùgente, e si stava contendendo risorse in diminuzione. Lacqua si stava scaldando intorno alla rana – e ricordate ciò che stiamocercando: segnali di pericolo. Che succede quando più gente entra incompetizione per meno risorse? È ovvio. Lo sanno anche i bambini.Quando più gente entra in competizione per meno risorse, comincia acombattere. Ma naturalmente non combatte a casaccio. Il macellaio di una 228
    • città non combatte con il panettiere di quella stessa città, così come il sartodi una città non combatte con il calzolaio di quella stessa città. No, ilmacellaio, il panettiere, il sarto e il calzolaio di una certa città si associanoper dare battaglia al macellaio, al panettiere al sarto e al calzolaio diunaltra città. Non abbiamo bisogno di vedere i corpi esanimi sul campo di battagliaper capire che si trattava dellinizio di unepoca di guerre che continuatuttora. Ciò che ci serve vedere è la macchina da guerra. Non intendo unamacchina meccanica – bighe, catapulte, macchine da assedio e così via.Intendo una macchina politica. Macellai, panettieri, sarti e calzolai non siorganizzano da soli in eserciti. Hanno bisogno dei signori della guerra – re,principi e imperatori. È in questo periodo, circa cinquemila anni fa, che vediamo formarsi iprimi stati per la difesa e laggressione armata. È in questo periodo chevediamo forgiare eserciti che i monarchi usano come spade. Senza unesercito, un re non è altro che un chiacchierone con dei vestiti appariscenti.Questo lo sapete. Ma con un esercito a disposizione, un re può imporre ilproprio volere ai suoi nemici e scolpire il proprio nome nella storia – e, ineffetti, i soli nomi che ci sono arrivati da questepoca sono quelli di reconquistatori. Nessuno scienziato, nessun filosofo, nessuno storico, nessunprofeta: solo conquistatori. Anche qui, non stiamo assistendo a nulla diciclico. Per la prima volta nella storia umana, le persone importanti sonoquelle con un esercito. Ora notate bene che nessuno pensava che la comparsa degli esercitifosse un brutto segno, un segnale di pericolo. Pensavano che fosse unbuon segno. Pensavano che gli eserciti rappresentassero un miglioramento.Lacqua stava giusto diventando deliziosamente calda, e nessuno sipreoccupava di qualche bollicina. Da quel momento in avanti, le necessità militari divennero lo stimoloprincipale per lavanzamento tecnologico nella nostra cultura. Non cèniente di male, no? I nostri soldati hanno bisogno di armature migliori, dispade migliori, di bighe migliori, di archi e frecce migliori, di macchine daassedio migliori, di arieti migliori, di artiglieria migliore, di fucili migliori,di carri armati migliori, di aeroplani migliori, di bombe migliori, di missilimigliori, di gas nervino migliore… Be, capite di che sto parlando. In quelmomento, nessuno vide nella tecnologia posta al servizio della guerra unsegno che stava accadendo qualcosa di brutto. Tutti pensavano che sitrattasse di un miglioramento. 229
    • Da quel momento in avanti, la frequenza e la gravità delle guerre servìcome misura della temperatura che lacqua stava raggiungendo intorno allanostra rana sorridente. Segnali di pericolo: 3000-1400 avanti Cristo. Il fuoco ardeva sotto il calderone della nostra cultura, e il successivoraddoppio della popolazione richiese solo milleseicento anni. Ora ceranocento milioni di esseri umani, nel 1400 a.C., il novanta percento dei qualierano probabilmente membri della nostra cultura. Il medioriente non erapiù abbastanza grande per noi da molto tempo. Lagricoltura totalitaria siera spostata a nord e a est verso la Russia, lIndia e la Cina, a nord e a ovestverso lAsia Minore e lEuropa. In questi territori un tempo erano statipraticati altri tipi di agricoltura, ma ora – cè bisogno di dirlo? – agricolturasignificava il nostro tipo di agricoltura. Lacqua sta diventando sempre più calda. Tutti i vecchi segnali dipericolo sono ancora lì, ovviamente, perché dovrebbero scomparire? Manmano che lacqua si scalda, quei segnali non fanno che diventare semprepiù evidenti e drammatici. La guerra? Le guerre dellera precedente eranoscaramucce al confronto di quelle di questepoca. Questa è lEtà delBronzo! Vere armi, per Dio! Vere armature! Grandi eserciti, sostenuti daincredibili ricchezze imperiali! A differenza di quelli rappresentati dalla guerra, gli altri segnali dipericolo non sono forgiati nel bronzo o scolpiti nella pietra. Nessunoscolpisce bassorilievi per rappresentare la vita nei bassifondi di Menfi o diTroia. Nessuno scrive articoli per denunciare la corruzione di Cnosso o diMoenio-Daro. Nessuno gira documentari sul traffico di schiavi. Eppure, cèalmeno un segnale che può essere notato facilmente: il crimine stavadiventando un problema. Guardandovi in faccia, vedo come questa notizia vi lascia indifferenti.Il crimine? Il crimine è universale tra gli esseri umani, no? No, in realtànon lo è. Comportamenti negativi, sì. Comportamenti spiacevoli,comportamenti fastidiosi, sì. Si può sempre contare sul fatto che la gente siinnamori della persona sbagliata, o perda le staffe, o sia stupida, avida ovendicativa. Il crimine è qualcosa di diverso, e tutti noi lo sappiamo. Ciòche noi intendiamo per crimine non esisteva tra le popolazioni tribali, equesto non perché esse fossero migliori di noi, ma perché eranoorganizzate in un modo diverso. Vale la pena approfondire questo punto. 230
    • Se qualcuno vi irrita, diciamo interrompendovi continuamente mentreparlate – questo non è un crimine. Non potete chiamare la polizia e farearrestare, processare e incarcerare quella persona, perché interrompere lagente non è un crimine. Ciò significa che ve la dovete cavare da soli, almeglio delle vostre possibilità. Ma se la stessa persona entra in casa vostrae si rifiuta di andarsene, allora si tratta di violazione di proprietà privata –di un crimine – e potete senzaltro chiamare la polizia e farla arrestare,processare e forse anche incarcerare. In altre parole, il crimine, adifferenza degli altri comportamenti spiacevoli, mette in movimento lamacchina statale. I crimini sono ciò che lo Stato definisce come tali. Laviolazione di proprietà privata è un crimine, ma interrompere la gente no, equindi noi abbiamo due modi diversi di affrontare queste situazioni – adifferenza delle persone che vivono in società tribali. Qualunque sia ilproblema, dalle cattive maniere allomicidio, esse lo gestiscono da sole,come voi gestite una persona che vi interrompe. Invocare il potere delloStato per loro non è possibile, perché non hanno uno Stato. Nelle societàtribali, il crimine semplicemente non esiste come categoria distinta delcomportamento umano. Notate bene: non cè niente di ciclico neanche nella comparsa delcrimine nella società umana. Per la prima volta nella storia, la gente avevaa che fare con il crimine. E notate che il crimine comparve quandocomparve la scrittura. Questo significa che, non appena la gente cominciòa scrivere, cominciò a scrivere leggi. Questo perché la scrittura permiseloro di fare qualcosa che non avevano mai potuto fare prima: definire intermini stabili e precisi i comportamenti che volevano che lo statoregolasse, punisse ed eliminasse. Da quel momento, il crimine nella nostra cultura fu un “problema” conuna propria identità distinta. Come la guerra, era destinato a rimanere connoi, tanto a Oriente quanto a Occidente, fino a oggi. Da quel momento, ilcrimine si unì alla guerra nel costituire una misura di quanto lacqua stessedivenendo calda intorno alla nostra rana sorridente. Segnali di pericolo: 1400-0 avanti Cristo. Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e ilsuccessivo raddoppio della popolazione richiese solo millequattrocentoanni. Cerano duecento milioni di esseri umani ora, allinizio della nostraera attuale, e almeno il novantacinque percento di loro apparteneva alla 231
    • nostra cultura, sia a Oriente che a Occidente. Era unera di avventurieri nel campo della politica e della guerra.Hammurabi divenne il padrone dellintera Mesopotamia. Sesostris IIIdEgitto invase la Palestina e la Siria. Tiglath Pileser I dAssiria estese ilproprio regno fino alle coste del Mediterraneo. Il faraone egizio Sheshonkinvase la Palestina. Tiglath Pileser III conquistò la Siria, la Palestina,Israele e la Babilonia. Nabucodonosor II di Babilonia prese Gerusalemmee Tiro. Ciro il Grande estese i propri possedimenti attraverso linterooccidente civilizzato e, due secoli dopo, Alessandro il Grande compìunimpresa analoga. Era anche unera di ribellioni civili e di assassinii. Il regno diShalmaneser dAssiria finì con una rivoluzione. Una rivolta nella Calcidicacontro il dominio di Atene segnò linizio del ventennale conflittoconosciuto come Guerra Peloponnesiaca. Alcuni anni dopo, ancheMitilene di Lesbo si ribellò. Spartani, Achei e Arcadi organizzarono unarivolta contro il dominio macedone. Una rivolta in Egitto costrinseTolomeo III a interrompere la sua campagna militare in Siria e tornare acasa. Filippo il Macedone venne assassinato, così come Dario III di Persia,Seleuco III Soter, il generale cartaginese Asdrubale, il riformatore TiberioSempronio Gracco, il re seleucide Antioco VIII, limperatore cinese WongMong e gli imperatori romani Claudio e Domiziano. Ma questi non erano gli unici segnali di pericolo osservabili inquestepoca. Falsificazione, svalutazione, inflazione catastrofica – tuttiquesti fastidiosi problemi comparivano ora regolarmente. La fame divennenormale nella vita di tutto il mondo civilizzato, così come la peste, sempresintomatica di sovraffollamento e scarsa igiene. Nel 429 a.C., la pestesterminò i due terzi della popolazione di Atene. I pensatori, sia in Cina chein Europa, cominciarono a raccomandare alla gente di avere famiglie diminori dimensioni. La schiavitù divenne un enorme affare internazionale e, naturalmente,lo è rimasto fino a oggi. Si stima che, verso la metà del quinto secolo, unindividuo su tre o quattro ad Atene fosse uno schiavo. Quando Cartaginevenne conquistata da Roma, nel 146 a.C., cinquantamila sopravvissutivennero venduti come schiavi. Nel 132 a.C., circa settantamila schiaviromani si ribellarono. Quando la rivolta fu repressa, ventimila di essifurono crocifissi, ma ciò fu ben lontano dal rappresentare la fine deiproblemi di Roma con i suoi schiavi. Ma in questo periodo comparvero nuovi segnali di pericolo, assai più 232
    • rilevanti per la nostra discussione di stasera. Per la prima volta nella storia,la gente stava cominciando a sospettare che stesse succedendo qualcosa difondamentalmente sbagliato. Per la prima volta nella storia, la gentecominciava a sentirsi vuota, cominciava a percepire che la propria vita nonvaleva abbastanza, cominciava a chiedersi se la vita fosse davvero tutta lì,cominciava a desiderare vagamente qualcosa di più. Per la prima voltanella storia, la gente cominciava ad ascoltare i predicatori religiosi chepromettevano loro la salvazione. È impossibile sottolineare abbastanza la novità dellidea dellasalvazione. La religione era stata parte della nostra cultura per migliaia dianni, certo, ma non era mai stata incentrata sulla salvazione così come laintendiamo noi o come cominciava a intenderla la gente di questo periodo.Gli dei primitivi erano stati dei magici della cucina e dei raccolti, delleminiere e della nebbia, della pittura e dellallevamento, ai quali si ricorrevasecondo necessità come fossero portafortuna. Le religioni fino a quelpunto erano state religioni di stato, parte dellapparato di sovranità e digoverno (comè evidente osservando i loro templi, costruiti per cerimoniereali anziché per la devozione popolare). Il Giudaismo, il Bramanesimo, lInduismo, lo Scintoismo e il Buddismonacquero tutti in questo periodo. Improvvisamente, dopo seimila anni diagricoltura totalitaria e di costruzione di civiltà, i membri della nostracultura – sia a Oriente che a Occidente, gemelli nati da un solo parto –cominciavano a chiedersi se le proprie vite avessero un senso,cominciavano a percepire in se stessi un vuoto che il successo economico ela stima dei propri concittadini non riuscivano a riempire, cominciavano acredere che ci fosse qualcosa di profondamente – perfino intrinsecamente– sbagliato in loro. Segnali di pericolo: 0-1200 dopo Cristo. Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e ilsuccessivo raddoppio della popolazione richiese solo milleduecento anni.Cerano quattrocento milioni di esseri umani, ora, il novantanove percentodei quali apparteneva alla nostra cultura, a Oriente e a Occidente. Guerra,pestilenza, fame, corruzione politica e disordini, crimine e instabilitàeconomica erano aspetti quotidiani della nostra vita culturale, ed eranodestinati a rimanerlo. Le religioni salvazioniste erano già fortementeradicate in Oriente da secoli quando iniziò questo periodo, ma il grande 233
    • impero dellOccidente ancora venerava dozzine di divinità talismaniche, daEolo a Zefiro. Eppure, la gente comune dellimpero – gli schiavi, glisconfitti, i contadini, le masse diseredate – era pronta, quando la primagrande religione salvazionista occidentale bussò alla sua porta. Fu facileper questa gente accettare lidea che lumanità fosse innatamente difettosa,vedere se stessi come peccatori bisognosi di essere salvati dalladannazione eterna. Questa gente desiderava ardentemente disprezzare ilmondo terreno e sognare una vita beata oltre la morte, nella quale il poveroe lumile sarebbero stati elevati al di sopra dellorgoglioso e del potente. Il fuoco continuava ad ardere senza sosta sotto il calderone della nostracultura, ma adesso i popoli di ogni dove avevano le religioni salvazionistea mostrare loro come comprendere le inevitabili sofferenze della vita ecome affrontarle. I credenti delle varie confessioni tendono a concentrarsisulle differenze tra una religione e laltra, ma io mi concentro sui loro puntiin comune, che sono i seguenti: la condizione umana è quella che è, enessuno sforzo da parte tua potrà mai cambiarla; è oltre le tue possibilitàsalvare la tua gente, i tuoi amici, i tuoi genitori, i tuoi figli o la tuacompagna, ma cè una persona che puoi salvare (una sola), e questa sei tu.Nessun altro può salvarti a parte te, e tu non puoi salvare nessun altro chete stesso. Puoi portare il Verbo agli altri, come essi possono portarlo a te,ma questo è tutto ciò che puoi fare, che si tratti di Buddismo, di Induismo,di Giudaismo, di Cristianesimo o di Islam: nessuno può salvarti a parte te,e tu non puoi salvare che te stesso. La salvazione è certamente la cosa piùmeravigliosa che puoi ottenere nella tua vita – e non solo non devicondividerla con altri, ma non ti è proprio possibile farlo. Per come la vedono queste religioni, se fallisci nellottenere lasalvazione il tuo fallimento è totale, indipendentemente dal fatto che glialtri ci riescano o meno. Daltro canto, se ottieni la salvezza il tuo successoè totale – di nuovo, indipendentemente dal fatto che gli altri ci riescano omeno. Alla fine dei conti, secondo queste religioni, se tu ottieni laredenzione allora nientaltro nelluniverso ha importanza. Ciò che conta èsolo la tua salvazione. Nientaltro conta, neppure la mia (eccetto,naturalmente, per me). Si trattava di un nuovo modo di vedere ciò che aveva importanza almondo. Dimentica la bollitura, dimentica il dolore. Nulla importa, se nonte stesso e la tua salvezza. Segnali di pericolo: 1200-1700. 234
    • Era una visione notevole, ma ovviamente il fuoco continuava ad arderesotto il calderone della nostra cultura, e il successivo raddoppio dellapopolazione richiese solo cinquecento anni. Cerano ottocento milioni diesseri umani ora, il novantanove percento dei quali apparteneva alla nostracultura, a Oriente e a Occidente. È lepoca della peste bubbonica, dellOrdaMongola, dellInquisizione. A Londra vennero aperti il primo manicomio ela prima prigione per i debitori insolventi. I contadini si ribellarono inFrancia nel 1251 e nel 1358. I lavoratori tessili si ribellarono nelle Fiandrenel 1280. La ribellione di Wat Tyler condusse lInghilterra allanarchia nel1381, quando lavoratori di ogni categoria si unirono per esigere la finedello sfruttamento. I lavoratori in preda alla peste e alla fame si ribellaronoin Giappone nel 1428 e di nuovo nel 1461. I servi in Russia si ribellarononel 1671 e nel 1672; i servi in Boemia si ribellarono otto anni dopo. LaMorte Nera devastò lEuropa nel bel mezzo del quattordicesimo secolo eritornò periodicamente nei due secoli successivi, portandosi via decine dimigliaia di persone ogni volta. In appena due anni, nel diciassettesimosecolo, uccise un milione di persone nellItalia settentrionale. Gli Ebrei offrivano un comodo capro espiatorio per le sofferenze di tuttie per tutto ciò che non andava per il verso giusto. La Francia cercò diespellerli nel 1252, poi li costrinse a portare dei simboli che lidistinguessero, poi li privò dei loro possedimenti, poi tentò nuovamente diespellerli. La Gran Bretagna tentò di espellerli nel 1290 e nel 1306. LaColonia tentò di espellerli nel 1414, accusandoli di aver diffuso la PesteNera ovunque andassero e a ogni occasione in cui si era presentata.Migliaia furono impiccati e bruciati vivi. La Castiglia tentò di espellerli nel1492. Migliaia vennero trucidati a Lisbona nel 1506. Paolo III li separò dalresto di Roma confinandoli nel primo ghetto. Langoscia di quel periodotrovò espressione nei movimenti dei flagellanti, secondo cui Dio nonsarebbe stato tentato di trovare tante punizioni stravaganti per noi (peste,carestia, guerra e così via) se lo avessimo anticipato infliggendoci da solipunizioni altrettanto stravaganti. Una volta, nel 1374, Aix-la-Chapellevenne colta da una strana smania che riempì le sue strade di migliaia didanzatori frenetici. Milioni morirono quando la fame colpì il Giappone nel1232, la Germania e lItalia nel 1258, lInghilterra nel 1294 e nel 1555,lintera Europa Occidentale nel 1315, Lisbona nel 1569, lItalia nel 1591,lAustria nel 1596, la Russia nel 1603, la Danimarca nel 1650, il Bengalanel 1669 e il Giappone nel 1674. La sifilide il tifo fecero la loro comparsa 235
    • in Europa. LErgotismo, un fungo che contaminava gli alimentiavvelenandoli, divenne endemico in Germania, uccidendo migliaia dipersone. Uninspiegabile malattia del sudore visitò e rivisitò lInghilterra,uccidendo decine di migliaia di persone. Le epidemie di vaiolo, tifo edifterite uccisero anchesse migliaia di individui. Gli inquisitori svilupparono una nuova tecnica per combattere leresia ela stregoneria, torturando i sospetti finché accusavano altri individui, chevenivano poi torturati finché incolpavano altri ancora, che venivano a lorovolta torturati finché accusavano altri, allinfinito. La tratta degli schiaviprosperò mentre milioni di Africani venivano trasportati nel NuovoMondo. Non mi prendo neanche la briga di menzionare la guerra, lacorruzione politica e il crimine, che continuarono a raggiungere vettesempre più elevate. Pochi obietterebbero a quanto Thomas Hobbes scrissenel 1651, descrivendo la vita umana come “solitaria, misera, disgustosa,brutale e breve”. Alcuni anni dopo, Blaise Pascal notò che “tutti gli uominisi odiano a vicenda per natura”. Il periodo terminò con decenni di caoseconomico, esacerbati da rivolte, carestie ed epidemie. Il Cristianesimo divenne la prima religione salvazionista globale,diffondendosi fin nellEstremo Oriente e nel Nuovo Mondo.Contemporaneamente, si frammentò. Ci si oppose duramente al primoscisma, ma dopo di esso la frammentazione cominciò a venire ritenutaquasi normale. Per favore, non fraintendete ciò che sto cercando di mostrarvi. Non stoelencando i segni della malvagità umana. Queste sono reazioni alsovraffollamento – troppe persone che competono per troppe pocherisorse, mangiano cibo avariato, bevono acqua inquinata e vedono leproprie famiglie morire di fame e di peste. Segnali di pericolo: 1700-1900. Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e ilsuccessivo raddoppio della popolazione richiese solo duecento anni. Perquando fu compiuto cerano un miliardo e mezzo di esseri umani e, a parteun mezzo punto percentuale, tutti loro appartenevano alla nostra cultura,sia a Oriente che a Occidente. Si trattò di un periodo nel quale, per laprima volta, i profeti religiosi attraevano seguaci semplicementepredicendo limminente fine del mondo. Nel quale il commercio delloppiodivenne un affare internazionale, sponsorizzato dalla Compagnia delle 236
    • Indie Orientali e protetto da navi da guerra inglesi. Nel quale lAustralia, laNuova Guinea, lIndocina e lAfrica furono conquistate o rivendicate comecolonie dalle principali potenze europee. Nel quale i popoli indigeni ditutto il mondo sarebbero stati spazzati via a milioni dalle malattie portateloro dagli Europei – morbillo, pellagra, pertosse, vaiolo, colera – mentrealtri milioni sarebbero stati confinati in riserve o sterminati per fare spazioallespansione delluomo bianco. Ciò non significa che solo i nativi stessero soffrendo. Sessanta milionidi Europei morirono di vaiolo nel solo diciottesimo secolo. Decine dimilioni morirono per le epidemie di colera. Mi ci vorrebbero dieci minutiper elencare le dozzine di letali apparizioni di peste, tifo, febbre gialla,scarlattina e influenza che avvennero in questo periodo. E chiunque dubitidella stretta connessione tra lagricoltura e la fame dovrebbe soloesaminare i dati relativi a questo periodo: raccolti disastrosi e carestia,raccolti disastrosi e carestia, raccolti disastrosi e carestia, più e più volte intutto il mondo civilizzato. Le cifre sono sconcertanti. Dieci milionimorirono di fame nel Bengala, nel 1769. Due milioni in Irlanda e inRussia, nel 1845 e nel 1846. Quasi quindici milioni in Cina ed in India trail 1876 e il 1879. In Francia, Germania, Italia, Inghilterra, Giappone e inogni altro luogo, decine o centinaia di migliaia morirono in altre carestietroppo numerose per elencarle. Mentre le città divenivano più affollate, langoscia umana raggiungevavette che non sarebbero state neppure immaginabili nelle epocheprecedenti, con centinaia di milioni di persone costrette ad abitare inbassifondi di inconcepibile squallore, preda delle malattie portate dai rattie dallacqua contaminata, senza alcuna educazione e senza la minimapossibilità di migliorare la propria condizione. Il crimine fiorì come maiprima e veniva di solito punito pubblicamente per mezzo di mutilazioni,marchiature, fustigazioni o morte; la prigionia come forma di punizionealternativa si sviluppò solo nellultima parte di questo periodo. Anche lamalattia mentale prosperò come mai prima – pazzia, alienazione o inqualunque altro modo preferiate chiamarla. Nessuno sapeva cosa fare con ipazzi: di solito venivano incarcerati insieme ai criminali, incatenati aimuri, frustati, dimenticati. Linstabilità economica rimase alta e le sue conseguenze si fecerosentire più diffusamente di quanto fosse mai avvenuto. Tre anni di caoseconomico in Francia portarono direttamente alla rivoluzione del 1789, nelcorso della quale furono bruciate, fucilate, annegate e ghigliottinate 237
    • centinaia di migliaia di vittime. Periodici crolli del mercato e depressionispazzarono via centinaia di migliaia di attività economiche e ridussero allafame milioni di persone. Questepoca vide anche nascere la Rivoluzione Industriale, certo, maessa non portò benessere e prosperità alle masse. Al contrario, portò lorouno sfruttamento avido e insensibile, con donne e bambini che lavoravanoper dieci, dodici e più ore al giorno per paghe da fame in negozi, fabbrichee miniere. Potete verificare queste atrocità da soli, se non avete familiaritàcon esse. Nel 1787 era risaputo che i lavoratori francesi lavorassero fino asedici ore al giorno e spendessero il sessanta percento delle loro paghe peruna dieta che comprendeva poco più che pane e acqua. Solo a metà deldiciannovesimo secolo il Parlamento inglese limitò la giornata lavorativainfantile a dieci ore. Frustrata e senza speranza, la gente di ogni dovedivenne ribelle e recalcitrante, e i governi di ogni dove reagirono consistematiche repressioni, brutalità e tirannie. Ci furono centinaia diinsurrezioni di contadini, coloni, schiavi e operai – non potrei neppureelencarle tutte. A Oriente e a Occidente, gemelli nati da un solo parto, eralera delle rivoluzioni. Decine di milioni di persone morirono in esse. Che rivolte e repressioni fossero normali e abituali interazioni tragovernanti e governati era una novità, lo capite. Una novità nella qualepotete scorgere i segnali di pericolo caratteristici di questepoca. In questo periodo, il lupo e il cinghiale furono deliberatamentesterminati in Europa. Lalca impenne dellisola di Edley, nelle vicinanzedellIslanda, fu cacciata per le sue penne fino allestinzione, avvenuta nel1844, divenendo la prima specie a essere sterminata per motivi puramentecommerciali. In Nord America, per facilitare la costruzione delle ferrovie eminare alle fondamenta le riserve alimentari delle popolazioni native ostili,vennero assunti dei cacciatori professionisti perché distruggessero lemandrie dei bisonti, ed essi arrivarono a sterminare tre milioni di esemplariin un solo anno. Nel 1893, ne rimanevano ormai solo un migliaio. In questepoca, la gente non andava più in guerra per difendere ilproprio credo religioso. La gente continuava ad avere un credo religioso,continuava a esservi avvinghiata, ma le dispute e le divisioni teologicheche un tempo erano sembrate di importanza così vitale furono reseirrilevanti da preoccupazioni materiali assai più pressanti. La consolazionefornita dalla religione è una cosa, ma un lavoro, una paga consistente, dellecondizioni di vita decenti, la libertà dalloppressione e una vaga speranzadi miglioramento sociale ed economico, sono ben altra. 238
    • Non credo sarebbe troppo fantasioso suggerire che le speranze che nelleepoche precedenti erano state riposte nella religione venissero ora ripostenella rivoluzione e nelle riforme politiche. La promessa di una “torta incielo dopo morti” non era più sufficiente a rendere sopportabile la miseriadella vita nel calderone. Nel 1843, il giovane Karl Marx chiamò lareligione “loppio dei popoli”. Considerando la situazione da una distanzadi oltre un secolo e mezzo, comunque, è chiaro che la religione non era piùmolto efficace come narcotico. Segnali di pericolo: 1900-1960. Il fuoco continuava ad ardere sotto il calderone della nostra cultura, e ilsuccessivo raddoppio della popolazione richiese solo sessantanni. Oracerano tre miliardi di esseri umani e, a parte forse due decimi di puntopercentuale, tutti loro appartenevano alla nostra cultura, a Oriente e aOccidente. Cosa dovrei dire a proposito dellacqua che fumava nel nostro calderonein questo periodo? Credete che stia già bollendo? Il primo collassoeconomico globale, che iniziò nel 1929, vi sembra un segnale di pericolo?Due catastrofiche guerre mondiali, vi sembrano segnali di pericolo? Salitedi alcune migliaia di chilometri nello spazio e guardate comesessantacinque milioni di esseri umani vengono macellati sui campi dibattaglia o fatti a pezzi dai bombardamenti, come altri cento milioni siritengono fortunati a uscirne semplicemente ciechi, mutilati o storpi. Stoparlando di una quantità di persone pari allintera popolazione umanadellEtà dOro della Grecia classica. Sto parlando della quantità di personeche distruggereste oggi se sganciaste bombe allidrogeno su Berlino,Parigi, Roma, Londra, New York, Tokyo e Hong Kong. Credo che lacqua sia rovente, signore e signori. Credo che la rana stiabollendo. Segnali di pericolo: 1960-96. Il successivo raddoppio della popolazione si verificò in soli trentaseianni, portandoci al momento attuale, nel quale ci sono sei miliardi di esseriumani sul pianeta e, a parte pochi milioni sparsi qua e là, tuttiappartengono alla nostra cultura, a Oriente e a Occidente. Le voci nel nostro nutrito coro di stress e tensioni si sono aggiunte poco 239
    • a poco, epoca dopo epoca. Dapprima venne la guerra: la guerra comecaratteristica sociale, la guerra come stile di vita. Per duemila anni o più, laguerra sembra essere stata la sola voce nel coro. Ma in breve a essa siaggiunse il crimine: il crimine come caratteristica sociale e come stile divita. Poi venne la corruzione: la corruzione come caratteristica sociale ecome stile di vita. Poco dopo, a queste voci si unì la schiavitù: la schiavitùcome commercio globale e come caratteristica sociale. Seguironoimmediatamente delle rivolte: cittadini e schiavi si sollevarono per sfogarela propria rabbia e la propria sofferenza. Poi, quando la pressione dellapopolazione crebbe di intensità, la fame e le pestilenze trovarono la lorovoce e cominciarono a cantare ovunque nella nostra cultura. Il lavoro divaste classi di poveri cominciò a essere sfruttato spietatamente. Ilcommercio globale delle droghe si aggiunse a quello della schiavitù. Leclassi lavoratrici – le cosiddette classi pericolose – si sollevarono ininsurrezioni e rivolte. Leconomia del mondo intero collassò. Le potenzeindustriali globali giocarono alla conquista del mondo e al genocidio. Dopo di che siamo arrivati noi: dal 1960 a oggi. Che cosa canta la nostra voce nel coro del pericolo? Per circaquarantanni lacqua ha continuato a bollire attorno alla rana. Una per una,a migliaia, a milioni le sue cellule sono morte, incapaci di restare in vita. Che cosa stiamo osservando, qui? Vi dirò un nome e voi potrete dirmise ho ragione. Mi sento di chiamarlo… Collasso culturale. Ecco cosastiamo cantando nel ritornello del pericolo – non al posto di tutto il resto,ma in aggiunta a tutto il resto. Questo è il nostro personale contributoallululato di dolore della nostra cultura. Per la prima volta nella storia delmondo, piangiamo il collasso di tutto ciò che conosciamo e siamo in gradodi capire, il collasso della struttura su cui tutto è stato costruito dalliniziodella nostra cultura fino a ora. La rana è morta... E noi non riusciamo a immaginare cosa ciò possasignificare per noi e per i nostri figli. Siamo terrorizzati. Ho ragione? Pensateci. Se ho torto non cè nulla da aggiungere,naturalmente. Ma se credete che abbia ragione, tornate qui domani notte econtinuerò da questo punto. (Riprendi la narrazione a pagina 23.) 240
    • Il crollo dei valori. 19 maggio, Schauspielhaus Wahnfried, Radenau. Prima della nostra epoca, il coro del pericolo che si era creato durante idiecimila anni della nostra vita culturale contava nove voci: guerra,crimine, corruzione, ribellione, fame, malattie, schiavitù, genocidio ecollasso economico. Dal 1960, la nostra epoca ha trovato una decima voceda aggiungere al coro, una voce mai sentita prima: quella del collassoculturale. Una voce che lamenta perdita della visione, fallimento degliobiettivi e crollo dei valori. Ogni cultura ha una visione del posto che occupa nel grande schemadelle cose e nelluniverso. Non cè bisogno che le persone esprimanoquesta visione a parole (per esempio ai loro figli), perché viene giàespressa dalle loro vite – dalla loro storia, dalle loro leggende, dai lorocostumi, dalle loro leggi, dai loro rituali, dalle loro arti, dalle loro danze,dalle loro storie e dalle loro canzoni. In effetti, se chiedeste loro di spiegarequesta loro visione non saprebbero nemmeno da dove cominciare, epotrebbero anche non capire di che cosa state parlando. Si potrebbe direche si tratta di una sorta di bassa, tenue canzone che hanno ascoltato findalla nascita, che hanno udito in modo così costante durante la loro vita danon rendersi neanche conto di averla mai sentita. So che molti di voi hannofamiliarità con il lavoro del mio collega Ishmael, che ha chiamato lacantante di questa canzone Madre Cultura e ha identificato la canzonecome semplice mitologia. Il famoso mitologista Joseph Campbell si è lamentato che oggigiorno lagente della nostra cultura non ha mitologia, ma, come ci ha mostratoIshmael, non tutta la mitologia proviene da bardi e cantastorie intorno alfuoco. Un altro tipo di mitologia ci è arrivata da imperatori, legislatori,preti, leader politici e profeti. Oggi ci viene raccontata dai pulpiti dellechiese, da film e telefilm, da insegnanti, giornalisti, romanzieri ed espertivari. Non è una mitologia composta da storie pittoresche, ma piuttosto unache ci dice che cosa gli dei avevano in mente quando crearono luniverso equal è il nostro ruolo dentro di esso. Un popolo non può funzionare senzaquesto tipo di mitologia più di quanto un individuo possa funzionare senzaun sistema nervoso. È il principio guida di tutte le nostre attività. Ci spiegail significato di tutto ciò che facciamo. Può accadere che alcune circostanze infrangano la visione di una 241
    • cultura riguardo il suo posto nel grande schema delle cose, rendano la suamitologia priva di senso, soffochino la sua canzone. Quando questoavviene (ed è successo molte volte), quella cultura va in pezzi. Ordine eobiettivi vengono rimpiazzati da caos e confusione. Le persone perdono lavolontà di vivere, diventano apatiche, violente e suicide, e cominciano adabusare di alcool e droghe e a commettere crimini. La struttura che unavolta teneva tutto insieme è ora distrutta, e leggi, usanze e istituzionicadono in disuso e vengono disprezzate, specialmente tra i giovani, chevedono che perfino gli adulti non riescono più a trovarci un senso. Sevolete studiare alcuni popoli che hanno attraversato una simile distruzione,non cè carenza di luoghi da visitare negli Stati Uniti, in Africa, in SudAmerica, in Nuova Guinea, in Australia – dovunque, in effetti, dei popoliaborigeni sono stati schiacciati dalle ruote di quellautotreno che è la nostracultura. O potete semplicemente restarvene a casa. Non cè più bisogno di viaggiare dallaltra parte del mondo per trovarepersone che sono diventate apatiche, violente e suicide, che hannocominciato a bere, drogarsi e commettere crimini, le cui leggi, usanze eistituzioni sono cadute in disuso e vengono ora disprezzate. Noi stessisiamo finiti sotto le ruote del nostro autotreno, la nostra visione del nostroposto nel grande schema delle cose è stata infranta, la nostra mitologia èdivenuta priva di senso e la nostra canzone ci è stata soffocata in gola.Queste sono cose che tutti noi percepiamo, non importa dove andiamo ocon chi parliamo, se con un rancher in Montana, con un mercante didiamanti ad Amsterdam, con un operatore di borsa a New York o con unautista di autobus ad Amburgo. Io sono abbastanza vecchio da ricordare un tempo in cui non era così, edi sicuro se lo ricordano anche i miei genitori e i vostri. Non sto parlandodei “bei vecchi tempi”, qui. Il coro del pericolo cantava già a pienipolmoni – il che è del tutto normale, dato che sto parlando dei decenni cheseguirono la guerra più distruttiva e omicida dellintera storia umana.Ciononostante, negli anni Quaranta e Cinquanta, la gente della nostracultura sapeva ancora dove stava andando, era ancora fiduciosa che unfuturo glorioso ci aspettasse proprio davanti a noi. Tutto ciò che dovevamofare era restare aggrappati alla visione e continuare a fare tutte le cose checi avevano condotti fino a quel punto. Potevamo fare affidamento su quellecose. Erano ciò che ci aveva donato università e sale da concerto,riscaldamento centrale e ascensori, Mozart e Shakespeare, transatlantici e 242
    • film cinematografici. Inoltre – e questo dovete tenerlo bene a mente – le cose che ci avevanoportati fino a quel punto erano buone cose. Negli anni Cinquanta non cerail benché minimo dubbio che questa fosse la verità, in nessuna parte dellanostra cultura, né a Oriente né a Occidente, né tra i capitalisti né tra icomunisti. Negli anni Cinquanta, tutti erano daccordo sul fatto chesfruttare il mondo era un nostro diritto divino. Il mondo era stato creatoperché noi potessimo sfruttarlo. E sfruttarlo lo rendeva migliore! Non ceralimite a ciò che potevamo fare. Taglia quanto vuoi, scava quanto vuoi,sradica le foreste, bonifica le paludi, blocca i fiumi con le dighe, scaricaveleno ovunque vuoi, quanto ne vuoi. Nulla di tutto questo venivaconsiderato negativo o pericoloso. Santo cielo, e perché avrebbe dovuto?La Terra era stata creata appositamente per essere utilizzata in questomodo. Era un infinito, indistruttibile campo giochi per gli esseri umani. Lapossibilità di esaurire o di danneggiare qualcosa semplicemente nonveniva presa in considerazione. La Terra era stata progettata in modo dapoter incassare qualunque danno, da poter assorbire e purificare ognitossina, in qualunque quantità. Far esplodere armi nucleari? Santo cielo,certo – quante ne volete! Migliaia, se volete. Del materiale radioattivogenerato nel cercare di realizzare il destino donatoci da Dio di sicuro nonpuò danneggiarci. Spazzare via intere specie? Assolutamente! Perché no? Se la gente nonha bisogno di queste creature, allora sono ovviamente superflue!Controllare il mondo in questo modo significa umanizzarlo, portarci unaltro passo più vicini al nostro destino. Ascoltate: nel 1948, lo svizzero Paul Müller ricevette il Premio Nobelper il suo incredibile lavoro con il diclorodifeniltricloroetano, che venivaconsiderato lo strumento chimico ideale per spazzare via le specie diinsetti non desiderate. Forse non lo riconoscete con quel nome cosìmelodico, diclorodifeniltricloroetano. Sto parlando del DDT. Negli anniCinquanta e Sessanta, il DDT fu fatto scorrere per il nostro pianeta comelatte e miele, come ambrosia. Tutti sapevano che si trattava di un velenoletale. Naturalmente lo era: era il suo scopo! Ma potevamo usarne quantone volevamo, perché non poteva danneggiare noi. La Terra avrebbe fatto ilsuo lavoro e se ne sarebbe occupata. Avrebbe ingoiato tutto quelmeraviglioso, mortale veleno e in cambio ci avrebbe dato acqua limpida,terra sana e aria pura. Avrebbe sempre ingoiato tutti i rifiuti radioattivi,tutti gli scarti industriali e tutti i veleni che potevamo generare per poi 243
    • restituirci acqua limpida, terra sana e aria pura. Questo era laccordo,questa era la visione stessa: il mondo era stato creato per lUomo, elUomo era stato creato per conquistarlo e dominarlo. Questo è ciò cheavevamo cercato di fare fin dallinizio: conquistare e dominare,comportarci come se il mondo fosse stato creato per nostro uso esclusivo,usando ciò che ci serviva e gettando via il resto – distruggendo il resto,perché era superfluo. Questa non era una cosa malvagia (notate bene), eraunopera sacra! Era ciò che Dio ci aveva creato per fare! E, per favore, non pensiate che questo fosse qualcosa che avevamoimparato dalla Genesi, in cui Dio disse ad Adamo di popolare la Terra esottometterla. Questo è qualcosa che sapevamo prima di Gerusalemme,prima di Babilonia, prima di Çatal Hüyük, prima di Gerico, prima di AliKosh, prima di Zawi Chemi-Shanidar. Non è qualcosa che ci hannoinsegnato gli autori della Genesi, è qualcosa che noi abbiamo insegnato aloro. Lasciatemi dire di nuovo – come devo fare in ogni occasione – chequesta non era la visione umana, non era una visione comparsaspontaneamente in noi quando siamo diventati Homo habilis, Homoerectus o Homo sapiens. Questa visione è comparsa in noi quando è nata lanostra particolare cultura, diecimila anni fa. Era il manifesto della nostrarivoluzione, e il suo destino era di venire diffuso ai quattro angoli dellaTerra. La veridicità di questo manifesto non venne messa in dubbio daicostruttori degli ziggurat di Ur o delle piramidi egizie. Non venne messa indubbio dalle centinaia di migliaia di persone che lavorarono per separare laCina dal resto del mondo con la sua Grande Muraglia. Non venne messa indubbio dai commercianti che trasportarono oro, vetro e avorio da Tebe aNippur e a Larsa. Non venne messa in dubbio dagli scriba degli Ittiti, degliElamiti e dei Mitanni, che per primi incisero i resoconti delle loroconquiste imperiali in tavolette di argilla. Non venne messa in dubbio daifabbri che trasportarono i loro potenti segreti da Babilonia a Ninive e aDamasco. Non venne messa in dubbio da Dario di Persia, da Filippo ilMacedone o da Alessandro il Grande. Non venne messa in dubbio daConfucio o Aristotele. Non venne messa in dubbio da Annibale, GiulioCesare o Costantino, il primo imperatore protettore della Cristianità. Nonvenne messa in dubbio da coloro che depredarono il cadavere dellImperoRomano – gli Unni, i Vichinghi, gli Arabi, gli Àvari e altri. Non vennemessa in dubbio da Carlo Magno o da Gengis Khan. Non venne messa in 244
    • dubbio dai crociati o dagli Assassini sciiti. Non venne messa in dubbio daimercanti della Lega anseatica. Non venne messa in dubbio da PapaAlessandro VI, che nel 1494 decise come lintero pianeta avrebbe dovutoessere diviso tra i poteri colonizzatori dEuropa. Non venne messa indubbio dai pionieri della Rivoluzione Scientifica – Copernico, Keplero eGalileo. Non venne messa in dubbio dai grandi esploratori del sedicesimoe del diciassettesimo secolo – e di sicuro non venne messa in dubbio daiconquistatori o dai coloni nel Nuovo Mondo. Non venne messa in dubbiodai fondatori intellettuali dellepoca moderna, pensatori come Cartesio,Adam Smith, David Hume e Jeremy Bentham. Non venne messa in dubbiodai pionieri della rivoluzione democratica, teorici politici come JohnLocke e Jean-Jacques Rousseau. Non venne messa in dubbio dagliinnumerevoli inventori, tecnici, investitori e visionari della RivoluzioneIndustriale. Non venne messa in dubbio dai gruppi Ludditi che distrusserofabbriche in Inghilterra. Non venne messa in dubbio dai giganti industrialiche costruirono rotaie, armarono eserciti e riempirono il mondo dacciaio –i Du Ponts, i Vanderbilt, i Krupp, i Morgan e i Carnegie. Non venne messain dubbio dagli autori del Manifesto Comunista, dai creatori dei sindacati odagli architetti della Rivoluzione Russa. Non venne messa in dubbio daigovernanti che gettarono lEuropa nel vortice della Prima GuerraMondiale. Non venne messa in dubbio dagli autori del Trattato diVersailles o dai progettisti della Società delle Nazioni. Non venne messa indubbio dal Fellowship of Reconciliation o dai firmatari dellOxford Pledge.Non venne messa in dubbio dai milioni che rimasero disoccupati durantela Grande Depressione. Non venne messa in dubbio da coloro chefaticarono per stabilire una democrazia parlamentare in Germania o daquelli che alla fine li sconfissero. Non venne messa in dubbio dallecentinaia di migliaia di individui che lavorarono in unindustria di mortecreata per liberare lumanità dalle “razze ibride”. Non venne messa indubbio dai milioni che combatterono nella Seconda Guerra Mondiale o daigovernanti che li mandarono a combattere. Non venne messa in dubbiodagli scienziati o dagli ingegneri che lavorarono così duramente e almassimo delle loro capacità per far piovere terrore sulle città inglesi etedesche. Il mondo era stato creato per lUomo, e lUomo era stato creato perconquistarlo e dominarlo. Questo manifesto di sicuro non venne messo in dubbio dai nostriconcorrenti nella corsa per dividere latomo e costruire unarma capace di 245
    • distruggere la nostra intera specie. Non venne messo in dubbio daiprogettisti delle Nazioni Unite. Non venne messo in dubbio dalle centinaiadi migliaia di individui che negli anni del dopoguerra sognarono unutopiain cui la gente avrebbe potuto riposarsi e lasciar svolgere tutto il lavoro airobot, in cui lenergia atomica sarebbe stata infinita e gratuita, in cuipovertà, fame e crimine sarebbero scomparsi. Ma questo manifesto sta venendo messo in dubbio adesso, signore esignori. Sta venendo messo in dubbio quasi ovunque nella nostra cultura,sia dai giovani che dai vecchi, ma soprattutto dai giovani, per cui il sognodi un futuro luminoso in cui la vita migliorerà sempre più è ormai privo disenso. I vostri figli sanno che non è ciò che avverrà. Lo sanno, in largaparte, perché lo sapete voi. Solo i nostri politici continuano a insistere che il mondo è stato creatoper lUomo e che lUomo è stato creato per conquistarlo e dominarlo. Perloro è un obbligo professionale continuare a sostenere e proclamare ilmanifesto della nostra rivoluzione. Se vogliono conservare il proprioincarico, devono assicurarci con convinzione assoluta che un futuroglorioso ci sta aspettando – ammesso che continuiamo a marciare sotto labandiera della conquista e del dominio. Ci rassicurano continuamente diquesto, e poi si domandano perché anno dopo anno sempre meno elettori siprendono il disturbo di andare a votare. Primavera Silenziosa e oltre. Ho detto che questa nuova epoca di crollo dei valori è cominciata nel1960. A voler essere precisi, dovrebbe venir fatta risalire al 1962, lanno incui uscì Primavera Silenziosa di Rachel Carson, la prima vera sfida maimossa alla visione ispiratrice della nostra cultura. I fatti che Carson portòallattenzione pubblica per descrivere i devastanti effetti ambientali delDDT e di altri pesticidi erano sconvolgenti. Il DDT non si limitava asvolgere il suo compito di sterminare gli insetti indesiderati: era entratonella catena alimentare degli uccelli, disturbando i processi riproduttivi edanneggiando la struttura delle uova, con il risultato che molte specieerano già state distrutte e molte altre erano minacciate, rendendo tuttaltroche impensabile che un giorno il mondo avrebbe potuto assistere a unaprimavera silenziosa – perché priva di uccelli. Ma Primavera Silenziosanon era solo lennesima opera scandalistica sempre ben accolta in ognicasa editrice. Con un solo, poderoso attacco, distrusse una volta per tutte 246
    • un complesso di articoli fondamentali per la nostra fede culturale: che ilmondo fosse in grado di riparare ogni danno che avremmo potutoarrecargli; che il mondo fosse progettato per fare esattamente questo; cheil mondo fosse “dalla nostra parte” nella nostra opera di accrescimento equindi avrebbe sempre tollerato e facilitato i nostri sforzi; che Dio stessoavesse plasmato il mondo specificamente perché sostenesse i nostri sforzidi conquistarlo e dominarlo. I fatti esposti in Primavera Silenziosasmentivano in modo semplice e chiaro tutte queste idee. Qualcosa dipresumibilmente benefico per noi non stava venendo tollerato dal mondo.Il mondo non stava sostenendo la nostra visione culturale. Dio non stavasostenendo la nostra visione culturale. Il mondo non erainequivocabilmente dalla nostra parte. Dio non era inequivocabilmentedalla nostra parte. Se la questione si fosse conclusa con Rachel Carson e il DDT, la nostravisione culturale sarebbe sicuramente riuscita a guarire e riprendersi. Ma,come sappiamo, Rachel Carson e il DDT furono solo linizio. Carson fusolo la prima a guardare, la prima a mostrarci che cera qualcosa di nuovoda vedere. A dozzine, a centinaia, a migliaia hanno guardato da allora, epiù hanno guardato, più hanno distrutto la nostra fede culturale. Nonriassumerò tutti gli studi condotti al riguardo. In una sera potrei amalapena scalfirne la superficie, e non farei altro che dirvi cose che potetetrovare in una qualsiasi enciclopedia. La conclusione è questa: nel suo attuale numero e con le sue attività, laspecie umana sta avendo un impatto letale sul mondo. Laghi, oceani,foreste e terreni stanno morendo per ragioni direttamente correlate allenostre azioni. Centoquaranta specie scompaiono ogni giorno per ragionidirettamente correlate alle nostre azioni. Vi vedo contorcervi sui vostri sedili, ma non vi sto dicendo queste coseper farvi sentire colpevoli. Non è affatto questo il mio scopo. Io stasera sono qui per capire... Cosè andato storto. Teorie: cosè andato storto? Capire qual è il problema è diventata una preoccupazione globale.Gente di ogni età ci sta lavorando su – persone di ogni classe sociale oeconomica, di ogni schieramento politico. Bambini di dieci anni stannocercando di capirlo. Lo so perché ne parlano con me. Lo so perché li hovisti smettere di giocare per dare alla faccenda la loro attenzione. 247
    • Ogni anno, sempre più bambini nascono fuori dal matrimonio. Semprepiù bambini vivono in famiglie distrutte. Sempre più persone sono colpitedal crimine. Sempre più bambini vengono maltrattati o uccisi. Sempre piùdonne vengono violentate. Sempre più persone hanno paura di camminareper strada di notte. Sempre più gente commette suicidio. Sempre piùpersone diventano dipendenti da droghe o alcool. Sempre più individuisono imprigionati in quanto criminali. Sempre più persone trovanoregolarmente intrattenimento nella violenza omicida e nella pornografia.Sempre più persone si immolano in culti folli, terrorismi vaneggianti eimprovvisi, incontrollabili raptus di violenza. Le teorie avanzate per spiegare tutto ciò sono per la maggior parteluoghi comuni, truismi e banalità. Esprimono la saggezza ricevuta dalleepoche passate. Si sente dire, per esempio, che la specie umana èfatalmente e irrimediabilmente difettosa. Si sente dire che la specie umanaè una sorta di malattia globale che Gaia alla fine si scrollerà di dosso. Sisente dire che la colpa è dellinsaziabile avidità capitalista o dellatecnologia. Si sente dire che la colpa è dei genitori, della scuola o del rockand roll. A volte si sente dire che la colpa è dei sintomi stessi, dellapovertà, delloppressione, dellingiustizia, del sovraffollamento,dellindifferenza della burocrazia e della corruzione politica. Queste sono alcune delle teorie più comuni avanzate per spiegare cosèandato storto. Ne sentirete altre. Molte di esse devono venire dedotte dairimedi che vengono proposti per correggere la situazione. Di solito, questirimedi sono espressi in questo modo: “Tutto ciò che dobbiamo fare è...Qualcosa.” Eleggere il partito giusto. Liberarci di questo politico.Ammanettare i liberali. Ammanettare i conservatori. Scrivere leggi piùsevere. Dare condanne più lunghe. Riportare in vigore la pena di morte.Uccidere gli ebrei, uccidere antichi nemici, uccidere gli stranieri, ucciderequalcuno. Meditare. Recitare il rosario. Elevare la coscienza. Giungere aun nuovo piano di esistenza. Voglio che capiate cosa sto facendo qui. Sto proponendo una nuovateoria per spiegare cosè andato storto. Non si tratta di una versioneleggermente modificata della saggezza popolare. Si tratta di qualcosa diinaudito, di qualcosa completamente nuovo nella nostra storia intellettuale.Eccola: stiamo sperimentando un collasso culturale. Lo stesso collasso chevenne sperimentato dagli indiani delle pianure quando il loro modo divivere fu distrutto e vennero confinati in delle riserve. Lo stesso collassoche è stato sperimentato dagli innumerevoli popoli aborigeni che abbiamo 248
    • invaso in Africa, Sud America, Australia, Nuova Guinea e altrove. Nonimporta che le circostanze del collasso differiscano tra noi e loro: i risultatisono identici. Come è avvenuto a loro, anche noi abbiamo visto la nostravisione del mondo venire invalidata da realtà sconcertanti che nel giro dipochi decenni hanno reso privo di senso un destino che ci era sempresembrato lampante. Come è avvenuto a loro, la canzone che avevamocantato dallalba dei tempi ci è stata improvvisamente soffocata in gola. Le conseguenze sono state le stesse: le cose sono andate in pezzi. Nonimporta se vivi in tepee o grattacieli, le cose vanno in pezzi. Ordine eobiettivi vengono rimpiazzati da caos e confusione. La gente perde lavoglia di vivere, diventa apatica, violenta e suicida, e comincia ad abusaredi alcool e droghe e a commettere crimini. La struttura che una voltateneva tutto insieme è distrutta. Leggi, usanze e istituzioni cadono indisuso e vengono disprezzate, specialmente dai giovani, che vedono cheperfino gli adulti non riescono più a trovarci un senso. E questo è ciò che è successo a noi. La rana ha continuato a sorridereper diecimila anni mentre lacqua diventava sempre più calda, ma alla fine,quando lacqua ha cominciato a bollire, il sorriso è diventato privo disenso, perché la rana ormai era morta. Le circostanze hanno finalmente mandato in frantumi la nostra follevisione culturale, hanno finalmente reso priva di senso la nostra mitologiaauto-ingrandente, hanno finalmente soffocato la nostra arrogante canzone.Abbiamo perso la capacità di credere che il mondo sia stato creato perlUomo e che lUomo sia stato creato per conquistarlo e dominarlo.Abbiamo perso la capacità di credere che il mondo ci sosterrà sempre ecomunque nella nostra conquista, che ingoierà tutto il veleno che possiamoprodurre senza effetti negativi. Abbiamo perso la capacità di credere cheDio sia inequivocabilmente dalla nostra parte contro il resto dellacreazione. E quindi, signore e signori, stiamo andando in pezzi. Buone notizie, alla fine. Una donna di recente mi ha detto che voleva portare un amico adascoltarmi parlare, ma che lui le ha detto: “Mi dispiace, ma non potreisopportare di sentire altre brutte notizie”. [Risate] Sì, è divertente, perchéin realtà voi siete in questo teatro ad ascoltarmi perché sapete che io sonovenuto a portarvi buone notizie. 249
    • Sì, le cose stanno così, e voi ridete perché lo sapete. Vi state giàsentendo meglio! Avete assolutamente ragione a sentirvi meglio, ed eccoper quale motivo. È davvero semplice, in effetti. Ecco la mia buonanotizia: Noi non siamo lumanità. Potete sentire la liberazione portata da queste parole? Provate a dirle.Avanti. Sussurratele a voi stessi: Noi... Non siamo... Lumanità. Sono sicuro che vi sembrano bizzarre. Prima di concludere per stasera,voglio che capiate perché. Noi non siamo lumanità. Dirle è come infilarsi le scarpe di un estraneo per errore – la tua interavita cambia in un attimo! Noi non siamo lumanità. Voglio che capiate che cosa sono questecinque parole. Sono un riassunto di tutto ciò che è stato dimenticato nellaGrande Amnesia. E lo intendo in modo decisamente letterale. Alla finedella Grande Amnesia, quando la gente cominciò seriamente a costruire lanostra civiltà, queste cinque parole sarebbero state praticamenteimpensabili. In un certo senso, questo è proprio ciò che la Grande Amnesiasignificò: noi dimenticammo di essere solo una singola cultura ecominciammo a pensare a noi stessi come allintera umanità. Le nostre fondamenta intellettuali e spirituali vennero costruite dapersone fermamente convinte che noi costituissimo lintera umanità.Tucidide ne era convinto. Socrate ne era convinto. Platone ne era convinto.Aristotele ne era convinto. Ssu-ma Chien ne era convinto. Gautama Buddane era convinto. Confucio ne era convinto. Mosè ne era convinto. Gesù neera convinto. San Paolo ne era convinto. Maometto ne era convinto.Avicenna ne era convinto. Tommaso dAquino ne era convinto. Copernicone era convinto. Galileo e Cartesio ne erano convinti, nonostanteavrebbero potuto facilmente scoprire che le cose non stavano così. Hume,Hegel Nietzsche, Marx, Kant, Kierkegaard, Bergson, Heidegger, Sartre eCamus – tutti loro lo davano per scontato, nonostante avessero adisposizione tutte le informazioni necessarie per capire che le cose nonstavano così. Ma sicuramente vi starete domandando perché sarebbe una notizia cosìorribile se noi costituissimo lintera umanità. Cercherò di spiegarvelo. Senoi fossimo lumanità, allora tutte le cose terribili che diciamo sullumanitàsarebbero vere – e questa sarebbe davvero una pessima notizia. Se noifossimo lumanità, allora la nostra distruttività apparterrebbe non piùsoltanto a una singola cultura squilibrata, ma allumanità stessa – e questa 250
    • sarebbe una pessima notizia. Se noi fossimo lumanità, il fatto che la nostracultura sia spacciata significherebbe che lo è lintera specie umana – equesta sarebbe una pessima notizia. Se noi fossimo lumanità, il fatto chela nostra cultura sia nemica della vita su questo pianeta significherebbe chelumanità stessa lo è – e questa sarebbe una pessima notizia. Se noifossimo lumanità, il fatto che la nostra cultura sia orrenda e malformatasignificherebbe che lumanità stessa è intrinsecamente orrenda emalformata – davvero una pessima notizia. Oh, piangi, umanità, se noi siamo te! Oh, gemi in orrore e disperazione,se le creature misere e fuorviate della nostra cultura sono lumanità stessa! Ma noi non siamo lumanità, siamo solo una singola cultura – una sucentinaia di migliaia che hanno vissuto la loro visione su questo pianeta ehanno cantato la loro canzone – e questa è una notizia meravigliosa, ancheper noi! Se fosse lumanità stessa a dover essere cambiata, allora saremmo neiguai. Ma non è lumanità che deve essere cambiata, siamo solo noi. E questa è unottima notizia. Restate con me, amici. Ci arriveremo, un passo alla volta. (Riprendi la narrazione a pagina 37.) 251
    • Popolazione: un approccio sistemico. 21 maggio, Stuttgart. Dato che le idee che vi presenterò oggi hanno dimostrato di esseresconvolgenti e traumatizzanti, ho imparato a trattarle con cautela, da unadistanza di sicurezza – distanza che in questo caso sarà di duecentomilaanni. Duecentomila anni fa è il periodo in cui una nuova specie chiamataHomo sapiens cominciò a essere osservata su questo pianeta. Come avviene con tutte le nuove specie, allinizio non ne esistevanomolti membri. Dato che largomento di cui parleremo è la popolazione,sarà meglio che chiarifichi che cosa intendo con questo. Abbiamo una dataapprossimativa per la comparsa dellHomo sapiens perché abbiamo deiresti fossili – e abbiamo dei resti fossili perché un numero sufficiente diqueste creature è vissuto in quel periodo e ci ha fornito questi fossili. Inaltre parole, quando dico che lHomo sapiens è comparso circaduecentomila anni fa non sto parlando dei primi due esemplari o dei primicento. Ma non sto nemmeno parlando del primo milione di loro. Duecentomila anni fa, ce nera un gruppo. Diciamo diecimila. Nel corsodei successivi centonovantamila anni, lHomo sapiens crebbe di numero emigrò in ogni continente del globo. Il passaggio di questi centonovantamila anni ci porta alliniziodellepoca storica di questo pianeta. Ci porta allinizio della RivoluzioneAgricola, che costituisce la base della nostra civiltà. Essa avvenne circadiecimila anni fa, ed è stato stimato che la popolazione umana in quelperiodo fosse intorno ai dieci milioni. Ora voglio spendere due minuti per analizzare questo periodo dicrescita da diecimila individui a dieci milioni. Questo periodo rappresentadieci raddoppi della popolazione. Da diecimila a ventimila, da ventimila aquarantamila, da quarantamila a ottantamila, e così via. Iniziate condiecimila, raddoppiatelo dieci volte e otterrete circa dieci milioni. Quindi: la nostra popolazione raddoppiò dieci volte incentonovantamila anni. Passò da circa diecimila a dieci milioni. Questa èuna crescita. Una crescita innegabile, decisa, perfino considerevole... Ma aun ritmo infinitesimale. Ecco quanto era infinitesimale: in media, la nostrapopolazione stava raddoppiando ogni diciannovemila anni. È un ritmodecisamente lento – glacialmente lento. Alla fine di questo periodo, ossia diecimila anni fa, questa situazione 252
    • cominciò a cambiare drasticamente. La crescita a un ritmo infinitesimale sitrasformò in crescita a un ritmo rapido. Partendo da dieci milioni, la nostrapopolazione raddoppiò non in diciannovemila anni ma in appenacinquemila, portandosi a venti milioni. Il successivo raddoppio – di più deldoppio, in realtà – richiese solo duemila anni, facendoci arrivare acinquanta milioni. Quello seguente impiegò solo milleseicento anni,portandoci a cento milioni. Quello dopo richiese appena millequattrocentoanni, e ci portò a duecento milioni e allanno zero del nostro calendario. Ilraddoppio seguente (a quattrocento milioni) richiese solo milleduecentoanni. Era il 1200 dopo Cristo. Il raddoppio successivo avvenne in solicinquecento anni, e ci fece raggiungere gli ottocento milioni nel 1700.Quello dopo ancora richiese solo duecento anni, portandoci a un miliardo emezzo nel 1900. Il raddoppio successivo avvenne in appena sessantanni eci portò a tre miliardi nel 1960. Il prossimo raddoppio della popolazioneimpiegherà solo trentasette anni circa. Entro dieci o venti mesiraggiungeremo i sei miliardi, e se il nostro ritmo di crescita rimarrà aquesti livelli, molti dei presenti in questa stanza vivranno abbastanza davederci arrivare a dodici miliardi. Non proverò nemmeno a immaginareche cosa comporterà una cosa del genere. Se dovessi fare una previsione –approssimativa e personale – vi direi di prendere tutti i problemiattualmente esistenti (distruzione ambientale, terrorismo, crimine, droghe,corruzione, suicidi, malattie mentali, violenze di ogni tipo) e moltiplicarliper quattro... Come minimo. Ma, che ci crediate o no, non sono qui perdeprimervi con cupe profezie sul futuro. Abbiamo un problema di popolazione. Ci sono poche persone in giroche pensano che tutto vada bene e che non abbiamo affatto un problema dipopolazione, ma io non sono qui per cambiare le loro menti. Sono qui persuggerire che langolazione dalla quale abbiamo affrontato il problemafino a ora sia inefficace, e che non potrà mai essere nientaltro cheinefficace. Dopodiché, voglio mostrarvi unangolazione più promettente.Ma adesso vorrei leggervi una favola che credo troverete interessante.Riguarda delle persone afflitte anchesse da un problema di popolazione eil modo in cui scelgono di affrontarlo. Si chiama: “La Benedizione: unafavola sulla popolazione”. La Benedizione: una favola sulla popolazione. Avvenne un tempo, su un pianeta non molto diverso dal nostro, che dei 253
    • ricercatori di una compagnia farmaceutica ebbero un colpo di fortuna conuna sostanza che stavano testando come antidolorifico. Ingerendo questasostanza, chiamata D3346, i topi in preda alla sofferenza cominciavano amostrare segni di sollievo: erano più vivaci, si accoppiavano più spesso,mangiavano di più e così via. I test sugli esseri umani resero entusiasti idirigenti della compagnia. D3346 mostrò effetti superiori a droghe moltopiù potenti e nessun effetto collaterale nocivo (a eccezione di un odore nontroppo gradevole che causava nei soggetti, che però scompariva nonappena la droga smetteva di venire somministrata). Il nuovo farmaco funzionava così bene che il reparto marketing si reseconto di avere per le mani molto di più di un semplice antidolorifico. Lagente era costretta a sopportare vari dolorini e acciacchi più o meno tutto iltempo, e con la semplice azione di eliminare questi leggeri fastidi, D3346donava agli utilizzatori una sensazione di benessere così intensa da esserequasi uno sballo da droghe. Al nuovo farmaco venne conferito il nomeBenedizione senza bisogno di discussioni, e il suo slogan fu: “Fa spariredolori che non sapevi nemmeno di avere!” Il farmaco venne inizialmente venduto in pillole e gocce, ma in meno diun anno qualcuno ebbe la brillante idea di venderlo in polvere dentrodispensatori destinati a prendere posto accanto a quelli del sale e del pepesul tavolo della cucina. Entro pochi mesi, la versione medicinale delfarmaco era sparita dagli scaffali, e la Benedizione non veniva più assuntaper il dolore. Era diventata solo un altro additivo alimentare benefico,come una vitamina. Nessuno ne fu sorpreso quando, dopo nove mesi dallinvenzione delfarmaco, il tasso di natalità cominciò ad aumentare. Era stato previsto, etutti ne capivano le ragioni. La Benedizione non incrementava la fertilità olappetito sessuale, non era un afrodisiaco. La gente che lo usava si sentivasemplicemente meglio – più socievole, giocosa e affettuosa. Era statoprevisto che il tasso di natalità sarebbe aumentato, e lo fece... Di circa ildieci percento. Su questo pianeta, le persone di cui stiamo parlando non costituivanouna cultura dominante, comè invece la nostra, ma cominciaronorapidamente a venire notati a livello globale. Innanzitutto, avevano uncattivo odore, che gli fece guadagnare il nome con cui divennero famosi intutto il mondo: i Fetoriani. In secondo luogo, a causa delle pressionigenerate dalla loro popolazione in costante aumento, erano incorreggibilitrasgressori e invasori. Ciononostante, i Fetoriani solitamente riuscivano a 254
    • compiere le loro invasioni senza violenza... Facendosi precedere dallaBenedizione. Non importava che nessuno volesse cominciare a puzzare come iFetoriani. Pochi potevano resistere alla tentazione di assumere una doseoccasionale di Benedizione per un mal di schiena o un mal di testa, e inbreve finivano per usarla spesso quanto il sale da cucina. La genteinizialmente disprezzava i Fetoriani e resisteva vigorosamente alla loroinvasione, ma finiva sempre col diventare come loro. Nel giro di pochecentinaia di anni, lespansione fetoriana cessò perché non cera piùterritorio in cui espandersi. Lintero pianeta era ormai fetoriano. I leader politici più lungimiranti realizzarono che la popolazionesarebbe divenuta presto un problema urgente, ma passò un secolo senzache venissero prese contromisure significative. La popolazione umana, nonavendo motivi di comportarsi diversamente, continuò a crescere. La famedivenne una caratteristica normale della vita in alcune parti del mondo, emolti cominciarono a credere che la soluzione a questo problema fosse nonil limitare la crescita, ma piuttosto laumentare la produzione di cibo. Passòun altro secolo, e la popolazione umana continuò a espandersi. Gli esperti cominciarono a suggerire strategie di controllo dellapopolazione, andando da vari tipi di controllo delle nascite fino aprogrammi scolastici mirati a ridurre le gravidanze tra gli adolescenti, manessuna di queste iniziative ebbe effetti degni di nota. Man mano chesempre più persone divenivano consapevoli della gravità del problema,sociologi ed economisti cominciarono a scavare sempre più a fondo allaricerca delle sue cause. Notarono, per esempio, che in alcune parti delmondo avere figli era un mezzo per migliorare le proprie condizioni divita: privi di altre opportunità economiche (specialmente le donne), lagente dava alla luce bambini perché servissero da lavoratori non pagati eperché garantissero sicurezza ai genitori una volta che essi fossero divenutianziani. Un biostorico di nome Spry cercò di attirare lattenzione pubblica sulfatto che, prima della comparsa della Benedizione, la popolazione umanasul pianeta era stata virtualmente stabile, ma i suoi ascoltatori avevanodifficoltà a vedere la connessione tra le due cose. Il Dottor Spry cercò dispiegarla. “Se si introduce la Benedizione nella dieta di qualunque specie”,disse, “il risultato sarà sempre lo stesso: il tasso di natalità crescerà. Inassenza di un equivalente aumento del tasso di mortalità, la popolazionecomplessiva di quella specie non potrà che aumentare inevitabilmente.” 255
    • Gli ascoltatori del professore non avevano idea di dove volessearrivare, dato che la Benedizione era stata costantemente presente nelladieta umana negli ultimi diecimila anni e che non potevano nemmenoimmaginare di vivere senza di essa. Il professore dovette spiegarepazientemente che, senza assumere costantemente la Benedizione, tuttiavrebbero sperimentato vari dolorini e acciacchi che li avrebbero resileggermente meno vivaci, socievoli e affettuosi, e quindi meno inclini adaccoppiarsi. Come risultato, il tasso di natalità sarebbe calato e lapopolazione sarebbe ritornata stabile. “Sta dicendo che la soluzione al nostro problema di sovraffollamento èdi vivere soffrendo?”, gli chiese la gente con incredulità. “Questa è una completa esagerazione”, disse il professore. “Primadellinvenzione della Benedizione, la gente non pensava affatto di viveresoffrendo. Non stavano vivendo nella sofferenza. Stavano solo vivendo.” Altri dissero: “Tutto questo non centra nulla col nostro problema. IlDottor Spry ha già dimostrato che la Benedizione non è un afrodisiaco enon aumenta direttamente la fertilità. Usare la Benedizione non cicostringe ad accoppiarci più frequentemente. Possiamo accoppiarci come equanto vogliamo. Inoltre, abbiamo a disposizione vari tipi di contraccettiviper evitare gravidanze. Quindi è difficile vedere cosa centri laBenedizione con la sovrappopolazione.” “Centra eccome”, replicò il Dottor Spry. “Se si somministra laBenedizione a qualunque specie, i membri di quella specie siaccoppieranno più spesso e il loro tasso di natalità aumenterà. Non è unaquestione di che cosa faremo io o lei – se per esempio io o lei decideremodi usare contraccettivi o di usare altri rimedi. Il punto è il comportamentocollettivo della specie, che cosa farà la specie nel suo complesso. E possodimostrarvelo sperimentalmente: il tasso di natalità di qualunque specieche abbia accesso alla Benedizione aumenterà. Non importa se si tratta ditopi, gatti, lucertole o galline – o umani. Non è una questione dicomportamento individuale, ciò che conta è il modo in cui si comporteràlintera specie.” Ma il pubblico del professore rifiutava sempre con sdegno questaosservazione. “Noi non siamo topi!”, urlavano. “Non siamo gatti, lucertoleo galline!” Considerato da sempre più persone un fanatico e un estremista, ilDottor Spry alla fine perse la sua cattedra – e con essa la sua autorevolezzae credibilità su qualsiasi argomento – e nessuno seppe più nulla di lui. 256
    • La sovrappopolazione peggiorò. I biologi ambientali stimarono che lapopolazione umana avesse già superato la capacità di carico del pianeta efosse diretta verso un collasso catastrofico. Perfino quelli che inprecedenza avevano deriso queste preoccupazioni o si erano detti ottimisti,ora cominciavano a capire che qualcosa avrebbe dovuto cambiare. Allafine, i capi di stato delle nazioni più potenti si ritrovarono in unaconferenza globale per studiare e discutere il problema. Fu un eventoimpressionante, senza precedenti nella storia umana. Migliaia di pensatorie studiosi di dozzine di discipline diverse si unirono per esaminare laquestione al microscopio. Il concetto di controllo emerse rapidamente come il tema dominantedella conferenza. Il controllo della popolazione, naturalmente. Ma perottenere il controllo della popolazione si doveva prima avere il controllo diogni sorta di attività e di fenomeni. Nuovi controlli economici avrebberoincoraggiato le coppie a limitare le dimensioni della famiglia. Nellenazioni arretrate, dove le donne erano poco più che macchine riproduttive,nuovi controlli sociali avrebbero incrementato le condizioni di vita dellefamiglie. Contraccettivi e strategie di limitazione delle nascite avevanobisogno di una maggiore diffusione. Naturalmente, a livello individuale,avrebbe dovuto venire aumentato anche lautocontrollo. I meccanismi dicontrollo delleducazione vennero aspramente dibattuti, tra esperti convintiche si dovesse mirare a mantenere i bambini e gli adolescenti ignoranti sulsesso, e altri che invece sostenevano che se ne dovessero spiegare loro irischi. Controllo, controllo, controllo – questa parole venne pronunciatadiecimila volte, un milione di volte. A differenza della parola Benedizione. Alla conferenza globale sulla popolazione dei Fetoriani, la Benedizionenon fu uno degli argomenti principali... E nemmeno uno di quellisecondari. In effetti, la Benedizione non venne nominata neanche una volta. Quelli che ascoltano questa parabola naturalmente vogliono saperecome interpretarla. Possono vedere che i Fetoriani si comportavano inmaniera fondamentalmente irrazionale nel rifiutarsi di riconoscere laconnessione tra la Benedizione e la propria esplosione demografica. Ilcollegamento sembra ovvio. Laumento della popolazione dei Fetorianicominciò precisamente con lintroduzione della Benedizione, e 257
    • lintroduzione della Benedizione avrebbe chiaramente prodotto questorisultato. La logica e la storia indicavano entrambe che la Benedizionefosse la causa dellesplosione demografica dei Fetoriani. La logica e lastoria indicavano entrambe che rimuovere questa causa avrebbe fermatolesplosione e reso la popolazione nuovamente stabile. Ma che cosa nella nostra cultura corrisponde alla Benedizione? Prima risponderò a una domanda più semplice e vi dirò che il mio ruoloqui è esattamente lo stesso dello sfortunato Dottor Spry. Vi indicherò lacausa della nostra esplosione demografica – con molte più prove di quantoil Dottor Spry fu in grado di raccogliere nel caso della Benedizione – e poitireremo le somme. Sono abituato a vedere la gente arrabbiarsi con mequando affronto questo argomento. Si arrabbia perché, come il DottorSpry, io accuso qualcosa che viene considerato la maggior benedizionedella nostra cultura – una benedizione molto più essenziale per il nostromodo di vivere di un semplice antidolorifico. La crescita e lABC dellecologia. Tra le forme di vita presenti sul nostro pianeta, tutta lenergia alimentareviene originata dai vegetali e da nientaltro. Lenergia originata dai vegetaliviene poi trasferita agli erbivori che se ne nutrono, poi ai predatori che sinutrono di questi erbivori, poi ai predatori che si nutrono dei predatoriminori, e infine agli animali saprofagi che restituiscono al terreno inutrienti di cui le piante hanno bisogno per mantenere il ciclo attivo. Tuttoquesto può essere definito la A dellABC dellecologia. Le varie popolazioni della comunità della vita mantengono unequilibrio dinamico mangiando altre creature e venendone mangiate.Squilibri allinterno della comunità – causati per esempio da malattie o dadisastri naturali – tendono a venire smorzati e annullati dallattività dellepopolazioni delle varie specie, mentre esse continuano a mangiare altrecreature e a venirne mangiate come loro solito, generazione dopogenerazione. In termini sistemici, le dinamiche di crescita e declino dellepopolazioni della comunità biologica sono un sistema di feedbacknegativo. Se ci sono troppi cervi nella foresta, finiranno sicuramente coldivorare le proprie risorse alimentari, e questa riduzione della loro riservadi cibo provocherà un declino della loro popolazione. Mentre la loropopolazione diminuisce, la loro riserva alimentare ha modo di ricostituirsi,e questo nuovo aumento del cibo a loro disposizione causa un altro 258
    • aumento della loro popolazione. Ma la crescita della loro popolazioneriduce nuovamente le loro riserve di cibo, il che riduce di nuovo la loropopolazione. Allinterno della comunità della vita, le popolazioni delle specie prede equelle delle specie predatrici si controllano a vicenda. Se aumenta quelladella specie preda, aumenta anche quella della relativa specie predatrice.Mentre la popolazione della specie predatrice aumenta, quella della speciepreda diminuisce. Mentre la popolazione della specie preda diminuisce,quella della specie predatrice si riduce anchessa. Mentre la popolazionedella specie predatrice si riduce, quella della specie preda aumenta. E cosìvia. Questa è la B dellABC dellecologia. Per i teorici sistemici, la comunità naturale rappresenta un perfettomodello di feedback negativo. Un modello più semplice è il termostato checontrolla il vostro riscaldamento. Se la temperatura che rileva è troppobassa, il termostato accenderà il riscaldamento. Dopo un po di tempo, iltermostato rileverà una temperatura troppo alta, e come reazione spegneràil riscaldamento. Feedback negativo. Gran cosa. La A dellABC dellecologia è il cibo. La comunità della vita non ènientaltro che cibo. Cibo che vola, che corre, che nuota, che striscia e chese ne sta semplicemente fermo a crescere. La B dellABC dellecologia èche il declino e la crescita di tutte le popolazioni dipende dalla quantità dicibo di cui dispongono. Un aumento della disponibilità di cibo significacrescita. Una riduzione della disponibilità di cibo significa declino.Sempre. Dato che è un punto così importante, lasciatemelo dire in un altromodo: invariabilmente. Un aumento della disponibilità di cibo significacrescita. Una riduzione della disponibilità di cibo significa declino. Ognivolta, in ogni caso, sempre. Semper et ubique. Senza eccezioni. Maialtrimenti. Più cibo, crescita. Meno cibo, declino. Potete contarci. Non esiste una specie che diminuisca di numero in mezzoallabbondanza. Non esiste una specie che prosperi in mezzo alla scarsità. Questo è la B dellABC dellecologia. Sconfiggere i controlli del sistema. Con la A e la B dellecologia nelle nostre mani, siamo pronti per tornareindietro e guardare di nuovo alle origini della nostra esplosionedemografica. Per centonovantamila anni, la nostra specie ha continuato a 259
    • crescere a un ritmo infinitesimale da poche migliaia fino a dieci milioni.Poi, circa diecimila anni fa, abbiamo cominciato a crescere rapidamente.Questo non è stato un evento miracoloso, accidentale o misterioso. Abbiamo cominciato a crescere più rapidamente perché abbiamotrovato un modo per sconfiggere i meccanismi di feedback negativo checontrollano la comunità. Siamo diventati produttori di cibo – agricoltori. Inaltre parole, abbiamo trovato il modo di aumentare la disponibilità di ciboa volontà. Questa capacità di creare cibo a piacimento è la benedizione su cui sifonda la nostra civiltà. È anche la benedizione che lantidolorifico dellamia parabola simboleggia. La capacità di produrre cibo a volontà è unabenedizione che non viene mai messa in discussione, ma questo è propriociò che può renderla pericolosa – e pericolosamente assuefacente – propriocome lantidolorifico della mia favola. “A volontà” è la parola dordine qui. Dato che ora potevamo produrrecibo a volontà, la nostra popolazione non era più soggetta al controlloesercitato dalla casuale disponibilità di cibo. Ogni volta che volevamo piùcibo, potevamo crearlo. Dopo aver vissuto centonovantamila anni limitatida ciò che era disponibile, cominciammo a controllare ciò che eradisponibile – e invariabilmente cominciammo ad aumentarlo. Non sidiventa certo agricoltori per ridurre la quantità di cibo esistente. Lo sidiventa per aumentarla. E lo stesso fanno i nostri vicini e tutti gliagricoltori della nostra zona. Siamo tutti impegnati ad aumentare il cibo adisposizione della nostra specie. E qui entra in gioco la B dellABC dellecologia: un incremento delladisponibilità di cibo per una specie causerà invariabilmente una suacrescita. In altre parole, lecologia prevede che la benedizionedellagricoltura ci porterà ad aumentare di numero – e la storia conferma laprevisione dellecologia. Appena abbiamo cominciato ad aumentare laquantità di cibo a nostra disposizione, la nostra popolazione ha cominciatoa crescere – non più glacialmente come prima, quando eravamo soggetti alcontrollo del feedback negativo della comunità della vita, ma rapidamente. Lespansione demografica degli agricoltori venne seguita dalla loroespansione territoriale. Essa rese più territori disponibili per la produzionedi cibo, e nessuno comincia a coltivare la terra per ridurre la quantità dicibo disponibile. Più terra, più cibo prodotto, maggior crescita dellapopolazione. Con più persone, abbiamo bisogno di più cibo. Con più cibo a 260
    • disposizione, presto ci troviamo ad avere ancora più persone – comeprevisto dalle leggi dellecologia. Con ancora più persone, ci serve ancorapiù cibo. Con più cibo, presto abbiamo più persone. Con più persone, ciserve più cibo. Con più cibo, presto abbiamo più persone. Questo viene chiamato feedback positivo, nella terminologia sistemica.Un altro esempio: immaginiamo che quando il termostato rileva unatemperatura troppo alta, accenda il riscaldamento anziché spegnerlo.Questo è il feedback positivo. Il feedback negativo controbilancia uneffetto in aumento. Il feedback positivo lo incrementa ulteriormente. Il feedback positivo è ciò che vediamo in azione nella nostrarivoluzione agricola. Un aumento della popolazione stimola un aumentodella produzione di cibo, che aumenta ulteriormente la popolazione. Piùcibo, più persone. Più persone, più cibo. Più cibo, più persone. Piùpersone, più cibo. Più cibo, più persone. Feedback positivo. Robapericolosa. Lesperimento condotto diecimila volte. Ciò che si osserva nella popolazione umana è che intensificare laproduzione di cibo per nutrire una popolazione più grande portainevitabilmente a un ulteriore aumento della popolazione. Lho vistochiamare un paradosso, ma in realtà è solo ciò che prevedono le leggidellecologia. Ascoltate di nuovo: “Intensificare la produzione di cibo pernutrire una popolazione più grande porta inevitabilmente a un ulterioreaumento della popolazione.” Pensatelo come un esperimento che è stato condotto ogni anno nellanostra cultura negli ultimi diecimila anni:  Vediamo che succede se aumentiamo la produzione di ciboquestanno. Ehi, ma guarda un po, anche la nostra popolazione èaumentata! Chissà che succede se lo facciamo anche lanno prossimo.  Ma guarda un po, la nostra popolazione è aumentata di nuovo! Diciche cè una connessione?  Ma no, perché dovrebbe esserci?  Be, che facciamo questanno? Aumentiamo o diminuiamo laproduzione?  Be, dobbiamo aumentarla visto che abbiamo più bocche da sfamare,no? 261
    •  Daccordo, aumentiamola anche questanno e vediamo che succede.Accidenti, guarda qua: la popolazione è cresciuta di nuovo!  Va bene, aumentiamola anche questanno e vediamo che succede. Chilo sa, magari stavolta la popolazione diminuisce.  No, è cresciuta di nuovo. Pazzesco. Queste conversazioni descrivono i risultati di cinque esperimentiannuali condotti in tempi antichi. Immaginate altri novantanovemilanove-centonovantacinque esperimenti del genere fino ad arrivare allannoattuale, il 1996, in cui dobbiamo chiederci:  Be, cosa facciamo questanno? Diminuiamo la produzione di cibo?  Figuriamoci, non essere ridicolo.  Be, facciamo così: manteniamola identica allanno scorso giusto peruna volta. Solo per vedere che succede.  Stai scherzando? La civiltà andrebbe in pezzi.  Perché? Se abbiamo prodotto abbastanza cibo per sfamare cinquemiliardi e mezzo di persone lanno scorso, perché la civiltà dovrebbecrollare se ne producessimo abbastanza per cinque miliardi e mezzo dipersone anche questanno?  Perché non era abbastanza per sfamare cinque miliardi e mezzo dipersone. Milioni stanno morendo di fame.  Sì, ma si sa che questo non avviene perché manca il cibo. Di cibo cenè a sufficienza, solo che non arriva alle persone che stanno morendo difame.  Senti, non abbiamo già fatto questo discorso nel 1990?  Certo.  Labbiamo fatto nel 1990, nel 1921 durante la carestia russa, nel 1846durante la carestia irlandese, nel 1783 durante la carestia giapponese, nel1591 durante la carestia italiana e nel 1351 durante la carestia europea.Dio, mi ricordo di aver fatto questo discorso nel sesto secolo avanti Cristo,durante la carestia romana.  Be, è proprio ciò che sto dicendo. Quante volte abbiamo effettuatoquesto esperimento?  Circa diecimila volte. Per diecimila volte abbiamo deciso diaumentare la produzione di cibo, e per diecimila volte è aumentata anchela popolazione. Non prova niente, naturalmente. Stavolta potrebbe andarediversamente. Stavolta la popolazione potrebbe calare.  Be, daccordo, proviamo unaltra volta. Aumentiamo di nuovo la 262
    • produzione di cibo e vediamo che succede.  Ehi, ma guarda un po, la popolazione è salita di nuovo. Checoincidenza, eh? Tre dimostrazioni. Lasciate che ora spenda alcuni minuti a descrivervi una serie didimostrazioni che chiariranno le questioni che ho sollevato. Ecco la prima dimostrazione. Introduciamo due topi giovani e sani inuna bella gabbia spaziosa. La gabbia è dotata di un dispensatore che cipermette di decidere la quantità di cibo che vogliamo dar loro. Dopo averinserito i due topi, immettiamo nella gabbia due chili di cibo. Ovviamenteè molto più di quanto abbiano bisogno due topi, ma questo non causeràalcun problema e presto capirete perché labbiamo fatto. Il giorno dopoestraiamo il dispensatore, rimuoviamo il cibo avanzato e ne inseriamo altridue chili. Continuiamo a farlo ogni giorno. In breve, i due topi diventanoquattro, poi otto, poi sedici, poi trentadue. Questo aumento della loropopolazione ci conferma che i topi ricevono cibo in abbondanza.Continuiamo a immettere due chili di cibo ogni giorno, e più passa iltempo, più ne viene consumato. Questo non ci sorprende, dato che ci sonosempre più topi a consumarlo. Alla fine arriva il giorno in cui vienemangiato tutto. Non importa. Continuiamo a immettere due chili di ciboogni giorno, e ogni giorno i due chili vengono mangiati. Ora provate aindovinare cosa accade a questa popolazione, che ha continuato a crescerecosì rapidamente fin dallinizio della dimostrazione. Smette di aumentare.Si stabilizza. Di nuovo, questo non ci sorprende affatto. Man mano checontinuiamo a rifornirli di due chili di cibo al giorno, contiamo i topiquotidianamente per un anno e osserviamo che la popolazione fluttua tra iduecentottanta e i trecentoventi individui, con una media di trecento. Duechili di cibo al giorno sostenteranno circa trecento topi. Questa è la primadimostrazione. La seconda dimostrazione comincia in modo simile. Una gabbia. Duetopi. Questa volta però seguiamo una procedura diversa. Invece di inseriresempre la stessa quantità di cibo ogni giorno, cominciamo con un certoammontare e lo aumentiamo quotidianamente. Qualunque quantità di cibola coppia di topi consumi il primo giorno, noi immetteremo il cinquantapercento in più il giorno successivo. Qualunque quantità mangino ilsecondo giorno, la aumenteremo del cinquanta percento il terzo. In breve 263
    • ci sono quattro topi. Non importa, continuiamo a seguire la nostraprocedura. Qualunque ammontare consumino un giorno, ne mettiamo ilcinquanta percento in più il giorno seguente. Presto ci sono otto topi, poisedici, poi trentadue. Non importa, continuiamo ad aumentare la quantitàdi cibo del cinquanta percento ogni giorno. Sessantaquattro topi,centoventotto, duecentocinquanta, cinquecento, mille. Qualsiasiammontare consumino un giorno, ne immettiamo il cinquanta percento inpiù il giorno seguente, avendo cura di estendere i lati della gabbia quantoserve per evitare un fastidioso sovraffollamento. Duemila, quattromila,ottomila, sedicimila, trentaduemila, sessantaquattromila. A questo punto,qualcuno irrompe nel laboratorio urlando: “Fermi! Fermi! Questa èunesplosione demografica!” Accidenti, immagino che abbia ragione. Che facciamo adesso? Ho un suggerimento. Cominciamo rispondendo a questa domanda:quanto hanno mangiato questi sessantaquattromila topi ieri? Risposta:cinquecento chili di cibo. Va bene. Normalmente, domani inseriremmosettecentocinquanta chili di cibo nella gabbia, ma lasciamo perdere quellaprocedura adesso. La nostra nuova procedura sarà basata su questa teoria:ieri cinquecento chili di cibo erano sufficienti per loro, quindi perché nondovrebbero esserlo anche oggi? Quindi oggi inseriamo solo cinquecento chili di cibo nella gabbia,proprio come ieri. Ora guardate attentamente. Non avvengono rivolte o disordini. Eperché dovrebbero? I topi hanno tanto cibo oggi quanto ne avevano ieri. Ora osservate di nuovo. Non ci sono topi che muoiono di fame. Eperché dovrebbero esserci? Ora è il giorno seguente, e di nuovo inseriamo solo cinquecento chili dicibo nella gabbia. Di nuovo, osservate attentamente. Ancora niente rivolte. Ancora nientetopi che muoiono di fame. Lo facciamo di nuovo per il terzo giorno. Di nuovo, niente disordini,niente topi affamati. Ma non stanno nascendo nuovi topi? Ma certo – e vecchi topi stannomorendo. Quarto giorno, quinto giorno, sesto giorno. Sto aspettando di vederedisordini a causa del cibo, ma non avvengono. Sto aspettando che compaiala fame, ma non succede. Ci sono sessantaquattromila topi, e cinquecento chili di cibo possono 264
    • sostentare quel numero di topi. Perché dovrebbero esserci disordini?Perché dovrebbe esserci fame? Ah, quasi dimenticavo di aggiungerlo: lesplosione demografica si èfermata da un giorno allaltro. Cosaltro avrebbe potuto fare? La crescitadella popolazione deve essere supportata da un aumento della disponibilitàdi cibo. Sempre. Senza eccezioni. Meno cibo: declino. Più cibo: crescita.Stessa quantità di cibo: stabilità. E questo è ciò che abbiamo ottenuto qui:stabilità. Terza dimostrazione. Questa dimostrazione è identica alla seconda finquasi alla fine. Sessantaquattromila topi, cinquecento chili di cibo,stabilità. Poi il capo del dipartimento arriva e dice: “Chi ha bisogno disessantaquattromila topi? Tutti questi topi ci stanno esaurendo lo spazio e isoldi. E che ha di speciale questo numero, comunque? Perché nonottomila? Perché non quattromila?” Accidenti, che disastro. Svelti, prendete le Pagine Gialle, vedete sequalcuno fabbrica profilattici per topi! Cosa? Non esistono?! Be, cercatepianificazione famigliare! Cosa? Niente pianificazione famigliare per iroditori?!” No, sapete bene che la reazione non sarebbe questa. Lo sapete perchécapite la B dellABC dellecologia. Non ci serve avere il controllo dellenascite. Lunica cosa che ci serve è il controllo del cibo. Qualcuno dice: “Ecco cosa faremo: ieri abbiamo inserito cinquecentochili di cibo nella gabbia. Oggi ne metteremo un chilo in meno.” “Oh, no”, obietta un altro. “Un chilo in meno è troppo. Riduciamo laquantità solo di un quarto di chilo.” E questo è ciò che fanno. Quattrocentonovantanove chili e tre quarti dicibo finiscono nella gabbia. Cè tensione nel laboratorio, mentre tuttiaspettano di veder scatenarsi rivolte e fame... Ma naturalmente nonavviene nulla di simile. Per sessantaquattromila topi, un quarto di chilo dicibo è insignificante come una scaglia di forfora. Lindomani, quattrocentonovantanove chili e mezzo di cibo vengonoimmessi nella gabbia. Ancora niente disordini né fame. Questa procedura viene ripetuta per mille giorni, e non una sola volta siverificano rivolte o carestie. Dopo mille giorni, vengono inseriti nellagabbia soltanto duecentocinquanta chili di cibo, e indovinate un po? Nonci sono più sessantaquattromila topi nella gabbia. Ce ne sono solotrentaduemila. Non un miracolo, solo una dimostrazione delle leggidellecologia. Una diminuzione della disponibilità di cibo ha avuto come 265
    • risultato una diminuzione della popolazione. Come sempre. Semper etubique. Niente rivolte o carestie, solo la normale reazione di unapopolazione alla quantità di cibo a sua disposizione. Obiezioni. Sono rimasto sorpreso da quanto le persone trovino queste idee difficilida accettare. Si sentono minacciate da esse. Si infuriano. Si comportanocome se stessi attaccando le fondamenta delle loro vite. Come se stessimettendo in dubbio la bontà della più grande benedizione della vitacivilizzata. Per qualche motivo, reagiscono come se stessi mettendo indiscussione la sacralità stessa della vita umana. Vorrei occuparmi di alcune delle obiezioni che vengono mosse a questeidee. Non lo faccio per scoraggiarvi dallesprimere obiezioni vostre, maperché in questo modo posso esprimere queste obiezioni irrispettosamentequanto voglio senza infastidire nessuno. Mi occuperò per prima dellobiezione più comune, ossia che gli esseriumani non sono topi. Questo è naturalmente verissimo, soprattutto a livelloindividuale. Ognuno di noi, come individuo, è in grado di compiere scelteriproduttive che i topi non possono assolutamente fare. Tuttavia – e questaè la considerazione che fa lecologia e che ho fatto anchio oggi – il nostrocomportamento come popolazione biologica è indistinguibile da quello diqualsiasi altra. A difesa di questaffermazione, offro levidenza di diecimilaanni di obbedienza a questa fondamentale legge ecologica: un aumentodella quantità di cibo a disposizione di una specie significa crescita perquella specie. Mi è stato detto che non deve necessariamente essere così. Mi è statodetto che possiamo aumentare la produzione di cibo econtemporaneamente ridurre la nostra popolazione. Questa èessenzialmente la posizione di quelli che sostengono il controllo dellenascite. Questa è essenzialmente la posizione di quelle organizzazioni benintenzionate che si sforzano di migliorare le tecniche agricole dellepopolazioni indigene del Terzo Mondo. Vogliono dare alle popolazionitecnologicamente sottosviluppate i mezzi per aumentare la loropopolazione con una mano, e i mezzi per controllare le loro nascite conlaltra... Anche se sappiamo benissimo che questi metodi di controllo dellenascite non funzionano nemmeno per noi! Queste persone sono sicure chepossiamo sia continuare ad aumentare la produzione di cibo che fermare la 266
    • crescita della popolazione con il controllo delle nascite. Sono in diniegodella B dellABC dellecologia. La storia – e non solo trentanni di storia, ma diecimila – non offre ilminimo sostegno allidea che possiamo aumentare la produzione di cibo eallo stesso tempo frenare la crescita della popolazione. Al contrario, lastoria conferma con decisione ciò che insegna lecologia: se produci piùcibo, avrai più persone. Ovviamente la questione è diversa al livello individuale. Il vecchioMacdonald nella sua fattoria può aumentare la produzione di cibo econtemporaneamente tenere a zero la crescita della sua famiglia, ma questachiaramente non è la fine della storia. Che farà con il cibo in più che haprodotto nella sua fattoria? Lo inzupperà di benzina e gli darà fuoco? Maallora non avrà affatto aumentato la quantità di cibo disponibile per ilconsumo. Lo venderà? Presumibilmente è questo che farà, e se lo venderàallora quel cibo in più entrerà a far parte dellincremento agricolo annuoche alimenta la crescita della nostra popolazione globale. Mi viene spesso detto che anche se smettessimo di aumentare laproduzione di cibo, la nostra popolazione continuerebbe comunque acrescere. Questo rappresenta un diniego sia della A che della B dellABCdellecologia. La A dice: noi siamo cibo. Siamo cibo perché siamo ciò chemangiamo, e ciò che mangiamo è cibo. Per dirlo chiaro e tondo, ognuno dinoi è fatto di cibo. Quando la gente mi dice che la nostra popolazione continuerebbe adaumentare di milioni di individui allanno anche se smettessimo diincrementare la produzione di cibo, io chiedo loro di che cosa saranno fattiquesti milioni di individui, dato che non verrà prodotto cibo in più persfamarli. Gli dico: “Per favore, portatemi alcune di queste persone, perchése non sono fatte di cibo, allora voglio sapere di che cosa sono fatte. Diraggi lunari, di polvere di arcobaleno, di luce di stelle, di respiro di angeli,di che cosa?” Quasi invariabilmente, qualcuno mi chiede se non sono a conoscenzadel fatto che la crescita della popolazione è molto più lenta nel Nord (riccodi cibo) che nel Sud (dove il cibo scarseggia). Questo sembra venir offertocome prova del fatto che le società umane non sono soggette alle leggidellecologia, le quali (si presume) predicono che più cibo equivale a unacrescita più rapida. Ma questo non è affatto ciò che lecologia prevede.Lasciate che lo ripeta: lecologia non prevede che la popolazione di unarearicca di cibo crescerà più rapidamente di quella di unarea dove il cibo 267
    • scarseggia. Ciò che lecologia prevede è questo: quando più cibo viene resodisponibile, la popolazione aumenta. Ogni anno più cibo viene resodisponibile al Nord, e ogni anno la sua popolazione aumenta. Ogni annopiù cibo viene reso disponibile al Sud, e ogni anno la sua popolazioneaumenta. A questo punto, mi verrà obiettato enfaticamente che al Sud non stavenendo affatto reso disponibile sempre più cibo. La popolazione crescecome un incendio fuori controllo, ma questa crescita non sta venendosostenuta da alcun aumento del cibo a sua disposizione. Tutto ciò cheposso dire è che, se è davvero questo ciò che sta succedendo, siamochiaramente in presenza di un miracolo. Queste nuove persone nonpossono essere fatte di cibo perché, secondo quanto mi dite, non stavenendo reso disponibile nessun cibo aggiuntivo per loro. Devono esserefatte daria, di ghiaccioli o di terra. Ma se si dovesse scoprire che – comesospetto fortemente – sono fatte di ordinaria carne e sangue, allora devochiedervi che cosa pensiate che sia questa [a questo punto B si è afferratola pelle del braccio.] Pensate di poter creare carne e sangue dal nulla? No,lesistenza di carne e sangue è prova che queste persone sono fatte di cibo.E se questanno ci sono più persone, questo è prova che cè anche più ciboa disposizione. E ovviamente devo confrontarmi con i milioni di individui che stannomorendo di fame. Non dobbiamo continuare ad aumentare la produzionedi cibo per sfamare queste persone? Ci sono due cose che devono esserecomprese qui. La prima è che il cibo in più che produciamo ogni anno nonva a sfamare i milioni di individui che muoiono di fame. Non ci è andatonel 1995, non ci è andato nel 1994, non ci è andato nel 1993, non ci èandato nel 1992 e non ci andrà nel 1996. Dovè andato allora questo cibo?È andato ad alimentare la nostra esplosione demografica. Questa è la prima cosa. La seconda è che chiunque stia cercando dirisolvere la fame nel mondo sa benissimo che il problema non è la scarsitàdi cibo. Produrre più cibo non risolve affatto il problema, semplicementeperché il problema non è quello. Produrre più cibo non fa che produrre piùpersone. Allora la gente mi chiede: “Non capisci che la nostra capacità agricolasta già venendo distrutta? Ogni anno eliminiamo milioni di tonnellate disuolo fertile. Perfino il mare non ha più tanto cibo quanto prima. Eppurelesplosione demografica continua.” Il punto di questobiezione è: la nostracapacità di produzione alimentare sta calando, eppure la crescita della 268
    • popolazione persiste. Questo viene portato come prova che non cè alcunaconnessione tra disponibilità di cibo e crescita della popolazione. Ancorauna volta, ho paura che siamo in presenza di un ragionamento surreale. Lanostra esplosione demografica non può continuare senza cibo più di quantoun fuoco possa continuare a bruciare senza combustibile. Il fatto che lanostra popolazione continui a crescere anno dopo anno prova che stiamoproducendo sempre più cibo, anno dopo anno. Questo resterà vero finchénon compariranno persone fatte di ombre, di fil di ferro o di ghiaia. Quando ogni altra obiezione fallirà, si sosterrà che la gente nontollererà un limite alla produzione di cibo. Questo può essere vero, ma nonconfuta in alcun modo i fatti che ho presentato. Nessuno mi ha mai chiesto espressamente che cosa ho contro ilcontrollo delle nascite, ma risponderò comunque. Non ho assolutamenteniente contro di esso. Rappresenta semplicemente una soluzione moltoscarsa. La regola nella gestione delle crisi è: non cercare di controllare glieffetti, cerca di controllare le cause. Se controlli le cause, non hai bisognodi controllare gli effetti. È per questo che i controlli di sicurezza negliaeroporti vengono effettuati prima di farvi salire sullaereo. Non voglionodover controllare gli effetti, vogliono controllare le cause. Il controllo dellenascite è una strategia mirata agli effetti. Il controllo della produzionealimentare è una strategia mirata alle cause. Ci converrà darle unocchiata. Domande e risposte. [Tutte le domande sono riassunte da B per gli ascoltatori che nonparlano tedesco.] DOMANDA: In una delle sue “dimostrazioni” dice che le pareti della gabbia possonovenire espanse per accogliere unaumentata popolazione di topi. Mi sembrache questo invalidi la dimostrazione, dato che noi non abbiamo modo diespandere i confini di questo pianeta perché possa accomodareunaumentata popolazione umana. RISPOSTA: Ciò che hanno fatto le nazioni europee a partire dal sedicesimo secolo èstato precisamente espandere le pareti della gabbia per accomodareunaumentata popolazione – nel Nuovo Mondo, in Australia, in Melanesia 269
    • e in Africa. DOMANDA: Non riesco a capire cosha aggiunto di nuovo rispetto a ThomasMalthus, che stava facendo predizioni simili già un secolo fa. RISPOSTA: Lavvertimento di Malthus riguardava linevitabile fallimentodellagricoltura totalitaria. Il mio avvertimento riguarda il suo continuosuccesso. DOMANDA: I suoi modelli di crescita della popolazione non tengono conto della bendocumentata correlazione tra qualità della vita e crescita della popolazione.Le nazioni con unalta qualità della vita hanno un tasso di crescita vicinoallo zero o addirittura negativo (come la Germania!), mentre le nazioni conbassi standard di vita sono quelle in cui avviene la crescita maggiore.Questo dimostra che non cè necessariamente una correlazione tra laproduzione di cibo e la crescita della popolazione. RISPOSTA: Largomento che lei ha presentato è del tipo che piace allindustria deltabacco: “Una delle mie migliori amiche non ha mai toccato una sigarettain vita sua, non è cresciuta e non ha mai lavorato tra fumatori, eppure èmorta di cancro ai polmoni ad appena trentasette anni. Invece mio padrefuma due pacchetti al giorno da quando aveva diciassette anni, ed è ancorasano e arzillo adesso che ne ha sessantatré. Questo dimostra che non cènecessariamente una correlazione tra il fumo e il cancro.” Quando la nostra popolazione viene considerata nella sua interezza –globalmente, anziché nazione per nazione – non cè il minimo dubbio che,nel complesso, essa stia aumentando catastroficamente, tanto che gli studicondotti da organizzazioni internazionali come le Nazioni Unite prevedonochiaramente che nel giro di quarantanni ci saranno dodici miliardi di noi. DOMANDA: Il punto che sta ignorando è che la crescita della popolazione puòvenire rallentata dal miglioramento delle condizioni di vita. RISPOSTA: Nel Nuovo Mondo, cinquecento anni fa, la popolazione non autoctonaera pari a zero. Oggi conta trecento milioni. Questa crescita non è stata il 270
    • risultato di scarse condizioni di vita. È stata il risultato delle cause che hodescritto qui stasera. DOMANDA: Gli agricoltori di tutto il mondo non sono affatto impegnatiprincipalmente nella produzione di cibo per sfamare una popolazione increscita, come dice lei. Non è questo a stimolare i loro sforzi. Sempre piùagricoltori sono impegnati nella coltivazione di campi che non sfamanonessuno, come caffè, cotone e tabacco. RISPOSTA: Da dove arriva allora il cibo che alimenta la nostra popolazione increscita? Se non sta venendo prodotto dagli agricoltori, chi lo staproducendo? Questo è un fatto biologico indiscutibile: se cento milioni diindividui vengono aggiunti alla popolazione, questi individui saranno fattidi cibo e di nientaltro. DOMANDA: Secondo Karl Marx, la popolazione di ogni cultura è determinata daivincoli del loro stile di vita. Per esempio, i popoli raccoglitori devonomantenere una popolazione molto piccola per poter continuare a vivere inquel modo. Potrebbero sfamarne di più, ma solo rinunciando ad alcuniaspetti del loro stile di vita. In altre parole, il modo in cui vivono imponeloro dei limiti. Anche il nostro imporrà un limite a noi. RISPOSTA: Capisco. E nel frattempo, la produzione alimentare non centra nulla? DOMANDA: Per quanto mi riguarda, la produzione alimentare non centra nulla. RISPOSTA: Non posso fare altro che precisare che le scienze biologiche vedono laquestione in modo diverso. DOMANDA: Mi sembra che non abbiamo bisogno di fare nulla riguardo la nostrapopolazione in crescita. Il sistema stesso se ne prenderà cura. RISPOSTA: Intende collassando? Sì, è verissimo. Se scopre che ledificio in cui viveha dei difetti strutturali che presto ne causeranno il crollo, può certamentescegliere di non fare niente e di lasciare alla forza di gravità il compito di 271
    • occuparsene. Ma se i suoi figli vivranno nel palazzo quando finalmentecrollerà, potrebbero non gradire quanto lei questa soluzione. (Riprendi la narrazione a pagina 89.) 272
    • La Grande Reminiscenza. 25 maggio, Schauspielhaus Wahnfried, Radenau. Cè una droga chiamata polvere dangelo, o PCP, che ha leffetto direndere le persone inconsapevoli delle proprie vulnerabilità e limitazionifisiche. Sotto la sua influenza, le persone compiranno maniacalmenteimprese ben al di là dei limiti strutturali del corpo umano, fratturandosi leossa, lacerandosi la carne e strappandosi i legamenti senza neancheaccorgersene, credendosi indistruttibili e accorgendosi dei danni che sisono procurati soltanto quando leffetto della droga svanisce. La nostra cultura ha la propria forma di polvere dangelo, che ci rendeinconsapevoli delle nostre vulnerabilità e limitazioni biologiche. Sotto lasua influenza, abbiamo compiuto maniacalmente imprese ben al di là deilimiti strutturali non solo della nostra specie ma di qualunque altra sulpianeta, cosicché ci siamo fratturati le ossa, lacerati la carne e strappati ilegamenti senza accorgercene, credendo di essere indistruttibili. Soloadesso, come il drogato quando la droga comincia a perdere effetto, stiamocominciando a notare le ferite che ci siamo inflitti durante la nostra furiacieca. Ma anche mentre le notiamo continuiamo ad assumere quella droga,perché non abbiamo ancora compreso che è proprio lei la fonte della nostrafollia. La droga di cui sto parlando è la Grande Amnesia. Proprio come lapolvere dangelo rende le persone inconsapevoli di essere fatte di carne eossa, la Grande Amnesia rende noi inconsapevoli di essere solo una speciebiologica in una comunità di specie biologiche, e ci rende incapaci dicapire che non siamo esentati o esentabili dalle forze che governano tuttele forme di vita su questo pianeta. La Grande Amnesia ci rendeinconsapevoli del fatto che ciò che non può funzionare per una qualunquealtra specie non può funzionare neanche per noi. Come la polvere dangelospinge le persone a compiere azioni mortalmente pericolose per qualunqueessere umano, la Grande Amnesia spinge noi a compiere azionimortalmente pericolose per qualunque specie. Molti pensano che ormai sia troppo tardi perché lumanità possasalvarsi. Ascolto le loro preoccupazioni ogni giorno, e il mio cuore è conloro. La loro disperazione è comprensibile, perché scambiano leffettodella droga per la natura umana stessa. Ma in realtà abbiamo il tempo dismettere di prendere la droga e di somministrarla ai nostri figli. Abbiamo il 273
    • tempo di cominciare la Grande Reminiscenza. Lobliterazione del tribalismo. Ho spiegato poco fa che la Grande Amnesia ha creato lillusione che ilmondo fosse privo di umani finché i membri della nostra cultura fecero laloro comparsa, solo pochi millenni fa. Come corollario a questa illusione,nacque la convinzione che la nostra cultura fosse non solo la prima eloriginaria cultura umana, ma anche lunica cultura che Dio avesse intesoper tutti gli esseri umani. Queste illusioni continuano a venire credute intutto il mondo – a Oriente come a Occidente, gemelli nati da un solo parto– nonostante la vera (e ben nota) storia delle origini umane non dia loro ilminimo sostegno. Per come i pensatori fondamentali della nostra cultura avevanoricostruito la storia, gli umani erano comparsi sul pianeta con un innatoistinto per la civilizzazione ma, naturalmente, nessuna esperienza.Scoprirono rapidamente gli ovvi benefici della vita in comune, e da lì inpoi il percorso verso la civilizzazione fu semplice. I villaggi di agricoltoridivennero paesi, i paesi divennero città, le città furono riunite in regni ecosì via. Era tutto molto semplice ma non tutto funzionava come si deve,perché uno strumento sociale fondamentale doveva ancora essereinventato: la legge. Ignoranti perfino del concetto di legge, gli abitanti diqueste prime città erano condannati a sopportare crimini, insurrezioni,oppressioni e ingiustizie. La legge fu uno strumento chiave che la societàdovette attendere per potersi sviluppare, proprio come la navigazioneoceanica aveva dovuto attendere linvenzione dellastrolabio. Si sarebbe portati a credere che fossero esistite delle leggi molto primadellinvenzione della scrittura, ma non sembra sia così. Se le leggi fosserostate formulate oralmente prima della scrittura, allora le prime cose avenire messe per iscritto sarebbero sicuramente state delle trascrizioni diqueste leggi... Ma i primi manoscritti non contengono alcuna legge. Ineffetti, il codice di leggi scritte più antico, il Codice di Hammurabi, risalesolo al 2100 a.C. Questo è allincirca ciò che i pensatori fondamentali della nostra culturaimmaginarono, e questo è ciò che divenne la convinzione comune nellenostra cultura, impressa ancora oggi in ogni teoria sociale e in ogni libro ditesto scolastico nel mondo. Non ci dovrebbe essere bisogno di precisarlo,ma questa visione dei fatti è tanto vicina alla verità quanto la storia che i 274
    • bambini sono portati dalle cicogne. Ora proviamo a toglierci le lenti offuscanti della Grande Amnesia e aosservare che cosa stava davvero accadendo nel mondo diecimila anni fa.Esemplari di Homo sapiens avevano continuato a migrare dal loro luogo dinascita in Africa per più di centomila anni e avevano raggiuntoletteralmente ogni angolo del pianeta – e non da poco. Per lepoca di cuistiamo parlando, diecimila anni fa, il medioriente, lEuropa, lAsia,lAustralia e il Nuovo Mondo erano stati tutti occupati da moderni esseriumani da almeno ventimila anni. E ben lungi dallessere deserto, ilmedioriente era tra le aree più densamente popolate del mondo –densamente popolate, intendo, da popoli tribali, del tipo che poteva esseretrovato ovunque nel mondo in quellepoca e che può essere trovato ancoraoggi nei pochi luoghi in cui gli è stato permesso di sopravvivere. Quindi abbiamo smentito due aspetti della versione comunementeaccettata: in primo luogo, i fondatori della nostra cultura non vivevanoaffatto in un mondo privo di altri esseri umani, perché erano un popolotribale circondato da molti altri popoli tribali. In secondo luogo, nessuno diquesti popoli tribali era un novellino per quanto riguarda la cultura. Tuttiquesti popoli avevano culture vecchissime, e ciò significa che nessuno diessi poteva essere estraneo al concetto di legge. Nella storiadellantropologia, non è mai avvenuto che un popolo tribale sia statotrovato sprovvisto di un gruppo completo di leggi – completo, si intende,per lo stile di vita di quella particolare tribù. Non scopriremo mai i nomi delle tribù che abitavano il medioriente inquellepoca. Anche il nome della tribù in cui è nato il nostro bizzarro stiledi vita resterà per sempre sconosciuto. Dato che i suoi discendenti sonostati chiamati Prendi, darò a questa tribù un nome simile e la chiameròPren. Stabilita questa premessa, vi racconterò ora una storia di miainvenzione – che non dovrà essere presa come un resoconto diavvenimenti reali, ma neanche come una di quelle ridicole favolette che civengono raccontate da quelli ancora accecati dalla Grande Amnesia. Ilpopolo che io ho chiamato Pren è esistito di sicuro (altrimenti noi nonsaremmo qui), ed era sicuramente un popolo tribale circondato da altripopoli tribali, che io ho qui chiamato Ak, Bak, Cak e così via fino ai Kak. 275
    • Questo disegno mostra due importanti aspetti della vita tribale.Innanzitutto, lo sfondo nero di ogni area tribale è ciò che ne fa risaltare ilnome. Ciò che questo vuole mostrare è che ogni tribù è definitaunicamente dallintegrità e dalla densità delle proprie usanze e delleproprie leggi. Non cè letteralmente altro modo di distinguerle. Le leggi ele usanze degli Ak sono ciò che li rendono una tribù distinta. Le leggi e leusanze dei Bak sono ciò che li rendono una tribù distinta. Le leggi e leusanze dei Cak sono ciò che li rendono una tribù distinta. E così via. In secondo luogo, gli spessi bordi fra le tribù rendono chiaro che iconfini culturali tra le varie tribù sono impenetrabili. Un membro dei Baknon può svegliarsi una mattina e decidere di diventare un membro degliHak; una cosa simile è impensabile tra i popoli tribali di tutto il mondo. Probabilmente a quellepoca alcuni di questi popoli tribali eranoagricoltori e altri cacciatori-raccoglitori. Non cè nulla di stranonellosservare i due stili di vita luno accanto allaltro. A ogni modo,sappiamo che i Pren (i fondatori dello stile di vita Prendi) erano agricoltori– per quanto non ci sia motivo di supporre che abbiano inventatolagricoltura. Ciò che inventarono fu un nuovo stile di agricoltura – lo stiletotalitario. Ma la stupefacente innovazione dei Pren non si limitò a un nuovo stiledi agricoltura. I Pren svilupparono lincredibile e inaudita convinzione chetutti dovessero vivere come loro. Non è possibile descrivereadeguatamente quanto questo li rendesse inusuali. Non posso nominare un 276
    • solo altro popolo nella storia umana che si sia prefissato lobiettivo diconvertire i propri vicini. Di sicuro nessun altro popolo tribale della storiaha mai mostrato il minimo interesse nel convertire gli altri al proprio stiledi vita – e non sono a conoscenza nemmeno di un altro popolo civilizzatoche abbia mai mostrato uninclinazione simile. Per esempio, i Maya, iNatchez e gli Aztechi non avevano alcun interesse nellimporre il propriomodo di vivere ai popoli circostanti, nemmeno a quelli che conquistavano.I Pren erano decisamente rivoluzionari in questo aspetto. Tramiteispirazione, persuasione e aggressione, la rivoluzione Pren cominciò ainglobare i popoli vicini. Adottando una cultura comune, i Pren, i Dak e i Fak hannonecessariamente perso parte dellintegrità che un tempo li definiva. È perquesto che sono raffigurati ingrigiti. Le leggi e le usanze dei Pren hannopoca importanza per i Dak e i Fak. Le leggi e le usanze dei Dak hannopoca importanza per i Pren e i Fak. Le leggi e le usanze dei Fak hannopoca importanza per i Dak e i Pren. Dato che ora condividono uno stile divita comune, i confini culturali tra di loro si indeboliscono. Non è più tantofacile distinguerli luno dallaltro. Ora essere un Dak o un Fak non è piùimportante come lo era una volta. Ora la cosa importante è che sono alleaticon i Pren. Va tenuto presente che in questa alleanza le leggi e le usanzedei Pren non hanno più importanza di quelle di chiunque altro. I Dak e iFak non sono diventati Pren, hanno solo largamente cessato di essere Dak 277
    • e Fak. Il processo continua. Le leggi e le usanze di ogni tribù continuano asbiadire e divenire sempre più irrilevanti. Ormai i Dak e i Fak hanno quasitotalmente perso le loro identità tribali, e presto gli Ak e i Gak si unirannoa loro. Alla fine, tutte le tribù originali sono state assimilate in ununica 278
    • enorme comunità agricola. Dato che le leggi e le usanze tribali sono stateannullate, le identità tribali sono illeggibili. Uno degli Ak può viverefacilmente tra gli Hak quanto un belga in Francia o un newyorkese a SanFrancisco. Ora siamo pronti a raffigurare lo stato della legge in questa comunitàagricola. I pensatori fondamentali della nostra cultura immaginavano che lanostra cultura fosse nata in un mondo privo di legge. Come mostra questaserie di disegni, la nostra cultura in realtà è nata in un mondo pieno dileggi, e ha poi proceduto a obliterarle – inavvertitamente, ne sono sicura(almeno allinizio). Perfino la legge tribale dei Pren scomparve, resairrilevante quanto le altre da questo processo. Vorrei che capiste che questa ricostruzione non è completamente unlavoro di immaginazione. Studiate la diffusione della nostra cultura inAmerica, in Australia, in Africa o altrove e non potrete fare a meno dinotare la costante obliterazione delle leggi tribali sulla sua strada – e, conessa, lobliterazione delle identità tribali. Sulla natura delle leggi ricevute. Con il passare del tempo, man mano che il vuoto aumentava di 279
    • dimensioni, divenne ovvio che cera bisogno di un nuovo tipo di legge.Dato che le leggi tribali erano state rese obsolete, non cera altro da fareche cominciare a inventarne di nuove... Penso che chiunque parli spesso in pubblico alla fine impari a percepirequando un discorso colpisce davvero gli spettatori. Questo è ciò che hopercepito proprio ora, dopo aver detto che non restava altro da fare checominciare a inventare delle leggi. Si tratta naturalmente di unidea sconcertante, che le leggi possanoanche non essere inventate, ma è proprio questa la situazione con le leggitribali. Le leggi tribali non sono mai leggi inventate, sono sempre leggiricevute. Non sono mai il risultato del lavoro di commissioni o diindividui, sono sempre il lavoro dellevoluzione sociale. Sono plasmatedagli stessi criteri che hanno plasmato il becco di un uccello o gli artigli diuna talpa: da ciò che funziona. Non riflettono mai la preoccupazione di unatribù per cosa è “giusto”, “buono” o “equo”, si limitano a funzionare perquella particolare tribù. Un esempio vi potrà... Vedo che questa donna ha una domanda urgente. Prego, dica pure... Sì. Ripeterò la domanda per quelli che non sono riusciti a sentirla.Riguarda la mutilazione genitale delle donne dei popoli tribali, piùprecisamente la rimozione del clitoride, che viene spacciata per una formadi circoncisione femminile. Ho fatto delle ricerche al riguardo, e non hotrovato neanche una singola popolazione tribale inalterata che segua questapratica abominevole. Si trova solo tra popoli che sono stati completamenteassorbiti dalla cultura Prendi – e specificamente dalla cultura Prendi dellasfera islamica. La rimozione del clitoride non viene suggerita dal Corano,ma i suoi seguaci hanno limpressione che sia approvata dallIslam e che sitratti di una cosa molto musulmana da fare, ma questa pratica non esistefuori dalle zone sotto linfluenza islamica. Una decisa conferma che non sitratta di una pratica “tribale” ci viene dal fatto che non esiste nei popoliche ancora vivono tribalmente, come per esempio i Pagibeti o gli Yaka.Esiste solo nei popoli che hanno abbandonato le proprie leggi, usanze eidentità tribali, e che ora appartengono alla più ampia comunità Prendi diuna qualche entità politica riconosciuta come il Senegal o il Mali. Daccordo? Stavo dicendo che un esempio vi potrà chiarire la differenza tra leggitribali ricevute e leggi inventate. Ecco come gli Alawa australianigestiscono ladulterio. Supponiamo che siate un giovane uomo Alawa non sposato. A un certo 280
    • punto vi trovate nellinfelice situazione di essere attratti dalla moglie divostro cugino, Gurtina – e sapete che anche lei è attratta da voi. Ora,vostro cugino è un bravuomo e voi non lo ferireste mai intenzionalmente,ma queste cose succedono: voi e sua moglie siete in preda alla folliadellamore. È davvero toccante e patetico. Vivendo nello stesso campo, non potetefare a meno di vedervi ogni giorno. Vi girate intorno come stelle binarie,respinti da una forza e attratti da unaltra. Ciò che vi leggete nello sguardoè chiaro e inequivocabile. Ardete dal desiderio di metterlo alla prova, ma...Sapete che cosa questo vi costerà. Non importa. Presto non riuscite più a sopportarlo. Il fuoco dellamorevi sta bruciando vivi. Un giorno, al limitare del campo, finalmente laaffrontate. Lei abbassa gli occhi con modestia, come sempre, ma la vostradecisione è presa. “Stanotte”, le sussurrate, “dietro il cespuglio dallaltrolato del fiume.” Lei esita un attimo per decidere, ma anche lei sa che è arrivato ilmomento. “Al tramonto?”, chiede. “Al tramonto.” Lei annuisce e siallontana, il cuore colmo di felicità e paura. Quella notte andate sul posto leggermente in anticipo, naturalmente, perpreparare il vostro nido di passione. Gurtina arriva. Le vostre mani sitoccano. Vi abbracciate. Ah! Alcune ore dopo, deliziosamente esausti, siete seduti davanti unpiccolo fuoco e lo guardate impallidire nellalba crescente. Vi scambiateunocchiata, e con essa vi dite più di quanto vi siete comunicati in tutta lanotte. Avete messo alla prova la vostra passione. Ora, dice questocchiata,è il momento di mettere alla prova il vostro amore. Con un sospiro, spegnete il fuoco e vi avviate verso il campo, cercandodi non trascinare i piedi. I vostri volti sono uno spettacolo attentamentepianificato. Mostrare esultanza sarebbe infantile e insolente. Mostrarevergogna significherebbe rinnegare il vostro amore. Invece, ciò che esibiteè un misto di determinazione e accettazione. Sapete entrambi che cosa vitroverete di fronte, e infatti eccolo qui. A un lato del campo sono allineatigli uomini, già scalpitando di furia. Allaltro lato aspettano le donne,fumanti di rabbia. Voi e Gurtina vi scambiate unaltra occhiata – questa più breve delbattito dali di un moscerino – e venite inghiottiti da unondata di collera.Gli uomini calano su di voi, le donne su di lei. Sassi, lance e boomerangsolcano laria, clave e bastoni vengono agitati con trasporto. Ma voi non vi 281
    • limitate a starvene lì e subire, tuttaltro. Entrambi reagite alle ostilitàdifendendo il vostro amore, rispondendo colpo su colpo, urla contro urla,sassi contro sassi, lance contro lance, finché alla fine i combattenti sonoesausti. Gurtina, pesta e sanguinante, viene restituita a suo marito, e a voi vienedetto di prendere la vostra roba e sparire, se siete furbi. Per ora i corpidegli uomini sono esausti ma la loro furia non lo è, e quando si sarannoripresi sarete di nuovo un bersaglio. Così radunate le vostre cose mentreriflettete. E riflettete intensamente. La prova che il vostro amore devesuperare non è finita, è appena cominciata. Le prossime ore saranno la veraprova, e si svolgerà nella vostra testa e nel vostro cuore. Lasciate il campo,sapendo di avere di fronte una scelta... La domanda è: volete davvero questa donna? La volete più diqualunque altra cosa a cui tenete al mondo? Se non ne siete sicuri, se aveteil minimo dubbio, allora continuerete semplicemente a camminare.Girovagherete per qualche settimana, e quando tornerete la furia degliuomini si sarà placata. Vi scherniranno per qualche settimana e poi sidimenticheranno della faccenda. Gurtina... Ah, Gurtina vi riconoscerà perquello che siete: un seduttore codardo, un uomo debole, e non lodimenticherà mai. E naturalmente ci sarà un prezzo da pagare a vostrocugino. Ma tutto questo sarebbe sopportabile. Lalternativa, daltro canto...Girate intorno al campo tutto il giorno, restando fuori vista, riflettendo. Maper il tramonto sapete che i vostri dubbi sono svaniti. Nelloscurità calante,entrate nel campo di nascosto e andate verso il punto in cui la vostra amataviene tenuta sotto sorveglianza. Una leggera sorveglianza. Tenuta sotto una leggera sorveglianza perché non possa scappare convoi. Ah, la perfezione di quella sorveglianza! Vedete il suo effetto? Gurtina, vedete, ha la propria decisione da prendere. La stessa terribiledecisione che avete dovuto prendere voi. E quella sorveglianza definisce elimita la sua scelta, perché lei sta venendo guardata a vista. Voi no. Voidovete dare prova del vostro coraggio andando da lei. Lei invece non devedimostrarlo venendo da voi. E, in effetti, non può proprio farlo. Lei stavenendo tenuta sotto sorveglianza, capite. Quindi se voi non andaste da lei,lei non ne rimarrebbe umiliata. Sareste solo voi a esserlo. Ma questa è solo metà della questione. Quelle guardie sono lì perproteggere anche voi, perché Gurtina ha la propria decisione da prendere.Vi vuole davvero? Vi vuole più di qualunque altra cosa a cui tenga? Se nonne è sicura, se ha anche solo il minimo dubbio, quando sentirà il vostro 282
    • segnale al tramonto non dovrà fare altro che alzare le spalle con unaria diimpotenza, come a dire: “Vedi? Non posso scappare, amore mio. Lasorveglianza è troppo stretta.” Quindi la presenza delle guardie le permettedi prendere la decisione che preferisce senza dover temere di danneggiarela vostra autostima. La presenza delle guardie le rende possibile chiuderelincidente in un attimo, senza una sola parola, nel modo più indolorepossibile. Ora, notate bene che nulla di tutto questo è frutto di un ragionamentocosciente o esplicito. Ciononostante, la sorveglianza su Gurtina ècuriosamente inefficiente. Abbastanza efficiente da servire allo scopo cheho appena descritto... Ma inefficiente quanto basta da permetterle difuggire al vostro segnale, se davvero vuole farlo. Perché naturalmente gliAlawa sono abbastanza sensibili da sapere che se vi vuole fino a questopunto, sarebbe stupido renderle la fuga impossibile. La prova adesso è conclusa. Avete entrambi preso la vostra decisione.Ora il prezzo deve essere pagato. Il prezzo per aver disturbato la vita dellatribù, per aver sminuito limportanza del matrimonio agli occhi deibambini. E quel prezzo è il peggiore che esista, a parte la morte stessa: ladetribalizzazione, lesilio a vita. Al vostro segnale Gurtina sfugge alle sue guardie e insieme, finalmentee per sempre, vi allontanate nella notte per non tornare mai più. Ora stateviaggiando nella terra dei morti. Detribalizzati, siete morti per tutti quelliche vi siete lasciati alle spalle e per chiunque altro incontrerete nella vostravita. Ora siete privi di una casa, per vostra scelta, da soli e alla deriva in unmondo immenso e vuoto. Ora siete luno la casa dellaltra, dato che vi sietescelti a vicenda al di sopra della tribù. Lunico cameratismo che avrete peril resto della vita sarà quello tra voi due: niente amici, niente padre omadre, niente zie o zii, niente cugini, niente nipoti. Avete rinunciato atutto, per poter stare insieme. E voi sapete che questo è davvero un prezzo che avete scelto di pagare,e non una punizione. Stare insieme e continuare a vivere con la tribùsarebbe impensabile, vergognoso, persino peggiore dellesilio.Significherebbe, in effetti, la distruzione della tribù, perché se i bambinivedessero che non cè alcun prezzo da pagare per ladulterio, il matrimoniodiverrebbe una farsa e le fondamenta della famiglia e della tribù stessa sisgretolerebbero. Ciò che vedete al lavoro in questo esempio è la meravigliosa efficacia 283
    • della legge tribale. A differenza della legge inventata, che si limita aelencare delitti e castighi, la legge tribale funziona. Funziona per tutti gliindividui coinvolti. Un uomo e una donna legati da un amore così grandedevono ovviamente avere il diritto di stare insieme. Ma, per il bene dellatribù, devono anche sparire, andarsene lontani dagli occhi e dalla menteper sempre. In questo modo, i bambini della tribù hanno constatato cheamore e matrimonio non sono le cose trascurabili che sono diventate tragente “progredita” come noi. Il disonore del marito è stato vendicato, enon ci saranno prese in giro da parte dei suoi compagni al riguardo, perchégli hanno dato man forte nel biasimare gli adulteri. Ma forse avete avuto un dubbio a questo punto della storia: perché gliamanti sono tornati al campo dopo ladulterio? Oh, questo è il fulcro della legge. Non funzionerebbe affatto senza diesso. Immaginate, per esempio, che dopo la vostra notte damore diceste aGurtina: “Perché dovremmo aspettare un altro giorno per stare insieme?Scappiamo via adesso!” Cosa penserebbe lei? Penserebbe: “Accidenti, inche guaio mi sono cacciata? Che razza duomo è questo? Un codardo,ovviamente, che preferirebbe farci strisciare via nella notte piuttosto chetornare indietro ad affrontare gli altri e dire: Be, eccoci qua. Fate delvostro peggio!” E se il suggerimento lo facesse lei, voi pensereste la stessa cosa. Quindivoi due dovete tornare indietro... Ogni parte di questo procedimento è la legge, e chiunque concorra adattuarlo fa parte di essa. Per queste persone, la legge non è una cosadistinta scritta in un libro. È il tessuto stesso delle loro vite... È ciò che lirende gli Alawa e li distingue dai Mara e dai Malanugga-nugga, che hannoi propri metodi per gestire ladulterio – che sono i migliori per loro. Nonpuò essere ripetuto a sufficienza che non esiste un modo giusto di vivereper le persone – questa è solo lillusione della cultura più distruttiva eomicida che la storia abbia mai prodotto. Sono sicura che per voi sia ovvio che questa legge sulladulterio nonpossa essere stata inventata da alcuna commissione. Non èunimprovvisazione o il frutto di una pianificazione, e proprio per questoha peso per gli Alawa. Potrebbe non venire in mente a nessuno di loro dianalizzarla come ho fatto io qui stasera, ma questo non ha la minimaimportanza. Non seguono la legge Alawa perché può superareunesaminazione. Seguono la legge Alawa perché loro sono gli Alawa, erinunciare alla loro legge significherebbe rinunciare alla loro identità – 284
    • significherebbe divenire detribalizzati. Il mondo dei detribalizzati. Spero di essere riuscita a darvi unidea del prezzo che ha dovuto venirpagato per diventare parte della rivoluzione Prendi: detribalizzazione – laperdita delle leggi, delle usanze e delle identità tribali. Dato che ladetribalizzazione del Vecchio Mondo (con il che intendo il medioriente,lOriente e lEuropa) è avvenuta migliaia di anni prima delle più anticheregistrazioni storiche, è diventata parte della Grande Amnesia, e in quantotale era invisibile ai pensatori fondamentali della nostra cultura. Per comela vedevano loro, i primi umani erano stati solo proto-urbanisti –agricoltori senza campi, paesani senza paesi, cittadini senza città. Nonavrebbero mai potuto immaginare un intero mondo di popoli tribalisottoposti a detribalizzazione – né, soprattutto, che cosa significasse esseredetribalizzati. Quando osservarono il passato, videro individui che sipreparavano a costruire civiltà, individui naturalmente portati allacivilizzazione. Quando noi osserviamo il passato, non più sotto linfluenzadella Grande Amnesia, vediamo qualcosa di molto diverso: gente cheinavvertitamente (ma sistematicamente) annientava uno stile di vita moltoefficace e poi si sforzava freneticamente di mettere insieme qualcosa concui rimpiazzarlo. Abbiamo continuato a sforzarci freneticamente fin daallora, e ogni anno i nostri legislatori e i nostri politici si rimettono alavorare allincessante compito di mettere insieme qualcosa efficace quantociò che abbiamo distrutto. La gente a volte mi accusa di essere semplicemente innamorata deltribalismo. Mi dicono: “Se ti piace così tanto, perché non vai a farlo e nonci lasci in pace?” Coloro che colgono questo da quanto dico mifraintendono completamente. Lo stile di vita tribale non è prezioso perchéè bello, amabile o “vicino alla natura”. Non è neanche prezioso perché è il“modo naturale di vivere” per le persone. Per me, queste sono assurdità. Ècome dire che la migrazione degli uccelli è positiva perché è il modonaturale di vivere per gli uccelli, o che il letargo degli orsi è positivoperché è il modo naturale di vivere per gli orsi. La vita tribale è preziosaperché è stata messa alla prova e lha superata. Ha funzionato per lepersone per tre milioni di anni. Ha funzionato per le persone come i nidifunzionano per gli uccelli, come le ragnatele funzionano per i ragni, come itunnel funzionano per le talpe, come il letargo funziona per gli orsi. Questo 285
    • non la rende amabile, la rende utilizzabile. La gente mi dirà anche: “Be, se era così fantastica, perché non èdurata?” La risposta è che è durata – è durata fino a ora. Continua afunzionare, ma il fatto che qualcosa funzioni non lo rende invulnerabile.Tunnel, nidi e ragnatele possono venire distrutti, ma questo non cambia ilfatto che funzionano. Il tribalismo può venire distrutto – e in effetti lo èstato in larga parte – ma questo non cambia il fatto che ha funzionato pertre milioni di anni e continua a farlo tuttora. E il fatto che il tribalismo funzioni non significa che non possa farloanche qualcosaltro. Il problema è che il nostro particolare qualcosaltronon sta funzionando – e non può funzionare. Porta con sé il seme dellapropria distruzione. È fondamentalmente instabile. E sfortunatamente hadovuto raggiungere dimensioni globali prima che la natura della suainstabilità potesse venire riconosciuta. È importante comprendere che il nostro non è stato lunico stile di vitache abbia attraversato una sperimentazione. I nidi si sono evoluti – econtinuano a evolversi – grazie alle innumerevoli sperimentazioni degliuccelli. I tunnel si sono evoluti – e continuano a evolversi – grazie alleinnumerevoli sperimentazioni delle talpe. Le ragnatele si sono evolute – econtinuano a evolversi – grazie alle innumerevoli sperimentazioni deiragni. Non possiamo sapere quali culture umane siano state sperimentatenel Vecchio Mondo – sono state tutte annientate dallesperimento Prendi –ma sappiamo molto sugli esperimenti che sono stati effettuati altrove. Lacosa affascinante è che queste varianti culturali sono state messe alla provanello stesso modo in cui lo sono le variazioni di una specie: ciò chefunzionava è sopravvissuto, ciò che non funzionava è scomparso,lasciandosi dietro i suoi resti fossili – canali di irrigazione, strade, città,tempi, piramidi. Ovunque, le persone stavano cercando delle alternative altradizionale modo di procurarsi da vivere – la caccia e la raccolta. Fecerodei tentativi con lagricoltura a tempo pieno, ma se il loro particolareesperimento non funzionava erano prontissimi ad abbandonarlo – e ineffetti lo fecero varie volte. Veniva considerato un grande mistero, unavolta. Cosa ne era stato di quegli antichi costruttori che avevano erettocittà in giungle e deserti? Erano forse stati risucchiati in unaltradimensione? No, hanno solo smesso. Sono semplicemente tornati a unmetodo che sapevano avrebbe funzionato. A rendere lesperimento Prendi differente da tutti questi altri è stata lasua bizzarra convinzione che il suo stile di vita fosse quello che le persone 286
    • dovevano seguire – ovunque, per sempre, a qualunque costo. Per i Prendi,non importava che funzionasse o meno. Non importava che alla gentepiacesse. Non importava che facesse passare alle persone le penedellinferno. Questo era lunico modo giusto di vivere per gli esseri umani.Questa stravagante idea rese impossibile alla gente rinunciarvi, aprescindere da quanto male funzionasse. Se non funziona, allora ti toccasoffrire. Se non funziona, ti tocca soffrire. E soffrirono, eccome. Non è difficile capire che cosa abbia spinto le persone a viveretribalmente – e continui a spingerle a farlo ovunque questo stile di vitaancora esista. I popoli tribali hanno le loro sofferenze da sopportare, manella vita tribale nessuno soffre a meno che non lo facciano tutti. Nonesiste una classe o un gruppo di persone che debba sopportare tutta lasofferenza, né una classe o un gruppo che ne sia esentato. Se pensate chesia troppo bello per essere vero, controllate voi stessi. Nella vita tribalenon ci sono governanti degni di questo nome; anziani o capi esercitanoinfluenza anziché potere, e anche quello solo occasionalmente. Non esistenulla di simile a una classe dirigente o a unélite ricca o privilegiata. Nulladi simile a una classe lavoratrice, povera o sfruttata. Se suona perfetto, be,perché non dovrebbe, dopo tre milioni di anni di formazione evolutiva?Non siete sorpresi che la selezione naturale abbia organizzato le oche in unmodo che funziona bene per le oche, o gli elefanti in un modo chefunziona bene per gli elefanti, o i delfini in un modo che funziona bene peri delfini. Perché dovreste essere sorpresi che la selezione naturale avesseorganizzato le persone in un modo che funzionava bene per le persone? E, al contrario, perché dovreste essere sorpresi che i fondatori dellanostra cultura, dopo aver annientato uno stile di vita messo alla prova pertre milioni di anni, siano stati incapaci di mettere insieme allistante unrimpiazzo altrettanto buono? Si trattava di un compito davveroformidabile. Ci stiamo lavorando da diecimila anni, e dove siamo arrivati? La primissima cosa che scomparve fu proprio la cosa che aveva reso lavita tribale un successo: il suo egualitarismo sociale, economico e politico.Non appena cominciò la nostra rivoluzione, cominciò anche il processo didivisione tra governanti e governati, ricchi e poveri, potenti e sottomessi,padroni e schiavi. Era nata la classe sofferente, e quella classe (come 287
    • sempre sarebbe stato) era composta dalle masse. Non ripeterò una storiache conoscete tutti. Solo pochi millenni separano linizio della nostracultura in piccoli villaggi agricoli dallepoca dei re-dei, quando le classireali vivevano in unopulenza sconvolgente e tutti gli altri – le massesofferenti – vivevano come bestiame. Finalmente siamo arrivati allepoca storica. La Grande Amnesia eracompleta. La vita tribale era scomparsa da migliaia di anni. Nessuno intutto il mondo civilizzato, in Oriente o in Occidente, si ricordava un tempoin cui individui perfettamente ordinari – del tipo che ora componeva lemasse sofferenti – vivevano più che dignitosamente, e la società umananon era divisa tra quelli che devono soffrire e quelli che invece ne sonoesentati. Tutti pensavano che le cose fossero andate in questo modo findallinizio. Tutti pensavano che questa fosse la natura del mondo – e quelladelluomo. Cominciarono a considerare il mondo un luogo malvagio.Cominciarono a credere che lesistenza stessa fosse malvagia.Cominciarono a credere (e chi può biasimarli!) che ci fosse qualcosa difondamentalmente sbagliato negli esseri umani. Cominciarono a credereche lumanità fosse dannata. Cominciarono a credere che qualcuno avrebbe dovuto salvarci. È importante che comprendiate che nessuna di queste idee ebbe originedalla vita tribale – né si riesce a immaginare come avrebbe potuto. Questesono idee che ci si aspetta di veder nascere tra persone che conducono vitepiene di angoscia, vite vuote. Puoi costringere la gente a vivere comebestiame, ma non puoi farle credere che sta vivendo bene. Puoi renderlaimpotente, ma non puoi farle smettere di avere sogni e desideri. Le massesofferenti sapevano di stare soffrendo, sapevano che cera qualcosa diterribilmente sbagliato, sapevano di aver bisogno di qualcosa. E ciò di cuiavevano bisogno era la salvazione. Lorigine e la causa della sofferenza umana – e il modo di porvi fine –divenne la prima grande preoccupazione intellettuale e spirituale dellanostra cultura, a partire da circa quattromila anni fa. I successivi tremillenni avrebbero visto lo sviluppo di tutte quelle religioni destinate adiventare le principali religioni della nostra cultura – Induismo, Buddismo,Ebraismo, Cristianesimo e Islam – e ognuna di esse aveva la propria teoriasullorigine e sulla causa della sofferenza umana e il proprio metodo perporvi fine, trascenderla o imparare a sopportarla. Ma tutte condividevanouna singola, centrale visione: che si tratti della liberazione dallinfinito 288
    • ciclo di morte e rinascita o dellunione beata con Dio in Paradiso, lasalvazione è lo scopo più alto a cui la vita umana possa aspirare,inimmaginabilmente superiore a qualunque altro, come ricchezza, felicità,gloria o fama, e ognuno di noi è totalmente solo in questa ricerca. Nonesiste un mercato in cui si possano comprare il nirvana, la virtù, la grazia oil perdono dai peccati. Nessun genitore, coniuge o amico può ottenere lasalvazione al posto tuo in alcun modo. E dato che il suo valore èincomparabilmente superiore a quello di qualunque altra cosa, lasalvazione è lunica cosa in cui ti è permesso essere completamente eimpunemente egoista. La tua salvazione non deve passare in secondopiano rispetto a niente, che si tratti di amicizie, lealtà, gratitudine, gloria,re, nazione o famiglia. Nellintero universo di possibilità, nessuna ha lapriorità sulla tua salvazione, e chiunque ti chieda di porla in secondo pianorispetto a qualcosa ti sta chiedendo troppo – a prescindere da che cosa sitratti – e la sua richiesta può venire rifiutata senza la minima esitazione osenso di colpa. B è lAnticristo? Finalmente siamo pronti ad affrontare questo difficile problema chetanti di voi hanno portato alla mia attenzione. Ancora e ancora, mi dite:“Dimmi come rispondere a quelli che ti accusano. Dimmi come spiegareloro che tu non sei lAnticristo!” Dovete iniziare dal capire che cosa lAnticristo rappresenti. Tutti gliesperti degni di questo nome concordano che Anticristo sia solo il nomepiù recente dato a unantica entità presente in moltissime leggendereligiose della nostra cultura – molto più antica di Cristo, di cui dovrebbeessere lopposto. In altre parole, non rappresenta semplicemente lantitesidi Gesù. Tutte le nostre religioni salvazioniste hanno paventato lacomparsa di un individuo che avrebbe allontanato i virtuosi dalla stradadella salvazione. LAnticristo non è solamente lantitesi di Gesù, è anchelantitesi di Budda, di Elia, di Mosè, di Maometto, di Nanak, di JosephSmith e di Maharaj Ji . Di tutti i salvatori e dispensatori di salvazione delmondo. È, in effetti, lAntisalvatore. Ad accompagnare la leggenda dellAnticristo cè stata la bizzarra equasi risibile credenza che il suo immenso fascino sarebbe consistito nellasua sfrenata perversione. Questo mostra che bassa opinione le religionisalvazioniste abbiano dei propri membri. Mostra come ci disprezzino, 289
    • come pensino che bramiamo il male e la corruzione e che saremo pronti aseguire servilmente chiunque ce li prometta. A questo punto sono finalmente pronta a dirvi come rispondere agliaccusatori di B. Quando vi dicono: “B è lAnticristo”, non pensiate di farequalcosa di ammirevole rispondendo: “Oh no, no, no, non capisci.” Questiaccusatori in realtà capiscono. Quando vi dicono: “B è lAnticristo”, ecco cosa dovreste dir loro. Diteloro: “Sì, hai ragione. Perfettamente ragione. B vuole allontanare i cuoridelle persone da voi cosicché il mondo possa vivere. B vuole unire le vocidi tutti gli umani sul pianeta in una che canti: Il mondo deve vivere, ilmondo deve vivere! Siamo solo una specie tra miliardi. Gli dei non ciamano più di quanto amino i ragni, gli orsi, le balene o i gigli dacqua.Lera della Grande Amnesia è finita, e tutte le sue menzogne e le sueillusioni sono state dissipate. Ora ci ricordiamo chi siamo. La nostrafamiglia non sono i cherubini, i serafini, i troni, i principati o i poteri. Lanostra famiglia sono le efemere, i lemuri, i serpenti, le aquile e i tassi. Lacecità di cui abbiamo sofferto durante Grande Amnesia è cessata, quindinon crediamo più che lUomo sia difettoso. Non crediamo più che gli deiabbiano commesso un errore quando ci hanno creato. Non crediamo piùche sappiano creare ogni singola cosa nelluniverso tranne un essereumano. La cecità di cui abbiamo sofferto durante Grande Amnesia ècessata, quindi non possiamo più continuare a vivere come se nullaimportasse a parte noi. Non possiamo più credere che soffrire sia il destinoche gli dei avevano in mente per noi. Non possiamo più credere che lamorte sia una liberazione dal nostro destino. Non bramiamo più il nulla delnirvana. Non sogniamo più di indossare corone doro alla corte reale delParadiso.” Dite loro: “Avete ragione a dire che ci stiamo allontanando dalla stradadella salvazione. Ce ne stiamo allontanando esattamente come avetesempre temuto che avremmo fatto. Ma, ascoltate, non ci stiamoallontanando dalla salvazione per amore del peccato e della corruzione,come avete sempre immaginato che avremmo fatto. Ce ne stiamoallontanando perché ora ci ricordiamo che una volta appartenevamo almondo, e ne eravamo felici. Ci stiamo allontanando dalla salvazione, manon per amore della perversione, come sprezzantemente credevate cheavremmo fatto. Ce ne stiamo allontanando per amore del mondo, come inmille anni di congetture non avete mai immaginato che avremo potutofare.” 290
    • Giovanni Evangelista ha scritto: “Non dovete amare il mondo o le cosedel mondo, perché coloro che amano il mondo sono estranei allamore delPadre.” Poi, appena due frasi dopo, ha scritto: “Figli, lora finale è alleporte! Avete sentito che lAnticristo sta arrivando. Non è uno ma molti, equando essi saranno tra di noi saprete che lora finale è arrivata.” Giovanni sapeva di cosa stava parlando. Aveva ragione ad avvisare isuoi seguaci di diffidare di coloro che amano il mondo. Noi siamo quelli dicui stava parlando, e questa è lora finale... Ma è la loro ora finale, non lanostra. Hanno avuto il loro giorno, e questa è la sua ultima ora. Ora comincia il nostro giorno. (Riprendi la narrazione a pagina 177.) Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (nrt_ita@libero.it). Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com 291