Daniel Quinn      Se ti danno carta rigata... scrivi di                   traverso             (If they give you lined pap...
Giovedì: mattina  Elaine: [dopo esserci scambiati i soliti convenevoli.] Come puòimmaginare, sono molto curiosa riguardo i...
Rinascimento” (“The New Renaissance”) sia stato ciò che ha svolto lastessa funzione per me. (vedi pagina 150.)    Daniel: ...
domande più interessanti che mi erano state fatte sul mio sito web neglianni e lasciai che provasse a rispondere a tutte, ...
intendevo. In effetti, in seguito appresi che i membri di quel gruppo oravengono incoraggiati a “pensare come marziani”. M...
Di sicuro non è stato per via di un mio desiderio o di una mia sceltadeliberata. Non avevo la minima intenzione di isolarm...
Elaine [dopo una lunga pausa]: Sarebbe inutile dire che lo capisco.    Daniel: I popoli dellEtà della Pietra vivono molto ...
Elaine: Giusto.   Daniel: Quindi, cosa avverrebbe in caso di un olocausto nucleare?Verremmo scagliati indietro allEtà dell...
femmine a casa tirandole per i capelli. Questa era limpressione culturalegenerale.   Elaine: Non penso che sia cambiata mo...
storia umana nei libri, nei giornali e nelle riviste. Alcune erano scritte ocitate da veri storici. Dicevano qualcosa del ...
Elaine [dopo averci riflettuto un po]: Direi che la sua prossimadomanda è... No, devo ammettere che non lo so.    Daniel: ...
Daniel: La vera versione della storia umana è che lumanità non haabbandonato tutta insieme, diecimila anni fa, la vita di ...
vissuto per milioni di anni in un modo interamente diverso. Lo stile di vitadi caccia-e-raccolta era cinquemila anni nel p...
Daniel: E che cosa sarebbe stato per loro ragionevole concludere daquesto riguardo la natura umana?   Elaine: Che gli uman...
importante finché non abbiamo abbandonato la vita di caccia-e-raccolta enon siamo diventati agricoltori e costruttori di c...
Elaine: Ci dovrò riflettere, su questo... Immagino che nessuno trovassenulla di importante in essi.   Daniel: Qualcuno ave...
finalmente in condizione di dare al nostro antropologo marziano la rispostaalla sua prima, essenziale domanda. Ora ci siam...
Daniel [dopo una pausa]: Ovviamente non abbiamo detto nulla dinuovo, qui, ma non era quello il mio scopo. Volevo darti uni...
Daniel [interrompendola]: Il mio “quadro di riferimento”.   Elaine: Sì, quello rimane un mistero. Non potrei farlo, da sol...
ho da insegnarti. Ma io voglio che tu te ne vada con più di questo. Voglioche tu te ne vada con labilità di fare quello ch...
Giovedì: pomeriggio   Daniel: Qualche progresso?   Elaine: Sulla domanda che mi ha fatto? No. Ho limpressione di nonaverla...
Daniel: Il punto non è concordare. Voi due condividete un quadro diriferimento, e questo è ciò che dobbiamo esaminare. Per...
Elaine: Che cosa ci scriverebbe?   Daniel [scuotendo la testa]: Le righe sul foglio rappresentano dellepremesse, o, potres...
invertebrati, e i vertebrati di terra si evolsero da pesci dacqua dolce circaquaranta milioni di anni dopo.   Elaine: Va b...
negare la realtà e cominciare a dire assurdità.   Elaine: Penso di cominciare a capire.   Daniel: Cosa?   Elaine: Cosa sig...
Elaine: Davvero?   Daniel: Che ne dici, tu?   Elaine: Non ha mai detto niente di simile. In effetti, ha detto moltoesplici...
probabilità di ammalarsi di cancro ai polmoni, questo viene interpretatocome il consiglio di smettere di fumare.   Daniel:...
aumento della popolazione. Per questo ho effettivamente una prescrizione.La corsa agli armamenti della Guerra Fredda è fin...
produzione alimentare per sfamarli, perché stanno ancora morendo difame?   Elaine: Non lo so.    Daniel: Penso che tu lo s...
Daniel: Allora perché? E un qualche tipo di inefficienza burocratica?   Elaine: Non lo so, forse.    Daniel: Ora vado a co...
Daniel: Dove vivono i milioni di affamati.   Elaine: Esatto.   Daniel: Quindi mentre aumentiamo la produzione alimentare e...
della produzione alimentare.   Daniel: Non stiamo creando un mondo senza fame?   Elaine: No.    Daniel: Proviamo a essere ...
Daniel: Non aveva senso per te?   Elaine: Sì, immagino che ce lo avesse.   Daniel: Allora cosè che ti confonde?   Elaine: ...
sarebbe mai scomparso. Ma questo non era sufficiente per i Prendi.Volevano prendere il controllo delle proprie riserve ali...
Daniel: In altre parole, dato che i Lascia vivevano nelle mani degli dei,dovremmo farlo anche noi.   Elaine: Esatto.   Dan...
Daniel: “Vivere nelle mani degli dei” è solo unespressione. Potrestidire “affidare il tuo destino al vento” o perfino “ten...
dodici anni, finché non divenne Ishmael. E a quel punto, con un po più diaiuto da parte degli dei, del destino o dellunive...
guardando allintero.   Elaine: Lintero cosa?    Daniel: Lintero quadro della situazione. La differenza tra te e lei è chei...
umana?   Elaine: Sembra una buona ipotesi.    Daniel: Dimmi che cosa sta pensando. Questo è parte del lavorodellantropolog...
Daniel: Per oggi smettiamo. Vedi se riesci a usare il resto della giornataper capire come indietreggiare abbastanza da ved...
migliore – di dirti di saltar fuori dalle rotaie su cui ti ha messa. Nonpossiamo vedere altre rotaie su cui saltare finché...
Venerdì: mattina   Daniel: Allora, qualche progresso?   Elaine: Penso di sì.   Daniel: Hai capito su che rotaie ci aveva m...
questo. Vivere nelle mani degli dei non significa restare fermi e lasciareche il leone ti strappi la testa.    Daniel: Ben...
domanda.   Daniel: Ossia, se credo in Dio.   Elaine: Sì, credo di sì.   Daniel: Essendo un Antropologo Marziano, devo allo...
allassurdo. Come disse William di Occam, Credo quia absurdum: “Cicredo perché è assurdo”. Non cè bisogno di credere a una ...
Daniel: Quale domanda?   Elaine: Immagino che molti lettori la considerino un non credente.   Daniel: Presumo tu intenda u...
tue.   Elaine: Non ne dubitavo.  Daniel: Quindi... Dove eravamo? Presumo di aver risposto alladomanda riguardo le mie cred...
domanda non sembra riconoscere alcuna causalità al lavoro nel mondoeccetto quella divina. Usa il termine “catastrofi natur...
Elaine: Ah. Perché il mondo non si regola da solo. O si potrebbe direche Dio non può confidare che il mondo si regoli da s...
Daniel: Come al solito, sto cercando di andare dietro le parole, diraggiungere le tacite premesse e credenze.   Elaine sos...
eccetto che per Noè e la sua famiglia. E perfino il risultato di questoprovvedimento non fu troppo soddisfacente.   Daniel...
Elaine: Esatto. Presumibilmente.    Daniel: Ma solo i cristiani ricevettero questo messaggio. Gli ebreistanno ancora aspet...
Elaine: Sì, penso che avrei potuto.   Daniel: Quindi, te lo chiedo di nuovo: che tipo di Dio è questo?    Elaine [dopo ave...
viste.   Daniel: Puoi trovare qualcosa di più fantasioso, anche se hai avuto solopochi momenti per pensarci. Pensa a qualc...
Daniel: In realtà, i veri dei del mondo – se ce ne sono – sonocompetenti. Hanno creato un mondo che funziona perfettamente...
Elaine: Ci ho pensato, ma tutto ciò che posso dire è che non sononeanche vagamente in grado di fare ciò che fa lei.   Dani...
43.560 piedi quadrati (4.047 metri quadrati). Un ottavo di acro è pari acirca 5.445 piedi quadrati (506 metri quadrati), p...
Elaine: Dovrebbero importare enormi quantitativi di cibo.   Daniel non dice niente.   Elaine [dopo averci pensato un po su...
ragionevoli che ci vengono costantemente presentate. Come questa,secondo cui in Texas cè abbastanza territorio da ospitare...
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Al sito http://NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com potete trovare gli altri libri di Quinn e quasi 100 FAQ sulle sue idee.

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Daniel Quinn - Se ti danno carta rigata... scrivi di traverso (libro in italiano)

  1. 1. Daniel Quinn Se ti danno carta rigata... scrivi di traverso (If they give you lined paper... write sideways) Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (e-mail). Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com “Cè sempre un mondo nuovo”, disse Poirot, “ma solo, sapete, per persone molto speciali. I fortunati. Quelli che portano dentro di loro la creazione di quel mondo.” Agatha Christie. Prefazione Nellottobre del 2005, ricevetti una lettera da una lettrice che sarebbestata a Houston – dove vivo – il finesettimana del Ringraziamento; sichiedeva se avrebbe potuto passare del tempo con me per esaminare leidee che aveva esplorato nei miei libri. Accettai, precisando che avevo unsecondo fine: volevo usare la nostra conversazione, registrata e redatta,come base per un nuovo libro che avevo in mente. Dietro sua richiesta, ho sostituito il suo nome con un altro di sua scelta.Ciò che segue è una trascrizione leggermente editata del nostro dialogo. Per quanto vengano fatti riferimenti agli altri libri che ho scritto, non èassolutamente necessario averli letti per capire questo. In altre parole,scrivendo questo libro non ho dato per scontato che il lettore avrebbe giàavuto familiarità con le idee che ho espresso in lavori precedenti.
  2. 2. Giovedì: mattina Elaine: [dopo esserci scambiati i soliti convenevoli.] Come puòimmaginare, sono molto curiosa riguardo il libro su cui sta lavorando. Daniel: Sarebbe più veritiero descriverlo come il libro con cui hocombattuto per gli ultimi cinque anni – almeno. Proverò a spiegarmimeglio... Quando finii “Ishmael”, immaginai di aver fatto quello che avevodeciso di fare una dozzina di anni prima. Pensai che il mio lavoro fosseconcluso. Unidea molto ingenua. Elaine: Perché ingenua? Daniel: Perché nessuno che avesse qualcosa di importante da dire èmai riuscito a esprimerlo completamente in un solo libro. Ciò che imparaida “Ishmael” è quanto ancora mi mancasse. Questo è ciò che le migliaia dilettere che ricevetti mi dissero. I lettori avevano adorato il libro ma eranorimasti vittime di seri fraintendimenti su ciò che stavo dicendo. Pensai dipoter correggere quei fraintendimenti con un secondo libro, “The Story ofB”. Dalla reazione a quel libro, vidi che ne serviva un terzo. Quello fu“My Ishmael”. A quel punto vidi che ne serviva un quarto per cucireinsieme tutte le mie idee in un modo molto semplice e diretto, e quello èstato “Oltre la Civiltà” (Beyond Civilization). Elaine: Uh-uh. Daniel: Quando “Oltre la civiltà” era ancora in forma di manoscritto,accettai di incontrare un piccolo gruppo di lettori che, come te, avevanochiesto unopportunità per esaminare ciò che avevano capito di quello chestavo dicendo. Accettai di dedicare loro un finesettimana lungo, a pattoche arrivassero dopo aver letto “Oltre la civiltà”. Quando arrivarono,comunque, fu subito chiaro che “Oltre la civiltà” aveva risposto a quasitutte le domande che volevano farmi. Il seminario finì dopo appena dueore, e passammo il resto del finesettimana socializzando... Quello chevoglio dire è che con quel libro ho risposto a quasi tutte le domande che ilettori hanno continuato a farmi da quando “Ishmael” è stato pubblicato. Elaine: Sì, capisco. Anche se penso che il suo saggio “Il Nuovo
  3. 3. Rinascimento” (“The New Renaissance”) sia stato ciò che ha svolto lastessa funzione per me. (vedi pagina 150.) Daniel: Sì, chiunque cerchi unespressione concisa del mio messaggiofondamentale, dovrebbe leggere “Il Nuovo Rinascimento”. Con quello,sentii di aver detto tutto ciò che avevo da dire. Ma una domanda rimaneva.Si trattava di una domanda che era stata lì fin dallinizio, ma per molti anniavevo continuato a ignorarla. Elaine: Che domanda era? Daniel: “Come fa ciò che fa?” Elaine: Ha detto che aveva continuato a ignorarla...? Daniel: La ignoravo perché pensavo che la risposta fosse ovvia:chiunque avesse lavorato al problema tanto a lungo e con tantadeterminazione quanto avevo fatto io avrebbe potuto fare altrettanto. Elaine: Ma ha cambiato idea. Daniel: Sì, con riluttanza. Con riluttanza perché non avevo mai volutopropormi come qualcuno speciale o straordinario. Elaine: Cosa le ha fatto cambiare idea? Daniel: Lesperienza. Ti farò un esempio. Nellestate del 1998 condussiun esperimento. Così tanta gente mi aveva chiesto lopportunità di studiarecon me che decisi di indire un seminario serale della durata di tutta lestateche chiunque fosse disposto a viaggiare fino a Houston avrebbe potutofrequentare per quanto tempo volesse. Laffluenza naturalmente oscillava.Una settimana, mentre un gruppo partiva e un altro era atteso, un singolomembro del seminario rimase da solo, a duemila miglia da casa, e mi sentiiobbligato a prendermene cura. Passammo molto tempo semplicemente aconoscerci meglio. Allo stesso tempo, sentii che avrebbe dovuto trarre qualcosa di utiledallesperienza. Aveva letto tutti i miei libri molte volte, con grande cura eattenzione, ma voleva accertarsi di aver capito ciò che stavo dicendo con lacompletezza che pensava. Per scoprirlo, selezionai circa un centinaio delle
  4. 4. domande più interessanti che mi erano state fatte sul mio sito web neglianni e lasciai che provasse a rispondere a tutte, una per una. Rimanemmoentrambi sconcertati dal risultato di questo test. Alla vasta maggioranzadelle domande non riuscì proprio a rispondere. Aveva azzardato alcunerisposte, ma quando le confrontammo con le mie, fu ovvio che io e luieravamo su due lunghezze donda diverse. In altre parole, ciò chelesperimento rivelò fu che per quanto conoscesse le risposte a tutte ledomande sollevate nei miei libri, non poteva generarne di nuove – nonpoteva rispondere a domande che non fossero presenti nei miei libri. Elaine: Come mai, secondo lei? Daniel: Ci arriveremo... Nel frattempo, ecco un altro esempio. Alcunianni fa, un certo gruppo no-profit, impressionato dal mio lavoro, mi invitòa partecipare a una riunione di pianificazione per unimpresa in cui eranocoinvolti. Mi sedetti e ascoltai mentre il team di progettazione discutevadelle sue idee per varie ore. Alla fine, esausto, uno di essi si girò verso dime e disse: “Be, Daniel, è stato dannatamente silenzioso. Che cosa nepensa di tutto questo?” Io spiegai che non ero completamente sicuro della mia reazione, e chevolevo raccogliere le idee prima di parlare. “Ci dica solo la sua reazione istintiva”, insisterono. Sapendo di aver bisogno di tempo per formulare la mia reazione intermini misurati e diplomatici, chiesi loro di non farmi pressioni perspingermi a parlare immediatamente, ma alla fine liquidarono tutte le miescuse, assicurandomi che ogni contributo da parte mia sarebbe stato ilbenvenuto. Dissi loro che cosa pensavo, e mi fissarono con qualcosa di moltosimile allorrore. Invece di ripetere che avrebbero dovuto darmi il tempo che avevochiesto (e che mi sarebbe servito per esprimermi in modo da nonorripilarli), mi giustificai debolmente dicendo che se avevo un motivo peressere presente a quella riunione, era per osservare il procedimento comeavrebbe potuto fare un completo estraneo – come avrebbe fatto unantropologo marziano, in effetti. Con tanta cordialità quanta riuscirono amostrarne, concordarono che questo era esattamente ciò che volevano cheio facessi. Non esistono cose come i marziani, naturalmente, come la gente diquella riunione sapeva perfettamente, ma capirono comunque che cosa
  5. 5. intendevo. In effetti, in seguito appresi che i membri di quel gruppo oravengono incoraggiati a “pensare come marziani”. Ma lantropologomarziano originale non è più stato invitato a unaltra riunione. Elaine: Qual è la sua teoria? Perché erano così orripilati da quello cheaveva da dire? Daniel: Un altro esempio risponderà a questa domanda. Alcuni mesi faho partecipato a una conferenza telefonica con un gruppo di lettori diTulsa. Uno dei partecipanti fece unosservazione che potrebbe sembrarepiuttosto comune, ma che a me sembrò rivelatrice. Disse, allincirca: “Checosa dobbiamo fare? Quando parliamo con delle persone, ognuno di noiparte da un quadro di riferimento convenzionale. Quello che non capiamoo condividiamo è il suo quadro di riferimento. Il suo quadro di riferimentoa noi sembra completamente alieno e misterioso.” Improvvisamente sentii di aver afferrato il problema. Per quanto aposteriori sembri ovvio, era il mio quadro di riferimento a essere diverso.Il ragazzo di cui ho parlato un minuto fa non poteva rispondere alledomande come facevo io perché non condivideva il mio quadro diriferimento, e i membri della compagnia che ho descritto poco fa eranoorripilati perché stavano considerando la questione in discussione partendoda un quadro di riferimento completamente diverso dal mio. Elaine: Allora, qual è il suo quadro di riferimento? Può descrivermelo? Daniel: Posso descriverlo in modo stenografico. Il mio quadro diriferimento è quello di un antropologo marziano. Sono come qualcuno cheha viaggiato per milioni di miglia per studiare una specie di creature che,sebbene teoricamente razionali, stanno distruggendo il pianeta in cuivivono. Elaine: Wow. Okay. E come descriverebbe il quadro di riferimento diun antropologo marziano? Daniel: Non credo che una spiegazione ti aiuterebbe molto – se anchesapessi come fornirtela. Per imparare a nuotare, devi nuotare. Non èqualcosa che può essere descritto. Qualcuno deve buttarti in acqua. Elaine [sorridendo]: Suona divertente. Daniel: Potrebbe aiutarti ascoltare come sono diventato ciò che sono.
  6. 6. Di sicuro non è stato per via di un mio desiderio o di una mia sceltadeliberata. Non avevo la minima intenzione di isolarmi in alcun modo. Elaine: Penso di capire. Daniel: Mi ricordo comè cominciata molto chiaramente. Era il 1962,allapice della Guerra Fredda, quando allincirca una volta allanno igiornali mostravano su una mappa della città in cui vivevi la devastazioneche una bomba allidrogeno avrebbe causato. Lidea che un olocaustonucleare potesse avvenire in qualunque momento, con gli Stati Uniti elUnione Sovietica che si facevano piovere addosso testate atomiche, nonera affatto implausibile, ed era uso comune dire che se fosse successa unacosa simile saremmo stati scagliati indietro allEtà della Pietra. Ti suonafamiliare? Elaine: Non sono sicura di capire cosa intende. Daniel: Non ti è mai capitato di sentir parlare di nuclearizzarequalcuno allEtà della Pietra? Elaine: Sì, penso che qualche generale abbia detto che dovremmosemplicemente nuclearizzare i nord-vietnamiti allEtà della Pietra. Daniel: E ha senso, secondo te? Elaine: Di nuovo, non sono sicura di cosa intende. Daniel: Se lanciassimo una dozzina di bombe allidrogeno sulla Coreadel Nord, tornerebbe allEtà della Pietra? Elaine: Devo pensare di sì. Daniel: Immagina che dicessi che se lanciassimo una dozzina dibombe allidrogeno sulla Corea del Nord, la faremmo tornare al Medioevo.Avrebbe senso questo? Elaine: No. Daniel: Lunica cosa che sembrava avere senso era lEtà della Pietra.Aveva senso per tutti tranne che per me, perché io sapevo che nonsaremmo stati in grado di funzionare neanche lontanamente come nellEtàdella Pietra. Capisci perché?
  7. 7. Elaine [dopo una lunga pausa]: Sarebbe inutile dire che lo capisco. Daniel: I popoli dellEtà della Pietra vivono molto bene, dove vengonolasciati in pace. Stavano vivendo molto bene in tutto il Nuovo Mondoquando gli Europei cominciarono ad arrivare nel quindicesimo secolo. Sinutrivano, vestivano e trovavano rifugio quasi senza fatica. Devi saperlo. Elaine: Sì. Daniel: Se ti dessi un utensile affilato, un ago robusto, un po di filoresistente e unampia tela di cuoio, potresti fabbricarti una gonna di pelle? Elaine: Penso di sì. Daniel: Ma immagina di non avere nessuno di questi utensili emateriali. Per esempio, potresti fabbricare uno strumento abbastanzaaffilato da tagliare il cuoio? Elaine: No. Daniel: Potresti fabbricare un ago tanto robusto da perforare il cuoio? Elaine: Dal nulla? No. Daniel: Potresti fabbricare un filo tanto resistente da tenere insieme ilcuoio? Elaine: Di nuovo, non dal nulla. Non saprei nemmeno da dovecominciare. Daniel: E naturalmente, la cosa più importante: potresti produrre ilcuoio? Elaine: No. Daniel: I popoli dellEtà della Pietra hanno tutti gli strumenti necessariper sostentarsi in uno stile di vita confortevole – non uno che tu o iopotremmo trovare confortevole, ma uno che loro trovano confortevole.Non hanno solo gli strumenti, ma la conoscenza di come fabbricarli.Mentre tu e io, insieme al 99,99% della nostra popolazione, non abbiamonulla di simile. Io stesso non potrei fabbricare nemmeno una stringa dalnulla.
  8. 8. Elaine: Giusto. Daniel: Quindi, cosa avverrebbe in caso di un olocausto nucleare?Verremmo scagliati indietro allEtà della Pietra? Elaine: No. Daniel: Verremmo scagliati indietro in unera che non ha nemmeno unnome. LHomo habilis, il nostro antenato più antico, aveva capacitàmaggiori di quelle che avremmo noi, perché si era evoluto con quellecapacità. Senza di esse, non avrebbero potuto evolversi affatto. Elaine: Sì, lo capisco. Daniel: Questo può sembrare un punto piuttosto triviale, ma è solo unpunto dinizio – il mio personale punto dinizio. Fare questosservazione fulinizio della mia carriera come antropologo marziano. La domanda che miposi – ed è una domanda di antropologia – fu: “Che cosa stanno pensandoqueste persone quando dicono che torneremmo allEtà della Pietra in casodi olocausto nucleare?” Elaine: Cosa stanno pensando? Daniel: Qual è la mentalità dietro laffermazione? Elaine scuote la testa. Daniel: Qual è la loro immagine mentale dellEtà della Pietra? Elaine: Okay, vedo dove vuole arrivare. Almeno credo. Quello chevedono quando pensano allEtà della Pietra è: niente elettricità, nienteradio, niente televisione, niente riscaldamento, niente computer, nientetelefono. Daniel: Unassenza. Un nulla. Non sto parlando di opinioni informate,qui. Ma anche i ben informati rimasero shockati dieci anni dopo, quandoMarshall Sahlins scrisse un libro in cui definì i popoli dellEtà della Pietra“loriginaria società affluente”. E non sto parlando nemmeno delle opinionidi analfabeti. Persone istruite – lettori di riviste sofisticate come il TheNew Yorker – si aspettavano di vedere vignette in cui i nostri antenativivevano in caverne, con i maschi armati di clava che trascinavano le
  9. 9. femmine a casa tirandole per i capelli. Questa era limpressione culturalegenerale. Elaine: Non penso che sia cambiata molto. Daniel: Probabilmente hai ragione. Non ho controllato. Elaine: Ha detto che era limpressione culturale generale. Perché nonera la sua? Daniel: Non era la mia perché io mettevo in discussione lidea che unolocausto nucleare ci avrebbe riportati allEtà della Pietra. Io sapevo chenon saremmo stati tanto fortunati. Ci avrebbe riportati a unera di completaimpotenza, dove nemmeno uno su dieci milioni di noi avrebbe saputonemmeno come fabbricare una stringa dal nulla. Elaine: Ma perché lei è stato in grado di capire tutto questo? Daniel: Questo non lo so. Non mi sembra che sia stato un colpo digenio. Dubito perfino di averne mai parlato con qualcuno. Se lavessi fatto,probabilmente si sarebbe chiesto perché un individuo intelligente dovessesprecare energie mentali su una questione così triviale. Elaine: Vero. Daniel: Ma si potrebbe dire che scoprire questa piccola assurditàrisvegliò lantropologo marziano in me. Era solo un filo pendente, matirandolo cominciai a sfilacciare il tessuto della conoscenza trasmessa dallanostra cultura. Questa impressione di nulla associata alle persone da cuidiscendiamo non era limitata al semplice olocausto nucleare. Faceva partedella nostra generale comprensione della storia umana. Come chiunque altro, avevo frequentato un corso obbligatorio di storiamondiale, e avevo conservato solo il ricordo di un unico, sconvolgenteavvenimento: la Rivoluzione Agricola. Se qualcosa era avvenuto prima diessa, si trattava al massimo di un vago nulla. Ovviamente dovevano essereesistite delle persone a quel tempo, ma non avevano avuto la minimaimportanza. La cosa importante era la Rivoluzione Agricola. Era quello.Era stato levento più importante della storia umana. Linizio di qualunquecosa di importante che fosse mai avvenuto... Cominciai a notare pillole di
  10. 10. storia umana nei libri, nei giornali e nelle riviste. Alcune erano scritte ocitate da veri storici. Dicevano qualcosa del genere: “Gli umani visserocome cacciatori-raccoglitori per circa tre milioni di anni, poi, circadiecimila anni fa, abbandonarono la caccia-e-raccolta per la vita agricola,ponendo le fondamenta per la civiltà.” Elaine: A-ah. Daniel: E che vuol dire quel “a-ah”? Elaine: Vuol dire, vediamo... Vuol dire che riconosco la storia. Daniel: E riconosci cosha di sbagliato? Elaine: Implica che lintera umanità abbia collettivamente abbandonatola vita di caccia-e-raccolta e abbia adottato lagricoltura circa diecimilaanni fa. Daniel: Il che è ovviamente falso. Novemilacinquecento anni dopo chelumanità aveva teoricamente abbandonato la caccia-e-raccolta, circa trequarti del territorio del pianeta erano ancora occupati da cacciatori-racco-glitori che non avevano mai sentito parlare né avevano partecipato allaRivoluzione Agricola. Otto o dieci anni fa ho letto un articolo in ScientificAmerican che nel paragrafo introduttivo ripeteva quasi parola per parola ladescrizione convenzionale dellabbandono della vita di caccia e raccolta daparte dellumanità, diecimila anni fa. Non mi venne in mente che in futuroavrei potuto averne bisogno, quindi temo di non essermi appuntato ilnumero della rivista. Scrissi una lettera agli editori sottolineando levidenteassurdità della descrizione, ma naturalmente non venne stampata. Lafavola convenzionale era scienza abbastanza buona per loro. Elaine: Gli antropologi marziani non sono graditi. Daniel: Immagino di no. Ma a che punto siamo ora? Sappiamo che laversione della storia delluomo comunemente accettata nella nostra culturaè smentita dai fatti. Ogni storico che dovrebbe saperne di più la recitasenza esitare un attimo. Un rispettato giornale scientifico non vede motivodi non includerla come introduzione a un articolo. Dove va un antropologomarziano da qui? Qual è la sua prossima domanda?
  11. 11. Elaine [dopo averci riflettuto un po]: Direi che la sua prossimadomanda è... No, devo ammettere che non lo so. Daniel: Rifletti su questo. A parte una piccola minoranza di fanaticireligiosi, la storia delluniverso come viene raccontata dalla scienza attualeè generalmente accettata dalla gente della nostra cultura. Luniverso è natoin un “big bang” allincirca tredici miliardi di anni fa, e il nostro pianeta siè formato circa cinque miliardi di anni fa. Giusto? Elaine: Cosa è giusto? Daniel: Che la gente della nostra cultura generalmente accetta questastoria delluniverso, che non è una storia mitologica o religiosa mascientifica. Elaine: Sì, direi di sì, a eccezione, come ha detto, di pochi fanaticireligiosi. Daniel: Questa storia, per quanto le menti più brillanti del nostrotempo possono dirci, non è contraddetta dai fatti. Elaine: Esatto. Daniel: Ma la gente della nostra cultura accetta una storia mondiale –una storia delluomo – che è contraddetta dai fatti. Cosa pensa unantropologo marziano di questo? Elaine: Che è strano. Daniel: E la sua domanda è...? Elaine: Perché? Come è potuto avvenire che... Daniel: Prenditi il tuo tempo. Elaine: Come può essere che le stesse persone che accettano senzadomande una storia scientifica delluniverso ne accettano anche una falsasullumanità?
  12. 12. Daniel: La vera versione della storia umana è che lumanità non haabbandonato tutta insieme, diecimila anni fa, la vita di caccia e raccolta peradottare la vita agricola. La vita di caccia e raccolta ha continuato aesistere su tre quarti del globo fino a cinquecento anni fa – ed esiste tuttoradove non è stata sradicata. Cosa cè in questa vera versione degli eventi checi allarma? Elaine ci pensa su. Daniel: Cosa cè in essa che disturba la visione che abbiamo di noistessi? Elaine sospira frustrata. Daniel: Non preoccuparti se le risposte a queste domande non tivengono in mente immediatamente. Mi ci sono voluti anni per trovarle...Proviamo da unangolazione diversa. Quando abbiamo cominciato amettere insieme la nostra versione della storia umana? Elaine: Direi non più di duemilacinquecento anni fa. Daniel: Quella è lepoca in cui i pensatori fondamentali della nostracultura cominciarono ad apparire: Erodoto, Tucidide, Socrate, Aristotele, ecosì via. Elaine: Sì, è quello a cui stavo pensando. Daniel: Ma naturalmente le basi essenziali della storia potrebberoessere esistite per migliaia di anni prima di allora. Tutti nel mondocivilizzato sapevano che era esistito un passato umano di qualche tipo. Lecittà sumere del 3000 a.C. non erano state costruite nella generazioneprecedente o in quella prima ancora. E potevano vedere che le cittàstavano crescendo e sviluppandosi tecnologicamente. Da questo, potevanologicamente tornare indietro a un tempo in cui le città erano solo villaggi ela tecnologia era molto primitiva. Ma ciò che non potevano possibilmenteimmaginare era che questi villaggi erano nati da una rivoluzione, quellache chiamiamo la Rivoluzione Agricola. Non potevano immaginare che,prima che gli umani diventassero agricoltori e abitanti di villaggi, avevano
  13. 13. vissuto per milioni di anni in un modo interamente diverso. Lo stile di vitadi caccia-e-raccolta era cinquemila anni nel passato, ormai totalmentedimenticato. Nemmeno delle leggende su quello stile di vita avrebberopotuto sopravvivere tanto a lungo. Elaine: Sì, lo capisco. Lha chiamata “La Grande Amnesia” in TheStory of B. Daniel: Quindi deve essere sembrato loro che la storia umana dovesseessere cominciata solo pochi millenni prima, dato che quello era il periododi tempo intercorso tra quei primi villaggi agricoli e se stessi. Su questebasi, quale conclusione sarebbe stato per loro ragionevole trarre sullanatura degli esseri umani come specie? Elaine: Ho paura di non avere la minima idea di dove vuole arrivare,stavolta. Daniel: E verosimile assumere che questi antichi individui fosseroaltrettanto esperti sulle creature intorno a loro quanto lo siamo noi –probabilmente anche di più. Per esempio, devono aver saputo che gliuccelli cacciano gli insetti e costruiscono nidi. Quale conclusione sarebbestato per loro ragionevole trarre da questo sulla natura degli uccelli comespecie? Elaine: Sono tentata di dire che avrebbero concluso che è la naturadegli uccelli cacciare insetti e costruire nidi. Daniel: Naturalmente. Gli uccelli si comportavano così da sempre.Dovevano anche sapere che le api raccolgono nettare e costruisconoalveari. Che cosa concluderebbero da questo? Elaine: Che le api sono raccoglitrici di nettare e costruttrici di alveari. Daniel: Questo è ciò che le api hanno sempre fatto, per quantochiunque possa ricordare. E che cosa hanno sempre fatto invece gli umani,per quanto chiunque possa ricordare? Elaine: Hanno piantato campi e costruito città.
  14. 14. Daniel: E che cosa sarebbe stato per loro ragionevole concludere daquesto riguardo la natura umana? Elaine: Che gli umani sono agricoltori e costruttori di civiltà. Daniel: A loro, piantare campi e costruire città doveva sembrare tantoinnato per gli umani quanto raccogliere nettare e costruire alveari lo è perle api. Elaine: Sì. Daniel: Lidea che gli umani fossero nati cacciatori-raccoglitori tribali– senza piantare alcun campo e costruire alcuna città per milioni di anni –sarebbe sembrata loro assurda. Elaine: Credo di sì. Daniel: Ovviamente possiamo solo ipotizzare che i Sumeri credesseroche lUomo fosse nato solo poche migliaia di anni prima e che fossecomparso agricoltore e costruttore di civiltà. Ma non è una congettura chequesta storia fosse ancora considerata valida quattromila anni dopo, e percentinaia danni dopo di allora. E stata convinzione comune fino aldiciottesimo secolo che luomo fosse nato solo poche migliaia di anniprima e che fosse comparso agricoltore e costruttore di civiltà. Elaine: Magari non proprio dalla nascita, ma il primissimo umano,Adamo, era diventato un agricoltore. Daniel: Garantito. Ma anche in questa versione biblica della storia, nonviene neanche suggerito che il primo agricoltore sia stato preceduto daquindici o ventimila generazioni di cacciatori-raccoglitori. Elaine: Certo che no. Siamo stati agricoltori fin dalla primissimagenerazione – secondo la storia biblica. Daniel: Ora finalmente siamo pronti a dare al nostro antropologomarziano la risposta alla sua prima, fondamentale domanda. Nella nostracultura è prevalentemente accettata questa versione della storia umana:lumanità è nata circa tre milioni di anni fa, ma non è avvenuto nulla di
  15. 15. importante finché non abbiamo abbandonato la vita di caccia-e-raccolta enon siamo diventati agricoltori e costruttori di civiltà. Come siamo arrivatia questa storia, preceduta da tre milioni di anni in cui non è successo nulladegno di nota? Elaine: Mi sta chiedendo di ricostruire il processo? Daniel: Fai un tentativo. Elaine: Caspita. Ok. Durante il diciannovesimo secolo, nuove scopertescientifiche resero impossibile continuare a pensare che la vita sulla Terrarisalisse solo a poche migliaia di anni prima. Daniel: Il famoso calcolo dellarcivescovo Ussher, annunciato nel1654, che la razza umana fosse nata nel 4004 a.C., divennescientificamente insostenibile. O piuttosto, possiamo dire che divenneinsostenibile per coloro che trovano le prove scientifiche più convincentidella struttura di credenze su cui larcivescovo Ussher aveva basato i suoicalcoli. Elaine: Sì. Daniel: Il risultato fu che, per coloro che generalmente accettavano leprove di natura geologica e paleobiologica – e con esse lemergente teoriadellevoluzione – la storia umana doveva essere rivista. Non poteva piùessere accettato che lUomo fosse nato agricoltore e costruttore di civiltàsolo pochi millenni prima. Elaine: No. Daniel: E come venne rivista? Elaine: Venne aggiornata alla versione attuale: gli umani sono esistitiper tre milioni di anni come cacciatori-raccoglitori, ma non hanno avuto laminima importanza finché non hanno abbandonato la vita di caccia-e-raccolta per quella agricola, circa diecimila anni fa. Daniel: Perché era importante spazzare i primi tre milioni di anni dellastoria umana sotto il tappeto? Importante per i membri della nostra cultura,naturalmente.
  16. 16. Elaine: Ci dovrò riflettere, su questo... Immagino che nessuno trovassenulla di importante in essi. Daniel: Qualcuno aveva controllato? Elaine: Non che io sappia, ma questo non significa nulla. Daniel: Conosci Darwin e limportanza che ha avuto nella storia delpensiero umano. Elaine: Certamente. Daniel: Era imperativo che qualcuno capisse il significato dellesconcertanti scoperte della giovane scienza della paleobiologia. Se nonfosse stato Darwin, sarebbe stato Alfred Russel Wallace. Lesistenza diqueste scoperte esigeva una spiegazione ragionevole, e questa spiegazioneavrebbe scosso molte gabbie. Non sarebbe passata inosservata. Elaine: Vero... Ma non sono sicura di dove vuole arrivare. Daniel: La paleobiologia rese chiaro che il 99% della storia umana siera svolto prima della Rivoluzione Agricola, ma, che tu sappia, nessuno haprovato a capire il significato di questo. Elaine: No. Daniel: Proviamo a fare unipotesi: nessuno sentiva il bisogno dispiegarlo. Elaine: Direi che ha ragione. Daniel: Ma perché? Perché i membri della nostra cultura eranosoddisfatti dello spazzare i primi tre milioni di anni di storia umana sotto iltappeto e lasciarli lì? Elaine: Ok, ora vedo dove vuole arrivare. Daniel: Ma qual è la risposta? Pochi minuti fa ho detto che eravamo
  17. 17. finalmente in condizione di dare al nostro antropologo marziano la rispostaalla sua prima, essenziale domanda. Ora ci siamo: perché i membri dellanostra cultura – lavanguardia e i beneficiari della Rivoluzione Agricola –spazzarono i primi tre milioni di anni di storia umana sotto il tappeto e lilasciarono lì? Elaine [Dopo averci riflettuto un po]: Quei tre milioni di anni di storiaumana ci minacciavano. Daniel: In che modo? Ora devi cominciare a lavorare comeunantropologa. I membri della nostra cultura non vogliono pensare al fattoche per i primi tre milioni di anni di vita umana, la gente ha vissuto comecacciatori-raccoglitori anziché come agricoltori e costruttori di civiltà.Cosa cè dietro questa riluttanza? Elaine: E una minaccia allimmagine che abbiamo di noi stessi. Daniel: Continua. Elaine: La storia che ci raccontiamo è che essere completamente umanisignifica coltivare campi e costruire civiltà. Questo ci rende gli unici veriumani. Per mantenere il nostro status di unici veri umani, non vogliamoconsiderare lumanità composta dai nostri antenati cacciatori-raccoglitori.Vogliamo negare la loro umanità. Non erano affatto veri umani. Erano solobruti cavernicoli. Quindi non cè bisogno che pensiamo a loro. Daniel: Concedere loro lumanità significa negare che noi – e solo noi– siamo lumanità, il che è un importante elemento della nostra mitologiaculturale. Elaine: Sì, infatti. Daniel: Essere umani significa vivere come viviamo noi. Questo èlunico modo giusto di vivere per le persone, e tutti nel mondo devonovivere come noi. Era nostro sacro dovere distruggere tutte le cultureaborigene che abbiamo trovato nel Nuovo Mondo, in Australia, in Africa,e così via. Elaine: Esatto.
  18. 18. Daniel [dopo una pausa]: Ovviamente non abbiamo detto nulla dinuovo, qui, ma non era quello il mio scopo. Volevo darti unidea del miosviluppo come Antropologo Marziano, del percorso che ho seguito perarrivare alle risposte contenute in Ishmael e negli altri miei libri. Hocominciato con unosservazione piuttosto triviale, che un olocaustonucleare ci riporterebbe molto più indietro dellEtà della Pietra, e da lì hocontinuato, punto dopo punto, fino a scoprire che secondo la nostramitologia culturale esiste un unico modo giusto di vivere per le persone –il nostro – e che tutti nel mondo devono vivere come noi. Laglobalizzazione non è una politica recente; esiste nella nostra cultura damillenni. Elaine: Sì, lo vedo. Daniel: Penso che dovremmo fare una pausa, a questo punto. Mipiacerebbe conoscere la tua reazione a questa prima sessione. Elaine: Be, sono venuta sperando di sviscerare alcune delle sue idee –di inculcarmele in testa. E questo ha avuto quelleffetto, entro un certolimite. Ovviamente abbiamo appena scalfito la superficie. Daniel: Mi fa piacere che abbia avuto questo effetto, ma il mio scopo èdi esplorare il mio metodo, se esiste. Questa è la domanda che è rimastasenza risposta fin da quando Ishmael è stato pubblicato: come sonoarrivato ad avere queste idee? Per me sono solo il risultato di duro lavoro eindagini, ma ad altri sembrano rivelazioni. Non puoi immaginare lecentinaia di lettere che ho ricevuto da persone che mi dicono che horivoltato il loro mondo a testa in giù. Elaine: Quindi cosa mi sta chiedendo, esattamente? Daniel: Ti sto chiedendo se sono riuscito a farti capire qualcosa delmodo in cui lavora la mia mente – del modo in cui lavora la mente di unAntropologo Marziano. Elaine [dopo averci riflettuto un po]: Sì, qualcosa, immagino, ma ilmodo in cui affronta i problemi...
  19. 19. Daniel [interrompendola]: Il mio “quadro di riferimento”. Elaine: Sì, quello rimane un mistero. Non potrei farlo, da sola. Daniel: Non mi aspetterei che tu ci riesca, a questo punto. Siamo soloallinizio del viaggio. Prima di fare una pausa pranzo, mi piacerebbelanciarti una sfida. Elaine: Ok. Daniel: Come ho detto poco fa, riconoscere che lumanità è esistita pertre milioni di anni prima della nostra comparsa è in conflitto con la nostramitologia culturale, la quale insiste che noi, i beneficiari e promotori dellaRivoluzione Agricola, siamo lumanità stessa. Tu capisci che anche se laRivoluzione Agricola è cominciata diecimila anni fa, non è finita allora.Sta venendo portata avanti ancora oggi, continuando a disboscare terreniper convertirli in campi che producano cibo per noi. Elaine: Sì, lo capisco. Daniel: Lidea che gli umani siano esistiti per tre milioni di anni primadi noi minaccia la nostra mitologia culturale, ma minaccia anche qualcosadi molto più essenziale e importante. Voglio che tu esamini la nostracultura come un Antropologo Marziano e vedi se riesci a capire che cosa.Per farlo, dovrai pensare a tutti i componenti essenziali della nostracultura, tutte le parti che la compongono. Elaine [dopo unaltra lunga pausa]: Ho paura di non averne idea. Daniel: Per pensare come un Antropologo Marziano, devi elevarti eguardare a tutti noi – americani, cinesi, indiani, arabi, europei – e scoprireperché affermare lumanità dei nostri antenati ci pone una minaccia piùprofonda e immediata di qualunque altra cosa abbiamo discusso finora.Potrei facilmente fartici arrivare con degli indizi, ma non voglio farlo. Aprescindere da quanto ci vorrà, voglio che tu lo capisca da sola. Elaine [dopo una pausa]: Questo mi lascia in alto mare. Daniel: Sei venuta qui con una mentalità passiva, per prendere ciò che
  20. 20. ho da insegnarti. Ma io voglio che tu te ne vada con più di questo. Voglioche tu te ne vada con labilità di fare quello che faccio io. Questo nonaccadrà se mi limito a darti tutte le risposte – o se ti porto alla rispostaattraverso unaccurata serie di domande, come Ishmael ha fatto con Alan[in Ishmael] e con Julie [in My Ishmael]. Elaine: Sì, posso capirlo questo, ma comunque... Daniel: Sì? Elaine: E scoraggiante.
  21. 21. Giovedì: pomeriggio Daniel: Qualche progresso? Elaine: Sulla domanda che mi ha fatto? No. Ho limpressione di nonaverla capita davvero. Daniel: Riconoscere che lumanità è esistita per tre milioni di anniprima di noi è in conflitto con la nostra mitologia culturale, come hai detto.Ma rappresenta anche una minaccia più pericolosa di questa. Elaine: Per chi? Daniel: Se te lo dicessi, tanto varrebbe darti direttamente la risposta.Questo probabilmente è un test troppo difficile, ora come ora. Nonpreoccuparti. Hai bisogno di maggiore esperienza con compiti piùsemplici. Elaine: Va bene. Daniel: Alcuni anni fa, un lettore mi scrisse per esprimermi la suasorpresa per tutte le – secondo lui stupide – domande che mi venivanoposte sul mio sito internet [www.ishmael.org]. Per lui, tutto ciò che dicevosembrava molto semplice: qualunque cosa noi umani facciamo chedisturba lequilibrio della natura devessere eliminato dal nostro modo divivere. Elaine: Uh-uh. Daniel: Che intendi con “uh-uh”? Che sei daccordo con lui? Elaine [sconcertata]: Be, sì, immagino di sì. In modo generale. Daniel: In modo generale. In altre parole, ciò che Daniel Quinn dice ègeneralmente che qualunque cosa noi umani facciamo che disturbilequilibrio della natura devessere eliminata dal nostro modo di vivere. Elaine: Mi sembra di capire che lei non concorda.
  22. 22. Daniel: Il punto non è concordare. Voi due condividete un quadro diriferimento, e questo è ciò che dobbiamo esaminare. Per metterla in unaltro modo, lAntropologo Marziano si chiede: “Cosa cè dietroquestaffermazione? Cosa cè nelle loro menti che li ha portati a dirla? Cosastanno pensando?” O, per metterla in modo ancora migliore: “Che cosarivela questaffermazione sulla loro visione di come funziona il mondo?” Elaine sospira. Daniel: Sei frustrata. Elaine: Sì, immagino di sì. Sono venuta qui pensando di avere unideapiuttosto buona della sua visione del modo in cui funziona il mondo. Daniel: Non è la mia visione. Voglio dire, non è una visione chepossiedo solo io. E la visione generalmente accettata nel mondo dellascienza. Elaine: Mi ricorda qual è laffermazione? Daniel: Tutto ciò che noi umani facciamo che disturba lequilibrio dellanatura devessere eliminato dal nostro stile di vita. Elaine: Mi sembra unaffermazione con cui moltissime persone sidirebbero daccordo. Daniel: Probabilmente hai ragione. Ecco cosa stiamo guardando: ilquadro di riferimento che moltissime persone – forse addirittura lamaggioranza delle persone – condivide. Questo è il compitodellantropologo... Per anni ho pensato di usare questa frase come titolo diun libro: Se ti danno carta rigata, scrivi di traverso. Elaine ride. Daniel: Se facessi circolare un foglietto rigato con questaffermazionescritta sopra, la maggior parte delle persone probabilmente scriverebbesulla riga successiva: “Esatto!” Io giro il foglio di lato e ci scrivoqualcosaltro.
  23. 23. Elaine: Che cosa ci scriverebbe? Daniel [scuotendo la testa]: Le righe sul foglio rappresentano dellepremesse, o, potresti dire, la saggezza ricevuta dalla nostra cultura. Qual èla premessa alla base di questaffermazione? “Tutto ciò che noi umanifacciamo che disturba lequilibrio della natura devessere eliminato dalnostro modo di vivere”? Elaine: Disturbare lequilibrio della natura è... male. Daniel: Per cosa? Elaine: Per... la stabilità del mondo. Per la vita. Daniel: In altre parole, disturbare lequilibrio della natura disturbalequilibrio della natura. Elaine [ridendo]: Sì, credo di sì. Daniel: Ma in ogni caso, è male. Elaine: Sì. Daniel: Va bene. Questa è lattività dellAntropologo Marziano – oforse potresti chiamarlo il suo metodo – allontanarsi, indietreggiare eguardare lintera scacchiera. Elaine: Va bene. Daniel: Indietreggia di quattrocento milioni di anni e osserva la vita delmondo comera allora. Ne hai unidea di qualche tipo? Elaine: Non una approfondita. Non sono nemmeno sicura... diciamoche non sono sicura di come stessero le cose. Daniel: Be, in breve, le piante di terra cominciarono ad apparire circaquattrocento milioni di anni fa, presumibilmente diffondendosi da paludipianeggianti. Esse vennero poi seguite dagli artropodi e da altri gruppi di
  24. 24. invertebrati, e i vertebrati di terra si evolsero da pesci dacqua dolce circaquaranta milioni di anni dopo. Elaine: Va bene. Daniel: Ora ripeti con me: tutto ciò che disturba lequilibrio dellanatura è male. Elaine, perplessa, non dice niente. Daniel: La comparsa di vegetali sulla terraferma disturbò lequilibriodella natura. Elaine: Sì, credo di sì. Daniel: Credi di sì? Ovviamente lo fece. Se non lavesse fatto, tutta lavita sarebbe ancora negli oceani. Vero? Elaine: Sì. Daniel: I disturbi dell”equilibrio della natura” sono ciò che alimentalevoluzione stessa. Sono ciò che la fa avvenire. Se la natura, come vienechiamata, avesse mai raggiunto un perfetto equilibrio, allora levoluzione sisarebbe arrestata. I mammiferi erano una classe insignificante che vivevanellombra, durante lera dei dinosauri. La fine di quellera aprì la stradaallo sviluppo dei mammiferi, inclusi i primati. Ora, di nuovo, ripeti conme: tutto ciò che disturba lequilibrio della natura è male. Elaine: Non posso, ovviamente. Non più. Daniel: Quindi, quale sarà la tua risposta allaffermazione di quellettore? Tutto ciò che noi umani facciamo che disturba lequilibrio dellanatura devessere eliminato dal nostro stile di vita. Elaine: Non ha senso. Daniel: Non ha senso perché è basata su una falsa premessa: che lanatura sia, o sia stata, in equilibrio, finché non siano arrivati noi adisturbarla. Per attuare la politica proposta da questo lettore, dovremmo
  25. 25. negare la realtà e cominciare a dire assurdità. Elaine: Penso di cominciare a capire. Daniel: Cosa? Elaine: Cosa significa pensare come un Antropologo Marziano. Daniel: Bene. Spostiamoci in unaltra direzione... Ho già detto cheMarshall Sahlins ha descritto i popoli dellEtà della Pietra come la societàopulenta originaria. Vivevano una vita comoda, paragonata alla nostra.Contrariamente al pregiudizio comune, non vivevano al limite dellasopravvivenza. Per dirla con termini tecnici, impiegavano molte menocalorie per restare in vita dei loro discendenti agricoltori. In effetti, più unpopolo è dipendente dal cibo coltivato, più duramente deve lavorare.Ovviamente raccogliere frutta che è cresciuta selvatica richiede menolavoro rispetto al piantare, coltivare e proteggere un frutteto; raccoglierevegetali cresciuti spontaneamente richiede meno lavoro rispetto alpiantare, coltivare e proteggere dei campi. Elaine: Sì, questo lo so. Daniel: In Ishmael e altrove, ho precisato che oltre a questo, i popolitribali hanno una vita che gradiscono. Dato che la tribù non èunorganizzazione gerarchica, non provano la frustrazione di dover avere ache fare con organizzazioni sociali che sembrano agire da avversari –polizia, tribunali, governi, esattori delle tasse, e così via. In concreto, dovela loro cultura non è stata contaminata dalla nostra, non soffronocostantemente di ansia, rabbia, depressione, dipendenza da stupefacenti ecrimine. Questo non significa che siano più dolci, più spirituali, piùelevati, più generosi o più altruisti di noi. Sono soggetti a egoismo, scattidira, cattive decisioni e violenza quanto noi, anche se hanno un mododiverso dal nostro di gestire queste cose. Elaine annuisce. Daniel: Leggendo queste cose, moltissimi lettori mi scrivonochiedendomi se sto dicendo che dovremmo tornare a vivere in caverne ecacciarci la cena con una lancia.
  26. 26. Elaine: Davvero? Daniel: Che ne dici, tu? Elaine: Non ha mai detto niente di simile. In effetti, ha detto moltoesplicitamente che non è questo ciò che sta dicendo. Daniel: Ovviamente stanno anche reagendo a ciò che ho detto riguardole conseguenze della Rivoluzione Agricola. La popolazione di qualunquespecie cresce e diminuisce insieme alle sue risorse alimentari. LaRivoluzione Agricola ci ha permesso di assicurarci che le nostre risorsealimentari non diminuissero mai. Anzi, ci ha permesso di aumentarlecostantemente – ed è proprio ciò che abbiamo fatto dallinizio dellarivoluzione fino a ora, cosicché anche la nostra popolazione non ha fattoche aumentare. Ogni aumento della popolazione ha avuto comeconseguenza un aumento della produzione alimentare, il che ha causato unulteriore aumento della popolazione. Elaine: Sì...? Daniel: E allora la gente mi scrive per chiedermi: “Sta dicendo chedovremmo tornare a vivere in caverne e cacciarci la cena con una lancia?” Elaine: Anche se ha detto chiaramente che non è ciò che sta dicendo. Daniel: Esatto. Cosa devo pensare di questo? Cosa ne pensi tu? Elaine: Immagino che... alcuni individui semplicemente non sonobuoni lettori. Vedono ciò che vogliono vedere. Daniel: Cè del vero in questo, di sicuro. Ma penso che ci sia qualcosadi più profondo da trovare, qui. Elaine [dopo una pausa]: Non so dove cercare. Daniel: Allontanati. Cerca di vedere cosa cè dietro la domanda. Cercadi vedere cosa sta avvenendo nelle menti delle persone che la pongono. Elaine [dopo una pausa più lunga]: Non so se sono sulla strada giusta,ma... quando un chirurgo dice che i fumatori hanno una maggiore
  27. 27. probabilità di ammalarsi di cancro ai polmoni, questo viene interpretatocome il consiglio di smettere di fumare. Daniel: La descrizione implica una prescrizione. Elaine: Sì, esatto. Daniel: Se io dico che i popoli tribali generalmente conducevano vitepiù facili e meno stressanti, questa è solo una descrizione, ma alcunepersone danno per scontato che sia una prescrizione. Elaine: Esatto. Daniel: Se dico che la Rivoluzione Agricola ha causato unesplosionedemografica che ci ha portato sullorlo della catastrofe, anche questa è unadescrizione, ma alcune persone danno per scontato che sia unaprescrizione – di qualche tipo. Per esempio, alcuni pensano che stiadicendo che dobbiamo tagliare la produzione alimentare e lasciare che lagente muoia di fame. Elaine: Be, devo ammettere di essermelo chiesto anchio. Daniel: Ti sei chiesta qual è la mia prescrizione. Elaine: Sì. Daniel: Questo è sempre stato un problema, per me – forse potrestichiamarlo il dilemma dellantropologo. Se descrivo qualcosa, facendosemplicemente il mio lavoro di antropologo, spesso si crede che io stiaanche prescrivendo qualcosa. Elaine: Be, la gente vuole prescrizioni. Daniel: Questo è sicuramente vero... Ho descritto il problema comeuna “corsa alimentare”, simile alla corsa agli armamenti tra gli Stati Unitie lUnione Sovietica durante la Guerra Fredda. In quella corsa agliarmamenti, ogni nostro avanzamento causava un loro avanzamento, il chenaturalmente provocava un ulteriore avanzamento da parte nostra, il checausava un altro avanzamento da parte loro – unescalation infinita. Lacorsa alimentare è lo stesso. Ogni avanzamento nella produzione di cibocausa un avanzamento nella crescita della popolazione, il che causa unulteriore aumento della produzione alimentare, il che provoca un altro
  28. 28. aumento della popolazione. Per questo ho effettivamente una prescrizione.La corsa agli armamenti della Guerra Fredda è finita quando lUnioneSovietica lha semplicemente abbandonata – rifiutandosi di continuare agareggiare con noi. La corsa alimentare potrebbe finire nello stesso modo,se noi semplicemente labbandonassimo, rifiutandoci di continuare la garatra produzione alimentare e crescita demografica. Elaine: Quali sarebbero le conseguenze di una cosa simile? Daniel: Se una quantità di cibo x ha nutrito sei miliardi di noiquestanno, allora una quantità di cibo x potrà nutrire sei miliardi di noilanno prossimo. No? [NdT: Dal 2011, siamo sette miliardi.] Elaine: Penso di sì. Daniel: E se una quantità di cibo x nutrirà sei miliardi di noi lannoprossimo, potrà nutrire sei miliardi di noi anche lanno successivo, no? Elaine: Sì. Daniel: Allora perché aumentare la produzione alimentare? Elaine [dopo averci pensato un po]: Ah! Per nutrire i milioni diaffamati! Daniel: Naturalmente. Quindi lanno scorso hanno aumentato laproduzione alimentare per nutrire gli affamati. Elaine: Immagino di sì. Daniel: Puoi scommetterci. Quindi questanno i milioni di affamatistanno venendo sfamati, giusto? Elaine: No. Daniel: Non so per quanto tempo siano esistiti questi milioni diaffamati, ma per esperienza personale posso dirti che sono almenosettantanni. E abbiamo aumentato la produzione alimentare per tutti questianni per sfamarli. Ma non vengono mai sfamati, vero? Elaine: Apparentemente no. Daniel: Perché no? Se stiamo costantemente aumentando la
  29. 29. produzione alimentare per sfamarli, perché stanno ancora morendo difame? Elaine: Non lo so. Daniel: Penso che tu lo sappia. O almeno, penso che tu sappia laspiegazione comunemente accettata. Questo è il punto da cuilAntropologo Marziano deve cominciare: le spiegazioni comunementeaccettate che tutti danno per scontate senza metterle in discussione. Il ciboè lì. Tutti concordano che abbiamo abbastanza cibo per sfamare tutti sulpianeta. Ma i milioni di affamati continuano ad avere fame, e la domandaè: perché? Elaine: Il cibo non gli sta arrivando. Daniel: Ovviamente. Ma perché? I treni e le strade non arrivano fino aloro? Non ci sono porti, dove vivono? Elaine: Non lo so. Daniel: Sei bloccata nel tuo quadro di riferimento convenzionale,Elaine. Devi indietreggiare e osservarlo a distanza. Rifiuta le risposteconvenzionali, con le loro implicazioni convenzionali. Pensa comeunAntropologa Marziana. Elaine riflette per alcuni minuti e poi scuote la testa. Daniel: Ti ho detto di rifiutare le risposte convenzionali, con le loroimplicazioni convenzionali. Cosa dice la saggezza convenzionale, a questoriguardo? Elaine: Che il cibo è lì, ma non gli arriva. Daniel: E limplicazione è... Elaine: Il problema è la distribuzione. Il cibo non sta venendodistribuito agli affamati. Daniel: Perché? Linee ferroviarie troppo corte, strade bloccate, portichiusi? Elaine: No.
  30. 30. Daniel: Allora perché? E un qualche tipo di inefficienza burocratica? Elaine: Non lo so, forse. Daniel: Ora vado a controllare le mie email e ti lascio rifletterci per unpo, va bene? Elaine: Va bene. Daniel [mezzora dopo]: Allora, qualche progresso? Elaine: Penso di sì. Daniel: Dimmi. Elaine: Ho indietreggiato, e quello che ho visto è che ai milioni diaffamati non manca solo il cibo, ma tutto – cibo, vestiti, riparo. Daniel: Non vivono in ville sulla spiaggia e guidano BMW ma perqualche motivo muoiono di fame. Elaine: No. Sono i più poveri tra i poveri. Daniel: Quindi il problema non è che il cibo non li raggiunge. Ilproblema è che non hanno soldi per comprarlo. Non ci sono affamatiricchi. Elaine: Esatto. Daniel: E in che modo aumentare la produzione di cibo li aiuta? Elaine: Non lo fa. Non importa quanto cibo produciamo, sonocomunque troppo poveri per comprarlo. Daniel: E risaputo, naturalmente, che la parte della nostra popolazioneche cresce più lentamente e quella delle nazioni ricche e sviluppate. Elaine: Sì, lho sentito dire. Daniel: Quindi dovè che avviene la crescita? Elaine: Nelle nazioni più povere e sottosviluppate.
  31. 31. Daniel: Dove vivono i milioni di affamati. Elaine: Esatto. Daniel: Quindi mentre aumentiamo la produzione alimentare e lanostra popolazione cresce, anno dopo anno, dove si verifica la maggiorparte di questa crescita? Elaine: Nella nazioni più povere e sottosviluppate. Daniel: E nelle nazioni più povere e sottosviluppate, in quali classicredi che la crescita demografica sia più lenta? Elaine: Suppongo nelle classi più benestanti. Daniel: E dove credi che sia più rapida? Elaine: Tra i poveri. Daniel: Tra i quali ci sono i milioni di affamati. Elaine: Sì, ma... Daniel: Sì? Elaine: Verrà obiettato che noi il cibo glielo mandiamo. Daniel: Quindi i milioni di affamati non sono davvero affamati. Elaine ci pensa su. Daniel: I milioni di affamati sono affamati o no? Elaine: Immagino che lo siano. Daniel: Se non lo fossero, perché dovremmo aumentare la produzionealimentare ogni anno per sfamarli? Elaine [dopo averci riflettuto]: Non ha senso. Daniel: Cosa non ne ha? Elaine: La nostra razionalizzazione per il nostro costante aumento
  32. 32. della produzione alimentare. Daniel: Non stiamo creando un mondo senza fame? Elaine: No. Daniel: Proviamo a essere realistici per un momento. Pensi davveroche le compagnie che spendono decine o centinaia di milioni allanno persviluppare cibo geneticamente modificato lo facciano per altruismo,motivate dal pensiero di eliminare la fame? Elaine: Sembra improbabile. Sono motivate dal pensiero di fare soldi. Daniel: Gli scienziati che svolgono il vero lavoro possono immaginaredi stare lavorando per eliminare la fame nel mondo, ma dubito che idirigenti abbiano un pensiero simile. Elaine: Sono sicuro che tu abbia ragione. Daniel: E che dire degli agricoltori che coltivano campi a maggiorrendimento? Lo stanno facendo per sfamare i milioni di affamati? Elaine: No. Realisticamente, maggior rendimento significa maggiorguadagno, e presumo che sia a questo che mirano. Daniel: Nel 1960 cerano tre miliardi di noi. Nei successiviquarantanni, mentre aumentavamo continuamente la produzionealimentare per sfamare gli affamati, essi hanno continuato ad avere fame.Quindi, dove stava andando quel cibo in più? Elaine: Stava alimentando la nostra crescita demografica. Daniel: In quarantanni, la nostra popolazione è raddoppiata a seimiliardi. Quindi, abbiamo smentito lidea che aumentiamo la produzionealimentare ogni anno per sfamare i milioni di affamati? Elaine: Sì, per quanto mi riguarda. Quello che mi confonde è... Daniel: Sì? Elaine: Sembra quasi incredibile che quando si parla di aumentare laproduzione alimentare per nutrire gli affamati, tutti annuiscano come seavesse perfettamente senso.
  33. 33. Daniel: Non aveva senso per te? Elaine: Sì, immagino che ce lo avesse. Daniel: Allora cosè che ti confonde? Elaine: A essere onesta, non ne sono sicura. Daniel: O forse non sei pronta ad articolarlo. Elaine: Sì, potrebbe essere. Daniel: Passiamo a un argomento più semplice... In Ishmael ho distintoi nostri antenati tribali e i loro attuali discendenti culturali da noi stessi... Elaine: Li ha chiamati “Lascia” e ha chiamato noi “Prendi”. Daniel: Sì... Se potessi tornare indietro, non utilizzerei di nuovo queitermini. Elaine: Perché? Daniel: Perché troppe persone li hanno interpretati come “Buoni” e“Cattivi”. Le persone tendono a credere che se fossero più buone,sarebbero Lascia. Qualcuno una volta mi ha scritto che il governatore dellaCalifornia Jerry Brown era un Lascia e il suo avversario era un Prendi. Elaine: Ho notato che non usa più questi termini ora. Daniel: No... In Ishmael era più semplice dire “Lascia” piuttosto che “inostri antenati tribali e i loro attuali discendenti culturali”, ma ora vorreiaverli chiamati semplicemente “i popoli tribali”. Elaine: Capisco... Comunque sia, è servito a qualcosa. Almeno per me. Daniel: Continua. Elaine: Distingueva “loro” da “noi” in una maniera davvero...fondamentale. I Lascia sono quelli che lasciano le proprie vite nelle manidegli dei, e i Prendi sono quelli che prendono le proprie vite nelle propriemani. I Lascia non si preoccupavano della provenienza del loro prossimopasto, perché sapevano che il cibo che gli dei avevano lasciato per loro non
  34. 34. sarebbe mai scomparso. Ma questo non era sufficiente per i Prendi.Volevano prendere il controllo delle proprie riserve alimentari e smetteredi dipendere dalla generosità degli dei. Daniel: Sì, i nomi in sé erano abbastanza adeguati, ma molti lettoritendevano a leggerli come descrizioni caratteriali. La differenza essenzialetra “noi” e “loro” non è nei nostri cuori o nel nostro carattere, ma nel modoin cui viviamo. Elaine: Sì, lo so. Daniel: Per come li ho descritti, i popoli tribali – i Lascia – vivononelle mani degli dei, il che significa che prendono ciò che gli dei mandanoloro. Quando le cose vanno bene, vivono bene e facilmente. Quando vannomale, vivono meno bene e devono sforzarsi di più per sopravvivere. Manon cera mai bisogno di sedersi in un punto e morire di fame. Se non ceraabbastanza cibo doverano, si spostavano da qualche altra parte, dove cenera di più ed era tutto liberamente consumabile. Le carestie avvengonotra popoli stanziali e agricoli. Loro sono bloccati nella propria zonainaridita e non possono cercare cibo nei territori dei loro vicini, perché ilcibo lì di sicuro non è liberamente consumabile. Elaine: Sì, capisco. Daniel: Ma stiamo cambiando discorso, qui. Non sto cercando diriassumere quello che ho già scritto. Volevo solo gettare le fondamenta peruna domanda che ho ricevuto e a cui vorrei tu provassi a rispondere. Elaine: Va bene. Daniel: Una donna mi ha chiesto se, sulla base di ciò che avevo scrittoriguardo il vivere nelle mani degli dei, io giustificassi la pratica dellamedicina, e se sì, in che modo. Elaine: Uh-uh. Daniel: Quindi, pensando come unAntropologa Marziana, comerispondi a questa domanda? Elaine [dopo averci riflettuto un po]: Mi sembra uno di quei casi incui una descrizione viene scambiata per una prescrizione.
  35. 35. Daniel: In altre parole, dato che i Lascia vivevano nelle mani degli dei,dovremmo farlo anche noi. Elaine: Esatto. Daniel: E una risposta valida entro un certo limite, ma suggerisceanche che nessuna descrizione possa mai essere una prescrizione. Haifamiliarità con il Concetto del Continuum di Jean Liedloff? Elaine: No. Daniel: Jean Liedloff, una scrittrice americana, è vissuta con le tribùsudamericane Yekuana e Sanema durante i primi anni 70, trovandoli ipopoli più felici che abbia mai conosciuto. Questo la portò a fareparticolare attenzione al modo in cui allevavano i loro bambini. Ciò cheosservò, tra le varie cose, è che i loro bambini beneficiavano di un costantecontatto fisico con le proprie madri fin dalla nascita, e dormivano nel lettodei propri genitori finché non volevano allontanarsene di propria volontà,di solito dopo circa due anni. Vide che venivano nutriti al senoimmediatamente ogni volta che avevano fame e che durante linfanziaerano in costante contatto con le proprie madri mentre esse svolgevano iloro compiti. Cè molto di più da dire di questo, ma è sufficiente perdartene unidea generale. Come risultato – o almeno così sembrava a Jean– i bambini crescevano sentendosi completamente sicuri, felici e nonnevrotici. Questa è una descrizione che decine di migliaia di persone – oforse ormai centinaia di migliaia – hanno trovato essere una prescrizionemolto efficace per lallevamento dei bambini. Ho conosciuto bambiniallevati in questo modo e posso dirti che la differenza tra loro e i bambinicresciuti nel modo usuale è sconcertante. Quindi non si puòautomaticamente escludere lutilità del trasformare una descrizione in unaprescrizione. Elaine: Va bene, ma vivere nelle mani degli dei... Daniel: Tieni presente che questa è solo unespressione. Se chiedessi aimembri di una tribù aborigena se stiano vivendo nelle mani degli dei, noncapirebbero di che stai parlando, e se glielo spiegassi, probabilmentedirebbero: “Be, non labbiamo mai vista in questo modo, ma immaginoche si potrebbe dire così”. Elaine: Non penso di capire del tutto che intende.
  36. 36. Daniel: “Vivere nelle mani degli dei” è solo unespressione. Potrestidire “affidare il tuo destino al vento” o perfino “tentare la sorte”. Unesempio ti potrà aiutare. Ogni anno, decine di migliaia di giovani sognanodi diventare attori di successo, ma solo pochi di loro vanno davvero a NewYork o Hollywood per tentare la sorte. Mentre questi pochi prendonolezioni di recitazione e vanno ad audizioni, svolgono anche ogni tipo dilavoro che riescono a trovare. Io direi che stanno tentando la sorte, ma sipotrebbe anche dire che stanno vivendo nelle mani degli dei. O potrestidire che ciò che accade loro dipende dal caso. Ovviamente non ce la fannotutti; solo pochissimi ci riescono. Ma se questi pochissimi non si fosseromessi nelle mani degli dei – se non avessero lasciato casa per accapigliarsiper trovare lavoro e affrontare molte difficoltà e rifiuti – non ce lavrebberofatta di sicuro. Nessuno che rimanga a casa e vada sul sicuro diventa unastella del cinema. Elaine: Sì, capisco. Daniel: La maggior parte delle persone nella nostra cultura ambisconoa ottenere più controllo possibile sul proprio destino – evitare a qualunquecosto qualunque cosa che assomigli al vivere nelle mani degli dei. Questospesso assicura un certo successo, ma quasi mai porta un abbagliante colpodi fortuna. Vanno avanti secondo i piani, avanzano verso una buonapensione, ma questo è tutto. I colpi di fortuna colpiscono solo quelli chesono disposti a rischiare a vivere nelle mani degli dei. Elaine: E, se posso chiedere, in che modo questo ha riguardato la suavita? Daniel: Certo che puoi chiedere. Per i primi ventanni della mia vita, hoseguito il percorso convenzionale, il più possibile in controllo dellasituazione a ogni passo. Avevo una carriera nelleditoria che in oltreventanni continuò ad avanzare regolarmente. Al mio ultimo lavoro, avreisolo dovuto tenere la testa bassa e la posizione di vicepresidente sarebbestata quasi sicuramente mia – e con il tempo probabilmente anche lapresidenza della compagnia per cui lavoravo. Invece lasciai perdere tutto.Non dirò che non avevo piani in quel momento, ma erano piani terribili enel giro di un paio danni si può dire che non mi fosse rimasto più niente.Non avendo nulla, cominciai a scrivere un libro, e con un po daiuto deglidei, del destino o delluniverso, fui in grado di continuare a lavorarci per
  37. 37. dodici anni, finché non divenne Ishmael. E a quel punto, con un po più diaiuto da parte degli dei, del destino o delluniverso, avvenne che TedTurner decise che voleva sponsorizzare una competizione per un romanzoche fornisse “soluzioni creative e positive a problemi globali”. Vincerequella competizione mi assicurò la pubblicazione di Ishmael – e quello fuil mio colpo di fortuna. Ma se nel 1975 avessi tenuto la testa bassa e avessiraggiunto la cima nelleditoria, non ci sarebbe stato alcun Ishmael – enessuno dei libri successivi. Ho dovuto lasciar andare la mia vita perchépotesse avvenire. Elaine: Una storia notevole. E un esempio notevole. Daniel: Dovrei precisare, comunque, che durante quel periodo non misarebbe mai venuto in mente che stavo vivendo “nelle mani degli dei”. Lostavo facendo, ma non era qualcosa che avessi deciso di farecoscientemente. Elaine: Capisco. Daniel: Quindi, finalmente arriviamo alla domanda della mia lettrice:la pratica della medicina vìola in qualche modo il principio del vivere nellemani degli dei? Elaine [dopo averci riflettuto]: Sembrerebbe di sì. Daniel: Così era sembrato, almeno a questa lettrice. E questa larisposta che ti aspetteresti che le dia? Elaine: No. Daniel: Allora quale? Elaine [ridendo]: Non lo so. Daniel: Devi indietreggiare per ottenere una prospettiva dellasituazione più ampia. Questo è il lavoro dellAntropologo Marziano:indietreggiare, senza mai farsi limitare dalle premesse di chi pone ladomanda. Elaine scuote la testa. Daniel: Questa lettrice si era fissata su un dettaglio e non stava
  38. 38. guardando allintero. Elaine: Lintero cosa? Daniel: Lintero quadro della situazione. La differenza tra te e lei è cheio ti sto spingendo a guardarlo. Elaine [dopo un minuto]: I popoli aborigeni praticavano – e praticanoancora – il proprio tipo di medicina. Daniel: Questo è sicuramente vero. Pensi che sia come il nostro? Elaine: Non posso dire di sapere di che si tratta, ma... suppongo diavere limpressione che sia più simile alla magia che a qualunque cosa noiconsidereremmo medicina. Daniel: Quindi, questo come ci aiuta a rispondere alla domanda diquella lettrice? Elaine: Non sono sicura che lo faccia. Daniel: Secondo te, che cosè che questa donna trova inquietante opreoccupante nella nostra medicina? Perché pensa che non possacombaciare con il vivere nelle mani degli dei? Elaine [sospirando]: Credo che stia pensando... “Oh, be, ho lapolmonite. Per qualcuno che vive nelle mani degli dei, questa è la fine.” Daniel: O guarisci da sola o ci muori. Elaine: Se vivi nelle mani degli dei. Daniel [dopo averci pensato su]: Che cosa causa la polmonite? Elaine: Penso che possa essere causata sia da batteri che da virus. Daniel: E quale sarebbe la terapia di un moderno medico? Elaine: Immagino che consisterebbe nellattaccare i batteri o i virus,probabilmente con antibiotici. Daniel: E questo attacco – pensi che sia questo che disturba la lettrice?Tutti gli attacchi che la medicina sferra contro organismi ostili alla vita
  39. 39. umana? Elaine: Sembra una buona ipotesi. Daniel: Dimmi che cosa sta pensando. Questo è parte del lavorodellantropologo, capire che cosa succede nelle menti dei suoi soggetti.Vedi se riesci a esprimere i suoi pensieri. Elaine: Caspita. Vediamo. Credo che sia una cosa del genere:“Solitamente, i popoli Lascia vivono in pace con il mondo. Hanno molticompetitori nel mondo. Altri animali competono per la selvaggina, ma loronon li sterminano. Hanno competitori per ogni cosa che mangiano, ma noncercano di sterminarli.” Daniel: Mentre noi Prendi lo facciamo. Per quanto ci sia possibile,spazziamo via i lupi, le volpi e i coyote che cacciano gli animali chealleviamo. Per quanto ci sia possibile, cerchiamo di spazzare via tutte lecreature che si nutrono dei nostri campi. Elaine: Siamo in guerra con il mondo della vita intorno a noi. Daniel: Quindi forse la medicina è parte di quella stessa guerra. Elaine: Sì, esatto. Daniel: Questo è ciò che turba questa lettrice. Elaine: Penso di sì. Daniel: Turba anche te? Rifiuterai di farti curare, se ti verrà lapolmonite? Elaine: No, temo di no. Daniel: Pensi che forse dovresti, ma non lo farai. Elaine: Qualcosa del genere. Daniel: Sei ancora intrappolata nel modo di pensare di questa donna.Devi indietreggiare di più e guardare alla situazione complessiva. Elaine scuote la testa, scoraggiata.
  40. 40. Daniel: Per oggi smettiamo. Vedi se riesci a usare il resto della giornataper capire come indietreggiare abbastanza da vedere la risposta che stiamocercando. Elaine: Va bene. Daniel: Prova a saltar fuori dalle rotaie su cui la domanda di questadonna ti ha messa. Ti ha presentato della carta rigata. Smettila di cercare discrivere sulla riga successiva. Gira il foglio di traverso. Elaine: Quali sono queste rotaie? Daniel: Pensaci su. Sono sicuro che puoi capirlo da sola. [Dopo averci riflettuto un po] Mi è venuto in mente che questopotrebbe aiutarti. [Cambiando argomento] Devi capire che questo è un viaggio discoperta anche per me. Sto cercando di capire ed esprimere cosa faccioquando mi viene posta una domanda come questa – o di qualunque tipo. Elaine: Sì...? Daniel: Questa donna non riusciva a rispondere alla propria domandaperché sta indossando dei paraocchi. Non sono sicuro che i cavalli perstrada indossino ancora i paraocchi, ma sai che cosa sono. Elaine: Sono... oggetti... credo quadrati di cuoio... sistemati ai lati dellatesta del cavallo per tenere i suoi occhi sulla strada. Daniel: Per bloccare distrazioni che potrebbe vedere se avesse unavisuale più ampia di ciò che lo circonda. Elaine: Esatto. Daniel: Molte persone, cercando di rispondere alla domanda di questadonna, indosseranno i suoi stessi paraocchi, terranno gli occhi fissi sulpercorso che lei vede e concorderanno di bloccare ogni visuale più ampiadella questione. Elaine: Sì, lo capisco. Daniel: Quindi il tuo lavoro stasera è di toglierti i paraocchi e vederecosaltro cè su cui riflettere. Questo è un altro modo – probabilmente
  41. 41. migliore – di dirti di saltar fuori dalle rotaie su cui ti ha messa. Nonpossiamo vedere altre rotaie su cui saltare finché non ci togliamo iparaocchi che ci ha fatto indossare. Elaine: Ho capito.
  42. 42. Venerdì: mattina Daniel: Allora, qualche progresso? Elaine: Penso di sì. Daniel: Hai capito su che rotaie ci aveva messo questa lettrice,indossando i suoi paraocchi? Elaine: Le rotaie erano la medicina. Daniel: In quanto possibilmente in conflitto con il concetto di viverenelle mani degli dei. E cosè successo quando ti sei tolta i paraocchi che tiaveva fornito? Elaine: Ho visto tutto il resto. Daniel: Sei stata in grado di allontanarti e guadagnare una visuale piùampia della sua. Elaine: Esatto. Daniel: Continua. Elaine: Ciò che ho visto è che la malattia – o almeno molte malattie –rappresentano un attacco di altre creature viventi. Ciò che ho visto è cheogni creatura ha il diritto di difendersi da un attacco in ogni modo in suopotere, e questo include noi. Daniel: Attaccati da un leone, useremo ogni arma a nostra disposizioneper difenderci. Elaine: Esatto. E la medicina ci fornisce armi con cui difenderci davirus e batteri, tra le varie cose. Daniel: E vivere nelle mani degli dei? Elaine: Vivere nelle mani degli dei non ha nulla a che vedere con
  43. 43. questo. Vivere nelle mani degli dei non significa restare fermi e lasciareche il leone ti strappi la testa. Daniel: Ben fatto. Che cosa ne pensi? E stato difficile arrivare allarisposta? Elaine [ci riflette un attimo]: Credo di dover rispondere di sì... Forse ècome imparare ad andare in bicicletta. Allinizio sembra completamenteimpossibile, poi in qualche modo, allimprovviso, ci riesci. Daniel: Sì. Naturalmente, essere in grado di avanzare senza cadere èsolo la capacità più basilare, linizio della fiducia in sé stessi che porta acapacità più avanzate. Elaine: Certo... Ho una domanda mia. Probabilmente le è stata fattamolte volte. Daniel: Dì pure. Elaine: Abbiamo parlato di vivere nelle mani degli dei. Daniel: Sì? Elaine: Ma lei non dice mai chiaramente se crede in questi dei o inqualunque dio. Daniel: Quando Ishmael parla degli dei... Lasciami cominciare in unaltro modo. Largomento di Ishmael è la misconosciuta e inconfessatamitologia della nostra cultura, che Ishmael esprime sotto forma di unastoria che spiega le relazioni tra lUomo, il mondo e gli dei. In questocontesto, gli dei sono mitologici, il che non significa tanto che nonesistono ma che la loro esistenza è irrilevante. Il mondo è stato creatoperché lUomo lo conquistasse e lo dominasse, e lUomo è stato creato perconquistarlo e dominarlo – secondo la nostra mitologia. Non cè bisogno didire che questa è una missione divina. Gli europei che scacciarono gliIndiani dalle loro terre e cominciarono a coltivarle credevano sinceramentedi stare facendo il lavoro di Dio. Elaine: Sì, capisco. Ma non vedo come questo risponda alla mia
  44. 44. domanda. Daniel: Ossia, se credo in Dio. Elaine: Sì, credo di sì. Daniel: Essendo un Antropologo Marziano, devo allontanarmi dallatua domanda e rifiutarmi di indossare i paraocchi che mi stai chiedendo dimettermi. Credere in cose che potrebbero non esistere – o rifiutarsi dicredere in cose che potrebbero esistere – è una peculiarità della tua cultura,non unattività universale dellumanità. Dato che è universale tra di voi,date per scontato che sia universale tra gli umani in generale. Elaine: E vero. Non mi era mai venuto in mente che potesse nonessere universale tra gli umani. Daniel: Credete in vari modi in Dio, anche se potrebbe non esistere,oppure non ci credete anche se potrebbe esistere. Credete in vari modinegli angeli, anche se potrebbero non esistere, oppure non ci credete anchese potrebbero esistere. Credete in vari modi in astronavi extraterrestri cheterrebbero il mondo sotto sorveglianza anche se potrebbero non esistere,oppure non ci credete anche se potrebbero esistere. Credete in vari modi aifantasmi, anche se potrebbero non esistere, oppure non ci credete anche sepotrebbero esistere. Elaine: Sì, tutto vero. Daniel: Dimmi, credi nelle supermodelle? Elaine [ridendo]: Supermodelle? Non credo in loro. Non è la parolache userei. Daniel: Per te, lesistenza delle supermodelle non richiede luso dellafacoltà di credere. Elaine: Esatto. Anche se non avevo mai pensato al credere come a unafacoltà. Daniel: Oh, lo è di sicuro. E la facoltà che devi utilizzare di fronte
  45. 45. allassurdo. Come disse William di Occam, Credo quia absurdum: “Cicredo perché è assurdo”. Non cè bisogno di credere a una cosa, se la suaesistenza non ti sembra assurda. Elaine: Sì, immagino che sia vero. Ma lesistenza di Dio non misembra assurda. Daniel: E assurda nel senso che nessuno può fornire neanche laminima prova della Sua esistenza. Possono fornire dimostrazioni, ma essesono valide solo se si accettano le premesse su cui sono basate. Se non siaccettano queste premesse, allora sono solo inutili esercizi di logica. Elaine: Credo di essere vagamente consapevole della loro esistenza. Daniel: Esiste unaltra facoltà che è una sorta di cugina della facoltà dicredere. Si tratta della facoltà che entra in gioco quando si tratta dellesupermodelle. Voi popolate il mondo di supermodelle. Cinquantanni fanon cerano supermodelle, ma negli ultimi decenni avete popolato il vostromondo di loro. Centanni fa non cerano stelle del cinema, ma da alloraavete popolato il vostro mondo di centinaia di loro. LEuropa medievaleera popolata di santi. Elaine: Sì, capisco cosa intende. Daniel: I Gebusi della Nuova Guinea conversano con gli spiritiquotidianamente. Il loro mondo è popolato di spiriti, e se chiedessi loro secredono negli spiriti, reagirebbero come hai fatto tu quando ti ho chiesto secredessi nelle supermodelle... Ma per tornare alla tua domanda originaria,devo dire che la facoltà di credere è completamente atrofizzata in me. Misembra stupido credere in cose che potrebbero non esistere – o negarelesistenza di cose che potrebbero esistere. Tuttavia, ho popolato il miouniverso personale con dei che si prendono cura di tutte le forme di vita.Non prego questi dei, non costruisco templi per loro, non mi aspetto chemi facciano favori, né pratico rituali per loro. E nemmeno mi aspetto chealtre persone “credano” in questi dei o popolino il loro universo con loro. Elaine: Capisco. Questo risponde a una domanda che avevo in menteda tempo – come probabilmente molti dei suoi lettori.
  46. 46. Daniel: Quale domanda? Elaine: Immagino che molti lettori la considerino un non credente. Daniel: Presumo tu intenda un non credente nel Dio Giudeo-Cristiano. Elaine: In ogni tipo di divinità. Daniel: Ho paura di non sapere se sia vero o no. Ma non sono sicurodel perché sia rilevante. O a quale domanda ho risposto per te. Elaine: Mi ha spiegato come è stato possibile per lei scrivere un librocome Tales of Adam, in cui gli dei hanno un ruolo così importante. Daniel: Sì...? Elaine: Alcuni lettori si chiederanno se lei stesse scrivendo dal cuore ose fosse solo una sorta di... poetica rappresentazione della visione delmondo animista. Daniel: Qualcuno potrebbe immaginare che io abbia solo adottato unapersonalità animista – una personalità falsa o estranea – a scopo letterario,come fece James Hogg per scrivere “Confessioni di un peccatoreimpeccabile”. Elaine: Ho paura di non avere familiarità con quel libro. Daniel: E un classico che gode di una sorta di status culturale. Perscriverlo, Hogg dovette adottare una personalità diametralmente oppostaalla propria, quella di un fanatico della predestinazione, convinto che lasalvazione o la dannazione di chiunque fossero inalterabilmente stabiliteda Dio fin dallinizio dei tempi. Credendo di essere uno degli eletti, aprescindere da qualunque peccato potesse commettere, il narratore siconsidera giustificato perfino mentre uccide suo fratello, sua madre e altrepersone, e permette ad altri di venire impiccati per i suoi crimini. Il libro,scritto negli anni Venti del milleottocento, decenni prima del suo tempo,venne accolto con disprezzo e cadde nelloblio finché non venne riscopertoda autori come Robert Louis Stevenson e André Gide... In ogni caso, puoistare sicura che ho scritto Tales of Adam “dal cuore”, per dirla con parole
  47. 47. tue. Elaine: Non ne dubitavo. Daniel: Quindi... Dove eravamo? Presumo di aver risposto alladomanda riguardo le mie credenze personali. Elaine: Sì. Daniel: Vediamo... Allincirca riguardo lo stesso argomento, comerisponderesti a questa domanda, che ho ricevuto in molte forme diverse:“Pensa che Dio capisca il pericolo che rappresentiamo per il mondo equindi mandi cose come AIDS, cancro, epidemie e catastrofi naturali pertenere sotto controllo la nostra popolazione?” Elaine [dopo averci riflettuto]: Mi sembra una domanda piuttostostupida. Daniel: Sì, forse lo è. Ma quando un antropologo vede gente fare o direqualcosa di apparentemente stupido, si pone due domande: “Perché misembra stupido?” e “Perché non sembra stupido a loro?” Elaine: Sì. Naturalmente ha ragione. Daniel: Quindi, perché la domanda ti sembra stupida? Elaine: Forse sembrerebbe meno stupida se non fosse una domanda suDio. Daniel: Dovrai spiegarlo meglio, questo. E fare domande su Dio che èstupido, oppure lo è il concetto stesso di Dio? Elaine: No, nessuno dei due... Potrebbe ripetere la domanda? Daniel: “Pensa che Dio capisca il pericolo che rappresentiamo per ilmondo e quindi mandi cose come AIDS, cancro, epidemie e catastrofinaturali per tenere sotto controllo la nostra popolazione?” Elaine [dopo averci riflettuto per diversi minuti]: Chi fa questa
  48. 48. domanda non sembra riconoscere alcuna causalità al lavoro nel mondoeccetto quella divina. Usa il termine “catastrofi naturali” ma non accettadavvero il fatto che siano naturali. Non collega lo tsunami che ha devastatoil Sud-Asia con un terremoto sottomarino, pensa che Dio labbia“mandato”. Daniel: O abbia “mandato” il terremoto. Elaine: AIDS, cancro, epidemie... tutte queste cose hanno causenaturali. Daniel: Sì, questo è ciò che tu, io e probabilmente la maggior partedelle persone pensa, ma devi entrare nella testa di questa persona e capirela sua idea di Dio. Elaine: La sua idea di Dio... Non sono sicura di come rispondere. Daniel: Parla del suo Dio. Elaine [dopo averci riflettuto un po]: Il suo Dio è, devo credere,onnisciente e onnipotente. Daniel: Sono sicuro che tu abbia ragione. Continua. Elaine: Non vedo come continuare. Daniel: Sto cercando di non guidarti troppo accuratamente. Deviandare dietro i processi mentali che hanno creato questa domanda. Hai unDio onnisciente e onnipotente, e... Elaine: Vede che stiamo sovrappopolando il mondo. Daniel: E... Elaine: Ed è in suo potere mandarci malattie e catastrofi per ridurre lanostra popolazione. Daniel: Perché ha bisogno di farlo?
  49. 49. Elaine: Ah. Perché il mondo non si regola da solo. O si potrebbe direche Dio non può confidare che il mondo si regoli da solo. Daniel: E dato che il mondo non si regola da solo – o non ci si puòaspettare che si regoli da solo... Elaine: Deve farlo Dio stesso. Deve governare il mondopersonalmente. Daniel: Altrimenti non funziona come si deve. Almeno, nonautomaticamente. Elaine: Esatto. Daniel: Quindi Lui manda malattie e catastrofi per ridurre lapopolazione umana. O almeno, ha la possibilità e il potere di farlo. Elaine: Esatto. Daniel: Ma... Elaine: Ma? Daniel: Ha il potere di ridurre la popolazione umana in ogni sorta dimodo, ma... Elaine: Non riesce a farlo. Daniel: Quindi ha creato un mondo che non può regolarsi da solo e chenemmeno Lui sembra in grado di regolare. Che tipo di Dio è questo? Elaine: Che tipo? Secondo chi? Daniel: Secondo la persona che ha fatto questa domanda. Elaine: Non lo so, a parte lovvio – a parte le cose che abbiamo giàdiscusso... Voglio dire, è onnisciente e onnipotente. Immagino che potreiaggiungere che è benevolo. Che agisce per il nostro bene – o potrebbefarlo.
  50. 50. Daniel: Come al solito, sto cercando di andare dietro le parole, diraggiungere le tacite premesse e credenze. Elaine sospira. Daniel [dopo averle dato un paio di minuti per riflettere]: Proviamo adare una valutazione al lavoro di Dio, a cominciare dal Giardino dellEden,dove ha piantato un albero i cui frutti Adamo ed Eva non potevanoassaggiare. Mettiti al Suo posto in una situazione simile. Sei la madre didue bambini, un maschio e una femmina. Dici loro: “Potete giocare contutto ciò che volete in casa, eccetto la pistola carica che ora metterò qui sultavolo della cucina.” Poi, andandotene, permetti consapevolmente aqualcuno di entrare in casa, sapendo che li incoraggerà a giocare con lapistola. Elaine: Uh-uh. Ma un credente direbbe che Dio ha messo lalberoproibito nel giardino per metterli alla prova. Daniel: Ed essendo onnisciente... Elaine: Sapeva che avrebbero fallito. Daniel: Perfino una madre umana si guarderebbe bene dal lasciare ipropri bambini insieme a una pistola carica in bella vista, non è vero? Elaine: Sì. Daniel: Non so che tipo di educazione religiosa tu abbia ricevuto. Elaine: Oh, sono stata cresciuta cattolica. Sono andata in una scuolaelementare cattolica, sentito le storie della Bibbia, imparato il catechismo,tutto quanto. Daniel: Allora sei in una posizione piuttosto buona per valutare laprestazione di Dio. Le Sue prime esperienze con la razza umana furonopiuttosto deludenti. Elaine: Sì. Alla fine ne divenne così disgustato che la spazzò via,
  51. 51. eccetto che per Noè e la sua famiglia. E perfino il risultato di questoprovvedimento non fu troppo soddisfacente. Daniel: Alla fine, decise di adottare un popolo eletto perché fossesolamente Suo. Cosa stava pensando nel far ciò? Elaine: Mmm... Sono piuttosto indecisa su questo punto. Voglio dire,sui Suoi piani a lungo termine per lintera razza umana. Ma lidea nel breveperiodo era di prendere questo popolo e di aiutarlo a sorpassare tutti i suoivicini, finché fosse rimasto fedele a Lui. Daniel: E come ha funzionato? Elaine: Non troppo bene. Alla fine, erano così infedeli che si lavò lemani di loro, permettendo che prima i loro vicini e poi i Romani lidominassero. Almeno, questo è come la ricordo io. Daniel: Ma tuttavia, promise loro un Messia. Elaine: Esatto. Daniel: E questo Messia cosavrebbe fatto? Elaine: Non sono sicurissima di ciò che Dio promise, ma gli ebreicredettero che il Messia avrebbe restituito loro lindipendenza e li avrebberimessi al vertice della razza umana. Daniel: E mandò loro il Suo Messia? Elaine: Be, ci sono varie opinioni a questo riguardo. Gli ebrei nonpensarono che Gesù fosse il Messia, e non lo pensano tuttora. Di sicuronon fece ciò che loro si sarebbero aspettati da un Messia. Daniel: Ma Gesù era il Messia, no? Elaine: Secondo i cristiani, sì. Daniel: Secondo i cristiani, era il Messia non solo degli ebrei, madellintera razza umana.
  52. 52. Elaine: Esatto. Presumibilmente. Daniel: Ma solo i cristiani ricevettero questo messaggio. Gli ebreistanno ancora aspettando, e i musulmani considerano Gesù solamente unprofeta tra i tanti. Elaine: Sì, è vero. Daniel: Se Gesù è stato mandato per salvare lintera razza umana,perché solo i cristiani hanno recepito il suo messaggio? Elaine: Non lo so. Daniel: Se fossi un Dio onnipotente, pensi che saresti riuscita acomunicare questo messaggio a tutta la razza umana? In un modo onellaltro – che Gesù era o non era il Messia promesso? Elaine: Penso di sì. Daniel: Naturalmente, i cristiani sono convinti di aver recepito ilmessaggio che Dio voleva mandare loro. Ma cosè successo alla fine allacristianità? Elaine: Alla fine? Non sono sicura di cosa intende, è ancora lì. Daniel: Ma è molto diversa rispetto a comera mille anni fa. Elaine: E vero. Si è divisa in mille sette diverse, ognuna con unapropria versione del messaggio. Daniel: Discordano su ogni sorta di questione fondamentale: divorzio,controllo delle nascite, aborto, omosessualità. Per non parlare del ruolo delPapa e persino del significato della salvazione. Elaine: Vero. Daniel: Se tu fossi un Dio onnipotente, non pensi che avresti potutorendere assolutamente chiaro il tuo pensiero su tali questioni?
  53. 53. Elaine: Sì, penso che avrei potuto. Daniel: Quindi, te lo chiedo di nuovo: che tipo di Dio è questo? Elaine [dopo averci pensato su]: Stranamente, devo rispondere che sitratta di un Dio incompetente. Daniel: Sì? Elaine: Immagino gli sia stato attribuito ogni spregiativo possibile perun sovrano – tirannico, vendicativo, spietato, indifferente alle nostresofferenze, ossessionato con regole e regolamenti, una spia che si insinuain ogni camera da letto – ma non penso di averlo mai sentito definire“incompetente”. Daniel: Questo è il mio lavoro, scoprire le credenze e le premesseinespresse della nostra cultura. Per esempio, è convinzione inespressadella nostra cultura che il mondo sia un possedimento delluomo, checonquistarlo e dominarlo sia il nostro destino divinamente assegnatoci, cheil nostro sia lunico modo giusto di vivere per gli esseri umani, e chedobbiamo aggrapparci a questo stile di vita anche se ci ucciderà. Ed èconvinzione inespressa di chi ha fatto questa domanda che Dio siaincompetente. Elaine: Dovrà spiegarmela meglio, questa. Daniel: Considera i metodi inadeguati che questa persona suggerisceche Dio stia usando per ridurre la nostra popolazione: AIDS, epidemie,disastri naturali e così via. La nostra popolazione continua a crescerecostantemente a dispetto di queste cose, e lha fatto per gli ultimi diecimilaanni. Se fosse competente – e davvero interessato alla questione – un Dioonnipotente sarebbe in grado di fare qualcosa di veramente efficace, no? Elaine: Devo pensare di sì. Anche se sarebbe... dovrebbe essere... Daniel [dopo alcuni istanti]: A che tipo di cosa stai pensando? Elaine: Unenorme carestia... unepidemia come non ne abbiamo mai
  54. 54. viste. Daniel: Puoi trovare qualcosa di più fantasioso, anche se hai avuto solopochi momenti per pensarci. Pensa a qualcosa che non causerebbe neancheuna morte, né di malattia né di fame. Elaine [dopo averci pensato un po]: Potrebbe rendere sterilinovantanove donne su cento. Daniel: Naturalmente. Questo risolverebbe il problema molto in fretta,non è vero? In una sola generazione, la nostra popolazione calerebbe da seimiliardi a sessanta milioni, e nessuno dovrebbe morire di malattia o difame. Elaine: Sì. Daniel: Se tu sei abbastanza intelligente da ideare una soluzione similein sessanta secondi, non dovrebbe saperlo fare anche un Dio onnisciente eonnipotente? Elaine: Dovrebbe, sì. Anche se non so cosa risponderebbe un credentea una cosa simile. Daniel: I credenti hanno generalmente accettato lidea che Dio nonintervenga più nelle faccende umane come faceva un tempo. Oradobbiamo cavarcela da soli. Ha mandato Gesù ad aprire i cancelli delParadiso allumanità corrotta, e questo ci deve bastare. Elaine: Sì, a quanto pare. Daniel: Per quanto il nostro interrogatore non concordi con questacredenza. Egli pensa che Dio potrebbe star facendo degli sforzi persalvarci da noi stessi, anche se questi sforzi sono inefficaci... Ma oracapisci perché questa persona non pensa che la sua domanda sia stupida. Elaine: Sì. Ha accettato lidea che il suo Dio è incompetente. Dio vuoleintervenire e forse lo sta facendo, ma chi fa questa domanda non è sorpresodallovvia inefficacia dei Suoi tentativi.
  55. 55. Daniel: In realtà, i veri dei del mondo – se ce ne sono – sonocompetenti. Hanno creato un mondo che funziona perfettamente, senzabisogno di sorveglianza o di interventi divini. Se non freneremo la nostracrescita demografica, i meccanismi intrinseci del mondo se neoccuperanno. Se continueremo ad attaccarli vigorosamente come stiamofacendo ora, i sistemi ecologici che ci mantengono in vita collasseranno,creando un mondo incapace di sostenere la vita umana. Scompariremo –probabilmente insieme alla maggior parte o a tutte le forme di vita animalidi grandi o medie dimensioni – ma la vita continuerà e ricominceràimmediatamente a ricostruire, come ha fatto dopo ogni passata estinzionedi massa. Elaine: Non un lieto fine. Almeno dal nostro punto di vista. Daniel: Ma anche non un risultato inevitabile. Dobbiamo soloaffrontare il fatto che lestinzione di massa che si concluderà con la nostrascomparsa è già cominciata, e che non è qualcosa che possiamo continuarea ignorare. Elaine: Sì. Daniel: Quindi, che cosa ti ha insegnato lesplorazione di questastupida domanda? Elaine: Molto più di quanto mi aspettassi, ovviamente. Daniel: Voglio dire riguardo... Ciò che sto cercando di comunicarti è ilmodo in cui arrivo a risposte che confondono le aspettative della gente.Ciò che sto cercando di sviluppare qui è la risposta allultima grandedomanda che le persone hanno per me: come faccio ciò che faccio? Elaine: Dovrò pensarci su. Daniel: Va bene. Facciamo una pausa. Daniel [mezzora dopo]: Allora, hai riflettuto sulla mia ultimadomanda?
  56. 56. Elaine: Ci ho pensato, ma tutto ciò che posso dire è che non sononeanche vagamente in grado di fare ciò che fa lei. Daniel: Con lultima domanda che abbiamo affrontato, ho dovuto dartiuna mano solo una volta, quando ti ho chiesto a che tipo di Dio stavapensando questa persona. Elaine: Vero. [Dopo averci pensato un po su.] Ma quello era il puntofondamentale. Se non fosse intervenuto per aiutarmi, non penso che cisarei arrivata da sola. Daniel: Siamo ancora allinizio. Hai detto che è come imparare adandare in bicicletta. Sapere come rimanere in equilibrio è solo linizio. Civuole tempo per arrivare al punto in cui puoi pedalare senza mani. Elaine: Vero. Daniel: Ecco una domanda a cui uno dei miei lettori non riusciva arispondere, ma scommetto che ormai non sarà una grossa sfida, per te. Miscrisse che quando arrivammo a sei miliardi, nel 1999, uno scrittore delNational Review aveva cercato di mettere la cosa in prospettiva precisandoche se quei sei miliardi fossero vissuti tutti in Texas, ognuno di loroavrebbe avuto un ottavo di acro per sé. Il mio lettore disse: “Non misembra un grosso problema, e a lei?” Elaine: Uh-uh. Daniel: Solo “uh-uh”? Elaine: Be, do per scontato che i calcoli siano corretti. Daniel: Anchio. Anche se sospetto che lautore dellarticolo stesseconsiderando larea totale del Texas, e non solo larea abitabile, che noncomprende fiumi, laghi, strade e autostrade. Elaine: Non so esattamente quanto sia grande un acro. Daniel: Mi aspettavo questa domanda. Un acro corrisponde a circa
  57. 57. 43.560 piedi quadrati (4.047 metri quadrati). Un ottavo di acro è pari acirca 5.445 piedi quadrati (506 metri quadrati), più o meno le dimensionimedie di un lotto edificabile in città. Una famiglia di quattro personeavrebbe mezzo acro, una dimensione comune per un lotto edificabile inperiferia. Elaine: Va bene. Daniel: Spazio in abbondanza. Elaine: Sì. Daniel: Quindi ora hai la nostra situazione demografica in prospettiva. Elaine non dice niente. Daniel: Andiamo, Elaine. Qual è la premessa inespressa dietro questaprospettiva? Elaine: Ovviamente riguarda lo spazio. Daniel: Lavoraci su. Questa è una domanda facile. Elaine [dopo averci pensato su]: Una famiglia di quattro persone nonha problemi nel vivere in mezzo acro. Milioni di americani lo fanno. Daniel: Non ti aiuterò con questa. Pensa a ciò che stai dicendo, parolaper parola. Elaine [dopo averci pensato ancora]: Va bene. Stanno vivendo inmezzo acro, ma non stanno vivendo di mezzo acro. Daniel: Certo che no. Cosa succederebbe se provassero a vivere dimezzo acro? Elaine: Credo che non potrebbero. Daniel: Certo che non potrebbero. Quindi ora prova a mettere inprospettiva lidea di sei miliardi di persone che vivono in Texas.
  58. 58. Elaine: Dovrebbero importare enormi quantitativi di cibo. Daniel non dice niente. Elaine [dopo averci pensato un po su]: Non ci sarebbe nessuno da cuiimportare cibo. Tutte le fattorie nel resto del mondo sarebberoabbandonate. Nessuno fuori dal Texas starebbe coltivando, raccogliendo,processando, impacchettando e trasportando il cibo. Daniel: Brava... Ho fatto qualche ricerca durante la nostra pausa. Unmiglio quadrato (2.589.988 metri quadrati) di terreno coltivato sfameràcirca mille persone. Se tutto il territorio del Texas venisse disboscato ecoltivato, sfamerebbe circa 262 milioni di persone. Quindi...? Elaine: Quindi quei sei miliardi di individui in Texas non vivrebbero lì,ci morirebbero di fame. Daniel: Ma avrebbero un sacco di spazio per case, patii, altalene episcine. Elaine: Sì, questo è ciò che lo scrittore del National Review aveva inmente. Daniel: A essere onesti, sono rimasto sorpreso da come inizialmente tufossi pronta ad accettare la plausibilità di questa visione delle cose. Elaine: Perché? Devessere sembrata plausibile a tutti al NationalReview – e ai suoi lettori. Daniel: Vero, ma considera la domanda originaria che ti ho posto. Illettore diceva: “Questo mi sembra sensato, e a lei?” Avresti dovuto capireche la mia risposta sarebbe stata: “No, non mi pare proprio.” Elaine: Immagino che lo sapessi. [Ci pensa su per un po] Ma questonon cambia il fatto che per me aveva senso. In quel momento. Daniel: Se vuoi imparare a pensare come unAntropologa Marziana,devi diventare molto più sospettosa delle asserzioni apparentemente
  59. 59. ragionevoli che ci vengono costantemente presentate. Come questa,secondo cui in Texas cè abbastanza territorio da ospitare linterapopolazione globale senza problemi. Sono sicuro che decine di migliaia dipersone hanno accettato questaffermazione senza esitare un attimo, e chealtri milioni laccetterebbero nello stesso modo se venisse presentata loro. Elaine: Sono sicura che ha ragione. Daniel: In effetti, sto cercando di farti perdere labitudine di rispondereautomaticamente: “Sì, ha senso. Lo accetterò.” Sto cercando di allenarti afermarti e dire: “Sì, sembra che abbia senso. Ma ce lha davvero?” Elaine [dopo averci riflettuto un po]: Potrei dire che capisco cosaintende, ma non ne sono sicura. Voglio dire... siamo abituati a fermarciquando qualcosa non ha senso. Ma quando qualcosa ce lha...? Di sicuro leinon si ferma a riflettere ogni volta che qualcosa ha senso. Daniel: Hai ragione, naturalmente. Elaine: Quindi è questione di sapere quando fermarsi, no? Lei come saquando fermarsi? Daniel: E una domanda molto legittima. Molto utile, in effetti. Elaine: Perché utile? Daniel: Mi indica una direzione a cui non avevo pensato, che non miero preparato a esplorare con te. Vediamo se riesco a spiegarmi... Seseguissi un cacciatore aborigeno nella foresta, lui vedrebbe cose che per tesarebbero letteralmente invisibili. Vedrebbe e riconoscerebbe segni nelterreno che tu dovresti concentrarti anche solo per distinguere. Noterebbeperturbazioni nellerba che per te sarebbero impercettibili. Elaine: Ne sono sicura. Daniel: Lo stesso varrebbe per il cacciatore se seguisse te nella sezionefemminile di un negozio dabbigliamento. Tu distinguerestiimmediatamente i vestiti di buona qualità da quelli scadenti, cosa che luinon sarebbe certamente in grado di fare. Noteresti un commesso avere una

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