Daniel Quinn - My Ishmael (libro in italiano)
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Daniel Quinn - My Ishmael (libro in italiano)

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Al sito http://NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com potete trovare gli altri libri di Quinn e quasi 100 FAQ sulle sue idee.

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Daniel Quinn - My Ishmael (libro in italiano) Document Transcript

  • 1. Daniel Quinn My Ishmael Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (nrt_ita@libero.it). Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com Salve. Non è molto bello svegliarsi a sedici anni e rendersi conto di essere giàincasinata. Non che ci sia nulla di particolarmente insolito nellessere giàincasinati a questetà. Sembra che chiunque nel raggio di ottanta chilometristia cercando di renderti la vita un inferno. Ma non molti sedicenni sonoincasinati in questo modo particolare. Non molti hanno lopportunità diesserlo. Ne sono grata. Lo sono davvero. Ma questa storia non riguarda me a sedici anni. Riguarda qualcosa chemi è successo quando ne avevo dodici. Quello fu un anno difficile. Miamadre aveva deciso che tanto valeva essere unubriacona a tempo pieno.Nei tre o quattro anni precedenti aveva cercato di farmi credere di esseresolo una bevitrice occasionale. Ma a quel punto sembrava aver deciso chedovessi sapere la verità, quindi perché continuare a fingere? Non chiese lamia opinione al riguardo. Se lavesse fatto, le avrei detto: “Per favorecontinua a fingere, mamma. Soprattutto davanti a me, va bene?” Questa storia non riguarda mia madre. E solo che dovete prima capirealcune cose per essere in grado di capire il resto. I miei genitori divorziarono quando avevo cinque anni, ma non viannoierò con quella storia. Non la conosco nemmeno, quella storia, perchémia madre la racconta in un modo e mio padre in un altro. (Suonafamiliare?) Comunque sia, mio padre si risposò quando avevo otto anni. Mia madrefece quasi lo stesso, ma il tizio si rivelò essere un tipo strano, quindi evitò.Più o meno in quel periodo, cominciò a mettere su un bel po di peso.Fortunatamente aveva già un buon lavoro. Dirige il database di un grossostudio legale in centro. Poi cominciò a fermarsi per “un bicchiere dopo il
  • 2. lavoro”. Fermate piuttosto lunghe. Nonostante tutto, ogni mattina rotolava fuori dal letto alle sette emezza, senza eccezioni. E penso che si fosse data la regola di noncominciare a bere prima della fine della giornata lavorativa. Tranne neifinesettimana, naturalmente – ma non voglio scendere in dettagli. Non ero una bambina felice. A quel tempo credevo che avrebbe potuto aiutare se avessi recitato ilruolo della Figlia Obbediente. Quando tornavo da scuola, cercavo dirimettere la casa in ordine come mia madre lavrebbe voluta se gliene fosseancora importato qualcosa. Questo significava principalmente pulire lacucina. Il resto della casa non si sporcava mai molto. Ma nessuna di noidue aveva il tempo di mettersi a pulire la cucina prima di andare al lavoroo a scuola. Comunque sia, un giorno stavo raccogliendo i giornali quando qualcosanella sezione annunci catturò la mia attenzione. Diceva: Maestro cerca allievo. E richiesto un sincero desiderio di salvare il mondo. Presentarsi di persona. Seguiva il numero di una stanza e lindirizzo di un vecchio edificiocadente in centro. Mi colpì che un maestro stesse cercando un allievo. Non aveva alcunsenso. Per gli insegnanti che conoscevo io, cercare un allievo sarebbe statocome per un cane cercare una pulce. Poi lessi di nuovo la seconda frase: E richiesto un sincero desiderio disalvare il mondo. “Caspita”, pensai, “questo tizio non chiede poi molto.” La cosa strana è che questo insegnante avrebbe dovuto offrire il proprioservizio come qualunque altro, e invece non lo stava facendo. Era comeuna richiesta di aiuto. Era come se fosse il maestro ad aver bisogno di unallievo, e non il contrario. Un brivido mi scorse sulla nuca, e i capelli mi si drizzarono in testa. “Accidenti”, mi dissi, “io potrei farlo. Potrei essere lallieva di questotizio. Potrei essere utile!” Qualcosa del genere. Suona ridicolo, adesso, ma quellannuncio mientrò in testa e non ci fu modo di liberarmene. Sapevo dove si trovavaquelledificio. Tutto ciò che dovevo ricordarmi era il numero della stanza.Ritagliai ugualmente lannuncio e lo misi nel cassetto della mia scrivania.In questo modo se anche fossi caduta, avessi battuto la testa e avessi avuto
  • 3. unamnesia, lavrei comunque ritrovato, un giorno. Doveva essere stato un venerdì sera, perché la mattina dopo rimasi aletto a pensarci. Sognando a occhi aperti, in realtà. Del sogno ne parlerò più tardi. Stanza 105. La buona notizia è che mia madre non mi controllava un granché. Noncontrollava neanche se stessa, quindi deve aver pensato che non avessesenso controllare me. Comunque sia... Dopo colazione le dissi: “Sto uscendo”, e lei disse: “Daccordo.” Non:“Dove stai andando?” o “Quando tornerai?”, solo “Daccordo.” Presi un autobus per il centro. Viviamo in una cittadina piuttosto graziosa (non dirò doveesattamente). Ci possiamo fermare a un semaforo rosso senza che lamacchina ci venga rubata. Le sparatorie sono rare. Non ci sono cecchinisui tetti. Cose così. Quindi non esitai un attimo ad andare in centro disabato mattina da sola. Conoscevo il palazzo nominato dallannuncio. Era il Fairfield. Un miozio balordo una volta aveva un ufficio lì. Laveva scelto perché era in unabuona zona ma economico. In altre parole, scadente. Lingresso mi riportò alla mente dei ricordi. Aveva proprio laspettoadatto al suo odore: cani bagnati e sigari. Mi ci volle un po per capire doveandare. Cerano solo una manciata di uffici al pianterreno, e la stanza 105non era tra quelli. Finalmente la trovai nel retro, di fronte a dei magazzini ea un montacarichi. Mi dissi: “Non può essere quella giusta.” Ma eccola qui, stanza 105. Mi dissi: “Che sto facendo qui, a ogni modo? Questa porta di sicuronon è aperta di sabato.” Ma lo era. Entrai in una stanza enorme e buia. Presi un bel respiro e quasi svenni.Non erano cani bagnati e sigari stavolta. Era zoo. Non mi dispiacque. Mipiacciono gli zoo. Ma, come ho detto, la stanza era vuota. Cera unalibreria scalcinata sulla sinistra e una poltrona troppo imbottita sulla destra.Sembravano avanzi di garage. “Questo tizio si è trasferito”, mi dissi. Mi guardai intorno di nuovo. Alte, sporche finestre che davano sullastrada. Polverose luci industriali che pendevano dal soffitto. Muri scrostaticolor pus. Allora mi dissi: “Va bene, mi trasferisco qui.” Credo di averlo pensato
  • 4. sul serio. Nessuno poteva volere questo posto, giusto? Perché non avreipotuto averlo io? Voglio dire, aveva già una poltrona, no? Potevo fare ameno del resto, per il momento. Cera un elemento che non avevo notato. La poltrona era rivolta versouna grande lastra di vetro scuro nel bel mezzo del muro di destra. Miricordò il tipo di vetro attraverso cui i testimoni guardano per identificare isospettati in un confronto allamericana. Doveva esserci una stanza, lìdietro, perché cera una porta accanto alla vetrata. Mi avvicinai per dareunocchiata. Appoggiai il naso al vetro e usai le mani per bloccare la luce,e... Pensai che fosse un film. A circa 3 metri dal vetro cera un enorme, immenso gorilla che se nestava seduto a masticare un ramoscello. Mi stava fissando proprio negliocchi, e improvvisamente capii che non si trattava di un film. “Cavolo!”, dissi, saltando indietro. Ero sorpresa ma non proprio spaventata. Mi sentivo come se avessidovuto esserlo – voglio dire, mi sarei sgolata se fossi stata il personaggiodi un film – ma il gorilla si limitava a starsene lì seduto. Non so, forse erosolo troppo intontita per avere paura. A ogni modo, mi gettai unocchiataalle spalle per essere sicura di poter arrivare facilmente alla porta. Poi socchiusi gli occhi per controllare che il gorilla fosse tranquillo. Loera. Non ebbe nemmeno un fremito, o me la sarei data a gambe. Va bene. Dovevo capirci qualcosa. Il maestro non si era trasferito. Voglio dire, chi avrebbe potutotrasferirsi e dimenticarsi di portarsi dietro il suo gorilla? Quindi il maestronon se nera andato. Forse era solo uscito un attimo, per andare a pranzo oqualcosa del genere. E si era dimenticato di chiudere a chiave. O qualcosadel genere. Sarebbe tornato presto. Probabilmente. Forse. Mi guardai intorno di nuovo, ancora cercando di capire cosa stessesuccedendo. La stanza in cui mi trovavo non era uno spazio abitabile – niente letto,niente cucina, niente armadi o cassetti. Quindi il maestro non viveva qui.Ma ovviamente il gorilla sì, nella stanza al di là del vetro. Perché? Come mai? Be, che diamine, immagino che uno possa tenere un gorilla, se propriovuole. Ma perché tenerne uno in questo modo particolare? Guardai allinterno unaltra volta e notai qualcosa che mi era sfuggito.Era un manifesto sul muro dietro il gorilla. Diceva:
  • 5. SENZA LUOMO IL GORILLA AVRA QUALCHE SPERANZA? “Be”, mi dissi, “ecco una domanda interessante.” Non sembrava moltodifficile, però. Perfino a dodici anni, sapevo che stava succedendo nelmondo. Per come stavano andando le cose, i gorilla non sarebbero duratimolto a lungo. Quindi la risposta era sì. Senza lUomo, il Gorilla avrebbeuna speranza. Il primate nellaltra stanza grugnì come se non fosse rimasto moltoimpressionato dal mio ragionamento. Mi chiesi se il manifesto facesse parte del corso. Lannuncio diceva: èrichiesto un sincero desiderio di salvare il mondo. Aveva senso. Salvare ilmondo avrebbe sicuramente significato salvare i gorilla. “Ma non le persone?”, sentii nella mente. Sapete cosa si prova quandounidea vi appare improvvisamente nel cervello, come se fosse spuntatafuori dal nulla? Be, questa veniva dallo spazio profondo. Sono in grado didistinguere un estraneo da un amico. Questo era un estraneo. Guardai il gorilla, lui guardò me, e capii. Mi dileguai. Ecco quanto rapidamente uscii di lì: un attimo stavoguardando il gorilla e quello dopo ero sul marciapiede, respirandoaffannosamente. Non ero distante dal centro della città, dove un paio di centricommerciali stavano tenendo ancora duro con le unghie e coi denti. Midiressi in quella direzione, sapendo che avrei trovato delle persone. Volevoavere intorno della gente mentre riflettevo su tutto questo. Il gorilla mi aveva parlato – dentro la mente. Ecco su cosa dovevoriflettere. Non dovetti chiedermi se era successo davvero o no. Era successo. Nonavrei potuto immaginarmi una cosa del genere. E perché avrei dovutofarlo? Per ingannare me stessa? Ci rimuginai mentre ero nellascensore daPearsons. Sei piani in su, sei piani in giù. Davvero rilassante. Nessuno facaso a te. Nessuno ti disturba. Al pianterreno devi premere il pulsante perritornare su. Gioielli e bigiotteria. Abiti da donna. Abiti da uomo. Articoliper la casa. Giocattoli. Mobilio. Allultimo piano devi premere il pulsanteper tornare giù. Mobilio. Giocattoli. Articoli per la casa. Abiti da uomo.Abiti da donna. Gioielli e bigiotteria. Spostamenti lenti e rilassanti. Maestro cerca allievo. E richiesto un sincero desiderio di salvare ilmondo.
  • 6. Io dico: “Vuoi dire come salvare i gorilla?” E il gorilla dice: “Ma non le persone?” Dovera il maestro mentre succedeva tutto questo? E cosa sarebbesuccesso se il maestro fosse stato lì? Qual era il piano? Qual era lidea? Riuscivo a immaginare che un insegnante esotico avesse un animaledomestico altrettanto esotico. Un gorilla telepatico. Decisamente esotico,già. Maestro cerca allievo. E richiesto un sincero desiderio di salvare ilmondo e la capacità di gestire un gorilla telepatico... Ero proprio io. Mi fermai per una coca. Non era neanche mezzogiorno. Affronto il gorilla. Tornata nella stanza 105, appoggiai una mano sulla maniglia e unorecchio contro la porta. E udii una voce maschile. Non riuscii a capire cosa dicesse. Era troppo lontano dalla porta erivolto dalla parte sbagliata. Almeno così è come me lo immaginai. “Mumble umble bumble”, disse. “Bum bum umble mumble.” Silenzio. Un minuto intero di silenzio. “Um bumble umble bum”, continuò luomo. “Bum bum mumble umbumble.” Silenzio. Solo mezzo minuto, stavolta. “Umble?”, chiese luomo. “Umble bumble um mumblebum.” E così via. Un suono entusiasmante. Continuò a lungo. Pensai di limitarmi a entrare. Era un pensiero allettante – ma solo comepensiero. Pensai di tornare più tardi, ma questo non era allettante neanchecome idea. Chissà cosa avrei potuto perdermi? Rimasi lì. I minuti si trascinarono come pomeriggi piovosi. (Una voltalavevo scritto in un tema: I minuti si trascinarono come pomeriggipiovosi. Il professore aveva scritto Bene!! al margine. Che scemo.) Improvvisamente la voce delluomo fu vicina alla porta. “Non lo so”, stava dicendo. “Non lo so davvero. Ma ci proverò.” Mi affrettai ad allontanarmi e mi appoggiai di schiena alla porta delmontacarichi. Passò un altro minuto. Poi luomo disse: “Va bene”, e aprì laporta. Quando mi vide, si immobilizzò per un secondo come se fossi stataun cobra in posizione dattacco. Poi decise di far finta che non fossi lì. Sichiuse la porta alle spalle e fece per andarsene. “E lei il maestro?”, chiesi io. Dal modo in cui aggrottò la fronte, sisarebbe detto che la trovasse una domanda davvero difficile. Alla fine
  • 7. riordinò le idee, trovò ciò che voleva dire, e disse: “No.” Ovviamenteavrebbe voluto dire molto di più – forse migliaia di parole in più. Maquesto fu tutto ciò che riuscì a tirar fuori in quel momento: no. “La ringrazio”, dissi nel modo più educato possibile. Aggrottò la fronte ancora di più. Poi si girò e si allontanò a passipesanti. A scuola chiunque non ti piaccia è uno sfigato, ma io non uso questaparola molto spesso. Preferisco riservarla per persone speciali, comequesto tizio. Questo tizio era uno sfigato. Mi ci volle un attimo perdecidere che non mi piaceva, non so nemmeno io perché. Più o menodelletà di mia madre, con vestiti brutti e squallidi. Uno di quei tipi cupi,intensi, se capite cosa intendo. Giuro che non avevo mai capito cosa fosseun brutto taglio di capelli finché non vidi il suo. Aveva: “Intellettuale –restate a distanza” scritto in faccia. Riportai la mia attenzione sulla porta di fronte a me. Non riuscii atrovare nulla su cui avessi bisogno di riflettere, quindi mi limitai adattraversarla. Nulla era cambiato lì dentro, ma adesso era tutto diverso, perché capivodi che cosa si trattasse. Quello che avevo sentito attraverso la porta era unaconversazione tra lo sfigato e il gorilla. Naturalmente avevo sentito solo lefrasi dello sfigato, perché il gorilla non stava parlando con la voce. Losfigato non era il maestro. Quindi doveva esserlo il gorilla. Cera ancorauna cosa: lo sfigato non era spaventato. Questo era importante. Significavache il gorilla non era pericoloso. Se non era spaventato lui, non dovevoesserlo neanchio. Ora che sapevo che era lì, era facile individuare il gorilla attraverso ilvetro. Era proprio dove lavevo lasciato. “Sono venuta per lannuncio”, gli dissi. Silenzio. Pensai che non mi avesse sentito. Mi spostai vicino alla poltrona e lodissi di nuovo. Il gorilla mi fissò in silenzio. “Qual è il problema?”, dissi. “Mi hai parlato, prima.” Chiuse gli occhi molto, molto lentamente. Non è facile chiudere gliocchi così lentamente. Pensai che si stesse addormentando o qualcosa delgenere. “Qual è il problema?”, dissi di nuovo. Il gorilla sospirò. Non so come descrivere un sospiro simile. Mi aspettaidi vedere i muri curvarsi sotto il peso di quel sospiro. Aspettai. Pensai che
  • 8. si stesse preparando a parlare. Ma dopo un minuto intero continuò alimitarsi a starsene lì seduto. “Non hai messo tu lannuncio sul giornale?”, dissi. Strizzò gli occhi come per tenere fuori qualcosa di sgradevole. Poi,finalmente, aprì gli occhi e parlò. Come prima, lo udii nella mia mente enon con le orecchie. “Ho messo lannuncio sul giornale”, ammise. “Ma non per te.” “Che vuoi dire, non per me? Non mi ricordo di aver visto scritto danessuna parte: questo annuncio è per tutti tranne Julie Gerchak.” “Chiedo scusa”, disse. “Avrei dovuto dire che non ho pubblicatolannuncio sul giornale per i bambini.” “Bambini!” Questo mi fece davvero infuriare. “Sarei una bambina? Hododici anni. Sono abbastanza grande per rubare macchine. Sonoabbastanza grande per avere un aborto. Sono abbastanza grande perspacciare crack.” E questo enorme, immenso gorilla cominciò a contorcersi, giuro suDio. Caspita, stavo andando proprio alla grande. Stavo maltrattando ungorilla da mezza tonnellata. Si dimenò per un po, poi si riprese, si calmò ecominciò a parlare. “Mi dispiace di aver cercato di liquidarti così facilmente”, disse.“Chiaramente non sei una persona liquidabile. Comunque, il fatto che seiabbastanza grande per rubare macchine non conta nulla qui.” “Vai avanti”, gli dissi. “Io sono un insegnante”, disse. “Lo so.” “Come insegnante, sono in grado di aiutare alcuni tipi di allievi. Nonogni tipo. Non posso aiutare qualcuno con algebra, chimica, francese ogeologia.” “Non sono venuta qui per cose del genere.” “Questi sono solo esempi. Quello che intendo dire è che posso offriresolo un certo tipo di insegnamento.” “Quindi che stai dicendo, che io non voglio quel certo tipo diinsegnamento?” Annuì. “E quello che sto dicendo. Gli insegnamenti che posso darti nonsono di un tipo che ti possa essere di aiuto... Non ancora.” In un attimo i miei occhi furono pieni di lacrime brucianti, ma di sicuronon glielo avrei lasciato vedere. “Sei proprio come tutti gli altri”, gli dissi. “Sei un bugiardo.” Questo gli fece sollevare le sopracciglia. “Un bugiardo?”
  • 9. “Sì. Perché non dici la verità? Perché non dici: Sei solo una bambina,non servi a nessuno. Torna fra dieci anni, forse allora varrai il mio tempo.Dillo e non mi sentirai aggiungere unaltra parola. Dillo e io mi alzerò etornerò a casa.” Sospirò ancora, perfino più profondamente di prima. Poi annuì, solouna volta. “Hai perfettamente ragione”, disse. “Stavo mentendo. E mi aspettavoche non lo capissi. Per favore, accetta le mie scuse.” Annuii di rimando. “Ma anche la verità potrebbe non piacerti”, continuò. “Qual è la verità?” “Lo vedremo. Ti chiami Julie?” “Esatto.” “E non ti piace essere trattata come una bambina.” “Esatto.” “Allora siediti e ti interrogherò come se fossi unadulta.” Mi sedetti. “Cosa ti ha portato qui, Julie? E per favore, non dirmi che è statolarticolo. Abbiamo superato quel punto. Cosa vuoi? Cosa stai facendoqui?” Aprii la bocca, ma non ne uscì niente. Non una sola sillaba. Rimasi lìseduta a boccheggiare per circa mezzo minuto, poi dissi: “Che mi dici deltizio che era qui prima? A lui lhai chiesto che cosa volesse? Gli hai chiestoche ci faceva qui?” A quel punto, il gorilla fece una cosa strana: alzò la mano destra e se lamise proprio sugli occhi. Sembrava che stesse contando per una partita dinascondino. La cosa buffa è che non si stava davvero toccando il volto,stava tenendo la mano a un paio di centimetri dal naso, come se stesseleggendo una scritta microscopica sul palmo. Aspettai. Dopo un paio di minuti abbassò la mano e disse: “No, non gli hochiesto queste cose.” Rimasi seduta a battere le palpebre. Il gorilla si leccò le labbra – nervosamente, mi sembrò. “Credo chepossiamo dire con sicurezza che non sono preparato a gestire le esigenze diuna persona della tua età. Penso che si possa dire così. Sì.” “Vuoi dire che ti arrendi. E questo che mi stai dicendo? Vuoi che me nevada perché ti arrendi.” Il gorilla mi fissò. Non riuscii a capire se speranzosamente,
  • 10. rabbiosamente o altro. “Non credi che una dodicenne possa avere un sincero desiderio disalvare il mondo?”, chiesi. “Non ne dubito”, rispose, anche se sembrò fare fatica a pronunciare leparole. “Allora perché non parli con me? Il tuo annuncio sul giornale dicevache cercavi un allievo. Non è quello che diceva?” “Sì, è quello che diceva.” “Be, ne hai trovato uno. Eccomi qui.” Barcolliamo verso la linea di partenza. Passò un lungo momento. Lho letto in un libro una volta: Passò unlungo momento. Ma quello fu davvero lungo. Alla fine il gorilla parlò dinuovo: “Molto bene”, disse con un cenno del capo. “Cominciamo evediamo dove ci porta. Il mio nome è Ishmael.” Sembrò aspettarsi una reazione di qualche tipo, ma per me era solo unrumore. Sarebbe stato lo stesso se avesse detto di chiamarsi Meraviglia.Lui sapeva già il mio nome, quindi mi limitai ad attendere. Finalmenteriprese a parlare. “Riguardo il giovane uomo che era qui poco fa – il suo nome è AlanLomax, a proposito – non gli ho chiesto cosa volesse. Ma gli ho chiesto diraccontarmi una storia che spiegasse perché era venuto qui.” “Una storia?” “Sì. Gli ho chiesto la sua storia. Ora ti chiedo la tua.” “Non so che intendi con una storia.” Ishmael aggrottò la fronte come se sospettasse che stessi facendo lafinta tonta. Forse lo stavo facendo, un po. Proseguì: “I tuoi compagni di scuola stanno facendo qualcosaltroquesto pomeriggio, non è vero? Qualunque cosa sia, tu non la staifacendo.” “Sì, infatti.” “Bene. Spiegami perché non stai facendo ciò che stanno facendo loro.Cosha di diverso la tua storia rispetto alla loro che ti ha condotto in questastanza un sabato pomeriggio?” Ora avevo capito cosa intendesse, ma non mi aiutò. Di che storia stavaparlando? Voleva sapere del divorzio dei miei? Dellavventura alcoolica dimia madre? Dei problemi che stavo avendo con la signora Monstro ascuola? Del mio ex ragazzo, Donnie, il famoso Tizio Che Non Cera?
  • 11. “Voglio capire che cosa stai cercando”, disse lui, rispondendo alle miedomande come se le avessi fatte ad alta voce. “Non capisco”, gli dissi. “Gli insegnanti a cui sono abituata non tichiedono che cosa stai cercando. Si limitano a insegnarti ciò che devono.” “Ed è questo che speravi di trovare qui? Un insegnante come quelli acui sei abituata?” “Be, no.” “Allora sei fortunata, Julie, perché io non sono come loro. Io sono ciòche viene chiamato un insegnante maieutico. Un insegnante maieutico èqualcuno che fa da ostetrica ai suoi allievi. Sai cosè unostetrica?” “Unostetrica è... Qualcuno che aiuta a far nascere i neonati. Giusto?” “Giusto. Unostetrica aiuta a far venire alla luce un neonato che ècresciuto dentro sua madre. Un insegnante maieutico aiuta a far venire allaluce le idee che sono cresciute nelle menti dei suoi allievi.” Il gorilla mifissò intensamente mentre ci riflettevo su. Poi continuò: “Pensi che cisiano delle idee che stanno crescendo dentro di te?” “Non lo so”, gli dissi. Era la verità. “Pensi che qualcosa stia crescendo dentro di te?” Lo guardai nel modo più impassibile che mi riuscì. Stava cominciandoa spaventarmi. “Dimmi, Julie, saresti venuta qui due anni fa se avessi visto il mioannuncio?” Questo era facile. Gli dissi di no. “Quindi qualcosa è cambiato”, continuò. “Qualcosa dentro di te.Questo è ciò che voglio sapere. Devo capire che cosa ti ha portato qui.” Lo fissai per un po, poi dissi: “Sai che cosa mi ripeto tutto il tempo? Evoglio dire proprio tutto il tempo, venti volte al giorno? Mi dico: Devoandarmene di qui.” Ishmael aggrottò la fronte, perplesso. “Magari sto facendo una doccia, o lavando i piatti, o aspettandolautobus, e questo è ciò che mi viene in mente: Devo andarmene di qui.” “Che significa?” “Non lo so.” Grugnì. “Ma certo che lo sai.” “Significa... Scappa per salvarti.” “La tua vita è in minacciata?” “Sì.” “Da cosa?” “Da tutto. Dalla gente che viene a scuola con la pistola. Da gente che
  • 12. mette bombe in aerei e ospedali. Dalla gente che pompa gas nervino nellametropolitana. Dalla gente che scarica veleno nellacqua che beviamo.Dalla gente che rade al suolo le foreste. Dalla gente che distrugge lo stratodozono. Non conosco davvero tutte queste cose, perché non voglioascoltarle. Capisci cosa intendo?” “Non ne sono sicuro.” “Voglio dire, pensi che sappia cosè uno strato dozono? Non lo so. Madicono che lo stiamo riempiendo di buchi e che se i buchi diventerannoabbastanza grandi cominceremo a cadere come mosche. Dicono che leforeste pluviali sono come i polmoni del pianeta e che se le tagliamosoffocheremo. Pensi che sappia se è vero o no? Non lo so. Uno dei mieprofessori ha detto che fino a duecento specie si estinguono ogni giorno acausa di ciò che stiamo facendo a questo pianeta. Me lo ricordo – ho unabuona memoria per cose del genere – ma pensi che sappia se è vero o no?Non lo so, ma ci credo. Lo stesso professore ha detto che stiamoemettendo nellatmosfera quindici milioni di tonnellate di anidridecarbonica ogni giorno. Pensi che sappia che cosa vuol dire? Non lo so.Tutto quello che so è che lanidride carbonica è un veleno. Non so dovelho visto o sentito, ma il tasso di suicidi tra gli adolescenti è triplicatonegli ultimi quarantanni. Pensi che vada a cercare notizie simili? Non lofaccio. Ma mi entrano in testa comunque. La gente sta divorando questopianeta.” Ishmael annuì. “Quindi tu devi andartene di qui.” “Esatto.” Ishmael mi diede alcuni secondi per rifletterci, poi disse: “Ma questonon spiega perché sei venuta da me. Il mio annuncio non diceva nullasullandarsene da qui.” “Sì, lo so. Sembra che stia dicendo cose senza senso.” Ishmael alzò un sopracciglio. “Devo pensarci un po su”, gli dissi. Mi alzai e mi girai verso il resto della stanza. Non cera molto davedere. Solo quelle alte finestre polverose, quei muri color pus e quellapiccola libreria scalcinata dallaltra parte della stanza. Mi diressi verso diessa. Avrei anche potuto farne a meno. Cerano un mucchio di librisullevoluzione, sulla storia, sulla preistoria e su un sacco di popoliprimitivi. Cera un libro sulla società degli scimpanzé che sembravainteressante – ma niente sui gorilla. Cerano un paio di atlanti archeologici.Cera il libro col titolo più lungo che avessi mai visto, qualcosa tipo: Mansrise to civilization as shown by the aboriginal peoples of the new world
  • 13. from prehistoric times to the coming of the industrial state. Cerano tretraduzioni della Bibbia, il che sembrava eccessivo, per uno scimmione.Non cera nulla con cui avrei potuto rannicchiarmi di fronte al caminetto,se anche ne avessi avuto uno. Cincischiai più a lungo che potei, poi tornaia sedermi. “Volevi che ti raccontassi una storia. Non ho una storia da raccontare,ma ho un sogno a occhi aperti.” “Un sogno a occhi aperti?”, disse Ishmael con tono metà interrogativo. Annuii, e lui disse che un sogno a occhi aperti sarebbe stato più cheadeguato. “Daccordo. Ecco su cosa stavo fantasticando stamattina. Stavopensando: non sarebbe fantastico se andassi nella stanza 105 del Fairfield eci fosse una donna a una scrivania, e lei mi guardasse e dicesse...” “Aspetta”, disse Ishmael. “Scusa se ti interrompo.” “Sì?” “Stai... Precipitando.” “Precipitando?” “Correndo. Andando in fretta e furia.” “Vuoi dire che sto andando troppo veloce?” “Sì, di gran lunga troppo veloce. Non abbiamo una scadenza, qui, Julie.Se vuoi raccontarmi questa storia, prenditi il tempo che ti serve persvilupparla con cura – tanto tempo quanto te ne sei presa stamattinanellimmaginarla.” “Va bene”, dissi. “Capisco cosa intendi. Vuoi che ricominci?” “Sì, grazie. Ma niente corse stavolta. Prenditi un momento perriordinare le idee. Rilassati e lascia che ti ritorni in mente. Nonriassumerla, raccontala integralmente.” Prendermi un momento? Rilassarmi? Farmela tornare in mente? Nonsembrava capire che cosa mi stava chiedendo. Ero seduta, certo, ma nonpotevo appoggiarmi allo schienale e mettermi comoda, perché se lavessifatto i miei piedi avrebbero penzolato dal bordo e mi sarei sentita comeuna bambina di sei anni. Dovevo tenere i piedi a terra perché dovevoessere in grado di uscire di lì in un secondo – e se pensate che voi non visareste sentiti in quel modo, vi suggerisco di sedervi davanti a un gorillaadulto e fare una prova. Lunico modo per rilassarmi e lasciare che lafantasticheria mi tornasse in mente sarebbe stato di rannicchiarmi sullapoltrona e chiudere gli occhi, e non ero pronta a fare una cosa simile inpresenza di un gorilla di mezza tonnellata. Diedi a Ishmael unocchiataccia sdegnosa e impaziente che avrebbe
  • 14. dovuto farglielo capire. La incassò, ci rimuginò su per un po e poi fecequalcosa che quasi mi fece scoppiare a ridere. Usò due dita per farsi ungesto davanti al cuore e poi le mantenne in aria solennemente, propriocome un Boy Scout: Croce sul cuore e potessi morire. Che diavolo, risi davvero. Il sogno a occhi aperti. Nella mia fantasticheria, non mi vestii con cura per andare al Fairfield –non più di quanto avessi fatto nella realtà. Sarebbe stato imbarazzante.Sarebbe stato altrettanto imbarazzante vestirmi di stracci, per cui avevoscelto una via di mezzo. Ci sono molte ragazze più carine, più brutte, piùalte, più basse, più grasse e più magre di me – e forse per loro ha sensouscire di testa per decidere cosa mettersi, ma non per me. Il Fairfield del mio sogno era più elegante di quello reale, e la stanza105 non era al piano terra vicino a un magazzino di carico. Per arrivarcidovetti prendere lascensore dallingresso (e qualcuno gli aveva dato unabella lucidata, rivelando dei bei fregi di ottone). La porta della stanza 105 diceva... Nulla. Ci riflettei un po. Volevo cherecasse una scritta intrigante come Possibilità Mondiali o AvventuraCosmica, ma niente, rimase ostinatamente vuota. Entrai. Una giovanedonna alzò gli occhi da una scrivania sistemata nella parte anteriore dellastanza. Non era una segretaria. Non era vestita da segretaria, ma in modopiù casualmente elegante. E non era seduta alla scrivania: ci era piegatasopra, impacchettando una scatola. Mi lanciò unocchiata incuriosita, comese degli estranei entrassero raramente lì dentro, e mi chiese come avrebbepotuto essermi daiuto. “Sono qui per lannuncio”, le dissi. “Lannuncio”, disse lei, raddrizzandosi per esaminarmi piùattentamente. “Non credevo che lannuncio stesse ancora venendopubblicato.” Non riuscii a pensare a nulla da dire, quindi rimasi solo lì in piedi. “Aspetta qui”, disse, e scomparve in un corridoio. Tornò un minutodopo, in compagnia di un uomo della sua stessa età, venti o venticinqueanni. Era vestito allo stesso modo, non in un completo ma più casualmente– più un escursionista che un uomo daffari. Mi fissarono inespressivifinché cominciai a sentirmi un mobile che era stato inviato lì in prova. Alla fine luomo disse: “Sei venuta per lannuncio?” “Esatto.”
  • 15. La donna gli disse: “Sai, sarebbero contenti di averne una in più.”Ovviamente non avevo idea di chi stesse parlando. “Ne sono consapevole”, disse lui. Poi: “Vieni nel mio ufficio e neparleremo. Io sono Phil, a proposito, e questa è Andrea.” Nel suo ufficio,ci sedemmo e lui disse: “Il motivo per cui stiamo esitando è che abbiamobisogno di gente che possa stare via per un po. Per un bel po.” “Non cè problema”, gli dissi. “Non capisci, disse Andrea. “Stiamo parlando di anni, forse anchedecenni.” “Davvero?” “Davvero.” “Be, non mi dispiacerebbe troppo”, dissi loro. “Sinceramente.” (“Ora noterai”, dissi a Ishmael, “che nessuno dei due ha detto che erotroppo giovane, o che sarebbe stato meglio se fossi stata un maschio, oche avrei fatto meglio a restare a casa e occuparmi di mia madre, o cheavrei dovuto finire la scuola o roba del genere.” Lui annuì per farmicapire che questo dettaglio non gli era sfuggito.) Si scambiarono unaltra occhiata, poi Phil mi chiese quanto mi cisarebbe voluto per prepararmi. “Intendi per andarmene?” Annuì. “Sono già pronta. Sono venutapronta.” “Ottimo”, disse Andrea. “Come puoi vedere, stavamo facendo levaligie. Se fossi venuta unora più tardi ci avresti mancati.” Ora noterai che entrambi avevano nominato lannuncio, ma nessuno deidue aveva pronunciato neanche una sillaba della parola più importante:maestro. Questo mi preoccupò un po. Mi chiesi se la faccenda del maestronon fosse stata solo un modo per adescare gente, ma non dissi nulla. Gliadulti si irritano parecchio quando fai loro domande sulle bugie checercano di darti a bere. Quindi tenni la bocca chiusa e aiutai a caricare gliscatoloni su una grossa Suburban parcheggiata nel vicolo dietro ledificio.Unora di macchina ci portò nel bel mezzo del nulla (un nulla nonspecificato non presente su nessuna mappa della zona). Sembrava il tipo diposto in cui giravano tutti quei ridicoli vecchi film dellorrore e difantascienza, con i ragni giganti e le vecchie assassine. Penso che fosseproprio quel posto. Era il mio sogno a occhi aperti, dopotutto. La nostra destinazione era una sorta di piccolo campo militare privo disoldati. Quando entrammo, la gente si limitò a salutarci con la mano perpoi continuare quello che stava facendo. Era facile notare che cerano duegruppi: lo staff, vestito color cachi, come Phil e Andrea, e le reclute, che
  • 16. erano un gruppo misto e disomogeneo come la folla in un centrocommerciale un sabato pomeriggio. Phil e Andrea mi lasciarono in una caserma, dove alcune reclute miassegnarono un letto. Nessuno si offrì di spiegare nulla e io non fecidomande. Immaginai che presto o tardi la situazione si sarebbe chiarita.Quello che avvenne, comunque, fu che a un certo punto dissi qualcosa cherese chiaro agli altri che non avevo idea di cosa stesse succedendo.Rimasero sconcertati che Phil e Andrea non mi avessero spiegato nulla,così dissi: “Perché non me lo spiegate voi?”. Si grattarono la testa eborbottarono per un po tra di loro, ma alla fine qualcuno prese la parola edisse: “Che senso ha andare a cercare un maestro se vuoi salvare ilmondo?” “Perché non so come farlo da sola, ovviamente.” “Ma che tipo di maestro saprebbe come salvare il mondo, secondo te?” “Non ne ho idea”, le dissi. Questa era una donna sui quarantanni dinome Gammaen. “Pensi che possa trattarsi di un ufficiale governativo o qualcosa delgenere?” Le dissi che non credevo proprio, e quando mi chiese perché, risposi:“Perché se qualcuno del governo sapesse come farlo, lo starebbe facendo,no?” “Perché secondo te la gente in generale non sa come salvare il mondo?” “Non lo so.” “Pensi che nessuno nellintero universo sappia come vivere senzadistruggere il mondo?” “Non ne ho idea”, le dissi. A questo punto rimasero in silenzio per un po. Alla fine uno di loroprese la parola: “Ci sono popoli ovunque nelluniverso che sanno comevivere senza distruggere il mondo.” “Ah, davvero?” dissi io. Non stavo facendo larrogante, era la primavolta che sentivo una cosa simile, e glielo dissi. “Be, è così che stanno le cose”, disse. “Ci sono migliaia di pianetiabitati nelluniverso – forse milioni – e la gente riesce a viverci senzaproblemi. “Davvero?” “Davvero. Non li distruggono, non li radono al suolo e non li riempionodi veleni.” “Be, è grandioso”, dissi. “Ma questo come può aiutare noi?” “Ci aiuterebbe se sapessimo come fanno a vivere in quel modo, no?”
  • 17. “Certo.” Per un secondo sembrò che sarebbero rimasti nuovamente bloccati, mapoi Gammaen trovò il modo di proseguire. “Stiamo andando da loro per imparare”, disse. “Chi?” “Noi. Tutte le reclute – tu, noi.” “Stiamo andando dove?”, chiesi, ancora incapace di capire dovevolesse arrivare. “Nello spazio”, disse. Finalmente fu chiaro: stavamo aspettando che venissero a prenderci.Saremmo rimasti via per decenni, senza andare a scuola. Avremmo visitatoaltri pianeti, osservando, cercando di capire. E qualunque cosa avremmo imparato, lavremmo portata sulla Terra. Questo era il programma. E questo era il sogno a occhi aperti. Ti presento Madre Cultura. “Stupido, no?” Ishmael aggrottò la fronte. “Perché dici così?” “Be, voglio dire, è un sogno a occhi aperti. Sono stupidaggini. Fuffa.Sciocchezze.” Scosse la testa. “Nessuna storia è priva di significato, se sai comecercarlo. Questo vale tanto per le ninne-nanne e le fantasticherie quantoper i romanzi e i poemi epici.” “Daccordo.” “Il tuo sogno a occhi aperti non è una stupidaggine, Julie, possoassicurartelo. Inoltre, ha fatto proprio quello che volevo facesse. Avevochiesto una storia che spiegasse perché sei qui, ed è esattamente quello chemi hai dato. Ora capisco che cosa stai cercando. O, più precisamente,capisco cosa sei preparata a imparare, e senza questa informazione nonavrei potuto neanche cominciare.” Non capii esattamente di cosa stesse parlando, ma gli dissi che erocontenta di sentirlo. “Nonostante questo”, continuò, “non sono ancora sicuro di comeprocedere con te. Che tu ne sia consapevole o meno, presenti un problemaspeciale.” “Perché?” “Io non sono come gli insegnanti nella tua scuola, Julie, che si limitano
  • 18. a insegnarti le materie che i vostri adulti hanno deciso che dovresticonoscere – cose come matematica, geografia, storia, biologia, e così via.Come ti ho spiegato prima, io sono un insegnante che funge da ostetricaper i suoi allievi, portando alla luce idee che erano cresciute dentro diloro.” Ishmael si fermò un momento a riflettere, poi mi chiese qualifossero, secondo me, le differenze tra me e Alan Lomax – dal punto divista educativo. “Be, immagino che abbia finito la scuola superiore e probabilmenteluniversità.” “Esatto. Quindi?” “Quindi conosce cose che io non conosco.” “Questo è vero”, disse Ishmael. “Tuttavia, le stesse idee stannocrescendo dentro entrambi.” “Come lo sai?” Le labbra gli fremettero in un sorriso. “Lo so perché avete entrambiascoltato la stessa madre dal giorno della vostra nascita. Non sto parlandodella vostra madre biologica, naturalmente, ma piuttosto della vostramadre culturale. Madre Cultura vi parla attraverso la voce dei vostrigenitori – che a loro volta hanno ascoltato la sua voce dal giorno della loronascita. Vi parla attraverso personaggi dei fumetti, dei romanzi e deicartoni animati. Vi parla attraverso giornalisti, insegnanti e candidatipresidenziali. Lavete ascoltata nei talk-show. Lavete ascoltata nellecanzoni popolari, negli slogan pubblicitari, nelle lezioni, nei discorsi deipolitici, nei sermoni e nelle barzellette. Lavete letta in articoli di giornale,libri di testo e strisce a fumetti.” “Va bene”, dissi. “Credo di capire cosa intendi.” “Questa, naturalmente, non è una cosa esclusiva della vostra cultura,Julie. Ogni cultura ha la propria madre culturale che alleva e sostiene ipropri membri. Le idee che sono state insegnate a te e Alan sono moltodiverse da quelle insegnate nei popoli tribali che vivono ancora come i loroantenati vivevano diecimila anni fa – gli Huli della Papa Nuova Guinea,per esempio, o gli Indiani Macuna della Colombia orientale.” “Sì, capisco.” “Le cose che possono venire estratte da te e Alan sono le stesse, ma sitrovano a differenti stadi di sviluppo. Alan ha ascoltato Madre Cultura perventanni più a lungo di te, quindi ciò che può essere trovato dentro di lui èpiù integro e complesso.” “Sì, lo capisco. Come un feto è più sviluppato a sette mesi piuttosto chea due.”
  • 19. “Esatto.” “Va bene. Quindi ora che facciamo?” “Ora vorrei che andassi via e mi lasciassi pensare a come procedere conte.” “Che andassi dove?” “Dovunque. Dove vuoi. A casa, se ne hai una.” Fu il mio turno di aggrottare le sopracciglia. “Se ne ho una? Cosa ti fapensare che non ce labbia?” “Mi astengo dal fare ipotesi”, replicò freddamente Ishmael. “Sei tu cheti sei imbizzarrita quando ti ho definita una bambina e mi hai detto che seiabbastanza grande da rubare macchine, avere un aborto o spacciare crack.Ho pensato che fosse meglio non dare nulla per scontato sulle tuecondizioni di vita.” “Accidenti”, dissi io. “Prendi tutto in maniera così letterale?” Ishmael si grattò un lato della mandibola per un momento. “Sì,immagino di sì. Scoprirai che ho un certo senso dellumorismo, ma che leiperboli e le esagerazioni comiche tendono a sfuggirmi.” Gli dissi che lavrei tenuto a mente – indulgendo in unaltraesagerazione comica. Poi gli chiesi quando sarei potuta tornare. “Quando vuoi.” “Domani?” “Ma certo. Le domeniche non sono giorni di riposo per me.” Il lieve fremito allangolo della sua bocca mi fece capire che quellaavrebbe dovuto essere una battuta di qualche tipo. Mia madre era sprofondata in un piacevole torpore per quando tornai acasa. Immagino che pensi sia un suo dovere materno mostrare interessealla mia giornata, perché mi chiese dove fossi stata. Le raccontai la bugiache mi ero preparata, che ero stata con Sharon Spaley, unamica. Pensavate che le avrei detto la verità? Che avevo avuto uninteressanteconversazione con un gorilla? Fatemi il piacere. Il popolo maledetto. Quando arrivai alla stanza 105 la mattina seguente, appoggiai lorecchioalla porta. Volevo sapere se Alan lo sfigato era arrivato prima di me.Quando fui sicura che non cera, entrai. Non era cambiato niente. Il che significa che rimasi colpita dallodore,che ora sapevo essere di gorilla. Non intendo dire che non mi piacesse.
  • 20. Avrei voluto averne una bottiglietta. Sapete, per spruzzarmene un poprima di andare alle feste. Quello sì che avrebbe attirato lattenzione. Ishmael era dove lavevo lasciato. Mi chiesi se avesse un altro posto incui andare in quel locale. Immaginai che ci fosse unaltra stanza dietroquella che potevo vedere. La stanza dietro il vetro era troppo piccolaperché chiunque potesse viverci, soprattutto un gorilla. Mi sedetti e ci scambiammo unocchiata. “Cosa farai se Alan verrà qui mentre ci sono io?” Fece una smorfia. Credo che la trovasse una domanda inutile.Comunque, rispose... Chiedendomi cosa io avrei voluto che facesse. “Credo che vorrei che gli dicessi di tornare più tardi.” “Capisco. Ed è questo che dovrei dire anche a te se dovessi venirementre Alan è già qui?” “Sì.” “Se Alan è già qui quando arrivi, dovrei dirti di tornare più tardi?” “Esatto.” Scossa la testa, divertito. “Dovrò parlargliene. Posso dire a te di tornarepiù tardi, ma non a lui. Non senza discuterne prima.” “Non voglio che tu lo faccia. Se Alan arriva mentre sono qui, me neandrò e basta.” “Ma perché? Coshai contro di lui?” “Non lo so. Solo non voglio che sappia di me.” “Cosa non vuoi che sappia?” “Non voglio che sappia nulla. Non voglio nemmeno che sappia cheesisto.” “Non posso garantirti una cosa simile, Julie. Se entrasse da quella portaadesso, ovviamente scoprirebbe che esisti.” “Me ne rendo conto. Ma quella è solo la mia prima scelta. Se non possoavere quella, otterrò quella migliore dopo di essa.” “E qual è la tua seconda scelta?” “Qualunque cosa ottenga andandomene, ecco qual è.” Ishmael improvvisamente sollevò il labbro superiore, scoprendo unafila di denti marrone-dorati grandi quanto il mio pollice. Mi ci volle unattimo per capire che si trattava di un sorriso.” “Comincio a credere”, disse, “che tu abbia un carattere molto simile almio, Julie.” Lo fissai perplessa. “Se non capisci cosa voglio dire adesso, lo capirai un giorno.” Aveva ragione, in quel momento non lo capii. Ora, dopo quattro anni,
  • 21. credo di capirlo. Forse. Comunque sia, quando la chiacchierata fu conclusa Ishmael si sedettesul suo letto di paglia e cominciò. “Tu pensi che qualcuno nelluniverso debba sapere come vivere nelmondo senza distruggerlo. Questo è ciò che il tuo sogno a occhi apertisembra indicare.” “Be... Non è che ci creda davvero.” “Diciamo che ti sembra abbia senso. Ti sembra ragionevole che, seesiste vita intelligente in qualche altra parte delluniverso, qualcuno daqualche parte debba sapere come vivere in modo sostenibile nel propriomondo.” “Esatto.” “Perché ti sembra ragionevole, Julie?” “Non lo so.” Il gorilla fece una smorfia. “Prima di dire non lo so, apprezzerei se tiprendessi un momento per vedere se per caso tu non lo sappia, dopotutto.E anche se scopri che davvero non lo sai, fai un tentativo comunque, perfavore.” “Va bene. Vuoi sapere perché mi sembra ragionevole che la gente dialtri pianeti sappia come vivere in modo sostenibile.” “Esatto.” Ci pensai su per un po e gli dissi che era una buona domanda. “Lintero processo consiste nel fare buone domande, Julie. Questa èuninformazione che ho bisogno di avere da te fin da subito. Sarà la base ditutto il nostro lavoro successivo.” “Capisco”, dissi io, e tornai a riflettere. Dopo un altro po dissi: “Edifficile da spiegare.” “Le cose semplici sono quasi sempre le più difficili da spiegare, Julie.Mostrare a qualcuno come allacciarsi le scarpe è facile. Spiegarglielo aparole è quasi impossibile.” “Già”, gli dissi. “E proprio così.” Ci lavorai su un altro po. Finalmentedissi: “Non so perché questo esempio funzioni, ma lo fa. Diciamo che haiuna dozzina di frigoriferi prodotti da una dozzina di compagnie diverse.Uno o due di questi frigoriferi non varrà un centesimo, ma la maggiorparte funzionerà piuttosto bene.” “Perché?” “Immagino che sia perché non puoi aspettarti che ogni singola fabbricasia incompetente. La maggior parte di loro devono essere almenomarginalmente competenti per rimanere in affari.”
  • 22. “In altre parole, se vivessi in un mondo dove moltissime compagniefabbricassero frigoriferi ma nessuna di esse fosse competente, tiaspetteresti che il tuo mondo fosse uneccezione. Se visitassi altri mondi, tiaspetteresti di trovare gente capace di fare frigoriferi decenti. Ancora inaltre parole, ti sembra che ci sia qualcosa di anormale riguardo ladisfunzionalità. Ciò che è normale è che le cose funzionino. Ciò che non ènormale è che le cose falliscano.” “Sì, esatto.” “Da dove ti viene questimpressione, Julie? Da dove ti vienelimpressione che sia normale che le cose funzionino?” “Caspita”, dissi. Da dove mi era venuta questidea? “Forse è questo.Ogni altra cosa nelluniverso sembra funzionare. Laria funziona, le nuvolefunzionano, gli alberi funzionano, le tartarughe funzionano, i germifunzionano, gli atomi funzionano, i funghi funzionano, gli uccellifunzionano, i leoni funzionano, i vermi funzionano, il sole funziona, laluna funziona... Lintero universo funziona! Ogni singola cosa funziona...A parte noi. Perché? Cosa ci rende così speciali?” “Sai cosa vi rende speciali, Julie.” “Lo so?” “Sì. Questo sarà il primo frammento di conoscenza che ti aiuterò aportare alla luce. Cosha da dire Madre Cultura a questo riguardo? Cosa virende differenti da tartarughe, nuvole, vermi, sole e funghi? Essifunzionano e voi noi. Perché non funzionate, Julie? Cosa vi rendespeciali?” “Siamo speciali perché tutto il resto funziona. Ed è perché siamospeciali che non funzioniamo.” “Sono daccordo che questo sia un ragionamento circolare che imparateda Madre Cultura a questo riguardo, ma sarebbe utile se definissi questaspecialità.” Lo guardai con occhi socchiusi per un po, poi dissi: “Non cè niente disbagliato nelle tartarughe, nelle nuvole, nei vermi e nel sole. Ecco perchéloro funzionano. Ma cè qualcosa di sbagliato in noi. E questo è il motivoper cui noi non funzioniamo.” “Bene. Ma di che si tratta, Julie? Cosa cè di sbagliato in voi?” Ci riflettei per qualche minuto. Poi dissi: “Questa è la maieutica?” Ishmael annuì. “Sono colpita. Mi piace. Nessuno laveva mai fatto con me prima.Comunque, quello che cè di sbagliato in noi è che siamo civilizzati. Pensosia questo.” Ma mentre ci pensavo, questa risposta perse un po della sua
  • 23. sicurezza. “Parte del motivo”, gli dissi, “è che siamo civilizzati. Ma cèanche qualcosa riguardo il modo in cui siamo civilizzati. Non siamocivilizzati abbastanza.” “E come mai?” “Accidenti”, dissi. “Il motivo per cui non siamo civilizzati abbastanza èche cè qualcosa di sbagliato in noi. E come se ci fosse una goccia diveleno in noi, e quella goccia basta a rovinare tutto ciò che facciamo.”Immagino di essere rimasta lì seduta a bocca aperta, perché alla fineIshmael mi disse di continuare. Continuai. “Ecco che cosa sento, Ishmael. Va bene se ti chiamo Ishmael?” Il gorilla annuì, dicendo: “E il mio nome.” “Ecco che cosa sento: Dobbiamo evolverci in una forma superiore sevogliamo sopravvivere. Non sono esattamente sicura di dove lo sento. Ecome se fosse qualcosa nellaria.” “Lo capisco.” “Questa forma in cui siamo ora è troppo primitiva. Siamo troppoprimitivi. Dobbiamo evolverci in una forma più elevata, più angelica.” “Per poter funzionare bene quanto funghi, tartarughe e vermi.” Risi e dissi: “Sì, è buffo. Ma è la percezione comune, penso. Nonfunzioniamo bene quanto funghi, tartarughe e vermi perché siamo troppointelligenti, e non funzioniamo bene quanto gli angeli e gli dei perché nonsiamo intelligenti a sufficienza. Ci troviamo a uno stadio spiacevole.Eravamo a posto quando eravamo meno che umani, e saremo di nuovo aposto quando saremo più che umani, ma al momento siamo un disastro.Gli umani non vanno bene. La loro forma non va bene. Credo sia questoche Madre Cultura ha da dire.” “Quindi il difetto è lintelligenza stessa, secondo Madre Cultura.” “Esatto. Lintelligenza è ciò che ci rende speciali, no? Le falene nonpossono distruggere il mondo. I pesci gatto non possono distruggere ilmondo. Ci vuole intelligenza per fare una cosa del genere.” “In questo caso, cosa significa per te il tuo sogno a occhi aperti?Andandotene in giro per luniverso per imparare come vivere, staicercando degli angeli?” “No. Sarebbe assurdo.” Ishmael inclinò la testa da un lato e mi diede unocchiata interrogativa. “Sto cercando delle razze intelligenti come noi, ma che sappiano comevivere senza distruggere il proprio mondo. Siamo perfino più speciali diquanto pensassi.” “Vai avanti.”
  • 24. “E come se fossimo maledetti. La gente di questo pianeta.” Ishmael annuì. “Questo è ciò che si crede generalmente, tra la gentedella tua cultura, che lumanità è maledetta – malformata, difettosa allaradice o perfino maledetta da una qualche divinità.” “Esatto.” “Questo è il motivo per cui nel tuo sogno a occhi aperti senti il bisognodi cercare altrove nelluniverso la conoscenza di cui hai bisogno. Non puoitrovarla tra la tua gente, perché siete una specie maledetta. Per trovare ilmodo di vivere sostenibilmente, devi trovare una specie che non siamaledetta. E non cè motivo di supporre che siano tutte maledette. Sentiche qualcuno là fuori debba sapere come vivere in modo sostenibile.” “Esatto.” “Quindi, come vedi, il tuo sogno a occhi aperti era ben lontanodallessere una sciocchezza. E sono sicuro che se il viaggio che haiipotizzato potesse essere davvero compiuto, vi porterebbe davvero incontatto con migliaia di popoli che vivono in modo sostenibile senzaproblemi.” “Lo sei? Perché?” “Perché la maledizione sotto cui agite è molto, molto localizzata, adifferenza di quello che vi dice Madre Cultura. Non si estende nemmenolontanamente allintera umanità. Migliaia di popoli hanno vissuto qui inmodo sostenibile, Julie. Senza difficoltà. Senza sforzi.” Be, naturalmente battei le palpebre a questo punto. “Vuoi dire come... Gli Atlantidi?” “Non intendo nulla di remotamente simile agli Atlantidi, Julie.Atlantide è una favola.” “Allora non ho idea di che cosa stai parlando. Nessuna.” Ishmael annuì lentamente. “Me ne rendo conto. Molti pochi di voicapirebbero di che cosa sto parlando.” Attesi che finisse il ragionamento, e quando non lo fece gli chiesi:“Non vuoi dirmi chi sono questi popoli?” “Preferirei di no, Julie. Vedi, hai sicuramente questa informazione nellatua mente, e se la portassi fuori io ne rimarresti impressionata, ma nonimpareresti nulla. Il compito dellostetrica è di aiutare la madre a dare allaluce il bambino, non di tirarlo fuori lei stessa.” “Vuoi dire che so già chi sono questi popoli?” “Non ne ho il minimo dubbio, Julie.” Scrollai le spalle, incrociai gli occhi e feci tutte le solite cose, poi glidissi di continuare.
  • 25. La vostra cultura. “E convinzione comune e profondamente radicata nella vostra cultura”,disse Ishmael, “che la saggezza non possa venire trovata tra di voi. Questoè ciò che il tuo sogno a occhi aperti rivela. Voi sapete come costruiremeravigliosi marchingegni elettronici, sapete come spedire navicelle nellospazio, sapete come sbirciare nelle profondità dellatomo. Ma la piùsemplice ed essenziale delle conoscenze – quella su come vivere –semplicemente non esiste tra di voi.” “Sì, è così che sembra.” “Questa non è una convinzione recente, Julie. Esiste da millenni nellavostra cultura.” “Scusami”, dissi io. “Continui a ripeterlo – la gente della vostracultura – e io continuo a non essere sicura di cosa intendi con questo.Perché non dici solo voi umani o voi americani?” “Perché non sto parlando degli umani o degli americani. Sto parlandodei membri della vostra cultura.” “Be, credo che questa dovrai spiegarmela.” “Sai cosè una cultura?” “A essere onesta, non ne sono sicura.” “La parola cultura è come un camaleonte, Julie. Non ha un coloreproprio, lo prende dallambiente circostante. Significa una cosa quandoparli della cultura degli scimpanzé, unaltra quando parli della cultura dellaGeneral Motors. Si può dire che esistono solo due culture umanefondamentali, così come si può dire che ne esistono migliaia. Invece dispiegarti cosa significhi la parola cultura da sola (cosa che sarebbe quasiimpossibile), mi limiterò a spiegarti che cosa intendo quando parlo dellavostra cultura. Daccordo?” “Va bene”, dissi. “In effetti, la renderò ancora più semplice. Ti darò due regole basilaricon cui potrai identificare i popoli della vostra cultura. Eccone una. Sai cheti trovi tra gente della tua cultura se il cibo è tutto posseduto, se è tuttosotto chiave.” “Mmm”, dissi. “E difficile immaginare che possa essere in qualunquealtro modo.” “Ma naturalmente un tempo era in un altro modo. Un tempo il cibo nonera più posseduto dellaria o della luce del sole. Sono sicuro che te ne rendiconto.”
  • 26. “Sì, immagino di sì.” “Sembri scarsamente impressionata, Julie, ma mettere il cibo sottochiave è stata una delle grandi innovazioni della vostra cultura.Nessunaltra cultura ha mai messo il cibo sotto chiave – e farlo è la pietraangolare della vostra economia.” “Perché?”, chiesi. “Perché ne è la pietra angolare?” “Perché se il cibo non fosse sotto chiave, Julie, chi lavorerebbe?” “Oh. Già. Giusto. Caspita.” “Se vai a Singapore, Amsterdam, Seoul, Buenos Aires, Islamabad,Johannesburg, Tampa, Istanbul o Kyoto, troverai che la gente differisceenormemente nel modo di vestirsi, nelle cerimonie matrimoniali, nellericorrenze che osservano, nei rituali religiosi e così via, ma che tutti siaspettano di trovare il cibo sotto chiave. E tutto posseduto, e se ne vuoi unpo devi comprarlo.” “Capisco. Quindi stai dicendo che tutti questi popoli appartengono auna sola cultura.” “Chiaramente sto parlando delle cose fondamentali, e nulla è piùfondamentale del cibo. Sono sicuro che sia difficile per voi realizzarequanto incredibilmente bizzarri siate in questo aspetto. Voi pensate cheabbia perfettamente senso lavorare per avere ciò che è gratuito per ognialtra creatura sulla Terra. Soltanto voi chiudete il cibo sotto chiave lontanoda voi e poi faticate duramente per riprendervelo... E credete che nullapossa avere più senso.” “Sì, è bizzarro, se la metti così. Ma non è stata solo la nostra cultura afarlo. E stata lumanità, no?” “No, Julie. So che Madre Cultura insegna che questa è una cosa chetutta lumanità ha fatto, ma è una bugia. Siete stati solo voi, una singolacultura, e non lintera umanità. Per quando avremo finito, non avrai alcundubbio al riguardo.” “Daccordo.” “Unaltra regola basilare che puoi usare per identificare i membri dellavostra cultura, è questa: essi credono di appartenere a una speciefondamentalmente difettosa e intrinsecamente condannata alla sofferenza ealla miseria. Dato che sono difettosi, si aspettano che la saggezza sia unlusso raro e difficile da acquisire. Dato che sono intrinsecamentecondannati alla sofferenza, non sono sorpresi di vivere nella povertà, traingiustizie e crimini. Non sono sorpresi che i loro governanti siano corrottied egoisti. Non sono sorpresi di star rendendo il mondo invivibile per sestessi. Possono essere indignati al riguardo ma non ne sono sorpresi,
  • 27. perché è come si aspettano che stiano le cose. Per loro ha senso quantomettere il cibo sotto chiave.” “Ti dispiace se faccio lavvocato del diavolo per un minuto?” “Niente affatto.” “Cè un professore nella mia scuola che non fa che rivolgerci occhiatecompassionevoli perché è buddista, il che significa che è chilometri avantia noi per quanto riguarda la consapevolezza e lilluminazione spirituale ecose simili. Per lui, la gente della nostra cultura è quella occidentale, e lagente orientale appartiene a una cultura completamente diversa.” “Mi sembra di capire che questuomo sia egli stesso un occidentale.” “Sì, lo è. Che cosa centra?” Ishmael scrollò le spalle. “Gli occidentali pensano spesso che lOrientesia un unico, enorme tempio buddista, il che è come pensare chelOccidente sia un unico, enorme monastero certosino. Se il professore dicui parli visitasse lOriente sperimenterebbe sicuramente molte cose nuove,ma scoprirebbe innanzitutto che il cibo viene tutto tenuto sotto chiave, epoi che gli umani sono considerati una specie miserabile, distruttiva eavida, proprio come in Occidente. Queste sono le cose che li definisconocome membri della vostra cultura.” “Ci sono davvero popoli al mondo che non credono di essere creaturemiserabili, distruttive e avide?” Ishmael considerò la domanda per un momento e poi disse: “Lascia cheti rivolga la stessa domanda in un altro modo. Nel tuo viaggio perluniverso, progettavi di andare in cerca di altre specie maledette?” “No.” “Ti aspetti che ogni altra specie intelligente delluniverso sia maledet-ta?” “No.” Ishmael mi studiò per un momento e poi disse: “Vedo che la tuadomanda rimane insoluta. Lascia che risponda in questo modo. Perfino allatua età, hai probabilmente già incontrato un certo tipo di persona convintoche tutto ciò che di brutto gli capita nella vita sia colpa di qualcun altro –mai colpa sua. Se ancora non hai incontrato nessuno così, ti garantisco cheun giorno ti capiterà. Questo tipo di persona non impara mai dai proprierrori, perché per quanto lo riguarda lui non fa mai errori. Non scopre maila fonte delle proprie difficoltà, perché è convinto che si trovi nelle altrepersone, e loro sono al di là del suo controllo. Per fartela breve, qualunquecosa gli vada storta per lui è colpa di qualcun altro. Non si dice mai: Forseil problema è in qualcosa che sto facendo. Dice: Il problema è qualcosa
  • 28. che gli altri stanno facendo. I miei guai dipendono da altre persone... Esiccome non posso cambiarle, sono impotente.” “Sì, conosco qualcuno così”, gli dissi. Non vidi motivo di dirgli che sitrattava di mia madre. “La vostra intera cultura ha adottato questo modo di gestire le propriedifficoltà. Voi non dite: Forse il problema è in qualcosa che stiamofacendo. Voi dite: Il problema è la natura umana stessa. I nostri guaidipendono dalla natura umana... E siccome non abbiamo modo dicambiarla, siamo impotenti.” “Accidenti”, dissi. “Ho capito.” “Lo capisco anchio, Julie”, disse Ishmael. “I maestri hanno bisogno diallievi che li aiutino a proseguire il loro viaggio di scoperta.” Alzai le sopracciglia. “Mi hai sentito dire una dozzina di volte che la gente della vostracultura pensa a se stessa come a una specie condannata e difettosa.” “Esatto”, dissi. “Ora, grazie a te, ho un modo molto migliore di dirlo: la gente dellavostra cultura incolpa la natura umana dei suoi problemi. E ancora veroche pensate a voi stessi come a membri di una specie difettosa econdannata, ma adesso entrambi abbiamo una migliore comprensione delperché pensate a voi stessi in questo modo. Serve a uno scopo. Vi permettedi spostare la colpa da voi a qualcosa che è oltre il vostro controllo: lanatura umana. Voi non avete colpa. La colpa è della natura umana stessa,che voi non avete modo di cambiare.” “Giusto. Capisco.” “Lascia che spenda un momento per precisare che la natura umana èqualcosa che la gente della vostra cultura pretende di conoscere. Non èqualcosa che io pretendo di conoscere. Ogni volta che userò questotermine, lo farò con il significato che gli viene dato da Madre Cultura. Lostesso concetto mi è estraneo. Appartiene a unimpalcatura epistemologicaesclusiva della vostra cultura. Non fare smorfie. Non ti farà male ascoltareuna nuova parola. Lepistemologia è lo studio di ciò che può essereconosciuto. Per la gente della vostra cultura, la natura umana è un oggettoconoscibile. Per me è un oggetto fantastico, inventato apposta perché lo sipotesse cercare, come il Santo Graal o la Pietra Filosofale. “Va bene”, gli dissi. “Ma non so perché stai insistendo su tutto questo.” Il volto gli si piegò in un sorriso. “Sto parlando ai posteri attraverso dite, Julie.” “Scusa?”
  • 29. “I maestri vivono attraverso i propri discepoli. Questo è un altro motivoper cui hanno bisogno di loro. Tu sembri avere una memoria particolare. Tiricordi ciò che ascolti con una chiarezza inusuale.” “Sì, immagino di sì.” “Tu sarai il mio lascito. Porterai le mie parole oltre le mura di questastanza.” “Le porterò dove?” “Dovunque andrai – dovunque sarà.” Passai qualche secondo a digerire tutto questo. Poi dissi: “E Alan?Anche lui sarà un lascito?” Ishmael scosse le spalle. “Immagino che tanto vale che ne parliamoadesso, Julie. Ho avuto molti allievi. Alcuni non hanno preso nulla da me,altri hanno preso solo qualcosa e altri hanno preso molto. Ma nessuno hapreso tutto. Ognuno prende quanto può trasportare. Capisci cosa intendo?” “Penso di sì.” “Ciò che fanno con quanto prendono è ovviamente oltre il miocontrollo. Per la maggior parte, non ho idea di cosa ci facciano... O se cifacciano qualcosa. Uno di recente mi ha scritto comunicandomi la suastrana interpretazione di cosa farci. Vuole immigrare in Europa e diventareuna sorta di predicatore itinerante lì.” “Tu cosa volevi che facesse?” “Oh, non è una questione di cosa voglio io. Ognuno deve fare ciò che ènelle sue possibilità. Ho chiamato la sua interpretazione strana soloperché è inconcepibile per me. Io so solo come istruire le persone inquesto modo – attraverso il dialogo. Semplicemente, non riesco aimmaginare di farlo in una sala conferenze. Una mia mancanza, non sua.” “Mi sento persa, Ishmael. Cosa centra questo con Alan e me?” “Quando ti ho chiamato il mio lascito, tu mi hai chiesto se lo fosseanche Alan. Voglio che tu capisca che ciò che sto dando a te è moltodiverso da ciò che sto dando a lui. Non esistono due viaggi identici, perchénon esistono due allievi che lo siano.” “Va bene. Ha senso.” “Abbiamo fatto una breve deviazione per mostrarti come riconoscere imembri della vostra cultura. Ora vediamo se riusciamo a tornare sullastrada principale... Stavo dicendo che la vostra cultura è profondamenteconvinta che la saggezza non possa essere trovata tra di voi, e che questaconvinzione esiste da millenni.” “Sì, mi ricordo.” “Capisci perché ne sto parlando?”
  • 30. “No, non proprio.” “Nel tuo sogno a occhi aperti hai dato per scontato che la saggezzadovesse essere cercata altrove – a miliardi di chilometri di distanza daquesto pianeta. Il che è anche il motivo per cui hai dovuto creare questafantasticheria. E tua profonda convinzione che il segreto che stai cercandonon possa essere trovato qui.” “Sì, è vero.” “Ciò che vorrei farti capire è che la perdita di questo segreto è stata unavvenimento storico. Non si tratta di qualcosa mancante nei vostri geni.Lumanità non è nata ignorante al riguardo. Si è trattato di qualcosa che èavvenuto solamente nella vostra cultura.” “Va bene. Ma perché vuoi che capisca tutto questo?” “Perché... Hai mai perso qualcosa? Una chiave, un libro, unostrumento, una lettera?” “Certo.” “Riesci a ricordarti come hai cercato di ritrovarlo?” “Ho cercato di ricordare dove mi trovassi lultima volta che lavevovisto.” “Ma certo. Se sai dove hai perso qualcosa sai anche dove cercarlo, nonè vero?” “Sì.” “Ecco cosa sto cercando di mostrarti: dove e quando avete perso ilsegreto che è conosciuto da ogni altra specie sul pianeta – e da ogni altraspecie intelligente nelluniverso, se ne esistono.” “Accidenti”, gli dissi. “Dobbiamo essere davvero speciali se ogni altraspecie nelluniverso conosce qualcosa che noi non sappiamo.” “Siete davvero speciali, Julie. A questo riguardo, la vostra MadreCultura e io siamo completamente daccordo.” La Storia dellUomo in 17 secondi. “Cè solo un posto da dove cominciare con un allievo, Julie”, disseIshmael, “e quel posto è dove lallievo si trova. Capisci che intendo?” “Penso di sì.” “Perlopiù, lunico modo che ho di sapere dove ti trovi è che me lo dicatu stessa. E questo è ciò che devi fare adesso. Ho bisogno che tu mi dicache cosa sai della storia umana.” A queste parole gemetti, e Ishmael mi chiese perché. “Storia non è lamia materia preferita”, gli dissi.
  • 31. “Posso capirlo”, disse lui, “sapendo come i vostri insegnanti sonocostretti a insegnarvela. Ma io non ti sto chiedendo di recitarmi coshaiimparato (o non sei riuscita a imparare) a scuola. Anche se non avessipassato un solo giorno a scuola, avresti comunque unimpressione genericadi cosè successo qui, solo dallaver avuto occhi e orecchie aperti nella tuacultura per dodici anni. Anche qualcuno che non ha letto altro che lapagina dei fumetti ce lha.” “Va bene”, dissi, e poi feci un collegamento. “E la versione di MadreCultura della storia umana? E questo che mi stai chiedendo?” Ishmael annuì. “E questo che ti sto chiedendo. Devo sapere quanta nehai assorbita. Ancora più importante: tu devi sapere quanta ne haiassorbita.” “Capisco”, gli dissi, e cominciai a ragionarci. Dopo circa tre minuticominciò a contorcersi – uno spettacolo impressionante, vista la sua mole.Gli lanciai unocchiata interrogativa. “Falla semplice, Julie. Questo non è un tema su cui ti verrà dato unvoto. Dimmi solo le cose generiche che conoscono tutti. Non voglio milleparole e nemmeno cinquecento. Cinquanta basteranno.” “Sto cercando di decidere come inserirci le Piramidi e la SecondaGuerra Mondiale.” “Cominciamo dalla cornice. Una volta che avremo quella, potremoinserirci tutto quello che vogliamo.” “Daccordo. Gli umani sono apparsi circa... Quanti? Cinque milioni dianni fa?” “Tre milioni è la stima comunemente accettata.” “Va bene, tre milioni. Gli umani sono comparsi circa tre milioni di annifa. Erano mangiatori di carogne, vero?” “Potrebbero benissimo esserlo stati, allinizio. Ma credo che tu intendaraccoglitori.” “Sì, esatto. Erano raccoglitori. Nomadi. Vivevano di ciò che offriva laterra, come facevano i nativi americani.” “Bene. Continua.” “Be, continuarono a vivere di ciò che offriva la terra fino a circadiecimila anni fa. Poi per qualche motivo abbandonarono la vita nomade ecominciarono a coltivare. E esatto? Diecimila anni fa?” Ishmael annuì. “Nuove scoperte potrebbero retrodatarla, ma finché nonavverrà diecimila anni è la stima generalmente accettata.” “Va bene. Quindi si stabilirono in un punto e cominciarono a coltivare.E questo fu fondamentalmente linizio della civiltà. Tutta questa roba.
  • 32. Città, nazioni, guerre, navi a vapore, biciclette, razzi sulla luna, bombeatomiche, gas nervino e così via.” “Eccellente”, disse Ishmael. “Alan ha dovuto fare la stessa cosa per me,ma gli ci sono volute quasi due ore.” “Davvero? Perché?” “In parte perché è un maschio e deve mettersi in mostra un po. E inparte perché ha ascoltato la voce di Madre Cultura per tanto tempo cheormai crede sia la sua. Ha difficoltà a distinguerle luna dallaltra.” “Capisco”, dissi, cercando di non suonare compiaciuta. “A ogni modo, la bugia fondamentale ora è emersa: circa diecimila annifa, gli umani smisero di essere raccoglitori nomadi e divennero agricoltoristabili.” Lo considerai per un minuto e poi gli chiesi quale parte fosse sbagliata.“La data è giusta, vero?” Annuì. “Anche la parte della raccolta è giusta, vero? Voglio dire, prima che gliumani fossero agricoltori erano raccoglitori, no?” Annuì di nuovo. “Poi divennero agricoltori. Non è questo che fecero?” “Sì.” “Allora dovè la bugia?” “La bugia è nascosta nellunica parte della frase a cui non hai pensato.” “Me la potresti ripetere?” “Circa diecimila anni fa, gli umani smisero di essere raccoglitorinomadi e divennero agricoltori stabili.” “Caspita”, dissi. “Non ci vedo nemmeno lo spazio necessario perinfilarci una bugia.” “Né lo vedrebbe la maggior parte delle persone della vostra cultura,Julie. Dopotutto si tratta della versione della storia della vostra cultura,quindi è naturale che ti sembri perfettamente accettabile. La vedrai ripetuta(in diverse variazioni) in tutti i vostri libri di testo. La vedrai ripetuta inarticoli di giornali e riviste. Se terrai gli occhi aperti, ti imbatterai in unaversione o laltra di questa storia due o tre volte a settimana. La vedrairipetuta sistematicamente dagli storici, che la riconoscerebberosicuramente come una bugia, se non la stessero ripetendo senza riflettercisu.” “Ma dovè la bugia?” “La bugia è nella parola umani, Julie. Non furono gli umani a farequesto, furono i membri della vostra cultura – una sola cultura su decine di
  • 33. migliaia. La bugia è che le vostre azioni siano le azioni dellumanità. Labugia è che voi siate lintera umanità, che la vostra storia sia la storiadellumanità. La verità è che diecimila anni fa un popolo abbandonò la vitadi raccolta nomade e divenne un popolo di agricoltori sedentari. Il restodellumanità – il restante novantanove percento – continuò esattamentecome prima.” Rimasi comatosa per un minuto o due, poi dissi: “Ecco come sembrache stiano le cose. Sembra che questo fosse il passo successivodellevoluzione umana. LHomo raccoglitor si estinse e lHomo agricoltorne prese il posto.” Ishmael annuì. “Molto acuto, Julie. Non lavevo capito nemmeno io. Eesattamente limpressione che si ha, ma naturalmente non è vera.” “Come lo sai?” “Innanzitutto, perché lHomo raccoglitor non si estinse affatto – e nonlo è tuttora. E poi perché raccoglitori e agricoltori non appartengono a duespecie diverse. Sono biologicamente indistinguibili. La differenza tra loroè prettamente culturale. Alleva un bambino raccoglitore tra gli agricoltori esarà un agricoltore. Alleva un bambino agricoltore tra i raccoglitori e saràun raccoglitore.” “Daccordo. Ma comunque, è come... Non lo so. E come se lorchestraavesse cominciato a suonare una nuova melodia e tutti avesserocominciato a ballarla in tutto il mondo.” Ishmael annuì e disse: “So che è così che sembra, Julie. I vostri libri distoria lhanno ridotta a una storia davvero semplice. In realtà si tratta di unastoria molto complessa e intricata, e i membri della vostra cultura hannoun bisogno vitale di conoscerla. Il vostro futuro non dipende dalcomprendere la caduta di Roma, o la scalata al potere di Napoleone, o laguerra civile americana, e nemmeno le guerre mondiali. Il vostro futurodipende dal comprendere come siete arrivati a essere ciò che siete, ed èquesta la storia che sto cercando di rivelarti.” Ishmael si fermò e lo sguardo gli divenne vitreo per una decina diminuti. Alla fine si accigliò e scosse la testa, e io gli chiesi quale fosse ilproblema. “Stavo cercando di trovare un modo per renderti la storia comprensibilecon un solo racconto, Julie, ma non credo che si possa fare. Deve esserepresentata in varie narrazioni diverse, ognuna delle quali mirata a faremergere un preciso gruppo di argomenti. Ha senso per te?” “No, non molto, a essere onesta. Ma sono sicuramente disposta adascoltare.”
  • 34. “Bene. Ecco una narrazione della storia basata sulla tua metafora dellamelodia e dei danzatori. Per quanto possa sembrarti fantasiosa, non lo èneanche vagamente quanto quella raccontata nei vostri libri di testo, chedal punto di vista storico è utile quanto le storie di Mamma Oca.” Melodie e danzatori. Tersicore è tra i luoghi che ti piacerebbe visitare nelluniverso (disseIshmael). E un pianeta (nominato, per inciso, come la musa della danza)dove le persone erano emerse nel solito modo nella comunità della vita.Inizialmente avevano vissuto come tutti gli altri, semplicementemangiando qualunque cosa avessero a disposizione. Ma dopo un paio dimilioni di anni di questa vita, avevano notato che era molto sempliceincoraggiare la crescita dei loro cibi preferiti. Si potrebbe dire che avevanotrovato alcuni semplici passi che avevano questo risultato. Non eranocostretti a usare questi passi per sopravvivere, ma se lo facevano i loro cibipreferiti erano sempre maggiormente disponibili. Si trattava, naturalmente,di passi di danza. Pochi passi, danzati solo tre o quattro giorni al mese, arricchivanoenormemente le loro vite e non richiedevano quasi alcuno sforzo. Comequi sulla Terra, la gente di questo pianeta non era un solo popolo ma moltipopoli diversi, e con il passare del tempo ogni popolo sviluppò un proprioapproccio alla danza. Alcuni continuarono a danzare solo alcuni passi tre oquattro volte al mese. Altri desideravano avere maggiori quantità dei lorocibi preferiti, quindi danzavano un po ogni due o tre giorni. Altri ancoranon videro alcun motivo per cui non avrebbero dovuto vivereprincipalmente dei loro cibi preferiti, quindi danzavano un po ogni giorno.Le cose restarono in questo modo per decine di migliaia di anni tra i popolidi questo pianeta, che si ritenevano creature nelle mani degli dei elasciavano loro ogni decisione. Per questo motivo, si chiamarono Lascia. Ma un gruppo di Lascia a un certo punto si disse: “Perché dovremmovivere solo parzialmente dei cibi che preferiamo? Perché non dovremmovivere esclusivamente di essi? Tutto ciò che dobbiamo fare è dedicaremolto più tempo alla danza.” Così questo particolare gruppo cominciò adanzare per diverse ore al giorno. Dato che ritenevano di aver preso nelleproprie mani il proprio benessere, li chiameremo Prendi. I risultati furonospettacolari. I Prendi furono inondati dei loro cibi preferiti. In breve,emerse una classe amministratrice deputata a gestire laccumulo e laconservazione delle eccedenze alimentari – cosa che non era mai stata
  • 35. necessaria quando tutti danzavano solo poche ore a settimana. Gliappartenenti a questa classe erano di gran lunga troppo occupati perdanzare loro stessi e, dato che il loro lavoro era così importante, prestocominciarono a venire considerati leader politici e sociali. Ma dopo alcunianni, questi leader dei Prendi cominciarono a notare che la produzione dicibo stava calando e andarono a controllare quale fosse il problema. Ciòche scoprirono fu che i danzatori stavano battendo la fiacca. Non stavanodanzando diverse ore al giorno ma solo unora o due, e a volte nemmenoquelle. I leader ne chiesero il motivo. “Perché dovremmo danzare così tanto?”, chiesero i danzatori. “Non cèbisogno di danzare sette od otto ore al giorno per ottenere tutto il cibo checi serve. Cè cibo in abbondanza anche se danziamo solo unora al giorno.Non siamo mai affamati. Perché non dovremmo rilassarci e prendercelacomoda, come facevamo una volta?” I leader naturalmente vedevano le cose in maniera molto diversa. Se idanzatori avessero ricominciato a vivere come facevano una volta, alloraanche i leader avrebbero presto dovuto fare altrettanto, e questo non liallettava affatto. Presero in considerazione e provarono vari sistemi perincoraggiare, tentare, costringere o spingere con la vergogna i danzatori adanzare per più ore, ma nessuno di essi funzionò. Finché uno di loro se neuscì con lidea di chiudere a chiave il cibo. “E a che servirebbe?”, gli chiesero. “Il motivo per cui i danzatori non stanno danzando è che devono soloallungare la mano e prendere il cibo che vogliono. Se lo mettiamo sottochiave, non potrarlo più farlo.” “Ma se chiudiamo il cibo a chiave i danzatori moriranno di fame!” “No, no, non capite”, disse laltro sorridendo. “Noi collegheremo ildanzare con il ricevere cibo – un tot di cibo per un tot di danza. Quindi se idanzatori danzeranno un po otterranno un po di cibo, e se danzerannomolto ne otterranno molto. In questo modo gli scansafatiche sarannosempre affamati e i danzatori che danzeranno per molte ore avranno lostomaco pieno.” “Non accetteranno mai una cosa simile”, gli dissero. “Non avranno scelta. Chiuderemo il cibo in dei magazzini, e i danzatoridovranno scegliere tra danzare e morire di fame.” “Faranno irruzione nei magazzini.” “Recluteremo delle guardie tra i danzatori. Li esonereremo dal danzaree faremo far loro la guardia ai magazzini. Li pagheremo come pagheremo idanzatori: con il cibo – tanto cibo quante ore di guardia faranno.”
  • 36. “Non funzionerà mai”, gli dissero. Ma incredibilmente funzionò. Funzionò ancora meglio di prima perchéadesso, con il cibo sotto chiave, cerano sempre danzatori disposti adanzare, e molti erano grati di poter danzare dieci, dodici, persinoquattordici ore al giorno. Chiudere il cibo sotto chiave ebbe anche altre conseguenze. Peresempio, in passato dei normali canestri erano stati sufficienti perconservare il cibo superfluo prodotto, ma non erano abbastanza per leenormi eccedenze che venivano prodotte ora. I vasai dovettero sostituire icestai nella produzione di contenitori, e dovettero imparare a fabbricarnedi enormi, il che significò costruire dei forni più grandi ed efficienti. Edato che non tutti i danzatori accettarono tranquillamente lidea del cibomesso sotto chiave, le guardie dovettero venire equipaggiate con armimigliori di prima, il che spinse i costruttori di utensili a cercare nuovimateriali con cui rimpiazzare le armi di pietra usate fino ad allora: rame,bronzo, e così via. Mentre i metalli divenivano disponibili per lafabbricazione di armi, gli artigiani ne scoprivano nuovi utilizzi. Ogniinnovazione diede origine ad altre. Ma costringere i danzatori a danzaredieci o dodici ore al giorno ebbe una conseguenza molto più importante.La crescita di una popolazione è sempre una funzione della suadisponibilità di cibo. Se si aumenta la quantità di cibo a disposizione diuna qualunque specie, la popolazione di quella specie crescerà – ammessoche abbia spazio in cui crescere. E naturalmente i Prendi avevano moltospazio in cui crescere: i territori dei loro vicini. Erano felici di espandersipacificamente nei territori dei loro vicini. Dissero ai Lascia intorno a loro:“Perché non cominciate a danzare come noi? Guardate quanto abbiamoottenuto danzando in questo modo. Abbiamo cose che voi non potetenemmeno sognare di avere. Il modo in cui danzate voi è terribilmenteinefficace e improduttivo. Il modo in cui danziamo noi è il modo in cui lepersone devono danzare, il modo che siamo nati per attuare. Quindilasciateci espandere nel vostro territorio e vi mostreremo come fare.” Alcuni dei loro vicini pensarono che fosse una buona idea ecominciarono a praticare lo stile Prendi. Ma altri dissero: “Noi stiamo benecosì. Danziamo alcune ore a settimana e questo ci basta. Noi pensiamo chesiate pazzi a estenuarvi danzando cinquanta o sessanta ore a settimana, masono affari vostri. Se volete farlo, fatelo pure. Ma noi non abbiamointenzione di fare altrettanto.” I Prendi si espansero attorno a questi popoli reazionari e alla fine liisolarono. Uno di questi erano i Singe, che danzavano solo un paio dore al
  • 37. giorno per produrre i cibi che preferivano. Inizialmente continuarono avivere come prima, ma poi i loro figli divennero gelosi delle cose inpossesso dei figli dei Prendi e cominciarono a offrirsi di danzare alcuneore al giorno per i Prendi e di fare la guardia ai magazzini. Dopo alcunegenerazioni, i Singe vennero completamente assorbiti dallo stile di vitaPrendi e si dimenticarono perfino di essere mai stati Singe. Un altro popolo che cercò di resistere allespansione Prendi furono iKemke, che danzavano solo poche ore a settimana e amavano larilassatezza che questo modo di vivere donava loro. Erano decisi a nonlasciarsi assorbire come i Singe, e continuarono a vivere a modo loro. Maa un certo punto i Prendi andarono da loro e dissero: “Sentite, nonpossiamo continuare a lasciarvi tutta questa terra nel bel mezzo del nostroterritorio. Non la state usando in modo efficiente. O cominciate a danzarecome noi, o dovremo spingervi in un angolo del vostro territorio in mododa utilizzare il resto in modo produttivo.” Ma i Kemke si rifiutarono didanzare come i Prendi, così i Prendi arrivarono e li spinsero in un angolodel loro territorio, che chiamarono una “riserva”, intendendo che erariservato ai Kemke. Ma i Kemke erano abituati a ottenere la maggior partedel proprio cibo con la raccolta, e quella piccola riserva semplicementenon era sufficiente a sostenere un popolo raccoglitore. I Prendi disseroloro: “Non importa, vi daremo noi del cibo, vogliamo solo che continuiatea rimanere nella vostra riserva senza ostacolarci.” Così i Prendicominciarono a rifornirli di cibo, e gradualmente i Kemke si dimenti-carono come cacciare e raccogliere da soli il proprio cibo. E, naturalmente,più si dimenticavano e più divenivano dipendenti dai Prendi. Cominciaro-no a sentirsi solo dei mendicanti inutili, persero ogni amor proprio eprecipitarono nellalcolismo e nella depressione suicida. Alla fine, i lorofigli non videro motivo di rimanere nella riserva e si trasferirono daiPrendi per cominciare a danzare dieci ore al giorno per loro. Un altro popolo che cercò di resistere allavanzata Prendi furono iWaddi, che danzavano solo poche ore al mese ed erano perfettamentesoddisfatti di questo stile di vita. Avevano visto cosera successo ai Singe eai Kemke ed erano decisi a non lasciare che succedesse anche a loro.Capirono di avere ancora di più da perdere dei Singe e dei Kemke, chedanzavano già molto da soli. Così, quando i Prendi li invitarono a unirsi aloro, i Waddi dissero: “No grazie, siamo a posto così.” Poi, quando allafine i Prendi arrivarono e dissero loro che avrebbero dovuto spostarsi inuna riserva, i Waddi risposero che non avevano intenzione di fare neanchequello. I Prendi spiegarono ai Waddi che non avevano scelta. Se non si
  • 38. fossero spostati nella riserva volontariamente, sarebbero stati costretti afarlo con la forza. I Waddi replicarono che avrebbero risposto alla violenzacon altra violenza, e avvisarono i Prendi che erano preparati a combatterefino alla morte per proteggere il loro stile di vita. Dissero ai Prendi:“Sentite, avete già tutta questa terra. Non vi serve questa piccola zona incui viviamo noi. Tutto ciò che vi chiediamo è di poter continuare a viverecome preferiamo. Non vi daremo fastidio.” Ma i Prendi risposero: “Voi non capite. Il modo in cui vivete non è soloinefficiente e improduttivo, è sbagliato. La gente non deve vivere comefate voi. Deve vivere come viviamo noi Prendi.” “Come potete sapere una cosa simile?”, chiesero i Waddi. “E ovvio”, risposero i Prendi. “Basta guardare a quanto successoabbiamo. Se non stessimo vivendo nel modo in cui la gente deve vivere,non avremmo tutto questo successo.” “A noi non sembrate affatto avere successo”, replicarono i Waddi.“Costringete la gente a danzare dieci o dodici ore al giorno solo per restarein vita, e questo è un modo orribile di vivere. Noi danziamo solo poche oreal mese e non siamo mai affamati, perché tutto il cibo del mondo è lì fuoripronto per essere raccolto. Abbiamo una vita comoda e spensierata, equesto è ciò che significa avere successo.” “Non è affatto questo che significa”, dissero i Prendi. “Vi accorgerete diche significa avere successo quando manderemo le nostre truppe acostringervi a trasferirvi nel territorio che vi abbiamo assegnato.” E i Waddi in effetti impararono cosera il successo – o almeno cosa iPrendi consideravano successo – quando i loro soldati arrivarono percostringerli ad andarsene. I soldati Prendi non erano più coraggiosi o piùabili dei Waddi, ma li superavano di numero e avevano a disposizionerimpiazzi virtualmente illimitati. Inoltre gli invasori avevano armi piùavanzate e, cosa più importante, una riserva di cibo illimitata, che i Waddisicuramente non avevano. I soldati Prendi non dovevano mai preoccuparsidel cibo, perché nuovi rifornimenti arrivavano quotidianamente dai loroterritori, dove stava venendo prodotto continuamente e in quantitàprodigiose. Man mano che la guerra proseguiva le forze dei Waddidivenivano sempre più piccole e sempre più deboli, e in breve gli invasorili spazzarono via completamente. Questo fu ciò che avvenne non solo negli anni seguenti, ma nei secoli enei millenni successivi. La produzione alimentare crebbe incessantemente,e la popolazione Prendi la seguì di pari passo, costringendoli a espandersiin un territorio dopo laltro. Ovunque andassero, incontravano popoli che
  • 39. danzavano solo poche ore a settimana o al mese, e a tutti questi popolioffrirono la stessa scelta che venne offerta ai Singe, ai Kemke e ai Waddi:o vi unirete a noi e ci lascerete mettere tutto il vostro cibo sotto chiave, overrete distrutti. Alla fine, comunque, questa scelta si rivelava solounillusione, perché questi popoli venivano distrutti qualunque facessero,sia che scegliessero di venire assimilati, sia che si ritirassero in una riserva,sia che cercassero di respingere gli invasori con la forza. I Prendi nonlasciarono dietro di loro altro che Prendi mentre infuriavano nel mondo. E alla fine arrivò il giorno, circa diecimila anni dopo, in cui quasilintera popolazione di Tersicore era composta da Prendi. Cerano solopochi rimasugli di popoli Lascia in giungle e deserti che i Prendi o nonvolevano o non erano ancora arrivati a invadere. E non cera nessuno tra iPrendi che dubitava che lo stile di vita Prendi fosse il modo in cui lepersone erano destinate a vivere. Cosa potrebbe essere migliore che averetutto il proprio cibo chiuso sotto chiave e dover danzare otto, dieci o dodiciore al giorno solo per restare in vita? A scuola, questa era la storia che i loro figli imparavano: persone comeloro erano esistite per circa tre milioni di anni, ma per la maggior parte diquel tempo erano rimaste inconsapevoli del fatto che danzare avrebbeincoraggiato la ricrescita dei loro cibi preferiti. Questo fatto era statoscoperto solo diecimila anni prima, dai fondatori della loro cultura.Chiudendo felicemente sotto chiave il proprio cibo, i Prendi cominciaronoimmediatamente a danzare otto o dieci ore al giorno. I popoli intorno aloro non avevano mai danzato prima, ma cominciarono a farlo anche loroentusiasticamente, capendo che quello era il modo in cui la gente dovevavivere. A eccezione di pochi popoli troppo stupidi per capire gli ovvivantaggi dellavere il proprio cibo sotto chiave, la Grande RivoluzioneDanzante si diffuse in tutto il mondo senza opposizione. La parabola esaminata. Ishmael smise di parlare, e io rimasi a fissare nel vuoto davanti a mecome la vittima di un bombardamento. Alla fine, gli dissi che avevobisogno di uscire a prendermi della caffeina e riflettere su tutto questo. Oforse mi limitai a barcollare fuori senza aprire bocca, non ricordo. Tornai da Pearsons e feci su e giù nellascensore un altro po. Non soperché mi rilassa tanto, ma lo fa. Altra gente fa passeggiate nel bosco, iofaccio su e giù negli ascensori dei centri commerciali. Poi mi fermai aprendere una Coca. Guardando indietro, mi accorgo che questa è la
  • 40. seconda volta che nomino la Coca Cola. Non vorrei che pensaste che nestia incoraggiando il consumo. Per quanto mi riguarda dovrebbero tuttismettere di berla, ma temo di farmene una io stessa, occasionalmente. Dopo quarantacinque minuti, mi sentivo ancora come la vittima di unbombardamento, a parte il fatto che non provavo alcun dolore. Mi sentiicome se avessi finalmente capito che cosa significa imparare. Ovviamente,imparare può essere anche solo controllare il significato di una parola.Anche questo è imparare, certo, un po come piantare un filo derba in unprato. Ma poi cè limparare che è simile al far saltare in aria il prato eripiantarlo da capo, e questo è ciò che aveva fatto la storia dei danzatori diIshmael. Alla fine cominciarono a venirmi in mente alcune domande, etornai nella stanza 105 per ottenere risposte. “Lasciami verificare di aver capito davvero cosa ho ascoltato”, dissi. “Mi sembra un buon piano”, disse Ishmael. “Per danza tu intendi lagricoltura.” Annuì. “Stai dicendo che lagricoltura non è costituita solo dallo stile intensivoche pratichiamo noi. Stai dicendo che lagricoltura è lincoraggiare lacrescita dei cibi che si preferiscono.” Annuì ancora. “Cosaltro potrebbe essere? Se sei su unisola deserta,non puoi far crescere galline o ceci – a meno di non trovarne alcuni giàesistenti. Puoi far ricrescere soltanto ciò che sta già crescendo in quellazona.” “Giusto. E stai dicendo che la gente stava già incoraggiando laricrescita dei loro cibi preferiti molto prima della Rivoluzione Agricola.” “Ma certo. Non cè nulla di misterioso in questo processo. Personeintelligenti quanto te erano già esistite per duecentomila anni quando lavostra rivoluzione è cominciata. In ogni generazione cerano personeabbastanza intelligenti da essere ingegneri aeronautici, e non cè nemmenobisogno di essere tanto intelligenti per accorgersi che le piante cresconodai semi. Non serve essere un genio per capire che ha senso piantare unpaio di semi nel terreno quando abbandoni una zona. Non serve essere ungenio per togliere un po di erbacce. Non serve essere un genio per capireche quando vai a caccia ti conviene sempre scegliere un maschio anzichéuna femmina. I cacciatori nomadi sono solo a un passo di distanzadallessere cacciatori/pastori che seguono le migrazioni dei loro animalipreferiti, ed essi sono solo a un passo di distanza dallessere pastori/cac-ciatori che controllano entro certi limiti le migrazioni dei propri animalipreferiti e scacciano i loro predatori. E questi sono solo a un passo
  • 41. dallessere veri pastori, che controllano completamente i propri animali e lifanno riprodurre in modo da favorire la docilità.” “Quindi stai dicendo che la rivoluzione è consistita soltanto nelcominciare a fare a tempo pieno qualcosa che le persone avevano già fattooccasionalmente per migliaia di anni.” “Ma certo. Nessuna invenzione emerge già completamente formata inun solo passo, dal niente. Diecimila invenzioni hanno dovuto venire createprima che Edison potesse inventare la lampadina.” “Sì. Ma stai anche dicendo che la vera innovazione della nostrarivoluzione non fu crescere il cibo, ma metterlo sotto chiave.” “Sì, quella fu sicuramente la chiave. Senza quello, la vostra rivoluzionesi sarebbe sicuramente fermata. Si fermerebbe oggi, se il cibo non fossesotto chiave.” “Unultima cosa. Stai dicendo che la rivoluzione non si è maiconclusa.” “Esatto. Si fermerà presto, comunque. La rivoluzione ha funzionatosenza troppi problemi finché cerano sempre territori nuovi in cuiespandersi, ma adesso non ce ne sono più.” “Immagino che potremmo esportarla su altri pianeti.” Ishmael scosse la testa. “Anche quella sarebbe solo una soluzionetemporanea, Julie. Diciamo che sei miliardi di abitanti sono il numeromassimo di esseri umani che questo pianeta può sopportare senza problemi(nonostante sospetti che il vero numero sia molto inferiore). Raggiungeretei sei miliardi molto prima della fine di questo secolo. E diciamo che a quelpunto avrete accesso istantaneo a ogni altro pianeta abitabile delluniverso,in cui potrete immediatamente cominciare a esportare persone. Almomento la vostra popolazione raddoppia ogni trentacinque anni, quindinel giro di circa trentacinque anni riempirete un altro pianeta. Doposettantanni, ne riempirete quattro. Dopo centocinque anni, otto pianetisaranno pieni di esseri umani. E così via. A questo ritmo, un miliardo dipianeti verrebbero riempiti entro lanno 3000. So che suona incredibile mafidati, i calcoli sono corretti. Entro il 3300 riempireste cento miliardi dipianeti. Questo è il numero di pianeti che potreste occupare se ogni singolastella di questa galassia avesse un pianeta abitabile. Se continuaste acrescere al ritmo attuale, riempireste una seconda galassia in altritrentacinque anni. Dopo altri trentacinque anni, quattro galassie sarebberopiene di esseri umani, e otto galassie dopo altri trentacinque. Entro lanno4000, i pianeti di un milione di galassie sarebbero pieni di esseri umani.Entro lanno 5000, lo sarebbero i pianeti di un trilione di galassie – in altre
  • 42. parole, ogni pianeta delluniverso. Il tutto in appena tremila anni, elavorando secondo limprobabile assunzione che ogni stella delluniversoabbia un pianeta abitabile.” Gli dissi che questi numeri erano difficili da credere. “Fai i calcoli tu stessa, qualche volta. Allora non dovrai crederci: losaprai. Qualunque crescita senza limiti finirà inevitabilmente persommergere lintero universo. Lantropologo Marvin Harris una volta hacalcolato che se la popolazione umana raddoppiasse a ogni generazione –ogni ventanni anziché ogni trentacinque – lintero universo verrebbeconvertito in una massa solida di protoplasma umano in meno di duemilaanni.” Rimasi lì seduta per un po cercando di ridurre tutto questo a unadimensione comprensibile. Alla fine gli raccontai di qualcuno checonoscevo, una ragazza che quasi ebbe un esaurimento nervoso quando levenne detto come nascevano i bambini. “Deve essere cresciuta sul fondodi un pozzo o qualcosa del genere”, gli dissi. Lui mi riservò unocchiata di educato interesse. “Immagino che innanzitutto si sia sentita tradita da Dio, per aver ideatoun modo di procreare così disgustoso. Poi devessersi sentita tradita da tuttiquelli intorno a lei che lo sapevano e non glielavevano detto. Poidevessersi sentita umiliata nel rendersi conto di essere lunica personasulla faccia della Terra che non sapeva una cosa così semplice.” “Mi sembra di capire che questo abbia una qualche rilevanza con lanostra conversazione.” “Sì. Vorrei sapere se sono lultima persona sulla faccia della Terra ascoprire quello che mi hai detto qui oggi con la tua storia dei danzatori.” “Prima di tutto, accertiamoci di sapere che cosa ti ho detto. Che cosa faquesta storia?” Questa non era una domanda difficile. Era ciò a cui avevo continuato apensare mentre solcavo laria da Pearsons. “Demolisce la bugia chediecimila anni fa tutti abbandonarono la vita di raccolta nomade edivennero agricoltori stanziali. Demolisce la bugia che questo fu un eventoche tutti avevano atteso dallinizio dei tempi. Demolisce la bugia che ilfatto che il nostro modo di vivere sia diventato quello dominante significhiche è quello in cui la gente doveva vivere.” “Quindi: tu sei lultima persona a sapere tutto questo? Difficile. Molti,ascoltando questa storia, penserebbero che lavevano sempre saputo o chesospettavano che la verità fosse qualcosa del genere. Molti avrebberopotuto capirlo da soli – perché avevano tutti i fatti necessari a loro
  • 43. disposizione – ma non lhanno fatto. Non avevano la volontà di capirlo.” “Che vuoi dire?” “Voglio dire che la gente raramente cerca con attenzione qualcosa chenon vuole trovare. Distolgono lo sguardo da cose del genere. Dovreiaggiungere che questa non è unosservazione molto originale da partemia.” “Mi sono persa”, gli dissi dopo un po. “Mi sa che abbiamo deviatodalla strada principale unaltra volta.” “Sì, ma non stavamo girovagando senza meta, Julie. Alcune cose chehai bisogno di esaminare non possono essere viste dalla strada principale,quindi ogni tanto dobbiamo prendere una strada secondaria. Ma questestrade secondarie ci riconducono sempre a quella principale. Vedi dove sidirige?” “Ne ho la sensazione, ma non ne sono sicura.” “La strada principale porta al perché la gente della vostra cultura devecercare altrove la saggezza – nei cieli, casa di Dio e dei suoi angeli; nellospazio aperto, casa di razze aliene avanzate; nellaldilà, casa degli spiritidei defunti.” “Accidenti”, dissi. “E lì che ci stiamo dirigendo? Non mi sarei maiimmaginata che la mia fantasticheria avrebbe potuto avere un significatosimile. E questo che stai dicendo, giusto?” “E questo. Vi percepite come privi di una conoscenza essenziale. Losiete sempre stati. E la vostra natura. E proprio linaccessibilità di questaconoscenza che la rende speciale. E inaccessibile perché è speciale, ed èspeciale perché è inaccessibile. In effetti, è così speciale che potete arrivarea essa solo attraverso mezzi sovrannaturali – preghiere, sedute spiritiche,astrologia, meditazione, lettura delle vite passate, incanalazione dellener-gia, osservazione dei cristalli, lettura dei tarocchi, e così via.” “In altre parole, mumbo-jumbo.” Ishmael mi fissò per un momento, poi batté le palpebre due volte. “Mumbo-jumbo?” “Tutto quello che hai appena nominato. Sedute spiritiche, astrologia,angeli, tutta quella roba.” Scosse leggermente la testa, come si scuote una saliera per controllareche ci sia qualcosa allinterno. Poi continuò. “Quello che voglio farti vedere è che la gente della vostra culturaaccetta il fatto che questa conoscenza è inaccessibile. Questo non listupisce e non li confonde. Non ha bisogno di spiegazioni. Si aspettanoche questa conoscenza sia molto difficile da ottenere. Tu, per esempio, ti
  • 44. sei sentita sicura che niente di meno di un viaggio intergalattico avrebbepotuto fartela ottenere.” “Sì, ora lo vedo.” Ishmael scosse la testa. “Non sono ancora riuscito a esprimere come sideve quello che voglio dire. Lascia che provi di nuovo. I pensatori nonsono limitati da ciò che conoscono, perché possono sempre aumentare ciòche conoscono. Piuttosto, sono limitati da ciò che li confonde, perché noncè modo di diventare curiosi riguardo qualcosa che non ti confonde. Seuna cosa si trova al di fuori della tua curiosità, allora non puoi fareindagini su di essa. Costituisce un punto cieco – una zona di cecità di cuinon sei nemmeno consapevole finché qualcuno non te la fa notare.” “Il che è ciò che stai cercando di fare con me.” “Esatto. Noi due stiamo esplorando un territorio sconosciuto – un interocontinente che si trova nel punto cieco della vostra cultura.” Tacque per unmomento, poi disse che questo gli sembrava un buon punto per fermarsiper oggi. Immagino di essere stata daccordo. Non mi sentivo propriostanca, ma piuttosto come se mi fossi appena spazzolata tre fette di torta. Mi alzai e gli dissi che sarei tornata il sabato seguente. Quando nonrispose per trenta secondi, dissi: “Non va bene?” “Non è esattamente lideale”, disse. Gli dissi che la scuola era appena cominciata e che cercavo sempre diessere un buon esempio per me stessa durante le prime settimane. Il chesignificava fare seriamente i compiti nelle sere dei giorni di scuola. “Lascia che ti spieghi la situazione, Julie. Mi trovo in una posizionedifficile.” Mosse la mano verso la stanza. “A permettermi di rimanere inquesto posto finora è stato laiuto di una vecchia amica, Rachel Sokolow.E morta due mesi fa.” “Mi dispiace”, dissi come si dice in questi casi. “Ho definito la mia posizione difficile, ma in realtà è molto peggiore dicosì. Fra due settimane sarò costretto a lasciare questo posto.” “Dove andrai?” Scosse la testa. “Sto ancora lavorando su questo. Quello che devi capireora è che non potrò rimanere qui ancora per molto. Questo significa chenon è pratico che tu venga solo nei finesettimana.” Ci riflettei per un minuto, poi gli chiesi se Alan Lomax lo stesseaiutando. “Perché me lo chiedi?” “Non lo so. Immagino di aver pensato che sarebbe difficile per tetrasferirti senza aiuto.”
  • 45. “Alan non mi sta aiutando”, disse Ishmael. “Non sa nulla di questafaccenda. Non cè bisogno che lo sappia. Cè bisogno che lo sappia tu,perché tu credevi che avessimo tutto il tempo del mondo.” Penso cheavesse visto che non ero soddisfatta di quello che mi stava dicendo, perchécontinuò. “Alan è stato con me già per un paio di settimane, quasi quoti-dianamente, e presto arriveremo al limite della strada che possiamopercorrere insieme.” Ciononostante, rimaneva qualcosa che stava ben attento a non spiegare,ossia perché Alan stava venendo tenuto alloscuro. Anche se non avevabisogno di sapere dellimminente trasferimento di Ishmael, perché nondirglielo? In quel momento, Ishmael mi dimostrò che poteva comunicare con meanche senza usare le parole. Poteva inviarmi una sorta di sensazione, equella che mi inviò in quel momento diceva: Questo non ti riguarda. Non fu neanche lontanamente rude come appare espressa in parole. Eovviamente sapevo già che non mi riguardava. I ficcanaso sanno semprecosa li riguarda e cosa no. Una visita su Calliope. Ishmael sembrava sollevato dallaver espresso chiaramente il suoproblema. Stavamo lavorando con una scadenza e non potevamopermetterci di cincischiare. Ciononostante, cominciai la nostra sedutasuccessiva con una domanda probabilmente superflua: “Se sapevi che tirimanevano solo poche settimane qui, perché hai messo quellannuncio sulgiornale?” Grugnì. “Ho messo quellannuncio sul giornale proprio perché sapevodi avere poco tempo rimasto. Questa potrebbe essere la mia ultimaoccasione.” “La tua ultima occasione per fare cosa?” “Per consegnare tutto questo a qualcuno.” “Tutto questo significa ciò che hai in testa?” Annuì. “Scusami se sonolenta, ma credevo che avessi già avuto molti allievi.” “E vero, ma nessuno di loro ha preso ciò che prenderai tu, Julie.Nessuno ha preso ciò che prenderà Alan. Ognuno di voi rappresenta unadiversa codifica del messaggio. Ognuno di voi ha ricevuto una narrazionedifferente e trasmetterà una narrazione differente dello stesso messaggio.” “Alan non ha ascoltato la storia dei danzatori?” “No, e tu non ascolterai la storia dellaviatore sventurato. Le storie che
  • 46. ascolti sono create specificamente per te nel momento in cui hai bisogno diascoltarle, così come quelle che ascolta Alan sono create specificamenteper lui nel momento in cui ha bisogno di ascoltarle. E con questapremessa, te ne racconterò unaltra che ho preparato per te la notte scorsa.Ti ricordi che ti ho detto che la storia di come siete diventati ciò che sieteavrebbe richiesto diverse narrazioni?” “Sì.” “La storia di Tersicore era la prima narrazione. Questa, la storia diCalliope (la musa della poesia) è la seconda. Questo è un altro pianeta chevorresti sicuramente visitare nel tuo viaggio per lilluminazione. “La vita su Calliope emerse più o meno nello stesso modo in cuiemerse sulla Terra. Coloro che vogliono immaginare che Dio abbia creatoogni creatura vivente già nella sua forma definitiva possono farlo, mapersonalmente sono incapace di accettare una spiegazione così primitiva.Se si vuole immaginare Dio come un genitore, allora ci si dovrebbechiedere che tipo di genitore creerebbe i propri figli già adulti, pronti avolare come aquile, vedere come falchi, correre come ghepardi, cacciarecome squali e pensare come scienziati. Solo uno con pochissima immagi-nazione e sicurezza di sé, temo. “Comunque sia, le creature su Calliope emersero attraverso il processogeneralmente conosciuto come evoluzione. Non cè motivo di credere chequesto processo avvenga esclusivamente sul nostro pianeta. Al contrario,per ragioni che chiarirò in seguito sarebbe molto strano se fosse questo ilcaso. “Non cè motivo di esaminare il processo nel dettaglio. Sarà sufficienteche tu veda e comprenda anche solo alcuni dei suoi risultati. Per esempio,vorrei portare la tua attenzione su una creatura che comparve su Calliopecirca dieci milioni di anni fa, una lucertola dotata di aculei con un musoallungato adatto a esplorare formicai. Quando dico che comparve nonintendo dire che non ebbe predecessori. Ovviamente li ha avuti, penso chetu lo capisca.” Gli dissi che lo capivo. “Questa lucertola acuminata (chiamiamola una spinertola) era comun-que una creatura bizzarra – o perlomeno sembrerebbe tale a te o a me, cosìcome il porcospino o il formichiere. Ora lascia che ti chieda qualisarebbero le tue aspettative per questa creatura. Ti aspetteresti che fosseunaggiunta efficace alla comunità della vita di Calliope?” Dissi che non avevo i dati sufficienti per giudicare. Come avrei potuto?Ishmael annuì come se capisse il senso della mia obiezione.
  • 47. “Trasferiamo la questione più vicino a casa. Immagina che dei biologiscoprano la spinertola nelle giungle più fitte della Nuova Guinea. Nonsarebbe affatto impossibile. Vengono scoperte continuamente nuovespecie.” “Daccordo.” “In questo caso, quali sarebbero le tue aspettative? Ti aspetteresti cheuna creatura simile fosse un membro efficace delle giungle della NuovaGuinea?” “Certamente. Perché non dovrebbe?” “Non è questa la domanda, Julie. La domanda è: quali sono le tueaspettative? E la tua risposta è stata che ti aspetteresti che fosse una formadi vita efficace. La prossima domanda è: perché ti aspetteresti che fosseefficace?” “Perché... Se non fosse efficace, non sarebbe proprio lì.” “E dove sarebbe?” “Da nessuna parte. Sarebbe scomparsa.” “Perché?” “Perché? Perché... Gli insuccessi scompaiono. No?” “In questo caso, Julie, preferirei che rispondessi tu stessa. Gli insuc-cessi scompaiono o no?” “Scompaiono. Devono farlo. Se una specie esiste, allora non può essereun fallimento.” “Proprio così. Non importa quanto ci possa sembrare bizzarra. Eccoperché, per quanto ci sembri improbabile, un uccello inetto al volo comelemu è una specie che funziona – per il momento e nel luogo in cui vive.Questo non costituisce una garanzia di sopravvivenza illimitata. Il dodoera una specie efficace – dove viveva e in quel momento. Poi le condizionisono cambiate e non ha potuto più esserlo – dove viveva e in quelmomento – quindi fallì e scomparve.” “Capisco.” “Questo è un fatto basilare: la comunità della vita che osserviamo in uncerto luogo e in un certo momento non è mai un raggruppamento casualedi specie. E un raggruppamento di successi. E ciò che è rimasto dopo chei fallimenti sono scomparsi.” “Giusto.” “Ora torniamo su Calliope. Ti chiederò di nuovo quali sono le tueaspettative per la spinertola.” “Mi aspetto che sia un successo, perché se fosse una specie fallimentarenon esisterebbe.”
  • 48. “Esatto. Nessuna specie emerge essendo un fallimento. La comunitàdella vita porta avanti solo i successi – specie in grado di adattarsi eprosperare nelle condizioni esistenti. Ecco perché dico che è straordinaria-mente probabile che il processo che osserviamo qui sia quello in azioneovunque. In ogni momento e luogo, le comunità della vita saranno semprecomposte largamente di specie che funzionano.” “Sì, non vedo come potrebbe essere altrimenti.” “Contemporaneamente, comunque, qualsiasi specie della comunitàpotrebbe essere in declino. Torna fra ventanni e potrebbe essere scompar-sa. Ma questo non confuta le nostre aspettative generali. Ogni speciepotrebbe scomparire dallesistenza fallendo, ma di sicuro non è comparsafallendo. Nessuna specie compare fallendo. E semplicemente impensabi-le.” “Sì, lo capisco.” “Ora torniamo su Calliope di nuovo. Ecco come funziona la riproduzio-ne delle spinertole. Sono interamente promiscui. Né i maschi né lefemmine riconoscono i propri piccoli, ma le femmine riconoscono ilproprio nido e alleveranno qualunque piccolo si trovi lì dentro. Se unafemmina trova il nido incustodito di unaltra spinertola nel proprioterritorio, vi entrerà e ucciderà ogni cucciolo che troverà.” Chiesi perché avrebbe dovuto fare una cosa simile. “Le sue intenzioni non possono essere conosciute, naturalmente, mauccidere quei cuccioli tende in effetti ad aumentare il suo successoriproduttivo. Senza quei cuccioli, i suoi sono avvantaggiati ed è piùprobabile che trasmettano i suoi geni nella vasca genetica. Capisci cosa stodicendo?” “Penso di sì. Forse un po vagamente, ma penso di sì.” “Bene. Il maschio segue la pratica opposta. Come ho detto, unafemmina uccide i cuccioli rivali dei propri allinterno del proprio territorio.Un maschio invece uccide i cuccioli al di fuori del proprio territorio.” “Perché al di fuori anziché allinterno?” “Perché se il maschio uccidesse dei cuccioli allinterno del proprioterritorio potrebbe finire con luccidere i propri figli. Dentro il territoriodella femmina, i cuccioli sono solo nel suo nido. Dentro il territorio delmaschio, i cuccioli sono ovunque.” “Le idee cominciano a confondermisi un po. In che modo uccidere icuccioli fuori dal suo territorio aumenta il suo successo riproduttivo?” “In modo diverso rispetto alla femmina. Il maschio che si aggira fuoridal proprio territorio sta cercando opportunità di accoppiarsi, e queste
  • 49. aumenteranno se le femmine che incontrerà non staranno allevando deicuccioli. Se stermina questa generazione di cuccioli, la successiva porteràesclusivamente i suoi geni.” “Caspita”, commentai. “Quindi uccidere i cuccioli non ha nulla a chevedere con il controllo della popolazione.” “I singoli individui si comportano in un modo che aumenta la lororappresentanza nella vasca genetica, ma ovviamente questo modo di agireha molti altri effetti. Quando la popolazione è fitta nel territorio di unafemmina, è più probabile che le capiti di trovare dei nidi rivali – e quindi èpiù probabile che uccida dei cuccioli. Daltro canto, quando la popolazioneè scarsa il maschio ha meno possibilità di accoppiarsi nel proprio territorioe quindi si avventura a una distanza maggiore. Andando a una distanzamaggiore, è più probabile che gli capiti di trovare cuccioli che ucciderà. Inaltre parole, quando la popolazione del loro territorio è scarsa la femminauccide pochi cuccioli e il maschio ne uccide molti. Quando la popolazioneè fitta, la femmina uccide molti cuccioli e il maschio pochi. Leffetto finaletende a stabilizzare la popolazione. Nulla che abbia leffetto opposto puòavere successo, alla fine.” “Daccordo.” “Ora, quali sono le tue aspettative riguardo questo sistema? Tiaspetteresti che sia un successo o un fallimento per le spinertole?” Questa domanda mi sembrò piuttosto inutile, e glielo dissi. “Per comelhai spiegata, ogni sistema sarebbe un successo. Potresti inventartiqualunque sistema e io dovrei aspettarmi che sia un successo. Potrestiinventarti un sistema in cui le spinertole non si accoppiano proprio, e iodovrei comunque dire che si tratta di un sistema efficace, altrimenti lespinertole non sarebbero lì.” “Obiezione valida”, concesse. “Comunque il sistema che ti ho descrittonon è una mia fantasia. E esattamente quello seguito dal topo peromiscodai piedi bianchi, Peromyscus leucopus, una specie che potresti trovarenelle foreste dei Monti Allegani. Non che questa sia lunica specie acomportarsi in questo modo. Comportamenti simili possono essereosservati in topi di campagna, gerbilli, lemming e varie specie di scim-mie.” “Va bene. Immagino di non capire proprio dove vuoi arrivare con tuttoquesto.” “Cercherò di indicartelo. Il modo di vivere delle spinertole (o deiPeromyscus leucopus) sembra bizzarro – finché non capisci come contri-buisce al successo della specie. Forse sembra addirittura immorale, qual-
  • 50. cosa che le persone giudiziose dovrebbero cercare di fermare.” “Sì, è vero.” “Quello che vorrei farti capire è che se provassi a farli comportare in unmodo diverso, che a te potrebbe sembrare più nobile o elevato, moltoprobabilmente si estinguerebbero entro poche generazioni. Per usare unaterminologia tecnica, la nostra analisi di queste strategie ci ha rivelato chesono evolutivamente stabili. Immagina che queste specie come le vediamoora siano il risultato di centomila esperimenti condotti in un periodo didieci milioni di anni. Durante questo lasso di tempo è stata provata ognisorta di strategia riproduttiva. Molte si sono rivelate auto-eliminanti, comequella che hai appena suggerito – non riprodursi affatto. Gli animali chenon si riproducono affatto ovviamente non contribuiscono alla vascagenetica. Generazione dopo generazione, quelli con nessun impulso diaccoppiarsi non si riproducono. Generazione dopo generazione, questatendenza a non accoppiarsi viene trovata sempre più raramente. Ti sembraabbia senso?” “Sì, certo.” “Durante questo periodo vengono messe alla prova dozzine di strategie,e quelle che tendono a favorire il successo riproduttivo vengono rinforzatead ogni generazione, mentre quelle che tendono a diminuirlo si indebo-liscono sempre di più. Ha ancora senso?” “Sì.” “Alla fine di questo periodo, il risultato è che un singolo gruppo distrategie ha prevalso. Quando il territorio delle femmine diventa troppopopolato, esse cominciano a uccidere i cuccioli delle femmine rivali.Quando le opportunità riproduttive cominciano a scarseggiare, i maschiescono dal proprio territorio e uccidono ogni cucciolo che trovano.Unanalisi di queste strategie ti mostrerebbe perché non possono esseremigliorate in alcun modo, ma questo non è né il luogo né il momento perunanalisi simile. In sua assenza, ti chiedo di credermi sulla parola. Questedue strategie sono evolutivamente stabili, il che significa che nessunaltrapuò sostituirle. Ogni altra strategia fallirebbe. Gli individui che non ucci-dono cuccioli nelle circostanze che ho descritto non avranno lo stessosuccesso riproduttivo degli individui che li uccidono. Questo significa cheogni attacco a queste strategie costituisce un attacco alla resistenzabiologica di queste specie.” “Va bene, mi gira la testa ma penso di averlo capito.” “Questi comportamenti infanticidi probabilmente ti sembrano piuttostostrani. Credo che sia non tanto perché sono intrinsecamente bizzarri,
  • 51. quanto perché non ci sei abituata. Non vedrai mai un documentario sulPeromyscus leucopus, perché non sono soggetti cinematograficamenteaffascinanti. Ciò che vedrai saranno documentari su creature grandi espettacolari come gli stambecchi, le capre di montagna e gli elefantimarini. E ti mostreranno, senza eccezioni, comportamenti che favorisconoil successo riproduttivo dellindividuo. Per esempio, in ogni documentariosugli stambecchi ti capiterà sicuramente di vedere dei maschi prendersi acornate durante il periodo degli accoppiamenti. Allo stesso modo, in ognidocumentario sugli elefanti marini ti capiterà di vedere due maschicombattere selvaggiamente per contendersi il possesso di un harem. Lagente trova in questi spettacoli un divertimento che non troverebbe mainellosservare un Peromyscus leucopus staccare a morsi la testa a uncucciolo inerme non più grande di un pollice.” “Non fatico a crederlo.” “Ciononostante, gli scontri delle creature che ho appena menzionatonon sono meno letali. Sono solo più eccitanti da osservare.” “Vero, immagino. Ma non sono sicura di dove vuoi arrivare.” “Sto cercando di farti capire che le cose che ti sembrano bizzarre inrealtà non lo sono più di quelle che ti sembrano normali. Sei abituata avedere gli animali essere aggressivi, quindi laggressività delle capre dimontagna o degli elefanti marini ti sembra normale. Ma non sei abituata avedere gli animali uccidere i piccoli dei loro rivali, quindi il comportamen-to infanticida del Peromyscus leucopus ti sembra grottesco e forse perfinosconvolgente. Ma in realtà entrambe le strategie sono egualmentegrottesche e ordinarie. Immagino si potrebbe dire che sto cercando di fartismettere di pensare ai tuoi vicini nella comunità della vita come se fosseropersonaggi di Bambi – ossia umani travestiti da animali. In un filmanimato della Disney, due cervi maschi che combattessero tra loroverrebbero dipinti come coraggiosi ed eroici guerrieri. Ma un Peromyscusleucopus che si insinuasse nel nido di un rivale per ucciderne i cuccioliverrebbe sicuramente rappresentato come un cattivo vile e codardo.” “Sì, non fatico a immaginarlo.” Calliope, parte II. “Trovo, Julie, di dover fare alcune precisazioni di carattere generalesulla competizione nella comunità della vita.” “Daccordo.” “Alan e io stiamo esplorando la competizione interspecie – quella traspecie diverse. Nella comunità della vita si è evoluto un certo insieme di
  • 52. strategie che assicurano una competizione vivace ma limitata. In pocheparole, possono essere riassunte in questo modo: si può competere almassimo delle proprie capacità, ma non si possono sterminare i propricompetitori, né distruggere il loro cibo, né negare loro laccesso al cibo.Tu e io (in caso non lavessi notato) stiamo esplorando un altro tipo dicompetizione, quella intraspecie – ossia tra membri della stessa specie.” “Già”, dissi brillantemente. “Va bene.” “Come si può facilmente notare nel caso del Peromyscus leucopus, leregole che si applicano alla competizione interspecie non si applicano aquella intraspecie. Una femmina di Peromyscus leucopus si prenderà labriga di fare una deviazione per uccidere i cuccioli di una femmina rivale,ma non lo farebbe mai per uccidere i cuccioli di un toporagno. Mi chiedose capisci perché.” Dopo averci riflettuto un po, dissi: “Per come lho capita, uccidendo icuccioli dei rivali la femmina di Peromyscus leucopus sta aumentando leprobabilità del proprio successo riproduttivo. In questo modo saranno isuoi geni a finire nella vasca genetica, non quelli dei rivali. Giusto?” “Giusto.” “Allora uccidere i cuccioli dei toporagni non le darebbe questovantaggio.” “Perché no?” “Uccidere cuccioli di toporagno sarebbe irrilevante. I geni deitoporagni vanno nella vasca genetica dei toporagni, no? Ho capito bene?” Ishmael annuì. “Hai capito bene. I geni dei toporagni vanno soltantonella vasca genetica dei toporagni.” “Allora uccidere toporagni non potrebbe aumentare la rappresentanzagenetica del Peromyscus leucopus più di quanto potrebbe farlo luccideregufi o alligatori.” Ishmael rimase a fissarmi tanto a lungo che cominciai ad agitarmi. Allafine gli chiesi se ci fosse qualcosa che non andava. “No, niente, Julie. La tua capacità di rispondere così facilmente a unadomanda simile mi spinge a domandarmi se tu non abbia già studiatoquesta materia.” “No”, dissi io. “Non sono nemmeno sicura di quale materia si tratti.” “Non importa. Sei molto svelta. Dovrò stare attento a non farti montarela testa. Tuttavia, la tua conclusione è un tantino troppo radicale. IlPeromyscus leucopus otterrebbe alcuni benefici dalluccidere cuccioli ditoporagno, perché essi competono con i suoi cuccioli per alcune risorse.” “Allora perché non ucciderli?”
  • 53. “Perché ci sono migliaia di specie che competono con i suoi cuccioliper alcune risorse. Non può certo ucciderli tutti. Cè una sola specie checompete con i suoi cuccioli completamente, per tutte le risorse.” Per un attimo non capii, poi naturalmente ci arrivai: “Gli altriPeromyscus leucopus.” “Naturalmente. Uccidere una cucciolata di toporagni darebbe beneficimolto limitati al Peromyscus leucopus, ma uccidere una cucciolata di altriPeromyscus leucopus rappresenta un vantaggio netto e innegabile.” “Sì, è chiaro.” “Questo è il motivo per cui le regole che governano la competizione traspecie diverse sono (e devono essere) molto diverse da quelle che gover-nano la competizione allinterno di una stessa specie. La competizione tramembri della stessa specie è sempre più feroce di quella tra membri dispecie diverse. Questo perché i membri della stessa specie sono sempre incompetizione per le stesse risorse. E questo è vero soprattutto quando siparla delle opportunità di accoppiamento. Centinaia di specie possonocompetere con uno Peromyscus leucopus per una mora, ma solo un altroPeromyscus leucopus competerà con lui per accoppiarsi con una femminadi Peromyscus leucopus.” “Ah”, dissi io. “Che significa quellAh?” “Significa... Ora possiamo tornare alle battaglie per laccoppiamentodegli elefanti marini e delle capre di montagna. Giusto?” “Non esattamente”, disse il gorilla. “Il nostro obiettivo è analizzare lacompetizione intraspecie in generale – per tutte le risorse, non solo perlaccoppiamento.” “Va bene, ma... E davvero questa la strada principale? Ci stiamo ancoradirigendo verso una spiegazione del perché ci rivolgiamo ad angeli,fantasmi e alieni per scoprire come vivere?” “Per quanto possa sembrare strano, siamo decisamente su quellastrada.” “Bene.” “Levoluzione porta avanti ciò che funziona. Ad esempio, abbiamo giàvisto che uccidere i cuccioli rivali funziona per il Peromyscus leucopus.Ma naturalmente per loro non funzionerebbe uccidere i propri cuccioli.Quella strategia non si evolverebbe mai. Non potrebbe, perché è auto-eliminante. Sono sicuro che lo capisci.” “Sì.” “Ora analizzeremo che cosa funziona quando si parla di conflitti tra
  • 54. conspecifici – membri della stessa specie. Dato che i conspecifici sonocostantemente in competizione per le stesse risorse, opportunità di conflittitra di loro si presentano ogni giorno, perfino ogni ora. Ovviamente, questosignifica che levoluzione deve aver fatto emergere dei sistemi non letaliper risolvere questi conflitti. Non funzionerebbe se ogni singolo conflittosu una qualche risorsa venisse risolto da un combattimento mortale.” “Sì, lo vedo.” “Esiste un insieme finito di strategie che possono venire adottate daconspecifici in conflitto, ma ora il nostro scopo non è di analizzarle tutte.Piuttosto, vorrei tornare su Calliope per studiare gli Awk e analizzare lestrategie che levoluzione ha sviluppato tra di loro per gestire i conflitti.” “Cosa sono gli Awk?” “Sono una specie di incrocio tra scimmie e struzzi, se riesci a immagi-narti un animale simile. Originariamente erano uccelli, ma si adattaronotalmente alla vita arboricola che volare divenne superfluo per loro. Quindiassomigliano agli struzzi perché hanno delle piccole ali vestigiali, eassomigliano alle scimmie perché hanno delle utili appendici prensili comedue mani e una coda che permettono loro di sfuggire quasi a ognipredatore che li attacca. A differenza di molte specie in cui il maschio èsuperfluo dopo aver ingravidato la femmina, il maschio Awk deverimanere nei paraggi per procacciare il cibo per i cuccioli. E per quandoquesta sua funzione non è più necessaria, le tre o quattro femmine sotto lesue cure sono pronte ad accoppiarsi di nuovo. Quindi gli Awk hanno unasorta di vita famigliare.” “Quando due Awk si trovano a competere per un frutto succulento,ecco cosa avviene generalmente. Si fissano negli occhi, si mostrano i dentie gridano. Se uno dei due è notevolmente più piccolo dellaltro, alloraprobabilmente rinuncerà in fretta e sgattaiolerà via. Ma non sempre. Duevolte su cinque (forse a seconda di quanto è affamato), comincerà asaltellare su e giù in un modo chiaramente minaccioso. Quando questoavviene, laltro solitamente si ritirerà anche se più grande. Ma di nuovo:non sempre. Circa una volta su cinque si rifiuterà di farsi intimidire ecercherà di mostrarsi minaccioso a sua volta, saltellando su e giù e facendoschioccare i denti. Questo di solito spedirà via laltro con la coda tra legambe – ma di nuovo: non sempre. Forse una volta su dieci, il più piccolocontinuerà sconsideratamente a minacciare il più grande e i due finirannoper avere uno scontro fisico che durerà venti o trenta secondi e risulterà inalcuni tagli e lividi superficiali prima che il vincitore si porti via il frutto. “La strategia che ogni Awk segue può essere espressa in questo modo:
  • 55. Se un altro Awk si oppone a te, mostrati aggressivo ma ritirati se laltro ènotevolmente più grande, a meno di non aver davvero bisogno di quellarisorsa, nel qual caso puoi occasionalmente mostrarti più aggressivogiusto per vedere se laltro si ritira. Se risponde diventando ancora piùaggressivo, ritirati, a meno di non avere un bisogno disperato di quellarisorsa e di non sentirti fortunato. Ora, naturalmente non intendo dire chequesta strategia sia il risultato di un ragionamento. Ma se lo fosse e venissearticolata in parole, sarebbe qualcosa del genere. Gli Awk si comportanocome se stessero seguendo una strategia sistematica, più o meno come lhodescritta.” “Capisco.” “Ora, questo tipo di comportamento non è affatto insolito. La maggiorparte delle specie terrestri risolve i propri conflitti conspecifici in modosimile. Non paga combattere fino alla morte per ogni ghianda, ma nonpaga nemmeno rinunciare ogni volta. E importante essere prevedibile finoa un certo punto, ma è anche importante conservare un elemento di impre-vedibilità. Per esempio, il tuo avversario dovrebbe sapere che quandocominci a schioccare i denti contro di lui è probabile che lo attaccherai. Madaltro canto non deve sapere con certezza che tu ti ritirerai ogni volta chelui schioccherà i denti verso di te.” “Giusto.” “Di nuovo, questo tipo di strategia si evolve perché funziona – ancora eancora, per ogni tipo di specie, molto probabilmente in tutto luniverso.” “Sì, ha senso.” Ishmael si fermò a pensare per un attimo. “Ciò che voglio farti capire èche se intraprendessi realmente il viaggio che hai fantasticato, troverestiovunque lo stesso sfondo evoluzionistico, perché levoluzione è sempre eovunque (non solo su questo pianeta) un processo che invariabilmenteporta avanti ciò che funziona, e ciò che funziona non varierà drasticamenteda un pianeta allaltro. In ogni punto delluniverso, vedresti specie usciredallesistenza fallendo ma mai comparirvi fallendo. Ovunque vedresti chenon paga mai combattere fino alla morte per ogni boccone di cibo.” Chiusi gli occhi e mi appoggiai allo schienale della poltrona perrifletterci su un po. Poi dissi: “Mi stai mostrando parte della saggezza cheavrei trovato se avessi fatto davvero quel viaggio nella galassia.” Annuì. “Sì. In un certo senso, stiamo effettuando quel viaggio proprioqui, adesso, senza alzarci da terra. Continuiamo... Nella mia analisi inizialedelle strategie di competizione degli Awk, ho preferito rimandarelargomento – fondamentale – della territorialità. Vorrei parlarne ora. Gli
  • 56. umani spesso fraintendono la territorialità animale interpretandola intermini umani. Un gruppo umano tende a trovarsi innanzitutto un territorioper se stesso – un posto che possa definire suo. Delimita una porzione diterreno e dice: Questo è il nostro territorio, e difenderemo qualunque cosaci si trovi. La gente quindi assume che un animale stia facendo lo stessotipo di affermazione quando marca un territorio col proprio odore. Questoantropomorfismo conduce a molta confusione. Questo non solo perché glianimali sono incapaci di un simile livello di astrazione, ma anche perchénon sanno nulla di territori e non hanno alcun interesse in essi. Un animalenon va mai in cerca di un territorio per trovare un posto da poter considera-re suo. Va in cerca di cibo e partner sessuali, e quando li trova traccia uncerchio intorno a loro che dice ai rivali conspecifici: Le risorse allinternodi questo cerchio sono di qualcuno e verranno difese. Ma non glieneimporta nulla del territorio in sé, e se le risorse che contiene dovesseroscomparire, lanimale se ne andrebbe senza guardarsi indietro.” “Sembra abbastanza ovvio”, azzardai. Ishmael scrollò le spalle. “Ogni sentiero è evidente una volta che è statoaperto. Comunque, ora che abbiamo precisato che esiste una differenzapossiamo procedere come se non ci fosse. Per la maggior parte, gli animaliche difendono le loro risorse agiscono esattamente come se stesserodifendendo un territorio. Possiamo cominciare notando che gli animali nondifendono il proprio territorio da tutte le migliaia di specie che lo invadono– non potrebbero farlo anche volendo e non ne hanno alcun bisogno.Lunica specie da cui devono difenderlo è la loro, per ragioni che abbiamogià visto. “La territorialità aggiunge unaltra dimensione al conflitto conspecifico.Quarantanni fa, il grande zoologo olandese Nikolaas Tinbergen ideò unamagnifica dimostrazione di questo, usando due spinarelli maschi cheavevano costruito il nido alle due estremità di un acquario. Tinbergen usòdue cilindri di vetro per catturare gli spinarelli e muoverli nellacquario.Chiamiamoli Rosso e Blu. Quando fece incontrare Rosso e Blu nei lorocilindri al centro dellacquario, essi reagirono con eguale ostilità lunoverso laltro. Ma quando li spostò verso il nido di Rosso, il loro comporta-mento cominciò a cambiare. Rosso cercò di attaccare e Blu di ritirarsi.Quando li spostò vicino al nido di Blu, i ruoli si invertirono: Blu cercò diattaccare e Rosso di ritirarsi. (Questo, per inciso, dimostra anche la fallaciaterritoriale: gli spinarelli non si stavano certo contendendo lacqua.)Questo è lelemento aggiunto dalla territorialità nella strategia tipicamenteseguita da conspecifici in conflitto: Se sei il residente, attacca; se sei
  • 57. lintruso, ritirati. Se hai un cane o un gatto li avrai visti attuare questastrategia molte volte vicino a casa tua.” “Sì... Ma parlare di cani e gatti solleva una domanda riguardo glianimali e la territorialità. Cani e gatti insistono spesso a tornare in unavecchia casa anche quando la loro famiglia umana si è trasferita in unanuova.” Ishmael annuì. “Hai assolutamente ragione, Julie. Non stavo pensandoagli animali addomesticati quando ho fatto quella precisazione. Gli animaliaddomesticati mostrano un comportamento molto umano riguardo ilterritorio, e naturalmente questo è il motivo principale per cui sono addo-mesticati. Il termine stesso addomesticare significa far adattare e abituarea una casa. Se sono abbandonati e gli viene permesso di agire in modoselvatico, comunque, li vedrai rapidamente mettere da parte questoattaccamento a una casa come inutilizzabile allo stato selvaggio.” “Sì, capisco”, dissi. “Torniamo su Calliope dagli Awk”, disse Ishmael. “Sono passati cinquemilioni di anni dalla nostra ultima visita, e sono avvenuti drastici cambia-menti climatici. Le foreste che proteggevano gli Awk sono sparite, ma nontanto rapidamente da non permettere agli Awk di adattarsi al cambiamento.Ora osserviamo una specie che vive a terra anziché sugli alberi, e dato checostituiscono una specie nuova e distinta, dovremmo dar loro un nuovonome. Chiamiamoli Bawk. Questi Bawk non sono più in grado di sfuggireai predatori disperdendosi agilmente nella foresta come facevano i loroantenati. A quellepoca ogni animale doveva badare a se stesso, e questastrategia funzionava perfettamente. Ma ora devono raggrupparsi e difen-dersi come un branco, e un individuo che se ne andasse per i fatti suoisarebbe probabilmente proprio quello che verrebbe ucciso da un predatore. “Gli antenati dei Bawk si nutrivano di tutto ciò che trovavano suglialberi – frutti, noci, foglie e una vasta gamma di insetti. Non eranoabbastanza agili da catturare uccelli adulti, ma le nidiate incustodite eranouna prelibatezza. Man mano che venivano gradualmente costretti ascendere dagli alberi per trovare cibo continuarono a mangiare qualunquecosa trovassero, ma le condizioni al suolo erano molto diverse. Tanto percominciare, il cibo non aspettava più semplicemente di venire raccoltocome prima. E poi a terra avevano molti più competitori per ciò che eradisponibile. Dovettero diventare dei mangiatori intraprendenti. Molti deiloro competitori erano perfettamente buoni da mangiare ma erano anchepiù difficili da catturare, perché i Bawk non erano neanche vagamentetanto agili al suolo quanto lo erano stati sugli alberi. Gradualmente, i Bawk
  • 58. svilupparono qualcosa per compensare la perdita dellagilità, e questo fu illavoro di squadra, che li rese cacciatori efficaci – qualcosa che i loroantenati non avevano mai avuto bisogno di essere. “La natura della competizione tra di loro era cambiata. Nonostante ogniindividuo continuasse a competere con gli altri per delle risorse, ilsuccesso finale di ogni individuo dipendeva anche dalla cooperazione congli altri per assicurare il successo del branco. Come ho detto, gli Awk silimitavano a disperdersi nella foresta quando venivano attaccati, ma iBawk non erano abbastanza veloci al suolo da poter fare una cosa delgenere. Dovevano raggrupparsi e combattere come una squadra. Gli Awkerano raccoglitori individuali, il che funzionava perfettamente sugli alberi,ma i Bawk, confinati al suolo, hanno maggior successo raccogliendo insquadra. Ora possiamo vedere che lo stato della competizione non è piùprincipalmente individuo contro individuo, ma è piuttosto branco controbranco. Tuttavia, benché lunità competitiva sia cambiata, le strategierimangono le stesse: Se il vostro branco è quello residente, attaccate; se èquello intruso, ritiratevi. Se nessuno dei due branchi è il residente olintruso, seguite una strategia mista. Minacciate laltro branco e se si ritira,bene. Se invece restituisce la minaccia, qualche volta attaccate e qualchevolta ritiratevi. O, se è laltro branco a minacciare voi, a volte restituite laminaccia e a volte ritiratevi. Queste strategie permettono a diversi branchidi Bawk di vivere luno accanto allaltro senza invadersi a vicenda.Contemporaneamente, possono competere per le risorse di cui hannobisogno senza dover combattere fino alla morte per ogni minima cosa.” “Sì, capisco”, dissi, continuando a fare la mia parte. “Ora lasciamo Calliope e torniamo dopo altri cinque milioni di anni.Dopo una piccola esplorazione, scopriamo che i Bawk prosperano ancora,ma che una parte di essi si è evoluta in una nuova specie che chiameremoCawk. Non farò ipotesi sulle cause che hanno portato a una simileevoluzione, basti dire che è avvenuta. I Cawk in molti sensi sembrano piùsimili ai Bawk di quanto i Bawk siano simili agli Awk, che come tiricorderai vivevano sugli alberi, raccoglievano il cibo individualmente e sidisperdevano quando venivano attaccati. I Cawk assomigliano ai Bawk nelvivere al suolo, nel raccogliere il cibo in gruppo e nel combattere spalla aspalla quando attaccati. I Cawk hanno semplicemente fatto fare a questetendenze un gigantesco passo in avanti. Essi sono creature culturali.Questo significa che i genitori di ogni generazione trasmettono ai loro figliciò che hanno imparato dai loro genitori, insieme a qualunque cosa nuovaabbiano imparato durante la loro vita. Ciò che trasmettono è un accumulo
  • 59. di conoscenze provenienti da vari periodi del loro passato. Per esempio,ogni bambino impara che i rami di un certo albero possono venire privatidelle foglie e usati come una sorta di canna da pesca per raccogliereformiche da un formicaio. Questa tecnica risale a tre o quattro milioni dianni fa. Ogni bambino impara come trattare le pelli degli animali in mododa poterne ricavare dei vestiti, e questa tecnica risale a due o tre milioni dianni fa. Ogni bambino impara come fabbricare una corda dalla cortecciadegli alberi, come accendere un fuoco, come trasformare una pietra in uncoltello, come fabbricare le lance e gli strumenti per scagliarle più distanti,e queste tecniche risalgono tutte a un milione di anni fa. Migliaia di arti etecniche – di varie epoche – vengono trasmesse da una generazioneallaltra. “Per quanto i Cawk vivano in gruppo come i loro predecessori Bawk,non sarebbe corretto chiamare questi gruppi branchi, perché i branchisono fondamentalmente tutti uguali. I Cawk vivono in tribù – i Jay, i Kay,gli Ell, gli Emm, gli Enn, e così via – ognuna molto differente dalle altre.Ogni tribù ha una propria cultura distintiva che trasmette da una generazio-ne alla successiva, insieme alle varie tecniche che ho nominato un attimofa, che sono eredità comune di tutti i Cawk. Leredità tribale includecanzoni, storie, miti e usanze che possono essere antichi di decine oaddirittura centinaia di millenni. Nel momento in cui li osserviamo nonsono popoli letterati, e anche se lo fossero i loro resoconti scritti nonrisalirebbero a decine di migliaia di anni fa. Se gli chiedessi quanto sonoantiche tutte queste cose, saprebbero risponderti soltanto che nessuno lo sa.Si tratta di cose che, per quanto li riguarda, risalgono allalba dei tempi. Perquanto ne sanno i Jay, loro esistono da sempre. Lo stesso vale per i Kay,gli Ell, gli Emm e le altre tribù. “Ci sono alcune differenze fra diverse tribù che sembrano piuttostoarbitrarie. Una tribù preferisce canestri di paglia, unaltra di corda. Unatribù preferisce dei tessuti principalmente bianchi e neri, unaltra quellicolorati. Ma ci sono altre differenze molto più importanti. In una tribù, illignaggio è riconosciuto attraverso la madre; in unaltra, è riconosciutoattraverso il padre. In una tribù, le opinioni degli anziani hanno più pesonegli affari della comunità; in unaltra, le opinioni di tutti gli adulti hannolo stesso peso. I capi di una tribù vengono eletti per via ereditaria, quelli diunaltra rimangono in carica finché non vengono sconfitti in combattimen-to. Tra gli Emm, i parenti più importanti sono tua madre e tuo zio materno,e tuo padre non conta nulla. Tra gli Ell, uomini e donne non abitano maiinsieme come marito e moglie; gli uomini vivono insieme in unabitazione
  • 60. comune e le donne in unaltra. Una tribù pratica la poliandria (moltimariti), e unaltra la poligamia (molte mogli). E così via. “Ancora più importanti di queste differenze sono le leggi tribali, chehanno solo una cosa in comune: non sono liste di cose proibite, mapiuttosto procedure per gestire i problemi che sorgono inevitabilmentenella vita in comune. Cosa fai quando qualcuno continua a disturbare latranquillità comune con il proprio temperamento iracondo? Cosa faiquanto un coniuge è stato infedele? Cosa fai quando qualcuno ha ferito oucciso un altro membro della tribù? A differenza delle leggi che conosci tu,Julie, queste leggi non sono state formulate da alcun comitato. Invece, sisono sviluppate tra i membri della tribù nello stesso modo in cui sisviluppano le strategie per la competizione: con una costante scrematuradella durata di decine di migliaia di anni di ciò che non funziona, di tuttociò che non ottiene i risultati voluti. In un certo senso, gli Ell sono le leggidegli Ell. O, ancora meglio: le leggi di ogni tribù rappresentano la suavolontà. Le loro leggi hanno perfettamente senso per loro nel contestodella loro cultura. Le leggi degli Ell non avrebbero alcun senso per gliEmm, ma questo che differenza fa? Gli Emm hanno le proprie leggi, chehanno perfettamente senso per loro, nonostante siano molto diverse daquelle degli Ell o di chiunque altro. “Sarà difficile per te immaginare una cosa simile, ma le leggi di ognitribù sono del tutto complete e sufficienti per essa. Dato che sono stateformulate nel corso dellintera vita della tribù, migliaia di anni, è quasiinconcepibile che possa verificarsi una situazione mai vista prima. Nulla èpiù importante per ogni generazione che ricevere la legge nella suainterezza. Diventando Enn o Emm, i giovani di ogni generazione vengonoimbevuti della volontà della tribù. La legge tribale rappresenta che cosasignifica essere un Ell o un Kay. Queste non sono le tue leggi, Julie, chesono largamente inutili, ampiamente ignorate e disprezzate e costantemen-te soggette a revisioni o ampliamenti. Queste sono leggi che fanno esatta-mente ciò che dovrebbero, anno dopo anno, generazione dopo generazio-ne, era dopo era.” “Be”, dissi, “sembra grandioso, credo, ma anche un po stagnante, seposso essere onesta.” Ishmael annuì. “Ovviamente voglio che tu sia onesta, Julie. Sempre.Ricordati, comunque, che in ogni caso queste leggi rappresentano lavolontà della tribù, non la volontà di un estraneo. Nessuno li obbliga adusare queste leggi. Nessun tribunale li manderebbe in prigione se distrug-gessero la propria eredità. Sono perfettamente liberi di abbandonarla in
  • 61. ogni momento.” “Daccordo.” “Rimane solo una cosa da fare prima di concludere per oggi, ossiaesaminare la competizione tra i Cawk. Le strategie che si sono evolute tradi loro sono molto simili a quelle esistenti tra i Bawk. Allinterno dellatribù, la strategia che funziona meglio per ogni individuo è sostenere edifendere la tribù; nonostante ogni membro della tribù abbia bisogno dellestesse risorse, il modo migliore che ha di ottenerle è di cooperare con glialtri membri della tribù. Come per i Bawk, dove la competizione è brancocontro branco, per i Cawk la competizione è tribù contro tribù. Quinotiamo che viene attuata una nuova strategia in aggiunta a quelle giàosservate. Potrebbe essere descritta come una strategia di rappresaglieimprevedibili: Dai ciò che ricevi, ma non essere troppo prevedibile. “In sostanza dai ciò che ricevi significa che se gli Emm non ti dannofastidio non dovresti farlo neanche tu, ma se lo fanno devi assicurarti direstituire il favore. Non essere troppo prevedibile significa che anche se gliEmm non ti stanno dando fastidio, non sarebbe una brutta idea attaccarli ditanto in tanto. Loro naturalmente vi restituiranno il colpo, dando quantohanno ricevuto, ma questo è il prezzo da pagare per far sapere loro chesiete ancora lì e non vi siete indeboliti. Dopo tutto questo, una volta chesarete pari, potrete ritrovarvi tutti insieme per una grande festa di riconci-liazione in cui celebrerete la vostra salda amicizia e combinerete qualchematrimonio (perché, naturalmente, non va molto bene riprodursi sempreallinterno di una stessa tribù). “Nonostante la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili possa sem-brare molto violenta, in realtà è una strategia per il mantenimento dellapace. Pensa a due persone che stanno discutendo per decidere se andare alcinema o a teatro. Invece di risolvere la questione con la violenza, lancianouna moneta, dopo aver deciso che andranno al cinema se uscirà testa e ateatro se uscirà croce. Lo stesso scopo viene raggiunto decidendo diattaccare se sei il residente e di ritirarti se sei lintruso. Se entrambe le partiseguono la stessa strategia, la violenza viene evitata. Ciononostante, se siosservano i Jay, i Kay, gli Ell, gli Emm, gli Enn, gli Ohh e le altre tribù perun anno, si nota che sembrano essere in uno stato più o meno costante diguerra a bassa intensità fra di loro. Non intendo dire che ci sono battagliequotidiane e nemmeno mensili, per quanto ci potranno essere scaramucceai confini tanto frequenti. Voglio dire che ogni tribù mantiene uno stato dicostante allerta. E una volta o due allanno, ogni tribù sferrerà un attaccocontro uno o più dei suoi vicini. A un membro della vostra cultura, questo
  • 62. sembrerà bizzarro. Un membro della vostra cultura si chiederà quanto iCawk risolveranno una volta per tutte le loro differenze e impareranno avivere in pace. E la risposta è che i Cawk risolveranno una volta per tuttele loro differenze e impareranno a vivere in pace quando lo faranno lecapre di montagna, gli spinarelli e gli elefanti marini. In altre parole, lestrategie di competizione praticate dai Cawk non vanno viste come unafonte o un sintomo di disordine, come un difetto, come un problema chedeve essere risolto; almeno non più delle strategie di competizione deitopi, dei lupi o degli alci. Lungi dallessere difetti da eliminare, esse sonociò che è rimasto dopo che tutte le altre strategie sono state eliminate. Inpoche parole, sono evolutivamente stabili. Funzionano per i Cawk. Sonostate messe alla prova per milioni di anni, e ogni altra strategia che è stataloro contrapposta è stata eliminata perché fallimentare.” “Caspita”, dissi. “Questo suona come un climax.” “Lo è”, disse Ishmael. “Unultima cosa e per oggi abbiamo finito.Perché gli Enn si limitano a reagire agli attacchi dei loro vicini e ogni tantoa compiere loro stessi un attacco? Perché non si decidono ad annientare iloro vicini?” “Perché dovrebbero farlo?” Ishmael scosse la testa. “Non è la domanda giusta, Julie. Non importaperché lo farebbero. La domanda è: perché non funzionerebbe? O forsefunzionerebbe. Forse funzionerebbe meglio dellaltra strategia. Stavoltaanziché limitarsi a un attacco contro gli Emm, i Jay vanno da loro e lispazzano via.” “Questo stravolgerebbe completamente le regole del gioco”, dissi. “Vai avanti.” “Sarebbe come decidere di lanciare una moneta per poi rifiutarsi diaccettarne il risultato.” “Perché, Julie?” “Perché gli Emm non possono rispondere allattacco se li spazzi via. Ilgioco è: Tu sai che io reagirò se mi attaccherai, e io so che tu reagirai se tiattaccherò. Ma se ti stermino, non puoi reagire. Il gioco è finito.” “E vero. Ma poi che succederebbe, Julie? Immagina che i Jay abbianosterminato gli Emm. Che cosa ne penseranno i Kay, gli Ell, gli Enn e gliOhh?” Finalmente capii. “Vedo dove vuoi arrivare”, gli dissi. “Loro diranno:Se i Jay cominciano a sterminare gli avversari, allora dobbiamo adottareuna nuova strategia contro di loro. Non possiamo più trattarli come sestessero giocando alle Rappresaglie Imprevedibili, perché non lo stanno
  • 63. facendo. Dobbiamo trattarli come se stessero giocando allo Stermina Tutti,altrimenti potrebbero spazzare via anche noi.” “E come devono trattarli se stanno giocando allo Stermina Tutti?” “Direi che dipende. Se i Jay tornassero a giocare alle RappresaglieImprevedibili, probabilmente potrebbero anche lasciarli stare. Ma se i Jaycontinuassero a giocare allo Stermina Tutti, allora i sopravvissuti dovreb-bero unire le forze contro i Jay e sterminare loro.” Ishmael annuì. “Questo è ciò che fecero i nativi americani quando icoloni europei alla fine resero completamente chiaro che non avrebberomai giocato a nientaltro che allo Stermina Tutti con loro. I nativiamericani provarono a mettere da parte i rancori tra le varie tribù e a unirele forze contro i coloni... Ma aspettarono troppo a lungo.” Intermezzo. Mi sento come se dovessi presentare un interludio musicale o condivi-dere qualche Pensiero Profondo tra le diverse sessioni nella stanza 105,così la gente potrebbe alzarsi e sgranchirsi un po, andare in bagno ecomprare da mangiare. Devo ammettere che Alan ha gestito davvero benequeste situazioni nel suo libro, ma lui è un professionista, giusto? Sisuppone che sappia come gestirle. Il meglio che posso fare io è cincischia-re per dieci o venti secondi. No, la verità è che sono un po pigra. Non voglio riflettere su ciò che mistava succedendo nelle quarantottore che sono passate tra la sessione cheho appena descritto e la successiva. No, non è esatto. La verità è che non voglio che qualcuno sappia cosami stava succedendo. Era troppo importante. Ishmael mi stava rigirandocome un calzino, e non potevo condividerlo con nessuno. Non possoancora oggi. Scusate. Ammiro anche il modo in cui Alan è riuscito a rendere ogni visita unevento. Per quanto posso ricordare, comunque, quando entrai di nuovonella stanza 105 mi limitai a camminare e sedermi, e Ishmael alzò gli occhie mi fissò con unaria interrogativa. Gli restituii lo sguardo e dissi educatamente: “E sedano, quello?” Aggrottò le sopracciglia e guardò il gambo che teneva in mano. “Sì, èsedano”, replicò solennemente. “Penso al sedano come a qualcosa da servire alle feste di classe,nellinsalata di tonno.” Ishmael ci rifletté un momento, poi disse: “Io penso al sedano come aqualcosa che i gorilla mangiano di tanto in tanto quando lo trovano
  • 64. crescere spontaneamente. Non lo avete inventato, sai.” E questo fu come cominciammo quella sessione. Quando lilarità si fu placata, dissi: “Non sono sicura di come interpre-tare la tua storia sugli Awk, i Bawk e i Cawk. Devo dirti come credo didoverla interpretare?” “Sì, per favore.” “I Cawk rappresentano gli umani come vivevano qui diecimila anni fa.” Ishmael annuì. “E come vivono ancora oggi, dove la gente della vostracultura non è riuscita a distruggerli.” “Va bene. Ma perché analizzare gli affari degli Awk, dei Bawk e deiCawk?” “Ti spiegherò il mio ragionamento e forse avrà senso. La strategiacompetitiva seguita dai popoli tribali che possiamo osservare oggi è perlo-più quella delle Rappresaglie Imprevedibili che ho attribuito ai Cawk: Daiquanto ricevi, ma non essere troppo prevedibile. Ciò che possiamo vederetra di loro è esattamente ciò che ho ipotizzato si potesse vedere tra i Cawk:ogni tribù vive in uno stato di costante allerta – e di costante ma moltoblanda guerra con i loro vicini. Quando i Prendi – la gente della vostracultura – li incontrano, naturalmente non sono curiosi di capire perchévivono in questo modo, o se ha senso in un certo quadro di riferimento, ose per loro funziona. Si limitano a dire: Questo non è un bel modo divivere e non lo tollereremo. Non verrebbe mai loro in mente di cercare dicambiare il modo in cui vivono i topi, le capre di montagna o gli elefantimarini, ma si considerano degli esperti sul modo in cui dovrebbero viveregli umani.” “E vero”, dissi. “La prossima domanda da farci è: per quanto tempo i popoli tribalihanno vissuto in questo modo? Ecco la risposta. Non cè motivo disupporre che questo modo di vivere sia una novità per i popoli tribali – nonpiù di quanto ce ne sia di supporre che il letargo sia una novità per gli orsio che la migrazione sia una novità per gli uccelli o che costruire dighe siauna novità per i castori. Al contrario, ciò che osserviamo nella strategiacompetitiva dei popoli tribali è una strategia evolutivamente stabile che siè sviluppata in centinaia di migliaia e forse persino in milioni di anni. Nonso esattamente come questa strategia si sia sviluppata. Mi limito a offrireuna narrazione teorica di come potrebbe essersi sviluppata. Lo stadiofinale di questa strategia non è in dubbio, ma il modo in cui ci è arrivatapotrebbe non essere mai nulla di più di una congettura. Questo ti aiuta?” “Sì, lo fa. Ma dimmi di nuovo dove siamo sulla strada principale.”
  • 65. “Ecco dove siamo. Quando vai tra i popoli tribali, scopri che noncercano in cielo per scoprire come vivere. Non hanno bisogno di angeli odi alieni che li illuminino. Loro sanno come vivere. Le loro leggi e le lorousanze forniscono loro una guida completamente dettagliata e soddisfacen-te. Quando dico questo non intendo che i pigmei Akoa africani, o gliisolani Ninivak dellAlaska, o i Bindibu australiani credono di sapere cometutti gli esseri umani dovrebbero vivere. Niente del genere. Tutto ciò chesanno è che hanno un modo di vivere che funziona perfettamente per loro.Lidea che possa esistere un modo universale in cui tutti dovrebbero viverea loro sembrerebbe ridicola.” “Va bene”, dissi, “ma questo dove ci lascia?” “Ci lascia sulla strada principale, Julie. Stiamo cercando di capireperché la gente della vostra cultura è diversa da questi popoli tribali, cheguardano a se stessi per capire come vivere. Stiamo cercando di capirecome ha fatto questa conoscenza a diventare così difficile da ottenere per imembri della vostra cultura, perché essi devono rivolgersi a dei, angeli,profeti, alieni e spiriti dei defunti per scoprire come vivere.” “Giusto. Daccordo.” “Dovrei avvisarti che la gente ti dirà che limpressione che ti ho datodei popoli tribali è una romanticizzata. Queste persone credono che MadreCultura dica lassoluta verità quando insegna che gli umani sono intrinse-camente difettosi e condannati alla miseria. Sono sicuri che ci debba essereogni genere di cosa sbagliata in ogni stile di vita tribale, e naturalmentehanno ragione – se per sbagliato si intende qualcosa che non ci piace. Inognuna delle culture che ho nominato ci sono cose che troveresti sgradevo-li, immorali o ripugnanti. Ma rimane il fatto che ogni volta che gli antropo-logi incontrano popoli tribali, trovano popoli che non mostrano segni diinsoddisfazione, che non si lamentano di essere miserabili o maltrattati,che non schiumano di rabbia, che non combattono costantemente condepressione, ansia e alienazione. “La gente che pensa che stia idealizzando questo modo di vivere nonriesce a capire che ogni singola cultura tribale esistente esiste perché èsopravvissuta per centinaia di migliaia di anni, ed è sopravvissuta percentinaia di migliaia di anni perché i suoi membri sono soddisfatti di quelmodo di vivere. E possibilissimo che le società tribali si siano occasional-mente sviluppate in modo intollerabili per i loro membri, ma se è avvenutosono scomparse, per la semplice ragione che la gente non aveva motivo disostenerle. Cè solo un modo di costringere la gente ad accettare uno stiledi vita intollerabile.”
  • 66. “Già”, dissi. “Devi chiudere sotto chiave il cibo.” La Mezzaluna Fertile. “Ora siamo pronti per la terza e ultima narrazione della storia, Julie,che stavolta si svolge diecimila anni fa nella Mezzaluna Fertile. Non sitrattava assolutamente di una zona priva di vita umana. A quel tempo laMezzaluna Fertile era unarea rigogliosa, non il deserto che è oggi, e gliesseri umani avevano vissuto lì per almeno centomila anni. Come imoderni cacciatori-raccoglitori, questi popoli praticavano tutti lagricolturain una certa misura, nel senso che avevano labitudine di incoraggiare laricrescita dei loro cibi preferiti. Come su Tersicore, ogni popolo aveva unapproccio personale allagricoltura. Alcuni vi dedicavano solo pochi minutia settimana. Altri gradivano avere maggiori quantità dei loro cibi preferitia disposizione, quindi vi dedicavano un paio dore a settimana. Altri ancoranon vedevano motivi per non vivere principalmente dei loro cibi preferiti,quindi vi dedicavano unora o due al giorno. Ti ricorderai che nella storiadi Tersicore ho chiamato tutti questi popoli Lascia. Possiamo tranquilla-mente usare questo nome anche per i loro equivalenti terrestri, perchéanche loro pensavano a se stessi come a creature che vivevano nelle manidegli dei e lasciavano a loro tutte le decisioni. “A un certo punto, come su Tersicore, un gruppo di Lascia si disse:Perché dovremmo vivere solo in parte dei cibi che preferiamo? Perchénon vivere interamente di essi? Tutto ciò che dobbiamo fare è passare piùtempo a piantare, disboscare, allevare e così via. Quindi questo gruppoparticolare cominciò a lavorare nei campi diverse ore al giorno. La lorodecisione di divenire agricoltori a tempo pieno non fu necessariamentepresa in una singola generazione. Potrebbe essersi sviluppata lentamentenel corso di dozzine di generazioni o rapidamente nel giro di tre o quattro.Entrambi gli scenari sono plausibili. Ma lentamente o rapidamente, ci fusenza ombra di dubbio un popolo della Mezzaluna Fertile che divennecompletamente agricolo. Ora voglio che tu mi dica come stavano le cosecon questi vari popoli.” “Che vuoi dire?” “Quando sei stata qui lultima volta, abbiamo passato molto tempo adesaminare la competizione intraspecie – varie strategie che permettono aicompetitori di risolvere i propri conflitti senza combattere fino alla morteper ogni minima cosa. Per esempio, la strategia territoriale dice: Attaccase sei il residente, scappa se sei lintruso.” “Sì, lo capisco.”
  • 67. “Quindi: dimmi come stavano le cose con questi popoli della Mezzalu-na Fertile.” “Immagino che utilizzassero la strategia delle Rappresaglie Imprevedi-bili. Dai quanto ricevi, ma non essere troppo prevedibile.” “Esatto. Come ho già detto, non cè alcun motivo di credere che i popolitribali vivessero in modo diverso diecimila anni fa rispetto a come vivonoancora oggi. Si mantenevano sempre allerta, restituivano i colpi che pren-devano e occasionalmente provocavano una scaramuccia di loro iniziativa,così nessuno sarebbe stato tentato di darli per scontati. Ora, vivere intera-mente di agricoltura non rende affatto questa strategia inutilizzabile. NelNuovo Mondo cerano agricoltori a tempo pieno che la seguivano senzaalcun problema – né distruggendo né facendosi distruggere dai proprivicini. Ma a un certo punto in medioriente diecimila anni fa, un gruppo diagricoltori a tempo pieno cominciò effettivamente a distruggere i proprivicini. “Quando dico che distrussero i propri vicini intendo dire che feceroloro ciò che i loro discendenti europei finirono per fare ai popoli nativi delNuovo Mondo. Quando i coloni Europei cominciarono ad arrivare qui, inativi stavano naturalmente ancora seguendo la strategia delle Rappre-saglie Imprevedibili. Aveva funzionato con loro fin dallalba dei tempi, edebbero cura di utilizzarla anche con i nuovi arrivati, che ne rimasero a dirpoco sconcertati. Ogni volta che riuscivano a sistemare le cose – cosìcredevano – i nativi sferravano improvvisi attacchi ingiustificati (comera-no abituati a fare tra di loro). Questo aveva perfettamente senso per inativi, e in effetti funzionò per molto tempo. I coloni bianchi impararonoad avere molto, molto rispetto dellimprevedibilità dei nativi. Ma alla fine,naturalmente, il numero dei coloni crebbe fino al punto da renderli ingrado di neutralizzare la strategia autoctona. In alcuni casi si trasferirononei territori dei nativi e li assorbirono. In altri casi si trasferirono escacciarono i nativi a vivere o a morire altrove. E in altri casi ancora sitrasferirono e li sterminarono. Ma in ogni singolo caso, li annientarono inquanto entità tribali. I Prendi non avevano il minimo interesse nellesserecircondati da popoli tribali che giocavano alle Rappresaglie Imprevedibili,né nel Nuovo Mondo, né nella Mezzaluna Fertile. Puoi vedere perché.” Concordai di poterlo vedere. “Lultima volta che sei venuta qui, abbiamo parlato di cosa sarebbesuccesso se una tribù avesse improvvisamente smesso di praticare leRappresaglie Imprevedibili e avesse cominciato ad annientare le altre. Tiricordi?”
  • 68. “Sì. I suoi vicini alla fine avrebbero unito le forze per fermarla.” “Esatto, e normalmente questo avrebbe funzionato alla perfezione.Perché non funzionò con i Prendi nella Mezzaluna Fertile?” “Immagino che sia per lo stesso motivo per cui non ha funzionato quinel Nuovo Mondo. I Prendi erano in grado di generare scorte infinite dellecose che fanno vincere le guerre. Questo li rese imbattibili dai popolitribali, perfino uniti.” “Sì, è esatto. Nuove circostanze possono minare qualunque strategia,perfino se ha funzionato senza problemi per un milione di anni, e una tribùcon risorse alimentari virtualmente illimitate decisa a sterminare le altretribù era sicuramente qualcosa di nuovo. I Prendi erano inarrestabili, equesto li convinse di essere i realizzatori del destino umano stesso. Lo faancora, naturalmente.” “Di sicuro.” “Ciò che voglio osservare ora è il cinquantesimo anno della lororivoluzione. I Prendi hanno conquistato quattro tribù a nord, chiamiamolegli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas. I Puala si guadagnavano da vivereprincipalmente con lagricoltura anche prima di venire conquistati daiPrendi, quindi il cambiamento è stato meno traumatico per loro. Gli Hulla,invece, erano cacciatori-raccoglitori che praticavano solo un minimo di ciòche chiameremmo agricoltura. Gli Albas erano stati pastori-raccoglitoriper qualche tempo. Infine, i Cario avevano coltivato alcuni campi che inte-gravano con la caccia e la raccolta. Prima di venire conquistati dai Prendi,queste tribù erano coesistite nel solito modo, dando quanto ricevevano eattaccando occasionalmente le altre. Giusto per essere sicuri che non lo haidimenticato, che cosa favorisce questa strategia delle Rappresaglie Impre-vedibili?” “Che cosa favorisce?” “Perché la usano? Perché hanno bisogno di una strategia in primoluogo?” “Sono competitori. Questa strategia li mantiene bilanciati tra di loro.” “Ma i Prendi hanno fermato le Rappresaglie Imprevedibili tra di loro,perché il piano ora è che gli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas diventinoPrendi. E così che le persone dovrebbero vivere, no?” “Sì.” “Quindi la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili è fuori questioneper questi popoli.” “Esatto.” “Ma adesso che cosa li tiene bilanciati tra di loro?”
  • 69. “Accidenti”, dissi. “Buona domanda... Forse non hanno più nulla percui competere?” Ishmael annuì entusiasticamente. “E unidea terribilmente interessante,Julie. Come potrebbe succedere una cosa simile, secondo te?” “Be, sono tutti dalla stessa parte, adesso.” “In altre parole, forse la vita tribale in realtà era la causa dellacompetizione, anziché una strategia che si era evoluta per gestirla. Con lascomparsa delle tribù, la competizione svanisce e la pace scende sullaTerra.” Gli dissi che non ero sicura della parte sulla pace. “Diciamo che sei i Cario. E stata unestate secca, Julie, e i tuoi vicinidel nord, gli Hulla, hanno bloccato con una diga il fiume che usavi perirrigare i tuoi campi. Dato che ora siete tutti dalla stessa parte, ti limiti ascrollare le spalle e a lasciare che i tuoi campi muoiano?” “No.” “Quindi, dopo tutto, essere dalla stessa parte non fa cessare la competi-zione intraspecie. Che cosa fai allora?” “Immagino che chiederò agli Hulla di smantellare la loro diga.” “Ma certo. E loro rispondono di no, grazie tante. Hanno costruito quelladiga per poter irrigare i loro campi.” “Forse potrebbero condividere lacqua.” “Dicono di non avere intenzione di farlo. Dicono di aver bisogno ditutta lacqua che riescono a prendere.” “Potrei appellarmi al loro senso di giustizia.” Un forte suono sibilante mi arrivò attraverso il vetro, e guardai in su pervedere Ishmael che si faceva una bella risata. Quando finì, disse: “Confidoche tu stia scherzando.” “Infatti.” “Bene. Allora che cosa farai riguardo la diga, Julie?” “Immagino che andremo in guerra.” “E naturalmente una possibilità.” “Però mi è venuta in mente una cosa. Mi sembra che i Cario e gli Hullaavrebbero potuto avere questo conflitto anche prima di diventare Prendi.” “Assolutamente possibile”, disse Ishmael. “Che cosa ho detto che eranogli Hulla prima di diventare agricoltori a tempo pieno? Con la tua memoriaeccellente sono sicuro che te lo ricordi.” “Erano cacciatori-raccoglitori.” “Perché dei cacciatori-raccoglitori dovrebbero costruire una diga, Julie?Non hanno campi da irrigare.”
  • 70. “E vero ma, giusto per amor di discussione, diciamo che erano agricol-tori.” “Daccordo. Ma, se ricordo bene, i Cario erano solo parzialmente dipen-denti dallagricoltura. Perdere un fiume non avrebbe minacciato il loromodo di vivere.” “Vero anche questo”, dissi, “ma di nuovo, giusto per amor di discussio-ne, diciamo che erano agricoltori a tempo pieno.” “Molto bene. Allora i Cario compiranno delle rappresaglie molto bruta-li e molto imprevedibili. Di fronte a questo, gli Hulla dovranno decidere sequella diga vale la pena.” “Quindi è guerra in ogni caso”, gli dissi. “Diventare Prendi non ha fattonessuna differenza.” Ishmael scosse la testa. “Un attimo fa hai detto che, in quanto Cario,avresti dovuto andare in guerra a causa della diga. Andare in guerra è lostesso che compiere una rappresaglia?” “No, immagino di no.” “Qual è la differenza, per come la vedi?” “Una rappresaglia è dare quanto hai ricevuto, andare in guerra è con-quistare la gente per farle fare quello che vuoi.” “Quindi, per quanto si possa dire che è guerra in ogni caso, si tratta ditipi di guerra diversi, con obiettivi differenti. Lo scopo della rappresaglia èmostrare alla gente che puoi essere gentile o violento, a seconda se lorosono gentili o violenti. Lo scopo dellandare in guerra è conquistarli epiegarli alla tua volontà. Due cose molto diverse, e le RappresaglieImprevedibili riguardavano la prima, non la seconda.” “Sì, suppongo sia vero.” Ishmael tacque per un momento, poi mi chiese se riuscivo a vedere lastrategia delle Rappresaglie Imprevedibili al lavoro da qualche parte tra iPrendi attuali. Dopo averci pensato per un po, gli dissi che mi sembrava divederla nelle guerre tra bande giovanili. “Sei molto acuta, Julie. Le Rappresaglie Imprevedibili è proprio lastrategia che utilizzano per mantenere un equilibrio tra di loro. E che cosavuole fare la gente della tua cultura con le bande giovanili?” “Vuole sopprimerle, naturalmente. Liberarsene.” “Esatto”, annuì Ishmael. “Ma ci sono altri combattenti che attualmentestanno utilizzando la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili, non èvero?” “Oh”, dissi, “sì, immagino di sì. Intendi tutta quella gente folle inBosnia.”
  • 71. “Esatto. E cosa vuole fare la gente della tua cultura con loro?” “Vogliono farli smettere di combattere.” “Vogliono farli smettere di applicare la strategia delle Rappresaglie Im-prevedibili.” “Esatto.” “Andare in guerra per voi è accettabile, ma attuare delle rappresaglieoccasionali e imprevedibili non lo è, e non lo è mai stato. Fin dallinizio, iPrendi sono stati invariabilmente ostili a questa strategia tribale. Sospettoche sia perché si tratta di una strategia che si controlla da sola ed è sostan-zialmente immune a qualunque tentativo di controllo esterno. E i Prendinon si fidano di nulla che non possano controllare. Vogliono dominaretutto e non riescono a sopportare che ci sia qualcosa fuori dal lorocontrollo.” “Verissimo. Ma stai dicendo che dovremmo lasciarli stare e farlicombattere finché vogliono?” “Niente affatto, Julie. Dovresti aver capito ormai che io non pretendo disapere cosa la gente dovrebbe fare. Le Rappresaglie Imprevedibili nonsono bene e la loro soppressione non è male. Ciò che sta avvenendo inquella parte del mondo è soltanto lultimo disastro in una storia disastrosache non può essere resa giusta in alcun modo.” “Già, sembra che sia così”, dissi. “Già che abbiamo fatto questa deviazione, vorrei sottolineare cheabbiamo la possibilità di osservare qualcosa di nuovo, qui. Ti ho mostratoche la competizione tra membri della stessa specie è necessariamente piùaspra della competizione tra membri di specie diverse. I cardinali rossicompetono maggiormente con altri cardinali rossi che con i passeri o leghiandaie, e gli umani competono più aspramente con altri umani che conorsi o tassi.” “Sì.” “Ora sei in grado di vedere che la competizione tra persone con lostesso stile di vita è necessariamente più aspra della competizione trapersone con stili di vita diversi. Gli agricoltori competono maggiormentecon altri agricoltori che con cacciatori-raccoglitori.” “Accidenti, è vero”, dissi. “Quindi creando un mondo pieno di agricol-tori abbiamo intensificato la competizione al massimo.” “Questa è precisamente la situazione tra gli Hulla, i Puala, i Cario e gliAlbas, Julie. Cera già una forte competizione tra di loro quando ancoravivevano in modi diversi. Ora stanno tutti vivendo nello stesso modo equindi (lungi dallaver eliminato la competizione) devono competere molto
  • 72. più intensamente.” “Sì, capisco.” “Nella nostra analisi delle strategie competitive, abbiamo visto che illoro effetto è di rendere possibile per dei competitori vivere luno accantoallaltro senza dover combattere fino alla morte per ogni minima cosa. GliHulla, i Puala, i Cario e gli Albas non possono più vivere luno accantoallaltro attuando rappresaglie imprevedibili. Quella strategia ora è inattua-bile. Senza di essa, nella faccenda della diga la tua unica soluzione finora èstata: Andiamo in guerra. In altre parole, passiamo direttamente al com-battimento mortale. Ma sono sicuro che capisci che non può funzionare pergli Hulla, i Cario, i Puala e gli Albas di andare in guerra per ogni minimoproblema.” “Giusto.” “La strategia per il mantenimento della pace in passato era: Dai quantoricevi, ma non essere troppo prevedibile. I Prendi lhanno scartata. Checosa si sono inventati per sostituirla?” Ci riflettei per alcuni minuti e alla fine dissi: “Immagino che i Prendilabbiano sostituita con se stessi. Sono diventati loro i mantenitori dellapace.” “Esatto, Julie. Si sono nominati amministratori del caos, e hannocontinuato a provarci fin da allora, generazione dopo generazione, con varigradi di successo. Hanno preso in mano il mantenimento della pace alli-nizio della loro rivoluzione, ed è rimasto lì fin da allora. Quando sonoarrivati nel Nuovo Mondo, lì nessuno stava mantenendo la pace, come sai.Invece, la pace stava venendo mantenuta nel modo tradizionale, con i varipopoli che davano quanto ricevevano e rimanevano imprevedibili. I Prendifermarono tutto questo, e ora il mantenimento della pace è nelle loro manicapaci. Il crimine è unindustria multimiliardaria, i ragazzini spaccianodroga agli angoli delle strade e cittadini impazziti si sparano addosso conarmi automatiche.” La Mezzaluna Fertile, parte II. Prima che gli Hulla, i Puala, gli Albas e i Cario fossero conquistati daiPrendi, ogni tribù aveva il proprio modo di gestire i problemi, il dono didecine di migliaia di anni di esperienza culturale. Il modo Hulla non era ilmodo Puala, il modo Puala non era il modo Albas e il modo Albas non erail modo Cario. Lunica cosa che questi metodi avevano in comune è chefunzionavano – il modo Hulla per gli Hulla, il modo Puala per i Puala, ilmodo Cario per i Cario e il modo Albas per gli Albas.
  • 73. “Ciò che era essenziale per questi popoli era avere un modo per gestiregli umani per come sono realmente. Non pensavano agli umani come adegli esseri difettosi, ma questo non significa che pensassero a loro comead angeli. Sapevano perfettamente che gli umani sono capaci di essereproblematici, distruttivi, egoisti, crudeli, avidi, violenti, e così via. Gliumani non sono nulla se non emotivi e irrazionali, e non ci vuole un genioper capirlo. Un sistema che funzioni per decine di migliaia di anni non saràuno che funziona per persone che sono invariabilmente altruisti, pacifici,generosi e gentili. Un sistema che funzioni per decine di migliaia di annisarà uno che funziona per persone sempre capaci di essere problematiche,distruttive, egoiste, crudeli, avide e violente. Ti sembra abbia senso?” “Ha perfettamente senso.” “Tra i popoli tribali, non si trovano leggi che proibiscono i comporta-menti distruttivi. Alla mente tribale, questo apparirebbe immensamentestupido. Invece, si trovano leggi che minimizzano i danni dei comporta-menti distruttivi. Per esempio, nessun popolo tribale emanerebbe mai unalegge che proibisse ladulterio. Invece, quello che si può trovare sono leggiche stabiliscono cosa si deve fare quando avviene un adulterio. La leggeprescrive i passi da seguire per minimizzare i danni causati da questo attodi infedeltà, che non ha ferito solo il coniuge ma lintera comunità, perchéha sminuito limportanza del matrimonio agli occhi dei bambini. Di nuovo,lobiettivo non è punire, ma rendere giusto, favorire la guarigione, cosicchéper quanto possibile tutto possa tornare alla normalità. “Lo stesso vale per le aggressioni. Per la mente tribale, è inutile direalle persone: Non dovete mai combattere. Ciò che non è inutile è sapereesattamente che cosa bisogna fare quando avviene un combattimento,cosicché tutti riportino i danni minori possibili. Voglio farti capire quantotutto ciò sia diverso dagli effetti delle vostre leggi, che invece di ridurre idanni in realtà li amplificano e li moltiplicano in tutta la vostra società,distruggendo famiglie, rovinando vite e lasciando le vittime a curarsi dasole le ferite.” “Lo capisco”, gli dissi. “Come penso sia chiaro da ciò che ho detto finora, cera un imperativocomune ai membri di tutte le tribù: Attaccate le altre tribù, difendetevi tradi voi. In altre parole, a dispetto di tutti gli scontri e i dissapori intestini,era la tribù contro il mondo. Se sei un Hulla, va bene attaccare i Cario o iPuala, ma non attaccare altri Hulla. Se sei un Cario, va bene attaccare gliHulla o i Puala, ma non altri Cario. Capisci perché deve essere così?” “Credo di sì. Se la legge tribale incoraggiasse i Cario a combattere tra
  • 74. di loro, alla fine i Cario scomparirebbero come tribù. E se la legge Carioproibisse ai Cario di attaccare gli Hulla o i Puala, allora la strategia delleRappresaglie Imprevedibili diverrebbe inattuabile, e anche in quel caso iCario scomparirebbero come tribù.” “Esatto. Allinizio della vostra rivoluzione, la vostra tribù, che hochiamato i Prendi, era esattamente come gli Hulla, i Puala, gli Albas e iCario – e come le decine di migliaia di altre che esistevano nel mondo aquel tempo. Intendo dire che avevano un modo di vivere che funzionavabene per loro e un gruppo di leggi che permetteva loro di gestire efficace-mente i comportamenti distruttivi allinterno della tribù. Cosa credi siasuccesso alloriginale modo di vivere che funzionava così bene per iPrendi?” “Non riesco a immaginarlo”, dissi. “Vediamo se riusciamo a immaginarlo insieme, Julie. Ecco una cosa dicui possiamo essere sicuri: niente nel modo di vivere tribale dei Prendi liaveva preparati alla responsabilità che si presero quando conquistarono iloro vicini allinizio della rivoluzione.” “Come fai a saperlo?” “La cultura tribale mostra alle persone come gestire problemi che sonosempre avvenuti. Non mostra loro come gestire problemi che non si eranomai verificati prima nella storia del mondo – e la vostra rivoluzione è stataproprio una cosa del genere. Le persone erano state in competizione e inconflitto fin dallalba dei tempi. Sapevano come gestire la situazioneusando le Rappresaglie Imprevedibili. Ma ora una tribù, sotto un impetomai provato prima dagli esseri umani, esercitava un potere che non era maistato esercitato prima. Con la loro popolazione che si espandeva a causadellabbondanza di cibo, i Prendi non erano più interessati nel restaresemplicemente in equilibrio con i loro vicini. Avevano più gente dasfamare, gli serviva più terra e avevano il potere di conquistare i loro vicini– assimilarli, scacciarli o sterminarli (non importava quale). Ma una voltaconquistati i loro vicini, si trovarono in territorio inesplorato. Cosa avreb-bero dovuto farsene di loro? Di sicuro non avrebbero ricominciato autilizzare le Rappresaglie Imprevedibili con loro. Non avrebbe avuto alcunsenso. Né avrebbero permesso che continuassero a utilizzare questa strate-gia tra di loro. Anche quello non avrebbe avuto alcun senso. Capisciperché?” “Sì, penso di sì. Le Rappresaglie Imprevedibili sono un modo permantenere la tua indipendenza e restare in equilibrio con i tuoi vicini. IPrendi erano contrari a una cosa simile. Non volevano che gli Hulla, i
  • 75. Puala e i Cario fossero entità indipendenti, in costante conflitto tra di loro.” “Qual era la vecchia legge Prendi riguardo i combattimenti? Intendoquella che seguivano prima della rivoluzione.” Vedendo la mia espressionevacua, aggiunse: “Si tratta della legge che tutti i popoli tribali seguonoriguardo i combattimenti.” “Oh. Intendi: Combattete contro le altre tribù, non tra di voi.” “Esatto. Questa era la legge che veniva seguita da tutte le tribù dellaMezzaluna Fertile, da tutte le tribù del medioriente e da tutte le tribù delmondo.” “Ho capito”, gli dissi. “Ma quando i Prendi cominciarono a conquistare i propri vicini,dovettero creare una nuova legge. Non volevano che le tribù che con-quistavano continuassero a combattere tra di loro.” “Capisco anche questo.” “Quindi qual era la nuova legge, Julie?” “La nuova legge doveva essere: Non combattere contro nessuno.” “Naturalmente. E come hai precisato un minuto fa, questo significavache la strategia delle Rappresaglie Imprevedibili era inutilizzabile – elindipendenza tribale cessò di esistere insieme a essa. I Prendi volevanogovernare un mondo dove la gente lavorava, non un mondo dove la gentesprecava energie a compiere Rappresaglie Imprevedibili.” “Sì, è ovvio.” “I vecchi confini tribali erano ormai privi di senso – geograficamente eculturalmente – non solo per gli Hulla, i Puala, i Cario e gli Albas, ma pergli stessi Prendi. I Prendi non imposero alle tribù conquistate le lorovecchie leggi tribali. Esse sarebbero state prive di senso per loro. Tutte levecchie leggi tribali erano egualmente prive di senso nel nuovo ordinemondiale costruito dai Prendi. Sarebbe stato inutile per gli Hulla insegnareai loro figli ciò che aveva funzionato per gli Hulla per decine di migliaia dianni, perché ora non erano più Hulla. Sarebbe stato inutile per i Carioinsegnare ai loro figli ciò che aveva funzionato per i Cario per decine dimigliaia di anni, perché ora non erano più Cario. “Ma anche se ora appartenevano a un nuovo ordine mondiale, lepersone non smisero di essere problematiche, distruttive, egoiste, crudeli,avide e violente, non è vero? I soliti vecchi comportamenti continuarono –ma senza più la legge tribale a ridurne gli effetti. Se anche le vecchie leggitribali fossero state ricordate, i Prendi le avrebbero trovate impossibili dautilizzare. Il modo Hulla di gestire i comportamenti distruttivi era perfettoper gli Hulla, ma sarebbe stato inaccettabile per i Cario. Sono sicuro che
  • 76. puoi capirlo.” “Sì.” “Quindi, come gestiranno i Prendi i comportamenti distruttivi tra ipopoli che dominano? Cosa faranno riguardo adulteri, aggressioni, stupri,furti, omicidi e così via?” “Li metteranno fuori legge.” “Naturalmente. La legge tribale non aveva mai provato a rendere deicomportamenti illegali. Invece, minimizzava i danni e riportava le personeinsieme. Le leggi tribali non dicevano: Queste cose non devono maiavvenire, perché sapevano con certezza assoluta che cose del genereavrebbero continuato ad avvenire. Invece, dicevano: Quando queste coseavvengono, ecco che cosa bisogna fare per aggiustare la situazione, perquanto possibile.” “Capisco.” “Siamo quasi alla fine, Julie. Rimane unultima cosa da vedere. Per lamente tribale, è stupido formulare una legge che sai verrà infranta.Formulare una legge che sai verrà infranta significa indebolire il concettostesso di legge. Un perfetto esempio di legge che verrà sicuramenteinfranta è quella che comincia con: Non. Non importa che paroleseguono: non uccidere, non mentire, non commettere adulterio, nonrubare, non ferire – ogni singola legge di questo tipo è una legge che saiverrà infranta. Dato che i popoli tribali non perdevano tempo con leggisimili, la disobbedienza non era un problema per loro. La legge tribale nonmetteva fuori legge i comportamenti dannosi, spiegava come rimediare adessi, quindi le persone erano felici di obbedire. La legge faceva qualcosa dibuono per loro, quindi perché avrebbero dovuto infrangerla? Ma findallinizio le leggi Prendi erano leggi che si sapeva sarebbero state infrante– e (non sorprendentemente) sono state infrante di continuo per diecimilaanni.” “Sì. E incredibile – un modo incredibile di vedere la faccenda.” “E dato che le vostre leggi sono state formulate sapendo che sarebberostate infrante, vi serviva un modo per gestire i fuorilegge.” “Sì. I fuorilegge dovevano essere puniti.” “Esatto. Che altro si può fare con loro? Dopo esservi assegnati leggiche sapevate sarebbero state infrante, non avete trovato soluzione miglioreche punire le persone che facevano esattamente ciò che sapevate avrebberofatto. Per diecimila anni avete continuato a creare e moltiplicare leggi chevi aspettavate sarebbero state infrante, ormai immagino che ne abbiateletteralmente milioni, molte delle quali vengono infrante milioni di volte
  • 77. ogni giorno. Conosci personalmente una persona che non infranga delleleggi?” “No.” “Sono sicuro che perfino alla tua età ne hai infrante dozzine.” “Centinaia”, dissi con sicurezza. “Gli stessi ufficiali che eleggete per far rispettare le leggi le infrangono.E allo stesso tempo, i pilastri della società in qualche modo riescono aindignarsi per il fatto che alcune persone hanno poco rispetto per la legge.” “E davvero incredibile”, gli dissi. “La distruzione della legge tribale e della strategia delle RappresaglieImprevedibili non è qualcosa che possa essere avvenuto gradualmente, nelgiro di centinaia di migliaia di anni. Doveva cominciare immediatamente,nel luogo della primissima invasione compiuta dai Prendi. La legge tribalee le Rappresaglie Imprevedibili erano barricate che dovettero veniredistrutte fin dallinizio. Qualunque fossero i loro nomi, gli Hulla, i Cario,gli Albas e i Puala dovettero scomparire come entità tribali. Entro pochidecenni, le tribù circostanti dovettero cadere nello stesso modo, scambian-do, volenti o nolenti, la propria indipendenza tribale con il potere Prendi.La rivoluzione si espanse verso lesterno a partire dal proprio centro, comeun cerchio di fuoco che bruciasse uneredità culturale che risaliva allevostre origini primati. “Il ricordo di essere stati Hulla, Cario, Albas e Puala non scomparve inuna sola generazione, naturalmente, ma non è nemmeno plausibile che siasopravvissuto per più di quattro o cinque generazioni – ma diciamo puredieci: si tratta di appena due secoli. Dopo mille anni nel centro dellarivoluzione, i discendenti degli Hulla, dei Cario, degli Albas e dei Pualanon si sarebbero nemmeno ricordati che una cosa come la vita tribale eramai esistita. Ovviamente sarebbe stata ancora ricordata al confine delle-spansione Prendi, ma ormai quel confine comprendeva la Persia, lAnato-lia, la Siria, la Palestina e lEgitto. Mille anni dopo, quel confine si sarebbeesteso fino al Lontano Oriente, alla Russia e allEuropa. Dei popoli tribalistavano ancora venendo incontrati e inglobati dallespansione Prendi, maquesto avveniva ottomila anni fa, Julie. “Il cuore della rivoluzione era ancora il medioriente, più precisamentela Mezzaluna Fertile. La Mesopotamia, la terra tra il Tigri e lEufrate, erala New York di quellepoca. Lì la più potente innovazione della vostracultura (dopo lagricoltura totalitaria e il mettere il cibo sotto chiave) stavacominciando a emergere: la scrittura. Ma dovettero passare altri cinquemi-la anni prima che i logografi della Grecia classica cominciassero a pensare
  • 78. di usare questo strumento per scrivere resoconti della storia umana.Quando alla fine cominciarono a farlo, questo è il quadro che emerse: Larazza umana era nata solo pochi millenni prima vicino alla MezzalunaFertile. Era nata dipendente dai campi coltivati, e li piantava istintiva-mente come le api costruiscono gli alveari. Aveva anche un istinto per lacivilizzazione, quindi, non appena era nata, aveva cominciato a piantarecampi e costruire civiltà. Naturalmente a quel punto non restava più ilminimo ricordo del passato tribale dellumanità, che risaliva a centinaia dimigliaia di anni prima. Tale ricordo era svanito senza lasciare traccia in ciòche uno dei miei allievi chiama (in modo piuttosto azzeccato) la GrandeAmnesia. “Per centinaia di migliaia di anni, persone intelligenti quanto te hannoavuto un modo di vivere che funzionava perfettamente per loro. Idiscendenti di queste persone possono ancora essere trovati qua e là, eovunque esistano in uno stato inalterato mostrano di essere perfettamentesoddisfatti del proprio modo di vivere. Non sono in guerra gli uni controgli altri, generazione contro generazione o classe contro classe. Non sonoafflitti da angoscia, ansia, depressione, disgusto per se stessi, crimine,follia, alcolismo e dipendenza da droghe. Non si lamentano di oppressionie ingiustizie. Non descrivono le proprie vite come vuote e prive di senso.Non schiumano di rabbia e odio. Non si rivolgono al cielo bramando uncontatto con dei, angeli, profeti, alieni o spiriti dei defunti. E non siaugurano che arrivi qualcuno a spiegare loro come vivere. Questo perchégià sanno come vivere, come diecimila anni fa lo sapevano tutti gli umanisul pianeta. Ma la conoscenza di come vivere era qualcosa che i membridella vostra cultura dovevano distruggere per rendersi padroni del mondo. “Erano sicuri che sarebbero stati in grado di rimpiazzare ciò cheavevano distrutto con qualcosa di altrettanto efficace, e ci stanno provandoda allora, facendo un tentativo dopo laltro, dando alla gente qualunquecosa che secondo loro potrebbe riempire il vuoto. Storia e archeologiaraccontano una storia lunga cinquemila anni di una società Prendi dopolaltra che ha brancolato nel buio alla ricerca di qualcosa che potesseplacare e ispirare, divertire e distrarre, che potesse far dimenticare allagente la miseria che per qualche strana ragione non voleva andar via.Feste, baldorie, cerimonie, riti e fiere, panem et circenses, lonnipresentesperanza di ottenere potere, ricchezze e lussi, giochi, drammi, gare, sport,guerre, crociate, intrighi politici, imprese cavalleresche, esplorazioni delglobo, onori, titoli, alcool, droghe, gioco dazzardo, prostituzione, opera,teatro, arti, governi, carriere, vantaggi politici, alpinismo, radio, televisio-
  • 79. ni, film, intrattenimento, videogiochi, computer, informazione globale,denaro, pornografia, conquista dello spazio – cè qualcosa per tutti,sicuramente, qualcosa che faccia sembrare la vita degna di essere vissuta,qualcosa che riempia il vuoto, che ci possa ispirare e consolare. E natural-mente ha riempito il vuoto per molti di voi. Ma solo una frazione di voipoteva sperare di ottenere i succedanei disponibili in ogni epoca, comeoggi solo una piccola percentuale di voi può sperare di vivere come lepersone che devono (sicuramente!) avere una vita degna di essere vissuta –miliardari, stelle del cinema, campioni sportivi e supermodelle. La vastamaggioranza di voi è sempre stata composta da indigenti. Hai familiaritàcon questa parola?” “Indigenti? Sì.” “La vita tribale non era divisa in ricchi e indigenti. Perché la genteavrebbe dovuto accettare una situazione simile a meno di non esservicostretta? E finché non avete messo il cibo sotto chiave, non cera modo dicostringere la gente ad accettarla. Ma la vita Prendi è sempre stata divisa inricchi e indigenti. Gli indigenti sono sempre stati la maggioranza, e comeavrebbero potuto scoprire la fonte delle proprie miserie? A chi avrebberopotuto chiedere perché il mondo era ordinato in quel modo, in un modoche favoriva una manciata di persone e lasciava la maggioranza a spaccarsila schiena solo per essere affamati, nudi e senzatetto? Avrebbero potutochiederlo ai loro governanti? Ai loro padroni? Ai loro capi? Certamenteno. “Circa duemilacinquecento anni fa, quattro distinte teorie che cercava-no di rispondere a questa domanda cominciarono a svilupparsi. Probabil-mente la teoria più antica è quella secondo cui il mondo sarebbe lacreazione di due divinità eternamente in conflitto, un dio della bontà edella luce e un dio della malvagità e delloscurità. Questo sicuramentesembrava spiegare un mondo costantemente diviso in persone che vivononella luce e persone che vivono nelle tenebre. Questa teoria era il fonda-mento dello Zoroastrismo, del Manicheismo e di altre religioni. Secondounaltra teoria, il mondo era la creazione di un gruppo di divinità che,assorbite dai propri affari, lo avevano creato per soddisfare i propri interes-si, e quando gli umani rimanevano coinvolti in essi potevano essere usati,ricompensati, distrutti, violentati o ignorati, a seconda di ciò che gli deipreferivano. Questa, naturalmente, era la teoria abbracciata dalla Greciaclassica e dallantica Roma. Unaltra teoria affermava che la sofferenza siaintrinseca alla vita stessa, che sia il destino inevitabile di tutti coloro chevivono, e che la pace possa essere ottenuta solo da chi abbandoni ogni tipo
  • 80. di desiderio. Questa fu la teoria donata al mondo da Gautama Budda.Unaltra ancora diceva che il primo uomo, Adamo, quando viveva inMesopotamia alcuni millenni fa aveva disobbedito a Dio, aveva perso ilsuo favore ed era stato scacciato dal paradiso e condannato a vivere persempre col sudore della fronte, miserabile, lontano da Dio e sempre inclineal peccato. La Cristianità costruì su questa base ebraica, fornendo unmessia che insegnò che nel Regno di Dio i primi sarebbero stati gli ultimi egli ultimi i primi – intendendo che i ricchi e gli indigenti si sarebberoscambiati i ruoli. Durante la vita di Cristo e nei decenni successivi, lamaggior parte della gente pensò che il Regno di Dio sarebbe stato un regnoterreno governato da Dio stesso. Quando ciò non si materializzò, comun-que, si teorizzò che il Regno di Dio fosse il Paradiso, accessibile solo dopola morte. Anche lIslam costruì sulle fondamenta ebraiche, rigettando Gesùcome messia ma affermando che le opere buone sarebbero state ricompen-sate nella vita dopo la morte. “Ma come sai, queste teorie non vi hanno mai davvero soddisfatto,soprattutto nei secoli recenti, e forse ancora di meno negli ultimi decenni,durante i quali il grande vuoto al centro delle vostre vite ha continuato aingoiare un flusso infinito di religioni, manie spirituali, guru, profeti, culti,terapie e guarigioni mistiche – senza mai essere riempito.” “Questo è sicuro”, gli dissi. Ishmael mi diede una lunga occhiata cupa. “Forse ora capisci perchécosì tante persone della vostra cultura guardano al cielo, cercando dispera-tamente un contatto con divinità, angeli, profeti, alieni e spiriti dei defunti.Forse ora capisci perché così tante persone della vostra cultura hannofantasticherie come quella che mi hai descritto nella tua prima visita.” “Sì, lo capisco.” “Ora sai dove conduce la strada principale. Per quanto, naturalmente,non finisca qui.” “Be, sono contenta di sentirlo, finalmente”, dissi. Una questione di dannatissimo orgoglio. “Spero che tu ti renda conto che ho un milione di domande”, gli dissiquando arrivai sabato, due giorni dopo. “Me ne aspettavo alcune, sì”, disse Ishmael. “Molte persone, ascoltando quello che mi hai insegnato fino a ora,direbbero: Oh mio Dio, allora non cè alcuna speranza per noi!” “E perché?” “Be, non possiamo ricominciare a vivere nelle caverne, no?”
  • 81. “Pochissimi popoli tribali vivevano in caverne, Julie.” “Hai capito cosa voglio dire. Non possiamo ricominciare a viveretribalmente.” Ishmael aggrottò le sopracciglia. “In realtà, non sono sicuro che siaquesto che intendi dire.” “Va bene. Quello che intendo è: non possiamo tornare indietro ericominciare da capo. Non possiamo tornare a vivere come vivevamoprima di diventare Prendi.” “Ma che cosa intendi con questo, Julie? Intendi che non potete tornare avivere in un modo che funziona per le persone?” “No. Immagino di voler dire che non possiamo tornare a essere caccia-tori-raccoglitori.” “Ovviamente non potete. Mi hai mai sentito fare una simile proposta?Mi hai mai sentito fare anche solo il minimo inizio di un accenno a unaproposta simile?” “No.” “E non mi sentirai mai farlo. Una dozzina di pianeti come questo nonbasterebbe a ospitare sei miliardi di cacciatori-raccoglitori umani. Lidea ècompletamente assurda.” “Ma allora cosa dovremmo fare?”, chiesi. “Hai perso di vista il motivo per cui sei venuta da me, Julie. Sei venutaper scoprire come le persone nel resto delluniverso riescono a vivere senzadivorare i loro mondi.” “Esatto.” “Ora lo sai, non è vero? Solo che non hai avuto bisogno di salire suunastronave per impararlo. Gli alieni che stavi cercando erano i vostriantenati, che riuscirono tranquillamente a vivere qui per centinaia dimigliaia di anni senza divorare il mondo – i vostri antenati e i lorodiscendenti culturali, i popoli tribali tuttora esistenti. Ciò che ti confonde èche immagini che ti abbia mostrato quali sono le risposte, mentre invece tiho solo indicato dove cercarle. Pensi che stia dicendo: Comincia a viverecome gli Hulla, mentre invece sto dicendo: Comprendi perché lo stile divita Hulla funzionava e continua a funzionare bene come sempre ovunqueesista ancora. Voi Prendi vi sforzate da diecimila anni di inventare unmodo di vivere che funzioni, e finora avete completamente fallito. Aveteinventato milioni di cose che funzionano – aeroplani, tostapane, computer,organi, navi a vapore, videoregistratori, orologi, bombe atomiche, giostre,pompe idriche, luci elettriche, forbici e penne a sfera – ma uno stile di vitaefficace vi ha sempre elusi. E più membri comprende la vostra cultura, più
  • 82. questo fallimento diventa evidente, diffuso e doloroso. Incontrate difficoltàa costruire abbastanza prigioni da contenere tutti i vostri criminali. Lafamiglia nucleare sta precipitando nelloblio. Lincidenza di dipendenza dastupefacenti, suicidio, malattie mentali, divorzi, abusi infantili, stupri eomicidi seriali continua a crescere. “Il fatto che non siate mai stati in grado di inventare uno stile di vitache funzioni non è sorprendente. Fin dallinizio, avete sottovalutato ladifficoltà di un compito simile. Perché lo stile di vita tribale funzionava,Julie? Non intendo il meccanismo, intendo come aveva fatto a diventareefficace?” “Lo era diventato venendo messo alla prova fin dalla comparsa degliesseri umani. Ciò che funzionava sopravviveva, e ciò che non funzionavano.” “Ma certo. Funzionava perché era stato sottoposto allo stesso processoevolutivo che aveva prodotto stili di vita efficaci per scimpanzé, leoni,cervi, api e castori. Non puoi semplicemente mettere insieme quello che tiviene in mente e aspettarti che funzioni bene quanto un sistema testato eraffinato per tre milioni di anni.” “Sì, ora lo capisco.” “Ma, strano a dirsi, quasi tutte le vostre improvvisazioni avrebberofunzionato se...” “Se cosa?” “Questo è quello che voglio mi dica tu, Julie. Penso che tu possariuscirci. LImpero Mesopotamico avrebbe funzionato sotto il Codice diHammurabi se... Cosa? La Diciottesima Dinastia dEgitto avrebbe funzio-nato sotto la guida religiosamente ispirata di Akhenaton se... Cosa? LaGiudea e Israele avrebbero funzionato sotto il dominio dei re se... Cosa? Ilvasto Impero Persiano avrebbe funzionato quando Alessandro lo invasese... Cosa? Lancor più vasto Impero Romano avrebbe funzionato sotto laPax Romana di Cesare Augusto se... Cosa? Non esaminerò tutte le improv-visazioni di ogni era. Il mondo che conosci meglio, gli Stati Uniti dAmeri-ca, funzionerebbe sotto quella che è presumibilmente la più illuminataCostituzione della storia umana se... Cosa?” “Se la gente fosse migliore.” “Naturalmente. Tutto questo funzionerebbe perfettamente, Julie, se solola gente fosse migliore di quanto sia mai stata. Sareste una grande famigliafelice, se solo foste migliori di quanto la gente sia mai stata. Le fazioni inlotta nei Balcani si abbraccerebbero e farebbero pace. Saddam Husseinsmantellerebbe la sua macchina di guerra ed entrerebbe in un monastero. Il
  • 83. crimine scomparirebbe da un giorno allaltro. Nessuno infrangerebbealcune legge. Potreste liberarvi di tribunali, forze di polizia e prigioni.Tutti cesserebbero di fare solo i propri interessi e lavorerebbero insiemeper aiutare i poveri e liberare il mondo dalla fame, dal razzismo, dallodio edallingiustizia. Potrei passare ore a elencare tutte le cose meravigliose cheavverrebbero... Se solo la gente fosse migliore di quanto sia mai stata.” “Già, ne sono certa.” “Questa era lincredibile forza del modo di vivere tribale: che il suosuccesso non dipendeva dal miglioramento delle persone. Funzionava perle persone per come già erano – difettose, non illuminate, problematiche,distruttive, egoiste, meschine, crudeli, avide e violente. E i Prendi nonsono mai arrivati neanche vicini a eguagliare un simile successo. In realtà,non ci hanno mai nemmeno provato. Invece, hanno dato per scontato dipoter migliorare le persone, come se fossero prodotti mal fabbricati.Hanno dato per scontato di poterli punire, ispirare o educare fino a renderlimigliori. E dopo diecimila anni di tentativi – senza il minimo successo –non si sognerebbero mai di considerare unaltra strada.” “No, è vero. Sono piuttosto sicura che la maggior parte della gente,ascoltando tutto questo, direbbe comunque: Sì, va bene, ma abbiamodavvero il dovere di provare a migliorare le persone. Possono esseremigliorate. E solo che non abbiamo ancora capito come fare. Oppuredirebbero: Dobbiamo comunque continuare a lavorarci. Prova a pensare aquanto sarebbero peggiori le persone se non stessimo costantementecercando di migliorarle!” “Ho paura che tu abbia ragione, Julie.” “Nonostante tutto questo”, dissi, “mi sento ancora persa. Cosa dobbia-mo farci con questa conoscenza? Di sicuro non ti aspetti che ricominciamoa utilizzare la tattica delle Rappresaglie Imprevedibili, vero?” Ishmael mi fissò per due minuti buoni, ma non ne fui intimidita.Sapevo che non era scontento di me, stava solo riflettendo su qualcosa.Quando finì, iniziò a raccontare unaltra delle sue storie. “Dallinizio dei tempi, un ponte collegava due popoli che erano semprestati alleati. Era costruito sopra un fiume che in ogni altro punto era troppoampio per permettere la costruzione di un ponte. Quel punto sembravaessere stato creato appositamente per quellutilizzo, dato che entrambe lerive presentavano una protuberanza rocciosa che ravvicinava le sponde.Dopo molti secoli, comunque, si pensò che cera bisogno di qualcosa di piùavanzato di un semplice ponte di legno per unire le due nazioni, e unasquadra di ingegneri disegnò dei piani per un ponte metallico che lo rim-
  • 84. piazzasse. Questo ponte fu debitamente costruito, ma dopo pochi decennicrollò improvvisamente. “Studiando le rovine, unaltra squadra di ingegneri decise che levidenteerosione che si poteva osservare era dovuta alla scarsa qualità del metalloutilizzato dai costruttori. Il ponte venne quindi ricostruito, usando imigliori materiali disponibili, ma crollò di nuovo dopo appena quarantan-ni. Unaltra squadra di ingegneri fu messa insieme per studiare il problema,e questa volta si concentrò sui progetti originali, che considerò pieni digravi difetti. Disegnò nuovi progetti e costruì un nuovo ponte – che crollòdi nuovo, stavolta dopo appena trentanni. “Finora avevano costruito ponti continui sostenuti da due piloni nelfiume. Decisero di rimpiazzare questo modello con un ponte a sbalzodotato di vari piloni di sostegno, che erano sicuri avrebbe risolto il proble-ma. Quando crollò anchesso dopo soli trentanni, decisero di provare acostruirne uno a via intermedia. Questo sembrò un miglioramento, quindiquando crollò dopo quarantanni provarono a costruirne uno via superiore.Questo durò solo venticinque anni, quindi il successivo provarono acostruirlo sospeso, poi strallato, ed entrambi durarono solo venticinqueanni. “I costruttori del ponte di legno originario erano scomparsi da secoli,naturalmente, ma un giorno uno studente delle loro tecniche si fece avantie spiegò perché i ponti di metallo degli ingegneri si rivelavano sempre cosìfragili. Il traffico sul ponte fa vibrare il metallo, disse. Questo è ovvio.Questa vibrazione è trasmessa alle rocce che state usando come sostegni, eanche questo è ovvio. Quello che non ci si aspetterebbe è la potenterisonanza che queste vibrazioni scatenano in queste particolari rocce.Questa risonanza, ritrasmessa al ponte dal metallo, è ciò che ne causa ilcrollo in così breve tempo. Il ponte originario, essendo fatto di legno, nontrasmetteva quasi nessuna vibrazione alle rocce, quindi non generavaalcuna risonanza. Ecco perché il ponte originario è durato così a lungo esarebbe in realtà ancora intatto, se non lo aveste smantellato. “Non cè bisogno di dirlo, gli ingegneri non furono affatto contenti diquesta spiegazione. Lungi dallessere grati allo studente, dissero: Be, checosa proponi che facciamo? Stai suggerendo che ricostruiamo il ponte dilegno?” Ishmael mi diede una lunga occhiata interrogativa, che gli restituii perun paio di minuti mentre riflettevo su tutto questo. Alla fine dissi: “Be,non stava suggerendo che ricostruissero il ponte di legno?” “Certamente no, Julie. Stava cercando di fornire il pezzo mancante del
  • 85. puzzle che stava sconcertando quegli ingegneri, cosicché potessero comin-ciare a pensare in modo produttivo. Dovrei aggiungere, comunque, che deiveri ingegneri non continuerebbero a costruire un ponte dopo laltro inmodo così sciocco. Né reagirebbero a questa nuova informazione comehanno fatto gli ingegneri della mia storia. Al contrario, mi aspetterei chedei veri ingegneri sarebbero positivamente ispirati da questinformazione,dato che la sua mancanza aveva bloccato ogni possibilità di successo.Questinformazione rende esplorabili molte strade che altrimenti sarebberorimaste ignote.” “Capisco. Immagino di non capire quali strade hai reso esplorabili a me– o, come continui a dire, alla gente della mia cultura.” Ishmael ci rimuginò per un po, poi disse: “Immagina, Julie, chefossimo in grado di intraprendere il viaggio nello spazio di cui haifantasticato. E immagina che trovassimo un pianeta dove persone moltosimili a voi avessero uno stile di vita soddisfacente e sostenibile che avevafunzionato per loro per centinaia di migliaia di anni. E immagina chepotessimo catturare al lazo questo pianeta e trascinarlo fino alla Terra,dove tutti voi potreste studiarlo a volontà. Lo osserveresti e diresti che noncè nulla da esplorare?” “No.” “Per favore, spiegami che differenza cè.” “Immagino di non voler vivere come le persone vivevano diecimilaanni fa.” Il suo sopracciglio destro scattò verso lalto. “Scusami se ti fisso, Julie,ma sei stata così razionale fino a ora.” “Non sono irrazionale, sono sincera.” Scosse le testa. “Stai rifiutando una proposta che non ti è mai statafatta, Julie – e questo difficilmente può essere definito razionale. Non ti homai chiesto di vivere come le persone vivevano diecimila anni fa. Non homai nemmeno accennato a una cosa simile. Se ti dicessi che i biochimici diununiversità gesuita hanno scoperto una cura per il cancro, la rifiuterestidicendo che non vuoi diventare gesuita?” “No.” “Allora, di nuovo, per favore spiegami che differenza cè.” “Non vedo in cosa ciò di cui stai parlando sia simile a una cura per ilcancro.” Mi studiò con gravità per alcuni istanti, poi disse: “Forse dovrestipassare unoretta a guardare la tappezzeria o a fare qualunque cosa tufaccia quando ti serve una pausa.”
  • 86. Saltai giù dalla poltrona e andai a esaminare i libri nella vecchiascalcinata libreria di Ishmael. Aprii perfino un paio di volumi nellasperanza che qualche brillante citazione saltasse fuori dalle pagine, ma nonsuccesse nulla. Dopo dieci minuti tornai alla poltrona e mi sedetti. “E una questione di dannatissimo orgoglio”, gli dissi. “Vai avanti.” “Se avessimo a disposizione un pianeta abitato da una razza aliena –feci per dire una razza aliena avanzata – sarebbe una cosa. Sarebbe tolle-rabile che sapessero qualcosa che noi ignoriamo. Ciò che non è tollerabileè che lo sappiano questi maledetti selvaggi.” “Lo capisco, Julie. Almeno credo. Ma ecco che cosa devi capire. Quinoi non stiamo esaminando ciò che questi popoli sanno. Potresti sederti ediscutere con ogni individuo tribale del pianeta della vita tribale e nessunodi loro sarebbe in grado di articolare la strategia delle Rappresaglie Impre-vedibili. Ma una volta che tu la articolassi a loro, la riconoscerebberoimmediatamente e probabilmente direbbero qualcosa come: Be, lo sape-vamo già questo. Non labbiamo detto perché era scontato e non cre-devamo ci fosse bisogno di dirlo. E io sono daccordo. Cè voluta una dellementi scientifiche più grandi della storia umana per articolare il fatto cheoggetti privi di sostegno cadono verso il centro della Terra, qualcosa chequalunque bambino di cinque anni sa – o crederebbe sicuramente di saperese gliene parlassi.” “Non sono sicura di dove vuoi arrivare.” “Neanchio, a essere onesto. Dovrai essere paziente mentre cerco dellerisposte che ti possano soddisfare... Scienziati di varie discipline sonointeressati alla bioluminescenza, la produzione di luce da parte di creatureviventi, ma nessuno di loro sta cercando di scoprire che cosa questecreature sappiano sul produrre luce. Ciò che sanno a riguardo è ininfluen-te. Non molto tempo fa abbiamo esaminato il comportamento che permetteal topo Peromyscus leucopus di vivere in modo efficace. Ma non stavamocercando di capire che cosa il Peromyscus leucopus sapesse sul vivere inmodo efficace. E chiaro questo?” “Sì.” “Lo stesso vale per la nostra discussione attuale. Non siamo interessatia ciò che i Lascia sanno su come vivere, non più di quanto siamo interes-sati a ciò che le creature bioluminescenti sanno sul produrre luce. Il sog-getto del nostro studio non è la loro conoscenza, è il loro successo.” “Daccordo. Lo capisco. Quello che non capisco è che cosa abbia a chefare il loro successo con noi.”
  • 87. Ishmael annuì. “Questo è proprio il motivo per cui non lavete maistudiato, Julie. Non vi è mai sembrato rilevante studiare dei popoli il cuiunico risultato è stato vivere per tre milioni di anni su questo pianeta senzadivorarlo. Ma mentre vi avvicinate al punto di non ritorno nel vostroviaggio verso lestinzione, questo studio vi sembrerà presto molto rilevan-te.” “Sì, capisco che cosa intendi. Più o meno.” “E ben noto che i vichinghi visitarono il Nuovo Mondo cinquecentoanni prima di Colombo. Ma i contemporanei dei vichinghi non rimaseroelettrizzati da questa scoperta, perché per loro era irrilevante. Avrestipotuto urlarla da ogni tetto, e la gente si sarebbe chiesta perché ti sembravauna faccenda tanto importante. Ma quando Colombo riscoprì il NuovoMondo, cinquecento anni dopo, i suoi contemporanei rimasero elettrizzati.La scoperta di un nuovo continente adesso era davvero molto rilevante.Finora, Julie, sono stato come Leif Eriksson che si aggirasse da solo in unvasto, incredibile continente di cui a nessuno importa nulla e di cui nessu-no vuole sentir parlare. Questo continente è stato accessibile e disponibileai vostri filosofi, educatori, economisti e politologi per oltre un secolo, manessuno di loro gli ha mai riservato più di unocchiata annoiata. La suaesistenza non provoca in loro altro che sbadigli. Ma io sento che le cosestanno cominciando a cambiare. La tua comparsa qui in questa stanza è unsegno di cambiamento – e come ricorderai, me lo sono quasi fatto sfuggireio stesso. Sento che sempre più persone cominciano a essere allarmate acausa della vostra caduta verso la catastrofe. Sento che sempre più personestanno cercando nuove idee.” “Già. Ma sfortunatamente, sempre più persone stanno anche cercandosempre più esotiche forme di mumbo-jumbo.” “E normale, Julie. State sperimentando lequivalente di un collassoculturale. Per diecimila anni avete creduto di essere in possesso dellunicomodo giusto di vivere per gli esseri umani. Ma negli ultimi tre decenni,questa convinzione è divenuta sempre più insostenibile ogni anno chepassava. Potrebbe sembrarti bizzarro, ma sono gli uomini della vostracultura a essere colpiti più duramente dal fallimento della vostra mitologiaculturale. Essi hanno (e hanno sempre avuto) un investimento molto piùgrande nella correttezza della vostra rivoluzione. Nei prossimi anni, manmano che i segni del collasso diverranno sempre più inequivocabili, livedrai trovare rifugio nel mondo del successo maschile surrogato: ilmondo dello sport. E, molto più gravemente, li vedrai vendicarsi in modosempre più pesante delle proprie delusioni sul mondo intorno a loro –
  • 88. soprattutto sulle donne intorno a loro.” “Perché sulle donne?” “Il sogno Prendi è sempre stato un sogno maschile, Julie, e gli uominidella vostra cultura immaginano che il crollo di questo sogno li devasteràlasciando le donne relativamente indenni.” “E non lo farà?” Ishmael ci rifletté un attimo prima di rispondere. “I detenuti dellaprigione Prendi ricostruiscono la propria prigione dalle fondamenta a ognigenerazione, Julie. Tua madre e tuo padre hanno fatto la loro parte econtinuano a farla. Tu personalmente, mentre vai diligentemente a scuola eti prepari a prendere il tuo posto nel mondo del lavoro, sei impegnata acostruire la prigione per la tua generazione. Quando sarà finita, sarà illavoro di tutti voi, uomini e donne. Tuttavia, le donne della vostra culturanon sono mai state tanto entusiaste di questa prigione quanto gli uomini –ci hanno raramente guadagnato quanto gli uomini.” “Stai dicendo che gli uomini dirigono la prigione?” “No. Finché il cibo rimane sotto chiave, la prigione si dirige da sola. Iprigionieri si governano da soli. Gli viene permesso di farlo e di viverecome preferiscono allinterno della prigione. Per la maggior parte, questiprigionieri hanno scelto di essere governati da degli uomini – o hannolasciato che avvenisse – ma questi uomini non governano la prigionestessa.” “Che cosè la prigione, allora?” “La prigione è la vostra cultura, che mantenete in vita generazionedopo generazione. Tu stessa stai imparando dai tuoi genitori come essereuna prigioniera. I tuoi genitori lhanno imparato dai loro genitori e così via,risalendo fino allinizio, nella Mezzaluna Fertile, diecimila anni fa.” “Come fermiamo tutto questo?” “Imparando qualcosa di diverso, Julie. Rifiutandoti di insegnare ai tuoifigli come essere prigionieri. Interrompendo il circolo. E per questo chequando la gente mi chiede che cosa fare, io rispondo: Insegnate ad altri ciòche avete imparato qui. Troppo spesso, comunque, mi dicono: Sì, va bene,ma che cosa dovremmo fare? Quando sei miliardi di voi si rifiuteranno diinsegnare ai loro figli come essere prigionieri della cultura Prendi, questovostro orribile sogno finirà – in una sola generazione. Può continuare solofinché voi lo perpetuate. La vostra cultura non ha unesistenza indipenden-te – non esiste al di fuori di voi – e se smettete di perpetuarla, scomparirà.Dovrà scomparire, come una fiamma a corto di carburante.” “Daccordo, ma cosa accadrebbe in quel caso? Non puoi semplicemente
  • 89. smettere di insegnare qualunque cosa ai tuoi figli, no?” “Certo che no, Julie. Non puoi non insegnare loro nulla. Invece, deviinsegnare loro qualcosa di nuovo. E per insegnare qualcosa di nuovo, deviprima impararlo tu stessa. E per questo che sei qui.” “Ho capito”, dissi. Confusione scolastica. “Mi rendo conto, Julie, che devo mostrarti come esplorare questonuovo continente in cui ti ho portata.” “Sono felice di sentirlo”, gli dissi. “Forse ti piacerebbe sapere come ho cominciato a esplorarlo io.” “Mi piacerebbe davvero molto.” “Domenica scorsa ho nominato Rachel Sokolow, la persona che miaveva reso possibile rimanere in questo edificio. Non è necessario che tusappia come avvenne, ma conoscevo Rachel fin dallinfanzia – comunica-vo con lei come sto facendo con te ora. Non sapevo nulla del vostrosistema educativo quando Rachel cominciò ad andare a scuola. Non avevomai avuto alcun motivo di dedicargli nemmeno un pensiero fugace. Comela maggior parte delle bambine di cinque anni, era eccitatissima dallaprospettiva di andare finalmente a scuola, e io ero eccitato per lei, immagi-nando (come lei) che la stesse aspettando unesperienza meravigliosa. Fusolo dopo diversi mesi che cominciai a notare che la sua eccitazione stavasvanendo – e continuò a svanire mese dopo mese, anno dopo anno. Arriva-ta in terza elementare, era ormai totalmente annoiata e contenta di avereuna scusa per saltare un giorno di scuola. Ti sembra strano?” “Come no”, dissi con una risata amara. “La notte scorsa appena ottantamilioni di ragazzini sono andati a dormire pregando per due metri di nevein modo che le scuole chiudessero.” “Attraverso Rachel, divenni uno studioso del vostro sistema educativo.In pratica, andai a scuola con lei. La maggior parte degli adulti della vostrasocietà sembrano aver dimenticato che cosa provavano quando andavano ascuola da bambini. Se fossero costretti a riviverlo attraverso gli occhi deiloro figli, credo che ne rimarrebbero sconcertati e orripilati.” “Sì, penso anchio.” “La prima cosa che si nota è quanto la scuola reale sia lontanadallideale di risvegliare giovani menti. Gli insegnanti sarebbero perlopiùdeliziati di poter davvero risvegliare giovani menti, ma il sistema in cuidevono lavorare ostacola quel desiderio alla radice insistendo che tutte lementi debbano venire risvegliate nello stesso ordine, con gli stessi
  • 90. strumenti e allo stesso ritmo, secondo un certo programma. Linsegnanteha il compito di portare lintera classe fino a un punto predeterminato delpiano di studi entro un certo tempo prestabilito, e gli studenti imparanorapidamente come aiutare linsegnante in questa missione. In un certosenso, questa è la prima cosa che devono imparare. Alcuni la imparanorapidamente e con facilità, altri in modo lento e faticoso, ma alla fine laimparano tutti. Hai idea di che cosa sto parlando?” “Penso di sì.” “Che cosa hai imparato a fare tu per aiutare i tuoi insegnanti con il lorolavoro?” “A non fare domande.” “Spiegati un po meglio, Julie.” “Se alzi la mano e dici: Accidenti, professoressa Smith, non ho capitouna sola parola di quello che ha detto oggi, la professoressa Smith tiodierà. Se alzi la mano e dici: Accidenti, professoressa Smith, non hocapito una sola parola di quello che ha detto in tutta la settimana, laprofessoressa Smith ti odierà cinque volte di più. E se alzi la mano e dici:Accidenti, professoressa Smith, non ho capito una sola parola di quelloche ha detto in tutto lanno, la professoressa Smith tirerà fuori una pistolae ti sparerà.” “Quindi lidea è di dare limpressione che tu abbia capito tutto, che siavero o no.” “Esatto. Lultima cosa che linsegnante vuole ascoltare è che non haicapito qualcosa.” “Ma hai cominciato nominando la regola del non fare domande. Nonlhai davvero spiegata.” “Non fare domande significa... Non tirare in ballo un argomento soloperché ti incuriosisce. Voglio dire, per esempio, immagina di star studian-do le maree. Non alzi la mano per chiedere se è vero che la gente mattatende a essere più matta durante la luna piena. Avrei potuto immaginare difare una cosa simile allasilo, ma alla mia età sarebbe tabù. Daltro canto,ad alcuni insegnanti piace essere distratti da alcuni tipi di domande. Sehanno una fissazione, coglieranno al volo qualunque opportunità di parlar-ne, e gli studenti se ne accorgono immediatamente.” “Perché vogliono che linsegnante parli delle proprie fissazioni?” “Perché è meglio che ascoltarlo spiegare come una legge viene appro-vata dal Congresso.” “In che altro modo aiuti i tuoi insegnanti con i loro compiti?” “Mai dirti in disaccordo. Mai sottolineare le incongruenze. Mai fare
  • 91. domande che vadano oltre ciò che ti è stato insegnato. Mai far capire chenon ci stai capendo niente. Dai sempre limpressione di capire ogni parola.Si tratta sempre della stessa cosa, fondamentalmente.” “Capisco”, disse Ishmael. “Di nuovo, sottolineo che questo è un difettodel sistema stesso e non degli insegnanti, il cui obbligo supremo è diandare avanti col programma. Tu capisci che, a dispetto di tutto questo, ilvostro è il sistema educativo più avanzato del mondo. Funziona moltomale, ma è comunque il più avanzato che ci sia.” “Sì, me ne rendo conto. Vorrei che sogghignassi o qualcosa del generequando fai dellironia.” “Non sono sicuro che potrei fare unespressione simile, Julie... Tornan-do alla mia storia, guardai Rachel marciare attraverso i suoi anni scolastici(e dovrei aggiungere che frequentava una costosissima scuola privata –lélite dellélite). Mentre lo facevo, cominciai a mettere in relazione ciò chestavo osservando con ciò che già sapevo del modo di funzionare dellavostra cultura e di quello delle culture rispetto alle quali siete tanto piùavanzati. A quel punto, non avevo sviluppato nessuna delle teorie che mihai sentito esprimere finora. Nelle società che considerate primitive, igiovani escono dallinfanzia a tredici o quattordici anni, e per quelletàhanno già imparato praticamente tutto ciò di cui hanno bisogno per essereadulti efficienti nelle loro comunità. Hanno imparato così tanto, in realtà,che se il resto della comunità scomparisse da un giorno allaltro, lorosarebbero in grado di sopravvivere senza la minima difficoltà. Saprebberocome creare gli utensili per andare a caccia e a pesca. Saprebbero comecostruirsi vestiti e rifugi. A tredici o quattordici anni, la loro percentuale disopravvivenza è del cento percento. Immagino che tu capisca cosa inten-do.” “Certo.” “Nel vostro avanzatissimo sistema, i giovani completano la scuola adiciottanni e la loro percentuale di sopravvivenza è virtualmente dello zeropercento. Se il resto della comunità scomparisse da un giorno allaltro erimanessero da soli, dovrebbero essere molto fortunati per sopravvivere.Senza strumenti e utensili – e senza nemmeno sapere come fabbricarli –non potrebbero cacciare o pescare efficacemente (o affatto). E la maggiorparte di loro non avrebbe idea di quali piante selvatiche sono commestibili.Non saprebbero come ricavare vestiti o costruirsi un riparo.” “E vero.” “Quando i giovani della vostra cultura completano la scuola (a menoche le loro famiglie non continuino a prendersene cura) devono immedia-
  • 92. tamente trovare qualcuno che dia loro denaro per poter comprare le cose dicui hanno bisogno per sopravvivere. In altre parole, devono trovare lavoro.Dovresti essere in grado di spiegare perché è così.” Annuii. “Perché il cibo è sotto chiave.” “Precisamente. Voglio farti vedere la connessione tra queste due cose.Dato che non hanno alcuna capacità di sopravvivenza, devono trovare unlavoro. Non possono farne a meno, a meno di non essere ricchi. O sitrovano un lavoro, o fanno la fame.” “Sì, lo capisco.” “Sono sicuro che ti rendi conto di come gli adulti della vostra societàripetano in continuazione che le vostre scuole fanno un pessimo lavoro.Sono le più avanzate nella storia del mondo, ma fanno comunque unpessimo lavoro. In che modo le vostre scuole deludono le vostre aspetta-tive, Julie?” “Dio, non lo so. Non è qualcosa che mi interessi molto. Mi limito asmettere di ascoltare quando la gente comincia a parlare di queste cose.” “Andiamo, Julie. Non devi ascoltare molto attentamente per saperequesto.” Gemetti. “I risultati dei test sono pietosi. La scuola non prepara glistudenti al lavoro. La scuola non prepara gli studenti in modo che possanoavere una buona vita. Immagino che alcune persone direbbero che lascuola dovrebbe conferirci delle capacità di sopravvivenza. Dovremmoessere in grado di avere successo una volta diplomati.” “E a questo che serve la scuola, no? A preparare i bambini in modo chepossano avere successo nella vostra società.” “Esatto.” Ishmael annuì. “Questo è ciò che insegna Madre Cultura, Julie. E unodei suoi inganni più eleganti. Perché naturalmente non è affatto a questoche serve la scuola.” “E a che serve, allora?” “Mi ci sono voluti diversi anni per capirlo. A quellepoca non eroabituato a smascherare questi inganni. Quello fu il mio primo tentativo, emi ci volle un bel po. La scuola esiste, Julie, per regolare il flusso digiovani competitori nel mercato del lavoro.” “Accidenti”, dissi. “Capisco.” “Centocinquantanni fa, quando gli Stati Uniti erano ancora una societàlargamente agraria, non cera motivo di tenere i giovani fuori dal mercatodel lavoro dopo letà di otto o dieci anni, e non era insolito per i bambinilasciare la scuola a quelletà. Solo una piccola minoranza andava al college
  • 93. per imparare una professione. Con laumentare dellurbanizzazione edellindustrializzazione, comunque, questo stato di cose cominciò acambiare. Alla fine del diciannovesimo secolo, otto anni di scuola stavanodiventando la regola anziché leccezione. Man mano che lurbanizzazionee lindustrializzazione continuavano ad accelerare negli anni Venti eTrenta, dodici anni di scuola divennero la regola. Dopo la Seconda GuerraMondiale, lasciare la scuola prima di dodici anni cominciò ad esserefortemente scoraggiato, e si cominciò a suggerire che altri quattro anni dicollege non avrebbero più dovuto essere unesclusiva dellélite. Tuttiavrebbero dovuto andare al college, almeno per un paio danni. Sì?” Stavo agitando la mano in aria. “Ho una domanda. Mi sembra cheurbanizzazione e industrializzazione avrebbero dovuto avere leffettoopposto. Anziché tenere i giovani fuori dal mercato del lavoro avrebberodovuto provare a inserirceli.” Ishmael annuì. “Sì, a prima vista suona plausibile. Ma immagina checosa succederebbe oggi se i vostri educatori decidessero che uneducazioneliceale non è più necessaria.” Ci riflettei alcuni secondi e dissi: “Sì, capisco che intendi. Improvvisa-mente ci sarebbero venti milioni di ragazzini che competerebbero perlavori che non esistono. Il tasso di disoccupazione arriverebbe al soffitto.” “Sarebbe letteralmente catastrofico, Julie. Vedi, non è solo essenzialetenere i ragazzi dai quattordici ai diciotto anni fuori dal mercato del lavoro,è anche essenziale tenerli a casa come consumatori non retribuiti.” “Che significa?” “Questo gruppo demografico fa spendere ai genitori una quantitàenorme di denaro – duecento miliardi di dollari allanno, si stima – perlibri, vestiti, giochi, moda, cd e cose simili progettate specificamente perloro e per nessun altro. Molte industrie enormi dipendono dai consumatoriadolescenti. Devi esserne consapevole.” “Sì, immagino di sì. Solo che non ci avevo mai pensato in questitermini.” “Se questi adolescenti dovessero improvvisamente essere dei lavoratorie non potessero più far spendere miliardi di dollari ai genitori, questeindustrie mirate ai giovani scomparirebbero da un giorno allaltro, creandoaltri milioni di competitori nel mercato del lavoro.” “Capisco cosa intendi. Se i quattordicenni dovessero mantenersi da soli,non spenderebbero i loro soldi in scarpe Nike, videogiochi e cd.” “Cinquantanni fa, Julie, gli adolescenti andavano a vedere gli stessifilm degli adulti e indossavano gli stessi vestiti degli adulti. La musica che
  • 94. ascoltavano non era scritta e interpretata appositamente per loro, eramusica scritta e interpretata per gli adulti – da adulti come Cole Porter,Glenn Miller e Benny Goodman. Per essere alla moda nel dopoguerra, leragazze adolescenti indossavano le camicie bianche da lavoro dei loropadri. Una cosa simile non avverrebbe mai oggi.” “Questo è sicuro.” Ishmael tacque per alcuni minuti, poi disse: “Poco fa hai parlato diascoltare un insegnante spiegare come una legge viene approvata alCongresso. Assumo che tu labbia davvero studiato a scuola.” “Esatto. In educazione civica.” “Sapresti spiegarmi come una legge viene approvata al Congresso?” “Non ne ho la più vaga idea, Ishmael.” “Sei stata interrogata a riguardo?” “Sono sicura di sì.” “E hai risposto bene?” “Ma certo. Prendo sempre buoni voti.” “Quindi tu hai imparato come una legge viene approvata al Congresso,hai superato uninterrogazione sullargomento e poi ti sei dimenticatatutto.” “Esatto.” “Puoi dividere due frazioni tra di loro?” “Penso di sì.” “Fammi un esempio.” “Be, vediamo. Hai mezza torta e vuoi dividerla in tre parti uguali. Ogniparte sarà un sesto di torta.” “Questo è un esempio di moltiplicazione, Julie. Un mezzo per un terzouguale un sesto.” “Già, è vero.” “Hai studiato come dividere le frazioni in quarta elementare, probabil-mente.” “Ricordo vagamente.” “Prova ancora se puoi pensare a un esempio di divisione frazionaria.” Ci provai e dovetti ammettere che era oltre le mie capacità. “Se dividi mezza torta per tre, ottieni un sesto di torta. Questo è chiaro.Se dividi mezza torta per due, ottieni un quarto di torta. Se dividi mezzatorta per uno, che cosa ottieni?” Lo fissai vacua. “Se dividi mezza torta per uno ottieni mezza torta, naturalmente. Ogninumero diviso per uno dà come risultato lo stesso numero.”
  • 95. “Esatto.” “Quindi che cosa ottieni se dividi mezza torta per un mezzo?” “Oh. Una torta intera?” “Naturalmente. E che cosa ottieni se dividi mezza torta per un terzo?” “Tre metà. Credo. Una torta e mezzo.” “Esatto. In quarta elementare hai passato settimane cercando di padro-neggiare questo concetto, ma naturalmente è di gran lunga troppo astrattoper alunni di quelletà. Presumibilmente, però, hai passato linterrogazio-ne.” “Sono sicura di sì.” “Quindi hai imparato quel tanto che bastava per superare linterroga-zione, e poi ti sei subito scordata tutto. Sai perché te lo sei scordata?” “Me lo sono scordata perché... A chi importa?” “Esatto. Te lo sei scordata per lo stesso motivo per cui ti sei scordatacome una legge viene approvata al Congresso: perché non hai nessun usoper questinformazione nella tua vita quotidiana. Le persone raramente siricordano cose che non gli servono.” “E vero.” “Quanto ti ricordi di ciò che hai studiato a scuola lanno scorso?” “Quasi nulla, credo.” “Pensi di essere diversa dai tuoi compagni in questo?” “Niente affatto.” “Quindi la maggior parte di voi non si ricorda quasi niente di ciò cheimpara a scuola da un anno allaltro.” “Esatto. Ovviamente sappiamo come leggere, scrivere e fare semplicearitmetica – la maggior parte di noi, almeno.” “Il che prova ciò che ho detto, no? Leggere, scrivere e fare semplicearitmetica sono cose che utilizzate nella vostra vita quotidiana.” “Sì, è sicuramente vero.” “Ecco una domanda interessante per te, Julie. I vostri insegnanti siaspettano che vi ricordiate tutto ciò che avete studiato lanno scorso?” “No, non credo. Si aspettano che ci ricordiamo di averne sentitoparlare. Se linsegnante dice forze di marea, si aspetta che tutti annuisca-no e dicano: Sì, le abbiamo studiate lanno scorso.” “Sai come operano le forze di marea, Julie?” “Be, so che cosa sono. Ma che gli oceani formino dei rigonfiamenti suentrambi i lati del pianeta allo stesso tempo non ha alcun senso, per quantomi riguarda.” “Ma questo non lhai detto al tuo insegnante.”
  • 96. “Naturalmente no. Credo di aver preso 97 in quel test. Mi ricordo ilvoto meglio della materia.” “Ma ora sei in grado di capire perché spendete letteralmente anni dellavostra vita a scuola imparando cose che vi dimenticate istantaneamenteappena avete passato i test.” “Lo sono?” “Lo sei. Fai un tentativo.” Feci un tentativo. “Devono darci qualcosa da fare negli anni in cuiveniamo tenuti fuori dal mercato del lavoro. E devono fare in modo chesembri importante. Deve sembrare qualcosa di davvero utile. Non possonosemplicemente lasciarci fumare e ascoltare musica per dodici anni.” “Perché no, Julie?” “Perché non sembrerebbe giusto. La sceneggiata verrebbe smascherata.Il segreto sarebbe allo scoperto. Tutti saprebbero che siamo lì solo perammazzare il tempo.” “Quando hai elencato i motivi per cui secondo la gente della vostracultura la scuola non funziona, hai detto che non riesce a preparare la genteper il mondo del lavoro. Perché pensi che sia così scadente in questo?” “Perché? Non lo so. Non sono nemmeno sicura di capire la domanda.” “Ti sto spingendo a rifletterci su come farei io.” “Oh”, dissi. Fu il massimo che riuscii a fare per circa tre minuti. Poiammisi che non avevo idea di come riflettere su questo argomento comeavrebbe fatto lui. “Che cosa pensa la gente di questo fallimento della scuola, Julie?Questo ti farà capire che cosa insegna Madre Cultura a riguardo.” “La gente pensa che la scuola sia incompetente. Ecco cosa credo chepensi.” “Prova a darmi qualcosa di cui sei più sicura.” Ci lavorai per un po e poi dissi: “I ragazzi sono pigri e le scuole sonoincompetenti e finanziate in modo inadeguato.” “Bene. Questo è proprio quello che insegna Madre Cultura. Che cosafarebbero le scuole se avessero più soldi?” “Se avessero più soldi potrebbero assumere insegnanti migliori, opagarli di più, e immagino che la teoria sia che i soldi in più spingerebberogli insegnanti a fare un lavoro migliore.” “E riguardo la pigrizia dei ragazzi?” “Parte di quel denaro verrebbe speso per comprare nuove strumentazio-ni e libri migliori e carta da parati più bella, e i ragazzi non sarebbero piùpigri come prima. Qualcosa del genere.”
  • 97. “Immaginiamo che queste scuole migliorate comincino a sfornarediplomati migliori e più competenti. Che cosa succederebbe allora?” “Non so. Credo che troverebbero lavoro più facilmente.” “Perché, Julie?” “Perché hanno capacità migliori. Sanno come fare ciò che vogliono idatori di lavoro.” “Eccellente. Quindi Johnny Smith non dovrà lavorare come cassiere inun supermercato, giusto? Potrà farsi assumere direttamente come assisten-te manager.” “Esatto.” “E questo è fantastico, vero?” “Sì, penso di sì.” “Ma sai, il fratello maggiore di Johnny Smith si è diplomato quattroanni fa, prima che le scuole migliorassero.” “Quindi?” “Anche lui è andato a lavorare in quel supermercato. Ma naturalmente,non avendo capacità particolari, ha dovuto cominciare come cassiere.” “Oh. Giusto.” “E adesso, dopo quattro anni, vuole anche lui quel lavoro di assistentemanager.” “Oh-oh”, dissi. “E poi cè Jennie Jones, unaltra diplomata migliorata. Non deveaccontentarsi di un misero lavoro da assistente contabile, può diventaredirettamente una dirigente. E questo è grandioso, vero?” “Lo è, fino a questo punto.” “Ma sua madre ha ricominciato a lavorare alcuni anni fa, e non avendocapacità particolari ha dovuto cominciare come assistente contabile. Ora èpronta a essere promossa a dirigente.” “Male.” “Quanto pensi che piaceranno alla vostra gente queste nuove scuole chepreparano la gente per lavori migliori?” “Per niente.” “Ora capisci perché la scuola fa un lavoro così scadente nel prepararegli studenti a lavorare?” “Certo. I diplomati devono cominciare dal fondo della scala.” “Quindi, come vedi, le vostre scuole stanno facendo proprio quello chevolete che facciano. La gente crede di voler vedere i figli entrare nelmercato del lavoro con capacità davvero utili, ma se lo facessero davverocomincerebbero immediatamente a competere con i loro fratelli e le loro
  • 98. sorelle maggiori e con i loro genitori per gli stessi lavori, e questo sarebbecatastrofico. E se i diplomati uscissero di scuola con capacità migliori, chistarebbe alle casse dei supermercati, Julie? Chi spazzerebbe le strade? Chipomperebbe la benzina? Chi si occuperebbe delle archiviazioni? Chicuocerebbe gli hamburger?” “Immagino che diventerebbe una questione di età.” “Vuoi dire che diresti a Johnny Smith e a Jennie Jones che non possonoavere i lavori che vogliono non perché ci sono altri più qualificati di loro,ma perché cè gente più anziana.” “Esatto.” “Ma allora che senso ha dare a Johnny e Jennie capacità che li rendonoin grado di svolgere quei lavori?” “Così le avranno quando verrà il momento di usarle.” “Come hanno acquisito queste capacità i loro genitori, i loro fratelli e leloro sorelle maggiori?” “Lavorando, immagino.” “Cioè stando alla cassa, spazzando le strade, pompando benzina,occupandosi delle archiviazioni e cuocendo hamburger.” “Sì, immagino di sì.” “E i vostri diplomati migliorati non acquisirebbero le stesse capacitàfacendo quegli stessi lavori?” “Sì.” “Allora che cosa guadagnerebbero imparandole in anticipo, dato che leimpareranno comunque lavorando?” “Immagino che non otterrebbero alcun vantaggio da questo”, dissi. “Ora vediamo se puoi dirmi perché le vostre scuole sfornano diplomatiprivi di qualunque capacità di sopravvivenza.” “Va bene... Per cominciare, Madre Cultura dice che sarebbe inutilecreare diplomati con unalta capacità di sopravvivenza.” “Perché, Julie?” “Perché non ne hanno bisogno. I popoli primitivi ne hanno bisogno,certo, ma non la gente civilizzata. Sarebbe uno spreco di tempo per loroimparare come sopravvivere da soli.” Ishmael mi disse di continuare. “Immagino che se stessi conducendo tu questa conversazione, michiederesti che cosa succederebbe se cominciassimo a produrre diplomaticon una percentuale di sopravvivenza pari al cento percento.” Annuì. Rimasi seduta a rifletterci. “La prima cosa che ho pensato è che cerche-
  • 99. rebbero di trovare lavoro come guide forestali o cose simili. Ma è unastupidaggine. Il punto è che se avessero una percentuale di sopravvivenzapari al cento percento non avrebbero bisogno di lavorare.” “Vai avanti.” “Chiudere il cibo sotto chiave non li terrebbe più prigionieri. Sarebberofuori. Sarebbero liberi!” Ishmael annuì nuovamente. “Naturalmente alcuni di loro sceglierebbe-ro di restare indietro – ma sarebbe una loro scelta. Oso supporre che unDonald Trump o un George Bush o uno Steven Spielberg non avrebberoalcuna voglia di lasciarsi indietro la prigione Prendi.” “Scommetto che sarebbero più di alcuni. Scommetto che metà rimar-rebbe.” “Vai avanti. Cosa accadrebbe allora?” “Anche se metà rimanesse, le porte sarebbero aperte. La gente neuscirebbe a frotte. Molti rimarrebbero, ma molti se ne andrebbero.” “Vuoi dire che a molti di voi trovarsi un lavoro e lavorare fino allapensione non sembra lideale.” “Certamente no”, dissi. “Quindi ora sai perché le vostre scuole producono diplomati senzaalcuna capacità di sopravvivenza.” “Infatti. Dato che non hanno capacità di sopravvivenza, sono costrettiad entrare nelleconomia Prendi. Anche se preferirebbero evitarlo, nonpossono.” “Ancora una volta, la cosa essenziale da notare è che nonostante levostre lamentele, le vostre scuole stanno facendo esattamente quello chevolete che facciano, ossia produrre lavoratori che non hanno altra scelta senon entrare nel vostro sistema economico, smistati in varie destinazioni. Idiplomati di scuola superiore sono generalmente destinati a lavori dacolletto blu. Possono essere intelligenti e talentuosi quanto i laureati, manon lhanno dimostrato sopravvivendo ad altri quattro anni di studi – studiche per la maggior parte non sono più utili dei precedenti dodici. Tuttavia,una laurea permette laccesso a lavori da colletti bianchi che sono general-mente fuori portata per i diplomati di scuola superiore. “Ciò che i lavoratori da colletto blu o bianco apprendono nei loro studinon importa molto – né sul lavoro né nella loro vita privata. Molti, moltipochi di loro dovranno mai dividere due frazioni tra di loro, fare lanalisigrammaticale di una frase, sezionare una rana, criticare una poesia, dimo-strare un teorema, discutere delle politiche economiche di Jean-BaptisteColbert, definire la differenza tra sonetti spenseriani e shakesperiani,
  • 100. descrivere come una legge viene approvata al Congresso o spiegare perchégli oceani formano dei rigonfiamenti ai lati opposti del pianeta a causadelle forze di marea. Quindi se completano gli studi senza sapere questecose non importa minimamente. Fanno eccezione i medici, gli avvocati, gliscienziati e gli studiosi, che devono usare nella vita reale quello che impa-rano alluniversità, quindi per questa piccola percentuale della popolazionela scuola fa davvero qualcosa a parte tenerla fuori dal mercato del lavoro. “Linganno di Madre Cultura qui è che la scuola esista per soddisfare ibisogni delle persone. In realtà esiste per soddisfare i bisogni della vostraeconomia. La scuola produce diplomati e laureati che non possono viveresenza lavorare ma non hanno capacità lavorative di alcun tipo, e questosoddisfa i bisogni della vostra economia alla perfezione. Ciò che si puòosservare al lavoro nella vostra scuola non è un difetto del sistema, ma unsuo requisito, e la scuola lo soddisfa con unefficienza vicina al centopercento.” “Ishmael”, dissi, incontrando il suo sguardo. “Hai capito tutto questo dasolo?” “Sì, dopo vari anni, Julie. Penso molto lentamente.” Confusione scolastica II. Ishmael mi chiese se avevo osservato crescere dei fratelli o delle sorelleminori, e gli risposi di no. “Allora non puoi sapere per esperienza che i bambini piccoli sono lepiù potenti macchine da apprendimento delluniverso conosciuto. Impara-no senza fatica ogni lingua che viene parlata nella casa in cui crescono.Nessuno deve farli sedere in classe e costringerli a studiare grammatica evocaboli. Non fanno compiti, non hanno verifiche, non hanno voti. Impa-rare il loro linguaggio nativo non è affatto un problema per loro, perché èimmensamente e immediatamente utile e gratificante. “Tutto ciò che si impara in quegli anni è immensamente e immediata-mente utile e gratificante, anche se si tratta solo di imparare a gattonare, oa costruire una torre di mattoncini, o a percuotere una pentola con uncucchiaio, o a farsi ronzare le orecchie con uno strillo penetrante. Lap-prendimento dei bambini piccoli è limitato solo da ciò che possono vedere,udire, annusare e toccare. Questo impulso allapprendimento continuaanche quando entrano allasilo, almeno per un po. Ti ricordi le cose chehai imparato allasilo?” “No, non posso dire di ricordarmele.”
  • 101. “Queste sono cose che Rachel ha imparato ventanni fa, ma dubito chesiano molto differenti oggi. Ha imparato i nomi dei colori primari esecondari – rosso, blu, giallo, verde e così via. Ha imparato i nomi delleforme geometriche basilari – quadrati, cerchi, triangoli. Ha imparato aleggere lora. Ha imparato i giorni della settimana. Ha imparato a contare.Ha imparato i diversi valori del denaro – centesimi, nichelini, dollari e cosìvia. Ha imparato i mesi e le stagioni dellanno. Queste sono cose ovvie chechiunque imparerebbe anche senza andare a scuola, ma sono comunqueutili e gratificanti da conoscere, quindi la maggior parte dei bambini nonha alcuna difficoltà a impararle allasilo. Dopo aver ripassato tutto questoal primo anno, Rachel imparò addizioni e sottrazioni e padroneggiò le basidella lettura (per quanto in realtà fosse in grado di leggere da quandoaveva quattro anni). Di nuovo, i bambini trovano queste cose generalmenteutili e gratificanti. Non intendo esaminare lintero corso di studi in questomodo. Quello che voglio chiarire è che una volta arrivati in terzaelementare, la maggior parte dei bambini padroneggia ciò di cui i cittadinihanno bisogno per funzionare nella vostra cultura, ossia: leggere, scriveree far di conto. Queste sono capacità che perfino a sette o otto anni ibambini utilizzano e si divertono a usare. Centocinquantanni fa questa eraleducazione basilare dei cittadini. Gli anni dalla quarta elementare al liceosono stati aggiunti in seguito per tenere i giovani fuori dal mercato dellavoro, e le cose insegnate in questi anni sono quelle che la maggior partedegli studenti non trova né utili né gratificanti. Addizioni, sottrazioni,moltiplicazioni e divisioni di numeri frazionari sono un esempio di questecose. Nessun bambino (e pochissimi adulti) ha mai occasione di usarle, maerano disponibili per essere aggiunte al corso di studi, quindi lo sono state.Richiedono mesi e mesi di tempo e questo va benissimo, dato che lo scopoè di occupare il tempo degli studenti. Hai nominato altre materie, comeeducazione civica e scienze della terra, che permettono di consumaremolto tempo. Mi ricordo che Rachel dovette imparare a memoria lecapitali degli stati per una materia o per laltra. Il mio esempio preferito diquesta tendenza mi viene da quando era in terza media. Le insegnarono acompilare un modulo per le tasse, qualcosa di cui non avrebbe avutobisogno nella vita reale per almeno cinque anni, quando ormai si sarebbeovviamente dimenticata del modulo, che comunque a quel punto sarebbestato molto diverso. E naturalmente ogni bambino passa anni a studiare lastoria – nazionale, mondiale, antica, medievale e moderna – di cui conser-va circa luno percento.” “Avrei pensato che approvassi lo studio della storia”, dissi.
  • 102. “Lo approvo eccome. Approvo lo studio di tutto, perché i bambinivogliono sapere tutto. Ciò che i bambini vogliono disperatamente sapere ècome le cose sono arrivate a essere così – ma nessuno nella vostra culturapenserebbe di insegnarglielo. Invece sono sommersi da dieci milioni dinomi, date e fatti che devono sapere, ma che scompaiono dalle loro mentinon appena non servono più per passare la verifica. E come passare untesto medico di mille pagine a un bambino di quattro anni che vuole sapereda dove vengono i bambini.” “Già, è proprio vero.” “Tu qui, in questa stanza, stai imparando la storia che ti interessadavvero. Non è così?” “Sì.” “Te la scorderai mai?” “No. Non è possibile.” “I bambini impareranno sempre qualunque cosa vogliano imparare.Falliranno nellimparare come ottenere le percentuali in classe, ma impare-ranno senza fatica come ottenere le medie di battuta (che naturalmentesono solo percentuali) a baseball. Non riusciranno a imparare le materiescientifiche in classe, ma lavorando ai loro computer sconfiggeranno senzaproblemi i sistemi di sicurezza più sofisticati del mondo.” “Vero, vero, vero.” “Se tieni docchio le riviste, i giornali o i programmi televisivi giusti,vedrai parlare almeno una volta a settimana di qualche nuovo programmavolto a migliorare le vostre scuole. Quello che la gente intende permigliorare è farle funzionare per le persone invece di farle agire perdodici anni come centri di detenzione che poi rilasciano individui privi dicapacità nel mercato del lavoro. Per creare qualcosa che funzioni per lepersone, la gente della vostra cultura crede di dover inventare qualcosa dalnulla. Non le viene in mente che forse sta cercando di reinventare la ruota.In caso questa espressione ti risulti nuova, reinventare la ruota significasforzarsi molto per arrivare a uninnovazione che in realtà è stata fattamolto tempo fa. “Tra i popoli tribali, il sistema educativo funziona così bene che nonrichiede alcuno sforzo da parte di nessuno, non infligge alcuna sofferenzaagli studenti e produce individui perfettamente addestrati a prendere il loroposto nella loro particolare società. Definirlo un sistema sarebbe impro-prio, comunque, se ci si aspetta di vedere edifici enormi pattugliati daguardie e da supervisori, sotto la direzione di consigli scolastici locali eregionali. Non esiste nulla del genere. Il sistema è completamente
  • 103. invisibile e immateriale, e se chiedessi a un popolo tribale di descrivertelonon capirebbero nemmeno di che stai parlando. “Leducazione tra di loro avviene continuamente e senza fatica, il chesignifica che non ne sono consapevoli più di quanto noi siamo consapevolidella gravità. Leducazione tra di loro avviene continuamente e senza faticacome in una casa dove cè un bambino di tre anni. A meno di non confinar-lo in un lettino o in un box, non cè semplicemente modo di impedirgli diimparare. Un bambino di tre anni è una macchina da domande con millebraccia che esplorano ovunque. Deve toccare tutto, annusare tutto, assag-giare tutto, girare tutto sottosopra, vedere che aspetto ha a mezzaria,provare che sensazione dà se ingoiato o premuto contro lorecchio. Ilbambino di quattro anni non è meno assetato di conoscenza, ma non devepiù ripetere gli esperimenti del bambino di tre anni. Ha già toccato,annusato, assaggiato, girato sottosopra, lanciato e ingoiato tutto ciò che gliserviva. E pronto ad andare avanti – così come il bambino di cinque anni,quello di sei, quello di sette, quello di otto, quello di nove, quello di dieci ecosì via. Ma non gli viene permesso di farlo nella vostra cultura. Sarebbetroppo disordinato. Dai cinque anni di età, il bambino deve essere limitato,confinato e costretto a imparare non ciò che vuole ma quello che i vostriprogrammi ministeriali dicono che deve imparare, allo stesso ritmo di tuttigli altri bambini della sua età. “Questo non avviene nelle società tribali. Nelle società tribali, ilbambino di tre anni è libero di esplorare il mondo circostante finché vuole,e lo esplora sempre più man mano che cresce. Non ci sono semplicementemuri che chiudano il bambino dentro o fuori a nessuna età, nessuna portachiusa. Non esiste unetà a cui dovrebbe imparare una certa cosa. Néqualcuno penserebbe mai di stabilire una cosa simile. Ogni cosa fatta dagliadulti è affascinante per un bambino, e inevitabilmente prima o poi vorràprovare a farla anche lui, non necessariamente lo stesso giorno diqualunque altro bambino, né la stessa settimana o lo stesso anno. Questoprocesso, Julie, non è culturale ma genetico. Intendo dire che i bambininon imparano a imitare i loro genitori. Come potrebbe essere insegnatauna cosa simile? I bambini imitano istintivamente i loro genitori. Nasconocon la voglia di imitarli, esattamente come le anatre nascono con la vogliadi seguire la prima cosa che vedono muoversi, solitamente la loro madre. Equesto istinto continua a essere attivo nel bambino... Fino a quando,Julie?” “Cosa?” “Il bambino vuole imparare ogni singola cosa che i suoi genitori fanno,
  • 104. ma questo impulso alla fine scompare. Quando?” “Signore. Come potrei saperlo?” “Lo sai perfettamente, Julie. Questo impulso scompare con la pubertà.” “Accidenti”, dissi. “Lo fa davvero.” “Linizio della pubertà segnala la fine dellapprendistato del bambino.Segnala la fine stessa dellinfanzia. Di nuovo, questa non è una faccendaculturale, è genetica. Nelle società tribali, il giovane pubescente vieneconsiderato pronto per la sua iniziazione alletà adulta – e deve esserviiniziato. Non ci si può più aspettare che questa persona voglia imitare gliadulti. Quellimpulso è svanito e quella fase della sua vita è conclusa. Nellesocietà tribali attuano cerimonie per riconoscere questo fatto, cosicché siaben chiaro a tutti. Ieri queste persone erano bambini. Oggi sono adulti. Equesto è tutto. “Il fatto che questa trasformazione sia genetica è dimostrato dal vostrostesso fallimento di abolirla attraverso mezzi culturali – legislazioni ededucazione. In effetti, avete creato una legge che estende linfanzia per unperiodo di tempo imprecisato e avete ridefinito letà adulta come unprivilegio morale che alla fine può essere solo autoconferito, su basituttaltro che chiare. Nelle società tribali, gli individui vengono resi adulticome i vostri presidenti sono resi tali, e non dubitano di essere adulti più diquanto George Bush dubiti di essere il presidente. La maggior parte degliadulti della vostra cultura, invece, non è mai del tutto sicura di quando hasuperato quel limite – o perfino se sia mai riuscita a superarlo.” “Sembra essere così”, dissi. “Penso che tutto questo abbia qualcosa ache vedere con le bande.” “Ma certo. Puoi capirlo da te, sono sicuro.” “Direi che i ragazzi nelle bande si stanno ribellando alla legge cheestende linfanzia per un periodo imprecisato.” “Lo stanno facendo, anche se non consapevolmente. Trovano sempli-cemente insopportabile vivere sotto questa legge, trovano intollerabile chevenga chiesto loro di negare limpulso genetico che dice loro che sonoadulti. Ovviamente, le bande compaiono solo in gruppi relativamentesvantaggiati. Altri gruppi sono ricompensati abbastanza da essere dispostia rimandare i privilegi delletà adulta per qualche anno. Sono i ragazzi chenon ottengono alcuna ricompensa per questo – almeno nessuna di cuiimporti loro – che finiscono nelle bande.” “Già, è vero.” “Ci ho portati leggermente fuori dai binari qui. Volevo mostrarti unmodello educativo che funziona per le persone. Funziona molto semplice-
  • 105. mente, senza costi, senza sforzi, senza amministrazione di alcun tipo. Ibambini vanno semplicemente dove vogliono e passano il tempo conchiunque vogliano per imparare ciò che vogliono quando vogliono.Leducazione non è uguale per tutti i bambini. Perché diamine dovrebbe?Lidea non è che tutti i bambini ricevano lintera eredità, ma che la ricevaogni generazione. Ed è ricevuta, senza eccezioni; questo è dimostrato dalfatto che la società continua a funzionare, generazione dopo generazione,cosa che non potrebbe fare se la sua eredità non venisse trasmessafedelmente e completamente, generazione dopo generazione. “Ovviamente molti dettagli vengono lasciati indietro da una generazio-ne allaltra. I pettegolezzi non fanno parte delleredità culturale. Eventi dicinquecento anni fa non sono ricordati come eventi accaduti cinquantannifa. Eventi di cinquantanni fa non sono ricordati come eventi dellannoscorso. Ma tutti capiscono che qualunque cosa non venga trasmessa allagenerazione più giovane è perduta, completamente e irrevocabilmente. Elessenziale viene sempre trasmesso, proprio perché è essenziale. Peresempio, le tecniche di costruzione degli utensili che sono necessarie ognigiorno non possono andare perdute – proprio perché vengono usate quoti-dianamente e i bambini le imparano come i bambini della vostra culturaimparano come usare il telefono e il telecomando. Gli scimpanzé moderniimparano come preparare e utilizzare rametti per pescare formiche dentroi formicai. Laddove questa pratica è in uso viene trasmessa senza fallo,generazione dopo generazione. Il comportamento non è genetico, ma lacapacità di impararlo lo è.” Dissi ad Ishmael che sembrava si stesse sforzando molto per direqualcosa che non riuscivo a cogliere. Con mia grande sorpresa, afferròimprovvisamente un gambo di sedano e lo morse con un suono simile a uncolpo di pistola. Lo masticò per un attimo prima di continuare. “Una volta, unanziana e onorevole anatra aliazzurre di nome Titiconvocò tutti gli altri anziani in una grande conferenza che si sarebbetenuta sullIsola di Wight nel Canale della Manica. Quando furono tuttiarrivati ed ebbero preso posto, unanatra leggermente meno celebre dinome Ooli si fece avanti per fare delle affermazioni introduttive. “Sono sicuro che tutti sapete chi è Titi, cominciò, ma in caso non losappiate, ve lo dirò io. Titi è senza dubbio il più grande scienziato dellanostra epoca e la maggiore autorità al mondo in campo di migrazioniaviarie, che ha studiato più a lungo e approfonditamente di chiunque altronella storia delle anatre, aliazzurre o meno. Non so perché ci abbiachiamati tutti qui oggi, ma non dubito che abbia degli eccellenti motivi. E
  • 106. con questo, Ooli passò la parola a Titi. “Titi arruffò un po le penne per avere lattenzione di tutti, poi disse:Sono qui oggi per portare alla vostra attenzione una fondamentale innova-zione nelleducazione dei nostri figli. Be, Titi di sicuro guadagnòlattenzione di tutti con questo annuncio, e fu inondato di domande da partedi anatre che volevano sapere che cosa cera di sbagliato con i metodieducativi che avevano funzionato per le anatre aliazzurre per più genera-zioni di quanto chiunque di loro potesse contare. “Comprendo la vostra indignazione, replicò Titi quando finalmenteriuscì a calmarli. Ma perché capiate ciò che intendo dire dovrete primaaccettare che io sono molto diverso da voi. Come ha detto il mio vecchioamico Ooli, io sono la maggiore autorità mondiale sulla migrazioneaviaria. Questo significa che ho una profonda comprensione teorica delprocesso che tutti voi vi limitate a sperimentare in modo inconsapevole enon ragionato. In parole molto semplici, in primavera e in autunno di ognianno voi sperimentate una sorta di irrequietezza che alla fine viene placataprendendo il volo in una direzione o nellaltra sopra il Canale dellaManica. Non è così? “Tutti i suoi ascoltatori dovettero concordare che le cose stavano così, eTiti continuò. Non dubito che la vostra vaga sensazione di irrequietezzariesca a farvi mettere in movimento, ma non vorreste che le vite dei vostrifigli fossero guidate da qualcosa di più affidabile? “Quando gli venne chiesto di spiegare cosa intendesse, disse: Sefaceste il tipo di osservazioni dettagliate che viene fatto da scienziati comeme, sapreste quanto spesso tergiversate per una settimana o dieci giorni,facendo una falsa partenza dopo laltra, svolazzando qui e là, cominciandoa migrare seriamente e poi facendo dietrofront dopo cinque, dieci o perfinoventi miglia. Sapreste quanti di voi compiono lintera migrazione... Nelladirezione sbagliata! “Le anatre che lo ascoltavano agitarono nervosamente le ali e arruffaro-no le penne per nascondere limbarazzo. Sapevano che ciò che Titi stavadicendo era assolutamente vero (e infatti lo è – non solo per le anatre maper gli uccelli migratori in generale), ma erano mortificati dallapprendereche questo comportamento negligente era stato notato da qualcuno.Chiesero che cosa avrebbero potuto fare per migliorare le loro prestazioni. “Dobbiamo rendere i nostri figli consapevoli degli elementi checompongono una migrazione ideale. Dobbiamo prepararli a osservare lecondizioni rilevanti e a calcolare il momento ottimale per la partenza. “Ma sembra che lei, in quanto scienziato, sia già in grado di farlo,
  • 107. disse uno dei suoi ascoltatori. Non potrebbe semplicemente dirci leiquando migrare? “Sarebbe immensamente stupido, replicò Titi. Non posso essereovunque contemporaneamente, non posso fare io tutti i calcoli. Voi stessidovete fare questi calcoli dove vi trovate, riferendovi alle condizionispecifiche che affrontate individualmente. “Non è facile udire unanatra gemere in circostanze ordinarie, ma quellostormo produsse un gemito spettacolare nelludire queste parole. Ma Titicontinuò, dicendo: Andiamo, non è tanto difficile. Dovete semplicementecapire che migrare è un vantaggio quando lidoneità del vostro attualehabitat è inferiore a quella dellhabitat di destinazione moltiplicata per ilcosiddetto fattore migrativo, che è solo una misura di quanto la porzionedel vostro successo riproduttivo che è sotto il vostro controllo consapevolediminuirebbe dopo la migrazione. Mi rendo conto che possa sembrarvicomplicato adesso, ma alcune definizioni e formule matematiche ve lorenderanno perfettamente comprensibile. “Be, queste anatre erano perlopiù uccelli ordinari, e non avrebbero maipotuto neanche immaginare di contraddire unautorità così celebre erispettata, che chiaramente sapeva molto di più sulla migrazione dichiunque di loro. Sentirono di non poter fare altro che collaborare a unpiano ovviamente progettato per il loro bene. Presto cominciarono apassare lunghi pomeriggi con i loro piccoli, cercando di comprendere espiegare concetti come schemi di volo, meccanismi di navigazione, gradidi ritorno, di dispersione e di convergenza. Invece di giocare, la mattina ipiccoli studiavano calcolo, uno strumento matematico sviluppato neldiciassettesimo secolo da due famose anatre aliazzurre di nome Leibniz eNewton che permette di gestire le differenziazioni e le integrazioni difunzioni di una o più variabili. Entro pochi anni, ogni anatroccolo dovetteessere in grado di calcolare le variabili di migrazione sia delle migrazionifacoltative che di quelle obbligatorie. Condizioni meteorologiche, direzio-ne e velocità del vento, perfino peso e percentuale di grasso corporeo. “I fallimenti iniziali del nuovo sistema educativo furono spettacolari manon inaspettati. Titi aveva previsto che il successo migratorio sarebbe statopiù basso del solito nei primi cinque anni, ma che avrebbe raggiunto e poisuperato la norma entro altri cinque anni. In ventanni, aveva detto, piùanatre avrebbero migrato più efficacemente che mai prima. Ma quando leanatre alla fine ricominciarono a migrare normalmente, si scoprì che lamaggior parte stava fingendo di fare i calcoli – in realtà stavano sempli-cemente seguendo il loro istinto, adattando i calcoli al comportamento
  • 108. anziché il comportamento ai calcoli. Quando vennero create delle nuovesevere regole per prevenire questo tipo di imbrogli, la percentuale disuccesso migratorio calò drasticamente. Alla fine si decise che i genitorinon erano abbastanza qualificati per insegnare ai loro figli qualcosa dicomplesso come la scienza migratoria. Si trattava di qualcosa che solo iprofessionisti potevano padroneggiare. Gli anatroccoli vennero quindiprelevati dal nido giovanissimi e affidati a una nuova categoria dispecialisti, che li organizzarono in unità brutalmente competitive, impo-nendo loro obiettivi elevati, test standardizzati e una severa disciplina. Cisi aspettava una certa ostilità per questo nuovo sistema, e infatti si presentòpuntualmente, sotto forma di assenteismo cronico, rabbia, depressione esuicidi tra i giovani. Nuovi gruppi di guardie, ufficiali contro lassentei-smo, psicoterapeuti e consulenti si sforzarono di tenere la situazione sottocontrollo, ma in breve i membri dello stormo cominciarono a disperdersicome gli inquilini di un palazzo in fiamme (Titi e Ooli non erano folli alpunto da credere di poter mantenere lo stormo insieme con la forza). “Dopo che i due vecchi amici guardarono gli ultimi membri dellostormo allontanarsi nel cielo, Ooli scosse la testa e chiese dove avevanosbagliato. Titi arruffò le penne con fare irritato e disse: Abbiamo sbagliatonel trascurare una grande verità, ossia che le anatre sono stupide e pigre, eperfettamente soddisfatte di rimanerlo.” “I problemi della migrazione – quando partire, da che parte andare,quanto lontano, quando fermarsi – sono di gran lunga troppo complessi perqualunque computer, ma vengono continuamente risolti non solo dacreature con cervelli relativamente grandi come uccelli, tartarughe, renne,orsi, salamandre e salmoni, ma anche da pidocchi delle piante, afidi, vermiacquatici, zanzare, elateridi e lumache. Non hanno bisogno di venireistruiti per farlo. Capisci?” “Ma certo che capisco.” “Milioni di anni di selezione naturale hanno prodotto creature capaci dirisolvere questi problemi in un modo rapido e rozzo che non è perfetto mache in effetti funziona, perché – udite! – queste creature sono qui. Allostesso modo, milioni di anni di selezione naturale hanno prodotto esseriumani che nascono con un insaziabile desiderio di imparare tutto ciò che iloro genitori conoscono e che hanno capacità di apprendimento oltre ogniimmaginazione. I bambini che crescono in una casa in cui vengono parlatequattro lingue le impareranno tutte perfettamente e senza alcuna fatica nelgiro di mesi. Non hanno bisogno di venire istruiti in questo. Ma in dueanni...”
  • 109. Alzai una mano. “Lascia che ti aiuti, Ishmael. Penso di aver afferrato. Ibambini impareranno tutto ciò che vogliono imparare, tutto ciò che trovanoutile. Ma per far loro imparare cose che non considerano utili, dobbiamospedirli a scuola. Ecco perché ci servono le scuole. Ci servono per costrin-gere i bambini a imparare cose per loro del tutto inutili.” “Che in realtà non imparano.” “Che in realtà, quando è tutto finito e lultima campanella suona, nonhanno imparato.” Descolarizzare il mondo. “Ma”, continuai, “tu non pensi davvero che il sistema originariofunzionerebbe nel mondo moderno, vero?” Ishmael ci rifletté per un po, poi disse: “Le vostre scuole funzionereb-bero perfettamente se... Cosa, Julie?” “Se le persone fossero migliori. Se gli insegnanti fossero tutti brillanti ei ragazzi tutti attenti, obbedienti, disciplinati e abbastanza lungimiranti dasapere che imparare tutto ciò che gli viene insegnato a scuola sarebbedavvero un bene per loro.” “Ma avete scoperto che la gente non diventerà migliore, e non sieteriusciti a trovare un modo per renderla migliore. Quindi cosa fate invece?” “Spendiamo soldi.” “Sempre più soldi. Perché non potete migliorare la gente, ma potetesempre spendere più soldi.” “Esatto.” “Come chiameresti un sistema che funzionerebbe solo se tutti fosseromigliori di quanto le persone siano mai state?” “Non lo so. Cè un nome particolare per una cosa simile?” “Come si chiama un sistema costruito sul presupposto che i suoimembri saranno migliori di quanto la gente sia mai stata? Tutti in questosistema saranno generosi, sensibili, compassionevoli, altruisti, obbedienti epacifici. Che tipo di sistema è questo?” “Utopistico?” “Utopistico, esatto, Julie. Tutti i vostri sistemi sono sistemi utopistici.La democrazia sarebbe il Paradiso... Se la gente fosse migliore di quantosia mai stata. Naturalmente anche il comunismo sovietico sarebbe stato ilParadiso, se la gente fosse stata migliore di quanto fosse mai stata. Ilvostro sistema giudiziario funzionerebbe alla perfezione, se solo la gentefosse migliore di quanto sia mai stata. E naturalmente le vostre scuolefunzionerebbero perfettamente alla stessa condizione.”
  • 110. “Quindi? Non sono sicura di dove vuoi arrivare.” “Ti sto restituendo la tua stessa domanda, Julie. Pensi davvero che ilvostro sistema scolastico utopistico funzionerà per il mondo moderno?” “Capisco cosa intendi. Il sistema che abbiamo non funziona. Eccettoche come un meccanismo che tiene i giovani fuori dal mercato del lavoro.” “Il sistema tribale è un sistema che funziona per le persone come sonodavvero, non per come si vorrebbe che fossero. E un sistema prettamentepratico che ha funzionato perfettamente per le persone per centinaia dimigliaia di anni, ma apparentemente vi sembra bizzarro pensare chefunzionerebbe anche per voi, ora.” “E solo che non vedo come potrebbe funzionare. Come potremmofarlo funzionare.” “Prima di tutto, dimmi per che cosa il vostro sistema funziona e per checosa non funziona.” “Il nostro sistema funziona per gli affari ma non per le persone.” “E che cosa stai cercando adesso?” “Un sistema che funzioni per le persone.” Ishmael annuì. “Durante i primi anni di vita dei vostri figli, il vostrosistema è indistinguibile da quello tribale. Non fate altro che interagire coni vostri bambini in un modo reciprocamente soddisfacente e piacevole, epermettete loro di esplorare la casa – per la maggior parte. Non li lasciatedondolarsi appesi al lampadario o infilare forchette nelle prese di corrente,ma a parte questo sono liberi di esplorare quello che vogliono. A quattro ocinque anni i bambini vogliono esplorare più lontano, e alla maggior parteviene permesso di farlo, entro le immediate vicinanze della loro casa. Gliviene permesso di visitare altri bambini in fondo al corridoio o alla portaaccanto. A scuola, questi sarebbero studi sociali. A questo punto, i bambinicominciano a imparare che non tutte le famiglie sono identiche. Sidifferenziano in membri, abitudini e stile. A questo punto, nel vostrosistema, i bambini vengono mandati a scuola, dove tutti i loro movimentisono controllati per la maggior parte delle loro ore da svegli. Manaturalmente questo non avviene nel sistema tribale. A sei o sette anni, ibambini cominciano a differenziarsi nettamente per i loro interessi. Alcunicontinueranno a restare vicino a casa, altri...” Io stavo agitando la mano. “Come impareranno a leggere?” “Julie, per centinaia di migliaia di anni i bambini sono riusciti aimparare le cose che volevano e avevano bisogno di imparare. Non sonocambiati.” “Sì, ma come impareranno a leggere?”
  • 111. “Impareranno a leggere nello stesso modo in cui hanno imparato avedere: stando insieme a persone che vedevano. Nello stesso modo in cuihanno imparato a parlare: stando insieme a persone che parlavano. In altreparole, impareranno a leggere stando insieme a persone capaci di leggere.So che hai imparato a non avere alcuna fiducia in questo procedimento. Soche ti è stato insegnato che si tratta di qualcosa che è meglio lasciare aiprofessionisti, ma in realtà i professionisti hanno una percentuale disuccesso molto dubbia. Ricordati che in un modo o nellaltro, la gente dellavostra cultura ha imparato a leggere per migliaia di anni senza deiprofessionisti che glielo insegnassero. Il punto è che i bambini checrescono in case in cui la gente legge, crescono leggendo.” “Già, ma non tutti i bambini crescono in case in cui la gente legge.” “Immaginiamo, per amor di discussione, che un bambino cresca in unacasa dove le istruzioni sulle scatole di cibo non vengono lette, dove imessaggi sullo schermo della televisione non vengono letti, dove lebollette del telefono non vengono lette, dove i genitori sono totalmente,completamente analfabeti, tanto da non poter nemmeno distinguere tra unabanconota da un dollaro e una da cinque.” “Va bene.” “Alletà di quattro anni, il bambino comincia a espandere i suoiorizzonti. Vogliamo immaginare che anche tutti i suoi vicini sianototalmente analfabeti? Credo che sia unesagerazione, ma facciamolocomunque. A cinque anni, il bambino estende il suo raggio dazione ancoradi più, e credo che sia davvero troppo supporre che il suo intero quartieresia completamente illetterato. E circondato, bombardato da messaggiscritti – che sono tutti comprensibili per la gente intorno a lui, soprattuttoper i suoi pari, che non sono affatto esitanti nel vantarsi della lorosuperiore conoscenza. Potrà non imparare a leggere immediatamente a unlivello da diplomato, ma a quelletà nelle vostre scuole starebbe comunqueancora imparando le basi. Impara abbastanza. Impara ciò che gli servesapere. Senza dubbio, Julie, sono convinto che lo farebbe. Sono convintoche riuscirebbe a fare ciò che i bambini umani hanno fatto senza sforzo percentinaia di migliaia di anni. E quello che gli serve al momento è essere ingrado di fare tutto ciò che i suoi compagni di gioco sanno fare.” “Sì, non fatico a crederci.” “A sei o sette anni, man mano che lorizzonte del bambino continua aespandersi, vorrà avere un po di soldi in tasca, come i suoi amici. Nonavrà bisogno di andare a scuola per imparare la differenza tra centesimi enichelini. E apprenderà addizioni e sottrazioni con la stessa facilità con cui
  • 112. respira, non perché è bravo in matematica ma perché gli serve impararle,man mano che si addentra sempre più nel mondo. “I bambini sono universalmente affascinati dal lavoro che i lorogenitori fanno fuori casa. Nel nostro nuovo sistema tribale, i genitoricomprenderanno che includere i loro figli nelle loro vite lavorative èunalternativa allo spendere decine di miliardi di dollari ogni anno inscuole che fondamentalmente non sono altro che centri di detenzione. Nonstiamo parlando di trasformare i bambini in apprendisti – quello è qualcosadi interamente diverso. Stiamo solo dando loro libero accesso a ciò chevogliono sapere, e tutti i bambini vogliono sapere che cosa fanno i lorogenitori quando escono di casa. Quando vengono lasciati liberi in unufficio, i bambini fanno ciò che avevano fatto a casa: rovistano ovunque,ispezionano ogni armadietto e naturalmente imparano come far funzionareogni macchinario, dalla spillatrice alla copiatrice, dal distruggidocumential computer. E se ancora non sanno leggere, lo impareranno sicuramenteadesso, perché possono fare molto poco in un ufficio senza saper leggere.Questo non significa che ai bambini verrebbe proibito di essere daiuto.Nulla dà più soddisfazione a un bambino di questetà che sentire di stareaiutando mamma e papà – e di nuovo, questo non è un comportamentoappreso, è genetico. “Nelle società tribali, è dato per scontato che i bambini voglianolavorare insieme agli adulti. Il circolo lavorativo è anche quello sociale.Non sto parlando di sfruttarli come manodopera, non avvengono cosesimili nelle società tribali. Non ci si aspetta che i bambini si comportinocome operai disciplinati, timbrando il cartellino ogni giorno. Comepossono imparare a fare qualcosa se non viene loro permesso di farlo? “Ma i bambini esauriranno in fretta le possibilità offerte dal luogo dilavoro dei loro genitori, specialmente se è uno dove vengono svoltesempre le stesse operazioni. Nessun bambino rimarrà affascinato dallimpi-lare lattine in un negozio per molto tempo. Il resto del mondo è lì fuori, ela nostra supposizione è che nessuna porta sia chiusa per loro. Immaginacosa un dodicenne portato per la musica potrebbe imparare in uno studio diregistrazione. Immagina cosa un dodicenne con un interesse per glianimali potrebbe imparare in uno zoo. Immagina cosa un dodicenneportato per la pittura potrebbe imparare nello studio di un artista.Immagina cosa un dodicenne portato per le esibizioni potrebbe imparare inun circo. “Ovviamente le scuole non verrebbero proibite, ma le uniche cheattirerebbero studenti sarebbero quelle che li attraggono anche adesso –
  • 113. scuole di belle arti, di musica e ballo, di arti marziali, e così via. Anche lescuole dedicate a studi letterari, scientifici o professionali attirerebberosenza dubbio studenti più grandi. La cosa importante da notare è chenessuna di queste scuole è un semplice centro di detenzione. Sono tuttevolte a conferire agli studenti conoscenze che desiderano e che userannodavvero. “Credo che unobiezione comune a questo punto sia che un sistemaeducativo simile non produrrebbe studenti completi, competenti in ognicampo. Ma questa obiezione non fa che confermare la mancanza di fiduciadella vostra cultura nei vostri stessi figli. Dando loro libero accesso a tuttonel vostro mondo, i bambini non diventerebbero educativamente comple-ti? Credo che lidea sia assurda. Diventerebbero completi quando vorreb-bero esserlo, e non si presupporrebbe che leducazione debba finire adiciotto o ventidue anni. Perché dovrebbe? Queste età diventerebberoeducativamente insignificanti. E in effetti sembra che molte poche personevogliano diventare uomini e donne del Rinascimento. Perché dovrebberovolerlo essere? Se sei soddisfatto di conoscere esclusivamente la chimica ola lavorazione del legno o linformatica o lantropologia forense, sono soloaffari tuoi. Ogni specializzazione esistente in qualche modo riesce atrovare delle persone in ogni generazione che vogliono studiarla. Non homai sentito di alcuna branca di studi che sia sparita per mancanza dicandidati ansiosi di approfondirla. In un modo o nellaltro, ognigenerazione produce alcune persone che bramano di studiare lingue morte,che sono affascinate dagli effetti che le malattie hanno sul corpo umano,che sono avide di conoscere i dettagli del comportamento dei ratti – equesto rimarrebbe vero con il sistema tribale come lo è attualmente con ilvostro. “Ma naturalmente avere i figli sul luogo di lavoro ridurrebbe grave-mente la produttività e lefficienza. Per quanto spedire i bambini in centridi detenzione sia terribile per loro, è indubbiamente ottimo per gli affari. Ilsistema che ho descritto non verrà mai utilizzato dalla gente della vostracultura finché continuerà a mettere gli affari prima delle persone.” “Quindi”, dissi, “saresti favorevole a qualcosa come la scuola a casa.” “Non sono neanche vagamente favorevole alla scuola a casa, Julie. Lascuola è simile a un allevamento intensivo di animali, e non soloallapparenza. Ogni tipo di scuola è superfluo e controproducente per ibambini umani. I bambini non hanno bisogno della scuola a cinque, sei,sette o otto anni più di quanto ne abbiano bisogno a due o tre anni, quandocompiono miracoli dellapprendimento senza alcuna fatica. Negli ultimi
  • 114. anni i genitori hanno cominciato a vedere linutilità dello spedire i lorofigli nelle scuole ordinarie, e le scuole hanno replicato dicendo: Be,daccordo, vi permetteremo di tenere i vostri figli a casa, ma naturalmentecapite che devono essere comunque scolarizzati, non potete semplicemen-te sperare che imparino da soli ciò di cui hanno bisogno. Vi terremo sottocontrollo per assicurarci che non li lasciate semplicemente imparare ciò dicui hanno bisogno, ma che imparino ciò che i nostri legislatori e scrittori dipiani di studi pensano che dovrebbero imparare. A cinque o sei anni, lascuola a casa potrà essere un male minore rispetto a quella ordinaria, madopo quelletà è difficile che dia anche quel piccolo vantaggio. I bambininon hanno bisogno di essere scolarizzati. Hanno bisogno di avere accessoa ciò che vogliono imparare – e questo significa che hanno bisogno diavere accesso al mondo fuori delle loro case.” Dissi a Ishmael che riuscivo a pensare a un altro motivo per cui la gentenon avrebbe voluto utilizzare il sistema tribale. “Il mondo è troppo perico-loso. La gente non lascerebbe i suoi figli vagare senza controllo per unacittà, di questi tempi.” “Non sono sicuro, Julie, che molti quartieri lavorativi siano più perico-losi delle scuole, oggigiorno. Da quello che leggo, i bambini sono moltopiù inclini degli impiegati dufficio ad andare a scuola armati. Non moltiuffici hanno bisogno di avere guardie di sicurezza allentrata per proteg-gere i dirigenti dal venire aggrediti dagli impiegati e per impedire agliimpiegati di attaccarsi tra loro.” Dovetti ammettere che non aveva affatto tutti i torti, qui. “Ma la cosa principale che voglio farti vedere è che è il vostro sistemache è utopistico. Il sistema tribale non è perfetto, ma non è utopistico. Eperfettamente realizzabile, e vi farebbe risparmiare decine se non centinaiadi miliardi di dollari ogni anno.” “Non credo che otterresti molti voti dagli insegnanti, comunque.” Ishmael scrollò le spalle. “Con la metà di quello che spendete adessopotreste far ritirare ogni insegnante con una pensione piena.” “Sì, questo potrebbero accettarlo. Ma cè qualcosa che so che la gentedirà riguardo tutto questo: cè così tanto da imparare nella nostra favolosa egrandiosa cultura che dobbiamo mandare i bambini a scuola per tuttiquegli anni.” “Hai ragione a dire che verrà fatta questa obiezione, e quelli che lafaranno avranno ragione nel senso che cè effettivamente unimmensaquantità di conoscenze da imparare nella vostra cultura che non esisteva inalcuna cultura tribale. Ma questo non centra con quello che sto dicendo
  • 115. ora. La vostra educazione basilare non è stata estesa da quattro a otto anniper includere astronomia, microbiologia e zoologia. Non è stata estesa daotto a dodici anni per includere astrofisica, biochimica e paleontologia.Non è stata estesa da dodici a sedici anni per includere esobiologia, fisicadel plasma e chirurgia cardiaca. I diplomati odierni non lasciano la scuolacon tutti gli avanzamenti scientifici degli ultimi secoli nelle loro menti.Proprio come i loro bis-bisnonni un secolo fa, la lasciano con abbastanzaper cominciare dal fondo della gerarchia lavorativa, girando hamburger,pompando benzina e stando alla cassa. Lunica differenza è che aidiplomati odierni ci vuole molto di più per arrivarci.” Ricchezza, stile Prendi. Il giorno seguente, domenica, volli togliermi di torno i compiti prima diincontrarmi di nuovo con Ishmael, quindi entrai nella stanza 105 a metàpomeriggio. Avevo la mano sulla maniglia quando udii qualcuno dallaltrolato dire, molto distintamente: “Ce lo avrebbero gli dei.” Lo sfigato era arrivato prima di me. Per circa dieci secondi considerai di trattenermi per un po, poi decisi dinon farlo. Sentendomi piuttosto cupa, girai i tacchi e tornai a casa. Ce lo avrebbero gli dei. Mi chiesi di quale conversazione facesse parte quella replica. Certa-mente non di una sul sistema scolastico o sulle pensioni degli insegnanti.Non che largomento facesse qualche differenza. Mi sarei sentita nellostesso modo se avessi udito “Ce lo avrebbero i supermercati” o “Ce loavrebbero i Green Bay Packers”. Capite cosa sto dicendo – ero gelosa. Immagino che pensiate che voi non lo sareste stati. “Vorrei che provassi a vedere, Julie, se puoi comprendere il nucleo delmio messaggio per te”, disse Ishmael quando finalmente potei tornare lì,mercoledì. “Vedi se riesci a capire che cosa ti sto dicendo ancora e ancorae ancora, in ogni modo.” Ci riflettei un po e dissi: “Stai cercando di mostrarmi dovè il tesoro.” “Esattamente, Julie. La gente della vostra cultura immagina che ilforziere fosse completamente vuoto quando siete arrivati voi e avetecominciato a costruire la civiltà, diecimila anni fa. Voi immaginate che iprimi tre milioni di anni della vita umana non abbiano portato nulla divalore alla conoscenza umana a parte il fuoco e gli utensili. In realtà, voiavete cominciato svuotando il forziere dei suoi elementi più preziosi.Volevate cominciare con nulla e inventare tutto, e lavete fatto. Sfortunata-
  • 116. mente, a parte per i prodotti (che funzionano molto bene), siete riusciti ainventare molte poche cose che funzionino come si deve – per le persone.Il vostro sistema di leggi scritte che sapete verranno infrante funzionamolto male per le persone, ma non importa dove guardate nel vostroforziere, non riuscite a trovare un sistema con cui rimpiazzarlo, perchéavete cominciato con il gettarlo via. Ma quel sistema è ancora lì,perfettamente funzionante, nel forziere dei Lascia che ti sto mostrando. Ilvostro sistema che punisce la gente per aver infranto leggi scritte peressere infrante funziona molto male per le persone, ma non importa doveguardate nel vostro forziere, non riuscite a trovare un sistema con cuirimpiazzarlo, perché avete cominciato con il gettarlo via. Ma quel sistemaè ancora lì, perfettamente funzionante, nel forziere dei Lascia che ti stomostrando. Il vostro sistema educativo funziona molto male per le persone,ma non importa dove guardate nel vostro forziere, non riuscite a trovare unsistema con cui rimpiazzarlo, perché avete cominciato con il gettarlo via.Ma quel sistema è ancora lì, perfettamente funzionante, nel forziere deiLascia che ti sto mostrando. Tutte le cose che ti ho fatto e che ti faròvedere erano nel forziere di ogni popolo Lascia che avete sottomesso edistrutto. Ognuno di quei popoli sapeva quanto inestimabili fossero queitesori che voi stavate calpestando nel fango. Molti di loro cercarono difarvi capire il loro valore, ma non ci riuscirono mai. Riesci a capireperché?” “Credo che sia perché... La vedremmo in questo modo: Be, certo che iSioux pensano che il loro modo di vivere sia grandioso. E ovvio. Certoche gli Arapaho pensano che dovremmo lasciarli in pace. Perché nondovrebbero?” “Esatto. Se io riesco a farti capire il valore di ciò che avete gettato via,non è perché sono più intelligente dei popoli Lascia umani, ma perché nonsono uno di loro.” “Lo capisco.” “Che sacchetto dal forziere dovrei aprire per te oggi?”, chiese. “Accidenti”, dissi. “Non è una domanda a cui sono preparata arispondere.” “Non immaginavo che lo fossi, Julie. Pensa a un sistema che avete chenon funziona bene per le persone in generale, per quanto naturalmentepossa funzionare bene per alcuni di voi. Pensa a un sistema con cui avetearmeggiato e che avete cercato di riparare fin dallinizio. Pensa a unaltraruota che siete sicuri di dover reinventare da zero. Pensa a un problemache siete sicuri risolverete un giorno.”
  • 117. “Hai in mente un sistema particolare, Ishmael?” “No, non sto cercando di coinvolgerti in un gioco di indovinelli. Questesono le caratteristiche di tutti i sistemi che avete creato per rimpiazzarequelli che avete scartato allinizio della vostra rivoluzione.” “Va bene. Cè un sistema a cui riesco a pensare che ha tutte quellecaratteristiche, ma non sono sicura che ci sia un sistema corrispondente nelforziere Lascia. In effetti, ne dubito fortemente.” “Perché, Julie?” “Perché è il sistema che usiamo per tenere sotto chiave il cibo.” “Capisco cosa intendi. Visto che i popoli Lascia non chiudono sottochiave il proprio cibo, non possono avere un sistema per farlo.” “Esatto.” “Comunque sia, continuiamo in questa direzione per un po. Non sonoproprio sicuro di sapere di che sistema stai parlando.” “Immagino di stare parlando del sistema economico.” “Capisco. Quindi non pensi che leconomia Prendi funzioni bene per lepersone in generale.” “Be, funziona meravigliosamente bene per alcune persone, ovviamen-te. Questo è un cliché. Cè una manciata di individui in cima cheguadagnano come banditi, poi molte persone in mezzo che se la cavanobene, e poi molte altre persone in fondo che vivono in un letamaio.” “Era ed è il sogno socialista di rendere equa questa situazione.Ridistribuire la ricchezza in modo più giusto in modo tale da non farneconcentrare enormi quantità nelle mani di pochissimi individui mentre lamassa muore di fame.” “Immagino di sì. Ma devo dirti che so più cose di ingegneria spaziale diquante ne sappia di questi argomenti.” “Sai abbastanza, Julie. Non preoccuparti di questo... Quando avetecominciato ad avere problemi nel distribuire la ricchezza? Lascia che te lochieda in un altro modo. Quandè che enormi quantitativi di ricchezzehanno cominciato ad essere concentrate nelle mani di pochi individui incima al mucchio?” “Dio, non lo so. Ho immagini dei primissimi sovrani che vivevano inpalazzi magnifici mentre i loro sudditi vivevano come animali dalleva-mento.” “Non cè dubbio che le cose stessero proprio così, Julie. Le più anticheciviltà Prendi ci sono arrivate perfettamente formate in questo modo. Nonci fu alcuna esitazione nello sviluppo qui. Appena cè ricchezza visibile –anziché solamente cibo sulla tavola, vestiti e un tetto sulla testa – è facile
  • 118. predire come verrà distribuita. Ci saranno pochi individui ricchissimi incima, abbastanza individui benestanti sotto di loro, e numerosissime classidi commercianti, soldati, artigiani, lavoratori, servi, schiavi e poveri infondo. In altre parole: reali, nobili e plebei. La grandezza e lappartenenzaalle classi sono cambiate nel corso dei secoli, ma il modo in cui laricchezza disponibile è distribuita tra di loro è rimasto immutato. Tipica-mente (e comprensibilmente) le due classi in cima pensano che il sistemafunzioni perfettamente, e naturalmente lo fa – per loro. Il sistema è stabilefinché le prime due classi sono sufficientemente ampie, come avviene adesempio negli Stati Uniti. Ma in Francia nel 1789 e in Russia nel 1917, laricchezza era concentrata in troppe poche mani. Capisci cosa sto dicendo?” “Penso di sì. Non si ha una rivoluzione se la maggior parte dellepersone pensa di cavarsela piuttosto bene.” “Esatto. In questo momento, la disparità tra i più ricchi e i più poveridella vostra cultura è più ampia di quanto ogni faraone egiziano avrebbepotuto immaginare. I faraoni non possedevano nulla di remotamente similealle stravaganze disponibili ai vostri miliardari. Questa è forse una delleragioni per cui costruirono le loro piramidi: che cosaltro avrebbero potutofare con i loro soldi? Non potevano comprare paradisi naturali e andarci inaerei privati o yacht di trenta metri.” “Vero.” “Tra i ricchi della vostra cultura, il crollo dellUnione Sovietica vienepercepito come una chiara giustificazione dellavidità capitalista. Vieneinterpretato come laffermazione da parte dei poveri che preferirebberovivere in un mondo dove possono almeno sognare di diventare ricchipiuttosto che in uno dove tutti sono egualmente poveri. Lantico ordine èstato confermato e potete guardare a un futuro di infinita soddisfazioneeconomica, a patto, come sempre, di essere tra i pochi fortunati. E se nonlo siete, non avete altri da incolpare se non voi stessi, perché dopotutto nelcapitalismo chiunque può diventare ricco.” “Molto persuasivo”, dissi. “I ricchi sono sempre felici di lasciare le cose come stanno senza creareproblemi, e non vedono perché gli altri non possano essere altrettantodisponibili a questo riguardo.” “Ha senso”, dissi. “Ma ora vediamo se puoi indicarmi il basilare meccanismo diproduzione della ricchezza dei Prendi.” “Non è lo stesso per tutti?” “Oh no”, disse Ishmael. “Il meccanismo di produzione della ricchezza
  • 119. dei Lascia è radicalmente differente.” “Mi stai chiedendo di descrivere il meccanismo di produzione dellaricchezza dei Prendi?” “Esatto. Non è terribilmente complicato.” Ci riflettei un po e poi dissi: “Suppongo che si possa ridurre a: Io hoqualcosa che vuoi, dammi qualcosa che voglio io. O è troppo sempli-cistico?” “Non per me, Julie. Preferisco sempre cominciare dallosso anzichédoverci arrivare scavando nella carne”, disse Ishmael rovistando nella suastanza in cerca di un pennarello e di un blocco per gli appunti. Lo sfogliòfino a trovare una pagina bianca, poi passò tre minuti a disegnare ungrafico, che premette contro il vetro per farmelo osservare. “Questo schema mostra di che cosa si occupa la vostra economia:creare prodotti per ottenere prodotti. Ovviamente sto usando la parolaprodotti in un modo piuttosto esteso, ma chiunque nellindustria dei servizicapirà certamente di cosa sto parlando se mi riferisco al loro prodotto. Eper la maggior parte ciò che le persone ottengono per i loro prodotti èdenaro, ma il denaro è solo un mezzo per comprare dei prodotti, e sonoquei prodotti ciò che le persone vogliono, non i pezzetti di carta. Basandotisulle nostre precedenti conversazioni, non avrai alcuna difficoltà adidentificare levento che innescò questo scambio di prodotti.” “Già. Il mettere il cibo sotto chiave.” “Naturalmente. Prima di allora, non cera motivo di fabbricare prodotti.Cera motivo di fabbricare una pentola, un cesto o un utensile di pietra, manon cera assolutamente ragione di fabbricarne migliaia. Nessuno era nelbusiness delle pentole, dei cesti o degli utensili di pietra. Ma con il cibochiuso sotto chiave, tutto questo cambiò immediatamente. Con il sempliceatto di chiuderlo sotto chiave, il cibo era stato trasformato in un prodotto –il prodotto fondamentale della vostra economia. Improvvisamente, un
  • 120. uomo con tre pentole poteva ottenere il triplo del cibo di qualcuno con unapentola sola. Improvvisamente, qualcuno con trentamila pentole potevavivere in un palazzo, qualcuno con tremila poteva vivere in una bella casae qualcuno senza pentole poteva vivere per strada. La vostra interaeconomia venne generata quando il cibo venne messo sotto chiave.” “Quindi stai dicendo che i popoli tribali non hanno alcuna economia.” “Non sto dicendo nulla del genere, Julie. Ecco la transazionefondamentale delleconomia tribale.” Passò a una pagina bianca e disegnò un nuovo schema. “Non sono i prodotti a far girare leconomia tribale, è lenergia umana.Questo è lo scambio fondamentale, e avviene in modo così pocoappariscente che la gente spesso suppone erroneamente che i popoli tribalinon abbiano alcuna economia, proprio come suppone erroneamente chenon abbiano alcun sistema educativo. Voi fabbricate e vendete centinaia dimilioni di prodotti ogni anno per costruire ed equipaggiare delle scuole cheeduchino i vostri figli. I popoli tribali raggiungono lo stesso risultatoattraverso uno scambio di energia a basso livello e più o meno costante traadulti e bambini che quasi non notano nemmeno. “Voi fabbricate e vendete centinaia di milioni di prodotti ogni anno perfinanziare le forze dellordine in modo che possano far rispettare la legge. Ipopoli tribali raggiungono lo stesso obiettivo facendolo loro stessi.Mantenere lordine non è mai un compito piacevole, ma per loro non èneanche vagamente lenorme preoccupazione che è per voi. “Voi fabbricate e vendete trilioni di prodotti ogni anno per mantenereorgani governativi incredibilmente inefficienti e corrotti – come sapetebenissimo. I popoli tribali riescono a governarsi da soli efficientemente esenza produrre o vendere nulla. “Un sistema basato sullo scambio di prodotti concentra inevitabilmente
  • 121. la ricchezza nelle mani di pochi, e nessun cambiamento governativo potràmai correggere questa situazione. Non è un difetto del sistema, è una cosaintrinseca al sistema. Questo non riguarda esclusivamente il capitalismo. Ilcapitalismo è solo lespressione più recente di unidea che è comparsadiecimila anni fa allinizio della vostra cultura. I rivoluzionari delcomunismo internazionale non sono andati neanche vagamente abbastanzain profondità da causare il cambiamento a cui miravano. Pensavano dipoter fermare la giostra catturando tutti i cavalli, ma naturalmente i cavallinon sono ciò che fa girare la giostra, sono solo passeggeri come il resto divoi.” “Con cavalli intendi i governanti.” “Esatto.” “Come fermiamo davvero la giostra allora?” Ishmael passò in rassegna i suoi rametti mentre ci rifletteva. Poi disse:“Immagina di non aver mai visto una giostra e di incappare in una andatafuori controllo. Potresti saltarci su e cercare di fermarla tirando le redinidei cavalli e gridando Ferma!” “Immagino che potrei, se quella mattina mi fossi svegliata un postupida.” “E se quello non funzionasse, che cosa faresti?” “Salterei giù e cercherei il pannello di controllo.” “E se non ce ne fosse nessuno in vista?” “Allora credo che cercherei di capire come funziona quellaffare.” “Perché?” “Perché? Perché se non cè alcun interruttore, devi sapere comefunziona per fermarlo.” Ishmael annuì. “Ora capisci perché sto cercando di farti capire comefunziona la giostra Prendi. Non cè alcun interruttore, quindi se vuoifermarla devi sapere come funziona.” “Un minuto fa”, gli dissi, “hai detto che un sistema basato sulloscambio di prodotti concentra sempre la ricchezza nelle mani di pochi.Perché avviene?” Ishmael rifletté un momento, poi disse: “La ricchezza nella vostracultura è qualcosa che può essere messa sotto chiave. Sei daccordo?” “Penso di sì. Eccetto magari per qualcosa come un appezzamento diterreno.” “Scommetterei che latto di proprietà dellappezzamento è sottochiave”, disse Ishmael. “Vero.”
  • 122. “Il proprietario del terreno potrà anche non metterci mai piede. Se halatto di proprietà può comunque venderlo a qualcun altro, che magari nonci metterà mai piede a sua volta.” “Vero.” “Dato che la vostra ricchezza può venir messa sotto chiave, lo è. Equesto significa che si accumula. Specificamente, si accumula tra lepersone che hanno le chiavi e i lucchetti. Forse questo ti potrà aiutare... Seimmaginassi la ricchezza dellantico Egitto come una sostanza visibile cheviene estratta atomo dopo atomo dal terreno da agricoltori, minatori,costruttori, artigiani e così via, la vedresti come una nebbia diffusa che siestende a tutto il paese. Ma questa nebbia di ricchezza è in movimento.Viene continuamente indirizzata verso lalto in un flusso sempre più strettoe denso di ricchezza che affluisce direttamente ai magazzini della famigliareale. Se immaginassi allo stesso modo la ricchezza di una conteamedievale inglese come una sostanza visibile, la vedresti affluirecostantemente nei forzieri del duca o del conte locale. Se immaginassi allostesso modo la ricchezza dellAmerica del diciannovesimo secolo, lavedresti affluire costantemente nelle mani di magnati, industriali efinanzieri. Ogni transazione ai livelli inferiori spinge un po di ricchezza suverso un Rockefeller o un Morgan. Il minatore che compra un paio discarpe arricchisce leggermente Rockefeller, perché parte di quel denaroarriva alla Standard Oil. Unaltra minuscola parte arriva a Morganattraverso una delle sue ferrovie. NellAmerica attuale la ricchezzaaffluisce allo stesso tipo di persone, anche se ora sono chiamate Boesky eTrump invece di Rockefeller e Morgan. Ovviamente si potrebbe dire moltodi più a riguardo, ma questo risponde alla tua domanda?” “Sì. Forse ciò che non capisco è questo. Se cè della ricchezza, dovepotrebbe andare se non in mano a delle persone?” “Capisco perché sei confusa”, disse annuendo. “La ricchezza natural-mente deve andare alle persone, ma non è questo il punto. Il punto non èche la ricchezza generata dai prodotti affluisce sempre alle persone, mache affluisce sempre a poche persone. Quando la ricchezza è generata daiprodotti, lottanta percento finirà sempre in mano al venti percento dellapopolazione. Questo non avviene solo nel capitalismo. In ogni economiabasata sui prodotti, la ricchezza tenderà a concentrarsi nelle mani dipochi.” “Capisco, ma ho una domanda.” “Chiedi pure.” “Che mi dici di popoli come gli Inca o gli Aztechi? Da quel poco che
  • 123. so, direi che tenessero il cibo sotto chiave.” “Hai assolutamente ragione, Julie. Lidea di mettere il cibo sotto chiaveè stata inventata indipendentemente nel Nuovo Mondo. E tra popoli comegli Aztechi e gli Inca, la ricchezza affluiva inesorabilmente nelle mani dipochi facoltosi.” “Ma allora questi popoli erano Lascia o Prendi?” “Direi che erano una via di mezzo, Julie. Non erano più Lascia ma nonancora Prendi, perché mancava loro un elemento fondamentale: nonpensavano che tutti nel mondo avrebbero dovuto vivere come loro. GliAztechi, per esempio, avevano ambizioni territoriali, ma una volta che tiavevano conquistato non gli importava come vivevi.” Ricchezza, stile Lascia. “La ricchezza generata nelleconomia tribale non tende a concentrarsinelle mani di pochi”, disse Ishmael. “Questo non perché i Lascia sonopersone migliori di voi, ma perché hanno un tipo di ricchezza radicalmentedifferente. Non cè modo di accumulare la loro ricchezza – non è possibilemetterla sotto chiave – quindi non si può concentrare nelle mani dinessuno.” “Non ho idea di che cosa sia la loro ricchezza.” “Lo capisco, Julie, e intendo sicuramente colmare questa lacuna. Ineffetti, il modo più semplice di capire la loro economia è di cominciareguardando il tipo di ricchezza che produce. Naturalmente, quando la gentedella vostra cultura osserva i popoli tribali non vede ricchezza di alcuntipo, vede povertà. Questo è comprensibile, dato che lunico tipo diricchezza che riconoscono è quello che può venire messo sotto chiave, e ipopoli tribali non sono molto interessati a quel tipo di ricchezza. “La ricchezza più importante dei popoli tribali è la sicurezza dalla-culla-alla-tomba per ogni singolo membro. Posso vedere che non seicolpita dalla magnificenza di questa ricchezza. E certamente nonimpressionante o esaltante, specialmente (perdonami se te lo dico) perqualcuno della tua età. Ci sono centinaia di milioni di voi, comunque, chevivono nel puro terrore del futuro, perché in esso non vedono alcunasicurezza per se stessi. Essere resi obsoleti da una nuova tecnologia, esserelicenziati in quanto superflui, perdere lavori o intere carriere per colpa ditradimenti, favoritismi o pregiudizi – questi sono solo alcuni degli incubiche infestano i sonni dei vostri lavoratori. Sono sicuro che hai sentitostorie di lavoratori licenziati che sono tornati per sparare allex datore dilavoro e agli ex colleghi.”
  • 124. “Certo. Una a settimana, almeno.” “Non sono pazzi, Julie. Perdere il lavoro per loro è la fine del mondo.Sentono di essere mortalmente feriti. La loro vita è finita, e non rimanealtro che la vendetta.” “Posso crederci.” “Questo è impensabile nella vita tribale, Julie – e non solo perché ipopoli tribali non hanno lavori. Ogni membro della tribù deve sbarcare illunario come ognuno di voi. I mezzi per vivere non gli cadono dal cielo.Ma non cè modo di toglierglieli. Ce li hanno e basta. Ovviamente questonon significa che nessuno fa mai la fame. Ma lunico momento in cuiqualcuno fa la fame è quando la fanno tutti. Di nuovo, questo non perché ipopoli tribali sono più altruisti, sensibili e generosi – nulla del genere.Pensi di poter capire perché?” “Intendi perché nessuno fa la fame a meno che non la facciano tutti?Non lo so. Posso tirare a indovinare.” “Per favore, fallo.” “Va bene. Be, non è che abbiano un negozio dove comprare il cibo.Non sono sicura di che cosa sto dicendo.” “Fai con calma.” “Nei film avviene così. Diciamo che ci sono degli esploratori in unaspedizione al Polo Nord o qualcosa del genere. La loro nave rimaneincagliata e non possono tornare in tempo. Quindi il problema è comesopravvivere. Devono razionare il cibo equamente e con molta attenzione.Ma quando sono allo stremo e pronti a morire indovina che succede? Ilcattivo della situazione aveva una riserva di cibo segreta che è stato benattento a non condividere con nessuno.” Ishmael annuì. “Ora, il motivo per cui questo non accade nei popoli tribali è che loronon cominciano con una riserva di cibo. A un certo punto, per qualchemotivo, il cibo comincia gradualmente a scarseggiare. Cè una siccità o unincendio nella foresta o qualcosa del genere. Il primo giorno, sono tutti ingiro a cercare cibo, e tutti trovano ben poco. Il capo della tribù ha famequanto chiunque altro. Come potrebbe essere altrimenti, visto che non cèuna scorta a cui possa attingere per primo? Sono tutti fuori a raggranellarepiù cibo che possono, e se qualcuno ha fortuna e ne trova parecchio, lacosa migliore che possa fare è condividerlo con gli altri, non perché è unabrava persona, ma perché più gente è in piedi a cercare cibo e meglio è pertutti – lui incluso.” “Analisi eccellente, Julie. Hai decisamente un dono per tutto questo...
  • 125. Naturalmente non cè nulla di specificamente umano in questo. Ovunque sitrovino animali organizzati in gruppi di raccolta del cibo, li si trovacondividere il cibo – non altruisticamente ma nel loro miglior interesseindividuale. Daltro canto, sono sicuro che ci siano state società tribali chehanno deviato da questo modo di gestire la fame, società in cui la regolaera se il cibo è scarso non condividerlo, conservalo tutto per te. Manessuna di queste società può essere osservata oggi. Sono sicuro che saiperché.” “Certo. Perché quando è stata seguita una regola del genere, la tribù ècaduta a pezzi. Almeno credo.” “Ma certo, Julie. Le tribù sopravvivono restando unite a tutti i costi, equando la regola è ognuno per sé, essa cessa di essere una tribù.” “Ho cominciato questa parte della conversazione dicendo che la piùimportante ricchezza dei popoli tribali è la sicurezza dalla-culla-alla-tombaper ogni singolo membro. Questa è esattamente la ricchezza che la tribùmira a ottenere restando unita. E, come puoi capire, è impossibile per unasingola persona avere più ricchezza di questo tipo di una qualunque altrapersona. Non cè modo di accumularla, di metterla sotto chiave. “Non intendo dire che questa ricchezza sia indistruttibile, naturalmente.Rimane intatta solo finché lo rimane la tribù, e questo è il motivo per cuicosì tante tribù Lascia vi hanno combattuto fino alla morte. Per come lavedevano, se la tribù fosse stata distrutta loro sarebbero morti comunque.Non intendo neanche dire che la gente non possa venire convinta adabbandonare questa ricchezza. Può esserlo di sicuro, e questo è ciò cheavviene quando per un motivo o per laltro non potete semplicementemandare le truppe a sterminare i Lascia. I giovani in particolare sonosuscettibili alle tentazioni della ricchezza Prendi, che ovviamente ha moltipiù lustrini e molte più luci della loro. Se riesci a convincere i giovani adascoltare te piuttosto che il loro popolo, sei sulla buona strada perdistruggere la tribù, visto che qualunque cosa gli anziani non possanotramandare viene persa per sempre quando muoiono. “Vivere e camminare tra i loro vicini senza paura è la seconda piùgrande ricchezza dei popoli tribali. Di nuovo, non è un tipo di ricchezzamolto appariscente, per quanto sicuramente molti di voi vorrebbero averla.Non ho fatto vere e proprie ricerche a riguardo, ma mi sembra che ognisondaggio riveli che leventualità di essere vittima di crimini sia la vostrapiù grande paura, o la seconda in classifica. Nelle società Prendi, solo iricchi vivono senza paura – o relativamente senza. Nelle società tribali,
  • 126. tutti vivono senza paura. Naturalmente questo non significa che nonaccade mai nulla di brutto a nessuno. Significa solo che avviene così dirado che nessuno vive dietro porte sprangate e nessuno va in giro con dellearmi che si aspetta di dover usare per difendersi dai suoi vicini. Anche inquesto caso si tratta, ovviamente, di un tipo di ricchezza che non puòessere concentrato nelle mani di nessuno. Non può essere accumulato omesso sotto chiave. “Insieme a questi, cè un altro tipo di ricchezza che vi manca cosìprofondamente da rendervi davvero patetici. In una società Lascia,nessuno viene mai lasciato a gestire un problema opprimente da solo. Haiun bambino disabile o autistico? Verrà percepito come un problema di tuttala tribù – ma (come sempre) non per altruismo. Non ha semplicementealcun senso dire alla madre o al padre del bambino: Questo è solo unvostro problema, non ci riguarda. Hai un genitore che sta diventandosenile? Il resto della tribù non ti girerà le spalle mentre cerchi di gestire lasituazione. Loro sanno che un problema condiviso ampiamente cessa quasidi essere un problema – e sanno benissimo che ognuno di loro un giornoavrà bisogno di un aiuto simile con un problema o con un altro. Trovodavvero straziante osservare la gente della vostra cultura soffrire senzaquesta ricchezza. In una coppia di mezza età uno dei due contrae qualcheorribile malattia, i loro risparmi si esauriscono nel giro di mesi, coloro cheuna volta erano loro amici li evitano, non hanno più soldi per le medicine eimprovvisamente la loro situazione è completamente disperata. Ancora eancora, lunica soluzione che riescono a trovare è di morire insieme – unmisericordioso omicidio e un suicidio. Storie come questa sono comuninella vostra cultura, ma sono virtualmente inaudite nelle società Lascia. “Nel sistema Prendi, voi usate la vostra ricchezza basata sui prodotti,che avete accumulato con cura e fatica, per comprare quel sostegno che ègratuito in ogni sistema Lascia. Quando un popolo tribale si trova ad averea che fare con un piantagrane, chiunque sia in grado di agire si unisce perfare qualunque cosa sia necessaria, e questo è, in effetti, altamenteefficace. Voi, invece, per evitare di svolgere questo servizio lo trasformatein un prodotto. Costruite forze di polizia e poi entrate in competizione peravere la migliore (la meglio equipaggiata, la meglio pagata, e così via).Questo è notoriamente inefficace, nonostante ci spendiate sempre più soldiogni anno, e crea una situazione in cui i ricchi sono molto più protetti deipoveri. Nelle società Lascia, tutti gli adulti prendono parte alleducazionedei giovani, che avviene senza sforzo e senza fatica. Voi, invece, perevitare di svolgere questo servizio lo trasformate in un prodotto. Costruite
  • 127. scuole, poi entrate in competizione per avere la migliore (la meglioequipaggiata, quella con i migliori insegnanti, e così via). Anche questo ènotoriamente inefficace, nonostante ci spendiate sempre più soldi ognianno, e crea una situazione in cui i bambini dei ricchi sono educati inmodo generalmente meno sgradevole e meno inefficace. La cura dei malaticronici, degli anziani, dei disabili, dei malati mentali – tutti questi servizivengono svolti in modo cooperativo nelle società Lascia, mentre nellevostre sono tutti trasformati in prodotti per cui competere, con i ricchi cheottengono il meglio e i poveri che sono fortunati se ottengono qualcosa.” Ci fu uno di quei momenti in cui nessuno di noi due sentiva di averequalcosa da aggiungere. Poi dissi: “Ho bisogno che mi chiarisci questo,Ishmael. Non sono molto sicura di dove siamo stati e di dove siamo ora.” Lui si grattò la mascella per un po prima di rispondere. “Se voletesopravvivere su questo pianeta, Julie, la gente della vostra cultura devecominciare ad ascoltare i suoi vicini nella comunità della vita. Per quantopossa sembrare incredibile, non sapete tutto. E per quanto possa sembrareincredibile, non dovete inventare tutto. Non dovete congegnare cose chefunzionino, dovete solo ispezionare i forzieri intorno a voi. Non cè ragionedi essere sorpresi che i popoli Lascia godano di sicurezza dalla-culla-alla-tomba. Dopo tutto, tra i vostri vicini nella comunità della vita, ogni speciecomunitaria gode di questa sicurezza. Anatre, leoni marini, cervi, giraffe,lupi, vespe, scimmie e gorilla (per nominare solo alcune specie tra milioni)godono di questa sicurezza. Si deve supporre che gli Homo habilis abbianogoduto di questa sicurezza – o come avrebbero potuto sopravvivere? Cèforse motivo di dubitare che gli Homo erectus abbiano goduto di questasicurezza, o che labbiano trasmessa ai loro discendenti, gli Homo sapiens?No, come specie siete comparsi vivendo in comunità in cui la sicurezzadalla-culla-alla-tomba era la regola, e quella stessa regola è stata seguitanel corso dello sviluppo dellHomo sapiens fino al momento attuale – nellesocietà Lascia. Solo nelle società Prendi la sicurezza dalla-culla-alla-tomba è diventata una rarità, una benedizione speciale limitata solo a pochiprivilegiati.” Ishmael osservò la mia espressione per alcuni secondi e apparente-mente capì di non essere ancora riuscito a spiegarsi. “Hai fantasticato, Julie, di visitare luniverso per imparare come vivere.Io ti sto mostrando dove questo segreto può essere trovato proprio qui sulvostro pianeta, tra i vostri vicini della comunità della vita.” “Capisco... Credo. Cera una ragazza nella mia classe lanno scorso cheera abbonata a una qualche rivista. Non mi ricordo il nome, ma mi ricordo
  • 128. il suo motto, almeno approssimativamente. Era: Guarire noi stessi, guarireil mondo. Diresti che è ciò di cui stai parlando?” Ishmael ci rifletté e poi disse: “Ho paura di non avere molta simpatiaper lapproccio guaritore ai vostri problemi, Julie. Voi non siete malati.Sei miliardi di voi si svegliano ogni mattina e cominciano a divorare ilmondo. Questa non è una malattia che avete contratto una notte per colpadi uno spiffero. Guarire è sempre una questione alla a volte va bene, avolte va male, sono sicuro che lo sai. A volte laspirina cura il mal di testa,e a volte no. A volta la chemioterapia uccide il cancro, e a volte no. Nonpotete permettervi di gingillarvi cercando di curarvi. Dovete cominciare avivere in modo diverso, e dovete cominciare a farlo in fretta.” Meno non è sempre più. “Sai”, dissi, “cè qualcosa che potresti fare che mi aiuterebbe molto.Non so se ho il diritto di chiedertelo, ma ecco qui.” Ishmael fece una smorfia. “Ti ho dato limpressione che il mio pro-gramma non sia soggetto a cambiamenti? Sembro davvero così rigido danon essere disposto a venirti incontro?” Ops, mi dissi, ma dopo averci pensato su un po decisi di non scusarmi.Gli dissi: “Probabilmente è passato parecchio tempo da quando eri unaragazzina di dodici anni che parlava con un gorilla di mezza tonnellata.” “Non vedo cosa il mio peso abbia a che fare con tutto questo”, scattòlui. “Daccordo, un vecchio gorilla centenario.” “Non sono centenario e peso meno di duecentocinquanta chili.” “Buon Dio”, dissi. “Sta cominciando a suonare come qualcosa preso daAlice nel Paese delle Meraviglie.” Ishmael ridacchiò e mi chiese cosa avrebbe potuto fare di utile. “Dimmi come pensi che sarebbe il mondo se davvero riuscissimo acominciare a vivere in modo diverso.” “E una domanda perfettamente legittima, Julie, e non riesco aimmaginare perché tu abbia esitato a farla. So per esperienza che a questopunto molte persone immaginano che io stia pensando a un futuro in cui latecnologia è scomparsa. E fin troppo facile per voi incolpare la tecnologiadi tutti i vostri problemi. Ma gli umani sono nati creatori di tecnologiacome sono nati capaci di linguaggio, e non è mai stato trovato nessunpopolo Lascia che ne fosse privo. Come molti altri aspetti della vitaLascia, comunque, quella tecnologia tende a essere quasi invisibile a occhiabituati a tecnologia furiosamente potente e stravagante come la vostra. A
  • 129. ogni modo, certamente non vi sto prospettando un futuro privo ditecnologia. “Molto spesso le persone abituate a pensare nel modo Prendi midicono: Be, se il modo Prendi non è quello giusto, allora qual è? Manaturalmente non cè un unico modo giusto di vivere per le persone,proprio come non cè un unico modo giusto di costruire nidi per gli uccellio di tessere ragnatele per i ragni. Quindi di sicuro non sto auspicando unfuturo in cui lImpero Prendi è stato distrutto e rimpiazzato da un altro.Sarebbe completamente assurdo. Che cosa dovete fare, secondo MadreCultura?” “Be”, dissi. “Immagino che dica che non dobbiamo fare proprioniente.” Scosse la testa. “Ascoltala, non cercare di immaginare che cosa dice.Hai nominato uno dei suoi insegnamenti a riguardo un minuto fa. Eccolo:Avete una qualche vaga e probabilmente incurabile malattia; nonscoprirete mai esattamente di che si tratta, ma ecco alcune cure che poteteprovare. Provate questa, e se non funziona provate questaltra. E se nonfunziona neanche quella, provate questaltra ancora. Ad infinitum.” “Va bene, capisco cosa intendi. Lasciami pensare.” Chiusi gli occhi edopo circa cinque minuti cominciai a vedere uno spiraglio. “Potrebbeessere completamente sbagliato”, gli dissi. “Potrebbe essere la sempliceverità, ma ecco che cosa sento: Certo, potete salvare il mondo, ma odieretedavvero farlo. Sarà davvero doloroso.” “Perché doloroso?” “A causa di tutte le cose a cui dovremo rinunciare. Ma come ho detto,potrebbe essere la semplice verità.” “No, non è la semplice verità, Julie. E la semplice bugia di MadreCultura. Per quanto Madre Cultura sia una metafora, a volte si comportadavvero come una persona. Perché credi che direbbe questa particolarebugia?” “Vuole dissuaderci dal cambiare, immagino.” “Naturalmente. La sua intera funzione è proprio quella di preservare lostatus quo. Questa non è una caratteristica peculiare della vostra MadreCultura. In ogni cultura, la funzione di Madre Cultura è di mantenere lostatus quo. Non intendo affatto suggerire che questa sia sempre unattivitàmalvagia.” “Lo capisco.” “Madre Cultura vuole fermarvi in partenza convincendovi che per voiogni cambiamento sarebbe sicuramente in peggio. E perché per voi ogni
  • 130. cambiamento sarebbe in peggio, Julie?” “Non capisco perché enfatizzi il per voi.” “Be, pensa ai Boscimani africani anziché a voi. Anche per loro ognicambiamento sarebbe un cambiamento in peggio?” “Oh. Capisco cosa intendi. La risposta è no, naturalmente. Per iBoscimani ogni cambiamento sarebbe un cambiamento in meglio, secondoMadre Cultura.” “Perché?” “Perché quello che hanno è privo di valore. Quindi ogni cambiamentosarebbe un miglioramento.” “Esattamente. E perché invece per voi ogni cambiamento sarebbesicuramente un peggioramento?” “Perché quello che abbiamo noi è la perfezione. Non può semplicemen-te migliorare oltre, quindi ogni cambiamento non potrebbe essere che unpeggioramento. E giusto?” “Molto giusto, Julie. Sono rimasto sorpreso da quanti di voi sembrinodavvero credere che ciò che avete sia la perfezione. Mi ci è voluto un poper capire che questo dipende dalla distorta comprensione che avete dellastoria umana e dellevoluzione. Molti di voi pensano, consapevolmente omeno, che levoluzione sia un processo di inesorabile miglioramento.Pensate che gli umani abbiano cominciato come creature miserabili e che,sotto linfluenza dellevoluzione, siano gradualmente migliorati sempre dipiù, sempre di più, sempre di più, sempre di più, sempre di più, finché ungiorno sono diventati voi, completi di frigoriferi, forni a microonde,condizionatori, furgoni e televisori satellitari con seicento canali. Perquesto, rinunciare a qualunque cosa sarebbe necessariamente un passoindietro nello sviluppo umano. Quindi Madre Cultura presenta la questionein questo modo: Salvare il mondo significa rinunciare a delle cose, equesto significa tornare a essere miserabili. Quindi...” “Quindi scordatevi di rinunciare a delle cose.” “E più importante: scordatevi di salvare il mondo.” “E che cosa stai dicendo tu?” “Anchio dico scordatevi di rinunciare a delle cose. Non dovrestepensare a voi stessi come a persone ricche che devono rinunciare ad alcunedelle loro ricchezze. Dovreste pensare a voi stessi come a persone in unbisogno disperato. Capisci il significato basilare della parola benessere,Julie?” “Non ne sono sicura.” “Da quale parola deriva caldo?”
  • 131. “Calore, ovviamente.” “Quindi, tira a indovinare. Da che parola deriva benessere?” “Bene?” “Naturalmente. Nel suo significato fondamentale, benessere non èsinonimo di denaro, ma di stare bene.1 Per quanto riguarda i prodotti, sietedi certo favolosamente ricchi, ma per quanto riguarda il benessere umano,siete poveri in modo patetico. In quellaspetto siete i più miserabili delpianeta. E questo è il motivo per cui non dovreste concentrarvi sulrinunciare a delle cose. Come potrebbero le più miserabili creature sulpianeta avere qualcosa a cui rinunciare? E impossibile. Al contrario,dovete concentrarvi sullottenere delle cose – ma non altri tostapane, Julie.Non altre radio. Non altri televisori. Non altri telefoni. Non altri lettori CD.Non altri giocattoli. Dovete concentrarvi sullottenere le cose di cui avetedisperatamente bisogno in quanto esseri umani. Al momento, aveterinunciato a tutte queste cose, avete deciso che non possono essere ottenu-te. Ma il mio compito, Julie, è di mostrarti che non è così. Non doveterinunciare alle cose di cui avete bisogno come esseri umani. Sono allavostra portata – se sapete dove cercarle. Se sapete come cercarle. E questoè ciò che sei venuta per imparare.” “Ma come possiamo farlo, Ishmael?” “Dovete diventare più esigenti per voi stessi, Julie – non meno. Qui èdove mi dissocio dai vostri religiosi, che tendono a spingervi a esserecoraggiosi e sopportare ogni sofferenza e ad aspettarvi poco dalla vita – ead aspettarvi qualcosa di meglio solo nella prossima vita. Dovete esigereper voi stessi la ricchezza che i popoli aborigeni in tutto il mondo sonodisposti a morire per difendere. Avete bisogno di esigere per voi stessi laricchezza che gli umani hanno avuto fin dallinizio, che hanno dato perscontata per centinaia di migliaia di anni. Dovete esigere per voi stessi laricchezza che avete gettato via per rendervi i dominatori del mondo. Manon potete chiederla ai vostri leader. Non la possiedono. Non possonodarvela. Ecco in cosa dovete differenziarvi dai rivoluzionari del passato,che volevano semplicemente altri individui al potere. Non potete risolverei vostri problemi mettendo nuove persone al potere.” “Già, ma a chi dobbiamo chiederla se non ai nostri leader?” “Chiedetela a voi stessi, Julie. La ricchezza tribale è lenergia che imembri della tribù si scambiano tra di loro per mantenere viva la tribù.Questa energia è inesauribile, una risorsa completamente rinnovabile.”1 La parola inglese wealth può voler dire sia ricchezza che benessere, quindi la frase di Ishmael significa: “Nel suo significato fondamentale, ricchezza non è sinonimo di denaro ma di stare bene.” La radice di wealth è infatti well (bene).
  • 132. Gemetti. “Non mi stai ancora dicendo come farlo.” “Julie, le cose che volete in quanto umani sono disponibili. Questo è ilmio messaggio per voi, ancora e ancora e ancora. Potete avere queste cose.Gli individui che disprezzate e che considerate selvaggi ignoranti ce lehanno, quindi perché non potreste averle voi?” “Ma come? Come facciamo a ottenerle?” “Prima di tutto dovete realizzare che è possibile ottenerle. Guarda,Julie, per divenire in grado di andare sulla luna, avete prima dovutorealizzare che era possibile andarci. Per divenire in grado di costruire uncuore artificiale, avete prima dovuto realizzare che era possibile costruirlo.Lo capisci?” “Sì.” “Al momento, Julie, quanti di voi capiscono che i vostri antenatiavevano un modo di vivere che funzionava molto bene per le persone? Lagente che viveva in quel modo non era continuamente tormentata dacrimine, follia, depressione, ingiustizie, povertà e rabbia. La ricchezza nonera concentrata nelle mani di pochi fortunati. Le persone non vivevano nelterrore dei loro vicini o del futuro. Si sentivano al sicuro, e lo erano – in unmodo che è quasi inimmaginabile per voi. Questo modo di vivere esisteancora, e funziona ancora bene quanto prima, per le persone – a differenzadel vostro modo, che funziona molto bene per gli affari ma molto male perle persone. Quanti di voi realizzano tutto questo?” “Nessuno”, dissi. “O molti pochi individui.” “Allora, come possono cominciare? Per andare sulla luna, bisognaprima capire che è possibile andarci.” “Quindi che cosa stai dicendo? Che è impossibile?” Ishmael sospirò. “Ti ricordi cosa chiedeva il mio annuncio?” “Certamente. Un sincero desiderio di salvare il mondo.” “Allora presumibilmente sei venuta qui perché hai questo desiderio.Pensavi che ti avrei dato una bacchetta magica? O unarma automatica concui avresti potuto sterminare tutti i malvagi nel mondo?” “No.” “Pensavi che non ci fosse nulla da fare? Pensavi che saresti venuta qui,avresti ascoltato per un po e poi saresti andata a casa senza fare nulla?Pensavi che la mia idea di salvare il mondo fosse di non fare nulla?” “No.” “Sulla base di ciò che ho detto qui, Julie, che cosa cè bisogno di fare?Che cosa devessere fatto innanzitutto prima che le persone possanocominciare a capire come ottenere la ricchezza di cui hanno disperata-
  • 133. mente bisogno?” Scossi la testa, ma non era neanche vagamente abbastanza. Saltai giùdalla poltrona e mulinai le braccia. Ishmael mi guardò incuriosito, come seavessi finalmente perso la testa. Gli dissi: “Guarda! Non stai parlando disalvare il mondo. Non riesco a capirti! Stai parlando di salvare noi!” Ishmael annuì. “Capisco la tua confusione, Julie. Ma ecco come stannole cose. La gente della vostra cultura sta rendendo questo pianeta inabitabi-le per se stessa e per milioni di altre specie. Se avrà successo nel farlo, lavita continuerà sicuramente, ma a livelli che voi (nel vostro modo altezzo-so) considerereste indubbiamente più primitivi. Quando tu e io parliamo disalvare il mondo, intendiamo salvare il mondo allincirca come lo cono-sciamo ora – un mondo popolato di elefanti, gorilla, canguri, bisonti, alci,aquile, foche, balene e così via. Capisci?” “Certo.” “Ci sono solo due modi di salvare il mondo in questo senso. Uno è didistruggervi immediatamente – senza aspettare che rendiate il mondoinabitabile per voi stessi. Non conosco alcun modo di fare una cosa simile,Julie. E tu?” “No.” “Lunico altro modo di salvare il mondo è di salvare voi. E di mostrarvicome ottenere le cose di cui avete disperatamente bisogno – anzichédistruggere il mondo.” “Oh”, dissi io. “E mia bizzarra convinzione, Julie, che la gente della vostra cultura stiadistruggendo il mondo non perché è malvagia o stupida, come insegnaMadre Cultura, ma perché sono terribilmente, terribilmente deprivati – dicose che gli esseri umani devono assolutamente avere, di cui semplice-mente non possono fare a meno anno dopo anno e generazione dopogenerazione. E mia bizzarra convinzione che, se dovessero scegliere tradistruggere il mondo e avere le cose che vogliono sinceramente e profon-damente, sceglierebbero questultima opzione. Ma prima di poter farequesta scelta, devono vederla.” Gli restituii una delle sue occhiate cupe. “E io dovrei mostrare loro chehanno questa scelta. Giusto?” “Giusto, Julie. Non è ciò che volevi fare nel tuo sogno a occhi aperti?Portare lilluminazione al mondo da luoghi lontani?” “Sì, è quello che volevo fare nel mio sogno a occhi aperti, daccordo.Ma nella vita reale? Dammi tregua. Sono solo una ragazzina che si chiedecome sopravviverà quando andrà al liceo.”
  • 134. “Me ne rendo conto. Ma non lo rimarrai per sempre. Che tu lo sappia ono, sei venuta qui per essere cambiata, e lo sei stata. E che tu lo sappia ono, il cambiamento è permanente.” “Lo so”, gli dissi. “Ma non hai risposto alla mia domanda. Ti ho chiestodi dirmi come sarebbe il mondo se riuscissimo davvero a cominciare avivere in modo diverso. Penso che abbiamo bisogno di un obiettivo a cuiaspirare. Io di sicuro ne ho bisogno.” “Lo farò, Julie, ma la prossima volta. Penso che per oggi sia ora diterminare. Puoi venire venerdì?” “Sì, credo di sì. Ma perché venerdì in particolare?” “Perché ho qualcuno che voglio farti conoscere. Non Alan Lomax”,aggiunse rapidamente quando vide la mia espressione. “Si chiama ArtOwens, e mi aiuterà a trasferirmi da qui.” “Potrei aiutarti io.” “Sono sicuro che potresti, Julie, ma lui ha una vettura e un posto doveportarmi, e verrà fatto tutto nel bel mezzo della notte. Non un momento incui dovresti essere in giro.” Ci riflettei qualche momento. “Potrebbe passarmi a prendere. Se puòvenire qui, può andare lì.” Ishmael scosse la testa. “Un uomo afroamericano di quarantanni chepassa a prendere una ragazzina bianca di dodici anni nel bel mezzo dellanotte sarebbe un invito alla catastrofe.” “Già. Odio dirlo, ma hai ragione.” Mio Dio, non sono io! Cera una seconda poltrona nella stanza quando arrivai venerdì, e lacosa non mi piacque neanche un po – il problema non era la poltrona in sé,naturalmente, ma lidea di condividere il mio Ishmael con chiunque altro,egoista civetta che sono. Perlomeno non era bella come quella a cui eroabituata io. Feci finta che non fosse lì e cominciammo. “Tra i suoi amici al college”, iniziò Ishmael, “la mia benefattrice,Rachel Sokolow, aveva un giovane uomo di nome Jeffrey, il cui padre eraun celebre chirurgo. Jeffrey divenne una persona importante in molte vitein quel momento e più tardi, perché presentava alla gente un problema.Non riusciva a capire che cosa fare di se stesso. Era fisicamente attraente,intelligente, simpatico e portato praticamente per tutto ciò che provava afare. Sapeva suonare la chitarra molto bene, per quanto non avesseinteresse in una carriera musicale. Sapeva scattare una bella fotografia,buttar giù un buon disegno, recitare da protagonista in una rappresentazio-
  • 135. ne scolastica e scrivere una storia interessante o un saggio provocatorio,ma non voleva essere un fotografo, un artista, un attore o uno scrittore.Andava bene in tutti i suoi corsi, ma non voleva essere un insegnante ouno studioso e non era interessato a seguire le orme di suo padre o aperseguire una carriera nella legge, nelle scienze, in matematica, negliaffari o in politica. Era attirato dalle questioni spirituali e occasionalmenteandava in chiesa, ma non voleva diventare un teologo o un chierico. Adispetto di tutto questo, sembrava ben inserito nella società, come si dice.Non era fobico, depressivo o neurotico. Non era dubbioso o confuso sullapropria identità sessuale. Immaginava che un giorno si sarebbe sistemato esposato, ma non finché non avesse trovato uno scopo nella vita. “Gli amici di Jeffrey non si stancavano mai di trovare nuove idee dapresentargli, nella speranza di risvegliare il suo interesse. Non gli sarebbepiaciuto recensire film per il giornale locale? Aveva mai pensato diintagliare scrimshaw o di creare gioielli? La fabbricazione di mobiliovenne suggerita come occupazione spiritualmente soddisfacente. Chegliene pareva di andare a caccia di fossili? Della cucina da buongustaio?Forse avrebbe dovuto diventare un esploratore. Non sarebbe stato diverten-te lavorare in uno scavo archeologico? Il padre di Jeffrey era moltocomprensivo riguardo la sua incapacità di trovare qualcosa che lo entusia-smasse, ed era pronto a sostenerlo in qualunque esplorazione potessetrovare degna di essere intrapresa. Se un giro del mondo fosse sembratoaffascinante, un agente di viaggi sarebbe stato messo al lavoro. Se avessevoluto provare la vita allaria aperta, lequipaggiamento necessario glisarebbe stato fornito volentieri. Se avesse voluto provare la vita in mare,sarebbe stata approntata una nave. Se avesse voluto provare con laceramica, avrebbe trovato una fornace ad attenderlo. Perfino se avessevoluto limitarsi a partecipare a feste e vita sociale, sarebbe andato bene.Lui rifiutò educatamente tutte le offerte, imbarazzato dal dare tantodisturbo a tutti quanti. “Non voglio darti limpressione che fosse pigro o viziato. Era sempre aiprimi posti della sua classe, aveva un lavoro part-time, viveva in unnormale dormitorio per studenti, non possedeva nemmeno unautomobile.Si limitava a guardare al mondo che gli veniva offerto e a non vedere unasingola cosa degna di essere perseguita. I suoi amici continuavano a dirgli:Senti, non puoi continuare così. Devi trovarti una qualche ambizione, farequalcosa della tua vita! “Jeffrey si laureò con lode ma senza una direzione. Dopo aver passatolestate in casa di suo padre, andò a visitare un amico del college che si era
  • 136. appena sposato. Si portò il suo zaino, la sua chitarra e il suo diario. Dopoqualche settimana visitò qualche altro amico, facendo lautostop. Nonaveva fretta. Si fermò lungo la strada, aiutò delle persone che stavanocostruendo un fienile, guadagnò abbastanza soldi da poter continuare aviaggiare, e alla fine raggiunse la sua successiva destinazione. Prestolinverno fu alle porte e lui tornò a casa. Lui e suo padre ebbero lungheconversazioni, giocarono a gin rummy, a biliardo, a tennis, guardarono ilfootball, bevvero birra, lessero libri, andarono al cinema. “Quando arrivò la primavera, Jeffrey comprò unauto di seconda manoe partì per andare a trovare degli amici nellaltra direzione. La gente loaccoglieva ovunque andasse. A loro piaceva e si sentivano dispiaciuti perlui, era così sbandato, così inefficiente, così privo di obiettivi. Ma non siarresero. Una persona voleva comprargli una videocamera per permetterglidi girare dei filmati dei suoi viaggi. Jeffrey non era interessato. Unaltrapersona si offrì di mandare le sue poesie a varie riviste per vedere sequalcuno fosse disposto a pubblicarle. Jeffrey disse che andava bene, mache personalmente non gliene importava molto. Dopo aver lavorato in uncampeggio per lestate gli fu chiesto di restare come membro permanentedello staff, ma la prospettiva non lo attirava molto. “Quando arrivò linverno, suo padre lo convinse ad andare da unopsicoterapeuta che conosceva e di cui si fidava. Jeffrey continuò ad andarciper tutto linverno, tre volte a settimana, ma alla fine lo psicoterapeutadovette ammettere che, a parte essere un po immaturo, non cera nulla chenon andasse in lui. Quando gli chiesero che cosa intendesse con un poimmaturo, lo psicoterapeuta rispose che Jeffrey mancava di motivazione,ambizione e obiettivi – tutte cose che già sapevano. Troverà qualcosa inun anno o due, predisse lo psichiatra. E sarà probabilmente qualcosa dimolto ovvio. Sono sicuro che gli sta sotto il naso proprio ora e che luisemplicemente non se nè ancora accorto. Quando arrivò la primaveraJeffrey tornò a mettersi in viaggio, e se davvero qualcosa gli stava sotto ilnaso, continuò a non riuscire a vederlo. “Gli anni passarono in questo modo. Jeffrey vide i suoi amici sposarsi,crescere dei figli, costruire carriere, creare aziende, ottenere un po dinotorietà qui, accumulare una piccola fortuna lì... Mentre lui continuava asuonare la sua chitarra, a scrivere poesie e a riempire un diario dopo laltro.La primavera scorsa ha festeggiato il suo trentunesimo compleanno condegli amici in una casa sul lago in Wisconsin. La mattina è sceso al lago,ha scritto alcune righe sul suo diario, poi è entrato in acqua e si èannegato.”
  • 137. “Triste”, dissi dopo un momento, senza riuscire a pensare a nulla di piùbrillante. “E una storia piuttosto comune, Julie, eccetto che per un particolare: ilpadre di Jeffrey gli ha reso possibile continuare ad andare alla deriva, lo haaddirittura sostenuto mentre non faceva nulla per quasi dieci anni – non loha messo sotto pressione perché si desse una regolata e diventasse unadulto responsabile. Questo è ciò che differenzia Jeffrey da milioni di altrigiovani nella vostra cultura, che in realtà non hanno più motivazione diquanta ne avesse lui. O pensi che mi sbagli in questo?” “Non capisco cosa vuoi dire abbastanza bene da dire se ti sbagli o no.” “Pensando ai giovani che conosci, trovi che ardano dal desiderio didiventare avvocati, banchieri, ingegneri, cuochi, parrucchieri, agentiassicurativi e autisti dellautobus?” “Alcuni di loro, sì. Non necessariamente le cose che hai menzionato,parrucchieri e autisti dellautobus, ma alcune cose. Conosco ragazzi a cuinon dispiacerebbe essere stelle del cinema o atleti professionisti, peresempio.” “E quali sono le probabilità che riescano a diventarlo, realisticamenteparlando?” “Una su milioni, immagino.” “Pensi che ci siano diciottenni là fuori che sognano di diventare tassisti,ortodontisti o asfaltatori?” “No.” “Pensi che ci siano molti diciottenni là fuori che sono come Jeffrey, chenon sono realmente attratti da nulla nel mondo del lavoro Prendi? Chesarebbero felici di evitarlo completamente se qualcuno desse loro unostipendio annuale di venti o trentamila dollari?” “Dio, sì, se la metti così sono sicura che ci siano. Stai scherzando? Cene saranno milioni.” “Ma se non cè nulla che desiderino davvero fare nel mondo del lavoroPrendi, perché ci entrano? Perché svolgono lavori che chiaramente nonsignificano nulla né per loro né per nessun altro?” “Li svolgono perché devono farlo. I loro genitori li cacciano di casa. Osi trovano un lavoro o muoiono di fame.” “Esatto. Ma naturalmente in ogni classe di diplomati ce ne sono alcuniche preferiscono morire di fame. La gente usava chiamarli barboni ovagabondi. Oggigiorno vengono spesso definiti senzatetto, suggerendoche vivano per strada perché vi sono costretti, non perché lo preferiscono.Sono fuggitivi, raccoglitori di rottami, prostitute, truffatori, rapinatori,
  • 138. rovistatori di discariche. Tirano avanti, in un modo o nellaltro. Il cibopotrà essere sotto chiave, ma loro hanno trovato tutte le crepe nei muri delmagazzino. Si ubriacano e raccolgono lattine di alluminio. Chiedonolelemosina, razziano i cassonetti della spazzatura dei ristoranti e compionopiccoli furti. Non è una vita facile, ma preferiscono vivere in questo modoche trovarsi un lavoro privo di senso e vivere come la massa di poveriurbani. Si tratta di una subcultura piuttosto ampia, in effetti, Julie.” “Sì, ora che ne parli in questo modo la riconosco. Conosco personal-mente dei ragazzi che parlano di andare a vivere per strada. Parlano diandare in specifiche città in cui ci sono già molti ragazzi che lo fanno.Credo che Seattle sia una.” “Questo fenomeno sfuma in quello delle bande giovanili e delle sette.Quando questi individui sono organizzati intorno a leader carismatici ebelligeranti, vengono chiamati bande. Quando sono organizzati intorno adei guru, vengono chiamati sette. I ragazzi che vivono per strada hannounaspettativa di vita molto bassa, e non impiegano molto a renderseneconto. Vedono i loro amici morire da adolescenti o da ventenni, e sannoche la loro sorte sarà la stessa. Ciononostante, non riescono a costringersiad affittare un tugurio, raccattare qualche vestito decente e cercare diottenere un qualche stupido lavoro a paga minima che detestano. Capiscicosa sto dicendo, Julie? Jeffrey è solo il rappresentante altoborghese diquesto fenomeno. I rappresentanti delle classi inferiori non hanno ilprivilegio di potersi annegare in limpidi laghi nel Wisconsin, ma quelloche fanno alla lunga ottiene lo stesso risultato. Preferirebbero morire cheunirsi ai ranghi degli ordinari indigenti urbani, e generalmente in brevemuoiono davvero.” “Lo capisco”, gli dissi. “Quello che non capisco è dove vuoi arrivare.” “Non ho una vera e propria destinazione, Julie. Sto portando alla tuaattenzione qualcosa che la gente della vostra cultura preferisce fingere chesia irrilevante, di nessuna importanza. La storia di Jeffrey è terribilmentetriste – ma lui è una rarità, non è vero? Potreste essere preoccupati semigliaia di Jeffrey si annegassero in un lago. Ma migliaia di giovanisbandati che muoiono nelle vostre strade è qualcosa che potete tranquilla-mente ignorare.” “Sì, è vero.” “Ciò che sto osservando è qualcosa che la gente della vostra cultura èsicura che non abbia bisogno di venire osservato. Sono tossicodipendenti,perdenti, malviventi, spazzatura. Latteggiamento adulto verso di loro è:Se vogliono vivere come animali, lasciateli vivere come animali. Se
  • 139. vogliono ammazzarsi a vicenda, lasciate che lo facciano. Sono difettosi,sociopatici e disadattati, e stiamo meglio senza di loro.” “Sì, direi che è quello che pensa la maggior parte degli adulti ariguardo.” “Sono in uno stato di negazione, Julie, e cosè che stanno negando?” “Stanno negando che questi siano i loro figli. Questi sono i figli diqualcun altro.” “Esatto. Non cè alcun messaggio per voi in un Jeffrey che si annega inun lago o in una Susie che muore di overdose nei bassifondi. Non cè alcunmessaggio per voi nelle decine di migliaia di persone che si suicidano ognianno o che scompaiono nelle strade, lasciandosi dietro nientaltro che voltisul cartone del latte. Non cè nessun messaggio. Sono come scarichestatiche nella radio, qualcosa che devessere ignorato, e più lo ignorate,meglio sentite la musica.” “Verissimo. Ma sto ancora cercando di capire dove vuoi arrivare.” “Nessuno penserebbe mai di chiedersi: Di che cosa hanno bisognoquesti ragazzi?” “Dio, no. Chi se ne importa di che cosa hanno bisogno?” “Ma tu puoi chiedertelo, non è vero? Puoi farlo, Julie? Puoi sopportar-lo?” Rimasi lì seduta per un minuto, fissando nel vuoto, e allimprovviso lamaledettissima cosa successe: scoppiai a piangere. Esplosi. Me ne stetti lìseduta completamente travolta da grandi, tremendi singhiozzi che nonriuscivo a far smettere, non riuscivo a far smettere, finché cominciai acredere di aver trovato la mia vocazione: star seduta in quella poltrona apiangere. Quando cominciai a calmarmi, mi alzai, dissi a Ishmael che sareitornata di lì a poco e uscii a fare una passeggiata intorno allisolato –intorno a un paio di isolati, in realtà. Poi tornai indietro e gli dissi che nonsapevo come esprimerlo a parole. “Non si possono esprimere le emozioni a parole, Julie. Lo so. Le haiespresse con quei singhiozzi, e non ci sono parole altrettanto eloquenti. Maci sono altre cose che puoi esprimere a parole.” “Sì, immagino che sia vero.” “Hai avuto un qualche tipo di visione della devastante mancanza checondividi con i giovani di cui stavamo parlando.” “Già. Non sapevo di condividerla con loro. Non sapevo di condividerenulla con loro.” “Il primo giorno che sei venuta a trovarmi, hai detto che stai costante-
  • 140. mente dicendo a te stessa: Devo andarmene di qui, devo andarmene diqui. Hai detto che questo significava: Scappa per salvarti!” “Sì. Immagino che si possa dire che è quello che provavo mentre me nestavo qui a piangere. Per favore! Per favore, lasciami scappare persalvarmi! Ti prego, lasciami uscire! Lasciami andare! Per favore, nontenermi rinchiusa qui per il resto della mia vita! DEVO scappare! Nonriesco a SOPPORTARE tutto questo!” “Ma questi non sono pensieri che puoi condividere con i tuoi compagnidi classe.” “Non sono pensieri che avrei potuto condividere con me stessa duesettimane fa.” “Non avresti osato guardarli.” “No, se li avessi guardati avrei detto: Mio Dio, cosho di sbagliato?Devo avere una qualche malattia!” “Questo è esattamente il tipo di pensieri che Jeffrey ha scritto nel suodiario ancora e ancora. Che cosho che non va? Che cosho di sbagliato?Devesserci qualcosa di terribilmente sbagliato in me che mi impedisce ditrovare la felicità nel mondo del lavoro. Sempre, scriveva: Che cosa cè disbagliato in me? Che cosa cè di sbagliato in me? Che cosa cè di sbagliatoin me? E naturalmente tutti i suoi amici continuavano a dirgli: Che cosacè di sbagliato in te? Che cosa cè di sbagliato in te? Che cosa cè disbagliato in te che ti impedisce di gioire di questo meraviglioso program-ma? Forse ora capisci per la prima volta che il mio ruolo è quello diportarti questa incredibile notizia: che non cè niente di sbagliato IN TE.Non sei tu il problema. E credo che ci fosse questa consapevolezza nei tuoisinghiozzi: Mio Dio, non sono io!” “Sì, hai ragione. Metà di ciò che stavo provando era un tremendo sensodi sollievo.” Rivoluzionari. “Vuoi sapere come sarebbe il mondo se cominciaste a vivere in mododiverso. Ora hai unidea migliore del motivo per cui dovreste cominciare avivere in modo diverso. Ti ho detto che dovevate smettere di pensare arinunciare a delle cose ed essere più esigenti, ma non credo che tu avessicapito cosa intendevo.” “No, non lavevo capito, non veramente. Ma credevo di sì.” “Ma ora capisci davvero. Sei crollata quando hai finalmente compresoche io avrei davvero ascoltato le tue richieste, che volevo ascoltarle – e che
  • 141. meritavi perfino di vedere le tue richieste accolte.” “Sì, è vero.” “Ecco come progetteremo un mondo per voi, Julie. Ascoltando levostre richieste. Cosa vorresti? Cosa moriresti pur di avere?” “Accidenti”, dissi. “Proprio una bella domanda. Voglio un luogo in cuipoter stare dove non passerei il tempo a dirmi: Devo andarmene di qui,devo andarmene di qui, devo andarmene di qui, devo andarmene di qui.” “Tu e i Jeffrey del mondo avete bisogno di un vostro spazio culturale.” “Sì, esatto.” “Spazio culturale non significa necessariamente spazio geografico. Iragazzi che vivono nelle strade di Seattle e in posti simili non stannocercando centinaia di acri da possedere. Sono perfettamente contenti dicondividere il vostro territorio, e in realtà probabilmente morirebbero difame se dovessero vivere in un territorio separato solo per loro. Stannodicendo: Sentite, ci accontentiamo di sopravvivere con quello che voigettate via. Perché non potete semplicemente lasciarcelo fare? Dateci solola possibilità di essere raccoglitori e spazzini. Saremo la tribù del Corvo.Non uccidete i corvi che si occupano delle carcasse degli animali uccisidalle vostre automobili, non è vero? Se uccidete i corvi, dovete ripulire lestrade dalle carcasse voi stessi. Lasciate che lo facciano i corvi. Nonstanno prendendo nulla che vogliate, quindi che problema avete con loro?Neanche noi stiamo prendendo nulla che vogliate, quindi che problemaavete con noi?” “Suona piuttosto bene, in realtà... Non che potrà mai avvenire.” “E che mi dici di te, Julie? Ti piacerebbe appartenere alla tribù delCorvo?” “Non particolarmente, a essere onesta.” “Be, perché dovresti? Non esiste un unico modo giusto di vivere. Maimmagina che gli abitanti di Seattle dicano: Proviamoci. Invece di opporcia questi ragazzi, cercare di cambiarli o rendergli la vita un inferno,diamogli una mano. Aiutiamoli a diventare la tribù del Corvo. Qual è ilpeggio che potrebbe accadere?” “Sarebbe grandioso.” “E se sapessi che ci sono persone così a Seattle – persone disposte acorrere un rischio simile – dove vorresti vivere se stessi cercando un postodove vivere?” “Vorrei vivere a Seattle.” “Potrebbe essere un posto interessante, Julie. Un posto dove le personeprovano cose.” Ishmael tacque per diversi minuti, ed ebbi la sensazione
  • 142. che avesse perso il filo. Finalmente, continuò. “Non importa quanto chiarocredo di essere stato, a questo punto i miei allievi mi dicono sempre: Sì,ma che cosa dobbiamo fare, in pratica? E io dico loro: Voi Prendi sieteorgogliosi della vostra creatività, no? Be, siate creativi. Ma questo non liaiuta molto, non è vero?” Non sapevo se stesse parlando con me o con se stesso, ma mi limitai astare seduta ad ascoltare. “Parlami dellessere creativi, Julie.” “Cosa intendi?” “Quando è stato il vostro più grande periodo di creatività? Il più grandeperiodo di creatività della storia umana?” “Dovrei dire che era questo. E questo.” “Il periodo della Rivoluzione Industriale.” “Esatto.” “Come funzionava?” “Che vuoi dire?” “Il vostro compito più importante nei prossimi decenni sarà di esserecreativi – non riguardo i macchinari ma riguardo voi stessi. Ha senso perte?” “Sì.” “Allora forse cè qualcosa che possiamo imparare sulla creatività dalperiodo più creativo della storia umana. Ti sembra plausibile?” “Sì, assolutamente.” “Allora, di nuovo: come funzionava?” “La Rivoluzione Industriale? Dio, non lo so.” “UnArmata Rivoluzionaria Industriale ha forse marciato nella capitalee ha preso il potere? Ha radunato la famiglia reale e lha ghigliottinata?” “No.” “Allora cosè successo?” “Dio... Mi stai chiedendo di parlarti di cartelli e monopoli?” “No, nulla del genere. Non sto facendo attenzione ai soldi, ma allacreatività. Prova in questo modo, Julie. Comè cominciata la RivoluzioneIndustriale?” “Oh. Va bene. Me lo ricordo. E tutto quello che ricordo, in realtà.James Watt. Il motore a vapore. Millesettecento e qualcosa.” “Eccellente, Julie. James Watt, il motore a vapore, millesettecento equalcosa. A James Watt viene spesso attribuita linvenzione del motore avapore che dette inizio a tutto, ma questa è una semplificazione ingannevo-le che manca completamente il punto di questa rivoluzione. James Watt nel
  • 143. 1763 si limitò ad apportare miglioramenti a un motore progettato nel 1712da Thomas Newcomen, che a sua volta aveva solamente migliorato unmotore progettato nel 1702 da Thomas Savery, che senza dubbio era aconoscenza del motore descritto nel 1663 da Edward Somerset, che erasolo una variazione della fontana a vapore di Salomon de Caus del 1615,che era in realtà molto simile a un dispositivo descritto tredici anni primada Giambattista della Porta, che fu il primo a utilizzare la potenza delvapore in modo significativo dai tempi di Erone di Alessandria, nel primosecolo dellera cristiana. Questa è uneccellente dimostrazione di comefunzionava la Rivoluzione Industriale. Ma non credo che tu capiscadavvero ancora, quindi ti darò un altro esempio. “I motori a vapore non sarebbero serviti a molto senza il carbone coke,che è privo di fiamma e di fumo. La trasformazione del carbone normale incarbone coke produce gas di carbone, che originariamente veniva sempli-cemente espulso e considerato privo di valore. Ma nel 1790 si cominciò abruciarlo nelle fabbriche, sia per dare energia ai macchinari che perprodurre luce. Ma produrre gas di carbone generava un altro prodotto discarto, il catrame, una disgustosa melma puzzolente di cui era moltodifficile sbarazzarsi. Dei chimici tedeschi pensarono che fosse stupidofaticare per liberarsene quando invece si sarebbe potuto trovare un modoutile di usarlo. Distillando il catrame, produssero cherosene, un nuovocombustibile, e creosoto, una sostanza catramosa che si scoprì essere unostraordinario conservante per il legno. Dato che il creosoto impediva allegno di marcire, sembrò ragionevole supporre che si potessero ottenererisultati simili con altri derivati del catrame. In un esperimento simile,dellacido fenico venne usato per inibire la putrefazione nelle fogne.Venendo a sapere che lacido fenico poteva avere questo effetto nel 1865, ilchirurgo inglese Joseph Lister si chiese se avrebbe potuto prevenire laputrefazione anche della carne umana ferita (che allepoca rendeva ogniintervento chirurgico potenzialmente letale). Poteva. Un altro derivatoancora fu il nerofumo, il residuo lasciato dal fumo che il catrame liberavabruciando. Questo trovò un utilizzo in un tipo di carta carbone inventato daCyrus Dalkin nel 1823. Trovò un altro utilizzo ancora quando ThomasEdison scoprì di poter amplificare i suoni trasmessi dal telefono inserendoun frammento di nerofumo nel ricevitore.” Ishmael mi guardò con aria speranzosa. Gli dissi che il catrame eramolto più utile di quanto avessi pensato. “Mi dispiace”, aggiunsi. “So chenon sto cogliendo il punto.” “Mi hai chiesto che cosa fare, Julie, e ti ho dato una direttiva generale:
  • 144. siate creativi. Ora sto cercando di mostrarti che cosa significa esserecreativi. Sto cercando di mostrarti come il più grande periodo di creativitàumana ha funzionato: la Rivoluzione Industriale è stata il prodotto di unmilione di piccoli inizi, un milione di grandi piccole idee, un milione dimodeste innovazioni e miglioramenti di invenzioni precedenti. Questimilioni non sono unesagerazione, penso. In un periodo di trecento anni,centinaia di migliaia di voi, agendo quasi esclusivamente per motivi diinteresse personale, hanno trasformato il mondo umano diffondendo emigliorando idee e scoperte, portandole passo dopo passo a nuove idee enuove scoperte. “So che ci sono puritani Ludditi tra di voi che pensano che la Rivolu-zione Industriale sia stata opera del diavolo, ma io non sono sicuramenteuno di essi, Julie. In parte perché non procedeva secondo un progettoteorico, la Rivoluzione Industriale non era unimpresa utopistica – adifferenza di cose come le vostre scuole, le vostre prigioni, i vostritribunali e le vostre strutture governative. Non aveva bisogno che lepersone fossero migliori di quello che sono. In effetti, aveva bisogno che lepersone fossero esattamente ciò che sono sempre state. Dai loro luci a gase abbandoneranno le candele. Dai loro luci elettriche e abbandonerannoquelle a gas. Offri loro scarpe belle e comode e abbandoneranno le scarpebrutte e scomode. Offri loro macchine da cucire elettriche e abbandone-ranno quelle a pedale. Offri loro televisori a colori e abbandonerannoquelli in bianco e nero. “E tremendamente importante notare che la ricchezza della creativitàumana che veniva generata dalla Rivoluzione Industriale era diffusa e nonconcentrata nelle mani di pochi privilegiati. Non mi sto riferendo aiprodotti che venivano fabbricati, ma piuttosto alla ricchezza intellettualeche veniva generata. Nessuno poteva mettere sotto chiave né il processocreativo stesso, né le scoperte che produceva. Ogni volta che qualchenuovo dispositivo o processo veniva ideato, chiunque era libero di dire:Posso farci qualcosa, con quello. Chiunque era libero di dire: Possoprendere questidea e costruirci sopra. Chiunque era libero di dire: Possousare questidea in un modo che il suo inventore non si è mai neanchesognato.” “Be”, gli dissi, “di sicuro non mi era mai venuto in mente di pensarealla Rivoluzione Industriale in questo modo.” “E importante notare che non la sto proponendo come candidata allabeatificazione. Non sto lodando i suoi scopi o le sue caratteristicheriprovevoli – il suo materialismo spietato, il suo allettante consumismo, il
  • 145. suo enorme appetito per risorse insostituibili, la sua sollecitudine neldirigersi ovunque lavidità le indicasse. Sto lodando unicamente il suomodo di operare, che ha generato il più grande e democratico flusso dicreatività della storia umana. Lungi dal pensare di rinunciare a delle cose,dovete cominciare a pensare di rilasciare un altro fiume di creativitàumana – uno volto non alla creazione di ricchezza basata sui prodotti, mapiuttosto alla creazione di quel tipo di ricchezza che avete gettato via perrendervi i dominatori del mondo e che ora bramate così disperatamente.” “Dammi un esempio, Ishmael. Dammi un esempio.” “Il progetto di Seattle di cui abbiamo appena discusso è un esempio.Sarebbe lequivalente della fontana a vapore del 1615 di Salomon de Caus,Julie. Non unultima parola, solo un inizio. La gente a Los Angelesguarderebbe il loro esperimento e direbbe: Sì, non è male, ma possiamofare di meglio qui. E la gente a Detroit osserverebbe il risultato di LosAngeles e troverebbe una nuova angolazione da utilizzare nella loro città.” “Dammi un altro esempio.” “La gente di Peoria, Illinois, dice: Sentite, forse possiamo dirigerciverso il modello tribale migliorando la Sudbury Valley School aFramingham, Massachusetts. Potremmo mandare in pensione i nostriinsegnanti, chiudere le scuole e aprire la città ai nostri figli. Lasciare cheimparino qualunque cosa vogliano. Potremmo correre questo rischio.Abbiamo abbastanza fiducia nei nostri figli. Questo sarebbe un esperimen-to che attirerebbe lattenzione di tutta la nazione. Tutti osserverebbero pervedere se funzionasse o meno. Personalmente non dubito che sarebbe unsuccesso spettacolare – ammesso che lasciassero davvero i loro figli liberidi seguire il loro naso senza sovvertire il progetto con piani di studio. Manaturalmente il modello di Peoria sarebbe solo linizio. Altre cittàvedrebbero modi per arricchirlo e superarlo.” “Va bene. Un altro esempio, per favore.” “Sai, Julie, chi lavora nella sanità non è universalmente entusiasta di farparte della macchina fabbrica-soldi che la sanità è divenuta in questanazione. Molti in realtà sono entrati in quel settore lavorativo per ragionicompletamente differenti dallarricchirsi. Forse ad Albuquerque, NewMexico, potrebbero unirsi e portare il sistema in una direzione completa-mente nuova. Forse si renderebbero conto che esiste già una sorta di JamesWatt in questo campo, un medico di nome Patch Adams che ha fondato ilGesundheit Institute, un ospedale in Virginia dove i pazienti vengonocurati gratuitamente. Ma forse hanno bisogno di ispirazione aggiuntiva nelvedere cose simili avvenire altrove – cose come il progetto Seattle e il
  • 146. progetto Peoria. Questo è il modo in cui ha funzionato la RivoluzioneIndustriale, Julie. Persone vedevano altre persone capire come far funzio-nare qualcosa e ne venivano ispirate a provare loro stesse.” “Penso che lostacolo più grande a tutte queste cose sarebbe il gover-no.” “Naturalmente, Julie. E per questo che esistono i governi, per impedireche avvengano cose buone. Ma temo di dover dire che se non riuscitenemmeno a costringere i vostri stessi governi teoricamente democratici apermettervi di realizzare cose buone per voi stessi, probabilmente meritatedi estinguervi.” “Sono daccordo.” “Ho aperto il forziere tribale per te, Julie. Ti ho mostrato le cose cheavete gettato via per divenire i dominatori del mondo. Un sistema diricchezza basato sullo scambio di energia inesauribile e completamenterinnovabile. Un sistema legale che aiutava davvero la gente a vivereanziché limitarsi a punirla per aver fatto cose che la gente ha sempre fattoe sempre farà. Un sistema educativo che non costa nulla, funzionaperfettamente e unisce le persone generazionalmente. Ci sono molti altrisistemi degni di essere studiati lì, ma non ne troverai nessuno cheincoraggi la gente a migliorare creativamente luno le idee dellaltro comeavete fatto voi durante la vostra Rivoluzione Industriale. Non cera alcundivieto di esercitare una tale creatività nella vita tribale, ma non ceranemmeno alcuna domanda o alcuna ricompensa per essa.” Tacque per un momento. Aprii la bocca per parlare, ma lui alzò unamano per fermarmi. “So che non ti ho dato ancora ciò che mi hai chiesto. Ci sto arrivando.Devi solo essere paziente e lasciarmici arrivare a modo mio.” Battei le ciglia e rimasi tranquilla. Uno sguardo nel futuro. “Per te è solo storia antica, come la Ricostruzione o la Guerra di Corea,ma venticinque anni fa molte migliaia di ragazzi della tua età sapevano chela via Prendi era una via di morte. Non sapevano molto più di quello, masapevano di non voler fare ciò che avevano fatto i loro genitori – sposarsi,trovarsi un lavoro, invecchiare, andare in pensione e morire. Volevanovivere in un modo nuovo, ma gli unici veri valori che avevano eranoamore, cameratismo, onestà emotiva, droghe e rock n roll – non cosenegative, certo, ma neanche vagamente sufficienti a portare avanti unarivoluzione, e una rivoluzione è ciò che volevano. Proprio come non
  • 147. avevano una teoria rivoluzionaria, non avevano neanche un programmarivoluzionario. Quello che avevano era uno slogan – accenditi, sintonizza-ti, sganciati – e immaginavano che se tutti si fossero accesi, sintonizzati esganciati, allora avrebbero cominciato a ballare per le strade e una nuovaepoca umana sarebbe cominciata. Ti sto dicendo questo perché capire ilmotivo per cui le cose falliscono è importante quanto capire il motivo percui riescono. La rivolta giovanile degli anni Sessanta e Settanta è fallitaperché non aveva né una teoria né un programma. Ma quei ragazziavevano sicuramente ragione su una cosa: avete bisogno di qualcosa dinuovo. “Voi dovete avere una rivoluzione se volete sopravvivere, Julie. Secontinuate ad andare avanti nel modo attuale, è difficile immaginarvisopravvivere un altro secolo. Ma non potete avere una rivoluzionenegativa. Ogni rivoluzione che miri a tornare a dei bei vecchi tempi dipresunta semplicità in cui gli uomini si toglievano il cappello, le donnestavano a casa a cucinare e nessuno divorziava o sfidava lautorità, sarebbefondata sui sogni. Ogni rivoluzione che presupponga che la gente siadisposta a rinunciare a delle cose che vuole per cose che non vuole è purautopia e non potrà che fallire. Dovete avere una rivoluzione positiva, unarivoluzione che porti alla gente più di ciò che vogliono davvero, non menodi ciò che non vogliono. Non vogliono davvero videogiochi a sedici bit,ma se è il massimo che possono ottenere lo accetteranno. La vostrarivoluzione non andrà lontano chiedendo loro di rinunciare ai lorovideogiochi a sedici bit. Se volete che perdano interesse nei giocattoli,allora dovete dare loro qualcosa di meglio dei giocattoli. “Questa devessere la parola dordine della vostra rivoluzione, Julie.Non povertà volontaria, ma piuttosto ricchezza volontaria. Ma veraricchezza, stavolta. Non giocattoli, non marchingegni, non amenità. Noncose che si possano mettere nella cassaforte di una banca. Vera ricchezzadel tipo con cui gli umani sono nati. Vera ricchezza del tipo che gli esseriumani si sono goduti per centinaia di migliaia di anni – e che continuano agodersi ovunque la vita Lascia sia ancora intatta. E questa è ricchezza chepotete godervi senza sentirvi in colpa, Julie, perché non è qualcosa cheavete rubato al mondo. E ricchezza interamente prodotta dalla vostrastessa energia. Mi segui?” “Ti seguo.” “Ora vediamo se riusciamo a trovare un modo ragionevole e plausibiledi osservare il futuro della vostra rivoluzione. Nel 1816, il barone Karl vonDraise di Karlsruhe, Germania, pensò che avrebbe provato a fare
  • 148. linventore (la Rivoluzione Industriale aveva raggiunto davvero ogniclasse, alta e bassa). Ciò che aveva in mente era un veicolo a ruote apropulsione autonoma, e ciò che ideò fu un progetto piuttosto buono peressere un primo tentativo: una bicicletta che avanzava spingendo il terrenocon i piedi. Ora, se avesse potuto guardare settantanni nel futuro avrebbepotuto vedere una bicicletta che funzionava davvero bene – quellacostruita dallinglese James Starley che, miglioramenti a parte, è in usoancora oggi, un secolo dopo. “Proprio come il barone, tu e io non possiamo guardare nel futuro pervedere un sistema sociale umano globale che funzioni davvero bene. Unsistema del genere potrà anche venir creato, ma noi non possiamoimmaginarlo più di quanto il barone potesse immaginare la bicicletta diJames Starley. Capisci cosa sto dicendo?” “Penso di sì.” “Ciononostante, noi siamo avvantaggiati rispetto al barone. Lui nonsolo non poteva guardare nel futuro (perché nessuno può), ma non potevanemmeno guardare al passato per ispirazione, perché non erano maiesistite biciclette a cui ispirarsi. Noi siamo avvantaggiati perché, anche senon possiamo guardare avanti per vedere un sistema sociale umanoglobale che funzioni davvero bene, possiamo guardare indietro a uno chefunzionava davvero bene. Funzionava così bene da poter dire consicurezza che si trattava di un sistema definitivo e non migliorabile per ipopoli tribali. Non cera unorganizzazione complessa, cerano solo delletribù indipendenti che attuavano la strategia delle Rappresaglie Imprevedi-bili: Restituisci quanto hai ricevuto, ma non essere troppo prevedibile.” “Giusto.” “Ora, questa strategia proteggeva quale principio o legge per i popolitribali?” “Be... Proteggeva lindipendenza e lidentità tribale.” “Sì, è vero, ma queste sono cose, non principi o leggi.” Ci lavorai su per un po, ma alla fine dovetti ammettere di non vederlo. “Non importa. La strategia delle Rappresaglie Imprevedibili proteggevae attuava questa legge: Non esiste un unico modo giusto di vivere per lepersone.” “Giusto. Lo capisco ora.” “Questo è vero oggi quanto lo era un milione di anni fa. Nulla puòrenderlo obsoleto. Questa legge è qualcosa su cui possiamo fare affida-mento, Julie. Almeno tu e io possiamo, parlando da rivoluzionari. I nemicidella rivoluzione insisteranno che cè sicuramente un qualche modo giusto
  • 149. di vivere per gli umani, e di solito pretenderanno di conoscerlo. Questo vabene, finché non cercano di imporre il loro unico modo giusto anche anoi. Non esiste un unico modo giusto di vivere è il nostro punto dipartenza, come Penso, quindi sono era il punto di partenza di Cartesio.Entrambe le affermazioni devono essere accettate come evidentementevere, oppure semplicemente rifiutate. Nessuna delle due può essere dimo-strata. Entrambe possono essere contraddette da altri assiomi, ma nonpossono essere smentite. Mi stai seguendo?” “Penso di sì, Ishmael. Da lontano.” “Quindi abbiamo un motto per il nostro vessillo: Non esiste un unicomodo giusto di vivere per le persone. Vogliamo dare un nome alla rivolu-zione stessa?” Dopo averci riflettuto, dissi: “Sì, potremmo chiamarla la RivoluzioneTribale.” Ishmael annuì. “E un buon nome, ma credo sarebbe meglio la NuovaRivoluzione Tribale, Julie. Altrimenti la gente penserà che stiamo parlandodi archi e frecce e di vivere in caverne.” “Sì, hai ragione.” “Ecco alcune caratteristiche che la Nuova Rivoluzione Tribale proba-bilmente avrà, basandoci sullesperienza della Rivoluzione Industriale.Possiamo chiamarlo il Piano a Sette Punti. “Uno: la rivoluzione non avverrà tutta in una volta. Non sarà un colpodi stato come la Rivoluzione Francese o quella Russa. “Due: verrà attuata incrementalmente, da persone che migliorerannoed estenderanno luna le idee dellaltra. Questa è stata la grande innova-zione della Rivoluzione Industriale. “Tre: non verrà guidata da nessuno. Come la Rivoluzione Industriale,non avrà bisogno di alcun pastore, organizzatore, leader, guida o mente alcomando; sarebbe troppo da gestire per chiunque. “Quattro: non sarà liniziativa di alcun organismo politico, governativoo religioso. Di nuovo, come la Rivoluzione Industriale. Alcuni vorrannosicuramente nominarsi suoi sostenitori o protettori; ci sono sempre capipronti a farsi avanti una volta che altri hanno mostrato la strada. “Cinque: non avrà un punto di arrivo prestabilito. Perché dovrebbe? “Sei: non procederà secondo un programma. Come potrebbe esserci unprogramma? “Sette: ricompenserà coloro che faranno avanzare la rivoluzione con lamoneta della rivoluzione. Nella Rivoluzione Industriale, quelli che contri-buivano molto nella creazione di ricchezza basata sui prodotti ricevevano
  • 150. molto in ricchezza basata sui prodotti. Nella Nuova Rivoluzione Tribale,quelli che contribuiranno molto nella creazione di sostegno riceverannomolto in termini di sostegno. “Ora, ecco una domanda per te. Cosa credi che avverrà ai Prendi inquesta rivoluzione, Julie?” “Cosa intendi con avverrà?” “Voglio che cominci a pensare come una rivoluzionaria, adesso. Nonfarmi fare tutto il lavoro. La prima cosa che le persone vorranno fare saràmettere fuori legge lo stile di vita Prendi, non è vero?” Lo fissai vacua. “Non lo so.” “Pensa, Julie.” “Come possono mettere fuori legge lo stile di vita Prendi?” “Immagino nello stesso modo in cui mettono fuori legge qualunquecosa.” “Ma voglio dire... Se non esiste un unico modo giusto di vivere per lepersone, come puoi rendere illegale il modo Prendi? O qualunque modo?” “Molto meglio. Se non esiste un unico modo giusto di vivere per lepersone, allora naturalmente non puoi rendere illegale il modo Prendi. Lostile di vita Prendi continuerà, e la gente che lo seguirà sarà quella a cuipiace davvero dover lavorare per mangiare. Quella a cui piace davverotenere il cibo sotto chiave in modo da non poterlo raggiungere.” “I Prendi perderanno molte persone in questo caso, perché il resto dinoi vorrà che il cibo sia allo scoperto, pronto per essere preso gratuitamen-te.” “Allora ecco cosa succederà, Julie. Non dovete rendere illegale lo stiledi vita Prendi per farlo scomparire. Dovete solo aprire le porte dellaprigione, e la gente comincerà a uscire. Ma ci saranno sempre alcuni chepreferiranno lo stile Prendi, che prosperano vivendo in quel modo. Forsepotranno riunirsi sullisola di Manhattan. Potete dichiararla un parconazionale e mandarci i vostri figli in gita a studiarne gli abitanti.” “Ma come funzionerà tutto il resto, Ishmael?” “Sotto il sistema originario, lappartenenza alla tribù veniva stabilitaalla nascita. Si nasceva Ute, Penobscot o Alawa, e non si poteva diventarloper scelta. Immagino che fosse possibile, ma era sicuramente una rarità.Perché un Hopi avrebbe voluto diventare un Navajo, o viceversa? Ma nellaNuova Rivoluzione Tribale, lappartenenza tribale dovrà essere decisaesclusivamente per scelta volontaria, almeno allinizio. Immagina unmondo in cui Jeffrey, anziché spostarsi da un gruppo di amici Prendiallaltro, avesse potuto viaggiare da una tribù allaltra – ogni tribù differen-
  • 151. te, ogni tribù con le sue porte aperte in modo da permettere alla gente diandare e venire liberamente. Pensi che avrebbe finito con lentrare in quellago?” “No, non credo. Penso che sarebbe finito in una tribù composta dagente a cui piace sedersi a suonare la chitarra e scrivere poesie.” “Probabilmente non otterrebbero molti risultati, non è vero?” “Probabilmente no, ma chi se ne importa? Ma non esistono moltecomunità volontarie come questa proprio adesso?” “Sì, più che mai. Sfortunatamente, agiscono tutte allinterno dellaprigione Prendi. Sono praticamente costretti a farlo, perché non esiste unospazio esterno alla prigione Prendi. I Prendi molto tempo fa hannoreclamato lintero pianeta per se stessi, quindi tutto è allinterno della loroprigione.” “Cosa centra questo?” “Nelle prigioni reali, i detenuti si riuniscono in gruppi per vari motivi,alcuni riconosciuti dalle autorità e altri no. Per esempio, alcuni gruppiesistono per protezione; i loro membri si guardano le spalle a vicenda.Questi gruppi non hanno uno status ufficiale. Non sono riconosciuti e avolte sono perfino illegali. E se venissero riconosciuti ufficialmente diven-terebbero inutili, perché non potrebbero compiere azioni non permessedalle regole della prigione. Per svolgere il compito che esistono persvolgere, devono rimanere non riconosciuti ufficialmente – liberi diinfrangere le regole. Una volta che vengono omologati, diventano come unclub di scacchi o un gruppo di discussione letteraria – obbedienti alleregole della prigione e quindi di importanza molto marginale, per quantoriguarda le vere preoccupazioni dei detenuti.” “Cosa centra questo con le comunità volontarie?” “Le comunità volontarie iniziano quasi sempre con lobiettivo di venirericonosciute dalla legge Prendi. Questo evita loro di venire disturbate dallapolizia, ma limita linfluenza e limportanza che possono raggiungere nellevite dei loro membri. Questa è la differenza tra comunità volontarie e setteo bande di strada. Le comunità volontarie vogliono essere riconosciuteufficialmente, mentre sette e bande non vogliono – e questo spiega perchésette e bande possono avere unimportanza tribale nelle vite dei loromembri.” “Cosa intendi con importanza tribale?” “Intendo che appartenere a una setta o a una banda ha la stessaimportanza che ha lappartenere a una tribù Lascia. Fondamentalmenteintendo che vale la pena di morire per questa appartenenza, Julie. Quando i
  • 152. seguaci di Jim Jones si resero conto che Jones-town era condannata, nonvidero alcun motivo di continuare a vivere. Jones disse loro: Se mi amatequanto io amo voi, allora dobbiamo morire tutti insieme o venire distruttidallesterno. Mi rendo conto che è avvenuto circa un anno prima della tuanascita, ma pensavo che ne avessi sentito parlare.” Gli dissi di no. “Novecento persone si suicidarono con lui. Alcune tribù Lascia hannofatto la stessa cosa quando si sono rese conto di non avere alcuna speranzadi poter continuare a vivere come tribù.” Scossi la testa dubbiosamente, e lui mi chiese cosa non andasse. “Non sono sicura. O forse sì. Sono abituata a pensare ai membri dellebande come ad animali. Ai membri delle sette come a dei matti. Equipara-re le tribù Lascia a bande e sette mi fa sentire decisamente... Confusa.” “Lo capisco. Man mano che ti muoverai nel mondo, troverai che gliintellettualmente insicuri spesso rafforzano la loro sicurezza mantenendole cose in solide, impermeabili categorie di bene e male. La RivoluzioneIndustriale è male, e in essa non si può trovare nulla di buono. Le bande distrada e le sette religiose sono male, e in esse non si può trovare nulla dibuono. Le tribù invece sono buone, e quindi non si può trovare nessunaconnessione tra loro e cose malvagie come sette o bande. E permesso farnotare che le tribù Lascia se la cavano benissimo senza classi e proprietàprivata, ma devi stare sempre attento a enfatizzare che non hanno letto libricattivi come quelli di Marx o Engels.” “Sì, non fatico a crederci. Ma non sono ancora molto sicura di che cosaquesto abbia a che fare con le comunità volontarie.” “Quando gli ufficiali governativi cominciarono a tenere sotto controlloil suo Tempio del Popolo, Jim Jones lo trasferì a Guyana. Lo fece perchésapeva che avrebbe cessato di funzionare se fosse caduto sotto la giurisdi-zione del governo. Per usare un esempio differente, un alcolizzato riabilita-to di nome Charles Dederich fondò un centro di riabilitazione dalle droghea Santa Monica nel 1958. Era chiamato Synanon. Non era esattamente unacomunità, perché i tossicodipendenti andavano e venivano continuamente,ma con il tempo Dederich cominciò a sentirsi insoddisfatto di questomodello. Voleva una comunità, e in breve cominciò a incoraggiare i tossi-codipendenti riabilitati a rimanere come impiegati di sussistenza. PoiDederich aprì la comunità agli esterni – professionisti e uomini daffari cheerano disposti a cedere al Synanon beni immobili, automobili, conti inbanca e azioni per poter appartenere a una comunità esclusiva e avere ciòche si aspettavano sarebbe stata una casa per il resto della loro vita. Passo
  • 153. dopo passo, il Synanon gradualmente andò dallessere un centro di riabili-tazione allessere una setta – e una setta combattiva, armata non solo per ladifesa ma anche per lattacco, che compiva tentati omicidi e aggressionibrutali contro coloro che percepiva come nemici. La setta di BhagwanShree Rajneesh, gli Hare Krishna e la Fondazione Cristiana di Alamoerano tutti composti da persone con una simile volontà di cedere i lorobeni terreni e di lavorare gratuitamente per appartenere a qualcosa – peravere lappartenenza e tutto ciò che ne consegue – cibo, alloggio, vestiti,mezzi di trasporto, cure sanitarie e così via. Sicurezza, in una parola.” “Di nuovo: non sono molto sicura del perché mi stai dicendo tuttoquesto.” “Sto cercando di farti capire che queste persone non sono pazze.Vogliono disperatamente qualcosa che gli umani hanno avuto per centinaiadi migliaia di anni e che hanno ancora, dove sopravvive la vita Lascia.Vogliono che ci si prenda cura di loro nel modo tribale, Julie. Sono perfet-tamente disposte a dare alle sette il loro totale sostegno – in cambio delsuo totale sostegno, il che significa cibo, alloggio, vestiti, mezzi ditrasporto, cure sanitarie e così via – tutto ciò che serve per vivere comeumani. Non si sono avvicinate a queste sette perché le percepivano cometribali. Le hanno cercate perché sentivano che stavano offrendo loroqualcosa che volevano disperatamente – e che vogliono ancora, te logarantisco, Julie. Nei prossimi anni vedrete sempre più individui del tuttoordinari e intelligenti venire attirati da sette e culti, non perché sono pazzi,ma perché le sette offrono loro qualcosa che vogliono profondamente e chenon possono ottenere nel mondo Prendi. Il paradigma sostegno-in-cambio-di-sostegno è più di un semplice modo di sopravvivere, è uno stile di vitaprofondamente soddisfacente per gli umani. Alle persone piace davverovivere in questo modo.” “Va bene, questo lo capisco. Ora dimmi che cosa dovrei fare a riguar-do.” “Ora come ora, Julie, a chi è permesso fondare sette e culti nel senso dicui stiamo parlando qui?” “Credo che nessuno lo sia.” “E dato che a nessuno è permesso di farlo, chi lo fa?” “Gente pazza”, dissi. “Gente con manie di grandezza. E truffatori.” “Julie, ecco che cosa sto cercando di farti vedere. Dato che nessuno aparte matti e truffatori è autorizzato a fondare sette e culti da voi, perchésiete sorpresi che tutte le vostre sette e i vostri culti vengano fondati damatti e truffatori?”
  • 154. “Questa è davvero una buona domanda.” “Eccotene unaltra. Che cosa fareste con un culto o una setta che nonfosse stata fondata da un pazzo o da un truffatore?” “Cosa intendi dire?” “Be, la sopprimereste?” “Non lo so.” “Sai chi sono gli Amish?” “Sì, un paio danni fa Harrison Ford si è nascosto dagli Amish in unfilm.” “Non pensi che gli Amish dovrebbero essere soppressi?” “No. Perché dovrei?” “Perché vivono proprio come una setta che non ruota intorno a unpazzo o a un truffatore.” Chiusi gli occhi e scossi la testa. “Ishmael”, dissi, “mi stai davveroconfondendo.” “Bene. E un progresso. Devo farti inciampare nei vostri tabù culturali.Non conosco altro modo per cancellare il modo in cui sei stata condiziona-ta a reagire alle parole. Quando ascolti la parola banda sei stata condizio-nata a pensare: male – non devo pensarci. Quando ascolti la parola settasei stata condizionata a pensare: male – non devo pensarci. Quandoascolti la parola tribù sei stata condizionata a pensare: bene – possopensarci.” “Che cosa dovrei pensare quando sento le parole banda o setta?” “Puoi cominciare col pensare: La parola non è la cosa. Puoi comin-ciare col pensare: Una cosa non diventa malvagia solo perché viene eti-chettata in questo modo. Puoi cominciare col pensare: Il fatto che questaparola sia stata definita malvagia non significa che non possa riflettercisu.” “Va bene. Ma che cosa dovrei pensare qui?” “Dovresti pensare al fatto che non esiste alcuna differenza funzionaletra una tribù e una setta, Julie. Non cè alcuna differenza funzionale tra uncarburatore costruito da un repubblicano cattolico e uno costruito da unanarchico ateo. Entrambi funzionano nello stesso modo. Ecco cosa intendoquando dico che non cè alcuna differenza funzionale tra di loro.” “Questo lo capisco.” “Lo stesso è vero qui. Forse ti aiuterà se ti indico un altro esempio divita tribale che è sopravvissuto (e ha perfino prosperato) nella vostracultura: il circo. Il circo potrebbe essere definito unazienda gestita inmodo tribale, ma naturalmente nessuno si è mai seduto e ha deliberatamen-
  • 155. te pianificato di mandarlo avanti in questo modo. Piuttosto, i circhi sononati come tribù e cesserebbero di essere circhi se smettessero di esseretribù. La loro leggendaria solidarietà tribale, così diversa dalla società incui si muovono, li rende una tentazione irresistibile, e gente di tutte le etàscappa per unirsi al circo per far parte di quella solidarietà. Sono partico-larmente importanti come modelli per la nostra rivoluzione perché, adifferenza delle tribù aborigene, raramente sono limitati su base etnica. Ilconfine intorno a loro è solido contro la gente comune, ma si aprirà perqualunque membro del circo proveniente da qualunque luogo. La tribù, lasetta (e naturalmente il circo) operano tutti secondo questo principio: tu daia noi il tuo totale sostegno, e noi daremo a te il nostro totale sostegno.Totale – in entrambe le direzioni. Senza riserve – in entrambe le direzioni.La gente è morta per questo, Julie. La gente morirà per questo – nonperché è matta, ma perché è qualcosa che significa davvero qualcosa perlei. Non scambierà mai questo sostegno totale per lavori a tempo pieno eassegni della Previdenza Sociale nella vecchiaia.” (Naturalmente mi ricordai di questa conversazione tre anni e mezzodopo, quando il mitico governo degli Stati Uniti dAmerica considerònecessario obliterare una piccola setta fuori Waco, Texas. Non importavache i Davidiani non erano stati condannati per alcun crimine – e nemmenoaccusati di alcun crimine. Erano preda di illusioni, e questo significava chepotevano venire distrutti senza processo – evidentemente secondo ilprincipio per cui le nostre illusioni vanno bene, ma le loro sono intrinseca-mente malvagie e devono venir spazzate via dalla faccia della Terra,qualunque esse possano essere realmente.) “Suona quasi come se mi stessi incoraggiando a fondare una setta”,dissi. Ishmael sospirò e scosse la testa. “Tu sei la portatrice del mio messag-gio, Julie, e questo è il mio messaggio: aprite le porte della prigione e lagente comincerà a uscire. Costruite cose che la gente vuole, ed essaaccorrerà. E non esitate a guardare con attenzione alle cose che la gente vimostra di volere. Non distogliete lo sguardo da loro solo perché MadreCultura ha affibbiato loro brutte etichette. Invece, comprendete perchégliele ha date.” “In realtà lo capisco già ora. Ha dato loro delle brutte etichette perchévuole che rifuggiamo da loro in preda allorrore.” “Naturalmente.” Come se fosse stato un segnale di qualche tipo, un uomo attraente edallaria solida si sedette sulla poltrona accanto alla mia – e seppi istanta-
  • 156. neamente che il mio corso di studi con la scimmia era finito. Luomo dallAfrica. “Julie, questo è Art Owens”, disse Ishmael, e io gli riservai unocchiatapiù attenta. Ishmael aveva detto che era un quarantenne, ma avrei pensatoche fosse più giovane – non sono brava con le età. Era di una tonalità dinero più profonda di quella che ero abituata a vedere, probabilmente (locapii in seguito) perché non cera alcun bianco tra i suoi antenati. Eravestito molto bene, con un completo fulvo, una camicia verde oliva e unacravatta di cachemire. Ci prendemmo un po di tempo per squadrarci comesi deve, ecco perché vi sto dicendo tutto questo. Aveva la corporatura di un combattente alla Tyson, basso, compatto epotente. Non so cosa dire della sua faccia. Non era né bello né orrendo.Aveva una faccia che faceva ripensare a che cosa può essere fatto con lefacce. Era una faccia che apparteneva a qualcuno che, se avesse detto cheavrebbe piovuto per quaranta giorni e quaranta notti a partire da domani, tiavrebbe ricordato che avevi sempre voluto comprare una barca. “Ciao, Julie”, disse in una voce profonda e oscura. “Ho sentito moltoparlare di te.” Da chiunque altro, lo avrei preso come il solito cliché. Glidissi che non avevo mai sentito parlare di lui, e lui mi ripagò con unsorriso modesto – non abbagliante, solo un sorriso che segnalava compren-sione. Poi guardò Ishmael, ovviamente aspettandosi che mi dicesse ciò chevoleva farmi sapere. “In realtà hai sentito qualcosa su Art, Julie. Ti ho detto che ha unveicolo e che mi aiuterà ad andarmene da questo posto.” “Già”, dissi. “Va bene.” “Ti sei offerta di aiutare – e ora il tuo aiuto è necessario.” Guardai Art Owens, credo perché immaginai che avesse combinato unguaio o avesse promesso qualcosa che non era stato in grado di mantenere.Anche lui annuì. “Qualcosa che pensavamo di aver risolto si è rivelato essere unproblema.” Poi chiese a Ishmael quanto mi avesse detto del piano. “Assolutamente niente”, disse Ishmael. “Ishmael tornerà in Africa”, disse Art. “Non ha più alcun tipo disupporto qui, ora che Rachel non cè più.” “Cosa cè in Africa?” “Una foresta pluviale nel nord dello Zaire.” “Sta scherzando”, gli dissi. Art aggrottò la fronte e guardò Ishmael. “Pensa che tu stia parlando di qualche migliaio di acri circondati da una
  • 157. recinzione”, spiegò Ishmael. “Sto parlando di una foresta pluviale vergine – migliaia di chilometriquadrati. “Mi avete frainteso entrambi”, dissi. “Quando dico che sta scherzando,intendo: mi sta davvero dicendo che Ishmael andrà lì fuori e vivrà come ungorilla?” Per un attimo sembrò che li avessi colpiti entrambi alla mascella. Art siriprese per primo. “Perché non dovrebbe vivere come un gorilla? Lui è ungorilla.” “Non è un gorilla, è un maledetto filosofo.” Si scambiarono occhiate sconcertate. “Credimi, Julie”, disse Ishmael, “non ci sono cattedre di filosofia perme da nessuna parte nel mondo, e non ci saranno mai.” “Non è lunica scelta.” Ishmael alzò un sopracciglio, sfidandomi atrovarne altre, ma io dissi che non vedevo perché avrebbe dovuto aspettarsiche io me venissi fuori con delle alternative. Stavo lavorando al problemasolo da trenta secondi. “Io ci ho lavorato per mesi, Julie, e dovrai credermi sulla parola se tidico che questa è la miglior soluzione disponibile. Non la considero unasconfitta o unultima risorsa. Mi offre un livello di libertà che non potreiottenere in nessun altro modo.” Spostai lo sguardo dalluno allaltro un paio di volte. Non cerano dubbiche si trattasse di una questione già stabilita, quindi scrollai le spalle echiesi perché avevano bisogno di me. Si rilassarono visibilmente e Ishmael disse: “Come pensi che una cosasimile potrebbe venir attuata, Julie?” “Be, non credo che tu possa semplicemente prenotare un posto inprima classe su un aereo.” “Questo è sicuramente vero. Ma lavorare sui dettagli del trasporto è laparte facile. I primi dodicimila chilometri, da qui a Kinshasa, non sononulla. I successivi ottocento chilometri, da Kinshasa fino a un punto doveio possa venire liberato, non potrebbero venire organizzati da nessunagente di viaggi al mondo. Presentano problemi che possono venire risoltisolo da qualcuno situato fisicamente in Africa che possa ordinare coopera-zione e assistenza ai più alti livelli governativi.” “Perché?” “Perché lo Zaire non è il Kansas, o il New Jersey, o lOntario, o il NewEngland, o il Messico. Perché lo Zaire è completamente al di fuori dellatua esperienza, ha raggiunto un livello di corruzione e di caos organizzato
  • 158. oltre qualunque cosa tu possa immaginare.” “Allora perché andarci, santo Dio? Vai da qualche altra parte.” Ishmael annuì e mi inviò il fantasma di un sorriso. “Esistono sicura-mente dei luoghi più facili da raggiungere, ma non molti dove i gorilladelle pianure sono una vista comune, Julie. Solo arrivare allarea selvaggiaè problematico. Una volta lì, la corruzione dello Zaire sarà alle mie spalle,almeno per il prossimo futuro. Sotto il dominio Prendi, non esiste alcunluogo al mondo dove i gorilla abbiano un futuro assicurato per sempre.Inoltre, lo Zaire è la scelta migliore perché abbiamo effettivamentequalcuno lì che può ordinare cooperazione e assistenza ai più alti livelligovernativi. E qualcosa che non abbiamo da nessunaltra parte.” Ovviamente, pensai, si doveva trattare di Art Owens, e lo guardai percapire come stavano le cose. “Non credo che tu sappia nulla sullo Zaire”, disse. “Niente di niente”, ammisi. “In breve, lo Zaire ha conquistato lindipendenza dal Belgio trentunanni da, quando avevo cinque anni. Dopo un iniziale periodo di caos, leredini del potere caddero in mano a Joseph Mobutu, un uomo di poteremalvagio e corrotto che le ha conservate fin da allora. Il mio vero nome èMakiadi Owona. Mio fratello minore Lukombo e io frequentavamoMokonzi Nkemi, un altro ragazzo della nostra età. Tutti e tre eravamo deisognatori, ma con diversi tipi di sogni. Io ero un naturalista nel profondo enon volevo altro che vivere nella foresta e imparare. Nkemi era un attivistache voleva liberare lo Zaire non solo da Mobutu, ma anche dallinsidiosainfluenza delluomo bianco. Luk era nato per essere un braccio destro.Pensava che io fossi lAfrica che Nkemi voleva salvare, e questo cirendeva entrambi individui che lui venerava. Ha senso per te?” “Penso di sì”, dissi. “Quando eravamo adolescenti, Nkemi cominciò a sostenere che lodovessimo a noi stessi e al popolo dello Zaire di battere luomo bianco alsuo stesso gioco, il che significava ottenere leducazione migliore possibi-le. Non sarebbe stato sufficiente per me vivere nella foresta e giocare alnaturalista. Avrei dovuto andare a scuola e studiare botanica e zoologia.Lui avrebbe dovuto andare a scuola e studiare scienze politiche e governa-tive, che non sarebbe stata una cattiva idea neanche per Luk. Ecco comeavvenne. Con molto duro lavoro e molta determinazione, tutti e treriuscimmo a entrare alluniversità di Kinshasa. Poi, con altro duro lavoro edeterminazione, Nkemi e io riuscimmo ad andare in Belgio per studiare neiprimi anni Ottanta. In quel periodo, Makiadi cominciò a venire accorciato
  • 159. in Adi. Dopo due anni fui eligibile per la cittadinanza belga, e la presi.Alla fine arrivai negli Stati Uniti, dove studiai gestione delle risorse delleforeste pluviali alla Cornell. Lì Adi alla fine divenne Artie, e Artie divenneArt. Mentre ero alla Cornell incontrai per caso Rachel Sokolow e appresidel suo rapporto con un gorilla di nome Ishmael. Nel frattempo Nkemi,tornato in Zaire, venne eletto nel locale partito per la gestione della zonaurbana a Bolamba, dove cominciò a costruire una base di potere, con Lukcome suo braccio destro, dove aveva sempre voluto essere. “Io ritornai in Zaire nel 1987 con una testa piena di sogni di preserva-zione della vita selvaggia nel nord – la nostra zona della nazione, quellameno densamente popolata. Quello fu lanno in cui Nkemi fece la suaprima mossa nella politica nazionale, tentando di farsi eleggere per ilConsiglio Legislativo Nazionale. Ma le sue idee erano troppo radicali, eMobutu gli tolse il terreno da sotto i piedi. Nkemi tornò a Bolamba,virtualmente in esilio, e noi tre – ma principalmente Nkemi, naturalmente– cominciammo a progettare la nostra rivoluzione dissidente.” Art fece una pausa per osservarmi pensierosamente, come per capirequanto stessi davvero comprendendo di tutto quello che mi stava dicendo.Io gli restituii uno sguardo fermo, e lui continuò. “Ogni visione sarebbe stata un miglioramento in Zaire, che è solo uncaos a cui tutti sono abituati e in cui corruzione e depravazione sono leuniche cose stabili su cui si possa contare. Ma Nkemi aveva in effetti unavisione fantastica. Il nord era stato per molto tempo solo il figliastro dellapiù civilizzata parte centrale della nazione, intorno a Kinshasa. Mobutuvoleva valuta estera, il che significa che voleva che il nord producessecolture da reddito per lesportazione. Dato che i contadini stavano produ-cendo cibo per lesportazione, per poter mangiare dovevano comprare cibo.Questo rendeva la vita molto difficile.” Fece una pausa, bloccato, e sirivolse a Ishmael per aiuto. “Immagina di essere un calzolaio con una grande famiglia”, disseIshmael. “Sei un calzolaio, ma puoi fabbricare scarpe solo per lesportazio-ne, non ti è permesso farne per la tua famiglia. Vendi le tue scarpe a undistributore per cinque dollari il paio. Il distributore le vende a unvenditore al dettaglio per dieci dollari il paio. E il venditore al dettaglio levende alla gente comune per venti dollari il paio. Questo significa che devifabbricare e vendere quattro paia di scarpe per poterne comprare uno alnegozio per la tua famiglia.” “E anche peggio di così, Ishmael, perché le scarpe che compri alnegozio sono importate, quindi costano quaranta dollari il paio. Devi
  • 160. fabbricarne e venderne otto paia per poterne comprare un paio al negozio.” “Ho afferrato il punto”, dissi loro. “Questa era la pietra angolare della rivoluzione di Nkemi. Le persone sisarebbero occupate prima delle persone. Dovevamo smettere di guardare aKinshasa, perché Kinshasa guardava a Londra, Parigi e New York.Dovevamo guardare a noi stessi, verso la tradizionale vita in villaggi,verso valori tribali. Dovevamo liberarci degli estranei che cercavano didirezionare la nostra attenzione altrove – missionari, Corpi di Pace ecommercianti stranieri con il loro seguito di servitori, commessi, baristi eprostitute. Tutti gli stranieri avrebbero dovuto andarsene, e la genteadorava lidea di liberarsi di loro. Adoravano tutte le idee di Nkemi. “Il due marzo del 1989, prendemmo il controllo del complesso gover-nativo di Bolamba e dichiarammo la Repubblica di Mabili – un nome chesi riferiva a un vento di ispirazione orientale che unisce le persone. Comesempre avviene in queste situazioni, inizialmente ci fu molta confusione edistruzione mentre gli abbienti lottavano per conservare ciò che eranoabituati ad avere. Non mi dilungherò su questo. La nostra vera preoccupa-zione era Mobutu. Gli ci sarebbero volute tre o quattro settimane perspostare le truppe fino a noi, ma non dubitavamo che lo avrebbe fatto.Anche se rappresentavamo uninsignificante e remota parte della nazione,non poteva permettersi di lasciarci vincere senza combattere. Praticamenteda un giorno allaltro, cominciò ad arrivarci un fiume di armi attraverso ilconfine con la Repubblica Centrale Africana, a nord. Pare che AndreKolingba, il dittatore di quella nazione, fosse deliziato dalla nostra ingenuapiccola impresa. “Ci preparammo allattacco. Quando finalmente arrivò, a metà aprile, fusorprendentemente approssimativo e incerto. Le truppe di Mobutu raseroal suolo qualche villaggio, giustiziarono alcuni ribelli, bruciarono qualchecampo e poi tornarono a casa. Noi eravamo sconcertati. Mobutu era forsemalato? Era distratto da tumulti in qualche altra parte della nazione? Isolaticomeravamo, non potevamo saperlo con certezza. Unaltra possibilità erache stesse cercando di farci abbassare la guardia. Senza nulla di simile a unesercito regolare o alla disciplina militare, le armi di Kolingba avrebberopresto cominciato ad arrugginirsi e a raccogliere polvere. Un attaccosegreto con il giusto tempismo lanno seguente sarebbe stato devastante.Cercammo di far mantenere alla gente una mentalità difensiva, ma icittadini ordinari pensavano che fossimo inutilmente paranoici. “Cera un agitatore di folle simile a Nkemi di nome Rubundo che stavacercando di unire le tribù Zande nella regione a est della nostra. Venne a
  • 161. dirci che i suoi seguaci erano pronti a separarsi dallo Zaire e a unirsi allaRepubblica di Mabili, se glielo avessimo permesso. Nkemi gli disse cheera esattamente il contrario di quello che volevamo, e in quello avevaragione. Rubundo disse che poteva capirlo – ma avremmo almenoaccettato di sostenerli nella loro rivoluzione separatista? Nkemi esitò, cirifletté su e finalmente gli disse che ci avrebbe pensato. Ci pensò e ripensò,mentre Luk e io lo guardavamo pensarci e Rubundo continuava a chiamaree mandare messaggi, e passarono diverse settimane. Poi un giorno, anovembre, venimmo a sapere che Rubundo era stato assassinato. Nellatti-mo in cui lo seppi, capii tutto. Nkemi aveva stretto un patto segreto conMobutu: lasciaci liberi, e noi terremo tutte le altre tribù del nord in rigaper te. Era lunica spiegazione del perché Mobutu aveva lasciato cheMabili se la cavasse solo con unopposizione simbolica. Quando espressichiaramente i miei dubbi, non rimase alcun dubbio che avessi indovinato.Luk non ne era stato a conoscenza più di quanto lo fossi stato io, ma pensòche fosse un buon affare – solo normale, concreta politica. Dato che io nonero daccordo, Nkemi mi chiese che cosa volessi fare. “Io dissi: Ti aspetti che rimanga in silenzio dopo una cosa simile? “Lui disse: Solo se vuoi continuare a vivere, e io lasciai Bolambaquella notte. Per Natale fui di nuovo negli Stati Uniti.” Ci riflettei su per un minuto, poi dissi: “Sto disperatamente cercando dicapire perché mi sta dicendo tutto questo. Ha detto che aveva qualcuno inZaire. Si tratta della persona che chiama Luk?” “Sì, esatto. Mio fratello.” “Va bene. Sto ancora brancolando nel buio. Perché mi ha detto tuttoquesto?” “Cosicché potessi comprendere la situazione.” “Sì, questo lho capito. Ma perché io devo comprendere la situazione?” Art Owens lanciò unocchiata al gorilla, poi continuò. “Far arrivareIshmael a Kinshasa è relativamente semplice. Fargli fare il resto delviaggio richiede una rete di persone, cooperazione, bustarelle e complicitàdellammontare di migliaia di dollari. Luk può gestire tutto questo, ma solograzie allautorità di Mokonzi Nkemi. In altre parole, non ha solo bisognodel permesso di Nkemi per farlo, ha bisogno del suo ordine diretto.” “Va bene. Quindi?” “Quindi, come può Luk fare in modo che Nkemi gli ordini di occuparsidi questa faccenda?” “Non so. Chiedendoglielo?” Art scosse la testa. “Luk non avrebbe motivo di chiedergli una cosa
  • 162. simile. Non intendo dire che non sarebbe disposto a farlo. Intendo dire chechiedendo una cosa del genere solleverebbe dei sospetti.” “Sospetti di cosa?” “E abbastanza che sollevi sospetti di qualunque tipo, Julie. Non serveche siano sospetti ben definiti.” “Vuole dire che per lui sarebbe pericoloso andare da Nkemi e dirgli:Voglio importare un gorilla dagli Stati Uniti.” “Se andasse da Nkemi e gli dicesse una cosa simile, Nkemi penserebbeche sia uscito di senno. Non avrebbe alcun dubbio.” “Capisco. Quindi?” “Quindi qualcun altro deve chiedere a Nkemi di ordinare a Luk digestire questa faccenda.” E Ishmael e Art mi guardarono. Quando finalmente capii perché, risiapertamente. “Si tratta davvero di questo? Volete che io chieda a MokonziNkemi di ordinare a Luk di trasportare Ishmael da Kinshasa a Mabili?” “No, non dovresti nemmeno nominare Luk. Tutto ciò che dovresti faresarebbe chiedere a Nkemi di aiutarti a portare Ishmael a Mabili. Luiaffiderebbe automaticamente lincarico a Luk.” Spostai il mio sguardo dalluno allaltro, completamente sconcertata.Non stavano scherzando. “Siete pazzi”, dissi loro. “Perché, Julie?”, chiese Ishmael. “Primo: perché diavolo Nkemi dovrebbe fare qualcosa solo perchéglielo chiedo io?” Art annuì. “Devi fidarti del fatto che io capisca Nkemi. Gli chiederestidi fare qualcosa che nessun altro al mondo potrebbe fare. Lo delizierebbepensare di avere il potere di fare qualcosa che nessun altro è in grado difare.” “Non è una ragione molto valida.” “Tutto ciò che gli chiederesti, Julie, sarebbe di alzare un dito. E tuttoquello che gli ci vorrebbe per realizzare il desiderio di una giovane donnadella nazione più potente del mondo. Il Presidente Bush stesso nonpotrebbe realizzarlo, ma Nkemi può, semplicemente girandosi verso Luk edicendo: Fallo.” “In altre parole, lo farebbe per pura... Qual è la parola che sto cercando,Ishmael?” “Vanità.” “Già. Sta dicendo che lo farebbe solo per soddisfazione personale.” “Può permettersi di farlo solo per soddisfazione personale, Julie”, disse
  • 163. Art. “Daccordo. Ma questa è solo la prima domanda. La seconda è: statedicendo che dovrei davvero andare lì?” “Oh, sì. Niente di meno di un simile sforzo lo convincerebbe della tuaserietà.” “E quanto ci vorrebbe?” “Un viaggiatore ordinario dovrebbe andare in barca da Kinshasa aBolamba, un viaggio che può facilmente richiedere due settimane sia adandare che a venire. Tu andresti in elicottero. Con un po di fortuna, linteroviaggio – da qui a lì e ritorno – non richiederebbe più di una settimana.” “Una settimana! Buon Dio, è completamente fuori discussione! Vogliodire, se poteste farmi andare e tornare in tempo per la scuola lunedìmattina, sarebbe almeno concepibile.” Art scosse la testa. “Perfino il presidente degli Stati Uniti, con tutte lesue risorse, faticherebbe molto a rispettare una tabella di marcia simile.” “Be, una settimana è proprio impossibile. Perché non lo fate fare adAlan Lomax, per lamor di Dio? E un adulto. Può fare quello che vuole.” Ci fu un momento di silenzio totale. Art cambiò posizione nella suapoltrona con aria imbarazzata, accavallò le gambe e aspettò, insieme a me. “Alan non è un candidato per questa missione, Julie”, disse Ishmael allafine. “Non potrebbe farlo.” “Perché no?” Ishmael aggrottò la fronte – si accigliò, in effetti. Ovviamente nongradiva che la sua decisione a questo riguardo venisse messa in discussio-ne, ma non aveva molta scelta, non è vero? “Lascia che te la metta in questo modo, Julie. Qualunque cosa pensi,qualunque opinione tu possa avere a riguardo, non lo chiederò ad Alan. Malo sto chiedendo a te.” “Be, sono lusingata, davvero, ma non cambia il fatto che è impossibi-le.” “Perché impossibile, Julie?” “Perché mia madre non mi lascerebbe andare.” “Ti lascerebbe andare se potessi essere di ritorno per lunedì mattina?” “No... Ma potrei arrangiarmi, in quel caso. Potrei fingere di passare ilfinesettimana con unamica.” “Non ti permetterei mai di farlo, Julie”, disse Art solennemente. “Nonperché sono così onesto e integerrimo, ma perché sarebbe troppo rischio-so.” “Comunque non ha importanza”, dissi, “dato che di sicuro non posso
  • 164. dirle che passerò una settimana da unamica.” “Immagina che le dicessimo qualcosa di più vicino alla verità, Julie.Immagina che le dicessimo che farai visita a un capo di stato africano perunimportante missione.” “In quel caso si limiterebbe a chiamare la polizia.” “Perché?” “Perché lei sarebbe ovviamente un pazzo. Nessuno manda ragazzinedodicenni in missione da capi di stato.” Art si girò lentamente verso Ishmael. “Mi avevi portato ad aspettarmiqualcuno di più sveglio, Ishmael.” Saltai su dalla poltrona e lo colpii con un fulmine dai miei occhi che loridusse a un mucchietto di cenere. Ishmael ridacchiò e mi fece segno di sedermi. “Julie è abbastanzaintelligente. E solo inesperta in trucchi e intrighi.” Rivolgendosi a me,continuò: “Dato che la realtà non è sufficiente per i nostri bisogni in questasituazione, Julie, dovremo darle una mano. In effetti, potresti dire chedovremo creare una nostra realtà personale, in cui esistono certe missioniche possono venire svolte solo da ragazzine di dodici anni.” “E chi darà a bere questa realtà a mia madre?”, chiesi. “Se sei daccordo, allora il Ministro dellInterno della Repubblica diMabili gliela darà a bere, Julie – Makiadi Owona, che tu conosci come ArtOwens. Il suo passaporto lo mostra ancora in possesso di questo rango. Epiuttosto impressionante, non credi?” Preparandomi. Non scenderò nei dettagli. Ciò che finimmo col dire a mia madre non era molto lontano dallaverità, ma il modo in cui glielo dicemmo fu una completa bugia. Come hodetto, non scenderò nei dettagli. Tra tutti e due, Art e Ishmael costruironoun frammento di realtà così apparentemente sensato che tutto ciò che leipoté fare fu annuire e dire: “Be, Signore Onnipotente, se Julie è lunicapersona sul pianeta che può farlo, immagino che debba farlo.” La suaunica condizione fu che non avrei mai dovuto trovarmi nella situazione didover arrivare da sola da un posto allaltro o da un aereo allaltro. Qualcunoavrebbe dovuto incontrarmi allo sbarco di ogni volo e avrebbe dovutoguidarmi allimbarco del successivo. Naturalmente, sapeva che la missione aveva a che fare con il riportareun gorilla nel suo habitat naturale. Questo era anche tutto ciò che Lukavrebbe saputo. Era tutto ciò che entrambi avevano bisogno di sapere.
  • 165. Avrebbero comunque rifiutato di credere a qualunque altro dettaglio ariguardo. Perché fosse così tremendamente importante riportare un gorillain Africa non sarebbe stato precisato in nessun caso. Era un atto di cosmicaimportanza simbolica, quindi scordatevene. Ishmael se ne andò dal palazzoFairfield quella domenica alle tre di mattina. A quello io non presi parte. Art e Ishmael erano ovviamente esitanti a dirmi la sua immediatadestinazione, ma alla fine non poterono più evitarlo. Naturalmente dovette-ro darmi questinformazione accompagnandola con delle spiegazioni sulpassato. Gli anni che Art aveva passato a giocare al naturalista nellaforesta gli avevano fornito un modo per sostentarsi durante gli anni discuola a Bruxelles e in America. Aveva lavorato come addestratore dianimali in serragli, zoo e circhi, e si era guadagnato la reputazione diessere luomo da chiamare in casi problematici – animali che non riusciva-no a rassegnarsi a una vita dietro le sbarre, animali che non mangiavano,animali che erano insolitamente aggressivi o che sviluppavano straneabitudini autodistruttive come aprirsi delle ferite nella pelle e continuare atenerle aperte. Quando era tornato in America, alla fine del 1989, avevapotuto scegliere tra vari lavori, e aveva scelto quello con il ParcoDivertimenti Darryl Hicks, per poi svernare in Florida. Come si scoprì,Hicks stava avendo dei problemi di salute e aveva progettato di alleggerirsiil carico di lavoro liquidando il serraglio compreso nel parco didivertimenti. Invece lo vendette ad Art, che era tuttaltro che indigente.Aveva fatto degli investimenti astuti mentre era in America e li avevalasciati nelle mani di unamica di cui sapeva di potersi fidare – RachelSokolow. Entro un anno, Hicks era pronto a ritirarsi completamente dagliaffari e offrì ad Art di comprare lintero parco di divertimenti. Art avevaabbastanza capitale da comprarlo, per quanto non in contanti. Era statodurante la seconda metà del 1990 che era arrivato a conoscere Racheldavvero bene – insieme ad Ishmael, alla fine. Nel gennaio del 1991 Rachelvenne diagnosticata HIV positiva. Evidentemente era stata contagiatadurante unoperazione per correggere un problema cardiaco di qualchetipo. Rachel, Art e Ishmael in breve cominciarono a formulare il piano cheora coinvolgeva me. Dopo aver lasciato il Fairfield, Ishmael sarebbe statotrasferito in una gabbia del Parco Divertimenti Darryl Hicks, durante il suotour di una settimana nella nostra città. Da quel momento fino a quando iltrasferimento in Zaire non fosse stato stabilito, Ishmael sarebbe andatoovunque andasse il parco di divertimenti. Naturalmente avevo qualchedomanda, come Perché una gabbia, per lamor di Dio? Perché se qualcunoavesse visto un gorilla fuori da una gabbia si sarebbe scatenato il panico; la
  • 166. legge sarebbe arrivata sul posto in un lampo, armi in pugno. E Se potevanopermettersi tutta questa roba, perché non lasciarlo al Fairfield finché nonsarebbe stato il momento di metterlo sullaereo? Perché il parco di diverti-menti aveva tutte le varie licenze, i vari permessi e le connessioni che allafine sarebbero stati necessari per metterlo su un aereo – e Ishmael non solonon li aveva, ma non avrebbe avuto modo di procurarseli. “Dovrai crederci sulla parola in questo, Julie”, disse Ishmael. “Nulla ditutto questo è perfetto, ma è il meglio che può essere fatto in questecircostanze.” Dovetti accontentarmi di questo. Ma la prima volta che andaial parco di divertimenti, situato in uno spiazzo disabitato in un angolodella città, e vidi Ishmael nella sua gabbia, quasi mi si spezzò il cuore.Nonostante avrei dovuto prima o poi, non ero ancora pronta ad affrontarloin quelle circostanze. Ero imbarazzata – non per lui, per me. Anchesapendo che era irrazionale, mi sentivo personalmente responsabile dellasua presenza lì. Cerano molte cose da sistemare – per usare un eufemismo. Il piano erache me ne sarei andata allalba di lunedì, il 29 ottobre, e (se tutto fosseandato miracolosamente bene) sarei tornata intorno alla mezzanotte divenerdì, il 2 novembre. Questo significava che avrei perso una settimanadi scuola, e la scuola doveva ricevere delle spiegazioni a riguardo. Questadata di partenza ci diede il tempo di: Prenotare i posti sullaereo; Ottenere le fotografie per il passaporto; Ottenere il passaporto; Fare domanda per il visto; Fare delle iniezioni – vaccino tetano-difterite, immunoglobuline perlepatite A, vaccini per la febbre gialla e il colera (non tutti nello stessogiorno!); Cominciare a prendere le pillole antimalaria (due settimane prima dellapartenza); Fare check-up medici e dentali; Ottenere biglietti e assicurazione di viaggio (inclusa quella medica); Ottenere un certificato internazionale di buona salute; Ottenere un frasario francese; Comprare le attrezzature mediche indispensabili: aspirine, antistamini-ci, antibiotici, antiacidi, farmaci per la diarrea, pastiglie di sale, lozione dicalamina, protezione solare, cerotti, bende, forbici, antisettici, antizanzare,pastiglie per la purificazione dellacqua, burro di cacao, asciugamani,salviettine umide, coltellino svizzero con forbici incluse, pinzette e limetta
  • 167. per le unghie; Comprare uno zaino e un marsupio per metterci tutto. Ora, se avete perso la testa e state progettando di fare una vacanza inZaire questanno, potete basarvi sulla lista soprastante alla lettera, eccetto ilfatto che ora avrete bisogno anche di un modulo di dichiarazione valutaria(che era stato eliminato nel 1980 e ristabilito a Kinshasa nel 1992). Ioavevo bisogno di un visto di transito di otto giorni, ma non ne avrebberomai spedito uno per posta a qualcuno della mia età. Avrei dovuto visitarelambasciata zairese a Washington durante la strada. Più importanti di tutte le cose che dovevo ottenere e fare erano tutte leistruzioni che ricevevo da Art, che me le ripeté quasi quotidianamente pertre settimane. “Troverai qualcuno ad attenderti allatterraggio di ogni volo. Rimanitranquilla finché non arriva il tuo accompagnatore. Non allontanarti.Rimani nel bel mezzo delluscita dellaeroporto, in piena vista.” “Ci sarà qualcuno che si prenderà cura di te in ogni luogo dal tuo arrivoalla tua partenza, quindi non hai bisogno di portarti dietro molti soldi.” “Viaggia il più leggera possibile.” “In aria, dormi ogni volta che puoi, più che puoi. Quando arriverai aZurigo ti sembrerà piena notte, ma sarà linizio della giornata lavorativaper loro. Quando arriverai a Kinshasa ti starai preparando a iniziare lagiornata, ma loro si staranno preparando a cenare e ad andare a letto. Nelpoco tempo che avrai a disposizione non cè molto che tu possa fare, aparte dormire più che puoi.” “Non dare confidenza alla gente che incontri sullaereo. Sii gentile maportati sempre dietro un libro che ti interessa.” “Andando a Kinshasa, sii sempre consapevole che è probabilmente lacittà più criminalmente pericolosa del mondo. La gente viene continua-mente derubata e uccisa per strada in pieno giorno – soprattutto glistranieri. Tu non lo sarai perché verrai protetta attentamente, ma devicapire perché hai bisogno di questa protezione. Non fare la furba. Non faregiochetti.” (Questo aspetto del viaggio fu uno che non spiegammo a miamadre, non cè bisogno di dirlo.) “Non ci saranno cartelli allaeroporto, né annunci allaltoparlante. Seguila folla verso il terminal, ma mio fratello Luk dovrebbe venirti incontroprima che ci arrivi. Ricordati che incontrerai Luk e nessun altro. Non miassomiglia (abbiamo padri diversi). In effetti, non sembriamo affattofratelli. Lui è alto, dallaria goffa e con occhiali spessi. Se hai dei dubbi chesia davvero lui, fatti dire il suo nome e quello di suo fratello; se non può
  • 168. farlo, non è Luk e non dovresti parlargli o avere nulla a che fare con lui.Rimani con la gente scesa dallaereo e non parlare con nessun altro cheLuk.” “Luk avrà due persone con lui – una guardia del corpo, che sarà armatafino ai denti, e un autista, che rimarrà in macchina (altrimenti verrebbesmontata o rubata). La guardia del corpo rimarrà con te mentre Luk sioccuperà dei tuoi bagagli e del tuo passaporto.” “Non indossare occhiali da sole. Dicono pezzo grosso – segnalano unbersaglio. Non portarti dietro una borsetta e non indossare gioielli – tiverrebbero strappati di dosso, guardia del corpo o no. E non riempire letasche fino a creare rigonfiamenti – qualcuno te le aprirebbe con un rasoioe scapperebbe con il contenuto prima che tu possa aprire la bocca.Paragonata a Kinshasa, Times Square a New York è sicura quanto il picnicdi una scuola domenicale.” “Fai delle copie di tutti i tuoi documenti e tienile con te in ognimomento in una cintura da viaggiatore sotto la tua maglietta.” “Non aspettarti che la polizia ti protegga, nemmeno in aeroporto. Nonci sarà niente di simile alla sicurezza aeroportuale. Nessuno si preoccupadi rendere quel posto sicuro per i turisti. Bande vaganti di ragazzini emendicanti agguantano tutto quello che possono e scappano via.” “Le persone che ti mostreranno un tesserino della polizia non apparter-ranno necessariamente alla polizia. Anche se sono davvero poliziotti, nonsono necessariamente tuoi amici. Ti tratterranno per ogni minima infrazio-ne – o per nessun motivo – finché qualcuno non pagherà loro una bustarel-la.” “Non portarti una macchina fotografica – scattare una foto della cosasbagliata può farti finire in galera. Non aspettarti che la tua giovane età tiprotegga. Nessuno a Kinshasa penserà che tu sia troppo giovane per essereuna criminale – o una prostituta. Dovresti essere consapevole del fatto chemolti africani, specialmente quelli sotto linfluenza musulmana, pensanoche tutte le ragazze americane sono più o meno prostitute.” “Mentre aspetti che Luk finisca con le sue faccende, un estraneopotrebbe avvicinarsi a te, metterti un pacco o un sacchetto in mano eandarsene senza dire una parola, nella speranza che lo trasporterai oltre icontrolli senza che nessuno lo noti. Che tu ci creda o no, la gente lo fa dicontinuo. Rimangono così sorpresi che trasportano davvero il paccoattraverso i controlli. Dopo, naturalmente, lestraneo gli si avvicina dinuovo e recupera il pacchetto.” “Ovviamente niente di tutto questo vale per le persone da cui ti sto
  • 169. mandando. Chiunque Luk ti presenti è degno di completa fiducia, e saràlusingato se sarai amichevole con lui quanto lo sei con me.” “Un buon modo per prendersi uninfezione da vermi è attraverso lepiante dei piedi, quindi non camminare scalza da nessuna parte. Nonnuotare. Lavati le mani spesso. Bevi solo birra o acqua purificata. Bevi piùacqua di quanto credi sia necessario – ma solo acqua purificata. E nonlasciare che nessuno ti metta del ghiaccio nel bicchiere, a meno che non siastato fatto con acqua purificata. Usa solo acqua purificata per lavarti identi. Se qualcuno di offre del gelato, dovrai rifiutarlo.” “Quando arrivi a Bolamba, sii preparata a mangiare con le dita. Eperfettamente rispettabile ed educato. Preparati anche a mangiare stranicibi. La gente potrà offrirti specialità zairesi, specialmente nella foresta –termiti o larve fritte. Chiudi gli occhi e fingi di gradirle. Le termiti sonocroccanti e sanno di pop-corn. Ti prometto che non ti ucciderà mangiarequeste cose.” “Non attirare lattenzione. E sii rispettosa con tutti!” Mi piacque specialmente questultima! En route. Che io sia dannata se la prima guardia del corpo non mancò di presen-tarsi allaeroporto di Atlanta per aiutarmi ad arrivare a Washington. Attesifinché non mi rimasero solo quindici minuti per prendere il mio volo –passando per unaltra area, naturalmente! – poi me ne andai, seguendo isegnali fino a qualche tipo di maledetta stazione ferroviaria. La miaesperienza in fatto di treni mi aveva insegnato che non puoi scenderequando vuoi dopo che sono partiti. Sarei salita su uno di essi in questopunto della mia vita per poi svegliarmi tre giorni dopo da qualche parte nelMontana? No, decisamente no. Corsi. Non sono unesperta, Dio lo sa, ma è mia opinione personale chechiunque abbia progettato quellaeroporto covi un profondo rancore verso iviaggiatori. Forse non usai la via più elegante, ma ci arrivai. Speravo che non sarebbe stato quello landazzo per lintero viaggio, manon avrei dovuto preoccuparmi. Allaeroporto di Dulles la mia sorveglianteera lì ad aspettarmi alluscita, una donna dallaria competente di circaquarantanni, vestita come unavvocatessa dei film. Mi sentii unorfana neimiei jeans e maglietta (ma io stavo andando in Zaire e lei no). Prendemmoun taxi, e lungo la strada le chiesi se era unamica di Art Owens. Mi sorrisea quella domanda – ma in modo amichevole. Mi spiegò che era unaccom-
  • 170. pagnatrice professionista; questo era ciò che faceva per vivere: incontravagente agli aeroporti e alle stazioni ferroviarie e la faceva arrivare dovedovevano. Disse che nelle altre città gli accompagnatori professionistipassano la maggior parte del tempo prendendosi cura di scrittori in tourpromozionali per i loro libri. A Washington ci si aspetta che fungano ancheda guide e battistrada burocratici. Allambasciata zairese non sapevano nulla della mia richiesta di visto odella lettera che mi avevano mandato in cui dicevano che me lo avrebberorilasciato appena avessi provato che non ero indigente. Tirai fuori tutti imiei documenti, più la copia della loro lettera, più i cinquecento dollaririchiesti sotto forma di travelers cheque e porsi tutto allimpiegato. Lui fudaccordo che era tutto in regola e mi invitò a riempire un altro modulo e atornare dopo due giorni. A quel punto la mia accompagnatrice si feceavanti e spiegò molto educatamente che se non avesse smesso di tergiver-sare lei gli avrebbe strappato i polmoni e li avrebbe venduti come cibo percani. Non disse proprio così, ma lidea generale era quella. Smise di tergi-versare e dopo quindici minuti me ne andai col mio visto. Sulla base diquesta esperienza, aggiunsi accompagnatrice professionista alla mia listadi future possibili professioni. Tra lì e Kinshasa era un semplice viaggio aereo, con tutta la noia, i film,il sonno e le merendine che ciò comportava. Kinshasa dallalto misorprese. Mi aspettavo una fumante rovina post-apocalittica. Invece erasolo una grande città dallaspetto ordinario, con uffici, grattacieli e tutto.Cera perfino bel tempo. Laeroporto di Njili alle sei di pomeriggio era caldo e afoso, e non eraequipaggiato con navette passeggeri con aria condizionata. Non dovemmoaspettare di uscire dallaereo per sapere di che cosa odorava Kinshasa,perché appena aprirono le porte Kinshasa entrò e ci diede un esempio, enon fu piacevole. Percorremmo la pista e ci dirigemmo al terminal. Unhippie attempato con una coda di cavallo grigia si fece avanti e disse:“Julie?” Lo ignorai e continuai ad avanzare. Perplesso, ispezionò di nuovola folla, in cerca di altre dodicenni. Non trovandone altre, disse ancora:“Julie?” Gli dissi con fermezza: “Sono qui per incontrare Lukombo Owona enessun altro, e se non si tratta di lei apprezzerei che mi stesse lontano.” Una risata lo scosse. “Aspetterai a lungo, ragazzina. Luk Owona è aottocento chilometri da qui, a Bolamba.” Continuai ad avanzare mentre cercavo di capirci qualcosa. Nulla mi erastato spiegato più chiaramente che non avrei dovuto accettare alcun sosti-
  • 171. tuto di Lukombo Owona. Doveva essere Luk – Luk e assolutamentenessun altro. Questo tizio si era guardato attorno a volontà. Ora lo fecianchio, in cerca di un tizio alto, nero e goffo che avrebbe potuto essere ilfratellastro di Art Owens. In piedi vicino alla porta del terminal cera untizio nero che era una sorta di versione più grande e carnosa di Art – néalto né goffo, ma decisamente interessato a me. Andai da lui e dissi:“Luk?” Lui fece una smorfia, si girò verso lhippie e i due si scambiaronoqualche parola in francese. Quando ebbero finito, lhippie abbassò losguardo su di me e disse: “Ho spiegato a Mafuta qui che ti aspettavi diincontrare Luk Owona allaeroporto, e Mafuta ha detto: Luk Owona è ilprimo ministro di Mabili. Non va a incontrare gente allaeroporto. Ed ècosì che stanno le cose, Julie. Lui manda gente a incontrare gente. Hamandato Mafuta e ha mandato me, e temo che dovrai accontentarti. Oquesto, oppure ti giri e torni a casa.” Quindi una delle direttive principali andò giù per il gabinetto. Mafuta sioccupò di far passare la mia roba ai controlli, mentre il vecchio hippierimase a farmi la guardia in una sala daspetto che era come una stazionedegli autobus proveniente dallinferno, con gente seduta per terra, pressatacontro i muri, addormentata, annoiata, stanca e rassegnata, mentre aspetta-va dei voli che sarebbero arrivati prima o poi, un giorno o forse mai.Lhippie si chiamava Glen, o Solo Glen, come era conosciuto. Come pilotain Vietnam, aveva rinunciato al suo cognome in cambio dellelicottero cheera sulla pista in attesa di portarci a Bolamba – in altre parole, avevadisertato in un elicottero rubato pieno di pezzi di ricambio e di carburante,aveva passato gli anni successivi a contrabbandare armi ogni volta checerano soldi da guadagnare, e alla fine si era stabilito in Zaire conducendouna vita semirispettabile. Mentre Glen parlava per ammazzare il tempomentre Mafuta distribuiva tutte le necessarie bustarelle, cominciai asperare di poter volare direttamente a Bolamba senza passare una notte aKinshasa come avevamo progettato. Ma non fu così. I viaggi aerei inAfrica, mi spiegò Glen, non erano come quelli statunitensi. Negli StatiUniti puoi tracciare la tua posizione costantemente, giorno o notte, con illoran – la navigazione a lungo raggio tramite una rete di stazioni radio alsuolo – e sai sempre con che condizioni atmosferiche ti troverai ad avere ache fare. In Africa invece si vola a vista e facendo delle stime, e provare acoprire ottocento chilometri di natura selvaggia dopo il tramonto è unim-presa riservata strettamente a eroi e pazzi. Mezzora dopo eravamo fuori edentravamo in unautomobile di una marca che non avevo mai visto, di
  • 172. sicuro non americana. Mafuta si sedette davanti, accanto al guidatore, unacarabina appoggiata vistosamente allinterno del ginocchio sinistro. Que-sto, spiegò Glen, avrebbe fatto capire a tutti i malintenzionati che nonavremmo reagito bene se ci avessero infastidito. In caso di un veroproblema, Mafuta avrebbe molto più probabilmente usato una pistola. Intraprendemmo un lungo viaggio attraverso La Cite, il vasto bassifon-do dove vivevano due terzi della popolazione cittadina – isolato dopoisolato di tuguri dove i pasti venivano cucinati su fuochi allaperto. Non mici volle molto a capire che era questa la fonte dellodore terribile che ciaveva accolti allaeroporto. Quando chiesi a Glen che cosa lo provocava,mi chiese se avessi mai visitato una grande discarica di immondizia.Dovetti ammettere che si trattava di un privilegio che non mi era ancoratoccato. “Be, per dirla semplicemente”, disse, “limmondizia brucia.” “Quindi?” “A La Cite limmondizia è combustibile per cucinare. Molte personeche cucinano cibo su immondizia in fiamme producono un tanfo cherimane con te per molto tempo.” Non avevo nulla da replicare a questo – mi stavo concentrando suldeglutire. Stranamente cerano tonnellate di bar e locali notturni a La Cite– molti dei quali a cielo aperto e quasi tutti rimbombanti di musica dalvivo che alle mie orecchie suonava come la salsa più vivace. Mi chiesicome gente che vivesse in un simile deprimente squallore potesse crearemusica che era puro divertimento selvaggio ed esaltante – poi decisi cheforse la musica era il loro antidoto allo squallore. Vedendo che avevonotato la cosa, Glen osservò (con una punta di ironia, pensai) che Kinshasaera la capitale africana della musica dal vivo. Non fui tentata di attardarmiper ascoltare più attentamente. Dopo mezzora di macchina non eravamo ancora neanche vagamentevicini al centro della città, dove si trovavano gli edifici governativi, i museie i negozi in stile europeo, ma eravamo in un bassifondo di qualitàsuperiore, dove Glen viveva e dove avrei passato la notte. Lui e la suaragazza, Kitoko, avevano un appartamento in una casa risalente allepocacoloniale, che una volta doveva essere stata elegante ma che adesso erapiuttosto decadente. Perfino qui cerano persone un po ovunque checucinavano su fuochi allaperto, e dovemmo scavalcarne alcune perarrivare alla scalinata esterna che conduceva allappartamento di Glen alsecondo piano. Kitoko mi piacque appena la vidi. Era sui venticinque anni, magra, non
  • 173. una gran bellezza ma con un enorme sorriso amichevole. Come Mafuta,parlava solo lingala e francese, ma non aveva bisogno che le facessi undisegnino per capire che bramavo un bagno che, fortunatamente, avevano.Fui sollevata dallapprendere che avevano una stufa a cherosene – nessunaimmondizia per cucinare qui! Il posto era anche dotato di lampade alcherosene (e di un forte odore di cherosene) per quando lelettricità andavavia, il che avveniva spesso. Kitoko stava cucinando del moambe – pollo e riso con una salsa diarachidi e di olio di palma – che riempiva la cucina con un aroma meravi-glioso. Glen mi mostrò la sua collezione di cassette – per metà rock n rolle per metà musica zairese contemporanea – e mi invitò a fare una scelta.Odio quando la gente fa così, quindi afferrai qualche cassetta a casaccio egliela porsi. Mentre ascoltavamo musica e aspettavamo il moambe, Glen spiegò cheaveva incontrato Kitoko mentre volava e faceva altri strani lavori per laRepubblica di Mabili. Venne fuori che era la figlia del cugino della mogliedi Luk – una parentela che dovetti ammettere era ben oltre la miacomprensione. Lavorava in centro per una società di import-export ed eraanche la tuttofare, gli occhi e le orecchie di Luk a Kinshasa. Art aveva ragione su una cosa. Avevo dormito per tutto il viaggio aZurigo e per la maggior parte del tragitto verso lo Zaire, e per le nove(orario di Kinshasa) stavo cominciando a riprendere le forze per unanottata di poker o qualcosa del genere. Comunque, dopo aver ingurgitatoun paio di bottiglie di birra locale a cena e dopo cominciai a rilassarmi, eper luna del mattino fui pronta per un sonnellino. Otto ore dopo facemmocolazione a base di banane (dalla loro dispensa) e di biscotti Oreo (dallamia), e Kitoko ci abbracciò per salutarci. Mafuta ci stava aspettando disotto con la macchina, e riuscimmo a tornare allaeroporto senza venirerapinati, presi a sassate, fatti esplodere, garrotati, gasati, spinti, scaraven-tati, intrappolati in un fuoco incrociato, cecchinati, bruciati e senza che cisparassero addosso. Nessuno ci colpì nemmeno con un gavettone.Nonostante tutto, durante la notte qualcuno aveva prelevato il carburantedallelicottero, che era rimasto parcheggiato in piena vista allaeroportosotto sorveglianza da parte di un meccanico appositamente corrotto pertutto il tempo. Solo ordinaria amministrazione, per quanto riguardavaGlen, che ci fece mettere in marcia con una sola ora di ritardo. Una volta in aria e stabilizzati, Glen mi disse che ora potevo vantarmicon gli amici a casa di aver incontrato una vera spia. Allinizio pensai chesi stesse riferendo a se stesso, ma non aveva senso. Dopo averci pensato un
  • 174. attimo dissi: “Oh, intendi Mafuta.” “No, non Mafuta. Lui è solo un ammasso di muscoli. Sto parlando diKitoko. La maggior parte delle spie reali non hanno nulla a che vedere conquelle nei romanzi di spionaggio.” Lukombo Owona. La strada per Bolamba era abbastanza semplice: segui il fiume Zaire anord-est per ottocento chilometri, gira a sinistra al Mongala e dopo ottantachilometri sei arrivato. La parte dello Zaire è facile – è un fiume enorme,grande e fangoso come il Mississippi. Anche girare a sinistra al Mongalasarebbe facile, se fosse contrassegnato da qualche bel monumento come ilWorld Trade Center. Non era un problema di cui dovessi preoccuparmi io.Ovviamente Glen aveva un qualche modo di sapere come riconoscere ilMongala tra tutti gli affluenti che si dipanano e scompaiono nella forestapluviale ogni pochi chilometri. Anche se avremmo potuto prendere una strada dritta sono felice chenon lo facemmo, perché altrimenti non avrei visto una delle cose più belledel mondo, una sorta di villaggio galleggiante che viaggia avanti e indietrotra Kinshasa e Kisingani. Da quello che ho potuto capire, è una nave avapore che sospinge una serie di chiatte così stracolme di beni e personeche in realtà non puoi davvero vedere le chiatte. Cerano coccodrilli vivi,galline e capre, un divano troppo imbottito e delle poltrone che stavanovenendo trasportate a monte (e che fornivano posti a sedere per unadozzina di persone), scatole, sacchi, casse, mucchi di vestiti, una Jeeparrugginita, una pila di bare, un pianoforte verticale, gente dappertutto,neonati e bambini ovunque, donne che pestavano qualcosa che doposcoprii essere manioca in grossi tubi smaltati, gente che cucinava, genteche commerciava, gente che scommetteva, gente che saltava da una chiattaallaltra. Ogni chiatta aveva un bar, e musica e danze non si fermavanomai, giorno e notte. Commercianti da villaggi interni risalgono gli affluentiper raggiungere il fiume e si incontrano con il vaporetto – può richiedereloro giorni. Lungo la strada, della gente pagaia fino alle chiatte e ci si legaper vendere cose come banane, pesci, scimmie e pappagalli, e percomprare cose come pentole e ciotole smaltate, lame di rasoio e vestiti dariportare ai loro villaggi. Glen disse che si trattava quasi di un villaggiovero e proprio, con bambini che nascevano a bordo e crescevano mettendopiede a terra molto raramente, sempre su questo vaporetto trascina-chiatteche fa continuamente la spola da Kinshasa a Kisingani. Avrei voluto che
  • 175. Ishmael potesse vederlo, era una così eloquente dimostrazione del fattoche non esiste un unico modo giusto di vivere per le persone – certamentenon era una vita per tutti, ma devo ammettere che esercitava unattrazionepotente su di me. Fu solo quando stavamo sorvolando il fiume a mezzo chilometro dialtezza che compresi che cosa Glen aveva voluto dirmi riguardo ilviaggiare di notte sopra la foresta pluviale senza loran o previsioni mete-reologiche. La foresta è una cosa sola da un orizzonte allaltro, e crescedirettamente dalle coste del fiume. Colti da una tempesta, avremmo avutosolo due scelte – consegnarci alla foresta o andare direttamente nel fiumestesso. La prima sarebbe stata morte quasi certa, e la seconda non moltopiù promettente. Con la luce del giorno il problema si sarebbe potutorisolvere facilmente atterrando nella radura di uno dei villaggi situati lungoil fiume; di notte quelle radure sarebbero state completamente invisibili. Eravamo in volo da circa tre ore, immagino, quando girammo a nordper seguire il Mongala. Su questo affluente vedemmo un terzetto dipiroghe venire pagaiate verso lo Zaire, dove si sarebbero agganciate alvillaggio galleggiante quando sarebbe passato davanti al Mongala,lindomani mattina presto. Glen disse che stavano trasportando patate dolcie manioca, che mi spiegò essere una radice che viene polverizzata in unafarina e poi cucinata in una sorta di equivalente tropicale dei fagottini dipatate. Dopo unaltra mezzora avvistammo Bolamba. Allinizio pensai cheGlen mi stesse prendendo in giro e che la vera Bolamba fosse altricinquanta o sessanta chilometri più avanti. Ma no, era perfettamente serio.Questo piccolo, scalcinato villaggio, grande più o meno quanto un campodi baseball, era la capitale della Repubblica di Mabili. So che suonastupido, ma mi sentii insultata. Voglio dire, se avessi saputo che era tuttoqui avrei detto: Ehi, sentite, non mandatemi a Bolamba, spedite Bolambaqui da me. Percependo la mia offesa, Glen mi spiegò che era stata una città moltopiù grande durante lepoca coloniale e che, nonostante il suo aspetto pocoimpressionante, era ancora un importante centro commerciale per linteraregione. Atterrammo nel campo giochi della scuola – e dozzine di bambinie adulti spuntarono fuori per vedere chi o cosa Glen avesse portato. Tra diloro cera un giovane che si fece avanti e si presentò come Lobi, lassisten-te del ministro, e mi invitò a seguirlo alla residenza ufficiale, a un isolatodi distanza. Afferrò la mia valigia e il mio zaino prima che potessi impe-dirglielo e disse: “Questo è tutto ciò che ha portato?” Ammisi di sì e ci avviammo. Mi chiese educatamente, in un inglese
  • 176. pesantemente accentato, se avessi fatto un buon volo e se la mia perma-nenza a Kinshasa fosse stata soddisfacente. Gli assicurai che lavevo fattoe che lo era stata, e questo fu tutto dal punto di vista della conversazione. La residenza ufficiale era un insieme di edifici conosciuta come ilComplesso, risalente ai giorni colonialisti – molto bello da guardaredallesterno, con nientaltro che una targa di bronzo allentrata a indicare lesue funzioni governative. Ledificio di fronte in realtà sembrava unaversione meno ben tenuta dellambasciata zairese a Washington. Entrammoe Lobi fece un cenno a qualcuno alla reception, mi portò al secondo piano,mi mostrò dove trovare un bagno e mi fece sedere su una panchina. “Il ministro sa che lei è qui”, disse, “e verrà da lei il prima possibile.Nel frattempo porterò le sue cose nella sua stanza. Va bene?” Dissi che andava bene e lui si allontanò per il corridoio. Dieci minutidopo tornò e sembrò sorpreso che fossi ancora lì seduta. “Il ministro non è venuto?” chiese, a mio parere piuttosto inutilmente. Gli dissi che non laveva fatto. Lui replicò che avrebbe controllato che cosa lo stava trattenendo escomparve attraverso una porta in fondo al corridoio. Dopo circa tre minutine fece capolino e mi fece cenno di avvicinarmi. “Era al telefono”, disse Lobi, “ma ora è pronto a riceverla.” Mi condusse attraverso un ufficio esterno – come se fosse stato proget-tato per una segretaria ma al momento ne fosse privo – e finalmente nellasancta sanctorum, dove un uomo che era senza ombra di dubbio LukOwona si alzò dalla sua poltrona per farmi un inchino formale. “Benvenuta a Bolamba, signorina Gerchak”, disse in un tono non moltoaccogliente, e mi invitò a sedermi. Senza mostrare molto interesse, mirivolse i soliti convenevoli su come sperava che avessi fatto un volopiacevole e una permanenza soddisfacente a Kinshasa, poi passò diretta-mente agli affari. “Mi sembra di capire”, disse osservandomi sprezzantemente da dietro isuoi spessi occhiali, “che lei stia cercando assistenza nel trovare una casaper un gorilla delle pianure.” Stando lì seduta ad ascoltarlo, finalmente capii quanto si era sbagliatoArt Owens nello stimare la situazione. Avrei potuto capirlo dal fatto cheLuk non era venuto a prendermi a Kinshasa (e probabilmente non ne avevamai avuto lintenzione). Avrei potuto capirlo dal fatto che non si era presola briga di attraversare a piedi un isolato per venire incontro allelicottero –o di mettere fuori la testa nel corridoio, o perfino di venir fuori da dietro lasua scrivania per salutarmi. Ma lo avevo sicuramente capito ora. Contra-
  • 177. riamente a quanto Art aveva dato per scontato, suo fratello Luk non ci eraamico. Non sapevo se fosse nostro nemico, ma di sicuro non era un alleato.Nel giro di tre secondi netti fui completamente infuriata – parzialmenteverso Art per essere così cieco e parzialmente verso Luk per essere qualun-que cosa fosse. Persi del tutto il controllo, e quando succede sono capacedi fare cose molto stupide. Ciò che feci a quel punto potrà sembrare arditoe coraggioso ad alcune persone, ma io non mi faccio illusioni simili. Fustupidità, pura e semplice. Dissi che mi sembrava di aver capito che lui e suo fratello avesseroavuto padri diversi. Lui rimase chiaramente sconcertato dal fatto cheavessi introdotto questo elemento personale nella nostra conversazione, maammise che era vero. “Il padre di Art deve avergli insegnato leducazione”, dissi. Luk rimase seduto perfettamente immobile per circa venti secondi,mentre cercava di comprendere il senso di questa replica, poi, quando ciriuscì, il suo volto nero divenne cinereo, come carbone consumato. Mi augurai immediatamente di essere morta. Di essere a casa, o almenodi nuovo sullelicottero. Immaginai di venire portata via e uccisa. Lui miguardò come se lo stesse immaginando anche lui. Gli restituii locchiata –almeno questo lo so: se scappi vieni attaccato. “Come osi”, disse alla fine in tono freddo, “venire nel mio ufficio einsultarmi.” “Come osi tu”, dissi gelidamente, “essere così inospitale verso unamicadi tuo fratello che ha viaggiato dodicimila chilometri per chiedere unfavore.” Ero davvero ispirata al punto tale da usare la parola inospitale? Non cigiurerei, ma ero certamente ispirata. Lui mi fissò e io lo fissai a mia volta. Presto crebbe in me la sensazioneche le nostre posizioni si fossero ribaltate. Adesso era lui che stava comin-ciando ad augurarsi di essere morto. Abbassò gli occhi e seppi che, incre-dibilmente, avevo vinto. Magari non mi ero fatta un amico per la pelle, malavevo spinto più forte di quanto lui avesse spinto me. Restammo lì seduti. Chiaramente non sapeva cosa fare, e di sicuro ionon ne avevo la più vaga idea. Avevo appena insultato gravemente unuomo abbastanza potente da farmi uccidere – e lo avevo costretto adingoiare loffesa. Nessuno di noi due sapeva come procedere da quelpunto. Finalmente, disperata, dissi: “Suo fratello mi ha chiesto di dirle che hanostalgia di lei – e dellAfrica.”
  • 178. Era pura invenzione, naturalmente. Non aveva mai espresso una simileemozione o nulla di remotamente simile. “Questo”, disse Luk, “è difficile da credere.” Scollai le spalle come per dire: Che cosa si può fare con qualcuno cosìstupido? “Sta bene?” “Se la cava bene”, risposi ambiguamente. La sua domanda e la miareplica significavano che una guerra aperta era stata evitata. Dopo unaltra lunga pausa disse: “Per favore, accetti le mie scuse... Eper favore mi spieghi cosè questa storia del gorilla.” Pensai che fosse statofurbo a unire una domanda alle scuse in questo modo. Gli risparmiavalumiliazione aggiuntiva di doversene stare lì seduto a ricevere il mioperdono. Tuttavia, era chiaro dal suo tono che immaginava che questa storia delgorilla fosse solo una copertura per una questione più importante. Questomi costrinse a cambiare leggermente la posizione che avevo previsto didover assumere a Bolamba. Se avessi detto a Luk la verità, che Art volevasolamente reinserire un gorilla, Luk avrebbe potuto tranquillamente liqui-dare la faccenda come indegna della sua attenzione. Era di sicuro limpres-sione che stavo ricevendo. Per evitare questo esito, ribaltai le carte intavola e spiegai che ero io la persona interessata a reinserire il gorilla. Inaltre parole, invece di rappresentarmi come uno strumento che Art stavausando per arrivare al suo scopo, feci sembrare Art uno strumento che iostavo usando per arrivare al mio scopo. Fu una mossa audace e potenzial-mente disastrosa, dato che ebbi non più di cinque secondi per decidere seavesse senso o meno. Per Luk ebbe senso in un modo che non avrei potuto prevedere neanchese avessi avuto sei mesi per rifletterci. Glielo vidi lampeggiare negli occhi,vidi una scossa percorrere lintera superficie del suo corpo mentre ognimolecola del suo corpo si riallineava a questa nuova realtà. Art, compresein quellistante, era impazzito. Per la precisione, era pazzo di me. In unafrazione di secondo nellimmaginazione di Luk ero passata dallessere unaragazzina sudicia ed esausta per il viaggio allessere una ninfetta tentatrice.Non cera nulla che potessi fare a riguardo – e nulla che volessi fare. Nellamente di Luk, chiariva tutto. Avevo un gorilla (Dio solo sapeva come operché) che volevo reinserire nella foresta pluviale dellAfrica centrooccidentale. Art non poteva resistere ai miei desideri. Non poteva venire inZaire di persona per risolvere la faccenda, quindi eccomi lì. Tutto questotrambusto e queste spese non erano solo per il bene di un gorilla – sarebbe
  • 179. stato assurdo. Erano per me. Questo era qualcosa che Luk potevacomprendere... Quindi lasciai che lo facesse. Dopo il mio incontro con Luk mi venne mostrata la mia stanza, checomunque non era nulla di cui scrivere a casa. Appesi il vestito che avreiindossato il giorno seguente per incontrare Mokonzi Nkemi e cercai dilisciare alcune delle pieghe più evidenti. Era un vestito molto grazioso efemminile, un tipo che non mi piace molto, ma mi era stato detto (ancora eancora) che jeans e maglietta sarebbero stati orribilmente mal a propos perincontrare il presidente della repubblica. In fondo al corridoio cera unbagno con una vasca quasi abbastanza profonda per nuotarci, e io feci unlungo e meraviglioso bagno, seguito da un sonnellino. Dato che non cerano molte persone che parlassero inglese a disposizio-ne, Solo Glen si era nominato mia guida per la serata. Ci sarebbe stata unagrande cena a buffet in ciò che spacciavano per una sala da ballo, ma fuisollevata dallapprendere che non era in mio onore. Al contrario, era sololo stile di Nkemi organizzare un banchetto che durasse tutta la notte per ciòche era fondamentalmente lintero governo. Lui e Luk erano raramentedisponibili, perché sentivano che la presenza dei grandi capi avrebbepotuto intimorire i sottoposti e spingerli a trattenersi. Quella notte (comeper la maggior parte delle notti) erano attese trenta o quaranta persone – ilavoratori e le loro famiglie, dai neonati ai bisnonni. Glen mi avvertì che, mi piacesse o no, il mio ingresso avrebbe causatoscalpore, e lo fece, soprattutto tra i bambini e i giovani adulti. Un muro digente piena di domande si formò intorno a me, e Glen mi disse che misarebbe convenuto soddisfare la loro curiosità in gruppo, altrimenti miavrebbero braccata individualmente tutta la notte, ripetendomi sempre lestesse domande. Naturalmente volevano sapere perché fossi lì, e io spiegaiche era per vedere il presidente. Naturalmente a quel punto vollero sapereperché lo volessi vedere. Dopo aver tradotto la domanda, Glen mi avvisòche sarebbe stato meglio dire che non potevo parlarne, e io seguii il suoconsiglio. Vollero sapere esattamente da dove venivo e comera lì, con tuttii dettagli. Vollero sapere cosa pensavo del cibo, della musica, delle strade edel tempo zairese. Vollero sapere cosa si poteva vedere nella televisioneamericana, e finii per cercare inutilmente di spiegare loro che cosa fosseuna situation comedy. Io chiesi loro che cosa poteva essere visto nellatelevisione zairese, e questo provocò una grande risata. Glen mi spiegò cheMobutu andava matto per il wrestling professionistico, quindi questo erapiù che altro ciò che passava in televisione. Alcuni dei più adulti vollerosapere se approvassi le politiche statunitensi in posti come Libia, Israele e
  • 180. Iran. Quando risposi che cercavo di mantenere una mente aperta a riguardoe dissi a Glen di spiegare che stavo scherzando, lui mi avvisò che nonlavrebbero capito e aveva ragione, non lo capirono. Mi feci perdonareessendo (per una visitatrice) insolitamente preparata sulla storia dellaRepubblica di Mabili, il che ovviamente fece loro molto piacere. Dopo circa unora, Glen indisse una pausa così da poter mangiarequalcosa. Mi condusse intorno ai tavoli, dove sembravano esserci circacinquanta piatti diversi – la maggior parte dei quali era roba che neancheGlen fu in grado di identificare. Scelse cinque o sei cose che riconobbe epensò mi potessero piacere, poi me ne fece assaggiare altre cinque o sei,giusto per provare – nulla di strano o terribilmente esotico, quindi non ebbiloccasione di verificare se le termiti fritte sanno davvero di popcorn. Eratutto molto saporito. Voglio dire che era strano trovare qualcosa che nonavesse un proprio sapore distinto, al contrario della maggior parte del ciboamericano, che non sa di nulla e quindi viene insaporito con qualcosaltro –sale, pepe, salsa di soia, mostarda o succo di limone. Una delle cose cheprovai su consiglio di Glen fu della scimmia affumicata, che immaginopensasse mi avrebbe sconcertato. Non era nulla di squisito, ma non misconvolse. Mokonzi Nkemi. Lo scopo della mia intervista con Luk Owona mercoledì pomeriggioera stato abbastanza chiaro. Nella storia che stavamo cercando di dar loro abere, era suo compito scoprire che cosa volessi, cosicché potesse preparareMokonzi Nkemi per il nostro incontro di giovedì mattina. Per quantoNkemi ne avrebbe saputo, la mia richiesta non aveva nemmeno la piùremota connessione con Art Owens, che era persona non grata e nonavrebbe dovuto venir menzionato da nessuno. Lincontro con Nkemiavrebbe dovuto essere molto semplice. Sarei entrata, avrei scambiato deiconvenevoli e spiegato che cosa volessi. Nkemi avrebbe detto Certo,perché no, poi io avrei detto Grazie, arrivederci, e sarei tornata a casa.Aveva perfettamente senso per tutti credere che sarebbe andata in questomodo. Nkemi aveva una reception con una vera segretaria. Dopo essere stataaccompagnata lì dal mio fedele Lobi (il cui nome, mi disse Glen, era laparola lingala che significava sia ieri che domani), mi sedetti, aspettaiper dieci minuti e poi venni fatta entrare. Lufficio di Nkemi era considere-volmente più grande ed elegante di quello di Luk, ma la vera sorpresa fu
  • 181. lindividuo stesso. Per nessun vero motivo, mi ero aspettata qualcunobasso, solido e dal portamento eretto – un generalissimo, insomma. Alcontrario, Nkemi era uno studioso alto, allampanato e con le spallependenti in un completo nero, con camicia bianca e cravatta scura. Anchelui portava gli occhiali, ma se li tolse per farmi cenno di sedermi a unapoltrona di fronte alla sua scrivania. “Si unisce a me per del caffè?” mi chiese. Poi, vedendo che esitavo, miassicurò che sarebbe stato fatto con acqua purificata. Dissi che lavreibevuto volentieri, per quanto in realtà avrei preferito evitarlo. Mi chieseancora più dettagliatamente della piacevolezza del mio viaggio e della miapermanenza a Kinshasa. Inoltre aggiunse delle domande sulla mia stanzanel Complesso e sulla cena della notte precedente, che per qualche motivodefinì ricevimento. Presto arrivò il caffè e lo bevemmo. Poi, finalmente,ci preparammo a occuparci degli affari. Mi spiegò che gli dispiacevamettermi fretta, ma stava aspettando una telefonata da Parigi in pochiminuti. Io dissi che lo capivo e che non mi infastidiva affatto. Lui disse cheil signor Owona gli aveva descritto il mio progetto. Mi chiese di spiegar-glielo in dettaglio. Si andava in scena, finalmente. Il gorilla Ishmael, spiegai, era una celebrità in America, più o menocome il gorilla Gargantua lo era stato nella generazione precedente.Gargantua aveva finito col morire in cattività, ma molte cose eranocambiate tra gli animalisti americani da allora. Cera un forte desiderio divedere Ishmael rilasciato nella foresta, e i suoi proprietari erano disposti acollaborare per raggiungere questo scopo – che consisteva non solo nelrinunciare a un animale che valeva molto, ma anche nello spendere moltodenaro per riportarlo nella sua madrepatria, nella foresta pluviale dellAfri-ca centro occidentale. Tutto ciò che ci serviva era assistenza nel trasportareIshmael dal suo punto di arrivo a Kinshasa fino al luogo in cui sarebbestato rilasciato nella Repubblica di Mabili. Nkemi mostrò un educato interesse chiedendomi se pensassi che unanimale che aveva passato tutta la vita in cattività sarebbe stato in grado disopravvivere allo stato selvaggio. Questa era una delle tante domande a cuiero stata allenata a rispondere. “Se si trattasse di un predatore, no”, replicai. “Un leone adulto cheavesse vissuto in una gabbia tutta la vita quasi sicuramente non avrebbe lecapacità predatorie necessarie per sopravvivere allo stato selvaggio. Ma unanimale raccoglitore come un gorilla non avrà problemi nel sopravviverenellhabitat appropriato. Nonostante questo, i suoi responsabili rimarranno
  • 182. con lui nella foresta finché non saranno sicuri che vi si è stabilito consuccesso. Se non ci dovesse riuscire, dovranno scegliere tra riportarlo acasa e dargli una morte indolore.” Non mi piacque nominare questultimo punto, ma doveva essere detto. Nkemi volle poi sapere se limpresa fosse sponsorizzata o almenoappoggiata da qualche gruppo animalista internazionale come il WorldWildlife Fund. Segnai un punto per Art, che aveva previsto questadomanda. Ciò che Nkemi stava cercando era la possibilità di poter otteneredei buoni titoli sui giornali della stampa mondiale. Gli dissi che nonavevamo ancora chiesto una simile sponsorizzazione, ma che se fosse statonecessario lo avremmo fatto volentieri. Nkemi chiese perché questa missione era stata affidata a una ragazzina.Questo era uno dei punti deboli della nostra storia, a mio parere, ma nonavevo altra scelta che ripetere ciò che avevamo stabilito. Era stata indettauna competizione nazionale nelle scuole, che sarebbe stata vinta dallostudente che avesse scritto il saggio migliore in cui sollecitasse il ritorno acasa di Ishmael. Io lavevo vinta, e il premio era questo viaggio e laresponsabilità di chiedere assistenza al presidente della Repubblica diMabili. Lopinione di Nkemi per questa favoletta non sembrò moltomigliore della mia, ma non fece commenti. “Mi dica una cosa, signorina Gerchak”, disse dopo un po. “Che motivopensa che abbia di assecondarla in questa faccenda?” “Avrei sperato che loccasione di fare una buona azione sarebbe stata unmotivo sufficiente.” Annuì per mostrare la sua approvazione per la diplomazia di questarisposta, ma la questione non era chiusa. “Ma immagini”, continuò, “che lasemplice occasione di fare una buona azione non fosse sufficiente.” “Va bene”, dissi. “Posso immaginare una cosa simile. Per favore, midica che cosa sarebbe sufficiente.” Scosse la testa. “Non sto cercando una bustarella, signorina Gerchak.Voglio che trovi qualcosa in questa faccenda che la renda degna della miaattenzione perché, a essere onesti, io non lo vedo. Per essere brutalmentechiaro, che cosa ci guadagno io? E se non ci guadagno nulla io, che cosa ciguadagna Mabili – o lAfrica? Non sono un uomo terribilmente avido, madi sicuro mi aspetto di venire pagato in qualche modo per la mia collabora-zione. Lei sta ottenendo qualcosa che vuole. I proprietari di questo animalestanno ottenendo qualcosa che vogliono – altrimenti non lo farebbero,glielo assicuro. E se ciò che mi dice è vero, allora tutti gli animalistidAmerica otterranno qualcosa che vogliono. Perché, tra tutte queste
  • 183. persone, io dovrei essere lunico che non ottiene nulla?” Questa era senza dubbio una gran bella domanda, e dato che non avevola più pallida idea di come rispondere, non riuscivo a vedere altro esito cheil fallimento dellintera missione. Ero in preda a un puro terrore, e il miocervello si chiuse. “Il problema è”, dissi, “che non so che cosa lei voglia.” Lui scosse la testa di nuovo, esattamente nello stesso modo – dolorosa-mente, con aria afflitta. “Il punto non è ciò che voglio, signorina Gerchak.Se avendo saputo del suo desiderio di reinserire questo animale lavessiinvitata qui così da poterla convincere a permettermi di aiutarla, alloraavrebbe sicuramente il diritto di aspettarsi che io le spiegassi perché questaopportunità dovrebbe essere data a me anziché a qualcun altro. Vorrebbesapere in che modo dare a me (anziché a qualcun altro) questo compito leporterebbe dei benefici. E io glielo direi, perché lo avrei stabilito findallinizio, prima di invitarla qui.” Rimasi seduta a fissarlo come una stupida. “Lei è una giovane incantevole”, continuò Nkemi, “e ha senza dubbioscritto un saggio incantevole, ma temo che gli organizzatori di questafaccenda avrebbero fatto meglio a mandare qualcuno che sapesse comequesti affari vengono condotti.” “Molte persone rimarranno deluse”, tentai debolmente. “Renderli felici non è compito mio.” “Ma stiamo chiedendo così poco!” mi lamentai. Scrollò le spalle. “Se chiedi poco allora naturalmente puoi offrire poco.Ma chiedere poco difficilmente giustifica offrire nulla.” Fortunatamente, in quel momento il segretario di Nkemi entrò a dirgliche la sua telefonata da Parigi era arrivata. Mi chiese se mi sarebbedispiaciuto aspettare fuori per qualche minuto. Dispiacermi? Arrivai allaporta come se le mie scarpe avessero preso fuoco. Avrete unidea del mio stato mentale se vi dico che considerai ditelefonare ad Art. Immaginai che fossero le quattro e mezzo di mattinadove si trovava, quindi almeno sarebbe stato a casa. Il problema era chenon sapevo quanto tempo avrei avuto, né quanto ci sarebbe voluto perinoltrare la chiamata. Decisi che il mio tempo sarebbe stato speso megliocalmandomi e cercando una qualche brillante risposta che al momentotrovavo inimmaginabile. Inoltre, avevo già sentito cosa Art aveva da dire sullargomento. Eralautore dellargomentazione basilare che avevo appena provato: Nonstiamo chiedendo molto, quindi perché non ce lo dà? Questargomentazio-
  • 184. ne si era rivelata inefficace. Ishmael non aveva offerto alcuna argomenta-zione su questo punto, ma se lavesse fatto, quale sarebbe stata? Bizzarramente, non sapevo che ragionamento avrebbe fatto, ma sapevocome lo avrebbe fatto. Avrebbe raccontato una storia – una favola. Unafavola su un re e un supplicante straniero... Su un re a cui viene chiestaassistenza per una riparazione di qualche tipo, ma che in qualche modonon capisce che la riparazione stessa è la sua ricompensa... Avevo vistoIshmael concepire una parabola utilizzabile nel giro di minuti. Potevaessere fatto. Il problema era trovare i giusti elementi e farli funzionareinsieme... Pensai a una perla. Pensai a una moneta doro. Dopo essermiriscaldata con questi, mi avventurai a prendere in considerazione la struttu-ra dellorecchio interno che controlla lequilibrio; se avessi saputo come sichiama quel maledetto affare avrei potuto utilizzarlo. Finalmente mi venneunidea che pensai fosse buona quanto qualunque altra che avrebbe potutovenirmi, e cominciai a lavorarci sopra. Dopo circa cinque minuti ero pronta per Nkemi, e Nkemi era pronto perme. “Mi piacerebbe raccontarle una storia”, dissi quando fui di nuovoseduta nel suo ufficio. Nkemi mi fece un piccolo cenno con il capo,mostrando che lo trovava un approccio originale e interessante e chepotevo procedere. “Un giorno un principe venne avvicinato da un visitatore straniero cheera venuto per chiedere un favore. Il principe condusse il visitatore in unacamera privata e gli chiese quale favore volesse. “Vorrei che apriste le porte del vostro castello così che io possa portaredentro un cavallo e farlo alloggiare nella vostra stalla, disse lo straniero. “Che tipo di cavallo?, chiese il principe. “Uno stallone grigio, Vostra Altezza, con una stella nera sulla fronte. “Il principe fece una smorfia e disse: Cera un cavallo come quellonella stalla di mio padre quando ero un bambino. Poi ci fu un incendiodisastroso e quel cavallo scomparve insieme a molti altri. “Aprirete le porte, allora, e mi lascerete alloggiare il cavallo nellavostra stalla? “Non capisco perché dovrei, replicò il principe. Perdonami se sonoscortese, ma che ci guadagnerei dal farti questo favore? “Pensavo che aveste capito, Vostra Altezza, disse lo straniero. Questoè lo stesso cavallo che scomparve dalla stalla di vostro padre quandoeravate un bambino. Sto solo riportando indietro qualcosa che non avrebbedovuto andarsene fin dallinizio.”
  • 185. Nkemi sorrise e fece un cenno che sembrava dire: Vai avanti. “Non le stiamo chiedendo di occuparsi di qualcosa che appartiene anoi”, gli dissi. “Stiamo cercando di restituirle qualcosa che appartiene alei.” Nkemi annuì, ancora sorridendo. “Vede? Avrei potuto scoprire questovantaggio da solo con un minimo di ragionamento. Ma era compito suomostrarmelo, non mio scoprirlo. Aspettandosi che trovassi da solo unqualche guadagno nella sua proposta, stava peccando di maleducazione –benché io capisca che non ne avesse lintenzione.” “Capisco”, dissi, “e sono completamente daccordo.” “Naturalmente sarò felice di collaborare in questa strana piccolaimpresa. Il signor Owona si occuperà di tutti i dettagli.” E con questo, si alzò e mi porse la mano per dirmi addio. Otto ore dopo ero in volo, diretta a Zurigo. Questioni di tempismo. Dopo un lungo e noioso scalo ad Atlanta, fui a casa prima dellamezzanotte di venerdì – a casa ma virtualmente comatosa. Mia madre mificcò a letto. Non fui troppo amichevole quando mi svegliò alle ottodellindomani mattina per dirmi che il signor Owens stava venendo aprendermi. Sarei rimasta volentieri incosciente per altre sei ore, ma mialzai, mi feci una doccia, mi vestii e finii di fare colazione in tempo perandargli incontro per strada, in modo che non dovesse entrare in casa escambiare dei convenevoli con mia madre. Avremmo dovuto farci novantaminuti di macchina per arrivare al parco di divertimenti, che a quel puntosi era spostato due città a nord. Dopo avergli fatto un resoconto della miaavventura africana, gli chiesi cosa stesse succedendo. “Sono successe due cose da quando sei partita”, disse. “Una è cheIshmael si è preso un terribile raffreddore che temo potrebbe trasformarsiin polmonite. Non ci sono molti veterinari capaci di curare un gorilla, mane ho trovato uno e unambulanza si sta dirigendo al parco di divertimentiin questo momento.” Tutto quello che avrei voluto dire a questo punto era: Starà bene, non èvero?, ma conoscevo Art abbastanza bene da sapere che se avesse avutodelle rassicurazioni da darmi me le avrebbe già date, a quel punto. Nonappariva terribilmente preoccupato, e avrei dovuto accontentarmi diquello. “Qual è la seconda cosa?”
  • 186. Fece una risata breve e amara. “La seconda cosa è che Alan Lomax ciha rintracciati.” “Ascolti”, dissi, “deve dirmi che cosè questa storia con Alan. So cheIshmael non vuole parlarne, ma questo non dovrebbe impedire a lei difarlo.” Art continuò a guidare per un po mentre rifletteva sul problema. Allafine disse: “Ogni tanto, Ishmael incontra un allievo che non vuole lasciarloandare. Che diventa... Possessivo. Questo spaventa Ishmael a morte – e perbuone ragioni.” “Perché dice questo?” “Pensaci. Una volta che possiedi un animale, be, diciamocelo, lo puoicontrollare completamente.” “Sì, ma Alan non possiede Ishmael.” “Il punto è che Alan vuole possederlo. Laltroieri mi ha offerto milledollari per comprarlo.” “Oh, Cristo onnipotente”, gemetti. Volevo urlare. Volevo prendere amorsi il cruscotto. “Che cosa gli ha risposto?” Art sorrise. “Che avrei accettato per duemilacinquecento.” “Perché lo ha fatto?” chiesi indignata. “Cosa avrei dovuto fare? Dovevo mantenere la finzione secondo cui,per quanto mi riguarda, Ishmael è solo uno dei tanti animali nella miacollezione.” “Sì, posso capirlo.” “Devi capire che dal punto di vista di Alan, lui sta facendo qualcosa dicompletamente ammirevole. Sta cercando di salvare Ishmael da unasituazione disperata.” “Ishmael non gli ha detto che non ha bisogno di venire salvato?” “Sono sicuro che lo ha fatto. Ma non osa spiegare perché non ne habisogno.” “Perché no?” “Pensaci, Julie. Puoi capirlo da sola.” Ci riflettei un po e non arrivai da nessuna parte. “Alan come pensa cheIshmael sia arrivato nel serraglio?” “Non ne ho idea.” Viaggiammo in silenzio per un po. Alla fine dissi: “Che cosa farà ora,secondo lei?” “Alan? Secondo me andrà a casa e cercherà di raccogliere più soldipossibile. Una volta che sarà in grado di sventolarmi il denaro sotto ilnaso, lavidità mi renderà manipolabile.”
  • 187. “Ma Ishmael se ne sarà andato a quel punto, non è vero?” “Oh, sì – a meno che Alan non riesca ad agire molto in fretta. Ishmaelse ne andrà in poche ore, e il parco di divertimenti stesso sarà andato vialunedì a questora.” A quel punto arrivammo a una piccola città a circa metà strada, e che iosia dannata se non vidi proprio Alan Lomax venir rimorchiato in unastazione di servizio. Lui e un meccanico stavano trafficando sotto il cofanodi una Plymouth che sembrava essere stata in circolazione dallamministra-zione Carter. “Sembra che il motore abbia un problema”, osservò Art. “Già.” “Probabilmente è solo un po di polvere nella ventola del radiatore.” “Lo credi davvero?” “Be, potrebbe essere”, replicò Art. Lo guardai con curiosità. “Gliene servirà una nuova?” “Oh, sì, prima o poi”, disse. “Sfortunatamente, non è facile trovarepezzi di ricambio in questa zona sperduta, specialmente di domenica. Se sela prende comoda, potrà probabilmente arrivare fino a casa senza ventola,ma arriverà troppo tardi per farla aggiustare entro oggi.” “Che sfortuna”, dissi. Addio, mio Ishmael. Seduto in quella maledetta gabbia, aveva un aspetto orribile e apparivasofferente e misero, tirando su col naso e lamentandosi, con la pellicciasparata in tutte le direzioni, ma non era sconfitto, e certamente nonmostrava segni di stare per morire. In realtà era decisamente di pessimoumore e irritato, e non lo sarebbe stato se fosse stato pronto a esalarelultimo respiro. Dopo aver ascoltato i dettagli della mia avventura africana, fu seccatoda come lui e Art avessero frainteso Luk Owona e Mokonzi Nkemi cosìgrossolanamente. “La regola dovrebbe essere: Augurati il meglio easpettati il peggio, e noi invece ci siamo limitati a sperare in bene”, disse.“Sono in pensione da un mese e sto già perdendo lo smalto.” Daltro canto, fu decisamente divertito dalla favola del cavallo grigioche avevo ideato per Nkemi. “Hai detto qualcosa a proposito di unidea a cui hai lavorato cheriguardava lorecchio interno. Che diavolo era?” “Be, sai, cè questo minuscolo affarino che galleggia nellorecchio
  • 188. interno e ti aiuta a mantenere lequilibrio. Stavo pensando... Lo stregonemalvagio lo preleva dallorecchio del principe al suo battesimo o qualcosadel genere, così lui cresce barcollando, e tutti i suoi figli e nipotibarcollano anchessi. Poi un giorno il nipote dello stregone arriva alcastello e dice al re: Sentite, vorrei restituirvi questo affarino. E il re dice:Perché dovrei volere una cosa del genere? Che cosa ci guadagno se loprendo? Poi il nipote dello stregone gli spiega tutto.” “Un po... Contorto”, disse Ishmael dubbiosamente. “Esatto. Ecco perché ho scelto il cavallo.” “Sarai una brava insegnante”, disse Ishmael, cogliendomi di sorpresa. “E questo che dovrei diventare?” “Non intendo uninsegnante professionista”, disse. “Tutti voi doveteessere insegnanti, che siate avvocati, medici, agenti di borsa, registi,industriali, leader mondiali, studenti, cuochi o spazzini. Niente di meno diun mondo composto da menti cambiate vi salverà – e cambiare menti èqualcosa che ognuno di voi può fare, non importa di chi si tratta o chelavoro fa. Ho detto ad Alan di raggiungerne cento, ma a dire la verità stavodiventando un po impaziente con lui. Ovviamente non cè nulla disbagliato nel raggiungerne cento, ma se non ci riesci allora raggiunginedieci. E se non puoi raggiungerne dieci, raggiungine uno – perchéquelluno potrebbe raggiungerne un milione.” “Io ne raggiungerò un milione”, gli dissi. Lui mi osservò per un po, poi disse: “Credo che lo farai.” “Cercherai di insegnare in Africa?” gli chiesi. “No, no, niente affatto. Forse un giorno ti scriverò una lettera, maaltrimenti non farò nulla del genere.” “Allora che cosa farai?” “Mi inoltrerò nella zona più oscura, fitta e remota della foresta pluvialee cercherò di trovare una tribù che mi lasci cercare cibo con lei. Nonvoglio farti preoccupare, ma non ha senso nascondere il fatto che proba-bilmente non sopravviveremo come specie allo stato selvaggio per molto.Ma naturalmente porto nuovi strumenti per affrontare il problema.” “Il che vuol dire?” “Il che vuol dire che se sentirai di un vecchio, scaltro dorso argentato làfuori che nessuno sembra riuscire a intrappolare, saprai che si tratta dime.” Dopo poco, Art venne a dirci che lambulanza era arrivata. Chiesi aIshmael se potessi andare con lui. “Preferirei davvero che non lo facessi, Julie. Non sarà affatto più facile
  • 189. salutarci domani di quanto non lo sia oggi.” Allungai la mano attraverso le sbarre, e lui la prese come se fossefragile quanto una bolla di sapone. La vita continua. Per quanto possa sembrare incredibile, lunedì mattina mi alzai, fecicolazione e andai a scuola. Martedì mattina feci la stessa dannata cosa. Non era davvero possibile per me restare in contatto con Art. Era luiche doveva restare in contatto con me, e lo fece. Attraverso di lui, seppiche Ishmael si era gradualmente ripreso e che un giorno del gennaio 1991aveva cominciato il proprio viaggio in Africa. Non chiesi dettagli sulviaggio; non sarebbe stato divertente, e meno ne sapevo meglio era. Amarzo Art mi chiamò per farmi sapere che la missione era stata compiuta.Ishmael era a casa, e se non gli piaceva avrebbe dovuto arrangiarsi. In qualche modo misterioso, mia madre sembrò lentamente capire chela faccenda zairese era stata diversa da come le era stata presentata. Nonmi affrontò per chiedermi una spiegazione o niente del genere. Invece,sviluppò una sorta di quieta lagnanza a riguardo, facendo cupi commenticome: “So che hai i tuoi segreti. Be, anchio ho i miei.” A settembre il parco di divertimenti Darryl Hicks tornò in città, e Art eio passammo un po di tempo insieme. Gli dissi che, ripensandoci a unanno di distanza, trovavo difficile da credere che loro due non avesserotrovato un altro modo per risolvere il problema del trasporto a parte me. Art sorrise e disse: “Pensavo che lavessi capito, ormai. Una ragazzaintelligente come te.” “Che vuole dire?” “Avevamo altri due piani per risolvere il problema. Ciascuno di essisarebbe stato più economico – e molto più semplice da attuare – chemandare te.” “Allora, per lamor di Dio, perché avete mandato me?” “Ishmael ha insistito, naturalmente. Voleva che fossi tu a farlo e nessunaltro.” “Ma perché?” “Immagino si potrebbe dire che era tutto ciò che gli rimaneva da darti.Questo era il suo ultimo regalo: la consapevolezza di aver giocato un ruolofondamentale nella sua vita. E non cè dubbio che tu labbia fatto. Cheavremmo potuto risolvere il problema in un altro modo non cambia nulla.” “Ma avrei potuto fallire!”
  • 190. Art scosse la testa. “Sapeva che non avresti fallito. Questo era parte delregalo, naturalmente. Voleva che sapessi che era disposto ad affidarti la suavita.” “Alan si è fatto vivo di nuovo?” “Sì, in effetti sì, proprio quando pensavo che lavrebbe fatto. Eravamoin viaggio con tutti i nostri bagagli per lalba, e ho lasciato un uomo perintercettarlo se si fosse fatto vivo, cosa che ha fatto intorno a mezzogior-no.” “Perché lha fatto?” “Perché doveva finire.” “Non capisco.” “Me ne rendo conto. Ishmael era in una posizione difficile quando sitrattava di parlare di Alan con te.” “Perché?” Art tacque e mi indirizzò unocchiata pensierosa. “Che cosa pensavi diAlan?” “A dire la verità, pensavo che fosse inquietante.” “Questo è proprio il motivo per cui Ishmael non poteva parlarti di lui.Non eri disposta ad ascoltare.” “Vero, immagino.” “Cè poco da immaginare, Julie. Per qualche motivo, quando si trattavadi Alan la tua mente era chiusa.” “Va bene, ha ragione. Continui.” “La maggior parte degli allievi di Ishmael è stata come te in questoaspetto: quando è arrivato il momento di lasciarlo andare, lha fatto.Capisci di cosa sto parlando?” “Non ne sono sicura. Non avevo molta scelta, comunque. Dovevolasciarlo andare.” Art non era daccordo. “No, Julie, non eri costretta. Avresti potuto dire:Se non mi lascerai venire con te, mi taglierò le vene.” “Vero.” “Alan era uno di quegli allievi che semplicemente non voglionomollare losso. Ishmael aveva notato i segni fin da subito, e questo divenneun elemento essenziale dei suoi piani.” “Che intende dire?” “Quando è diventato chiaro che Ishmael avrebbe dovuto abbandonare ilpalazzo Fairfield, avrebbe potuto coinvolgere te nei suoi piani, ma nonAlan. Stando così le cose, Ishmael non aveva altra scelta se non scompari-re. Tutto ciò che Alan avrebbe dovuto vedere era che un giorno Ishmael
  • 191. era lì nel suo ufficio e il giorno dopo non cera più. Era andato, scomparsonel nulla.” “Vuol dire che Alan non sapeva che Ishmael avrebbe dovuto lasciare ilpalazzo?” “Esatto. Che cosa avresti pensato se un giorno fossi entrata nellufficiodi Ishmael e lavessi trovato vuoto?” “Accidenti, non lo so. Immagino che avrei pensato: Be, ragazzina, orate la devi cavare da sola.” “Questo è come la prenderebbe la maggior parte delle persone – manon Alan. Alan ha ragionato in questo modo: Se Ishmael è scomparso,allora devo trovarlo! Il che è ciò che ha proceduto a fare.” “Capisco. Non gli è venuto in mente che Ishmael volesse scomparire.” “Dubito che abbia anche solo provato a pensare a che cosa Ishmaelvolesse. La cosa importante era ciò che voleva Alan, ossia riprendersiIshmael.” “Sì, capisco.” “Ora, devi capire che Ishmael non stava semplicemente cercando discaricare Alan. Stava cercando di svegliarlo. Stava cercando di eliminarela dipendenza di Alan nei suoi confronti. Altrimenti Alan sarebbe rimastoun allievo per sempre.” “Che intende dire?” “Ishmael non voleva semplicemente allievi, voleva allievi che potesse-ro diventare insegnanti a loro volta. Non te lo ha detto chiaramente?” “Sì. Ha detto che tutti i suoi allievi sono portatori del suo messaggio.Ecco perché è importante che abbiano un sincero desiderio di salvare ilmondo. Senza quel desiderio, potrebbero anche non fare nulla con ciò cheimparano.” “Esatto. Ma ecco che cosa Ishmael stava ricevendo da Alan: Non faròmai niente per salvare il mondo, non diventerò mai un insegnante come te,non diffonderò mai il tuo messaggio nel mondo, perché rimarrò qui e saròtuo allievo per sempre. E questo è ciò che Ishmael stava cercando dievitare.” “Ora capisco.” “Quando Alan ha rintracciato Ishmael al parco di divertimenti, lasituazione è diventata ancora più disperata, perché Alan non stava piùdicendo solamente: Voglio restare tuo allievo per sempre, adesso stavadicendo: Voglio comprarti, portarti a casa con me e restare tuo allievo persempre. Dovevamo davvero chiudere questa faccenda definitivamente.” “Sì, posso capire.”
  • 192. “Ma come avremmo potuto farlo, Julie? Cosa avresti fatto tu, cono-scendo la nostra situazione? Alan è andato a casa, presumibilmente perraccogliere abbastanza denaro da comprare Ishmael in contanti. Ishmaelsoffre di un brutto raffreddore, tanto brutto che lo voglio far ricoverare.Quando Alan tornerà lunedì, Ishmael e il parco di divertimenti sarannospariti. Ma io posso lasciare indietro qualcuno con un messaggio perAlan.” “Va bene.” “Che messaggio gli lascio?” “Vai a casa e lasciaci in pace.” Art scosse la testa. “Non funzionerebbe, Julie. Alan sta salvando il suomaestro dalle forze del male. Vai a casa e lasciaci in pace non basta.” “Vero.” Scrollai le spalle. “So come lo farei io, ma non credo cheIshmael approverebbe.” “Ishmael voleva che Alan abbandonasse ogni speranza di poter mairiprendere la sua carriera di allievo. Voleva che Alan si dicesse una voltaper tutte: Ora posso contare solo su me stesso, completamente e persempre. Ishmael non sarà mai più qui per me ad aiutarmi. Voleva che Alansi dicesse una volta per tutte: Ishmael non cè più, quindi devo diventarloio stesso.” “Allora forse approverebbe.” “Allora, che messaggio lasceresti per Alan?” “Lascerei questo messaggio: Ishmael è morto. Le sue condizioni sonopeggiorate sempre di più ed è morto di polmonite.” “Questo è il messaggio che gli ho lasciato, Julie.” “Gesù.” Anche se non lo dissi, mi ricordo di aver pensato: Funzionerà? Cinque mesi dopo ebbi la mia risposta. LIshmael di Alan. Nel resoconto di Alan Lomax della sua esperienza con Ishmael, luiammette di aver affermato di non essere il tipo di scrittore che potessediffondere il messaggio di Ishmael al mondo. Ma quando ha dovutoaffrontare la morte di Ishmael, evidentemente è andato a casa e ha trovatoil modo di diventarlo. Gli rendo onore per questo. Ho parlato con molte persone che hanno letto il libro di Alan, enemmeno una di esse ha commentato lo strano dettaglio che quando perIshmael è venuto il momento di lasciare il Fairfield, se nè andato senzadire una parola ad Alan. (Nemmeno Alan lo ha commentato!)
  • 193. Similmente, nessuno sembra notare che Ishmael era ben lungidallessere contento quando Alan alla fine si è fatto vivo al parco didivertimenti Darryl Hicks. (E anche se Alan lo nota, non si sofferma adanalizzare questo fatto molto approfonditamente.) Sono sicura che saranno tutti sollevati di sapere che non intendoparagonare punto per punto ciò che Ishmael ha detto a me e ciò che hadetto ad Alan. Per quanto mi riguarda, lunica vera discrepanza riguarda lafaccenda degli altri allievi di Ishmael. Se Alan ha detto la verità (e perchénon avrebbe dovuto?), Ishmael gli ha dato limpressione di aver avutomolti pochi allievi in passato – e di aver fallito con tutti loro. Questo èmolto strano, dato che a me ha dato limpressione opposta – che avesseavuto molti allievi e che avesse avuto successo con tutti loro, in diversamisura. Questo indica che Ishmael stesse offuscando i fatti per uno di noi,anche se non riesco a immaginare perché. LIshmael di Alan è il mio Ishmael? Personalmente non credo, ma iodifficilmente posso essere obiettiva a riguardo. LIshmael di Alan misembra un po cupo e arcigno, e piuttosto a disagio con questo particolareallievo. Ma come percepiranno il mio Ishmael le persone che leggerannoquesto resoconto? Non ne ho idea. Ho imparato qualcosa di molto importante dal libro di Alan – a parteciò che Ishmael aveva da insegnargli. Intendo dire che ho imparatoqualcosa di Alan stesso. Non è facile esprimerlo a parole, in parte perchésignifica ammettere che mi sbagliavo. Leggendo il libro di Alan, hoimparato quanto sia facile saltare a conclusioni sbagliate su qualcuno e poiinterpretare ogni cosa che fa attraverso quella conclusione. Una voltaconvintami che Alan fosse un idiota, ogni cosa che faceva mi sembravalopera di un idiota. Leggere il suo libro mi ha fatto capire come questofosse non solo molto ingiusto, ma completamente falso. Art Owens hacommesso lo stesso errore, in diversa misura – ma non Ishmael. Ishmaelha sempre difeso Alan con me, era chiaramente irritato dai miei pregiudizisu di lui e si è rifiutato di contribuire a essi discutendo con me della suapreoccupazione riguardo la possessività di Alan. Una volta ho visto citareSigmund Freud per aver detto: Capire significa perdonare. Nel caso diAlan, dopo aver vissuto con il suo libro per quattro anni, riformulereiquesta massima così: Capire significa capire. La gente mi chiede anche delle mie reazioni agli insegnamenti dellapersona nota come B – Charles Atterley, un altro allievo del gorilla. Quelloche penso è che Ishmael non stava addestrando dei pappagalli, e B disicuro non è un pappagallo. Ha preso ciò che ha imparato da Ishmael e lo
  • 194. ha condotto nella direzione delle sue passioni, e sono sicura che questo siaesattamente ciò che Ishmael voleva che accadesse. Gli insegnamenti di Bsono autentici – nel senso, derivano dagli insegnamenti di Ishmael? Direicertamente di sì, basandomi sui suggerimenti presenti nel libro di Alan. Ilfatto che quegli stessi indizi non siano presenti nel mio libro non significanulla. Ishmael ha detto molto chiaramente che ognuno dei suoi allievi haricevuto una differente narrazione del suo messaggio. Come ho scritto in questo libro, ho sempre saputo che alla fine avreidovuto giustificare la mia frase di apertura sullo svegliarsi a sedici anni erendersi conto di essere stata incasinata. Immagino che ora sia il momento. Quando il libro di Alan è stato pubblicato, ho detto ad Art che volevoscriverne uno anchio. La sua replica è stata: “Ishmael lo vorrebbe sicura-mente, ma dovrai aspettare un po.” Naturalmente chiesi perché. “Dovrai fidarti di me per questo”, disse. “Mi fido”, ho detto, “ma non significa che non posso chiedere perché.” “In questo caso sì, Julie. Dovrai accettarlo e basta.” “Va bene, ma che cosa sto aspettando?” “Non posso dirti neanche questo.” “E una qualche direttiva da parte di Ishmael?” “No.” “Per quanto dovrei aspettare?” “Finché non ti dirò che puoi procedere.” “Sì, ma quanto ci vorrà? Un anno? Due? Cinque?” “Mi dispiace, Julie, ma proprio non lo so.” “Non è giusto.” “So che non è giusto. Non lo sto facendo perché è giusto. Lo stofacendo perché è necessario.” Questa conversazione si è svolta nellestate del 1992. Immaginai che miavrebbe dato il via libera durante lanno seguente, ma non lo fece. Nel1993 immaginai che me lo avrebbe dato sicuramente lanno successivo, manon lo fece neanche allora. Nellautunno del 1994 frequentai un corso di storia mondiale in cui illibro di Alan venne letto dallintera classe come una sorta di introduzione.Lo sforzo che mi ci volle per mantenere la calma quasi mi uccise. A partequesto non fu un anno negativo. Mia madre decise di fare una sorta disvolta nella sua vita e di smettere con lalcool. Cominciò a perdere peso, siunì a un gruppo femminile e si ricordò come si fa a sorridere. Quando incontrai Art nellestate del 1995 gli dissi: “Senta, non ci può
  • 195. essere niente di male nello scrivere il libro, no? Non posso scriverlo seprometto di non renderlo pubblico?” Lui disse che sì, potevo scriverlo, se avessi giurato su una pila di Bibbieche non lavrei mostrato a nessuno. Così cominciai a scrivere – ma in realtà sentivo di essere stata fregata.Cominciai a scrivere e lo finii quasi tutto in sei mesi – tutto tranne questocapitolo. Ne mandai una copia ad Art e lui disse: “E grandioso, ma deviaspettare.” Ho aspettato un altro anno, poi ho scritto questo capitolo. Art dice di aspettare. E il 28 novembre del 1996, e io sto aspettando. Lattesa finisce. L11 febbraio del 1997, due settimane prima del mio diciottesimocompleanno, Art mi ha telefonato per darmi il via libera. Ha detto: “Igiorni di Mobutu sono contati. Perderà il potere nel giro di qualchesettimana.” “Per lamor di Cristo, è questo che stavo aspettando?” “E questo che stavi aspettando, Julie. Perché se Mobutu ha i giornicontati, ce li ha anche Nkemi.” “Vuol dire che voleva che Nkemi perdesse il potere prima che rivelassidovè Ishmael?” “Non proprio. Finché Nkemi non avesse perso il potere, non volevo chesapesse a che tipo di gorilla aveva dato rifugio. Ricordati che hai nominatoIshmael davanti a lui.” “Vero. Ma anche Alan lo ha nominato. Nkemi avrebbe potuto capire dallibro di Alan a che tipo di gorilla stava dando rifugio.” “No, non avrebbe potuto, perché secondo il libro di Alan, Ishmael èmorto.” “Daccordo, capisco. Ma che cosa avrebbe potuto fare Nkemi selavesse saputo?” “Non ne ho idea, ma di sicuro non volevo scoprirlo nel modo peggiore,guardandoglielo fare.” “Giusto.” Ci riflettei per un minuto, poi gli chiesi se fosse sicuro che igiorni di Nkemi erano contati. “Credimi, Julie. Ho informazioni che non ha neanche il Dipartimento diStato, a questo punto. Per lestate, Nkemi e la sua repubblica saranno storia
  • 196. passata.” “In un certo senso mi piaceva Nkemi – e anche suo fratello.” “Non preoccuparti di quei due. Prima di Halloween, avranno entrambidegli ottimi impieghi, come insegnanti di scienze politiche e di storiaafricana a Parigi o Bruxelles – per quanto si arricchiranno davvero consi-gliando gli uomini daffari su chi corrompere nel nuovo regime.” “Perché non ha potuto dirmelo mentre stavo aspettando, in tutti questianni?” “Se lavessi fatto, tu mi avresti chiesto per quanto tempo Mobutusarebbe rimasto al potere, e io avrei dovuto dirti: Chi lo sa? Potrebbecampare fino a centanni. Non pensavo che ti sarebbe piaciuto sentirlo.” “Vero.” Quindi lattesa è finita, e io sono due anni più vecchia e saggia dellaragazza che ha scritto la maggior parte di questo libro. Potrei facilmenterileggerlo e smussarne le imperfezioni, che di sicuro sono presenti. Ma penso che farò meglio a lasciarlo così comè. FINE Traduzione italiana non ufficiale di Dr. Jackal (nrt_ita@libero.it). Le altre opere di Daniel Quinn sono disponibili nel sito: NuovaRivoluzioneTribale.uphero.com