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3 casa-programma-pisapia-sindaco-milano 3 casa-programma-pisapia-sindaco-milano Document Transcript

  • GRUPPO CASAcoordinato  da  Gabriele  RabaiottiUna città che offre una casa sostenibile e accessibile a tutti isuoi cittadini6  febbraio  2011La casa come servizio e come dirittoLe  politiche  abitative  pubbliche  a  Milano  promuovono la casa accessibile  individuandola come servizio.  Per  questo  è  necessario: 1. incardinare   tutte   le   iniziative   al sostegno all’affitto a canoni   calmierati  (sociale,  moderato,  concordato,  convenzionato). L’accessibilità  economica  (che  si  misura  con  la  povertà)  e  sociale  (che si  confronta  con  i  problemi  della  ‘ridotta  autonomia’)  richiedono  da  parte del   Comune   un’attenzione   agli   aspetti   gestionali   (i   rapporti   con  Aler   e con   altri   potenziali   gestori   del   cosiddetto   ‘terzo   settore   abitativo’), all’impiego   delle   risorse   ancora   disponibili,   alla   formulazione   di   nuove iniziative  finalizzate  ad  aumentare  l’offerta  di  case  in  locazione 2. definire nuovi programmi per l’Edilizia Residenziale   Pubblica,   a   partire   prioritariamente   dal   recupero   di   immobili   già esistenti  e  di  aree  già  urbanizzate,  bloccando  i  processi  di  vendita  della case  pubbliche 3. creare   un’agenzia per la casa a Milano   per   facilitare,   attraverso meccanismi  di  incentivi  fiscali,  di  agevolazioni  economiche  e  di  garanzie giuridico-­normative,  l’incontro  tra  la  domanda  e  l’offerta  abitativa  in  una logica   metropolitana   e   per   promuovere,   attraverso   la   stessa   agenzia, nuovi  servizi  all’abitare  (orientamento  nella  ricerca  di  casa,  integrazione sociale,   inserimento   nella   rete   dei   servizi,   affiancamento   e   assistenza alla  persona,  …) 4. avviare nuove iniziative per la riqualificazione ed il   miglioramento della qualità della vita nei quartieri popolari,  attraverso:
  • a.   l’inserimento   di   nuove   funzioni   che   si   combinino   positivamente con  la  casa  (servizi  pubblici  di  base,  negozi  di  vicinato,  spazi  per la  cultura  e  l’aggregazione);; b. la   valorizzazione   delle   capacità   e   delle   energie   espresse   dalle realtà   locali   che   in   molte   situazioni   difficili   svolgono   un   lavoro prezioso;; c. la  creazione  di  nuovi  servizi  per  la  comunità d. il  risanamento  ambientale  (a  partire  dall’eliminazione  dell’amianto) e  la  cura  dello  spazio  pubblico. 5. operare,  anche  a  partire  dalla  qualità  dei  progetti  edilizi  (architettonica, energetica,   ambientale,   tecnologica)   e   dall’attenzione   per   il   contesto, nella   direzione   della   città   policentrica   come   modello   capace   di   dare centralità  e  qualità  alle  aree  periferiche. Quali  rapporti  necessaria  con  altri  gruppi  di  lavoro? La   traduzione   operativa   delle   linee   di   intervento   sopra   richiamate dipende   anche   dalla   capacità   di   costruire   relazioni   e   sinergie   con quanto  si  sta  elaborando  in  altri  gruppi  tematici.  In  particolare: I. Il rapporto con il PGT   con   riferimento   (i)   ai   processi   di trasformazione  territoriale  (il  sostegno  nei  confronti  di  un  modello di  città  policentrica,  l’inserimento  di  una  strategia  di  intervento  per le   periferie,   la   definizione   dei   rapporti   tra   edilizia   per   la   proprietà -­libera   e/o   convenzionata-­   ed   edilizia   sociale   per   l’affitto   nelle operazioni  di  sviluppo  in  una  prospettiva  di  forte  integrazione  tra  i due   comparti)   e   (ii)   alle   modalità   di   regolazione   puntuale   delle iniziative   stesse   (l’approfondimento   all’interno   del   regolamento edilizio) II. Il rapporto con le politiche per l’energia   per   dare   una traduzione   operativa   alle   direttive   europee   e   regionali   in   materia identificando   gli   opportuni   standard   prestazionali   relativi   alla nuova  costruzione  ed  al  recupero  degli  edifici. III. Il rapporto con le politiche sociali  per  il  rafforzamento  dei ‘servizi   abitativi’   promossi,   tra   le   altre   cose,   dall’agenzia   per   la casa   a   Milano   e   che   chiedono   di   essere   assunti   come   parte   del sistema  delle  misure  per  la  coesione  socialeNella   discussione   (che   riportiamo   di   seguito)   il   gruppo   di   lavoro   ha   giàindividuato  una  prima  serie  di  proposte  operative  e  di  strumenti  di  interventoche  potrebbero  qualificare  e  sostanziare  alcune  delle  ipotesi  di  lavoro  sopradelineate.  IN  particolare:
  • -­  l’Agenzia per la Casa a Milano  (ricordiamo  in  proposito  che  il  Comunedi   Milano,   senza   grandi   risultati   per   il   momento,   ha   per   ora   avviato   unasezione  dedicata  agli  studenti;;  MeglioMilano,  intorno  allo  stesso  tema,  avevapromosso   l’iniziativa   ‘Prendi   in   casa   uno   studente’   con   risultati   deludenti   edinfine,   due   anni   fa,   Fondazione   Cariplo   e   Curia   di   Milano   sembravanointeressati   a   sviluppare   uno   studio   di   fattibilità   per   la   costituzione   di   unaAgenzia   per   la   Casa.   La   proposta   è   successivamente   rientrata   anche   seFondazione  Cariplo  si  è  dichiarata  interessata  a  trovare  una  strada  per  dare  ilvia   al   progetto   ‘Agenzia’).   Si   tratta   di   definire   quali   servizi   l’agenzia   èchiamata  ad  offrire  direttamente  e  a  promuovere,  quali  strumenti  di  interventoe  quali  misure  può  ragionevolmente  mettere  in  campo  per  favorire  l’incontrotra  domanda  sociale  e  offerta  abitativa  (sia  sul  versante  degli  incentivi  e  delleagevolazioni   che   sul   versante   delle   garanzia   per   la   proprietà),   quali   altrisoggetti   coinvolgere   per   dare   autorevolezza   e   credibilità   all’Agenzia   stessa,quali   forme   di   comunicazione   e   di   sensibilizzazione   impiegare   per   farlaconoscere.   Non   è   quindi   un   tema   nuovo   ma   è   una   questione   sulla   quale,   aMilano,  potrebbe  essere  utile  ed  interessante  lavorare;;-­   gli interventi integrati o ‘combinati’ nelle periferie della città  ed   in   particolare   nei   quartieri   popolari.   I   Contratti   di   Quartiere   da   un   lato   e   iprogetti  per  la  coesione  dall’altro  hanno  dato  modo  di  vedere,  a  Milano,  alcuniinterventi  (Ponte  Lambro,  Molise-­Calvairate-­Ponti,  Mazzini,  San  Siro,  QuartoOggiaro)   i   cui   risultati   sono   sotto   gli   occhi   dei   cittadini   nonostantel’investimento  pubblico  (Regione,  Aler,  Comune)  sia  stato,  complessivamente,superiore  ai  500  milioni  di  euro.  Il  tema  è  complesso  ma  può  essere  ripreso  inparticolare  facendo  riferimento  a  modelli  ed  esperienze  realizzate  in  altre  cittàeuropee   e   mettendo   al   lavoro   competenze   e   capacità   che   in   questi   anni,anche  a  Milano,  hanno  cominciato  a  muoversi  e  a  seguire  queste  operazioni;;-­  progetti  per  il riuso e il pieno utilizzo delle strutture pubbliche diservizio.  Si  pensi  ad  esempio  ai  vecchi  Consigli  di  Zona  (erano  20  e  sonostati  ridotti  a  9)  e  molti  di  questi,  pur  occupando  posizioni  interessanti,  sonoancora  oggi  sottoutilizzati.  In  questa  direzione  cominciano  a  muoversi  anchele   scuole   (intravedendo   forse   in   un   uso   più   intensivo   dei   loro   locali   unapossibile   fonte   di   reddito?).   Si   potrebbe   approfondire,   se   necessario,   lapossibilità   di   progetti   di   uso   diversamente   ritmati   nel   tempo   lungo   l’arcogiorno/notte  in  questo  andando  ad  intercettare  una  possibilità  di  impiego  deilocali   scolastici   per   funzioni   di   accoglienza   e   ospitalità   temporanea   a   bassocosto.
  • Quale ‘idea’ sintetica sulla casa(alcune  ‘formule’  sono  immagini  che  restituiscono  la  situazione  attuale  della  città  altre  provano  adevocare  orizzonti  di  risposta  e  svolte  programmatiche) -­ Milano:  una  città  di  ‘abitanti  senza  case  e  di  case  senza  abitanti’ -­ Meno  case  per  più  persone -­ Una  città  di  vuoti  da  riempire.  Milano:  vuoti  da  riempire -­ dalla  ‘case  di  cura’  alla  ‘cura  per  le  case’:  gli  abitanti  al  centro -­ chi  si  cura  della  casa? -­ Prendersi  cura  della  casa -­ Milano  città  internazionale  e  metropolitana:  ripartire  dalla  casa  in  affitto. -­ abitare  il  vuoto  per  abitare  la  città -­ Gli  abitanti  al  centro  nella  città  di  domani -­ Le  risorse  ci  sono,  le  case  no! -­ no   alla   vendita   del   patrimonio   pubblico,   sì   all’affitto   del   patrimonio inutilizzato -­ La  città  della  cura  e  la  cura  della  città -­ Costruire  di  meno,  dare  casa  di  più -­ Milano   per   l’affitto:   la   città   degli   immobili   mobili   (la   città   degli   immobili che  si  muovono)
  • Materiali emersi nella discussione Dalle  strategie  del  gruppo  CITTA’  METROPOLITANA  con  riferimento  al  tema casa UNA TRACCIA SINTETICA DEL DOCUMENTO SULLA CITTA’ METROPOLITANA E PRIME OSSERVAZIONI DEL GRUPPO1. Una città che offre una casa sostenibile e accessibile a tutti i suoi cittadini (GRUPPO CASA) a. La  casa  deve  essere un bene accessibile  per  giovani  e  famiglie,  in   quartieri  vivibili: b. bisogna realizzare nuovi interventi di edilizia residenziale   pubblica  ridando  significato  e  funzioni  all’Aler  (come  oggi  è  gestito  il rapporto  tra  Comune  di  Milano  e  Aler?  Come  si  potrebbe  riprendere  in mano  la  situazione?);; c. creare un’agenzia   per   promuovere   incontro   tra   domanda   e   offerta   a   canoni  accessibili;;  regole  per  incentivare  il  riuso  di  appartamenti  e  uffici inutilizzati;; (Silvia  Tarulli  ha  scritto  un  contributo  sul  tema  dello  sfitto) Il   riferimento   è   a   LOCARE  Torino   come   sistema   capace   di   organizzare   il   rapporto tra   domanda   e   offerta,   di   dare   garanzie,   di   orientare   e   fornire   informazioni,   di intermediare  i  due  sistemi,  di  provvedere  ai  sistemi  di  incentivo  e  di  agevolazione. A  Torino  l’Agenzia  lavora  sui  contratti  431/98;;  a  Milano  la  contrattazione  concordata è  ferma  dal  1999.  Dobbiamo  tornare  a  lavorare  sul  tema  dell’affitto  in  modo  serio  e convinto.   Questa   diventa   una   politica   della   casa   che   chiede   una   attenzione   delle istituzioni   pubbliche   e   della   stessa  Amministrazione   Locale.   Insomma   chiediamoci perché. (Angelo  Foglio  e  Giancarlo  Floridi) Anche   MeglioMilano   aveva   lanciato   progetti   che   potrebbero   intercettare   questo nuovo  soggetto  (‘prendi  in  casa  uno  studente’)  e  comunque  del  tentativo  di  fornire la  città  di  una  struttura  dedicata  (l’Agenzia)  se  ne  è  parlato.  A  Piacenza  e  a  Como  il Politecnico,   in   accordo   con   i   Comuni,   ha   costruito   esperienze   di   raccordo anziani/studenti   che   stanno   funzionando   –   il   meccanismo   di   incentivo   è   legato prevalentemente  alla  riduzione  del  canone  -­.  Anche  a  Milano  esiste  (da  un  anno  e mezzo),   per   gli   studenti.   E’   guidata   dal   Comune   e   lavora   alla   mediazione   tra domanda  degli  studenti  e  offerta  di  privati.  I  risultati  non  sono  meravigliosi.
  • L’Agenzia  potrebbe  anche  delineare  modelli  di  intervento  per  il  recupero  e  il  riuso,  in particolare  di  edifici  . Esiste  un  interesse,  oggi  più  di  ieri,  a  cambiare  destinazione  senza  dover  passare da   procedure   eccessivamente   pesanti.   Come   orientarlo,   veicolarlo,   guidarlo   e governarlo?   Il   cambio   di   destinazione   deve   essere   controllato   per   riuscire   a raggiungere   l’obiettivo   che   abbiamo.   Questo   potrebbe   essere   fatto   per   facilitare l’incremento  di  offerta  disponibile  in  locazione  a  canoni  e  tariffe  controllati. Abbiamo   anche   gli   alloggi   sottosoglia   che   in   quanto   tali   possono   (e   vengono) assegnati  autonomamente  rispetto  alle  graduatorie  ERP.  d. programmi   di riqualificazione sociale ed ambientale dei   quartieri popolari  e  degli  edifici  comunali  e  pubblici in  particolare  il  tema  è  quello  del  commercio,  delle  reti  di  servizio,  della  presenza  di funzioni  capaci  di  attrazione,  della  presenza  di  collegamenti/trasporto  pubblico. Si   può   immaginare   il   ripristino   della   figura   del   portiere/portinaio   sociale.   Non mancano  esperienze  interessanti  e  la  modalità  fino  ad  ora  impiegata  dal  Comune  di Milano   appare   assolutamente   restrittiva   e   parziale   (esclusivamente   rivolto   agli anziani   e   finalizzato   all’orientamento   e   all’avvicinamento   ai   servizi).   Un   costo aggiuntivo  al  quale  non  corrisponde  un  servizio  significativo.e. cura   e progetti di animazione per gli spazi pubblici   (dai   marciapiedi  alle  scuole);;f. luce   e nuova centralità delle periferie   recuperando   i   valori   identitari  presenti  nei  vecchi  borghi  milanesi;;g. va   promosso   il   recupero   e   la   restituzione   di identità ai tanti   “deserti urbani”;;h. vanno   sviluppate   azioni   per   la   promozione   di   un’edilizia di qualità ambientale ed energetica   (è   più   efficace   promuovere   l’uso   degli incentivi  del  55%  che  i  premi  volumetrici  del  piano  casa);;  molti  requisiti (efficienza  energetica  e  rinnovabili,  separazione  degli  scarichi  e  sistemi di   drenaggio   climate   proof   nelle   nuove   edificazioni)   devono   essere ormai   considerati   come   standard   e   chiaramente   inseriti   nel   Nuovo Regolamento  edilizio. Si  ricorda  la  presenza  di  amianto. Paolo   Corona   evidenzia   nel   contributo   scritto   la   relazione   con   il   ‘gruppo   Energia’. Ribadisce   la   necessità   di   lavorare   sul   regolamento   edilizio;;   l’attuale   introduce indicazioni  sui  temi  del  risparmio  energetico  e  della  qualità  ambientale.  La  bozza  è per  il  momento  ferma. Il   comune   di   Pavia   ha   fatto   un   lavoro   interessante   che   sarebbe   interessante riprendere.   E’   possibile   introdurre   premi   volumetrici,   sulla   riduzione   degli   oneri,   su un   ‘meccanismo’   di   fiscalità   locale   che   premi   la   riqualificazione   del   patrimonio esistente.
  • Forse   è   necessario   istituire   una   agenzia   specializzata   sui   temi   del   risparmio   e   del contenimento   dei   consumi   energetici,   degli   impatti   ambientali,   della   qualità   degli edifici   oltre   che   trattare   i   meccanismi   di   agevolazione,   incentivo   e   disincentivo introdotti  nel  regolamento  (‘Casa  Clima’  di  Bolzano?)  e  a  certificare  gli  edifici  (non  è la   stessa   Agenzia   per   la   Casa?   Forse   sì,   forse   no).   Si   potrebbe   immaginare   un modello  di  agenzia  ad  hoc  se  si  vuole  dare  particolare  enfasi  al  tema  ‘energia’.Non si fa per il momento cenno al tema della casa per persone conproblemi di ridotta autonomia (strutture di sollievo e appartamenti abassa protezione) attorno alle quali il Comune potrebbe essere inventarequalche progetto sperimentale e dimostrativo di un nuovo modo diintendere l’abitare e il risiedere. Le associazioni di famigliari, per quantoriguarda la disabilità intellettiva e psichica sono pronte a ragionare suquesta prospettiva; le risorse non mancano. Mancano idee e patrimonioda impiegare in questa direzione.Non si fa riferimento alla questione accoglienza, ospitalità e ricettività(dalle soluzioni a temporaneità più spinta a quelle right-budget)Tra il tema Agenzia e il tema Aler (attenzione ai problemi di gestioneimmobiliare) esiste la questione del ‘rafforzamento del sistema deigestori’ senza i quali le politiche abitative per l’affitto, tipicamenteurbane, rischiano di non trovare uno sbocco operativo adeguato. E’ unaquestione di efficacia e di ripensamento dell’uso delle risorse. Si deveuscire dal sistema di monopolio se, a risorse ridotte, si intendeprocedere nella direzione di un rinnovato impegno sulla casa.Grazia  Casagrande  (forse  possiamo  spaccare  in  due  la  questione)Manca   il   discorso   della   trasparenza   delle   assegnazioni,   negli   appalti,   nelle   regole   delmeccanismo   di   funzionamento   dell’edilizia   pubblica   e   dei   quartieri   popolari.   Anche   delripristino   delle   regole   di   convivenza   tra   gli   inquilini   delle   case   popolari   (il   tema   dell’auto-­conduzione  e  dell’autogestione  è  completamente  inesistente  nelle  strategie  di  intervento  diComune  e  di  Aler.  Eppure,  dove  esiste,  ha  mostrato  esiti  interessanti).(Francesca  Santaniello)  Integrazione  punto  e.  e  anche  i  successiviDobbiamo   muoverci   nella   direzione   di   un   sistema   di   servizi   all’abitare   che   precisi   unmodello  di  welfare  di  comunità  partendo  dalle  risorse,  dalle  reti  e  dalle  realtà  locali  presentinei  quartieri.  Anche  questa  è  politica  dell’abitare.Maria  Carla  (città  policentrica  come  restitituzione  di  qualità  e  di  dignità  urbana)È  cosi  che  riprendiamo  il  tema  delle  periferie  (è  questione  che  deve  intercettare  il  tema  deldecentramento,  della  partecipazione  e  delle  politiche  urbane  più  in  generale)Ospitalità  e  strutture  per  l’accoglienza:  è  un  tema  che  dobbiamo  introdurre  anche  rispettoal   riuso   di   immobili   non   utilizzato   o   ad   un   impiego   più   intensivo   delle   strutture   pubblichemonofunzionali  (ad  esempio  le  scuole?).  Con  le  biblioteche  universitarie  si  è  un  po’  riusciti
  • a   dare   finalità   pubblica   a   servizi   fino   a   ieri   considerati   interni   e   ad   uso   esclusivo   deglistudenti  della  FacoltàInterventi   per   le   soluzioni   abitative   di   persone   con   ridotta   autonomia   (fisica,   intellettiva   epsichica).La  nuova  domanda  di  casa,  espressa  dalla  popolazione  giovanile,  è  la  domanda  abitativadel  futuro.  Che  caratteristiche  ha,  di  quali  elementi  si  compone?  Che  caratteristiche  tendead  assumere?  Si  potrebbe  partire  da  un  utilizzo  del  patrimonio  pubblico  come  luogo  per  lasperimentazione  di  nuovi  modelli  (è  sempre  l’Agenzia?)Cosa  potrebbe  fare  in  più  l’agenzia?ICI   ridotto   del   50%   a   chi   affitta   con   l’Agenzia   a   canoni   calmierati   e   vincolo   sulladestinazione  del  contributo  raccolto  come  fondo  ‘garanzia  per  la  morosità’.Alberto  Anzalone  (contributo  scritto)Il  vuoto.  In  particolare  quelli  del  patrimonio  pubblico  (sono  più  di  3000  gli  alloggi  che  nonvengono  rimessi  nel  circuito  per  mancanza  di  fondi  e  di  risorse).Potremmo   trovare   un   meccanismo   di   partenariato   tra   Comune   (Aler)   e   istituti   di   creditodove   l’affitto   pagato   dalla   famiglia   che   entra   nell’appartamento   riabilitato,   eventualmenteintegrato   dal   Comune/Aler,   diventa   il   modo   per   pagare   il   debito   contratto   tra   Comune   eistituto  di  credito.  (E’  un  sistema  di  ‘leasing  in  abitando’).Meccanismo  analogo  può  accadere  per  il  miglioramento  energetico:  il  costo  dell’interventoè   pagato   dal   contenimento   del   consumo   rispetto   alla   situazione   di   partenza.   Se,consumando  di  meno,  mantengo  per  8/10  la  bolletta  uguale  ho  pagato  l’investimento;;  unavolta   pagato   l’investimento   la   mia   bolletta   viene   dimensionata   in   base   ai   consumi   reali(inferiori  mediamente  del  50%  rispetto  al  punto  di  partenza).La  casa  popolare  è  un  sistema  bloccato  sia  in  termini  di  nuova  costruzione  che  in  terminidi  mobilità  degli  immobili  (gli  appartamenti  ‘lastrati’).Anche  in  questo  caso  il  Comune  di  Milano  ha  aperto  una  possibilità,  per  gli  stessi  inquilini,di  recuperare  autonomamente  l’appartamento;;  i  soldi  non  li  hanno  è  il  modellino  è  fermo.I   meccanismi   in   molti   casi   sembrano   esistere   già;;   quello   che   manca   è   una   centraturadell’attenzione  e  delle  politiche.  Credo  che  sia  su  questo  che  si  deve  lavorare.Attenzione alla questione della tassazione del patrimonio privato vuoto!E’ una politica di disincentivo che funziona anche come misura diemersione dell’affitto in nero. Le case non sono sempre vuote maaffittate irregolarmente.Il  tema  PGT  e  la  casaQuali   regole   (in   termini   di   percentuale   tra   le   differenti   tipologie   abitative?).   Nondimentichiamo  la  dimensione  gestionale.  Le   definizioni   di   ‘edilizia   sociale’   sono   necessarie   per   attivare   modelli   di   regolazioneall’interno   dei   processi   di   trasformazione.   EDILIZIA   SOCIALE   E’   CASA   IN   AFFITTO   ACANONI  INFERIORI  AL  MERCATO  (sociale,  moderato,  convenzionato,  concordato)Agenzia  e  sistema  di  servizi  abitativi  (il  nuovo  welfare  locale)  può  avere  un  ruolo  anche  perquanto  riguarda  l’informazione  e  l’orientamento  nei  confronti  dei  cittadini  stranieri.Antonello  Boatti
  • Il  PGT  vede  oggi  una  stima  di  nuovi  vani  pari  a  circa  500mila  di  cui  l’80%  di  edilizia  libera.Si  consuma  troppo,  si  congestiona  molto,  si  polarizza  ancora  di  più  (di  certe  case,  a  certicosti,   sono   alcune   decine   di   migliaia   le   persone   che   potrebbero   soddisfare   avanzare   uncerto  tipo  di  domanda)Per  Boatti  edilizia  sociale  è  ERP  (affitto  a  canone  sociale,  finanziata  dal  pubblico  anche  inregime  di  esproprio).  Deve  ripartire  una  politica  forte  sulla  casa  popolare  (con  un  richiamoallo  stato  e  alla  Regione  rispetto  al  ruolo  che  nuovamente  sono  chiamati  a  svolgere),  cheriabiliti  l’esproprio.Un   ragionamento   ulteriore   andrebbe   fatto   per   la   convenzionata   che   deve   essere   vera   enon  deve  assomigliare,  sempre  di  più,  ad  una  libera  di  seconda  scelta.Aler  è  l’unico  operatore  al  momento  abilitato  a  realizzare  e  gestire  l’edilizia  pubblica.Prima   di   parlare   di   nuova   costruzione   dobbiamo   dare   priorità   al   riuso,   al   recupero,   allapossibilità,   condizionata,   di   ridesti   nazione   dell’uso,   alla   riabilitazione   del   patrimonioimmobiliare  già  esistente.La   prospettiva   che   ci   auguriamo   vede   famiglie   e   persone   straniere,   giovani,   famiglie   enuclei  di  nuova  formazione,  più  studenti,  più  i  fruitori  della  città  e  dei  suoi  servizi.  Senza  uninvestimento   sull’affitto   è   impossibile   portare   a   Milano   nuova   popolazione,   ottenere   unacittà  vivace,  vitale  e  ricca.  Questo  andrebbe  spiegato  anche  agli  investitori  che  continuanoa   realizzare   per   la   proprietà   senza   preoccuparsi   del   fatto   che   quella   casa   è   sempre   piùdifficile  da  collocare  sul  mercato  e  che  l’aumento  di  immobili  non  utilizzati  è  un  fattore  conimpatti  negativi  anche  sull’economia  del  loro  investimento.inversioneRIBALTARE, PROGRESSIVAMENTE, LA COMPOSIZIONE DELLO STOCKSUL MERCATO (il  rapporto  tra  proprietà  e  affitto)Abbiamo  direzioni  diverse  da  seguire: -­ il   governo   dei   processi   di   trasformazione   (PGT)   recupero   e   nuova   costruzione rivolte   anche   all’edilizia   sovvenzionata   riaprendo   ‘programmi   dedicati’   di finanziamento  e  di  realizzazione. -­ La  disciplina  dei  titoli  di  godimento:  verso  l’affitto  (invertendo  il  rapporto  tra  proprietà e  affitto) -­ Rafforzamento  degli  interventi  integrati  nei  quartieri  popolari  esistenti -­ Nuovi   servizi   all’abitare   (l’Agenzia   come   snodo   della   mobilitazione   delle   politiche immobiliari). -­ La  residenza  ‘speciale’  (per  categorie  ad  autonomia  ridotta)  con  progetti  pilotaAngelo  GerosaSu   Aler:   la   vera   emergenza   è   la   domanda   sociale.   Diecimila   tra   i   ventimila   nucleirichiedenti   dichiarano   un   reddito   inferiore   ai   7mila   euro.   L’emergenza   per   Aler   è   lamanutenzione.   Senza   un   quadro   di   finanziamento   pubblico   è   impossibile   ripartire   conl’operatività   dell’Azienda.   Il   piano   vendita   che   si   è   riaperto   prevede   una   cessionepotenziale   del   20%   del   patrimonio   di   proprietà.   Se   si   vende   è   necessario   vincolarel’operazione  e  chiedersi  ‘perché’  e  ‘per  chi’  lo  si  sta  facendo.Va  bene  la  ‘libertà  di  movimento’  resa  possibile  dall’introduzione  di  un  mercato  dell’affittocalmierato   ma   non   sono   d’accordo   con   l’espulsione   (per   superamento   dei   requisiti   direddito).   Rischiamo   di   lavorare   in   una   prospettiva   in   cui   il   quartiere   popolare   diventa   unluogo   di   concentrazione   dello   svantaggio.   Anche   su   questo   servirebbe   sviluppare   unariflessione  ad  hoc.Il  mix  come  può  essere  praticato?  E  cosa  possiamo  fare  nei  quartieri  esistenti?
  • Quando  si  riescono  a  realizzare  case  in  locazione  a  canone  moderato  o  convenzionato  ledomande   sono   limitate.   Come   fare?   Forse   una   struttura   dedicata   potrebbe   dare   voce   espazio  ad  un  tema  che  non  è  mai  stato  delle  ‘politiche  pubbliche’  e  che  sconta  anche  unaimpreparazione  dei  cittadini.