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Stage2006-2007
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Stage2006-2007

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  • 1. Percorsi nella società complessa Globalizzazione e forme alternative di consumo Elena Cavallari e Pietro Boldrini
  • 2. Tutor interni: Lucia Marchetti & Maria Petresi Tutor esterno Ilaria Ghelfi Motivazione della scelta Il motivo della scelta di questo argomento è l’importanza che secondo noi hanno, e che stanno assumendo, il commercio Equo e Solidale e lo sviluppo sostenibile nel mondo contemporaneo. Approfondire questi argomenti ci sembra molto interessante ma soprattutto utile al fine di comprendere l’organizzazione e gli effetti di questi fenomeni. Inoltre crediamo che, in quanto appartenenti a uno dei paesi più industrializzati, abbiamo un dovere morale, ma anche pratico nei confronti dei paesi in via di sviluppo.
  • 3. PARTE TEORICA PARTE PRATICA Il commercio Equo e Solidale
  • 4. Parte 1 LA SOCIETA' CONSUMISTICA Parte 2 LO SVILUPPO SOSTENIBILE Parte 3 IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 5. LA SOCIETA' CONSUMISTICA PARTE 1 Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 6. La nostra è una società dei consumi La società dei consumi cambia l’identità individuale (la persona viene identificata in base ai beni che possiede) In passato l’identità sociale era costruita sulle capacità professionali e il tipo di lavoro che si svolgeva, oggi è basata sulla quantità e sulla qualità dei beni che l’individuo acquista Il lavoro non garantisce più stabilità e quindi non garantisce più un’identità all’interno della società Nell’epoca industriale l’uomo doveva essere soprattutto produttore, nelle società moderne deve essere consumatore Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 7. Epoca dell’ iperconsumismo Trasformazione della struttura del commercio
    • Supermercati
    Centri commerciali Mall Supermall
    • commercio on-line
    La città si trasforma in oggetto di consumo Consumo visuale : si consumano le immagini e i segni. Se di massa, deteriora la città Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 8. Il povero nella società del consumo che ruolo possiede? Essere povero significa non avere la possibilità di vivere una vita normale con la persistente sensazione di essere rimasti in dietro provocando la perdita di autostima, sensi di colpa e vergogna Globalizzazione e forme alternative di consumo “ i poveri non appartengono a una cultura diversa da quella dei ricchi, essi devono vivere nello stesso modo che è stato creato a beneficio di chi possiede denaro. E la loro distanza dai ricchi aumenta con la crescita economica cosi come la loro povertà è aggravata dalla recessione e dalla stagnazione” Bauman “ Lavoro, consumismo e nuove povertà”
  • 9. La società attuale forma i propri membri al fine primario che essi svolgano il ruolo di consumatori. Ai propri membri la nostra società impone una norma: saper e voler consumare. Il fatto che consumare prenda del tempo è in realtà la rovina della società dei consumi. La soddisfazione del consumatore dovrebbe essere istantanea: in un duplice senso. I beni consumati dovrebbero soddisfare nell’immediato e la soddisfazione dovrebbe anche cessare immediatamente. La necessaria riduzione del tempo viene ottenuta meglio se i consumatori non possono concentrare troppo a lungo la propria attenzione o i propri desideri su uno specifico oggetto. La cultura della società dei consumi riguarda piuttosto il dimenticare che non l’imparare Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 10. Globalizzazione e forme alternative di consumo Nella società dei consumi si è sviluppato un grande apparato di pubblicità, televendite e promozioni per convincere la gente a consumare Il rovescio della medaglia sono i rifiuti Ogni persona produce mezza tonnellata di rifiuti domestici all’anno Questo sistema materialista ci fa credere che il benessere consista esclusivamente nel possesso di oggetti. Più ne abbiamo, più dovremmo considerarci benestanti. Origine nella rivoluzione industriale
  • 11. Cosa fare per "combattere" il consumismo La riduzione impone scelte di qualità e quantità. Se selezioniamo i prodotti in base alla qualità, ci rendiamo conto che molti vanno scartati perché dannosi. Altri invece vanno scartati perché sono inutili Recupero del senso della sufficienza La foga con cui compriamo ha indotto alcuni studiosi a pensare che per noi il consumismo ha la stessa funzione che il biberon ha per il bambino: serve a rassicurarsi e a compensare le nostre insoddisfazioni Ridurre, riutilizzare, riparare, riciclare, rallentare Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 12. Consumare con rispetto e cioè trattare bene gli oggetti affinché possano durare a lungo. La società dei consumi ci ha abituati a buttare via le cose quando sono ancora utilizzabili solo perché non sono più di moda o perché non sono più all’avanguardia tecnologica Un tempo la cultura del rispetto era molto radicata. Oggi non è facile riparare perché gli oggetti vengono costruiti per essere sostituiti Quasi ogni materiale potrebbe essere riciclato e se oggi questa pratica è ancora poco sviluppata è solo per mancanza di volontà Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 13. I paesi industrializzati sanno che l’esaurirsi delle risorse e l’accumulo di inquinanti è il loro problema, ma finchè possono, nascondono la testa sotto la sabbia o cercano dei rimedi che sono peggiori dei mali Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 14. Parte 2 Globalizzazione e forme alternative di consumo LO SVILUPPO SOSTENIBILE
  • 15. La diffusa sensazione di ansia e incertezza nella quotidianità, segnala che qualcosa nell’idea di sviluppo che finora è prevalsa non ha funzionato. La fiducia smisurata nelle capacità della scienza e della tecnologia di far progredire l’uomo e di renderlo padrone della natura e della propria vita si rivela sempre più come illusoria e pericolosa Urgente è la ricerca di alternative credibili che abbiano al centro l’uomo e le sue esigenze, il rispetto per l’ambiente, la tensione alla giustizia sociale e alla redistribuzione dei beni Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 16. Il termine Sviluppo Il termine sviluppo implica un fiducia smisurata nelle capacità della scienza e della tecnica di far progredire l’uomo e di renderlo padrone della natura e della propria vita. Gli individui, la società, l’economia sono naturalmente portati allo sviluppo, non all’arresto, alla stagnazione, alla diminuzione, al regresso al peggioramento. Per sviluppo economico si intende una crescita elevata e prolungata del prodotto pro capite innescata dal progresso tecnologico, accompagnata da importanti trasformazioni strutturali, sociali e culturali e associata a un miglioramento nella distribuzione della ricchezza, nelle condizioni lavorative, nelle condizioni sanitarie e assistenziali della popolazione Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 17. Il più importante indicatore del livello di sviluppo economico è considerato dalla maggior parte degli economisti il Prodotto Interno Lordo . Il PIL può essere considerato un indicatore valido per misurare le capacità produttive di un’economia, ma è assai meno significativo nel valutare il grado di benessere di una data popolazione; esso costituisce un indice “tecnico” ma non socioeconomico.
    • Proprio dalla insoddisfazione degli economisti ei riguardi degli indicatori come il PIL è sorta l’esigenza di costruire un indicatore composito al quale è stato dato il nome di indice dello sviluppo il quale tiene conto di tre fattori:
    • livello di sanità
    • livello di istruzione
    • reddito
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 18. Il termine sottosviluppo Un paese è in condizione di sottosviluppo quando, malgrado la disponibilità potenziale di risorse e di tecnologie adeguate, non riesce a produrre un flusso di beni e servizi corrispondenti ai bisogni reali minimi e alle aspettative di progresso di popolazione Differenza tra povertà e sottosviluppo Sottosviluppo carenza di produzione e di ricchezza rispetto alle risorse disponibili Globalizzazione e forme alternative di consumo povertà: mancanza di risorse umane e naturali a disposizione
  • 19.
    • Un paese può essere economicamente sottosviluppato senza essere “povero”. Può anzi avvenire che sia un tempo “naturalmente ricco” ed “economicamente sottosviluppato”. Si ha uno stato di povertà soltanto se risulta che un paese sia privo o particolarmente carente di risorse .
    • un paese è comunque sottosviluppato quando, pur possedendo abbondanti risorse , queste vengono utilizzate solo parzialmente , oppure sfruttate con metodi tradizionali e inadeguati ad assicurare un suficente flusso di ricchezza
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 20. Le cause
    • cause naturali : in taluni casi l’arretratezza economica è il risultato di precarie condizioni naturali
    • l’eccesso di popolazione Un paese non riesce ad affrancarsi dalla propria condizione di arretratezza perché la sua popolazione è permanente in eccesso rispetto alle risorse disponibili
    • il colonialismo la dominazione di estese aree dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina da parte di poche potenze occidentali ha provocato un clima di degradazione socio economica oltre che ambientale in molti paesi.
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 21. Le conseguenze del sottosviluppo
    • denutrizione : La denutrizione comporta soprattutto la carenza di vitamine e di proteine con risultato che i bambini risultano assai più esposti alle malattie infettive e parassitarie
    • lavoro minorile : nelle zone di sottosviluppo i bambini vengono adibiti a numerose occupazioni.
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 22. Si definisce sostenibile la gestione di una risorsa il cui sfruttamento non superi un determinato limite, tenuto conto della sua capacità di riproduzione La sostenibilità dello sviluppo Il tema della sostenibilità è quindi riferito alle risorse rinnovabili come possono esserlo gli animali e le piante; le risorse non rinnovabili come quelle minerarie vengono in genere dette esauribili Lo sviluppo è sostenibile se soddisfa i bisogni delle generazioni presenti senza compromettere le possibilità per le generazioni future di soddisfare i propri bisogni Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 23. Essa implica la necessità che tutti i diversi fattori concorrono a dare sostenibilità allo sviluppo cioè non soltanto il capitale umano e il capitale tecnico ma anche il capitale ambientale ha un suo rilevante ruolo nel processo evolutivo di ogni sistema economico Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 24. Tanto i paesi industrializzati e altamente sviluppati quanto i paesi in via di sviluppo e quelli a economia fortemente arretrata sono accomunati da un unico destino. La tradizionale concezione dello sviluppo sembra non essere in grado di assicurare né un’estensione dello sviluppo né una sostenibilità di tale sviluppo in una prospettiva di medio-lungo periodo. Al contrario vi sono serie ragioni per ritenere che le disuguaglianze sociali ed economiche tra aree e paesi diversi del pianeta si accentueranno e inoltre a esse si sommerà il rapido deterioramento dell’ecosistema
  • 25. Globalizzazione e forme alternative di consumo Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo che non compromette la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo preservando la qualità del patrimonio e delle risorse naturali. L’obiettivo è di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi, operante quindi in regime di equilibrio ambientale
    • Nel 1991 Hermann Daly ricondusse lo sviluppo sostenibile a tre condizioni generali concernenti l’uso delle risorse naturali da parte dell’uomo:
    • il tasso di utilizzazione delle risorse rinnovabili non deve essere superiore al loro tasso di rigenerazione
    • l’immissione di sostanze inquinanti e di scorie nell’ambiente non deve superare la capacità di carico dell’ambiente stesso
    • lo stock di risorse rinnovabili deve restare costante nel tempo
  • 26. Globalizzazione e forme alternative di consumo In tale definizione,viene introdotto un concetto di “equilibrio” auspicabile tra uomo e natura La sostenibilità pura e semplice può diventare il pretesto per ingiustizie. Ecco perché bisogna parlare di sostenibilità dell’equità. Solo se sapremo costruire un’economia capace di rispettare gli equilibri del pianeta e nel contempo garantire a tutti una vita dignitosa, potremmo parlare di vero progresso umano. L’impresa è possibile, ma va comunque ridimensionato il ruolo del mercato
  • 27. Nel 2001 l’UNESCO ha ampliato il concetto di sviluppo sostenibile indicando che “ la diversità culturale è necessaria per l’umanità quanto la biodiversità per la natura (…) la diversità culturale è una delle radici dello sviluppo inteso non solo come crescita economica, ma anche come un mezzo per condurre una esistenza più soddisfacente sul piano intellettuale, emozionale, morale e spirituale ” (Art 1 and 3,Dichiarazione Universale sulla Diversità Culturale,UNESCO, 2001) in questa visione , la diversità culturale diventa il quarto pilastro dello sviluppo sostenibile, accanto al tradizionale equilibrio delle tre E: ecologia, equità, economia
  • 28. Globalizzazione e forme alternative di consumo Il protocollo di Kyoto
    • È stato creato e sottoscritto nel 1997 un accordo internazionale noto come protocollo di Kyoto , con il quale 118 nazioni del mondo si sono impiegati a ridurre le emissioni di gas serra per rimediare ai cambiamenti climatici in atto. Grandi assenti furono gli Stati Uniti, i primi produttori di gas serra nel mondo. Per raggiungere questo obbiettivo si lavora su due vie:
    • il risparmio energetico
    • Lo sviluppo delle fonti alternative di energia invece
    • del consumo massiccio di combustibili fossili
  • 29. “ Alcuni paesi non appoggiano il Protocollo di Kyoto sulla riduzione delle emissioni climalteranti proprio perché non vogliono rinunciare al loro modello di vita “super-consumistico”: un modo per invertire la rotta sarebbe invece imparare a riutilizzare molte delle risorse che usiamo e gettiamo via” Premio Nobel per la pace nel 2004 Wangari Maathai Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 30. IL COMMERCIO EQUO E SOLIDALE Parte 3 Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 31.
    • Definizione
    • Obiettivi del commercio equo e solidale
    • Etica e morale
    • Criteri adottati dalle organizzazioni di commercio equo e solidale
    • Produttori, esportatori ed importatori
    • Regole
    • Prodotti
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 32. Definizione Il commercio equo e solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale. È una relazione paritaria fra tutti i suoi oggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: produttori, lavoratori, Botteghe del Mondo, importatori e consumatori. Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 33. Etica e morale Il Commercio Equo e Solidale vuole riequilibrare i rapporti con i paesi economicamente meno sviluppati, migliorando l’accesso al mercato e le condizioni di vita dei produttori svantaggiati Garantisce, infatti, ai produttori un giusto guadagno e condizioni di lavoro dignitose. Elimina le intermediazioni speculative e sostiene, con il prefinanziamento progetti di autosviluppo. Il Commercio Equo e Solidale propone una nuova visione dell’economia e del mondo, attenta agli interessi di tutti Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 34. Criteri adottati
    • Garantire condizioni di lavoro che rispettino i diritti dei lavoratori sanciti dalle convenzioni OIL
    • Pagare un prezzo equo che garantisca a tutte le organizzazioni un giusto guadagno
    • Adottare strutture organizzative democratiche e trasparenti
    • Privilegiare progetti che promuovono il miglioramento della condizione delle categorie più deboli
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 35.
    • Garantire ai lavoratori una giusta retribuzione per il lavoro svolto assicurando pari opportunità lavorative e salariali senza distinzioni di sesso, età, condizione sociale, religione, convinzione politica
    • Non ricorrere al lavoro minorile
    • Garantire relazioni commerciali libere e trasparenti
    • Garantire trasparenza nella gestione economica, con particolare attenzioni alle retribuzioni
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 36. Obiettivi del commercio Equo e Solidale Migliorare le condizioni di vita dei produttori aumentando l’accesso al mercato Promuovere opportunità di sviluppo per produttori svantaggiati Proteggere i diritti umani promuovendo giustizia sociale, sostenibilità ambientale, sicurezza economica Favorire l’incontro fra consumatori critici e produttori dei paesi economicamente meno sviluppati Promuove un uso equo e sostenibile delle risorse ambientali Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 37. Produttori, esportatori ed importatori I produttori sono organizzazioni di produzione e commercializzazione di artigianato ed alimentari che condividono gi obiettivi del Commercio Equo e Solidale.
    • I produttori devono:
    • perseguire logiche di autosviluppo e di autonomia delle popolazioni locali.
    • evitare una dipendenza economica verso l’esportazione, a scapito della produzione per il mercato locale
    • Favorire l’uso do materie prime locali
    • Garantire la qualità del prodotto
    Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 38. Globalizzazione e forme alternative di consumo Gli esportatori sono organizzazioni che acquistano dai produttori , essi condividono gli obiettivi del Commercio Equo e Solidale e rispettano i seguenti criteri:
    • assicurarsi che i principi del Commercio Equo e Solidale siano conosciuti dai produttori e lavorare con questi per applicarli
    • fornire supporto alle organizzazioni di produzione
    • Dare ai produttori il prefinanziamento della merce o altre forme di credito equo e microcredito
    • Fornire informazioni sui prodotti e sui prezzi pagati ai produttori
    • Garantire rapporti di continuità con i produttori
    • Gli importatori sono:
    • Italia
    • Austria
    • Germania
    • Francia
    • Svizzera
    • Spagna
    • Inghilterra
    • Olanda
  • 39. Regole Globalizzazione e forme alternative di consumo
    • Divieto del lavoro minorile
    • Impiego di materie prime rinnovabili
    • Cooperazione tra produttori
    • Sostegno della propria comunità
    • Creazione, laddove possibile, di un mercato interno dei beni prodotti
  • 40. Globalizzazione e forme alternative di consumo I prodotti principali
    • Caffè
    • Zucchero
    • Cacao
    • Miele
    • Infusi
    • Frutta Secca
    • Spezie
    • Prodotti trasformati (es. Biscotti)
  • 41. Il commercio alternativo utilizza una politica “di poche parole, di molta concretezza e lavoro, di rispetto della libertà altrui , culturalmente e praticamente antimonopolista , di sperimentazione, di ricerca di coinvolgimento e spinta al cambiamento di noi stessi e della valorizzazione del contributo, anche quando piccolo e parziale, degli altri, di chiunque voglia e possa far fare passi in avanti verso un mondo migliore.” LA POLITICA Soc. Coop Commercio Alternativo Il commercio equo e solidale promuove La lotta allo sfruttamento del lavoro minorile Questo progetto sostiene le attività dei produttori locali, commercio equo , microcredito e promozione del turismo in Sri Lanka Progetto TSUNAMI
    • Il progetto riguarda:
    • la sensibilizzazione e la informazione dei cittadini sul tema del lavoro minorile
    • La produzione e la commercializzazione di palloni per diversi sport prodotti in Pakistan e certificati Fairtrade
    • L’appoggio alle azioni di miglioramento delle condizioni dei lavori che i sindacati locali stanno realizzando
    Progetto "DIRITTI IN GIOCO" Globalizzazione e forme alternative di consumo Via Darsena 176/a 44100 Ferrara
  • 42. I LUOGHI VISITATI COMMERCIO ALTERNATIVO CENTRO STUDI LANGER BAZAR DEL NUOVO USATO CAFE' DE LA PAIX Il commercio Equo e Solidale Sede Movimento Nonviolento
  • 43. COMMERCIO ALTERNATIVO
    • Storia del commercio alternativo:
    • 1979 Ferrara Terzo Mondo- Gruppo mani tese
    • 1987 prima importazione di caffè dall’Ecuador
    • 1989 apertura del primo negozio Ferrara Terzo Mondo (FTM)
    • 1992 nasce la federazione Commercio Alternativo
    Il Commercio Alternativo è una cooperativa senza fini di lucro dell’area no profit che dal 1992, anno della sua fondazione, opera nell’ambito del commercio equo e solidale, importando e distribuendo, senza intermediari, prodotti alimentari ed artigianali provenienti dai Paesi del Sud del Mondo Il commercio Equo e Solidale
  • 44. Garantisce ai produttori prezzi equi decisi da loro stessi Le relazioni fra le persone devono essere pacifiche, solidali, mutuamente arricchenti, basate sulla giustizia e sull’equità Il commercio è una relazione “chiave” fra le persone soprattutto nel forte contesto di globalizzazione delle società attuali La Soc. Commercio Alternativo opera con successo nel settore del Commercio Equo e Solidale , condividendone valori, obiettivi, pratiche, essendone attore fondamentale e protagonista attivo Il commercio Equo e Solidale ESEMPIO Prezzo di vendita al consumatore: 4,34 0,72 euro IVA 1 euro al produttore 0,20 euro trasporto 0,05 prefinanziamento 1,63 margine BdM 0,17 euro trasporto interno
  • 45. Commercio Equo e Solidale Il commercio Equo e Solidale I produttori sono contadini del sud del mondo che non hanno possibilità di accesso al mondo del mercato tradizionale Gli importatori acquistano i prodotti direttamente dai produttori Le botteghe del mondo oltre a vendere i prodotti del CEeS propongono iniziative che vanno nela direzione di un modello di sviluppo più giusto, umano e sostenibile I consumatori condizionano le scelte delle aziende e quindi il commercio mondiale. Per fortuna l’eticità sta diventando sempre più un motivo nella scelta del prodotto
  • 46. L'organizzazione del Commercio Alternativo Assemblea dei soci DIREZIONE Amministrazione 5 persone Grafica - Comunicazione 3 persone Logistica e Show Room 11 persone Acquisti Food e Controllo Qualità Nuovi prodotti 4 persone Acquisti Esteri Food e Artigianato Progetti 5 persone Commerciale 6 persone in sede 6 resp.li territoriali Il commercio Equo e Solidale
  • 47. Il commercio Equo e Solidale Il Commercio Alternativo aderisce alle seguenti organizzazioni di “accreditamento” IFAT International Fair Trade Association FLO Fairtrade Labelling Organization TRANSFARIR AGICES Associazione Assemblea Generale Italiana del Commercio Equo e Solidale
    • Nata nel 1989. E’ composta da oltre 200 membri di 55 paesi diversi I membri sono organizzazioni di produttori e ATO’S
    • Certifica l’organizzazione
    • il nuovo marchio
    • Autovalutazione
    • Controllo reciproco
    • Verifica esterna
    • Riunisce 16 marchi (Transfair, Max Havelaar)
    • Certificazione reale
    • Garantisce prezzi minimi di acquisto
    • “ Più commerciale”
  • 48. Il commercio Equo e Solidale AFRICA: Benin, Burkina Faso, Camerun, Costa D’Avorio, Egitto, Etiopia, Ghana, Guinea Bissau, Kenya, Madagascar, Marocco, Mauritius, Mozambico, RD Congo, Rwanda, Sud Africa, Senegal, Tanzania, Uganda, Zambia, Zimbabwe ASIA:Bangladesh, Cina, Filippine, India, Indonesia, Nepal, Pakistan, Palestina, Pakistan, Sri Lanka, Thailandia, Uzbekistan, Vietnam AMERICA LATINA: Argentina, Bolivia, Brasile, Chile, Colombia, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Messico, Nicaragua, Paraguay, Perù, Uruguau,Venezuela,. EUROPA: Croazia, Romania., Albania, Germania, Italia RAPPORTI DIRETTI CON più di 40 PAESI più di 150 GRUPPI DI PRODUTTORI
  • 49. Il commercio Equo e Solidale Alcuni programmi in fase di realizzazione
    • Progetto Tsunami ( Sri Lanka)
    • Progetto micro- Interventi Di water supply ( Burkina Faso)
    • Progetto Europa Africa ( Italia, Africa)
    • La via dell’oro (Bosnia Herzegovina)
    • cooperative agricole di donne nel distretto di Ramallah (Palestina)
    • tutela dei minori nelle produzioni di palloni da calcio ( Pakistan)
  • 50. Il commercio Equo e Solidale Bazar del nuovo usato Un bazar con capi di abbigliamento e accessori usati selezionati per bambino, uomo e donna. Vasto assortimento di pezzi unici di artigianato provenirnti dal sud nel Mondo: batik strumenti musicali, cesteria, oggettistica per la casa ecc… Prodotti alimentari del commercio equo e solidale come caffè, the, tisane, cioccolato, marmellate ecc… gestito da volontari
  • 51. Il commercio Equo e Solidale Centro di documentazione Alexander Langher Il centro di documentazione Alexander Langher è stata fondata dall’Associazione Gruppo Ferrara Terzo Mondo nel 1985. Nel 2000 il Centro si è arricchito della collaborazione dell’Associazione di Volontariato Legambiente allargando la propria dotazione di libri e riviste
    • Il centro dispone di un emeroteca con oltre 300 riviste italiane ed estere, di una videoteca con più di 200 titoli e di una biblioteca con oltre 3000 volumi e dispense che trattano di:
    • tematiche ambientali
    • commercio equo e solidale
    • educazione e dialogo tra culture
    • Finanza etica
    • politica internazionale
    • Ecc…
    Del 1992 è entrata a far parte del centro la Cooperativa Commercio Alternativo e dal 2004 anche il Movimento Nonviolento
  • 52. Il commercio Equo e Solidale Café de la paix Nuova- Mente è una cooperativa Sociale di tipo B, ovvero di inserimento lavorativo per persone svantaggiate così come definita dalla Legge 381/91 i progetti:
    • il principale settore d’impiego è quello della piccola ristorazione attraverso la gestione del Bar Delizia Del Parco e del Bar della Piscina all’interno del Parco Urbano G. Bassani di Ferrara
    • Progetto “RiCicletta” con il quale sono stati attivati percorsi di professionalizzazione sul tema della bicicletta finalizzati all’apertura di un’officina per la riparazione, il deposito e il noleggio di cicli incentivando azioni ecologiche
    • progetto Café de la paix
  • 53. Il commercio Equo e Solidale Al café de la paix è possibile degustare caffè, tisane, bevande, cibi, cultura della nostra tradizione e del mondo intero, con un’attenzione particolare ai prodotti equosolidali, tipici ferraresi, naturali, biologici, ma soprattutto di qualità. Sono privilegiati i prodotti del commercio equo e solidale dell’agricoltura biologica e i prodotti tipici dei nostri luoghi perché crediamo in un’economia al servizio dell’uomo. … pensiamo che ogni prodotto abbia una storia che va al di là delle caratteristiche organolettiche o dal prezzo …
  • 54. Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono: 1. l'opposizione integrale alla guerra; 2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica 3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, 4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale Il commercio Equo e Solidale
  • 55.
    • Centro Commerciale Ipercoop IL CASTELLO, All’interno del Progetto”Sulle strade dell’incontro partecipazione a:Insieme con gusto, corso di cucna etnica- ricette dal Marocco.
    • Cinema S. Spirito partecipazione alla rassegna stampa di Cinema africano “il Pane nudo” di Rachid Benhadj
    Altre attività svolte Il commercio Equo e Solidale Figure professionali incontrate Ilaria Ghelfi: tutor Claudio Bertoni: presidente cooperativa Commercio Alternativo Luca Andreoli: ex presidente della cooperativa Ferrara Terzo Mondo fondatore commercio Equo e Solidale Ferrara Alessandra Ferrarini: responsabile ufficio commerciale commercio alternativo Eva Occhiali: resposabile ufficio esteri Barbara Carlini: responsabile showroom Enrico Bratti: responsabile magazzino commercio alternativo Simone Paltrinieri: responsabile progetti (commercio alternativo, FTM)
  • 56. … Lo stage “il Commercio Equo e Solidale” è stato coinvolgente in quanto ho imparato molo sia dal punto di vi sta economico sia dal punto di vista umanistico. .. … È stato uno stage molto variegato, ogni giorno eravamo in sedi differenti e abbiamo incontrato molte figure professionali operanti in settori diversi… … Complessivamente lo stage è stato variegato ed ho compreso in maniera più approfondita la complessità che sta dietro ad ogni settore e la globalità di ogni minimo particolare … Elena Cavallari
  • 57. BIBLIOGRAFIA
    • Zygmunt Bauman, Lavoro, consumismo e nuove povertà, Città Aperta Edizioni, Torino 2004
    • Zygmunt Bauman, Dentro la globalizzazione, Laterza, Bari 1999
    • Serena Viccari Haddock, La città contemporanea ,
    • Il Mulino, Bologna 2004
    • Francesco Gesualdi, Sobrietà, Feltrinelli, Milano 2005
    • Tittarelli e Cardilli, Scienze Sociali: il diritto e l’economia,
    • Tramontana, Milano 2004
    Rivista “equosolidale” n.1 gennaio/febbraio Globalizzazione e forme alternative di consumo
  • 58. SITOGRAFIA Globalizzazione e forme alternative di consumo
    • www.commercioalternativo.it
    • www.Commercioequo.org
    • www.lamiaspesaperlapace.it
    • www.utopie.it
    • www.wikipedia.org
    • www.lanuovaecologia.it