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Mappa concettuale della filosofia di schopenhauer
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Mappa concettuale della filosofia di schopenhauer

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Dalla rappresentazione alla volontà. …

Dalla rappresentazione alla volontà.
La liberazione dalla volontà di vivere.
Il pessimismo.

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  • 1. SCHOPENHAUER, dalla rappresentazione Conosciamo attraverso l’intelletto, che contiene le categorie (per alla volontà Schop. solo 3: spazio, tempo, causalità) che sintetizzano il moltepliceMondo come Parte dalla teoria kantiana dellarappresentazione conoscenza, ma ne semplifica la Le categorie danno luogo alla rappresentazione, ovvero la realtà struttura come appare dopo che le percezioni sono state sintetizzate dall’intellettoL’impostazione gnoseologica kantiana ripropone ilproblema del noumeno (cosa in sé). La Schopenhauer non risolve il problema della cosa in sé come aveva fatto Kantrappresentazione è infatti solo apparenza, il risultato (la cosa in Sé era per sua natura inconoscibile ed indicava i limiti didell’applicazione delle categorie, ma non la vera applicazione del nostro intelletto).realtà Vuole invece trovare una soluzione ontologica al problema, ovvero identificare la cosa in sé con una realtà specifica. Per farlo Schopenhauer parte da un’analisi della soggettività: nota come ogni nostro gesto (che all’esterno e a noi stessi appare come rappresentazione) sia in realtà l’oggettivazione di una volontà (il soggetto sa che ha voluto fare quel gesto). Quindi le mie rappresentazioni sono le oggettivazioni della mia volontà. Con un procedimento analogico, metodologicamente discutibile, Schopenhauer estende il ragionamento dal soggetto all’intero cosmo: ogni rappresentazione è oggettivazione di una volontà, intesa come principio cosmico generatore del tutto. Concetto di ispirazione romantica. La volontà è concepita come una forza in espansione, irrazionale, il cui unico scopo è quello di propagare se stessa in ogni direzione possibile, riproducendosi in continuazione e generando, laddove tende a concentrarsi, le realtà particolari che altro non sono che oggettivazioni della volontà.Il processo di oggettivazione avviene secondo Il primo risultato delleuna linea che procede dall’ente più semplice a oggettivazioni dellaquello più complesso. Si tratta di una logica volontà sono le idee,ovvia, quella complessità, che non ovvero enti di caratterepresuppone alcun finalismo. L’essere universale (concomplesso non è lo scopo dell’oggettivazione, caratteristiche cioè diné è un essere migliore di quello più semplice. genere) che precedono gli oggetti particolari
  • 2. IL PESSIMISMO Il concetto di volontà quale Infatti la volontà, nella sua forza Si tratta di una rapporto simile a quello previsto forza costitutiva della realtà, espansiva, produce molteplici esseri da Leopardi fra la natura e gli esseri individuali produce una concezione del individuali, della cui sorte però si mondo pessimista disinteressa, condannandoli a un destino di dolore e preoccupandosi solo di espandere se stessaLa volontà che costituiscel’essere umano lo rende un L’appagamento del desiderio però è Nell’eventualità che il desiderio (che essendoessere costantemente solo apparente, in quanto tende consapevolezza di una mancanza, non può chebisognoso e desiderante. immediatamente a riprodursi, facendo produrre dolore) si plachi, l’uomo si troverebbeSempre attivo nell’intenzione sì che l’insufficienza che l’uomo avverte nella condizione della noia, ovvero la volontà fadi soddisfare questa sua possa mai placarsi sì che noi non possiamo accontentarci di unavolontà di vivere condizione di quiete. L’uomo non può sfuggire al dolore attraverso Schopenhauer, come Freud, restringeL’uomo, proprio perché dunque la tematica dell’amore allacostituito dalla volontà, è per l’amore, che è solo uno strumento di cui la volontà si serve per riprodurre se stessa. Una sfera sessuale e all’istinto biologiconatura aggressivo ed egoista,incapace di intrattenere relazioni volta ottenuto lo scopo, la passione finisce ecollaborative con altri uomini, se l’oggetto d’amore perde le sue attrattive.non per scopi esclusivamenteegoistici. L’uomo non può pensare di sfuggire al dolore neppure attraverso un progresso storico. Nella storia non c’è progresso perché, al di là delleEcco perché Schopenhauer non apparenze mutevoli, in essa si ripetono sempreprevede, quale possibile sollievo, gli stessi eventi negativi (guerra, catastrofi,neppure la solidarietà fra gli ecc.).uomini, consapevoli del comunedestino di dolore , teorizzatainvece da Leopardi («soccorsoscambievole». Pessimismosociale
  • 3. LA LIBERAZIONE DALLA VOLONTA’ DI VIVERE1) Arte Ci si può liberare dalla Volontà, e quindi dal dolore, solo negando a se L’opera d’arte rappresenta stessi la volontà di vivere, ovvero attraverso la noluntas. Ovvero l’idea, ovvero quell’essere l’individuo deve giungere ad uno stato in cui non ha alcun rapporto universale che è la prima d’interesse verso la propria persona, e dunque non viene coinvolto forma di oggettivazione della 3) Ascesi: l’individuo realizza dal dolore che essa vive. volontà. In effetti l’opera compiutamente la noluntas, d’arte, anche se riproduce ovvero si libera della propria una situazione particolare, individualità personale e si fonde Ci si può avvicinare alla condizione di noluntas attraverso i seguenti veicola sempre un messaggio con il flusso della realtà. modi: di ordine universale. Per giungere a questo stadio si deve realizzare una vera e propria 2) Giustizia: colui che si comporta in modo serie di esercizi spirituali.Colui che gode dell’esperienzaestetica, dunque, vive conforme alle leggi, accetta di adeguarsi a unun’esperienza extra individuale, un interesse universale che limita le soddisfazioniappagamento del desiderio (un egoistiche. E’ una prima forma di abbandono La povertà, con cui si dimostra di nonpiacere) che non fa riferimento alla dell’attaccamento a se stessi. tenere più al bene di se stessisfera individuale ed egoistica. E’ unpiacere che può essere goduto datutti senza togliere nulla a 3) Compassione (etica): l’individuo percepisce il dolore La castità, con cui si rinuncia al desiderionessuno. altrui come se fosse il proprio (patire insieme). Non c’è più potente che provoca in noi la volontà,Schopenhauer propone una gerarchia più quella barriera fra sé e gli altri che lo porta a e non si collabora allo scopo della volontàdelle arti che parte da quella più preoccuparsi maggiormente a se stesso. In questo di riprodurre se stessa, perpetuando ilcompromessa con la materialità modo ha già superato in parte la propria individualità dolore dei singoli.(l’architettura) per giungere alla egoistica: non si interessa alla propria sofferenza più dipoesia (in particolare la tragedia, vera quanto se ne interessi per gli altri.rappresentazione dei conflitti prodotti Il nirvana, ovvero uno stato in cui non sinel mondo dalla volontà). La forma percepisce più se stessi, si perde il senso dellapiù alta è però la musica che, essendo nostra natura individuale.asemantica, non esprime l’idea, ma lavolontà stessa nel suo fluireirrazionale