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Dalla preistoria al barocco
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Dalla preistoria al barocco

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  • 1. “Viva quella terra popolata e colta, vivano anche in lei le traccie e le rovine!” Ibn Hamdis, "Diwan"“La Sicilia è il paesedelle arance, del suolofiorito la cui aria, in primavera,è tutto un profumo… Ma quel che ne fauna terra necessaria a vedersi e unica al mondo, è ilfatto che da unestremità allaltra, essa si puòdefinire uno strano e divino museo di architettura.”Guy de Maupassant "Viaggio in Sicilia", 1885
  • 2. Morgantina o Morganzia, il suo nome latino era Murgantia. Antichissima città fondata dalla popolazioneitalica dei Morgeti intorno al 575 a.C., distrutta dai coloni greci che si insediarono sul monte Cittadella. digrandissima importanza commerciale e strategico-militare, la ricostruita città fu nuovamente distrutta daDucezio nel 459. Venne ricostruita molti anni dopo da Timoleonte e da Agatocle (IV sec.). Coinvolta in varieguerre servili nella metà del II sec., fu definitivamente distrutta.Gli scavi hanno messo in luce materiali risalenti alletà del bronzo. Della Morgantina arcaica distrutta nel459 restano gli avanzi della cinta muraria e di alcuni edifici. Della Morgantina ricostruita nel IV sec.rimangono i resti dei portici, del teatro, del ginnasio, del macello, dellagorà, di grandi abitazioni con cortili acolonnati e mosaici, la fornace e il teatro oltre a una fontana monumentale.
  • 3. La dea fu scolpita nel V secolo a.C. in Sicilia: lautore sarebbe undiscepolo di Fidia, operante nella Magna Grecia. La statua futrafugata dal sito archeologico di Morgantina nella seconda metàdel Novecento, per essere poi venduta al Paul Getty Museum chelacquistò e la espose nel 1988. Fu acquistata ad unasta a Londra per28 miliardi di lire.Nel 2001, il Tribunale di Enna condannò il ricettatore RenzoCanavesi, a due anni di reclusione e al pagamento di una penale di40 miliardi di lire. Secondo la ricostruzione dei magistrati di Enna,Canavesi avrebbe venduto la statua allinizio degli anni Ottanta per400.000 dollari alla società londinese Robing Symes, che lavrebberivenduta in seguito al Paul Getty Museum nel 1986, per 10 milioni didollari. Lo stesso tribunale accertò, grazie ad una perizia petrograficasulla statua, che il calcare impiegato proveniva dalla Sicilia,anticipando così lesito degli accertamenti scientifici che il Paul GettyMuseum ha compiuto prima di annunciare la restituzione della statuaallItalia.Il 17 marzo 2011, nel 150º anniversario dellUnità Nazionale, la Dea diMorgantina è stata restituita allItalia ed esposta al pubblico nel MuseoArcheologico di Aidone.
  • 4. Il museo di Aidone.La sede museale, è lex Convento dei Padri Cappuccini, realizzato tra il 1611 ed il 1613sotto la reggenza di Padre Gregorio da Castrogiovanni.Limpianto architettonico originario, comprendente anche la chiesa, dedicata a San Francesco,è stato oggetto di intervento nel 1984, quando fu adibito a sede museale.Si accede al museo dalla chiesa di San Francesco la cui navata è in parte utilizzata come sala per leconferenze.Dalla stessa attraverso una rampa di scala si raggiunge la cripta, dalle pareti interamente ricoperteda avelli (nicchie) tombali.Il museo illustra la storia di Morgantina dalletà del bronzo alletà romano-repubblicana. Museo di Aidone Interno della chiesa di San Francesco, dei Cappuccini, sede del Museo Archeologico Regionale www.regione.sicilia.it
  • 5. La storia della città di Piazza (Armerina fu aggiunto nel 1862) ha inizio nel periodo normanno,ma il suo territorio fu abitato fin dalla preistoria, come dimostrano i ritrovamenti archeologici diMonte Navone e, soprattutto, di Montagna di Marzo. La città dovette essere fiorente in epocaromana, come è testimoniato dalla splendida Villa romana del Casale dellinizio del IV secolod.C., con i suoi pavimenti in mosaico famosi in tutto il mondo. Nel corso dei secoli ha subitoalterne vicende, ma ha spesso svolto ruoli politici di prestigio e la sua vita culturale edeconomica è stata sempre particolarmente attiva, tanto da meritarsi lappellativo di "cittàopulentissima" da parte dellimperatore Carlo V. Piazza Armerina (721 m slm - ab. 22.000 ca.)è una città ideale per chi voglia trascorrere una piacevole vacanza all’insegna del relax edella cultura. Essa è, infatti, un felice connubio tra l’opera della natura e l’interventodell’uomo. E’anche una interessante città d’arte e ed i suoi numerosi monumenti, cherappresentano un patrimonio culturale inestimabile, meritano di essere riscoperti.
  • 6. La struttura romana, di epoca tardoimperiale, per la sua eccezionalericchezza di elementi architettonici edecorativi, è divenuta oggetto diparticolare rilievo all’interno delprogramma di salvaguardia evalorizzazione del patrimonio dellaregione siciliana, la cui gestione è oggiaffidata al Parco Archeologico dellaVilla Romana del Casale e delle areearcheologiche di Piazza Armerina edei Comuni limitrofi, Istituto La Villa, tutelata dall’Unesco dal 1997, fudell’Amministrazione Regionale dei costruita per volontà di un imperatore o,Beni Culturali. forse, di un esponente dell’aristocrazia senatoria e può considerarsi, per bellezza e complessità, uno degli esempi più significativi di dimora di rappresentanza rispetto ad altri coevi dell’Occidente romano. L’alto profilo del suo committente viene celebrato, in modo eloquente, attraverso un programma iconografico, stilisticamente influenzato dalla cultura africana, che si dispiega, con ricchezza compositiva, in una moltitudine di ambienti a carattere pubblico e privato.
  • 7. Il Barocco a Piazza Armerina DuomoDuomo - Imponente, coronata da unaltacupola, la chiesa barocca troneggia al centro Chiesa di Fundròdellomonima piazza, uno spazio scenograficosul quale si affaccia anche il barocco PalazzoTrigona.[…]Passeggiando per le vie - Alle spalle delDuomo, lungo via Cavour, si trova ilsecentesco complesso francescano (oggiospedale).[…] Continuando a scendere si Chiesa Sant’Annagiunge prima allo slargo S. Rosalia,ove Palazzo Canicarao ospita lAzienda di Palazzo TrigonaPromozione Turistica, poi in piazza Garibaldi,coronata dalla Chiesa di Fundrò, dedicata a S.Rocco, e dal settecentesco Palazzo di Città.Salendo per via Vittorio Emanuele, incorrispondenza di uno slargo, si possonoammirare due bei prospetti contrapposti dellaChiesa di S. Ignazio di Loyola, la cui facciata èpreceduta da unelegante scalinata a tenaglia, edella Chiesa di S. Anna, dalla facciatafortemente convessa. In alto si staglia la mole Piazza Garibaldisquadrata del castello aragonese. Da qui èpossibile ritornare in piazza Duomo e scenderelungo via Monte alla cui fine si trova la Chiesadi S. Martino di Tours.www.Sicilyweb.com San Martino di Tours
  • 8. Modica « Un teatro era il paese, un proscenio di pietre rosa, una festa di mirabilia. E come odorava di gelsomino sul far della sera. Non finirei mai di parlarne, di ritornare a specchiarmi in un così tenero miraggio di lontananze… » Gesualdo Bufalino – “Argo il cieco ovvero i sogni della memoria”Il sito di Modica, che i Greci chiamarono Motuka, e i Romani Mothyca, Mutyce e infine Mutica, fu popolatoprima dai Sicani, poi per un certo periodo anche dai Fenici, in seguito stabilmente dai Siculi. Secondoquanto si può dedurre dai frammenti di Ellanico e Filisto, riferiti alla discesa dei Siculi dal Lazio, econseguente occupazione della Sicilia orientale a scapito dei Sicani, la vera e propria fondazione delle cittàsicule in questa porzione dellisola si può fare risalire a 80 anni prima della guerra di Troia, quindi verso il1360 a.C.. Il toponimo Mùrika, secondo uno storico e filologo locale, significando nella lingua deiSiculi nuda roccia, è probabile che sia stato da questo popolo attibuito alla nostra città (ancor oggi nellaparlata locale i residenti si dicono “Muricàni”), e poi così tramandato dai Greci prima, dai Romani dopo.Riguardo lorigine del nome, unaltra interpretazione filologica propone che il greco Mothuka provenissedallindoeuropeo Moth (= monte, collina) + Uc (= molte), dunque Mothuc, la città dalle molte colline, lequattro colline su cui avevano case, rifugi e sepolture gli antichi modicani. Durante il periodo delladominazione araba, e fino al XIV-XV secolo, la città veniva citata nei documenti ufficiali col nomedi Mohac o Mudiqah. Poi, prendendo lentamente il sopravvento, come lingua ufficiale del Regno di Sicilia,parallela al latino, la parlata italiana, la denominazione del periodo arabo-normanno andò a scomparire. Neldialetto locale, oggi, “Muòrica”. Fonte testi Wikipedia
  • 9. Fonte testi WikipediaDa modicaliberata.it Cava Ispica Cava Ispica raccoglie numerose testimonianze di epoche diverse: dalle grotticelle sicule a forno delletà del bronzo, alle catacombe cristiane del Basso Impero (IV-V sec. d.C.), dagli affreschi rupestri della "Grotta dei Santi", ai ruderi della chiesetta bizantina di S. Pancrati. Notevole la catacomba della Larderia, un cimitero ipogeico che in circa 500 m racchiude ben 464 tombe, suddivise in tre gallerie sotterranee, delle quali la principale è lunga circa trenta metri. Il sito è in effetti una vera e propria città nella roccia. […] Celebre e di grande interesse storico ed archeologico è il Castello Sicano a cinque piani, interamente incassato nella roccia, vera e propria fortezza scavata in una parete calcarea che scende a picco per trenta metri di altezza. […] Chiesa rupestre di San Nicolò Inferiore Presenta dei magnifici affreschi sulla nuda roccia, di stile tardo-bizantino, databili fra il XII ed il XVI secolo. Si tratta di una grotta artificiale, in pieno centro cittadino, nella quale si osservano diversi cicli di affreschi; una chiesa rupestre definita dagli studiosi un unicum nel panorama della Sicilia medievale. Sul lato destro dellabside si trova un catino battesimale, scavato nella roccia, per il battesimo con rito orientale. Ultimi in ordine di tempo, alcuni lavori di scavo hanno portato alla luce una serie di cripte e di tombe terragne. Da visitarelasicilia.blogspot.com
  • 10. Cava LazzaroLa valle di Cava Lazzaro annuncia quella di Cava Ispica, e rappresenta una fra le più interessanti stazioni archeologiche del paleolitico siciliano. Presenta grotte a forno e ad anticella, oltre a caverne templari ad uso religioso, con escavazioni a mano di pilastri e colonne. Dinotevole pregio archeologico è la Tomba Orsi, certamente riservata ad un personaggio importante del luogo, con un prospetto molto esteso in lunghezza e ornato con finti pilastri, sui quali sono scolpiti simboli geometrici; prende il nome da colui che la scoprì, larcheologo Paolo Orsi. […] Cava dei Servi Essa alterna pareti rocciose a strapiombo, a zone dallandamento pianeggiante, a gole profonde invase dallacqua del torrente Tellesimo. […] Nella parte iniziale, la Cava dei Servi (di Dio), diventata Parco forestale, si presenta ampia e di facile accesso. Lungo la cava scorre il torrente Tellesimo, un affluente del Tellaro, che forma ad un certo punto del suo corso il Gorgo della campana, un laghetto a forma circolare di cui non si è ancora riusciti a misurare la profondità.. La cava lungo cui scorre il Tellesimo ha pareti a strapiombo traforate da parecchie grotte, e diventa, nella parte terminale, stretta e tortuosa, conservando così, grazie alla sua impervietà, un ecosistema ancora integro.[…] Foto di Emanuele Lombardo Da tenutacarbonara.com Fonte testi Wikipedia
  • 11. Modica è uninaspettata meraviglia... È un effetto bizzarro, unico, qualcosa di addirittura irreale come visto nelprisma deformante del sogno, come un immenso fantasmagorico edifizio di fiaba, il quale, anziché di piani, fossefatto di strati di case. Da questo accastellarsi, svettano campanili e campanili.Lionello Fiumi Chiesa di San Pietro Duomo di san Giorgio Le chiese solitamente non si affacciano su piazze, ma su imponenti e scenografiche scalinate modellate sui declivi delle colline. Lo stile prevalente dei monumenti è quello comunemente identificato come tardo-barocco, ma più specificatamente, per quel che riguarda Modica, dobbiamo Chiesa di Santa Maria di Betlem parlare Particolare presepe del Barocco siciliano della Sicilia sud Chiesa di santa Maria di Betlem orientale, quello successivo al catastrofico Terremoto del Val di Noto del 1693.
  • 12. Questa città sembra esserci sempre stata, almeno come semplice e poco numerosoinsediamento antropico di una delle tante cave scavate da un torrente ibleo. Sin da quando i primiuomini popolavano la Sicilia armati di robuste clave. Già i Sicani popolavano questo territorio, nontroppo distante dalla costa, ricco d’acqua e naturalmente protetto. Questi popoli cominciarono adincidere le ripide pareti della cava scavata da un torrente che assume denominazioni diverse inrelazione al tratto cui ci si riferisce […].E dopo i Sicani i Siculi, quindi i Greci, i Romani, e, dopo lacaduta dell’Impero, i Bizantini, gli Arabi, i Normanni e gli Spagnoli. Durante il Rinascimento,Spaccaforno, vecchio nome di Ispica, fu punto di riferimento per molte genti del circondario, inparticolare quelle che popolavano la costa, ritirandosi presso la cava e fortezza per sfuggire alleincursioni piratesche. E fu così sino al 1693, allorché un sisma di inaudita violenza rase al suolo ecambiò volto all’intero Val di Noto.Spaccaforno fu quindi ricostruita in un sito diverso e più sicuro, su una spianata più in alto[…]. Mala cava che le diede i natali non fu mai del tutto abbandonatae le sue grotte continuano ad essere utilizzatecome locali di supporto logistico alle attivitàagro-pastorali, per i frantoi, per i palmentie le officine. “Sikania n 2 – febbraio 2000” Giovanni Carbone
  • 13. Mentre i reperti archeologici testimoniano di una ininterrotta presenza abitativa del sito dall’età del bronzo, la più antica notizia riferita alla città si ha in una bolla di Papa Alessandro III nel 1168. Alla fine del sec. XIII la terra di Spaccaforno venne aggregata alla Contea di Modica. La città, nel 1453, fu ceduta dai Cabrera ad Antonio Caruso di Noto, Maestro Razionale del Regno. Nel 1493 Isabella Caruso sposa Francesco II Statella, discendente dei Conti della Contea di Statel in Fiandra. Pereffetto di tale matrimonio i successori di Francesco,nel 1537, assunsero il possesso e il governo della città. Gli Statella ressero Spaccaforno fino al 1812, anno in cui venne abolita la feudalità. La città fu incorporata nel distretto di Modica e nella provincia di Siracusa. Nel 1927, a causa dello scorporo di questa provincia, Ispica fu assegnata alla nuova provincia di Ragusa.
  • 14. La cava d’Ispica è una vallata fluviale che La contrada Baravitalla occupa laltopianoper 13 km incide laltopiano ibleo, tra le roccioso nord della Cava. Nella zona vicittà di Modica e Ispica. La vallata sono tracce della presenza di un villaggiocustodisce necropoli preistorico delletà del bronzo (S. Bramati), Centoscaleuna lunghissimapreistoriche, catacombe cristiane, oratori in cui si trovano i resti della chiesa scalinata sotterranea cherupestri, eremi monastici e nuclei abitativi bizantina di S. Pancrati, del VI sec. scende fino a raggiungere ladi tipologia varia. Nellarea terminale della Baravitalla comprende anche la necropoli valle a 20 metri sotto il letto delvallata nel territorio di Ispica, a ridosso del villaggio con circa 50 grotticelle fiume. Il cunicolo, di datazionedella città, numerose sono le testimonianze artificiali. Di notevole importanza sono incerta, era stato ideato perche attestano la presenza delluomo dalla la Tomba a finti pilastri„, la Grotta dei lapprovvigionamentopreistoria sino al terremoto del 1693. Santi„‟ e la Grotta della Signora”. idrico: cento schiavi (da qui la nomenclatura numerica del monumento) lungo la scala raccoglievano lacqua e la Parco della Forza passavano nei secchi fino alla Si tratta dellinsediamento più antico abitato fin dal superficie. neolitico. In epoca medievale, il pianoro che sovrasta la cava venne fortificato, diventando una vera e propria cittadella con al centro il cosiddetto Palazzo Marchionale. Il fortilizio comprendeva anche alcune chiese, come lAnnunziata, che presenta, sul pavimento, 26 fosse sepolcrali e la Grotta Scuderia, destinata a tale uso dallepoca medievale, che conserva resti di graffiti equestri.
  • 15. L11 gennaio 1693 Ispica fu colpita da un violento terremoto che rase al suolo lintera cittadina; i pochi rimastiebbero la forza di ricostruire la città, grazie allaiuto di persone provenienti dai paesi vicini e alla generosabeneficenza dei baroni locali. Chiesa S. Maria Maggiore La città venne quindi trasferita nella zona pianeggiante al di fuori della cava, sebbene lantico insediamento non fosse mai del tutto abbandonato. Alcuni quartieri furono ricostruiti intorno alle Chiesa S.S Annunziata chiese rimaste in piedi (seppur danneggiate) di S.Antonio e del Carmine, mentre gli altri furono costruite ex novo […] La nuova Spaccaforno portò la nascita di bellezze barocche come Santa Maria Maggiore, la Chiesa di San Bartolomeo e la S.S. Annunziata e, in seguito, allarrivo del Liberty, con Palazzo Bruno e Palazzo Bruno di Belmonte di Ernesto Basile. Chiesa del Carmine Chiesa S. Bartolomeo Fonte:wikipedia Chiesa S. Antonio
  • 16. Prima del 1693, anno in cui Noto Antica e tutto il Val di Noto furono devastate dal terremoto, la città sorgeva sulmonte Alveria. La storia dell’antica Noto affonda le sue radici nella preistoria, come testimoniano i reperti rinvenutinel suo territorio e le numerose necropoli con grotte a forno scavate dai Siculi. E’ in queste contrade che sisvilupparono la “civiltà di Castelluccio”(XVIII-XV sec. a.C), caratterizzata dalla produzione di una pregiataceramica diffusa in buona parte della Sicilia, e, successivamente, la “cultura del Finocchito”(VIII-VII sec. a.C), finoall’arrivo dei Greci che da Siracusa penetrarono verso l’interno. Dopo alterne vicende, i Greci diventarono i nuovidominatori (450 a.C). Di questo periodo si conservano numerose testimonianze: in contradaPastuchera, sull’Alveria, sono venute alla luce tracce di muri, resti di un gymnasium e alcuni heroa (luoghi dovevenivano venerati gli eroi defunti) risalenti al III-II sec. a.C.Successivamente la città prese il nome di Netum e fu sottomessa al tiranno di Siracusa Ierone II. Dopo l’alleanzadi quest’ultimo con Roma, divenne “città federata” […]Sul finire del IX sec. Noto venne conquistata dai mussulmani sotto il comando di Cafagh Ben-Sofian. Con gliarabi la città divenne una roccaforte tra le più munite della Sicilia e,nel 903, quando l’Isola venne divisa in tre valli, fu posta a capo di una delle tre circoscrizioni. […]Con l’avvento dei Normanni, Noto realizzò unaprosperità economica e culturale che non avràeguali nei secoli successivi. Sotto gli Aragonesi lacittà godette di privilegi ed esenzioni dai tributi.Nel 1503 Ferdinando il Cattolico insignì Noto del titolo di “Urbs ingeniosa”, poiché aveva dato i natali atanti uomini insigni, quali G.Aurispa,A.Barbazio e M.Carnelivari.
  • 17. Tra il XVI e il XVII sec., nonostante carestie, pestilenze, lotte fra potenti famiglie e scorrerie di pirati barbareschi,Noto trasforma il suo impianto urbanistico medievale erigendo nuovi palazzi, chiese, conventi, opere militari ericavando spazi per nuove piazze e strade.Col terremoto dell’11 Gennaio 1693 si interruppe questo processo di crescita e tutto l’abitato dell’Alveria venne rasoal suolo. A seguito del sisma, la popolazione si trasferì più a valle fondando la nuova città sulla sinistra del fiumeAsinaro, proprio sui primi contrafforti degli Iblei, a circa 10 km dal mare Ionio. Nella ricostruzione furono impegnatiarchitetti, personalità illustri e tanti validi capimastri e scalpellini che crearono l’attuale Noto, un ambiente urbano dirara bellezza, una città d’arte ricca di fascino che si guadagnò l’appellativo di “Giardino di pietra”. Alla stentataripresa dei primi anni fece seguito uno sviluppo economico e culturale che si realizzò pienamente con l’ascesa altrono di Sicilia della dinastia borbonica. Durante i regno di Carlo III, Noto fu Consolato del Commercio ma, nel1817, perdette il ruolo di capoluogo a favore di Siracusa. Iniziò così un periodo di relativa decadenza interrotto solonegli ultimi decenni del nostro secolo dal rinnovato interesse nei confronti di questa splendida cittadina che meritadi essere valorizzata. Fonte: “Perle di Sicilia-Avola, Modica, Noto, Ragusa, Scicli” Di Giuseppe Iacono
  • 18. Tra i monti verso Castelluccio Nella zona di Castelluccio si trovano i resti di un castello fatto costruire nel XIV sec. da G.Landolina e, sulla sommità del poggio, il villaggio preistorico di Castelluccio, da cui deriva il nome della “Civiltà di Castelluccio”(sec. XVII-XV a.C.). In questa zona e nella vicina cava della Signora sono state rinvenute centinaia di tombe a grotticelle artificiali chiuse da portelli in pietra, alcuni dei quali scolpiti con motivi a spirali. Di Giuseppe Iacono ( Perle di Sicilia) La civiltà di Castelluccio […]La civiltà di Castelluccio appare intimamente legata al mondo ibleo e, principalmente, alla sua tipica forma territoriale: la cava. Lungi dal riferirsi a cio che comunemente intendiamo per “cava”, con tale appellativo si definiscono le profonde incisioni naturali che, assumendo tal volta l’aspetto di veri e propri canyons, attraversano radialmente la cuspide sud-orientale dell’isola. […]Di Sebastiano Tusa (Sicilia Preistorica)
  • 19. Noto, dichiarata dallUNESCO la Capitale Europea del Barocco, è la cittadina dove più delle altre si può assistereallapoteosi e al trionfo del barocco: palazzi, chiese, monasteri, piazze, fontane. Qui tutto è modellato nella morbida pietra bianca locale, finemente lavorata per assumere forme armoniose irripetibili, formando uno splendido “GIARDINO DI PIETRA”, in uno stile unico e irripetibile: il Barocco di Noto. IL CENTRO BAROCCO Lasse principale è corso Vittorio Emanuele, scandito da tre piazze. In ogni piazza una chiesa, il corso è annunciato dalla Porta Reale, monumentale ingresso a forma di arco di trionfo, eretto nel XIX sec. […] Piazza Immacolata Piazza XVI Maggio Cattedrale Via Nicolaci Piazza Municipio fonte: www.viaggiarecongusto.it
  • 20. “Tra valli di rocce calcaree, alla confluenzadel fiume Anapo e Calcinara, si estende lapiù grande necropoli d‟Europa. Pantalica:fortezza naturale, sintesi di singolaritàgeografiche e archeologiche, costituì, traalterne vicende, l‟estremo rifugio e baluardoper antichissime popolazioni.” Di Luigi Bernabò – Brea Kalòs – anno V n 1 gennaio/febbraio 1993 Panorama di Pantalica Foto di S. Puccio
  • 21. Pantalica è uno sperone roccioso che sovrasta la confluenza del torrente Calcinara nel fiume Anapo e incombe con pareti scoscese, quasi verticali, talvolta a strapiombo, sulle strette e incassate valli dei due corsi d’acqua. Queste strettissimevalli sono tipiche di tutta la cuspide sudorientale dellaSicilia, e cioè delle provincie di Siracusa e Ragusa, e prendono localmente il nome di cave. […] Ma a queste straordinarie singolarità geologiche […] si aggiunge un’altra straordinaria singolarità: quella archeologica. Le altissime pareti rocciose sono perforate da innumerevoli tombe a grotticella artificiale, scavate nel terreno calcareo ovunque sia possibile accedervi, che danno ad esse l’aspetto di immensi alveari. […]
  • 22. Restano solamente, proprio al centro dello sperone, i grandiosi resti di un palazzo costruito in gran parte con grandi blocchi in struttura megalitica, che doveva essere la residenza di un sovrano locale. […]Pantalica ha avuto una lunga storia.È stata fiorentissima fra il XIII e l’ XI secolo a.C., periodo al quale risale la costruzione del palazzo e laformazione delle due vaste necropoli […] Di Luigi Bernabò – Brea Kalòs – anno V n 1 gennaio/febbraio 1993

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