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Tacito Historiae Annales

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Transcript

  • 1. Tacito Historiae e Annales
  • 2.
    • Nel proemio dell’ Agricola Tacito aveva annunciato un programma storiografico:
    • narrare gli eventi infausti del principato di Domiziano
      • («il ricordo della servitù passata»)
    • e quelli più felici dell’età di Nerva e di Traiano
      • («la testimonianza del bene presente»).
  • 3. Il progetto si modifica
    • nelle Historiae
    • l’autore si concentra sul passato ,
    • dalla guerra civile seguita alla morte di Nerone fino all’età flavia (69-96 d.C.).
    Lo storico avverte i lettori, nel proemio dell’opera, che il compito di trattare del principato di Nerva e di Traiano è stato rinviato a un’età più matura.
  • 4. Concluse intorno al 110 le Historiae, Tacito rinuncia, per la seconda volta, a narrare dell’età presente, volgendosi a ricostruire dalle origini la storia del principato Negli Annales parte dagli ultimi giorni di Augusto, per finire con la morte di Nerone (14-68 d.C.).
  • 5.
    • Il racconto degli Annales veniva così a ricongiungersi all’inizio delle Historiae, saldandosi con gli ultimi libri delle Storie di Livio.
    • Historiae > 69-96 d.C
    • Annales > 14-68 d.C.
  • 6. Tacito non narrò di quell’età che più volte aveva definita «felice».
    • Un passo degli Annales (III, 24, 3) documenta il proposito, non attuato, di narrare gli eventi del periodo augusteo .
    • Forse, dopo le prime speranze,
      • registrate nell’Agricola e nelle Historiae,
    • l’autore si era reso conto di come fosse puramente formale il ripristino della libertas assicurato da Traiano: il senato restava emarginato dal governo dello Stato; gli antichi mores irrecuperabili.
  • 7. le pagine degli Annales sono più cupe di quelle delle Historiae, e l’approfondirsi del pessimismo tacitiano potrebbe essere un segnale del disagio che l’autore provava nei riguardi del presente.
  • 8. Sia le Historiae sia gli Annales ci sono giunti ampiamente incompleti:
  • 9.
    • Historiae oltre a frammenti, sono pervenuti
    • i libri che comprendono gli avvenimenti del 69 e del principio del 70,
      • dal secondo consolato di Galba all’assedio di Gerusalemme e alla rivolta germanica di Giulio Civile
    • Annales possediamo i libri che trattano del principato di Tiberio;
    • perduti sono i libri dal VII al X, che trattavano il principato di Caligola e la prima parte di quello di Claudio;
    • i fatti relativi al principato di Nerone si fermano al 66.
  • 10. Quanti libri?
    • Una notizia di Gerolamo
      • ( Commentarius in Zachariam III 14)
    • ci avverte che Historiae e Annales, ai suoi tempi, circolavano in un unico blocco di 30 libri, disposti secondo l’ordine cronologico degli avvenimenti narrati (prima gli Annales, poi le Historiae) , non secondo l’ordine di composizione.
  • 11. La composizione delle Historiae va collocata fra il 100 e il 110; quella degli Annales probabilmente a partire dal 111, appena dopo la pubblicazione delle Historiae. La mancanza di informazioni sugli ultimi anni della vita di Tacito impedisce di stabilire una datazione certa sulla composizione e sulla pubblicazione dell’ultimo lavoro.
  • 12. Il titolo delle Historiae viene ricavato da Tertulliano ( Apologeticum 16, 2); quello degli Annales risale agli autori del Rinascimento: i codici pervenuti riportano il titolo Ab excessu divi Augusti («Dalla morte del divo Augusto»), forse il titolo originale.
  • 13. Proemio delle Historiae
    • dopo aver esposto l’argomento dell’opera e le ragioni che lo hanno indotto a scrivere, l’autore illustra la situazione di Roma, dell’esercito e delle province al 1° gennaio 69.
  • 14. La trattazione inizia con il breve regno di Galba, proclamato imperatore dalle legioni di Spagna dopo la morte di Nerone, nel giugno del 68. Un episodio di rilievo è quello dell’adozione di Pisone Liciniano da parte dell’anziano principe, che enuncia il criterio della “ scelta del migliore ” per regolare la successione imperiale. Ben presto Galba viene assassinato e Otone eletto al suo posto dai pretoriani; contemporaneamente, in Germania le legioni proclamano imperatore Vitellio .
  • 15. Il II e il III libro : la fine di Vitellio
    • Si narrano le lotte fra Otone e Vitellio, poi, dopo la sconfitta e il suicidio di Otone, fra Vitellio e Vespasiano, acclamato imperatore dalle legioni d’Oriente .
    • Dopo i sanguinosi scontri tra flavianì e vitelliani, cui il popolo di Roma assiste indifferente, Vitellio viene snidato dal palazzo imperiale e trucidato
  • 16. Il saccheggio di Roma ad opera dei flaviani
    • intanto in Gallia e in Germania si accendono focolai di rivolta contro Vespasiano.
  • 17. La rivolta giudaica e l’excursus sugli ebrei
    • Quanto resta del libro v è dedicato all’assedio posto da Tito a Gerusalemme , e contiene un excursus sulla Giudea e sulle origini, la storia e i costumi del popolo ebraico.
      • La scena si sposta poi in Germania, dove sono in corso le operazioni contro i ribelli, che cominciano a mostrare segni di cedimento. A questo punto il testo si interrompe.
  • 18. Gli Annales hanno inizio con un breve riepilogo della storia di Roma dalle origini fino alla conclusione delle guerre civili e all’ascesa al potere di Augusto mutano gli antichi ordinamenti politici, così che «tutti, rinunciando all’uguaglianza, aspettavano gli ordini del principe» (I, 4, 1).
  • 19. Nei primi sei libri domina la cupa e ambigua figura di Tiberio , maschera impenetrabile della dissimulazione.
    • Inizialmente conservatore dell’ordine augusteo, egli si trasforma, fra intrighi, congiure e delitti, in un despota crudele e tirannico.
    • Tacito gli oppone la nobile figura di Germanico , impegnato in importanti operazioni militari in Germania e in Oriente, dove morirà assassinato;
    • gli affianca Seiano , consigliere subdolo e spietato.
  • 20. Sullo sfondo, il servilismo dei senatori e l’indifferenza politica della plebe anonima.
  • 21. Il racconto riprende, dopo la vasta lacuna, nell’anno 47, settimo del principato di Claudio .
    • L’imperatore è un debole, succube delle mogli,
      • Messalina e Agrippina:
        • quest’ultima, dopo averlo indotto a designare come successore Nerone, si sbarazza di lui col veleno.
  • 22. Con il libro XIII inizia la parte conclusiva degli Annales, dedicata al principato di Nerone .
    • Dispotico, insensibile ai più elementari valori etici, preda di pulsioni incontrollabili e di sentimenti disonorevoli
      • (odio, paura, rancore),
    • egli si macchia di orrendi delitti.
      • Pagine famose riguardano l’incendio di Roma, il matricidio; la morte di Seneca , il ritratto di Petronio.
  • 23. Come già per Tiberio, Tacito distingue tuttavia un periodo iniziale, durante il quale l’indole malvagia del giovane principe sembra tenuta a freno dai consiglieri-istitutori Seneca e Burro.
    • L’uccisione di Agrippina (59 d.C.), la morte di Burro e il ritiro dalla vita pubblica di Seneca (62 d.C.) introducono il periodo più triste del principato:
    • la congiura di Pisone, malamente organizzata, consente all’imperatore di eliminare gran parte della fronda intellettuale e senatoria.
      • Il racconto pervenuto si interrompe sull’episodio della morte eroica di Trasea Peto.
  • 24. Le fonti di Tacito
    • la letteratura storica precedente (Aufidio Basso, Servilio Noniano, Plinio il Vecchio),
    • i documenti ufficiali (acta senatus, cioè i resoconti delle sedute del senato; acta diurna populi Romani, cronache assai varie della vita dell’impero; lettere ed orazioni imperiali),
    • le memorie private (come quelle redatte da Agrippina Minore, da Vespasiano e dal generale Corbulone),
    • i libelli composti negli ambienti dell’opposizione senatoria,
    • le testimonianze orali.
  • 25. Spesso, per il medesimo avvenimento, sono date più versioni, senza che l’autore prenda posizione per l’una o per l’altra. vengono riportati anche i rumores , ai quali tuttavia viene concesso scarso credito.
  • 26. Del rigore storiografico di Tacito fanno fede alcune lettere di Plinio il Giovane:
    • quella sull’eruzione del Vesuvio fu scritta su richiesta dello storico,
      • che voleva essere informato da una fonte attendibile;
    • lo stesso Plinio (Ep. VI, 16) accenna alla diligentia con cui l’amico era solito lavorare.
  • 27. il rapporto fra la nobilitas senatoria, sistematicamente umiliata nel corso dell’ultimo secolo , e il principato attraversa tutte le opere di Tacito
  • 28. Malgrado le nostalgie repubblicane, Tacito pone il problema in termini di realismo politico. . Sa che il principato è una realtà inevitabile , e che sarebbe anacronistico sperare in un ritorno alle antiche istituzioni politiche, tramontate all’epoca di Augusto; la scelta non è fra repubblica e principato, ma fra un regime tirannico e intollerante e una monarchia che governi coadiuvata dal senato
  • 29. Nel proemio delle Historiae Tacito dichiara di voler narrare «sine ira ac studio» proprio ciò che gli storici del principato, aggiunge, non avevano saputo fare, abbandonandosi ora all’adulazione (obnoxii ) ora alla malevolenza (infensi )
  • 30. egli legge nella storia recente di Roma i segni di un’ irreversibile decadenza il suo punto di vista è quello di un aristocratico, vir senatorii ordinis , un conservatore che guarda con diffidenza ad ogni forma di cambiamento.
  • 31. «Ho deciso di non riferire se non le opinioni particolarmente notevoli per nobiltà o per bassezza; poiché giudico che il compito precipuo degli annali sia di preservare dall’oblio gli atti virtuosi e di far sì che contro le parole e le azioni disoneste vi sia il timore dell’infamia da parte della posterità.”
  • 32. L’indagine storiografica viene subordinata ai valori morali Tacito non scrive solo per comprendere, giungendo alle radici del principato, la realtà presente di Roma, ma anche per sollecitare la memoria delle grandi virtù e delle grandi infamie ; seleziona gli avvenimenti sulla base della forza esemplare , in positivo o in negativo, che essi sanno esprimere.
  • 33. Sine cura deum
    • Talora può sembrare incerto, e chiedersi se mai «gli eventi umani siano governati dal destino (fatum) e da una immutabile necessità, oppure se si svolgano a caso» (Ann. VI, 22, 1).
    • Ma in altri passi giunge ad affermare recisamente che la storia procede sine cura deum (Ann. XIV, 12, 2) e che le divinità sono « indifferenti così al bene come al male» (Ann. VI, 33, 1).
  • 34. Termini come fato, divinità, fortuna , in Tacito appaiono intercambiabili, e denunciano una visione scettica e pessimistica della storia Per narrare e interpretare il nuovo tempo, occorre affondare lo sguardo nelle singole personalità, negli individui piuttosto che nelle istituzioni; e poiché la nuova storia è storia di principi e di cortigiani, indagare nelle psicologie tortuose e deliranti prodotte dai sistemi autoritari e dinastici.
  • 35. il tradizionale schema narrativo annalistico,fondato sul rinnovo annuale delle cariche pubbliche, entra in crisi. Le storie di Tacito presentano affinità con il genere biografico , dal quale divergono per una maggiore solennità della narrazione e per una più rigorosa selezione dei materiali
  • 36. Come sono descritti i personaggi?
    • Non mancano i tradizionali ritratti , nei quali, secondo la lezione sallustiana, vengono messi in evidenza i vizi e le virtù del protagonista;
    • talvolta il ritratto del personaggio, seguito da un giudizio complessivo sul suo operato pubblico, viene introdotto in forma di epitaffio , dopo il racconto della morte.
      • i protagonisti delle storie vengono illuminati nelle loro private ambizioni, seguiti nei loro pensieri più reconditi, in un processo che li vede ondeggiare fra contrastanti pulsioni, cedere ai desideri più torbidi.
  • 37. il personaggio non è mai unilaterale, exemplum di vizio o di virtù
    • ma una figura assai complessa , impasto di buone qualità e di vizi ignobili (il modello è Sallustio)
    • Tacito esprime il suo radicale pessimismo sulla natura umana insistendo sugli aspetti negativi e gettando fosche ombre anche sui personaggi apparentemente più nobili.
  • 38. l’autore non sminuisce i personaggi virtuosi in modo esplicito utilizza una tecnica più raffinata e insidiosa, introducendoli sulla scena quasi inavvertitamente mentre danno sfogo a rancori personali, o si dispongono a compiere azioni vergognose.
  • 39. La storia sembra impegnata a sconvolgere la nostra opinione sui protagonisti:
    • Petronio , noto per le sue immoralità, in Bitinia si dimostra governatore energico e avveduto;
    • Seneca , coinvolto nelle infamie di Nerone e circondato dalla fama di rapacità, muore tuttavia nobilmente come un filosofo;
    • Elvidio Prisco , che sembrerebbe incarnare la perduta virtus degli antichi, viene presentato all’inizio mentre tratta gli affari pubblici mosso esclusivamente da rancori privati.
  • 40. Sallustio è il modello fondamentale
    • nella tecnica narrativa scorciata
    • nell’approfondimento psicologico dei personaggi,
      • colti nei loro moventi più segreti;
    • nel dinamismo tragico degli episodi,
      • con scene di forte pathos;
    • nell’asimmetria e nell’irregolarità dello stile,
      • che rende il movimento contraddittorio e confuso degli avvenimenti umani.
  • 41. Lingua e stile
    • Uno stile innovativo e in continuo assestamento, specchio delle inquietudini, umane e civili, del grande scrittore.
  • 42. Color poeticus
    • Sulla prosa di Tacito esercitano notevole influenza anche
    • Cicerone, Livio e Seneca ,
    • E gli autori epici ( Virgilio e Lucano in particolare),
      • ai quali lo storico si ispira per dare una coloritura poetica alla sua lingua.
  • 43. Con le opere annalistiche, Tacito tocca il vertice della prosa latina di ogni tempo.
  • 44. Brevitas, inconcinnitas e gravitas si esprime attraverso una sintassi disarticolata, concisa, ricca di bruschi passaggi, di improvvise accelerazioni, di forti contrasti, mediante i quali l’autore cerca di far luce su una materia oscura e controversa.
  • 45. Arcaismi
    • L’austera solennità della scrittura è assicurata dall’uso di un lessico raro, scelto, arcaizzante, ricco di poetismi
  • 46. Infiniti descrittivi, frasi nominali, costrutti participiali, asindeti, ellissi, asimmetrie sintattiche, antitesi, sentenziosità pregnanti, audaci metafore