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Poesia In Area Francese Def
 

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Poesia In Area Francese Def Poesia In Area Francese Def Presentation Transcript

  • elenarovelli 1 La poesia in area francese Dal parnassianesimo al Simbolismo
  • elenarovelli 2 1866-1876 Poeti PARNASSIANI Con l’intento di reagire al lirismo e alle effusioni del secondo Romanticismo, vogliono “riportare la poesia sul Parnaso”, monte sacro ad Apollo e alle muse. Ricercano obiettività (temi storici, fenomeni naturali), accuratezza metrica, chiarezza, razionalità, visione “classica” della realtà Labor limae: culto della forma perfetta 3 raccolte dal titolo Le Parnasse contemporain (1866-1871-1876)
  • elenarovelli 3 1876: fine del Parnassianesimo e nascita del Simbolismo Nell’antologia dei parnassiani del 1876 non viene infatti accolto il poemetto di Mallarmé Il pomeriggio di un fauno, che esprime una nuova tendenza, già preparata dai poeti Rimbaud e Verlaine e, ancora prima, da Baudelaire. Nel 1886 uscirà sul Figaro di Jean Moréas il Manifesto del Simbolismo.
  • elenarovelli 4 Charles Baudelaire 1821-1867 Condivide con i Parnassiani il culto della forma perfetta ma non l’oggettività marmorea (il poeta è un “perfetto alchimista”) Orfano di padre, si scontra con un duro patrigno che lo chiude in collegio e riuscirà ad interdirlo, e a gettarlo in miseria, per punirlo delle sue intemperanze (vita bohemien, viaggi – in Oriente-, uso di droghe, dandysmo, sifilide). Dopo un tentativo di suicidio (è sommerso dai debiti) il male si aggrava (emiplegia, afasia, l’ultimo anno vegeta), conducendolo alla morte, a Parigi. Vedi note
  • 1857 Les fleurs du malLes fleurs du mal: l’inizio della poesia moderna Baudelaire rappresenta la crisi dell’uomo moderno diviso tra ENNUI (o SPLEEN)> noia esistenziale, accidia, disgusto di sé IDEAL> elevazione, aspirazione alla bellezza suprema Bene e male convivono nell’uomoBene e male convivono nell’uomo
  • Il contrasto è concretizzato nei versi per due diverse donne amate dal poeta: JEANNE DUVAL “O tu che come un coltello sei penetrata nel mio cuore gemente: o tu che, come un branco di demoni, venisti, folle e ornatissima, a fare del mio spirito umiliato il tuo letto e il tuo regno, infame cui sono legato come il forzato alla catena, come il giocatore testardo al gioco, come l’ubriaco alla bottiglia, come i vermi alla carogna – maledetta, sii tu maledetta!” (Il vampiro) MADAME SABATIER “Angelo pieno di felicità, di gioia e luci…a te non chiedo, angelo, nient’altro che le tue preci, angelo che pieno sei di felicità, di gioia e luci”
  • 7 Spleen Quando, come un coperchio, il cielo pesa greve Sull'anima gemente in preda a lunghi affanni, E in un unico cerchio stringendo l'orizzonte Riversa un giorno nero più triste delle notti; 5 Quando la terra cambia in un'umida cella, Entro cui la Speranza va, come un pipistrello, Sbattendo la sua timida ala contro i muri E picchiando la testa sul fradicio soffitto; Quando la pioggia stende le sue immense strisce 10 Imitando le sbarre di una vasta prigione, E, muto e ripugnante, un popolo di ragni Tende le proprie reti dentro i nostri cervelli; Delle campane a un tratto esplodono con furia Lanciando verso il cielo un urlo spaventoso, 15 Che fa pensare a spiriti erranti e senza patria Che si mettano a gemere in maniera ostinata. - E lunghi funerali, senza tamburi o musica, Sfilano lentamente nel cuore; la Speranza, Vinta, piange, e l'Angoscia, dispotica ed atroce, Infilza sul mio cranio la sua bandiera nera.
  • 8 Il poeta è cosciente di essere un esiliato (esclusione sociale/ estraneità) L'albatro       Spesso, per divertirsi, gli uomini d'equipaggio       Catturano degli albatri, grandi uccelli dei mari,       Che seguono, indolenti compagni di vïaggio,       Il vascello che va sopra gli abissi amari. 5    E li hanno appena posti sul ponte della nave       Che, inetti e vergognosi, questi re dell'azzurro       Pietosamente calano le grandi ali bianche,       Come dei remi inerti, accanto ai loro fianchi.       Com'è goffo e maldestro, l'alato viaggiatore! 10  Lui, prima così bello, com'è comico e brutto!       Qualcuno, con la pipa, gli solletica il becco,       L'altro, arrancando, mima l'infermo che volava!       Il Poeta assomiglia al principe dei nembi       Che abita la tempesta e ride dell'arciere; 15  Ma esule sulla terra, al centro degli scherni,       Per le ali di gigante non riesce a camminare. p.361 Vedi note
  • elenarovelli 9 Da tale estraneità si genera angoscia esistenziale, a cui il poeta tenta di sottrarsi Ricorrendo a compensatori paradisi artificiali (ebbrezza, vizio, piacere) Vagheggiando il partire (“Tuffarci in fondo all’abisso (Inferno o Cielo che importa?) toccare il fondo dell’ignoto per trovarvi il nuovo”) Oltrepassando i confini dei sensi (decifrare la “foresta di simboli” per scoprirne l’essenza): ricerca di corrispondances fra i sensi umani e la natura, ricorrendo a una scrittura alogica basata sull’analogia (libera associazione di immagini) e sulla sinestesia (commistione degli stimoli sensoriali)
  • elenarovelli 10 Corrispondenze       È un tempio la Natura in cui viventi pilastri       Lasciano a tratti sfuggire confuse parole;       L'uomo vi passa attraverso foreste di simboli       Che l'osservano con sguardi familiari. 5    Come degli echi lunghi che lungi si confondono       In una tenebrosa e profonda unità,       Vasta come la notte e il chiarore del giorno,       I profumi, i colori e i suoni si rispondono.       Vi son profumi freschi come carni di bimbo, 10  Dolci come degli oboi, verdi come prati,       - Ed altri corrotti, ricchi e trionfanti,       Che han l'espansione propria delle cose infinite,       Come l'ambra ed il muschio, il benzoino e l'incenso,       Che cantano i trasporti dell'anima e dei sensi. p.364
  • L’alternativa alla poetica simbolista delle corrispondances è quella dell’allegorismo moderno Rappresentare cioè la fine dell’accordo con la natura, la trasformazione in essa in un “seconda natura” artificiale. L’allegoria rappresenta la vita alienata nella metropoli moderna, proponendo figure e apologhi narrativi con precisi intenti concettuali (vedi Perdita d’aureola)
  • elenarovelli 12 Le allegorie del ricordo e della perdita Il cigno (Quadri parigini, LXXXIX) A Victor Hugo I Andromaca, è a te che penso! Quel fiume, misero e triste specchio ove un tempo brillò l’immensa maestà della tua pena di vedova, quel falso Simoenta che il tuo pianto ingrossò, d’un tratto ha fecondato la mia memoria ferace, mentre attraversavo il nuovo Carrousel. La vecchia Parigi è scomparsa (ahimè, più veloce d’un cuore cambia l’aspetto d’una città); solo in spirito vedo quel campo di baracche, erbe, blocchi inverditi da acque stagnanti, capitelli appena sbozzati e colonne a mucchi, e confuse cianfrusaglie in vetrine luccicanti. Parigi è cambiata a causa dei lavori del Secondo Impero Andromaca è una regina deportata, che vuole ricostruire i ricordi della città e dello sposo perduti Vedi note + p.366
  • Là c’era un serraglio; là un mattino, nell’ora in cui il Lavoro si ridesta e sotto un freddo e chiaro cielo lo spazzino, nell’aria silente, alza una cupa tempesta, vidi un cigno fuggito dalla sua gabbia; sfregando con i piedi palmati l’arido selciato, trascinava le bianche piume sul suolo accidentato. Presso un secco rivolo la bestia, aprendo il becco, bagnava nervosamente le ali nella polvere, e diceva, il cuore colmo del suo bel lago natale: «Acqua, quando scenderai? Quando tuonerai, folgore?» Rivedo quell’infelice, mito strano e fatale, tendere la sua testa sul collo agitato, talvolta verso il cielo, come l’uomo d’Ovidio, verso il cielo ironico, d’un azzurro spietato, come a rivolgere il suo rimprovero a Dio! Il cigno cerca invano il suo lago perduto: guarda verso il cielo in attitudine quasi umana
  • II Parigi cambia! Ma niente nella mia malinconia s’è mosso! blocchi, impalcature, nuovi palazzi, vecchi sobborghi, tutto per me diventa allegoria, e i miei cari ricordi son più grevi dei macigni. Così davanti a questo Louvre una visione m’opprime: penso al mio grande cigno, ai suoi folli gesti, che, come un esule, lo rendeva ridicolo, sublime, divorato da un desiderio eterno! e penso a te, Andromaca, come vile animale strappata a un grande sposo e piegata al superbo Pirro, curva nell’estasi sopra una tomba vuota; vedova d’Ettore, ahimè! e moglie d’Eleno! I ricordi del poeta sono allegorie della perdita: Andromaca, il cigno la donna nera, la vecchia Parigi sono stati spazzati via
  • PensoPenso alla negra, smagrita e tisica, che, con l’occhio torvo e i piedi nella melma, cerca le palme assenti della maestosa Africa dietro il muro immenso della bruma; a chiunque ha perduto ciò che mai si ritrova, mai, mai più! e s’abbevera con i suoi pianti e succhia il Dolore come una buona lupa! ai magri orfanelli simili a fiori appassiti! Così nella foresta il mio spirito s’esilia, un antico Ricordo suona il corno con forza! PensoPenso ai marinai dimenticati su un’isola, ai prigionieri, ai vinti!... e a molti altri ancora!
  • elenarovelli 16 La poetica dell’allegorismo attesta una sconfitta I luoghi nominati furono teatro della rivoluzione del 1848: Napoleone III li fece radere al suolo per evitare nuove barricate e stroncare le speranze rivoluzionarie. Allo stesso modo la nuova civiltà capitalistica ha reso vano il ruolo sacro e pedagogico del poeta.
  • elenarovelli 17 I poeti maledetti Definizione tratta dall’antologia curata da Verlaine del 1884
  • elenarovelli 18 Arthur Rimbaud 1854-1891 Fugge di casa a 16 anni – non sopporta il conformismo piccolo-borghese Ribellione antiborghese: partecipa alla Comune Amore per la violenza popolare (la “canaglia”> forme di esistenza vili e meschine ma preferibili alla vita borghese), alcool, vita sregolata – disagio esistenziale Bellissimo, fu amato da Verlaine che per gelosia gli sparò Viaggiò molto, in Africa fu agente commerciale ma dovette tornare per operarsi di un tumore al ginocchio che lo condusse comunque alla morte. Vedi note
  • elenarovelli 19 Il veggente 1871 Il battello ebbroIl battello ebbro: un battello senza marinai va alla deriva su un fiume americano e giunge al mare, contemplando spettacoli ignoti all’uomo> creazione di un nuovo mondo con disposizione onirica 1871 Lettera del veggenteLettera del veggente: deragliamento dei sensi, con alcune conseguenze: Eliminazione categorie spazio-temporali (presente allucinatorio) Crollo impalcature sintattiche (parola non comunicativa ma evocativa) Uso dell’analogia/associazione di immagini> creazione di una realtà nuova
  • elenarovelli 20 dalla "Lettera del Veggente " ( 1871 ) «lo dico, che bisogna essere " veggente ", farsi " veggente ". Il Poeta si fa "veggente" mediante una lunga, immensa e ragionata "sregolatezza di tutti i sensi". Tutte le forme di amore, di sofferenza, di follia; egli cerca se stesso, esaurisce in sé tutti i veleni, per non serbarne che la quintessenza. Ineffabile tortura in cui ha bisogno di tutta la fede, di tutta la forza sovrumana, nella quale egli diventa in mezzo a tutti il grande malato, il grande criminale, il grande maledetto, - e il Sommo Sapiente!
  • elenarovelli 21 ....Egli giunge infatti all'ignoto! Poiché ha coltivato la sua anima, già ricca, più di chiunque altro! Egli giunge all'ignoto, e se, smarrito, finisse col perdere l'intelligenza delle sue visioni, le ha pur vedute! Che crepi nel suo balzo attraverso le cose inaudite e innominabili: verranno altri orribili lavoratori: incominceranno dagli orizzonti dove l'altro si è accasciato! [... ] Dunque il poeta è veramente un ladro di fuoco. Ha l'incarico dell'umanità, persino degli "animali"; dovrà far sentire, palpare, ascoltare le sue invenzioni; se ciò che riporta di "laggiù" ha forma, egli dà forma; se è informe, egli dà l'informe.
  • elenarovelli 22 Trovare una lingua; - Del resto ogni parola essendo idea, verrà il tempo di un linguaggio universale! Bisogna essere un accademico, - più morto di un fossile - per ultimare un dizionario di qualsiasi lingua. Se un debole si mettesse a pensare sulla prima lettera dell'alfabeto, tosto rovinerebbe nella pazzia! Questa lingua sarà l'anima per l'anima, riassumendo tutto, profumi, suoni, colori, sarà pensiero che aggancia il pensiero e che tira. Il poeta definirebbe la quantità di ignoto che nel suo tempo si risveglia nell'anima universale: darebbe di più - della formula del suo pensiero, della notazione della "sua marcia verso il Progresso"! Enormità che diventa norma, assorbita da tutti, egli sarebbe davvero "un moltiplicatore di progresso"! Questo avvenire sarà materialista, vede bene; - sempre pieno di "Numero" e di "Armonia", questi poemi saranno fatti per restare. - In fondo, sarebbe ancora un po' la Poesia greca. L'arte eterna avrebbe la sua funzione, così come i poeti sono cittadini. La Poesia non ritmerà più l'azione; sarà più "avanti".
  • elenarovelli 23 Questi poeti saranno! Quando sarà spezzata l'infinita schiavitù della donna, quando ella vivrà per sé e grazie a sé, l'uomo, - finora abominevole, - avendola resa, sarà poeta, poeta anch'essa! La donna troverà dell'ignoto! I suoi mondi di idee differiranno dai nostri? - Troverà cose strane, insondabili, ripugnanti, deliziose; noi le prenderemo, le capiremo. Nel frattempo chiediamo ai "poeti" del "nuovo", - idee e forme. Tutti gli abili crederanno subito di aver soddisfatto tale domanda. - Non è questo! ».
  • VOYELLES, VOCALI La poesia presenta grandi difficoltà di comprensione in quanto ogni legame logico è infranto. E’ un linguaggio "alla deriva" eppure estremamente controllato nel quale, molti anni prima di Freud, si dà spazio alle immagini simboliche e agli accostamenti alogici, propri dei meccanismi dell'inconscio. Vocali (Voyelles) è scritto all'inizio del 1872, probabilmente sotto la suggestione delle Corrispondenze di Baudelaire; il sonetto associa lettere dell'alfabeto e colori, realizzando in immagini le sensazioni che dai colori o dalla forma delle vocali scaturiscono.
  • A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: vocali, Io dirò un giorno le vostre origini segrete: A, nero corsetto villoso delle mosche lucenti Che ronzano intorno a fetori crudeli,
  • Golfi d'ombra; E, candori di vapori e di tende, Lance di fieri ghiacciai, re bianchi, brividi di umbelle; I, porpore, sangue sputato, riso di belle labbra Nella collera o nelle ebbrezze penitenti;
  • U, cicli, vibrazioni divine di mari verdi, Pace dei pascoli seminati di animali, pace delle rughe Che l'alchimia scava nelle ampie fronti studiose.
  • O, Tuba suprema piena di stridori strani, Silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli: - O l'Omega, raggio violetto dei Suoi Occhi!
  • elenarovelli 29 Paul Verlaine 1844-1896 Contaminazione vita-letteratura Alternanza di suggestioni religiose e trasgressioni, desiderio di redenzione e voluttà di perdizione Si lega a Rimbaud e viaggia con lui: in preda all’alcool gli spara. In carcere sembra convertirsi al cattolicesimo, ma una volta uscito ricade nei suoi eccessi e muore in miseria. Dimensione languida e malinconica Ricerca di musicalità Vedi note
  • elenarovelli 30 LanguoreLanguore Sono l’Impero alla fine della decadenza, che guarda passare i grandi Barbari bianchi componendo acrostici indolenti dove danza il languore del sole in uno stile d’oro. Soletta l’anima soffre di noia densa al cuore. Laggiù, si dice, infuriano lunghe battaglie cruente. O non potervi, debole e così lento ai propositi, e non volervi far fiorire un po’ quest’esistenza! O non potervi, o non volervi un po’ morire! Ah! Tutto è bevuto! Non ridi più, Batillo? Tutto è bevuto, tutto è mangiato! Niente più da dire! Solo, un poema un po’ fatuo che si getta alle fiamme, solo, uno schiavo un po’ frivolo che vi dimentica, solo, un tedio d’un non so che attaccato all’anima!
  • elenarovelli 31 La musica è la lingua universale dell'anima da cui la poesia deve trarre le sue nuove risorse: il verso asimmetrico e indefinito, parole precise ma libere dalla costrizione del "messaggio", immagini luminose ma dai colori sfumati; e non più la furbizia dei giochi di parole, non l'eloquenza retorica della rima: meglio le sonorità nascoste dell'assonanza. Il verso sia il mezzo per liberare le sensazioni più profonde dell'anima; il verso e nient'altro. Arte poeticaArte poetica La musica, più d'ogni cosa; e a tal fine fa' l'abitudine all'Impari vago e solubile nell'aria: non pesa e non posa. Le parole, io sono d'avviso sceglile con qualche malizia: meglio la canzone un po' grigia d'Indeciso unito al Preciso. Pupille, oltre veli, più belle; nel pieno meriggio quel fremito di luce, d'autunno quel tepido cielo: blu trapunto di stelle. Ma con il Colore va' cauto: che la Sfumatura soltanto ti fidanza il sogno piu blando al sogno, e l'oboe col flauto. Vedi note
  • elenarovelli 32 Rifuggi la punta assassina, e l'Arguzia e il Riso impuro: che fa lacrimare l'Azzurro, quell'aglio di bassa cucina. E torci il collo all'Eloquenza; la Rima, è meglio che la domi. Chi la ferma se l'abbandoni? Frenala se non vuoi far senza. Ahimè, quante colpe la Rima! Qual bimbo sordo, o negro stolto, foggiò questa gioia da un soldo che suona si falsa alla lima? E sempre la musica. Il verso sia soltanto l'essenza viva di un'anima già sulla via d'altri amori, nel cielo terso. Il verso: una bella avventura che sulla brezza del mattino va sfiorando la menta e il timo lieve. E il resto è letteratura. Compito del poeta è suggerire, Non cogliere il fenomeno ma l’essenza Toni elegiaci e intimistici che sfoceranno nella poesia crepuscolare e nel Poema Paradisiaco di D’Annunzio
  • Stephane MallarméStephane Mallarmé 1842-18981842-1898 SMATERIALIZZAZIONE DELLA POESIA FUGA DALLA REALTA’ Processo continuato da Vedi note
  • I temi Fuga dalla realtà: disprezzo per il dato grezzamente naturalistico, per la descrizione oggettiva... sogno di evadere in un mondo di incontaminata purezza; ricerca della parola pura (vv.6-7) che approderà alla sterilità creativa, al vuoto foglio, alla pagina bianca… Brezza marinaBrezza marina La carne è triste, ahimè! E ho letto tutti i libri. Fuggire laggiù, laggiù! Io sento uccelli ebbri d'essere tra l'ignota schiuma e i cieli! Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi Terrà questo cuore che già si bagna nel mare O notti! Né il cielo deserto della lampada Sul vuoto foglio difeso dal suo candore Né giovane donna che allatta il bambino. Io partirò! Vascello che dondoli l'alberatura L'ancora sciogli per una natura straniera. E crede una noia, tradita da speranze crudeli, Ancora nell'ultimo addio dei fazzoletti! E gli alberi forse, richiamo dei temporali, Son quelli che un vento inclina sopra i naufraghi Sperduti, né antenne, né verdi isolotti... Ma ascolta, o mio cuore, il canto dei marinai. C'è nelle cose, al di là delle categorie entro le quali la nostra conoscenza le inquadra (rapporti di spazio, tempo, causalità) una vita segreta esprimibile e visibile solo attraverso la sapienza del poeta nell'orchestrare rapporti di analogie e di simboli.
  • elenarovelli 35 Il vergine, il vivace… Il vergine, il vivace, il bell’oggi d’un colpo d’ala ebbra quest’obliato, duro lago ci squarcerà, sotto il gelo affollato dal diafano ghiacciaio dei non fuggiti voli! Un cigno d’altri tempi si ricorda di sé che si libra magnifico ma senza speranza per non avere cantato l’aerea stanza ove vivere quando splendè la noia dello sterile inverno. Scuoterà tutto il suo collo quella bianca agonia dallo spazio all’uccello che lo rinnega inflitta, non l’orrore del suolo che imprigiona le piume. Fantasma che a questo luogo dona il suo puro lume s’immobilizza al gelido sogno di disprezzo di cui si veste in mezzo all’esilio inutile il Cigno. Dramma della sterilità creativa Sarà questa giornata che si annuncia vivace e gioiosa a porre fine a uno stato di impotenza creativa? Il poeta ricorda il passato ma senza speranza, sentendosi colpevole perché non ha cantato il mondo dove vivere veramente. Stagione creativa ideale è l’inverno in cui l’artista è spinto a liberarsi del tedio col canto. L’agonia inflitta al cigno dallo spazio che egli rinnega lo spingerà a ribellarsi ma senza successo. Il cigno, vittima che nobilita il luogo del suo sacrificio, resta immobile, chiuso nel gelido disprezzo di sé, contemplando la sconfitta subita
  • La poetica Evita ogni realistica, e quindi limitata e condizionante, puntualizzazione (atteggiamento dei parnassiani): "...i parnassiani prendono l'oggetto così com'è e ce lo mettono davanti e per questo mancano di mistero: perché privano la mente dell'incanto di credere che sta creando. Definire un oggetto è annullare i tre quarti del godimento della poesia, che nasce dalla soddisfazione di indovinare a poco a poco: suggerirlo, evocarlo... è questo che ammalia la fantasia".
  • elenarovelli 37 Depura il linguaggio da tutte le incrostazioni e i detriti di cui la comunicazione giornaliera (l'uso che ne fa la tribù) lo ha caricato ...per dare un senso più puro alle parole della tribù Riscopre il potere magicopotere magico che ha la parola, la quale può diventare creatrice di realtà, commuove e scuote profondamente: "...io dico: un fiore! E, fuor dell'oblio, musicalmente si leva, idea stessa e soave, l'essenza di tutti i fasci dei fiori..." Ricorre al simbolo ma non univoco, convenzionale: il simbolo deve essere scelto dal poeta a rappresentare alcune sue intuizioni particolari, come travestimento soggettivo di esse.
  • elenarovelli 38 In Brindisi (il sonetto, pubblicato come prologo alla raccolta delle sue poesie, fu letto da Mallarmé come un vero e proprio brindisi in segno di augurio per i giovani poeti presenti ad un banchetto) il verso appena nato è come una schiuma che empie la coppa con cui il poeta brinda, ed ha la bellezza di un gruppo di sirene che tuffandosi rompono la calma distesa del mare. Il poeta ed i giovani colleghi navigano insieme per le vie dell'arte, egli ormai sulla poppa reggendo il timone, essi invece, pieni di ardore e di speranza, sulla prua che fende i flutti turbinosi. Il poeta-maestro non teme l’ebbrezza che lo pervade ed augura ai giovani di percorrere il cammino dell'arte accettando quanto essa comporta: l'isolamento della solitudine, la luminosità delle stelle, il pericolo della scogliera.
  • Brindisi Nulla, una schiuma, vergine verso Solo a indicare la coppa; così al largo si tuffa una frotta di sirene, taluna riversa. Noi navighiamo, o miei diversi Amici, io digià sulla poppa Voi sulla prora fastosa che fende Il flutto di lampi e d'inverni; una bella ebbrezza mi spinge né temo il suo beccheggiare in piedi a far questo brindisi solitudine, stelle, scogliera a tutto quello che valse il bianco affanno della nostra vela.
  • elenarovelli 40 L'arte sa evocare, attraverso corrispondenze tra sensazioni, emozioni e idee, l'essenza ideale del bello, inteso nella sua sensualità e pregnanza simbolica. ApparizioneApparizione La luna s'attristava. Serafini in lagrime Sognando, con l'archetto fra le dita nella calma dei fiori vaporosi, traevano da morenti viole bianchi singhiozzi scivolanti sull'azzurro delle corolle. – Era il giorno benedetto del tuo primo bacio. La mia fantasticheria, dilettandosi di martoriarmi, s'inebriava sapientemente del profumo di tristezza che, pur senza rimpianto e senza disgusto, lascia l'aver colto un Sogno al cuore che lo colse. Erravo dunque, fisso l'occhio sul selciato invecchiato, quando, con del sole sui capelli, nella via e nella sera tu ridendo mi apparisti, e credetti vedere la fata dal cappello di luce, che un tempo sui miei sonni belli di bimbo viziato passava, sempre lasciando dalle mani mal chiuse nevicare bianchi mazzi di stelle olezzanti. (Da I poeti maledetti) Vedi note
  • elenarovelli 41 Con la sua tecnica il poeta vuole attingere la verità assoluta, penetrare nel mistero universale, cogliere l'essenza del reale, le idee pure, i concetti astratti e i legami che intercorrono fra di loro, al di là e al di fuori di ogni razionalità, fino a giungere al vuoto, alla pagina bianca. Il suo diviene un sacerdozio poetico: il poeta è il mediatore, l'intermediario tra il visibile e l'invisibile: "Le religioni si trincerano in arcani misteri che si rivelano solo a coloro che sono predestinati. Anche l'arte ha i suoi arcani". Di qui prenderanno le mosse tutte le successive avanguardie poetiche: dai futuristi ai surrealisti, dai poeti puri come Ungaretti agli ermetici come Quasimodo.