La Poesia Religiosa

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  • I FIORETTI DI S. FRANCESCO CAPITOLO VENTUNESIMO. Del santissimo miracolo che fece santo Francesco , quando convertì il ferocissimo lupo d' Agobbio . Al tempo che santo Francesco dimorava nella città di Agobbio nel contado di Agobbio appari un lupo grandissimo , terribile e feroce, il quale non solamente divorava gli animali ma eziandio gli uomini , in tanto che tutti i cittadini stavano in gran paura , però che spesse volte s'appressava alla città , e tutti andavano armati quando uscivano della città , come s'eglino andassono a combattere; e con tutto ciò non si poteano difendere da lui, chi in lui si scontrava solo. E per paura di questo lupo e' vennono a tanto, che nessuno era ardito d' uscire fuori della terra . Per la qual cosa avendo compassione santo Francesco agli uomini della terra , sì volle uscire fuori a questo lupo , bene che li cittadini al tutto non gliel consigliavano; e facendosi il segno della santissima croce , uscì fuori della terra egli co ' suoi compagni , tutta la sua confidanza ponendo in Dio . E dubitando gli altri di andare più oltre, santo Francesco prese il cammino inverso il luogo dove era il lupo . Ed ecco che, vedendo molti cittadini li quali erano venuti a vedere cotesto miracolo , il detto lupo si fa incontro a santo Francesco , con la bocca aperta ; ed appressandosi a lui, santo Francesco gli fa il segno della croce , e chiamollo a sé e disse così: "Vieni qui, frate lupo , io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona ". Mirabile cosa a dire ! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce , il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre : e fatto il comandamento , venne mansuetamente come agnello , e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere . E santo Francesco gli parlò così: " Frate lupo , tu fai molti danni in queste partì , e hai fatti grandi malifici, guastando e uccidendo le creature di Dio sanza sua licenza ; e non solamente hai uccise e divorate le bestie, ma hai avuto ardire d' uccidere uomini fatti alla immagine di Dio ; per la qual cosa tu se' degno delle forche come ladro e omicida pessimo, e ogni gente grida e mormora di te, e tutta questa terra t'è nemica. Ma io voglio, frate lupo , far la pace fra te e costoro, sicché tu non gli offenda più, ed eglino ti perdonino ogni passata offesa , e né li omini né li canti ti perseguitino più". E dette queste parole , il lupo con atti di corpo e di coda e di orecchi e con inchinare il capo mostrava d'accettare ciò che santo Francesco dicea e di volerlo osservare . Allora santo Francesco disse : " Frate lupo , poiché ti piace di fare e di tenere questa pace , io ti prometto ch'io ti farò dare le spese continuamente , mentre tu viverai , dagli uomini di questa terra , sicché tu non patirai più fame ; imperò che io so bene che per la fame tu hai fatto ogni male . Ma poich'io t'accatto questa grazia , io voglio, frate lupo , che tu mi imprometta che tu non nocerai a nessuna persona umana né ad animale , promettimi tu questo?". E il lupo , con inchinate di capo , fece evidente segnale che 'l prometteva. E santo Francesco sì dice : " Frate lupo , io voglio che tu mi facci fede di questa promessa , acciò ch'io me ne possa bene fidare". E distendendo la mano santo Francesco per ricevere la sua fede , il lupo levò su il piè ritto dinanzi, e dimesticamente lo puose sopra la mano di santo Francesco , dandogli quello segnale ch'egli potea di fede . E allora disse santo Francesco : " Frate lupo , io ti comando nel nome di Gesù Cristo , che tu venga ora meco sanza dubitare di nulla, e andiamo a fermare questa pace al nome di Dio ". E il lupo ubbidiente se ne va con lui a modo d'uno agnello mansueto , di che li cittadini , vedendo questo, fortemente si maravigliavano . E subitamente questa novità si seppe per tutta la città , di che ogni gente maschi e femmine , grandi e piccoli , giovani e vecchi , traggono alla piazza a vedere il lupo con santo Francesco . Ed essendo ivi bene raunato tutto 'l popolo , levasi su santo Francesco e predica loro dicendo , tra l'altre cose , come per li peccati Iddio permette cotali cose e pestilenze, e troppo è più pericolosa la fiamma dello inferno la quale ci ha a durare eternalemente alli dannati , che non è la rabbia dello lupo , il quale non può uccidere se non il corpo : "quanto è dunque da temere la bocca dello inferno , quando tanta moltitudine tiene in paura e in tremore la bocca d'un piccolo animale . Tornate dunque, carissimi , a Dio e fate degna penitenza de' vostri peccati , e Iddio vi libererà del lupo nel presente e nel futuro dal fuoco infernale". E fatta la predica , disse santo Francesco : " Udite , fratelli miei: frate lupo , che è qui dinanzi da voi, sì m'ha promesso , e fattomene fede , di far pace con voi e di non offendervi mai in cosa nessuna, e voi gli promettete di dargli ogni dì le cose necessarie ; ed io v'entro mallevadore per lui che 'l patto della pace egli osserverà fermamente ". Allora tutto il popolo a una voce promise di nutricarlo continuamente . E santo Francesco , dinanzi a tutti, disse al lupo : "E tu, frate lupo , prometti d' osservare a costoro il patto della pace , che tu non offenda né gli uomini , né gli animali né nessuna creatura ?". E il lupo inginocchiasi e inchina il capo e con atti mansueti di corpo e di coda e d' orecchi dimostrava, quanto è possibile, di volere servare loro ogni patto . Dice santo Francesco : " Frate lupo , io voglio che come tu mi desti fede di questa promessa fuori della porta , così dinanzi a tutto il popolo mi dia fede della tua promessa , che tu non mi ingannerai della mia promessa e malleveria ch'io ho fatta per te". Allora il lupo levando il piè ritto , sì 'l puose in mano di santo Francesco . Onde tra questo atto e gli altri detti di sopra fu tanta allegrezza e ammirazione in tutto il popolo , sì per la divozione del Santo e sì per la novità del miracolo e sì per la pace del lupo , che tutti incominciarono a gridare al cielo , laudando e benedicendo Iddio , il quale si avea loro mandato santo Francesco , che per li suoi meriti gli avea liberati dalla bocca della crudele bestia . E poi il detto lupo vivette due anni in Agobbio , ed entravasi dimesticamente per le case a uscio a uscio , sanza fare male a persona e sanza esserne fatto a lui; e fu nutricato cortesemente dalla gente , e andandosi così per la terra e per le case , giammai nessuno cane gli abbaiava drieto. Finalmente dopo due anni frate lupo sì si morì di vecchiaia, di che li cittadini molto si dolsono , imperò che veggendolo andare così mansueto per la città , si raccordavano meglio della virtù e santità di santo Francesco . A laude di Gesù Cristo e del poverello Francesco . Amen .
  • LXXXI   O Signor, per cortesia, manname la malsanìa! A mme la freve quartana, la contina e la terzana, la doppla cotidiana co la granne ydropesia. A mme venga mal de dente, mal de capo e mal de ventre; a lo stomaco dolur' pognenti e 'n canna la squinanzia. Mal dell'occhi e doglia de flanco e la postema al canto manco; tiseco me ionga enn alto e d'onne tempo fernosìa. Aia 'l fecato rescaldato, la melza grossa e 'l ventr'enflato e llo polmone sia 'mplagato cun gran tòssa e parlasia. A mme venga le fistelle con migliaia de carvuncilli, e li granci se sian quelli che tutto replen ne sia. A mme venga la podraga (mal de cóglia sì me agrava), la bisinteria sia plaga e le morroite a mme sse dìa. A mme venga 'l mal de l'asmo, iongasecce quel del pasmo; como a can me venga el rasmo, entro 'n vocca la grancia. A mme lo morbo caduco de cadere enn acqua e 'n foco e ià mai non trovi loco, che eo afflitto non ce sia. A mme venga cechetate, mutezza e sordetate, la miseria e povertate e d'onne tempo entrapparìa. Tanto sia 'l fetor fetente che non sia null'om vivente, che non fuga da me dolente, posto en tanta enfermaria. En terrebele fossato, che Riguerci è nomenato, loco sia abandonato da onne bona compagnia. Gelo, grando e tempestate, fulgure, troni e oscuritate; e non sia nulla aversitate, che me non aia en sua bailìa. Le demonia enfernali sì mme sian dati a menestrali, che m'essèrcino en li mali, ch'e' ho guadagnati a mea follia. Enfin del mondo a la finita sì mme duri questa vita e poi, a la scivirita, dura morte me sse dìa. Allegom'en sseppultura un ventr'i lupo en voratura e l'arliquie en cacatura en espineta e rogarìa. Li miracul' po' la morte, chi cce vene aia le scorte e le deversazioni forte con terrebel fantasia. Onn'om che m'ode mentovare sì sse deia stupefare e co la croce sé segnare, che reo escuntro no i sia en via. Signor meo, non n'è vendetta tutta la pena ch'e' aio ditta, ché me creasti en tua diletta et eo t'ho morto a villania.
  • LXI   Quando t'alegri, omo d'altura, va' puni mente a la seppultura; e loco puni lo to contemplare, e ppensate bene che tu dì' tornare en quella forma che tu vidi stare l'omo che iace en la fossa scura. "Or me respundi, tu, om seppellito, che cusì ratto d'esto monno èi 'scito: o' so' li be' panni, de que eri vestito, cà ornato te veio de multa bruttura?". "O frate meo, non me rampugnare, cà 'l fatto meo te pòte iovare! Poi che parenti me fêro spogliare, de vil celizio me dèr copretura". "Or ov'è 'l capo cusì pettenato? Con cui t'aregnasti, che 'l t'à sì pelato? Fo acqua bullita, che 'l t'à sì calvato? Non te ci à opporto plu spicciatura!". "Questo meo capo, ch'e' abi sì biondo, cadut'è la carne e la danza dentorno; no 'l me pensava, quanno era nel mondo! Cantanno, ad rota facìa saltatura!". "Or o' so' l'occhi cusì depurati? For de lor loco sì se so' iettati; credo che vermi li ss'ò manecati, de tuo regoglio non n'àber pagura". "Perduti m'ò l'occhi con que gìa peccanno, aguardanno a la gente, con issi accennando. Oi me dolente, or so' nel malanno, cà 'l corpo è vorato e l'alma è 'n ardura". "Or uv'è lo naso c'avì' pro odorare? Quigna enfertate el n'à fatto cascare? Non t'èi potuto da vermi adiutare, molt'è abassata esta tua grossura". "Questo meo naso, c'abi pro oddore, caduto m'ène en multo fetore; no el me pensava quann'era enn amore del mondo falso, plen de vanura". "Or uv'è la lengua cotanto tagliente? Apri la bocca, se ttu n'ài neiente. Fòne truncata oi forsa fo 'l dente che te nn'à fatta cotal rodetura?". "Perdut'ho la lengua, co la qual parlava e mmolta descordia con essa ordenava; no 'l me pensava quann'eo manecava, el cibo e 'l poto oltra mesura". "Or cludi le labra pro denti coprire, ché par, chi te vede, che 'l vogli schirnire. Pagura me mitti pur del vedere; càiote denti senza trattura". "Co' cludo le labra, ch'e' unqua no l'aio? Poco 'l pensava de questo passaio. Oi me dolente, e como faraio, quann'eo e l'alma starimo enn arsura?". "Or o' so' le braccia con tanta fortezza menacciando a la gente, mustranno prodezza? Raspat'el capo, se tt'è ascevelezza, scrulla la danza e ffa portadura". La mea portadura se ià' 'n esta fossa; cadut'è la carne, remase so' l'ossa et onne gloria da me ss'è remossa e d'onne miseria 'n me a rempletura". "Or lèvat'en pede, ché molto èi iaciuto, acónciate l'arme e tòite lo scuto, ch'en tanta viltate me par ch'èi venuto, non pò' comportare plu questa afrantura". "Or co' so' adasciato de levarme en pede? Chi 'l t'ode dicere mo 'l te sse crede! Molto è l'om pazzo, chi non provede ne la sua vita <'n> la so finitura". "Or clama parenti, che tte veng'aiutare, che tte guardin da vermi, che tte sto a ddevorare; ma fòr plu vivacce venirte a spogliare, partèrse el podere e la tua amantatura". "No i pòzzo clamare, cà sso' encamato, ma fàime venire a veder meo mercato; che me veia iacere cului ch'è adasciato a comparar terra e far gran clusura". "Or me contempla, oi omo mundano; mentr'èi 'n esto mondo, non essar pur vano! Pènsate, folle, che a mmano a mmano tu sirai messo en grann'estrettura".
  • LXX   "Donna de Paradiso, lo tuo figliolo è preso Iesù Cristo beato. Accurre, donna e vide che la gente l'allide; credo che lo s'occide, tanto l'ò flagellato". "Como essere porria, che non fece follia, Cristo, la spene mia, om l'avesse pigliato?". "Madonna, ello è traduto, Iuda sì ll'à venduto; trenta denar' n'à auto, fatto n'à gran mercato". "Soccurri, Madalena, ionta m'è adosso piena! Cristo figlio se mena, como è annunziato". "Soccurre, donna, adiuta, cà 'l tuo figlio se sputa e la gente lo muta; òlo dato a Pilato". "O Pilato, non fare el figlio meo tormentare, ch'eo te pòzzo mustrare como a ttorto è accusato". "Crucifige, crucifige! Omo che se fa rege, secondo nostra lege contradice al senato". "Prego che mm'entennate, nel meo dolor pensate! Forsa mo vo mutate de que avete pensato". "Traiàn for li latruni, che sian soi compagnuni; de spine s'encoroni, ché rege ss'è clamato!". "O figlio, figlio, figlio, figlio, amoroso giglio! Figlio, chi dà consiglio al cor me' angustiato? Figlio occhi iocundi, figlio, co' non respundi? Figlio, perché t'ascundi al petto o' sì lattato?". "Madonna, ecco la croce, che la gente l'aduce, ove la vera luce déi essere levato". "O croce, e que farai? El figlio meo torrai? E que ci aponerai, che no n'à en sé peccato?". "Soccurri, plena de doglia, cà 'l tuo figliol se spoglia; la gente par che voglia che sia martirizzato". "Se i tollit'el vestire, lassatelme vedere, com'en crudel firire tutto l'ò ensanguenato". "Donna, la man li è presa, ennella croc'è stesa; con un bollon l'ò fesa, tanto lo 'n cci ò ficcato. L'altra mano se prende, ennella croce se stende e lo dolor s'accende, ch'è plu multipiicato. Donna, li pè se prènno e clavellanse al lenno; onne iontur'aprenno, tutto l'ò sdenodato". "Et eo comenzo el corrotto; figlio, lo meo deporto, figlio, chi me tt'à morto, figlio meo dilicato? Meglio aviriano fatto ch'el cor m'avesser tratto, ch'ennella croce è tratto, stace desciliato!". "O mamma, o' n'èi venuta? Mortal me dà' feruta, cà 'l tuo plagner me stuta, ché 'l veio sì afferato". "Figlio, ch'eo m' aio anvito, figlio, pat'e mmarito! Figlio, chi tt'à firito? Figlio, chi tt'à spogliato?". "Mamma, perché te lagni? Voglio che tu remagni, che serve mei compagni, ch'êl mondo aio aquistato". "Figlio, questo non dire! Voglio teco morire, non me voglio partire fin che mo 'n m'esc' el fiato. C'una aiàn sepultura, figlio de mamma scura, trovarse en afrantura mat'e figlio affocato!". "Mamma col core afflitto, entro 'n le man' te metto de Ioanni, meo eletto; sia to figlio appellato. Ioanni, èsto mea mate: tollila en caritate, àginne pietate, cà 'l core sì à furato". "Figlio, l'alma t'è 'scita, figlio de la smarrita, figlio de la sparita, figlio attossecato! Figlio bianco e vermiglio, figlio senza simiglio, figlio, e a ccui m'apiglio? Figlio, pur m'ài lassato! Figlio bianco e biondo, figlio volto iocondo, figlio, perché t'à el mondo, figlio, cusì sprezzato? Figlio dolc'e placente, figlio de la dolente, figlio àte la gente mala mente trattato. Ioanni, figlio novello, morto s'è 'l tuo fratello. Ora sento 'l coltello che fo profitizzato. Che moga figlio e mate d'una morte afferrate, trovarse abraccecate mat'e figlio impiccato!".

Transcript

  • 1. Prima metà del Duecento Scuola siciliana Poesia religiosa Lett.didattico-moralegg. Rimatori in lingua d’oc
  • 2. La letteratura religiosa
    • Definizione: letteratura che trova espressione in forme piuttosto diverse: inni, laudari, prediche, exempla, agiografie
    • La letteratura medievale presenta quasi sempre una forte componente religiosa MA...
    • Si definisce letteratura religiosa quella nella quale il fine religioso è preminente
  • 3. Il primo testo: le laudes creaturarum
    • O Cantico di Frate Sole: primo testo letterario in volgare, destinato anche agli indotti e pensato per la fruizione orale
    • Ma…non è un testo rozzamente popolaresco:
    • Presenta:Echi dai salmi, dai testi biblici, dall’Apocalisse
    • Non è in versi ma è un Ritmo (prosa ritmata da assonanze etc.)(vedi ritmo laurenziano, ritmo cassinese etc.)
    In origine c’è Francesco…1224 circa
  • 4.
    • La concezione della natura in Francesco di Assisi( Cantico di Frate Sole)
    • Gli elementi naturali sono testimonianza della divinità che li ha creati
      • Non contengono significati simbolici, ma sono definiti con tratti essenziali nelle loro caratteristiche concrete e nella loro funzione in rapporto all’uomo
  • 5.
    • Massimo rilievo alle cose create > per lodare il Creatore
    • Accettazione della NATURA nella sua totalità (compresa la morte)
    • Francesco propone un rapporto elementare con l’ambiente, non la sua trasformazione ad opera dell’uomo (linea in contrasto con i valori della società urbana)
  • 6. Francesco scrittore e Francesco personaggio...
    • Letteratura francescana (agiografica)
    • Intorno alla affascinante figura di Francesco fiorisce ben presto un’ampia serie di storie che ne raccontano la vita e le intenzioni
    • Prime biografie (Tommaso da Celano, in latino)
    • Fioretti (anneddoti riguardanti la vita di F. tradotti liberamente da un originale latino del Duecento> Acta beati Francisci...)
    • >esprimono lo spirito originario del francescanesimo, la speranza di rinnovamento
  • 7. I Fioretti di S.Francesco
    • 53 capitoletti composti tra 1370 e 1390 da anonimo toscano
    • narrano miracoli ed esempi edificanti sulla vita del santo e di alcuni suoi seguaci
    • seguono il modello agiografico
  • 8. il lupo di Gubbio
    • Raccoglie motivi preesistenti nella cultura medievale
      • Concezione magico-simbolica del rapporto uomo –natura
      • Elementi folklorici
      • Intenzioni edificanti della tradizione agiografica
    • D’altra parte…
      • Trasfigura in favola specifiche condizioni storico-sociali (rapporti città-campagna, il bando)
    Dai Fioretti Cap XXI in nota
  • 9. Il lupo di Gubbio : persistenza della simbologia morale e complessità
    • Città terrorizzata da un animale devastatore (nei bestiari LUPO = RAPACITA’, INGANNO, DIAVOLO)
    • Intervento miracoloso (segno di croce) del santo
    • Patto di pace di cui Francesco si fa mediatore (SANTO = EROE)
    Elementi tipici dell’agiografia altomedievale (cfr. S.Marcello e il drago di Venanzio Fortunato) MA...
  • 10. Si introducono elementi nuovi:
    • Nell’ottica di una contrapposizione città/campagna, il lupo appare come un “aggressore” perché “bandito dalla città” (eretico? Nobile esiliato?) che il santo riconcilia con la società
    TRASFIGURAZIONE FAVOLISTICA DI CONCRETE CONDIZIONI STORICO-SOCIALI (rapporti città/contado, città/”banditi”)
  • 11. L’ordine francescano dopo la morte di Francesco
    • Spirituali: predicano la rigorosa fedeltà agli insegnamenti di Francesco e quindi la rinuncia ad ogni forma di possesso materiale*
    • Conventuali: più “morbidi” e disposti a cercare compromessi col “mondo”
      • * tra questi i fraticelli , spirituali ribelli, accusarono il papa di eresia per le sue ricchezze e furono perseguitati, messi al rogo, dispersi
  • 12.  
  • 13. La letteratura religiosa più convenzionale Si concentra sui “novissimi” la morte, la sorte dell’anima, il giorno del giudizio; oppure sul tema del dolore fisico
  • 14. La lauda
    • Componimento poetico di argomento sacro che ricalca lo schema metrico della ballata profana o del contrasto (solista + coro)
      • Nasce con il Movimento dell’Alleluja (1233)
        • Francescani spirituali che attirano folle estatiche per le strade dell’Umbria, poi del Nord Italia
      • Si collega alla devozione dei Flagellanti di Ranieri Fasani (1260)
        • attendono la Terza Età dello Spirito, secondo le profezie di Gioacchino da Fiore
        • Riuniti in confraternite, compiono esaltati pellegrinaggi in penitenza e mortificazione, componendo laude sullo schema della canzone a ballo
      • La lauda “drammatica” o dialogata è ulteriore sviluppo in senso teatrale
      • A fine ‘200 le confraternite raccolgono le laude in Laudari anonimi
  • 15. Jacopone da Todi (laudario con 103 componimenti di sicura attribuzione)
      • 1236-1306
      • Notaio, della nobile famiglia Benedetti
      • Conversione-1268 determinata dalla morte della moglie per il crollo di un pavimento: addosso portava il cilicio
      • 1278 Entra nell’ordine francescano e si schiera con gli SPIRITUALI
      • Si allea con i Colonna e nel Manifesto di longhezza (1297) dichiara decaduto il papa
      • Aspra lotta contro Bonifacio VIII che lo scomunica e, dopo la cattura all’assedio di Palestrina, lo fa imprigionare
    • Esasperazione delle scelte di Francesco in senso molto convenzionale in direzione della condanna del corpo
  • 16. Caratteri delle laude di Jacopone
    • Taglio personale (dialogo con se stesso, strumento di intervento nelle questioni politiche e religiose)
      • Es. Oi papa Bonifazio, quant’hai iocato al monno
    • Uso 1^ persona
    • Estremismo ideologico, religioso, morale
    • Misticismo infuocato – Annullamento in Dio – Santa pazzia (odio per ciò che ostacola l’ascesa >il corpo, il peccato, mai compatito).
      • VIGORE STILISTICO
  • 17. O Signor, per cortesia LXXXI
    • O Signor, per cortesia,
    • manname la malsanìa! =lebbra
    • A mme la freve quartana , …anafora
    • la contina e la terzana,
    • la doppla cotidiana
    • co la granne ydropesia .
    • A mme venga mal de dente ,
    • mal de capo e mal de ventre ;
    • a lo stomaco dolur' pognenti
    • e 'n canna la squinanzia. = in gola l’angina
    • Mal dell'occhi e doglia de flanco
    • e la postema al canto manco; = ascesso
    • tiseco me ionga enn alto = la tisi mi colpisca ai polmoni
    • e d'onne tempo fernosìa. = frenesia, delirio
    • Aia 'l fecato rescaldato ,
    • la melza grossa e 'l ventr'enflato
    • e llo polmone sia 'mplagato
    • cun gran tòssa e parlasia. = paralisi
  • 18.
    • A mme venga le fistelle = fistole
    • con migliaia de carvuncilli, = bubboni
    • e li granci se sian quelli = e i cancri siano tali
    • che tutto replen ne sia.
    • A mme venga la podraga = podagra, gotta
    • (mal de cóglia sì me agrava), = male ai testicoli mi tormenti
    • la bisinteria sia plaga
    • e le morroite a mme sse dìa.
    • A mme venga 'l mal de l' asmo ,
    • iongasecce quel del pasmo; = spasmo (crisi cardiaca)
    • como a can me venga el rasmo, = cimurro, prurito
    • entro 'n vocca la grancia. = un’ulcera
    • A mme lo morbo caduco
    • de cadere enn acqua e 'n foco
    • e ià mai non trovi loco,
    • che eo afflitto non ce sia.
    • A mme venga cechetate ,
    • mutezza e sordetate ,
    • la miseria e povertate
    • e d'onne tempo entrapparìa. = rattrappimento
  • 19.
    • Tanto sia 'l fetor fetente > figura etimologica
    • che non sia null'om vivente,
    • che non fuga da me dolente,
    • posto en tanta enfermaria. = infermità
    • En terrebele fossato,
    • che Riguerci è nomenato,
    • loco sia abandonato
    • da onne bona compagnia.
    • Gelo, grando e tempestate,
    • fulgure, troni e oscuritate;
    • e non sia nulla aversitate,
    • che me non aia en sua bailìa.
    • Le demonia enfernali
    • sì mme sian dati a menestrali, = servitori
    • che m'essèrcino en li mali,
    • ch'e' ho guadagnati a mea follia.
    • Enfin del mondo a la finita
    • sì mme duri questa vita
    • e poi, a la scivirita, = alla separazione (dal corpo)
    • dura morte me sse dìa.
  • 20.
    • Allegom'en sseppultura = mi scelgo come sepoltura
    • un ventr'i lupo en voratura = che mi ha divorato
    • e l'arliquie en cacatura = e come reliquie le feci
    • en espineta e rogarìa. = in spine e rovi
    • Li miracul' po' la morte,
    • chi cce vene aia le scorte = chi viene lì abbia compagnia
    • e le deversazioni forte = di spiriti e tormenti violenti
    • con terrebel fantasia.
    • Onn'om che m'ode mentovare = nominare
    • sì sse deia stupefare
    • e co la croce sé segnare,
    • che reo escuntro no i sia en via. = perché io non gli sia un cattivo incontro Signor meo, non n'è vendetta =espiazione sulla via
    • tutta la pena ch'e' aio ditta,
    • ché me creasti en tua diletta = con il tuo amore
    • et eo t'ho morto a villania. = ti ho ucciso con ingratitudine
  • 21. La frontiera vitamorte
    • Una rappresentazione sempre più cupa e insistente del patimento fisico
    • La morte è vista come distruzione, mai come passaggio alla vita gloriosa
    • Topos della brevità dell’esistenza e dell’ubi sunt
      • Contraddizione tra l’accresciuto tenore di vita e la permanenza di una coscienza religiosa
  • 22. Quando t'alegri, omo d'altura
    • Quando t'alegri, omo d'altura,
    • va' puni mente a la seppultura;
    • e loco puni lo to contemplare,
    • e ppensate bene che tu dì' tornare
    • en quella forma che tu vidi stare
    • l'omo che iace en la fossa scura.
    • "Or me respundi, tu, om seppellito,
    • che cusì ratto d'esto monno èi 'scito:
    • o' so' li be' panni, de que eri vestito,
    • cà ornato te veio de multa bruttura?".
    Jacopone Dialogo fra un vivo e un morto
  • 23.
    • "O frate meo, non me rampugnare,
    • cà 'l fatto meo te pòte iovare!
    • Poi che parenti me fêro spogliare,
    • de vil celizio me dèr copretura".
    • "Or ov'è 'l capo cusì pettenato ?
    • Con cui t'aregnasti, che 'l t'à sì pelato?
    • Fo acqua bullita, che 'l t'à sì calvato?
    • Non te ci à opporto plu spicciatura!".
    • "Questo meo capo, ch'e' abi sì biondo,
    • cadut'è la carne e la danza dentorno ;
    • no 'l me pensava, quanno era nel mondo!
    • Cantanno, ad rota facìa saltatura!".
  • 24.
    • "Or o' so' l'occhi cusì depurati ?
    • For de lor loco sì se so' iettati;
    • credo che vermi li ss'ò manecati ,
    • de tuo regoglio non n'àber pagura".
    • "Perduti m'ò l'occhi con que gìa peccanno,
    • aguardanno a la gente, con issi accennando.
    • Oi me dolente, or so' nel malanno,
    • cà 'l corpo è vorato e l'alma è 'n ardura ".
  • 25.
    • Or uv'è lo naso c'avì' pro odorare?
    • Quigna enfertate el n'à fatto cascare?
    • Non t'èi potuto da vermi adiutare,
    • molt'è abassata esta tua grossura".
    • " Questo meo naso, c'abi pro oddore,
    • caduto m'ène en multo fetore ;
    • no el me pensava quann'era enn amore
    • del mondo falso, plen de vanura".
    • " Or uv'è la lengua cotanto tagliente?
    • Apri la bocca, se ttu n'ài neiente.
    • Fòne truncata oi forsa fo 'l dente
    • che te nn'à fatta cotal rodetura?".
    • " Perdut'ho la lengua, co la qual parlava
    • e mmolta descordia con essa ordenava;
    • no 'l me pensava quann'eo manecava,
    • el cibo e 'l poto oltra mesura".
  • 26.
    • " " Or cludi le labra pro denti coprire ,
    • ché par, chi te vede, che 'l vogli schirnire.
    • Pagura me mitti pur del vedere;
    • càiote denti senza trattura".
    • "Co' cludo le labra, ch'e' unqua no l'aio ?
    • Poco 'l pensava de questo passaio.
    • Oi me dolente, e como faraio,
    • quann'eo e l'alma starimo enn arsura?".
    • "Or o' so' le braccia con tanta fortezza
    • menacciando a la gente, mustranno prodezza?
    • Raspat'el capo, se tt'è ascevelezza,
    • scrulla la danza e ffa portadura".
    • La mea portadura se ià' 'n esta fossa;
    • cadut'è la carne, remase so' l'ossa
    • et onne gloria da me ss'è remossa
    • e d'onne miseria 'n me a rempletura".
  • 27.
    • Or lèvat'en pede , ché molto èi iaciuto,
    • acónciate l'arme e tòite lo scuto,
    • ch'en tanta viltate me par ch'èi venuto,
    • non pò' comportare plu questa afrantura".
    • " Or co' so' adasciato de levarme en pede?
    • Chi 'l t'ode dicere mo 'l te sse crede!
    • Molto è l'om pazzo, chi non provede
    • ne la sua vita <'n> la so finitura&quot;.
    • &quot; Or clama parenti, che tte veng'aiutare,
    • che tte guardin da vermi, che tte sto a ddevorare;
    • ma fòr plu vivacce venirte a spogliare,
    • partèrse el podere e la tua amantatura&quot;.
    • &quot;No i pòzzo clamare, cà sso' encamato,
    • ma fàime venire a veder meo mercato;
    • che me veia iacere cului ch'è adasciato
    • a comparar terra e far gran clusura&quot;.
    • &quot; Or me contempla, oi omo mundano;
    • mentr'èi 'n esto mondo, non essar pur vano!
    • Pènsate, folle, che a mmano a mmano
    • tu sirai messo en grann'estrettura&quot;.
  • 28. la letteratura religiosa si concentra intorno a immagini orrorose
    • Jacopone, la descrizione della Passione di Cristo in Donna de Paradiso
      • Trasferisce la passione dal piano dottrinale a quello teatrale
      • “ abbassa” la divinità al piano umano favorendo l’identificazione attraverso il lessico popolare e la violenta espressività
        • Familiarizzazione del divino
    Donna de Paradiso