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Pirati in mare
 

Pirati in mare

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    Pirati in mare Pirati in mare Presentation Transcript

    • Pirati in mare Analisi della pirateria somala
    • Che cos’è? • La pirateria marittima consiste nell’ assedio di una nave con l’obiettivo di commettere un furto o altro crimine usando ogni mezzo. • Negli ultimi decenni gli attacchi dei pirati si sono concentrati in importanti vie di comunicazione marittima: • Stretto di Malacca • Sud est asiatico • Somalia • Africa occidentale • Centro e Sud America • La motivazione va ricercata nell’ aumento del commercio internazionale legato alla globalizzazione. Ci sono sempre più navi che circolano nei mari con carichi di ogni tipo (merci e risorse).
    • Profilo dei pirati • Esistono due tipologie di pirateria: Criminale Terroristica •Condotta da gruppi più o meno •Motivata da ideologie politiche. organizzati. •Deve creare imbarazzo per i •Non è mossa da ideologie Governi. politiche. •Deve attirare i mass-media. •Occasionale e piccolo •Esercita violenza fisica. cabotaggio •Una quota dei riscatti va a finanziare i successivi attacchi. • Spesso c’è una connessione tra la pirateria criminale e quella mossa da organizzazioni politico-terroristiche, la quale si serve di piccoli gruppi di pirati non organizzati per finanziare il proprio movimento. • Ogni organizzazione (criminale o terroristica) ha una base a terra che si occupa del reclutamento e negozia il riscatto (armi, soldi e protezione dei militanti).
    • La pirateria somala • La pirateria somala nasce come reazione nei confronti di pescatori e mercantili nelle acque territoriali per l’approvvigionamento di beni e risorse. • Evoluzione: Azione di protesta di Attacco nei confronti dei Costituzione di gruppi gruppi non organizzati pescatori somali semi-organizzati, ciclicità degli eventi, la richiesta di riscatto per beni e persone • Dal 1991 ad oggi la crescita del fenomeno è la risultante di numerosi fattori. L’aumento degli attacchi a largo della costa somala ha reso quelle vie marittime le più pericolose al mondo. • Il successo degli attacchi è dovuto: • alla mancanza di politiche di sviluppo • alla posizione geografica • inadeguatezza di politiche internazionali
    • Mancanza di politiche di sviluppo • Instabilità politica nel Corno d’ Africa - disintegrazione dello Stato e collasso economico 2000 – 2002 attacchi nella regione a sud est del Mar Rosso, nella zona di Djibouti 2002 – 2004 gli attacchi aumentano e si spostano nel Golfo di Aden a causa della militarizzazione di Djibouti 2004 – 2006 gli attacchi, ora concentrati nell’ Oceano Indiano, diminuiscono a causa dell’ invasione dell’ Eritrea, l’ istituzione della Corte Islamica e lo Tsunami 2006 – 2008 gli attacchi sono concentrati in due aree geografiche: a) nel Golfo di Aden, vicino lo Yemen; b) nell’ Oceano Indiano di fronte Mogadiscio. La frequenza e l’ intensità degli attacchi aumenta notevolmente. A causa dei conflitti interni ed esterni al Paese solo nel 2008 c’è stato un incremento del 200% rispetto al 2007. Alle navi viene raccomandato di mantenere una distanza di 200 miglia nautiche dalle coste somale
    • Posizione geografica • Il Golfo di Aden è una zona importante, infatti attraverso il canale di Suez passano gran parte delle navi che trasportano merci a livello internazionale. • Nel Corno d’Africa si delineano anche altre dinamiche legate alle rotte delle materie prime iraniane e merci asiatiche. • Con 3.025 km di costa, le insenature e le scogliere fungono da base ai pirati. • Le città con la più alta concentrazione di pirati sono Eyl(porto) e Harardhere (a 20 km circa dal mare) • Altre basi operative e logistiche si trovano nello stretto di Bab al-Mandab (32 km), costituto da un piccolo arcipelago di 300 isole.
    • Inadeguatezza di politiche internazionali • La pirateria è un fenomeno storico, presente sin dai tempi dei Romani. Le soluzioni per contrastarlo hanno sempre riguardato azioni di natura politico-militare: pressione politica nei confronti degli Stati che ospitano i pirati, e intervento militare per debellarne le basi. • … Ma di fronte ad un attacco, quale Stato ha l’ obbligo di intervento? E può essere considerato responsabile per un eventuale danno arrecato? La soluzione militare non risolve il delicato problema di diritto internazionale su quale Stato è chiamato a intervenire dopo un attacco, in quanto le navi hanno diverse nazionalità, le merci sono destinate a più Stati e l’ equipaggio è spesso multietnico. • Per ovviare a questo le Nazioni Unite hanno dato mandato ad alcuni Stati l’obbligo di intervento, ma resta il fatto che nel diritto internazionale non ci sono incentivi adeguati per promuovere una lotta alla pirateria, ma solo norme che tutelano la navigazione marittima: • 1982 “United Nations Convention on the Law of the Sea”. Sea” La pirateria viene considerata un atto criminale • 1988 “Convention for the Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation”. Navigation” viene ribadito che la pirateria va considerata come atto criminale criminale • 2008 “Risoluzioni ONU 1814, 1816, 1838, 1846, 1851”. 1851” Si autorizzano interventi militari a protezione della navigazione navigazione
    • Metodologia • Le operazioni dei pirati somali mostrano un’ elevata capacità tattica e operativa, sono in grado di sfruttare l’effetto sorpresa e bloccare le navi in tempi molto rapidi. • E’ possibile suddividere l’ attacco in 4 fasi: Monitoraggio Selezione Assalto Riscatto e Negoziazione
    • Monitoraggio • I pirati monitorano le navi e le imbarcazioni nei porti e in mare. • Intercettano le comunicazioni via radio. • Collezionano le informazioni sulle rotte, utilizzando i siti web delle compagnie navali. • Si affidano al network dell’ equipaggio per collezionare informazioni aggiuntive sul cargo, orari e rotte alternative.
    • Selezione • La nave che deve essere assaltata viene selezionata sulla base di alcuni parametri: • Tipologia di imbarcazione (piccola – media – grande) • Numero dell’ equipaggio • Sistema di difesa predisposto dall’ armatore • Presenza di forze navali militari nell’ area dell’ assalto • Localizzazione, preferibile se < 200 miglia • Ormeggiata – Ancorata – In movimento • Target ad alto rischio: navi cargo, cisterna, turistiche. • Target a rischio medio: imbarcazioni utilizzate per il commercio. • Target a basso rischio:yacht.
    • Assalto • Le tecniche di assalto prevedono: • l’effetto sorpresa; • l’inganno, fingendosi imbarcazioni in difficoltà. • Il gruppo dei pirati è costituito da 10–30 persone. i pirati inseguono la nave da assalire utilizzando piccole imbarcazioni di legno o motoscafi, catturano l’ attenzione dell’ equipaggio sparando granate verso prua, con lo scopo di intimidire e rallentare la velocità dell’ imbarcazione se in movimento, bloccando successivamente la nave in un punto morto. Un primo gruppo sale a bordo utilizzando corde/scale consentendo poi agli altri un accesso rapido. Spesso sono scortati da un’ imbarcazione madre, di difficile individuazione, che trasporta armi, sistemi di comunicazione, carburanti e viveri. • Le armi usate dai pirati: Kalašnikov AK-47 e granate RPG
    • Negoziazione e riscatto • Generalmente la negoziazione comprende l’appropriazione dei beni e/o il pagamento di un riscatto richiesto. • Spesso la negoziazione è complicata perché sono coinvolti più attori: a)proprietario della nave, b)il proprietario del cargo, c)la nazionalità della nave e dell’ equipaggio, d)le assicurazioni. • Nel 2008 le somme richieste per il riscatto: 500.000 US$ - 15.000.000 US$ ed è in funzione: del valore della nave – valore del cargo – valore dell’ equipaggio. • La somma richiesta inizialmente è alta, tende poi a diminuire per i tempi e gli attori coinvolti durante la negoziazione. Generalmente viene trasferita elettronicamente presso un conto in Kenya o per mezzo di contanti. Viene così ripartita: 20% al capo dell’ organizzazione 20% investito per nuove azioni 30% ai pirati 30% associazioni vicino all’ organizzazione
    • Impatto economico • Ogni azione di pirateria ha un impatto economico complesso, che deve tener conto di un: • IMPATTO DIRETTO: che è la somma richiesta per il riscatto, e la spesa per l’intervento militare. • IMPATTO INDIRETTO: il rallentamento dei traffici marittimi nella zona con il ritardo nella consegna delle merci, e l’incremento delle polizze assicurative per le rotte a rischio*. • IMPATTO AMBIENTALE: l’ eventuale danneggiamento della nave con la fuoriuscita di idrocarburi e altre risorse trasportate. * Le compagnie assicurative hanno classificato il Golfo di Aden come una zona di guerra. I costi, al 2008, per un passaggio nella regione sono passati da una media di US$ 900/giorno a US$ 9.000/giorno.
    • Attacchi 2007 2008 2009 – Q1 • Nel Golfo di Aden nel corso del 2008 ci sono stati: 111 attacchi, 42 sequestri, 2 morti, 815 ostaggi
    • Combined Task Force e le altre forze • Sono dispiegate circa 20 navi militari di vari Paesi che si incrociano al largo del golfo di Aden. L’Unione Europea è presente da dicembre 2008 con una propria flotta, per la missione Eunavfor-Atalanta, la prima operazione navale militare dell’UE, che ha sostituito la Nato nella scorta alle navi cargo del World Food Programme (Wfp). L’area del Corno d’ Africa era già presidiata dalla Combined Task Force 150, impiegata alla lotta internazionale al terrorismo e sicurezza marittima. Partecipano: Canada, Danimarca, Francia, Germania, Pakistan, Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia, Italia, Nuova Zelanda, Portogallo, Spagna, Turchia. L’ attività è coordinata dalla US Navy’s Fifth Fleet. • Dicembre 2008 la Cina si unisce alla lotta contro la pirateria somala con tre navi DDG-171 Haikou, DDG-169 Wuhan, e la Weishanhu (per la Cina è la prima missione in acque diverse dal Pacifico) • Gennaio 2008 il Giappone partecipa alla lotta impegando due navi: Sazanami e Samidare • Marzo 2009 la Russia ha offerto il suo supporto inviando la Neustrashimy Nonostante siano presenti nel Golfo di Aden le più forti marine militari mondiali, • queste forze da sole non sono sufficienti a pattugliare l’ area e garantire una sorveglianza continua. Russia, Cina, India, Iran e, Giappone, hanno agito in via essenzialmente autonoma, a tutela dei propri interessi commerciali e geostrategici.
    • Scenari • Difficilmente la pirateria verrà risolta, sarà sempre un problema da affrontare in più parti del mondo. • La pirateria, però ha assunto le caratteristiche di una minaccia globale e come tale richiede una risposta altrettanto globale. Gli sforzi della comunità internazionale si stanno concentrando verso una maggiore garanzia delle zone a rischio con soluzioni cooperative e condivise, sia in campo militare che legislativo. • Per quanto concerne la Somalia, l’ aumento esponenziale del fenomeno è dovuto principalmente all’ assenza di controllo nelle politiche di Governo. E’ necessario pertanto risolvere prima il problema dell’ instabilità e tornare a controllare totalmente il territorio. A tale scopo l’Unione Europea a fine aprile 2009 ha stanziato 138 milioni di euro per aiutare il Paese a lottare contro la pirateria e a uscire da quasi un ventennio di caos. 60 milioni di euro, sono destinati a sostenere le forze dell’ordine locali e la missione dell’Unione Africana AMISOM. • Nel breve periodo è comunque necessario continuare ad adottare misure di deterrenza e contenimento, impiegando le forze di sicurezza militare e quella di sicurezza privata impiegate a bordo.