Idee sul federalismo fiscale

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Ricerca di approfondimento di Diritto Amministrativo, Città Studi - Biella

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  • 1. Idee sul FEDERALISMO FISCALE Approfondimento di Diritto Amministrativo Docente: Prof. Franco Gaboardi Curato da Alex Menietti Marta Guardino Elena Torriani Matteo Graziano Emanuele Milan
  • 2. Cos'è il federalismo Il federalismo fiscale è una dottrina economico-politica destinata ad instaurare una proporzionalità diretta tra le imposte riscosse in una determinata area territoriale del Paese, nel nostro caso le Regioni, e quelle effettivamente utilizzate dall'area stessa. Inoltre, solitamente, questo viene accompagnato anche da un generale processo di riduzione delle competenze dello Stato e la loro contemporanea attribuzione alle Regioni ed agli enti locali. Il federalismo fiscale è senza dubbio uno dei temi più dibattuti a livello amministrativo e politico degli ultimi anni. Il dibattito, a dir la verità, è iniziato molto tempo fa. Trascurando i dibattiti dell'800, è bene soffermarsi invece sui tempi moderni: del federalismo se ne parla dagli anni Ottanta, ovvero dopo dieci anni dal riconoscimento effettivo dell'autonomia delle Regioni. A tal proposito sono due i principali filoni che possono essere presi in esame: quelli di Gianfranco Miglio e di Bruno Trentin.
  • 3. Il “criptofederalismo” Miglio credeva in una linea molto più rivoluzionaria , in quanto a suo avviso l'accentramento amministrativo aveva provocato effetti devastanti nel sistema politico italiano. Partendo dalle leggi di unificazione del Regno d'Italia – secondo lui - si è sempre deciso di estendere le disposizioni piemontesi a tutto il Paese , mantenendo un ordinamento amministrativo inadeguato quanto inefficiente: molti dei territori percepivano le istituzioni come se fossero “straniere” e, ben più importante, le leggi che venivano emanate dal Parlamento venivano interpretate in modo diverso a seconda del contesto territoriale . Miglio utilizza una similitudine per illustrare questa situazione: è come “far indossare a un gigante il vestito di un nano”. Così, mentre la politica e l'amministrazione mantenevano il centralismo, l'Italia rimaneva sgretolata in tante realtà locali differenti l'una dall'altra: era il federalismo che, negato in nome dell'unità d'Italia, veniva a galla come “criptofederalismo”.
  • 4. Il “governo del territorio” Il secondo filone di pensiero era invece quello di Bruno Trentin, che riteneva necessario arrivare al “federalismo democratico” partendo dall'autonomia in mano alle Regioni. Il primo passo è quello più importante e radicale: è necessario un deciso decentramento fiscale e amministrativo, riducendo così quelle che sono le competenze delle burocrazie centrali . Su questa strada si potrebbero così assegnare, successivamente, nuovi poteri legislativi alle Regioni e l'attuazione di articolazioni democratiche, facendo qui riferimento al “governo del territorio” . In pratica, secondo Trentin, è necessario un forte decentramento, che molto probabilmente va ben oltre alla riforma del Titolo V del 2001. Sulla base di questo federalismo è poi necessario ridefinire anche i “grandi soggetti politici”, tra cui anche il suo tanto amato sindacato.
  • 5. Origini del federalismo Entrambi i personaggi sono stati, nel corso degli anni, nostri legislatori. Miglio è stato deputato e poi senatore, dal 1992 al 2001, invece Trentin dal 1963 al 1968 è stato deputato e dal 1999 al 2004 eurodeputato. E' proprio partendo dalle loro teorie e dai loro sforzi che la politica ha mostrato sempre più interesse verso il federalismo fiscale . Il primo passo, anche se molto timido, è stato fatto nel 2001, con la riforma del titolo V della Costituzione. Il tema è stato poi ripreso dopo qualche anno con la bozza Giarda del 2006, prima, e con un disegno di legge l'anno dopo. Ma anche in questo caso nulla di fatto. Anche il ddl d'iniziativa del Consiglio regionale della Lombardia ha avuto poca fortuna. Successivamente due bozze firmate da Calderoli e infine, nel 2009, il federalismo fiscale: è la legge 42 del 5 maggio. Il principale motivo amministrativo per cui si è tanto lavorato su questa tema è l'idea comune che solo riallineando entrate ed uscite si possano responsabilizzare gli Enti locali. Si pensi che nel 1990 gli Enti Locali gestivano circa il 30% della spesa pubblica e solo l'8% delle entrate tributarie totali. Da allora le spese sono sempre rimaste su quelle cifre, e per tentare di riequilibrare la situazione si sono aumentati in percentuale i tributi, fino a toccare il 22% circa.
  • 6. Legge n. 42 / 2009 La L42/09, tuttavia, non fa altro che gettare i principi base su cui si baserà la vera disposizione: a tal proposito dovremo attendere i decreti legislativi che dovranno essere fatti entro i prossimi due anni. Tra i principi cardine di questa legge possiamo notare: 1. Istituzione delle Città Metropolitane per le zone dei Comuni di Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria. Queste non dovranno comportare maggiori o nuovi oneri per l'amministrazione. Nel momento in cui verranno a crearsi le città metropolitane cesseranno di esistere le corrispettive Province. Inoltre premi per le amministrazioni più virtuose, malus per le peggiori. PRO : si porta a termine l'istituzione delle Città Metropolitane e si introducono criteri di “buon'amministrazione”. CONTRO : istituendo le città metropolitane, cesseranno di esistere le province. E' l'inizio dell'abolizione di questi Enti o solo la creazione di un doppione?
  • 7. Legge n. 42 / 2009 2. Fondo perequativo, che servirà a sostenere le Regioni con minor capacità fiscale per abitanti : serve a garantire un livello di prestazione minimo essenziale. I fondi vengono concessi senza vincolo di destinazione. Un ulteriore fondo perequativo servirà invece agli Enti Locali, Comuni e Province/Città Metropolitane. PRO : il fondo perequativo è previsto in tutti i federalismi fiscali di nostra conoscenza. CONTRO : fondi senza vincolo di destinazione, potrebbero divenire uno spreco se in mano a cattivi amministratori?
  • 8. Legge n. 42 / 2009 3. Abolizione della spesa storica, in favore dei costi standard. Mentre fino ad oggi i finanziamenti venivano fatti in base a quelli precedenti, cioè dando più o meno soldi rispetto all'ultimo fondo stanziato, con il federalismo si passerà ad assegnare un valore standard: la Regione, quindi, riceverà una cifra adeguata a ciò che deve fornire, indipendentemente da quanto spendeva in precedenza. Ci saranno cinque anni di transizione per adeguarsi, che inizieranno a decorrere da quando lo stabilirà un apposito decreto legislativo. PRO : si evitano inutili sprechi, sempre stati a favore dei cattivi amministratori. CONTRO : secondo Gilberto Muraro de Lavoce.info, bisogna fare “attenzione a non impostare complessi e probabilmente inconcludenti sistemi di valutazione microanalitica degli standard fisici e monetari in gioco. Conviene realisticamente adottare, sull'esempio della sanità, un approccio macroeconomico, con un dato monetario nazionale, scelto in sede politica, e coefficienti correttivi territoriali di natura tecnica. L'auspicio è che si cominci a ragionare in questi termini anche per assistenza, istruzione e trasporto locale”.
  • 9. Legge n. 42 / 2009
    • 4. Le Regioni si finanzieranno sia tramite la compartecipazione al gettito delle imposte erariali , sia tramite tre tipi di tributi:
    • tributi propri, istituiti con legge regionale;
    • tributi propri derivati, istituiti e regolati da legge statale, può variare solo l'aliquota;
    • aliquote riservate a valere sulle basi imponibili dei tributi statali e con i tributi propri.
    • PRO : maggiore autonomia per Regioni ed enti locali, che potranno ricevere direttamente alcuni tributi.
    • CONTRO : l'autonomia pare ancora minima pensando a un sistema di federalismo puro. Tranne che i successivi decreti legislativi cambino radicalmente il sistema, molto probabilmente si continuerà sulla falsa riga della tassazione attuale: quindi, i cittadini, pagano principalmente tasse allo Stato.
  • 10. Le Opinioni Dato che, come abbiamo visto, attualmente la L42/09 non fa altro che dettare le linee guida per i prossimi decreti legislativi, abbiamo ritenuto interessante approfondire la questione interpellando uno dei deputati della maggioranza in Parlamento, l'On. Buonanno. Per non rischiare di entrare eccessivamente nella sfera politica, abbiamo anche ripreso un video da YouTube di un senatore dell'opposizione, il Sen. Sanna, che spiega come questa riforma sia condivisibile da tutti e necessaria per attuare l'art. 119 della Costituzione.
  • 11. Intervista all' On. Buonanno 1. Quali benefici può dare il federalismo fiscale approvato? Parlando terra terra, il federalismo fiscale può portare che se oggi una tac al nord costa 10, per fare un esempio, al sud non può costare 30 e un appalto al nord costa 10 e al sud non può costare 50. Se per far funzionare una Regione, la Sicilia ha più di 20.000 impiegati, non può la Lombardia averne 5.000. E' evidente che ci sono delle disfunzioni. Allora noi diciamo: “Tu hai molti più dipendenti perché pensi sia giusto così? Ricorda però che il tuo badget è quello. Puoi anche prenderne 50.000 di dipendenti, ma poi te li devi pagare da te”.
  • 12. Intervista all' On. Buonanno 2. Uno dei punti più importanti di questa legge, a mio avviso, è l'abbandono della spesa storica... La spesa storica si basa su questo principio assurdo: fino a oggi, chi più ha speso, più ha preso soldi. Se uno spendeva 10 perché costava 10, e uno spendeva 50, a quest'ultimo gli veniva dato 50. Il costo standard è invece una spesa mediata, ovvero la media di quello che si spende per la stessa cosa nelle varie zone d'Italia. Si badi bene che non è ancora il massimo raggiungibile, ma perlomeno si incomincia a diminuire le continue richieste da una certa parte d'Italia, anche nel Nord. Ci sono amministrazioni che spendono il giusto ed altre che sono spendaccione. Non saranno nemmeno più ricandidati gli amministratori che portano il dissesto finanziario nei Comuni o negli altri Enti.
  • 13. Intervista all' On. Buonanno 3. Con il nascere delle città metropolitane verranno a sparire le corrispettive province. Inoltre i Comuni fuori dalla fascia metropolitana potranno chiedere di essere annessi ad altre province qualora non vogliano sottostare alla città metropolitana. Tutto questo non rischia di trasformare la città metropolitana un po' in un doppione della provincia? Per esempio, i confini delle città metropolitane, si immaginano più estesi rispetto a quelli delle province? No no, penso saranno più concentrate. Per esempio, non credo si parlerà di città metropolitana sulle colline di Torino: bisognerà trovare un equilibrio. Riguardo alle province, non tutte sono veramente utili al territorio.
  • 14. Intervista all' On. Buonanno 4. Il raggiungimento della legge sul federalismo fiscale, a suo avviso, è un primo passo verso quello che può essere veramente il federalismo o è già il raggiungimento del federalismo? E' un passo importante però non è definitivo. Ci vuole una mentalità ed un modo nuovo di governare. Anche perché il federalismo non lo si può fare dal mattino alla sera, sennò alcune Regioni del Sud andrebbero a fondo, quindi bisogna cercare di bilanciare un po'.
  • 15. Intervento del Sen. Sanna Clicca per guardare il video tratto da YouTube.com del Sen. Sanna. Di particolare interesse la parte compresa nell'intervallo 0:28 - 2:24
  • 16. Federalismo demaniale Non è stato possibile approfondire a dovere l'argomento in quanto oggetto di discussione del Consiglio dei Ministri del 17 c.m. Nel comunicato stampa pubblicato sul sito internet del Governo, s'è parlato del primo decreto legislativo che applicherà di fatto il federalismo fiscale. Che cos'è il federalismo demaniale? E' il trasferimento a Regioni, Comuni, Province e Città Metropolitane di un loro patrimonio di beni. Il criterio di base è quello della valorizzazione del bene stesso; lo Stato individuerà i beni e solo gli Enti che potranno valorizzarli ne assumeranno la responsabilità. Su cosa si basa quest'iniziativa? Sul semplice fatto che diversi edifici demaniali sono in disuso e quindi non producono alcuna utilità pubblica. In questo modo gli Enti Locali potranno utilizzarli e valorizzarli a dovere. Anche questa, per ora, non è che una semplice idea. L'utilità o meno di questa iniziativa si vedrà solo nel momento in cui si sarà stilato il decreto legislativo. Preoccupazione a riguardo è stata espressa da alcune personalità di spicco dell'Anci.
  • 17. Il modello tedesco Uscita umiliata e divisa dalla Seconda Guerra Mondiale, la Germania ritrova l’unità in seguito al collasso del regime comunista nell’Europa Orientale ed al crollo del muro di Berlino nel 1989. Il 3 ottobre 1990 la Repubblica Democratica Tedesca cessa di esistere ed il suo territorio, suddiviso in sedici Länder, o Stati confederati, basati sui vecchi confini storici, entra a far parte della Repubblica Federale della Germania ( Bundersehr ). I Länder sono profondamente differenti per risorse economiche, superficie e popolazione. Ognuno di essi ha il diritto di porre in essere una propria Costituzione, un proprio Governo e Parlamento, il quale è in grado di emanare leggi regionali e decreti. Per garantire omogeneità, i distinti Stati stipulano accordi tra loro, vincolanti per tutti.
  • 18. Il modello tedesco Caratteristiche della Germania e del suo federalismo. 1. Il Bundesrat, seconda Camera del Parlamento, che rappresenta i singoli Stati confederati (Länder). 2. Fino al 2006on un'attività legislativa ridotta, si aumenta l'autonomia legislativa dei Länder, e viceversa. 3. Con la riforma del 2006 vengono attribuite le compentenze: ai Länder spettano l’università, l’esecuzione penale, la disciplina delle strutture d’assistenza e cura, la disciplina della chiusura degli esercizi commerciali, la retribuzione e il trattamento previdenziale, le carriere del pubblico impiego non federale e della magistratura a livello regionale, parte del diritto tributario. Sono invece materie esclusive della Federazione la politica estera e monetaria, la difesa, la cittadinanza federale, l’anagrafe, l’energia nucleare, l’anti-terrorismo, parte del diritto tributario e la tutela del patrimonio culturale. In alcune materie sono concorrenti.
  • 19. Il modello tedesco 4. L'attribuzione dei poteri ai Comuni non può avvenire tramite legge federale, ma solo tramite deliberazione del Länder. 5. Responsabilità in solido di Länder e Federazion per il rispetto del Patto di Stabilità. Sanzioni sopportate in via solidale. 6. Sussistono meccanismi di perequazione finanziaria di tipo orizzontale, ossia tra i vari Länder, e verticale, tra Federazione e Länder, che sono in grado di garantire un equo tenore di vita. 7. In caso di divergenze tra legislatore federale e Länder, prevale la normativa adottata per ultima.
  • 20. Credits RINGRAZIAMENTI Si ringraziano il Professor Gaboardi, per le linee guida e l'aiuto fornito anche durante la preparazione di questa ricerca; Alessio Del Ponte per i contatti che ci ha fornito; l'On. Gianluca Buonanno per la disponibilità a farsi intervistare. BIBLIOGRAFIA Gianfranco Miglio, Le contraddizioni dello stato unitario (saggio contenuto in Miglio - Benvenuti, L'unificazione amministrativa e i suoi protagonisti , Pubblicazione ISAP, Neri Pozza, Vicenza, 1969). Bruno Trentin, Lavoro e libertà nell'Italia che cambia , Donzelli Editore, 1994. Enciclopedia Mondadori. SITOGRAFIA Enciclopedia Wikipedia http://it.wikipedia.org/ Presidenza del Consiglio http://www.governoitaliano.it/ Federalismi.it http://www.federalismi.it/ Video da: Youtube http://www.youtube.com/ Vignetta da: Inserto Satirico http://www.insertosatirico.com/ Le immagini e il video sono stati reperiti in rete senza informazioni sul loro copyright, pertanto si sono ritenuti riutilizzabili. Qualora il loro utilizzo vìoli il diritto d'autore si prega di informare uno degli autori per l'immediata rimozione dalla ricerca.