Le responsabilità civili e penali nell’utilizzo dei social network Bari, 6 ottobre 2011
Lo spazio del web Non è possibile considerare internet, né tantomeno i social network come uno spazio virtuale sospeso nel...
I social network <ul><li>“ Il termine può essere utilizzato con due diverse accezioni: da una parte social network, come t...
Il diritto all’onore e alla reputazione <ul><li>Art. 594.  Ingiuria.  </li></ul><ul><li>Chiunque offende l'onore o il deco...
Il risarcimento del danno <ul><li>Tribunale di Monza 2 marzo 2010 – sentenza n. 770 </li></ul><ul><li>Determina nella misu...
Il diritto alla riservatezza e l’uso dell’immagine altrui <ul><li>Art. 10 Codice Civile </li></ul><ul><li>Qualora l'immagi...
La tutela della privacy <ul><li>Dlgs. 196/2003 </li></ul><ul><li>Art. 13 – Informativa trattamento dei dati </li></ul><ul>...
Facebook e privacy <ul><li>Accesso limitato </li></ul><ul><li>Gli utenti possono costruire un elenco &quot;ristretto&quot;...
La tutela penale della privacy <ul><li>Art. 167 - Trattamento illecito di dati, che sanziona penalmente chi, privato o pub...
Altre fattispecie penali <ul><li>Art. 612-bis  </li></ul><ul><li>Atti persecutori. </li></ul><ul><li>Salvo che il fatto co...
La tutela del diritto d’autore <ul><li>L’inserimento da parte dell’utente di contenuti di vario genere, sulla propria pagi...
La tutela dell’identità “digitale” <ul><li>Creazione di un falso account </li></ul><ul><li>Furto di password </li></ul><ul...
La tutela dell’identità “digitale” <ul><li>Art. 494  </li></ul><ul><li>Sostituzione di persona.   </li></ul><ul><li>Chiunq...
La competenza dei tribunali <ul><li>Il criterio del luogo di presenza del server </li></ul><ul><li>Tribunale di Vicenza, 2...
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Le responsabilità civili e penali nell'utilizzo dei social network

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Atti del seminario "Le responsabilità civili e penali per gli utenti dei social network" - Bari, 6 ottobre 2011

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  • Il convenuto aveva aggiunto ad una foto della giovane &amp;quot;postata&amp;quot; sul social network un commento inappropriato e non consono, menzionando addirittura difetti fisici (strabismo), psichici e preferenze sessuali della giovane che aveva conosciuto proprio, ironia della sorte, tramite il social network.
  • Le responsabilità civili e penali nell'utilizzo dei social network

    1. 1. Le responsabilità civili e penali nell’utilizzo dei social network Bari, 6 ottobre 2011
    2. 2. Lo spazio del web Non è possibile considerare internet, né tantomeno i social network come uno spazio virtuale sospeso nel vuoto delle regole giuridiche. «Ciò che è illegale fuori della rete rimane illegale anche sulla rete» . comunicazione della Commissione Europea del 16.10.1996
    3. 3. I social network <ul><li>“ Il termine può essere utilizzato con due diverse accezioni: da una parte social network, come traduzione inglese del termine rete sociale, indica un insieme di individui che sono collegati tra loro da un qualche tipo di relazione (familiare, un rapporto di lavoro, etc.), che condividono interessi e che sono interessate a collaborare e condividere idee e informazioni, mentre dall’altra la sua accezione inglese viene utilizzata nell’ambito del web per indicare i siti che rendono possibile la creazione di una rete sociale virtuale, ovvero che semplificano la nascita e il mantenimento dei legami”. </li></ul><ul><li>Definizione tratta dal sito www.tesionline.it </li></ul>
    4. 4. Il diritto all’onore e alla reputazione <ul><li>Art. 594. Ingiuria. </li></ul><ul><li>Chiunque offende l'onore o il decoro di una persona presente è punito con la reclusione fino a sei mesi o con la multa fino a euro 516. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto mediante comunicazione telegrafica o telefonica, o con scritti o disegni, diretti alla persona offesa. La pena è della reclusione fino a un anno o della multa fino a euro 1.032 se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato. Le pene sono aumentate qualora l'offesa sia commessa in presenza di più persone. </li></ul><ul><li>  </li></ul><ul><li>Art. 595. Diffamazione. </li></ul><ul><li>Chiunque, fuori dei casi indicati nell'articolo precedente, comunicando con più persone, offende l'altrui reputazione, è punito con la reclusione fino a un anno o con la multa fino a euro 1.032. Se l'offesa consiste nell'attribuzione di un fatto determinato, la pena è della reclusione fino a due anni, ovvero della multa fino a euro 2.065. Se l'offesa è recata col mezzo della stampa o con qualsiasi altro mezzo di pubblicità, ovvero in atto pubblico, la pena è della reclusione da sei mesi a tre anni o della multa non inferiore a euro 516. Se l'offesa è recata a un Corpo politico, amministrativo o giudiziario, o ad una sua rappresentanza o ad una autorità costituita in collegio, le pene sono aumentate. </li></ul><ul><li>  </li></ul><ul><li>Art. 596-bis. Diffamazione col mezzo della stampa. </li></ul><ul><li>Se il delitto di diffamazione è commesso col mezzo della stampa le disposizioni dell'articolo precedente si applicano anche al direttore o vice-direttore responsabile, all'editore e allo stampatore, per i reati preveduti negli articoli 57, 57-bis e 58. </li></ul>
    5. 5. Il risarcimento del danno <ul><li>Tribunale di Monza 2 marzo 2010 – sentenza n. 770 </li></ul><ul><li>Determina nella misura di 15.000 euro il risarcimento in favore di una ragazza, lesa nella reputazione e nell'onore dal suo ex fidanzato con delle espressioni offensive pubblicate su “Facebook”. </li></ul><ul><li>“ nell’ambito della categoria generale del danno non patrimoniale, la formula danno morale non individua una autonoma sottocategoria di danno, ma descrive – tra i vari pregiudizi non patrimoniali – un tipo di pregiudizio, costituito dalla sofferenza soggettiva cagionata dal reato in sé considerata: sofferenza la cui intensità e durata nel tempo non assumono rilevanza ai fini della esistenza del danno, ma solo della quantificazione del risarcimento” (Cass. Sez. Un.,11 novembre 2008 n. 26972) </li></ul><ul><li>“ Qui va rimarcata la risarcibilità, attesi i limiti della domanda attrice al solo danno morale soggettivo inteso quale transeunte turbamento dello stato d’animo della vittima del fatto illecito vale a dire come complesso delle sofferenze inferte alla danneggiata dall'evento dannoso, indipendentemente dalla sua rilevanza penalistica , rilevanza che ben potrebbe essere dedotta in giudizio”. </li></ul><ul><li>Il danno viene determinato in via equitativa e qualificato come “morale ovvero non patrimoniale” </li></ul>
    6. 6. Il diritto alla riservatezza e l’uso dell’immagine altrui <ul><li>Art. 10 Codice Civile </li></ul><ul><li>Qualora l'immagine di una persona o dei genitori, del coniuge o dei figli sia stata esposta o pubblicata fuori dei casi in cui l'esposizione o la pubblicazione è dalla legge consentita, ovvero con pregiudizio al decoro o alla reputazione della persona stessa o dei detti congiunti, l'autorità giudiziaria, su richiesta dell'interessato, può disporre che cessi l'abuso, salvo il risarcimento dei danni. </li></ul><ul><li>Legge 633/1941 (diritto d’autore) </li></ul><ul><li>Art. 96 </li></ul><ul><li>Il ritratto di una persona non può essere esposto, riprodotto o messo in commercio senza il consenso di questa, salve le disposizioni dell'articolo seguente.Dopo la morte della persona ritrattata si applicano le disposizioni del 2/a, 3/a e 4/a comma dell'art. 93. </li></ul><ul><li>Art. 97 </li></ul><ul><li>Non occorre il consenso della persona ritrattata quando la riproduzione dell'immagine è giustificata dalla notorietà o dall'ufficio pubblico coperto, da necessità di giustizia o di polizia, da scopi scientifici, didattici o colturali, o quando la riproduzione è collegata a fatti, avvenimenti, cerimonie di interesse pubblico o svoltisi in pubblico.Il ritratto non può tuttavia essere esposto o messo in commercio, quando l'esposizione o messa in commercio rechi pregiudizio all'onore, alla reputazione od anche al decoro della persona ritrattata. </li></ul>
    7. 7. La tutela della privacy <ul><li>Dlgs. 196/2003 </li></ul><ul><li>Art. 13 – Informativa trattamento dei dati </li></ul><ul><li>Art. 17 – Trattamento dei dati che presenta specifici rischi </li></ul><ul><li>Art. 23 – Consenso al trattamento dei dati </li></ul><ul><li>Art. 26 – Dati sensibili e, in particolare, relativi allo stato di salute </li></ul>
    8. 8. Facebook e privacy <ul><li>Accesso limitato </li></ul><ul><li>Gli utenti possono costruire un elenco &quot;ristretto&quot;: chi ne fa parte può leggere soltanto ciò che viene condiviso in forma &quot;pubblica&quot; (con l'icona di un piccolo globo), ma non tra gli &quot;amici&quot;. Secondo Facebook, sarà utile per i dipendenti che vogliono tutelare la loro riservatezza personale dai datori di lavoro nel social network. </li></ul><ul><li>Amicizie intime </li></ul><ul><li>È un elenco che include soltanto i contatti più importanti: rende visibile ogni loro aggiornamento durante la giornata. </li></ul><ul><li>Conoscenti </li></ul><ul><li>In questo elenco gli utenti potranno raggruppare una cerchia di persone più ampia: riguarda, per esempio, colleghi e compagni di classe. </li></ul><ul><li>Liste intelligenti </li></ul><ul><li>Il social network ricostruisce in modo automatico gli elenchi dei contatti di una persona, senza alcun intervento manuale, attraverso le informazioni che gli utenti hanno condiviso sui loro profili, come il luogo di residenza e l'occupazione professionale. Sono quattro le categorie: città, famiglia, lavoro, istruzione. </li></ul>
    9. 9. La tutela penale della privacy <ul><li>Art. 167 - Trattamento illecito di dati, che sanziona penalmente chi, privato o pubblico, viola la normativa per trarre profitto per se' o per altri o recare ad altri un danno: </li></ul><ul><li>&quot;1. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque, al fine di trarne per se' o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 18, 19, 23, 123, 126 e 130, ovvero in applicazione dell'articolo 129, e' punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da sei a diciotto mesi o, se il fatto consiste nella comunicazione o diffusione, con la reclusione da sei a ventiquattro mesi. </li></ul><ul><li>2. Salvo che il fatto costituisca piu' grave reato, chiunque, al fine di trarne per se' o per altri profitto o di recare ad altri un danno, procede al trattamento di dati personali in violazione di quanto disposto dagli articoli 17, 20, 21, 22, commi 8 e 11, 25, 26, 27 e 45, e' punito, se dal fatto deriva nocumento, con la reclusione da uno a tre anni. </li></ul>
    10. 10. Altre fattispecie penali <ul><li>Art. 612-bis </li></ul><ul><li>Atti persecutori. </li></ul><ul><li>Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l'incolumita' propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita. La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge legalmente separato o divorziato o da persona che sia stata legata da relazione affettiva alla persona offesa. La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, ovvero con armi o da persona travisata. Il delitto è punito a querela della persona offesa. Il termine per la proposizione della querela è di sei mesi. Si procede tuttavia d'ufficio se il fatto è commesso nei confronti di un minore o di una persona con disabilità di cui all'articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104, nonchè quando il fatto è connesso con altro delitto per il quale si deve procedere d'ufficio. </li></ul>
    11. 11. La tutela del diritto d’autore <ul><li>L’inserimento da parte dell’utente di contenuti di vario genere, sulla propria pagina web, (video, immagini o testi) in assenza di consenso da parte degli aventi diritto (autori, editori e titolari dei c.d. diritti connessi), costituisce una violazione dei diritti di proprietà intellettuale sanzionata penalmente e civilmente dalla l. 633/1941 sul diritto d’autore) anche a carico del gestore dei servizi. </li></ul><ul><li>Sentenze Tribunale di Milano n. 7680/2011 e 10893/2011 </li></ul><ul><li>Il Tribunale ha condannato i gestori dei servizi Iol (oggi Libero.it) e Yahoo.it all’eliminazione immediata di video contenenti propri programmi televisivi illecitamente immessi in rete dagli utenti con l’applicazione di una penale di 250 euro per ciascun video non rimosso per ogni giorno di ritardo. </li></ul>
    12. 12. La tutela dell’identità “digitale” <ul><li>Creazione di un falso account </li></ul><ul><li>Furto di password </li></ul><ul><li>Furto di identità </li></ul>
    13. 13. La tutela dell’identità “digitale” <ul><li>Art. 494 </li></ul><ul><li>Sostituzione di persona. </li></ul><ul><li>Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all'altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica con la reclusione fino a un anno. </li></ul><ul><li>Art. 615-ter. Accesso abusivo ad un sistema informatico o telematico. </li></ul><ul><li>Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni. La pena è della reclusione da uno a cinque anni: 1) se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o con violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, o da chi esercita anche abusivamente la professione di investigatore privato, o con abuso della qualità di operatore del sistema; 2) se il colpevole per commettere il fatto usa violenza sulle cose o alle persone, ovvero se è palesamente armato; 3) se dal fatto deriva la distruzione o il danneggiamento del sistema o l'interruzione totale o parziale del suo funzionamento, ovvero la distruzione o il danneggiamento dei dati, delle informazioni o dei programmi in esso contenuti. Qualora i fatti di cui ai commi primo e secondo riguardino sistemi informatici o telematici di interesse militare o relativi all'ordine pubblico o alla sicurezza pubblica o alla sanità o alla protezione civile o comunque di interesse pubblico, la pena è, rispettivamente, della reclusione da uno a cinque anni e da tre a otto anni. Nel caso previsto dal primo comma il delitto è punibile a querela della persona offesa; negli altri casi si procede d'ufficio. </li></ul>
    14. 14. La competenza dei tribunali <ul><li>Il criterio del luogo di presenza del server </li></ul><ul><li>Tribunale di Vicenza, 2 maggio 1998 (Spartakus c. Turbanitalia) </li></ul><ul><li>La competenza spetta al giudice della città dove opera il server che diffonde le informazioni illecite (si trattava di un caso di diffamazione); </li></ul><ul><li>Tribunale di Lecce, 16 novembre 2000 (Banca Del Salento c. Restaino) </li></ul><ul><li>La competenza spetta al giudice del luogo dove si trova il server presso il quale vengono caricate le pagine che compongono il sito contenente le dichiarazioni diffamanti.
 </li></ul><ul><li>I l criterio della competenza di tutti i tribunali ove sia possibile accedere alla rete </li></ul><ul><li>Tribunale di Cagliari, Ord. 28 febbraio 2000 (Andala Umts S.p.A. c. Walter Marcialis) – </li></ul><ul><li>La competenza territoriale spetta a tutti i tribunali italiani ubicati nei luoghi dai quali è possibile accedere alla Rete e navigare in Internet, in quanto in ognuno di tali fori può manifestarsi la lesione del diritto. Infatti, trattandosi di Rete i cui siti sono accessibili da qualunque luogo, la lesione del diritto avviene in tutti i luoghi ove si diffonde il fatto illecito, di modo che il giudice territorialmente competente a norma dell’articolo 20 c.p.c. è, con riferimetno al locus commissi delicti, il giudice di ciascun luogo in cui si verifica la diffusione medesima. </li></ul><ul><li>Il criterio della competenza del luogo ove si svolge l’attività pregiudizievole </li></ul><ul><li>Tribunale di Napoli, 14 giugno 2000 – </li></ul><ul><li>I giudici del tribunale di Napoli hanno tralasciato l’elemento della commercializzazione, a vantaggio del luogo in cui il bene recante il marchio illegittimo è prodotto. In altri termini, non sapendo come trattare Internet al fine di valutare la portata della commercializzazione, si cambia prospettiva e si finge di ritenere illecita la semplice produzione del bene. </li></ul><ul><li>I l criterio del luogo in cui il server viene gestito </li></ul><ul><li>Tribunale di Verona, 18 dicembre 2000 (P.F.I. Promotion Franchising c. Soc. Initalia network c. Planet Service) </li></ul><ul><li>Il giudice ha sostenuto che il fatto illecito è commesso dove il sito viene gestito e non dove la lesione del diritto si manifesta, al contrario di quanto stabilito dal Tribunale di Cagliari (v. supra). Uno dei punti deboli di tale interpretazione è la difficoltà di individuare il “luogo di gestione” di un sito Internet, che difficilmente coincide con la sede legale dell’azienda o con la residenza od il domicilio di una persona fisica.  </li></ul><ul><li>Il criterio del luogo del domicilio del soggetto danneggiato </li></ul><ul><li>Corte di Cassazione, Sezione 1 Penale, Sentenza 26 aprile 2011 n. 16307 </li></ul><ul><li>In tema di competenza per territorio nei casi di diffamazione via Internet, attesa la difficoltà di utilizzare criteri oggettivi unici, individuati secondo le regole generali dettate dagli articoli 8 e 9, comma 2°, del Cpp, come quelli di prima pubblicazione, di immissione della notizia nella rete, di accesso del primo visitatore, di collocazione del server, il giudice compentente potrà essere individuato ai sensi dell'articolo 9, comma 2°, del Cpp che lo indica in quello della residenza, della dimora o del domicilio dell'imputato. </li></ul>

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