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Comunità di Pratica e Enterprise 2.0
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Comunità di Pratica e Enterprise 2.0

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  • Transcript

    • 1. Le Comunità di Pratica: risorsa per lo sviluppo organizzativo Spirit: materiali per la discussione Emanuele Scotti Milano, giugno 2008
    • 2. Agenda
        • Le Comunità di Pratica
        • Meccanismi informali di sviluppo organizzativo
        • Il Web 2.0 e le organizzazioni
        • Coltivare Community
        • Spirit Community
    • 3. OpenKnowledge: profilo
      • Una società di consulenza e servizi, nata a gennaio 2008
      • Portiamo metodologie & tecnologie partecipative per sviluppare l’organizzazione e il business (Enterprise 2.0)
      • Facciamo Ricerca e Sviluppo sull’Enterprise 2.0 con l’Università dell’ Insubria/Varese /DICOM Dipartimento di Informatica e Comunicazione
      • La nostra sede principale è a Milano, e abbiamo partnership internazionali a Londra (Norman Lewis), Sidney (Optimice), Boston (MIT)
      • Stiamo organizzando il primo Forum internazionale sull’Enterprise 2.0 in Italia (Varese, 25/6/2008): www.enterprise2forum.it
    • 4. Agenda
        • Le Comunità di Pratica
        • Meccanismi informali di sviluppo organizzativo
        • Il Web 2.0 e le organizzazioni
        • Coltivare Community
        • Spirit Community
    • 5. Che cosa è una Comunità di Pratica
      • E’ un’aggregazione sociale che si costituisce – in maniera spesso spontanea e informale - per rispondere a problemi che riguardano la propria pratica professionale
      • Ha lo scopo di superare barriere organizzative, territoriali, disciplinari per sviluppare apprendimento e innovazione
      • Tiene insieme dimensioni legate alla pratica professionale, al dominio di conoscenza e di valori, al sistema di relazioni
      • Assegna molta rilevanza a dimensioni informali quali la passione, la fiducia, le relazioni interpersonali
    • 6. Che cosa è ( e cosa non è ) una Comunità di Pratica FINALITÀ
      • Comunità di Pratica
      • Unità organizzative
      • Team di progetto
      • Sviluppare le capacità delle persone; creare e scambiare conoscenza
      • Rilasciare prodotti/servizi
      • Realizzare compiti specifici
      PARTECIPANTI COLLANTE
      • I membri si scelgono in base a Competenza e passione per l’argomento
      • Tutti quelli che riportano al Capo diretto
      • Le persone che vengono assegnate dai Dirigenti
      DURATA
      • Finché c’è l’interesse delle persone
      • Fino alla prossima riorganizzazione
      • Fino al termine del progetto
      • Passione, commitment, identificazione con l’expertise del gruppo
      • Posizione organizzativa e obiettivo comune
      • Obiettivi del team e piano di lavoro
      Fonte: E. Wenger
    • 7. Ciclo di vita di una Comunità di pratica Fonte: E. Wenger
    • 8. CdP in un’organizzazione: ruoli ed ecosistema
      • Soggetti che possono entrare in contatto con l’azione della CdP (Sindaco, Direttore generale, Istituzioni pubbliche sul territorio…)
      • Soggetti che sostengono e legittimano la CdP
      Fonte: OpenKnowledge
    • 9. Comunità aumentate: mondo reale e mondo digitale Conferenze e riunioni Groupware Scambi informali Mail server Progetti
    • 10. Agenda
        • Le Comunità di Pratica
        • Meccanismi informali di sviluppo organizzativo
        • Il Web 2.0 e le organizzazioni
        • Coltivare Community
        • Spirit Community
    • 11. Le Community esistono indipendentemente dall’organizzazione Macchinetta del caffé E-mail Telefono Pausa pranzo Esperienze Consigli Indicazioni Accesso a fonti Condivisione problemi Idee Valori
    • 12. Organizzazione formale e Community Rapidità, riconfigurazione, costruzione soluzioni e innovazione, passione, spontaneità… Disciplina, accentramento delle responsabilità, procedure e processi…
    • 13. Creazione della Conoscenza organizzativa e Modelli di intervento condivisione creazione giustificazione archetipo interlivellamento Conoscenza Tacita Conoscenza Esplicita Modelli Apprendimento Informale Apprendimento Formale “ Extreme learning” Formazione a catalogo Formazione ad hoc Comunità di pratiche e nuovi formati
    • 14. Apprendimento formale e informale FORMAL INFORMAL PIANIFICATO INATTESO Coaching E-learning Aula Feedback Ricerca Auto formazione Team Mentoring Fonte: Marcia L. Connor On the job Troubleshooting FORMAZIONE A CATALOGO COMMUNITY MANAGEMENT
    • 15. Spinte verso l’informal
      • Velocità
        • Le conoscenze e le procedure codificate invecchiano rapidamente
        • Il risultato economico è sempre più legato alla rapidità di esecuzione
      • Espansione del dominio di conoscenze
        • “ collect my knowledge in my friends”
      • Turbolenza
        • Le condizioni al contorno continuano a modificarsi (normativa, concorrenti, struttura organizzativa…)
      • “ Mondo piatto”
        • Facilità e rapidità di scambi, indipendentemente dal tempo e dallo spazio
        • Pervasività dei fenomeni del web 2.0
    • 16. Perché supportare le Community nell’organizzazione
      • Per gestire la conoscenza e l’apprendimento
        • Perché nelle Community e negli scambi informali transita e si elabora la conoscenza più pregiata attraverso consigli, aiuto reciproco, domande/risposte, documenti, discussioni…
      • Per migliorare le prestazioni
        • sostenere le conversazioni significa anche supportare i processi spontanei di auto aiuto e di circolazione delle buone prassi
      • Per supportare l’innovazione e la creatività
        • le conversazioni sono un modo per creare nuova conoscenza
    • 17. Agenda
        • Le Comunità di Pratica
        • Meccanismi informali di sviluppo organizzativo
        • Il Web 2.0 e le organizzazioni
        • Coltivare Community
        • Spirit Community
    • 18. I social media TIME December 1982 TIME December 2006
    • 19. Tecnologia e approccio insieme: il web 2.0 Numero di richieste di “web 2.0” in Google negli ultimi due anni (al 04/2007) Il termine è stato inventato in una conferenza il 30/9/2005 Classifica dei 250 siti Web 2.0 più popolari www.web2logo.com
    • 20. Social media: gli utenti creano i contenuti, gli utenti sono il media
      • Social networking:
      • Aggregatori:
      • User-generated-content:
      • Presence:
      • Tagging:
      http://www.alexa.com/
    • 21. I mercati diventano conversazioni Il Blog del Presidente di Sun Microsistems, Jonathan Schwartz http://blogs.sun.com/jonathan/ Il lancio di Fiat Bravo attraverso l’approccio delle conversazioni www.quellichebravo.it L’innovazione di prodotto di Lego: invenzione di un nuovo prodotto (Lego Mindstorm) con la Community dei clienti Gruppi di Acquisto solidali www.retegas.org Linux La community opens source rompe la separazione tra chi produce e chi consuma e crea un prodotto che diventa leader di mercato Il Caso Kriptonite, l'azienda risponde http://www.blogs4biz.info/index.php?title=la_lezione_di_kriptonite_e_kensington&more=1&c=1&tb=1&pb=1
    • 22. Modi di spiegare i social media/1
    • 23. Visione di insieme
    • 24. Visione di insieme
    • 25. Come avverrà il cambiamento?
      • In Italia:
      • 58% Non Internet users(Refugees, knowing..)
      • 13,5% Laggards(Voyeurs..)
      • 20,5% Followers(Voyeurs/Immigrants)
      • 7,25% Advanced users(Natives)
      • [Citato in Pettenati, Università di Firenze, 03/2007]
    • 26. Gli utenti di Internet / 2
    • 27. The “Millennials” Generation
      • Nati tra il 1980 e il 2000
      • Internet non è una tecnologia ma uno spazio sociale
      • Sempre connessi
      • Il multitask è il loro modo di operare
      • Preferiscono il multimedia alla lettura di troppo testo
      • Uso naturale delle tecnologie web
      • Cosa chiedono?
      • Lavorare in team e una cultura collaborativa
      • Up-to-date technology
      • A forward thinking, responsive and innovative company
    • 28. Agenda
        • Le Comunità di Pratica
        • Meccanismi informali di sviluppo organizzativo
        • Il Web 2.0 e le organizzazioni
        • Coltivare Community
        • Spirit Community
    • 29. Coltivare community in azienda: il processo Analisi dei network sociali Progettazione e costruzione Community Lancio Community Redazione e sviluppo Community Implementazione tecnologie abilitanti
    • 30. Analisi dei network sociali e organizzativi
      • Dati in input : questionari ad hoc (survey online)
      • Elaborazione : tool specifici di analisi e rappresentazione dati (mappe sociali)
      • Dimensioni di analisi
        • Livelli di collaborazione nella rete
        • Condivisione di informazioni e proattività
        • Flessibilità/Rigidità
        • Benessere e fiducia
      • Valutazioni quali/quantitative su :
        • Connessioni e coesione della rete
        • Analisi centri/periferie
        • Competenze e buone prassi
        • Livelli di fiducia
      • In partnership con Optimice (Australia)
    • 31. Come valutiamo le condizioni di successo di CdP
      • Caratteristiche strutturali
      • Spazio manageriale
      • Fattibilità tecnologica
    • 32. Caratteristiche strutturali Dominio Comunità Pratica professionale
      • Relazioni basate su fiducia, passione, competenza, senso di appartenenza, riconoscimento reciproco
      • Continuità di interazione
      • Rappresentanza di prospettive multidisciplinari e interorganizzative
      • Saperi condivisi
      • Valori condivisi
      • Passione e investitura delle persone
      • Condivisione di prassi e di esperienze di ogni giorno
      • Condivisione di tecniche, conoscenze, capacità
      • Condivisione strumenti
      Comunità di Pratica Fonte: Snyder, De Souza Briggs
    • 33. Spazio manageriale delle Comunità di Pratica RICONOSCERE
      • La Dirigenza legittima la Comunità e ne riconosce la rilevanza organizzativa
      • La Dirigenza riconosce le expertise maturate all’interno delle CdP
      • La CdP viene inserita nei percorsi di crescita delle competenze
      • La Dirigenza protegge gli spazi e i tempi delle CdP
      PROGETTARE COLTIVARE
      • La Dirigenza riconosce che tra la Norma e la sua applicazione c’è uno spazio creativo in cui possono nascere prassi innovative e conoscenza
      • Viene favorita la nascita di nuove Comunità
      • Vengono progettate le condizioni organizzative e tecnologiche perché le CdP possano svilupparsi
      • La Dirigenza mette in atto azioni di sostegno alla vitalità delle CdP
      • L’organizzazione identifica le CdP come le strutture più rilevanti della propria azione e si identifica come Piattaforma di sostegno alle Comunità
      TOLLERARE
      • La Dirigenza non impedisce la creazione di forme di aggregazione spontanee e informali
      Punto di vista debole Punto di vista forte Fonte: Lipari, Valentini
    • 34. Fattibilità tecnologica
      • Condizioni di rete e predisposizione infrastruttura
        • Analisi ambiente intranet: contenuti, servizi e processi di gestione
        • Verifica per la gestione in sicurezza del data server
        • Verifica utilizzo delle postazioni di lavoro per l’accesso alla rete
        • Raccolta Informazioni generali sulle tecnologie in uso
        • Definizione Layout dell’infrastruttura hw e sw dell’ambiente di Community
      • Tipologie di relazione e tipologie d’uso della tecnologia
        • Erogazione questionario e analisi dei risultati
    • 35. Agenda
        • Le Comunità di Pratica
        • Meccanismi informali di sviluppo organizzativo
        • Il Web 2.0 e le organizzazioni
        • Coltivare Community
        • Spirit Community

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