Ingegneri l'utilizzo di sovraccarichi per lo sviluppo della forza nella pallanuoto parte 2

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  • 1. 12 2 ORGANIZZAZIONE E RASSEGNA DEI LAVORI ANALIZZATI Il coinvolgimento di numerosi gruppi muscolari durante il nuoto, l’utilizzo massiccio dei muscoli degli arti superiori durante tiri e passaggi e i continui aggiustamenti posturali indicano un costante impegno neuromuscolare e una consistente produzione di forza da parte del pallanuotista. I metodi per lo sviluppo della forza prevedono l’utilizzo di un sovraccarico, sia esso esterno come il peso di un attrezzo o la resistenza offerta da un macchinario, o interno come il proprio peso corporeo. È infatti necessario che la grandezza del carico di allenamento sia superiore al livello normale affinché si verifichino quegli adattamenti positivi nella condizione dell’atleta [8] . La mancanza di materiale specifico che tratti il pallanuotista nella sua globalità, mi ha spinto, sfruttando le similitudini con altre discipline sportive, a suddividere la discussione sull’applicazione dei sovraccarichi in tre ambiti distinti: · l’utilizzo di sovraccarichi per migliorare le prestazioni natatorie; · l’utilizzo di sovraccarichi per aumentare la forza negli arti inferiori e migliorare la capacità di salto verticale; · l’utilizzo di sovraccarichi per potenziare i tiri e i passaggi. È importante notare che in tutti e tre i casi, quando si parla di allenamento con sovraccarichi è necessario distinguere i 2 modi in cui essi possono essere impiegati. Da una parte si considera un utilizzo generale, ovvero la classica preparazione “a secco”, che si svolge in palestra. Dall’altra parte invece si considera quell’insieme di pratiche, in questo caso svolte per lo più in acqua, in cui il sovraccarico viene utilizzato in maniera specifica per la disciplina.
  • 2. 13 2.1 L’utilizzo di sovraccarichi nel nuoto Negli sport di squadra (aciclici), la capacità di resistenza è una componente che contribuisce indirettamente a rendere eccellente la prestazione. Anche nella pallanuoto è così, infatti ad esclusione di certi frangenti di gioco, il nuoto è solitamente associato ai momenti di intensità medio-bassa. Ma, prima di capire se l’utilizzo di sovraccarichi possa in qualche maniera migliorare le prestazioni di nuoto nella pallanuoto, ho cercato di accertare la validità in termini assoluti di questa metodologia di allenamento. Avvalendomi dell’ottimo lavoro di revisione di Aspenes ST e Karlsen T (2012), il quale riporta i risultati finora ottenuti da numerose equipe di studio, ho però potuto constatare come l’interpretazione dei risultati sia complessa e spesso contraddittoria. Secondo gli autori, ciò è dovuto alla varietà degli interventi, alle caratteristiche dei partecipanti e talvolta al basso numero degli stessi. Inoltre essendo il nuoto un esercizio dinamico, l’utilizzo di test isometrici (impiegati in molti studi) per determinare le dimensioni della forza può non risultare idoneo e può cioè fornire una misura inaccurata della capacità muscolare dinamica. 2.1.1 Mezzi e metodi generali su terraferma Se si escludono quelle discipline sportive (es. sollevamento pesi; powerlifting) in cui lo sviluppo della forza massimale è l’obbiettivo principale, per tutti gli altri sport le esercitazioni di forza sono dirette principalmente al miglioramento della potenza o della velocità di movimento contro una determinata resistenza (peso corporeo, massa dell’attrezzo). In queste situazioni, la forza massimale è quindi considerata un prerequisito per un’elevata velocità di movimento [8] . A tale proposito l’allenamento deve risultare il più specifico possibile, ovvero gli esercizi proposti devono ricalcare per quanto possibile il gesto atletico fondamentale della disciplina, senza apportare
  • 3. 14 modifiche significative allo schema motorio; o quanto meno interessare gli stessi distretti muscolari. L’allenamento della forza nel nuoto ha essenzialmente 3 finalità [10] : - obbiettivo di preparazione, da attuare a livello giovanile. - obbiettivo di prevenzione dagli infortuni. - obbiettivo di incremento delle prestazioni. Quest’ultimo si esplica andando a sviluppare la forza massimale. Un miglioramento di questa espressione porta con sé: - un incremento della forza propulsiva, cioè un aumento del singolo impulso di spinta. - un incremento della resistenza all’affaticamento. - un miglioramento della frequenza, cioè una maggiore somma degli impulsi. Generalmente gli studi hanno quindi indicato come un regime di allenamento per la forza massimale impostato su 3 serie da 1 fino a 5 ripetizioni, sollevando pesi al 80 - 90 % di 1RM con impegno massimo in fase concentrica, induca miglioramenti soprattutto nelle prestazioni di sprint (25 e 50 mt.) [9] . I programmi erano composti da esercizi di trazione e di spinta, i quali coinvolgevano prevalentemente gli arti superiori, i dorsali e i pettorali. Non sono però presenti evidenze che specifichino se sia meglio utilizzare macchine o pesi liberi. Tuttavia alcuni autori [8] raccomandano di limitare l’utilizzo di questi ultimi perché impedirebbero al muscolo di rilassarsi immediatamente dopo lo sforzo e pertanto sarebbe preferibile proporre esercizi isocinetici caratterizzati da una scarsa velocità di movimento e da uno sviluppo continuo e prolungato della forza. Un approfondimento a parte meriterebbe l’utilizzo della “swim bench”. Questa panca permette di imitare la posizione prona delle nuotate a crawl e a delfino e di stimolare
  • 4. 15 quindi la muscolatura utilizzata in questo tipo di propulsioni. Attualmente però, a causa della mancanza di dati significativi, non vi è certezza che tale dispositivo possa portare ad un miglioramento delle performance. Inoltre tale strumento non può riprodurre gli aspetti biomeccanici e le reazioni fisiologiche specifiche che si hanno durante l’attività fisica in acqua [9] . 2.1.2 Mezzi e metodi specifici in acqua Escludendo il cosiddetto MAD System di Toussaint o il Push Off Point System (congegno che permette al nuotatore di spingersi attraverso dei supporti fissi ad ogni bracciata) che meriterebbe un approfondimento a parte; l’allenamento della forza in acqua si realizza essenzialmente ricreando delle condizioni di avanzamento più difficili, aumentando cioè le resistenze al movimento. Tale tipo di allenamento, per principio serve affinché si realizzino impegni di forza più elevati rispetto a quelli che abitualmente si osservano nel nuoto. Conseguentemente ci si aspetterà di provocare un miglioramento degli adattamenti a livello cardiovascolare, metabolico e psicologico [10] . Gli attrezzi considerati dallo studio di Aspenes e Karlsen sono il paracadute, le corde elastiche e le palette palmari, ma possono essere anche utilizzate delle speciali cinture o dei particolari costumi. Qualsiasi sia lo strumento, è fondamentale tenere presente che la forza di resistenza generata dal sovraccarico deve agire esclusivamente nelle direzioni di movimento dell’atleta, e che l’entità di tale sovraccarico non sia tale da modificare negativamente la tecnica del movimento sportivo specifico [8] . Inoltre va ricordato che questo tipo di allenamenti non va a sostituire la consueta programmazione di nuoto, ma si integra a questa, svolgendosi in particolari momenti della stagione. Gli studi effettuati col paracadute, hanno mostrato dei miglioramenti nelle prestazioni di un gruppo di nuotatori sui 100 e sui 200 metri (nel loro miglior stile) rispetto al
  • 5. 16 gruppo di controllo che ha eseguito gli stessi allenamenti senza questo sovraccarico [9] . Questa metodologia di lavoro, però sembrerebbe utile solo se effettuata a velocità vicine a quelle massime, poiché solo in questa maniera si vanno a migliorare i parametri coordinativi e la durata della propulsione, oltre ad assistere ad un aumento della quantità di forza sviluppata [11] . Per quanto riguarda le corde elastiche si possono effettuare due tipi di lavoro: il primo contro resistenza (nuoto frenato, nuoto stazionario) il secondo in assistenza. Gli esperimenti effettuati (Girold et al. 2007) hanno dimostrato che questo tipo di lavoro avrebbe lo stesso impatto positivo sulla prestazione nei 50 metri crawl, rispetto a quella ottenuta con l’allenamento della forza “a secco”; ed entrambi i metodi sono più validi dei soli allenamenti di nuoto. Fig. 2: Evoluzione delle prestazioni nei 50 metri nelle 12 settimane di allenamento (media ± DS). Da Girold et al.2007
  • 6. 17 L’origine di tali miglioramenti è però diversa. Infatti secondo lo studio, il miglioramento delle prestazioni nel gruppo che si allenava in palestra è da associarsi ad un incremento della forza massimale, mentre i miglioramenti del gruppo che utilizzava gli elastici riguardano principalmente i parametri tecnici come ad esempio l’aumento della velocità di bracciata e la conseguente diminuzione di profondità della stessa (quest’ultimo sembrerebbe essere conseguenza del mantenimento della lunghezza di bracciata quando la frequenza aumenta). Infine per quanto concerne le palette palmari, al momento non ci sono evidenze per cui un aumento del volume di nuoto effettuato con questi supporti provochi dei miglioramenti [9] . Tuttavia tali attrezzi, che aumentano la superficie di spinta, rimangono validi ausili nelle esercitazioni tecniche.
  • 7. 18 2.2 L’utilizzo di sovraccarichi per gli arti inferiori Possedere degli arti inferiori allenati rappresenta probabilmente la necessità primaria per qualsiasi giocatore di pallanuoto. Molti allenatori sintetizzano affermando che “nella pallanuoto tutto nasce dalle gambe”. In effetti durante una partita, non esiste momento in cui gli arti inferiori non siano impegnati a sostenere le rapide evoluzioni dei giocatori. Nonostante la mancanza di una base solida su cui fare presa, i giocatori di pallanuoto grazie ad una straordinaria capacità di fare uso della densità dell’acqua, riescono a galleggiare, saltare, spostarsi e ad ergersi fuori dall’acqua per maneggiare il pallone. Per poter fare tutte queste cose è necessario acquisire la padronanza dei movimenti specifici. Il modo più efficace di stare a galla risulta quello con la cosiddetta “gambata a bicicletta”, che consiste nella classica calciata a rana, in cui però le gambe si alternano in una sorta di moto rotatorio. In pratica, quando una gamba è in fase di spinta, l’altra è in fase di recupero, seguendo però direzioni alterne. Infatti la gamba destra si muove in senso antiorario, mentre la sinistra in senso orario [13] . L’efficacia della spinta propulsiva verso l’alto è dovuta essenzialmente alla velocità e all’orientamento degli arti inferiori, in particolare dei piedi [14] . In questo particolare movimento tutte le articolazioni degli arti inferiori sono coinvolte: le anche, le ginocchia, le caviglie e l’articolazione sottoastragalica. Le ginocchia determinano la profondità della calciata e impostano la posizione della parte inferiore della gamba, che se ben orientata grazie alla dorsi-flessione del piede, permette di creare la forza di sollevamento che mantiene il giocatore sospeso nell’acqua. Sembra però sia l’articolazione dell’anca a rivestire il ruolo più importante, poiché durante la calciata esegue tutti i movimenti consentiti (flesso-estensione, abduzione e adduzione sul piano frontale, rotazione interna ed esterna intorno all’asse dell’arto inferiore). Difatti essa è responsabile sia di generare il movimento,
  • 8. 19 sia di trasferire la forza di galleggiamento al resto del corpo [13] . La gambata a bicicletta è utilizzata dai pallanuotisti, sia per il normale galleggiamento, sia, in particolar modo dai portieri per eseguire salti e spostamenti. Tutta questa gamma di movimenti è estremamente rapida e i giocatori devono produrre una considerevole quantità di forza esplosiva. Tuttavia, sebbene molti studi abbiano analizzato la gambata a bicicletta da un punto di vista biomeccanico e tecnico, per quanto riguarda l’allenamento poco si sa. La maggior parte delle conoscenze sono esperienze “tramandate” dal campo e risultano scarse le pubblicazioni scientifiche. 2.2.1 Mezzi e metodi generali su terraferma Come riferimento si è soliti considerare lo studio di Platanou del 2005, il quale stabiliva che le prestazioni di salto verticale in acqua si correlano scarsamente con la capacità esplosiva degli arti inferiori su terraferma, valutata tramite CMJ. Ciò trova accordo con quanto espresso in un altro studio (Llana et al. 2011), il quale indicava come durante le attività acquatiche la muscolatura volontaria lavorasse in maniera diversa rispetto a quanto accade sulla terra. Sulla terraferma i segmenti corporei sono sottoposti a forze d’impatto (es. durante una corsa), pertanto i muscoli lavorano secondo un ciclo di allungamento-accorciamento, cioè in primo luogo in maniera eccentrica per frenare il movimento e immediatamente dopo in maniera concentrica. In acqua invece si assiste ad una situazione di ipogravità idrostatica che facendo venire a meno queste forze d’impatto, porta i muscoli a lavorare in maniera diversa, cioè prettamente in concentricità. In questo contesto si inserisce uno studio pilota (Corrêa et al. 2007), che ha provato ad analizzare gli effetti di carichi aggiuntivi sulle prestazioni di salto verticale eseguite su terraferma di 3 portieri nazionali di pallanuoto. In questo studio si cercava capire quale fosse il carico ottimale per poter sviluppare la massima potenza meccanica,
  • 9. 20 partendo dal presupposto che per aumentare la potenza, bisogna allenarsi con velocità e resistenze che massimizzino la potenza generata. Dai risultati di questo studio si evince come per 2 soggetti su 3 il carico che ha generato la massima potenza in esercizi su terraferma sia il solo peso corporeo senza alcun carico aggiuntivo. Per l’altro soggetto il picco è stato ottenuto con un carico aggiuntivo pari al 5% del peso corporeo. Tuttavia a causa del modesto numero di partecipanti a questo studio, tali risultati non si possono considerare esaustivi. 2.2.2 Mezzi e metodi specifici in acqua Come accade per il nuoto, anche per gli arti inferiori, c’è la possibilità di aumentare in acqua le resistenze all’avanzamento al fine di incrementare la produzione di forza. Tra i mezzi utilizzati, il più comune consiste nel far eseguire agli atleti dei movimenti specifici (salti, scivolamenti, esercizi con la palla) utilizzando dei sovraccarichi appesi ad una corda attaccata ad una cintura, ma è anche contemplato l’impiego di palle mediche o di esercizi contro resistenza di un compagno o di un supporto fisso. La grandezza dei sovraccarichi ovviamente dovrà variare in base ai ruoli e al livello di competitività dei giocatori. Alcuni allenatori sconsigliano l’utilizzo dei pesi in acqua con giocatori di categoria medio-bassa, coi quali invece sarebbe opportuno concentrare le esercitazioni più su un livello tecnico, insistendo cioè sulla pratica del gesto atletico in situazioni sempre nuove e diverse. Sfortunatamente non ho reperito studi che affrontino queste particolari metodologie.
  • 10. 21 2.3 L’utilizzo di sovraccarichi nei tiri Tra le abilità più importanti nella pallanuoto, i tiri in porta ricoprono un ruolo fondamentale. La tipologia di tiro più comune, consiste nel lanciare la palla con una mano dopo averla portata in alto dietro la testa (overarm throwing / overhand throwing), similmente a quanto accade in altri sport come la pallamano o il baseball. Tuttavia, le dimensioni dell’attrezzo da lanciare, la grandezza dell’obbiettivo da colpire e le particolarità dello sport costituiscono dei vincoli che differenziano il pattern motorio del tiro tra una disciplina e l’altra. Nelle prestazioni di lancio sopra la testa, i movimenti che contribuiscono maggiormente a dare velocità alla palla sono percentualmente: la rotazione del tronco (29%), la rotazione interna e/o l’adduzione orizzontale del braccio di lancio (31%), l’estensione del gomito (22%) e la flessione del polso (8%) [18] . Curiosamente, tre dei movimenti responsabili di velocizzare la palla nel tiro di pallanuoto, non vengono invece utilizzati per lo stesso scopo sulla terraferma. La rotazione interna è considerata un movimento di prevenzione dalle lesioni, che permette all’avambraccio di continuare il suo percorso attraverso il corpo senza raggiungere i limiti del campo di movimento del gomito. L’estensione del gomito è causata dalla forza centrifuga creata dall'azione “di fionda” del tronco ai danni dell'avambraccio, piuttosto che dall'azione del tricipite. L’adduzione orizzontale è considerato un errore di tecnica nel lancio sopra la testa su terraferma [18] . L’aspetto più distintivo dei lanci in acqua riguarda però la mancanza di un appoggio solido su cui gli arti inferiori possano esercitare una spinta durante le fasi di tiro. La sospensione in acqua difatti impedisce agli atleti di trasferire le forze di reazione col terreno a tutto il corpo [19] . Come già evidenziato precedentemente, gli arti inferiori rivestono il ruolo più importante, in quanto sono responsabili di elevare, sostenere e bilanciare il corpo e per di più cooperano nell’atto di mirare [20] . Gli arti inferiori sono
  • 11. 22 così importanti anche perché rappresentano il primo ambito di correzione su cui gli allenatori insistono per avere miglioramenti nelle prestazioni di tiro [20] . Infatti, sollevarsi ad una altezza maggiore fuori dall’acqua permette agli atleti di ridurre la resistenza all’avanzamento e di flettere maggiormente il tronco sia anteriormente che lateralmente, creando una meccanica ottimale per il braccio di lancio [19] . È proprio il tronco a svolgere il ruolo chiave nel creare il momento angolare, che trasferito alla spalla e poi al braccio di lancio, permetterà di effettuare un tiro. È stato dimostrato che i lanci sopra la testa rappresentano fino al 90% dei passaggi e dei tiri durante una partita e pertanto, un buon rendimento in questo tipo di attività è necessario per assicurarsi la supremazia nel gioco [5] . Diventa quindi fondamentale possedere una buona tecnica per ottimizzare la velocità della palla, per aumentare la precisione e per diminuire il rischio di infortuni, essendo questo un gesto che sollecita enormemente spalle e gomiti. In particolare si è soliti porre grande enfasi sulla velocità del movimento e per raggiungere tale obbiettivo, allenare il sistema neuromuscolare è una prerogativa. A questo scopo esistono diverse modalità di impiego dei sovraccarichi: un impiego generale che consiste nell’allenamento coi pesi e un impiego specifico che si realizza lanciando palloni più pesanti e/o più leggeri [21] . 2.3.1 Mezzi e metodi generali In alcuni movimenti sportivi, come ad esempio nei tiri, il tempo disponibile per lo sviluppo della forza è limitato. Pertanto in questi casi, più che la forza massimale, il fattore decisivo è il tasso di sviluppo della forza (RFD – rate of force develompment). Per migliorare quest’ultimo si possono prevedere delle esercitazioni che richiedono un impegno muscolare massimo contro sovraccarichi moderatamente alti [8] . Seguendo la review di Van den Tillaar (2004) è possibile suddividere in quattro
  • 12. 23 gruppi diversi, determinati dall’entità dei pesi sollevati e dalle ripetizioni, gli studi che si sono occupati di allenamento generico con i pesi nelle prestazioni di tiro. Sport n Età Livello Gruppo di controllo Aumento (%) Gruppo A 3 x 6 RM (85% 1RM) Baseball 20 U 18-25 NS No allenamento (no miglioramenti) Si (3,5-4,3) Pallamano 7 D 18,3 Dal primo al terzo livello nazionale Stessa intensità totale di esercizio (6,2%) Si (1,2) Pallamano 6 D 19,8 Secondo livello nazionale No allenamenti extra (9-15%) Si (17-18) Gruppo B Piramidale Pallanuoto 21 M 18,5 Elite No allenamenti extra No Pallamano 10 M 15 Livello Regionale No allenamento extra con sovraccarichi Si (3,2) Gruppo C Pesi compresi tra 8 e 12 RM Pallamano 12 M 16,5 Primo anno di allenamento No allenamento (6,4-7,8%) Si (3,7-6,9) Baseball 12 M 18-22 Squadra di college No allenamento extra (no miglioramenti) Si (2,4) Baseball 8 M 18,6 Lega Nazionale Allenamento normale (no miglioramenti) Si (4,1) nessuna differenza tra i gruppi Baseball 10 M 19,6 Squadra di college Allenamento aerobico (no miglioramenti) Si (3) Gruppo D Pesi inferiori a 12RM Baseball 7 M 18-19 College (matricole) 75 lanci con palla normale (no miglioramenti) Si (NS) nessuna differenza tra i gruppi Baseball 7 M NS Squadra di college 2 gruppi: (a) nessun allenamento (b) 30 lanci (no miglioramenti) Si (10,7) Baseball 9 M 24 Lega nazionale Allenamento normale (no miglioramenti) Si (2) nessuna differenza tra i gruppi Baseball 8 M 18,6 Lega nazionale Allenamento normale (no miglioramenti) No Baseball 9 M 15,5 Scuola superiore No allenamento (no miglioramenti) No Baseball 9 M 15,5 Scuola superiore No allenamento (no miglioramenti) Si (0,92 m/s) NS = Non Specificato; RM = ripetizione massimale; M = maschio; D = donna Tab. 5: Effetti dell’allenamento con sovraccarichi sulla velocità di rilascio del pallone. Da van den Tillaar 2004 (tab. modificata)
  • 13. 24 - Nel gruppo A rientrano gli studi in cui gli allenamenti consistevano in 3 serie da 6 ripetizioni con un carico intorno all’85% di 1RM. Tutti e tre gli studi hanno riportato aumenti significativi, tuttavia i miglioramenti riscontrati in due di questi sono da attribuire al numero di allenamenti extra che il gruppo di sperimentazione ha svolto rispetto al gruppo di controllo. - Nel gruppo B ci sono studi che hanno applicato un metodo piramidale (cioè con carico mano a mano crescente) e uno di questi è stato effettuato proprio su giocatori di pallanuoto [22] . I risultati sono però discordanti. Nel caso dei pallanuotisti non sono stati riscontrati dei miglioramenti nella velocità di tiro, mentre per i giocatori di pallamano è vero il contrario. Questa discrepanza può essere spiegata a causa delle differenze riguardanti l’età e l’esperienza dei giocatori. - Nel gruppo C (allenamenti con peso tra le 8 e le 12 RM) rientrano quattro studi, i quali a causa delle differenze di protocollo utilizzato risultano difficilmente confrontabili. Tuttavia hanno ottenuto dei risultati positivi simili. - Nel gruppo D rientrano quelli studi che hanno sperimentato l’utilizzo di pesi di entità inferiori alle 12 RM. Anche in questo caso esistono enormi differenze di protocollo (alcuni studi utilizzano palle mediche, altri si focalizzano più sull’intensità di sollevamento) e l’autore della review non fornisce ulteriori commenti. 2.3.2 Mezzi e metodi specifici I metodi specifici derivano e si basano sulla relazione forza-velocità del movimento. Quando la velocità di contrazione è alta, la forza sviluppata sarà limitata, mentre un grande sviluppo di forza è possibile solo a velocità ridotte.
  • 14. 25 In pratica, aumentare la velocità di esecuzione del tiro ad una data resistenza, corrisponde ad uno spostamento verso destra del valore forza-velocità corrispondente (Fig. 3a). Non è però possibile cambiare la posizione di un punto qualsiasi senza cambiare la posizione di tutta la curva, cioè senza cambiare la velocità con resistenze diverse [8] . In base al tipo di metodologia di allenamento utilizzata, si avranno delle variazioni dei valori della curva differenti. L’allenamento eseguito con attrezzi più pesanti rispetto a quello di gara, produce miglioramenti nella parte superiore della curva e quindi favorisce l’incremento della velocità di movimento con sovraccarichi elevati. Questo è il metodo generalmente impiegato per migliorare la prestazione sportiva (Fig. 3b) [8] . L’allenamento eseguito con attrezzi più leggeri, invece permette di curare maggiormente la velocità, perciò i miglioramenti si otterranno nella zona inferiore della curva. Questa è una strategia utile come allenamento ausiliario che va alternata all’allenamento con sovraccarichi elevati, durante o subito prima del periodo di “tapering” (Fig. 3c) [8] . I miglioramenti nella zona dei sovraccarichi medi, si ottengono solo con l’utilizzo dell’attrezzo principale, ma porta ad un appiattimento della curva forza-velocità. I miglioramenti saranno di breve durata e di grandezza relativamente ridotta. Per raggiungere un miglioramento sostanziale con un dato sovraccarico è necessario migliorare anche le prestazioni negli altri tratti della curva (Fig. 3d) [8] .
  • 15. 26 Sebbene l’utilizzo di palloni o attrezzi più leggeri sia ugualmente importante, nella mia trattazione ho volutamente deciso di lasciarli in secondo piano e di concentrarmi prevalentemente sui sovraccarichi. Seguendo sempre il lavoro di Van den Tillaar, è possibile suddividere gli studi che si sono occupati del lancio di palloni più pesanti, in base alla percentuale di sovraccarico presente rispetto al normale peso del pallone nella specifica disciplina. Sport n Età Livello Gruppo di controllo Aumento (%) Gruppo 1 20-25% Baseball 5 U 16-18 Scuola superiore No gruppo di controllo Si (0,67 m/s) Baseball 10 U 16-18 Squadra di scuola superiore Stessa quantità di tiri (1,2%) Si (5,3) Pallamano 15 D 21,1 Primo e secondo livello nazionale No allenamento extra (no miglioramenti) No Gruppo 2 100% Pallamano 11 M 16,5 NS No allenamento (6,4-7,8%) Si (7,1-11,4) Baseball 7 M 18-19 College (matricole) 75 lanci con palla normale (no miglioramenti) Si (NS) Pallamano NS NS NS NS Si (7) Baseball 20 M 14-19 Popolazione casuale Stessa quantità di tiri (no miglioramenti) No Gruppo 3 > 100% Baseball 5 M NS College No gruppo di controllo Si (5 m/s) Baseball 36 M 14-19 Popolazione casuale Stessa quantità di tiri (no miglioramenti) No Baseball 20 M 14-19 Popolazione casuale Stessa quantità di tiri (no miglioramenti) No NS = Non Specificato; M = maschio; D = donna Tab. 6: Effetti dell’allenamento con palloni più pesanti sulla velocità di rilascio del pallone. Da van den Tillaar 2004 (tab. modificata)
  • 16. 27 - Nel gruppo 1 due studi su tre mostrano dei miglioramenti, tuttavia in uno di questi manca il gruppo di controllo. I risultati in contrasto tra loro possono essere spiegati per differenze di età e di abilità. - Nel gruppo 2 tre studi su quattro riportano un miglioramento significativo nella velocità di tiro. Inoltre, l’unico studio in controtendenza era mirato più agli effetti di un riscaldamento effettuando lanci con sovraccarichi, che a evidenze riguardanti l’allenamento. - Nel gruppo 3 due studi danno indicazioni negative, ma i soggetti di questi test sono stati scelti casualmente tra gli studenti di scuole superiori. Questo può avere influenzato i risultati a causa della loro in-esperienza. L’unico studio a dare dei riscontri positivi, fornisce però una percentuale di miglioramento esagerata secondo l’autore. Ciò può essere spiegabile in quanto lo studio avrebbe avuto luogo durante un periodo dell’anno al di fuori delle competizioni, in cui quindi i lanciatori sarebbero stati in una condizione di de-allenamento. In questa maniera qualsiasi tipo di protocollo di lavoro avrebbe potuto avere dei risultati positivi.