P2P
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  • 1. Generalmente per peer-to- peer (o P2P), cioè rete paritaria, si intende una rete informatica che non possiede nodi gerarchizzati come client o server fissi ma un numero di nodi equivalenti, alias peer. Questo modello di rete è l'antitesi dell'architettura client-server. Mediante questa configurazione qualsiasi nodo è in grado di avviare o completare una transazione. L'esempio classico di P2P è la rete per la condivisione di file detto File sharing.
  • 2. Un esempio? Il protocollo NNTP utilizzato per il trasferimento delle notizie ARPANET, live chat decentralizzate o le BBS di Fido Net. Il termine frequentemente viene riferito alle reti di condivisione file come Gnutella, FastTrack, e l'ormai defunto Napster che forniscono il libero scambio di file tra i computer connessi a Internet. Utilizzi più innovativi prevedono l'utilizzo per la diffusione di elevati flussi di dati generati in tempo reale come per esempio programmi televisivi o film.
  • 3. La maggioranza dei programmi peer-to-peer garantisce un insieme di funzionalità minime: supporto multipiattaforma, multiserver, multicanale: il programma è compatibili con tutti i sistemi operativi, server e dispositivi hardware (PC, laptop portatili, palmari, cellulari); supporto protocollo IPv6; download dello stesso file da più reti contemporaneamente; offuscamento dell'ID di rete; offuscamento del protocollo P2P; supporto proxy e Tor; supporto crittografia SSL; gestione da remoto, sia da PC/notebook che da cellulari e palmari. assegnazione di una priorità delle fonti, privilegiando quelle con connessione a banda larga (ad esempio, BitTyrant per i file torrent).
  • 4. Alcune reti e canali, come per esempio Napster, OpenNap o IRC usano il modello client-server per alcuni compiti (per esempio la ricerca) e il modello p2p per tutti gli altri. Questa doppia presenza di modelli fa sì che tali reti siano definite "ibride". Quando il termine p2p venne utilizzato per descrivere la rete Napster, implicava la natura del protocollo, ma in realtà la grande conquista di Napster fu quella di mettere tutti i computer collegati sullo stesso piano. Il protocollo "peer" era il modo giusto per realizzarlo. Reti come Gnutella o Freenet, vengono definite come il vero modello di rete peer-to-peer in quanto utilizzano una struttura peer-to-peer per tutti i tipi di transazione, e per questo motivo vengono definite "pure“.
  • 5. Dalle indagini di riviste di computer e dalle lamentele degli utenti nei forum, blog, newsgroup e delle associazioni dei consumatori si è scoperto che i provider italiani limitano il traffico P2P. In particolare, Fastweb, SiAdsl, Vodafone (mobile), Alice e Tiscali si oppongono duramente ad esso e cercano il più possibile di bloccarlo (in particolare Fastweb, ha bisogno di configurazioni aggiuntive sui client P2P). I provider Libero, Tele2 e Ngi sono invece meno contrari al traffico P2P e non lo bloccano se non in casi particolari (Libero permette però il traffico P2P solo sulle reti non unbundling). Infine, i provider Aruba, Mc-link e Wooow non esprimono la propria opinione sul problema, e concedono il P2P senza limitazioni.
  • 6. I tipi di file maggiormente condivisi in questa rete sono gli mp3, o file musicali, e i DivX i file contenenti i film. Questo ha portato molti, soprattutto le compagnie discografiche e i media, ad affermare che queste reti sarebbero potute diventare una minaccia contro i loro interessi e il loro modello industriale. Di conseguenza il peer-to-peer divenne il bersaglio legale delle organizzazioni che riuniscono queste aziende, come la RIAA e la MPAA. Per esempio il servizio di Napster venne chiuso da una causa intentata dalla RIAA. Sia la RIAA che la MPAA spesero ingenti quantità di denaro al fine di convincere i legislatori ad approvare restrizioni legali.
  • 7. La manifestazione più estrema di questi sforzi risale al gennaio 2003, quando venne introdotto, negli U.S.A., un disegno di legge dal senatore della California Berman nel quale si garantivano, al detentore del copyright, i diritti legali per fermare i computer che distribuivano materiale tutelato dai diritti d'autore. Il disegno di legge venne respinto da una commissione governativa Statunitense nel 2002, ma Berman lo ripropose nella sessione del 2003.
  • 8. Nel 2004 la "Legge Urbani" nella quale viene sancita la possibilità di incorrere in sanzioni penali anche per chi fa esclusivamente uso personale di file protetti. Il 31 marzo 2005 fu approvata la legge n. 43 che ripristinava lo scopo di lucro in luogo del trarne profitto ed inserì due commi (a-bis e uno dopo la lettera f), nell'articolo 171 della legge sul diritto d'autore, che, pur lasciando queste violazioni nel campo penale, eliminano la "detenzione". Però nel 2007 la III sezione penale della Cassazione con la sentenza numero 149/2007, ha accolto il ricorso presentato da due studenti torinesi, condannati in appello ad una pena detentiva, sostituita da un’ammenda, per avere «duplicato abusivamente e distribuito» programmi illecitamente duplicati, giochi per psx, video cd e film, «immagazzinandoli» su un server del tipo Ftp (File transfer protocol).
  • 9. Oltre agli attacchi che una rete aperta può subire, anche i computer che ad essa accedono possono essere soggetti a problematiche di security e privacy. Per la stessa filosofia del P2P quasi tutti i programmi di file-sharing richiedono per la sopravvivenza del sistema di avere sul proprio computer dei file condivisi e che quindi possano essere a disposizione degli utenti che ne fanno richiesta. Questo implica da un lato la condivisione di un’area del disco sulla quale mettere i file a disposizione, dall’altro consentire il libero accesso ad alcune porte del computer. Già di per sé questo porta ad avere un aumento dei problemi di security, in quanto chiunque ha la possibilità di entrare su quelle porte.
  • 10. Se poi si considera l’enorme incremento degli utenti e l’utilizzo di linee a banda larga, ormai alla portata di tutti, questi problemi, che una volta potevano essere trascurabili, diventano prioritari. Ciò rende fondamentale l’utilizzo di sistemi di difesa come antivirus, firewall, programmi di pulizia dei file di registro e di rimozione degli agenti infettivi: virus, spyware, trojan o malware. Infatti gli hacker malintenzionati,Black Hat, sfruttano queste tipo di reti per mandare dei virus o degli spyware agli utenti dei programmi P2P, infatti essi creano dei programmi eseguibili infettati e li condividono. Più recenti sono i casi di musiche MP3 infettate, una volta aperte costringono il programma per ascoltare musiche audio a scaricare un "aggiornamento" che contiene invece dei virus.
  • 11. È fondamentale poi, a salvaguardia della privacy, la propria attenzione nell’evitare di condividere porzioni di disco nelle quali incautamente sono stati depositati dati personali o aziendali (nel caso di chi utilizza il computer dell’ufficio), riferimenti a conti correnti o a password. Una frase diventata famosa riassume bene il concetto: “inutile criminalizzare sistemi di file-sharing, nati proprio come strumento collaborativo, laddove è assente una politica aziendale improntata alla sicurezza e alla conoscenza” (pubblicato sul Punto Informatico del 29 ottobre 2004).
  • 12. BitTorrent (BT) è ritenuto un protocollo p2p finalizzato alla distribuzione e condivisione di file in rete (anche se in realtà non è un vero e proprio protocollo in quanto è presente un server). Sviluppato da Bram Cohen nel 2002 originariamente fu rilasciato sotto licenza MIT (Massachusetts Institute of Technology), dal 2005 la licenza diventa BitTorrent Open Source License. Rispetto ai tradizionali sistemi file sharing, BitTorrent ha come obiettivo quello di realizzare e fornire un sistema efficiente per distribuire il file su un maggiore numero di utenti sia in download sia in upload.
  • 13. Tra BitTorrent e gli altri sistemi p2p ci sono 2 principali differenze: 1- BitTorrent non ricerca i file per nome, l'utente deve prima prelevare da un sito web apposito il file .torrent 2- BitTorrent non tenta affatto di nascondere l'ultimo host responsabile della disponibilità di un dato file: una persona che desidera rendere disponibile un file infatti deve prima eseguire un server traccia su uno specifico host (o serie) e distribuire l'indirizzo della traccia (o gli indirizzi) in un file .torrent Uno dei grossi svantaggi invece e che i file muoiono con molta facilità a causa dell'obiettivo che si è prefissato Cohen, ovvero quello di diffondere file piuttosto che condividerli. Con BitTorrent è più semplice scaricare file protetti da copyright (attraverso il seeding (inseminazione) il protocollo scarica la responsabilità su altri protocolli), mentre con i p2p tradizionali, a causa della loro natura più individualista questo non è possibile.
  • 14. Il metodo adoperato da BitTorrent per la distribuzione dei file somiglia molto a quella che viene adoperata dalle reti eDonkey e Kad, ma oltre alle similitudini presenta anche tante differenze: - Con BitTorrent gli scambi sono sempre molto veloci per tutti i partecipanti; - Con eMule il nodo condivide e scarica una grande quantità di dati senza alcun bilanciamento fra i nodi presenti - standard protocollo eDonkey/Kad causa bassa “leech resistance” (utenti sanguisughe); - grazie all'assenza dei crediti, in BitTorrent, è possibile avere una buona velocità in download sin da subito (per chi ha una connessione a banda larga), in eMule questo non avviene; - i file su BitTorrent sono destinati a morire prima dei file condivisi su eMule
  • 15. BitTorrent, per la sua natura trasparente e per il risparmio di banda, probabilmente è il protocollo più adoperato a livello di condivisione dei file per scopi legali (GNU/Linux – trailer cinematografici) anche se nell'ultimo periodo viene utilizzato anche per scambio di file musicali, film e software coperti da copyright. Un problema di BitTorrent è la non implementazione dell'occultamento degli utilizzatori, per cui la privacy dell'utente finale non viene tutelata e perciò soggetto a violazioni della propria privacy da parte di società spia anti p2p
  • 16. The Pirate Bay (in italiano La baia dei pirati) nasce in Svezia il 21 novembre 2003, per mano di Gottfrid Svartholm, Fredrik Neij e Peter Sunde con l'obiettivo di diventare il tracker più importante a livello mondiale sull'indicizzazione dei file .torrent. Fin dalla nascita, il sito e la dirigenza vengono presi di mira, in particolar modo dalle case discografiche, in quanto distribuendo torrent senza alcun tipo di regolamentazione violano le leggi sui diritti d'autore. Tra le varie società che hanno aperto controversie giudiziarie contro The Pirate Bay segnalo: Microsoft, Apple, Dreamworks, EA Games, Sublimal Sounds, Uppsala Universetet, ADV Films, SEGA, White Stripes, Warner Bros, iRacing, Linotype, Governo Svedese e Governo Italiano I titolari di The Pirate Bay subiscono per questa causa vari processi e, nel Marzo 2006, rischiano il collasso e la perdita di tutto a causa dell'arresto di alcuni componenti dello staff e del sequestro di tutti i server.
  • 17. Tra i vari processi, sicuramente quello più significativo è quello che i titolari di The Pirate Bay subiscono nell'aprile del 2009 quando vengono condannati dal Tribunale di Stoccolma per complicità in violazione della legge sul diritto d'autore con la detenzione per un anno ai quattro condannati (infatti oltre ai tre fondatori viene condannato Carl Lundstrm, reo di aver investito sul sito) e con un ammenda di circa tre milioni di euro da versare alle varie industrie discografiche, cinematografiche e di videogiochi. Naturalmente i quattro condannati hanno annunciato il ricorso in appello che è stato spostato all'estate del 2010 a causa di un'anomalia riguardante uno dei giudici che avrebbero presieduto la corte (pare infatti che uno dei giudici abbia a che fare con Spotify, azienda legata al servizio legale di streaming online)
  • 18. Oltre ai vari processi che The Pirate Bay ha subito nel corso degli anni, sicuramente nell'ultimo periodo (in particolar modo nel 2009) ha subito vari attacchi su vari fronti. Per esempio, per cercare di salvarsi da una probabile chiusura (la corte distrettuale svedese ha costretto due provider a cessare la fornitura dei servizi a The Pirate Bay), questa ha spostato fisicamente i propri server in Ucraina, dove le leggi sul diritto d'autore sono molto più permissive (sul proprio suolo sono già presenti i server di Demonoid, altro nome importante nell'ambito del file sharing) rispetto all'asfissiante morsa che la legislatura scandinava propone.
  • 19. Un altro colpo ricevuto è sicuramente quello ricevuto da Google, che ha escluso l'homepage dai risultati delle ricerche, così da non permettere l'accesso agli utenti all'homepage del sito. Google ha giustificato questa mancanza con un errore a livello procedurale ma uno dei fondatori, Peter Sunde, ha accusato senza mezzi termini Google di limitare la libertà di espressione mettendo delle censure tra i risultati delle proprie ricerche
  • 20. Tra i vari progetti (andati in porto o non) di The Pirate Bay, meritano citazione la tentata acquisizione nel 2006 del principato di Sealand, con l'obiettivo di farne un baluardo del p2p libero e legale. Il tentativo di acquisizione però fallisce a causa del disinteresse mostrato dal proprietario nei confronti di The Pirate Bay e ancora oggi sono in cerca di un luogo alternativo. Un altro progetto importante riguarda la creazione di un portale di nome Playable, nel quale è possibile scaricare liberamente opere protette da diritto d'autore, a un prezzo mensile che viene scelto liberamente dall'utente Il futuro di The Pirate Bay però non sembra essere molto roseo, ma non per i problemi citati in precedenza, ma a causa della cessione della stessa a favore della Global Gaming Factory di cui fa parte Hans Pandeya (amministratore delegato dell'azienda) per circa 8 milioni di dollari con una società che produce mediamente un fatturato annuale di 800mila dollari. Oltre a The Pirate Bay, infatti, Pandeya stava cercando finanziamenti per circa 14milioni di dollari per l'acquisizione di Peerialism, società che sviluppa una speciale tecnologia p2p.
  • 21. Ma i problemi principali sono due: La mancanza di certezze sugli investitori (infatti Pandeya ha dichiarato che gli investitori si erano tirati indietro ma che nonostante tutto ha assicurato di averne trovato di nuovi (il tutto naturalmente top secret)); l'unico nome è quello di John Fanning, co-fondatore di Napster, che però nega ogni coinvolgimento al progetto di Pandeya. Pandeya deve pagare delle tasse arretrate al governo svedese, in più l'ex CTO (manager di primo livello della GGF) chiede a Pandeya e alla società di aumentare di molto il fatturato di 800mila dollari
  • 22. E in Italia quale è la situazione? Attualmente da The Pirate Bay è possibile scaricare tutto il materiale anche se è stato fortemente dimezzato a livello di fonti. Anche in Italia c'è stato il blocco dell'accesso sul sito (10 agosto 2008) da parte del sostituto procuratore di Bergamo, ma nel settembre dello stesso anno il tribunale di Bergamo accoglie il ricorso degli avvocati di The Pirate Bay revocando il provvedimento di sequestro preventivo, anche se già prima di questa data il sito aveva costruito un nuovo dominio così da ristabilire la raggiungibilità con gli utenti italiani.
  • 23. Michel Bauwens sull’ economia P2P guardando alle opportunità che l’economia P2P fornisce in rapporto ai nuovi mercati creati dal surplus informativo, alle tecnologie distribuite e a quei settori in cui il processo di progettazione è separato da quello di produzione. Il P2P, come nuova forza economica può emergere dove i capitali finanziari possono essere distribuiti. Iniziative come la banca ZOPA puntano in questa direzione. L’acquisto cooperativo e l’uso di grandi capitali sono una possibilità. Il supporto di stato e lo sviluppo open source sono un altro esempio. Il P2P può essere aumentato e sostenuto attraverso l’introduzione di un reddito di base universale.
  • 24. Questo è realmente possibile? Quali sono i fondamenti politici ed economici che permettono la realizzazione di questa visione ? Quali sono i pro e i contro del modello economico P2P ? Queste ed altre sono le domande alle quali Michel Bauwens tenta di rispondere.
  • 25. Michel Bauwens (1958) è un filosofo belga e teorico del Peer- to-Peer. Ha lavorato come consulente Internet, information analyst per la United States Information Agency, information manager per British Petroleum (dove ha creato uno dei primi centri di informazione virtuale), ed è ex editor-in-chief del primo magazine per la convergenza digitale Europea Wave. Con Frank Theys, è il co-creatore di di un documentario di tre ore TechnoCalyps, un’esamina della 'metafisica della tecnologia'. Ha curato due antologie in lingua francese sulla Antropologia della Società Digitale.
  • 26. Gli scambi P2P possono essere considerati in termini di mercato solo nel senso che gli individui sono liberi di contribuire, prendere quello di cui hanno bisogno, seguire le inclinazioni individuali, con una mano invisibile che mette tutto insieme ma senza alcun meccanismo monetario.
  • 27. Non esistono mercati reali: Non sono richiesti prezzi di mercato, né decisioni manageriali per decidere a chi vanno le risorse: o I mercati non funzionano secondo i criteri dell’intelligenza collettiva, ma piuttosto nella forma di uno sciame di insetti. Tutti hanno la loro autonomia in un ambiente distribuito, ma ogni individuo può vedere solo il suo beneficio immediato. o I mercati sono basati su di una cooperazione “neutrale”, e non sulla sinergia cooperativa: non è creata nessuna reciprocità o I mercati funzionano per lo scambio di valore e di profitto , non direttamente per il valore d’uso. o Mentre l’obiettivo del P2P è la piena partecipazione, i mercati soddisfano solo il bisogno di coloro che hanno un potere di acquisto. Gli svantaggi dei mercati includono: o Non funzionano bene per i bisogni comuni che non coinvolgono il pagamento diretto (difesa nazionale, politica generale, educazione e salute pubblica). o In aggiunta non tengono conto di esternalità negative (l’ambiente, i costi sociali, le generazioni future). o Dal momento che i mercati aperti tendono ad abbassare i profitti danno sempre la spinta alla crescita di anti-mercati in cui oligopoli e monopoli tendono a manipolare il mercato a loro beneficio.
  • 28. Nonostante le differenze significative, il P2P e il mercato capitalista sono altamente interconnessi. Il P2P dipende dal mercato e il mercato dipende dal P2P. La produzione Peer dipende altamente dal mercato che produce valore d’uso attraverso una produzione per la maggior parte immateriale, senza che venga fornito direttamente un reddito ai produttori. I Participanti non possono vivere della produzione peer, nonostante ottengano significati e valori da essa e nonostante essa possa essere più efficiente e produttiva del normale mercato.
  • 29. La produzione peer copre solo una parte della produzione, mentre il mercato copre tutte le sezioni. Ma anche i mercati e il capitalismo sono dipendenti dal P2P. Il capitalismo è diventato un sistema che si affida ai network distribuiti, in particolare alle infrastrutture P2P per quanto riguarda l’informatica e la comunicazione. La produttività dipende da team di lavoro cooperativi, spesso organizzati in modi derivati dalla modalità di produzione peer. Il supporto dato dalle grandi compagnie IT allo sviluppo open source testimonia l’uso derivato da questi regimi di proprietà comune.
  • 30. Il modello generale di business si basa sulle infrastrutture P2P e crea un valore di surplus che può essere pacchettizzato per lo scambio di valore. Comunque il supporto al software libero e open source da parte delle aziende pone dei problemi interessanti. Quando un software FS/OS è sponsorizzato o gestito da un’azienda si può parlare ancora di P2P?. Solo parzialmente. Se utilizza le strutture legali GPL/OSI risulta come regime di proprietà comune. Se i produttori dipendono da un reddito, o se la produzione subisce una gerarchia aziendale, non si può più parlare di produzione peer.
  • 31. Dobbiamo dire che quando l’intera struttura sottostante del capitalismo diviene distribuita genera pratiche P2P e dipende da esse. La scuola italo-francese di ‘capitalismo cognitivo’ afferma che il valore della creazione non è più confinato all’impresa, ma appartiene all’intellettualità di massa dei lavoratori della conoscenza, che, attraverso la loro esperienza di apprendimento permanente e la connettività sistemica, innovano costantemente all’interno o all’esterno dell’azienda. Questo è un argomento importante, dal momento che giustificherebbe quella che noi vediamo come unica soluzione per l’espansione della sfera P2P all’interno della società: il reddito di base universale. Solo l’indipendenza del lavoro e la struttura del salario possono garantire che i produttori peer possano continuare a creare questa sfera di valore d’uso altamente produttiva.
  • 32. La produzione peer copre solo una parte della produzione, mentre il mercato copre tutte le sezioni. Ma anche i mercati e il capitalismo sono dipendenti dal P2P. Il capitalismo è diventato un sistema che si affida ai network distribuiti, in particolare alle infrastrutture P2P per quanto riguarda l’informatica e la comunicazione. La produttività dipende da team di lavoro cooperativi, spesso organizzati in modi derivati dalla modalità di produzione peer. Il supporto dato dalle grandi compagnie IT allo sviluppo open source testimonia l’uso derivato da questi regimi di proprietà comune.
  • 33. Più importante della relazione che abbiamo trattato precedentemente,è il fatto che i processi peer to peer contribuiscono anche a forme più specifiche di capitalismo distribuito. L’uso massiccio di software open source nel business, supportato entusiasticamente da capitali e grandi compagnie IT come IBM, sta creando una piattaforma software distribuita che taglierà drasticamente gli affitti monopolistici di compagnie come Microsoft e Oracle, mentre Skype e il VoIP redistribuiranno drasticamente l’infrastruttura di telecomunicazione. In aggiunta, questo evidenzia un nuovo modello di business che va oltre i prodotti e si focalizza sui servizi associati con i modelli software nominalmente free FS/OS
  • 34. Le forze per il profitto che stanno costruendo ed abilitando queste nuove piattaforme di partecipazione rappresentano una nuova sottoclasse, che io chiamo classe netarchica. Se il capitalismo cognitivo è definito dall’importanza degli assetti intellettuali nei confronti degli assetti industriali del capitale fisso, e dall’affidabilità di un’estensione dei diritti IP per stabilire affitti monopolistici (come i capitalisti vettoriali descritti da Mackenzie Wark) ne deriva che questi nuovi capitalisti netarchici prosperano in base allo sviluppo di network partecipatori. E’ significativo che Amazon costruisca se stessa attorno alle recensioni degli utenti, eBay viva su di una piattaforma di acquisti distribuiti in tutto il mondo e Google sia costituito da contenuto generato dagli utenti.
  • 35. Comunque, sebbene queste compagnie si affidino ai diritti IP, il loro potere dipende dalla proprietà della piattaforma. In modo più esteso, il capitalismo netarchico è una parte del capitale che abbraccia la rivoluzione peer. E’ la forza dietro all’immanenza peer to peer. All’opposto, sebbene collegate con un’allenaza temporanea,sono le forze del Common-ism, che inseriscono il loro destino nella trascendenza del peer to peer, in una riforma dell’economia politica che va oltre il dominio del mercato.
  • 36. Il P2P ha importanti aspetti trascendenti che vanno oltre i limiti dell’economia del profitto: • La produzione peer permette efficacemente la libera cooperazione di produttori che hanno accesso ai loro significati di produzione • E il risultante valore d’uso dei progetti supera le alternative per il profitto. Storicamente, sebbene le forze di alta produttività possano essere temporaneamente inserite in vecchi sistemi produttivi, queste conducono a profondi sconvolgimenti dell’economia politica. La nascita di modelli capitalistici all’interno del sistema feudale rappresenta un caso. Questo è particolarmente significativo perchè settori leader dell’economia di profitto stanno deliberatamente abbassando la loro crescita produttiva (nella musica attraverso i brevetti) e provando a legiferare la produzione P2P e le pratiche di condivisione: * il sistema di governo peer trascende sia l’autorità del mercato che lo stato * le nuove forme di proprietà comune universale trascendono i limiti sia dei modelli privati che pubblici e stanno ricostituendo i campi dinamici dei Commons
  • 37. L’emergere del P2P è pertanto accompagnato da una nuova etnia di lavoratori (Etica Hacker di Pekka Himanen), da nuove pratiche culturali come circoli peer in ricerche spirituali , ma soprattutto da un nuovo movimento sociale e politico, il cui intento è promuovere la sua espansione. Questo movimento P2P ancora nascente, (che include il movimento Free Software e Open Source, il movimento open access, il movimento free culture e altri) riflette gli obiettivi di un movimento di che va oltre la gobalizzazione, e sta divenendo l’equivalente del movimento socialista nell’età industriale.
  • 38. Si erge come alternativa permanente allo status quo, ed è espressione di una crescita di una nuova forza sociale: i lavoratori della conoscenza. Infatti, l’obiettivo della teoria peer è dare una spiegazione teorica alle pratiche trasformative di questo movimento. E’ il tentativo di far comprendere un nuovo tipo di società, basata sulla centralità dei Commons, e all’interno di un mercato riformato è una possibilità. Tale teoria dovrebbe spiegare non solo la dinamica dei processi peer, ma anche come si adattano alle altre dinamiche intersoggettive. Per esempio il rapporto tra il P2P e i modelli di reciprocità, i modelli di mercato e i modelli di gerarchia; su quali trasformazioni ontologiche, epistemologiche e assiologiche questa evoluzione si basa; e che cosa un’etica P2P può ottenere.
  • 39. Data la dipendenza del P2P dal modello di mercato esistente, quali sono le possibilità che vada oltre la sfera esistente delle merci immateriali? Il P2P può emergere non solo nella sfera immateriale della produzione software e intellettuale, ma dovunque ci sia accesso ad una tecnologia distribuita: telecomunicazioni distribuite e ogni tipo di comunicazione virale. Il P2P può crescere dove sono disponibili altre forme di capitale fisso distribuito: è il caso della “condivisione della macchina”, che è il secondo modello di trasporto più utilizzato negli Stati Uniti. Il P2P può crescere dove il processo di progettazione è separato da quello di produzione fisica. I grandi capitali per la produzione possono coesistere affidandosi ai processi P2P per la progettazione. Il P2P può crescere dove i capitali finanziari possono essere distribuiti come nel caso della banca ZOPA. Gli acquisti cooperativi, l’uso di merci ad alto capitale, il supporto dello stato e fondi per lo sviluppo open source sono un altro esempio. Il P2P potrebbe espandersi e sostenersi attraverso l’introduzione di un reddito di base universale
  • 40. Quest’ultimo che crea un lavoro salariato ed un reddito indipendente ha la potenzialità di sostenere un ulteriore sviluppo del valore d’uso generato dal P2P. Attraverso un’etica di 'piena attività’ (piuttosto che di pieno impiego) il reddito di base viene giustificato: non solo è efficace in termini di povertà e disoccupazione, ma ha un importante valore d’uso per la comunità umana. Comunque, mentre è difficile vedere quanto la produzione del valore d’uso e lo scambio possa essere la sola forma di produzione, è più realistico vedere il peer to peer come parte del processo di scambio. In questo scenario il peer to peer potrebbe coesistere e trasformare profondamente altri modelli intersoggettivi.
  • 41. Un’economia politica basata sui Commons dovrebbe essere centrata attorno al peer to peer e coesistere con: Una sfera potente di reciprocità (economia del dono) centrata attorno all’introduzione di valute complementari basate sul tempo. Una sfera riformata per lo scambio di mercato, il tipo di ‘capitalismo naturale’ descritto da Paul Hawken, David Korten e Hazel Henderson, Dove i costi della riproduzione sociale e naturale non sono più esternalizzati e abbandonano l’imperativo di crescita per un nuovo tipo di economia come descritto da Herman Daly. Uno stato riformato che funziona all’interno di uno stato di azionisti multipli, non più sottomesso agli interessi delle grandi aziende, ma che agisce come arbitro tra Commons, Mercato ed Economia del dono.
  • 42. Bibliografia -------------------- Barbrook, Richard. Media Freedom. London: Pluto, 1995 Ferrer, Jorge N. Revisioning Transpersonal Theory: A Participatory Vision of Human Spirituality. Albany: SUNY, 2001 Fiske, Alan Page. Structures of Social Life. New York: Free Press, 1993 Gunderson, Lance H. and C.S. Holling. Panarchy: Understanding Transformations in Systems of Humans and Nature. Washington, D.C.: Island Press, 2001 Heron, John. Sacred Science. Llangarron, Ross-on-Wye, UK: PCCS Books, 1998 Galloway, Alexander. Protocol: How Control Exists After Decentralization Cambridge, Mass.: MIT Press, 2004 Himanen, Pekka. The Hacker Ethic and the Spirit of the Information Age. New York: Random House, 2002 Inglehart, Ronald. Culture Shift in Advanced Industrial Society. Princeton, N.J.: Princeton University Press, 1989 Kane, Pat. The Play Ethic: A Manifesto for a Different Way of Living. London: Macmillan, 2003 Lazzarato, Maurizio. Les révolutions du capitalisme. Paris: Les Empêcheurs de penser en rond, 2004 Lessig, Lawrence. The Future of Ideas. New York: Vintage, 2002 Lessig, Lawrence. Free Culture. New York: Penguin U.S.A., 2004 Raymond, Eric. The Cathedral and the Bazaar. Sebastopol, CA: O'Reilly, 2001 Sagot-Duvauroux, Jean-Louis. Pour la gratuité. Paris: Desclée-De Brouwer, 1995 Sahlins, Marshall D. Stone Age Economics. Chicago: Aldine, 1972 Skolimowski, Henryk. The Participatory Mind. New York: Penguin USA, 1995 Skrbina, David. Panpsychism in the West. Cambridge, MA: MIT Press, 2005 Stallman, Richard. Free Software, Free Society. Boston, MA: GNU Press, 2002 Stewart, John. Evolution's Arrow. Canberra: Chapman Press, 2000 Surowiecki, James. The Wisdom of Crowds. New York: Anchor, 2005 Tuomi, Ilkka. Networks of Innovation. Oxford: Oxford University Press, 2003 Vercelonne, Carlo, dir. Sommes-nous sorti du capitalisme industriel? Paris: La Dispute, 2003 von Hippel, Eric. The Democratization of Innovation. Cambridge, MA: MIT Press, 2004 Wark, McKenzie. A Hacker Manifesto. Cambridge, MA: Harvard University Press, 2004 Weber, Steve. The Success of Open Source. Cambridge, MA: Harvard University Press, 2004