Social business in pillole per PMI
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Social business in pillole per PMI

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I concetti chiave del social business presentati all'evento Turbobusiness del 14/3/14 a Sasso Marconi (BO)

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  • Caro Domenico aiutami con questo progetto Grazie http://www.edisonstart.it/idee/riuso-e-aiuto
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  • @maurizane
    Pur articolata meglio, la tua “sostanza” (a questo punto condivido e passo volentieri al tu) mi sembra esprima una visione dell’azienda e dell’organizzazione in cui il “social” si aggiunga solo come ulteriore canale e strumento comunicativo e di marketing, da utilizzare sì secondo le logiche social, ma che in fondo rispecchia ancora i valori del management tradizionale: gestione piramidale della decisione e controllo, comunicazione strumentale e manipolativa verso i consumatori, massimizzazione del profitto aziendale come unico fine dell’impresa, ecc.
    E’ l’approccio, ad esempio, della presentazione “Social Business per le PMI” di Alessandro Prunesti (http://www.slideshare.net/prust/social-business-per-le-pmi), non a caso sottotitolata “promuovere l’azienda e il suo business attraverso un piano strategico e operativo di social media marketing”.

    Dal punto di vista concettuale, nel paradigma economico tradizionale, non fa una piega, ma personalmente la ritengo una visione superata da una più “ecologica” (in senso batesoniano), come evidenziava già 15 anni fa il Cluetrain Manifesto (“gli iperlink sovvertono la gerarchia” ecc. http://www.mestierediscrivere.com/articolo/cluetrain), e ribadito dal recente Social Business Manifesto (http://domenicotosello.com/social-business/), che appunto citavo nella quinta slide, in assoluto e voluto contrasto con l’immagine della catena di montaggio della mitica “Ford nera, modello T”, simbolo di un mercato di massa dominato dall’offerta ormai tramontato.

    Un manifesto volutamente costruito a tesi per provocare la discussione, la confutazione, il ragionamento su possibili visioni diverse dell’azienda, del management, del marketing, proprio perché - come mi sembra condividi anche tu - il continuo cambiamento è diventato la “normalità”, dovuta all’accelerazione e alla complessità del contesto competitivo, e richiede una strategia adattiva che può essere pensata e realizzata in maniera più efficace se l’intera organizzazione è vista come un sistema adattivo complesso che riesce ad attivare l’intelligenza collettiva dei collaboratori e della rete delle relazioni esterne perché non mette al centro il solo profitto aziendale ma si pone in modo trasparente e collaborativo alla ricerca di uno scambio e di una relazione reciprocamente vantaggiosa, uno scambio, appunto, osmotico con l’ambiente proprio come fa un organismo vivente nel suo ecosistema.

    In questo senso quindi, preferisco ad esempio la presentazione in Powerpoint “Innovazione strategica e social media” di Leonardo Milan (http://www.slideshare.net/leonardo.milan/innovazione-strategica-esocialmediav10) alla presentazione “Building authentic relationship trought Social Business” di Jono Bixby su Prezi (http://prezi.com/khsjcepno3tl/social-business/).

    Le slide sono “solo” degli strumenti, mezzi utili in un determinato contesto, se hanno un favorevole rapporto costo-efficacia e se sono coerenti con il fine che rimane la relazione costruita sulla condivisione di contenuti.

    “Essere social” quindi, a mio avviso, non vuol dire necessariamente usare l’ottimo Prezi, che oltre all’aspetto grafico preferisco a Powerpoint per le sue potenzialità collaborative (nonostante alcuni svantaggi), ma entrare in un rapporto dialogico (non dialettico, vedi R. Panikkar) con i propri interlocutori. Rispetto a questo aspetto cruciale Prezi, come Powerpoint, resta essenzialmente “unidirezionale”, mentre è la conversazione che scaturisce tra relatore e pubblico che è “social” e, in questo caso ad esempio, sono il dialogo con i partecipanti dell’evento Turbobusiness o questa conversazione che valgono davvero più dello strumento che li hanno innescati.

    PS: “condividete i vostri segreti! distruggete le vostre presentazioni Power Point! bruciate la missione aziendale! raccontate delle storie! basta con le metafore sportive! siate divertenti!” (Cluetrain Manifesto)
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  • domenico scusa ma l'italiano non è la mia lingua. non volevo essere arrogante ma farti capire che se parli di social in questi termini non consideri che da sempre le aziende sono schiave della gente e che prima del lancio di ogni prodotto c'è l'audit del prodotto. ora è cambiato il modo ma resta la sostanza. i modi della tua presentazione sono vecchi perchè non tengono conto del continuo mutare del social. è questo che c'è nel social workplace adoption. l'unica cosa giusta che hai scritto è la velocità del cambiamento. riguardo la presentazione è vecchia e se vuoi essere social devi usare almeno prezi.
    scusa se anche qeusto commento sarà sgrammaticato ma vedi la sostanza non ti fermare alla superficie.
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  • Nonostante il tono arrogante, il suo (sgrammaticato) commento mi dà l’opportunità di aggiungere alcuni spunti – spero utili - al dialogo con quanti siano realmente interessati al social business.

    Intanto la presentazione va contestualizzata: è una semplice traccia, di immagini e parole chiave, per un breve discorso (20 minuti) sul social business a una platea molto eterogenea (dal micro-imprenditore a digiuno di “social” al navigato marketing manager di grande azienda internazionale).

    Rispetto ai contenuti invece, attribuisco maggiore importanza al valore euristico e possibilmente “sense making” dei concetti che alla loro “novità”.
    In questo caso, quelli più generali e “datati” - complessità, cambiamento, spostamento di potere a favore delle comunità e dei consumatori ecc. – costituiscono la necessaria premessa (condivisa) a quelli più specifici del social business - organizzazione collaborativa, engagement “coinvolgimento dei dipendenti”, leadership facilitante, strategia adattiva, tecnologie social ecc. - tutt’altro che “digeriti”, come sottolinea Emanuele Quintarelli presentando la recente (e unica in Italia) Social Collaboration Survey pubblicata a dicembre 2013 (http://ow.ly/uIkTm): “… Quanti anni sono che ne parliamo? Tanti, probabilmente troppi, visto lo scarso livello di comprensione generale del fenomeno da parte di manager ed aziende”.

    Ma anche nel contesto internazionale “Social Workplace Adoption, Social Business Value Generation, Employee Engagement, Social Business Transformation” sono tutt’altro che concetti superati, visto che sono state le parole chiave dell’Enterprise 2.0 Summit di Parigi del 10-12 febbraio 2014 (http://www.e20summit.com/home.html).

    Non ho la pretesa di fare il guru, (anzi, alla fine della presentazione ho tenuto a ringraziare chi da più tempo e certo meglio di me si occupa di questi temi per grandi organizzazioni) ma cerco essenzialmente di “mediare” questi temi anche per le piccole e medie imprese, che con fatica cercano di orientarsi in questa difficile fase di transizione.

    PS: sull’aspetto più o meno orribile della presentazione, un dato sensibilmente soggettivo, lascio che giudichi ognuno :-)
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  • questi 'concetti chiave' sarebbero potuti andare bene qualche anno fa. del resto qualche anno fa si poteva far passare per buona un presentazione così orribile. ti consiglio di aggiornarti
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Social business in pillole per PMI Social business in pillole per PMI Presentation Transcript

  • Social business …in pillole “Le organizzazioni sono conversazioni” Social business …in pillole Domenico Tosello Innovazion[e]Marketing
  • Economia globalizzata e interconnessa
  • Cosa succede in un minuto di internet?
  • La costante è il cambiamento (accelerato) Condizioni del mercato tecnologiaCondizioni del mercato Domanda dei clienti Costi input produttivi Competizione
  • Il potere/controllo si sposta da istituzioni/imprese a comunità/clienti “I mercati sono conversazioni” (Social Business Manifesto)
  • Resistere al cambiamento… “Non è la specie più forte che sopravvive, nè la più intelligente, ma la più reattiva ai cambiamenti.” (Charles Darwin) “Non è la specie più forte che sopravvive, nè la più intelligente, ma la più reattiva ai cambiamenti.” (Charles Darwin)
  • Tante componenti più o meno complesse Interazioni non lineari tra le componenti o accettare la sfida della complessità? Auto-organizzazione Principio ologrammatico Impossibilità di previsione Interazione adattiva con l’ambiente Interazioni non lineari tra le componenti Assenza di gerarchia “piramidale” Impossibilità di previsione Potere delle connessioni Causalità circolare Apprendimento per tentativi
  • L’azienda è un sistema complesso Adattato da @MarioGastaldi
  • Social business is… un’impresa centrata sulle persone “Un’organizzazione che ha messo in campo le strategie, le tecnologie ed i processi atti a coinvolgere sistematicamente tutti gli individui che compongono il proprio ecosistema (dipendenti, clienti, partner, fornitori) nella massimizzazione del valore scambiato” Emanuele Quintarelli “Un’organizzazione che ha messo in campo le strategie, le tecnologie ed i processi atti a coinvolgere sistematicamente tutti gli individui che compongono il proprio ecosistema (dipendenti, clienti, partner, fornitori) nella massimizzazione del valore scambiato” Emanuele Quintarelli
  • … in pratica?
  • Come costruire engagement
  • Vantaggi all’interno, all’esterno e attraverso l’organizzazione
  • Serve una strategia adattiva al social business
  • Mettere al centro la persona Diventare Social Una leadership facilitante Ascoltare Rispondere Imparare ed evolvere
  • Usare (alcune) tecnologie social
  • Inserire la collaborazione nel flusso di processo Ideazione social Validazione Top-down Soluzione collaborativa Approvazione e implementazione
  • Ricapitolando
  • Iniziare dagli obiettivi di business
  • Puntare sul design collaborativo
  • Da (piccoli) progetti pilota a evoluzione dell’intera organizzazione
  • per diventare un organismo vivo capace di co-evolvere con l’ambiente... e contribuire a un futuro sostenibile.
  • “Quello che accadrà dopo, dipenderà da voi e da loro” (Neo, in Matrix) SocialBusiness–byDavidArmano “So che mi state ascoltando, avverto la vostra presenza. So che avete paura di noi, paura di cambiare. Io non conosco il futuro, non sono venuto qui a dirvi come andrà a finire, sono venuto a dirvi come comincerà. Adesso appenderò il telefono e farò vedere a tutta questa gente, quello che non volete che vedano. Mostrerò loro un mondo senza di voi, un mondo senza regole e controlli, senza frontiere e confini. Un mondo in cui tutto è possibile. Quello che accadrà dopo, dipenderà da voi e da loro”. (Neo, dal film Matrix)
  • A chi è ancora sveglio: grazie per l’attenzione! Un ringraziamento particolare a: -Emanuele Quintarelli – www.socialenterprise.it -Mario Gastaldi – www.mariogastaldi.com
  • Per approfondire, proseguire il dialogo, … www.domenicotosello.com/social-business/ dt@domenicotosello.com http://it.linkedin.com/in/domenicotosello/ +39 3491643075 @dtosello “People will tell you where they've gone They'll tell you where to go But till you get there yourself you never really know” J. Mitchell Blog: just a false alarm