Il restauro dell’arazzo di Gerace di Jan Leyniers (1630 - 1686) - Un capolavoro fiammingo alla Galleria Nazionale di Cosenza. Note storico-artistiche e note sul restauro
Upcoming SlideShare
Loading in...5
×
 

Il restauro dell’arazzo di Gerace di Jan Leyniers (1630 - 1686) - Un capolavoro fiammingo alla Galleria Nazionale di Cosenza. Note storico-artistiche e note sul restauro

on

  • 2,308 views

 

Statistics

Views

Total Views
2,308
Views on SlideShare
582
Embed Views
1,726

Actions

Likes
0
Downloads
1
Comments
1

25 Embeds 1,726

http://utopiecalabresi.blogspot.it 1050
http://utopiecalabresi.blogspot.com 563
http://www.directrss.co.il 18
http://utopiecalabresi.blogspot.com.ar 17
http://utopiecalabresi.blogspot.com.br 10
http://utopiecalabresi.blogspot.com.es 9
http://utopiecalabresi.blogspot.de 7
http://utopiecalabresi.blogspot.fr 6
http://utopiecalabresi.blogspot.sk 6
http://utopiecalabresi.blogspot.co.uk 5
http://utopiecalabresi.blogspot.pt 5
http://utopiecalabresi.blogspot.ch 5
http://utopiecalabresi.blogspot.ru 5
http://translate.googleusercontent.com 3
http://utopiecalabresi.blogspot.no 3
http://utopiecalabresi.blogspot.be 3
http://utopiecalabresi.blogspot.hu 2
http://utopiecalabresi.blogspot.ca 2
http://utopiecalabresi.blogspot.jp 1
http://utopiecalabresi.blogspot.ie 1
http://utopiecalabresi.blogspot.nl 1
http://ricerca.virgilio.it 1
http://www.utopiecalabresi.blogspot.com 1
http://utopiecalabresi.blogspot.co.at 1
http://utopiecalabresi.blogspot.kr 1
More...

Accessibility

Categories

Upload Details

Uploaded via as Adobe PDF

Usage Rights

© All Rights Reserved

Report content

Flagged as inappropriate Flag as inappropriate
Flag as inappropriate

Select your reason for flagging this presentation as inappropriate.

Cancel
  • Full Name Full Name Comment goes here.
    Are you sure you want to
    Your message goes here
    Processing…
Post Comment
Edit your comment

Il restauro dell’arazzo di Gerace di Jan Leyniers (1630 - 1686) - Un capolavoro fiammingo alla Galleria Nazionale di Cosenza. Note storico-artistiche e note sul restauro Il restauro dell’arazzo di Gerace di Jan Leyniers (1630 - 1686) - Un capolavoro fiammingo alla Galleria Nazionale di Cosenza. Note storico-artistiche e note sul restauro Document Transcript

  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CALABRIA SOPRINTENDENZA PER I BENI STORICI, ARTISTICI ED ETNOANTROPOLOGICI DELLA CALABRIA Il restauro dell’arazzo di Gerace di Jan Leyniers (1630-1686) - Un capolavoro fiammingo alla Galleria Nazionale di Cosenza Galleria Nazionale di Cosenza, Palazzo Arnone Cosenza, 24 settembre 2011 – ore 18.00Note storico-artistichePreziosi oggetti d’arredo prodotti in gran parte tra la Francia e le Fiandre, gli arazzi si diffondono intutta Europa a partire dal Medioevo, raggiungendo l’apice della fortuna in età moderna, tra il XVI eil XVIII secolo. Appesi alle pareti o stesi sul pavimento, impreziosivano gli ambienti dirappresentanza delle residenze nobiliari, offrendo molteplici vantaggi. Se da un lato, infatti,consentivano un migliore isolamento termico, proteggendo dal freddo e dall’umidità, dall’altropotevano essere facilmente sostituiti offrendo soggetti adatti ad ogni occasione. A differenza degliaffreschi, inoltre, potevano essere facilmente trasportati da una residenza all’altra.Proveniente dal Palazzo Vescovile, l’arazzo di Gerace costituisce, per rarità e pregio, una dellemassime glorie del patrimonio storico-artistico calabrese. Capolavoro dell’arte tessile, testimonianon solo l’elevato grado di raffinatezza raggiunto dalla scuola fiamminga nella seconda metà delXVII secolo, ma anche la complessità dei rapporti culturali intrattenuti dalla nobiltà e dal clerocalabrese.La lettera “B” visibile al centro della bordura inferiore, entro la sottile cornice blu, certifica laprovenienza dagli opifici di Bruxelles-Brabant, mentre il nome dell’autore, Jan Leyniers (1630-1686), leggibile nei pressi dell’angolo inferiore destro, ne riconduce la manifattura ad una notafamiglia di arazzieri e tintori di lane attivi nelle Fiandre dalla prima metà del XVI secolo. Dellostesso autore si conservano, nel Nelson-Atkins Museum di Kansas City, gli arazzi narranti il Mito diFetonte e quelli dedicati a Le Arti di proprietà del gruppo bancario spagnolo Santander. Al Leynies,inoltre, sono attribuiti gli arazzi con le Storie di Alessandro Magno del Collegio Alberoni diPiacenza.L’arazzo rappresenta un’affollata scena venatoria, incorniciata da un abbondante festone in cuis’intrecciano anticaglie ed elementi floreali e zoomorfi. Entro un fitto bosco illuminato da un cieloterso sta per avere inizio la battuta di caccia. Al centro, in primo piano, due giovani s’incontrano esi accingono ad un abbraccio amichevole. Poco dietro è un’imponente figura femminile, un’eroina ouna divinità. Attorno a loro un gran numero di figure secondarie, alcuni alle prese con i cani, altri ingroppa ai loro cavalli intenti a suonare buccine finemente cesellate.Ancora incerta è l’identificazione del soggetto. L’ipotesi più accreditata tra quelle finora proposte èche l’arazzo costituisca il singolo elemento – ad oggi l’unico noto – di un ciclo più ampio riferito almito di Meleagro e Atalanta. A conferma di tale supposizione interviene la presenza dei due leoniche rievocano la drammatica fine di Atalanta e Ippomane, testimoniando l’intenzione di legare traVIA GIAN VINCENZO GRAVINA (PALAZZO ARNONE) – 87100 COSENZA (CS) - TEL. 0984795639/5556 - FAX 098471246 www.articalabria.it - sbsae-cal@beniculturali.it – facebook – Soprintendenza Bsae Della Calabria
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CALABRIA SOPRINTENDENZA PER I BENI STORICI, ARTISTICI ED ETNOANTROPOLOGICI DELLA CALABRIAloro, in un sottile gioco di rimandi, le varie scene del mito. Poco credibili, tuttavia, risultano alcuneidentificazioni avanzate in passato che riconosce nella scena centrale l’incontro tra Meleagro edEneo, oppure tra lo stesso eroe greco e l’amata Atalanta, tema già trattato da Leyniers nell’arazzocustodito presso l’Art Institute di Chicago. La prima ipotesi non è credibile in quanto Eneo, padre diMeleagro, è sempre rappresentato, in rispetto del dato anagrafico, con le fattezze del saggio; laseconda è confutata dalle sembianze chiaramente maschili di entrambi i protagonisti. In un’ultimaanalisi, volendo rimanere nell’ambito dello stesso mito, si è portati a riconoscere nell’incontrocentrale quello tra Meleagro e uno degli eroi accorsi per affiancarlo nella caccia al cinghialecalidonio.Ignorato dagli studi, come dimostrano i limitatissimi riferimenti bibliografici, dell’arazzo non siconoscono i cartoni preparatori, sicuramente utilizzati. Tuttavia la lettura stilistica non può nonrilevare evidenti tangenze con la maniera di Charles Le Brun, artista francese che, insieme a PieterPaul Rubens e al suo principale allievo, Jacob Jordaens, in più di un’occasione prestarono le lorocomposizioni alla riproduzione tessile dei Leyniers.Note sul restauroIl manufatto si estende in senso orizzontale per un’altezza di cm 380 ed una lunghezza di cm 564.Raffinata la tecnica di realizzazione e la scelta dei materiali, filati dalle policromie morbide e ricchidi sfumature. Gli orditi sono in lana non tinta color avorio, ben ritorta e di scarso spessore rispettoai fili di trama policromi in lana o in seta.La lettura dell’immagine si presentava integra nonostante lo stato di conservazione materico delmanufatto fosse estremamente compromesso. Le cause del degrado sono da imputare ad alcunimateriali costitutivi, in particolare i filati serici, e alle modifiche intercorse negli anni sull’arazzoper i restauri subiti e i sistemi di esposizione utilizzati.Uno strato di sporco offuscava la superficie, in particolare sul retro a causa della tecnica dimanifattura che prevede una gran quantità di fili ‘volanti’ che raccolgono e trattengono le impurità;cospicue le macchie corrosive di ruggine e numerosi i decadimenti dei filati che interessavanoprevalentemente le zone tessute in seta.Evidenti le deformazioni del tessuto, in gran parte corrispondenti alle zone interessate darifacimenti, integrazioni o precedenti restauri; numerose le fessurazioni coincidenti con i limiti diunione delle bande di differente policromia e le cadute di fili di trama, in particolare quelli in colorescuro e in seta. La fodera era appesantita ed irrigidita da uno spesso strato di sporco.Degradate le parti originali in seta per la fragilità costitutiva del filato e per gli interventi effettuatinegli anni. I danni irreversibili subiti dalla fibra, a livello fisico e chimico, hanno reso il tessutoparticolarmente friabile e di rischiosa manipolazione.La bordura, in colore blu, è stata ritessuta in un precedente intervento di restauro: sul lato inferiorela sigla B-B con lo scudo rosso posto al centro fra le due lettere, che identifica il luogo diproduzione, è frutto di un rifacimento, mentre la firma dell’arazziere, Jan Leyniers, posta sul latodestro del bordo inferiore, è originaria ed è stata reinserita tramite riagganciatura dei fili di ordito eVIA GIAN VINCENZO GRAVINA (PALAZZO ARNONE) – 87100 COSENZA (CS) - TEL. 0984795639/5556 - FAX 098471246 www.articalabria.it - sbsae-cal@beniculturali.it – facebook – Soprintendenza Bsae Della Calabria
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CALABRIA SOPRINTENDENZA PER I BENI STORICI, ARTISTICI ED ETNOANTROPOLOGICI DELLA CALABRIAancoraggio dei fili di trama. Il sistema di esposizione, a manicotti distaccati, aveva causatotensionamenti e deformazioni del tessuto, soprattutto sul bordo superiore.Lo studio dellarazzo è stato condotto mediante la diagnostica fisica multispettrale, secondo unametodologia che approccia il manufatto come si trattasse di un dipinto.Gli arazzi, difatti sono costituiti da tessuto (al pari della tela) e da coloranti (i pigmenti), chepossono essere studiati mediante luso di radiazioni UV (ultravioletta) e IR (infrarossa).Le analisi effettuate sono state: Fluorescenza indotta da UV (UV) filtrato, Infrarosso Falso Colore(IRFC),micro e macro fotografie. La fluorescenza indotta da UV ha consentito di individuare i filatiutilizzati e di rilevare le tracce di degrado e di precedenti restauri. Linfrarosso falso colore, tecnicausualmente utilizzata per lo studio dei pigmenti, ha reso possibile l’individuazione di zoneapparentemente identiche per filato e per gamma cromatica, ma diverse in composizione chimica enon attribuibili a interventi di restauro.Indagini diagnostiche a cura del Laboratorio di Diagnostica SBSAE Calabria e di Valentina Cosco,diagnosta.Il restauro conservativo finalizzato al recupero materico dell’arazzo è consistito in:- distacco temporaneo della fodera e microaspirazione delle impurità depositate sul tessuto conapparecchiature a regolazione variabile per consentire il recupero delle scorie;- rimozione di parte dei sostegni tessili, applicati in precedenti restauri, che arrecavano al manufattodeformazioni e non idonei tensionamenti;- smacchiatura tramite tavola aspirante con soluzioni di acido citrico, solfato di ammonio e acquademineralizzata e accurata risciacquatura delle zone trattate al fine di eliminare i residui dellacorrosione e dei prodotti utilizzati nei precedenti restauri;- pulitura tramite vaporizzazione di acqua demineralizzata e successivo tamponamento con panni inovatta per la rimozione dell’acidità determinata dall’invecchiamento e dai restauri subiti;- asciugatura e rimessa in forma tramite riposizionamento delle zone o dei fasci di filati effettuatomanualmente, a tessuto ancora bagnato, con l’ausilio di pesi in vetro e l’utilizzo di fogli di cartaassorbente;- consolidamento delle zone fragili con applicazione di un tessuto di sostegno in garza di cotone,lavato in soluzione acquosa addizionata con deboli tensioattivi non ionici, impregnato di resina eapplicato mediante punti di cucitura a punto posato, punto avanti e festone;- reintegrazione delle piccole lacune tramite ritessitura con filati in cotone;- rifoderatura con l’utilizzo del tessuto originario e applicazione a punto festone di banda in velcrolungo tutta la larghezza del tessuto atta a consentire una idonea esposizione del manufatto.Restauro a cura del Laboratorio di restauro tessile La trama e l’ordito di Simonetta Portalupi con ladirezione scientifica di Nella Mari, storico dell’arte direttore coordinatore SBSAE Calabria.VIA GIAN VINCENZO GRAVINA (PALAZZO ARNONE) – 87100 COSENZA (CS) - TEL. 0984795639/5556 - FAX 098471246 www.articalabria.it - sbsae-cal@beniculturali.it – facebook – Soprintendenza Bsae Della Calabria
  • Ministero per i Beni e le Attività Culturali DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA CALABRIA SOPRINTENDENZA PER I BENI STORICI, ARTISTICI ED ETNOANTROPOLOGICI DELLA CALABRIASoprintendenza per i Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della CalabriaSoprintendente: Fabio De ChiricoUfficio stampa: Silvio Rubens Vivone – Patrizia CarravettaTel.: 0984 795639 fax 0984 71246E-mail: sbsae-cal.ufficiostampa@beniculturali.itDocumento collegato al post:“GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO 2011Il restauro dell’arazzo di Gerace di Jan Leyniers (1630-1686)Estro e invenzione nella produzione artistica calabrese degli anni dell’Unità d’Italia”,pubblicato su “Utopie calabresi”:http://utopiecalabresi.blogspot.com/2011/09/giornate-europee-del-patrimonio-2011-il.htmlVIA GIAN VINCENZO GRAVINA (PALAZZO ARNONE) – 87100 COSENZA (CS) - TEL. 0984795639/5556 - FAX 098471246www.articalabria.it - sbsae-cal@beniculturali.it – facebook – Soprintendenza Bsae Della Calabria