Convegno DIRITTO D’AUTORE: TRA IL VECCHIO E IL NUOVO
2 Ottobre 2013, ore 10-18
Camera dei Deputati
Sala della Mercede, via...
Il contesto nazionale:
la legge italiana
• Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla protezione del diritto
d'autore e di altri di...
L'AIB fa parte di EBLIDA, European Bureau of Library, Information and Documentation
Associations. Ad EBLIDA aderiscono ass...
La biblioteca come eccezione
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A ciascun diritto possono corrispondere una o
più eccezioni o limitazioni dei diritti [d...
Capo V - Eccezioni e limitazioni
Sezione I - Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni
[artt.65-71quinquies, compreso 6...
Testi posseduti dalle
biblioteche [40 milioni]
20%

Fuori diritti [8 milioni]
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Modello estrapolat...
Un'agenda legislativa per l'epoca
digitale: Copyright 2.0?
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Direttiva europea 2013/37/UE
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• Non solo carta…ma servono politiche di taglio
pragmatico per le opere digitali
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Social reading
«L’ambiente di lettura subirà «un cambiamento radicale»:
il social reading entrerà sempre di più dentro il ...
Urge un quadro normativo per un
copyright scientifico
• Creare leggi sul copyright adatte a tutela delle
università e dell...
Institutional price: Order form
EUR 20,011 for European countries
JPY 2,657,000 for Japan
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Il diritto d'autore in biblioteca: tra tutele e libertà

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Intervento alla Camera dei Deputati - sala della Mercede - 2 ottobre 2013 Convegno DIRITTO D’AUTORE: TRA IL VECCHIO E IL NUOVO

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  • L’attuale legislazione italiana sul diritto d’autore è una norma ritenuta da più parti non solo inadeguata, ma anacronistica, obsoleta nella sua formulazione concettuale, oltre che ricca di ambiguità che in certi punti la rendono inapplicabile. Se è pur vero che una norma non può adeguarsi a situazioni di fluidità sociali e ancor peggio tecnologiche e non può certo consolidarsi su processi evolutivi ancora in corso, è anche vero che a partire dagli anni ‘90 numerose sono state le introduzioni “forzate” entro la norma per far posto a “concetti innovativi” a seguito della necessità di introdurre nuovi supporti o nuove forme dell’informazione: software, banche dati, copia privata per fonogrammi e videogrammi… solo per citarne alcuni.
    Si è trattato di forzature – imposte all’epoca dalle emergenti Direttive Europee sulla proprietà intellettuale originate dal contesto della Società dell’Informazione - che ne hanno scardinato l’impianto, il quale fino ad allora aveva ben retto agli scossoni del tempo e aveva mantenuto una certa coerenza concettuale tra il contenuto dell’opera, forma e supporto nel quale l’opera stessa era incardinata.
    Tentativi di avere un Codice Unico, una norma che in qualche modo rispettasse anche solo formalmente una certa coerenza strutturale, furono messi in campo dapprima nel 2005 dal Magistrato Giuseppe Corasaniti all’epoca Presidente del Comitato consultivo permanente per il diritto d'autore presso il Ministero dei beni e le attività culturali. La famosa “bozza Corasaniti” - una versione del testo è ancora disponibile sul sito di Interlex – era stata redatta con lo scopo di fungere da punto di partenza, in quanto si era provveduto – attraverso un gruppo di lavoro che comprendeva anche bibliotecari - a riorganizzare (meglio dire riordinare) tutto l’articolato, raggruppando articoli e concetti di modo da avere un Testo Unico composto di 200 articoli dal quale partire per gli sviluppi della norma. La Presidenza del Consiglio dei Ministri con una nota del 10 ottobre 2005 a firma Mauro Masi bocciò il testo, esprimendo parere negativo per motivi di merito e di forma.
    Un successivo tentativo fu fatto negli anni 2007-2008 con lo scopo di creare un inventario della legislazione esistente per realizzare l'adeguamento anche terminologico alle innovazioni tecnologiche. A capo di questa impresa fu posto il prof. Alberto Maria Gambino, nuovo presidente del Comitato Consultivo Permanente per il diritto d'autore (dopo Corasaniti) il quale aveva disposto l'istituzione di due Commissioni speciali. La prima concentrata sul rapporto tra nuove tecnologie e proprietà intellettuale. La seconda parallela focalizzata sulla revisione della legge sul diritto d'autore. Furono coinvolti oltre agli attori noti, società per la gestione dei diritti, autori ed editori, le associazioni di categoria, compresa l’Associazione Italiana Biblioteche (AIB), quella dei consumatori, Frontiere Digitali, in un modello di dialogo e costruzione della norma aperto e collaborativo attraverso l’uso di un Wiki appositamente creato. Anche questo tentativo fallì con la caduta del Governo e tutto il lavoro fatto rimase appeso.
  • Numerose sono le iniziative elaborate dall'AIB Associazione Italiana Biblioteche, nel corso degli anni, assieme ad altre associazioni di bibliotecari e documentalisti relativamente ai Disegni di legge di modifica alle norme di tutela del diritto d'autore, battendosi per i diritti delle biblioteche e dei suoi utenti. Inoltre «L’AIB aderisce al principio dell’Open Access, accesso aperto alla comunicazione scientifica tramite Internet, e condivide l’affermazione “La nostra missione di disseminazione della conoscenza è incompleta se l’informazione non è resa largamente e prontamente disponibile alla società”» (Accesso pubblico alla letteratura scientifica. La posizione dell’AIB, 18 Novembre 2006).
    Nel 2011 l’AIB ha creato un Osservatorio sul diritto d’autore e open access che opera su tre piani strettamente collegati:
    1. come luogo di confronto e sportello di consulenza per tutti i colleghi che vorranno prospettare dubbi o questioni
    2. come luogo di approfondimento critico dei profili evolutivi del diritto d’autore a livello nazionale e internazionale
    3. come strumento di supporto all’attività di pressione politica svolta dai rappresentanti nazionali.
  • L'AIB fa parte anche di EBLIDA, European Bureau of Library, Information and Documentation Associations, che si occupa di coordinare la European Copyright User Platform (ECUP), una azione concertata le cui finalità sono di aumentare la consapevolezza sul diritto d'autore, stimolare le discussioni, predisporre modelli di clausole contrattuali per l'utilizzo dell'informazione su supporto elettronico.
    AIB è impegnata anche nelle attività internazionali in ambito WIPO (OMPI), società delle Nazioni Unite dedicata allo sviluppo di un sistema di proprietà intellettuale equilibrato ed accessibile. Nel maggio 2009 uno dei membri AIB è stato ammesso come Observer alle riunioni dei settori “Copyright and related rights” e “IP Laws and standards”
  • Se nell’impianto originario della legge 633/1941 vi era un certo equilibrio tra la tutela dei diritti d’autore e l’accesso all’informazione attraverso le biblioteche pubbliche, a partire dagli anni 2000 il delicato equilibrio si rompe a sfavore delle biblioteche a tutto vantaggio delle lobby di mercato.
    I cambiamenti dei modelli economici entro il mercato dell’informazione hanno comportato la revisione – a discapito dell’interesse collettivo di accesso all’informazione come bene comune – di tutto l’apparato delle libere utilizzazioni (capo V della norma) che negli anni 2000 si è trasformato in limitazioni e eccezioni ai diritti.
    Gli stessi giuristi, per citare Luciano Menozzi, nel 2001, definiranno la norma - a seguito di tutti questi rattoppi provenienti dall’ambito internazionale, da quello europeo e dal versante interno - come “Il mantello di Arlecchino [Il diritto d'autore 2001 Vol 72 - n. 3].
    Se a ciascun diritto possono corrispondere una o più eccezioni o limitazioni dei diritti, va anche sottolineato che va posta differenza tra eccezione e limitazione del diritto (d’autore), quest’ultima pur non richiedendo autorizzazione ai detentori dei diritti, necessita di compenso (anche forfetario).
    Le eccezioni (o limitazioni) ai diritti d’autore possono riguardare categorie definite come appunto le biblioteche, o condizioni particolari come l’uso personale (fotocopie, copia privata fonogrammi e videogrammi), la ricerca, didattica, o situazioni di svantaggio.
    Curioso come la ricerca sia bellamente ignorata dalla norma. E’ qui che dovrebbe imperare una solida clausola sull’accesso aperto alla ricerca.
    Di fatto la norma cita “motivi d ricerca” solo in abbinamento al termine (obsoleto) “terminali” nell’art. 71ter. Altrettanto curiosamente anche la didattica è completamente assente se non per l’eccezione prevista – nota come eccezione “degradata” per l’aggiunta all’art. 70 – per l’uso di immagini a bassa risoluzione o degradate, a scopi didattici, introdotta pochi anni fa da un decreto ad hoc, dopo alcuni casi che avevano fatto assai discutere il popolo della rete. Le biblioteche in sostanza “esistono” – nella norma – come eccezioni, come la ricerca, la didattica del resto.
    Il termine “biblioteche” compare nella norma solo tre volte e precisamente nelle tre eccezioni: art. 68 fotocopie, 69 prestito, 71ter messa a disposizione di terminali per uso di ricerca
    Non hanno diritti, ma sono un’eccezione al diritto (d’autore). E il diritto di accesso? E’ proprio questo il punto critico.
    Le libere utilizzazioni sono state cassate nel 2003 ed è curioso come molti giuristi ancora parlino del capo V citando le libere utilizzazioni dove appunto prima era collocata la biblioteca pubblica.
    categorie svantaggiate (trattato WIPO per non vedenti),
    Le libere utilizzazioni sono state cassate nel 2003
  • Le libere utilizzazioni sono state cassate con il decreto legislativo 9 aprile 2003, n. 68 ed è curioso come molti giuristi ancora oggi parlino del capo V citando le libere utilizzazioni dove appunto prima era collocata la biblioteca pubblica come luogo aperto di conoscenza.
    La rubricazione attuale è la seguente:
    Capo V - Eccezioni e limitazioniSezione I - Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni
    [artt.65-71quinquies, compreso 68bis]
    Sezione II - Riproduzione privata ad uso personale
    [artt.71sexies-71octies]
    Sezione III - Disposizioni comuni
    [artt. 71nonies-71decies]
  • Una riforma alla legge sul copyright viene invocata non solo in Italia, ma anche in ambito anglosassone, in particolare in relazione ai progetti di digitalizzazione del patrimonio scientifico posseduto dalle biblioteche. Un recente articolo su “The Chronicle” del luglio del 2012 cita il dibattito attorno al caso del progetto di digitalizzazione di Google, che ha alimentato la necessità di trovare forme e modi alternativi alla rigida struttura della gestione dei diritti, relative autorizzazioni e prima ancora individuazione dei detentori, difficile e improbabile nella maggior parte dei casi.
  • Sul modello si nota che il 20% delle opere (monografiche) possedute dalle biblioteche è di dominio pubblico (zona verde). Questa percentuale non è uguale in tutti i Paesi in quanto le norme e i relativi meccanismi che accordano le tutele variano da Paese a Paese. Il territorio libero può essere quindi più o meno ampio, con grosse differenze tra USA e Europa. Nella zona relativa ai titoli coperti da qualche forma di diritto (zona gialla) circa l’80%, abbiamo una parte riconducibile alle opere in commercio (zona rossa) dove in Italia la norma regola il contratto editoriale e pertanto possiamo parlare di diritti editoriali sovrapposti in qualche modo ai diritti d’autore. Nella parte restante (zona grigia) abbiamo tutti i testi fuori commercio e quindi fuori diritti editoriali, ma coperti da diritto d’autore. La parte grigio chiara si riferisce alle opere orfane, grande tematica calda anche in Europa. Il quadro è assai complesso e non è facile per utenti e biblioteche capire per un’opera consultata chi ne detiene i diritti, fino a quando, che tipo di diritti… Di conseguenza non è facile rispettare dei diritti se non è chiaro a chi questi diritti appartengano e fino a quando.
  • Urge quindi una riforma sul diritto d’autore che preveda ampi spazi per il patrimonio culturale inteso come bene comune. Un'agenda legislativa per l'epoca digitale: Copyright 2.0? Un Codice che tenga conto delle innovazioni tecnologiche e di mercato da una parte, ma anche e soprattutto della necessità di costruire biblioteche digitali come patrimonio collettivo in progetti di digitalizzazione nazionali ed europei. L’Europa ci chiama e richiama su questo punto. Ma non solo biblioteche digitali focalizzate su opere di dominio pubblico, mi riferisco a Europeana, OpenLibrary, InternetArchive, ma è opportuno ripensare al sistema diritti proprio per poter digitalizzare soprattutto quel materiale che non è più in commercio ma che è linfa vitale per la biblioteca accademica e di ricerca, ancora soggetto a diritto d’autore, introvabile, magari al macero, che sopravvive solo negli scaffali fisici delle biblioteche e che compone quasi il 70% del patrimonio delle biblioteche di ricerca.
    A riguardo va citato il programma di digitalizzazione francese ReLire Registre des livres Indisponibles en réédition électronique gestito come nuova divisione della Bibliothèque Nationale de France (BnF). Il progetto, istituito con la legge n. 2012-287 del 1 marzo 2012 e autorizzato dal Parlamento francese nel febbraio di quest’anno, modifica in modo sostanziale la legge sul diritto d’autore scatenando non poche polemiche. In particolare le critiche al controverso progetto provengono dalle associazioni degli autori che, questa volta, si trovano in completo disaccordo con gli editori. “Senza mettere in discussione il principio del diritto, né la titolarità dei detentori dello stesso” sarà possibile digitalizzare, a scopo commerciale, entro il 21 settembre 2013, 60.000 opere di autori viventi non più disponibili in commercio, anche se non necessariamente “esauriti”.
  • “Le biblioteche, i musei e gli archivi detengono una notevole quantità di preziose risorse di informazione del settore pubblico, in particolare dal momento che i progetti di digitalizzazione hanno moltiplicato la quantità di materiale digitale di dominio pubblico. Tali raccolte del patrimonio culturale e i relativi metadati possono costituire una base per i prodotti e servizi a contenuto digitale e hanno un enorme potenziale per il riutilizzo innovativo in settori quali la formazione e il turismo”.
    E’ quanto prevede la recente Direttiva europea 2013/37/UE sul formato europeo per i dati di biblioteche, musei e archivi nei progetti di digitalizzazione in parternariato con  soggetti privati per accelerare i tempi di accesso al patrimonio culturale da parte dei cittadini e garantendo diritti di esclusiva a partner privati per periodi di tempo limitati a massimo dieci anni per i materiali di dominio pubblico.
    La direttiva modifica la precedente 2003/98/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo 24 gennaio 2006 n. 36 e introduce un netto cambio di rotta.  Si istituiscono nuovi diritti sui dati pubblici, sancendo il generale principio di riutilizzabilità degli stessi  nel rispetto della proprietà intellettuale e della privacy e introducendo il principio di disponibilità dei dati/documenti, in qualsiasi formato o lingua
    La nuova direttiva è da considerarsi necessario strumento di armonizzazione minima nel contesto dell'Unione europea, utile a liberare grandi quantità di dati da tutti i paesi in particolare nel settore della cultura che, in Europa, vede una presenza e un ruolo pubblici assolutamente preminenti. 
  • Non solo carta…ma servono politiche di taglio pragmatico per le opere digitali.
    L’attuale legislazione sul diritto d’autore ingessa il sistema e impedisce di investire in progetti di digitalizzazione
    E’ necessario un coordinamento in modifica della legislazione sull’e-commerce che inquadra le opere digitali come servizi commerciali applicando aliquote IVA al 21% per il digitale creando uno scollamento con il regime al 4% dei libri cartacei.
    Riproduzione digitale, consultazione di opere digitali, uso di piattaforme per e-book, prestito digitale (digital lending), manifestazioni per la promozione culturale di opere su vari supporti anche digitali: audio, video… sono tutte attività che nella biblioteca pubblica richiedono inoltre un notevole potenziamento infrastrutturale: reti, accesso Wi-Fi…
  • «L’ambiente di lettura subirà «un cambiamento radicale» ci dice Gino Roncaglia «il social reading entrerà sempre di più dentro il dispositivo di lettura, permettendo una serie di attività da condividere con altri lettori, sottolineature, recensioni da postare su Facebook, Twitter e i vari social network. La discussione si potrà fare anche sui singoli passi, con una funzione ci si potrà connettere con chi sta leggendo quel testo in quel momento. Si potranno costruire collegamenti e rimandi, funzioni di aiuto, geo e crono localizzazioni, si potrà comunicare … quasi fino ad avere un bibliotecario dentro il libro. Insomma, i dispositivi di lettura diventeranno veri e propri terminali di un sistema informativo complesso basato sull' interconnessione continua»
    [Gino Roncaglia  Ebook Lab Italia 2011]
    Ora siamo ancora fermi alla possibilità di poter effettuare rappresentazioni e recitazione di opere letterarie: lettura ad alta voce! [questo grazie al recentissimo decreto legge n. 91 “valore cultura” dello scorso agosto 2013 in via di conversione in queste settimane.
  • Urge un quadro normativo per un copyright scientifico
    Creare leggi sul copyright adatte a tutelare le attività nelle università e nella ricerca e nei servizi erogati dalle biblioteche accademiche e di ricerca. Due i fronti:
    la ricerca che riceve finanziamenti pubblici è un bene pubblico comune e deve essere pubblicamente accessibile come del resto ci è richiesto dall’Europa (Raccomandazioni del 17 luglio 2012)
    la didattica: quale linea di sviluppo di una società futura basata sul rispetto e sull’equità sociale
    Servono norme e regolamenti che diano indicazioni chiare agli amministratori degli enti per una gestione del copyright responsabile nell’interesse dell’istituzione e non solo di soggetti privati
    Tutelare lobby di mercato o tutelare la ricerca e l’istruzione? Questo è il problema. Laddove si rafforzano le tutele di qualcuno si restringono le libertà di tutti…
  • Come esempio per capire quanto ci costa, come sistema università nazionale, l’attuale meccanismo distorto della comunicazione scientifica, riporto il costo di abbonamento annuo ad una rivista di un noto editore internazionale. Ma di accesso aperto alla ricerca scientifica ci parlerà MariaChiara Pievatolo
  • In merito al problema e-book ci sono varie criticità da affrontare. Non sono poche le case editrici che – per motivi correlati ai diritti - hanno imposto alle biblioteche regole restrittive al prestito degli e-books o addirittura che rifiutano di vendere e-book alle biblioteche. Non troppo tempo fa la Penguin Books annunciava uno stop alle pubblicazioni digitali e ai prestiti on line. Il modello Harper Collins limita a 24 downloads i prestiti digitali effettuabili da una biblioteca, mentre in Italia il distributore Edigita li limita a 60 per copia acquistata, file che rimane per sempre utilizzabile per archivio, uso on site in biblioteca ed eventualmente a scopo di deposito su device con i limiti di DRM fissati.
    La clausola nota come esaurimento del diritto o diritto di prima vendita consente lo scambio, il regalo, il prestito e ovviamente la vendita dell’usato consentendo un mercato parallelo del libro (i noti mercatini dei libri usati) o il normale prestito tra persone. Nello “specifico digitale”, il file non è soggetto a tale clausola proprio perché staccato dal mezzo fisico, ma troneggia la regola one copy-one user: laddove una copia sia stata presa a prestito nessun altro la può scaricare.
    Di fatto si stanno consolidando due target/mercati paralleli. Uno rivolto all’utente singolo munito di proprio dispositivo mobile, che acquista i suoi titoli online direttamente  tramite carta di credito, il secondo orientato ad servizi su piattaforma da fornire alle biblioteche. Nel primo caso l’utente agisce indipendentemente e possiamo parlare di disintermediazione bibliotecaria.
    In Italia la situazione appare ancora in forte stallo, per numerose ragioni tra le quali troneggia il timore degli editori della pirateria.  Ma anche negli USA l’annuale rapporto ALA (American Library Association) non ha potuto pubblicare dati certi sul digital lending.
  • Il diritto d'autore in biblioteca: tra tutele e libertà

    1. 1. Convegno DIRITTO D’AUTORE: TRA IL VECCHIO E IL NUOVO 2 Ottobre 2013, ore 10-18 Camera dei Deputati Sala della Mercede, via della Mercede 55, Roma Il diritto d’autore in biblioteca: tra tutele e libertà Antonella De Robbio Università degli Studi di Padova
    2. 2. Il contesto nazionale: la legge italiana • Legge 22 aprile 1941 n. 633 sulla protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi e numerose successive modificazioni e integrazioni • Codice Civile: articoli da 2575 a 2583 • • • L’Italia ha recepito le Direttive Europee in materia IPR adesione alla Convenzione di Berna e ai Trattati WIPO 2005: "bozza Corasaniti" per la riforma del diritto d'autore: 200 artt. riordino della 633/1941 http://www.interlex.it/copyright/bozzagcor.htm • 2007-2008 inventario della legislazione esistente per realizzare l'adeguamento anche terminologico alle innovazioni tecnologiche Alberto Maria Gambino, presidente del Comitato Consultivo Permanente per il diritto d'autore, aveva disposto l'istituzione di due Commissioni speciali [wiki] – rapporto tra nuove tecnologie e proprietà intellettuale – revisione della legge sul diritto d'autore
    3. 3. L'AIB fa parte di EBLIDA, European Bureau of Library, Information and Documentation Associations. Ad EBLIDA aderiscono associazioni di biblioteche e istituti bibliotecari in Europa. EBLIDA coordina la European Copyright User Platform (ECUP), una azione concertata le cui finalità sono di aumentare la consapevolezza sul diritto d'autore, stimolare le discussioni, predisporre modelli di clausole contrattuali per l'utilizzo dell'informazione su supporto elettronico.
    4. 4. La biblioteca come eccezione • • A ciascun diritto possono corrispondere una o più eccezioni o limitazioni dei diritti [differenze] Le eccezioni possono riguardare: – Biblioteche: art. 68 fotocopie, 69 prestito, 71ter messa a disposizione di terminali per uso di ricerca – uso personale (fotocopie, copia privata fonogrammi e videogrammi), – categorie svantaggiate (trattato WIPO per non vedenti), – ricerca (71ter terminali?), – didattica (eccezione “degradata” usi didattici, art. 70) • Le libere utilizzazioni sono state cassate nel 2003 Menozzi, Luciano Il mantello di Arlecchino Il diritto d'autore 2001 Vol 72 - n. 3
    5. 5. Capo V - Eccezioni e limitazioni Sezione I - Reprografia ed altre eccezioni e limitazioni [artt.65-71quinquies, compreso 68bis] Sezione II - Riproduzione privata ad uso personale [artt.71sexies-71octies] Sezione III - Disposizioni comuni [artt. 71nonies-71decies]
    6. 6. Testi posseduti dalle biblioteche [40 milioni] 20% Fuori diritti [8 milioni] (pubblico dominio) 100% Modello estrapolato dall’analisi del campione Progetto Google Libri 80% Coperti da diritti [32 milioni] (d’autore o/e editoriali) 70 anni dopo la morte autore UE USA pubbl. prima 1923 con diritti editoriali ma FUORI STAMPA (macero) [2 mil.] In print [7/9 milioni] Opt-IN In print [7/9 milioni] Circuito commerciale Circuito commerciale limbo Opt-OUT Fuori commercio [23/25 mil.] Fuori commercio [23/25 mil.] Con diritti d’autore Con diritti d’autore Diritti editoriali (20 anni) Accordi con editori (variabile nel tempo) 22-28% 72-78% Diritti d’autore (autori viventi o eredi) Non reperibili nel mercato Libri Orfani [2.5/5 mil.] Sottospecie dei fuori commercio, ma è incerta la situazione relativa ai diritti d’autore o eredi. Non trascorsi 70 p.m. Non reperibili gli aventi diritto
    7. 7. Un'agenda legislativa per l'epoca digitale: Copyright 2.0? • • • • • • Biblioteche digitali, progetti di digitalizzazione e copyright: Opere coperte da diritti: il caso Google Book Search, il progetto francese ReLire… Opere orfane (Direttiva 2012/28/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 ottobre 2012 , su taluni utilizzi consentiti di opere orfane) Opere di pubblico dominio: Europeana, OpenLibrary, InternetArchive, … Ebook e Digital Lending (presitito digitale) nelle biblioteche accademiche: comportamento degli editori nella vendita di ebook Risorse di rete e nuovi mercati: piattaforme social 2.0 e dispositivi mobili • Dove si collocano le biblioteche entro le catene di valore dei nuovi mercati? Si stanno consolidando due target/mercati paralleli – Utenti singoli (disintermediazione bibliotecaria) su dispositivi mobili – Biblioteche su piattaforma • Lucchetti e Licenze: come gestire i diritti in un mondo in continuo cambiamento: lo sfruttamento dei diritti digitali tra modelli di business e pubblico dominio Open Access e Open Data •
    8. 8. Direttiva europea 2013/37/UE Un formato europeo per i dati di biblioteche, musei e archivi • • • • “Le biblioteche, i musei e gli archivi detengono una notevole quantità di preziose risorse di informazione del settore pubblico, in particolare dal momento che i progetti di digitalizzazione hanno moltiplicato la quantità di materiale digitale di dominio pubblico. Tali raccolte del patrimonio culturale e i relativi metadati possono costituire una base per i prodotti e servizi a contenuto digitale e hanno un enorme potenziale per il riutilizzo innovativo in settori quali la formazione e il turismo”. La direttiva prevede progetti di digitalizzazione delle biblioteche in parternariato con soggetti privati per accelerare i tempi di accesso al patrimonio culturale da parte dei cittadini e garantendo diritti di esclusiva a partner privati per periodi di tempo limitati a massimo dieci anni per i materiali di dominio pubblico. modifica la precedente 2003/98/CE, recepita in Italia con il decreto legislativo 24 gennaio 2006 n. 36 e introduce un netto cambio di rotta. si istituiscono nuovi diritti sui dati pubblici, sancendo il generale principio di riutilizzabilità degli stessi nel rispetto della proprietà intellettuale e della privacy e introducendo il principio di disponibilità dei dati/documenti, in qualsiasi formato o lingua
    9. 9. Biblioteche in un copyright riformato • Non solo carta…ma servono politiche di taglio pragmatico per le opere digitali • L’attuale legislazione sul diritto d’autore ingessa il sistema e impedisce di investire in progetti di digitalizzazione – modifica della legislazione su e-commerce che inquadra le opere digitali come servizi commerciali applicando aliquote IVA al 20% per il digitale – Riproduzione digitale – Consultazione di opere digitali: uso di piattaforme per e-book – Prestito digitale (digital lending) – Manifestazioni per promozione culturale di opere su vari supporti anche digitali: audio, video… • Potenziamento infrastrutturale: reti, accesso Wi-Fi…
    10. 10. Social reading «L’ambiente di lettura subirà «un cambiamento radicale»: il social reading entrerà sempre di più dentro il dispositivo di lettura, permettendo una serie di attività da condividere con altri lettori, sottolineature, recensioni da postare su Facebook, Twitter e i vari social network. La discussione si potrà fare anche sui singoli passi, con una funzione ci si potrà connettere con chi sta leggendo quel testo in quel momento. Si potranno costruire collegamenti e rimandi, funzioni di aiuto, geo e crono localizzazioni, si potrà comunicare … quasi fino ad avere un bibliotecario dentro il libro. Insomma, i dispositivi di lettura diventeranno veri e propri terminali di un sistema informativo complesso basato sull' interconnessione continua» [Gino Roncaglia Ebook Lab Italia 2011] Rappresentazioni e recitazione di opere letterarie: lettura ad alta voce (ora siamo solo quì): dopo anni di lotte, ma non è ancora detto… vedi decreto valore cultura (91/2013)
    11. 11. Urge un quadro normativo per un copyright scientifico • Creare leggi sul copyright adatte a tutela delle università e della ricerca e dei servizi erogati dalle biblioteche: – la ricerca che riceve finanziamenti pubblici è un bene pubblico comune – la didattica: quale linea di sviluppo di una società futura basata sul rispetto e sull’equità sociale • Servono norme e regolamenti che diano indicazioni chiare agli amministratori degli enti per una gestione del copyright responsabile nell’interesse dell’istituzione e non solo di soggetti privati • Tutelare lobby di mercato o tutelare la ricerca e l’istruzione? • laddove si rafforzano le tutele di qualcuno si restringono le libertà di tutti…
    12. 12. Institutional price: Order form EUR 20,011 for European countries JPY 2,657,000 for Japan USD 22,386 for all countries except Europe and Japan Audience Neuroscientists, neurophysiologists, neuroendocrinologists, neurochemists, neuroanatomists, neuropharmacologists, neurologists.
    13. 13. HarperCollins impone nella licenza - un numero massimo non concede prestito di 26 prestiti per e-book Recentemente alcuni editori si rifiutano di vendere e-book o darli in accesso alle biblioteche

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