Open Access in Italia tra passato e futuro: sfide e opportunità

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Presentazione di Antonella De Robbio al Workshop annuale Bibliosan, “Ricerca biomedica e pubblicazione dei risultati: la sostenibilità dell’Open Access”, Roma 4 Dicembre 2013 Ministero della Salute

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  • http://www.youtube.com/watch?v=L5rVH1KGBCY
    Emulazione del titolo dell’autore minimalista Raymond Carver “Di cosa parliamo quando parliamo d’amore”…
    Parlare di OA vuol dire tutto e niente… se fino a ieri i concetti chiave erano rimuovere le barriere economiche, legali e tecniche oggi forse potremmo parlare di tre parole chiave come concetto cardine dell’OA: TRASPARENZA, EQUITA’, DEMOCRAZIA
  • Il movimento open access nasce nel mondo accademico alla fine degli anni Novanta del secolo scorso con lo scopo di favorire la comunicazione e la disseminazione della conoscenza nell'era di internet, nella consapevolezza che essa progredisce con la condivisione del sapere.
  • La periodica Berlin Open Access Conference, Berlin11 organizzato a Berlino dalla Max Planck Society dal 19 al 22 novembre 2013 – la cui quinta edizione si tenne a Padova nel settembre 2007 - quest’anno celebra i dieci danni dalla storica Berlin Declaration per l’accesso aperto alla ricerca la cui missione è sensibilizzare le università a sostenere nuove possibilità di disseminazione della conoscenza, non solo attraverso le modalità tradizionali ma anche e sempre più attraverso il paradigma dell’accesso aperto entro le biblioteche digitali.
    Nessun italiano presente come relatore!
  • Noi della comunità KURENAI Kyoto University Research Information Repository - si legge nel post - siamo orgogliosi di sottolineare che il nostro repository giapponese fornisce in accesso aperto la versione finale d'autore dei lavori originali del Professor Shinya Yamanaka [10], a cui quest'anno è stato assegnato il Premio Nobel per la Medicina e Fisiologia. In particolare si segnala che il suo lavoro di ricerca chiave – Induction of pluripotent stem cells from adult human fibroblasts by defined factors, pubblicato sulla rivista "Cell" il 30 novembre 2007 – e che ha determinato l'assegnazione del Premio, è stato depositato in KURENAI il 22 febbraio 2008 [11] nella collezione del Center for iPS Cell Research and Application dell'Università di Kyoto.
  • Per realizzare i suoi obiettivi, l'open access utilizza due strategie:
    l'auto-archiviazione in repository aperti a carattere istituzionale o disciplinare: l'autore può depositare la versione precedente la stampa (preprint), la versione stampata (publisher version) o la versione successiva a quella già pubblicata (post-print) del saggio, in accordo con le scelte relative al diritto d'autore e sottoscritte con l'editore;
    pubblicazione di saggi  su riviste ad accesso aperto, che garantiscono la peer review e adottano un modello economico improntato a criteri di liberalità: i testi sono accessibili liberamente e gratuitamente a tutti; i costi di pubblicazione, quando richiesti, sono coperti da una quota versata dall'autore o dall'istituzione di appartenenza; la tendenza è comprendere i costi di pubblicazione nel budget stanziato per la ricerca.
  • 3500 archivi open access in tutto il mondo
  • Lanciato il 12 novembre dal Cold Spring Harbor Laboratory, bioRxiv vuole essere la versione per i biologi del popolare archivio di preprint arXiv. Nelle intenzioni dei suoi creatori bioRxiv permetterà ai ricercatori di condividere i preprint dei propri lavori previo controllo da parte di un comitato di esperti. I lavori proposti dovranno riguardare le “life sciences” esclusa la medicina. Gli autori potranno indicare se il proprio lavoro segna un avanzamento nella ricerca (New Results) o se conferma (Confirmatory Results) o contraddice (Contradictory Results) delle ricerche precedenti.
    http://biorxiv.org/
  • Seppure a oggi i modelli economici OA di editoria scientifica esistenti non siano ancora del tutto soddisfacenti, la spinta dell'esempio di «PLoS ONE» ha generato un processo a catena di emulazione decisamente positivo, almeno una decina di periodici-clone ne hanno adottato il modello, che ha catturato l'attenzione di editori già affermati nel mercato, gli stessi che quando nacque PlosOne liquidarono l'idea come ingenua, se non dannosa, in quanto secondo loro attentava al vecchio modello economico e ai relativi profitti.
    «PLoS ONE», in soli cinque anni, è divenuto il più grande periodico del mondo.
  • Quinta edizione della Settimana internazionale dell'open access, che si svolge dal21 al 27 ottobre 2013 in tutto il mondo
  • Acosta-Cazares, B., Browne, E., LaPorte, R. E., Neuvians, D., de Camargo, K. R., Tapia-Conyer,
    R., et al. (2000, January 11). Scientific colonialism and safari research.
    Clinical Medicine and Health Research. Retrieved June 5, 2009, from
    http://clinmed.netprints.org/cgi/content/full/2000010008v1
    Benjamin Acosta-Cazares e colleghi nel 2000 per primi usarono il termine “safari research” in un paper che metteva in evidenza
    come sebbene il 25% degli scienziati del mondo vive in Paese in via di sviluppo, uno scienziato
    del mondo sviluppato ha cinque volte più probabilità di sottomettere un articolo a riviste “occidentali” come il BMJ British Medical Journal
    e 2,1 volte più probabilità che il suo paper sia accettato per la pubblicazione, rispetto allo scienziato proveniente da un
    paese in via di sviluppo. Inoltre, gli scienziati nei paesi in via di sviluppo sono scarsamente rappresentati nei
    comitati editoriali di riviste come Lancet e Nature (anche se in possesso di sei dei trentaquattro
    posizioni con il British Medical Journal).
    Neo-colonial science by the most industrialised upon the least developed countries in peer-reviewed publishing
    FARID DAHDOUH-GUEBAS, J. AHIMBISIBWE, RITA VAN MOLL, NICO KOEDAM1
    Scientometrics, Vol. 56, No. 3 (2003) 329–343
    Dahdouh-Guebas e collegi riportano nel loro lavoro del 2003 che una certa forma di “ricerca-safari” è comunemente praticata entro le comunità dei ricercatori.
    Lo studio – che risale al 2000 – aveva utilizzo il database Current Contens che conteneva all’epoca 1.601.196 articoli pubblicati su oltre 7.000 periodici di vari settori disciplinari scientifici (scienze biologiche e ambientali, scienze fisiche, chimiche e della terra, ingegneria , informatica e tecnologia, scienze della vita, medicina clinica , arte e scienze umane, scienze sociali e comportamentali) Dal database furono selezionati ai fini delle studio 2.798 articoli - pubblicati tra il 1 gennaio 1999 e il 3 novembre 2000 - pertinenti attività di ricerca svolte in 48 paesi in via di sviluppo, utilizzando le informazioni estratte dal titolo come indicatore.
    Furono analizzati i rapporti di collaborazione tra gli istituti di ricerca coinvolti all’interno dei vari paesi e tra discipline. I risultati hanno dimostrato che, nel 70% dei casi, laddove nelle ricerche era coinvolto anche uno solo tra i Paesi sviluppati, nelle relative pubblicazioni non vi era poi alcuna menzione dei coautori dei Paesi in via di sviluppo che avevano partecipato alla ricerca. L’articolo veniva pubblicato da quegli istituti di ricerca ubicati nei Paesi più industrializzati.
    Per risalire alle possibili cause e individuare le motivazioni di una così alta percentuale di mancanza di riconoscimento di paternità nei risultati di queste ricerche pubblicate, furono inviati questionari agli autori che comparivano nei papers scientifici del campione usato per l’indagine. E’ emerso che esiste una notevole discrepanza tra ciò che gli scienziati intervistati dicono a proposito dell’importanza di partecipare a collaborazioni internazionali con questi Paesi e di produrre conseguenti pubblicazioni congiunte e il loro modo di agire nei confronti delle istituzioni e degli autori di questi Paesi, un modo identificato come “Neo-colonialismo scientifico”.
    Tuttavia, l'interpretazione data al fatto che sia sottorappresentata la componente autorale degli scienziati degli istituti di ricerca locali nei Paesi meno sviluppati, è meno importante del fatto stesso che la ricerca futura dovrebbe concentrarsi su un modo scientifico per equilibrare questo trend negativo.
  • http://reporting.reedelsevier.com/media/174016/reed_elsevier_ar_2012.pdf
  • Il fatturato, in economia aziendale, è la somma dei ricavi delle vendite e/o delle prestazioni di servizi nonché degli altri ricavi e proventi ordinari di un'azienda; a seconda delle finalità per le quali lo si computa, può includere la somma degli interessi attivi e dei proventi assimilati, oppure può essere limitato alla sola somma dei ricavi da vendita di beni o servizi. Essendo un dato riferito al ricavo, esso non può mai essere confuso con l'utile netto (profitto).
  • http://www.nature.com/nature/journal/v445/n7126/full/445347a.html
  • Un suggerimento è stato di unirsi al Competitive Enterprise Institute, un think-tank conservatore con sede a Washington DC, che ha utilizzato denaro all'industria petrolifera per promuovere opinioni scettiche sui cambiamenti climatici. 
    Dezenhall stima il suo compenso per la campagna a $ 300.000-500.000.
    "E 'comune ad assumere una ditta di PR quando si è sotto assedio" dice il portavoce della AAP
    The PRISM Principles
    http://www.prismcoalition.org/principles.htm
  • Il pulsante Open Access è un innovativo strumento lanciato alla conferenza internazionale Berlin11 per tracciare tutti gli accessi negati (e per aiutare a rintracciare il contenuto), ma soprattutto progettato per aumentare la consapevolezza del problema del paywall. Nato da un'idea di due studenti di medicina universitari David Carroll e Joseph McArthur è un bookmarklet scaricabile gratuitamente e da aggiungere alla barra degli strumenti del proprio browser web. Si tratta quindi uno strumento facilmente scaricabile e utilizzabile da chiunque. E’ stato pensato per affrontare la frustrazione condivisa da milioni di persone che cercano articoli di ricerca on-line, ma che sono bloccati da pagine che richiedono il pagamento in cambio della visualizzazione dell'articolo. Alcune persone semplicemente danno per scontato che sia uno status quo inevitabile, ma i due studenti hanno pensato di "trasformare quei singoli momenti di frustrazione individuali in opportunità di cambiamento positivo," e hanno quindi realizzato una soluzione creativa, semplice ed elegante. Il problema del negato accesso è un problema invisibile, ma rallenta l'innovazione, uccide la curiosità e danneggia i pazienti. Lo strumento ha il potenziale di trasformare il modo in cui le persone percepiscono gli ostacoli all'accesso ai risultati della ricerca, offrendo una possibilità immediata di iniziare ad abbattere quelle barriere di accesso.
    Quando si arriva ad una pagina dal contenuto oscurato che richiede un pagamento per ottenere il contenuto accessibile è sufficiente fare clic sul pulsante Open Access posto nella barra del browser.
    Il pulsante OA fa due cose: in primo luogo, registra subito le informazioni sulla vostra esperienza - l'articolo al quale si era tentato di accedere, la motivazione (a cosa serviva quel contenuto), la posizione geografica della richiesta, in secondo luogo, utilizzando Google Scholar aiuta a trovare una versione gratuita nel caso l’autore avesse depositato il suo articolo in uno dei canali open access.
    McArthur e Carroll sono fiduciosi che i dati raccolti dal pulsante OA - che vengono raccolti e graficamente rappresentati in una mappa geografica interattiva - contribuiranno ad illustrare l'impatto globale delle modalità paywall. La mappa creata – che viene aggiornata quotidianamente - offre una visualizzazione che individua ogni utilizzo del pulsante su una mappa del mondo. 
    https://www.openaccessbutton.org/
  • Citazione dal libro di David Lodge The small world, tradotto in italiano come Il professore va al congresso (per via del piccolo mondo antico del Fogazzaro ;-)
  • San Francisco Declaration on Research Assessment (DORA), formulata nel dicembre 2012 da un gruppo di editor di riviste e accolta poi da singoli scienziati, società accademiche, editori, etc., che chiama a raccolta tutta la comunità scientifica mondiale per eliminare il ruolo dell’IF nella valutazione della ricerca, nei bandi per i finanziamenti, nelle assunzioni e promozioni.La dichiarazione si compone di 18 raccomandazioni in favore di un cambiamento nella cultura scientifica a tutti i livelli per ridurre il ruolo dominante dell’IF nella valutazione della ricerca.10mila firmatari (fino ad oggi), nel nucleo originario anche Bruce Alberts, editor in chief di Science e numerosi premi Nobel
    http://am.ascb.org/dora/
  • Nella comunicazione scientifica è fenomeno recente: author-pay stampa/pubblicazione di poche centinaia di copie, acquisto in anticipo di un numero determinato di copie.
    Nell’editoria accademica il meccanismo è subdolo e strumentalizza l’Open Access:
    contatti personali di autori via mail da parte di
    società di servizi editoriali che si configurano come for-profit companies offrendo servizi personalizzati a
    “categorie di autori accademici”, solitamente giovani ricercatori, o dottorandi, solleticando il senso di autopromozione personale
    Si tratta di falso Open Access, editori che strumentalizzano l’OA e che operano attraverso forme di spam via mail, contattando autori, e agendo ai limiti dello scam.
    si stanno configurando modelli di impresa editoriali che pur presentando non poche ambiguità, creano scenari complessi che richiederebbero un monitoraggio in termini di qualità di tutto il processo, e non solo dei contenuti. Nuovi modelli economici emergenti?
    Lista di Beall 2013: 225 editori e 106 periodici definiti “predatori”, pericoloso incremento della crescita di editori e periodici in violazione di norme e codici etici: nel 2011 la lista includeva 23 editori e nel 2010 solo 18 e nessun periodico indipendente.
  • Le spese per la pubblicazione degli articoli (Article Processing Charges – APC) sono un sistema centrale nel finanziamento dell’editoria ad accesso aperto.  L’articolo di David J. Solomon e Bo‐Christer Björk “A Study of Open Access Journals Using Article Processing Charges” analizza le riviste elencate su DOAJ che richiedono il pagamento di una quota per la pubblicazione (1370 riviste che hanno pubblicato 100697 articoli nel 2010). Il costo più basso si registra nei paesi in via di sviluppo (8$), il più alto riguarda riviste con impact factor pubblicate da grandi editori (3900$). Le riviste professionali hanno costi più elevati di riviste di società, atenei o scientifiche. Le stime dei costi sono inferiori a quelle evidenziate in studi precedenti sull’editoria ad accesso aperto, e nettamente inferiori alle cifre richieste dagli editori tradizionali per le cosiddette riviste ibride.
    Il preprint dell’articolo (accettato per la pubblicazione sulla rivista Journal of the American Society for Information Science and Technology) è disponibile alla URL http://www.openaccesspublishing.org/apc2/preprint.pdf.
  • http://www.unipd.it/ilbo/content/vanity-press-editoria-pagamento-o-nuovi-modelli-editoriali-open-accessL’edizione 2013 della lista degli editori che Beall definisce predatori, disponibile anche in formato pdf, comprende 225 editori e 106 periodici indipendenti, con un incremento che negli ultimi due anni è stato vertiginoso, a testimoniare quanto sia pericolosamente in aumento la crescita di editori e periodici in violazione di norme e codici etici. Ancora nel 2011 la lista includeva 23 editori, che nel 2010 erano solo 18, e nessun periodico indipendente. L’incremento dell’editoria predatoria, da 18 editori a 225 in soli due anni, dimostra un salto di scala del problema che mette a rischio di erosione l’intero sistema dell’editoria scientifica con la sua accresciuta influenza sul complesso delle pubblicazioni. http://www.unipd.it/ilbo/content/chi-sorveglia-gli-editori-predatorIhttp://www.unipd.it/ilbo/content/luci-ed-ombre-sulla-peer-review-delle-riviste-scientifiche-non-solo-open-acces
  • Recentemente numerose riviste scientifiche hanno interesse solo al contributo economico chiesto agli autori per la pubblicazione, che spesso avviene senza una procedura di peer review. Lo dimostra l'indagine condotta da John Bohannon, biologo e giornalista scientifico e collaboratore di "Science" che è giunto a questa conclusione dopo aver inviato a 304 riviste open access un articolo con gravi carenze metodologiche che non sarebbero sfuggite a qualsiasi esperto del settore. Ciò nonostante solo 98 riviste lo hanno rifiutato, mentre ben 157 lo hanno accettato, nella maggior parte dei casi senza fare alcun rilievo di carattere scientifico e limitandosi a qualche osservazione sulla forma linguistica.
    (Le restanti 49 testate, non hanno risposto:in molti casi il sito della rivista è risultato apparentemente abbandonato.)
    A una lettura più attenta l’indagine Bohannon si rivela carente dal punto di vista metodologico, in particolare riguardo al campione scelto, per almeno tre motivi. In primo luogo non è stato considerato un campione di riferimento di riviste non-open access, quando per delineare la situazione generale sarebbe stato opportuno comparare due campioni equivalenti, OA e non OA.  Secondo: all’interno del campione molte delle riviste fanno parte della lista di Beall. E’ ormai noto l’insidioso fenomeno dell’editoria predatoria che, strumentalizzando l’Open Access, mira a creare un mercato parallelo: si trovano così accomunati dall'etichetta "OA" modelli economici editoriali alle volte innovativi/interessanti, altre volte che rasentano la truffa. Distinguendo le percentuali di rifiuto e accettazione dell'articolo attraverso repertorio DOAJ e lista Beall le differenze sono notevoli.
    Infine, andrebbe considerato che, a seguito delle politiche britanniche di apertura all’Open Access lungo la via Gold, numerosi editori tradizionali internazionali che detengono pacchetti con migliaia di riviste con ottimi IF (Impact Factor) stanno trasformando le loro riviste da chiuse a ibride. Sgradito effetto collaterale, a fronte del pagamento di una robusta quota pagata dall’istituzione entro il modello economico noto come Apc (Article Processing Charge) i comitati preposti alla revisione prestano sempre meno attenzione alla qualità. Più un editore pubblica, più incassa: e l’etica scientifica ne rimane compromessa.
  • A seguito del rapporto Finch, il ministro Willetts ha esplicitamente dichiarato il suo appoggio all'Open Access 
    La nuova policy, dal 1 aprile 2013, stabilisce che gli articoli di ricerca finanziati per intero o in maniera parziale dagli RCUK devono essere pubblicati in riviste o periodici compatibili con i parametri di accesso libero assunti.
    Dopo 6 mesi il governo sta facendo marcia indietro e rivalutando gli archivi aperti. “Government mistaken in focusing on Gold as route to full open access, says Committee“, titola lo scorso 10 settembre il web del Parlamento britannico nel suo rapporto di monitoraggio che sottolinea il disappunto per non aver considerato in modo adeguato nelle politiche RCUK l’infrastruttura degli archivi aperti governativa  – relegandola a un ruolo minore - dopo che per un decennio i repository istituzionali avevano ricoperto un ruolo leader nel mondo e dopo gli ingenti investimenti per sostenerli.
    Fin da subito alcuni esponenti avevano sottolineato che la Gold non era una via percorribile; infatti il documento nel §57 critica duramente il rapporto Finch che avrebbe omesso di valutare adeguatamente le modalità APC (Article-Processing Charge) nei piani di spesa.
    Negli USA Camera e Senato hanno approvato il Fair access to science and technology research act (Fastr), progetto di legge governativo che potenzia la “via verde” dell’Open access, estendendo essenzialmente il successo raggiunto dal mandato del Nih, il National institutes of health, che ha aveva reso obbligatorio il deposito nell’archivio centralizzato PubMedCentral per tutte le ricerche da loro finanziate a tutte le altre agenzie di ricerca federali governative. In parallelo l'amministrazione Obama ha emanato una direttiva alle 19 agenzie di ricerca per lo sviluppo di concreti mandati Oa entro il 2013.
  • Lo scorso 17 luglio la Commissione Europea ha emanato due importanti documenti sull'accesso aperto all’informazione scientifica rivolti agli Stati membri. Il primo è la Comunicazione COM(2012) 401 final, “Towards better access to scientific information: Boosting the benefits of public investments in research”  e definisce gli obiettivi di una policy sull'accesso aperto ai contenuti della ricerca finanziata nel corso del programma quadro Horizon 2020 (Orizzonte 2020). Il secondo è la Raccomandazione 2012/417/UE “sull’accesso all’informazione e sulla sua conservazione” pubblicata in GUCE L 194/39 che fornisce il contesto di applicazione della policy stessa. La Commissione pone l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche come principio generale di Orizzonte 2020, il programma quadro dell’UE per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione per il periodo 2014-2020. L'intenzione è di estendere l'obbligo di deposito per tutte le pubblicazioni scientifiche risultanti da progetti finanziati in Orizzonte 2020 in tutti settori disciplinari.
    Queste misure integrano un’altra importante Comunicazione della Commissione, anch’essa emanata il 17 luglio 2012, focalizzata sulla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca (SER), un mercato unico della ricerca e dell'innovazione in Europa per migliorare la circolazione, la concorrenza e la collaborazione transfrontaliera fra ricercatori, istituti di
    (11) La conservazione dei risultati della ricerca scientifica risponde all’interesse pubblico.
    Questo compito è affidato in genere alle biblioteche, in particolare alle biblioteche nazionali di deposito legale.
    Il volume di risultati di ricerca sta crescendo in maniera esponenziale. Per consentire la conservazione a lungo termine dei risultati di ricerca in formato digitale, occorrono meccanismi, infrastrutture e soluzioni software. Il finanziamento sostenibile della conservazione riveste un’importanza cruciale, perché i costi legati alla cosiddetta curation (raccolta, ordinamento e condivisione) dei contenuti digitalizzati sono ancora relativamente elevati. Vista l’importanza della conservazione per l’uso futuro dei risultati di ricerca, è opportuno raccomandare agli Stati membri l’elaborazione o il rafforzamento di politiche in quest’area.
  • <number>
  • La documentazione prodotta dal gruppo Open Access della CRUI
  • Il Wiki italiano
  • L’Unione Europea ha affrontato l’argomento in una Raccomandazione e in una Comunicazione, entrambe del 17 luglio 2012, volte a promuovere l’ampia diffusione dei risultati della ricerca. A livello nazionale, il Decreto 8 agosto 2013, n. 91 ha stabilito che le pubblicazioni dei risultati di ricerche finanziate almeno per il 50% con fondi pubblici siano depositate in archivi elettronici ad accesso libero e gratuito. Parallelamente, la Conferenza dei Rettori delle Università italiane (CRUI) e diversi enti pubblici di ricerca si sono impegnati nella sottoscrizione di un Position statement che promuove l’istituzione di archivi liberamente consultabili e incoraggia i ricercatori a rendere disponibili i loro risultati.
  • È interessante sottolineare come sul portale Research Italy del Miur vi sia una pagina in cui si parla di Oa comprendendo anche gli open data, “questa modalità di pubblicazione dei risultati scientifici ormai molto diffusa e utilizzata, […] fortemente sostenuta dall’Unione europea (Ue)”. Per raggiungere l’obiettivo, si legge nel documento, le pubblicazioni finanziate dai fondi di Hit2020 saranno rese accessibili secondo una delle due modalità previste dalla Raccomandazione europea:
    immediatamente, da parte dell’editore che li pubblicherà online (“via aurea”), con la possibilità di indicare i costi di pubblicazione tra quelli eleggibili per il finanziamento della ricerca;
    al più tardi entro 6 mesi (12 per gli articoli nell’area delle scienze sociali ed umane) dalla pubblicazione (“via verde”), anche tramite l’auto-archiviazione da parte dei ricercatori stessi.
  • La corrente Open investe anche la questione dei dati bibliografici e il mondo bibliotecario. Se l'Open Data è generato da due filoni quasi paralleli, Open Government da una parte e e-Science dall'altra, le cui radici si situano del mondo "open", l'Open Biblio Data è un anello di congiunzione che recupera filosofie, strategie e dimensioni "open" e connette mondi diversi mettendo al centro l'informazione come bene comune.
  • http://www.cab.unipd.it/node/1104#Autoriscientificiecopyright
  • 10 raccomandazioni per le biblioteche per iniziare a gestire i dati di ricerca The LIBER E-Science working group
    1. Offrire supporto per la gestione dei dati di ricerca, incluse i piani di gestione dati per le richieste di finanziamento e sovvenzione, la gestione dei diritti di proprietà intellettuale e le informazioni sui materiali.
    2. Impegnarsi nello sviluppo di standard di metadati e dei dati e nel fornire servizi di metadati per i dati di ricerca.
    3. Creare figure di bibliotecari esperti sui “dati” sviluppando competenze professionali tra il personale
    4. Partecipare attivamente allo sviluppo delle politiche istituzionale sui dati della ricerca, incoraggiando l’adozione di politiche che prevedano dati aperti, in modo appropriato all’interno del ciclo di vita del dato di ricerca.
    5. Collaborare e cercare alleanze con partner come ricercatori, gruppi di ricerca, archivi e centri che gestiscono dati, per favorire un sistema infrastrutturale interoperabile per l'accesso ai dati, la loro scoperta e condivisione.
    6. Supportare il ciclo di vita dei dati di ricerca, fornendo servizi per la conservazione, la scoperta e l'accesso permanente.
    7. Promuovere la citazione dei dati di ricerca mediante l'applicazione di adeguati identificatori persistenti.
    8. Fornire servizi di creazione e gestione di cataloghi e repository di dati, entro l’infrastruttura disponibile
    9. Essere praticamente coinvolti nella gestione specifica dei dati per la ricerca
    10. Offrire sistemi di archiviazione sicuri per i dati di ricerca sia statici sia dinamici in cooperazione con le unità istituzionali IT e/o cercare soluzioni di sfruttamento adeguate per servizi cloud computing
  • Lo scorso 17 luglio la Commissione Europea ha emanato due importanti documenti sull'accesso aperto all’informazione scientifica rivolti agli Stati membri. Il primo è la Comunicazione COM(2012) 401 final, “Towards better access to scientific information: Boosting the benefits of public investments in research”  e definisce gli obiettivi di una policy sull'accesso aperto ai contenuti della ricerca finanziata nel corso del programma quadro Horizon 2020 (Orizzonte 2020). Il secondo è la Raccomandazione 2012/417/UE “sull’accesso all’informazione e sulla sua conservazione” pubblicata in GUCE L 194/39 che fornisce il contesto di applicazione della policy stessa. La Commissione pone l’accesso aperto alle pubblicazioni scientifiche come principio generale di Orizzonte 2020, il programma quadro dell’UE per il finanziamento della ricerca e dell’innovazione per il periodo 2014-2020. L'intenzione è di estendere l'obbligo di deposito per tutte le pubblicazioni scientifiche risultanti da progetti finanziati in Orizzonte 2020 in tutti settori disciplinari.
    Queste misure integrano un’altra importante Comunicazione della Commissione, anch’essa emanata il 17 luglio 2012, focalizzata sulla realizzazione dello Spazio europeo della ricerca (SER), un mercato unico della ricerca e dell'innovazione in Europa per migliorare la circolazione, la concorrenza e la collaborazione transfrontaliera fra ricercatori, istituti di ricerca e imprese.
    Oggi esistono nuove figure nelle "relazioni pubbliche": i social pubblic relations (SPR), nuova figura definita dall'agenzia di comunicazione e social media marketing TXF . Il social pubblic relations (SPR): derivazione da PR [attività di comunicazione il cui obiettivo sia sviluppare relazioni, mettere in comunicazione istituzioni, aziende, persone, strutture, con la loro utenza o clientela di riferimento]
  • “In un mondo che cambia rapidamente, oggi più che mai l’Europa deve dimostrare di essere capace di pensiero strategico. in un’Europa in movimento verso un’integrazione sempre più stretta e necessaria tra scienza e società, l’accessibilità dei contenuti, e in particolare dei dati scientifici della ricerca, riveste un ruolo strategico
    L’accesso aperto, gratuito, senza restrizioni e in formato interoperabile a dati e informazioni frutto delle attività finanziate esclusivamente con fondi pubblici è essenziale per rinforzare la relazione tra scienza e società, rinsaldare la fiducia collettiva nella ricerca e massimizzare anche in termini di consenso il ritorno dell’investimento pubblico in ricerca. Non è possibile rinviare oltre una risposta soddisfacente alla richiesta della ‘quinta libertà’ - libertà cioè di libera circolazione dei ricercatori e delle idee innovative - che con forza proviene dalla società civile europea”
    [José Manuel Barroso, presidente della CE]
    La Commissione europea, sulla scia di quanto avvenuto negli Stati uniti, raccomanda agli stati membri di adottare un approccio efficace affinché “sia assicurato un accesso aperto alle pubblicazioni prodotte nell’ambito di attività di ricerca finanziate con fondi pubblici quanto prima possibile, preferibilmente subito e comunque non più di sei mesi dopo la data di pubblicazione e di dodici mesi nel caso delle pubblicazioni nell’area delle scienze sociali e umane”. L'obiettivo è rendere accessibile, entro il 2016, il 60% degli articoli scientifici su ricerche finanziate con fondi pubblici europei.
  • Open Access in Italia tra passato e futuro: sfide e opportunità

    1. 1. Open Access in Italia tra passato e futuro: sfide e opportunità Antonella De Robbio WorkShop Bibliosan 2013 Ricerca biomedica e pubblicazione dei risultati: la sostenibilità dell’Open Access mercoledì, 4 Dicembre 2013 Auditorium Ministero della Salute Lungotevere Ripa, 1 – Roma
    2. 2. di cosa parliamo quando parliamo di OA… • Il termine nasce e si sviluppa da un movimento internazionale sorto nel Nuovo Messico a Sata Fè nel 1999 e giunto in Europa qualche anno dopo (Budapest 2002, Berlino 2003) e affermatosi anche in Italia (Conferenza di Messina, 2004) • L’Open Access si riferisce al mondo della ricerca e alla sfera dei contenuti digitali • incoraggia scienziati, ricercatori e studiosi a disseminare i propri lavori di ricerca rendendoli liberamente accessibili. • Lo scopo dell’Open Access è rimuovere ogni barriera economica, legale o tecnica all’accesso dell’informazione scientifica, ciò al fine di garantire il progresso scientifico e tecnologico a beneficio di tutta la collettività.
    3. 3. Vantaggi dell’Open Access • • • • per gli autori: maggiore visibilità e impatto per i propri lavori (fino al 300% in più in certe aree disciplinari); possibilità di nuove metriche di valutazione dell’impatto alternative all’Impact Factor; per i ricercatori: maggiore facilità di accesso ai dati e ai risultati della ricerca rispetto agli articoli accessibili solo a pagamento; possibilità di sfruttare appieno nuove tecnologie quali il text-mining e il data-mining; per le biblioteche: possibile risposta alla crisi dell’aumento vertiginoso dei prezzi degli abbonamenti, che, parallelamente alla diminuzione dei budget, riducono sempre più il numero dei titoli che è possibile offrire agli utenti; per le Università: – maggiore visibilità per i propri ricercatori; – possibili economie di scala sui costi degli abbonamenti; – razionalizzazione dell’anagrafe della ricerca se collegata all’archivio istituzionale [link interno alla pagina IR] • • per gli editori: maggiore impatto, visibilità, usabilità, e di conseguenza maggiori indici di citazione [MA NON PER TUTTI … ] per gli enti di finanziamento: maggiore ritorno sugli investimenti garantiti dalla massima disseminazione dei risultati della ricerca (cfr. la Raccomandazione 2006 dell’OECD, Organization for Economic Cooperation and Development)
    4. 4. Nascita infrastruttura tecnica Standard e protocolli SantaFé, 1999
    5. 5. Sottoscritta da 460 Organizzazioni al 1 dicembre 2013
    6. 6. Noi della comunità KURENAI Kyoto University Research Information Repository siamo orgogliosi di sottolineare che il nostro repository giapponese fornisce in accesso aperto la versione finale d'autore dei lavori originali del Professor Shinya Yamanaka, a cui quest'anno è stato assegnato il Premio Nobel per la Medicina e Fisiologia. In particolare si segnala che il suo lavoro di ricerca chiave – Induction of pluripotent stem cells from adult human fibroblasts by defined factors, pubblicato su "Cell" il 30 nov 2007 – e che ha determinato l'assegnazione del Premio- è stato depositato in KURENAI il 22 feb 2008 nella collezione del Center for iPS Cell Research and Application dell'Università di Kyoto. Secondo l'osservatorio di Thomson Reuters, sono proprio i lavori di Yamanaka messi in OA quelli tra i più citati del mondo, aumentando l'impatto nella comunità scientifica in modo esponenziale: H Index = 60 e oltre 36.000 citazioni ricevute, mentre il suo lavoro originario del 2006 è citato in Google Scholar da ben 6169 articoli.
    7. 7. Le due vie dell’OA: 1. La via verde: deposito negli archivi aperti (IR o disciplinari) - [dati Sherpa/RoMeo] 2. La via d’oro: pubblicazione in riviste OA – riviste in DOAJ e strumenti per la creazione di riviste OA
    8. 8. Italy 82 World: 2800
    9. 9. 12 novembre 2013, versione per biologi di arXiv Biochemistry Bioengineering Bioinformatics Biophysics Cancer Biology Cell Biology Developmental Biology Ecology Evolutionary Biology Genetics Genomics Immunology Microbiology Molecular Biology Molecular Medicine Neuroscience Paleontology Pathology Physiology Plant Biology Scientific Communication Synthetic Biology Systems Biology Zoology
    10. 10. 2012 Annual Financial Report Elsevier 68% mercato electronico 40% area biomedica
    11. 11. Il fatturato totale 2011 ACS è stato pari a $499.8 milioni. I servizi elettronici hanno inciso per l’81% del totale, pari a $403.8 milioni. Il profitto è stato di 50milioni di $
    12. 12. • • L’Open Access è una minaccia ai profitti editoriali su modello Toll Access Secondo un rapporto di Nature, già nel 2007, un gruppo editoriale tra cui l’ Association of American Publishers aveva ingaggiato il PR Eric Dezenhall come consulente di pubbliche relazioni, perché li aiutasse a sfidare il movimento Open Access I consigli di Dezenhall che ha fama di essere il pit-bull delle pi-erre [affare ExxonMobil vs. Greenpeace]: – messaggi semplici “il pubblico accesso è pari alla censura governativa” – Unire le forze con gruppi ideologicamente contrari alle iniziative di accesso pubblico come la PubMed Central del NIH – approccio strategico: creare equiparazione mentale tra i modelli editoriali tradizionali e la peer review portando alla falsa percezione che OA equivale a scarsa qualità e convincere gli scienziati che “il mondo senza articoli peer-reviewed sarebbe catastrofico” • Fondazione di PRISM The Partnership for Research Integrity in Science and Medicine coalizione creata appositamente per fare campagna pubblicitaria contro le politiche OA in particolare del NIH concentrandosi su termini come garanzia di qualità, integrità e sostenibilità economica abbinate al concetto di peer-reviewed journals e editoria tradizionale.
    13. 13. This problem is invisible, but it slows innovation, kills curiosity and harms patients.
    14. 14. Un piccolo mondo… imperfetto • • • • Copyright La cattiva abitudine a cedere i diritti a terze parti La perdita del capitale intellettuale La mancanza di consapevolezza sul costo delle risorse elettroniche (tanto paga qualcun altro…) L’equivoco di fondo: si trova tutto su Google… Valutazione • • • • • • Scientometria? Le differenze tra aree disciplinari: i settori non bibliometrici Il perverso meccanismo dell’IF (vedi San Francisco Declaration DORA) I monopolii commerciali L’incapacità di comprendere le potenzialità degli strumenti OA per la valutazione Necessità di connessione con ANVUR
    15. 15. Editoria italiana: 25 editori di cui 20 permettono OA 500 editori acconsentono all’uso del layout editoriale di cui 350 senza condizioni!
    16. 16. Non è oro tutto quel che luccica! Attenzione alla via rossa: APC Article Processing Charge… non è via gold ma si tratta di un modello economico messo in campo dagli editori tradizionali per rispondere alle recenti politiche OA del governo UK… riviste ibride: problema double dipping! Attenzione alla via nera: l’insidioso fenomeno dell’editoria predatoria che, strumentalizzando l’Open Access, mira a creare un mercato parallelo: si trovano così accomunati dall'etichetta "OA" modelli economici editoriali alle volte innovativi/interessanti, altre volte che rasentano la truffa. La recente polemica a seguito dell’indagine Bohannon pubblicata su Science si focalizzava principalmente su queste riviste!
    17. 17. Edizione 2013 della lista nera di Beall degli editori predatori, formato pdf, comprende 225 editori e 106 periodici indipendenti, incremento in due anni vertiginoso, da 18 a 225 editori e periodici in violazione di norme e codici etici. rischio di erosione dell’intero sistema dell’editoria scientifica. Jeffry Beall è stato denunciato per diffamazione
    18. 18. • Indagine Bohannon [Science] •Articolo fasullo • 304 riviste open access • 157 accettato • 98 rifiutato • 49 non risposto • Campione solo OA • editori predatori • Politiche UK (APC) monetizzazione
    19. 19. Un ulteriore fenomeno inquietante • • sta fiorendo un mercato nero cinese delle pubblicazioni scientifiche in 10 anni il numero degli studi made in China pubblicati ogni anno sulle riviste internazionali è quintuplicato, passando da 40.000 a quasi 200.000 – Da una parte ci sono ghostwriter e gruppi di ricerca disposti a cedere i propri dati sperimentali. – Dall’altra ricercatori poco etici disposti a pagare fino a 26.000 $ (che recuperano grazie ai finanzimenti) per sottoscrivere un articolo che poi viene pubblicato su prestigiose riviste con IF e coperte dai database citazionali – In mezzo i broker, che attraverso blog e chat offrono un campionario di lavori belli e pronti a cui mancano solo le firme degli autori. • • • Un reporter di Science ha finto di essere uno scienziato interessato a comprare una ricerca in via di pubblicazione sull’International Journal of Biochemistry & Cell Biology, una testata del gigante dell’editoria scientifica Elsevier. Dopo qualche settimana l’articolo è uscito realmente con la lista degli autori rimaneggiata. China's Publication Bazaar di Mara Hvistendahl : 5 mesi di inchiesta: risultati su Science Editoriale di Wei Yang Research Integrity in China Science 29 November 2013 http://www.sciencemag.org/content/342/6162/1035 http://www.sciencemag.org/content/342/6162/1019.full
    20. 20. http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2012:194:0039:0043:IT:PDF La Commissione europea, sulla scia di quanto avvenuto negli Stati uniti, raccomanda agli stati membri di adottare un approccio efficace affinché “sia assicurato un accesso aperto alle pubblicazioni prodotte nell’ambito di attività di ricerca finanziate con fondi pubblici quanto prima possibile, preferibilmente subito e comunque non più di sei mesi dopo la data di pubblicazione e di dodici mesi nel caso delle pubblicazioni nell’area delle scienze sociali e umane”. L'obiettivo è rendere accessibile, entro il 2016, il 60% degli articoli scientifici su ricerche finanziate con fondi pubblici europei.
    21. 21. I Rettori per l’Accesso Aperto • A seguito della conferenza di Messina del novembre 2004, promossa dalla CRUI, 74 atenei su 77 hanno sottoscritto la Dichiarazione di Berlino per l'Accesso Aperto alla ricerca scientifica. • “I convenuti […] dichiarano di aderire alla Dichiarazione di Berlino, “Berlin Declaration on Open Access to knowledge in the Science and Humanities” a sostegno dell’accesso aperto alla letteratura scientifica, con l’auspicio che questo gesto costituisca un primo ed importante contributo dato dagli Atenei italiani ad una più ampia e rapida diffusione del sapere scientifico.” • 75/77 atenei hanno aderito a seguito della Conferenza di Messina del novembre 2004
    22. 22. I tre settori dell’Open Data Raw data = dati grezzi Riuso… dati aggregati nano-pubblicazioni Dati aperti nel settore dell’informazione pubblica OpenGovernment OpenScience Grafici, tabelle, strutture molecolari, foto di proteine, Immagini scientifiche, informazioni fattuali, dati e info supplementari che si annidano dentro gli articoli scientifici annotazioni OpenBiblio Geografici, ambientali, Demografici, elettorali, Finanziari, enti locali, Leggi, norme, sociali, Dati sicurezza… Open Bibliographic Data Open bibliography Dati e Metadati Cataloghi e MetaOPAC Open Schemi di classificazione Database Open OpenRepository (IR e disciplinari) Bibliografie aperte (BibJSON)
    23. 23. Diritto d'autore (pagina a cura di Antonella De Robbio)
    24. 24. 10 raccomandazioni per le biblioteche per iniziare a gestire i dati di ricerca 1. Offrire supporto per la gestione dei dati di ricerca, incluse i piani di gestione dati per le richieste di finanziamento e sovvenzione, la gestione dei diritti di proprietà intellettuale e le informazioni sui materiali. 2. Impegnarsi nello sviluppo di standard di metadati e dei dati e nel fornire servizi di metadati per i dati di ricerca. 3. Creare figure di bibliotecari esperti sui “dati” sviluppando competenze professionali tra il personale 4. Partecipare attivamente allo sviluppo delle politiche istituzionali sui dati della ricerca, incoraggiando l’adozione di politiche che prevedano dati aperti, in modo appropriato all’interno del ciclo di vita del dato di ricerca. 5. Collaborare e cercare alleanze con partner come ricercatori, gruppi di ricerca, archivi e centri che gestiscono dati, per favorire un sistema infrastrutturale interoperabile per l'accesso ai dati, la loro scoperta e condivisione. 6. Supportare il ciclo di vita dei dati di ricerca, fornendo servizi per la conservazione, la scoperta e l'accesso permanente. 7. Promuovere la citazione dei dati di ricerca mediante l'applicazione di adeguati identificatori persistenti. 8. Fornire servizi di creazione e gestione di cataloghi e repository di dati, entro l’infrastruttura disponibile 9. Essere praticamente coinvolti nella gestione specifica dei dati per la ricerca 10. Offrire sistemi di archiviazione sicuri per i dati di ricerca sia statici sia dinamici in cooperazione con le unità istituzionali IT e/o cercare soluzioni di sfruttamento adeguate per servizi cloud computing The LIBER E-Science working group
    25. 25. Social Content Curator: selezione, conservazione e archiviazione di contenuti digitali Social Pubblic Relations (SPR): derivazione da PR [attività di comunicazione, sviluppare relazioni] Expert Curation vs. Community Curation
    26. 26. Open Access come quinta libertà “In un’Europa in movimento verso un’integrazione sempre più stretta e necessaria tra scienza e società, l’accessibilità dei contenuti, e in particolare dei dati scientifici della ricerca, riveste un ruolo strategico L’accesso aperto, gratuito, senza restrizioni e in formato interoperabile a dati e informazioni frutto delle attività finanziate esclusivamente con fondi pubblici è essenziale per rinforzare la relazione tra scienza e società, rinsaldare la fiducia collettiva nella ricerca e massimizzare anche in termini di consenso il ritorno dell’investimento pubblico in ricerca. Non è possibile rinviare oltre una risposta soddisfacente alla richiesta della ‘quinta libertà’ - libertà cioè di libera circolazione dei ricercatori e delle idee innovative - che con forza proviene dalla società civile europea” [José Manuel Barroso, presidente della CE]

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