50 volte MioPharma

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the first 50 posts of MioPharma Blog, the blog about the pharmaceutical and health world (Italian tongue)

I primi 50 post di MioPharma Blog, il blog riguardante il mondo farmaceutico e sanitario italiano

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50 volte MioPharma

  1. 1. Dino Biselli 50 volte MioPharma I primi 50 post da me pubblicati su MioPharma Blog http://miopharma.blogspot.com
  2. 2. 50 volte MioPharma 1 Sommario Introduzione ................................................................................................................. 3 Cominciamo a scrivere!!................................................................................................. 4 Tecnologia in sanità e colli di bottiglia .............................................................................. 5 I malati cronici e i Decreti Balduzzi sull’assistenza territoriale.............................................. 7 Guardando la TV… ......................................................................................................... 9 Medici e Informatica .................................................................................................... 11 Il Bioprinting............................................................................................................... 13 Gli Ospedali Italiani e Big Data ...................................................................................... 15 Gli Health Saving Accounts ........................................................................................... 17 Il Business a rete ........................................................................................................ 19 Il Pharma e il passaggio da prodotto-bene a prodotto-servizio........................................... 21 Il mio scenario sulla futura dispensazione dei farmaci ...................................................... 23 Ma esiste una strategia per il Sistema Sanitario Nazionale?............................................... 25 La scommessa delle biotecnologie nel settore farmaceutico .............................................. 27 Recruiting nel pharma: piccole considerazioni dalla mia (attuale) esperienza personale ........ 29 Popolazione italiana e informatica.................................................................................. 31 I modelli di organizzazione dei Servizi Sanitari Regionali .................................................. 33 Ancora biotecnologie: stanno arrivando gli organi bionici .................................................. 36 L'inappropiatezza prescrittiva nel paziente anziano: le mie personali considerazioni ............. 38 La Direttiva 2011/24: minaccia o occasione da cogliere? .................................................. 40 Il pensiero laterale nel pharma in Italia .......................................................................... 42 Cure primarie in UK: pillole sulla riforma sanitaria ........................................................... 44 La valutazione generale del sistema sanitario.................................................................. 46 La crisi e il ruolo della produzione farmaceutica............................................................... 48 Le Case della Salute..................................................................................................... 50 Gli italiani e il loro giudizio sul SSN ................................................................................ 52 Le principali patologie mortali ed invalidanti e la loro percezione ....................................... 54 L’occupazione nel settore farmaceutico .......................................................................... 56 Il sistema sanitario canadese ........................................................................................ 58 Gli ESTAV (Enti per i Servizi Tecnico Amministrativi di Area Vasta) .................................... 60 L'eccessiva lunghezza delle liste di attesa ....................................................................... 62 Brevi previsioni per il nuovo anno.................................................................................. 64
  3. 3. 50 volte MioPharma 2 Buon 2014!................................................................................................................. 66 Le ricerche sulla trasmissione del pensiero...................................................................... 68 Formazione in azienda: una mia esperienza .................................................................... 70 La Corporate Social Responsibility delle aziende farmaceutiche italiane .............................. 72 La comunicazione web delle aziende sanitarie italiane ...................................................... 74 Organizzazione della rete ospedaliera e chiusura dei piccoli ospedali .................................. 76 Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione .............................................. 78 Rilevazione ISTAT: cittadini, crisi e sanità....................................................................... 80 Associazioni territoriali fra medici generici: opinioni e modelli a confronto........................... 82 Gli squilibri della sanità italiana: il Rapporto OASI 2013.................................................... 84 La salute e i social networks ......................................................................................... 86 La medicina e la tecnologia 3D ...................................................................................... 88 La sanità svedese e il suo modello ................................................................................. 90 Piccolo suggerimento al governo che verrà ..................................................................... 93 Supercomputer e medicina personalizzata ...................................................................... 95 I modelli di mercato dei Sistemi Sanitari......................................................................... 97 Il mercato farmaceutico mondiale.................................................................................. 99 Una promessa mantenuta: Dovesalute ..........................................................................101 I farmaci equivalenti: i dati del rapporto Osmed .............................................................103 L’Autore ....................................................................................................................106 Ringraziamenti...........................................................................................................107
  4. 4. 50 volte MioPharma 3 Introduzione Comparso nel panorama dell’informazione sanitaria all’inizio di settembre 2013 da una mia idea, MioPharma è un blog incentrato sull’offerta di informazioni, approfondimenti e dati riguardanti il mercato farmaceutico e il settore sanitario. L’avventura di MioPharma Blog è incominciata alla fine del mese di luglio 2013, quando nella mia mente incominciò a balenare questa idea che in un primo momento mi sembrò essere una pazzia: non mi ero mai lanciato nel reperire dati ed informazioni, elaborarle e pubblicarle in maniera sistematica. Ma pian piano mi convinsi che la creazione di un blog professionale focalizzato sul mondo farmaceutico potesse essere un ottimo strumento per poter trovare un’occupazione in proprio in questo ambiti. Il motivo che mi ha spinto a prendere questa decisione è stata la volontà di dimostrare a miei eventuali interlocutori che, nonostante le mie esperienze lavorative non siano tutte relative al mondo farmaceutico, tuttavia la mia professionalità e la mia formazione sono focalizzate su tale settore. E devo dire che, anche se finora questo mia attività non ha colto ancora il mio obiettivo primario di trovare un’occupazione in campo farmaceutico, o comunque nell’indotto, mi ha permesso di conoscere e confrontarmi con molti altri professionisti ed operatori del campo. Ho sempre la speranza di trovare un’occupazione nel campo farmaceutico, ma anche se questa eventualità dovesse verificarsi, ciò non significherà la fine di questo blog: magari diminuirò la frequenza dei contributi pubblicati, ma esso continuerà a vivere in quanto, grazie ad esso, mi è stato possibile aumentare considerevolmente la mia conoscenza del settore e delle dinamiche che lo caratterizzano. Nelle seguenti pagine sono riportati in ordine cronologico i 50 post che ho pubblicato in questi sei mesi, completi di per ognuno di essi di keywords, link e fonti principali. Inoltre, in fondo a questa pubblicazione troverete una breve descrizione del mio profilo con tutti i miei riferimenti per potermi contattare ed eventualmente richiedere delle informazioni o fornirmi dei consigli o dei suggerimenti. Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buona lettura!! Dino Biselli
  5. 5. 50 volte MioPharma 4 Cominciamo a scrivere!! 06 Settembre 2013 Buongiorno a tutti i lettori di questo blog! Immagino già la reazione di tutti coloro che avranno letto il link del presente blog sul mio profilo o l'invito a visitarlo... Qualcosa del tipo: "Un altro? Ma non ce ne sono già troppi?" oppure "Ecco l'ennesimo personaggio che dice di voler scrivere qualcosa di originale sul mondo farmaceutico e sanitario". Prima di incominciare a postare i miei contributi, voglio condividere con voi quali siano le finalità principali di questo blog: 1) Il presente blog ha il fine di offrire un contributo nella comunicazione relativa al settore farmaceutico e sanitario. Potrà capitare che qualche mio post non riguardi questi settori in maniera diretta, ma di sicuro indirettamente sì; 2) Non è mio intento fornire un servizio informativo puntuale, preciso, aggiornato e di taglio giornalistico o di agenzia stampa (non ne ho i mezzi e soprattutto le competenze), ma prendere spunto da notizie, fatti, curiosità per offrire il mio punto di vista con tutti coloro che vorranno condividere le loro opinioni con le mie; 3) Fuori da ogni ipocrisia, il blog è anche un mezzo che serve al sottoscritto per (scusate il maiuscolo) TROVARE LAVORO NEL CAMPO FARMACEUTICO E SANITARIO. Poiché attualmente sono senza occupazione, ho deciso di impiegare parte del mio cospicuo tempo libero nella creazione e nella cura di questo blog che nelle mie intenzioni ha lo scopo di creare un network di contatti utili per il mio sviluppo professionale; 4) E' la prima volta che implemento un blog, pertanto non sono ancora in grado di elaborare una grafica e un layout piacevoli e accattivanti. Imparerò ciò nel corso del tempo... Quindi vi chiederei di concentrarvi più sui contenuti e meno su come sono esposti. Diciamo che per il momento può bastare. Eventuali integrazioni o rettifiche saranno fornite in futuro nel caso ciò si renda necessario. Per ora vi ringrazio dell'attenzione e vi auguro una buona lettura!! Keywords: settore farmaceutico, sanità, blog, ricerca lavoro Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/cominciamo-scrivere.html
  6. 6. 50 volte MioPharma 5 Tecnologia in sanità e colli di bottiglia 13 Settembre 2013 Non so quanti di voi siano degli appassionati di Star Trek. Personalmente mi è sempre piaciuto moltissimo: un salto in un possibile futuro fatto di viaggi interstellari ad una velocità superiore a quella della luce, antimateria, integrazione con esseri alieni e un alto livello di tecnologia pienamente disponibile per l'intera umanità. Fra i vari marchingegni che mi hanno sempre affascinato c'era il Tricoder medico che, attraverso una rapida scansione sul paziente, era in grado di fornire il livello di tutti i suoi parametri vitali o la diagnosi clinica di anche uno solo dei suoi organi interni. E pare fantascientifico dirlo, ma l'invenzione di qualcosa di simile, pur con funzioni limitate rispetto al concept originale, è stata annunciata qualche mese fa (l'oggetto in questione è Lo Scanadu Scout). Ciò significa che, a livello potenziale, in campo medico e sanitario si è già in grado di produrre device o concepire nuove funzionalità che erano considerate fantascientifiche appena 30/40 anni fa. Quindi, si può ritenere che la mancata o limitata applicazione delle nuove tecnologie non dipenda dalla carenza di queste ultime. Anzi, la nostra epoca rappresenta l'età dell'oro per quanto concerne la ricerca e l'implementazione di soluzioni IT nei più svariati campi della vita privata e professionale, tanto che se in un settore domandasse tecnologia per svolgere una determinata attività, l'offerta IT sarebbe in grado di colmarla entro termini relativamente brevi. Nei sistemi sanitari dei paesi avanzati, il mancato impiego di tecnologia (o l'utilizzo di tecnologia obsoleta) ha fra le sue cause principali una serie di colli di bottiglia che a mio parere sono la lentezza nell'adeguamento delle normative vigenti, la struttura organizzativa dei sistemi sanitari e la reticenza nell'elargire degli adeguati finanziamenti per l'innovazione. E' vero che è difficile prevedere quali possano essere le possibili evoluzioni della società post- industriale per gli anni venire (quante previsioni sono state fatte nel corso degli ultimi decenni e poi completamente disattese) ma alcune tendenze di fondo sono sempre state visibili e condivise (invecchiamento della popolazione, aumento dei malati cronici, ecc...) e l'averle ignorate pone un problema sulle carenze capacità di analisi e programmazione dei vari organi statali e territoriali che dovrebbero governare il processo di innovazione in campo medico e sanitario. Gli argomenti che cercherò di trattare nel presente blog seguiranno in genere questi due filoni fortemente interconnessi fra loro: il monitoraggio dell'innovazione informatica e digitale in
  7. 7. 50 volte MioPharma 6 campo sanitario e farmaceutico, e l'evoluzione (o mancata evoluzione) del sistema sanitario in risposta ai continui cambiamenti della società. Keywords: medical device, tecnologia, sistema sanitario Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/tecnologia-in-sanita-e-colli-di-bottglia.html
  8. 8. 50 volte MioPharma 7 I malati cronici e i Decreti Balduzzi sull’assistenza territoriale 16 Settembre 2013 Una delle grandi sfide che i sistemi sanitari di tutti i paesi avanzati devono oggi affrontare è quella di offrire un'adeguata assistenza sanitaria a coloro che sono affetti da malattie croniche. Queste ultime sono malattie di lunga durata che solitamente si manifestano clinicamente in età avanzata, (anche se possono avere origine in età giovanile) e richiedono un'assistenza di lunga durata che, nella stragrande maggioranza dei casi, è lunga quanto la vita del soggetto. Negli ultimi decenni l'incidenza delle malattie croniche è costantemente cresciuta in concomitanza con il costante aumento della speranza di vita alla nascita e il conseguente aumento della percentuale di persone ultrasessantenni sul totale della popolazione. Tuttavia, il paziente cronico, se assistito e curato in modo adeguato, soprattutto per alcune patologie quali ad esempio il diabete o l'HBV, può raggiungere una stabilizzazione del decorso della sua malattia e poter condurre una vita del tutto normale. Oggi le malattie croniche costituiscono la maggior causa di mortalità e molte di esse sono fortemente invalidanti, ma i sistemi sanitari sono ancora strutturati per fornire assistenza ai pazienti affetti da malattie acute, con la loro attenzione rivolta in prevalenza all'assistenza ospedaliera. E questa centralità della struttura ospedale non è in grado di offrire un'adeguata assistenza al paziente cronico che invece deve essere seguito a livello territoriale, attraverso l'assistenza domiciliare o l'apertura di centri diagnostici e ambulatoriali al di fuori della realtà ospedaliera. Infatti, il monitoraggio della malattia e l'assistenza diagnostica e medica deve essere il più possibile prossima all'abitazione del paziente cronico in modo che egli non sia impedito nell'esercizio delle sue attività quotidiane, sia personali che professionali, lasciando all'ospedale il compito di dedicarsi alla cura dei pazienti acuti che normalmente non richiedono lunghi soggiorni ospedalieri. La struttura odierna del SSN italiano non è ancora ben definita a questo riguardo poiché la divisione in Servizi Sanitari Regionali ha generato un situazione a macchia di leopardo se vista in ottica nazionale: alcune regioni hanno iniziato a lavorare al rafforzamento dei servizi territoriali mentre altre sono ancora ancorate al modello ospedalocentrico (molto spesso anche per una forte resistenza della cittadinanza ad una razionalizzazione del sistema ospedaliero regionale). Il decreto Balduzzi del 2012 è in ordine di tempo l'ultimo atto regolatorio teso a favorire questo processo di razionalizzazione, prevedendo che ogni regione provveda a organizzare l'assistenza
  9. 9. 50 volte MioPharma 8 primaria attraverso modalità operative mono professionali denominate AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), e forme organizzative multi professionali denominate UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie). La disciplina di queste ultime avviene "privilegiando la costituzione di reti di poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l’arco della giornata, nonché nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione, che operano in coordinamento e in collegamento telematico con le strutture ospedaliere". Le prime hanno l'obiettivo di integrare l'assistenza primaria con la continuità assistenziale, mentre le seconde dovranno fornire assistenza sanitaria di base e diagnostica di I livello, 24 ore su 24, prendendo in carico anche i pazienti affetti da malattie croniche e agendo in stretta integrazione con la rete ospedaliera e i servizi sociali. L'applicazione pratica di questa nuova struttura permetterebbe la creazione di network di assistenza sanitaria territoriale in grado di limitare il ricorso a ricoveri impropri presso le strutture ospedaliere e di consentirebbe, attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie, un miglior monitoraggio dei malati cronici. Tuttavia, attualmente sono partite solamente delle sperimentazioni in alcune regioni e il raggiungimento di questi risultati pare essere difficilmente raggiungibile in tempi brevi, vista anche la carenza di fondi che le regioni possono mettere a disposizione per finanziare queste nuove realtà a causa dei noti problemi che ad oggi stanno opprimendo le finanze pubbliche. Keywords: malattie croniche, cure primarie, assistenza territoriale, Decreti Balduzzi, AFT, UCCP Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/i-malatti-cronici-e-i-decreti-balduzzi.html
  10. 10. 50 volte MioPharma 9 Guardando la TV… 19 Settembre 2013 Poiché in questo periodo sono a casa causa disoccupazione (piccolo inciso: ho caricato il mio profilo su LinkedIn e sono pronto a valutare eventuali proposte) durante la mattinata mi capita di assistere ad alcune trasmissioni televisive. Ieri, nel corso di una trasmissione su Rai 3, si parlava di farmaci e del loro abuso. Non voglio entrare nel merito degli argomenti che sono stati trattati, con palesi inesattezze e altre cose condivisibili, durante il programma andato in onda, ma è stata sostenuta una tesi che mi ha lasciato alquanto perplesso. In particolare, si sosteneva che l'aumento della spesa sanitaria globale italiana, sia pubblica che privata, sia dovuta principalmente alle prescrizioni effettuate dal medico di famiglia, e quindi alla distribuzione territoriale, indicando quindi questo ambito della spesa sanitaria totale come uno delle principali cause delle inefficienze del sistema sanitario nazionale e del relativo aumento dei costi del suo finanziamento. Quello stesso giorno ho letto su Quotidianosanità.it ho letto l'articolo dove si riportava il contenuto dell'audizione di Paolo Siviero dell'AIFA presso la Commissioni riunite Bilancio e Affari Sociali, il quale ha riferito che il sistema sanitario italiano si trova a dover affrontare delle criticità dovute al cambio di paradigma del settore farmaceutico, con lo sviluppo di nuovi farmaci che sta passando dal modello blockbuster a quello di medicina personalizzata, e all'invecchiamento della popolazione. Tuttavia, i numeri relativi al 2012 riportati da Siviero, mostrano una spesa farmaceutica globale, pubblica e privata, pari a 25,5 miliardi, di cui il 76% è stata a carico del SSN. L'incidenza della spesa farmaceutica sul totale della spesa sanitaria si è attestata al 14.85% del Fondo Sanitario Nazionale (era al 16.4% nel 2007). Ma mentre la percentuale della spesa territoriale è stata al di sotto del tetto del 13,1% (con un tasso effettivo dell'11% circa), quella ospedaliera è riuscita a rispettare a stento il tetto del 3.5%, con un tasso che nei primi mesi del 2013 ha già toccato il 4.5%. Le ragioni di queste cifre sono dovute al sempre maggiore utilizzo dei generici per quanto riguarda la spesa territoriale (che ha determinato un abbattimento dei prezzi medi, in quanto la percentuale del volume dispensato è risultato essere in crescita del 2,35%), e al ricorso di cure ospedaliere innovative, e quindi costose, per quanto riguarda la spesa ospedaliera. Da questi dati si può concludere che la spesa territoriale, nonostante le molte problematiche che ancora permangono in questo ambito, è tutto sommato sotto controllo, anche grazie alle
  11. 11. 50 volte MioPharma 10 numerose riforme che sono state adottate in questi anni che hanno affidato un maggiore ruolo nella filiera alla figura del farmacista, in particolare nella dispensazione dei farmaci generici. La spesa farmaceutica ospedaliera, invece, rappresenta una voce di difficile contenimento poiché i trattamenti ospedalieri, soprattutto quelli con una marcato contenuto innovativo, sono molto costosi, e per il continuo perdurare del fenomeno del ricorso improprio al Pronto Soccorso. In ambito ospedaliero, forse sarebbe ora di affrontare altre voci di costo per limitare la spesa sanitaria, come ad esempio quelli relativi alle infrastrutture e, in alcune regioni, a quelli del personale; ma questa è un'altra storia... Quello che vorrei sottolineare, invece, è il fatto che comunemente, ivi compreso anche il mondo dell'informazione, il Servizio Sanitario Nazionale e il mondo farmaceutico vengono descritti ancora ricorrendo a paradigmi e categorizzazioni che alle volte risalgono addirittura agli anni '80, senza tener conto delle profonde evoluzioni che il sistema sanitario italiano e il mercato farmaceutico hanno conosciuto in tutti questi anni. Agire seguendo questi luoghi comuni significa disperdere energie e risorse perché si partirebbe da uno scenario iniziale che non esiste più. Non si intende "difendere" il sistema (che sa benissimo difendersi da solo), ma occorre comprenderlo nella sua specificità, in quanto molto complesso e caratterizzato da peculiarità proprie non riscontrabili in altri mercati, allo scopo di mettere in atto tutte le azioni mirate necessarie ad ottimizzarne il funzionamento. Solo così ne trarrebbero giovamento il portafoglio dei cittadini e, soprattutto, la qualità delle cure e delle diagnosi da essi ricevute. Keywords: SSN, spesa farmaceutica, spesa territoriale, prescrizioni di farmaci Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/guardando-la-tv.html Fonti principali: Quotidiano Sanità – Sostenibilità SSN. Siviero (Aifa): “Spesa ospedaliera fuori controllo” (http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=16953)
  12. 12. 50 volte MioPharma 11 Medici e Informatica 23 Settembre 2013 Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo pubblicato sul sito Telemeditalia.it dal titolo "In Inghilterra 50.000 medici vanno a scuola di app" dove viene riportata la notizia del lancio dell'iniziativa CODE4HEALTH da parte dell'NHS britannico. Lo scopo di questo programma è quello di insegnare l'ideazione e la programmazione di app e software a 50.000 dottori, e parte dal presupposto che "se le app servono ai medici, facciamole scrivere ai medici". In pratica il National Health service, constatata la difficoltà nel superare la riluttanza dei dottori ad utilizzare nella loro attività professionale dei programmi che non abbiano ricevuto un loro contributo nello sviluppo, ha deciso di chiedere a 50.000 di essi di creare app e programmi a titolo gratuito per cercare di favorire lo sviluppo della digitalizzazione del sistema. Mentre leggevo quest'articolo mi sono ritrovato a riflettere sulla diffusione della conoscenza informatica della classe medica italiana, e basandomi sulle mie esperienze passate di panel administrator e di gestione del field nell'ambito delle ricerche di mercato ad hoc, il mio ricordo non è stato molto positivo su questo argomento: a parte qualche raro caso di veramente ammirevole passione verso questo argomento, anche la semplice conoscenza della sola informatica di base (Sistema operativo, Office package, gestione e-mail e navigazione Internet) da parte della classe medica italiana mi appariva alquanto approssimativa. E ciò non dipendeva dall'età del medico: sia anziani che giovani avevano problemi a compilare dei semplici questionari on-line o dei moduli inviati via file word. Siccome sono passati circa due anni da che non mi sono più occupato di sanità in ambito professionale, ho fatto una piccola ricerca sul web per verificare se nel corso del tempo le cose siano rimaste immutate o se invece si sia assistito ad un miglioramento, e ho trovato un articolo di HD - Healthdesk che riporta i dati di una ricerca Eurisko sul tema. Da questa ricerca, con mia sorpresa accompagnata da un po' di sollievo, risulta che la stragrande maggioranza della popolazione medica italiana utilizza internet, mentre circa la metà possiede uno smartphone e un terzo di essa anche un tablet. E' vero che l'utilizzo delle nuove tecnologie avviene per lo più per scopi informativi e relazionali, ma ciò indica che i numerosi programmi implementati in questi anni per diffondere la cultura informatica presso la classe medica stanno dando i loro frutti. Rassicurato da questo quadro se non roseo perlomeno molto meno fosco di quanto pensassi, allora mi domando: perché non selezionare anche da noi dei volenterosi ed appassionati che si
  13. 13. 50 volte MioPharma 12 dedichino anche loro allo sviluppo di nuove funzionalità che possano migliorare il lavoro dei loro colleghi medici? Direi che in questo caso uno scopiazzata, se non addirittura una collaborazione bilaterale, sarebbe quantomeno opportuna... Keywords: informatica, app, medici, NHS, tecnologia, Eurisko Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/medici-e-informatica.html Fonti principali: Telemeditalia.it - In Inghilterra 50.000 medici vanno a scuola di app (https://http//www.telemeditalia.it/it/ej-tecsanitar/content/detail/0/179/3028/in-inghilterra- 50000-medici-vanno-a-scuola-di-app.html) Helpdesk.it - Medici italiani sempre più on-line (http://www.healthdesk.it/medici_italiani_sempre_pi_on_line/1371738184)
  14. 14. 50 volte MioPharma 13 Il Bioprinting 25 Settembre 2012 Sono abbonato a Focus da più di 15 anni e, nonostante la qualità della rivista abbia conosciuto alti e bassi, sono rimasto sempre un suo lettore. Mi ricordo ancora che in uno dei primi numeri che avevo letto c'era un articolo dove si parlava di trapianti e si ipotizzava che in un prossimo futuro si sarebbero potuti ricostruire interi arti, anche complessi, attraverso l'utilizzo di cellule embrionali o staminali appositamente programmate per poter ricostruire l'organo o gli organi seguendo un "progetto" predefinito. Purtroppo non si è ancora giunti a un livello tecnologico così sofisticato, ma sul numero di Settembre di Focus ho letto un interessantissimo articolo scritto da Margherita Fronte sull'utilizzo di stampanti 3D per la creazione di organi su misura a partire dalle cellule moltiplicate in vitro del paziente a cui sarà poi trapiantato l'organo. Tuttavia, nonostante alcune promettenti sperimentazioni, il processo è complicato e non è ancora stato sottoposto a procedure e protocolli precisi, in quanto ci si trova in una fase sperimentale delle ricerca: con la stampa viene creato un oggetto solido a partire da un "inchiostro" composto da un misto di cellule, proteine e, in base alla necessità, di collagene e altre sostanze rigide biodegradabili che servono come guida per lo sviluppo delle cellule. Va da se che organi diversi richiedono approcci differenti e che attualmente la possibile "stampa" di organi complessi come il cuore è ancora ferma ai primi studi di fattibilità. Nonostante ciò, la strada sembra essere segnata, e se in un futuro molto prossimo tali pratiche dovessero diventare routine, si otterrebbero grandi vantaggi da questa nuova tecnologia: prima di tutto la quasi totale eliminazione delle crisi di rigetto (gli organi sarebbero composti da cellule derivanti da quelle del paziente), la drastica diminuzione delle liste di attesa (destinate ad aumentare nel corso dei prossimi anni in conseguenza del costante invecchiamento della popolazione) e la possibilità di avere una riduzione di costi sia a livello farmacologico che sanitario. Come tutte le innovazioni, anche questa richiede comunque degli sforzi finanziari iniziali che consentano di sostenere tutte le spese in ricerca e sviluppo necessarie per far sì che lo sviluppo di questa nuova tecnologia possa continuare. Nell'articolo sopra citato viene riportato che USA e UK sono all'avanguardia in questo settore, e che in Italia si svolgendo importanti progetti internazionali grazie al Dipartimento di Scienze Chimiche e Tecnologie dei Materiali (Dsctm) diretto dal Dottor Luigi Ambrosio del CNR di Roma. Spero comunque che il bioprinting
  15. 15. 50 volte MioPharma 14 sia allo studio anche presso altri team nelle più importanti facoltà universitarie di medicina italiane e che qualche industriale coraggioso stia supportando questi sforzi non solo economicamente ma anche tecnicamente. Ma a questo punto sorge una domanda: le istituzioni stanno finanziando queste iniziative? E se si, in che misura? Sono state fatte delle valutazioni su possibili ricadute a livello economico e occupazionale? E quanti brevetti si prevede di poter registrare? In parole povere, possiamo evitare come Stato di sperperare denaro pubblico per sostenere "carrozzoni" oramai fuori mercato e, dopo un'attenta valutazione di fattibilità e un'accurata analisi del possibile rapporto costo-benefici, sostenere, sia finanziariamente che tecnicamente, nuove iniziative capaci di dar vita a mercati innovativi in grado di creare valore e occupazione? P.S.: Come i più attenti avranno notato non sono né un medico, né un biologo, e nemmeno un biotecnico. Se qualcuno notasse delle incongruenze me lo segnali pure: sapendo di non sapere, ogni conoscenza nuova è sempre una nuova scoperta. Keywords: bioprinting, Focus, stampanti 3D, trapianti, stampa organi Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/il-bioprinting.html Fonti Principali: Focus – Numero cartaceo del mese di Settembre 2013
  16. 16. 50 volte MioPharma 15 Gli Ospedali Italiani e Big Data 27 Settembre 2013 Ho appena finito di leggere l'intervista che il ministro Lorenzin ha rilasciato al quotidiano la Repubblica dove ha lanciato l'idea di creare "il TripAdvisor degli ospedali italiani", vale a dire un progetto che prevede lo sviluppo di un sito web in cui caricare tutti i dati sanitari (e non) degli ospedali italiani e renderli disponibili online a tutti i cittadini in tempo reale. Tralasciando l'opportunità o meno di paragonare questa proposta a TripAdvisor, devo dire che, in base alla mie esperienze in IMS Health come amministratore di un panel di medici e in Stethos come ricercatore di mercato in ambito farmaceutico (e in tale ruolo mi sono occupato molto spesso di reclutamento medici soprattutto in ambito ospedaliero), l'eventuale realizzazione di tale progetto, dal mio punto di vista, sarebbe un fatto estremamente positivo sotto innumerevoli aspetti. Secondo la mia visione, occorre sì verificare l'opportunità o meno di rendere pubbliche alcune informazioni (personalmente ritengo che i dati di performance riferiti ad un singolo medico o a una singola equipe debbano rimanere accessibili a personale sanitario) e se in taluni casi non si debba affiancare all'aspetto "quantitativo" anche un aspetto "qualitativo" degli indici che verrebbero riportati online (un tasso di mortalità alto in una data struttura per una data patologia potrebbe non necessariamente indicare una carenza dell'assistenza sanitaria ospedaliera). Tuttavia, la creazione di un tale sistema, se eseguito con opportuni criteri di qualità, permetterebbe prima di tutto di colmare una enorme carenza informativa per quel che riguarda la conoscenza delle strutture ospedaliere, dei loro reparti e delle relative informazioni di struttura e di performance. Ad oggi se un cittadino vuole verificare dei semplici dati di struttura non ha a disposizione delle mezzi adeguati, in quanto i file forniti dal sito del Ministero della Sanità presentano delle criticità non indifferenti:  dati non aggiornati o riferiti a due o tre anni fa (con informazioni non più rispondenti alla realtà attuale);  informazioni non riferite ai singoli reparti ma a classi di reparto (esempio tipico è la medicina generale: è normale che un grande ospedale abbia più reparti di medicina generale, ma nei file del ministero i dati relativi a questi ultimi sono mostrati in forma aggregata per il singolo ospedale);  i dati degli ospedali direttamente gestiti dalle ASL vengono forniti in maniera aggregata, senza che si possa risalire a quelli delle singole strutture. Inoltre, ad oggi non si ha una visione di insieme di quali siano le sotto-specializzazioni che alcuni reparti possono vantare come loro "eccellenze" (sempre prendendo come esempio il
  17. 17. 50 volte MioPharma 16 reparto di medicina generale: un reparto di Medicina Interna di un ospedale può avere una forte competenza nel trattamento del diabete, mentre uno stesso reparto di un altro ospedale può essere fortemente efficace nella reumatologia). La consultazione di informazioni così strutturate permetterebbe al cittadino di poter magari venire a conoscenza di vere e proprie professionalità mediche presenti nella struttura ospedaliera più prossima alla sua abitazione, senza quindi rendere eventualmente necessario un suo ricorso a strutture ospedaliere presenti in un'altra provincia o addirittura in un'altra regione. Ma la pubblicazione di questi dati, e soprattutto quelli di struttura, semplificherebbe il lavoro di tutti coloro che forniscono servizi in ambito sanitario e farmaceutico, oltre che alle stesse aziende farmaceutiche: avere un censimento completo delle strutture e delle patologie in esse trattate (magari accompagnate da un'indicazione di "impegno": centro di riferimento, alta specializzazione, media specializzazione, bassa specializzazione) sarebbe un potente strumento di business intelligence, in quanto costituirebbero un'ottima base censitaria su cui programmare ricerche di mercato, strategie di vendita, raccolte di dati epidemiologici e tanto altro ancora. A tal fine, il ministero potrebbe dividere il sito in due parti: una più semplificata per avere informazioni ed evidenze di performance immediate così da favorire una più rapida consultazione da parte del cittadino, ed un'altra più estesa a disposizione di tutti coloro che vorranno consultare dei dati più completi. Anche tenendo conto di eventuali problematiche dovute alla privacy e a possibili fraintendimenti nella comprensione di alcuni dati che verrebbero pubblicati, direi che, a primo sentore, l'idea è buona. Vedremo ora l'evolversi degli eventi... P.S.: Ho scritto il post di getto e abbastanza di fretta, quindi scusatemi se trovate qualche incongruenza o informazione errata (che comunque vi chiedo gentilmente di segnalarmi). Se, dopo aver riflettuto in questi giorni, dovessi ritenere di dover aggiungere o rettificare qualcosa, procederò alla pubblicazione di un nuovo post sull'argomento. Tuttavia sarei interessato ad avere una vostra opinione a riguardo. Keywords: TripAdvisor, database sanitario, dati, ospedali, Ministro Lorenzin, La Repubblica Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/gli-ospedali-italiani-e-big-data.html Fonti principali: Repubblica.it - Beatrice Lorenzin "Un TripAdvisor degli ospedali italiani e i cittadini potranno scegliere l'eccellenza" (http://www.repubblica.it/politica/2013/09/27/news/beatrice_lorenzin_creiamo_un_tripadvisor _degli_ospedali_italiani_cos_i_cittadini_potranno_scegliere_l_eccellenza- )67387202/?ref=search
  18. 18. 50 volte MioPharma 17 Gli Health Saving Accounts 01 Ottobre 2013 Qualche mese fa ho iniziato a studiare il "Manuale di economia sanitaria" scritto dal Dottor Riccardo Zanella. A mio giudizio è un buon testo, ben scritto e ben documentato, con in più le caratteristiche della completezza degli argomenti trattati e della chiarezza dei contenuti. Nel capitolo relativo all'offerta sanitaria e ai modelli di sistemi sanitari vengono descritte delle forme assicurative chiamate Conti di Risparmio Sanitari (Health Savings Accounts) che hanno la funzione di fornire una copertura del rischio di malattia complementare all'assicurazione sanitaria o al Servizio Sanitario Nazionale e fungono, contemporaneamente, da strumento finanziario di accumulo di capitale. In pratica gli HSA si fondano sul versamento obbligatorio, di solito con cadenza mensile, di un importo (fisso o calcolato percentualmente sul reddito) da parte del cittadino su un conto individuale, a cui possono concorre anche i datori di lavoro se non lo Stato stesso per alcune determinate situazioni (quali possono essere quelle relative a cittadini con reddito basso). Il conto è cumulativo, e quanto versato sopra di esso viene utilizzato in via esclusiva per coprire tutti i costi sanitari sostenuti individualmente o familiarmente non coperti, a seconda dei modelli sanitari adottati, dal sistema assicurativo o dal Servizio Sanitario Nazionale. Gli importi del HSA non impiegati vengono remunerati annualmente con un tasso di interesse e accumulati fino a che non si raggiunge un determinato livello oltre il quale l'obbligo di versamento viene a cessare. Il conto così accumulato può essere utilizzato anche come previdenza complementare o lasciate in eredità. Il Dottor Zanella riporta il caso di Singapore che ha adottato questo sistema fin dal 1984 (il modello è utilizzato anche USA dal 2004 ma con la peculiarità che i Conti sono gestiti da compagnie assicurative private), e indica come suoi vantaggi la riduzione della quota di assistenza sanitaria finanziata dalla fiscalità generale e la riduzione delle richieste di prestazioni non essenziali da parte dei cittadini (riduzione del rischio morale). Dal mio punto di vista, del tutto opinabile, le opzioni che prevedono il finanziamento della sanità (non la produzione e l'erogazione dei servizi sanitari) attraverso le assicurazioni private o il lasciare che anche essa sia sottoposta al regime di libero scambio non sono entrambe soluzioni accettabili. Non me ne voglia chi lavora in ambito assicurativo, ma temo che un sistema finanziato in tale modalità comporti per cittadino dei costi molto più alti rispetto a quelli attualmente sostenuti con la fiscalità generale. Senza contare altre eventuali problematiche, prime fra tutte le possibili discriminazione degli assicurati (come si comporterebbero gli assicuratori con pazienti naturalmente predisposti verso determinate patologie?) e la mancata copertura dei cittadini a basso reddito non in grado di sostenere i
  19. 19. 50 volte MioPharma 18 costi di un'assicurazione. Inoltre siamo in Italia... (le RC auto dovrebbero aver insegnato qualcosa). E, nonostante i suoi difetti, sono favorevole al mantenimento del Servizio Sanitario Nazionale e dei suoi attuali LEA, perché i risparmi non si fanno sottraendo garanzie ai cittadini ma cercando di tagliare gli sprechi e creando economie di scala (tipo: perché mantenere 20 SSR? Non sarebbe il caso di accorpare i sistemi sanitari delle regioni meno popolose con quelli delle regioni con più abitanti? E quanto occorrerà attendere per avere un'effettiva gestione dei pazienti cronici sul territorio e non ricorrendo alla rete ospedaliera?). Tuttavia, se si decidesse effettivamente di ridurre il perimetro dei LEA, perché non prendere in considerazione il sistema degli HSA a gestione pubblica, per far sì che i cittadini possano avere una copertura sanitaria attraverso tale sistema per le prestazioni che eventualmente non saranno più ricomprese nei livelli essenziali di assistenza? Tenete conto che questo argomento non è parte del mio stretto bagaglio di conoscenze in ambito sanitario, ma penso che avviare una seria discussione su questa possibile alternativa potrebbe essere utile... Quindi, avanti con il dibattito! Keywords: Health Saving Accounts, SSN, finanziamento, assicurazione sanitaria, assistenza sanitaria Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/qualche-mese-fa-ho-iniziato-studiare-il.html Fonti principali: Manuale di Economia Sanitaria – Riccardo Zanella
  20. 20. 50 volte MioPharma 19 Il Business a rete 04 Ottobre 2013 Un paio di giorni fa, mentre stavo compiendo la mia quotidiana rassegna in ricerca di opportunità lavorative, mi sono imbattuto in un post scritto da Salvatore Ruggero, CEO di Merqurio, sul blog "Marketing Farmaceutico" incentrato sull'evoluzione dei modelli di business (la sintesi del modello di business della Ryanair e il suo confronto con quelli delle altre compagnie aeree europee è una delle migliori che ho letto in proposito) e di come il settore farmaceutico debba porsi delle questioni sul questo tema in relazione alle trasformazioni che esso sta subendo negli ultimi anni. La lettura di questo intervento mi ha fatto iniziare a riflettere sul tema e mi ha riportato alla mente parte del contenuto del libro "L'era dell'accesso" di Jeremy Rifkin. Uno dei fili conduttori di questo libro è la "smaterializzazione" dell'aziende, la ricerca da parte loro di liberarsi del fardello della proprietà diretta dei beni di produzione produttivi e il loro sempre maggior ricorso a beni presi in affitto, in leasing o la cessione in outsourcing di interi settori aziendali. Uno degli esempi riportati da Rifkin che mi ha affascinato molto è quello relativo all'evoluzione dell'industria cinematografica, il cosiddetto "Modello Hollywood": un settore originariamente basato su una struttura fortemente gerarchica che controllava ogni aspetto produttivo dalla scelta del soggetto alla distribuzione, nel corso degli anni ha modificato ed adattato la propria struttura sia alle mutate condizioni del mercato sia alle variate esigenze del pubblico, dando vita ad un sistema di produzione a rete, con i grandi studios che hanno assunto oramai il ruolo di finanziatori di produttori indipendenti, i quali in cambio cedono ad esse i diritti di distribuzione del prodotto nelle sale cinematografiche, in televisione e su di ogni altro dispositivo. Un prodotto cinematografico in pratica è il risultato della collaborazione di tante piccole realtà, individuali o societarie, ultraspecializzate che combinano il loro lavoro e il loro know-how per la realizzazione di un singolo progetto, senza quindi essere sottoposte ad alcun vincolo di rapporto futuro, ed è reso possibile dal finanziamento delle grandi major le quali lo immettono nel settore della distribuzione dopo averci posto sopra il loro marchio. Tale modello di produzione a rete è ancora oggi quello seguito dalle grandi multinazionali, ed è quello che sta permettendo il passaggio da un mercato basato sulla vendita di beni e servizi, ad uno che si fonda sul tentativo di rendere oggetto di scambio intere aree dell'esperienza umana. Tali considerazioni mi hanno indotto a riflettere su quale sia oggi la realtà del settore farmaceutico, soprattutto in Italia. Anche nel pharma alcune funzioni aziendali, come l'IT, parte della ricerca, parte della produzione, alcune funzioni amministrative e più recentemente la gestione delle reti vendita e di promozione sono state cedute in outsourcing, o sono state oggetto di contratti stipulati con aziende terze, sia con carattere continuativo sia a singolo progetto, o ancora affidate a consulenti non integrati nella realtà aziendale. Tuttavia, ho l'impressione che a tutt'oggi molte delle grandi aziende continuino a controllare in maniera diretta tutte le fasi del processo produttivo, vuoi attraverso la gestione "in casa" delle attività, vuoi ricorrendo a società specializzate che comunque sono parte interante del gruppo e
  21. 21. 50 volte MioPharma 20 lavorano, nella maggior parte dei casi, in via esclusiva per esso. Il ricorso alla rete quindi mi pare essere una scelta sussidiaria e non di sistema, nonostante esista comunque un fitto network di aziende che lavorano per conto terzi e che rappresentino oggi una risorsa irrinunciabile per l'industria farmaceutica. Eppure nel corso di questi anni ci sono stati studi (uno di cui mi ricordo era stato condotto da McKinsey ma purtroppo non riesco più a risalire a questa fonte) che hanno sostenuto come l'applicazione decisa di un modello di business a rete rappresenterebbe un occasione epocale per le aziende farmaceutiche. In pratica, in esso si sostiene che tutto il processo produttivo, dalla ricerca della molecola fino all'immissione in commercio, possa essere gestito da produttori indipendenti (che collaborano fra loro ognuno per quel che riguarda la propria competenza), e che il ruolo delle aziende farmaceutiche sarebbe quello di finanziare tutto o parte del processo in cambio della titolarità del brevetto e di tutti i vantaggi che derivano da ciò. L'applicazione di tale modello permetterebbe alle aziende farmaceutiche di diventare ancora più snelle di quanto lo siano attualmente e di poter rispondere in maniera efficace ed efficiente alle necessità del mercato e delle sue evoluzioni e al cambio di paradigma che sta vedendo la ricerca farmaceutica impegnata più sulla persona che sulla patologia, creando così nuovi spazi di business e di profittabilità. Nascerebbero nuove realtà imprenditoriali impegnate nella fornitura di servizi sempre più specializzati e mirati sulle esigenze dell'azienda committente, e di conseguenza un rinnovato impegno da parte di tutta la filiera a perseguire soluzioni che permettano al paziente di ottenere cure efficaci e di qualità con costi inferiori per il sistema sanitario. N.B.: Poiché sono un profano del tema, chiederei a chi ha una maggiore esperienza in questo ambito di poter commentare, rettificare, criticare... ed eventualmente riportare esempi reali di come stiano evolvendo sia il mercato che le aziende farmaceutiche. Keywords: business model, modello Hollywood, processo produttivo Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/il-business-rete.html Fonti principali: Marketing Farmaceutico – I low cost ridono mentre il pharma piange (http://merquriomkt.wordpress.com/2013/03/20/i-low-cost-ridono-mentre-il-pharma-piange) L’era dell’accesso – Jeremy Rifkin
  22. 22. 50 volte MioPharma 21 Il Pharma e il passaggio da prodotto-bene a prodotto-servizio 07 Ottobre 2013 Con il precedente post ho pubblicato una piccola riflessione sul modello Hollywood e su come questo possa essere proposto per la realtà del farmaceutico. Con l'attuale contributo, invece, voglio affrontare un argomento ad esso collegato ma ben distinto, ricorrendo ancora una volta a quanto già analizzato da Jeremy Rifkin nel suo "L'era dell'accesso": la trasformazione del prodotto da bene fisico a servizio. L'avvento della new economy e la necessaria revisione dei vari business models che essa ha indotto, causando un profondo ripensamento dei modelli fino esistenti fino a poco tempo fa (giungendo addirittura al completo abbandono di alcuni di essi perché oramai divenuti troppo obsoleti e alla contemporanea adozione di nuovi layout meglio aderenti alla rinnovata realtà economico-produttiva), ha favorito sempre più anche l'avvento di una nuova concezione di offerta al cliente che vede come suo atto fondamentale non tanto la vendita di prodotto ma quella del servizio che quest'ultimo può offrire. La velocità nel consumo o nella fruizione di un bene o di un servizio, la necessità di ridurre i costi legati alla produzione per poter continuare ad essere degli attori concorrenziali sul mercato, la continua evoluzione tecnologica sia a livello di prodotto che di fattore di produzione e la sempre maggior interazione fra persone, aziende, istituzioni favorita dal web e dai social networks e nuovi strumenti finanziari: questi sono fra i più importanti fattori che hanno indotto grandi colossi mondiali (e non solo loro) a concentrare l'attenzione rivolta al loro prodotto finale, più sul servizio offerto che sul bene stesso (chiaramente nei limiti delle possibilità concesse dal loro business). In questo spazio limitato non è il caso di fare un elenco di tutti i possibili modelli di business esistenti. Basta ricordare che già da tempo le aziende, e con esse un numero sempre maggiore di privati, stanno rinunciando ad avere beni durevoli di proprietà, e per poter accedere ad essi ricorrono alle forme di affitto più varie o al leasing. Alcune aziende offrono il prodotto ad un costo irrisorio, se non addirittura gratuitamente, facendo però pagare le personalizzazioni e l'assistenza. Altre ancora hanno affiancato un servizio di finanziamento al loro business tradizionale, in modo che il cliente possa acquistare il bene pagando delle rate con una cadenza predefinita in modo da avere la possibilità di usufruire del bene anche se non si è in grado di sopportare immediatamente un ingente impegno finanziario. Tutto ciò sta a dimostrare come la quota di servizio presente nei prodotti venduti sta erodendo la prevalenza della quota del bene, chiaramente in relazione al settore in cui si opera e produce: ci sono
  23. 23. 50 volte MioPharma 22 aziende che per aumentare la loro redditività si sono trovate costrette a dismettere tutta o gran parte della loro attività produttiva classica per offrire consulenza (IBM), mentre altre ancora hanno semplicemente hanno affiancato al loro prodotto core altri beni e servizi, sia da sole sia creando delle alleanze o delle joint-venture con altre aziende. Per numerose ragioni dovute alle caratteristiche del settore, il pharma in Italia sembra essere rimasto attardato in questa ridefinizione del paradigma del prodotto: la regolamentazione stringente, i tempi necessariamente lunghi della ricerca e la priorità che la salute ha nella scala dell'importanza di ogni singolo individuo ha reso questo ripensamento molto più lento rispetto a quello conosciuto da altri settori, tanto che la novità più rilevante (e fondamentale) degli ultimi anni è stata l'introduzione dei farmaci biologici. Solo ultimamente le aziende farmaceutiche stanno operando una ridefinizione della loro vision, compiendo degli sforzi che possano consentire loro di focalizzarsi non solo sulla cura di una o più determinate patologie, ma, grazie alla medicina personalizzata, di rivolgersi soprattutto al paziente, o elaborando delle terapie specifiche per il suo quadro clinico oppure accertando precocemente il rischio di contrarre malattie così da agire in via preventiva. Tuttavia, questa ridefinizione e affinazione del "prodotto" non sarebbe completa se non si tenesse conto anche dei soggetti che in fin dei conti nel sistema sanitario italiano si occupano sia di offrire i servizi sanitari sia di finanziarlo. A mio avviso, accanto alla creazione di molecole, farmaci e protocolli di cura sempre più elaborati ed efficaci, le aziende farmaceutiche italiane dovrebbero pensare come questi farmaci e protocolli possano essere venduti ad Aziende Ospedaliere e ASL in un'epoca dove la disponibilità finanziarie dei diversi SSR sta conoscendo una progressiva riduzione. Forse occorrerebbe elaborare, almeno per le A.O. e le A.S.L. che si considerano di riferimento, un'offerta globale che abbia sì per oggetto principale farmaci e protocolli di cura relativi ad una determinata patologia o a un particolare tipo di paziente, ma inserita a misura nella realtà del singolo ospedale, prendendosi carico di eventuali attività accessorie che possono andare dalla formazione, all'assistenza informatica, fino alla fornitura di device qualora fossero necessari per la diagnosi e la somministrazione di farmaci. In tal modo un'azienda farmaceutica potrebbe assicurarsi la fornitura di un dato farmaco o la responsabilità di un determinato protocollo per un determinato periodo di tempo, offrendo nel contempo questi servizi aggiuntivi senza che l'ente debba bandire gare distinte, ma ponendo in essere un'unica gara. Penso che tali considerazioni siano state già effettuate e valutate da molti dirigenti delle aziende farmaceutiche italiane, e da parte mia posso dire di non avere la pretesa di avere soluzioni salvifiche da spacciare come tali (non ne ho né le competenze né i mezzi). Anzi, se dovessi giudicare quanto sopra da me scritto direi che non vengono tenute nella dovuta considerazione le numerose problematiche economiche, finanziarie e politiche che sicuramente si porrebbero di fronte a un semplice "chiacchierata" su questo tema. Il mio obiettivo è quello di far sì che a partire da questo post si possa aprire un piccolo confronto fra professionisti ed eventualmente avere un riscontro su pratiche già in essere. Keywords: business model, prodotto, servizio Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/il-pharma-e-il-passaggio-da-prodotto.html Fonti principali: L’era dell’accesso – Jeremy Rifkin
  24. 24. 50 volte MioPharma 23 Il mio scenario sulla futura dispensazione dei farmaci 11 Ottobre 2013 Nella mia quotidiana attività di ricerca lavorativa mi avvalgo principalmente di LinkedIn e delle funzionalità che esso mette a disposizione (devo dire che fino a questo momento i riscontri non sono stati particolarmente incoraggianti ma la speranza è l'ultima a morire), in particolare dei gruppi e delle possibilità da essi offerte. Fra i gruppi ai quali sono iscritto ci sono anche quelli dedicati alla ricerca di lavoro e in molti di questi ho sempre trovato numerosi interventi e annunci dedicati alla ricerca di Informatori Scientifici del Farmaco. La figura dell'ISF è stata oggetto di un forte ridimensionamento negli ultimi anni, ma a quanto pare sembra ancora essere abbastanza richiesta anche se le numerosità degli addetti è notevolmente diminuita dall'inizio degli anni 2000. Ciò significa che le aziende farmaceutiche stanno costantemente adeguando la loro forza vendite ai continui mutamenti del mercato e del sistema sanitario nazionale. Partendo da questa considerazione, mi sono ritrovato a pensare su come in un prossimo futuro potrebbe cambiare lo scenario della sanità italiana nell'ambito della dispensazione dei farmaci, in particolare per quelli ricompresi nella classificazione A o H di rimborsabilità, e a quali vincoli dovranno attenersi i soggetti e le istituzioni del SSN atte a questo compito. Il Servizio Sanitario Italiano è sottoposto ad una costante attenzione, soprattutto in relazione ai costi del sistema. Lo Stato ha intenzione di limitare il costo generale del SSN e nel fare ciò nei prossimi anni sicuramente interverrà nuovamente sulla spesa farmaceutica convenzionata, ma questa volta potrebbe agire con modalità differenti rispetto al passato. Ciò potrebbe accadere non ricorrendo più alla solita riduzione della percentuale massima di spesa convenzionata sulla spesa sanitaria totale. Una delle ipotesi che ritengo plausibile è quella che si vada verso un sistema dove i protocolli di cura siano iper-regolamentati, e dove per ognuno di essi l'eventuale impiego di farmaci che possono dare diritto alla rimborsabilità (al massimo 2 prodotti alternativi per il l'impiego previsto in protocollo) sia indicato dalle ASL (se non dalle Regioni). Al contrario, nel caso il medico (MMG o specialista che sia) dovesse prescrivere un farmaco diverso da quello indicato dal protocollo, il paziente (o la struttura nel caso di A.O.) non avrebbero diritto alla rimborsabilità, a meno che non stabilite delle eccezioni in proposito. In tal modo la discrezionalità prescrittiva del medico verrebbe pesantemente limitata; l'iscrizione del farmaco ai vari prontuari avrebbe il valore di mero accreditamento per poter accedere ad un successivo passaggio, che possiamo chiamare "gara di appalto per
  25. 25. 50 volte MioPharma 24 l'assegnazione al protocollo": in pratica un farmaco, e solo quel farmaco, sarebbe assegnato ad uno specifico protocollo attraverso una gara di appalto pubblica, e ciò avverrebbe tenendo conto di appositi parametri quali l'aderenza alla terapia, i costi-benefici, ecc... L'appalto di fornitura avrebbe una durata prestabilita in modo da permettere all'azienda farmaceutica venditrice un'adeguata programmazione dei suoi investimenti e all'ente appaltante di monitorare e valutare adeguatamente l'economicità della scelta effettuata e il raggiungimento dei risultati clinici attesi. Ignoro se ad oggi una procedura di "gara di appalto" che abbia per oggetto farmaci rimborsabili dal SSN come quella sopra descritta sia già impiegata nell'ambito del SSN. Sta di fatto che la sua adozione sistematica (il che non significa la totalità dei protocolli, ma la maggioranza di essi) rivoluzionerebbe le strategie di promozione e vendita del farmaco di classe A e H finora messe in atto dalle aziende farmaceutiche, costringendole a concentrare la loro attenzione più sugli organi incaricati dell'assegnazione dell'appalto e sulla preparazione delle gare piuttosto che sul singolo medico. La figura dell'ISF potrebbe sopravvivere ma il suo ruolo sarebbe molto depotenziato, mentre le figure di KAM, RAM, LAM, e l'ambito del Market Access in genere, assumerebbero una centralità ancora più marcata rispetto a quella detenuta attualmente. Tale scenario consentirebbe al SSN di sopportare costi minori rispetto agli attuali (in quanto le aziende per vincere l'appalto dovrebbero certamente limitare il prezzo da loro richiesto). Tuttavia, per contro, le aziende farmaceutiche sarebbero costrette ad effettuare una profonda ristrutturazione della propria forza vendite con conseguenti impatti sull'occupazione e quindi sull'economia e sulla società. Insomma bisognerebbe valutare attentamente sia i pro che i contro che tale innovazione porterebbe in ambito sanitario e farmaceutico, considerazione che andrebbe fatta ogni qualvolta si vogliano effettuare modifiche epocali. N.B.: Quella sopra esposta è solamente un'ipotesi effettuata da un profano con qualche limitata conoscenza del Sistema Sanitario Nazionale. Qualsiasi critica, opinione, alternativa (e magari qualche pillola di certezza in questo mare di ipotesi) sarebbe assolutamente la benvenuta Keywords: ISF, informazione scientifica farmaceutica, dispensazione farmaci, SSN Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/il-mio-scenario-sulla-futura.html
  26. 26. 50 volte MioPharma 25 Ma esiste una strategia per il Sistema Sanitario Nazionale? 14 Ottobre 2013 Dopo le dure condizioni imposte dal Trattato di Versailles nel 1919, il ruolo di comandante in capo dell'esercito tedesco fu assegnato al Generale Hans von Seeckt: uomo con innate doti di comando e una forte capacità tattico-strategica, egli ebbe il difficile compito di riorganizzare l'esercito tedesco disunito, disorganizzato e prostrato dalla guerra. Inoltre, dovette subire anche numerose imposizioni: non superare il numero di 100.000 uomini, non dotarsi né di carrarmati né di aviazione e, in seguito alle pesanti riparazioni imposte dalle potenza dell'Intesa, non ebbe a disposizione nemmeno grandi risorse finanziarie. Eppure nel 1926, anno di congedo del generale von Seeckt, l'esercito tedesco era diventato uno dei più moderni, efficienti ed efficaci dell'epoca: una forza armata di professionisti d'elite, altamente qualificata, ottimamente equipaggiata, preparata sia culturalmente che tecnicamente, ed estremamente mobile sia negli uomini che nei mezzi. Ciò fu possibile perché von Seeckt aveva un obiettivo ben chiaro (la creazione di un nuovo esercito efficiente ed efficace), e per raggiungere questo suo fine impostò una strategia, e la mise in atto adattandola continuamente alle condizioni non favorevoli che l'ambiente esterno gli pose dinanzi. Paragonare l'attuale condizione del Sistema Sanitario Nazionale italiano a quella dell'esercito tedesco appena dopo la fine della prima guerra mondiale è oltremodo esagerato, ma sta di fatto che il sistema si trova in una condizione di strisciante disorganizzazione: la regionalizzazione spinta della sanità, la mancata individuazione di soluzioni definitive al trattamento dei malati cronici al di fuori della rete ospedaliera, l'annosa questione dei ricoveri impropri, la diseguale distribuzione dei costi indicano un sistema che, se non messo a punto entro breve tempo, rischia di imballarsi ed entrare in crisi, mettendo in discussione anche le non poche eccellenze in esso presenti. Inoltre, la cronica e generalizzata diminuzione delle risorse messe a sua disposizione rischia di togliere l'ossigeno all'intero motore, sia a livello di servizi offerti (lato sanità), sia a livello industriale (lato farmaceutica e device). I rumors sempre più insistenti che prefigurano un ulteriore taglio ai costi della sanità, il quale dovrebbe avere luogo domani con la prossima Legge di Stabilità, rischiano di far precipitare il settore in un limbo stagnante, dove la salute non sarebbe più garantita a tutti i soggetti e/o a tutte le patologie, una diminuzione degli indici di performance relativi sia all'efficienza sia all'efficacia e un ulteriore aumento dei costi diretti a carico dei cittadini; senza contare gli effetti negativi per l'industria farmaceutica presente in Italia e tutte le attività facenti parte del suo indotto.
  27. 27. 50 volte MioPharma 26 L'unica speranza è quella che, a fronte di questi ulteriori tagli, sia stata elaborata una strategia complessiva da dover applicare attraverso dei progetti specifici e coordinati attraverso vari step. Quindi è da attendersi che a breve il governo indichi quali obiettivi vuole raggiungere in ambito sanitario e farmaceutico, attraverso quali mezzi e soprattutto chi sarà (o saranno) il von Seeckt a cui sarà affidato questo compito. Perché solamente se esiste una strategia chiara e ben definita allora è possibile trovare una giustificazione a questo ulteriore colpo di accetta alla spesa sanitaria... Perché invece ho la sensazione di assistere alle avventure dell'armata Brancaleone o, peggio ancora, alle tristi razzie dell'esercito di Pietro L'Eremita? Keywords: spesa sanitaria, servizio sanitario nazionale, industri farmaceutica Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/ma-esiste-una-strategia-per-il-sistema.html
  28. 28. 50 volte MioPharma 27 La scommessa delle biotecnologie nel settore farmaceutico 17 Ottobre 2013 Sempre alla ricerca di nuovi canali che mi consentano di rendere il più breve possibile questo mio periodo di disoccupazione, sono andato su Google alla ricerca di start-up nel campo delle biotecnologie, e devo dire che mi si è aperto un mondo che pensavo essere meno dinamico di quello che è in realtà. Sapevo di già, attraverso le informazioni che ogni tanto filtrano attraverso i siti web o la tv, che il settore biotecnologico in Italia, come in altri paesi avanzati, fosse in espansione; ma ad essere onesti ne ignoravo le dimensioni. E in questa nuova frontiera (che poi non è più così tanto nuova) il settore medicale, e in esso soprattutto quello farmaceutico, gioca un ruolo di assoluto protagonista. Al contrario di quanto si possa pensare, le vere protagoniste del settore biomedicale non sono le Big Pharma, ma tante piccole e piccolissime (se non microscopiche) realtà che svolgono un importantissimo ruolo in fase di discovery, ognuna specializzata nella sua nicchia di mercato. Dalla lettura del "Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2013" stilato da Ernst&Young, si evince che le aziende biotech del farmaco sono un totale di 175, di cui 114 sono realtà di piccole dimensioni, 29 di dimensioni medie mentre 32 sono grandi aziende. Il loro fatturato complessivo è pari 6.052 milioni e gli investimenti in ricerca e sviluppo sono pari a 1.410 milioni, con un numero di addetti per questa determinata funzione pari a 4.846. L'incremento del fatturato sull'anno precedente è stato del 5.5%, mentre quello degli investimenti in R&S è stato del 3.1%. Per contro si è registrato un calo del 4.1% del numero di aziende e dello 0.8% del numero di addetti. A livello territoriale, la maggioranza di esse è concentrata in cinque regioni: Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana, mentre a livello di area terapeutica l'ambito oncologico e quello più avanzato in assoluto, con 158 progetti in fase di sviluppo su un totale di 359. Questi pochi dati danno una prima idea della vitalità del settore, capace di resistere, nonostante la sua fragilità, alla profonda crisi economica che sta caratterizzando questi ultimi anni, ma dimostrano anche l'importanza che esso ha nella filiera del farmaco in relazione non solo all'innovatività e alla complessità dei farmaci da esso prodotti, ma anche per la loro capacità di "sgravare" le Big Pharma di rischiose e costose attività di ricerca. Ma i dati fanno capire anche che, nonostante tutte le difficoltà del sistema universitario italiano, della burocrazia e del sistema fiscale, è ancora possibile fare ricerca in Italia e creare valore per l'intera economia. Nel medesimo rapporto stilato nel 2012, si evidenziava che il
  29. 29. 50 volte MioPharma 28 settore dei farmaci biotech italiani si posiziona al terzo posto in Europa dietro a Germania e Regno Unito. Tuttavia, occorre che il settore sia sostenuto in modo che si consolidi e diventi un forte generatore di valore e di occupazione altamente specializzata attraverso la diminuzione del carico burocratico, la messa in atto di misure che favoriscano il credito, l'adozione di un iter più rapido per l'immissione in commercio dei farmaci biologici, un miglior collegamento fra università e impresa e una migliore selezione dei talenti nell'ambito della ricerca. Alcuni di questi interventi sarebbero a costo zero e di rapida adozione, mentre altri richiederebbero il reperimento di fondi e delle azioni di lungo periodo. Anche in questo caso, invece che impiegare tempo e risorse preziose nel salvataggio di aziende decotte in settori oramai maturi non sarebbe il caso di guardare avanti e scommettere ancora di più sul biomedicale? Keywords: start-up, biotecnologia, Big Pharma, ricerca Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/la-scommessa-delle-biotecnologie-nel.html Fonti principali: Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2013 – Ernst&Young (http://www.farmaci-e-vita.it/pdf/Rapporto_Farmindustria_EY.pdf)
  30. 30. 50 volte MioPharma 29 Recruiting nel pharma: piccole considerazioni dalla mia (attuale) esperienza personale 20 Ottobre 2013 Con il post di oggi consentitemi di trattare un argomento leggermente fuori tema rispetto a quello del mondo farmaceutico in senso stretto, vale a dire il mio profilo professionale e la mia attività di ricerca di un impiego. Se a questo punto state pensando che questo mio contributo odierno sia solamente una specie di "self promotion" del sottoscritto finalizzata a far conoscere le mie competenze e a trovare un lavoro avete in parte ragione: il mio intento è anche questo, ma non solo questo. L'altro mio obiettivo è cercare di comprendere, partendo dalla mia esperienza diretta e senza pretesa di scientificità, come funziona il sistema di selezione e reclutamento del personale in ambito farmaceutico. La mia esperienza in ambito pharma è in effetti apparentemente anomala:  non ho mai lavorato in un'azienda farmaceutica bensì per società che offrono servizi per esse. In IMS Health, multinazionale che vende servizi di Business Intelligence per il pharma quali DBs con dati specifici (quali prescrizioni effettuate, sell-in, sell-out farmaceutico, consumi dei farmaci ospedalieri ecc...) e ricerche di mercato qualitative e quantitative, ho avuto modo di rimanere in contatto costante con medici delle più svariate specializzazioni in quanto mi è stata affidata la responsabilità di un panel per il servizio PROMO.360 e, in questo ambito, gestire un progetto di conversione da cartaceo a web delle informazioni reperite dal panel affidatomi. E' stato in IMS che, grazie ad un piano di educativo aziendale molto approfondito e alla disponibilità e la competenza dei miei colleghi, ho acquisito una buona conoscenza del mercato farmaceutico e del sistema sanitario nazionale. Con Stethos, società di ricerche di mercato specializzata nel settore farmaceutico, ho acquisito invece una maggiore comprensione di come sono strutturate le ricerche di mercato, rinforzando la mia capacità di analisi, e l'assertività necessaria per confrontarmi direttamente con il cliente;  poiché un secondo filone di mie esperienze professionali riguarda il settore delle telecomunicazioni, può sembrare che ad un certo punto abbia voluto abbandonare l'ambito farmaceutico, ma non è così: infatti durante la prima metà del 2013 ho frequentato un Master in Healthcare & Pharma Marketing per aggiornare le mie competenze e recepire le ultime novità introdotte a livello legislativo e operativo;  infine i miei titoli di studio (tranne il master sopra citato) non sono inerenti all'ambito farmaceutico e sanitario.
  31. 31. 50 volte MioPharma 30 Tuttavia, se prendendo spunto dal mio profilo, farò delle osservazioni che forse (anzi sicuramente) appariranno ovvie e che (altrettanto sicuramente) possono valere anche per altri settori. Ciò che ho notato nei processi di selezione delle varie aziende farmaceutiche, anche per posizioni non estremamente elevate, è che ci si basa molto sulle job position delle precedenti esperienze lavorative, senza verificare le effettive esperienze maturate dal candidato nel corso della sua carriera professionale. A riprova di ciò, posso testimoniare che nei mesi scorsi ho effettuato un colloquio telefonico con una recruiter di una affermata azienda di selezione del personale per una posizione di sales analyst in ambito pharma. La mia gentilissima (dico davvero) controparte aveva constatato l'aderenza delle mie esperienze al job profile della posizione, ma siccome le mie esperienze non erano inerenti all'ambito sales, si è trovata costretta a non far avanzare la mia candidatura perché sarebbe stata sicuramente bocciata dalle HR dell'azienda cliente. Ciò pare significare anche che, seguendo la logica, la valutazione delle competenze sembra essere effettuata per stereotipi: pare quindi che si parta dal presupposto che se si sia ricoperto una determinata posizione presso un'azienda, non si è successivamente in grado di ricoprirne altre presso un'altra azienda (scusate se faccio ancora una volta un esempio personale ma essere un market researcher non significa necessariamente non avere capacità di project/product management, in quanto se si è stati coinvolti in tutte le fasi di un progetto di ricerca significa avere seguito il lavoro dal primo briefing con il cliente alla presentazione presso del prodotto/servizio, con tutto ciò che questo comporta nella gestione delle attività e delle scelte da effettuare: il prodotto e l'ambito sono differenti ma il processo è il medesimo). E acquisire nuove competenze specifiche a riguardo attraverso attività formative sembra non aver sortito alcun effetto a riguardo. Inoltre, anche se ben specificato nelle lettere/e-mail di presentazione, molte volte sembra sfuggire il non piccolo particolare che determinate esperienze lavorative (nel mio caso quelle relative al settore delle telecomunicazioni) sono state motivate dalla "sopravvivenza" e non dalla volontà di cambiare settore professionale. Va da sé che se le risorse umane delle aziende farmaceutiche si muovono su questi presupposti, è chiaro che head hunter, società di selezione, e consulenti in recruiting non potranno che operare tenendo (giustamente) conto di questo approccio dei loro clienti. Ribadisco che queste sono solamente mie impressioni che non hanno alcun valore scientifico o di critica, ma basate sulla mia esperienza di ricerca di un impiego nell'ambito farmaceutico e nel suo indotto, e quindi non hanno un intento polemico (non escludo, anzi sono sicuro, che ci siano "errori" commessi dal sottoscritto in fase di presentazione del mio profilo, anche se i feedback ricevuti a tal proposito si contano sulle dita di una mano). Mi piacerebbe solamente avere un riscontro a riguardo, soprattutto da chi opera in HR, per sapere come effettivamente funziona il processo di reclutamento e selezione. Keywords: lavoro, ricerca impiego, recruiting, job profile, industria farmaceutica Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/recruiting-nel-pharma-piccole.html
  32. 32. 50 volte MioPharma 31 Popolazione italiana e informatica 23 Ottobre 2013 L'innovazione è uno dei tratti distintivi dell'intera umanità: nasce dal bisogno innato dell'uomo di creare sempre qualcosa di nuovo e di immaginare un futuro migliore rispetto alla realtà in cui vive. Nel corso della storia, il bisogno di innovazione, sebbene sempre caratterizzato da un trend positivo, non ha avuto un andamento lineare: ci sono stati secoli in cui l'umanità è rimasta pervicacemente ancorata allo status quo del momento (o ha addirittura conosciuto un forte arretramento nella sua via per il progresso), e periodi, in cui si sono avuti enormi balzi in avanti in tutti i campi dell'attività umana. Tuttavia, è proprio con queste fughe verso il progresso che si corre il rischio di dare origine al fenomeno che si può definire "ignoranza tecnologica": alcune fasce della popolazione, sia per motivi anagrafici, sia per motivi culturali, economici e sociali (lo Stato in cui si vive e, alcune volte dalla Regione in cui si vive) non sono in grado di aggiornare le proprie conoscenze e i propri stili di vita alle novità che l'innovazione pone dinanzi a loro. Proprio ieri ho visitato il blog PMI.it e ho letto un piccolo post di Carlo Lavalle intitolato "Italiani indietro nelle competenze informatiche" (link) dove viene brevemente riportato che, a seguito dell'indagine Programma Valutazione Internazionale delle Competenza degli Adulti (PIAAC), in paesi quali Italia, Spagna, Polonia, Cipro e Slovacchia quasi il 20% degli individui adulti, ricompresi nella fascia di età fra i 16 e i 65 anni, non possiede alcuna competenza informatica. Riguardo l'Italia, sono andato a ricercare velocemente qualche dato sul sito dell'Istat, e riporto qui sotto dei numeri che sembrano essere interessanti (NOI Italia)
  33. 33. 50 volte MioPharma 32 Partendo dall'assunto che l'uso del personale computer significhi possedere una seppur minima competenza informatica, i dati riportati indicano che a partire dalla fascia di età ricompresa fra i 55 e i 59 anni più della metà degli individui non ha alcuna conoscenza in ambito informatico. Poiché il tasso di "ignoranza tecnologica" aumenta sensibilmente con l'aumentare dell'età, e tenendo presente che la popolazione che va dai 55 ai 75 anni e più è pari a circa 1/3 della popolazione totale (fonte: Demo Istat), ci si trova i fronte ad una realtà da tenere in debito conto nel momento in cui si impostano piani marketing in tutti i settori, ma in particolare per il pharma e per il settore sanitario. Infatti, la fascia di popolazione che va dai 55 ai 75 anni e più è proprio quella che ricorre maggiormente alle prestazioni sanitarie e al consumo di farmaci, vuoi per il progressivo peggioramento della salute legato all'avanzamento dell'età, vuoi per la maggior prevalenza delle malattie croniche rispetto alle altre fasce di età. A mio avviso tale dato, con tutti gli approfondimenti del caso, dovrebbe essere presente in tutte le analisi PEST e SWOT relative a prodotti e servizi aventi come target questa fascia di età, al fine di poter effettuare delle scelte di business consapevoli senza impegnarsi in attività che progettualmente ed esecutivamente potrebbero essere anche molto belli ed interessanti ma non riscuotere alcun successo presso il cliente/consumatore. Keywords: informatica, popolazione italiana, Istat Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/popolazione-italiana-e-informatica.html Fonti principali: PMI.it blog – Italiani indietro nelle competenze informatiche (http://blog.pmi.it/22/10/2013/italiani-indietro-nelle-competenze-informatiche) Geo Demo – Istat.it (http://demo.istat.it/pop2012/index.html)
  34. 34. 50 volte MioPharma 33 I modelli di organizzazione dei Servizi Sanitari Regionali 27 Ottobre 2013 Lo scorso 30 settembre la Giunta Regionale dell'Emilia Romagna ha dato il via libera al progetto di legge regionale che prevede la fusione delle Aziende Sanitarie Locali di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini in un'unica ASL a partire dal 1 gennaio del 2014. Apparentemente può sembrare una notizia di non particolare importanza, ma poiché riguarda una delle regioni benchmark per l'intero SSN e questa riorganizzazione è relativa ad una fetta non indifferente del suo territorio e della sua popolazione, non è escluso che tale fusione possa essere il primo passo per il ripensamento dell'intera organizzazione sanitaria regionale emiliana e, a cascata, indurre altre regioni a rivedere la propria struttura. Vorrei cogliere l'occasione datami da questa notizia per descrivere brevemente quanti e quali sono i quattro modelli organizzativi attualmente in uso nei diversi Servizi Sanitari Regionali:  il primo è quello che potremmo definire "classico", in quanto originariamente impiegato da tutte le regioni (tranne la Lombardia). Questo modello prevede che le ASL si occupino di erogare le prestazioni relative all'assistenza distrettuale e all'assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro. L'assistenza ospedaliera, invece, viene garantita o attraverso i presidi ospedalieri a gestione diretta della ASL, o attraverso le Aziende Ospedaliere, gli IRCCS e le Case di Cura private (accreditate e non). L'ASL assume il doppio ruolo di fornitore delle prestazioni ospedaliere attraverso i suoi presidi, e di finanziatrice di tutte le prestazioni ospedaliere erogate a favore dei pazienti che risiedono nel suo territorio (tranne quelle erogate da case di cura non convenzionate). Attualmente questo tipo di organizzazione caratterizza la maggior parte delle regioni italiane (Valle d'Aosta, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna);  il secondo modello è quello soprannominato "lombardo" poiché è stato ideato ed è tuttora impiegato nella sola Lombardia. Anche in questo caso l'erogazione dell'assistenza distrettuale e dell'assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro sono di competenza delle ASL. Ciò che differisce dal modello "classico" è l'assistenza ospedaliera: le ASL non hanno in gestione alcun presidio ospedaliero e si occupano solamente di finanziare, controllare e programmare le prestazioni erogate ai propri residenti, mentre l'erogazione delle prestazioni spetta alle Aziende Ospedaliere, agli IRCCS e alle Case di Cura private. Questo significa che i ruoli per garantire
  35. 35. 50 volte MioPharma 34 l'assistenza ospedaliera ai cittadini sono stati ben distinti e ben definiti: l'ASL paga e gli ospedali forniscono;  il terzo modello è quello che potremmo soprannominare "marchigiano" in quanto la regione Marche è stata la prima ad adottare questo modello a partire dal 2003. La regione originariamente era suddivisa in 13 ASL ed era strutturata secondo il modello classico. Con le varie riforme che sono state introdotte nel corso di questi anni, le ASL esistenti sono state fuse in un'unica Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) suddivisa al suo interno 13 Zone Territoriali (di recente raggruppate in 5 Aree Vaste), a loro volta suddivise in distretti; ogni Zona territoriale gestisce direttamente un presidio ospedaliero, mentre le Aziende Ospedaliere sono state ridotte a 2 (Ancona e Pescara). L'ASUR assume quindi un compito di coordinamento e programmazione molto marcato. Gli IRCCS e le Case di Cura private sono parte del sistema di assistenza ospedaliera secondo quanto già previsto nel modello "classico" sopra descritto. Ad oggi questo modello è adottato dalle Marche e dal Molise;  l'ultimo modello è quello che si può definire delle "Aree Vaste" o "toscano": nel 2003 la Toscana, partendo da un modello "classico", ha ideato un modello dove le ASL sono raggruppate in Aree Vaste dette ESTAV (3 per la precisione), le quali hanno compiti di programmazione, di coordinamento delle prestazioni e dell'organizzazione sanitaria. Ogni ASL garantisce l'erogazione delle prestazioni ospedaliere attraverso i loro presidi ospedalieri a gestione diretta, ma ad ogni Area Vasta è stato assegnata un'Azienda Ospedaliera di riferimento. Gli IRCCS e le Case di Cura private sono parte del sistema di assistenza ospedaliera come già avviene nel modello "classico". Questo modello è impiegato in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte; come già anticipato in precedenza, anche le Marche stanno virando verso questa impostazione anche se con delle proprie peculiarità. I modelli sopra descritti che differiscono da quello classico sono il frutto di riforme tese a favorire o la creazione di integrazione fra pubblico e privato dove sia il cittadino ad avere la libertà di rivolgersi alla struttura da lui scelta (Lombardia), oppure la riduzione della spesa sanitaria attraverso un miglior assetto organizzativo e decisionale (Marche, Molise, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte). Ritornando alla notizia con cui ho aperto questo post, la fusione della quattro ASL della Romagna in unica grande ASL, rappresenta anche la fusione di ASL appartenenti ad un'unica Area Vasta. Quindi significa che Area Vasta e ASL coincideranno e non è escluso che ciò potrebbe portare ad una fusione dei due Enti facendo rientrare nella competenza della ASL tutte quelle funzioni di amministrazione, acquisto, programmazione e controllo, che in precedenza erano state accentrate e trasferite nell'Area Vasta. Usando un po' di immaginazione, non si può nemmeno escludere che, se la riforma dovesse risultare una soluzione efficace sia per quanto riguarda la qualità dei servizi offerti sia per il contenimento dei costi, possa essere estesa anche alle ASL delle altre due Aree Vaste della Regione. Paradossalmente, in tale scenario, la Regione Emilia Romagna si ritroverebbe ad applicare nuovamente un modello sanitario di tipo "classico", composto di sole tre ASL ma con tutti i risparmi e le sinergie derivanti da questi accorpamenti. E nulla vieterebbe che il modello in seguito venga poi adottato anche da altre regioni. La cosa certa è che la necessità di ridurre la spesa sanitaria a seguito dei provvedimenti adottati dal governo centrale e dei tagli ai trasferimenti delle regioni stanno imponendo di ripensare la struttura di ogni singolo SSR. Ogni regione, sia autonomamente sia perché sotto pressione per i piani di rientro a causa del proprio deficit sanitario eccessivo, sta elaborando nuove proposte e soluzioni. Solo con il tempo potremo sapere quali saranno i nuovi modelli di riferimento e se soprattutto saranno in grado di garantire le attuali prestazioni sanitarie, possibilmente con un aumento della loro qualità di erogazione.
  36. 36. 50 volte MioPharma 35 Keywords: SSR, SSN, organizzazione sanitaria, ASL, modello di organizzazione, regioni Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/i-modelli-di-organizzazione-dei-servizi.html Fonti principali: Quotidianosanità.it – Emilia Romagna. Da giunta ok a progetto di legge per Asl unica della Romagna (http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=17221)
  37. 37. 50 volte MioPharma 36 Ancora biotecnologie: stanno arrivando gli organi bionici 29 Ottobre 2013 Quando ero bambino in TV veniva trasmesso un telefilm dal titolo "L'uomo da sei milioni di dollari", che raccontava le vicende di un ex ufficiale dell'esercito americano dotato di arti e organi bionici (nello specifico gambe, braccio destro e occhio sinistro). Ad essere onesti il telefilm non era fra i miei preferiti, ma comunque il fatto che il protagonista fosse un "uomo bionico" era allora un motivo più che sufficiente per tenermi incollato allo schermo. Ricordo ancora quanto avrei voluto avere delle gambe capaci di correre così veloci e quell'occhio in grado all'occorrenza di offrire la vista di un mirino di precisione pari a quello di un fucile da cecchino. All'epoca (parliamo di circa un quarto di secolo fa) pensare alla sola possibilità che in futuro arti bionici di quel tipo fossero stati impiantati nel corpo di un individuo e poi utilizzati come quelli normali significava veramente parlare di fantascienza. Ma oggi, con la rapida e stupefacente evoluzione tecnologica della robotica e i frutti delle continue ricerche in ambito neuroscientifico, questi nuovi arti artificiali diverranno presto disponibili. Non si tratta di semplici protesi, anche se lo sviluppo di nuove soluzioni e di nuovi materiali già oggi permettono attività e prestazioni assolutamente inimmaginabili fino a qualche anno fa (le gare delle paraolimpiadi di Londra 2012 sono la testimonianza più recente e più lampante dell'efficacia e dell'efficienza delle protesi oggi disponibili), ma di arti meccanici pienamente integrati nel corpo umano collegati al sistema nervoso centrale e quindi controllati direttamente dal cervello umano. Per quello che riguarda la robotica, ad oggi non sembrano più esserci limiti a quello che si può inventare e replicare: il robot ASIMO prodotto da Honda può (cito da Wikipedia) "camminare, correre, ballare, salire e scendere le scale, stare in equilibrio su una gamba e giocare a calcio; giocare anche a baseball e a bowling. Inoltre riesce a riconoscere le persone, salutarle e chiamarle per nome, seguire oggetti in movimento e spostarsi nella direzione indicata". La NASA, in collaborazione con la General Motors, ha sviluppato un automa antropomorfo chiamato Robonaut 2 il cui scopo è dare assistenza agli astronauti nel portare a termine mansioni particolarmente pericolose. La particolarità di questo robot sta nella flessibilità e nella
  38. 38. 50 volte MioPharma 37 realisticità delle sue braccia e soprattutto delle sue mani, tanto da essere dotato addirittura del senso del tatto. Le vere difficoltà, le cui soluzioni sono attualmente in fase di sperimentazione e forse in qualche caso anche di applicazione, sono relative alla connessione di queste dispositivi bionici con il sistema nervoso: solo così sarà possibile superare la barriera che divide la categoria delle protesi da quella degli organi bionici. La ricerca medica in questo campo sta facendo enormi progressi e, talvolta, ottenendo qualche risultato incoraggiante, come testimoniato dalla notizia apparsa nel febbraio scorso riportata da Adnkronos (Ricerca: mano bionica made in Italy con senso del tatto, impianto entro l'anno), ma deve ancora compiere ulteriori passi avanti. Avere impiantato un arto artificiale pienamente controllabile dal pensiero umano significherebbe il ritorno ad una vita pressoché normale per molte persone disabili oggi costrette a delle pesanti limitazioni strutturali e sociali, con benefici derivanti non solo dalla loro ritrovata produttività, ma anche dal recupero dei costi di socialità persa. E poiché anche questo campo rientra nelle biotecnologie, e l'Italia non solo ha degli ottimi professionisti e ricercatori in ambito medico/chirurgico ma anche una riconosciuta tradizione nel campo della robotica e dell'informatica, occorrerebbe anche in questo caso fare una scommessa: puntare forti investimenti in ricerca e in produzione in modo da avviare una nuova filiera che coniughi insieme medicina, ingegneria e scienze dei materiali. Lascio immaginare l'impatto su occupazione, reddito, ritorno sugli investimenti effettuati e, perché no, fiscalità generale. Per tutti i "treni" che questo paese ha perso nel corso degli ultimi anni, ce ne sempre stato uno pronto a partire: per una volta sarebbe ora di posizionarsi sulla locomotiva e non correre sulla banchina dietro all'ultimo vagone come l'ultimo degli attardati passeggeri. Keywords: biotecnologie, protesi bioniche, robot, ASIMO, Robonaut Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/ancora-biotecnologie-stanno-arrivando.html Fonti principali: Adnkronos – Ricerca: mano bionica made in Italy con senso del tatto, impianto entro l’anno (http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Ricerca-mano-bionica-made-in-Italy- con-senso-del-tatto-impianto-entro-lanno_314200279611.html)
  39. 39. 50 volte MioPharma 38 L'inappropiatezza prescrittiva nel paziente anziano: le mie personali considerazioni 01 Novembre 2013 Alcune volte mi capita di pensare scherzosamente che casa mia sembra essere il retrobottega di una farmacia. Dico ciò poiché vivo con i miei genitori e la loro età incomincia ad essere importante (per inciso rientrano entrambi nella fascia over 65) e per tale ragione gli acciacchi iniziano ad essere un po' più frequenti e un po' più fastidiosi ogni anno che passa. Si possono considerare entrambi generalmente in salute, ma mio padre, per una serie di ragioni, è da ritenersi un malato cronico con multimorbidità, e per questo deve assumere giornalmente dei farmaci. Perciò non sono rimasto sorpreso quando qualche mese fa ho letto un articolo apparso su Salute 24, dove veniva riportato che il 50% della popolazione anziana, che assomma a circa 12,5 milioni di persone suddivise in 7,3 milioni di donne e 5,2 milioni di uomini, assume dai 5 ai 10 farmaci al giorno, con tutti i problemi derivanti dalla assunzione in contemporanea di differenti preparati e di aderenza alla terapia. Problemi che si presentano ancora con più evidenza nel caso in un dato momento sopravvenga una patologia acuta quale può essere ad esempio un banale virus para-influenzale che, tuttavia, necessiti di un trattamento farmacologico. In questo caso non invidio proprio il lavoro del nostro medico di famiglia, persona di provata professionalità e comprensione, che si deve destreggiare nel dover scegliere quale prescrizione effettuare tenendo conto del quadro complessivo dei farmaci assunti da mio padre. Questa percentuale, scaturita da un'apposita indagine condotta dal Geriatrics Working Group (GWG) dell'AIFA e sollecitata personalmente dal presidente dell'Agenzia Sergio Pecorelli, dimostra come il fenomeno dell'inappropriatezza prescrittiva sia diventato un problema di una certa rilevanza, vista la tendenza all'invecchiamento della popolazione e il sempre maggior aumento dell'incidenza delle malattie croniche nei pazienti anziani. Nell'indagine viene anche sottolineato che 1,4 milioni di anziani assumono 10 o più farmaci al giorno. L'assunzione di più farmaci in contemporanea, magari i più efficaci nella cura della singola patologia a cui si rivolge la loro azione, rischia di essere, nel migliore dei casi, inefficace, quando non addirittura dannosa, e talvolta generare qualche dubbio sulla professionalità dei
  40. 40. 50 volte MioPharma 39 medici curanti, in quanto in alcuni casi trasmettono la sensazione di procedere per tentativi. Il paziente anziano in particolare può risentire molto negativamente per un evento avverso generato da prescrizioni che non abbiano tenuto conto del suo quadro clinico generale, in quanto il suo stato di forma psico-fisico è generalmente più precario rispetto a quello di un paziente adulto. E così non è un caso che quasi il 60% dei pazienti ultra-65anni dimostri una scarsa adesione alle terapie soprattutto per quanto riguarda diabete, ipertensione, depressione e osteoporosi. Per cercare di comprendere, misurare e elaborare proposte e azioni tese a limitare i casi di il fenomeno, l'AIFA ha individuato 13 indicatori che costituiranno la base per misurare l'evoluzione del fenomeno. Ma ciò rappresenta solo un primo passo di un percorso che ha lo scopo di limitare l'inappropriatezza prescrittiva in modo da, usando le parole del Presidente Pecorelli, "garantire sempre meglio la qualità della vita e la salute degli anziani”, e limitare i costi che questo fenomeno scarica sul sistema sanitario. Costi che possono essere tangibili, in quanto derivanti dall'effettivo rimborso del SSN sulle prescrizioni inappropriate rilasciate dai medici o dalla cure che sono necessarie per rimediare ad un evento avverso anch'esso legato a questo motivo, e intangibili, dovuti alla socialità persa e all'eventuale disagio arrecato ai familiari del paziente anziano. Percorso che, dal mio punto di vista, deve vedere coinvolte non solo le istituzioni, i professionisti della salute e le associazioni dei pazienti, ma anche l'industria farmaceutica con un maggior impegno nella ricerca e nella conduzione di studi clinici che si pongano come obiettivo di verificare la tollerabilità e l'efficacia di più farmaci assunti contemporaneamente da pazienti anziani affetti da più patologie. Mi pare che assumersi questo come impegno di Responsabilità Sociale d'Impresa non possa che essere considerata un'occasione da cogliere... Keywords: malati cronici, multimorbidità, AIFA, prescrizione farmaci Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/linappropiatezza-prescrittiva-nel.html Fonti prinicpali: Il Sole 24 Ore – Salute 24 – Troppi farmaci per gli anziani, così la salute è a rischio (http://salute24.ilsole24ore.com/articles/15699-troppi-farmaci-per-gli-anziani-cosi-la-salute-e- a-rischio?refresh_ce) AIFA – Studio AIFA fotografa correttezza cura della popolazione anziana (http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/studio-aifa-fotografa-correttezza-cure-nella- popolazione-anziana) AIFA – Indicatori per valutare la qualità della prescrizione farmacologica nella popolazione anziana: la polifarmacoterapia (http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/indicatori-valutare-la-qualit%C3%A0-della- prescrizione-farmacologica-nella-popolazione-anziana-la)
  41. 41. 50 volte MioPharma 40 La Direttiva 2011/24: minaccia o occasione da cogliere? 05 Novembre 2013 La mia tesi di laurea, che ho discusso la bellezza di dieci anni fa (giugno 2003) ha come titolo "Il pensiero politico di Mario Albertini" e un sottotitolo che indica chiaramente quale sia l'argomento sviluppato in essa: "dall'Europa degli Stati nazionali agli Stati Uniti d'Europa". Mario Albertini è stato uno dei maggiori esponenti del Federalismo Europeo, fine pensatore, amico e avversario di Altiero Spinelli. So che l'argomento al giorno d'oggi non ha molta popolarità, ma è stato fra coloro che hanno proposto e sostenuto la creazione di una moneta unica, nella convinzione che ciò avrebbe costretto i governi degli Stati nazionali ha cedere parte della loro sovranità ad un governo europeo eletto democraticamente dal popolo europeo. Anche se questa strategia sta dimostrando tutti i sui limiti, il processo di integrazione, attraverso la classica via intergovernativa tracciata da Jean Monnet, sta comunque continuando: a volte su cose insignificanti (e onestamente ridicole), altre volte su aspetti più seri che potrebbero rappresentare delle novità capaci di modificare nel medio e lungo periodo le abitudini e la mentalità dei vari popoli nazionali, posando così un ulteriore mattone sulla via della nascita di un vero popolo europeo come sognato da Albertini. La prossima entrata in vigore della Direttiva 2011/24 sulla libera circolazione dei pazienti rappresenta una di queste novità. La Direttiva, entrata in vigore il 25 Ottobre (in Italia il 4 dicembre quando verranno emessi i Decreti Legislativi), presenta delle problematiche a cui non è stata ancora trovata una soluzione (introduzione o meno dell'autorizzazione preventiva; come gestire operativamente i criteri di rimborso; stipulazione di accordi di cooperazione fra Stati e istituzione dei punti di contatto). Essa è poi limitata ad alcune casistiche di assistenza e la sua adozione pratica sta subendo importanti ritardi non solo in Italia ma anche nella maggioranza dei paesi UE. Tuttavia, questa Direttiva è un altro tassello nel completamento delle politiche di libera circolazione delle persone e nella libera scelta dei servizi da parte dei cittadini. Ci vorrà del tempo perché le norme vengano via via affinate, vengano corretti gli eventuali errori e rimossi gli ostacoli ad una piena convergenza fra le varie politiche sanitarie nazionali; processo che, fermo restando che ognuna di esse conservi le proprie peculiarità ed autonomia, in futuro potrebbe portare ad un quadro normativo europeo sulla politica sanitaria. Ci potrebbe
  42. 42. 50 volte MioPharma 41 volere del tempo perché i cittadini europei sfruttino appieno le eventuali opportunità che l'applicazione della Direttiva potrebbe concedere loro. Ad oggi sono pochi i cittadini che decidono di recarsi al di fuori del proprio paese per farsi curare in un altro: come riportato nell'articolo de Il Sole 24Ore Sanità del 9-15 luglio 2013, il saldo negativo sofferto dall'Italia nella mobilità sanitaria internazionale è di "soli" 25 milioni di Euro, derivante dalla differenza fra i 75 milioni di uscita e i 50 milioni di entrata. Numeri che rapportati al bilancio statale possono essere considerati modesti, ma non è da escludere che in futuro possano diventare importanti con tutto quello che ne potrebbe conseguire a livello di costi per il sistema sanitario e per la sua sostenibilità. Liberato dagli ostacoli presenti fino ad oggi, non si può escludere che questo piccolo rivolo d'acqua possa diventare un impetuoso torrente... Dal mio punto di vista è importante quindi verificare e, particolarmente in alcune regioni, cogliere l'occasione per riformare il sistema ospedaliero così da recuperare risorse da investire nelle cure di alta specializzazione, che sono quelle capaci di attrarre pazienti da altri Stati. Poiché il quadro concorrenziale non sarà più limitato solamente all'ambito nazionale e alla sua classica distinzione fra pubblico e privato, ma aperto ed inglobato in un'arena più vasta, occorre essere preparati per affrontare al meglio la nuova sfida e con una struttura ospedaliera in grado di offrire prestazioni di qualità associate a costi sostenibili. Keywords: libera circolazione pazienti, direttiva europea, sistema ospedaliero Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/la-direttiva-201124-minaccia-o.html Fonti principali: Quotidianosanità.it – Speciale “La sanità senza frontiere” (http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=17663) Il Sole 24 Ore Sanità – Cure transfrontaliere lumaca (http://www.sanita.ilsole24ore.com/pdf2010/Sanita2/_Oggetti_Correlati/Documenti/Dal- Governo/26_2_3.pdf?uuid=a4f5f4b2-3b2f-11e3-bd28-ef3b95b45554)

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