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the first 50 posts of MioPharma Blog, the blog about the pharmaceutical and health world (Italian tongue) ...

the first 50 posts of MioPharma Blog, the blog about the pharmaceutical and health world (Italian tongue)

I primi 50 post di MioPharma Blog, il blog riguardante il mondo farmaceutico e sanitario italiano

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50 volte MioPharma 50 volte MioPharma Document Transcript

  • Dino Biselli 50 volte MioPharma I primi 50 post da me pubblicati su MioPharma Blog http://miopharma.blogspot.com
  • 50 volte MioPharma 1 Sommario Introduzione ................................................................................................................. 3 Cominciamo a scrivere!!................................................................................................. 4 Tecnologia in sanità e colli di bottiglia .............................................................................. 5 I malati cronici e i Decreti Balduzzi sull’assistenza territoriale.............................................. 7 Guardando la TV… ......................................................................................................... 9 Medici e Informatica .................................................................................................... 11 Il Bioprinting............................................................................................................... 13 Gli Ospedali Italiani e Big Data ...................................................................................... 15 Gli Health Saving Accounts ........................................................................................... 17 Il Business a rete ........................................................................................................ 19 Il Pharma e il passaggio da prodotto-bene a prodotto-servizio........................................... 21 Il mio scenario sulla futura dispensazione dei farmaci ...................................................... 23 Ma esiste una strategia per il Sistema Sanitario Nazionale?............................................... 25 La scommessa delle biotecnologie nel settore farmaceutico .............................................. 27 Recruiting nel pharma: piccole considerazioni dalla mia (attuale) esperienza personale ........ 29 Popolazione italiana e informatica.................................................................................. 31 I modelli di organizzazione dei Servizi Sanitari Regionali .................................................. 33 Ancora biotecnologie: stanno arrivando gli organi bionici .................................................. 36 L'inappropiatezza prescrittiva nel paziente anziano: le mie personali considerazioni ............. 38 La Direttiva 2011/24: minaccia o occasione da cogliere? .................................................. 40 Il pensiero laterale nel pharma in Italia .......................................................................... 42 Cure primarie in UK: pillole sulla riforma sanitaria ........................................................... 44 La valutazione generale del sistema sanitario.................................................................. 46 La crisi e il ruolo della produzione farmaceutica............................................................... 48 Le Case della Salute..................................................................................................... 50 Gli italiani e il loro giudizio sul SSN ................................................................................ 52 Le principali patologie mortali ed invalidanti e la loro percezione ....................................... 54 L’occupazione nel settore farmaceutico .......................................................................... 56 Il sistema sanitario canadese ........................................................................................ 58 Gli ESTAV (Enti per i Servizi Tecnico Amministrativi di Area Vasta) .................................... 60 L'eccessiva lunghezza delle liste di attesa ....................................................................... 62 Brevi previsioni per il nuovo anno.................................................................................. 64
  • 50 volte MioPharma 2 Buon 2014!................................................................................................................. 66 Le ricerche sulla trasmissione del pensiero...................................................................... 68 Formazione in azienda: una mia esperienza .................................................................... 70 La Corporate Social Responsibility delle aziende farmaceutiche italiane .............................. 72 La comunicazione web delle aziende sanitarie italiane ...................................................... 74 Organizzazione della rete ospedaliera e chiusura dei piccoli ospedali .................................. 76 Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione .............................................. 78 Rilevazione ISTAT: cittadini, crisi e sanità....................................................................... 80 Associazioni territoriali fra medici generici: opinioni e modelli a confronto........................... 82 Gli squilibri della sanità italiana: il Rapporto OASI 2013.................................................... 84 La salute e i social networks ......................................................................................... 86 La medicina e la tecnologia 3D ...................................................................................... 88 La sanità svedese e il suo modello ................................................................................. 90 Piccolo suggerimento al governo che verrà ..................................................................... 93 Supercomputer e medicina personalizzata ...................................................................... 95 I modelli di mercato dei Sistemi Sanitari......................................................................... 97 Il mercato farmaceutico mondiale.................................................................................. 99 Una promessa mantenuta: Dovesalute ..........................................................................101 I farmaci equivalenti: i dati del rapporto Osmed .............................................................103 L’Autore ....................................................................................................................106 Ringraziamenti...........................................................................................................107
  • 50 volte MioPharma 3 Introduzione Comparso nel panorama dell’informazione sanitaria all’inizio di settembre 2013 da una mia idea, MioPharma è un blog incentrato sull’offerta di informazioni, approfondimenti e dati riguardanti il mercato farmaceutico e il settore sanitario. L’avventura di MioPharma Blog è incominciata alla fine del mese di luglio 2013, quando nella mia mente incominciò a balenare questa idea che in un primo momento mi sembrò essere una pazzia: non mi ero mai lanciato nel reperire dati ed informazioni, elaborarle e pubblicarle in maniera sistematica. Ma pian piano mi convinsi che la creazione di un blog professionale focalizzato sul mondo farmaceutico potesse essere un ottimo strumento per poter trovare un’occupazione in proprio in questo ambiti. Il motivo che mi ha spinto a prendere questa decisione è stata la volontà di dimostrare a miei eventuali interlocutori che, nonostante le mie esperienze lavorative non siano tutte relative al mondo farmaceutico, tuttavia la mia professionalità e la mia formazione sono focalizzate su tale settore. E devo dire che, anche se finora questo mia attività non ha colto ancora il mio obiettivo primario di trovare un’occupazione in campo farmaceutico, o comunque nell’indotto, mi ha permesso di conoscere e confrontarmi con molti altri professionisti ed operatori del campo. Ho sempre la speranza di trovare un’occupazione nel campo farmaceutico, ma anche se questa eventualità dovesse verificarsi, ciò non significherà la fine di questo blog: magari diminuirò la frequenza dei contributi pubblicati, ma esso continuerà a vivere in quanto, grazie ad esso, mi è stato possibile aumentare considerevolmente la mia conoscenza del settore e delle dinamiche che lo caratterizzano. Nelle seguenti pagine sono riportati in ordine cronologico i 50 post che ho pubblicato in questi sei mesi, completi di per ognuno di essi di keywords, link e fonti principali. Inoltre, in fondo a questa pubblicazione troverete una breve descrizione del mio profilo con tutti i miei riferimenti per potermi contattare ed eventualmente richiedere delle informazioni o fornirmi dei consigli o dei suggerimenti. Vi ringrazio per l’attenzione e vi auguro buona lettura!! Dino Biselli
  • 50 volte MioPharma 4 Cominciamo a scrivere!! 06 Settembre 2013 Buongiorno a tutti i lettori di questo blog! Immagino già la reazione di tutti coloro che avranno letto il link del presente blog sul mio profilo o l'invito a visitarlo... Qualcosa del tipo: "Un altro? Ma non ce ne sono già troppi?" oppure "Ecco l'ennesimo personaggio che dice di voler scrivere qualcosa di originale sul mondo farmaceutico e sanitario". Prima di incominciare a postare i miei contributi, voglio condividere con voi quali siano le finalità principali di questo blog: 1) Il presente blog ha il fine di offrire un contributo nella comunicazione relativa al settore farmaceutico e sanitario. Potrà capitare che qualche mio post non riguardi questi settori in maniera diretta, ma di sicuro indirettamente sì; 2) Non è mio intento fornire un servizio informativo puntuale, preciso, aggiornato e di taglio giornalistico o di agenzia stampa (non ne ho i mezzi e soprattutto le competenze), ma prendere spunto da notizie, fatti, curiosità per offrire il mio punto di vista con tutti coloro che vorranno condividere le loro opinioni con le mie; 3) Fuori da ogni ipocrisia, il blog è anche un mezzo che serve al sottoscritto per (scusate il maiuscolo) TROVARE LAVORO NEL CAMPO FARMACEUTICO E SANITARIO. Poiché attualmente sono senza occupazione, ho deciso di impiegare parte del mio cospicuo tempo libero nella creazione e nella cura di questo blog che nelle mie intenzioni ha lo scopo di creare un network di contatti utili per il mio sviluppo professionale; 4) E' la prima volta che implemento un blog, pertanto non sono ancora in grado di elaborare una grafica e un layout piacevoli e accattivanti. Imparerò ciò nel corso del tempo... Quindi vi chiederei di concentrarvi più sui contenuti e meno su come sono esposti. Diciamo che per il momento può bastare. Eventuali integrazioni o rettifiche saranno fornite in futuro nel caso ciò si renda necessario. Per ora vi ringrazio dell'attenzione e vi auguro una buona lettura!! Keywords: settore farmaceutico, sanità, blog, ricerca lavoro Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/cominciamo-scrivere.html
  • 50 volte MioPharma 5 Tecnologia in sanità e colli di bottiglia 13 Settembre 2013 Non so quanti di voi siano degli appassionati di Star Trek. Personalmente mi è sempre piaciuto moltissimo: un salto in un possibile futuro fatto di viaggi interstellari ad una velocità superiore a quella della luce, antimateria, integrazione con esseri alieni e un alto livello di tecnologia pienamente disponibile per l'intera umanità. Fra i vari marchingegni che mi hanno sempre affascinato c'era il Tricoder medico che, attraverso una rapida scansione sul paziente, era in grado di fornire il livello di tutti i suoi parametri vitali o la diagnosi clinica di anche uno solo dei suoi organi interni. E pare fantascientifico dirlo, ma l'invenzione di qualcosa di simile, pur con funzioni limitate rispetto al concept originale, è stata annunciata qualche mese fa (l'oggetto in questione è Lo Scanadu Scout). Ciò significa che, a livello potenziale, in campo medico e sanitario si è già in grado di produrre device o concepire nuove funzionalità che erano considerate fantascientifiche appena 30/40 anni fa. Quindi, si può ritenere che la mancata o limitata applicazione delle nuove tecnologie non dipenda dalla carenza di queste ultime. Anzi, la nostra epoca rappresenta l'età dell'oro per quanto concerne la ricerca e l'implementazione di soluzioni IT nei più svariati campi della vita privata e professionale, tanto che se in un settore domandasse tecnologia per svolgere una determinata attività, l'offerta IT sarebbe in grado di colmarla entro termini relativamente brevi. Nei sistemi sanitari dei paesi avanzati, il mancato impiego di tecnologia (o l'utilizzo di tecnologia obsoleta) ha fra le sue cause principali una serie di colli di bottiglia che a mio parere sono la lentezza nell'adeguamento delle normative vigenti, la struttura organizzativa dei sistemi sanitari e la reticenza nell'elargire degli adeguati finanziamenti per l'innovazione. E' vero che è difficile prevedere quali possano essere le possibili evoluzioni della società post- industriale per gli anni venire (quante previsioni sono state fatte nel corso degli ultimi decenni e poi completamente disattese) ma alcune tendenze di fondo sono sempre state visibili e condivise (invecchiamento della popolazione, aumento dei malati cronici, ecc...) e l'averle ignorate pone un problema sulle carenze capacità di analisi e programmazione dei vari organi statali e territoriali che dovrebbero governare il processo di innovazione in campo medico e sanitario. Gli argomenti che cercherò di trattare nel presente blog seguiranno in genere questi due filoni fortemente interconnessi fra loro: il monitoraggio dell'innovazione informatica e digitale in
  • 50 volte MioPharma 6 campo sanitario e farmaceutico, e l'evoluzione (o mancata evoluzione) del sistema sanitario in risposta ai continui cambiamenti della società. Keywords: medical device, tecnologia, sistema sanitario Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/tecnologia-in-sanita-e-colli-di-bottglia.html
  • 50 volte MioPharma 7 I malati cronici e i Decreti Balduzzi sull’assistenza territoriale 16 Settembre 2013 Una delle grandi sfide che i sistemi sanitari di tutti i paesi avanzati devono oggi affrontare è quella di offrire un'adeguata assistenza sanitaria a coloro che sono affetti da malattie croniche. Queste ultime sono malattie di lunga durata che solitamente si manifestano clinicamente in età avanzata, (anche se possono avere origine in età giovanile) e richiedono un'assistenza di lunga durata che, nella stragrande maggioranza dei casi, è lunga quanto la vita del soggetto. Negli ultimi decenni l'incidenza delle malattie croniche è costantemente cresciuta in concomitanza con il costante aumento della speranza di vita alla nascita e il conseguente aumento della percentuale di persone ultrasessantenni sul totale della popolazione. Tuttavia, il paziente cronico, se assistito e curato in modo adeguato, soprattutto per alcune patologie quali ad esempio il diabete o l'HBV, può raggiungere una stabilizzazione del decorso della sua malattia e poter condurre una vita del tutto normale. Oggi le malattie croniche costituiscono la maggior causa di mortalità e molte di esse sono fortemente invalidanti, ma i sistemi sanitari sono ancora strutturati per fornire assistenza ai pazienti affetti da malattie acute, con la loro attenzione rivolta in prevalenza all'assistenza ospedaliera. E questa centralità della struttura ospedale non è in grado di offrire un'adeguata assistenza al paziente cronico che invece deve essere seguito a livello territoriale, attraverso l'assistenza domiciliare o l'apertura di centri diagnostici e ambulatoriali al di fuori della realtà ospedaliera. Infatti, il monitoraggio della malattia e l'assistenza diagnostica e medica deve essere il più possibile prossima all'abitazione del paziente cronico in modo che egli non sia impedito nell'esercizio delle sue attività quotidiane, sia personali che professionali, lasciando all'ospedale il compito di dedicarsi alla cura dei pazienti acuti che normalmente non richiedono lunghi soggiorni ospedalieri. La struttura odierna del SSN italiano non è ancora ben definita a questo riguardo poiché la divisione in Servizi Sanitari Regionali ha generato un situazione a macchia di leopardo se vista in ottica nazionale: alcune regioni hanno iniziato a lavorare al rafforzamento dei servizi territoriali mentre altre sono ancora ancorate al modello ospedalocentrico (molto spesso anche per una forte resistenza della cittadinanza ad una razionalizzazione del sistema ospedaliero regionale). Il decreto Balduzzi del 2012 è in ordine di tempo l'ultimo atto regolatorio teso a favorire questo processo di razionalizzazione, prevedendo che ogni regione provveda a organizzare l'assistenza
  • 50 volte MioPharma 8 primaria attraverso modalità operative mono professionali denominate AFT (Aggregazioni Funzionali Territoriali), e forme organizzative multi professionali denominate UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie). La disciplina di queste ultime avviene "privilegiando la costituzione di reti di poliambulatori territoriali dotati di strumentazione di base, aperti al pubblico per tutto l’arco della giornata, nonché nei giorni prefestivi e festivi con idonea turnazione, che operano in coordinamento e in collegamento telematico con le strutture ospedaliere". Le prime hanno l'obiettivo di integrare l'assistenza primaria con la continuità assistenziale, mentre le seconde dovranno fornire assistenza sanitaria di base e diagnostica di I livello, 24 ore su 24, prendendo in carico anche i pazienti affetti da malattie croniche e agendo in stretta integrazione con la rete ospedaliera e i servizi sociali. L'applicazione pratica di questa nuova struttura permetterebbe la creazione di network di assistenza sanitaria territoriale in grado di limitare il ricorso a ricoveri impropri presso le strutture ospedaliere e di consentirebbe, attraverso l'utilizzo di nuove tecnologie, un miglior monitoraggio dei malati cronici. Tuttavia, attualmente sono partite solamente delle sperimentazioni in alcune regioni e il raggiungimento di questi risultati pare essere difficilmente raggiungibile in tempi brevi, vista anche la carenza di fondi che le regioni possono mettere a disposizione per finanziare queste nuove realtà a causa dei noti problemi che ad oggi stanno opprimendo le finanze pubbliche. Keywords: malattie croniche, cure primarie, assistenza territoriale, Decreti Balduzzi, AFT, UCCP Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/i-malatti-cronici-e-i-decreti-balduzzi.html
  • 50 volte MioPharma 9 Guardando la TV… 19 Settembre 2013 Poiché in questo periodo sono a casa causa disoccupazione (piccolo inciso: ho caricato il mio profilo su LinkedIn e sono pronto a valutare eventuali proposte) durante la mattinata mi capita di assistere ad alcune trasmissioni televisive. Ieri, nel corso di una trasmissione su Rai 3, si parlava di farmaci e del loro abuso. Non voglio entrare nel merito degli argomenti che sono stati trattati, con palesi inesattezze e altre cose condivisibili, durante il programma andato in onda, ma è stata sostenuta una tesi che mi ha lasciato alquanto perplesso. In particolare, si sosteneva che l'aumento della spesa sanitaria globale italiana, sia pubblica che privata, sia dovuta principalmente alle prescrizioni effettuate dal medico di famiglia, e quindi alla distribuzione territoriale, indicando quindi questo ambito della spesa sanitaria totale come uno delle principali cause delle inefficienze del sistema sanitario nazionale e del relativo aumento dei costi del suo finanziamento. Quello stesso giorno ho letto su Quotidianosanità.it ho letto l'articolo dove si riportava il contenuto dell'audizione di Paolo Siviero dell'AIFA presso la Commissioni riunite Bilancio e Affari Sociali, il quale ha riferito che il sistema sanitario italiano si trova a dover affrontare delle criticità dovute al cambio di paradigma del settore farmaceutico, con lo sviluppo di nuovi farmaci che sta passando dal modello blockbuster a quello di medicina personalizzata, e all'invecchiamento della popolazione. Tuttavia, i numeri relativi al 2012 riportati da Siviero, mostrano una spesa farmaceutica globale, pubblica e privata, pari a 25,5 miliardi, di cui il 76% è stata a carico del SSN. L'incidenza della spesa farmaceutica sul totale della spesa sanitaria si è attestata al 14.85% del Fondo Sanitario Nazionale (era al 16.4% nel 2007). Ma mentre la percentuale della spesa territoriale è stata al di sotto del tetto del 13,1% (con un tasso effettivo dell'11% circa), quella ospedaliera è riuscita a rispettare a stento il tetto del 3.5%, con un tasso che nei primi mesi del 2013 ha già toccato il 4.5%. Le ragioni di queste cifre sono dovute al sempre maggiore utilizzo dei generici per quanto riguarda la spesa territoriale (che ha determinato un abbattimento dei prezzi medi, in quanto la percentuale del volume dispensato è risultato essere in crescita del 2,35%), e al ricorso di cure ospedaliere innovative, e quindi costose, per quanto riguarda la spesa ospedaliera. Da questi dati si può concludere che la spesa territoriale, nonostante le molte problematiche che ancora permangono in questo ambito, è tutto sommato sotto controllo, anche grazie alle
  • 50 volte MioPharma 10 numerose riforme che sono state adottate in questi anni che hanno affidato un maggiore ruolo nella filiera alla figura del farmacista, in particolare nella dispensazione dei farmaci generici. La spesa farmaceutica ospedaliera, invece, rappresenta una voce di difficile contenimento poiché i trattamenti ospedalieri, soprattutto quelli con una marcato contenuto innovativo, sono molto costosi, e per il continuo perdurare del fenomeno del ricorso improprio al Pronto Soccorso. In ambito ospedaliero, forse sarebbe ora di affrontare altre voci di costo per limitare la spesa sanitaria, come ad esempio quelli relativi alle infrastrutture e, in alcune regioni, a quelli del personale; ma questa è un'altra storia... Quello che vorrei sottolineare, invece, è il fatto che comunemente, ivi compreso anche il mondo dell'informazione, il Servizio Sanitario Nazionale e il mondo farmaceutico vengono descritti ancora ricorrendo a paradigmi e categorizzazioni che alle volte risalgono addirittura agli anni '80, senza tener conto delle profonde evoluzioni che il sistema sanitario italiano e il mercato farmaceutico hanno conosciuto in tutti questi anni. Agire seguendo questi luoghi comuni significa disperdere energie e risorse perché si partirebbe da uno scenario iniziale che non esiste più. Non si intende "difendere" il sistema (che sa benissimo difendersi da solo), ma occorre comprenderlo nella sua specificità, in quanto molto complesso e caratterizzato da peculiarità proprie non riscontrabili in altri mercati, allo scopo di mettere in atto tutte le azioni mirate necessarie ad ottimizzarne il funzionamento. Solo così ne trarrebbero giovamento il portafoglio dei cittadini e, soprattutto, la qualità delle cure e delle diagnosi da essi ricevute. Keywords: SSN, spesa farmaceutica, spesa territoriale, prescrizioni di farmaci Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/guardando-la-tv.html Fonti principali: Quotidiano Sanità – Sostenibilità SSN. Siviero (Aifa): “Spesa ospedaliera fuori controllo” (http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=16953)
  • 50 volte MioPharma 11 Medici e Informatica 23 Settembre 2013 Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un articolo pubblicato sul sito Telemeditalia.it dal titolo "In Inghilterra 50.000 medici vanno a scuola di app" dove viene riportata la notizia del lancio dell'iniziativa CODE4HEALTH da parte dell'NHS britannico. Lo scopo di questo programma è quello di insegnare l'ideazione e la programmazione di app e software a 50.000 dottori, e parte dal presupposto che "se le app servono ai medici, facciamole scrivere ai medici". In pratica il National Health service, constatata la difficoltà nel superare la riluttanza dei dottori ad utilizzare nella loro attività professionale dei programmi che non abbiano ricevuto un loro contributo nello sviluppo, ha deciso di chiedere a 50.000 di essi di creare app e programmi a titolo gratuito per cercare di favorire lo sviluppo della digitalizzazione del sistema. Mentre leggevo quest'articolo mi sono ritrovato a riflettere sulla diffusione della conoscenza informatica della classe medica italiana, e basandomi sulle mie esperienze passate di panel administrator e di gestione del field nell'ambito delle ricerche di mercato ad hoc, il mio ricordo non è stato molto positivo su questo argomento: a parte qualche raro caso di veramente ammirevole passione verso questo argomento, anche la semplice conoscenza della sola informatica di base (Sistema operativo, Office package, gestione e-mail e navigazione Internet) da parte della classe medica italiana mi appariva alquanto approssimativa. E ciò non dipendeva dall'età del medico: sia anziani che giovani avevano problemi a compilare dei semplici questionari on-line o dei moduli inviati via file word. Siccome sono passati circa due anni da che non mi sono più occupato di sanità in ambito professionale, ho fatto una piccola ricerca sul web per verificare se nel corso del tempo le cose siano rimaste immutate o se invece si sia assistito ad un miglioramento, e ho trovato un articolo di HD - Healthdesk che riporta i dati di una ricerca Eurisko sul tema. Da questa ricerca, con mia sorpresa accompagnata da un po' di sollievo, risulta che la stragrande maggioranza della popolazione medica italiana utilizza internet, mentre circa la metà possiede uno smartphone e un terzo di essa anche un tablet. E' vero che l'utilizzo delle nuove tecnologie avviene per lo più per scopi informativi e relazionali, ma ciò indica che i numerosi programmi implementati in questi anni per diffondere la cultura informatica presso la classe medica stanno dando i loro frutti. Rassicurato da questo quadro se non roseo perlomeno molto meno fosco di quanto pensassi, allora mi domando: perché non selezionare anche da noi dei volenterosi ed appassionati che si
  • 50 volte MioPharma 12 dedichino anche loro allo sviluppo di nuove funzionalità che possano migliorare il lavoro dei loro colleghi medici? Direi che in questo caso uno scopiazzata, se non addirittura una collaborazione bilaterale, sarebbe quantomeno opportuna... Keywords: informatica, app, medici, NHS, tecnologia, Eurisko Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/medici-e-informatica.html Fonti principali: Telemeditalia.it - In Inghilterra 50.000 medici vanno a scuola di app (https://http//www.telemeditalia.it/it/ej-tecsanitar/content/detail/0/179/3028/in-inghilterra- 50000-medici-vanno-a-scuola-di-app.html) Helpdesk.it - Medici italiani sempre più on-line (http://www.healthdesk.it/medici_italiani_sempre_pi_on_line/1371738184)
  • 50 volte MioPharma 13 Il Bioprinting 25 Settembre 2012 Sono abbonato a Focus da più di 15 anni e, nonostante la qualità della rivista abbia conosciuto alti e bassi, sono rimasto sempre un suo lettore. Mi ricordo ancora che in uno dei primi numeri che avevo letto c'era un articolo dove si parlava di trapianti e si ipotizzava che in un prossimo futuro si sarebbero potuti ricostruire interi arti, anche complessi, attraverso l'utilizzo di cellule embrionali o staminali appositamente programmate per poter ricostruire l'organo o gli organi seguendo un "progetto" predefinito. Purtroppo non si è ancora giunti a un livello tecnologico così sofisticato, ma sul numero di Settembre di Focus ho letto un interessantissimo articolo scritto da Margherita Fronte sull'utilizzo di stampanti 3D per la creazione di organi su misura a partire dalle cellule moltiplicate in vitro del paziente a cui sarà poi trapiantato l'organo. Tuttavia, nonostante alcune promettenti sperimentazioni, il processo è complicato e non è ancora stato sottoposto a procedure e protocolli precisi, in quanto ci si trova in una fase sperimentale delle ricerca: con la stampa viene creato un oggetto solido a partire da un "inchiostro" composto da un misto di cellule, proteine e, in base alla necessità, di collagene e altre sostanze rigide biodegradabili che servono come guida per lo sviluppo delle cellule. Va da se che organi diversi richiedono approcci differenti e che attualmente la possibile "stampa" di organi complessi come il cuore è ancora ferma ai primi studi di fattibilità. Nonostante ciò, la strada sembra essere segnata, e se in un futuro molto prossimo tali pratiche dovessero diventare routine, si otterrebbero grandi vantaggi da questa nuova tecnologia: prima di tutto la quasi totale eliminazione delle crisi di rigetto (gli organi sarebbero composti da cellule derivanti da quelle del paziente), la drastica diminuzione delle liste di attesa (destinate ad aumentare nel corso dei prossimi anni in conseguenza del costante invecchiamento della popolazione) e la possibilità di avere una riduzione di costi sia a livello farmacologico che sanitario. Come tutte le innovazioni, anche questa richiede comunque degli sforzi finanziari iniziali che consentano di sostenere tutte le spese in ricerca e sviluppo necessarie per far sì che lo sviluppo di questa nuova tecnologia possa continuare. Nell'articolo sopra citato viene riportato che USA e UK sono all'avanguardia in questo settore, e che in Italia si svolgendo importanti progetti internazionali grazie al Dipartimento di Scienze Chimiche e Tecnologie dei Materiali (Dsctm) diretto dal Dottor Luigi Ambrosio del CNR di Roma. Spero comunque che il bioprinting
  • 50 volte MioPharma 14 sia allo studio anche presso altri team nelle più importanti facoltà universitarie di medicina italiane e che qualche industriale coraggioso stia supportando questi sforzi non solo economicamente ma anche tecnicamente. Ma a questo punto sorge una domanda: le istituzioni stanno finanziando queste iniziative? E se si, in che misura? Sono state fatte delle valutazioni su possibili ricadute a livello economico e occupazionale? E quanti brevetti si prevede di poter registrare? In parole povere, possiamo evitare come Stato di sperperare denaro pubblico per sostenere "carrozzoni" oramai fuori mercato e, dopo un'attenta valutazione di fattibilità e un'accurata analisi del possibile rapporto costo-benefici, sostenere, sia finanziariamente che tecnicamente, nuove iniziative capaci di dar vita a mercati innovativi in grado di creare valore e occupazione? P.S.: Come i più attenti avranno notato non sono né un medico, né un biologo, e nemmeno un biotecnico. Se qualcuno notasse delle incongruenze me lo segnali pure: sapendo di non sapere, ogni conoscenza nuova è sempre una nuova scoperta. Keywords: bioprinting, Focus, stampanti 3D, trapianti, stampa organi Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/il-bioprinting.html Fonti Principali: Focus – Numero cartaceo del mese di Settembre 2013
  • 50 volte MioPharma 15 Gli Ospedali Italiani e Big Data 27 Settembre 2013 Ho appena finito di leggere l'intervista che il ministro Lorenzin ha rilasciato al quotidiano la Repubblica dove ha lanciato l'idea di creare "il TripAdvisor degli ospedali italiani", vale a dire un progetto che prevede lo sviluppo di un sito web in cui caricare tutti i dati sanitari (e non) degli ospedali italiani e renderli disponibili online a tutti i cittadini in tempo reale. Tralasciando l'opportunità o meno di paragonare questa proposta a TripAdvisor, devo dire che, in base alla mie esperienze in IMS Health come amministratore di un panel di medici e in Stethos come ricercatore di mercato in ambito farmaceutico (e in tale ruolo mi sono occupato molto spesso di reclutamento medici soprattutto in ambito ospedaliero), l'eventuale realizzazione di tale progetto, dal mio punto di vista, sarebbe un fatto estremamente positivo sotto innumerevoli aspetti. Secondo la mia visione, occorre sì verificare l'opportunità o meno di rendere pubbliche alcune informazioni (personalmente ritengo che i dati di performance riferiti ad un singolo medico o a una singola equipe debbano rimanere accessibili a personale sanitario) e se in taluni casi non si debba affiancare all'aspetto "quantitativo" anche un aspetto "qualitativo" degli indici che verrebbero riportati online (un tasso di mortalità alto in una data struttura per una data patologia potrebbe non necessariamente indicare una carenza dell'assistenza sanitaria ospedaliera). Tuttavia, la creazione di un tale sistema, se eseguito con opportuni criteri di qualità, permetterebbe prima di tutto di colmare una enorme carenza informativa per quel che riguarda la conoscenza delle strutture ospedaliere, dei loro reparti e delle relative informazioni di struttura e di performance. Ad oggi se un cittadino vuole verificare dei semplici dati di struttura non ha a disposizione delle mezzi adeguati, in quanto i file forniti dal sito del Ministero della Sanità presentano delle criticità non indifferenti:  dati non aggiornati o riferiti a due o tre anni fa (con informazioni non più rispondenti alla realtà attuale);  informazioni non riferite ai singoli reparti ma a classi di reparto (esempio tipico è la medicina generale: è normale che un grande ospedale abbia più reparti di medicina generale, ma nei file del ministero i dati relativi a questi ultimi sono mostrati in forma aggregata per il singolo ospedale);  i dati degli ospedali direttamente gestiti dalle ASL vengono forniti in maniera aggregata, senza che si possa risalire a quelli delle singole strutture. Inoltre, ad oggi non si ha una visione di insieme di quali siano le sotto-specializzazioni che alcuni reparti possono vantare come loro "eccellenze" (sempre prendendo come esempio il
  • 50 volte MioPharma 16 reparto di medicina generale: un reparto di Medicina Interna di un ospedale può avere una forte competenza nel trattamento del diabete, mentre uno stesso reparto di un altro ospedale può essere fortemente efficace nella reumatologia). La consultazione di informazioni così strutturate permetterebbe al cittadino di poter magari venire a conoscenza di vere e proprie professionalità mediche presenti nella struttura ospedaliera più prossima alla sua abitazione, senza quindi rendere eventualmente necessario un suo ricorso a strutture ospedaliere presenti in un'altra provincia o addirittura in un'altra regione. Ma la pubblicazione di questi dati, e soprattutto quelli di struttura, semplificherebbe il lavoro di tutti coloro che forniscono servizi in ambito sanitario e farmaceutico, oltre che alle stesse aziende farmaceutiche: avere un censimento completo delle strutture e delle patologie in esse trattate (magari accompagnate da un'indicazione di "impegno": centro di riferimento, alta specializzazione, media specializzazione, bassa specializzazione) sarebbe un potente strumento di business intelligence, in quanto costituirebbero un'ottima base censitaria su cui programmare ricerche di mercato, strategie di vendita, raccolte di dati epidemiologici e tanto altro ancora. A tal fine, il ministero potrebbe dividere il sito in due parti: una più semplificata per avere informazioni ed evidenze di performance immediate così da favorire una più rapida consultazione da parte del cittadino, ed un'altra più estesa a disposizione di tutti coloro che vorranno consultare dei dati più completi. Anche tenendo conto di eventuali problematiche dovute alla privacy e a possibili fraintendimenti nella comprensione di alcuni dati che verrebbero pubblicati, direi che, a primo sentore, l'idea è buona. Vedremo ora l'evolversi degli eventi... P.S.: Ho scritto il post di getto e abbastanza di fretta, quindi scusatemi se trovate qualche incongruenza o informazione errata (che comunque vi chiedo gentilmente di segnalarmi). Se, dopo aver riflettuto in questi giorni, dovessi ritenere di dover aggiungere o rettificare qualcosa, procederò alla pubblicazione di un nuovo post sull'argomento. Tuttavia sarei interessato ad avere una vostra opinione a riguardo. Keywords: TripAdvisor, database sanitario, dati, ospedali, Ministro Lorenzin, La Repubblica Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/gli-ospedali-italiani-e-big-data.html Fonti principali: Repubblica.it - Beatrice Lorenzin "Un TripAdvisor degli ospedali italiani e i cittadini potranno scegliere l'eccellenza" (http://www.repubblica.it/politica/2013/09/27/news/beatrice_lorenzin_creiamo_un_tripadvisor _degli_ospedali_italiani_cos_i_cittadini_potranno_scegliere_l_eccellenza- )67387202/?ref=search
  • 50 volte MioPharma 17 Gli Health Saving Accounts 01 Ottobre 2013 Qualche mese fa ho iniziato a studiare il "Manuale di economia sanitaria" scritto dal Dottor Riccardo Zanella. A mio giudizio è un buon testo, ben scritto e ben documentato, con in più le caratteristiche della completezza degli argomenti trattati e della chiarezza dei contenuti. Nel capitolo relativo all'offerta sanitaria e ai modelli di sistemi sanitari vengono descritte delle forme assicurative chiamate Conti di Risparmio Sanitari (Health Savings Accounts) che hanno la funzione di fornire una copertura del rischio di malattia complementare all'assicurazione sanitaria o al Servizio Sanitario Nazionale e fungono, contemporaneamente, da strumento finanziario di accumulo di capitale. In pratica gli HSA si fondano sul versamento obbligatorio, di solito con cadenza mensile, di un importo (fisso o calcolato percentualmente sul reddito) da parte del cittadino su un conto individuale, a cui possono concorre anche i datori di lavoro se non lo Stato stesso per alcune determinate situazioni (quali possono essere quelle relative a cittadini con reddito basso). Il conto è cumulativo, e quanto versato sopra di esso viene utilizzato in via esclusiva per coprire tutti i costi sanitari sostenuti individualmente o familiarmente non coperti, a seconda dei modelli sanitari adottati, dal sistema assicurativo o dal Servizio Sanitario Nazionale. Gli importi del HSA non impiegati vengono remunerati annualmente con un tasso di interesse e accumulati fino a che non si raggiunge un determinato livello oltre il quale l'obbligo di versamento viene a cessare. Il conto così accumulato può essere utilizzato anche come previdenza complementare o lasciate in eredità. Il Dottor Zanella riporta il caso di Singapore che ha adottato questo sistema fin dal 1984 (il modello è utilizzato anche USA dal 2004 ma con la peculiarità che i Conti sono gestiti da compagnie assicurative private), e indica come suoi vantaggi la riduzione della quota di assistenza sanitaria finanziata dalla fiscalità generale e la riduzione delle richieste di prestazioni non essenziali da parte dei cittadini (riduzione del rischio morale). Dal mio punto di vista, del tutto opinabile, le opzioni che prevedono il finanziamento della sanità (non la produzione e l'erogazione dei servizi sanitari) attraverso le assicurazioni private o il lasciare che anche essa sia sottoposta al regime di libero scambio non sono entrambe soluzioni accettabili. Non me ne voglia chi lavora in ambito assicurativo, ma temo che un sistema finanziato in tale modalità comporti per cittadino dei costi molto più alti rispetto a quelli attualmente sostenuti con la fiscalità generale. Senza contare altre eventuali problematiche, prime fra tutte le possibili discriminazione degli assicurati (come si comporterebbero gli assicuratori con pazienti naturalmente predisposti verso determinate patologie?) e la mancata copertura dei cittadini a basso reddito non in grado di sostenere i
  • 50 volte MioPharma 18 costi di un'assicurazione. Inoltre siamo in Italia... (le RC auto dovrebbero aver insegnato qualcosa). E, nonostante i suoi difetti, sono favorevole al mantenimento del Servizio Sanitario Nazionale e dei suoi attuali LEA, perché i risparmi non si fanno sottraendo garanzie ai cittadini ma cercando di tagliare gli sprechi e creando economie di scala (tipo: perché mantenere 20 SSR? Non sarebbe il caso di accorpare i sistemi sanitari delle regioni meno popolose con quelli delle regioni con più abitanti? E quanto occorrerà attendere per avere un'effettiva gestione dei pazienti cronici sul territorio e non ricorrendo alla rete ospedaliera?). Tuttavia, se si decidesse effettivamente di ridurre il perimetro dei LEA, perché non prendere in considerazione il sistema degli HSA a gestione pubblica, per far sì che i cittadini possano avere una copertura sanitaria attraverso tale sistema per le prestazioni che eventualmente non saranno più ricomprese nei livelli essenziali di assistenza? Tenete conto che questo argomento non è parte del mio stretto bagaglio di conoscenze in ambito sanitario, ma penso che avviare una seria discussione su questa possibile alternativa potrebbe essere utile... Quindi, avanti con il dibattito! Keywords: Health Saving Accounts, SSN, finanziamento, assicurazione sanitaria, assistenza sanitaria Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/09/qualche-mese-fa-ho-iniziato-studiare-il.html Fonti principali: Manuale di Economia Sanitaria – Riccardo Zanella
  • 50 volte MioPharma 19 Il Business a rete 04 Ottobre 2013 Un paio di giorni fa, mentre stavo compiendo la mia quotidiana rassegna in ricerca di opportunità lavorative, mi sono imbattuto in un post scritto da Salvatore Ruggero, CEO di Merqurio, sul blog "Marketing Farmaceutico" incentrato sull'evoluzione dei modelli di business (la sintesi del modello di business della Ryanair e il suo confronto con quelli delle altre compagnie aeree europee è una delle migliori che ho letto in proposito) e di come il settore farmaceutico debba porsi delle questioni sul questo tema in relazione alle trasformazioni che esso sta subendo negli ultimi anni. La lettura di questo intervento mi ha fatto iniziare a riflettere sul tema e mi ha riportato alla mente parte del contenuto del libro "L'era dell'accesso" di Jeremy Rifkin. Uno dei fili conduttori di questo libro è la "smaterializzazione" dell'aziende, la ricerca da parte loro di liberarsi del fardello della proprietà diretta dei beni di produzione produttivi e il loro sempre maggior ricorso a beni presi in affitto, in leasing o la cessione in outsourcing di interi settori aziendali. Uno degli esempi riportati da Rifkin che mi ha affascinato molto è quello relativo all'evoluzione dell'industria cinematografica, il cosiddetto "Modello Hollywood": un settore originariamente basato su una struttura fortemente gerarchica che controllava ogni aspetto produttivo dalla scelta del soggetto alla distribuzione, nel corso degli anni ha modificato ed adattato la propria struttura sia alle mutate condizioni del mercato sia alle variate esigenze del pubblico, dando vita ad un sistema di produzione a rete, con i grandi studios che hanno assunto oramai il ruolo di finanziatori di produttori indipendenti, i quali in cambio cedono ad esse i diritti di distribuzione del prodotto nelle sale cinematografiche, in televisione e su di ogni altro dispositivo. Un prodotto cinematografico in pratica è il risultato della collaborazione di tante piccole realtà, individuali o societarie, ultraspecializzate che combinano il loro lavoro e il loro know-how per la realizzazione di un singolo progetto, senza quindi essere sottoposte ad alcun vincolo di rapporto futuro, ed è reso possibile dal finanziamento delle grandi major le quali lo immettono nel settore della distribuzione dopo averci posto sopra il loro marchio. Tale modello di produzione a rete è ancora oggi quello seguito dalle grandi multinazionali, ed è quello che sta permettendo il passaggio da un mercato basato sulla vendita di beni e servizi, ad uno che si fonda sul tentativo di rendere oggetto di scambio intere aree dell'esperienza umana. Tali considerazioni mi hanno indotto a riflettere su quale sia oggi la realtà del settore farmaceutico, soprattutto in Italia. Anche nel pharma alcune funzioni aziendali, come l'IT, parte della ricerca, parte della produzione, alcune funzioni amministrative e più recentemente la gestione delle reti vendita e di promozione sono state cedute in outsourcing, o sono state oggetto di contratti stipulati con aziende terze, sia con carattere continuativo sia a singolo progetto, o ancora affidate a consulenti non integrati nella realtà aziendale. Tuttavia, ho l'impressione che a tutt'oggi molte delle grandi aziende continuino a controllare in maniera diretta tutte le fasi del processo produttivo, vuoi attraverso la gestione "in casa" delle attività, vuoi ricorrendo a società specializzate che comunque sono parte interante del gruppo e
  • 50 volte MioPharma 20 lavorano, nella maggior parte dei casi, in via esclusiva per esso. Il ricorso alla rete quindi mi pare essere una scelta sussidiaria e non di sistema, nonostante esista comunque un fitto network di aziende che lavorano per conto terzi e che rappresentino oggi una risorsa irrinunciabile per l'industria farmaceutica. Eppure nel corso di questi anni ci sono stati studi (uno di cui mi ricordo era stato condotto da McKinsey ma purtroppo non riesco più a risalire a questa fonte) che hanno sostenuto come l'applicazione decisa di un modello di business a rete rappresenterebbe un occasione epocale per le aziende farmaceutiche. In pratica, in esso si sostiene che tutto il processo produttivo, dalla ricerca della molecola fino all'immissione in commercio, possa essere gestito da produttori indipendenti (che collaborano fra loro ognuno per quel che riguarda la propria competenza), e che il ruolo delle aziende farmaceutiche sarebbe quello di finanziare tutto o parte del processo in cambio della titolarità del brevetto e di tutti i vantaggi che derivano da ciò. L'applicazione di tale modello permetterebbe alle aziende farmaceutiche di diventare ancora più snelle di quanto lo siano attualmente e di poter rispondere in maniera efficace ed efficiente alle necessità del mercato e delle sue evoluzioni e al cambio di paradigma che sta vedendo la ricerca farmaceutica impegnata più sulla persona che sulla patologia, creando così nuovi spazi di business e di profittabilità. Nascerebbero nuove realtà imprenditoriali impegnate nella fornitura di servizi sempre più specializzati e mirati sulle esigenze dell'azienda committente, e di conseguenza un rinnovato impegno da parte di tutta la filiera a perseguire soluzioni che permettano al paziente di ottenere cure efficaci e di qualità con costi inferiori per il sistema sanitario. N.B.: Poiché sono un profano del tema, chiederei a chi ha una maggiore esperienza in questo ambito di poter commentare, rettificare, criticare... ed eventualmente riportare esempi reali di come stiano evolvendo sia il mercato che le aziende farmaceutiche. Keywords: business model, modello Hollywood, processo produttivo Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/il-business-rete.html Fonti principali: Marketing Farmaceutico – I low cost ridono mentre il pharma piange (http://merquriomkt.wordpress.com/2013/03/20/i-low-cost-ridono-mentre-il-pharma-piange) L’era dell’accesso – Jeremy Rifkin
  • 50 volte MioPharma 21 Il Pharma e il passaggio da prodotto-bene a prodotto-servizio 07 Ottobre 2013 Con il precedente post ho pubblicato una piccola riflessione sul modello Hollywood e su come questo possa essere proposto per la realtà del farmaceutico. Con l'attuale contributo, invece, voglio affrontare un argomento ad esso collegato ma ben distinto, ricorrendo ancora una volta a quanto già analizzato da Jeremy Rifkin nel suo "L'era dell'accesso": la trasformazione del prodotto da bene fisico a servizio. L'avvento della new economy e la necessaria revisione dei vari business models che essa ha indotto, causando un profondo ripensamento dei modelli fino esistenti fino a poco tempo fa (giungendo addirittura al completo abbandono di alcuni di essi perché oramai divenuti troppo obsoleti e alla contemporanea adozione di nuovi layout meglio aderenti alla rinnovata realtà economico-produttiva), ha favorito sempre più anche l'avvento di una nuova concezione di offerta al cliente che vede come suo atto fondamentale non tanto la vendita di prodotto ma quella del servizio che quest'ultimo può offrire. La velocità nel consumo o nella fruizione di un bene o di un servizio, la necessità di ridurre i costi legati alla produzione per poter continuare ad essere degli attori concorrenziali sul mercato, la continua evoluzione tecnologica sia a livello di prodotto che di fattore di produzione e la sempre maggior interazione fra persone, aziende, istituzioni favorita dal web e dai social networks e nuovi strumenti finanziari: questi sono fra i più importanti fattori che hanno indotto grandi colossi mondiali (e non solo loro) a concentrare l'attenzione rivolta al loro prodotto finale, più sul servizio offerto che sul bene stesso (chiaramente nei limiti delle possibilità concesse dal loro business). In questo spazio limitato non è il caso di fare un elenco di tutti i possibili modelli di business esistenti. Basta ricordare che già da tempo le aziende, e con esse un numero sempre maggiore di privati, stanno rinunciando ad avere beni durevoli di proprietà, e per poter accedere ad essi ricorrono alle forme di affitto più varie o al leasing. Alcune aziende offrono il prodotto ad un costo irrisorio, se non addirittura gratuitamente, facendo però pagare le personalizzazioni e l'assistenza. Altre ancora hanno affiancato un servizio di finanziamento al loro business tradizionale, in modo che il cliente possa acquistare il bene pagando delle rate con una cadenza predefinita in modo da avere la possibilità di usufruire del bene anche se non si è in grado di sopportare immediatamente un ingente impegno finanziario. Tutto ciò sta a dimostrare come la quota di servizio presente nei prodotti venduti sta erodendo la prevalenza della quota del bene, chiaramente in relazione al settore in cui si opera e produce: ci sono
  • 50 volte MioPharma 22 aziende che per aumentare la loro redditività si sono trovate costrette a dismettere tutta o gran parte della loro attività produttiva classica per offrire consulenza (IBM), mentre altre ancora hanno semplicemente hanno affiancato al loro prodotto core altri beni e servizi, sia da sole sia creando delle alleanze o delle joint-venture con altre aziende. Per numerose ragioni dovute alle caratteristiche del settore, il pharma in Italia sembra essere rimasto attardato in questa ridefinizione del paradigma del prodotto: la regolamentazione stringente, i tempi necessariamente lunghi della ricerca e la priorità che la salute ha nella scala dell'importanza di ogni singolo individuo ha reso questo ripensamento molto più lento rispetto a quello conosciuto da altri settori, tanto che la novità più rilevante (e fondamentale) degli ultimi anni è stata l'introduzione dei farmaci biologici. Solo ultimamente le aziende farmaceutiche stanno operando una ridefinizione della loro vision, compiendo degli sforzi che possano consentire loro di focalizzarsi non solo sulla cura di una o più determinate patologie, ma, grazie alla medicina personalizzata, di rivolgersi soprattutto al paziente, o elaborando delle terapie specifiche per il suo quadro clinico oppure accertando precocemente il rischio di contrarre malattie così da agire in via preventiva. Tuttavia, questa ridefinizione e affinazione del "prodotto" non sarebbe completa se non si tenesse conto anche dei soggetti che in fin dei conti nel sistema sanitario italiano si occupano sia di offrire i servizi sanitari sia di finanziarlo. A mio avviso, accanto alla creazione di molecole, farmaci e protocolli di cura sempre più elaborati ed efficaci, le aziende farmaceutiche italiane dovrebbero pensare come questi farmaci e protocolli possano essere venduti ad Aziende Ospedaliere e ASL in un'epoca dove la disponibilità finanziarie dei diversi SSR sta conoscendo una progressiva riduzione. Forse occorrerebbe elaborare, almeno per le A.O. e le A.S.L. che si considerano di riferimento, un'offerta globale che abbia sì per oggetto principale farmaci e protocolli di cura relativi ad una determinata patologia o a un particolare tipo di paziente, ma inserita a misura nella realtà del singolo ospedale, prendendosi carico di eventuali attività accessorie che possono andare dalla formazione, all'assistenza informatica, fino alla fornitura di device qualora fossero necessari per la diagnosi e la somministrazione di farmaci. In tal modo un'azienda farmaceutica potrebbe assicurarsi la fornitura di un dato farmaco o la responsabilità di un determinato protocollo per un determinato periodo di tempo, offrendo nel contempo questi servizi aggiuntivi senza che l'ente debba bandire gare distinte, ma ponendo in essere un'unica gara. Penso che tali considerazioni siano state già effettuate e valutate da molti dirigenti delle aziende farmaceutiche italiane, e da parte mia posso dire di non avere la pretesa di avere soluzioni salvifiche da spacciare come tali (non ne ho né le competenze né i mezzi). Anzi, se dovessi giudicare quanto sopra da me scritto direi che non vengono tenute nella dovuta considerazione le numerose problematiche economiche, finanziarie e politiche che sicuramente si porrebbero di fronte a un semplice "chiacchierata" su questo tema. Il mio obiettivo è quello di far sì che a partire da questo post si possa aprire un piccolo confronto fra professionisti ed eventualmente avere un riscontro su pratiche già in essere. Keywords: business model, prodotto, servizio Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/il-pharma-e-il-passaggio-da-prodotto.html Fonti principali: L’era dell’accesso – Jeremy Rifkin
  • 50 volte MioPharma 23 Il mio scenario sulla futura dispensazione dei farmaci 11 Ottobre 2013 Nella mia quotidiana attività di ricerca lavorativa mi avvalgo principalmente di LinkedIn e delle funzionalità che esso mette a disposizione (devo dire che fino a questo momento i riscontri non sono stati particolarmente incoraggianti ma la speranza è l'ultima a morire), in particolare dei gruppi e delle possibilità da essi offerte. Fra i gruppi ai quali sono iscritto ci sono anche quelli dedicati alla ricerca di lavoro e in molti di questi ho sempre trovato numerosi interventi e annunci dedicati alla ricerca di Informatori Scientifici del Farmaco. La figura dell'ISF è stata oggetto di un forte ridimensionamento negli ultimi anni, ma a quanto pare sembra ancora essere abbastanza richiesta anche se le numerosità degli addetti è notevolmente diminuita dall'inizio degli anni 2000. Ciò significa che le aziende farmaceutiche stanno costantemente adeguando la loro forza vendite ai continui mutamenti del mercato e del sistema sanitario nazionale. Partendo da questa considerazione, mi sono ritrovato a pensare su come in un prossimo futuro potrebbe cambiare lo scenario della sanità italiana nell'ambito della dispensazione dei farmaci, in particolare per quelli ricompresi nella classificazione A o H di rimborsabilità, e a quali vincoli dovranno attenersi i soggetti e le istituzioni del SSN atte a questo compito. Il Servizio Sanitario Italiano è sottoposto ad una costante attenzione, soprattutto in relazione ai costi del sistema. Lo Stato ha intenzione di limitare il costo generale del SSN e nel fare ciò nei prossimi anni sicuramente interverrà nuovamente sulla spesa farmaceutica convenzionata, ma questa volta potrebbe agire con modalità differenti rispetto al passato. Ciò potrebbe accadere non ricorrendo più alla solita riduzione della percentuale massima di spesa convenzionata sulla spesa sanitaria totale. Una delle ipotesi che ritengo plausibile è quella che si vada verso un sistema dove i protocolli di cura siano iper-regolamentati, e dove per ognuno di essi l'eventuale impiego di farmaci che possono dare diritto alla rimborsabilità (al massimo 2 prodotti alternativi per il l'impiego previsto in protocollo) sia indicato dalle ASL (se non dalle Regioni). Al contrario, nel caso il medico (MMG o specialista che sia) dovesse prescrivere un farmaco diverso da quello indicato dal protocollo, il paziente (o la struttura nel caso di A.O.) non avrebbero diritto alla rimborsabilità, a meno che non stabilite delle eccezioni in proposito. In tal modo la discrezionalità prescrittiva del medico verrebbe pesantemente limitata; l'iscrizione del farmaco ai vari prontuari avrebbe il valore di mero accreditamento per poter accedere ad un successivo passaggio, che possiamo chiamare "gara di appalto per
  • 50 volte MioPharma 24 l'assegnazione al protocollo": in pratica un farmaco, e solo quel farmaco, sarebbe assegnato ad uno specifico protocollo attraverso una gara di appalto pubblica, e ciò avverrebbe tenendo conto di appositi parametri quali l'aderenza alla terapia, i costi-benefici, ecc... L'appalto di fornitura avrebbe una durata prestabilita in modo da permettere all'azienda farmaceutica venditrice un'adeguata programmazione dei suoi investimenti e all'ente appaltante di monitorare e valutare adeguatamente l'economicità della scelta effettuata e il raggiungimento dei risultati clinici attesi. Ignoro se ad oggi una procedura di "gara di appalto" che abbia per oggetto farmaci rimborsabili dal SSN come quella sopra descritta sia già impiegata nell'ambito del SSN. Sta di fatto che la sua adozione sistematica (il che non significa la totalità dei protocolli, ma la maggioranza di essi) rivoluzionerebbe le strategie di promozione e vendita del farmaco di classe A e H finora messe in atto dalle aziende farmaceutiche, costringendole a concentrare la loro attenzione più sugli organi incaricati dell'assegnazione dell'appalto e sulla preparazione delle gare piuttosto che sul singolo medico. La figura dell'ISF potrebbe sopravvivere ma il suo ruolo sarebbe molto depotenziato, mentre le figure di KAM, RAM, LAM, e l'ambito del Market Access in genere, assumerebbero una centralità ancora più marcata rispetto a quella detenuta attualmente. Tale scenario consentirebbe al SSN di sopportare costi minori rispetto agli attuali (in quanto le aziende per vincere l'appalto dovrebbero certamente limitare il prezzo da loro richiesto). Tuttavia, per contro, le aziende farmaceutiche sarebbero costrette ad effettuare una profonda ristrutturazione della propria forza vendite con conseguenti impatti sull'occupazione e quindi sull'economia e sulla società. Insomma bisognerebbe valutare attentamente sia i pro che i contro che tale innovazione porterebbe in ambito sanitario e farmaceutico, considerazione che andrebbe fatta ogni qualvolta si vogliano effettuare modifiche epocali. N.B.: Quella sopra esposta è solamente un'ipotesi effettuata da un profano con qualche limitata conoscenza del Sistema Sanitario Nazionale. Qualsiasi critica, opinione, alternativa (e magari qualche pillola di certezza in questo mare di ipotesi) sarebbe assolutamente la benvenuta Keywords: ISF, informazione scientifica farmaceutica, dispensazione farmaci, SSN Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/il-mio-scenario-sulla-futura.html
  • 50 volte MioPharma 25 Ma esiste una strategia per il Sistema Sanitario Nazionale? 14 Ottobre 2013 Dopo le dure condizioni imposte dal Trattato di Versailles nel 1919, il ruolo di comandante in capo dell'esercito tedesco fu assegnato al Generale Hans von Seeckt: uomo con innate doti di comando e una forte capacità tattico-strategica, egli ebbe il difficile compito di riorganizzare l'esercito tedesco disunito, disorganizzato e prostrato dalla guerra. Inoltre, dovette subire anche numerose imposizioni: non superare il numero di 100.000 uomini, non dotarsi né di carrarmati né di aviazione e, in seguito alle pesanti riparazioni imposte dalle potenza dell'Intesa, non ebbe a disposizione nemmeno grandi risorse finanziarie. Eppure nel 1926, anno di congedo del generale von Seeckt, l'esercito tedesco era diventato uno dei più moderni, efficienti ed efficaci dell'epoca: una forza armata di professionisti d'elite, altamente qualificata, ottimamente equipaggiata, preparata sia culturalmente che tecnicamente, ed estremamente mobile sia negli uomini che nei mezzi. Ciò fu possibile perché von Seeckt aveva un obiettivo ben chiaro (la creazione di un nuovo esercito efficiente ed efficace), e per raggiungere questo suo fine impostò una strategia, e la mise in atto adattandola continuamente alle condizioni non favorevoli che l'ambiente esterno gli pose dinanzi. Paragonare l'attuale condizione del Sistema Sanitario Nazionale italiano a quella dell'esercito tedesco appena dopo la fine della prima guerra mondiale è oltremodo esagerato, ma sta di fatto che il sistema si trova in una condizione di strisciante disorganizzazione: la regionalizzazione spinta della sanità, la mancata individuazione di soluzioni definitive al trattamento dei malati cronici al di fuori della rete ospedaliera, l'annosa questione dei ricoveri impropri, la diseguale distribuzione dei costi indicano un sistema che, se non messo a punto entro breve tempo, rischia di imballarsi ed entrare in crisi, mettendo in discussione anche le non poche eccellenze in esso presenti. Inoltre, la cronica e generalizzata diminuzione delle risorse messe a sua disposizione rischia di togliere l'ossigeno all'intero motore, sia a livello di servizi offerti (lato sanità), sia a livello industriale (lato farmaceutica e device). I rumors sempre più insistenti che prefigurano un ulteriore taglio ai costi della sanità, il quale dovrebbe avere luogo domani con la prossima Legge di Stabilità, rischiano di far precipitare il settore in un limbo stagnante, dove la salute non sarebbe più garantita a tutti i soggetti e/o a tutte le patologie, una diminuzione degli indici di performance relativi sia all'efficienza sia all'efficacia e un ulteriore aumento dei costi diretti a carico dei cittadini; senza contare gli effetti negativi per l'industria farmaceutica presente in Italia e tutte le attività facenti parte del suo indotto.
  • 50 volte MioPharma 26 L'unica speranza è quella che, a fronte di questi ulteriori tagli, sia stata elaborata una strategia complessiva da dover applicare attraverso dei progetti specifici e coordinati attraverso vari step. Quindi è da attendersi che a breve il governo indichi quali obiettivi vuole raggiungere in ambito sanitario e farmaceutico, attraverso quali mezzi e soprattutto chi sarà (o saranno) il von Seeckt a cui sarà affidato questo compito. Perché solamente se esiste una strategia chiara e ben definita allora è possibile trovare una giustificazione a questo ulteriore colpo di accetta alla spesa sanitaria... Perché invece ho la sensazione di assistere alle avventure dell'armata Brancaleone o, peggio ancora, alle tristi razzie dell'esercito di Pietro L'Eremita? Keywords: spesa sanitaria, servizio sanitario nazionale, industri farmaceutica Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/ma-esiste-una-strategia-per-il-sistema.html
  • 50 volte MioPharma 27 La scommessa delle biotecnologie nel settore farmaceutico 17 Ottobre 2013 Sempre alla ricerca di nuovi canali che mi consentano di rendere il più breve possibile questo mio periodo di disoccupazione, sono andato su Google alla ricerca di start-up nel campo delle biotecnologie, e devo dire che mi si è aperto un mondo che pensavo essere meno dinamico di quello che è in realtà. Sapevo di già, attraverso le informazioni che ogni tanto filtrano attraverso i siti web o la tv, che il settore biotecnologico in Italia, come in altri paesi avanzati, fosse in espansione; ma ad essere onesti ne ignoravo le dimensioni. E in questa nuova frontiera (che poi non è più così tanto nuova) il settore medicale, e in esso soprattutto quello farmaceutico, gioca un ruolo di assoluto protagonista. Al contrario di quanto si possa pensare, le vere protagoniste del settore biomedicale non sono le Big Pharma, ma tante piccole e piccolissime (se non microscopiche) realtà che svolgono un importantissimo ruolo in fase di discovery, ognuna specializzata nella sua nicchia di mercato. Dalla lettura del "Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2013" stilato da Ernst&Young, si evince che le aziende biotech del farmaco sono un totale di 175, di cui 114 sono realtà di piccole dimensioni, 29 di dimensioni medie mentre 32 sono grandi aziende. Il loro fatturato complessivo è pari 6.052 milioni e gli investimenti in ricerca e sviluppo sono pari a 1.410 milioni, con un numero di addetti per questa determinata funzione pari a 4.846. L'incremento del fatturato sull'anno precedente è stato del 5.5%, mentre quello degli investimenti in R&S è stato del 3.1%. Per contro si è registrato un calo del 4.1% del numero di aziende e dello 0.8% del numero di addetti. A livello territoriale, la maggioranza di esse è concentrata in cinque regioni: Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana, mentre a livello di area terapeutica l'ambito oncologico e quello più avanzato in assoluto, con 158 progetti in fase di sviluppo su un totale di 359. Questi pochi dati danno una prima idea della vitalità del settore, capace di resistere, nonostante la sua fragilità, alla profonda crisi economica che sta caratterizzando questi ultimi anni, ma dimostrano anche l'importanza che esso ha nella filiera del farmaco in relazione non solo all'innovatività e alla complessità dei farmaci da esso prodotti, ma anche per la loro capacità di "sgravare" le Big Pharma di rischiose e costose attività di ricerca. Ma i dati fanno capire anche che, nonostante tutte le difficoltà del sistema universitario italiano, della burocrazia e del sistema fiscale, è ancora possibile fare ricerca in Italia e creare valore per l'intera economia. Nel medesimo rapporto stilato nel 2012, si evidenziava che il
  • 50 volte MioPharma 28 settore dei farmaci biotech italiani si posiziona al terzo posto in Europa dietro a Germania e Regno Unito. Tuttavia, occorre che il settore sia sostenuto in modo che si consolidi e diventi un forte generatore di valore e di occupazione altamente specializzata attraverso la diminuzione del carico burocratico, la messa in atto di misure che favoriscano il credito, l'adozione di un iter più rapido per l'immissione in commercio dei farmaci biologici, un miglior collegamento fra università e impresa e una migliore selezione dei talenti nell'ambito della ricerca. Alcuni di questi interventi sarebbero a costo zero e di rapida adozione, mentre altri richiederebbero il reperimento di fondi e delle azioni di lungo periodo. Anche in questo caso, invece che impiegare tempo e risorse preziose nel salvataggio di aziende decotte in settori oramai maturi non sarebbe il caso di guardare avanti e scommettere ancora di più sul biomedicale? Keywords: start-up, biotecnologia, Big Pharma, ricerca Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/la-scommessa-delle-biotecnologie-nel.html Fonti principali: Rapporto sulle biotecnologie del settore farmaceutico in Italia 2013 – Ernst&Young (http://www.farmaci-e-vita.it/pdf/Rapporto_Farmindustria_EY.pdf)
  • 50 volte MioPharma 29 Recruiting nel pharma: piccole considerazioni dalla mia (attuale) esperienza personale 20 Ottobre 2013 Con il post di oggi consentitemi di trattare un argomento leggermente fuori tema rispetto a quello del mondo farmaceutico in senso stretto, vale a dire il mio profilo professionale e la mia attività di ricerca di un impiego. Se a questo punto state pensando che questo mio contributo odierno sia solamente una specie di "self promotion" del sottoscritto finalizzata a far conoscere le mie competenze e a trovare un lavoro avete in parte ragione: il mio intento è anche questo, ma non solo questo. L'altro mio obiettivo è cercare di comprendere, partendo dalla mia esperienza diretta e senza pretesa di scientificità, come funziona il sistema di selezione e reclutamento del personale in ambito farmaceutico. La mia esperienza in ambito pharma è in effetti apparentemente anomala:  non ho mai lavorato in un'azienda farmaceutica bensì per società che offrono servizi per esse. In IMS Health, multinazionale che vende servizi di Business Intelligence per il pharma quali DBs con dati specifici (quali prescrizioni effettuate, sell-in, sell-out farmaceutico, consumi dei farmaci ospedalieri ecc...) e ricerche di mercato qualitative e quantitative, ho avuto modo di rimanere in contatto costante con medici delle più svariate specializzazioni in quanto mi è stata affidata la responsabilità di un panel per il servizio PROMO.360 e, in questo ambito, gestire un progetto di conversione da cartaceo a web delle informazioni reperite dal panel affidatomi. E' stato in IMS che, grazie ad un piano di educativo aziendale molto approfondito e alla disponibilità e la competenza dei miei colleghi, ho acquisito una buona conoscenza del mercato farmaceutico e del sistema sanitario nazionale. Con Stethos, società di ricerche di mercato specializzata nel settore farmaceutico, ho acquisito invece una maggiore comprensione di come sono strutturate le ricerche di mercato, rinforzando la mia capacità di analisi, e l'assertività necessaria per confrontarmi direttamente con il cliente;  poiché un secondo filone di mie esperienze professionali riguarda il settore delle telecomunicazioni, può sembrare che ad un certo punto abbia voluto abbandonare l'ambito farmaceutico, ma non è così: infatti durante la prima metà del 2013 ho frequentato un Master in Healthcare & Pharma Marketing per aggiornare le mie competenze e recepire le ultime novità introdotte a livello legislativo e operativo;  infine i miei titoli di studio (tranne il master sopra citato) non sono inerenti all'ambito farmaceutico e sanitario.
  • 50 volte MioPharma 30 Tuttavia, se prendendo spunto dal mio profilo, farò delle osservazioni che forse (anzi sicuramente) appariranno ovvie e che (altrettanto sicuramente) possono valere anche per altri settori. Ciò che ho notato nei processi di selezione delle varie aziende farmaceutiche, anche per posizioni non estremamente elevate, è che ci si basa molto sulle job position delle precedenti esperienze lavorative, senza verificare le effettive esperienze maturate dal candidato nel corso della sua carriera professionale. A riprova di ciò, posso testimoniare che nei mesi scorsi ho effettuato un colloquio telefonico con una recruiter di una affermata azienda di selezione del personale per una posizione di sales analyst in ambito pharma. La mia gentilissima (dico davvero) controparte aveva constatato l'aderenza delle mie esperienze al job profile della posizione, ma siccome le mie esperienze non erano inerenti all'ambito sales, si è trovata costretta a non far avanzare la mia candidatura perché sarebbe stata sicuramente bocciata dalle HR dell'azienda cliente. Ciò pare significare anche che, seguendo la logica, la valutazione delle competenze sembra essere effettuata per stereotipi: pare quindi che si parta dal presupposto che se si sia ricoperto una determinata posizione presso un'azienda, non si è successivamente in grado di ricoprirne altre presso un'altra azienda (scusate se faccio ancora una volta un esempio personale ma essere un market researcher non significa necessariamente non avere capacità di project/product management, in quanto se si è stati coinvolti in tutte le fasi di un progetto di ricerca significa avere seguito il lavoro dal primo briefing con il cliente alla presentazione presso del prodotto/servizio, con tutto ciò che questo comporta nella gestione delle attività e delle scelte da effettuare: il prodotto e l'ambito sono differenti ma il processo è il medesimo). E acquisire nuove competenze specifiche a riguardo attraverso attività formative sembra non aver sortito alcun effetto a riguardo. Inoltre, anche se ben specificato nelle lettere/e-mail di presentazione, molte volte sembra sfuggire il non piccolo particolare che determinate esperienze lavorative (nel mio caso quelle relative al settore delle telecomunicazioni) sono state motivate dalla "sopravvivenza" e non dalla volontà di cambiare settore professionale. Va da sé che se le risorse umane delle aziende farmaceutiche si muovono su questi presupposti, è chiaro che head hunter, società di selezione, e consulenti in recruiting non potranno che operare tenendo (giustamente) conto di questo approccio dei loro clienti. Ribadisco che queste sono solamente mie impressioni che non hanno alcun valore scientifico o di critica, ma basate sulla mia esperienza di ricerca di un impiego nell'ambito farmaceutico e nel suo indotto, e quindi non hanno un intento polemico (non escludo, anzi sono sicuro, che ci siano "errori" commessi dal sottoscritto in fase di presentazione del mio profilo, anche se i feedback ricevuti a tal proposito si contano sulle dita di una mano). Mi piacerebbe solamente avere un riscontro a riguardo, soprattutto da chi opera in HR, per sapere come effettivamente funziona il processo di reclutamento e selezione. Keywords: lavoro, ricerca impiego, recruiting, job profile, industria farmaceutica Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/recruiting-nel-pharma-piccole.html
  • 50 volte MioPharma 31 Popolazione italiana e informatica 23 Ottobre 2013 L'innovazione è uno dei tratti distintivi dell'intera umanità: nasce dal bisogno innato dell'uomo di creare sempre qualcosa di nuovo e di immaginare un futuro migliore rispetto alla realtà in cui vive. Nel corso della storia, il bisogno di innovazione, sebbene sempre caratterizzato da un trend positivo, non ha avuto un andamento lineare: ci sono stati secoli in cui l'umanità è rimasta pervicacemente ancorata allo status quo del momento (o ha addirittura conosciuto un forte arretramento nella sua via per il progresso), e periodi, in cui si sono avuti enormi balzi in avanti in tutti i campi dell'attività umana. Tuttavia, è proprio con queste fughe verso il progresso che si corre il rischio di dare origine al fenomeno che si può definire "ignoranza tecnologica": alcune fasce della popolazione, sia per motivi anagrafici, sia per motivi culturali, economici e sociali (lo Stato in cui si vive e, alcune volte dalla Regione in cui si vive) non sono in grado di aggiornare le proprie conoscenze e i propri stili di vita alle novità che l'innovazione pone dinanzi a loro. Proprio ieri ho visitato il blog PMI.it e ho letto un piccolo post di Carlo Lavalle intitolato "Italiani indietro nelle competenze informatiche" (link) dove viene brevemente riportato che, a seguito dell'indagine Programma Valutazione Internazionale delle Competenza degli Adulti (PIAAC), in paesi quali Italia, Spagna, Polonia, Cipro e Slovacchia quasi il 20% degli individui adulti, ricompresi nella fascia di età fra i 16 e i 65 anni, non possiede alcuna competenza informatica. Riguardo l'Italia, sono andato a ricercare velocemente qualche dato sul sito dell'Istat, e riporto qui sotto dei numeri che sembrano essere interessanti (NOI Italia)
  • 50 volte MioPharma 32 Partendo dall'assunto che l'uso del personale computer significhi possedere una seppur minima competenza informatica, i dati riportati indicano che a partire dalla fascia di età ricompresa fra i 55 e i 59 anni più della metà degli individui non ha alcuna conoscenza in ambito informatico. Poiché il tasso di "ignoranza tecnologica" aumenta sensibilmente con l'aumentare dell'età, e tenendo presente che la popolazione che va dai 55 ai 75 anni e più è pari a circa 1/3 della popolazione totale (fonte: Demo Istat), ci si trova i fronte ad una realtà da tenere in debito conto nel momento in cui si impostano piani marketing in tutti i settori, ma in particolare per il pharma e per il settore sanitario. Infatti, la fascia di popolazione che va dai 55 ai 75 anni e più è proprio quella che ricorre maggiormente alle prestazioni sanitarie e al consumo di farmaci, vuoi per il progressivo peggioramento della salute legato all'avanzamento dell'età, vuoi per la maggior prevalenza delle malattie croniche rispetto alle altre fasce di età. A mio avviso tale dato, con tutti gli approfondimenti del caso, dovrebbe essere presente in tutte le analisi PEST e SWOT relative a prodotti e servizi aventi come target questa fascia di età, al fine di poter effettuare delle scelte di business consapevoli senza impegnarsi in attività che progettualmente ed esecutivamente potrebbero essere anche molto belli ed interessanti ma non riscuotere alcun successo presso il cliente/consumatore. Keywords: informatica, popolazione italiana, Istat Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/popolazione-italiana-e-informatica.html Fonti principali: PMI.it blog – Italiani indietro nelle competenze informatiche (http://blog.pmi.it/22/10/2013/italiani-indietro-nelle-competenze-informatiche) Geo Demo – Istat.it (http://demo.istat.it/pop2012/index.html)
  • 50 volte MioPharma 33 I modelli di organizzazione dei Servizi Sanitari Regionali 27 Ottobre 2013 Lo scorso 30 settembre la Giunta Regionale dell'Emilia Romagna ha dato il via libera al progetto di legge regionale che prevede la fusione delle Aziende Sanitarie Locali di Forlì, Cesena, Ravenna e Rimini in un'unica ASL a partire dal 1 gennaio del 2014. Apparentemente può sembrare una notizia di non particolare importanza, ma poiché riguarda una delle regioni benchmark per l'intero SSN e questa riorganizzazione è relativa ad una fetta non indifferente del suo territorio e della sua popolazione, non è escluso che tale fusione possa essere il primo passo per il ripensamento dell'intera organizzazione sanitaria regionale emiliana e, a cascata, indurre altre regioni a rivedere la propria struttura. Vorrei cogliere l'occasione datami da questa notizia per descrivere brevemente quanti e quali sono i quattro modelli organizzativi attualmente in uso nei diversi Servizi Sanitari Regionali:  il primo è quello che potremmo definire "classico", in quanto originariamente impiegato da tutte le regioni (tranne la Lombardia). Questo modello prevede che le ASL si occupino di erogare le prestazioni relative all'assistenza distrettuale e all'assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro. L'assistenza ospedaliera, invece, viene garantita o attraverso i presidi ospedalieri a gestione diretta della ASL, o attraverso le Aziende Ospedaliere, gli IRCCS e le Case di Cura private (accreditate e non). L'ASL assume il doppio ruolo di fornitore delle prestazioni ospedaliere attraverso i suoi presidi, e di finanziatrice di tutte le prestazioni ospedaliere erogate a favore dei pazienti che risiedono nel suo territorio (tranne quelle erogate da case di cura non convenzionate). Attualmente questo tipo di organizzazione caratterizza la maggior parte delle regioni italiane (Valle d'Aosta, Liguria, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Trentino Alto Adige, Umbria, Lazio, Abruzzo, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna);  il secondo modello è quello soprannominato "lombardo" poiché è stato ideato ed è tuttora impiegato nella sola Lombardia. Anche in questo caso l'erogazione dell'assistenza distrettuale e dell'assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro sono di competenza delle ASL. Ciò che differisce dal modello "classico" è l'assistenza ospedaliera: le ASL non hanno in gestione alcun presidio ospedaliero e si occupano solamente di finanziare, controllare e programmare le prestazioni erogate ai propri residenti, mentre l'erogazione delle prestazioni spetta alle Aziende Ospedaliere, agli IRCCS e alle Case di Cura private. Questo significa che i ruoli per garantire
  • 50 volte MioPharma 34 l'assistenza ospedaliera ai cittadini sono stati ben distinti e ben definiti: l'ASL paga e gli ospedali forniscono;  il terzo modello è quello che potremmo soprannominare "marchigiano" in quanto la regione Marche è stata la prima ad adottare questo modello a partire dal 2003. La regione originariamente era suddivisa in 13 ASL ed era strutturata secondo il modello classico. Con le varie riforme che sono state introdotte nel corso di questi anni, le ASL esistenti sono state fuse in un'unica Azienda Sanitaria Unica Regionale (ASUR) suddivisa al suo interno 13 Zone Territoriali (di recente raggruppate in 5 Aree Vaste), a loro volta suddivise in distretti; ogni Zona territoriale gestisce direttamente un presidio ospedaliero, mentre le Aziende Ospedaliere sono state ridotte a 2 (Ancona e Pescara). L'ASUR assume quindi un compito di coordinamento e programmazione molto marcato. Gli IRCCS e le Case di Cura private sono parte del sistema di assistenza ospedaliera secondo quanto già previsto nel modello "classico" sopra descritto. Ad oggi questo modello è adottato dalle Marche e dal Molise;  l'ultimo modello è quello che si può definire delle "Aree Vaste" o "toscano": nel 2003 la Toscana, partendo da un modello "classico", ha ideato un modello dove le ASL sono raggruppate in Aree Vaste dette ESTAV (3 per la precisione), le quali hanno compiti di programmazione, di coordinamento delle prestazioni e dell'organizzazione sanitaria. Ogni ASL garantisce l'erogazione delle prestazioni ospedaliere attraverso i loro presidi ospedalieri a gestione diretta, ma ad ogni Area Vasta è stato assegnata un'Azienda Ospedaliera di riferimento. Gli IRCCS e le Case di Cura private sono parte del sistema di assistenza ospedaliera come già avviene nel modello "classico". Questo modello è impiegato in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte; come già anticipato in precedenza, anche le Marche stanno virando verso questa impostazione anche se con delle proprie peculiarità. I modelli sopra descritti che differiscono da quello classico sono il frutto di riforme tese a favorire o la creazione di integrazione fra pubblico e privato dove sia il cittadino ad avere la libertà di rivolgersi alla struttura da lui scelta (Lombardia), oppure la riduzione della spesa sanitaria attraverso un miglior assetto organizzativo e decisionale (Marche, Molise, Toscana, Emilia Romagna e Piemonte). Ritornando alla notizia con cui ho aperto questo post, la fusione della quattro ASL della Romagna in unica grande ASL, rappresenta anche la fusione di ASL appartenenti ad un'unica Area Vasta. Quindi significa che Area Vasta e ASL coincideranno e non è escluso che ciò potrebbe portare ad una fusione dei due Enti facendo rientrare nella competenza della ASL tutte quelle funzioni di amministrazione, acquisto, programmazione e controllo, che in precedenza erano state accentrate e trasferite nell'Area Vasta. Usando un po' di immaginazione, non si può nemmeno escludere che, se la riforma dovesse risultare una soluzione efficace sia per quanto riguarda la qualità dei servizi offerti sia per il contenimento dei costi, possa essere estesa anche alle ASL delle altre due Aree Vaste della Regione. Paradossalmente, in tale scenario, la Regione Emilia Romagna si ritroverebbe ad applicare nuovamente un modello sanitario di tipo "classico", composto di sole tre ASL ma con tutti i risparmi e le sinergie derivanti da questi accorpamenti. E nulla vieterebbe che il modello in seguito venga poi adottato anche da altre regioni. La cosa certa è che la necessità di ridurre la spesa sanitaria a seguito dei provvedimenti adottati dal governo centrale e dei tagli ai trasferimenti delle regioni stanno imponendo di ripensare la struttura di ogni singolo SSR. Ogni regione, sia autonomamente sia perché sotto pressione per i piani di rientro a causa del proprio deficit sanitario eccessivo, sta elaborando nuove proposte e soluzioni. Solo con il tempo potremo sapere quali saranno i nuovi modelli di riferimento e se soprattutto saranno in grado di garantire le attuali prestazioni sanitarie, possibilmente con un aumento della loro qualità di erogazione.
  • 50 volte MioPharma 35 Keywords: SSR, SSN, organizzazione sanitaria, ASL, modello di organizzazione, regioni Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/i-modelli-di-organizzazione-dei-servizi.html Fonti principali: Quotidianosanità.it – Emilia Romagna. Da giunta ok a progetto di legge per Asl unica della Romagna (http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=17221)
  • 50 volte MioPharma 36 Ancora biotecnologie: stanno arrivando gli organi bionici 29 Ottobre 2013 Quando ero bambino in TV veniva trasmesso un telefilm dal titolo "L'uomo da sei milioni di dollari", che raccontava le vicende di un ex ufficiale dell'esercito americano dotato di arti e organi bionici (nello specifico gambe, braccio destro e occhio sinistro). Ad essere onesti il telefilm non era fra i miei preferiti, ma comunque il fatto che il protagonista fosse un "uomo bionico" era allora un motivo più che sufficiente per tenermi incollato allo schermo. Ricordo ancora quanto avrei voluto avere delle gambe capaci di correre così veloci e quell'occhio in grado all'occorrenza di offrire la vista di un mirino di precisione pari a quello di un fucile da cecchino. All'epoca (parliamo di circa un quarto di secolo fa) pensare alla sola possibilità che in futuro arti bionici di quel tipo fossero stati impiantati nel corpo di un individuo e poi utilizzati come quelli normali significava veramente parlare di fantascienza. Ma oggi, con la rapida e stupefacente evoluzione tecnologica della robotica e i frutti delle continue ricerche in ambito neuroscientifico, questi nuovi arti artificiali diverranno presto disponibili. Non si tratta di semplici protesi, anche se lo sviluppo di nuove soluzioni e di nuovi materiali già oggi permettono attività e prestazioni assolutamente inimmaginabili fino a qualche anno fa (le gare delle paraolimpiadi di Londra 2012 sono la testimonianza più recente e più lampante dell'efficacia e dell'efficienza delle protesi oggi disponibili), ma di arti meccanici pienamente integrati nel corpo umano collegati al sistema nervoso centrale e quindi controllati direttamente dal cervello umano. Per quello che riguarda la robotica, ad oggi non sembrano più esserci limiti a quello che si può inventare e replicare: il robot ASIMO prodotto da Honda può (cito da Wikipedia) "camminare, correre, ballare, salire e scendere le scale, stare in equilibrio su una gamba e giocare a calcio; giocare anche a baseball e a bowling. Inoltre riesce a riconoscere le persone, salutarle e chiamarle per nome, seguire oggetti in movimento e spostarsi nella direzione indicata". La NASA, in collaborazione con la General Motors, ha sviluppato un automa antropomorfo chiamato Robonaut 2 il cui scopo è dare assistenza agli astronauti nel portare a termine mansioni particolarmente pericolose. La particolarità di questo robot sta nella flessibilità e nella
  • 50 volte MioPharma 37 realisticità delle sue braccia e soprattutto delle sue mani, tanto da essere dotato addirittura del senso del tatto. Le vere difficoltà, le cui soluzioni sono attualmente in fase di sperimentazione e forse in qualche caso anche di applicazione, sono relative alla connessione di queste dispositivi bionici con il sistema nervoso: solo così sarà possibile superare la barriera che divide la categoria delle protesi da quella degli organi bionici. La ricerca medica in questo campo sta facendo enormi progressi e, talvolta, ottenendo qualche risultato incoraggiante, come testimoniato dalla notizia apparsa nel febbraio scorso riportata da Adnkronos (Ricerca: mano bionica made in Italy con senso del tatto, impianto entro l'anno), ma deve ancora compiere ulteriori passi avanti. Avere impiantato un arto artificiale pienamente controllabile dal pensiero umano significherebbe il ritorno ad una vita pressoché normale per molte persone disabili oggi costrette a delle pesanti limitazioni strutturali e sociali, con benefici derivanti non solo dalla loro ritrovata produttività, ma anche dal recupero dei costi di socialità persa. E poiché anche questo campo rientra nelle biotecnologie, e l'Italia non solo ha degli ottimi professionisti e ricercatori in ambito medico/chirurgico ma anche una riconosciuta tradizione nel campo della robotica e dell'informatica, occorrerebbe anche in questo caso fare una scommessa: puntare forti investimenti in ricerca e in produzione in modo da avviare una nuova filiera che coniughi insieme medicina, ingegneria e scienze dei materiali. Lascio immaginare l'impatto su occupazione, reddito, ritorno sugli investimenti effettuati e, perché no, fiscalità generale. Per tutti i "treni" che questo paese ha perso nel corso degli ultimi anni, ce ne sempre stato uno pronto a partire: per una volta sarebbe ora di posizionarsi sulla locomotiva e non correre sulla banchina dietro all'ultimo vagone come l'ultimo degli attardati passeggeri. Keywords: biotecnologie, protesi bioniche, robot, ASIMO, Robonaut Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/10/ancora-biotecnologie-stanno-arrivando.html Fonti principali: Adnkronos – Ricerca: mano bionica made in Italy con senso del tatto, impianto entro l’anno (http://www.adnkronos.com/IGN/Daily_Life/Benessere/Ricerca-mano-bionica-made-in-Italy- con-senso-del-tatto-impianto-entro-lanno_314200279611.html)
  • 50 volte MioPharma 38 L'inappropiatezza prescrittiva nel paziente anziano: le mie personali considerazioni 01 Novembre 2013 Alcune volte mi capita di pensare scherzosamente che casa mia sembra essere il retrobottega di una farmacia. Dico ciò poiché vivo con i miei genitori e la loro età incomincia ad essere importante (per inciso rientrano entrambi nella fascia over 65) e per tale ragione gli acciacchi iniziano ad essere un po' più frequenti e un po' più fastidiosi ogni anno che passa. Si possono considerare entrambi generalmente in salute, ma mio padre, per una serie di ragioni, è da ritenersi un malato cronico con multimorbidità, e per questo deve assumere giornalmente dei farmaci. Perciò non sono rimasto sorpreso quando qualche mese fa ho letto un articolo apparso su Salute 24, dove veniva riportato che il 50% della popolazione anziana, che assomma a circa 12,5 milioni di persone suddivise in 7,3 milioni di donne e 5,2 milioni di uomini, assume dai 5 ai 10 farmaci al giorno, con tutti i problemi derivanti dalla assunzione in contemporanea di differenti preparati e di aderenza alla terapia. Problemi che si presentano ancora con più evidenza nel caso in un dato momento sopravvenga una patologia acuta quale può essere ad esempio un banale virus para-influenzale che, tuttavia, necessiti di un trattamento farmacologico. In questo caso non invidio proprio il lavoro del nostro medico di famiglia, persona di provata professionalità e comprensione, che si deve destreggiare nel dover scegliere quale prescrizione effettuare tenendo conto del quadro complessivo dei farmaci assunti da mio padre. Questa percentuale, scaturita da un'apposita indagine condotta dal Geriatrics Working Group (GWG) dell'AIFA e sollecitata personalmente dal presidente dell'Agenzia Sergio Pecorelli, dimostra come il fenomeno dell'inappropriatezza prescrittiva sia diventato un problema di una certa rilevanza, vista la tendenza all'invecchiamento della popolazione e il sempre maggior aumento dell'incidenza delle malattie croniche nei pazienti anziani. Nell'indagine viene anche sottolineato che 1,4 milioni di anziani assumono 10 o più farmaci al giorno. L'assunzione di più farmaci in contemporanea, magari i più efficaci nella cura della singola patologia a cui si rivolge la loro azione, rischia di essere, nel migliore dei casi, inefficace, quando non addirittura dannosa, e talvolta generare qualche dubbio sulla professionalità dei
  • 50 volte MioPharma 39 medici curanti, in quanto in alcuni casi trasmettono la sensazione di procedere per tentativi. Il paziente anziano in particolare può risentire molto negativamente per un evento avverso generato da prescrizioni che non abbiano tenuto conto del suo quadro clinico generale, in quanto il suo stato di forma psico-fisico è generalmente più precario rispetto a quello di un paziente adulto. E così non è un caso che quasi il 60% dei pazienti ultra-65anni dimostri una scarsa adesione alle terapie soprattutto per quanto riguarda diabete, ipertensione, depressione e osteoporosi. Per cercare di comprendere, misurare e elaborare proposte e azioni tese a limitare i casi di il fenomeno, l'AIFA ha individuato 13 indicatori che costituiranno la base per misurare l'evoluzione del fenomeno. Ma ciò rappresenta solo un primo passo di un percorso che ha lo scopo di limitare l'inappropriatezza prescrittiva in modo da, usando le parole del Presidente Pecorelli, "garantire sempre meglio la qualità della vita e la salute degli anziani”, e limitare i costi che questo fenomeno scarica sul sistema sanitario. Costi che possono essere tangibili, in quanto derivanti dall'effettivo rimborso del SSN sulle prescrizioni inappropriate rilasciate dai medici o dalla cure che sono necessarie per rimediare ad un evento avverso anch'esso legato a questo motivo, e intangibili, dovuti alla socialità persa e all'eventuale disagio arrecato ai familiari del paziente anziano. Percorso che, dal mio punto di vista, deve vedere coinvolte non solo le istituzioni, i professionisti della salute e le associazioni dei pazienti, ma anche l'industria farmaceutica con un maggior impegno nella ricerca e nella conduzione di studi clinici che si pongano come obiettivo di verificare la tollerabilità e l'efficacia di più farmaci assunti contemporaneamente da pazienti anziani affetti da più patologie. Mi pare che assumersi questo come impegno di Responsabilità Sociale d'Impresa non possa che essere considerata un'occasione da cogliere... Keywords: malati cronici, multimorbidità, AIFA, prescrizione farmaci Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/linappropiatezza-prescrittiva-nel.html Fonti prinicpali: Il Sole 24 Ore – Salute 24 – Troppi farmaci per gli anziani, così la salute è a rischio (http://salute24.ilsole24ore.com/articles/15699-troppi-farmaci-per-gli-anziani-cosi-la-salute-e- a-rischio?refresh_ce) AIFA – Studio AIFA fotografa correttezza cura della popolazione anziana (http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/studio-aifa-fotografa-correttezza-cure-nella- popolazione-anziana) AIFA – Indicatori per valutare la qualità della prescrizione farmacologica nella popolazione anziana: la polifarmacoterapia (http://www.agenziafarmaco.gov.it/it/content/indicatori-valutare-la-qualit%C3%A0-della- prescrizione-farmacologica-nella-popolazione-anziana-la)
  • 50 volte MioPharma 40 La Direttiva 2011/24: minaccia o occasione da cogliere? 05 Novembre 2013 La mia tesi di laurea, che ho discusso la bellezza di dieci anni fa (giugno 2003) ha come titolo "Il pensiero politico di Mario Albertini" e un sottotitolo che indica chiaramente quale sia l'argomento sviluppato in essa: "dall'Europa degli Stati nazionali agli Stati Uniti d'Europa". Mario Albertini è stato uno dei maggiori esponenti del Federalismo Europeo, fine pensatore, amico e avversario di Altiero Spinelli. So che l'argomento al giorno d'oggi non ha molta popolarità, ma è stato fra coloro che hanno proposto e sostenuto la creazione di una moneta unica, nella convinzione che ciò avrebbe costretto i governi degli Stati nazionali ha cedere parte della loro sovranità ad un governo europeo eletto democraticamente dal popolo europeo. Anche se questa strategia sta dimostrando tutti i sui limiti, il processo di integrazione, attraverso la classica via intergovernativa tracciata da Jean Monnet, sta comunque continuando: a volte su cose insignificanti (e onestamente ridicole), altre volte su aspetti più seri che potrebbero rappresentare delle novità capaci di modificare nel medio e lungo periodo le abitudini e la mentalità dei vari popoli nazionali, posando così un ulteriore mattone sulla via della nascita di un vero popolo europeo come sognato da Albertini. La prossima entrata in vigore della Direttiva 2011/24 sulla libera circolazione dei pazienti rappresenta una di queste novità. La Direttiva, entrata in vigore il 25 Ottobre (in Italia il 4 dicembre quando verranno emessi i Decreti Legislativi), presenta delle problematiche a cui non è stata ancora trovata una soluzione (introduzione o meno dell'autorizzazione preventiva; come gestire operativamente i criteri di rimborso; stipulazione di accordi di cooperazione fra Stati e istituzione dei punti di contatto). Essa è poi limitata ad alcune casistiche di assistenza e la sua adozione pratica sta subendo importanti ritardi non solo in Italia ma anche nella maggioranza dei paesi UE. Tuttavia, questa Direttiva è un altro tassello nel completamento delle politiche di libera circolazione delle persone e nella libera scelta dei servizi da parte dei cittadini. Ci vorrà del tempo perché le norme vengano via via affinate, vengano corretti gli eventuali errori e rimossi gli ostacoli ad una piena convergenza fra le varie politiche sanitarie nazionali; processo che, fermo restando che ognuna di esse conservi le proprie peculiarità ed autonomia, in futuro potrebbe portare ad un quadro normativo europeo sulla politica sanitaria. Ci potrebbe
  • 50 volte MioPharma 41 volere del tempo perché i cittadini europei sfruttino appieno le eventuali opportunità che l'applicazione della Direttiva potrebbe concedere loro. Ad oggi sono pochi i cittadini che decidono di recarsi al di fuori del proprio paese per farsi curare in un altro: come riportato nell'articolo de Il Sole 24Ore Sanità del 9-15 luglio 2013, il saldo negativo sofferto dall'Italia nella mobilità sanitaria internazionale è di "soli" 25 milioni di Euro, derivante dalla differenza fra i 75 milioni di uscita e i 50 milioni di entrata. Numeri che rapportati al bilancio statale possono essere considerati modesti, ma non è da escludere che in futuro possano diventare importanti con tutto quello che ne potrebbe conseguire a livello di costi per il sistema sanitario e per la sua sostenibilità. Liberato dagli ostacoli presenti fino ad oggi, non si può escludere che questo piccolo rivolo d'acqua possa diventare un impetuoso torrente... Dal mio punto di vista è importante quindi verificare e, particolarmente in alcune regioni, cogliere l'occasione per riformare il sistema ospedaliero così da recuperare risorse da investire nelle cure di alta specializzazione, che sono quelle capaci di attrarre pazienti da altri Stati. Poiché il quadro concorrenziale non sarà più limitato solamente all'ambito nazionale e alla sua classica distinzione fra pubblico e privato, ma aperto ed inglobato in un'arena più vasta, occorre essere preparati per affrontare al meglio la nuova sfida e con una struttura ospedaliera in grado di offrire prestazioni di qualità associate a costi sostenibili. Keywords: libera circolazione pazienti, direttiva europea, sistema ospedaliero Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/la-direttiva-201124-minaccia-o.html Fonti principali: Quotidianosanità.it – Speciale “La sanità senza frontiere” (http://www.quotidianosanita.it/governo-e-parlamento/articolo.php?articolo_id=17663) Il Sole 24 Ore Sanità – Cure transfrontaliere lumaca (http://www.sanita.ilsole24ore.com/pdf2010/Sanita2/_Oggetti_Correlati/Documenti/Dal- Governo/26_2_3.pdf?uuid=a4f5f4b2-3b2f-11e3-bd28-ef3b95b45554)
  • 50 volte MioPharma 42 Il pensiero laterale nel pharma in Italia 08 Novembre 2013 In questo periodo sto leggendo un libro scritto nel 1967 da Edward De Bono intitolato "Il pensiero laterale - Come diventare creativi" ed edito in Italia da Bur. Non mi è stato facile iniziare la lettura di questo libro, preso come sono in questo periodo da tutta una serie di attività da svolgere, ma ora che sono arrivato quasi alla sua conclusione devo confessare che mi sono pentito di non averlo letto prima. Il saggio si basa sulla distinzione netta fra il pensiero verticale, caratterizzato dall'utilizzo della logica per la risoluzione diretta di qualsiasi problema che si frapponga fra noi e i nostri obiettivi, e il pensiero laterale, che invece è descritto come un approccio indiretto e fondato sull'osservazione di un tema o di un problema impiegando diversi e differenti punti di vista allo scopo di elaborare soluzioni o idee che siano concrete ed innovative allo stesso tempo. Il pensiero laterale "non si propone la sola soluzione di problemi singoli, ma si preoccupa anche di trovare nuove interpretazioni della realtà, e si interessa di idee nuove di ogni genere" (pag. 13). Esso rappresenta un approccio mentale ai problemi che richiede una certa attitudine e anche un suo esercizio pratico, così da essere in grado di aprire la propria mente a nuove opportunità, di poterle individuare e infine di coglierle. Immagino già la domanda che mentalmente in questo momento mi state ponendo: "Interessante... Ma che cosa ha a che fare tutto ciò con l'industria farmaceutica e con il mondo della sanità in generale?". Partendo dal presupposto che nel corso dei secoli gli uomini hanno sempre cercato di utilizzare e migliorare l'impiego della logica nel portare avanti le proprie attività, siano esse semplici oppure di elevata complessità, essi hanno naturalmente trasmesso questo loro modus operandi ai "soggetti collettivi" di cui essi stessi fanno parte (stato, azienda, associazione, ecc...): il ricorso alla logica è uno dei fattori considerati imprescindibili per impiantare una buona organizzazione e per realizzare processi efficienti ed efficaci. Tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi (siano essi relativi alla sfera privata o a quella professionale), le intuizioni e le idee illuminano la mente umana con modalità ancora sconosciute, superando le barriere della logica se non addirittura infrangendole. A livello professionale, nel corso degli anni ho conosciuto persone con uno spiccato pensiero laterale, capaci di pensare a soluzioni che andassero oltre gli steccati imposti dal mero ragionamento, ma impossibilitate a portare avanti le loro idee perché inserite in un contesto lavorativo retto dall'approccio verticale, dalla logica, dalla sicurezza che dà l'operare seguendo processi datati magari non più efficaci ma oramai talmente formalizzati da essere considerati come assolutamente immutabili.
  • 50 volte MioPharma 43 A mio parere, in Italia tale situazione è presente nella maggior parte delle aziende, senza distinzioni di settore e di dimensione, ma in particolare nel farmaceutico. Anche se ultimamente sembra che i maggiori players abbiano messo in atto del concrete azioni di ripensamento e innovazione della loro struttura e delle loro procedure, la regolamentazione intrinseca del settore e le caratteristiche che contraddistinguevano il mercato fino a un due decenni fa (un modello di business che garantiva alti rendimenti e una facilità relativa nell'attività di vendita e promozione, nonché la vigenza di numerosi brevetti di farmaci blockbuster) hanno spinto molti dirigenti dell'epoca a non indagare sulla possibilità di adottare modelli di business e procedure diversi da quelli allora esistenti. E, con alcune rilevanti eccezioni, tale comportamento si è talmente consolidato nelle aziende farmaceutiche da non permettere loro di adeguarsi alle rinnovate condizioni del business, nonostante siano stati studiati e applicati numerosi piani di ristrutturazione e di modernizzazione aziendale: se la mentalità non cambia ogni novità introdotta parte già con un deficit di innovazione. Ciò non significa lasciarsi travolgere dalla "rivoluzione" innovativa, ma aprire la propria mente, invitare tutti coloro che fanno parte della comunità aziendale a elaborare proposte e a sperimentare, allo scopo di cogliere quelle intuizioni che se applicate e ben instradate, potrebbero dar vita a nuove opportunità di business o a semplificare, e quindi rendere più efficace ed efficiente, ciò che già esiste oggi. Si tratta di un lavoro difficile e mentalmente dispendioso, ma è l'unica attività capace di creare valore e innovazione nel lungo periodo. Keywords: creatività, innovazione, organizzazione aziendale Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/il-pensiero-laterale-nel-pharma-in.html Fonti prinicipali: Il pensiero laterale – Come diventare creative – Edward De Bono
  • 50 volte MioPharma 44 Cure primarie in UK: pillole sulla riforma sanitaria 12 Novembre 2013 Il 1° aprile di quest'anno in Inghilterra è entrata in vigore la nuova riforma sanitaria fortemente voluta dal Primo Ministro David Cameron, per mezzo della quale il National Health Service ha subito un cambiamento epocale tale da modificarne in profondità la struttura e i processi ad essa connessa, soprattutto per quel che riguarda l'assistenza primaria. Infatti, il precedente sistema di governance dell'intero sistema si basava su 10 Strategic Health Autorities, incaricate della gestione e del governo del NHS a livello locale attraverso la predisposizione degli Health Improvement Programmes e il monitoraggio dei rapporti fra i Trust (ospedali) della secondary care e i Primary Care Trusts (PCTs). I PCTs erano degli aziende sanitarie locali il cui scopo era quello di garantire l'accesso a tutti i servizi sanitari necessari a favore di tutti i cittadini ricompresi nel loro territorio. Il loro numero era pari a meno di 300 e all'interno di ognuno di essi operavano, e venivano coordinati, più GPs (General Practitioners), vale a dire i medici generici, insieme a personale infermieristico e terapisti, oculisti, dentisti e farmacisti allo scopo di offrire l'assistenza sanitaria globale per il loro territorio di riferimento. Accanto ai PCTs erano stati anche istituiti i Walk-in Centres, in cui venivano impiegati infermieri specializzati e che offrivano informazioni e assistenza sanitaria su patologie o lesioni non gravi, e il NHS Direct, vale a dire un servizio telefonico attivo 24h su 24 a cui rispondono infermieri professionali che fornivano informazioni e consigli relativi alla salute. Con al nuova riforma, le Strategic Health Autorities e i Primary Care Trusts sono stati aboliti a partire proprio dal 1° aprile, e gli stessi PCTs sono stati sostituiti da 211 consorzi di GPs che prendono il nome di Clinical Commissioning Groups (CCGs). Questi ultimi sono organizzazioni private a pieno titolo alle quali saranno versati i 65 milioni di sterline di fondi pubblici (pari a circa il 70% dell'intero budget annuale della sanità inglese). Attraverso questi fondi, i singoli CCGs dovranno finanziare sia le attività dei GP's sia i servizi che essi offriranno ai loro pazienti per mezzo dei provider ai quali saranno commissionate le prestazioni (cure domiciliari, specialistica e ospedaliera). Anche senza analizzare altri punti altrettanto importanti di questa riforma (come ad esempio la privatizzazione dei Trust ospedalieri), dalla sommaria descrizione sopra fornita riguardante le sole cure primarie si può comprendere il terremoto che essa ha generato in questi mesi e iniziare a riflettere di come potrebbe evolvere questo sistema nel prossimo futuro. Ciò che invece rimane immutato è il finanziamento dell'intero sistema che avverrà ancora attraverso la fiscalità generale. Non ho né le competenze né la posizione per poter esprimere un giudizio di merito sull'organizzazione scaturita dalla riforma delle cure primarie, ma di certo questo nuovo
  • 50 volte MioPharma 45 modello presenta alcuni punti di criticità che solo con la sua applicazione nel corso del tempo potrebbero essere eventualmente individuati e corretti: gli eventuali rischi di conflitto d'interessi fra i provider (che per legge possono essere anche privati) e i singoli GPs come potrebbero essere scoraggiati? Poiché il budget della sanità subirà ulteriori tagli nei prossimi anni, i CCGs riusciranno a garantire l'universalità del modello? E cosa succederebbe se la quota di finanziamento assegnata ad un singolo CCGs non fosse in grado di garantire la copertura sanitaria dei cittadini che si rivolgono ad esso? Poichè ogni CCGs sarà autonomo nella scelta dei providers, ciò non rischia di causare un aumento dei costi delle forniture in assenza di gare che coinvolgano più consorzi contemporaneamente? Spero e penso che il nuovo sistema inglese alla fine possa anche funzionare, magari con l'aggiunta di qualche correttivo, ma di certo al momento (e anche nel prossimo futuro) non lo importerei nel nostro SSN (anche se più di un pensierino su una diversa distribuzione delle competenze fra Stato e Regioni da quella attualmente in vigore non incontrerebbe la mia contrarietà). Ma questa è solo una mia opinione. Detto questo, è notizia di questi giorni che le Regioni italiane hanno convenuto su una bozza di atto di indirizzo che sarà la base di discussione per il rinnovo delle convenzioni dei medici di base con il servizio sanitario nazionale. Ciò naturalmente sta generando un confronto fra le rappresentanze dei MMG e le Regioni, ma oramai la strada pare segnata: entro un lasso di tempo relativamente breve entrerà in vigore la riforma Balduzzi che prevede l'istituzione di Aggregazioni Funzionali Territoriali (AFT) o di Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP). Per una volta penso che sia il caso di proseguire per la nostra strada, adottando con coerenza un nostro modello per un periodo di tempo congruo al fine di valutarne i risultati, senza lasciarsi trascinare da nuovi modelli elaborati fuori dai nostri confini che magari possono apparire affascinanti ma risultare non compatibili con la realtà culturale ed economica del nostro paese. Keywords: Regno Unito, riforma sanitaria, Clinical Commissioning Groups, NHS Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/cure-primarie-in-uk-pillole-sulla.html
  • 50 volte MioPharma 46 La valutazione generale del sistema sanitario 15 Novembre 2013 Una decina di giorni fa, mentre stavo compiendo una mia personale rassegna stampa, ho letto l'articolo apparso sul sito di Quotidiano Sanita intitolato "Ma per Bloomberg l'Italia ha il 6° sistema sanitario più efficiente del mondo". L'articolo riporta le conclusioni di uno analisi pubblicata dalla nota agenzia di comunicazione finanziaria che ha elaborato dati di World Bank, International Monetary Fund, World Health Organization, Hong Kong Department of Health su un totale di 48 paesi. La misurazione ha tenuto conto di tre criteri aventi ognuno un diverso peso nella determinazione del risultato finale: la speranza di vita, a cui è stata attribuita un'importanza del 60%, il costo della sanità in rapporto al PIL, con peso assegnato pari al 30%, e il costo pro capite dell'assistenza sanitaria in valore assoluto, comprendente tutti servizi di prevenzione e cura della salute, la pianificazione familiare, attività di nutrizione e gli aiuti di emergenza, a cui è stato attribuito il restante 10%. Infine, per determinare quali paesi dovessero rientrare nel campione, si è tenuto conto di alcuni criteri quali il numero di abitanti (non inferiore ai 5 milioni), il PIL pro capite (di almeno 5.000 dollari) e un'aspettativa di vita pari o superiore a 70 anni. Secondo questa classifica il sistema sanitario più efficiente al mondo è quello di Hong-Kong, seguito da Singapore a da quello del Giappone. Con il suo 6° posto, il sistema sanitario italiano è valutato come il secondo più efficiente in Europa preceduto solamente da quello spagnolo, mentre la Svezia è posizionata al posto di questa classifica, seguita da Inghilterra (14°), Francia (19°) e Germania (30°). Il sistema statunitense, con la sua 46° posizione risulta essere uno dei meno efficienti al mondo. Questo è solo l'ultima analisi in ordine di tempo che effettua una graduatoria dei vari sistemi sanitari. La più famosa è sicuramente il Rapporto OMS sullo stato di Salute nel Mondo pubblicato nel 2000, che è stata stilata attraverso l'utilizzo di cinque famiglie di indicatori (livello di salute generale, distribuzione della salute nella popolazione, grado generale di reattività, distribuzione della reattività, riparto del contributo finanziario al sistema) che hanno costituito, insieme alla spesa sanitaria pro-capite, la base per la determinazione di tre macro- indici: livello generale di rendimento, il rendimento rispetto allo stato di salute, livello generale di performance. E proprio il punteggio di quest'ultimo indice pone il sistema sanitario italiano al secondo posto al mondo appena dietro alla Francia (anche se la metodologia che ha portato ad ottenere questo risultato è stata oggetto di critiche). Altri studi più recenti, come l'Euro Health Consumer Index stilato dall'Euro Consumer Powerhouse di Stoccolma o l'indagine Qog dell'Università di Gothenburg, posizionano il sistema italiano nella parte medio-bassa della loro graduatoria (il primo al 21° posto su 34 paesi nel 2012 e il secondo al 10° su 18 sistemi nel 2013). In poche parole, se si cercasse di cogliere l'effettivo stato di salute del sistema sanitario italiano attraverso questi numeri, ci si troverebbe di fronte a dati contraddittori.
  • 50 volte MioPharma 47 Secondo il mio parere, la pubblicazione della graduatoria di un indice generale di performance non è un buon indicatore di come un sistema sanitario sia effettivamente efficiente ed efficacie e di quale sia il suo effettivo rendimento (a meno che questo risultato non sia accompagnato da una corposa analisi qualitativa) poiché i differenti criteri di selezione del campione, l'aggiornamento dei dati trasmessi, i modelli statistici utilizzati, la gestione dell'errore statistico e, non ultima, la tentazione da parte degli organi di comunicazione di trattare il tema come se fosse frutto della partecipazione ad un torneo sportivo, sono tutti fattori che possono determinare dei risultati fuorvianti. Così facendo, inoltre, non si puntano i riflettori su quali possano essere i fattori negativi che hanno determinato un dato risultato, evitando così di informare in maniera corretta ed esaustiva il cittadino-contribuente e di prendere dei provvedimenti mirati atti a risolvere eventuali problemi o disfunzioni. In fin dei conti tutti i cittadini di tutti i paesi sanno che i rispettivi sistemi sanitari hanno delle disfunzioni e delle inefficienze o anche solo degli aspetti da migliorare: essi sperimentano tali realtà sulla loro pelle ogni qualvolta fanno ricorso ai servizi offerti dal loro sistema sanitario o attraverso gli esborsi di denaro che devono sostenere per finanziare l'intero sistema (vuoi attraverso premi assicurativi, contributi o tasse). E per tali motivi penso che occorra concentrarsi più su quali possano essere le aree di debolezza del proprio sistema sanitario, chiaramente cercando di mantenere o migliorare le aree già ben presidiate, invece che su quale posizione si è raggiunta in una data graduatoria. Anche nel caso in cui da essa dovesse risultare che il proprio sistema sia il primo della classe. Keywords: SSN, classifica, Rapporto OMS, efficienza, efficacia Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/la-valutazione-generale-del-sistema.html Fonti prinicpali: Quotidianosanità.it – Ma per Bloomberg l’Italia ha il 6° sistema sanitario più efficiente del mondo (http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?approfondimento_id=4353) Rapporto OMS 2000 (http://www.who.int/whr/2000/en/)
  • 50 volte MioPharma 48 La crisi e il ruolo della produzione farmaceutica 19 Novembre 2013 Il 12 novembre sul sito de Il Sole 24 Ore è apparso l'articolo "La produzione resta in rosso" di Luca Orlando il quale ha riportato il dato della produzione industriale del mese di settembre pubblica dall'Istat. La crescita riportata dall'indice destagionalizzato rispetto ad agosto (+0,2%) non deve far illudere, in quanto, una volta corretto per gli effetti del calendario (i giorni lavorativi di settembre 2013 sono stati 21 a fronte dei 20 di settembre 2012) l'indice tendenziale riporta una perdita del -3,0%, mentre la media della produzione nei primi nove mesi del 2013 è inferiore del -3,9% a quella del relativo periodo del 2012. Nel leggere questi dati si può scorgere qualche piccolo accenno di rallentamento nella caduta della nostra economia, ma anche che il tanto promesso ritorno alla crescita sta tardando ad arrivare. Andando ad analizzare il dato suddiviso per settori, Orlando riporta come, al contrario di tutti gli altri, il settore farmaceutico abbia riportato una crescita sia per quanto riguarda il dato congiunturale (+12,0%), sia per quello della media dei primi nove mesi del 2013 (+2,8%). La spiegazione offerta che dati questi positivi del pharma siano dovuti al parziale spostamento produttivo in Italia messo in atto da una multinazionale, può essere letto anch'esso come un dato in controtendenza rispetto a quelli di tutte le altre attività produttive: il farmaceutico è in grado di attirare investimenti, nonostante le ben note difficoltà strutturali e congiunturali presenti nel nostro paese. Ma qual è il peso del settore farmaceutico a livello nazionale? Qual è il suo contributo nella determinazione della ricchezza nazionale? Per avere un idea di quale sia l'importanza dell'industria farmaceutica nel nostro tessuto economico, produttivo e sociale, si può far riferimento ai dati riportati nella presentazione "La produzione di valore nell'Industria farmaceutica in Italia" pubblicata a cura del centro studi di Farmindustria nel corso del corrente mese. Solo per riportare qualche numero: 174 fabbriche; 63.500 addetti più altri 59.800 che operano nell'indotto; 25,7 miliardi di Euro di produzione (pari a Euro 423 procapite); +44% di crescita dell'export negli ultimi 5 anni (con il 67% della produzione destinata all'export); 2,4 miliardi di investimenti (1,2 in Ricerca e Sviluppo e 1,2 in produzione); Inoltre, in base all'ultima Relazione Annuale della Banca d'Italia, il settore farmaceutico è riconosciuto come quello fra i settori manifatturieri ad avere accresciuto la sua competitività, la sua produttività e la capacità di Ricerca e Sviluppo nel corso degli ultimi anni. Ad oggi esso si
  • 50 volte MioPharma 49 pone come secondo in Europa in termini di produzione totale (dietro solamente alla Germania) e il primo per produzione pro capite. Si potrebbero aggiungere anche altri contributi numerici, tabelle, grafici e via dicendo, ma già solamente con quanto sopra riportato dovrebbe risultare chiaro quale sia l'importanza giocata dalla farmaceutica e dal suo indotto nel quadro economico nazionale. Si continua a ribadire da più fonti che nel 2014 si avrà la tanto sospirata ripresa (anche se personalmente sospetto che si passerà da una recessione ad una stagnazione economica o poco più, ma questa è una mia opinabile opinione): perché non cercare di favorire, attraverso gli opportuni strumenti di governo, un settore che già oggi, in piena recessione economica (e dopo aver conosciuto una profonda ristrutturazione in questi anni), è in grado di produrre valore aggiunto, investimenti e di competere a livello europeo? E' mia opinione che favorendo un'accelerazione del suo tasso di crescita, l'intero sistema nazionale potrebbe solo beneficiarne... Keywords: produzione farmaceutica, crisi economica, Banda d’Italia Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/la-crisi-e-il-ruolo-della-produzione.html Fonti principali: Il Sole 24 Ore – La produzione resta in rosso (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2013-11-12/la-produzione-resta-rosso- 064654.shtml?uuid=AB0EDcc&fromSearch) Farmindustria – La produzione di valore dell’industria farmaceutica in Italia (http://www.farmindustria.it/index.php?option=com_jdownloads&Itemid=0&view=finish&cid= 98037&catid=42)
  • 50 volte MioPharma 50 Le Case della Salute 23 Novembre 2013 Nella mattinata di martedì 19 novembre 2013, l'Assessore al diritto alla Salute della Regione Toscana, Luigi Marrone, ha inaugurato la 40° Casa della Salute della Toscana, la prima posta nell'area fiorentina (per la precisione nel comune di Scandicci). Ma questa non è che un altro piccolo step di un piano regionale che ha come obiettivo la costituzione di un totale di 90 Case della Salute entro la primavera del 2014. E una volta che questo piano sarà completato, si procederà al finanziamento di altre 30 da realizzare entro la fine del 2014. Ma la Toscana non è l'unica regione italiana ad avere in programma la creazione di un'estesa rete di Case della Salute. Un'altra regione con servizi sanitari d'eccellenza come l'Emilia- Romagna ha anch'essa già inaugurato una cinquantina di Case della Salute e programmato l'apertura di un'altra sessantina entro fine anno. Altre regioni che hanno adottato il modello della "Casa della Salute" sono Piemonte, Sicilia, Sardegna, Puglia e, più recentemente, la Calabria. Inoltre, secondo quanto dichiarato dal Presidente Zingaretti non più tardi di due mesi fa, anche la Regione Lazio istituirà Case della Salute per cercare di limitare gli accessi impropri al pronto soccorso e limitare il numero di strutture ospedaliere e di posti letto, allo scopo di rispondere in maniera adeguata ai bisogni sanitari della cittadinanza e limitare la spesa sanitaria regionale. Ma che cosa è una 'Casa della Salute'? E quali sono le sue funzioni? Nato da una proposta della CGIL (attraverso il Sindacato Pensionati Italiano e la CGIL Medici) e in seguito fatto proprio dal Ministro della Sanità Livia Turco nel 2006 (tanto da averne fatto uno dei perni su cui basare la riforma dell'assistenza territoriale da lei proposta), il modello della Casa della Salute prevede che una gamma più o meno estesa di cure primarie sia fornita in un luogo pubblico dove il cittadino possa accedere a prestazioni ambulatoriali sia di medicina generale sia di medicina specialistica, servizi di prevenzione, riabilitazione e diagnostica e altri eventuali servizi sanitari, in tempi celeri e con l'assistenza di personale competente. Attraverso questo strumento si vuole così cercare di sanare quello che fino ad oggi è stato uno dei più grossi limiti del nostro SSN: l'erogazione di servizi sanitari territoriali al di fuori dell'ambito ospedaliero. In ognuna di esse opera un team interdisciplinare di professionalità (MMG, medici di continuità, medici specialisti, infermieri, amministrativi, assistenti sociali) che proprio per questa sua caratteristica dovrebbe essere in grado di dare un'assistenza continuativa soprattutto ai malati
  • 50 volte MioPharma 51 cronici e, attraverso un'opportuna turnazione, garantire un'apertura al pubblico di 24 h 7 giorni su 7 (alcune realtà al momento sono aperte per sole 12h per 6 giorni a settimana, anche se alcune di esse stanno passando alle 16h). La regione che è riuscita a strutturare meglio il modello delle Case di Cura, tanto da divenirne una realtà di assoluta eccellenza, è l'Emilia Romagna: la Regione infatti ha individuato tre tipologie di Case delle Salute, che sono state (e verranno ancora) istituite in base al bacino di popolazione a cui renderanno disponibili i loro servizi. Si è proceduto così nel configurare le Case della Salute Piccole (CSP), che si occupano di sola attività ambulatoriale generale, specialistica, di continuità e osservazionale; le Case della Salute Medie, che aggiungono ai servizi offerti dalle CSP anche quelli di pediatria, riabilitativi, di screening, di vaccinazione, di diagnostica strumentale elementare e un punto prelievi per esami di laboratorio; e le Case della Salute Grandi, che garantisco tutti servizi relativi alle cure primarie, alla salute mentale e alla sanità pubblica. Le sperimentazioni con esito positivo effettuate in passato e l'adozione e lo sviluppo di questo modello in più regioni stanno a dimostrare una sua possibile efficacia, che comunque dovrà essere confermata negli anni a venire. Ma poiché entro breve tempo la normativa prevista dal Decreto Balduzzi diverrà esecutiva, esso dal mio punto di vista rappresenta un buon punto di partenza per la pratica applicazione delle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP) previste dalla legislazione. Keywords: casa della salute, Toscana, Emilia Romagna, diagnostica, CSP, Decreto Balduzzi Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/le-case-della-salute.html Fonti Principali: Quotidianosanità.it – Toscana. Marroni: “Case della Salute pilastro della nostra riforma sanitaria” (http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=17592) Quotidianosanità.it – Lazio. Zingaretti lancia le Case della Salute: “Entro prossimo anno saranno 48” (http://www.quotidianosanita.it/regioni-e-asl/articolo.php?articolo_id=16975) Saluter – Il portale del Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia Romagna (http://www.saluter.it/servizi-ai-cittadini)
  • 50 volte MioPharma 52 Gli italiani e il loro giudizio sul SSN 26 Novembre 2013 L'opinione che i cittadini italiani hanno riguardo la sanità pubblica non è sempre stata delle migliori. Anzi, a ben vedere è sempre stata abbastanza negativa se rapportata a quella nutrita da cittadini di altri Stati nei confronti del proprio sistema sanitario. Nelle conclusioni del libro "Il Sistema Sanitario Italiano" scritto dal Dottor Vittorio Mapelli e pubblicato da Il Mulino nel 2012, l'autore riporta una serie di dati riguardanti il dato di soddisfazione dei cittadini europei nei confronti dei rispettivi sistemi sanitari: secondo un sondaggio effettuato dalla Commissione Europea nel 2010, i belgi risultavano essere i cittadini più soddisfatti della loro sistema sanitario con un grado di approvazione pari al 97%, i francesi hanno espresso un grado di soddisfazione del 91%, mentre gli inglesi erano soddisfatti all'87% del loro famoso NHS. Secondo questo sondaggio il grado di soddisfazione degli italiani verso il SSN era pari al 54%, davanti a Portogallo, Grecia e paesi dell'Est Europa. In un'indagine condotta dal Ministero della Salute sempre nel 2010, l'ospedale e il pronto soccorso erano considerati di buona qualità solo da un terzo degli italiani, mentre la figura del medico di famiglia lo era al 43%, gli ambulatori e i consultori al 32% e l'assistenza domiciliare al 28%. Tuttavia, Mapelli riporta anche i dati di un'indagine ISTAT svoltasi anch'essa nel 2010 che indicava come la percentuale di coloro tra le persone intervistate che hanno avuto un'esperienza diretta dei servizi offerti dal SSN e che hanno espresso un giudizio positivo saliva all'88% per l'assistenza medica e infermieristica ricevuta in ospedale, al 68% per ciò che riguarda il vitto, al 78% in relazione ai servizi igienici. E in un sondaggio effettuato da "Salute- la Repubblica" pubblicato l'11 dicembre 2011, ben l'85% degli italiani si è dichiarato a favore del SSN, preferendolo ad ogni altro sistema. Ma come si conciliano i numeri sopra riportati con i risultati dell'indagine svolta dall'istituto Demos di Ilvo Diamanti su incarico dell'associazione ATBV, i cui associati sono medici specialisti di malattie cardiovascolari, e presentati il giorno 23 novembre a Bologna? Da questa ricerca, infatti, risulta che il 65% della popolazione italiana si dichiara soddisfatta della sanità pubblica, con un tasso di approvazione per la classe medica ed infermieristica pari rispettivamente all'80% e al 77,5%.
  • 50 volte MioPharma 53 Non avendo possibilità di recuperare le caratteristiche delle indagini svolte nel 2010 da Istat, Commissione Europea e Ministero della Salute, e le relative domande poste ai rispettivi campioni, non è possibile fare dei raffronti diretti fra queste e l'indagine condotta da Demos. Tuttavia, vorrei azzardare l'ipotesi che, riguardo quest'ultima, il campione su cui è stata condotta la ricerca abbia una componente maggiore di rispondenti che abbiano già avuto un'esperienza diretta con il SSN (infatti i giudizi espressi sulla classe medica ed infermieristica sono abbastanza vicini a quelli ottenuti dall'indagine ISTAT del 2010 sopra riportata) rispetto a quelle svolte dalla Commissione Europea e dal Ministero della Sanità. Secondo la mia opinione, se questa mia supposizione fosse esatta, sarebbe un'ulteriore conferma dalla cattiva fama che gode il nostro Servizio Sanitario Nazionale fra coloro che non ne hanno fatto mai ricorso o si sono rivolti ad esso in maniera sporadica (e a volte non senza ragione, visti le sacche di disorganizzazione che lo caratterizzano). Al contrario, coloro che hanno avuto bisogno dei suoi servizi in maniera diretta, hanno una più che ottima opinione delle prestazioni ricevute. E' come se l'SSN fosse un bravo studente, preparato e pronto a dare il meglio nei momenti importanti, che però agli occhi degli altri appaia svogliato, impreparato e incapace nel comunicare. Il problema è che questa seconda faccia il più delle volte induce a dimenticare i successi ottenuti dalla prima. Keywords: Servizio Sanitario Nazionale, soddisfazione pazienti, reputazione, soddisfazione Link: http://miopharma.blogspot.it/2013/11/gli-italliani-e-il-loro-giudizio-sul-ssn.html Fonti principali: Il Sistema sanitario italiano – Vittorio Mapelli Quotidiano sanità.it – Gli italiani vogliono la sanità pubblica (http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=18321) Demos – Il cuore degli italiani (http://www.demos.it/a00921.php)
  • 50 volte MioPharma 54 Le principali patologie mortali ed invalidanti e la loro percezione 29 Novembre 2013 Oggi come prima cosa permettetemi di ringraziare il Dottor David Vittoria per la sua continua attività di condivisione di proposte e documenti (effettuata tramite i gruppi di LinkedIn a cui è iscritto) che altrimenti continuerebbero ad essere non raggiungibili e non conosciuti ai più. In particolare, lo ringrazio per aver condiviso il Rapporto Meridiano Sanità 2013 redatto dalla European House Ambrosetti che, per mia grossa mancanza, non era finora stato oggetto della mia attenzione. Purtroppo non sono ancora riuscito a portare a termine la lettura dell'intero documento, ma già il primo capitolo, dedicato al contesto demografico ed epidemiologico, offre degli interessanti spunti di riflessione circa il trend delle patologie oggi più prevalenti da qui al prossimo futuro, tenendo conto che il costante invecchiamento della popolazione, senza una perdurante attività di ricerca su nuovi trattamenti e protocolli di cura, e, soprattutto, senza un potenziamento continuo dell'attività di prevenzione, determinerà inevitabilmente un aumento della mortalità negli anni a venire. Analizzando le macrocategorie epidemiologiche riportate nel documento, questa considerazione, in apparenza banale, trova una sua conferma nell'analisi svolta riguardo le malattie del sistema cardiocircolatorio. Infatti, nonostante queste malattie risultano ancora essere annualmente la principale causa di decesso in Italia (220.539 casi nel 2010 pari al 38% del totale dei decessi), le morti annuali dovute a patologie cardiocircolatorie hanno conosciuto una netta diminuzione, soprattutto se confrontate con i dati relativi al 1980 (263.834 casi, con un delta negativo pari a 43.295 unità nel corso degli ultimi 30 anni). E' vero che in moltissimi pazienti, una volta trattata la fase acuta della patologia, si è verificata la cronicizzazione della stessa, ma non c'è dubbio che l'opera di prevenzione primaria svolta in tutti questi anni e i successi nella ricerca di nuove terapie farmacologiche e nuove innovazioni tecnologiche hanno certamente contribuito a far sì che il numero di decessi annuali calasse nel corso degli ultimi dieci anni. La seconda causa di mortalità annuale in Italia (174.472 casi nel 2010 pari al 30% del totale dei decessi) è quella delle malattie tumorali, che negli ultimissimi anni sta conoscendo un limitato miglioramento, ma che in realtà nel 1980 vedeva un numero di decessi annuali molto inferiore (122.884 con un delta positivo di 51.588 unità). Comunque anche in questo caso gli investimenti effettuati in prevenzione primaria, diagnosi precoci e trattamenti innovativi stanno permettendo di raggiungere dei risultati importanti sulla sopravvivenza dei pazienti, anche per coloro a cui è stato diagnosticato un tumore nella terza età.
  • 50 volte MioPharma 55 Tuttavia, secondo quanto rilevato dall'indagine condotta da DEMOS per conto di ATBV, al contrario di quanto sopra riportato, le malattie che destano maggiore preoccupazione nei cittadini sono quelle tumorali (54%) seguite dalle malattie neurologiche e psichiatriche (19.5%). Le malattie cardiovascolari (Ictus cerebrale e Infarto) sono segnalate al terzo posto di questa speciale classifica con il 18% dei casi. La spiegazione di questa incongruenza può essere ricondotta a vari fattori: la crescita dei casi di tumore negli ultimi 30 anni e la relativa attenzione ad essi dedicata dai mezzi di informazione; la maggiore informazione che negli ultimi anni ha riguardato patologie quali morbo di Parkinson, morbo di Alzheimer, SLA, etc; ma anche ai risultati positivi raggiunti dal trattamento di alcune malattie cardiovascolari (l'innesto di uno o più bypass o il trapianto di cuore sono viste ancora come operazioni "importanti", ma oramai considerate dalla popolazione quasi di routine). Tuttavia, è importante che si mantenga alta l'attenzione dell'opinione pubblica anche sulle malattie cardiovascolari e sulla loro prevenzione, in quanto alcune patologie ricomprese in questa categoria (tipo l'ictus) se non diagnosticate e curate in tempo possono causare la morte del paziente o una sua totale o parziale invalidità. Alcune di esse, inoltre, necessitano ancora di ulteriori ricerche per poter raggiungere gli obiettivi di una loro diagnosi sempre più precoce e di ulteriori miglioramenti delle cure farmacologiche e sanitarie. Ciò perché il progressivo invecchiamento della popolazione già ricordato in precedenza non aiuterà di certo a mantenere gli importanti risultati ad oggi raggiunti. Keywords: Rapporto Meridiano, malattie cardiache, malattie tumorali, indagine Demos Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/11/le-principali-patologie-mortali-ed.html Fonti principali: Rapporto Meridiano Sanità 2013 – The European House Ambrosetti (http://www.ambrosetti.eu/it/notizie/2013/meridiano-sanita-2013) Demos – Il cuore degli italiani (http://www.demos.it/a00921.php)
  • 50 volte MioPharma 56 L’occupazione nel settore farmaceutico 03 Dicembre 2013 Poiché la mia ricerca di un'occupazione in ambito farmaceutico è tuttora in corso, in questo periodo, oltre a visionare annunci di lavoro e tentare di allargare la sfera dei miei contatti attraverso una costante attività di networking, sto anche recuperando dati e analisi sulle situazione lavorative in ambito farmaceutico per capire quali siano le attuali caratteristiche dell'occupazione in ambito pharma, la sua attuale dinamica e il trend che la caratterizzerà da qui al prossimo futuro. Vorrei pertanto condividere alcuni dati e numeri anche a rischio di riportarne qualcuno già reso disponibile in altri post di questo blog. Prendendo come riferimento il 2012, l'industria farmaceutica e biotecnologica conta 63.500 addetti a cui devono essere aggiunti altri 59.800 nell'indotto (impiegati principalmente in aziende meccaniche, di imballaggio e chimiche). Ad essi vanno poi sommati anche coloro che si occupano della filiera distributiva: 12.300 addetti nella distribuzione intermedia e 86.700 nelle farmacie. In totale, la filiera farmaco assorbe circa 222.300 risorse. La Lombardia è la regione che conta il maggior numero di addetti sia per quanto riguarda coloro direttamente impiegati nel farmaceutico (30.000 persone) che per quelli operanti nell'indotto (16.000), seguita rispettivamente da Lazio (14.000 diretti e 5.000 nell'indotto), Toscana (7.000 e 4.000), Emilia-Romagna (3.300 e 6.000) e Veneto (2.600 e 6.500). Queste 5 regioni concentrano il 90% del totale degli addetti al settore farmaceutico impiegati in Italia. L'89,3% degli occupati del settore farmaceutico ha almeno un diploma, e il 55,6% possiede una laurea; i quadri e i dirigenti sono il 30,5% del totale. Gli uomini sono il 59,8% del totale contro il 40,2% delle donne. Quindi il personale impiegato in ambito pharma è generalmente istruito ed ha una discreta situazione di parità di genere, anche se la presenza maschile in ambito direzionale e manageriale è ancora nettamente prevalente. Ma i dati che permettono di comprendere la qualità delle risorse umane impiegate in ambito farmaceutico sono quelli relativi agli addetti in Ricerca e Sviluppo: 5.950 addetti che salgono a 7.169 se si aggiungono quelli che operano in ambito biotech (con una presenza femminile pari al 53.4% del totale addetti R&S).
  • 50 volte MioPharma 57 Tuttavia, la dinamica del dato dell'occupazione in ambito pharma in Italia ha conosciuto una forte contrazione in questi ultimi anni: solo nel 2006 il settore occupava un totale di 75.000 addetti, il che significa che in soli sei anni ha conosciuto una perdita di 11.500 occupati pari al 15.3% dell'intera forza lavoro. A farne maggiormente le spese sono stati gli occupati delle reti esterne di vendita e promozione (-32%) seguiti da coloro impiegati nelle funzioni di produzione e staff (6%). Anche l'ambito R&S è stato impattato da questo calo, anche se in maniera più contenuta: nel 2006 gli addetti in ricerca e sviluppo erano 6.170, ed il calo rispetto al dato del 2012 è stato pari al 3,5%. Dopo aver riportato questi dati, a mio parere non c'è motivo di credere che il 2013 si chiuderà con una situazione occupazionale migliore di quella descritta; anzi, molto probabilmente si osserverà nuovamente un loro peggioramento (Farmindustria ha previsto circa 2.000 esuberi per quest'anno), in quanto fattori quali la recessione economica, l'instabilità politica che non permette di raggiungere la stabilità economica e sociale, il taglio alla spesa sanitaria (quest'anno la spesa farmaceutica non è stata oggetto di manovre economiche, ma non è escluso che nel prossimo futuro possa essere sottoposta alle attenzioni del commissario Cottarelli), l'endemico ritardo nel pagamento dei crediti dovuti alle aziende farmaceutiche dal SSN, la stretta del credito bancario e, ultima ma non meno importante, la complessità burocratica che determina un forte ritardo nel lancio sul mercato di nuovi farmaci, hanno caratterizzato l'anno che sta per finire. E questi, a parte un leggerissimo miglioramento del quadro economico nazionale che dovrebbe passare da una situazione di recessione ad una di stasi (crescite dello zero virgola non possono essere considerate delle "riprese"), sono tutti fattori che persisteranno anche nel 2014, con possibili (diciamo anche probabili) ulteriori impatti negativi sull'occupazione del settore. Keywords: lavoro, crisi economica, occupazione Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/12/loccupazione-nel-settore-farmaceutico.html Fonti principali: Farmindustria - La produzione di valore dell'industria farmaceutica in Italia (http://www.farmindustria.it/index.php?option=com_jdownloads&Itemid=0&view=finish&cid= 98037&catid=42) Farmindustria - Indicatori Farmaceutici - Luglio 2013 (http://www.quotidianosanita.it/allegati/allegato5829446.pdf) Rapporto Meridiano Sanità 2013 – The European House Ambrosetti (http://www.ambrosetti.eu/it/notizie/2013/meridiano-sanita-2013)
  • 50 volte MioPharma 58 Il sistema sanitario canadese 06 Dicembre 2013 Da quando il presidente Obama ha lanciato la sua riforma sanitaria, l'oramai famoso Obamacare (che in futuro potrebbe essere oggetto di post ad esso dedicato), fin da subito si è dovuto scontrare con innumerevoli problemi politici, economici e tecnici (l'ultimo in ordine di tempo i problemi verificatesi con il sito HealthCare.gov), ma in particolare con l'accusa formulata dalla parte più estrema del partito Repubblicano (principalmente dai membri del Tea Party) di aver adottato una riforma di stampo "socialista". Tralasciando il fatto che se si prendesse come riferimento questa visione della realtà, tutti gli stati Europei membri dell'OCSE dovrebbero essere considerati, chi più chi meno, l'applicazione pratica del socialismo reale in campo sanitario, gli esponenti del GOP che formulano questa accusa sembrano ignorare (anche se lo sanno benissimo) che in Nord America esiste già un sistema sanitario di stampo "socialista" molto simile a quelli europei e perciò fondamentalmente diverso da quello statunitense che ha una forte impronta privatistica. Non mi sto riferendo al sistema sanitario di Cuba, bensì a quello del Canada, che si configura come un sistema a copertura universale e gratuita. L'attuale sistema sanitario canadese si fonda sul Canada Health Act del 1984, ed è coperto per circa il 70% dal finanziamento pubblico, sia esso federale o provinciale/territoriale. Il restante 30% è pagato direttamente dai cittadini (out of pocket) o dalle assicurazioni private. Poiché il Canada è uno stato federale, esiste una suddivisione di ruoli fra il governo centrale e i governi provinciali: il primo finanzia per la maggior parte il sistema e fissa i principi e gli standard federali; le seconde assicurano le cure ai cittadini impiegando i fondi federali ricevuti, a cui vanno aggiunti anche quelli derivanti dalla tassazione propria di ogni Provincia/Territorio, ed eseguendo un proprio piano assicurativo Medicare che garantisce in via obbligatoria l'assistenza ospedaliera e l'assistenza primaria tramite i GPs (General Practitioners) e i medici specialisti. Inoltre, con proprio finanziamento e nei limiti imposti dal governo federale, esse erogano prestazioni supplementari quali l'assistenza domiciliare, l'assistenza residenziale a lungo termine, il servizio di trasporti in ambulanza e l'assistenza protesica. I farmaci sono generalmente a carico dei pazienti, tranne nel caso questi ultimi siano anziani o indigenti. Il più delle volte la loro copertura avviene attraverso assicurazioni private a carico del datore di lavoro o del paziente stesso (comunque il prezzo dei farmaci è frutto di una contrattazione fra governo federale e produttori al fine di limitare costi troppo elevati). Si ricorre alle assicurazioni private anche per coprire i costi relativi ad alcune prestazioni di chirurgia elettiva e di chirurgia plastica non ritenute medicalmente necessarie, nonché per le cure odontoiatriche.
  • 50 volte MioPharma 59 A livello operativo, la gestione è affidata alle Regional Health Authorities (RHAs) che sono paragonabili alle Aziende Sanitarie Locali del nostro SSN. Le RHAs si occupano della gestione degli ospedali, dell'assistenza domiciliare e di quella a lungo termine. Rimangono responsabilità diretta delle Province e dei Territori la remunerazione dei GPs e degli Specialisti e l'assistenza farmaceutica. Il sistema sopra descritto ha sicuramente le sue criticità, soprattutto per quel che riguarda le liste di attesa, ma è fondamentalmente poco costoso, di qualità e offre assistenza primaria e ospedaliera gratuita e accessibile a tutti i cittadini. Viste le similitudini fra il nostro SSN e il sistema canadese, sarebbe certamente utile cercare di effettuare un approfondito confronto fra i due modelli (ho trovato veramente molto poco in rete) per individuare, se possibile, qualche aspetto che possa tornare utile per il miglioramento di entrambi: magari anche solo piccoli particolari, ma che se messi in atto potrebbero apportare grandi miglioramenti per entrambi i sistemi. Keywords: sistema sanitario canadese, Canada, sanità Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/12/il-sistema-sanitario-canadese.html Fonti principali: www.saluteinternazionale.info (http://www.saluteinternazionale.info/2009/05/il-sistema-sanitario-canadese/) Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Health_care_in_Canada)
  • 50 volte MioPharma 60 Gli ESTAV (Enti per i Servizi Tecnico Amministrativi di Area Vasta) 09 Dicembre 2013 Leggendo questo post, coloro che di tanto in tanto danno un'occhiata a ciò che scrivo inizieranno a pensare che sono fissato con gli aspetti organizzativi dei servizi sanitari. In parte devo ammettere che è vero: sapere come funziona la "macchina", quali sono i pezzi che la compongono, come essi funzionano all'interno del meccanismo, come migliorarla: sono aspetti che analizzo volentieri anche per mio interesse personale ma non solo. Avere un'adeguata prospettiva di questi fattori per le aziende farmaceutiche può essere anche la chiave per calibrare meglio le azioni di market access, implementare un processo di comunicazione più efficace, valutare eventuali impatti sugli aspetti regolatori e offrire spunti per analisi che posso avere un forte impatto sulle attività di marketing. Così, prendendo spunto dalla notizia datata 15 novembre, relativa all'approvazione da parte della giunta della regione Toscana della proposta di legge che ha come obiettivo la creazione di un unico Estar (Ente di Supporto Tecnico Amministrativo Regionale) che sostituirà i tre Estav già esistenti, in questa sede voglio offrire una breve descrizione di questi ultimi. Gli Estav (Enti per i servizi Tecnico Amministrativi di Area Vasta) sono stati dapprima sperimentati (a partire dal 2002) e poi definitivamente adottati dalla regione Toscana con la Legge Regionale n. 40 del 24/02/2005. Essi hanno personalità giuridica e godono di autonomia amministrativa, contabile, organizzativa e gestionale, ed assumono su di loro tutte le funzioni non direttamente legate alle prestazioni sanitarie erogate da ASL e Aziende Ospedaliere come quelle relative all'approvvigionamento dei beni e dei servizi, alla logistica, alla gestione delle reti informatiche, e alla gestione patrimoniale per quanto riguarda la manutenzione, gli appalti e l'alienazione. Altre funzioni ad essi affidati riguardano la gestione del personale: dalle attività di formazione, a quelle relative al reclutamento del personale attraverso le procedure concorsuali, fino ad arrivare ai procedimenti per il pagamento dei dipendenti. Il sistema "toscano" ha avuto in questi anni un riscontro positivo sia a livello organizzativo che economico, permettendo un miglior coordinamento dei servizi affidati agli Estav e il conseguimento di notevoli risparmi attraverso gli acquisti effettuati per mezzo di aste unificate. Per questo motivo il modello è stato poi adottato da altre regioni (Emilia Romagna, Piemonte e Marche). Il progetto di riforma proposto dall'Assessore al Diritto alla Salute della regione Toscana, Luigi Marroni, darà quindi origine ad un grande "organo di staff" il cui scopo sarà supportare le ASL e le AO dell'intera regione, consentendo di ottenere dei vantaggi economici superiori a quelli attuali nella fase di gara per l'acquisizione di beni e servizi, nel processo di
  • 50 volte MioPharma 61 gestione del personale e nell'unificazione dei diversi sistemi informativi ottimizzando l'elaborazione e l'analisi dei dati. Dal mio punto di vista, è importante che il nuovo Estar, per funzionare al meglio, sia abbastanza "snello" sia a livello procedurale sia a livello occupazionale: in poche parole non dovrà essere una fonte di "burocrazia" aggiuntiva a quelle già oggi esistenti e dovrà conservare un perimetro occupazionale non troppo esteso (l'implementazione e l'ottimizzazione di nuovi sistemi informativi dovrebbero favorire una migliore produttività anche con relativamente pochi addetti). Tuttavia anche questa novità, secondo la mia opinabile opinione, se sarà effettivamente adottata e ben impiantata, rappresenterà sicuramente un fatto positivo non solo per i risparmi che potrebbero derivare da essa in una delle regioni più importanti del paese, non solo perché rappresenterà un ulteriore evoluzione del modello "toscano" che è uno dei riferimenti a livello nazionale, ma anche perché, nonostante tutte le difficoltà nella gestione e i tagli ai fondi della sanità, rappresenterà un segno di vitalità e di reazione del nostro sistema sanitario. Keywords: ESTAV, Toscana, sistema sanitario regionale, riforma Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/12/gli-estav-enti-per-i-servizi-tecnico.html Fonti principali: Regione Toscana (http://www.regione.toscana.it/sst/organizzazione/enti-tecnico-amministrativi-/-estav) Il Sole 24 Ore Sanità – Toscana, acquisti centralizzati: la Regione passa da tre Estav a un Estar (http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/regioni-e-aziende/2013-11-15/toscana-acquisti- centralizzati-regione-122209.php?uuid=Ab61pb2I)
  • 50 volte MioPharma 62 L'eccessiva lunghezza delle liste di attesa 14 Dicembre 2013 In alcuni mie precedenti interventi ho fatto riferimento al problema della eccessiva lunghezza delle liste di attesa per l'effettuazione di visite diagnostiche e specialistiche. A tal proposito posso riportare la mia esperienza personale risalente a circa un anno fa e quella più recente di mia madre. Nel mese di novembre del 2012, il mio occhio destro cominciò ad avere qualche piccolo problema: un po' di lacrimazione eccessiva, un certo senso di limitato fastidio, ed infine la comparsa di una "mosca" che ancora oggi continua a vagare allegramente nel mio campo visivo. Un pochettino allarmato, feci qualche controllo sul web è scoprii che molto probabilmente si trattava di un piccolo problema all'Umor Vitreo alcuna gravità. Comunque decisi di farmi controllare da un'oculista e la prima cosa a cui pensai fu quella di rivolgermi al Servizio Sanitario lombardo. Poiché allora lavoravo in Vodafone in zona Lorenteggio a Milano, chiesi a mia madre di prenotare una visita, ma il primo impatto fu sconfortante: la prima data utile fornita dal centro unico di prenotazione per tutti gli ospedali pubblici presenti nei dintorni di Monza era quella di giugno 2013 (7 mesi) mentre per quelli privati convenzionati si riusciva ad avere la disponibilità per aprile 2013. Mia madre allora si recò direttamente presso l'ospedale di Desio (quello più vicino a noi) e allora gli fu proposta la data di gennaio 2013 (tempistica molto umana). In questo caso, ciò che lasciò abbastanza sorpresi fu la mancanza di coordinamento informativo fra il CUP telefonico e la struttura ospedaliera. Mia madre più recentemente ha dovuto effettuare un'ecografia alla tiroide per verificare se una tosse persistente, protrattasi a seguito di un para-influenza, avesse origine da qualche scompenso tiroidale. Anche in questo caso i vari ambulatori ospedalieri hanno comunicato dei tempi di attesa pari ad un minimo sei mesi, mentre i centri privati convenzionati hanno comunicato tempistiche fra i due a quattro mesi. Fortunatamente alla fine è riuscita a trovare un poliambulatorio privato convenzionato che ha richiesto un'attesa di una sola settimana, altrimenti si sarebbe dovuta rivolgere ad un centro privato a pagamento, come d'altronde oggi sono costretti a fare molti altri cittadini. Entrambe queste esperienze da me sopra riportate, che comunque si sono chiuse positivamente, riguardano le difficoltà nella gestione delle liste di attesa nell'ambito del Sistema Sanitario lombardo, ma penso che la stragrande maggioranza di coloro che abbiano dovuto rivolgersi a strutture pubbliche per esami diagnostici e sanitari, senza distinzione di regione di appartenenza e di patologia, possa riportare proprie esperienze simili alle mie se non peggiori (che, soprattutto quando si ha a che fare con patologie estremamente gravi, sono da considerarsi particolarmente odiose).
  • 50 volte MioPharma 63 Tenendo conto di ciò, ogni tentativo di migliorare la situazione attuale, sia attraverso la creazione di centri specializzati nelle cure primarie che dovrebbero gradualmente essere aperti h24 sette giorni su sette, come previsto dalla Legge Balduzzi, sia attraverso l'apertura serale dei centri diagnostici ospedalieri in modo da utilizzare gli impianti per più ore e in maniera più efficiente, come da iniziativa presa per prima dalla regione Veneto, non possono essere accolti con favore. Occorre continuare nel tentativo di coniugare la necessità di ridurre i costi della sanità e il mantenimento, se non un aumento, della qualità del servizio offerto, altrimenti ciò rischierà di portare sì un risparmio a breve termine, ma anche ad un poderoso aumento dei costi economici e sociali nel lungo termine. Keywords: liste di attesa, sistema sanitario lombardo, Decreti Balduzzi Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/12/leccessiva-lunghezza-delle-liste-di.html Fonti principali: Il Sole 24 Ore Sanità – Liste di attesa: per una coronarografia code di 101 giorni in Campania e 4,8 in Toscana (http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/dal-governo/2013-10-17/liste-attesa-coronarografia- code-154425.php) Il Sole 24 Ore Sanità – Tabelle dei tempi delle liste di attesa (http://www.sanita.ilsole24ore.com/pdf2010/Sanita2/_Oggetti_Correlati/Documenti/Dal- Governo/TEMPI_ATTESA.pdf?uuid=7ff1daf4-3739-11e3-b64d- b8c567a5f46a#page=1&zoom=auto,-7,0)
  • 50 volte MioPharma 64 Brevi previsioni per il nuovo anno 18 Dicembre 2013 La consuetudine vuole che ogni volta che ci si approssima alla fine dell'anno si effettui un bilancio dell'anno appena passato e si cerchi di prevedere cosa potrà avvenire nell'anno futuro. A livello globale, l'anno appena trascorso ha registrato una piccola ripresa economica, anche se i problemi dell'economia mondiale non sembrano ancora essere stati risolti definitivamente, mentre per ciò che riguarda l'Italia, si può affermare che il 2013 a livello economico, sociale e politico è stato un anno molto pesante, soprattutto a causa della cosiddetta "politica dell'austerità" che ha determinato un aumento della tassazione, un minor reddito a disposizione dei cittadini, fatturati e investimenti in contrazione da parte delle aziende. Ciò ha provocato un aumento della disoccupazione, fallimenti di realtà imprenditoriali e una generalizzata diminuzione della domanda. Il tutto in un quadro politico estremamente difficile, con un Parlamento che a causa della sua composizione non permette la nascita di una maggioranza politica forte in grado di sostenere un governo forte che sia capace di assumere un'iniziativa politica di ampio respiro. Nel 2014 è attesa una ripartenza dell'economia italiana, anche se la crescita del PIL molto difficilmente arriverà a toccare l'1%, a seguito di una situazione economica mondiale più serena, anche se ancora caratterizzata dal permanere di alcune fragilità di fondo presenti soprattutto in Europa. La disoccupazione invece dovrebbe ancora crescere rispetto ai livelli già drammatici registrati negli ultimi mesi. In questo quadro macroeconomico, a livello mondiale l'andamento del mercato farmaceutico nell'anno venturo è previsto in una condizione di stabilità (con Fitch che prevede una crescita per le aziende produttrici di farmaci branded indicata intorno al 2/3% come riportato da Rosanna Flammia di Aboutpharma), con una maggiore importanza che stanno assumendo i mercati dei paesi emergenti e con una concentrazione su aree specialistiche. Le scadenze brevettuali avranno ancora una volta un forte impatto sulla redditività, soprattutto in Europa, anche se l'introduzione di nuovi farmaci dovrebbe riuscire a limitarne in parte la portata. Altro fattore che contribuirà decisamente a mantenere bassa la crescita delle aziende pharma sarà anche una prevista riduzione delle vendite di farmaci negli USA, accompagnata da un uso
  • 50 volte MioPharma 65 sempre maggiore di prodotti generici e biosimilari, soprattutto in alcuni importanti mercati europei. Secondo il mio parere, per il mercato italiano il 2014, a meno di cambiamenti ad oggi non programmati o non ancora prevedibili, presenterà una situazione di stabilità o di leggera contrazione in seguito alle possibili limitazioni di spesa a seguito del nuovo Patto per la Salute e al probabile tentativo di incidere sul costo della spesa farmaceutica ospedaliera. Sempre allo scopo di perseguire l'obiettivo di diminuire la spesa regionale, si continuerà a favorire la penetrazione dei farmaci generici, e soprattutto dei biosimilari, e a ricorrere sempre più alla DPC e al coordinamento o fusione dei centri di spesa regionali. Riguardo il livello occupazionale, invece sarà ancora un anno difficile con ulteriori riduzioni del personale sia nell'industria che nell'indotto, come già previsto da Farmindustria nelle sue ultime pubblicazioni. Keywords: 2014, economia italiana, industria farmaceutica, farmaci generici, farmaci brand Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/12/brevi-previsioni-per-il-nuovo-anno.html Fonti principali: Aboutpharma – Previsioni 2014: mercato stabile e modesta crescita dei farmaci brand (http://www.aboutpharma.com/news/farmaco/previsioni-2014-mercato-stabile-e-modesta- crescita-dei-farmaci-brand/)
  • 50 volte MioPharma 66 Buon 2014! 29 Dicembre 2013 Anche il 2013 sta per giungere al termine e questo blog sta per compiere i suoi primi quattro mesi di attività. Il suo primo post, praticamente non letto da nessuno, è stato pubblicato dal sottoscritto in data 12 settembre 2013, anche se la decisione di procedere all'apertura del blog era maturata già a fine luglio. La mia decisione di aprire un blog incentrato sul mercato farmaceutico ha avuto come prima finalità la volontà di dimostrare ad eventuali interlocutori di questo ambito che, nonostante alcune delle mie esperienze professionali non siano state incentrate su di esso, quando si parla di argomenti riguardanti il mercato farmaceutico e sanitario conosco ciò di cui si sta trattando. Questa esigenza mi si è palesata più volte nel momento in cui mi sono confrontato soprattutto con recruiter e selezionatori che, in seguito alla mia esperienza quasi biennale in Vodafone, davano (e danno tuttora) per scontato una mia conoscenza molto superficiale del mondo pharma, nonostante avessi appena finito di frequentare un master in Healthcare & Pharma Marketing. Conoscenza che è aumentata proprio in considerazione del fatto che per scrivere contenuti che potessero essere di un certo interesse e soprattutto veritieri e plausibili, ho dovuto svolgere di volta in volta una più o meno approfondita attività di ricerca su ogni singolo argomento, anche su quelli che ritenevo, a torto o a ragione, essere da me già conosciuti e ben assimilati. Altri effetti positivi dovuti all'apertura di questo blog sono stati da un lato l'aumentata possibilità di espandere la mia rete di relazioni professionali, dall'altro le aumentate occasioni di confronto sui diversi temi oggetto delle mie analisi e delle mie considerazioni, permettendomi così di apprendere ulteriori informazioni e approcciare le diverse tematiche proposte da altri punti di vista completamente diversi rispetto a quello da me applicato in maniera autonoma. Per quel che riguarda le tematiche affrontate, non posso fornire un riscontro con valenza statistica, sia per il ristretto numero di post da me pubblicati finora sia per la distorsione nell'analisi che si andrebbe ad effettuare con riferimento ai primi argomenti trattati (che chiaramente hanno avuto il piccolo handicap di essere ricompresi in un blog non ancora conosciuto). Posso dire che gli argomenti che hanno a che fare con l'occupazione o il mercato del lavoro hanno una grande attenzione. Molto buono è anche il seguito di tutti i post che trattano gli aspetti organizzativi del Sistema Sanitario Nazionale. In conclusione, anche se finora il blog non è stato utile per ottenere il mio obiettivo di trovare un'occupazione, posso dire che fino ad oggi è stata un'esperienza positiva e spero di essere in grado di produrre contenuti interessanti anche per il futuro.
  • 50 volte MioPharma 67 Infine, voglio fare un ringraziamento speciale a coloro che seguono più o meno continuativamente questo blog e che talvolta mi hanno fornito preziosi consigli, a tutti coloro che, soprattutto su LinkedIn, hanno fornito uno o più contributi, e a tutti coloro che in vario modo hanno manifestato un interesse verso ciò che ho scritto. A tutte queste persone voglio dedicare il mio sincero Buon 2014 e un futuro radioso e pieno di positività. Buon Anno a tutti voi! Keywords: 2014, Buon Anno, blog, statistiche Link: http://miopharma.blogspot.com/2013/12/buon-2014.html
  • 50 volte MioPharma 68 Le ricerche sulla trasmissione del pensiero 05 Gennaio 2014 Alcuni dei personaggi ideati dalla fantascienza che mi hanno sempre affascinato sono quelli dotati di poteri psichici e mentali tali da poter essere in grado di leggere e talvolta controllare l'altrui volontà. Soggetti come il Dottor Spock di Star Trek, Dart Fener di Star Wars e il Professor X di X-Men hanno avuto un rilevate successo di pubblico e un seguito di fans difficilmente immaginabile anche dagli stessi autori che li avevano creati. Proprio per questo motivo sono stato abbastanza deluso dalla scarsa rilevanza che, a mio parere, gli organi di informazione e l'opinione pubblica hanno dato ad uno degli esperimenti effettuati nell'anno appena trascorso presso i laboratori della University of Washington. Infatti, il 12 agosto 2013 i ricercatori Rajesh Rao e Andrea Stocco hanno dimostrato come una persona possa pensare di effettuare un'azione e che quest'ultima sia fisicamente eseguita a distanza da un altro individuo. In pratica, il Professor Rao è stato collegato ad una macchina per l'elettroencefalogramma attraverso un caschetto pieno di elettrodi, mentre il professor Stocco ha indossato una cuffia da nuoto con sopra applicato uno stimolatore magnetico transcranico posizionato proprio sopra la corteccia motoria sinistra (la zona del cervello che controlla i movimenti della mano destra). Entrambi i dispositivi erano rispettivamente collegati a due computer distinti, i quali erano a loro volta connessi fra loro attraverso internet, mentre i due ricercatori si trovavano fisicamente in due studi differenti senza avere la possibilità di vedersi l'un con l'altro. Il team di supporto ha utilizzato Skype per il coordinamento dell'esperimento, ma anche in questo caso nessuno dei due protagonisti ha avuto accesso alla schermata video del servizio. Stocco indossava addirittura delle cuffie insonorizzate e non aveva alcuno schermo davanti ai suoi occhi. Rao si è messo di fronte ad uno schermo ed ha incominciato a visualizzare un videogioco che richiedeva l'utilizzo della barra spaziatrice per fare fuoco senza però avere sotto mano un tastiera. Quando lo ha ritenuto opportuno, ha solamente pensato di pigiare la barra stando però ben attento a non eseguire alcun tipo di movimento con le mani. Contemporaneamente, nell'altra stanza Stocco muoveva involontariamente il suo indice destro, premendo la barra spaziatrice della tastiera appositamente posizionata sotto di esso proprio nei momenti adatti per colpire i bersagli visualizzati da Rao. Ciò significa che gli impulsi elettrici del cervello di Rao (il suo "pensiero") sono stati recepiti, codificati e trasmessi via internet da un primo computer ad un secondo, e che quest'ultimo ha decodificato e trasmesso l'impulso allo stimolatore celebrale il quale ha prodotto un impulso che ha fatto muovere il dito indice di Stocco. La cosa ha effettivamente dell'incredibile: non
  • 50 volte MioPharma 69 perché si sia dimostrato che la trasmissione del pensiero sia possibile (i ricercatori della Duke University e di Harvard avevano già dimostrato ciò con esperimenti che vedevano convolti topi e uomini e topi), ma perché è la prima volta che tale dimostrazione sia stata resa possibile da uomo a uomo. Per rendere più chiara tutta la dinamica sopra descritta, riporto qui di seguito l'immagine che illustra il diagramma di flusso che ha permesso di portare a termine con successo l'esperimento (immagine della University of Washington) Tuttavia, quello che ho trovato più affascinante in questa vicenda è proprio il processo di trasmissione del pensiero che è stato ideato, e l'immaginare come esso possa essere impiegato in futuro in ambito medico: la "lettura" dell'attività celebrale e la relativa trasmissione ad un computer in grado di recepirla, convertirla e trasmetterla correttamente ad uno o più device, il tutto attraverso una pratica assolutamente non invasiva, potrebbe essere la chiave per l'utilizzo di particolari protesi in grado di consentire il ritorno alla piena autonomia tutti coloro che oggi sono costretti a muoversi su di una sedia a rotelle (come ad esempio i vari prototipi di esoscheletri progettati e realizzati da numerosi ricercatori in tutto il mondo), oppure dare la possibilità a chi si trova in stato di totale o parziale paralisi di controllare a distanza dispositivi diagnostici e/o di servizio. La strada della ricerca relativa alla trasmissione del pensiero è ancora molto lunga, e questo non è che un altro tassello di un percorso che già nel 2009 ha visto la realizzazione, a cura del Centro Collaborazione Bsi-Toyota, di un prototipo di carrozzina controllata solamente dal pensiero. Tuttavia, anche se a piccoli passi, la scienza sta gradatamente entrando nel campo della fantascienza e sono sicuro che entro il prossimo futuro avremo delle grosse sorprese da questi studi. Keywords: lettura pensiero, esperimento, USA, codifica segnale, cervello Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/le-ricerche-sulla-trasmissione-del.html Fonti principali: Corriere della Sera – L’interfaccia tra due cervelli (http://www.corriere.it/salute/neuroscienze/13_agosto_28/cervello-interfaccia- esperimento_a106e60c-0fd0-11e3-b921-7cfcbde2c622.shtml) CNET – Scientist controls collegue’s hand in first human brain-to-brain interface (http://news.cnet.com/8301-11386_3-57600284-76/scientist-controls-colleagues-hand-in- first-human-brain-to-brain-interface/)
  • 50 volte MioPharma 70 Formazione in azienda: una mia esperienza 08 Gennaio 2014 Ogniqualvolta mi viene chiesto quale fra le mie esperienze lavorative reputo essere quella che ricordo come maggiormente positiva sia a livello professionale che personale la mia risposta è sempre diretta e sicura: il periodo trascorso in IMS Health è stato senza ombra di dubbio il miglior biennio che ho avuto nella mia breve carriera professionale. Questo non significa che in quei due anni non ci siano state difficoltà da superare o problemi da affrontare; anzi, è vero il contrario. Ma nonostante tutto avevo trovato un ambiente di lavoro dove mi trovavo bene, dei colleghi veramente fantastici (non me ne vogliano tutti coloro con cui ho lavorato prima e dopo tale esperienza) e un percorso professionale, anche se solo abbozzato, studiato sul mio profilo. Purtroppo, la crisi finanziaria globale che ebbe inizio a fine 2008 non ha permesso che il mio rapporto con l'azienda continuasse (essendo assunto con un contratto di collaborazione a progetto), ma non posso non ammettere che buona parte delle mie conoscenze relative all'ambito pharma trovano il loro fondamento proprio in questo biennio. E' vero che in seguito ho avuto la possibilità di affinarle, aggiornarle ed ampliarle, ma queste informazioni aggiuntive si sono stratificate su conoscenze già solide. L'acquisizione di tali competenze è avvenuta certamente anche attraverso il lavoro che vi svolgevo quotidianamente, ma soprattutto grazie ad un'iniziativa assunta dall'azienda denominata Conoscere IMS. Con essa IMS Health ha voluto offrire un quadro di insieme delle attività svolte dalle varie direzioni dell'azienda ai dipendenti e collaboratori che lavoravano in essa da meno di due anni: dalla Direzione Data Source (oggi Supplier Services) a quella Operation, da quella Marketing a quella Sales, a tutte quelle relative l'area Consulting, fino a quelle di staff quali l'Amministrazione, le Risorse Umane e cosi via. In pratica, nel corso di 8 mattine (o 10, la vecchiaia avanza e la memoria non è più così buona) director o responsabili di funzione presentavano alla platea dei nuovi assunti i compiti e le funzioni della struttura a loro affidata, il relativo organigramma e le funzioni esercitate dai loro collaboratori, oltre ai prodotti o servizi che, a seconda degli interlocutori di riferimento, venivano offerti ai clienti o alle altre direzioni interne. E per illustrare il funzionamento di un'azienda completamente coinvolta nel mondo pharma come IMS, è stato necessario fornire anche una panoramica su quali fossero le dinamiche del mercato farmaceutico e di come funzionasse il SSN: l'avere avuto tanti riscontri da diversi testimoni, tutti portatori di una propria esperienza e con una competenza sul proprio "pezzetto" di processo aziendale è stato
  • 50 volte MioPharma 71 utile per avere alla fine un quadro di insieme abbastanza esauriente e ben strutturato, soprattutto per quel che riguarda il mondo ospedaliero e della distribuzione territoriale. A mio parere Conoscere IMS è stato un ottimo esempio di formazione aziendale, utile sicuramente all'impresa, in quanto ha permesso di ottenere una maggiore velocità nella gestione dei processi e una migliore collaborazione fra i suoi dipendenti, ma anche ai nuovi assunti che in tal modo hanno avuto la possibilità di capire come funzionasse la macchina aziendale (cosa con cui mi ero trovato abbastanza in difficoltà nei primi mesi della mia vita in azienda) e di acquisire una serie di conoscenze utili anche fuori dal contesto meramente aziendale. Non so se tale esperienza sia stata poi ripetuta, ma penso che la crisi e la successiva riorganizzazione aziendale non abbia consentito di replicare tale attività (sarei felice se fossi smentito su questo punto). Sono comunque interessato a comprendere se le varie aziende farmaceutiche (o comunque legate al mondo farmaceutico e sanitario) oggi abbiano attività specificatamente dedicate alla formazione dei propri dipendenti e secondo quali modalità essa viene messa in atto, poiché, considerando la complessità di questo settore, penso che essa sia un investimento assolutamente necessario e non eludibile. Keywords: IMS Health, formazione aziendale Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/formazione-in-azienda-una-mia- esperienza.html
  • 50 volte MioPharma 72 La Corporate Social Responsibility delle aziende farmaceutiche italiane 12 Gennaio 2014 Il mio primo impatto con il marketing avvenne nell'oramai lontano 2005, anno in cui frequentai un costo post-laurea in Marketing in ambito no-profit presso l'istituto IFOA. Fino ad allora non avevo mai affrontato questo ambito e il mio approccio ad esso fu improntato più a curiosità che a passione. Tuttavia, con il procedere del corso iniziai a maturare un genuino interesse per la materia anche grazie agli argomenti che in esso venivano trattati. Essendo un corso di marketing orientato al terzo settore, il suo programma prevedeva sì un modulo abbastanza corposo relativo al marketing generalmente inteso, ma chiaramente il corso era dedicato al marketing specifico per aziende e associazioni no-profit. Tuttavia, durante il corso si sviluppò anche un argomento a mio parere molto interessante che tocca direttamente le strategie di marketing delle aziende tradizionali, ed in particolare quelle farmaceutiche: la Corporate Social Responsibility. La CSR (o Responsabilità Sociale d'Impresa) è una forma di autoregolamentazione a cui si sottopone volontariamente un'azienda, al punto da integrarla nel suo modello di business, la cui attuazione permette di monitorare e verificare che l'attività di impresa sia condotta nel rispetto dello spirito della legge, degli standard etici e delle norme internazionali. In alcuni casi, il processo della CSR ha indotto l'azienda ad incoraggiare un impatto positivo sull'ambiente, sui consumatori, sui propri dipendenti e su tutti i portatori di interesse (stakeholders) ad essa collegati, attraverso le sue attività d'impresa. L'adozione della CSR quindi è un processo che deve riguardare tutti gli aspetti della vita aziendale e gli impatti che essi hanno non solo verso gli stakeholders diretti ma anche verso la comunità in cui l'azienda si trova ad operare, sia essa locale, nazionale o globale; inoltre, permette di avvalersi di un utile strumento di gestione d'impresa (capace di intercettarne i suoi aspetti intangibili) e di comunicazione aziendale sia interna (rivolta principalmente verso i propri dipendenti e collaboratori), sia esterna (in particolare verso i propri clienti e gli appartenenti al contesto locale nella quale l'azienda si trova ad operare). La comunicazione in particolare si può avvalere di uno strumento come il Bilancio Sociale e di Sostenibilità che, affiancato al bilancio di esercizio, ne costituisce un'importante integrazione in grado di per consentire una corretta valutazione aziendale unendo le attività tangibili a quelle intangibili. Per tali motivi, l'adozione di buone pratiche di CSR quindi permette un miglioramento del prodotto offerto e lo studio di procedure più efficaci atte ad ottenerlo, un rafforzamento del brand, un miglior clima aziendale e una migliore reputazione aziendale attraverso il sostegno o l'attuazione diretta di iniziative che favoriscano il progresso e il benessere dell'intera comunità. Purtroppo, nel nostro paese le pratiche di CSR vengono ancora confuse con la mera filantropia, oppure con la semplice elargizione di fondi a titolo benefico da parte di una singola azienda o del singolo imprenditore. E anche le aziende e gli enti che mettono in atto un'attività di CSR
  • 50 volte MioPharma 73 solitamente si concentrano sulla fase comunicativa, ignorando quasi tutte le potenzialità che essa potrebbe avere per migliorare la propria attività di gestione. Fra le aziende italiane che attuano pratiche di CSR le aziende farmaceutiche sono quelle più attive sia a livello fattivo che comunicativo, anche se ad essere protagoniste di quest'impegno sono principalmente le filiali delle grandi multinazionali farmaceutiche e le principali protagoniste a livello nazionale: è vero che ancora troppo aziende di questo settore non investono (o investono troppo poco) nella responsabilità sociale, ma è indubbio che l'ambito pharma è uno di quelli che dedica più risorse ad essa. Comunque, a mio parere quello che posso rilevare è che, contrariamente ad aziende di altri settori, la maggior parte delle aziende farmaceutiche non sono particolarmente efficaci nella comunicazione delle loro azioni di responsabilità sociale d'impresa, nonostante l'alto numero di attività messe in atto e la corposa documentazione prodotta e resa disponibile sul web. Pensare a progetto di comunicazione integrata che sfrutti appieno le possibilità offerte da una attività di CSR ben strutturata ed eseguita sarebbe un investimento capace di essere profittevole non solo dal punto di vista economico ma, soprattutto, dal punto di vista reputazionale. Keywords: Corporate Social Responsability, CSR, reputazione, stakeholders, comunicazione Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/la-corporate-social-responsibility.html Fonti principali: Wikipedia (http://en.wikipedia.org/wiki/Corporate_social_responsibility)
  • 50 volte MioPharma 74 La comunicazione web delle aziende sanitarie italiane 15 Gennaio 2014 In questo periodo sto collaborando come freelance con una società di ricerche di mercato dedicate al solo ambito pharma, ed in particolare sto svolgendo alcune attività di field che costituivano parte dei compiti legati alla mia prima esperienza in IMS Health e che in seguito ho talvolta eseguito anche quando operavo come market researcher: recuperare indirizzi e- mail e contattare telefonicamente dei medici (in particolare specialisti) per proporre loro una collaborazione attraverso la compilazione di un questionario via web (oppure ricordare loro di compilarlo se già collaborano). Per fare ciò, nella maggior parte dei casi procedo con il reperire informazioni direttamente sui siti web delle varie Aziende Ospedaliere e Aziende Sanitarie Locali, e finora ho potuto constatare come purtroppo, dal momento in cui non mi sono più occupato di ricerche di mercato in ambito pharma ad oggi (vale a dire circa due anni e mezzo), la qualità generale della comunicazione web da parte degli enti e delle aziende sanitarie pubbliche (ma possiamo associarci anche gli enti privati) non è affatto migliorata, rimanendo nel complesso abbastanza approssimativa e scarsamente aggiornata. Se si provasse a comportarsi come un utente che voglia conoscere i servizi offerti da un ospedale o un'azienda sanitaria, sarebbe abbastanza frequente imbattere in siti web che non riportano i reparti e/o servizi offerti, oppure mostrano sì i reparti e i servizi ma non chi sia il responsabile del servizio o del reparto, i componenti dell'equipe e il dettaglio delle prestazioni offerte. In alcuni casi non vengono riportati nemmeno i dati relativi a coloro che occupano posizioni di alta dirigenza, oppure non viene offerto alcun contatto telefonico o e-mail diverso dal numero di centralino (che, se composto, potrebbe non rispondere anche dopo numerosi tentativi di chiamata). Alcuni siti hanno un albero di navigazione davvero complicato e di non facile accessibilità per un utente medio. Ma il vero problema è rappresentato dall'aggiornamento delle informazioni inserite: in alcuni casi, a volte anche in siti di ospedali di grande importanza nazionale, l'ultimo aggiornamento dei dati di struttura e dei servizi offerti risulta essere stato effettuato anche cinque o dieci anni fa, rendendo così palese una mancata cura della comunicazione offerta al cittadino. Queste sono solo il alcune delle criticità che ho potuto individuare chiaramente focalizzate sugli aspetti che attualmente mi interessano direttamente perla mia attività, ma non credo che esse siano le uniche: non mi stupirei se un fornitore che voglia ottenere maggiori informazioni per partecipare ad una gara, o un professionista che abbia interesse ad ottenere dei amministrativi relativi ad una determinata struttura a volte si siano trovati anch'essi di fronte ad una carenza
  • 50 volte MioPharma 75 di informazioni che invece dovrebbero essere, vuoi per obblighi legislativi vuoi per opportunità economica, sempre disponibili ed aggiornati. Tuttavia, mi preme anche segnalare che esistono aziende ospedaliere ed ASL (e non poche) che, al contrario, hanno svolto lavori egregi, progettando il loro sito su una mappa semplice e ben congeniata, rendendo facile ed intuitivo il reperimento di informazioni aggiornate di contatto, personale e prestazioni disponibili, e offrendo tutti i dati di struttura che dovrebbero essere resi pubblici da ogni azienda o ente sanitario. E' poi importante sottolineare come la scarsa qualità dell'offerta comunicativa non sia limitata solo ad alcune aree geografiche o a enti con un limitato livello dimensionale: ci si può imbattere in A.O. o A.S.L del nord o del centro Italia che hanno pubblicato on-line un loro sito sicuramente non adeguato ed in enti del Sud che hanno fatto al contrario degli ottimi lavori; come anche ci possono essere grandi istituzioni che hanno creato progetti web al di sotto delle aspettative legate alla loro fama e piccole realtà che invece hanno realizzato idee semplici ma al tempo stesso innovative. E' pur vero che prima di occuparsi dei mezzi utilizzati per la comunicazione sarebbe forse meglio implementare gli aspetti legati alla cura e alla diagnosi dei pazienti, ma comunque penso che anche quest'aspetto non debba essere trascurato: offrire una comunicazione efficace permette un risparmio di tempo e di risorse all'utente e di sicuro contribuisce a migliorare l'immagine dell'azienda sanitaria soprattutto per quello che riguarda la trasparenza e l'accessibilità. E, a mio parere, visti i tempi in cui viviamo oggi, questi non dovrebbero essere aspetti da trascurare. Keywords: digitale, website, tecnologia, comunicazione Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/la-comunicazione-web-delle-aziende.html
  • 50 volte MioPharma 76 Organizzazione della rete ospedaliera e chiusura dei piccoli ospedali 18 Gennaio 2013 Uno dei temi principali che ogni sistema sanitario deve affrontare e sottoporre ad una continua verifica è quello relativo all'organizzazione della propria rete ospedaliera. Esso infatti è un aspetto molto importante per gli impatti che può determinare sull'adeguatezza e l'efficacia dell'offerta di cure secondarie, sui costi per il sistema sanitario pubblico (con conseguente impatto sulla politica fiscale e sulle finanze pubbliche), e sulle ricadute sociali che esso determina sulla popolazione del territorio (in primis sul benessere generale e sugli aspetti occupazionali). Per tali motivi, è abbastanza comprensibile che la proposta (l'ennesima) di chiudere o riconvertire 175 presidi ospedalieri dotati di meno di 120 posti letto per la cura dei pazienti acuti, contenuta nella bozza di Patto per la Salute presentato dal Ministero della Salute alle Regioni al fine di dare il via ad una trattativa sui contenuti di tale documento ed arrivare alla firma dello stesso, abbia incontrato non poche resistenze da parte degli assessorati regionali alla sanità e dei residenti delle zone ove sono collocate strutture ospedaliere con tali caratteristiche. Preoccupazioni e proteste del tutto comprensibili, come tuttavia è del tutto condivisibile lo sforzo di limitare lo spreco di risorse pubbliche attraverso una razionalizzazione del sistema. D'altronde da qualche anno a questa parte le regioni italiane hanno gradualmente adottato o stanno per adottare un modello di organizzazione di tipo Hub & Spoke per la propria rete ospedaliera: questa modalità organizzativa, mutuata dall'aviazione civile commerciale e che vide le compagnie aeree concentrare la maggior parte delle loro rotte su di un singolo aeroporto, configura una chiara suddivisione delle funzioni e delle caratteristiche delle cure offerte da ospedali a maggiore intensità di cura o "centri di eccellenza" (Hub) e i presidi ospedalieri di supporto e di base (Spoke). In pratica, i centri spoke svolgo la funzione di assistere i pazienti che non superino una determinata soglia di gravità clinico assistenziale: in caso contrario, essi provvedono ad inviare questi ultimi ai centri hub di riferimento allo scopo di sottoporre i pazienti a cure altamente specializzate in ragione della gravità della patologia da loro sofferta. Accanto a questo compito di "selezione", i centri spoke sono incaricati anche del trattamento dei pazienti dimessi dai centri hub ma ancora bisognosi di assistenza a minore intensità. In tal modo, un singolo centro hub è in grado di offrire prestazioni altamente qualificate in una o più specializzazioni mediche, garantite dalla competenza clinica e l'efficienza operativa rese possibili dai loro volumi di attività. Proprio per questo motivo i centri hub sono pochi ed hanno un bacino di popolazione
  • 50 volte MioPharma 77 molto ampio (che a volte può essere pari a quello dell'intera regione, se non a quello dell'intera nazione) e sono in grado di assicurare dei trattamenti clinici omogenei che fanno riferimento a protocolli e linee guida stabilite a livello nazionale. In altri paesi, l'adozione di tale modello ha permesso di verificare come effettivamente la concentrazione dei servizi sanitari ad alta complessità in un numero limitato di centri hub e la conseguente razionalizzazione del rapporto con i centri spoke abbia consentito di raggiungere importanti risultati in termini di efficienza, accessibilità ai servizi, qualità nell'assistenza e riduzione della frequenza di esiti avversi. Partendo da queste considerazioni, penso che sia importante cercare di ridurre il numero di ospedali che non sono in grado di rispettare determinati criteri quantitativi (come peraltro da me sostenuto in alcuni dei miei precedenti interventi), ma anche che sia essenziale non fermarsi al solo dato numerico e valutare il ruolo che hanno queste strutture (soprattutto quello che sono di poco al di sotto della soglia dei 120 posti letto) nelle rispettive reti ospedaliere regionali. Ciò eviterebbe di dover rimettere mano a reti di assistenza ospedaliera ben congeniate come, ad esempio, quelle dell'Emilia-Romagna e della Toscana, e il verificarsi di criticità sull'offerta regionale di posti letto per acuti come potrebbe accadere in Lombardia. Keywords: ospedale, sistema ospedaliero, hub, spoke, Patto per la salute Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/organizzazione-della-rete-ospedaliera-e.html Fonti principali: Manuale di Economia Sanitaria - Riccardo Zanella La Stampa – “inefficienti e fonte di sprechi” 175 ospedali a rischio chiusura (http://www.lastampa.it/2013/12/08/italia/cronache/inefficienti-e-fonte-di-sprechi-ospedali-a- rischio-chiusura-CzLTrGdp4ipQ2mfmUJvkjP/pagina.html) Quotidianosanità.it – Piccoli ospedali. Cosa succederebbe se li chiudessimo tutti. Il caso lombardo (http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=18917)
  • 50 volte MioPharma 78 Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione 21 Gennaio 2014 Come avranno già intuito coloro che seguono più o meno continuativamente questo blog, e come ho indicato già a partire dal mio primo post pubblicato a settembre, ho sempre tentato di dare una particolare attenzione sulle cure primarie e sulla loro evoluzione in seguito all'entrata in vigore delle norme previste dal Decreto Balduzzi. Per questo motivo, quando in questi giorni ho letto un articolo apparso su Quotidianosanità.it dove vengono riportati i risultati di un'indagine svolta dalla Fondazione Istud sull'impatto che la riforma delle cure territoriali sta avendo sui cittadini in termini di quantità e qualità delle prestazioni offerte, ho deciso di tralasciare almeno per questa volta una delle regole che mi sono dato (non trattare immediatamente un argomento appena pubblicato da un'altra fonte) e di condividere i risultati di questa ricerca. In questo articolo di Quotidianosanità.it vengono resi noti i risultati di un complesso progetto di ricerca condotto dalla Fondazione Istud che ha previsto due rilevazioni che hanno visto coinvolti rispettivamente 398 cittadini e 128 professionisti sanitari, e un attento esame effettuato sugli atti ufficiali di tutte le regioni italiane, a cui ne è stato affiancato un'altra svolta sul campo in dieci regioni (Campania, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Toscana, Veneto). Inoltre, a questi vanno aggiunte anche le interviste che hanno visto il coinvolgimento di politici e funzionari regionali con potere decisionale nell'ambito della politica sanitaria. I risultati di questa complessa ricerca hanno reso palese come la formazione di nuclei di medici di medicina generale associati o in gruppi o in rete, permette di migliorare l'esperienza del paziente in termini di accessibilità oraria, nella durata dei tempi di visita e nell'accoglienza rispetto a quanto offerto da un medico con studio singolo. Fornendo qualche dato quantitativo, l'associazionismo dei medici generici permette di ridurre del 50% il ricorso al pronto soccorso, della medesima percentuale quello alla guardia medica e addirittura del 75% a quello ai medici privati a pagamento. Vista dal lato della classe medica, l'esperienza dell'associazionismo è vissuta molto positivamente in quanto i medici intervista segnalano come si abbia un miglior confronto con gli altri colleghi e si riesca ad adottare una migliore organizzazione del lavoro, con un miglior supporto logistico e un maggior risparmio economico. La rilevazione condotta sui 398 cittadini ha messo in luce anche come ben il 50% del campione si sia rivolto ad un medico di famiglia che partecipa ad una forma di associazione, mentre il restante 50% sia seguito da un medico generico che ha ancora un proprio studio. Partendo da questo dato, viene comunque sottolineato il profondo divario esistente fra il Nord ed il Sud del
  • 50 volte MioPharma 79 paese, rendendo noto che mentre l'Emilia-Romagna ha il 65% di medici generici associati in gruppi o reti, la Campania, al contrario, registra un tasso di associazione pari al 30%. Stesso divario è stato registrato per quel che riguarda l'utilizzo della tecnologia nella consegna dei referti e nella gestione del fascicolo sanitario: nelle regioni del Nord si è più inclini all'utilizzo di strumenti di sanità elettronica rispetto al Sud, anche se in generale il 50% dei cittadini segnala come non sia raro riscontrare dei problemi tecnici nell'utilizzo di questi servizi e il 33% del campione addirittura denuncia un deficit informativo a riguardo in quanto questi servizi non sono mai stati portati a loro conoscenza. In conclusione, si può affermare che da questi primi risultati l'evoluzione della figura del medico di medicina generale, da figura isolata e confinata nel suo studio a soggetto parte di un gruppo di medici che collaborano fra di loro, sembra aver imboccato la via giusta non solo perché può permettere il miglioramento qualitativo e quantitativo dell'offerta di cure primarie ai cittadini, ma anche perché in grado contenere il ricorso improprio al pronto soccorso. Comunque, entro un lasso di tempo relativamente breve, con la piena applicazione della Legge Balduzzi potremo verificare se i dati di questa importante rilevazione saranno confermati. Keywords: cure primarie, Istud, rilevazione statistica, Decreto Balduzzi, MMG Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/associazione-fra-medici-generici.html Fonti principali: Quotidianosanità.it – Se il medico di famiglia si “associa” (http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=19215)
  • 50 volte MioPharma 80 Rilevazione ISTAT: cittadini, crisi e sanità 26 Gennaio 2014 Anche se la recente pubblicazione di alcuni dati economici sembra indicare la fine del calo del PIL a partire dall'ultimo trimestre 2013 e si abbia un unanime consenso sulle previsioni che vedono una (molto) flebile crescita della ricchezza prodotta per il 2014, la crisi economica sofferta in questi anni in Italia e gli effetti da essa derivanti hanno avuto forti risvolti sociali: in primo luogo sul tema dell'occupazione, ma anche, e in larga parte legata proprio a questo motivo, sulla capacità dei cittadini di rispondere ai propri bisogni di salute. Devo ringraziare nuovamente il Dottor David Vittoria di aver condiviso su LinkedIn il report pubblicato dall'ISTAT intitolato "La Salute e il ricorso ai servizi sanitari attraverso la crisi" avendolo così portato a conoscenza dei più. I dati in esso contenuti non fanno altro che confermare come la crisi abbia inciso sulle modalità di accesso alle prestazioni sanitarie da parte del cittadino e su come abbia talvolta determinato la rinuncia ad ottenere una prestazione anche se considerata necessaria. La rilevazione alla base del report è stata effettuata nel periodo che va da settembre e dicembre 2012 ed ha effettuato un confronto con quelli relativi al 2005. Da essa si ha un'ulteriore conferma di come stiano aumentando i malati cronici nella fascia più anziana della popolazione e di come ad un livello di scolarità più bassa corrisponda una peggiore condizione di salute. Viene inoltre confermato l'assunto che coloro che ritengono di avere risorse economiche familiari insufficienti dichiarano di godere di cattiva o pessima salute in misura maggiore rispetto a coloro che ritengono il loro reddito familiare di livello ottimo o adeguato (11,5% contro 5,3% della popolazione), con un divario maggiore nella fascia di popolazione più anziana (30,2% contro 14,8% in aumento rispetto al 2005 dove le percentuali erano rispettivamente del 28,6% e del 16,5%). Interessante è il dato relativo alle visite mediche che vedono un loro aumento generalizzato, passando da 53,6 visite effettuate per 100 persone del 2005 a 60,3 per il 2012, dovuto soprattutto ad un maggior numero di visite effettuate dalla fascia di popolazione con più di 65 anni e residente nel Nord-Ovest del paese. L'aumento è dovuto quasi in egual misura sia alle visite generiche (31,6 del 2012 contro 28,4 del 2005) che a quelle specialistiche (28,9 contro 25). Va sottolineato che tutte le specializzazioni hanno conosciuto un incremento delle visite effettuate, tranne quelle odontoiatriche (-23,1%), che, pur rimanendo ancora quelle più numerose fra il totale delle specialistiche (il 16,4% del totale delle visite specialistiche), hanno visto scendere notevolmente il loro peso rispetto al 2005 (26,3%), e in misura molto minore le visite dietologiche (-9%). Il forte calo delle visite odontoiatriche, totalmente a carico del paziente, è più accentuato rispetto a quello registrato dalle visite a totale carico del cittadino relativo a tutte le altre specializzazioni (-11%).
  • 50 volte MioPharma 81 Per quanto riguarda gli accertamenti diagnostici, mentre il loro numero totale è rimasto costante (26,6 per 100 persone nel 2012 contro 27,2 nel 2013), la quota di esami pagata per intero è aumentata fino a raggiungere la quota del 24,9% (mentre il 43,1% non ha pagato nulla e il 32% ha pagato il ticket). Il tasso di crescita della percentuale di coloro che hanno pagato interamente le analisi è stato pari al 19% rispetto al 2005 con una maggiore concentrazione soprattutto nel Centro e nel Sud Italia, dove ci sono le maggior parte delle Regioni a cui è stata imposta l'applicazione di un piano di rientro sanitario. Riguardo al capitolo ricoveri, in questo caso si è registrata una riduzione sia per quel che concerne il loro numero, in quanto al 2012 risultavano essere pari a 3,2 per 100 persone contro i 4,0 del 2005, sia per la quota di questi che è stata interamente pagata dal paziente, con una percentuale passata dal 5,6% del 2005 al 3,6% del 2012 (con un calo ancora più marcato per la fascia di popolazione con un reddito familiare scarso o insufficiente). Ma il dato più allarmante che è stato rilevato è quello relativo alla percentuale di rinunce a cure sanitarie e all'acquisto di farmaci effettuate nei precedenti 12 mesi: si va da una pressoché totale irrinunciabilità per gli interventi chirurgici (0,8% di rinunce), fino al 14,3% delle visite odontoiatriche, con nel mezzo le visite specialiste con un tasso del 7,7%, gli accertamenti diagnostici del 4,7% e l'acquisto di farmaci del 4,1%. Nel caso dei farmaci, il 75% delle rinunce ha riguardato prodotti non coperti dal SSN mentre il 25% sono dovute a ticket considerati troppo elevati. Prendendo in considerazione le prestazioni che dovrebbero essere garantite dal SSN, il 9% ha dichiarato di avere dovuto rinunciare a prestazioni considerate comunque necessarie, con una percentuale che è salita al 11% se vengono ricompresi anche i farmaci. Maggiori informazioni e possono essere ottenute attraverso al lettura del report ISTAT a cui si può accedere attraverso il link fornito alla fine di questo post. Sta di fatto che partendo da questi numeri è possibile fare qualche considerazione: la crisi economica ha avuto un sensibile impatto sulle abitudini sanitarie della popolazione. Laddove possibile, si ricorre maggiormente al SSN rispetto a quanto succedeva in passato (tranne nel caso delle visite diagnostiche, dove le prestazioni a totale carico del cittadino aumentano per vari motivi quali l'aumento del ticket in alcune regioni o la presenza di liste di attesa troppo lunghe), e, di conseguenza, molto meno a quelle a totale carico del cittadino, soprattutto in campo odontoiatrico, Ma il fatto che circa l'11% della popolazione abbia rinunciato a trattamenti o farmaci che considerava importanti per la propria salute apre un'altra prospettiva: se il SSN in futuro non sarà più in grado di garantire alcune delle sue attuali prestazioni, di quanto potrebbe aumentare questa percentuale? Un'altra considerazione che mi viene in mente è la seguente: i dati riportati sono delle medie relative al periodo settembre-agosto del 2012, pertanto è possibile immaginare quale sia stata la loro ragionevole dinamica nel 2013, che come tutti sappiamo è stato un altro anno di dura recessione. Keywords: crisi economica, sanità pubblica, sanità privata, Istat, SSN Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/rilevazione-istat-cittadini-crisi-e-la.html Fonti principali: Istat (http://www.istat.it/it/files/2013/12/Stat_report_salute.pdf?title=La+salute+e+il+ricorso+ai+ servizi+sanitari++-+24%2Fdic%2F2013+-+Testo+integrale.pdf)
  • 50 volte MioPharma 82 Associazioni territoriali fra medici generici: opinioni e modelli a confronto 28 Gennaio 2013 A seguito del mio intervento "Associazione fra medici generici: risultati di una rilevazione" pubblicato su questo blog qualche giorno fa, sono lieto di ospitare il contributo ricevuto dal Dottor Francesco di Coste, Founder & TrainerCoach® di ICTF - Idee Che Trasformano, esperto nell'offerta di programmi di coaching nell'ambito della Pubblica Amministrazione ed in ambito sanitario: Caro Dott. Biselli, rispetto al potenziamento delle cure primarie ritengo siano ormai improrogabili le Aggregazioni Territoriali. I medici di MG tenderanno sempre più ad associarsi e quello che oggi sembra essere un miraggio sono certo che presto sarà realizzato in alcune regioni: cioé la costituzione di Centri Ospedalieri di MG al cui interno ci sarà un Team capace di trattare le più comuni e semplici cause di ospedalizzazione breve. Certo occorreranno ancora alcuni anni, dovrà essere creata una cultura imprenditoriale e manageriale, occorrerà supportare nuovi giovani leader, bisognerà facilitare alcuni meccanismi di aggregazione ma, alla fine, a mio parere, si arriverà alla costituzione di questa nuova realtà organizzativa nell'ambito del sistema sanitario nazionale. Le società di Medicina giocheranno, a mio avviso, un ruolo pivotale in questo processo e il supporto della consulenza tecnica e manageriale non mancherà di fornire contributi già sperimentati con successo in altri ambiti. Mi piacerebbe coinvolgere su questo blog l'impegno di CHI, a vario titolo, può contribuire ad organizzare PerCorsi di formazione che aiutino a costruire e a gestire una squadra di medici di MG e di Specialisti, che oggi difficilmente riescono a dialogare al di fuori di una chiara definizione di ruoli e responsabilità. Occorre richiamare le energie di chi può (e a mio avviso deve) co-sponsorizzare momenti di scambio sulla cultura gestionale e manageriale, e penso alle aziende farmaceutiche e diagnostiche che sono importanti stakeholder di sistema, ma penso anche alle Aziende Ospedale e alle ASL congiuntamente ai Comuni associati in Federsanità. Il successo potrà arrivare anche dalla rete per quanto non basti esser collegati per lavorare
  • 50 volte MioPharma 83 insieme. Occorre formare e coordinare i Coordinatori, purché non diventino degli inutili Primari della situazione, ma esercitino un ruolo gestionale, un ruolo tecnico-manageriale. In pratica in una squadra di 30-40 elementi, ognuno di questi può e deve assumere un ruolo, in base alle sue attitudini e competenze, per svolgere compiutamente una serie di attività. Ma che cosa è un ruolo? Come viene accettato e vissuto da un Medico che magari ha lavorato per 10-15 anni da solo? Perché le strutture diventino sedi di rilascio di assistenza anche alle malattie croniche occorrerà che siano concepite e costruita secondo un flusso di rete che faciliti l’interscambio tra i medici. Queste tematiche hanno bisogno di tempo e di focus. Perciò bisognerà rifocalizzare l'attenzione della classe medica, oggi iper-esposta sul fronte dell'aggiornamento farmacologico- clinico (decine di migliaia di convegni ECM ogni anno, spesso poco utili), sul fronte della cultura di <<impresa sanitaria pubblico-privata>>, dove la compartecipazione del privato sia vista come opportunità e non come predazione di risorse pubbliche. Certamente mancano gli attuativi e i finanziamenti per preparare i medici sulla componente tecnica e gestionale e bisogna tener conto che il medico di Medicina Generale non può farsi carico di tutto il lavoro di squadra, così come è giusto che vi siano nuove funzioni che si facciano carico dei rapporti di produzione e scambio di servizi all'interno dei Centri Aggregati per le Cure Primarie. E' necessario dunque incoraggiare l’associazionismo medico, voluto dalla Legge n° 263 del 10/11/2012 e L. 189/2012 Balduzzi, per favorire non soltanto l’assistenza h24 e ridurre gli accessi al Pronto soccorso, ma per consentire alle Aziende Ospedale di tornare ad occuparsi realmente di diagnosi e cure complesse, permettendo alla "medicina di base" di tornare a giocare il ruolo della prevenzione e di abbandonare ogni dialettica tipica della medicina difensiva Se tutti insieme riusciremo a vincere questa sfida di una medicina del territorio più attiva, per esempio senza alcun timore verso l’interscambiabilità dei pazienti, tutto ciò favorirà le strutture territoriali trasformandole in veri e propri centri di competenza diffusa e ai medici di MG si potrà restituire un ruolo di primo piano. Francesco di Coste Founder & TrainerCoach® di ICTF - Idee Che Trasformano Keywords: cure primarie, MMG, Coaching Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/associazioni-territoriali-fra-medici.html
  • 50 volte MioPharma 84 Gli squilibri della sanità italiana: il Rapporto OASI 2013 31 Gennaio 2014 Penso che leggere e riflettere sui temi contenuti nel Rapporto OASI 2013, redatto e pubblicato dal Cergas (Centro di Ricerche sulla Gestione dell’Assistenza Sanitaria e Sociale) della Bocconi, mi porterà via un po' di tempo: sia per il numero di pagine che lo compongono sia, cosa ben più importante, per la varietà degli argomenti in esso ricompresi. Prima della sua presentazione, avvenuta il 20 gennaio 2014 presso la Bocconi di Milano, ignoravo la sua esistenza (anche se il documento viene redatto annualmente a partire dal 2000), ma già dalla lettura dell'indice e di alcuni capitoli che lo compongono ho notato che alcuni degli argomenti in esso trattati, e riportati nell'Executive Summary, sono già stati oggetto di analisi in qualche post del mio blog, il che mi consentirà di effettuare ulteriori approfondimenti su di essi:  la considerazione che, tutto sommato, il Servizio Sanitario Nazionale si presenta finanziariamente in equilibrio (nel rapporto è definito "sobrio") avendo una spesa pubblica sanitaria pro-capite inferiore a tre paesi benchmark quali Francia, Germania e UK, registrando un tasso di crescita medio della spesa sanitaria complessiva pro-capite pari allo 0,3% nel biennio 2009-2011 (uno dei tassi più bassi nella UE), e riportando un disavanzo per il 2012 pari a 1,04 miliardi di Euro pari allo 0,9% della spesa sanitaria pubblica e in diminuzione del 17,3% rispetto a quello del 2011;  l'importanza che il SSN riveste nell'economia nazionale, in quanto solamente il 32% della spesa sanitaria pubblica corrente ha come destinazione il pagamento del personale mentre il restante 68% viene impiegato nell'acquisto di beni e servizi da soggetti economici privati;  il progressivo riequilibrio della tipologia di cure offerte, con una graduale diminuzione dei posti letto ospedalieri per acuti a favore di una maggiore presenza di cure intermedie e primarie di carattere territoriale (anche se viene rilevata una certa lentezza nell'attuazione di questo processo);  la riorganizzazione dei vari servizi sanitari regionali con la costituzione di enti e aziende sanitarie di grandi dimensioni e con una ben definita suddivisione di ruoli. Ma quello che ho trovato interessante di questo rapporto è ciò che viene individuato e sottolineato come criticità del sistema:  il contenimento della spesa sanitaria regionale ha riguardato in modo sporadico la spesa corrente mentre ha inciso profondamente sulla spesa per gli investimenti e il rinnovo tecnologico. Ciò significa che si sta generando un debito sommerso che progressivamente diverrà un serio problema per la spesa sanitaria a causa della
  • 50 volte MioPharma 85 sopravvenuta obsolescenza tecnologica degli impianti e delle strutture immobiliari (queste ultime già oggi generalmente non adeguate agli attuali standard funzionali e costruttivi);  l'ottenimento dell'equilibrio finanziario, in particolare nelle regioni soggette a Piani di Rientro, è avvenuto attraverso l'attuazione di tagli lineari senza che si tenesse conto dell'efficacia e del rendimento delle prestazioni offerte. Questo vuol dire che in queste regioni non si sta portando avanti alcun piano riformatore della sanità in grado di adeguare l'offerta delle strutture di erogazione ai rinnovati bisogni di salute dei cittadini;  come già anticipato nel mio precedente post "Rilevazione ISTAT: cittadini, crisi e sanità", la diminuzione della spesa sanitaria pubblica non è stata accompagnata da una parallelo aumento della spesa sanitaria privata, la quale, anzi, nel 2012 è scesa del 2,8% rispetto al 2011. Ciò si spiega con la maggiore elasticità della spesa sanitaria privata alle variazioni del PIL, e poiché il 2012 è stato un anno di recessione, la variazione non poteva che essere negativa; Le considerazioni sopra riportate non riguardano tutte le regioni italiane, ma in maniera particolare quelle Centro-Sud Italia e principalmente quelle soggette a Piani di Rientro. Poiché queste ultime non adempiono o adempiono in parte al mantenimento dei LEA, si sta determinando un iniquo accesso alle cure fra Nord e Sud Italia; e considerando anche che l'ammontare della spesa sanitaria privata è minore nelle regioni soggette a Piani di Rientro, si può facilmente intuire che in queste ci si trova di fronte ad una riduzione nei consumi di prestazioni sanitarie, con il rischio che inizino a verificarsi situazioni di under treatment. A mio parere, occorrerebbe apportare degli opportuni correttivi normativi ed economici allo scopo di limitare questi effetti distorsivi (ed in particolare l'under treatment) del sistema attraverso un'opportuna programmazione concordata fra organi centrali e regionali, poiché non apportando modifiche a questa situazione, si rischia di non garantire i LEA a importanti fasce di popolazione e pertanto di mettere in discussione il principio di universalità del nostro SSN. Keywords: rapporto OASI, Bocconi, Cergas, spesa sanitaria, sistema sanitario, SSN Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/01/gli-squilibri-della-sanita-itaiana-il.html Fonti principali: CERGAS – Rapporto OASI (necessaria registrazione gratuita) (http://www.unibocconi.eu/wps/portal) Quotidianosanità.it – Rapporto OASI 2013 (http://www.quotidianosanita.it/studi-e-analisi/articolo.php?articolo_id=19234) Il Sole 24 Ore Sanità – Rapporto Oasi 2013: dal pareggio dei conti in sanità il rischio “undertreatment” (http://www.sanita.ilsole24ore.com/art/regioni-e-aziende/2014-01-20/rapporto-oasi-2013- pareggio-123001.php?uuid=AbKQxbHJ)
  • 50 volte MioPharma 86 La salute e i social networks 04 Febbraio 2014 Ogni volta che ci ripenso, mi sembra di essere iscritto a Facebook da così tanto tempo che oggi, onestamente, non saprei proprio dire da quanto. La medesima considerazione vale anche per LinkedIn, mentre per Twitter e Google+ la mia memoria funziona ancora bene in quanto la mia registrazione a questi due social networks è avvenuta due anni fa. Immagino che anche molte altre persone oggi non ricordino il momento esatto in cui si sono iscritte al o ai social networks da loro maggiormente utilizzati. Eppure sono trascorsi appena dieci anni, anno più anno meno, dall'affermazione in grande scala dell'"era social" nel mondo web. Infatti, in questi anni abbiamo potuto osservare la travolgente ascesa dei social network come nuovi strumenti di comunicazione interattiva. I numeri di iscritti e il giro di affari prodotto da Facebook, Twitter, LinkedIn, Google+, Youtube e, più recentemente, di Pinterest dimostrano come da un decennio a questa parte i social networks stiano completamente rivoluzionando le modalità di comunicazione non solo fra le persone ma anche fra le aziende e i propri clienti/stakeholders. Il mondo della salute, della medicina e del farmaco è uno degli ambiti in cui la penetrazione dei social networks (e l'evoluzione tecnologia in genere) sta avanzando a grande velocità determinando diversi cambiamenti: dalla natura del rapporto fra medico e paziente, alla nascita di vere e proprie communities aventi come materia di discussione una determinata patologia (o area terapeutica) rendendo così possibili scambi di opinioni e di esperienze fra malati; o ancora, l'evoluzione delle strategie comunicative messe in atto dalle aziende farmaceutiche verso pazienti e consumatori. In particolare, la condivisione delle informazioni fra persone affette da una medesima patologia, medici, ricercatori e familiari, è oggi resa possibile anche da una miriade di communities tematiche sorte accanto ai socials più "generalisti": il numero di iscritti non è certo comparabile con quello dei big player del mondo social, ma l'avere come oggetto di discussione un argomento ben specifico (la malattia) permette loro non solo di favorire il dialogo fra malati, ma consente anche a medici e ricercatori di avere uno mezzo di conoscenza delle malattie, dei loro aspetti trascurati o delle loro varianti inattese, configurando così queste communities come strumenti di miglioramento delle terapie a disposizione degli specialisti (Mit Technology Review). Questo trend di utilizzo sempre maggiore dei social networks, ha imposto e sta tuttora imponendo anche alle aziende di ripensare i loro piani di comunicazione istituzionale, di promozione dei propri prodotti e/o servizi e, soprattutto, le modalità con cui costruire un
  • 50 volte MioPharma 87 dialogo, una relazione con i clienti acquisiti e quelli potenziali. E le aziende farmaceutiche sono fra le principali realtà protagoniste di questa evoluzione. Le aziende farmaceutiche di grandi dimensioni sono fra quelle che attuano una delle migliori comunicazioni on-line di tipo tradizionale come dimostrato dal buon posizionamento di alcune delle Big Pharma nel FT Bowen Craggs& Co Index: ciò significa che i siti web di tali aziende pharma sono ben progettati e realizzati, integrati con altri canali web, con buoni contenuti ben presentati e facilmente raggiungibili. Tuttavia, da un'indagine realizzata da IMS Institute for Healthcare Informatics negli Stati Uniti, risulta che le aziende più attive sui social media sono quelle di piccole dimensioni focalizzate su aree terapeutiche circoscritte e le aziende attive di Consumer Health. Le Big Pharma, invece, nonostante su Facebook o LinkedIn abbiano creato delle pagine aziendali qualitativamente molto efficaci sia nei contenuti che nella grafica, hanno un limite (per qualche vale notato anche dal sottoscritto) che condiziona l'efficacia della loro azione social anche rispetto alle aziende di media dimensione: l'unilateralità della comunicazione. Infatti le Big Pharma offrono informazioni e contenuti, ma difficilmente in ambito social mettono a disposizione dell'utente degli strumenti interattivi in grado di consentire l'invio di feedback o suggerimenti. Tale "politica" trova giustificazione nelle limitazioni e nelle incertezze normative proprie della comunicazione in campo farmaceutico (e questo discorso vale ancora di più in Italia dove tali vincoli sono molto più stringenti rispetto alle normative USA), ma potrebbe anche essere il sintomo di una difficoltà che le grandi multinazionali farmaceutiche ancora oggi hanno nel comprendere come sfruttare il potenziale di questo canale comunicativo e di come facciano fatica ad elaborare soluzioni innovative capaci di renderle veramente protagoniste in ambito social attraverso un dialogo diretto e bilaterale/multilaterale con i propri stakeholders. Solamente attraverso l'individuazione di soluzioni capaci di colmare questa lacuna le Big Pharma potrebbero essere in grado di far percepire al più vasto pubblico del web una maggiore trasparenza nella loro politica comunicativa, contribuendo così a migliorare la propria immagine aziendale e a far aumentare la percezione del proprio brand. Keywords: social networks, big pharma, website, innovazione, tecnologia Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/02/la-salute-e-i-social-networks.html Fonti principali: Aboutpharma - Curarsi sui social network: boom di presenze online (http://www.aboutpharma.com/news/web-tech/curarsi-sui-social-network-boom-di-presenze- online/) Aboutpharma - Social Media nel Pharma: le piccole meglio delle big (http://www.aboutpharma.com/news/web-tech/social-media-nel-pharma-le-piccole-meglio- delle-big/) Linkiesta - Il nuovo strumento della medicina? I social network (http://www.linkiesta.it/salute-scienza-social-network) FT Bowen Craggs& Co Index (http://www.bowencraggs.com/ftindex/indices)
  • 50 volte MioPharma 88 La medicina e la tecnologia 3D 09 Febbraio 2014 Una delle futuribili innovazioni tecnologiche presenti in Star Trek che mi ha sempre affascinato è il ponte ologrammi: avere a disposizione una tecnologia 3D talmente avanzata da poter coinvolgere completamente gli utenti in un'esperienza così realistica tanto da sembrare vera sarebbe il sogno di moltissime persone. Vivere la storia di un film da assoluto protagonista o limitarsi ad una visione passiva ma in "presa diretta", o ancora rivivere ricostruzioni di grandi avvenimenti storici che si sono verificati nel passato. Ma lasciando correre la fantasia l'applicazione pratica di questo tipo di tecnologia troverebbe applicazione pratica in svariati campi: da quello dei trasporti (dove comunque gli attuali simulatori aerei e navali riescono già a fornire una ricostruzione realistica della conduzione dei mezzi anche nelle condizioni più estreme), a quello edilizio (e di conseguenza anche a quello dell'arredamento, in quanto permetterebbe di ricostruire un intero appartamento o addirittura un palazzo al fine di valutare l'ampiezza dei suoi volumi e in che modo sfruttarli al meglio). Una tecnologia di questo genere sarebbe utile anche in medicina, in quanto consentirebbe non solo la ricostruzione virtuale di un organo o di un intero corpo umano, ma addirittura di effettuare una simulazione del tutto realistica di una vera e propria operazione, programmando anche il verificarsi eventi avversi imprevisti. Purtroppo, ad oggi non esiste una tecnologia così avanzata anche se gli Sharp Labs Europe stanno lavorando su di essa con una sua disponibilità prevista entro una quarantina di anni (vedi link): l'attuale visione 3D cinematografica è appena introdotta solamente da qualche anno a questa parte (almeno al grande pubblico) ed è possibile solamente con l'ausilio di appositi occhiali (come anche per la TV), mentre i visori 3D associati a speciali guanti (un po' alla Johnny Mnemonic per intenderci) anche se già presenti da oramai molti anni, per quanto d'effetto, non permettono un completo coinvolgimento di tutti i sensi e dell'intero corpo nell'esperienza virtuale. Molto più realistico, invece, appare un futuro utilizzo della tecnologia olografica alla "Minority Report" o alla "Star Wars" con la possibilità di interagire direttamente con immagini olografiche in 3D senza il ricorso ad alcun tipo di visore o occhiali e dando la possibilità di toccarle e "maneggiarle". E l'applicazione di questa tecnologia in campo medico appare essere già realtà grazie a nuovi device altamente tecnologici che saranno prodotti e commercializzati da un'azienda israeliana a partire dal 2015. La promessa è quella di rendere disponibile un dispositivo in grado di creare un ologramma 3D di uno o più organi dei pazienti attraverso la combinazione di immagini ottenute per mezzo di raggi x, ultrasuoni e risonanze magnetiche. Ciò permetterà di ottenere una ricostruzione fedele e in tempo reale dei punti da sottoporre a intervento chirurgico, dando anche ai chirurghi la possibilità di girare, capovolgere, sezionare, allargare o
  • 50 volte MioPharma 89 restringere l'ologramma in modo da permettere loro di ottenere la visione anche del più piccolo dettaglio. Come sta succedendo anche in altri campi, la sempre viva rincorsa della scienza sulla fantascienza sta rendendo possibile in campo medico e chirurgico ciò che fino a soli dieci anni fa sembrava impensabile. Ciò non fa che prevedere un futuro ancora ricco di nuove idee e di nuove scoperte, perché l'inventiva dell'uomo e la ricerca continua dell'innovazione non avrà fine. Keywords: 3d, virtuale, ologrammi, innovazione, tecnologia Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/02/la-medicina-e-la-tecnologia-3d.html Fonti principali: Wired.it – Minority Report arriva in sala operatoria (http://www.wired.it/tv/organi-olografici-minority-report-arriva-sala-operatoria/) Tom’s Hardware – Per Sharp il 3D olografico alla Star Trek si può realizzare (http://www.tomshw.it/cont/news/per-sharp-il-3d-olografico-alla-star-trek-si-puo- realizzare/38337/1.html)
  • 50 volte MioPharma 90 La sanità svedese e il suo modello 12 Febbraio 2014 Qualche settimana fa, mentre stavo ricercando del materiale riguardante il sistema sanitario canadese mi imbattei in alcune fonti che descrivevano quello di uno dei paesi europei più avanzati sia economicamente sia socialmente, tanto da essere riconosciuto come il modello della socialdemocrazia in Europa: la Svezia. La sanità svedese è fondata su pilastri quali:  la Dignità Umana;  Bisogno e Solidarietà;  Costo-Efficacia. Attualmente la spesa sanitaria totale è pari a circa il 9,5% del PIL svedese e la quota di spesa sanitaria pubblica è pari a circa il 7,7%. Dal lato del finanziamento, il sistema sanitario svedese è di fatto un modello a copertura universale e con una limitata compartecipazione da parte dei cittadini attraverso il sistema dei ticket, anche se esiste un secondo canale di finanziamento costituito da un'assicurazione sociale, a totale carico dei datori di lavoro, che copre cure odontoiatriche, farmaci e garantisce dalle perdite di reddito dovute a malattia. Pertanto, il finanziamento attinge fondi quasi integralmente dalla fiscalità generale, che sovvenziona circa l'82% della spesa sanitaria totale mentre la percentuale residua è derivante dall'assicurazione sociale sopra descritta (circa il 15%), dalle assicurazioni private (n aumneto rispetto al passato) e dai cittadini. Per quel che riguarda la struttura di governo del sistema, la sanità svedese è gestita da tre livelli di governo: - a livello centrale, il punto di riferimento è il Ministero del Welfare e della Salute, assistito dal Comitato Nazionale per la Sanità e il Welfare (Socialstyrelsen), con compiti di programmazione. Il termine "programmazione" comprende anche le attività di prevenzione e promozione della salute che sono demandate all'Istituto Nazionale di Salute Pubblica (Folkhälsoinstituet); - a livello regionale, ognuno dei 21 Consigli di Contea (Landsting) ha la funzione di assicurare ed organizzare l'assistenza primaria, secondaria e terziaria, nonché di stabilire le tariffe locali, per tutto il territorio di loro competenza;
  • 50 volte MioPharma 91 - a livello locale, i municipi sono responsabili per quel che riguarda i servizi sociali e di comunità come l'assistenza domiciliare, l'assistenza agli anziani, i servizi ai disabili e ai disabili psichici. Il sistema pertanto appare molto decentrato con una forte protagonismo riservato al livello regionale, e proprio per questo suo ruolo operativo ogni Län (Contea) non è in grado di autofinanziare tutte le attività attraverso la propria tassazione, ma deve ricorrere a trasferimenti messi a disposizione del governo centrale. Nella maggior parte dei Län la gestione delle cure primarie e secondarie è demandata a Distretti Sanitari finanziati a loro volta dai propri Län di riferimento. L'assistenza primaria ha luogo nei Vårdcentral (ne è presente almeno uno in ogni comune), vale a dire uno studio in cui sono presenti sia medici di medicina generale, infermieri e specialisti, ed è aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 17. La struttura a volte può essere fornita di laboratori di analisi e di sale per piccoli interventi chirurgici. Il cittadino ha la libertà di registrarsi presso qualunque Vårdcentral e di scegliere il proprio medico generico; in esso ha anche la possibilità di prenotare una visita con uno specialista. Al di fuori dei giorni e degli orari di apertura dei Vårdcentral, qualora fosse necessaria assistenza per emergenze di modesta intensità e/o patologie lievi, ci si può rivolgere ai Närakut, centri aperti dal lunedì al venerdì dalle 17 alle 22 e il sabato e la domenica dalle 8 alle 22. Nel caso invece sia necessario fronteggiare malattie improvvise, traumi, ferite e malattie acute gravi ci si rivolge al Akutvård, cioè il Pronto Soccorso ospedaliero. L'assistenza ospedaliera è garantita da circa quaranta ospedali distrettuali e una ventina di ospedali centrali di Län; inoltre sono presenti anche otto ospedali a valenza "regionale": in pratica il territorio svedese è stato suddiviso in otto regioni ciascuna comprendente più Landsting e in ognuna di queste "regioni" è presente un ospedale ad alta intensità tecnologica. Il sistema svedese in questi anni sta conoscendo una lenta ma radicale trasformazione: da sistema prettamente pubblico sta mutando in un sistema di tipo "misto" con la co- partecipazione di providers pubblici e privati. Gli effetti di questo cambiamento si sono verificati principalmente in relazione all'offerta di cure primarie, a quella di cure odontoiatriche (i dentisti possono essere sia operatori pubblici che privati), fino a quella delle farmacie (prima delle riforme degli anni 2000 le farmacie erano soggette a monopolio di Stato), mentre il sistema ospedaliero è ancora quasi interamente sotto gestione pubblica. Il maggior problema che affligge la sanità svedese (e non solo) è quello relativo alla lunghezza delle liste di attesa. Al fine di contrastarlo e indurre il sistema ad adottare misure che garantissero una maggiore efficienza, nel 2005 ogni Län introdusse la regola del "0-7-90-90": con essa ogni Landsting si impegna a garantire il contatto immediato in caso di emergenza, un'attesa massima di 7 giorni per una visita dal medico di base, 90 giorni per una diagnosi specialistica e 90 giorni per il trattamento. Se non vengono rispettati tali termini, il cittadino è autorizzato a rivolgersi a strutture presenti in un altro Landsting o ad operatori privati a spese dello Landsting di appartenenza. Nonostante queste difficoltà e l'incertezza sugli effetti che le riforme avranno negli anni a venire, il sistema sanitario svedese è uno dei migliori al mondo, anche se leggermente più costoso rispetto alla media dei paesi maggiormente industrializzati. Ciò che a mio avviso sembra essere ben congegnato è l'organizzazione delle cure primarie: ogni ente ha un suo specifico compito ed è competente solamente entro determinati e ben delineati parametri di gravità delle patologie. Un ordine e una suddivisione delle competenze che dovrebbero servire da ispirazione ad alcuni dei nostri Sistemi Sanitari Regionali. Keywords: sistema sanitario, Svezia, ospedali, cure primarie, riforma Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/02/la-sanita-svedese-e-il-suo-modello.html
  • 50 volte MioPharma 92 Fonti principali: Saluteinternazionale.info (http://www.saluteinternazionale.info/2011/01/il-sistema-sanitario-svedese/) Il Servizio Sanitario Svedese - Ambasciata d'Italia in Svezia (http://science.italianembassy.se/files/il_servizio_sanitario_svedese.pdf) Sistemi Sanitari: Un'analisi comparata - Federica Minardi (http://www.coripe.unito.it/files/8_wp8_minardi.pdf) Pharmakon (http://pharmakon.it/0-7-90-90-le-misure-standard-del-sistema-sanitario-svedese/)
  • 50 volte MioPharma 93 Piccolo suggerimento al governo che verrà 16 Febbraio 2014 Entro la fine della prossima settimana (forse) entrerà in carica un nuovo governo, questa volta guidato dall'attuale sindaco di Firenze. Il prossimo Presidente del Consiglio, come da lui dichiarato, pone come obiettivo temporale della sua azione governativa il raggiungimento della fine della legislatura: considerando che l'attuale Parlamento è entrato in carica da 11 mesi, questo intendimento dovrebbe permettere di studiare ed assumere tutti i provvedimenti necessari al rilancio della nostra economia attraverso un'opportuna programmazione. Tralasciando ogni giudizio politico e morale, il nuovo governo si ritroverà comunque ad operare in un quadro economico ancora estremamente negativo, con un'oramai cronica assenza di crescita, alta disoccupazione e conti pubblici in disordine. E proprio alla vigilia della sua formazione, vorrei far presente come il settore farmaceutico e biotecnologico sia uno di quelli su cui far affidamento per far ripartire la nostra economia. Già nei miei precedenti post "La crisi e il ruolo della produzione farmaceutica", "La scommessa delle biotecnologie nel settore farmaceutico" e "L'occupazione nel settore farmaceutico" ho già fornito numeri, statistiche, previsioni di quello che a tutt'oggi è uno dei settori trainanti della nostra realtà produttiva sia per il fatturato sia per il numero di addetti in esso occupati (sia diretti sia appartenenti all'indotto). Occorre considerare che nel 2012 il solo settore farmaceutico (escluso quindi l'indotto) aveva un valore di mercato pari a circa 25 miliardi di Euro di valore*, pari a circa il 1,5/1,6% del PIL. Altri numeri significativi li potete trovare negli allegati dei post sopra segnalati, tutti in grado di dimostrare l'importanza di questo settore per l'Italia e la sua capacità di competere in Europa e nel mondo. Occorre anche mettere l'accento sul contributo che il settore fornisce all'innovazione della nostra economia e al nostro tessuto sociale, attraverso una continua ricerca finalizzata alla scoperta di nuovi farmaci o metodi di cura, in collaborazione con università, centri di ricerca pubblici oppure con propri laboratori. Ciò ha un sicuro impatto sull'occupazione, soprattutto di personale qualificato, permettendo così l'assorbimento di laureati in materie scientifiche e tecnologiche (e non solo) di alta formazione, che altrimenti si vedrebbero costretti ad emigrare verso altri paesi, ed evitando il verificarsi di una perdita netta per la nostra economia sia a livello di conoscenze che a livello economico. Poiché il settore farmaceutico è comunque uno dei pochi ad aver retto alla crisi, nonostante la profonda ristrutturazione a cui è stato costretto, e considerato il know-how presente nel nostro paese, perché non cercare di confermare questo nostro punto di forza concentrando su di esso investimenti e aiuti alla ricerca? Non si tratta di favorire una o più aziende, ma di rendere
  • 50 volte MioPharma 94 l'intero settore uno dei fattori portanti dell'intera economia nazionale: ben il 67% della produzione farmaceutica viene esportato (costituendo il 49% del totale delle esportazioni dei settori ad alta tecnologia) e questo dato è prodotto principalmente da filiali di grandi multinazionali straniere presenti sul territorio. Perché, nonostante crisi, ristrutturazioni, alta tassazione, il settore farmaceutico, al contrario di altri, è uno dei pochi che riesce ad attrarre investimenti esteri. Detto tutto ciò, perché non far ripartire l'economia italiana da qui? *Dato elaborato da Sextantfarma su fonte Nielsen Keywords: industria, farmaceutica, crescita, crisi, governo, opportunità Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/02/piccolo-suggerimento-al-governo-che.html
  • 50 volte MioPharma 95 Supercomputer e medicina personalizzata 20 Febbraio 2014 Stavo cercando del materiale per scrivere un nuovo post quando ho dato un'occhiata al sito del Corriere della Sera per vedere quali fossero in quel mentre le ultime notizie. Scorrendo la Home Page ho però notato un piccolo trafiletto dal titolo "Un supercomputer sceglie le medicine più adatte contro l'HIV" ed allora, incuriosito, ho dato una rapida lettura a questo articolo. Nel pezzo scritto da Emanuela Di Pasqua viene reso noto che grazie all'impiego di un supercomputer un team di ricercatori della University College di Londra guidati dal Professor Peter Conevey, con la collaborazione di altri colleghi della Rutgers University del New Jersey, sono riusciti ad individuare le caratteristiche genetiche del virus HIV quando questi si trova in uno specifico corpo umano. La presentazione di tali risultati è avvenuta in occasione del meeting annuale della American Association for the Advancement of Sciences (AAAS). In pratica, i ricercatori hanno preso in esame il comportamento della proteina che ha un ruolo fondamentale nella trasmissione del virus da una cellula infetta ad una sana, la Hiv-1 proteasi, la quale assume delle caratteristiche fisiche differenti in base al patrimonio genetico di ciascun individuo, e, partendo da questo punto, hanno individuato la terapia maggiormente efficacie ed più adatta al paziente su cui è stato condotto lo studio grazie alla potenza di calcolo di un supercomputer multicore. Questo vuol dire aver compiuto un passo importantissimo verso quell'approccio che, attraverso analisi ed esami diagnostici di tipo molecolare, si pone come scopo la prescrizione di farmaci che meglio si adattano al trattamento di una determinata patologia avendo come punto di partenza le peculiari esigenze del paziente e che è oramai conosciuta con il nome di medicina personalizzata. Ciò non significa che questa modalità operativa sarà immediatamente disponibile: per questo esperimento sono stati presi in considerazione sette dei nove farmaci proteasi-inibitori approvati dalla Federal Drugs Administration, e per ognuno di essi sono state eseguite più di cinquanta simulazioni che hanno richiesto circa un centinaio di cores ciascuna (quindi per un totale complessivo di 5.000 cores) e un tempo di elaborazione che è andato dalle 12 alle 18 ore (a cui va aggiunto quello speso per analizzare l'enorme output così ottenuto). Tuttavia, nonostante il notevole tempo impiegato per tutta l'operazione e il l'elevato costo odierno della forza di calcolo utilizzata, in prospettiva, con il continuo progresso tecnologico e la diminuzione dei costi, in futuro sarà possibile velocizzare il metodo rendendolo nel contempo meno costoso.
  • 50 volte MioPharma 96 La medicina personalizzata, allora, potrà effettuare ulteriori ed enormi balzi in avanti: continua innovazione tecnologia, una maggior potenza di calcolo disponibile e sempre in costante aumento, una diversa modalità produttiva meno standardizzata e più diretta e just-in-time, renderanno l'assunzione dei farmaci certamente più sicura ed efficace, permettendo così di ridurre drasticamente i casi di eventi avversi e di raggiungere un miglior rapporto costo/beneficio. Sono ancora necessarie ricerche è innovazioni, ma, come dimostra il supercomputer oggetto di questo post, il futuro non è poi così lontano. Keywords: computer, IT, tecnologia, innovazione, medicina personalizzata, ricerca Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/02/supercomputer-e-medicina- personalizzata.html Fonti principali: Corriere della Sera - Un supercomputer sceglie le medicine più adatte contro l'HIV (http://www.corriere.it/salute/14_febbraio_17/supercomputer-sceglie-medicine-piu-adatte- a64bbdb0-97dc-11e3-910c-771d54eec810.shtml) BBC News - Computers select personal medicine (by Jonathan Amos) (http://www.bbc.com/news/science-environment-26213522)
  • 50 volte MioPharma 97 I modelli di mercato dei Sistemi Sanitari 28 Febbraio 2014 In questi giorni mi è capitato di rileggere il mio post dal titolo "I modelli di organizzazione dei Servizi Sanitari Regionali" pubblicato su questo blog qualche mese fa, e facendo ciò mi sono reso conto che la sola descrizione dei quattro modelli di organizzazione (classico, "lombardo", ad aree vaste, ad ASL unica) che caratterizzano i sistemi sanitari regionali non è sufficiente per far comprendere come questi funzionano se non si evidenziano anche quali siano i modelli economici esistenti e quali di questi sono adottati nell'ambito del Sistema Sanitario Italiano. Nella presentazione "L'organizzazione del Sistema Sanitario Italiano" avevo già composto una slide su questo tema, e penso che riportare l'immagine della elaborata in quella occasione possa essere utile per orientarsi nel comprendere quali siano i modelli economici di riferimento: Come risulta evidente dalla tabella sopra riportata, ai suoi due estremi sono posizionate le forme di Programmazione Pura e di Libero Mercato: nella prima il settore pubblico centrale concentra su di sé tutte le attività di pianificazione, produzione, offerta, acquisto e pagamento
  • 50 volte MioPharma 98 delle prestazioni, mentre nella seconda queste sono oggetto di scambio in un mercato di concorrenza perfetta libero dal condizionamento di un solo compratore o un solo venditore. Fra queste due polarità esistono dei modelli intermedi con caratteristiche che permettono di classificarli come più o meno integrati a livello di fornitura ed erogazione e/o più o meno aperti alle prestazioni offerte dalle strutture private. Questi modelli intermedi sono:  Adaptive Planning: è un modello che riprende tutte le caratteristiche della Programmazione Pura, ma si differenzia da essa per un decentralizzazione a livello locale della programmazione sanitaria;  Planned Markets: è un macro-modello caratterizzato dalla suddivisione fra erogazione e fornitura dei servizi che comprende due modelli distinti. Il primo è quello chiamato Mixed Markets, e si fonda sul principio che i soggetti pubblici effettuino la selezione e l'acquisto di servizi sanitari attraverso la stipulazione di accordi di fornitura con strutture sia pubbliche sia private convenzionate. Il secondo modello è la Public Competition dove la scelta della struttura è effettuata direttamente dal paziente, il quale può rivolgersi a strutture pubbliche fra loro concorrenti;  Regulated Markets: in questo modello lo Stato o l'ente regolatore svolge un ruolo di arbitro, occupandosi solamente di stabilire le tariffe e i livelli minimi di qualità che le strutture fornitrici di prestazioni devono ottenere per essere accreditate; il cittadino è libero di rivolgersi alla struttura accreditata da lui prescelta sia essa pubblica o privata. Quelli appena descritti sono modelli di riferimento di carattere generale che, il più delle volte, non trovano una diretta applicazione nei vari sistemi sanitari. Ogni sistema ha delle proprie peculiarità che possono farlo assomigliare più o meno ad un determinato modello senza però coincidervi perfettamente. Nel caso del sistema sanitario italiano possiamo individuare l'applicazione del modello dei Regulated Markets nella sola regione Lombardia, mentre in tutte le altre si è prodotto un modello che prende il nome di Concorrenza Amministrata. La Concorrenza Amministrata è una forma di quasi mercato che, al contrario dei modelli di Planned Markets sopra descritti, non presenta una netta distinzione fra enti erogatori e strutture fornitrici di prestazioni (in pratica l'ente che si occupa dell'acquisto di prestazioni svolge ancora un ruolo anche nella fornitura). Tuttavia, la fornitura di servizi avviene in competizione con le strutture private convenzionate le quali, però, si devono attenere a regole precise che limitano la portata della concorrenza così introdotta. In conclusione, è evidente che la sola Lombardia ha effettuato una scelta precisa riguardo il modello economico su cui fondare il proprio sistema sanitario, adottando la forma di quasi mercato, tendente alla libera concorrenza, del Regulated Markets, mentre in tutte le altre regioni, a prescindere dalle differenti forme organizzative elaborate, si è raggiunto un equilibrio attraverso l'adozione di modello economico di "compromesso" come la Concorrenza Amministrata. Keywords: modelli economici, sanità, concorrenza, regolamentazione, pubblico, privato Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/02/i-modelli-di-mercato-dei-sistemi.html Fonti principali: Economia Sanitaria - Rosella Levaggi, Stefano Capri - Franco Angeli Il sistema sanitario italiano - Vittorio Mapelli - Il Mulino Manuale di economia sanitaria - Riccardo Zanella - Maggioli Editore
  • 50 volte MioPharma 99 Il mercato farmaceutico mondiale 03 Marzo 2014 Dopo aver scelto un argomento da trattare in uno dei miei post e di aver incominciato ad effettuare delle ricerche in proposito, nel corso di questa attività mi accade spesso di imbattermi in notizie, fatti e dati che mi inducono a cambiare, a volte anche radicalmente, il tema principale dell'articolo. Anche in questo caso avevo iniziato a scrivere con l'idea di trattare qualche argomento legato allo stato della ricerca farmaceutica in Italia, ma poi, rileggendo la presentazione "La produzione di valore dell'industria farmaceutica in Italia" pubblicata da Farmindustria, la mia attenzione è stata attirata da alcuni dati relativi al mercato farmaceutico mondiale e sulla sua probabile evoluzione. Leggendo la sezione di questa presentazione dedicata all'industria farmaceutica mondiale, balza subito all'occhio il dato relativo alla crescita globale del mercato, con un tasso medio annuale nel quinquennio 2012-2017 previsto al 4.5%, in sensibile diminuzione rispetto a quello del 7,9% registrato nel quinquennio 2007-2012. E oltre a questo trend discendente si assisterà ad un capovolgimento nel peso delle quote di mercato a livello geografico, con una diminuzione dell'importanza del Nord America e dell'Europa e un forte aumento di quella dei BRICs e del Resto del Mondo. E ciò sarà conseguenza di un tasso di crescita medio annuo dei mercati delle economie avanzate previsto allo 0,8% contrapposto ad un trend di crescita annua del 12,5% annuo dei BRICs e del resto del mondo. Passando poi alle quote di mercato farmaceutico relative ad ogni singolo Stato, i dati riportati da Farmindustria prevedono che nel 2017 gli USA continueranno a mantenere la loro posizione di leadership, mentre i BRICs aumenteranno il loro peso e la loro importanza a scapito dei paesi europei. Infatti, oltre al mercato cinese, già oggi uno dei più importanti a livello globale e capace nei prossimi anni di scalzare il Giappone dal secondo posto nella classifica internazionale del mercato farmaceutico, acquisiranno sempre più importanza il Brasile, la Russia e l'India, a scapito di Francia, Germania e Spagna. Se prendiamo come riferimento la suddivisione del mercato farmaceutico per aree continentali, l'Asia consoliderà il suo ruolo di continente leader nella produzione farmaceutica. Ciò sta già determinando, e continuerà a farlo nel futuro, un spostamento delle spese di R&S verso i paesi asiatici e i BRICs, anche se ad oggi Nord America, Europa e Giappone assorbono ancora il 90,8% della spesa totale in R&S. Ma è la percentuale di nuovi investimenti ad avere già subito un vero è proprio capovolgimento di allocazione rispetto al passato, con la quota dal 65% di questi effettuata nei paesi in via di sviluppo, rispetto al tasso del 70% indirizzato verso i paesi ad economia avanzata che caratterizzava l'inizio del passato decennio. E l'Italia come si posizionerà in questo quadro globale? Come per i nostri principali partner europei, il nostro paese assisterà ad un'erosione della sua quota di mercato, ma fino al 2017 manterrà la sua posizione (7°) nella classifica internazionale del mercato farmaceutico. E ciò sarà possibile grazie alla capacità di esportazione della nostra industria farmaceutica, in quanto il mercato farmaceutico interno, fra politiche di contenimento della spesa farmaceutica ed
  • 50 volte MioPharma 100 effetti della crisi economica di questi ultimi anni, registrerà una bassa crescita ancora per molto tempo. Keywords: mercato farmaceutico, paesi avanzati, BRICs, produzione farmaceutica, globale Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/03/il-mercao-farmaceutico-mondiale.html Fonti principali: Farmindustria - La produzione di valore dell'industria farmaceutica in Italia (http://www.farmindustria.it/index.php?option=com_jdownloads&Itemid=0&view=finish&cid= 98037&catid=42)
  • 50 volte MioPharma 101 Una promessa mantenuta: Dovesalute 07 Marzo 2014 Il 27 settembre 2013 ho pubblicato su questo blog il post dal titolo "Gli Ospedali Italiani e Big Data" con il quale ho effettuato delle mie considerazioni sull'intervista al ministro della Salute Beatrice Lorenzin pubblicata sul sito del quotidiano La Repubblica di quello stesso giorno. In questa intervista il ministro aveva lanciato l'iniziativa di creare un TripAdvisor degli ospedali italiani, vale a dire un database liberamente fruibile on-on line su cui il cittadino possa ricercare e trovare i dati di struttura di tutti gli ospedali italiani (e dei loro relativi reparti) e le loro performance quantitative e qualitative. Devo dare atto al ministro di aver mantenuto la promessa fatta in quella occasione, in quanto il ministero della sanità ha implementato un portale chiamato DoveSalute (http://www.dovesalute.gov.it/DoveSalute/search/portale) con cui è possibile consultare e informazioni e le attività svolte dalle strutture sanitarie, siano esse ospedali, strutture private convenzionate, ambulatori, farmacie, laboratori di analisi, medici di famiglia e pediatri di libera scelta. In realtà i dati attualmente pubblicati e resi disponibili sono quelli relativi ai soli Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico (IRCCS) e l'interfaccia sembra ancora essere molto semplice ed essenziale, ma ciò sta anche a dimostrare che la "macchina" che sta dietro a questa iniziativa si sta muovendo e nei prossimi mesi dovrebbero essere disponibili altri dati, soprattutto quando saranno caricate a sistema le informazioni in possesso delle Regioni e che quest'ultime dovranno trasmettere. Il portale permette di effettuare una ricerca per reparto e città o per nome della struttura. E' possibile avere i dati e informazioni di servizio di una singola struttura, ma non di un singolo reparto (se non quelli strettamente essenziali quali: numeri di telefono di reperibilità, nome del primario, e orari di segreteria, visita e pasti). Inoltre, è possibile rilasciare delle proprie valutazioni sulla struttura attraverso il metodo delle stelle, dove una stella sta ad indicare estrema insoddisfazione mentre cinque significano estrema soddisfazione. Gli aspetti sottoposti alla valutazione degli utenti riguardano l'area comunicativa (es.: chiarezza delle informazioni mediche ricevute), l'area di relazione (es.: gentilezza del personale) e l'area dei servizi (es.: pulizia). Secondo la mia opinione, l'avvio di questa prima fase di DoveSalute è positiva: anche se il numero di ospedali presenti nel database è ancora limitata, con la sua presenza online è comunque possibile effettuare delle verifiche sul campo per quel che concerne l'usabilità e verificare e risolvere eventuali criticità tecniche, oltre che raccogliere dei feedback e suggerimenti utili direttamente dagli utenti. Il fissare eventuali criticità in questo momento significa creare una base solida per poter procedere in tutta sicurezza alla creazione di un'interfaccia con il Piano Nazionale degli Esiti (gestito da AGENAS), così da permettere ai
  • 50 volte MioPharma 102 pazienti di poter accedere ai dati degli esiti di un singola struttura o anche di un singolo reparto per una determinata patologia. Attraverso la creazione e la progressiva implementazione di questo portale si compirà un ulteriore passo verso una maggiore trasparenza dell'intero sistema, ma sarà anche un mezzo che, nelle intenzioni dei suoi sostenitori, indurrà i dirigenti sanitari a migliorare le performance delle strutture da loro gestite. Tuttavia, per ottenere questi importanti risultati è necessario che i dati siano sottoposti ad un costante ed accurato aggiornamento, altrimenti anche questo nuovo strumento, invece di diventare il punto di riferimento informativo del servizio sanitario nazionale, rischia di assumere i connotati di una bella "scatola" piena di informazioni e dati assolutamente non affidabili. Ma per ora non posso che fare i complimenti al ministro Lorenzin e ringraziarla per aver mantenuto la sua promessa. Keywords: innovazione, database ospedaliero, Dovesalute, website, sanità Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/03/dovesalute.html Fonti principali: Il Sole 24 Ore - Arriva "Dovesalute", il portale del ministero della Salute per scegliere dove curarsi (http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2014-03-03/arriva-dovesalute-portale-ministero- salute-scegliere-dove-curarsi-171502.shtml?uuid=ABu7YQ0) Repubblica.it - Beatrice Lorenzin "Un TripAdvisor degli ospedali italiani e i cittadini potranno scegliere l'eccellenza" (http://www.repubblica.it/politica/2013/09/27/news/beatrice_lorenzin_creiamo_un_tripadvisor _degli_ospedali_italiani_cos_i_cittadini_potranno_scegliere_l_eccellenza- )67387202/?ref=search
  • 50 volte MioPharma 103 I farmaci equivalenti: i dati del rapporto Osmed 11 Marzo 2014 Nonostante la costante crescita che sta conoscendo da più di dieci anni e il sempre maggior peso che sta gradualmente acquisendo nel panorama dell'industria farmaceutica italiana, il mercato dei farmaci equivalenti non ha ancora assunto le dimensioni e l'importanza che gode negli altri maggiori paesi industrializzati. Eppure i provvedimenti contenuti nel decreto Salva Italia del 2012 e i successivi Decreti "Balduzzi" hanno introdotto norme che, andando ad aggiungersi a quelle già emanate nel decennio scorso, avrebbero dovuto favorire un rapido aumento dei farmaci "generici" a scapito di quelli "branded off-patent". Tali considerazioni trovano conferma nel Rapporto Nazionale OSMED relativo ai primi nove mesi del 2013 pubblicato da AIFA e presentato il 6 febbraio 2013. Infatti, in questo documento non solo viene reso noto che la quota dei farmaci a brevetto scaduto è pari al 46% della spesa farmaceutica convenzionata (nel rapporto Osmed dei primi nove mesi del 2012 tale percentuale era del 38,4), ma anche che, fatto 100 questo 46%, la quota relativa alla spesa per farmaci generici è pari al solo 29,2% (comunque in aumento rispetto al 25,2% dei primi nove mesi del 2012). Inoltre, esaminando i dati riassuntivi contenuti nella tabella 12 del rapporto, risulta immediatamente evidente come il mercato dei farmaci equivalenti sia più esteso nelle regioni del Centro-Nord, mentre nelle regioni del Centro-Sud continua ad avere una certa difficoltà di penetrazione.
  • 50 volte MioPharma 104 Questi dati confermano in modo inequivocabile che il valore del mercato dei farmaci generici continua ad aumentare anche se il ritmo di crescita è abbastanza blando e confermano quanto affermato durante il convegno relativo alla campagna nazionale del medicinale equivalente che si è tenuto a Milano il 10 ottobre 2013: le Regioni che hanno registrato un effetto considerevole sulla penetrazione dei generici a seguito dell'adozione dei provvedimenti previsti dalla Spending Review, ed in particolar modo l'indicazione del principio attivo in ricetta, sono quelle settentrionali (in particolar modo Piemonte, Lombardia e Toscana), mentre in quelle centro-meridionali (in particolare in Lazio e in Campania) non si sono verificati effetti di particolare rilievo. E, sempre partendo da questi dati, è abbastanza intuibile il legame esistente fra una minore penetrazione dei farmaci equivalenti e una maggiore propensione di un sistema sanitario regionale a sforare i tetti della spesa sanitaria. Infatti, tutte le Regioni soggette a piani di rientro in ambito sanitario, con la sola eccezione del Piemonte, sono nel Centro-Sud, come illustrato dall'immagine sotto riportata (Ministero della Salute):
  • 50 volte MioPharma 105 Riguardo i motivi che nel corso di questi anni hanno determinato una certa resistenza al passaggio dai farmaci branded off-patent a farmaci equivalenti, è opinione comune che essi vadano ricercati in fattori culturali e particolarmente nella diffidenza che alcune fasce della popolazione hanno nell'acquistare un prodotto farmaceutico non riconoscibile attraverso un proprio brand. Partendo da queste considerazioni, e vista la necessità di un sempre maggior contenimento della spesa sanitaria regionale, per favorire la diffusione dei farmaci equivalenti occorre che istituzioni e protagonisti del mondo sanitario non si concentrino solamente sugli aspetti normativi, ma puntino decisamente sulla comunicazione, offrendo un'informazione mirata e rivolte non solo ai pazienti ma anche a soggetti prescrittori e farmacisti. Keywords: farmaci equivalenti, spesa sanitaria, Regioni, branded off-patent, piani di rientro Link: http://miopharma.blogspot.com/2014/03/i-farmaci-equivalenti-i-dati-del.html Fonti principali: Assogenerici (http://www.assogenerici.org/2011/) Rapporto Osmed Gennaio-settembre 2013 (http://www.agenziafarmaco.gov.it/sites/default/files/Rapporto_OsMed_genset2013.pdf) Aboutpharma - Equivalenti: bene la Lombardia, ma si potrebbero risparmiare ancora 106 milioni (http://www.aboutpharma.com/news/farmaco/equivalenti-bene-la-lombardia-ma-si- potrebbero-risparmiare-ancora-106-milioni/) Quotidiano Sanità - Rapporto Osmed (http://www.quotidianosanita.it/scienza-e-farmaci/articolo.php?articolo_id=19555) Ministero della Salute (http://www.salute.gov.it/portale/home.html)
  • 50 volte MioPharma 106 L’Autore Dino Biselli Nato a Desio nel 1978, e attualmente residente in Nova Milanese (MB), mi sono laureato in Scienze Politiche nel 2003 con una tesi sul pensiero politico di Mario Albertini, uno dei principali esponenti del federalismo europeo in Italia. Dopo alcune prime esperienze lavorative, approdo in IMS Health con il ruolo di Panel Administrator, dove ho avuto la possibilità di lavorare sul progetto PROMO.360. Da questo primo contatto con il mondo delle ricerche di mercato in campo farmaceutico, ho poi avuto un’esperienza di Market Research Specialist in campo Pharma presso Sthetos. Inoltre, durante l'anno appena trascorso ho frequentato un Master in Healthcare & Pharma Marketing presso la Il Sole 24 Ore Business School e ho aperto un mio blog Miopharma, incentrato su temi riguardanti il mondo farmaceutico e sanitario. In questo periodo sto collaborando in modo saltuario con Edge Consulting, (società di ricerche di mercato in ambito prettamente farmaceutico) svolgendo attività di field specialist, e con la ICTF - Idee Che TrasFormano (realtà che realizza servizi di coaching alle aziende), offrendo ad essa delle libere consulenze. Attualmente sono alla ricerca di un'occupazione e sto concentrando la maggior parte della mia attenzione al mondo farmaceutico e sanitario. Gli ambiti nei quali vorrei operare sono Marketing, Business Intelligence e Market Access, ma sono aperto anche ad eventuali possibilità diverse da quelle sopra citate. Copia del mio Curriculum Vitae è disponibile presso: http://www.slideshare.net/dbiselli/curriculum-vitae-di-dino-biselli Fin da piccolo ho avuto la passione per la storia, alla quale nel corso del tempo si è aggiunto un interesse per la macroeconomia e il diritto pubblico. Mi piace correre, andare in bicicletta, giocare a calcio (nonostante i ferri di stiro che ho al posto dei piedi). Email: dbiselli@gmail.com Mobile: +393474898783 http://miopharma.blogspot.com Profilo LinkedIn: http://it.linkedin.com/in/bisellidino Profilo Slideshare: http://www.slideshare.net/dbiselli Profilo Twitter: @dbiselli
  • 50 volte MioPharma 107 Ringraziamenti Desidero ringraziare tutti coloro che mi hanno sostenuto e aiutato nella creazione di MioPharma Blog e nella stesura dei contributi che ho provveduto a pubblicare nel corso di questi mesi. In particolare i miei ex-colleghi Riccardo Giovacchini (IMS Health) e Monica Sala e Niccolò Parrini (ex Stethos), il Dottor Luigi Moca per il suo continuo sostegno, il Dottor David Vittoria per la sua sempre utile opera di condivisione di contenuti utili ed interessanti e ultimo, ma non meno importante, il Dottor Francesco Di Coste con cui ho instaurato un ottimo rapporto di collaborazione. Ringrazio anche tutti coloro che attraverso i loro commenti, le loro critiche e osservazioni hanno fatto sì che i temi da me proposti non siano rimasti lettera morta ma diventati argomento di discussione e confronto sia direttamente sul blog sia sui social network da me utilizzati (principalmente LinkedIn, ma anche Google+ e Twitter). Infine, grazie a tutti i lettori del blog, siano essi assidui o sporadici. Spero di riuscire a fornire contributi sempre nuovi ed interessanti.