RECENSIONI de“LE MECCANICHE DEL QUINTO”                                                                                   ...
recensione della rivista "IL MUCCHIO" n. 577 del 4 maggio 2004Quasi dieci anni di attività per Piero Sciortino e i suoi Ky...
recensione "KRONIC" giugno 2005Fondamenti di fisica in chiave new wave.Per la serie meglio tardi che mai (vero capo?) anch...
recensione del sito web "ONDAROCK.IT", novembre 2004Giungono finalmente al debutto ufficiale i milanesi Kyrie; un primo cd...
recensione del sito web "ROCKON.IT", 26 ottobre 2004Primo disco per i Kyrie. Primo album dopo undici anni e quattro promo....
recensione del sito web "MUSICALNEWS.COM", 18 luglio 2004Colto, elegante, raffinato e si potrebbe continuare all’infinito....
recensione del sito web "ROCKIT", 5 luglio 2004A suggello di una carriera decennale condita da centinaia di concerti e da ...
recensione del portale web "MESCALINA" del 23 maggio 2004Stranezze della discografia attuale: dopo ben quattro lavori auto...
recensione del sito web "ROCKSHOCK.IT", 4 dicembre 2004Provate ad immaginare un disco pop col suono della new wave dei pri...
recensione del sito "SENTIREASCOLTARE.COM", dicembre 2004Un pizzico di stralunatezza alla Battiato, il sobrio giovanilismo...
recensione del sito "MOVIMENTIPROPG.NET", marzo 2005Abbandonati e conosci te stesso.Gurdjieff e John Lennon. Coltrane e Pi...
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Recensioni de "Le meccaniche del quinto"

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le recensioni del cd "le meccaniche del quinto" scritte da varie riviste e fanzine

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Recensioni de "Le meccaniche del quinto"

  1. 1. RECENSIONI de“LE MECCANICHE DEL QUINTO” Venerdi 18 Febbraio 2005Colti Kyrie, tra new wave anni 80 e BattiatoLa band milanese presenta lalbum desordio, «Le meccaniche del quinto»:liriche ricercate, citazioni e un omaggio a TolkienFranco Battiato, i Cure e i Joy Division. Se qualcuno ci chiedesse chi ci è venuto in mente ascoltando per laprima volta il disco dei Kyrie, i nomi sarebbero questi. Ma anche se i testi colti ci hanno ricordato l’autore di «Lacura» e certi giri di basso rimandano chiaramente alla new wave anni Ottanta, «Le meccaniche del quinto»,l’album d’esordio della band milanese, resta un prodotto solido, interessante, con arrangiamenti curati eliriche ricercate, non facili da trovare nel panorama indipendente italiano.Del resto il quintetto meneghino non è esattamente alle prime armi. L’album prodotto dalla Pma Records, labeldi Urbino, e distribuito non solo in Italia, ma anche in Germania, da Audioglobe è giunto sul mercato discograficonell’aprile 2004 dopo nove anni di carriera, centinaia di concerti, la comparsa di brani in varie compilation (una dellequali firmata da un’etichetta newyorkese, la Cyxinkorp) e ben quattro demo: «Da lontano», del 1995, «Biennale»,del 1996, «In ricordo di Edith Behar», del 1997, e «Le inutili divagazioni di un aeronauta», del 2000.Già dai titoli si evince che i Kyrie (espressione greca che compare nelle funzioni religiose e che significa «OhSignore») non sono un gruppo da canzonette. Scorrendo il booklet del cd - peraltro curatissimo - saltano all’occhiofrasi colte e un mucchio di citazioni storiche, filosofiche e letterarie: da Kafka a Mahler, da Yeats adHeisemberg fino agli haiku giapponesi. E c’è anche un omaggio a Tolkien, anche se Piero Sciortino, cantante,chitarrista, tastierista, nonché autore di testi e musiche, ci tiene a sottolineare che lui «Il signore degli anelli» lo haletto in tempi insospettabili, nel 1987, molto prima dell’arrivo della saga sugli schermi cinematografici. «Siamopartiti nel 1995 con sonorità prettamente e abbastanza pesantemente new wave - racconta -. Non che questenon compaiano anche in “Le meccaniche del quinto”, in cui tra l’altro abbiamo inserito diverse tracce con parecchianni di vita, benché riviste, corrette e riarrangiate, però abbiamo cercato di sganciarci lentamente da questaetichetta. E’ vero che nei nostri pezzi si sentono le influenze di gruppi come i Cure o, per citare nomi meno noti, iSound o i Cranes, ma ci ispirano anche altre cose che magari non traspaiono nell’album. Ultimamente, peresempio, io sto ascoltando una valangata di musica classica».Non tutte le tracce si equivalgono. Tra i momenti più belli dell’album, spiccano le immagini evocative di «Lipsia1933», gli accordi di piano che aprono «Rifugi culturali», i ritmi serrati di «Decadenze». Il pezzo più orecchiabile,che potrebbe tranquillamente raggiungere il grande pubblico (se fosse facile uscire dal circuito indipendente...), è,però, l’elettro-pop «L’uomo macchina», non a caso scelto come primo singolo, in cui Sciortino parla dellacondizione di quello che definisce «l’uomo ordinario, che vede solo ciò che ha sotto gli occhi».Il secondo estratto è, invece, «Caffè viennese», brano da cui i Kyrie hanno tratto il loro primo video. «Un filmato unpo’ surreale - dicono -, che, come la canzone, vuole rappresentare la non permanenza delle cose. Lopresenteremo venerdì, durante il concerto allo Zoe Club. Nonostante facciamo tutti altri lavori, riusciamosempre ad organizzarci per delle date dal vivo: l’energia che ti dà la gente quando sei sul palco è una cosaimpagabile». E il successo? «Non siamo di quelli che dicono che non ci interessa. Se venisse a patto di snaturarci,no. Se arrivasse per quello che facciamo... magari!».di Raffaella Oliva
  2. 2. recensione della rivista "IL MUCCHIO" n. 577 del 4 maggio 2004Quasi dieci anni di attività per Piero Sciortino e i suoi Kyrie, spesi tra autoproduzioni, partecipazioni a compilation (ilprimo volume della serie "Soniche Avventure", per esempio) e, naturalmente, concerti, tra cui la recentissimaapparizione al Festival della Musica di Mantova. E ora, lesordio ufficiale con "Le meccaniche del quinto". Un lavoromaturo come ci si potrebbe aspettare da una formazione di tale esperienza, forte di una personalità ben definita edi un lavoro di produzione massiccio, finanche insolito per un prodotto indipendente. Grande, infatti, lastratificazione di suoni e strumenti, che dà corpo a trame figlie leggittime della dark-wave della prima metà deglianni 80. Non a caso i primi nomi che vengono alla mente sono i Cure, e tuttavia si tratta di un riferimento che si faesplicito solamente in qualche episodio particolare (su tutti "Spazi bianchi come nuvole"), in alcuni vocalizzi ofraseggi di chitarra. Volendo continuare col gioco dei rimandi, potremmo citare anche i Joy Division (il giro di bassodi "Ritiro estivo") o il Franco Battiato più pop ("Luomo macchina" e, in generale, lintellettualismo palese ma nongratuito di buona parte dei testi), ma solo a patto di mettere in chiaro che non ci troviamo di fronte a un calligraficoesercizio di stile, bensì a un disco solido, compatto e, nel suo guardare al passato, tuttaltro che rétro.Considerando anche il prezzo più che invitante, 12 euro e 50, chi ama certe sonorità pop-rock lievementegoticheggianti dovrebbe farci un pensiero.(Aurelio Pasini)recensione del sito web "PASSIONEALTERNATIVA.COM", novembre 2004Cultura e padronanza di linguaggio, spessori mistici di una rappresentazione quasi fiabesca, ai limiti della irrealtà,povere incognite di un pregiudizio sterile, basato essenzialmente su una scelta alquanto sbagliata, su una ridicolaformulazione luccicante. Oscurità e malessere, perdizione e rarità, organismi di un saccente luogo selvatico, situatoraramente distante, situato raramente vicino. Dark wave e urla desertiche che inneggiano violini dalle scarseemozioni virali, frangenti di pellicole spente che si innalzano con la forza unica del calore positivo, del caloredinamitardo, meccaniche di una ricostruzione viscidamente casuale, libera dallo stesso spirito di una giornatanascosta dal vento, piovosa in eccesso. I Kyrie, sono uno di quei gruppi altamente complessi, pieni di fisimementali, e approvazioni in puro standard celebrale, una band che attraverso la propria incostante verità, narravicende di raro grigiore, di eterna opportunità. Artigiani del proprio essere, destinato ad un apparato altamentedisciplinato e consistente, operai di una infatuazione illimitata, svolti troppo spesso a lavori di fiducia, a emanazionidi peccato estremo. Fitte e ingombranti note del bel vedere, impostate e leggere come piuma sul marmo, comeamore sul vetro, fitte degenerazioni sonore, che spaccano continuamente la percezione di una melodia stanca erepressa, minima ed essenziale. Rarefatti impietriti da bellezze sconvolgenti e vibranti, traduzioni di una vendettasottile e fina, vendetta portata allincessante qualità del divino, allincessante avidità del tempo. Correzioni diingegno superfluo, si distaccano nettamente con altre forme millimetriche di errori umani, di gestazioni casuali.Ponderati e saccenti, calcolatori e visionari, persi di se e ritrovati dal senso, dalla buona irregolarità.Intellettualmente dinamici, pieni di voglie esterne, di curiosità basilari, di ignoranze inimmaginabili. Poetiche di unagioventù parallelamente provata, poetiche di una stagione rarefatta, ottusa, soave e rivoluzionaria, poetichededicate alluniverso persona, alluniverso personale. "Le Meccaniche del Quinto", è un disco che rappresenta inpieno limmaginazione di un gruppo che non ha mai smesso di sognare, di inventare nuove proposte, nuovefacoltà, rappresenta sopratutto la generosità danimo dei ragazzi che con il tempo hanno appreso molto dalla vita,riuscendo a maturare fino allultimo, fino allinsperato tentativo di amare, di riflettere, di provare.Voto: 9(Eugenio Nesci) www.passionealternativa.com
  3. 3. recensione "KRONIC" giugno 2005Fondamenti di fisica in chiave new wave.Per la serie meglio tardi che mai (vero capo?) anche Kronic arriva a parlare di questo debutto, che poi un vero eproprio debutto non è, degli italiani Kyrie. Per chi non avesse seguito il lungo percorso musicale della band, il suospaziare nel tempo e attraverso i demo, ‘Le Meccaniche Del Quinto’ sarà una emozionante sorpresa, per gli altril’ennesima conferma del talento di un progetto musicale raffinato e in grado di uscire completamente dalla massa. IKyrie hanno le radici nella wave degli anni ottanta, in quella inglese, Joy Division, per il riffing e i giri di basso, e inquella italiana, da Battiato ai Diaframma, per l’eleganza e la profondità dei testi. Due esempi? L’iniziale superba‘Lipsia 1933’ e il gusto delle linee vocali di ‘Caffe’ Viennese’. Ma c’è dell’altro. C’è la capacità di scrivere buonamusica, c’è l’abilità di tessere un suono scevro da orpelli ma elegante in ogni sua grana su cui poggiano testibellissimi, testi soprattutto intelligenti, che si fanno leggere e studiare, che dimostrano come la musica rock possaesprimere emozioni e pensieri, prendete ‘Rifugi Culturali’, ‘Ritiro Estivo’ oppure ‘Decadenze’.Quando tutto siassopisce arriva ‘Nimloth Kirloth’, quando ci si avvicina a sonorità più “immediate” spunta ‘L’Uomo Macchina’, e, sututto, resta l’impressione che questo ‘Le Meccaniche Del Quinto’ meriti che ci si levi il cappello quando lo siincontra per strada. Decisamente valido.Voto: 4/5(Federico Tozzi) www.kronic.it recensione del sito "DNAMUSIC.IT", marzo 2005Atipico. Sono davvero felice quando mi capita di ascoltare ed analizzare un prodotto musicale che poi riesco adefinire con questo aggettivo, poiché nello stantio e poco fertile panorama musicale italiano è ben raro poterne fareuso: il primo cd dei Kyrie merita pienamente tale attributo.“Le meccaniche del quinto” è il debutto discografico ufficiale della band milanese che in realtà aveva giàprecedentemente autoprodotto quattro demo-album: con la realizzazione del prodotto definitivo si corona un’attivitàdurata più di dieci anni nel mondo musicale.Addentrandoci nei meandri di questo progetto, dalla prima all’ultima traccia non ci si può non accorgere dellaparticolare rilevanza dei testi, ermetici ed intellettuali al punto giusto, pieni di riferimenti e citazioni da cogliere conla dovuta attenzione.Il tutto infatti si snoda tra la storia, la letteratura, arte e tante piccole nicchie di poetico romanticismo che pervadel’atmosfera dell’intero album.Per essere estremamente sinceri, musicalmente parlando non si tratta di una vera e propria novità assoluta: ilsound che viene proposto dai Kyrie è quello della migliore New Wave anni Ottanta, da Battiato ai Cure, sfiorando iBluvertigo della prima maniera. Il tutto ovviamente improntato in maniera dirompente da una propria personalitàartistica e tecnica da non far rimpiangere nessuno.Molto belle le armonie vocali, le chitarre acustiche e l’ampio respiro che scaturisce dall’ascolto di ogni singolobrano…abbiamo davanti non degli emergenti, ma dei validi professionisti.Un disco sicuramente di non facile ascolto ma proprio per questo un ottimo incentivo al ragionamento, all’analisi ealla riflessione, musicale e non.Una mensione personale: bellissima “Lipsia 1933”, immagini, ricordi, situazioni…(Leandro Giori) www.dnamusic.it recensione del sito "RADIOCOOP.IT", gennaio 2005Interessante quanto atipico esordio dei milanesi Kyrie.Le coordinate musicali attingono dalla new wave più colta e meno sfruttata degli anni 80 , quella degli Ultravox , deiprimissimi New Order e Cure e , perchè no ? , dalla via italiana , segnata da Diaframma , Litfiba , Garbo , Viridanse, Dark Tales , Underground Life/Giancarlo Onorato.E su tutto l`anima di Franco Battiato e tanta personalità.Un album profondo , colto , denso , non facile ma affascinante e perfettamente riuscito che consegna i Kyrie allascena italiana , con la speranza di vederli presto ai vertici .Hanno tutte le carte in regola per arrivarci. www.radiocoop.it
  4. 4. recensione del sito web "ONDAROCK.IT", novembre 2004Giungono finalmente al debutto ufficiale i milanesi Kyrie; un primo cd ufficiale che serve a fare il punto di unacarriera iniziata nel 1995 e sviluppatasi attraverso quattro demo-cd auto-prodotti prima di questo "Quinto". Quasitutti i brani, infatti, sono versioni rivedute e corrette, tramite uno scintillante lavoro di produzione e arrangiamento, dicanzoni già presenti sui quattro lavori precedenti.Allinsegna delle sonorità più classicamente "wave" di inizio anni Ottanta, il gruppo capitanato da Piero Sciortino(voce, chitarre e tastiere nonché responsabile di musiche, testi e arrangiamenti) si fa notare per la felicissimascrittura e scioltezza dei suoi brani, che hanno come coordinate e numi tutelari i Cure - diciamo quelli di "17Seconds", soprattutto - e Franco Battiato, con spruzzate qua e là di Ultravox, Sound e - diciamolo, visto che digruppo italiano si tratta - dei magnifici e purtroppo lontanissimi "albori" di gruppi quali Diaframma e Litfiba. Rinverdiscono i fasti di quegli anni i Kyrie, senza mai suonare troppo pesantemente citazionisti, epigonici esoprattutto senza assolutamente apparire fuori dal tempo: la loro è una musica piena di modernità e di energia.Sciortino è songwriter di gran classe, anche se come cantante risulta forse un po monocorde e spesso pocoincisivo: ma i suoi brani brillano di luce propria. Lapertura affidata a "Lipsia, 1933" tra nostalgia e speranze (si parladi emigranti), mette subito in risalto i punti forti dei Kyrie: lestrema eleganza e disinvoltura, segno di unapersonalità forte e di sicurezza nei propri mezzi. "Luomo macchina" (Kraftwerk über alles) è uno dei loro pezzi piùvitali e felici, oltre a essere il loro più dichiarato omaggio a Battiato: ritmica (alla batteria, sintetica e non, RenatoMartinelli), liriche e struttura rimandano inevitabilmente alla "Solitary Beach" (con in più le chitarre di "Strani Giorni")del cantautore siciliano. "Caffè Viennese", languida, nebbiosa e raffinata, è il capolavoro del gruppo, sopraffino esercizio di stile,superbamente arrangiato e prodotto, esecuzione della band in magico equilibrio tra una calda e coinvolgentepassionalità e laristocratico distacco del perfetto dandy new wave."Quello che non vedo" torna a premere invece sullacceleratore, con un ritmo gelido e sincopato à la Cure."Rifugi Culturali" e la lunga "Ritiro Estivo" si perdono invece in un estetismo forse eccessivo, in un certocompiacimento stilistico che smorza un po quella naturalezza che finora era stata larma migliore del gruppo. Maarriva per fortuna "Spazi bianchi come nuvole", ariosa e malinconica composizione che mostra anche come PieroSciortino sia in possesso di un sopraffino gusto pop (un pezzo questo che se fosse ben promosso potrebbediventare facilmente una hit). A marchiare a fuoco la bellissima "Decadenze" sono, ovviamente, i decadenti"mitteleuropei" per eccellenza: gli Ultravox (quelli di brani come "New Europeans", soprattutto). Laltro capolavorodel disco è "Nimloth Kirloth", una meravigliosa fiaba carica di spleen (testo straripante di citazioni tolkieniane), cherallenta i ritmi immergendosi in un placido e soffuso arrangiamento da camera. In chiusura gli undici minuti di "Abbandonandomi" mostrano anche ambizioni compositive di portata ben piùampia: la struttura tradizionale della canzone "dark-wave" si dissolve lasciando spazio a un lungo intermezzo(meglio: un requiem) per organo e archi (sintetizzati) che introduce alla chiusura vera e propria: ed è una chiusurache lascia il segno, straniante e angosciosa.I Kyrie ripropongono un sound non originale, certo: i Kyrie però hanno talento. Quello vero. Occhi aperti e puntatisu di loro. La new wave italiana esiste ancora ed è in gran forma.Voto: 7/10(Mauro Roma) www.ondarock.itrecensione del sito web "FREAK OUT", 25 ottobre 2004Rock colto, testi mai banali e la ricerca/descrizione di sensazioni. Questo sembra essere il manifesto musicale deiKyrie, che si materializza nel loro primo cd, “Le meccaniche del quinto”. Anzi, dire “il primo” probabilmente sarebbeuna grave offesa per un gruppo che da anni, ormai, è sulle scene, ma che solo quest’anno è riuscito a vedere ilproprio lavoro prodotto da una label, la PmA Records di Urbino.Sì, perché alle spalle, i cinque milanesi, hanno già quattro demo, rigorosamente autoprodotti, e in quest’albumhanno racchiuso il lavoro di circa dieci anni. Un best of, praticamente. E “Le meccaniche del quinto” è un lavoroben riuscito, che spazia da Battiato (Caffè viennese), fino alle sonorità decadenti dei Cure, amore dichiarato delgruppo. “Lipsia 1933”, “L’uomo macchina”, “Ritiro estivo”, sono solo alcuni dei gioielli che i Kyrie ci regalano perquest’ “esordio”, che adesso aspetta solo la visibilità che merita. Speriamo.(Francesco Raiola) www.freakout-online.com
  5. 5. recensione del sito web "ROCKON.IT", 26 ottobre 2004Primo disco per i Kyrie. Primo album dopo undici anni e quattro promo.Finalmente. Ultimato, missato e prodotto “Le Meccaniche del Quinto” non passa inosservato e va a piazzarsi drittodritto tra il cuore e la mente.Elegante, colto, storico, descrittivo di stili architettonici, di strade, di città, geografico.Ricordi di tempi andati, di “giorni che non tornano indietro”, di momenti che saranno.Rievocazioni costanti di sonorità inserite nel palinsesto musicale degli anni ‘80. Pop con autorevoli influssielettronici e basso deciso, spesso cupo, contribuiscono a fare dei Kyrie un gruppo di registi ancora restii a passarealla pellicola a colori. Autori complessi e stilisticamente aggrappati al secondo millennio, con costruzioni diatmosfere da café di inizio secolo.Continui riferimenti culturali alimentano desideri più o meno sopiti di viaggi mai intrapresi, piuttosto che lettureerudite ed ascolti ricercati.Cortometraggi travestiti da canzoni.Tra tutti, “Nimloth Kirloth” si distacca leggermente dal resto dei brani per l’abbandono della maggior parte deglistrumenti, fatta eccezione per la chitarra ed un morbido tappeto di archi e tastiere, mentre l’italiano cede il passoall’inglese.Nascostamente e furtivamente sottratta alla scaletta, “Gli inganni delle altalene”, dove organo, archi sintetici esuoni sparsi fanno da contorno alle immagini raccontate dal piccolo Federico Martinelli che accompagna la vocedel cantante Piero Sciortino.“Le Meccaniche del Quinto”, strutture complesse, ma scorrevoli.Un disco quasi fuori dal tempo, per ogni tempo.Voto: 4 stelle(Emanuele Tirelli) www.rockon.it recensione del sito web "SONIKMUSIK.COM", ottobre 2004Un viaggio musicale tra poesie, storia e musica questo album desordio dei Milanesi Kyrie. Un lavoro di assolutaqualita, con un suono ricco di spunti anni ottanta, molto vicini ai primi The Cure, o per restare in terra Italicapotremmo accostarli a Battiato.Un lavoro compatto, ricco di atmosfere dark e gotiche, con testi raffinati, ed anche se come idee musicali nonhanno certo portato qualcosa di nuovo, hanno la qualita di saper al meglio interpretare lanima poetica di PieroSciortino.Ascoltando le dieci tracce sembra quasi di sfogliare un libro e lasciarsi accompagnare in un viaggio carico diriflessioni e spensieratezza allo stesso tempo.Brani come "Decadenze" o "Ritiro estivo" solo per citarne un paio, sono dei veri capolavori, una perfetta fusione traviaggio poetico e musica, con quel pizzico di atmosfera raffinata che sembra essere larma vincente per questaband.In conclusione e un buon prodotto anche se forse solo veri amanti di scritture poetiche e nostalgici delle sonoritaanni ottanta saprebbero apprezzare del tutto questo lavoro dei Kyrie.Voto: 7.5(Loris Camozzato) www.sonikmusik.com
  6. 6. recensione del sito web "MUSICALNEWS.COM", 18 luglio 2004Colto, elegante, raffinato e si potrebbe continuare all’infinito. E ancora tanti aggettivi positivi per descrivere “Lemeccaniche del quinto”, il nuovo lavoro dei Kyrie. Per chi ci segue da un po’ dovrebbe ricordare questa formazione,autore di demo imperdibile come “Le inutili divagazioni di un aeronauta”, un vero e proprio concept album sul temadella libertà, o il meraviglioso “In ricordo di Edith Behar”. Con all’attivo importanti partecipazione a rassegne ecompilation, la band milanese (attiva dal 1995), amata e seguito dal popolo dark, arriva finalmente ad un esordioufficiale. A dare alle stampe questo splendido lavoro (o capolavoro se preferite) è l’etichetta indipendente PmArecords di Urbino, con il supporto delle edizioni Shinseiki di Brescia e con la distribuzione a cura della Audioglobe.“Lipsia 1933” è un brano decisamente ermetico, che non sfigurerebbe nel repertorio di Franco Battiato, incentratosulle evoluzioni di scienziati degli anni ’30, in Germania, alla vigilia della pazzia hitleriana. “L’uomo macchina” sicaratterizza per una struttura ritmica molto potente, e per un martellante riff di chitarra, supportato ottimamentedalle tastiere, pronte ad amalgamare le strutture armoniche. I Kyrie - Piero Sciortino (voce, chitarre, tastiere, testi,musica), Dario Sangiorgi (basso), Roberto Vidè (tastiere), Federico Bratovich (chitarra, tastiere) e Renato Martinelli(batteria) – dimostrano di aver raggiunto una notevole maturità artistica e stilica, fatto evidenziat da una finescrittura (i brani sono stati composti e arrangiati da Piero Sciortino), che raggiunge i suoi momenti più alti in branicome “Rifugi culturali”, “Ritiro estivo” e “Decadenze”. Certo è che resta difficile indentificare il brano migliore, vistoche ogni singola traccia manifesta peculiarità di un certo spessore, testi affascinanti e narrativi, e musiche di uncerto impatto. “Le meccaniche del quinto” è il classico disco destinato a restare a lungo negli annali della musicaindipendente italiana, un lavoro che una volta messo nel lettore fai fatica a toglierlo. Molto curato anche l’artworkgrafico che accompagna il disco, perfettamente in linea con i contenuti dell’album.(Antonio Ranalli) www.musicalnews.com recensione del sito web "ALTERNATIZINE.COM", 9 luglio 2004LE MECCANICHE DEL QUINTO, album d’esordio ufficiale dei Kyrie, è forse il regalo più bello che la band potevafarsi, (e farci!), dopo circa dieci anni d’attività che hanno visto Piero Sciortino, Federico Bratovich, Dario Sangiorgi,Roberto Vidè e Renato Martinelli impegnati in una serie di autoproduzioni, concerti e partecipazioni a compilation;(fu proprio in una compilation che ebbi, infatti, il piacere di apprezzare per la prima volta Caffè Viennese e Ritiroestivo che in “C sento bene?”, recensita circa un anno fa sempre per Alternatizine, spiccavano rispetto alle altre siaper la raffinatezza di sound che dei contenuti).A metà strada tra un certo tipo di pop italiano intellettuale e decadente, (tra tutti mi vengono in mente il FrancoBattiato più filosofico e i primi, ormai sciolti ahimè!, Bluvertigo) e la wave dei mitici “Eighties” inglesi, (e qui l’elencosarebbe lunghissimo per cui cito per tutti Cure e Siouxie and The banshees, icone del british pop “di matriceoscura” di quegli anni), le lyrics dei Kyrie sono connotate da numerosi rimandi al passato, specie ai primi anni del1900.Non a caso il brano d’apertura è Lipsia 1933, ritratto dell’atmosfera di fervore culturale e politico degli queglianni “di uniformi di regime” e di “teorie dei nuclei” che segnarono la storia europea. Sempre nel mito delleavanguardie si sviluppa L’uomo macchina, traccia più ballabile, tra virtuosismi di tastiere e giri di basso cadenzatiche si ritrovano anche in Quello che non vedo, quasi una nenia dal sapore vagamente acido.Rifugi culturali smorza invece, con l’intro di pianoforte, il tono delle precedenti, portando l’ascoltatore con il pensieroalle colline di Torino e alle chiese di Milano tra “sinfonie di Mahler e le icone bizantine”.Splendida Ritiro estivo, evoca nozioni d’ arte, matematica, letteratura, chimica e filosofia rivissute nel ricordo deglistudi giovanili. Più soave e romantica è Spazi bianchi come nuvole, mentre decisamente eterea è Nimloth Kirlothche contrasta con la precedente Decadenze, traccia forse più ricca tra tutte di campionamenti e uso dei sinths.Degna di nota, perché molto curata è anche la realizzazione grafica e fotografica del booklet che ci presenta incopertina l’immagine in color seppia di un vecchio stabile industriale.Alla fine dell’album sicuramente si capisce di avere tra le mani forse una delle rare novità interessanti nelpanorama italiano musicale di un certo livello;Mentre allo stesso tempo, sicuramente nel cuore di molti di noi, rimane l’aria rarefatta e romantica di quel “caffè deiportici” dai “lampadari con candele e dame in posa per il tè”- talmente bello da divenire quasi esperienza reale- tra i“suoni di una musica da camera” e il fumo che “dalle tazze” “pigramente sale appannando i vetri che separano dafuori”.Dopo ben quattro lavori autoprodotti, LE MECCANICHE DEL QUINTO, registrato a Milano da Franco Fucili con ilsuo studio mobile tra maggio e giugno del 2003, edito e e masterizzato da Alessandro Peruzzi e Peppe “Pepsi”Conte al mediastudio di Urbino, verso Ottobre 2003, prodotto da PmA nel 2004 e distribuito da Audioglobe èdisponibile ora anche nei negozzi di musica del settore. Come dire….Per la gioia dei fans! (Laura Deiana)www.alternatizine.com
  7. 7. recensione del sito web "ROCKIT", 5 luglio 2004A suggello di una carriera decennale condita da centinaia di concerti e da quattro interessanti demo (“Dalontano”/1995, “Biennale”/1996, “In ricordo di Edith Behar”/1997 e “Le inutili divagazioni di un aeronauta”/2000), iKyrie si lasciano alle spalle l’oscuro circuito delle auto-produzioni e con “Le meccaniche del quinto”, album prodottodalla PmA records e distribuito dalla lungimirante Audioglobe, debuttano nel mercato discografico proponendosicome una delle più interessanti realtà della scena indie italiana.Il loro cimento li vede protagonisti di un ispirato rock d’autore che, con i suoi tratti eleganti e raffinati, crea unintrigante rimando alle tematiche esistenzialiste e gli umori new wave di certe realtà musicali degli anni ottanta(Diaframma in primis, ma anche i Cure, a voler varcare gli italici confini).Esempi emblematici sono “Lipsia 1933”, brano che con le sue struggenti immagini (“Lipsia anni trenta, roghi inpiazza bruciano l’arte deformante”) apre in modo magistrale il cd, “Caffè viennese” infarcito di atmosfereromantiche e decadenti che rimandano alla Secession a Klimt e a Schiele, e “Decadenze” con i suoi ritmi serrati elancinanti.Ma queste, sono solo alcune delle perle disseminate dai Kyrie nel loro album: ce ne sono molte altre che brillanonelle liriche firmate da Piero Sciortino, nelle affascinanti alchimie sonore (davvero stupenda la melodia di pianoforteche apre “Rifugi culturali” e il ritmo ipnotico de “L’uomo macchina”) ma anche nel gusto estetico del booklet,impreziosito da suggestive immagini e nelle citazioni sparse tra i testi delle canzoni (Kafka, Mahler, gli haikugiapponesi…).Tante evidenti dimostrazioni di talento, alla luce delle quali non resta che augurarsi che, per i Kyrie, questo sia ildisco della svolta e che la “visibilità” raggiunta sia foriera dei meritati successi.(Federico Linossi) www.rockit.it recensione della rivista "ROCKSTAR" n. 286 di giugno 2004Un debutto... sovrabbondante.Cè molto, anche troppo in questo disco. Prima ancora della musica sono i testi che impressionano per la quantitàdi riferimenti presenti: Kafka, Mahler, buddhismo, fisica nucleare. Un approcio assai personale, musicalmenteaffine ai Cure (specialmente nel cantato) che riprende molto del suono dark di quegli anni.Nonostante la complessità di questo esordio, bisogna riconoscere il fatto di trovarsi di fronte a un gruppo con dellecapacità non comuni: la loro crescita dipenderà molto da quanto saranno in grado di liberarsi dal troppo.(Alessio Papaccio) voto: 3 stelle su 5 recensione del sito web "IDBOX.IT", settembre 2004È raffinato il suono dei Kyrie. il primo lavoro ufficiale per la band di Milano esce per la PmA records ed èsorprendente per qualità e godibilità. Dieci anni di attività nellunderground autoprodotto hanno formato questiragazzi che esordiscono così con una buonissima tracklist, "Le Meccaniche del Quinto" suona decisamente newwave, quei rimandi immediati alle sonorità dei Cure, di Battiato e anche dei Diaframma emergono prepotentementenel contesto del cd. I Kyrie riescono, in ogni modo, ad avere un proprio look, caratterizzando i brani con linee vocaliabbastanza particolari, centrando unottima lirica cantautoriale soprattutto in "Caffè Viennese", dotata diunatmosfera molto dolce. Sono molti i brani da seganlare a partire dalliniziale "Lipsia 1933" bellissima nella suacadenzata melodia e scanzonata lirica, "LUomo Macchina", la già citata "Caffè Viennese", “Rifugi Culturali”, “RitiroEstivo” e “Decadenze”. Non che le altre tracce siano inferiori, ma probabilmente le sopra citate risultano le megliocostruite. Lunico neo rimane forse nelle scelte vocali, belle e divertenti, ma un po simili tra loro, con una tonalitàunivoca e mai rischiosa. La maturità stilistica costruita sulle fatiche di chilometri e concerti trasuda in questoesordio ufficiale dei Kyrie, evidenziando lalta cultura e gli ottimi gusti stilistici della band.(Fabio Igor Tosi) www.idbox.it
  8. 8. recensione del portale web "MESCALINA" del 23 maggio 2004Stranezze della discografia attuale: dopo ben quattro lavori autoprodotti, di cui uno doppio, ecco finalmentedisponibile nei negozi il fatidico album che raccoglie una selezione dei migliori brani di uno dei gruppi italiani piùaffascinanti degli ultimi anni, mirabilmente prodotto da PmA e distribuito da Audioglobe.Un vero e proprio debutto ufficiale, diranno molti. Un meritato premio dopo anni di dura lotta per usciredall’invisibilità dell’autoproduzione, diranno altri. Sia che vi schierate con una parte o con l’altra, per accostarsi adun album come questo non vi è richiesta altro che la disponibilità all’ascolto, senza preconcetti di sorta, neiconfronti di una formazione che (finalmente!) ha qualcosa di prezioso da raccontarci.Una manciata di episodi, tra cui due brani inediti in apertura, tutti registrati nuovamente con alcune rifiniture negliarrangiamenti rispetto a quelli originali, segnano indiscutibilmente la raggiunta maturità del quintetto milanese.Fedeli da sempre ad una formula stilistica che si accosta alla reinterpretazione della tradizione cantautorale italianae si innesta alle solide basi della tradizione wave inglese, i Kyrie non paiono interessati al mero intrattenimento, mapiuttosto si servono della forma canzone per interrogarsi, senza mai apparire troppo scontatamente espliciti,sull’esistenza. I testi di Piero Sciortino sono quindi popolati di ricordi, rimandi che sfiorano l’idea di religione,riflessioni filosofiche, citazioni letterarie e artistiche. In questo senso “Le meccaniche del quinto” è un album diformazione, nel quale vengono trattati temi importanti, rivestiti dai contorni rarefatti tipici del vedere melancolicotipico di certe atmosfere storicamente dark.Se quindi “Lipsia 1933” vuole essere una sorta di diario a tinte seppia che testimonia i sogni di emigranti in annidifficili, così la raffinata e dolente istantanea di “Caffè viennese” avvolge e sconvolge come un quadro di Klimt.“Rifugi culturali” e “Ritiro estivo” insieme sono un dittico indimenticabile, un viaggio nella memoria vissuto con unaura di misticismo e commossa malinconia, mentre “Decadenze” è sospesa sul doppio binario di memoria epresente alla ricerca, tra gli estetismi letterari di “A ritroso” di Huysmans, del significato di un’immagine perduta.Attenzione però: non si tratta affatto di nostalgismo o dell’ennesimo e modaiolo recupero di un suono percompiacersi nei ricordi di una stagione irrimediabilmente passata, tutt’altro. La poetica di testi introspettivi e sospesidei Kyrie non potrebbe vestirsi di altra ambientazione sonora se non quella romantica e decadente appartenuta allegloriose stagioni della new wave di gruppi quali Cure, Clan of Xymox e Sound, rinnovandone i fasti e aggiornandoliall’approccio musicale attuale, ottenendo una miscela sonora ed espressiva rara e riuscita.Va segnalata, come se non bastassero dieci brani splendidi, la sorpresa di una traccia nascosta, con lo struggenterichiamo agli incanti fantastici di un’infanzia senza tempo.“Le meccaniche del quinto” è tutto ciò ed altro ancora: un album prezioso, indispensabile come un compagno diviaggio che ci sappia accompagnare là fuori, dentro noi stessi.(Andrea Salvi) www.mescalina.it recensione del portale web "MUSIC BOOM" del 18 maggio 2004 LA SOTTILE LINEA SCURA. Una sottile linea nera tirata sulla superficie lucida, il riflesso di unalba scura dovuta alladdensarsi di nuvoloni spessi, le sensazioni di un vasto immaginario scandite con pulsazioni nette, il fruscio del vento che accarezza tristi foglie secche. Queste le immagini che evoca il primo cd ufficiale dei Kyrie, band milanese che dopo dieci anni di attività - dai quali emergono egregie autoproduzioni ed importanti apparizioni in diversi ambiti - approda alletichetta urbinate PmA Label. Dieci tracce incui lintellettualismo in stile Battiato - frutto del quale sono liriche lucide ed intense - si insinua attraverso laspruzzata noir dei Cure, in una danza dark-wave che fa di questo Le Meccaniche Del Quinto un disco ottimo ericco di spunti sorprendenti.Notevole la capacità della band di manipolare e personalizzare le proprie influenze - ilche garantisce ai Kyrie di uscire a testa alta da qualsiasi eventuale paragone - ed encomiabile il lavoro diproduzione che fornisce a tutti i suoni il giusto peso ed il colore necessario a far parte di unamalgama complessoed articolato.Un sound dai toni scuri sui quali prende forma il cantato magnetico di Piero Sciortino alternato ad eccellentifraseggi di chitarra, andature viscerali - spesso lente ma mai tediose - e soluzioni stilistiche sorprendenti sonodegna testimonianza di un lavoro maturo come pochi, ricco di sfaccettature dovute ad una personalità forte epungente. Passando ai singoli brani è doveroso citare lapripista Lipsia 1933 ed il suo profondo potere evocativo,Luomo macchina - primo singolo estratto dallalbum - in cui le nette cadenze sfociano in aperture ariose, Rifugiculturali e i suoi intrecci strumentali, Ritiro Estivo, fitta nelle sue trame di basso puntellate da avvolgenti distorsionichitarristiche.Colto ed emotivo, raffinato e suggestivo, Le Meccaniche Del Quinto è, in definitiva, un disco checonsigliamo senza esitazioni e che, di certo, farà togliere diverse soddisfazioni ai suoi autori.(Luca DAlessandro) www.musicboom.it
  9. 9. recensione del sito web "ROCKSHOCK.IT", 4 dicembre 2004Provate ad immaginare un disco pop col suono della new wave dei primi anni ’80, quella dei Cure e degli Ultravox.Metteteci il gusto della scrittura di Battiato, una buona manciata di idee di prima mano, testi profondi e meditati,shakerate bene e … ecco a voi Le Meccaniche Del Quinto.Dopo quattro album autoprodotti, di cui uno doppio, i Kyrie approdano a un’etichetta e una distribuzione “vere”.Il combo milanese si produce in una sorta di via italiana al pop, figlia tanto della new wave dei primi Cure e degliUltravox quanto degli intellettualismi e delle sperimentazioni di Battiato.Non solo anni ’80, dunque, in questo Le Meccaniche Del Quinto, ma anche tanta voglia di cercare una viapersonale a L’Uomo Macchina o al Caffè Viennese, giusto per citare due dei brani migliori dell’album e che neltitolo rimandano esplicitamente a Kraftwerk e Ultravox, mentre la voce di Piero Sortino (deus ex machina dellaband) rimanda direttamente a Battiato.I testi sono profondi ed introspettivi, ben scritti, e seppure le influenze dei gruppi citati, ma anche di Diaframma eGarbo, non diventano mai saccheggio, la diffusa sensazione di sound “già sentito” rovina l’ascolto di un albumaltrimenti ricco di idee di prima mano.Incaricatisi di tenere via la new wave italiana, i Kyrie sono una band di talento che nella mani di un produttoresmaliziato, in grado di limarle il sound, potrebbe davvero balzare sulla bocca (e nelle orecchie) di tutti. Voto: 6,5/10(Massimo Garofalo) www.rockshock.it recensione della rivista "CHITARRE", dicembre 2004L’approccio che ha Piero Sciortino con la scrittura è basato sul riportare in musica immagini in struttura che ha benpoco a che fare con la classica progressione intro-strofa-ponte-ritornello…E lo si può verificare in questo primo lavoro ufficiale dei Kyrie, di cui Sciortino è un po’ il motore centrale, che dopoanni di gavetta vede la luce in un progetto di presa non immediata su un pubblico poco attento.Il curriculum del gruppo potrebbe far pensare ad un progetto totalmente maturo. Lo è in parte.Mentre rimaniamo piacevolmente spiazzati dalla profondità e dall’estetismo (non fine a se stesso) dei testi,musicalmente, a nostro avviso, c’è molta carne al fuoco: forse il desiderio di dire tutto in un colpo? Ci si trova arimbalzare tra un’atmosfera alla Cure, una alla Battiato, qualche richiamo alla sontuosità dei Van der GraafGenerator (per altro crediamo involontario), insomma, un ampio arco stilistico.Non sarebbe un problema se non ci fosse un impastone tastieristico (con qualche dissonanza, forse non utile) incerti punti.Inoltre la batteria sembra quasi elettronica: perché non percussioni?Certamente un ambito originale ma faticoso.Per conto, basso e chitarra fanno un ottimo lavoro e gli intrecci armonici non sono affatto scontati e sonosicuramente attuali rispetto ai modelli cui si rifà il gruppo.Il lavoro è interessante e il gruppo degno di attenzione.Per la serie quando la prosa si tinge di rock.(Fabio Marchei) recensione del sito"SONICBANDS.IT", 29 dicembre 2004 Pop, new-romantic e soluzioni care alla wave italiana, in ambienti sonori quasi surreali, nella bellissima proposta dei Kyrie. Le meccaniche di quinto presenta una band matura, abile nell’arrangiamento e nella costruzione dei brani. Testi intelligenti e mai banali danno essenza a linee melodiche taglienti ed efficaci,degne del Federico Fiumani più ispirato. L’accostamento ai Diaframma non è però il solo, certe scelte (nei suoni enell’imprevedibilità) ricordano il F. Battiato di “La voce del padrone”, così come, certi passaggi di basso, richiamanoi Litfiba di “17 re”. In sostanza, siamo di fronte (ovviamente per i miei personalissimi gusti) ad un grande disco,curato, bello e decisamente ben fatto. “Lipsia 1933”, “Caffè viennese”, “Ritiro estivo” e “L’uomo macchina” solo percitare alcune perle di questo notevole lavoro. Complimenti. (Roberto Ferrari) www.sonicbands.it
  10. 10. recensione del sito "SENTIREASCOLTARE.COM", dicembre 2004Un pizzico di stralunatezza alla Battiato, il sobrio giovanilismo di Garbo e certo wave-pop in stile Cure sono alcuniingredienti della formula vincente dei Kyrie, quintetto milanese capitanato da Piero Sciortino approdato questannoalla PMA Records (Revolver, Marco Sanchioni) dopo una lunga gavetta e numerosi demo.Le meccaniche del quinto unisce testi spensieratamente colti e pieni di immagini a chitarre di stampo indie-rock, unbasso non lontano da Echo & The Bunnymen e soprattutto tastiere e synth che traghettano gli arrangiamenti versoatmosfere targate primi ’80; l’amalgama proposto nel corso delle undici tracce risulta così sicuramentericonoscibile, ma al tempo stesso freschissimo, tanta è la padronanza del gruppo con la materia affrontata. Lascrittura visiva di Piero Sciortino rimanda a umori e epoche passate, accarezzando guerre e miserie urbane, libri diKafka e architetture mitteleuropee; appoggiata su strutture semplici ma sempre azzeccate, rappresenta un mustper chiunque volesse immergersi in sonorità di un certo tipo senza risultare posticcio o demodè.Tante le influenze musicali, dal Battiato che fa capolino nella traccia dapertura Lipsia 1933 (già la vediamo cantataa memoria ai concerti) e in quella piccola epopea incalzante di assoli emotivi che è lUomo Macchina, al Garbo piùindie che si fa strada in Caffè Viennese, quadretto decadente che saggia il tempo della capitale austriaca; dalBowie lunare di Ashes to Ashes in Abbandonandomi (e nella relativa ghost track, memore di certe atmosferedecadenti del periodo berlinese), allo spirito noir dei Tuxedomoon in Decadenze, passando attraverso lo spleenromantico dei Sound (Quello che non vedo), evidente in certe dinamiche tra gli strumenti, e il folk apocalittico diNimloth Kirloth. Altrove si fa prepotente l’impronta di Robert Smith, tanto di quello languido e giovanile di ThreeImaginary Boys / Seventeen Seconds (miscelato ai primissimi New Order) in Ritiro Estivo che di quello più pop inSpazi Bianchi Come Nuvole, ma in generale l’ombra del deus ex machina dei Cure si estende su tutto il lavoro,specialmente nelle parti vocali e in certi assoli di chitarra che rimandano al suo stile degli esordi.In altre parole siamo a un passo da un autentico caso discografico; speriamo che i Kyrie godano del successo dipubblico che si meritano.(6.9/10)(Edoardo Bridda & Antonio Puglia) www.sentireascoltare.com recensione del sito "KATHODIK.IT", febbraio 2005 Esordio ufficiale con la PMA per i milanesi Kyrie, attivi dal 1995 con diverse uscite autoprodotte alle spalle: piacevolmente stupito al termine dellascolto da una maturità musicale che incute timore, capace di fondere alla perfezione quanto di meglio espressodallalternative rock nazionale in una chiara matrice wave pop stile 80s (Ultravox e Depeche Mode su tutti),distillandovi gocce di cantautorato intellettuale e intelligente che ricorda un pò Franco Battiato: il risultato, sevogliamo, si avvicina a dei Bluvertigo più composti e lineari, agli ultimi Afterhours (o meglio, penultimi, con QuelloChe Non Cè) e soprattutto ai migliori Diaframma.La vera nota positiva sta però nella forte e genuina personalità che lintero lavoro emana, capace di sfocare ognitentativo di paragone o di riferimento lasciandoli relegati in sottofondo, cosa ben rara ultimamente.Overdose di tastiere e archi in gran parte dei brani, ad ammorbidire e smussare gli spigoli appuntiti delle chitarre ele asprezze dei testi, splendidi nella loro ricchezza espressiva e dieci spanne al di sopra della media dellattualeunderground italiano.Nove anni ci sono voluti per unuscita ufficiale: e la dice lunga sui riflessi del nostro panorama musicale,puntualmente tardivo nello scoprire i suoi gioielli. Voto: 5 Stelle(Alessandro Gentili) www.kathodik.it recensione della rivista "ALL MUSIC", aprile 2005 I Kyrie esordiscono al quinto album. Probabilmente, la band emergente (si fa per dire, visto che avevano realizzato già 4 album demo prima di oggi) con maggior personalità in questo scorcio di fine anno. Capitanati dal leader Piero Sciortino (testi, musica, arrangiamenti eproduzione), i Kyrie non accettano nemmeno per un attimo il compromesso di modernità, ma addirittura, sicandidano per rivalutarne e modificarne l’accezione più popolare. Nel loro bagaglio underground non c’è spazio persuoni inflazionati dal nuovo millennio, bensì ci sono elementi (sintetici e non) intenti a concorrere per una verarilettura del pop. Per finire, una strizzatina d’occhio aglio Ottanta di Battiato… che non fa mai male. Voto: 4/5(Ivano Zeno)
  11. 11. recensione del sito "MOVIMENTIPROPG.NET", marzo 2005Abbandonati e conosci te stesso.Gurdjieff e John Lennon. Coltrane e Pirandello. Un derviscio roteante e Robert Smith. Tutte le foto attaccate allaparete dello studio sono più loquaci di mille righe di ringraziamenti. Scienza e filosofia, religione e letteratura,meccanica e ricerca spirituale, gnosi e new wave. Il primo vero album dei Kyrie - primo e vero perchè seguequattro demo - è semplicemente bello. Dopo una teoria di abbozzi e appunti sonori la band milanese riesce afissare le prorie idee in forma definitiva. Lo fa con capacità, fascino, suggestione.E un sound new wave, fortemente anni 80, con variazioni e integrazioni in corso dopera, che procedeespandendosi: The Cure, Ultravox e Litfiba incontrano Battiato, Cosentino e Camisasca. Un sound proiettato nelfuturo: un futuro in cui la ricerca personale, intima, profonda, passa per ricordi, flash della memoria, intuizioni,ipotesi, sincretismo e interdisciplinarietà.Rock dautore gnostico, ci piacerebbe chiamarlo così: facciamo un torto ai Kyrie ma è un termine meno riduttivo erende il merito al quintetto, che ha saputo concentrare riflessioni e musica come raramente accade in un primodisco.Lart rock dei cinque è grigio, poetico, introspettivo. Il libretto è agile guida ma anche di più: block notes per testi efoto, continui rimandi come in un gioco di specchi. Un susseguirsi di immagini evocate con una capacità simile aquella del Battiato del "Cinghiale bianco"."Lipsia 1933" e "Quello che non vedo" stendono un velo di tristezza, dark rock scarno che si gonfia di tastiereariose; il gioiello è però "Rifugi culturali", vero manifesto del gruppo. Un sound dalle pieghe un po demodè, inbianco e nero sgualcito come vecche foto in circolo nel fondo di un baule.New wave dicevamo: certo un brani incalzante e ombroso come "Luomo macchina" è debitore di unepoca e diuna filosofia del suono, eppure crediamo che sia il più adatto a rivelare il pensiero della band. Un pensiero cheviaggia su binari singolari, tra dark wave, accenni cameristici e contemplazione. Eppure i fans del progressivotroveranno qualche lontana assonanza con le Orme di fine anni 70, ad esempio nellatmosfera un po sospesa di"Ritiro estivo" ("Rinascimentale il mio modo di cercare tra le cose", rifletteteci un po) e nelle meditative brume di"Nimloth Kirloth", tra i cui veli si intravede qualche figura beatlesiana.Sapori mitteleuropei e qualche venatura psichedelica ("Caffè viennese"), reminiscenze elettroniche tra le foschie di"Decadenze", uno slancio leopardiano in "Abbandonandomi": "Ricerco abbandonandomi memorie lontanissime"recita il brano, le stesse che evoca nellascoltatore."Le meccaniche del quinto" è un disco di debutto degno di nota: consigliamo alla band di superare certe staticità difondo (tra laltro tipiche del genere), nel frattempo ci abbandoniamo alle nostre lontanissime memorie. Voto: 7(Donato Zoppo) www.movimentiprog.net Recensione "RITUAL", maggio 2005 New wave ombrosa figlia dei primi anni 80. Conosciuti e venerati da una silenziosa cerchia di cultori, i Kyrie sono un quintetto nostrano che, dopo una gavetta fatta di quattro album autoprodotti spalmati nellarco di undici anni di militanza underground, sono qui approdati ad un vero e proprio debutto. E, per tirare le fila, Piero Sciortino e soci hanno deciso di riarrangiare una selezione deiloro brani migliori, aggiungendovi una manciata di inediti. La miscela proposta dalla band parla il linguaggio di certaindimenticata new wave dei primissimi anni 80, un sound algido che,nellincedere delle linee di basso, richiama allamente Joy Division e Cure, mentre nelle raffinate combinazioni poetiche date dalluso della lingua italiana dimostrala chiara influenza di artisti come Battiato, Garbo e Diaframma. Brani come "Lipsia 1933" e "Luomo Macchina"confermano oltremodo questi rimandi, mentre la splendida "Ritiro Estivo" sembra quasi una outtake di"Desaparecido". Ma certo i Kyrie non sono meri epigoni affetti da mancanza di personalità, e la loro ispirazionegermoglia appieno in quadretti impressionisti che recano titoli suggestivi come "Decadenze", "Caffè Viennese" e"Quello Che Non Vedo". Se in futuro riusciranno a sintetizzare meglio le loro intuizioni, potranno fare grandi cose.Nel frattempo, voi godetevi questo signor disco. Voto: 4.5/5(Emanuele Salvini)

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