Linee Guida, Protocolli E Procedure Per La Prevenzione E Il

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  • 1. Corso di Laurea specialistica in Scienze infermieristiche ed ostetriche
    Gestione del rischio clinico“linee guida, protocolli e procedure per la prevenzione e il monitoraggio degli eventi sentinella”
  • 2. linee guida, protocolli e procedure per la prevenzione e il monitoraggio degli eventi sentinella
    Introduzione
    Gli eventi avversi sono eventi inattesi correlati al processo assistenziale che comportano un danno al paziente, non intenzionale e indesiderabile. In tale ambito distinguiamo gli eventi sentinella:
    un evento avverso di particolare gravità, potenzialmente evitabile, che può comportare morte o grave danno al paziente e che determina una perdita di fiducia dei cittadini nei confronti del servizio sanitario. Il verificarsi di un solo caso è sufficiente per dare luogo ad un’indagine conoscitiva diretta ad accertare se vi abbiano contribuito fattori eliminabili o riducibili e per attuare le adeguate misure correttive da parte dell’organizzazione.
    Si stima che un evento sentinella, nelle organizzazioni sanitarie, si verifichi una volta ogni 1000 eventi avversi (Standard New Zealand).
  • 3. linee guida, protocolli e procedure per la prevenzione e il monitoraggio degli eventi sentinella
    Introduzione
    Gli eventi sentinella, anche se relativamente infrequenti, spesso riflettono gravi criticità del sistema o di alcuni processi; il che giustifica l’assoluta necessità che siano segnalati. Opportunamente analizzate le cause, è possibile identificarne le motivazioni ed evitare il reiterarsi dell’evento, o abbatterne drasticamente la probabilità di accadimento, o, ancora, di evitare altri eventi avversi, a volte anche più gravi, casualmente correlati con l’evento sentinella. Tuttavia, la rilevazione degli eventi sentinella è anche utile quale contributo statistico ad eventuali Osservatori epidemiologici, per la rilevazione di possibili fonti di rischio che accostano sistemi appartenenti a strutture diverse.
  • 4. Criteri per la definizione di evento sentinella
    Possono essere individuati come eventi sentinella:
    • un accadimento che può essere causa di un danno successivo (ad es. caduta)
    • 5. il danno stesso (ad es. morte materna)
    • 6. un indicatore di attività o processo (ad es. triage sottostimato)
  • Gravità del danno
    In riferimento alla definizione di evento sentinella “…evento avverso di particolare gravità potenzialmente evitabile, che può comportare morte o grave danno al paziente…”, sono da considerarsi eventi sentinella quegli eventi che determinano i seguenti esiti o condizioni cliniche:
    Livelli di gravità del danno (adattato dall’AustralianIncidentMonitoring System–AIMS*)
    • Morte.
    • 7. Disabilità permanente.
    • 8. Coma.
    • 9. Stato di malattia persistente dopo la dimissione.
    • 10. Trauma maggiore conseguente a caduta di paziente.
    • 11. Trasferimento ad una unità semintensiva o di terapia intensiva.
    • 12. Reintervento chirurgico.
    • 13. Rianimazione cardio-respiratoria.
    • 14. Richiesta di trattamenti psichiatrici e psicologici specifici in conseguenza di tentativi di suicidio o violenza subita nell’ambito della struttura.
    Criteri per la definizione di evento sentinella
  • 15. Catalogazione degli eventi sentinellla
  • 16. RACCOMANDAZIONi PER LA CORRETTAIDENTIFICAZIONE DEI PAZIENTI, DEL SITO CHIRURGICOE DELLA PROCEDURA
    L’esecuzione di una procedura chirurgica sul paziente corretto, ma su un lato, organo o parte del corpo sbagliata, l’esecuzione di procedura chirurgica o invasiva su un paziente diverso da quello che necessita l’intervento [sono inclusi tutti gli interventi chirurgici o le procedure invasive (ad es. radiologia interventistica), eseguiti in urgenza, in regime di ricovero (ordinario e daysurgery) e ambulatoriale, indipendentemente dalla complessità della prestazione sanitaria] e l’esecuzione di una procedura diagnostica/terapeutica diversa da quella prescritta che provoca morte o grave danno al paziente rappresentano eventi sentinella particolarmente gravi, che possono e devono essere prevenuti.
  • 17. RACCOMANDAZIONi PER LA CORRETTAIDENTIFICAZIONE DEI PAZIENTI, DEL SITO CHIRURGICOE DELLA PROCEDURA
    Fattori di rischio
    Possono essere determinati da diversi fattori, quali la carente pianificazione preoperatoria, la mancanza o la inadeguata implementazione di specifiche procedure di controllo e/o l’inadeguata comunicazione tra operatori sanitari e pazienti e/o tra operatori all’interno dell’équipe. In particolare l’evento può essere dovuto ad errori di compilazione, di trasferimento e/o di scambio della documentazione clinica, di difficoltà nella comprensione e non adeguata richiesta e controllo delle informazioni alla persona assistita ed ai familiari.
    Incidenza
    Nonostante non si disponga di dati ufficiali di incidenza, si stima che la procedura chirurgica su parte del corpo errata si verifichi 1 volta ogni 1000 - 3000 procedure chirurgiche all’anno.
    Considerata l’analogia dei fattori determinanti degli eventi sentinella (procedura chirurgica in paziente sbagliato e della procedura chirurgica in parte del corpo sbagliata), le seguenti misure di prevenzioni, anche sulla base delle esperienze di altri paesi e del protocollo universale della JCAHO (Commission on Accreditation of Healthcare Organizations), sono finalizzate alla corretta identificazione dei pazienti, del sito e della procedura chirurgica.
  • 18. RACCOMANDAZIONi PER LA CORRETTAIDENTIFICAZIONE DEI PAZIENTI, DEL SITO CHIRURGICOE DELLA PROCEDURA
    Misure preventive
    Le misure di prevenzione prevedono una procedura che si svolge in 5 fasi distribuite in tre periodi, che precedono l’esecuzione dell’intervento :
    • Periodo di preparazione all’intervento (nei giorni o nelle ore che precedono l’intervento)
    1°Fase: Consenso informato
    2°Fase: Contrassegnare il sito operatorio
    • Periodo immediatamente precedente l’ingresso in sala operatoria
    3° identificazione del paziente
    • Periodo immediatamente precedente l’intervento (in sala operatoria)
    4° Fase: “Time Out”
    5° Fase: “Controllo in doppio”(“doublecheck”)
  • 19. Periodo di preparazione all’intervento (nei giorni o nelle ore che precedono l’intervento)
    1°Fase: Consenso informato
    Il consenso informato rappresenta un momento particolarmente importante del processo assistenziale, per cui ogni medico ha l’obbligo di fornire al paziente una corretta e completa informazione sul trattamento chirurgico proposto, che includa i benefici e i rischi ad esso connessi, nonché le procedure ed i metodi di trattamento alternativi. In aggiunta a tutte le informazioni che, secondo le norme vigenti, devono essere fornite al paziente per l’accurato e consapevole consenso, occorre che il consenso informato contenga almeno le seguenti informazioni:
    • Nome del paziente
    • Nome e descrizione della procedura
    • Sede dell’intervento (organo, parte, livello del corpo)
    • Lateralità della procedura
    • Motivazioni per cui viene effettuata la procedura (diagnosi o condizione clinica)
  • 20. Periodo di preparazione all’intervento (nei giorni o nelle ore che precedono l’intervento)
    2°Fase: Contrassegnare il sito operatorio
    QUANDOIl sito chirurgico DEVE essere contrassegnato nelle situazioni caratterizzate da:
    • lateralità dell’intervento
    • 21. interessamento di strutture multiple (dita, lesioni multiple) o livelli multipli (vertebre, coste).
    Costituiscono eccezione:
    • Interventi su organi impari
    • 22. chirurgia d’urgenza in cui non è prevista una fase preoperatoria di pianificazione dell’intervento
    • 23. procedure interventistiche in cui il sito di inserzione del catetere o dello strumento non è predeterminato (cateterismo cardiaco)
    • 24. interventi bilaterali simultanei
    • 25. neonati prematuri in cui l’utilizzo del pennarello indelebile può causare un tatuaggio permanente.
  • Periodo di preparazione all’intervento (nei giorni o nelle ore che precedono l’intervento)
    2°Fase: Contrassegnare il sito operatorio
    COME
    • Il sito chirurgico deve essere contrassegnato con un pennarello indelebile, affinché il segno rimanga visibile anche dopo l’applicazione di soluzioni per la preparazione della cute.
    • 26. E’ consigliabile l’utilizzo di simboli che non diano adito a confusione e che siano standardizzati all’interno della struttura sanitaria, quali le iniziali del paziente, l’utilizzo di una freccia , le iniziali del chirurgo che effettua l’intervento o una “X”.
    • 27. In casi particolari (es. occhio), per motivi estetici, di privacy o eventuali interferenze con laser o altri dispositivi medici, è opportuno contrassegnare il sito con un piccolo segno.
    • 28. Non devono essere tracciati altri segni in altra parte del corpo e va considerata la possibilità della presenza di altri segni confondenti (es. tatuaggi).
    • 29. Il contrassegno deve essere effettuato, se possibile, coinvolgendo il paziente, vigile e cosciente e/o i familiari.
    • 30. Il simbolo deve essere segnato sulla sede di incisione o nelle immediate vicinanze.
    • 31. Prima di tracciare il segno verificare il sito chirurgico sulla base della documentazione e delle immagini radiologiche.
  • Periodo di preparazione all’intervento (nei giorni o nelle ore che precedono l’intervento)
    2°Fase: Contrassegnare il sito operatorio
    CHI
    • Il simbolo deve essere tracciato dall’operatore che effettuerà l’intervento oppure da un suo delegato, precedentemente individuato, che sarà presente al momento dell’intervento. Il contrassegno NON deve essere effettuato dai pazienti e/o familiari.
  • Periodo immediatamente precedente l’ingresso in sala operatoria
    3° fase: Identificazione del paziente
    • Prima che il paziente riceva qualsiasi farmaco che possa influenzare le sue funzioni cognitive, un componente dell’équipe deve chiedere al paziente di dichiarare il proprio nome, la data di nascita, la ragione dell’intervento ed il sito chirurgico.
    • 32. Il personale deve verificare che le risposte del paziente siano congruenti con la documentazione clinica, il consenso informato e, laddove presenti, con il braccialetto di identificazione o altri sistemi analoghi.
    Se il paziente, per la propria condizione clinica o per età, non è in grado di rispondere alle domande poste sulla corretta identificazione è necessario coinvolgere i familiari o altre persone in grado di rispondere con certezza.
  • 33. Periodo immediatamente precedente l’intervento (in sala operatoria)
    4° Fase: “Time Out”
    • Prima di iniziare l’intervento, all’interno della sala operatoria, deve essere effettuata la verifica finale con lo scopo di controllare la corretta identificazione del paziente, la corretta procedura e il corretto sito chirurgico.
    • 34. Tale verifica deve coinvolgere l’intera équipe operatoria.
    • 35. Deve essere utilizzata una comunicazione attiva e partecipata di tutti i componenti.
    Il metodo del time out prevede che:
    • un componente dell’équipe dichiari il nome del paziente, la procedura da effettuare, il sito e la lateralità, laddove richiesta, la posizione del paziente e ogni altra informazione rilevante per la sicurezza dell’intervento (es. la presenza dei dispositivi necessari, quali protesi,valvole cardiache ecc.).
    • 36. Tutti i componenti dell’ équipe devono essere d’accordo con quanto esposto e devono essere chiarite le eventuali discrepanze emerse.
  • Periodo immediatamente precedente l’intervento (in sala operatoria)
    5° Fase: “Controllo in doppio”(“doublecheck”)
    • Confermare l’identità del paziente e la correttezza del sito chirurgico controllando le immagini radiografiche.
    • 37. Il controllo deve essere effettuato in doppio, da due componenti dell’équipe.
    • 38. Il primo controllo deve essere effettuato dall’operatore che esegue l’intervento.
    • 39. Il secondo controllo deve essere effettuato da un altro componente dell’équipe, per confermare le informazioni riguardanti la corretta identità del paziente, la correttezza della procedura e del sito chirurgico.
    Le attività previste nelle 5 fasi considerate vanno documentate tramite una checklist, da includere al registro operatorio.
  • 40. Le 5 fasi per garantire la corretta identificazione del paziente e del sito chirurgico e della procedura
  • 41. Scheda pre-operatoria per la verifica della corretta identificazione del paziente e del sito chirurgico e della procedura.
    Paziente (nome e cognome) Data di nascita / /
    Tipo di intervento programmato Data intervento / /
  • 42. RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
    La ritenzione all’interno del sito chirurgico di garze, strumenti o altro materiale rappresenta un importante evento sentinella che può e deve essere prevenuto.
    La ritenzione di garze, strumenti o altro materiale può causare gravi danni.
  • 43. Premessa
    La ritenzione non intenzionale di garze, strumenti o altro materiale all’interno del sito chirurgico rappresenta un evento noto e riportato in letteratura.
    Incidenza
    Nonostante non si disponga di dati ufficiali di incidenza, si stima che tale fenomeno si verifichi 1 volta ogni 1000 - 3000 procedure chirurgiche all’anno. Alcuni dei fattori che ostacolano la segnalazione dell’evento possono essere la frequente scarsità di sintomi, l’insufficiente documentazione dei casi diagnosticati, la difficoltà di diagnosi e la scarsa propensione alla segnalazione spontanea.
    Tipologia di materiale ritenuto
    Il materiale più frequentemente ritenuto è rappresentato da garze (condizione clinica definita in letteratura “Gossypiboma” o “textiloma”) e da strumentario chirurgico, ad esempio aghi, bisturi, adattatori elettrochirurgici, pinze o loro parti.
    Sede dell’intervento
    La maggior parte degli eventi riportati in letteratura riguarda interventi di chirurgia addominale, toracica e parto.
    RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
  • 44. Fattori di rischio
    I principali fattori di rischio riportati in letteratura sono:
    • procedure chirurgiche effettuate in emergenza
    • 45. cambiamenti inaspettati e, quindi, non programmati delle procedure durante l’intervento chirurgico
    • 46. Obesità
    • 47. interventi che coinvolgono più di una équipe chirurgica
    • 48. complessità dell’intervento
    • 49. fatica o stanchezza dell’équipe chirurgica
    • 50. situazioni che favoriscono l’errore di conteggio (es. garze attaccate tra loro)
    • 51. mancanza di una procedura per il conteggio sistematico di strumenti e garze
    • 52. mancato controllo dell’integrità dei materiali e dei presidi al termine dell’uso chirurgico
    RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
  • 53. Tempo di diagnosi
    L’intervallo di tempo compreso tra l’intervento chirurgico e la diagnosi dell’evento è estremamente variabile (giorni, mesi, anni) e dipendente dalla sede e dal tipo di reazione provocata dal corpo estraneo. Infatti la diagnosi può essere incidentale in pazienti asintomatici o con sindrome da pseudotumore, oppure può richiedere la pronta diagnosi e il reintervento nel caso in cui si verifichi una reazione acuta con sintomi locali o sistemici .
    Esito
    Il materiale estraneo ritenuto può determinare un ampio spettro di esiti clinici che variano da casi asintomatici a casi con gravi complicanze, quali perforazione intestinale, sepsi, danno d’organo sino alla morte; si stima, infatti, un tasso di mortalità compreso tra l’11% e il 35%.
    RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
  • 54. RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
    Misure preventive
    Procedura per il conteggio sistematico dei materiali chirurgici e per il controllo della loro integrità
  • 55. RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
    Misure preventive
    Procedura per il conteggio sistematico dei materiali chirurgici e per il controllo della loro integrità
  • 56. RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
    Misure preventive
    Procedura per il conteggio sistematico dei materiali chirurgici e per il controllo della loro integrità
  • 57. Scheda per prevenire la ritenzione di garze strumenti o altro materiale all’interno del sito chirurgico
    Cognome e nome paziente___________________________ Data di nascita__________
    Data intervento_____________________________________ Primo operatore_________
    Tipo di intervento programmato:________________________
    * Fasi del conteggio
    1: prima di iniziare l’intervento chirurgico (conta iniziale)
    2: prima di chiudere una cavità all’interno di un’altra cavità
    3: prima di chiudere la ferita
    4: Alla chiusura della cute o al termine della procedura
    5: al momento del cambio dell’infermiere o chirurgo responsabile (conta finale)
    * * Conteggio di tutti gli elementi (strumenti, garze) non preventivati ed aggiunti nel corso dell’intervento.
  • 58. RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
    Misure preventive
    Procedura per il conteggio sistematico dei materiali chirurgici e per il controllo della loro integrità
  • 59. RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
    Misure preventive
    Tecnologie per il contenimento delle conseguenze
    Poiché la procedura di conteggio può non essere sufficiente, in aggiunta al conteggio, si raccomanda di utilizzare, nel corso dell’intervento, esclusivamente garze contrassegnate con filo di bario od altro materiale idoneo ad agevolare l’eventuale successiva identificazione. Per i pazienti ad alto rischio (procedure chirurgiche effettuate in emergenza, cambiamenti inaspettati e non programmati delle procedure durante l’intervento, obesità) si suggerisce, ove possibile, lo screening radiografico da effettuare prima che il paziente lasci la sala operatoria, per individuare oggetti e garze radioopache, anche se attualmente mancano analisi di efficacia di tale misura, che può essere gravata da falsi negativi.
  • 60. RACCOMANDAZIONi PER PREVENIRE LA RITENZIONE Di GARZE, STRUMENTI O ALTRO MATERIALE ALL’INTERNO DEL SITO CHIRURGICO
    Formazione
    Devono essere previsti programmi aziendali di formazione che includano periodi di addestramento del personale coinvolto nelle attività di camera operatoria per il conteggio sistematico di garze, strumenti o altro materiale chirurgico.
    I programmi di formazione dovrebbero includere l’analisi di casi clinici per aumentare la consapevolezza sull’argomento e sulle possibili conseguenze. Nell’ambito di tali iniziative occorre, inoltre, porre l’accento sull’importanza di promuovere il clima lavorativo che favorisca la collaborazione e la comunicazione aperta tra operatori.
  • 61. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Tra le aree che riguardano la gestione del rischio clinico, si collocano come prioritari gli eventi avversi da errore di terapia.
    La sicurezza dei pazienti e la riduzione degli “ medicationerror” rappresentano una priorità dell’assistenza sanitaria. Gli eventi avversi dovuti ad errori nella gestione della “terapia farmacologica” (ADE) sono la causa di danno più frequente nei pazienti ospedalizzati (Rotshschildet al., 2002); possono verificarsi durante tutto il processo di gestione del farmaco e pertanto ai fini della prevenzione si deve prendere in considerazione l’intero sistema di gestione delle terapie (approvvigionamento, immagazzinamento, conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione, somministrazione e monitoraggio). Questi eventi, prevenibili ed evitabili, vanno differenziati dalle reazioni avverse ai farmaci (AdverseDrugReaction - ADR), legate al farmaco stesso e che vengono rilevate e valutate mediante le attività di farmacovigilanza nazionali, regionali ed aziendali.
    Un uso non corretto dei farmaci può determinare eventi avversi con conseguenze
    gravi per i pazienti
  • 62. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Premessa
    Studi condotti a livello internazionale riportano che le cause degli errori in terapia sono multifattoriali e coinvolgono differenti operatori sanitari (natura multidisciplinare che connota il processo terapeutico), ciascuno dei quali interagisce a vari livelli nel processo di gestione del farmaco. In considerazione di ciò, tutti gli operatori coinvolti sono chiamati a prestare attenzione ai possibili errori derivanti da un uso non corretto dei farmaci, poiché questi errori, se opportunamente monitorati e valutati, possono essere evitati. In uno studio condotto nel Regno Unito nel 2000, più della metà degli eventi avversi registrati è dovuta ad errori legati ad un uso non corretto dei farmaci. Un altro studio realizzato in 1116 ospedali statunitensi nel 2001, ha evidenziato che gli errori in terapia si verificano nel 5% circa dei pazienti ricoverati in un anno. Un’indagine recente condotta negli USA ha mostrato che la maggior parte degli eventi avversi attribuibile ad errori in terapia si verifica nella prescrizione e interessa farmaci ipogligemizzanti (28,7%), cardiovascolari (18,6), anticoagulanti (18,6) e diuretici (10,1%) (4).
  • 63. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Strumenti e metodologie
    Il rischio di errore in corso di terapia è presente durante tutto il processo di gestione del farmaco in ospedale: approvvigionamento, immagazzinamento, conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione, somministrazione e monitoraggio. Le Aziende sanitarie devono dotarsi di strumenti ed acquisire metodologie di lavoro per impostare un trattamento terapeutico che risulti corretto e completo in tutti i suoi aspetti e che risponda a requisiti di sicurezza:
    • adozione di procedure/protocolli aziendali codificati e condivisi tra gli operatori;
    • 64. elaborazione di un piano della sicurezza aziendale che consideri in maniera rilevante l’analisi degli errori in terapia e le azioni preventive e mitiganti da intraprendere;
    • 65. predisposizione di una lista di farmaci ad “alto rischio”;
    • 66. definizione di un piano della formazione del personale strutturato e specifico per la sicurezza dei farmaci;
    • 67. promozione di iniziative per favorire la comunicazione tra gli operatori sanitari;
    • 68. predisposizione di un protocollo sulle modalità di comunicazione specifica degli eventi avversi;
    • 69. individuazione di percorsi diagnostico terapeutici;
    • 70. stesura di capitolati di acquisto ed acquisizione dei farmaci con particolare attenzione all’aspetto della sicurezza dei pazienti;
  • RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    • elaborazione di procedure ad hoc per la gestione delle scorte in farmacia ed in reparto;
    • 71. introduzione di tecnologie informatizzate (in base alle risorse economiche e umane);
    • 72. definizione di misure di monitoraggio con le quali seguire la terapia sia in termini di efficacia che di possibili effetti collaterali (ad esempio, livelli plasmatici del farmaco, indici di funzionalità che possono essere modificati dalla terapia);
    • 73. provvedere in modo continuativo al monitoraggio e valutazione dell’impiego corretto dei farmaci in relazione anche alla frequenza degli eventi avversi verificatisi.
    Inoltre, poiché è dimostrato che le cause di tali errori sono spesso riconducibili a mancanza di informazioni, scarsa o inadeguata comunicazione, calo di attenzione, stanchezza, carenze organizzative (ad esempio, luoghi di lavoro rumorosi), è doveroso prestare particolare attenzione a questi elementi favorenti il verificarsi di un errore all’interno della struttura sanitaria. E’ altresì necessario prevedere un calendario di visite nei reparti da parte della Farmacia ospedaliera al fine di condividere percorsi e protocolli relativi all’uso dei farmaci. Infine, bisogna ricordare che anche l’Azienda farmaceutica assume un ruolo importante mediante una serie di attività volte ad identificare e caratterizzare, prevenire o minimizzare i rischi relativi ai prodotti medicinali.
  • 74. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    “Farmaci ad alto rischio o ad alto livello di attenzione”
    Sono quei farmaci che hanno un rischio elevatissimo di provocare danni significativi ai pazienti quando vengono usati in modo inappropriato.
    Sono farmaci che richiedono particolare attenzione nella gestione ed uso, a causa della loro potenziale tossicità, del basso indice terapeutico e dell’alta possibilità di interazioni, ad esempio: agonisti adrenergici, anestetici generali endovena, anestetici locali iniettabili, bloccanti neuromuscolari, anticoagulanti, eparina, warfarin, antiaritmici, antineoplastici, stupefacenti, oppioidi, benzodiazepine endovena, digossina, insulina, ipoglicemizzanti orali, sodio nitroprussiato, soluzioni concentrate di sodio cloruro, soluzioni concentrate di potassio cloruro, soluzioni concentrate di potassio, soluzioni di calcio, soluzioni di magnesio.
  • 75. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Approvvigionamento
    L’Azienda sanitaria può richiedere, nei capitolati d’acquisto, l’inserimento di criteri o elementi che garantiscono importanti requisiti di sicurezza dei farmaci, ad esempio:
    la disponibilità di informazioni sulla ricostituzione dei farmaci, sulla compatibilità con i diluenti e sulla conservazione dei farmaci dopo la ricostituzione
    l’assenza di situazioni di rischio (lo stesso colore delle confezioni per dosaggi diversi della stessa forma farmaceutica o il nome simile);
    la presenza di dispositivi di sicurezza per la corretta preparazione e/o somministrazione dei farmaci.
  • 76. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Immagazzinamento, conservazione, gestione delle scorte
    Un corretto immagazzinamento dei farmaci ed una corretta gestione delle scorte assicurano l’integrità del prodotto farmaceutico (ad esempio, per quei farmaci che necessitano di conservazione in frigoriferi o a temperature ambientali controllate) e la prevenzione dei rischi legati alla conservazione stessa (possibile confusione tra farmaci con confezioni e nomi simili).
  • 77. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Immagazzinamento, conservazione, gestione delle scorte
    Misure di controllo/barriera all’errore
    A adottare una procedura condivisa a livello aziendale per la conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione e somministrazione dei farmaci;
    B in Farmacia e nei reparti evidenziare e/o separare i farmaci che hanno una confezione o un nome simile, specialmente i “farmaci ad alto livello di attenzione”. La Farmacia deve prevedere e rendere disponibile una lista dei farmaci utilizzati in ospedale più soggetti ad essere scambiati;
    C nei reparti limitare la disponibilità di soluzioni concentrate di elettroliti e favorire la presenza di soluzioni di elettroliti diluite pronto-uso o preparate in Farmacia; se ciò non fosse possibile è necessario che, in reparto, le soluzioni concentrate siano conservate in luogo ad accesso controllato;
    D in Farmacia prevedere aree specifiche di conservazione dei farmaci antiblastici;
    E in Farmacia e nei reparti prestare particolare attenzione alla corretta conservazione dei farmaci (temperatura, umidità, caratteristiche strutturali degli spazi, armadi, carrelli e contenitori da trasporto idonei), specialmente per quelle confezioni (ad esempio, i colliri) che possono essere aperte e utilizzate per somministrazioni ripetute;
    F disporre di una procedura per la conservazione dei farmaci in sperimentazione clinica.
  • 78. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    La gestione delle scorte è una fase delicata del processo di gestione del farmaco in ospedale che deve rispondere a criteri condivisi di logistica.
    In particolare è necessario che i reparti condividano con la Farmacia le operazioni relative a:
    a. identificazione del fabbisogno di farmaci;
    b. invio delle richieste alla Farmacia, anche quelle urgenti giornaliere;
    c. controllo delle scadenze e ritiro degli eventuali scaduti, inclusi i farmaci stupefacenti;
    d. inventario periodico;
    e. corretta conservazione dei farmaci;
    f. gestione dei farmaci oltre l’orario di apertura della Farmacia.
    I campioni dei medicinali non devono essere presenti, in alcun modo, sul carrello delle terapie, negli armadi di reparto e della Farmacia.
  • 79. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Prescrizione
    L’errore di prescrizione può riguardare sia la decisione di prescrivere un farmaco da parte del medico (in base a diagnosi, dati raccolti sul paziente, indicazioni, controindicazioni, terapie concomitanti, efficacia terapeutica e tollerabilità del farmaco), sia il processo di scrittura della prescrizione (qualità e completezza delle informazioni essenziali). L’atto della prescrizione da parte del medico può essere influenzato da vuoti di memoria, dimenticanze dovute ad interruzioni frequenti, fretta, stress e fatica o incompleta conoscenza dei farmaci e del paziente. In particolare le cause più comuni di errore nella fase di prescrizione sono rappresentate da:
    • prescrizioni al di fuori delle indicazioni terapeutiche o in caso di controindicazioni;
    • 80. associazioni inappropriate per scarsa conoscenza di interazioni;
    • 81. errata scelta della forma farmaceutica, dose, via di somministrazione, intervallo di somministrazione;
    • 82. raccolta incompleta delle informazioni essenziali relative al paziente (nome, diagnosi, anamnesi clinica e farmacologia, allergie conosciute, terapie farmacologiche concomitanti, ipersensibilità);
  • RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    • prescrizione illeggibile (cattiva grafia) o firma illeggibile;
    • 83. duplicazione della terapia;
    • 84. prescrizione incompleta o che genera confusione relativamente alla via di somministrazione, alla dose o alla forma farmaceutica;
    • 85. prescrizione frettolosa ed imprecisa: si può confondere il dosaggio per virgole mal posizionate (ad esempio, digossina 0,05 mg/ml invece di 0,5 mg/2ml fiale iniettabili);
    • 86. uso ancora presente della prescrizione telefonica o verbale in caso d’urgenza, che può indurre confusione o fraintendimento (ad esempio, farmaci con nomi o suoni simili come Losec, Lasix, Laroxyl, Noroxin);
    • 87. uso di acronimi e abbreviazioni non standardizzate (ad esempio, la lettera “U” usata come abbreviazione della parola “Unità” confusa con uno zero, un 4 o un 6;
    • 88. utilizzo di istruzioni per l’uso in latino (ad esempio, la dicitura os scambiata per occhio o orecchio sinistro);
    • 89. utilizzo di un’unità posologica errata (ad esempio, milligrammi invece di microgrammi).
  • RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA Prescrizione
    Misure di controllo/barriera all’errore
    Le Aziende sanitarie devono dotarsi di strumenti e/o modalità prescrittive (ricorrendo anche, se possibile, alle nuove tecnologie informatizzate) per far sì che tutte le prescrizioni siano chiaramente leggibili e non diano adito a confusione. Le prescrizioni verbali o telefoniche vanno evitatee, laddove presenti, devono essere limitate solamente a circostanze particolarie in ogni caso verificate immediatamente (ad esempio, facendo ripetere l’operatore) e subito riportate in cartella clinica. In particolare bisogna:
    a. adottare una procedura condivisa a livello aziendale per la conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione e somministrazione dei farmaci;
    b. evitare, se possibile, le frequenti interruzioni nell’atto della prescrizione;
    c. adottare moduli prestampati e/o introdurre, se possibile, la prescrizione informatizzata, che contribuisce ad eliminare gli errori derivanti dalla compilazione a mano e dalla trascrizione. I sistemi di prescrizione informatizzata consentono di ridurre fino all’84% gli errori di scambio di farmaci, di dosaggio, frequenza e via di somministrazione (Cartabellotta, 2002). Il sistema di prescrizione informatizzata deve prevedere segnali di allarme nel caso in cui la dose prescritta sia al di fuori dell’intervallo terapeutico, in particolare per alcune classi di farmaci e/o pazienti (ad esempio, in pediatria), in caso di reazioni allergiche, interazioni farmacologiche, duplicazione della terapia;
    d. adottare la scheda unica di terapia dove, in accordo con le disposizioni vigenti in tema di privacy, vengano riportate dal medico tutte le informazioni necessarie per l’individuazione della terapia e dall’infermiere ciò che è stato effettivamente somministrato, apponendo la propria firma o sigla, tale da consentire la tracciabilità
  • 90. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    e. prestare attenzione affinché le prescrizioni (in particolare quelle “personalizzate” cioè relative a farmaci richiesti dal reparto direttamente alla Farmacia per un determinato paziente) risultino complete con tutti i riferimenti del paziente e del farmaco. Riportare il nome del farmaco o il nome del principio attivo in base a quanto stabilito dalla procedura aziendale, (è preferibile, comunque, riportare sempre il principio attivo piuttosto che il nome commerciale del farmaco inserito nel Prontuario Terapeutico Ospedaliero-PTO), la, forma farmaceutica, l’esatta concentrazione, la posologia e in alcuni casi l’età e il peso del paziente (la maggior parte degli errori di dosaggio si verificano in pediatria e geriatria); età e peso, inoltre, possono aiutare il farmacista a dissolvere dubbi nella verifica del farmaco richiesto e del dosaggio);
    f. i medici devono, al momento della prescrizione, aver richiesto tutte le informazioni cliniche del paziente: documentazione clinica accurata e completa che contenga un’attenta anamnesi farmacologica nell’ottica di rilevare allergie, intolleranze, interazioni con altri farmaci o con erbe medicinali, consumo di prodotti da banco, di alcool ed abitudini alimentari del paziente, condizioni cliniche che sconsigliano l’uso di determinati farmaci o impongono modificazioni di dosaggio (funzionalità epatica/renale);
    g. rendere disponibile l’accesso alle informazioni (accesso on line a linee guida, PTO, procedure, protocolli, informatore farmaceutico, banche dati ed altri strumenti informativi);
    h. rendere disponibili in tutti i reparti, possibilmente elettronicamente, tutte le informazioni sui farmaci relativamente a: indicazioni terapeutiche, effetti collaterali, reazioni avverse, controindicazioni, precauzioni di impiego, interazioni con altri medicinali e/o con cibo, azioni da adottare in caso di reazioni avverse o interazioni, requisiti per la conservazione;
  • 91. RACCOMANDAZIONi PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    i.fornire, eventualmente, ai reparti da parte della Farmacia, una tabella che consenta di identificare la corrispondenza dei farmaci aventi lo stesso principio attivo, ma nome commerciale diverso;
    j. rendere disponibili le tabelle di conversione per la preparazione di formulazioni per via endovenosa o per sospensioni orali;
    k. scrivere le prescrizioni con le modalità stabilite nella procedura aziendale. Per le terapie che necessitano delle unità standard, come l’insulina, le unità dovrebbero essere espresse per esteso piuttosto che con abbreviazione;
    l. mettere lo zero prima della virgola decimale; uno zero terminale non deve mai essere usato dopo la virgola. Infatti, si possono verificare errori di sovradosaggio dei farmaci quando non espresso lo zero iniziale o è aggiunto lo zero finale;
    m. evitare le abbreviazioni dei nomi dei farmaci o la terminologia latina per l’uso.
    La Commissione Terapeutica Ospedaliera deve, comunque, proporre e divulgare a tutti i reparti una lista di abbreviazioni e simboli standardizzati;
    n. evitare nelle prescrizioni la frase “al bisogno”, ma, qualora riportata, deve essere specificata la posologia, la dose massima giornaliera e l’eventuale intervallo di tempo fra le somministrazioni;
  • 92. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    o. effettuare sempre il controllo della prescrizione: in caso di informazione mancante o dubbia l’infermiere e/o il farmacista devono chiedere chiarimenti al medico;
    p. facilitare la comunicazione tra reparti e Farmacia;
    q. evidenziare in caso di sperimentazioni cliniche il protocollo da seguire;
    r. nel caso di prescrizione della terapia domiciliare al momento della dimissione includere una breve nota sulla modalità d’uso e la durata della terapia.
  • 93. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Trascrizione e interpretazione
    Gli errori avvengono quando la prescrizione medica, laddove ancora scritta a mano, non viene correttamente riportata, trascritta o interpretata sulla scheda della terapia. Una delle cause di errore di interpretazione più frequente è rappresentata dalla errata comprensione di parte o della totalità della prescrizione da parte dell’infermiere e/o dal farmacista.
    Misure di controllo/barriera all’errore
    a. adottare una procedura condivisa a livello aziendale per la conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione e somministrazione dei farmaci;
    b. adottare la scheda unica di terapia e introdurre progressivamente sistemi computerizzati di prescrizione;
    c. adottare, tramite procedura aziendale, una lista delle abbreviazioni, dei termini e dei simboli che possono essere utilizzati;
    d. laddove esistono dubbi sulla corretta interpretazione della prescrizione contattare sempre il medico;
    e. far controllare da due operatori, se possibile, il dosaggio dei farmaci soprattutto dei “farmaci ad alto livello di attenzione”;
    f. apporre, al momento della trascrizione, la propria firma o sigla.
  • 94. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Trascrizione e interpretazione
    Misure di controllo/barriera all’errore
    La scheda terapeutica unica è un eccellente strumento di comunicazione interna, che integra in un unico documento tutte le informazioni sul processo terapeutico dei pazienti ricoverati. Per questo consente di far fronte ai problemi di comunicazione, prima causa degli errori di terapia (Leapeet al, 1998). La STU è parte integrante della cartella clinica e:
    Facilita i medici ad effettuare la prescrizione scritta in modo chiaro ed evitare la prescrizione a voce;
    Consente ai farmacisti di identificare correttamente il prescrivente e le caratteristiche del paziente, nei processi terapeutici che li coinvolgono nella preparazione del farmaco, in modo tale da collaborare con il medico per la sicurezza della prescrizione.
    Evita passaggi di trascrizione tra la cartella clinica e la documentazione infermieristica cosicché gli infermieri impiegano la stessa scheda redatta dal medico per effettuare la somministrazione, risparmiando tempo ed errori di trascrizione;
    consente di tener traccia su un unico documento di tutte le operazioni effettuate sul processo e dell’autore di ogni intervento terapeutico.
  • 95. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
  • 96.
  • 97.
  • 98.
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  • 101. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Preparazione
    Dopo la prescrizione, la preparazione rappresenta la fase più critica nel processo di gestione del farmaco in ospedale sia in reparto che in Farmacia. L’errata preparazione (formulazione o manipolazione) di un farmaco dipende da varie cause fra cui:
    • diluizioni e ricostituzioni non corrette;
    • 102. miscelazione di farmaci fisicamente o chimicamente incompatibili tra loro o con le soluzioni utilizzate per la diluizione;
    • 103. errata compilazione dell’etichetta;
    • 104. deterioramento dei farmaci (farmaco scaduto o non correttamente conservato).
  • RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Preparazione
    Misure di controllo/barriera all’errore
    a. adottare una procedura condivisa a livello aziendale per la conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione e somministrazione dei farmaci;
    b. standardizzare la procedura di allestimento dei farmaci chemioterapici;
    c. prevedere adeguati ambienti di lavoro e la Centralizzazione in Farmacia dell’allestimento dei farmaci chemioterapici, della nutrizione parenterale totale (TNP) e di altre terapie infusionali, che necessitano di maggior cura;
    d. trasmettere in tempi adeguati le richieste alla Farmacia;
    e. controllare le diverse prescrizioni per lo stesso paziente;
    f. evitare, durante la preparazione, le frequenti interruzioni;
    g. preparare i farmaci nei tempi previsti da protocolli specifici (ad esempio, per i farmaci chemioterapici);
    h. prestare attenzione alla corretta conservazione dei farmaci negli armadi di reparto e della Farmacia, soprattutto quando siano presenti confezioni di farmaci diversi, ma di dimensioni, colore, nome che possono indurre confusione al momento del prelevamento del farmaco;
    i. verificare ulteriormente, almeno per alcuni farmaci che necessitano di una determinata temperatura, la data di scadenza e la conservazione;
  • 105. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    j. seguire le Norme di Buona Preparazione dei medicinali per l’allestimento di tutte le preparazioni galeniche compresi i radiofarmaci, che devono essere allestiti in zone dedicate ed opportunamente controllate attraverso processi di qualità e sicurezza. Il rispetto delle Norme di Buona Preparazione dei medicinali in un percorso di qualità garantisce la tracciabilità del farmaco, del preparatore e la standardizzazione di tutto il processo;
    k. prestare attenzione al calcolo della dose sulla base del peso e di altri parametri: gli errori sono particolarmente frequenti nei pazienti pediatrici soprattutto nella trasformazione delle unità di misura (ad esempio, da milligrammi a millilitri) o nell’impiego di farmaci utilizzati per via endovenosa). E’quindi necessario disporre di tabelle di conversione e schemi con dosaggi standardizzati;
    l. nella preparazione di miscele per endovena prestare particolare attenzione alle tecniche di asepsi, al rispetto di procedure che garantiscono accuratezza di dosaggio, alla soluzione utilizzata per ricostituire il prodotto e alla stabilità della soluzione allestita. Quando possibile, effettuare l’allestimento immediatamente prima della somministrazione;
    m. indicare sempre sui flaconi multidose la data di apertura o di ricostituzione del medicinale;
    n. nel caso di prodotti ricostituiti attenersi scrupolosamente alle note di conservazione riportate nel foglio illustrativo e quando indicato, al periodo di validità dopo l’apertura;
  • 106. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    o. coprire il flacone o la sacca se il farmaco è fotosensibile;
    p. prevedere, se possibile, che due operatori controllino in maniera indipendente la preparazione di un “farmaco ad alto rischio o alto livello di attenzione”;
    q. accertarsi che negli armadi farmaceutici, in prossimità delle confezioni, ci siano etichette che riportino informazioni rilevanti e istruzioni specifiche, in particolare quelle riguardanti la sicurezza e la pericolosità del farmaco. Fondamentale è la presenza di contrassegno di pericolosità come nel caso di soluzioni concentrate (ad esempio, per il Cloruro di potassio, KCl);
    r. addestrare gli operatori sanitari a leggere le etichette più volte;
    s. la Farmacia deve predisporre informazioni supplementari per quei farmaci che necessitano di modalità di conservazione (ad esempio, una determinata temperatura) e di utilizzo particolari (ad esempio, basso indice terapeutico, diluire prima dell’infusione in caso di soluzioni concentrate);
    t. controllare le etichette delle preparazioni e riportare su di esse tutte le avvertenze e le informazioni necessarie per la corretta somministrazione (ad esempio, tempi di somministrazione, protezione dalla luce);
    u. facilitare la comunicazione tra i reparti e la Farmacia.
  • 107. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Distribuzione
    Gli errori di distribuzione del farmaco avvengono sia quando questo è distribuito dalla Farmacia ospedaliera ai reparti e agli ambulatori sia quando è distribuito direttamente ai pazienti da un operatore sanitario (farmacista, medico, infermiere).
  • 108. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Distribuzione
    Misure di controllo/barriera all’errore
    a. adottare una procedura condivisa a livello aziendale per la conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione e somministrazione dei farmaci;
    b. se la richiesta è “personalizzata”, prestare particolare attenzione a: nome del paziente, reparto richiedente, scadenza del farmaco;
    c. verificare sempre la corrispondenza tra quanto richiesto (nome del farmaco o del principio attivo, forma farmaceutica, dosaggio) e il farmaco da somministrare;
    d. prevedere, da parte della Farmacia, immediata notifica ai reparti dei farmaci revocati;
    e. prevedere, da parte della Farmacia, una notifica periodica ai reparti dei farmaci in scadenza;
    f. rendere nota la possibilità che il farmacista può sostituire il farmaco richiesto con un altro contenente lo stesso principio attivo incluso nel Prontuario Terapeutico Ospedaliero (PTO);
    g. prevedere progressivamente, ove possibile, sistemi di distribuzione automatizzata ed eventualmente la distribuzione in “dose unitaria”;
    h. provvedere ad una modalità condivisa relativa alla gestione di alcuni farmaci oltre l’orario di apertura della Farmacia;
    i. accompagnare, al momento della dimissione, la distribuzione della terapia domiciliare, con informazioni sia sui farmaci sia sulle modalità di somministrazione;
  • 109. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Somministrazione
    L’errore di somministrazione si può considerare come una deviazione tra la terapia farmacologia che il medico ha prescritto in base alle Buone norme di pratica clinica e il farmaco ricevuto dal paziente.
  • 110. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Somministrazione
    Misure di controllo/barriera all’errore
    a. adottare una procedura condivisa a livello aziendale per la conservazione, prescrizione, preparazione, distribuzione e somministrazione dei farmaci;
    b. accertarsi della corretta identificazione del paziente anche in presenza di procedure ad hoc;
    c. coinvolgere il paziente, laddove è possibile, nell’atto della sua identificazione prima della somministrazione;
    d. informare il paziente, se possibile, circa la terapia che gli è stata prescritta inclusi gli effetti collaterali ed incoraggiarlo a fare domande relativamente alla terapia somministrata: la corretta informazione al paziente aumenta la sua compliance;
    e. verificare la corrispondenza fra quanto indicato nella scheda di terapia e quanto effettivamente presente sul carrello delle terapie;
    f. leggere attentamente al momento della somministrazione: il dosaggio, la concentrazione, la via di somministrazione, la scadenza, l’etichetta del farmaco, eventualmente la velocità della pompa di infusione e controllare le linee di raccordo;
  • 111. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    g. rendere disponibili, a coloro che somministrano il farmaco, informazioni sul paziente e sul farmaco e su eventuali cambiamenti della terapia;
    h. prevedere, almeno per alcuni farmaci, la produzione automatizzata delle dosi e la somministrazione controllata tramite tecnologia;
    i. rendere disponibili tabelle di dosaggio in modo da facilitare gli aggiustamenti di dose;
    j. non lasciare farmaci sul comodino durante l’assenza momentanea del paziente;
    k. accertarsi sempre dell’avvenuta somministrazione;
    l. apporre la firma o sigla dell’avvenuta somministrazione;
    m. per i farmaci iniettabili allestiti centralmente nella Farmacia devono essere fornite, da parte del farmacista, indicazioni sul tempo e sulla via di somministrazione (centrale o periferica) in base alla concentrazione del farmaco o alla sua osmolarità, avvertenze particolari sulla conservazione o sui dispositivi eventualmente necessari per la somministrazione;
  • 112. RACCOMANDAZIONE PER LA PREVENZIONE DELLAMORTE, COMA O GRAVE DANNO DERIVATI DA ERRORI IN TERAPIAFARMACOLOGICA
    Formazione
    Devono essere previsti programmi aziendali di formazione che includano periodi di addestramento del personale coinvolto nelle attività di gestione del farmaco. I programmi di formazione dovrebbero comprendere l’analisi di casi clinici per aumentare la consapevolezza sull’argomento e sulle possibili conseguenze e, possibilmente, l’istituzione di gruppi di lavoro multidisciplinari per una migliore comprensione delle problematiche relative al farmaco da diversi punti di vista. Nell’ambito di tali iniziative occorre, inoltre, porre l’accento sull’importanza di promuovere il clima lavorativo che favorisca la collaborazione e la comunicazione aperta tra operatori. Nel caso di utilizzo di sistemi informatizzati, addestrare il personale ed effettuare periodiche verifiche.
  • 113. Tecnologie e modelli organizzativi per la riduzione del rischio di errore
    le strategie per una efficace gestione del rischio clinico
    Favorire lo sviluppo di modelli organizzativi e supporti tecnologici innovativi per ridurre gli errori evitabili e migliorare il livello di sicurezza.
  • 114. Tecnologie per la riduzione del rischio di errore
    Premessa
    Molteplici sono le soluzioni tecnologiche che rispondono all’esigenza di una maggiore sicurezza del paziente, come esigenza prioritaria, ma anche come aiuto non indifferente all’operatore, riducendone lo stress conseguente ad azioni ripetitive, causa primaria di errore. Anche in Sanità è opportuno abbandonare i sistemi manuali ed introdurre invece sistemi computerizzati/automatizzati. Mentre in molti settori l’utilizzo di sistemi tecnologici è largamente diffuso in quello sanitario è ancora limitato a pochi centri , anche se in grado di aumentare la sicurezza di pazienti ed operatori.
    Inoltre l’introduzione di sistemi informatici permette anche vantaggi economici: un sistema di archiviazione dei dati clinici elettronico permette di ridurre i costi (costi evitati per la somministrazione di farmaci inappropriati, miglior utilizzo dei test diagnostici) e una più efficiente contabilità analitica.
  • 115. Vantaggi
    Gli elementi su cui un sistema tecnologico può intervenire per raggiungere l’obiettivo della sicurezza sono diversi. In particolare l’ICT può migliorare la comunicazione tra gli operatori, la cui inefficacia è causa della maggior parte degli errori in ospedale, rendere disponibili informazioni chiave al momento giusto e quindi essere di supporto alle decisioni cliniche. Un altro importante effetto è il porre in essere delle “forcing functions” importanti per arginare fenomeni di distrazione dovuti a stress o a carichi di lavoro. Infatti questi sistemi forzano e guidano l’operatore ad eseguire le attività con modalità prestabilite e non danno la possibilità di saltare passaggi chiave, evidenziando all’’occorrenza, anche possibili errori e situazioni di rischio (allergie, interazioni tra farmaci).
    I punti di forza dell’introduzione dell’ICT nel sistema sanitario:
    • Migliora la comunicazione
    • 116. Rende disponibili le informazioni
    • 117. Assiste nei calcoli e nei processi decisionali
    Tecnologie per la riduzione del rischio di errore
  • 118. Soluzioni tecnologiche
    Sistemi di prescrizione medica informatica (CPOE e CDSS)
    Si tratta di sistemi di prescrizione informatica del farmaco che forniscono consigli sui dosaggi, via di somministrazione, frequenza di somministrazione del farmaco; inoltre, possono verificare e segnalare allergie e alterazioni del farmaco così come suggerire le prescrizioni conseguenti ( es. misurazione dei livelli di glicemia)
    Tecnologie del package intelligente per il farmaco e altri prodotti da usare sul paziente
    • Bar coding(sistema di identificazione a lettura ottica)
    • 119. TAG RF-ID (sistema di identificazione a radiofrequenza)
    Tecnologia per l’integrazione tra reparti clinici e servizi
    • Sistema Ospedaliero intelligente (SOI)
    Tecnologie per la riduzione del rischio di errore
  • 120. Soluzioni tecnologiche
    Sistema Ospedaliero intelligente (SOI)
    Questa tecnologia prevede i seguenti strumenti:
    Dotazione al paziente, al momento del ricovero, di un braccialetto provvisto di codice a barre o microchip a radiofrequenza che contiene, oltre ai dati anagrafici, anche una serie di informazioni cliniche rilevanti per la sicurezza del paziente (es. allergie);
    Un “carrello intelligente” costituito da un carrello di reparto reso “intelligente”mediante l’integrazione di un PC dotato di appositi software utilizzabili per diverse funzioni (la catena del farmaco e le analisi di laboratorio) ed, inoltre, dotato di cassettiere robotizzate per l’erogazione automatica di farmaci, nonché di contenitori per provette, etichette e di un etichettatrice automatica. Perché un operatore possa usare il carrello deve farsi riconoscere mediante una personal card che dimostri l’idoneità dell’operatore stesso ai compiti che si accinge a svolgere;
    Un“armadio dei farmaci intelligente” capace di caricare automaticamente il carrello stesso.
    Tecnologie per la riduzione del rischio di errore
  • 121. Soluzioni tecnologiche
    Sistema Ospedaliero intelligente (SOI)
    Mediante l’utilizzo di questa tecnologia, l’identificazione del paziente avviene in modo automatico tutte le volte che si devono eseguire delle azione sul paziente stesso e, in modo particolare, l’erogazione di farmaci e così anche la preparazione di provette per analisi di laboratorio o per la richiesta di sangue.
    Il sistema è costruito in maniera tale da identificare automaticamente sia l’operatore (Tracciabiliità–responsabilità) sia il paziente (lettura del braccialetto) sia i farmaci da erogare. L’erogazione di un farmaco sono effettuate in modo automatico mediante lettura del braccialetto che da luogo all’apertura automatica del cassetto nel quale sono contenuti i farmaci per quel paziente, in quella dose, al tempo giusto di somministrazione. Analogamente, lo stesso sistema è utilizzabile per ottenere al letto del paziente, al momento del prelievo, le provette etichettate in maniera sicura per quel paziente. Questa operazione viene attivata dalla lettura con penna ottica del braccialetto, lettura seguita dall’erogazione di provette con bar code identificativo del paziente.
    Tecnologie per la riduzione del rischio di errore
  • 122. I modelli organizzativi sperimentati per la riduzione dell’errore di terapia sono:
    Doppio controllo
    Infermieri dedicati
    Partner nell’assistenza al paziente (PIPC)
    Dispensazione in dose unitaria
    modelli organizzativi per la riduzione del rischio di errore
  • 123. Doppio controllo
    Alcuni studi evidenziano che dedicare due infermieri alla somministrazione della terapia che verificano le prescrizioni mediche prima della somministrazione, porta alla probabilità di ridurre del 30% gli errori farmacologici rispetto all’uso di un solo infermiere.
    Infermieri identificati come “non disturbabili”
    Alcuni studi evidenziano che identificare come non disturbabili gli infermieri responsabili della somministrazione della terapia può ridurre la distrazione durante la preparazione e somministrazione della terapia e ridurre conseguentemente l’incidenza degli errori terapeutici.
    Partner nell’assistenza al paziente (PIPC)
    Questo modello assistenziale infermieristico è stato creato al fine di provare a diminuire il carico di lavoro degli infermieri attraverso la delega di azioni assistenziali caratterizzate da una minore complessità ad altre figure. Uno studio evidenzia una limitata evidenza che l’introduzione del modello PIPC riduce significativamente l’incidenza degli errori terapeutici .
    modelli organizzativi per la riduzione del rischio di errore
  • 124. Dispensazione in dose unitaria
    Diversi studi evidenziano l’efficacia del sistema di distribuzione in dose unitaria nel ridurre gli errori di terapia rispetto ai sistemi convenzionali di distribuzione. In particolare si evince da alcuni studi che la prescrizione computerizzata associata alla dispensazione in dose unitaria riduce il numero sia degli errori di prescrizione sia quelli di distribuzione migliorando la qualità dell’assistenza terapeutica al paziente ospedalizzato.
    modelli organizzativi per la riduzione del rischio di errore
  • 125. Una revisione della letteratura
    Attualmente, esaminando i dati presenti in letteratura, si evince che le strategie/strumenti più efficaci per la riduzione dell’incidenza di errori di terapia, sono, essenzialmente, le seguenti:
    • Sistemi computerizzati di prescrizione della terapia
    • 126. Distribuzione dei farmaci in dose unitaria (fornitura individualizzata del farmaco al paziente) con diversi livelli di automazione
    • 127. Partecipazione attiva del farmacista clinico alla gestione della terapia per effettuare doppi controlli delle prescrizioni e per consulenza.
  • Protocollo per il monitoraggio degli eventi sentinella
    Introduzione
    Sia a livello internazionale (OMS-Worldallianceforpatientsafety; Unione europea-numerose raccomandazioni) che nazionale si raccomanda l’istituzione di un sistema nazionale per il monitoraggio degli errori in sanità che favorisca una raccolta di informazioni standardizzate sugli eventi avversi che esitano nella morte o nel danno grave, in modo da analizzare le fonti e le cause degli errori attivi e latenti e controllare l’efficacia delle diverse procedure nel prevenire questi eventi.
  • 128. Protocollo di monitoraggio degli eventi sentinella
    Introduzione
    Il Piano Sanitario Nazionale 2006 – 2008 pone enfasi, nell’ambito della promozione delle politiche di governo clinico, alla sicurezza dei pazienti ed in particolare prevede che “…le attività di monitoraggio devono essere condotte secondo un criterio graduato di gravità di eventi, prevedendo che i tre livelli, nazionale, regionale ed aziendale, possano promuovere le rispettive azioni, secondo un disegno coerente e praticabile. Deve essere attivato un monitoraggio degli eventi sentinella…”.
    Il monitoraggio degli eventi sentinella costituisce, dunque, un’importante azione di sanità pubblica in quanto consente:
    • Standardizzazione delle informazioni (cause e fattori contribuenti) da utilizzare come fonte di apprendimento ( in base al “principio dell’apprendere dall’errore”) e di misure correttive per un’efficace prevenzione;
    • 129. Identificazione, valutazione e trattamento dei rischi attuali o potenziali
    • 130. Aumento della sicurezza dei pazienti, migliorando gli outcome e riducendo gli eventi avversi prevenibili
    • 131. Condivisione e aggiornamento tempestivo delle informazioni
  • Protocollo di monitoraggio degli eventi sentinella
    Il Ministero della salute ha attivato un protocollo per il monitoraggio degli eventi sentinella con l’obiettivo di condividere con le Regioni e P.A. e le Aziende sanitarie una modalità univoca di sorveglianza e gestione degli eventi sentinella sul territorio nazionale a garanzia dei Livelli Essenziali di Assistenza.
    L’Intesa della “Conferenza Permanente Rapporti Stato Regioni” del 20 marzo 2008 concernente la gestione del rischio clinico e la sicurezza dei pazienti e delle cure, ha previsto l’attivazione presso il Ministero della Salute dell’Osservatorio Nazionale sugli Eventi Sentinella attraverso il Sistema Informativo per il Monitoraggio degli Errori in Sanità (SIMES).
  • 132. Protocollo di monitoraggio degli eventi sentinella
    PROCEDURA PER LA SEGNALAZIONE E TRASMISSIONE DEGLI EVENTI SENTINELLA
    Ogni volta si verifica un evento avverso, la direzione aziendale, oltre a prendere in carico il paziente per mettere in atto tutte le misure necessarie per mitigare il danno e ad attivare i dovuti processi di comunicazione con pazienti e/o loro familiari in modo trasparente e completo, mette in atto le seguenti azioni, relativamente alla procedura di segnalazione dell’evento sentinella.
    L'operatore sanitario (medico, infermiere od altro professionista coinvolto nell’evento avverso o che sia venuto a conoscenza dell’occorrenza di un evento avverso) comunica quanto accaduto al referente del rischio clinico (funzione/unità) o alla direzione aziendale (sanitaria/generale), secondo le procedure individuate a livello regionale o aziendale.
    Il referente per la gestione del rischio clinico, ove presente, o altro referente individuato dalla direzione aziendale:
    • avvia immediatamente una indagine interna per stabilire se l’evento avverso soddisfa i criteri per essere definito evento sentinella;
    • 133. se dall’indagine interna emerge che l’evento avverso è conseguente ad errore (attivo o latente) ed ha provocato un danno grave, segnala l’evento sentinella utilizzando la scheda A del presente protocollo;
    • 134. raccoglie ed analizza tutte le informazioni necessarie al fine di comprendere i fattori e le cause che hanno contribuito e determinato il verificarsi dell’evento, seguendo le indicazioni contenute nella scheda B del presente protocollo;
  • Protocollo di monitoraggio degli eventi sentinella
    Modalità di invio
    Le strutture sanitarie inviano le schede A e B del presente protocollo al Ministero della Salute, secondo le seguenti modalità:
    Invio scheda A
    Il referente per la gestione del rischio clinico, ove presente, o un referente individuato dalla Direzione Aziendale, provvede a compilare la “scheda di segnalazione A” del protocollo ed a inviarla al Ministero della Salute, anche per il tramite della propria regione di appartenenza, entro sette giorni.
    Invio scheda B
    Il referente per la gestione del rischio clinico, ove presente, o un referente individuato dalla Direzione Aziendale provvede a compilare la scheda di segnalazione B per l’analisi dei fattori contribuenti e determinanti e ad inviarla al Ministero della Salute, anche per il tramite della propria regione di appartenenza, entro 45 giorni.
  • 135. SCHEDA ASegnalazione dell’evento sentinella
  • 136. SCHEDA ASegnalazione dell’evento sentinella
  • 137. SCHEDA ASegnalazione dell’evento sentinella
  • 138. SCHEDA b Analisi delle cause e dei fattori contribuenti epiano d’azione
  • 139. SCHEDA b Analisi delle cause e dei fattori contribuenti epiano d’azione
  • 140. SCHEDA b Analisi delle cause e dei fattori contribuenti epiano d’azione
  • 141. SCHEDA b Analisi delle cause e dei fattori contribuenti epiano d’azione
  • 142. SCHEDA b Analisi delle cause e dei fattori contribuenti epiano d’azione