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Trenta aprile 1975: le truppe nordvietnamite entrano a Saigon. Finisce così la guerra delVietnam. Ma non per tutti. Sono q...
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I danni causati dalle diossine sono di diversa natura. In primo luogo, nell’esposizione acuta e a grandiquantità si produc...
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Le diossine

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  1. 1. "Le diossine, i furani e i PCB (bifenili policlorurati) sono un gruppo di sostanze chimiche tossiche epersistenti che hanno effetti negativi sulla salute umana e sullambiente, tra cui dermotossicità,immunotossicità, disturbi della funzionalità riproduttiva, teratogenicità, alterazioni del sistemaendocrino ed effetti cancerogeni". Inizia così la comunicazione della Commissione europea alConsiglio, al Parlamento europeo e al Comitato economico e sociale, pubblicato sulla GazzettaUfficiale delle Comunità europee il 17 novembre 2001.Secondo la comunicazione, lesposizione alle diossine oltre ad essere stata correlata a varie formetumorali, sarebbe causa di unaumentata prevalenza del diabete e un incremento della mortalitàdovuta a diabete e a malattie cardiovascolari. In bambini esposti a diossine e/o PCB durante lagestazione sono stati riscontrati inoltre effetti sullo sviluppo del sistema nervoso e sullaneurobiologia del comportamento, oltrché sullequilibrio ormonale della tiroide, sulla cute, sui denti,sullo sviluppo, sul comportamento, ecc. Luomo è tra le vittime principali di simili esposizioni,poiché si trova alla fine della catena trofica acquatica di questi prodotti che tendono ad accumularsinel grasso animale.Non si può più prescindere da un intervento mirato per evitare gli effetti sullambiente e sulla saluteumana derivate dalle diossine e dai PCB. Sono stati infatti registrati fenomeni di bioaccumuloderivanti dal rilascio di queste sostanze da parte di discariche, suoli inquinati e sedimenti. Inoltresembra che le caratteristiche tossiche di queste sostanze siano state sottovalutate: secondo recentidati epidemiologici è stato dimostrata lesistenza di effetti sullo sviluppo cerebrale, sullariproduzione e sul sistema endocrino, colpendo i gruppi umani più vulnerabili come i lattanti e ifeti. Infine, lesposizione a queste sostanze tossiche supera la dose tollerabile settimanale egiornaliera in una parte considerevole della popolazione europea.Sebbene i cittadini europei siano estremamente sensibili al problema delle diossine (ricordiamolepisodio di Seveso nel 1976) e dei PCB ed esista una normativa che disciplina lemissione diqueste sostanze così pericolose per la salute e lambiente con conseguenze che perdurano nel tempo,nonostante siano stati compiuti molti progressi sul fronte della riduzione delle emissioni edellesposizione a tali sostanze, permangono ancora molte lacune. Manca un approccio sistematicoal problema e necessita un pronto intervento da parte della Commissione europea che riduca lapresenza di questi composti nellambiente, nei mangimi e negli alimenti, proponendo azioni a breve,medio e lungo termine. Questa strategia deve anche tenere conto dei nuovi paesi che a breveaderiranno allUnione Europea e che dovranno in qualche modo ed entro tempi brevi adeguarsi allenormative restrittive adottate dagli altri paesi. Una siffatta strategia dovrebbe garantire il completocontrollo del problema entro dieci anni, trascorsi i quali, dovrà essere rivalutata in base ai risultaticonseguiti.Città Ho Chi Minh (Saigon). Thanh Thanh Dong ha 14 anni e almeno da quando ne avevacinque è ospite dellOrfanotrofio n. 6 di Città Ho Chi Minh. Quando lho visto si teneva sedutosu una stuoia sostenendosi con due esili braccia deformi, mentre la sua gamba sinitra, piegatain modo innaturale, passava sotto il suo corpo. Thanh è sordo e muto. Dietro di lui, sdraiatealla peggio sulla stessa stuoia, stavano le sue sorelle gemelle Tarn e Nga. Tutti e tre sono natinella provincia di Tay Ninh, nel Vietnam meridionale, presso la frontiera cambogiana, unaregione che durante la «guerra americana», come si dice qui, è stata abbondantementeirrorata con il defoliante noto come "agente arancione" che contiene una buona parte didiossina.Thanh, Tarn e Nga fanno parte di una generazione di "morti viventi", eredità terribile di unaguerra che tutti vogliono dimenticare.Biologi, medici ed ecologisti di tutto il mondo stanno oggi cercando di capire quali possonoessere gli effetti a lungo termine dei 72 milioni di litri di erbicidi che sono stati versati su più di
  2. 2. tre milioni e mezzo di ettari di foresta, di piantagioni, di frutteti e di risaie del Sud Vietnam.Le forze aeree degli Stati Uniti usavano per queste missioni il nome in codice di «OperationRanch Hand», cioè «Operazione bracciante agricolo», ma qualche bello spirito del Pentagono leribattezzò «Operazioni Inferno».Luso dei defolianti ebbe inizio prima su piccola scala poi via via in dimensioni sempremaggiori, dal 1961 per applicare le teorie del generale britannico Sir Robert G.K. Thompsonche aveva represso con successo la guerriglia in Malesia nel secondo dopoguerra. Sir RobertThompson è colui che disse: «Se il guerrigliero è un pesce nellacqua, bisogna levare lacqua eil pesce morirà». Gli americani applicarono alla lettera questa massima tentando di trasformarele foreste del Sud Vietnam in un deserto.Nel 1970 le missioni "Farm Hand" vennero bloccate per le pressioni di gruppi di ecologisti eanche di una potente lobby di agricoltori statunitensi preoccupati per la rarefazione deglierbicidi sul mercato interno. «Ma in realtà cessò solo la documentazione ufficiale, perché leoperazioni con gli erbicidi continuarono con aerei fomiti da Australia e Thailandia al regime diNguyen Van Thieu», dice la dottoressa Nguyen Thi Ngoc Phuong, dellospedale Tu Du di CittàHo Chi Minh. La dottoressa, una dei maggiori esperti vietnamiti nel campo dei tumori, lavoraallospedale Tu Du dal 1962 e attualmente ne è vicedirettrice. Il suo contributo alla storia dellaguerra del Vietnam è una diligente raccolta di informazioni comparate tra le condizioni di salutedelle persone che vivevano in regioni fortemente irrorate con defolianti e quelle che vivevanoin zone sicure.Quando finalmente gli americani posero veramente fine alle operazioni con i defolianti, ilCongresso di Washington costituì un comitato per esaminare «gli effetti degli erbicidi nelVietnam meridionale». Mentre la guerra si avvicinava alla fine il comitato cercava di raccogliereinformazioni in loco per valutare lampiezza delle distruzioni dellambiente e verificare la teoriasecondo la quale tra le popolazioni delle zone irrorate si riscontravano con maggiori frequenzemalformazioni nei feti, aborti spontanei ed irregolarità cromosomiche.Già nel 1970 il professor Ton That Tung, recentemente scomparso ad Hanoi, aveva segnalatoin una conferenza scientifica in Francia che nelle zone irrorate del Sud Vietnam i casi di cancroal fegato si erano moltiplicati per cinque. Ton That Tung avanzò anche lipotesi che la diossinacontenuta nei defolianti provocasse aberrazioni cromosomiche e potesse avere effetti negativisulla capacità riproduttiva.La questione rimase in sospeso perché «i piani per la raccolta di informazioni scientificheattendibili furono frustrati dalloffensiva nordvietnamita della primavera del 1972» come scrisseil comitato istituito dal Congresso americano nel suo rapporto finale del 1974. Ma la dottoressaPhuong, anche dopo la guerra, ha continuato a raccogliere dati. In particolare ha concentratola sua ricerca sul villaggio di Thanh Phong, nel delta del Mekong, il cui territorio fuabbondantemente irrorato, confrontando le condizioni dei suoi abitanti con un gruppo dicittadini di Saigon che non erano stati a contatto con i defolianti. La scienziata è giunta allaconclusione che «vi sono buoni motivi di pensare che i defolianti abbiano effetti nocivi nonsoltanto per la generazione presente, ma anche per le generazioni future».I tre principali prodotti chimici usati nelloperazione "Farm Hand" furono l "agente bianco",l"agente blu" e l"agente arancione"; questultimo contiene tracce di diossina come impurità. Ilbiologo americano Arthur H. Westinghouse calcola che durante la guerra sono stati versatisulle campagne del Vietnam meridionale almeno 57 milioni di chilogrammi di "agentearancione" che secondo un suo calcolo prudenziale contenevano 170 chilogrammi didiossina. E, secondo il dottor Barry Commoner, direttore del Centro per la biologia dei sisteminaturali delluniversità di Washington, basterebbero 85 grammi di diossina immessi nellarete idrica di New York per uccidere tutta la popolazione della città. Il dottorCommoner definisce la diossina «la più tossica tra le sostanze fabbricate dalluomo».Basta visitare li gabinetto della dottoressa Phuong per renderci conto degli orrori della guerra
  3. 3. chimica che oggi ritorna dattualità dopo luso dei gas da parte degli irakeni nella Guerra delGolfo". Dentro recipienti di vetro si possono vedere, conservati sotto alcool, feti deformi,mostruosità fantascientifiche, tra le quali spicca la figura allucinante di un rugoso bimbo-ciclope. Su un altro scaffale la dottoressa Phuong conserva una serie di recipienti che mostranolevoluzione di una gravidanza anormale nota nel linguaggio medico come "mole vescicolare":non si sviluppa un feto, ma una massa di cisti «simili ad un grappolo duva». E, afferma ladottoressa Phuong, «su quattro di queste gravidanze anormali una si trasforma in tumoreallutero». La "mole vescicolare" è cento volte più frequente nelle zone irrorate con diossina.Ora la scienziata sta per avviare una ricerca per studiare l influenza della diossina sul sistemanervoso centrale e sui cromosomi.Intanto Thanh, le sue sorelle, migliaia di altri vietnamiti vivono una vita vegetativa, ignari chesulla loro sorte nei tribunali americani si sono ingaggiate complesse battaglie legali perottenere che il governo degli Stati Uniti risarcisca in parte le sue vittime.
  4. 4. Trenta aprile 1975: le truppe nordvietnamite entrano a Saigon. Finisce così la guerra delVietnam. Ma non per tutti. Sono quattro milioni le persone che subiscono gli effetti dellAgentOrange (Agente Arancio), il defogliante alla diossina che laeronautica Usa riversò nel paese.Ancora oggi i figli dei reduci devono convivere con gravi patologie. E chiedono giustizia.Nguyen Van Lanh giace da 22 anni su una stuoia in una stanza buia come una caverna e dallasua bocca sempre spalancata escono urla che lacerano il silenzio. Gli hanno legato le mani conuno straccio per evitare che si graffi e la madre Le Thi Mit lo accarezza cercando di calmarlo.Siamo nel folto della giungla, nel villaggio di Cam Nghia, Provincia di Quang Tri, appena a suddella zona demilitarizzata che durante la guerra divideva il Vietnam del Nord da quello del Sud.Ci si arriva percorrendo una strada di terra rossa che si arrampica tra le colline coperte da unavegetazione lussureggiante. Abbandonato il fuoristrada si prosegue a piedi. Il sole e la naturacircostante rendono la passeggiata gradevole, ma giunti alla meta la situazione diventa dicolpo angosciante.Nguyen Van Lanh ha un fratello più piccolo, Van Truong, di 16 anni, che striscia verso la sogliadella baracca e guarda atterrito gli estranei che hanno invaso la sua solitudine domestica.Porta sempre una mano sugli occhi, come se non volesse vedere, e continua a rivoltarsi sustesso senza trovare pace.La guerra del Vietnam si è conclusa nel 1975 ma i fratelli Nguyen, nati dopo la fine delconflitto, ne sono ancora vittime. La malattia mentale da cui sono afflitti e le deformità fisichesono conseguenza dellAgente Arancio, lerbicida dallalto contenuto di diossina che gli aereiUsa hanno fatto piovere tra il 1961 e il 1971 sul delta del Mekong e nella zona degli altopianicentrali ai confini col Laos. Cento milioni di litri di una miscela altamente tossica furono usatiper defogliare le foreste lungo il sentiero di Ho Chi Minh, rifugio dei vietcong. Lo scopodelloperazione Ranch Hand era quello distruggere la coltre verde della foresta, individuare ilnemico e colpirlo con bombe al napalm ad alto potenziale sganciate dai B-52.Le Thi Mit, madre dei fratelli Nguyen, ha 58 anni ed un volto segnato dalle sofferenze di unavita fatta di dolore e povertà. Ricorda i tempi della guerra: «Gli aerei passavano più voltespargendo una nuvola giallastra dallodore acre. Ci sentivamo soffocare. Gli occhi lacrimavano.Dopo alcuni giorni le foglie degli alberi iniziavano a cadere. Nessuno ci aveva avvisato dellapericolosità della sostanza e per anni abbiamo continuato a bere lacqua dei pozzi e a mangiarei prodotti della terra. Si trattava di sopravvivere».Alla fine della guerra i coniugi Nguyen ebbero un figlio, Van Phu. Morì alletà di quattro anni acausa delle malformazioni. Poi arrivarono i suoi fratelli, anche loro malati. Stessi sintomi. Nonparlano, non sentono. Non possono stare né seduti né in piedi. Non chiedono mai nulla,nemmeno da mangiare.Dice Le Thi Mit: «Viviamo di un piccolo sussidio mensile del governo. Mio marito Van Loc lavoranei campi e così riusciamo a mangiare. I ragazzi li imbocco, uno dopo laltro. Così da più diventanni. Vi ringrazio di essere venuti. È necessario che tutto il mondo sappia». Il dramma dei fratelli Nguyen non è purtroppo un caso isolato. I numeri sono impressionanti. Secondo le stime diffuse dalla Croce Rossa vietnamita sono 4 milioni le persone che dal termine del conflitto subiscono gli effetti dellAgent Orange. Cinquecentomila sono i casi più gravi che vengono curati in centri specializzati come il Tu Du Hospital di Ho Chi Minh City, una struttura moderna costruita agli inizi anni 90. Attualmente accoglie 60 bambini vittime dellAgente Arancio provenienti da varie province. Nel Peace Village, il reparto specializzato nella cura delle vittime della diossina, operano 3 medici e 24 infermiere specializzate. Il 90% dei bambini affetti vengono abbandonati alla nascita dalle famiglie e passano tutta la vita nellospedale. Per i casi più gravi non cè speranza di miglioramento. Per gli altri si tenta un recupero che permetta loro di vivere una vita quasi normale e di svolgere un lavoro. Miss Truong Thi Ten, una delle infermiere
  5. 5. specializzate di maggior esperienza, ci guida alla visita del reparto iniziando da una sorta didark room dove vengono conservati in flaconi di formalina i feti nati morti o deceduti subitodopo la nascita a causa delle gravi malformazioni. Abbiamo davanti agli occhi una galleria degliorrori che fa capire lentità del problema: una strage silenziosa che continua dagli anni 70 eche miete ogni anno migliaia di vittime innocenti che non hanno nulla a che fare con la guerracombattuta dai loro padri o dai nonni più di trenta anni fa. Girando tra le corsie sincontranobambini di ogni età. Vengono dalle aree del delta del Mekong, dalla provincia di Kontum e dallealtre province ai confini col Laos e la Cambogia. Recenti prelievi effettuati nelle zone colpitesulle vittime, gli animali e la falda acquifera confermano che la contaminazione continua ancheai nostri giorni attraverso il ciclo alimentare. La diossina, assunta attraverso il cibo o il lattematerno, entra in circolo, raggiunge gli organi bersaglio e provoca tumori o mutazioni del Dna,in una catena di infinite sofferenze.Nguyen Duc e Viet giunsero al Tu Du Hospital appena nati, 24 anni fa. I due gemelliprovenivano dal distretto di Sa Thay, provincia di Kontum, uno dei luoghi più contaminati. Unitiall’altezza della pelvi, un bacino, due gambe, un pene, all’età di 8 anni vennero operati e divisi.Duc ebbe un destino più favorevole. Grazie alle cure superò gli handicap fisici, riuscì a studiaree ad inserirsi nello staff dell’ospedale. Il fratello Viet tuttora vegeta nel letto, curato dalleinfermiere e dalla madre Lam Thi di 52 anni.Nell’aula adibita allo studio incontro una giovane che scrive col piede: Pham Thi Thuy Linh, ha12 anni ed è nata senza braccia. Scrive e lavora al computer usando i piedi. Ha una scritturamolto ordinata, bellissima. Se si troveranno i soldi per le protesi il suo futuro sarà diverso.La catastrofe ambientale e sociale è ancora evidente in alcune aree rurali come la Valle di A-Luoi, ad ovest di Huè, nei pressi della frontiera col Laos. Qui la vita degli abitanti – gruppiminoritari di etnia Pa Co – è molto difficile. Un grande cartello all’entrata del villaggio di DongSon ricorda il pericolo: vietato coltivare e bere l’acqua dei pozzi. «È proibito portare anche glianimali al pascolo. Viviamo del solo contributo dello Stato» dice Quynh Bay, un ex-combattente. «Questa è una zona maledetta, non c’è futuro. Dai tempi della guerra la terra èmalata e ogni famiglia ha almeno un bambino disabile». Sua figlia, la piccola Ho Thi Nga, di 7anni, non parla, non sente e si regge a mala pena sulle gambe.A Bien Hoa, centinaia di chilometri più a sud, stessa situazione, stessa sofferenza. Da quipartivano gli aerei Usa impegnati nell’operazione Ranch Hand. Tutta l’area è tuttorapesantemente inquinata. Così pure il vicino Lago di Dong Nai dove gli aerei scaricavano iresidui di erbicidi rimasti nei serbatoi al termine di ogni missione. E i risultati li si puòconstatare visitando il locale «Centro per i bambini vittime della diossina». Su una popolazione
  6. 6. di 500.000 abitanti ci sono 1.000 vittime di gravi malformazioni e lesioni cerebrali irreversibili.Il costo umano, sociale ed economico è altissimo. Per le famiglie, dove i figli sono visti comeforza-lavoro, dover mantenere tre o quattro bimbi gravemente malati e non autosufficienti èinsostenibile. A questo segue il dramma dell’abbandono delle stesse vittime e l’emarginazionesociale.Il Vietnam è un Paese in forte espansione economica. Guarda al mercato internazionale ed alfuturo ma deve fare i conti con questa pesante eredità. La questione di fondo resta quella delleresponsabilità. Una svolta si è avuta con la creazione ad Hanoi, il 10 gennaio 2004,dell’Associazione vietnamita delle vittime dell’agente arancio/diossina. Non appena creata,l’associazione ha presentato alla corte di giustizia del distretto di New York una querela controle 36 imprese che hanno fabbricato l’Agente Arancio per l’esercito americano. Tra le società lepiù note sono la Monsanto e la Dow Chemical. Le motivazioni giuridiche sono molte: violazionidelle leggi internazionali, crimini di guerra, fabbricazione di prodotti pericolosi, danni siainvolontari che intenzionali, arricchimento abusivo, ecc. I querelanti richiedono risarcimenti perle lesioni personali subite, i morti, le nascite di bambini malformati e anche per la necessariadecontaminazione dell’ambiente. Per ora il ricorso, esaminato unicamente dal punto di vistadell’ammissibilità, è stato rigettato dal tribunale, in prima istanza, il 10 marzo scorso. Iquerelanti hanno subito presentato ricorso in appello, perché il loro obiettivo è non soloottenere riparazione per le sofferenze subite, ma anche vedere la comunità internazionale, inparticolare gli Stati Uniti, riparare ad una scandalosa dimenticanza della storia «ufficiale».In questo senso, il processo non può essere che un primo passo, perché al di là delle vittime edelle industrie chimiche, la questione delle conseguenze dell’agente arancio concerne prima ditutto e soprattutto due stati, gli Stati Uniti e il Vietnam, avendo il primo commesso un criminedi guerra, il secondo essendo stato colpito nella sua popolazione e nella sua terra. Si ponedunque il problema della validità del diritto umanitario e della pressante necessità di riparare idanni di guerra.La signora Nguyen Thi Hong di 47 anni è tra le vittime che nei prossimi mesi si presenterà difronte alla Corte americana per chiedere ricorso. È una veterana di guerra, ha combattuto nellagiungla nella provincia di Quang Tri, è stata ferita e ha perso una mano. Ricorda di averrespirato più volte l’aria avvelenata dalla nube arancione ma dice con orgoglio: «Abbiamosofferto e vinto. Ma il peggio è venuto dopo. Ho avuto 4 figli tutti affetti dalla diossina. Ilveleno sta ancora nel nostro sangue. Sono stata operata più volte di cancro e la mia pelle èpiena di ulcere. Ogni cura è inutile. Quando finirà questo inferno?». Ancora oggi, pochissimi frai turisti che si recano al museo di crimini di guerra di Saigon sanno che quei due feti deformisotto formalina, nella teca circondata dalle foto di battaglie in bianco e nero di Larry Burrows,non fanno parte di un passato da archiviare con i suoi orrori, ma del presente.Il giorno della diossinaSi dice diossina, ma si dovrebbe dire diossine, perché ce n’è più di una. E poi non sono soltanto le diossine:esistono anche i ploliclorobifenili. Tutte sostanze accomunate dal fatto di portare con sé numerosi atomi dicloro, anzi di cloro esavalente. Il cloro è una delle sostanze più reattive esistenti, e quando un atomo riescea reagire con tutto o quasi, il più delle volte crea danni. Se poi è veicolato da sostanze che si stoccano neigrassi (lipofile) e quindi possono legarsi al tessuto adiposo, i danni sono assicurati. Diossina, in Italia,significa Seveso, significa Icmesa. La famigerata “fabbrica dei profumi” che il 10 luglio di 30 anni fa, a causadello scoppio di un reattore surriscaldato, durante una manutenzione, liberò una nube che portava con sé10, o 12, chilogrammi di diossina. L’ Icmesa, di proprietà della Givaudan, a sua volta di proprietà dellaHoffmann La Roche, cioè la Roche, produceva tra l’altro triclorofenolo, impiegato per produrre diserbanti,battericidi e altro, ed è a questa lavorazione che si deve la presenza nel reattore della diossina. Si disse, e sidice ancora, che la presenza della diossina non fosse soltanto un sottoprodotto di una lavorazione, ma che inrealtà fosse essa stessa uno dei prodotti dell’Icmesa, un prodotto per scopi bellici. Sì, perché quellaparticolare diossina, il TCDD, fu impiegata come defoliante, con il nome di Orange agent (agente arancio)durante la guerra del Vietnam, dove le forze armate statunitensi la sparsero a piene mani dai bombardieri edai mezzi di terra. Si parla di 100 milioni di litri o, nell’ipotesi più conservativa, di 72 milioni di litri e soltantoper quanto riguarda la diffusione dall’aria. Lo scopo era affamare i Vietcong, il risultato fu una serie di mortiche continua ancora oggi.Un cancerogeno riconosciuto
  7. 7. I danni causati dalle diossine sono di diversa natura. In primo luogo, nell’esposizione acuta e a grandiquantità si producono ulcerazioni della pelle, ed è la pelle il primo bersaglio anche delle esposizioni menoforti, con una malattia chiamata cloracne, molto caratteristica perché si manifesta inizialmente con lesionisimili a grandi “punti neri”. Detto questo, già dal 1997 la IARC di Lione (Agenzia internazionale per la ricercasul cancro) l’ha riconosciuta come agente cancerogeno, e due anni prima aveva fatto la stessa cosa l’Agenziaper la protezione ambientale statunitense (l’EPA). Sono stati messi in luce anche effetti sull’apparatoriproduttivo e quanto è avvenuto a Seveso ha confermato questo dato. In una ricerca pubblicata da Lancetnel 2000, a firma di Paolo Mocarelli, del Dipartimento di medicina di laboratorio dell’ospedale di Desio, si èdimostrato che l’esposizione alla diossina nell’uomo, soprattutto prima dei 19 anni, determina una minorecapacità di procreare figli maschi. Nella popolazione di Seveso colpita dalla diossina nella fase prepuberale,infatti, si è avuta la nascita di 50 bambini e 81 bambine quando di solito il rapporto è di 106 a 100. Nellostudio, inoltre, si è dimostrato che questo effetto si presenta anche quando nel genitore vi eranoconcentrazioni di diossina nel sangue molto basse.Non fu il Vietnam, però...E’ chiaro che Seveso non fu il Vietnam, ma non si può nemmeno archiviare come un incidente di percorsobanale, ma le conseguenze vanno spiegate. Il 10 luglio 1976 la diossina liberata dall’Icmesa determinò lacontaminazione di un’area abbastanza vasta; i livelli di contaminazione variavano a in funzione della distanzadall’impianto. All’epoca i mezzi di indagine, e le conoscenze, non erano sviluppate come oggi, e lavalutazione del livello di inquinamento fu fatta in base alla presenza di diossina nel terreno. In base a questocriterio si ebbe la suddivisione in tre zone: A, B e R (zona di rispetto). Le concentrazioni medie nel terrenovariavano da 15,5 a 580,4 m g/m2 in zona A; da 1,7 a 4,3 m g/m2 in zona B; e da 0,9 a 1,4 m g/m2 in zonaR. Quanto alle persone colpite, nei campioni di sangue prelevati al momento dell’incidente tra i soggetti piùesposti di età superiore a 13 anni le concentrazioni medie di TCDD erano pari a 443 ppt (parti per trilione)nei 177 soggetti della zona A; 87 ppt nei 54 soggetti della zona B e a 15 ppt nei 17 soggetti della zona dirispetto. Complessivamente le persone esposte furono 800 nellarea A, 6.000 nella B e 30.000 nellarea dirispetto. A oggi si stima che la mortalità complessiva non sia aumentata rispetto a quella prevista. Le cause,di morte, però hanno avuto una ridistribuzione. Come è tipico dopo le calamità e gli incidenti, nelle zone piùinquinate si è assistito a un aumento delle morti per causa cardiovascolari e respiratorie, anche se qui ilnesso con la diossina non sembra esistere. Sono però aumentati anche i tumori del sistema linfatico (linfomi)e quelli del tessuto emopoietico (le leucemie). Nel periodo se ne sarebbero dovuti verificare 21, mentreinvece ce ne furono 35. Numeri esigui? Fa poca impressione? Si consideri che era una piccola fabbrica, cometante ce ne sono...

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