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Responsabilita professionale Responsabilita professionale Presentation Transcript

  • Responsabilità degli errori: L’operato di un medico non è insindacabile, ma il professionista è chiamato a rispondere delle proprie azioni qualora queste non siano conformi alle regole dell’arte ed abbiano comportato conseguenze per il paziente. La disciplina è regolamentata da norme penali, civili, amministrative e disciplinari. Di fatto, se per la dottrina il medico è responsabile di ogni errore, per la giurisprudenza deve rispondere solo delle colpe gravi, quando, cioè sia palese e macroscopica la non aderenza a canoni scientifici consolidati ed aggiornati. La teoria della scusabilità degli errori è applicata in campo medico con discrezione, vista la natura in continuo divenire delle pratiche, diretta conseguenza del progresso scientifico. La responsabilità professionale deve essere valutata in modo oggettivo , sulla base della dimostrazione della sussistenza di un errore grave, sotto il profilo della negligenza, imperizia o imprudenza. Pertanto, il medico deve sempre considerare tutte le possibili conseguenze del suo operato, tendendo a ridurre al minimo I rischi che potrebbero derivare al paziente, mediante l’adozione di adeguate cautele.
  • Ogni prartica medica è caraterrizata da un rischio professionale , la cui intensità aumenta in proporzione alle difficoltà tecniche da affrontare in fase di diagnosi o terapia. Parallelamente all’aumento dei rischi professionali diminuiscono o, meglio, si attenuano le responsabilità riconosciute per legge (soprattutto se si debbano risolvere problemi tecnici di particolare difficoltà). il paziente è costretto a sottoporsi alla terapia/pratica per liberarsi dal suo male e si entra nel campo dei rischi professionali. Non è scusabile la responsabilità del medico nei casi in cui tali difficoltà diagnostiche o terapeutiche non vi siano, per cui non è possibile appellarsi ad esse per giusti ficare un errore commesso dal sanitario.
    • Molte azioni di risarcimento motivate da presunte responsabilità del medico derivano, in realtà, da condizioni di particolare sconforto sorte nel paziente op in congiunti a seguito di errori o insuccessi della terapia
    • L’applicazione di nuove tecniche al fine di migliorare i risultati ottenibili ha come contro altare l’esporre il paziente a rischi ed errori
    É necessario disporre di un quadro normativo capace di stabilire a priori i criteri (regole e comportamenti) da assumere quali parametro di giudizio nella ricerca di eventuali errori professionali.
  • Per esprimere un giudizio di responsabilità professionale è necessario verificare la sussistenza di un rapporto di causalità tra azione od omissione del sanitario e danno verificatosi al paziente. Teoria dell’errore professionale Accertare l’errore professionale e discernere tra errori scusabili e colpe punibili è materia di giudizi difficili e controversi. Il quadro è ulteriormente complicato dall’atteggiamento che le persone hanno di fronte alle possibilità della medicina – che si ritiene sempre e comunque in grado di risolvere al meglio ogni problema – e alle capacità del medico, operatore sanitario o stessa struttura ospedaliera – verso i quali l’atteggiamento è di scarsa fiducia sia rispetto alle conoscenze sia alle competenze -. Tale atteggiamento pregiudiziale può indurre il paziente ad iniziare azioni di rivalsa, compre quelle giudiziarie, nei confronti del medico. Nel delineare il quadro dei possibili errori professionali va sottolineato che errori diagnostico-terapeutici veniali e privi di conseguenze per il paziente non possono in alcun modo determinare una precisa responsabilità medico-legale. View slide
  • Errore tecnico In generale consiste in una falsa rappresentazione della realtà , nell’attribuire alle cose un’identità che non gli è propria o delle qualità che non le appartengono, errore sul fatto. Es. dare fede a dati sensoriali soggettivi, che può indurre il soggetto ad allontanarsi tanto più dal vero quanto più la rappresentazione sensoriale soggettiva non corrisponde alla realtà. In conseguenza di ciò si formeranno nel sanitario opinioni inesatte o questi formulerà interpretazioni fallaci, capaci di influenzare la condotta del soggetto e determinare cattivi risultati.
    • L’errore tecnico o professionale deriva dalla non aderenza a norme universalmente riconosciute e ritenute valide dalla scienza medica . Si tratta di omissioni od azioni improprie che possono derivare da:
          • imperizia
          • imprudenza -> colpa professionale
          • negligenza
    I medici possono incorrere in errori tecnici in fase di diagnosi, prognosi o terapia, quando apprezzino in modo falso i dati oggettivi per i quali esiste una spiegazione scientifica ufficiale o regole precise dettate da avanzate conoscenze scientifiche e comprovata esperienza. Non rientra nell’errore tecnico il decidere di seguire una teoria o una pratica terapeutica rispetto ad un altra, purchè entrambe siano accreditate in ambito scientifico. View slide
  • L’errore tecnico può dipendere da un difetto anche momentaneo. es. si evoca un ricordo rispetto ad un altro. Accertare un errore tecnico equivale a stabilire un nesso di causalità tra evento dannoso e condotta del medico ed accertare la colpa per imperizia, imprudenza o negligenza. negligenza : per disattenzione, dimenticanza, svogliatezza, disaccortezza, superficialità il sanitario trascura le comuni regole di diligenza richieste nell’esercizio della professione. imprudenza : si configura allorquando il sanitario operi con avventatezza, eccessiva precipitazione o ingiustificata fretta. Azioni, queste, che non consentono un’accurata valutazione delle conseguenze e dei rischi derivanti dalla pratiche medico-chirurgiche messe in atto. imperizia : è legata a conoscenze tecniche e deriva dalla mancanza di nozioni scientifiche e pratiche o da insufficiente esperienza professionale. Incappa in tale responsabilità colposa il sanitario che non sa o non sa fare quello che un altro professionista di pari livello avrebbe correttamente eseguito nella situazione in esame. Nel valutare tale responsabilità vanno, però, tenute in debita considerazione le difficoltà tecniche incontrate nella soluzione del caso.
  • Errore di diagnosi
    • Si origina da una serie di circostanze capaci di viziare il procedimento conoscitivo della malattia.
    • Diagnosticare metodologicamente una malattia implica:
      • raccogliere i sintomi, mediante anamnesi, esame obiettivo, esami di laboratorio e strumentali;
      • stabilire una graduatoria dei sintomi, individuando quelli che sembrano patognomonici (ovvero caratteristici) di una stessa patologia;
      • prospettare una serie di malattie sulla base dei sintomi individuati;
      • operare una scelta nel gruppo di patologie, utilizzando i criteri della diagnosi differenziale, individuando la malattia.
    In tutte le fasi del processo è possibile commettere errori in: fase empirica : con anamnesi imprecisa e difettosa, racconti inesatti o parziali dei sintomi riportati dal paziente, difetto di esecuzione o di interpretazione degli esami strumentali o di laboratorio; fase razionale: nel complesso dei ragionamenti che portano all’interpretazione critica dei dati raccolti, con la conseguente mancata o errata diagnosi.
    • Tra le cause che possono comportare un evidente errore di diagnosi vi sono:
    • difetto di aggiornamento: la diagnosi è sbagliata od omessa a causa di una preparazione insufficiente, che non tiene il passo con i progressi tecnico-scientifici.
    • difetto di accertamento: derivante da negligenza nell’esame del malato, fatto in modo sommario o frettoloso, con la conseguenza di sottovalutare sintomi importanti oppure omettere esami necessari.
    • difetto di ragionamento: dovuto ad un esame dei dati fatto non con la dovuta calma, per cui anche in casi in cui la deduzione non è particolarmente difficile si può incorrere in un errore di diagnosi.
    Se da un lato il progresso tecnico-scientifico in continuo divenire offre possibilità di indagine sempre più accurate e precise, dall’altro proprio l’ampliarsi delle conoscenze su nuove patologie, sui sintomi associati (a volte si registra, addirittura, un evoluzione del quadro sintomatologico tradizionalmente associato alle malattie) e la stessa complessità delle tecniche diagnostiche e strumentali possono indurre in errate valutazioni. Pertanto, al medico sono richieste valutazioni sempre più specialistiche e diviene cruciale il ruolo dell’aggiornamento professionale obbligatorio . Non vanno, poi, sottovalutati i rischi connessi con le tecniche di indagine, capaci di orientare il sanitario verso esami meno specialistici, quando il rapporto rischi/benefici sia ritenuto troppo elevato.
  • Una considerazione a parte va fatta sulle biopsie , distinguendo tra quelle ordinarie (condotte nelle analisi istopatologiche) da quelle intraoperatorie o in estemporanea (per le quali il prelievo del campione e la colorazione vengono effettuati entro pochi minuti). L’errore più comunemente riscontrato è lo scambio di un tumore maligno per uno benigno, possibile solo quando la malignità sia in fase precocissima o quando le conoscenze sul tipo di neoplasia non siano ancora sufficienti a stabilire con certezza i criteri istopatologici della malignità. Non sono ammessi errori di diagnosi dovuti a frettolosa visione del preparato istopatologico, scarsa esperienza bioptica od interpretazione errata dovuta ad una diagnosi azzardata o poco accorta.
  • Errore di terapia
    • Si tratta degli errori più frequenti e pericolosi, in termini di conseguenze al paziente. possono derivare da:
    • scelta non adatta o inefficace del medicamento;
    • modalità di somministrazione incongrua o inefficace;
    • aver trascurato le controindicazioni del farmaco;
    • non aver previsto o aver saputo evitare effetti collaterali o jatrogeni.
    Nella terapia chirurgica, gli errori da terapia riguardano non solo le varie fasi ed aspetti dell’intervento (errata valutazione del rapporto richi/benefici, del momento in cui eseguire l’intervento, errore nell’anestesia, errori nell’atto operatorio), ma interessano anche il post-operatorio, con errori o negligenze dannose per il paziente. Una malattia jatrogena è l’insieme delle manifestazioni indotte da un farmaco (esempio febbre, nausea, cefalea, anemia, dolori articolari, orticaria, asma bronchiale ecc), non già evidenziate in fase di sperimentazione del farmaco stesso.
  • Possono sussistere errori di terapia allorquando la pratica medico-chirurgica induca pericoli connessi alla sperimentazione di tecniche nuove, quando il sanitario decida di seguire protocolli di cura non condivisi ed adottati da altri colleghi, visto che il paziente è privato dei benefici di cure già consolidate. Comportamenti tipicamente colposi sono la recisione di arterie e la non capacità di porre rimedio, lo smarrimento non fortuito di garze nell’addome del paziente e così via. In tal senso, anche il panico o la non velocità nel chiedere l’intervento di un collega anziano possono avere conseguenze per il paziente (es. morte prima che il giovane medico riesca a decidere come procedere, anche solo consultare un collega anziano o inviare il paziente all’ospedale).
    • Errori di diagnosi e di terapia possono influenzarsi ed interferire tra loro in vario modo:
    • diagnosi errata e terapia inefficace (caso più frequente);
    • diagnosi esatta e terapia inefficace (o per errata scelta del trattamento o per errata esecuzione);
    • diagnosi mancata o incerta, ma terapia efficace (es. uso di antibiotici ad ampio spettro)
  • Errore della medicina o error scientiae La scienza in sé non sbaglia, ma le lacune scientifiche alle volte rendono inevitabile l’errore. Ogni campo presenta limiti di conoscenza e di mezzi tecnici e non sempre il continuo progresso scientifico è capace di porre rimedio, dal momento che aumentano i campi e le ipotesi di lavoro, moltiplicandosi i dubbi e i problemi. Se la medicina ufficiale non fornisce un unico metodo di diagnosi oppure offre rimedi imprecisi ed insicuri rispetto al buon esito delle cure offerte, il medico non è responsabile dell’eventuale insuccesso, a meno che non abbia commesso palesi errori. L’errore scientifico, dovuto alla scarsa conoscenza della patologia, costituisce motivo di colpevolezza per il sanitario dotato delle opportune conoscenze e che si sia servito delle nozioni tecniche all’avanguardia in quel momento storico.
  • Errore colpevole
    • Tenendo ben presente che tutti possono sbagliare e che da nessuno ci si può aspettare l’infallibilità, per l’addebito di colpa occorrono determinate condizioni, tra cui:
    • prestazione professionale viziata da errore inammissibile, inescusabile o da omesso intervento in caso di necessità;
    • danno per il paziente derivante dalla condotta del medico, es. mancata guarigione, esito infausto o dal residuare di postumi invalidanti.
    L’errore privo di conseguenze dannose non è di per sé causa di responsabilità e gli errori produttivi di danno sono incolpevoli allorquando siano scusabili od inevitabili. Errori da trattamenti terapeutici: applicazione di cure in fase di sperimentazione e pericolose; omissione della sieroprofilassi antitetanica; danni derivanti da trasfusioni di sangue e dalle reazioni emotrasfusionali; non esecuzione di prove di compatibilità
  • Errori per banale imprudenza: imperdonabili distrazioni o sbadataggini (es. asportare l’organo sano, amputare un arto al posto di un altro). Derivano,a d esempio, dalla mancata visita in prima persona del paziente, per cui il medico si fida di quanto riportato sulla cartella clinica. Frequenti sono gli errori di prescrizione, es. farmaci diversi ma con nomi simili, che sfuggano anche al farmacista. Errori da trattamenti terapeutici: applicazione di cure in fase di sperimentazione e pericolose; omissione della sieroprofilassi antitetanica; danni derivanti da trasfusioni di sangue e dalle reazioni emotrasfusionali; non esecuzione di prove di compatibilità