Che cosa direbbe    Gutenberg?                    Il Rinascimento                                  digitale dell’editoria ...
Che cosa direbbeGutenberg?                      Il Rinascimento                                digitale dell’editoria     ...
A mia mamma
Indice  7      Introduzione  9      1. LE ORIGINI DEL DIGITALE  11        1.1 Cos’è “digitale” 12         1.2 La digitaliz...
IntroduzioneQuesta	ricerca	nasce	da	un	riflessione	sui	nuovi	dispositivi	multimediali	e sulla grande crescita di domanda e...
Come, infatti, dice McLuhan nel suo libro “Il medium è il massaggio”:[...] L’interazione fra i vecchi e i nuovi ambienti c...
1. LE ORIGINI DEL DIGITALELa ruota è un’estensione del piede,il libro è un’estensione dell’occhio,i vestiti, un’estensione...
1. LE ORIGINI DEL DIGITALE    1.1 Cos’è “digitale”Il termine “digitale” deriva dall’inglese “digit” (“cifra”) e più antica...
1.2 La digitalizzazioneLa digitalizzazione è il processo di conversione attraverso il quale unagrandezza analogica, compos...
A questo proposito è necessario guardare più nel dettaglio tale processo                                       di	 trasfor...
Le immagini tridimensionali possono invece essere convertite in                                       strutture statiche, ...
1.2.2 Programmabilità                                        La programmabilità è la capacità di un segnale digitale di ev...
maggiore portabilità delle applicazioni, in quanto è possibile utilizzare lo                                        stesso...
1.2.4 Trasmissibilità e archiviabilità                                      Tra	 le	 conseguenze	 della	 codifica	 numeric...
1.2.5 TranscodificaDurante il processo di elaborazione digitale avviene un’altraintegrazione: la fusione dell’aspetto nume...
1.3       Il linguaggio ipermediale                                Il linguaggio ipermediale nasce dall’esperienza pionier...
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1.4       I visionari                                 Se	la	tecnologia	digitale	si	è	sviluppata	fino	a	quella	che	conoscia...
Molte	delle	sue	intuizioni,	tra	cui	la	definizione	del	bit	come	la	più	piccola	                                 unità di m...
La sua personale opinione su quanto è stato fatto in quegli anni e su                                 quanto si fa oggi in...
Steven Paul Jobs (1955-2011)                                  Uno	dei	personaggi	più	influenti	ed	importanti	del	mondo	inf...
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1.5       Interfaccia grafica e interazione                                      Abbiamo	 visto	 come	 l’intuizione	 dell’...
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L’era del pulsante                     Dagli	 anni	 ’40	 -	 ’50	 la	 situazione	 cambia	 e	 finalmente	 l’uomo	 torna	    ...
L’era del “punta e clicca”                                   è solo negli anni ’80, con l’introduzione dei personal comput...
L’era del gestoCon l’introduzione massiccia del touchscreen sui dispositivi mobili, tuttoquello che prima veniva fatto con...
Come, infatti, si può vedere nell’abaco dell’interfaccia iPhone, i pulsanti                             sono fondamentali ...
1.5.2 La metafora della scrivania                  Un	 modo	 per	 capire	 l’evoluzione	 dell’interfaccia	 grafica	 nella	 ...
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2. L’EDITORIA DIGITALEIl digitale rende la convergenza non solo possibile,ma inevitabile.                                 ...
2. L’EDITORIA DIGITALE    2.1 La quarta rivoluzione: dal libro all’eBookLa realtà in cui viviamo si basa, per molti aspett...
Se analizziamo le tappe evolutive della divulgazione dell’informazione,possiamo indicare come prima grande rivoluzione il ...
2.2       Cronologia dell’editoria digitale                      1968              Alan Kay progetta, ma non realizza, il ...
1981             Dick Brass (Dictronics Publishing Inc.) sviluppa il primo                           software che darà vit...
1996               Joe Jacobson inventa la nuova tecnologia e-ink o e-paper.                         Fonda la società E-In...
2000                L’eBook conosce il suo primo periodo di grande popolarità                               grazie a Steph...
2008                 Adobe e Sony raggiungono un accordo per la condivisione delle                             loro tecnol...
... (2010)                           TIM lancia BibletStore, un servizio di vendita di eBook online                       ...
2.3        eBook o Digital Magazine?La	 definizione	 concreta	 di	 eBook non è ancora unica e condivisa.Quello che è certo...
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Inoltre nel Digital Magazine si parla di pagina multilivello, dove nontutto è presentato a prima vista nella pagina, ma ci...
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"Che cosa direbbe Gutenberg? Il rinascimento digitale dell'editoria"
Ricerca intorno alla progettazione di una rivista digitale per iPad o altri device

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  1. 1. Che cosa direbbe Gutenberg? Il Rinascimento digitale dell’editoria Ricerca intorno alla progettazione di una rivista digitale per iPad o altri device Candidato Daniela VERONA Relatore Prof. Franco ZERI Tesi di Laurea Magistrale in Design e Comunicazione Visiva e Multimediale ANNO ACCADEMICO 2010/11Che cosa direbbe Gutenberg? 1Tesi di Daniela Verona
  2. 2. Che cosa direbbeGutenberg? Il Rinascimento digitale dell’editoria Ricerca intorno alla progettazione di una rivista digitale per iPad o altri device Candidato Daniela VERONA matr. 1087068 Relatore Prof. Franco ZERI Tutor Prof. Carlo MARTINO Tesi di Laurea Magistrale in Design e Comunicazione Visiva e MultimedialeUNIVERSITÀ DEGLI STUDI ANNO ACCADEMICO 2010/11DI ROMA “LA SAPIENZA”Facoltà di Architettura –Facoltà di Scienze Politiche,Sociologia, Comunicazione
  3. 3. A mia mamma
  4. 4. Indice 7 Introduzione 9 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE 11 1.1 Cos’è “digitale” 12 1.2 La digitalizzazione 19 1.3 Il linguaggio ipermediale 21 1.4 I visionari 29 1.5 Interfaccia grafica e interazione 39 2. L’EDITORIA DIGITALE 41 2.1 La quarta rivoluzione: dal libro all’eBook 43 2.2 Cronologia dell’editoria digitale 49 2.3 eBook o Digital Magazine? 52 2.4 eBook reader o tablet? 59 2.5 DRM (Digital Rights Management) 67 2.6 Come si progetta una rivista digitale 75 3. IL PROGETTO “Artribune” 77 3.1 Cos’è Artribune 85 3.2 Progettazione della rivista digitale Artribune per iPad100 BibliografiaChe cosa direbbe Gutenberg? 5Tesi di Daniela Verona
  5. 5. IntroduzioneQuesta ricerca nasce da un riflessione sui nuovi dispositivi multimediali e sulla grande crescita di domanda ed offerta riguardante riviste elibri digitali. Da quando nel 1971 un giovane studente americanodecise di digitalizzare la Dichiarazione di Indipendenza degli StatiUniti distribuendola poi in rete, il mondo dell’editoria ha iniziato apreoccuparsi per il suo futuro.Oltre ad abolire il passaggio in tipografia e semplificare le problematiche della distribuzione, è avvenuta una vera e propria rivoluzione, che puòessere paragonata solo a quella compiuta da Gutenberg con l’invenzionedella stampa a caratteri mobili. Non a caso il primo progetto di bibliotecadigitale libera e gratuita prende proprio il suo nome.Il vero mutamento è stato, però, nel modo di scrivere e fare letteratura.Con i nuovi mezzi è possibile pubblicare il proprio manoscritto senzala figura dell’editore e promuoverlo e distribuirlo a costi limitati ad un grandissimo bacino di lettori quale è internet.Con l’introduzione, poi, di nuovi strumenti come eBook Reader e tabletè cambiato anche il modo di fruizione della conoscenza, che è diventatopiù interattivo, multimediale e personalizzabile.La prima preoccupazione degli addetti al settore fu credere che ildigitale avrebbe sostituito completamente la carta, ma questo a distanzadi anni non è ancora avvenuto e probabilmente non avverrà mai.Questo è successo ogni volta che è stato introdotto un nuovo media:tuttavia né la radio, né il cinema sono stati rimpiazzati. Hanno casomaitrovato “nuove strade”. La differenza principale è che ora il libro fisico, da prodotto di massa diventerà sempre più di nicchia, mentre la grandediffusione prediligerà sempre più gli eBook e le riviste digitali.Il digitale ha portato a un nuovo Rinascimento della cultura,dalla letteratura classica a quella scientifica, dalle testate giornalistiche alle riviste di settore, che hanno ora a disposizione nuove tecnologieed opportunità.Che cosa direbbe Gutenberg? 7Tesi di Daniela Verona
  6. 6. Come, infatti, dice McLuhan nel suo libro “Il medium è il massaggio”:[...] L’interazione fra i vecchi e i nuovi ambienti crea numerosi problemie confusioni. L’ostacolo principale a una chiara comprensione deglieffetti dei nuovi mezzi di comunicazione è la nostra radicata abitudinea osservare i fenomeni da un punto di vista fisso. Parliamo, ad esempio,di “acquisire la prospettiva”. Questo processo psico-logico derivainconsciamente dalla tecnologia della stampa.La tecnologia della stampa ha creato il pubblico. La tecnologiaelettrica ha creato la massa. Il pubblico consiste di individui distinti,che si muovono con un punto di vista separato e fisso. La tecnologiarichiede che abbandoniamo il lusso di questa posizione, questo modo divedere frammentario. (McLuhan & Quentin, 1967)Questa riflessione è lo spunto per l’approfondimento di questa ricerca che percorrerà la storia della rivoluzione digitale, fatta di nuove scoperte,ma anche di grandi visionari, fino all’analisi più dettagliata dei nuovi strumenti per la progettazione editoriale. Nell’applicare quanto appresosui Digital Magazine per iPad, verrà illustrato il progetto reale del primonumero di una rivista italiana sull’arte contemporanea “Artribune”.Che cosa direbbe Gutenberg? 8Tesi di Daniela Verona
  7. 7. 1. LE ORIGINI DEL DIGITALELa ruota è un’estensione del piede,il libro è un’estensione dell’occhio,i vestiti, un’estensione della pelle,i circuiti elettrici, un’estensione del sistema nervoso centrale.Quando questi rapporti cambiano,cambiano gli uomini. Marshall McLuhanChe cosa direbbe Gutenberg? 9Tesi di Daniela Verona
  8. 8. 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE 1.1 Cos’è “digitale”Il termine “digitale” deriva dall’inglese “digit” (“cifra”) e più anticamentedal latino “digitus” (“dito”) ed è un termine usato nell’ambito informaticoed elettronico per indicare tutto ciò che può essere rappresentatoattraverso un numero limitato di cifre: il codice binario.Trattandosi di un insieme di valori finito, composto da due elementi pari a 0 e 1, viene anche chiamato discreto e si contrappone al termineanalogico che invece indica un sistema considerato infinito, variabile e continuo.ANALOGICODIGITALE 001001010001000101001000100010010001001Alla base del digitale si trova il bit, la più piccola unità d’informazionericonosciuta da un elaboratore elettronico, che interpreta il singoloimpulso come un valore binario. Nell’ambito informatico il bit puòassumere due significati diversi a seconda del contesto:   come unità di misura dell’informazione (dall’inglese “binary unit”), termine introdotto dalla Teoria dell’informazione di Claude Shannonnel 1948 ed ancora oggi usato nel campo della compressione dati e delle trasmissioni numeriche;  o come una delle due cifre della sequenza binaria (in inglese “binary digit”) equivalente alla scelta tra due valori (sì/no, vero/falso, acceso/ spento) quando questi hanno la stessa probabilità di essere scelti.Tale unità è stata paragonata all’entità fisica dell’atomo da Nicholas Negroponte, esperto e visionario del pensiero digitale, che, già nel 1995,aveva capito cosa il futuro ci avrebbe prospettato: una digitalizzazionedi massa. (Zeri, 1998)Che cosa direbbe Gutenberg? 11 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  9. 9. 1.2 La digitalizzazioneLa digitalizzazione è il processo di conversione attraverso il quale unagrandezza analogica, composta da valori continui, diventa digitale(discreta). In questo modo qualsiasi tipo di elemento – un’informazione,un’immagine, un suono, un testo – può essere ridotto a un codicenumerico formato unicamente dai valori 0 e 1. (Zeri, 2000)La digitalizzazione si sviluppa in tre momenti:  l’acquisizione (o capturing) del segnale analogico attraverso specifici strumenti come scanner o sintetizzatori;  l’elaborazione dei dati codificati in modo da comprimerli e convertirli in un formato leggibile dal computer o altri dispositivi;  la scrittura di tale codice su un supporto che ne permetta la diffusione.La necessità di questa trasformazione si affianca all’invenzione dei primi sistemi informatici e l’introduzione dei primi microprocessorinegli anni ’70, ma già dagli anni ’30 molti esperti avevano ipotizzatoun modo per potenziare la conoscenza e renderla più efficiente e diretta. La rivoluzione digitale nasce quindi molto tempo prima diquanto siamo soliti pensare e va letta come un processo che ha seguitola rivoluzione tecnologica in base alle richieste del sistema produttivo.L’obiettivo principale individuato dalle avanguardie della ricerca èquindi quello di organizzare la grande quantità d’informazioni che cisommerge, attraverso un procedimento di semplificazione estrema che ha alimentato lo sviluppo della tecnologia ed ha generato innovazionifondamentali come gli ipertesti, i personal computer ed internet.La digitalizzazione, però, non si limita solo a trasformare un segnaleanalogico in codice binario o creare contenuti nativi discreti: è anche ingrado di trasformare qualunque forma di attività umana in software,cioè in istruzioni modificabili e programmabili utili a descrivere e controllare il comportamento di una macchina.Che cosa direbbe Gutenberg? 12 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  10. 10. A questo proposito è necessario guardare più nel dettaglio tale processo di trasformazione che si articola attraverso diversi livelli: codifica numerica, programmabilità, modularità, trasmissibilità, archiviabilità e transcodifica. (Manovich, 2002) 1.2.1 Codifica numerica La codifica numerica è il concetto primario della conversione digitale, ma le modalità di tale processo possono essere differenti a seconda del segnale analogico originale. Tanto quanto un suono viene sintetizzato con l’ausilio di un microfono1 ed un video attraverso dei programmi specifici, allo stesso modo i ASCII (American Standard Code testi possono essere trasformati in codice ASCII1 o acquisiti tramite lafor Information Interchange). tecnologia OCR2 che permette il riconoscimento dei caratteri scritti.2OCR (Optical CharacterRecognition).3Il termine pixel deriva dallacontrazione delle parole inglesipicture element. Rappresenta il piùpiccolo elemento dell’immagine epossiede caratteristiche variabiliin funzione del sistema dirappresentazione adottato.4RGB è il nome di un modello Per quanto riguarda le immagini bidimensionali, si può usufruire didi colori le cui specifiche sono uno scanner, strumento in grado di trasformare le informazioni distate descritte nel 1931 dalla CIE luminosità e saturazione in pixel3. Questo procedimento è anche detto(Commission internationale del’éclairage). Tale modello di colori quantizzazione, perché quantifica i valori analogici del colore in valori è di tipo additivo e si basa sui tre numerici da 0 a 255 sui canali RGB4. Nelle immagini rappresentatecolori rosso (Red), verde (Green) da dati informatici solitamente i punti riprodotti sono così piccoli ee blu (Blue), da cui appunto ilnome RGB. numerosi da non essere distinguibili ad occhio nudo e si fondono in5 un’unica immagine solo quando vengono stampati su carta o visualizzatiL’unità di misura dpi si riferisce su un monitor. Si parla quindi di risoluzione, ovvero la densità dei puntial numero di punti per lunghezza,dove quest’ultima viene indicata di immagine (dot) all’interno di una matrice visiva misurabile in dpicon l’unità di misura del pollice. (dot per inch)5. Che cosa direbbe Gutenberg? 13 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  11. 11. Le immagini tridimensionali possono invece essere convertite in strutture statiche, voxel6, o in movimento, NURBS7, attraverso uno scanner 3D. La trasformazione di questi segnali analogici in una rappresentazione codificata comporta una differenza peculiare: mentre un’informazione analogica, una volta impressa su un supporto (carta, nastro magnetico) rimane indelebile, permanente e non modificabile, il corrispettivo numerico rimane, per natura, modificabile e scalabile. A tale libertà di manipolazione è seguìto lo sviluppo di linguaggi inediti sul piano culturale e visivo che hanno permesso la creazione di opere multimediali ed ipermediali dalla fusione di testi, audio, video ed animazioni, prevedendo anche un interessante grado d’interattività con l’utente. Una delle caratteristiche del segnale digitalizzato è l’omogeneità. Come afferma infatti Nicholas Negroponte: “Non esiste infatti differenza qualitativa tra un bit di colore e un bit che rappresenta un suono, in quanto qualsiasi sia l’input di partenza esso viene tradotto in una serie omogenea di valori binari.” (Negroponte, 1996) Questa grande versatilità è sicuramente uno dei punti di forza del6 digitale, che risulta essere in questo modo ampiamente adattabile eVoxel (volumetric pixel o piùprecisamente volumetric picture programmabile.element) elemento di volume cherappresenta un valore di intensitàdi segnale o di colore in uno spaziotridimensionale, analogamente alpixel che rappresenta un dato diun’immagine bidimensionale.7NURBS (Non Uniform RationalB-Splines) traducibile in B-Splinesrazionali non uniformi, una classedi curve geometriche utilizzatenella grafica tridimensionale per rappresentare curve e superfici. Processo di digitalizzazione di un’immagine analogica. Che cosa direbbe Gutenberg? 14 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  12. 12. 1.2.2 Programmabilità La programmabilità è la capacità di un segnale digitale di evolversi e modificarsi in base alle diverse esigenze. Considerando le potenzialità e la semplicità del codice binario, si è sentita fin da subito l’esigenza di creare dei linguaggi di programmazione in grado di convertire la sequenza di valori o e 1 in istruzioni per i diversi dispositivi. L’interpretazione varia secondo molti fattori: la macchina, l’obiettivo, l’interazione con l’utente e il linguaggio. Quest’ultimo, in particolare, si è sviluppato fino a creare moltissime varianti che possono sembrare diverse tra loro, ma dal punto di vista della capacità computazionale sono tutte equivalenti; ovvero, un programma scritto in un certo linguaggio può sempre essere codificato con qualsiasi altro linguaggio. E allora ci si chiede il perché di questa molteplicità. Il fatto è che ogni linguaggio risulta più o meno adatto a secondo del tipo di applicazione che si vuole ottenere, mentre tutti i tentativi di creazione di un linguaggio unico standard hanno dato scarsi risultati. Questo perché ogni linguaggio possiede una caratteristica che lo rende più adatto ad un programma piuttosto che a un altro, un po’ come accade con le lingue naturali (italiano, inglese, ...) e le metalingue come l’esperanto,8 che sono rimaste nei fatti degli esperimenti di glottologia. Una classificazione generica dei linguaggi di programmazione li divide in basso livello e alto livello. I linguaggi di programmazione di basso livello, come il linguaggio macchina, permettono la connessione di una stringa di bit con un’operazione elementare. Essendo molto vicino alla logica del processore risulta essere molto lontano dal modo di ragionare dell’uomo e quindi poco adatto alla codifica di algoritmi 8 più complessi. è per questo che sono nati i linguaggi di alto livello,L’esperanto è una linguaartificiale sviluppata tra il 1872 e con cui poter scrivere i programmi in grado di tradurre e convertireil 1887 dall’oftalmologo polacco i file sorgente nelle corrispondenti istruzioni per il processore inLudwik Lejzer Zamenhof, ed è linguaggio macchina. Il grande vantaggio dei linguaggi di alto livello,di gran lunga la più conosciuta eutilizzata tra le Lingue Ausiliarie motivo del loro sviluppo e successo, è il fatto di essere indipendenti dalInternazionali (LAI). processore e dalla macchina su cui si sviluppa. In questo modo si ha una Che cosa direbbe Gutenberg? 15 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  13. 13. maggiore portabilità delle applicazioni, in quanto è possibile utilizzare lo stesso sorgente su macchine differenti senza problemi di compatibilità. Una grande differenza la fa la scelta di rendere disponibile o meno al pubblico i sorgenti, e quindi si parla di codici aperti o codici chiusi a seconda che sia possibile o meno l’interazione e la modifica del codice anche da parte di terzi. Evoluzione della programmazione è l’automazione, che tenta di rimuovere l’intenzionalità umana ogni qual volta che il software esegue un’azione indicata nel programma. Da diverso tempo si progettano sistemi, come nel campo dell’intelligenza artificiale o della ricerca semantica, che tentano l’emulazione dell’intelligenza umana dando un significato ad ogni istruzione e al suo rispettivo risultato. 1.2.3 Modularità Altra importante caratteristica del prodotto digitale è la sua modularità. Gli elementi mediali, infatti, vengono assemblati in strutture di dimensioni più ampie, ma continuano a mantenere le loro identità originali. In questo modo possono essere combinati in strutture sempre più complesse senza però perdere la propria indipendenza. Un esempio chiaro ed efficace è il caso della pagina web HTML9. Essa riesce infatti a contenere immagini, testi, video, suoni ed interazioni che possono essere riorganizzati e collegati tra loro liberamente. Dall’idea di modulo reiterabile si passa conseguentemente al concetto di scalabilità, che si applica sia alla possibilità di variazione della dimensione senza perdita d’informazioni che avviene nei file vettoriali, sia alla capacità di un file digitale di contenere diversi livelli di dettaglio. Il principio di modularità si può descrivere anche attraverso la similitudine con una mappa. Se paragoniamo infatti un oggetto mediale9 a un territorio geografico, le diverse mappe riprodotte con scale differenti HTML (HyperText Markup forniranno maggiori o minori particolari sulla sua struttura originale.Language), è il linguaggio utilizzatoper descrivere i documenti Allo stesso modo un’immagine a tutto schermo visualizzerà una serie diipertestuali disponibili online. dettagli che saranno esclusi nella sua versione iconica. Che cosa direbbe Gutenberg? 16 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  14. 14. 1.2.4 Trasmissibilità e archiviabilità Tra le conseguenze della codifica numerica di un prodotto digitale possiamo riscontrare la trasmissibilità e l’archiviabilità. La trasmissibilità è la capacità di trasformazione dell’oggetto analogico in informazioni fedeli all’originale, in modo tale da mantenere l’esattezza del messaggio nonostante la possibilità infinita di copie che si possono produrre. Ad esempio, una volta che un suono è stato trasformato in una sequenza di numeri, esso può essere duplicato un’infinità di volte senza per questo perdere di consistenza e di fedeltà. La problematica prettamente morale e legale nata con lo sviluppo del digitale, fu teorizzata già nel 1936 dal filosofo tedesco Water Benjamin nel suo saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Egli, infatti, s’interrogava sull’autenticità dell’opera d’arte con l’avvento delle nuove tecniche artistiche, quali la fotografia ed il cinema, e a modo suo spiegava come la facilità di realizzazione di copie indistinguibili dall’originale avrebbe portato alla “perdita dell’aura” dell’opera in sé. Stessa cosa avviene ora nella duplicazione digitale,Logo USB. che mantiene ancora irrisolta la questione. L’archiviabilità, invece, si riferisce alla possibilità di conservazione dell’informazione codificata su supporti fisici o digitali che consentono 10 la registrazione, la conservazione e la rilettura dei dati. Tali dispositiviUSB (Universal Serial Bus), di memoria di massa utilizzano uno o più dischi magnetici perstandard di comunicazione l’archiviazione dei dati e possono essere di tipo fisso, come l’Hard Disk seriale che consente di collegare interno al computer; rimovibile, come le pendrive e i dischi esterni chediverse periferiche ad un computer.è stato progettato per consentire a solitamente comunicano con la macchina attraverso una porta USB10più periferiche di essere connesse o come CD e DVD, che utilizzano l’apposito lettore. A questi siusando una sola interfacciastandardizzata ed un solo tipo aggiungono i database (in italiano base di dati), archivi elettronici indi connettore, e per migliorare grado di immagazzinare e organizzare grandi quantità di dati differenti.la funzionalità plug-and-play La loro potenzialità sta nella possibilità di stabilire delle connessioniconsentendo di collegare oscollegare i dispositivi senza tra gli elementi, in modo tale da creare dei collegamenti tra le diversedover riavviare il computer. informazioni riutilizzabili successivamente in modo dinamico. Che cosa direbbe Gutenberg? 17 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  15. 15. 1.2.5 TranscodificaDurante il processo di elaborazione digitale avviene un’altraintegrazione: la fusione dell’aspetto numerico e quantitativo con quellopiù propriamente contenutistico.I due livelli s’intrecciano a un punto tale da determinare la nascita diuna cultura ibrida, tra il modo tradizionale dell’uomo di percepire ilmondo ed il modo in cui i computer lo rappresentano.Ogni informazione digitale si divide infatti in due livelli:  un’organizzazione strutturale che ha senso per gli utenti, nel quale le immagini descrivono oggetti riconoscibili, i file di testo si compongono di frasi articolate e gli spazi virtuali vengono definiti attraverso il sistema degli assi cartesiani;  e una struttura che segue gli schemi dell’archiviazione di dati tipica dei computer.Questa trasformazione appartiene quindi sia al piano culturale,attraverso il dialogo tra i diversi elementi semantici, dal contenuto allaqualità formale dell’immagine; sia al sistema informatico, attraversoil quale interagisce con altri file presenti sul computer comunicandocaratteristiche puramente tecniche, quali la dimensione, il tipo di file, iltipo di compressione utilizzata, il formato, etc.Il livello culturale e il livello informatico fusi tra loro portano quindia una ridefinizione dei modelli espressivi e comunicativi. Il digitale produce un’elaborazione profonda dei contenuti, tale da consentireuna nuova concettualizzazione della comunicazione visiva in formeinedite e originali di tipo ipermediale. Sul piano culturale questosignifica un sapere diffuso e partecipativo, modificabile in tempo reale dallo spettatore/attore, che influisce sull’andamento comportamentale e stilistico della società e permette il passaggio da ricezione passiva apartecipazione attiva (interazione).Che cosa direbbe Gutenberg? 18 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  16. 16. 1.3 Il linguaggio ipermediale Il linguaggio ipermediale nasce dall’esperienza pionieristica del Memex (dalla contrazione di “memory extender”), una sorta di calcolatore analogico dotato di un sistema di archiviazione descritto dall’ingegnere statunitense Vannevar Bush nel suo saggio “As We May Think” (Come potremmo pensare) pubblicato su The Atlantic Monthly nel 1945. In realtà, tale intuizione risaliva già agli anni trenta quando Bush capì che la letteratura scientifica si stava espandendo a una velocità superiore rispetto alla capacità dell’uomo: “Nelle nostre attività professionali siamo ancora attaccati in modo piuttosto stretto a metodi di rivelare, trasmettere e recensire i risultati, che sono vecchi di generazioni ed oramai inadeguati per i loro scopi.” (Bush, 1945)Copertina del saggio“As We May Think” di V. Bush. Ideò quindi una macchina a estensione della propria memoria, che risolveva il problema della gestione e della consultazione rapida di grandi quantità d’informazioni, fondando le basi dell’odierna ipertestualità e rispecchiando l’esigenza di un’organizzazione non lineare. Egli sapeva perfettamente che per le tecnologie dell’epoca non era realizzabile, ma questo non fermò la progettazione dettagliata di tale scrivania meccanizzata dotata di schermi traslucidi, una tastiera, set di bottoni e leve in grado di gestire un vasto archivio di testi e immagini.Disegno progettuale del Memexdi V. Bush. Il Memex presenta alcune delle caratteristiche principali dell’ipertesto: i collegamenti (link); il ruolo partecipativo dell’utente e la possibilità di sviluppare percorsi diversi a partire da uno stesso documento, tali da renderlo il precursore del personal computer e del World Wide Web. Sulla base di queste intuizioni Theodor Holm Nelson fondò nel 1960 il progetto Xanadu, con l’intento di creare un’interconnessione tra computer dotati di un’interfaccia utente molto semplice. Che cosa direbbe Gutenberg? 19 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  17. 17. Questo tentativo è documentato nei libri Dream Machines (Nelson, 1974) e Literary Machines (Nelson, 1981) e può essere spiegato e visualizzato attraverso il seguente grafico. Modello Il documento si presenta come una lista del principio FILE di contenuti = FILE VIRTUALE di Xanadu. VIRTUALE ed è disponibile così come è richiesto dal lettoreLogo del progetto Xanadu. SCRIVANIA = insieme dei contenuti disponibili Un nuovo documento viene inserito sempre accessibili e collegati tra loro nella scrivania ed entra nel processo Quest’esperienza permise a Nelson di coniare, nel 1965, il termine hypertext (ipertesto), dalla contrazione di hyper (dal greco “superiore”) e text (dal latino “trama, intreccio, tessere”), coinvolgendo nel significato ogni sistema di scrittura non lineare che utilizza l’informatica. Gli si attribuisce anche il primo utilizzo della parola “ipermedia”, nata dall’esigenza di indicare la fusione tra ipertesto e multimedialità dovuta all’inserimento di contenuti provenienti da media differenti e non più solo testo ed immagini. Il linguaggio ipermediale si è evoluto nel tempo fino a diventare indispensabile e basilare per moltissime tecnologie moderne, ma è rimasto sostanzialmente quello immaginato da Bush e Nelson, ovvero un insieme di blocchi di contenuto collegati digitalmente fra loro secondo una rete di connessioni semantiche non sequenziali. (Zeri, 2000) Che cosa direbbe Gutenberg? 20 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  18. 18. 1.4 I visionari Se la tecnologia digitale si è sviluppata fino a quella che conosciamo oggi, è anche grazie a degli uomini visionari che in tempi non sospetti hanno saputo vedere e cogliere il futuro. Oltre ai già citati Vannevar Bush e Theodor Nelson bisogna parlare anche di altri pionieri informatici come Nicholas Negroponte, Alan Key e Steve Jobs. Nicholas Negroponte (1943) La citazione a lato descrive perfettamente lo spirito e la vocazione per l’evoluzione digitale di Negroponte. E come poteva non essere tale. Lui era presente quando l’IBM ha assemblato il primo personal computer e quando il Dipartimento della Difesa Americana investì in un sistema di comunicazione che permettesse un futuro ai superstiti in caso di attacco nucleare creando Internet. Fu l’unico a credere in una rivista d’avanguardia sull’attualità e la tecnologia, Wired, che ora è considerata una pietra miliare del settore. Ha creato nel 2005 l’associazione no profit One Laptop per Child11 perché crede fermamente che con un computerComputing is not about da 100 Dollari si possa diffondere l’istruzione e la libertà anche neicomputers any more. luoghi più remoti dell’Africa e dell’Asia, oltre a sostenere la causa perIt is about living. l’attribuzione del Nobel per la pace a Internet. (Negroponte, 2010)L’informatica non riguardapiù solo i computer. Si tratta Già nel 1985, mentre lavorava al MIT,12 fondò insieme a Jerome Wiesner di un modo di vivere. uno dei più prestigiosi laboratori d’innovazione al mondo: il MediaLab. Una sorta di Salon de Refusès dove raccogliere tutte le ricerche più valide nel campo multimediale che non riuscivano a trovare il loro posto nelle categorie più importanti del momento: dai sistemi operativi ai protocolli11 di rete, dai linguaggi di programmazione all’architettura di sistema.One Laptop per Child L’obiettivo del laboratorio era ideare, prevedere e realizzare i sistemihttp://one.laptop.org12 d’interfaccia uomo-macchina, in modo da facilitarne l’interazione.MIT (Massachusetts Institute Di questi progetti, non tutti sono stati realizzati, ma hanno comunqueof Technology). influito su quello che è il design dell’interazione oggi. Che cosa direbbe Gutenberg? 21 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  19. 19. Molte delle sue intuizioni, tra cui la definizione del bit come la più piccola unità di misura dell’informazione digitale, sono raccolte nel libro Being Digital, pubblicato per la prima volta nel 1995 e in seguito tradotto in 25 lingue. Alan Curtis Kay (1940) Alan Kay è stato forse il più attivo tra i pionieri informatici. Non c’è strumento o linguaggio attuale, che non sia già stato pensato e realizzato da Kay quarant’anni fa. Negli anni ’70 entra a far parte del gruppo di ricercatori dello Xerox Palo Alto Research Center (PARC), un luogo speciale dove le migliori menti del tempo hanno potuto sperimentare e inventare buona parte delle tecnologie che utilizziamo ancora oggi, dal mouse al concetto di icona e finestra. È considerato il padre della programmazione orientata agli oggetti (OOP, Object Oriented Programming) per il suo impegnoDon’t worry about nella creazione del linguaggio Smalltalk, con il quale ha permessowhat anybody else is l’interazione tra uomo e computer attraverso lo sviluppo delle primegoing to do. The best way interfacce grafiche. to predict the future isto invent it. L’idea più visionaria di Alan Kay rimane però il Dynabook, ideato ancoraNon preoccuparti di cosa sta nel 1968, e considerato l’antenato dei laptop e dei tablet. Egli concepìper fare qualcun altro. questo dispositivo come un personal computer interattivo e portatile,Il miglior modo per predire il accessibile come un libro ed utile all’apprendimento dei bambini.futuro è inventarlo. (Rampersad, 1997) Questa connotazione educativa lo ha spinto, infatti, a partecipare al progetto di Negroponte One Laptop per Child con il linguaggio open source Squeak, evoluzione del suo Smalltalk. Purtroppo era consapevole che le tecnologie dell’epoca non erano ancora pronte per uno strumento così elaborato, un po’ come accadde con il Memex di Vannevar Bush, ma questo non fermò i suoi studi e possiamo, in effetti, costatare come nel mercato odierno la sua intuizione si sia tramutata in un oggetto reale e indispensabile. Che cosa direbbe Gutenberg? 22 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  20. 20. La sua personale opinione su quanto è stato fatto in quegli anni e su quanto si fa oggi in ambito digitale rimane comunque molto critica: “Twenty years ago at PARC, I thought we would be way beyond where we are now. I was dissatisfied with what we did there. The irony is that today it looks pretty good. The result of our work is techniques for doing software in an interesting and more powerful way. That was back in the seventies. People today aren’t doing a lot of work to move programming to its next phase.” Venti anni fa al PARC, pensavo saremmo andati più avanti di dove siamo oggi. Ero poco soddisfatto di quello che stavamo facendo. L’ironia è che oggi sembra invece tutto fantastico. Il risultato del nostro lavoro è stato in pratica creare software in modo più interessante e potente. Questo negli anni ’70. La gente oggi non si sta impegnando molto per portare la programmazione a un livello più avanzato.Progetto e foto del protipodel Dynabook di A. Kay (1968). Che cosa direbbe Gutenberg? 23 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  21. 21. Steven Paul Jobs (1955-2011) Uno dei personaggi più influenti ed importanti del mondo informatico è sicuramente lui: Steve Jobs, fondatore della Apple Inc. nel 1976. Le sue capacità imprenditoriali, oltre a quelle tecniche, hanno reso il marchio Apple un brand fondamentale dell’Information Technology distinguendosi dalla concorrenza per stile, design, qualità ed affidabilità. Quello che non tutti sanno è che Jobs non ha ricevuto un’illuminazione divina, ma egli stesso ammette di essersi ispirato agli studi che si stavano svolgendo allo Xerox PARC. Invitato insieme ad altri suoi dipendenti a visitare il centro di ricerca nel dicembre 1979, egli poté vedere i primiStay hungry, stay foolish. esperimenti di interfaccia grafica basati sul linguaggio Smalltalk diSiate affamati, siate folli. Alan Kay. Egli capì subito le potenzialità di questa metafora di utilizzo del computer e fu il primo a rendere reale quest’idea commercializzando nel 1983 il modello Apple Lisa,13 il primo computer con mouse e interfaccia a icone. “And they showed me really three things. But I was so blinded by the first one I didn’t even really see the other two. One of the things they showed me was object orienting programming they showed me that but I didn’t even see that. The other one they showed me was a networked computer system...they had over a hundred Alto computers all networked using email etc., etc., I didn’t even see that. I was so blinded by the first thing they showed me which was the graphicalApple Lisa (1983). user interface. I thought it was the best thing I’d ever seen in my life. Now remember it was very flawed, what we saw was incomplete, they’d done a bunch of things wrong. But we didn’t know that at the time but still though they had the germ of the idea was there and they’d done it very well and within you know ten minutes it was obvious to me that all computers would work like this some day.” (Jobs, 1996)13LISA (Local Integrated Software In realtà, mi fecero vedere tre cose. Ma ero così accecato dalla prima che non hoArchitecture) neanche visto le altre due. Una di queste era la programmazione orientata agli Che cosa direbbe Gutenberg? 24 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  22. 22. oggetti, me l’hanno mostrata ma non l’ho neanche vista. L’altra era un sistema dicomputer in rete… avevano più di cento computer Alto, tutti collegati, che usavanoemail etc, ma non ho visto nemmeno questa. Ero talmente accecato dalla primacosa che mi presentarono: l’interfaccia grafica. Ho pensato fosse la cosa migliore che avessi mai visto in vita mia. Ora ricordandola era piena di difetti, quello chevedemmo era incompleto, avevano fatto alcuni errori. Non lo sapevamo allora,nemmeno immaginato, ma ebbero il germe di un idea… Era lì, e l’avevano ancherealizzata molto bene. E in circa dieci minuti per me fu ovvio che tutti i computeravrebbero funzionato così, un giorno.La sua capacità visionaria non fu tanto nelle idee, ma nell’impegno chemise nel concretizzarle prima di altri. Seguirono, infatti, altri modelli esistemi operativi sempre più all’avanguardia fino a uscire dal mercato dei computer per entrare in altri settori merceologici con l’iPod, l’iPhonee l’iPad, dettando ogni volta legge per i prodotti concorrenti. è propriol’ultimo device a scatenare il dubbio che Steve Jobs non fosse il piùgrande inventore del nostro secolo, ma solo un bravissimo imprenditorein grado di recuperare le idee di più di quarant’anni fa. La somiglianzacon il progetto del Dynabook di Alan Kay è, in effetti, impressionante.L’unico modo per capire se davvero Jobs ha rubato l’idea di Kay èchiederlo direttamente a quest’ultimo e fortunatamente Wolfgang Gruener, un attento giornalista del Tom’s Hardware US, l’ha già fattoal posto nostro.Che cosa direbbe Gutenberg? 25 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  23. 23. Did Steve Jobs Steal The Steve Jobs ha rubato l’iPad?iPad? Genius Inventor Alan Il geniale inventore Alan KayKay Reveals All (Gruener, 2010) rivela tutto[…] Kay believes that computers […] Kay crede che i computercan be much more powerful potrebbero essere più potentithan most people can imagine di quanto le persone possanotoday. A significant component immaginare oggi.of the Dynabook’s usage model Una caratteristica significativa was that its users would be del modo d’utilizzo del Dynabookable to easily develop simple era la possibilità per gli utentiapplications. di sviluppare facilmente delle semplici applicazioni.[…] There is a clear differencebetween the Dynabook concept […] C’è una differenza chiara traand what the iPad is today. il concetto del Dynabook e quelloIf you look at the iPad and the che è l’iPad oggi. Se guardi adDynabook, the usage models entrambi, il modello d’utilizzocould not be any different. non potrebbe essere più diverso.You could even claim that the Si potrebbe perfino affermare che iPad is geared for passive l’iPad sia stato realizzato per uncomputing, while the Dynabook uso passivo, mentre il Dynabookrepresented an idea of active rappresentava un’idea di uso attivocomputing. The last thing you del computer. L’ultima cosawould want to do on an iPad is che vorresti fare con un iPad èwrite your own software. scriverti da solo il software.You have the App Store, so why Esiste l’Apple Store, perchéwould you program anything? dovresti programmare qualcosa?[…] So, did the Dynabook […] Quindi, il Dynabook hainfluence Steve Jobs and the influenzato Steve Jobs e l’iPad? iPad? “Hard to imagine that it “Difficile pensare che non l’abbia didn’t,” Kay said. “Of course, fatto” dice Kay “Sicuramente molteChe cosa direbbe Gutenberg? 26 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  24. 24. many things in the multi-touch cose come l’interfaccia multi-UI, page turning animations, etc. tuoch, le animazioni delle pagine,were first done by the group of ecc. sono state fatte prima dalmy friend Nicholas Negroponte gruppo del mio amico Nicholasat MIT,” Kay said. “The idea of Negroponte al MIT.touch screen interaction also Anche l’idea del touch screengoes back to this community, appartiene a questo gruppo,both at PARC and Negroponte’s tra il PARC e il MIT inventaronoresearch group at MIT that un tablet multi-touch già negliinvented a multi-touch tablet in anni ‘70.” Il rapporto tra Kaythe 70s.” So Kay and Jobs have e Jobs è quindi di lunga data.a lasting relationship. There is C’è una curiosità particolarmentea particularly interesting event interessante tra i due legatabetween the two that relates to all’iPhone e all’iPad.the iPhone and the iPad. “Quando Steve mi mostrò l’iPhone“When Steve showed me the al suo lancio qualche anno fa e miiPhone at its introduction a few chiese se ‘era buono abbastanzayears ago and asked me if ‘it was da essere criticato’, cioè ciò chegood enough to criticize,’ which gli dissi a proposito del Mac nelis what I had said about the Mac 1984, ho preso il mio notebookin 1984, I held up my Moleskine Moleskine e dissi “fai lo schermonotebook and said “make the almeno 13 x 20 cm e detteraiscreen at least 5”x8” and you legge nel mondo”.will rule the world”. […] Ovviamente, chiesi a Kay,[…] I asked Kay, of course, se riteneva che Jobs avessewhether he felt that Jobs had rubato l’idea per l’iPad. Kay fermòstolen the idea for the iPad. subito l’insinuazione.Kay quickly denied such a In realtà è contento del successothought. He actually enjoys che Jobs ha ottenuto conthe success Jobs has with this questo prodotto e afferma cheproduct and said credit has been è stato dato credito a tutte legiven to all parties involved. parti coinvolte.Che cosa direbbe Gutenberg? 27 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  25. 25. […] Clearly, the idea of the […] Chiaramente, l’idea delDynabook went far beyond Dynabook andava moltowhat the iPad is today and it oltre quello che è l’iPad oggidoes not represent the vision of tanto da non rappresentare lathe Dynabook idea. In a way, lungimiranza di quel progetto.Apple may have taken the best In un certo senso, Apple hathoughts of the Dynabook and probabilmente preso il megliosqueezed it into a marketable del Dynabook e l’ha compresso inmodel and a scenario that fit into un modello commercializzabileApple’s business plan. No doubt, all’interno di un contesto chethere has been a lot of brainwork rientra nella strategia di businessto make the Dynabook work della Apple. Senza dubbi, ci si èfor Apple. However, the whole dovuti spremere le meningi periPad release and Apple’s claim cercare di rendere il Dynabookas an innovator just does not adatto ad Apple. Tuttavia, tuttafeel right. The iPad seems to be la storia del rilascio dell’iPad ea typical Apple product and not della proclamazione di Applequite the innovation it seems to come innovatrice suona male.be at first sight. L’iPad dà l’impressione di essere il tipico prodotto Apple e non[…] I wonder: Is there an l’innovazione che poteva sembrareopportunity for Alan Kay’s a prima vista.Dynabook? An iPad with aSqueak implementation […] Mi chiedo: Esiste unathat enables any user to write possibilità per il Dynabook dihis or her own applications, Alan Kay? Un iPad con ilrather than resorting to linguaggio Squeak che permettapurchasing an app? agli utenti di scrivere le proprie applicazioni, piuttosto che dover ripiegare sull’acquisto di una app?Che cosa direbbe Gutenberg? 28 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  26. 26. 1.5 Interfaccia grafica e interazione Abbiamo visto come l’intuizione dell’utilizzo di un’interfaccia grafica per semplificare la comunicazione e l’interazione tra utente e macchina sia stata la scelta decisiva per rendere la tecnologia digitale accessibile a tutti, ma cosa s’intende per interfaccia? Nel senso più generale del termine, qualunque strumento che ci aiuti a interagire col mondo intorno a noi nel modo più ‘adatto’ alla nostra conformazione fisica e sensoriale, alle nostre abitudini e alle nostre convenzioni culturali e sociali – svolgendo dunque una funzione di mediazione fra noi e il mondo – può essere considerato un’interfaccia. Nell’ambito informatico l’interfaccia uomo-macchina ha attraversato tre fasi evolutive: da una visualizzazione complessa per righe di codice, all’introduzione di paradigmi visivi ed icone che interagiscono con sistemi di input quali il mouse e la tastiera, fino alla più moderna interfaccia naturale che permette un apprendimento più veloce delle gestualità necessarie alla comunicazione con device touchscreen. CLI codice GUI metafore NUI gesti WIMP OCGM Command Line Interface (CLI) L’interfaccia a riga di comando deriva dai primi calcolatori, i quali non erano in grado di compiere alcuna elaborazione autonomamente ed avevano bisogno di un’interazione di tipo testuale, tramite tastiera, tra utente ed elaboratore. Attualmente un’interfaccia di tipo CLI si ottiene per mezzo di un programma che permette all’utente di interagire digitando opportuni comandi su un emulatore di terminale testuale ed è ancora molto diffusa per il controllo e la configurazione di dispositivi Screenshot di un’interfaccia a riga come router, switch e stampanti di rete, ma anche per connettere indi comando con linguaggio DOS. remoto una rete di computer. Che cosa direbbe Gutenberg? 29 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  27. 27. Graphic User Interface (GUI) L’interfaccia grafica, come siamo abituati ad intenderla, deriva invece dall’intuizione nata allo Xerox PARC e realizzata dal giovane Steve Jobs nel 1983 nel computer Apple Lisa. Essa rappresenta il paradigma visivo con il quale l’utente può dare istruzioni al computer o ad altri device attraverso immagini piuttosto che codici. Utilizza metafore semplici da comprendere che vengono poiEsempi di icone utilizzate per il tradotte in icone cliccabili, in sistemi di archiviazione tramite cartelle ecursore del mouse sullo schermo. in finestre che permettono di esplorarne il contenuto. Questo sistema viene anche chiamato WIMP14, acronimo di “Window, Icon, Menu e Pointing device” (in italiano “finestra, icona, menu e dispositivo di puntamento”) proprio perché questi quattro elementi rappresentano le basi dell’interfaccia grafica su qualsiasi sistema operativo e non solo, il termine è stato infatti esteso anche al mondo dei videogiochi. In ogni caso l’unico modo con cui l’utente può interagire con la macchina e con questo tipo di interfaccia è per mezzo di tastiera e mouse, attraverso i quali è possibile compiere azioni come cliccare, spostare, ingrandire in modo semplice e abbastanza intuitivo. Natural User Interface (NUI) Infine, l’interfaccia che più di tutte rende i movimenti e l’interazione immediata e quasi scontata è quella naturale. Questo aggettivo evidenzia quanto sia facile apprendere questo nuovo linguaggio, tanto da diventarne esperti con poche e mirate istruzioni. Sfrutta le gestualità più comuni dell’agire quotidiano e rende l’interfaccia stessa praticamente invisibile. I comandi vengono dati attraverso movimenti del corpo dell’utente, in particolare gesti delle dita della mano che possono essere singoli o combinati. Si riferisce infatti a tutta14 la nuova generazione di dispositivi con display touchscreen, ma ancheTermine coniato da Merzouga alle ultime piattaforme di gioco che sfruttano i sensori di movimentoWilberts nel 1980. per rendere l’esperienza più completa e immersiva. Che cosa direbbe Gutenberg? 30 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  28. 28. Si passa quindi dal sistema WIMP a quello OCGM, acronimo di “Objects, Containers, Gestures e Manipulations” (in italiano “oggetti, contenitori, gesti e manipolazioni”). (George, 2009) Tale cambio di paradigma è stato annunciato da Ron George, un designer americano, che ha cercato di dare una spiegazione chiara, ma anche filosofica di questo mutamento. Gli “oggetti” rappresentano l’essenza dell’esperienza perchè diventano essi stessi l’interfaccia fisica o virtuale. Esempio di gesti e manipolazioni I “contenitori” sono il raggruppamento di tali oggetti, che non devonosu schermo touchscreen. per forza essere finestre o archivi gerarchici. I “gesti” e le “manipolazioni” riguardano, invece, i movimenti necessari a comunicare con il sistema. Nei primi l’azione indica l’inizio di una funzione ed è quindi indiretta perché necessita la risposta del dispositivo, nelle seconde l’influenza sull’oggetto o sul contenitore diventa diretta ed immediata. Tale differenziazione è fondamentale per la progettazione di un’interfaccia naturale in quanto i “gesti” sono i movimenti più intuitivi, semplici e legati al mondo delle metafore, mentre le “manipolazioni” sono più complesse ed hanno bisogno di essere apprese. Che cosa direbbe Gutenberg? 31 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  29. 29. 1.5.1 Storia dell’interazione Chiarite le diverse definizioni di interfaccia è utile osservare come le modalità di interazione si sono evolute nel tempo. Se si parla d’interazione tra l’uomo ed il mondo che lo circonda, i computer sono l’ultima cosa con cui si è dovuto interfacciare. Dagli utensili più comuni a quelli meccanici, il genere umano ha sempre dovuto trovare il modo di mettersi in relazione con gli strumenti che esso stesso creava e questo è avvenuto attraverso diverse fasi. (Rigamonti, 2011) L’era della manopola Negli anni ’20 - ’30, a seguito della rivoluzione industriale, la macchina industriale era al centro dell’attenzione e venivano costruite secondo l’esaltazione estetica tipica del periodo. Erano marchingegni enormi che potevano essere controllati dall’uomo solo attraverso delle manopole, che quindi permettevano solo ed unicamente la regolazione del compito che essa svolgeva.Modern Times,Charlie Chaplin (1936). Che cosa direbbe Gutenberg? 32 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  30. 30. L’era del pulsante Dagli anni ’40 - ’50 la situazione cambia e finalmente l’uomo torna ad essere al centro del sistema produttivo costruendo delle macchine di dimensione più umana. Si aggiunge anche una nuova funzionalità, quella del bottone, che quindi dà la possibilità di scelta tra due stati: acceso e spento, attivo e disattivo. Nasce in questo periodo il concetto di workdesk, ovvero della postazione di controllo alla quale hanno accesso i cosiddetti colletti bianchi, una nuova categoria di operai che non ha più bisogno di tute per non sporcarsi, ma al contrario può permettersi il lusso di una camicia bianca. La grande novità è che l’interazione uomo-macchina non avviene più solamente a lavoro, ma entra nelle case della gente con i primi elettrodomestici. Il design dell’interazione diventa fondamentale perchè non deve più comunicare solo con utenti tecnicamente preparati, ma anche con casalinghe e persone inesperte, che devono essere in grado di dare istruzioni complesse in modo semplice ed essenziale.Workstation ORACLE(anni ‘40). Che cosa direbbe Gutenberg? 33 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  31. 31. L’era del “punta e clicca” è solo negli anni ’80, con l’introduzione dei personal computer e del mouse, che l’interazione diventa più completa, ma anche più complicata. Per questo nasce l’esigenza di un’interfaccia grafica, che approfitti di un sistema di metafore visive che rendano semplice la comunicazione con questa nuova macchina. Il design di tale interazione si sviluppa su tre livelli:   la messa in pagina, legata all’aspetto estetico-grafico dell’interfaccia;   la messa in forma, che si occupa dell’organizzazione funzionale, tramite l’utilizzo o meno di periferiche quali il mouse e la tastiera;   e la messa in scena, che riguarda le azioni da compiere per fare in modo che “accada qualcosa”, un evento che si attivi in risposta ad un movimento come ad esempio cliccare, puntare, selezionare, trascinare, ecc. (Anceschi, 1993) Rimangono sempre presenti i precedenti paradigmi della manopola e dei bottoni, che diventano virtuali ed aiutano l’utente a mantenere una certa confidenza con le azioni che svolge in ambito digitale rispetto a quelle che fa fisicamente. A questo si aggiungono tutta una serie di movimenti che cercano di essere il più simili possibili a quelli quotidiani aiutati da un insieme di richiami visivi iconici che indirizzano l’utente verso la prossima mossa da fare.Primo prototipo di mouserealizzato da Douglas Engelbartpresso lo e Stanford ResearchInstitute (1963) a confronto conun mouse moderno. Che cosa direbbe Gutenberg? 34 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  32. 32. L’era del gestoCon l’introduzione massiccia del touchscreen sui dispositivi mobili, tuttoquello che prima veniva fatto con una periferica esterna, come il mouseo la tastiera, diventa gestibile con un semplice tocco. Per i nativi digitalisembra impossibile che un comando non si possa dare sfiorando lo schermo con un dito o agitando lo strumento, ma per tutti quelli che sonocresciuti con il concetto del punta e clicca, non è stato facile cambiarecompletamente modo di comportarsi davanti ad un nuovo device.è l’iPhone nel 2007 a permettere questo grande salto di paradigma,che cambia completamente il modo di utilizzare un telefono. Tutte lemacchine iniziano a diventare sempre più dei terminali multimediali enon unici portatori di quella tal funzione: con un telefono posso ascoltaremusica e fare foto, come con una TV digitale posso navigare su interneted interagire veramente. Questo ha richiesto un nuovo e più profondolavoro di ricerca per quanto riguarda le interfacce grafiche, che hanno dovuto reinterpretare il passato, ma permettere azioni sempre più liberee personali.Che cosa direbbe Gutenberg? 35 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  33. 33. Come, infatti, si può vedere nell’abaco dell’interfaccia iPhone, i pulsanti sono fondamentali per la scelta di attivazione o disattivazione di una certa funzionalità, ma data la virtualità di tale gesto, in mancanza di un bottone fisico da poter cliccare, questo deve essere simulato graficamente con molta cura.Elementi per l’interfacciagrafica dell’iPhone. è un chiaro esempio di interfaccia naturale, perchè simula pulsanti e regolatori con cui l’utente ha già familiarità nell’ambito fisico per indurlo a compiere dei gesti studiati per dare quella determinata istruzione al dispositivo. Un esempio evidente è l’idea promossa da Apple di ingrandire un’immagine semplicemente con il gesto di due dita che allontanandosi dal centro compiono un movimento talmente banale ed ovvio da non avere bisogno di spiegazioni. Che cosa direbbe Gutenberg? 36 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  34. 34. 1.5.2 La metafora della scrivania Un modo per capire l’evoluzione dell’interfaccia grafica nella storia è osservare com’è cambiata graficamente la metafora della scrivania nei diversi sistemi operativi. Il desktop è stato reinterpretato dalle diverse case produttrici a seconda del target e dell’esperienza grafica del momento, dalla prima versione in bianco e nero realizzata da Steve Jobs per il computer Apple Lisa nel 1983 alla più attuale legata ai tablet e gli smartphone. Di seguito alcuni esempi. Apple Lisa Xerox Star 1983 1985Amiga Workbench Apple GS/OS desktop Windows 3.111985 1986 1993 Che cosa direbbe Gutenberg? 37 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  35. 35. Windows 95 Windows XP Mac OS X 10.3 “Panther”1995 2001 2003Windows Vista Mac OS X 10.5 “Leopard” Apple iPhone2006 2007 2007Windows 7 Apple iPad Mac OS X 10.7 “Lion”2009 2010 2011 Che cosa direbbe Gutenberg? 38 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  36. 36. 2. L’EDITORIA DIGITALEIl digitale rende la convergenza non solo possibile,ma inevitabile. Brian O’LearyChe cosa direbbe Gutenberg? 39Tesi di Daniela Verona
  37. 37. 2. L’EDITORIA DIGITALE 2.1 La quarta rivoluzione: dal libro all’eBookLa realtà in cui viviamo si basa, per molti aspetti, sulla scrittura.Dal libro sacro delle religioni monoteiste al testo scolastico, dal librocontabile all’editoria tradizionale, il “libro” è un elemento onnipresentenella nostra società.Da quando, nel 1455, Johann Gutenberg inventò la stampa a caratterimobili, la diffusione del testo scritto si è ampliata in modo esponenziale,sfruttando un supporto che è diventato familiare e alla portata di tutti.Il libro è considerato un mezzo di comunicazione perfetto. (Laconi, 2010)La sua fisicità e la libertà che lascia al lettore di decidere quando leggerlo e come utilizzarlo, lo rende uno strumento di potere sotto il nostrocontrollo. Una fisiologica trasformazione è avvenuta nei secoli con il miglioramento delle tecniche di stampa e l’introduzione del computer,ma mai come adesso l’editoria sta cambiando forma, diventandocompletamente digitale.“La pagina è sostituita dallo schermo, i caratteri stampati sitrasformano in bit. E il libro – o almeno, il libro al quale siamo abituati– sembra minacciato su più fronti.” (Roncaglia, 2010)L’ipertestualità si sostituisce alla scrittura lineare, l’introduzione dinuovi media cambia completamente le abitudini e le gestualità dellettore. Nascono nuovi canali di distribuzione e archiviazione, differentimodalità di gestione dei guadagni e problemi di protezione dei dirittid’autore, sono richieste nuove professionalità e competenze ben diverseda quelle coinvolte nell’editoria classica.La rivoluzione che viviamo ai giorni nostri è, con ogni evidenza,più radicale di quella di Gutenberg, in quanto non modifica solo la tecnica di riproduzione del testo, ma anche le strutture e le forme stessedel supporto che lo comunica ai lettori. (Chartier, 1999)Che cosa direbbe Gutenberg? 41 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  38. 38. Se analizziamo le tappe evolutive della divulgazione dell’informazione,possiamo indicare come prima grande rivoluzione il passaggioda comunicazione orale a scritta, con la creazione dell’alfabeto.Successivamente, la trasformazione del supporto da rotolo a libroprovocò un cambiamento importante nella produzione e diffusionedel testo scritto, alla quale seguì l’intuizione geniale del tipografo diMagonza, che con i caratteri mobili sconvolse completamente il mondodella stampa.Possiamo quindi definire quella odierna come la quarta rivoluzione (Roncaglia, 2010) che interessa il mondo della testualità e nella qualeè ancora difficile orientarsi. È necessario cambiare linguaggio e riconsiderare l’intero progetto, introducendo e approfondendo tutte lecaratteristiche tecniche legate al mondo digitale.Che cosa direbbe Gutenberg? 42 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  39. 39. 2.2 Cronologia dell’editoria digitale 1968 Alan Kay progetta, ma non realizza, il Dynabook: l’antenato dei laptop e dei tablet. 1971 è l’anno simbolo per la nascita dell’eBook. Il 4 luglio 1971 Michael Stern Hart, un giovane studente dell’Università dell’Illinois, digitalizza la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, realizzando il primo testo digitalizzato scaricabile su Internet. Intuisce le potenzialità dell’editoria digitale e sceglie di utilizzare questa tecnologia per diffondere il patrimonio culturale dell’umanità lanciando il Progetto Gutenberg*, la biblioteca digitale che distribuisce gratuitamente opere letterarie di domino pubblico in forma elettronica. * Cosa direbbe Gutenberg? Per quanto l’editoria digitale sia il superamento dell’idea di stampa inventato da Gutenberg, il suo nome ricorre anche nel primo grande progetto di diffusione della letteratura attraverso la digitalizzazione dei testi. Il Progetto Gutenberg nasce nel 1971 dalla volontà di Michael S. Hart di realizzare una biblioteca digitale di libri liberamentehttp://www.gutenberg.org consultabili. Superando i limiti legati alla distribuzione e la riproduzione di testi cartacei, il progetto crede nel connubio tra eBook ed Internet per diffondere in tutto il mondo l’eredità letteraria che ci appartiene, con l’obiettivo di “rompere le barriere dell’ignoranza e dell’analfabetismo”. Gestito da migliaia di volontari, oggi conta 36 000 eBook, soprattutto in lingua inglese, pronti per essere scaricati su PC, eReader, iPad o altri device, a seconda dei formati disponibili: ePub, Kindle, HTML o normale testo formattato. Tutti i testi sono distribuiti gratuitamente e non è necessaria nessuna registrazione, anche se sul sito è possibile fare una piccola donazione per supportare il progetto. La maggior parte dei titoli è riutilizzabile senza restrizioni perché libera da copyright secondo le normative in vigore negli Stati Uniti. è necessario però controllare che non sia ancora protetto in altri Stati e quindi gestirlo di conseguenza. Che cosa direbbe Gutenberg? 43 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  40. 40. 1981 Dick Brass (Dictronics Publishing Inc.) sviluppa il primo software che darà vita a un dizionario elettronico: nasce la prima enciclopedia elettronica, la Random House Electronic Thesaurus. 1987 Viene pubblicato e distribuito su floppy dalla Eastgate Systems il primo romanzo ipertestuale tratto dal libro di Michael JoyceM. Joyce,“Afternoon” “Afternoon”. Il romanzo, realizzato tramite l’uso di collegamenti(screenshot) ipertestuali, era caratterizzato da una struttura non lineare. 1993 Franco Crugnola e Isabella Rigamonti progettano e realizzano, per la loro tesi di laurea al Politecnico di Milano, uno tra i primi eBook reader e lo chiamano Incipit.Incipit Apple presenta il suo primo modello di palmare: Newton Message Pad. Adobe lancia il formato PDF (Portable Document Format). Digital Book offre 50 libri digitali su floppy disk in formatoApple NewtonMessage Pad DBF (dBASE Format). 1994 Liber Liber, una ONLUS italiana che promuove il libero accessoLogo alla cultura, fonda il Progetto Manuzio, la prima bibliotecaprogettoManuzio digitale in lingua italiana ispirata al progetto Gutenberg. http://www.liberliber.it/progetti/manuzio/index.htm 1995 Amazon inizia la vendita di libri fisici via Internet. Che cosa direbbe Gutenberg? 44 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  41. 41. 1996 Joe Jacobson inventa la nuova tecnologia e-ink o e-paper. Fonda la società E-Ink, che negli anni successivi diverrà leader di settore nella produzione di schermi a inchiostro elettronico. Il Progetto Gutenberg supera i mille titoli. 1998 Kim Blagg ottiene il primo codice ISBN per un eBook ed inizia la vendita di libri multimediali via amazon.com, bn.com e borders.comNuvoMediaRocket Ebook La NuvoMedia lancia sul mercato la prima generazione di eBook reader: Rocket Ebook e SoftBook. Si tratta dei primi lettori portatili con schermo touchscreen con tecnologia LCD retroilluminata, capaci di scaricare eBook direttamente daNuvoMediaSoftBook librerie online attraverso un modem interno che permette la connessione a Internet. Cominciano a proliferare siti di vendita di eBook in lingua inglese, come eReader.com e eReads.com 1999 Dal National Instituite of Standard and Technology (NIST), nasce l’OpenBook Forum, un’organizzazione internazionale che vede riuniti i principali editori, autori, produttori hardware e software, utenti e associazioni. Gli obiettivi comuni sono quelli di stabilire le specifiche e gli standard per l’editoria elettronica; sviluppare cioè delle specifiche comuni per tutti i sistemi stabilendo unformato standard per la conversione di testi in formato digitale. Microsoft e Mondadori firmano un accordo per la futura realizzazione congiuntadell’eBook in Italia. Che cosa direbbe Gutenberg? 45 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  42. 42. 2000 L’eBook conosce il suo primo periodo di grande popolarità grazie a Stephen King, che pubblica un romanzo multimedialeS. King, “Riding the Bullet - Passaggio per il nulla” in forma esclusiva“Riding the Bullet su Internet a soli 2.50$. In solo quarantott’ore il libro fu- Passaggioper il nulla” scaricato da cinquecentomila utenti. 2001 Prima fra le università italiane, dall’aprile 2001 l’Università della Tuscia avvia la sperimentazione del formato eBook come strumento per la pubblicazione di testi legati alla didattica, alla ricerca, alla vita universitaria, ma anche a collaborazioni con altri enti e istituzioni culturali. 2004 Google lancia il progetto Google Book Search, che permette la ricerca nel testo di libri digitalizzati. Quando il volume non é protetto da copyright é possibile scaricare l’intero PDF, mentre in caso contrario, a seconda degli accordi con l’editore, é possibile vedere l’anteprima di alcune pagine. 2005 Amazon acquista Mobipocket, una compagnia francese di programmi di lettura di eBook per diversi supporti. 2006 Sony lancia il suo Sony Reader con tecnologia e-ink.Sony Il primo eBook reader con schermo e-ink messo in commercioReader in Europa è iLiad, progetto di iRex Tecnologies, una derivazione della Philips. 2007 Amazon lancia il proprio eReader Kindle negli Stati Uniti.Amazon Bookeen lancia il lettore Cybook Gen3 in Europa.Kindle 1 Che cosa direbbe Gutenberg? 46 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  43. 43. 2008 Adobe e Sony raggiungono un accordo per la condivisione delle loro tecnologie legate agli eReader e alla protezione dei diritti d’autore DRM (Digital Rights Management).Sony Reader Sony lancia il Sony Reader PRS-505 in Francia e Inghilterra.PRS-505 BooksOnBoard inizia la vendita di eBook per iPhone. 2009 Amazon lancia il Kindle 2 ed il Kindle DX negli USA. L’integrazione tra l’eBook store di Amazon ed il Kindle ha Amazon Kindle 2 e permesso ad Amazon di coprire il 60% delle vendite di eBook Kindle DX alla fine del 2009. Barnes & Noble lancia il lettore Nook negli USA. Bookboon.com raggiunge la cifra di dieci milioni di download di eBook gratuiti in un anno. Barnes & Noble Nook 2010 Amazon lancia il Kindle DX International Edition. Amazon Kindle DX Bookeen presenta il Cybook Orizon al Consumer Electronics International Show. Edition Apple lancia il tablet iPad, un dispositivo multifunzione utilizzabile anche come eReader. Contemporaneamente annuncia un accordo con i cinque maggiori editori in lingua inglese, che permette ad Apple di iniziare la vendita su larga Bookeen scala di eBook mediante l’iBookstore, in aperta concorrenza Cybook Orizon con Amazon e Barnes & Noble. Google annuncia un nuovo servizio di vendita eBook online (Google Editions), in concorrenza con Amazon, Barnes & Noble e Apple. Apple iPad ... Che cosa direbbe Gutenberg? 47 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  44. 44. ... (2010) TIM lancia BibletStore, un servizio di vendita di eBook online che raggruppa i maggiori editori italiani, e Biblet, un eReader comprensivo di connessione 3G gratuita verso BibletStore.Samsung Sulla scia di Stealth, la prima piattaforma di distribuzioneGalaxy Tab 7.0 eBook italiana, sorgono BookRepublic, Edigita, Biblet e una costellazione di eBookstore di libri elettronici in italiano. Samsung lancia la serie di tablet Galaxy Tab. 2011 L’Association of American Publishers rende noto che nel febbraio del 2011 per la prima volta il formato più venduto è stato quello basato su eBook. (Association of American Publishers, 2011)Apple iPad 2 Apple lancia l’iPad 2. Samsung lancia la versione 10 e 10.1 del Galaxy Tab con sistema operativo Android, che può essere considerato il primoSamsung vero concorrente dell’iPad.Galaxy Tab 10 Amazon espande il proprio mercato e lancia il suo primo tablet Kindle Fire.AmazonKindle Fire Che cosa direbbe Gutenberg? 48 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  45. 45. 2.3 eBook o Digital Magazine?La definizione concreta di eBook non è ancora unica e condivisa.Quello che è certo è che il nome deriva dalla contrazione delle paroleinglesi “electronic book” e, da un punto di vista letterale, può indicarela versione digitale di un libro. Ci sono però ancora molti aspetti dachiarire e ambiguità da risolvere. Innanzitutto la confusione natadall’uso indiscriminato del termine “eBook” per indicare sia i contenuti,sia i software, sia gli hardware relativi al nuovo medium. (Francia, 2007)In ogni caso esistono delle definizioni (Subba Rao, 2004) più autorevoli dialtre come:eBook is a term used to describe a text analogous to a book that is indigital form to be displayed on a computer screen. − Cox and Mohammed, 2001eBook è il termine utilizzato per descrivere un testo simile ad un libro che si presentain forma digitale e può essere visualizzato sullo schermo di un computer.eBooks could expand over print media by adding hypertext links,search and cross reference functions and multimedia. − Hi - Tech dictionaryGli eBook spaziano oltre la stampa, aggiungendo collegamenti ipertestuali, ricerche,funzioni di riferimento e diversi media.An eBook is digital reading material that one views on a desktop ornotebook computer or on a dedicated, portable device with a largestorage capacity and the ability to download new titles through anetwork connection. − Adobe Systems, 2001Gli eBook sono materiale di lettura digitale che possono essere visionati su uncomputer fisso, portatile o dedicato, un supporto mobile con un ampia capacità di archiviazione e la possibilità di scaricare nuovi titoli attraverso la connessionead un network.Che cosa direbbe Gutenberg? 49 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  46. 46. Riassumendo le posizioni sopra indicate, possiamo definire l’eBook come un testo elettronico, nato con questa forma o successivamente digitalizzato, che mantiene la conformazione tipica del libro, ma sfrutta le caratteristiche di multimedialità e interattività proprie del medium che lo ospita. Si lega a uno specifico sistema di fruizione, con software o hardware dedicati, è fruibile attraverso uno schermo e prevede dinamiche di distribuzione legate alle politiche di download di Internet o delle case editrici proprietarie. Un altro elemento di confusione è causato dall’ambiguità tra eBook, Digital Magazine e PDF interattivo. (Elli, 2011) Si parla di eBook nel caso di libri elettronici prevalentemnete in formato ePub (Electronic Publication).15 Gli ePub possono contenere testo, immagini, animazioni, hyperlink a pagine web, audio e video e possono essere visualizzati su iPad o altri tablet secondo le limitazioni del supporto (il primo Kindle, ad esempio, non prevede la visualizzazione di immagini a colori o la riproduzione di suoni e video). Nonostante le possibilità multimediali, è spesso diffuso come semplice testo di lettura per eBook reader, dove le parole sono definite dalla tecnologia e-ink, studiata appositamente per agevolare la leggibilità su schermo. In ogni caso è necessario installare un programma compatibile con la propria piattaforma (Windows, Linux, Mac, eBook reader, iPad, iPod, smartphone) chiamato genericamente “Reader”. Tra i più diffusi: Adobe Digital Editions, FB Reader, iBooks (per iPad, iPhone). Completamente diverso è invece il Digital Magazine, una vera e15 propria applicazione (App) per le piattaforme iOS (iPad, iPhone),ePub è uno standard aperto basatosu xHTML (Extensible Hypertext Android e PlayBook (Blackberry). La differenza sostanziale è nellaMarkup Language), per il quale natura stessa del prodotto ed è legata al modo di utilizzo del tablet.esistono strumenti software di Essendo pensato per lettori di device mobili e non per PC, non siauthoring, composizione e letturasu tutte le piattaforme, da Windows parla di clic o passaggio del mouse per attivare e navigare i contenuti,a Linux passando per OS X. ma di movimenti delle dita: un “tap” equivale a un clic del mouse. Che cosa direbbe Gutenberg? 50 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  47. 47. Inoltre nel Digital Magazine si parla di pagina multilivello, dove nontutto è presentato a prima vista nella pagina, ma ci sono elementinascosti o in pausa, come audio e video, che possono essere attivatisolamente attraverso l’interazione dell’utente con l’interfaccia grafica touchpad a disposizione. La maggior parte dei Digital Magazine sonoacquistabili e scaricabili dalle più note piattaforme di distribuzione delleapplicazioni come AppStore, Android Market, BlackBerry App World odirettamente dai siti degli editori.Meno nobile, ma molto utilizzato, è infine l’eBook come PDFinterattivo, che deve la sua larga diffusione alla possibilità di esseredavvero crossmediale, ovvero la possibilità di lettura su praticamentetutti i device senza troppi problemi di compatibilità di software e/opiattaforma. Nonostante il legame con il tradizionale PDF (PortableDocument Format) questa tipologia può includere anche contenutimultimediali quali filmati, clip audio e pulsanti interattivi, ma non riesce a sfruttare a pieno le potenzialità d’interazione con l’utente, comeinvece accade in un Digital Magazine.eBook Digtal Magazine PDF interattivoChe cosa direbbe Gutenberg? 51 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona

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