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Tesi di Laurea Magistrale "Che cosa direbbe Gutenberg? Il rinascimento digitale dell'editoria"
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Tesi di Laurea Magistrale in Design e Comunicazione Visiva e Multimediale
"Che cosa direbbe Gutenberg? Il rinascimento digitale dell'editoria"
Ricerca intorno alla progettazione di una rivista digitale per iPad o altri device

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Tesi di Laurea Magistrale "Che cosa direbbe Gutenberg? Il rinascimento digitale dell'editoria" Tesi di Laurea Magistrale "Che cosa direbbe Gutenberg? Il rinascimento digitale dell'editoria" Document Transcript

  • Che cosa direbbe Gutenberg? Il Rinascimento digitale dell’editoria Ricerca intorno alla progettazione di una rivista digitale per iPad o altri device Candidato Daniela VERONA Relatore Prof. Franco ZERI Tesi di Laurea Magistrale in Design e Comunicazione Visiva e Multimediale ANNO ACCADEMICO 2010/11Che cosa direbbe Gutenberg? 1Tesi di Daniela Verona
  • Che cosa direbbeGutenberg? Il Rinascimento digitale dell’editoria Ricerca intorno alla progettazione di una rivista digitale per iPad o altri device Candidato Daniela VERONA matr. 1087068 Relatore Prof. Franco ZERI Tutor Prof. Carlo MARTINO Tesi di Laurea Magistrale in Design e Comunicazione Visiva e MultimedialeUNIVERSITÀ DEGLI STUDI ANNO ACCADEMICO 2010/11DI ROMA “LA SAPIENZA”Facoltà di Architettura –Facoltà di Scienze Politiche,Sociologia, Comunicazione
  • A mia mamma
  • Indice 7 Introduzione 9 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE 11 1.1 Cos’è “digitale” 12 1.2 La digitalizzazione 19 1.3 Il linguaggio ipermediale 21 1.4 I visionari 29 1.5 Interfaccia grafica e interazione 39 2. L’EDITORIA DIGITALE 41 2.1 La quarta rivoluzione: dal libro all’eBook 43 2.2 Cronologia dell’editoria digitale 49 2.3 eBook o Digital Magazine? 52 2.4 eBook reader o tablet? 59 2.5 DRM (Digital Rights Management) 67 2.6 Come si progetta una rivista digitale 75 3. IL PROGETTO “Artribune” 77 3.1 Cos’è Artribune 85 3.2 Progettazione della rivista digitale Artribune per iPad100 BibliografiaChe cosa direbbe Gutenberg? 5Tesi di Daniela Verona
  • IntroduzioneQuesta ricerca nasce da un riflessione sui nuovi dispositivi multimediali e sulla grande crescita di domanda ed offerta riguardante riviste elibri digitali. Da quando nel 1971 un giovane studente americanodecise di digitalizzare la Dichiarazione di Indipendenza degli StatiUniti distribuendola poi in rete, il mondo dell’editoria ha iniziato apreoccuparsi per il suo futuro.Oltre ad abolire il passaggio in tipografia e semplificare le problematiche della distribuzione, è avvenuta una vera e propria rivoluzione, che puòessere paragonata solo a quella compiuta da Gutenberg con l’invenzionedella stampa a caratteri mobili. Non a caso il primo progetto di bibliotecadigitale libera e gratuita prende proprio il suo nome.Il vero mutamento è stato, però, nel modo di scrivere e fare letteratura.Con i nuovi mezzi è possibile pubblicare il proprio manoscritto senzala figura dell’editore e promuoverlo e distribuirlo a costi limitati ad un grandissimo bacino di lettori quale è internet.Con l’introduzione, poi, di nuovi strumenti come eBook Reader e tabletè cambiato anche il modo di fruizione della conoscenza, che è diventatopiù interattivo, multimediale e personalizzabile.La prima preoccupazione degli addetti al settore fu credere che ildigitale avrebbe sostituito completamente la carta, ma questo a distanzadi anni non è ancora avvenuto e probabilmente non avverrà mai.Questo è successo ogni volta che è stato introdotto un nuovo media:tuttavia né la radio, né il cinema sono stati rimpiazzati. Hanno casomaitrovato “nuove strade”. La differenza principale è che ora il libro fisico, da prodotto di massa diventerà sempre più di nicchia, mentre la grandediffusione prediligerà sempre più gli eBook e le riviste digitali.Il digitale ha portato a un nuovo Rinascimento della cultura,dalla letteratura classica a quella scientifica, dalle testate giornalistiche alle riviste di settore, che hanno ora a disposizione nuove tecnologieed opportunità.Che cosa direbbe Gutenberg? 7Tesi di Daniela Verona
  • Come, infatti, dice McLuhan nel suo libro “Il medium è il massaggio”:[...] L’interazione fra i vecchi e i nuovi ambienti crea numerosi problemie confusioni. L’ostacolo principale a una chiara comprensione deglieffetti dei nuovi mezzi di comunicazione è la nostra radicata abitudinea osservare i fenomeni da un punto di vista fisso. Parliamo, ad esempio,di “acquisire la prospettiva”. Questo processo psico-logico derivainconsciamente dalla tecnologia della stampa.La tecnologia della stampa ha creato il pubblico. La tecnologiaelettrica ha creato la massa. Il pubblico consiste di individui distinti,che si muovono con un punto di vista separato e fisso. La tecnologiarichiede che abbandoniamo il lusso di questa posizione, questo modo divedere frammentario. (McLuhan & Quentin, 1967)Questa riflessione è lo spunto per l’approfondimento di questa ricerca che percorrerà la storia della rivoluzione digitale, fatta di nuove scoperte,ma anche di grandi visionari, fino all’analisi più dettagliata dei nuovi strumenti per la progettazione editoriale. Nell’applicare quanto appresosui Digital Magazine per iPad, verrà illustrato il progetto reale del primonumero di una rivista italiana sull’arte contemporanea “Artribune”.Che cosa direbbe Gutenberg? 8Tesi di Daniela Verona
  • 1. LE ORIGINI DEL DIGITALELa ruota è un’estensione del piede,il libro è un’estensione dell’occhio,i vestiti, un’estensione della pelle,i circuiti elettrici, un’estensione del sistema nervoso centrale.Quando questi rapporti cambiano,cambiano gli uomini. Marshall McLuhanChe cosa direbbe Gutenberg? 9Tesi di Daniela Verona
  • 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE 1.1 Cos’è “digitale”Il termine “digitale” deriva dall’inglese “digit” (“cifra”) e più anticamentedal latino “digitus” (“dito”) ed è un termine usato nell’ambito informaticoed elettronico per indicare tutto ciò che può essere rappresentatoattraverso un numero limitato di cifre: il codice binario.Trattandosi di un insieme di valori finito, composto da due elementi pari a 0 e 1, viene anche chiamato discreto e si contrappone al termineanalogico che invece indica un sistema considerato infinito, variabile e continuo.ANALOGICODIGITALE 001001010001000101001000100010010001001Alla base del digitale si trova il bit, la più piccola unità d’informazionericonosciuta da un elaboratore elettronico, che interpreta il singoloimpulso come un valore binario. Nell’ambito informatico il bit puòassumere due significati diversi a seconda del contesto:   come unità di misura dell’informazione (dall’inglese “binary unit”), termine introdotto dalla Teoria dell’informazione di Claude Shannonnel 1948 ed ancora oggi usato nel campo della compressione dati e delle trasmissioni numeriche;  o come una delle due cifre della sequenza binaria (in inglese “binary digit”) equivalente alla scelta tra due valori (sì/no, vero/falso, acceso/ spento) quando questi hanno la stessa probabilità di essere scelti.Tale unità è stata paragonata all’entità fisica dell’atomo da Nicholas Negroponte, esperto e visionario del pensiero digitale, che, già nel 1995,aveva capito cosa il futuro ci avrebbe prospettato: una digitalizzazionedi massa. (Zeri, 1998)Che cosa direbbe Gutenberg? 11 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 1.2 La digitalizzazioneLa digitalizzazione è il processo di conversione attraverso il quale unagrandezza analogica, composta da valori continui, diventa digitale(discreta). In questo modo qualsiasi tipo di elemento – un’informazione,un’immagine, un suono, un testo – può essere ridotto a un codicenumerico formato unicamente dai valori 0 e 1. (Zeri, 2000)La digitalizzazione si sviluppa in tre momenti:  l’acquisizione (o capturing) del segnale analogico attraverso specifici strumenti come scanner o sintetizzatori;  l’elaborazione dei dati codificati in modo da comprimerli e convertirli in un formato leggibile dal computer o altri dispositivi;  la scrittura di tale codice su un supporto che ne permetta la diffusione.La necessità di questa trasformazione si affianca all’invenzione dei primi sistemi informatici e l’introduzione dei primi microprocessorinegli anni ’70, ma già dagli anni ’30 molti esperti avevano ipotizzatoun modo per potenziare la conoscenza e renderla più efficiente e diretta. La rivoluzione digitale nasce quindi molto tempo prima diquanto siamo soliti pensare e va letta come un processo che ha seguitola rivoluzione tecnologica in base alle richieste del sistema produttivo.L’obiettivo principale individuato dalle avanguardie della ricerca èquindi quello di organizzare la grande quantità d’informazioni che cisommerge, attraverso un procedimento di semplificazione estrema che ha alimentato lo sviluppo della tecnologia ed ha generato innovazionifondamentali come gli ipertesti, i personal computer ed internet.La digitalizzazione, però, non si limita solo a trasformare un segnaleanalogico in codice binario o creare contenuti nativi discreti: è anche ingrado di trasformare qualunque forma di attività umana in software,cioè in istruzioni modificabili e programmabili utili a descrivere e controllare il comportamento di una macchina.Che cosa direbbe Gutenberg? 12 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • A questo proposito è necessario guardare più nel dettaglio tale processo di trasformazione che si articola attraverso diversi livelli: codifica numerica, programmabilità, modularità, trasmissibilità, archiviabilità e transcodifica. (Manovich, 2002) 1.2.1 Codifica numerica La codifica numerica è il concetto primario della conversione digitale, ma le modalità di tale processo possono essere differenti a seconda del segnale analogico originale. Tanto quanto un suono viene sintetizzato con l’ausilio di un microfono1 ed un video attraverso dei programmi specifici, allo stesso modo i ASCII (American Standard Code testi possono essere trasformati in codice ASCII1 o acquisiti tramite lafor Information Interchange). tecnologia OCR2 che permette il riconoscimento dei caratteri scritti.2OCR (Optical CharacterRecognition).3Il termine pixel deriva dallacontrazione delle parole inglesipicture element. Rappresenta il piùpiccolo elemento dell’immagine epossiede caratteristiche variabiliin funzione del sistema dirappresentazione adottato.4RGB è il nome di un modello Per quanto riguarda le immagini bidimensionali, si può usufruire didi colori le cui specifiche sono uno scanner, strumento in grado di trasformare le informazioni distate descritte nel 1931 dalla CIE luminosità e saturazione in pixel3. Questo procedimento è anche detto(Commission internationale del’éclairage). Tale modello di colori quantizzazione, perché quantifica i valori analogici del colore in valori è di tipo additivo e si basa sui tre numerici da 0 a 255 sui canali RGB4. Nelle immagini rappresentatecolori rosso (Red), verde (Green) da dati informatici solitamente i punti riprodotti sono così piccoli ee blu (Blue), da cui appunto ilnome RGB. numerosi da non essere distinguibili ad occhio nudo e si fondono in5 un’unica immagine solo quando vengono stampati su carta o visualizzatiL’unità di misura dpi si riferisce su un monitor. Si parla quindi di risoluzione, ovvero la densità dei puntial numero di punti per lunghezza,dove quest’ultima viene indicata di immagine (dot) all’interno di una matrice visiva misurabile in dpicon l’unità di misura del pollice. (dot per inch)5. Che cosa direbbe Gutenberg? 13 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Le immagini tridimensionali possono invece essere convertite in strutture statiche, voxel6, o in movimento, NURBS7, attraverso uno scanner 3D. La trasformazione di questi segnali analogici in una rappresentazione codificata comporta una differenza peculiare: mentre un’informazione analogica, una volta impressa su un supporto (carta, nastro magnetico) rimane indelebile, permanente e non modificabile, il corrispettivo numerico rimane, per natura, modificabile e scalabile. A tale libertà di manipolazione è seguìto lo sviluppo di linguaggi inediti sul piano culturale e visivo che hanno permesso la creazione di opere multimediali ed ipermediali dalla fusione di testi, audio, video ed animazioni, prevedendo anche un interessante grado d’interattività con l’utente. Una delle caratteristiche del segnale digitalizzato è l’omogeneità. Come afferma infatti Nicholas Negroponte: “Non esiste infatti differenza qualitativa tra un bit di colore e un bit che rappresenta un suono, in quanto qualsiasi sia l’input di partenza esso viene tradotto in una serie omogenea di valori binari.” (Negroponte, 1996) Questa grande versatilità è sicuramente uno dei punti di forza del6 digitale, che risulta essere in questo modo ampiamente adattabile eVoxel (volumetric pixel o piùprecisamente volumetric picture programmabile.element) elemento di volume cherappresenta un valore di intensitàdi segnale o di colore in uno spaziotridimensionale, analogamente alpixel che rappresenta un dato diun’immagine bidimensionale.7NURBS (Non Uniform RationalB-Splines) traducibile in B-Splinesrazionali non uniformi, una classedi curve geometriche utilizzatenella grafica tridimensionale per rappresentare curve e superfici. Processo di digitalizzazione di un’immagine analogica. Che cosa direbbe Gutenberg? 14 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1.2.2 Programmabilità La programmabilità è la capacità di un segnale digitale di evolversi e modificarsi in base alle diverse esigenze. Considerando le potenzialità e la semplicità del codice binario, si è sentita fin da subito l’esigenza di creare dei linguaggi di programmazione in grado di convertire la sequenza di valori o e 1 in istruzioni per i diversi dispositivi. L’interpretazione varia secondo molti fattori: la macchina, l’obiettivo, l’interazione con l’utente e il linguaggio. Quest’ultimo, in particolare, si è sviluppato fino a creare moltissime varianti che possono sembrare diverse tra loro, ma dal punto di vista della capacità computazionale sono tutte equivalenti; ovvero, un programma scritto in un certo linguaggio può sempre essere codificato con qualsiasi altro linguaggio. E allora ci si chiede il perché di questa molteplicità. Il fatto è che ogni linguaggio risulta più o meno adatto a secondo del tipo di applicazione che si vuole ottenere, mentre tutti i tentativi di creazione di un linguaggio unico standard hanno dato scarsi risultati. Questo perché ogni linguaggio possiede una caratteristica che lo rende più adatto ad un programma piuttosto che a un altro, un po’ come accade con le lingue naturali (italiano, inglese, ...) e le metalingue come l’esperanto,8 che sono rimaste nei fatti degli esperimenti di glottologia. Una classificazione generica dei linguaggi di programmazione li divide in basso livello e alto livello. I linguaggi di programmazione di basso livello, come il linguaggio macchina, permettono la connessione di una stringa di bit con un’operazione elementare. Essendo molto vicino alla logica del processore risulta essere molto lontano dal modo di ragionare dell’uomo e quindi poco adatto alla codifica di algoritmi 8 più complessi. è per questo che sono nati i linguaggi di alto livello,L’esperanto è una linguaartificiale sviluppata tra il 1872 e con cui poter scrivere i programmi in grado di tradurre e convertireil 1887 dall’oftalmologo polacco i file sorgente nelle corrispondenti istruzioni per il processore inLudwik Lejzer Zamenhof, ed è linguaggio macchina. Il grande vantaggio dei linguaggi di alto livello,di gran lunga la più conosciuta eutilizzata tra le Lingue Ausiliarie motivo del loro sviluppo e successo, è il fatto di essere indipendenti dalInternazionali (LAI). processore e dalla macchina su cui si sviluppa. In questo modo si ha una Che cosa direbbe Gutenberg? 15 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • maggiore portabilità delle applicazioni, in quanto è possibile utilizzare lo stesso sorgente su macchine differenti senza problemi di compatibilità. Una grande differenza la fa la scelta di rendere disponibile o meno al pubblico i sorgenti, e quindi si parla di codici aperti o codici chiusi a seconda che sia possibile o meno l’interazione e la modifica del codice anche da parte di terzi. Evoluzione della programmazione è l’automazione, che tenta di rimuovere l’intenzionalità umana ogni qual volta che il software esegue un’azione indicata nel programma. Da diverso tempo si progettano sistemi, come nel campo dell’intelligenza artificiale o della ricerca semantica, che tentano l’emulazione dell’intelligenza umana dando un significato ad ogni istruzione e al suo rispettivo risultato. 1.2.3 Modularità Altra importante caratteristica del prodotto digitale è la sua modularità. Gli elementi mediali, infatti, vengono assemblati in strutture di dimensioni più ampie, ma continuano a mantenere le loro identità originali. In questo modo possono essere combinati in strutture sempre più complesse senza però perdere la propria indipendenza. Un esempio chiaro ed efficace è il caso della pagina web HTML9. Essa riesce infatti a contenere immagini, testi, video, suoni ed interazioni che possono essere riorganizzati e collegati tra loro liberamente. Dall’idea di modulo reiterabile si passa conseguentemente al concetto di scalabilità, che si applica sia alla possibilità di variazione della dimensione senza perdita d’informazioni che avviene nei file vettoriali, sia alla capacità di un file digitale di contenere diversi livelli di dettaglio. Il principio di modularità si può descrivere anche attraverso la similitudine con una mappa. Se paragoniamo infatti un oggetto mediale9 a un territorio geografico, le diverse mappe riprodotte con scale differenti HTML (HyperText Markup forniranno maggiori o minori particolari sulla sua struttura originale.Language), è il linguaggio utilizzatoper descrivere i documenti Allo stesso modo un’immagine a tutto schermo visualizzerà una serie diipertestuali disponibili online. dettagli che saranno esclusi nella sua versione iconica. Che cosa direbbe Gutenberg? 16 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1.2.4 Trasmissibilità e archiviabilità Tra le conseguenze della codifica numerica di un prodotto digitale possiamo riscontrare la trasmissibilità e l’archiviabilità. La trasmissibilità è la capacità di trasformazione dell’oggetto analogico in informazioni fedeli all’originale, in modo tale da mantenere l’esattezza del messaggio nonostante la possibilità infinita di copie che si possono produrre. Ad esempio, una volta che un suono è stato trasformato in una sequenza di numeri, esso può essere duplicato un’infinità di volte senza per questo perdere di consistenza e di fedeltà. La problematica prettamente morale e legale nata con lo sviluppo del digitale, fu teorizzata già nel 1936 dal filosofo tedesco Water Benjamin nel suo saggio “L’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica”. Egli, infatti, s’interrogava sull’autenticità dell’opera d’arte con l’avvento delle nuove tecniche artistiche, quali la fotografia ed il cinema, e a modo suo spiegava come la facilità di realizzazione di copie indistinguibili dall’originale avrebbe portato alla “perdita dell’aura” dell’opera in sé. Stessa cosa avviene ora nella duplicazione digitale,Logo USB. che mantiene ancora irrisolta la questione. L’archiviabilità, invece, si riferisce alla possibilità di conservazione dell’informazione codificata su supporti fisici o digitali che consentono 10 la registrazione, la conservazione e la rilettura dei dati. Tali dispositiviUSB (Universal Serial Bus), di memoria di massa utilizzano uno o più dischi magnetici perstandard di comunicazione l’archiviazione dei dati e possono essere di tipo fisso, come l’Hard Disk seriale che consente di collegare interno al computer; rimovibile, come le pendrive e i dischi esterni chediverse periferiche ad un computer.è stato progettato per consentire a solitamente comunicano con la macchina attraverso una porta USB10più periferiche di essere connesse o come CD e DVD, che utilizzano l’apposito lettore. A questi siusando una sola interfacciastandardizzata ed un solo tipo aggiungono i database (in italiano base di dati), archivi elettronici indi connettore, e per migliorare grado di immagazzinare e organizzare grandi quantità di dati differenti.la funzionalità plug-and-play La loro potenzialità sta nella possibilità di stabilire delle connessioniconsentendo di collegare oscollegare i dispositivi senza tra gli elementi, in modo tale da creare dei collegamenti tra le diversedover riavviare il computer. informazioni riutilizzabili successivamente in modo dinamico. Che cosa direbbe Gutenberg? 17 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1.2.5 TranscodificaDurante il processo di elaborazione digitale avviene un’altraintegrazione: la fusione dell’aspetto numerico e quantitativo con quellopiù propriamente contenutistico.I due livelli s’intrecciano a un punto tale da determinare la nascita diuna cultura ibrida, tra il modo tradizionale dell’uomo di percepire ilmondo ed il modo in cui i computer lo rappresentano.Ogni informazione digitale si divide infatti in due livelli:  un’organizzazione strutturale che ha senso per gli utenti, nel quale le immagini descrivono oggetti riconoscibili, i file di testo si compongono di frasi articolate e gli spazi virtuali vengono definiti attraverso il sistema degli assi cartesiani;  e una struttura che segue gli schemi dell’archiviazione di dati tipica dei computer.Questa trasformazione appartiene quindi sia al piano culturale,attraverso il dialogo tra i diversi elementi semantici, dal contenuto allaqualità formale dell’immagine; sia al sistema informatico, attraversoil quale interagisce con altri file presenti sul computer comunicandocaratteristiche puramente tecniche, quali la dimensione, il tipo di file, iltipo di compressione utilizzata, il formato, etc.Il livello culturale e il livello informatico fusi tra loro portano quindia una ridefinizione dei modelli espressivi e comunicativi. Il digitale produce un’elaborazione profonda dei contenuti, tale da consentireuna nuova concettualizzazione della comunicazione visiva in formeinedite e originali di tipo ipermediale. Sul piano culturale questosignifica un sapere diffuso e partecipativo, modificabile in tempo reale dallo spettatore/attore, che influisce sull’andamento comportamentale e stilistico della società e permette il passaggio da ricezione passiva apartecipazione attiva (interazione).Che cosa direbbe Gutenberg? 18 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 1.3 Il linguaggio ipermediale Il linguaggio ipermediale nasce dall’esperienza pionieristica del Memex (dalla contrazione di “memory extender”), una sorta di calcolatore analogico dotato di un sistema di archiviazione descritto dall’ingegnere statunitense Vannevar Bush nel suo saggio “As We May Think” (Come potremmo pensare) pubblicato su The Atlantic Monthly nel 1945. In realtà, tale intuizione risaliva già agli anni trenta quando Bush capì che la letteratura scientifica si stava espandendo a una velocità superiore rispetto alla capacità dell’uomo: “Nelle nostre attività professionali siamo ancora attaccati in modo piuttosto stretto a metodi di rivelare, trasmettere e recensire i risultati, che sono vecchi di generazioni ed oramai inadeguati per i loro scopi.” (Bush, 1945)Copertina del saggio“As We May Think” di V. Bush. Ideò quindi una macchina a estensione della propria memoria, che risolveva il problema della gestione e della consultazione rapida di grandi quantità d’informazioni, fondando le basi dell’odierna ipertestualità e rispecchiando l’esigenza di un’organizzazione non lineare. Egli sapeva perfettamente che per le tecnologie dell’epoca non era realizzabile, ma questo non fermò la progettazione dettagliata di tale scrivania meccanizzata dotata di schermi traslucidi, una tastiera, set di bottoni e leve in grado di gestire un vasto archivio di testi e immagini.Disegno progettuale del Memexdi V. Bush. Il Memex presenta alcune delle caratteristiche principali dell’ipertesto: i collegamenti (link); il ruolo partecipativo dell’utente e la possibilità di sviluppare percorsi diversi a partire da uno stesso documento, tali da renderlo il precursore del personal computer e del World Wide Web. Sulla base di queste intuizioni Theodor Holm Nelson fondò nel 1960 il progetto Xanadu, con l’intento di creare un’interconnessione tra computer dotati di un’interfaccia utente molto semplice. Che cosa direbbe Gutenberg? 19 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Questo tentativo è documentato nei libri Dream Machines (Nelson, 1974) e Literary Machines (Nelson, 1981) e può essere spiegato e visualizzato attraverso il seguente grafico. Modello Il documento si presenta come una lista del principio FILE di contenuti = FILE VIRTUALE di Xanadu. VIRTUALE ed è disponibile così come è richiesto dal lettoreLogo del progetto Xanadu. SCRIVANIA = insieme dei contenuti disponibili Un nuovo documento viene inserito sempre accessibili e collegati tra loro nella scrivania ed entra nel processo Quest’esperienza permise a Nelson di coniare, nel 1965, il termine hypertext (ipertesto), dalla contrazione di hyper (dal greco “superiore”) e text (dal latino “trama, intreccio, tessere”), coinvolgendo nel significato ogni sistema di scrittura non lineare che utilizza l’informatica. Gli si attribuisce anche il primo utilizzo della parola “ipermedia”, nata dall’esigenza di indicare la fusione tra ipertesto e multimedialità dovuta all’inserimento di contenuti provenienti da media differenti e non più solo testo ed immagini. Il linguaggio ipermediale si è evoluto nel tempo fino a diventare indispensabile e basilare per moltissime tecnologie moderne, ma è rimasto sostanzialmente quello immaginato da Bush e Nelson, ovvero un insieme di blocchi di contenuto collegati digitalmente fra loro secondo una rete di connessioni semantiche non sequenziali. (Zeri, 2000) Che cosa direbbe Gutenberg? 20 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1.4 I visionari Se la tecnologia digitale si è sviluppata fino a quella che conosciamo oggi, è anche grazie a degli uomini visionari che in tempi non sospetti hanno saputo vedere e cogliere il futuro. Oltre ai già citati Vannevar Bush e Theodor Nelson bisogna parlare anche di altri pionieri informatici come Nicholas Negroponte, Alan Key e Steve Jobs. Nicholas Negroponte (1943) La citazione a lato descrive perfettamente lo spirito e la vocazione per l’evoluzione digitale di Negroponte. E come poteva non essere tale. Lui era presente quando l’IBM ha assemblato il primo personal computer e quando il Dipartimento della Difesa Americana investì in un sistema di comunicazione che permettesse un futuro ai superstiti in caso di attacco nucleare creando Internet. Fu l’unico a credere in una rivista d’avanguardia sull’attualità e la tecnologia, Wired, che ora è considerata una pietra miliare del settore. Ha creato nel 2005 l’associazione no profit One Laptop per Child11 perché crede fermamente che con un computerComputing is not about da 100 Dollari si possa diffondere l’istruzione e la libertà anche neicomputers any more. luoghi più remoti dell’Africa e dell’Asia, oltre a sostenere la causa perIt is about living. l’attribuzione del Nobel per la pace a Internet. (Negroponte, 2010)L’informatica non riguardapiù solo i computer. Si tratta Già nel 1985, mentre lavorava al MIT,12 fondò insieme a Jerome Wiesner di un modo di vivere. uno dei più prestigiosi laboratori d’innovazione al mondo: il MediaLab. Una sorta di Salon de Refusès dove raccogliere tutte le ricerche più valide nel campo multimediale che non riuscivano a trovare il loro posto nelle categorie più importanti del momento: dai sistemi operativi ai protocolli11 di rete, dai linguaggi di programmazione all’architettura di sistema.One Laptop per Child L’obiettivo del laboratorio era ideare, prevedere e realizzare i sistemihttp://one.laptop.org12 d’interfaccia uomo-macchina, in modo da facilitarne l’interazione.MIT (Massachusetts Institute Di questi progetti, non tutti sono stati realizzati, ma hanno comunqueof Technology). influito su quello che è il design dell’interazione oggi. Che cosa direbbe Gutenberg? 21 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Molte delle sue intuizioni, tra cui la definizione del bit come la più piccola unità di misura dell’informazione digitale, sono raccolte nel libro Being Digital, pubblicato per la prima volta nel 1995 e in seguito tradotto in 25 lingue. Alan Curtis Kay (1940) Alan Kay è stato forse il più attivo tra i pionieri informatici. Non c’è strumento o linguaggio attuale, che non sia già stato pensato e realizzato da Kay quarant’anni fa. Negli anni ’70 entra a far parte del gruppo di ricercatori dello Xerox Palo Alto Research Center (PARC), un luogo speciale dove le migliori menti del tempo hanno potuto sperimentare e inventare buona parte delle tecnologie che utilizziamo ancora oggi, dal mouse al concetto di icona e finestra. È considerato il padre della programmazione orientata agli oggetti (OOP, Object Oriented Programming) per il suo impegnoDon’t worry about nella creazione del linguaggio Smalltalk, con il quale ha permessowhat anybody else is l’interazione tra uomo e computer attraverso lo sviluppo delle primegoing to do. The best way interfacce grafiche. to predict the future isto invent it. L’idea più visionaria di Alan Kay rimane però il Dynabook, ideato ancoraNon preoccuparti di cosa sta nel 1968, e considerato l’antenato dei laptop e dei tablet. Egli concepìper fare qualcun altro. questo dispositivo come un personal computer interattivo e portatile,Il miglior modo per predire il accessibile come un libro ed utile all’apprendimento dei bambini.futuro è inventarlo. (Rampersad, 1997) Questa connotazione educativa lo ha spinto, infatti, a partecipare al progetto di Negroponte One Laptop per Child con il linguaggio open source Squeak, evoluzione del suo Smalltalk. Purtroppo era consapevole che le tecnologie dell’epoca non erano ancora pronte per uno strumento così elaborato, un po’ come accadde con il Memex di Vannevar Bush, ma questo non fermò i suoi studi e possiamo, in effetti, costatare come nel mercato odierno la sua intuizione si sia tramutata in un oggetto reale e indispensabile. Che cosa direbbe Gutenberg? 22 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • La sua personale opinione su quanto è stato fatto in quegli anni e su quanto si fa oggi in ambito digitale rimane comunque molto critica: “Twenty years ago at PARC, I thought we would be way beyond where we are now. I was dissatisfied with what we did there. The irony is that today it looks pretty good. The result of our work is techniques for doing software in an interesting and more powerful way. That was back in the seventies. People today aren’t doing a lot of work to move programming to its next phase.” Venti anni fa al PARC, pensavo saremmo andati più avanti di dove siamo oggi. Ero poco soddisfatto di quello che stavamo facendo. L’ironia è che oggi sembra invece tutto fantastico. Il risultato del nostro lavoro è stato in pratica creare software in modo più interessante e potente. Questo negli anni ’70. La gente oggi non si sta impegnando molto per portare la programmazione a un livello più avanzato.Progetto e foto del protipodel Dynabook di A. Kay (1968). Che cosa direbbe Gutenberg? 23 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Steven Paul Jobs (1955-2011) Uno dei personaggi più influenti ed importanti del mondo informatico è sicuramente lui: Steve Jobs, fondatore della Apple Inc. nel 1976. Le sue capacità imprenditoriali, oltre a quelle tecniche, hanno reso il marchio Apple un brand fondamentale dell’Information Technology distinguendosi dalla concorrenza per stile, design, qualità ed affidabilità. Quello che non tutti sanno è che Jobs non ha ricevuto un’illuminazione divina, ma egli stesso ammette di essersi ispirato agli studi che si stavano svolgendo allo Xerox PARC. Invitato insieme ad altri suoi dipendenti a visitare il centro di ricerca nel dicembre 1979, egli poté vedere i primiStay hungry, stay foolish. esperimenti di interfaccia grafica basati sul linguaggio Smalltalk diSiate affamati, siate folli. Alan Kay. Egli capì subito le potenzialità di questa metafora di utilizzo del computer e fu il primo a rendere reale quest’idea commercializzando nel 1983 il modello Apple Lisa,13 il primo computer con mouse e interfaccia a icone. “And they showed me really three things. But I was so blinded by the first one I didn’t even really see the other two. One of the things they showed me was object orienting programming they showed me that but I didn’t even see that. The other one they showed me was a networked computer system...they had over a hundred Alto computers all networked using email etc., etc., I didn’t even see that. I was so blinded by the first thing they showed me which was the graphicalApple Lisa (1983). user interface. I thought it was the best thing I’d ever seen in my life. Now remember it was very flawed, what we saw was incomplete, they’d done a bunch of things wrong. But we didn’t know that at the time but still though they had the germ of the idea was there and they’d done it very well and within you know ten minutes it was obvious to me that all computers would work like this some day.” (Jobs, 1996)13LISA (Local Integrated Software In realtà, mi fecero vedere tre cose. Ma ero così accecato dalla prima che non hoArchitecture) neanche visto le altre due. Una di queste era la programmazione orientata agli Che cosa direbbe Gutenberg? 24 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • oggetti, me l’hanno mostrata ma non l’ho neanche vista. L’altra era un sistema dicomputer in rete… avevano più di cento computer Alto, tutti collegati, che usavanoemail etc, ma non ho visto nemmeno questa. Ero talmente accecato dalla primacosa che mi presentarono: l’interfaccia grafica. Ho pensato fosse la cosa migliore che avessi mai visto in vita mia. Ora ricordandola era piena di difetti, quello chevedemmo era incompleto, avevano fatto alcuni errori. Non lo sapevamo allora,nemmeno immaginato, ma ebbero il germe di un idea… Era lì, e l’avevano ancherealizzata molto bene. E in circa dieci minuti per me fu ovvio che tutti i computeravrebbero funzionato così, un giorno.La sua capacità visionaria non fu tanto nelle idee, ma nell’impegno chemise nel concretizzarle prima di altri. Seguirono, infatti, altri modelli esistemi operativi sempre più all’avanguardia fino a uscire dal mercato dei computer per entrare in altri settori merceologici con l’iPod, l’iPhonee l’iPad, dettando ogni volta legge per i prodotti concorrenti. è propriol’ultimo device a scatenare il dubbio che Steve Jobs non fosse il piùgrande inventore del nostro secolo, ma solo un bravissimo imprenditorein grado di recuperare le idee di più di quarant’anni fa. La somiglianzacon il progetto del Dynabook di Alan Kay è, in effetti, impressionante.L’unico modo per capire se davvero Jobs ha rubato l’idea di Kay èchiederlo direttamente a quest’ultimo e fortunatamente Wolfgang Gruener, un attento giornalista del Tom’s Hardware US, l’ha già fattoal posto nostro.Che cosa direbbe Gutenberg? 25 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Did Steve Jobs Steal The Steve Jobs ha rubato l’iPad?iPad? Genius Inventor Alan Il geniale inventore Alan KayKay Reveals All (Gruener, 2010) rivela tutto[…] Kay believes that computers […] Kay crede che i computercan be much more powerful potrebbero essere più potentithan most people can imagine di quanto le persone possanotoday. A significant component immaginare oggi.of the Dynabook’s usage model Una caratteristica significativa was that its users would be del modo d’utilizzo del Dynabookable to easily develop simple era la possibilità per gli utentiapplications. di sviluppare facilmente delle semplici applicazioni.[…] There is a clear differencebetween the Dynabook concept […] C’è una differenza chiara traand what the iPad is today. il concetto del Dynabook e quelloIf you look at the iPad and the che è l’iPad oggi. Se guardi adDynabook, the usage models entrambi, il modello d’utilizzocould not be any different. non potrebbe essere più diverso.You could even claim that the Si potrebbe perfino affermare che iPad is geared for passive l’iPad sia stato realizzato per uncomputing, while the Dynabook uso passivo, mentre il Dynabookrepresented an idea of active rappresentava un’idea di uso attivocomputing. The last thing you del computer. L’ultima cosawould want to do on an iPad is che vorresti fare con un iPad èwrite your own software. scriverti da solo il software.You have the App Store, so why Esiste l’Apple Store, perchéwould you program anything? dovresti programmare qualcosa?[…] So, did the Dynabook […] Quindi, il Dynabook hainfluence Steve Jobs and the influenzato Steve Jobs e l’iPad? iPad? “Hard to imagine that it “Difficile pensare che non l’abbia didn’t,” Kay said. “Of course, fatto” dice Kay “Sicuramente molteChe cosa direbbe Gutenberg? 26 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • many things in the multi-touch cose come l’interfaccia multi-UI, page turning animations, etc. tuoch, le animazioni delle pagine,were first done by the group of ecc. sono state fatte prima dalmy friend Nicholas Negroponte gruppo del mio amico Nicholasat MIT,” Kay said. “The idea of Negroponte al MIT.touch screen interaction also Anche l’idea del touch screengoes back to this community, appartiene a questo gruppo,both at PARC and Negroponte’s tra il PARC e il MIT inventaronoresearch group at MIT that un tablet multi-touch già negliinvented a multi-touch tablet in anni ‘70.” Il rapporto tra Kaythe 70s.” So Kay and Jobs have e Jobs è quindi di lunga data.a lasting relationship. There is C’è una curiosità particolarmentea particularly interesting event interessante tra i due legatabetween the two that relates to all’iPhone e all’iPad.the iPhone and the iPad. “Quando Steve mi mostrò l’iPhone“When Steve showed me the al suo lancio qualche anno fa e miiPhone at its introduction a few chiese se ‘era buono abbastanzayears ago and asked me if ‘it was da essere criticato’, cioè ciò chegood enough to criticize,’ which gli dissi a proposito del Mac nelis what I had said about the Mac 1984, ho preso il mio notebookin 1984, I held up my Moleskine Moleskine e dissi “fai lo schermonotebook and said “make the almeno 13 x 20 cm e detteraiscreen at least 5”x8” and you legge nel mondo”.will rule the world”. […] Ovviamente, chiesi a Kay,[…] I asked Kay, of course, se riteneva che Jobs avessewhether he felt that Jobs had rubato l’idea per l’iPad. Kay fermòstolen the idea for the iPad. subito l’insinuazione.Kay quickly denied such a In realtà è contento del successothought. He actually enjoys che Jobs ha ottenuto conthe success Jobs has with this questo prodotto e afferma cheproduct and said credit has been è stato dato credito a tutte legiven to all parties involved. parti coinvolte.Che cosa direbbe Gutenberg? 27 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • […] Clearly, the idea of the […] Chiaramente, l’idea delDynabook went far beyond Dynabook andava moltowhat the iPad is today and it oltre quello che è l’iPad oggidoes not represent the vision of tanto da non rappresentare lathe Dynabook idea. In a way, lungimiranza di quel progetto.Apple may have taken the best In un certo senso, Apple hathoughts of the Dynabook and probabilmente preso il megliosqueezed it into a marketable del Dynabook e l’ha compresso inmodel and a scenario that fit into un modello commercializzabileApple’s business plan. No doubt, all’interno di un contesto chethere has been a lot of brainwork rientra nella strategia di businessto make the Dynabook work della Apple. Senza dubbi, ci si èfor Apple. However, the whole dovuti spremere le meningi periPad release and Apple’s claim cercare di rendere il Dynabookas an innovator just does not adatto ad Apple. Tuttavia, tuttafeel right. The iPad seems to be la storia del rilascio dell’iPad ea typical Apple product and not della proclamazione di Applequite the innovation it seems to come innovatrice suona male.be at first sight. L’iPad dà l’impressione di essere il tipico prodotto Apple e non[…] I wonder: Is there an l’innovazione che poteva sembrareopportunity for Alan Kay’s a prima vista.Dynabook? An iPad with aSqueak implementation […] Mi chiedo: Esiste unathat enables any user to write possibilità per il Dynabook dihis or her own applications, Alan Kay? Un iPad con ilrather than resorting to linguaggio Squeak che permettapurchasing an app? agli utenti di scrivere le proprie applicazioni, piuttosto che dover ripiegare sull’acquisto di una app?Che cosa direbbe Gutenberg? 28 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 1.5 Interfaccia grafica e interazione Abbiamo visto come l’intuizione dell’utilizzo di un’interfaccia grafica per semplificare la comunicazione e l’interazione tra utente e macchina sia stata la scelta decisiva per rendere la tecnologia digitale accessibile a tutti, ma cosa s’intende per interfaccia? Nel senso più generale del termine, qualunque strumento che ci aiuti a interagire col mondo intorno a noi nel modo più ‘adatto’ alla nostra conformazione fisica e sensoriale, alle nostre abitudini e alle nostre convenzioni culturali e sociali – svolgendo dunque una funzione di mediazione fra noi e il mondo – può essere considerato un’interfaccia. Nell’ambito informatico l’interfaccia uomo-macchina ha attraversato tre fasi evolutive: da una visualizzazione complessa per righe di codice, all’introduzione di paradigmi visivi ed icone che interagiscono con sistemi di input quali il mouse e la tastiera, fino alla più moderna interfaccia naturale che permette un apprendimento più veloce delle gestualità necessarie alla comunicazione con device touchscreen. CLI codice GUI metafore NUI gesti WIMP OCGM Command Line Interface (CLI) L’interfaccia a riga di comando deriva dai primi calcolatori, i quali non erano in grado di compiere alcuna elaborazione autonomamente ed avevano bisogno di un’interazione di tipo testuale, tramite tastiera, tra utente ed elaboratore. Attualmente un’interfaccia di tipo CLI si ottiene per mezzo di un programma che permette all’utente di interagire digitando opportuni comandi su un emulatore di terminale testuale ed è ancora molto diffusa per il controllo e la configurazione di dispositivi Screenshot di un’interfaccia a riga come router, switch e stampanti di rete, ma anche per connettere indi comando con linguaggio DOS. remoto una rete di computer. Che cosa direbbe Gutenberg? 29 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Graphic User Interface (GUI) L’interfaccia grafica, come siamo abituati ad intenderla, deriva invece dall’intuizione nata allo Xerox PARC e realizzata dal giovane Steve Jobs nel 1983 nel computer Apple Lisa. Essa rappresenta il paradigma visivo con il quale l’utente può dare istruzioni al computer o ad altri device attraverso immagini piuttosto che codici. Utilizza metafore semplici da comprendere che vengono poiEsempi di icone utilizzate per il tradotte in icone cliccabili, in sistemi di archiviazione tramite cartelle ecursore del mouse sullo schermo. in finestre che permettono di esplorarne il contenuto. Questo sistema viene anche chiamato WIMP14, acronimo di “Window, Icon, Menu e Pointing device” (in italiano “finestra, icona, menu e dispositivo di puntamento”) proprio perché questi quattro elementi rappresentano le basi dell’interfaccia grafica su qualsiasi sistema operativo e non solo, il termine è stato infatti esteso anche al mondo dei videogiochi. In ogni caso l’unico modo con cui l’utente può interagire con la macchina e con questo tipo di interfaccia è per mezzo di tastiera e mouse, attraverso i quali è possibile compiere azioni come cliccare, spostare, ingrandire in modo semplice e abbastanza intuitivo. Natural User Interface (NUI) Infine, l’interfaccia che più di tutte rende i movimenti e l’interazione immediata e quasi scontata è quella naturale. Questo aggettivo evidenzia quanto sia facile apprendere questo nuovo linguaggio, tanto da diventarne esperti con poche e mirate istruzioni. Sfrutta le gestualità più comuni dell’agire quotidiano e rende l’interfaccia stessa praticamente invisibile. I comandi vengono dati attraverso movimenti del corpo dell’utente, in particolare gesti delle dita della mano che possono essere singoli o combinati. Si riferisce infatti a tutta14 la nuova generazione di dispositivi con display touchscreen, ma ancheTermine coniato da Merzouga alle ultime piattaforme di gioco che sfruttano i sensori di movimentoWilberts nel 1980. per rendere l’esperienza più completa e immersiva. Che cosa direbbe Gutenberg? 30 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Si passa quindi dal sistema WIMP a quello OCGM, acronimo di “Objects, Containers, Gestures e Manipulations” (in italiano “oggetti, contenitori, gesti e manipolazioni”). (George, 2009) Tale cambio di paradigma è stato annunciato da Ron George, un designer americano, che ha cercato di dare una spiegazione chiara, ma anche filosofica di questo mutamento. Gli “oggetti” rappresentano l’essenza dell’esperienza perchè diventano essi stessi l’interfaccia fisica o virtuale. Esempio di gesti e manipolazioni I “contenitori” sono il raggruppamento di tali oggetti, che non devonosu schermo touchscreen. per forza essere finestre o archivi gerarchici. I “gesti” e le “manipolazioni” riguardano, invece, i movimenti necessari a comunicare con il sistema. Nei primi l’azione indica l’inizio di una funzione ed è quindi indiretta perché necessita la risposta del dispositivo, nelle seconde l’influenza sull’oggetto o sul contenitore diventa diretta ed immediata. Tale differenziazione è fondamentale per la progettazione di un’interfaccia naturale in quanto i “gesti” sono i movimenti più intuitivi, semplici e legati al mondo delle metafore, mentre le “manipolazioni” sono più complesse ed hanno bisogno di essere apprese. Che cosa direbbe Gutenberg? 31 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1.5.1 Storia dell’interazione Chiarite le diverse definizioni di interfaccia è utile osservare come le modalità di interazione si sono evolute nel tempo. Se si parla d’interazione tra l’uomo ed il mondo che lo circonda, i computer sono l’ultima cosa con cui si è dovuto interfacciare. Dagli utensili più comuni a quelli meccanici, il genere umano ha sempre dovuto trovare il modo di mettersi in relazione con gli strumenti che esso stesso creava e questo è avvenuto attraverso diverse fasi. (Rigamonti, 2011) L’era della manopola Negli anni ’20 - ’30, a seguito della rivoluzione industriale, la macchina industriale era al centro dell’attenzione e venivano costruite secondo l’esaltazione estetica tipica del periodo. Erano marchingegni enormi che potevano essere controllati dall’uomo solo attraverso delle manopole, che quindi permettevano solo ed unicamente la regolazione del compito che essa svolgeva.Modern Times,Charlie Chaplin (1936). Che cosa direbbe Gutenberg? 32 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • L’era del pulsante Dagli anni ’40 - ’50 la situazione cambia e finalmente l’uomo torna ad essere al centro del sistema produttivo costruendo delle macchine di dimensione più umana. Si aggiunge anche una nuova funzionalità, quella del bottone, che quindi dà la possibilità di scelta tra due stati: acceso e spento, attivo e disattivo. Nasce in questo periodo il concetto di workdesk, ovvero della postazione di controllo alla quale hanno accesso i cosiddetti colletti bianchi, una nuova categoria di operai che non ha più bisogno di tute per non sporcarsi, ma al contrario può permettersi il lusso di una camicia bianca. La grande novità è che l’interazione uomo-macchina non avviene più solamente a lavoro, ma entra nelle case della gente con i primi elettrodomestici. Il design dell’interazione diventa fondamentale perchè non deve più comunicare solo con utenti tecnicamente preparati, ma anche con casalinghe e persone inesperte, che devono essere in grado di dare istruzioni complesse in modo semplice ed essenziale.Workstation ORACLE(anni ‘40). Che cosa direbbe Gutenberg? 33 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • L’era del “punta e clicca” è solo negli anni ’80, con l’introduzione dei personal computer e del mouse, che l’interazione diventa più completa, ma anche più complicata. Per questo nasce l’esigenza di un’interfaccia grafica, che approfitti di un sistema di metafore visive che rendano semplice la comunicazione con questa nuova macchina. Il design di tale interazione si sviluppa su tre livelli:   la messa in pagina, legata all’aspetto estetico-grafico dell’interfaccia;   la messa in forma, che si occupa dell’organizzazione funzionale, tramite l’utilizzo o meno di periferiche quali il mouse e la tastiera;   e la messa in scena, che riguarda le azioni da compiere per fare in modo che “accada qualcosa”, un evento che si attivi in risposta ad un movimento come ad esempio cliccare, puntare, selezionare, trascinare, ecc. (Anceschi, 1993) Rimangono sempre presenti i precedenti paradigmi della manopola e dei bottoni, che diventano virtuali ed aiutano l’utente a mantenere una certa confidenza con le azioni che svolge in ambito digitale rispetto a quelle che fa fisicamente. A questo si aggiungono tutta una serie di movimenti che cercano di essere il più simili possibili a quelli quotidiani aiutati da un insieme di richiami visivi iconici che indirizzano l’utente verso la prossima mossa da fare.Primo prototipo di mouserealizzato da Douglas Engelbartpresso lo e Stanford ResearchInstitute (1963) a confronto conun mouse moderno. Che cosa direbbe Gutenberg? 34 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • L’era del gestoCon l’introduzione massiccia del touchscreen sui dispositivi mobili, tuttoquello che prima veniva fatto con una periferica esterna, come il mouseo la tastiera, diventa gestibile con un semplice tocco. Per i nativi digitalisembra impossibile che un comando non si possa dare sfiorando lo schermo con un dito o agitando lo strumento, ma per tutti quelli che sonocresciuti con il concetto del punta e clicca, non è stato facile cambiarecompletamente modo di comportarsi davanti ad un nuovo device.è l’iPhone nel 2007 a permettere questo grande salto di paradigma,che cambia completamente il modo di utilizzare un telefono. Tutte lemacchine iniziano a diventare sempre più dei terminali multimediali enon unici portatori di quella tal funzione: con un telefono posso ascoltaremusica e fare foto, come con una TV digitale posso navigare su interneted interagire veramente. Questo ha richiesto un nuovo e più profondolavoro di ricerca per quanto riguarda le interfacce grafiche, che hanno dovuto reinterpretare il passato, ma permettere azioni sempre più liberee personali.Che cosa direbbe Gutenberg? 35 1. LE ORIGINI DEL DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Come, infatti, si può vedere nell’abaco dell’interfaccia iPhone, i pulsanti sono fondamentali per la scelta di attivazione o disattivazione di una certa funzionalità, ma data la virtualità di tale gesto, in mancanza di un bottone fisico da poter cliccare, questo deve essere simulato graficamente con molta cura.Elementi per l’interfacciagrafica dell’iPhone. è un chiaro esempio di interfaccia naturale, perchè simula pulsanti e regolatori con cui l’utente ha già familiarità nell’ambito fisico per indurlo a compiere dei gesti studiati per dare quella determinata istruzione al dispositivo. Un esempio evidente è l’idea promossa da Apple di ingrandire un’immagine semplicemente con il gesto di due dita che allontanandosi dal centro compiono un movimento talmente banale ed ovvio da non avere bisogno di spiegazioni. Che cosa direbbe Gutenberg? 36 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1.5.2 La metafora della scrivania Un modo per capire l’evoluzione dell’interfaccia grafica nella storia è osservare com’è cambiata graficamente la metafora della scrivania nei diversi sistemi operativi. Il desktop è stato reinterpretato dalle diverse case produttrici a seconda del target e dell’esperienza grafica del momento, dalla prima versione in bianco e nero realizzata da Steve Jobs per il computer Apple Lisa nel 1983 alla più attuale legata ai tablet e gli smartphone. Di seguito alcuni esempi. Apple Lisa Xerox Star 1983 1985Amiga Workbench Apple GS/OS desktop Windows 3.111985 1986 1993 Che cosa direbbe Gutenberg? 37 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Windows 95 Windows XP Mac OS X 10.3 “Panther”1995 2001 2003Windows Vista Mac OS X 10.5 “Leopard” Apple iPhone2006 2007 2007Windows 7 Apple iPad Mac OS X 10.7 “Lion”2009 2010 2011 Che cosa direbbe Gutenberg? 38 1. LE ORIGINI DEL DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 2. L’EDITORIA DIGITALEIl digitale rende la convergenza non solo possibile,ma inevitabile. Brian O’LearyChe cosa direbbe Gutenberg? 39Tesi di Daniela Verona
  • 2. L’EDITORIA DIGITALE 2.1 La quarta rivoluzione: dal libro all’eBookLa realtà in cui viviamo si basa, per molti aspetti, sulla scrittura.Dal libro sacro delle religioni monoteiste al testo scolastico, dal librocontabile all’editoria tradizionale, il “libro” è un elemento onnipresentenella nostra società.Da quando, nel 1455, Johann Gutenberg inventò la stampa a caratterimobili, la diffusione del testo scritto si è ampliata in modo esponenziale,sfruttando un supporto che è diventato familiare e alla portata di tutti.Il libro è considerato un mezzo di comunicazione perfetto. (Laconi, 2010)La sua fisicità e la libertà che lascia al lettore di decidere quando leggerlo e come utilizzarlo, lo rende uno strumento di potere sotto il nostrocontrollo. Una fisiologica trasformazione è avvenuta nei secoli con il miglioramento delle tecniche di stampa e l’introduzione del computer,ma mai come adesso l’editoria sta cambiando forma, diventandocompletamente digitale.“La pagina è sostituita dallo schermo, i caratteri stampati sitrasformano in bit. E il libro – o almeno, il libro al quale siamo abituati– sembra minacciato su più fronti.” (Roncaglia, 2010)L’ipertestualità si sostituisce alla scrittura lineare, l’introduzione dinuovi media cambia completamente le abitudini e le gestualità dellettore. Nascono nuovi canali di distribuzione e archiviazione, differentimodalità di gestione dei guadagni e problemi di protezione dei dirittid’autore, sono richieste nuove professionalità e competenze ben diverseda quelle coinvolte nell’editoria classica.La rivoluzione che viviamo ai giorni nostri è, con ogni evidenza,più radicale di quella di Gutenberg, in quanto non modifica solo la tecnica di riproduzione del testo, ma anche le strutture e le forme stessedel supporto che lo comunica ai lettori. (Chartier, 1999)Che cosa direbbe Gutenberg? 41 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Se analizziamo le tappe evolutive della divulgazione dell’informazione,possiamo indicare come prima grande rivoluzione il passaggioda comunicazione orale a scritta, con la creazione dell’alfabeto.Successivamente, la trasformazione del supporto da rotolo a libroprovocò un cambiamento importante nella produzione e diffusionedel testo scritto, alla quale seguì l’intuizione geniale del tipografo diMagonza, che con i caratteri mobili sconvolse completamente il mondodella stampa.Possiamo quindi definire quella odierna come la quarta rivoluzione (Roncaglia, 2010) che interessa il mondo della testualità e nella qualeè ancora difficile orientarsi. È necessario cambiare linguaggio e riconsiderare l’intero progetto, introducendo e approfondendo tutte lecaratteristiche tecniche legate al mondo digitale.Che cosa direbbe Gutenberg? 42 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 2.2 Cronologia dell’editoria digitale 1968 Alan Kay progetta, ma non realizza, il Dynabook: l’antenato dei laptop e dei tablet. 1971 è l’anno simbolo per la nascita dell’eBook. Il 4 luglio 1971 Michael Stern Hart, un giovane studente dell’Università dell’Illinois, digitalizza la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti, realizzando il primo testo digitalizzato scaricabile su Internet. Intuisce le potenzialità dell’editoria digitale e sceglie di utilizzare questa tecnologia per diffondere il patrimonio culturale dell’umanità lanciando il Progetto Gutenberg*, la biblioteca digitale che distribuisce gratuitamente opere letterarie di domino pubblico in forma elettronica. * Cosa direbbe Gutenberg? Per quanto l’editoria digitale sia il superamento dell’idea di stampa inventato da Gutenberg, il suo nome ricorre anche nel primo grande progetto di diffusione della letteratura attraverso la digitalizzazione dei testi. Il Progetto Gutenberg nasce nel 1971 dalla volontà di Michael S. Hart di realizzare una biblioteca digitale di libri liberamentehttp://www.gutenberg.org consultabili. Superando i limiti legati alla distribuzione e la riproduzione di testi cartacei, il progetto crede nel connubio tra eBook ed Internet per diffondere in tutto il mondo l’eredità letteraria che ci appartiene, con l’obiettivo di “rompere le barriere dell’ignoranza e dell’analfabetismo”. Gestito da migliaia di volontari, oggi conta 36 000 eBook, soprattutto in lingua inglese, pronti per essere scaricati su PC, eReader, iPad o altri device, a seconda dei formati disponibili: ePub, Kindle, HTML o normale testo formattato. Tutti i testi sono distribuiti gratuitamente e non è necessaria nessuna registrazione, anche se sul sito è possibile fare una piccola donazione per supportare il progetto. La maggior parte dei titoli è riutilizzabile senza restrizioni perché libera da copyright secondo le normative in vigore negli Stati Uniti. è necessario però controllare che non sia ancora protetto in altri Stati e quindi gestirlo di conseguenza. Che cosa direbbe Gutenberg? 43 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1981 Dick Brass (Dictronics Publishing Inc.) sviluppa il primo software che darà vita a un dizionario elettronico: nasce la prima enciclopedia elettronica, la Random House Electronic Thesaurus. 1987 Viene pubblicato e distribuito su floppy dalla Eastgate Systems il primo romanzo ipertestuale tratto dal libro di Michael JoyceM. Joyce,“Afternoon” “Afternoon”. Il romanzo, realizzato tramite l’uso di collegamenti(screenshot) ipertestuali, era caratterizzato da una struttura non lineare. 1993 Franco Crugnola e Isabella Rigamonti progettano e realizzano, per la loro tesi di laurea al Politecnico di Milano, uno tra i primi eBook reader e lo chiamano Incipit.Incipit Apple presenta il suo primo modello di palmare: Newton Message Pad. Adobe lancia il formato PDF (Portable Document Format). Digital Book offre 50 libri digitali su floppy disk in formatoApple NewtonMessage Pad DBF (dBASE Format). 1994 Liber Liber, una ONLUS italiana che promuove il libero accessoLogo alla cultura, fonda il Progetto Manuzio, la prima bibliotecaprogettoManuzio digitale in lingua italiana ispirata al progetto Gutenberg. http://www.liberliber.it/progetti/manuzio/index.htm 1995 Amazon inizia la vendita di libri fisici via Internet. Che cosa direbbe Gutenberg? 44 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 1996 Joe Jacobson inventa la nuova tecnologia e-ink o e-paper. Fonda la società E-Ink, che negli anni successivi diverrà leader di settore nella produzione di schermi a inchiostro elettronico. Il Progetto Gutenberg supera i mille titoli. 1998 Kim Blagg ottiene il primo codice ISBN per un eBook ed inizia la vendita di libri multimediali via amazon.com, bn.com e borders.comNuvoMediaRocket Ebook La NuvoMedia lancia sul mercato la prima generazione di eBook reader: Rocket Ebook e SoftBook. Si tratta dei primi lettori portatili con schermo touchscreen con tecnologia LCD retroilluminata, capaci di scaricare eBook direttamente daNuvoMediaSoftBook librerie online attraverso un modem interno che permette la connessione a Internet. Cominciano a proliferare siti di vendita di eBook in lingua inglese, come eReader.com e eReads.com 1999 Dal National Instituite of Standard and Technology (NIST), nasce l’OpenBook Forum, un’organizzazione internazionale che vede riuniti i principali editori, autori, produttori hardware e software, utenti e associazioni. Gli obiettivi comuni sono quelli di stabilire le specifiche e gli standard per l’editoria elettronica; sviluppare cioè delle specifiche comuni per tutti i sistemi stabilendo unformato standard per la conversione di testi in formato digitale. Microsoft e Mondadori firmano un accordo per la futura realizzazione congiuntadell’eBook in Italia. Che cosa direbbe Gutenberg? 45 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 2000 L’eBook conosce il suo primo periodo di grande popolarità grazie a Stephen King, che pubblica un romanzo multimedialeS. King, “Riding the Bullet - Passaggio per il nulla” in forma esclusiva“Riding the Bullet su Internet a soli 2.50$. In solo quarantott’ore il libro fu- Passaggioper il nulla” scaricato da cinquecentomila utenti. 2001 Prima fra le università italiane, dall’aprile 2001 l’Università della Tuscia avvia la sperimentazione del formato eBook come strumento per la pubblicazione di testi legati alla didattica, alla ricerca, alla vita universitaria, ma anche a collaborazioni con altri enti e istituzioni culturali. 2004 Google lancia il progetto Google Book Search, che permette la ricerca nel testo di libri digitalizzati. Quando il volume non é protetto da copyright é possibile scaricare l’intero PDF, mentre in caso contrario, a seconda degli accordi con l’editore, é possibile vedere l’anteprima di alcune pagine. 2005 Amazon acquista Mobipocket, una compagnia francese di programmi di lettura di eBook per diversi supporti. 2006 Sony lancia il suo Sony Reader con tecnologia e-ink.Sony Il primo eBook reader con schermo e-ink messo in commercioReader in Europa è iLiad, progetto di iRex Tecnologies, una derivazione della Philips. 2007 Amazon lancia il proprio eReader Kindle negli Stati Uniti.Amazon Bookeen lancia il lettore Cybook Gen3 in Europa.Kindle 1 Che cosa direbbe Gutenberg? 46 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 2008 Adobe e Sony raggiungono un accordo per la condivisione delle loro tecnologie legate agli eReader e alla protezione dei diritti d’autore DRM (Digital Rights Management).Sony Reader Sony lancia il Sony Reader PRS-505 in Francia e Inghilterra.PRS-505 BooksOnBoard inizia la vendita di eBook per iPhone. 2009 Amazon lancia il Kindle 2 ed il Kindle DX negli USA. L’integrazione tra l’eBook store di Amazon ed il Kindle ha Amazon Kindle 2 e permesso ad Amazon di coprire il 60% delle vendite di eBook Kindle DX alla fine del 2009. Barnes & Noble lancia il lettore Nook negli USA. Bookboon.com raggiunge la cifra di dieci milioni di download di eBook gratuiti in un anno. Barnes & Noble Nook 2010 Amazon lancia il Kindle DX International Edition. Amazon Kindle DX Bookeen presenta il Cybook Orizon al Consumer Electronics International Show. Edition Apple lancia il tablet iPad, un dispositivo multifunzione utilizzabile anche come eReader. Contemporaneamente annuncia un accordo con i cinque maggiori editori in lingua inglese, che permette ad Apple di iniziare la vendita su larga Bookeen scala di eBook mediante l’iBookstore, in aperta concorrenza Cybook Orizon con Amazon e Barnes & Noble. Google annuncia un nuovo servizio di vendita eBook online (Google Editions), in concorrenza con Amazon, Barnes & Noble e Apple. Apple iPad ... Che cosa direbbe Gutenberg? 47 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • ... (2010) TIM lancia BibletStore, un servizio di vendita di eBook online che raggruppa i maggiori editori italiani, e Biblet, un eReader comprensivo di connessione 3G gratuita verso BibletStore.Samsung Sulla scia di Stealth, la prima piattaforma di distribuzioneGalaxy Tab 7.0 eBook italiana, sorgono BookRepublic, Edigita, Biblet e una costellazione di eBookstore di libri elettronici in italiano. Samsung lancia la serie di tablet Galaxy Tab. 2011 L’Association of American Publishers rende noto che nel febbraio del 2011 per la prima volta il formato più venduto è stato quello basato su eBook. (Association of American Publishers, 2011)Apple iPad 2 Apple lancia l’iPad 2. Samsung lancia la versione 10 e 10.1 del Galaxy Tab con sistema operativo Android, che può essere considerato il primoSamsung vero concorrente dell’iPad.Galaxy Tab 10 Amazon espande il proprio mercato e lancia il suo primo tablet Kindle Fire.AmazonKindle Fire Che cosa direbbe Gutenberg? 48 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • 2.3 eBook o Digital Magazine?La definizione concreta di eBook non è ancora unica e condivisa.Quello che è certo è che il nome deriva dalla contrazione delle paroleinglesi “electronic book” e, da un punto di vista letterale, può indicarela versione digitale di un libro. Ci sono però ancora molti aspetti dachiarire e ambiguità da risolvere. Innanzitutto la confusione natadall’uso indiscriminato del termine “eBook” per indicare sia i contenuti,sia i software, sia gli hardware relativi al nuovo medium. (Francia, 2007)In ogni caso esistono delle definizioni (Subba Rao, 2004) più autorevoli dialtre come:eBook is a term used to describe a text analogous to a book that is indigital form to be displayed on a computer screen. − Cox and Mohammed, 2001eBook è il termine utilizzato per descrivere un testo simile ad un libro che si presentain forma digitale e può essere visualizzato sullo schermo di un computer.eBooks could expand over print media by adding hypertext links,search and cross reference functions and multimedia. − Hi - Tech dictionaryGli eBook spaziano oltre la stampa, aggiungendo collegamenti ipertestuali, ricerche,funzioni di riferimento e diversi media.An eBook is digital reading material that one views on a desktop ornotebook computer or on a dedicated, portable device with a largestorage capacity and the ability to download new titles through anetwork connection. − Adobe Systems, 2001Gli eBook sono materiale di lettura digitale che possono essere visionati su uncomputer fisso, portatile o dedicato, un supporto mobile con un ampia capacità di archiviazione e la possibilità di scaricare nuovi titoli attraverso la connessionead un network.Che cosa direbbe Gutenberg? 49 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Riassumendo le posizioni sopra indicate, possiamo definire l’eBook come un testo elettronico, nato con questa forma o successivamente digitalizzato, che mantiene la conformazione tipica del libro, ma sfrutta le caratteristiche di multimedialità e interattività proprie del medium che lo ospita. Si lega a uno specifico sistema di fruizione, con software o hardware dedicati, è fruibile attraverso uno schermo e prevede dinamiche di distribuzione legate alle politiche di download di Internet o delle case editrici proprietarie. Un altro elemento di confusione è causato dall’ambiguità tra eBook, Digital Magazine e PDF interattivo. (Elli, 2011) Si parla di eBook nel caso di libri elettronici prevalentemnete in formato ePub (Electronic Publication).15 Gli ePub possono contenere testo, immagini, animazioni, hyperlink a pagine web, audio e video e possono essere visualizzati su iPad o altri tablet secondo le limitazioni del supporto (il primo Kindle, ad esempio, non prevede la visualizzazione di immagini a colori o la riproduzione di suoni e video). Nonostante le possibilità multimediali, è spesso diffuso come semplice testo di lettura per eBook reader, dove le parole sono definite dalla tecnologia e-ink, studiata appositamente per agevolare la leggibilità su schermo. In ogni caso è necessario installare un programma compatibile con la propria piattaforma (Windows, Linux, Mac, eBook reader, iPad, iPod, smartphone) chiamato genericamente “Reader”. Tra i più diffusi: Adobe Digital Editions, FB Reader, iBooks (per iPad, iPhone). Completamente diverso è invece il Digital Magazine, una vera e15 propria applicazione (App) per le piattaforme iOS (iPad, iPhone),ePub è uno standard aperto basatosu xHTML (Extensible Hypertext Android e PlayBook (Blackberry). La differenza sostanziale è nellaMarkup Language), per il quale natura stessa del prodotto ed è legata al modo di utilizzo del tablet.esistono strumenti software di Essendo pensato per lettori di device mobili e non per PC, non siauthoring, composizione e letturasu tutte le piattaforme, da Windows parla di clic o passaggio del mouse per attivare e navigare i contenuti,a Linux passando per OS X. ma di movimenti delle dita: un “tap” equivale a un clic del mouse. Che cosa direbbe Gutenberg? 50 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Inoltre nel Digital Magazine si parla di pagina multilivello, dove nontutto è presentato a prima vista nella pagina, ma ci sono elementinascosti o in pausa, come audio e video, che possono essere attivatisolamente attraverso l’interazione dell’utente con l’interfaccia grafica touchpad a disposizione. La maggior parte dei Digital Magazine sonoacquistabili e scaricabili dalle più note piattaforme di distribuzione delleapplicazioni come AppStore, Android Market, BlackBerry App World odirettamente dai siti degli editori.Meno nobile, ma molto utilizzato, è infine l’eBook come PDFinterattivo, che deve la sua larga diffusione alla possibilità di esseredavvero crossmediale, ovvero la possibilità di lettura su praticamentetutti i device senza troppi problemi di compatibilità di software e/opiattaforma. Nonostante il legame con il tradizionale PDF (PortableDocument Format) questa tipologia può includere anche contenutimultimediali quali filmati, clip audio e pulsanti interattivi, ma non riesce a sfruttare a pieno le potenzialità d’interazione con l’utente, comeinvece accade in un Digital Magazine.eBook Digtal Magazine PDF interattivoChe cosa direbbe Gutenberg? 51 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 2.4 eBook reader o tablet? Dopo aver chiarito il termine eBook e le diverse alternative esistenti, è necessario approfondire anche il campo dei supporti di lettura mobile o più comunemente chiamati eBook reader. Questo termine può essere utilizzato per indicare sia il dispositivo, che può essere un personal computer, un tablet o un palmare, sia il software legato alla consultazione e alla lettura degli eBook. Una differenza sostanziale la pone la tecnologia e-ink,16 che migliora la leggibilità e la risoluzione del testo attraverso uno schermo non retroilluminato che emula la stampa dell’inchiostro sulla carta senza affaticare l’occhio del lettore. L’oggetto che conosciamo noi oggi è frutto dell’evoluzione dell’idea avveniristica del Memex di Vannevar Bush del 1945 e delle intuizioni di Alan Kay che progettò, ma non realizzò, il Dynabook nel 1968. Tra i primi esperimenti troviamo nel 1993 “Incipit”, un progetto italiano realizzato da Franco Crugnola e Isabella Rigamonti per la loro Tesi di Laurea al Politecnico di Milano. Si trattava di una lavagnetta dalla forma arrotondata con un ampio schermo, dei pulsanti di comando per navigare tra le pagine e un ingresso per floppy o CD-ROM. Purtroppo le due grandi aziende a cui era stato proposto, tra cui Microsoft, non ne capirono la portata commerciale e lo rifiutarono, tanto che i creatori 16 decisero di non brevettarlo. (Pianetaebook.com, 2011)E-ink o e-paper, è una tecnologia Lo stesso anno, Apple lanciò il primo modello della famiglia Newton,di display progettata per imitare creando da zero un nuovo mercato e in anticipo su tutti commercializzòl’aspetto dell’inchiostro su un il primo vero “palmare”, concetto coniato dall’amministratore delegatonormale foglio. A differenza diun normale schermo, che usa di Apple, John Sculley, nel 1992 in una conferenza stampa presso launa luce posteriore al display fiera dell’informatica Consumer Electronics Show di Las Vegas.per illuminare i pixel, l’e-paperriflette la luce ambientale come un Il Newton Message Pad era uno strumento avanzato e dotato di unafoglio di carta. Questa tecnologia è serie di programmi che gli permettevano di interagire con il sistemastata inventata nel 1996 da operativo esistente sui computer Mac. La causa del suo insuccesso nonJoe Jacobson, fondatore di E-Ink,ed è attualmente la tecnologia più fu il prezzo, dai 999 ai 799 dollari. A minare la sua credibilità ci hannoutilizzata dagli eBook reader. pensato la complessità dello strumento e il mancato riconoscimento Che cosa direbbe Gutenberg? 52 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • della scrittura, da loro stessi pubblicizzato. Nonostante i successivimiglioramenti, la fiducia riposta in questo nuovo mezzo era stata ormai disattesa e ad Apple non rimase che chiudere il progetto.La vera nascita degli eBook reader risale quindi al 1996, anno in cuiJoe Jacobson formulò la tecnologia e-ink e stabilì un modello da imitare.A questo punto è necessario fare una distinzione tra eBook readere tablet.I tablet sono dispositivi poliedrici, interattivi e multimediali, nati perprolungare l’esperienza di uso del computer quando si è lontani dallascrivania o in movimento. Tale esigenza è nata con l’arrivo del primoiPad Apple, che ha saputo creare il proprio mercato anche grazie allediverse applicazioni aggiuntive che lo rendono unico e versatile. Con untablet si può anche leggere un eBook scaricato appositamente per quellaedizione, ma avendo uno schermo retroilluminato (LCD) è sconsigliatoper la lettura di testi lunghi.Al contrario un eBook reader è principalmente un dispositivo dilettura con tecnologia e-ink. Contiene solo le funzioni legate alla gestionedel libro digitale: girare pagina, ingrandire il testo, sottolineare, fareannotazioni e, oltre ad essere più semplice ed immediato, risulta anchepiù leggero e meno ingombrante. In entrambi i casi gli eBook possonoessere acquistati online negli appositi canali di distribuzione.Che cosa direbbe Gutenberg? 53 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Il mercato Il mercato degli eReader sta attraversando un periodo di grande espansione. Considerando i numeri dell’ultimo biennio con quasi 18 milioni di eReader e tablet comprati nel 2010 e 25 milioni di device acquistati entro la metà del 2011, gli analisti tendono a prevedere che nel 2015 il mercato si espanderà a quasi 300 milioni di apparecchi venduti. Tra tutte le case produttrici spicca il colosso Amazon che con la serie Kindle detiene la fetta più grande del mercato degli eReader.17 Nel settore tablet, invece, la concorrenza è aperta. Dal recente tentativo di espansione di Amazon con il Kindle Fire ai nuovi dispostivi con sistema operativo Android marcati Sony, Samsung e Barnes & Noble, solo per citarne alcuni, tutti devono confrontarsi con l’iPad della Apple, che continua a dettar legge sia dal punto di vista commerciale sia sotto l’aspetto grafico e interattivo. Quello che ci prospetta il futuro degli eReader è però la nascita di display ibridi in grado di fondere le caratteristiche della tecnologia e-ink di lettura non affaticante a quelle dello schermo LCD ad alta risoluzione e chissà che questo non si applichi anche ai tablet, dove il campo dell’editoria digitale sta avendo sempre più successo. Un obiettivo importante da raggiungere, ma che al momento sembra non essere nelle intenzioni delle aziende produttrici, è l’individuazione di uno standard riguardo alle dimensioni e la risoluzione dello schermo, in modo tale da aiutare gli editori a creare un prodotto unico di facile diffusione sul maggior numero di device. Per questioni di business questo ancora non è possibile, ma se da un lato chi realizza gli eBook si trova ad affrontare scelte importanti legate a formati e sistemi di protezione che potrebbero pregiudicare la sua distribuzione, dall’altro l’utente è ancora in grado di scegliere il modello più congeniale da una vasta gamma di prodotti.17Technology Research | Gartner Inc. Di seguito alcuni degli esempi più rappresentativi dei dispositivi(2011). in commercio. Che cosa direbbe Gutenberg? 54 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • eReaderKindle 3 (Kindle Keyboard)Produttore: AmazonRisoluzione: 600 x 800 pixel a 167 ppi (pixel per pollice)Schermo: 6” (diagonale) − tecnologia E-ink “Pearl”Dimensioni: mm 190 x 123 x 8.5Peso: 241 grConnessione: WiFiKindle 4 (Kindle Touch)Produttore: AmazonRisoluzione: 600 x 800 pixel a 167 ppi, 16 sfumature di grigioSchermo: 6” (diagonale) − tecnologia E-ink “Pearl”Dimensioni: mm 166 x 114 x 8.7Peso: 170 grConnessione: WiFiNook TouchProduttore: Barnes & NobleRisoluzione: 600 x 800 pixel a 167 ppi, 16 sfumature di grigioSchermo: 6” (diagonale) − tecnologia E-ink “Pearl”Dimensioni: mm 165 x 127 x 11.1Peso: 212 grConnessione: WiFiChe cosa direbbe Gutenberg? 55 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Cybook OrizonProduttore: BookeenRisoluzione: 600 x 800 pixel a 167 ppiSchermo: 6” (diagonale) − tecnologia SiPix ePaperDimensioni: mm 189.8 x 125.7 x 7.6Peso: 245 grConnessione: WiFiSony PRS T1Produttore: SonyRisoluzione: 600 x 800 pixel a 167 ppi, 16 sfumature di grigioSchermo: 6” (diagonale) − tecnologia E-ink “Pearl”Dimensioni: mm 173 x 110 x 8.9Peso: 168 grConnessione: WiFiChe cosa direbbe Gutenberg? 56 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • TabletiPad iPad 2 Produttore: Apple Risoluzione: 1024 x 768 pixel a 132 ppi Schermo: 9,7” (diagonale) − multi-touch widescreen lucido retroilluminato LED con tecnologia IPS Dimensioni: mm 241.2 x 185.7 x 8.8 Peso: 613 gr Connessione: WiFi + 3G Sistema operativo: Apple iOS 5 Mercato di riferimento: Apple Store Kindle Fire Produttore: Amazon Risoluzione: 1024×600 a 169 ppi Schermo: 7” (diagonale) − multi-touch widescreen lucido retroilluminato LED con tecnologia IPS Dimensioni: mm 190 x 120 x 11.4 Peso: 413 gr Connessione: WiFi + 3G Sistema operativo: Android 2.3 Gingerbread Mercato di riferimento: Amazon Appstore Che cosa direbbe Gutenberg? 57 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Sony Tablet SProduttore: SonyRisoluzione: 1280 x 800 a 161 ppiSchermo: 9,4” (diagonale) − multi-touch LCD TFT a coloriDimensioni: mm 241.2 x 174.3 x 10.1Peso: 598 grConnessione: WiFi + 3GSistema operativo: Android 3.2 HoneycombMercato di riferimento: Android MarketSamsung Galaxy Tab 10.1Produttore: SamsungRisoluzione: 1280 x 800 a 149 ppiSchermo: 10.1” (diagonale) widescreen − multi-touch LCD TFT WXGA Dimensioni: mm 256.7 x 175.3 x 8.6Peso: 565 grConnessione: WiFi + 3GSistema operativo: Android 3.2 HoneycombMercato di riferimento: Android MarketChe cosa direbbe Gutenberg? 58 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 2.5 DRM (Digital Rights Management) Fino ai primi anni ’90 l’associazione formato-supporto risultava immediata e scontata. Il testo si declinava in un libro o giornale fisico, l’audio in cassette, CD o radio e il video in televisione, cinema Logo DRM Digital RightsManagment. o videocassette. In ogni caso l’unica forma di duplicazione possibile avveniva mediante un procedimento di tipo analogico, che però comportava una perdita di qualità tale da limitare e disincentivare il fenomeno della pirateria. Tutto è cambiato quando i contenuti sono diventati completamente digitali e quindi per propria natura facili da replicare in copie identiche all’originale. Con Internet, poi, si è semplificato il processo di distribuzione e, se da una parte ha sviluppato nuove opportunità di profitto, dall’altra ha incrementato esponenzialmente il numero di copie illegali in circolazione. Come scrive Alessandro Scintu nella relazione DRM, Digital Rights Management: “L’introduzione del digitale e di Internet ha causato notevoli cambiamenti nel mondo di autori, editori e broadcaster e più in generale nel mondo multimediale, creando un nuovo paradigma commerciale e di utilizzo: da distribuzione e vendita di beni tangibili a distribuzione e licenza d’uso di beni intangibili, ossia ciò che deve essere commercializzato non è più la copia dell’opera, bensì il diritto d’accesso all’opera stessa.” (Scintu, 2006) Tali cambiamenti resero necessaria una nuova politica di tutela dei diritti delle varie figure presenti nella nuova catena di distribuzione dell’opera digitale. La tecnologia ha cercato fin da subito di introdurre accorgimenti che rendessero difficile o di scarsa qualità la copia pirata, ma è servito un vero cambiamento d’approccio per capire che la modalità più efficace riguardava l’accesso al contenuto. Che cosa direbbe Gutenberg? 59 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • è in questo contesto che sono nate le tecnologie di Digital RightsManagement (DRM).In ambito informatico l’acronimo DRM può essere interpretato in duemodi differenti:  sia come l’insieme delle tecnologie software e hardware per la “gestione dei diritti digitali” (Digital Management of Rights) mediante la cifratura dei contenuti e la distribuzione a pagamento o gratuita delle chiavi di apertura, al fine di proteggere i contenuti da eventuali accessi illegali;  sia come il sistema di “amministrazione digitale dei diritti”, che quindi non si limita agli aspetti di sicurezza, ma sovrintende la descrizione, l’identificazione, la distribuzione, la protezione e la tracciatura di tutte le forme di cessione del diritto d’uso di uno specifico contenuto. (Definizione adottata dal W3C - World Wide Web Consortium).I DRM sono anche chiamati “filigrana digitale”, in quanto le informazioni nascoste che vengono aggiunte ai file, hanno lo scopo di regolamentarnel’utilizzo come la filigrana delle banconote ne impedisce la falsificazione.Come tutti i metodi di protezione, però, anche quelli utilizzati nei sistemidi DRM non sono assolutamente inviolabili. Qualunque sia la tecnologiautilizzata, bisogna considerare due aspetti nel calcolare la robustezza diun sistema di DRM:  la resistenza nel tempo, che deve avere una durata tendenzialmente uguale all’obsolescenza sul mercato del prodotto da proteggere.  il costo della protezione, che deve essere proporzionato al valore del bene da proteggere dal punto di vista del produttore, non dell’acquirente.Affinché sia efficace, un sistema per la gestione dei diritti non deve semplicemente replicare le tradizionali modalità distributive del mondofisico, ma deve anche essere in grado di adattarsi alle molteplici modalità con le quali un contenuto digitale può essere licenziato.Che cosa direbbe Gutenberg? 60 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Alla base di ogni sistema per la gestione dei diritti c’è quindi un modellodei diritti (Rights Model) che specifica tutti i tipi di utilizzo del contenuto e i relativi attributi: quante volte, per quanto tempo, da chi, a qualeprezzo, ecc. (Rosenblatt, Rosenblatt, Trippe, & Mooney, 2002)Un modello chiaro e semplice è descritto nel saggio “Letting Loosethe Light” di Mark Stefik, dottore dello Xerox PARC Research Labs,che divide i diritti secondo tre modalità riguardanti la fruizione finale, il trasferimento e il riutilizzo. (Stefik, 1996) Diritti sulle modalità Diritti sulle modalità Diritti sulle modalità di fruizione finale di trasferimento di riutilizzo Copia permanente Duplicazione Estrazione Visione Spostamento Modifica Esecuzione Duplicazione IncorporazioneChe cosa direbbe Gutenberg? 61 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Per quanto riguarda, invece, gli attributi dei diritti, esistono ulteriori tre categorie:   Compenso, che riguarda qualsiasi cosa l’utente finale deve dare in cambio del diritto d’utilizzo del contenuto e può andare dal prezzo, alla compilazione di un modulo di registrazione o l’accettazione del monitoraggio d’uso.   Estensione dei diritti, che indica per quanto tempo, per quante volte, o in quali luoghi applicare i diritti.   Tipi di utenti finali, che permette di avere insiemi differenti di diritti per varie classi di utenti. (Iannella, 2001) Tutto questo viene racchiuso in una licenza che l’utente deve accettare e sottoscrivere obbligatoriamente per poter avere accesso al contenuto attraverso procedure di profilazione e autenticazione, che possono rendere molto complesso e a volte impossibile la condivisione dello stesso contenuto su device differenti o più aggiornati. Tra i limiti e le problematiche riguardanti i DRM c’è infatti la mancanza di uno standard unico in grado di garantire il corretto funzionamento di questo sistema. Questo è dovuto a diversi fattori, tra i quali la vulnerabilità delle tecnologie utilizzate, la necessità di comunicazione con standard già esistenti e diversi tra loro, come ad esempio l’utilizzo dello stesso file digitale su computer, telefonini, tablet e altri device, maRivisitazione della pubblicitàdell’Apple iPod in relazione alla soprattutto la scelta di certe aziende di sfruttare questa diversificazione protesta contro i DRM. come leva per l’acquisizione o il mantenimento del potere di mercato. Uno dei casi più discussi sull’uso dei lucchetti digitali è stato quello dell’iTunes Music Store (attualmente iTunes Store) di Apple. All’apertura del negozio virtuale nel 2003, Apple adottò un DRM denominato FairPlay: con questo sistema una canzone acquistata sullo store poteva essere trasferita e riprodotta su un numero illimitato di iPod, ma eseguita solo su tre computer autorizzati. Il DRM non è più applicato alla musica scaricata dai server Apple dal 2009, ma rimane attivo su film, serie TV, audiolibri e suonerie. Che cosa direbbe Gutenberg? 62 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • L’approccio attuale di Apple, sulla scia di quello dei colossi Google(con Google Music) e Amazon (con Amazon Cloud Drive), è oggidecisamente differente. Pagando una quota fissa annuale, tutti i titoli musicali presenti sui propri dispositivi, indipendentemente dal fattoche siano stati scaricati o meno da iTunes Store, vengono inseriti in undatabase online, iCloud, e vengono resi disponibili per lo streaming eil download in alta qualità e libero da DRM su tutti i propri dispositiviApple (Mac, iPhone, iPod touch, iPad): una specie di condono musicale.Per quanto riguarda gli eBook, le tecnologie DRM sono ancora largamenteutilizzate. è tuttavia facilmente prevedibile uno scenario futuro simile aciò che sta succedendo oggi per la musica digitale, anche per il semprepiù diffuso scetticismo degli editori nei confronti dei DRM.Viene da pensare che, come accadde a inizio ‘900 con l’introduzionedei nuovi media, cinema, radio e TV, ancora oggi chi detiene il poteresi sente costretto a difendere il proprio territorio, anche se allorasi parlava di primato culturale e oggi più di interesse economico.Ancora una volta, l’evoluzione e non una miope conservazione, sembraessere la chiave del successo; in altre parole, bisogna trarre il massimovantaggio dalle nuove tecnologie, invece di provare a fermarle.Che cosa direbbe Gutenberg? 63 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Intervista a Marco Calvodi Daniela VeronaMarco Calvo Presidente e fondatore dell’associazione culturale Liber LiberAttivo da molti anni nel mondo della telematica, ha collaborato allo sviluppoe alla gestione di MC-link, uno dei principali Internet provider italiani, edha curato alcune rubriche per la rivista di informatica MCmicrocomputer,una delle più diffuse in Italia. Dell’associazione culturale Liber Liber cura ilprogetto Manuzio, prima biblioteca italiana di testi elettronici sul web.È amministratore della società E-text S.r.l. specializzata in progettazione disiti Internet. Nel settembre 2000 è stato nominato dal Ministro per la FunzionePubblica membro del Comitato tecnico per l’accessibilità dei siti Web pubblici.Ha pubblicato alcuni manuali per la casa editrice Laterza (Frontiere di rete,Internet 2004, ecc.). È consulente e docente nel campo delle telecomunicazioni.DV: Perchè i DRM sono considerati un ostacolo alla diffusionedella cultura digitale invece che una tutela per gli autori,motivo per il quale sono nati?MC: Inizio con una premessa che mi sembra utile: i DRM non sononati a tutela degli autori, ma piuttosto dei distributori. Vengonopropagandati come strumenti a difesa degli autori perché in questomodo appaiono eticamente più accettabili, in realtà danneggiano tantogli utenti quanto gli autori. I motivi per cui i DRM sono consideratinocivi per la diffusione della cultura digitale sono che introduconocomplessità, costi, mancanza di interoperabilità e problemi tecnici afronte di una totale inefficacia del contrasto della pirateria.Il motivo per cui i DRM sono totalmente inefficaci è presto detto:nessun utente che volesse scaricare un brano musicale pirata, o unebook, perderebbe tempo a scardinare un sistema DRM. Accederebbesemplicemente a un sistema peer to peer, e scaricherebbe un file giàsbloccato. Per contro, se il produttore del mio lettore non ha strettoaccordi commerciali con il distributore di contenuti DRM, c’è il concretorischio che pur avendolo pagato non avrò modo di fruire del mioChe cosa direbbe Gutenberg? 64 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • contenuto. Questi sciocchi intralci stanno sensibilmente rallentando ladiffusione degli ebook, cagionando ai distributori un danno ben piùsignificativo di quello prodotto dalla pirateria.DV: Secondo lei, in materia di protezione contro la pirateria,dovrebbe esserci una differenza tra i diversi contenuti (eBook,musica, video, ...) o sarebbe meglio uno standard unico?MC: Non esiste alcun motivo intelligente per cui debbano essere utilizzatii DRM. Mi sembra perciò poco utile scendere nei dettagli tecnici.Perfino le major discografiche hanno finalmente capito quanto sianocontroproducenti i DRM, e ormai da tempo hanno deciso di rinunciarvi.Il mondo dell’editoria è purtroppo culturalmente più arretrato,la competenza tecnica della maggior parte dei dirigenti è scadente.L’industria musicale ha impiegato più di quindici anni per capirequanto siano sciocchi i DRM. Speriamo che l’industria editoriale neimpieghi qualcuno in meno, magari grazie all’aver scambiato dueparole con qualche dirigente musicale ravveduto.DV: Parlando di standard, perchè ancora non è possibileindividuarne uno, nonostante le tecnologie siano sempre piùsofisticate?MC: Nessun progettista intelligente si occupa di DRM. Non mi sorprendeche quelli che insistono non riescano a venirne a capo.DV: Come vede e spera il futuro dell’editoria digitale rispettoai sistemi di tutela dei diritti?MC: Mi piacerebbe un mondo dell’editoria che mettesse al centrodell’attenzione i lettori e gli autori. Un sistema che garantisse ai lettoriun accesso ai contenuti semplice e svincolato da trappole tecnologiche,e che al contempo consentisse agli autori di non subire i contrattiChe cosa direbbe Gutenberg? 65 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • capestro dei distributori. Mi piacerebbe ad esempio una normache rendesse illegali i contratti di esclusiva, quei contratti cioè chericattano gli autori. Oggi il mercato della produzione di contenuticulturali è nelle mani di pochissimi monopolisti, i quali in ragionedella loro posizione sono nelle condizioni di decretare la vita o la mortedi un’opera, e possono quindi ricattarne gli autori imponendoglicompensi e condizioni contrattuali del tutto sfavorevoli. Se davvero laretorica che sentiamo quotidianamente a favore degli autori (e controla cosiddetta pirateria) avesse un qualche fondamento, una similenorma sarebbe stata già approvata da tempo.Che cosa direbbe Gutenberg? 66 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 2.6 Come si progetta una rivista digitaleDopo aver trattato l’editoria digitale dal punto di vista generaledei formati, dei supporti e dei sistemi di protezione è ora possibileapprofondire in modo più dettagliato la progettazione delle rivistedigitali su iPad o altri tablet. Innanzitutto bisogna comprendere ladifferenza che c’è tra l’ideazione di un eBook e quella di una rivistadigitale perché, nonostante siano entrambi esempi di letteraturadigitale, hanno caratteristiche completamente differenti.Gli eBook sono prevalentemente in formato pdf o epub e prevedonosemplici e funzionali interazioni con l’utente limitate al normale uso diun libro: girare pagina, ingrandire il testo, ecc.Nei Digital Magazine, invece, il contenuto sfrutta le innumerevolipotenzialità del mezzo che lo ospita creando così un nuovo modo difare comunicazione, con approfondimenti multimediali, infografiche interattive ed un coinvolgimento totale dell’utente-lettore. Si tratta,inoltre, di una vera e propria applicazione compilata e chiusa, che quindideve rispettare standard e procedure imposte dal sistema distributivo.Dal punto di vista progettuale questo cambia totalmente l’approcciocreativo. Si pone a metà tra la stampa e il web perchè ha bisogno diuna redazione ed un flusso di lavoro simile a qualsiasi altra rivista, ma con l’opportunità ed il dovere di essere multimediale e attentoalla capacità dell’utente finale di interagire con una nuova interfaccia. La User Experience (UX), infatti, è ancora limitata e questo comportauna progettazione incentrata tutta sul lettore che deve essere guidato edaccompagnato nella navigazione in modo semplice ed intuitivo.(Trento, 2010)Che cosa direbbe Gutenberg? 67 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Modelli di sviluppoEsistono diversi modelli di sviluppo che un editore può scegliere in basealle proprie esigenze:  lo sfogliatore PDF, che utilizza dei servizi online per convertire il PDF per la stampa in una rivista digitale. Tale risparmio comporta però un livello di interattività molto limitato. (es. La Gazzetta dello Sport) Copertina Sommario Edicola  l’applicazione nativa, che ha bisogno delle competenze di programmatori e sviluppatori per creare un sistema di lettura e di interazione totalmente personalizzato in base alle esigenze del cliente. Si sceglie per distinguersi dalla concorrenza, ma impone costi e tempi di sviluppo molto alti. (es. iPanorama) Copertina con Sommario Edicola menu personalizzato con descrizioneChe cosa direbbe Gutenberg? 68 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  •   il modello web, che si limita a creare una versione tablet del sito internet con un evidente risparmio di tempo, ma una perdita di opportunità dal punto di vista interattivo.  l’applicazione nativa ibrida, combinazione delle precedenti, che sfrutta la versione web su un sistema considerabile come nativo.  e i framework proprietari (Adobe Digital Suite Solution e Woodwing), che offrono un modello semplice ed efficace attraverso il quale anche i grafici editoriali, senza nessuna competenza di programmazione, possono realizzare un vero Digital Magazine. Questo grazie all’integrazione che avviene direttamente all’interno dello strumento principale del mestiere: Adobe InDesign. (es. Woodwing: TIME - es. Adobe Digital Suite Solution: Wired) Copertina Sommario Edicola Copertina Sommario EdicolaChe cosa direbbe Gutenberg? 69 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Adobe Digital Suite Solution o WoodwingL’utilizzo di framework proprietari risulta essere la soluzione piùutilizzata da i più importanti magazine internazionali come Wired,The New Yorkers, TIME e le motivazioni sono semplici:  l’interfaccia messa a disposizione è già completa e funzionante e può essere limitatamente personalizzata a fronte di una spesa decisamente inferiore all’investimento necessario per una App nativa;  i tempi di realizzazione sono brevi perché si sfruttano le competenze dei grafici editoriali, che continuano in questo modo ad utilizzare lo stesso programma di realizzazione con l’aggiunta di nuovi menu per gestire interattività, video e audio.I due sistemi attualmente in commercio hanno, però, caratteristichedifferenti sia nelle politiche di prezzo sia nel sistema di produzione.Woodwing ha un’architettura Client/Server propria che permette lagestione online e offline di diversi flussi di lavoro (stampa, web, app, ...) e comunica con Adobe InDesign come programma esterno.Al contrario, la Adobe Digital Suite Solution nasce proprio comeestensione del programma di impaginazione, aggiungendo nuovefunzionalità per gestire i file multimediali e le interattività. Ha però bisogno di un server d’appoggio per la pubblicazione della App cheviene fornito direttamente da Adobe.Tale situazione è in parte variata dopo l’annuncio, all’Adobe MAX 2011di Los Angeles, dell’integrazione del software Adobe nella piattaformaWoodwing, che offrirà la Digital Publishing Suite in qualità di rivenditoreautorizzato. (Adobe, 2011)Questa novità rafforza il legame tra le due realtà produttive combinandole potenzialità del flusso di lavoro Woodwing con i vantaggi tecnici della Suite Adobe in un unico workflow cross-mediale.Che cosa direbbe Gutenberg? 70 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • Attualmente il flusso di lavoro dei due sistemi è il seguente: InDesign Adobe Adobe CREARE AUTORE PRODUZIONE DISTRIBUZIONE & ANALISI REALIZZAZIONECD5 o Digital Viewer GUADAGNOCS5.5 Magazine Solution Il grafico Si aggiungono Si produce Si controlla ... e si Si analizzano Si esporta realizza il le interazioni il file l’anteprima presenta le performance il file finale layout con ed i contenuti in formato del .folio su al cliente in formato InDesign multimediali .folio e si iPad... .issue pronto per CS5 o CS5.5 attraverso aggiungono essere inviato il pannello i metadata all’Apple Store Overlay per la chiusura Creator definitiva e la certificazioneInDesign softwareCD5 o WoodwingCS5.5 Per quanto riguarda i costi, invece, la differenza è stabilita sia dal costo del programma utilizzato sia dal canone annuale o una tantum che il cliente deve pagare per pubblicare ogni singola App e se vuole in aggiunta una propria edicola dove poter distribuire i diversi numeri della rivista. Che cosa direbbe Gutenberg? 71 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • L’unica reale divergenza, legata alla proprietà della licenza di distribuzione, si basa sul fatto che con la piattaforma Adobe solo il cliente può essere il proprietario/editore della App, mentre con Woodwing anche lo sviluppatore può intestare a sé stesso tale contratto. Questo aspetto è stato risolto recentemente dall’introduzione di un nuovo tipo di contratto chiamato Adobe Digital Publishing Suite Single Edition che si affianca alle soluzioni Professional e Enterprise e permette finalmente anche ai designer o ai piccoli studi di comunicazione di pubblicare la propria App ad un prezzo accessibile (395$). (Adobe, 2011) In entrambe le soluzioni, alla fine del procedimento di progettazione e produzione, si ottiene un file in formato folio che può ancora considerarsi un file aperto e modificabile. Questo deve essere inviato al Server Provider per essere compilato e chiuso definitivamente in una App in formato ipa pronta per essere distribuita. La grande potenzialità di questo formato può essere espresso dallo slogan WORA “Write once, run anywhere” 18 (letteralmente: “Scritto una volta e funzionante ovunque”) che descrive perfettamente la capacità crossmediale dell’ipa di poter essere distribuito ed utilizzato su piattaforme differenti con sistemi operativi diversi tra loro. Questo vale dal punto di vista della funzionalità, ma c’è un aspetto che rende ancora impossibile una reale condivisione dello stesso file su tablet differenti ed è legato alla misura dello schermo e la sua risoluzione. Tale resolution gap è dovuto alla mancata standardizzazione dei dispositivi in commercio che, insieme al sistema di protezione delle App, obbliga gli utenti a scaricare applicazioni solo dal mercato online di riferimento e costringe i creativi a creare versioni differenti in base al formato.18WORA “Write once, run anywhere”è lo slogan lanciato nel 1996 dallaSun Microsystems per illustrare lepotenzialità crossmediali del nuovolinguaggio Java. Che cosa direbbe Gutenberg? 72 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • Layout ed architettura dei contenuti Scelta la piattaforma di creazione, ci sono molti altri aspetti da valutare nell’ideazione di un rivista digitale soprattutto nell’ambito grafico. Se si parla nello specifico dell’iPad, la scelta del carattere da utilizzare deve essere contenuta nella lista di font supportate,19 per non incorrere in una conversione errata dello stile di scrittura. Per questioni di leggibilità, inoltre, su tutti i tablet il corpo del testo non deve scendere al di sotto di 12 pt in modo da non affaticare la vista soprattutto in caso di schermo retroilluminato. Quando si arriva, finalmente, a progettare il layout della rivista, bisogna anche considerare il sistema di navigazione iPad che comprende due differenti visualizzazioni: verticale ed orizzontale a seconda dell’orientamento del dispositivo. A differenza di un impaginato per la stampa, nella rivista digitale non esistono pagine affiancate, ma storie differenti che si sfogliano in orizzontale, il cui sviluppo avviene attraverso pagine singole o un unico grande paginone da far scorrere in verticale e questo avviene in entrambi gli orientamenti. (Gilioli, 2011) STORIA A STORIA B STORIA C Layout A Layout B Layout C Pagina 1 Pagina 1 Pagina 1 Pagina 2 Navigazione19 verticale all’interno della storia / articoloLe 58 font attualmente supportatedal sistema operativo Apple iOSpossono essere consultate su Navigazione orizzontale tra le storie / articoliquesto sito http://iosfonts.com Che cosa direbbe Gutenberg? 73 2. L’EDITORIA DIGITALE Tesi di Daniela Verona
  • La possibilità di diversificare layout e contenuti nelle due direzioni dilettura può essere vista come una novità editoriale unica.Un modo molto comune di sfruttare tale aspetto è la diversificazione delle copertine non solo nei contenuti, ma soprattutto nelle interazionirichieste all’utente.Editori più intraprendenti hanno anche pensato di sperimentare duediverse riviste in una sola App, ad esempio in orizzontale la versionefemminile ed in verticale quella maschile.In conclusione, la rivista digitale apre nuovi orizzonti alla comunicazioneeditoriale e quindi non può ridursi alla semplice riproduzione deldocumento già esistente attraverso uno sfogliatore PDF. è necessarioriconsiderare l’intera struttura e il layout pensando a cosa il lettore siaspetta di trovare e di fare con questa nuova applicazione.Che cosa direbbe Gutenberg? 74 2. L’EDITORIA DIGITALETesi di Daniela Verona
  • 3. IL PROGETTO “Artribune”Vinceranno le aziende editoriali che trasformerannogli atomi (carta) in bit (digitale). Nicholas NegroponteChe cosa direbbe Gutenberg? 75Tesi di Daniela Verona
  • 3. IL PROGETTO “Artribune” 3.1 Cos’è ArtribuneArtribune è una testata di arte e cultura contemporanea rivolta a lettorivivaci, attivi, attenti. Fin dalla sua nascita si pone l’obiettivo di diventareun punto di riferimento assoluto per l’informazione, l’aggiornamento,la comunicazione nel mondo dell’arte e della cultura in Italia.Interdisciplinare, senza limiti e barriere di settore, Artribune si rivolgea tutti coloro che amano l’arte, la creatività, l’architettura, il design,la moda, la musica, la letteratura, il cinema, il teatro, ecc. (Artribune, 2011)Artribune è anche una piattaforma editoriale multimediale, dove unavastissima redazione di giornalisti, professionisti, curatori, critici estorici dell’arte, blogger, esperti di comunicazione, filosofi, docenti universitari ed intellettuali, produce contenuti di qualità a 360 gradi,dall’archeologia alle ultime tendenze, dal cinema al design, dalla musicaalle politiche culturali, fino al marketing territoriale e al lifestyle.Questi contenuti vengono poi veicolati attraverso una molteplicità dicanali, aggiornati ed implementati in maniera quotidiana e capillare:  il magazine freepress  la web tv  il sito web  i social network  e le app.Che cosa direbbe Gutenberg? 77 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Il freepress Un’ottima grafica, un alto tasso di leggibilità per un prodotto editoriale scritto e confezionato con l’obiettivo di essere letto, di informare, di incidere sulle scelte, di indirizzare e individuare le tendenze. I temi di punta sono: l’attualità culturale, le news, le grandi inchieste dall’Italia e dell’estero, reportage e interviste a tutti i protagonisti del mondo culturale. Il focus è essenzialmente sulle novità, ma non mancano ampi spazi di riflessione e approfondimento critico. Sviluppato in maniera indipendente, ma sinergica, rispetto al sito, il magazine Artribune è un freepress ad uscita bimestrale distribuito in tutto il paese sia in abbonamento, sia durante i grandi eventi, sia in svariati punti di distribuzione gratuita. Ecco qualche numero:   55 mila le copie stampate in media   6 numeri all’anno + i numeri speciali   350 punti di distribuzione gratuita in Italia tra gallerie, musei, concept store, librerie...   9.000 opinion leader, vip e operatori qualificati raggiunti con un invio gratuito di ogni uscitaArtribune Magazine n. 4 – n. O n. 1 n. 2 n. 3Speciale Auditorium di Firenze Maggio 2011 Luglio 2011 Settembre 2011 Novembre 2011 Che cosa direbbe Gutenberg? 78 3. IL PROGETTO “Artribune” Tesi di Daniela Verona
  • Artribune televisionFondamentale nel progetto web di Artribune la presenza costante econtinua di contenuti video.Come ormai è comune in ogni sito di news online (Repubblica.it,Corriere.it, ecc.), la presenza di filmati all’interno del flusso informativo è un elemento irrinunciabile.Artribune produce e veicola video di varia tipologia. Dal veloce filmato girato senza mezzi professionali dal redattore o inviato dal lettore, fino al documentario di qualità realizzato da una troupe professionale.La TV è completamente intrecciata con il resto della produzionecontenutistica e, insieme alle gallerie fotografiche, è parte integrante delle recensioni, degli articoli di attualità e delle news.Screenshot del video “Artribune vol. VI – I vip dell’arte ci mettono la faccia” Artribune television.Che cosa direbbe Gutenberg? 79 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Il sito webArtribune dedica molto impegno e la giusta attenzione al sito internet.Con contenuti multimediali di qualità ed un aggiornamento continuodelle informazioni tiene fede alla sua mission e si pone l’obiettivo didiventare uno strumento indispensabile per chi lavora nel mondo dellacultura o è semplicemente interessato a questo settore.è un sito web dinamico, che dialoga costantemente con i social network(Facebook, Flickr, YouTube, Twitter) ed unisce le caratteristiche diservizio, come il calendario con le inaugurazioni del giorno e gli eventiin corso in tutta Italia, con i contenuti di approfondimento critico,giornalistico e di opinione.Per le recensioni delle mostre sceglie un format che mette in evidenza laparte multimediale dei video e delle gallerie fotografiche, sintetizzando il più possibile il lato testuale, in modo da facilitare una lettura piùimmediata, interattiva e contemporanea degli eventi.Grande attenzione è posta anche sui temi di attualità, dalle inchiestegiornalistiche alle anticipazioni, dalle interviste in presa diretta agliapprofondimenti, con il coinvolgimento di opinion leader del mondodella cultura, della politica e dell’economia.Che cosa direbbe Gutenberg? 80 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Le AppNel progetto di lancio di questa nuova realtà editoriale era già previstoun investimento nel mondo delle applicazioni per smartphone e tablet,e già a Novembre 2011 è stata lanciata la prima versione della Appgratuita “Artribune. Arte intorno” al momento disponibile solo periPhone e iPad.Il servizio offerto è quello della geolocalizzazione delle mostre in corso,le inaugurazioni e le chiusure che avvengono in tempo reale in Italiasfruttando il sistema di navigazione di Google Maps ed approfondendocon descrizioni ed informazioni utili il luogo di interesse. Geolocalizzazione Punti di interesse Approfondimento dell’utente sulla mostraL’idea iniziale era quella di realizzare una applicazione mobileistituzionale con buona parte delle funzionalità del sito web daaffiancare ad App più specifiche, come quella appena rilasciata, che al momento serve come test riguardo alle reali esigenze degli utenti.Ancora non è prevista una versione Digital Magazine della rivista,ma la filosofia di crossmedialità di Artribune la porterà ben presto adesplorare anche questa opportunità.Che cosa direbbe Gutenberg? 81 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Intervista a Massimiliano Tonelli di Daniela Verona Massimiliano Tonelli Direttore di Artribune Laureato in Scienze della Comunicazione all’Università di Siena, dal 1999 al 2011 è stato direttore della piattaforma editoriale cartacea e web Exibart. Ha moderato e preso parte come relatore a numerosi convegni e seminari; ha tenuto docenze presso centri di formazione superiore tra i quali l’Istituto Europeo di Design e l’Università La Sapienza di Roma. Ha collaborato con numerose testate tra cui Radio24-Il Sole24 Ore, Time Out, Formiche. Suoi testi sono apparsi in diversi cataloghi d’arte contemporanea e saggi di urbanistica e territorio. Attualmente è direttore di Artribune. DV: Perchè ha lasciato la direzione di Exibart, una© Timothy Greenfield-Sanders piattaforma editoriale già ben avviata nel mondo dell’arte, per creare la nuova testata Artribune? MT: Il divorzio è stato abbastanza obbligato. E’ stato determinato dal fatto che Exibart aveva cambiato la propria compagine societaria ed era finito nelle mani di persone con le quali non era possibile continuare a portare avanti il prodotto di qualità che tutti i lettori conoscevano. DV: Qual’è la sostanziale differenza tra queste due realtà? MT: Con Artribune abbiamo posto in essere un piano editoriale con poche somiglianze – d’altronde si tratta di due realtà editoriali in uno stesso mondo ed è normale che vi siano alcune somiglianze come vi sono tra Repubblica.it e Corriere.it ad esempio – e con molte differenze. Un esempio lampante è l’attenzione spasmodica che viene riservata, in Atribune, all’interazione con il lettore e il focus sempre presente sulla multimedialità. Ogni notizia è corredata di video (anche “amatoriali” fatti dai nostri giornalisti) o da fotogallery. Inoltre abbiamo fatto una vera rivoluzione sulla lunghezza degli articoli, portando le recensioni da 3000 battute medie a 800... Che cosa direbbe Gutenberg? 82 3. IL PROGETTO “Artribune” Tesi di Daniela Verona
  • DV: Artribune non è solo stampa, ma anche TV, web, socialnetwork e applicazioni mobile e tablet. Perchè questa sceltae cosa comporta questa diversificazione nel flusso di lavorodi una normale redazione?MT: È assolutamente fondamentale ed indispensabile, per qualsiasimedia company, anche piccola essere su tutti i media. La lotta èall’ultimo lettore. I lettori hanno smesso di catturarsi le informazioni,sono le media companies che devono catturare loro. E la caccia è piùfacile quando si hanno a disposizione più armi. E poi stare su piùpiattaforme è un atteggiamento che esso stesso genera contenuto epermette di orchestrare le informazioni.Che cosa direbbe Gutenberg? 83 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Il target di Artribune Individuando nella cultura un fattore strategico di crescita e di sviluppo, Artribune si rivolge a:   professionisti del mondo dell’arte, del design, dell’architettura, dell’editoria, delle professioni creative;   studenti delle scuole superiori, delle accademie e delle università;   docenti e ricercatori di scuole superiori e facoltà;   il grande pubblico appassionato d’arte e di cultura contemporanea;   la classe creativa e in generale la fascia dai 20 ai 45 anni;   i collezionisti;   gli amministratori pubblici che si occupano di ambiti culturali;   le aziende interessate ai linguaggi creativi attuali. Il successo di un prodotto come Artribune é spiegato anche nel “VII Rapporto Federculture” presentato al MAXXI20 il 24 marzo 2011, che dimostra come nel nostro Paese sia cresciuta la domanda del consumo culturale. (Grossi, 2010) Nel 2010 il teatro ha avuto un incremento del 13,5%, i concerti di musica classica del 5,9%, mostre e musei +3,8% e i siti archeologici +2,3%. Positivo anche l’andamento del settore dello spettacolo (+8,3%) tanto che si sono spesi oltre 1 miliardo di euro (+ 9,1%) per l’acquisto di biglietti e abbonamenti.20MAXXI, Museo nazionale delle artidel XXI secolo di Roma. Che cosa direbbe Gutenberg? 84 3. IL PROGETTO “Artribune” Tesi di Daniela Verona
  • 3.2 Progettazione della rivista digitale Artribune per iPadIl progetto legato a questa ricerca si basa sulla realizzazione del primonumero della rivista Artribune sottoforma di magazine digitale fruibileattraverso iPad o altri dispositivi.Obiettivi editorialiLa realizzazione di una versione digitale (ipertestuale, interattiva emultimediale) della rivista Artribune si pone l’obiettivo di:  mantenere coerenza e continuità con la filosofia di crossmedialità del progetto editoriale, quindi posizionarsi tra la carta ed il web rafforzando la qualità e la visibilità dei diversi media;  convogliare le potenzialità e l’autorità della rivista cartacea con i contenuti multimediali visualizzabili solamente sul sito internet, come la web TV e le gallerie fotografiche.Che cosa direbbe Gutenberg? 85 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Obiettivi economici Dal punto di vista delle esigenze economiche del committente altri obiettivi importanti sono:   posizionarsi in un mercato nuovo ed in crescita con un prodotto di qualità;   allargare il bacino di utenti interessati alla rivista. A tal proposito si può scegliere tra due differenti tipi di layout:   uno più attraente ed accattivante, anche se differente dal freepress;   o uno più vicino alla carta stampata, dove però saranno le interazioni e le animazioni a creare l’aspetto emozionale. Definizione del target Il target si può differenziare in due macroaree: 1. lettori della rivista Artribune e/o fruitori del sito internet quindi come precedentemente esposto: ¬ professionisti del mondo dell’arte e di tutte le professioni creative Appassionati Possessori dai 20 ai 45 anni; di arte di iPad ¬ studenti e docenti di scuole artistiche ed accademie;contemporanea ¬ il grande pubblico appassionato d’arte e di cultura contemporanea; EQUAZIONE: ARTE ¬ gli amministratori pubblici e le aziende interessate ai linguaggi CONTEMPORANEA / iPAD creativi e culturali.Se ti occupi d’arte contemporanea “sei figo” 2. fruitori di contenuti multimediali attraverso iPad o altri device che si + Se hai l’iPad “sei figo” possono ulteriormente dividere in: = ¬ appassionati di riviste di arte e cultura contemporanea;Se ti occupi di arte contemporanea ¬ curiosi del servizio offerto da una nuova App e i lettori. ed hai un iPad sicuramente apprezzerai una rivista digitale sul tema Che cosa direbbe Gutenberg? 86 3. IL PROGETTO “Artribune” Tesi di Daniela Verona
  • Analisi della concorrenzaSecondo la Forrester Research, entro il 2015, il giro d’affari collegatoalle apps supererà i 27 miliardi di euro. Si tratta quindi di un mercato giàora molto ricco, che molto velocemente arriverà al limite di saturazione.Questo vale non solo per le App in genere, ma anche per il settoredelle riviste digitali che quindi si trova già a combattere con un’ampiaconcorrenza. In Italia ancora non si può parlare dell’offerta che inveceesiste in America o in Inghilterra, ma si tratta comunque di un mercatoin espansione.Nel caso della rivista Artribune, le dirette concorrenti sono le riviste cheparlano di arte contemporanea, ma sono ancora molto poche quelle chesi sono dotate di una versione digitale per iPad o altri tablet, soprattuttoin Italia. Un esempio utile da analizzare è la rivista digitale “Flash ArtInternational iPad Edition”, simile ad Artribune sia nei temi trattati,sia nella tempistica d’uscita bimestrale, sia nel modello di sviluppoattraverso il framework della Adobe Digital Suite Solution. Edicola delle riviste con il sistema Copertina con Adobe Digital Suite Solution. immagine slideshowChe cosa direbbe Gutenberg? 87 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Pagina di istruzioni Indice interattivo scorrevole in verticaledell’interfaccia con il menuAdobe Digital SolutionModello di articolo di Pagina delle recensioni Ingrandimento della fotoapprofondimento su della recensione con un “tap”più pagineInnanzitutto è da far notare la scelta di Flash Art di realizzare solo laversione verticale della rivista, impedendo la rotazione dei contenuti equindi limitando in partenza un certo tipo di interattività. Il risultato èsicuramente più simile alla versione cartacea e richiede un’interazioneminima dell’utente legata soprattutto alle gallerie fotografiche.Che cosa direbbe Gutenberg? 88 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Definizione del canale distributivoTrattandosi di una rivista digitale sottoforma di App il canale distributivoprincipale è l’Apple Store che sfrutta iTunes per il download.In futuro si potrebbe pensare di utilizzare anche altri mercati comeAndroid Market e Zinio a fronte di poche modifiche rispetto all’originale. Il lancio di tale prodotto può essere legato ad un grande evento nelsettore dell’arte dove la rivista già riveste un ruolo di primo ordine(es. Biennale di Venezia), ma deve essere costantemente pubblicizzatosu tutti i media disponibili in modo da colpire un numero maggiore didestinatari interessati.Considerando l’uscita bimestrale della rivista cartacea gratuita, si puòipotizzare un’uscita mensile, o più frequente, della rivista digitale inmodo da posizionarsi in supporto agli altri media.Artribune si deve quindi dotare di una vera edicola virtuale dove gliutenti potranno scegliere quale numero acquistare e dove verrannoavvertiti dell’uscita dei nuovi numeri.Che cosa direbbe Gutenberg? 89 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Analisi SWOT STREGHTS WEAKNESSES (punti di forza) (debolezze)   Crossmedialità   è necessario avere un iPad   Posizionamento tra rivista   C’è bisogno di un utente già cartacea e sito web capace di interfacciarsi con   Sfruttamento degli stessi device come iPad e simili contenuti su media   Si rischia di essere ripetitivi di differente fruizione se non si diversificano i   Ottimizzazione di costi prodotti dei tre media: e tempi carta, web e app OPPORTUNITIES THREATS (opportunità) (minacce)   Sul mercato non esiste   Il mercato in cui si inserisce (o sono poco note) riviste è già ricco di riviste digitali sull’arte contemporanea   Il rischio di non essere di stampo giornalistico in sempre aggiornati con lingua italiana i nuovi standard digitali   La possibilità di creare che escono di continuo un’edicola virtuale con tutti i numeri della rivista   Cavalcare la moda dell’App per iPad al quale il target è attentoChe cosa direbbe Gutenberg? 90 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Azioni per trasformare le debolezze in punti di forza  Si realizzeranno differenti versioni per tablet diversi ed una visualizzabile anche tramite computer attraverso il lettore Zinio  Dopo la copertina sarà presente una pagina di istruzioni per indicare l’utilizzo dell’interfaccia grafica   La rivista digitale uscirà mensilmente o in occasione di grandi eventi (mentre il freepress è bimestrale) ed approfondirà temi e reportage solo accennati sul webAzioni per trasformare le minacce in opportunità  Per difendersi ed emergere in un mercato così vasto Artribune deve puntare sulla qualità dei contenuti e rimanere fedele al tema dell’arte contemporanea ancora poco trattato nelle riviste digitali  Mantenere sempre attiva la ricerca sulle novità tecnologiche e gli standard emessi in modo da essere sempre aggiornatiChe cosa direbbe Gutenberg? 91 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Definizione funzionale dell’interfacciaLa pagina con le istruzioni riguardanti l’interfaccia e le azioni possibiliper l’utente, è un elemento presente in tutte le riviste digitali.È necessario spiegare al lettore il significato delle icone che incontrerà, perchè si tratta di metafore e gestualità non ancora familiari, soprattuttoad un primo accesso. Di seguito alcuni esempi. Pagina d’istruzioni della rivista digitale “TIME”Pagina d’istruzioni Pagina d’istruzioni della Pagine d’istruzionidella rivista digitale rivista digitale “evo” della rivista digitale“la vita nòva” “The New Yorker”Il Sole 24 Ore con video umoristicoChe cosa direbbe Gutenberg? 92 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • L’interfaccia di Artribune si appoggia al layout di navigazione delframework della Adobe Digital Solution e mantiene al suo interno unostile pulito e poco affollato per incentivare la lettura. Pagine d’istruzioni progettata in verticale ed orizzontale per “Artribune”Che cosa direbbe Gutenberg? 93 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Le icone delle azioni richieste all’utente per attivare determinate interazioni utilizzano il modulo romboidale arancione tratto dal logo stesso della testata, mantenendo così un filo logico con l’immagine coordinata progettata per tutti gli altri media.clicca per far apparire scorri testo o immagini zoom scorri orizzontalmente contenuti nascosti in orizzontale sui contenuti le immagini a 360° ruotare liPad clicca per vedere indica lo scorrimento lo slideshow di foto verticale dei contenuti attiva contenuto pausa attiva contenuto contenuto visualizzabile audio (contenuto audio) video online solo se connessi Che cosa direbbe Gutenberg? 94 3. IL PROGETTO “Artribune” Tesi di Daniela Verona
  • Architettura dei contenutiIl primo numero della rivista digitale conterrà le seguenti sezioni  COPERTINA con diverse animazioni per presentare più argomenti ed incentivare fin da subito l’interazione dell’utente  PUBBLICITÀ sempre necessaria in una rivista gratuita  ISTRUZIONI PER L’USO per presentare l’interfaccia grafica  DOPPIO EDITORIALE come nel freepress  INDICE INTERATTIVO CON COLOPHON  NEWS in un unica pagina lunga saranno presenti più articoli brevi supportati sempre da foto o contributi audio/video  ARTICOLI DI APPROFONDIMENTO su più pagine a scorrimento, con contenuti multimediali e relative animazioni  RECENSIONI MOSTRE trattate come storie differenti, saranno composte da testi brevi (800 battute) affiancati da gallerie fotografiche e altro materiale   RUBRICA VIDEO “Arte e Tecnologia” raccolta di progetti video tratti da Artribune TV e legati ad una rubrica specifica  CALENDARIO EVENTI ed INAUGURAZIONI sezione che necessita la connessione ad internet, permetterà la consultazione del calendario eventi del sito web  ARCHIVIO PDF FREEPRESS con tutti gli ultimi numeri del freepress in formato PDFChe cosa direbbe Gutenberg? 95 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Artribune digital editionLe caratteristiche principali alla base della progettazione della rivistadigitale per iPad “Artribune digital edition” sono quindi le seguenti:  modello di siluppo con framework proprietario: Adobe Digital Solution Suite con il supporto per l’edicola;  uscita mensile o in occasioni speciali;  layout verticale ed orizzontale con movimento degli stessi contenuti ed eventuale diversificazione dei file multimediali o delle interazioni tra le due direzioni;  video, foto ed audio incorporati e quindi visualizzabili anche offline;  la parte riguardante i contenuti che necessitano un aggiornamento costante, come il calendario eventi ed inaugurazioni, sarà navigabile all’interno della rivista comunicando con il sito internet (connessione WiFi o 3G obbligatoria).Di seguito alcune pagine della rivista realizzata con indicazione dellepossibili interattività. iPad RUOTA E SCOPRI NUOVI CONTENUTI NUMERO I ANNO I GENNAIO - FEBBRAIO 2012 NUMERO I ANNO I RUOTA E SCOPRI GENNAIO - FEBBRAIO 2012 NUOVI CONTENUTI Un basso Germano Senza fiato al elettrico. Celant. PAV di Torino. Biennale di Venezia a 360° Firmato Hirst e Flea. Quegli / Questi anni. Parola di Andrea Polli iPadCopertina verticale con 3 diverse Copertina orizzontale con animazione a 360°immagini cliccabili. automatica con possibile controllo manuale.Che cosa direbbe Gutenberg? 96 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • ARTINDICE ARTATTUALITÀ ARTINDICE ARTATTUALITÀ Germano Celant. Germano Celant. Questi anni / Quegli anni. Questi anni / Quegli anni. ARTNEWS ARTNEWS Uno scivolo Uno scivolo al museo. al museo. ARTNEWS ARTNEWS Un Pomodoro Un Pomodoro ARTINDICE ARTATTUALITÀ ARTINDICE ARTATTUALITÀ volante. volante. Germano Celant. Germano Celant. Questi anni / Quegli anni. Questi anni / Quegli anni. ARTNEWS ARTNEWS Un basso elettrico Un basso elettrico ARTNEWS ARTNEWS Un Pomodoro Un Pomodoro volante. volante. www.artribune.com ARTNEWS ARTNEWS Uno scivolo Uno scivolo DIRETTORE al museo. al museo. Massimiliano Tonelli ARTNEWS ARTNEWS Da Lia Rumma Da Lia Rumma DIREZIONE ARTNEWS ARTNEWS arriva Dré Wapenaar. arriva Dré Wapenaar. Marco Enrico Giacomelli (vice) Un basso elettrico Un basso elettrico ARTTV Arte e Tecnologia ARTTV Arte e Tecnologia Claudia Giraud Helga Marsala www.artribune.com Digital Life 2 / RomaEuropa Festival Digital Life 2 / RomaEuropa Festival Massimo Mattioli I Martedì Critici – Fabrizio Plessi I Martedì Critici – Fabrizio Plessi Valentina Tanni DIRETTORE Roberto Pugliese. Equilibrium Variant, 2011 Roberto Pugliese. Equilibrium Variant, 2011 Massimiliano Tonelli Tatsuo Miyajima – UCCA, Pechino Tatsuo Miyajima – UCCA, Pechino COMUNICAZIONE E LOGISTICA DIREZIONE Santa Nastro ARTNEWS ARTNEWS Marco Enrico Giacomelli (vice) ARTISTI ARTISTI Claudia Giraud Da Lia Rumma Da Lia Rumma Helga Marsala Il grattacielo più alto Il grattacielo più alto PUBBLICITÀ arriva Dré Wapenaar. arriva Dré Wapenaar. Massimo Mattioli d’Italia: che Via Crucis d’Italia: cheCristiana Margiacchi Via Crucis Valentina Tanni +39 393 6586637 ARTTV Arte e Tecnologia ARTTV Arte e Tecnologia adv@artribune.com COMUNICAZIONE E LOGISTICA Digital Life 2 / RomaEuropa Festival Digital Life 2 / RomaEuropa Festival Santa Nastro ARTISTI ARTISTI I Martedì Critici – Fabrizio Plessi I Martedì Critici – Fabrizio Plessi REDAZIONE Roberto Pugliese. Equilibrium Variant, 2011 Roberto Pugliese. Equilibrium Variant, 2011 PUBBLICITÀ via Gaetano Donizetti 1 Tatsuo Miyajima – UCCA, Pechino Tatsuo Miyajima – UCCA, Pechino Cristiana Margiacchi Al PAV di Torino Al PAV di Torino 00198 Roma ARTISTI ARTISTI +39 393 6586637 redazione@artribune.com adv@artribune.com Al PAV di Torino Al PAV di Torino REDAZIONE PROGETTO GRAFICO via Gaetano Donizetti 1 Daniela Verona 00198 Roma ARTISTI ARTISTI redazione@artribune.com Italiani a Londra. Italiani a Londra. DIRETTORE RESPONSABILE ARTISTI ARTISTI PROGETTO GRAFICO Piero Manzoni e Azimut Piero Manzoni e Azimut Marco Enrico Giacomelli Daniela Verona Il grattacielo più alto Il grattacielo più alto EDITORE d’Italia: che Via Crucis d’Italia: che Via Crucis DIRETTORE RESPONSABILE Marco Enrico Giacomelli Archivio freepress Archivio Artribune srl freepress via Gaetano Donizetti 1 EDITORE 00198 Roma Artribune srl via Gaetano Donizetti 1 00198 Roma ARTEVENTI ARTEVENTI Registrazione presso il Calendario eventi Calendario eventi Tribunale di Roma ARTISTI ARTEVENTI ARTISTI ARTEVENTI Registrazione presso il n. 184/2011 del 17 giugno 2011 ed inaugurazioni. ed inaugurazioni. Italiani a Londra. Calendario ed Londra. Italiani a Calendario ed Tribunale di Roma n. 184/2011 del 17 giugno 2011 Chiuso in redazione Piero Manzoni e Azimut inaugurazioni. e Azimut Piero Manzoni inaugurazioni. Archivio freepress Archivio freepress Chiuso in redazione www.artribune.com il 31 gennaio 2012 il 31 gennaio 2012Indice interattivo con colophon a scomparsa. In entrambe le direzioni si sviluppa come unapagina piú lunga in altezza e quindi scorrevole. ARTTV Arte e Tecnologia RUOTA PER Per la rubrica video abbiamo selezionato per voi: VEDERE I VIDEO Digital Life 2 / RomaEuropa Festival – Ex GIL, Roma Arte contemporanea e sviluppo tecnologico si incontrano per “Digital Life 2”, seconda edizione di un progetto espositivo promosso dal RomaEuropa Festival... ARTNEWS Seconda edizione per Digital Life, progetto espositivo sostenuto dal RomaEuropa Festival, a cura di Valentina Tanni tutto incentrato sulla relazione tra creatività e sviluppo tecnologico, arte contemporanea e mondo del digitale, nuove forme di comunicazione e sviluppo informatico. Uno scivolo al museo. Dopo la Tate di Londra, Carsten Höller porta il suo famoso serpentone al New Museum di New York. E c’è anche una piscina… programma di esibizioni live. In mostra: Marina Abramovic, Ryoichi Kurokawa, ARTNEWS a cura di Valentina Tanni Un tubo trasparente lungo quasi quaranta Giuseppe La Spada, Christian Marclay, Masbedo, Quayola, Carsten Nicolai, ARTTV Arte e Tecnologia metri è il pezzo forte della retrospettiva di Daniele Spano’, Saburo Teshigawara, Felix Thorn, Devis Venturelli, Santasangre Uno scivolo al museo. Dopo la Tate di Londra, Un Pomodoro volante. No, nessuna allucinazione Carsten Höller appena inaugurata al New + The Pool Factory, Cattid, Bcaa. di HELGA MARSALA Carsten Höller porta il suo famoso serpentone magrittiana: è così che l’obelisco del grande RUOTA PER Per la rubrica video abbiamo selezionato per voi: SAPERNE DI PIÙ al New Museum di New York. artista è arrivato al Vittoriale degli Italiani, Digital Life 2 / RomaEuropa Festival E c’è anche una piscina… qui il video intitolata Experience. Scivolare all’interno Roma, Ex GIL del mega serpentone, un modo veloce e Un tubo trasparente lungo quasi quaranta metri è il pezzo Digital Life 2 / 26 ottobre/11 dicembre 2011 forte della retrospettiva di Carsten Höller appena inaugurata alternativo di passare dal quarto piano RomaEuropa Festival www.romaeuropa.net del museo al secondo senza usare le scale, riprese e montaggio: STUDIO RAY Experience. Scivolare all’interno del mega serpentone, un – Ex GIL, Roma è effettivamente un’esperienza. Chiunque modo veloce e alternativo di passare dal quarto piano del produzione: Artribune Television Arte contemporanea e sviluppo museo al secondo senza usare le scale, è effettivamente tecnologico si incontrano per “Digital abbia avuto l’opportunità (e il coraggio) un’esperienza. Chiunque abbia avuto l’opportunità Life 2”, seconda edizione di un progetto di farlo alla Tate Modern di Londra, (e il coraggio) di farlo alla Tate Modern di Londra, qualche espositivo promosso anno fa, può testimoniare del carattere non esattamente dal RomaEuropa Festival... I Martedì Critici – Fabrizio Plessi “ludico” della discesa e di qualche livido accumulato come souvenir. Lo scivolo ha infatti delle scomode giunture metalliche all’interno e si prende velocità molto rapidamente. Per il sesto appuntamento con i Martedì Critici Fabrizio Plessi incontra il pubblico di Roma, Volendo si possono usare elmetti e paragomiti, ma sarà ripercorrendo il suo viaggio attraverso la natura e la tecnologia... Un Pomodoro volante. No, nessuna allucinazione magrittiana: è così che Digital Life 2 / RomaEuropa Festival D’annunzio scrive, in un manoscritto conservato nei nostri pagine per interagire con questa e anche con altre opere. Roma, Ex GIL l’obelisco del grande artista è arrivato al Vittoriale degli Italiani, qui il video Tra le installazioni visitabili al New Museum, tutte incentrate archivi: ‘Nelle opere d’arte l’osservatore sagace scoprirà 26 ottobre/11 dicembre 2011 Readazione sull’interazione con il visitatore, c’è anche una piscina. www.romaeuropa.net Si chiama Psycho Tank, ed è una camera di “privazione Ecco, è proprio in omaggio al senso sublime per l’estetica riprese e montaggio: STUDIO RAY produzione: Artribune Television D’annunzio scrive, in un manoscritto I Martedì Critici – incontro con Fabrizio Plessi sensoriale” che genera una strana sensazione di “uscita al corpo” grazie a un ambiente surriscaldato e all’uso di sale di Gardone Riviera si arricchisce di nuova arte”. conservato nei nostri archivi: a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli Epsom (epsomite). E naturalmente c’è anche una giostra, Con queste parole il Presidente del Vittoriale degli Italiani ‘Nelle opere d’arte l’osservatore sagace 18 ottobre 2011 marchio di fabbrica inconfondibile di Höller (ne porterà una Giordano Bruno Guerri ha commentato l’installazione nelle Limonaie della dimora dannunziana dell’Obelisco Cassodoro, scoprirà sempre nuove concordanze con Auditorium di Mecenate, Roma versione anche al Macro di Roma tra poco più di un mese per I Martedì Critici – una grande scultura – quasi 7 metri di altezza per 1000 kg di il progetto Enel Contemporanea). riprese e montaggio: STUDIO RAY peso – di Arnaldo Pomodoro. Fabrizio Plessi è proprio in omaggio al senso sublime produzione: Artribune Television L’opera, concessa in comodato d’uso per 5 anni rinnovabili, Per il sesto appuntamento con i Martedì Critici Fabrizio Plessi incontra il pubblico di Roma, grande artista di fama mondiale recentemente esposta, il maestoso Cavallo blu di Mimmo Paladino. E se maestosa è il suo viaggio ripercorrendo attraverso la natura e la tecnologia... già l’opera stessa, addirittura spettacolare è stato il suo arrivo, Roberto Pugliese. Gardone Riviera si arricchisce di nuova Equilibrium Variant, 2011 con l’Obelisco comparso nel cielo del Garda sospeso a un elicottero. Tutto testimoniato nel video allegato… Equilibrium Variant, del 2011, è un’opera cinetica di Roberto Pugliese, giovane sperimentatore di macchine concepite come congegni estetici audio-visivi, secondo regole e modelli mutuati dalla I Martedì Critici – incontro con Fabrizio Plessi a cura di Alberto Dambruoso e Marco Tonelli I Red Hot Chili Peppers e l’artista inglese ancora Un’opera cinetica di Roberto Pugliese, giovane sperimentatore di macchine concepite come 18 ottobre 2011 Auditorium di Mecenate, Roma congegni estetici per la generazione di suoni, movimenti, vibrazioni, riverberi, secondo regole riprese e montaggio: STUDIO RAY produzione: Artribune Television valigie e persino etichette di brandy. E anche una chitarra Presente in questi giorni a Senso Orario, il Festival d’Arte Contemporanea di Volteggio, curato elettrica, una Fender Stratocaster degli anni Settanta con il skateboard, sedie sdraio, valigie e persino suo classico motivo a pois, battuta all’asta da Christie’s lo da Valentina Tanni, l’artista è contemporaneamente protagonista della mostra Unexpected scorso settembre per circa 150mila dollari. Stavolta però, etichette di brandy. E anche una chitarra Gallerista e performer. Da Lia Rumma arriva Machines alla Galleria Mario Mazzoli di Berlino. E’ qui che è stato girato questo video- la motivazione è più nobile e Damien Hirst,Roberto Pugliese. in coppia con elettrica, una Fender Stratocaster degli l’olandese Dré Wapenaar con un concerto documento che immortala l’opera Equilibrium Variant in azione. di HELGA MARSALA per un solo spettatore. Lei Equilibrium Variant, Flea, pirotecnico bassista dei Red Hot Chili Peppers anni Settanta con il suo classico motivo 2011 (band californiana che a Hirst ha commissionato anche la copertina dell’ultimo album), ha lanciato una linea di a pois, battuta all’asta da Christie’s lo Roberto Pugliese. coloratissimi bassi elettrici. Equilibrium Variant, del 2011, è un’opera cinetica di Roberto Pugliese, scorso settembre per circa 150mila Equilibrium Variant, 2011 La serie, che si chiama Spun Guitar, comprende cinquanta giovane sperimentatore di macchine dollari. Stavolta però, la motivazione è metallo, plexiglass, motori, circuiti elettronici concepite come congegni estetici audio- recenti dipinti dell’artista inglese, gli “spin paintings”. più nobile e Damien Hirst, in coppia Senso Orario, visivi, secondo regole e modelli mutuati con Flea, pirotecnico bassista dei Red il Festival d’Arte Contemporanea di Volteggio, di Hirst e Flea, un disegno fatto a quattro mani dai due conrobotica... la biologia, la la a cura di Valentina Tanni tecnica del “cadavre exquis”, un quadretto incorniciato di una Hot Chili Peppers (band californiana farfalla e un set di venti plettri. Gli strumenti sono in vendita tramite Other Criteria, sia online che negli shop londinesi del Roberto Pugliese. marchio, e i prezzi vanno dalle diecimila alle cinquantamila Equilibrium Variant, 2011 sterline. Il ricavato delle vendite andrà all’organizzazione metallo, plexiglass, motori, Tatsuo Miyajima – UCCA, Pechino Silverlake Conservatory of Music, circuiti elettronici che usa la musica come strumento per migliorare la vita dei Festival d’Arte Senso Orario, il Gallerista e performer. Da Lia Rumma arriva l’olandeseservizio di Claudia Brisotto per ‘Art inChIna’ la mostra di Tatsuo Miyajima all’Ullens Center Nel Dré Wapenaar con Due protagonisti, l’artista/esecutore ed un unico fruitore, giovani della comunità. Contemporanea di Volteggio ed una tenda, montata nella galleria. Due videocamere un concerto per un solo spettatore. Lei for Contemporary Art di Pechino. ‘Ashes to Ashes, Dust to Dust’ è la prima personale in Cina riprendono “il tessuto di sguardi e di parole” che si dell’artista giapponese... stabiliscono tra esecutore ed ascoltatore nello spazio della Due protagonisti, l’artista/esecutore tenda, nonché il dettaglio delle mani del pianista che si Tatsuo Miyajima – muovono sulla tastiera, proiettando le immagini ingigantite ed un unico fruitore, edappuntamento con la rubrica di Artribune Television, Art inChina. Nel servizio di Secondo una tenda, all’esterno, per il pubblico presente al piano terra della galleria. UCCA, Pechino montata nella Claudia Brisotto la mostra di Tatsuo Miyajima all’Ullens Center for Contemporary Art di Che galleria? La Lia Rumma di Milano, che ospita appunto Nel servizio di Claudia Brisotto galleria. Due videocamere per ‘Art inChIna’ la mostra di il progetto Solo for You Piano Pavilion, di Dré Wapenaar. riprendono “il Pechino. Ashes to Ashes, Dust to Dust è la prima personale in Cina dell’artista giapponese, che tessuto di sguardi e di Ed i due protagonisti sono proprio loro, l’artista olandese e Tatsuo Miyajima all’Ullens Center for Contemporary Art di Pechino. parole” che si stabiliscono tra esecutore la gallerista napoletan-milanese, che per una volta assume ‘Ashes to Ashes, Dust to Dust’ di HELGA MARSALA in prima persona il ruolo di co-performer. Sarà lei infatti che ed ascoltatore nello spazio della tenda, assisterà alla performance dell’artista/pianista seduta sul è la prima personale in Cina dell’artista giapponese... nonché il dettaglio delle mani del pianista divano predisposto all’interno del padiglione/tenda. Ashes to Ashes, Dust to Dust Nel suo nuovo padiglione dedicato allo strumento musicale, che si muovono sulla tastiera, proiettando mostra di Tatsuo Miyajima e denominato appunto, Wapenaar eseguirà Canto Ostinato di le immagini ingigantite all’esterno, all’Ullens Center for Contemporary Art, Simeon ten Holt e Song Of Release di Joep Franssens. Si tratta del terzo padiglione dedicato dall’artista al pianoforte ed alla Mercoledi 16 novembre 2011 – ore 19.00 Pechino (China) esecuzione e fruizione della musica dal vivo. Ashes to Ashes, Dust to Dust servizio di: Claudia Brisotto mostra di Tatsuo Miyajima all’Ullens Galleria Lia Rumma / Via Stilicone, 19 – Milano Mercoledi 16 novembre 2011 – ore 19.00 Center for Contemporary Art di Pechino www.liarumma.it produzione: Artribune Television Galleria Lia Rumma / Via Stilicone, 19 – Milano servizio di: Claudia Brisotto www.liarumma.it produzione: Artribune TelevisionNews e sezione video si sviluppano sempre in altezza per dare spazio a piú argomenti ed airelativi contenuti multimedialiChe cosa direbbe Gutenberg? 97 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • ARTATTUALITÀ Gli articoli principali possono essere composti da piú pagine e, come in questo esempio, i contenuti della versione verticale possono essere completamente differenti da quella orizzontale. Germano Celant. Questi anni La mostra, anzi lo tsunami di mostre, in giro per l’Italia. L’atteggiamento degli artisti negli anni ‘70 e il cambio radicale degli anni ‘80. RUOTA PER LEGGERE E il senso dell’Arte Povera oggi. Germano Celant. Quegli anni ARTATTUALITÀ ARTATTUALITÀ Milano, 22 gennaio 2010 In occasione della presentazione alla stampa della grande mostra-evento “2011: Arte povera in Italia”, Germano Celant, curatore della mostra, ci illustra sedi, contenuti e numeri del progetto. Germano Celant. di MASSIMO MATTIOLI Quegli anni Recentemente s’è detto che Alighiero Boetti è il più grande artista italiano vivente. Che ne pensa? Gli inizi dell’Arte Povera. Alighiero finalmente inizia a essere riconosciuto a livello internazionale, per il ruolo che Lo shock nella critica dell’epoca. ha come anticipatore di una visione globale. Le sue Mappe, e il suo lavoro in Afghanistan, Le gallerie (pochissime) che ospitavano arte di avanguardia. preannunciano le attuali aperture ai Paesi emergenti, fino agli anni ’70 o anche ’80 assenti dal I maestri, le città, i viaggi e gli studi degli artisti. RUOTA PER LEGGERE panorama. Un grande anticipatore, non solo a livello di produzione linguistica, ma anche di O almeno di quelli che se li potevano permettere. Germano Celant. Questi anni attitudine a creare. La storia del nostro Paese è cambiata, e non di poco, da quegli ultimi battiti degli anni ‘60… Quale apporto può dare l’Arte Povera alla società contemporanea? Il punto su cui riflettere è la persistenza. È chiaro che l’Arte Povera oggi può essere considerata come un vecchio partigiano che continua a combattere. Ma è anche vero che si dimostra un modo di pensare interessante e attuale non solo per l’Italia, ma proprio per i Paesi emergenti. ARTATTUALITÀ In India, in Cina, in Brasile, ci sono oggi emergenze culturali legate alle favelas, a realtà sociali “povere”. Oggi, insomma, l’attualità dell’Arte Povera sta anche nei suoi riscontri a livello globale. Un conto è il mercato, che è quello dei quadri e delle sculture da mettersi in casa; un conto è la creatività anche effimera: potrei citare l’afroamericano David Hammons, che negli anni ’80 vendeva palle di neve per la strada, come gesto creativo. Dico questo per dire che in tutto il Gli studi? Non tutti mondo un approccio simile, il poter creare con niente, sia replicabile anche senza grandi mezzi, li avevano. Boetti aveva quindi senza il pensiero fisso al mercato. un appartamento, dove ci vedevamo per interpretare il suo manifesto e ci facevamo le canne. ARTATTUALITÀ di LUDOVICO PRATESI Da Treccani Channel: Germano Celant è il primo e principale teorico dell’arte povera. Com’è iniziata l’avventura dell’Arte Povera? E sulla scena italiana? Parliamo anche del mosaico di mostre che hanno presentato l’Arte Povera. Ho iniziato a scrivere d’arte nel 1963 a Torino, come redattore della rivista Marcatre, diretta dallo storico dell’arte Eugenio Battisti. Ero segretario di redazione e avevo l’incarico di redigere una rubrica dedicata alle mostre. Per tenermi aggiornato ho iniziato a Evidentemente il progetto va visto in chiave di storicizzazione, poiché tante sono le differenze viaggiare tra Genova, dove abitavo, Milano e Torino. Allora non c’erano autostrade, i viaggi erano molto lunghi. Ero da solo, con di clima culturale, politico, emotivo. Ma con molte chiavi: da una parte il riconoscimento di una Due Cavalli, e guidavo per ore. un movimento che ormai è riconosciuto a livello globale come il Futurismo; poi c’è il segnale forte di avere otto sedi, e non un’unica sede che risulterebbe diminutiva; legato a questo, c’è Quali gallerie frequentavi? l’affermazione che in Italia esiste un sistema museale. Qui sono coinvolti i più importanti musei A Torino ho iniziato a frequentare gallerie come Il Punto e Galatea, legate a Gian Enzo Sperone. Ho visto i primi dipinti pop di italiani, che hanno preso coscienza del fatto che il mettersi in sistema aumenta le potenzialità Warhol e Lichtenstein, e proprio in quell’anno visito la mostra di Pistoletto nel 1963 alla Galatea, un posto incredibile con tende comunicative e propositive; si era tentato anche con il centenario del Futurismo, ma poi non ha di velluto rosso e i suoi Quadri Specchianti. Michelangelo era già conosciuto, io ero interessato agli emergenti. Così, grazie a Gian Enzo ho cominciato a frequentare gli studi di alcuni artisti, come Mario e Marisa Merz, che ho visitato nel 1965, e Giulio Paolini, che avevo conosciuto un anno prima a Genova, come amico di Luciano Pistoi. ARTE POVERA INTERNATIONAL Castello di Rivoli Frequentavi anche Pistoi? a cura di Germano Celant e Beatrice Merz dal 19 febbraio È stato nella sua galleria torinese, Notizie, che ho visto tra il 1963 e il ‘64 i primi quadri di artisti internazionali come Jackson Pollock e Nel 1967 in relazione ad un gruppo di artisti composto da Giovanni Anselmo, Alighiero Boetti, Cy Twombly. Non era una situazione unica, ma un intreccio di persone che frequento settimanalmente a partire dal 1965, come Mario Pier Paolo Calzolari, Luciano Fabro, Jannis Kounellis, Mario Merz, Marisa Merz, Giulio Paolini, e Marisa Merz, Piero Gilardi e gli altri artisti dell’Arte Povera. Tutti tranne Pistoletto, che ho incontrato di persona solo nel 1966. Pino Pascali, Giuseppe Penone, Michelangelo Pistoletto, Emilio Prini e Gilberto Zorio, lo storico dell’arte contemporanea Germano Celant conia il termine “Arte Povera” che si ricollega alle grandi utopie delle avanguardie storiche per il suo esprimersi non rigido né impositivo, basato sulla relazione con le situazioni sociali e culturali, nonché ambientali e contestuali. Collegandosi idealmente alle sperimentazioni di Lucio Fontana e Alberto Burri, questa ricerca adotta una ARTATTUALITÀ strategia linguistica in cui viene abolita ogni gerarchia espressiva e materica. Dove vi incontravate? Ci si vedeva in galleria, che era come il bar. A Torino non c’era Rosati come a Roma, ma ci si incontrava nelle gallerie d’arte. C’era l’idea di stare insieme, nelle gallerie e negli studi. Com’erano gli studi? Non tutti li avevano. Alighiero Boetti aveva un appartamento, dove ci vedevamo nel 1966 per interpretare il suo manifesto e ci facevamo delle canne pazzesche. Michelangelo ce l’aveva, Mario e Marisa avevano lo studio che era anche la loro casa, Luciano Fabro lo aveva in corso Garibaldi a Milano, mentre i più giovani come Giovanni Anselmo e Gilberto Zorio non lo possedevano. Ricordo che andai a Garessio, il paese dove viveva Giuseppe Penone, e passammo una giornata insieme, mangiavamo con la madre i prodotti del bosco, funghi e castagne. Giulio Paolini invece lavorava in un appartamento (non ricordo se fosse casa o studio) che integrava nel suo lavoro d’artista, come una sorta di teatro domestico per l’arte. Ricordi com’è nata l’Arte Povera? Non so con precisione. Sentivo che c’era un ARTATTUALITÀ clima nuovo, fatto di tanti elementi che si combinavano tra loro. Allora in Italia c’era fino al 29 gennaio l’invasione americana: i pop erano arrivati da TRIENNALE noi attraverso Gian Enzo Sperone, ma stavano Arte Povera 1967-2011 arrivando anche i minimal. Ricordo di aver visto www.triennale.org fino ad aprile GAMEC Arte Povera in città www.gamec.it fino al 26 dicembre ARTATTUALITÀ MAMBO Arte Povera 1968 www.mambo-bologna.org Chi sono stati i tuoi maestri? fino al 19 febbraio Una fi gura fondamentale è stato lo storico dell’arte Eugenio Battisti, che è stato dimenticato dal mondo accademico italiano, ma CASTELLO DI RIVOLI aveva capito l’importanza di avere uno sguardo internazionale. Ricordo che andavamo insieme a New York sugli aerei dell’Iceland Arte Povera International Air, i più economici in assoluto. Combattevamo la stessa battaglia, lui sull’antico. www.castellodirivoli.org fino all’11 marzo Com’è nato il termine ‘Arte Povera’? TEATRO MARGHERITA Dalle circostanze. Avevo appena scritto un testo nel catalogo della mostra Lo Spazio dell’Immagine a Foligno nel 1967, e quindi l’Arte Povera [è] in Teatro sapevo di dovermi confrontare con il problema del rapporto tra l’opera e lo spazio. Vedevo che gli artisti utilizzavano materiali www.comune.bari.it come il carbone, giornali o fascine di legno, e quindi mi venne in mente la parola ‘povera’. Il riferimento al teatro povero di Grotowsky è arrivato più tardi, allora non lo conoscevo perché c’erano poche informazioni su quello che accadeva fuori dall’Italia. Come mai avevi pensato a un gruppo? fino all’8 gennaio MAXXI Allora era necessario. Fino agli anni ‘80 in questo Paese non c’erano strutture pubbliche museali per il contemporaneo, per farsi Omaggio all’Arte Povera notare bisognava urlare. L’urlo è il manifesto. Quando poi arrivano le strutture, non c’è più bisogno di urlare, e quindi i manifesti www.fondazionemaxxi.it scompaiono. Qual è stata la funzione dell’arte per te? Mi ha salvato la vita. fino ad aprile TRASCINA A SINISTRA MADRE Arte Povera più Azioni Povere 1968 Dopo la mostra di Amalfi si scatenò ARTE www.museomadre.it subito la reazione negativa della critica POVERA, RICCA romana, con i veti di Argan e Calvesi. Le mostre in Italia EDITORIA Capii che ce l’avevo fatta. CLICCA SULLE CITTÀ PER SCOPRIRLE di MARCO ENRICO GIACOMELLIChe cosa direbbe Gutenberg? 98 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • ARTISTI RUOTA PER SAPERNE DI PIÙ La mostra “Breathless” coniuga al forte impatto visivo un obiettivo sociale importante: renderci partecipi dei dati allarmanti su inquinamento e riscaldamento globale. Roba da rimanere ARTISTI La mostra “Breathless” coniuga al forte impatto visivo un obiettivo sociale importante: renderci partecipi dei dati allarmanti su Tra cascate digitali e Fiat 500 che sbuffano vapore acqueo, il PAV e l’americana Andrea Polli (Albuquerque, 1968) sono stati capaci di dar vita a una mostra decisamente affascinante dal punto di vista visivo, ma che trova il suo vero punto di forza nella divulgazione di dati estremamente complessi e astratti riguardanti i cambiamenti climatici. La cascata infuocata Particle falls, attraverso una costante mutazione d’intensità luminosa, rende visibile la quantità di PM10 nell’aria rilevata da un sensore posto all’ingresso del museo. Le installazioni Breather e Cloud Car, invece, esplicitano l’inquinamento prodotto da due automobili, la prima avvolta in un polmone che simula un collasso e l’altra che emette ininterrottamente una quantità d’acqua nebulizzata che colma d’una nebbia insalubre l’intero cortiletto interno. Per quanto gli spazi del PAV siano ristretti, il risultato è variegato, sia per la quantità di media utilizzati che per le questioni affrontate, che toccano ogni parte della Terra, rendendone ancor più dichiarata l’estrema e diffusa urgenza. La mostra “Breathless” coniuga al forte impatto visivo un obiettivo sociale importante: renderci partecipi dei dati allarmanti su inquinamento e riscaldamento globale. Roba da RUOTA PER VEDERE IL VIDEO Andrea Polli – Breathless Andrea Polli – Breathless a cura di Gaia Bindi e Claudio Cravero a cura di Gaia Bindi e Claudio Cravero PAV PAV Via Giordano Bruno 31 Via Giordano Bruno 31 011 3182235 011 3182235 info@parcoartevivente.it info@parcoartevivente.it www.parcoartevivente.it www.parcoartevivente.it di ANDREA RODI di ANDREA RODILe recensioni, al contrario delle news, vengono divise in storie differenti navigabili inorizzontale. A seconda dei contenuti é possibile distribuire gallerie fotografiche, video, audioe testo nelle due direzioni di lettura, coinvolgendo cosí in maniera attiva il lettore che vuoleapprofondire l’argomento. ARTEVENTI RUOTA PER IL CALENDARIO EVENTI CALENDARIO EVENTI ARTEVENTI RUOTA PER IL LE INAUGURAZIONI CALENDARIO EVENTICome detto in precedenza, la sezione legata al calendario eventi e le inagugurazionié direttamente collegata al sito Artribune.com in modo da essere sempre aggiornata.La navigazione avviene all’interno della pagina stessa, senza aprire browser che porterebberol’utente a navigare e perdersi nella rete. Quando la connessione non é disponibile sarávisualizzato uno screenshot della pagina richiesta.Che cosa direbbe Gutenberg? 99 3. IL PROGETTO “Artribune”Tesi di Daniela Verona
  • Bibliografia e sitografiaAdobe. (3 ottobre 2011). Adobe and WoodWing Accelerate Publishing on TabletsWith Adobe’s Industry-Leading Digital Publishing Suite. Tratto da Adobe.com:http://www.adobe.com/aboutadobe/pressroom/pressreleases/201110/100311AdobeWoodWingPartner.html Adobe. (2011). Digital Publishing Suite / Buying guide: Compare editions. Tratto dahttp://www.adobe.com/products/digital-publishing-suite-family/buying-guide.htmlAnceschi, G. (1993). Il progetto delle interfacce. Milano: Domus Academy.Association of American Publishers. (17 marzo 2011,). E-Books, Downloadable AudioBooks Continue Growth Based on AAP Publishers January 2011 Sales Report.Tratto da Association of American Publishers: http://www.publishers.org/press/28Artribune. (2011). Mediakit 2011. Tratto da Artribune.com: http://www.artribune.comBush, V. (1945). As we may think. The Atlantic Monthly.Chartier, R. (1999). Cultura scritta e società. Milano: Sylvestre Bonnard.Francia, L. (2007). Ebook, modelli e valori in un concetto in evoluzione. Tesi di LaureaSpecialistica in Giornalismo e Cultura Editoriale.George, R. (28 dicembre 2009). OCGM (pronounced Occam[‘s Razor]) is thereplacement for WIMP. Tratto da Modern, by Ron George: http://blog.rongeorge.com/design/ocgm-pronounced-occams-razor-is-the-replacement-for-wimp/Gilioli, V. (25 marzo 2011). Digital publishing: Tecnologie, strumenti e prospettive.Roma, Italia.Grossi, R. (2010). La cultura serve al presente. Creatività e conocenza per il benesseresociale e il futuro del Paese - VII Rapporto Annuale Federculture. RCS Etas Libri.Gruener, W. (17 aprile 2010). Did Steve Jobs Steal The iPad? Genius Inventor AlanKay Reveals All. Tratto da Tom’S Hardware US: http://www.tomshardware.com/news/alan-kay-steve-jobs-ipad-iphone,10209.htmlIannella, R. (giugno 2001). Digital Rights Management (DRM) Architectures.Tratto da D-Lib Magazine: http://www.dlib.org/dlib/june01/iannella/06iannella.htmlJobs, S. (1996). Triumph of the Nerds: The Rise of Accidental Empires (Episode 3).(R. X. Cringerly, Intervistatore)Laconi, S. A. (25 luglio 2011). Il futuro del libro nell’era digitale.Tratto da salaconi.it: www.salaconi.it/?p=744Che cosa direbbe Gutenberg? 100Tesi di Daniela Verona
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  • RingraziamentiInutile dire che i ringraziamenti sono d’obbligo alla fine di un percorso così importante e la lista dovrebbe essere lunghissima.Innanzitutto vorrei ringraziare la disponibilità di Massimiliano Tonellie Valentina Tanni che, dalla redazione di Artribune, mi hanno permessodi realizzare un progetto reale e di alta qualità.A loro si aggiungono Franco Zeri per la supervisione, la fiducia e il grandissimo supporto che non si è limitato solo alla tesi, ma all’interopercorso di studi; Marco Calvo per l’intervista rilasciata; Vainer Gilioliper avermi aperto il mondo delle riviste digitali e il mio amico MatteoSgambato per la revisione dei testi.Fondamentali sono stati certamente la mia famiglia e il mio ragazzo chehanno saputo sopportarmi e supportarmi in quest’esperienza.Ad alleggerire lo stress e la tensione ci hanno pensato invece le mieamiche più care e i miei colleghi di lavoro, dei quali non faccio i nomi pernon fare torto a nessuno. Due persone però devo nominarle, Marcellae Simona, con le quali ho condiviso quest’avventura e grazie alle qualisono riuscita ad arrivare in fondo.Grazie.