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    Analisi notizia ttnm Analisi notizia ttnm Presentation Transcript

    • STRAGE A PORT SAID Quando lo “sport” si trasforma in tragediaTeoria e Tecniche dei Nuovi Media – A.A. 2011/2012 (Ecomark)Chiara Galanti (733139)Deborah Menzione (732487)
    • LA NOTIZIAL’1 febbraio 2012 a Port Said, città del nordest dell’Egitto, altermine della partita del campionato egiziano tra la squadralocale, Al Masry e la capolista, Al Ahly del Cairo si è assistitoad un episodio drammatico, catalogabile come una vera epropria strage.I tifosi della squadra di casa hanno invaso il campo assalendo igiocatori e i fan rivali con bastoni, razzi e bottiglie.Il bilancio finale della strage è di oltre 70 morti e circa milleferiti.
    • ANALISISCOPOIl fine della nostra ricerca è quello di valutare ed evidenziare se e quali aspetti dellavicenda sono stati trattati dai vari media ed inoltre rimarcare in che misura lo sono stati.Cercheremo quindi di far emergere quali elementi sono stati valorizzati a discapito dialtri. Ci focalizzeremo sulla notizia della strage avvenuta a Port Said l’1 febbraio 2012accennando, dove compaiono, agli eventi verificatesi nei giorni successivi alla tragedia.A tale scopo analizzeremo quattro giornali cartacei, due radio, due televisioni perquanto riguarda i vecchi media e tre giornali on-line e due blog relativamente ai nuovimedia.METODO DI PRESENTAZIONELa diffusione da parte dei media della notizia può essere svolta segmentando la stessain diverse aree contenutistiche; ad esse attribuiremo una differente colorazione al finedi evidenziare la percentuale di attenzione che gli è stata attribuita: 1. LA NOTIZIA 2. L’ASPETTO UMANO 3. CONSEGUENZE E PROVVEDIMENTI 4. COSA SI NASCONDE DIETRO GLI SCONTRI? 5. EGOISMO E NEGLIGENZE PRE E POST PARTITA 6. EVENTI PASSATI IN EGITTO E PRECEDENTI CALCISTICI NEL MONDO
    • GIORNALI CARTACEIPer quanto riguarda i quotidiani, analizzeremo il Corriere della Sera, La Gazzetta delloSport, La Repubblica e Il Giornale, i quali hanno comunicato la notizia in questionenell’edizione del 2 febbraio 2012, ovvero il giorno seguente alla strage.
    • IL CORRIERE DELLA SERA POSIZIONE E VISIBILITA’ La notizia è collocata in prima pagina ma la sua visibilità è marginale rispetto alle altre. Infatti, come possiamo vedere, si tratta di una “civetta” che occupa una posizione di “taglio basso” nel giornale. IMMAGINE La foto ritrae le fiamme sugli spalti dello stadio di Port Said, in Egitto. Si evince con forte impatto la drammaticità della situazione e l’estremità del gesto. TITOLO L’”occhiello” è sintetico eppure introduce le caratteristiche essenziali del fatto. Il titolo “La partita in Egitto finisce in massacro” cattura l’attenzione del lettore anticipandogli la gravità della situazione. Inevitabile notare il drammatico termine ad effetto “massacro”. Il “sottotitolo” è assente.
    • INCIDENTI I TIFOSI DI PORT SAID HANNO ATTACCATO I SUPPORTER DELLA SQUADRA CAIROTA. BATTAGLIA ANCHE NELLACAPITALEScontri allo stadio, è strage in EgittoOltre 70 i morti. I Fratelli Musulmani accusano i sostenitori di MubarakAlmeno 73 morti e oltre mille feriti in una delle giornate più nere degli ultimi mesi in Egitto: e non in uno dei tantivenerdì della rabbia in piazza Tahrir al Cairo, ma in un normale mercoledì di campionato nello stadio a Port Said. Nellacittà sul Mediterraneo dove sbocca il Canale di Suez, un tempo cosmopolita e vivace e oggi nota solo per qualchefabbrica e i terminali del greggio, era appena finita la partita tra la squadra locale Al Masry e la capolista Al Ahly delCairo, considerata la più forte dell intero continente africano. Match vinto a sorpresa da Al Masry, 3 a 1. E subito dopol ultimo fischio, mentre dai fan dell Ahly volavano insulti, i tifosi della squadra di casa hanno invaso il campo assalendoi giocatori e i fan rivali con bastoni, razzi, bottiglie e coltelli, attaccando i pochi uomini delle forze dell ordine che hannotentato di evitare il peggio. Invano. «Questo non è calcio, è guerra. Abbiamo visto la gente morire sotto i nostri occhi,non c erano misure di sicurezza, nemmeno le ambulanze. Una cosa orribile, che mai potremo dimenticare», hadichiarato il giocatore dell Ahly, Abo Treika, al canale tv del suo club. Un compagno di squadra, Ahmed Nagi, haraccontato che i calciatori sono stati messi in salvo negli spogliatoi, tra loro solo due feriti. I morti, hanno riferito fontimediche, sono stati soprattutto tra gli ultras, qualcuno tra le forze dell ordine. La maggior parte uccisi dalla calca. LaGiunta militare di transizione guidata dal generale Hussein Tantawi ha subito inviato aerei e elicotteri per evacuare lostaff dell Ahly e parte dei feriti. E al Cairo, dove era in corso una partita tra un altra squadra fortissima, lo Zamalekdella capitale, e l Ismailiya, la partita è stata interrotta dopo che alcuni tifosi avevano tentato di incendiare lo stadio.Poco dopo, il presidente della Federcalcio egiziana annunciava la sospensione del campionato di serie A, ieri alla17esima giornata. Cordoglio, sdegno e condanna sono stati espressi dal mondo politico per quella che il viceministrodella Sanità Hisham Sheiha ha definito «il più grande disastro mai avvenuto nella storia del calcio egiziano». Ma dopo iprimi commenti sono arrivate le polemiche sui siti dei giornali e sui canali tv di Stato e privati, molti dei quali nati negliultimi mesi. I Fratelli Musulmani, trionfatori nelle recenti elezioni, hanno accusato i nostalgici del deposto raìs Mubarakdi aver «pianificato le violenze di Port Said». Altri, come il deputato liberale Amr Hamzawi, hanno chiesto dimissioniimmediate per il ministro degli Interni, il governatore e il capo della sicurezza di Port Said. La gente, come si leggevasubito dopo il massacro su Twitter, si chiedeva come fosse possibile la quasi assoluta assenza di polizia per una partitache tutti si aspettavano calda. Un incontro tra due squadre dalla lunga storia di ostilità alle spalle, in un momento e inun Paese dove ogni emozione aspetta ormai poco per esplodere.Cecilia Zecchinelli
    • CHI SONO I GRUPPI DI TIFOSI NON HANNO IDEOLOGIE POLITICHE MA SONO ACCOMUNATI DALL ODIO PER LAPOLIZIAGli ultras sempre in prima fila protagonisti anche a TahrirLa «Battaglia dei Cammelli» Il 2 febbraio 2011 gli ultras sconfissero i pro Mubarak negli scontri dipiazzaUltras: anche in arabo li chiamano così. E in Egitto sono da anni una delle forze più organizzate ed estese.Sempre pronti a scontrarsi con l arcinemico, le forze dell ordine, che per tutta l era Mubarak, e dopo, li hacombattuti e sbattuti in carcere. Nei 18 giorni della Rivoluzione c erano anche loro a Tahrir: soprattutto i tifosidelle squadre più importanti, gli Ahlawy dell Ahly e i Cavalieri Bianchi dello Zamalek. A titolo individuale mariconoscibili per abiti, modi e slogan diversi dai «veri» manifestanti, che per altro li hanno sempre accolti confavore, fratelli nella lotta. «Almeno l 80% degli egiziani non sa niente di politica e lo stesso vale perloro», sostiene Mohamed Gamal Beshir, esperto del movimento e autore del recente «Kitàb Al Ultràs» , il librodegli Ultras, appunto. «Sono divisi, politicamente hanno mille posizioni o nessuna, ma l ostilità per la polizia èil fattore comune, la lotta per vendicare gli abusi e la brutalità è il collante». In molte occasioni, nei celebri 18giorni e nei meno gloriosi 12 mesi che sono seguiti, i tifosi sono stati protagonisti. Nella famosa Battaglia deiCammelli a Tahrir, il 2 febbraio 2011, furono loro a sconfiggere i pro Mubarak sulle loro cavalcature. Sette mesidopo, il 9 settembre, tornarono in massa sulla stessa piazza, protestando contro il ministero degli Interni peraver arrestato molti di loro, mentre gli altri manifestanti chiedevano le dimissioni della giunta militare e ungoverno civile. «I rivoluzionari di Tahrir li apprezzano ma la maggioranza degli egiziani non li considera altro chedei ragazzini invasati, maniaci del calcio», sostiene Beshir. La loro età è infatti bassissima, tra i 13 e i 23 anni. Eanche per questo è difficile prevederne le mosse e le future battaglie, se non che saranno rivolte, comesempre, contro la polizia.C. Zec.
    • Il Corriere della Sera dedica alla vicenda in questione due articoli della stessa autrice, inseriti a pagina 21. Analizziamoora come è stata trattata la notizia:Il primo articolo occupa una posizione di maggior risalto, grazie anche alle sue dimensioni superiori rispetto al secondo.Il suo titolo (“Scontri allo stadio, è strage in Egitto”) dal forte impatto, accompagnato da due immagini di notevolidimensioni raffiguranti momenti salienti e palesemente violenti, cattura immediatamente l’attenzione del lettoreanticipandogli la gravità dei fatti.In questo articolo vengono riassunti quasi tutti gli aspetti della vicenda: prima fra tutti un’iniziale cronaca della vicenda;di seguito, come precedentemente evidenziato, l’aspetto umano descritto tramite estratti di testimonianze sia da partedi coloro che sono state vittime di questa terribile strage sia da chi ha assistito alla medesima. Servendosi di uncommento dei Fratelli mussulmani espone la possibile causa politica nascosta dietro l’accaduto, non esplicitando la suaopinione personale. Non mancano un accenno alle immediate conseguenze di questo evento e all’operato delle forzedell’ordine. Relativamente a quest’ultimo punto si sofferma sulla loro assenza o perlomeno insufficienza rimarcandolamediante testimonianze dirette.Il secondo articolo è di dimensioni inferiori e quindi risalta meno all’occhio del lettore. Come si evince già dal titolo (“Gliultras sempre in prima fila protagonisti anche a Tahrir”) il giornalista si sofferma sulla descrizione degli eventi chehanno caratterizzato la storia recente dell’Egitto, concentrandosi sul ruolo che gli ultras hanno avuto in essi. Vieneripreso il tema dei motivi, sempre tramite citazioni; in questo caso, però, si intraprende un’altra possibile spiegazione: siidentifica l’odio verso la polizia come fulcro degli scontri, escludendo il fattore politico data la dilagante ignoranza inquest’ambito.I due articoli sono affiancati da un trafiletto che espone schematicamente e sinteticamente i precedenti episodi diviolenza nei vari stadi mondiali.
    • LA GAZZETTA DELLO SPORT POSIZIONE E VISIBILITA’ La notizia è collocata in prima pagina ed ha una visibilità spiccata. Ci troviamo di fronte ad una “civetta” ben evidente che occupa una posizione di “taglio alto”. IMMAGINE Come nel caso del Corriere della Sera, si è optato per un’immagine che ritrae l’incendio nello stadio di Port Said. È un’immagine esplicita che cattura l’attenzione del lettore, descrivendogli chiaramente la gravità dell’accaduto. TITOLO Il titolo “Una STRAGE in Egitto 75 morti allo stadio” ha un impatto visivo ed emotivo immediato sul lettore. Difatti risalta subito all’occhio la parola ad effetto “STRAGE” messa in evidenza tramite la scrittura in maiuscolo e l’uso di un colore diverso e acceso. Il titolo è preceduto dall’”occhiello” e seguito dal “sottotitolo”, i quali riassumono in modo sintetico la notizia, esponendone gli elementi salienti. Nell’”occhiello”, con la medesima tecnica di variazione del colore utilizzata per la parola “STRAGE”, si sottolinea l’espressione “tifo violento”, al fine di porre l’accento sull’assurdità della rivalità sportiva contrassegnata dall’aggressività.
    • STRAGE IN EGITTOFollia a Port Said: guerriglia allo stadio 75 morti, 200 feritiScontri tra tifosi dopo la partita tra Al Masry e Al Ahly Giocatori ospiti liberati nella notte daglielicotteriUna carneficina. Un altra assurda strage per una partita di calcio, provocata dalla stupida rivalità tra gruppi ditifosi. Il teatro del dramma, questa volta, è l Egitto. La guerriglia si è scatenata ieri sera a Port Said, città delnordest del Paese, vicino al tratto terminale del canale di Suez, al termine della sfida di Premier League tra AlMasry e Al Ahly, la Juventus d Africa, partita terminata 3-1 per i padroni di casa. I morti accertati, in nottata,erano 75 (di cui 7 non identificati), i feriti «sicuri» 200, alcuni dei quali in gravi condizioni (fonte ministero dellaSalute), ma il bilancio potrebbe essere peggiore. Al Jazeera ha parlato addirittura di mille feriti. Arrestati 47teppisti.Assalto Attraverso le immagini e il racconto degli inviati della tv Al Arabya è stato possibile ricostruire lacronaca della strage. Appena terminata la partita, i tifosi dell Al Masry hanno invaso il terreno di gioco - primaa decine, poi a centinaia - e si sono messi a rincorrere i giocatori dell Al Ahly. I filmati mostrano questi ultimi, inmaglia rossa, che terrorizzati corrono verso l imbocco degli spogliatoi, passando tra due ali di poliziottiinspiegabilmente immobili. I giocatori, a fatica, sono riusciti a mettersi al sicuro nei corridoi e negli stanzonisotto l impianto, mentre in superficie, in campo e soprattutto a ridosso di una curva, ci sono stati scontri furiositra le opposte tifoserie e le forze dell ordine in assetto antisommossa. L allenatore dell Al Ahly, il portogheseManuel Josè, ha dichiarato sotto choc all emittente lusitana Sic: «Sto bene, mi hanno preso a calci e pugni epoi sono finito in una stanza. Alcuni nostri tifosi sono entrati negli spogliatoi, i miei giocatori stanno bene, manon sono riuscito a raggiungerli. La colpa è dei soldati e dei poliziotti, erano a decine, poi sono spariti ed èscoppiato il caos». Lo stadio poteva ospitare 18 mila persone e gli agenti in servizio erano tremila. «Siamo statibrutalmente aggrediti», ha detto Ahmedi Fathi, laterale dell Al Ahly. E il suo compagno Mohamed Barakat harincarato la dose: «Non c era nessuno a proteggerci. La nostra colpa è stata quella di giocare. Le autoritàtemevano di cancellare il campionato perché pensano soltanto ai soldi, non si curano della vita delle persone».E Sayed Hamdi: «Era un atmosfera di terrorismo».
    • Pietre e bottiglie La guerriglia è stata lunghissima. Un funzionario della sicurezza ha detto che i tifosi hannolanciato pietre e bottiglie, usato bastoni. Il vice ministro della Salute, Hesham Sheiha, ha rivelato che molti feritisono stati ricoverati per trauma cranico e tagli profondi: «E il peggior disastro nella storia del calcio egiziano».Il bilancio dei morti, aggiornato di minuto in minuto, si è fatto sempre più grave. Prima 7, poi 25, 35, 51, fino a75. Medhat El-Esnawy, direttore dell ospedale El-Amiry di Port Said, ha raccontato che «alcuni tifosi sono mortischiacciati, altri soffocati». Secondo Al Jazeera tra i feriti lievi ci sarebbero anche un paio di giocatori. Unmanager dell Al Ahly è stato salvato mentre veniva picchiato selvaggiamente dai tifosi. In tarda serata igiocatori e lo staff tecnico dell Al Ahly erano ancora bloccati negli spogliatoi. Per liberarli e per poter soccorrerei feriti sono dovuti intervenire gli elicotteri. Già nel corso della partita, a metà del secondo tempo, i tifosi dell AlMasry avevano costretto l arbitro a sospendere l incontro con un fitto lancio di petardi. Erano soltanto ilpreludio di quanto è accaduto poi al termine della partita.Basta calcio La strage è diventata affare di Stato, le tv hanno mostrato al Paese gli scontri e le dimensioni deldramma. La Federcalcio egiziana ha sospeso il campionato a tempo indeterminato, è stata costituita unacommissione d inchiesta e il Parlamento è stato convocato per oggi in seduta urgente. Secondo Essam el Eryan,esponente del partito dei Fratelli musulmani «Giustizia e Libertà» e presidente della commissione Esteri dellAssemblea del popolo, la responsabilità degli incidenti è da attribuire all esercito e alla polizia, che hannoconsentito l accesso allo stadio di «persone con armi e petardi, mettendo a rischio tutti gli spettatori».Pelucchi Roberto
    • «Siamo in guerra Assurdo giocare»Treika, il leader dell Al Ahly: «La polizia non ci protegge, campionato da sospendere»«E colpa nostra. Sì, è colpa nostra perché abbiamo giocato e questa partita non si doveva giocare. Le autoritàdovrebbero sospendere il campionato, ma non lo fanno perché pensano solo ai soldi. A loro delle vite dellagente non interessa nulla». Urla, Mohamed Abou Treika. È spaventato a morte mentre parla al telefono con latv dell Al Ahly, il suo club, la Juventus d Africa, la squadra più titolata d Egitto e del continente africano.E una guerra «Se ci sono dei morti? Certo che ci sono dei morti. Questo non è calcio, è una guerra e questagiornata non sarà mai più dimenticata. Possiamo vedere i corpi della gente ammazzata da qui. E non ci sonoforze di sicurezza a proteggerci. Le forze dell ordine ci hanno abbandonato, non ci hanno protetto. Ho appenavisto un tifoso morire davanti a me, alla porta degli spogliatoi». Abou Treika è un istituzione del calcio africano,se il suo club è paragonato alla Juve, lui è il Del Piero egiziano. Ed è scappato dal campo in tutta fretta, cercandodi raggiungere gli spogliatoi inseguito da centinaia di tifosi dell Al Masry. Dalle immagini diffuse dallo stadio diPort Said effettivamente non sembra che i poliziotti presenti si siano mossi con grande solerzia per proteggere igiocatori del Cairo. E gli scontri erano nell aria. Crisi di Suez Perché la rivalità tra le squadre di Port Said, Al Masry e Ismaily, con quelle del Cairo, Al Ahly eZamalek, è storicamente conosciuta e ha radici che vanno indietro fino al 1956, anno della Crisi di Suez: quandoi campi delle squadre di Port Said furono distrutti, i club del Cairo non cedettero le loro strutture. Da quando ècominciata l opposizione al regime di Mubarak gli Ultras hanno messo da parte le rivalità calcistiche e si sonouniti guidando le proteste più violente dei ribelli, la polizia si è defilata dai campi da calcio, che sono diventatiterra di conquista per i tifosi violenti. E quando l unione politica è scemata, è rimasta solo la violenza. Eccoperché Abou Treika dice che il campionato andrebbe cancellato.A fuoco E a dargli ragione ieri c è stato un altro episodio grave: al Cairo, dove l assurdo calendario avevafissato l altra sfida incrociata tra le due città: Zamalek-Ismaily, la partita è stata sospesa alla fine del primotempo quando i giocatori si sono rifiutati di rientrare in campo temendo per la propria incolumità dopo che unatribuna aveva preso fuoco causa incendio doloso. A Port Said si è giocato, e poi è partita la mattanza.Premeditata, secondo diversi osservatori e testimoni oculari. L Al Masry aveva vinto 3-1, ma ai suoi tifosievidentemente non bastava. Perché in ballo c era molto di più di un campionato o di una partita. Ieri i tifosidell Al Ahly sembra abbiano mostrato uno striscione che diceva: «Non ci sono uomini in questa città», benzinasul fuoco di una rivalità storico-calcistica che ieri ha ammazzato il calcio egiziano.Ricci Filippo Maria
    • All Heysel l incubo degli italianiA Bruxelles la furia degli hooligan causò 39 vittimeNella storia del calcio molti i buchi neri che hanno inghiottito migliaia di vittime per incidenti tra tifoserie ocedimenti degli stadi.Il primo All Ibrox di Glasgow, 1902, durante una gara tra Scozia e Inghilterra crolla la tribuna ovest. I morti sono25.Fischio fatale A Lima, in Perù, è il 24 maggio 1964, si gioca una partita Under 20 tra la nazionale di casa e lArgentina. L arbitro annulla il gol dell 1-1 al Perù, la folla si scatena. Gli incidenti provocano 318 morti e oltre500 feriti.Triste replica Ancora a Ibrox, il 2 gennaio 1971 cedono le barriere dello stadio: 66 morti.La strage nascosta Allo stadio Lenin di Mosca (oggi Luzhniki), il 20 ottobre 1982 si sta giocando Spartak-Haarlem di Coppa Uefa. A pochi minuti dalla fine la gente si affretta verso le uscite e si crea una ressaingestibile. Lo Spartak segna a pochi secondi dal 90 e molti fanno marcia indietro, ma vengono bloccati daimilitari. La situazione precipita e la calca causa circa 340 vittime. Le autorità cercheranno di coprire per diversigiorni l incidente, anche per mascherare l inefficienza del servizio d ordine.L Italia in lacrime La data indimenticabile: 29 maggio 1985, poco prima della finale di Coppa Campioni tra Juvee Liverpool, stadio Heysel di Bruxelles, i tifosi inglesi aggrediscono gli italiani che fuggono. La polizia belga noninterviene, si crea una calca, crolla un muro di recinzione: i morti saranno 39, di cui 32 italiani.Sheffield La cittadina inglese, il 15 aprile 1989, ospita la semifinale di FA Cup tra Liverpool e Nottingham Forest.Vengono venduti molti più biglietti del sostenibile, e la folle ressa provoca 95 morti. Il governo si deciderà adattuare misure contro gli hooligan.Africa straziata In Ghana, il 9 maggio 2001, durante una partita di campionato si verificano scontri tra tifosi. Lapolizia reagisce sparando lacrimogeni sugli spalti: si scatena l inferno. Le vittime sono 123.
    • La Gazzetta dello Sport descrive la vicenda tramite tre articoli che occupano quasi per intero le pagine 22 e 23;è subito evidente come sia data maggiore importanza e spazio alla notizia.Il titolo del primo articolo (“Follia a Port Said: guerriglia allo stadio 75 morti, 200 feriti”) è esaustivo per quantoriguarda i fatti salienti della notizia ed inquietante già a primo impatto. Anche la ricchezza di immaginicontribuisce a precisare dove, come e con che ferocia sia stato sferzato l’attacco. I punti prevalenti sono latrattazione della notizia e dell’aspetto umano; quest’ultimo è raccontato molto dettagliatamente e anchetramite testimonianze dei minuti di terrore affrontati dai protagonisti della vicenda, quasi come se volesse farrivivere al lettore il tragico accaduto. In questo caso il tema della negligenza viene trattato piùapprofonditamente (anche attraverso l’uso di testimonianze che ci ricordano l’aspetto umano della vicenda): lapolizia viene, come sul Corriere della Sera, accusata di mancata presenza durante il momento del bisogno e inaggiunta, rispetto alla testata precedente, si precisa la sua inefficienza ed irresponsabilità dimostrata dallapresenza di armi e petardi all’interno dello stadio. Inoltre viene qui espresso l’egoismo e la sete di denaro cheporta le autorità a ignorare pericoli imminenti. Mentre non manca, un seppur breve, richiamo alle conseguenzee ai provvedimenti successivi all’accaduto, in questo primo articolo non vengono citate le possibili motivazioni.
    • Il secondo articolo non è accompagnato da immagini e già il titolo (“Siamo in guerra assurdo giocare”)introduce il tema della negligenza della polizia; quindi a differenza dei titoli incontrati in precedenza, in questocaso, non si rimarcano i fatti salienti della tragica notizia ma l’inefficienza della polizia. Questo è confermatodall’inizio dell’articolo che, a differenza dei precedenti, non si occupa della cronaca della notizia ma esordiscecon una testimonianza del giocatore Treika volta a sottolineare il disinteresse e l’irresponsabilità delle autorità;non è trascurata anche la negligenza della polizia che si è defilata dai campi di calcio o comunque è rimastaimmobile senza intervenire. Questo aspetto di negligenza nella sua totalità è stato trattato esattamente come ilprimo articolo. Ancora una volta è dedicato spazio all’aspetto umano descritto con testimonianze che ci fannocapire il terrore e la rabbia per una tragedia annunciata. Non manca la citazione del ruolo attivo svolto dagliultras nelle violente proteste del passato. Anche in questo caso viene trattato l’aspetto riguardante i motivi,anche se in modo più velato e senza specificare il possibile movente politico.Ritroviamo nuovamente un trafiletto che accompagna gli articoli; esso esprime in modo conciso le vicendelegate a precedenti episodi drammatici negli stadi, nel mondo. Qui ogni evento è descritto da una piccoladidascalia con tanto di immagine rappresentativa della tragedia.Il terzo articolo riguarda nella sua totalità i precedenti disastri avvenuti negli stadi; nonostante il suo titolo(“All’Heysel l’incubo degli italiani”) si riferisca esclusivamente all’Italia, in realtà vengono riprese la maggiorparte delle didascalie del trafiletto e vengono aggiunti altri casi simili. Essi si limitano ad una breve descrizionedella notizia, spesso accompagnata dalle possibili cause e negligenze mentre viene tralasciato completamentel’aspetto umano.
    • LA REPUBBLICA POSIZIONE E VISIBILITA’ La Repubblica, come il Corriere della Sera, dedica alla notizia una “civetta” collocata nel “taglio basso”. In questo caso le dimensioni della “civetta” sono inferiori rispetto a quelle, già modeste, riscontrate nel Corriere della Sera. IMMAGINE Ancora una volta viene ripresa l’immagine dello stadio in fiamme, oggetto ricorrente e spesso utilizzato in prima pagina dai quotidiani e per questo espressione appropriata del disastro della violenza contrassegnante l’accaduto. TITOLO Dal paragone con il Corriere della Sera si osserva una somiglianza tra le “civette”: - comune assenza del “sottotitolo”; - affinità tra gli “occhielli”: ancora una volta un “occhiello” sintetico ci introduce i fatti. Il titolo “Egitto, strage nello stadio” presenta, come La Gazzetta dello Sport, la parola ad effetto “strage”, volta a colpire nell’immediato il lettore rimarcando la tragedia.
    • Egitto, strage dopo la partita scontri fra tifosi: almeno 73 mortiShock a Port Said, mille feriti e stadio in fiamme. Fermato il campionatoGERUSALEMME - Era una partita a rischio, ad alto rischio, quella fra l Al Masry di Port Said che ospitava l Al Ahly delCairo, squadra star della capitale egiziana. Lo sapevano le autorità, lo sapevano i tifosi. Rinviare il match nonostante legravi tensioni e le violente avvisaglie sarebbe stato uno smacco per la Giunta militare. La partita si è giocata finendo intragedia, oltre settanta morti e mille feriti, lo stadio in fiamme, guerriglia per le strade, una città impazzita dove si èscatenata la caccia al tifoso nemico, ospedali in tilt per il numero di feriti. L edizione di ieri mattina di Al Ahram, ildiffuso quotidiano d Egitto avvertiva: sarà battaglia, in campo per il risultato e fuori fra i tifosi. Perché le due tifoseriehanno una lunga storia di ostilità alle spalle, sfociata spesso in scontri violenti. La tragedia è iniziata quando i tifosi dellAl Masry, squadra vittoriosa sul terreno per 3 a 1, hanno invaso il campo dopo il fischio finale della partita. Unfunzionario della sicurezza ha raccontato che i tifosi hanno inseguito i giocatori e i loro sostenitori sia sul campo cheattorno allo stadio, lanciando sassi e bottiglie. Nell impianto stracolmo sugli spalti è stato il panico, come nella tragediadell Heysel nel 1985 in Belgio nella finale di Coppa dei Campioni fra Juventus e Liverpool, molte delle vittime sonomorte soffocate o per ferite riportate alla testa. Altre - come invece riportano i medici degli ospedali della città - sonostate uccise a coltellate. I giocatori dell Al Ahly si sono barricati negli spogliatoi con un centinaio di loro tifosi. Lì sisarebbe scatenata una battaglia con i tifosi dell Al Masry all assalto e le forze dell ordine a difendere i calciatori inmaglia rossa. Ci sono stati fitti lanci di bottiglie e pietre. Drammatiche le telefonate in diretta dei giocatori sul canale tvdella squadra cairota. «Siamo stati minacciati da subito, tutti lo sapevano che sarebbe finita male ma le autorità hannoavuto paura di rinviare la partita», ha urlato via telefono in diretta tv Mohammed Abu Treira, capitano dell Al Ahly.«Questo non è calcio, c è una guerra e la gente sta morendo davanti a noi», ha raccontato «non ci sono ambulanze,non c è sicurezza. È una situazione orribile e questa giornata non potrà mai essere dimenticata». È stata battagliaanche fuori dello stadio dove le forze anti-sommossa, nonostante l ampio uso di lacrimogeni, non sono riuscite adisperdere i tifosi dell Al Masry che si sono dati alla guerriglia urbana. L esercito per evacuare il team cairota e il suoseguito hanno dovuto mandare gli elicotteri per trasferirli dall impianto sportivo in fiamme all aeroporto. Al Cairo, dovera in corso la partita fra lo Zamalek, squadra blasonata della capitale, e l Al Ismailiya, l arbitro, venuto a sapere diquanto accaduto a Port Said, ha interrotto la partita per lutto, scatenando le ire dei tifosi che hanno cominciato adappiccare le fiamme in alcuni settori dello stadio. Ieri notte la Federazione calcistica egiziana ha deciso di sospendere atempo indeterminato tutte le partite della Premier League mentre, il neoeletto Parlamento - dominato dallamaggioranza islamica - ha convocato per oggi una riunione di emergenza.Fabio Scuto
    • La Repubblica descrive la tragedia tramite un solo articolo a pagina 16.Il titolo (“Egitto, strage dopo la partita scontri tra tifosi: almeno 73 morti”), come spesso già incontrato, cianticipa dettagliatamente gli elementi essenziali della notizia ed è di forte impatto. L’articolo è accompagnatoda una sola immagine molto suggestiva ed inquietante. Anche in questo caso l’apertura è dedicataall’irresponsabilità delle autorità che non hanno rinviato la partita nonostante le gravi tensioni e le avvisagliepresenti nell’aria; La Repubblica, a differenza dei precedenti, associa tale negligenza a paura e volontà a nonsminuire la Giunta militare da parte delle autorità. Notiamo nuovamente il rimarcare dell’assenza della poliziaanche se in minor misura; infatti in questo articolo sono citati alcuni suoi interventi seppur inefficaci. Segue lanotizia, come al solito chiara ed esaustiva. Per quanto riguarda l’aspetto umano è ripresa la tecnica delladescrizione dei momenti tragici e delle sofferenze vissute dalle persone attraverso le loro testimonianze. Comenelle precedenti testate, non passa in secondo piano la considerazione dei sentimenti e dell’emotività deiprotagonisti. Oltre alle conseguenze già citate nei precedenti quotidiani, La Repubblica tratta la sospensionedella partita in corso Al Cairo tra lo Zamalek e l’Al Ismailiya come un’ulteriore provvedimento agli scontri di PortSaid; ciò non avviene nelle altre testate dove questo evento viene presentato come un episodio indipendente.In riferimento al passato, vi è solo un piccolo accenno limitato alla tragedia dell’Heysel all’interno della notizia.
    • IL GIORNALE POSIZIONE E VISIBILITA’ A differenza dei quotidiani analizzati in precedenza, il Giornale ha scelto di non dedicare la prima pagina alla notizia in questione. Questo comporta una minore visibilità per il lettore che verrà a conoscenza dell’accaduto solo cimentandosi nella lettura dell’articolo collocato all’interno del quotidiano. La prima pagina è la più importante del quotidiano anche perché è la sola visibile prima dell’acquisto del giornale cartaceo; perciò la redazione ha preferito evidenziare altre notizie da lei ritenute più attraenti per i lettori.
    • EGITTO L’odio tra <<tifosi>> ha radici politicheFollia allo stadio: 73 morti per una partitaCaccia all’uomo sul campo e sulle tribuneI mussulmani: <<Colpa dei fan di Mubarak>>Sono almeno 73 i morti e quasi mille i feriti della peggiore tragedia sportiva della storiadellEgitto. E il bilancio è destinato a crescere. Ieri, al fischio finale della partita del campionatoegiziano tra la squadra ospite, il Masry della città di Port Said, e il celebre e forte club cairotaAhly, i tifosi del Masry, che inaspettatamente ha vinto 3 a 1, hanno invaso il campo. Nelle terribiliimmagini della televisione egiziana, si vedono i sostenitori della squadra di Port Said rincorreregiocatori e tecnici dellAhly, in fuga. E scontri tra le due tifoserie. Per portare in salvo giocatori espettatori sono dovuti addirittura intervenire gli elicotteri dell’esercito.Un medico, Medhat El Ensawi, dellospedale El Aminy di Port Said, ha spiegato ai microfoni diunemittente egiziana che il suo ospedale contava almeno undici morti e che altri due centrisanitari avevano ricevuto almeno 25 cadaveri. Tra i feriti, secondo la televisione satellitare AlJazeera, ci sarebbero molti agenti della sicurezza, anche se alcuni giocatori intervistati ieri daigiornalisti egiziani, come Mohammed Barakat, dellAhly, hanno criticato le forze dellordine, chesecondo alcuni non avrebbero saputo intervenire. <<Le forze di sicurezza ci hannoabbandonato, non ci hanno protetto. Un supporter mi è appena morto davanti agli occhi neglispogliatoi>>, ha urlato al telefono il veterano Mohamed Abou-Treika implorando che venisseromandati aiuti. In seguito agli eventi politici degli ultimi mesi, alla rivoluzione di gennaio febbraio2011, dove la polizia ha svolto un ruolo centrale nella repressione della rivolta, agenti epoliziotti, non amati dalla popolazione, sono sempre meno presenti in luoghi anche sensibili.
    • Le tifoserie egiziane non sono nuove a episodi di violenza: Masry e Ahly notoriamente si odiano.Gli ultras dellAhly sono stati anche protagonisti della parte più violenta della rivoluzione egiziana,quando a pochi giorni dallapertura delle urne a novembre 2011 il centro del Cairo è diventato unfronte di battaglia, con scontri violenti tra forze dellordine e manifestanti. In molti, tra gli attivisti,gli analisti e i giornalisti nazionali, parlarono del coinvolgimento di bande di ultras delle tifoseriedel calcio nazionale. Ed in questo clima si sono subito inseriti i Fratelli mussulmani che hannoaccusato i sostenitori dell’ex presidente Hosni Mubarak <<di aver pianificato gli scontri>>.Lepisodio che aveva fatto montare lallerta attorno e dentro gli stadi egiziani è avvenuto nel 2009quando la partita tra il secondo club della capitale, lo Zamalek - dal nome dellisola sul Nilo, nelcuore del Cairo - e lAfricain, squadra tunisina, match valido per la Champions league africana,terminò in una terribile rissa fra le due tifoserie. I tunisini credevano di aver già vinto quando al95esimo minuto un goal dall’egiziano Aboutrika scatenò lira e le violenze dei tunisini. Gli scontrisi propagarono alle banlieue francesi, a Marsiglia e Parigi, in cui vive una vasta comunitànordafricana.Le nuove violenze arrivano in un momento politicamente molto sensibile per lEgitto, dove èappena iniziato il secondo turno elettorale e il primo Parlamento dellera post-rivoluzonaria ha dapoco iniziato i lavori. Ieri, lAssemblea si è riunita in una sessione di emergenza per tentare dievitare che il nuovo sanguinoso episodio possa avere un effetto sulla già precaria stabilità delPaese.Rolla Scolari
    • Il Giornale tratta la vicenda con un articolo a pagina 14.Nella sua impaginazione, dimensione e scelte riguardanti l’immagine e il titolo si presenta del tutto simile a LaRepubblica: anche qui si è optato per una sola immagine (identica a quella de La Repubblica) ed il titolo (“Folliaallo stadio: 73 morti per una partita”) fornisce i dati principali della notizia, catturando l’attenzione del lettoresulla strage. Inizialmente viene trattata la notizia in tutti i suoi punti salienti. Come al solito l’articolo èarricchito da testimonianze che ne sottolineano l’aspetto umano della vicenda in modo da permettere allettore di capire la gravità dell’accaduto e non ridurre un avvenimento così tragico ad una semplice e “fredda”cronaca. Anche qui viene denunciata la mancanza e la disorganizzazione della polizia. Buona parte dell’articoloè dedicata al passato storico-politico dell’Egitto di cui sono stati parte attiva gli ultras; viene inoltre citato unprecedente episodio di violenza negli stadi che ha avuto come protagonista una squadra egiziana. Un’unicaproposizione esprime i motivi che secondo i Fratelli mussulmani si celano dietro la vicenda: si tratta di unoscontro a sfondo politico pianificato dai sostenitori dell’ex presidente Mubarak. A conclusione un breveriferimento ai provvedimenti stabiliti dopo lo scontro.
    • CONFRONTO TRA I QUOTIDIANIIn primis è doveroso sottolineare che i giornali cartacei, per loro natura, hanno pubblicato lanotizia il giorno seguente la tragedia.Tutti i quotidiani considerati hanno trattato, chi più chi meno, i vari punti della notizia;mentre La Repubblica e Il Giornale li hanno circoscritti ad un unico articolo ciascuno, ilCorriere della Sera e La Gazzetta dello Sport hanno optato per una suddivisione di tali punti inpiù articoli. In particolare queste ultime due testate hanno rimandando la trattazione dellasesta area contenutistica ad un ulteriore articolo, quasi totalmente dedicato ad essa.Il Giornale è l’unico delle testate da noi analizzate ad aver toccato tutte le sei areecontenutistiche distribuendone la trattazione in modo sostanzialmente equilibrato.Tutti i quotidiani espongono una cronaca oggettiva della notizia: il parere del giornalista nonè espresso esplicitamente. Da Il Corriere della Sera e Il Giornale sembra però “trasparire” unaleggera preoccupazione per le sorti dell’Egitto, dato il momento politicamente moltosensibile. È comunque condiviso da tutti il fatto che si sia trattato di una strage assurdadovuta ad una stupida rivalità: nessun quotidiano ha trascurato l’inserimento ditestimonianze, al contrario, tutti si sono occupati di dar voce all’aspetto emotivo ed umano,sottolineando la negligenza della polizia che probabilmente avrebbe potuto evitare latragedia. E ancora, tutti e quattro i giornali non si sono sbilanciati nell’esporre con certezza imotivi. Questo probabilmente perchè la strage era successa da così poco tempo che nessunsospetto riguardo le cause scatenanti poteva essere confermato con certezza.
    • TELEGIORNALII telegiornali, per loro natura, possono far leva sull’impatto emotivo delle immagini ma, a differenza deiquotidiani, sono obbligati a rispettare tempi televisivi spesso ristretti. Nella nostra analisi prenderemo inesame il TG 5 e il TG 2: il primo comunica la notizia il 2 febbraio 2012 mentre il secondo l’1 febbraio 2012,entrambi nell’edizione notturna. L’impostazione con cui è approfondita la questione è del tutto simile: i dueservizi si focalizzano sulla cronaca dell’accaduto tralasciando l’aspetto umano, mancanza compensata in partedalle forti immagini trasmesse. Oltre alla cronaca, è dedicato spazio alle possibili motivazioni scatenanti e alleconseguenze.
    • TG 5 http://www.video.mediaset.it/video/tg5/full/281116/edizione-ore-0100-del-2-febbraio.html#tf-s1-c1-o1-p8Il TG 5 parla della notizia in questione nell’edizione delle ore 1.00 del 2 febbraio 2012.Inizialmente la notizia viene citata durante la rassegna stampa delle varie testategiornalistiche. Successivamente viene ripresa con un servizio esclusivamente dedicatoledella durata di 1 minuto e 21 secondi. Lo speaker annuncia il servizio con poche paroledefinendo l’accaduto una vera e propria tragedia. Segue poi il servizio filmato: in primissono riportati in maniera dettagliata i particolari della notizia accompagnati da un flusso diimmagini che ritraggono lo stadio di Port Said al momento dell’invasione di campo da parte 54%degli ultras. È evidente la violenza espressa tramite riprese di vere e proprie risse.Si intravedono i giocatori dell’Al Ahly fuggire da una folla inferocita per cercare riparo.I tifosi sembrano impazziti, lanciano razzi e petardi. Non mancano riprese inerenti il fuocoappiccato dagli ultras. Come mostrato dalle immagini, sono momenti di confusione,di disorganizzazione, di terrore, momenti in cui il controllo e il buon senso sembranoaver abbandonato lo stadio. All’interno della notizia poi è possibile cogliere l’espressione“…tensioni degenerate nel sangue proprio per motivi calcistici” che sembra suggerire unapossibile motivazione alternativa rispetto a quelle riscontrate in precedenza. Il servizioprosegue prendendo in considerazione le conseguenze scaturite dallo scontro; tra esse,oltre alla sospensione di tutte le partite del campionato fino a data da destinarsi e a possibili 30%provvedimenti da parte del Parlamento, viene inserita la sospensione della partita in corsonella capitale, così come ne La Repubblica. A conclusione viene riportato il parere deiFratelli mussulmani, i quali sostengono che l’attacco abbia avuto un intento politico e siascaturito dai sostenitori di Mubarak. Nella sua interezza il TG 5 mantiene un approccio dicronaca della notizia, trascurando del tutto l’aspetto umano; non vi sono infattitestimonianze né particolari parole ad effetto anche se è chiara la gravità della situazione. 16%Dall’espressione “…una battaglia sia tra tifosi , sia con le forze dell’ordine…”, unicoaccenno al ruolo della polizia, non viene chiaramente esplicitato se vi sia statanegligenza o inefficienza nel servizio. Viene utilizzato un tono narrativo con un lessicosemplice ed accessibile a tutti.
    • TG 2 http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-dbfba44e-ad24-450a-8116-0af414dd07f8-tg2.html#p=0Il TG 2 parla della notizia nell’edizione delle ore 23.30 dell’1 febbraio 2012e vi dedica 45 secondi; nonostante sia riservato alla vicenda un minorlasso di tempo, vengono presi in rassegna i medesimi punti del serviziodel TG 5. A differenza di quest’ultimo, il TG 2 non dedica al fatto di cronacaun servizio a parte ma è la stessa giornalista, conduttrice del tg, ad occuparsi 35,5%dell’esposizione dei fatti. Durante l’intera descrizione di questi ultimi vienetrasmesso lo stesso flusso di immagini già osservate nel servizio del TG 5.Anche in questo caso quindi, è evidente l’atmosfera di instabilità, di violenzae di pericolo che ha caratterizzato la situazione. Come al solito, la notizia sipresenta concisa e puntuale e da subito la giornalista utilizza la parola adeffetto “strage” per evidenziare la gravità della situazione. Segue poi il temadelle conseguenze e dei provvedimenti ripresi esattamente come nel TG 5; 29%in aggiunta viene specificato il numero provvisorio degli arresti e che lasospensione della partita in corso Al Cairo è avvenuta in segno di lutto. Anchein questo caso, la conclusione del servizio, è dedicata al tema dei motivi;ricorrono ancora entrambe le ipotesi: politica, come espresso dai Fratellimussulmani, o calcistica. È quindi ancora evidente il dubbio relativo alle causescatenanti in quanto, come avvenuto al TG 5, la notizia è stata comunicatasubito dopo l’accaduto quando ancora nessuna pista era certa.Si tratta nuovamente di una semplice cronaca dei fatti che non dà spazio 35,5%all’aspetto umano, e per questo motivo il tutto sembra essere presentato inmodo “asciutto” e chiaramente narrativo. Ancora una volta il lessico è di facilecomprensione e non particolarmente elaborato.
    • RADIOPer la nostra analisi, abbiamo considerato due radio: Radio Vaticana e RadioPopolare. Entrambe hanno comunicato la notizia il 2 febbraio 2012.
    • RADIO VATICANATre giorni di lutto nazionale in Egitto, a proclamarlo è stato il capo del Consiglio supremo delle Forze armate, HusseinTantawi, lo stesso che ha promesso ogni sforzo per punire i responsabili degli scontri che ieri nello stadio di Port Saidsono costati la vita ad almeno 74 persone, oltre mille i feriti. A scontrarsi i sostenitori di due squadre (al Masry ed alAhly). Tantawi ha accolto in un aeroporto militare nella zona orientale del Cairo calciatori e tifosi che sono rientrati daPort Said a bordo di velivoli militari. In queste ore la situazione a Porto Said appare calma, il ministro dellInternoMohamed Ibrahim ha rimosso il capo della sicurezza della città dopo l’inerzia della polizia incapace di gestirel’invasione di campo da parte dei sostenitori di al Masry, la squadra locale vincitrice del match, di PremierLeague, contro el Ahly. Centinaia le persone schiacciate dalla calca, decine gli accoltellati. I Fratelli musulmani hannoaccusato i sostenitori dellex presidente Hosni Mubarak di essere dietro agli scontri. Il timore che non si trattasse diun caso isolato è arrivato quando è rimbalzata la notizia di un incendio scoppiato nello stadio del Cairo, dove sisvolgeva un’altra partita, subito però è stato chiaro che si trattava di guasto ad una cabina elettrica. Il presidente dellaFifa Blatter ha parlato di “giornata nera per il calcio” e la Federazione di calcio egiziana ha sospeso a tempoindeterminato tutte le partite di serie A. Intanto manifestanti e supporter della squadra di calcio cairota dellel Ahlyhanno chiuso alla circolazione piazza Tahrir. Transennato anche il piazzale davanti alla televisione pubblica. Il fan clubdellel Ahly, hanno indetto per oggi una marcia fino al Ministero dellInterno.Massimiliano Menichetti ha chiesto a Giuseppe Iacovino, analista del Centro studi internazionali, se le violenze di PortSaid sono collegate alle contestazioni politiche di questi giorni in Piazza Tahrir, luogo simbolo della rivolta egiziana:R. – E’ improbabile al momento pensare a una pianificazione o comunque qualcosa di collegato alla situazione ditensione e di scontri al Cairo e quindi a Piazza Tahrir.D. – Quindi, secondo lei, tutto è riconducibile alla recente cessazione dello stato d’emergenza e quindi al fatto chel’esercito non è più presente sul territorio?R. – L’apparato di sicurezza egiziano ne ha risentito, questo ha provocato anche una minore capacità di gestire tensionie quindi gli scontri. Purtroppo la stragrande maggioranza delle vittime di Port Said è stata causata dalla reazione dellamassa, dalla calca, quindi anche dalla scarsa capacità della stessa polizia nel gestire lordine pubblico. Dunque per leinformazioni che abbiamo ora, quanto accaduto ha poco a che fare con le tensioni politiche.
    • D. – Al Cairo si sono ritrovati i sostenitori della squadra el Ahly coinvolta negli scontri, transennato anche il piazzaledavanti alla televisione pubblica. Questi eventi si inseriscono all’interno di contestazioni che ancora ci sono al Cairo…R. – La situazione al Cairo, anche nei giorni scorsi, è di grande tensione. Ci sono stati scontri davanti al parlamento tramanifestanti della società civile più liberale e rappresentanti giovani della fratellanza musulmana. Al di là di questevicende calcistiche, che in questo momento possono anche essere anche considerate marginali, la tensione è legataall’andamento, alla transizione politica nel post-Mubarak soprattutto all’indomani delle elezioni e della vittoria dellafratellanza musulmana.D. – Qual è il ruolo in questo momento dei Fratelli Musulmani?R. – Quello di ponte tra le autorità militari, che di fatto ancora gestiscono il potere, e la popolazione. Gli stessi scontricon gli attivisti più liberali dimostrano come la fratellanza in questo momento ha stretto un accordo tacito con leautorità militari affinché la transizione sia guidata nel panorama politico egiziano.D. – C’è chi guarda ai Fratelli Musulmani con speranza di dialogo e chi con scetticismo…R. – Senza la fratellanza musulmana la realtà politica dell’Egitto è impensabile. Anche perché è la realtà più presente.Pensare a un rapporto con la fratellanza musulmana è inevitabile. Le stesse posizioni della fratellanza musulmana sonomolto diverse rispetto alle posizioni - sia dal punto di vista politico, sia dal punto di vista religioso - delle realtà piùsalafite, più intransigenti. La fratellanza musulmana ha un doppio aspetto: è una realtà nuova nell’ambito egiziano, maè anche una realtà politica conservatrice con cui bisogna dialogare inevitabilmente.D. – Però i giovani di Piazza Tahrir continuano a manifestare…R. – Questo è soprattutto dovuto al fatto che le realtà dei giovani, degli universitari che sono scesi per primi in piazza,non sono riuscite ad avere un risultato politico rilevante, anche perché la loro organizzazione e la loro presenza nellasocietà egiziana, al di là della capitale è minima. Questo si traduce in malessere, non essere riusciti a far sentire lapropria voce nell’arena politica, fa sì che le manifestazioni vadano avanti in cerca di un risultato migliore, di visibilità.L’auspicio è che, con le elezioni e quindi con il nuovo parlamento e le nuove riforme costituzionali, l’Egitto prenda lastrada di una transizione il più pacifica possibile, dove tutte le voci che hanno portato alla caduta di Mubarak possanoavere la possibilità di esprimere la propria opinione, per tornare ad una stabilità, ad una vita sociale e politica che possapermettere al Paese di riprendere il posto che gli si addice nel panorama sia mediorientale, sia internazionale.
    • Radio Vaticana comunica la notizia degli scontri a Port Said nell’edizione del “Giornale radio” del 2febbraio 2012. Ad essa dedica uno spazio considerevole. Il servizio fa una rassegna delleconseguenze della strage tra le quali, grazie alla natura diretta ed interattiva della radio, vengonoinserite le manifestazioni susseguenti la tragedia, avvenute il 2 febbraio 2012 e per questo nonriportabili dai giornali cartacei il giorno stesso. Una notizia concisa e sintetica ci informa suglielementi basilari della vicenda. Segue un cenno all’inefficienza della polizia e ai motivi politici che,secondo i Fratelli mussulmani, si celano dietro la strage. Il servizio si conclude con un’intervista aGiuseppe Iacovino, analista del Centro Studi Internazionali. All’inizio del collegamento vieneripreso il tema dei motivi e delle negligenze che hanno connotato la strage: secondo l’intervistatoè poco probabile che le motivazioni dello scontro abbiano a che fare con le tensioni politiche ocon una premeditazione, piuttosto la cessazione dello stato di emergenza e l’assenza dell’esercitohanno provocato l’incapacità della polizia nel gestire l’ordine pubblico. Poi l’intervista proseguecon un’analisi delle manifestazioni seguenti la strage e una generalizzazione della situazionepolitico-sociale egiziana: si tratta quindi di uno scenario generale che va al di là della notizia in sè.È evidente l’assenza dei riferimenti al passato dell’Egitto o a precedenti tragedie calcistiche alivello mondiale. Inoltre, a differenza dei giornali, l’aspetto umano è del tutto trascurato e questofa sì che la notizia venga descritta in modo più “freddo” e meno toccante per l’ascoltatore. Laprima parte del servizio è oggettiva mentre la seconda, esprimendo un parere personale, èsoggettiva. Dall’inizio della nostra analisi incontriamo per la prima volta l’inserimento diun’esplicita opinione personale.
    • RADIO POPOLAREEgitto: strage allo stadio. Solo fatalità?Partiamo dall’Egitto con una considerazione su quello che è successo ieri notte. Una partita dicalcio è finita in una strage: 75 morti, 200 feriti. È successo a Port Said alla fine della partitatra la squadra locale Al Ahly, il club più prestigioso in Africa. Secondo il medico legale levittime non sono morte per colpi di arma da fuoco o da taglio, ma per soffocamento nellacalca; ovviamente l’inchiesta chiarirà molte cose. Le uscite di sicurezza dello stadio, adesempio, il numero esagerato di spettatori rispetto alla capienza della struttura e soprattuttola quantità enorme di coltelli e petardi introdotti nello stadio. Gli scontri erano nell’aria. Oggi igiornali parlano della rivalità tra le due città, dicono che è una rivalità storica, ha radici chevanno indietro fino alla crisi di Suez del ‘56 quando i raid franco-britannici distrussero, tra glialtri, i campi sportivi di Port Said; le squadre del Cairo negarono allora ogni aiuto ai club dellacittà portuale. Ma tutto questo è successo in piena rivolta popolare contro l’Esercito e quindici poniamo la domanda se è pura coincidenza: per molti esperti egiziani no, quindi non sitratta di una coincidenza perché in questi mesi abbiamo raccontato più volte il ruolo attivodelle tifoserie a favore di piazza Tahrir. Avevano messo da parte le loro rivalità per la buonacausa, per la democrazia. Da ieri non sarà più così, almeno nelle intenzioni di chi ha voluto ilmassacro.
    • Radio Popolare comunica la notizia della strage a Port Said nell’edizione “Esteri” del 2 febbraio2012. Il servizio si apre con il sommario della puntata all’interno del quale la notizia da noi presain esame occupa la prima posizione. Il titolo con cui è introdotta (“Egitto: strage allo stadio. Solofatalità?”) ci annuncia l’accaduto e rimanda alle incertezze, relative alla causascatenante, successivamente esplicitate. Si tratta di un breve servizio che si apre con l’esposizioneoggettiva della notizia. Vengono poi elencate una serie di negligenze senza esplicitarne il/iresponsabile/i. Si accenna poi al passato, alla storica rivalità tra le città di Port Said e del Cairo. Sipassa poi ad un’analisi dei motivi chiedendosi se le tensioni politiche possano aver avutoun’influenza sullo scontro. Ritorna quindi la possibilità del movente politico. Il servizio rimarca laposizione di coloro che ritengono che lo scontro non sia una pura coincidenza ma abbia a che farecon la rivolta popolare contro l’Esercito.A differenza di Radio Vaticana, si nota la mancanza di trattazione delle conseguenze e deiprovvedimenti scaturiti dallo scontro. Invece, la completa assenza dell’aspetto umano dellavicenda, è una caratteristica comune con la precedente radio: anche in questo caso, quindi, ci sibasa su una narrazione dei fatti scorrevole ed oggettiva senza soffermarsi sui sentimenti, leemozioni ed il terrore vissuti dai protagonisti.
    • GIORNALI ON-LINEAl fine di effettuare un valido confronto con i giornali cartacei (vecchi media) occorre per prima cosasottolineare, come già sostenuto, che i giornali on-line, grazie alle loro caratteristiche diinterattività, immediatezza e di possibilità di aggiornamento, hanno reso nota la notizia quasi in temporeale.Si prendono in esame i seguenti giornali on-line: Ansa, Avvenire e L’Unità, i quali hanno appunto pubblicatola notizia l’1 febbraio 2012, giorno in cui si è scatenata la tragedia.
    • ANSAEgitto: scontri stadio, almeno 73 mortiElicotteri esercito portano via tifosi e giocatori bloccati01 febbraio, 21:42 (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/02/01/visualizza_new.html_72917173.html)(ANSA) - IL CAIRO, 1 FEB - Violenti scontri sono scoppiati in serata fra supporter di opposte tifoserie in uno stadiodi calcio a Port Said, in Egitto. Secondo fonti ospedaliere i morti sono almeno 73 mentre i feriti un migliaio.Lesercito ha inviato elicotteri per portare via dallo stadio i giocatori e i tifosi ancora bloccati allinterno dellastruttura. La federazione calcistica egiziana ha sospeso a tempo indeterminato tutte le partite della PremierLeague, la Serie A egiziana.Egitto:Fratelli Musulmani,colpa pro-raisIn merito agli scontri allo stadio Port Said con almeno 73 morti01 febbraio, 22:06 (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2012/02/01/visualizza_new.html_72918160.html)(ANSA) - IL CAIRO, 1 FEB - I Fratelli Musulmani hanno accusato i sostenitori del presidente destituito HosniMubarak di essere i responsabili delle violenze che hanno causato almeno 73 morti e centinaia di feriti staseranello stadio di Port Said, al termine di una partita di calcio.Gli eventi sono stati pianificati e sono un messaggiodei sostenitori dellex regime, ha affermato il deputato Essam al-Erian sul sito del Partito della libertà e dellagiustizia (Plj), la formazione politica della Fratellanza.Egitto: scontri stadio, almeno 73 mortiPort Said, i tifosi locali hanno scatenato una caccia alluomo01 febbraio, 22:07 (http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/calcio/2012/02/01/visualizza_new.html_72918165.html)(ANSA) - ROMA, 1 FEB - Violenti scontri sono scoppiati in serata fra i supporter rivali delle squadre Al Masry e AlAhly, allo stadio di Port Said (Egitto), al termine della gara (3-1).Secondo fonti ospedaliere, i morti sono almeno 73 e i feriti un migliaio. Gli scontri sono scoppiati quando centinaiadi tifosi locali hanno invaso il campo, dando vita ad una vera e propria caccia agli avversari. La Federcalcio egiziana,intanto, ha sospeso a tempo indeterminato tutte le partite della Premier League, la Serie A locale.
    • L’ANSA ha pubblicato tre bollettini in merito alla notizia il 1 febbraio 2012.Il titolo del primo bollettino (“Egitto:scontri allo stadio, almeno 73 morti”), come giàriscontrato più volte nelle analisi precedenti, si focalizza sull’accaduto in sé, fornendocile informazioni essenziali che hanno i connotati di una tragedia. L’immagine cheaccompagna la notizia raffigura l’invasione di campo da parte dei tifosi; da essatraspare subito una sensazione di disorganizzazione, caos e violenza. Il bollettino èsintetico e oggettivo nella trattazione dei fatti; infatti si limita a fornirci le informazionibasilari della notizia accompagnate da un piccolo riferimento al provvedimentostabilito dalla Federazione calcistica egiziana dopo l’accaduto.Dopo meno di mezz’ora viene pubblicato un secondo bollettino, il cui titolo(“Egitto:Fratelli Musulmani,colpa pro-rais”) ci introduce l’argomento che poi verràtrattato. A differenza degli altri titoli non si focalizza sugli elementi caratterizzantila strage in sé ma prende in considerazione un aspetto particolare di quest’ultima:i possibili fautori della tragedia. Nonostante questo, l’immagine che accompagnal’articolo è simile a quella del primo bollettino in quanto ritrae lo stadio di Port Saidinvaso dai tifosi: è un’atmosfera concitata, in cui tutto sembra fuori controllo.Anche in questo caso si tratta di un bollettino breve all’interno del quale è peròriportata una testimonianza che va al di là della semplice cronaca dei fatti essenziali.Come già previsto dal titolo, si concentra unicamente sui possibili motivi scatenantila tragedia: i Fratelli mussulmani accusano i sostenitori di Mubarak di essere i fautoridella strage e di aver premeditato il tutto. Lo scopo di questo bollettino è informarciriguardo al possibile sfondo politico celato dietro gli scontri.Dopo un solo minuto viene pubblicato un terzo bollettino con lo stesso titolo delprimo e quindi avente, per questo motivo, le medesime finalità: descrizione dellanotizia e citazione della stesso provvedimento scaturito dagli scontri. Anche questavolta è presente una sola immagine: essa illustra i giocatori in fuga. Nonostante il motivodell’immagine faccia capire che la situazione sia instabile, viene trasmessa una minoreinquietudine.
    • AVVENIRETRAGICA RISSAIl Cairo, scontri con 200 feritiEd è bufera politica sulla strage allo stadio1 febbraio 2012 (http://www.avvenire.it/Mondo/Pagine/egitto-stadio-morti.aspx)Più di 200 persone sono rimaste ferite negli scontri polizia e tifosi dellAl Ahli nel centro del Cairo. Una quarantina di personeè stata ricoverata in ospedale. I feriti presentavano sintomi di soffocamento, contusioni e fratture ma non ci sarebbero casigravi. Le forze dellordine egiziane hanno usando lacrimogeni per disperdere i manifestanti che protestavano contro itumulti che mercoledì sera allo stadio di Port Said hanno provocato 74 morti e un migliaio di feriti al termine di una partita dicampionato.È degenerata in un vero e proprio terremoto politico, in un Egitto ben lungi dallaver recuperato stabilità dopo la caduta diHosni Mubarak, la strage di mercoledì sera allo stadio di Port Said, in quella che è una delle tragedie più gravi nella storia delcalcio.Il Supremo Consiglio delle Forze Armate, al potere ormai da un anno, ha proclamato tre giorni di lutto nazionale, mentre ilsuo capo Mohamed Hussein Tantawi, ha espresso "profondo rammarico" per laccaduto. Il premier Kamal al-Ganzouri hariconosciuto la propria responsabilità istituzionale in relazione a quanto è accaduto, e davanti al Parlamento riunito in sedutadi emergenza si è detto pronto a "renderne conto" e ad "adempiere qualsiasi direttiva mi sia impartita", alludendo auneventuale rinuncia allincarico. Ma il Parlamento, che ha votato esprimendosi in favore dellapertura di una inchiesta, hapresentato un reclamo formale contro il ministro dellInterno Mohamed Ibrahim, accusandolo di negligenza. Ibrahim, hadestituito il responsabile dellordine pubblico a Porto Said, Essam Samak, mentre lo stesso Ganzouri ha decapitato i verticidella Federcalcio, rimuovendone sia il direttore sia il Consiglio Direttivo. Anche il governatore della città portuale, situataallimboccatura del Canale di Suez, ha rassegnato dimissioni subito "accettate".Al termine di una consultazione durata tre ore, diversi partiti dellintero arco costituzionale, dai liberali del Wafd ai salafiti dial-Nour, hanno sollecitato lassemblea a votare la sfiducia allesecutivo, sostituendolo con un "nuovo gabinetto rivoluzionarioin grado di garantire la sicurezza nel Paese".Al fischio finale centinaia di tifosi della locale squadra al-Masry, vittoriosa per 3-1, hanno attaccato i supporter di quellaospite, la cairota al-Ahly, uno dei club più titolati del Paese. La maggior parte delle vittime sono state calpestate dalla folla,ma non poche sono state accoltellate o massacrate di botte. Il direttore dellimpianto sportivo, Mohammed Younis, dal cantosuo ha accusato la polizia egiziana di non essersi interposta tra le due fazioni per mera codardia.
    • L’Avvenire pubblica l’articolo riguardante la tragedia già l’1 febbraio 2012, dal momento che, trattandosi di un’edizioneon-line, non si trova a dover affrontare i limiti imposti dal cartaceo.Il titolo (“Il Cairo, scontri con 200 feriti Ed è bufera politica sulla strage allo stadio”) si concentra sugli avvenimenti e lemanifestazioni avvenute nei giorni successivi allo scontro e sull’aspetto politico che connota la vicenda. Non ciintroduce, quindi, alle caratteristiche primarie della notizia poiché trattandosi di un’edizione on-line probabilmente èstato aggiornato. È presente una sola immagine di dimensioni talmente ridotte che non si riesce a capire se rappresentale manifestazioni successive, e quindi va a completamento e rafforzamento del titolo, o se al contrario, illustra gli ultrasin rivolta allo stadio.A conferma del titolo, la prima parte dell’articolo è dedicata al racconto delle manifestazioni e del tragico bilancioderivante da queste ultime. Questo aspetto, che ha seguito la strage, compare per la prima volta nella nostra analisi inun articolo dell’1 febbraio 2012, grazie ai vantaggi dell’edizione on-line che consente in ogni momento l’aggiornamento.Viceversa i giornali cartacei, per ovvi motivi, hanno potuto comunicare questi episodi solo a partire dal 3 febbraio 2012.Come in ogni articolo vi è la descrizione della notizia in modo oggettivo e puntuale. Appena accennato è l’aspettoumano e il passato che ha caratterizzato l’Egitto. Vi è un riferimento al tema della negligenza sotto due punti di vista:negligenza pre-partita (relativamente alla quale non viene specificato nell’articolo in che cosa sia consistita) enegligenza durante gli scontri (associata alla codardia della polizia accusata di non essere intervenuta). In questoarticolo è dedicato più spazio alle conseguenze che vengono descritte più dettagliatamente e toccano vari ambiti. Per laprima volta, tra le conseguenze, viene citata la testimonianza del premier Kamal al-Ganzouri, il quale si assume laresponsabilità di una possibile negligenza; quest’ammissione di “colpevolezza” non si incontra mai negli altri articoli.Non viene trattato esplicitamente il tema dei motivi che hanno scatenato la strage, ma dalla seconda parte del titolo“Ed è bufera politica sulla strage” e dall’espressione “È degenerata in un vero e proprio terremoto politico” riferita allamanifestazione, possiamo intuire un riferimento alla tensione politica che si è celata dietro la vicenda.
    • L’UNITA’Egitto, 73 morti dopo una partita1 febbraio 2012 (http://www.unita.it/italia/egitto-invasione-di-campo-br-73-morti-dopo-una-partita-1.377730)Almeno 73 morti negli scontri dopo una partita di calcio a Porto Said, nel nord-est. Sospesa a tempoindeterminato la Serie A egiziana.Sono almeno 73 le persone rimaste uccise negli scontri scoppiati dopo una partita di calcio a PortoSaid, nel nord-est dell Egitto. Lo hanno riferito fonti ospedaliere, riferendo anche di decine di feriti. Gliscontri hanno opposto i tifosi della squadra Al Ahly, uno dei principali club egiziani, a quelli dellAl Masri.Stando a quanto riportato dallemittente araba al Jazeera, tra i feriti figurano anche agenti della sicurezza edue giocatori, che hanno riportato ferite lievi. Stando alla ricostruzione fatta dalla televisione araba, i tifosidella squadra vittoriosa, al Masry, hanno invaso il campo dopo il fischio finale della partita. Un funzionariodella sicurezza ha raccontato che i tifosi hanno inseguito i giocatori e i loro sostenitori sia sul campo cheattorno allo stadio, lanciando sassi e bottiglie. Molte delle vittime sono morte soffocate o per feriteriportate alla testa. I giocatori di al Ahly sono rimasti intrappolati negli spogliatori con i loro tifosi. Allanotizia degli scontri a Porto Said una partita di calcio in corso al Cairo è stata sospesa, secondo quantoriferisce al Jazeera. La televisione di stato ha mostrato le immagini di un fuoco appiccato sugli spalti deitifosi al Cairo.La federazione calcistica egiziana ha sospeso a tempo indeterminato tutte le partite della PremierLeague, la Serie A egiziana.
    • Per lo stesso motivo dell’Avvenire, L’Unità pubblica l’articolo relativo alla tragedia nello stesso giorno in cui èavvenuta, ossia l’1 febbraio 2012. Il titolo (“Egitto, 73 morti dopo una partita”), come nella maggior parte deicasi riscontrato, fa riferimento alla tragedia e ai suoi dati basilari; nella sua essenzialità è comunque di forteimpatto per il lettore. L’immagine che accompagna l’articolo ritrae lo stadio di Port Said vuoto: è evidenteche, a differenza di tutte le immagini finora incontrate, questa non trasmette al lettore il terrore e le violenzevissute dai protagonisti della vicenda ed è per questo motivo che è la meno significativa.L’articolo è breve rispetto ai precedenti e sviluppa al suo interno solo due delle sei aree contenutistiche da noiprese in esame. In primis analizza con completezza la notizia concentrandosi sul bilancio di morti e feriti. Infinevengono trattati i provvedimenti e le conseguenze, tra le quali viene inserita la sospensione della partita dicalcio in corso Al Cairo; solo La Repubblica e il TG 5 avevano considerato questo avvenimento come direttaconseguenza della strage a Port Said.
    • BLOGDa un’analisi approssimativa dei blog che compaiono sulla rete abbiamo notato che la maggior parte dedica allanotizia un post il 2 febbraio 2012. Si tratta, in larga misura, di semplici cronache dei fatti, senza opinionipersonali e povere , se non addirittura prive, di commenti. Al fine di effettuare un confronto più approfonditoabbiamo selezionato due blog: il primo, atipico, equilibrato in tutti i punti dell’analisi e ricco anche riguardol’aspetto emotivo, personale e di riflessione; il secondo della tipologia sopra descritta.
    • DIARIO DELLA RIVOLUZIONE EGIZIANA http://ilmioegitto.blogspot.com/ Questo blog, scritto da una donna italo-egiziana, dedica alla notizia due post: Il primo post (http://ilmioegitto.blogspot.com/2012/02/il-prezzo-della-liberta.html) è stato pubblicato il 2 febbraio 2012. Il titolo (“Il prezzo della libertà”) non descrive gli aspetti fondamentali della strage in sé ma cela dietro di sé un significato più profondo, che và oltre la vicenda. In particolare si riferisce alla difficile situazione di instabilità politica e alla vergognosa condizione sociale vissuta dal popolo egiziano. Sentendosi particolarmente coinvolta dalla vicenda, la blogger ha preferito evitare di postare immagini motivando così la sua scelta: “Scusate, ma oggi, davvero, non me la sento di postare foto dellaccaduto. La rete è piena, sia di video che di immagini. LEgitto, ed io con lui, è in profondo e triste lutto”. Il blog si apre con un breve cronaca che ha la funzione di introdurre la vicenda ai lettori. Segue poi, in modo sostanzialmente equilibrato, la trattazione di tutti i restanti punti della nostra analisi: l’aspetto umano traspare chiaramente tramite la descrizione della tragicità e della violenza che hanno connotato l’accaduto (“Tutti gli egiziani hanno passato la notte attaccati alle tv, in preda a rabbia, collera e dolore per queste “inspiegabili” morti”, “Giocatori che scappano dai “tifosi” inferociti, gente che corre nel campo di gioco, uomini con spranghe, coltelli e – sembra- pistole che feriscono a caso”, “… cittadini di Port Said, il Popolo, che aprono le porte della propria casa per far rifugiare i ragazzi che scappano spaventati”); le conseguenze coincidono con quelle già riscontrate nei media precedentemente analizzati; le negligenze non sono trascurate, come possiamo cogliere dall’espressione “Il tutto mentre le forze dell’ordine rimangono, impassibili, a gustarsi lo spettacolo”; con un’analisi degli avvenimenti che sono avvenuti i giorni precedenti la strage, introduce i possibili motivi legati alla revoca della legge di emergenza (“Da quando questa legge è stata revocata l’Egitto è improvvisamente caduto tra le mani dei suddetti delinquenti, che, come dicono appunto i potenti, non aspettavano altro che avere piede libero”). Dalla frase “… ed oggi, per le strade, numerosi gruppi spontanei di manifestanti chiedono la fine di queste violenze” notiamo il riferimento alle manifestazioni susseguenti la vicenda nonostante queste ultime siano avvenute lo stesso giorno della pubblicazione del post: questo grazie all’interattività e alla possibilità di comunicazione immediata offerta dal media utilizzato. A differenza dei media finora analizzati (che trattavano la notizia soffermandosi solo sui suoi aspetti oggettivi), la blogger, tramite riflessioni più o meno esplicite, ironia ed espressioni e parole che celano significati, espone la sua opinione personale, il suo disappunto riguardo alla situazione generale e i suoi dubbi sull’avvenire.
    • Riportiamo di seguito i tratti più significativi dai quali emerge il suo pensiero:““inspiegabili” morti””, “Ma quello che è accaduto non si può riassumere in poche parole. I fatti di ieri, e le notizie dicronaca dei giorni scorsi non sono semplici episodi di violenza o delinquenza. Quello che stasconvolgendo, nuovamente, il Popolo, è una vera e propria punizione”,“il signor Tantawi decide “improvvisamente” di revocare la legge di emergenza “,“è stato come dare in pasto il Popolo agli squali”,“E, sarà un caso, nessun poliziotto era in giro, nessun poliziotto lavorava, nessuno era di guardia.Però, miracolosamente, tutti i presunti responsabili di questi fatti sono stati arrestati in meno di 24 ore”,“la “tifoseria” della squadra che giocava in casa e che ha vinto, stranamente e senza ragionevoli motivi, scende incampo, lancia razzi, aggredisce i giocatori, e tutto diventa caos”,“le forze dell’ordine rimangono, impassibili, a gustarsi lo spettacolo”,“I VERI TIFOSI”,“Come hanno fatto, le armi, ad entrare nello stadio? Come mai nessuno (polizia ed esercito, entrambi presenti) èintervenuto? Sappiamo tutti, benissimo, come questo sia potuto accadere”,“Mi chiedo spesso quanto costa non avere paura. Qualcuno ha mai quantificato o dato un prezzo alla libertà? Larisposta, credo, sia la storia. La storia che cambierà i libri di scuola dei nostri figli e che li ha cambiati finora, solo leipotrà quantificare in numeri il dolore, le lacrime e la rabbia che le madri ed i figli di questo Popolo stanno versando suicorpi dei loro Martiri. Ma non solo. La storia ci insegna che il male non molla mai, che chi sedeva su un trono non loabbandonerà mai del tutto, che qualcuno fa sempre le veci di altri e che chi paga, ora e per sempre, è solo il Popolo”,“Pochi minuti fa è stata data notizia della morte celebrale di Moubarak. Io prego Dio, con tutta me stessa, che non siavero. Sarebbe troppo facile”.È chiaro che la blogger associa la strage, non ad una semplice delinquenza o violenza calcistica, ma ad un qualcosa dipianificato. Accusa i potenti di aver “ingannato” il popolo, in quanto, acconsentendo alla richiesta di revoca della leggedi emergenza da parte di quest’ultimo, hanno implicitamente tirato l’acqua al loro mulino diminuendo il grado disicurezza del paese: non a caso non si sono fatti attendere episodi criminali tra cui la strage di Port Said. La revoca dellalegge di emergenza era stata già introdotta nel servizio di Radio Popolare dove si riteneva che quest’ultima avesseavuto un’influenza sull’inefficacia dell’’operato della polizia; qui l’autrice del blog sembra considerarla una vera epropria “strategia” dei potenti. Riguardo alla strage la blogger si chiede ironicamente come sia possibile che sia statascatenata dagli stessi vincitori della partita, perchè le forze dell’ordine non siano intervenute ma al contrario sianorimaste in disparte a godersi lo spettacolo e come mai siano state introdotte armi all’interno dello stadio. Ma lei larisposta la conosce già: visto il minor grado di sicurezza, l’attacco è stato premeditato ed ha avuto un movente noncalcistico, ma politico. Il suo pensiero si conclude con una riflessione che riprende il titolo: sono parole di sconforto e ditristezza in cui non c’è ottimismo né speranza per la futura condizione del popolo se, come al solito, i responsabili deisoprusi non saranno adeguatamente puniti.
    • Il secondo post (http://ilmioegitto.blogspot.com/search?q=egitto), pubblicato il 6 febbraio 2012, conferma il pensieroespresso dalla blogger nel post precedente. Non si sofferma sulla descrizione della notizia da noi presa in analisi ma sifocalizza su una riflessione che ci fornisce informazioni finora mai incontrate, proprio grazie alla nazionalità dellablogger ed alla sua testimonianza diretta. Nella prima parte viene ribadita la pianificazione della strage introducendo unnuovo elemento, già anticipato dal titolo (“Quanto costa un egiziano.”): “150 pound egiziani, (pari a meno di 20 euro) èquanto è stato dato ai circa 600 delinquenti ( o assassini) che Mercoledì scorso hanno ucciso con coltelli e spranghei tifosi della squadra del Ahly, a Port Said”, queste sono state le parole di uno dei capi dei gruppi criminali dopo esserestato arrestato. Segue quindi un’osservazione su come sia possibile quantificare con un valore monetario la vita di unegiziano. Nella seconda parte si concentra sulla descrizione dello stato d’animo del popolo e sulle reazioni di dolore,protesta e indignazione che quest’ultimo ha sviluppato in conseguenza alla tragedia di Port Said (“Il Popolo egiziano,ancora una volta e più di sempre, non ci sta”, “Questa volta il Popolo è al limite, davvero, la gente è stremata”, “Sisono conclusi Sabato i 3 giorni di lutto nazionale durante i quali sono stati cancellati eventi, feste e celebrazioni in tuttol’Egitto”, “Da Giovedi’ ad oggi il Popolo egiziano è in completa e totale ribellione”, “Non ce la facciamo più a vedere lamorte alla televisione ogni giorno, a guardare le madri piangere figli perduti senza un motivo, tra sofferenze e violenza.L’aria al Cairo è irrespirabile, il dolore ha preso il posto dell’ossigeno”). A conclusione la blogger chiarifica la suaposizione, già anticipata nel post precedente: l’unica cosa che potrebbe riscattare tutto il dolore provato e ripristinare lapace e la tranquillità del popolo egiziano è un’adeguata incriminazione dei responsabili (“L’unica cosa che può farritornare la pace e la tranquillità nel Popolo egiziano è vedere tutta questa gente realmente incriminata, con sentenzerigide e senza appello”, “Ad oggi, l’Egitto, ha perso tantissimi giovani. Ragazzi intelligenti, che studiavano o lavoravanoper mantenersi o mantenere la propria famiglia, giovani egiziani che si preparavano ad affrontare una vita, piccoli pezzidi un puzzle che costruivano con i loro sforzi e i loro sogni”, “E’ impensabile ed inumano pensare che il loro sanguerimanga impunito”). A questo proposito ha scelto di associare al post due immagini inerenti alle manifestazioni: sonoimmagini forti che ci mostrano il desiderio di libertà, pace e riscatto del popolo egiziano.È interessante notare che entrambi i post sono privi di commenti.
    • CALCIOBLOG http://www.calcioblog.it/post/21963/scontri-allo-stadio-in-egitto-almeno-80-morti-videoIl blog dedica alla vicenda un solo post piuttosto breve il 2 febbraio 2012.Il titolo (“Scontri allo stadio in Egitto, almeno 80 morti”) è molto simile a quelli che abbiamo già incontratonell’analisi dei giornali; infatti, rispetto al blog precedente dai titoli “più profondi”, ci troviamo davanti aglielementi basilari che hanno caratterizzato la strage, senza alcun rimando a riflessioni personali che vanno oltre lanotizia. In questo caso le immagini vengono sostituite da un video del Corriere della Sera dell’1 febbraio 2012; inesso vengono trasmesse le immagini dell’invasione di campo da parte degli ultras, delle fiamme e delle risse, giàincontrate nei telegiornali. In aggiunta, osserviamo alcune riprese caratterizzate da un’atmosfera assolutamentetesa, concitata e cruenta: si vedono i giocatori dell’Al Ahly feriti, agitati e spaventati e non manca la vista delsangue. Inizialmente è riportata la notizia seguita da un estratto del quotidiano Egypt indipendent online, il qualesembra alludere al fatto che la strage abbia avuto un movente esclusivamente calcistico. Non manca la citazione diun breve commento del medico della squadra attaccata, il quale ritiene che gli scontri siano frutto di unapremeditazione. Seppur sinteticamente viene comunque resa l’idea della tragicità della situazione; perciò nonviene trascurato l’aspetto umano: “Lo spogliatoio si è trasformato in un obitorio“. A chiudere il post, ilprovvedimento di sospendere il campionato da parte della Federazione calcistica egiziana. Da un paragone con ilblog precedente, è evidente il distacco nell’approccio ai fatti: qui ci si limita ad una cronaca “asciutta” dell’eventomentre nel primo blog, visto il coinvolgimento diretto della blogger, è lampante il suo trasporto emotivo e la suariflessione personale.I commenti sottostanti il post, non esprimono comprensione né cordoglio per l’Egitto e non espongono critiche ogiudizi relativi ai diversi aspetti che hanno contornato la tragedia. Nonostante la gravità del fatto, i commentipresenti sono solo tre, probabilmente perché la vicenda non tocca direttamente l’Italia. Ne riportiamo due: - Amala! 02 feb 2012 - 14:12 - io ho paura che allo stadio della juve faranno lo stesso quando andiamo a giocare.non è un campo sicuro perche non ci sono le barriere e i tifosi violenti di torino potrebbero fare cose simili. non solola juve anche il napoli.- il duca 02 feb 2012 - 15:14 - al di là di tutto, direi che in questo caso il calcio sia un contorno, lì la situazione è bendiversa a livello politico e non mi permetto nemmeno di accostarlo al clima da bar sport che c’è su questo blog.L’autore del primo commento esprime la paura per la possibilità che si presenti una situazione analoga anche inItalia in uno stadio privo di adeguate misure di sicurezza. Il secondo, oltre ad alludere ad un possibile scenario noncalcistico celato dietro la vicenda, si distacca dal pensiero del commento precedente, sostenendo che laleggerezza che solitamente caratterizza il blog in questione, non sia appropriata per giudicare una vicenda di talegravità.
    • YOUTUBEDigitando “Port Said Egitto” su Youtube otteniamo 148 risultati all’8 febbraio 2012. Tra essi, non tutti siriferiscono alla strage verificatasi nello stadio di Port Said l’1 febbraio 2012. Senza filtrare la ricerca perdata di caricamento, il video più visualizzato non ha niente a che fare con l’oggetto della nostra analisi.Effettuiamo quindi un filtro che prenda in considerazione come lasso temporale di caricamento l’ultimomese: otteniamo un video relativo alla strage (http://www.youtube.com/watch?v=eCgyi0frFzw)pubblicato il 2 febbraio 2012. Esso ha una durata di 5 minuti e 5 secondi, è stato visualizzato 20282 volteed è in lingua inglese. Sono immagini che ripercorrono l’intera tragedia fin dall’inizio dell’invasione dicampo da parte dei tifosi; viene ripreso ogni singolo attimo con chiarezza e completezza. Si vedono gliultras lanciare razzi, petardi, rincorrere i giocatori, avviare risse e fomentare il caos. Lo spettatore puòcogliere la violenza, la confusione, la concitazione e la ferocia creatasi all’interno dello stadio. Dalleimmagini emerge infine un aspetto particolarmente interessante da notare: la polizia assiste immobile agliscontri.Anche in questo caso i commenti sottostanti il video sono pochi. Tra essi, alcuni sono stati rimossiprobabilmente perché stupidi ed offensivi, altri chiedono semplicemente maggiori informazioni sullavicenda ed altri ancora criticano il ridurre uno sport ad una tragedia.
    • STATISTICHE DEL WEBInserendo il termine di ricerca “Port Said” nell’applicazione Google Insight in riferimento agli ultimi 12 mesi,otteniamo un grafico in cui è possibile osservare un picco di traffico internet in concomitanza della strage avvenutanello stadio di Port Said l’1 febbraio 2012 (punto A). Possiamo notare che già in precedenza (30 ottobre – 5 novembre2011) si è verificato un episodio violento di rivalità calcistica (punto B).
    • È scontato che l’interesse maggiore si sia riscontrato in Egitto (luogo della strage). Di minore intensità l’interesse in Argentina, in alcuni paesi europei e negli Stati Uniti. Da notare il fatto che non ci sia stato alcun interesse nel resto dei paesi africani. L’attenzione si è concentrata a partire dal mese di dicembre 2011.Fra le ricerche più frequenti e quelle emergenti, possiamo notare che nessuno dei termini di ricerca associa “Port Said”direttamente alla strage da noi presa in considerazione. Nonostante questo, è possibile osservare che “port said football”rappresenta una ricerca possibilmente riconducibile allo scontro calcistico in questione; inoltre è il primo termine dellericerche emergenti ed è l’unico che ha subìto un aumento del volume di ricerca di oltre 5000% (breakout).
    • E NON E’ FINITA…Come già accennato da alcuni media, la tragedia non si è conclusa il giorno stesso; infatti haavuto ripercussioni anche nei giorni successivi con manifestazioni e scontri che hannoaumentato il bilancio delle vittime. Questa notizia è stata comunicata dai vari media tra il 2 e3 febbraio a seconda della natura del supporto di comunicazione; ad esempio i giornalicartacei, per loro natura, hanno dedicato alla notizia un articolo il 3 febbraio 2012.Quanto emerso dall’analisi descrive uno scenario di tensioni ed instabilità che caratterizza inquesto periodo l’Egitto e che non si sa per quanto tempo si protrarrà.L’auspicio comune è che il paese riesca al più presto a superare questa difficile situazione,ristabilendo la pace e conquistando la posizione che merita nel panorama mondiale.