Sussidio (fascicolo IV)

956 views

Published on

Itinerario biblico-catechetico dell'arcidiocesi di Pescara-Penne per l'anno della fede (IV Fascicolo)

Published in: Spiritual
0 Comments
0 Likes
Statistics
Notes
  • Be the first to comment

  • Be the first to like this

No Downloads
Views
Total views
956
On SlideShare
0
From Embeds
0
Number of Embeds
2
Actions
Shares
0
Downloads
5
Comments
0
Likes
0
Embeds 0
No embeds

No notes for slide

Sussidio (fascicolo IV)

  1. 1. Anno della Fede 2012-2013   L’itinerario diocesano annuale    Con  il  Motu  proprio  “Porta  Fidei”  dell’11  ottobre  2011,  papa  Benedetto XVI ha indetto l’Anno della Fede per il nuovo anno pastorale 2012‐2013. La nostra Arcidiocesi intende proporre a tutte le parrocchie e le realtà ecclesiali un cammino comune per approfondire il dono della fede..    Il  cammino  annuale  è  un  cammino  comune  e  al  tempo  stesso  elastico, adattabile alle specifiche realtà ecclesiali, affinché venga rispettato il carisma di ciascuno. L’intero anno è stato diviso in 6 tappe, che ricalcano i momenti specifici  dell’anno  liturgico  (ottobre‐novembre;  tempo  di  Avvento  e  Natale; gennaio‐febbraio; tempo di Quaresima; tempo di Pasqua; estate).    Ogni tappa dell’anno ha anche uno o più momenti celebrativi: occasioni di incontro e comunione per tutta la diocesi. In questo modo abbiamo cercato di ordinare e razionalizzare molti degli impegni diocesani dell’anno.    Il  quadro  d’insieme  di  tutto  l’anno  è  affidato  all’Icona  Biblica  della moltiplicazione dei pani di Lc 9,10‐17.     Al loro ritorno, gli apostoli raccontarono a Gesù tutto quello che avevano fatto.  10a10b Allora li prese con sé e si ritirò in disparte, verso una città chiamata Betsàida. 11aMa le folle vennero a saperlo e lo seguirono.  11bEgli le accolse e prese a parlare loro del regno di Dio e a guarire quanti avevano bisogno di cure.  12Il giorno cominciava a declinare e i Dodici  gli  si  avvicinarono  dicendo:  «Congeda  la  folla  perché  vada  nei  villaggi  e  nelle campagne dei dintorni, per alloggiare e trovare cibo: qui siamo in una zona deserta». 13 Gesù disse loro: «Voi stessi date loro da mangiare». Ma essi risposero: «Non abbiamo che cinque pani e due pesci, a meno che non andiamo noi a comprare viveri per tutta questa  gente».  14C’erano  infatti  circa  cinquemila  uomini.  Egli  disse  ai  suoi  discepoli: «Fateli sedere a gruppi di cinquanta circa».  15Fecero così e li fecero sedere tutti quanti. 16 Egli  prese  i  cinque  pani  e  i  due  pesci,  alzò  gli  occhi  al  cielo,  recitò  su  di  essi  la benedizione,  li  spezzò  e  li  dava  ai  discepoli  perché  li  distribuissero  alla  folla.  17Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste.    Questo  brano  è  stato  diviso  anch’esso  in  6  parti,  ciascuna  di  esse corrisponde ad una tappa del cammino annuale, come indicato nello schema    1  
  2. 2. Anno della Fede 2012-2013    che segue: la prima tappa tra ottobre e novembre  (Lc  9,10a.11a);  la  seconda tappa nel tempo di Avvento e Natale  (Lc 9,10b); la terza tappa nel periodo di gennaio  e  febbraio  (Lc  9,11b);  la  quarta  tappa  nel  tempo  di  Quaresima  (Lc 9,12‐13);  la  quinta  tappa  nel  tempo  di  Pasqua  (Lc  9,14‐16);  infine,  la  sesta tappa in estate (Lc 9,17).  Il cammino diocesano sulla fede e questo sussidio sono il frutto del lavoro di  tutti  gli  uffici  della  nostra  diocesi.  È  possibile,  per  qualsiasi  necessità, contattare alcuni dei sacerdoti responsabili del progetto ai seguenti numeri:  ‐ don Andrea (Pastorale Vocazionale)      329.68.14.898  ‐ don Domenico (Pastorale Giovanile)       340.67.06.645  ‐ don Maurizio (Pastorale Universitaria)       380.36.18.590  ‐ don Nando (Pastorale Biblica)         327.88.56.338   I  testi  biblici  che  caratterizzano  ogni  tappa  sono  da  intendersi  come  dei “moduli”.  Nel  senso  che  ogni  gruppo  di  parrocchia,  movimento  o associazione  potrà  scegliere  se  e  come  utilizzarli:  possono  essere  utilizzati tutti  consecutivamente  (visto  che  hanno  una  loro  continuità)  o  possono anche essere presi singolarmente o parzialmente (avendo comunque ciascun modulo  un  senso  compiuto  per  se  stesso).  In  questo  modo,  ognuno  potrà costruirsi  un  itinerario  ad  hoc  in  base  alle  necessità  della  realtà  nella  quale opera,  rispettando  le  proprie  specificità  e  contemporaneamente  non perdendo il dono della comunione con il resto della diocesi.  Ogni  modulo  è  corredato  delle  seguenti  piste  di  approfondimento  e attualizzazione:  a. la spiegazione esegetica guida ad una maggior comprensione del testo biblico;   b. il  filo  rosso,  che  offrendo  elementi  di  crescita  umana  e  spirituale presenta la specificità di ciascun modulo in continuità con gli altri;   c. riflessione diretta ai giovani;   d. spunti per la vita di coppia;  e. indicazioni nella dimensione della carità e testimonianza ai poveri e ai malati, alla realtà sociale e al mondo del lavoro;  f. spunti per attività di catechesi sul tema;  g. proposte celebrative.     2   
  3. 3. Anno della Fede 2012-2013   LA QUARTA TAPPA   La fede provata  Moduli biblico‐catechetici di approfondimento  della Quarta Tappa (Quaresima)     Introduzione    a. La mappa del nostro cammino    Dall’Icona biblica (vv 12‐13):  12 Il  giorno  cominciava  a  declinare  e  i  Dodici  gli  si  avvicinarono  dicendo: «Congeda la folla perché vada nei villaggi e nelle campagne dei  dintorni,  per  alloggiare  e  trovare  cibo:  qui  siamo  in  una  zona  13 deserta». Gesù  disse  loro:  «Voi  stessi  date  loro  da  mangiare».  Ma  essi  risposero:  «Non  abbiamo  che  cinque  pani  e  due  pesci,  a  meno  che  non  andiamo noi a comprare viveri per tutta questa gente».    Continuando  a  seguire  la  nostra  icona  biblica  annuale  di  Lc  9,10‐17,  ci troviamo  ora  all’amara  esperienza  della  pochezza  di  mezzi  da  parte  dei discepoli.  Si  trovano  il  problema  di  dover  dare  da  mangiare  a  tanta  gente  e non  hanno  di  che  sfamarli.  È  l’esperienza  dell’inadeguatezza  e  dell’impo‐tenza. Potrebbe essere persino l’esperienza del fallimento e della negazione di ciò in cui si è sempre creduto. È lo smarrimento che tante volte anche noi proviamo di fronte ai nostri insuccessi. È lo sconcerto per la percezione che Dio  si  sia  fatto  assente,  reso  irreperibile,  abbia  abbandonato  noi  e  tutto.  È questa la prova della fede!   La  sperimentiamo  in  tanti  momenti  o  periodi  di  apparente  sconfitta. Eppure,  col  senno  di  poi  riconosciamo  che  proprio  essi,  contrariamente  a quanto  sentivamo  dentro,  costituiscono  la  gestazione  di  un  vita  nuova,  la rinascita ad una vita più piena. Ritroviamo Dio in un rapporto più intimo e in modo più consapevole. Facciamo esperienza dell’importanza di una comunità che ci ha sorretto nei nostri barcollamenti, piccola porzione di quella Chiesa che è fatta di gente come noi e che cammina con noi in Cristo.    3  
  4. 4. Anno della Fede 2012-2013     Alla  luce  di  tutto  questo,  la  nostra  vita  può  essere  concepita  come  un esodo:  un  uscire  da  noi  stessi  per  aderire  a  un  progetto  che  ci  permetta  di auto‐trascenderci,  ovvero  squarciare  il  nostro  orizzonte  troppo  umano  e aprirci  all’amore  infinito  di  Dio.  Questo  esodo  richiede  di  essere  disposti  ad abbandonare le nostre comodità e pigrizie, a lasciare ciò che a noi risulta ben conosciuto  e  che  ci  rassicura.  Solo  così  possiamo  andare  verso  ciò  che  è nuovo, anche se, essendo ancora ignoto, esso può essere fonte di ansia.   Questo passaggio che è una vera e propria pasqua spirituale. È passare un deserto  fatto  di  smarrimenti  e  incertezze,  che  però  preludono  ad  un ritrovarsi rinnovati. In questo deserto avvertiamo l’aridità che ci è procurata dal non soddisfare più i nostri vecchi gusti e, allo stesso tempo, non trovare ancora soddisfazione per le nuove gioie. Eppure percorrendo questo deserto scopriamo  tante  cose  importanti.  Innanzitutto,  nel  silenzio,  seppur  arido, delle  nostre  passioni  troviamo  la  verità  del  nostro  cuore.  Nella  molteplicità delle  dune  sabbiose  della  nostra  interiorità  comincia  a  tratteggiarsi  un sentiero,  …  il  nostro  sentiero,  …il  cammino  della  nostra  vita.  Per  di  più, scopriamo che all’appuntamento con quanto di più autentico abbiamo in noi, non manca di farsi trovare anche il nostro Signore Gesù, nostro Salvatore. A questo punto ci accorgiamo che non siamo soli, ma persino che siamo parte di qualcosa di più grande, di un popolo in cammino. Fratelli che camminano con noi percorrendo il nostro stesso sentiero. Il deserto si fa meno arido, lo smarrimento lascia il posto ad un nuovo orientamento e la terra promessa si fa  più  vicina.  Persino  il  peregrinare  si  fa  compimento  di  quella  promessa legata alla terra, che è la meta della nostra ricerca. Perché la terra promessa, più che un luogo, è una nuova condizione di pienezza di vita!      b. L’itinerario della Quaresima di Carità  Ci accompagna in questo tratto di strada anche il messaggio di Benedetto XVI  indirizzato  alla  Chiesa  tutta  per  la  Quaresima  2013  dal  titolo  “Credere nella  carità  suscita  carità”.  Vogliamo  fare  nostre  le  parole  del  Papa  che  ci invita a «scoprire la fede come percorso per conoscere la verità e a vivere la carità  come  cammino  nella  verità  scoperta.  Talvolta  si  tende,  infatti,  a circoscrivere il termine “carità” alla solidarietà o al semplice aiuto umanitario. È  importante,  invece,  ricordare  che  massima  opera  di  carità  è  proprio l’evangelizzazione,  ossia  il  «servizio  della  Parola».  Non  v’è  azione  più  4   
  5. 5. Anno della Fede 2012-2013  benefica,  e  quindi  caritatevole,  verso  il  prossimo  che  spezzare  il  pane  della Parola di Dio, renderlo partecipe della Buona Notizia del Vangelo, introdurlo nel rapporto con Dio: l’evangelizzazione è la più alta e integrale promozione della persona umana»1. Attraverso l’approfondimento dell’itinerario “Carità e testimonianza”,  desideriamo  porre  all’attenzione  di  tutti  le  proposte  e  le riflessioni maturate nell’ambito del nostro gemellaggio con la Diocesi di Sapa in  Albania,  perché  la  nostra  quaresima  di  carità  non  sia  solo  una  raccolta  di risorse  materiali,  ma  un  avvicinamento  concreto  del  cuore  ai  nostri  fratelli d’oltre  mare,  che  trovi  concretezza  non  solo  nella  carità  dell’elemosina  ma anche nella preghiera e nel digiuno che il Signore vorrà suggerirci per vivere il suo  amore  più  intensamente.  Potremo  vivere  concretamente  queste  tappe attraverso la Settimana di animazione missionaria, dal 17 al 24 febbraio, che vedrà  la  presenza  dei  4  missionari  della  nostra  diocesi  in  Albania  presenti  a Pescara.  Inoltre  venerdì  15  marzo  ci  sarà  la  veglia  di  preghiera  in  occasione della Giornata di preghiera e digiuno per i missionari martiri nella parrocchia di  S.Pietro  Apostolo  con  la  presenza  del  Vescovo  della  diocesi  albanese  di Sapa Mons. Luciano Augustini.     c. Descrizione dei moduli   Dopo  aver  introdotto  alcune  categorie  spirituali  con  le  quali  potremo leggere  questa  quarta  tappa  quaresimale,  eccone  ora  una  descrizione  dei moduli.   In  esso  vengono  presentati  quattro  moduli  corrispondenti  ai  vangeli domenicali  dell’anno  liturgico  in  corso  (anno  C):  dalla  seconda  alla  quinta domenica di quaresima2. Questa volta più che mai i moduli sono parte di un cammino  dalle  caratteristiche  specifiche.  Vogliamo  riscoprirci  popolo  di  Dio che compie il suo esodo, attraversando il deserto delle prove della vita, per giungere alla resurrezione della Pasqua.  Per  iniziare  il  nostro  cammino,  qualsiasi  esso  sia,  abbiamo  bisogno  di sapere quale sia la nostra meta. Non è possibile infatti studiare un percorso e quindi iniziare a compierlo, se non se ne conosce prima la destinazione. Ecco allora il primo modulo, la trasfigurazione, anticipazione della nuova condizio‐                                                               1  Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la quaresima 2013.  2  Il vangelo della prima domenica di quaresima, infatti, è già stato proposto all’inizio del nostro cammino annuale ed è possibile trovarlo nel primo sussidio.    5  
  6. 6. Anno della Fede 2012-2013    ne di salvezza inaugurata dalla resurrezione di Cristo. Come dire che accoglia‐mo  l’esperienza  del  deserto  nella  nostra  vita,  ma  in  vista  della  terra promessa.   Non  sempre  le  nostre  vie  vanno  nella  giusta  direzione,  non  sempre procedono  nella  stessa  direzione  delle  vie  di  Dio.  Sarà  necessario  verificarsi ed  essere  disposti  ad  accogliere  l’invito  di  Gesù  a  convertirci,  cioè  a “invertire” il nostro cammino di marcia verso i sentieri di Dio. È quanto viene proposto con il secondo modulo, vangelo della terza domenica di quaresima. Così cercheremo di tornare sulla via di Dio per evitare di lasciarci smarrire dal peccato.  Nel terzo modulo, vangelo della quarta domenica di quaresima, abbiamo la  possibilità  di  scoprire  che  nel  nostro  cammino  non  siamo  soli!  Noi  siamo figli  di  Dio.  Lui  ci  cerca  con  lo  sguardo  mentre  noi  siamo  ancora  lontani,  si “com‐muove”  verso  di  noi:  Dio  si  “muove‐con”  noi!  Nel  nostro  cammino  di vita,  questo  è  già  una  salvezza  per  noi,  pur  non  essendo  ancora  arrivati  alla meta.  Infine,  con  la  peccatrice  perdonata  presentata  al  quarto  modulo  – vangelo  della  quinta  domenica  di  quaresima  –  facciamo  nostro  il  monito rivolto  da  Gesù  all’adultera  di  non  peccare  più.  Infatti,  non  vogliamo “mancare  il  nostro  bersaglio”  (questo  significa  letteralmente  in  greco “peccare”) e se dovessimo cadere, sappiamo che possiamo sempre rialzarci e riprendere il passo verso Cristo.   Ma  accogliamo  altresì  il  monito  che  Gesù  rivolge  implicitamente  ma efficacemente  agli  uomini  pronti  a  lapidare  l’adultera:  chi  è  senza  peccato scagli  la  prima  pietra.  Non  è  possibile,  infatti,  creare  un  nuovo  ordine  di relazioni  attraverso  il  giudizio  e  la  condanna.  Se  vogliamo  essere  popolo  di Dio  in  cammino,  non  orientiamo  il  nostro  sguardo  morbosamente  sul  male altrui, ma – come Gesù che si chinò e si mise a scrivere con il dito per terra – edifichiamo  le  nostre  relazioni  sulla  discrezione  amorevole,  che  è  propria  di chi ha il senso del suo errore e sa usare la giusta misericordia verso se stesso e  gli  altri.  Dimenticare  tutto  ciò  sarebbe  davvero  un  peccato,  sarebbe davvero un mancare la nostra meta!    6   
  7. 7. Anno della Fede 2012-2013   1. Primo modulo. La meta del nostro cammino   Lc 9,28‐36    28 Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare.  29Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante.  30Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elia,  31apparsi nella gloria, e parlavano del  suo  esodo,  che  stava  per  compiersi  a  Gerusalemme.  32Pietro  e  i  suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui. 33Mentre questi si separavano da lui, Pietro  disse  a  Gesù:  «Maestro,  è  bello  per  noi  essere  qui.  Facciamo  tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli non sapeva quello che diceva.  34Mentre  parlava  così,  venne  una  nube  e  li  coprì  con  la  sua  ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. 35E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi  è  il  Figlio  mio,  l’eletto;  ascoltatelo!».  36Appena  la  voce  cessò,  restò Gesù  solo.  Essi  tacquero  e  in  quei  giorni  non  riferirono  a  nessuno  ciò  che avevano visto.    a. Approfondimento esegetico  In  tutti  e  tre  i  sinottici  il  racconto  della  trasfigurazione  comincia  con un’indicazione  temporale:  «sei  giorni  dopo»  dicono  Matteo  e  Marco,  «otto giorni  dopo»  afferma  Luca.  In  questo  modo  gli  evangelisti  collegano  la trasfigurazione  alla  confessione  di  Pietro.  In  entrambi  i  brani  il  tema  è  la divinità di Gesù, il Figlio, e in entrambi i casi la gloria del Figlio è legata alla sua passione.   Il testo afferma che Gesù prende con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e sale sul  monte  a  pregare.  Secondo  il  Vangelo  di  Marco  (14,33;  cfr.  anche  Mt 26,37)  questi  tre  discepoli  saranno  di  nuovo  con  Gesù  sul  monte  degli  Ulivi nel  momento  dell’estrema  angoscia  di  Gesù,  una  specie  di  contraltare all’episodio della trasfigurazione. C’è un chiaro riferimento a Esodo 24, in cui viene  descritta  la  stipulazione  dell’Alleanza  di  Dio  con  Israele.  Lì  si  dice  che Mosè porta con sé, nella sua salita sul monte Sinai, Aronne, Nadab e Abiu.  Che  cosa  rappresenta  il  monte?  Salire  sul  monte  significa  allontanarsi dalla  confusione  e  dal  peso  della  vita  quotidiana;  significa  anche  avere  uno sguardo  più  ampio  sulla  realtà,  aprirsi  a  una  visione  più  grande  della  vita  e    7  
  8. 8. Anno della Fede 2012-2013    delle cose. Si capisce allora perché il monte nell’Antico Testamento è il luogo dell’incontro e della rivelazione di Dio: ci sono le condizioni per ascoltare Dio che  parla.  Il  Papa  fa  notare  che  il  Sinai,  l’Oreb  (è  il  Sinai  nella  tradizione deuteronomistica) e il Moria sono al tempo stesso  monti  della  rivelazione  e monti  della  passione,  e  rimandano  al  monte  del  tempio  dove  la  rivelazione diventa liturgia (Gesù di Nazaret, pag. 356). Anche nella vita e nella missione di  Gesù  il  monte  è  fondamentale:  il  monte  della  tentazione,  il  monte  della predicazione (il Discorso della montagna), il monte della preghiera, il monte della  trasfigurazione,  il  monte  dell’angoscia,  il  monte  della  croce  e  il  monte dell’ascensione.   L’evangelista  Luca  è  l’unico  a  dirci  che  la  trasfigurazione  è  un avvenimento  di  preghiera  (v.  29).  In  precedenza  aveva  anche  indicato  lo scopo della salita: «salì sul monte a pregare» (v. 28). Il volto di Gesù, dice il testo,  cambia  d’aspetto  e  la  sua  veste  diventa  candida  e  sfolgorante.  La descrizione  di  ciò  che  avviene  non  è  molto  precisa:  in  che  senso  il  volto  di Gesù  cambia  d’aspetto?  Si  percepisce  la  difficoltà  dell’evangelista  nel descrivere  quello  che  è  successo:  la  rivelazione  dell’identità  di  Gesù,  il  suo essere  Figlio  di  Dio.  L’umanità  di  Gesù  celava  la  sua  divinità,  ora,  davanti  a Pietro,  Giacomo  e  Giovanni,  questa  diventa  visibile;  ciò  che  Pietro  aveva dichiarato  nella  sua  confessione,  in  questo  momento  si  rende  disponibile  3anche ai sensi .  Allo stesso tempo la trasformazione (anche se Luca, a differenza di Marco e  Matteo,  non  usa  il  verbo  della  “metamorfosi”)  è  un  annuncio  di risurrezione:  i  tre  discepoli  possono  vedere  quale  sarà  lo  stato  (eterno)  di Gesù  dopo  la  sua  morte  e  risurrezione.  In  Lc  24  due  uomini  in  abito sfolgorante fanno sapere alle donne che Gesù è risorto. In At 1 all’ascensione di Gesù sono presenti due uomini in bianche vesti. Nel nostro brano la veste di Gesù diventa candida e sfolgorante.  Egli non è solo: appaiono due uomini che conversano con lui. Sono Mosè ed Elia. Entrambi hanno sperimentato la presenza di Dio sul monte. Ora, sul monte  parlano  con  Gesù.  Solo  Luca  ci  dice  l’argomento  della  loro                                                                3  Il Simbolo Niceno‐Costantinopolitano, così chiamato perché  frutto dei primi due Concili Ecumenici  (Nicea,  325,  e  Costantinopoli,  381)  e  tuttora  comune  a  tutte  le  grandi  Chiese dell’Oriente  e  dell’Occidente  (è  quello  che  usiamo  abitualmente  nella  Messa,  cfr.  CCC  195  ), esprime questo nella parte riguardante il Figlio con le parole: «Dio da Dio, Luce da Luce».   8   
  9. 9. Anno della Fede 2012-2013  conversazione:  «l’esodo  che  stava  per  compiersi  a  Gerusalemme»  (v.  31). L’esodo è evidentemente la Pasqua di Gesù, la sua morte e risurrezione che avviene  a  Gerusalemme.  L’uso  del  verbo  plērōo  (compiersi)  suggerisce  che nell’evento  della  morte  e  risurrezione  di  Gesù  si  compiono  le  Scritture,  la Legge e i Profeti parlano della sua Pasqua. Mosè (la Legge) ed Elia (i Profeti) testimoniano che l’attesa di Israele è finita. È Gesù, il Figlio di Dio, la speranza di Israele; è lui il liberatore, nel suo esodo verso Dio si compirà l’esodo verso la salvezza dell’umanità. La Legge e i Profeti che parlano di lui adesso parlano con lui.  Nella teologia di Luca Gerusalemme ha un ruolo centrale. È in essa che si compie la redenzione (ricordiamo che Salvatore è un titolo caro a Luca), è lì che  gli  apostoli  ricevono  lo  Spirito  Santo  e  da  lì  partono  per  portare l’annuncio di salvezza fino ai confini della terra.  I discepoli, oppressi dal sonno, non hanno ascoltato la conversazione dei tre personaggi, hanno però fatto in tempo a vedere la gloria di Gesù e gli altri due con lui, e li hanno anche riconosciuti, come risulta dalle parole di Pietro: «Facciamo  tre  capanne,  una  per  te,  una  per  Mosè  e  una  per  Elia».  La menzione  delle  capanne  ha  fatto  pensare  alla  festa  ebraica  di  Sukkot (Capanne) che dura una settimana. Questo spiegherebbe anche l’indicazione temporale  con  cui  si  apre  il  brano:  «otto  giorni  dopo  questi  discorsi».  La confessione  di  Pietro  avrebbe  avuto  luogo  il  primo  giorno  della  festa,  la trasfigurazione l’ultimo. Al tempo di Gesù questa festa aveva assunto anche un  significato  escatologico:  uno  dei  caratteri  dei  tempi  messianici  era  il soggiorno dei giusti nelle tende di cui quelle della festa delle Capanne erano figura. La trasfigurazione di Gesù è interpretata da Pietro come il segno che i tempi  messianici  sono  arrivati.  Ma  egli  dovrà  imparare  che  il  tempo messianico  è  il  tempo  della  croce  e  che  non  c’è  trasfigurazione  senza passione.  Seguendo  Gesù  fino  a  Gerusalemme  scoprirà  che  l’«esaltazione» (Vangelo di Giovanni) del Maestro si compie sulla croce.  I  discepoli,  dunque,  devono  ancora  imparare.  Devono  ascoltare  Gesù. Questo dice la voce che esce dalla nube che li ha avvolti (vv. 34‐35). La nube nell’Esodo è il segno della presenza di Dio, la Shekinah (cfr. ad es. Es 24,15‐18).  La  voce,  dunque,  è  di  Dio.  Le  parole  ricalcano  quelle  udite  dopo  il battesimo  di  Gesù  con  un’aggiunta:  «Ascoltatelo!».  La  visione  scompare  e  il suo  significato  più  profondo  è  riassunto  da  questo  imperativo:    9  
  10. 10. Anno della Fede 2012-2013    «Ascoltatelo!».  I  discepoli,  ascoltando  Gesù,  la  Parola  di  Dio  fatta  carne,  ne sperimenteranno  la  potenza  e  parteciperanno  alla  suo  mistero  di  morte  e risurrezione, saranno anche loro trasfigurati.   b. Il filo rosso  Nella  trasfigurazione  Gesù  ha  mostrato  il  suo  volto  glorioso,  che  è  meta del suo esodo, ovvero della sua pasqua di morte e resurrezione. È un anticipo dell’ottavo giorno (otto giorni dopo…), giorno senza fine, fuori del tempo. È la vita eterna, l’abitare nella casa del Padre.  Anche per noi meditare la trasfigurazione di Gesù, significa guardare alla meta  del  nostro  peregrinare  su  questa  terra.  Saper  guardare  oltre  la  nostra morte corporale, ma anche oltre il nostro dolore e le nostre sconfitte morali e interiori,  che  rappresentano  la  nostra  possibile  morte  spirituale  di  ogni giorno. Il punto è che solo se si ha ben chiara la meta, è possibile tracciare il giusto percorso per arrivarci.   A  questo  proposito,  significativo  è  che  Gesù  viva  la  sua  trasfigurazione, proprio mentre sta pregando. Così può essere anche per noi! La preghiera è la  nostra  possibilità  di  guardare  oltre  il  nostro  momento  attuale,  per proiettarci  verso  ciò  al  quale  siamo  chiamati.  La  preghiera  ci  ricolloca all’interno  del  nostro  “habitat  originario”:  il  nostro  rapporto  con  Dio.  Ci ridona  la  consapevolezza  che  veniamo  dalla  terra  sì,  ma  siamo  destinati  al cielo.  Per  esso  siamo  stati  creati.  Ci  aiuta  a  cercarci  nel  cuore  di  Dio,  nel disegno che Lui ha per noi.   Non ci stupisce che tutto questo possa risultarci difficile. In questa nostra società, abbiamo bisogno di rieducarci a guardare alto! Il nostro volare basso si  rende  evidente  se  pensiamo  alla  difficoltà  che  abbiamo  oggi  a  credere  in alti  ideali  e  a  fondare  le  nostre  scelte  concrete  su  quei  valori  nei  quali crediamo.   I  nostri  ideali  ci  stanno  sopra  e  ci  indicano  come  possiamo  essere.  Ma oggi  si  fa  molta  difficoltà  a  parlarne.  L’ideale  spesse  volte  è  troppo  alto  o frainteso.  La  realtà  è  troppo  diversa  da  come  dovrebbe  essere  e  l’eccessiva distanza  tra  la  realtà  e  l’ideale  finisce  col  generare  frustrazioni  e  ansie.  I valori, invece, più che starci sopra, ci stanno davanti e ci indicano il cammino. Una volta scoperto, il valore ci attrae e quindi ci muove a compiere il nostro progetto. Ci indica ciò che vale e, in quanto tale, dà “valore” alla nostra stessa  10   
  11. 11. Anno della Fede 2012-2013  vita. La rende degna di essere vissuta. La colora di sfumature e prospettive, senza le quali sarebbe grigia e depressa.   Molto del malessere del nostro tempo nasce dalla mancanza di fiducia in qualcosa  che  possa  dare  valore  ai  nostri  giorni.  In  questo  contesto, soprattutto  noi  cristiani  siamo  chiamati  a  non  abbassare  lo  sguardo.  A  non accontentarci di fare scelte al ribasso, comode, ma prive di amore e passione. La Pasqua ci ricorda l’importanza di guardare avanti, …di guardare Cristo, luce al nostro cammino! Ancor più per il fatto che Cristo è molto più di un ideale o di un valore, è una persona …che ci salva!  Sappiamo  che  non  è  facile  innalzarci.  Anche  i  discepoli  di  fronte  a  tanto erano  oppressi  dal  sonno:  hanno  dovuto  superare  delle  resistenze  interiori molto forti. Lasciarci attrarre da qualsiasi vero valore per la nostra vita e, in particolare,  dal  Valore  per  eccellenza,  che  è  Dio,  significa  sperimentare  la nube. Il valore ti supera. Lo intuisci e lo desideri, ma è tutto da scoprire nel suo  senso  più  profondo  ed  è  tutto  da  conquistare  nella  sua  realizzazione pratica. Lo cogli ma mai appieno, ti sfugge eppure ti avvolge. È una presenza, al modo di un’ombra. Avere paura è la cosa più naturale. Non spaventiamoci della paura! La fiducia che il Signore non ci farà mancare la sua rivelazione, la sua voce, ci sosterrà e ci indicherà la strada.      • Qual è la mia meta? L’obiettivo della mia vita?  • Posso dire nella mia vita di saper guardare spesso in alto? Quali sono  i miei valori? Cosa ha valore concretamente per me?  • Come vivo la mia preghiera? Mi rimanda a ciò che vale nella mia vita  o si tratta di una semplice pratica da compiere perché il Signore me  lo chiede? È mettere Dio al centro della mia vita o è solo una pratica  che Dio mi chiede, un compito da svolgere?    c. Giovani  La  Quaresima  è  un  tempo  particolare  legato  alla  riflessione  sulla  nostra vita,  sui  nostri  ideali,  e  su  qual  è  la  strada  che  vogliamo  percorrere,  verso quale  direzione  vogliamo  andare.  Gesù  invita  noi  come  Pietro,  Giacomo  e Giovanni ad uscire dalla massa e dalla quotidianità, a salire con lui sul monte per pregare. Gesù era già salito da solo sul monte, quello delle tentazioni, e aveva  guardato,  con  la  suggestione  offertagli  dal  demonio,  gli  ideali  degli    11  
  12. 12. Anno della Fede 2012-2013    uomini confrontandoli con il progetto di Dio: in quell’occasione aveva deciso e scelto di fidarsi del Padre.  Ora  è  sul  monte  con  gli  apostoli,  di  notte,  a  pregare  per  insegnare  loro che  con  la  preghiera  e  nella  preghiera  s’incontra  il  Padre.  Ed  è  proprio  in questa  atmosfera  particolare  che  avviene  la  Trasfigurazione  di  Gesù  che illumina di luce la notte, fa svegliare gli apostoli e li riempie di ammirazione. Hanno  potuto  contemplare  almeno  per  una  volta,  e  sarà  l’unica,  la  gloria della  divinità  nascosta  dalla  normalità  dell’umanità.  Hanno  visto  quello  che era  oltre  il  visibile  umano  e  quella  che  sarebbe  stata  la  fine,  oltre  la  morte, oltre  la  croce.  A  questo  punto  è  importante  chiederci  che  valore  diamo  noi alla  preghiera,  quanto  tempo  le  dedichiamo,  e  quale  esperienza  traiamo  da essa;  questo  tempo,  infatti,  ci  chiede  in  particolare  di  dedicare  tempi  di solitudine,  tempi  di  preghiera  per  poter  incontrare  e  sperimentare  la presenza del Signore.  Interviene  Pietro  con  la  sua  proposta,  rivelatrice  di  quello  che  è  il  suo carattere. La nuvola, segno della presenza di Dio, avvolge lui e i compagni e avviene  la  proclamazione  del  Padre  che  Gesù  è  il  suo  Figlio.  La  piena rivelazione del Figlio comporta l’invito ad ascoltarlo perché è lui la completa manifestazione del Padre, e in lui, sintesi della storia della salvezza e centro della  storia  dell’umanità,  troviamo  l’amore  del  Padre  per  noi  e  anche  la possibilità di vivere da fratelli tra noi.  Ascolto vuol dire fidarsi, lasciarsi condurre da lui, camminare dietro a lui con la certezza che lui è l’unico Salvatore.  Riguardo all’ascolto ci dobbiamo interrogare:  • Quale  abitudine  ho    all’ascolto  della  Scrittura  e,  in  modo  particolare, del Vangelo?  • Faccio  riferimento  al  Signore,  che  mi  parla  dal  Vangelo,  nelle  scelte della mia vita?  • Come  mi  aiutano  il  contatto  con  la  Parola  e  l’esercizio  della  preghiera  a  sentire  il  Signore  presente  nella  mia  vita,  a  vedere  oltre le cose immediate e, per il futuro, a vivere la speranza della  vittoria sulle paure, sui fallimenti, e su annunci di sempre nuove  catastrofi?        12   
  13. 13. Anno della Fede 2012-2013   d. Coppie  Nell’episodio  della  Trasfigurazione  Gesù  si  manifesta  ai  suoi  discepoli nella gloria, dona loro la possibilità di vedere la meta del cammino intrapreso. Gesù  dà  anche  a  noi  oggi  la  possibilità  di  guardare  la  meta  per  aiutarci  a tracciare  il  percorso  più  giusto  da  fare.  Come  sposi  cristiani  abbiamo  dalla nostra  parte  la  Grazia  del  Sacramento:  “Sacramentum”  in  latino  è  la traduzione della parola greca “Mysterion”, che è la Gloria nascosta e rivelata sotto  i  segni  della  storia,  l’opera  di  Dio  nel  tempo  dell’uomo.  In  virtù  della Grazia  del  Sacramento  del  matrimonio  la  coppia  sponsale  si  muove  su  tre grandi orizzonti:   • L’origine  divina,  essa  non  nasce  solo  dalla  convergenza  di  interessi  umani,  ma  è  la  risposta  ad  una  chiamata  che  viene  dall’Eterno,  è  una  vocazione  che  pesca  dal  mistero  stesso  dell’Amore eterno di Dio;  • È immagine e somiglianza di Dio: nella Trinità, c’è una relazione  d’Amore  tra  i  Tre  che  sono  uno,    “distinti  nell’unità”;  così  nella  coppia  i  due  e  la  loro  fecondità    sono  segno  di  un’  unità  che  va  costruita ogni giorno ma è anche donata dall’alto, ed è immagine  di quella trinitaria;  • Il  destino  della  famiglia  è  preciso:  è  in  cammino  verso  un  orizzonte grande di senso, i due non solo si promettono fedeltà e  amore  reciproco  ma  scommettono  insieme  verso  un  orizzonte  grande di senso, di speranza , di bellezza e di pace. 4    Abbiamo  così,  grazie  al  nostro  amore  sponsale,  il  privilegio  non  solo  di vedere  la  meta  ma  anche  di  iniziare  a  viverla  e  sperimentarla  ogni  giorno nella  nostra  quotidianità  nella  consapevolezza  e  nella  certezza  che nonostante  le  nostre  fragilità,  le  nostre  debolezze,  i  nostri  fallimenti,  le nostre  paure,  le  nostre  fatiche,  l’orizzonte  è  Lui  e  lo  abbiamo  davanti  agli occhi ogni giorno: ci si manifesta nell’altro sposo/sposa, nei figli, nel mondo e noi stessi siamo la manifestazione della sua Gloria per chi abbiamo accanto e per chi incontriamo lungo la nostra strada.                                                                4   Liberamente  tratto  dall’intervista  rilasciata  da  Mons.  Bruno  Forte  in  occasione  della Visita ad limina dei Vescovi della CEAM al Pontificio Consiglio della Famiglia.   13  
  14. 14. Anno della Fede 2012-2013     Gesù  si  trasfigura  mentre  è  in  preghiera,  cioè  mentre  entra  in  relazione intima e profonda col Padre. Anche a noi sposi la preghiera dovrebbe servire come il carburante che alimenta l’energia e la potenza della grazia ricevuta; le modalità sono diverse, ad esempio la riflessione sulla Parola del giorno, una preghiera  profonda  di  condivisione  in  coppia,  una  preghiera  individuale,  un momento di silenzio contemplativo. E quando tutto questo è difficile perché siamo troppo impegnati e non riusciamo a ritagliarci un momento per stare con  Gesù,  preghiera  è  anche  donare  a  Lui  il  nostro  fare  quotidiano ripetendoci nella giornata: “PER TE GESU”‘, così la nostra meta sarà sempre chiara anche se il cammino è faticoso.    e. Carità e testimonianza   «Il mio sogno è avere un’attività per conto mio, come un ristorante» dice Cézanne, immigrato di ventuno anni. «Sono ambizioso e ho forza di volontà. So  di  potercela  fare  e  alla  fine  farò  in  modo  che  i  miei  sogni  si  avverino». Questo  giovane  esprime  così  il  suo  sogno  concreto  e  la  forza  che  mette  in moto tutta la sua vita nel realizzarlo.  Ognuno  di  noi  nutre  nel  proprio  cuore  ideali  alti,  spesso  molto  più importanti del sogno concreto di un lavoro. Essi dicono i nostri valori, ciò che ci spinge a muovere tutta la nostra vita, verso un orizzonte “altro”. “Altro” dai valori contrabbandati come tali da questo mondo, che ci appiattiscono verso una mediocrità che non ci appassiona, in cui ci sentiamo assopire.  Eppure  se  ci  lasciamo  opprimere  dal  sonno  rispetto  ai  nostri  ideali, rischiamo  di  negarli  anche  a  chi  è  più  in  difficoltà,  perché  oppresso  dal bisogno  o  dalla  sofferenza  o,  ancora,  perché,  in  carcere  o  straniero, allontanato  da  una  rete  di  relazioni  amicali  e  familiari  che  possano sostenerlo.  Il  loro  “grido”  che  ci  richiama  ad  una  vita  “alta”,  perché  desiderosa  di essere una vita “altra”, ci infastidisce e vorremmo che tacesse.  Il loro “grido” ci richiama anche al desiderio dell’amore di Dio “la luce – in fondo  l’unica  –  che  rischiara  sempre  di  nuovo  un  mondo  buio  e  che  ci  dà  il coraggio di vivere e di agire”5.                                                                5  Cf. Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la quaresima 2013.  14   
  15. 15. Anno della Fede 2012-2013   • Sono capace di riconoscere e promuovere la dignità delle persone  più  bisognose,  guardando  a  loro  secondo  l’ideale  alto  di  Dio?  Quale esperienza potrei raccontare?  • So  aiutare  coloro  che  si  accontentano  di  sogni  a  basso  “prezzo”  ad  alzare  lo  sguardo,  mostrandogli  la  via  della  resurrezione  per  una vita piena?  • Accompagno  con  la  preghiera  chi  è  nel  bisogno,  perché  nel  dialogo con Dio possiamo insieme trovare le strade per superare  le  situazioni  di  morte,  il  dolore  e  le  sconfitte  morali  e  interiori  e  rinascere a vita nuova?  • Come  sostengo  l’evangelizzazione  e  la  promozione  umana  degli  abitanti della diocesi di Sapa (in Albania) con cui la nostra diocesi  è gemellata?    f. Spunti per attività   Prima proposta  1. Ascolto di due brani musicali: “Un senso” di Vasco Rossi e “Tensione  evolutiva”  di  L.  Jovanotti  (oppure  “Chiamami  ancora  amore”  di  R.  Vecchioni)  2. Conversazione  guidata  attraverso  domande‐stimolo  per  la  condivi‐ sione:  a. In quale di questi testi ti ritrovi di più?  b. Jovanotti parla di “una ragione per vivere”, qual è la tua?  c. Vasco  Rossi  parla  di  una  vita  «che  un  senso  non  ce  l’ha,  ma  che  domani arriverà». Tu come ti poni di fronte a queste parole?  Seconda proposta  1. Il gruppo si siede in cerchio e al centro si pongono delle riviste.  2. Si  invita  ciascuno  a  prendere  le  riviste  e  a  ritagliare  tutte  quelle  immagini che esprimono i propri valori.  3. Ognuno  incolla  le  immagini  su  un  foglio  come  se  volesse  creare  un  collage.  4. A gruppi di due si condivide il proprio lavoro esprimendo i vissuti ad  esso  legati  (Cosa  mi  ricorda?  A  quale  situazione  mi  riporta?  Quali  emozioni provo ritornando a quelle vicende?).    15  
  16. 16. Anno della Fede 2012-2013     5. A  conclusione  del  percorso  ci  si  riunisce  nel  grande  gruppo  e  tutti  dicono  con  una  parola  il  valore  che  più  degli  altri  guida  la  sua  vita,  soprattutto nei momenti di difficoltà.    g. Momento celebrativo     ADORAZIONE EUCARISTICA   Canto iniziale e saluto del presidente   Canto di esposizione Se è possibile “Oh oh oh adoramus te Domine”  Salmo 145 (144),1‐14   Durante questo salmo si espone il Santissimo e lo si incensa e si canta ad ogni strofa il ritornello proposto o un altro adatto  O Dio, mio re, voglio esaltarti e benedire il tuo nome in eterno e per sempre. Ti voglio benedire ogni giorno, lodare il tuo nome in eterno e per sempre. Grande è il Signore e degno di ogni lode; senza fine è la sua grandezza.  Una generazione narra all’altra le tue opere, annuncia le tue imprese. Il glorioso splendore della tua maestà e le tue meraviglie voglio meditare.  Parlino della tua terribile potenza: anch’io voglio raccontare la tua grandezza. Diffondano il ricordo della tua bontà immensa, acclamino la tua giustizia.  Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all’ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature.   16   
  17. 17. Anno della Fede 2012-2013  Ti lodino, Signore, tutte le tue opere e ti benedicano i tuoi fedeli. Dicano la gloria del tuo regno e parlino della tua potenza,  per far conoscere agli uomini le tue imprese e la splendida gloria del tuo regno. Il tuo regno è un regno eterno, il tuo dominio si estende per tutte le generazioni.  Fedele è il Signore in tutte le sue parole e buono in tutte le sue opere. Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto.  Gli occhi di tutti a te sono rivolti in attesa e tu dai loro il cibo a tempo opportuno. Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente.    Pausa di silenzio …  Vangelo (Lc 9,28‐36)    Letto  il  vangelo  della  trasfigurazione  ognuno  porta  all’altare  le  candele  consegnate  precedentemente  e  si  compie  un  momento  di  adorazione  silenziosa e personale davanti all’eucarestia esposta.    Quindi  un  lettore  espone  il  commento  “filo  rosso”  con  le  domande  corrispondenti  che  possono  essere  consegnate  in  un  foglietto  da  dare  singolarmente. Per comodità mettiamo di nuovo le domande di seguito alle  quali ne abbiamo aggiunte altre.    Canto di adorazione e silenzio     Per riflettere  Cosa posso dire al Signore presente qui davanti a me? … È la mia meta? …  Qual  è  l’obiettivo  della  mia  vita?  …  Posso  dire  nella  mia  vita  di  saper  guardare spesso a Lui? … Come vivo la mia preghiera? … Mi rimanda a Chi  vale nella mia vita o la riduco ad una semplice pratica da compiere perché il  Signore me lo chiede? … È mettere Dio al centro della mia vita o è solo una  pratica che Dio mi chiede, un compito da svolgere?  17    
  18. 18. Anno della Fede 2012-2013     Benedizione o reposizione semplice Se possibile, sarebbe il caso di ascoltare una testimonianza di qualcuno che ha  fatto  una  bella  esperienza  di  preghiera,  sia  un  consacrato  opp.  una famiglia.  Preghiere  Padre nostro  Benedizione e canto finale  Quanto  segue  potrebbe  essere  preparato  su  un  foglio  da  lasciare  a  coloro che  sono  venuti  all’adorazione  come  momento  di  preghiera  personale  o come catechesi sulla preghiera.  Ci sono quattro condizioni “di fondo” per la preghiera:  1.  il  silenzio:  Dio  è  presente  in  me  in  quanto  creatura  –  mi  dona  ogni momento  vita  e  respiro  –  ed  è  presente  in  modo  “soprannaturale”  in  me che  amo  Gesù  e  osservo  la  sua  parola  (Gv  14,23)…  So  sostare,  stare  solo, restare fermo e semplicemente fare spazio in me?...  «Tu  sei in  me…  Tu  mi ami… Mi fido di Te...»;  2.  l’accettazione  di  se  stessi:  tutto  è  grazia  (Mt  10,29‐31):  la  mia  storia passata  (famiglia,  vicende,  sbagli  e  colpe,...),  la  situazione  presente (ambiente  di  vita,  persone  che  mi  circondano,  lavoro,  occupazioni,…),  me stesso  (doti  e  talenti,  malesseri  del  corpo,  lacune  nella  formazione,  difetti da cui non riesco a liberarmi) … Cosa fatico di più ad accettare? Cosa mi dice di  me,  questo?  ...  «Ti  ringrazio  di  tutto…  Accetto  tutto  dalle  Tue  mani…  Ti offro tutto…»;  3.  l’accettazione  degli  altri:  si  tratta  del  comandamento  dell’amore  (Mt 22,29; Gv 15,12), con attenzione a quanto accetto tutti gli altri; due aspetti particolari: il perdono dei nemici e il superamento della gelosia… Chi fatico ad  amare?  Perché?  ...  «Aiutami  a  comprenderlo…  a  perdonarlo…  ad amarlo… Ti ringrazio dei doni che mi hai dato… che gli hai dato… per la stima di cui gode…»;  4.  la  libertà  del  cuore:  è  la  condizione  più  importante  e  riassuntiva, indispensabile  per  trovare  Dio  nella  preghiera  e  per  ascoltare  la  sua  voce.  18   
  19. 19. Anno della Fede 2012-2013Libertà  dalle  cose  (Lc  14,33),  dalle  persone  (Mt  10,37),  da  me  stesso  (Lc 9,23)  cioè  dal  desiderio  di  riuscire  ad  ogni  costo  e  di  essere  stimato  dagli altri, dalla paura di fare brutta figura o subire critiche… Quanto sono libero? ...  «Liberami  da  questa  cosa…  da  questa  persona…  da  me  stesso…  dalla paura…».  Due i frutti da ricavare:  1.  l’impegno  nel  proprio  dovere:  (Mt  7,21)  «Signore,  aiutami  ad  amare  la tua volontà… a scegliere il bene… a scoprire le necessità degli altri… Fammi capire che cosa posso fare per loro… dammi tanta generosità…»;  2. l’abbandono fiducioso: (Lc 22,42) «Signore, sono nelle tue mani… Mi fido di te… Non la mia, ma la tua volontà sia fatta...».  I contenuti della preghiera sono sei:  1.  la  preghiera  di  lode:  universale,  gratuita,  eterna  (Mt  11,25)…  «Ti  lodo, Signore mio Dio… Ti lodo per le tue creature… Per l’intelligenza umana… Tu sei infinitamente più bello di ogni opera…»;  2.  la  preghiera  di  ringraziamento:  completa  la  lode,  mi  aiuta  a  sentirmi immerso  nell’amore  di  Dio  (Gv  11,41)…  «Grazie,  Signore,  per  le  tue creature…  Grazie,  Gesù,  di  avermi  salvato…  Grazie  perché  esisto…  Grazie anche per questa cosa…»;  3.  la  richiesta  di  perdono:  nasce  da  tre  sentimenti  (Sal  50):  il  dispiacere delle mancanze commesse, la gioia di essere perdonato, il desiderio sincero di  ricominciare…  «Signore,  abbi  pietà  di  me…  Grazie,  Signore,  del  tuo perdono… Aiutami, Signore, a ricominciare…»;  4. la preghiera di offerta: ci unisce ai sentimenti di Cristo, che ha offerto e offre  totalmente  se  stesso  (Eb  10,7),  ci  unisce  al  suo  sacrificio,  anche eucaristico,  e  a  quello  di  Maria…  «Ti  offro,  Signore,  tutto  il  mio  lavoro… Tutte le mie croci… Tutta la mia vita passata, presente e futura…»;  5. la preghiera di domanda: Dio sa già di cosa ho bisogno, ma domandare educa  il  mio  cuore  a  tre  sentimenti:  umiltà  di  aver  bisogno  di  tante  cose,  19   
  20. 20. Anno della Fede 2012-2013    dipendenza  da  Dio,  fiducia  nel  Signore  (Mt  6,11;  Gv  17,11;  Lc  11,9‐10)… «Padre Nostro…» (preghiera maestra)…  6. la preghiera di ascolto: se la vita è risposta all’amore di Dio, ascoltare è l’esercizio determinante (Rm 12,2)… «Aiutami a conoscere la tua volontà… Dammi la libertà del cuore… Parla, che il tuo servo ti ascolta…».      2. Secondo modulo. La direzione giusta   Lc 13,1‐9    1 In quello stesso tempo si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei,  il  cui  sangue  Pilato  aveva  fatto  scorrere  insieme  a  quello  dei  loro sacrifici.  2Prendendo  la  parola,  Gesù  disse  loro:  «Credete  che  quei  Galilei fossero  più  peccatori  di  tutti  i  Galilei,  per  aver  subìto  tale  sorte?  3No,  io  vi dico,  ma  se  non  vi  convertite,  perirete  tutti  allo  stesso  modo.  4O  quelle diciotto  persone,  sulle  quali  crollò  la  torre  di  Sìloe  e  le  uccise,  credete  che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme?  5No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo».  6 Diceva  anche  questa  parabola:  «Un  tale  aveva  piantato  un  albero  di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò.  7Allora disse al vignaiolo: «Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Taglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?».  8Ma quello  gli  rispose:  «Padrone,  lascialo  ancora  quest’anno,  finché  gli  avrò zappato  attorno  e  avrò  messo  il  concime.  9Vedremo  se  porterà  frutti  per l’avvenire; se no, lo taglierai»».   a. Approfondimento esegetico  Questo  brano  è  specifico  di  Luca.  Si  può  dividere  in  due  parti.  Nella prima (vv. 1‐5) due fatti di cronaca danno a Gesù la possibilità di rivolgere un  invito  urgente  alla  conversione;  nella  seconda  (vv.  6‐9)  abbiamo  la parabola del fico, anch’essa legata al tema della conversione.  Il  testo  si  apre  con  un’annotazione  di  carattere  temporale:  «in  quello stesso  tempo»,  secondo  la  traduzione  della  CEI,  «in  quello  stesso momento» si potrebbe tradurre anche. Gesù aveva appena detto alle folle: «Come  mai  questo  tempo  non  sapete  valutarlo?»  (12,56).  Non  stanno  20   
  21. 21. Anno della Fede 2012-2013valutando correttamente il tempo che stanno vivendo, “l’oggi”; non stanno interpretando  correttamente  l’agire  di  Gesù.  E  questo  non  perché  non abbiano  i  mezzi  intellettuali  per  farlo,  ma  per  mancanza  di  volontà.  Per questo  Gesù  dice  loro:  «Ipocriti!».  Il    nostro  brano,  dunque,  si  collega  a quello  precedente  non  solo  per  l’annotazione  temporale  ma  anche  per  il tema: decidersi in fretta per Gesù.  Torniamo  al  nostro  testo.  Si  presentano  alcuni  e  riferiscono  a  Gesù  un fatto  tragico:  Pilato  ha  ucciso  alcuni  pellegrini  provenienti  dalla  Galilea facendo  scorrere  il  loro  sangue  «insieme  a  quello  dei  loro  sacrifici»  (v.  1). L’uccisione  è  avvenuta  all’interno  del  tempio  di  Gerusalemme,  dove  i pagani  non  potevano  assolutamente  entrare  (pena  la  morte).  Si  tratta, quindi,  di  un  fatto  doppiamente  grave:  è  stata  usata  violenza  ed  è  stato commesso  un  sacrilegio.  Questo  episodio  non  è  attestato  altrove  ma  è coerente con quanto dicono le fonti extrabibliche sulla crudeltà di Pilato.  Gesù reagisce alla notizia con una domanda (v. 2) e un invito pressante (v.  3).  Nella  religiosità  popolare  (anche  a  causa  della  teologia deuteronomistica) le sciagure erano interpretate come una punizione per i peccati  commessi.  Questo  emerge  anche  dal  brano  del  cieco  nato  di  Gv  9 (cfr. in particolare 9,2‐3 ). Gesù respinge questa concezione e ne approfitta per  rivolgere  un  invito  molto  forte:  «se  non  vi  convertirete,  perirete  tutti allo stesso modo». Notiamo che Gesù ripete la stessa domanda e lo stesso invito dopo aver riferito lui stesso un altro fatto di cronaca, che, a differenza del primo, è una disgrazia: diciotto persone sono morte a causa del crollo di una delle torri delle mura di Gerusalemme, nei pressi della piscina di Siloe (vv. 4‐5).   Che  significano  queste  parole?  L’espressione  “allo  stesso  modo”  ci permette  di  cogliere  il  messaggio  di  Gesù.  I  Galilei  uccisi  da  Pilato  e  quelli travolti e uccisi dalla torre sono morti improvvisamente, inaspettatamente. Gesù  dice:  il  tempo  stringe;  di  fronte  all’annuncio  del  Regno  non  si  può continuare  a  tergiversare.  Bisogna  decidersi,  avere  il  coraggio  di  cambiare  6(convertirsi ). Gesù aveva detto in 5,39: «Nessuno che beve il vino vecchio                                                                6  Il Catechismo degli Adulti, al numero 142, afferma: «Convertirsi significa assumere un diverso  modo  di  pensare  e  di  agire,  mettendo  Dio  e  la  sua  volontà  al  primo  posto,  pronti all’occorrenza a rinunciare a qualsiasi altra cosa, per quanto importante e cara possa essere. Significa  liberarsi  degli  idoli  che  ci  siamo  creati  e  che  legano  il  cuore:  benessere,  prestigio sociale, affetti disordinati, pregiudizi culturali e religiosi».   21   
  22. 22. Anno della Fede 2012-2013    desidera  il  nuovo  perché  dice  “il  vecchio  è  gradevole”».  Bisogna  avere  il coraggio  di  seguire  Gesù  con  convinzione,  lasciando,  se  necessario, abitudini vecchie che danno un senso di sicurezza ma che non ci mettono al riparo dal pericolo della morte eterna. Il rischio di trovarsi improvvisamente fuori della salvezza è reale.   Questo viene confermato dalla parabola del fico. In fondo sia il padrone che  il  vignaiolo  pensano  che  se  un  albero  non  porta  frutto,  deve  essere tagliato.  La  differenza  sta  nel  fatto  che  il  primo  vorrebbe  tagliarlo  subito, dopo aver cercato invano frutti per tre anni, il secondo chiede di aspettare ancora  un  anno.  Nel  frattempo  egli  si  prenderà  cura  del  fico,  farà  tutto  il possibile  perché  porti  frutto.  Se  questo  non  accadrà  il  padrone  dovrà tagliarlo.  Se  la  parabola  mette  in  mostra  da  un  lato  la  pazienza  di  Dio, dall’altro  dice  anche  che  il  tempo  concesso  non  è  infinito.  L’albero  non  è stato tagliato ma non si è deciso di lasciarlo lì per sempre: gli è solo stato dato un anno in più.    b. Il filo rosso   Abbiamo individuato nel primo modulo la meta del nostro peregrinare, ora  volgiamo  l’attenzione  alla  direzione  giusta  per  raggiungerla. “Conversione” proprio questo significa:  una sorta  di  inversione  ad  “U”  per cui si cambia radicalmente senso. Ovviamente il significato del termine non è  solo  fisico.  Applicato  alla  nostra  interiorità  indica  un  “cambiare mentalità”,  passando  dalla  logica  umana  a  quella  di  Dio.  I  figli  si  nutrono della  mentalità  dei  loro  genitori,  così  noi,  figli  di  Dio,  ci  nutriamo  della mentalità  del  nostro  padre  celeste  perché  diventi  la  nostra.  Spesso  noi cristiani  diamo  un’accezione  moralistica  alla  conversione,  ponendo immediatamente  l’accento  sul  comportamento.  Ma  esso  cambia  davvero solo quando cambia il modo di vedere le cose. Alla luce di questa novità di prospettiva,  per  cui  le  cose  vengono  viste  in  modo  diverso,  ecco  radicarsi una solida novità di comportamento.  Le stesse immagini proposte da Gesù ci suggeriscono in cosa è urgente per noi la conversione e quali siano le sue modalità. L’immagine della torre ci  parla  di  noi.  Dal  punto  di  vista  antropologico,  «la  torre  è  immagine  del divenire umano. La sua forma circolare richiama la totalità dell’uomo. Come essa  ha  le  fondamenta  nel  terreno  e  s’innalza  verso  il  cielo,  così  l’essere umano  ha  bisogno  di  radicasi  nella  terra,  nella  storia  della  sua  vita,  per  22   
  23. 23. Anno della Fede 2012-2013potersi  elevare  e  divenire  anche  un  essere  del  cielo»7.  La  torre  che  rovina addosso  agli  uomini  rappresenta  allora  un  modello  di  umanità  che  noi uomini  del  duemila  continuiamo  a  seguire,  ma  che  non  funziona  più.  Le cronache  parlano  di  stragi  della  follia,  stupri  e  femminicidi  sempre  più frequenti.  Da  studi  statistici  e  sociologici  emerge  che  è  in  crescita l’aggressività nelle relazioni e la litigiosità nei tribunali. Nuovi dati allarmanti si  hanno  anche  riguardo  all’aumento  di  disturbi  psicologici  e  psichiatrici, come depressione e quant’altro. Tutto questo fa pensare che il modello di vita  e  di  uomo  che  ci  ostiniamo  ad  realizzare  attraverso  le  nostre  scelte  è così fallimentare che ci sta crollando addosso.   Ma  in  tutto  questo  non  dobbiamo  cedere  alla  tentazione  di  affidare  la nostra speranza di salvezza a improbabili superstizioni8 o a rigidi moralismi. Quegli uomini che pensavano di salvarsi con i loro sacrifici, si sono ritrovati uccisi  e  –  significativamente  –  il  loro  sangue  scorreva  insieme  a  quello  dei loro  sacrifici.  Come  a  dire  che  non  possiamo  pensare  di  conquistarci  la salvezza attraverso l’osservanza cieca di una pratica, per quanto sacra essa sia.  Se  la  salvezza  fosse  un  automatismo  per  cui  “se  vado  a  messa  mi garantisco  un  posto  in  paradiso”,  allora  questa  presunta  religiosità  poco sarebbe diversa dalle pratiche superstiziose9. La strada è “sacrificarsi”, che significa  assumersi  la  responsabilità  di  “rendersi  cosa  sacra”,  donandosi  ai fratelli in scelte di amore concrete nel nome di Cristo.  Perché questo cambiamento avvenga è necessaria la misericordia di Dio che  ci  apre  sempre  nuove  possibilità,  ma  anche  la  nostra  disciplina  che  ci permette di coglierle. Infatti duplice è l’azione risanante del contadino della parabola  posta  a  conclusione  del  nostro  brano:  «rivoltare  il  terreno  per favorire la fioritura è la prima e basilare condizione perché l’albero possa a suo  tempo  fruttificare»10:  ecco  lo  zappettare  doloroso  ma  necessario  ed efficace, affinché la terra lasci passare l’acqua e il concime! Una terra arida                                                                7  A. GRÜN, Gesù il terapeuta. La forza risanante delle parabole, San Paolo 2012, 33.  8  Si pensi all’idea della fine del mondo che si è così diffusa in tutto il globo terrestre lo scorso  dicembre,  causando  in  alcune  persone  più  suggestionabili  (tra  cui  molti  bambini  e giovani) scoramento e pensieri di morte!   9   La  superstizione  «può  anche  presentarsi  mascherata  sotto  il  culto  che  rendiamo  al vero Dio, per esempio, quando si attribuisce una importanza in qualche modo magica a certe pratiche, peraltro legittime o necessarie»: CCC 2111.  10  Ibidem, 36.   23   
  24. 24. Anno della Fede 2012-2013    e secca, infatti, è compatta e impenetrabile sia all’acqua che al concime, le quali restano in superficie e non fertilizzano il terreno. Ma se viene usata su di  essa  la  zappa,  tanto  dolorosamente  quanto  efficacemente  l’acqua  può scendere in profondità e l’albero torna capace di portare frutto. Allo stesso modo,  sembra  che  alcune  esperienze  della  nostra  vita,  dolorose  come  se qualcuno  ci  stesse  zappando  l’anima,  possono  renderci  permeabili  alla grazia di Dio e nuovamente capaci di aprirci alla vita.   «La  seconda  operazione  consiste  nella  concimazione,  che  per  analogia sta a significare la cura e l’amorevole sollecitudine»11 con cui Dio ci lavora. L’accompagnamento spirituale personale è il contesto privilegiato per fare un attento e generoso lavoro su di sé, al fine di discernere la volontà di Dio e disporre il nostro cuore ad accoglierla.    • Sono  disposto  a  “convertire”  il  mio  modo  di  pensare  o  sono  rigidamente  fermo  sulle  mie  opinioni?  Abbandono  mai  le  mie  convinzioni per adottare la logica di Gesù?  • Il  mio  comportamento  buono  è  coerente  espressione  del  mio  modo  di  vedere  le  cose?  O  faccio  le  cose  buone  più  per  un  senso del dovere che perché ho interiorizzato il senso?  • Mi  faccio  accompagnare  spiritualmente  per  discernere  la  volontà  di  Dio  per  la  mia  vita  con  l’aiuto  di  una  persona  più  esperta di me?   • Nelle prove della mia vita permetto a Dio di zappettarmi al fine  di rendere più penetrabile il mio cuore alla grazia di Dio? Cosa  significa concretamente questo? Come posso farlo?  • Quanto la superstizione ha posto nelle mie scelte?    c. Giovani  Gesù  viene  messo  dinanzi  al  grande  problema  della  morte,  delle disgrazie  e  delle  violenze,  realtà  che  incutono  paura  all’uomo  e  che  fanno dubitare  della  presenza  di  Dio.  Gesù  chiede  ai  suoi  interlocutori  di  non collegare  direttamente  le  violenze  con  il  peccato  personale,  ma  di  vedere nei mali del mondo il frutto del peccato. Lui non è venuto a classificare gli uomini in buoni e cattivi, né a togliere le disgrazie che ci affliggono, ma ad insegnarci  a  guardare  ai  mali  del  mondo  come  invito  ad  interrogarsi  su                                                                11  Ibidem, 36.  24   
  25. 25. Anno della Fede 2012-2013come  viviamo.  Con  la  sua  vita,  ha  affrontato  questo  enorme  problema dell’umanità,  diventando  vittima  della  violenza  per  salvarci  dalla  violenza stessa. Noi giovani, di fronte ai mali del mondo, spesso pensiamo che non riguardino  noi  e  viviamo  come  se  essi  non  ci  fossero,  oppure  ci organizziamo a ribellarci e a trovare a tutti i costi i colpevoli.  Il  Signore  ci  presenta  un’altra  strada,  dicendoci  che  questo  male interpella  ciascuno  di  noi  personalmente,  e  non  possiamo  fare  né  gli indifferente né i ribelli, ma abbiamo bisogno di diventare veri, autentici, e di vincere il male nel nostro cuore, cioè convertirci.  La  conversione  è  passare  dai  falsi  ideali,  personali  e  della  logica  del mondo, che producono paura e violenza ad un atteggiamento di fiducia che viene  dal  fatto  di  essere  figli  nel  Figlio  e  quindi  amati  da  un  Padre  che  ha cura di noi e che sa trarre il bene dal male, la vita dalla morte. E con lui, nel suo  amore,  nella  presenza  del  Cristo  e  nella  potenza  dello  Spirito,  noi possiamo farci carico dei mali del mondo, impegnando così la nostra vita a servizio dei fratelli.  Ci viene in aiuto la parabola del fico che, di fronte alle nostre lentezze e alle  nostre  ricadute,  ci  comunica  con  forza  la  premura  che  il  Padre  ha  per ciascuno di noi e la sua pazienza nei nostri riguardi.  • Qual è la mia reazione di fronte alle disgrazie e alle violenze di  cui ogni giorno sono spettatore?  • Quale conversione penso che Dio mi voglia proporre di fronte a  questi fatti?  • Riesco  a  capire  il  valore  del  tempo  come  occasione  offertami  dall’amore del Padre per la mia conversione?    d. Coppie  Gesù  con  le  parole  “No,  io  vi  dico,  ma  se  non  vi  convertirete,  perirete tutti  allo  stesso  modo”  (Lc  13,3)  ci  fa  un  invito  forte  e  deciso  alla conversione, pena la morte, ma non la morte fisica, bensì quella interiore, rappresentata da un’esistenza vuota, una vita senza senso, priva di Amore: in definitiva un esistere senza VIVERE.  Quante  volte  nella  coppia  rischiamo  di  dimenticare,  presi  dalle incombenze del quotidiano, che l’altro è dono di Dio per me ed io per lui/lei e  che  il  nostro  vivere  insieme  è  un  cammino  di  conversione  che  passa  25   
  26. 26. Anno della Fede 2012-2013    attraverso  le  gioie,  le  gratificazioni,  i  fallimenti  e  le  sofferenze  del quotidiano e ha come filo conduttore il volgere i nostri sguardi verso Lui.  Allora,  trovare  un  tempo  nel  quotidiano  per  pregare  in  coppia,  per avere  un  incontro  in  cui  porsi  reciprocamente  la  domanda:  “Come  stai? Come  sta  il  tuo  cuore?”  è  linfa  vitale  per  il  nostro  rapporto  perché  ci  da l’opportunità di sollevare lo sguardo dal quotidiano, non per distaccarcene, ma  per  guardarlo  da  una  prospettiva  diversa,  con  occhi  diversi,  facendo memoria che l’altro mi è stato donato per la mia conversione.  Un  tempo  di  preghiera  di  coppia  che  è  un  tempo  di  profonda  intimità tra  noi  e  con  Gesù,  radicati  con  la  storia  delle  nostre  vite  nella  realtà  del quotidiano,  come  le  fondamenta  della  torre,  ma  capaci  di  volgere  lo sguardo  verso  l’alto,  a  Dio,  per  dare  senso  e  significato  proprio  al  nostro vivere quotidiano perché sia sempre più Vita e non solo esistenza.  Il mantenere aperto questo canale di dialogo tra noi tre, io tu e Dio, è anche  per  ricordare  ogni  giorno  che  l’altro  per  portare  frutto,  come  ci chiede  Gesù,  ha  bisogno  del  nostro  amore,  che  l’altro  va  “concimato”, ovvero  che  ogni  giorno  dobbiamo  prenderci  cura  di  lui/lei  con  amorevole sollecitudine.   Se  il  nostro  amore  di  coppia  guarda  a  Lui,  allora  non  potrà  rimanere infecondo e saremo segno del Suo Amore per l’uomo, la nostra coppia sarà “eucarestia” per coloro che incontreremo nel cammino quotidiano.    e. Carità e testimonianza  «Tutta  l’iniziativa  salvifica  viene  da  Dio,  dalla  sua  Grazia,  dal  suo perdono accolto nella fede; ma questa iniziativa, lungi dal limitare la nostra libertà e la nostra responsabilità, piuttosto le rende autentiche e le orienta verso  le  opere  della  carità.  Queste  non  sono  frutto  principalmente  dello sforzo umano, da cui trarre vanto, ma nascono dalla stessa fede, sgorgano dalla Grazia che Dio offre in abbondanza. Una fede senza opere è come un albero  senza  frutti:  queste  due  virtù  si  implicano  reciprocamente»  (dal messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la quaresima 2013).  Offerta,  dono,  abnegazione,  accettazione,  rinuncia,  penitenza, mortificazione, ascesi, lotta, croce sono tutte sfumature dell’unica realtà del sacrificio,  del  modo  concreto  con  cui  rispondiamo  all’amore  di  Dio “rendendoci cosa sacra”.  26   
  27. 27. Anno della Fede 2012-2013 Per ognuna di esse, però, ci vengono anche in mente i volti di persone vicine alla nostra vita, qualcuno a cui abbiamo detto “offri questa malattia a Dio”,  oppure  “accetta  la  tua  croce”,  o  ancora  “quell’uomo  in  carcere  sta scontando la sua pena, sta facendo penitenza”.  • Guardando  ad  ognuno  di  loro,  possiamo  dire  di  aver  indicato  una  strada  di  santificazione,  di  consacrazione  o  piuttosto  abbiamo offerto solo frasi consolatorie per dirci vicini a chi è nel  bisogno?  • La nostra esperienza di fede riesce a testimoniare a chi è nella  sofferenza la presenza di un Dio che non è lontano, che non si  dimentica  di  noi,  ma  che  anche  nella  difficoltà  è  capace  di  rigenerarci? Quali parole riusciamo a donare?  • Cosa  sto  sacrificando,  cosa  sto  offrendo,  in  questa  Quaresima,  per rispondere all’amore di Dio che ha offerto tutto se stesso in  Gesù?  Il  mio  dono  è  opera  di  carità  per  il  prossimo,  per  chi  è  affamato, senza lavoro, malato, o in carcere, o nella solitudine,  o nell’ignoranza di Cristo? Come sto contribuendo alla missione  della nostra Chiesa diocesana in Albania?   f. Spunti per attività   Prima proposta   Descrizione dell’attività  1. Dopo aver letto il brano si dà a ciascuno un foglio in cui si chiede di:    a. Elencare qui di seguito le azioni del padrone delle vigna  …………………………………………………………………………………………….    b. Elencare qui di seguito le azioni del vignaiolo  …………………………………………………………………………………………….    c. Raccontare  se  ci  si  “sente”  più  nel  ruolo  del  padrone  o  del  vignaiolo quando si pensa a se stessi e al proprio rapporto con  il Signore ……………………………………………………………………………..    2. Si invita il gruppo  a condividere quanto si è scritto nella riflessione  personale  in  piccoli  sottogruppi  che,  in  seguito,  metteranno  in  scena la parabola con un  finale sceneggiato da loro.  27   
  28. 28. Anno della Fede 2012-2013  Seconda proposta Descrizione dell’attività  1. Si divide il gruppo in due sottogruppi che chiameremo  gruppi A e B  2. Si  fanno  sedere  le  persone  e  si  dividono  in  due  gruppi  gli  alberi  (gruppo  A)  e  i  pellegrini  (gruppo  B).  Al  suono  di  una  musica  di  sottofondo i gruppi sono condotti per una visualizzazione guidata.   Ecco  di  seguito  il  possibile  testo  della  voce  guida  con  e  indicazioni  per la musica di accompagnamento.   Si usa come sottofondo una musica suggestiva, rilassante almeno in  questo primo momento di riscaldamento  a. Introduzione  Mi  metto  seduto  in  una  posizione  comoda.  Metto  i  piedi  in  modo  che  la  pianta  sia  completamente  poggiata  a  terra  ...  La  schiena  è  poggiata comodamente sullo schienale della sedia e la testa è dritta  sulla schiena ... Le spalle riposano sul tronco non stando né troppo  curve in avanti né troppo aperte all’indietro ... Le mie braccia sono  comodamente poggiate sulle ginocchia con i palmi rivolti in basso.   Quando me la sento, chiudo gli occhi.   Ora  mi  concentro  sul  mio  respiro,  che  compio  a  bocca  chiusa  …  Compio respirazioni lente e prolungate … Ad ogni inspirazione sento  espandersi il mio torace. Passo a respirare con il diaframma e sento  il  mio  addome  espandersi  fino  alla  parte  alta  sotto  il  torace  ...  Ad  ogni espirazione sento l’addome e il torace svuotarsi e l’aria uscire  dalle mie narici … ad ogni espirazione, insieme all’aria sento uscire  anche  le  mie  preoccupazioni  e  le  mie  tensioni  …  ad  ogni  inspirazione, incamero anche benessere ed energia.   La musica si fa un poco più intensa  b. Creazione del contesto immaginario   Sono in un bosco … Mi guardo intorno … È misterioso e animato! …  Mi  alzo  dalla  sedia  restando  con  gli  occhi  chiusi  e  cammino  in  questo enorme spazio verde … Mi muovo lentamente …   Se sono un albero, al battito di mani della guida un incantesimo mi  trasformerà in un albero ben radicato a terra, immobile. Una volta  fermatomi nella mia posizione fissa, apro gli occhi.  Se  sono  un  pellegrino,  invece,  al  battito  di  mani  mi  fermerò  e  mi  lascerò bendare ...   28   
  29. 29. Anno della Fede 2012-2013 La musica continua nel sottofondo. La voce guida spiega che…  c. Realizzazione dell’esperienza specifica    Se  sono  un  pellegrino,  riprendo  il  mio  cammino  …  Cammino  nel  bosco incantato ... Mi sono avventurato in questo bosco e mi sono  smarrito …  Se  sono  un  albero,  al  passaggio  dei  pellegrini  smarriti,  …  magicamente  mi  muovo  e  con  i  miei  rami  prendo  per  mano  i  viandanti  e  li  conduco,  collaborando  con  gli  altri  alberi,  senza  proferire alcuna parola o alcun suono, verso una meta immaginaria.  La  musica  continua  nel  sottofondo  ancora  per  circa  un  minuto.  Dando  il  tempo  ai  partecipanti  di  vivere  a  fondo  l’esperienza  e  di  ascoltare le proprie sensazioni.   d. Chiusura dell’esperienza  Ora  mi  fermo.  Sento  i  miei  piedi  sul  pavimento.  Riascolto  il  mio  respiro … Quando sono pronto, riapro gli occhi … Mi guardo intorno  e vado lentamente a sedermi.  Stop della musica.    3. Alla fine dell’esperienza i due gruppi si  scambiano i ruoli ripetendo  l’esperienza.    4. Al  termine  dell’esperienza  si  chiede  al  gruppo  di  rispondere  a  queste domande‐stimolo per la condivisione del vissuto:   a. In quale ruolo ti sei sentito più a tuo agio? Perché?    b. Cosa  hai  provato  a  muoverti  bendato  in  uno  spazio  oscuro guidato da mani sconosciute?     c. È facile per te fidarti degli altri e/o di Dio nel cammino  della tua vita?    d. Cosa  hai  provato  quando  sei  stato  costretto  all’immobilità?     e. Ti  è  mai  capitato  di  vivere  questa  sensazione  anche  nella tua esperienza di fede?         29   
  30. 30. Anno della Fede 2012-2013     g. Momento celebrativo     LA VIA CRUCIS    Qui sotto una breve spiegazione dell’origine della Via Crucis, può essere comodamente letta come introduzione al momento di preghiera:     Origine della Via Crucis  Simbolo  di  un’esperienza  universale  di  dolore  e  di  morte,  di  fede  e  di  speranza,  la  Via Crucis  commemora  l’ultimo  tratto  del  cammino  percorso  da  Gesù  durante  la  sua  vita terrena: da quando Egli e i suoi discepoli, “dopo aver cantato l’inno, uscirono verso il monte degli  ulivi”  fino  a  quando  il  Signore,  reggendo  il  patibulum,  fu  condotto  al  “luogo  del Golgota”  dove  fu  crocifisso  e  inumato  in  un  sepolcro  nuovo,  scavato  nella  roccia  di  un giardino vicino. Reperti archeologici attestano, già nel II secolo, l’esistenza di espressioni di culto  cristiano  nell’area  cimiteriale  dove  era  stato  scavato  il  sepolcro  di  Cristo.  Forme embrionali della futura Via Crucis possono essere ravvisate nella processione che si snodava fra  i  tre  edifici  sacri  eretti  sulla  cima  del  Golgota  ‐  l’Anastasis,  la  chiesetta  ad  Crucem  e  la grande  chiesa  del  Martyrium  ‐  e  nella  via  sacra,  un  cammino  attraverso  i  santuari  di Gerusalemme che si desume dalle varie “cronache di viaggio” dei pellegrini dei secoli V e VI sec.. La Via Crucis, nella sua forma attuale, risale al Medio Evo inoltrato. Nel corso del Medio Evo,  infatti,  l’entusiasmo  sollevato  dalle  Crociate,  il  rifiorire  dei  pellegrinaggi  a  partire  dal secolo  XII  e  la  presenza  stabile,  dal  1233,  dei  frati  minori  francescani  nei  “luoghi  santi” suscitarono nei pellegrini il desiderio di riprodurli nella propria terra: un esempio in tal senso è il complesso delle sette chiese di Santo Stefano a Bologna. Verso la fine del secolo XIII la Via Crucis è già menzionata, non ancora come pio esercizio, ma come cammino percorso da Gesù nella salita al Monte Calvario e segnato da una successione di “stazioni”.La pratica della Via  Crucis  nasce  dalla  fusione  di  tre  devozioni  che  si  diffusero,  a  partire  dal  secolo  XV, soprattutto in Germania e nei Paesi Bassi: la devozione alle “cadute di Cristo” sotto la croce; la devozione ai “cammini dolorosi di Cristo”, che consiste nell’incedere processionale da una chiesa all’altra in memoria dei percorsi di dolore compiuti da Cristo durante la sua passione; la devozione alle “stazioni di Cristo”, ai momenti in cui Gesù si ferma lungo il cammino verso il Calvario o perché costretto dai carnefici, o perché stremato dalla fatica, o perché, mosso dall’amore,  cerca  ancora  di  stabilire  un  dialogo  con  gli  uomini  e  le  donne  che  partecipano alla sua passione. Nella sua forma attuale, attestata già nella prima metà del secolo XVII, la Via Crucis, diffusa soprattutto da san Leonardo da Porto Maurizio († 1751), approvata dalla Sede Apostolica ed arricchita da indulgenze, consta di quattordici stazioni.    Vangelo (Lc 13,1‐9)  Il testo del Vangelo di Lc 13,1‐9 espone alcuni aspetti fondamentali per la vita cristiana: l’urgenza di cambiarsi, l’impossibilità di fondare la propria conversione  e  salvezza  semplicemente  su  un  cammino  ascetico,  30   
  31. 31. Anno della Fede 2012-2013l’importanza  dei  sacrifici  non  come  offerte  al  Signore  di  cose  o  altro  ma come rendersi sacri davanti a Dio amando il prossimo ed infine l’aiuto che ognuno  di  noi  deve  cercare  negli  altri  per  scoprire  la  volontà  di  Dio.  Lo “strumento”  che  il  Signore  usa  per  aiutarci  in  questa  nostra  “via”  è  Gesù stesso. Riflettere sulla sua vita, sul suo amore, contemplare la sua capacità di  donarsi  per  noi  genera  dentro  di  noi  un  desiderio  forte  di  rispondere  a questo amore, non con pratiche e riti, ma con la nostra vita.  Per  ogni  uomo,  e  quindi  anche  per  Gesù,  gli  ultimi  momenti  della  vita sono  sicuramente  i  più  significativi.  I  gesti,  le  parole,  gli  sguardi  sono  tutti gravidi, cioè pieni, della sua presenza e della sua missione. Meditando sulle stazioni  della  Via  Crucis  sforziamoci  di  usare  tutti  i  sensi  per  penetrare all’interno  di  esse.  Non  sia  una  pratica  distratta  da  sguardi,  o  da  altri pensieri. Sforziamoci di immedesimarci in questi episodi conclusivi della vita di Gesù. Lasciamoci interpellare da questo amore sconfinato:   Cosa  ha  portato  il  Signore  Gesù  ad  amarmi  in  questo  modo  così  folle? Ho  qualche  merito?  Riesco  ad  accettare  un  amore  totalmente  gratuito? Come posso rispondere? Cosa stride nella mia vita con questo Amore?     Struttura incontro   Per la guida. (1) Leggere l’introduzione messa in nota, quindi, dopo (2) il segno  di  Croce  iniziale  e  prima  di  iniziare  la  meditazione  della  stazioni,  si può  (3)  leggere  il  Vangelo  di  Lc  13,1‐9  e  (4)  il  commento  “il  filo  rosso”. Oppure  leggere  il  testo  riportato  appena  sopra.  A  questo  punto,  si  può iniziare  con  (5)  la  Via  Crucis  tradizionale,  lasciando  dopo  ogni  stazione almeno  un  breve  momento  di  silenzio,  senza  molti  canti,  né  troppe spiegazioni  per  ogni  stazione.  Lasciamo  che  siano  esse  a  suscitare  in  noi delle domande.             31   
  32. 32. Anno della Fede 2012-2013     3. Terzo modulo. Dio si com‐muove, si muove con noi  Lc 15,1‐3.11‐32.     1 Si  avvicinavano  a  lui  tutti  i  pubblicani  e  i  peccatori  per  ascoltarlo.  2I farisei  e  gli  scribi  mormoravano  dicendo:  «Costui  accoglie  i  peccatori  e mangia con loro». 3Ed egli disse loro questa parabola:  11 Disse ancora: «Un uomo aveva due figli.  12Il più giovane dei due disse al padre: “Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta”. Ed egli divise tra  loro  le  sue  sostanze.  13Pochi  giorni  dopo,  il  figlio  più  giovane,  raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto. 14Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno.  15Allora andò  a  mettersi  al  servizio  di  uno  degli  abitanti  di  quella  regione,  che  lo mandò  nei  suoi  campi  a  pascolare  i  porci.  16Avrebbe  voluto  saziarsi  con  le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla. 17Allora ritornò in sé e disse: “Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui  muoio  di  fame!  18Mi  alzerò,  andrò  da  mio  padre  e  gli  dirò:  Padre,  ho peccato  verso  il  Cielo  e  davanti  a  te;  19non  sono  più  degno  di  essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati”.  20Si alzò e tornò da suo padre.  Quando  era  ancora  lontano,  suo  padre  lo  vide,  ebbe  compassione,  gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.  21Il figlio gli disse: “Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio”. 22Ma il padre disse ai servi: “Presto, portate qui il vestito più bello e  fateglielo  indossare,  mettetegli  l’anello  al  dito  e  i  sandali  ai  piedi. 23 Prendete  il  vitello  grasso,  ammazzatelo,  mangiamo  e  facciamo  festa, 24 perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato”. E cominciarono a far festa.  25 Il  figlio  maggiore  si  trovava  nei  campi.  Al  ritorno,  quando  fu  vicino  a casa,  udì  la  musica  e  le  danze;  26chiamò  uno  dei  servi  e  gli  domandò  che cosa fosse tutto questo.  27Quello gli rispose: “Tuo fratello è qui e tuo padre ha  fatto  ammazzare  il  vitello  grasso,  perché  lo  ha  riavuto  sano  e  salvo”. 28 Egli  si  indignò,  e  non  voleva  entrare.  Suo  padre  allora  uscì  a  supplicarlo. 29 Ma egli rispose a suo padre: “Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai disobbedito a un tuo comando, e tu non mi hai mai dato un capretto per far  32   

×