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Bollettino (II/2011)
 

Bollettino (II/2011)

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Il semestrale di documenti ufficiali dell'arcidiocesi di Pescara-Penne.

Il semestrale di documenti ufficiali dell'arcidiocesi di Pescara-Penne.
Anno 2011, II semestre

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    Bollettino (II/2011) Bollettino (II/2011) Presentation Transcript

    • taglio a 23,6 cm (valutare il taglioin base all’interno del libro)
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 1 BOLLETTINO UFFICIALE DELLARCIDIOCESI METROPOLITANA DI PESCARA-PENNE
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 2 periodico amministratore: della diocesi di pescara sac. antonio di giulio anno 63 - n° 2 bollettino@diocesipescara.it editore: curia arcivescovile metropolitana pescara-penne presidente: sede legale: s. e. r. mons. tommaso valentinetti curia arcivescovile metropolitana pescara-penne arcivescovo@diocesipescara.it piazza spirito santo, 5 65121 pescara direttore responsabile: dott. ernesto grippo fotocomposizione e stampa: tipografia grafica ltd direttore: 65016 montesilvano (pe) dott.ssa lidia basti l.basti@diocesipescara.it rivista diocesana c..c.p. n° 16126658 programma editoriale periodico registrato presso il tribunale di pescara a cura del dott. simone chiappetta al n° 11/95 in data 24.05.1995 s.chiappetta@diocesipescara.it spedizione in abb. postale 50% pescara curia metropolitana piazza spirito santo, 5 - 65121 pescara - tel. 085-4222571 - fax 085-4213149 www.diocesipescara.it arcivescovado piazza spirito santo, 5 - 65121 pescara - tel. 085-2058897
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 3 INDICE LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI 7 Ai giornalisti durante il volo verso Madrid 12 Alla festa di accoglienza dei giovani 15 Alle famiglie e ai sacerdoti 19 Ai giovani fidanzati 23 Al Parlamento Federale 31 Alla Celebrazione Ecumenica 35 Ai Seminaristi 40 Alla Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo “Pellegrini della vertià, pellegrini della pace” 45 Ai Membri del Governo, i Rappresentanti delle Istituzioni della Repubblica, il Corpo Diplomatico e i Rappresentanti delle principali Religioni 51 Alla Caritas Italiana nel 40° di fondazione 55 Ai detenuti 59 Risposte alle domande dei detenuti MESSAGGI 67 Per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù 77 Al Cardinale Arcivescovo di Monaco e Frisinga, Reinhard Marx, in occasio- ne dell’Incontro Internazionale di preghiera per la pace “Bound to live to- gether”: Religioni e Culture in Dialogo, organizzato dalla Comunità di Sant’Egidio” 80 Al Signor Jacques Diouf, Direttore Generale della F.A.O., in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2011 83 Per la Giornata Missionaria Mondiale 2011 87 Al secondo Congresso Nazionale della Famiglia in Ecuador 90 Per il Natale 2011 OMELIE 93 Ai Primi Vespri della Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio Te Deum di ringraziamento MOTU PROPRIO 98 Porta Fidei LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE - ROMA, 26/29 SETTEMBRE 2011 116 Comunicato finale
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 4 INDICE MESSAGGI 123 Messaggio per la 6ª Giornata per la Salvaguardia del Creato 128 Per la Giornata del Ringraziamento LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI 133 Nomine 137 Escardinazione - Ordinazione e Ministeri 138 Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali 139 Statuto della Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali Ec- clesiastici 143 Componenti della Commissione Arte Sacra IN DIOCESI NOTIZIE 147 Notizie in breve 149 Notizie in rassegna La missione riparte da Montesilvano - di Davide De Amicis 152 Una casa accogliente è “Mia Gioia” - di Simone Chiappetta 153 Desocializzati in una società desocializzante - di Davide De Amicis 155 Gravelli, il nunzio gentile - di Simone Chiappetta APPROFONDIMENTI 156 “Formare alla vita secondo lo Spirito” - del dott. Salvatore Martinez VARIE 199 Omelia del Cardinale Jean Louis Tauran durante la commemorazione del XXX Anniversario della Morte di Monsignor Gravelli SPECIALE VLLAZNIA 209 Con Sapa per essere chiesa missionaria - di Simone Chiappetta 211 “Vllaznia” Sapa e Pescara sempre più sorelle - di Simone Chiappetta 213 L’Albania, tra la voglia di dimenticare e celare la storia - di Simone Chiap- petta 215 L’Arcidiocesi di Pescara una Chiesa in missione - di Davide De Amicis AMMINISTRAZIONE 221 Errata corrige
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 5 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 6
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 7 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Ai giornalisti durante il volo verso Madrid Volo Papale verso la Spagna, in occasione della XXVI Giornata Mondiale della Gioventù Giovedì, 18 agosto 2011 P. Lombardi: Santità, benvenuto tra noi, grazie mille, come al soli- to, di darci questo breve incontro durante il volo di andata. La “comu- nità volante” dei giornalisti, qui, è composta di 56 persone di tanti Paesi diversi, ma i giornalisti che la aspettano a Madrid sono più di 4.000: quasi 5.000. E’ un record per la Spagna e anche per gli avveni- menti mondiali. Ci impegneremo tutti, naturalmente, a dare l’eco ade- guata alle sue parole per questo bellissimo avvenimento. Come al so- lito, le propongo alcune domande che mi sono state date nei giorni passati dai giornalisti qui presenti. Santo Padre, siamo alla 26a Giornata Mondiale della Gioventù, la 12a celebrata con un grande incontro mondiale. Giovanni Paolo II, che le ha inventate, ora è Beato ed è Protettore ufficiale di questa GMG di Madrid. All’inizio del Suo Pontificato ci si era domandati se lei avrebbe continuato sulla linea del suo Predecessore. Ora lei è già alla sua terza Giornata mondiale, dopo Colonia e Sydney. Come vede il significato di questi eventi nella “strategia” pastorale della Chiesa universale nel terzo Millennio? Santo Padre: Cari amici, buongiorno! Sono contento di andare con voi in Spagna per questo grande avvenimento. Dopo due GMG vissu- te anche personalmente, posso soltanto dire che è stata realmente un’ispirazione quella che è stata donata a Papa Giovanni Paolo II, quando ha creato questa realtà di un grande incontro dei giovani e del mondo con il Signore. Direi che queste GMG sono un segnale, una cascata di luce; danno visibilità alla fede, visibilità alla presenza di Dio nel mondo e creano così il coraggio di essere credenti. Spesso i cre- denti si sentono isolati in questo mondo, quasi perduti. Qui, vedono che non sono soli, che c’è una grande rete di fede, una grande comu- nità di credenti nel mondo, che è bello vivere in questa amicizia uni- 7
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 8 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI versale. E così, mi sembra, nascono amicizie, amicizie oltre i confini delle diverse culture, dei diversi Paesi. E questa nascita di una rete universale di amicizia, che collega mondo e Dio, è un’importante realtà per il futuro dell’umanità, per la vita dell’umanità di oggi. Natu- ralmente, la GMG non può essere un avvenimento isolato: fa parte di un cammino più grande, va preparato da questo cammino della Croce che trasmigra in diversi Paesi e già unisce giovani nel segno della Cro- ce e nel meraviglioso segno della Madonna. E così la preparazione della GMG è molto più che preparazione tecnica di un avvenimento con tanti problemi tecnici, naturalmente; è una preparazione interiore, un mettersi in cammino verso gli altri, insieme verso Dio. E poi, dopo, segue la fondazione di gruppi di amicizia, tenere questo contatto uni- versale che apre le frontiere delle culture, dei contrasti umani, religio- si, e così è un cammino continuo che poi guida ad un nuovo vertice, ad una nuova GMG. Mi sembra, in questo senso, che si debba vedere la GMG come segno, parte di un grande cammino; crea amicizie, apre frontiere e rende visibile che è bello essere con Dio, che Dio è con noi. In questo senso, vogliamo continuare con questa grande idea del Beato Papa Giovanni Paolo II. P Lombardi: Santità, i tempi cambiano. L’Europa e il mondo occi- dentale in generale vivono una crisi economica profonda, ma che ma- nifesta anche dimensioni di grave disagio sociale e morale e di grande incertezza per il futuro, che diventano particolarmente dolorose per i giovani. Nei giorni scorsi abbiamo visto, ad esempio, i fatti avvenuti in Gran Bretagna, con scatenamento di ribellione o di aggressività. Allo stesso tempo ci sono segni di impegno generoso ed entusiasta, di vo- lontariato e solidarietà, di giovani credenti e non credenti. A Madrid incontreremo moltissimi giovani meravigliosi. Quali messaggi può da- re la Chiesa per la speranza e l’incoraggiamento dei giovani del mon- do, soprattutto quelli che sono oggi tentati di scoraggiamento e di ri- bellione? Santo Padre: Ecco. Si conferma nell’attuale crisi economica quanto è già apparso nella precedente grande crisi, che la dimensione etica, cioè, non è una cosa esteriore ai problemi economici, ma una dimen- sione interiore e fondamentale. L’economia non funziona solo con 8
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 9 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI un’autoregolamentazione di mercato, ma ha bisogno di una ragione etica per funzionare per l’uomo. E appare di nuovo quanto aveva già detto nella sua prima enciclica sociale Papa Giovanni Paolo II, che l’uomo dev’essere il centro dell’economia e che l’economia non è da misurare secondo il massimo del profitto, ma secondo il bene di tutti, include responsabilità per l’altro e funziona veramente bene solo se funziona in modo umano, nel rispetto dell’altro. E con le diverse di- mensioni: responsabilità per la propria Nazione e non solo per se stessi; responsabilità per il mondo – anche una Nazione non è isolata, anche l’Europa non è isolata, ma è responsabile per l’intera umanità e deve pensare ai problemi economici sempre in questa chiave della re- sponsabilità anche per le altre parti del mondo, per quelle che soffro- no, hanno sete e fame, non hanno futuro. E quindi – terza dimensio- ne di questa responsabilità – è la responsabilità per il futuro. Sappia- mo che dobbiamo proteggere il nostro pianeta, ma dobbiamo proteg- gere – tutto sommato – il funzionamento del servizio del lavoro eco- nomico per tutti e pensare che il domani è anche l’oggi. Se i giovani di oggi non trovano prospettive nella loro vita, anche il nostro oggi è sbagliato e “male”. Quindi, la Chiesa con la sua dottrina sociale, con la sua dottrina sulla responsabilità verso Dio, apre la capacità di ri- nunciare al massimo del profitto e di vedere le cose nella dimensione umanistica e religiosa, cioè: essere l’uno per l’altro. Così si possono anche aprire le strade. Il grande numero di volontari che lavorano in diverse parti del mondo, non per sé ma per l’altro, e trovano proprio così il senso della vita, dimostrano che è possibile fare questo e che un’educazione a questi grandi scopi, come cerca di fare la Chiesa, è fondamentale per il nostro futuro. P Lombardi: Santità, i giovani del mondo di oggi vivono general- mente in ambienti multiculturali e multiconfessionali. La tolleranza re- ciproca è più necessaria che mai. Lei insiste sempre molto sul tema della verità. Non pensa che questa insistenza sulla verità e sull’unica Verità che è Cristo sia un problema per i giovani di oggi? Non pensa che questa insistenza li indirizzi alla contrapposizione e alla difficoltà di dialogare e cercare insieme agli altri? 9
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 10 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Santo Padre: Il collegamento tra verità e intolleranza, monoteismo e incapacità di dialogo con gli altri, è un argomento che spesso ritor- na nel dibattito sul cristianesimo di oggi. E, naturalmente, è vero che nella storia ci sono stati anche abusi, sia del concetto della verità, sia del concetto del monoteismo; ma sono stati abusi. La realtà è total- mente diversa. L’argomento è sbagliato, perché la verità è accessibile solo nella libertà. Si possono imporre con violenza, comportamenti, osservanze, attività, ma non la verità! La verità si apre solo alla libertà, al consenso libero, e perciò libertà e verità sono intimamente unite, l’una è condizione per l’altra. E, del resto, cercare la verità, i veri valo- ri che danno vita e futuro, é senza alternativa: non vogliamo la men- zogna, non vogliamo il positivismo di norme imposte con una certa forza; solo i valori veri portano al futuro e diciamo che è necessario, quindi, cercare i valori veri e non permettere l’arbitrio di alcuni, non lasciare che si fissi una ragione positivista che ci dice, circa i problemi etici, i grandi problemi dell’uomo: non c’è una verità razionale. Que- sto sarebbe veramente esporre l’uomo all’arbitrio di quanti hanno il potere. Dobbiamo essere sempre alla ricerca della verità, dei veri va- lori; abbiamo un nucleo nei valori, nei diritti umani fondamentali; altri simili elementi fondamentali sono riconosciuti e, proprio questi, ci mettono in dialogo l’uno con l’altro. La verità come tale è dialogica perché cerca di conoscere meglio, di capire meglio e lo fa in dialogo con gli altri. Così, ricercare la verità e la dignità dell’uomo è la mag- giore difesa della libertà. Padre Lombardi: Un ultima domanda, Santità. Le Giornate Mon- diali della Gioventù sono un tempo bellissimo e suscitano molti entu- siasmi, ma i giovani poi tornano a casa e ritrovano un mondo in cui la pratica religiosa è in diminuzione fortissima. Molti di loro probabil- mente non si vedranno più in chiesa. Come si può dare continuità ai frutti delle Giornate Mondiali della Gioventù? Pensa che diano effetti- vamente frutti di lunga durata al di là dei momenti di grande entusia- smo? Santo Padre: La seminagione di Dio è sempre silenziosa, non ap- pare subito nelle statistiche. E con il seme che il Signore mette nella terra con le GMG, è come con il seme del quale Egli parla nel Vange- 10
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 11 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI lo: qualcosa cade sulla strada e si perde; qualcosa cade sulla pietra, e si perde; qualcosa cade tra i rovi, e si perde; ma qualcosa cade sulla terra buona e porta grande frutto. Proprio così è anche con la semina- gione della GMG: molto si perde – e questo è umano. Con altre paro- le del Signore: il granello di senape è piccolo, ma cresce e diventa un grande albero. Con altre parole ancora: certamente, molto si perde, non possiamo subito dire: da domani ricomincia una grande crescita della Chiesa. Dio non agisce così. Ma cresce in silenzio e tanto. So dalle altre GMG che sono nate tante amicizie, amicizie per la vita; tan- te nuove esperienze che Dio c’è. E su questa crescita silenziosa noi ri- poniamo fiducia e siamo sicuri, anche se le statistiche non parleranno molto, che il seme del Signore realmente cresce e sarà per moltissime persone l’inizio di un’amicizia con Dio e con altri, di un’universalità del pensiero, di una responsabilità comune che realmente ci mostra che questi giorni portano frutto. Grazie! P. Lombardi: Grazie a lei, Santità, di questa conversazione che già ci orienta verso i temi essenziali di questi giorni bellissimi. Le faccia- mo, naturalmente, i nostri auguri perché siano giorni – nonostante il caldo – pieni di gioia e di soddisfazioni. Però, prima di lasciarla torna- re al suo posto, volevo dire che anche per la nostra comunità oggi è un giorno di festa in particolare, perché c’è una delle nostre decane, una che ha fatto tutti i viaggi di Giovanni Paolo II e tutti i suoi, tranne uno solo, perché non stava molto bene, e che oggi compie gli anni. Gli anni sono naturalmente pochi, anche se i viaggi sono stati molti. Si tratta di Paloma Gómez Borrero a cui tutti facciamo gli auguri, e glieli facciamo insieme a lei. 11
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 12 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Alla festa di accoglienza dei giovani Plaza de Cibeles, Madrid in Spagna Giovedì, 18 agosto 2011 Cari amici, ringrazio per le affettuose parole che mi hanno rivolto i giovani rappresentanti dei cinque continenti. Saluto con affetto tutti coloro che sono qui radunati, giovani di Oceania, Africa, America, Asia ed Europa; e anche coloro che non sono potuti venire. Vi tengo sempre presenti e prego per voi. Dio mi ha concesso la grazia di potervi ve- dere e udire più da vicino, e di porci insieme in ascolto della sua Pa- rola. Nella lettura che è stata proclamata, abbiamo ascoltato un passo del Vangelo nel quale si parla di accogliere le parole di Gesù e di metterle in pratica. Vi sono parole che servono solamente per intratte- nere e passano come il vento; altre istruiscono la mente in alcuni aspetti; quelle di Gesù, invece, devono giungere al cuore, radicarsi in esso e forgiare tutta la vita. Senza ciò, rimangono vuote e divengono effimere. Esse non ci avvicinano a Lui. E, in tal modo, Cristo continua ad essere lontano, come una voce tra molte altre che ci circondano e alle quali ci siamo già abituati. Il Maestro che parla, inoltre, non inse- gna ciò che ha appreso da altri, ma ciò che Egli stesso è, l’unico che conosce davvero il cammino dell’uomo verso Dio, perché è Egli stes- so che lo ha aperto per noi, lo ha creato perché potessimo raggiunge- re la vita autentica, quella che sempre vale la pena di vivere, in ogni circostanza, e che neppure la morte può distruggere. Il Vangelo prose- gue spiegando queste cose con la suggestiva immagine di chi costrui- sce sopra la roccia stabile, resistente agli attacchi delle avversità, con- trariamente a chi edifica sulla sabbia, forse in un luogo paradisiaco, potremmo dire oggi, ma che si sgretola al primo soffio dei venti e si trasforma in rovina. 12
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 13 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Cari giovani, ascoltate veramente le parole del Signore, perché sia- no in voi "spirito e vita" (Gv 6,63), radici che alimentano il vostro es- sere, criteri di condotta che ci assimilano alla persona di Cristo: essere poveri di spirito, affamati di giustizia, misericordiosi, puri di cuore, amanti della pace. Fatelo ogni giorno con costanza, come si fa con il vero Amico che non ci defrauda e con il quale vogliamo condividere il cammino della vita. Ben sapete che, quando non si cammina al fian- co di Cristo, che ci guida, noi ci disperdiamo per altri sentieri, come quello dei nostri impulsi ciechi ed egoisti, quello delle proposte che lusingano, ma che sono interessate, ingannevoli e volubili, lasciano il vuoto e la frustrazione dietro di sé. Approfittate di questi giorni per conoscere meglio Cristo e avere la certezza che, radicati in Lui, il vostro entusiasmo e la vostra allegria, i vostri desideri di andare oltre, di raggiungere ciò che è più elevato, fi- no a Dio, hanno sempre un futuro certo, perché la vita in pienezza di- mora già nel vostro essere. Fatela crescere con la grazia divina, gene- rosamente e senza mediocrità, prendendo in considerazione seriamen- te la meta della santità. E, davanti alle nostre debolezze, che a volte ci opprimono, contiamo anche sulla misericordia del Signore, che è sempre disposto a darci di nuovo la mano e che ci offre il perdono at- traverso il Sacramento della Penitenza. Edificando sulla ferma roccia, non solamente la vostra vita sarà soli- da e stabile, ma contribuirà a proiettare la luce di Cristo sui vostri coe- tanei e su tutta l’umanità, mostrando un’alternativa valida a tanti che si sono lasciati andare nella vita, perché le fondamenta della propria esi- stenza erano inconsistenti. A tanti che si accontentano di seguire le correnti di moda, si rifugiano nell’interesse immediato, dimenticando la giustizia vera, o si rifugiano nelle proprie opinioni invece di cercare la verità senza aggettivi. Sì, ci sono molti che, credendosi degli dei, pensano di non aver bi- sogno di radici, né di fondamenti che non siano essi stessi. Desidere- rebbero decidere solo da sé ciò che è verità o no, ciò che è bene o male, giusto e ingiusto; decidere chi è degno di vivere o può essere sacrificato sull’altare di altre prospettive; fare in ogni istante un passo 13
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 14 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI a caso, senza una rotta prefissata, facendosi guidare dall’impulso del momento. Queste tentazioni sono sempre in agguato. È importante non soccombere ad esse, perché, in realtà, conducono a qualcosa di evanescente, come un’esistenza senza orizzonti, una libertà senza Dio. Noi, in cambio, sappiamo bene che siamo stati creati liberi, a immagi- ne di Dio, precisamente perché siamo protagonisti della ricerca della verità e del bene, responsabili delle nostre azioni, e non meri esecuto- ri ciechi, collaboratori creativi nel compito di coltivare e abbellire l’o- pera della creazione. Dio desidera un interlocutore responsabile, qual- cuno che possa dialogare con Lui e amarlo. Per mezzo di Cristo lo possiamo conseguire veramente e, radicati in Lui, diamo ali alla nostra libertà. Non è forse questo il grande motivo della nostra gioia? Non è forse questo un terreno solido per edificare la civiltà dell’amore e del- la vita, capace di umanizzare ogni uomo? Cari amici: siate prudenti e saggi, edificate la vostra vita sulla base ferma che è Cristo. Questa saggezza e prudenza guiderà i vostri passi, nulla vi farà temere e nel vostro cuore regnerà la pace. Allora sarete beati, felici, e la vostra allegria contagerà gli altri. Si domanderanno quale sia il segreto della vostra vita e scopriranno che la roccia che sostiene tutto l’edificio e sopra la quale si appoggia tutta la vostra esi- stenza è la persona stessa di Cristo, vostro amico, fratello e Signore, il Figlio di Dio fatto uomo, che dà consistenza a tutto l’universo. Egli morì per noi e risuscitò perché avessimo vita, e ora, dal trono del Pa- dre, continua ad essere vivo e vicino a tutti gli uomini, vegliando con- tinuamente con amore per ciascuno di noi. Affido i frutti di questa GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ alla Santissima Vergine Maria, che seppe dire "sì" alla volontà di Dio, e ci insegna come nessun altro la fedeltà al suo divin Figlio, che seguì fino alla sua morte sulla croce. Mediteremo tutto ciò più attentamente nelle diverse stazioni della Via Crucis. Preghiamo che, come Lei, il no- stro "sì" di oggi a Cristo sia anche un "sì" incondizionato alla sua ami- cizia, alla fine di questa Giornata e durante tutta la nostra vita. Grazie. 14
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 15 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Alle famiglie e ai sacerdoti Cattedrale di San Ciriaco, Ancona Domenica, 11 settembre 2011 Cari sacerdoti e cari sposi Il colle su cui è costruita questa Cattedrale ci ha consentito un bel- lissimo sguardo sulla città e sul mare; ma nel varcare il maestoso por- tale l’animo rimane affascinato dall’armonia dello stile romanico, arric- chito da un intreccio di influssi bizantini e di elementi gotici. Anche nella vostra presenza – sacerdoti e sposi provenienti dalle diverse dio- cesi italiane – si coglie la bellezza dell’armonia e della complementa- rità delle vostre differenti vocazioni. La mutua conoscenza e la stima vicendevole, nella condivisione della stessa fede, portano ad apprez- zare il carisma altrui e a riconoscersi all’interno dell’unico “edificio spirituale” (1 Pt 2,5) che, avendo come pietra angolare lo stesso Cristo Gesù, cresce ben ordinato per essere tempio santo nel Signore (cfr Ef 2,20-21). Grazie, dunque, per questo incontro: al caro Arcivescovo, Mons. Edoardo Menichelli – anche per le espressioni con cui lo ha in- trodotto – e a ciascuno di voi. Vorrei soffermarmi brevemente sulla necessità di ricondurre Ordine sacro e Matrimonio all’unica sorgente eucaristica. Entrambi questi stati di vita hanno, infatti, nell’amore di Cristo, che dona se stesso per la salvezza dell’umanità, la medesima radice; sono chiamati ad una mis- sione comune: quella di testimoniare e rendere presente questo amo- re a servizio della comunità, per l’edificazione del Popolo di Dio (cfr Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 1534). Questa prospettiva con- sente anzitutto di superare una visione riduttiva della famiglia, che la considera come mera destinataria dell’azione pastorale. È vero che, in questa stagione difficile, essa necessita di particolari attenzioni. Non per questo, però, ne va sminuita l’identità e mortificata la specifica re- sponsabilità. La famiglia è ricchezza per gli sposi, bene insostituibile per i figli, fondamento indispensabile della società, comunità vitale per il cammino della Chiesa. 15
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 16 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI A livello ecclesiale valorizzare la famiglia significa riconoscerne la rilevanza nell’azione pastorale. Il ministero che nasce dal Sacramento del Matrimonio è importante per la vita della Chiesa: la famiglia è luo- go privilegiato di educazione umana e cristiana e rimane, per questa finalità, la migliore alleata del ministero sacerdotale; essa è un dono prezioso per l’edificazione della comunità. La vicinanza del sacerdote alla famiglia, a sua volta, l’aiuta a prendere coscienza della propria realtà profonda e della propria missione, favorendo lo sviluppo di una forte sensibilità ecclesiale. Nessuna vocazione è una questione privata, tantomeno quella al matrimonio, perché il suo orizzonte è la Chiesa intera. Si tratta, dunque, di saper integrare ed armonizzare, nell’azione pastorale, il ministero sacerdotale con “l’autentico Vangelo del matri- monio e della famiglia” (CEI, Direttorio di pastorale familiare, 25 lu- glio 1993, 8) per una comunione fattiva e fraterna. E l’Eucaristia è il centro e la sorgente di questa unità che anima tutta l’azione della Chiesa. Cari sacerdoti, per il dono che avete ricevuto nell’Ordinazione, sie- te chiamati a servire come Pastori la comunità ecclesiale, che è “fami- glia di famiglie”, e quindi ad amare ciascuno con cuore paterno, con autentico distacco da voi stessi, con dedizione piena, continua e fede- le: voi siete segno vivo che rimanda a Cristo Gesù, l’unico Buon Pa- store. Conformatevi a Lui, al suo stile di vita, con quel servizio totale ed esclusivo di cui il celibato è espressione. Anche il sacerdote ha una dimensione sponsale; è immedesimarsi con il cuore di Cristo Sposo, che dà la vita per la Chiesa sua sposa (cfr Esort. ap. postsin. Sacra- mentum caritatis, 24). Coltivate una profonda familiarità con la Parola di Dio, luce nel vostro cammino. La celebrazione quotidiana e fedele dell’Eucaristia sia il luogo dove attingere la forza per donare voi stessi ogni giorno nel ministero e vivere costantemente alla presenza di Dio: è Lui la vostra dimora e la vostra eredità. Di questo dovete essere te- stimoni per la famiglia e per ogni persona che il Signore pone sulla vostra strada, anche nelle circostanze più difficili (cfr ibid., 80). Inco- raggiate i coniugi, condividetene le responsabilità educative, aiutateli a rinnovare continuamente la grazia del loro matrimonio. Rendete protagonista la famiglia nell’azione pastorale. Siate accoglienti e mise- ricordiosi, anche con quanti fanno più fatica ad adempiere gli impegni 16
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 17 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI assunti con il vincolo matrimoniale e con quanti, purtroppo, vi sono venuti meno. Cari sposi, il vostro Matrimonio si radica nella fede che “Dio è amore” (1Gv 4,8) e che seguire Cristo significa “rimanere nell’amore” (cfr Gv 15,9-10). La vostra unione – come insegna San Paolo – è se- gno sacramentale dell’amore di Cristo per la Chiesa (cfr Ef 5,32), amo- re che culmina nella Croce e che è “significato e attuato nell’Eucari- stia” (Esort. ap. Sacramentum caritatis, 29). Il Mistero eucaristico inci- da sempre più profondamente nella vostra vita quotidiana: traete ispi- razione e forza da questo Sacramento per il vostro rapporto coniugale e per la missione educativa a cui siete chiamati; costruite le vostre fa- miglie nell’unità, dono che viene dall’alto e che alimenta il vostro im- pegno nella Chiesa e nel promuovere un mondo giusto e fraterno. Amate i vostri sacerdoti, esprimete loro l’apprezzamento per il genero- so servizio che svolgono. Sappiate sopportarne anche i limiti, senza mai rinunciare a chiedere loro che siano fra voi ministri esemplari che vi parlano di Dio e che vi conducono a Dio. La vostra fraternità è per loro un prezioso aiuto spirituale e un sostegno nelle prove della vita. Cari sacerdoti e cari sposi, sappiate trovare sempre nella santa Mes- sa la forza per vivere l’appartenenza a Cristo e alla sua Chiesa, nel perdono, nel dono di sé stessi e nella gratitudine. Il vostro agire quo- tidiano abbia nella comunione sacramentale la sua origine e il suo centro, perché tutto sia fatto a gloria di Dio. In questo modo, il sacrifi- cio di amore di Cristo vi trasformerà, fino a rendervi in Lui “un solo corpo e un solo spirito” (cfr Ef 4,4-6). L’educazione alla fede delle nuove generazioni passa anche attraverso la vostra coerenza. Testimo- niate loro la bellezza esigente della vita cristiana, con la fiducia e la pazienza di chi conosce la potenza del seme gettato nel terreno. Co- me nell’episodio evangelico che abbiamo ascoltato (Mc 5,21-24.35-43), siate, per quanti sono affidati alla vostra responsabilità, segno della benevolenza e della tenerezza di Gesù: in Lui si rende visibile come il Dio che ama la vita non è estraneo o lontano dalle vicende umane, ma è l’Amico che mai abbandona. E nei momenti in cui si insinuasse la tentazione che ogni impegno educativo sia vano, attingete dall’Eu- caristia la luce per rafforzare la fede, sicuri che la grazia e la potenza 17
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 18 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI di Gesù Cristo possono raggiungere l’uomo in ogni situazione, anche la più difficile. Cari amici, vi affido tutti alla protezione di Maria, venerata in que- sta Cattedrale con il titolo di “Regina di tutti i Santi”. La tradizione ne lega l’immagine all’ex voto di un marinaio, in ringraziamento per la salvezza del figlio, uscito indenne da una tempesta di mare. Lo sguar- do materno della Madre accompagni anche i vostri passi nella santità verso un approdo di pace. Grazie. 18
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 19 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Ai giovani fidanzati Piazza del Plebiscito, Ancona Domenica, 11 settembre 2011 Cari fidanzati! Sono lieto di concludere questa intensa giornata, culmine del Con- gresso Eucaristico Nazionale, incontrando voi, quasi a voler affidare l’eredità di questo evento di grazia alle vostre giovani vite. Del resto, l’Eucaristia, dono di Cristo per la salvezza del mondo, indica e contie- ne l’orizzonte più vero dell’esperienza che state vivendo: l’amore di Cristo quale pienezza dell’amore umano. Ringrazio l’Arcivescovo di Ancona-Osimo, Mons. Edoardo Menichelli, per il suo cordiale e profondo saluto, e tutti voi per questa vivace partecipazione; grazie anche per le domande che mi avete rivolto e che io accolgo confidan- do nella presenza in mezzo a noi del Signore Gesù: Lui solo ha parole di vita eterna, parole di vita per voi e per il vostro futuro! Quelli che ponete sono interrogativi che, nell’attuale contesto so- ciale, assumono un peso ancora maggiore. Vorrei offrirvi solo qualche orientamento per una risposta. Per certi aspetti, il nostro è un tempo non facile, soprattutto per voi giovani. La tavola è imbandita di tante cose prelibate, ma, come nell’episodio evangelico delle nozze di Ca- na, sembra che sia venuto a mancare il vino della festa. Soprattutto la difficoltà di trovare un lavoro stabile stende un velo di incertezza sul- l’avvenire. Questa condizione contribuisce a rimandare l’assunzione di decisioni definitive, e incide in modo negativo sulla crescita della so- cietà, che non riesce a valorizzare appieno la ricchezza di energie, di competenze e di creatività della vostra generazione. Manca il vino della festa anche a una cultura che tende a prescin- dere da chiari criteri morali: nel disorientamento, ciascuno è spinto a muoversi in maniera individuale e autonoma, spesso nel solo perime- tro del presente. La frammentazione del tessuto comunitario si riflette in un relativismo che intacca i valori essenziali; la consonanza di sen- 19
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 20 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI sazioni, di stati d’animo e di emozioni sembra più importante della condivisione di un progetto di vita. Anche le scelte di fondo allora di- ventano fragili, esposte ad una perenne revocabilità, che spesso viene ritenuta espressione di libertà, mentre ne segnala piuttosto la carenza. Appartiene a una cultura priva del vino della festa anche l’apparente esaltazione del corpo, che in realtà banalizza la sessualità e tende a farla vivere al di fuori di un contesto di comunione di vita e d’amore. Cari giovani, non abbiate paura di affrontare queste sfide! Non per- dete mai la speranza. Abbiate coraggio, anche nelle difficoltà, rima- nendo saldi nella fede. Siate certi che, in ogni circostanza, siete amati e custoditi dall’amore di Dio, che è la nostra forza. Dio è buono. Per questo è importante che l’incontro con Dio, soprattutto nella preghie- ra personale e comunitaria, sia costante, fedele, proprio come è il cammino del vostro amore: amare Dio e sentire che Lui mi ama. Nulla ci può separare dall’amore di Dio! Siate certi, poi, che anche la Chiesa vi è vicina, vi sostiene, non cessa di guardare a voi con grande fidu- cia. Essa sa che avete sete di valori, quelli veri, su cui vale la pena di costruire la vostra casa! Il valore della fede, della persona, della fami- glia, delle relazioni umane, della giustizia. Non scoraggiatevi davanti alle carenze che sembrano spegnere la gioia sulla mensa della vita. Alle nozze di Cana, quando venne a mancare il vino, Maria invitò i servi a rivolgersi a Gesù e diede loro un’indicazione precisa: “Qualsia- si cosa vi dica, fatela” (Gv 2,5). Fate tesoro di queste parole, le ultime di Maria riportate nei Vangeli, quasi un suo testamento spirituale, e avrete sempre la gioia della festa: Gesù è il vino della festa! Come fidanzati vi trovate a vivere una stagione unica, che apre alla meraviglia dell’incontro e fa scoprire la bellezza di esistere e di essere preziosi per qualcuno, di potervi dire reciprocamente: tu sei impor- tante per me. Vivete con intensità, gradualità e verità questo cammi- no. Non rinunciate a perseguire un ideale alto di amore, riflesso e te- stimonianza dell’amore di Dio! Ma come vivere questa fase della vo- stra vita, testimoniare l’amore nella comunità? Vorrei dirvi anzitutto di evitare di chiudervi in rapporti intimistici, falsamente rassicuranti; fate piuttosto che la vostra relazione diventi lievito di una presenza attiva e responsabile nella comunità. Non dimenticate, poi, che, per essere 20
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 21 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI autentico, anche l’amore richiede un cammino di maturazione: a parti- re dall’attrazione iniziale e dal “sentirsi bene” con l’altro, educatevi a “volere bene” all’altro, a “volere il bene” dell’altro. L’amore vive di gratuità, di sacrificio di sé, di perdono e di rispetto dell’altro. Cari amici, ogni amore umano è segno dell’Amore eterno che ci ha creati, e la cui grazia santifica la scelta di un uomo e di una donna di consegnarsi reciprocamente la vita nel matrimonio. Vivete questo tem- po del fidanzamento nell’attesa fiduciosa di tale dono, che va accolto percorrendo una strada di conoscenza, di rispetto, di attenzioni che non dovete mai smarrire: solo a questa condizione il linguaggio dell’a- more rimarrà significativo anche nello scorrere degli anni. Educatevi, poi, sin da ora alla libertà della fedeltà, che porta a custodirsi recipro- camente, fino a vivere l’uno per l’altro. Preparatevi a scegliere con convinzione il “per sempre” che connota l’amore: l’indissolubilità, pri- ma che una condizione, è un dono che va desiderato, chiesto e vissu- to, oltre ogni mutevole situazione umana. E non pensate, secondo una mentalità diffusa, che la convivenza sia garanzia per il futuro. Bruciare le tappe finisce per “bruciare” l’amore, che invece ha biso- gno di rispettare i tempi e la gradualità nelle espressioni; ha bisogno di dare spazio a Cristo, che è capace di rendere un amore umano fe- dele, felice e indissolubile. La fedeltà e la continuità del vostro volervi bene vi renderanno capaci anche di essere aperti alla vita, di essere genitori: la stabilità della vostra unione nel Sacramento del Matrimo- nio permetterà ai figli che Dio vorrà donarvi di crescere fiduciosi nella bontà della vita. Fedeltà, indissolubilità e trasmissione della vita sono i pilastri di ogni famiglia, vero bene comune, patrimonio prezioso per l’intera società. Fin d’ora, fondate su di essi il vostro cammino verso il matrimonio e testimoniatelo anche ai vostri coetanei: è un servizio prezioso! Siate grati a quanti con impegno, competenza e disponibilità vi accompagnano nella formazione: sono segno dell’attenzione e della cura che la comunità cristiana vi riserva. Non siete soli: ricercate e ac- cogliete per primi la compagnia della Chiesa. Vorrei tornare ancora su un punto essenziale: l’esperienza dell’amo- re ha al suo interno la tensione verso Dio. Il vero amore promette l’infinito! Fate, dunque, di questo vostro tempo di preparazione al ma- 21
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 22 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI trimonio un itinerario di fede: riscoprite per la vostra vita di coppia la centralità di Gesù Cristo e del camminare nella Chiesa. Maria ci inse- gna che il bene di ciascuno dipende dall’ascoltare con docilità la pa- rola del Figlio. In chi si fida di Lui, l’acqua della vita quotidiana si mu- ta nel vino di un amore che rende buona, bella e feconda la vita. Ca- na, infatti, è annuncio e anticipazione del dono del vino nuovo del- l’Eucaristia, sacrificio e banchetto nel quale il Signore ci raggiunge, ci rinnova e trasforma. Non smarrite l’importanza vitale di questo incon- tro: l’assemblea liturgica domenicale vi trovi pienamente partecipi: dall’Eucaristia scaturisce il senso cristiano dell’esistenza e un nuovo modo di vivere (cfr Esort. ap. postsin. Sacramentum caritatis, 72-73). E non avrete, allora, paura nell’assumere l’impegnativa responsabilità della scelta coniugale; non temerete di entrare in questo “grande mi- stero”, nel quale due persone diventano una sola carne (cfr Ef 5,31- 32). Carissimi giovani, vi affido alla protezione di San Giuseppe e di Maria Santissima; seguendo l’invito della Vergine Madre – “Qualsiasi cosa vi dica, fatela” – non vi mancherà il gusto della vera festa e sa- prete portare il “vino” migliore, quello che Cristo dona per la Chiesa e per il mondo. Vorrei dirvi che anch’io sono vicino a voi e a tutti colo- ro che, come voi, vivono questo meraviglioso cammino di amore. Vi benedico con tutto il cuore! 22
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 23 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Al Parlamento Federale Reichstag di Berlin in Germania Giovedì, 22 settembre 2011 Illustre Signor Presidente Federale! Signor Presidente del Bundestag! Signora Cancelliere Federale! Signora Presidente del Bundesrat! Signore e Signori Deputati! È per me un onore e una gioia parlare davanti a questa Camera alta – davanti al Parlamento della mia Patria tedesca, che si riunisce qui come rappresentanza del popolo, eletta democraticamente, per lavora- re per il bene della Repubblica Federale della Germania. Vorrei ringra- ziare il Signor Presidente del Bundestag per il suo invito a tenere que- sto discorso, così come per le gentili parole di benvenuto e di apprez- zamento con cui mi ha accolto. In questa ora mi rivolgo a Voi, stimati Signori e Signore – certamente anche come connazionale che si sa le- gato per tutta la vita alle sue origini e segue con partecipazione le vi- cende della Patria tedesca. Ma l’invito a tenere questo discorso è rivol- to a me in quanto Papa, in quanto Vescovo di Roma, che porta la su- prema responsabilità per la cristianità cattolica. Con ciò Voi riconosce- te il ruolo che spetta alla Santa Sede quale partner all’interno della Co- munità dei Popoli e degli Stati. In base a questa mia responsabilità in- ternazionale vorrei proporVi alcune considerazioni sui fondamenti dello Stato liberale di diritto. Mi si consenta di cominciare le mie riflessioni sui fondamenti del diritto con una piccola narrazione tratta dalla Sacra Scrittura. Nel Pri- mo Libro dei Re si racconta che al giovane re Salomone, in occasione della sua intronizzazione, Dio concesse di avanzare una richiesta. Che cosa chiederà il giovane sovrano in questo momento? Successo, ric- chezza, una lunga vita, l’eliminazione dei nemici? Nulla di tutto questo egli chiede. Domanda invece: “Concedi al tuo servo un cuore docile, perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il 23
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 24 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI bene dal male” (1Re 3,9). Con questo racconto la Bibbia vuole indi- carci che cosa, in definitiva, deve essere importante per un politico. Il suo criterio ultimo e la motivazione per il suo lavoro come politico non deve essere il successo e tanto meno il profitto materiale. La poli- tica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizio- ni di fondo per la pace. Naturalmente un politico cercherà il successo senza il quale non potrebbe mai avere la possibilità dell’azione politi- ca effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffa- zione del diritto, alla distruzione della giustizia. “Togli il diritto – e al- lora che cosa distingue lo Stato da una grossa banda di briganti?” ha sentenziato una volta sant’Agostino. [1] Noi tedeschi sappiamo per no- stra esperienza che queste parole non sono un vuoto spauracchio. Noi abbiamo sperimentato il separarsi del potere dal diritto, il porsi del potere contro il diritto, il suo calpestare il diritto, così che lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto – era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio. Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamen- tale del politico. In un momento storico in cui l’uomo ha acquistato un potere finora inimmaginabile, questo compito diventa particolar- mente urgente. L’uomo è in grado di distruggere il mondo. Può mani- polare se stesso. Può, per così dire, creare esseri umani ed escludere altri esseri umani dall’essere uomini. Come riconosciamo che cosa è giusto? Come possiamo distinguere tra il bene e il male, tra il vero di- ritto e il diritto solo apparente? La richiesta salomonica resta la que- stione decisiva davanti alla quale l’uomo politico e la politica si trova- no anche oggi. In gran parte della materia da regolare giuridicamente, quello della maggioranza può essere un criterio sufficiente. Ma è evidente che nel- le questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta: nel pro- cesso di formazione del diritto, ogni persona che ha responsabilità de- ve cercare lei stessa i criteri del proprio orientamento. Nel terzo seco- lo, il grande teologo Origene ha giustificato così la resistenza dei cri- 24
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 25 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI stiani a certi ordinamenti giuridici in vigore: “Se qualcuno si trovasse presso il popolo della Scizia che ha leggi irreligiose e fosse costretto a vivere in mezzo a loro … questi senz’altro agirebbe in modo molto ra- gionevole se, in nome della legge della verità che presso il popolo della Scizia è appunto illegalità, insieme con altri che hanno la stessa opinione, formasse associazioni anche contro l’ordinamento in vigo- re…” [2] In base a questa convinzione, i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era in- giustizia. Ma nelle decisioni di un politico democratico, la domanda su che cosa ora corrisponda alla legge della verità, che cosa sia veramen- te giusto e possa diventare legge non è altrettanto evidente. Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giu- sta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. Alla questione come si possa riconoscere ciò che veramente è giu- sto e servire così la giustizia nella legislazione, non è mai stato facile trovare la risposta e oggi, nell’abbondanza delle nostre conoscenze e delle nostre capacità, tale questione è diventata ancora molto più diffi- cile. Come si riconosce ciò che è giusto? Nella storia, gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso: sulla base di un riferimento alla Divinità si decide ciò che tra gli uomini è giusto. Contrariamente ad altre grandi religioni, il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, mai un ordinamen- to giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla na- tura e alla ragione quali vere fonti del diritto – ha rimandato all’armo- nia tra ragione oggettiva e soggettiva, un’armonia che però presuppo- ne l’essere ambedue le sfere fondate nella Ragione creatrice di Dio. Con ciò i teologi cristiani si sono associati ad un movimento filosofico e giuridico che si era formato sin dal secolo II a. Cr. Nella prima metà del secondo secolo precristiano si ebbe un incontro tra il diritto natu- rale sociale sviluppato dai filosofi stoici e autorevoli maestri del diritto romano. [3] In questo contatto è nata la cultura giuridica occidentale, 25
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 26 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI che è stata ed è tuttora di un’importanza determinante per la cultura giuridica dell’umanità. Da questo legame precristiano tra diritto e filo- sofia parte la via che porta, attraverso il Medioevo cristiano, allo svi- luppo giuridico dell’Illuminismo fino alla Dichiarazione dei Diritti umani e fino alla nostra Legge Fondamentale tedesca, con cui il no- stro popolo, nel 1949, ha riconosciuto “gli inviolabili e inalienabili di- ritti delluomo come fondamento di ogni comunità umana, della pace e della giustizia nel mondo”. Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato de- cisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ra- gione e la natura nella loro correlazione. Questa scelta l’aveva già compiuta san Paolo, quando, nella sua Lettera ai Romani, afferma: “Quando i pagani, che non hanno la Legge [la Torà di Israele], per na- tura agiscono secondo la Legge, essi… sono legge a se stessi. Essi di- mostrano che quanto la Legge esige è scritto nei loro cuori, come ri- sulta dalla testimonianza della loro coscienza…” (Rm 2,14s). Qui com- paiono i due concetti fondamentali di natura e di coscienza, in cui “coscienza” non è altro che il “cuore docile” di Salomone, la ragione aperta al linguaggio dell’essere. Se con ciò fino all’epoca dell’Illumini- smo, della Dichiarazione dei Diritti umani dopo la seconda guerra mondiale e fino alla formazione della nostra Legge Fondamentale la questione circa i fondamenti della legislazione sembrava chiarita, nel- l’ultimo mezzo secolo è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare, su cui non varrebbe la pena discutere al di fuori dell’ambito cattolico, così che quasi ci si vergogna di menzio- narne anche soltanto il termine. Vorrei brevemente indicare come mai si sia creata questa situazione. È fondamentale anzitutto la tesi secon- do cui tra l’essere e il dover essere ci sarebbe un abisso insormontabi- le. Dall’essere non potrebbe derivare un dovere, perché si tratterebbe di due ambiti assolutamente diversi. La base di tale opinione è la con- cezione positivista, oggi quasi generalmente adottata, di natura. Se si considera la natura – con le parole di Hans Kelsen – “un aggregato di dati oggettivi, congiunti gli uni agli altri quali cause ed effetti”, allora 26
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 27 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI da essa realmente non può derivare alcuna indicazione che sia in qualche modo di carattere etico. [4] Una concezione positivista di natu- ra, che comprende la natura in modo puramente funzionale, così co- me le scienze naturali la riconoscono, non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto, ma suscitare nuovamente solo risposte funzio- nali. La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione po- sitivista, che da molti è considerata come l’unica visione scientifica. In essa, ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione nel senso stretto. Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo e cadono fuori dall’ambito della ragione nel senso stretto della parola. Dove vige il dominio esclusivo della ragione positivista – e ciò è in gran parte il caso nella nostra coscienza pubblica – le fonti classiche di conoscenza dell’ethos e del diritto sono messe fuori gioco. Questa è una situazione dramma- tica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo di- scorso. Il concetto positivista di natura e ragione, la visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza uma- na e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente ri- nunciare. Ma essa stessa nel suo insieme non è una cultura che corri- sponda e sia sufficiente all’essere uomini in tutta la sua ampiezza. Do- ve la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, rele- gando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa ridu- ce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista del- l’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivi- smo come cultura comune e come fondamento comune per la forma- zione del diritto, riducendo tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Eu- ropa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di man- canza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali. La ragione positivista, che si presenta in modo esclusivista e non è in grado di percepire qualcosa al di là di ciò che è funzionale, assomiglia agli edifici di cemento armato senza finestre, in cui ci dia- mo il clima e la luce da soli e non vogliamo più ricevere ambedue le cose dal mondo vasto di Dio. E tuttavia non possiamo illuderci che in 27
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 28 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI tale mondo autocostruito attingiamo in segreto ugualmente alle “risor- se” di Dio, che trasformiamo in prodotti nostri. Bisogna tornare a spa- lancare le finestre, dobbiamo vedere di nuovo la vastità del mondo, il cielo e la terra ed imparare ad usare tutto questo in modo giusto. Ma come lo si realizza? Come troviamo l’ingresso nella vastità, nel- l’insieme? Come può la ragione ritrovare la sua grandezza senza scivo- lare nell’irrazionale? Come può la natura apparire nuovamente nella sua vera profondità, nelle sue esigenze e con le sue indicazioni? Ri- chiamo alla memoria un processo della recente storia politica, nella speranza di non essere troppo frainteso né di suscitare troppe polemi- che unilaterali. Direi che la comparsa del movimento ecologico nella politica tedesca a partire dagli anni Settanta, pur non avendo forse spalancato finestre, tuttavia è stata e rimane un grido che anela all’aria fresca, un grido che non si può ignorare né accantonare, perché vi si intravede troppa irrazionalità. Persone giovani si erano rese conto che nei nostri rapporti con la natura c’è qualcosa che non va; che la mate- ria non è soltanto un materiale per il nostro fare, ma che la terra stes- sa porta in sé la propria dignità e noi dobbiamo seguire le sue indica- zioni. È chiaro che qui non faccio propaganda per un determinato partito politico – nulla mi è più estraneo di questo. Quando nel nostro rapporto con la realtà c’è qualcosa che non va, allora dobbiamo tutti riflettere seriamente sull’insieme e tutti siamo rinviati alla questione circa i fondamenti della nostra stessa cultura. Mi sia concesso di sof- fermarmi ancora un momento su questo punto. L’importanza dell’eco- logia è ormai indiscussa. Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natu- ra e rispondervi coerentemente. Vorrei però affrontare con forza un punto che – mi pare – venga trascurato oggi come ieri: esiste anche un’ecologia dell’uomo. Anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. L’uomo non è soltanto una libertà che si crea da sé. L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ri- spetta la natura, la ascolta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana. 28
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 29 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Torniamo ai concetti fondamentali di natura e ragione da cui erava- mo partiti. Il grande teorico del positivismo giuridico, Kelsen, all’età di 84 anni – nel 1965 – abbandonò il dualismo di essere e dover essere. (Mi consola il fatto che, evidentemente, a 84 anni si sia ancora in gra- do di pensare qualcosa di ragionevole.) Aveva detto prima che le nor- me possono derivare solo dalla volontà. Di conseguenza – aggiunge – la natura potrebbe racchiudere in sé delle norme solo se una volontà avesse messo in essa queste norme. Ciò, d’altra parte – dice – presup- porrebbe un Dio creatore, la cui volontà si è inserita nella natura. “Di- scutere sulla verità di questa fede è una cosa assolutamente vana”, egli nota a proposito.[5] Lo è veramente? – vorrei domandare. È vera- mente privo di senso riflettere se la ragione oggettiva che si manifesta nella natura non presupponga una Ragione creativa, un Creator Spiri- tus? A questo punto dovrebbe venirci in aiuto il patrimonio culturale dell’Europa. Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’ugua- glianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’invio- labilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolez- za della responsabilità degli uomini per il loro agire. Queste cono- scenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. Igno- rarla o considerarla come mero passato sarebbe un’amputazione della nostra cultura nel suo insieme e la priverebbe della sua interezza. La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Ro- ma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. Questo triplice incontro forma l’intima identità dell’Europa. Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del di- ritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico. Al giovane re Salomone, nell’ora dell’assunzione del potere, è stata concessa una sua richiesta. Che cosa sarebbe se a noi, legislatori di oggi, venisse concesso di avanzare una richiesta? Che cosa chiederem- mo? Penso che anche oggi, in ultima analisi, non potremmo desidera- re altro che un cuore docile – la capacità di distinguere il bene dal 29
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 30 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI male e di stabilire così un vero diritto, di servire la giustizia e la pace. Vi ringrazio per la vostra attenzione. [1] De civitate Dei IV, 4, 1. [2] Contra Celsum GCS Orig. 428 (Koetschau); cfr A. Fürst, Monotheismus und Monarchie. Zum Zusammenhang von Heil und Herrschaft in der Antike. In: Theol.Phil. 81 (2006) 321 – 338; citazione p. 336; cfr anche J. Ratzinger, Die Einheit der Nationen. Eine Vi- sion der Kirchenväter (Salzburg – München 1971) 60. [3] Cfr W. Waldstein, Ins Herz geschrieben. Das Naturrecht als Fundament einer menschli- chen Gesellschaft (Augsburg 2010) 11ss; 31 – 61. [4] Waldstein, op. cit. 15 – 21. [5] Citato secondo Waldstein, op. cit. 19. 30
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 31 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Alla Celebrazione Ecumenica Chiesa dellex-Convento degli Agostiniani di Erfurt in Germania Venerdì, 23 settembre 2011 Cari fratelli e sorelle nel Signore! “Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola” (Gv 17,20): così ha detto Gesù nel Cena- colo, al Padre. Egli intercede per le generazioni future di credenti. Guarda al di là del Cenacolo verso il futuro. Ha pregato anche per noi. E prega per la nostra unità. Questa preghiera di Gesù non è sem- plicemente una cosa del passato. Sempre Egli sta davanti al Padre in- tercedendo per noi, e così in quest’ora sta in mezzo a noi e vuole at- trarci nella sua preghiera. Nella preghiera di Gesù si trova il luogo in- teriore, più profondo, della nostra unità. Diventeremo una sola cosa, se ci lasceremo attirare dentro tale preghiera. Ogni volta che, come cristiani, ci troviamo riuniti nella preghiera, questa lotta di Gesù ri- guardo a noi e con il Padre per noi dovrebbe toccarci profondamente nel cuore. Quanto più ci lasciamo attrarre in questa dinamica, tanto più si realizza l’unità. È rimasta inascoltata la preghiera di Gesù? La storia del cristianesi- mo è, per così dire, il lato visibile di questo dramma, in cui Cristo lot- ta e soffre con noi esseri umani. Sempre di nuovo Egli deve sopporta- re il contrasto con l’unità, e tuttavia sempre di nuovo si compie anche l’unità con Lui e così con il Dio trinitario. Dobbiamo vedere ambedue le cose: il peccato dell’uomo, che si nega a Dio, si ritira in se stesso, ma anche le vittorie di Dio, che sostiene la Chiesa nonostante la sua debolezza e attira continuamente uomini dentro di sé, avvicinandoli così gli uni agli altri. Per questo, in un incontro ecumenico, non do- vremmo soltanto lamentare le divisioni e le separazioni, bensì ringra- ziare Dio per tutti gli elementi di unità che ha conservato per noi e sempre di nuovo ci dona. E questa gratitudine deve al contempo esse- re disponibilità a non perdere, in mezzo ad un tempo di tentazione e di pericoli, l’unità così donata. 31
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 32 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI L’unità fondamentale consiste nel fatto che crediamo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. Che lo professiamo quale Dio trinitario – Padre, Figlio e Spirito Santo. L’unità suprema non è so- litudine di una monade, ma unità attraverso l’amore. Crediamo in Dio – nel Dio concreto. Crediamo nel fatto che Dio ci ha parlato e si è fat- to uno di noi. Testimoniare questo Dio vivente è il nostro comune compito nel momento attuale. L’uomo ha bisogno di Dio, oppure le cose vanno abbastanza bene anche senza di Lui? Quando, in una prima fase dell’assenza di Dio, la sua luce continua ancora a mandare i suoi riflessi e tiene insieme l’or- dine dell’esistenza umana, si ha l’impressione che le cose funzionino abbastanza bene anche senza Dio. Ma quanto più il mondo si allonta- na da Dio, tanto più diventa chiaro che l’uomo, nell’hybris del potere, nel vuoto del cuore e nella brama di soddisfazione e di felicità, “per- de” sempre di più la vita. La sete di infinito è presente nell’uomo in modo inestirpabile. L’uomo è stato creato per la relazione con Dio e ha bisogno di Lui. Il nostro primo servizio ecumenico in questo tempo deve essere di testimoniare insieme la presenza del Dio vivente e con ciò dare al mondo la risposta di cui ha bisogno. Naturalmente di que- sta testimonianza fondamentale per Dio fa parte, in modo assoluta- mente centrale, la testimonianza per Gesù Cristo, vero Dio e vero uo- mo, che è vissuto insieme con noi, ha patito per noi, è morto per noi e, nella risurrezione, ha spalancato la porta della morte. Cari amici, fortifichiamoci in questa fede! Aiutiamoci a vicenda a viverla! Questo è un grande compito ecumenico che ci introduce nel cuore della pre- ghiera di Gesù. La serietà della fede in Dio si manifesta nel vivere la sua parola. Si manifesta, nel nostro tempo, in modo molto concreto, nell’impegno per quella creatura che Egli volle a sua immagine, per l’uomo. Vivia- mo in un tempo in cui i criteri dell’essere uomini sono diventati incer- ti. L’etica viene sostituita con il calcolo delle conseguenze. Di fronte a ciò noi come cristiani dobbiamo difendere la dignità inviolabile del- l’uomo, dal concepimento fino alla morte – nelle questioni della dia- gnosi pre-impiantatoria fino all’eutanasia. “Solo chi conosce Dio, co- nosce l’uomo”, ha detto una volta Romano Guardini. Senza la cono- 32
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 33 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI scenza di Dio, l’uomo diventa manipolabile. La fede in Dio deve con- cretizzarsi nel nostro comune impegno per l’uomo. Fanno parte di ta- le impegno per l’uomo non soltanto questi criteri fondamentali di umanità, ma soprattutto e molto concretamente l’amore che Gesù Cri- sto ci insegna nella descrizione del Giudizio finale (Mt 25): il Dio giu- dice ci giudicherà secondo come ci siamo comportati nei confronti di coloro che ci sono prossimi, nei confronti dei più piccoli dei suoi fra- telli. La disponibilità ad aiutare, nelle necessità di questo tempo, al di là del proprio ambiente di vita è un compito essenziale del cristiano. Ciò vale anzitutto, come detto, nell’ambito della vita personale di ciascuno. Ma vale poi nella comunità di un popolo e di uno Stato, in cui tutti noi dobbiamo farci carico gli uni degli altri. Vale per il nostro Continente, in cui siamo chiamati alla solidarietà in Europa. E, infine, vale al di là di tutte le frontiere: la carità cristiana esige oggi il nostro impegno anche per la giustizia nel vasto mondo. So che da parte dei tedeschi e della Germania si fa molto per rendere possibile a tutti gli uomini un’esistenza degna dell’uomo, e per questo vorrei dire una pa- rola di viva gratitudine. Infine vorrei ancora accennare ad una dimensione più profonda del nostro obbligo di amare. La serietà della fede si manifesta soprat- tutto anche quando essa ispira certe persone a mettersi totalmente a disposizione di Dio e, a partire da Dio, degli altri. I grandi aiuti diven- tano concreti soltanto quando sul luogo esistono coloro che sono to- talmente a disposizione dell’altro e con ciò rendono credibile l’amore di Dio. Persone del genere sono un segno importante per la verità della nostra fede. Alla vigilia della mia visita si è parlato diverse volte di un dono ecumenico dell’ospite, che ci si aspettava da una tale visita. Non c’è bisogno che io specifichi i doni menzionati in tale contesto. Al riguar- do vorrei dire che questo, come per lo più è apparso, costituisce un fraintendimento politico della fede e dell’ecumenismo. Quando un Capo di Stato visita un Paese amico, generalmente precedono contatti tra le istanze, che preparano la stipulazione di uno o anche di più ac- cordi tra i due Stati: nella ponderazione dei vantaggi e degli svantaggi 33
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 34 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI si arriva al compromesso che, alla fine, appare vantaggioso per ambe- due le parti, così che poi il trattato può essere firmato. Ma la fede dei cristiani non si basa su una ponderazione dei nostri vantaggi e svan- taggi. Una fede autocostruita è priva di valore. La fede non è una cosa che noi escogitiamo e concordiamo. È il fondamento su cui viviamo. L’unità cresce non mediante la ponderazione di vantaggi e svantaggi, bensì solo attraverso un sempre più profondo penetrare nella fede mediante il pensiero e la vita. In questa maniera, negli ultimi 50 anni, e in particolare anche dalla visita di Papa Giovanni Paolo II, 30 anni fa, è cresciuta molta comunanza, della quale possiamo essere solo grati. Mi piace ricordare l’incontro con la commissione guidata dal Ve- scovo [luterano] Lohse, nella quale ci si è esercitati insieme in questo penetrare in modo profondo nella fede mediante il pensiero e la vita. A tutti coloro che hanno collaborato in questo – per la parte cattolica, in modo particolare, al Cardinale Lehmann – vorrei esprimere vivo ringraziamento. Non menziono altri nomi – il Signore li conosce tutti. Insieme possiamo tutti solo ringraziare il Signore per le vie dell’unità sulle quali ci ha condotti, ed associarci in umile fiducia alla sua pre- ghiera: Fa’ che diventiamo una sola cosa, come Tu sei una sola cosa col Padre, perché il mondo creda che Egli Ti ha mandato” (cfr Gv 17,21). 34
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 35 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Ai seminaristi Cappella di San Carlo Borromeo del Seminario di Freiburg im Breisgau, Germania Sabato, 24 settembre 2011 Cari seminaristi, cari fratelli e sorelle! È per me una grande gioia poter incontrarmi qui con giovani, che si incamminano per servire il Signore; che ascoltano la sua chiamata e vogliono seguirlo. Vorrei ringraziare in modo particolarmente caloroso per la bella lettera, che il Rettore del seminario e i seminaristi mi han- no scritto. Mi ha veramente toccato il cuore vedere come avete riflet- tuto sulla mia lettera e su di essa avete sviluppato le vostre domande e risposte; con quale serietà accogliete ciò che ho tentato di proporre e, in base a questo, sviluppate la vostra propria via. Certamente la cosa più bella sarebbe se potessimo avere un dialo- go insieme, ma l’orario del viaggio, al quale sono obbligato e devo obbedire, purtroppo, non permette cose del genere. Posso quindi sol- tanto cercare di sottolineare ancora una volta alcuni pensieri alla luce di ciò che avete scritto e di ciò che io avevo scritto. Nel contesto della domanda: “Di che cosa fa parte il seminario; che cosa significa questo periodo?” in fondo, mi colpisce sempre più di tutto il modo in cui san Marco, nel terzo capitolo del suo Vangelo, de- scrive la costituzione della comunità degli Apostoli: “Il Signore fece i Dodici”. Egli crea qualcosa, Egli fa qualcosa, si tratta di un atto creati- vo. Ed Egli li fece, “perché stessero con Lui e per mandarli” (cfr Mc 3,14): questa è una duplice volontà che, sotto certi aspetti, sembra contraddittoria. “Perché stessero con Lui”: devono stare con Lui, per arrivare a conoscerlo, per ascoltarlo, per lasciarsi plasmare da Lui; de- vono andare con Lui, essere con Lui in cammino, intorno a Lui e die- tro di Lui. Ma allo stesso tempo devono essere degli inviati che parto- no, che portano fuori ciò che hanno imparato, lo portano agli altri uo- mini in cammino – verso la periferia, nel vasto ambiente, anche verso 35
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 36 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI ciò che è molto lontano da Lui. E tuttavia, questi aspetti paradossali vanno insieme: se essi sono veramente con Lui, allora sono sempre anche in cammino verso gli altri, allora sono in ricerca della pecorella smarrita, allora vanno lì, devono trasmettere ciò che hanno trovato, al- lora devono farLo conoscere, diventare inviati. E viceversa: se voglio- no essere veri inviati, devono stare sempre con Lui. San Bonaventura disse una volta che gli Angeli, ovunque vadano, per quanto lontano, si muovono sempre all’interno di Dio. Così è anche qui: come sacer- doti dobbiamo uscire fuori nelle molteplici strade in cui si trovano gli uomini, per invitarli al suo banchetto nuziale. Ma lo possiamo fare so- lo rimanendo sempre presso di Lui. Ed imparare ciò, questo insieme di uscire fuori, di essere mandati, e di essere con Lui, di rimanere presso di Lui, è – credo – proprio ciò che dobbiamo imparare nel se- minario. Il modo giusto del rimanere con Lui, il venire profondamente radicati in Lui – essere sempre di più con Lui, conoscerLo sempre di più, sempre di più non separarsi da Lui – e al contempo uscire sem- pre di più, portare il messaggio, trasmetterlo, non tenerlo per sé, ma portare la Parola a coloro che sono lontani e che, tuttavia, in quanto creature di Dio e amati da Cristo, portano nel cuore il desiderio di Lui. Il seminario è dunque un tempo dell’esercitarsi; certamente anche del discernere e dell’imparare: Egli mi vuole per questo? La vocazione deve essere verificata, e di questo fa poi parte la vita comunitaria e fa parte naturalmente il dialogo con le guide spirituali che avete, per im- parare a discernere ciò che è la sua volontà. E poi apprendere la fidu- cia: se Egli lo vuole veramente, allora posso affidarmi a Lui. Nel mon- do di oggi, che si trasforma in modo incredibile e in cui tutto cambia continuamente, in cui i legami umani si scindono perché avvengono nuovi incontri, diventa sempre più difficile credere: io resisterò per tutta la vita. Già per noi, ai nostri tempi, non era tanto facile immagi- nare quanti decenni Dio avrebbe forse inteso darmi, quanto sarebbe cambiato il mondo. Persevererò con Lui così come Gli l’ho promes- so?... È una domanda che, appunto, esige la verifica della vocazione, ma poi – più riconosco: sì, Egli mi vuole – anche la fiducia: se mi vuole, allora anche mi sorreggerà; nell’ora della tentazione, nell’ora del pericolo sarà presente e mi darà persone, mi mostrerà vie, mi so- sterrà. E la fedeltà è possibile, perché Egli è sempre presente, e per- 36
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 37 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI ché Egli esiste ieri, oggi e domani; perché Egli non appartiene soltan- to a questo tempo, ma è futuro e può sorreggerci in ogni momento. Un tempo di discernimento, di apprendimento, di chiamata… E poi, naturalmente, in quanto tempo dell’essere con Lui, tempo di pre- ghiera, di ascolto di Lui. Ascoltare, imparare ad ascoltarlo veramente – nella Parola della Sacra Scrittura, nella fede della Chiesa, nella liturgia della Chiesa – ed apprendere l’oggi nella sua Parola. Nell’esegesi im- pariamo tante cose sul ieri: tutto ciò che c’era allora, quali fonti vi so- no, quali comunità esistevano e così via. Anche questo è importante. Ma più importante è che in questo ieri noi apprendiamo l’oggi; che Egli con queste parole parla adesso e che esse portano tutte in sé il loro oggi, e che, al di là del loro inizio storico, recano in sé una pie- nezza che parla a tutti i tempi. Ed è importante imparare questa attua- lità del suo parlare – imparare ad ascoltare – e così poterne parlare agli altri uomini. Certo, quando si prepara l’omelia per la Domenica, questo parlare… o Dio, è spesso così lontano! Se io, però, vivo con la Parola, allora vedo che non è affatto lontana, è attualissima, è presen- te adesso, riguarda me e riguarda gli altri. E allora imparo anche a spiegarla. Ma per questo occorre un cammino costante con la Parola di Dio. Lo stare personalmente con Cristo, con il Dio vivente, è una cosa; l’altra cosa è che sempre soltanto nel “noi” possiamo credere. A volte dico: san Paolo ha scritto: “La fede viene dall’ascolto” – non dal legge- re. Ha bisogno anche del leggere, ma viene dall’ascolto, cioè dalla pa- rola vivente, dalle parole che gli altri rivolgono a me e che posso sen- tire; dalle parole della Chiesa attraverso tutti i tempi, dalla parola at- tuale che essa mi rivolge mediante i sacerdoti, i Vescovi e i fratelli e le sorelle. Fa parte della fede il “tu” del prossimo, e fa parte della fede il “noi”. E proprio l’esercitarsi nella sopportazione vicendevole è qualco- sa di molto importante; imparare ad accogliere l’altro come altro nella sua differenza, ed imparare che egli deve sopportare me nella mia dif- ferenza, per diventare un “noi”, affinché un giorno anche nella par- rocchia possiamo formare una comunità, chiamare le persone ad en- trare nella comunanza della Parola ed essere insieme in cammino ver- so il Dio vivente. Fa parte di ciò il “noi” molto concreto, come lo è il 37
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 38 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI seminario, come lo sarà la parrocchia, ma poi sempre anche il guarda- re oltre il “noi” concreto e limitato al grande “noi” della Chiesa di ogni luogo e di ogni tempo, per non fare di noi stessi il criterio assoluto. Quando diciamo: “Noi siamo Chiesa” – sì, è vero: siamo noi, non qua- lunque persona. Ma il “noi” è più ampio del gruppo che lo sta dicen- do. Il “noi” è l’intera comunità dei fedeli, di oggi e di tutti i luoghi e tutti i tempi. E dico poi sempre: nella comunità dei fedeli, sì, lì esiste, per così dire, il giudizio della maggioranza di fatto, ma non può mai esserci una maggioranza contro gli Apostoli e contro i Santi: ciò sareb- be una falsa maggioranza. Noi siamo Chiesa: Siamolo! Siamolo pro- prio nell’aprirci e nell’andare al di là di noi stessi e nell’esserlo insie- me con gli altri! Credo che, in base all’orario, dovrei forse concludere. Vorrei soltan- to dirvi ancora una cosa. La preparazione al sacerdozio, il cammino verso di esso, richiede anzitutto anche lo studio. Non si tratta di una casualità accademica che si è formata nella Chiesa occidentale, ma è qualcosa di essenziale. Sappiamo tutti che san Pietro ha detto: “Siate sempre pronti ad offrire a chiunque vi domandi, come risposta, la ra- gione, il logos della vostra fede” (cfr 1Pt 3,15). Il nostro mondo oggi è un mondo razionalistico e condizionato dalla scientificità, anche se molto spesso si tratta di una scientificità solo apparente. Ma lo spirito della scientificità, del comprendere, dello spiegare, del poter sapere, del rifiuto di tutto ciò che non è razionale, è dominante nel nostro tempo. C’è in questo pure qualcosa di grande, anche se spesso dietro si nasconde molta presunzione ed insensatezza. La fede non è un mondo parallelo del sentimento, che poi ci permettiamo come un di più, ma è ciò che abbraccia il tutto, gli dà senso, lo interpreta e gli dà anche le direttive etiche interiori, affinché sia compreso e vissuto in vista di Dio e a partire da Dio. Per questo è importante essere infor- mati, comprendere, avere la mente aperta, imparare. Naturalmente, fra vent’anni saranno di moda teorie filosofiche totalmente diverse da quelle di oggi: se penso a ciò che tra noi era la più alta e la più mo- derna moda filosofica e vedo come tutto ciò ormai sia dimenticato… Ciononostante non è inutile imparare queste cose, perché in esse ci sono anche elementi durevoli. E soprattutto con ciò impariamo a giu- dicare, a seguire mentalmente un pensiero – e a farlo in modo critico 38
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 39 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI – ed impariamo a far sì che, nel pensare, la luce di Dio ci illumini e non si spenga. Studiare è essenziale: soltanto così possiamo far fronte al nostro tempo ed annunciare ad esso il logos della nostra fede. Stu- diare anche in modo critico – nella consapevolezza, appunto, che do- mani qualcun altro dirà qualcosa di diverso – ma essere studenti at- tenti ed aperti ed umili, per studiare sempre con il Signore, dinanzi al Signore e per Lui. Sì, potrei dire ancora tante cose, e dovrei forse farlo… Ma ringrazio per l’ascolto. E nella preghiera tutti i seminaristi del mondo sono pre- senti nel mio cuore – non così bene, con i singoli nomi, come li ho ri- cevuti qui, ma tuttavia in un cammino interiore verso il Signore: che Egli benedica tutti, a tutti dia luce ed indichi loro la strada giusta, e ci doni molti buoni sacerdoti. Grazie di cuore. 39
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 40 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Alla Giornata di riflessione, dialogo e preghiera per la pace e la giustizia nel mondo “Pellegrini della verità, pellegrini della pace” Assisi, Basilica di Santa Maria degli Angeli Giovedì, 27 ottobre 2011 Cari fratelli e sorelle, distinti Capi e rappresentanti delle Chiese e Comunità ecclesiali e delle religioni del mondo, cari amici, sono passati venticinque anni da quando il beato Papa GIOVANNI PAOLO II invitò per la prima volta rappresentanti delle religioni del mondo ad ASSISI per una preghiera per la pace. Che cosa è avvenuto da allora? A che punto è oggi la causa della pace? Allora la grande mi- naccia per la pace nel mondo derivava dalla divisione del pianeta in due blocchi contrastanti tra loro. Il simbolo vistoso di questa divisione era il muro di Berlino che, passando in mezzo alla città, tracciava il confine tra due mondi. Nel 1989, tre anni dopo Assisi, il muro cadde – senza spargimento di sangue. All’improvviso, gli enormi arsenali, che stavano dietro al muro, non avevano più alcun significato. Avevano perso la loro capacità di terrorizzare. La volontà dei popoli di essere liberi era più forte degli arsenali della violenza. La questione delle cause di tale rovesciamento è complessa e non può trovare una rispo- sta in semplici formule. Ma accanto ai fattori economici e politici, la causa più profonda di tale evento è di carattere spirituale: dietro il po- tere materiale non c’era più alcuna convinzione spirituale. La volontà di essere liberi fu alla fine più forte della paura di fronte alla violenza che non aveva più alcuna copertura spirituale. Siamo riconoscenti per questa vittoria della libertà, che fu soprattutto anche una vittoria della pace. E bisogna aggiungere che in questo contesto si trattava non so- lamente, e forse neppure primariamente, della libertà di credere, ma anche di essa. Per questo possiamo collegare tutto ciò in qualche mo- do anche con la preghiera per la pace. 40
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 41 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Ma che cosa è avvenuto in seguito? Purtroppo non possiamo dire che da allora la situazione sia caratterizzata da libertà e pace. Anche se la minaccia della grande guerra non è in vista, tuttavia il mondo, purtroppo, è pieno di discordia. Non è soltanto il fatto che qua e là ri- petutamente si combattono guerre – la violenza come tale è potenzial- mente sempre presente e caratterizza la condizione del nostro mondo. La libertà è un grande bene. Ma il mondo della libertà si è rivelato in gran parte senza orientamento, e da non pochi la libertà viene frainte- sa anche come libertà per la violenza. La discordia assume nuovi e spaventosi volti e la lotta per la pace deve stimolare in modo nuovo tutti noi. Cerchiamo di identificare un po’ più da vicino i nuovi volti della violenza e della discordia. A grandi linee – a mio parere – si possono individuare due differenti tipologie di nuove forme di violenza che so- no diametralmente opposte nella loro motivazione e manifestano poi nei particolari molte varianti. Anzitutto c’è il terrorismo, nel quale, al posto di una grande guerra, vi sono attacchi ben mirati che devono colpire in punti importanti l’avversario in modo distruttivo, senza al- cun riguardo per le vite umane innocenti che con ciò vengono crudel- mente uccise o ferite. Agli occhi dei responsabili, la grande causa del danneggiamento del nemico giustifica ogni forma di crudeltà. Viene messo fuori gioco tutto ciò che nel diritto internazionale era comune- mente riconosciuto e sanzionato come limite alla violenza. Sappiamo che spesso il terrorismo è motivato religiosamente e che proprio il ca- rattere religioso degli attacchi serve come giustificazione per la cru- deltà spietata, che crede di poter accantonare le regole del diritto a motivo del “bene” perseguito. La religione qui non è a servizio della pace, ma della giustificazione della violenza. La critica della religione, a partire dall’illuminismo, ha ripetutamen- te sostenuto che la religione fosse causa di violenza e con ciò ha fo- mentato l’ostilità contro le religioni. Che qui la religione motivi di fatto la violenza è cosa che, in quanto persone religiose, ci deve preoccu- pare profondamente. In un modo più sottile, ma sempre crudele, ve- diamo la religione come causa di violenza anche là dove la violenza viene esercitata da difensori di una religione contro gli altri. I rappre- 41
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 42 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI sentanti delle religioni convenuti nel 1986 ad Assisi intendevano dire – e noi lo ripetiamo con forza e grande fermezza: questa non è la ve- ra natura della religione. È invece il suo travisamento e contribuisce alla sua distruzione. Contro ciò si obietta: ma da dove sapete quale sia la vera natura della religione? La vostra pretesa non deriva forse dal fatto che tra voi la forza della religione si è spenta? Ed altri obietteran- no: ma esiste veramente una natura comune della religione, che si esprime in tutte le religioni ed è pertanto valida per tutte? Queste do- mande le dobbiamo affrontare se vogliamo contrastare in modo reali- stico e credibile il ricorso alla violenza per motivi religiosi. Qui si col- loca un compito fondamentale del dialogo interreligioso – un compito che da questo incontro deve essere nuovamente sottolineato. Come cristiano, vorrei dire a questo punto: sì, nella storia anche in nome della fede cristiana si è fatto ricorso alla violenza. Lo riconosciamo, pieni di vergogna. Ma è assolutamente chiaro che questo è stato un utilizzo abusivo della fede cristiana, in evidente contrasto con la sua vera natura. Il Dio in cui noi cristiani crediamo è il Creatore e Padre di tutti gli uomini, a partire dal quale tutte le persone sono tra loro fratelli e sorelle e costituiscono un’unica famiglia. La Croce di Cristo è per noi il segno del Dio che, al posto della violenza, pone il soffrire con l’altro e l’amare con l’altro. Il suo nome è “Dio dell’amore e della pace” (2 Cor 13,11). È compito di tutti coloro che portano una qual- che responsabilità per la fede cristiana purificare continuamente la re- ligione dei cristiani a partire dal suo centro interiore, affinché – nono- stante la debolezza dell’uomo – sia veramente strumento della pace di Dio nel mondo. Se una tipologia fondamentale di violenza viene oggi motivata reli- giosamente, ponendo con ciò le religioni di fronte alla questione circa la loro natura e costringendo tutti noi ad una purificazione, una se- conda tipologia di violenza dall’aspetto multiforme ha una motivazio- ne esattamente opposta: è la conseguenza dell’assenza di Dio, della sua negazione e della perdita di umanità che va di pari passo con ciò. I nemici della religione – come abbiamo detto – vedono in questa una fonte primaria di violenza nella storia dell’umanità e pretendono quin- di la scomparsa della religione. Ma il “no” a Dio ha prodotto crudeltà e una violenza senza misura, che è stata possibile solo perché l’uomo 42
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 43 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI non riconosceva più alcuna norma e alcun giudice al di sopra di sé, ma prendeva come norma soltanto se stesso. Gli orrori dei campi di concentramento mostrano in tutta chiarezza le conseguenze dell’as- senza di Dio. Qui non vorrei però soffermarmi sull’ateismo prescritto dallo Stato; vorrei piuttosto parlare della “decadenza” dell’uomo, in conseguenza della quale si realizza in modo silenzioso, e quindi più pericoloso, un cambiamento del clima spirituale. L’adorazione di mammona, dell’ave- re e del potere, si rivela una contro-religione, in cui non conta più l’uomo, ma solo il vantaggio personale. Il desiderio di felicità degene- ra, ad esempio, in una brama sfrenata e disumana quale si manifesta nel dominio della droga con le sue diverse forme. Vi sono i grandi, che con essa fanno i loro affari, e poi i tanti che da essa vengono se- dotti e rovinati sia nel corpo che nell’animo. La violenza diventa una cosa normale e minaccia di distruggere in alcune parti del mondo la nostra gioventù. Poiché la violenza diventa cosa normale, la pace è distrutta e in questa mancanza di pace l’uomo distrugge se stesso. L’assenza di Dio porta al decadimento dell’uomo e dell’umanesimo. Ma dov’è Dio? Lo conosciamo e possiamo mostrarLo nuovamente al- l’umanità per fondare una vera pace? Riassumiamo anzitutto breve- mente le nostre riflessioni fatte finora. Ho detto che esiste una conce- zione e un uso della religione attraverso il quale essa diventa fonte di violenza, mentre l’orientamento dell’uomo verso Dio, vissuto retta- mente, è una forza di pace. In tale contesto ho rimandato alla neces- sità del dialogo, e parlato della purificazione, sempre necessaria, della religione vissuta. Dall’altra parte, ho affermato che la negazione di Dio corrompe l’uomo, lo priva di misure e lo conduce alla violenza. Accanto alle due realtà di religione e anti-religione esiste, nel mon- do in espansione dell’agnosticismo, anche un altro orientamento di fondo: persone alle quali non è stato dato il dono del poter credere e che tuttavia cercano la verità, sono alla ricerca di Dio. Persone del ge- nere non affermano semplicemente: “Non esiste alcun Dio”. Esse sof- frono a motivo della sua assenza e, cercando il vero e il buono, sono interiormente in cammino verso di Lui. Sono “pellegrini della verità, 43
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 44 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI pellegrini della pace”. Pongono domande sia all’una che all’altra parte. Tolgono agli atei combattivi la loro falsa certezza, con la quale preten- dono di sapere che non c’è un Dio, e li invitano a diventare, invece che polemici, persone in ricerca, che non perdono la speranza che la verità esista e che noi possiamo e dobbiamo vivere in funzione di es- sa. Ma chiamano in causa anche gli aderenti alle religioni, perché non considerino Dio come una proprietà che appartiene a loro così da sentirsi autorizzati alla violenza nei confronti degli altri. Queste perso- ne cercano la verità, cercano il vero Dio, la cui immagine nelle reli- gioni, a causa del modo nel quale non di rado sono praticate, è non raramente nascosta. Che essi non riescano a trovare Dio dipende an- che dai credenti con la loro immagine ridotta o anche travisata di Dio. Così la loro lotta interiore e il loro interrogarsi è anche un richiamo a noi credenti, a tutti i credenti a purificare la propria fede, affinché Dio – il vero Dio – diventi accessibile. Per questo ho appositamente invita- to rappresentanti di questo terzo gruppo al nostro incontro ad Assisi, che non raduna solamente rappresentanti di istituzioni religiose. Si tratta piuttosto del ritrovarsi insieme in questo essere in cammino ver- so la verità, dell’impegno deciso per la dignità dell’uomo e del farsi carico insieme della causa della pace contro ogni specie di violenza distruttrice del diritto. In conclusione, vorrei assicurarvi che la Chiesa cattolica non desisterà dalla lotta contro la violenza, dal suo impegno per la pace nel mondo. Siamo animati dal comune desiderio di essere “pellegrini della verità, pellegrini della pace”. Vi ringrazio. 44
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 45 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Ai Membri del Governo, i Rappresentanti delle Istituzioni della Repubblica, il Corpo Diplomatico e i Rappresentanti delle principali Religioni Palazzo Presidenziale di Cotonou in Benin Sabato, 19 novembre 2011 Signor Presidente della Repubblica, Signore e Signori rappresentanti delle Autorità civili, politiche e religiose, Signore e Signori Capi di missione diplomatica, Cari fratelli nell’Episcopato, Signore, Signori, cari amici DOO NUMI! [saluto solenne in lingua fon] Ella ha voluto, Signor Presidente, offrirmi l’occasione di questo incontro dinanzi ad una pre- stigiosa assemblea di Personalità. E’ un privilegio che apprezzo senti- tamente, e La ringrazio di cuore per le cordiali parole che Lei mi ha poc’anzi indirizzato a nome dell’intero popolo del Benin. Ringrazio anche la Signora Rappresentante dei Corpi Costituiti, per le sue parole di benvenuto. Formulo i migliori voti nei riguardi di tutte le persona- lità presenti che sono protagonisti, a diversi livelli, della vita nazionale del Benin. Spesso, nei miei precedenti interventi, ho unito alla parola Africa quella di speranza. L’ho fatto A LUANDA DUE ANNI FA e già in un contesto sinodale. La parola speranza figura del resto più volte nell’E- sortazione apostolica postsinodale Africae munus che firmerò fra po- co. Quando dico che l’Africa è il continente della speranza, non faccio della facile retorica, ma esprimo molto semplicemente una convinzio- ne personale, che è anche quella della Chiesa. Troppo spesso il no- stro spirito si ferma a pregiudizi o ad immagini che danno della realtà africana una visione negativa, frutto di un’analisi pessimista. Si è sem- pre tentati di sottolineare ciò che non va; meglio ancora, è facile assu- mere il tono sentenzioso del moralizzatore o dell’esperto, che impone le sue conclusioni e propone, in fin dei conti, poche soluzioni appro- 45
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:47 Pagina 46 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI priate. Si è anche tentati di analizzare le realtà africane alla maniera di un etnologo curioso o come chi non vede in esse che un’enorme ri- serva energetica, minerale, agricola ed umana facilmente sfruttabile per interessi spesso poco nobili. Queste sono visioni riduttive e irri- spettose, che portano ad una cosificazione poco dignitosa dell’Africa e dei suoi abitanti. Sono consapevole che le parole non hanno dovunque il medesimo significato. Ma, quella di speranza varia poco secondo le culture. Al- cuni anni fa, ho dedicato una Lettera enciclica alla speranza cristia- na. Parlare della speranza, significa parlare del futuro, e dunque di Dio! Il futuro si radica nel passato e nel presente. Il passato, noi lo co- nosciamo bene, addolorati per i suoi fallimenti e lieti per le sue realiz- zazioni positive. Il presente, lo viviamo come possiamo. Al meglio, spero, e con l’aiuto di Dio! E’ su questo terreno composto da molte- plici elementi contradditori e complementari che si tratta di costruire, con l’aiuto di Dio. Cari amici, vorrei leggere, alla luce di questa speranza che ci deve animare, due realtà africane che sono di attualità. La prima si riferisce piuttosto in maniera generale alla vita sociopolitica ed economica del Continente, la seconda al dialogo interreligioso. Queste realtà interes- sano tutti noi, perché il nostro secolo sembra nascere nel dolore e fa- ticare a far crescere la speranza in questi due campi particolari. In questi ultimi mesi, numerosi popoli hanno espresso il loro desi- derio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale, e la loro vo- lontà di vivere armoniosamente nella diversità delle etnie e delle reli- gioni. E’ anche nato un nuovo Stato nel vostro Continente. Numerosi sono stati anche i conflitti generati dall’accecamento dell’uomo, dalla sua volontà di potere e da interessi politico-economici che escludono la dignità delle persone o quella della natura. La persona umana aspi- ra alla libertà; vuole vivere degnamente; vuole buone scuole e alimen- tazione per i bambini, ospedali dignitosi per curare i malati; vuol esse- re rispettata; rivendica un modo di governare limpido che non confonda l’interesse privato con l’interesse generale; e soprattutto, vuole la pace e la giustizia. In questo momento, ci sono troppi scan- 46
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 47 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI dali e ingiustizie, troppa corruzione ed avidità, troppo disprezzo e troppe menzogne, troppe violenze che portano alla miseria ed alla morte. Questi mali affliggono certamente il vostro Continente, ma ugualmente il resto del mondo. Ogni popolo vuole comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome. Egli si accorge della manipolazione, e la sua reazione è a volte violenta. Vuole partecipare al buon governo. Sappiamo che nessun regime po- litico umano è l’ideale, che nessuna scelta economica è neutra. Ma es- si devono sempre servire il bene comune. Ci troviamo dunque davanti ad una rivendicazione legittima che riguarda tutti i Paesi, per una maggiore dignità, e soprattutto una maggiore umanità. L’uomo vuole che la sua umanità sia rispettata e promossa. I responsabili politici ed economici dei Paesi si trovano di fronte a decisioni determinanti e a scelte che non possono più evitare. Da questa tribuna, lancio un appello a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo. Non private i vo- stri popoli della speranza! Non amputate il loro futuro mutilando il lo- ro presente! Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilità e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sa- pienza. Questa sapienza vi farà comprendere che, in quanto promoto- ri del futuro dei vostri popoli, occorre diventare veri servitori della speranza. Non è facile vivere la condizione di servitore, restare integri in mezzo alle correnti di opinione e agli interessi potenti. Il potere, qualunque sia, acceca con facilità, soprattutto quando sono in gioco interessi privati, familiari, etnici o religiosi. Dio solo purifica i cuori e le intenzioni. La Chiesa non offre alcuna soluzione tecnica e non impone alcuna soluzione politica. Essa ripete: non abbiate paura! L’umanità non è so- la davanti alle sfide del mondo. Dio è presente. E’ questo un messag- gio di speranza, una speranza generatrice di energia, che stimola l’in- telligenza e conferisce alla volontà tutto il suo dinamismo. Un Arcive- scovo di Toulouse, il Cardinale Saliège, diceva: “Sperare, non è ab- bandonare; è raddoppiare l’attività”. La Chiesa accompagna lo Stato nella sua missione; vuole essere come l’anima di questo corpo indi- cando infaticabilmente l’essenziale: Dio e l’uomo. Essa desidera com- 47
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 48 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI piere, apertamente e senza paura, questo immenso compito di colei che educa e cura, e soprattutto che prega continuamente (cfr Lc 18,1), che indica dove è Dio (cfr Mt 6,21) e dov’è il vero uomo (cfr Mt 20,26 e Gv 19,5). La disperazione è individualista. La speranza è comunione. Non è questa una via splendida che ci è proposta? Invito ad essa tutti i responsabili politici, economici, così come il mondo universitario e quello della cultura. Siate, anche voi, seminatori di speranza! Vorrei ora affrontare il secondo punto, quello del dialogo,interreli- gioso. Non mi sembra necessario ricordare i recenti conflitti nati in nome di Dio, e le morti date in nome di Colui che è la Vita. Ogni per- sona di buon senso comprende che bisogna sempre promuovere la cooperazione serena e rispettosa delle diversità culturali e religiose. Il vero dialogo interreligioso rigetta la verità umanamente egocentrica, perché la sola ed unica verità è in Dio. Dio è la Verità. Per questo fat- to, nessuna religione, nessuna cultura può giustificare l’appello o il ri- corso all’intolleranza e alla violenza. L’aggressività è una forma rela- zionale piuttosto arcaica che fa appello ad istinti facili e poco nobili. Utilizzare le parole rivelate, le Sacre Scritture o il nome di Dio per giu- stificare i nostri interessi, le nostre politiche così facilmente accomo- danti, o le nostre violenze, è un gravissimo errore. Non posso conoscere l’altro se non conosco me stesso. Non posso amarlo se non amo me stesso (cfr Mt 22,39). La conoscenza, l’ap- profondimento e la pratica della propria religione sono dunque essen- ziali al vero dialogo interreligioso. Questo non può cominciare che con la preghiera personale e sincera di colui che desidera dialogare. Che egli si ritiri nel segreto della sua camera interiore (cfr Mt 6,6) per domandare a Dio la purificazione del ragionamento e la benedizione per il desiderato incontro. Questa preghiera chiede anche a Dio il do- no di vedere nell’altro un fratello da amare, e nella tradizione che egli vive un riflesso della verità che illumina tutti gli uomini (cfr Conc. Ecum. Vat. II, Dich. Nostra aetate, 2). Conviene dunque che ognuno si ponga in verità davanti a Dio e davanti all’altro. Questa verità non esclude, e non è una confusione. Il dialogo interreligioso mal compre- so porta alla confusione o al sincretismo. Non è questo il dialogo che si cerca. 48
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 49 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Nonostante gli sforzi compiuti, sappiamo anche che, talvolta, il dia- logo interreligioso non è facile, o anche che è impedito per diverse ragioni. Questo non significa affatto una sconfitta. Le forme del dialo- go interreligioso sono molteplici. La cooperazione nel campo sociale o culturale può aiutare le persone a comprendersi meglio e a vivere insieme serenamente. E’ anche bene sapere che non si dialoga per debolezza, ma dialoghiamo perché crediamo in Dio, Creatore e Padre di tutti gli uomini. Dialogare è un modo supplementare di amare Dio ed il prossimo nell’amore della verità (cfr Mt 22,37). Avere speranza non significa essere ingenui, ma compiere un atto di fede in Dio, Signore del tempo, Signore anche del nostro futuro. La Chiesa cattolica attua così una delle intuizioni del Concilio Vaticano II, quella di favorire le relazioni amichevoli tra essa e i membri di religio- ni non cristiane. Da decenni, il Pontificio Consiglio che ne ha la ge- stione, tesse legami, moltiplica gli incontri, e pubblica regolarmente documenti per favorire tale dialogo. La Chiesa tenta così di porre ri- medio alla confusione delle lingue e alla dispersione dei cuori nate dal peccato di Babele (cfr Gen 11). Saluto tutti i responsabili religiosi che hanno avuto l’amabilità di venire qui ad incontrarmi. Voglio assi- curare a loro, come pure a quelli di altri Paesi africani, che il dialogo offerto dalla Chiesa cattolica viene dal cuore. Li incoraggio a promuo- vere, soprattutto tra i giovani, una pedagogia del dialogo, affinché scoprano che la coscienza di ciascuno è un santuario da rispettare, e che la dimensione spirituale costruisce la fraternità. La vera fede con- duce invariabilmente all’amore. E’ in questo spirito che vi invito tutti alla speranza. Queste considerazioni generali si applicano in maniera particolare all’Africa. Nel vostro Continente sono numerose le famiglie i cui mem- bri professano credenze diverse, e tuttavia le famiglie restano unite. Questa unità non è solamente voluta dalla cultura, ma è un’unità ce- mentata dall’affetto fraterno. Naturalmente, talvolta ci sono anche del- le sconfitte, ma anche parecchie vittorie. In questo campo particolare, l’Africa può fornire a tutti materia di riflessione ed essere così una sor- gente di speranza. 49
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 50 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Per finire, vorrei utilizzare l’immagine della mano. La compongono cinque dita, diverse tra loro. Ognuna di esse però è essenziale e la lo- ro unità forma la mano. La buona intesa tra le culture, la considerazio- ne non accondiscendente delle une per le altre e il rispetto dei diritti di ciascuno sono un dovere vitale. Occorre insegnarlo a tutti i fedeli delle diverse religioni. L’odio è una sconfitta, l’indifferenza un vicolo cieco, e il dialogo un’apertura! Non è questo un buon terreno in cui saranno seminati dei semi di speranza? Tendere la mano significa spe- rare per arrivare, in un secondo tempo, ad amare. Cosa c’è di più bel- lo di una mano tesa? Essa è stata voluta da Dio per donare e ricevere. Dio non ha voluto che essa uccida (cfr Gen 4,1ss) o che faccia soffri- re, ma che curi e aiuti a vivere. Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo. Essa può fare fiorire la speranza, soprattutto quando l’intelligenza balbetta e il cuore inciampa. Secondo le Sacre Scritture, tre simboli descrivono la speranza per il cristiano: l’elmo, perché protegge dallo scoraggiamento (cfr 1 Ts 5,8), l’ancora sicura e salda che fissa in Dio (cfr Eb 6,19) e la lampada che permette di attendere l’aurora di un nuovo giorno (cfr Lc 12,35-36). Avere paura, dubitare e temere, porsi nel presente senza Dio, o non avere nulla da attendere, sono atteggiamenti estranei alla fede cristia- na (cfr S. Giovanni Crisostomo, Omelia XIV sull’Epistola ai Romani, 6: PG 45, 941c) e, credo, ad ogni altra credenza in Dio. La fede vive il presente, ma attende i beni futuri. Dio è nel nostro presente, ma è an- che nel futuro, “luogo” della speranza. La dilatazione del cuore è non soltanto la speranza in Dio, ma anche l’apertura alla cura delle realtà corporali e temporali per glorificare Dio. Seguendo Pietro, di cui sono il successore, auguro che la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio (cfr 1 Pt 1,21). E’ questo l’augurio che formulo per l’Africa intera, che mi è tanto cara! Abbi fiducia, Africa, ed alzati! Il Signore ti chiama. Dio vi benedica. Grazie. 50
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 51 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Alla Caritas Italiana nel 40° di fondazione Basilica Vaticana Giovedì, 24 novembre 2011 Venerati Fratelli, cari fratelli e sorelle! Con gioia vi accolgo in occasione del 40° anniversario dell’istitu- zione della Caritas Italiana. Vi saluto con affetto, unendomi al ringra- ziamento dell’intero Episcopato italiano per il vostro prezioso servizio. Saluto cordialmente il Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, ringraziandolo per le parole che mi ha rivolto a nome di tutti. Saluto Mons. Giuseppe Merisi, Presidente della Caritas, i Vescovi incaricati delle diverse Conferenze Episcopali Regio- nali per il servizio della carità, il Direttore della Caritas Italiana, i di- rettori delle Caritas Diocesane e tutti i loro collaboratori. Siete venuti presso la tomba di Pietro per confermare la vostra fede e riprendere slancio nella vostra missione. Il Servo di Dio PAOLO VI, NEL PRIMO INCONTRO NAZIONALE CON LA CARITAS, NEL 1972, così affermava: "Al di sopra dell’aspetto puramente materiale della vo- stra attività, deve emergere la sua prevalente funzione pedagogica" (Insegnamenti X [1972], 989). A voi, infatti, è affidato un’importante compito educativo nei confronti delle comunità, delle famiglie, della società civile in cui la Chiesa è chiamata ad essere luce (cfr Fil 2,15). Si tratta di assumere la responsabilità dell’educare alla vita buona del Vangelo, che è tale solo se comprende in maniera organica la testimo- nianza della carità. Sono le parole dell’apostolo Paolo ad illuminare questa prospettiva: «Quanto a noi, per lo Spirito, in forza della fede, attendiamo fermamente la giustizia sperata. Perché in Cristo Gesù non è la circoncisione che vale o la non circoncisione, ma la fede che si rende operosa per mezzo della carità» (Gal 5,5-6). Questo è il distinti- vo cristiano: la fede che si rende operosa nella carità. Ciascuno di voi è chiamato a dare il suo contributo affinché l’amore con cui siamo da sempre e per sempre amati da Dio divenga operosità della vita, forza 51
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 52 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI di servizio, consapevolezza della responsabilità. «L’amore del Cristo in- fatti ci possiede» (2 Cor 5,14), scrive san Paolo. E’ questa prospettiva che dovete rendere sempre più presente nelle Chiese particolari in cui vivete. Cari amici, non desistete mai da questo compito educativo, anche quando la strada si fa dura e lo sforzo sembra non dare risultati. Vive- telo nella fedeltà alla Chiesa e nel rispetto dell’identità delle vostre Istituzioni, utilizzando gli strumenti che la storia vi ha consegnato e quelli che la «fantasia della carità» – come diceva il beato GIOVANNI PAOLO II – vi suggerirà per l’avvenire. Nei quattro decenni trascorsi, avete potuto approfondire, sperimentare e attuare un metodo di lavo- ro basato su tre attenzioni tra loro correlate e sinergiche: ascoltare, os- servare, discernere, mettendolo al servizio della vostra missione: l’ani- mazione caritativa dentro le comunità e nei territori. Si tratta di uno stile che rende possibile agire pastoralmente, ma anche perseguire un dialogo profondo e proficuo con i vari ambiti della vita ecclesiale, con le associazioni, i movimenti e con il variegato mondo del volontariato organizzato. Ascoltare per conoscere, certo, ma insieme per farsi prossimo, per sostenere le comunità cristiane nel prendersi cura di chi necessita di sentire il calore di Dio attraverso le mani aperte e disponibili dei di- scepoli di Gesù. Questo è importante: che le persone sofferenti possa- no sentire il calore di Dio e lo possano sentire tramite le nostre mani e i nostri cuori aperti. In questo modo le Caritas devono essere come “sentinelle” (cfr Is 21,11-12), capaci di accorgersi e di far accorgere, di anticipare e di prevenire, di sostenere e di proporre vie di soluzione nel solco sicuro del Vangelo e della dottrina sociale della Chiesa. L’in- dividualismo dei nostri giorni, la presunta sufficienza della tecnica, il relativismo che influenza tutti, chiedono di provocare persone e co- munità verso forme alte di ascolto, verso capacità di apertura dello sguardo e del cuore sulle necessità e sulle risorse, verso forme comu- nitarie di discernimento sul modo di essere e di porsi in un mondo in profondo cambiamento. 52
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 53 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Scorrendo le pagine del Vangelo, restiamo colpiti dai gesti di Gesù: gesti che trasmettono la Grazia, educativi alla fede e alla sequela; gesti di guarigione e di accoglienza, di misericordia e di speranza, di futuro e di compassione; gesti che iniziano o perfezionano una chiamata a seguirlo e che sfociano nel riconoscimento del Signore come unica ra- gione del presente e del futuro. Quella dei gesti, dei segni è una mo- dalità connaturata alla funzione pedagogica della Caritas. Attraverso i segni concreti, infatti, voi parlate, evangelizzate, educate. Un’opera di carità parla di Dio, annuncia una speranza, induce a porsi domande. Vi auguro di sapere coltivare al meglio la qualità delle opere che ave- te saputo inventare. Rendetele, per così dire, "parlanti", preoccupan- dovi soprattutto della motivazione interiore che le anima, e della qua- lità della testimonianza che da esse promana. Sono opere che nasco- no dalla fede. Sono opere di Chiesa, espressione dell’attenzione verso chi fa più fatica. Sono azioni pedagogiche, perché aiutano i più poveri a crescere nella loro dignità, le comunità cristiane a camminare nella sequela di Cristo, la società civile ad assumersi coscientemente i pro- pri obblighi. Ricordiamo quanto insegna il CONCILIO VATICANO II: «Siano anzitutto adempiuti gli obblighi di giustizia, perché non avven- ga che si offra come dono di carità ciò che è già dovuto a titolo di giustizia» (Apostolicam actuositatem, 8). L’umile e concreto servizio che la Chiesa offre non vuole sostituire né, tantomeno, assopire la co- scienza collettiva e civile. Le si affianca con spirito di sincera collabo- razione, nella dovuta autonomia e nella piena coscienza della sussi- diarietà. Fin dall’inizio del vostro cammino pastorale, vi è stato consegnato, come impegno prioritario, lo sforzo di realizzare una presenza capilla- re sul territorio, soprattutto attraverso le Caritas Diocesane e Parroc- chiali. È obiettivo da perseguire anche nel presente. Sono certo che i Pastori sapranno sostenervi e orientarvi, soprattutto aiutando le comu- nità a comprendere il proprium di animazione pastorale che la Cari- tas porta nella vita di ogni Chiesa particolare, e sono certo che voi ascolterete i vostri Pastori e ne seguirete le indicazioni. L’attenzione al territorio e alla sua animazione suscita, poi, la capa- cità di leggere l’evolversi della vita delle persone che lo abitano, le dif- 53
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 54 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI ficoltà e le preoccupazioni, ma anche le opportunità e le prospettive. La carità richiede apertura della mente, sguardo ampio, intuizione e previsione, un «cuore che vede» (cfr Enc. Deus caritas est, 25). Rispon- dere ai bisogni significa non solo dare il pane all’affamato, ma anche lasciarsi interpellare dalle cause per cui è affamato, con lo sguardo di Gesù che sapeva vedere la realtà profonda delle persone che gli si ac- costavano. È in questa prospettiva che l’oggi interpella il vostro modo di essere animatori e operatori di carità. Il pensiero non può non an- dare anche al vasto mondo della migrazione. Spesso calamità naturali e guerre creano situazioni di emergenza. La crisi economica globale è un ulteriore segno dei tempi che chiede il coraggio della fraternità. Il divario tra nord e sud del mondo e la lesione della dignità umana di tante persone, richiamano ad una carità che sappia allargarsi a cerchi concentrici dai piccoli ai grandi sistemi economici. Il crescente disa- gio, l’indebolimento delle famiglie, l’incertezza della condizione giova- nile indicano il rischio di un calo di speranza. L’umanità non necessita solo di benefattori, ma anche di persone umili e concrete che, come Gesù, sappiano mettersi al fianco dei fratelli condividendo un po’ del- la loro fatica. In una parola, l’umanità cerca segni di speranza. La no- stra fonte di speranza è nel Signore. Ed è per questo motivo che c’è bisogno della Caritas; non per delegarle il servizio di carità, ma per- ché sia un segno della carità di Cristo, un segno che porti speranza. Cari amici, aiutate la Chiesa tutta a rendere visibile l’amore di Dio. Vi- vete la gratuità e aiutate a viverla. Richiamate tutti all’essenzialità del- l’amore che si fa servizio. Accompagnate i fratelli più deboli. Animate le comunità cristiane. Dite al mondo la parola dell’amore che viene da Dio. Ricercate la carità come sintesi di tutti i carismi dello Spirito (cfr 1 Cor 14,1). Sia vostra guida la Beata Vergine Maria che, nella visita ad Elisabet- ta, portò il dono sublime di Gesù nell’umiltà del servizio (cfr Lc 1,39- 43). Io vi accompagno con la preghiera e volentieri vi imparto la Be- nedizione Apostolica, estendendola a quanti quotidianamente incon- trate nelle vostre molteplici attività. Grazie. 54
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 55 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Ai detenuti Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia, Roma Domenica, 18 dicembre 2011 Cari fratelli e sorelle! con grande gioia e commozione sono questa mattina in mezzo a voi, per una visita che ben si colloca a pochi giorni dalla celebrazione del Natale del Signore. Rivolgo un caloroso saluto a tutti, in particola- re al Ministro della Giustizia, On. Paola Severino, e ai Cappellani, che ringrazio per le parole di benvenuto, rivoltemi anche a nome vostro. Saluto il Dott. Carmelo Cantone, Direttore della Casa Circondariale, e i collaboratori, la polizia penitenziaria e i volontari che si prodigano per le attività di questo Istituto. E saluto in modo speciale tutti voi, de- tenuti, manifestandovi la mia vicinanza. «Ero in carcere e siete venuti a trovarmi» (Mt 25,36). Queste sono le parole del giudizio finale, raccontato dall’evangelista Matteo, e queste parole del Signore, nelle quali Egli si identifica con i detenuti, espri- mono in pienezza il senso della mia visita odierna tra voi. Dovunque c’è un affamato, uno straniero, un ammalato, un carcerato, lì c’è Cristo stesso che attende la nostra visita e il nostro aiuto. È questa la ragione principale che mi rende felice di essere qui, per pregare, dialogare ed ascoltare. La Chiesa ha sempre annoverato, tra le opere di misericor- dia corporale, la visita ai carcerati (cfr Catechismo della Chiesa Cattoli- ca, 2447). E questa, per essere completa, richiede una piena capacità di accoglienza del detenuto, «facendogli spazio nel proprio tempo, nella propria casa, nelle proprie amicizie, nelle proprie leggi, nelle proprie città» (cfr CEI, Evangelizzazione e testimonianza della carità, 39). Vorrei infatti potermi mettere in ascolto della vicenda personale di ciascuno, ma, purtroppo, non è possibile; sono venuto però a dirvi semplicemente che Dio vi ama di un amore infinito, e siete sempre fi- gli di Dio. E lo stesso Unigenito Figlio di Dio, il Signore Gesù, ha fatto l’esperienza del carcere, è stato sottoposto a un giudizio davanti a un tribunale e ha subito la più feroce condanna alla pena capitale. 55
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 56 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI In occasione del mio recente viaggio apostolico in Benin, nel no- vembre scorso, ho firmato una Esortazione apostolica postsinodale in cui ho ribadito l’attenzione della Chiesa per la giustizia negli Stati, scrivendo: «È pertanto urgente che siano adottati sistemi giudiziari e carcerari indipendenti, per ristabilire la giustizia e rieducare i colpevo- li. Occorre inoltre bandire i casi di errori della giustizia e i trattamenti cattivi dei prigionieri, le numerose occasioni di non applicazione della legge che corrispondono ad una violazione dei diritti umani e le in- carcerazioni che non sfociano se non tardivamente o mai in un pro- cesso. La Chiesa riconosce la propria missione profetica di fronte a coloro che sono colpiti dalla criminalità e il loro bisogno di riconcilia- zione, di giustizia e di pace. I carcerati sono persone umane che meri- tano, nonostante il loro crimine, di essere trattati con rispetto e di- gnità. Hanno bisogno della nostra sollecitudine» (n. 83). Cari fratelli e sorelle, la giustizia umana e quella divina sono molto diverse. Certo, gli uomini non sono in grado di applicare la giustizia divina, ma devono almeno guardare ad essa, cercare di cogliere lo spirito profondo che la anima, perché illumini anche la giustizia uma- na, per evitare – come purtroppo non di rado accade – che il detenu- to divenga un escluso. Dio, infatti, è colui che proclama la giustizia con forza, ma che, al tempo stesso, cura le ferite con il balsamo della misericordia. La parabola del vangelo di Matteo (20,1-16) sui lavoratori chiamati a giornata nella vigna ci fa capire in cosa consiste questa differenza tra la giustizia umana e quella divina, perché rende esplicito il delica- to rapporto tra giustizia e misericordia. La parabola descrive un agri- coltore che assume degli operai nella sua vigna. Lo fa però in diverse ore del giorno, così che qualcuno lavora tutto il giorno e qualcun al- tro solo un’ora. Al momento della consegna del compenso, il padrone suscita stupore e accende un dibattito tra gli operai. La questione ri- guarda la generosità - considerata dai presenti ingiustizia - del padro- ne della vigna, il quale decide di dare la stessa paga sia ai lavoratori del mattino, sia agli ultimi del pomeriggio. Nell’ottica umana questa decisione è un’autentica ingiustizia, nell’ottica di Dio un atto di bontà, 56
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 57 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI perché la giustizia divina dà a ciascuno il suo e, inoltre, comprende la misericordia e il perdono. Giustizia e misericordia, giustizia e carità, cardini della dottrina so- ciale della Chiesa, sono due realtà differenti soltanto per noi uomini, che distinguiamo attentamente un atto giusto da un atto d’amore. Giu- sto per noi è “ciò che è all’altro dovuto”, mentre misericordioso è ciò che è donato per bontà. E una cosa sembra escludere l’altra. Ma per Dio non è così: in Lui giustizia e carità coincidono; non c’è un’azione giusta che non sia anche atto di misericordia e di perdono e, nello stesso tempo, non c’è un’azione misericordiosa che non sia perfetta- mente giusta. Come è lontana la logica di Dio dalla nostra! E come è diverso dal nostro il suo modo di agire! Il Signore ci invita a cogliere e osservare il vero spirito della legge, per darle pieno compimento nell’amore ver- so chi è nel bisogno. «Pieno compimento della legge è l’amore», scrive san Paolo (Rm 13,10): la nostra giustizia sarà tanto più perfetta quanto più sarà animata dall’amore per Dio e per i fratelli. Cari amici, il sistema di detenzione ruota intorno a due capisaldi, entrambi importanti: da un lato tutelare la società da eventuali minac- ce, dall’altro reintegrare chi ha sbagliato senza calpestarne la dignità e senza escluderlo dalla vita sociale. Entrambi questi aspetti hanno la lo- ro rilevanza e sono protesi a non creare quell’«abisso» tra la realtà car- ceraria reale e quella pensata dalla legge, che prevede come elemento fondamentale la funzione rieducatrice della pena e il rispetto dei diritti e della dignità delle persone. La vita umana appartiene a Dio solo, che ce l’ha donata, e non è abbandonata alla mercé di nessuno, nem- meno al nostro libero arbitrio! Noi siamo chiamati a custodire la perla preziosa della vita nostra e di quella degli altri. So che il sovraffollamento e il degrado delle carceri possono rende- re ancora più amara la detenzione: mi sono giunte varie lettere di de- tenuti che lo sottolineano. E’ importante che le istituzioni promuova- no un’attenta analisi della situazione carceraria oggi, verifichino le strutture, i mezzi, il personale, in modo che i detenuti non scontino mai una “doppia pena”; ed è importante promuovere uno sviluppo 57
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 58 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI del sistema carcerario, che, pur nel rispetto della giustizia, sia sempre più adeguato alle esigenze della persona umana, con il ricorso anche alle pene non detentive o a modalità diverse di detenzione. Cari amici, oggi è la quarta domenica dell’Avvento. Il Natale del Si- gnore, ormai vicino, riaccenda di speranza e di amore il vostro cuore. La nascita del Signore Gesù, di cui faremo memoria tra pochi giorni, ci ricorda la sua missione di portare la salvezza a tutti gli uomini, nes- suno escluso. La sua salvezza non si impone, ma ci raggiunge attra- verso gli atti d’amore, di misericordia e di perdono che noi stessi sap- piamo realizzare. Il Bambino di Betlemme sarà felice quando tutti gli uomini torneranno a Dio con cuore rinnovato. Chiediamogli nel silen- zio e nella preghiera di essere tutti liberati dalla prigionia del peccato, della superbia e dell’orgoglio: ciascuno infatti ha bisogno di uscire da questo carcere interiore per essere veramente libero dal male, dalle angosce e dalla morte. Solo quel Bambino adagiato nella mangiatoia è in grado di donare a tutti questa liberazione piena! Vorrei terminare dicendovi che la Chiesa sostiene e incoraggia ogni sforzo diretto a garantire a tutti una vita dignitosa. Siate sicuri che io sono vicino a ciascuno di voi, alle vostre famiglie, ai vostri bambini, ai vostri giovani, ai vostri anziani e vi porto tutti nel cuore davanti a Dio. Il Signore benedica voi e il vostro futuro! 58
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 59 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Risposte alle domande dei detenuti Casa Circondariale Nuovo Complesso di Rebibbia, Roma Domenica, 18 dicembre 2011 Domanda Mi chiamo Rocco. Innanzitutto volevo porgerLe il nostro ed il mio personale ringrazia- mento per questa visita che ci è molto gradita ed assume, in un mo- mento così drammatico per le carceri italiane, un grande contenuto di solidarietà, umanità e conforto. Desidero chiedere a Vostra Santità se questo suo gesto sarà compreso nella sua semplicità, anche dai nostri politici e governanti affinché venga restituita a tutti gli ultimi, compre- si noi detenuti, la dignità e la speranza che devono essere riconosciu- te ad ogni essere vivente. Speranza e dignità indispensabili per ripren- dere il cammino verso una vita degna di essere vissuta. Risposta del Santo Padre Grazie per le sue parole. Sento il suo affetto per il Santo Padre, e sono commosso da questa amicizia, che sento da tutti voi. E vorrei di- re che penso spesso a voi e prego sempre per voi perché so che è una condizione molto difficile che spesso, invece di aiutare a rinnova- re l’amicizia con Dio e con l’umanità, peggiora la situazione, anche in- teriore. Io sono venuto soprattutto per mostrarvi questa mia vicinanza personale e intima, nella comunione con Cristo che vi ama, come ho detto. Ma certamente questa visita, che vuole essere personale a voi, è anche un gesto pubblico che ricorda ai nostri concittadini, al nostro Governo il fatto che ci sono grandi problemi e difficoltà nelle carceri italiane. E certamente, il senso di queste carceri è proprio quello di aiutare la giustizia, e la giustizia implica come primo fatto la dignità umana. Quindi devono essere costruite così che cresca la dignità, sia rispettata la dignità e voi possiate rinnovare in voi stessi il senso della dignità, per rispondere meglio a questa nostra vocazione intima. Ab- biamo sentito il Ministro della Giustizia, abbiamo sentito come sente 59
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 60 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI con voi, come sente tutta la vostra realtà e così possiamo essere con- vinti che il nostro Governo e i responsabili faranno il possibile per mi- gliorare questa situazione, per aiutarvi a trovare realmente, qui, una buona realizzazione di una giustizia che vi aiuti a ritornare nella so- cietà con tutta la convinzione della vostra vocazione umana e con tut- to il rispetto che esige la vostra condizione umana. Quindi, io, in quanto posso, vorrei sempre dare segni di quanto sia importante che queste carceri rispondano al loro senso di rinnovare la dignità umana e non di attaccare questa dignità, e di migliorare la condizione. E spe- riamo che il Governo abbia la possibilità e tutte le possibilità per ri- spondere a questa vocazione. Grazie. Domanda Mi chiamo Omar. Santo Padre, vorrei domandarti un milione di cose, che ho sempre pensato di chiederti, ma oggi che posso mi rimane difficile farti una domanda. Sono emozionato per l’evento, la tua visita qui in carcere è un fatto molto forte per noi detenuti cristiani cattolici, e perciò più che una domanda preferisco chiederti di permetterci di aggrapparci con te con la nostra sofferenza e quella dei nostri familiari, come un cavo elettrico che comunichi con il Signore Nostro. Ti voglio bene. Risposta del Santo Padre Anch’io ti voglio bene, e sono grato per queste parole che toccano il mio cuore. Penso che questa mia visita mostra che vorrei seguire le parole del Signore che mi toccano sempre, dove dice - l’ho letto nel mio discorso - nell’ultimo giudizio: “mi avete visitato nel carcere e so- no stato io che vi ho aspettato”. Questa identificazione del Signore con i carcerati ci obbliga profondamente, e io stesso devo chiedermi: ho agito secondo questo imperativo del Signore? Ho tenuto presente questa parola del Signore? Questo è un motivo perché sono venuto, perché so che in voi il Signore mi aspetta, che voi avete bisogno di questo riconoscimento umano e che avete bisogno di questa presenza del Signore, il Quale, nel giudizio ultimo, ci interrogherà proprio su questo punto e, perciò, spero che qui, sempre più, possa essere rea- lizzato il vero scopo di queste case circondariali: quello di aiutare a ri- 60
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 61 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI trovare se stessi, di aiutare ad andare avanti con se stessi, nella ricon- ciliazione con se stessi, con gli altri, con Dio, per rientrare di nuovo nella società e aiutare nel progresso dell’umanità. Il Signore vi aiuterà. Nelle mie preghiere sono sempre con voi. Io so che per me è un ob- bligo particolare quello di pregare per voi, quasi di “tirarvi al Signore”, in alto, perché il Signore, tramite la nostra preghiera, aiuta: la preghie- ra è una realtà. Io invito anche tutti gli altri a pregare, così che ci sia, per così dire, un forte cavo che vi “tira al Signore” e ci collega anche tra di noi, perché andando al Signore siamo anche collegati tra noi. Siate sicuri di questa forza della mia preghiera e invito anche gli altri ad unirsi con voi nella preghiera, e così trovare quasi un’unica cordata che va verso il Signore. Domanda Mi chiamo Alberto. Santità, Le sembra giusto che dopo aver perso uno dopo l’altro tutti i componenti della mia famiglia, ora che sono un uomo nuovo, e da due mesi papà di una splendida bambina di nome Gaia, non mi con- cedano la possibilità di tornare a casa, nonostante abbia ampiamente pagato il debito verso la società? Risposta del Santo Padre Anzitutto, felicitazioni! Sono felice che Lei sia padre, che Lei si con- sideri un uomo nuovo e che abbia una splendida figlia: questo è un dono di Dio. Io, naturalmente, non conosco i dettagli del suo caso, ma spero con Lei che quanto prima Lei possa tornare alla sua fami- glia. Lei sa che per la dottrina della Chiesa la famiglia è fondamentale, importante che il padre possa tenere in braccio la figlia. E così, prego e spero che quanto prima Lei possa realmente avere in braccio sua fi- glia, essere con la moglie e la figlia per costruire una bella famiglia e così anche collaborare al futuro dell’Italia. Domanda Santità, sono Federico, parlo a nome delle persone detenute del G14, che è il reparto infermeria. 61
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 62 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Cosa possono chiedere degli uomini detenuti, malati e sieropositivi al Papa? Al nostro Papa, già gravato dal peso di tutte le sofferenze del mondo, chiedono che preghi per loro? Che li perdoni? Che li tenga presente nel suo grande cuore? Sì, noi questo vorremmo chiedere, ma soprattutto che portasse la nostra voce dove non viene sentita. Siamo assenti dalle nostre famiglie, ma non dalla vita, siamo caduti e nelle nostre cadute abbiamo fatto del male ad altri, ma ci stiamo rialzando. Troppo poco si parla di noi, spesso in modo così feroce come a volerci eliminare dalla società. Questo ci fa sentire sub-umani. Lei è il Papa di tutti e noi la preghiamo di fare in modo che non ci venga strappata la dignità, insieme alla libertà. Perché non sia più dato per scontato che recluso voglia dire escluso per sempre. La sua presenza è per noi un onore grandissimo! I nostri più cari auguri per il Santo Natale, a tutti. Risposta del Santo Padre Si, mi hai detto parole veramente memorabili: siamo caduti, ma sia- mo qui per rialzarci. Questo è importante, questo coraggio di rialzarsi, di andare avanti con l’aiuto del Signore e con l’aiuto di tutti gli amici. Lei ha anche detto che si parla in modo “feroce” di voi. Purtroppo è vero, ma vorrei dire che non c’è solo questo, ci sono anche altri che parlano bene di voi e pensano bene di voi. Io penso alla mia piccola famiglia papale; sono circondato da quattro “suore laiche” e parliamo spesso di questo problema; loro hanno amici in diverse carceri, rice- viamo anche doni da loro e diamo da parte nostra dei doni. Quindi questa realtà è presente in modo molto positivo nella mia famiglia e penso che lo sia in tante altre. Dobbiamo sopportare che alcuni parli- no in modo “feroce”, parlano in modo “feroce” anche contro il Papa, e, tuttavia, andiamo avanti. Mi sembra importante incoraggiare tutti che pensino bene, che abbiano senso delle vostre sofferenze, abbiano il senso di aiutarvi nel processo di rialzamento, e, diciamo, io farò la mia parte per invitare tutti a pensare in questo modo giusto, non in modo dispregiativo, ma in modo umano, pensando che ognuno può cadere, ma Dio vuole che tutti arrivino da Lui, e noi dobbiamo coope- rare in spirito di fraternità e di riconoscimento anche della propria fra- 62
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 63 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI gilità, perché possano realmente rialzarsi e andare avanti con dignità e trovare sempre rispettata la propria dignità, perché cresca e possano così anche trovare gioia nella vita, perché la vita ci è donata dal Si- gnore, con una sua idea. E se riconosciamo questa idea, Dio è con noi, e anche i passi oscuri hanno il loro senso per darci una maggiore conoscenza di noi stessi, per aiutarci a diventare più noi stessi, più fi- gli di Dio e così essere realmente felici di essere uomini, perché creati da Dio, anche in diverse condizioni difficili. Il Signore vi aiuterà e noi siamo vicini a voi. Domanda Mi chiamo Gianni, del Reparto G8. Santità, mi è stato insegnato che il Signore vede e legge dentro di noi, mi chiedo perché l’assoluzione è stata delegata ai preti? Se io la chiedessi in ginocchio, da solo, dentro una stanza, rivolgendomi al Si- gnore, mi assolverebbe? Oppure sarebbe un’assoluzione di diverso va- lore? Quale sarebbe la differenza? Risposta del Santo Padre Sì: è una grande e vera questione quella che Lei porta a me. Direi due cose. La prima: naturalmente, se Lei si mette in ginocchio e con vero amore di Dio prega che Dio perdoni, Egli perdona. E’ sempre dottrina della Chiesa che se uno, con vero pentimento, cioè non solo per evitare pene, difficoltà, ma per amore del bene, per amore di Dio, chiede perdono, riceve perdono da Dio. Questa è la prima parte. Se io realmente riconosco che ho fatto male, e se in me è rinato l’amore del bene, la volontà del bene, il pentimento per non aver risposto a questo amore, e chiedo da Dio, che è il Bene, il perdono, Egli lo do- na. Ma c’è un secondo elemento: il peccato non è solamente una cosa “personale”, individuale, tra me e Dio. Il peccato ha sempre anche una dimensione sociale, orizzontale. Con il mio peccato personale, anche se forse nessuno lo sa, ho danneggiato anche la comunione della Chiesa, ho sporcato la comunione della Chiesa, ho sporcato l’u- manità. E perciò questa dimensione sociale, orizzontale, del peccato esige che sia assolto anche a livello della comunità umana, della co- munità della Chiesa, quasi corporalmente. Quindi, questa seconda di- 63
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 64 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI mensione del peccato, che non è solo contro Dio ma concerne anche la comunità, esige il Sacramento, e il Sacramento è il grande dono nel quale posso, nella confessione, liberarmi da questa cosa e posso real- mente ricevere il perdono anche nel senso di una piena riammissione nella comunità della Chiesa viva, del Corpo di Cristo. E così, in questo senso, l’assoluzione necessaria da parte del sacerdote, il Sacramento, non è un’imposizione che – diciamo - limita la bontà di Dio, ma, al contrario, è un’espressione della bontà di Dio perché mi dimostra che anche concretamente, nella comunione della Chiesa, ho ricevuto il perdono e posso ricominciare di nuovo. Quindi, io direi di tenere pre- senti queste due dimensioni: quella verticale, con Dio, e quella oriz- zontale, con la comunità della Chiesa e dell’umanità. L’assoluzione del prete, l’assoluzione sacramentale è necessaria per assolvermi realmen- te da questo legame del male e re-integrarmi nella volontà di Dio, nell’ottica di Dio, completamente, nella sua Chiesa, e darmi la certez- za, anche quasi corporale, sacramentale: Dio mi perdona, mi riceve nella comunità dei suoi figli. Penso che dobbiamo imparare a capire il Sacramento della Penitenza in questo senso: una possibilità di trovare, quasi corporalmente, la bontà del Signore, la certezza della riconcilia- zione. Domanda Santità, mi chiamo Nwaihim Ndubuisi, reparto G11. Santo Padre, lo scorso mese è stato in visita pastorale in Africa, nel- la piccola nazione del Benin, una delle nazioni più povere del mon- do. Ha visto la fede e la passione di quegli uomini verso Gesù Cristo. Ha visto persone soffrire per cause diverse: razzismo, fame, lavoro mi- norile… Le chiedo: loro pongono la speranza e la fede in Dio e muoiono tra povertà e violenze. Perché Dio non li ascolta? Forse Dio ascolta so- lo i ricchi e i potenti che invece non hanno fede? Grazie, Santo Padre. Risposta del Santo Padre Vorrei innanzi tutto dire che sono stato molto felice nella sua terra; l’accoglienza da parte degli africani è stata calorosissima, ho sentito questa cordialità umana che in Europa è un po’ oscurata, perché ab- 64
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 65 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI biamo tante altre cose nel nostro cuore che rendono un po’ duro an- che il cuore. Qui [in Benin] c’era una cordialità, per così dire, esube- rante, ho sentito anche la gioia di vivere, e questa era una delle im- pressioni belle per me: nonostante la povertà e tutte le grandi soffe- renze che ho anche visto – ho salutato lebbrosi, malati di Aids, ecce- tera –, nonostante tutti questi problemi e la grande povertà, c’è una gioia di vivere, una gioia di essere una creatura umana perché c’è una consapevolezza originaria che Dio è buono e mi ama, ed essere uomo è essere amato da Dio. Quindi questa era per me l’impressione, dicia- mo, preponderante, forte: vedere, in un Paese sofferente, gioia, alle- grezza più che nei Paesi ricchi. E questo a me fa anche pensare che nei Paesi ricchi la gioia è spesso assente; siamo tutti pienamente occu- pati con tanti problemi: come fare questo, come impostare questo, co- me conservare questo, comprare ancora. E con la massa delle cose che abbiamo siamo sempre più allontanati da noi stessi e da questa esperienza originaria che Dio c’è e che Dio mi è vicino. Perciò direi che avere grandi proprietà e avere potere non rende necessariamente felici, non è il più grande dono. Può essere anche, direi, una cosa ne- gativa, che mi impedisce di vivere realmente. Le misure di Dio, i crite- ri di Dio, sono diversi dai nostri. Dio dà anche a questi poveri gioia, il riconoscimento della sua presenza, fa sentire che è vicino a loro an- che nella sofferenza, nelle difficoltà e, naturalmente, ci chiama tutti perché noi facciamo di tutto affinché possano uscire da queste oscu- rità delle malattie, della povertà. È un compito nostro, e così nel fare questo anche noi possiamo divenire più allegri. Quindi le due parti devono completarsi: noi dobbiamo aiutare perché anche l’Africa, que- sti Paesi poveri, possano trovare il superamento di questi problemi, della povertà, aiutarli a vivere, e loro possono aiutarci a capire che le cose materiali non sono l’ultima parola. E dobbiamo pregare Dio: mo- straci, aiutaci, perché ci sia giustizia, perché tutti possano vivere nella gioia di essere tuoi figli. Un detenuto legge una preghiera Santità, mi chiamo Stefano, reparto G 11 65
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 66 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI DISCORSI Preghiera dietro le sbarre O Dio, dammi il coraggio di chiamarti Padre. Sai che non sempre riesco a pensarti con l’attenzione che meriti. Tu non ti sei dimenticato di me, anche se vivo spesso lontano dalla luce del tuo volto. Fatti sentire vicino, nonostante tutto, nonostante il mio peccato grande o piccolo, segreto o pubblico che sia. Dammi la pace interiore, quella che solo tu sai dare. Dammi la forza di essere vero, sincero; strappa dal mio volto le maschere che oscurano la consapevolezza che io valgo qualcosa solo perché sono tuo figlio. Perdona le mie colpe e dammi insieme la possibilità di fare il bene. Accorcia le mie notti insonni; dammi la grazia della conversione del cuore. Ricordati, Padre, di coloro che sono fuori di qui e che mi vogliono ancora bene, perché pensando a loro, io mi ricordi che solo l’amo- re dà vita, mentre l’odio distrugge e il rancore trasforma in inferno le lunghe e interminabili giornate. Ricordati di me, o Dio. Amen. Dopo la preghiera letta da un detenuto il Papa ha detto: Cari amici ho detto che tutti noi siamo figli di Dio, da figli preghia- mo adesso insieme al nostro Padre, come il Signore ci ha insegnato di pregare: Padre nostro…. Al termine della sua visita il Papa ha pronunciato le seguenti parole: Cari amici, un cordiale grazie per questa accoglienza, auguro a tutti un buon Natale. Che un po’ della luce del Signore ci venga. Avvento è tempo di attesa: non siamo ancora arrivati, ma sappiamo che andia- mo verso la luce e che Dio ci ama. In questo senso, buona domenica e anche buon Natale. Auguri! Grazie. 66
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 67 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI Per la XXVI Giornata Mondiale della Gioventù "RADICATI E FONDATI IN CRISTO, SALDI NELLA FEDE" (cfr. Col 2,7) Cari amici, ripenso spesso alla GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ DI SYDNEY DEL 2008. Là abbiamo vissuto una grande festa della fede, durante la quale lo Spirito di Dio ha agito con forza, creando un’in- tensa comunione tra i partecipanti, venuti da ogni parte del mondo. Quel raduno, come i precedenti, ha portato frutti abbondanti nella vi- ta di numerosi giovani e della Chiesa intera. Ora, il nostro sguardo si rivolge alla prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che avrà luo- go a Madrid nell’agosto 2011. Già nel 1989, qualche mese prima della storica caduta del Muro di Berlino, il pellegrinaggio dei giovani fece tappa in Spagna, a Santiago de Compostela. Adesso, in un momento in cui l’Europa ha grande bisogno di ritrovare le sue radici cristiane, ci siamo dati appuntamento a Madrid, con il tema: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7). Vi invito pertanto a questo even- to così importante per la Chiesa in Europa e per la Chiesa universale. E vorrei che tutti i giovani, sia coloro che condividono la nostra fede in Gesù Cristo, sia quanti esitano, sono dubbiosi o non credono in Lui, potessero vivere questa esperienza, che può essere decisiva per la vita: l’esperienza del Signore Gesù risorto e vivo e del suo amore per ciascuno di noi. 1. Alle sorgenti delle vostre più grandi aspirazioni In ogni epoca, anche ai nostri giorni, numerosi giovani sentono il profondo desiderio che le relazioni tra le persone siano vissute nella verità e nella solidarietà. Molti manifestano l’aspirazione a costruire rapporti autentici di amicizia, a conoscere il vero amore, a fondare una famiglia unita, a raggiungere una stabilità personale e una reale sicurezza, che possano garantire un futuro sereno e felice. Certamen- te, ricordando la mia giovinezza, so che stabilità e sicurezza non sono le questioni che occupano di più la mente dei giovani. Sì, la domanda del posto di lavoro e con ciò quella di avere un terreno sicuro sotto i 67
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 68 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI piedi è un problema grande e pressante, ma allo stesso tempo la gio- ventù rimane comunque l’età in cui si è alla ricerca della vita più grande. Se penso ai miei anni di allora: semplicemente non volevamo perderci nella normalità della vita borghese. Volevamo ciò che è gran- de, nuovo. Volevamo trovare la vita stessa nella sua vastità e bellezza. Certamente, ciò dipendeva anche dalla nostra situazione. Durante la dittatura nazionalsocialista e nella guerra noi siamo stati, per così dire, “rinchiusi” dal potere dominante. Quindi, volevamo uscire all’aperto per entrare nell’ampiezza delle possibilità dell’essere uomo. Ma credo che, in un certo senso, questo impulso di andare oltre all’abituale ci sia in ogni generazione. È parte dell’essere giovane desiderare qualco- sa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro e sentire l’a- nelito per ciò che è realmente grande. Si tratta solo di un sogno vuoto che svanisce quando si diventa adulti? No, l’uomo è veramente creato per ciò che è grande, per l’infinito. Qualsiasi altra cosa è insufficiente. Sant’Agostino aveva ragione: il nostro cuore è inquieto sino a quando non riposa in Te. Il desiderio della vita più grande è un segno del fat- to che ci ha creati Lui, che portiamo la sua “impronta”. Dio è vita, e per questo ogni creatura tende alla vita; in modo unico e speciale la persona umana, fatta ad immagine di Dio, aspira all’amore, alla gioia e alla pace. Allora comprendiamo che è un controsenso pretendere di eliminare Dio per far vivere l’uomo! Dio è la sorgente della vita; elimi- narlo equivale a separarsi da questa fonte e, inevitabilmente, privarsi della pienezza e della gioia: “la creatura, infatti, senza il Creatore sva- nisce” (Con. Ecum. Vat. II, Cost. Gaudium et spes, 36). La cultura at- tuale, in alcune aree del mondo, soprattutto in Occidente, tende ad escludere Dio, o a considerare la fede come un fatto privato, senza al- cuna rilevanza nella vita sociale. Mentre l’insieme dei valori che sono alla base della società proviene dal Vangelo – come il senso della di- gnità della persona, della solidarietà, del lavoro e della famiglia –, si constata una sorta di “eclissi di Dio”, una certa amnesia, se non un ve- ro rifiuto del Cristianesimo e una negazione del tesoro della fede rice- vuta, col rischio di perdere la propria identità profonda. Per questo motivo, cari amici, vi invito a intensificare il vostro cam- mino di fede in Dio, Padre del nostro Signore Gesù Cristo. Voi siete il futuro della società e della Chiesa! Come scriveva l’apostolo Paolo ai 68
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 69 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI cristiani della città di Colossi, è vitale avere delle radici, delle basi soli- de! E questo è particolarmente vero oggi, quando molti non hanno punti di riferimento stabili per costruire la loro vita, diventando così profondamente insicuri. Il relativismo diffuso, secondo il quale tutto si equivale e non esiste alcuna verità, né alcun punto di riferimento as- soluto, non genera la vera libertà, ma instabilità, smarrimento, confor- mismo alle mode del momento. Voi giovani avete il diritto di ricevere dalle generazioni che vi precedono punti fermi per fare le vostre scel- te e costruire la vostra vita, come una giovane pianta ha bisogno di un solido sostegno finché crescono le radici, per diventare, poi, un al- bero robusto, capace di portare frutto. 2. Radicati e fondati in Cristo Per mettere in luce l’importanza della fede nella vita dei credenti, vorrei soffermarmi su ciascuno dei tre termini che san Paolo utilizza in questa sua espressione: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fe- de” (cfr Col 2,7). Vi possiamo scorgere tre immagini: “radicato” evoca l’albero e le radici che lo alimentano; “fondato” si riferisce alla costru- zione di una casa; “saldo” rimanda alla crescita della forza fisica o mo- rale. Si tratta di immagini molto eloquenti. Prima di commentarle, va notato semplicemente che nel testo originale i tre termini, dal punto di vista grammaticale, sono dei passivi: ciò significa che è Cristo stes- so che prende l’iniziativa di radicare, fondare e rendere saldi i creden- ti. La prima immagine è quella dell’albero, fermamente piantato al suolo tramite le radici, che lo rendono stabile e lo alimentano. Senza radici, sarebbe trascinato via dal vento, e morirebbe. Quali sono le nostre radici? Naturalmente i genitori, la famiglia e la cultura del no- stro Paese, che sono una componente molto importante della nostra identità. La Bibbia ne svela un’altra. Il profeta Geremia scrive: “Bene- detto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie riman- gono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di pro- durre frutti” (Ger 17,7-8). Stendere le radici, per il profeta, significa ri- 69
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 70 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI porre la propria fiducia in Dio. Da Lui attingiamo la nostra vita; senza di Lui non potremmo vivere veramente. “Dio ci ha donato la vita eter- na e questa vita è nel suo Figlio” (1 Gv 5,11). Gesù stesso si presenta come nostra vita (cfr Gv 14,6). Perciò la fede cristiana non è solo cre- dere a delle verità, ma è anzitutto una relazione personale con Gesù Cristo, è l’incontro con il Figlio di Dio, che dà a tutta l’esistenza un di- namismo nuovo. Quando entriamo in rapporto personale con Lui, Cri- sto ci rivela la nostra identità, e, nella sua amicizia, la vita cresce e si realizza in pienezza. C’è un momento, da giovani, in cui ognuno di noi si domanda: che senso ha la mia vita, quale scopo, quale direzio- ne dovrei darle? E’ una fase fondamentale, che può turbare l’animo, a volte anche a lungo. Si pensa al tipo di lavoro da intraprendere, a quali relazioni sociali stabilire, a quali affetti sviluppare… In questo contesto, ripenso alla mia giovinezza. In qualche modo ho avuto ben presto la consapevolezza che il Signore mi voleva sacerdote. Ma poi, dopo la Guerra, quando in seminario e all’università ero in cammino verso questa meta, ho dovuto riconquistare questa certezza. Ho dovu- to chiedermi: è questa veramente la mia strada? È veramente questa la volontà del Signore per me? Sarò capace di rimanere fedele a Lui e di essere totalmente disponibile per Lui, al Suo servizio? Una tale deci- sione deve anche essere sofferta. Non può essere diversamente. Ma poi è sorta la certezza: è bene così! Sì, il Signore mi vuole, pertanto mi darà anche la forza. Nell’ascoltarLo, nell’andare insieme con Lui di- vento veramente me stesso. Non conta la realizzazione dei miei propri desideri, ma la Sua volontà. Così la vita diventa autentica. Come le radici dell’albero lo tengono saldamente piantato nel terre- no, così le fondamenta danno alla casa una stabilità duratura. Median- te la fede, noi siamo fondati in Cristo (cfr Col 2,7), come una casa è costruita sulle fondamenta. Nella storia sacra abbiamo numerosi esem- pi di santi che hanno edificato la loro vita sulla Parola di Dio. Il primo è Abramo. Il nostro padre nella fede obbedì a Dio che gli chiedeva di lasciare la casa paterna per incamminarsi verso un Paese sconosciuto. “Abramo credette a Dio e gli fu accreditato come giustizia, ed egli fu chiamato amico di Dio” (Gc 2,23). Essere fondati in Cristo significa ri- spondere concretamente alla chiamata di Dio, fidandosi di Lui e met- tendo in pratica la sua Parola. Gesù stesso ammonisce i suoi discepoli: 70
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 71 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI “Perché mi invocate: «Signore, Signore!» e non fate quello che dico?” (Lc 6,46). E, ricorrendo all’immagine della costruzione della casa, ag- giunge: “Chiunque viene a me e ascolta le mie parole e le mette in pratica… è simile a un uomo che, costruendo una casa, ha scavato molto profondo e ha posto le fondamenta sulla roccia. Venuta la pie- na, il fiume investì quella casa, ma non riuscì a smuoverla perché era costruita bene” (Lc 6,47-48). Cari amici, costruite la vostra casa sulla roccia, come l’uomo che “ha scavato molto profondo”. Cercate anche voi, tutti i giorni, di se- guire la Parola di Cristo. Sentitelo come il vero Amico con cui condivi- dere il cammino della vostra vita. Con Lui accanto sarete capaci di af- frontare con coraggio e speranza le difficoltà, i problemi, anche le de- lusioni e le sconfitte. Vi vengono presentate continuamente proposte più facili, ma voi stessi vi accorgete che si rivelano ingannevoli, non vi danno serenità e gioia. Solo la Parola di Dio ci indica la via autenti- ca, solo la fede che ci è stata trasmessa è la luce che illumina il cam- mino. Accogliete con gratitudine questo dono spirituale che avete ri- cevuto dalle vostre famiglie e impegnatevi a rispondere con responsa- bilità alla chiamata di Dio, diventando adulti nella fede. Non credete a coloro che vi dicono che non avete bisogno degli altri per costruire la vostra vita! Appoggiatevi, invece, alla fede dei vostri cari, alla fede della Chiesa, e ringraziate il Signore di averla ricevuta e di averla fatta vostra! 3. Saldi nella fede Siate “radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7). La Lettera da cui è tratto questo invito, è stata scritta da san Paolo per ri- spondere a un bisogno preciso dei cristiani della città di Colossi. Quella comunità, infatti, era minacciata dall’influsso di certe tendenze culturali dell’epoca, che distoglievano i fedeli dal Vangelo. Il nostro contesto culturale, cari giovani, ha numerose analogie con quello dei Colossesi di allora. Infatti, c’è una forte corrente di pensiero laicista che vuole emarginare Dio dalla vita delle persone e della società, pro- spettando e tentando di creare un “paradiso” senza di Lui. Ma l’espe- rienza insegna che il mondo senza Dio diventa un “inferno”: preval- 71
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 72 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI gono gli egoismi, le divisioni nelle famiglie, l’odio tra le persone e tra i popoli, la mancanza di amore, di gioia e di speranza. Al contrario, là dove le persone e i popoli accolgono la presenza di Dio, lo adorano nella verità e ascoltano la sua voce, si costruisce concretamente la ci- viltà dell’amore, in cui ciascuno viene rispettato nella sua dignità, cre- sce la comunione, con i frutti che essa porta. Vi sono però dei cristia- ni che si lasciano sedurre dal modo di pensare laicista, oppure sono attratti da correnti religiose che allontanano dalla fede in Gesù Cristo. Altri, senza aderire a questi richiami, hanno semplicemente lasciato raffreddare la loro fede, con inevitabili conseguenze negative sul pia- no morale. Ai fratelli contagiati da idee estranee al Vangelo, l’apostolo Paolo ri- corda la potenza di Cristo morto e risorto. Questo mistero è il fonda- mento della nostra vita, il centro della fede cristiana. Tutte le filosofie che lo ignorano, considerandolo “stoltezza” (1 Cor 1,23), mostrano i loro limiti davanti alle grandi domande che abitano il cuore dell’uo- mo. Per questo anch’io, come Successore dell’apostolo Pietro, deside- ro confermarvi nella fede (cfr Lc 22,32). Noi crediamo fermamente che Gesù Cristo si è offerto sulla Croce per donarci il suo amore; nella sua passione, ha portato le nostre sofferenze, ha preso su di sé i no- stri peccati, ci ha ottenuto il perdono e ci ha riconciliati con Dio Pa- dre, aprendoci la via della vita eterna. In questo modo siamo stati li- berati da ciò che più intralcia la nostra vita: la schiavitù del peccato, e possiamo amare tutti, persino i nemici, e condividere questo amore con i fratelli più poveri e in difficoltà. Cari amici, spesso la Croce ci fa paura, perché sembra essere la ne- gazione della vita. In realtà, è il contrario! Essa è il “sì” di Dio all’uo- mo, l’espressione massima del suo amore e la sorgente da cui sgorga la vita eterna. Infatti, dal cuore di Gesù aperto sulla croce è sgorgata questa vita divina, sempre disponibile per chi accetta di alzare gli oc- chi verso il Crocifisso. Dunque, non posso che invitarvi ad accogliere la Croce di Gesù, segno dell’amore di Dio, come fonte di vita nuova. Al di fuori di Cristo morto e risorto, non vi è salvezza! Lui solo può li- berare il mondo dal male e far crescere il Regno di giustizia, di pace e di amore al quale tutti aspiriamo. 72
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 73 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI 4. Credere in Gesù Cristo senza vederlo Nel Vangelo ci viene descritta l’esperienza di fede dell’apostolo Tommaso nell’accogliere il mistero della Croce e Risurrezione di Cri- sto. Tommaso fa parte dei Dodici apostoli; ha seguito Gesù; è testimo- ne diretto delle sue guarigioni, dei miracoli; ha ascoltato le sue parole; ha vissuto lo smarrimento davanti alla sua morte. La sera di Pasqua il Signore appare ai discepoli, ma Tommaso non è presente, e quando gli viene riferito che Gesù è vivo e si è mostrato, dichiara: “Se non ve- do nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel se- gno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo” (Gv 20,25). Noi pure vorremmo poter vedere Gesù, poter parlare con Lui, sen- tire ancora più fortemente la sua presenza. Oggi per molti, l’accesso a Gesù si è fatto difficile. Circolano così tante immagini di Gesù che si spacciano per scientifiche e Gli tolgono la sua grandezza, la singola- rità della Sua persona. Pertanto, durante lunghi anni di studio e medi- tazione, maturò in me il pensiero di trasmettere un po’ del mio perso- nale incontro con Gesù in un libro: quasi per aiutare a vedere, udire, toccare il Signore, nel quale Dio ci è venuto incontro per farsi cono- scere. Gesù stesso, infatti, apparendo nuovamente dopo otto giorni ai discepoli, dice a Tommaso: “Metti qui il tuo dito e guarda le mie ma- ni; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!” (Gv 20,27). Anche a noi è possibile avere un contatto sensibile con Gesù, mettere, per così dire, la mano sui segni della sua Passione, i segni del suo amore: nei Sacramenti Egli si fa particolar- mente vicino a noi, si dona a noi. Cari giovani, imparate a “vedere”, a “incontrare” Gesù nell’Eucaristia, dove è presente e vicino fino a farsi cibo per il nostro cammino; nel Sacramento della Penitenza, in cui il Signore manifesta la sua misericordia nell’offrirci sempre il suo perdo- no. Riconoscete e servite Gesù anche nei poveri, nei malati, nei fratelli che sono in difficoltà e hanno bisogno di aiuto. Aprite e coltivate un dialogo personale con Gesù Cristo, nella fede. Conoscetelo mediante la lettura dei Vangeli e del Catechismo della Chiesa Cattolica; entrate in colloquio con Lui nella preghiera, dategli 73
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 74 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI la vostra fiducia: non la tradirà mai! “La fede è innanzitutto un’adesio- ne personale dell’uomo a Dio; al tempo stesso ed inseparabilmente, è l’assenso libero a tutta la verità che Dio ha rivelato” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 150). Così potrete acquisire una fede matura, solida, che non sarà fondata unicamente su un sentimento religioso o su un vago ricordo del catechismo della vostra infanzia. Potrete conoscere Dio e vivere autenticamente di Lui, come l’apostolo Tommaso, quan- do manifesta con forza la sua fede in Gesù: “Mio Signore e mio Dio!”. 5. Sorretti dalla fede della Chiesa, per essere testimoni In quel momento Gesù esclama: “Perché mi hai veduto, tu hai cre- duto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!” (Gv 20,29). Egli pensa al cammino della Chiesa, fondata sulla fede dei testimoni oculari: gli Apostoli. Comprendiamo allora che la nostra fede persona- le in Cristo, nata dal dialogo con Lui, è legata alla fede della Chiesa: non siamo credenti isolati, ma, mediante il Battesimo, siamo membri di questa grande famiglia, ed è la fede professata dalla Chiesa che do- na sicurezza alla nostra fede personale. Il Credo che proclamiamo nel- la Messa domenicale ci protegge proprio dal pericolo di credere in un Dio che non è quello che Gesù ci ha rivelato: “Ogni credente è come un anello nella grande catena dei credenti. Io non posso credere sen- za essere sorretto dalla fede degli altri, e, con la mia fede, contribui- sco a sostenere la fede degli altri” (Catechismo della Chiesa Cattolica, 166). Ringraziamo sempre il Signore per il dono della Chiesa; essa ci fa progredire con sicurezza nella fede, che ci dà la vera vita (cfr Gv 20,31). Nella storia della Chiesa, i santi e i martiri hanno attinto dalla Croce gloriosa di Cristo la forza per essere fedeli a Dio fino al dono di se stessi; nella fede hanno trovato la forza per vincere le proprie debo- lezze e superare ogni avversità. Infatti, come dice l’apostolo Giovanni, “chi è che vince il mondo se non chi crede che Gesù è il Figlio di Dio?” (1 Gv 5,5). E la vittoria che nasce dalla fede è quella dell’amore. Quanti cristiani sono stati e sono una testimonianza vivente della for- za della fede che si esprime nella carità: sono stati artigiani di pace, promotori di giustizia, animatori di un mondo più umano, un mondo 74
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 75 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI secondo Dio; si sono impegnati nei vari ambiti della vita sociale, con competenza e professionalità, contribuendo efficacemente al bene di tutti. La carità che scaturisce dalla fede li ha condotti ad una testimo- nianza molto concreta, negli atti e nelle parole: Cristo non è un bene solo per noi stessi, è il bene più prezioso che abbiamo da condividere con gli altri. Nell’era della globalizzazione, siate testimoni della spe- ranza cristiana nel mondo intero: sono molti coloro che desiderano ri- cevere questa speranza! Davanti al sepolcro dell’amico Lazzaro, morto da quattro giorni, Gesù, prima di richiamarlo alla vita, disse a sua so- rella Marta: “Se crederai, vedrai la gloria di Dio” (cfr Gv 11,40). Anche voi, se crederete, se saprete vivere e testimoniare la vostra fede ogni giorno, diventerete strumento per far ritrovare ad altri giovani come voi il senso e la gioia della vita, che nasce dall’incontro con Cristo! 6. Verso la Giornata Mondiale di Madrid Cari amici, vi rinnovo l’invito a venire alla Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid. Con gioia profonda, attendo ciascuno di voi per- sonalmente: Cristo vuole rendervi saldi nella fede mediante la Chiesa. La scelta di credere in Cristo e di seguirlo non è facile; è ostacolata dalle nostre infedeltà personali e da tante voci che indicano vie più facili. Non lasciatevi scoraggiare, cercate piuttosto il sostegno della Comunità cristiana, il sostegno della Chiesa! Nel corso di quest’anno preparatevi intensamente all’appuntamento di Madrid con i vostri Ve- scovi, i vostri sacerdoti e i responsabili di pastorale giovanile nelle diocesi, nelle comunità parrocchiali, nelle associazioni e nei movi- menti. La qualità del nostro incontro dipenderà soprattutto dalla pre- parazione spirituale, dalla preghiera, dall’ascolto comune della Parola di Dio e dal sostegno reciproco. Cari giovani, la Chiesa conta su di voi! Ha bisogno della vostra fede viva, della vostra carità creativa e del dinamismo della vostra speran- za. La vostra presenza rinnova la Chiesa, la ringiovanisce e le dona nuovo slancio. Per questo le Giornate Mondiali della Gioventù sono una grazia non solo per voi, ma per tutto il Popolo di Dio. La Chiesa in Spagna si sta preparando attivamente per accogliervi e vivere insie- me l’esperienza gioiosa della fede. Ringrazio le diocesi, le parrocchie, 75
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 76 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI i santuari, le comunità religiose, le associazioni e i movimenti ecclesia- li, che lavorano con generosità alla preparazione di questo evento. Il Signore non mancherà di benedirli. La Vergine Maria accompagni que- sto cammino di preparazione. Ella, all’annuncio dell’Angelo, accolse con fede la Parola di Dio; con fede acconsentì all’opera che Dio stava compiendo in lei. Pronunciando il suo “fiat”, il suo “sì”, ricevette il dono di una carità immensa, che la spinse a donare tutta se stessa a Dio. Interceda per ciascuno e ciascuna di voi, affinché nella prossima Giornata Mondiale possiate crescere nella fede e nell’amore. Vi assicu- ro il mio paterno ricordo nella preghiera e vi benedico di cuore. Dal Vaticano, 6 agosto 2010, Festa della Trasfigurazione del Signore 76
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 77 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI Al Cardinale Arcivescovo di Monaco e Frisinga, Reinhard Marx, in occasione dellIncontro Internazionale di preghiera per la pace "Bound to Live Together": Religioni e Culture in dialogo, organizzato dalla Comunità di SantEgidio Monaco di Baviera, 11 - 13 settembre 2011 Al mio venerabile fratello Reinhard Cardinale Marx Arcivescovo di Monaco e Frisinga Tra poche settimane cadrà l’anniversario dei venticinque anni dal- l’invito rivolto dal beato Giovanni Paolo II ai rappresentanti delle di- verse religioni del mondo a riunirsi ad Assisi per un incontro interna- zionale di preghiera per la pace. A partire da quel memorabile evento, anno dopo anno, la Comunità di Sant’Egidio realizza un incontro per la pace, per approfondire lo spirito di pace e di riconciliazione e affin- ché Dio, nella preghiera, ci trasformi in uomini di pace. Sono lieto che l’incontro di quest’anno si svolga a Monaco, città di cui sono stato Vescovo, alla vigilia del mio viaggio in Germania e in preparazione al- la cerimonia di commemorazione del venticinquesimo anniversario della preghiera mondiale per la pace di Assisi, che avrà luogo nel prossimo mese di ottobre. Volentieri assicuro agli organizzatori e ai partecipanti dell’incontro di Monaco la mia vicinanza spirituale e rivol- go loro di cuore tutti i miei voti perché sia benedetto. Il titolo dell’incontro per la pace «Bound to live together» / «Convi- vere – il nostro destino» ci ricorda che noi esseri umani siamo legati gli uni agli altri. Questo vivere insieme è in fondo una semplice predi- sposizione, che deriva direttamente dalla nostra condizione umana. È dunque nostro compito darle un contenuto positivo. Il vivere insieme può trasformarsi in un vivere gli uni contro gli altri, può diventare un inferno, se non impariamo ad accoglierci gli uni gli altri, se ognuno 77
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 78 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI non vuole essere altro che se stesso. Ma aprirsi agli altri, offrirsi agli altri può essere anche un dono. Così tutto dipende dall’intendere la predisposizione a vivere insieme come impegno e come dono, dal trovare la vera via del convivere. Tale vivere insieme, che un tempo poteva rimanere confinato ad una regione, oggi non può che essere vissuto a livello universale. Il soggetto del convivere è oggi l’umanità tutta intera. Incontri come quello che ebbe luogo ad Assisi e quello che si tiene oggi a Monaco sono occasioni nelle quali le religioni pos- sono interrogare se stesse e chiedersi come diventare forze del convi- vere. Quando ci riuniamo tra cristiani, ricordiamo che per la fede biblica Dio è il creatore di tutti gli uomini, sì, Dio desidera che noi formiamo un’unica famiglia, in cui tutti siamo fratelli e sorelle. Ricordiamo che Cristo ha annunciato la pace ai lontani e ai vicini (Ef 2, 16 ss). Dob- biamo apprenderlo continuamente. Il senso fondamentale di tali in- contri è che noi dobbiamo rivolgerci ai vicini e ai lontani nello stesso spirito di pace che Cristo ci ha mostrato. Dobbiamo imparare a vivere non gli uni accanto agli altri, ma gli uni con gli altri, ovvero dobbiamo imparare ad aprire il cuore agli altri, a permettere che i nostri simili condividano le nostre gioie, speranze e preoccupazioni. Il cuore è il luogo in cui il Signore ci si fa vicino. Per questo, la religione, che è incentrata sull’incontro dell’uomo con il mistero divino, è legata in modo essenziale alla questione della pace. Se la religione fallisce l’in- contro con Dio, se abbassa Dio al nostro livello invece di elevare noi verso di Lui, se Lo rende, in un certo senso, una nostra proprietà, allo- ra in tal modo può contribuire alla dissoluzione della pace. Se essa in- vece conduce al divino, al creatore e redentore di tutti gli uomini, al- lora diventa una forza di pace. Sappiamo che anche nel cristianesimo ci sono state distorsioni pratiche dell’immagine di Dio, che hanno por- tato alla distruzione della pace. A maggior ragione siamo tutti chiamati a lasciare che il Dio divino ci purifichi, per diventare uomini di pace. Non dobbiamo mai venire meno ai nostri comuni sforzi per la pa- ce. Per questo le molteplici iniziative in tutto il mondo, come l’incon- tro annuale di preghiera per la pace della Comunità di Sant’Egidio, e altre simili, hanno un così grande valore. Il campo in cui deve prospe- rare il frutto della pace deve sempre essere coltivato. Spesso non pos- 78
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 79 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI siamo fare altro che preparare incessantemente e con tanti piccoli pas- si il terreno per la pace in noi e intorno a noi, anche pensando alle grandi sfide con cui si confronta non il singolo, ma l’intera umanità, come le migrazioni, la globalizzazione, le crisi economiche e la tutela del creato. Infine, sappiamo però che la pace non può semplicemente essere «fatta», ma che sempre è anche «donata». «La pace è un dono di Dio e al tempo stesso un progetto da realizzare, mai totalmente com- piuto» (Messaggio per la giornata mondiale della pace 2011, 15). Pro- prio per questo è necessaria la testimonianza comune di tutti coloro che cercano Dio con cuore puro, per realizzare sempre più l’idea di una convivenza pacifica tra tutti gli uomini. Dal PRIMO INCONTRO DI ASSISI, 25 ANNI FA, si sono svolte e si svolgono molte iniziative per la riconciliazione e per la pace, che riempiono di speranza. Pur- troppo, però, ci sono state anche molte occasioni perdute, molti passi indietro. Terribili atti di violenza e terrorismo hanno ripetutamente soffocato la speranza della convivenza pacifica della famiglia umana agli albori del terzo millennio, vecchi conflitti covano sotto la cenere o scoppiano nuovamente e ad essi si aggiungono nuovi scontri e nuo- vi problemi. Tutto ciò ci mostra chiaramente che la pace è un manda- to permanente a noi affidato e contemporaneamente un dono da in- vocare. In tal senso, che l’incontro per la pace di Monaco e i colloqui che vi avranno luogo possano contribuire a promuovere la reciproca comprensione e il convivere, preparando così alla pace una via sem- pre nuova nel nostro tempo! Per questo invoco su tutti i partecipanti all’incontro per la pace di quest’anno a Monaco la benedizione di Dio onnipotente. Da Castel Gandolfo, 1 settembre 2011 79
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 80 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI Al signor Jacques Diouf, Direttore Generale della F.A.O., in occasione della Giornata Mondiale dell’Alimentazione 2011 17 ottobre 2011 Al Signor Jacques Diouf Direttore Generale della F.A.O. 1. L’annuale celebrazione della Giornata Mondiale dell’Alimentazio- ne, mentre intende ricordare la fondazione della FAO e il suo impe- gno a favore dello sviluppo agricolo per combattere la fame e la mal- nutrizione, è anche occasione per sottolineare la situazione di tanti nostri fratelli e sorelle che mancano del pane quotidiano. Nei nostri occhi restano impresse le dolenti immagini delle nume- rose vittime della fame nel Corno d’Africa, e ogni giorno un nuovo ca- pitolo si aggiunge a quella che è una delle più gravi catastrofi umani- tarie degli ultimi decenni. Di fronte alla morte per fame di intere co- munità e al loro abbandono forzato dei territori di origine, certo, è es- senziale l’aiuto immediato, ma occorre anche approntare interventi a medio e lungo termine perché l’attività internazionale non sia ridotta a dare risposte solo alle emergenze. La situazione è certamente resa ancora più complessa dalla difficile crisi che, a livello mondiale, sta investendo i diversi settori dell’econo- mia e che colpisce duramente soprattutto i più indigenti, condizionan- do peraltro la produzione agricola e la conseguente possibilità di ac- cesso agli alimenti. Nondimeno, lo sforzo dei Governi e delle diverse componenti della Comunità internazionale deve essere orientato a scelte efficaci, coscienti che la libertà dal giogo della fame è la prima e concreta manifestazione di quel diritto alla vita che, pur solenne- mente proclamato, resta spesso lontano da una effettiva attuazione. 2. Il tema scelto per questa Giornata: “Prezzi degli alimenti: dalla crisi alla stabilità” invita giustamente a riflettere sull’importanza dei 80
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 81 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI diversi fattori che possono fornire a persone e comunità le risorse es- senziali, a partire dal lavoro agricolo che deve essere considerato non come attività secondaria, ma quale obiettivo di ogni strategia di cresci- ta e di sviluppo integrale. Questo è ancor più importante nel momen- to in cui la disponibilità di cibo è sempre più condizionata dalla vola- tilità dei prezzi e da repentini cambiamenti climatici, mentre si registra un continuo abbandono delle aree rurali con una diminuzione com- plessiva della produzione agricola e quindi delle scorte alimentari. Di fronte a questa realtà, purtroppo, qua e là sembra prevalere l’idea di considerare gli alimenti come una qualsiasi merce e quindi sottoposti anche a manovre speculative. Non è possibile tacere il fatto che, nonostante i progressi sin qui realizzati e le fondate speranze per un’economia sempre più rispetto- sa della dignità di ogni persona, il futuro della famiglia umana ha bi- sogno di un nuovo slancio per superare le attuali fragilità e incertezze. Nonostante la dimensione globale che stiamo vivendo, sono evidenti i segni della profonda divisione tra quanti mancano del quotidiano so- stentamento e coloro che dispongono di ingenti risorse, usandole spesso per fini non alimentari o addirittura distruggendole, a confer- ma che la globalizzazione ci fa sentire vicini, ma non fratelli (cfr Cari- tas in Veritate, 19). Vanno perciò riscoperti quei valori inscritti nel cuore di ogni persona e che da sempre ne hanno ispirato l’azione: il sentimento di compassione e di umanità verso gli altri, accompagnati al dovere di solidarietà e alla realizzazione della giustizia, debbono tornare ad essere la base di ogni attività, anche di quelle realizzate dalla Comunità internazionale. 3. Di fronte all’ampiezza del dramma della fame, l’invito alla rifles- sione, l’analisi dei problemi e la stessa disponibilità a intervenire non bastano. Troppo spesso questi elementi rimangono senza risposta per- ché rinchiusi nella sfera delle emozioni e non riescono a scuotere la coscienza e la sua ricerca della verità e del bene. Sono ricorrenti i ten- tativi di giustificare comportamenti e omissioni dettate dall’egoismo e da obiettivi o interessi particolari. Diversamente, l’intento di questa Giornata dovrebbe essere l’impegno a modificare comportamenti e decisioni per rendere sicuro che ogni persona, oggi e non domani, 81
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 82 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI abbia accesso alle risorse alimentari necessarie, e che il settore agrico- lo disponga di un sufficiente livello di investimenti e di risorse tali da dare stabilità alla produzione e quindi al mercato. È facile ridurre ogni considerazione alla domanda di alimenti da parte di una popolazione crescente, ben sapendo che le cause della fame sono altrove e moltis- sime sono le sue vittime tra i tanti Lazzaro ai quali non è consentito di sedersi alla mensa del ricco Epulone (cfr Paolo VI, Populorum Pro- gressio, 47). Si tratta, dunque, di assumere un atteggiamento interiore responsa- bile, capace di ispirare un diverso stile di vita, una necessaria sobrietà di comportamenti e di consumi così da favorire il bene anche delle generazioni future in termini di sostenibilità, di tutela dei beni della creazione, di distribuzione delle risorse e, soprattutto, di impegni con- creti per lo sviluppo di interi popoli e Nazioni. Da parte loro i benefi- ciari della cooperazione internazionale sono chiamati a utilizzare re- sponsabilmente ogni solidale contributo "in infrastrutture rurali, in si- stemi di irrigazione, in trasporti, in organizzazione dei mercati, in for- mazione e diffusione di tecniche agricole appropriate, capaci cioè di utilizzare al meglio le risorse umane, naturali e socio-economiche maggiormente accessibili a livello locale" (Caritas in Veritate, 27). 4. Tutto questo potrà realizzarsi se anche le Istituzioni internaziona- li garantiranno con imparzialità ed efficienza il loro servizio, ma nel pieno rispetto delle convinzioni più profonde dell’animo umano e delle aspirazioni di ogni persona. In questa prospettiva la FAO potrà concorrere a garantire un’alimentazione adeguata per tutti, a rafforzare i metodi di coltivazione e di commercializzazione e a proteggere i fondamentali diritti di quanti lavorano la terra, senza mai dimenticare i valori più autentici di cui il mondo rurale e quanti in esso vivono, so- no custodi. La Chiesa cattolica è vicina alle Organizzazioni che operano per ga- rantire la nutrizione. Essa, attraverso le sue strutture e agenzie di svi- luppo, continuerà ad accompagnarle fattivamente in questo sforzo af- finché ogni popolo e comunità disponga della necessaria sicurezza alimentare, che nessun compromesso o negoziato, per quanto autore- vole sia, potrà garantire senza una reale solidarietà e un’autentica fra- ternità. “La rilevanza di questo obiettivo è tale da esigere la nostra 82
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 83 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI apertura a capirlo fino in fondo e a mobilitarci in concreto con il ‘cuo- re’, per far evolvere gli attuali processi economici e sociali verso esiti pienamente umani” (Caritas in Veritate, 20). Con questi sentimenti auguro a Lei, Signor Direttore Generale, di pro- seguire nell’impegno verso gli i più bisognosi che ha caratterizzato questi anni di responsabilità e dedizione, mentre invoco sulla FAO, su ognuno degli Stati membri e sul personale tutto abbondanti benedi- zioni dell’Onnipotente. Per la Giornata Missionaria Mondiale 2011 23 ottobre 2011 "COME IL PADRE HA MANDATO ME, ANCH’IO MANDO VOI" (Gv 20,21) In occasione del GIUBILEO DEL 2000, il Venerabile GIOVANNI PAOLO II, all’inizio di un nuovo millennio dell’era cristiana, ha ribadi- to con forza la necessità di rinnovare l’impegno di portare a tutti l’an- nuncio del Vangelo "con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora" (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 58). È il servizio più prezioso che la Chiesa può rendere all’umanità e ad ogni singola persona alla ricerca delle ragioni profonde per vivere in pienezza la propria esistenza. Perciò quello stesso invito risuona ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale. L’incessante annuncio del Vangelo, in- fatti, vivifica anche la Chiesa, il suo fervore, il suo spirito apostolico, rinnova i suoi metodi pastorali perché siano sempre più appropriati alle nuove situazioni - anche quelle che richiedono una nuova evan- gelizzazione - e animati dallo slancio missionario: «La missione rinno- va la Chiesa, rinvigorisce la fede e l’identità cristiana, dà nuovo entu- siasmo e nuove motivazioni. La fede si rafforza donandola! La nuova 83
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 84 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI evangelizzazione dei popoli cristiani troverà ispirazione e sostegno nell’impegno per la missione universale» (Giovanni Paolo II, Enc. Re- demptoris missio, 2). Andate e annunciate Questo obiettivo viene continuamente ravvivato dalla celebrazione della liturgia, specialmente dell’Eucaristia, che si conclude sempre rie- cheggiando il mandato di Gesù risorto agli Apostoli: “Andate…” (Mt 28,19). La liturgia è sempre una chiamata ‘dal mondo’ e un nuovo in- vio ‘nel mondo’ per testimoniare ciò che si è sperimentato: la potenza salvifica della Parola di Dio, la potenza salvifica del Mistero Pasquale di Cristo. Tutti coloro che hanno incontrato il Signore risorto hanno sentito il bisogno di darne l’annuncio ad altri, come fecero i due di- scepoli di Emmaus. Essi, dopo aver riconosciuto il Signore nello spez- zare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme dove trovarono riuniti gli Undici» e riferirono ciò che era accaduto lo- ro lungo la strada (Lc 24,33-34). Il Papa GIOVANNI PAOLO II esortava ad essere “vigili e pronti a riconoscere il suo volto e correre dai nostri fratelli a portare il grande annunzio: “Abbiamo visto il Signore!”" (Lett. ap. Novo millennio ineunte, 59). A tutti Destinatari dell’annuncio del Vangelo sono tutti i popoli. La Chiesa, "per sua natura è missionaria, in quanto essa trae origine dalla missio- ne del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre" (Conc. Ecum. Vat. II, Decr. Ad gentes, 2). Questa è "la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profon- da. Essa esiste per evangelizzare" (Paolo VI, Esort. ap. Evangelii nun- tiandi, 14). Di conseguenza, non può mai chiudersi in se stessa. Si ra- dica in determinati luoghi per andare oltre. La sua azione, in adesione alla parola di Cristo e sotto l’influsso della sua grazia e della sua ca- rità, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli per condurli alla fede in Cristo (cfr Ad gentes, 5). Questo compito non ha perso la sua urgenza. Anzi, «la missione di Cristo redentore, affidata alla Chiesa, è ancora ben lontana dal suo 84
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 85 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI compimento … Uno sguardo d’insieme all’umanità dimostra che tale missione è ancora agli inizi e che dobbiamo impegnarci con tutte le forze al suo servizio» (Giovanni Paolo II, Enc. Redemptoris missio, 1). Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo Messaggio di salvezza. Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevu- to l’annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in società tra- dizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un cambiamento culturale, alimentato anche dalla glo- balizzazione, da movimenti di pensiero e dall’imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno facile, della carrie- ra e del successo come scopo della vita, anche a scapito dei valori morali. Corresponsabilità di tutti La missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da con- dividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati, i quali sono "stirpe eletta, … gente santa, popolo che Dio si è acquistato” (1Pt 2,9), perché proclami le sue opere meravigliose. Ne sono coinvolte pure tutte le attività. L’attenzione e la coopera- zione all’opera evangelizzatrice della Chiesa nel mondo non possono essere limitate ad alcuni momenti e occasioni particolari, e non posso- no neppure essere considerate come una delle tante attività pastorali: la dimensione missionaria della Chiesa è essenziale, e pertanto va te- nuta sempre presente. E’ importante che sia i singoli battezzati e sia le comunità ecclesiali siano interessati non in modo sporadico e saltuario alla missione, ma in modo costante, come forma della vita cristiana. La stessa Giornata Missionaria non è un momento isolato nel corso dell’anno, ma è una preziosa occasione per fermarsi a riflettere se e 85
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 86 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI come rispondiamo alla vocazione missionaria; una risposta essenziale per la vita della Chiesa. Evangelizzazione globale L’evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari ele- menti. Tra questi, un’attenzione peculiare da parte dell’animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà. Questo è anche uno degli obiettivi della Giornata Missionaria Mondiale, che, attraverso le Pontificie Opere Missionarie, sollecita l’aiuto per lo svolgimento dei compiti di evangelizzazione nei territori di missione. Si tratta di soste- nere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa me- diante i catechisti, i seminari, i sacerdoti; e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e per listruzio- ne. Anche questo rientra nella missione della Chiesa. Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita umana in senso pieno. Non è accettabile, ribadiva il Servo di Dio PAOLO VI, che nell’evangelizza- zione si trascurino i temi riguardanti la promozione umana, la giusti- zia, la liberazione da ogni forma di oppressione, ovviamente nel ri- spetto dell’autonomia della sfera politica. Disinteressarsi dei problemi temporali dell’umanità significherebbe «dimenticare la lezione che vie- ne dal Vangelo sull’amore del prossimo sofferente e bisognoso» (Esort. ap. Evangelii nuntiandi, 31.34); non sarebbe in sintonia con il com- portamento di Gesù, il quale “percorreva tutte le città e i villaggi, inse- gnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità” (Mt 9,35). Così, attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione del- la Chiesa, il cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l’umanità. Le sfide che questa in- contra, chiamano i cristiani a camminare insieme agli altri, e la missio- ne è parte integrante di questo cammino con tutti. In essa noi portia- mo, seppure in vasi di creta, la nostra vocazione cristiana, il tesoro 86
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 87 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI inestimabile del Vangelo, la testimonianza viva di Gesù morto e risor- to, incontrato e creduto nella Chiesa. La Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di “andare” incontro all’umanità portando a tutti Cristo. Nel suo nome vi imparto di cuore la Benedizione Apostolica, in particolare a quanti maggiormente faticano e soffrono per il Vangelo. Dal Vaticano, 6 gennaio 2011, Solennità dell’Epifania del Signore Al II Congresso Nazionale della Famiglia Ecuador, 9-12 novembre 2011 Al venerato fratello Antonio Arregui Yarza Arcivescovo metropolita di Guayaquil Presidente della Conferenza Episcopale Ecuatoriana In occasione del Secondo Congresso Nazionale della Famiglia, salu- to con affetto i pastori e i fedeli della Chiesa in Ecuador che, nel qua- dro della Missione Continentale auspicata ad Aparecida dall’Episcopa- to Latinoamericano e dei Caraibi e in preparazione al VII Incontro Mondiale delle Famiglie, che si terrà a Milano, si propongono di por- tare a termine un processo di riflessione sul Vangelo che permetta alle coppie sposate e alle famiglie cristiane di rispondere alla loro identità, vocazione e missione. Il tema del Congresso, «La famiglia ecuatoriana in missione: il lavo- ro e la festa al servizio della persona e del bene comune», riconosce che la famiglia, nata dal patto di amore e dal dono di sé totale e sin- 87
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 88 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI cero di un uomo e una donna nel matrimonio, non è una realtà priva- ta, chiusa in se stessa. Essa, per sua vocazione, presta un servizio me- raviglioso e decisivo al bene comune della società e alla missione del- la Chiesa. In effetti, la società non è una mera somma di individui, ma il risultato di rapporti fra le persone, fra uomo e donna, fra genitori e figli, fra fratelli, rapporti che si fondano sulla vita familiare e sui vinco- li di affetto che da essa derivano. Ogni famiglia dona alla società, at- traverso i suoi figli, la ricchezza umana che ha vissuto. A ragione si può affermare che dalla salute e dalla qualità delle relazioni familiari dipendono la salute e la qualità delle stesse relazioni sociali. In tal senso, il lavoro e la festa riguardano in modo particolare e sono profondamente vincolati alla vita delle famiglie: condizionano le loro scelte, influenzano i rapporti fra i coniugi e fra i genitori e i figli, e incidono sui vincoli della famiglia con la società e con la Chiesa. Attraverso il lavoro, l’uomo sperimenta se stesso come soggetto, partecipe del progetto creatore di Dio. Perciò la mancanza di lavoro e la sua precarietà attentano contro la dignità dell’uomo, creando non solo situazioni d’ingiustizia e di povertà, che spesso degenerano in di- sperazione, criminalità e violenza, ma anche crisi d’identità nelle per- sone. È pertanto urgente che nascano ovunque misure efficaci, pro- getti seri e adeguati, e anche una volontà incrollabile e sincera che porti a trovare cammini affinché tutti abbiano accesso a un lavoro di- gnitoso, stabile e ben remunerato, mediante il quale si santifichino e partecipino attivamente allo sviluppo della società, coniugando un im- piego intenso e responsabile con tempi adeguati per una ricca, fecon- da e armoniosa vita familiare. Un ambiente familiare sereno e costrut- tivo, con i suoi obblighi domestici e con i suoi affetti, è la prima scuo- la di lavoro e lo spazio più indicato affinché la persona scopra le sue potenzialità, accresca il suo desiderio di superamento e realizzi le sue più nobili aspirazioni. Inoltre, la vita familiare insegna a vincere l’egoi- smo, a nutrire la solidarietà, a non disdegnare il sacrificio per la feli- cità dell’altro, a valorizzare ciò che è buono e retto e ad applicarsi con convinzione e generosità a favore del benessere comune e del bene reciproco, in quanto si è responsabili verso se stessi, gli altri e l’am- biente. 88
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 89 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI La festa, da parte sua, umanizza il tempo aprendolo all’incontro con Dio, con gli altri e con la natura. Per questo le famiglie hanno bi- sogno di recuperare il significato autentico della festa, specialmente la domenica, giorno del Signore e dell’uomo. Nella celebrazione eucari- stica domenicale, la famiglia sperimenta qui e ora la presenza reale del Signore Risorto, riceve la vita nuova, accoglie il dono dello Spirito, incrementa il suo amore per la Chiesa, ascolta la Parola divina, condi- vide il Pane eucaristico e si apre all’amore fraterno. Con questi sentimenti, mentre ribadisco la mia vicinanza e il mio affetto agli amatissimi figli e figlie di questa Nazione, affido i frutti di questo Congresso alla potente intercessione di Nuestra Señora de la Presentación del Quinque, celeste patrona dell’Ecuador, e come pe- gno di abbondanti favori divini, imparto con piacere a tutti i presenti l’implorata Benedizione Apostolica. Dal Vaticano, 1 novembre 2011 89
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 90 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI Per il Natale 2011 Cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero! Cristo è nato per noi! Gloria a Dio nell’alto dei cieli e pace in terra agli uomini che Egli ama. A tutti giunga l’eco dell’annuncio di Betlem- me, che la Chiesa Cattolica fa risuonare in tutti i continenti, al di là di ogni confine di nazionalità, di lingua e di cultura. Il Figlio di Maria Vergine è nato per tutti, è il Salvatore di tutti. Così lo invoca un’antica antifona liturgica: “O Emmanuele, nostro re e legislatore, speranza e salvezza dei popoli: vieni a salvarci, o Si- gnore nostro Dio”. Veni ad salvandum nos! Vieni a salvarci! Questo è il grido dell’uomo di ogni tempo, che sente di non farcela da solo a superare difficoltà e pericoli. Ha bisogno di mettere la sua mano in una mano più grande e più forte, una mano che dall’alto si tenda ver- so di lui. Cari fratelli e sorelle, questa mano è Cristo, nato a Betlemme dalla Vergine Maria. Lui è la mano che Dio ha teso all’umanità, per farla uscire dalle sabbie mobili del peccato e metterla in piedi sulla roccia, la salda roccia della sua Verità e del suo Amore (cfr Sal 40,3). Sì, questo significa il nome di quel Bambino, il nome che, per vole- re di Dio, gli hanno dato Maria e Giuseppe: si chiama Gesù, che signi- fica “Salvatore” (cfr Mt 1,21; Lc 1,31). Egli è stato inviato da Dio Padre per salvarci soprattutto dal male profondo, radicato nell’uomo e nella storia: quel male che è la separazione da Dio, l’orgoglio presuntuoso di fare da sé, di mettersi in concorrenza con Dio e sostituirsi a Lui, di decidere che cosa è bene e che cosa è male, di essere il padrone del- la vita e della morte (cfr Gen 3,1-7). Questo è il grande male, il gran- de peccato, da cui noi uomini non possiamo salvarci se non affidan- doci all’aiuto di Dio, se non gridando a Lui: “Veni ad salvandum nos! - Vieni a salvarci!”. Il fatto stesso di elevare al Cielo questa invocazione, ci pone già nella giusta condizione, ci mette nella verità di noi stessi: noi infatti siamo coloro che hanno gridato a Dio e sono stati salvati (cfr Est [gre- 90
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 91 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI co] 10,3f). Dio è il Salvatore, noi quelli che si trovano nel pericolo. Lui è il medico, noi i malati. Riconoscerlo, è il primo passo verso la sal- vezza, verso l’uscita dal labirinto in cui noi stessi ci chiudiamo con il nostro orgoglio. Alzare gli occhi al Cielo, protendere le mani e invoca- re aiuto è la via di uscita, a patto che ci sia Qualcuno che ascolta, e che può venire in nostro soccorso. Gesù Cristo è la prova che Dio ha ascoltato il nostro grido. Non so- lo! Dio nutre per noi un amore così forte, da non poter rimanere in Se stesso, da uscire da Se stesso e venire in noi, condividendo fino in fondo la nostra condizione (cfr Es 3,7-12). La risposta che Dio ha dato in Gesù al grido dell’uomo supera infinitamente la nostra attesa, giun- gendo ad una solidarietà tale che non può essere soltanto umana, ma divina. Solo il Dio che è amore e l’amore che è Dio poteva scegliere di salvarci attraverso questa via, che è certamente la più lunga, ma è quella che rispetta la verità sua e nostra: la via della riconciliazione, del dialogo, della collaborazione. Perciò, cari fratelli e sorelle di Roma e del mondo intero, in questo Natale 2011, rivolgiamoci al Bambino di Betlemme, al Figlio della Ver- gine Maria, e diciamo: “Vieni a salvarci!”. Lo ripetiamo in unione spiri- tuale con tante persone che vivono situazioni particolarmente difficili, e facendoci voce di chi non ha voce. Insieme invochiamo il divino soccorso per le popolazioni del Cor- no d’Africa, che soffrono a causa della fame e delle carestie, talvolta aggravate da un persistente stato di insicurezza. La Comunità interna- zionale non faccia mancare il suo aiuto ai numerosi profughi prove- nienti da tale Regione, duramente provati nella loro dignità. Il Signore doni conforto alle popolazioni del Sud-Est asiatico, parti- colarmente della Thailandia e delle Filippine, che sono ancora in gravi situazioni di disagio a causa delle recenti inondazioni. Il Signore soccorra l’umanità ferita dai tanti conflitti, che ancora og- gi insanguinano il Pianeta. Egli, che è il Principe della Pace, doni pace e stabilità alla Terra che ha scelto per venire nel mondo, incoraggian- do la ripresa del dialogo tra Israeliani e Palestinesi. Faccia cessare le 91
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 92 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MESSAGGI violenze in Siria, dove tanto sangue è già stato versato. Favorisca la piena riconciliazione e la stabilità in Iraq ed in Afghanistan. Doni un rinnovato vigore nell’edificazione del bene comune a tutte le compo- nenti della società nei Paesi nord africani e mediorientali. La nascita del Salvatore sostenga le prospettive di dialogo e di col- laborazione in Myanmar, nella ricerca di soluzioni condivise. Il Natale del Redentore garantisca stabilità politica ai Paesi della Regione africa- na dei Grandi Laghi ed assista l’impegno degli abitanti del Sud Sudan per la tutela dei diritti di tutti i cittadini. Cari fratelli e sorelle, rivolgiamo lo sguardo alla Grotta di Betlem- me: il Bambino che contempliamo è la nostra salvezza! Lui ha portato al mondo un messaggio universale di riconciliazione e di pace. Apria- mogli il nostro cuore, accogliamolo nella nostra vita. Ripetiamogli con fiducia e speranza: “Veni ad salvandum nos!”. 92
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 93 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI OMELIE Ai Primi Vespri della Solennità di Maria Ss.ma Madre di Dio Te Deum di ringraziamento Basilica Vaticana Sabato, 31 dicembre 2011 Signori Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, distinte Autorità, cari fratelli e sorelle Siamo raccolti nella Basilica Vaticana per celebrare i Primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio e per rendere grazie al Signore al termine dell’anno, cantando insieme il Te Deum. Ringra- zio voi tutti che avete voluto unirvi a me in questa circostanza sempre densa di sentimenti e di significato. Saluto in primo luogo i Signori Cardinali, i venerati Fratelli nell’Episcopato e nel Presbiterato, i religio- si e le religiose, le persone consacrate ed i fedeli laici che rappresen- tano l’intera comunità ecclesiale di Roma. In modo speciale saluto le Autorità presenti, ad iniziare dal Sindaco di Roma, ringraziandolo per il dono del calice che, secondo una bella tradizione, ogni anno si rin- nova. Auspico di cuore che non manchi l’impegno di tutti affinché il volto della nostra Città sia sempre più consono ai valori di fede, di cultura e di civiltà che appartengono alla sua vocazione e alla sua sto- ria millenaria. Un altro anno si avvia a conclusione mentre ne attendiamo uno nuovo: con la trepidazione, i desideri e le attese di sempre. Se si pen- sa all’esperienza della vita, si rimane stupiti di quanto in fondo essa sia breve e fugace. Per questo, non poche volte si è raggiunti dall’in- terrogativo: quale senso possiamo dare ai nostri giorni? Quale senso, in particolare, possiamo dare ai giorni di fatica e di dolore? Questa è una domanda che attraversa la storia, anzi attraversa il cuore di ogni generazione e di ogni essere umano. Ma a questa domanda c’è una ri- sposta: è scritta nel volto di un Bambino che duemila anni fa è nato a 93
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 94 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI OMELIE Betlemme e che oggi è il Vivente, per sempre risorto da morte. Nel tessuto dell’umanità lacerato da tante ingiustizie, cattiverie e violenze, irrompe in maniera sorprendente la novità gioiosa e liberatrice di Cri- sto Salvatore, che nel mistero della sua Incarnazione e della sua Na- scita ci fa contemplare la bontà e la tenerezza di Dio. Dio eterno è en- trato nella nostra storia e rimane presente in modo unico nella perso- na di Gesù, il suo Figlio fatto uomo, il nostro Salvatore, venuto sulla terra per rinnovare radicalmente l’umanità e liberarla dal peccato e dalla morte, per elevare l’uomo alla dignità di figlio di Dio. Il Natale non richiama solo il compimento storico di questa verità che ci riguar- da direttamente, ma, in modo misterioso e reale, ce la dona di nuovo. Come è suggestivo, in questo tramonto di un anno, riascoltare l’an- nuncio gioioso che l’apostolo Paolo rivolgeva ai cristiani della Galazia: «Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la legge, per riscattare coloro che erano sotto la legge, perché ricevessimo l’adozione a figli» (Gal 4,4-5). Queste parole raggiungono il cuore della storia di tutti e la illuminano, anzi la salva- no, perché dal giorno del Natale del Signore è venuta a noi la pienez- za del tempo. Non c’è, dunque, più spazio per l’angoscia di fronte al tempo che scorre e non ritorna; c’è adesso lo spazio per una illimitata fiducia in Dio, da cui sappiamo di essere amati, per il quale viviamo e al quale la nostra vita è orientata in attesa del suo definitivo ritorno. Da quando il Salvatore è disceso dal Cielo, l’uomo non è più schiavo di un tempo che passa senza un perché, o che è segnato dalla fatica, dalla tristezza, dal dolore. L’uomo è figlio di un Dio che è entrato nel tempo per riscattare il tempo dal non senso o dalla negatività e che ha riscattato l’umanità intera, donandole come nuova prospettiva di vita l’amore, che è eterno. La Chiesa vive e professa questa verità ed intende proclamarla an- cora oggi con rinnovato vigore spirituale. In questa celebrazione ab- biamo speciali ragioni di lodare Dio per il suo mistero di salvezza, operante nel mondo mediante il ministero ecclesiale. Abbiamo tanti motivi di ringraziamento al Signore per ciò che la nostra comunità ec- clesiale, nel cuore della Chiesa universale, compie al servizio del Van- gelo in questa Città. A tale proposito, unitamente al Cardinale Vicario, 94
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 95 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI OMELIE Agostino Vallini, ai Vescovi Ausiliari, ai Parroci e all’intero presbiterio diocesano, desidero ringraziare il Signore, in particolare, per il pro- mettente cammino comunitario volto ad adeguare alle esigenze del nostro tempo la pastorale ordinaria, attraverso il progetto «Apparte- nenza ecclesiale e corresponsabilità pastorale». Esso ha l’obiettivo di porre l’evangelizzazione al primo posto, al fine di rendere più respon- sabile e fruttuosa la partecipazione dei fedeli ai Sacramenti, così che ciascuno possa parlare di Dio all’uomo contemporaneo e annunciare con incisività il Vangelo a quanti non lo hanno mai conosciuto o lo hanno dimenticato. La quaestio fidei è la sfida pastorale prioritaria anche per la Diocesi di Roma. I discepoli di Cristo sono chiamati a far rinascere in se stessi e negli altri la nostalgia di Dio e la gioia di viverlo e di testimoniarlo, a partire dalla domanda sempre molto personale: perché credo? Oc- corre dare il primato alla verità, accreditare l’alleanza tra fede e ragio- ne come due ali con cui lo spirito umano si innalza alla contemplazio- ne della Verità (cfr Giovanni Paolo II, Enc. Fides et ratio, Prologo); rendere fecondo il dialogo tra cristianesimo e cultura moderna; far ri- scoprire la bellezza e l’attualità della fede non come atto a sé, isolato, che interessa qualche momento della vita, ma come orientamento co- stante, anche delle scelte più semplici, che conduce all’unità profonda della persona rendendola giusta, operosa, benefica, buona. Si tratta di ravvivare una fede che fondi un nuovo umanesimo capace di genera- re cultura e impegno sociale. In questo quadro di riferimento, nel Convegno diocesano dello scorso giugno la Diocesi di Roma ha avviato un percorso di approfon- dimento sull’iniziazione cristiana e sulla gioia di generare nuovi cri- stiani alla fede. Annunciare la fede nel Verbo fatto carne, infatti, è il cuore della missione della Chiesa e l’intera comunità ecclesiale deve riscoprire con rinnovato ardore missionario questo compito imprescin- dibile. Soprattutto le giovani generazioni, che avvertono maggiormen- te il disorientamento accentuato anche dall’attuale crisi non solo eco- nomica ma anche di valori, hanno bisogno di riconoscere in Gesù Cri- sto «la chiave, il centro e il fine di tutta la storia umana» (Conc. Vat. II, Cost. Gaudium et spes, 10). 95
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 96 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI OMELIE I genitori sono i primi educatori alla fede dei loro figli fin dalla più tenera età; pertanto è necessario sostenere le famiglie nella loro mis- sione educativa attraverso opportune iniziative. In pari tempo, è au- spicabile che il cammino battesimale, prima tappa dell’itinerario for- mativo dell’iniziazione cristiana, oltre a favorire la consapevole e de- gna preparazione alla celebrazione del Sacramento, ponga adeguata attenzione agli anni immediatamente successivi al Battesimo, con ap- positi itinerari che tengano conto delle condizioni di vita che le fami- glie devono affrontare. Incoraggio quindi le comunità parrocchiali e le altre realtà ecclesiali a proseguire con impegno nella riflessione per promuovere una migliore comprensione e recezione dei Sacramenti attraverso i quali l’uomo è reso partecipe della vita stessa di Dio. Non manchino alla Chiesa di Roma fedeli laici pronti ad offrire il proprio contributo per edificare comunità vive, che permettano alla Parola di Dio di irrompere nel cuore di quanti ancora non hanno conosciuto il Signore o si sono allontanati da Lui. Al tempo stesso, è opportuno creare occasioni di incontro con la Città, che consentano un proficuo dialogo con quanti sono alla ricerca della Verità. Cari amici, dal momento che Dio ha mandato il suo Figlio unigeni- to, perché noi potessimo ottenere la figliolanza adottiva (cfr Gal 4,5), non può esistere per noi compito più grande di quello di essere total- mente al servizio del progetto divino. A tale proposito desidero inco- raggiare e ringraziare tutti i fedeli della Diocesi di Roma, che sentono la responsabilità di ridonare un’anima a questa nostra società. Grazie a voi, famiglie romane, prime e fondamentali cellule della società! Grazie ai membri delle molte Comunità, delle Associazioni e dei Mo- vimenti impegnati ad animare la vita cristiana della nostra Città! «Te Deum laudamus!» Noi ti lodiamo, Dio! La Chiesa ci suggerisce di non terminare l’anno senza rivolgere al Signore il nostro ringrazia- mento per tutti i suoi benefici. È in Dio che deve terminare l’ultima nostra ora, l’ultima ora del tempo e della storia. Dimenticare questo fi- ne della nostra vita significherebbe cadere nel vuoto, vivere senza senso. Per questo la Chiesa pone sulle nostre labbra l’antico inno Te Deum. È un inno pieno della sapienza di tante generazioni cristiane, che sentono il bisogno di rivolgere in alto il loro cuore, nella consa- 96
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 97 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI OMELIE pevolezza che siamo tutti nelle mani piene di misericordia del Signo- re. «Te Deum laudamus!». Così canta anche la Chiesa che è in Roma, per le meraviglie che Dio ha operato e opera in essa. Con l’animo col- mo di gratitudine ci disponiamo a varcare la soglia del 2012, ricordan- do che il Signore veglia su di noi e ci custodisce. A Lui questa sera vogliamo affidare il mondo intero. Mettiamo nelle sue mani le trage- die di questo nostro mondo e gli offriamo anche le speranze per un futuro migliore. Deponiamo questi voti nelle mani di Maria, Madre di Dio, Salus Populi Romani. Amen. 97
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 98 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO Porta Fidei Lettera Apostolica in forma di “Motu Proprio” con la quale si indice lAnno della fede 1. La “porta della fede” (cfr At 14,27) che introduce alla vita di co- munione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. E’ possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammi- no che dura tutta la vita. Esso inizia con il Battesimo (cfr Rm 6, 4), mediante il quale possiamo chiamare Dio con il nome di Padre, e si conclude con il passaggio attraverso la morte alla vita eterna, frutto della risurrezione del Signore Gesù che, con il dono dello Spirito San- to, ha voluto coinvolgere nella sua stessa gloria quanti credono in Lui (cfr Gv 17,22). Professare la fede nella Trinità – Padre, Figlio e Spirito Santo – equivale a credere in un solo Dio che è Amore (cfr 1Gv 4,8): il Padre, che nella pienezza del tempo ha inviato suo Figlio per la no- stra salvezza; Gesù Cristo, che nel mistero della sua morte e risurre- zione ha redento il mondo; lo Spirito Santo, che conduce la Chiesa at- traverso i secoli nell’attesa del ritorno glorioso del Signore. 2. Fin dall’inizio del mio ministero come Successore di Pietro ho ri- cordato l’esigenza di riscoprire il cammino della fede per mettere in luce con sempre maggiore evidenza la gioia ed il rinnovato entusia- smo dell’incontro con Cristo. Nell’Omelia della santa Messa per l’inizio del pontificato dicevo: “La Chiesa nel suo insieme, ed i Pastori in essa, come Cristo devono mettersi in cammino, per condurre gli uomini fuori dal deserto, verso il luogo della vita, verso l’amicizia con il Figlio di Dio, verso Colui che ci dona la vita, la vita in pienezza” [1]. Capita ormai non di rado che i cristiani si diano maggior preoccupazione per le conseguenze sociali, culturali e politiche del loro impegno, conti- nuando a pensare alla fede come un presupposto ovvio del vivere co- mune. In effetti, questo presupposto non solo non è più tale, ma 98
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 99 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO spesso viene perfino negato [2]. Mentre nel passato era possibile rico- noscere un tessuto culturale unitario, largamente accolto nel suo ri- chiamo ai contenuti della fede e ai valori da essa ispirati, oggi non sembra più essere così in grandi settori della società, a motivo di una profonda crisi di fede che ha toccato molte persone. 3. Non possiamo accettare che il sale diventi insipido e la luce sia tenuta nascosta (cfr Mt 5,13-16). Anche l’uomo di oggi può sentire di nuovo il bisogno di recarsi come la samaritana al pozzo per ascoltare Gesù, che invita a credere in Lui e ad attingere alla sua sorgente, zam- pillante di acqua viva (cfr Gv 4,14). Dobbiamo ritrovare il gusto di nu- trirci della Parola di Dio, trasmessa dalla Chiesa in modo fedele, e del Pane della vita, offerti a sostegno di quanti sono suoi discepoli (cfr Gv 6,51). L’insegnamento di Gesù, infatti, risuona ancora ai nostri giorni con la stessa forza: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la via eterna” (Gv 6,27). L’interrogativo po- sto da quanti lo ascoltavano è lo stesso anche per noi oggi: “Che cosa dobbiamo compiere per fare le opere di Dio?” (Gv 6,28). Conosciamo la risposta di Gesù: “Questa è l’opera di Dio: che crediate in colui che egli ha mandato” (Gv 6,29). Credere in Gesù Cristo, dunque, è la via per poter giungere in modo definitivo alla salvezza. 4. Alla luce di tutto questo ho deciso di indire un Anno della fede. Esso avrà inizio l’11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario del- l’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà nella solennità di No- stro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo, il 24 novembre 2013. Nella data dell’11 ottobre 2012, ricorreranno anche i vent’anni dalla pubbli- cazione del Catechismo della Chiesa Cattolica, testo promulgato dal mio Predecessore, il Beato Papa Giovanni Paolo II [3], allo scopo di il- lustrare a tutti i fedeli la forza e la bellezza della fede. Questo docu- mento, autentico frutto del Concilio Vaticano II, fu auspicato dal Sino- do Straordinario dei Vescovi del 1985 come strumento al servizio della catechesi [4] e venne realizzato mediante la collaborazione di tutto l’E- piscopato della Chiesa cattolica. E proprio l’Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi è stata da me convocata, nel mese di ottobre del 2012, sul tema de La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Sarà quella un’occasione propizia per introdurre l’intera 99
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 100 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO compagine ecclesiale ad un tempo di particolare riflessione e risco- perta della fede. Non è la prima volta che la Chiesa è chiamata a cele- brare un Anno della fede. Il mio venerato Predecessore il Servo di Dio Paolo VI ne indisse uno simile nel 1967, per fare memoria del martirio degli Apostoli Pietro e Paolo nel diciannovesimo centenario della loro testimonianza suprema. Lo pensò come un momento solenne perché in tutta la Chiesa vi fosse “unautentica e sincera professione della me- desima fede”; egli, inoltre, volle che questa venisse confermata in ma- niera “individuale e collettiva, libera e cosciente, interiore ed esteriore, umile e franca” [5]. Pensava che in tal modo la Chiesa intera potesse ri- prendere “esatta coscienza della sua fede, per ravvivarla, per purificar- la, per confermarla, per confessarla” [6]. I grandi sconvolgimenti che si verificarono in quell’Anno, resero ancora più evidente la necessità di una simile celebrazione. Essa si concluse con la Professione di fede del Popolo di Dio [7], per attestare quanto i contenuti essenziali che da se- coli costituiscono il patrimonio di tutti i credenti hanno bisogno di es- sere confermati, compresi e approfonditi in maniera sempre nuova al fine di dare testimonianza coerente in condizioni storiche diverse dal passato. 5. Per alcuni aspetti, il mio venerato Predecessore vide questo An- no come una “conseguenza ed esigenza postconciliare” [8], ben co- sciente delle gravi difficoltà del tempo, soprattutto riguardo alla pro- fessione della vera fede e alla sua retta interpretazione. Ho ritenuto che far iniziare l’Anno della fede in coincidenza con il cinquantesimo anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II possa essere un’oc- casione propizia per comprendere che i testi lasciati in eredità dai Pa- dri conciliari, secondo le parole del beato Giovanni Paolo II, “non perdono il loro valore né il loro smalto. È necessario che essi vengano letti in maniera appropriata, che vengano conosciuti e assimilati come testi qualificati e normativi del Magistero, allinterno della Tradizione della Chiesa … Sento più che mai il dovere di additare il Concilio, co- me la grande grazia di cui la Chiesa ha beneficiato nel secolo XX: in esso ci è offerta una sicura bussola per orientarci nel cammino del se- colo che si apre” [9]. Io pure intendo ribadire con forza quanto ebbi ad affermare a proposito del Concilio pochi mesi dopo la mia elezione a Successore di Pietro: “se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giu- 100
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 101 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO sta ermeneutica, esso può essere e diventare sempre di più una gran- de forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa” [10]. 6. Il rinnovamento della Chiesa passa anche attraverso la testimo- nianza offerta dalla vita dei credenti: con la loro stessa esistenza nel mondo i cristiani sono infatti chiamati a far risplendere la Parola di ve- rità che il Signore Gesù ci ha lasciato. Proprio il Concilio, nella Costi- tuzione dogmatica Lumen gentium, affermava: “Mentre Cristo, «santo, innocente, senza macchia» (Eb 7,26), non conobbe il peccato (cfr 2Cor 5,21) e venne solo allo scopo di espiare i peccati del popolo (cfr Eb 2,17), la Chiesa, che comprende nel suo seno peccatori ed è perciò santa e insieme sempre bisognosa di purificazione, avanza continua- mente per il cammino della penitenza e del rinnovamento. La Chiesa «prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio», annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr 1Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscita- to trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le dif- ficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà anche se non perfettamente, il miste- ro di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pie- nezza della luce” [11]. L’Anno della fede, in questa prospettiva, è un invito ad un’autentica e rinnovata conversione al Signore, unico Salvatore del mondo. Nel mistero della sua morte e risurrezione, Dio ha rivelato in pienezza l’A- more che salva e chiama gli uomini alla conversione di vita mediante la remissione dei peccati (cfr At 5,31). Per l’apostolo Paolo, questo Amore introduce l’uomo ad una nuova vita: “Per mezzo del battesimo siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, perché come Cristo fu ri- suscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una nuova vita” (Rm 6,4). Grazie alla fede, questa vita nuova plasma tutta l’esistenza umana sulla radicale novità della risurrezione. Nella misura della sua libera disponibilità, i pensieri e gli affetti, la mentalità e il comportamento dell’uomo vengono lenta- mente purificati e trasformati, in un cammino mai compiutamente ter- minato in questa vita. La “fede che si rende operosa per mezzo della carità” (Gal 5,6) diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione 101
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 102 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO che cambia tutta la vita dell’uomo (cfr Rm 12,2; Col 3,9-10; Ef 4,20-29; 2Cor 5,17). 7. “Caritas Christi urget nos” (2Cor 5,14): è l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare. Egli, oggi come allo- ra, ci invia per le strade del mondo per proclamare il suo Vangelo a tutti i popoli della terra (cfr Mt 28,19). Con il suo amore, Gesù Cristo attira a sé gli uomini di ogni generazione: in ogni tempo Egli convoca la Chiesa affidandole l’annuncio del Vangelo, con un mandato che è sempre nuovo. Per questo anche oggi è necessario un più convinto impegno ecclesiale a favore di una nuova evangelizzazione per risco- prire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fe- de. Nella quotidiana riscoperta del suo amore attinge forza e vigore l’impegno missionario dei credenti che non può mai venire meno. La fede, infatti, cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ri- cevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia. Essa rende fecondi, perché allarga il cuore nella speranza e consente di offrire una testimonianza capace di generare: apre, infatti, il cuore e la mente di quanti ascoltano ad accogliere l’invito del Signo- re di aderire alla sua Parola per diventare suoi discepoli. I credenti, at- testa sant’Agostino, “si fortificano credendo” [12]. Il santo Vescovo di Ip- pona aveva buone ragioni per esprimersi in questo modo. Come sap- piamo, la sua vita fu una ricerca continua della bellezza della fede fi- no a quando il suo cuore non trovò riposo in Dio [13]. I suoi numerosi scritti, nei quali vengono spiegate l’importanza del credere e la verità della fede, permangono fino ai nostri giorni come un patrimonio di ricchezza ineguagliabile e consentono ancora a tante persone in ricer- ca di Dio di trovare il giusto percorso per accedere alla “porta della fede”. Solo credendo, quindi, la fede cresce e si rafforza; non c’è altra possibilità per possedere certezza sulla propria vita se non abbando- narsi, in un crescendo continuo, nelle mani di un amore che si speri- menta sempre più grande perché ha la sua origine in Dio. 8. In questa felice ricorrenza, intendo invitare i Confratelli Vescovi di tutto l’orbe perché si uniscano al Successore di Pietro, nel tempo di grazia spirituale che il Signore ci offre, per fare memoria del dono 102
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 103 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO prezioso della fede. Vorremmo celebrare questo Anno in maniera de- gna e feconda. Dovrà intensificarsi la riflessione sulla fede per aiutare tutti i credenti in Cristo a rendere più consapevole ed a rinvigorire la loro adesione al Vangelo, soprattutto in un momento di profondo cambiamento come quello che l’umanità sta vivendo. Avremo l’oppor- tunità di confessare la fede nel Signore Risorto nelle nostre Cattedrali e nelle chiese di tutto il mondo; nelle nostre case e presso le nostre famiglie, perché ognuno senta forte l’esigenza di conoscere meglio e di trasmettere alle generazioni future la fede di sempre. Le comunità religiose come quelle parrocchiali, e tutte le realtà ecclesiali antiche e nuove, troveranno il modo, in questo Anno, per rendere pubblica professione del Credo. 9. Desideriamo che questo Anno susciti in ogni credente l’aspira- zione a confessare la fede in pienezza e con rinnovata convinzione, con fiducia e speranza. Sarà unoccasione propizia anche per intensifi- care la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Euca- ristia, che è “il culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e insieme la fonte da cui promana tutta la sua energia” [14]. Nel contempo, auspi- chiamo che la testimonianza di vita dei credenti cresca nella sua cre- dibilità. Riscoprire i contenuti della fede professata, celebrata, vissuta e pregata [15], e riflettere sullo stesso atto con cui si crede, è un impe- gno che ogni credente deve fare proprio, soprattutto in questo Anno. Non a caso, nei primi secoli i cristiani erano tenuti ad imparare a memoria il Credo. Questo serviva loro come preghiera quotidiana per non dimenticare l’impegno assunto con il Battesimo. Con parole den- se di significato, lo ricorda sant’Agostino quando, in un’Omelia sulla redditio symboli, la consegna del Credo, dice: “Il simbolo del santo mistero che avete ricevuto tutti insieme e che oggi avete reso uno per uno, sono le parole su cui è costruita con saldezza la fede della ma- dre Chiesa sopra il fondamento stabile che è Cristo Signore … Voi dunque lo avete ricevuto e reso, ma nella mente e nel cuore lo dovete tenere sempre presente, lo dovete ripetere nei vostri letti, ripensarlo nelle piazze e non scordarlo durante i pasti: e anche quando dormite con il corpo, dovete vegliare in esso con il cuore” [16]. 103
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 104 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO 10. Vorrei, a questo punto, delineare un percorso che aiuti a com- prendere in modo più profondo non solo i contenuti della fede, ma insieme a questi anche l’atto con cui decidiamo di affidarci totalmente a Dio, in piena libertà. Esiste, infatti, un’unità profonda tra l’atto con cui si crede e i contenuti a cui diamo il nostro assenso. L’apostolo Paolo permette di entrare all’interno di questa realtà quando scrive: “Con il cuore … si crede … e con la bocca si fa la professione di fe- de” (Rm 10,10). Il cuore indica che il primo atto con cui si viene alla fede è dono di Dio e azione della grazia che agisce e trasforma la per- sona fin nel suo intimo. L’esempio di Lidia è quanto mai eloquente in proposito. Racconta san Luca che Paolo, mentre si trovava a Filippi, andò di sabato per annunciare il Vangelo ad alcune donne; tra esse vi era Lidia e il “Si- gnore le aprì il cuore per aderire alle parole di Paolo” (At 16,14). Il senso racchiuso nell’espressione è importante. San Luca insegna che la conoscenza dei contenuti da credere non è sufficiente se poi il cuo- re, autentico sacrario della persona, non è aperto dalla grazia che con- sente di avere occhi per guardare in profondità e comprendere che quanto è stato annunciato è la Parola di Dio. Professare con la bocca, a sua volta, indica che la fede implica una testimonianza ed un impegno pubblici. Il cristiano non può mai pen- sare che credere sia un fatto privato. La fede è decidere di stare con il Signore per vivere con Lui. E questo “stare con Lui” introduce alla comprensione delle ragioni per cui si crede. La fede, proprio perché è atto della libertà, esige anche la responsabilità sociale di ciò che si crede. La Chiesa nel giorno di Pentecoste mostra con tutta evidenza questa dimensione pubblica del credere e dell’annunciare senza timo- re la propria fede ad ogni persona. È il dono dello Spirito Santo che abilita alla missione e fortifica la nostra testimonianza, rendendola franca e coraggiosa. La stessa professione della fede è un atto personale ed insieme co- munitario. È la Chiesa, infatti, il primo soggetto della fede. Nella fede della Comunità cristiana ognuno riceve il Battesimo, segno efficace dell’ingresso nel popolo dei credenti per ottenere la salvezza. Come attesta il Catechismo della Chiesa Cattolica: “«Io credo»; è la fede della Chiesa professata personalmente da ogni credente, soprattutto al mo- 104
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 105 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO mento del Battesimo. «Noi crediamo» è la fede della Chiesa confessata dai Vescovi riuniti in Concilio, o più generalmente, dall’assemblea li- turgica dei fedeli. "Io credo": è anche la Chiesa nostra Madre, che ri- sponde a Dio con la sua fede e che ci insegna a dire «Io credo», «Noi crediamo»” [17]. Come si può osservare, la conoscenza dei contenuti di fede è es- senziale per dare il proprio assenso, cioè per aderire pienamente con l’intelligenza e la volontà a quanto viene proposto dalla Chiesa. La co- noscenza della fede introduce alla totalità del mistero salvifico rivelato da Dio. L’assenso che viene prestato implica quindi che, quando si crede, si accetta liberamente tutto il mistero della fede, perché garante della sua verità è Dio stesso che si rivela e permette di conoscere il suo mistero di amore [18]. D’altra parte, non possiamo dimenticare che nel nostro contesto culturale tante persone, pur non riconoscendo in sé il dono della fe- de, sono comunque in una sincera ricerca del senso ultimo e della ve- rità definitiva sulla loro esistenza e sul mondo. Questa ricerca è un au- tentico “preambolo” alla fede, perché muove le persone sulla strada che conduce al mistero di Dio. La stessa ragione dell’uomo, infatti, porta insita l’esigenza di “ciò che vale e permane sempre” [19]. Tale esi- genza costituisce un invito permanente, inscritto indelebilmente nel cuore umano, a mettersi in cammino per trovare Colui che non cer- cheremmo se non ci fosse già venuto incontro [20]. Proprio a questo in- contro la fede ci invita e ci apre in pienezza. 11. Per accedere a una conoscenza sistematica dei contenuti della fede, tutti possono trovare nel Catechismo della Chiesa Cattolica un sussidio prezioso ed indispensabile. Esso costituisce uno dei frutti più importanti del Concilio Vaticano II. Nella Costituzione Apostolica Fidei depositum, non a caso firmata nella ricorrenza del trentesimo anniver- sario dell’apertura del Concilio Vaticano II, il Beato Giovanni Paolo II scriveva: “Questo Catechismo apporterà un contributo molto impor- tante a quell’opera di rinnovamento dell’intera vita ecclesiale… Io lo riconosco come uno strumento valido e legittimo al servizio della co- munione ecclesiale e come una norma sicura per l’insegnamento della fede” [21]. 105
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 106 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO È proprio in questo orizzonte che l’Anno della fede dovrà esprime- re un corale impegno per la riscoperta e lo studio dei contenuti fon- damentali della fede che trovano nel Catechismo della Chiesa Cattoli- ca la loro sintesi sistematica e organica. Qui, infatti, emerge la ricchez- za di insegnamento che la Chiesa ha accolto, custodito ed offerto nei suoi duemila anni di storia. Dalla Sacra Scrittura ai Padri della Chiesa, dai Maestri di teologia ai Santi che hanno attraversato i secoli, il Cate- chismo offre una memoria permanente dei tanti modi in cui la Chiesa ha meditato sulla fede e prodotto progresso nella dottrina per dare certezza ai credenti nella loro vita di fede. Nella sua stessa struttura, il Catechismo della Chiesa Cattolica pre- senta lo sviluppo della fede fino a toccare i grandi temi della vita quo- tidiana. Pagina dopo pagina si scopre che quanto viene presentato non è una teoria, ma l’incontro con una Persona che vive nella Chie- sa. Alla professione di fede, infatti, segue la spiegazione della vita sa- cramentale, nella quale Cristo è presente, operante e continua a co- struire la sua Chiesa. Senza la liturgia e i Sacramenti, la professione di fede non avrebbe efficacia, perché mancherebbe della grazia che so- stiene la testimonianza dei cristiani. Alla stessa stregua, l’insegnamento del Catechismo sulla vita morale acquista tutto il suo significato se po- sto in relazione con la fede, la liturgia e la preghiera. 12. In questo Anno, pertanto, il Catechismo della Chiesa Cattolica potrà essere un vero strumento a sostegno della fede, soprattutto per quanti hanno a cuore la formazione dei cristiani, così determinante nel nostro contesto culturale. A tale scopo, ho invitato la Congrega- zione per la Dottrina della Fede, in accordo con i competenti Dicasteri della Santa Sede, a redigere una Nota, con cui offrire alla Chiesa ed ai credenti alcune indicazioni per vivere quest’Anno della fede nei modi più efficaci ed appropriati, al servizio del credere e dell’evangelizzare. La fede, infatti, si trova ad essere sottoposta più che nel passato a una serie di interrogativi che provengono da una mutata mentalità che, particolarmente oggi, riduce l’ambito delle certezze razionali a quello delle conquiste scientifiche e tecnologiche. La Chiesa tuttavia non ha mai avuto timore di mostrare come tra fede e autentica scien- za non vi possa essere alcun conflitto perché ambedue, anche se per vie diverse, tendono alla verità [22]. 106
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 107 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO 13. Sarà decisivo nel corso di questo Anno ripercorrere la storia della nostra fede, la quale vede il mistero insondabile dell’intreccio tra santità e peccato. Mentre la prima evidenzia il grande apporto che uo- mini e donne hanno offerto alla crescita ed allo sviluppo della comu- nità con la testimonianza della loro vita, il secondo deve provocare in ognuno una sincera e permanente opera di conversione per speri- mentare la misericordia del Padre che a tutti va incontro. In questo tempo terremo fisso lo sguardo su Gesù Cristo, “colui che dà origine alla fede e la porta a compimento” (Eb 12,2): in lui tro- va compimento ogni travaglio ed anelito del cuore umano. La gioia dell’amore, la risposta al dramma della sofferenza e del dolore, la for- za del perdono davanti all’offesa ricevuta e la vittoria della vita dinan- zi al vuoto della morte, tutto trova compimento nel mistero della sua Incarnazione, del suo farsi uomo, del condividere con noi la debolez- za umana per trasformarla con la potenza della sua Risurrezione. In lui, morto e risorto per la nostra salvezza, trovano piena luce gli esempi di fede che hanno segnato questi duemila anni della nostra storia di salvezza. Per fede Maria accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizio- ne (cfr Lc 1,38). Visitando Elisabetta innalzò il suo canto di lode all’Al- tissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui (cfr Lc 1,46-55). Con gioia e trepidazione diede alla luce il suo unico Fi- glio, mantenendo intatta la verginità (cfr Lc 2,6-7). Confidando in Giu- seppe suo sposo, portò Gesù in Egitto per salvarlo dalla persecuzione di Erode (cfr Mt 2,13-15). Con la stessa fede seguì il Signore nella sua predicazione e rimase con Lui fin sul Golgota (cfr Gv 19,25-27). Con fede Maria assaporò i frutti della risurrezione di Gesù e, custodendo ogni ricordo nel suo cuore (cfr Lc 2,19.51), lo trasmise ai Dodici riuniti con lei nel Cenacolo per ricevere lo Spirito Santo (cfr At 1,14; 2,1-4). Per fede gli Apostoli lasciarono ogni cosa per seguire il Maestro (cfr Mc 10,28). Credettero alle parole con le quali annunciava il Regno di Dio presente e realizzato nella sua persona (cfr Lc 11,20). Vissero in comunione di vita con Gesù che li istruiva con il suo insegnamento, lasciando loro una nuova regola di vita con la quale sarebbero stati ri- conosciuti come suoi discepoli dopo la sua morte (cfr Gv 13,34-35). 107
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 108 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO Per fede andarono nel mondo intero, seguendo il mandato di portare il Vangelo ad ogni creatura (cfr Mc 16,15) e, senza alcun timore, an- nunciarono a tutti la gioia della risurrezione di cui furono fedeli testi- moni. Per fede i discepoli formarono la prima comunità raccolta intorno all’insegnamento degli Apostoli, nella preghiera, nella celebrazione dell’Eucaristia, mettendo in comune quanto possedevano per sovveni- re alle necessità dei fratelli (cfr At 2,42-47). Per fede i martiri donarono la loro vita, per testimoniare la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande dell’amore con il perdono dei propri persecutori. Per fede uomini e donne hanno consacrato la loro vita a Cristo, la- sciando ogni cosa per vivere in semplicità evangelica l’obbedienza, la povertà e la castità, segni concreti dell’attesa del Signore che non tar- da a venire. Per fede tanti cristiani hanno promosso un’azione a favo- re della giustizia per rendere concreta la parola del Signore, venuto ad annunciare la liberazione dall’oppressione e un anno di grazia per tut- ti (cfr Lc 4,18-19). Per fede, nel corso dei secoli, uomini e donne di tutte le età, il cui nome è scritto nel Libro della vita (cfr Ap 7,9; 13,8), hanno confessato la bellezza di seguire il Signore Gesù là dove venivano chiamati a da- re testimonianza del loro essere cristiani: nella famiglia, nella profes- sione, nella vita pubblica, nell’esercizio dei carismi e ministeri ai quali furono chiamati. Per fede viviamo anche noi: per il riconoscimento vivo del Signore Gesù, presente nella nostra esistenza e nella storia. 14. L’Anno della fede sarà anche un’occasione propizia per intensi- ficare la testimonianza della carità. Ricorda san Paolo: “Ora dunque ri- mangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!” (1Cor 13,13). Con parole ancora più forti - che da sempre impegnano i cristiani - l’apostolo Giacomo affermava: “A che serve, fratelli miei, se uno dice di avere fede, ma non ha le opere? Quella fede può forse salvarlo? Se un fratello o una sorella so- no senza vestiti e sprovvisti del cibo quotidiano e uno di voi dice lo- ro: «Andatevene in pace, riscaldatevi e saziatevi», ma non date loro il necessario per il corpo, a che cosa serve? Così anche la fede: se non è 108
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 109 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO seguita dalle opere, in se stessa è morta. Al contrario uno potrebbe di- re: «Tu hai la fede e io ho le opere; mostrami la tua fede senza le ope- re, ed io con le mie opere ti mostrerò la mia fede»” (Gc 2,14-18). La fede senza la carità non porta frutto e la carità senza la fede sa- rebbe un sentimento in balia costante del dubbio. Fede e carità si esi- gono a vicenda, così che l’una permette all’altra di attuare il suo cam- mino. Non pochi cristiani, infatti, dedicano la loro vita con amore a chi è solo, emarginato o escluso come a colui che è il primo verso cui andare e il più importante da sostenere, perché proprio in lui si riflet- te il volto stesso di Cristo. Grazie alla fede possiamo riconoscere in quanti chiedono il nostro amore il volto del Signore risorto. “Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’a- vete fatto a me” (Mt 25,40): queste sue parole sono un monito da non dimenticare ed un invito perenne a ridonare quell’amore con cui Egli si prende cura di noi. È la fede che permette di riconoscere Cristo ed è il suo stesso amore che spinge a soccorrerlo ogni volta che si fa no- stro prossimo nel cammino della vita. Sostenuti dalla fede, guardiamo con speranza al nostro impegno nel mondo, in attesa di “nuovi cieli e una terra nuova, nei quali abita la giustizia” (2Pt 3,13; cfr Ap 21,1). 15. Giunto ormai al termine della sua vita, l’apostolo Paolo chiede al discepolo Timoteo di “cercare la fede” (cfr 2Tm 2,22) con la stessa costanza di quando era ragazzo (cfr 2Tm 3,15). Sentiamo questo invi- to rivolto a ciascuno di noi, perché nessuno diventi pigro nella fede. Essa è compagna di vita che permette di percepire con sguardo sem- pre nuovo le meraviglie che Dio compie per noi. Intenta a cogliere i segni dei tempi nell’oggi della storia, la fede impegna ognuno di noi a diventare segno vivo della presenza del Risorto nel mondo. Ciò di cui il mondo oggi ha particolarmente bisogno è la testimonianza credibile di quanti, illuminati nella mente e nel cuore dalla Parola del Signore, sono capaci di aprire il cuore e la mente di tanti al desiderio di Dio e della vita vera, quella che non ha fine. “La Parola del Signore corra e sia glorificata” (2Ts 3,1): possa que- sto Anno della fede rendere sempre più saldo il rapporto con Cristo Signore, poiché solo in Lui vi è la certezza per guardare al futuro e la garanzia di un amore autentico e duraturo. Le parole dell’apostolo Pietro gettano un ultimo squarcio di luce sulla fede: “Perciò siete ri- 109
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 110 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO colmi di gioia, anche se ora dovete essere, per un po’ di tempo, afflitti da varie prove, affinché la vostra fede, messa alla prova, molto più preziosa dell’oro – destinato a perire e tuttavia purificato con fuoco – torni a vostra lode, gloria e onore quando Gesù Cristo si manifesterà. Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre raggiungete la mèta della vostra fede: la salvezza delle anime” (1Pt 1,6-9). La vita dei cristiani conosce l’esperienza della gioia e quella della sofferenza. Quanti Santi hanno vissuto la solitudine! Quanti credenti, anche ai no- stri giorni, sono provati dal silenzio di Dio mentre vorrebbero ascolta- re la sua voce consolante! Le prove della vita, mentre consentono di comprendere il mistero della Croce e di partecipare alle sofferenze di Cristo (cfr Col 1,24), sono preludio alla gioia e alla speranza cui la fe- de conduce: “quando sono debole, è allora che sono forte” (2Cor 12,10). Noi crediamo con ferma certezza che il Signore Gesù ha scon- fitto il male e la morte. Con questa sicura fiducia ci affidiamo a Lui: Egli, presente in mezzo a noi, vince il potere del maligno (cfr Lc 11,20) e la Chiesa, comunità visibile della sua misericordia, permane in Lui come segno della riconciliazione definitiva con il Padre. Affidiamo alla Madre di Dio, proclamata “beata” perché “ha credu- to” (Lc 1,45), questo tempo di grazia. Dato a Roma, presso San Pietro, l’11 ottobre dell’Anno 2011, settimo di Pontificato. 110
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 111 LA PAROLA DI BENEDETTO XVI MOTU PROPRIO [1] Omelia per l’inizio del ministero petrino del Vescovo di Roma (24 aprile 2005): AAS 97(2005), 710. [2] Cfr BENEDETTO XVI, Omelia S. Messa al Terreiro do Paço, Lisbona (11 maggio 2010): Insegnamenti VI,1(2010), 673. [3] Cfr GIOVANNI PAOLO II, Cost. ap. Fidei depositum (11 ottobre 1992): AAS 86(1994), 113-118. [4] Cfr Rapporto finale del Secondo Sinodo Straordinario dei Vescovi (7 dicembre 1985), II, B, a, 4: in Enchiridion Vaticanum, vol. 9, n. 1797. [5] PAOLO VI, Esort. ap. Petrum et Paulum Apostolos, nel XIX centenario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo (22 febbraio 1967): AAS 59(1967), 196. [6] Ibid., 198. [7] PAOLO VI, Solenne Professione di fede, Omelia per la Concelebrazione nel XIX cente- nario del martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, a conclusione dell’ “Anno della fe- de” (30 giugno 1968): AAS 60(1968), 433-445. [8 ID., Udienza Generale (14 giugno 1967): Insegnamenti V(1967), 801. [9] GIOVANNI PAOLO II, Lett. ap. Novo millennio ineunte (6 gennaio 2001), 57: AAS 93(2001), 308. [10] Discorso alla Curia Romana (22 dicembre 2005): AAS 98(2006), 52. [11] CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla Chiesa Lumen gentium, 8. [12] De utilitate credendi, 1,2. [13] Cfr AGOSTINO D’IPPONA, Confessioni, I,1. [14] CONC. ECUM. VAT. II, Cost. sulla sacra liturgia Sacrosanctum Concilium, 10. [15] Cfr GIOVANNI PAOLO II, Cost. ap. Fidei depositum (11 ottobre 1992): AAS 86(1994), 116. [16] Sermo 215,1. [17] Catechismo della Chiesa Cattolica, 167. [18] Cfr CONC. ECUM. VAT. I, Cost. dogm. sulla fede cattolica Dei Filius, cap. III: DS 3008- 3009; CONC. ECUM. VAT. II, Cost. dogm. sulla divina rivelazione Dei Verbum, 5. [19] BENEDETTO XVI, Discorso al Collège des Bernardins, Parigi (12 settembre 2008): AAS 100(2008), 722. [20] Cfr AGOSTINO D’IPPONA, Confessioni, XIII, 1. [21] GIOVANNI PAOLO II, Cost. ap. Fidei depositum (11 ottobre 1992): AAS 86(1994), 115 e 117. [22] Cfr ID., Lett. enc. Fides et ratio (14 settembre 1998), nn. 34 e106: AAS 91(1999), 31-32, 86-87. 111
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    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 113 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI
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    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 115 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE Conferenza Episcopale Italiana CONSIGLIO PERMANENTE Roma, 26 - 29 settembre 2011 115
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 116 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE COMUNICATO FINALE Piena consonanza e sincera gratitudine ha raccolto la prolusione con cui il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Card. An- gelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova, ha aperto i lavori della sessione autunnale del Consiglio Episcopale Permanente (Roma, 26-29 settem- bre 2011). Egli ha offerto una riflessione a tutto campo, caratterizzata dalla preoccupazione per le conseguenze della crisi economica e so- ciale che colpisce soprattutto le fasce deboli, ma anche animata dalla ferma volontà di offrire all’Italia il contributo specifico dell’esperienza cristiana. Consapevoli dell’impossibilità di rimanere “spettatori intimiditi” e rassegnati a subire una sorta di “oscuramento della speranza colletti- va”, i membri del Consiglio Permanente – riprendendo e approfonden- do l’analisi “severa, coraggiosa e pacata” del Presidente – non si sono sottratti alla responsabilità di un ascolto attento del presente, volto a favorire il discernimento e il giudizio. L’orizzonte ermeneutico della Giornata Mondiale della Gioventù (Madrid, 16-21 agosto 2011) e del Congresso Eucaristico Nazionale (Ancona, 3-11 settembre 2011) ha fornito gli elementi per una lettura di fede anche di questo tempo. Nel- le “fotografie” emerse dal confronto appare un Occidente scosso da una globalizzazione non governata e da un generale calo demografi- co e, nel contempo, incapace di correggere abitudini di vita che lo pongono al di sopra delle proprie possibilità. Di qui la questione etica, che investe la cultura in molti ambiti, e il rischio diffuso di un progres- sivo impoverimento delle famiglie, a fronte di provvedimenti economici che stentano a contenere la gravità della crisi. I Vescovi hanno dato voce alle molteplici iniziative con cui la Chie- sa sostiene il bene comune, da quelle caritative a quelle formative, educative e culturali, volte anche a favorire l’adesione ai valori dell’u- manizzazione – o valori irrinunciabili, per cui l’etica della vita è fon- damento dell’etica sociale – e la partecipazione attiva dei cattolici alla vita pubblica. Nello specifico, ha preso forma l’urgenza di “concorrere alla rigenerazione del soggetto cristiano”, ossia alla riproposta in chia- ve sociale dell’esperienza di fede, riconosciuta come questione decisi- va. 116
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 117 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE In questa prospettiva, il Consiglio Permanente ha formulato il pro- gramma di lavoro della CEI per il quadriennio 2012-2015, mettendo a fuoco soggetti e metodi dell’educazione cristiana; ha approvato il pro- prio contributo di studio sui Lineamenta della prossima Assemblea ge- nerale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dedicata al tema della nuova evangelizzazione; ha esaminato la bozza del testo esplicativo, per la si- tuazione italiana, delle Linee-guida della Congregazione della dottri- na della fede circa gli abusi sessuali su minori compiuti da chierici; ha discusso una prima ipotesi di lavoro in vista della prossima Setti- mana Sociale dei cattolici italiani. Si è inoltre proceduto alla verifica dell’andamento del Prestito della speranza, all’approvazione del messaggio per la Giornata per la vita del 2012 e al vaglio della proposta di un sussidio pastorale per l’ac- compagnamento dei fidanzati. Infine, è stata presentata la relazione finale dell’attività della commissione di studio sulle piccole diocesi e si è nuovamente affrontata la questione della cura pastorale dei fedeli cattolici orientali provenienti dall’estero. 1. Con la sapienza della dottrina sociale Il clima di insicurezza diffuso nel corpo sociale, e rafforzato dal di- sorientamento culturale e morale, ha trovato nei Vescovi interlocutori attenti, partecipi e consapevoli della responsabilità a contribuire per farvi fronte con quella speranza certa che ha il volto di Gesù Cristo. Consapevoli del loro ruolo di pastori, essi hanno espresso preoccupa- zione per la situazione in cui versa il Paese e che colpisce pesante- mente il mondo del lavoro e, quindi, le famiglie; hanno lamentato la fatica a reagire adeguatamente alla crisi, purtroppo accompagnata dal deterioramento del senso civico e della vita pubblica; hanno messo in guardia dall’incidenza che la questione morale ha sull’educazione e sulla cultura del Paese, veicolando una visione individualistica dell’esi- stenza tanto più superficiale, quanto più irresponsabile e fuorviante. Questa crisi complessiva – hanno rilevato – infrange i legami di so- lidarietà, scatena aggressività e diffonde indifferenza e cinismo. I dina- mismi in atto, se letti con la sapienza della dottrina sociale della Chie- sa, richiedono il recupero di un respiro di speranza, che passa attra- verso la riaffermazione del primato della persona e della famiglia e 117
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 118 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI INDICE CEI ABC- CONSIGLIO PERMANENTE necessita di percorsi culturali e politici innovativi, all’interno dei quali la responsabilità dei cattolici è chiamata a spendersi con ritrovato vi- gore. Riprendendo i contenuti della prolusione, i Vescovi hanno sottoli- neato come la Chiesa non si limiti a generici richiami, ma viva nel ter- ritorio – a partire dal tessuto parrocchiale – un’effettiva prossimità alla vita della gente. Ne sono espressione le molteplici iniziative solidali promosse dalla Caritas e da Migrantes a livello nazionale e diocesano, come pure il Prestito della speranza – la cui utilità è stata ribadita –, senza dimenticare la generosa disponibilità di tanti sacerdoti, diaconi, consacrati e consacrate, la presenza operosa dei laici nel mondo della sanità e dell’assistenza, l’impegno oneroso – spesso nemmeno suffi- ciente ad assicurarne la sopravvivenza – nella scuola paritaria. 2. Una Chiesa eucaristica, dal volto giovane La missione prioritaria a cui la Chiesa avverte di essere chiamata – hanno sottolineato i Vescovi – non può che essere l’educazione alla fede, a pensare la fede e a pensare nella fede. Da essa, infatti, sgorga la speranza: perciò la questione di Dio rimane la questione decisiva. Il Consiglio Permanente ha espresso questa convinzione riprendendo a più riprese il Magistero di Papa Benedetto XVI, in particolare quello espresso nella recente visita in Germania (22-25 settembre). Anche l’esito positivo della Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid e del Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona – è stato rile- vato da più voci in seno al Consiglio – confermano ampiamente tale prospettiva. Per entrambi gli eventi, i Vescovi hanno espresso apprez- zamento per il servizio svolto dai media ecclesiali (Avvenire, Tv2000, Radio InBlu, l’agenzia Sir, Radio Vaticana) e dall’Ufficio Nazionale per le comunicazioni sociali. In particolare, si è evidenziato come la parte- cipazione di circa centodiecimila giovani italiani all’evento madrileno sia stata caratterizzata dall’ascolto attento delle catechesi, dalla dispo- nibilità all’approfondimento, da una partecipazione vivace ai momenti sacramentali e di preghiera, non disgiunti dalla capacità di sopportare qualche disagio logistico. Analogamente il volto di popolo di Dio emerso in occasione del Congresso Eucaristico ha svelato la presenza di una Chiesa viva, per la quale il culto eucaristico ha una rilevanza 118
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 119 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE sostanziale; una Chiesa innervata dalla vita buona del Vangelo, costan- temente alimentata dalla fedeltà al mandato originario del suo Signo- re: “Fate questo in memoria di me”. All’interno di questo orizzonte, il Consiglio Permanente ha definito il programma di lavoro della CEI per la prima metà del decennio 2011-2020, dedicato all’educazione. Assodata la necessità di superare un’impostazione “puerocentrica”, sulla scorta degli Orientamenti pa- storali i Vescovi hanno collocato il compito educativo nell’odierna sta- gione culturale, evidenziando il ruolo che sono chiamati ad assumere soggetti istituzionali quali la famiglia, la parrocchia e la scuola, e quin- di la condizione degli educatori e degli adulti in genere. Ribadita la scelta di dedicare la prima metà del decennio al rappor- to tra educazione cristiana e comunità ecclesiale, mentre la seconda metà volgerà l’attenzione alla relazione tra educazione cristiana e città, è stata confermata la centralità del ruolo della comunità e l’obiettivo di puntare alla maturità della fede, assumendo un concetto integrale di iniziazione cristiana, che si compie nel contesto di una comunità che celebra e vive secondo verità. Questa visione complessiva si è sposata con la proposta di articolare i prossimi anni attorno ad alcuni temi di fondo: la formazione cristiana degli adulti e della famiglia (2012); gli educatori nella comunità cristiana (2013); i destinatari dell’i- niziazione cristiana (2014); gli itinerari e gli strumenti dell’iniziazione cristiana (2015). In Italia la Chiesa continua a essere percepita come un’istituzione affidabile, perché vive in mezzo alla gente. Questo non riduce, tutta- via, il rischio che l’esperienza religiosa sia sperimentata in maniera privatistica: ciò è stato rilevato nel contributo preparato sui Lineamen- ta della XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, de- dicati alla nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cri- stiana. Tra i punti di forza del caso italiano, è stata sottolineata l’espe- rienza del progetto culturale, la revisione dell’impostazione dell’inizia- zione cristiana e la ricerca di una pastorale marcatamente missionaria. Dando attuazione alle direttive della Santa Sede, il Consiglio Per- manente ha esaminato la bozza del testo che mira a esplicare, in rap- porto alla realtà italiana, le Linee-guida pubblicate nel mesi scorsi dal- la Congregazione della dottrina della fede circa gli abusi sessuali su 119
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 120 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE minori compiuti da chierici. Il dibattito ha dato voce alla necessità di un sempre più rigoroso percorso formativo nei seminari, luogo di pre- parazione dei sacerdoti di domani; alla piena disponibilità nel porsi in ascolto delle vittime; all’accompagnamento dei sacerdoti coinvolti, fer- ma restando l’assunzione delle conseguenze penali dei comportamen- ti di ciascuno. Il testo sarà perfezionato alla luce delle osservazioni emerse, per essere approvato in una prossima sessione di lavoro. 3. Nel nome della famiglia La premura per la famiglia ha trovato espressione anche nella scelta di dedicare a tale tema la XLVII Settimana Sociale dei cattolici italiani, che è in programma nell’autunno del 2013. È stata così accolta la pro- posta del Comitato scientifico e organizzatore delle Settimane Sociali di far convergere l’attenzione sulla famiglia, in relazione all’importan- za determinante che essa ha per la crescita del Paese, esplicitando quanto già emerso nella Settimana Sociale di Reggio Calabria. L’inten- to è quello di approfondirne i fondamenti antropologici, teologici e giuridico-costituzionali; gli aspetti educativi, sociali ed economici; il rapporto tra famiglia e lavoro; il confronto con la situazione legislativa di altri Paesi europei. A tale proposito, il Consiglio ha apprezzato la volontà di promuovere – in continuità con la tradizione delle prece- denti edizioni – quattro seminari, che si svolgeranno tra l’autunno 2011 e la primavera 2012 nelle diverse aree del Paese. Con particolare interesse verrà seguito il VII Incontro mondiale delle famiglie (Milano, 30 maggio – 3 giugno 2012), alla luce del quale saranno precisati i contenuti della prossima Settimana Sociale. Nella linea dell’attenzione alla famiglia, il Consiglio Permanente ha accolto la proposta della competente Commissione Episcopale di elaborare un vademecum che accompagni la preparazione dei fidanzati al matrimonio e ha licenzia- to il testo del Messaggio per la Giornata per la vita, che sarà celebrata il 5 febbraio 2012. 4. Nomine Nel corso dei lavori, il Consiglio Permanente ha proceduto alle se- guenti nomine: 120
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 121 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE - Membro della Commissione Episcopale per l’ecumenismo e il dia- logo: S.E. mons. Beniamino PIZZIOL, Vescovo di Vicenza. - Presidente del Comitato per la valutazione dei progetti di interven- to a favore dei beni culturali ecclesiastici: S.E. mons. Simone GIU- STI, Vescovo di Livorno. - Economo della Conferenza Episcopale Italiana: don Rocco PEN- NACCHIO (Matera – Irsina). - Coordinatore Nazionale della pastorale per gli immigrati indiani si- ro-malabaresi: don Paul Stephen CHIRAPPANATH (Irinjalakuda dei Siro-Malabaresi). - Coordinatore Nazionale della pastorale per gli immigrati cinesi: don Pietro CUI XINGANG (Baoding). - Coordinatore Nazionale della pastorale per gli immigrati sri-lankesi- cingalesi: don Joe Neville PERERA (Colombo). - Coordinatore Nazionale della pastorale per gli immigrati ungheresi: mons. László NEMÉTH (Esztergom-Budapest). - Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per il Settore Giovani: don Vito PICCINONNA (Bari – Bitonto). - Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana per l’Azione Cattolica Ragazzi: don Dino PIRRI (San Benedetto del Tronto – Ripatransone – Montalto). - Assistente Ecclesiastico Generale dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI): padre Alessandro SALUCCI, OP. - Assistente Ecclesiastico Generale della Branca Lupetti/Coccinelle dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI): don Andrea DELLA BIANCA (Concordia - Pordenone). - Assistente Ecclesiastico Generale della Branca Esploratori/Guide dell’Associazione Guide e Scouts Cattolici Italiani (AGESCI): don Andrea MEREGALLI (Milano). - Assistente Ecclesiastico Nazionale del Movimento Adulti Scout Cat- tolici Italiani (MASCI): padre Francesco COMPAGNONI, OP. - Incaricato presso la Federazione Organismi Cristiani Servizio Inter- nazionale Volontariato (FOCSIV): mons. Alessandro GRECO (Taran- to). 121
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 122 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI CEI - CONSIGLIO PERMANENTE - Presidente Nazionale del Movimento di Impegno Educativo dell’A- zione Cattolica (MIEAC): prof.ssa Elisabetta BRUGÈ. - Conferma del presbitero membro del “team pastore” nazionale del- l’Associazione Incontro Matrimoniale: don Giuseppe GRECO (Saler- no – Campagna – Acerno). La Presidenza, nella riunione del 26 settembre, ha proceduto alle seguenti nomine: - Membri del Comitato per la valutazione dei progetti di intervento a favore dei beni culturali ecclesiastici: don Gaetano COVIELLO (Bari – Bitonto); padre Gabriele INGEGNERI, OFM Cap.; don Federico PELLEGRINI (Brescia); don Valerio PENNASSO (Alba); mons. Stefa- no RUSSO, Direttore dell’Ufficio Nazionale per i beni culturali ec- clesiastici; don Francesco VALENTINI (Orvieto – Todi). - Direttore del Centro Studi per la scuola cattolica: prof. Sergio CICA- TELLI. - Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Milano: don Pier Luigi GALLI STAMPINO (Milano). - Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Roma: don Luciano Oronzo SCARPINA (Nardò - Gallipoli). - Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Piacenza: don Stefano FUMAGALLI (Porto – Santa Rufina). - Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Brescia: don Roberto LOMBARDI (Brescia). Roma, 30 settembre 2011 122
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 123 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI Messaggio per la 6ª Giornata per la salvaguardia del creato 1 settembre 2011 “IN UNA TERRA OSPITALE, EDUCHIAMO ALL’ACCOGLIENZA” Il tema della 6ª Giornata per la salvaguardia del creato è assai si- gnificativo nel contesto del dibattito ecclesiale e culturale odierno. Es- so si articola in quattro punti, in continuità con l’argomento trattato l’anno passato, Custodire il creato, per coltivare la pace, nella linea de- gli Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio cor- rente: “La comunità cristiana offre il suo contributo e sollecita quello di tutti perché la società diventi sempre più terreno favorevole all’edu- cazione. Favorendo condizioni e stili di vita sani e rispettosi dei valori, è possibile promuovere lo sviluppo integrale della persona, educare all’accoglienza dell’altro e al discernimento della verità, alla solidarietà e al senso della festa, alla sobrietà e alla custodia del creato, alla mon- dialità e alla pace, alla legalità, alla responsabilità etica nell’economia e all’uso saggio delle tecnologie” (Educare alla vita buona del Vange- lo, n. 50). La Giornata diventa così occasione di un’ulteriore immersione nella storia, per ritrovare le radici della solidarietà, partendo da Dio, che creò l’uomo a sua immagine e somiglianza, con il mandato di fare della terra un giardino accogliente, che rispecchi il cielo e prolunghi l’opera della creazione (cfr Gen 2,8-15). 1. L’uomo, creatura responsabile e ospitale La Sacra Scrittura, infatti, narra che l’uomo venne posto da Dio nel giardino di Eden, perché lo coltivasse e lo custodisse. Affidandogli la terra, Dio gli consegnò, in qualche modo, tutta la sua gratuità. L’uomo diventa così la creatura chiamata a realizzare il disegno divino di go- vernare il mondo nello stile della gratuità, con santità e giustizia (cfr 123
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 124 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI Sap 9,2-3), fino a giungere alla meta di riconoscersi, per grazia, figlio adottivo in Gesù Cristo (cfr Ef 1,5). Accogliendo l’intero creato come dono gratuito di Dio e agendo in esso nello stile della gratuità, l’uomo diviene egli stesso autentico spa- zio di ospitalità: finalmente idoneo e capace di accogliere ogni altro essere umano come un fratello, perché l’amore di Dio effuso dallo Spirito nel suo cuore lo rende capace di amore e di perdono, di ri- nuncia a se stesso, “di accoglienza del prossimo, di giustizia e di pa- ce” (Benedetto XVI, Caritas in veritate, n. 79). È il cuore dell’uomo, infatti, che deve essere formato all’accoglien- za, anzitutto della vita in se stessa, fino all’incontro e all’accoglienza di ogni esistenza concreta, senza mai respingere qualcuno dei propri fra- telli. Il Santo Padre ci ricorda che: “se si perde la sensibilità personale e sociale verso l’accoglienza di una nuova vita, anche altre forme di accoglienza utili alla vita sociale si inaridiscono. L’accoglienza della vi- ta tempra le energie morali e rende capaci di aiuto reciproco” (Caritas in veritate, n. 28). L’ospitalità diventa così, in un certo senso, la misura concreta dello sviluppo umano, la virtù che getta il seme della solidarietà nel tessuto della società, il parametro interiore ed esteriore del disegno dell’amo- re che rivela il volto di Dio Padre. Diventando ospitale, l’uomo rico- nosce con i fatti a ogni persona il diritto a sentirsi di casa nel cuore stesso di Dio. 2. Il problema dei rifugiati ambientali In questa delicata stagione del mondo il tema dell’ospitalità richia- ma con drammatica urgenza le dinamiche delle migrazioni internazio- nali, nel loro legame con la questione ambientale. Sono sempre più numerosi, oggi, gli uomini e le donne costretti ad abbandonare la loro terra d’origine per motivi legati, più o meno direttamente, al degrado dell’ambiente. È la terra stessa, infatti, che – divenuta inospitale a mo- tivo del mancato accesso all’acqua, al cibo, alle foreste e all’energia, come pure dell’inquinamento e dei disastri naturali – genera i cosid- detti “rifugiati ambientali”. Si tratta di un fenomeno che può avere una dimensione nazionale, laddove gli spostamenti avvengano all’interno di un Paese o di una regione; ma che si caratterizza sempre più spes- 124
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 125 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI so per la portata globale, con migrazioni che interessano talvolta po- poli interi, sospinti dagli eventi a spostarsi in terre lontane. In questo processo gioca un ruolo non trascurabile il mutamento del clima, che attraverso la variazione repentina e non sempre preve- dibile delle sue fasce, rischia di intaccare l’abitabilità di intere aree del pianeta e di incrementare, di conseguenza, i flussi migratori. Per quanto sia possibile prevedere, non si è lontani dal vero imma- ginando che entro la metà di questo secolo il numero dei profughi ambientali potrà raggiungere i duecento milioni. Si comprende bene, allora, il senso dell’accorato richiamo del Papa nel Messaggio per la giornata della pace dell’anno 2010: “Come rima- nere indifferenti di fronte alle problematiche che derivano da fenome- ni quali i cambiamenti climatici, la desertificazione, il degrado e la perdita di produttività di vaste aree agricole, l’inquinamento dei fiumi e delle falde acquifere, la perdita della biodiversità, l’aumento di eventi naturali estremi, il disboscamento delle aree equatoriali e tropi- cali? Come trascurare il crescente fenomeno dei cosiddetti ‘profughi ambientali’: persone che, a causa del degrado dell’ambiente in cui vi- vono, lo devono lasciare – spesso insieme ai loro beni – per affronta- re i pericoli e le incognite di uno spostamento forzato?” (n. 4). 3. Educare all’accoglienza È questo lo scenario cosmico e umano dentro il quale la Chiesa è chiamata oggi a rendere presente il mistero della presenza di Cristo, via, verità e vita, riproponendone con forza il messaggio di solidarietà e di pace. Attraverso la sua opera educativa, “la Chiesa intende essere testimone dell’amore di Dio nell’offerta di se stessa; nell’accoglienza del povero e del bisognoso; nell’impegno per un mondo più giusto, pacifico e solidale; nella difesa coraggiosa e profetica della vita e dei diritti di ogni donna e di ogni uomo, in particolare di chi è straniero, immigrato ed emarginato; nella custodia di tutte le creature e nella sal- vaguardia del creato” (Educare alla vita buona del Vangelo, n. 24). Ecco perché educare all’accoglienza a partire dalla custodia del creato significa condurre gli uomini lungo un triplice sentiero: quello, anzitutto, di coltivare un atteggiamento di gratitudine a Dio per il do- no del creato; quello, poi, di vivere personalmente la responsabilità di 125
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 126 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI rendere sempre più bella la creazione; quello, infine, di essere, sull’e- sempio di Cristo, testimoni autentici di gratuità e di servizio nei con- fronti di ogni persona umana. È così che la custodia del creato, auten- tica scuola dell’accoglienza, permette l’incontro tra le diverse culture, fra i diversi popoli e perfino, nel rispetto della identità di ciascuno, fra le diverse religioni, e conduce tutti a crescere nella reciproca cono- scenza, nel dialogo fraterno, nella collaborazione più piena. Ciò può realizzarsi senza mai dimenticare la necessità che la Chie- sa, con il coraggio della parola e l’umiltà della testimonianza, continui a proclamare che è proprio Gesù Cristo, il Verbo di Dio fatto carne, la presenza profonda che permette il disvelarsi del disegno di Dio sul- l’uomo e sul cosmo, perché “tutto è stato fatto per mezzo di lui e sen- za di lui nulla è stato fatto di ciò che esiste” (Gv 1,3). È in Cristo che la solidarietà diventa reciprocità, esercizio di amore fraterno, gara nel- la stima vicendevole, custodia dell’identità e della dignità di ciascuno, stimolo al cambiamento nel vivere sociale. È consolante rilevare come, sull’insieme di questi temi, le diverse Chiese e comunità cristiane abbiano raggiunto una significativa sinto- nia: il mondo ortodosso, a partire dal Patriarcato ecumenico, ha dedi- cato al problema della salvaguardia responsabile del creato documen- ti, momenti di riflessione ed iniziative; le diverse denominazioni evan- geliche condividono la preoccupazione per l’uso equo e solidale delle risorse della terra, in un impegno concreto e fattivo. Tutte convergono nella sollecitudine verso i più poveri, verso le vittime delle guerre, dei disastri ambientali e della ingiusta distribuzione dei frutti della terra. La Giornata per la salvaguardia del creato si conferma, così, anche una felice occasione di incontro ecumenico, che mostra come il dialo- go fra i credenti in Cristo salvatore non si limiti al confronto teologico, ma tocchi il comune impegno per le sorti dell’umanità. Tutti siamo chiamati a cooperare perché le risorse ambientali siano preservate dallo spreco, dall’inquinamento, dalla mercificazione e dal- l’appropriazione da parte di pochi. Il fatto che, in questo sforzo condi- viso, le Chiese riescano a parlare con una voce sola, rappresenta una grande testimonianza cristiana, che rende di sicuro più credibile l’an- nuncio del Vangelo nel mondo di oggi. 126
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 127 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI 4. I miti, eredi di questo mondo “Beati i miti, perché avranno in eredità la terra” (Mt 5,5). Sentirsi custodi gli uni degli altri è l’effetto dinamico dell’essere dono nell’ac- coglienza. Sappiamo, però, che la mitezza coincide con la purezza del cuore: è uno stile di vita e di relazioni a cui il cristiano aspira, perché in esso arde la pienezza dell’umiltà contro la prevaricazione e l’egoi- smo. Sono i miti i veri difensori del creato, perché amano quanto il Padre ha creato per la loro sussistenza e la loro felicità. Dio infatti “ha creato il mondo per manifestare e per comunicare la sua gloria, in modo che le sue creature abbiano parte alla sua verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale Dio le ha create” (Catechismo della Chiesa cattolica, n. 319). Tutti abbiamo bisogno di Dio: riconoscendoci opera delle sue ma- ni, sue creature, siamo invitati a custodire il mondo che ci ha affidato, perché, condividendo le risorse della terra, esse si moltiplichino, con- sentendo a ogni persona di condurre un’esistenza dignitosa. Roma, 12 giugno 2011, Solennità di Pentecoste 127
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 128 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI Per la Giornata del Ringraziamento Commissione Episcopale per i problemi sociali e il lavoro, la giustizia e la pace 13 novembre 2011 SOLO CON DIO C’È FUTURO NELLE NOSTRE CAMPAGNE! Ancora una volta ci è concesso di elevare a Dio, Padre provviden- te, un inno vivissimo di lode per i frutti della terra e del lavoro del- l’uomo, celebrando l’annuale Giornata del ringraziamento. Ringraziare è sempre un gesto alto e bello, che nobilita chi lo compie. Per noi è un atto doveroso, soprattutto al termine di un an- no agricolo segnato dalle conseguenze di una grave crisi economica e finanziaria, ma anche gravido di quella speranza che sgorga dal pri- mato che riconosciamo a Dio solo. Per questo, abbiamo scelto come titolo di questa Giornata un’espressione evocativa, che ci rimanda al dialogo serrato che il Pa- pa Benedetto XVI ha sviluppato nel suo recente viaggio in Germania: “Solo con Dio c’è futuro”, anche nelle nostre campagne! Solo con Dio, infatti, c’è il gusto del lavoro. Solo con lui il sudore della fronte è asciugato da mani solidali. Dio entra così nelle nostre fatiche, si fa compagno di strada di ogni nostro passo, verso mete di luminosa speranza. Nelle nostre terre, in ogni angolo d’Italia, ne sono segno perenne le tante pievi di campagna: sono chiese semplici, belle, a misura d’uo- mo. Per secoli sono state compagne di viaggio nelle mille vicende, se- gnate dalla fatica e dalla speranza, del nostro vivere sociale. Queste pievi, amate e curate, testimoniano che Dio è lo sposo fe- dele delle nostre terre. Ci dicono con eloquenza che noi appartenia- mo a lui, che con Dio possiamo davvero aspirare a un futuro di be- nessere e di forza. Vere catechesi di bellezza, ci ricordano che Dio va messo al primo posto, perché solo allora ogni altra realtà sta al suo giusto posto. 128
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 129 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI Quando, invece, non c’è Dio nella vita delle nostre campagne, an- che il pane non solo non ci sazia, ma anzi si trasforma in pietra, pe- sante e rude. Quando viviamo nell’egoismo, nella chiusura del cuore e delle mani, nel latifondo e nei respingimenti, nell’inquinamento del- le terre, nella speculazione sul grano, nel lavoro nero degli immigrati, il nostro pane diventa pietra e serve a innalzare muri tetri e invalicabi- li. Al contrario, se con la forza del Vangelo e la chiarezza della dottri- na sociale della Chiesa sapremo porre Dio al vertice di ogni nostra fatica, allora ogni lavoro diverrà pane che sazia, le nostre mani si apri- ranno all’accoglienza fraterna e gli immigrati saranno accolti e rispet- tati nella loro dignità di persone. Così il grano biondeggerà sulle nostre colline, per farsi pane condi- viso, offerto al cielo da comunità ospitali e vivaci, fedelmente vicine alla gente dei campi e delle montagne. Se la terra sarà amata come dono gratuito di Dio Padre, sarà anche custodita da imprenditori agricoli intelligenti e attivi, capaci di speran- za, pronti a investire, per “intraprendere” anche con notevoli rischi economici. Vorremmo, in particolare, esprimere la nostra ammirazione e benedire l’opera di quei giovani imprenditori che hanno scelto di ri- tornare alla terra, nel lavoro agricolo. Essi sono cresciuti più del sei per cento in tutta Italia, indice di un riscoperto amore alla terra, scelta per vocazione e non per costrizione. È consolante constatare che proprio nell’agricoltura le nuove leve stanno ritrovando dignità e for- za. Non basta, però, ammirare chi investe nella terra. Questi giovani vanno aiutati e accompagnati, a cominciare da un chiaro impegno educativo, nella linea degli Orientamenti pastorali per il decennio Educare alla vita buona del vangelo. È un impegno che parte dalla scuola, dove si apprende la stima per ogni arte e ogni impiego. Tutti i lavori hanno pari dignità, perché è l’uomo a dare dignità al lavoro e non il lavoro a rendere grande l’uomo: il lavoro, infatti, è fatto per l’uomo! In quest’azione di sostegno e promozione, è decisivo il ruolo degli istituti di credito: pensiamo, in particolare, alla nobile tradizione delle 129
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 130 LA PAROLA DEI VESCOVI ITALIANI MESSAGGI casse rurali, oggi banche di credito cooperativo, nate all’interno del- le comunità ecclesiali e che tanto hanno giovato a trasformare le campagne, costituendone un elemento di garanzia e di sviluppo so- ciale, economico e culturale (cfr Frutto della terra e del nostro lavoro, n. 17). È anche evidente che, in una crisi tanto dura, non dovranno certo essere le campagne a pagare il prezzo più alto. Per questo va rilan- ciata la cooperazione, perla di autentica crescita in tante terre d’Italia. Dio, Padre provvidente, ci doni stagioni ricche di frutti e terre be- nedette, perché non manchi mai il pane fragrante sulle nostre mense e il pane del cielo nelle nostre chiese. Roma, 4 ottobre 2011 Festa di San Francesco d’Assisi, Patrono d’Italia 130
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 131 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 132
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 133 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI Nomine • Il 14 luglio il Sac. Michele Lentini è stato nominato Commissario delle Confraternite del SS. Rosario, del SS. Nome di Gesù e di S. Antonio di Padova in Città Sant’Angelo. • Il 1 settembre il Sac. Pietro Bonamoneta sj è stato nominato Vice Parroco di N. S. Gesù Cristo Re dell’Universo in Pescara. • Il 1 settembre il Sac. Tommaso Fallica è stato nuovamente nominato segretario particolare di Mons. Arcivescovo. • Il 1 settembre il Sac. Domenico Di Pietropaolo è stato nominato Di- rettore dell’Ufficio di Pastorale Giovanile dell’Arcidiocesi. • Il 1 settembre il Dott. Bruno Marien è stato confermato a Direttore dell’Ufficio di pastorale Scolastica dell’Arcidiocesi. • L’8 settembre il Sac. Andrea Cericola è stato nominato Amministra- tore Parrocchiale dell’Assunzione B. V. Maria in Castiglione a Ca- sauria. • Il 18 ottobre Padre Rocco Ruccolo ofm è stato nominato Parroco della B. V. Maria Stella Maris in Pescara. • Il 18 ottobre Padre Camillo D’Orsogna ofm è stato nominato Vicario Parrocchiale della B. V. Maria Stella Maris in Pescara. • Il 9 novembre il Sac. Mauro Pallini è stato nominato Parroco della B. V. Maria dele Grazie in Torre de’ Passeri. • Il 9 novembre il Sac. Paolo Lembo è stato nominato Amministratore Parrocchiale della B. V. Maria del M. Carmelo in Montesilvano. • Il 9 novembre il Sac. Sergiy Znak è stato nominato Vicario Parroc- chiale del SS. Cuore di Gesù in Pescara. • Il 9 novembre il Sac. Giuseppe Femminella è stato nominato Ammi- nistratore Parrocchiale della Trasfigurazione di N. S. Gesù Cristo in Pescara. 133
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 134 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI • Il 22 novembre il Sac. Tommaso Fallica è stato nominato Presidente della Commissione Diocesana per l’Arte e i Beni Culturali. • Il 30 novembre il Sac. Rafael Melecki è stato nominato Amministra- tore Parrocchiale di S. Marina in fraz. Roccafinadamo, Penne. • Il 5 dicembre il Sac. Marco Pagniello è stato nominato Direttore del- la Fondazione Caritas Onlus per il quinquennio 2011-2016. • Il 7 dicembre il Sac. Tommaso Fallica è stato nominato Maestro del- le celebrazioni liturgiche dell’Arcidiocesi. • Il 7 dicembre Padre Andrea Pittau sj è stato nominato Vicario Par- rocchiale di N. S. Gesù Cristo Re dell’Universo in Pescara. • L’8 dicembre il Sac. Vito Cantò è stato nominato consulente diocesa- no del Movimento Pro Sanctitate. • L’ 8 dicembre il Sac. Rodolfo Soccio è stato nominato Assistente Dio- cesano dell’Unitalsi. • L’ 8 dicembre il Sac. Antonio Di Giulio è stato nominato Parroco di S. Andrea Apostolo in Corvara. • L’ 8 dicembre Padre Bijumon Alex, della Congregazione Missionari del SS. Sacramento, è stato nominato Amministratore Parrocchiale di S. Rocco in Vicoli. • L’ 8 dicembre il Sac. Roberto Bertoia è stato confermato Cancelliere Arcivescovile. • L’ 8 dicembre il Sac. Giorgio Moriconi è stato confermato nell’Uffi- cio di Vicario Episcopale per la Pastorale. • L’ 8 dicembre il Sac. Marco Spadaccini è stato confermato nell’Uffi- cio di Vicario Giudiziale. • L’ 8 dicembre il Sac. Antonio Di Giulio è stato confermato nell’Uffi- cio di Economo Diocesano. • L’ 8 dicembre Mons. Giovanni Lizza è stato confermato nell’Ufficio di Vice Cancelliere. 134
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 135 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI • L’ 8 dicembre il Sac. Dario Trave è stato confermato nell’Ufficio di Archivista Diocesano. • L’ 8 dicembre il Sac. Tommaso Fallica è stato confermato nell’Uffi- cio dei Beni Ecclesiastici e Arte Sacra, nell’Ufficio di Direttore del Museo Civico Diocesano in Penne. • L’ 8 dicembre il Sac. Giuseppe Di Bartolomeo è stato confermato nell’Ufficio di Bibliotecario Diocesano. • L’ 8 dicembre la Dott.ssa Lidia Basti è stato confermata Delegata Ar- civescovile per il Bollettino Diocesano. • L’ 8 dicembre il Sac. Fernando Pallini è stato confermato Delegato Arcivescovile per la Cappella Universitaria. • L’ 8 dicembre il Sac. Marco Pagniello è stato confermato nell’Ufficio di Direttore della Caritas Diocesana. • L’ 8 dicembre il Sac. Giovanni Campoverde è stato confermato nel- l’Ufficio del Catecumenato Adulti. • L’ 8 dicembre il Sac. Simone Chiappetta è stato confermato nell’Uffi- cio Comunicazioni Sociali. • L’ 8 dicembre il Sac. Giuseppe Femminella è stato confermato nel- l’Ufficio Cultura. • L’ 8 dicembre il Sac. Giorgio Campilii è stato confermato Delegato Arcivescovile per la Consulta Laici. • L’ 8 dicembre Padre Maurizio Erasmi ofm Conv. è stato confermato Delegato Arcivescovile per la Vita Consacrata. • L’ 8 dicembre il Sac. Gino Fortunato è stato confermato Delegato Arcivescovile per il Diaconato Permanente e i Ministeri istituiti. • L’ 8 dicembre il Sac. Achille Villanucci è stato confermato nell’Uffi- cio di Direttore per l’Ecumenismo. • L’ 8 dicembre il Sac. Giampaolo Galeazzi è stato nominato Direttore dell’Ufficio Missionario. 135
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 136 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI • L’ 8 dicembre il Sac. Maurizio Volante è stato nominato Delegato Arcivescovile per la Cappella Universitaria. • L’ 8 dicembre la Dott.ssa Roberta Fioravanti è stata confermata ad- detta nella Segreteria Episcopale di Curia. • L’ 8 dicembre Padre Roberto Di Paolo ofm è stato confermato Dele- gato Arcivescovile per la Formazione degli Operatori pastorali. • L’ 8 dicembre il Sac. Cristiano Marcucci è stato confermato nell’Uf- ficio di Pastorale Familiare. • L’ 8 dicembre il Diacono Giancarlo Cirillo è stato confermato nel- l’Ufficio di Pastorale Sanitaria. • L’ 8 dicembre Padre Aldo D’Ottavio omi è stato confermato nell’Uffi- cio di Pastorale Sociale e del Lavoro. • L’ 8 dicembre il Sac. Fernando Pallini è stato nominato Direttore dell’Ufficio di Pastorale Biblica. • L’ 8 dicembre Mons. Giuseppe Comerlati è stato confermato Refe- rente Diocesano per il Cammino Neocatecumenale. • L’ 8 dicembre il Sac. Vito Cantò è stato confermato nell’Ufficio Litur- gico Diocesano. • L’ 8 dicembre il Sac. Massimiliano De Luca è stato confermato nel- l’Ufficio Turismo, sport e Pellegrinaggi. • L’ 8 dicembre il Sac. Emilio Lonzi è stato confermato Direttore del- l’Ufficio Catechistico Diocesano. • L’ 8 dicembre il Sac. Andrea Di Michele è stato confermato Direttore dell’Ufficio di Pastorale Vocazionale. • L’ 8 dicembre il Sac. Remo Chioditti è stato confermato Direttore di Radio Speranza. • Il 21 dicembre il Sac. Valentino Iezzi è stato nominato Assistente Ecclesiastico Diocesano MAS (Movimento Apostolico Sordi). 136
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 137 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI Escardinazione • In data 16 novembre il Sac. Augusto Spanò è stato escardinato dal Clero di Pescara per la Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno. Ordinazioni e Ministeri • Il 9 ottobre è stato istituito nel Ministero dell’Accolitato il signor En- rico Goussot della Parrocchia S. Luigi in Pescara. • Il 9 ottobre sono stati istituiti in vista del Diaconato permanente nel Ministero del Lettorato i Sigg. Fulvio Cicchinelli della parrocchia Gesù Bambino in Pescara, Giangabriele Cilli della Parrocchia B. V. Maria Lauretana in Cappelle sul Tavo, Sergio Diella della Parrocchia S. Luigi in Pescara, Erminio Fragassi della Parrocchia S. Cristoforo in Moscufo, Giancarlo Mincone della Parrocchia Immacolata Con- cezione B. V. M. in Pescara. • Il 13 novembre il Sem. Lorenzo Di Domenico è stato ordinato Dia- cono in Elice da Mons. Tommaso Valentinetti. • Il 7 dicembre il Sem. Michele Cocomazzi ha ricevuto il ministero dell’Accolitato e il Sem. Luigi Marrone quello del Lettorato presso il Seminario Regionale “S. Pio X” in Chieti da Mons. Angelo Spina, Vescovo di Sulmona. 137
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 138 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI Commissione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali I Beni Culturali della Chiesa, nella loro consistenza e rilevanza, hanno funzione catechetica, liturgica, pastorale e per questo, patri- monio della fede e tradizione. Per perseguire, valorizzare, incentivare e tramandare tali finalità è opportuno avvalersi della collaborazione e delle competenze degli uffici predisposti, oltre che degli enti civili preposti alla conservazione dei beni monumentali ed artistici. Pertan- to: VISTI i cann. 491 § 2 e 535 §§ 4-5 del Codice di Diritto Canonico circa gli archivi storici diocesani e parrocchiali; il can. 1189 sul restau- ro delle immagini sacre rilevanti per antichità, arte e culto; il can. 1216 sulle norme da seguire nella costruzione e nel restauro delle chiese; il can. 1220 § 2 sul dovere di proteggere i beni sacri e preziosi; il can. 1234 § 2 sulla conservazione delle testimonianze votive dell’arte e del- la pietà popolare; il can. 1292 § circa l’alienazione di oggetti di valore storico e artistico; CONSIDERATO che "Nella diocesi il compito di coordinare, disci- plinare e promuovere quanto attiene ai beni culturali ecclesiastici spetta al Vescovo che, a tale scopo, si avvale della collaborazione del- la Commissione diocesana per l’Arte Sacra e di un apposito Ufficio presso la Curia diocesana" (I Beni culturali della chiesa in Italia. Orientamenti, documento CEI promulgato il 9 dicembre 1992); VISTA la necessità di promuovere iniziative volte alla salvaguardia, alla fruibilità e alla valorizzazione del patrimonio storico, culturale e artistico dell’Arcidiocesi Metropolitana di Pescara-Penne, e al fine di favorire in questo ambito la pastorale e la catechesi; PRESO ATTO delle norme concordatarie e le conseguenti intese in- tercorse tra il Ministero per i Beni culturali e la Conferenza Episcopale Italiana (13 settembre 1996; decreto n°1445/C, 15 gennaio 1999) e in conformità alle normative canoniche vigenti, nonché delle norme del- l’Episcopato Italiano per la tutela e conservazione del patrimonio sto- rico-artistico della Chiesa in Italia; 138
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 139 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI VOLENDO migliorare e incrementare la conservazione, la salva- guardia, la valorizzazione e il godimento dei beni culturali della nostra Chiesa; DECRETIAMO è istituita nell’Arcidiocesi Metropolitana di Pescara-Penne la Com- missione Diocesana per l’Arte Sacra e i Beni Culturali Ecclesiastici con sede presso la Curia Metropolitana in Piazza Spirito Santo, 5 – 65121 Pescara, ed è approvato lo Statuto in allegato, composto da n° 9 arti- coli che costituiscono parte integrante del presente decreto. Dato a Pescara, dalla Nostra Curia Metropolitana, nel giorno 22 No- vembre 2011, memoria di Santa Cecilia, Vergine e Martire. Tommaso Valentinetti Arcivescovo Sac. Roberto Bertoia Cancelliere Statuto della Commissione Diocesana per lArte Sacra e i Beni Culturali Ecclesiastici 1. DENOMINAZIONE E SEDE La Commissione Diocesana per lArte Sacra e i Beni Culturali Eccle- siastici, istituita da S. Ecc.za Mons. Tommaso Valentinetti, Arcivescovo Metropolita di Pescara-Penne, con decreto del 22 Novembre 2011 139
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 140 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI prot. n. 568/11, è organo consultivo dellOrdinario diocesano in mate- ria di Arte per La liturgia e Beni Culturali. La Commissione ha sede presso la Curia Metropolitana di Pescara- Penne, Piazza Spirito Santo 5, 65121 Pescara. 2. FINALITÀ Compiti specifici della Commissione sono: • Offrire indicazioni all’Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali circa il pro- gramma annuale di attività e ogni altra questione che venga ritenu- ta utile dal direttore; • Dare un parere circa le disposizioni di carattere generale predispo- ste dall’Ufficio e circa le principali scelte in materia di Beni Cultura- li-Arte Sacra da operarsi da parte della Diocesi; • Dare un parere per il rilascio di autorizzazioni dal parte dell’Ordina- rio relative a interventi concernenti opere di valorizzazione artistica e interventi di restauro e consolidamento circa i beni mobili, immo- bili storici, artistici, culturali e gli acquisti e i prestiti di beni cultu- rali, quanto stabilita dal decreto diocesano in materia di atti di straordinaria amministrazione; il parere della Commissione può es- sere inoltre richiesto dal direttore dell’Ufficio anche in riferimento ad altri casi di autorizzazioni o su altre materie che siano di compe- tenza dell’Ufficio. I componenti la Commissione, che avessero in essere rapporti con le parrocchie o gli enti interessati alla specifica autorizzazione, sono tenuti a non partecipare alla formazione del parere della Commissione. • Collaborare con il direttore dell’Ufficio, nella sua qualità di delegato dell’Arcivescovo per i rapporti regionali e nazionali secondo le di- sposizioni dell’Intesa, per quanto concerne i programmi o proposte di programmi pluriennali o annuali, o anche le singole iniziative in materia di Beni Culturali Ecclesiastici da concordare con le compe- tenti Soprintendenze. • In riferimento a interventi che investono più competenze, la Com- missione può essere invitata a sedute comuni con altri uffici dioce- sani, da stabilirsi di volta in volta. 140
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 141 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI 3. RIFERIMENTI NORMATIVI Lattività della Commissione ha come riferimento specifico, oltre al- le disposizioni canoniche universali, nazionali e diocesane, le "Norme per la tutela e la conservazione del patrimonio storico-artistico della Chiesa in Italia", approvate dalla X Assemblea generale della C.E.I. e promulgate il 14 giugno 1974, gli Orientamenti "I beni culturali della Chiesa in Italia", approvati dalla XXXVI Assemblea generale della C.E.I. e promulgate il 9 dicembre 1992 e, per quanto riguarda i pro- getti di nuove chiese e di adeguamento liturgico, le Note pastorali del- la C.E.I. "La progettazione di nuove chiese" del 18 febbraio 1993 e "La- deguamento delle chiese secondo la riforma liturgica" del 31 maggio 1996. 4. COMPOSIZIONE Sono membri di diritto della Commissione il direttore dellUfficio di Curia competente in materia di arte e beni culturali, il direttore del- lUfficio liturgico diocesano, il direttore dell’ufficio diocesano Edilizia di Culto; ne fanno parte inoltre competenti in materia storica, artistica, architettonica. Il presidente della Commissione ha facoltà di invitare esperti che possano offrire il loro contributo in termini di competenza specifica relativamente su singole questioni su cui la Commissione è chiamata a pronunciarsi. 5. PRESIDENTE Il Presidente della Commissione è nominato dal Vescovo diocesa- no. Il segretario è scelto dal Presidente tra i membri che la compon- gono. 6. RIUNIONI La Commissione si riunisce in base alle necessità su convocazione del Presidente. Lordine del giorno viene predisposto dal Presidente o dal Segretario, su mandato del Presidente; la istruzione delle pratiche in vista delle riunioni è demandata al competente Ufficio di Curia. Le riunioni sono valide quando è presente la maggioranza assoluta dei componenti. Le decisioni vengono prese a maggioranza semplice 141
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 142 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI dei presenti. Le decisioni della Commissione vengono sottoposte alla valutazione dellOrdinario diocesano e, se approvate, vengono messe in esecuzione dal competente Ufficio di Curia. 7. NOMINA E DURATA DELLE CARICHE La nomina di tutti i membri della Commissione compete allOrdina- rio diocesano, su proposta del direttore dell’Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali. La durata del mandato è di cinque anni e può essere rinno- vato per un secondo quinquennio consecutivo. 8. GRUPPI La Commissione può promuovere giornate di studio, corsi, aggior- namenti, in collaborazione con altre istituzioni, invitando formatori e esperti, al fine di una conoscenza creativa su tematiche pertinenti o su argomenti scelti ad hoc. A termine del corso si rilascia un attestato di frequenza. 9. PUBBLICAZIONE DI ATTI RILEVANTI Le decisioni della Commissione che hanno ricevuto il consenso del- lOrdinario diocesano vengono periodicamente pubblicate sul Bolletti- no Ufficiale della Diocesi a cura del competente Ufficio di Curia. Eventuali dichiarazioni, circolari e comunicazioni preparate dalla Commissione dintesa con il competente Ufficio di Curia, possono es- sere resi pubblici solo previa approvazione dellOrdinario diocesano. Per tutto quanto non specificato nel presente Statuto, si rimanda al diritto universale e particolare, ferme restando le vigenti disposizioni in materia di legge civile. Il presente Statuto è approvato e per la durata di cinque anni. Pescara, 22 Novembre 2011 Tommaso Valentinetti Arcivescovo 142
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 143 LA PAROLA DI MONS. VALENTINETTI NOMINE E DECRETI Componenti della Commissione Arte Sacra • Sac. Tommaso Fallica Presidente Ufficio Arte Sacra e Beni Culturali; • Sac. Nino Di Francesco Direttore Ufficio Edilizia di Culto; • Sac. Vito Cantò Direttore Ufficio Liturgico; • Arch. Antonio Celenza Funzionario per i Beni Culturali e membro CDAE; • Arch. Giovanni Cieri; • Dott.ssa Valeria Bulferi 143
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 144
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 145 IN DIOCESI
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 146
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 147 IN DIOCESI NOTIZIE Notizie in breve • Chiude la sede parrocchiale della Trasfigurazione del Signore in Via Colle Marino, 127 a Pescara per varie anomalie impianti- stiche e strutturali dell’immobile (ex scuola) di proprietà del Comu- ne di Pescara. luglio • Inaugurata la casa di accoglienza “Per voi dopo di noi” in Via Maiella a Pescara. Dotata di 8 posti letto per accogliere tem- poraneamente adulti colpiti da sindrome di Down. 15 luglio • II Rassegna dei Cori Diocesani Parrocchia S. Stefano, 18 settembre dalle 18 in poi • Messa del Mandato Caritas Centro Emmaus in Colle San Donato, 30 settembre alle 18:30 • Anno giubilare per la Parrocchia dello Spirito Santo aperto il 1 ottobre • Oratorio Sacro in onore del Beato Giovanni Paolo II della Co- rale Polifonica “Schola cantorum” della Parrocchia S. Pietro Martire 23 ottobre alle 21 • L’Istituto superiore di scienze religiose “Toniolo” inaugura l’anno accademico 2011-2012 con la prolusione del professor Ar- mando Matteo, docente di Teologia fondamentale presso la Pontifi- cia Università Urbaniana di Roma “La prima generazione incredula. Il rapporto tra i giovani e la fede” Museo delle Genti d’Abruzzo a Pescara, 28 ottobre alle 18 • Oltre 100 ragazzi abruzzesi della Tendopoli di S. Gabriele per festeggiare i vent’anni del gruppo parrocchiale di Fontanelle Parrocchia S. Pietro Martire, 30 ottobre 147
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 148 IN DIOCESI NOTIZIE • V Convegno diocesano dei laici Oasi dello Spirito, Montesilvano 5 novembre • Corso diocesano per animatori liturgici parrocchiali “La litur- gia: alchimia di fiori, colori, odori… che eleva a Dio” Istituto Superiore di Scienze Religiose “Giuseppe Toniolo” Pescara, 14 novembre (inizio) • Convegno “S.o.s. vogliono informarmi – Carta o rete: istruzio- ni per entrare nella notizia” in occasione dell’anniversario di la- porzione.it, alla presenza di Fabio Zavattaro, giornalista e vaticani- sta del Tg1 Centro Emmaus in Colle San Donato, 26 novembre • Consacrazione nell’Associazione Fraternità Betania presieduta dall’Arcivescovo di Adelaide D’Amico e Fabiola Ferretti 27 novembre • Veglia di preghiera “State attenti vegliate!” presieduta dall’Arci- vescovo Chiesa dello Spirito Santo, 9 dicembre alle 21 • Solenne commemorazione di Mons. Giovanni Gravelli nel XXX anniversario della morte Parrocchia S. Michele, Città Sant’Angelo, 11 dicembre alle 17 • Concerto di Natale con il coro della diocesi di Roma e l’orchestra Fideles et Amati diretta da Mons. Marco Frisina a favore del Proget- to Provita, sistema di accesso al microcredito rivolto a famiglie e persone in difficoltà economica, gestito dalla Fondazione Caritas. Chiesa dello Spirito Santo, 18 dicembre alle 20 148
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 149 IN DIOCESI NOTIZIE Notizie in rassegna La missione riparte da Montesilvano di Davide De Amicis DA GIOVEDÌ 6 A SABATO 8 OTTOBRE, SI È SVOLTO IL CONVEGNO PER DIRETTORI E OPERATORI DEGLI UFFICI MISSIONARI DIOCESANI. DON GIANNI CESENA, DIRETTORE DI MISSIO: “BISOGNA ELABORARE NUOVI PERCORSI PER METTERE IN RELAZIONE L’UFFICIO MISSIONI CON IL RESTO DELLA PASTORALE” da www.laporzione.it 10 ottobre 2011 Sì è svolto a Montesilvano, da giovedì a sabato scorsi, il Convegno dei Direttori dei Centri missionari del Centro Italia, dal tema “Missio- ne: dall’incontro alla testimonianza, nel solco di un progetto missionario diocesano”, al quale hanno partecipato 60 operatori missionari giunti da Abruzzo, Lazio, Molise, Marche, Toscana e Sarde- gna, che hanno affollato il centro congressi del “Grand Hotel Monte- silvano”. Un appuntamento nel quale confrontarsi sull’elaborazione di nuovi progetti missionari esportabili nelle diocesi italiane, alla luce dei nuovi orientamenti pastorali della Conferenza episcopale italiana, per il de- cennio 2010-2020, in materia di educazione: «Le iniziative missionarie – spiega don Gianni Cesena, direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria fra le Chiese e direttore di Missio – conten- gono sempre aspetti formativi. Il tema dell’educazione vogliamo farlo nostro e accanto a questo vogliamo elaborare un progetto nuovo, che non sia alternativo a quello delle diocesi, ma che sia un percorso pro- gettuale che faccia sentire la missione non solo di alcuni, ma di tutta la Chiesa». 149
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 150 IN DIOCESI NOTIZIE Appare indubbiamente una sfida avvincente, quella di rilanciare la missione nelle Chiese locali, in quella provincia italiana un po’ son- necchiante e secolarizzata, nella quale la fede rischia di divenire sem- plice routine, in questo contesto di crisi economica, politica e morale. Un concetto emerso, giovedì pomeriggio, nella relazione iniziale di monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone, Presidente della Commissione Episcopale per l’Evangelizzazione dei popoli e Presidente di Missio, dal titolo “La natura missionaria e universale del- la Chiesa locale”. Il presule ha parlato della crisi che ci attanaglia come di una crisi spirituale, interiore all’essere umano. Uno stato d’animo che, di questi tempi, ciascuno vive rinchiudendosi in sé stesso: «Al contrario – esorta don Gianni Cesena – l’impegno missionario sta nel guardare al di fuo- ri di noi, perché le risorse migliori stanno negli altri popoli, nella loro voglia di fare di crescere e nella passione che noi abbiamo, forti di una cultura segnata dalla relazione, di relazionarci con loro. È questo il compito degli uffici missionari diocesani, da diffondere all’interno delle comunità parrocchiali». In parallelo, però, appare indispensabile anche la prosecuzione dell’impegno contrario: «Abbiamo annunciato il Vangelo – aggiunge il direttore dell’Ufficio nazionale per la cooperazione missionaria – fino agli estremi confini della Terra, abbiamo sostenuto opere, inviato per- sone. Tutto questo non deve terminare, perché il patrimonio millena- rio della fede che ci appartiene deve essere annunciato e consegnato ad altri, perché nello scambio ciascuno possa arricchirsi». E per tradur- re in pratica questi intendimenti, all’indomani, gli operatori missionari si sono suddivisi in quattro laboratori tematici, “Pensare la Missino Diocesana” e il suo inserimento nella pastorale missionaria, l’anima- zione missionaria, la cooperazione missionaria fra le Chiese e la cen- tralità della formazione. Un momento fondamentale, in cui gli operatori diocesani si sono ascoltati, per proporre e condividere nuovi percorsi, nuove strategie organizzative per le singole realtà: «Appartenendo alle diocesi – sotto- linea don Gianni – gli uffici e i centri missionari devono capire come 150
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 151 IN DIOCESI NOTIZIE poter entrare in relazione con le altre istanze pastorali presenti nelle diocesi e collaborare ad una pastorale che, nel suo complesso, sia davvero missionaria, capace di annuncio e in grado di inquadrare al- cuni fenomeni che ci preoccupano, come un certo calo delle presenze nelle chiese, così come il calo delle vocazioni e delle vocazioni mis- sionarie». A seguito dei laboratori, è quindi intervenuto monsignor Dome- nico Pompili, Sottosegretario della Cei, che relazionato sull’elabora- zione dei piani pastorali diocesani, alla luce degli Orientamenti pasto- rali dell’episcopato italiano. Sabato, infine, ha concluso il convegno monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne e Presidente della Conferenza episcopale abruzzese e molisana, che presieduto la liturgia eucaristica mattutina, prima dei saluti finali. Ovviamente immancabile, tra i partecipanti, la presenza della dele- gazione pescarese la quale è sicuramente uscita rinvigorita dal mee- ting missionario: «Su tutto – ha riflettuto don Tonino Di Tommaso, direttore dell’ufficio Missioni diocesano – mi resterà impresso che per essere missionari bisogna essere uomini di pensiero, la missione non può operare se l’azione dei parroci, dei laici non è nutrita dal pensie- ro, e uomini di Dio, perché la missione nasce dall’eucaristia, dalla pre- ghiera. Da questi due spunti dovrà partire, anche da parte mia, un nuovo impulso per sostenere i parroci in questa iniziativa». E non passa inosservata, sempre di questi tempi, la presenza dei giovani nel movimento missionario pescarese: «A livello diocesano – precisa Simona Acciavatti, componente di “Missio giovani” nella par- rocchia della Beata Vergine Maria di Montesilvano – cerchiamo di es- sere presenti nella Pastorale giovanile, nella Congregazione dei laici, nell’ufficio missionario. Cerchiamo di far conoscere a tutti quelli che incontriamo la dimensione missionaria, anche se la nostra chiamata viene già dal battesimo. Elaboriamo, quindi, anche nuovi strumenti per coinvolgere la nostra diocesi un po’ addormentata». 151
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 152 IN DIOCESI NOTIZIE Una casa accogliente è “Mia Gioia” di Simone Chiappetta SARÀ INAUGURATA VENERDÌ 21 OTTOBRE LA CASA FAMIGLIA “PAPA GIOVANNI XXIII” DI COLLECORVINO. AD ACCOGLIERE, CRISTIANO E SIMONA. da www.laporzione.it 19 ottobre 2011 Condivisione, accoglienza, semplicità. Sembrano essere queste le parole scelte da Cristiano e Simona, una giovane coppia di Montesil- vano, che da circa un anno ha accolto la proposta delle comunità fa- miglia Papa Giovanni XXIII, fondata da don Oreste Benzi. «Siamo una famiglia normale – spiega subito Cristiano – formata da una mamma e un papà che hanno scelto di aprirsi all’accoglienza di ogni tipo e soprattutto abbiamo voluto aprire le porte di casa agli emarginati, a coloro che più difficilmente troverebbero possibilità in una famiglia “classica” o in delle strutture». La casa, che verrà inaugurata venerdì 21 ottobre, alle 17, con una tavola rotonda di presentazione presso la sala consiliare del Co- mune di Collecorvino – dove i giovani hanno scelto di trasferirsi – con la celebrazione della messa nella chiesa parrocchiale del Paese e con la visita alla struttura, ha come nome “Mia Gioia”, un aggettivo e un sostantivo che dicono tutto sulle motivazioni degli sposi e sulle fina- lità di far propria la difficoltà altrui, condividendola e trasformandola in serenità. «Mia gioia – continua Cristiano – è tratto dal brano di Isaia 62 e dice la chiara fiducia del vivere di provvidenza, nella comunione dei beni, in semplicità e letizia», ma con responsabilità perché «l’acco- glienza – specifica la coppia – avviene ovviamente mantenendo l’e- quilibrio esistente nella famiglia stessa e conta sull’aiuto di tanti. Noi condividiamo le croci degli altri, ma anche noi sentiamo il bisogno di essere visitati e sostenuti». Da circa un anno Cristiano e Simona hanno scelto di lavorare alla comunità educativa residenziale ed ora ufficializzano un percorso che 152
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 153 IN DIOCESI NOTIZIE li ha visti già capaci di partecipare la propria vita in modo stabile, continuativo, definitivo, oblativo ai loro tre figli, al quarto atteso per febbraio, ad una donna pakistana con figli minori e ad una adolescen- te in affido di origine sarda. In questo modo si vuole rispondere alla necessità essenziale e profonda di chi viene accolto: «il bisogno di sentirsi amati da qualcuno e il bisogno di essere utile ed importante per qualcuno; in definitiva una relazione significativa con un papà e una mamma. Le persone o i ragazzi accolti non si sentono più assisti- ti, ma scelti e stimati da figure genitoriali». Desocializzati in una società desocializzante di Davide De Amicis SALVATORE MARTINEZ INTERVIENE, A MONTESILVANO, AL CONVEGNO DIOCESANO DEI LAICI da www.laporzione.it 6 novembre 2011 Oltre 500 persone, tra laici, sacerdoti, religiosi e movimenti eccle- siali, ieri hanno gremito l’Oasi dello Spirito di Montesilvano Colle, par- tecipando al quinto Convegno diocesano dei laici dal tema “Educa- re alla vita buona del Vangelo-Radicati in Cristo con la grazia del Battesimo”. L’evento, organizzato dalla Consulta dei laici dell’arcidio- cesi di Pescara-Penne, non ha mani conosciuto una presenza simile, costringendo gli organizzatori a suddividere i partecipanti in due sale in collegamento audio-video. Del resto il tema, quello dell’emergenza educativa a cui la Chiesa ha dedicato il prossimo decennio, è di quelli più sentiti da chi, come genitori, insegnanti e catechisti, ogni giorno è chiamato a formare i 153
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 154 IN DIOCESI NOTIZIE più giovani, la classe dirigente di domani che dovrà andare oltre la crisi sociale, morale, economica e politica in atto, elaborando nuovi percorsi educativi: «Non ci aspettavamo – ha spiegato monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne – un’affluenza di fedeli così numerosa, che ha fatto discernimento su quest’argomen- to così delicato, il quale ci introdurrà meglio alla cosiddetta nuova evangelizzazione». Tutto questo, grazie alla testimonianza offerta da Salvatore Marti- nez, presidente del movimento ecclesiale “Rinnovamento nello Spirito Santo”, secondo il quale la crisi globale che stiamo vivendo è frutto di una profonda crisi spirituale: «Stiamo assistendo – ha riflettuto Marti- nez, parlando ai laici – ad una separazione tra etica e spirituale im- possibile, perché è lo spirito che rende l’uomo capace di resistere alle tentazioni. Oggi, l’uomo è desocializzato, in una società desocializzan- te, dove ognuno fa vigere le proprie norme, con la conseguenza di avere dirigenti, politici e sacerdoti incoscienti». L’educazione, al contrario, deve passare attraverso l’autorevolezza delle persone: «In primo luogo – ha concluso il presidente di Rinnova- mento nello Spirito – bisogna dare fiducia allo Spirito Santo, che ha la capacità di suscitare nel cuore dei credenti una nuova responsabilità verso l’altro. E, tra le pieghe di una società scontenta, c’è una nuova generazione di famiglie, di giovani che sta riprendendo il Vangelo, im- pegnandosi a riproporlo nella propria comunità». 154
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 155 IN DIOCESI NOTIZIE Gravelli, il nunzio gentile di Simone Chiappetta CITTÀ SANT’ANGELO RICORDERÀ, DOMENICA 11, MONSIGNOR GIOVANNI GRAVELLI, NEL XXX ANNIVERSARIO DEL SUO INGRESSO NELL’ETERNA PACE. da www.laporzione.it 9 dicembre 2011 L’arcivescovo – di origine angolana – nato il 12 marzo del 1922 fu nominato arcivescovo di Suas nel dicembre del 1967 e nunzio aposto- lico nello stesso anno in Bolivia. Nel 1973 fu trasferito, sempre come nunzio apostolico, nella Repubblica Domenicana dove svolse il suo servizio fino all’11 dicembre 1981, anno della sua morte. Alle 17, così, la sua città di origine lo commemorerà nella Collegia- ta parrocchiale attraverso il saluto di apertura di monsignor Tomma- so Valentientti, arcivescovo di Pescara-Penne, l’intervento del Cardi- nale Jean Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dia- logo religioso, presidente della Commissione per le relazioni con i mu- sulmani e la presentazione della Pubblicazione commemorativa “Il Nunzio, apostolo della fede e della carità”. Alle 18 la concelebrazione solenne presieduta dallo stesso cardinal Tauran. «Monsignor Gravelli – spiega il prof. Contardo Romano, autore del- la pubblicazione – è stato un vescovo di grande fede e grande carità. Ricordo, ancora, quando il giovane don Giovanni, nel 1959, incaricato come consigliere di nunziatura a Parigi, ricuperò un vecchio edificio in dissesto per farne un’opera di carità per la salute dei più bisognosi, così come la sua attenzione “sempre gentile” ai malati del Policlinico di San Salvador. Altri sono gli esempi che potrei citare nel ministero del vescovo di Città Sant’Angelo, dalle testimonianze di Giuseppe Contarini, ambasciatore italiano a El Salvador, alla massima onorificen- za ricevuta dal presidente della Repubblica Domenicana». 155
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 156 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI “Formare alla vita secondo lo Spirito” (Educare alla vita buona del Vangelo, 22) dott. Salvatore Martinez Presidente Rinnovamento nello Spirito Santo Convegno Ecclesiale Diocesano Pescara, 5 novembre 2011 La sfida educativa Il 21 gennaio 2008, il Santo Padre Benedetto XVI inviava alla Dio- cesi e alla Città di Roma una lettera sull’emergenza educativa. Un atto d’amore e di responsabilità, che riproponeva l’urgenza di un’analisi approfondita del nostro tempo. Educare non è mai stato facile; oggi, educare cristianamente, poi, sembra diventare sempre più arduo, improduttivo, talvolta impopola- re. Già nel libro del profeta Osea, in quel meraviglioso capitolo 11 in cui Dio è l’educatore, il pedagogo dell’umanità, si constata questa dif- ficoltà: «Ad Efraim io insegnavo a camminare tenendolo per mano, ma essi non compresero che avevo cura di loro (alla lettera “che lo educavo, che lo facevo crescere”» (Os 11,3). Si chiede Benedetto XVI, nella lettera citata: “Dobbiamo dunque da- re la colpa agli adulti di oggi, che non sarebbero più capaci di educa- re? È forte certamente, sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in ge- nere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e ancor prima il ri- schio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche unatmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmet- tere da una generazione allaltra qualcosa di valido e di certo, regole 156
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 157 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la pro- pria vita”. Educare, oggi, è, prima di ogni altra definizione, “insegnare agli uomini l’arte di vivere” (card. Joseph Ratzinger, Giubileo degli inse- gnanti, dicembre 2000), di vivere una vita buona; è introdurre la vera vita tra le pieghe di un’umanità sempre più irretita dalla sovranità del- la morte, dal potere della legge, dalla libido del consenso, dall’onni- scenza della tecnologia, fattori che snaturano la cifra umana e divina del nostro esistere, che stanno ammorbando l’uomo e il suo destino. La Chiesa è stata, rimane e sarà, come scriveva nel 1961 Giovanni XXIII, “Mater et magistra”. La Chiesa ha sempre educato al bene co- mune; meglio potremmo dire al senso del bene comune e all’impegno per il bene comune. Un’educazione alla verità del bene e del male, un’educazione alla libertà come superamento di ogni tentazione egoi- stica e individualistica, un’educazione alle responsabilità sociali, mora- li, spirituali che incombono su chi è stato chiamato da Dio ad eserci- tar e il dono dell’autorità sugli uomini. Vorrei leggere con Voi una pagina antica, eppure sempre attuale, ri- salente ad Agostino. Vi coglieremo tutto l’afflato, la cura, la pedagogia che la Chiesa ha sempre usato sul tema dell’educazione, così da po- tersi davvero ritenere “Mater et Magistra”: “O Chiesa cattolica, o madre dei cristiani, tu educhi e ammaestri tutti: i fanciulli con tenerezza infantile, i giovani con forza, i vecchi con serenità, ciascuno cioè secondo l’età, secondo le sue capacità non solo corporee, ma anche psichiche. Tu assoggetti le donne ai loro mari- ti, non per soddisfarne la libidine, ma per diffondere la prole e per creare, in casta e fedele obbedienza, la società familiare. Tu preponi gli uomini alle consorti, non perché disprezzino il sesso debole, ma perché vivano nella legge dell’amore sincero. Tu assoggetti i figli ai ge- nitori in una specie di obbedienza libera, e anteponi i genitori ai figli con un dominio che è amore. Tu stringi i fratelli ai fratelli con un vin- colo religioso che è più saldo e più stretto del legame del sangue. Tu rinforzi, per il reciproco amore, ogni parentela e ogni gruppo sociale, conservandone i vincoli posti dalla natura o dalla volontà. Tu insegni 157
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 158 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI ai servi a restare fedeli ai loro padroni, non tanto per la costrizione cui li assoggetta la loro condizione, quanto per il piacere di compiere il loro ufficio. Tu rendi i padroni miti con i servii, nella considerazio- ne del sommo Dio che è padrone comune, e li rendi più inclini ad averne cura che a punirli. Tu unisci i cittadini ai concittadini, le genti alle altre genti e gli uomini tra di loro, nel ricordo dei primi comuni progenitori, e non solo in società, ma quasi in fraternità. Insegni ai governanti ad aver cura dei loro popoli e imponi ai popoli di assogget- tarsi ai governanti. A chi si debba rendere onore e dare affetto, per chi si debba avere reverenza o sentire timore, chi consolare, ammonire, esortare, chi debba essere educato, ammonito o giudicato, tu lo inse- gni a tutti con solerzia, mostrando che non si deve dare tutto a tutti, ma a tutti amore e a nessuno ingiustizia” (in I costumi della Chiesa cattolica, I,30,62-63). Educazione e libertà Ancora nella lettera alla Diocesi di Roma, il Santo Padre Benedetto XVI evidenzia un aspetto centrale della nostra riflessione odierna: il tema della libertà. Ricorda il Santo Padre che “il rapporto educativo è anzitutto l’in- contro di due libertà e l’educazione ben riuscita e formazione al retto uso della libertà. Dobbiamo dunque accettare il rischio della libertà”. Un tema caro anche al card. Camillo Ruini, il quale introducendo il “Rapporto - proposta sull’educazione”, curato dal Comitato per il Pro- getto Culturale della CEI, ha ben precisato in cosa consiste questo ri- schio. Scrive: “Viviamo in una società dove sembra che tutto sia possi- bile indifferentemente; il trionfo della differenza, esaltata come prete- sto per affermare a qualsiasi livello il diritto di fare ciò che ci piace. Se tutto è ugualmente possibile, allora anche la differenza diventa indif- ferente. Volevamo che il nostro io fosse in primo luogo autonomo e li- bero, e invece brancoliamo nel buio, fatichiamo sempre di più a dare un senso alla nostra libertà”. In definitiva l’uomo può volgersi al bene, conosce ed esperimenta il bene soltanto nella libertà. 158
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 159 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Una libertà che discende dalla verità. Ce lo annunzia Gesù nel Van- gelo di Giovanni; ce lo spiega efficace mente Benedetto XVI nella Ca- ritas in veritate. Per ben 39 volte, nell’enciclica, il Pontefice richiama la parola “libertà”, che essenzialmente libertà di scelta da usare sempre in modo responsabile. Dirà il pontefice, al n.70: “Anche quando opera mediante un satellite o un impulso elettronico a distanza, l’agire del- l’uomo rimane sempre umano, espressione di libertà responsabile”. Ebbene, venendo al nostro tempo, più il tessuto sociale si fa “liqui- do”, per riprendere la celebre espressione di Bauman, vorrei dire li- quidato da un uso irresponsabile della libertà umana, è più diventa difficile cogliere i segni, l’originalità, l’incidenza, l’efficacia dell’incultu- razione della nostra fede cristiana. È bene ricordare che l’uomo e la donna sono nati per essere liberi e alla libertà devono essere educati, ma ad una libertà realizzabile in- teriormente, in contatto con l’universale, che è infinito, quindi al di là di ogni costrizione. Una libertà che deve contemplare l’educazione al- l’autocontrollo e alla disciplina. A ben vedere due tragedie continuano a consumarsi. La prima: la nostra educazione tende a proporre come un valore l’accumulo dei beni materiali ben oltre le proprie necessità nel nome della libertà e della felicità. Ciò porta ad un consumismo irrazionale che distrugge la libertà, determina la miseria e porta quindi alla perdita di se stessi. È questo il primo significato di “perdere la propria vita” di cui parla Ge- sù quando siamo così avari da non fare della nostra vita un dono di felicità per gli altri e la rendiamo un accumulo di felicità per se stessi. L’altra grande tragedia nella nostra educazione è che il paradigma dominante ha separato l’etica dalla metafisica, l’etica dallo spirituale. Ne consegue che cambia la visione del reale, la percezione delle rela- zioni con il risultato che si separa il senso morale dal valore dell’esi- stere, si perde la tensione verso le virtù, si smarrisce la passione per la conversione personale e comunitaria. Chi pone rimedio a questi squilibri? Se non ci sveglieremo dal tor- pore che è sceso sulle nostre responsabilità educative tornando a vi- 159
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 160 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI vere in armonia con noi stessi, con le nuove generazioni, con le altre religioni, con le differenti visioni del mondo, noi renderemo la nostra terra sempre meno riflesso del cielo e l’uomo e la donna sempre me- no riflesso del divino. Oggi l’universalità della nostra fede è sfidata dall’universalismo del- la modernità. Attenzione: l’universalismo rende le differenze irrilevan- ti, cioè non rende possibile l’affermarsi di una verità da cui la libertà discende, perché rifiuta d’idea di Assoluto, di verità assolute entro le quali sono i confini della nostra libertà di uomini in quanto uomini. La nostra identità cristiana non può essere meticciata; le culture possono, ma non la fede. La fede salda la nostra vita e deve renderla impenetrabile ad ogni negoziazione delle verità di Dio. Sono eterne, per questo non negoziabili. Sono divine, per questo non riducibili umanamente. Tra il nostro “essere cristiani in questo mondo” e “l’esse- re uomini di questo mondo” non potrà mai esserci coincidenza: ed ec- co il nostro permanente soffrire, il disagio della coscienza, il prezzo del morire come cifra irriducibile dell’autenticità della fede. Educazione e identità Definire la nostra identità “cristiana” non significa appena qualifi- carla, aggettivarla, ma sostanziarla, personificarla nell’esigente legge dell’incarnazione. Significa considerarla racchiusa in un’origine e in una meta già segnate, perché di origine divine; un principio e un fine che, proprio perché divini, fanno della nostra vita terrena una parteci- pazione al primato del Figlio di Dio nella storia. Altro che remore, ri- pensamenti, fallimenti annunciati. Guardiamo, per un istante, come il tema e la sfida dell’identità cri- stiana sono considerati dai pensatori del nostro tempo. Scomodiamo ancora uno dei sociologi più in voga del momento, Zygmunt Bauman. Intervistato da Benedetto Vecchi, proprio sul tema dell’identità, lo stu- dioso polacco afferma: «L’identità ci si rivela unicamente come qual- cosa che va inventato, piuttosto che scoperto, qualcosa che è ancora necessario costruire da zero» (in “Intervista sull’identità”, Laterza 2003, pag.13). 160
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 161 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI È accettabil e una simile definizione: l’identità è qualcosa che va in- ventato? No, ma essa è in linea con il nostro tempo. Si pensi alla pro- posta di legge che giace in Parlamento, in forza della quale sarebbe permesso ad ogni cittadino di darsi il cognome che vuole. Ed eccoci così all’“anno zero”! Non si sarebbe più in alcuna relazione parentale con il passato, né “figliati” da quelle memorie – cristiana, familiare, so- ciale, affettiva – di cui ogni uomo è chiamato a farsi custode e inter- prete nello spazio e nel tempo che gli è dato di vivere. Ciascuno avrebbe il potere di inventarsi la vita che vuole, di assegnarsi il desti- no che vuole. Quanto va accadendo ci dice che si può parlare d’identità in due modi: o in termini “speculativi” o in termini “contemplativi”. In termi- ni speculativi, per la sociologia corrente, l’identità è un problema. Più la vita si fa liquida, più le radici vengono estirpate, più le memorie vengono adulterate o cancellate e più l’uomo relativizzato diventa un serio problema a se stesso. Ma così non è per noi. L’identità, è prima di tutto “identificazione”. Non qualcosa che va inventato, semmai Qualcuno – il Cristo – che va cercato, scoperto, accolto, amato, condiviso. Ecco perché un cristiano sa che solo contemplando diviene ciò che deve essere. Solo assimi- lando la volontà di Dio, espressa nelle Sacre Scritture, trova e riceve la sua vera identità. Solo amando e servendo l’uomo, il cristiano identifi- ca e riflette l’immagine del Dio amante di ogni uomo. Dunque non “identità-invenzione”, bensì “identità-identificazione”. Questo binomio è pregnante nel Nuovo Testamento, in modo speciale in S. Paolo. A conferma, mi limito ad una tra le tante referenze bibli- che che qui potrebbero fiorire. Scrive S. Paolo, nella seconda lettera ai Corinti: «E noi tutti, a viso scoperto, riflettendo come in uno specchio la gloria del Signore, veniamo trasformati in quella medesima immagi- ne, di gloria in gloria, secondo l’azione dello Spirito del Signore» (2 Cor 3,18). A viso scoperto, senza complessi d’inferiorità, senza crisi identitarie, senza vergogna di dirsi cristiani, noi riproduciamo l’identità di Cristo. «Io, ma non più io» ci ricordava Benedetto XVI a Verona. E aggiunge- 161
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 162 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI va: «È stata così cambiata la mia identità essenziale ed io continuo ad esistere soltanto in questo cambiamento» (Discorso ai partecipanti al IV Convegno Ecclesiale Nazionale, 18.10.2006). È in questo respiro che plaudiamo alla scelta dei nostri Vescovi di aver scelto di operare una approfondita verifica dell’azione educativa della Chiesa in Italia, così da promuovere con rinnovato slancio que- sto servizio al bene della società, mediante la pubblicazione dei nuovi “Orientamenti pastorali” per il decennio 2010 – 2020 dal titolo: “Edu- care alla vita buona del Vangelo”. I Vescovi lo definiscono «un investimento educativo capace di rin- novare gli itinerari formativi, per renderli più adatti al tempo presente e significativi per la vita delle persone, con una nuova attenzione per gli adulti» (n.3), senza del resto celare “le difficoltà nel processo di tra- smissione dei valori alle giovani generazioni e di formazione perma- nente degli adulti” (ibidem). Ed è guardando ai temi di fondo posti dai nostri Vescovi alla nostra considerazione, a tutti chiedendo un nuovo, personale impegno testi- moniale, che proviamo ad approfondire il nostro tema, ricordando che ogni “educatore è soprattutto un testimone … che compie il suo mandato anzitutto attraverso l’autorevolezza della sua persona” (n.29). La desocializzazione in atto Siamo andati avanti così rapidamente, a cavallo tra due millenni, che ora dobbiamo sostare un attimo per consentire alle nostre anime di raggiungerci. Sì, l’anima è rimasta indietro, lasciata per strada tra il flusso delle cose e degli eventi. Il progresso non può avanzare più in fretta della nostra intelligenza e della nostra coscienza, perché è un prodotto della nostra intelligenza e della nostra coscienza. Non può avanzare più in fretta della nostra umanità, perché è un frutto della nostra umanità. Urge un nuovo afflato di sapienza sullo svilimento dell’umano a cui andiamo progressivamente assistendo, in special modo osservando le 162
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 163 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI conseguenze dei fenomeni di de-socializzazione in atto che in special modo attaccano il futuro della famiglia. L’uomo, le relazioni interumane, la convenzioni sociali, infatti, sono sempre più basate su paradigmi che agiscono in senso desocializzante e quindi spersonalizzante. La solitudine della persona, i rapporti svuotati di profondità e au- tenticità, l’indebolimento generale dei costumi e delle regole su cui si fonda una comunità ne sono un triste ritornello cantato da tutti. La desocializzazione in atto ha tre evidenti conseguenze: • L’uomo desocializzato è anche un uomo de-culturalizzato: con l’e- liminazione di un contesto comunitario efficace si indebolisce fino a disperdersi l’eredità culturale, il grande collante della coesione sociale di una comunità. Il rischio sempre più evidente è l’anonimia e l’anonimato di ogni secolare tradizione; in special modo la fami- glia e tutti i tradizionali soggetti educativi preposti alla trasmissione delle memorie (cristiana, culturale, sociale). Ne consegue che è im- pugnato il senso della responsabilità e ogni forma di “relazione pa- rentale” con il passato. • L’uomo desocializzato è anche un uomo de-spiritualizzato: le “virtù relativistiche” e i paradigmi materialistici (egoismo, superbia, avari- zia, invidia; spirito di competizione, rifiuto di regole oggettive, inu- tilità del trascendente) tendono ad attaccare e ridurre la vita spiri- tuale, a scoraggiare l’apertura dell’anima verso Dio, a indebolire l’a- pertura del cuore verso il prossimo. La sterilità della vita spirituale o il ricorso a forme pseudo-spirituali (non riconcilianti, ma alienan- ti), influiscono decisamente nella consumazione dell’antropologia cristiana. • L’uomo desocializzato è anche un uomo de-moralizzato: il tempo post moderno o neo pagano tende a determinare una società “neu- tra”, un luogo in cui tutti i valori sono da accettare indistintamente, “al di là del bene e del male ”, gettando in tal modo l’uomo in un mondo di amoralità in cui alla “coscienza” si sostituisce l’istinto e la 163
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 164 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI soddisfazione di ogni bisogno o impulso fisico. Vengono così ridi- colizzate le “virtù” che generano comportamenti positivi (pazienza, costanza, rettitudine, integrità) e minate, preziosissime per accomu- nare le persone in un progetto valido e vitale il cui primo fine è di- fendere e diffondere il bene. Ed ecco la scena che è sotto i nostri occhi, rappresentazione di una società desocializzata. • Una società senza memoria e senza sogni. È in atto una grossa crisi della temporalità, lincapacità di vivere la propria vita come una storia, in cui cè una progettualità che responsabilizzi. Lo smarrimento del senso del tempo è il peggiore veleno alla con- temporaneità di Cristo, alla necessità che Dio si faccia contempora- neo ad ogni uomo. Senza una visione “cristiana” della storia e dell’uomo, a partire dal centro del tempo e della storia che è Gesù di Nazareth, a partire dalla sua vittoria definitiva sul male, a partire dallo spazio nel quale si esperimenta la sua presenza - che è la comunità cristiana - le nuove generazioni vivranno con una visione parziale, riduttiva, in- capace di soddisfare il loro cuore. a. tempo ecologico, con una visione pagana e panteista della vita; b. tempo tecnologico, con una volontà incontrollata di manipolazio- ne e di dominio delle cose; c. tempo nichilista, con una progressiva acquisizione della morte di Dio e di una pretesa autosufficienza; d. tempo marxista, con una falsa conquista della pari dignità socia- le causa di profonde alienazioni; e. tempo capitalistico, con un’irrefrenabile corsa all’accumulo di ric- chezze; f. tempo sincretistico, con una pericolosa affermazione di eresie e di stili di vita islamici e orientaleggianti estranei alla nostra fede cristiana. • Una società senza il pudore dei sentimenti. Società senza privacy, in cui lintimità, il pudore dei sentimenti tende a sparire perché or- mai tutto diventa pubblico, tutto è oggetto di spettacolo. 164
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 165 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Un segno di questo stravolgimento è dato dalla rincorsa a rendere privato il fatto più pubblico della storia umana, cioè la morte e la risurrezione di Gesù Cristo simboleggiate da un crocifisso che deve essere rimosso perché offensivo; e, di contro, rendere pubblico il fatto più privato della storia di ogni uomo, il sesso, la sessualità, che deve essere sbandierata e salutata come sinonimo di felicità e di modernità oltre ogni ragionevole limite. • Una società senza luoghi. Un luogo conferisce una particolare iden- tità. Oggi non cè più distinzione dei modi e degli stili di vita, bensì unomogeneizzazione. I ragazzi a scuola si comportano esattamente come in piazza o nei pub. I luoghi sono interscambiabili, non rimandano più a codici identifi- cativi, così che fioriscono i “non luoghi” che stanno velocemente sostituendo i “luoghi” che tradizionalmente sono stati identificativi del processo educativo di un giovane, cioè a dire la famiglia, la chiesa, la scuola. Quali sono questi non luoghi? La notte, la rete internet, gli ipermer- cati, i grill delle autostrade. Luoghi alienanti, in cui vige la cultura della simulazione che attenta all’autenticità degli stili di vita. È la sindrome del camaleonte, second life. Oggi si vale per contatti, quasi sempre virtuali e non più per incon- tri virtuosi. Una nuova “etica delle virtù” Cosa ci è chiesto di fare? Cosa dobbiamo tornare a fare? Intanto proporre una nuova etica delle virtù. Perché il divario tra fede e cultura, tra fede e stili di vita non si allarghi ulteriormente, oc- corre che la famiglia promuova e pratichi un nuovo ethós, un’etica delle virtù che segni una profonda stagione di conversione degli stili di vita sociali. Non possiamo più sfuggire a questa responsabilità! Ritengo che non ci sia pericolo peggiore per la coscienza sociale di un popolo che l’insensibilità del popolo stesso di fronte al dilagare e dell’immoralità, che dell’irrazionalità è la figlia maggiore. 165
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 166 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI È paradossale che l’assuefazione ai mali sociali, che denigrano la dignità della persona, si vada giustificando con l’idea che sia sinonimo di modernità una vita pubblica moralmente inquinata, in cui sia vera libertà l’autonomia da ogni diritto o da ogni verità; sia vera libertà l’af- fermarsi del bene individuale su ogni bene oggettivo. Per un cristiano la morale è il legame tra il cielo e la terra; è la mo- rale che autentica i rapporti di fraternità fra gli uomini, fra i popoli. Mancano della vera nozione di moralità coloro che la concepiscono solo in modo puramente individuale e individualista, mentre essa ha sempre un carattere pubblico, collettivo, sociale. Senza una morale religiosa, senza un rimando ai valori dello Spiri- to, la morale razionale rimarrà solo nell’ordine materiale, umano e presto scadrà nel calcolo, nel vantaggio immediato, nell’egoismo. In questo contesto s’inserisce la necessità di progettare una nuova cultura, che risponda, contemporaneamente, alle aspirazioni più profonde dell’uomo e alle sfide decisive delle culture del nostro tem- po. Possiamo definirla una “cultura dello spirituale”, una cultura che ha la sua fonte sorgiva nella permanente effusione d’amore che dal giorno di Pentecoste lo Spirito Santo incessantemente rinnova nella storia della Chiesa e del mondo. “Educare alla vita buona”: il primato dello Spirito Nei nuovi Orientamenti pastorali risalta in modo efficace l’esigenza di ricentrare i nostri processi formativi e i nostri progetti educativi sul- la persona dello Spirito Santo, il Maestro interiore che prosegue il mi- nistero di Gesù Maestro nella vita di ogni discepolo del Signore. In special modo nei numeri 22 – 24 del documento, si afferma che «la Chiesa promuove nei suoi figli anzitutto un’autentica vita spiritua- le,cioè un’esistenza secondo lo Spirito (cf Gal 5,25) (n.22). Non uno sforzo volontaristico, né episodico, bensì «un cammino attraverso il quale il Maestro interiore apre la mente e il cuore alla comprensione del mistero di Dio e dell’uomo» (ibidem). 166
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 167 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI E ancora aggiungono i nostri Vescovi: «L’accoglienza del dono dello Spirito porta ad abbracciare tutta la vita come vocazione … Per questo è importante che nelle nostre comunità ciascuno impari a riconoscere la vita come dono e ad accoglierla secondo il suo disegno d’amore» (n. 23). Magistero e predicazione nel primato dello Spirito Il primo magistero che il Cristo dà in dono alla sua Chiesa è quello dello Spirito Santo. Un primato indiscutibile negli insegnamenti ultimi di Gesù: • «Lo Spirito vi insegnerà ogni cosa» (Gv 14,26). • «Lo Spirito prenderà del mio e ve lo darà» (Gv 14,26). • «Lo Spirito vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto» (Gv 14,26). • «Lo Spirito vi guiderà alla verità tutta intera» (Gv 16,13). • «Lo Spirito vi annunzierà le cose future» (Gv 16,13). • «Lo Spirito mi renderà testimonianza e anche voi mi renderete te- stimonianza» (Gv 15,26-27). Primo, allora, nel senso che tutti gli atti magisteriali della Chiesa so- no, di quel magistero trascendente dello Spirito Santo, indicazione chiara e sicuro veicolo di fede. Due affermazioni antiche qui giovano: “L’inizio della fede, anzi la stessa pia disposizione a credere, è in noi in forza di un dono della grazia, cioè della «ispirazione dello Spiri- to Santo», il quale porta la nostra volontà dall’incredulità alla fede” (Concilio di Orange [529 ],Can.5 [“De grazia ”]). “Nessuno può aderire alla predicazione del Vangelo senza l’illumi- nazione e l’ispirazione dello Spirito Santo, che dà a tutti la docilità nel consentire e nel credere alla verità” (Concilio Vaticano I, Cost. dogma- tica “Dei Filius”, c.3). Secondo san Paolo, che sintetizza su questo punto una teologia la- tente in tutto il Nuovo Testamento, tutto l’essere cristiano - la vita nuo- va dei figli di Dio - è una vita da vivere secondo lo Spirito. 167
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 168 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI L’attività fondamentale dello Spirito di Dio è suscitare e sviluppare nei cristiani la fede in Gesù. • Soltanto lo Spirito ci consente di chiamare Dio: «Abbà, Padre!» (cf Gal 4, 6). • Senza lo Spirito noi non possiamo dire: «Gesù è Signore» (cf 1 Cor 12, 3). • Dallo Spirito provengono tutti i carismi che edificano la Chiesa, co- munità dei cristiani (cf 1 Cor 12, 4; 14, 1). • È in questo senso che san Paolo affida ad ogni discepolo di Cristo la consegna: «Siate ricolmi dello Spirito» (cf Ef 5, 18), raccomandan- dosi che «non venga spento lo Spirito» (cf 1 Ts 5, 19) o che non «venga contristato» (cf Ef 4, 30) da una condotta insipiente. Ci chiediamo, allora, se l’orizzonte catechetico contemporaneo sia coincidente con il rinnovamento della teologia realizzatosi intorno al Concilio Vaticano II. In special modo, se è rispettoso dell’esigenza di porre in modo più chiaro i rapporti tra teologia morale e teologia spi- rituale. Giova poi ricordare che la struttura essenziale della nostra catechesi è, prevalentemente, cristologico-trinitaria. Dal Vaticano II la Chiesa continua ad evidenziare una prospettiva imprescindibile dell’esperien- za cristiana nella riproposizione della fede, prospettiva che è disattesa da tanta catechesi corrente: è il profilo pneumatologico e un’ecclesio- logia nell’orizzonte pneumatologico. “La Chiesa, quando adempie alla missione, che è sua, di far cate- chesi – come del resto ogni cristiano che in tale missione s’impegna nella Chiesa e in nome della Chiesa – deve essere pienamente cosciente di agire come strumento vivente e docile dello Spirito Santo. Invocare costantemente questo Spirito, essere in comunione con lui, sforzarsi di conoscere le sue autentiche ispirazioni, deve essere l’atteggiamento del- la Chiesa docente e di ogni catechista” (Giovanni Paolo II, Esortazione apostolica “Catechesi Tradendae”, n.72). Lo Spirito Santo è il nostro vero presupposto di originalità, è ciò che distingue noi credenti in Cristo, ontologicamente, da ogni altro 168
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 169 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI credente in Dio. Ogni pretesa di novità, di adeguamento della nostra formazione ai tempi correnti può legittimamente ed efficacemente av- venire nello Spirito Santo. Solo lo Spirito ci unisce al Gesù della storia, fa di noi l’itinerario di Gesù, rende Gesù contemporaneo ad ogni generazione. Se l’uomo è “la via della Chiesa” (“Centesimus Annus”, n. 53), questa via passa dalla porta dello Spirito Santo, come ci ricorda il card. J. Ratzinger in una sua celebre opera: “È interessante ricordare che la Chiesa antica non aveva alcuna strategia per l’annuncio della fede ai pagani e cio- nonostante il suo tempo divenne un periodo di grande successo missio- nario. La conversione del mondo antico al cristianesimo non fu il ri- sultato di un’attività pianificata, ma il frutto della fede nel modo come si rendeva visibile nella vita dei cristiani e nella comunità della Chie- sa:l ’invito reale, da esperienza a esperienza e niente altro. La comu- nità di vita della Chiesa invitava alla partecipazione a questa vita in cui si svelava la verità da cui veniva questa vita. Viceversa l’apostasia dell’età moderna si fonda sulla caduta di verifica della fede nella vita dei cristiani. La nuova evangelizzazione di cui abbiamo oggi così ur- gente bisogno, non la realizziamo con teorie astutamente escogitate: l’insuccesso catastrofico della catechesi moderna è già troppo evidente. Soltanto l’intreccio tra una verità in sé evidente e la verifica nella vita di questa verità può far brillare quell’evidenza della fede attesa dal cuore umano: solo attraverso questa porta lo Spirito Santo entra nel mondo” (in “Guardare Cristo”, Jaca Book, Milano 1989). L’uomo spirituale tra eternità ed interiorità È lo Spirito che educa e rieduca i cristiani ad investire in eternità, cioè a guardare lontano, sfuggendo agli orizzonti miopi del mondo. Lo Spirito dona agli uomini di ogni secolo uno sguardo escatologico, cioè orientato alle cose ultime, alle cose del cielo. Sempre, infatti, lo Spirito comunica al credente la vera, ultima intelligenza della sua esi- stenza, segnata nel contempo dalla grazia e dal peccato. Il nostro linguaggio, allora, è orientato alle realtà celesti? Orienta al- l’immortalità terrena o alla vita eterna? È facile constatare che il nostro linguaggio si sta facendo sempre più povero: stiamo smettendo di 169
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 170 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI parlare – poiché i più tacciono – di tutte le cose che più ci interessano da credenti e da uomini: la verità di Dio sull’uomo, la speranza, il do- lore, il senso ultimo della vita, l’interiorità, la morte, la risurrezione, il paradiso, l’inferno, il giudizio. Non è possibile tacere, semmai davanti alla svogliatezza corrente o al tentativo di banalizzazione che porta taluni sino ad irridere i grandi temi della spiritualità cristiana, si deve trovare un livello di parola, di comunicazione più profondo. Dobbiamo dare voce all’interiorità: ini- ziare i credenti al linguaggio dell’interiorità, liberando e guarendo la parola che è ammalata di esteriorità, che non sembra più riconoscere le mozioni dello Spirito, i suoi richiami. La Chiesa, nella sua verità più profonda, è soltanto desiderio di Dio, apertura totale a lui. Noi, figli della Chiesa, siamo anche figli del nostro tempo, agitato, complesso, spesso ostile al mondo di Dio, lon- tano dalla scoperta del primato della vita interiore. Lo Spirito Santo è già un al-di-là all’interno delle nostre vite. Ogni esodo dalle nostre certezze, da ogni sicurezza umana, il nostro ricen- trarci su Gesù è sempre un varcare la soglia del mistero dello Spirito in noi. Così scopriamo quell’uomo interiore, l’uomo nuovo nascosto del cuore. Lo Spirito Santo fa sì che «l’uomo nascosto nel profondo del cuore» (cf 1 Pt 3, 4), si risvegli in noi. Ed eccoci così alle soglie della preghie- ra. Solo la preghiera desta il cuore; solo la preghiera lo tiene sveglio. La preghiera spiega al cuore la Parola, perché introduce nei misteri in- dicibili di Dio: se la ragione non sa capirli, il cuore può crederli. Solo la preghiera ha il potere «di fare abitare la Parola di Cristo nel nostro cuore in tutta la sua abbondanza» (Col 3, 16). È questo il nostro cielo sulla terra; così noi diventiamo «tempio dello Spirito Santo» (1 Cor 6, 19), cioè liturgia vivente di un mondo nuovo. La preghiera è sovrabbondanza del cuore; è l’acqua che rinfresca i semi del Verbo posti nel nostro cuore dallo Spirito. Riappropriarsi del- 170
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 171 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI l’intimità con Dio, così tanto trascurata dal frenetismo e dall’attivismo ecclesiale, significa lasciare riappacificare il cuore e la Parola. Dobbiamo raggiungere il centro del nostro cuore, lasciare che vi penetri la Parola di Dio. È questo l’incontro decisivo nel cammino esodale della Parola, da noi al mondo, dalla terra al cielo, dall’implici- to all’esplicito. Il cuore dell’uomo è stato fatto per accogliere la Parola di Dio. La Parola si adatta naturalmente e soprannaturalmente al cuore: la Parola deve essere seminata nel cuore (cf Mt 13, 19; Lc 8, 12); il cuore deve essere purificato in vista della Parola (cf Mt 5, 8; Eb 10, 22; Lc 8, 15). Chi provvede a questo intimo incontro? Chi permette questa corri- spondenza, così che Parola e cuore possano riconoscersi? Forse la so- ciologia, la pedagogia, la filosofia, la scienza o la tecnologia? Lo Spirito è amore; il mondo manca di un cuore generante amore; la Chiesa ha bisogno di nuove risorse d’amore. Guardiamo alle nostre comunità: o hanno riserve spirituali da offrire o perdono d’incidenza e finiscono con essere disertate. Auspichiamo, pertanto, che si compia il passaggio da un cattolicesi- mo di tipo sociologico, dove permangono forme esteriori - spesso so- lo razionali, prive di un autentico assenso interiore - a un cattolicesi- mo più propriamente pneumatologico, fatto di cristiani che manifesta- no la presenza dello Spirito, il primato dell’interiorità a partire da una preghiera fervente. Dallo Spirito verità e profezia Paolo VI, sul rapporto tra evangelizzazione e Spirito Santo, ci ricor- da: “Si può dire che lo Spirito Santo è lagente principale della evange- lizzazione. È lui che spinge ad annunziare il vangelo e che nellintimo delle coscienze fa accogliere e comprendere la parola di salvezza. Ma si può parimenti dire che egli è il termine della evangelizzazione: egli solo suscita la nuova creazione, lumanità nuova a cui levangelizza- zione deve mirare” (in “Evangelii Nuntiandi”, n.75). 171
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 172 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Tre affermazioni sono contenute in questo testo: lo Spirito Santo agisce sullevangelizzatore spingendolo ad evangelizzare e dando for- za alla sua parola; lo Spirito Santo agisce sul destinatario dellevange- lizzazione muovendolo ad accogliere il messaggio; lo Spirito Santo è al termine della evangelizzazione, nel senso che è lui stesso la salvez- za e la vita nuova annunciata nel Vangelo. Tutto l’insegnamento di Gesù, la missione stessa di Gesù, è orienta- ta alla consegna dello Spirito Santo: solo mediante lo Spirito oggi, co- me a partire dalla Pentecoste per gli apostoli, è possibile rimanere ve- ramente fedeli al Vangelo e consegnare Gesù al mondo. Attesta il libro dell’Apocalisse: «La testimonianza di Gesù è lo spirito di profezia» (Ap 19, 10). L’umanità ha bisogno della verità di Cristo, di essere sottoposta al- l’azione dello Spirito di profezia che incessantemente, al prezzo del martirio, ci fa gridare che «solo Gesù è il Signore e il Salvatore» (cfr Fil 2, 10-11). Ogni spirito tenebroso che spegne l’amore di Gesù nel mondo; ogni spirito tenebroso che fa appassire la fede nel cuore dei figli di Dio, si vince con lo Spirito di profezia. C’è un mondo seminato di menzogne; gli uomini sono sempre più attratti da proposte di salvezza infondate, estranee al Vangelo: è tem- po di aprire le porte ad una nuova irruzione dello Spirito di verità, mediante il quale è possibile dare profeticamente risposte a questo mondo “insensato” che sembra avere desideri contrari allo Spirito di Cristo perché – come dice Gesù – «non mi conosce e non mi compren- de dal momento che ha per padre il diavolo, omicida fin da principio, il falso, il padre della menzogna» (cfr Gv 8, 42-44). Ha scritto Blaise Pascal: “La storia della Chiesa deve essere chiama- ta propriamente la storia della verità” (Pensiero n. 858). Verità che, inesorabilmente, ci pone dinanzi ad una scelta: “con Cri- sto o contro Cristo”. È tutta qui la sfida. Non “con Cristo o senza Cri- sto”, perché essere senza Cristo, vivere senza Cristo significa già vive- re “contro Cristo”. 172
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 173 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Affermava Alessandro Manzoni: “Tutto si spiega con il Vangelo di Cristo, tutto deve confermare il Vangelo di Cristo” (in “Osservazioni sulla morale cattolica”). Il Vangelo è parola di verità: ricevere il Vangelo è fare la verità; an- nunziare il Vangelo è insegnare agli uomini come si può essere vera- mente felici, in Gesù, se si è veri. Si vorrebbe rendere “facile ” il cristianesimo, togliendo da esso ogni segno di contraddizione rispetto allo spirito del mondo. Noi viviamo dentro il Vangelo, non dentro le voglie e le fantasie degli uomini. Noi non vogliamo un cristianesimo “diminuito”, cioè triste, avvilito, inatti- vo, pessimista, logico, comodo. A noi è chiesto di assumere, difendere e condividere il destino di Cristo. Ecco perché Sant’Agostino annota: “Non riducete il Vangelo a privata verità per non esserne privati” (in “Confessioni, X, 23). Bisogna essere desti! Il cristianesimo non è fatto per gente che dor- me, che vive senza aspirazioni, meccanicamente. Cristo è passione, sacrificio, offerta, presenza attiva, relazione con tutti. Il cristianesimo è fatto per uomini e donne forti, confortati dallo Spirito e da Lui raffor- zati dinanzi alle prove. Sì, noi vogliamo un cristianesimo forte! Gesù così ci ha pensati, ca- pacitandoci per grandi imprese. Ci ha resi tali mediante lo Spirito a Pentecoste: forti nella convinzione, forti nelll’annuncio del bene, forti nella denuncia del male. Don Luigi Sturzo, giudicando le involuzioni che la storia del primo Novecento aveva drammaticamente registrato, così si esprimeva dal la terra d’esilio: “Cristo portò in terra un Vangelo che ripudia qualsiasi pervertimento e oppressione umana, qualsiasi predomino del mondo sullo spirito. La vera rivoluzione comincia con una negazione spiri- tuale del male e una spirituale affermazione del bene (in “The preser- vation of the Faith”, Londra, 1938). 173
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 174 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI La nuova evangelizzazione, appello-esito dello Spirito Davanti alla scristianizzazione imperante e alla scarsa incisività di molte proposte formative, i Vescovi italiani si sono preoccupati di in- dicare una nuova conversione pastorale per le nostre chiese, da rea- lizzarsi mediante l’insostituibile azione dello Spirito Santo. “Negli ultimi decenni e anche recentemente non sono mancati, nel- la vita della Chiesa, cristiani – vorremmo dire “profeti” – dallo sguar- do penetrante, i quali hanno intuito e intravisto la necessità di espe- rienze di vita, personali e comunitarie, fortemente ancorate al vangelo per dare un avvenire alla trasmissione della fede in un mondo in forte cambiamento. Abbiamo bisogno di cristiani con una fede adulta, co- stantemente impegnati nella conversione, infiammati dalla chiamata alla santità, capaci di testimoniare con assoluta dedizione, con piena adesione e con grande umiltà e mitezza il vangelo. Ma ciò è possibile soltanto se nella Chiesa rimarrà assolutamente centrale la docile acco- glienza dello Spirito, da cui deriva la forza di plasmare i cuori e di far sì che le comunità divengano segni eloquenti a motivo della loro vita “diversa”. Ciò non significa crederci migliori, né comporta l’esigenza di separarsi dagli altri uomini, ma vuol dire prendere sul serio il van- gelo, lasciando che sia esso a portarci dove noi, forse, non sapremmo neppure immaginare e a costituirci testimoni” (in “Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia”, n. 45). Parole chiare, che indicano una netta prospettiva d’impegno spiri- tuale ancor prima che pastorale. Paolo VI, precursore della sfida della nuova evangelizzazione, al- l’indomani della chiusura del Vaticano II, consapevole dei pericoli che incombevano sulla Chiesa post conciliare, chiamò all’appello tutti i cristiani-evangelizzatori a spendersi per l’opera di diffusione del Van- gelo: “Noi esortiamo tutti coloro che, grazie ai carismi dello Spirito Santo e al mandato della Chiesa, sono veri evangelizzatori, ad essere degni di questa vocazione, ad esercitarla senza le reticenze del dubbio e della paura, a non trascurare le condizioni che renderanno tale evangelizzazione non soltanto possibile, ma anche attiva e fruttuosa” (in “Evangelii Nuntiandi”, n. 74). 174
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 175 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Un dovere essenziale, che deve coinvolgere tutta la nostra vita e impegnare tutte le risorse d’amore che la fede sa sprigionare, che non ammette ambiguità o riduzioni davanti alle sfide culturali e sociali del nostro secolo. Un monito a lasciar trasparire tutta la forza della parola di Dio – senza rivestirla di opinioni personali o di un vago buon senso che funge da “ammorbidente” della Parola – lo troviamo in una lettera del dottore della Chiesa S. Teresa d’Avila :“Coloro che predicano il Vange- lo non ottengono che gli uomini si convertano, perché i predicatori hanno troppo buon senso. Purtroppo non ne sono privi per avere inve- ce il grande fuoco dell’amore di Dio. È per questo che la loro fiamma riscalda poco”. L’appello alla “nuova evangelizzazione” – dal discorso all’Assem- blea del CELAM del 9 marzo 1983 – ha trovato in Giovanni Paolo II un appassionato e instancabile testimone. Nella sua lettera Apostolica postgiubilare il Papa aveva fortemente richiamato i vescovi e i battez- zati a riflettere sull’urgenza di un nuovo primato spirituale per la Chie- sa del terzo millennio: “C’è una tentazione che da sempre insidia ogni cammino spirituale e la stessa azione pastorale: quella di pensare che i risultati dipendano dalla nostra capacità di fare e di programmare. Guai a dimenticare che «senza Cristo non possiamo fare nulla» (cf Gv 15, 5)... Ho tante volte ripetuto in questi anni l’appello della nuova evangelizzazione. Lo ribadisco ora, soprattutto per indicare che occor- re riaccendere in noi lo slancio delle origini, lasciandoci pervadere dall’ardore della predicazione Apostolica seguita alla Pentecoste. Dob- biamo rivivere in noi il sentimento infuocato di Paolo, il quale escla- mava: «Guai a me se non predicassi il vangelo!» (1 Cor 9, 16) (in “No- vo Millennio Ineunte, nn. 38.40) Dal suo esordio, il ministero petrino di Benedetto XVI è stato tutto orientato a riaffermare l’unità e l’unicità della fede in Cristo. Un impe- gno arduo, non sempre accolto e compreso, specie quando venato di realismo nella denuncia della manifesta debolezza dei cristiani che vi- vono in questo secolo. 175
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 176 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Va detto che ciascuno dei richiami di Benedetto XVI a ripristinare il primato della fede, del linguaggio della fede, è stato e continua ad es- sere come un raggio di luce benefico, capace di rischiarare “quella miopia spirituale che fa male alla speranza” (card. Camillo Ruini, re- lazione al IV Convegno Nazionale delle Chiese d’Italia, Verona, 20 ot- tobre 2006) Benedetto XVI ha affermato che bisogna “rendere visibile il grande sì della fede, quel grande sì che, in Gesù Cristo, Dio ha detto all ’uomo e alla sua vita, all’amore umano, alla nostra libertà, alla nostra intel- ligenza. La fede nel Dio dal volto umano porti la gioia nel mondo” (Discorso ai partecipanti al Convegno IV Convegno Nazionale delle Chiese d’Italia, Verona, 19 ottobre 2006) Il testimone del Risorto serve la storia parametrandola al Vangelo, cioè alla Verità di Dio. Vive del dinamismo dello Spirito, smuove le coscienze addormentate, impigrite, esteriorizzate, che confondono il male con il bene e il bene con il male, obbedendo al comando di Dio: «Guai a coloro che chiamano bene il male e il male bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’ama- ro in dolce e il dolce in amaro» (Is 5,20) Ancora Papa Ratzinger a Verona: “In un mondo che cambia, il Van- gelo non muta. La Buona Notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza! Nel suo nome recate a tutti l’annun- cio della conversione, ma date voi per primi testimonianza di una vita convertita e perdonata. Sappiamo bene che questo non è possibile sen- za essere «rivestiti di potenza dall’alto» (Lc 24,49), cioè senza la forza interiore dello Spirito del Risorto”. Una Chiesa in stato di missione La missione non è un compito che si aggiunge alla vocazione e alla vita cristiana, non è un programma o una strategia pastorale, non è af- fatto un proselitismo fanatico, ma la comunicazione del dono dell’in- contro con Cristo, la condivisione della verità, della bellezza e della felicità incontrata e destinata al bene di tutti. 176
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 177 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Essa deve essere vissuta come proposta di condivisione della pro- pria esperienza fatta alla libertà degli altri, prossimi o lontani, per pas- sione per la loro vita e il loro destino. In tal modo il richiamo a una “nuova evangelizzazione” (Giovanni Paolo II, all’Assemblea del CE- LAM, Port-au-Prince, 9.111.1983) è tanto più urgente in quanto molti- tudini di uomini vivono “come se Dio non esistesse” (Christifideles Laici, 34) e “il numero di coloro che ignorano Cristo e non fanno parte della Chiesa è in continuo aumento, anzi dalla fine del Concilio è quasi raddoppiato” (Redemptoris Missio, 3). “Occorre un radicale cambiamento di mentalità per diventare mis- sionari – ripeteva con insistenza Giovanni Paolo II -, e questo vale sia per le persone che per le comunità. Il Signore chiama sempre a uscire fuori di se stessi, a condividere con gli altri i beni che abbiamo, comin- ciando da quello più prezioso che è la fede. Alla luce di questo impera- tivo missionario si dovrà misurare la validità degli organismi, movi- menti, parrocchie e opere di apostolato della Chiesa. Solo diventando missionaria la comunità cristiana potrà superare divisioni e tensioni interne e ritrovare la sua unità e il suo vigore di fede” (Novo Millennio Ineunte, nn. 31.43). Il radicamento nellidentità cristiana, cattolica, non si realizza rin- chiudendosi in “ghetti” a scopo protettivo, o accomodandosi in com- pagnie gradevoli e gratificanti, ma è condizione e impeto rinnovato per farsi presenti in modo esplicito, visibile, senza timori né calcoli, in tutti gli ambienti e le situazioni della vita come comunicatori dello straordinario dono dellincontro con Cristo per mezzo dello Spirito Santo che vive in noi e ci spinge, ci muove fuori di noi stessi. Sì, lo Spirito ci apre alla solidarietà con il mondo. L’inquietudine del mondo è già invocazione della nostra speranza. La degenerazione del mondo è già richiesta di figliolanza divina. Il peccato del mondo è già ricerca della grazia. Quanti tesori rimangono ancora nascosti! Lo Spirito non ci chiede di rispondere con l’intimismo della fede (deriva), né con un entusiasmo ir-responsabile (assenza). È nostra responsabilità di fede che questo mondo sia ordinato dallo Spirito di Dio e disponibile agli autentici bisogni dell’uomo. Dobbia- 177
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 178 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI mo credere che lo Spirito di Dio vuole permeare della nostra fede in Gesù il mondo della tecnica, della scienza, dell’economia che spesso sentiamo ostili alla nostra visione della vita. Occorre che le vie del progresso, che mai prima del Novecento l’uomo aveva conosciuto nella forza e nel potere travolgente con cui oggi si presentano, siano disponibili allo Spirito. Dio non si pone contro questo mondo da lui creato: lo vuole pieno di quello Spirito con il quale ci ha creati e ci tiene in vita. Quando Gesù parla del mondo contrario allo Spirito di Dio, ci parla di quel mondo senza lo Spirito di verità, alieno e allergico alla Parola di Dio, quel mondo che non vuole la deificazione dell’uomo, ma la sua mate- rializzazione fino a ridurlo ad un nulla; quel mondo che non ha per regola aurea l’impegno generoso della carità, ma il disimpegno crude- le dell’egoismo. La coscienza sociale di un popolo può essere risvegliata, può farsi nuova cultura, novità di vita, solo a partire dai valori dello Spirito. Ora, per rifare il tessuto cristiano della società a noi laici cristiani è chiesto, senza deroghe, di saper superare la frattura tra Vangelo e vita che permane nelle nostre esistenze pubbliche e private, ricomponen- do così, proprio nella nostra quotidiana attività, lunità di una vita che nel Vangelo trova ispirazione e forza per realizzarsi. A tal proposito il Concilio Vaticano II ha affermato: «Il distacco che si constata in molti, tra la fede che professano e la loro vita quotidia- na, va annoverato tra i più gravi errori del nostro tempo» (Gaudium et Spes,n.43). La Chiesa come “popolo di Dio” La Chiesa è un popolo visibile, una presenza concreta nella storia, che rende vivo il mistero divino d’amore che l’ha generata e la man- tiene, sfidando i secoli e ogni sorta di male. Il concetto di “popolo di Dio” è un concetto spirituale, non scienti- fico. È significativo che né le filosofie, né le scienze umane abbiano dato molta importanza a questo concetto. Il popolo è una realtà es- 178
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 179 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI senziale per comprendere il cristianesimo di ogni tempo e i fenomeni di risveglio carismatico che lo hanno attraversato lungo i secoli. Un concetto che ritorna d’attualità, che è stato troppo trascurato, anche dalla teologia post conciliare, spesso eliminato dal vocabolario corrente, perché sembrava una categoria troppo sociologica, specie quando poteva evocare il marxismo. Il Concilio Vaticano II riportò all’attenzione del mondo intero una nuova nozione di Chiesa. La gerarchia non è il solo elemento attivo e i laici non sono un mero oggetto, privati di iniziativa e di responsabi- lità. Il cristiano è un membro del popolo di Dio, in tutte le attività umane e dentro la cultura di un popolo specifico. L’insieme di tutti i popoli, la loro complessa e variegata realtà umana, fanno l’universalità della Chiesa, il popolo di Dio. Essere membro del popolo di Dio non significa separarsi dagli altri per praticare atti separati, in quanto sacri, religiosi (visione liturgico- sacramentale della Chiesa). Questi, seppure indispensabili, non costi- tuiscono tutta la vita e la realtà della Chiesa, poiché i cristiani offrono a Dio la loro vita in mezzo al loro popolo (dimensione missionario- carismatica della Chiesa). Cosa ci costituisce un popolo, il popolo di Dio? La vita comune, la vita sofferta. Chiesa di popolo, significa che non siamo un raggruppa- mento di individui, in cui ciascuno si preoccupa per se stesso. Attenti: c’è il rischio di precipitare nella stessa deriva individualistica che ca- ratterizzò la fine degli anni Sessanta, anni della contestazione, propri o nel tempo in cui il Concilio ci concludeva e annunciava al mondo l’opera di rinnovamento dello Spirito. La bandiera dell’individualismo sventolava forte allora, sta tornando a sventolare anche oggi, in un tempo che non è anticlericale nella facciata, ma nel profondo, anticri- stiano. Individualismo è sinonimo di relativismo: ed ecco l’orgoglio elevato all’onnipotenza, l’apostasia, il rifiuto di Dio. Ecco l’inferno. 179
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 180 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI La Chiesa è un popolo perché genera una comunione spirituale, che si incarna in una comunione visibile. La nostra condivisione non è un fatto solo spirituale, ma è fatta di contatti umani, di convivenze comunitarie, di un agire comune, che include realtà materiali, implica fattori puramente umani, relazioni fatte di simpatia, di affinità elettive, ma anche di scontri, di cadute, di disaffezioni. Un popolo che vive, che comunica sentimenti, emozioni. Un popolo incarnato. Un popolo di attesa, di fiducia, di destino, che lotta contro il male, che cade e si rialza. Un popolo che conosce il martirio morale, cultu- rale e sociale della fedeltà a Cristo, in famiglia, nel posto di lavoro, con le persone che incontra. Un popolo che ha un’identità forte, subito visibile, che attrae anche quando sembra essere contestata. Un popolo che non ha paura, che guarda in faccia Dio senza nascondersi dinanzi al peccato. Un popolo che guarda in faccia Satana quando bisogna muovere guerra al pecca- to. Un popolo profetico, che non si è stancato di ascoltare Dio, di in- terrogare Dio, di cercare le soluzioni di Dio. Un popolo che ha il co- raggio di parlare, di dire la verità, di fare gli interessi di Dio, di discer- nere il bene dal male e il male dal bene in un tempo in cui tutti dico- no “che male c’è”, mentre già il male ha catturato l’uomo e lo sta di- struggendo. Non un popolo separato, in un territorio separato, in una storia se- parata, parallela. Non un popolo accanto ad altri, ma un popolo den- tro gli altri. Perché non c’è fede senza incarnazione umana. Non è vera fede se non implica la sua realizzazione in una realtà umana, fatta di gesti, di segni, di incontri, di amicizia, di solidarietà, di dialogo, di apertura alla vita, di difesa del bene, di condanna del male. Il popolo di Dio è una realtà dinamica, perché costantemente all’er- tata e movimentata dallo Spirito Santo. Non è una giurisprudenza, né una pedagogia, né una sociologia: è una pneumatologia, cioè una 180
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 181 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI realtà che obbedisce allo Spirito, che vive la sua vera libertà piacendo a Dio, non agli uomini. Lo Spirito è legge interiore, è principio unifi- catore, è anelito alla purezza, alla giustizia, alla promozione umana. Il credente è reso dallo Spirito capace di rispondere. Questa “abili- tazione a rispondere” (respons-abilità) è dono dello Spirito. Amare è “rimanere nell’amore”: uno sguardo alla famiglia cri- stiana Con lo Spirito la famiglia, la piccola chiesa domestica, ha un altro parametro per l’uomo, persona e non oggetto di manipolazioni di ogni sorta: questo parametro è il Vangelo dell ’amore, cioè la Verità di Dio per il bene di ogni uomo, e non il “dato relativo”, la mia verità, il mio bene. Noi crediamo fermamente che il dono dello Spirito Santo è coman- damento di vita per la famiglia cristiana, è rigenerazione dell’amore sacramentale che consente agli sposi di progredire verso una più pie- na, ricca, consapevole comunicazione d’amore a tutti i livelli: dei cor- pi, dei caratteri, dei cuori, delle intelligenze, delle volontà, delle ani- me. Dalla collaborazione degli sposi con lo Spirito dipende il successo del matrimonio cristiano: gli sposi non possono attuare al livello pro- prio della comunione delle persone la verità biblica «i due saranno una sola carne» (Gen 2,24) se non mediante le forze soprannaturali provenienti dallo Spirito. È in atto una grande confusione tra l’amore di Dio e l’amore del mondo, come ci ha ricordato Papa Benedetto XVI sin dal primo para- grafo della Lettera Enciclica “Deus Caritas Est”, confusione che inqui- na fortemente la fede della famiglia e la fede nella famiglia, specie quando le menzogne del mondo addormentano la coscienza di ciò che è vero amore. • Oggi è considerato un atto d’amore giustificare la soppressione del- la vita, per non vedere soffrire il proprio parente: e così si legittima l’eutanasia! 181
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 182 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI • È considerato un atto d’amore giustificare la distruzione di un matri- monio, per mettere fine alle tante sofferenze della coppia: e così si legittima il divorzio! • È considerato un atto d’amore giustificare l’interruzione di una gra- vidanza, quando al nascituro sarebbe assicurata una vita difficile: e così si legittima l’aborto! Chiediamoci: dov’è finito Cristo? dove abbiamo accantonato lo Spi- rito di profezia, la verità di Cristo, che sempre reclama il martirio so- ciale? L’amore è donazione, non privazione; è offerta, non rinuncia; è vita, non morte; è dialogo, non rifiuto preconcetto. Una verità laica questa, iscritta nel codice genetico di ogni uomo. Pensate, se ne fece sostenitore finanche l’ateo e irriverente Carl Marx, il quale un giorno scrisse: “Quando tu ami senza provocare amore, cioè quando il tuo amore come amore non produce amore reciproco, e attraverso la tua manifestazione di vita, di uomo che ama, non fai di te stesso un uomo amato, il tuo amore è impotente, è una sventura” (in Manoscritti economico-filosofici, 1844). Quanto è vera questa espressione, ancor più pensando alle famiglie! Come fare perché questo accada, perché accada proprio nelle no- stre case? Accogliendo l’invito di Gesù: “Rimanete nel mio amore” (Gv 15, 9b). Gesù sembra dirci: prima di fare del mio amore una lezione ai vostri figli, procuratevi di farne esperienza. Afferma ancora S. Agostino: “Se tu abiti nello Spirito, lo Spirito abi- terà in te”. Resta nell’amore e l’amore resterà in te”. (Commento alla prima lettera di S. Giovanni, 7,10). “Rimanere” è il verbo spirituale di una famiglia, per cui la grande sfida non è quella di creare una famiglia, bensì di conservarla cristia- na. Una famiglia “che si fa da sé”, che non si lascia fare continuamen- te dallo Spirito, si fa male, farà del male ai propri figli, impoverirà la Chiesa, non potrà stupire il mondo. 182
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 183 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Educare in famiglia è evangelizzare “Onora tuo padre e tua madre” non è solo un comandamento bi- blico, un principio comune a tutte le religioni. È anche un impegno laico, perché non esiste saggezza umana o civiltà degna di questi no- me che non ricordi a dei figli di onorare i propri genitori, il proprio passato, le proprie tradizioni. Un padre e una madre. Non un padre che funge da madre o una madre che funge da padre. Non c’è spazio per mistificazioni o scimmiottamenti della verità. La posta in palio, l’avvenire delle nuove generazioni, è troppo alta. I giovani non sanno più stare al mondo perché stiamo smettendo di insegnare loro “come si vive”, di rimanere nell’amore e non di consumarlo. Chi non difende la famiglia oggi offende i giovani che verranno do- mani, se qualcuno ha davvero a cuore il futuro! La storia umana è fatta di corsi e ricorsi. Ma ora sta accadendo qualcosa di inedito e di drammatico: si vuole alterare il corso naturale della storia umana. Mai, in nessuna civiltà, era avvenuto che si ridicolizzasse, si bollas- se d’infamia un bene così profondamente umano, così profondamente alleato del futuro dell’uomo come la famiglia: divorzio, aborto, euta- nasia, fecondazione artificiale ne sono un evidente segno. Mai era avvenuto che, in nome della famiglia, il nucleo naturale più laico e universale che la storia conosca, si offendesse la dignità di mi- lioni di cittadini, strumentalizzando anche la loro genuina fede in Dio: mettere la vita ai voti in un referendum. È triste assistere al comportamento di molti genitori cristiani che stanno rinunciando alla trasmissione della fede ai loro figli, assecon- dando una certa psicologia che invita a rispettare la libertà dei ragazzi così che possano “costruire l’autostima”. Cosa significa costruire l’au- tostima? Se significasse lasciare un ragazzo in balia del proprio io, così che diventi maestro di se stesso, decidendo senza Dio ciò che è bene e ciò che è male, ebbene - se questo accadesse - noi staremmo alle- vando in casa degli atei! 183
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 184 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI S. Giovanni Crisostomo, in un’Omelia sulla prima lettera a Timoteo, ammonisce: “Un grande pegno ci è stato affidato: i nostri figli. Preoc- cupiamoci, dunque, di loro e facciamo di tutto perché il Maligno non ce li porti via. Ma tra di noi avviene tutto il contrario. La nostra preoc- cupazione è lasciare proprietà ai nostri figli e per accumulare beni materiali non ci diamo pensiero di loro”. (Omelie sulla prima lettera a Timoteo, 9,2). Ancora s. Giovanni Crisostomo, in un’altra Omelia sulla lettera agli Efesini, così si rivolgeva ai genitori cristiani: “Vuoi che tuo figlio sia ob- bediente? Allevalo fin dall’inizio, educandolo e ammonendolo nel Si- gnore”. Non credere che sia inutile per lui ascoltare le Sacre Scritture. Non dire: «È roba da monaci e non voglio farlo monaco». Non è neces- sario che diventi monaco: Fallo cristiano! Ricorda: non farai mai tan- to per lui, quanto insegnandogli ad essere cristiano. Di fronte alla cu- ra spirituale dei figli, tutto per noi sia secondario!” (Omelie sulla lette- ra agli Efesini, 21,1-2). Se c’è crisi d’identità della famiglia cristiana non si deve certo alle “dimissioni” dello Spirito Santo dalla storia umana, piuttosto alle no- stre “diserzioni”. L ’invito di S. Paolo è chiaro: “Non estinguete lo Spiri- to Santo” (1 Ts 5,19). S. Agostino, in una sua Lettera a Bonifacio, così commenta questa espressione paolina a proposito di quei genitori che trascurano l’edu- cazione alla fede dei propri figli. Vengono definiti “assassini spiritua- li”. Scrive: “Quando S. Paolo afferma: Non spegnete lo spirito! (1Ts 5, 19) non intende certo che lo Spirito possa essere spento. Lo fa per met- tere in guardia i cristiani. Anche i genitori sono chiamati giustamente spegnitori quando non lasciano ai loro figli la Chiesa per madre e Dio per padre. Così facendo costringono i figli propri e altrui al servizio del demonio” (Le Lettere, I, 98, 3 [a Bonifacio ]). L’arte della preghiera nella famiglia Il Santo Padre Giovanni Paolo II, nella Novo Millennio Ineunte, ci ha ricordato che c’è bisogno di “un cristianesimo che si distingua nel- l’arte della preghiera” (cf NMI, n. 32). Siamo esortati dal Papa “a non 184
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 185 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI dare per scontata la preghiera … a imparare a pregare, quasi appren- dendo sempre nuovamente quest’arte” (cf Ibid.). Quanto è vero tutto questo nelle nostre case! La famiglia, quando prega, è vigilante, profetica, innamorata, incar- nata, in comunione. Niente più della preghiera deve essere al centro dei pensieri di una famiglia cristiana - se non vuole cadere sotto i col- pi della scristianizzazione imperante - perché niente più della preghie- ra preme alla Chiesa. Come piccola chiesa domestica, la famiglia è “segno e strumento dell’intima unione con Dio” (Lumen Gentium, n.1). È possibile spiegare cosa significa pregare in famiglia? Forse è me- glio provarlo con la propria esperienza. Dobbiamo cercare di educare le famiglie alla preghiera, alla confidenza con Dio, così da aiutarle a ritrovare intimità familiare, capacità di dialogo e di ascolto fra i mem- bri della famiglia stessa. I figli devono tornare ad imparare dai genitori la necessità di lodare il Signore in ogni circostanza, favorevole o contraria, per cui la lode diventa uno stile di vita. Si sviluppa, in tal modo, una “dipendenza da Dio” che genera pace e gioia anche nel tempo della prova, che infon- de nel cuore dei figli “l’onore verso Dio e l’onore verso i genitori”. Di- viene, così, più naturale osservare i comandi di Dio e ricercare il suo volere. Davanti alle prove della vita, di estrema importanza è la preghiera di intercessione. La Scrittura ampiamente attesta come Dio doni ai ge- nitori il potere di benedire i figli nel tempo della prova, specie nella malattia. Nel gesto invocatorio degli sposi sulla loro creatura si mani- festa l’amore di Dio che consola e libera dal male. La famiglia cristiana … “non è di questo mondo” “La Famiglia è il cuore della nuova evangelizzazione” (Evangelium Vitae, n. 92). La famiglia ha una missione specifica, che la impegna nella trasmissione del Vangelo, al punto che la stessa vita familiare di- venta itinerario di fede e d’iniziazione cristiana. 185
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 186 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Il futuro della “nuova evangelizzazione” passa in maniera ineludibi- le dalla famiglia: essa è chiamata a divenire sempre di più “sacramen- to dell’evangelizzazione”, volto di una chiesa profetica e mai arrende- vole. Sentiamo assai vere, a tal riguardo, le parole contenute nella Fami- liaris Consortio (n. 52): “Nella misura in cui la famiglia cristiana ac- coglie il Vangelo e matura nella fede diventa comunità evangelizzan- te”. Se “la Chiesa esiste per evangelizzare” (cf Evangelii Nuntiandi, 14) cosa accade se essa non recupera la potenza dell’annuncio del Vange- lo a partire dalle famiglie, le piccole chiese domestiche? Accade che tenda a morire? Gesù ha detto: «Le porte degli inferi non prevarranno» (cf Mt 16, 18), ma è anche vero che se si spegne la fede, il mysterium iniquitatis dilagherà sempre di più. Una vita piena nello Spirito Santo, l’unzione della sua potenza carismatica non sono soltanto di conforto per le famiglie, ma – mediante esse – motivo di speranza per la Chie- sa tutta e per il mondo. In un tempo che genera «genitori carnefici di vite indifese» (Sap 12, 6), in cui “il fratello dà a morte il fratello, il padre il figlio e i figli in- sorgono contro i genitori fino a farli morire» (cf Mt 10, 21), si avverte il bisogno di famiglie che siamo “primizie nel giardino di Dio”, come la famiglia di Stefanàs, lodata da S. Paolo «per aver dedicato se stessa al servizio della fede» (cf 1 Cor 16, 15). La parola del Signore ci fa da monito: «Se qualcuno non si prende cura dei suoi cari, soprattutto di quelli della sua famiglia, costui ha rinnegato la fede ed è peggiore di un infedele» (1 Tm 5,8). Voglia lo Spirito Santo dilatare i nostri cuori e donarci una nuova cura d’amo- re per le nostre famiglie. La storia della salvezza è la storia della tenerezza di Dio, che ci ha amati e ha dato la sua vita per noi (cf Gal 2, 20). La famiglia cristiana è tenerezza ferita, tenerezza tradita e crocifissa, ma pur sempre e per sempre, con l’Eucaristia, l’ostensione del sacramento della tenerezza 186
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 187 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI divina, del Dio amore. Sì, nella fragile esperienza terrena di ogni fami- glia cristiana rivive la stessa fragilità della carne del Figlio di Dio. I Padri della Chiesa definiscono la famiglia cristiana una “comunità di pazienti”, cioè di credenti che non si arrendono al male e condivi- dendo con Cristo il suo fallimento terreno fanno di ogni “croce quoti- diana” un anticipo di cielo, una profezia compiuta del trionfo della ri- surrezione. Fin quando sarà sulla terra, la famiglia cristiana sarà sem- pre in segreta empatia con la sofferenza umana; nessun male potrà mai ottenebrare il suo volto “sovraumano”, così da far scomparire i tratti di Cristo, quel meraviglioso profilo divino che la rende unica. La famiglia cristiana è e rimarrà in ogni tempo il migliore “laborato- rio di speranza” per la salvezza di un’umanità che dispera, perché ma- lata d’amore. Solo l’amore, alla fine, rimarrà. Così possiamo dire che la famiglia è orientata al cielo, data per il mondo “senza essere del mondo” (cf Gv 17, 11.16). Mutuando le parole di Gesù davanti a Pilato vorremmo poter dire che “la famiglia cristiana non è di questo mondo” (cf Gv 18,3 6). Esiste come profezia per trasformarlo, per testimoniare che “essere di Cristo” significa divenire “bersaglio di ogni contraddizione” (cf Lc 2, 34). Una famiglia cristiana che vive dello Spirito Santo non perderà mai il coraggio; ogni impresa, come Maria, le sembrerà possibile. Non ci perdiamo d’animo, allora, e facciamo della gioia del Cristo risorto la nostra migliore linfa vitale. Se Cristo ha vinto la morte, tutto può esse- re vinto. Se Cristo è risorto, tutto può tornare in vita. Questa è la no- stra speranza viva! Il binomio “fede e morale” Non c ’è dubbio che oggi, non meno di ieri, sia da riformulare con responsabilità e chiarezza il rapporto tra “fede e morale”. Lo impone la nostra coscienza cristiana, dal momento che morale e politica rien- trano proprio nella sfera della coscienza intesa come atto che unisce la nostra conoscenza razionale con il nostro libero agire. 187
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 188 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI La politica, l’economia, senza morale, sono sempre impolitiche e anti economiche. Il fine della politica è intrinsecamente sociale, perciò razionale e morale, e dal momento che il fine della politica consiste nel perseguimento e nella realizzazione del bene comune, per essere davvero a vantaggio di tutti non può prescindere dal bene morale. Per un cristiano, la moralità presuppone la maturazione di una co- scienza che, alla luce della fede – quindi della Parola di Dio e del Ma- gistero – deve essere educata, illuminata, formata dalla riflessione ra- zionale in un clima di libertà, per discernere con convinzione, con coerenza e sicurezza il bene dal male. E così ci imbattiamo subito in un problema imperante, che già il profeta Isaia 5 ,20 denuncia un grave delitto dinanzi a Dio e agli uo- mini, un delitto che deturpa la storia e altera la cifra della nostra vera umanità: “guai a chi chiama il bene male e il male bene”. Ebbene è quello che va accadendo e l’alterazione della coscienza comune si fa sconvolgimento morale della coscienza sociale. Diciamo- celo francamente: non si corregge l’immoralità con una predica dome- nicale o scrivendo articoli nei giornali. Bisogna correggere la vita pub- blica; bisogna moralizzare la vita pubblica; bisogna immettere nella società una nuova generazione di uomini e donne con una forte pas- sione, animata dalla fede, dalla speranza, dalle carità cristiane, che si impegnino a ricercare il bene pubblico basato sulla morale, che senta- no nella loro coscienza il primato l’impero della morale fecondato dal- l’amore per Dio e per gli uomini. Uomini e donne che abbiano una concezione religiosa della vita da cui deriva il senso della responsabi- lità morale e della solidarietà sociale. Sant’Agostino affermava che “se la fede non è pensata allora è nul- la” (in De Praedestinatione sanctorum, 2,5). Quindi più che “ripensa- re” al passato, dobbiamo “pensare” il presente come uomini spirituali, cioè valutando la realtà come uomini – ricorderebbe S. Paolo – che hanno “il pensiero di Cristo” (1 Cor 2,16). Il credente è il realista per eccellenza. Non si rifugia nostalgicamen- te nel passato, né invoca un futuro depressivo o repressivo. Il cristia- 188
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 189 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI no è colui che con S. Paolo ripete: «La realtà è Cristo» (Col 2,17). La differenza la fa Cristo. Il dilemma è tutto qui. Se Cristo c’è o non c’è. Perché se Lui non c’è, allora anche io sono assente, insignificante, im- potente. O la mia fede genera Cristo nella storia, o il mio essere laico nel mondo profumerà di morte e non di vita, non basterà a salvare la mia anima, figurarsi essere di aiuto per gli altri. La nostra laicità parte dal reale, lo include, lo assume, aspira a tra- sfigurarlo. È una laicità aperta all’uomo perché già spalancata a Cristo. Se è chiusa la porta della nostra fede in Dio, sarà sigillata la porta del- la nostra fiducia nell’uomo. La misura della nostra laicità è insieme uno spazio antropologico e teologico inscindibili: l’uomo e Dio; ancor meglio l’uomo in Dio e Dio nell’uomo. La realtà si può guardare, giudicare, abbracciare in due modi: ob- bedendo allo spirito di questo mondo, oppure obbedendo allo Spirito di Dio. Da una parte le tenebre della menzogna, dell’inganno, della falsità; dall’altra la luce della verità, della sincerità, dell’onestà. La nostra laicità è lo spazio creativo dell’amore, di un amore com- passionevole per questo nostro mondo. La nostra laicità è la capacità interiore di vedere il bene che manca tra le pieghe del male evidente, delle strutture di peccato che colpevolmente stanno espatriando Dio dalla storia. Un Dio che, al massimo, si vorrebbe come “un al di là”, un Dio scomodo, troppo esigente per essere parte di questo nostro tempo ondivago. Cristo, invece, si è posto come Signore del “di qua” e a noi - per fede - chiede di governare con Lui questo nostro mondo. Dobbiamo trovare, senza indugiare, il nostro massimo livello di convergenza ecclesiale intorno all’uomo, che invece sta diventando nel nostro tempo il massimo livello di conflitto. Attorno all’uomo, al suo destino, ai suoi diritti nativi si sono formati schieramenti molto pericolosi che stanno muovendo e ancor più muoveranno guerra. L’uomo non può essere ideologizzato. E questo significa che la no- stra missione evangelizzatrice deve riportare in modo molto chiaro il primato del Vangelo rispetto a idee che hanno come obiettivo quello 189
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 190 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI di rendere l’Io come un’entità assoluta, vera e propria idolatria, frutto del relativismo odierno. L’Io assoluto è il peggior nemico dell’uomo. C’è, talvolta, tra noi, una sorta di complesso d’inferiorità dinanzi al- l’ineluttabile male che si accanisce sulla storia, un’inquietudine che ci assale dinanzi al tentativo corrente di privare il cristianesimo di ogni rilievo pubblico. Si vorrebbe una sorta di cristianesimo svilito, diluito, anonimo, una chiesuola in cui riparare per trovare protezione. Un’inquietudine che io ritengo salutare, che dovrebbe svegliare dal sonno, dal torpore spirituale che spesso alligna tra di noi. Ecco perché è imprescindibile che la parola “bene comune” si coniughi con “iden- tità cristiana”. Potrà mai una identità cristiana mondanizzata, relativiz- zata, perbenizzata, generare il “bene comune”, così come esige la Tra- dizione cristiana dei martiri e dei santi che ci hanno preceduto? La nostra fede non è mondana, ma è per il mondo. È coinvolta con il mondo e deve coinvolgere il mondo. Ebbene, come ha scritto un celebre martire cristiano evangelico del Novecento, Dietrich Bonhoeffer, «noi cristiani dobbiamo tornare all’a- ria aperta; dobbiamo tornare all’aria aperta del confronto spirituale con il mondo» (in “Resistenza e Resa”). Dal suo esilio londinese, nel giugno 1938, giudicando le rivoluzioni che la storia coeva aveva drammaticamente registrato (la socialista, la nazi-fascista, la messicana), così si esprimeva nel suo scritto “The pre- servation of the Faith”: «Per noi, la prima, vera, unica rivoluzione fu quella del cristianesimo. Cristo portò in terra un Vangelo che ripudia qualsiasi pervertimento e oppressione umana, qualsiasi predomino del mondo sullo spirito. La vera rivoluzione comincia con una negazione spirituale del male e una spirituale affermazione del bene. Il nostro mondo è un mondo che deve essere creato a nuovo con fiducia nel pensiero cristiano, il quale è sempre vivo e sempre potente per le tra- sformazioni» . Un’analisi efficacissima, irrinunciabile, basata sulla singolare con- vergenza fra il Cristianesimo e ciò che è autenticamente umano. In 190
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 191 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI un’altra opera dello stesso periodo londinese don Sturzo scriverà: «Lerrore moderno è consistito nel separare e contrapporre Umanesimo e Cristianesimo: dellUmanesimo si è fatto unentità divina; della reli- gione cristiana un affare privato, un affare di coscienza o anche una setta, una chiesuola di cui si occupano solo i preti e i bigotti. Bisogna ristabilire lunione e la sintesi dellumano e del cristiano; il cristiano è nel mondo secondo i valori religiosi; lumano deve essere penetrato di Cristianesimo» (in “Miscellanea londinese”, vol. III). È questa una splendida traduzione dell’espressione “bene comune”. Ogni epoca storica vive il tempo della crisi. Qualcuno dice: “Mala tempora currunt”. I tempi sono difficili. Ma non sono mai stati facili e mai lo saranno! «Vivete bene il tempo e lo cambierete; e se lo cambierete non avrete più da lamentarvi» (in “Discorsi” 311, 8,8) ricordava Sant’Agostino alla generazione di cristiani del suo tempo. È incredibile assistere alla domanda di molti cristiani del nostro tempo che si chiedono: “ma cosa c’entra la fede con la mia vita, con la mia vita pubblica, con i miei principi morali, con le mie scelte fami- liari”? Vorrei che a rispondere fosse quel grande genio del Novecento che è stato il servo di Dio Paolo VI, che patì i travagli di un’epoca consu- mandosi nella fatica di trovare adesione convinta alla sua lettura della storia. Nella Enciclica sull’evangelizzazione nel mondo contempora- neo,“Evangelii nuntiandi”, Paolo VI scrive: «È indispensabile raggiun- gere e quasi sconvolgere, mediante la forza del Vangelo, i criteri di giudizio, i valori determinanti, i punti di interesse, le linee di pensiero, le fonti ispiratrici e i modelli di vita dellumanità, che sono in contra- sto con la parola di Dio e con il disegno di salvezza» (n.19). Anche Papa Benedetto XVI, in occasione del Viaggio negli Stati Uniti, così si è pronunziato il 18 aprile 2008, parlando ai Vescovi: «È forse coerente professare la nostra fede la domenica e poi, lungo la set- timana, promuovere pratiche di affari o procedure mediche contrarie a tale fede? È forse coerente per cattolici praticanti ignorare o sfruttare i poveri e gli emarginati, promuovere comportamenti sessuali contrari 191
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 192 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI all’insegnamento morale cattolico, o adottare posizioni che contraddi- cono il diritto alla vita di ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale? Occorre resistere ad ogni tendenza a considerare la religione come un fatto privato. Solo quando la fede permea ogni aspetto della vita, i cristiani diventano davvero aperti alla potenza tra- sformatrice del Vangelo» . Questa nostra fede genera un’identità che personifica, non che alie- na. Deve generare un corpo sociale, umano e divino insieme, che è il nostro essere la Chiesa nel mondo. Una cultura della Pentecoste Una definizione del Concilio Vaticano II fa da monito di speranza al terzo millennio di vita cristiana: “Legittimamente si può pensare che il futuro dell’umanità è riposto nella mani di chi saprà trasmettere alle generazioni di domani «ragioni di vita e di speranza»” (in “Gaudium et Spes” n. 31). A fare da eco a questa esigente prospettiva è Papa Benedetto XVI, sin dalle prime battute del suo pontificato: “La storia non è in mano a potenze oscure, al caso o alle sole scelte umane. Sullo scatenarsi di energie malvagie, sullirrompere veemente di Satana, sullemergere di tanti flagelli e mali, si innalza il Signore. Dio non è indifferente alle vicende umane, ma in esse penetra realizzando i suoi progetti e le sue opere efficaci” (Udienza generale, 11 maggio 1995). L’avventura dell’umanità non è confusa e senza significato, né è vo- tata senza appello alla prevaricazione dei prepotenti e dei perversi. Infatti, esiste la possibilità di riconoscere l’agire divino dello Spirito nella storia. Che fiducia abbiamo nella presenza e nellazione dello Spirito San- to, in questo nostro tempo, nei travagli della cultura del nostro tempo? Un nuovo millennio di vita cristiana è sorto, ma quale premessa ab- biamo posto perché la verità di Cristo e il pensiero umano si incontri- no, perché la terra non sfidi il cielo, perché l’amore di Dio non sia elemento accessorio nella costruzione del nuovo mondo? 192
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 193 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Eppure, ci ricorda Giovanni Paolo II, “lo Spirito Santo rende la Chiesa amica di ogni autentica ricerca del pensiero umano e stima sinceramente il patrimonio di sapienza elaborato e trasmesso dalle di- verse culture. In esso ha trovato espressione linesauribile creatività dello spirito umano indirizzato dallo Spirito di Dio verso la pienezza della verità” (Udienza generale, 16 settembre 1998). A Pentecoste si inaugura la civiltà dell’amore, perché lo Spirito è benefico ed amico degli uomini, fondatore della nuova antropologia portata da Cristo. A Pentecoste scaturisce una nuova sociologia, “la sociologia del so- prannaturale” (vedi L. Sturzo, H. De Lubac, K. Rahner), un nuovo umanesimo permeato dei valori dello Spirito. Al mondo manca ancora la lezione di fraternità universale della Pentecoste; alla teologia dominante manca ancora la cultura del so- prannaturale della Pentecoste; ai sistemi politici e sociali manca anco- ra il dinamismo d’amore della Pentecoste! Amicizia contesa quella con lo Spirito Santo. Amicizia delusa per molti; perduta e non ritrovata per altri; presunta e non vissuta per tan- ti altri ancora. Quanti cristiani sembrano vivere un’esistenza prepentecostale: • dove c’è paura non c’è cultura della Pentecoste; • dove c’è indifferenza non c’è cultura della Pentecoste; • dove c’è impotenza non c’è cultura della Pentecoste; • dove c’è disorientamento non c’è cultura della Pentecoste; • dove c’è confusione non c’è cultura della Pentecoste; • dove c’è pigrizia non c’è cultura della Pentecoste; • dove c’è bene personale non c’è cultura della Pentecoste; • dove c’è individualismo non c’è cultura della Pentecoste. La cultura della Pentecoste è l’antidoto al “male oscuro” del mondo. La cultura della Pentecoste è una nuova sapienza, un nuovo modo di intrecciare le vicende umane che non esclude Dio, ma lo include, 193
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 194 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI che vede Dio nelle pieghe di un’umanità che incarna i paradossi evangelici delle Beatitudini. A Pentecoste, con l’effusione dello Spirito Santo, il mondo intero - non solo il Cenacolo, la Chiesa - diventa il luogo spirituale dell’amore di Dio. A Pentecoste comincia la vera vita interiore della storia umana: gli uomini imparano “dal di dentro” che cosa significa vivere, amare, sof- frire, dare la vita per ciò in cui si crede. A Pentecoste nasce il pre-politico, cioè la premessa, l’orientamento, il senso che ogni atto umano e sociale volto al bene comune deve avere. Prima di Pentecoste gli apostoli erano smarriti, pensavano di avere smarrito il Cristo, si ritrovavano incapaci di progettare il loro futuro, ri- piegati sul loro passato, tra nostalgia e rimpianti. Con l’avvento dello Spirito, tutto d’improvviso cambia: Pietro e gli altri apostoli si ritrova- no “uomini nuovi ”. Nasce un nuovo “stile di vita”, una nuova cultura: nasce la cultura della Pentecoste. “Nel nostro tempo, avido di speranza, continuate ad amare e a fare amare lo Spirito Santo. Aiuterete a far sì che prenda forma quella cul- tura della Pentecoste che sola può fecondare la civiltà dell’amore e del- la convivenza tra i popoli” (Udienza privata ai responsabili del Rinno- vamento nello Spirito, nel XXX anniversario della nascita del Movi- mento in Italia,14 marzo 2002). La cultura della Pentecoste è l’esatto contrario della cultura del re- lativismo. “Quanti venti di dottrina abbiamo conosciuto in questi ultimi de- cenni, quante correnti ideologiche, quante mode del pensiero”, consta- tava il cardinale J. Ratzinger nella sua omelia del lunedì 18 aprile 2005, in occasione della “Missa pro eligendo Romano Pontifice”. “Ogni giorno si realizza quanto dice San Paolo sull’inganno degli uomini, sull’astuzia che tende a trarre nell’errore.” “Il relativismo, cioè 194
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 195 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI il lasciarsi portare qua e là da qualsiasi vento di dottrina, appare co- me l’unico atteggiamento all’altezza dei tempi odierni” (Omelia cita- ta). Se soffiano venti di dottrine umane ingannevoli e ingannatrici, sof- fia ancor più potente lo Spirito Santo e spazza via ogni avversione a Cristo e al Suo Vangelo. Soffia, lo Spirito Santo, e vuole restituire alla storia di ogni terra calpestata dal piede di un credente, la bellezza del- la Chiesa. “Il relativismo è una sfida aperta, la più grande sfida del nostro tempo”, ebbe a dire Benedetto XVI ai giovani di Roma (6 aprile 2006, Incontro per la XXI Giornata Mondiale della Gioventù). Una sfida aperta a Dio e in fondo all’uomo stesso. Sfida aperta al genere umano, che, quasi impazzito, a furia di contemplarsi narcisisti- camente, finisce con il combattere se stesso, il proprio destino di feli- cità nel tentativo di eliminare Dio dalla storia, il divino dal cuore del mondo, dal cuore della famiglia, dal cuore dell’uomo, dal cuore di un bambino, se fosse possibile già dal suo concepimento. Con la cultura della Pentecoste la Chiesa è resa forte dallo Spirito per difendere l’uomo dalla sua cultura di morte, così che la scienza si allei con la coscienza e s’ispiri all’etica, perché non tutto ciò che è tec- nicamente possibile è moralmente lecito. La posta in gioco è non solo grande, ma decisiva. Il servizio che la Chiesa offre per la promozione integrale dell’uomo è oggi, più che in passato, davvero insostituibile. Con la cultura della Pentecoste la Chiesa ha un altro parametro per l’uomo, persona e non oggetto di manipolazioni di ogni sorta: questo parametro è il Vangelo, cioè la Verità di Dio per il bene di ogni uomo, e non il “dato relativo”, cioè la mia verità, per il bene mio e di chi si associa al mio pensiero. Non ci sarà cultura della Pentecoste se non restituiremo all’uomo ciò che è costitutivo della sua umanità, se non lo salveremo dalla sua penosa alienazione, da questo stato di “riproduzione meccanica”, ani- male, nella quale l’insipienza collettiva vuole costringerlo. 195
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 196 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Il tempo che viviamo è sempre più pervaso da siccità di valori spi- rituali, un’epoca che sconcerta per l’aridità desertica che contraddistin- gue moltissimi uomini incapaci di indicare risposte di senso ad una generazione che sta smarrendo la verità sull’uomo. Stiamo supinamente accettando che il regno del soggettivismo esa- sperato continui a produrre e a giustificare il moltiplicarsi di violenza e di crudeltà. Sì, perché l’egoismo è scuola di crudeltà! Cultura della Pentecoste è la risposta a questa idolatria dell’io – “egolatria” – che è aperta opposizione a Dio e al suo sapiente disegno creatore. Cultura della Pentecoste, allora, non è appena un sistema di valori ispirati a Cristo, ma è la riproposizione pratica, vitale del pensiero di Cristo. Non è un giudizio sulla società, ma un impegno concreto per rinnovarla. Non è “delegare” ad altri la propria coscienza civile, ma rendersi protagonisti di una nuova testimonianza d’amore. Così rivive il Vangelo, rinasce la Chiesa, rifioriscono gli amici di Ge- sù! Riprendere il Vangelo! È il Vangelo la migliore scuola di laicità possibile per l’umanità, perché nessuno più di Gesù ha insegnato agli uomini l’arte di vivere, partendo dal posto più insignificante della geopolitica del tempo, una stalla di Nazareth, e occupando infine il posto più infame per la politi- ca del tempo, cioè la croce, per dire con i fatti come si ama, come si sta dalla parte della gente fino a dare la vita per i propri nemici. Utopia? Ma allora lasci perdere chi pensa di dirsi cristiano assumen- do una responsabilità sociale o politica. Non esiste altra via. Che ci si voglia assimilare al “cristianesimo dell’essere lievito” o al “cristianesi- mo dell’essere luce”, non si può sfuggire alla prova del Vangelo. L’indimenticato Papa Giovanni Paolo II, con ferma lungimiranza sentenziava: “Non c’è soluzione alla questione sociale al di fuori del Vangelo” (in “Centesimus Annus ”, 3). 196
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 197 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Con S. Paolo dovremmo fare del Vangelo il nostro vanto, perché niente di meglio, di buono, di vero, di divino possiamo trovare in nes- suna altra scienza umana, teologica, sociologica, filosofica più del Vangelo di Gesù. Urge tornare al Vangelo. Senza mezze misure, senza accomoda- menti di senso e di prassi, senza vergogna di dirsi cristiani. Il Vangelo è passione, è sacrificio, è coerenza tra la fede che si professa e la vita che si conduce. Il cristianesimo è una via da percorrere, una verità da annunciare, una vita da vivere. È tutto qui il contenuto pratico della nostra laicità, del nostro essere laici in questo mondo. La cifra la misura della nostra laicità è Cristo. Chi sta dalla parte di Cristo non soccombe, resiste ai secoli. Urge un rinnovamento. Una seria, profonda stagione di rinnova- mento che abbia un segno distintivo di svolta, un’espressione autenti- ca di fede in un gesto alla portata di tutti: riprendere il Vangelo tra le mani. Rimetterlo nel cuore, nella testa, nella volontà. Quanto più si vorrebbe una vita ispirata al Vangelo di Gesù, una cultura, una so- cietà, una politica ispirata al Vangelo, tanto più è urgente riprendere il Vangelo tra le mani. Epilogo Vorrei concludere con un’immagine, come ci viene raccontata dal- l’evangelista Giovanni: Gesù che incontra Nicodemo (in Gv 3,1-21). È l’umiltà della natura umana (Nicodemo) che incontra la potenza della natura divina (Gesù). Nicodemo, un anziano rabbino, incontra Gesù, un giovane rabbino, convinto che dietro quella potente parola accre- ditata da segni e miracoli si nasconda qualcosa di più di un semplice maestro. “Cosa devo fare?”, chiederà Nicodemo a Gesù. Nicodemo è deciso a mandare in crisi le sue certezze. Invoca una nuova vita. E Gesù non lo delude. “Fai la verità e così rinascerai.. Perché ciò che è nato dalla carne è carne, ma ciò che è nato dallo Spirito è Spirito. Opera la verità e verrai alla luce, perché appaia chiaramente che le tue opere sono state fatte in Dio”. 197
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 198 IN DIOCESI APPROFONDIMENTI Il miracolo di una vita nuova, di una cultura nuova, di una famiglia nuova, di un Paese nuovo non risiede nelle nostre forze umane, ma nella forza dello Spirito Santo, perché appaia chiaramente che è opera sua, proprio attraverso le nostre debolezze e infermità. Voglia lo Spirito Santo sostenere ancor più il cammino di questa Chiesa Arcidiocesana di Pescara – Penne. Rendere ancor più attrattiva la comunione tra tutti e ciascuno dei Suoi membri intorno al Pastore che la guida. Farne un dono contagioso di gioia e di speranza per ogni uomo. 198
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 199 IN DIOCESI VARIE Omelia del Cardinale Jean Louis Tauran durante la commemorazione del XXX Anniversario della Morte di Monsignor Gravelli Città S. Angelo 11 dicembre 2011 199
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 200 IN DIOCESI VARIE 200
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 201 IN DIOCESI VARIE 201
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 202 IN DIOCESI VARIE 202
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 203 IN DIOCESI VARIE 203
    • BOLLETTINO 2 DEL 2011 modlor 27-02-2012 10:48 Pagina 204